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L'ingrato ruolo del trequartista
Si sono avvicendati in quattro. Raimondo Marino, tecnico del Taranto, alla ricerca della migliore soluzione

Quando Raimondo Marino si presentò a stampa e tifosi, quest'estate, fu risoluto nell'individuare il suo modulo tattico di preferenza. «Il mio schema di gioco è il 4-3-1-2», disse. Un trequartista alle spalle di due punte in nome di una spregiudicatezza e di un calcio offensivo che è stato, il più possibile, trasportato dalla carta al campo di gioco. Facile capire che molti degli sviluppi di un'azione offensiva sarebbero dovuti passare dai piedi del rinomato fantasista che trasforma in assist o possibilmente in gol, tutti i palloni che tocca. 
Alquanto volubile la sua storia: in questo inizio di campionato, per infortuni o necessità tattiche contingenti, l'allenatore rossoblu ha adottato diversi uomini con quel mandato. In estate il plausibile candidato era stato identificato in Luca Campanile e le prime risposte nel ritiro di Penne erano state confortanti. Un mancino dal piede sinistro educato, abile nell'imbeccare il tandem Deflorio-Gambino. Ma le prime avvisaglie di una stagione, almeno in partenza, un po' sbilenca, si sono registrate con l'infortunio muscolare patito dall'ex giocatore di Sora e Pro Vasto proprio all'immediata vigilia del debutto in campionato dei rossoblu. Marino, con un filo di sorpresa, fece i suoi calcoli e lanciò Catania come elemento di raccordo tra centrocampo e attacco. Una freccia che ha centrato il bersaglio grosso perchè le prime quattro gare del siciliano etneo sono andate ben oltre la sufficienza. Catania-Gambino-Deflorio, è stato il produttivo tridente che ha partorito otto punti nelle prime quattro gare. Campanile, nel frattempo, guariva e si rendeva disponibile. A quel punto, Raimondo Marino ha imboccato una strada precisa e coerente: un gioco di addizioni aritmetiche che ha avuto come riferimento l'ottimo stato di forma di Catania e le difficoltà di Gambino. Nelle successive quattro partite si è pensato di fare male alle difese avversarie con il cosiddetto “tridente leggero”, in ossequio all'abilità tecnica di gente come Deflorio, Catania e Campanile. La sconfitta di Giugliano, esordio della formula citata, non ha scoraggiato l'allenatore ionico perpetrando l'esperimento che ha fruttato due vittorie casalinghe e il pari di Vittoria. Assetto leggermente ritoccato in corso d'opera a seconda degli avvenimenti di giornata: a Vittoria, ad esempio, nel nome di una richiesta di peso offensivo, Marino lanciò Di Domenico al posto di Catania, come a Giugliano impiegò la carta Gambino il luogo del difensore Martinelli per recuperare il vantaggio campano. Una doppia parentesi, quindi, formata da quattro gare. 
A Marcianise, invece, si ha la prima picconata al sistema. Il tecnico, come affermò nella settimana di avvicinamento, voleva studiare delle mosse “ad hoc” contro la formazione di Boccolini. Ergo: Deleonardis in campo, Campanile e Catania in panca. Una scelta che fu ricusata dal risultato di 0-2 alla fine del primo tempo. Una trasferta amara che maturò, in vista della successiva gara di Gallipoli, un leggero mutamento tattico con il 4-1-4-1 adottato in terra salentina. Una domenica che promosse Mancini titolare. Ormai siamo all'attualità: due domeniche fa Marino tornava all'antico con il tridente leggero formato da Campanile alle spalle di Catania (che sembra avere perso lo smalto iniziale) e Deflorio. Arrivava lo scialbo 0-0 interno contro il Latina. Domenica a Nocera l'ennesima variazione sul tema con Mancini alle spalle di Di Domenico e Deflorio. 
Catania, Campanile, Deleonardis e Mancini: quattro uomini che si sono scambiate la maglia, oggetto della disamina. Fermandoci alle prestazioni, il Catania del mese di settembre impressionò realmente. Ora c'è da capire se quelle prestazioni erano frutto dell'entusiasmo di aver conquistato, un po' contro le previsioni, un posto da titolare oppure se l'ultima flessione del siciliano è imputabile ad un comprensibile calo atletico. Campanile, finora, ha convinto poco o quanto meno ha difettato in continuità. Escludendo Deleonardis, schierato peraltro altre sei volte come interno sinitro di centrocampo, resta la carta Mancini che ha denotato “grande intesa”feeling tecnico” soprattutto con Deflorio. Ci sarebbe anche il talento nostrano di Francesco Mignogna. Marino, però, sta provando a trasformarlo in un esterno sinistro difensivo. di Luigi Carrieri19 novembre 2005

«Non mi sento in discussione»
Di Domenico non teme il mercato. La difesa della punta del Taranto: «Non giudicatemi: non ho giocato quasi mai»

Fabio Di Domenico non si preoccupa. Anche se sulle bocche dei tifosi il toto-attaccante è già cominciato. Persino la società ha ammesso, in modo più o meno velato, di essere alla ricerca di una punta da prelevare sul mercato di gennaio. Si è parlato di Gioacchino Prisciandaro (che difficilmente si muoverà da Cremona), si sono fatti altri nomi, anche improbabili (Pippo Maniero, ad esempio). 
L'attaccante rossoblu, però, non si intimorisce. E' convinto di poter giocare le proprie carte, di poter ancora conquistare la fiducia dell'ambiente. Anche se finora le spine sono state più delle rose. 
La gara giocata a Nocera ha riportato il suo nome al centro dell'attenzione: Di Domenico ha risposto con diligenza, con una prova tutto cuore e sacrificio. Pochi tiri in porta, tanto (propizio) lavoro per Deflorio. Tante risposte da dare senza banalità. 
Di Domenico, come è andato il ritorno in campo dall'inizio? 
«Bene, mi sembra. Molti hanno riconosciuto la bontà della mia prestazione, al di là delle critiche preconcette. Siamo riusciti a fare tre gol, forse avremmo meritato di vincere». 
Cosa vi ha impedito di cogliere il successo? 
«Senza dubbio qualche errore arbitrale. Ma non può e non deve diventare un alibi. Anche noi, però, abbiamo sbagliato parecchio: in fase difensiva dobbiamo essere più pratici, più attenti, i tre gol sono arrivati anche a causa delle nostre distrazioni. Tornando agli arbitraggi, mi auguro che la società continui a far sentire la propria voce in Lega. Alla fine di un campionato, però, torti e ragioni si compensano sempre...». 
La sosta è il momento adatto per riflettere. Qual è il bilancio del Taranto finora? 
«Sicuramente positivo. Dobbiamo essere soddisfatti: in fondo siamo ad un solo punto dalla zona playoff. Quasi perfettamente in linea con gli obiettivi tracciati dalla società all'inizio della stagione. E' chiaro che non tutto è andato per il verso giusto: il livello del campionato non è eccezionale, la squadra, probabilmente, non ha ancora espresso tutte le proprie potenzialità. Ci mancano almeno quattro-cinque punti: a quest'ora saremmo a poca distanza dal Gallipoli, che per ora è meritatamente in testa alla classifica». 
E il bilancio di Di Domenico? 
«Non è altrettanto soddisfacente. Fino a questo momento ho avuto poche occasioni per giocare. Col mio fisico, avrei bisogno di giocare con costanza per raggiungere la migliore condizione. Questo non è avvenuto, sono stato impegnato soltanto in spezzoni di partita. Penso di poter fare molto di più, se vengo messo nelle condizioni giuste...». 
Come vive questo momento? 
«In tutta onestà, non sono tranquillo. Quando uno non gioca, l'insoddisfazione è una condizione normale. Anche perchè erano almeno cinque anni che non mi capitava di stare in panchina, non ero più abituato». 
A Nocera, però, è stato promosso tra gli undici. E' la svolta? 
«Lo spero. Non pensavo neppure di giocare domenica... E' stata una decisione dell'ultimo momento, Marino aveva provato Catania nell'arco dell'intera settimana. Spero di aver fatto la mia parte. Di giocare anche domenica prossima». 
Che ambiente ha ritrovato a Taranto a nove anni di distanza? 
«Non c'è pazienza. Forse sono state create troppe aspettative in estate. Dovremmo essere primi “per forza”, tutti guardano alle cose negative e dimenticano quanto di buono stiamo facendo. E' una specie di “tiro al bersaglio”. E' una situazione che non mi piace. Ma non è una accusa ai tifosi: è normale che in una grande piazza come Taranto esistano simili pressioni». 
E le notizie sul possibile arrivo di un attaccante? La disturbano? 
«Direi di no. Non mi sento messo in discussione. Praticamente non ho mai giocato. Se avessi giocato sei o sette gare di seguito senza segnare sarei il primo ad ammettere le mie responsabilità. Ma non è così. E poi sparano troppo sugli attaccanti...pensate a Gambino. Nelle prime gare si era reso utile, è stato “bruciato”. Qualcuno, evidentemente, preferisce pensare ai grossi nomi come Prisciandaro. Se la società deciderà di acquistare una punta, rifletterò sulla mia posizione». di Leo Spalluto18 novembre 2005

Taranto, la ricetta di Di Domenico
«I gol? Non ne ho mai segnati tanti. Ma la mia presenza in campo si sente» 
Da Passiatore a Califano: non sono pochi gli attaccanti che hanno tratto giovamento dal suo lavoro dentro l'area

Due sedute anche ieri per il Taranto in una settimana che non sfocerà in partita. Il campionato domenica riposa. I rossoblù venerdì 25 (ore 20,45) allo «Iacovone» affronteranno il Potenza. Come annunciato mancava Pastore. Bevo, Manni, Mortari e De Liguori hanno girato a parte. La partitella infrasettimanale sarà disputata martedì prossimo in notturna contro la Berretti per far abituare i rossoblù alla luce dei riflettori. Il diesse Luca Evangelisti sta continuando il suo giro di mercato alla ricerca dei tre-quattro giocatori, uno per ruolo, utili per centrare l'obiettivo stagionale: l'ingresso in C1. Fabio Di Domenico, domenica scorsa, ha rivisto la luce della prima squadra. A Nocera gli ha dato fiducia, quasi a sorpresa a Nocera. «Sono rimasto meravigliato anch'io, quando il mister nell'annunciare la formazione due ore e mezza prima dell'incontro, mi ha inserito nell'undici titolare. La cosa mi ha elettrizzato immediatamente. Ero pronto a giocare per cui non ho avuto problemi nell'indossare la maglia da titolare». Sono stati fatali i dieci-dodici minuti finali dell'incontro. «Purtroppo sì. E ci sono anche costati due punti che avevamo largamente meritato. Sono mancati furbizia e mestiere. Una squadra come la nostra non si deve far raggiungere sul pari». E dire che il Taranto ha molti giocatori esperti. «Questo è vero. Ma è altrettanto vero che, a volte, è il singolo errore a risultare determinante. Squadre furbe ed attente come la Nocerina ne approfittano immediatamente ed il quadro è bello e completo». A Giulianova ed a Battipaglia attaccanti come Califano e Passiatore, non delle prime punte, sono andati in doppia cifra in fatto di reti realizzate, giocando al suo fianco. Un caso? «Non credo. Non sono un attaccante da tantissimi gol a stagione. Ma riesco ad incunearmi nelle aeree avversarie, aprendo dei buoni varchi nei quali l'attaccante che mi affianca riesce ad inserirsi ed a segnare. A Taranto sto facendo quello che ho sempre fatto». Quali movimenti dovranno fare centrocampisti e difensori per metterla in condizioni di segnare? «Personalmente preferisco i cross da fondo campo o, al massimo, dal limite dell'area di rigore per mettere in vetrina il mio pezzo migliore: il colpo di testa». Come sta fisicamente? «Ora bene. Ho dovuto lavorare parecchio per raggiungere l'attuale condizione. Posso offrire il mio contributo alla risalita della squadra. Il mio unico problema è non perdere i novanta minuti che ho nelle gambe». Alla ripresa del campionato verrà il Potenza allo "Iacovone". Si giocherà fra otto giorni in notturna. «E' una gara da vincere. Non ci sono alternative al riguardo. E' già da due settimane che siamo fuori dalla zona playoff per cui dovremo far di tutto per rientrarvi. La gara è delicata ed ostica, ma noi avremo la fortuna di avere il sostegno dei nostri tifosi. Sono pochi i campi di C, ma anche di B, che possono vantarsi di avere un pubblico così caloroso». di Giuseppe Dimito18 novembre 2005

Non c'è due senza tre
Pasquale Martinelli, difensore del Taranto, vuole la terza promozione consecutiva dopo quelle con Frosinone e Manfredonia. «Il campionato è ancora molto lungo»

Essere plurifunzionale può giovare. Pasquale Martinelli si sta ritagliando un ruolo ben preciso, sempre utile ad ogni evenienza. Fino a questo momento, il difensore materano ha collezionato sei presenze, di cui quattro da titolare. In tre di queste gare dal primo minuto, ha attenuato l'assenza di Micallo come esterno destro. Da una partita... e mezza, Martinelli ha ricoperto la fascia opposta, in contumacia Manni. Curioso, se si pensa che la zona naturale di competenza sia quella di centrale. 
«Il mio ruolo è quello di difensore centrale - ammette Martinelli - però è anche vero che un giocatore deve sempre adattarsi. L'anno scorso a Manfredonia ho giocato sedici partite come esterno destro. Io non ho particolari problemi». 
Giocare perchè qualcuno sta fuori non è una situazione ideale. Martinelli, da uomo esperto, privilegia le esigenze collettive. 
«A chi non farebbe piacere giocare dall'inizio. Però bisogna convincersi che in una squadra come il Taranto, costruita per lottare per il vertice, non ci sono titolari o riserve. All'occorrenza il tecnico ha potuto trovare in me un giocatore tattico sul quale puntare. Magari avrei preferito che queste partite si fossero concluse con una vittoria e non con dei pareggi. La fiducia dell'allenatore fa piacere; è una sensazione che il calciatore avverte. Ed è una bella sensazione». 
Jolly, parola ardita nel mondo del calcio. Ambigua anche nella sua accezione: alla fine essere un giocatore buono per ogni occasione si rileva un dato positivo o negativo? 
«Secondo me dà solo dei vantaggi. Giocare in più zone del campo, ti permette di avere maggiori possibilità di giocare. E' normale che bisogna rispettare le scelte e la visione complessiva dell'allenatore. Siamo un gruppo formato da ventidue ragazzi, tutti in teoria meritevoli di essere mandati in campo». 
Largo, allora, alla prima sosta della stagione. E si apre il solito quesito sul giovamento del suo arrivo. 
«Difficile dire se la sosta sia giunta al momento opportuno - dichiara Martinelli - Sotto il profilo fisico la squadra che ha giocato a Nocera ha dato delle buone risposte. E' innegabile che, con qualche giorno in più di allenamento, si possano migliorare certi automatismi e soprattutto recuperare gli acciaccati. Inoltre chi ha giocato meno può raggiungere una condizione accettabile». E' stata citata la trasferta di Nocera. Qualcosa da aggiungere? «Come sempre potremmo tirare fuori un numero consistenti di episodi che non hanno girato a nostro favore. Dispiace solo che segnando tre gol, non siamo riusciti a portare a casa un successo. In linea di massima paghiamo il fatto che ogni avversario contro di noi, ritiene di doversi accontentare anche di un punto. Soprattutto nelle gare casalinghe abbiamo assistito al solito leit-motiv». 
E allora? «Allora occorre credere ancora di più in quella che facciamo. Se è vero che il lavoro paga, alla fine attraverso il gioco saremo ricompensati. Adesso siamo fuori dalla zona playoff? Per esperienza personale, dico che i campionati non si decidono a novembre. Quando si è ottenuti la promozione con il Frosinone, due anni fa, a novembre avevamo un distacco di tredici punti dalla Palmese. Stiamo calmi, i conti si fanno alla fine». 
Frosinone e Manfredonia. Il Taranto ci starebbe bene dietro questa coppia di squadre. Per esplicare il concetto, si tratterebbe, in caso di promozione dei rossoblu in C1, del terzo torneo vinto consecutivamente da Martinelli. «E chi non metterebbe la firma per un tris simile. Facendo delle analogie posso dire che il Taranto, sotto il profilo individuale, è una squadra senza eguali. Poi subentrano altri fattori in una vittoria finale. Qui ci sono più pressioni, una piazza esigente che attende con ansia di risalire nelle categorie di competenza. L'anno scorso a Manfredonia, abbiamo sfruttato l'assenza di pressione psicologica. Sapevamo di avere un'ottima squadra, ma nessuno ci chiedeva la vittoria a tutti i costi. Siamo stati bravi a sfruttare l'occasione propizia quando la classifica ce lo ha permesso. A Taranto dobbiamo essere bravi a creare simili premesse». di Luigi Carrieri17 novembre 2005

Pastore dà la scossa al Taranto

Il Taranto ha ripreso a lavorare. Ieri doppia seduta. Recuperata, dunque, quella non disputata martedì pomeriggio. Assenti Mortari e De Liguori in permesso. Bevo e Manni hanno girato a parte. Il programma settimanale prevede un'altra doppia seduta per oggi. Domani e dopodomani, invece, si lavorerà solo al mattino. La partitella infrasettimanale sarà disputata martedì pomeriggio. Con tutta probabilità si ritornerà in provincia, forse ancora a Palagianello. Alla seduta odierna mancherà Ivano Pastore. Il forte difensore campano ha ottenuto una giornata di permesso per essere presente al funerale di un suo amico a Salerno. A Nocera si sono persi due punti? «Proprio così. E la cosa, sinceramente, mi fa ancora tanta rabbia. Proprio nella domenica in cui avevamo rischiato meno del solito, abbiamo beccato tre gol. Incredibile. Il calcio fa brutti scherzi. Devo ammettere che, al 70%, la colpa è nostra perché in tutte e tre le occasioni non abbiamo svolto la fase difensiva nella maniera giusta. Quando dico nostra, intendo ovviamente di tutta la squadra, non solo della difesa». Qual è il motivo di questi errori? «Non si tratta di mancanza di cattiveria agonistica. Dico, quindi, che si tratta di scarsa cattiveria. In alcuni frangenti ci crediamo belli e forti. Invece non deve essere così. Dobbiamo imparare ad essere concentrati per 90'-100' minuti e non per 80'». Intanto i tifosi, a volte, se la prendono con Marino. «E fanno onestamente male. Posso assicurarvi che il mister non solo prepara le partite nella maniera migliore possibile, ma ci fornisce tutte le indicazioni utili per uscire dal campo con i tre punti. In campo, però, ci andiamo noi. È proprio vero quanto si dice in giro sui tecnici: le fortune di un allenatore dipendono quasi esclusivamente dai giocatori che allena». Il Taranto occupa la sesta posizione in classifica: un po' poco rispetto alle attese della tifoseria. «Solo due considerazioni. Prima: con i due punti che avremmo meritato largamente con il Latina in casa, saremmo terzi. Seconda: siamo soltanto alla dodicesima giornata di campionato. Il cammino è ancora lungo. Permettetemi di proporre qualcosa di positivo. Inseguiamo gli obiettivi uno alla volta. Per il momento puntiamo a rientrare nel giro dei playoff. Poi, scaleremo i relativi gradini della zona nobile della classifica cercando di piazzarci su quello più in alto. Se, infine, ci accorgeremo che il Gallipoli nel prosieguo del torneo, andrà in affanno, dovremo fare di tutto pur di strappargli la prima importante poltrona». Alla ripresa del campionato, in programma venerdì 25, in notturna (ore 20,45), vi farà visita il Potenza. «Dovremo fare di tutto per ritornare ad agguantare quei tre punti che ci mancano da circa un mese. L'aria del derby farà aumentare ancora di più i nostri stimoli. Senza dimenticare che avremo dalla nostra certamente il caldo incoraggiamento dei nostri tifosi. Sono convinto che se batteremo la formazione lucana, domenica 27, potremmo ritrovarci tre gradini più in alto in classifica». di Giuseppe Dimito17 novembre 2005

«Mi fido del Taranto»
Il tecnico Marino commenta il momento dei rossoblu: «E' importante muovere la classifica e continuare a crescere: contro il Potenza può esserci la svolta»

Un giorno in più a casa è anche un giorno in più di riflessione. Il Taranto riprende oggi e non ha una partita nelle vicinanze. C'è la sosta, c'è meno tensione. E c'è Raimondo Marino che continua a spargere parole serene. Ferma la sua riflessione per riferire. Con una premessa: si parla del Taranto, non degli arbitri. «D'accordo, altrimenti si rischia di scivolare in piagnistei ridicoli». A freddo, del resto, si può parlare anche d'altro. 
Marino, ripensandoci, che Taranto ha visto a Nocera? 
«Ho visto una squadra che ha saputo reagire, cattiva, pronta a rispondere colpo su colpo alle difficoltà. Ho visto dei giocatori pronti a darsi». 
Ma quando non si vince qualcosa è mancato... 
«Dobbiamo capire che, negli ultimi cinque minuti, quando non possiamo giocare la palla, è meglio buttarla via che regalarla agli avversari: lo fanno anche Nesta e Maldini, non vedo perché noi dovremmo vergognarci. Ci manca un po' di furbizia, ecco. Ma quella è patrimonio personale di ogni calciatore». 
La partita di Nocera, quindi, non è da buttare... 
«Potevamo fare qualcosa in più, ma non è andata affatto male, anzi». 
Pensa sempre positivo, ma in queste prime dodici partite ci sarà stata qualcosa che non le è piaciuta. Cosa? 
«Il secondo tempo di Marcianise e la partita di Vittoria: in entrambe le occasioni dovevamo osare di più, dovevamo cercare di arrivare al tiro. Nelle altre partite ci siamo costruiti le nostre occasioni, ma non le abbiamo sfruttate: questo mi fa contento, perché indica il funzionamento di un sistema. Non sono contento, invece, di come subiamo gol». 
Ovvero? 
«Non mi riferisco ai gol subiti su calcio piazzato: quelli non è detto che siano errori di concentrazione. Possono essere anche bravi gli avversari: certe cose si preparano. Anche noi, del resto, abbiamo fatto gol su calcio piazzato, sfruttando movimenti studiati. Mi fa rabbia, invece, che domenica due palloni in nostro possesso siano finiti a loro e siano diventati la premessa di due reti degli avversari». 
Tre pareggi consecutivi sono un cammino lento o un cammino comunque importante? 
«L'importante è muoversi: con tre pareggi abbiamo recuperato, in queste settimane, tre punti al Marcianise. Nelle ultime due giornate abbiamo rosicchiato un punto al Melfi. Sono conti a cui non guardo con ossessione: ora mi interessa l'avanzamento del progetto». 
Di Domenico gioca dall'inizio e la squadra fa tre gol. E' un caso o il frutto di movimenti che mancavano? 
«Non posso dirlo, non abbiamo nessuna prova contraria. Anche a Marcianise giocò dall'inizio e abbiamo perso: non c'è un rapporto automatico. Di Domenico ha dato quelli che mi aspettavo da lui. E' in ripresa». 
Deleonardis, Martinelli e Larosa hanno sostituito tre titolari e hanno fatto il loro dovere: sintomo di un organico ricco? 
«La squadra si sta comportando bene sin dall'inizio. Se dovesse venire qualcuno in grado di farci fare un ulteriore salto di qualità di certo non lo caccio, ma sono felice di quello che ho a disposizione. Non rifiuto i regali, però: non lo farebbe nessun allenatore. E nemmeno un giocatore rifiuterebbe un mano». 
A Nocera si è visto un rombo di centrocampo più stretto: lavori in corso? 
«Il sistema di gioco è quello: cambia qualche movimento, di volta in volta, in base al calcio che fanno gli avversari». 
Come si vive ogni domenica sapendo di poter finire nel mirino dei contestatori? 
«Io ho anche parlato con hi mi contesta: mi hanno detto che lo fanno perché difendo la squadra. Ma io lo farò sempre, finché sarò qui: se poi un giocatore farà un errore nello spogliatoio lo farò notare. Ma non lo accuserò mai in pubblico: devo difendere i miei uomini. Ecco perché dico: continuino a fischiare me. Fa male comunque, ma sono meno condizionabile di un giocatore». 
Quando un giocatore abbraccia l'allenatore dopo un gol ha capito che la posizione del tecnico comincia a essere difficile. Deflorio, domenica, l'ha abbracciata... 
«Non dirò mai che tutti i giocatori sono contenti di me. Non è possibile: chi gioca meno è sempre scontento. Ma quell'abbraccio dei ragazzi è la dimostrazione che a questa squadra sto dando qualcosa. Non so se sono preparato come allenatore, ma sono convinto di essere preparato come uomo». 
Nel frattempo la società continua a mostrarle fiducia... 
«Mi fanno stare tranquillo. Poi il presidente crede in me, altrimenti non avrebbe preso un pivello dandogli la panchina della prima squadra. Lo ringrazierò sempre per questo: anche se dovesse decidere di cacciarmi». 
Questo Taranto può volare? 
«Spero cominci già con il Potenza: ho avuto segnali positivi da Nocera e sappiamo bene che, finché in trasferta non cominceremo a correre, in casa non possiamo fallire. Può essere la partita della svolta». di Fulvio Paglialunga16 novembre 2005

«Ci frena la paura di vincere» 
Il centrocampista Bevo torna sul pareggio di Nocera e tranquillizza i tifosi. «Il campionato è lungo». Deleonardis salterà il Potenza. Oggi riprende la preparazione 

Il Taranto riprende nel pomeriggio la preparazione in vista del derby casalingo in notturna (ore 20,45) contro i "cugini" del Potenza, sotto i riflettori di Rai Sport Sat, in programma venerdì 25 (domenica, come è noto, il campionato riposerà). I tre acciaccati, De Liguori, Bevo e Manni stanno meglio, ma è ancora presto per stabilire se potranno scendere in campo alla ripresa del torneo. Non potrà esserci sicuramente Deleonardis, appiedato dal giudice sportivo per un turno; ma anche il Potenza non potrà contare su Russo e Maisto, squalificati sempre per una giornata. Curiosità positiva: il giudice sportivo non ha comminato alcuna multa alla società rossobù. La partitella di collaudo avverrà martedì prossimo. Lunedì, invece, saranno distribuiti i biglietti per assistere al derby nei soliti punti-vendita autorizzati. Vincenzo Bevo ha visto il match del Taranto a Nocera dalla tribuna. La sua disamina è, dunque, abbastanza lucida. «Abbiamo perso due punti. Non ci sono dubbi. Avevamo disputato una buona partita, avevano tenuto per buona parte dell'incontro il pallino del gioco, avevamo impresso alla gara i giusti ritmi. Ciò nonostante, negli ultimi minuti dell'incontro, sul 3-2 per noi, ci siamo fatti raggiungere in maniera rocambolesca». Qual è stato il motivo? «La paura di vincere. La squadra stava finalmente per centrare l'obiettivo dei tre punti in trasferta che stiamo inseguendo dalla prima giornata ed allora si è un tantino disunita. Poiché la Nocerina è una squadra molto furba, ne ha immediatamente approfittato infilando la rete del definitivo pari». È vero che per la prima volta avete segnato tre gol in trasferta, ma è anche vero che ne avete subiti altrettanti. «Non getterei la colpa sulla difesa. I compagni che giocano nel reparto arretrato sono molto forti. Finora hanno fatto molto bene. La verità è che la squadra campana ha segnato due dei tre gol su calci piazzati». La sua assenza sta condizionando un po' il centrocampo? «Assolutamente no. Sia Bruno che Larosa hanno svolto egregiamente il loro compito per cui mi hanno sostituito nel migliore dei modi». Il Taranto è sesto in classifica. I tifosi si attendevano qualcosa in più. «Intanto va aggiunto che la zona-playoff dista soltanto un punto. Poi sono convintissimo che il tasso tecnico del gruppo è molto più elevato di quanto non dica la graduatoria. Finora ci ha un po' fatto difetto l'aspetto caratteriale, psicologico. La gara di Nocera, sotto questo profilo, fotografa esattamente la situazione. Io dico che non c'è assolutamente da preoccuparsi. Il campionato è lungo. Due-tre vittorie di fila non solo ci possono consentire di risalire posizioni importanti in classifica, quanto far crescere notevolmente fiducia e morale. I tifosi, dunque, non devono abbattersi». Venerdì 25 arriverà il Potenza, già battuto in Coppa Italia. «Il match è difficile. La squadra ospite è guidata da un ottimo allenatore ed in più ha qualche elemento esperto come Colletto, Biancone e Zirafa. Ciò nonostante dovremo fare di tutto pur di ritornare a quella vittoria che ci manca da un mese circa». di Giuseppe Dimito16 novembre 2005

Indagine sugli insulti razzisti dell'arbitro

La Figc e l'Associazione arbitri italiana (Aia) hanno chiesto ieri l'intervento dell'Ufficio indagini per chiarire l'episodio di razzismo denunciato domenica dal giocatore della Lecchese, Alessandro Bernasconi, che ha accusato l'arbitro Mauro Nacoli di avergli rivolto insulti razzisti nel corso di una partita del campionato di terza categoria disputatasi contro il Valmadrera. Bernaconi, giocatore di colore e capitano della squadra di casa, sarebbe stato apostrofato dal direttore di gara («zitto negro di merda») dopo aver chiesto spiegazioni su un calcio di punizione concesso nei minuti finali della gara. «L'ho fatto in modo pacato - ha riferito il ragazzo - e per tutta risposta mi sono sentito dire quelle parole. Non mi era mai successo che qualcuno mi offendesse così, eppure sono tanti anni che gioco». La frase incriminata è stata sentita anche da altri giocatori della Lecchese che hanno protestato in campo. La società lombarda ha presentato un esposto alla Federcalcio ma il Comitato Regionale Arbitri della Lombardia ha difeso il fischietto sotto accusa, sostenendo che questi ha fornito una versione «completamente differente» dei fatti e ha annunciato che intende querelare «chi ha diffuso notizie completamente destituite di ogni fondamento». «In molte sezioni Aia lombarde - ha spiegato il presidente Del Bo - trovano spazio numerosi arbitri di origine extracomunitaria e di colore. La discriminazione, di qualsiasi genere sia, è lontana dalla cultura arbitrale e non trova alcuno spazio nell'associazione. Quanto accaduto deve essere prima possibile accertato». Bernasconi ha fatto sapere di volere soltanto le scuse del direttore di gara che lo ha anche espulso.15 novembre 2005

Tutto rimandato, anche l'analisi

Ci sono troppe mezze verità e nessuna verità intera. C'è un pareggio che non può illudere, che non rappresenta né una via d'uscita né un vicolo cieco. E' un punto solo, ma è soprattutto un punto di discussione. E' la somma di concetti che hanno bisogno di conferme, di nuove qualità e di vecchi vizi. E' il bisogno di continuare nella riflessione, di correggere le disfunzioni e mettere la squadra in pari con le proprie qualità. 
Ecco, parliamone: il Taranto di Nocera non è il Taranto che deve essere. E' una squadra che non sta andando allo sbando, una squadra ancora viva e nuovamente reattiva. Ma non è fuori dalle proprie contraddizioni, non è ufficialmente riavviata. C'è del buono nella partita in Campania, ma c'è anche qualcosa da valutare con attenzione, per evitare di trovarsi di fronte ad analisi imperfette e dannose più delle accuse. Si può dire, ad esempio, che caratterialmente il Taranto è stato apprezzabile: ha lottato, ha recuperato due volte lo svantaggio e non è mai uscito dalla partita. Ma se la visione si allarga questa conclusione diventa tutta da verificare: il Taranto di Gallipoli ha avuto carattere e personalità, quello di Nocera anche. Quello che ha giocato contro il Latina non ha nulla di questo. Non siamo, quindi, di fronte ad una squadra ufficialmente sana sul piano caratteriale, al momento. Siamo, invece, di fronte ad un gruppo che sa reagire alle situazioni "stra-ordinarie": a Gallipoli si giocava contro la capolista (e dopo una sconfitta bruciante), a Nocera si era di fronte ad un bivio dopo una settimana difficile. E' in condizioni normali che il Taranto è venuto meno: chiudere il discorso in novanta minuti, adesso, non aiuterebbe. Il Taranto, cioè, è una squadra con risorse mentali notevoli, ma per dire che è una squadra caratterialmente forte serve conferma immediata.
Ancora. Il Taranto adesso segna: tre gol dopo tre settimane di astinenza, tre gol in trasferta dopo tre mesi a rincorrere il primo. E' un dato che coincide con una scelta: Di Domenico in campo dal primo minuto. Non è automatico il rapporto causa-effetto, ma se ne può iniziare a discutere, magari andando contromano rispetto a facili conclusioni. Di Domenico non ha fatto un tiro in porta, ma Deflorio ha fatto due gol: eppure, forse, nel rapporto tra i due non c'è squilibrio. Non sembra un caso, per intenderci: Di Domenico ha dato al Taranto qualcosa che mancava. Un punto di riferimento, qualche buona punizione, un cumulo di sporche faccende che nessuno (per caratteristiche) riesce altrimenti a sbrigare: la scelta di Marino ha consentito una maggiore presenza nella zona alta, una diversa densità offensiva. A rileggere la partita, una volta finita (il ruolo è più comodo di chi deve decidere in corsa), forse Di Domenico non doveva nemmeno uscire, soprattutto con un vantaggio da conservare. Se il pallone in tribuna non è un numero previsto dal tecnico, meglio avere chi spezza il ritmo e chi consente una diversa gestione della manovra. Sintesi estrema: Di Domenico ha ripagato la fiducia, ne merita ancora. E meritano considerazione anche le altre alternative messe in campo: puntare il dito sull'organico del Taranto è semplice, ma non completamente onesto. L'ottima prova di Deleonardis (gol e espulsione a parte), il discreto lavoro di Larosa e la capacità di arrangiarsi di Martinelli sono una ricchezza che bisogna riconoscere. E confermano che (è un parere) quello del Taranto è forse l'organico migliore del campionato. Che va avanti, che non è fermo: tre pareggi sono tre passi, comunque. Sono un punto in meno di quanto serve per stare nella zona playoff in un torneo che sembra aspettare (a parte il campionato tutto suo che sembra fare il Gallipoli). Non scappa nessuno e il Taranto, nel frattempo, sta provando a registrarsi, a trovare la sua forma definitiva.
E' un lavoro umile, ma necessario: qualche accorgimento aiuta (domenica, ad esempio, si è visto un centrocampo più stretto rispetto a quello slabbrato di una settimana fa e se ne sono visti anche i benefici), qualche riflessione meno affrettata potrebbe farlo. Si può parlare, ad esempio, del rigore non fischiato al primo minuto, ma si possono anche analizzare gli ottantanove minuti restanti. E osare anche qualcosa in più. Marino si sente a rischio e prova a difendersi. Ma ha la fiducia di Blasi (che è l'unico a decidere) e può provare a sfidare se stesso. La sosta è il momento giusto per pensarci.
di Fulvio Paglialunga15 novembre 2005

Il Taranto si muove
E il campionato lo sta aspettando

A Nocera il Taranto ritrova furia agonistica e tensione realizzativa. Perché nel movimentato 3-3 di domenica scorsa ci sono l'una e l'altra. Componenti essenziali per il buon esito di ogni partita. Buono, non felice, visto che alla fine s'è trattato di un pareggio e non dell'auspicabile, nonché quasi raggiunta, vittoria. Per quella c'è bisogno d'altro: assenza di sbavature, attenzione costante, equilibrio stabile e armonia di gioco. Serve, cioè, la classica prova perfetta. La prova che metta la squadra al riparo da tutto: dagli agguati del destino e dalla capricciosità del caso, che è mutevole per definizione. E anche da direzioni arbitrali che allungano qualche ombra: valutazioni che danneggiano, sviste che penalizzano, decisioni che imbarazzano. Parlarne è utile. Accentuare i toni della pubblica indignazione, però, può rivelarsi controproducente. Gli arbitri sono permalosi per natura. Sbagliano come può sbagliare chiunque in campo: meglio limitarsi a pensare questo. E affrontare l'analisi del giorno dopo con altri strumenti di misurazione. A Nocera il Taranto torna ad essere una squadra plausibile. Lo abbiamo scritto a caldo e lo ribadiamo, con maggiore convinzione, a freddo. Ha fornito di sé una versione rassicurante: nell'approccio mentale, nella disponibilità alla fatica e nella voglia di darsi. Non si è mai astenuto. Ha vacillato soltanto nell'intervallo di tempo intercorso tra il secondo vantaggio della Nocerina (1' della ripresa) e il primo gol di Deflorio (9'). Quello è stato il frangente in cui s'è temuto una deriva emotiva. Otto minuti di sbandamento che hanno messo a dura prova i gangli vitali della squadra: la sua struttura più intima. Non era, il Taranto di Nocera, nelle condizioni generali di poter andare oltre la partita che ha finito col fare. Non c'erano le premesse tecniche. Non c'erano i presupposti tattici. Troppe le assenze (Manni, Bevo, De Liguori). E tutta da verificare la sua occasionale diversità: Martinelli a sinistra della linea difensiva; Larosa perno mediano del centrocampo a tre; Mancini dietro le punte. Ma la resa (dei singoli e, di riflesso, del collettivo) è stata comunque confortante, consentendo al Taranto di essere squadra e alla squadra di rimanere in partita. Di farla, di condurla, di subirla, di attraversarla. La successione dei gol è sintomatica: una corsa pazzesca sino all'amaro capolinea del 3-3. La vitalità di una squadra si misura anche da partite così. Il Taranto non è una squadra malata. Forse non è neppure una squadra in via di guarigione. È solo una squadra che sta finendo di imparare quanto realmente valga. E che spesso non riesce a capire neanche l'eccezionalità di quello che sta facendo. Da Nocera si torna più ricchi: di spirito, di consapevolezze, di prospettive. Abbiamo, per esempio, finalmente compreso l'utilità di Di Domenico che, quando non si batte da vecchio centravanti stremato, riesce a sopportare un lavoro oscuro dal quale un po' tutti (da Deflorio in giù) possono trarre giovamento. Ora lo sa anche Marino, che a Nocera gli ha ridato fiducia a tempo pieno. Ovviamente non basta. Nel calcio non basta mai. Ma è fondamentale, dalla prossima partita sino al mercato di gennaio, non solo capire esattamente quello che serve, ma anche valorizzare ciò che già si possiede. Dando a tutti la sensazione di sentirsi al centro del progetto. E negando a nessuno la possibilità di rendersi utile. Il Gallipoli scappa, è vero. Ma il campionato è ancora lì e il Taranto ci è completamente dentro. di Lorenzo D'Alò15 novembre 2005

Il gusto amaro di un pari
Deflorio commenta la partita del Taranto a Nocera: «Potevamo vincere, ma non siamo stati attenti nella gestione del vantaggio». «L'abbraccio a Marino? Un gesto naturale: lo stimo»

Andrea Deflorio parla un giorno dopo: «Ero arrabbiato: dopo la partita proprio non mi andava di parlare. Capita». Il capitano rossoblu appare comunque contrariato. Il tono di voce lo tradisce. Domenica era lo sguardo a dire tutto. Il pari in casa della Nocerina è troppo poco, confrontato con le ambizioni. «Ci siamo fatti sfuggire una vittoria»: i due giorni di riposo (si riprende domani, domenica c'è la sosta) suggeriscono al Taranto una riflessione lunga. Deflorio ha cominciato la sua: «Potevamo buttare la palla, ad un certo punto della partita: eravamo in vantaggio dovevamo difendere il gol in più. E' vero: per come era andata il pareggio era più giusto, ma spesso abbiamo pareggiato pur meritando di vincere». 
Sono passate ore, la rabbia è sbollita ma nemmeno troppo. Il pari del Taranto va riletto: «Abbiamo avuto una buona reazione: abbiamo recuperato due volte e eravamo anche riusciti ad andare in vantaggio su campo difficile. Il buono è questo. Ma c'è anche il rovescio della medaglia: nella gestione del risultato abbiamo commesso un errore, dando alla Nocerina la possibilità di crederci. Dobbiamo fare tesoro di questo. Forse è anche disabitudine a fare gol fuori casa». Vincere avrebbe avuto un effetto forte. Prima della sosta, prima della notturna (si gioca venerdì 25) con il Potenza, ci sarebbe stato il tempo per riempirsi di entusiasmo. Adesso rischia di rimanere il sapore amaro del rimpianto: «A Nocera abbiamo dimostrato di essere in grado di soffrire, nonostante i minuti finali. Certo, fare tre gol in trasferta e non vincere dispiace. E dispiace non aver portato a casa il risultato pieno: poteva essere la partita della svolta». 
Non si segnava in trasferta dalla prima giornata di campionato, non si andava a segno da tre settimane. Improvvisamente sono arrivati tre gol: «Siamo finalmente riusciti a sfruttare le occasioni, a differenze di altre volte. Perché al tiro ci siamo arrivati anche in altre partite. Stavolta siamo stati bravi e anche fortunati. La mia doppietta? Qualcuno deve pur segnare. Spero, adesso, che anche Gambino e Di Domenico vengano fuori dallo loro crisi. Il problema è mentale, soprattutto: non sentono la fiducia, non riescono a segnare, non è una situazione facile». Di Domenico, nel frattempo, si è ritagliato un altro ruolo. Ha fatto spazio, ha lavorato per gli altri: Deflorio ha fatto una doppietta in coppia con lui e, forse, potrebbe non essere un caso: «Mi sono trovato benissimo con Di Domenico. Ma ognuno di noi ha le proprie caratteristiche: io mi trovo bene con tutti. Poi c'è chi gioca palla a terra, chi preferisce la profondità, chi giocare di sponda. Con Di Domenico abbiamo affrontato bene i loro due centrali e si è creato spazio per me. Ora lui, come Gambino, deve togliersi di dosso responsabilità: le lascino a me, loro si sentano più leggeri. E provino a sbloccarsi». Questione di pressioni, quindi: «Alcuni discorsi posono essere estesi a tutti. Guardate: siamo partiti benissimo, vincevamo in casa e pareggiavamo fuori eppure ricevevamo critiche perché si vedeva il cammino del Gallipoli. E' vero che potevamo vincere qualche altra partita, ma certe pressioni, che non sono quelle dei tifosi, rischiano di far subentrare la paura nei giocatori più deboli. A qualcuno, forse, è accaduto questo. Il Taranto, secondo me non è mai stato malato: ma nella testa rischiamo di crearci i problemi che non ci sono. Noi non siamo inferiori nemmeno al Gallipoli, ma adesso meritiamo quella classifica. Possiamo salire, però: sono i playoff, non dimentichiamolo, il nostro obiettivo». I gol, nel frattempo, aiutano a pensare positivo. A proposito: Deflorio, dopo il 3-2, è andato ad abbracciare Marino: «E' stato un gesto spontaneo: con alcuni compagni siamo andati verso la panchina, verso l'allenatore. Non ho pensato a cosa potesse succedere dopo la partita, non ho pensato a quanto si diceva: l'ho fatto in modo naturale. Certo, dispiace vederlo costantemente sulla graticola, ma Marino non ha bisogno di un abbraccio per capire quanto lo stimo». di Fulvio Paglialunga15 novembre 2005

«A Nocera meritavamo di più»
«Abbiamo commesso qualche ingenuità e la vittoria è sfuggita. L'espulsione? Non accadrà più». Domani la ripresa degli allenamenti

Il Taranto riflette ad alta voce sul confortante pari registrato a Nocera. Classifica alla mano, i rossoblù hanno dimezzato (ora è di un solo punto) il distacco dalla quint'ultima (il Real Marcianise) per cui la 12.a giornata può essere archiviata come positiva. Ciò nonostante nell'entourage jonico si è abbastanza rammaricati per non aver incamerato i tre punti. Dice Antonio Deleonardis, autore di una buona prestazione: «Il risultato finale è bugiardissimo. Dire che ci sta stretto non rende l'idea perchè avremmo strameritato di vincere. Basta contare il numero delle occasioni che ci siamo procurati ed il possesso-palla durante l'intero arco dell'incontro. La Nocerina si è limitata a controllare i nostri attacchi ed a ripartire». Perché non è venuta la tanto attesa vittoria? «Abbiamo probabilmente commesso qualche errore di troppo immediatamente sfruttato dai nostri avversari. Può capitare. Quando parlo di disattenzioni, non mi riferisco al singolo giocatore o al reparto di appartenenza, ma all'intera squadra. Si vince o si perde in diciotto». Fra le concause ci sono da mettere in conto alcune sviste arbitrali? «I direttori di gara e gli assistenti fanno parte del gioco. Sbagliano come i calciatori. Anche perché c'è da aggiungere che allorché prendono una decisione, ancorché errata, lo fanno in assoluta buona fede per cui è ingeneroso colpevolizzarli. Prendete la mia espulsione: a mente fredda possono dire che probabilmente s'era dimenticato che ero già ammonito. E' una mia sensazione. In ogni caso devo ammettere che mi sono lasciato prendere troppo dal nervosismo. E non dovrà più accadere». Parliamo del suo primo gol stagionale. «Ho visto la palla venirmi incontro e non ci ho pensato due volte: ho dato una gran botta di destro che ha sorpreso il portiere avversario. Ho gioito come un ragazzino al suo esordio in un campionato professionistico». La classifica vi relega al sesto posto. «E' ingenerosa. La nostra squadra è forte. Ve lo posso assicurare. Come minimo meriteremmo di stare alle spalle del Gallipoli. Anzi per conto mio dovremmo occupare il gradino più in alto della classifica. La riprova? Quando abbiamo giocato sul terreno dei salentini, avremmo meritato di vincere. Quindi il nostro tasso tecnico è decisamente più elevato rispetto al loro. Fortunatamente il campionato è ancora lungo. Al termine mancano ancora ventidue partite. In palio ci sono ben sessantasei punti. Basterà un filotto di quattro-cinque gare consecutive per riportarci in alto e riprenderci le posizioni che ampiamente meritiamo. Ditelo ai tifosi, mi raccomando». Domenica c'è la sosta. La ripresa avverrà venerdì 25 con il Potenza, in notturna. «Sarà un bel derby. Spero di esserci. In casa, tranne che con il Latina, non abbiamo mai fallito. Sono convinto che torneremo alla vittoria. L'aiuto del pubblico sarà determinante». Oggi giornata di riposo suppletiva. La preparazione riprenderà domani. di Giuseppe Dimito15 novembre 2005

De Florio non basta
Il Taranto fa 3-3 a Nocera. Altalena di emozioni nella trasferta di Nocera che si conclude 3-3. Ionici due volte in svantaggio, la doppietta di Deflorio illude i rossoblu ripresi a nove minuti dalla fine

Il finale non risolve nulla: non risolleva il Taranto, non individua il male. Ne certifica l'esistenza in vita, rimandando alla prossima puntata. Quello che c'è prima del finale è una risposta del cuore prima che del cervello, è una voglia di non lasciarsi affossare. E' densità pura, occupazione caratteriale, soccorso collettivo. E' la forza che si ritrova per evitare una sconfitta (doppia rimonta), la forza che manca per conservare una vittoria (sorpasso sciupato), l'inspiegabile utilità di un pareggio. In casa della Nocerina il Taranto non finisce di raccontarsi: non dice tutto, non assicura sulla propria guarigione, non si toglie completamente dagli impacci. Pareggia con rabbia: rimediando rapidamente all'iniziale sventura (gol di Mazzeo, risposta di Deleonardis), distraendosi (Greco a segno in avvio di ripresa), sorpassando con forza (doppio Deflorio), finendo come non voleva (pareggio di Di Martino). 
Nelle emozioni dondolanti c'è spazio per le imprecazioni (possibile rigore su Deleonardis dopo il via), per le certezze (la squadra è mentalmente integra) ma anche per i dubbi residui: ci sono equivoci che rimangono, motivazioni straordinarie (tutti erano in discussione) che rischiano di rendere ingiudicabile anche la reazione muscolare e, anche, una partita che si sviluppa con la cronaca e non fornisce una chiara lettura tattica. Il Taranto è vivo, cioè: ma non è detto che stia bene. Avanza piano (terzo pareggio consecutivo), ma non si ferma. Non salta, non decolla: respira. 
La sfida di Nocera è un groviglio spinoso: è il rischio di una cattiva interpretazione o di una eccessiva sottovalutazione. E', forse, semplicemente una partita illeggibile, una contrapposizione tra due squadre profondamente diverse: preoccupato e aggressivo il Taranto, serena e irriverente la Nocerina. E' uno scambio di colpi leciti che finisce con un risultato a metà. Quello che alla banda di Marino serviva meno, dopo i fischi durati sette giorni e l'estromissione dal tavolo dei potenti del torneo. 
Non vince nessuno: il Taranto accumula qualche merito in più per presenza offensiva e densità agonistica, la Nocerina consente, per leggerezza propria, però un doppio (e rapido) recupero. Non vince Marino, che a questa partita aveva affidato molte speranze: il tecnico cambia quello che deve (Larosa, Martinelli e Deleonardis per Bevo, Manni e De Liguori) e quello che pensa sia giusto cambiare (Decisione dell'ultima: Di Domenico in campo per Catania). Prova anche a sistemare qualche disfunzione (centrocampo più raccolto, rombo più stretto), ma non ha la possibilità di capire tutto, né di tirarsi fuori dalla discussione. C'è troppa voglia per attenersi alle disposizioni eventuali: c'è voracità scoordinata, concentrazione di forze nervose. C'è rabbia in partenza (Deleonardis è atterrato in area da Rocco) e attimi di assestamento (Larosa è nuovo nella posizione di Bevo) che danno il tempo alla Nocerina di prendersi porzioni di campo (in mezzo, inizialmente, ce ne sono di più e più veloci), di mettere ansia (il dinamismo tecnico di Ramora è un fastidio continuo) e di andare in vantaggio. Segna Mazzeo (24'), disegnando una parabola perfetta su punizione. Deleonardis trova un minuto dopo il pallone (ribattuta della difesa) che, di destro, consente l'immediato riallineamento e consente alla partita di non cambiare tema. Cioè: di continuare a non avere una trama lineare. Di essere una sfida di nervi dalla quale il Taranto non sparisce: c'è un gruppo che evita di sfaldarsi e rimane con la schiena dritta. Che spinge, non appena c'è di nuovo equilibrio nel risultato e c'è anche un diverso equilibrio tattico: Larosa fa l'argine e prova a verticalizzare, Di Domenico si carica di lavoro oscuro, Deleonardis occupa campo, Mancini non acceca, ma non sbaglia movimenti e si avvicina alla linea di mezzo. La squadra affonda, ma non smuove: non dà un'immagine esteticamente appagante, ma prova a lucrare sulla gestione del pallone. 
Il Taranto cerca anche quello che non trova (il gioco dal fondo è un'idea sospesa). La Nocerina non dà mai l'impressione di essere in affanno (la brigata di Chiancone ha spirito giovane): passa ancora, cinquanta secondi dopo il giro di boa. Segna Greco, deviando di testa un cross da destra di Ramora. E inclina la partita, provocando lo sbandamento altrui (Gentili sbaglia un appoggio rischiando di provocare il gol campano). Fino a quando non spunta Deflorio: il capitano pareggia (9', colpo di testa dopo un movimento perfetto su corner di Deleonardis) e ribalta (20', freddo a deviare in rete una punizione di Mortari smorzata dalla difesa). L'idea del colpo è un brivido lungo sedici minuti: dentro il Taranto mette ancora voglia e ancora rabbia, tiene in vita l'attacco ma ha un avversario che non smette d'esistere. In fondo ai sedici minuti di carezze ad un sogno la Nocerina pareggia: Ramora (da punizione) mette un pallone sulla testa di Di Martino, la deviazione in mischia trova Gentili impreparato. Ancora pari (finisce 3-3), ancora sofferenze (Deleonardis si fa anche espellere per doppio giallo), ancora recriminazioni (ci sarebbe anche un rosso per Esposito). E dubbi che rimangono, un punto dopo i fischi. Alla prossima. di Fulvio Paglialunga14 novembre 2005

Taranto, ali senza decollo
Tre gol a Nocera e la rabbia di una vittoria sfumata all'ultimo. Pareggio pieno di reti. Apre Deleonardis, poi gli jonici vanno sotto (1-2). Ribaltone di Deflorio, ma finale acido

Pareggio plurale. Da declinare, cioè, ripartendo i meriti e dividendo la fatica. C'è il contributo di tutti nel tumultuoso 3-3 di Nocera, dove il Taranto, al culmine della settimana più subdola, torna ad essere una squadra plausibile. Non solo unità d'intenti e reciproca assistenza. Non solo voglia di darsi e ardore agonistico. Anche faticosa funzionalità. Faticosa perché sporcata da errori madornali e da gravi esitazioni. C'è molto nel pareggio di Nocera. Non c'è tutto. Non c'è, intanto, la vittoria, che c'era sino a dodici minuti dalla fine (2-3) e che sembrava addirittura impossibile agli albori della ripresa (2-1). Non c'è gestione oculata del vantaggio: sarebbero bastati maggiore attenzione e un po' di mestiere. C'è, però, una prova confortante. La prova di una squadra che non si lascia schiacciare dalla tensione e che, anzi, si esalta nel clima di continua e orgogliosa emergenza. Ci sono i gol, tre, ad interrompere una lunghissma astinenza esterna. E sono scosse elettriche, energia pura che sembra liberarsi da un sottosuolo in cui malumore e dubbi rischiavano di sedimentare, creando un tappo pericoloso. A Nocera il Taranto ritrova le radici e mette le ali. Le radici per rimanere attaccato alle esigenze del campo e per riconoscersi in un progetto comune. E le ali per spiccare il volo: per provarci, almeno. Perché avere le ali non significa inevitabilmente saper volare. Non ancora. Bisogna esercitarsi, tenerle sempre spiegate, non avere paura del vuoto. A Nocera il Taranto non si stacca completamente da un panorama di cattive abitudini e vecchie incongruenze. Ma la partita che mette insieme è credibile. Perché è quasi tutto giusto: scelte, interpretazione, atteggiamento, strategia. Solo la manovra risente ancora di un'alimentazione poco armoniosa (c'è scarso sviluppo laterale). In un pareggio pieno di gol, le ingenuità sono sempre in agguato. Efficace la partenza del Taranto, che presenta Micallo e Martinelli ai lati della linea difensiva, Larosa e Mancini vertici basso e alto del rombo di centrocampo. Ma la novità dell'ultim'ora si chiama Di Domenico, preferito a Catania in qualità di partner di Deflorio. Mossa felice: la partita lo confermerà. La Nocerina è 4-4-2, fondato sul gregariato di molti e sulle qualità di pochi (Ramora, Greco e Mazzeo). Cronaca subito fitta. Deleonardis entra in area e va giù, reclamando invano il rigore, che sembra esserci (4'). Anche il Taranto c'è, ma è la Nocerina a trovare il primo vantaggio. La battuta di Mazzeo su punizione è magistrale: il pallone oltrepassa un'immobile barriera e s'infila alla sinistra di Gentili (24'). Il Taranto reagisce immediatamente. Sembra solo un bel tiro quello di Deleonardis. Invece è tutta la squadra che si risolleva, schivando il peggiore degli incubi (25'). La ripresa riporta troppo presto la Nocerina sopra di un gol. Quello che Greco realizza di testa, piazzandola con destrezza (1'). Il Taranto ora rischia il tracollo emotivo. Ma tenacemente resiste. E con Deflorio effettua il ribaltone. Firma unica in calce ad una significativa doppietta: pareggio di testa (9', splendido movimento in area), sorpasso di destro (20', su una punizione di Mortari smorzata dalla difesa campana). Sembra fatta. Ma non è così. Perché la Nocerina riacciuffa il pari, sfruttando una punizione di Ramora e una provvidenziale deviazione di testa di Di Martino, che sorprende Gentili (36'). Finale acido. L'arbitro espelle Deleonardis (seconda ammonizione), ma non vede un macroscopico fallo da ultimo uomo dell'ex Esposito su Catania (subentrato a Di Domenico). di Lorenzo D'Alò14 novembre 2005

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GENTILI 5,5 - Senza colpe specifiche sui primi due gol. Un po' d'impaccio in occasione del terzo: il pallone gli sbatte sul petto, trovando un varco tra le braccia invano protese.
MICALLO 5,5 - Energia pura, ma spesso fuori controllo. Non si propone quando dovrebbe. E sbaglia qualche appoggio in fase difensiva.
MARTINELLI 6 - Si sacrifica a sinistra e non sfigura, pur patendo in qualche circostanza le avanzate palla al piede di Ramora.
LAROSA 6 - Un po' di spaesamento all'inizio. Poi trova quello che serve: posizione, distanze e misura. Nel far ripartire l'azione, però, trascura di dare respiro laterale alla manovra.
PASTORE 6 - Prova nel segno di una affidabilità ormai consolidata. Cerca gloria in attacco, andando a saltare di testa su corner e punizioni.
CACCAVALE 6 - Non si discute. Sia quando chiude, sia quando spazza. Non spreca palloni. Cerca sempre l'appoggio.
MANCINI 6,5 - Di un'utilità sempre più evidente. Assiduo nei ripiegamenti, costante nell'aggredire. Prestazione corposa, da vertice alto del rombo di centrocampo.
MORTARI 6,5 - Grande cuore e grande temperamento. All'inizio sembra ovunque. Corre, contrasta, distribuisce, va al tiro.
DI DOMENICO 6,5 - Si batte da vecchio centravanti, aprendo varchi, lavorando di sponda, prendendo colpi e guadagnando punizione.
DELEONARDIS 6,5 - Un gol fondamentale nell'economia del confronto. Una prova caparbia. Una forza prorompente. Stavolta l'espulsione (discutibile) non sporca il giudizio.
DEFLORIO 7 - Parlano i gol. Sul primo è felicissimo il movimento dentro l'area che anticipa l'inzuccata. Sul secondo è fredda la conclusione su quel pallone smorzato dalla difesa.
CATANIA sv - Entra al posto di Di Domenico. L'ex Esposito gli tarpa le ali su una felicissima rifinitura di Deflorio. Ingiudicabile.
BRUNO sv - Entra nel concitato finale al posto di Larosa. Ingiudicabile.
MARINO 6 - La vittoria gli avrebbe reso più agevole il lavoro che gli resta da fare. Ma il pareggio, comunque significativo, gli concede altro tempo. Il Taranto c'è ancora. E, soprattutto, risponde ai comandi.14 novembre 2005

«Ingenuità sì, ma paghiamo sviste arbitrali»

La delusione di Raimondo Marino è palpabile. A fine gara, negli spogliati, è questo il suo commento: «Sembrava fatta. Ma nel calcio non è mai così. Io lo so. Sono rammaricato. La squadra ha dato tutto, facendo esattamente quello che avevo previsto facesse. Il rammarico è per la vittoria sfumata. Vittoria che avremmo meritato: per l'intensità dello sforzo prodotto e per la qualità del calcio offerto. Il rammarico è per qualche svista arbitrale. Episodi che ci hanno danneggiato. Non voglio entrare nello specifico, ma qualcosa di poco chiaro è successo. Abbiamo commesso qualche ingenuità. Ci sono momenti in cui non c'è la scaltrezza che invece servirebbe. E' stata una partita elettrica. Ma il Taranto ha dimostrato di essere una squadra viva». di Lorenzo D'Alò14 novembre 2005

Tifoso ferito due arresti 
Fermati due ultras della Nocerina

Trasferta amara anche per i tifosi tarantini. Il "benvenuto" dei supporter campani a Nocera non è stato certo dei migliori. All'uscita del casello autostradale un gruppo di ultras nocerini ha atteso i supporter rossoblù, affiancando le loro auto. In particolare due ragazzi con uno scooter si sono avvicinati alla vettura di due tifosi, infrangendo il vetro con una catena. Uno dei due tifosi è stato ferito dalle schegge cadute all'interno dell'auto. Successivamente i due supporter campani sono stati arrestati dalla polizia, prontamente intervenuta per sedare sul nascere ogni tipo d'intervento. In base alle nuove norme sulla sicurezza negli stadi i due saranno processati per direttissima. Altri incidenti si sono verificati prima della partita. All'esterno dello stadio c'è stata anche una sassaiola ai danni dei tifosi ionici. Anche in questo caso le forze dell'ordine sono intervenute prontamente. Nessun incidente durante la partita.14 novembre 2005

Marino: «Non mi sento in discussione»

«Prima del calcio d'inizio ho portato il tifoso colpito negli spogliatoi. La fronte del giovane sanguinava. Ai ragazzi ho detto: giocate per lui che ha rischiato la vita venendo fin qui. Volevo regalargli la vittoria, ma non ci sono riuscito. Per questo l'amarezza è più grande del gol subito nel finale dalla Nocerina». Mister Marino sparge pennellate di melodramma nell'epica di un 3 a 3 che offre persino spunti retorici: il tifoso ferito, l'enfasi per una speranza di successo risarcitorio nei suoi confronti, il quasi-deliquio quando la vittoria scivolata tra le dita. Ma le urla altisonanti del dopopartita, quelle, in uno spogliatoio attonito per il pareggio oltremodo beffardo, hanno poco di titanico. «Lo confesso: con i ragazzi - spiega Marino - ho gridato perché quando si ha la vittoria in mano la palla bisogna pure spedirla in tribuna, no? Tanto più che la partita si era messa in un certo modo: il Taranto vinceva, ma ogni contrasto si trasformava, d'incanto, in un fallo contro di noi. Ecco perché bisognava gettare la palla lontano, il più lontano possibile». Marino accompagna le parole con uno sguardo proiettato verso il vuoto, verso quel lontano che è già ieri per l'airone triste. Soddisfatto, apparentemente, della prestazione offerta dai rossoblù «ai ragazzi non posso rimproverare nulla per quel che riguarda l'impegno in campo: ho visto una squadra viva, hanno dato il massimo», Marino prova ad abbozzare quando i cronisti lo mettono alle strette sulla prestazione arbitrale: «Cosa posso dire? Ormai ci potremmo ripetere. Giudicate voi». Un dribbling elegante per scartare le polemiche ed evitare che i presunti indizi a sfavore del direttore di gara si trasformino, ogni maledetta domenica ormai, in un cruccio dal quale fiorisca l'autocommiserazione. Marino stupisce, chiosando in calce all'autobiografia di un pomeriggio: «Non mi sento in discussione, specie dopo una prestazione così. La sosta in campionato ci danneggia perché stiamo bene». Il mister è uomo onesto. E questo il presidente Blasi, anche lontano mille miglia, anche silente, lo sa. È l'ormai storica platea dei giocatori ad indicare nell'arbitraggio il padre di tutti i mali. Un treno la cui vettura di testa, però, è ancora una volta Vittorio Galigani, anche se lo sbotto del direttore generale contro il signor Passeri di Gubbio è un'ottava sotto rispetto agli strali lanciati domenica scorsa all'indirizzo dell'arbitro Pagano: «Constatiamo ancora - dice Galigani con linguaggio quasi burocratico - l'inadeguatezza delle terne arbitrali assegnateci. Così si perdono punti importanti. Peccato: ai ragazzi non va rimproverato nulla». Stop. Il dolente rosario dei torti, presunti, subiti, viene sgranato dai rossoblù in prima persona: dal rigore iniziale su Deleonardis, che lo stesso giocatore non vuole commentare «sennò sembra che cerchiamo l'alibi» (a questo giudizio si associa Di Domenico), all'espulsione dello stesso Deleonardis: «Tutti hanno visto che ho avuto un calcio», passando per la punizione del primo vantaggio nocerino, che Pastore bolla così, scomodando il regolamento: «Il fallo a gamba tesa viene sempre sanzionato con una punizione a due. È l'unico caso previsto per i calci franchi. La Nocerina ha segnato il suo primo gol tirando direttamente in porta». L'unico a non parlare è il bomber Deflorio. Lui, sul campo, ha lasciato il segno con due «inutili» gol. Così, fuori casa, il Taranto continua ad errare (fate voi se appiccicare alla parola il significato di vagare senza meta o sbagliare). di Fulvio Colucci14 novembre 2005

Fuori casa "abbonati" al pareggio

Ancora un pareggio fuori casa, il quinto in sette partite giocate in trasferta dal Taranto. Per i rossoblù 1-1 alla prima gara esterna stagionale sul terreno della Cisco Roma, quindi uno 0-0 a Lamezia contro la Vigor, poi la sconfitta per 1-0 a Giugliano, in seguito lo 0-0 a Vittoria, ancora una battuta d'arresto a Marcianise con la sconfitta per 2-0, un pari senza gol a Gallipoli ed infine questo rocambolesco 3-3 a Nocera Inferiore. Tre reti tutte in una gara per gli ionici dopo averne segnate fuori casa solo una, con Deflorio al 25' minuto di Cisco-Taranto 1-1 del 27 agosto scorso. Con il gol di De Leonardis i rossoblù vanno a segno fuori casa dopo 540' minuti, mentre in generale tornano a segnare dopo 297' (l'ultima marcatura il 16 ottobre scorso con De Liguori all'88' minuto di Taranto-Modica 4-1). 
L'ultimo 3-3 in campionato risaliva al 3 maggio 1998, Campionato Nazionale Dilettanti, Taranto-Gioventù Cerignola (i gol: al 24' Angelastro, pareggia al 51' Dossou, al 62' autogol di Marzocchi, al 65' Lucino, quindi Taranto alla rimonta all'87' con Bellacicco e al 93' con Marzocchi). Vecchio di quasi dieci anni l'ultimo 3-3 esterno, il 18 febbraio 1996 a Trani (doppietta di Cipriani al 36' su rigore e 64', al 49' Bovio, al 71' Nocera, all'81' Scarpa e all' 85' Aruta). 
Seconda doppietta stagionale per Deflorio (la precedente nel 4-1 contro il Modica); per il 35enne attaccante barese sono sette i gol in campionato con il Taranto (aggiunge anche una doppietta in Coppa Italia), mentre per De Leonardis è questa la terza rete (le precedenti due nel torneo scorso in Rende Taranto 3-2 e Taranto-Pro Vasto 4-2). Da rilevare l'espulsione di De Leonardis, già sanzionato con un "rosso" il 30 gennaio 2005 in Taranto-Vigor Lamezia 0-1, gara del debutto in maglia rossoblù. Quinto pareggio in nove precedenti in casa della Nocerina (nel bilancio campani in vantaggio con tre vittorie ad una). Ecco le altre "ics": tre 0-0 consecutivi il 19 ottobre 1947 e il 16 maggio 1979 in serie B, quindi il 6 febbraio 1994 nel Campionato Nazionale Dilettanti. Infine 1-1 nella passata stagione in serie C2 il 13 febbraio 2005 (al 35' segna Rosamilia, quindi pareggia al 53' Maddé). di Franco Valdevies14 novembre 2005

La 'ndrangheta nel pallone
Così i boss gestiscono il calcio. Calabria, affari sporchi, partite truccate e giocatori latitanti. Le associazioni denunciano: «I club minori nelle mani dei clan». Silenzio in campo tributato dai tifosi ai "capifamiglia" assassinati. Don Pino Demasi: «I ragazzi finiscono per servire le cosche»

Quel minuto di silenzio prima della partita fu un atto di rispetto verso Pasqualino Arena, padre padrone della squadra. Con tre colpi di bazooka avevano ucciso don Carmine, suo cugino. E gli undici giocatori dell'Isola Capo Rizzuto, terza in classifica nel campionato di Promozione del girone A, lo onorarono pure in campo. Quella però non era la prima volta che capitava. Anche allo stadio di Locri avevano già ricordato il loro boss ammazzato. Usa così, quando la 'ndrangheta è nel pallone. 
A volte sta in panchina e a volte tira calci, quasi sempre comanda. Come il dirigente del Guardavalle Cosmo Leotta, uno che andava ai summit nei casolari tra Siderno e Monasterace per suggerire chi meritava di far parte della cosca e chi no. L'hanno arrestato dopo cinque mesi di latitanza. È ancora ricercato invece il suo centravanti Paolo Riitano, quello che nel torneo di Eccellenza era famoso per il sinistro che non perdona. Comandava anche il direttore sportivo della Nuova Melito Antonio Toscano, che è scomparso all'improvviso alla vigilia del derby con il Bagaladi. Lupara bianca. E comandava pure Pantaleone "Luni" Mancuso, presidente del Monte Poro e uno dei capi della "famiglia" più potente tra Vibo e Lamezia. C'è odore di mafia nel calcio dilettantistico calabrese, dalla prima categoria fin su alle serie più alte. 
Fanno giocare e puliscono soldi sporchi, gestiscono campi e spogliatoi, ogni tanto truccano partite. L'ultima denuncia l'ha fatta in un convegno sul disagio giovanile don Pino Demasi, rappresentante di "Libera" nella piana di Gioia Tauro e parroco di Polistena, paese circondato da ulivi secolari lungo la statale che dal Tirreno porta allo Jonio. Siamo andati a trovarlo nella sua chiesa di Santa Marina. Ci ha raccontato: «Molti presidenti di squadre sono mafiosi o mettono i loro uomini di fiducia a dirigerle, prima o poi tanti ragazzi finiranno così al servizio delle cosche». E ha aggiunto: «Ci conosciamo tutti e sappiamo tutto di tutti nei nostri paesi, io dico solo quello che vedo e che possono vedere anche gli altri. Certo, non bisogna generalizzare ma la realtà è questa». Il sacerdote invita a indagare «su chi realizza impianti sportivi e campi di calcetto», i poliziotti del commissariato locale l'hanno già ascoltato come testimone. 
Le accuse di don Pino stanno agitando in questi giorni gli ambienti calcistici da Cosenza fin giù allo Stretto. Per primo gli ha risposto stizzito l'avvocato Carmine Fiorino, che è il presidente della Palmese: «Fuori i nomi, quel prete faccia i nomi e i cognomi senza sparare nel mucchio. Da tanto tempo sono dirigente di una squadra e non ho mai ricevuto una pressione: ho solo incontrato presidenti cordiali e affettuosi». Da Catanzaro ha replicato anche il professore Antonio Cosentino, presidente della Federazione italiana gioco calcio in Calabria: «Nella regione ci sono 536 società e ogni dirigente presenta un'autocertificazione dove dichiara di essere incensurato: che io sappia problemi di 'ndrangheta non ce ne sono mai stati». 
Calcio pulito quello calabrese o calcio intossicato dai boss e dai loro reggipanza? Un paio di anni fa la Dia aveva iniziato un'indagine "conoscitiva" sulle infiltrazioni nei campionati dilettantistici, inchiesta partita subito dopo l'arresto per associazione a delinquere ed estorsione di Paolo Fabiano Pagliuso, il presidente del Cosenza quando militava in serie B. Era il marzo del 2003 e Vincenzo Macrì, sostituto della procura nazionale antimafia, dichiarò: «Ci siamo accorti di una particolare attenzione della 'ndrangheta verso il calcio minore. Più che gli affari, i boss cercano il consenso». 
Il caso del Cosenza o quell'altro di Giuseppe Sculli - la mezzala del Messina nipote del boss Peppe Morabito "Tiradritto" e sospettato per una combine in un match del 2002 con il Crotone - sono però solo gli episodi più clamorosi dell'intreccio che c'è tra il pallone e i clan. 
L'impasto è forte. E qualche volta palese, reso pubblico. 
Come nel 1995, quando i muri delle vie centrali di Reggio furono coperti da locandine che annunciavano un evento sportivo, il "Memorial Fortunato Maurizio Audino". Erano più di 800 i ragazzini delle elementari e delle medie che partecipavano al torneo calcistico. Chi era Fortunato Maurizio Audino? Era un imprenditore edile con precedenti per traffico di stupefacenti saltato in aria sulla sua auto al centro della città. Non si scoprì mai se stava trasportando una bomba o se l'avevano fatto fuori azionando un comando a distanza. 
Segnarono gol alla sua memoria le scolaresche reggine. 
Ma è soprattutto la domenica che in certi campi i "mammasantissima" spadroneggiano. Ci rimase male il giovane arbitro Paolo Zimmaro, studente ventenne alla facoltà di ingegneria di Cosenza, quando il 4 ottobre del 2004 fu sospeso dalla Figc per avere autorizzato un minuto di silenzio prima della partita Strongoli-Isola Capo Rizzuto. Gli avevano detto negli spogliatoi che era morto un ragazzo parente del presidente della squadra ospite. E lui, in buona fede, ci aveva creduto. Il morto invece era Carmine Arena, il venerdì prima stava viaggiando sulla sua Thema blindata quando in cima alla collina un sicario si sistemò sulla spalla il bazooka e tirò tre volte. Fu il dirigente - accompagnatore dell'Isola Capo Rizzuto club a chiedere quei sessanta secondi di "raccoglimento", poi lo Strongoli vinse 1 a 0 e il povero arbitro pagò per tutti. 
Sempre a ottobre ma nel '97, fu invece il Locri a commemorare il suo boss. Era uno dei famigerati Cordì, Cosimo. La partita era quella tra il Locri e lo Sciacca nel campionato di Eccellenza. Si giustificò il presidente Giorgio Barresi, chirurgo e allora candidato sindaco: «È stato un doveroso atto di solidarietà nei confronti dei nostri giocatori: basta criminalizzare Locri». Il minuto di silenzio l'avevano osservato per il lutto dei nipoti del capocosca ucciso, il difensore Livraghi e il centrocampista Romeo. Quel pomeriggio i due non erano nemmeno in panchina. Tre anni dopo incendiarono le auto di D'Angelo, Giglio e Caridi, altri tre calciatori del Locri. La magistratura aprì un'inchiesta e scoprì che dietro gli attentati c'era una partita che qualcuno voleva taroccare, quella finita 0 a 0 con il Crotone nel campionato dilettanti del girone I. 
Con quel pareggio il Crotone salì in C 2. Molti giocatori del Locri furono contestati dalla tifoseria locale per lo scarso impegno mostrato in campo. 
Giocarono bene però quei tre, quelli ai quali poi bruciarono le macchine. Ma non è solo a Locri e non è solo nelle altre capitali di mafia calabresi che i boss allungano le mani sulle squadre. A Melito Porto Salvo fece molto scalpore due anni fa la scomparsa di quell'Antonio Toscano. Per qualche tempo era stato ricercato come affiliato alla "famiglia" Iamonte, poi aveva in parte risolto le sue disavventure giudiziarie e seguiva da direttore sportivo le sorti della società calcistica. Una mattina trovarono in una strada di Reggio la sua Audi con le portiere aperte e le chiavi infilate nel cruscotto: l'avevano sequestrato. Il suo cadavere non è mai stato trovato. E non trovarono per mesi neanche quel dirigente del Guardavalle, Cosmo Leotta. 
Poi però - lo scorso a febbraio - fu arrestato. Nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Antonio Baudi era accusato "di condividere il progetto criminale" dei Galati di Siderno, di "svolgere funzioni di raccordo logistico", di "partecipare a riunioni per fornire pareri sull'affiliazione di nuovi adepti". 
E quando in campo le cose non vanno come devono andare, quelli minacciano. L'ultimo avvertimento l'hanno spedito due settimane fa da Vibo Valentia. Cinque buste indirizzate a cinque dirigenti del Catanzaro calcio. In ogni busta c'era una pallottola. di Attilio Bolzoni14 novembre 2005

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