
L'ingrato ruolo del
trequartista
Si sono avvicendati in quattro. Raimondo Marino,
tecnico del Taranto, alla ricerca della migliore soluzione
Quando Raimondo Marino si presentò a stampa
e tifosi, quest'estate, fu risoluto nell'individuare il suo modulo
tattico di preferenza. «Il mio schema di gioco
è il 4-3-1-2», disse. Un trequartista alle spalle di due
punte in nome di una spregiudicatezza e di un calcio offensivo che è
stato, il più possibile, trasportato dalla carta al campo di gioco.
Facile capire che molti degli sviluppi di un'azione offensiva sarebbero
dovuti passare dai piedi del rinomato fantasista che trasforma in assist
o possibilmente in gol, tutti i palloni che tocca.
Alquanto volubile la sua storia: in questo inizio di campionato, per
infortuni o necessità tattiche contingenti, l'allenatore rossoblu ha
adottato diversi uomini con quel mandato. In estate il plausibile
candidato era stato identificato in Luca Campanile e le prime risposte
nel ritiro di Penne erano state confortanti. Un mancino dal piede
sinistro educato, abile nell'imbeccare il tandem Deflorio-Gambino. Ma le
prime avvisaglie di una stagione, almeno in partenza, un po' sbilenca,
si sono registrate con l'infortunio muscolare patito dall'ex giocatore
di Sora e Pro Vasto proprio all'immediata vigilia del debutto in
campionato dei rossoblu. Marino, con un filo di sorpresa, fece i suoi
calcoli e lanciò Catania come elemento di raccordo tra centrocampo e
attacco. Una freccia che ha centrato il bersaglio grosso perchè le
prime quattro gare del siciliano etneo sono andate ben oltre la
sufficienza. Catania-Gambino-Deflorio, è stato il produttivo tridente
che ha partorito otto punti nelle prime quattro gare. Campanile, nel
frattempo, guariva e si rendeva disponibile. A quel punto, Raimondo
Marino ha imboccato una strada precisa e coerente: un gioco di addizioni
aritmetiche che ha avuto come riferimento l'ottimo stato di forma di
Catania e le difficoltà di Gambino. Nelle successive quattro partite si
è pensato di fare male alle difese avversarie con il cosiddetto
“tridente leggero”, in ossequio all'abilità tecnica di gente come
Deflorio, Catania e Campanile. La sconfitta di Giugliano, esordio della
formula citata, non ha scoraggiato l'allenatore ionico perpetrando
l'esperimento che ha fruttato due vittorie casalinghe e il pari di
Vittoria. Assetto leggermente ritoccato in corso d'opera a seconda degli
avvenimenti di giornata: a Vittoria, ad esempio, nel nome di una
richiesta di peso offensivo, Marino lanciò Di Domenico al posto di
Catania, come a Giugliano impiegò la carta Gambino il luogo del
difensore Martinelli per recuperare il vantaggio campano. Una doppia
parentesi, quindi, formata da quattro gare.
A Marcianise, invece, si ha la prima picconata al sistema. Il tecnico,
come affermò nella settimana di avvicinamento, voleva studiare delle
mosse “ad hoc” contro la formazione di Boccolini. Ergo: Deleonardis
in campo, Campanile e Catania in panca. Una scelta che fu ricusata dal
risultato di 0-2 alla fine del primo tempo. Una trasferta amara che
maturò, in vista della successiva gara di Gallipoli, un leggero
mutamento tattico con il 4-1-4-1 adottato in terra salentina. Una
domenica che promosse Mancini titolare. Ormai siamo all'attualità: due
domeniche fa Marino tornava all'antico con il tridente leggero formato
da Campanile alle spalle di Catania (che sembra avere perso lo smalto
iniziale) e Deflorio. Arrivava lo scialbo 0-0 interno contro il Latina.
Domenica a Nocera l'ennesima variazione sul tema con Mancini alle spalle
di Di Domenico e Deflorio.
Catania, Campanile, Deleonardis e Mancini: quattro uomini che si sono
scambiate la maglia, oggetto della disamina. Fermandoci alle
prestazioni, il Catania del mese di settembre impressionò realmente.
Ora c'è da capire se quelle prestazioni erano frutto dell'entusiasmo di
aver conquistato, un po' contro le previsioni, un posto da titolare
oppure se l'ultima flessione del siciliano è imputabile ad un
comprensibile calo atletico. Campanile, finora, ha convinto poco o
quanto meno ha difettato in continuità. Escludendo Deleonardis,
schierato peraltro altre sei volte come interno sinitro di centrocampo,
resta la carta Mancini che ha denotato “grande intesa”feeling
tecnico” soprattutto con Deflorio. Ci sarebbe anche il talento
nostrano di Francesco Mignogna. Marino, però, sta provando a
trasformarlo in un esterno sinistro difensivo. di
Luigi Carrieri19
novembre 2005

«Non mi sento in
discussione»
Di Domenico non teme il mercato. La difesa della
punta del Taranto: «Non giudicatemi: non ho giocato quasi mai»
Fabio Di Domenico non si preoccupa. Anche se sulle
bocche dei tifosi il toto-attaccante è già cominciato. Persino la
società ha ammesso, in modo più o meno velato, di essere alla ricerca
di una punta da prelevare sul mercato di gennaio. Si è parlato di
Gioacchino Prisciandaro (che difficilmente si muoverà da Cremona), si
sono fatti altri nomi, anche improbabili (Pippo Maniero, ad esempio).
L'attaccante rossoblu, però, non si intimorisce. E' convinto di poter
giocare le proprie carte, di poter ancora conquistare la fiducia
dell'ambiente. Anche se finora le spine sono state più delle rose.
La gara giocata a Nocera ha riportato il suo nome al centro
dell'attenzione: Di Domenico ha risposto con diligenza, con una prova
tutto cuore e sacrificio. Pochi tiri in porta, tanto (propizio) lavoro
per Deflorio. Tante risposte da dare senza banalità.
Di Domenico, come è andato il ritorno in campo dall'inizio?
«Bene, mi sembra. Molti hanno riconosciuto la
bontà della mia prestazione, al di là delle critiche preconcette.
Siamo riusciti a fare tre gol, forse avremmo meritato di vincere».
Cosa vi ha impedito di cogliere il successo?
«Senza dubbio qualche errore arbitrale. Ma non
può e non deve diventare un alibi. Anche noi, però, abbiamo sbagliato
parecchio: in fase difensiva dobbiamo essere più pratici, più attenti,
i tre gol sono arrivati anche a causa delle nostre distrazioni. Tornando
agli arbitraggi, mi auguro che la società continui a far sentire la
propria voce in Lega. Alla fine di un campionato, però, torti e ragioni
si compensano sempre...».
La sosta è il momento adatto per riflettere. Qual è il bilancio del
Taranto finora?
«Sicuramente positivo. Dobbiamo essere
soddisfatti: in fondo siamo ad un solo punto dalla zona playoff. Quasi
perfettamente in linea con gli obiettivi tracciati dalla società
all'inizio della stagione. E' chiaro che non tutto è andato per il
verso giusto: il livello del campionato non è eccezionale, la squadra,
probabilmente, non ha ancora espresso tutte le proprie potenzialità. Ci
mancano almeno quattro-cinque punti: a quest'ora saremmo a poca distanza
dal Gallipoli, che per ora è meritatamente in testa alla classifica».
E il bilancio di Di Domenico?
«Non è altrettanto soddisfacente. Fino a
questo momento ho avuto poche occasioni per giocare. Col mio fisico,
avrei bisogno di giocare con costanza per raggiungere la migliore
condizione. Questo non è avvenuto, sono stato impegnato soltanto in
spezzoni di partita. Penso di poter fare molto di più, se vengo messo
nelle condizioni giuste...».
Come vive questo momento?
«In tutta onestà, non sono tranquillo. Quando
uno non gioca, l'insoddisfazione è una condizione normale. Anche perchè
erano almeno cinque anni che non mi capitava di stare in panchina, non
ero più abituato».
A Nocera, però, è stato promosso tra gli undici. E' la svolta?
«Lo spero. Non pensavo neppure di giocare
domenica... E' stata una decisione dell'ultimo momento, Marino aveva
provato Catania nell'arco dell'intera settimana. Spero di aver fatto la
mia parte. Di giocare anche domenica prossima».
Che ambiente ha ritrovato a Taranto a nove anni di distanza?
«Non c'è pazienza. Forse sono state create
troppe aspettative in estate. Dovremmo essere primi “per forza”,
tutti guardano alle cose negative e dimenticano quanto di buono stiamo
facendo. E' una specie di “tiro al bersaglio”. E' una situazione che
non mi piace. Ma non è una accusa ai tifosi: è normale che in una
grande piazza come Taranto esistano simili pressioni».
E le notizie sul possibile arrivo di un attaccante? La disturbano?
«Direi di no. Non mi sento messo in
discussione. Praticamente non ho mai giocato. Se avessi giocato sei o
sette gare di seguito senza segnare sarei il primo ad ammettere le mie
responsabilità. Ma non è così. E poi sparano troppo sugli
attaccanti...pensate a Gambino. Nelle prime gare si era reso utile, è
stato “bruciato”. Qualcuno, evidentemente, preferisce pensare ai
grossi nomi come Prisciandaro. Se la società deciderà di acquistare
una punta, rifletterò sulla mia posizione». di
Leo Spalluto18
novembre 2005

Taranto, la ricetta di
Di Domenico
«I gol? Non ne ho mai segnati tanti. Ma la mia
presenza in campo si sente»
Da Passiatore a Califano: non sono pochi gli attaccanti che hanno tratto
giovamento dal suo lavoro dentro l'area
Due sedute anche ieri per il Taranto in una settimana
che non sfocerà in partita. Il campionato domenica riposa. I rossoblù
venerdì 25 (ore 20,45) allo «Iacovone» affronteranno il Potenza. Come
annunciato mancava Pastore. Bevo, Manni, Mortari e De Liguori hanno
girato a parte. La partitella infrasettimanale sarà disputata martedì
prossimo in notturna contro la Berretti per far abituare i rossoblù
alla luce dei riflettori. Il diesse Luca Evangelisti sta continuando il
suo giro di mercato alla ricerca dei tre-quattro giocatori, uno per
ruolo, utili per centrare l'obiettivo stagionale: l'ingresso in C1.
Fabio Di Domenico, domenica scorsa, ha rivisto la luce della prima
squadra. A Nocera gli ha dato fiducia, quasi a sorpresa a Nocera. «Sono
rimasto meravigliato anch'io, quando il mister nell'annunciare la
formazione due ore e mezza prima dell'incontro, mi ha inserito
nell'undici titolare. La cosa mi ha elettrizzato immediatamente. Ero
pronto a giocare per cui non ho avuto problemi nell'indossare la maglia
da titolare». Sono stati fatali i dieci-dodici minuti finali
dell'incontro. «Purtroppo sì. E ci sono anche
costati due punti che avevamo largamente meritato. Sono mancati furbizia
e mestiere. Una squadra come la nostra non si deve far raggiungere sul
pari». E dire che il Taranto ha molti giocatori esperti. «Questo
è vero. Ma è altrettanto vero che, a volte, è il singolo errore a
risultare determinante. Squadre furbe ed attente come la Nocerina ne
approfittano immediatamente ed il quadro è bello e completo».
A Giulianova ed a Battipaglia attaccanti come Califano e Passiatore, non
delle prime punte, sono andati in doppia cifra in fatto di reti
realizzate, giocando al suo fianco. Un caso? «Non
credo. Non sono un attaccante da tantissimi gol a stagione. Ma riesco ad
incunearmi nelle aeree avversarie, aprendo dei buoni varchi nei quali
l'attaccante che mi affianca riesce ad inserirsi ed a segnare. A Taranto
sto facendo quello che ho sempre fatto». Quali movimenti
dovranno fare centrocampisti e difensori per metterla in condizioni di
segnare? «Personalmente preferisco i cross da
fondo campo o, al massimo, dal limite dell'area di rigore per mettere in
vetrina il mio pezzo migliore: il colpo di testa». Come sta
fisicamente? «Ora bene. Ho dovuto lavorare
parecchio per raggiungere l'attuale condizione. Posso offrire il mio
contributo alla risalita della squadra. Il mio unico problema è non
perdere i novanta minuti che ho nelle gambe». Alla ripresa
del campionato verrà il Potenza allo "Iacovone". Si giocherà
fra otto giorni in notturna. «E' una gara da
vincere. Non ci sono alternative al riguardo. E' già da due settimane
che siamo fuori dalla zona playoff per cui dovremo far di tutto per
rientrarvi. La gara è delicata ed ostica, ma noi avremo la fortuna di
avere il sostegno dei nostri tifosi. Sono pochi i campi di C, ma anche
di B, che possono vantarsi di avere un pubblico così caloroso».
di Giuseppe Dimito18
novembre 2005

Non c'è due senza tre
Pasquale Martinelli, difensore del Taranto, vuole
la terza promozione consecutiva dopo quelle con Frosinone e Manfredonia.
«Il campionato è ancora molto lungo»
Essere plurifunzionale può giovare. Pasquale Martinelli
si sta ritagliando un ruolo ben preciso, sempre utile ad ogni evenienza.
Fino a questo momento, il difensore materano ha collezionato sei
presenze, di cui quattro da titolare. In tre di queste gare dal primo
minuto, ha attenuato l'assenza di Micallo come esterno destro. Da una
partita... e mezza, Martinelli ha ricoperto la fascia opposta, in
contumacia Manni. Curioso, se si pensa che la zona naturale di
competenza sia quella di centrale.
«Il mio ruolo è quello di difensore centrale -
ammette Martinelli - però è anche vero che un
giocatore deve sempre adattarsi. L'anno scorso a Manfredonia ho giocato
sedici partite come esterno destro. Io non ho particolari problemi».
Giocare perchè qualcuno sta fuori non è una situazione ideale.
Martinelli, da uomo esperto, privilegia le esigenze collettive.
«A chi non farebbe piacere giocare
dall'inizio. Però bisogna convincersi che in una squadra come il
Taranto, costruita per lottare per il vertice, non ci sono titolari o
riserve. All'occorrenza il tecnico ha potuto trovare in me un giocatore
tattico sul quale puntare. Magari avrei preferito che queste partite si
fossero concluse con una vittoria e non con dei pareggi. La fiducia
dell'allenatore fa piacere; è una sensazione che il calciatore avverte.
Ed è una bella sensazione».
Jolly, parola ardita nel mondo del calcio. Ambigua anche nella sua
accezione: alla fine essere un giocatore buono per ogni occasione si
rileva un dato positivo o negativo?
«Secondo me dà solo dei vantaggi. Giocare in
più zone del campo, ti permette di avere maggiori possibilità di
giocare. E' normale che bisogna rispettare le scelte e la visione
complessiva dell'allenatore. Siamo un gruppo formato da ventidue
ragazzi, tutti in teoria meritevoli di essere mandati in campo».
Largo, allora, alla prima sosta della stagione. E si apre il solito
quesito sul giovamento del suo arrivo.
«Difficile dire se la sosta sia giunta al
momento opportuno - dichiara Martinelli - Sotto il profilo fisico la
squadra che ha giocato a Nocera ha dato delle buone risposte. E'
innegabile che, con qualche giorno in più di allenamento, si possano
migliorare certi automatismi e soprattutto recuperare gli acciaccati.
Inoltre chi ha giocato meno può raggiungere una condizione accettabile».
E' stata citata la trasferta di Nocera. Qualcosa da aggiungere? «Come
sempre potremmo tirare fuori un numero consistenti di episodi che non
hanno girato a nostro favore. Dispiace solo che segnando tre gol, non
siamo riusciti a portare a casa un successo. In linea di massima
paghiamo il fatto che ogni avversario contro di noi, ritiene di doversi
accontentare anche di un punto. Soprattutto nelle gare casalinghe
abbiamo assistito al solito leit-motiv».
E allora? «Allora occorre credere ancora di più
in quella che facciamo. Se è vero che il lavoro paga, alla fine
attraverso il gioco saremo ricompensati. Adesso siamo fuori dalla zona
playoff? Per esperienza personale, dico che i campionati non si decidono
a novembre. Quando si è ottenuti la promozione con il Frosinone, due
anni fa, a novembre avevamo un distacco di tredici punti dalla Palmese.
Stiamo calmi, i conti si fanno alla fine».
Frosinone e Manfredonia. Il Taranto ci starebbe bene dietro questa
coppia di squadre. Per esplicare il concetto, si tratterebbe, in caso di
promozione dei rossoblu in C1, del terzo torneo vinto consecutivamente
da Martinelli. «E chi non metterebbe la firma
per un tris simile. Facendo delle analogie posso dire che il Taranto,
sotto il profilo individuale, è una squadra senza eguali. Poi
subentrano altri fattori in una vittoria finale. Qui ci sono più
pressioni, una piazza esigente che attende con ansia di risalire nelle
categorie di competenza. L'anno scorso a Manfredonia, abbiamo sfruttato
l'assenza di pressione psicologica. Sapevamo di avere un'ottima squadra,
ma nessuno ci chiedeva la vittoria a tutti i costi. Siamo stati bravi a
sfruttare l'occasione propizia quando la classifica ce lo ha permesso. A
Taranto dobbiamo essere bravi a creare simili premesse». di
Luigi Carrieri17
novembre 2005

Pastore dà la scossa
al Taranto
Il Taranto ha ripreso a lavorare. Ieri doppia seduta.
Recuperata, dunque, quella non disputata martedì pomeriggio. Assenti
Mortari e De Liguori in permesso. Bevo e Manni hanno girato a parte. Il
programma settimanale prevede un'altra doppia seduta per oggi. Domani e
dopodomani, invece, si lavorerà solo al mattino. La partitella
infrasettimanale sarà disputata martedì pomeriggio. Con tutta
probabilità si ritornerà in provincia, forse ancora a Palagianello.
Alla seduta odierna mancherà Ivano Pastore. Il forte difensore campano
ha ottenuto una giornata di permesso per essere presente al funerale di
un suo amico a Salerno. A Nocera si sono persi due punti? «Proprio
così. E la cosa, sinceramente, mi fa ancora tanta rabbia. Proprio nella
domenica in cui avevamo rischiato meno del solito, abbiamo beccato tre
gol. Incredibile. Il calcio fa brutti scherzi. Devo ammettere che, al
70%, la colpa è nostra perché in tutte e tre le occasioni non abbiamo
svolto la fase difensiva nella maniera giusta. Quando dico nostra,
intendo ovviamente di tutta la squadra, non solo della difesa».
Qual è il motivo di questi errori? «Non si
tratta di mancanza di cattiveria agonistica. Dico, quindi, che si tratta
di scarsa cattiveria. In alcuni frangenti ci crediamo belli e forti.
Invece non deve essere così. Dobbiamo imparare ad essere concentrati
per 90'-100' minuti e non per 80'». Intanto i tifosi, a
volte, se la prendono con Marino. «E fanno
onestamente male. Posso assicurarvi che il mister non solo prepara le
partite nella maniera migliore possibile, ma ci fornisce tutte le
indicazioni utili per uscire dal campo con i tre punti. In campo, però,
ci andiamo noi. È proprio vero quanto si dice in giro sui tecnici: le
fortune di un allenatore dipendono quasi esclusivamente dai giocatori
che allena». Il Taranto occupa la sesta posizione in
classifica: un po' poco rispetto alle attese della tifoseria. «Solo
due considerazioni. Prima: con i due punti che avremmo meritato
largamente con il Latina in casa, saremmo terzi. Seconda: siamo soltanto
alla dodicesima giornata di campionato. Il cammino è ancora lungo.
Permettetemi di proporre qualcosa di positivo. Inseguiamo gli obiettivi
uno alla volta. Per il momento puntiamo a rientrare nel giro dei
playoff. Poi, scaleremo i relativi gradini della zona nobile della
classifica cercando di piazzarci su quello più in alto. Se, infine, ci
accorgeremo che il Gallipoli nel prosieguo del torneo, andrà in
affanno, dovremo fare di tutto pur di strappargli la prima importante
poltrona». Alla ripresa del campionato, in programma venerdì
25, in notturna (ore 20,45), vi farà visita il Potenza. «Dovremo
fare di tutto per ritornare ad agguantare quei tre punti che ci mancano
da circa un mese. L'aria del derby farà aumentare ancora di più i
nostri stimoli. Senza dimenticare che avremo dalla nostra certamente il
caldo incoraggiamento dei nostri tifosi. Sono convinto che se batteremo
la formazione lucana, domenica 27, potremmo ritrovarci tre gradini più
in alto in classifica». di Giuseppe
Dimito17
novembre 2005

«Mi fido del
Taranto»
Il tecnico Marino commenta il momento dei
rossoblu: «E' importante muovere la classifica e continuare a
crescere: contro il Potenza può esserci la svolta»
Un giorno in più a casa è anche un giorno in più di
riflessione. Il Taranto riprende oggi e non ha una partita nelle
vicinanze. C'è la sosta, c'è meno tensione. E c'è Raimondo Marino che
continua a spargere parole serene. Ferma la sua riflessione per
riferire. Con una premessa: si parla del Taranto, non degli arbitri. «D'accordo,
altrimenti si rischia di scivolare in piagnistei ridicoli».
A freddo, del resto, si può parlare anche d'altro.
Marino, ripensandoci, che Taranto ha visto a Nocera?
«Ho visto una squadra che ha saputo reagire,
cattiva, pronta a rispondere colpo su colpo alle difficoltà. Ho visto
dei giocatori pronti a darsi».
Ma quando non si vince qualcosa è mancato...
«Dobbiamo capire che, negli ultimi cinque
minuti, quando non possiamo giocare la palla, è meglio buttarla via che
regalarla agli avversari: lo fanno anche Nesta e Maldini, non vedo perché
noi dovremmo vergognarci. Ci manca un po' di furbizia, ecco. Ma quella
è patrimonio personale di ogni calciatore».
La partita di Nocera, quindi, non è da buttare...
«Potevamo fare qualcosa in più, ma non è
andata affatto male, anzi».
Pensa sempre positivo, ma in queste prime dodici partite ci sarà stata
qualcosa che non le è piaciuta. Cosa?
«Il secondo tempo di Marcianise e la partita
di Vittoria: in entrambe le occasioni dovevamo osare di più, dovevamo
cercare di arrivare al tiro. Nelle altre partite ci siamo costruiti le
nostre occasioni, ma non le abbiamo sfruttate: questo mi fa contento,
perché indica il funzionamento di un sistema. Non sono contento,
invece, di come subiamo gol».
Ovvero?
«Non mi riferisco ai gol subiti su calcio
piazzato: quelli non è detto che siano errori di concentrazione.
Possono essere anche bravi gli avversari: certe cose si preparano. Anche
noi, del resto, abbiamo fatto gol su calcio piazzato, sfruttando
movimenti studiati. Mi fa rabbia, invece, che domenica due palloni in
nostro possesso siano finiti a loro e siano diventati la premessa di due
reti degli avversari».
Tre pareggi consecutivi sono un cammino lento o un cammino comunque
importante?
«L'importante è muoversi: con tre pareggi
abbiamo recuperato, in queste settimane,
tre punti al Marcianise. Nelle ultime due giornate abbiamo rosicchiato
un punto al Melfi. Sono conti a cui non guardo con ossessione: ora mi
interessa l'avanzamento del progetto».
Di Domenico gioca dall'inizio e la squadra fa tre gol. E' un caso o il
frutto di movimenti che mancavano?
«Non posso dirlo, non abbiamo nessuna prova
contraria. Anche a Marcianise giocò dall'inizio e abbiamo perso: non c'è
un rapporto automatico. Di Domenico ha dato quelli che mi aspettavo da
lui. E' in ripresa».
Deleonardis, Martinelli e Larosa hanno sostituito tre titolari e hanno
fatto il loro dovere: sintomo di un organico ricco?
«La squadra si sta comportando bene sin
dall'inizio. Se dovesse venire qualcuno in grado di farci fare un
ulteriore salto di qualità di certo non lo caccio, ma sono felice di
quello che ho a disposizione. Non rifiuto i regali, però: non lo
farebbe nessun allenatore. E nemmeno un giocatore rifiuterebbe un mano».
A Nocera si è visto un rombo di centrocampo più stretto: lavori in
corso?
«Il sistema di gioco è quello: cambia qualche
movimento, di volta in volta, in base al calcio che fanno gli avversari».
Come si vive ogni domenica sapendo di poter finire nel mirino dei
contestatori?
«Io ho anche parlato con hi mi contesta: mi
hanno detto che lo fanno perché difendo la squadra. Ma io lo farò
sempre, finché sarò qui: se poi un giocatore farà un errore nello
spogliatoio lo farò notare. Ma non lo accuserò mai in pubblico: devo
difendere i miei uomini. Ecco perché dico: continuino a fischiare me.
Fa male comunque, ma sono meno condizionabile di un giocatore».
Quando un giocatore abbraccia l'allenatore dopo un gol ha capito che la
posizione del tecnico comincia a essere difficile. Deflorio, domenica,
l'ha abbracciata...
«Non dirò mai che tutti i giocatori sono
contenti di me. Non è possibile: chi gioca meno è sempre scontento. Ma
quell'abbraccio dei ragazzi è la dimostrazione che a questa squadra sto
dando qualcosa. Non so se sono preparato come allenatore, ma sono
convinto di essere preparato come uomo».
Nel frattempo la società continua a mostrarle fiducia...
«Mi fanno stare tranquillo. Poi il presidente
crede in me, altrimenti non avrebbe preso un pivello dandogli la
panchina della prima squadra. Lo ringrazierò sempre per questo: anche
se dovesse decidere di cacciarmi».
Questo Taranto può volare?
«Spero cominci già con il Potenza: ho avuto
segnali positivi da Nocera e sappiamo bene che, finché in trasferta non
cominceremo a correre, in casa non possiamo fallire. Può essere la
partita della svolta». di Fulvio
Paglialunga16
novembre 2005

«Ci frena la paura
di vincere»
Il centrocampista Bevo torna sul pareggio di
Nocera e tranquillizza i tifosi. «Il campionato è lungo».
Deleonardis salterà il Potenza. Oggi riprende la preparazione
Il Taranto riprende nel pomeriggio la preparazione in
vista del derby casalingo in notturna (ore 20,45) contro i
"cugini" del Potenza, sotto i riflettori di Rai Sport Sat, in
programma venerdì 25 (domenica, come è noto, il campionato riposerà).
I tre acciaccati, De Liguori, Bevo e Manni stanno meglio, ma è ancora
presto per stabilire se potranno scendere in campo alla ripresa del
torneo. Non potrà esserci sicuramente Deleonardis, appiedato dal
giudice sportivo per un turno; ma anche il Potenza non potrà contare su
Russo e Maisto, squalificati sempre per una giornata. Curiosità
positiva: il giudice sportivo non ha comminato alcuna multa alla società
rossobù. La partitella di collaudo avverrà martedì prossimo. Lunedì,
invece, saranno distribuiti i biglietti per assistere al derby nei
soliti punti-vendita autorizzati. Vincenzo Bevo ha visto il match del
Taranto a Nocera dalla tribuna. La sua disamina è, dunque, abbastanza
lucida. «Abbiamo perso due punti. Non ci sono
dubbi. Avevamo disputato una buona partita, avevano tenuto per buona
parte dell'incontro il pallino del gioco, avevamo impresso alla gara i
giusti ritmi. Ciò nonostante, negli ultimi minuti dell'incontro, sul
3-2 per noi, ci siamo fatti raggiungere in maniera rocambolesca».
Qual è stato il motivo? «La paura di vincere.
La squadra stava finalmente per centrare l'obiettivo dei tre punti in
trasferta che stiamo inseguendo dalla prima giornata ed allora si è un
tantino disunita. Poiché la Nocerina è una squadra molto furba, ne ha
immediatamente approfittato infilando la rete del definitivo pari». È
vero che per la prima volta avete segnato tre gol in trasferta, ma è
anche vero che ne avete subiti altrettanti. «Non getterei la colpa
sulla difesa. I compagni che giocano nel reparto arretrato sono molto
forti. Finora hanno fatto molto bene. La verità è che la squadra
campana ha segnato due dei tre gol su calci piazzati». La
sua assenza sta condizionando un po' il centrocampo? «Assolutamente
no. Sia Bruno che Larosa hanno svolto egregiamente il loro compito per
cui mi hanno sostituito nel migliore dei modi». Il Taranto
è sesto in classifica. I tifosi si attendevano qualcosa in più. «Intanto
va aggiunto che la zona-playoff dista soltanto un punto. Poi sono
convintissimo che il tasso tecnico del gruppo è molto più elevato di
quanto non dica la graduatoria. Finora ci ha un po' fatto difetto
l'aspetto caratteriale, psicologico. La gara di Nocera, sotto questo
profilo, fotografa esattamente la situazione. Io dico che non c'è
assolutamente da preoccuparsi. Il campionato è lungo. Due-tre vittorie
di fila non solo ci possono consentire di risalire posizioni importanti
in classifica, quanto far crescere notevolmente fiducia e morale. I
tifosi, dunque, non devono abbattersi». Venerdì 25 arriverà
il Potenza, già battuto in Coppa Italia. «Il
match è difficile. La squadra ospite è guidata da un ottimo allenatore
ed in più ha qualche elemento esperto come Colletto, Biancone e Zirafa.
Ciò nonostante dovremo fare di tutto pur di ritornare a quella vittoria
che ci manca da un mese circa». di
Giuseppe Dimito16
novembre 2005
Indagine sugli insulti
razzisti dell'arbitro
La Figc e l'Associazione arbitri italiana (Aia) hanno
chiesto ieri l'intervento dell'Ufficio indagini per chiarire l'episodio
di razzismo denunciato domenica dal giocatore della Lecchese, Alessandro
Bernasconi, che ha accusato l'arbitro Mauro Nacoli di avergli rivolto
insulti razzisti nel corso di una partita del campionato di terza
categoria disputatasi contro il Valmadrera. Bernaconi, giocatore di
colore e capitano della squadra di casa, sarebbe stato apostrofato dal
direttore di gara («zitto negro di merda»)
dopo aver chiesto spiegazioni su un calcio di punizione concesso nei
minuti finali della gara. «L'ho fatto in modo
pacato - ha riferito il ragazzo - e
per tutta risposta mi sono sentito dire quelle parole. Non mi era mai
successo che qualcuno mi offendesse così, eppure sono tanti anni che
gioco». La frase incriminata è stata sentita anche da altri
giocatori della Lecchese che hanno protestato in campo. La società
lombarda ha presentato un esposto alla Federcalcio ma il Comitato
Regionale Arbitri della Lombardia ha difeso il fischietto sotto accusa,
sostenendo che questi ha fornito una versione «completamente
differente» dei fatti e ha annunciato che intende querelare «chi
ha diffuso notizie completamente destituite di ogni fondamento». «In
molte sezioni Aia lombarde - ha spiegato il presidente Del Bo
- trovano spazio numerosi arbitri di origine
extracomunitaria e di colore. La discriminazione, di qualsiasi genere
sia, è lontana dalla cultura arbitrale e non trova alcuno spazio
nell'associazione. Quanto accaduto deve essere prima possibile accertato».
Bernasconi ha fatto sapere di volere soltanto le scuse del direttore di
gara che lo ha anche espulso.15
novembre 2005

Tutto rimandato, anche
l'analisi
Ci sono troppe mezze verità e nessuna verità
intera. C'è un pareggio che non può illudere, che non rappresenta né
una via d'uscita né un vicolo cieco. E' un punto solo, ma è
soprattutto un punto di discussione. E' la somma di concetti che hanno
bisogno di conferme, di nuove qualità e di vecchi vizi. E' il bisogno
di continuare nella riflessione, di correggere le disfunzioni e mettere
la squadra in pari con le proprie qualità.
Ecco, parliamone: il Taranto di Nocera non è il Taranto che deve
essere. E' una squadra che non sta andando allo sbando, una squadra
ancora viva e nuovamente reattiva. Ma non è fuori dalle proprie
contraddizioni, non è ufficialmente riavviata. C'è del buono nella
partita in Campania, ma c'è anche qualcosa da valutare con attenzione,
per evitare di trovarsi di fronte ad analisi imperfette e dannose più
delle accuse. Si può dire, ad esempio, che caratterialmente il Taranto
è stato apprezzabile: ha lottato, ha recuperato due volte lo svantaggio
e non è mai uscito dalla partita. Ma se la visione si allarga questa
conclusione diventa tutta da verificare: il Taranto di Gallipoli ha
avuto carattere e personalità, quello di Nocera anche. Quello che ha
giocato contro il Latina non ha nulla di questo. Non siamo, quindi, di
fronte ad una squadra ufficialmente sana sul piano caratteriale, al
momento. Siamo, invece, di fronte ad un gruppo che sa reagire alle
situazioni "stra-ordinarie": a Gallipoli si giocava contro la
capolista (e dopo una sconfitta bruciante), a Nocera si era di fronte ad
un bivio dopo una settimana difficile. E' in condizioni normali che il
Taranto è venuto meno: chiudere il discorso in novanta minuti, adesso,
non aiuterebbe. Il Taranto, cioè, è una squadra con risorse mentali
notevoli, ma per dire che è una squadra caratterialmente forte serve
conferma immediata.
Ancora. Il Taranto adesso segna: tre gol dopo tre settimane
di astinenza, tre gol in trasferta dopo tre mesi a rincorrere il primo.
E' un dato che coincide con una scelta: Di Domenico in campo dal primo
minuto. Non è automatico il rapporto causa-effetto, ma se ne può
iniziare a discutere, magari andando contromano rispetto a facili
conclusioni. Di Domenico non ha fatto un tiro in porta, ma Deflorio ha
fatto due gol: eppure, forse, nel rapporto tra i due non c'è
squilibrio. Non sembra un caso, per intenderci: Di Domenico ha dato al
Taranto qualcosa che mancava. Un punto di riferimento, qualche buona
punizione, un cumulo di sporche faccende che nessuno (per
caratteristiche) riesce altrimenti a sbrigare: la scelta di Marino ha
consentito una maggiore presenza nella zona alta, una diversa densità
offensiva. A rileggere la partita, una volta finita (il ruolo è più
comodo di chi deve decidere in corsa), forse Di Domenico non doveva
nemmeno uscire, soprattutto con un vantaggio da conservare. Se il
pallone in tribuna non è un numero previsto dal tecnico, meglio avere
chi spezza il ritmo e chi consente una diversa gestione della manovra.
Sintesi estrema: Di Domenico ha ripagato la fiducia, ne merita ancora. E
meritano considerazione anche le altre alternative messe in campo:
puntare il dito sull'organico del Taranto è semplice, ma non
completamente onesto. L'ottima prova di Deleonardis (gol e espulsione a
parte), il discreto lavoro di Larosa e la capacità di arrangiarsi di
Martinelli sono una ricchezza che bisogna riconoscere. E confermano che
(è un parere) quello del Taranto è forse l'organico migliore del
campionato. Che va avanti, che non è fermo: tre pareggi sono tre passi,
comunque. Sono un punto in meno di quanto serve per stare nella zona
playoff in un torneo che sembra aspettare (a parte il campionato tutto
suo che sembra fare il Gallipoli). Non scappa nessuno e il Taranto, nel
frattempo, sta provando a registrarsi, a trovare la sua forma
definitiva.
E' un lavoro umile, ma necessario: qualche accorgimento aiuta (domenica,
ad esempio, si è visto un centrocampo più stretto rispetto a quello
slabbrato di una settimana fa e se ne sono visti anche i benefici),
qualche riflessione meno affrettata potrebbe farlo. Si può parlare, ad
esempio, del rigore non fischiato al primo minuto, ma si possono anche
analizzare gli ottantanove minuti restanti. E osare anche qualcosa in più.
Marino si sente a rischio e prova a difendersi. Ma ha la fiducia di
Blasi (che è l'unico a decidere) e può provare a sfidare se stesso. La
sosta è il momento giusto per pensarci. di
Fulvio Paglialunga15
novembre 2005

Il Taranto si muove
E il campionato lo sta aspettando
A Nocera il Taranto ritrova furia agonistica e
tensione realizzativa. Perché nel movimentato 3-3 di domenica scorsa ci
sono l'una e l'altra. Componenti essenziali per il buon esito di ogni
partita. Buono, non felice, visto che alla fine s'è trattato di un
pareggio e non dell'auspicabile, nonché quasi raggiunta, vittoria. Per
quella c'è bisogno d'altro: assenza di sbavature, attenzione costante,
equilibrio stabile e armonia di gioco. Serve, cioè, la classica prova
perfetta. La prova che metta la squadra al riparo da tutto: dagli
agguati del destino e dalla capricciosità del caso, che è mutevole per
definizione. E anche da direzioni arbitrali che allungano qualche ombra:
valutazioni che danneggiano, sviste che penalizzano, decisioni che
imbarazzano. Parlarne è utile. Accentuare i toni della pubblica
indignazione, però, può rivelarsi controproducente. Gli arbitri sono
permalosi per natura. Sbagliano come può sbagliare chiunque in campo:
meglio limitarsi a pensare questo. E affrontare l'analisi del giorno
dopo con altri strumenti di misurazione. A Nocera il Taranto torna ad
essere una squadra plausibile. Lo abbiamo scritto a caldo e lo
ribadiamo, con maggiore convinzione, a freddo. Ha fornito di sé una
versione rassicurante: nell'approccio mentale, nella disponibilità alla
fatica e nella voglia di darsi. Non si è mai astenuto. Ha vacillato
soltanto nell'intervallo di tempo intercorso tra il secondo vantaggio
della Nocerina (1' della ripresa) e il primo gol di Deflorio (9').
Quello è stato il frangente in cui s'è temuto una deriva emotiva. Otto
minuti di sbandamento che hanno messo a dura prova i gangli vitali della
squadra: la sua struttura più intima. Non era, il Taranto di Nocera,
nelle condizioni generali di poter andare oltre la partita che ha finito
col fare. Non c'erano le premesse tecniche. Non c'erano i presupposti
tattici. Troppe le assenze (Manni, Bevo, De Liguori). E tutta da
verificare la sua occasionale diversità: Martinelli a sinistra della
linea difensiva; Larosa perno mediano del centrocampo a tre; Mancini
dietro le punte. Ma la resa (dei singoli e, di riflesso, del collettivo)
è stata comunque confortante, consentendo al Taranto di essere squadra
e alla squadra di rimanere in partita. Di farla, di condurla, di
subirla, di attraversarla. La successione dei gol è sintomatica: una
corsa pazzesca sino all'amaro capolinea del 3-3. La vitalità di una
squadra si misura anche da partite così. Il Taranto non è una squadra
malata. Forse non è neppure una squadra in via di guarigione. È solo
una squadra che sta finendo di imparare quanto realmente valga. E che
spesso non riesce a capire neanche l'eccezionalità di quello che sta
facendo. Da Nocera si torna più ricchi: di spirito, di consapevolezze,
di prospettive. Abbiamo, per esempio, finalmente compreso l'utilità di
Di Domenico che, quando non si batte da vecchio centravanti stremato,
riesce a sopportare un lavoro oscuro dal quale un po' tutti (da Deflorio
in giù) possono trarre giovamento. Ora lo sa anche Marino, che a Nocera
gli ha ridato fiducia a tempo pieno. Ovviamente non basta. Nel calcio
non basta mai. Ma è fondamentale, dalla prossima partita sino al
mercato di gennaio, non solo capire esattamente quello che serve, ma
anche valorizzare ciò che già si possiede. Dando a tutti la sensazione
di sentirsi al centro del progetto. E negando a nessuno la possibilità
di rendersi utile. Il Gallipoli scappa, è vero. Ma il campionato è
ancora lì e il Taranto ci è completamente dentro. di
Lorenzo D'Alò15
novembre 2005

Il gusto amaro di un
pari
Deflorio commenta la partita del Taranto a Nocera:
«Potevamo vincere, ma non siamo stati attenti nella gestione del
vantaggio». «L'abbraccio a Marino? Un gesto naturale: lo stimo»
Andrea Deflorio parla un giorno dopo: «Ero
arrabbiato: dopo la partita proprio non mi andava di parlare. Capita».
Il capitano rossoblu appare comunque contrariato. Il tono di voce lo
tradisce. Domenica era lo sguardo a dire tutto. Il pari in casa della
Nocerina è troppo poco, confrontato con le ambizioni. «Ci
siamo fatti sfuggire una vittoria»: i due giorni di riposo
(si riprende domani, domenica c'è la sosta) suggeriscono al Taranto una
riflessione lunga. Deflorio ha cominciato la sua: «Potevamo
buttare la palla, ad un certo punto della partita: eravamo in vantaggio
dovevamo difendere il gol in più. E' vero: per come era andata il
pareggio era più giusto, ma spesso abbiamo pareggiato pur meritando di
vincere».
Sono passate ore, la rabbia è sbollita ma nemmeno troppo. Il pari del
Taranto va riletto: «Abbiamo avuto una buona
reazione: abbiamo recuperato due volte e eravamo anche riusciti ad
andare in vantaggio su campo difficile. Il buono è questo. Ma c'è
anche il rovescio della medaglia: nella gestione del risultato abbiamo
commesso un errore, dando alla Nocerina la possibilità di crederci.
Dobbiamo fare tesoro di questo. Forse è anche disabitudine a fare gol
fuori casa». Vincere avrebbe avuto un effetto forte. Prima
della sosta, prima della notturna (si gioca venerdì 25) con il Potenza,
ci sarebbe stato il tempo per riempirsi di entusiasmo. Adesso rischia di
rimanere il sapore amaro del rimpianto: «A
Nocera abbiamo dimostrato di essere in grado di soffrire, nonostante i
minuti finali. Certo, fare tre gol in trasferta e non vincere dispiace.
E dispiace non aver portato a casa il risultato pieno: poteva essere la
partita della svolta».
Non si segnava in trasferta dalla prima giornata di campionato, non si
andava a segno da tre settimane.
Improvvisamente sono arrivati tre gol: «Siamo
finalmente riusciti a sfruttare le occasioni, a differenze di altre
volte. Perché al tiro ci siamo arrivati anche in altre partite.
Stavolta siamo stati bravi e anche fortunati. La mia doppietta? Qualcuno
deve pur segnare. Spero, adesso, che anche Gambino e Di Domenico vengano
fuori dallo loro crisi. Il problema è mentale, soprattutto: non sentono
la fiducia, non riescono a segnare, non è una situazione facile».
Di Domenico, nel frattempo, si è ritagliato un altro ruolo. Ha fatto
spazio, ha lavorato per gli altri: Deflorio ha fatto una doppietta in
coppia con lui e, forse, potrebbe non essere un caso: «Mi
sono trovato benissimo con Di Domenico. Ma ognuno di noi ha le proprie
caratteristiche: io mi trovo bene con tutti. Poi c'è chi gioca palla a
terra, chi preferisce la profondità, chi giocare di sponda. Con Di
Domenico abbiamo affrontato bene i loro due centrali e si è creato
spazio per me. Ora lui, come Gambino, deve togliersi di dosso
responsabilità: le lascino a me, loro si sentano più leggeri. E
provino a sbloccarsi». Questione di pressioni, quindi: «Alcuni
discorsi posono essere estesi a tutti. Guardate: siamo partiti
benissimo, vincevamo in casa e pareggiavamo fuori eppure ricevevamo
critiche perché si vedeva il cammino del Gallipoli. E' vero che
potevamo vincere qualche altra partita, ma certe pressioni, che non sono
quelle dei tifosi, rischiano di far subentrare la paura nei giocatori più
deboli. A qualcuno, forse, è accaduto questo. Il Taranto, secondo me
non è mai stato malato: ma nella testa rischiamo di crearci i problemi
che non ci sono. Noi non siamo inferiori nemmeno al Gallipoli, ma adesso
meritiamo quella classifica. Possiamo salire, però: sono i playoff, non
dimentichiamolo, il nostro obiettivo». I gol, nel frattempo,
aiutano a pensare positivo. A proposito: Deflorio, dopo il 3-2, è
andato ad abbracciare Marino: «E' stato un
gesto spontaneo: con alcuni compagni siamo andati verso la panchina,
verso l'allenatore. Non ho pensato a cosa potesse succedere dopo la
partita, non ho pensato a quanto si diceva: l'ho fatto in modo naturale.
Certo, dispiace vederlo costantemente sulla graticola, ma Marino non ha
bisogno di un abbraccio per capire quanto lo stimo». di
Fulvio Paglialunga15
novembre 2005

«A Nocera
meritavamo di più»
«Abbiamo commesso qualche ingenuità e la
vittoria è sfuggita. L'espulsione? Non accadrà più». Domani la
ripresa degli allenamenti
Il Taranto riflette ad alta voce sul confortante pari
registrato a Nocera. Classifica alla mano, i rossoblù hanno dimezzato
(ora è di un solo punto) il distacco dalla quint'ultima (il Real
Marcianise) per cui la 12.a giornata può essere archiviata come
positiva. Ciò nonostante nell'entourage jonico si è abbastanza
rammaricati per non aver incamerato i tre punti. Dice Antonio
Deleonardis, autore di una buona prestazione: «Il
risultato finale è bugiardissimo. Dire che ci sta stretto non rende
l'idea perchè avremmo strameritato di vincere. Basta contare il numero
delle occasioni che ci siamo procurati ed il possesso-palla durante
l'intero arco dell'incontro. La Nocerina si è limitata a controllare i
nostri attacchi ed a ripartire». Perché non è venuta la
tanto attesa vittoria? «Abbiamo probabilmente
commesso qualche errore di troppo immediatamente sfruttato dai nostri
avversari. Può capitare. Quando parlo di disattenzioni, non mi
riferisco al singolo giocatore o al reparto di appartenenza, ma
all'intera squadra. Si vince o si perde in diciotto». Fra le
concause ci sono da mettere in conto alcune sviste arbitrali? «I
direttori di gara e gli assistenti fanno parte del gioco. Sbagliano come
i calciatori. Anche perché c'è da aggiungere che allorché prendono
una decisione, ancorché errata, lo fanno in assoluta buona fede per cui
è ingeneroso colpevolizzarli. Prendete la mia espulsione: a mente
fredda possono dire che probabilmente s'era dimenticato che ero già
ammonito. E' una mia sensazione. In ogni caso devo ammettere che mi sono
lasciato prendere troppo dal nervosismo. E non dovrà più accadere».
Parliamo del suo primo gol stagionale. «Ho
visto la palla venirmi incontro e non ci ho pensato due volte: ho dato
una gran botta di destro che ha sorpreso il portiere avversario. Ho
gioito come un ragazzino al suo esordio in un campionato
professionistico». La classifica vi relega al sesto posto. «E'
ingenerosa. La nostra squadra è forte. Ve lo posso assicurare. Come
minimo meriteremmo di stare alle spalle del Gallipoli. Anzi per conto
mio dovremmo occupare il gradino più in alto della classifica. La
riprova? Quando abbiamo giocato sul terreno dei salentini, avremmo
meritato di vincere. Quindi il nostro tasso tecnico è decisamente più
elevato rispetto al loro. Fortunatamente il campionato è ancora lungo.
Al termine mancano ancora ventidue partite. In palio ci sono ben
sessantasei punti. Basterà un filotto di quattro-cinque gare
consecutive per riportarci in alto e riprenderci le posizioni che
ampiamente meritiamo. Ditelo ai tifosi, mi raccomando». Domenica
c'è la sosta. La ripresa avverrà venerdì 25 con il Potenza, in
notturna. «Sarà un bel derby. Spero di
esserci. In casa, tranne che con il Latina, non abbiamo mai fallito.
Sono convinto che torneremo alla vittoria. L'aiuto del pubblico sarà
determinante». Oggi giornata di riposo suppletiva. La
preparazione riprenderà domani. di Giuseppe
Dimito15
novembre 2005

De Florio non basta
Il Taranto fa 3-3 a Nocera. Altalena di emozioni
nella trasferta di Nocera che si conclude 3-3. Ionici due volte in
svantaggio, la doppietta di Deflorio illude i rossoblu ripresi a nove
minuti dalla fine
Il finale non risolve nulla: non risolleva il Taranto,
non individua il male. Ne certifica l'esistenza in vita, rimandando alla
prossima puntata. Quello che c'è prima del finale è una risposta del
cuore prima che del cervello, è una voglia di non lasciarsi affossare.
E' densità pura, occupazione caratteriale, soccorso collettivo. E' la
forza che si ritrova per evitare una sconfitta (doppia rimonta), la
forza che manca per conservare una vittoria (sorpasso sciupato),
l'inspiegabile utilità di un pareggio. In casa della Nocerina il
Taranto non finisce di raccontarsi: non dice tutto, non assicura sulla
propria guarigione, non si toglie completamente dagli impacci. Pareggia
con rabbia: rimediando rapidamente all'iniziale sventura (gol di Mazzeo,
risposta di Deleonardis), distraendosi (Greco a segno in avvio di
ripresa), sorpassando con forza (doppio Deflorio), finendo come non
voleva (pareggio di Di Martino).
Nelle emozioni dondolanti c'è spazio per le imprecazioni (possibile
rigore su Deleonardis dopo il via), per le certezze (la squadra è
mentalmente integra) ma anche per i dubbi residui: ci sono equivoci che
rimangono, motivazioni straordinarie (tutti erano in discussione) che
rischiano di rendere ingiudicabile anche la reazione muscolare e, anche,
una partita che si sviluppa con la cronaca e non fornisce una chiara
lettura tattica. Il Taranto è vivo, cioè: ma non è detto che stia
bene. Avanza piano (terzo pareggio consecutivo), ma non si ferma. Non
salta, non decolla: respira.
La sfida di Nocera è un groviglio spinoso: è il rischio di una cattiva
interpretazione o di una eccessiva sottovalutazione. E', forse,
semplicemente una partita illeggibile, una contrapposizione tra due
squadre profondamente diverse: preoccupato e aggressivo il Taranto,
serena e irriverente la Nocerina. E' uno scambio di colpi leciti che
finisce con un risultato a metà. Quello che alla banda di Marino
serviva meno, dopo i fischi durati sette giorni e l'estromissione dal
tavolo dei potenti del torneo.
Non vince nessuno: il Taranto accumula qualche merito in più per
presenza offensiva e densità agonistica, la Nocerina consente, per
leggerezza propria, però un doppio (e rapido) recupero. Non vince
Marino, che a questa partita aveva affidato molte speranze: il tecnico
cambia quello che deve (Larosa, Martinelli e Deleonardis per Bevo, Manni
e De Liguori) e quello che pensa sia giusto cambiare (Decisione
dell'ultima: Di Domenico in campo per Catania). Prova anche a sistemare
qualche disfunzione (centrocampo più raccolto, rombo più stretto), ma
non ha la possibilità di capire tutto, né di tirarsi fuori dalla
discussione. C'è troppa voglia per attenersi alle disposizioni
eventuali: c'è voracità scoordinata, concentrazione di forze nervose.
C'è rabbia in partenza (Deleonardis è atterrato in area da Rocco) e
attimi di assestamento (Larosa è nuovo nella posizione di Bevo) che
danno il tempo alla Nocerina di prendersi porzioni di campo (in mezzo,
inizialmente, ce ne sono di più e più veloci), di mettere ansia (il
dinamismo tecnico di Ramora è un fastidio continuo) e di andare in
vantaggio. Segna Mazzeo (24'), disegnando una parabola perfetta su
punizione. Deleonardis trova un minuto dopo il pallone (ribattuta della
difesa) che, di destro, consente l'immediato riallineamento e consente
alla partita di non cambiare tema. Cioè: di continuare a non avere una
trama lineare. Di essere una sfida di nervi dalla quale il Taranto non
sparisce: c'è un gruppo che evita di sfaldarsi e rimane con la schiena
dritta. Che spinge, non appena c'è di nuovo equilibrio nel risultato e
c'è anche un diverso equilibrio tattico: Larosa fa l'argine e prova a
verticalizzare, Di Domenico si carica di lavoro oscuro, Deleonardis
occupa campo, Mancini non acceca, ma non sbaglia movimenti e si avvicina
alla linea di mezzo. La squadra affonda, ma non smuove: non dà
un'immagine esteticamente appagante, ma prova a lucrare sulla gestione
del pallone.
Il Taranto cerca anche quello che non trova (il gioco dal fondo è
un'idea sospesa). La Nocerina non dà mai l'impressione di essere in
affanno (la brigata di Chiancone ha spirito giovane): passa ancora,
cinquanta secondi dopo il giro di boa. Segna Greco, deviando di testa un
cross da destra di Ramora. E inclina la partita, provocando lo
sbandamento altrui (Gentili sbaglia un appoggio rischiando di provocare
il gol campano). Fino a quando non spunta Deflorio: il capitano pareggia
(9', colpo di testa dopo un movimento perfetto su corner di Deleonardis)
e ribalta (20', freddo a deviare in rete una punizione di Mortari
smorzata dalla difesa). L'idea del colpo è un brivido lungo sedici
minuti: dentro il Taranto mette ancora voglia e ancora rabbia, tiene in
vita l'attacco ma ha un avversario che non smette d'esistere. In fondo
ai sedici minuti di carezze ad un sogno la Nocerina pareggia: Ramora (da
punizione) mette un pallone sulla testa di Di Martino, la deviazione in
mischia trova Gentili impreparato. Ancora pari (finisce 3-3), ancora
sofferenze (Deleonardis si fa anche espellere per doppio giallo), ancora
recriminazioni (ci sarebbe anche un rosso per Esposito). E dubbi che
rimangono, un punto dopo i fischi. Alla prossima. di
Fulvio Paglialunga14
novembre 2005

Taranto, ali senza
decollo
Tre gol a Nocera e la rabbia di una vittoria
sfumata all'ultimo. Pareggio pieno di reti. Apre Deleonardis, poi gli
jonici vanno sotto (1-2). Ribaltone di Deflorio, ma finale acido
Pareggio plurale. Da declinare, cioè, ripartendo i
meriti e dividendo la fatica. C'è il contributo di tutti nel tumultuoso
3-3 di Nocera, dove il Taranto, al culmine della settimana più subdola,
torna ad essere una squadra plausibile. Non solo unità d'intenti e
reciproca assistenza. Non solo voglia di darsi e ardore agonistico.
Anche faticosa funzionalità. Faticosa perché sporcata da errori
madornali e da gravi esitazioni. C'è molto nel pareggio di Nocera. Non
c'è tutto. Non c'è, intanto, la vittoria, che c'era sino a dodici
minuti dalla fine (2-3) e che sembrava addirittura impossibile agli
albori della ripresa (2-1). Non c'è gestione oculata del vantaggio:
sarebbero bastati maggiore attenzione e un po' di mestiere. C'è, però,
una prova confortante. La prova di una squadra che non si lascia
schiacciare dalla tensione e che, anzi, si esalta nel clima di continua
e orgogliosa emergenza. Ci sono i gol, tre, ad interrompere una
lunghissma astinenza esterna. E sono scosse elettriche, energia pura che
sembra liberarsi da un sottosuolo in cui malumore e dubbi rischiavano di
sedimentare, creando un tappo pericoloso. A Nocera il Taranto ritrova le
radici e mette le ali. Le radici per rimanere attaccato alle esigenze
del campo e per riconoscersi in un progetto comune. E le ali per
spiccare il volo: per provarci, almeno. Perché avere le ali non
significa inevitabilmente saper volare. Non ancora. Bisogna esercitarsi,
tenerle sempre spiegate, non avere paura del vuoto. A Nocera il Taranto
non si stacca completamente da un panorama di cattive abitudini e
vecchie incongruenze. Ma la partita che mette insieme è credibile.
Perché è quasi tutto giusto: scelte, interpretazione, atteggiamento,
strategia. Solo la manovra risente ancora di un'alimentazione poco
armoniosa (c'è scarso sviluppo laterale). In un pareggio pieno di gol,
le ingenuità sono sempre in agguato. Efficace la partenza del Taranto,
che presenta Micallo e Martinelli ai lati della linea difensiva, Larosa
e Mancini vertici basso e alto del rombo di centrocampo. Ma la novità
dell'ultim'ora si chiama Di Domenico, preferito a Catania in qualità di
partner di Deflorio. Mossa felice: la partita lo confermerà. La
Nocerina è 4-4-2, fondato sul gregariato di molti e sulle qualità di
pochi (Ramora, Greco e Mazzeo). Cronaca subito fitta. Deleonardis entra
in area e va giù, reclamando invano il rigore, che sembra esserci (4').
Anche il Taranto c'è, ma è la Nocerina a trovare il primo vantaggio.
La battuta di Mazzeo su punizione è magistrale: il pallone oltrepassa
un'immobile barriera e s'infila alla sinistra di Gentili (24'). Il
Taranto reagisce immediatamente. Sembra solo un bel tiro quello di
Deleonardis. Invece è tutta la squadra che si risolleva, schivando il
peggiore degli incubi (25'). La ripresa riporta troppo presto la
Nocerina sopra di un gol. Quello che Greco realizza di testa,
piazzandola con destrezza (1'). Il Taranto ora rischia il tracollo
emotivo. Ma tenacemente resiste. E con Deflorio effettua il ribaltone.
Firma unica in calce ad una significativa doppietta: pareggio di testa
(9', splendido movimento in area), sorpasso di destro (20', su una
punizione di Mortari smorzata dalla difesa campana). Sembra fatta. Ma
non è così. Perché la Nocerina riacciuffa il pari, sfruttando una
punizione di Ramora e una provvidenziale deviazione di testa di Di
Martino, che sorprende Gentili (36'). Finale acido. L'arbitro espelle
Deleonardis (seconda ammonizione), ma non vede un macroscopico fallo da
ultimo uomo dell'ex Esposito su Catania (subentrato a Di Domenico). di
Lorenzo D'Alò14
novembre 2005

Le pagelle di Lorenzo
D'Alò
GENTILI 5,5 - Senza
colpe specifiche sui primi due gol. Un po' d'impaccio in occasione del
terzo: il pallone gli sbatte sul petto, trovando un varco tra le braccia
invano protese.
MICALLO 5,5 - Energia pura, ma
spesso fuori controllo. Non si propone quando dovrebbe. E sbaglia
qualche appoggio in fase difensiva.
MARTINELLI 6 - Si sacrifica a
sinistra e non sfigura, pur patendo in qualche circostanza le avanzate
palla al piede di Ramora.
LAROSA 6 - Un po' di spaesamento
all'inizio. Poi trova quello che serve: posizione, distanze e misura.
Nel far ripartire l'azione, però, trascura di dare respiro laterale
alla manovra.
PASTORE 6 - Prova nel segno di una
affidabilità ormai consolidata. Cerca gloria in attacco, andando a
saltare di testa su corner e punizioni.
CACCAVALE 6 - Non si discute. Sia
quando chiude, sia quando spazza. Non spreca palloni. Cerca sempre
l'appoggio.
MANCINI 6,5 - Di un'utilità sempre
più evidente. Assiduo nei ripiegamenti, costante nell'aggredire.
Prestazione corposa, da vertice alto del rombo di centrocampo.
MORTARI 6,5 - Grande cuore e grande
temperamento. All'inizio sembra ovunque. Corre, contrasta, distribuisce,
va al tiro.
DI DOMENICO 6,5 - Si batte da
vecchio centravanti, aprendo varchi, lavorando di sponda, prendendo
colpi e guadagnando punizione.
DELEONARDIS 6,5 - Un gol
fondamentale nell'economia del confronto. Una prova caparbia. Una forza
prorompente. Stavolta l'espulsione (discutibile) non sporca il giudizio.
DEFLORIO 7 - Parlano i gol. Sul
primo è felicissimo il movimento dentro l'area che anticipa
l'inzuccata. Sul secondo è fredda la conclusione su quel pallone
smorzato dalla difesa.
CATANIA sv - Entra al posto di Di
Domenico. L'ex Esposito gli tarpa le ali su una felicissima rifinitura
di Deflorio. Ingiudicabile.
BRUNO sv - Entra nel concitato
finale al posto di Larosa. Ingiudicabile.
MARINO 6 - La vittoria gli avrebbe
reso più agevole il lavoro che gli resta da fare. Ma il pareggio,
comunque significativo, gli concede altro tempo. Il Taranto c'è ancora.
E, soprattutto, risponde ai comandi.14
novembre 2005

«Ingenuità sì, ma
paghiamo sviste arbitrali»
La delusione di Raimondo Marino è palpabile. A fine
gara, negli spogliati, è questo il suo commento: «Sembrava
fatta. Ma nel calcio non è mai così. Io lo so. Sono rammaricato. La
squadra ha dato tutto, facendo esattamente quello che avevo previsto
facesse. Il rammarico è per la vittoria sfumata. Vittoria che avremmo
meritato: per l'intensità dello sforzo prodotto e per la qualità del
calcio offerto. Il rammarico è per qualche svista arbitrale. Episodi
che ci hanno danneggiato. Non voglio entrare nello specifico, ma
qualcosa di poco chiaro è successo. Abbiamo commesso qualche ingenuità.
Ci sono momenti in cui non c'è la scaltrezza che invece servirebbe. E'
stata una partita elettrica. Ma il Taranto ha dimostrato di essere una
squadra viva». di Lorenzo D'Alò14
novembre 2005

Tifoso ferito due
arresti
Fermati due ultras della Nocerina
Trasferta amara anche per i tifosi tarantini. Il
"benvenuto" dei supporter campani a Nocera non è stato certo
dei migliori. All'uscita del casello autostradale un gruppo di ultras
nocerini ha atteso i supporter rossoblù, affiancando le loro auto. In
particolare due ragazzi con uno scooter si sono avvicinati alla vettura
di due tifosi, infrangendo il vetro con una catena. Uno dei due tifosi
è stato ferito dalle schegge cadute all'interno dell'auto.
Successivamente i due supporter campani sono stati arrestati dalla
polizia, prontamente intervenuta per sedare sul nascere ogni tipo
d'intervento. In base alle nuove norme sulla sicurezza negli stadi i due
saranno processati per direttissima. Altri incidenti si sono verificati
prima della partita. All'esterno dello stadio c'è stata anche una
sassaiola ai danni dei tifosi ionici. Anche in questo caso le forze
dell'ordine sono intervenute prontamente. Nessun incidente durante la
partita.14
novembre 2005

Marino: «Non mi
sento in discussione»
«Prima del calcio d'inizio ho
portato il tifoso colpito negli spogliatoi. La fronte del giovane
sanguinava. Ai ragazzi ho detto: giocate per lui che ha rischiato la
vita venendo fin qui. Volevo regalargli la vittoria, ma non ci sono
riuscito. Per questo l'amarezza è più grande del gol subito nel finale
dalla Nocerina». Mister Marino sparge pennellate di
melodramma nell'epica di un 3 a 3 che offre persino spunti retorici: il
tifoso ferito, l'enfasi per una speranza di successo risarcitorio nei
suoi confronti, il quasi-deliquio quando la vittoria scivolata tra le
dita. Ma le urla altisonanti del dopopartita, quelle, in uno spogliatoio
attonito per il pareggio oltremodo beffardo, hanno poco di titanico. «Lo
confesso: con i ragazzi - spiega Marino -
ho gridato perché quando si ha la vittoria in mano la palla bisogna
pure spedirla in tribuna, no? Tanto più che la partita si era messa in
un certo modo: il Taranto vinceva, ma ogni contrasto si trasformava,
d'incanto, in un fallo contro di noi. Ecco perché bisognava gettare la
palla lontano, il più lontano possibile». Marino accompagna
le parole con uno sguardo proiettato verso il vuoto, verso quel lontano
che è già ieri per l'airone triste. Soddisfatto, apparentemente, della
prestazione offerta dai rossoblù «ai ragazzi
non posso rimproverare nulla per quel che riguarda l'impegno in campo:
ho visto una squadra viva, hanno dato il massimo», Marino
prova ad abbozzare quando i cronisti lo mettono alle strette sulla
prestazione arbitrale: «Cosa posso dire? Ormai
ci potremmo ripetere. Giudicate voi». Un dribbling elegante
per scartare le polemiche ed evitare che i presunti indizi a sfavore del
direttore di gara si trasformino, ogni maledetta domenica ormai, in un
cruccio dal quale fiorisca l'autocommiserazione. Marino stupisce,
chiosando in calce all'autobiografia di un pomeriggio: «Non
mi sento in discussione, specie dopo una prestazione così. La sosta in
campionato ci danneggia perché stiamo bene». Il mister è
uomo onesto. E questo il presidente Blasi, anche lontano mille miglia,
anche silente, lo sa. È l'ormai storica platea dei giocatori ad
indicare nell'arbitraggio il padre di tutti i mali. Un treno la cui
vettura di testa, però, è ancora una volta Vittorio Galigani, anche se
lo sbotto del direttore generale contro il signor Passeri di Gubbio è
un'ottava sotto rispetto agli strali lanciati domenica scorsa
all'indirizzo dell'arbitro Pagano: «Constatiamo
ancora - dice Galigani con linguaggio quasi burocratico -
l'inadeguatezza delle terne arbitrali assegnateci. Così si perdono
punti importanti. Peccato: ai ragazzi non va rimproverato nulla».
Stop. Il dolente rosario dei torti, presunti, subiti, viene sgranato dai
rossoblù in prima persona: dal rigore iniziale su Deleonardis, che lo
stesso giocatore non vuole commentare «sennò
sembra che cerchiamo l'alibi» (a questo giudizio si associa
Di Domenico), all'espulsione dello stesso Deleonardis: «Tutti
hanno visto che ho avuto un calcio», passando per la
punizione del primo vantaggio nocerino, che Pastore bolla così,
scomodando il regolamento: «Il fallo a gamba
tesa viene sempre sanzionato con una punizione a due. È l'unico caso
previsto per i calci franchi. La Nocerina ha segnato il suo primo gol
tirando direttamente in porta». L'unico a non parlare è il
bomber Deflorio. Lui, sul campo, ha lasciato il segno con due «inutili»
gol. Così, fuori casa, il Taranto continua ad errare (fate voi se
appiccicare alla parola il significato di vagare senza meta o
sbagliare). di Fulvio Colucci14
novembre 2005

Fuori casa
"abbonati" al pareggio
Ancora un pareggio fuori casa, il quinto in sette
partite giocate in trasferta dal Taranto. Per i rossoblù 1-1 alla prima
gara esterna stagionale sul terreno della Cisco Roma, quindi uno 0-0 a
Lamezia contro la Vigor, poi la sconfitta per 1-0 a Giugliano, in
seguito lo 0-0 a Vittoria, ancora una battuta d'arresto a Marcianise con
la sconfitta per 2-0, un pari senza gol a Gallipoli ed infine questo
rocambolesco 3-3 a Nocera Inferiore. Tre reti tutte in una gara per gli
ionici dopo averne segnate fuori casa solo una, con Deflorio al 25'
minuto di Cisco-Taranto 1-1 del 27 agosto scorso. Con il gol di De
Leonardis i rossoblù vanno a segno fuori casa dopo 540' minuti, mentre
in generale tornano a segnare dopo 297' (l'ultima marcatura il 16
ottobre scorso con De Liguori all'88' minuto di Taranto-Modica 4-1).
L'ultimo 3-3 in campionato risaliva al 3 maggio 1998, Campionato
Nazionale Dilettanti, Taranto-Gioventù Cerignola (i gol: al 24'
Angelastro, pareggia al 51' Dossou, al 62' autogol di Marzocchi, al 65'
Lucino, quindi Taranto alla rimonta all'87' con Bellacicco e al 93' con
Marzocchi). Vecchio di quasi dieci anni l'ultimo 3-3 esterno, il 18
febbraio 1996 a Trani (doppietta di Cipriani al 36' su rigore e 64', al
49' Bovio, al 71' Nocera, all'81' Scarpa e all' 85' Aruta).
Seconda doppietta stagionale per Deflorio (la precedente nel 4-1 contro
il Modica); per il 35enne attaccante barese sono sette i gol in
campionato con il Taranto (aggiunge anche una doppietta in Coppa
Italia), mentre per De Leonardis è questa la terza rete (le precedenti
due nel torneo scorso in Rende Taranto 3-2 e Taranto-Pro Vasto 4-2). Da
rilevare l'espulsione di De Leonardis, già sanzionato con un
"rosso" il 30 gennaio 2005 in Taranto-Vigor Lamezia 0-1, gara
del debutto in maglia rossoblù. Quinto pareggio in nove precedenti
in casa della Nocerina (nel bilancio campani in vantaggio con tre
vittorie ad una). Ecco le altre "ics": tre 0-0 consecutivi il
19 ottobre 1947 e il 16 maggio 1979 in serie B, quindi il 6 febbraio
1994 nel Campionato Nazionale Dilettanti. Infine 1-1 nella passata
stagione in serie C2 il 13 febbraio 2005 (al 35' segna Rosamilia, quindi
pareggia al 53' Maddé). di Franco Valdevies14
novembre 2005

La 'ndrangheta nel
pallone
Così i boss gestiscono il calcio. Calabria,
affari sporchi, partite truccate e giocatori latitanti. Le associazioni
denunciano: «I club minori nelle mani dei clan». Silenzio in
campo tributato dai tifosi ai "capifamiglia" assassinati. Don
Pino Demasi: «I ragazzi finiscono per servire le cosche»
Quel minuto di silenzio prima della partita fu un atto
di rispetto verso Pasqualino Arena, padre padrone della squadra. Con tre
colpi di bazooka avevano ucciso don Carmine, suo cugino. E gli undici
giocatori dell'Isola Capo Rizzuto, terza in classifica nel campionato di
Promozione del girone A, lo onorarono pure in campo. Quella però non
era la prima volta che capitava. Anche allo stadio di Locri avevano già
ricordato il loro boss ammazzato. Usa così, quando la 'ndrangheta è
nel pallone.
A volte sta in panchina e a volte tira calci, quasi sempre comanda. Come
il dirigente del Guardavalle Cosmo Leotta, uno che andava ai summit nei
casolari tra Siderno e Monasterace per suggerire chi meritava di far
parte della cosca e chi no. L'hanno arrestato dopo cinque mesi di
latitanza. È ancora ricercato invece il suo centravanti Paolo Riitano,
quello che nel torneo di Eccellenza era famoso per il sinistro che non
perdona. Comandava anche il direttore sportivo della Nuova Melito
Antonio Toscano, che è scomparso all'improvviso alla vigilia del derby
con il Bagaladi. Lupara bianca. E comandava pure Pantaleone
"Luni" Mancuso, presidente del Monte Poro e uno dei capi della
"famiglia" più potente tra Vibo e Lamezia. C'è odore di
mafia nel calcio dilettantistico calabrese, dalla prima categoria fin su
alle serie più alte.
Fanno giocare e puliscono soldi sporchi, gestiscono campi e spogliatoi,
ogni tanto truccano partite. L'ultima denuncia l'ha fatta in un convegno
sul disagio giovanile don Pino Demasi, rappresentante di
"Libera" nella piana di Gioia Tauro e parroco di Polistena,
paese circondato da ulivi secolari lungo la statale che dal Tirreno
porta allo Jonio. Siamo andati a trovarlo nella sua chiesa di Santa
Marina. Ci ha raccontato: «Molti presidenti di
squadre sono mafiosi o mettono i loro uomini di fiducia a dirigerle,
prima o poi tanti ragazzi finiranno così al servizio delle cosche».
E ha aggiunto: «Ci conosciamo tutti e sappiamo
tutto di tutti nei nostri paesi, io dico solo quello che vedo e che
possono vedere anche gli altri. Certo, non bisogna generalizzare ma la
realtà è questa». Il sacerdote invita a indagare «su
chi realizza impianti sportivi e campi di calcetto», i
poliziotti del commissariato locale l'hanno già ascoltato come
testimone.
Le accuse di don Pino stanno agitando in questi giorni gli ambienti
calcistici da Cosenza fin giù allo Stretto. Per primo gli ha risposto
stizzito l'avvocato Carmine Fiorino, che è il presidente della Palmese:
«Fuori i nomi, quel prete faccia i nomi e i cognomi senza sparare nel
mucchio. Da tanto tempo sono dirigente di una squadra e non ho mai
ricevuto una pressione: ho solo incontrato presidenti cordiali e
affettuosi». Da Catanzaro ha replicato anche il professore
Antonio Cosentino, presidente della Federazione italiana gioco calcio in
Calabria: «Nella regione ci sono 536 società
e ogni dirigente presenta un'autocertificazione dove dichiara di essere
incensurato: che io sappia problemi di 'ndrangheta non ce ne sono mai
stati».
Calcio pulito quello calabrese o calcio intossicato dai boss e dai loro
reggipanza? Un paio di anni fa la Dia aveva iniziato un'indagine
"conoscitiva" sulle infiltrazioni nei campionati
dilettantistici, inchiesta partita subito dopo l'arresto per
associazione a delinquere ed estorsione di Paolo Fabiano Pagliuso, il
presidente del Cosenza quando militava in serie B. Era il marzo del 2003
e Vincenzo Macrì, sostituto della procura nazionale antimafia, dichiarò:
«Ci siamo accorti di una particolare
attenzione della 'ndrangheta verso il calcio minore. Più che gli
affari, i boss cercano il consenso».
Il caso del Cosenza o quell'altro di Giuseppe Sculli - la mezzala del
Messina nipote del boss Peppe Morabito "Tiradritto" e
sospettato per una combine in un match del 2002 con il Crotone - sono
però solo gli episodi più clamorosi dell'intreccio che c'è tra il
pallone e i clan.
L'impasto è forte. E qualche volta palese, reso pubblico.
Come nel 1995, quando i muri delle vie centrali di Reggio furono coperti
da locandine che annunciavano un evento sportivo, il "Memorial
Fortunato Maurizio Audino". Erano più di 800 i ragazzini delle
elementari e delle medie che partecipavano al torneo calcistico. Chi era
Fortunato Maurizio Audino? Era un imprenditore edile con precedenti
per traffico di stupefacenti saltato in aria sulla sua auto al centro
della città. Non si scoprì mai se stava trasportando una bomba o se
l'avevano fatto fuori azionando un comando a distanza.
Segnarono gol alla sua memoria le scolaresche reggine.
Ma è soprattutto la domenica che in certi campi i
"mammasantissima" spadroneggiano. Ci rimase male il giovane
arbitro Paolo Zimmaro, studente ventenne alla facoltà di ingegneria di
Cosenza, quando il 4 ottobre del 2004 fu sospeso dalla Figc per avere
autorizzato un minuto di silenzio prima della partita Strongoli-Isola
Capo Rizzuto. Gli avevano detto negli spogliatoi che era morto un
ragazzo parente del presidente della squadra ospite. E lui, in buona
fede, ci aveva creduto. Il morto invece era Carmine Arena, il venerdì
prima stava viaggiando sulla sua Thema blindata quando in cima alla
collina un sicario si sistemò sulla spalla il bazooka e tirò tre
volte. Fu il dirigente - accompagnatore dell'Isola Capo Rizzuto club a
chiedere quei sessanta secondi di "raccoglimento", poi lo
Strongoli vinse 1 a 0 e il povero arbitro pagò per tutti.
Sempre a ottobre ma nel '97, fu invece il Locri a commemorare il suo
boss. Era uno dei famigerati Cordì, Cosimo. La partita era quella tra
il Locri e lo Sciacca nel campionato di Eccellenza. Si giustificò il
presidente Giorgio Barresi, chirurgo e allora candidato sindaco: «È
stato un doveroso atto di solidarietà nei confronti dei nostri
giocatori: basta criminalizzare Locri». Il minuto di
silenzio l'avevano osservato per il lutto dei nipoti del capocosca
ucciso, il difensore Livraghi e il centrocampista Romeo. Quel pomeriggio
i due non erano nemmeno in panchina. Tre anni dopo incendiarono le auto
di D'Angelo, Giglio e Caridi, altri tre calciatori del Locri. La
magistratura aprì un'inchiesta e scoprì che dietro gli attentati c'era
una partita che qualcuno voleva taroccare, quella finita 0 a 0 con il
Crotone nel campionato dilettanti del girone I.
Con quel pareggio il Crotone salì in C 2. Molti giocatori del Locri
furono contestati dalla tifoseria locale per lo scarso impegno mostrato
in campo.
Giocarono bene però quei tre, quelli ai quali poi bruciarono le
macchine. Ma non è solo a Locri e non è solo nelle altre capitali di
mafia calabresi che i boss allungano le mani sulle squadre. A Melito
Porto Salvo fece molto scalpore due anni fa la scomparsa di
quell'Antonio Toscano. Per qualche tempo era stato ricercato come
affiliato alla "famiglia" Iamonte, poi aveva in parte risolto
le sue disavventure giudiziarie e seguiva da direttore sportivo le sorti
della società calcistica. Una mattina trovarono in una strada di Reggio
la sua Audi con le portiere aperte e le chiavi infilate nel cruscotto:
l'avevano sequestrato. Il suo cadavere non è mai stato trovato. E non
trovarono per mesi neanche quel dirigente del Guardavalle, Cosmo Leotta.
Poi però - lo scorso a febbraio - fu arrestato. Nell'ordinanza di
custodia cautelare firmata dal giudice Antonio Baudi era accusato
"di condividere il progetto criminale" dei Galati di Siderno,
di "svolgere funzioni di raccordo logistico", di
"partecipare a riunioni per fornire pareri sull'affiliazione di
nuovi adepti".
E quando in campo le cose non vanno come devono andare, quelli
minacciano. L'ultimo avvertimento l'hanno spedito due settimane
fa da Vibo Valentia. Cinque buste indirizzate a cinque dirigenti del
Catanzaro calcio. In ogni busta c'era una pallottola. di
Attilio Bolzoni14
novembre 2005
Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da
Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla
pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla
rimozione.
index
|