
Con due piedi nella
Fossa, fine di un mito
Domani sera Milan-Lecce. Per la prima volta dopo
37 anni dalla curva sud di San Siro non sventolerà lo striscione della
Fossa dei Leoni. Si è sciolto il primo gruppo ultrà d'Italia

La Fossa dei Leoni non c'è più. Chi non sa di calcio e
di tifo non può capire cosa significhi una partita del Milan senza lo
striscione del primo gruppo ultrà d'Italia, srotolato per la prima
volta nel 1968, quando in panchina c'era Rocco, der italiener
Schnellinger non aveva ancora pareggiato al 47esimo del secondo tempo
contro l'Italia a Città del Messico e Rivera...era già Rivera. E' un
lutto collettivo che sconvolge una parte della città (l'altra,
rispettosamente, tace: strano), con un suo rituale del lamento fatto di
lacrime, rancori, silenzi, tristezze, segreti di famiglia che non si
possono confessare e tutto un contorno di curiosi, milanisti, che
vogliono capire ma non se la sentono di partecipare a questo funerale. A
Milano, comunque, sono giorni che non si parla d'altro. Anzi, si
sussurra.
Pezzetti di curva
Ma si può vivere per la Fossa? No, cioè sì, ma non bisogna cadere
nella tentazione di rispondere che sono tutti cretini. Ma è vero che la
Fossa si è sciolta?! non è una questione che interessa
"solo" quindicimila esagitati. Del calcio si è già detto, è
metafora di bla-bla-bla, ma è la curva un buon punto di osservazione
per capire cosa succede o non succede in una città.
La curva Sud del Meazza, che la nord interista a denti stretti invidia,
è come tutte le famiglie un po' ingombranti, ci si detesta, ma ogni
domenica si è costretti a mangiare alla stessa tavola, la storia,
l'eredità, i più piccoli da tenere per mano, un po' come a natale. A
destra siedono i Commandos Tigre, a capo tavola le Brigate Rossonere, a
sinistra siedeva La Fossa dei Leoni. Più che sciogliersi, è stata
invitata a togliersi la vita: via per sempre lo striscione dalle
gradinate, che per un ultrà è tutto, è la bandiera, come se
improvvisamente uno stato diventasse terra di nessuno e di conquista, e
per la «bandiera» si può arrivare a delirare (non solo allo stadio) a
suon di onore, sangue e gloria. L'epica virile degli scontri, padri di
famiglia che ricordano quelli di dieci, venti, trenta anni fa, con le
tifoserie avversarie e con la polizia, memoria, amicizie, anche tra
nemici ma «leali», come sottolinea sempre il cosiddetto mondo ultrà.
Lo striscione dello scandalo
E proprio per una bandiera rubata la sentenza della grande famiglia
rossonera questa volta è stata inappellabile: infami, meschini,
traditori! L'irreparabile ha dell'incredibile. Qualcuno della Fossa -
questa l'accusa - ha rubato "senza onore" (senza scontri) uno
striscione dei Viking Juve di Milano, un oltraggio anche perché dai
tempi di Manchester (finale di Champion League, pace sociale sugli
spalti e supertrasferta con migliaia di biglietti tutto compreso che gli
ultras vendevano da 320 euro in su) le due tifoserie rivali in realtà
sono molto meno nemiche di prima. C'è di più. Dopo "la
cazzata" (che quelli della Fossa negano), qualcuno, con un agguato
fin troppo mirato in mezzo alla strada, pochi giorni dopo, per
ritorsione ha sottratto lo striscione della Fossa dei Leoni. E non
basta, perché la grande famiglia rossonera sostiene che la Fossa dei
Leoni per rientrare in possesso del suo vessillo abbia concordato uno
scambio coinvolgendo addirittura gli uomini della digos. Accordi con la
polizia: e per la mentalità ultras questo è troppo, mentre negli stadi
italiani è in corso la contestazione contro il giro di vite del decreto
Pisanu sulla violenza. Ergo: «Si devono
vergognare. Non ci può essere uomo, di qual si voglia fede o colore,
che possa sposare la loro posizione senza macchiarsi della stessa
vergogna». La Fossa nega risolutamente «la
più ignobile delle infamie», però si scioglie. Perché «questa
storia ha posto in evidenza punti di vista ormai inconciliabili
all'interno della nostra curva...»
La politica fuori dalla curva?
Sciogliersi dopo 37 anni per una «cazzata» come questa? La sensazione
è che ci sia dell'altro e che non si voglia dire perché i panni
sporchi si lavano in famiglia. Ma è evidente che buona parte della
curva (Brigate Rossonere e Commandos Tigre) abbia voluto cogliere la
palla al balzo, l'assist del resto era irresistibile, per una resa
definitiva dei conti. Ma allora perché? Ci sono due correnti di
"pensiero": la politica, e gli affari. Approfondirle entrambe
spiegherebbe molte cose non solo sul tifo, ma sui "giovani"
dai 20 ai 50 anni (succede forse qualcosa che non finisce in qualche
modo in uno stadio?), sugli affari più o meno leciti, su come si
esercita il controllo sociale in una grande città, sul perché solo il
calcio riesce a trasmettere senso di appartenenza e voglia di fare (si
vive per la curva), insomma su come "girano" le cose davvero.
La politica, da anni, è un tabù per il tifo organizzato del Milan. Lo
conferma anche l'ultimo comunicato contro la Fossa dei Leoni, dice «fuori
la politica dagli stadi e gloria ai Rossoneri della Sud». E' una
parola! Certo il calcio viene sempre prima della politica (lo sanno bene
i milanisti), ma stiamo pur sempre parlando della tifoseria organizzata
che per forza di cose intrattiene rapporti con la squadra di Silvio
Berlusconi. In realtà da anni i tifosi rossoneri hanno fatto di tutto
per nascondere la politica. Una scelta saggia, dicono molti, perché un
Che Guevara che sventola sulle gradinate ormai correrebbe il rischio di
finire in croce, croci celtiche magari. La dirigenza dei gruppi ultras
è sicuramente in altre faccende affacendata, ma oggi come oggi, se si
allentassero le briglie, la curva del Milan non sarebbe diversa da tutte
le curve delle più importanti città: sarebbe di destra. La Fossa dei
Leoni - sostiene chi la butta in politica - rappresentava comunque un
argine a tutto ciò. Ma è sbagliato dire che la Fossa (5000 iscritti)
era tutta di sinistra e gli altri no, la realtà è molto più
sfaccettata: è difficile spiegare come mai, per esempio, ci siano pezzi
di centri sociali (pensavate fossero tutti in letargo?) che si sono
mescolati nella famiglia rossonera, di qua e di là, e che ora sono gli
uni contro gli altri. Il tifo unisce ma anche divide. «Per
tutti noi - scrivono oggi i nuovi padroni della Sud - al
dolore per lo scioglimento si accompagna la sofferenza di amicizie
frantumate»
Le regole del mercato
Del resto è un fatto che ultimamente la Fossa dei Leoni si sia fatta
notare per alcune prese di posizione "politiche" che non sono
piaciute al resto della curva. La contestazione al presidente Galliani
durante Cagliari-Milan, per esempio. Scrive oggi la Sud: «Aggressione
ingiustificata con sputi e insulti, altre sono le sedi per contestarlo,
ci siamo vergognati, non per simpatia ma per amore dei nostri colori».
L'impressione è che il "direttivo" della Fossa si sia messo
in testa di disturbare il manovratore, «e
insomma è troppo comodo sputare nel piatto dove si mangia».
Ecco, forse questo è un punto non trascurabile. E' tutto (o quasi) alla
luce del sole, e nessuno può negare che in un curva girano soldi. Tanti
soldi. La gestione dei biglietti, che le società in parte regalano e in
parte vendono a prezzi calmierati (circa 15 euro, che crescono in base
ai tariffari dei gruppi ultras - «la Fossa aveva i prezzi più bassi»
dicono i tifosi), e poi l'organizzazione delle trasferte e la
gestione del merchandising: cappellini, sciarpe, portachiavi, bandiere e
gadgets vari con marchio regolarmente registrato. Gestire una curva è
tutto questo, ma anche di più. E' comunque un bacino elettorale
consistente (mai come in questi tempi i politici di tutto l'arco
parlamentare si fanno vedere al fianco degli ultras per cercare di
ragionare sul "famigerato" decreto Pisanu), è un fatto di
prestigio, significa in qualche modo avere potere. Non per caso chi ha
in mano la curva milanista ha chiesto "solo" l'allontanamento
del "direttivo" della Fossa, una quindicina di persone che
piuttosto che regalare quel mitico pezzo di curva, magari commissariata,
hanno preferito invece fare harakiri. Fine per sempre? Quel marchio vale
una fortuna perché è un pezzo di storia del Milan, e chissà che
qualcuno stia già pensando di tenerla in vita artificialmente. Sono le
regole del mercato.
Ma il tifo organizzato non è fatto solo di "direttivi". Sui
muri di Milano sono comparsi necrologi, da Quarto Oggiaro alla
circonvallazione, la strada che disegna un anello dove è incastonato lo
stadio Meazza: FdL Vive. Domani Milan-Lecce. di
Luca Fazio25
novembre 2005

Marino ha già deciso
Nel Taranto, contro il Potenza, rientrano Bevo,
Manni e De Liguori, anche se il tecnico cerca di nascondere le
intenzioni. Accesa discussione con alcuni tifosi a fine allenamento
Raimondo Marino, probabilmente, ha già deciso. Ma
preferisce non dirlo, anche se gli tocca negare l'evidenza. Ha scelto il
Taranto che affronterà il Potenza, eppure dribbla le domande,
costruisce dubbi in cui nemmeno lui crede. Fa parte del gioco, quando si
è davanti ad una partita importante. Ne fa parte, soprattutto, quando
le città sono vicine e le informazioni passano velocemente. Marino
vuole togliere certezze agli avversari, vuole nascondersi un po':
pretattica garbata, in realtà aggirabile.
Marino ha scelto quasi tutto, in verità. Ha scelto perché,
praticamente, molte decisioni sembrano addirittura logiche: Manni e De
Liguori che guariscono dall'infortunio sono automaticamente titolari, ad
esempio. Come titolare sarà Bevo, unico mediano ad incarnare
perfettamente le caratteristiche che Marino chiede al regista arretrato.
Gli esperimenti forzati con Bruno e Larosa hanno dati esiti incerti
(meglio il secondo del primo), ma hanno certificato l'insostituibilità
di Bevo: il campano, del resto, ha giocato anche da infortunato in
questa stagione. Quindi giocherà anche domenica. Ma Marino finge di non
aver deciso: «Io ho visto bene sia Bruno che
Larosa in quel ruolo. Dovrò vedere chi sarà in grado di darmi maggiori
garanzie: Bevo, al momento, non è al cento per cento. Deciderò
domenica mattina, al momento non l'ho fatto».
Passaggi di un giovedì normale. Di un allenamento apparentemente
sottotono, o forse semplicemente condizionato dall'attenzione. Marino
vota la seconda: «Ho visto i ragazzi
concentrati, tranquilli, motivati». Nell'addizione di
aggettivi si notano certezze che poco dopo crollano. A parole,
ovviamente: «La formazione che ho provato non
può considerarsi quella definitiva: devo considerare anche che chi,
nell'ultima partita, ha giocato al posto degli infortunati, ha fatto
bene il proprio dovere».
L'unico dubbio che sembra reale è in attacco. Marino ha provato
Catania, facendo capire che nemmeno la prova tatticamente utile di
Nocera può valere la riconferma a Di Domenico. Anche allora, però, la
vigilia fu uguale: Catania il giovedì, Di Domenico in partita. E
adesso? «Su Catania non ho ancora deciso.
Perché devo vedere bene come giocano loro, valutare l'incidenza delle
assenze. Devo capire come stanno in campo e al momento non ho molti
elementi per farlo: allora deciderò se partire da un punto di
riferimento fisso o non darne alcuno. Anche in questo caso deciderò
domenica».
Poche informazioni sul Potenza, ma nemmeno una eccessiva preoccupazione:
«Hanno un buon organico e un allenatore
preparato, ma devo guardare ai miei giocatori, innanzitutto. E,
soprattutto, dobbiamo sempre cercare di vincere». Vincere,
contro il Potenza, potrebbe rappresentare una svolta vera nel campionato
sbilenco del Taranto. Marino, con la partita lontana, fu il primo ad
ammetterlo. Ora, con la domenica alle porte, prova ad annacquare
l'attesa: «A livello mentale può essere
certamente una svolta. Ma una svolta può essere ogni partita: poteva
esserla quella di Nocera, anche».
Parole di Blasi che rimbalzano: il presidente ha parlato di acquisti (e
il nome di Ambrosi continua a circolare, anche se è uno dei tanti
contatti avviati), ma nel frattempo ha chiesto cinque vittorie su cinque
fino a gennaio. Marino preferisce guardare all'aspetto mentale: «Il
presidente lo dice per stimolarci ed è anche giusto che lo dica: lui
paga, può farlo. Io, di certo, non gioco per perdere». Si doveva
giocare oggi, si gioca domenica. Un bene o un male? «La risposta posso
darla alle cinque di domenica». Marino sorride, alla fine di
un allenamento limpido e dopo parole mascherate. Conserva il sorriso
fino all'uscita. Poi trova alcuni tifosi che, all'interno dello stadio,
gli contestano qualcosa in un'accesa discussione. Il sorriso si spegne:
il Potenza diventa uno scoglio improvvisamente più alto. E più
importante. di Fulvio Paglialunga25
novembre 2005

Taranto, l'imbarazzo
della scelta
Manni, Bevo, De Liguori e Catania si candidano per
il rientro contro il Potenza.
Nove gol nel test con la Berretti. Marino: «Ho diverse soluzioni».
Tensione a fine partitella con alcuni tifosi
Il galoppo di metà settimana ha consegnato a mister
Marino una squadra in buona salute, con la mente già proiettata sul
difficile impegno di domenica col Potenza. Il lavoro pomeridiano è
stato suddiviso in due momenti, com'è ormai consuetudine. Nella prima
parte, durata una ventina di minuti, il trainer rossoblù ha fatto
provare alla rosa alcuni schemi (sviluppo laterale della manovra). Nella
seconda parte c'è stata la canonica partitella contro la formazione
Berretti terminata quando le tenebre avevano ghermito lo
"Iacovone". Nel primo tempo, durato 40', è scesa in campo la
probabile formazione per domenica: Gentili in porta; Micallo, Caccavale,
Pastore e Manni in difesa; Mortari, Bevo, De Liguori in mezzo; Mancini
trequartista; Catania e Deflorio in avanti. Rispetto all'undici che ha
giocato a Nocera, ci sono state quattro novità: il rientro di Manni
sulla fascia esterna difensiva; di Bevo e De Liguori in mezzo e di
Catania in avanti. Gli esclusi sono stati Martinelli, Larosa,
Deleonardis (è squalificato) e Di Domenico. Segnate due reti: Mancini e
Deflorio ne sono stati gli autori. La squadra ha puntato più a produrre
gioco, a provare gli schemi e ad affinare l'intesa che a mettere la
palla in rete. Sotto questo profilo le annotazioni sono state abbastanza
positive. Manni, Bevo e De Liguori hanno dimostrato di non risentire dei
malanni fisici che li avevano fatti fermare ai box. Catania, in avanti,
ha svolto un lavoro oscuro, ma efficace, aprendo diversi varchi nella
retroguardia avversaria. Nella Berretti si è particolarmente messo in
luce Magno ('87), esterno offensivo con licenza di segnare. Una bella
giocata nei primi minuti di gioco gli ha procurato un bel
"bravo" da parte di Marino. Nella ripresa, durata 34', il
mister jonico ha dato spazio alle cosiddette seconde linee. Sono scesi
in campo: Gori; Malagnino, Martinelli, Capone, Mignogna; Larosa, Bruno,
Campanile; Passiatore; Gambino, Di Domenico (sostituito dopo 13' da
Silvestri). Segnate sette reti: tripletta di Passiatore, doppietta di Di
Domenico, una a testa di Gambino (su rigore) e Larosa. Per la cronaca da
segnalare che Campanile ha calciato a lato un altro penalty e che i
babies sono andati a rete con Dell'Isola (altro giovane interessante).
Qualcuno del pubblico ha chiesto ad alta voce a Marino di schierare
Passiatore, ma se non farà la risonanza magnetica così come vuole la
società, non se ne parlerà nemmeno. Al termine del galoppo il trainer
rossoblù ha avvolto la formazione in un velo di pretattica: «Ho
diversi dubbi. Intendo verificare le condizioni di coloro che sono stati
assenti a Nocera. Voglio capire come Porta schiererà i suoi. Il mio
intento è non dargli punti di riferimento, specialmente in avanti».
Dopo la chiacchierata con i giornalisti, si è verificato un deprecabile
episodio. Alcuni tifosi, all'interno dello stadio, hanno avuto un vivace
battibecco con Marino. Sono già in corso accertamenti della Digos.
di Giuseppe Dimito25
novembre 2005

Calcio, è finita
l'agonia di Best
La stella del calcio inglese si è spento in
ospedale. La Premier League lo ricorderà con minuto di silenzio. La
gente del calcio lo piange. Il ricordo di Platini: «Inventò il
gioco rock'n'roll»
George Best è morto al Cromwell Hospital di Londra dopo
giorni di agonia. Una morte ormai attesa tanto che l'ex stella genio e
sregolatezza aveva voluto annunciare con un appello ai giovani: «Non
morite come me». Distrutti dall'alcol, in sintesi. E' questa
la sorte che è toccata all'ex stella del calcio mondiale. «Mio
padre se n'è andato, abbiamo tutti perso un uomo meraviglioso»
dice Calum, il figlio 24enne di Best.
Molti gli omaggi che stanno arrivando. Nell'home page del sito del
Manchester United, il club a cui Best fu legato per anni, compare una
grande foto del giocatore. «Il suo talento
vivrà per sempre» si legge sul sito internet del club
inglese. L'Inter, invece, ha ricordato l'ex stella del Manchester United
con un messaggio pubblicato sul proprio sito internet: «George
Best lascia il campo, non ha vinto l'ultima partita».
«So che è difficile dirlo, ma in una certa
misura la sua morte è un bene» commenta amaramente Dennis
Law, amico ed ex compagno di George Best. Le condizioni di Best,
infatti, erano talmente disperate che, se fosse rimasto in vita sarebbe
stato costretto a vivere in stato vegetativo. Per Michel Platini Best «inventò
il calcio rock'n'roll. Con la maglia del Manchester fece vibrare tanta
gente al suo ritmo».
I familiari di Best hanno ringraziato «i
medici, i compagni e le persone che hanno mandato cartoline ed e-mail
soprattutto per le ultime 24 ore». Un grazie speciale è
stato rivolto a Phil Hughes: «Per George»,
dicono i familiari «è stato un amico vero».
La Premier League, la massima serie calcistica inglese, ricorderà Best
facendo osservare un minuto di raccoglimento su tutti i campi in
occasione delle partite del weekend. E il ct della Nazionale inglese,
Sven Goran Eriksson omaggia così la memoria di un giocatore «il
cui talento ha ispirato chiunque amasse il calcio».25
novembre 2005

«11 stranieri in
campo, vergogna»
La Padania accusa l'Inter. Il quotidiano della
Lega si scaglia contro la società di Moratti «Contro l'Artmedia non
c'era un solo italiano in nerazzurro»
Quegli undici in maglia nerazzurra scesi in campo ieri
sera a san Siro non li hanno proprio digeriti. E non è bastato il 4-0
con cui il gruppo Mancini ha liquidato l'Artmedia per fare sorridere la
Lega. No, sotto quelle undici maglie non batteva neanche un cuore
italiano e questo, tuona la Padania, "è
una vergogna".
Non piace proprio, al quotidiano della Lega, l'Inter tutta straniera
scesa in campo a San Siro. "La Babele del
calcio è la fine dello sport. La vergogna di un Inter in campo con 11
stranieri titolari" titola oggi il quotidiano leghista.
Che poi all'interno incalza: "Dal Brasile
alla Nigeria: ecco i colori dell'Inter. Squadre zeppe di
extracomunitari, il pallone italiano sempre più irriconoscibile".
E' Il fallimento del calcio, scrive senza mezzi termini in un editoriale
il direttore del quotidiano Gianluigi Paragone, perché il calcio "è
identità, è passione, è anche saper declinare la formazione con
l'orgoglio di sentirsi parte di un gruppo. Internazionale lo si è non
perchè in campo va una Babele di lingue, di razze, di tradizioni e
scuole calcistiche. Undici stranieri in campo significa ammettere che
non esistono giocatori italiani buoni e degni di vestire la maglia da
titolare".
Poi l'affondo contro Moratti: "Ma che
cosa aspettarsi da un patron come Moratti che inquina le maglie della
gloria nerazzurra con le scritte in cinese per motivi di
marketing?".
La stella polare della Padania, invece, si chiama Atletico Bilbao,
undici iberico dove "gioca solo chi
rivendica o condivide l'orgoglio e l'identità del popolo basco. Hanno
un inno che richiama la storia autonomista. Hanno un cuore, un orgoglio,
una bandiera . E' quello che manca nel nostro calcio pallonaro e
venduto".
Ma se le cose nel calcio non vanno bene, le altre discipline non stanno
meglio: "Nell'Armani Jeans di basket
l'allenatore Lardo deve parlare in inglese durante il minuto di
sospensione..." insiste la Padania. La ricetta? "Occorre
investire nei vivai per non perdere identità".24
novembre 2005

La card dei tifosi,
basta code ai botteghini
«La legge può essere ancora
perfezionata e lo faremo d'accordo con le società e con le autorità
sportive»: lo ha garantito il ministro dell'Interno,
Giuseppe Pisanu. La legge è la sua legge sulla violenza negli stadi: è
del giugno scorso e ha già ottenuto ottimi risultati. D'altronde, come
ha detto Pisanu si era resa necessaria «perché
non era più tollerabile che ogni domenica arrivasse dagli stadi un
autentico bollettino di guerra. La violenza negli stadi può essere
bloccata come dimostrano i risultati che abbiamo realizzato in queste
prime 12 giornate di campionato».
«Le violenze sono praticamente diminuite del 41%, siamo ai minimi
storici». Ora si cercherà di perfezionare le norme: da
parte del questore Francesco Tagliente, che presiede l'Osservatorio per
le manifestazioni sportive, si è cercato di attuare nella maniera più
morbida possibile la normativa che prevede da quest'anno i biglietti
nominativi. Questo, comunque, può avere creato qualche problema,
soprattutto nelle prime giornate, ai tifosi dell'ultima ora. Adesso il
meccanismo funziona meglio, anche se sono scomparsi, o quasi, i
biglietti omaggio (è un vantaggio? forse sì...).
Presto nascerà anche la carta dei tifosi, con i diritti-doveri, e anche
la card dei tifosi (una specie di tesserino magnetico tipo nuova patente
o carta d'identità che snellirà la parte burocratica: i dati verranno
presi solo una volta, all'inizio della stagione). La card dovrebbe
evitare lunghe code ai botteghini a compilare fogli, e consentirà di
avere sconti negli autogrill e nei supermercati. Se ne sta occupando la
Figc, in accordo con la Lega Calcio e il Viminale: il segretario
generale Francesco Ghirelli presto dovrebbe poter presentare il progetto
definitivo. Altra novità: sarà perfezionata la disciplina che riguarda
gli steward. Già ha consentito di alleggerire il carico delle forze
dell'ordine, almeno dentro gli stadi. Ma il loro ruolo dovrà essere più
operativo: sia sta studiando come fare.23
novembre 2005

E' saltata la diretta
tv
Lo sciopero dei tecnici Rai non rende possibile la
messa in onda della partita in programma venerdì sera. Taranto-Potenza
potrebbe giocarsi di domenica
E' saltata la diretta televisiva satellitare di
Taranto-Potenza. Lo sciopero dei tecnici Rai, previsto per venerdì
sera, impedirà la normale messa in onda della gara che, quindi, non
potrà essere goduta anche dai tanti tifosi tarantini che lontani dal
capoluogo ionico volevano passare una serata in poltrona a tifare per la
propria squadra del cuore.
Tutto questo non sarà possibile e c'è anche l'eventualità che la
sfida possa essere riportata alla canonica collocazione domenicale. Una
decisione in merito verrà presa dalla Lega Calcio che, questa mattina,
comunicherà una nota ufficiale. A questo proposito, visto la perdita di
interesse oggettivo, è altamente probabile che la partita si disputi
con due giorni di ritardo rispetto al calendario stabilito.
Sul fronte propriamente sportivo si può affermare che la presenza in
campo di Vincenzo De Liguori, contro il Potenza, quasi si imponga. Di
mezzo il suo indubbio valore tecnico e poi anche la contemporanea
squalifica di Deleonardis.
Il giocatore campano si sta allenando con il gruppo da ormai quattro
giorni. Lo stiramento è un fastidio da porre in archivio. Un sollievo
che si allarga anche agli altri uomini di levatura come Mortari, Manni e
Bevo sulla via, come il napoletano, del sospirato rientro tra i titolari
«Tocca sempre al tecnico decidere un mio
eventuale impiego - afferma con tanta modestia il giocatore
campano - , A parte questo, lavoro ormai con il
gruppo da venerdì scorso e faccio tutto il necessario. Avverto ancora
un piccolo risentimento, ma non è nulla di grave. Non penso ci sia
bisogno a tutti i costi della mia presenza o di qualche altro giocatore.
Le alternative sono sempre valide in questa squadra».
De Liguori è alla sua quarta stagione in rossoblu. La sua nuova
esperienza gli ha restituito il sapore dei colori rossoblu. Finora, però,
il campano non crede di avere espresso per intero il suo potenziale.
«L'inizio di questa mia parentesi a Taranto è
stata condizionata dal recupero di carattere fisico che dovevo
adempiere. Non dimentichiamo che, prima di vestire nuovamente la casacca
rossoblu, erano quattro mesi che non disputavo una gara per intero.
Ritengo di poter migliorare parecchio. Non sento di avere raggiunto un
livello di forma ottimale. Posso fare di più e cercherò di dare di più».
Taranto fuori dai playoff. Preoccupato? «Le
distanze sono minime e la stagione è ancora piena di impegni. Se
avessimo vinto a Nocera, come sembrava logico sul 3-2, eravamo terzi da
soli. I playoff sono a portata di mano. Poi spetterà alla società
muoversi sul mercato secondo le proprie esigenze e all'occorrenza
rinforzare la squadra». di Luigi
Carrieri23
novembre 2005

Taranto, niente diretta
su Rai Sat
Lo sciopero generale di venerdì fa saltare la
ripresa televisiva. Annullato l'allenamento di ieri sera. Blasi: «Prenotati
due rinforzi». Oggi la Lega fa slittare a domenica il derby col
Potenza
Diretta televisiva annullata. Partitella soppressa.
Possibilità che il derby con il Potenza slitti a domenica (ore 14,30).
Ad annunciare la soppressione della diretta satellitare è il dg
Vittorio Galigani: «È giunto in sede oggi un
telex della Rai, diretto anche alla Lega di serie C, in cui si dice che
la diretta, già programmata da tempo, di Taranto-Potenza di venerdì
prossimo, è stata annullata per lo sciopero dei tecnici dell'ente
televisivo. Ho immediatamente contattato la Lega, la quale mi ha
riferito che, probabilmente, a questo punto sarebbe stato più opportuno
far disputare la gara domenica unitamente alle altre partite alle ore
14,30. Oggi giungerà la decisione finale dello slittamento o meno della
gara». In serata l'abbondante pioggia caduta ieri ha
consigliato a mister Marino di annullare il test infrasettimanale.
Meglio non rischiare infortuni. La seduta sarà recuperata oggi, dal
momento che ne sono previste due. Sull'eventuale rinvio di
Taranto-Potenza a domenica, il trainer rossoblù ha detto:
«Premesso che siamo a completa disposizione della Lega, non mi
dispiacerebbe giocare domenica prossima in pomeridiana». Fra
coloro che potrebbero rientrare contro il Potenza c'è Massimiliano
Manni, esterno sinistro difensivo. L'infortunio alla gamba occorsogli il
6 novembre scorso durante Taranto-Latina, sembra un lontano ricordo: «Sto
meglio. Attendo le ultime verifiche per poter dire se sono
effettivamente guarito o meno». Il presidente Blasi non è
del tutto soddisfatto della vostra classifica: buttati alcuni punti
d'oro per errori o ingenuità. «I primi a non
essere soddisfatti del sesto posto siamo noi. Credetemi. Io sono
convinto che il campionato di C2 è, al momento, fortemente equilibrato
per cui si può vincere o perdere contro chiunque. Anche contro l'ultima
in classifica. Per quanto riguarda gli errori o le ingenuità, credo che
li commettano tutti. Non solo noi. C'è da dire anche che ci è mancato
un pizzico di fortuna». L'ex portiere del Taranto, Nicola Di
Bitonto, diceva: la classifica rispecchia fedelmente il valore di una
squadra. È d'accordo? «Fino a tre-quattro
gare fa, avrei potuto esserlo. Ora ho mutato idea. Se avessimo vinto le
ultime due gare contro Latina e Nocerina, come avremmo fortemente
meritato, a quest'ora saremmo terzi in classifica per cui faremmo
discorsi diversi rispetto a quelli che stiamo facendo». Come
vede la gara contro il Potenza? «Si tratta di
un match difficile, servono i tre punti. È per ottenerli c'è bisogno
del miglior Taranto». Mercato. Il Taranto ha prenotato già
due rinforzi per gennaio. Si tratta di una punta (in pole-position c'è
Ambrosi, attualmente in forza alla Juve Stabia) e di un centrocampista.
Nel taccuino del diesse Evangelisti ci sarebbe anche un'altra punta. di
Giuseppe Dimito23
novembre 2005

Taranto, buco nel
bilancio comunale
In vendita impianti sportivi. E anche le scuole.
La maggioranza di centrodestra che governa la città decide di
"cartolarizzare" i suoi gioielli per ripianare un debito di
148 milioni di euro
I conti non tornano: circa 43 milioni di euro di deficit
solo nel 2004, ai quali ci sarebbero da aggiungere i debiti pregressi
rivenienti da amministrazioni precedenti.
In tutto fanno, certificazione alla mano, circa 148 milioni di 'buco'.
Così il Comune di Taranto, a parte un piano di razionalizzazione della
spesa approvato subito dopo l'estate con la dismissione di quote in
società partecipate, ha deciso di vendere i suoi 'gioielli' e anche
qualcosa di più per coprire il disavanzo.
L'ok è arrivato la scorsa notte dal consiglio comunale fra mille
polemiche. La maggioranza di centrodestra, guidata dal sindaco, Rossana
Di Bello, ha approvato un piano di cartolarizzazione dei beni comunali
che l'opposizione di centrosinistra ha osteggiato e criticato con forza.
Via dunque alloggi, terreni (mandorleti e uliveti soprattutto), ma anche
impianti sportivi, mercati e anche un paio di scuole. Il tutto ha un
valore di mercato di 280 milioni, ma dalla vendita di questi beni il
Comune in realtà spera di ricavare qualcosa come 143 milioni.
Di questi, 25 vanno subito restituiti alla Banca Opi-Gruppo San Paolo,
che li ha anticipati proprio in vista della cartolarizzazione. Dunque,
resterebbero nelle casse 118 milioni, quanto basta per tamponare in
maniera consistente il 'buco' finanziario. Così dalla mappa dei beni
comunali scompariranno ad esempio il Campo scuola di atletica leggera,
il Palazzetto Ricciardi, la piscina comunale al quartiere Salinella
(prima ancora che venga costruita), il vecchio mercato rionale di piazza
Icco, e anche due scuole: una storica, il Circolo didattico 'Giusti' al
rione Tamburì, e una più recente, l'istituto comprensivo 'Frascolla'
nella frazione di Lama.
Per l'assessore ai rapporti istituzionali, coordinamento e
programmazione, Umberto Ingrosso (Partito dei moderati), «parlare
di operazioni virtuali, come afferma l'opposizione, è falso».
«Noi - spiega - abbiamo
deciso di mettere in vendita solo quei beni che al Comune creavano
problemi e povertà e nessuna ricchezza. In tutto, ci costavano otto
milioni di euro all'anno solo di manutenzione e incassavamo qualcosa
come 700 mila euro. Non venderemo i palazzi di pregio che abbiamo
ristrutturato e che, come Palazzo Woityla, ospiteranno sedi
universitarie».
«Bucò coperto? Macche», almeno
secondo l'opposizione di centrosinistra. «Sono operazioni di cassa
puramente virtuali» afferma l'ex candidato sindaco dell'Unione,
Ludovico Vico, a nome della coalizione. Perché secondo il
centrosinistra il Comune avrebbe un debito complessivo di 860 milioni di
euro, la metà del quale contratto negli ultimi cinque anni di
amministrazione di centrodestra, sindaco Di Bello, riconfermato il 3
aprile scorso.
Numeri da far impazzire i tecnici, forse compresi anche i periti ai
quali la procura della Repubblica ha affidato l'incarico di fare
chiarezza su quei conti dopo un esposto presentato da 14 consiglieri
comunali di opposizione.22
novembre 2005

«Taranto, devi
vincere»
Caccavale carica i rossoblu per l'anticipo di
venerdì con il Potenza: «Ci mancano i tre punti: la prossima
partita può essere la svolta. Così capiremo di essere davvero forti»
Maurizio Caccavale ieri non c'era: «Sono
andato a fare una visita al ginocchio a Roma: la società sapeva, mi ha
dato il permesso. E' una questione vecchia, non è un dolore che ho
adesso ma un infortunio avuto quattro anni fa, una questione burocratica».
Il Taranto, però, ha ripreso gli allenamenti. In anticipo, perché è
una settimana che finisce con il Potenza, nella notturna di venerdì. «Più
che quando finisce la settimana mi interessa che finisca bene»:
la risposta è a modo suo. Sorridente e pronta. Taranto-Potenza è una
partita atipica: «E' in televisione
(anche se un'agitazione dei tecnici mette a rischio la trasmissione,
ndc), magari c'è qualche motivazione in più.
E' importante per tanti motivi: la notturna può attirare anche più
gente. Ma già la solita affluenza serve ogni domenica a sottolineare
l'importanza di una piazza come Taranto. E' chiaro, però, che di fronte
a tanta gente e a tante attenzioni dobbiamo fare bella figura. E
dimostrare di meritarci la maglia che indossiamo».
Il peso della piazza. Le pressioni. Se ne sta parlando spesso, quando si
cerca di capire cosa frena il Taranto e non lo lascia esprimere come può:
«A qualcuno giocare a Taranto rischia di
pesare. Non c'è un caso particolare, ma il calcio è pieno di esempi:
di giocatori che rendono in alcune piazze piuttosto che in altre. Non
scopro niente: c'è chi subisce le responsabilità, chi si incarta dopo
le prime critiche. Dipende dal carattere di ciascuno di noi».
Può essere questo il male del Taranto? «Credo,
però, che il nostro campionato non stia andando male. E' il Gallipoli
che ha falsato i valori: una squadra che viaggia a questa velocità
complica l'analisi per tutti. Guardate il resto del campionato: non
siamo messi male, in realtà». Ma non basta, evidentemente: «Ora
dobbiamo metterci in marcia noi. Con i fatti, però. A parole è facile,
ma non è produttivo».
Qualche giorno, poi si gioca. Sotto i riflettori, ma anche con una
logica fame di punti: «La partita è
importantissima: non vinciamo da quattro partite, abbiamo fatto tre
punti soltanto con tre pareggi. Il successo pieno ci manca e ci fa
mancare la fiducia. Noi sappiamo di essere forti, ma la partita di
venerdì può darci maggiore convinzione. Dobbiamo spingere fino a
gennaio e poi vedere cosa può cambiare. Non nascondiamoci, è
importantissimo vincere venerdì. Ma anche per il Potenza lo è. Però
un successo ci ridarebbe quello che abbiamo perso a Nocera».
Caccavale tocca un tasto che duole: nella stessa partita il Taranto ha
ritrovato il gol, ma ne ha anche subiti tre. La difesa, fino ad allora
impenetrabile, è venuta meno: «Capita:
qualcuno ti prende il tempo, ti supera, fa gol. E' un attimo, purtroppo:
dobbiamo imparare a essere più cattivi in area. Anche io: sul secondo
gol mi sono fatto rubare il tempo dall'attaccante. Peccato, una vittoria
a Nocera sarebbe stata la svolta della stagione. Speriamo che sia
rimandata solo di una settimana». Tre gol subiti sono un
caso, non un nuovo problema: «Certo che non è
un problema: siamo gente esperta, sapremo rimediare. A Nocera sono stati
bravi i nostri avversari. Vale come esperienza per le prossime volte:
dobbiamo buttare via il pallone quando serve. Ne abbiamo parlato in
questi giorni: la sosta è tornata utile anche per questo. Venerdì
faremo una grande prova: sono sicuro». Comincia la volata
d'inverno. Almeno nelle intenzioni: «Dobbiamo
prendere anche il mercato come uno stimolo: gennaio che arriva fa paura
a tutti. Chi vuol restare qui, però, adesso ce la deve mettere tutta».22
novembre 2005

«Il Taranto e' da
playoff»
Nostra inchiesta con tutti i tecnici del girone C
della serie C2
Uomini in gloria, uomini in crisi, uomini in bilico.
Uomini che allenano, che preparano le mosse. Uomini che osservano, che
preparano anche le contromosse. Quindi, uomini che giudicano. Perché
nello studio dell'avversario c'è un giudizio, perché da un giudizio
parte la preparazione della propria squadra. Uomini al comando, spesso
soli.
Tecnici di serie C2, gente che si riga le terga su panchine del girone
C: campionato in sosta, campionato da valutare.
Diciassette tecnici più Marino, diciotto pareri diversi. Il viaggio è
lungo e faticoso, ma utile. Tutti parlano, tutti dicono la loro. Sul
campionato, sulla squadra che allenano, sul Taranto: un giro di pareri,
tante discussioni. C'è disponibilità, perché il calcio, per fortuna,
fa ancora parlare.
Domande per tutti, un sondaggio. Pareri concordanti: il Gallipoli
conduce un campionato a parte. Pareri discordanti: c'è chi giura che la
cricca di Auteri non è irraggiungibile. Speranze di chi ambisce: il
mercato di gennaio, un calo dei salentini, uno scatto della propria
squadra. Delusione di chi annaspa: rimpianti, recriminazioni, lamentele.
Ognuno fornisce il suo contributo di onestà, ognuno giudica con
rispetto e si giudica impietosamente.
Dibattito aperto: da Gaetano Auteri, fortemente primo, a Augusto
Gentilini, desolatamente ultimo. C'è chi, come Provenza, buca (con
tanto di autorizzazione) il silenzio stampa
della Vigor Lamezia. Ma non parla della Vigor. C'è chi qualche volta
evita la domanda, chi risponde in modo crudo. Pareri di chi si siede in
panchina e il campionato lo guarda da una posizione privilegiata. Pareri
di chi fa un mestiere bello e difficile: allenare è esaltarsi, ma è
anche rischiare ogni giorno di assorbire le colpe della squadra. Undici
giocatori contro un allenatore: c'è squilibrio evidente, ma nessuno può
cambiare un antico modo di fare. Intanto, però, i tecnici ci provano.
Provano a dare una forma alla squadra, provano a rispettare i programmi
dei presidenti, provano a lavorare con il materiale che hanno.
Ci sono giovani, quindi il campionato è interessante. Ci sono giovani,
quindi il campionato perde qualcosa. C'è molta qualità. C'è poca
qualità. Scontri virtuali di idee opposte, eppure uno scambio libero.
Ognuno ha parlato, ognuno ha detto la sua. Un'inchiesta che tocca tutte
le piazze di C2, che attraversa l'intero girone del Taranto. Ci sono
tutti. Magari è pure utile per capire. Cosa ci sarà dopo la sosta,
tanto per ricominciare. di Fulvio Paglialunga21
novembre 2005
Sei domande secche, sei risposte secche. Un nome, una squadra. Un
parere. Il sondaggio è questo: è un supplemento di domande ai tecnici,
una gigantesca urna in tutti i campi del girone C della C2.
Risposte logiche o anche risposte a sorpresa. Diplomazia, anche: Auteri
non risponde alla domanda sulla squadra più forte. È il Gallipoli, del
resto: tra gli altri tecnici è un plebiscito, con il solo Chiancone
fuori dagli schemi. Il simpatico tecnico campano dice Taranto: non
guarda la classifica ma l'organico. E sfugge al giudizio della massa.
Chi delude è il Viterbo: lo dicono in tanti (otto), alternandolo con la
Cisco Roma (quattro voti). Ma c'è anche il Taranto tra i flop di questa
prima parte del torneo: lo dice Ammirata, tecnico dell'Igea Virtus. C'è
anche chi non risponde: Pierini, della Pro Vasto, e il tarantino Marino
lo fanno per cortesia, per non scontentare nessuno. Ma Pierini anche
perché non ha ancora preso confidenza con il campionato. Chiappini, del
Viterbo, invece si astiene per non autonominarsi. Ma sa che la sua
squadra viaggia a fari spenti.
La rivelazione è il Melfi: lo dicono in sette, mentre cinque votano
Rende. Ferazzoli, tecnico della Cisco, Chiappini e Pierini mettono il
Gallipoli sia come squadra più forte sia come rivelazione: non se
l'aspettavano così forte. Autonomination per Chiancone, che è riuscito
a sorprendersi di se stesso. Rigoli non vota: tutto procede secondo
copione. Gallipoli anche nella lista dei giocatori migliori: otto dicono
Castillo (è il prescelto), mentre Ferazzoli sceglie Clemente. In
quattro dicono Deflorio, mentre Silipo, del Rende, vota per un suo uomo
(Galantucci) e Dellisanti, del Giugliano, lo imita (Vives). Scelta
variegata per il giocatore rivelazione: Rana del Melfi e Morello del
Potenza, con due nomination, sono quelli più votati. Poi c'è spazio
per tutti. Con qualche curiosità: Vives e Paris hanno un voto come
migliori e uno come rivelazione (da tecnici diversi). Provenza, della
Vigor Lamezia, non si sbilancia, Pierini rimanda ancora ad una maggiore
conoscenza. E, poi, qualche battuta. Novelli, del Melfi, vota per
Zaminga (Vigor Lamezia) come rivelazione del campionato. Ma Zaminga non
è un giovane. E ha giocato diversi anni in C1. Come mai? «Prima
non lo conoscevo», dice uno dei tecnici debuttanti del
torneo. Poi c'è Chiappini che allena Statuto e vota lui come
rivelazione. Uno che ha giocato in A, che ha trentaquattro anni può
essere una rivelazione? «La rivelazione è che
si allena ancora con lo spirito di un ragazzino».
Inappuntabile. Nessun dubbio sulla sorte del Taranto: andrà ai playoff.
Silipo e il tecnico del Potenza Porta pensano possa arrivare ancora
primo, Foti dell'Andria fissa direttamente il secondo posto, mentre
Auteri e Chiancone vanno oltre: andrà in C1. Buona idea.21
novembre 2005

«Arrivano i
rinforzi»
È un Taranto in grigio ma il presidente Blasi
assolve il tecnico e annuncia acquisti a centrocampo e in attacco
La giornata di riposo imposta alla C2 suggerisce alcune
riflessioni sulle prime dodici gare disputate dal Taranto. I rossoblù
occupano il sesto posto in classifica, con 18 punti, in compagnia della
titolata e "gettonatissima" Cisco Roma. Il bilancio non è da
buttar via, ma neppure esaltante. Di sicuro c'è che, allo stato
attuale, la compagine rossoblù è fuori dal giro playoff. Deflorio e
compagni hanno fatto quasi il "pieno" nelle cinque gare
casalinghe (solo il Latina è riuscito a portar via il pari), mentre
hanno ottenuto soltanto cinque pari nelle sette gare disputate lontano
dalle mura amiche (le restanti due, le hanno addirittura perse). E'
mancato l'exploit esterno. Luigi Blasi, l'imprenditore manduriano che
fra 23 giorni festeggerà il suo primo anno di guida della società
tarantina, dice la sua sul cammino della "navicella" rossoblù
al cui timone c'è Raimondo Marino, promosso quest'anno dalla formazione
Berretti: «Non sono totalmente soddisfatto del rendimento della squadra
finora. Diciamo che il mio indice di gradimento si ferma sul 70%.
Rispecchia la classifica, insomma. Durante il cammino abbiamo perso
alcuni punti d'oro che ci avrebbero consentito di sostare sui gradini più
elevati della classifica. In alcune gare, specialmente quelle esterne,
sono mancate determinazione, convinzione e cattiveria agonistica. Sono,
invece, queste le armi che devono essere espresse sul terreno di gioco
per puntare in alto. Perchè sia ben chiaro: l'obiettivo del Taranto è
la conquista della C1». La sua squadra è formata essenzialmente da
gente d'esperienza. Come mai sono mancati questi requisiti? «E'
una domanda che mi sono posto anch'io da tempo. Devo confessarvi che,
francamente, non riesco ancora a dare una spiegazione precisa. Ma, state
certi, la risposta l'avrò. Ed in tempi anche brevi».
Quindici giorni fa, al termine della gara interna con il Latina,
impattata per 0-0, parte del pubblico contestò mister Marino. «I
fischi furono molto ingenerosi. Il nostro allenatore non ha alcuna colpa
nè per quella partita nè per il sesto posto in cui siamo scivolati da
due settimane. La
squadra ha un suo gioco ed una propria identità tecnico-tattica. Non
solo. Mi risulta personalmente che è addirittura prodigo di consigli e
di suggerimenti. Il problema è un altro. Oltre alla mancanza di
mentalità, ritengo che molto probabilmente alcuni giocatori sono stati
sopravvalutati per cui il rendimento collettivo ne sta risentendo.
Questi calciatori hanno tempo fino alla prossima riapertura del mercato,
prevista a gennaio, per mostrare le proprie qualità professionali».
Il Taranto ha segnato soltanto 13 gol, di cui 4 fuori casa. E di questi
ultimi addirittura tre in una sola partita, domenica l'altra, a Nocera. «Siamo
già sul mercato. E non da poche ore. Posso anticiparvi che giungeranno
tre forti rinforzi nei settori di centrocampo e, soprattutto, attacco.
Sono calciatori che in C2 dovrebbero fare la differenza, ma che
potrebbero tranquillamente giocare in C1 e, forse, addirittura più in
su. Potrebbero essere dei comunitari, in maniera tale da essere
impiegati fin dalla prima gara di ritorno». Oggi il
presidente jonico sarà a Roma. Dopodomani volerà a Milano.Rientrerà A
Taranto venerdì pomeriggio, in tempo utile per assistere al match
serale della sua squadra contro il Potenza (alle 20,45), anticipo della
tredicesima giornata di campionato. Presidente, alla ripresa del
campionato, ci sarà il derby con il Potenza «E'
una gara in cui bisognerà puntare ai tre punti. Ed aggiungo di più. In
queste ultime cinque partite che ci separano dal giro di boa, il nostro
obiettivo dovrà essere quello di fare "filotto" come si dice
in gergo: incamerare quindici punti». di
Giuseppe Dimito21
novembre 2005

Taranto aspetta il
Potenza
Marino recupera gli acciaccati ma Bevo resta ai
box
Buone notizie dall'ultimo allenamento settimanale.
Mortari, De Liguori e Manni si sono ieri riaggregati al gruppo
disputando l'intero lavoro atletico (hanno saltato soltanto la
partitella finale) per cui dovrebbero recuperare per il match contro il
Potenza in programma, come è noto, venerdì prossimo con inizio alle
ore 20,45 che sarà trasmesso da Rai Sport Sat. Soltanto Bevo staziona
ancora in infermeria limitandosi a svolgere degli esercizi fisici in
palestra. Ricorda il centrocampista: «La distorsione avvenne a
Gallipoli, nel primo tempo, su quel terreno molto duro. Probabilmente
commisi l'errore di restare in campo e di non chiedere immediatamente la
sostituzione. Uscii, infatti, soltanto a pochi minuti dal termine. Ci
temevo troppo a giocare contro la capolista e, soprattutto, ad offrire
il mio personale contributo alla conquista di un risultato positivo. Ora
sono qui a soffrire le pene dell'inferno perchè vorrei rientrare il più
presto possibile». Marino ha tesaurizzato la sosta imposta dal
campionato per limare la preparazione atletica e per provare ancora una
volta gli schemi da mettere in campo alla ripresa del campionato.
Calendario alla mano mancano cinque turni al giro di boa. Questi i
restanti impegni dei rossoblù. Venerdì prossimo ospiteranno il Potenza
allo «Iacovone» (sarà l'anticipo della 13.a giornata).
Successivamente faranno visita alla Pro Vasto (4 dicembre), riceveranno
l'outsider Rende (11 dicembre), affronteranno a domicilio il Rieti (18
dicembre) e dopo soli tre giorni chiuderanno il 2005 in casa con il
Viterbo. Se Deflorio e compagni dovessero riuscire a fare il «pieno»
in casa, a vincere almeno un incontro esterno ed a pareggiare l'altro,
incasellerebbero 13 punti che, aggiunti agli attuali 18, consentirebbero
loro di girare la boa a quota 31 e di rientrare, verosimilmente, nella
zona playout. Oggi la comitiva resterà a riposo. La preparazione
riprenderà domani. Martedì sera, in notturna, è prevista la
partitella contro la formazione Berretti che dovrà fornire a mister
Marino le indicazioni più precise circa la formazione da schierare nel
derby contro il Potenza. di Giuseppe Dimito20
novembre 2005

De Florio come Riganò
7 gol in 12 gare
Il barese sulle tracce del bomber siciliano
Prima sosta stagionale per il campionato di serie C2
(l'altra, festività natalizie a parte, è prevista all'inizio di
marzo). Dopo 12 turni, in pratica un terzo di stagione, si può già
stilare un primo bilancio. Il Taranto ha iniziato il torneo in perfetta
media inglese raccogliendo due successi casalinghi (2-1 sul Melfi e 1-0
sull'Igea) e due pari in trasferta (1-1 sul terreno del Cisco e 0-0 a
Lamezia), poi alla quinta giornata è arrivato il primo «stop» con la
sconfitta a Giugliano per 1-0. Nelle prime 3 gare Raimondo Marino ha
sempre schierato lo stesso «undici» formato da: Gentili, Micallo,
Manni, Bevo, Caccavale, Pastore, Catania, Mortari, Deflorio, De
Leonardis e Gambino, poi alla quarta giornata debuttava dal primo minuto
Silvestri (fuori De Leonardis), quindi nel turno successivo Martinelli e
Campanile subentravano al posto di Micallo e Gambino. In seguito,
diversi infortuni (di Bevo, Micallo e Mortari) e qualche squalifica
hanno costretto il tecnico a schierare sempre una squadra diversa. Anche
a causa di questo turn-over forzato il rendimento dei rossoblù è sceso
notevolmente e i tre punti raccolti negli ultimi 4 turni (sconfitta a
Marcianise per 2-0 e poi tre pari di fila, 0-0 a Gallipoli, 0-0 in casa
contro il Latina ed infine il 3-3 a Nocera), hanno portato, in questo
momento, la squadra fuori dalla zona playoff. Quasi tutti i componenti
la rosa rossoblù hanno giocato dal primo minuto, tranne Mignogna, per
scelta tecnica, e Corallo, Pierri e Passiatore per diversi motivi. In
totale sono 21 i rossoblù scesi in campo; cinque quelli sempre
utilizzati nelle prime 12 giornate: Catania, Deflorio, Gentili,
Caccavale e Pastore, con gli ultimi tre sempre in campo per complessivi
1.080 minuti giocati. Sette le reti stagionali realizzate da Andrea
Deflorio con due doppiette all'attivo (in Taranto-Modica 4-1 e
Nocerina-Taranto 3-3). Negli ultimi 50 anni solo un attaccante rossoblù
ha fatto meglio del bomber di Noicattaro dopo 12 giornate: Christian
Riganò nel campionato di C1 2001-02 con 9 gol (una la doppietta
realizzata). Sempre a quota sette marcature troviamo Piero Caputo e
Sossio Aruta (una doppietta) nel Campionato Nazionale Dilettanti
1994-95, ed andando più indietro l'indimenticabile Erasmo Iacovone nel
campionato di serie B 1977-78. di Franco
Valdevies20
novembre 2005

Disciplinare condanna
Pieroni
La Commissione Disciplinare, riunitasi ieri a Milano, ha
condannato Ermanno Pieroni e Vincenzo D'Ambrosio, ex amministratori
dell'Ancona, società poi fallita, alla preclusione a tempo
indeterminato di cui all'articolo 21 commi 2 e 3 delle norme
organizzative interne della Figc.
Prosciolti, invece, Giovanni Rossini e Giovanni De Vita, anche loro ex
amministratori dell'Ancona. Per quanto concerne, la posizione del
fallimento dell'Ancona Calcio SpA chiamata a rispondere, nella persona
del curatore fallimentare, «a titolo di
responsabilità diretta ed oggettiva per le violazioni ascrivibili al
proprio presidente e ai propri dirigenti ex art 2 comma 4 codice di
giustizia sportiva», la Commissione, «atteso
il provvedimento di cui al C.U. 91/A del 26/08/2004 con cui il
Presidente Federale deliberava la revoca dell'affiliazione della società
stessa ed in considerazione del fatto che la società, quindi, non
risulta più essere un soggetto dell'Ordinamento Federale, ritiene che
la medesima non possa essere chiamata a rispondere dei propri
comportamenti dinanzi agli Organi di Giustizia Sportiva, così come già
analogamente deciso nei confronti del Venezia Calcio S.r.l. 1907
nell'ambito del procedimento disciplinare di cui al C.U. n. 10 del
27/7/2005 e dichiara, pertanto, il difetto di giurisdizione nei
confronti dell'Ancona Calcio Spa».20
novembre 2005
Pieroni precluso, non
può fare il dirigente
Deve appendere la 24 ore di direttore sportivo al chiodo
Pieroni. Forse sempre, almeno fino a quando non saranno definiti i
procedimenti penali a suo carico. La commissione disciplinare, in merito
al fallimento dell’Ancona calcio, ha prosciolto Giovanni Rossini e
Giovanni De Vita, e ha deciso per la preclusione a tempo indeterminato
per Ermanno Pieroni e Vincenzo D’Ambrosio. La Disciplinare non ha
preso alcuna decisione sull'Ancona Calcio spa per “difetto di
giurisdizione” dato che la società non è più un soggetto
dell’ordinamento federale e quindi non può essere giudicata dagli
organi di giustizia sportiva. All’ex patron della società biancorossa
precipitata nel crac resta il tentativo di salvataggio in calcio
d’angolo con il ricorso alla Caf, la commissione d’appello federale.
In caso di verdetto sfavorevole, dovrà svestire la casacca di ds
dell’Arezzo, e tornare nuovamente lontano da quel mondo del calcio nel
quale era riuscito a rimettere piede dopo le disavventure giudiziarie.
Il cartellino rosso è motivato dalla gravità delle imputazioni che
gravano sul gruppone di Pieroni, e durerà fino a quando resteranno
pendenti i giudizi sulla sua presunta responsabilità a proposito del
fallimento dell’Ancona Calcio.20
novembre 2005

Gallipoli già super
Cosa c'è dietro i miracoli targati Barba:
dall'Eccellenza all'ipoteca sulla C1. È la più forte anche rispetto
agli altri gironi
Quando il presidente del Gallipoli, Vincenzo Barba,
prese le redini del Gallipoli disse che lo avrebbe portato in Serie B. E
qualcuno storceva il naso davanti a queste affermazioni. A distanza di
soli tre anni la formazione gallipolina è passata dal campionato
regionale di Eccellenza a quello di C2 e le promesse del patron
gallipolino stanno diventando realtà perché quest'anno domina il
girone C con ben 29 punti e già 7 di vantaggio sulle dirette
inseguitrici ipotecando così il passaggio in C1. «Sto
inseguendo un progetto», dice sempre il patron Barba, «che
vuole veder riportare la Gallipoli calcistica e il Salento tutto ai
vertici del calcio nazionale e se intorno a questo progetto riusciremo
ad essere in tanti allora il sogno diventerà realtà. I campionati
vinti lo si devono alla bravura ed alla capacità dei miei collaboratori
che riescono a costruire un organico di primo livello e trovare sempre
un allenatore dalle indubbie qualità tecniche e morali. Poi con
l'apporto dei nostri tifosi che sono meravigliosi il raggiungimento di
certi traguardi diventa più facile. Anche quest'anno vogliamo riuscire
a centrare il passaggio in C1 senza soffrire troppo perché non vogliamo
essere comprimari ma sempre primi attori in ogni cosa che facciamo».
La formazione gallipolina ha dalla sua un ruolino di marcia veramente
invidiabile. Infatti, alla dodicesima giornata, si deve registrare una
sola sconfitta (a Lamezia 1-0) e due pareggi, mentre i successi sono
nove per un totale di ben 29 punti che fanno del Gallipoli la squadra
che ha totalizzato più punti tra i tre gironi della C2. L'attacco
giallorosso guidato da Nacho Castillo, che con 9 reti è capocannoniere
del girone, è il secondo dei tre gironi dopo quello del Melfi, mentre
la difesa con sole 4 reti subite è invece la prima difesa di tutta la
serie C2. La squadra delle meraviglie è stata costruito con sagacia dal
direttore sportivo Danilo Pagni che nella passata stagione ha costruito
il Gallipoli che è passato dalla Serie D alla C2 a suon di primati.
«Abbiamo costruito questa squadra a luglio», dice il
direttore sportivo gallipolino, «e i risultati
confermano la bontà del nostro lavoro perché credo che non saremo tra
gli attori principali del mercato di gennaio. La rosa infatti è formata
da giocatori di categoria e molto esperti, ma annovera anche calciatori
che hanno voglia di riscatto ed altri che invece sono esordienti.
Abbiamo puntato poi su un allenatore come mister Gaetano Auteri che
conosce molto bene la categoria e si è preso la responsabilità di
costruire la squadra su un 3-4-3 che poche squadre applicano a livello
nazionale. Siamo consapevoli che ci saranno delle difficoltà nel corso
del campionato perché oramai quando arriviamo sui terreni avversari
tutti ci tengono a fare il massimo per poter essere quelli che hanno
fermato la capolista. Non dobbiamo cullarci sul vantaggio che abbiamo
sulle dirette inseguitrici perché sette punti pochi e il campionato è
ancora lungo». L'artefice principale del Gallipoli capolista
è sicuramente mister Gaetano Auteri che già tanto bene aveva fatto a
Martina. Dice: «La forza di questa squadra sta
nel gruppo che si è amalgamato alla perfezione anche grazie all'ottimo
rapporto che ha con il presidente Vincenzo Barba che oltre al rapporto
professionale predilige quello umano e questo dà la giusta carica ai
ragazzi ed anche all'allenatore per fare sempre di più e meglio. Anche
l'ambiente ci gratifica e ci fa stare sempre concentrati per dare sempre
di più per non deludere l'entusiasmo che sentiamo venire dalla gente.
L'organico poi è eccellente perché prima di tutto abbiamo con noi
giocatori esperti che conoscono bene la categoria e poi abbiamo anche
dei giovani dalle indubbie qualità. Indipendentemente dallo schema di
gioco, la nostra caratteristica principale è la nostra mentalità
vincente perché cerchiamo sempre i tre punti senza concedere molto ai
nostri avversari». di Roberto
Cataldi
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