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Pastore stringe i denti
Il difensore del Taranto non si tira indietro e spera di recuperare per la gara contro il Rende. «Fino al 21 dicembre dovrò soffrire, durante la pausa guarirò con calma»

Chi si stringe al braccio la fascia di capitano ha anche dei vincoli morali. Dare il buon esempio, trascinare il gruppo, spargere consigli. Anche se, a volte, si tratta di scendere in campo menomati, sicuri di non potere dare il cento per cento di quello che si ha nelle gambe. Ma consci che la sola presenza può dare sostanza al contenuto. Che si può conferire, cioè, energie positiva ai compagni di squadra. Deflorio e Pastore sono uomini-guida di questo Taranto anche per le qualità testè descritte. Non per niente sono gli unici due giocatori del Taranto, insieme al portiere Gentili, ad essere sempre scesi in campo dal primo minuto nelle quattordici giornate sin qui disputate. A Vasto, come è successo in altre circostanze, capitano e vice-capitano hanno offerto una prestazione fortemente condizionata dai rispettivi acciacchi che ne mettono in dubbio anche la disponibilità nella prossima gara interna con il Rende. Pastore convive con un'infiammazione addominale, retaggio di una vecchia cicatrice sulla quale si è creato il problema fisico. «Fortunatamente è stato esclusa qualsiasi complicazione. Strappo o infortuni simili. Non mi posso allenare come vorrei, ma proverò a stringere i denti almeno fino al 21 dicembre, quando poi ci sarà la sosta». Intanto prosegue con un lavoro a basso regime, il più delle volte differenziato dal gruppo. Rende è una tappa vicina. Azzardato, però, avanzare un'ipotesi circa un suo utilizzo. «Come è accaduto a Vasto sarà presa una decisione di comune accordo. Se il tecnico lo riterrà opportuno, potrà contare su di me. Io mi auguro di giocare anche perchè si tratta di una gara importante». Effettivamente la gara interna contro i calabresi è qualcosa di più di una partita da vincere. C'è aria di sorpasso. I rossoblu hanno bisogno di vincere per lanciare un messaggio forte in ottica playoff. «Io l'ho detto già da domenica sera - dice il difensore campano - Contro il Rende occorre fare una gara senza calcoli. Bisogna attaccare a testa bassa. Non ci devono essere mezze misure. Sappiamo che troveremo un avversario che non vorrà lasciarci fare la condotta di gara che abbiamo in mente, ma giochiamo in casa e ci servono troppo i tre punti». Anche perchè davanti al Taranto, oltre alla capolista Gallipoli, c'è una formazione che viaggia ad alti ritmi. Tesi confermata dall'ultimo posticipo che ha visto il Melfi surclassare a domicilio il Giugliano per 3-0. «La distanza dal Melfi (sei punti, ndc) non ci deve preoccupare. A questo punto del campionato, i timori non hanno motivo di esistere. Noi abbiamo solo il compito di fare più punti possibili, considerando però che il nostro campionato è regolare: sfido chiunque a dire che vincere in casa e pareggiare fuori non sia un cammino soddisfacente. Attualmente, però, c'è una squadra che viaggia a ritmi folli a cui va dato pieno merito. Quanto al Melfi, posso tranquillamente affermare che non si tratta di risultati casuali. E' un complesso giovane, ma che gioca un ottimo calcio, allenato da un tecnico preparato come Novelli. Definirla sorpresa, però, appare piuttosto limitativo. Questi sono davvero un'ottima squadra». A Vasto la difesa ha ballato nella prima mezzora facendo temere il peggio. Minacciando quel giudizio assolutamente positivo che si era dato al pacchetto arretrato del Taranto. Cinque gol, tutti insieme, in due trasferte (Nocera e Vasto), hanno logorato un po' questa opinione. «E' vero, come è altrettanto vero che subire undici gol in quattordici partite è sempre un buon dato statistico. Forse lo abbiamo peggiorato in queste ultime due gare, ma diciamo che ci può stare. La nostra pecca, forse, è quella di prendere troppi gol su calcio da fermo. Alla resa dei conti, abbiamo incassato solo tre reti su azione, segno che la fase difensiva va bene. Ci vorrebbe, magari, un po' di attenzione, in alcune specifiche situazioni di gioco». A Vasto, però, il Taranto non ha fornito un'immagine confortante. Due minuti, seppure luminosissimi e fruttiferi, non possono cancellare il resto della gara che è apparsa complessivamente sottotono. «Mi riallaccio alle parole che ha rilasciato il tecnico della Pro Vasto, Pierini: lui ha affermato che una grande squadra si vede anche dalla capacità di fare le cose in cinque minuti. Agguantare una gara che sembrava compromessa in due minuti, è segno che siamo una squadra di livello. Piuttosto si può imputare una nostra incapacità nel giocare in questo modo per ampi tratti di partita. A volte non siamo continui. C'è anche da sottolineare come le squadre appena vedono il Taranto, raddoppiano le forze e ci aggrediscono come, credo, con nessuna altra formazione». di Luigi Carrieri07 dicembre 2005

Taranto-Rende, l'anticipo è in bilico
Diretta televisiva a rischio per lo sciopero dei giornalisti. Già allertate la Lega e le società. Si giocherà domenica: oggi l'annuncio ufficiale. Marino: «Meglio così. Ho più giorni per recuperare gli infortunati». Torna Caccavale

È ritornato in discussione il programma di Taranto-Rende. Ieri mattina Lega e Rai hanno contattato le due società preavvertendole che molto probabilmente la gara si disputerà domenica prossima con inizio alle ore 14,30 e non più venerdì sera (20,45) a causa dello sciopero dell'intera categoria dei giornalisti (televisivi e della carta stampata). Stamane giungerà la notizia ufficiale. Marino tifa per il rinvio: «Lo sapete. Non mi piace far giocare la mia squadra sotto i riflettori. E, poi, ho due ulteriori giorni a mia disposizione per recuperare Pastore e Deflorio». I due ieri non si sono allenati con i compagni, ma sulla loro presenza contro i calabresi non dovrebbero essere grossi dubbi. E' ritornato disponibile il difensore centrale Caccavale per aver scontato il turno di squalifica. A proposito di giudice sportivo nessun rossoblù è incappato nei suoi "fulmini". Soltanto la società è stata multata di 1000 euro. Fra le fila calabresi mancheranno l'esterno sinistro Riolo ed il centrale difensivo Moschella, "stoppati" per un turno. Appiedato anche il dirigente accompagnatore calabrese, Chiappetta, fino al 4 gennaio 2006. Il nuovo programma lavorativo prevede per oggi una doppia seduta. Domani pomeriggio, invece, ci sarà il solito test infrasettimanale. Con mister Marino facciamo il punto della situazione: «Siamo al quarto posto in classifica per cui stiamo rispettando in pieno i programmi societari. Mancano ancora tre gare al giro di boa, due delle quali da giocare allo «Iacovone» per cui abbiamo buone possibilità di far lievitare la nostra posizione nella graduatoria». Manca l'exploit esterno. «Sì, è vero, ma bisogna anche aggiungere che abbiamo perso due sole gare fuori casa. I pari esterni non sono risultati negativi pur considerando la regola dei tre punti. Sono quelli interni che incidono profondamente, soprattutto sul morale. Vi faccio una confessione. A Vasto, domenica scorsa, eravamo entrati in partita con il giusto piglio. Solo che abbiamo commesso l'errore di riversarci in avanti favorendo in maniera evidente il contropiede della squadra di casa che ha trovato delle vere autostrade nel giungere nella nostra metà campo e segnarci ben due gol in maniera quasi identica. Fortunatamente il Taranto è una squadra viva, con nelle vene tanto carattere per cui siamo riusciti nel giro di un minuto a riequilibrare l'incontro. Ma in futuro dovremo essere più cinici e pragmatici. Si può vincere con un tiro nei primi minuti, ma anche negli ultimi. Dovrà essere la pazienza che dovrà accompagnare d'ora in poi le nostre prestazioni lontane dallo Iacovone». Resta da spiegare la non brillante ripresa. «Più che di poca brillantezza io sottolinerei il fatto che la Pro Vasto ha chiuso sempre di più gli spazi tant'è che non ha confezionato le ripartenze effettuate nella prima parte della gara. A quel punto è diventato sempre più difficile trovare il varco giusto per infilarci, ma questo non significa che non ci abbiamo provato». Il presidente Blasi, nelle interviste post-partita, ha confermato la sua stima nei suoi confronti. «Permettemi di ringraziarlo pubblicamente. Può sembrare un po' burbero, ma ha tanta umanità». di Giuseppe Dimito07 dicembre 2005

De Liguori, difficile farne a meno

La corsa, probabilmente, è la sua arma migliore. La generosità e la determinazione sono qualità che mette a servizio del Taranto e di Raimondo Marino che, da quando lo ha a disposizione, non se ne è mai privato, fatta eccezione per la gara di Nocera in cui era infortunato (sette presenze condite dalla rete siglata contro il Modica). Vincenzo De Liguori, giunto in riva allo Jonio a stagione già iniziata, è divenuto subito una pedina fondamentale per lo scacchiere tattico rossoblù. Qualitativamente dotato e capace di supportare l'azione offensiva, il centrocampista napoletano risulta elemento assai prezioso anche in fase di copertura, rinculando spesso a supporto di Manni, terzino con cui condivide l'out mancino. De Liguori, come spiega la prima mezz'ora del Taranto a Vasto? «Abbiamo sbagliato l'approccio alla partita, ma anche il gol subito a pochi minuti dall'inizio ci ha condizionato. Quando giochiamo in trasferta siamo alla continua ricerca di questa vittoria che tarda ad arrivare e, di conseguenza, ci siamo riversati nella metà campo avversaria prestando il fianco alle ripartenze dei rapidi attaccanti abbruzzesi». La classifica del Taranto risente, inevitabilmente, di questo andamento altalenante lontano dallo Iacovone. Cosa occorre per dare una svolta al vostro campionato? «E' vero che non vinciamo fuori casa, ma sottolineerei anche il cammino quasi perfetto che abbiamo tra le mura amiche. In questa fase del campionato è importante rimanere nel treno delle inseguitrici e, continuando a viaggiare in perfetta media inglese, non perderemo il contatto dalla vetta». Meglio inseguire o essere inseguiti? «Quando sei in testa puoi avvertire la pressione e la paura di essere raggiunto da chi ti insegue. Nella nostra situazione, però, è anche importante guardarsi alle spalle per non uscire dai play-off, l'obiettivo minimo prefissato dalla società». La vittoria del Melfi contro il Giugliano accorcia il distacco delle inseguitrici dal Gallipoli. Campionato riaperto? «Ho visto il primo tempo del posticipo di lunedì e, prima che i lucani passassero in vantaggio, il Giugliano ha sciupato almeno due nitide occasioni per segnare. Sicuramente il Gallipoli, adesso, avverte la presenza del Melfi, ma per noi non cambia assolutamente niente. I conti li faremo a maggio». I tifosi, però, vi hanno contestato vivacemente al termine della gara di Vasto. «Taranto è una piazza molto esigente. I tifosi non devono dimenticare, però, quali sono i programmi della società. Ci è stato chiesto il raggiungimento dei play-off e, fino a questo momento, stiamo rispettando la tabella di marcia». di Fabio Di Todaro07 dicembre 2005

Un Taranto incompiuto
Fuori casa non rende

Non è in fondo a quella prima mezz'ora eccezionalmente deficitaria che va giudicato il Taranto di Vasto. Sarebbe un errore prendere quella mezz'ora, psicanalizzarla e tirare le somme. Si raggiungerebbero totali (tecnici e tattici) spropositati. Che finirebbero per non riguardare il Taranto. Non è lì il problema, anche se è proprio quella porzione di partita ad attirare critiche, a generare malumore, a seminare dubbi. Quell'avvio svagato, quell'inizio annaspante, quell'esordio impersonale. In quella mezz'ora la squadra (la sua struttura interna, la sua architettura esterna) non ha retto. Non ha retto perché non ha funzionato. E non ha funzionato perché la Pro Vasto, col suo ritmo forsennato e il suo atteggiamento piratesco, ne ha seriamente danneggiato gli ingranaggi, mandando in tilt l'intero congegno. Una Pro Vasto quasi incontenibile: capace di creare superiorità numerica nella zona della palla e di vincere molti duelli individuali. A questa spinta, forse non prevista, il Taranto non è riuscito ad opporsi. Non ha trovato la forza e la lucidità per opporsi. E non le ha trovate perché era temporaneamente sprovvisto: sia della forza di difendersi, accorciando i reparti e stringendo gli uomini, sia della lucidità per ripartire, alimentando regolarmente la manovra. Troppo penalizzante l'assenza di Caccavale per gli equilibri operativi della retroguardia. Troppo evidente l'impaccio fisico di Pastore che con Caccavale forma la collaudatissima cerniera centrale. E in attacco troppo visibili le limitazioni (nei movimenti, nei dribbling, negli scatti) di Deflorio, che del Taranto rappresenta il valore aggiunto. L'uomo intorno al quale può sempre crescere la differenza. Ma che quando è sofferente (a Vasto lo era) non andrebbe forse messo al centro del progetto e, quindi, davanti all'obbligo di decidere ogni partita. La vera strategia difensiva del Taranto non consiste solo nel marcare l'avversario e nel presidiare gli spazi. Ma nel tenere il pallone, nel farlo circolare. Fateci caso: l'azione riparte sempre da dietro. E riparte da lì perché la difesa dispone di centrali in grado di farla ripartire, appoggiando verso il mediano basso o allargando sugli esterni. Senza Caccavale e con Pastore a mezzo servizio tutto ciò non è più possibile. Se poi la squadra viene assalita, com'è successo a Vasto, la gestione della palla diventa problematica. E bisogna difendersi marcando, chiudendo, coprendo, rilanciando. Facendo cioè un lavoro di rottura che è comunque destinato a non bastare senza l'opera d'interdizione dei centrocampisti, che a Vasto qualcosa hanno fermato, ma molto altro hanno visto passare, lasciando che si abbattesse sulle retrovie. In quella mezz'ora di afflizioni e tormenti il Taranto ha incassato due gol e rischiato lo smottamento strutturale. Poi ha prodigiosamente reagito, trovando in un minuto tutto ciò che non aveva trovato prima e che non avrebbe trovato dopo: lo spirito e la spietatezza. Lo spirito per portarsi avanti fisicamente. E la spietatezza per sfruttare le occasioni annidatesi in quel minuto. Da stanare allora, o mai più. Ma è il Taranto del secondo tempo a lasciare qualcosa d'intentato, d'inespresso, in sospeso. A regalare la solita sensazione di incompiutezza. Rientrando nei panni ormai lisi della squadra che in trasferta non si dà. E non si dà forse perché teme di non essere all'altezza. Ha paura. E si limita ad inseguire l'ovvio, a scegliere il facile. Mettendosi addosso una tristezza di gioco e una povertà di idee che fanno pensare. E che in casa, però, svaniscono: ecco perché il problema non può essere tecnico o tattico. È il Taranto del secondo tempo, quello che non approfitta di un avversario stanco e di una partita ormai normalizzata, che fa sorgere il dubbio: sulla sua tenuta mentale, sulla sua personalità, sulla sua cattiveria agonistica. Su un processo di adattabilità al campionato che evidentemente è ancora in corso. E che l'atteggiamento, spesso preventivamente astioso, di una parte della tifoseria non aiuta a compiersi. di Lorenzo D'Alò06 dicembre 2005

Date un'ora a Di Domenico
Con l'attaccante in campo il Taranto ha segnato 11 gol su 17. Solo nelle ultime tre gare ha avuto più spazio e la squadra ha fatto 7 reti. Ci sono altre risorse?

Gennaio cambierà qualcosa, sicuramente. Forse, addirittura, cambierà molto. Cambierà in attacco, probabilmente anche in altri reparti. Per rinforzare un organico comunque ancora parzialmente inesplorato. A volte, per intenderci, si cerca l'analisi più facile, ci si fida dopo. Poi sbucano gli uomini e risolvono problemi che sembravano incancrenirsi. Esempio: dopo tre partite senza segnare gol, il Taranto ne ha segnati sette in tre partite. Sette su diciassette, poco meno della metà. Cos'è accaduto? E' entrato Di Domenico in pianta stabile. Ecco: sembra un esempio di come il Taranto abbia a volte la soluzione del problema in casa propria, il rimedio ai propri mali. Basta un'ora di Di Domenico, a volte. Perché l'attaccante, finora sotto impiegato, non è il giocatore appariscente che, a volte, mostra più di quello che fa. Ma un giocatore che sfida tutti nell'ombra e che consente all'attacco di prosperare anche alle sue spalle. 
Di Domenico, finora, ha giocato 430 minuti, durante i quali il Taranto ha segnato undici gol: uno ogni trentanove minuti. Ci sono spezzoni di partita in cui non ha fatto in tempo ad incidere (contro Lamezia e Latina ha giocato 19 e 20 minuti), altri in cui il suo impatto è stato quasi devastante: 27 minuti contro il Modica, tre gol del Taranto. Mai, nelle prime partite undici giornate, ha giocato più di un'ora. Al massimo un'ora esatta, nell'infelice partita di Marcianise. Quando ha superato i sessanta minuti il Taranto ha liberato il suo potenziale: 78 minuti contro la Nocerina, tre gol, 71 contro il Potenza, due gol, 85 contro la Pro Vasto, due gol. E, nelle ultime due partite, è andato sempre a segno pure lui, togliendosi il ruolo di lavoratore oscuro e ritagliandosi la sua gloria. 
Tre gol in 430 minuti, pure questa è una buona media. Ma, fino a tre partite fa, la considerazione nei suoi confronti era minima, se non quella personale di un tecnico che lo difendeva. Poi Marino ha cominciato a fidarsi non solo del lato umano, ma anche di quello tecnico del giocatore. E ha risolto il problema del gol. Ne sono nati altri (ad esempio: cinque gol subiti in tre partite, dopo i sei incassati nelle precedenti undici), ma non sono conseguenziali. Sono, piuttosto, problemi da affrontare: con coraggio. Con lo stesso coraggio usato per lanciare Di Domenico nonostante le contestazioni preventive. Quanto accaduto per l'attacco è un esempio: dentro di sé il Taranto ha una forza maggiore di quello che immagina. Nell'organico ci sono più risorse di quanto si è visto. Girarsi alle spalle non è temere gli agguati: è scovare gente pronta ad entrare e cambiare partite che hanno un'andatura sbilenca. E' scoprire che quello che manca, magari, si trova molto più vicino del prossimo mercato. Vuol dire provare a correre fino a gennaio. Poi, semmai, si penserà al mercato. Perché il Taranto, al di là di tutto, interverrà: partendo dall'attacco, perché la decisione è quella (è Ambrosi resta la prima scelta). Intanto, però, può scoprire di avere qualche altro Di Domenico in organico. A volte basta un'ora. O pochi secondi in più. di Fulvio Paglialunga06 dicembre 2005

Taranto ha il mal di trasferta?

Che il Taranto abbia un mal di trasferta, adesso, è una certezza. I numeri, fonte di verità, lo documentano, le prestazioni lontano dallo "Iacovone" lo dimostrano, descrivendo un Taranto sempre diverso. A volte svogliato, spesso orfano della cattiveria agonistica necessaria per portare a casa i tre punti; comunque differente da quella squadra che, tra le mura amiche, ha conquistato sedici punti su diciotto, ottenendo, in sei partite, cinque vittorie e un pareggio (contro il Latina). Il cammino fuori casa sottolinea il problema del Taranto. In sette gare disputate, i rossoblù hanno ottenuto cinque pareggi e due sconfitte, mettendo a segno sei reti (cinque nelle ultime due apparizioni) e subendone nove. Cifre impietose che pongono la squadra di Marino, nella speciale classifica delle vittorie esterne, alla pari di Nocerina, Rieti e Latina. Difficile, se non impossibile, spiegare le cause di questa metamorfosi che, fino a questo momento, ha impedito di compiere la tanto attesa svolta. Nello spogliatoio i commenti e le sensazioni sono differenti. Massimiliano Manni, autore della rete che ha dato il via alla rimonta in terra abruzzese, ribadisce i concetti espressi a caldo dopo la partita. «Ritengo che sia un problema psicologico. Adesso abbiamo la fobia di questa vittoria in trasferta che tarda ad arrivare e condiziona il nostro approccio alle partite. Contro la Pro Vasto abbiamo iniziato ad attaccare e dopo mezz'ora eravamo sotto di due reti giunte su azioni di rimessa. Dovremmo essere più tranquilli e cercare di giocare come facciamo allo Iacovone, attendendo l'avversario e scrutando i suoi punti deboli. A questo punto, però, mi auguro che possa giungere anche una vittoria di fortuna che ci consenta di cancellare questo tabù». Sulla stessa lunghezza d'onda viaggia Cristian Mortari. «All'inizio della stagione era un problema di marcature: faticavamo a segnare, ma eravamo altrettanto bravi a difenderci. La questione, adesso, è di natura psicologica. A Nocera non siamo riusciti a difendere il vantaggio, a Vasto, nella ripresa, abbiamo arretrato il baricentro invece di alzare il ritmo. Giocando con maggiore intensità, considerando i nostri mezzi tecnici e la condizione mentale, avremmo potuto ottenere il successo». Andrea Deflorio, bomber menomato da una caviglia bizzosa, è d'accordo con la considerazione del presidente Blasi («la squadra manca di convinzione»). «Lontano dal nostro stadio abbiamo un diverso approccio alla partita. L'intensità e la determinazione che caratterizzano le nostre prestazioni casalinghe sono ben diverse da quelle che mettiamo in mostra in trasferta. E, come accaduto a Vasto, finiamo per subire gol in contropiede quando dovremmo essere noi, avvantaggiati anche da attaccanti brevilinei, a sfruttare le ripartenze». Un'unica tesi accomuna i tre calciatori. Il Taranto non è mai stato messo alle corde dall'avversario. «Se analizziamo il nostro cammino in trasferta, contro il Giugliano abbiamo sbagliato l'unica gara della stagione, - prosegue Deflorio -. A Vittoria e a Lamezia, pur non finalizzando, abbiamo creato diverse occasioni da rete, anche a Marcianise abbiamo avuto l'opportunità di segnare prima di passare in svantaggio. A Nocera, poi, abbiamo sciupato l'occasione più ghiotta. Sul 3-2, ad un quarto d'ora dalla fine e dopo aver inseguito per due volte, avremmo dovuto gestire meglio il risultato». di Fabio Di Todaro06 dicembre 2005

Taranto, un pari in rimonta
I rossoblu riescono a raddrizzare la trasferta di Vasto. Sotto 2-0 ottengono il risultato positivo con i gol di Manni e Di Domenico. Venerdì sera di nuovo in campo con il Rende

Se il peggior attacco del campionato segna due gol in ventitre minuti e la seconda difesa del campionato ne subisce due in meno di un giro di lancette c'è, evidentemente, qualcosa di irregolare nella partita. Il peggior attacco e la seconda difesa sono della Pro Vasto, il qualcosa di irregolare è il Taranto. Irregolare come il suo incedere in campionato (ancora un pareggio fuori casa), irregolare come la propria prestazione: macchiata da un avvio imbarazzante, salvata da una reazione improvvisa, rimasta incompiuta per ingiustificato appagamento. Il pareggio finale è quanto la Pro Vasto si augurava, ma non quanto il Taranto voleva: sembra un premio (parziale) solo per la dinamica che ha avuto. Per la rimonta al doppio svantaggio, per la scossa neuro-muscolare ricavata dal nulla e per le condizioni difficili della vigilia. In realtà è una punizione per il consueto difetto di mentalità: colpito da un avversario troppo sottovalutato, ostaggio di imperfezioni fisiche (Pastore e Deflorio giocano a denti stretti), di assenze pesanti (Caccavale non è rimpiazzabile) e pure di una cattiva interpretazione tattica della partita. Il Taranto non gioca come deve e non raccoglie quello che può: si inceppa, come sistematicamente accade quando si oltrepassano le mura proprie. Si inceppa perché dimentica le buone lezioni precedenti: la circolazione di palla torna lenta e imperfetta, gli ingorghi centrali tornano attualità e gli esterni diventano parti marginali di un gioco che, invece, ne ha bisogno. Si inceppa anche perché deve forzare alcune scelte: la sofferenza fisica di Pastore è evidente soprattutto in avvio e non sostiene una difesa già orfana, schiacciata dalla vorace velocità della Pro Vasto. E anche l'infortunio di Deflorio pesa sul rendimento complessivo di una squadra che ripone nel capitano gran parte delle idee. Marino, però, sembra proprio non poter scegliere altro: si fida di una squadra che possiede la sua logica, cambia il minimo possibile, ma non riesce a ridisegnare le strategie, a replicare i recenti movimenti felici e, nemmeno, a convincere il gruppo della necessità di indovinare l'approccio. 
Accade tutto subito, infatti. Mentalmente le due squadre sembrano separate da un dirupo. La Pro Vasto ha voglia, rabbia, carica agonistica e disponibilità atletica: corre e sorprende, attacca e rincula, morde e fugge. Il Taranto, invece, ha superficialità, sofferenze e una manovra fotocopiata: cerca il centro troppo spesso e troppo lentamente, non sembra pronto a riprendersi una partita sfuggita sin dagli albori. Subisce, schiacciato in un angolo come un pugile ingenuo. Subisce il gol di Maccagnan, tanto per cominciare: un sinistro improvviso e fulminante, terminato sotto l'incrocio (6') in una difesa disattenta e sorpresa. E, poi, subisce la freschezza di un avversario che avanza a velocità quasi folle, infilandosi negli imbarazzi della coppia centrale (Martinelli entra tardi iniziali) e approfittando di spazio a disposizione tra centrocampo e difesa. Perché l'inizio statico dei due esterni bassi è un problema doppio: non consente al Taranto lo sviluppo del gioco ai lati e non alza la squadra. Micallo e Manni partono timidi: corrono un po' e, quando lo fanno, non ricevono attenzioni. Quindi si fermano. Come non fa, invece, la Pro Vasto, disposta al contropiede senza ragione per vergognarsi: basta fermare la manovra sgangherata del Taranto e accelerare. Capita a D'Allocco (13'), che però, da destra, calcia su Gentili. E succede anche a Maccagnin, che spedisce di poco fuori (17') dopo una combinazione con Morandi. Sintomi da assedio: il Taranto non si trova perché la linea in più della Pro Vasto (4-2-3-1) è una doppia limitazione: i due mediani soffocano Mancini, i tre "incursori" rinforzano la mediana creando sovrannumero o partono alle spalle di Larosa generando il contropiede.
La manovra zoppa della banda di Marino è un favore alla Pro Vasto: il pallone è sequestrato, la partita ha un padrone certo. Che si avvicina al raddoppio con Maccagnin (18', sinistro deviato da Martinelli) e Morante (21', girata di destro, bloccata da Gentili). E che, alla fine, il raddoppio lo ottiene. In contropiede, ovviamente: Morante scappa, Pastore non regge, Gentili tentenna, il destro (29') è agevole e felice. Sull'orlo di una nuova contestazione il Taranto trova quanto gli mancava. I muscoli spediscono gli esterni in avanti, i nervi fanno persino allargare il gioco. Nascono due gol, in meno di un minuto. Nascono dagli esterni, ovviamente. Primo: Micallo (40') entra nell'area da destra, un po' tira e un po' crossa, Manni recupera il pallone rimbalzato sulla difesa e segna con freddezza. Secondo: Mortari (41'), da destra, mette al centro, la torsione di testa di Di Domenico è perfetta e imparabile. Ce ne sarebbe un terzo, se Mancini (44') riuscisse ad agganciare un altro cross, stavolta da sinistra, di Manni. Sussulto finale: del primo tempo e della partita. Perché la ripresa è una Pro Vasto più cauta (4-4-1-1) e un Taranto che non osa. Marino non si fida e non cambia, il gruppo ha più padronanza ma cerca poco il sussulto. E finisce con un pareggio, ennesimo intoppo di una squadra irregolare. di Fulvio Paglialunga05 dicembre 2005

Taranto, un minuto d'oro
A Vasto rimonta dal 2-0 al 2-2. A segno Manni e Di Domenico. I rossoblù in Abruzzo, in sessanta secondi, riescono a raddrizzare una partita che sembrava ormai persa

Da un primo tempo di indicibili sofferenze il Taranto estrae il minuto che cambia il corso della partita e devia la traiettoria della trama. Succede così che i frantumi di un paesaggio desolato si ricompongano in una nuova figura. E che la probabilissima sconfitta (c'erano ormai le promesse tecniche, tattiche e psicologiche) si tramuti in un pareggio insperato. Anzi, in qualcosa di più: in un 2-2 spalancato sull'altra metà della partita. E dunque in un risultato ancora suscettibile di variazioni, che però non ci saranno. Partita chiusa, partita riaperta: tutto in quel minuto. Il minuto che va dal 40' al 41'. Il minuto in cui il Taranto, dopo essere svanito, si ritrova. Il minuto che ridà senso ad una prestazione, che rischiava seriamente di non averne. Il minuto in cui solo il Taranto si rimette a credere, dopo aver molto dubitato e parecchio temuto. Dubitato di farcela e temuto di crollare. Il Taranto da Vasto torna con un punto che muove la classifica (appena una scrollatina), ma che non fa tendenza. Non fa momento. Non fa campionato (rendimento esterno). Non autorizza, insomma, a parlare di svolta. Un punto che sa ancora di poco, se rapportato alle spasmodiche aspettative e alle sbandierate potenzialità. Ma che, al culmine di una partita che sembrava irrimediabilmente persa, sa anche di molto. Di quasi troppo, se consideriamo il temporale d'insidie che si abbatte sul Taranto nella tambureggiante mezz'ora iniziale, quella in cui la Pro Vasto esercita un dominio assoluto. E quella in cui il Taranto sosta sull'orlo di tutti i precipizi. Cammina tra le voragini, che si aprono sotto i suoi piedi. Crepe che spaccano il solito impianto e lo avrebbero fatto a pezzi, senza quel minuto di prodigiosa ricomposizione. Un minuto che risucchia il peggio e restituisce il meglio. Riattaccando idealmente il Taranto alla partita che avrebbe dovuto fare, se non fosse rimasto frastornato dall'avvio vibrante degli abruzzesi e se, soprattutto, non si fosse presentato all'appuntamento in condizioni di mimetizzata precarietà. Perché la prova imperfetta di Vasto è anche la conseguenza di un'incompletezza occasionale. Di assenze pesanti (Caccavale) e di presenze leggere (Pastore e Deflorio). E di un disagio diffuso. Un disagio che genera scompensi (in difesa), alimenta malintesi (a centrocampo) e produce fratture (con l'attacco). Un disagio che pervade il Taranto, lo inibisce, imbalsamandolo nella paura. La paura di sbagliare. Senza le tempistiche chiusure di Caccavale (squalificato) e senza l'abituale risolutezza di Pastore (nell'impossibilità quasi fisica di saltare) non c'è quasi difesa. E senza le giocate di Deflorio (acciaccato) non ci può essere tensione realizzativa. Il Taranto, cioè, riduce di molto le sue possibilità, consegnandosi alla partita come viene. E all'inizio viene malissimo. Merito anche di una Pro Vasto (4-2-3-1) che parte forte e sembra non debba rallentare mai. Folate secche, di una secchezza brutale che rigano la faccia del Taranto, sfigurandola. Difesa alta, pressing rigoroso, aggressività costante: la Pro Vasto trova il primo gol al 6'. Sinistro filante di Maccagnan, pallone che si conficca all'incrocio. La pressione della Pro Vasto è un'efficacia elementare e insopportabile. Il Taranto non riesce neanche a ricompattarsi all'indietro. Sembra in balìa di un avversario più ispirato e più reattivo. E completamente schiavo dello svolgersi precipitoso degli eventi. Ci sono altri pericoli per Gentili: un tiro di Schettino, una combinazione Maccagnan-Morante-Maccagnan, una girata di Morante. Il Taranto non assiste inerme e al 29' capitola nuovamente. Un contropiede fulminante (e fortuito) lancia la fuga e propizia il tiro-gol di Morante. 2-0, sembra finita. Ma sulla Pro Vasto incombe il minuto in cui il Taranto raccoglie i cocci. I gol sono la colla che li rimette insieme. Segna Manni, approfittando di un provvidenziale rimbalzo sul tiro-cross di Micallo (difesa vastese sorpresa alle spalle). Segna Di Domenico, girando di testa con maestria un cross di Mortari. Succede al 40' e al 41'. Nella ripresa c'è ancora partita. Ma non c'è più cronaca. Il Taranto ora sembra il Taranto, ma ha già dato. E nulla più può pretendere da se stesso e dalla sua partita imperfetta. di Lorenzo D'Alò05 dicembre 2005

Marino, "nero" a metà
L'analisi del tecnico: «Non abbiamo saputo mettere a segno la stoccata giusta. Dobbiamo fare meglio, ma quella reazione dopo il doppio svantaggio mi è piaciuta»

Il tecnico Marino fa di necessità virtù, incassa il punto di Vasto e rinvia l'appuntamento con il primo successo esterno ad un'altra occasione. 
Contento del 2-2 in Abruzzo, però, non lo è affatto, perché sa che il suo Taranto può e deve fare di più, non soltanto per il blasone e per la passione della piazza, ma anche per l'organico di tutto rispetto che si ritrova tra le mani. L'analisi della gara dell'Aragona è lucida e lui affronta taccuini e telecamere senza inutili giri di parole: «Non abbiamo saputo mettere a segno la stoccata giusta pur con tutta la ripresa a nostra disposizione, anche se aspettavamo gli ultimi venti minuti del confronto per battere la Pro Vasto. Speravo - prosegue il tecnico - nella giocata sulle fasce e nella "spizzata" decisiva là in mezzo, ma devo dire che gli avversari sono riusciti a neutralizzare tutte le nostre iniziative».
Non cerca responsabili tra i singoli, l'allenatore rossoblu, perché sa bene che una parola di troppo potrebbe rendere ancora più elettrico l'ambiente, ma la delusione affiora dalle pieghe d'espressione del suo volto: «Il campo era quello che era, allentato e tale da non venirci incontro, ma il secondo tempo non ha reso giustizia al potenziale del Taranto. Il risultato - sottolinea - è giusto, intendiamoci, ma se devo dire cosa mi è piaciuto dei miei, a Vasto, è stata la reazione dopo il doppio svantaggio. Segno che la squadra c'è e può fare molto di più. Capisco i tifosi, che vorrebbero un Taranto spavaldo in casa e fuori, ma va detto che la Pro Vasto è stata brava ad aggredirci dal primo all'ultimo minuto. Le reti dei locali, peraltro, sono state frutto di un jolly e di un contropiede, per le quali non mi sento di affibbiare ai miei chissà quale responsabilità». 
Ecco uscire dagli spogliatoi, frattanto, Fabio Di Domenico, un po' acciaccato ma felice per la rete del pareggio, il terzo sigillo, per lui, in quattro gare: «Ho visto partire un traversone dalla destra e mi sono fiondato di testa sul primo palo: mi è andata bene. Tutta quell'esultanza sotto la curva? No, nessun motivo di rivalsa verso chi ci stava fischiando e c'invitava di tirar fuori gli attributi, ma solo la grande gioia per una rete che ci consentiva di rimettere in piedi una partita compromessa. Un punto guadagnato, certo, quello di Vasto, anche se - sottolinea con onestà - ci siamo accontentati un po' troppo del pareggio, giocando la palla più degli avversari ma con qualche leziosità di troppo». 
Larosa, guerriero del centrocampo, ne è convinto: «La vittoria in trasferta sta diventando per noi un'ossessione anche se il terreno di gioco allentato ci ha condizionato non poco. Bella, comunque, la nostra reazione. Ci rifaremo di sicuro in casa, venerdì prossimo, contro il Rende, nell'anticipo». 
Massimiliano Manni, pedina importante del pacchetto arretrato, può festeggiare il primo gol di questo campionato, anche se, la sua, è una gioia contenuta: «No, non ci sono dediche particolari, anche se ci provo spesso a spingermi là davanti. Sulla sortita di Micallo dalla destra mi è andata bene. Di Meo dice che ero in fuorigioco? Non credo proprio, anche perché nella mischia in area è stato qualcuno dei biancorossi a toccare la sfera. L'importante è stato riportarci sotto subito, prima del riposo, per raddrizzare il confronto. Peccato per quello sbandamento iniziale, dove non siamo stati bravi ad accorciare al meglio, consentendo a Maccagnan e Morante di infilarsi troppo spesso nei corridoi giusti». Lo vuol dire con chiarezza ai tifosi, Massimiliano Manni: «Non deve diventare una fobia questa vittoria in trasferta; quando si muove la classifica, infatti, va sempre bene». 
Sul pullman già pronto a partire, Vincenzo De Liguori si stacca dal telefonino per ricaricare l'ambiente a modo suo: «Gallipoli a parte, che pure non marcerà sempre col vento in poppa, siamo tutti lì, a ridosso della vetta. E' vero, a Vasto non abbiamo sfruttato nella ripresa il dominio territoriale, ma proviamo a non fasciarci la testa: è stata dura in Abruzzo, non siamo stati brillanti, ma la reazione è stata eccezionale, tra l'altro nel momento migliore dei locali. E' proprio questo che mi dà fiducia per il futuro: per la promozione ci siamo anche noi». di Fulvio Paglialunga05 dicembre 2005

«La squadra ha sbandato, poi ha reagito»
Marino: «Nella mezz'ora iniziale ci siamo fatti sorprendere»

Il pareggio non spacca il giudizio. Ma dopo il tumultuoso 2-2 ci sono sfumature da cogliere. Differenze sottili da tenere a porta di ragionamento. Il presidente Luigi Blasi a caldo - forse troppo a caldo - parla di "mancanza di convinzione" e non pensa all'imbarazzante primo tempo. «No, mi riferisco alla ripresa. Lì c'era solo una squadra. S'è visto il Taranto, che però non ci ha creduto. Si è limitato a governare la partita, senza cercare di impossessarsene. È un vizio antico, che in trasferta affiora puntualmente. Io non so più cosa pensare e con chi prendermela. Abbiamo i mezzi e non riusciamo ad incidere. Nel primo tempo potevamo perdere e difatti stavamo perdendo. Ma nella ripresa dovevamo vincere. C'erano, secondo me, tutte le premesse: un avversario ormai stanco e una fiducia che stava crescendo. Peccato». Dalle parole del presidente all'analisi di Raimondo Marino. L'allenatore scarta la mezz'ora iniziale: «Ci siamo fatti sorprendere. Nella dinamica dei gol incassati ci sono sbavature ed errori che solitamente non commettiamo. Per un po' la squadra ha sbandato. Poi però è venuta fuori. Ha reagito. I gol di Manni e Di Domenico ci hanno consentito di rimettere in equilibrio il risultato». Per pareggiare tecnicamente e tatticamente la partita il Taranto ha, però, atteso la ripresa. «E lì ce la siamo giocata. Abbiamo avuto il dominio del gioco e la supremazia del territorio. C'è mancato solo lo spunto risolutivo. Perché un solo cambio? Non c'erano le condizioni per tentare qualcosa di diverso. E non volevo perdere fisicità in mezzo al campo. Io, almeno, ho pensato questo». di Lorenzo D'Alò05 dicembre 2005

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GENTILI 5,5 C'è ormai un senso d'insicurezza sempre incombente a sporcare le sue prove. Non c'entrano i gol, anche se sul secondo non tenta neppure l'uscita.
MICALLO 6 Quando appoggia l'azione dà l'idea del contributo che potrebbe fornire. Ma spesso si astiene, rasentando l'impaccio.
MANNI 6,5 Il gol che provvidenzialmente raccoglie alle spalle della difesa gli fa scollinare la sufficienza. Ma sul resto ci sarebbe da discutere.
LAROSA 6 All'inizio soffre come soffrono tutti, patendo la densità del centrocampo abruzzese. Poi si riprende, diventando argine e catapulta (ma solo per alleggerimenti centrali).
PASTORE 5,5 Non sta bene e si nota. Non salta per non sollecitare il muscolo dolente. Difende di mestiere, incappando in qualche strafalcione.
MARTINELLI 6 In difesa, ormai, gioca dove serve. Basta questa vocazione «tappabuchesca» a fargli guadagnare la sufficienza. Scontato l'avvio titubante.
DE LIGUORI 6,5 Reattività al servizio del gruppo. Spirito di sacrificio, senso del collettivo. Vincenzo c'è sempre. E quando parte dà l'impressione di poter arrivare.
MORTARI 6 A disagio nel primo tempo che attraversa sgobbando inutilmente. Ripresa più viva. Entra le cuore della partita, fornendo assistenza specializzata.
MANCINI 6,5 Vitalissimo e instancabile. Un'altra prova degna di considerazione. Cerca di cucire gioco in spazi sistematicamente negati. Prova senza fortuna il tiro da fuori. DI DOMENICO 7 Adesso segna anche. La sua utilità è doppia. La sua utilità è dichiarata. Arpiona palloni che scottano, li raffredda, offrendosi come sponda ideale. Il gol è una perla: un inchino prima della girata di testa.
DEFLORIO 5,5 Dribbling sofferenti, movimenti che tradiscono la menomazione fisica. In campo per forza. Ma dov'è la convenienza?
CATANIA SV Nel finale sostituisce l'acciaccato Di Domenico. Ingiudicabile.
MARINO 6 - Obbligate le scelte iniziali. Obbligate da un'infermeria che dà il nulla osta all'impiego di Pastore e di Deflorio. Ma la prova incompiuta in trasferta sta diventando una costante. C'è da chiedersi perché.05 dicembre 2005

Manni-gol rotto il digiuno

Il Taranto ritorna da Vasto con l'ennesimo pareggio in trasferta, il sesto in 8 partite giocate fuori casa. Come la formazione rossoblù anche Latina, Nocerina e Rieti non hanno ancora vinto una gara esterna. Per il Taranto appena sei punti in trasferta, mentre le altre squadre di testa hanno un bilancio decisamente migliore: 16 punti per il Gallipoli, 12 per il Giugliano, 11 per il Rende, 10 per il Melfi e 8 per il Marcianise. Il ruolino esterno dei rossoblù è così composto: 1-1 all'esordio stagionale sul terreno della Cisco Roma, quindi uno 0-0 a Lamezia contro la Vigor, poi la sconfitta per 1-0 a Giugliano, in seguito lo 0-0 a Vittoria, ancora una battuta d'arresto a Marcianise con la sconfitta per 2-0, un pari senza gol a Gallipoli, il «golloso» 3-3 a Nocera Inferiore ed infine il 2-2 a Vasto. Per i rossoblù altre due reti fuori casa dopo le tre realizzate a Nocera, mentre nelle prime 6 partite ne avevano segnata solo una. L'ultimo 2-2 esterno degli ionici risale al 7 ottobre 2001, campionato di serie C1, Torres-Taranto con le reti di Riganò, Udassi su rigore, ancora Riganò ed infine il pareggio dei sardi sempre con Udassi. In due minuti (39'-41') prima Massimiliano Manni e poi Fabio Di Domenico hanno portato il Taranto dallo 0-2 al 2-2. Il difensore torna a segnare in campionato dopo oltre 4 anni e mezzo; la sua ultima marcatura era datata 29 aprile 2001: Savoia-Ascoli 1-3 (in quel torneo di serie C1 segnava due gol con i marchigiani). Da segnalare che Manni ad inizio carriera giocava da ala sinistra ed assieme a Bobo Vieri, il centravanti, conquistava due campionati Primavera con il Torino, nel 1991 e 1992. Per Di Domenico terza rete in nove partite con il Taranto (quattro giocate da titolare e nessuna per intero). Per l'attaccante tre marcature, appena una in meno rispetto a tutto il torneo scorso (23 presenze in C1 con la Vis Pesaro). Terzo pareggio per il Taranto in tre gare giocate a Vasto; nei precedenti due confronti si erano registrati due 0-0, il 19 marzo 2000 nel campionato di serie D 1999-2000, ed il 6 gennaio 2005 in serie C2 (in questa gara esordivano in panchina Antonio Toma e Pieraldo Nemo in sostituzione dell'esonerato Sabadini). di Franco Valdevies05 dicembre 2005

Scontri Lazio-Livorno, archiviazione per 288 tifosi
Finito l'incubo. Dopo gli incidenti alla stazione Fs di Roma San Pietro e la caccia all'uomo della polizia, i tifosi e le Bal tirano un sospiro di sollievo

Dallo scorso 10 aprile, data del famigerato incontro tra Lazio e Livorno, si era delineata una chiara strategia nei confronti dei tifosi livornesi presenti quel giorno all'Olimpico: dare un esempio e, forse, creare un precedente. Poco importava che sul «diretto» che stava tornando a Livorno ci fossero persone di ogni età: erano comunque considerati responsabili degli incidenti alla stazione ferroviaria di Roma S. Pietro. Tutti indistintamente. Una tesi suggestiva ed oggettivamente poco credibile tanto che dei quasi trecento tifosi, solo cinque - appunto - sono stati riconosciuti colpevoli in sede processuale. Per gli altri 288, tutti denunciati dalle forze dell'ordine, non è stata però una passeggiata. La fine dell'incubo è arrivata soltanto ieri, con la decisione presa dal Gip, Renato Laviola, di archiviare la loro posizione. Accolte quindi le richieste del Pm, Roberto Felici, che ha ritenuto insussistenti le fattispecie di reato configurate nei confronti dei tifosi, molti dei quali difesi dagli avvocati Lorenzo Contucci e Marco Guercio. Per arrivare all'archiviazione, i tifosi hanno dovuto affrontare un vero e proprio girone dantesco. Prima gli abusi di vario genere subiti in un commissariato romano (dove molti tifosi sono stati trattenuti in stato di fermo per oltre 24 ore), poi l'emissione delle diffide (alcune delle quali già annullate dal Tar del Lazio e per le quali si aspetta il placet del questore di Roma). Due tifosi, a causa degli incidenti scoppiati quel giorno, hanno perfino perso il posto di lavoro. Insomma, le hanno tentate davvero tutte pur di dare il colpo di grazia alle Bal (le Brigate Autonome Livornesi), reduci da tre anni di battaglie a suon di carte bollate. Ne sanno qualcosa pure i 98 diffidati di Trieste, accusati di aver danneggiato un autogrill nell'autunno del 2003, il cui caso è stato archiviato per mancanza di prove soltanto dopo una discutibile proroga delle indagini. Così come coloro che, nella trasferta di Catania dell'aprile 2004, furono costretti a difendersi da soli dai tifosi siciliani per la fuga del servizio d'ordine che fungeva da scorta. In quel caso, dopo essere stati rispediti a casa senza essere riusciti ad entrare allo stadio, i tifosi furono diffidati e persino denunciati e dopo aver vinto il ricorso in cassazione (che annullò l'obbligo di firma in questura), subirono da un nuovo Gip il ripristino del provvedimento due mesi più tardi.
«Non c'è niente da festeggiare - commentano le Bal - perché non ha vinto nessuno. Chi ha perso ancora una volta sono le istituzioni e di sconfitta continueremo a parlare fino a quando i responsabili di questi `errori' giudiziari non avranno nomi e cognomi e saranno perseguiti. L'unico motivo di soddisfazione - concludono le Bal - è aver visto l'intera Livorno stringersi al nostro fianco, condurre e vincere una battaglia legale interamente partita dal basso e sviluppatasi grazie all'appoggio delle masse. Il lavoro svolto dal Comitato per la verità sui fatti di Roma, ne è un esempio». di Tommaso Tintori

Blasi: «Voglio vincere»
Taranto a Vasto con Pastore e Deflorio

Saranno 250 i tifosi tarantini presenti questo pomeriggio allo "Aragona" di Vasto. Il match è difficile. La formazione abruzzese segna pochissimo (6 gol finora, di cui 4 in casa), ma incassa anche poche reti (6 in tutto, di cui la metà sul proprio terreno). Viene descritta come una formazione che predilige il gioco in contropiede. Mister Pierini, la scorsa stagione alla Rosetana, deve fare di necessità, virtù. Non avendo punte in avanti in grado di segnare tantissimi gol (il capocannoniere è Somma con 2 soli centri), deve affidarsi ad altre soluzioni per risolvere il problema del gol. In compenso ha una ottima difesa, imperniata sull'ex tarantino, Di Meo, ed un centrocampo che fa molto filtro ed interdizione come dimostra lo 0-0 conquistato tre settimane fa sul terreno del Giugliano di mister Dellisanti. Il Taranto, dal canto suo, punterà, come gli accade di fare dall'inizio del torneo, al colpo gobbo. E per centrare l'importantissimo obiettivo dovrà affidarsi alle armi di sempre: grinta, determinazione e cattiveria agonistica. Le stesse, che soltanto sette giorni fa, gli hanno consentito di piegare prima e vincere poi il derby contro il Potenza. La formazione è legata alle condizioni più di Andrea Deflorio che di Ivano Pastore. Il difensore sembra aver recuperato: quasi scontato il suo utilizzo. Oltretutto l'assenza di Caccavale per squalifica lo costringe a stringere un po' i denti ed a indossare la maglia numero cinque. Il capitano sta meglio, ma avverte ancora qualche fastidio alla caviglia. In settimana si è allenato poco. Conoscendo la sua voglia di essere in campo e di dare il suo prezioso contributo alla squadra, alla fine dirà presente ed indosserà maglietta rossobù e relativa fascia di capitano. Il presidente Blasi, dopo una settimana trascorsa lontano da Taranto per impegni di lavoro, sarà a Vasto. «Voglio i tre punti!», ha già ordinato ai suoi ragazzi. di Giuseppe Dimito04 dicembre 2005

Le statistiche di Franco Valdevies

Quattro i precedenti di campionato contro la Pro Vasto, due nel campionato di serie D 1999-2000 e due nella passata stagione in serie C2. I rossoblù hanno vinto le due gare giocate allo Iacovone, quindi pareggiato entrambe le partite disputate a Vasto. Per il Taranto 2-1 allo "Iacovone" il 7 novembre 1999 con i gol al 70' di Campioli, il pareggio ospite al 73' con Taraborelli, infine la rete decisiva di Migliozzi al 90'. La formazione tarantina guidata da Angelo Carrano si presenta così: Spagnulo, Pizzolla (dal 75' Miale), Migliozzi, Ferri (dal 62' Sacco), Nettis, Rubino, Magno, Campioli, Dell'Oglio, De Luca, D'Antò. Da annotare che al 3' De Luca si fa parare un rigore da Corantini, quindi dall' 81' l' Arsenal Taranto resta in dieci per l'espulsione di Sacco. Il 19 marzo 2000 finisce 0-0 la gara di ritorno; questo «l'undici» tarantino: Spagnulo, Pizzolla (dall'88' Cela), Migliozzi, Nettis, Zangla, Baldari (dal 73' Orsini), Stasi, Magno (dal 65' Pacetti), D'Isidoro, Dell'Oglio, D'Antò. Il 6 gennaio 2005 il Taranto si presenta a Vasto con il duo tecnico Toma-Nemo che sostituisce l'esonerato Tato Saladini. Ancora uno 0-0 conquistato con questa formazione: Leopizzi, Garzja, Marrazza, Mela, Maddé, Del Gaudio, Arabia, Sangermano (53' Niscemi), Mollo, Mignogna (93' Magno), Paco Soares (84' Amico). Da rilevare che questo è il primo punto raccolto dal Taranto nella gestione del presidente Luigi Blasi. Il 15 maggio 2005, nell'ultima giornata della regolar season, i rossoblù si impongono per 4-2. Questa la formazione ionica schierata da Florimbj: Signorile, Peruzzi, Monaco, Mela, Maddé, Silvestri, Meacci (83' Malagnino), De Leonardis, La Cava, Selvaggio (69' Mignogna), Sergi (50' Niscemi). Le reti del confronto: al 13' Sergi, al 44' Mela, al 63' Dombolo, al 79' Deleonardis, all' 84' Adduono, infine all' 88' Niscemi. Otto le reti segnate da Andrea Deflorio; dopo 13 turni lo stesso bottino di gol era stato realizzato da Iacovone in serie B nel 1977-78, mentre Riganò aveva fatto meglio in C1 nel 2001-02 con 10 marcature. Quattro anni fa il bomber di Lipari era andato a segno ogni 130 minuti di gioco, mentre attualmente Deflorio va in gol ogni 133 minuti; nel 2001-02 Riganò giocò per 90' minuti in tutte e 13 le partite, quest'anno Deflorio è stato sostituito in tre occasioni (nell'ultima gara contro il Potenza è dovuto uscire per infortunio dopo appena 20 minuti).04 dicembre 2005

Guida Larosa
Il centrocampista confermato come regista anche per domani a Vasto. «Il ruolo mi piace». Deflorio e Pastore, si deciderà all'ultimo momento: ci sono speranze

I dubbi si trascinano fino all'ultimo: Raimondo Marino non deve decidere molto, però. Deve aspettare, consultare. Chiedere allo staff medico se Deflorio e Pastore potranno essere impiegati: il superlavoro di questi giorni per recuperare i due pilastri del Taranto non ha ancora consentito di sciogliere la riserva. Ma, di certo, ha alzato di molto le percentuali di utilizzo. In casa della Pro Vasto, domani, i due giocatori dovrebbero esserci, ma non lo si può dire con certezza. Per cautela, comunque, Marino tiene in caldo Catania e Capone. 
Di certo, invece, c'è l'annunciata defezione di Caccavale (squalificato), che sarà tamponata da Martinelli. E certo sembra anche essere l'impiego di Ciccio Larosa al centro del centrocampo. Nella posizione di regista, cioè: quella più delicata nello schieramento di Marino. «Ma il tecnico non lo ha detto - spiega il barese -, posso solo sperare». Più che personale pretattica è scaramanzia: giocherà, probabilmente ne è anche informato. Giocherà al posto di Bevo: perché il campano, titolare del ruolo, ha smaltito il dolore alla caviglia, ma secondo Marino deve ancora liberarsi di qualche timore residuo. Evidentemente Larosa ha convinto: «Non mi sbilancio: certo Bevo ha avuto un infortunio alla caviglia che, per noi calciatori, è sempre delicato. Quando starà bene il posto forse sarà suo. Ma io, intanto, avverto la fiducia della società e questo basta a farmi stare bene». 
Progressi da annotare: l'ultimo Larosa era migliore dei precedenti. E, forse, ancora non ha detto tutto: «Io so che se resto in campo vuol dire che, probabilmente, sto facendo bene. Ma so anche che non posso fermarmi: c'è molta concorrenza anche al nostro interno. Concorrenza sana e leale: Marino ha il pregio di far sentire tutti titolari. E di dare a tutti l'opportunità di mettersi in mostra. Sta a noi, poi, coglierla». Nuovo perno, un po' provvisorio un po' no, di un Taranto che, adesso, si sente bene: «E' un buon momento: siamo sereni. La vittoria aiuta, è sempre così. Però siamo perfettamente coscienti di come una partita non può, improvvisamente, cambiare tutto». Siamo al punto cruciale, al pensiero più forte della vigilia: il Taranto, finora, non è riuscito a vincere in trasferta. Cinque pareggi, due sconfitte: «Ma alla vittoria - dice Larosa - siamo andati vicino più volte. Perché in trasferta, comunque, giochiamo bene, non sfiguriamo. Abbiamo fatto un buon calcio quasi in tutte la partite, spesso siamo stati anche superiori rispetto all'avversario. Abbiamo fatto pochi punti, però: questione di dettagli, che non sempre sono stati a nostro favore». Adesso serve vincere, per molte ragioni: «Per ottenere il risultato pieno ci serve un po' più di cattiveria, un pizzico di cinismo: fare risultato pieno lontani dallo Iacovone può farci svoltare anche in classifica. Migliorerebbe il nostro cammino, ci porterebbe più su: vincere avrebbe una grande importanza». 
Si parte oggi, dopo l'allenamento del mattino. Si parte all'assalto, soprattutto. In campo il Taranto proverà ad attaccare. Guida Larosa, ormai è deciso: «A me questo ruolo sta piacendo. E mi piace ogni volta di più: credo, anche, di riuscire ad essere utile alla squadra». Marino si fida: «Come si fiderebbe di Capone, nel caso Pastore non dovesse recuperare: se stiamo qui vuol dire che avremo pure qualche qualità, no? E tutti ci teniamo a dimostrare di essere da Taranto». di Fulvio Paglialunga03 dicembre 2005

Larosa "sblocca" il Taranto
«Siamo sereni e consapevoli: a Vasto per vincere»

Vigilia di Pro Vasto-Taranto. L'infermeria si svota. Verso il recupero Pastore e Deflorio. Dei due sta, però, meglio il centrale difensivo. In Abruzzo ci sarà dal primo minuto. Gli ultimi residui dubbi riguardano Deflorio, la cui caviglia non è del tutto a posto. Conoscendo la solida tempra del capitano rossoblù, c'è da confidare seriamente nella sua presenza in campo. La formazione, pertanto, potrebbe essere identica a quella di domenica scorsa con l'unica defezione di Caccavale (squalificato) che sarà sostituito da Martinelli. Chi sta crescendo partita dopo partita è Francesco Larosa, che a Nocera e contro il Potenza ha giocato al posto dell'acciaccato Bevo. «Sto bene. Il mio rendimento cresce perché sta lievitando la condizione. Quello di centrale basso del rombo di metà campo è un ruolo delicato e difficile: se non si è al massimo, non si può offrire alla squadra la prestazione ottimale». La settimana è scivolata via in maniera serena. «Meglio così. La tranquillità è una delle componenti più importanti per preparare nel migliore dei modi l'impegno successivo. Fino a martedì ci siamo goduti la bella vittoria sul Potenza. Da mercoledì abbiamo cominciato a pensare alla trasferta di Vasto che è abbastanza difficile». Che squadra è la Pro Vasto? «Francamente la conosco poco. Il mister ci ha detto che è una formazione molto equilibrata: segna poco, ma contestualmente incassa poche reti». Servirebbero i tre punti. «A chi lo dice? Noi, fuori casa, abbiamo sempre rincorso il successo. Non ci siamo riusciti perché talvolta abbiamo commesso alcuni errori di troppo; ma prima o poi vedrete che riusciremo a centrare questo grosso obiettivo. L'importante è non farci condizionare psicologicamente e scendere in campo con la maggior dose di grinta, determinazione e cattiveria agonistica». STADIO IACOVONE - Dopodomani è previsto l'ennesimo incontro fra Taranto Sport e Comune per risolvere una volta per tutte la questione-convenzione che sta trascinandosi stancamente da troppo tempo. Al novanta per cento le parti sono d'accordo. Resta il problema della pulizia della struttura. Con un po' di buona volontà anche quest'ultimo ostacolo, che francamente non sembra insormontabile, potrà essere superato. Per quanto riguarda il duro comunicato del S.a.P. della Polizia sulla mancanza di sicurezza all'interno dello Iacovone, ieri ha risposto l'assessore allo sport del Comune, Emma Scarfato, la quale ha fatto presente che l'ente cittadino ha stanziato la somma di un milione e 700mila euro per adeguare lo stadio al Decreto-Pisanu. Ora, però, bisogna passare dalle parole ai fatti facendo partire in tempi brevissimi la gara d'appalto per assegnare i lavori. Ricordiamo che la proroga per ultimarli scadrà a fine febbraio 2006. di Giuseppe Dimito03 dicembre 2005

«Voglio tutti a Vasto»
Il presidente Luigi Blasi lancia un appello in vista della prossima trasferta del Taranto: «Sento che in Abruzzo ci sbloccheremo. Può essere la gara della svolta»

Sta per soffiare sulla prima candelina da presidente del Taranto. Gigi Blasi si divide tra la sua attività di imprenditore e la massima espressione dirigenziale della società ionica. Senza fermarsi mai, con uno spirito indomabile. Oggi a Montpellier, domenica a Vasto, pronto per soffrire con la sua squadra. 
«E' stato un anno piacevole - afferma Blasi - e soddisfacente nella stessa misura. Gli obiettivi, finora, sono stati centrati e ritengo di avere lavorato bene. Ho sempre detto che questa è la prima vera stagione, in quanto quella precedente era un'annata ereditata a cui abbiamo dovuto mettere una pezza. Complessivamente sono in linea con quelle che sono state le intenzioni originarie». L'unica delusione, la condanna confermata ai danni di Silvestri. «Dispiace tremendamente per il ragazzo. Si tratta di una persona stupenda e di un giocatore valido. Purtroppo le responsabilità erano di altri. E' stato commesso un errore di superficialità e sono andati di mezzo giocatori che non c'entravano nulla. Peccato» 
Da quel 13 dicembre nessun pentimento quindi... «Non ci sono pentimenti perchè sono fiero di fare il presidente del Taranto. Ci sono i presupposti per operare nel migliore dei modi. Pubblico e città danno i giusti stimoli. Poi nel calcio due più due non fa sempre quattro. Ci sono tante variabili da tenere in considerazione». 
Ci sono anche le critiche che in una piazza come quella ionica non mancano mai. «A me dispiace stare a sentire critiche negative e distruttive che non aiutano. I risultati vengono ottenuti anche perchè tutti remano dalla stessa parte. Dopo la partita contro il Potenza ho fatto il riferimento... ai calzini che sembrava fossero diventati il problema principale del Taranto. Guardiamo le cose concrete e cerchiamo di esprimere dei giudizi corretti. Le critiche sono benvenute da persone che hanno argomenti. Io ho sempre detto che è opportuno cambiare mentalità e cultura. Il calcio va visto in maniera equilibrata. Io non ho mai detto che quest'anno saremmo andati in C1 in ogni modo. Ho sempre affermato che il mio progetto abbraccia un lasso di tempo di tre anni, alla fine dei quali vorremmo arrivare in serie B. Vincere nel calcio non è facile. La gente spesso dimentica il passato recente o le sue origini». 
Una società che ha voglia di fare. L'imbeccata per uno dei motti per il quale è diventato famoso Blasi. «Certo. Ho sempre detto che solo chi opera, sbaglia. Sta a noi sbagliare il meno possibile. Io non voglio farmi del male. E' assurdo pensarlo. Ho sempre detto che occorre pensare positivo e vedrete che i risultati arriveranno. E cercheremo di sbagliare il meno possibile anche nell'opera di rinforzamento di questa squadra. Stiamo operando. Blasi non si tira indietro. Se ho investito finora cento, non vengo meno alle mie responsabilità se bisogna investire un altro dieci. Cercherò di mettere il Taranto nelle condizioni di ambire alla C1». 
La posizione del Taranto è finora quella che si attendeva? «Siamo in zona playoff e per ora mi basta. Non guardiamo la vetta perchè il campionato può riservare ancora tante sorprese. Noi dobbiamo pensare partita per partita. Tutti e diciotto i giocatori che vanno a referto devono essere pronti mentalmente. E furbi. Se a Nocera fossimo stati più scaltri, avremmo portato a casa la gara. L'ho anche detto ai miei ragazzi. Quando c'è la possibilità di conciliare punti e bel gioco va bene. Se alla fine si raccolgono solo i punti, a me va bene lo stesso. Non ci possiamo permettere di fare troppi passi falsi». 
Marino e Blasi: un legame fortissimo che va al di là del semplice rapporto tra allenatore e presidente.«Io faccio l'industriale e sono a contatto con uomini. Marino è stato scelto perchè è un uomo serio, corretto e leale. Poi c'è anche l'aspetto tecnico. Il suo modo di allenare mi è sempre piaciuto sin dai tempi in cui lavorava a Lecce. E' quell'identikit di tecnico che mi piace. Come era Toma per intenderci. Rispetto a Toma, Marino è più equilibrato, senza tralasciare l'aspetto brillante del gioco. Io, poi, l'ho sempre difeso perchè se il gioco c'è ci può essere sempre. Qualche risultato negativo è arrivato, ma cosa c'entrava Marino in tutto ciò? Lui ha la mia fiducia e credo sia ben riposta». 
Blasi si è identificato con un progetto. Qual è la priorità di questo programma? «Per fare calcio ci vogliono le strutture. Ecco, io ho sempre in mente la creazione di una Cittadella dello Sport, un complesso polifunzionale che permetta ai ragazzi di sentirsi di casa, che possa far crescere quei giocatori che devono essere il futuro del Taranto. Io non sono un politico e non so quali devono essere i canali che possano generare questo sogno. Però è il solito invito che estendo alle istituzioni che possono farsi avanti e darmi una mano. Altrimenti questo bel sogno sarà spostato territorialmente da qualche altra parte. Premetto che Michele Gatto sta facendo un grande lavoro con il settore giovanile, ma è impensabile che i ragazzi si spostano da un campo all'altro della Provincia per fare la loro attività. Prendiamo esempio dalla realtà di Lecce, così vicina a noi. Il modello di riferimento è quello»
Domenica si va a Vasto. C'è pronto un appello. «Invito i tifosi a seguirci. E' un appello rivolto a tutti quelli che fremono per il Taranto. Domenica ci sbloccheremo anche fuori casa. Me lo sento, come mi sentivo che avremmo battuto il Potenza. I ragazzi li vedevo carichi e non potevano mancare quell'appuntamento. Voglio che la cosa si ripeta anche a Vasto. Io credo che questa possa essere una tappa fondamentale. Un successo sarebbe una molla determinante. E farlo davanti ad uno stadio rossoblu sarebbe una grande soddisfazione. Vasto, dopo tutto, non dista molti chilometri...» di Luigi Carrieri02 dicembre 2005

Taranto, test anti-Vasto
Marino invita i suoi calciatori ad essere "aggressivi". L'allenatore prova la squadra della prossima trasferta in una partitella "veloce": 44' di gioco. «Deflorio e Pastore hanno il cinquanta per cento delle possibilità di scendere in campo domenica». Ieri 1-1 in famiglia: reti di Passiatore e Capone

Quarantaquattro minuti tutti di un fiato. È stato questo il menù della partitella infrasettimanale fatta disputare da Marino all'intera rosa sotto una pioggia battente. «Ho diminuito il lavoro perché ieri - mercoledì, ndr - i ragazzi hanno disputato un allenamento un tantino più duro» ha commentato il trainer jonico al riguardo. Provate le soluzioni alternative alle eventuali defezioni di Pastore e Deflorio. Entrambi hanno girato a parte (il capitano aveva un vistoso cerotto sul viso per un brufolo comparso nei giorni scorsi) mostrando di essere quanto meno avviati verso la guarigione. «Allo stato attuale i due hanno il cinquanta per cento a testa per giocare a Vasto» ha commentato Marino al riguardo. Questi ultimi due giorni saranno decisivi. Tornando alla partitella, in tuta blu sono stati schierati Gentili; Micallo, Capone, Martinelli, Manni; Mortari, Bevo, Deleonardis; Mancini; Gambino, Catania. In casacca arancione, invece, c'erano: Gori, Malagnino, Caccavale, Patronelli, Mignogna; Bruno, Larosa, De Liguori; Campanile; Passiatore, Di Domenico. Per la cronaca è finita 1-1 con reti di Passiatore e Capone. Marino ha invitato non poche volte i suoi ad attuare manovre d'attacco più aggressive. «Mai indietreggiare - ha detto su questa singola questione - bisogna sempre attaccare». Martinelli, il sostituto naturale dello squalificato Caccavale, ha risposto "presente" facendo chiaramente intendere di essere pronto a scendere in campo. E' piaciuto pure Larosa il quale sta prendendo confidenza con il ruolo di "guardiano" della difesa (ma bisogna aggiungere che non disdegna le proiezioni offensive proponendosi nell'area di rigore avversaria sfruttando i tantissimi centimetri d'altezza di cui dispone). Bevo, dal canto suo, ha mostrato di essere avviato parecchio alla guarigione. «Quando sarà pronto al cento per cento andrà in campo» ha chiosato Marino aggiungendo: «Non deve sicuramente dimostrarmi il suo valore perché mi è noto abbastanza. Anche se mancherà due-tre-quattro settimane, non muterò di certo il giudizio che ho nei suoi confronti. Che è elevato». Per quanto riguarda la formazione che scenderà in campo dopodomani a Vasto è evidente che dipenderà dalle condizioni di Pastore e Deflorio. Se i due dovessero poter scendere in campo (il provino di ieri pomeriggio è stato confortante perché entrambi hanno corso senza evidenziare problemi), si potrebbe ipotizzare la conferma dell'undici che ha battuto il Potenza domenica scorsa con l'unica eccezione di Martinelli che prenderà il posto dello squalificato Caccavale. In caso di assenza di entrambi o di uno dei due, in difesa giocherebbe sicuramente Capone (l'ipotesi è stata avallata dallo stesso Marino che, peraltro, ha annunciato la presenza di Martinelli in campo); in attacco, invece, le possibilità sono ampie. O inserire uno fra Catania e Gambino al fianco di Domenico oppure attuare il 4-3-2-1 ed affiancare Mancini con Larosa (Bevo ritornerebbe in mediana). Sul match ha detto: «La Pro Vasto è abile nel contropiede per cui noi dovremo essere attenti a non farci infilare». Stamane altra seduta. Domattina rifinitura e partenza per Vasto. di Giuseppe Dimito02 dicembre 2005

Iacovone, la sicurezza non è più sostenibile

La sicurezza all'interno dello "Iacovone" non è più sostenibile. «Agenti della Polizia di Stato (ma anche Carabinieri e uomini della Guardia di Finanza) e tifosi sono a serio rischio». Il grido d'allarme sulla questione-stadio è stato emesso ieri dal S.a.P. (sindacato autonomo di Polizia) con una articolata missiva diretta al Prefetto ed al Questore, oltre che alla stampa. Il testo così prosegue: «Mancano quelle elementari norme di sicurezza che durante la settimana vengono date per risolte ma che sistematicamente tutte le domeniche vengono disattese. Ci riferiamo alla fatiscenza della struttura che è sprovvista di bagni e buona parte dei seggiolini delle tribune che sono sradicati e, quindi, diventano oggetti atti all'offesa. Gli stessi bagni, inagibili da tempo, sono deposito di calcinacci, mattonelle divelte e quant'altro che, malintenzionati, nonostante un rigido controllo delle Forze dell'Ordine, agli ingressi, possono servirsene allo scopo di turbare il regolare svolgimento delle gare e ferire, come è accaduto recentemente, diversi tutori delle Forze dell'Ordine. Tale insostenibile situazione crea un reale e costante pericolo alla sicurezza e all'incolumità delle Forze di Polizia che svolgono il proprio servizio ed anche ai cittadini che si recano allo stadio per assistere con serenità alla gara di calcio. Non è più tollerabile che il personale preposto alla sicurezza ogni domenica sia fatto segno di oggetti che vengono reperiti all'interno dello stesso stadio in barba ai continui e rigidi controlli che vengono effettuati prima di ogni gara. Pertanto, chiediamo a Prefetto e Questore un risolutore intervento a garanzia di quanti ogni domenica operano affinché le partite di calcio non si trasformino in gare di tiro al bersaglio. D'altra parte non possono essere i poliziotti a subire le conseguenze di una lunga querelle fra il Comune di Taranto e la proprietà - Taranto Sport, ndr - in ordine a chi deve effettuare la manutenzione dello stadio». Le ultime righe della missiva fanno riflettere: «Noi siamo determinati a far sentire la nostra voce anche con l'interruzione del servizio». Il S.a.P. ha ragione. È tempo che Comune e Taranto Sport si mettano a tavolino e sottoscrivano la convenzione in tempi brevissimi. Ma bisogna anche iniziare i lavori di adeguamento dello stadio alla normativa-Pisanu. La proroga scadrà fra tre mesi. E del cantiere che dovrà operare, non si vede nemmeno l'ombra. di Giuseppe Dimito02 dicembre 2005

Doping aziendale: la Juve alla sbarra 
Rimandata al 14 dicembre l'attesa sentenza del processo d'appello per abuso di farmaci. Guariniello chiede la condanna anche di Giraudo: «Sapeva e firmava tutto»

Il processo d'appello alla farmacia ambulante della Juventus è giunto ieri all'ultima curva e la requisitoria finale del Procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, ha ribadito la richiesta di condanna per il capo dello staff medico bianconero, Riccardo Agricola, e per l'amministratore delegato Antonio Giraudo. Tre anni e due mesi per il medico, che in primo grado era stato condannato a un anno e dieci mesi; due anni per il dirigente che un anno fa era stato assolto dall'accusa di frode sportiva e somministrazione illecita di farmaci pericolosi per il periodo d'oro della Juve di Lippi, il quadriennio 1994-98. La sentenza di secondo grado, che era attesa già ieri, è stata rinviata al 14 dicembre quando ci sarà l'ultima replica degli avvocati bianconeri e la riunione della Camera di consiglio per il verdetto. Per fortuita coincidenza, lo stesso giorno prenderà il via il processo sportivo davanti alla Disciplinare della Lega calcio, rinviato già due volte, quasi sei mesi dopo il deferimento del 21 giugno scorso. Per la vecchia signora, dominatrice assoluta della prima parte della stagione, si prospetta un caldo natale. Soprattutto per Giraudo, l'Ad che voci di corridoio danno da qualche mese in procinto di lasciare la baracca chiudendo l'era vincente e sospetta della Triade formata con Bettega e Moggi. Contro di lui, la pubblica accusa è stata durissima ribadendo che il supermanager chiamato dalla famiglia Agnelli per ridurre i costi e far aumentare i guadagni del club più titolato d'Italia non poteva essere all'oscuro dei costosissimi "escamotages" medici messi in atto da Agricola e accertati in primo grado dal giudice Casalbore. «Alla Juventus - ha spiegato Guariniello in aula - la somministrazione di farmaci ai giocatori era il frutto di una politica aziendale, un sistema organizzato per trattare una quantità esorbitante di medicinali». E siccome a Giraudo faceva riferimento ogni settore del club, «dall'ultimo magazziniere al più alto dirigente, logica dice che Giraudo ne è responsabile». La tesi che l'amministratore delegato non potesse non sapere era già stata sostenuta e respinta un anno fa, quando la Juve aveva festeggiato l'assoluzione di Giraudo come una liberazione provando a dimenticare le responsabilità di Agricola, che il Tribunale di Torino ha riconosciuto colpevole di doping perché dava Epo ai giocatori bianconeri e che ciò nonostante continua a essere il medico sociale della squadra.
Guariniello ha tracciato un profilo inequivocabile del massimo dirigente juventino «Dal 1994, aveva poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione ed effettivi poteri decisionali per guidare l'azienda. Qualsiasi spesa passava da lui, perchè era lui a mettere la firma. Nel 1992 la spesa per i farmaci della Juventus era di 18 milioni di lire, come è possibile che nel 1995/96 la stessa spesa fosse di 104 milioni? Sono stati trovati oltre 200 farmaci alla Juventus e quello che firmava le carte per comprare i farmaci era Giraudo. Come poteva non saperne nulla? Si era creata una farmacia per un intero ospedale mentre quei medicinali venivano usati su giocatori che non erano malati. Come era possibile che il medico occultasse tutto questo a Giraudo? Il compito di Giraudo appena arrivato alla Juve era quello di mantenere l'eccellenza sportiva senza richiedere costi aggiuntivi alla società. I giocatori avevano un recupero fin troppo brillante dopo gli infortuni: con tutti i successi riportati in quegli anni la Juventus otteneva dei guadagni e di questo escamotage sono ugualmente responsabili sia Agricola che Giraudo. Quindi è giusto condannare entrambi».
L'accusato principale si è astenuto da commenti limitandosi a un laconico «volete scherzare?». A prendere le sue difese hanno pensato i legali bianconeri, furiosi con Guariniello e pronti a tentare l'ennesima mossa disperata, sollevare una questione di legittimità costituzionale legata al modo con il quale alla Juventus è stato contestato l' uso di Epo. «La requisitoria del procuratore è stata banale e ha avuto solo grande incisività scenica», ha detto l'avvocato personale di Giraudo, Paolo Trofino. Assolutamente comprensiva (col suo assistito) anche l'altra legale, Anna Chiusano. «Se si chiede a un amministratore delegato di fare tutto all'interno di una società grande come la Juventus bisogna cambiare le regole». L'avvocato Luigi Chiappero, che in primo grado abbandonò l'aula per protesta contro il giudice, ha concluso così. «Le partite finiscono al novantesimo. Finchè non si sente il fischio finale non si può essere nè pessimisti nè ottimisti. Questa è solo una tappa. I processi non si concludono in appello, ma davanti alla Cassazione». di Matteo Patrono01 dicembre 2005

Silvestri, amara sentenza
Il Gui ha confermato la condanna di un anno per il centrocampista del Taranto, Sergi e Signorile in merito al caso-furosemide. Rientro previsto per il 20 maggio

Sirio Silvestri non sarà il primo rinforzo del Taranto del nuovo anno. Nella migliore della ipotesi, il giocatore siciliano potrà vivere da protagonista le eventuali gare di playoff di fine maggio. 
Un preambolo che annuncia la conferma della condanna di un anno che ieri il Gui (Giudice di ultima istanza) ha emesso nei confronti di Silvestri (ancora nelle fila rossoblu), Sergi e Signorile e che segue la conferma dei quattro anni affibbiati al dottor William Uzzi. 
Si conclude nella maniera più negativa l'odissea vissuta dai tre giocatori che, nell'arco di due partite dell'anno scorso (Igea Virtus e Rende) incorsero nella vicenda doping, meglio conosciuto come caso-furosemide. La sentenza definitiva è giunta nel tardo pomeriggio dopo un dibattimento che non faceva trasparire nulla di buono. Il presidente dott. Giovanni Ariolli (che presiede l'organo formato da altri otto componenti) ha, di fatto, mantenuto la medesima linea di condotta della Caf che, nello scorso mese di settembre, ribaltò l'annullamento della Commissione Disciplinare e ripristinò le pene richieste dalla Procura Federale Anti-doping. 
Comprensibile la delusione del giocatore. «Purtroppo le sensazioni non erano delle migliori - afferma Sirio Silvestri - sin da quando la Caf si pronunciò circa una nostra colpevolezza. Sinceramente devo affermare che i presupposti per un giudizio positivo c'erano tutti. Se si fosse applicata la giustizia sportiva, adesso staremmo a parlare di una nostra totale estraneità. Siamo di fronte certamente ad una decisione politica. Le stanze della Procura Anti-doping e del Cui sono sullo stesso corridoio. Giudizi profondamente differenti avrebbero provocato, probabilmente, dei problemi». 
Una linea di pensiero che è confermata dall'avvocato del giocatore, Umberto Canetti unico accompagnatore nella trasferta romana, visto che Diego Bonavina, l'avvocato dell'Assocalciatori, ha dovuto cancellare il viaggio, ufficialmente, per motivi di salute. 
«Questa sentenza - ha detto in maniera fortemente ironica l'avvocato Canetti - mi ricorda una trasmissione: “Porta a Porta”. Procura Anti-doping e Gui, lavorando gomito a gomito, hanno finito con il mantenere lo stesso metro di giudizio. Inoltre c'è da sottolineare come, nei vari dibattimenti, abbia potuto riscontrare una certa comprensione nei giudici che avevano dato l'impressione di capire il problema. Purtroppo risulta evidente come abbia prevalso la necessità di dare un esempio. Dispiace, perchè i giocatori non avevano nessuna responsabilità e si erano “affidati” ad un professionista per espletare le formalità anti-doping. Una sentenza che, francamente, reputo scandalosa». 
La stagione fino al 20 maggio sarà così “mozzata”. Tanto impegno durante la settimana, senza che il sacrificio possa essere messo in atto nella gara domenicale. Una vera sofferenza per il centrocampista rossoblu. 
«E' dura da mandare giù anche perchè mi sentirò un giocatore a metà. Allenarsi la settimana senza però stare con la squadra in ritiro o, peggio ancora, scendere in campo la domenica, non è gratificante. Mi sento spogliato di tutto. Al di là della passione che nutro per il calcio, questo è il mio mondo, è lo sport per cui vivo». 
Amareggiata anche la società ionica che esprime il suo disappunto in poche parole del direttore generale Vittorio Galigani. 
«E' una decisione che lascia perplessi, una botta tremenda che tutti e tre i giocatori non si meritavano. Siamo ovviamente maggiormente amareggiato per Sirio Silvestri che, tuttora, è un nostro tesserato e per il quale facevamo affidamento in quanto pedina importante nel nostro organico. E' una sentenza difficile da accettare». di Luigi Carrieri01 dicembre 2005

Taranto, spiraglio Deflorio
L'ecografia non ha evidenziato lesioni alla caviglia sinistra. Lavoro differenziato per un paio di giorni. Oggi test con la Berretti. Ma la difesa rischia di perdere anche Pastore. Per Vasto 800 biglietti

Si è aperto un spiraglio per Deflorio. L'ecografia non ha rilevato alcuna infrazione alla caviglia sinistra toccata dura domenica scorsa al 15' del primo tempo nel derby contro il Potenza. Il capitano ha ripreso ieri a lavorare in palestra. Seguirà lo stesso menù oggi per cui non parteciperà alla partitella infrasettimanale. Le ultime due sedute saranno decisive. Se non risentirà di alcun dolore, quasi certamente scenderà in campo a Vasto. L'infermeria rossoblù, tuttavia, non è ancora vuota. Ieri si è fermato Ivano Pastore. Il forte difensore quasi al termine dell'allenamento mattutino ha risentito ancora una volta dell'indolenzimento al retto addominale. Bisognerà seguire con molta attenzione l'evolversi della situazione. Mister Marino, infatti, già non potrà contare su Caccavale, fermato dal giudice sportivo per un turno; se, poi, si dovesse aggiungere anche Pastore, si vedrebbe costretto ad inventare di sana pianta la coppia centrale difensiva. Si è regolarmente allenato Martinelli, che è rientrato dopo la giornata di permesso di cui aveva usufruito ieri l'altro. L'odierna partitella servirà a mister Marino per valutare innanzitutto le condizioni fisiche della squadra ed in secondo luogo per provare le soluzioni alternative nel caso il duo Deflorio-Pastore non potesse scendere in campo in Abruzzo. Fra i disponibili c'è anche Deleonardis che ha scontato il turno di squalifica. In caso di defezione del centrale difensivo, giocherebbero Martinelli e Capone con ai lati Micallo e Manni. Se Deflorio dovesse malauguratamente dare forfait, il trainer jonico avrebbe un paio di soluzioni: l'ingresso di Catania al fianco di Di Domenico oppure inserire un altro centrocampista e lasciare lo stesso Di Domenico come unico punto di riferimento offensivo. La Pro Vasto, infatti, viene descritta come formazione che ama il gioco di rimessa. Lo evidenzia la circostanza che, fuori casa, ha conquistato 11 punti contro i 5 fra le mura amiche. Da ieri sono in già in vendita gli 800 biglietti per assistere alla gara di Vasto. Il prezzo, stabilito dalla società di casa, è di 8 euro senza diritti di prevendita. Per acquistarli bisognerà recarsi nei tre punti-vendita: bar Cubana, tab. Policicchio e bar Essential. Il match è molto importante e delicato per cui si spera che saranno in tanti (possibilmente tutti e 800 i posti disponibili) a raggiungere la cittadina vastese. I rossoblù, sospinti dal possente tifo dei propri supporters, avrebbero molte più chanches di agguantare la tanto sospirata ed attesa prima vittoria esterna stagionale. di Giuseppe Dimito01 dicembre 2005

Squalifica confermata
Il Gui non fa sconti. Fermo sino al 20 maggio. Silvestri: «Sono deluso»

Il Gui del Coni ha purtroppo confermato la squalifica di un anno inflitta a Silvestri, Sergi e Signorile per la famosa questione-furosemide. I tre, pertanto, dovranno restare fermi fino al 20 maggio (i primi due) e fino al 2 giugno (il terzo). Nessuno sconto per i tre. Nessuna considerazione per i sei mesi di fermo cui sono stati costretti dopo la sentenza della Caf del 29 settembre scorso che aveva ribaltato quella di assoluzione pronunciata dalla Disciplinare il 26 agosto scorso. L'avv. Canetti, per Silvestri e Sergi, e l'avv. Marrone per Signorile si sono battuti tantissimo per ribaltare nuovamente la situazione in favore dei loro assistiti, ma le loro parole non sono state sufficienti per convincere i sei componenti la Commissione del Coni. All'ultimo momento non è comparso l'avv. Bonafina, il legale inviato dall'Assocalciatori per un improvviso attacco febbrile. L'amarezza di Silvestri: «Sono deluso e rammaricato. Durante il mio interrogatorio, in udienza, ho pianto a dirotto. Un po' francamente me l'aspettavo perché la Caf era stata veramente dura nei nostri confronti. Comunque fino all'ultimo ho sperato nel miracolo. Documenti alla mano, c'erano tutti i presupposti per l'assoluzione. Resta questa tegola che mi costringe allo stop fino al 20 maggio: praticamente per l'intera stagione. Francamente mi ha dato fastidio l'assenza dell'avv. Bonafina». Non è possibile ricorrere ad altre autorità sportive? «Purtroppo no. O meglio si potrebbe proporre un'altra istanza di riesame al Tas di Losanna, ma i tempi sarebbero lunghi per cui si rischierebbe di giungere a quella udienza grosso modo a maggio prossimo». Cambierà qualcosa nel suo rapporto con il Taranto? «Non lo so. Fino a lunedì sono in permesso. Voglio godermi qualche giorno di relax in famiglia. Al mio ritorno parlerò con i dirigenti tarantini. Devo confessarvi che mi piacerebbe tantissimo restare nell'attuale gruppo sia per le straordinarie doti umane del mister che per l'affiatamento con i compagni. Per quanto riguarda la parte legale, darò mandato al mio avvicato di tutelare i miei interessi nelle sedi opportune. Lo ripeterò fino alla noia: non ho commesso alcun illecito per cui non posso pagare per colpe non mie». di Giuseppe Dimito01 dicembre 2005

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