Pastore stringe i denti Chi si stringe al braccio la fascia di capitano ha anche dei vincoli morali. Dare il buon esempio, trascinare il gruppo, spargere consigli. Anche se, a volte, si tratta di scendere in campo menomati, sicuri di non potere dare il cento per cento di quello che si ha nelle gambe. Ma consci che la sola presenza può dare sostanza al contenuto. Che si può conferire, cioè, energie positiva ai compagni di squadra. Deflorio e Pastore sono uomini-guida di questo Taranto anche per le qualità testè descritte. Non per niente sono gli unici due giocatori del Taranto, insieme al portiere Gentili, ad essere sempre scesi in campo dal primo minuto nelle quattordici giornate sin qui disputate. A Vasto, come è successo in altre circostanze, capitano e vice-capitano hanno offerto una prestazione fortemente condizionata dai rispettivi acciacchi che ne mettono in dubbio anche la disponibilità nella prossima gara interna con il Rende. Pastore convive con un'infiammazione addominale, retaggio di una vecchia cicatrice sulla quale si è creato il problema fisico. «Fortunatamente è stato esclusa qualsiasi complicazione. Strappo o infortuni simili. Non mi posso allenare come vorrei, ma proverò a stringere i denti almeno fino al 21 dicembre, quando poi ci sarà la sosta». Intanto prosegue con un lavoro a basso regime, il più delle volte differenziato dal gruppo. Rende è una tappa vicina. Azzardato, però, avanzare un'ipotesi circa un suo utilizzo. «Come è accaduto a Vasto sarà presa una decisione di comune accordo. Se il tecnico lo riterrà opportuno, potrà contare su di me. Io mi auguro di giocare anche perchè si tratta di una gara importante». Effettivamente la gara interna contro i calabresi è qualcosa di più di una partita da vincere. C'è aria di sorpasso. I rossoblu hanno bisogno di vincere per lanciare un messaggio forte in ottica playoff. «Io l'ho detto già da domenica sera - dice il difensore campano - Contro il Rende occorre fare una gara senza calcoli. Bisogna attaccare a testa bassa. Non ci devono essere mezze misure. Sappiamo che troveremo un avversario che non vorrà lasciarci fare la condotta di gara che abbiamo in mente, ma giochiamo in casa e ci servono troppo i tre punti». Anche perchè davanti al Taranto, oltre alla capolista Gallipoli, c'è una formazione che viaggia ad alti ritmi. Tesi confermata dall'ultimo posticipo che ha visto il Melfi surclassare a domicilio il Giugliano per 3-0. «La distanza dal Melfi (sei punti, ndc) non ci deve preoccupare. A questo punto del campionato, i timori non hanno motivo di esistere. Noi abbiamo solo il compito di fare più punti possibili, considerando però che il nostro campionato è regolare: sfido chiunque a dire che vincere in casa e pareggiare fuori non sia un cammino soddisfacente. Attualmente, però, c'è una squadra che viaggia a ritmi folli a cui va dato pieno merito. Quanto al Melfi, posso tranquillamente affermare che non si tratta di risultati casuali. E' un complesso giovane, ma che gioca un ottimo calcio, allenato da un tecnico preparato come Novelli. Definirla sorpresa, però, appare piuttosto limitativo. Questi sono davvero un'ottima squadra». A Vasto la difesa ha ballato nella prima mezzora facendo temere il peggio. Minacciando quel giudizio assolutamente positivo che si era dato al pacchetto arretrato del Taranto. Cinque gol, tutti insieme, in due trasferte (Nocera e Vasto), hanno logorato un po' questa opinione. «E' vero, come è altrettanto vero che subire undici gol in quattordici partite è sempre un buon dato statistico. Forse lo abbiamo peggiorato in queste ultime due gare, ma diciamo che ci può stare. La nostra pecca, forse, è quella di prendere troppi gol su calcio da fermo. Alla resa dei conti, abbiamo incassato solo tre reti su azione, segno che la fase difensiva va bene. Ci vorrebbe, magari, un po' di attenzione, in alcune specifiche situazioni di gioco». A Vasto, però, il Taranto non ha fornito un'immagine confortante. Due minuti, seppure luminosissimi e fruttiferi, non possono cancellare il resto della gara che è apparsa complessivamente sottotono. «Mi riallaccio alle parole che ha rilasciato il tecnico della Pro Vasto, Pierini: lui ha affermato che una grande squadra si vede anche dalla capacità di fare le cose in cinque minuti. Agguantare una gara che sembrava compromessa in due minuti, è segno che siamo una squadra di livello. Piuttosto si può imputare una nostra incapacità nel giocare in questo modo per ampi tratti di partita. A volte non siamo continui. C'è anche da sottolineare come le squadre appena vedono il Taranto, raddoppiano le forze e ci aggrediscono come, credo, con nessuna altra formazione». di Luigi Carrieri
Taranto-Rende,
l'anticipo è in bilico È ritornato in discussione il programma di Taranto-Rende. Ieri mattina Lega e Rai hanno contattato le due società preavvertendole che molto probabilmente la gara si disputerà domenica prossima con inizio alle ore 14,30 e non più venerdì sera (20,45) a causa dello sciopero dell'intera categoria dei giornalisti (televisivi e della carta stampata). Stamane giungerà la notizia ufficiale. Marino tifa per il rinvio: «Lo sapete. Non mi piace far giocare la mia squadra sotto i riflettori. E, poi, ho due ulteriori giorni a mia disposizione per recuperare Pastore e Deflorio». I due ieri non si sono allenati con i compagni, ma sulla loro presenza contro i calabresi non dovrebbero essere grossi dubbi. E' ritornato disponibile il difensore centrale Caccavale per aver scontato il turno di squalifica. A proposito di giudice sportivo nessun rossoblù è incappato nei suoi "fulmini". Soltanto la società è stata multata di 1000 euro. Fra le fila calabresi mancheranno l'esterno sinistro Riolo ed il centrale difensivo Moschella, "stoppati" per un turno. Appiedato anche il dirigente accompagnatore calabrese, Chiappetta, fino al 4 gennaio 2006. Il nuovo programma lavorativo prevede per oggi una doppia seduta. Domani pomeriggio, invece, ci sarà il solito test infrasettimanale. Con mister Marino facciamo il punto della situazione: «Siamo al quarto posto in classifica per cui stiamo rispettando in pieno i programmi societari. Mancano ancora tre gare al giro di boa, due delle quali da giocare allo «Iacovone» per cui abbiamo buone possibilità di far lievitare la nostra posizione nella graduatoria». Manca l'exploit esterno. «Sì, è vero, ma bisogna anche aggiungere che abbiamo perso due sole gare fuori casa. I pari esterni non sono risultati negativi pur considerando la regola dei tre punti. Sono quelli interni che incidono profondamente, soprattutto sul morale. Vi faccio una confessione. A Vasto, domenica scorsa, eravamo entrati in partita con il giusto piglio. Solo che abbiamo commesso l'errore di riversarci in avanti favorendo in maniera evidente il contropiede della squadra di casa che ha trovato delle vere autostrade nel giungere nella nostra metà campo e segnarci ben due gol in maniera quasi identica. Fortunatamente il Taranto è una squadra viva, con nelle vene tanto carattere per cui siamo riusciti nel giro di un minuto a riequilibrare l'incontro. Ma in futuro dovremo essere più cinici e pragmatici. Si può vincere con un tiro nei primi minuti, ma anche negli ultimi. Dovrà essere la pazienza che dovrà accompagnare d'ora in poi le nostre prestazioni lontane dallo Iacovone». Resta da spiegare la non brillante ripresa. «Più che di poca brillantezza io sottolinerei il fatto che la Pro Vasto ha chiuso sempre di più gli spazi tant'è che non ha confezionato le ripartenze effettuate nella prima parte della gara. A quel punto è diventato sempre più difficile trovare il varco giusto per infilarci, ma questo non significa che non ci abbiamo provato». Il presidente Blasi, nelle interviste post-partita, ha confermato la sua stima nei suoi confronti. «Permettemi di ringraziarlo pubblicamente. Può sembrare un po' burbero, ma ha tanta umanità». di Giuseppe Dimito
De Liguori, difficile farne a meno La corsa, probabilmente, è la sua arma migliore. La generosità e la determinazione sono qualità che mette a servizio del Taranto e di Raimondo Marino che, da quando lo ha a disposizione, non se ne è mai privato, fatta eccezione per la gara di Nocera in cui era infortunato (sette presenze condite dalla rete siglata contro il Modica). Vincenzo De Liguori, giunto in riva allo Jonio a stagione già iniziata, è divenuto subito una pedina fondamentale per lo scacchiere tattico rossoblù. Qualitativamente dotato e capace di supportare l'azione offensiva, il centrocampista napoletano risulta elemento assai prezioso anche in fase di copertura, rinculando spesso a supporto di Manni, terzino con cui condivide l'out mancino. De Liguori, come spiega la prima mezz'ora del Taranto a Vasto? «Abbiamo sbagliato l'approccio alla partita, ma anche il gol subito a pochi minuti dall'inizio ci ha condizionato. Quando giochiamo in trasferta siamo alla continua ricerca di questa vittoria che tarda ad arrivare e, di conseguenza, ci siamo riversati nella metà campo avversaria prestando il fianco alle ripartenze dei rapidi attaccanti abbruzzesi». La classifica del Taranto risente, inevitabilmente, di questo andamento altalenante lontano dallo Iacovone. Cosa occorre per dare una svolta al vostro campionato? «E' vero che non vinciamo fuori casa, ma sottolineerei anche il cammino quasi perfetto che abbiamo tra le mura amiche. In questa fase del campionato è importante rimanere nel treno delle inseguitrici e, continuando a viaggiare in perfetta media inglese, non perderemo il contatto dalla vetta». Meglio inseguire o essere inseguiti? «Quando sei in testa puoi avvertire la pressione e la paura di essere raggiunto da chi ti insegue. Nella nostra situazione, però, è anche importante guardarsi alle spalle per non uscire dai play-off, l'obiettivo minimo prefissato dalla società». La vittoria del Melfi contro il Giugliano accorcia il distacco delle inseguitrici dal Gallipoli. Campionato riaperto? «Ho visto il primo tempo del posticipo di lunedì e, prima che i lucani passassero in vantaggio, il Giugliano ha sciupato almeno due nitide occasioni per segnare. Sicuramente il Gallipoli, adesso, avverte la presenza del Melfi, ma per noi non cambia assolutamente niente. I conti li faremo a maggio». I tifosi, però, vi hanno contestato vivacemente al termine della gara di Vasto. «Taranto è una piazza molto esigente. I tifosi non devono dimenticare, però, quali sono i programmi della società. Ci è stato chiesto il raggiungimento dei play-off e, fino a questo momento, stiamo rispettando la tabella di marcia». di Fabio Di Todaro
Un Taranto incompiuto Non è in fondo a quella prima mezz'ora eccezionalmente deficitaria che va giudicato il Taranto di Vasto. Sarebbe un errore prendere quella mezz'ora, psicanalizzarla e tirare le somme. Si raggiungerebbero totali (tecnici e tattici) spropositati. Che finirebbero per non riguardare il Taranto. Non è lì il problema, anche se è proprio quella porzione di partita ad attirare critiche, a generare malumore, a seminare dubbi. Quell'avvio svagato, quell'inizio annaspante, quell'esordio impersonale. In quella mezz'ora la squadra (la sua struttura interna, la sua architettura esterna) non ha retto. Non ha retto perché non ha funzionato. E non ha funzionato perché la Pro Vasto, col suo ritmo forsennato e il suo atteggiamento piratesco, ne ha seriamente danneggiato gli ingranaggi, mandando in tilt l'intero congegno. Una Pro Vasto quasi incontenibile: capace di creare superiorità numerica nella zona della palla e di vincere molti duelli individuali. A questa spinta, forse non prevista, il Taranto non è riuscito ad opporsi. Non ha trovato la forza e la lucidità per opporsi. E non le ha trovate perché era temporaneamente sprovvisto: sia della forza di difendersi, accorciando i reparti e stringendo gli uomini, sia della lucidità per ripartire, alimentando regolarmente la manovra. Troppo penalizzante l'assenza di Caccavale per gli equilibri operativi della retroguardia. Troppo evidente l'impaccio fisico di Pastore che con Caccavale forma la collaudatissima cerniera centrale. E in attacco troppo visibili le limitazioni (nei movimenti, nei dribbling, negli scatti) di Deflorio, che del Taranto rappresenta il valore aggiunto. L'uomo intorno al quale può sempre crescere la differenza. Ma che quando è sofferente (a Vasto lo era) non andrebbe forse messo al centro del progetto e, quindi, davanti all'obbligo di decidere ogni partita. La vera strategia difensiva del Taranto non consiste solo nel marcare l'avversario e nel presidiare gli spazi. Ma nel tenere il pallone, nel farlo circolare. Fateci caso: l'azione riparte sempre da dietro. E riparte da lì perché la difesa dispone di centrali in grado di farla ripartire, appoggiando verso il mediano basso o allargando sugli esterni. Senza Caccavale e con Pastore a mezzo servizio tutto ciò non è più possibile. Se poi la squadra viene assalita, com'è successo a Vasto, la gestione della palla diventa problematica. E bisogna difendersi marcando, chiudendo, coprendo, rilanciando. Facendo cioè un lavoro di rottura che è comunque destinato a non bastare senza l'opera d'interdizione dei centrocampisti, che a Vasto qualcosa hanno fermato, ma molto altro hanno visto passare, lasciando che si abbattesse sulle retrovie. In quella mezz'ora di afflizioni e tormenti il Taranto ha incassato due gol e rischiato lo smottamento strutturale. Poi ha prodigiosamente reagito, trovando in un minuto tutto ciò che non aveva trovato prima e che non avrebbe trovato dopo: lo spirito e la spietatezza. Lo spirito per portarsi avanti fisicamente. E la spietatezza per sfruttare le occasioni annidatesi in quel minuto. Da stanare allora, o mai più. Ma è il Taranto del secondo tempo a lasciare qualcosa d'intentato, d'inespresso, in sospeso. A regalare la solita sensazione di incompiutezza. Rientrando nei panni ormai lisi della squadra che in trasferta non si dà. E non si dà forse perché teme di non essere all'altezza. Ha paura. E si limita ad inseguire l'ovvio, a scegliere il facile. Mettendosi addosso una tristezza di gioco e una povertà di idee che fanno pensare. E che in casa, però, svaniscono: ecco perché il problema non può essere tecnico o tattico. È il Taranto del secondo tempo, quello che non approfitta di un avversario stanco e di una partita ormai normalizzata, che fa sorgere il dubbio: sulla sua tenuta mentale, sulla sua personalità, sulla sua cattiveria agonistica. Su un processo di adattabilità al campionato che evidentemente è ancora in corso. E che l'atteggiamento, spesso preventivamente astioso, di una parte della tifoseria non aiuta a compiersi. di Lorenzo D'Alò
Date un'ora a Di
Domenico Gennaio cambierà qualcosa, sicuramente. Forse,
addirittura, cambierà molto. Cambierà in attacco, probabilmente anche
in altri reparti. Per rinforzare un organico comunque ancora
parzialmente inesplorato. A volte, per intenderci, si cerca l'analisi più
facile, ci si fida dopo. Poi sbucano gli uomini e risolvono problemi che
sembravano incancrenirsi. Esempio: dopo tre partite senza segnare gol,
il Taranto ne ha segnati sette in tre partite. Sette su diciassette,
poco meno della metà. Cos'è accaduto? E' entrato Di Domenico in pianta
stabile. Ecco: sembra un esempio di come il Taranto abbia a volte la
soluzione del problema in casa propria, il rimedio ai propri mali. Basta
un'ora di Di Domenico, a volte. Perché l'attaccante, finora sotto
impiegato, non è il giocatore appariscente che, a volte, mostra più di
quello che fa. Ma un giocatore che sfida tutti nell'ombra e che consente
all'attacco di prosperare anche alle sue spalle.
Taranto ha il mal di trasferta? Che il Taranto abbia un mal di trasferta, adesso, è una certezza. I numeri, fonte di verità, lo documentano, le prestazioni lontano dallo "Iacovone" lo dimostrano, descrivendo un Taranto sempre diverso. A volte svogliato, spesso orfano della cattiveria agonistica necessaria per portare a casa i tre punti; comunque differente da quella squadra che, tra le mura amiche, ha conquistato sedici punti su diciotto, ottenendo, in sei partite, cinque vittorie e un pareggio (contro il Latina). Il cammino fuori casa sottolinea il problema del Taranto. In sette gare disputate, i rossoblù hanno ottenuto cinque pareggi e due sconfitte, mettendo a segno sei reti (cinque nelle ultime due apparizioni) e subendone nove. Cifre impietose che pongono la squadra di Marino, nella speciale classifica delle vittorie esterne, alla pari di Nocerina, Rieti e Latina. Difficile, se non impossibile, spiegare le cause di questa metamorfosi che, fino a questo momento, ha impedito di compiere la tanto attesa svolta. Nello spogliatoio i commenti e le sensazioni sono differenti. Massimiliano Manni, autore della rete che ha dato il via alla rimonta in terra abruzzese, ribadisce i concetti espressi a caldo dopo la partita. «Ritengo che sia un problema psicologico. Adesso abbiamo la fobia di questa vittoria in trasferta che tarda ad arrivare e condiziona il nostro approccio alle partite. Contro la Pro Vasto abbiamo iniziato ad attaccare e dopo mezz'ora eravamo sotto di due reti giunte su azioni di rimessa. Dovremmo essere più tranquilli e cercare di giocare come facciamo allo Iacovone, attendendo l'avversario e scrutando i suoi punti deboli. A questo punto, però, mi auguro che possa giungere anche una vittoria di fortuna che ci consenta di cancellare questo tabù». Sulla stessa lunghezza d'onda viaggia Cristian Mortari. «All'inizio della stagione era un problema di marcature: faticavamo a segnare, ma eravamo altrettanto bravi a difenderci. La questione, adesso, è di natura psicologica. A Nocera non siamo riusciti a difendere il vantaggio, a Vasto, nella ripresa, abbiamo arretrato il baricentro invece di alzare il ritmo. Giocando con maggiore intensità, considerando i nostri mezzi tecnici e la condizione mentale, avremmo potuto ottenere il successo». Andrea Deflorio, bomber menomato da una caviglia bizzosa, è d'accordo con la considerazione del presidente Blasi («la squadra manca di convinzione»). «Lontano dal nostro stadio abbiamo un diverso approccio alla partita. L'intensità e la determinazione che caratterizzano le nostre prestazioni casalinghe sono ben diverse da quelle che mettiamo in mostra in trasferta. E, come accaduto a Vasto, finiamo per subire gol in contropiede quando dovremmo essere noi, avvantaggiati anche da attaccanti brevilinei, a sfruttare le ripartenze». Un'unica tesi accomuna i tre calciatori. Il Taranto non è mai stato messo alle corde dall'avversario. «Se analizziamo il nostro cammino in trasferta, contro il Giugliano abbiamo sbagliato l'unica gara della stagione, - prosegue Deflorio -. A Vittoria e a Lamezia, pur non finalizzando, abbiamo creato diverse occasioni da rete, anche a Marcianise abbiamo avuto l'opportunità di segnare prima di passare in svantaggio. A Nocera, poi, abbiamo sciupato l'occasione più ghiotta. Sul 3-2, ad un quarto d'ora dalla fine e dopo aver inseguito per due volte, avremmo dovuto gestire meglio il risultato». di Fabio Di Todaro
Taranto, un pari in
rimonta Se il peggior attacco del campionato segna due gol in
ventitre minuti e la seconda difesa del campionato ne subisce due in
meno di un giro di lancette c'è, evidentemente, qualcosa di irregolare
nella partita. Il peggior attacco e la seconda difesa sono della Pro
Vasto, il qualcosa di irregolare è il Taranto. Irregolare come il suo
incedere in campionato (ancora un pareggio fuori casa), irregolare come
la propria prestazione: macchiata da un avvio imbarazzante, salvata da
una reazione improvvisa, rimasta incompiuta per ingiustificato
appagamento. Il pareggio finale è quanto la Pro Vasto si augurava, ma
non quanto il Taranto voleva: sembra un premio (parziale) solo per la
dinamica che ha avuto. Per la rimonta al doppio svantaggio, per la
scossa neuro-muscolare ricavata dal nulla e per le condizioni difficili
della vigilia. In realtà è una punizione per il consueto difetto di
mentalità: colpito da un avversario troppo sottovalutato, ostaggio di
imperfezioni fisiche (Pastore e Deflorio giocano a denti stretti), di
assenze pesanti (Caccavale non è rimpiazzabile) e pure di una cattiva
interpretazione tattica della partita. Il Taranto non gioca come deve e
non raccoglie quello che può: si inceppa, come sistematicamente accade
quando si oltrepassano le mura proprie. Si inceppa perché dimentica le
buone lezioni precedenti:
la circolazione di palla torna lenta e imperfetta, gli ingorghi centrali
tornano attualità e gli esterni diventano parti marginali di un gioco
che, invece, ne ha bisogno. Si inceppa anche perché deve forzare alcune
scelte: la sofferenza fisica di Pastore è evidente soprattutto in avvio
e non sostiene una difesa già orfana, schiacciata dalla vorace velocità
della Pro Vasto. E anche l'infortunio di Deflorio pesa sul rendimento
complessivo di una squadra che ripone nel capitano gran parte delle
idee. Marino, però, sembra proprio non poter scegliere altro: si fida
di una squadra che possiede la sua logica, cambia il minimo possibile,
ma non riesce a ridisegnare le strategie, a replicare i recenti
movimenti felici e, nemmeno, a convincere il gruppo della necessità di
indovinare l'approccio.
Taranto, un minuto
d'oro Da un primo tempo di indicibili sofferenze il Taranto estrae il minuto che cambia il corso della partita e devia la traiettoria della trama. Succede così che i frantumi di un paesaggio desolato si ricompongano in una nuova figura. E che la probabilissima sconfitta (c'erano ormai le promesse tecniche, tattiche e psicologiche) si tramuti in un pareggio insperato. Anzi, in qualcosa di più: in un 2-2 spalancato sull'altra metà della partita. E dunque in un risultato ancora suscettibile di variazioni, che però non ci saranno. Partita chiusa, partita riaperta: tutto in quel minuto. Il minuto che va dal 40' al 41'. Il minuto in cui il Taranto, dopo essere svanito, si ritrova. Il minuto che ridà senso ad una prestazione, che rischiava seriamente di non averne. Il minuto in cui solo il Taranto si rimette a credere, dopo aver molto dubitato e parecchio temuto. Dubitato di farcela e temuto di crollare. Il Taranto da Vasto torna con un punto che muove la classifica (appena una scrollatina), ma che non fa tendenza. Non fa momento. Non fa campionato (rendimento esterno). Non autorizza, insomma, a parlare di svolta. Un punto che sa ancora di poco, se rapportato alle spasmodiche aspettative e alle sbandierate potenzialità. Ma che, al culmine di una partita che sembrava irrimediabilmente persa, sa anche di molto. Di quasi troppo, se consideriamo il temporale d'insidie che si abbatte sul Taranto nella tambureggiante mezz'ora iniziale, quella in cui la Pro Vasto esercita un dominio assoluto. E quella in cui il Taranto sosta sull'orlo di tutti i precipizi. Cammina tra le voragini, che si aprono sotto i suoi piedi. Crepe che spaccano il solito impianto e lo avrebbero fatto a pezzi, senza quel minuto di prodigiosa ricomposizione. Un minuto che risucchia il peggio e restituisce il meglio. Riattaccando idealmente il Taranto alla partita che avrebbe dovuto fare, se non fosse rimasto frastornato dall'avvio vibrante degli abruzzesi e se, soprattutto, non si fosse presentato all'appuntamento in condizioni di mimetizzata precarietà. Perché la prova imperfetta di Vasto è anche la conseguenza di un'incompletezza occasionale. Di assenze pesanti (Caccavale) e di presenze leggere (Pastore e Deflorio). E di un disagio diffuso. Un disagio che genera scompensi (in difesa), alimenta malintesi (a centrocampo) e produce fratture (con l'attacco). Un disagio che pervade il Taranto, lo inibisce, imbalsamandolo nella paura. La paura di sbagliare. Senza le tempistiche chiusure di Caccavale (squalificato) e senza l'abituale risolutezza di Pastore (nell'impossibilità quasi fisica di saltare) non c'è quasi difesa. E senza le giocate di Deflorio (acciaccato) non ci può essere tensione realizzativa. Il Taranto, cioè, riduce di molto le sue possibilità, consegnandosi alla partita come viene. E all'inizio viene malissimo. Merito anche di una Pro Vasto (4-2-3-1) che parte forte e sembra non debba rallentare mai. Folate secche, di una secchezza brutale che rigano la faccia del Taranto, sfigurandola. Difesa alta, pressing rigoroso, aggressività costante: la Pro Vasto trova il primo gol al 6'. Sinistro filante di Maccagnan, pallone che si conficca all'incrocio. La pressione della Pro Vasto è un'efficacia elementare e insopportabile. Il Taranto non riesce neanche a ricompattarsi all'indietro. Sembra in balìa di un avversario più ispirato e più reattivo. E completamente schiavo dello svolgersi precipitoso degli eventi. Ci sono altri pericoli per Gentili: un tiro di Schettino, una combinazione Maccagnan-Morante-Maccagnan, una girata di Morante. Il Taranto non assiste inerme e al 29' capitola nuovamente. Un contropiede fulminante (e fortuito) lancia la fuga e propizia il tiro-gol di Morante. 2-0, sembra finita. Ma sulla Pro Vasto incombe il minuto in cui il Taranto raccoglie i cocci. I gol sono la colla che li rimette insieme. Segna Manni, approfittando di un provvidenziale rimbalzo sul tiro-cross di Micallo (difesa vastese sorpresa alle spalle). Segna Di Domenico, girando di testa con maestria un cross di Mortari. Succede al 40' e al 41'. Nella ripresa c'è ancora partita. Ma non c'è più cronaca. Il Taranto ora sembra il Taranto, ma ha già dato. E nulla più può pretendere da se stesso e dalla sua partita imperfetta. di Lorenzo D'Alò
Marino,
"nero" a metà Il tecnico Marino fa di necessità virtù, incassa il
punto di Vasto e rinvia l'appuntamento con il primo successo esterno ad
un'altra occasione.
«La squadra ha
sbandato, poi ha reagito» Il pareggio non spacca il giudizio. Ma dopo il tumultuoso 2-2 ci sono sfumature da cogliere. Differenze sottili da tenere a porta di ragionamento. Il presidente Luigi Blasi a caldo - forse troppo a caldo - parla di "mancanza di convinzione" e non pensa all'imbarazzante primo tempo. «No, mi riferisco alla ripresa. Lì c'era solo una squadra. S'è visto il Taranto, che però non ci ha creduto. Si è limitato a governare la partita, senza cercare di impossessarsene. È un vizio antico, che in trasferta affiora puntualmente. Io non so più cosa pensare e con chi prendermela. Abbiamo i mezzi e non riusciamo ad incidere. Nel primo tempo potevamo perdere e difatti stavamo perdendo. Ma nella ripresa dovevamo vincere. C'erano, secondo me, tutte le premesse: un avversario ormai stanco e una fiducia che stava crescendo. Peccato». Dalle parole del presidente all'analisi di Raimondo Marino. L'allenatore scarta la mezz'ora iniziale: «Ci siamo fatti sorprendere. Nella dinamica dei gol incassati ci sono sbavature ed errori che solitamente non commettiamo. Per un po' la squadra ha sbandato. Poi però è venuta fuori. Ha reagito. I gol di Manni e Di Domenico ci hanno consentito di rimettere in equilibrio il risultato». Per pareggiare tecnicamente e tatticamente la partita il Taranto ha, però, atteso la ripresa. «E lì ce la siamo giocata. Abbiamo avuto il dominio del gioco e la supremazia del territorio. C'è mancato solo lo spunto risolutivo. Perché un solo cambio? Non c'erano le condizioni per tentare qualcosa di diverso. E non volevo perdere fisicità in mezzo al campo. Io, almeno, ho pensato questo». di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò GENTILI 5,5 C'è ormai un senso d'insicurezza sempre
incombente a sporcare le sue prove. Non c'entrano i gol, anche se sul
secondo non tenta neppure l'uscita.
Manni-gol rotto il digiuno Il Taranto ritorna da Vasto con l'ennesimo pareggio in trasferta, il sesto in 8 partite giocate fuori casa. Come la formazione rossoblù anche Latina, Nocerina e Rieti non hanno ancora vinto una gara esterna. Per il Taranto appena sei punti in trasferta, mentre le altre squadre di testa hanno un bilancio decisamente migliore: 16 punti per il Gallipoli, 12 per il Giugliano, 11 per il Rende, 10 per il Melfi e 8 per il Marcianise. Il ruolino esterno dei rossoblù è così composto: 1-1 all'esordio stagionale sul terreno della Cisco Roma, quindi uno 0-0 a Lamezia contro la Vigor, poi la sconfitta per 1-0 a Giugliano, in seguito lo 0-0 a Vittoria, ancora una battuta d'arresto a Marcianise con la sconfitta per 2-0, un pari senza gol a Gallipoli, il «golloso» 3-3 a Nocera Inferiore ed infine il 2-2 a Vasto. Per i rossoblù altre due reti fuori casa dopo le tre realizzate a Nocera, mentre nelle prime 6 partite ne avevano segnata solo una. L'ultimo 2-2 esterno degli ionici risale al 7 ottobre 2001, campionato di serie C1, Torres-Taranto con le reti di Riganò, Udassi su rigore, ancora Riganò ed infine il pareggio dei sardi sempre con Udassi. In due minuti (39'-41') prima Massimiliano Manni e poi Fabio Di Domenico hanno portato il Taranto dallo 0-2 al 2-2. Il difensore torna a segnare in campionato dopo oltre 4 anni e mezzo; la sua ultima marcatura era datata 29 aprile 2001: Savoia-Ascoli 1-3 (in quel torneo di serie C1 segnava due gol con i marchigiani). Da segnalare che Manni ad inizio carriera giocava da ala sinistra ed assieme a Bobo Vieri, il centravanti, conquistava due campionati Primavera con il Torino, nel 1991 e 1992. Per Di Domenico terza rete in nove partite con il Taranto (quattro giocate da titolare e nessuna per intero). Per l'attaccante tre marcature, appena una in meno rispetto a tutto il torneo scorso (23 presenze in C1 con la Vis Pesaro). Terzo pareggio per il Taranto in tre gare giocate a Vasto; nei precedenti due confronti si erano registrati due 0-0, il 19 marzo 2000 nel campionato di serie D 1999-2000, ed il 6 gennaio 2005 in serie C2 (in questa gara esordivano in panchina Antonio Toma e Pieraldo Nemo in sostituzione dell'esonerato Sabadini). di Franco Valdevies Scontri Lazio-Livorno,
archiviazione per 288 tifosi Dallo scorso 10 aprile, data del famigerato incontro tra
Lazio e Livorno, si era delineata una chiara strategia nei confronti dei
tifosi livornesi presenti quel giorno all'Olimpico: dare un esempio e,
forse, creare un precedente. Poco importava che sul «diretto» che
stava tornando a Livorno ci fossero persone di ogni età: erano comunque
considerati responsabili degli incidenti alla stazione ferroviaria di
Roma S. Pietro. Tutti indistintamente. Una tesi suggestiva ed
oggettivamente poco credibile tanto che dei quasi trecento tifosi, solo
cinque - appunto - sono stati riconosciuti colpevoli in sede
processuale. Per gli altri 288, tutti denunciati dalle forze
dell'ordine, non è stata però una passeggiata. La fine dell'incubo è
arrivata soltanto ieri, con la decisione presa dal Gip, Renato Laviola,
di archiviare la loro posizione. Accolte quindi le richieste del Pm,
Roberto Felici, che ha ritenuto insussistenti le fattispecie di reato
configurate nei confronti dei tifosi, molti dei quali difesi dagli
avvocati Lorenzo Contucci e Marco Guercio. Per arrivare
all'archiviazione, i tifosi hanno dovuto affrontare un vero e proprio
girone dantesco. Prima gli abusi di vario genere subiti in un
commissariato romano (dove molti tifosi sono stati trattenuti in stato
di fermo per oltre 24 ore), poi l'emissione delle diffide (alcune delle
quali già annullate dal Tar del Lazio e per le quali si aspetta il
placet del questore di Roma). Due tifosi, a causa degli incidenti
scoppiati quel giorno, hanno perfino perso il posto di lavoro. Insomma,
le hanno tentate davvero tutte pur di dare il colpo di grazia alle Bal
(le Brigate Autonome Livornesi), reduci da tre anni di battaglie a suon
di carte bollate. Ne sanno qualcosa pure i 98 diffidati di Trieste,
accusati di aver danneggiato un autogrill nell'autunno del 2003, il cui
caso è stato archiviato per mancanza di prove soltanto dopo una
discutibile proroga delle indagini. Così come coloro che, nella
trasferta di Catania dell'aprile 2004, furono costretti a difendersi da
soli dai tifosi siciliani per la fuga del servizio d'ordine che fungeva
da scorta. In quel caso, dopo essere stati rispediti a casa senza essere
riusciti ad entrare allo stadio, i tifosi furono diffidati e persino
denunciati e dopo aver vinto il ricorso in cassazione (che annullò
l'obbligo di firma in questura), subirono da un nuovo Gip il ripristino
del provvedimento due mesi più tardi.
Blasi: «Voglio
vincere» Saranno 250 i tifosi tarantini presenti questo pomeriggio allo "Aragona" di Vasto. Il match è difficile. La formazione abruzzese segna pochissimo (6 gol finora, di cui 4 in casa), ma incassa anche poche reti (6 in tutto, di cui la metà sul proprio terreno). Viene descritta come una formazione che predilige il gioco in contropiede. Mister Pierini, la scorsa stagione alla Rosetana, deve fare di necessità, virtù. Non avendo punte in avanti in grado di segnare tantissimi gol (il capocannoniere è Somma con 2 soli centri), deve affidarsi ad altre soluzioni per risolvere il problema del gol. In compenso ha una ottima difesa, imperniata sull'ex tarantino, Di Meo, ed un centrocampo che fa molto filtro ed interdizione come dimostra lo 0-0 conquistato tre settimane fa sul terreno del Giugliano di mister Dellisanti. Il Taranto, dal canto suo, punterà, come gli accade di fare dall'inizio del torneo, al colpo gobbo. E per centrare l'importantissimo obiettivo dovrà affidarsi alle armi di sempre: grinta, determinazione e cattiveria agonistica. Le stesse, che soltanto sette giorni fa, gli hanno consentito di piegare prima e vincere poi il derby contro il Potenza. La formazione è legata alle condizioni più di Andrea Deflorio che di Ivano Pastore. Il difensore sembra aver recuperato: quasi scontato il suo utilizzo. Oltretutto l'assenza di Caccavale per squalifica lo costringe a stringere un po' i denti ed a indossare la maglia numero cinque. Il capitano sta meglio, ma avverte ancora qualche fastidio alla caviglia. In settimana si è allenato poco. Conoscendo la sua voglia di essere in campo e di dare il suo prezioso contributo alla squadra, alla fine dirà presente ed indosserà maglietta rossobù e relativa fascia di capitano. Il presidente Blasi, dopo una settimana trascorsa lontano da Taranto per impegni di lavoro, sarà a Vasto. «Voglio i tre punti!», ha già ordinato ai suoi ragazzi. di Giuseppe Dimito
Le statistiche di Franco Valdevies Quattro i precedenti di campionato contro la Pro Vasto, due nel campionato di serie D 1999-2000 e due nella passata stagione in serie C2. I rossoblù hanno vinto le due gare giocate allo Iacovone, quindi pareggiato entrambe le partite disputate a Vasto. Per il Taranto 2-1 allo "Iacovone" il 7 novembre 1999 con i gol al 70' di Campioli, il pareggio ospite al 73' con Taraborelli, infine la rete decisiva di Migliozzi al 90'. La formazione tarantina guidata da Angelo Carrano si presenta così: Spagnulo, Pizzolla (dal 75' Miale), Migliozzi, Ferri (dal 62' Sacco), Nettis, Rubino, Magno, Campioli, Dell'Oglio, De Luca, D'Antò. Da annotare che al 3' De Luca si fa parare un rigore da Corantini, quindi dall' 81' l' Arsenal Taranto resta in dieci per l'espulsione di Sacco. Il 19 marzo 2000 finisce 0-0 la gara di ritorno; questo «l'undici» tarantino: Spagnulo, Pizzolla (dall'88' Cela), Migliozzi, Nettis, Zangla, Baldari (dal 73' Orsini), Stasi, Magno (dal 65' Pacetti), D'Isidoro, Dell'Oglio, D'Antò. Il 6 gennaio 2005 il Taranto si presenta a Vasto con il duo tecnico Toma-Nemo che sostituisce l'esonerato Tato Saladini. Ancora uno 0-0 conquistato con questa formazione: Leopizzi, Garzja, Marrazza, Mela, Maddé, Del Gaudio, Arabia, Sangermano (53' Niscemi), Mollo, Mignogna (93' Magno), Paco Soares (84' Amico). Da rilevare che questo è il primo punto raccolto dal Taranto nella gestione del presidente Luigi Blasi. Il 15 maggio 2005, nell'ultima giornata della regolar season, i rossoblù si impongono per 4-2. Questa la formazione ionica schierata da Florimbj: Signorile, Peruzzi, Monaco, Mela, Maddé, Silvestri, Meacci (83' Malagnino), De Leonardis, La Cava, Selvaggio (69' Mignogna), Sergi (50' Niscemi). Le reti del confronto: al 13' Sergi, al 44' Mela, al 63' Dombolo, al 79' Deleonardis, all' 84' Adduono, infine all' 88' Niscemi. Otto le reti segnate da Andrea Deflorio; dopo 13 turni lo stesso bottino di gol era stato realizzato da Iacovone in serie B nel 1977-78, mentre Riganò aveva fatto meglio in C1 nel 2001-02 con 10 marcature. Quattro anni fa il bomber di Lipari era andato a segno ogni 130 minuti di gioco, mentre attualmente Deflorio va in gol ogni 133 minuti; nel 2001-02 Riganò giocò per 90' minuti in tutte e 13 le partite, quest'anno Deflorio è stato sostituito in tre occasioni (nell'ultima gara contro il Potenza è dovuto uscire per infortunio dopo appena 20 minuti).
Guida Larosa I dubbi si trascinano fino all'ultimo: Raimondo Marino
non deve decidere molto, però. Deve aspettare, consultare. Chiedere
allo staff medico se Deflorio e Pastore potranno essere impiegati: il
superlavoro di questi giorni per recuperare i due pilastri del Taranto
non ha ancora consentito di sciogliere la riserva. Ma, di certo, ha
alzato di molto le percentuali di utilizzo. In casa della Pro Vasto,
domani, i due giocatori dovrebbero esserci, ma non lo si può dire con
certezza. Per cautela, comunque, Marino tiene in caldo Catania e Capone.
Larosa
"sblocca" il Taranto Vigilia di Pro Vasto-Taranto. L'infermeria si svota. Verso il recupero Pastore e Deflorio. Dei due sta, però, meglio il centrale difensivo. In Abruzzo ci sarà dal primo minuto. Gli ultimi residui dubbi riguardano Deflorio, la cui caviglia non è del tutto a posto. Conoscendo la solida tempra del capitano rossoblù, c'è da confidare seriamente nella sua presenza in campo. La formazione, pertanto, potrebbe essere identica a quella di domenica scorsa con l'unica defezione di Caccavale (squalificato) che sarà sostituito da Martinelli. Chi sta crescendo partita dopo partita è Francesco Larosa, che a Nocera e contro il Potenza ha giocato al posto dell'acciaccato Bevo. «Sto bene. Il mio rendimento cresce perché sta lievitando la condizione. Quello di centrale basso del rombo di metà campo è un ruolo delicato e difficile: se non si è al massimo, non si può offrire alla squadra la prestazione ottimale». La settimana è scivolata via in maniera serena. «Meglio così. La tranquillità è una delle componenti più importanti per preparare nel migliore dei modi l'impegno successivo. Fino a martedì ci siamo goduti la bella vittoria sul Potenza. Da mercoledì abbiamo cominciato a pensare alla trasferta di Vasto che è abbastanza difficile». Che squadra è la Pro Vasto? «Francamente la conosco poco. Il mister ci ha detto che è una formazione molto equilibrata: segna poco, ma contestualmente incassa poche reti». Servirebbero i tre punti. «A chi lo dice? Noi, fuori casa, abbiamo sempre rincorso il successo. Non ci siamo riusciti perché talvolta abbiamo commesso alcuni errori di troppo; ma prima o poi vedrete che riusciremo a centrare questo grosso obiettivo. L'importante è non farci condizionare psicologicamente e scendere in campo con la maggior dose di grinta, determinazione e cattiveria agonistica». STADIO IACOVONE - Dopodomani è previsto l'ennesimo incontro fra Taranto Sport e Comune per risolvere una volta per tutte la questione-convenzione che sta trascinandosi stancamente da troppo tempo. Al novanta per cento le parti sono d'accordo. Resta il problema della pulizia della struttura. Con un po' di buona volontà anche quest'ultimo ostacolo, che francamente non sembra insormontabile, potrà essere superato. Per quanto riguarda il duro comunicato del S.a.P. della Polizia sulla mancanza di sicurezza all'interno dello Iacovone, ieri ha risposto l'assessore allo sport del Comune, Emma Scarfato, la quale ha fatto presente che l'ente cittadino ha stanziato la somma di un milione e 700mila euro per adeguare lo stadio al Decreto-Pisanu. Ora, però, bisogna passare dalle parole ai fatti facendo partire in tempi brevissimi la gara d'appalto per assegnare i lavori. Ricordiamo che la proroga per ultimarli scadrà a fine febbraio 2006. di Giuseppe Dimito
«Voglio tutti a
Vasto»
Sta per soffiare sulla prima candelina da presidente del
Taranto. Gigi Blasi si divide tra la sua attività di imprenditore e la
massima espressione dirigenziale della società ionica. Senza fermarsi
mai, con uno spirito indomabile. Oggi a Montpellier, domenica a Vasto,
pronto per soffrire con la sua squadra.
Taranto, test
anti-Vasto Quarantaquattro minuti tutti di un fiato. È stato questo il menù della partitella infrasettimanale fatta disputare da Marino all'intera rosa sotto una pioggia battente. «Ho diminuito il lavoro perché ieri - mercoledì, ndr - i ragazzi hanno disputato un allenamento un tantino più duro» ha commentato il trainer jonico al riguardo. Provate le soluzioni alternative alle eventuali defezioni di Pastore e Deflorio. Entrambi hanno girato a parte (il capitano aveva un vistoso cerotto sul viso per un brufolo comparso nei giorni scorsi) mostrando di essere quanto meno avviati verso la guarigione. «Allo stato attuale i due hanno il cinquanta per cento a testa per giocare a Vasto» ha commentato Marino al riguardo. Questi ultimi due giorni saranno decisivi. Tornando alla partitella, in tuta blu sono stati schierati Gentili; Micallo, Capone, Martinelli, Manni; Mortari, Bevo, Deleonardis; Mancini; Gambino, Catania. In casacca arancione, invece, c'erano: Gori, Malagnino, Caccavale, Patronelli, Mignogna; Bruno, Larosa, De Liguori; Campanile; Passiatore, Di Domenico. Per la cronaca è finita 1-1 con reti di Passiatore e Capone. Marino ha invitato non poche volte i suoi ad attuare manovre d'attacco più aggressive. «Mai indietreggiare - ha detto su questa singola questione - bisogna sempre attaccare». Martinelli, il sostituto naturale dello squalificato Caccavale, ha risposto "presente" facendo chiaramente intendere di essere pronto a scendere in campo. E' piaciuto pure Larosa il quale sta prendendo confidenza con il ruolo di "guardiano" della difesa (ma bisogna aggiungere che non disdegna le proiezioni offensive proponendosi nell'area di rigore avversaria sfruttando i tantissimi centimetri d'altezza di cui dispone). Bevo, dal canto suo, ha mostrato di essere avviato parecchio alla guarigione. «Quando sarà pronto al cento per cento andrà in campo» ha chiosato Marino aggiungendo: «Non deve sicuramente dimostrarmi il suo valore perché mi è noto abbastanza. Anche se mancherà due-tre-quattro settimane, non muterò di certo il giudizio che ho nei suoi confronti. Che è elevato». Per quanto riguarda la formazione che scenderà in campo dopodomani a Vasto è evidente che dipenderà dalle condizioni di Pastore e Deflorio. Se i due dovessero poter scendere in campo (il provino di ieri pomeriggio è stato confortante perché entrambi hanno corso senza evidenziare problemi), si potrebbe ipotizzare la conferma dell'undici che ha battuto il Potenza domenica scorsa con l'unica eccezione di Martinelli che prenderà il posto dello squalificato Caccavale. In caso di assenza di entrambi o di uno dei due, in difesa giocherebbe sicuramente Capone (l'ipotesi è stata avallata dallo stesso Marino che, peraltro, ha annunciato la presenza di Martinelli in campo); in attacco, invece, le possibilità sono ampie. O inserire uno fra Catania e Gambino al fianco di Domenico oppure attuare il 4-3-2-1 ed affiancare Mancini con Larosa (Bevo ritornerebbe in mediana). Sul match ha detto: «La Pro Vasto è abile nel contropiede per cui noi dovremo essere attenti a non farci infilare». Stamane altra seduta. Domattina rifinitura e partenza per Vasto. di Giuseppe Dimito Iacovone, la sicurezza non è più sostenibile La sicurezza all'interno dello "Iacovone" non è più sostenibile. «Agenti della Polizia di Stato (ma anche Carabinieri e uomini della Guardia di Finanza) e tifosi sono a serio rischio». Il grido d'allarme sulla questione-stadio è stato emesso ieri dal S.a.P. (sindacato autonomo di Polizia) con una articolata missiva diretta al Prefetto ed al Questore, oltre che alla stampa. Il testo così prosegue: «Mancano quelle elementari norme di sicurezza che durante la settimana vengono date per risolte ma che sistematicamente tutte le domeniche vengono disattese. Ci riferiamo alla fatiscenza della struttura che è sprovvista di bagni e buona parte dei seggiolini delle tribune che sono sradicati e, quindi, diventano oggetti atti all'offesa. Gli stessi bagni, inagibili da tempo, sono deposito di calcinacci, mattonelle divelte e quant'altro che, malintenzionati, nonostante un rigido controllo delle Forze dell'Ordine, agli ingressi, possono servirsene allo scopo di turbare il regolare svolgimento delle gare e ferire, come è accaduto recentemente, diversi tutori delle Forze dell'Ordine. Tale insostenibile situazione crea un reale e costante pericolo alla sicurezza e all'incolumità delle Forze di Polizia che svolgono il proprio servizio ed anche ai cittadini che si recano allo stadio per assistere con serenità alla gara di calcio. Non è più tollerabile che il personale preposto alla sicurezza ogni domenica sia fatto segno di oggetti che vengono reperiti all'interno dello stesso stadio in barba ai continui e rigidi controlli che vengono effettuati prima di ogni gara. Pertanto, chiediamo a Prefetto e Questore un risolutore intervento a garanzia di quanti ogni domenica operano affinché le partite di calcio non si trasformino in gare di tiro al bersaglio. D'altra parte non possono essere i poliziotti a subire le conseguenze di una lunga querelle fra il Comune di Taranto e la proprietà - Taranto Sport, ndr - in ordine a chi deve effettuare la manutenzione dello stadio». Le ultime righe della missiva fanno riflettere: «Noi siamo determinati a far sentire la nostra voce anche con l'interruzione del servizio». Il S.a.P. ha ragione. È tempo che Comune e Taranto Sport si mettano a tavolino e sottoscrivano la convenzione in tempi brevissimi. Ma bisogna anche iniziare i lavori di adeguamento dello stadio alla normativa-Pisanu. La proroga scadrà fra tre mesi. E del cantiere che dovrà operare, non si vede nemmeno l'ombra. di Giuseppe Dimito Doping aziendale: la
Juve alla sbarra
Il processo d'appello alla farmacia ambulante della
Juventus è giunto ieri all'ultima curva e la requisitoria finale del
Procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, ha ribadito la
richiesta di condanna per il capo dello staff medico bianconero,
Riccardo Agricola, e per l'amministratore delegato Antonio Giraudo. Tre
anni e due mesi per il medico, che in primo grado era stato condannato a
un anno e dieci mesi; due anni per il dirigente che un anno fa era stato
assolto dall'accusa di frode sportiva e somministrazione illecita di
farmaci pericolosi per il periodo d'oro della Juve di Lippi, il
quadriennio 1994-98. La sentenza di secondo grado, che era attesa già
ieri, è stata rinviata al 14 dicembre quando ci sarà l'ultima replica
degli avvocati bianconeri e la riunione della Camera di consiglio per il
verdetto. Per fortuita coincidenza, lo stesso giorno prenderà il via il
processo sportivo davanti alla Disciplinare della Lega calcio, rinviato
già due volte, quasi sei mesi dopo il deferimento del 21 giugno scorso.
Per la vecchia signora, dominatrice assoluta della prima parte della
stagione, si prospetta un caldo natale. Soprattutto per Giraudo, l'Ad
che voci di corridoio danno da qualche mese in procinto di lasciare la
baracca chiudendo l'era vincente e sospetta della Triade formata con
Bettega e Moggi. Contro di lui, la pubblica accusa è stata durissima
ribadendo che il supermanager chiamato dalla famiglia Agnelli per
ridurre i costi e far aumentare i guadagni del club più titolato
d'Italia non poteva essere all'oscuro dei costosissimi
"escamotages" medici messi in atto da Agricola e accertati in
primo grado dal giudice Casalbore. «Alla
Juventus - ha spiegato Guariniello in aula -
la somministrazione di farmaci ai giocatori era il frutto di una
politica aziendale, un sistema organizzato per trattare una quantità
esorbitante di medicinali». E siccome a Giraudo faceva
riferimento ogni settore del club, «dall'ultimo
magazziniere al più alto dirigente, logica dice che Giraudo ne è
responsabile». La tesi che l'amministratore delegato non
potesse non sapere era già stata sostenuta e respinta un anno fa,
quando la Juve aveva festeggiato l'assoluzione di Giraudo come una
liberazione provando a dimenticare le responsabilità di Agricola, che
il Tribunale di Torino ha riconosciuto colpevole di doping perché dava
Epo ai giocatori bianconeri e che ciò nonostante continua a essere il
medico sociale della squadra.
Silvestri, amara
sentenza Sirio Silvestri non sarà il primo rinforzo del Taranto
del nuovo anno. Nella migliore della ipotesi, il giocatore siciliano
potrà vivere da protagonista le eventuali gare di playoff di fine
maggio.
Taranto, spiraglio
Deflorio Si è aperto un spiraglio per Deflorio. L'ecografia non ha rilevato alcuna infrazione alla caviglia sinistra toccata dura domenica scorsa al 15' del primo tempo nel derby contro il Potenza. Il capitano ha ripreso ieri a lavorare in palestra. Seguirà lo stesso menù oggi per cui non parteciperà alla partitella infrasettimanale. Le ultime due sedute saranno decisive. Se non risentirà di alcun dolore, quasi certamente scenderà in campo a Vasto. L'infermeria rossoblù, tuttavia, non è ancora vuota. Ieri si è fermato Ivano Pastore. Il forte difensore quasi al termine dell'allenamento mattutino ha risentito ancora una volta dell'indolenzimento al retto addominale. Bisognerà seguire con molta attenzione l'evolversi della situazione. Mister Marino, infatti, già non potrà contare su Caccavale, fermato dal giudice sportivo per un turno; se, poi, si dovesse aggiungere anche Pastore, si vedrebbe costretto ad inventare di sana pianta la coppia centrale difensiva. Si è regolarmente allenato Martinelli, che è rientrato dopo la giornata di permesso di cui aveva usufruito ieri l'altro. L'odierna partitella servirà a mister Marino per valutare innanzitutto le condizioni fisiche della squadra ed in secondo luogo per provare le soluzioni alternative nel caso il duo Deflorio-Pastore non potesse scendere in campo in Abruzzo. Fra i disponibili c'è anche Deleonardis che ha scontato il turno di squalifica. In caso di defezione del centrale difensivo, giocherebbero Martinelli e Capone con ai lati Micallo e Manni. Se Deflorio dovesse malauguratamente dare forfait, il trainer jonico avrebbe un paio di soluzioni: l'ingresso di Catania al fianco di Di Domenico oppure inserire un altro centrocampista e lasciare lo stesso Di Domenico come unico punto di riferimento offensivo. La Pro Vasto, infatti, viene descritta come formazione che ama il gioco di rimessa. Lo evidenzia la circostanza che, fuori casa, ha conquistato 11 punti contro i 5 fra le mura amiche. Da ieri sono in già in vendita gli 800 biglietti per assistere alla gara di Vasto. Il prezzo, stabilito dalla società di casa, è di 8 euro senza diritti di prevendita. Per acquistarli bisognerà recarsi nei tre punti-vendita: bar Cubana, tab. Policicchio e bar Essential. Il match è molto importante e delicato per cui si spera che saranno in tanti (possibilmente tutti e 800 i posti disponibili) a raggiungere la cittadina vastese. I rossoblù, sospinti dal possente tifo dei propri supporters, avrebbero molte più chanches di agguantare la tanto sospirata ed attesa prima vittoria esterna stagionale. di Giuseppe Dimito
Squalifica confermata Il Gui del Coni ha purtroppo confermato la squalifica di un anno inflitta a Silvestri, Sergi e Signorile per la famosa questione-furosemide. I tre, pertanto, dovranno restare fermi fino al 20 maggio (i primi due) e fino al 2 giugno (il terzo). Nessuno sconto per i tre. Nessuna considerazione per i sei mesi di fermo cui sono stati costretti dopo la sentenza della Caf del 29 settembre scorso che aveva ribaltato quella di assoluzione pronunciata dalla Disciplinare il 26 agosto scorso. L'avv. Canetti, per Silvestri e Sergi, e l'avv. Marrone per Signorile si sono battuti tantissimo per ribaltare nuovamente la situazione in favore dei loro assistiti, ma le loro parole non sono state sufficienti per convincere i sei componenti la Commissione del Coni. All'ultimo momento non è comparso l'avv. Bonafina, il legale inviato dall'Assocalciatori per un improvviso attacco febbrile. L'amarezza di Silvestri: «Sono deluso e rammaricato. Durante il mio interrogatorio, in udienza, ho pianto a dirotto. Un po' francamente me l'aspettavo perché la Caf era stata veramente dura nei nostri confronti. Comunque fino all'ultimo ho sperato nel miracolo. Documenti alla mano, c'erano tutti i presupposti per l'assoluzione. Resta questa tegola che mi costringe allo stop fino al 20 maggio: praticamente per l'intera stagione. Francamente mi ha dato fastidio l'assenza dell'avv. Bonafina». Non è possibile ricorrere ad altre autorità sportive? «Purtroppo no. O meglio si potrebbe proporre un'altra istanza di riesame al Tas di Losanna, ma i tempi sarebbero lunghi per cui si rischierebbe di giungere a quella udienza grosso modo a maggio prossimo». Cambierà qualcosa nel suo rapporto con il Taranto? «Non lo so. Fino a lunedì sono in permesso. Voglio godermi qualche giorno di relax in famiglia. Al mio ritorno parlerò con i dirigenti tarantini. Devo confessarvi che mi piacerebbe tantissimo restare nell'attuale gruppo sia per le straordinarie doti umane del mister che per l'affiatamento con i compagni. Per quanto riguarda la parte legale, darò mandato al mio avvicato di tutelare i miei interessi nelle sedi opportune. Lo ripeterò fino alla noia: non ho commesso alcun illecito per cui non posso pagare per colpe non mie». di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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