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Con due piedi nella Fossa, fine di un mito 
Domani sera Milan-Lecce. Per la prima volta dopo 37 anni dalla curva sud di San Siro non sventolerà lo striscione della Fossa dei Leoni. Si è sciolto il primo gruppo ultrà d'Italia

La Fossa dei Leoni non c'è più. Chi non sa di calcio e di tifo non può capire cosa significhi una partita del Milan senza lo striscione del primo gruppo ultrà d'Italia, srotolato per la prima volta nel 1968, quando in panchina c'era Rocco, der italiener Schnellinger non aveva ancora pareggiato al 47esimo del secondo tempo contro l'Italia a Città del Messico e Rivera...era già Rivera. E' un lutto collettivo che sconvolge una parte della città (l'altra, rispettosamente, tace: strano), con un suo rituale del lamento fatto di lacrime, rancori, silenzi, tristezze, segreti di famiglia che non si possono confessare e tutto un contorno di curiosi, milanisti, che vogliono capire ma non se la sentono di partecipare a questo funerale. A Milano, comunque, sono giorni che non si parla d'altro. Anzi, si sussurra.

Pezzetti di curva

Ma si può vivere per la Fossa? No, cioè sì, ma non bisogna cadere nella tentazione di rispondere che sono tutti cretini. Ma è vero che la Fossa si è sciolta?! non è una questione che interessa "solo" quindicimila esagitati. Del calcio si è già detto, è metafora di bla-bla-bla, ma è la curva un buon punto di osservazione per capire cosa succede o non succede in una città.
La curva Sud del Meazza, che la nord interista a denti stretti invidia, è come tutte le famiglie un po' ingombranti, ci si detesta, ma ogni domenica si è costretti a mangiare alla stessa tavola, la storia, l'eredità, i più piccoli da tenere per mano, un po' come a natale. A destra siedono i Commandos Tigre, a capo tavola le Brigate Rossonere, a sinistra siedeva La Fossa dei Leoni. Più che sciogliersi, è stata invitata a togliersi la vita: via per sempre lo striscione dalle gradinate, che per un ultrà è tutto, è la bandiera, come se improvvisamente uno stato diventasse terra di nessuno e di conquista, e per la «bandiera» si può arrivare a delirare (non solo allo stadio) a suon di onore, sangue e gloria. L'epica virile degli scontri, padri di famiglia che ricordano quelli di dieci, venti, trenta anni fa, con le tifoserie avversarie e con la polizia, memoria, amicizie, anche tra nemici ma «leali», come sottolinea sempre il cosiddetto mondo ultrà.

Lo striscione dello scandalo

E proprio per una bandiera rubata la sentenza della grande famiglia rossonera questa volta è stata inappellabile: infami, meschini, traditori! L'irreparabile ha dell'incredibile. Qualcuno della Fossa - questa l'accusa - ha rubato "senza onore" (senza scontri) uno striscione dei Viking Juve di Milano, un oltraggio anche perché dai tempi di Manchester (finale di Champion League, pace sociale sugli spalti e supertrasferta con migliaia di biglietti tutto compreso che gli ultras vendevano da 320 euro in su) le due tifoserie rivali in realtà sono molto meno nemiche di prima. C'è di più. Dopo "la cazzata" (che quelli della Fossa negano), qualcuno, con un agguato fin troppo mirato in mezzo alla strada, pochi giorni dopo, per ritorsione ha sottratto lo striscione della Fossa dei Leoni. E non basta, perché la grande famiglia rossonera sostiene che la Fossa dei Leoni per rientrare in possesso del suo vessillo abbia concordato uno scambio coinvolgendo addirittura gli uomini della digos. Accordi con la polizia: e per la mentalità ultras questo è troppo, mentre negli stadi italiani è in corso la contestazione contro il giro di vite del decreto Pisanu sulla violenza. Ergo: «Si devono vergognare. Non ci può essere uomo, di qual si voglia fede o colore, che possa sposare la loro posizione senza macchiarsi della stessa vergogna». La Fossa nega risolutamente «la più ignobile delle infamie», però si scioglie. Perché «questa storia ha posto in evidenza punti di vista ormai inconciliabili all'interno della nostra curva...»

La politica fuori dalla curva?

Sciogliersi dopo 37 anni per una «cazzata» come questa? La sensazione è che ci sia dell'altro e che non si voglia dire perché i panni sporchi si lavano in famiglia. Ma è evidente che buona parte della curva (Brigate Rossonere e Commandos Tigre) abbia voluto cogliere la palla al balzo, l'assist del resto era irresistibile, per una resa definitiva dei conti. Ma allora perché? Ci sono due correnti di "pensiero": la politica, e gli affari. Approfondirle entrambe spiegherebbe molte cose non solo sul tifo, ma sui "giovani" dai 20 ai 50 anni (succede forse qualcosa che non finisce in qualche modo in uno stadio?), sugli affari più o meno leciti, su come si esercita il controllo sociale in una grande città, sul perché solo il calcio riesce a trasmettere senso di appartenenza e voglia di fare (si vive per la curva), insomma su come "girano" le cose davvero.
La politica, da anni, è un tabù per il tifo organizzato del Milan. Lo conferma anche l'ultimo comunicato contro la Fossa dei Leoni, dice «fuori la politica dagli stadi e gloria ai Rossoneri della Sud». E' una parola! Certo il calcio viene sempre prima della politica (lo sanno bene i milanisti), ma stiamo pur sempre parlando della tifoseria organizzata che per forza di cose intrattiene rapporti con la squadra di Silvio Berlusconi. In realtà da anni i tifosi rossoneri hanno fatto di tutto per nascondere la politica. Una scelta saggia, dicono molti, perché un Che Guevara che sventola sulle gradinate ormai correrebbe il rischio di finire in croce, croci celtiche magari. La dirigenza dei gruppi ultras è sicuramente in altre faccende affacendata, ma oggi come oggi, se si allentassero le briglie, la curva del Milan non sarebbe diversa da tutte le curve delle più importanti città: sarebbe di destra. La Fossa dei Leoni - sostiene chi la butta in politica - rappresentava comunque un argine a tutto ciò. Ma è sbagliato dire che la Fossa (5000 iscritti) era tutta di sinistra e gli altri no, la realtà è molto più sfaccettata: è difficile spiegare come mai, per esempio, ci siano pezzi di centri sociali (pensavate fossero tutti in letargo?) che si sono mescolati nella famiglia rossonera, di qua e di là, e che ora sono gli uni contro gli altri. Il tifo unisce ma anche divide. «Per tutti noi - scrivono oggi i nuovi padroni della Sud - al dolore per lo scioglimento si accompagna la sofferenza di amicizie frantumate»

Le regole del mercato

Del resto è un fatto che ultimamente la Fossa dei Leoni si sia fatta notare per alcune prese di posizione "politiche" che non sono piaciute al resto della curva. La contestazione al presidente Galliani durante Cagliari-Milan, per esempio. Scrive oggi la Sud: «Aggressione ingiustificata con sputi e insulti, altre sono le sedi per contestarlo, ci siamo vergognati, non per simpatia ma per amore dei nostri colori». L'impressione è che il "direttivo" della Fossa si sia messo in testa di disturbare il manovratore, «e insomma è troppo comodo sputare nel piatto dove si mangia». Ecco, forse questo è un punto non trascurabile. E' tutto (o quasi) alla luce del sole, e nessuno può negare che in un curva girano soldi. Tanti soldi. La gestione dei biglietti, che le società in parte regalano e in parte vendono a prezzi calmierati (circa 15 euro, che crescono in base ai tariffari dei gruppi ultras - «la Fossa aveva i prezzi più bassi» dicono i tifosi), e poi l'organizzazione delle trasferte e la gestione del merchandising: cappellini, sciarpe, portachiavi, bandiere e gadgets vari con marchio regolarmente registrato. Gestire una curva è tutto questo, ma anche di più. E' comunque un bacino elettorale consistente (mai come in questi tempi i politici di tutto l'arco parlamentare si fanno vedere al fianco degli ultras per cercare di ragionare sul "famigerato" decreto Pisanu), è un fatto di prestigio, significa in qualche modo avere potere. Non per caso chi ha in mano la curva milanista ha chiesto "solo" l'allontanamento del "direttivo" della Fossa, una quindicina di persone che piuttosto che regalare quel mitico pezzo di curva, magari commissariata, hanno preferito invece fare harakiri. Fine per sempre? Quel marchio vale una fortuna perché è un pezzo di storia del Milan, e chissà che qualcuno stia già pensando di tenerla in vita artificialmente. Sono le regole del mercato.
Ma il tifo organizzato non è fatto solo di "direttivi". Sui muri di Milano sono comparsi necrologi, da Quarto Oggiaro alla circonvallazione, la strada che disegna un anello dove è incastonato lo stadio Meazza: FdL Vive. Domani Milan-Lecce. di Luca Fazio25 novembre 2005

Marino ha già deciso
Nel Taranto, contro il Potenza, rientrano Bevo, Manni e De Liguori, anche se il tecnico cerca di nascondere le intenzioni. Accesa discussione con alcuni tifosi a fine allenamento

Raimondo Marino, probabilmente, ha già deciso. Ma preferisce non dirlo, anche se gli tocca negare l'evidenza. Ha scelto il Taranto che affronterà il Potenza, eppure dribbla le domande, costruisce dubbi in cui nemmeno lui crede. Fa parte del gioco, quando si è davanti ad una partita importante. Ne fa parte, soprattutto, quando le città sono vicine e le informazioni passano velocemente. Marino vuole togliere certezze agli avversari, vuole nascondersi un po': pretattica garbata, in realtà aggirabile. 
Marino ha scelto quasi tutto, in verità. Ha scelto perché, praticamente, molte decisioni sembrano addirittura logiche: Manni e De Liguori che guariscono dall'infortunio sono automaticamente titolari, ad esempio. Come titolare sarà Bevo, unico mediano ad incarnare perfettamente le caratteristiche che Marino chiede al regista arretrato. Gli esperimenti forzati con Bruno e Larosa hanno dati esiti incerti (meglio il secondo del primo), ma hanno certificato l'insostituibilità di Bevo: il campano, del resto, ha giocato anche da infortunato in questa stagione. Quindi giocherà anche domenica. Ma Marino finge di non aver deciso: «Io ho visto bene sia Bruno che Larosa in quel ruolo. Dovrò vedere chi sarà in grado di darmi maggiori garanzie: Bevo, al momento, non è al cento per cento. Deciderò domenica mattina, al momento non l'ho fatto». 
Passaggi di un giovedì normale. Di un allenamento apparentemente sottotono, o forse semplicemente condizionato dall'attenzione. Marino vota la seconda: «Ho visto i ragazzi concentrati, tranquilli, motivati». Nell'addizione di aggettivi si notano certezze che poco dopo crollano. A parole, ovviamente: «La formazione che ho provato non può considerarsi quella definitiva: devo considerare anche che chi, nell'ultima partita, ha giocato al posto degli infortunati, ha fatto bene il proprio dovere». 
L'unico dubbio che sembra reale è in attacco. Marino ha provato Catania, facendo capire che nemmeno la prova tatticamente utile di Nocera può valere la riconferma a Di Domenico. Anche allora, però, la vigilia fu uguale: Catania il giovedì, Di Domenico in partita. E adesso? «Su Catania non ho ancora deciso. Perché devo vedere bene come giocano loro, valutare l'incidenza delle assenze. Devo capire come stanno in campo e al momento non ho molti elementi per farlo: allora deciderò se partire da un punto di riferimento fisso o non darne alcuno. Anche in questo caso deciderò domenica». 
Poche informazioni sul Potenza, ma nemmeno una eccessiva preoccupazione: «Hanno un buon organico e un allenatore preparato, ma devo guardare ai miei giocatori, innanzitutto. E, soprattutto, dobbiamo sempre cercare di vincere». Vincere, contro il Potenza, potrebbe rappresentare una svolta vera nel campionato sbilenco del Taranto. Marino, con la partita lontana, fu il primo ad ammetterlo. Ora, con la domenica alle porte, prova ad annacquare l'attesa: «A livello mentale può essere certamente una svolta. Ma una svolta può essere ogni partita: poteva esserla quella di Nocera, anche». 
Parole di Blasi che rimbalzano: il presidente ha parlato di acquisti (e il nome di Ambrosi continua a circolare, anche se è uno dei tanti contatti avviati), ma nel frattempo ha chiesto cinque vittorie su cinque fino a gennaio. Marino preferisce guardare all'aspetto mentale: «Il presidente lo dice per stimolarci ed è anche giusto che lo dica: lui paga, può farlo. Io, di certo, non gioco per perdere». Si doveva giocare oggi, si gioca domenica. Un bene o un male? «La risposta posso darla alle cinque di domenica». Marino sorride, alla fine di un allenamento limpido e dopo parole mascherate. Conserva il sorriso fino all'uscita. Poi trova alcuni tifosi che, all'interno dello stadio, gli contestano qualcosa in un'accesa discussione. Il sorriso si spegne: il Potenza diventa uno scoglio improvvisamente più alto. E più importante. di Fulvio Paglialunga25 novembre 2005

Taranto, l'imbarazzo della scelta
Manni, Bevo, De Liguori e Catania si candidano per il rientro contro il Potenza. 
Nove gol nel test con la Berretti. Marino: «Ho diverse soluzioni». Tensione a fine partitella con alcuni tifosi

Il galoppo di metà settimana ha consegnato a mister Marino una squadra in buona salute, con la mente già proiettata sul difficile impegno di domenica col Potenza. Il lavoro pomeridiano è stato suddiviso in due momenti, com'è ormai consuetudine. Nella prima parte, durata una ventina di minuti, il trainer rossoblù ha fatto provare alla rosa alcuni schemi (sviluppo laterale della manovra). Nella seconda parte c'è stata la canonica partitella contro la formazione Berretti terminata quando le tenebre avevano ghermito lo "Iacovone". Nel primo tempo, durato 40', è scesa in campo la probabile formazione per domenica: Gentili in porta; Micallo, Caccavale, Pastore e Manni in difesa; Mortari, Bevo, De Liguori in mezzo; Mancini trequartista; Catania e Deflorio in avanti. Rispetto all'undici che ha giocato a Nocera, ci sono state quattro novità: il rientro di Manni sulla fascia esterna difensiva; di Bevo e De Liguori in mezzo e di Catania in avanti. Gli esclusi sono stati Martinelli, Larosa, Deleonardis (è squalificato) e Di Domenico. Segnate due reti: Mancini e Deflorio ne sono stati gli autori. La squadra ha puntato più a produrre gioco, a provare gli schemi e ad affinare l'intesa che a mettere la palla in rete. Sotto questo profilo le annotazioni sono state abbastanza positive. Manni, Bevo e De Liguori hanno dimostrato di non risentire dei malanni fisici che li avevano fatti fermare ai box. Catania, in avanti, ha svolto un lavoro oscuro, ma efficace, aprendo diversi varchi nella retroguardia avversaria. Nella Berretti si è particolarmente messo in luce Magno ('87), esterno offensivo con licenza di segnare. Una bella giocata nei primi minuti di gioco gli ha procurato un bel "bravo" da parte di Marino. Nella ripresa, durata 34', il mister jonico ha dato spazio alle cosiddette seconde linee. Sono scesi in campo: Gori; Malagnino, Martinelli, Capone, Mignogna; Larosa, Bruno, Campanile; Passiatore; Gambino, Di Domenico (sostituito dopo 13' da Silvestri). Segnate sette reti: tripletta di Passiatore, doppietta di Di Domenico, una a testa di Gambino (su rigore) e Larosa. Per la cronaca da segnalare che Campanile ha calciato a lato un altro penalty e che i babies sono andati a rete con Dell'Isola (altro giovane interessante). Qualcuno del pubblico ha chiesto ad alta voce a Marino di schierare Passiatore, ma se non farà la risonanza magnetica così come vuole la società, non se ne parlerà nemmeno. Al termine del galoppo il trainer rossoblù ha avvolto la formazione in un velo di pretattica: «Ho diversi dubbi. Intendo verificare le condizioni di coloro che sono stati assenti a Nocera. Voglio capire come Porta schiererà i suoi. Il mio intento è non dargli punti di riferimento, specialmente in avanti». Dopo la chiacchierata con i giornalisti, si è verificato un deprecabile episodio. Alcuni tifosi, all'interno dello stadio, hanno avuto un vivace battibecco con Marino. Sono già in corso accertamenti della Digos. di Giuseppe Dimito25 novembre 2005

Calcio, è finita l'agonia di Best
La stella del calcio inglese si è spento in ospedale. La Premier League lo ricorderà con minuto di silenzio. La gente del calcio lo piange. Il ricordo di Platini: «Inventò il gioco rock'n'roll»

George Best è morto al Cromwell Hospital di Londra dopo giorni di agonia. Una morte ormai attesa tanto che l'ex stella genio e sregolatezza aveva voluto annunciare con un appello ai giovani: «Non morite come me». Distrutti dall'alcol, in sintesi. E' questa la sorte che è toccata all'ex stella del calcio mondiale. «Mio padre se n'è andato, abbiamo tutti perso un uomo meraviglioso» dice Calum, il figlio 24enne di Best. 
Molti gli omaggi che stanno arrivando. Nell'home page del sito del Manchester United, il club a cui Best fu legato per anni, compare una grande foto del giocatore. «Il suo talento vivrà per sempre» si legge sul sito internet del club inglese. L'Inter, invece, ha ricordato l'ex stella del Manchester United con un messaggio pubblicato sul proprio sito internet: «George Best lascia il campo, non ha vinto l'ultima partita». 
«So che è difficile dirlo, ma in una certa misura la sua morte è un bene» commenta amaramente Dennis Law, amico ed ex compagno di George Best. Le condizioni di Best, infatti, erano talmente disperate che, se fosse rimasto in vita sarebbe stato costretto a vivere in stato vegetativo. Per Michel Platini Best «inventò il calcio rock'n'roll. Con la maglia del Manchester fece vibrare tanta gente al suo ritmo». 
I familiari di Best hanno ringraziato «i medici, i compagni e le persone che hanno mandato cartoline ed e-mail soprattutto per le ultime 24 ore». Un grazie speciale è stato rivolto a Phil Hughes: «Per George», dicono i familiari «è stato un amico vero». 
La Premier League, la massima serie calcistica inglese, ricorderà Best facendo osservare un minuto di raccoglimento su tutti i campi in occasione delle partite del weekend. E il ct della Nazionale inglese, Sven Goran Eriksson omaggia così la memoria di un giocatore «il cui talento ha ispirato chiunque amasse il calcio».25 novembre 2005

«11 stranieri in campo, vergogna»
La Padania accusa l'Inter. Il quotidiano della Lega si scaglia contro la società di Moratti «Contro l'Artmedia non c'era un solo italiano in nerazzurro»

Quegli undici in maglia nerazzurra scesi in campo ieri sera a san Siro non li hanno proprio digeriti. E non è bastato il 4-0 con cui il gruppo Mancini ha liquidato l'Artmedia per fare sorridere la Lega. No, sotto quelle undici maglie non batteva neanche un cuore italiano e questo, tuona la Padania, "è una vergogna". 
Non piace proprio, al quotidiano della Lega, l'Inter tutta straniera scesa in campo a San Siro. "La Babele del calcio è la fine dello sport. La vergogna di un Inter in campo con 11 stranieri titolari" titola oggi il quotidiano leghista. Che poi all'interno incalza: "Dal Brasile alla Nigeria: ecco i colori dell'Inter. Squadre zeppe di extracomunitari, il pallone italiano sempre più irriconoscibile". 
E' Il fallimento del calcio, scrive senza mezzi termini in un editoriale il direttore del quotidiano Gianluigi Paragone, perché il calcio "è identità, è passione, è anche saper declinare la formazione con l'orgoglio di sentirsi parte di un gruppo. Internazionale lo si è non perchè in campo va una Babele di lingue, di razze, di tradizioni e scuole calcistiche. Undici stranieri in campo significa ammettere che non esistono giocatori italiani buoni e degni di vestire la maglia da titolare". 
Poi l'affondo contro Moratti: "Ma che cosa aspettarsi da un patron come Moratti che inquina le maglie della gloria nerazzurra con le scritte in cinese per motivi di marketing?". 
La stella polare della Padania, invece, si chiama Atletico Bilbao, undici iberico dove "gioca solo chi rivendica o condivide l'orgoglio e l'identità del popolo basco. Hanno un inno che richiama la storia autonomista. Hanno un cuore, un orgoglio, una bandiera . E' quello che manca nel nostro calcio pallonaro e venduto". 
Ma se le cose nel calcio non vanno bene, le altre discipline non stanno meglio: "Nell'Armani Jeans di basket l'allenatore Lardo deve parlare in inglese durante il minuto di sospensione..." insiste la Padania. La ricetta? "Occorre investire nei vivai per non perdere identità".24 novembre 2005

La card dei tifosi, basta code ai botteghini

«La legge può essere ancora perfezionata e lo faremo d'accordo con le società e con le autorità sportive»: lo ha garantito il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu. La legge è la sua legge sulla violenza negli stadi: è del giugno scorso e ha già ottenuto ottimi risultati. D'altronde, come ha detto Pisanu si era resa necessaria «perché non era più tollerabile che ogni domenica arrivasse dagli stadi un autentico bollettino di guerra. La violenza negli stadi può essere bloccata come dimostrano i risultati che abbiamo realizzato in queste prime 12 giornate di campionato».
«Le violenze sono praticamente diminuite del 41%, siamo ai minimi storici».
Ora si cercherà di perfezionare le norme: da parte del questore Francesco Tagliente, che presiede l'Osservatorio per le manifestazioni sportive, si è cercato di attuare nella maniera più morbida possibile la normativa che prevede da quest'anno i biglietti nominativi. Questo, comunque, può avere creato qualche problema, soprattutto nelle prime giornate, ai tifosi dell'ultima ora. Adesso il meccanismo funziona meglio, anche se sono scomparsi, o quasi, i biglietti omaggio (è un vantaggio? forse sì...). 
Presto nascerà anche la carta dei tifosi, con i diritti-doveri, e anche la card dei tifosi (una specie di tesserino magnetico tipo nuova patente o carta d'identità che snellirà la parte burocratica: i dati verranno presi solo una volta, all'inizio della stagione). La card dovrebbe evitare lunghe code ai botteghini a compilare fogli, e consentirà di avere sconti negli autogrill e nei supermercati. Se ne sta occupando la Figc, in accordo con la Lega Calcio e il Viminale: il segretario generale Francesco Ghirelli presto dovrebbe poter presentare il progetto definitivo. Altra novità: sarà perfezionata la disciplina che riguarda gli steward. Già ha consentito di alleggerire il carico delle forze dell'ordine, almeno dentro gli stadi. Ma il loro ruolo dovrà essere più operativo: sia sta studiando come fare.23 novembre 2005

E' saltata la diretta tv
Lo sciopero dei tecnici Rai non rende possibile la messa in onda della partita in programma venerdì sera. Taranto-Potenza potrebbe giocarsi di domenica

E' saltata la diretta televisiva satellitare di Taranto-Potenza. Lo sciopero dei tecnici Rai, previsto per venerdì sera, impedirà la normale messa in onda della gara che, quindi, non potrà essere goduta anche dai tanti tifosi tarantini che lontani dal capoluogo ionico volevano passare una serata in poltrona a tifare per la propria squadra del cuore. 
Tutto questo non sarà possibile e c'è anche l'eventualità che la sfida possa essere riportata alla canonica collocazione domenicale. Una decisione in merito verrà presa dalla Lega Calcio che, questa mattina, comunicherà una nota ufficiale. A questo proposito, visto la perdita di interesse oggettivo, è altamente probabile che la partita si disputi con due giorni di ritardo rispetto al calendario stabilito. 
Sul fronte propriamente sportivo si può affermare che la presenza in campo di Vincenzo De Liguori, contro il Potenza, quasi si imponga. Di mezzo il suo indubbio valore tecnico e poi anche la contemporanea squalifica di Deleonardis. 
Il giocatore campano si sta allenando con il gruppo da ormai quattro giorni. Lo stiramento è un fastidio da porre in archivio. Un sollievo che si allarga anche agli altri uomini di levatura come Mortari, Manni e Bevo sulla via, come il napoletano, del sospirato rientro tra i titolari 
«Tocca sempre al tecnico decidere un mio eventuale impiego - afferma con tanta modestia il giocatore campano - , A parte questo, lavoro ormai con il gruppo da venerdì scorso e faccio tutto il necessario. Avverto ancora un piccolo risentimento, ma non è nulla di grave. Non penso ci sia bisogno a tutti i costi della mia presenza o di qualche altro giocatore. Le alternative sono sempre valide in questa squadra». 
De Liguori è alla sua quarta stagione in rossoblu. La sua nuova esperienza gli ha restituito il sapore dei colori rossoblu. Finora, però, il campano non crede di avere espresso per intero il suo potenziale. 
«L'inizio di questa mia parentesi a Taranto è stata condizionata dal recupero di carattere fisico che dovevo adempiere. Non dimentichiamo che, prima di vestire nuovamente la casacca rossoblu, erano quattro mesi che non disputavo una gara per intero. Ritengo di poter migliorare parecchio. Non sento di avere raggiunto un livello di forma ottimale. Posso fare di più e cercherò di dare di più». 
Taranto fuori dai playoff. Preoccupato? «Le distanze sono minime e la stagione è ancora piena di impegni. Se avessimo vinto a Nocera, come sembrava logico sul 3-2, eravamo terzi da soli. I playoff sono a portata di mano. Poi spetterà alla società muoversi sul mercato secondo le proprie esigenze e all'occorrenza rinforzare la squadra». di Luigi Carrieri23 novembre 2005

Taranto, niente diretta su Rai Sat
Lo sciopero generale di venerdì fa saltare la ripresa televisiva. Annullato l'allenamento di ieri sera. Blasi: «Prenotati due rinforzi». Oggi la Lega fa slittare a domenica il derby col Potenza

Diretta televisiva annullata. Partitella soppressa. Possibilità che il derby con il Potenza slitti a domenica (ore 14,30). Ad annunciare la soppressione della diretta satellitare è il dg Vittorio Galigani: «È giunto in sede oggi un telex della Rai, diretto anche alla Lega di serie C, in cui si dice che la diretta, già programmata da tempo, di Taranto-Potenza di venerdì prossimo, è stata annullata per lo sciopero dei tecnici dell'ente televisivo. Ho immediatamente contattato la Lega, la quale mi ha riferito che, probabilmente, a questo punto sarebbe stato più opportuno far disputare la gara domenica unitamente alle altre partite alle ore 14,30. Oggi giungerà la decisione finale dello slittamento o meno della gara». In serata l'abbondante pioggia caduta ieri ha consigliato a mister Marino di annullare il test infrasettimanale. Meglio non rischiare infortuni. La seduta sarà recuperata oggi, dal momento che ne sono previste due. Sull'eventuale rinvio di Taranto-Potenza a domenica, il trainer rossoblù ha detto: «Premesso che siamo a completa disposizione della Lega, non mi dispiacerebbe giocare domenica prossima in pomeridiana». Fra coloro che potrebbero rientrare contro il Potenza c'è Massimiliano Manni, esterno sinistro difensivo. L'infortunio alla gamba occorsogli il 6 novembre scorso durante Taranto-Latina, sembra un lontano ricordo: «Sto meglio. Attendo le ultime verifiche per poter dire se sono effettivamente guarito o meno». Il presidente Blasi non è del tutto soddisfatto della vostra classifica: buttati alcuni punti d'oro per errori o ingenuità. «I primi a non essere soddisfatti del sesto posto siamo noi. Credetemi. Io sono convinto che il campionato di C2 è, al momento, fortemente equilibrato per cui si può vincere o perdere contro chiunque. Anche contro l'ultima in classifica. Per quanto riguarda gli errori o le ingenuità, credo che li commettano tutti. Non solo noi. C'è da dire anche che ci è mancato un pizzico di fortuna». L'ex portiere del Taranto, Nicola Di Bitonto, diceva: la classifica rispecchia fedelmente il valore di una squadra. È d'accordo? «Fino a tre-quattro gare fa, avrei potuto esserlo. Ora ho mutato idea. Se avessimo vinto le ultime due gare contro Latina e Nocerina, come avremmo fortemente meritato, a quest'ora saremmo terzi in classifica per cui faremmo discorsi diversi rispetto a quelli che stiamo facendo». Come vede la gara contro il Potenza? «Si tratta di un match difficile, servono i tre punti. È per ottenerli c'è bisogno del miglior Taranto». Mercato. Il Taranto ha prenotato già due rinforzi per gennaio. Si tratta di una punta (in pole-position c'è Ambrosi, attualmente in forza alla Juve Stabia) e di un centrocampista. Nel taccuino del diesse Evangelisti ci sarebbe anche un'altra punta. di Giuseppe Dimito23 novembre 2005

Taranto, buco nel bilancio comunale
In vendita impianti sportivi. E anche le scuole. La maggioranza di centrodestra che governa la città decide di "cartolarizzare" i suoi gioielli per ripianare un debito di 148 milioni di euro

I conti non tornano: circa 43 milioni di euro di deficit solo nel 2004, ai quali ci sarebbero da aggiungere i debiti pregressi rivenienti da amministrazioni precedenti. In tutto fanno, certificazione alla mano, circa 148 milioni di 'buco'. Così il Comune di Taranto, a parte un piano di razionalizzazione della spesa approvato subito dopo l'estate con la dismissione di quote in società partecipate, ha deciso di vendere i suoi 'gioielli' e anche qualcosa di più per coprire il disavanzo. 

L'ok è arrivato la scorsa notte dal consiglio comunale fra mille polemiche. La maggioranza di centrodestra, guidata dal sindaco, Rossana Di Bello, ha approvato un piano di cartolarizzazione dei beni comunali che l'opposizione di centrosinistra ha osteggiato e criticato con forza. Via dunque alloggi, terreni (mandorleti e uliveti soprattutto), ma anche impianti sportivi, mercati e anche un paio di scuole. Il tutto ha un valore di mercato di 280 milioni, ma dalla vendita di questi beni il Comune in realtà spera di ricavare qualcosa come 143 milioni. 

Di questi, 25 vanno subito restituiti alla Banca Opi-Gruppo San Paolo, che li ha anticipati proprio in vista della cartolarizzazione. Dunque, resterebbero nelle casse 118 milioni, quanto basta per tamponare in maniera consistente il 'buco' finanziario. Così dalla mappa dei beni comunali scompariranno ad esempio il Campo scuola di atletica leggera, il Palazzetto Ricciardi, la piscina comunale al quartiere Salinella (prima ancora che venga costruita), il vecchio mercato rionale di piazza Icco, e anche due scuole: una storica, il Circolo didattico 'Giusti' al rione Tamburì, e una più recente, l'istituto comprensivo 'Frascolla' nella frazione di Lama. 

Per l'assessore ai rapporti istituzionali, coordinamento e programmazione, Umberto Ingrosso (Partito dei moderati), «parlare di operazioni virtuali, come afferma l'opposizione, è falso». «Noi - spiega - abbiamo deciso di mettere in vendita solo quei beni che al Comune creavano problemi e povertà e nessuna ricchezza. In tutto, ci costavano otto milioni di euro all'anno solo di manutenzione e incassavamo qualcosa come 700 mila euro. Non venderemo i palazzi di pregio che abbiamo ristrutturato e che, come Palazzo Woityla, ospiteranno sedi universitarie». 

«Bucò coperto? Macche», almeno secondo l'opposizione di centrosinistra. «Sono operazioni di cassa puramente virtuali» afferma l'ex candidato sindaco dell'Unione, Ludovico Vico, a nome della coalizione. Perché secondo il centrosinistra il Comune avrebbe un debito complessivo di 860 milioni di euro, la metà del quale contratto negli ultimi cinque anni di amministrazione di centrodestra, sindaco Di Bello, riconfermato il 3 aprile scorso. 

Numeri da far impazzire i tecnici, forse compresi anche i periti ai quali la procura della Repubblica ha affidato l'incarico di fare chiarezza su quei conti dopo un esposto presentato da 14 consiglieri comunali di opposizione.22 novembre 2005

«Taranto, devi vincere»
Caccavale carica i rossoblu per l'anticipo di venerdì con il Potenza: «Ci mancano i tre punti: la prossima partita può essere la svolta. Così capiremo di essere davvero forti»

Maurizio Caccavale ieri non c'era: «Sono andato a fare una visita al ginocchio a Roma: la società sapeva, mi ha dato il permesso. E' una questione vecchia, non è un dolore che ho adesso ma un infortunio avuto quattro anni fa, una questione burocratica». Il Taranto, però, ha ripreso gli allenamenti. In anticipo, perché è una settimana che finisce con il Potenza, nella notturna di venerdì. «Più che quando finisce la settimana mi interessa che finisca bene»: la risposta è a modo suo. Sorridente e pronta. Taranto-Potenza è una partita atipica: «E' in televisione (anche se un'agitazione dei tecnici mette a rischio la trasmissione, ndc), magari c'è qualche motivazione in più. E' importante per tanti motivi: la notturna può attirare anche più gente. Ma già la solita affluenza serve ogni domenica a sottolineare l'importanza di una piazza come Taranto. E' chiaro, però, che di fronte a tanta gente e a tante attenzioni dobbiamo fare bella figura. E dimostrare di meritarci la maglia che indossiamo». 
Il peso della piazza. Le pressioni. Se ne sta parlando spesso, quando si cerca di capire cosa frena il Taranto e non lo lascia esprimere come può: «A qualcuno giocare a Taranto rischia di pesare. Non c'è un caso particolare, ma il calcio è pieno di esempi: di giocatori che rendono in alcune piazze piuttosto che in altre. Non scopro niente: c'è chi subisce le responsabilità, chi si incarta dopo le prime critiche. Dipende dal carattere di ciascuno di noi». Può essere questo il male del Taranto? «Credo, però, che il nostro campionato non stia andando male. E' il Gallipoli che ha falsato i valori: una squadra che viaggia a questa velocità complica l'analisi per tutti. Guardate il resto del campionato: non siamo messi male, in realtà». Ma non basta, evidentemente: «Ora dobbiamo metterci in marcia noi. Con i fatti, però. A parole è facile, ma non è produttivo». 
Qualche giorno, poi si gioca. Sotto i riflettori, ma anche con una logica fame di punti: «La partita è importantissima: non vinciamo da quattro partite, abbiamo fatto tre punti soltanto con tre pareggi. Il successo pieno ci manca e ci fa mancare la fiducia. Noi sappiamo di essere forti, ma la partita di venerdì può darci maggiore convinzione. Dobbiamo spingere fino a gennaio e poi vedere cosa può cambiare. Non nascondiamoci, è importantissimo vincere venerdì. Ma anche per il Potenza lo è. Però un successo ci ridarebbe quello che abbiamo perso a Nocera». Caccavale tocca un tasto che duole: nella stessa partita il Taranto ha ritrovato il gol, ma ne ha anche subiti tre. La difesa, fino ad allora impenetrabile, è venuta meno: «Capita: qualcuno ti prende il tempo, ti supera, fa gol. E' un attimo, purtroppo: dobbiamo imparare a essere più cattivi in area. Anche io: sul secondo gol mi sono fatto rubare il tempo dall'attaccante. Peccato, una vittoria a Nocera sarebbe stata la svolta della stagione. Speriamo che sia rimandata solo di una settimana». Tre gol subiti sono un caso, non un nuovo problema: «Certo che non è un problema: siamo gente esperta, sapremo rimediare. A Nocera sono stati bravi i nostri avversari. Vale come esperienza per le prossime volte: dobbiamo buttare via il pallone quando serve. Ne abbiamo parlato in questi giorni: la sosta è tornata utile anche per questo. Venerdì faremo una grande prova: sono sicuro». Comincia la volata d'inverno. Almeno nelle intenzioni: «Dobbiamo prendere anche il mercato come uno stimolo: gennaio che arriva fa paura a tutti. Chi vuol restare qui, però, adesso ce la deve mettere tutta».22 novembre 2005

«Il Taranto e' da playoff»
Nostra inchiesta con tutti i tecnici del girone C della serie C2

Uomini in gloria, uomini in crisi, uomini in bilico. Uomini che allenano, che preparano le mosse. Uomini che osservano, che preparano anche le contromosse. Quindi, uomini che giudicano. Perché nello studio dell'avversario c'è un giudizio, perché da un giudizio parte la preparazione della propria squadra. Uomini al comando, spesso soli. 
Tecnici di serie C2, gente che si riga le terga su panchine del girone C: campionato in sosta, campionato da valutare. 
Diciassette tecnici più Marino, diciotto pareri diversi. Il viaggio è lungo e faticoso, ma utile. Tutti parlano, tutti dicono la loro. Sul campionato, sulla squadra che allenano, sul Taranto: un giro di pareri, tante discussioni. C'è disponibilità, perché il calcio, per fortuna, fa ancora parlare. 
Domande per tutti, un sondaggio. Pareri concordanti: il Gallipoli conduce un campionato a parte. Pareri discordanti: c'è chi giura che la cricca di Auteri non è irraggiungibile. Speranze di chi ambisce: il mercato di gennaio, un calo dei salentini, uno scatto della propria squadra. Delusione di chi annaspa: rimpianti, recriminazioni, lamentele. Ognuno fornisce il suo contributo di onestà, ognuno giudica con rispetto e si giudica impietosamente. 
Dibattito aperto: da Gaetano Auteri, fortemente primo, a Augusto Gentilini, desolatamente ultimo. C'è chi, come Provenza, buca (con tanto di autorizzazione) il silenzio stampa della Vigor Lamezia. Ma non parla della Vigor. C'è chi qualche volta evita la domanda, chi risponde in modo crudo. Pareri di chi si siede in panchina e il campionato lo guarda da una posizione privilegiata. Pareri di chi fa un mestiere bello e difficile: allenare è esaltarsi, ma è anche rischiare ogni giorno di assorbire le colpe della squadra. Undici giocatori contro un allenatore: c'è squilibrio evidente, ma nessuno può cambiare un antico modo di fare. Intanto, però, i tecnici ci provano. Provano a dare una forma alla squadra, provano a rispettare i programmi dei presidenti, provano a lavorare con il materiale che hanno. 
Ci sono giovani, quindi il campionato è interessante. Ci sono giovani, quindi il campionato perde qualcosa. C'è molta qualità. C'è poca qualità. Scontri virtuali di idee opposte, eppure uno scambio libero. Ognuno ha parlato, ognuno ha detto la sua. Un'inchiesta che tocca tutte le piazze di C2, che attraversa l'intero girone del Taranto. Ci sono tutti. Magari è pure utile per capire. Cosa ci sarà dopo la sosta, tanto per ricominciare. di Fulvio Paglialunga21 novembre 2005

Sei domande secche, sei risposte secche. Un nome, una squadra. Un parere. Il sondaggio è questo: è un supplemento di domande ai tecnici, una gigantesca urna in tutti i campi del girone C della C2. 
Risposte logiche o anche risposte a sorpresa. Diplomazia, anche: Auteri non risponde alla domanda sulla squadra più forte. È il Gallipoli, del resto: tra gli altri tecnici è un plebiscito, con il solo Chiancone fuori dagli schemi. Il simpatico tecnico campano dice Taranto: non guarda la classifica ma l'organico. E sfugge al giudizio della massa. Chi delude è il Viterbo: lo dicono in tanti (otto), alternandolo con la Cisco Roma (quattro voti). Ma c'è anche il Taranto tra i flop di questa prima parte del torneo: lo dice Ammirata, tecnico dell'Igea Virtus. C'è anche chi non risponde: Pierini, della Pro Vasto, e il tarantino Marino lo fanno per cortesia, per non scontentare nessuno. Ma Pierini anche perché non ha ancora preso confidenza con il campionato. Chiappini, del Viterbo, invece si astiene per non autonominarsi. Ma sa che la sua squadra viaggia a fari spenti. 
La rivelazione è il Melfi: lo dicono in sette, mentre cinque votano Rende. Ferazzoli, tecnico della Cisco, Chiappini e Pierini mettono il Gallipoli sia come squadra più forte sia come rivelazione: non se l'aspettavano così forte. Autonomination per Chiancone, che è riuscito a sorprendersi di se stesso. Rigoli non vota: tutto procede secondo copione. Gallipoli anche nella lista dei giocatori migliori: otto dicono Castillo (è il prescelto), mentre Ferazzoli sceglie Clemente. In quattro dicono Deflorio, mentre Silipo, del Rende, vota per un suo uomo (Galantucci) e Dellisanti, del Giugliano, lo imita (Vives). Scelta variegata per il giocatore rivelazione: Rana del Melfi e Morello del Potenza, con due nomination, sono quelli più votati. Poi c'è spazio per tutti. Con qualche curiosità: Vives e Paris hanno un voto come migliori e uno come rivelazione (da tecnici diversi). Provenza, della Vigor Lamezia, non si sbilancia, Pierini rimanda ancora ad una maggiore conoscenza. E, poi, qualche battuta. Novelli, del Melfi, vota per Zaminga (Vigor Lamezia) come rivelazione del campionato. Ma Zaminga non è un giovane. E ha giocato diversi anni in C1. Come mai? «Prima non lo conoscevo», dice uno dei tecnici debuttanti del torneo. Poi c'è Chiappini che allena Statuto e vota lui come rivelazione. Uno che ha giocato in A, che ha trentaquattro anni può essere una rivelazione? «La rivelazione è che si allena ancora con lo spirito di un ragazzino». Inappuntabile. Nessun dubbio sulla sorte del Taranto: andrà ai playoff. Silipo e il tecnico del Potenza Porta pensano possa arrivare ancora primo, Foti dell'Andria fissa direttamente il secondo posto, mentre Auteri e Chiancone vanno oltre: andrà in C1. Buona idea.21 novembre 2005

«Arrivano i rinforzi»
È un Taranto in grigio ma il presidente Blasi assolve il tecnico e annuncia acquisti a centrocampo e in attacco

La giornata di riposo imposta alla C2 suggerisce alcune riflessioni sulle prime dodici gare disputate dal Taranto. I rossoblù occupano il sesto posto in classifica, con 18 punti, in compagnia della titolata e "gettonatissima" Cisco Roma. Il bilancio non è da buttar via, ma neppure esaltante. Di sicuro c'è che, allo stato attuale, la compagine rossoblù è fuori dal giro playoff. Deflorio e compagni hanno fatto quasi il "pieno" nelle cinque gare casalinghe (solo il Latina è riuscito a portar via il pari), mentre hanno ottenuto soltanto cinque pari nelle sette gare disputate lontano dalle mura amiche (le restanti due, le hanno addirittura perse). E' mancato l'exploit esterno. Luigi Blasi, l'imprenditore manduriano che fra 23 giorni festeggerà il suo primo anno di guida della società tarantina, dice la sua sul cammino della "navicella" rossoblù al cui timone c'è Raimondo Marino, promosso quest'anno dalla formazione Berretti: «Non sono totalmente soddisfatto del rendimento della squadra finora. Diciamo che il mio indice di gradimento si ferma sul 70%. Rispecchia la classifica, insomma. Durante il cammino abbiamo perso alcuni punti d'oro che ci avrebbero consentito di sostare sui gradini più elevati della classifica. In alcune gare, specialmente quelle esterne, sono mancate determinazione, convinzione e cattiveria agonistica. Sono, invece, queste le armi che devono essere espresse sul terreno di gioco per puntare in alto. Perchè sia ben chiaro: l'obiettivo del Taranto è la conquista della C1». La sua squadra è formata essenzialmente da gente d'esperienza. Come mai sono mancati questi requisiti? «E' una domanda che mi sono posto anch'io da tempo. Devo confessarvi che, francamente, non riesco ancora a dare una spiegazione precisa. Ma, state certi, la risposta l'avrò. Ed in tempi anche brevi». Quindici giorni fa, al termine della gara interna con il Latina, impattata per 0-0, parte del pubblico contestò mister Marino. «I fischi furono molto ingenerosi. Il nostro allenatore non ha alcuna colpa nè per quella partita nè per il sesto posto in cui siamo scivolati da due settimane. La squadra ha un suo gioco ed una propria identità tecnico-tattica. Non solo. Mi risulta personalmente che è addirittura prodigo di consigli e di suggerimenti. Il problema è un altro. Oltre alla mancanza di mentalità, ritengo che molto probabilmente alcuni giocatori sono stati sopravvalutati per cui il rendimento collettivo ne sta risentendo. Questi calciatori hanno tempo fino alla prossima riapertura del mercato, prevista a gennaio, per mostrare le proprie qualità professionali». Il Taranto ha segnato soltanto 13 gol, di cui 4 fuori casa. E di questi ultimi addirittura tre in una sola partita, domenica l'altra, a Nocera. «Siamo già sul mercato. E non da poche ore. Posso anticiparvi che giungeranno tre forti rinforzi nei settori di centrocampo e, soprattutto, attacco. Sono calciatori che in C2 dovrebbero fare la differenza, ma che potrebbero tranquillamente giocare in C1 e, forse, addirittura più in su. Potrebbero essere dei comunitari, in maniera tale da essere impiegati fin dalla prima gara di ritorno». Oggi il presidente jonico sarà a Roma. Dopodomani volerà a Milano.Rientrerà A Taranto venerdì pomeriggio, in tempo utile per assistere al match serale della sua squadra contro il Potenza (alle 20,45), anticipo della tredicesima giornata di campionato. Presidente, alla ripresa del campionato, ci sarà il derby con il Potenza «E' una gara in cui bisognerà puntare ai tre punti. Ed aggiungo di più. In queste ultime cinque partite che ci separano dal giro di boa, il nostro obiettivo dovrà essere quello di fare "filotto" come si dice in gergo: incamerare quindici punti». di Giuseppe Dimito21 novembre 2005

Taranto aspetta il Potenza
Marino recupera gli acciaccati ma Bevo resta ai box

Buone notizie dall'ultimo allenamento settimanale. Mortari, De Liguori e Manni si sono ieri riaggregati al gruppo disputando l'intero lavoro atletico (hanno saltato soltanto la partitella finale) per cui dovrebbero recuperare per il match contro il Potenza in programma, come è noto, venerdì prossimo con inizio alle ore 20,45 che sarà trasmesso da Rai Sport Sat. Soltanto Bevo staziona ancora in infermeria limitandosi a svolgere degli esercizi fisici in palestra. Ricorda il centrocampista: «La distorsione avvenne a Gallipoli, nel primo tempo, su quel terreno molto duro. Probabilmente commisi l'errore di restare in campo e di non chiedere immediatamente la sostituzione. Uscii, infatti, soltanto a pochi minuti dal termine. Ci temevo troppo a giocare contro la capolista e, soprattutto, ad offrire il mio personale contributo alla conquista di un risultato positivo. Ora sono qui a soffrire le pene dell'inferno perchè vorrei rientrare il più presto possibile». Marino ha tesaurizzato la sosta imposta dal campionato per limare la preparazione atletica e per provare ancora una volta gli schemi da mettere in campo alla ripresa del campionato. Calendario alla mano mancano cinque turni al giro di boa. Questi i restanti impegni dei rossoblù. Venerdì prossimo ospiteranno il Potenza allo «Iacovone» (sarà l'anticipo della 13.a giornata). Successivamente faranno visita alla Pro Vasto (4 dicembre), riceveranno l'outsider Rende (11 dicembre), affronteranno a domicilio il Rieti (18 dicembre) e dopo soli tre giorni chiuderanno il 2005 in casa con il Viterbo. Se Deflorio e compagni dovessero riuscire a fare il «pieno» in casa, a vincere almeno un incontro esterno ed a pareggiare l'altro, incasellerebbero 13 punti che, aggiunti agli attuali 18, consentirebbero loro di girare la boa a quota 31 e di rientrare, verosimilmente, nella zona playout. Oggi la comitiva resterà a riposo. La preparazione riprenderà domani. Martedì sera, in notturna, è prevista la partitella contro la formazione Berretti che dovrà fornire a mister Marino le indicazioni più precise circa la formazione da schierare nel derby contro il Potenza. di Giuseppe Dimito20 novembre 2005

De Florio come Riganò 7 gol in 12 gare
Il barese sulle tracce del bomber siciliano

Prima sosta stagionale per il campionato di serie C2 (l'altra, festività natalizie a parte, è prevista all'inizio di marzo). Dopo 12 turni, in pratica un terzo di stagione, si può già stilare un primo bilancio. Il Taranto ha iniziato il torneo in perfetta media inglese raccogliendo due successi casalinghi (2-1 sul Melfi e 1-0 sull'Igea) e due pari in trasferta (1-1 sul terreno del Cisco e 0-0 a Lamezia), poi alla quinta giornata è arrivato il primo «stop» con la sconfitta a Giugliano per 1-0. Nelle prime 3 gare Raimondo Marino ha sempre schierato lo stesso «undici» formato da: Gentili, Micallo, Manni, Bevo, Caccavale, Pastore, Catania, Mortari, Deflorio, De Leonardis e Gambino, poi alla quarta giornata debuttava dal primo minuto Silvestri (fuori De Leonardis), quindi nel turno successivo Martinelli e Campanile subentravano al posto di Micallo e Gambino. In seguito, diversi infortuni (di Bevo, Micallo e Mortari) e qualche squalifica hanno costretto il tecnico a schierare sempre una squadra diversa. Anche a causa di questo turn-over forzato il rendimento dei rossoblù è sceso notevolmente e i tre punti raccolti negli ultimi 4 turni (sconfitta a Marcianise per 2-0 e poi tre pari di fila, 0-0 a Gallipoli, 0-0 in casa contro il Latina ed infine il 3-3 a Nocera), hanno portato, in questo momento, la squadra fuori dalla zona playoff. Quasi tutti i componenti la rosa rossoblù hanno giocato dal primo minuto, tranne Mignogna, per scelta tecnica, e Corallo, Pierri e Passiatore per diversi motivi. In totale sono 21 i rossoblù scesi in campo; cinque quelli sempre utilizzati nelle prime 12 giornate: Catania, Deflorio, Gentili, Caccavale e Pastore, con gli ultimi tre sempre in campo per complessivi 1.080 minuti giocati. Sette le reti stagionali realizzate da Andrea Deflorio con due doppiette all'attivo (in Taranto-Modica 4-1 e Nocerina-Taranto 3-3). Negli ultimi 50 anni solo un attaccante rossoblù ha fatto meglio del bomber di Noicattaro dopo 12 giornate: Christian Riganò nel campionato di C1 2001-02 con 9 gol (una la doppietta realizzata). Sempre a quota sette marcature troviamo Piero Caputo e Sossio Aruta (una doppietta) nel Campionato Nazionale Dilettanti 1994-95, ed andando più indietro l'indimenticabile Erasmo Iacovone nel campionato di serie B 1977-78. di Franco Valdevies20 novembre 2005

Disciplinare condanna Pieroni

La Commissione Disciplinare, riunitasi ieri a Milano, ha condannato Ermanno Pieroni e Vincenzo D'Ambrosio, ex amministratori dell'Ancona, società poi fallita, alla preclusione a tempo indeterminato di cui all'articolo 21 commi 2 e 3 delle norme organizzative interne della Figc. 
Prosciolti, invece, Giovanni Rossini e Giovanni De Vita, anche loro ex amministratori dell'Ancona. Per quanto concerne, la posizione del fallimento dell'Ancona Calcio SpA chiamata a rispondere, nella persona del curatore fallimentare, «a titolo di responsabilità diretta ed oggettiva per le violazioni ascrivibili al proprio presidente e ai propri dirigenti ex art 2 comma 4 codice di giustizia sportiva», la Commissione, «atteso il provvedimento di cui al C.U. 91/A del 26/08/2004 con cui il Presidente Federale deliberava la revoca dell'affiliazione della società stessa ed in considerazione del fatto che la società, quindi, non risulta più essere un soggetto dell'Ordinamento Federale, ritiene che la medesima non possa essere chiamata a rispondere dei propri comportamenti dinanzi agli Organi di Giustizia Sportiva, così come già analogamente deciso nei confronti del Venezia Calcio S.r.l. 1907 nell'ambito del procedimento disciplinare di cui al C.U. n. 10 del 27/7/2005 e dichiara, pertanto, il difetto di giurisdizione nei confronti dell'Ancona Calcio Spa».20 novembre 2005

Pieroni precluso, non può fare il dirigente

Deve appendere la 24 ore di direttore sportivo al chiodo Pieroni. Forse sempre, almeno fino a quando non saranno definiti i procedimenti penali a suo carico. La commissione disciplinare, in merito al fallimento dell’Ancona calcio, ha prosciolto Giovanni Rossini e Giovanni De Vita, e ha deciso per la preclusione a tempo indeterminato per Ermanno Pieroni e Vincenzo D’Ambrosio. La Disciplinare non ha preso alcuna decisione sull'Ancona Calcio spa per “difetto di giurisdizione” dato che la società non è più un soggetto dell’ordinamento federale e quindi non può essere giudicata dagli organi di giustizia sportiva. All’ex patron della società biancorossa precipitata nel crac resta il tentativo di salvataggio in calcio d’angolo con il ricorso alla Caf, la commissione d’appello federale. In caso di verdetto sfavorevole, dovrà svestire la casacca di ds dell’Arezzo, e tornare nuovamente lontano da quel mondo del calcio nel quale era riuscito a rimettere piede dopo le disavventure giudiziarie. Il cartellino rosso è motivato dalla gravità delle imputazioni che gravano sul gruppone di Pieroni, e durerà fino a quando resteranno pendenti i giudizi sulla sua presunta responsabilità a proposito del fallimento dell’Ancona Calcio.20 novembre 2005

Gallipoli già super
Cosa c'è dietro i miracoli targati Barba: dall'Eccellenza all'ipoteca sulla C1. È la più forte anche rispetto agli altri gironi

Quando il presidente del Gallipoli, Vincenzo Barba, prese le redini del Gallipoli disse che lo avrebbe portato in Serie B. E qualcuno storceva il naso davanti a queste affermazioni. A distanza di soli tre anni la formazione gallipolina è passata dal campionato regionale di Eccellenza a quello di C2 e le promesse del patron gallipolino stanno diventando realtà perché quest'anno domina il girone C con ben 29 punti e già 7 di vantaggio sulle dirette inseguitrici ipotecando così il passaggio in C1. «Sto inseguendo un progetto», dice sempre il patron Barba, «che vuole veder riportare la Gallipoli calcistica e il Salento tutto ai vertici del calcio nazionale e se intorno a questo progetto riusciremo ad essere in tanti allora il sogno diventerà realtà. I campionati vinti lo si devono alla bravura ed alla capacità dei miei collaboratori che riescono a costruire un organico di primo livello e trovare sempre un allenatore dalle indubbie qualità tecniche e morali. Poi con l'apporto dei nostri tifosi che sono meravigliosi il raggiungimento di certi traguardi diventa più facile. Anche quest'anno vogliamo riuscire a centrare il passaggio in C1 senza soffrire troppo perché non vogliamo essere comprimari ma sempre primi attori in ogni cosa che facciamo». La formazione gallipolina ha dalla sua un ruolino di marcia veramente invidiabile. Infatti, alla dodicesima giornata, si deve registrare una sola sconfitta (a Lamezia 1-0) e due pareggi, mentre i successi sono nove per un totale di ben 29 punti che fanno del Gallipoli la squadra che ha totalizzato più punti tra i tre gironi della C2. L'attacco giallorosso guidato da Nacho Castillo, che con 9 reti è capocannoniere del girone, è il secondo dei tre gironi dopo quello del Melfi, mentre la difesa con sole 4 reti subite è invece la prima difesa di tutta la serie C2. La squadra delle meraviglie è stata costruito con sagacia dal direttore sportivo Danilo Pagni che nella passata stagione ha costruito il Gallipoli che è passato dalla Serie D alla C2 a suon di primati. «Abbiamo costruito questa squadra a luglio», dice il direttore sportivo gallipolino, «e i risultati confermano la bontà del nostro lavoro perché credo che non saremo tra gli attori principali del mercato di gennaio. La rosa infatti è formata da giocatori di categoria e molto esperti, ma annovera anche calciatori che hanno voglia di riscatto ed altri che invece sono esordienti. Abbiamo puntato poi su un allenatore come mister Gaetano Auteri che conosce molto bene la categoria e si è preso la responsabilità di costruire la squadra su un 3-4-3 che poche squadre applicano a livello nazionale. Siamo consapevoli che ci saranno delle difficoltà nel corso del campionato perché oramai quando arriviamo sui terreni avversari tutti ci tengono a fare il massimo per poter essere quelli che hanno fermato la capolista. Non dobbiamo cullarci sul vantaggio che abbiamo sulle dirette inseguitrici perché sette punti pochi e il campionato è ancora lungo». L'artefice principale del Gallipoli capolista è sicuramente mister Gaetano Auteri che già tanto bene aveva fatto a Martina. Dice: «La forza di questa squadra sta nel gruppo che si è amalgamato alla perfezione anche grazie all'ottimo rapporto che ha con il presidente Vincenzo Barba che oltre al rapporto professionale predilige quello umano e questo dà la giusta carica ai ragazzi ed anche all'allenatore per fare sempre di più e meglio. Anche l'ambiente ci gratifica e ci fa stare sempre concentrati per dare sempre di più per non deludere l'entusiasmo che sentiamo venire dalla gente. L'organico poi è eccellente perché prima di tutto abbiamo con noi giocatori esperti che conoscono bene la categoria e poi abbiamo anche dei giovani dalle indubbie qualità. Indipendentemente dallo schema di gioco, la nostra caratteristica principale è la nostra mentalità vincente perché cerchiamo sempre i tre punti senza concedere molto ai nostri avversari». di Roberto Cataldi

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