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Il Taranto debutta
Mister Marino: «Un grande gruppo»

La prima settimana di lavoro del nuovo Taranto, targato Evangelisti-Marino, è volata via senza particolari sussulti. Eccezion fatta per l'infortunio alla spalla capitato a Pierri, non ci sono da segnalare particolari «intoppi». La vernice avverrà questo pomeriggio (ore 18) contro la Primavera del Penne sotto lo sguardo vigile del presidente Blasi. Mister Marino farà ruotare, nei due tempi, tutti gli elementi a sua disposizione per offrire a ciascuno la possibilità di mettersi in mostra. «Il valore del test non è molto elevato - spiega il trainer rossoblù - serve praticamente a far divertire i ragazzi scaricandoli dalla tensione accumulata per il lavoro. E così sarà anche per le gare successive. Il vero Taranto lo vedrete il 28 agosto per la prima di campionato». Come è trascorsa la prima settimana? «Direi bene. Abbiamo alternato la parte atletica, che è stata predominante, a quella tecnico-tattica. Abbiamo provato i primi movimenti. Nulla di più. Man mano che ci avvicineremo al 28 agosto, intensificherò la preparazione». È soddisfatto del gruppo che ha a disposizione? «Moltissimo. Francamente non speravo di meglio. Ringrazio la società per lo sforzo profuso per far giungere a Taranto elementi di provata qualità ed esperienza. Era proprio questo che avevo chiesto al diesse Evangelisti». A proposito mister, è la prima volta che siede sulla panchina di una squadra che dovrà affrontare un torneo professionistico. E perdippiù con ambizioni da primato. Avverte il «peso» della situazione? «Non ho né timori, né paure, né remore psicologiche. So che i tifosi, a Taranto, hanno gli stessi dubbi; ma sono altresì convinto che allorché vedranno la squadra in campo, saranno tutti dalla mia parte. E, quindi, dei loro nuovi beniamini. Ma vorrei aggiungere un'altra cosa. Il calcio ha le stesse regole a qualsiasi dimensione. Quando un allenatore può vantare un gruppo solido, efficente, valido tecnicamente e tatticamente, formato da gente di grande affidabilità, può stare tranquillo. I risultati verranno di conseguenza». I giovani in prova? «Bene. Qualcuno è più bravo naturalmente, ma non è arrivato il momento di dirlo. Lasciamoli lavorare serenamente». La squadra va completata. «Per me va bene così. So, comunque, che Evangelisti è all'opera». Ha deciso chi vestirà la fascia di capitano? «Ancora no. C'è tempo. Penso che il 13 agosto, allo "Iacovone", lo saprete. In ogni caso saranno decisivi l'esperienza e gli anni anagrafici». In tal maniera sono due gli indiziati: Deflorio e Pastore. Hanno entrambi 35 anni. L'attaccante è solo di qualche mese più grande. A proposito del «Memorial Michele Blasi», in programma il 13 agosto allo «Iacovone», si sa per certo che una delle altre due formazioni sarà il Manduria (serie D). L'altra milita in C1 (il Martina?) Per finire due casi. Per la furosemide Signorile sarà processato dalla Disciplinare il 27 agosto, Sergi e Silvestri, il 28 (perchè questo sdoppiamento se la posizione è identica?). Per Passiatore il Taranto pretende che effettui la risonanza magnetica all'arto infortunato. L'attaccante non vi ha ancora ottemperato. Il regolamento prevede che la società può chiedere la rescissione del contratto nel caso un suo calciatore non giochi gare ufficiali decorsi i sei mesi. di Giuseppe Dimito

Calcio, a Mediaset i diritti per il campionato
La Rai rinuncia all'asta con un'offerta simbolica di 100 euro. Marano: "Pronti a ricorrere a vie legali per invalidare il verdetto". La tv privata ha offerto 61,5 milioni per la Serie A, Viale Mazzini 26 per avere la Coppa Italia e 6 per la radio

Mediaset si è aggiudicata i diritti tv per la serie A. Dopo un mese di polemiche, ultimatum, ricorsi al Tar e relative sentenze la Rai ha infine rinunciato a concorrere. All'apertura delle buste nella sede della Lega calcio è finita così: Mediaset offre 61.569.000 euro, Viale Mazzini 100 euro simbolici. L'azienda di Cologno Monzese potrà quindi trasmettere le highlights delle partite di campionato di A in diverse fasce orarie. 
E' solo la fine di un capitolo, non della storia come fa capire il responsabile Rai delle acquisizioni Antonio Marano: "La Rai ha fatto la scelta strategica di non partecipare a un'asta che impedisce di fare i programmi che finora sono stati offerti al pubblico". In tutte e cinque le offerte presentate dalla Tv di Stato è stata infatti inserita una lettera in cui la Rai spiega che si riserva di adire a vie legali per invalidare l'asta. 
Alla luce di questo si comprende anche il commento del consigliere in quota opposizione Sandro Curzi: "Abbiamo avuto quello che volevamo: la coppa Italia. Siamo soddisfatti". Infatti la Rai si è aggiudicata i diritti tv in chiaro e radio della Coppa Italia, con un'offerta - piuttosto alta vista la perdita di appeal che la competizione sta registrando negli ultimi anni al punto che anche i grandi club la vivono quasi come un fastidioso obbligo - di 26 milioni di euro. Ma lo stesso Marano sottolinea che il torneo resta invece "per noi un prodotto strategico da prima serata". 
La Rai salva anche i diritti radiofonici della serie A fino al 2008 per 2 milioni di euro a stagione attraverso trattativa privata dopo che, all'apertura delle buste non erano stati assegnati all'asta. 
La versione data da ambienti Rai della questione diritti è che non si è voluto spendere una cifra ingente per avere un pacchetto la cui assenza, dicono a Viale Mazzini, è in gran parte compensata dal diritto di cronaca. Restano da aggiudicare i diritti per la Serie B. Adriano Galliani, presidente della Lega, ha spiegato che "la Rai ha fatto anche di gran lunga l'offerta migliore", ma l'assegnazione avverrà solo dopo che i presidenti della serie cadetta valuteranno le offerte e, soprattutto, decideranno a che ora giocare le partite. Sia Rai che SportItalia, infatti, hanno presentato offerte diverse a seconda che la serie B giochi il sabato pomeriggio oppure il sabato sera o la domenica. 
La vicenda diritti tv sta già sollevando tensioni anche se Galliani assicura che "le polemiche sono finite". l'opposizione accusa il presidente della Lega di conflitto di interessi e all'apertura dell'asta ci sono state scintille. Tutto è nato dal fatto che, dopo l'apertura fisica delle buste, Galliani ha chiesto a tutti i presenti di lasciare la sala al quarto piano della sede di via Rosellini. I giornalisti e i dirigenti delle emittenti coinvolte nell'asta sono quindi usciti per poi rientrare in un secondo tempo in aula. A quel punto, Galliani ha iniziato a elencare i risultati dell'asta ma Marano lo ha interrotto spiegando che "nel bando c'è scritto che i rappresentanti delle emittenti coinvolte nell'asta devono presenziare sempre all'apertura delle buste" e ha chiesto il motivo per cui fosse stato allontanato dall'aula. "Vai in tribunale", gli ha risposto seccato Galliani. Al termine, tuttavia, Marano e Galliani si sono poi stretti amichevolmente la mano, ricordando la comune fede milanista. 
"Mediaset esprime piena soddisfazione per la conquista dei diritti televisivi della Serie A", dice il vicepresidente del gruppo Piersilvio Berlusconi. "E la prima volta che un network privato si aggiudica gli highlights in chiaro per mostrare ai telespettatori in anteprima i gol e le sintesi delle partite del massimo campionato di calcio: dalle 13,30 alle 22,30". 

Cooperativa Taranto
Sintonia totale tra staff tecnico e giocatori nel ritiro di Penne. Ogni allenamento costituisce una occasione di confronto sull'assetto tattico

Il Taranto è già un blocco: si può dire senza che sembri un giudizio affrettato, senza avere l'impressione che le parole stiano andando troppo veloci. Il Taranto di questi primi giorni di Penne è voglia e collaborazione. E' una squadra che pensa come una cooperativa, un gruppo che agisce come un corpo solo: cresce quasi tenendosi per mano. 
Tra giocatori e staff la sintonia è totale: è pure bello da vedere il Taranto che lavora. Per far comprendere il modo migliore è spiegare. Magari partendo da una frase, da un episodio. Allenamento del mattino, nel momento della tattica. Quattro difensori e tre centrocampisti con Marino in una metà campo, due punte e un trequartista con il secondo Montesardi dall'altra parte: i movimenti che il tecnico vuole vengono preparati per settori, ognuno si specializza nei propri compiti. 
Prima di arrivare all'esercitazione collettiva bisogna lavorare per gradi. In questo attimo si comprende lo spirito del Taranto e la collaborazione reale: Marino spiega ai difensori come ruotare in base al movimento della palla e ai centrocampisti come scalare quando, ad esempio, l'esterno sale per bloccare l'attaccante. Spiega e risponde: perché il gruppo pone domande, Pastore e Manni, due dei più esperti, chiedono cosa dovranno fare in ogni situazione. Come dovrà muoversi il centrocampista, dove dovrà mettersi l'esterno dall'altra parte: è uno scambio di idee fitto e assai rispettoso.
Marino fa capire quello che vuole, il gruppo vuole capire proprio quello che il tecnico vuole. E', davvero, come se la costruzione della squadra sia collettiva, come se ognuno ci stesse mettendo del suo: di qua, dalla parte della panchina, non c'è un burbero e di là, dalla parte del campo, non ci sono novizi. Quindi si parla, anche sul terreno.
Ci si esercita e si cerca la strada migliore: Marino, simulando un paio di movimenti del pallone e di conseguenti rotazioni convince della bontà dei suoi insegnamenti, ma non si ostina, non indossa ingombranti paraocchi. Finisce, piuttosto, per chiedere al gruppo: «Siete d'accordo o no?». 
Cioè: i suoi non sono dogmi, ma il suo credo è aperto a variazioni. Marino chiede il confronto perché sta avendo, finora, tutto quello che voleva: collaborazione e lavoro. 
E' disposto a correggersi, se qualcuno dovesse convincerlo di un errore. Purché diventi poi un modo per stare ancora meglio in campo: «Non fatevi problemi - dice ad alta voce -: se avete qualcosa da dire o c'è qualcosa che non vi convince ditelo». Il perché poi lo spiega nel movimento successivo, quando mentre la squadra si muove e tra compagni ci si aiuta con la voce, svela un suo credo morale: «Dovete accettare ogni consiglio, da chiunque arrivi». 
Ecco cos'è, per ora, il Taranto: una squadra dove tutti stanno riuscendo a sentirsi protagonisti, dove Marino non è colui che comanda, ma colui che gestisce, mettendo ognuno a suo agio.
Così ha conquistato il gruppo ed è per questo che, leggendo i giornali del mattino e i giudizi lusinghieri nei suoi confronti (soprattutto per l'ottimo approccio della sua prima volta tra i “grandi”), non sorride, ma mostra una felicità diversa. 
E non si arrende, non finisce di sentirsi in discussione, di mettersi al rango di un esaminando: «Speriamo di continuare sempre con questa mentalità».
Il gruppo continua a collaborare, anche a tenersi in ordine autonomamente, rispettando le regole e invitando a rispettarle. Sì, la strada è quella giusta. La sfida è continuare. da Penne Fulvio Paglialunga

«Mi riscatterò con il Taranto» 
Giuseppe Gambino, 21 anni, ma tanta voglia di emergere

Con Andrea Deflorio, Giuseppe Gambino costituisce il terminale offensivo del nuovo Taranto. Non è un caso: ma i due attaccanti, nel ritiro di Penne, dividono anche la stessa camera. Cinico e determinato, il siciliano di Agrigento vuole riscattare la rocambolesca stagione dello scorso anno, dove a Como (C1) è retrocesso insieme ad una squadra, che, oggi è scomparsa dalla geografia del calcio. Con il club comasco ha realizzato soli 6 gol, in 29 partite giocate. «Mi sono ambientato subito, ho trovato persone motivate ed esperte» sostiene Gambino. «Ho scelto Taranto, anche se avevo altre richieste da squadre di C1, ma il ds Evangelisti e il presidente Blasi mi hanno convinto - per lui contratto biennale -. Voglio riscattare la scorsa stagione e voglio entusiasmare il pubblico tarantino. Voglio dimenticare l'esperienza di Como: noi del sud non eravamo ben visti e questo ci ha penalizzato; non avevamo un buon rapporto col tecnico e la società era latitante. Poi», racconta Gambino, «quando è arrivato il curatore fallimentare le cose sono cambiate. Era però troppo tardi: siamo retrocessi». L'attaccante entra poi nella tattica della squadra e spiega il suo punto di vista: «È una squadra allestita con grandi nomi, quasi tutti esperti, per me rappresentano un punto fermo. Con Deflorio vado d'accordo, abbiamo le stesse vedute: in questi primi giorni abbiamo potuto provare qualche schema. C'è sintonia. Comunque spetta sempre al tecnico decidere la formazione e con quale modulo giocare. Voglio partire subito forte. Sulla carta siamo un bel gruppo» conclude Gambino. Intanto ieri mattina la squadra ha sostenuto un altro test tecnico: Raimondo Marino ha cercato di lavorare sui singoli, individuare le loro caratteristiche e adattarle agli schemi tattici. Il neo allenatore del Taranto predilige il 4-3-1-2: modulo che accompagnerà, come ha fatto intendere il tecnico, la squadra jonica per gran parte del campionato. «Io gioco così, poi è chiaro che si può anche cambiare, ma ho chiesto giocatori con queste caratteristiche» ha più volte ribadito Marino. Recuperato Caccavale, ancora lavoro differenziato per il difensore Martinelli al quale si aggiunto Campanile: per entrambi seduta in piscina. La squadra si allena molto soprattutto per migliorare la resistenza fisica per partire, come spiegano dallo staff atletico, subito con una buona condizione. Un'altra amichevole è stata fissata dal ds Luca Evangelisti (ieri si è concesso qualche momento di relax, correndo coi giocatori sull'erba di Penne, giocando anche col pallone): dopo la primavera del Penne (lunedì primo agosto, ore 18,30) e la Vestina (giovedì quattro agosto, ore 18,30), il Taranto ha programmato un incontro con il Lauretum (Eccellenza abruzzese), previsto domenica sette agosto. Invece, per quanto riguarda il difensore Pierri, che l'altroieri aveva lasciato in anticipo la seduta pomeridiana, per un colpo alla schiena, l'allarme sembra rientrato. Il giocatore resta comunque nell'ospedale San Massimo sino a domenica, a scopo precauzionale. di Gilberto Petrucci

Marino conquista tutti
Il tecnico lavora con voglia evidente, chiede impegno senza fare il sergente

Calcisticamente sedotti da Raimondo Marino. Esperti al servizio dell'esordiente, pure molto volentieri. Sunto morale dei primi giorni di ritiro. Quelli che non sono sufficienti per un profilo tecnico di nessuno, ma inquadrano lo spirito, la sintesi, la capacità di convivenza. 
Il Taranto, sotto il sole infuocato di Penne, sorride e suda e ha, alla guida del gruppo, uno che sembra del gruppo, pur essendo gerarchicamente posto più in alto. La sorpresa è proprio il tecnico: messosi subito all'altezza dei giocatori, serio e sereno sin dalla prima alba abruzzese. 
Marino piace per quello che sul campo e fuori riesce a dare: sa di essere in attesa di un giudizio tecnico e si attrezza per arrivare al momento delle prime pagelle nel modo più convincente. Parla, consiglia, soprattutto rispetta. Rispetta il lavoro di tutti, merita il rispetto di tutti. Ai giocatori piace, si vede. Nelle parole appuntate, nei colloqui fuori nastro, nel modo che hanno di confrontarsi. Seguono, agevolando il loro lavoro e quello dell'allenatore. 
Marino lavora con voglia evidente, chiede impegno senza fare il sergente. I suoi richiami sono inviti, pensieri a voce alta che non hanno nulla di scontroso. Teorie scambiate, idee in costruzione: chiede una mano e la ottiene, chiede un sacrificio maggiore ai più grandi per far crescere i giovani che scalpitano. Vuole partecipazione, la ottiene. Perché la missione più difficile, per adesso, l'ha compiuta: ha azzerato lo svantaggio iniziale. Quello di un tecnico alle prime giornate di serie C che guida un gruppo di cittadini stabili della categoria: poteva essere un rischio, ma per il momento non lo è. 
Merito da riconoscere, ottimo punto di partenza. Perché se è vero che nel calcio non c'è niente di definitivo a parte la precarietà, possono essere instabili anche le parole e con esse i giudizi. Ma la foto del momento è questa: riportarla è uno scatto che, indipendentemente da quello che sarà, rimane impresso sul rullino. 
C'è molto di Marino, finora. C'è, ad esempio, una gestione del gruppo falsamente permissiva: non sembra esserci un controllo assillante, ma, in realtà, tutto è sotto controllo. Questione di scelte: esiste un regolamento da rispettare e, in caso di trasgressione, ci sono multe da pagare. Il gruppo si responsabilizza da solo e viene guidato, appunto, da giocatori più esperti. Apprezzando questi scampoli di libertà, ricambiando con il rispetto. 
Sul campo, poi, l'entusiasmo si vede. E alcuni momenti sono una conseguenza della naturale inclinazione del tecnico: è molto attento ai fondamentali, cura i dettagli. Nato nei settori giovanili, punta a curare anche la corsa, la posizione delle gambe: uno di quei tecnici che, se assistiti dalla sorte (e quante volte l'ha invocata, compresa quella divina, in questi giorni) ottengono risultati facendo migliorare anche i trentenni, che in teoria non avrebbero più tempo per imparare. 
Marino spiega e sa come spiegare. Persino i rimproveri servono a sdrammatizzare. E ogni momento pare fatto apposta per dare ulteriori stimoli, anche al culmine della fatica. Come quando, per intenderci, fissa una multa simbolica (un euro) a chi si fa fare il tunnel durante la partitella. Nessun carico aggiuntivo di pressione: il gruppo è tranquillo e si lascia contagiare dall'aria calma del proprio nocchiere, ne subisce gli effetti positivi e non si accorge che il lavoro è davvero pesante. 
Anche le mini-concessioni (mezz'ora in più di riposo pomeridiano dopo una mattinata assai dura) sono parziali incentivi, ma anche forme di un rispetto che sembra essere alla base della personalità del tecnico. Uno che ringrazia i giocatori ogni fine allenamento, che lascia il tempo per scherzare e che non dice mai una parola in più di quello che deve. Ciò che ha da dire, preferisce dirlo in campo. Esercizio tattico: attacco contro difesa, cross e movimenti in area. Pausa. E poi, ad alta voce: «Non ho visto ancora un difensore che evita un cross prendendo una pallonata nelle p....: ci giriamo tutti. Non è così che dobbiamo fare: non dobbiamo avere paura». 
Lui, del resto, lo ha già detto: non ha paura. Lo sta dimostrando. Il gruppo continua a seguirlo: la partenza è buona. da Penne Fulvio Paglialunga

Evangelisti: «E' il miglior acquisto»
«Ho cercato di mettere a sua disposizione giocatori disposti a seguirlo»

Il Taranto, quassù, è lui. Dirigente onnipresente, uomo di calcio innanzitutto: Luca Evangelisti fa esattamente il suo dovere, controllando lo svolgimento del ritiro e osservando il lavoro del gruppo. E, appena trova il segnale al telefono, continua a tenere in caldo trattative già avanzate. 
Il direttore sportivo è qui sin dall'inizio: scorta Marino e parla con il gruppo. Ha riunito tutti qualche sera fa: piccole istruzioni che sembrano recepite. E che gli dipingono la soddisfazione sul volto: «In questi giorni sto avendo la conferma di quello che credevo. Il gruppo mi piace, soprattutto a livello caratteriale». 
Parla a un tavolino nel giardino dell'albergo. Pausa pranzo: la squadra è poco più in là. Evangelisti gira la testa, osserva. Sembra seguire i discorsi senza sentirli: scruta i volti sereni nonostante la fatica: «Mi piace sul serio vedere i vecchi che trascinano i giovani. È una soddisfazione incredibile, soprattutto perché si cominciava a parlare di squadra troppo vecchia. Cercavamo la sintesi giusta, invece». 
Il Taranto ha voluto questo: non una linea seguita ottusamente, ma una via di mezzo esatta, un modo per avere dalla parte sua ogni qualità. Cioè: freschezza e esperienza, esuberanza e razionalità, a seconda delle esigenze. «Era il nostro progetto - dice Evangelisti -, lo abbiamo seguito. È la strada che abbiamo scelto per avere al tempo stesso solidità tecnica e carattere e dare, così, ai giovani il modo di esprimersi come meglio possono. In un campionato difficile com'è la C2 serve tutto. E servono tutti». 
Il diesse rossoblu ha l'intera responsabilità dell'area tecnica. Quanto accade deve essere seguito da lui e deve essere di sua pertinenza. Per questo sta sul campo, sfidando il sole bollente. Guarda la squadra che lavora e Marino che dà disposizioni: «Credo che il più grande acquisto del Taranto sia proprio Marino. In pochissimo tempo è riuscito a conquistare la squadra. La prova di quanto sto dicendo è tutta nella predisposizione all'allenamento dei giocatori. Non esiste dimostrazione migliore di questa». 
Il discorso si unifica a molti altri: il tecnico sta sorprendendo davvero: «È la sua serenità, soprattutto, a dare vantaggi a tutto il gruppo. Vedete: i calciatori non sono stupidi. Capiscono in due minuti con chi hanno a che fare, chi è che hanno di fronte. Marino, con il suo modo di fare e la sua cultura calcistica, sta conquistando tutti»
Non ci sono parole gonfiate: quanto Evangelisti dice è dimostrato da ogni piccolo particolare: «Io ho cercato di fare il mio dovere: sapendo che tipo di persona era il nostro allenatore, ho cercato di mettere a sua disposizione giocatori disposti a seguirlo». 
Dalla panchina al campo: Evangelisti è l'architetto unico di questo gruppo. E lo coccola, consapevole delle proprie responsabilità: «La squadra ha voglia di lavorare, ascolta il tecnico e esegue». 
L'impressione è che tutti abbiano recepito l'obiettivo della missione. Che la gente in rossoblu sappia di dover dare tutto per vincere: «Ai giocatori è stato fatto un discorso chiaro, anche per prepararli a quello che li aspetta. Per fargli capire cosa la società vuole da loro». 
La chiave è la voglia. Di Evangelisti, di Marino, di tutti: «Qui ci sono giocatori che, nel bene o nel male, hanno dentro una grande voglia di riscatto. In questo momento sono orgoglioso del lavoro fatto, del gruppo che ho costruito. So di essere l'unico responsabile della campagna acquisti e, quindi, di avere per me tanto gli onori quanto gli oneri. Spero di aver sbagliato il meno possibile: il trucco è questo». 
Oggi il "direttore" sarà a Milano, si chiude la kermesse di mercato. Sarà come rappresentanza: «Perché io ho già fatto tutto quello che dovevo fare. Ci vado perché è il mio lavoro». 
Anche l'ultima tranche di rinforzi è pronta: «Non manca molto, ma la squadra va comunque completata: servono un altro paio di elementi, ai quali aggiungere qualche giovane». 
Il Taranto parte dalle prime file di un campionato ancora da definire: «In questo momento c'è ancora confusione: non sappiamo quale sarà il girone, quali saranno i ripescaggi. Credo che Juve Stabia, Potenza e Gallipoli, ma anche la Cavese che si sta rinforzando, possano essere le nostre rivali. Ma non dobbiamo crearci problemi: c'è bisogno che la squadra sia "tarantina". Che abbia, cioè, la combattività e l'entusiasmo della piazza che rappresenta». da Penne Fulvio Paglialunga

«I miei gol per il Taranto»
La promessa di De Florio, neo attaccante rossoblù: pronto ad «abbattere» il mio record personale. La punta si mette già in evidenza. Con Lirussi e Gambino

Sereno e disteso, ma allo stesso tempo consapevole della propria responsabilità e del proprio valore. Così Andrea Deflorio, dalla sede del ritiro di Penne, si presenta. «Superare i 28 gol stagionali - record personale, ottenuto nel campionato 99-2000 a Crotone, in serie C1 - e conquistare la promozione con questa maglia: sono i miei principali obiettivi» esordisce l'attaccante del Taranto. «La piazza lo merita e il presidente Blasi ha fatto sforzi immani per costruire una formazione con la quale puntare a raggiungere la promozione. In questa prima parte di ritiro, il tecnico Marino sta cercando di amalgamarci, creare il gruppo, un presupposto, questo, indispensabile per fare la differenza. Abbiamo giocato finora un paio di partitelle dalle quali stiamo cercando di conoscerci, trovarci in campo, e collaudare gli schemi tattici del mister. Tra l'altro» aggiunge Deflorio, 35 anni, originario di Noicattaro, «ho visto dei giovani validi, interessanti, che lottano per conquistarsi un posto in squadra. Taranto merita palcoscenici ben più importanti e sono soddisfatto di aver scelto questa realtà: è una sfida che voglio vincere assolutamente. Certamente» sottolinea l'ex attaccante della Reggiana, «so di avere delle responsabilità, il presidente Blasi crede in me ed io ho perorato il suo progetto». Andrea Deflorio, sposato e padre di un bambino, è un bomber di razza e cerca sempre di raggiungere gli obiettivi che si è prefissato: «Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, il tecnico è preparato, sincero, e vuole il massimo. È una società seria e puntuale. Taranto è un piazza prestigiosa: qui sono passati attaccanti importanti, come Riganò, e voglio per questo lasciare il segno anch'io. Lo Iacovone, il suo pubblico, è la nostra arma in più» conclude l'attaccante tarantino. La squadra ieri mattina ha collaudato alcuni schemi tattici e si sono messi in evidenzia Deflorio e Gambino, quest'ultimo giocatore è piaciuto molto al tecnico Marino. Bravo anche il giovane portiere arrivato a Penne solo ieri: Emanuele Lirussi che si destreggia bene nelle uscite e tra i pali. Alcuni giocatori, poi, hanno proseguito il lavoro in piscina e in palestra, secondo le tabelle del preparatore atletico. Attualmente, l'unico problema per gli jonici è rappresentato dal caldo torrido: la calura, soprattutto nelle ore centrali della giornata, è molto forte. Per quanto riguarda una nota di colore: il Taranto alloggia all'Hotel dei Vestini, in cui c'è in ritiro il Penne Calcio, squadra neopromossa nel campionato di serie D, formazione con la quale giocherà la prima amichevole ufficiale programmata lunedì pomeriggio sul campo di contrada Campetto. Mentre il quattro agosto, il club jonico affronterà la Vestina Penne (Eccellenza abruzzese). Torna anche a parlare il direttore sportivo, Luca Evangelisti, il quale smentisce tutte le voci di mercato: «La rosa per il periodo di ritiro sarà questa. Sappiamo che mancano un centrocampista e un attaccante che verranno ingaggiati solo dopo aver conosciuto l'esito del Tar che si sta pronunciando sui ricorsi nazionali» precisa Evangelisti. Intanto nella seduta di ieri pomeriggio, il difensore Pierri è dovuto ricorrere agli accertamenti dei medici per un colpo al rene. di Gilberto Petrucci

Manni vuole mettersi in discussione
«Taranto è una piazza importante e non potevo rifiutare. Ho visto lo “Iacovone” da avversario e ho capito che ci si può sentire calciatori importanti anche in serie C»

Tanta esperienza al servizio della causa del Taranto. Massimiliano Manni, 33 anni, è uno dei rinforzi scelti dal diesse Evangelisti per comporre il reparto difensivo a disposizione del nuovo tecnico Raimondo Marino. Prelevato dalla Torres, Manni ha vestito anche le casacche di Sambenedettese (squadra della sua città, ndc), Ascoli, Avezzano e Lodigiani. “Quando mi ha chiamato Luca Evangelisti non ho esitato un attimo, -esordisce il terzino rossoblu - - Quanto hanno influito nella scelta i programmi della società? “Abbastanza, ma non sono stati gli unici ingredienti per far sì che accettassi l’offerta del Taranto. A 33 anni ho ancora voglia di rimettermi in discussione e, per farlo, bisogna correre il rischio di giocare in una città così esigente”. - E’ per lo stesso motivo che ha accettato di sottoscrivere un contratto a obiettivo? “Il calcio, purtroppo, non è più quello di una volta: soprattutto in queste categorie non vale la pena credere a chi promette contratti da favola. Ho accettato sin dal primo momento l’idea di un contratto variabile in base al conseguimento degli obiettivi, sempre perché ritengo che ci si debba mettere continuamente in discussione”. - Per la prima volta nella sua carriera si appresta a lavorare con un allenatore al debutto: ritiene la scelta di Marino un rischio o una scommessa? “Una scommessa che possiamo vincere tutti insieme. L’esperienza del nostro gruppo dovrà essere utilizzata anche per aiutare il mister che, non dimentichiamo, ha giocato con calciatori del calibro di Maradona, Ferrara e tanti altri. Grazie al suo passato sa come gestire uno spogliatoio di giocatori “anziani” e poi, tutti noi, dovremo far finta di essere al nostro primo campionato fra i professionisti”. - Gli addetti ai lavori vi indicano come una delle compagini seriamente candidate al salto di categoria: cosa ne pensa? “Sicuramente siamo una squadra ben attrezzata, che può contare sull’esperienza dei più navigati e sulla freschezza e la voglia di mettersi in mostra dei più giovani. Il successo non dipenderà soltanto da noi: ci sarà bisogno di una società sempre presente e di una tifoseria che non ci faccia mancare mai il suo appoggio e che sappia pazientare quando arriveranno i momenti difficili”. di Fabio Di Todaro

«Passiatore è una vittima»
L'avvocato Marrone: «E' in atto una vera e propria discriminazione nei confronti di Passiatore»

La verità, in ogni questione delicata e spinosa, sta sempre nel mezzo. Difficile, anche per chi cerca di raccontare i fatti, individuare ragioni e responsabilità. 
In questa storia ci sono due contendenti: Gigi Blasi, che chiede di rivedere un contratto oneroso stipulato da una società fallita, e Francesco Passiatore, irremovbile, indispettito e pronto a tutto pur di far valere i suoi diritti.
Dopo mesi di guerre intestine, nella giornata di ieri sembrava che le parti fossero vicine a un accordo, specie dopo le dichiarazioni del diggì Vittorio Galigani. 
Il nodo della questione sta tutto in una semplice risonanza magnetica che lo staff medico-sanitario del club di via Umbria ha ordinato all'attaccante per verificare il reale stato di salute del ginocchio operato il 21 maggio scorso dal dottor Pisaniello. «Francesco Passiatore è un calciatore senza problemi, il suo ginocchio è a posto e non ci vogliono risonanze magnetiche per stabilirlo». A parlare è l'avvocato Antonio Marrone, legale e procuratore del calciatore tarantino. «Trovandosi a Catania - prosegue Marrone -, il mio assistito ha sostenuto qualche giorno fa le visite mediche nel centro di medicina dello sport di Catania. Il risultato? E' stato riconosciuto perfettamente idoneo a svolgere ogni attività sportiva. A questo punto ci chiediamo: perchè la Taranto Sport vuole una risonanza magnetica? Bisogna capire che in questa situazione la vera vittima è Francesco Passiatore al quale si sta negando il diritto del lavoro, pur essendo un tesserato della società del presidente Blasi».
«In tanti mi accusano di andare contro gli interessi del Taranto - precisa ancora Antonio Marrone -, in realtà vogliamo soltanto che la giustizia trionfi, soprattutto in un caso come questo dove è in atto una vera e propria discriminazione».
«Se davvero la società vuole puntare su Francesco - conclude l'avvocato Marrone -, allora lo si convochi per il ritiro di Penne prima che sia troppo tardi».
Alla prossima puntata...

Sei minispot a partita, Mediaset fa ricorso
Il limite è stato deciso oggi dall'Autorità per le comunicazioni. Gli incontri di calcio saranno molto meno redditizi per le tv

Niente più interruzioni selvagge. In ogni partita di calcio potranno essere trasmessi al massimo sei minispot. Lo ha deciso la commissione "Servizi e prodotti" dell'Authority per le comunicazioni. Come prima, le interruzioni potranno essere fatte solo durante le pause del gioco, ma i match non potranno più essere iper-frammentati. La conseguenza immediata sarà quindi una drastica riduzione degli introiti pubblicitari. Ma Mediaset, principale accusato, non ci sta e fa ricorso al Tar. 
La nuova regola entrerà subito in vigore, coinvolgendo tutte le piattaforme, compreso il satellite e il digitale terrestre. Già a ottobre, la stessa commissione aveva stabilito che i minispot possono essere inseriti "solamente negli intervalli previsti dai regolamenti ufficiali (infortuni e sostituzioni), sempre senza interrompere l'azione di gioco". Ma bisognava rispondere alle sollecitazioni della Commissione europea, che all'inizio di luglio ha deciso l'avvio di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Secondo Bruxelles, infatti, il numero di minispot trasmessi durante le partite è ancora molto alto. L'Authority ha replicato con la delibera di oggi, aggiungendo che intensificherà la vigilanza sul rispetto dei limiti fissati: per i trasgressori sono previste adeguate sanzioni. 
La decisione si tradurrà in un drastico taglio delle interruzioni durante le partite di calcio. Di recente, nei match di Champions League, sono stati mandati in onda fino a 15-16 break pubblicitari. E' inevitabile che la delibera dell'organismo di garanzia renderà meno "redditizia" la trasmissione degli incontri e inciderà sui conti di Mediaset, che la prossima stagione trasmetterà in chiaro la Champions, ma anche della Rai. Che di recente, infatti, ha comprato i diritti in chiaro del trofeo europeo per il triennio 2006-2009. 
Durissima la reazione dell'azienda di Cologno Monzese, che contesta anche la legittimità del potere dell'Authority. In un comunicato, Mediaset "esprime il più totale sconcerto per l'odierna decisione" e annuncia l'immediato ricorso al Tar. "Mediaset - continua la nota - esprime dubbi sul fatto che l'Authority abbia titolo a fissare limiti quantitativi alla pubblicità, materia riservata al potere legislativo. Esistono anche dubbi di incostituzionalità sul provvedimento". Infine, conclude il comunicato, "di questo passo le emittenti gratuite, diminuendo il ritorno pubblicitario dei diritti sportivi pregiati, saranno sempre più scoraggiate dall'acquisirli".

Taranto, una fascia per Pastore 
Il Taranto ha trovato il suo nuovo capitano: Marino è intenzionato ad affidarsi al difensore salernitano. Che confessa: «Per me sarebbe una grande soddisfazione»

Parla più degli altri, guida più degli altri. Nuovo, ma nemmeno tanto. Veterano, piuttosto. Ivano Pastore, di questo Taranto, è il capitano designato: metterà lui la fascia al braccio e, guardando bene, sembra già portarla. «Non so dirvi, perché decisioni del genere le prende l'allenatore. Ma se alla squadra farà piacere lo farò volentieri». 
Volto conosciuto: Pastore è un ritorno, è una foto sbiadita degli anni felici, della rincorsa al grande calcio finita male e diventata, poi, l'inizio della fine. Tre anni dopo, rieccolo. Non con un ruolo qualsiasi, ma con quello di leader riconosciuto di un gruppo nuovo: «Fare il capitano a Taranto sarebbe naturalmente una cosa bellissima: è vero che è una grande responsabilità, ma è vero anche che è un incredibile motivo di vanto». 
In attesa di una fascia da indossare, il centrale sembra agire e parlare come se l'avesse: «Sapete cosa vedo, in questi primi giorni? Un gruppo già amalgamato: non era difficile, del resto. Perché molti di noi hanno giocato insieme o si conoscevano da tempo. E, anche, perché ho la sensazione che ci sia una squadra formata essenzialmente da bravi ragazzi». 
Videoclip di un allenamento tattico: Marino che dà le istruzioni, Pastore che guida i movimenti a voce alta, Marino che invita ad ascoltare Pastore, a guardare i suoi movimenti. Va così: «Faccio da chioccia, magari. Soprattutto per quello che riguarda la difesa. Ma ho capito cosa si chiede a me e sto cercando di darlo: mettersi davanti e tirare il gruppo o non fermarsi mai durante un'esercitazione fa capire ai giovani che, per restare tanti anni a buoni livelli bisogna lavorare molto e impegnarsi sempre. Probabilmente questa mia filosofia va così bene con quella di sudore e lavoro di Marino da portarlo, naturalmente, a fidarsi di me». 
La prima dose di tattica è già andata via, mentre il lavoro fisico adesso cresce d'intensità. Pastore, nel frattempo, si immagina in campo, al centro della difesa: «Ho seguito le spiegazioni del mister e ho visto che chiede gli stessi movimenti che ho fatto negli altri anni. E' anche logico, se vogliamo: forse la fase difensiva è quella che meno ha bisogno di grandi stravolgimenti. E io, facendo questo lavoro da molto tempo, mi trovo avvantaggiato: se posso, quindi, lo spiego ai più giovani». 
I riferimenti a Raimondo Marino sono continui. Nelle parole di Pastore, ma anche in quelle fuori onda degli altri. Il tecnico, probabilmente, ha sedotto con il suo buonsenso, con la sua capacità di restare all'altezza del gruppo, senza mai andare un passo più su. Conseguenza: Marino parla, il gruppo suda. Sembra esserci feeling: «Ho sempre detto - spiega Pastore -, e l'ho ripetuto qui, che anche se siamo venticinque giocatori abbiamo una sola testa, che è quella del tecnico. Dobbiamo seguirlo senza frapporci, perché è giusto che vada così. E' perché è più difficile sbagliare con una testa che con venticinque». Il futuro che Ivano Pastore immagina è nel sorriso che lo accompagna. Il passato recente, invece, è una ferita sanguinante: una squalifica per scommesse, scontata l'anno scorso. Il giocatore salernitano ne parla, senza problemi: «Fu un brutto colpo, perché pagammo noi che eravamo calciatori meno ingombranti. Esistono, infatti, casi e nomi più eclatanti, che però finiscono nel dimenticatoio. Pagai una leggerezza, finii per isolarmi. Lo feci volutamente per non coinvolgere nelle mie sofferenze chi mi era sempre stato vicino. Un periodo istruttivo, anche: mi è servito per capire le amicizie vere, quelle che hanno interesse verso l'uomo oltre che verso il calciatore. Ringrazierò sempre, per l'aiuto datomi, la mia famiglia». C'è il tempo per il riscatto personale: «Mi servirebbe una grande gioia. Vorrei rivivere quei momenti che, nella mia carriera, ho già avuto modo di conoscere. Sono qui per questo, perché vedo i presupposti migliori. Magari va bene subito e mi resta il tempo per altre gioie ancora». 
Taranto è una città che conosce: «Ed è, soprattutto, una squadra che ho continuato a seguire: perché ci sono rimasto legato e anche perché ci sono sempre stati miei amici che giocavano. Ho conosciuto il calore della gente, ma ho anche visto, negli anni, le presenze crollare di netto. Ho voglia, adesso, di ripartire dai diecimila della gara dei playout contro il Ragusa. Taranto, la Taranto che conosco, è quella». da Penne Fulvio Paglialunga

Bevo promuove il Taranto
«Ho trovato un grande gruppo e un tecnico preparato»

Ieri non si sono allenati col Taranto, nel ritiro di Penne, Martinelli e Caccavale, che hanno svolto lavoro differenziato in palestra. Mentre per il neo acquisto Giovanni Micallo è stato deciso di fermarlo - a scopo precauzionale - per un problema intestinale. Gli altri si sono allenati regolarmente e hanno disputato in mattinata una partitella di una mezz'ora per iniziare a prendere dimestichezza con gli schemi di mister Marino. Per il gruppo dei nuovi, parla Vincenzo Bevo, centrocampista centrale, che arriva dall'Igea Virtus. «Ho trovato un grande gruppo e un tecnico preparato», esordisce il trentenne napoletano. «La piazza merita un campionato importante dopo le delusioni. I requisiti per fare bene ci sono tutti: la squadra è stata ben allestita e credo che De Florio possa fare la differenza in attacco. È un giocatore che stimo tantissimo. Tra l'altro mi trovo bene con il modulo di Marino, poiché mi piace giocatore davanti la difesa». In chiave campionato Bevo, un passato con il Cagliari in serie A, è chiaro: «Non vedo squadre particolarmente attrezzate come la nostra, anche se è sempre il campo a dare l'ultimo verdetto», conclude il centrocampista jonico. Ieri pomeriggio la squadra ha continuato ad allenarsi sul rettangolo di gioco del campo di contrada Campetto: due ore di inteso lavoro fisico per migliorare la resistenza. Tra l'altro i giocatori sono alle prese con un caldo tremendo e nemmeno la vicinanza del lago, un oasi naturalistica del Wwf, concede refrigerio nelle ore pomeridiane. Lunedì sera, lo staff tecnico del Taranto si è concesso qualche ora di relax passeggiando lungo viale San Francesco, nel cuore del centro storico di Penne. La serata si è conclusa con un gelato acquistato nella gelateria di Vincenzo Pilone, ex centrocampista della Sanbenedettese, quando la formazione marchigiana militava in B. In attesa che il ds Evangelisti metti a segno qualche altro colpo di mercato, è arrivato a Penne, il giovane portiere Emanuele Lirussi ('84, nella scorsa stagione nella serie A slovena, dove ha collezionato 10 presenze; negli anni passati a Vicenza, dov'è cresciuto calcisticamente), che si è aggregato al gruppo. di Gilberto Petrucci

Il cuore ribelle degli ultrà marsigliesi 
I colori non sono quelli della loro squadra. Al blu e bianco hanno preferito l'arancio, simbolo della lotta antifascista. Alle croci celtiche e alle grida scimmiesche preferiranno sempre il Che e Zapata. Per sostenere il proprio club nella semifinale contro la Lazio del torneo Intertoto, arrivano a Roma. Viaggio con i South Winners, il gruppo di tifosi organizzati più numeroso di Marsiglia, il paese dell'ultratolleranza e dei paradossi

Il posto è nascosto, rannicchiato nel cuore di uno dei quartieri sinistrati di Marsiglia, la Bella di Maggio. Una volta attraversato l'austero portone metallico, si apre un altro mondo, quello del fenomeno ultrà. Tuttavia, con i suoi muri colorati e un grazioso campo di bocce, la sede dei South Winners è ben lontana dall'immagine di violenza che i media gli hanno appiccicato addosso. È Franck, uno dei responsabili dell'associazione, che s'incarica di accogliere gli ospiti e far loro visitare la proprietà. Il corpo reca le stimmate della sua passione. Aver troppo agitato bandiere e arringato truppe appollaiato su un trespolo, lo rende curvo come un arco africano. Un rapido passaggio attraverso gli uffici e poi ci mostra con fierezza sciarpe, t-shirt e vari autoadesivi prodotti dal gruppo. Antifascista, infine la parola è detta. I South Winners 87 sono uno dei nove gruppi che sostengono l'Olympique Marseille. Con 5.550 aderenti, si fregiano di essere il gruppo più importante tra i tifosi marsigliesi. Sono anche quelli che, con i loro vicini di curva, gli Ultra, sono famosi perché infiammano lo Stadio Vélodrome e fanno a botte fuori casa. Perché gli Winners sono in lotta dal 1989, data in cui decisero di rivoltare i bomber, i giubbotti che usano gli skinhead, e di sfoggiare la fodera arancione per sancire il loro totale disaccordo con costoro.

In un calcio francese in cui si espande sempre più la cancrena dell'estrema destra, l'Olympique Marsiglia non ha mai visto né croci celtiche né canti nazionalisti nel suo stadio. Ecco allora che quando la squadra gioca fuori casa, a Parigi, Strasburgo o Lione, le capita di essere accolta con striscioni allusivi. Marsiglia la ribelle, città aperta per natura, sarebbe, a detta di queste scritte, un «pezzo di Algeria» e i suoi sostenitori «topi» a cui bisogna dare il «benvenuto in Francia» brandendo bandiere tricolori ornate da croci di ben altri tempi.

Per Akim, ingegnere informatico nato a Sochaux e che partecipa a tutte le trasferte, i Winners rappresentano Marsiglia in tutta la sua diversità. «Marsiglia è, ed è sempre stata, una città cosmopolita e aperta a tutti coloro che la rispettano. Non puoi essere razzista a Marsiglia. È per questo che continuiamo a sostenere un club che difende questi valori. Ci teniamo a mostrare all'Europa intera che Marsiglia non accetterà mai l'intolleranza». Yves, uno dei più anziani, racconta tra l'altro i primi anni di lotta contro i gruppuscoli di estrema destra che tentavano di fare del Vélodrome un luogo di propaganda politica. Anche se Che Guevara e Zapata decorano le loro bandiere, questo non vuol dire che i Winners facciano politica. La maggior parte dei tifosi interrogati non solo non milita, ma non vota nemmeno. «Difendiamo il rispetto, la parità e la tolleranza. E siamo costretti a constatare che sono valori di sinistra. Ma tra noi c'è di tutto. Non è perché guadagni più di 2.000 euro al mese che non potrai entrare nella curva sud», osserva Arnaud, studente di scienze politiche.

Per quanto riguarda le velleità rivoluzionarie che decorano le loro bandiere, per i Winners si tratta di continuità storica. «Quando scriviamo `Marsiglia indipendente' è per manifestare la nostra disapprovazione nei confronti dello stato centrale che ha sempre disprezzato la città». Naturalmente è paradossale pretendersi al tempo stesso internazionalisti e indipendentisti, ma Marsiglia «è un paradosso» riconosce Arnaud con un sorriso. E Akim aggiunge: «Siamo ribelli nell'anima. Credo che abbiamo solo adattato la nostra lotta alla società attuale, e la esprimiamo in uno stadio che i fascisti non avranno mai». A costo di affrontarli in battaglie campali nei centri delle varie città dove si gioca.

Cano, lo speaker, lo dice con chiarezza: una cinquantina di tifosi raggiungerà Roma portando, nelle valigie, «tutti i Che Guevara» che posseggono, «...un piccolo regalo per Paolo Di Canio». di Paul Goiffon giornalista de La Marseillaise (trad. Graziana Panaccione)

Galigani tende la mano a Passiatore
Le parti sembrano riavvicinarsi, ma è troppo presto per parlare di pace. Stroncato sul nascere un 'caso-Silvestri': prima abbandona il ritiro, poi ci ripensa

Francesco Passiatore e la Taranto Sport potrebbero viaggiare nuovamente nella stessa direzione. E' ancora presto per poter parlare di una vera e propria schiarita, ma a sentir parlare Vittorio Galigani ci sono buone possibilità che la querelle si trasformi una favola a lieto fine. «Il giocatore era stato visitato nella giornata di lunedì dal dottor Petrocelli il quale, per avere un quadro più dettagliato sullo stato di salute del ginocchio più volte sottoposto a intervento chirurgico, gli aveva prescritto una risonanza magnetica che al momento non è ancora stata effettuata. Restiamo in attesa ben sapendo che la volontà della nostra società è quella di reintegrare un giocatore importante e di esperienza come Passiatore, che in una categoria come la C2 potrebbe ancora fare la differenza. Tuttavia, prima di compiere un passo così importante vogliamo conoscere le sue condizioni fisiche. Credo sia un nostro diritto».
Più che un'apertura vera e propria, si tratta di uno spiraglio: «Passiatore è un nostro tesserato - dice ancora Galigani -, per cui abbiamo tutto l'interesse a recuperalo sul piano fisico e soprattutto su quello psicologico».
Risolto, invece, il caso-Silvestri. Il centrocampista siciliano (che il prossimo 27 agosto conoscerà il suo destino in merito alla vicenda doping) aveva abbandonato il ritiro di Penne dopo un breve colloquio con Luca Evangelisti. Aveva chiesto garanzie che il diesse non era in grado di fornigli. In mattinata il chiarimento: «Silvestri è un bravissimo ragazzo – spiega ancora il diggì Vittorio Galigani, partito con urgenza per Ancona dove assisterà la madre gravemente malata -, purtroppo è mal consigliato. Bisogna comprendere lo stato d'animo di un giocatore che vive il momento più delicato della sua carriera. Il rischio di una lunga squalifica (un anno, ndr) potrebbe togliere il sonno a chiunque e Sirio non è un robot. Noi siamo pronti a dargli tutto il sostegno che vuole e credo, soprattutto per lui, che sia molto meglio allenarsi con i compagni, agli ordini del tecnico, piuttosto che in solitudine. Con la possibilità di scendere in campo nelle amichevoli per non perdere il ritmo partita».

Deflorio: «Subito la C1»
Il nuovo attaccante del Taranto non nasconde le ambizioni: «Sono arrivato 
in rossoblu per vincere. E' per questo che ho accettato di scendere di categoria»

Andrea Deflorio si porta dietro il peso di un nome. Perché quando sei il calciatore che detiene il record di gol segnati in una stagione in serie C, sai già cosa ti chiederanno: «E' vero, ma io sono qui non solo per fare i gol. Sono venuto soprattutto per aiutare la squadra a fare il salto di categoria». Questione di tempi, ma anche la forza di pensare, a trentacinque anni, di poter ancora fare scommesse a lungo termine: «L'anno scorso giocavo in C1 e, come me, ce ne sono molti in questa squadra. Abbiamo accettato di scendere di categoria proprio, ma solo perché presto potremmo tornarci». E' uno dei colpi del mercato del Taranto: forse quello più rumoroso di una campagna acquisti ingombrante. E' a Penne, a lavorare come l'ultimo dei ragazzi in prova: «Adesso sono più vicino a casa, ma soprattutto sono in un ambiente stimolante. C'è tutto, insomma, per centrare gli obiettivi che mi hanno chiesto». Obiettivi che, però, dal suo contratto sono esclusi: è uno dei pochi a non essersi trovato nella rivoluzione economica di Blasi: «Non ci sono obiettivi perché io il mio obiettivo già ce l'ho. L'ho detto: voglio tornare in C1, il prima possibile. Non ne faccio una questione economica, perché non è mai stato un premio a cambiarmi la vita. Io gioco perché mi piace, gioco perché voglio vincere. Taranto è una scelta dettata dal fascino che la città possiede, non una decisione legata ai soldi». Nome nuovo di una squadra rivoltata, eppure nome che, di tanto in tanto, appariva durante l'estate. Deflorio, da quanto si è detto, è da diversi anni un obiettivo del Taranto: «Ho letto spesso anche io cose del genere, ma la verità è che negli anni passati non ho mai avuto un solo contatto con il Taranto. Forse era più il Taranto un mio desiderio che io un desiderio del Taranto. Mi sarebbe piaciuto, infatti, soprattutto negli anni in cui l'entusiasmo della città, mentre era in lotta per la B, faceva il giro d'Italia. Era un mio pensiero, che si materializza ora, al primo contatto reale». Anche il desiderio di avvicinarsi a casa (è di Noicattaro, in provincia di Bari) era noto da tempo: «Cominciai a pensarci dopo una grossa delusione ricevuta, ma non ho mai avuto la possibilità di farlo realmente. Tanto che, fino a prima di quest'anno, ero ancora a Reggio Emilia, che proprio vicina alla Puglia non è». Deflorio è l'attaccante di una squadra condannata a vincere. Ma preferisce sfuggire dalla marcatura dei pronostici: «Chiariamo: non siamo condannati a vincere. Siamo una ottima squadra, questo è vero: ma parliamo di valutazioni che facciamo sulla carta, sapendo che se da un lato incuteremo timore a chi ci dovrà affrontare, dall'altro dovremo anche attenderci sempre il massimo impegno da parte degli avversari. Forse sono poche le squadre come la nostra in questo campionato, ma credere di aver già vinto sarebbe l'errore più grande. Diciamo, allora, che puntiamo a qualcosa di più della salvezza, che non lotteremo per gli angoli bassi della classifica. Il resto lo dirà il campionato». E' in arrivo un altro attaccante: concorrente o partner? A Deflorio vanno bene entrambe le opzioni: «In qualsiasi squadra abbia giocato ho sempre avuto a che fare con altri ottimi attaccanti. Mi fa bene, perché preferisco sempre avere il fiato di un compagno di squadra sul collo, perché sentirmi in competizione mi stimola. Se invece parliamo di un partner il discorso è diverso: per il mio tipo di gioco mi piace giocare con, al mio fianco, un giocatore forte fisicamente, alto, buon colpitore di testa. Uno, insomma, che apre gli spazi, che gioca per la squadra prima che per sé. Anche io, negli anni, ho cambiato modo di giocare, mettendomi più al servizio della squadra e partendo un passo più indietro». Deflorio conosce la C, Marino la conoscerà presto. E se l'attaccante ogni tanto compare vicino al tecnico non c'è niente di imbarazzante: «Non conosco molto l'allenatore, ma ho già capito di avere a che fare con una brava persona, che merita l'appoggio di tutta la squadra. Lo avrà, asseconderemo la sua fame di gloria. Marino è di fronte ad un anno importante e il nostro compito è dargli una mano, aiutarci con i risultati. Sarà importante partire bene e su questo dobbiamo puntare: io, sinceramente, non vedo l'ora che cominci. Va bene anche un'amichevole, ma fateci giocare: sono curioso di scoprire il valore di questa squadra». da Penne Fulvio Paglialunga

«Il Taranto farà sorridere i nostri tifosi»
Le prime impressioni dell'allenatore Marino, dopo i primi due giorni di ritiro nel pescarese. L'agenda tecnico-tattica si divide in due sedute quotidiane. Il diesse Evangelisti: «Il nostro è un bel gruppo, a breve concluderemo gli ultimi affari». Il tecnico: «Abbiamo le carte in regola per recitare da protagonisti nel prossimo campionato. Come giocherà la mia squadra? Con il modulo 4-3-1-2. L'obiettivo? Non è un mistero, puntiamo ai playoff. Ma per centrarli occorrono determinatezza e gioco»

È un Taranto in via di elaborazione quello che, nel secondo giorno di ritiro nell'antico centro vestino, situato a pochi passi dal Gran Sasso, in provincia di Pescara, comincia a correre e sudare con l'obiettivo di costruire una stagione indimenticabile. È anche un Taranto che ha le idee chiare e con un tecnico, Raimondo Marino, motivato e umile, pronto a riconquistare una tifoseria e una piazza demotivata dopo gli ultimi deludenti campionati: «Il nostro pubblico ha bisogno di tornare a sorridere, abbiamo le carte in regola per poterlo fare affinché avvenga questo abbiamo bisogno, sì, di grandi giocatori, ma in primis, di grandi uomini» esordisce Marino, dopo aver chiacchierato a pranzo coi suoi giocatori. «Siamo tranquilli, qui c'è serenità, ho un bel gruppo e altri giocatori si aggiungeranno appena il nostro ds Evangelisti avrà concluso gli ultimi ingaggi - Molino, De Liguori e Bruno, ndr -; ho dato carta bianca al direttore sportivo: lui conosce il mio sistema di gioco che sarà il 4-3-1-2. Ora devo lavorare intensamente, non solo sul piano fisico, ma soprattutto su quello psicologico. Occorre determinatezza e gioco e dobbiamo scendere in campo sempre con l'obiettivo di vincere. Nessuno ci deve spaventare. Col presidente Blasi abbiamo tracciato un programma per questo campionato: puntiamo ai playoff e non è un mistero» aggiunge il tecnico tarantino. Doppia seduta di allenamento per la squadra: al mattino i giocatori lavorano sull'aspetto tecnico-tattico; al pomeriggio i preparatori atletici curano quello fisico. Non solo. Il Taranto ha concentrato il ritiro nel centro sportivo di contrada Campetto, dove gli impianti sono gestiti dalla Cpl Concordia, l'azienda che amministra i centri sportivi di Milanello e dei club professionistici di Bologna e Modena. I giocatori hanno a disposizione una palestra attrezzata con apparecchiature tecnologiche e una piscina coperta riscaldata secondo le esigenze degli utenti. Il Taranto, tra l'altro, torna a Penne a distanza di dodici anni: nel campionato 92-93, la formazione jonica militava nel campionato d'interregionale e fu inserita nel girone della squadra pennese; e nell'occasione della partita casalinga del Penne ci fu un esodo massiccio di tifosi rossoblù. «Ci troviamo molto bene qui a Penne: abbiamo scoperto un ambiente adatto alle nostre necessità, gli impianti sono ben attrezzati e possiamo lavorare secondo il nostro programma di allenamento» aggiunte il tecnico. Il direttore sportivo Evangelisti ha programmato anche le prime amichevoli: il primo agosto, alle ore 18.30, ci sarà il primo incontro ufficiale con il Vestina Penne, una squadra che milita nel campionato di Eccellenza abruzzese, nell'impianto di controdata Campetto; il 7 agosto (la data non è ancora confermata) ci sarà la seconda amichevole (molto probabilmente con il Lauretum, altra squadra di Eccellenza). Hanno raggiunto, ieri, infine, il ritiro di Penne anche Sirio Silvestri e Francesco Passiatore. Solo Pasquale Martinelli e Maurizio Caccavale non si sono allenati con gli altri: i due difensori hanno lavorato in piscina. da Penne Gilberto Petrucci

"Doping, processo per tre" 
Sergi, Silvestri e Signorile il 27 agosto si presenteranno davanti alla Disciplinare. Il club insegue il portiere Marconato e la punta Molino

Finalmente è stata fissata la data del processo a Sergi, Silvestri e Signorile per la oramai vicenda della furosemide, la sostanza che si trova nel Lasix (che è un diuretico): i tre, unitamente al dott. William Uzzi (anch'egli deferito), dovranno presentarsi il 27 agosto dinanzi alla Disciplinare. Ricordiano che la Procura Antidoping, pur riconoscendo l'assoluta buona fede dei tre calciatori e che il medico ha agito nel pieno della sua professionalità, ha chiesto un anno di sospensione a testa per Sergi, Signorile e Silvestri e quattro anni per il dottor Uzzi. La posizione del Taranto, accusato dallo stesso organo inquirente di responsabilità oggettiva per cui al massimo rischia una multa, è stata stralciata con invio dei relativi atti alla Procura Federale, guidata dal gen. Pappa, per le determinazioni e valutazioni. Regolamento alla mano l'eventuale squalifica decorrerà dalla data di sospensione: Sergi e Silvestri vennero fermati il 20 maggio scorso, Signorile, il 3 giugno. Fino alla data del processo di primo grado, quindi, i due hanno accumulato già tre mesi. La sentenza sarà ricorribile alla Caf per cui, nel frattempo, trascorrerà un altro mese di attesa. Abbiamo sempre sostenuto l'estraneità dai fatti del Taranto, ma anche la mancanza di dolo dei calciatori e del medico (non vi è traccia di doping dall'istruttoria emersa). Sergi, Silvestri e Signorile, estratti per il prelievo delle urine per l'antidoping rispettivamente i primi due il 17 aprile scorso (Taranto-Nuova Igea) ed il terzo 24 aprile (Rende-Taranto), non riuscivano a soddisfare alle necessità dei medici in quanto erano completamente disidratati. Nè l'aver ingerito tanta acqua li aiutò ad urinare. Intervenne da medico il dott. Uzzi il quale fece loro assumere una sola pastiglia del diuretico. Essendo il Lasix un prodotto inserito nella lista dei farmaci proibiti, l'allora sanitario rossoblù inserì la circostanza nel verbale delle operazioni. Tutto, dunque, alla luce del sole. A sgombrare il campo dai residui dubbi c'è da aggiungere che, a parere di molti medici, una sola pastiglia di Lasix non sarebbe sufficiente a coprire alcunchè. Tornando all'attualità c'è da dire che il diesse Evangelisti è impegnato nella ricerca degli elementi che dovranno completare la rosa. Portiere e punta sono i capisaldi degli interessi, ma servono anche un paio di centrocampisti. Per il primo ritorna a galla Marconato della Pro Vasto. Gli altri sono quelli già pubblicizzati: Molino del Benevento, Magliocco del Sora, Bruno e De Liguori del Benevento. Il direttore Galigani, invece, è alle prese con il reperimento delle due formazioni che dovranno affrontare il Taranto il 13 agosto venturo, allo «Iacovone» per il Memorial Michele Blasi, cui il massimo esponente del calcio jonico tiene giustamente tantissimo. Il triangolare è attesissimo dalla tifoseria tarantina in quanto servirà per vedere all'opera per la prima volta i nuovi beniamini i quali avranno nelle gambe quindici giorni circa di preparazione. di Giuseppe Dimito

Genoa in C1, Preziosi inibito
Stangata sul club ligure dopo l'illecito con il Venezia. Anche tre punti di penalizzazione. Svanisce la serie A. Il presidente punito con 5 anni di stop

Retrocessione all'ultimo posto della classifica di serie B del 2004-2005 e penalizzazione di tre punti nella prossima stagione in C/1 per il Genoa. Cinque anni di inibizione al presidente del Genoa Enrico Preziosi, al dg genoano Capozucca, all'ad del Venezia Franco Dal Cin, e al gm veneziano Giuseppe Pagliara. Queste altre decisioni della Disciplinare Questa la decisione della Commissione Disciplinare per l'illecito commesso nella gara con il Venezia, valida per l'ultima giornata del torneo cadetto. Per Preziosi eDal Cin, la Commissione disciplinare ha proposto la "preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc". 

Solo uno dei deferiti, il calciatore Massimiliano Esposito, all'epoca dei fatti tesserato per il Venezia, è stato prosciolto. I suoi due compagni, Martin Lejsal e Massimo Borgobello sono stati squalificati rispettivamente per sei e cinque mesi. 

Sotto accusa è la partita Genoa-Venezia dell'11 giugno, finita 3-2 per i rossoblù e risultata decisiva per il ritorno nella massima serie del Genoa, dopo 10 anni d'attesa. Ma l'indagine è stata subito estesa anche ad altri incontri, sulla base, di alcune intercettazioni telefoniche. I sospetti aumentano il 14 giugno quando un dirigente del Venezia, Giuseppe Pagliara, viene fermato all'uscita degli uffici della Giochi Preziosi di Cogliate con una valigetta, contenente 250 mila euro in contanti: il club lagunare si giustifica dicendo che la somma è un acconto per l'acquisto del giocatore del Venezia Ruben Maldonado. Il presidente del Venezia Luigi Gallo all'inizio dice di essere estraneo alla vicenda, ma intanto finirà in carcere per truffa con l'accusa di aver fornito una fideiussione falsa al Torino per l'iscrizione al campionato. Nell'inchiesta rimane coinvolto anche l'ex direttore sportivo granata Stefano Cravero.

Se la cosa vi sembra normale
Spalletti toglie i gradi di vice capitano al funambolo di Bari Vecchia e lo riconsegna alla «normalità», che per lui è una cosa insopportabile. Assist succulento per una delle sue virtuose bizze

Nel calcio mercato si è fatto di tutto per evitare aste pericolose e dissanguanti tra le società per accaparrarsi questo o quel campione, dando così il via a un processo virtuoso in contro tendenza agli sprechi del recente passato. Ma poiché di giochi spericolati sul filo della suspance si sentiva la mancanza, la Lega Calcio ha avuto la geniale idea di bandire un'asta tra le tv per assicurarsi i diritti delle immagini in chiaro e aprire un nuovo fronte di discussioni e guerra di comunicati. Essendo il presidente della Lega, Galliani, braccio destro calcistico del Premier che con le tv intrattiene una consistente liason, è inevitabile che si ribatta il tasto del «conflitto di interessi», che rimbalza contro il muro di gomma di un annoiato e sprezzante «va be'», perché, tanto, è una di quelle espressioni che a forza di essere usate entrano nel linguaggio comune perdendo forza e significato, cui ci si assuefà e ci si rassegna, tipo «governo ladro» per intenderci, e altri impotenti sbotti di sdegno. Oggi si aprono le buste e si vedrà chi offre di più. Nel sottobosco delle scommesse clandestine, i bookmaker non accettavano puntate su Mediaset. Poiché nessuno era disposto a scommettere su altri, il banco ha chiuso con la cassa vuota. In un'estate già di per sé torrida per il calcio italiano, ci mancava solo un incidente diplomatico. L'iniziale decisione dell'Inter di annullare il tour in Inghilterra dopo le bombe di Londra ha provocato reazioni dure nell'isola britannica, tanto da far recedere la società di Moratti, costretta a riconfermare ciò che già aveva disdetto. Guai concedere al terrorismo vittorie di rimbalzo, mandando all'aria piani già predisposti. Che si accontentino dei morti. Tutto il resto deve andare avanti come se niente fosse successo e continui a succedere. E nessuno si senta escluso dall'impegno a procedere nella più assoluta «normalità», neanche il calcio, spesso teso a presumere di rappresentare un'isola galleggiante nella bambagia, avulsa da ogni eco che non sia quello degli stadi. Pazienza se poi negli aeroporti bisogna andare un'ora e mezza prima del solito perché bisogna calcolare anche il tempo di mettersi a nudo davanti al metal detector e poi rivestirsi, perché viaggiare nudi, in aereo, è vietato. A tutto si fa l'abitudine.

Tranne a quel diavolaccio di Cassano, che una ne fa e cento ne pensa per creare grane ai suoi allenatori, anche se talvolta se le vanno a cercare, come nel caso di Spalletti. Appena approdato sulla panchina della Roma, già destabilizzata di per sé, interdetta dal mercato, incerta sull'immediato futuro, con mille problemi da risolvere in pochi giorni e tra questi anche il «caso Cassano», Spalletti serve al funambolo di Bari Vecchia un assist succulento per una delle sue virtuose bizze. Gli toglie i gradi di vice capitano e lo riconsegna alla «normalità», che per lui è una cosa insopportabile. Se voleva fornirgli un pretesto per nuovi immusonamenti e conseguenti capricci non poteva fare di meglio. Ma poiché è difficile che un allenatore prenda iniziative gerarchiche, che esulano da questioni tecniche, senza il beneplacito della società, sembra che la Roma di Sensi sia intenta in un lento, ma inesorabile, harakiri. Cassano è in scadenza di contratto e l'anno prossimo se ne può andare dove vuole senza che entri un euro nelle casse giallorosse. Poiché nessuno, allo stato attuale, è disposto a tirar fuori una ventina di milioni per prenderselo, non c'è che da rinnovargli il contratto. Cosa assai problematica vista la differenza vistosa tra offerta romanista e domanda del giocatore. Provocarne ulteriori insofferenze va tutto a discapito della Roma, da un punto di vista meramente economico. Se poi la questione è invece puramente etica, complimenti. Ma allora perché Totti, che della Roma è il simbolo e la bandiera, non si dimezza lo stipendio? di Roberto Duiz

Buongiorno Taranto
Ieri primo giorno di allenamenti nel ritiro di Penne. Aggregati cinque giovani. Mercato: circola l'ipotesi-Molino. Ma la punta smentisce il contatto

La voglia di cominciare è nei fatti. Primo giorno di ritiro a Penne, programma stilato: 9.30 tutti in campo. Ma all'orario fissato il Taranto è già in campo da venti minuti. C'è fretta. Fretta di lavorare, fretta di affrontare il caldo di fine luglio e di rimettere in ordine i muscoli. La stagione è partita, ora è ufficiale. Staff tecnico sul campo, in blu, ventiquattro giocatori schierati, con un improponibile accostamento tra maglia bianca e pantaloncini rossi. Fatiche orchestrate, in avvio, da Francesco Guicciardini, preparatore atletico fresco di conio. Per un po', perché il pallone spunta presto: «Il pallone - spiega Marino - ci sarà sempre: perché è lo strumento principale e, soprattutto, perché sul controllo della palla ruota molto del mio concetto di calcio. Dobbiamo imparare a non sprecare mai il possesso: finché il pallone è tra i nostri piedi agli avversari toccherà correre». Anche il tecnico brucia dalla voglia: campo ristretto ad arte, due squadre a sfidarsi nella gestione del possesso. Marino non urla, chiama. Non strilla, consiglia. L'approccio è blando, tipico di un gruppo che si sta studiando. Il centro sportivo di Penne è più che grazioso. Praticamente nuovo, a giudicare dalle strutture. Completamente nuovo è, invece, il Taranto: Malagnino, Mignogna e Deleonardis sono gli unici elementi di continuità, il resto sono facce da memorizzare. Non c'è Passiatore, che stamattina dovrà fare le visite mediche prima di raggiungere il gruppo in ritiro. Non c'è, nemmeno, Silvestri, atteso per ieri mattina ma ancora non arrivato. Signorile, invece, ha declinato l'invito prima della partenza. 
Il sole è alto, le fronti bagnate: il ritiro è fatica. Fatica e speranze, però. Quelle di una squadra costruita per seguire il campionato dall'attico. Ma anche quelle dei ragazzi in prova, che in questo gruppo contano di trovare spazio. Sono Rodolfo Moronti, attaccante della Rondinella classe '85, Manuel Mancini, centrocampista dell'83 ex Alto Adige, Alessandro Capone, difensore classe '84 proveniente dalla Venturina, Davide Salvatori, centrale difensivo di vent'anni l'anno scorso alla Centese e Fabrizio Marsilio, centrocampista in forza al Venafro nella passata stagione, anch'egli ventenne. Sono con il Taranto, si giocano molto. Perché in una squadra pesante come questa lo spazio è ristretto. Arriveranno rinforzi, ancora. I nomi sono vecchi: per Bruno è già pronto l'armadietto nello spogliatoio. C'è il suo nome scritto, in attesa che si conosca il destino del Benevento. C'è l'accordo, c'è tutto: manca solo la firma, ostaggio della burocrazia calcistica. Vecchi sono anche Marasco e De Liguori. Ma ce ne sono anche di nuovo: rumors locali parlano di Cingolani, centrocampista del Lanciano. E poi una punta e qualche timido ritocco ancora. Non questa settimana, ha fatto sapere Blasi. Forse la prossima. Tutto mentre Molino resta il sogno proibito, stando al tam tam. Forse addestrato a negare, forse realmente tentato innanzitutto dalle sirene di Pescara e Avellino. Lui, mentre le voci si espandono, smentisce con decisione: «Non ho avuto alcun contatto con il Taranto - spiega - non avrei problemi a dirlo. Anche perchè conosco sia il ds Evangelisti che il direttore generale Galigani. Ma, vi assicuro, dalla Puglia non mi ha cercato nessuno, almeno per il momento. Poi chissà. Di certo l'interessamento del Taranto mi lusingherebbe: è una grossa piazza, una società ambiziosa. Ma, onestamente, in questo momento preferirei accasarmi vicino casa, in Campania. Ho un paio di buone offerte dalla C1». 
Intanto Marino lavora: doppia razione giornaliera. E, nel pomeriggio, appare più sciolto. Il lavoro non cambia, il tecnico sì. Parla di più, stavolta riparato dal sole con un cappello assai provvidenziale. Ai giovani, durante la partitella, si lascia andare a consigli ad alta voce: «Ascoltate quello che dicono i compagni più grandi di voi. Si gioca per vincere, anche adesso». L'episodio è una partitella anomala a quattro porte ridotte in un campo ai minimi termini. Esercizio di possesso con il "gol" come fase finale. Parole che allenano la mente: il tecnico punta molto sulle motivazioni. E, nel frattempo, segue la tecnica, invita a tenere il pallone a terra. L'entusiasmo del conducente è contagioso per il resto dell'equipaggio. Il gruppo lavora, Marino non è burbero. Sdrammatizza appena può, mentre il peso del lavoro comincia a farsi sentire nelle gambe. Chiede ritmo e pause ridotte. Lo chiede anche al suo preparatore: la ricerca di un spazio per l'ultimo esercizio crea un vuoto troppo lungo per Marino: «Francesco - grida amichevolmente a Guicciardini -: ti farò pagare un multa se succede ancora questo». Marino sorride, il Taranto rientra. «Basta così»: il primo giorno è andato. Non l'avessero utilizzato già sarebbe stato più originale, ma è il caso di dirlo. Buongiorno, Taranto. da Penne Fulvio Paglialunga

Taranto, cercasi bomber
Al via il ritiro: a Penne arrivano cinque giovani in prova. Il direttore sportivo Evangelisti aspetta la lista ufficiale degli svincolati per concludere un affare

Primo giorno di lavoro a Penne per il nuovo Taranto. Mister Marino ha pigiato immediatamente il piede sull'acceleratore per accelerare al massimo i tempi della preparazione atletica. Mancavano Silvestri e Passiatore che dovrebbero giungere oggi. Si sono aggregati i cinque giovani convocati dalla società per un periodo di prova. Si tratta dei difensori Capone ('85) proveniente dalla Venturina e Salvadori ('85) della Centese (entrambe serie D), dei centrocampisti Mancini ('83) dell'Alto Adige (C2) e Marsilio ('85) dal Venafro e dell'attaccante Moronzi ('85) della Rondinella (D). Evangelisti: «Mister Marino li terrà sotto osservazione per qualche giorno dopodicchè trarrà le sue conclusioni. Il programma prevede l'arrivo di altra gente nei prossimi giorni. Non è escluso che possa giungere qualche straniero». Ma l'operoso diesse tarantino ha lo sguardo lungo sul mercato. Oggi, infatti, la Camera di Conciliazione del Coni emetterà le sue sentenze definitive sull'ammissibilità o meno delle società che hanno fatto ricorso avverso i provvedimenti di radiazione dai rispettivi campionati. La legge concede loro ancora due ulteriori possibilità: il ricorso al Tar del Lazio ed in ultima istanza al Consiglio di Stato (le sentenze definitive dovranno essere emesse entro il 10 di agosto); ma già un minuto dopo il pronunciamento del verdetto della Camera di Conciliazione del Coni, nel caso ovviamente di rigetto dei relativi ricorsi, i calciatori che erano vincolati con le società ricorrenti saranno di ufficio svincolati. A quel punto scatterà la corsa verso il reperimento degli elementi che ciascuna società, Taranto compreso, riterrà idonei per il completamento della propria rosa. Il club jonico è alla ricerca soprattutto di una punta centrale di peso in grado di far crescere Gambino e di un secondo portiere da affiancare a Gentili. Poi, chiaramente, se dovesse capitare qualche altra buona occasione, è evidente che Evangelisti non se la lascerà sfuggire. Basta andare un po' indietro nei ricordi per focalizzare l'arrivo a Taranto di Cariello quattro stagioni orsono, prelevato dal Savoia nemmeno mezzora dopo l'estromissione del club napoletano dal campionato di C1. La squadra jonica era in ritiro a Norcia, mentre quella campana in una località distante circa 300 chilonetri. Dal Benevento ci sono ottime possibilità di far giungere il centrocampista Bruno ('83), l'esterno sinistro De Liguori ('79) e, come da noi preannunciato da tempo Gigi Molino ('72). Tornando al ritiro il programma prevede al momento due intense sedute giornaliere. La prima uscita stagionale è fissata per lunedì 1 agosto. Sparring-partener sarà una rappresentativa del posto. Il presidente Blasi ha già promesso che sarà presente per constatare da vicino i primi progressi della nuova squadra. Curiosità. Il ritiro si concluderà con due giorni d'anticipo in quanto il 13 agosto, allo «Iacovone», ci sarà il «Memorial Michele Blasi», in ricordo del giovanissimo figlio del presidente prematuramente scomparso. Si tratterà di un triangolare. Sarà la prima uscita ufficiale del nuovo Taranto. di Giuseppe Dimito

Quattro volti nuovi per il Taranto
Da oggi si lavora nel ritiro di Penne. Il portiere Signorile è rimasto a casa. Il presidente Blasi mantiene le promesse e rafforza l'organico a disposizione di Marino. «Sarà un campionato d'avanguardia»

Presentati ieri gli ultimi cinque arrivi in casa rossoblù. Per la verità uno di essi è già noto: si tratta di Antonio Deleonardis, 28 anni, di Gravina, centrocampista mancino. Un possente applauso si è elevato al momento della presentazione ufficiale da parte di Blasi. Quattro, invece, sono effettivamente nuovi e saranno inseriti nello chassis della squadra che è stato costruito da Luca Evangelisti con molta attenzione nei giorni conclusivi dell'altra settimana. Questi i loro nomi. La punta centrale potrebbe essere Giuseppe Gambino, 21 anni, agrigentino di nascita, proveniente dal Como, C1, 6 gol segnati in 29 presenze. Uno dei tre centrocampisti del modulo 4-3-1-2 voluto da mister Marino, potrebbe essere Francesco La Rosa, 23 anni, di Barletta, proveniente dall'Andria, C1. Ha svolto quasi per intero la sua carriera nella sua ex società (ha giocato a Foggia due stagioni orsono ottenendo 7 presenze da gennaio). Nel suo curriculum ci sono 3 gol firmati nella stagione 2002-03 in C2. Uno dei difensori centrali (ma può anche giocare a destra) è Pasquale Martinelli, 28 anni, di Matera, proveniente dal Manfredonia. E' quasi uno «specialista» in fatto di promozioni in C1. Ha centrato questo obiettivo nelle ultime due stagioni, rispettivamente a Frosinone ed a Manfredonia. Curiosità. Negli ultimi tre campionati ha sempre segnato un gol a stagione: il primo centro a Martina nel campionato 2002-2003. Il terzino destro potrebbe essere anche Giovanni Micallo, 23 anni, napoletano, ex Fermana. Ha svolto finora tutta la carriera nelle Marche: quattro anni nella società del presidente Battaglione ed uno a Fano. È in evidente crescita di rendimento. Il mercato non può dirsi ancora concluso. Sicuramente il Taranto è alla ricerca di un'altra punta di categoria (scartati coloro che hanno ingaggi troppo elevati), di un portiere, di un difensore e di un centrocampista: Di Corcia o Marasco della Pro Vasto, Turone del Manfredonia e Bruno della Pro Vasto. La conferenza stampa di presentazione di ieri è stata abbastanza movimentata. Luigi Blasi, mutuando lo «stop and go» cara alla Formula Uno durante i «pit-stop» ha avuto un gran da fare per organizzare l'intera giornata. Non è un caso che l'incontro con la stampa sia iniziato con un'ora e mezza di ritardo rispetto all'ora fissata. Reduce da un viaggio di lavoro in Ungheria e Polonia (era tornato a mezzanotte di sabato), alle 7 di ieri mattina era già in società per far firmare i contratti ai cinque calciatori poi presentati alla stampa. Dopo il pranzo consumato «Al Faro», ha assistito alla partenza dell'intera compagine per Penne (c'erano ovviamente anche tutti gli altri contrattualizzati già presentati) e si è seduto a tavolino con i collaboratori dell'area tecnica, Galigani, Evangelisti e Marino, per decidere i giovani da aggregare agli «anziani» in ritiro. Stamane, di buon'ora, ha preso l'aereo per la Russia per questioni di lavoro legate alla sua azienda. Ritornerà in sede per il prossimo week-end. Alla preparazione parteciperanno altresì il portiere Lucaselli ('87), il difensore Taurino ('87), il quale è rientrato da Grottaglie, la punta Passiatore (è legato al Taranto da un contratto fino al 2007) ed il centrocampista Silvestri. Non sono partiti, invece, Signorile e Sergi. Quest'ultimo aveva già preannunciato la sua assenza per assenza del vincolo contrattuale con il Taranto. Ieri mattina, a sorpesa, alle ore 13, ha dato il suo diniego anche il portiere tarantino per analogo motivo. È stato il suo procuratore, l'avv. Marrone, a comunicare la notizia alla società. Nell'elenco dei partenti ci sono cinque giovani in prova i cui nomi saranno comunicati dalla società fra oggi e domani. Blasi: «Si parte per disputare un torneo d'avanguardia. Tutti già sapete che i programmi sono ambiziosi: punteremo ai playoff. Agli inizi della prossima settimana vareremo la campagna abbonamenti. Secondo nostro costume prima abbiamo voluto mettere in vetrina il nostro prodotto e, poi, chiederemo la sottoscrizione dei tagliandi che daranno diritto agli interessati di venire allo stadio senza problemi di acquisto del relativo biglietto». di Giuseppe Dimito

Taranto, anche Bruno
Il mercato dei rossoblu potrevve riservare sorprese a momenti. Il mediano del Benevento: «Sono già d'accoprdo». Il giovane attaccante nel mirino è Gambino

Si comincia domani. Con l'entusiasmo e il desiderio di chi, quest'anno, prenota un posto da protagonista. L'era Blasi adesso è ai nastri di partenza, ma prima di far salire le speranze sul torpedone bisogna completare l'organico. Non del tutto, non è nei piani. Di certo a Penne il Taranto arriverà con una forma assai vicina a quella definitiva. Ultime ore di ritocchi prima della presentazione di un nuovo blocco di neo-rossoblu: forse oggi, forse nella tarda mattinata di domani. Di certo qualcuno arriverà sin dall'inizio del ritiro, per dare a Marino l'opportunità di cominciare a plasmare un prodotto attendibile, da rifinire poi nei giorni successivi.
E' l'ora dei giovani, si diceva. E così, pare, va il vento del mercato. Pronto a vestire la maglia rossoblu, ad esempio, è Alessandro Bruno, centrocampista di proprietà del Benevento, ma l'anno scorso alla Pro Vasto con Evangelisti. Bruno, centrocampista che ha appena compiuto ventidue anni, deve però aspettare: «Con il Taranto - dice il giovane - è tutto pronto: c'è la mia volontà e quella della società, c'è l'accordo economico. L'unica cosa che non ci può essere è la firma, perché io sono tesserato con il Benevento e non posso muovermi fino a quando non sarà completato l'iter dei ricorsi. Credo che per lo svincolo sia sufficiente che finisca la parte relativa alla giustizia sportiva: potrebbe essere lunedì, quindi. Così potrò firmare per il Taranto».
Il nome nuovo per l'attacco, invece, proprio nuovo non è. Si tratta di Giuseppe Gambino, punta nativa di Agrigento l'anno scorso al Como, ma era di proprietà della Reggiana. Il ragazzo, ventuno anni, è l'attaccante giovane e promettente a cui si era già fatto riferimento nei giorni scorsi: il volto era celato per opportunità, visto che la trattativa è in fase di chiusura. Trattativa partita qualche giorno fa, quando Blasi ha incontrato a Imola il procuratore del giocatore, parlando a lungo e avvicinandosi ad un accordo. Gambino è un giocatore di buoni numeri tecnici, reduce da una stagione a Como disastrosa per la fine del club, ma soddisfacente del punto di vista personale (30 presenze - di cui 18 per intero - 6 gol segnati). Piace al Taranto, perché lo staff tecnico è convinto che Marino sia in grado di far rendere al massimo un talento non proprio disciplinato.
L'altro giovane nell'elenco dei giocatori pronti a essere presentati, come detto, è Giovanni Micallo, esterno destro di difesa della Fermana (altro club iscritto alla lunga lista dei sospesi), mentre Francesco Pecora è tra i prenotati. Avanzando, ma non troppo, con l'età dei probabili prossimi rossoblu, c'è sempre Vincenzo De Liguori che attende, come Bruno, di conoscere il destino del Benevento: ha dato la sua parola a Luca Evangelisti, ma è ancora legato da contratto alla società di Spatola. Manca, poi, l'attaccante titolare, quello destinato ad affiancare Deflorio nel reparto avanzato: il nome di Di Domenico circola ancora, ma non è l'unico. Anche qui non è escluso il nome a sorpresa. Si saprà, presto. Al momento il Taranto si nasconde: non c'è, per intenderci, nemmeno un elenco dei convocati per il ritiro. E' questione di attimi. di Fulvio Paglilunga

Il corpo dimenticato
L'equivoco sta nel continuare a confondere i concetti di salute e fitness

Le polemiche seguite alla messa in onda del filmato che ritraeva Cannavaro intento a farsi una flebo di Neoton, alla vigilia della finale di Coppa Uefa del giugno 1999 contro il Marsiglia, hanno ribadito per l'ennesima volta i termini del discorso sul tema dell'abuso di sostanze farmacologiche nello sport. Anche in questa occasione si è creata la classica contrapposizione. Da un lato, un "partito salutista" idealmente capeggiato da Zeman, secondo il quale ricorrere a qualsiasi sostanza farmacologica, anche lecita, comporta un rischio per la salute dell'atleta oltreché una violazione delle regole competitive; dall'altra parte, un "partito faustiano" che mescola un garantismo di maniera - appellandosi alla "non illiceità" di certe pratiche e sostanze - a pretese di scientificità sulla sostenibilità dei carichi di lavoro, e che può fare un manifesto delle desolanti parole di Carlo Ancelotti. Secondo il quale, un calciatore (e, in generale, un atleta) che competa ai massimi livelli non può essere fisicamente sano. 

La più recente replica di questa contrapposizione si registrò nel corso della prima puntata della "Domenica Sportiva" andata in onda dopo la messa in onda del filmato a 'Punto e a capo', e si può condensare nel diverso atteggiamento dimostrato sulla questione da due ex campioni dello sport del calibro di Zibì Boniek e Gianni De Magistris. Nella circostanza Boniek spiegò che, se ai tempi in cui giocava gli fu affibbiata l'etichetta di "bello di notte", il motivo è che gli capitava di disputare una partita al massimo della forma (alla luce naturale o dei riflettori, non fa differenza), e di conseguenza nelle successive aveva bisogno di recuperare lo sforzo. Preferendo pagare in termini di rendimento il calo fisico, piuttosto che ovviarvi con l'ausilio di pratiche esterne al recupero energetico endogeno. Dal canto suo, De Magistris si dichiarò contrario alla posizione di Boniek; affermando che ai tempi in cui era nazionale olimpico di pallanuoto, con 9 partite in 10 giorni era impossibile combattere la stanchezza senza far ricorso all'aiuto del medico. Aggiungendo come fosse normale, in quei giorni, che il medico della nazionale praticasse ai pallanotisti azzurri delle iniezioni "di cui non sapevo nulla". Della serie: la prossima volta si appelli al Quinto Emendamento. 

Spostare obiettivo - Le opposte posizioni assunte da Boniek e De Magistris sulla vicenda confermano un'impressione che da qualche tempo andiamo mettendo a fuoco: il dibattito si sta sviluppando su un piano errato, forse addirittura opposto a quello più consono. Discutendo di doping, e del confine tra pratiche e sostanze lecite o illecite, abbiamo forse per lungo tempo scambiato gli effetti con le cause. Il vero oggetto della discussione dovrebbe essere il corpo dell'atleta professionista come oggetto sociale. Esso si è progressivamente trasformato in una macchina produttrice di una specifica qualità di merce: la prestazione agonistica d'alto livello. Partendo da ciò, il corpo dell'atleta è fatto destinatario di ingenti investimenti (biologici, economici, comunicativi), calato dentro un ciclo di produzione che impone sollecitazioni e stress crescenti, e da almeno un decennio reso oggetto di processi di narcisizzazione e feticizzazione come idealtipo della silhouette socialmente desiderabile. Questa constatazione fa da premessa a una realtà tragica, della quale bisogna prendere coscienza in fretta piuttosto che lasciarsi sviare dal dibattito sulle pratiche dopanti: nello sport d'alta competizione, il corpo dell'atleta non appartiene più all'atleta stesso. Quest'ultimo, al crescere della professionalizzazione e della spettacolarizzazione, diviene vittima della forma più disumanizzante di alienazione e spossessamento. Egli non è più un tutt'uno col proprio corpo, ma fa di esso un'oggettivazione, una sorta di bene indisponibile del quale è soltanto un manutentore. L'imperativo è quello di garantire al corpo l'adeguatezza a un ciclo della competitività fisica i cui ritmi crescono a dismisura. 

Salute e fitness - L'equivoco sta nel continuare a confondere i concetti di salute e fitness. Il primo riguarda una generica sanità dell'organismo e della persona, uno stato di "non malattia"; il secondo comporta invece l'adeguarsi del corpo a standard elevati di efficienza atletica e/o estetica. Riferendoci al corpo dell'atleta professionista, il concetto di salute è praticamente da sempre qualcosa di estraneo. Su un numero della International Review for the Sociology of Sport pubblicato nel 2000, leggemmo i risultati di una ricerca condotta da tre studiosi inglesi, delle università di Leicester e Coventry, attraverso interviste in profondità su un campione di calciatori militanti nella Premiership inglese reduci da infortunio. Ne emergeva un quadro secondo il quale i cicli di decorso riabilitativo risultavano enormemente abbreviati rispetto a quelli di un non-atleta. Di più: in molti casi, l'atleta infortunato veniva fatto oggetto di pratiche mobbistiche, quando non di rituali stigmatizzatori, con l'intento di colpevolizzarlo per la sua condizione di infortunato e aumentarne l'ansia da recupero. Quando c'è di mezzo il corpo dell'atleta, impera il principio di fitness, dell'adeguatezza, con la carica semantica crudamente darwiniana che esso richiama. 

Quale medicina sportiva - Il discorso non sarebbe completo se non si facesse cenno alla medicina sportiva e ai particolari profili professionali che essa produce. Tutto ruota attorno a un interrogativo che nessuno ha il coraggio di affrontare: il medico sportivo deve garantire la salute dell'atleta o la sua fitness? Nei fatti, l'impressione che si ricava è che a essere privilegiata sia la fitness, e che spesso venga favorita la "riabilitazione accelerata dell'atleta infortunato", come recita il titolo dell'ultimo congresso internazionale di riabilitazione sportiva e traumatologia organizzato dall'istituto bolognese Isokinetic. E' contro questa logica, prima ancora che contro il generico concetto di doping, che il mondo dello sport deve ribellarsi. A partire dagli atleti, chiamati a riappropriarsi del proprio corpo rivendicando un "diritto alla stanchezza e all'usura" ben sintetizzato dalle parole di Boniek, e rifiutando la logica di "aiuto necessario per combattere la fatica" e della "liceità di ricorso a sostanze non proibite" propagandata dai De Magistris e dai Cannavaro di turno. Tenendo sempre in mente che l'attività agonistica è soltanto una parte della vita dell’atleta, e che il resto di quest’ultima va affrontato con quello stesso corpo di cui si è fatto "macchina da prestazione e bene indisponibile", e della cui obsolescenza pagherà in misura più o meno tragica il percorso post-agonistico dell'atleta-persona. di Pippo Russo

Taranto, arriva anche Alessandro Bruno
Quasi fatta per Gambino e Micallo, mentre si complica l'affare Di Domenico

Giuseppe Gambino, Giovanni Micallo e Alessandro Bruno possono considerarsi a tutti gli effetti giocatori del Taranto, nonostante dal club di via Umbria giungano notizie contrastanti, soprattutto di smentita.
Un attaccante, un esterno destro e un mediano abile anche nel far ripartire il gioco. Il mosaico si arricchisce di altri tre tasselli di prestigio per la categoria ed è ormai vicino all'essere completato.
Sono ore frenetiche quelle che precedono il ritiro di Penne da dove partirà la "prima" stagione dell'era Blasi. L'entourage rossoblu deve completare l'organicoda mettere a disposizione del tecnico Raimondo marino: all'appello mancano ancora un portiere, due difensori centrali, un centrocampista di sinistra e un attaccante.
A sentir parlare il tecnico di Messina, tuttavia, sembra che Luca Evangelisti abbia portato a termine il suo mandato per cui si attende solo l'ufficialità. Arriverà nel corso dell'ormai canonica conferenza stampa programmata per domenica mattina, giusto in tempo per il ritorno dall'Ungheria del presidente Blasi. 
Intanto le trattative che portano a Gambino, Micallo e Bruno possono definirsi praticamente concluse.
Giuseppe Gambino è un attaccante di 21 anni, nell'ultima stagione a Comodove ha messo a segno 6 reti in 29 partite. Il suo ingaggio è stato definito nello stretto giro di qualche ora, giusto il tempo di trovare l'accordo e sottoscrivere il contratto che lo legherà al club rossoblu.
Giovanni Micallo è un altro bel colpo. Sulle sue tracce c'erano anche diverse formazioni di C1, ma l'abilità del diesse Evangelisti ha fattosì che il giovane difensore di Ascoli Piceno firmasse per il sodalizio del presidente Blasi. Classe '82, nelle ultime cinque stagioni, a parte la parentesi di Fano, Micallo ha indossato la casacca canarina della Fermana racimolando 50 presenzee 1 gol (l'unico in carriera) siglato proprio nel corso del campionato appena concluso. Riparte da Taranto con un entusiasmo ritrovato e la voglia di riconquistare la C1.
Proprio come Alessandro Bruno. Ventidue anni appena compiuti il 4 luglio, il centrocampista ha scelto di indossare la casacca rossoblu complice la situazione non esaltante della società del presidente Spatola, ormai sull'orlo del fallimento. A Bruno sarebbe stato proposto un contratto biennale sulla base di 25 mila euro a stagione, ma dato che il giocatore è ancora sotto contratto con il Benevento bisognerà attendere che i sanniti falliscano. di Dante Sebastio

Taranto, l'ora dei giovani
Dopo l'arrivo dei giocatori esperti nella scorsa settimana, adesso si punta ad abbassare l'età media: nel mirino Pecora, Micallo e un attaccante tenuto segreto

Il momento avvicina allo scatto finale. Perché il Taranto deve chiudere la prima parte della campagna acquisti e trasferirsi a Penne con un organico quasi al completo. Equazione semplice: saranno giorni di annunci. Voce di sottofondo: tre, forse quattro giocatori sono stati bloccati e sono in attesa di ufficializzazione. O meglio, in attesa che Blasi rientri dal suo viaggio di lavoro all'estero e dia la propria disponibilità a “battezzare” gli affari che Luca Evangelisti avrebbe concluso o che sarebbero ad un passo dalla conclusione. 
I sussurri del momento, però, vanno oltre il silenzio. E fanno capire, ad esempio, come sia scoccata l'ora dei giovani. O, quantomeno, di quelli che dovranno far abbassare l'età media della squadra, dopo il massiccio “sbarco” di giocatori esperti della scorsa settimana. La linea, infatti, è nota: giocatori con un buon numero di campionati sulle spalle (e, di conseguenza, anche qualche giustificata primavera in più) mescolati con altri in rampa di lancio. A questa seconda voce corrisponde, ad esempio, Francesco Pecora, ventitreenne trequartista in forza alla Battipagliese che il Taranto avrebe prenotato nei giorni scorsi e che, al momento, è in attesa di conferme ufficiali. Un altro giovane, ma già con una buona esperienza in serie C, è Giovanni Micallo, anche lui classe '82, ma con cinquanta partite disputate in C1 e dieci in C2. Da Fermo danno l'affare per fatto, a Taranto (manco a dirlo) non si hanno riscontri. Micallo, tra l'altro, è un esterno destro difensivo che, quindi, andrebbe a coprire una ruolo al momento vacante dell'organico dei rossoblu. Giovane è anche Valentino Taurino, classe '87 l'anno scorso in prestito al Grottaglie. E' uno dei ragazzi che si aggregheranno al Taranto nel ritiro di Penne, per essere valutati poi da Raimondo Marino. 
La sorpresa, però, potrebbe essere un'altra. Cioè: potrebbe essere giovane anche l'attaccante che il Taranto cerca. E', praticamente, il punto più delicato della campagna acquisti del Taranto. Perché una squadra che insegue come obiettivo minimo i playoff ha bisogno davanti di gente che sappia segnare e di adeguate alternative. Il giovane attaccante (tenuto adeguatamente nascosto) sarebbe, a quanto dicono, un buon colpo che, però, non escluderebbe le altre piste battute proprio per l'attacco. Fabio Di Domenico è sempre tra i preferiti della società, che potrebbe anche approfittare della deriva della Vis Pesaro per convincere il giocatore, in queste ore più vicino che mai. Diverso è il discorso per Magliocco, che è di proprietà della Salernitana (altra società con l'iscrizione in bilico) e che al Taranto piace, pur non essendo troppo distante come caratteristiche da Deflorio, già in organico. 
Ancora più complesso il discorso per Castillo. Non è escluso che il giocatore piaccia al Taranto, ma non ci sono ancora stati contatti, visto quanto hanno detto il giocatore e il suo procuratore. Può darsi, a questo punto, che i rossoblu tentino un assalto nelle prossime ore, provando a strapparlo al Gallipoli del presidente Barba, dal canto suo disposto a allargare ulteriormente i cordoni della propria borsa (già abbondantemente capiente) per trattenerlo in Salento. 
Non cambia nulla nel frattempo, sul fronte dei beneventani. Ieri il Coni ha discusso il ricorso della società di Spatola contro l'esclusione dai campionati decisa del Consiglio Federale. E' probabile, quindi, che nelle prossime ore venga resa nota la sorte del club campano e, di conseguenza, si capirà se De Liguori e Bruno, entrambi nel mirino di Evangelisti che li ha contattati da tempo e, adesso, attende che si liberino per poter chiudere l'accordo. di Fulvio Paglialunga

Marino mette il Taranto in pole-position
Il tecnico: «Puntiamo a vincere, inutile nascondersi prenderemmo in giro i tifosi»

Il ritiro è alle porte, le vacanze agli sgoccioli. Soprattutto quelle di Raimondo Marino che ha vissuto, e sta vivendo, un’estate atipica, sicuramente diversa dalle altre. Perché tra qualche giorno, domenica per la precisione (anche se la società sta pensando di dare il via agli allenamenti lunedì 25 luglio), scatterà ufficialmente la sua prima avventura da allenatore professionista.
- Allora, Mister, ci siamo quasi: come si sente?
«Emozionato al punto giusto, ma tutto sommato tranquillo. Non vedo l’ora di cominciare, di interagire con i ragazzi e, soprattutto, di lavorare per presentarci in perfetta forma ai nastri di partenza della prossima stagione».
- A proposito, che chiederà ai suoi calciatori nella prima riunione della stagione?
«Con i ragazzi ho già avuto modo di parlare, a Penne faremo poche chiacchiere e molto lavoro. Sanno come la penso, conoscono il modo interpretare il calcio, non devo spiegare altro».
- Soddisfatto della campagna acquisti?
«Bè, vorrei vedere»
- Sono arrivati gli elementi che aveva chiesto?
«Abbiamo centrato quasi tutti gli obiettivi. Non è stato facile, anche perché la concorrenza è stata tanta e agguerrita, ma chi ha scelto Taranto ha sposato, secondo me, un progetto vincente».
- Molti addetti ai lavori indicano la “sua” squadra come sicura protagonista per la prossima stagione: si sente responsabilizzato?
«Mi sarei sentito ugualmente responsabilizzato se avessimo dovuto lottare per una salvezza. Il rischio fa parte del mestiere di un allenatore e io sono un amante del brivido, mi piacciono le sfide. Piuttosto, dopo anni di patimenti e delusioni, fa piacere che Taranto sia nuovamente al centro dell’attenzione: a questo punto non possiamo deludere le aspettative di chi crede noi, soprattutto quelle del nostro presidente».
- Blasi le ha chiesto di vincere il campionato?
«No, ci ha chiesto di puntare ai play-off. Che rappresentano il nostro obiettivo minimo, inutile nascondersi dietro a un dito prenderemmo in giro noi stessi e i tifosi. Il presidente vuole una squadra autoritaria, che faccia divertire con un calcio spumeggiante».
- A proposito di calcio spumeggiante, non crede che il 4-3-1-2 concepito con esterni votati più all’attacco che alla difesa sia un tantino spregiudicato?
«E perché mai? Nel calcio i risultati si ottengono con l’organizzazione, il lavoro e con il temperamento. Il ritiro di Penne servirà per sperimentare gli schemi e raggiungere gli equilibri giusti fra i vari reparti. Nel mio modo di concepire il calcio, un attaccante, per esempio, non deve limitarsi a fare i gol, deve saper dar man forte alla difesa. Insomma, bisogna cimentarsi con la giusta mentalità, ma è chiaro che il Taranto non adotterà soltanto uno schema di gioco».
- Tra tutti i giocatori acquistati, chi può garantire quel quid in più?
«Non fatemi fare nomi: prima di tutto perché è antipatico e poi perché dobbiamo imparare a esaltare il gruppo, non il singolo. Quello della prossima stagione non sarà mai il Taranto di Deflorio, di Bevo o di chicchessia, sarà semplicemente il Taranto».
- Molti atleti esperti per la categoria, ma anche giovani di belle speranze come Mignogna, Malagnino e Taurino: di loro cosa ci può dire?
«Sono ragazzi interessanti, con delle potenzialità enormi. Potranno migliorare sviluppare soltanto se avranno l’umiltà di imparare da chi è più grande e da chi ha più esperienza di loro. L’umiltà, prima di tutto».
- Il mercato non è ancora concluso, spera lo sia prima della partenza per il ritiro?
«Che io sappia, il nostro presidente, con l’apporto fondamentale di Evangelisti e Galigani, hanno completato la rosa, anche se manca ancora l’ufficialità. Ribadisco, sono soddisfatto del lavoro svolto dalla nostra triade, soprattutto quello di Blasi che si è impegnato tantissimo per mantenere le promesse».
- Secondo un sondaggio promosso dal nostro sito , il tifoso rossoblu è ancora un po’ scettico su Raimondo Marino.
«E’ normale, come allenatore professionista sono un perfetto sconosciuto. Farò il possibile perché il campo li convinca del contrario». di Dante Sebastio

Taranto su Castillo. Forse
Una voce dà la società vicina all'argentino del Gallipoli, ma il giocatore (che potrebbe rinnovare con i salentini) e il suo procuratore non sanno nulla. Silenzio o depistaggio?

Il Taranto piomba su Nacho Castillo. Così, nel mezzo del pomeriggio, la voce piomba e scuote. Improvvisa e chiara, anche troppo per la strategia del silenzio scelta da Blasi e dai suoi collaboratori. Sospetta, addirittura. Infatti, almeno per il momento, così non è. La trattativa con l'attaccante argentino del Gallipoli, data a buon punto, in realtà non è ancora partita. Castillo, per iniziare, non sa nulla: «Del Taranto non mi ha mai parlato nessuno, se devo dire la verità. Mi farebbe piacere un interessamento, ma non mi risulta. E poi di ogni cosa che riguarda il mio futuro se ne occupa il procuratore». Che poi non è solo procuratore: Riccardo Zarini, argentino come Castillo, è anche il presidente del Grupo Universitario di Tandil, squadra che detiene il cartellino del giocatore. E' in Italia, proprio perché bisogna decidere la squadra dove Castillo andrà a giocare: ha avuto contatti con Spal, Verona (società tra le più decise) e Cesena, ma non con il Taranto. Almeno così dice: «Del Taranto non so nulla, credetemi. Non posso dire se il giocatore piaccia o meno alla società, ma io non ho sentito nessuno. Certo: magari mi chiamano fra pochi minuti e tutto quello che abbiamo detto non ha valore, ma fino ad ora non ci sono contatti». 
Tra il silenzio imposto secondo copione e il depistaggio, stavolta, sembra più di avere a che fare con la seconda ipotesi. Castillo, tra l'altro, è da sabato a Gallipoli, perché dovrà incontrare il presidente Barba per chiudere l'accordo per il rinnovo del contratto con i salentini. E vista l'abitudine del massimo dirigente gallipolino di chiudere gli accordi di notte non si può nemmeno escludere che stamani Castillo si trovi giò con il contratto firmato. La caccia al bomber, quindi, rimane aperta: Di Domenico e Magliocco sono i primi due nomi della lista, mentre De Angelis del Gubbio è tornato a circolare. Non è escluso, però, che alla fine arrivi un nome a sorpresa. Gli altri contatti sono noti: verso Martinelli e Turone non si registrano novità, se non un timido raffreddamento dell'interesse da parte del Taranto, mentre per De Liguori sono ancora vive le intenzioni della società di riportarlo in rossoblu. Continua a piacere anche Pecora, della Battipagliese. 
C'è chi potrebbe arrivare e chi, invece, potrebbe non restare. Il Taranto e Antonio Deleonardis si sono allontanati quasi improvvisamente: il centrocampista è stato contattato per restare in rossoblu, ma c'è distanza tra quanto ha proposto la società e quanto ha chiesto il giocatore. Difficile che la differenza venga colmata, sia perché il Taranto sembra essersi orientato su altri giocatori, sia perché Deleonardis sabato parte in ritiro con i “disoccupati” per l'Aic, dove troverà anche Gennaro Monaco. 
C'è, anche, chi sicuramente non resterà. Rosario Bennardo ha rescisso ieri il contratto che lo legava al Taranto fino al giugno 2006. Lo ha annunciato la società in una nota ufficiale, nella quale, tra l'altro, Blasi «ringrazia il calciatore per la collaborazione e per il contributo sportivo offerto alla società». Si chiude, quindi, una storia durata quasi quattro anni, durante la quale Bennardo è stato protagonista della cavalcata verso la B, ma è stato anche ostaggio di un infortunio al piede che lo ha tenuto a fermo a lungo. «Mi dispiace andar via - dice il difensore palermitano -, perché qui mi sono trovato molto bene. Purtroppo l'infortunio mi ha penalizzato al punto che se qualcosa di buono avevo fatto magari è stata pure dimenticata. Pazienza: non sempre nel calcio c'è spazio per la gratitudine». La stretta di mano tra lui e Blasi c'è stata dopo qualche mese di braccio di ferro (il giocatore ha fatto vertenza per gli stipendi non pagati), ma alla fine non si è fatto fatica a trovare l'accordo: «Di certo non poteva andare avanti così per me, però ci siamo salutati senza nessun problema, per me era ora di cambiare. Vorrei ringraziare, però, tutta la gente di Taranto che mi è stata sempre vicina e in particolar modo i tanti amici che ho conosciuto in questa permanenza. Alla squadra e ai giocatori che verrann auguro di cuore le fortune migliori». Bennardo ha già trovato una squadra interessata, però: andrà in ritiro con il Teramo, a Fratta Todino, in Umbria. Per il momento non avrà un contratto, perché la società abruzzese vuole prima valutare con attenzione. Partirà per il ritiro, invece, Francesco Passiatore, che ha un contratto con la società fino al 2007 e che ha intenzione, almeno per il momento, di restare in rossoblu. A Penne ci saranno anche Silvestri e Signorile, che il Taranto ha convocato nonostante la sospensione, confidando in una riduzione della squalifica. Non ci sarà Sergi, che ha declinato l'invito. Oggi, nel frattempo, cominciano le visite mediche. di Fulvio Paglialunga

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