Venti anni di inciviltà
da stadio Ventiquattro anni prima di Marc Zoro, c'era Francois
Zahoui. Che come Zoro era ivoriano e fu, nella lontana stagione 1981/82,
il primo calciatore africano a rompere la barriera razziale del
campionato italiano. Lo prelevò dalla Stella Club di Abidjan, il
presidentissimo dell'Ascoli, Costantino Rozzi. L'Italia aveva da poco
riaperto le frontiere della serie A agli stranieri e Rozzi, per
provocare i colleghi più ricchi che inseguivano già Falcao e Platini,
ingaggiò lo sconosciuto attaccante di Treichville pagandolo poco più
di venti milioni, «la dimostrazione -
spiegò il padre padrone bianconero - di come
l'Ascoli non possa permettersi gli stranieri, se non quelli da due lire».
Zahoui fu presentato dai dirigenti marchigiani come il «nostro negretto
dal grande futuro» e i tifosi locali lo ribattezzarono subito Zigulì
in onore di una caramella in voga in quegli anni. Il ragazzo, 20 anni,
giocò appena 11 partite in due stagioni. Dopodiché fu ceduto in
Francia, pare per 100 milioni, grazie ai buoni uffici del papà di
Platini. E passarono altri 10 anni prima che un altro giocatore africano
si affacciasse di nuovo nel nostro campionato. La storia di Zahoui, con
i suoi risvolti di razzismo casereccio, è emblematica perché segna un
punto di svolta nella nascita della xenofobia da stadio. Prima di lui
infatti, complice il fascismo e la prolungata chiusura del mercato
estero decisa dalla Federazione per salvaguardare la nazionale, i tifosi
italiani avevano conosciuto pochi calciatori di colore. Il primo era
stato nel 1947 il meticcio uruguagio Luis Roberto La Paz, mezzala
ambidestra del Napoli. Poi all'inizio degli anni sessanta erano arrivati
brasiliani e peruviani che avevano sperimentato sì forme di pregiudizio
razziale ma quasi mai sul campo (come la vicenda sentimentale del
brasiliano del Milan, Germano de Sales, con la contessina Giovanna
Augusta).
Ovazione per Mancini Manuel Mancini non è più il nome nuovo. Perché ha già
smesso di essere una sorpresa e comincia pure a non essere più nemmeno
una rivelazione. Si è preso un posto nel Taranto, entrando in silenzio,
scalando quanto c'era da scalare. Cominciando in prova, assaggiando i
seggiolini della tribuna e le sedie della panchina, finendo in campo.
Titolare, adesso quasi inamovibile. Mancini è un centrocampista
completo quasi a dispetto dei ventidue anni che ha. Mescola tanta
quantità, visibile dalla vasta porzione di campo che copre correndo
senza sosta, a buona qualità, evidente nella leggerezza e nell'astuzia
dei colpi.
Col Rende la diretta di
Rai Sat Alla ripresa degli allenamenti in vista della trasferta di Vasto, tutti gli occhi erano puntati sulla caviglia sinistra di Andrea Deflorio, che ieri si è sottoposto all'esame ecografico: si attende l'esito, da cui dipendono i tempi di recupero. Al momento c'è un po' di pessimismo nell'ambiente sanitario rossoblù, ma fortunatamente domenica è ancora lontana. Erano assenti Martinelli (in permesso) e Pastore (fastidio al retto femorale). I due dovrebbero essere tuttavia presenti oggi alla doppia seduta. Il giudice sportivo ha squalificato, come previsto, Maurizio Caccavale per un turno; ma ha altresì "stoppato" i vastesi Prosperi e Cacciaglia. Gambino e Micallo sono andati in diffida. La tegola è venuta dall'ammeda di tremila euro comminata per uso da parte dei tifosi di materiale pirotecnico (i fumogeni accesi prima dell'inizio della gara con il Potenza sia in curva che in gradinata) e lo scoppio di un petardo. La società jonica non ha per niente digerito l'entità della sanzione pecuniaria per cui presenterà ricorso per ottenere una sostanziale riduzione. Una buona notizia giunge dalla redazione di Rai Sat. Aderendo alll'invito rivolto dal Taranto a Lega calcio ed alla stessa Rai, la gara Taranto-Rende, in programma l'11 dicembre venturo, è stata anticipata al 9 e sarà irradiata dalla rete satellitare Rai Sport Sat con inizio alle ore 20,45. In questo modo viene "recuperata" la diretta di Taranto-Potenza, saltata per lo sciopero dei tecnici Rai pugliesi. Nell'attesa del match contro i calabresi allenati dall'ex trainer della Pro Vasto, Silipo, bisogna concentrarsi sulla gara di domenica prossima che non si preannuncia per niente facile dal momento che la compagine di casa milita nella zona centrale della classifica. La Pro Vasto, per la verità, sembra avere attitudini esterne. Infatti sul proprio terreno ha ottenuto finora 5 soli punti dei 16 in carniere, frutto di una vittoria (con il Latina cinque turni fa), due pareggi (Nocerina e Viterbo) e ben tre sconfitte (Rende, Gallipoli ed Andria nell'ultima gara interna). Ha segnato due soli gol e ne ha incassati quattro (non molti). In porta milita Marconato, in predicato quest'estate di vestire la maglia tarantina, mentre in difesa c'è l'ex Di Meo. Nelle fila rossoblù ci sono due ex della squadra abruzzese, Campanile e Bruno. In panchina... siede l'ex diesse Luca Evangelisti. I tifosi rossoblù sperano di festeggiare domenica la prima vittoria stagionale esterna, ma non sarà facile anche perché il terreno dei padroni di casa, di questi tempi, risulta spesso pesante per la rigida temperatura e le frequenti precipitazioni piovose. di Giuseppe Dimito
Protagonisti controcorrente Protagonisti. Di una
domenica completamente nuova, di una domenica senza sbavature, di una
domenica che sembra messa apposta per dare certezze.
Ora serve equilibrio Nel calcio niente è davvero quello che sembra. Ma ci sono vittorie che lasciano il segno. E partite simili ad un'ecografia: fanno vedere tutto. La forma della squadra e il senso del gioco, la bellezza della fatica e la perfezione dei movimenti. I contorni, le curve, le geometrie, gli spigoli: tutto si vede. Ci sono partite che, guardate col cannocchiale della speranza, anticipano il futuro. Contengono già le risposte alle domande che verranno. Partite di un'evidenza assoluta. Partite che descrivono minuziosamente. Partite che raccontano sapientemente. E dopo averle viste e comprese, si rivelano per quelle che in realtà sono: lezioni. Taranto-Potenza è stata una partita-lezione. Una partita dalla quale trarre utili insegnamenti e istruttive indicazioni. Perché può averci mostrato la definitiva dimensione della forza della squadra (il Taranto) e la rassicurante affidabilità dell'uomo che la guida (Marino). Il Taranto è una squadra competitiva: lo è sempre stata, anche nei passaggi a vuoto, anche quando i risultati non sono venuti. Bastava questa competitività di fondo, da tutti riconosciuta, a non farla scivolare nella pancia oscura della classifica. Marino è un allenatore credibile, che non si limita a gestire l'ovvio, ma cerca caparbiamente la diversità: quella che ti fa giocare meglio e ti fa vincere le partite. La diversità dell'impianto e degli schemi. La diversità delle intuizioni e delle scelte coraggiose. Questo Taranto, finanziato da Blasi, costruito da Evangelisti e ispirato da Galigani, appartiene a Marino più di quanto si possa pensare. E più diventa di Marino, incarnandone i gusti estetici e gli slanci mistici, più diventa maturo, consapevole, cosciente. C'è una scena-simbolo della partita col Potenza: l'abbraccio tra Marino e Di Domenico al momento della sostituzione. C'è una solidità etica in quell'abbraccio, un patto fra uomini. È l'abbraccio che cancella le critiche e azzera i malintesi. Marino che dà a Di Domenico (la fiducia a tempo pieno) e di Domenico che dà a Marino (un gol e una prova persuasiva). Prima della partita con il Potenza questo scambio alla pari non era possibile. Non ne esistevano le premesse tecniche, tattiche e fisiche. Ma lo sapevano solo Marino e Di Domenico. E, infatti, si stavano aspettando. Ecco perché abbiamo difeso Marino quando sembrava la cosa più facile criticare Marino. Ecco perché abbiamo distinto, in tempi in cui le potenzialità del Taranto catturavano giudizi unanimi, tra ricchezza d'organico (quello rossoblù ricco lo è) e completezza d'organico (quello rossoblù completo non lo è ancora). Ecco perché non abbiamo mai smesso di pensare che il Taranto (ripulito e ritoccato) possa servire a Marino. E che Marino (aiutato a realizzarsi) possa tornare utile al Taranto. Non va interrotto questa comunione d'intenti. Non va boicottato questo progressivo processo di simbiosi. Sarebbe un autogol clamoroso cercare altrove quello che forse abbiamo già in casa. Lo diciamo al Taranto dove, al di là delle dichiarazioni nette del presidente Blasi, stava forse attecchendo il grande dubbio sulle reali capacità del tecnico. E lo ricordiamo a Taranto: alla piazza che da troppo tempo aspetta la definitiva resurrezione e nella trepidante attesa qualche volta eccede. Si lascia andare: a comportamenti sleali, a intimidazioni di infimo livello e a sguaiatezze verbali. Passando disinvoltamente dalla deferenza assoluta alla critica più strampalata. Calma ed equilibrio: fossero disponibili sul mercato, li acquisteremmo subito. di Lorenzo D'Alò
Il riscatto è doppio Raimondo Marino dopo la partita è scappato senza
passare dalla sala stampa.
«Dovevo andare via in fretta»: la
giustificazione regge, perché era una necessità vera. E' l'antipatica
prassi del microfono sotto la doccia che ha reso la questione antipatica
suo malgrado. Marino, cioè, non ha parlato. Ma non per tutti. Parla il
giorno dopo, però. Con l'abituale disponibilità. Di una partita vinta
senza possibilità di replica: «Sono
completamente soddisfatto: della prestazione e del risultato».
Fabio Di Domenico adesso sorride. «Ma
io non sono mai stato triste». Un gol, per un attaccante, è
molto. A volte condiziona anche il giudizio, riuscendo pure a far
valutare il sacrificio e il lavoro oscuro. Portando, cioè, alla luce
quanto facilmente viene sottovalutato. Un gol forse è tutto,
soprattutto in una domenica così. E soprattutto quando chiude le
polemiche e zittisce le contestazioni.
Deflorio rischia di non
farcela Deflorio rischia di saltare la trasferta di Vasto. La notizia del giorno è questa: e non è una buona notizia. Il capitano, uscito malconcio al 20' del primo tempo del derby con il Potenza, ieri si è svegliato con la caviglia sinistra ancora dolente (e un po' gonfia). Oggi sarà visitato dal dott. Guido Petrocelli il quale molto probabilmente gli prescriverà un esame ecografico: «L'intervento del difensore lucano è stato davvero duro: la caviglia è rimasta sotto e, quindi, si è girata. Al momento non riesco neppure a mettere il piede a terra per cui nutro qualche dubbio di guarire a stretto giro di posta». Un quarto d'ora prima di uscire ha pennellato quella stupenda palla, su punizione, che ha praticamente chiuso il match. «Il tocco di Pastore ha ingannato il portiere che si attendeva il pallone verso il palo libero come si dice in gergo. Infatti, durante la corsa, gli ho visto compiere il mezzo passo verso quella direzione. A quel punto ho pensato bene di incrociare la palla verso l'angolo opposto: non poteva arrivarci». E' stato un gol importante. «Diciamo che ha chiuso praticamente il derby. Non era facile rialzarsi ed organizzarsi dopo quell'uno-due micidiale. E così è stato». State attraversando un momento fecondo. La riprova è il ritrovato aggancio al quinto posto. «Le vittorie servono per acquisire maggiore fiducia nei propri mezzi, far crescere l'entusiasmo all'interno del gruppo e per coinvolgere l'intera tifoseria nel nostro progetto che prevede l'ingresso in C1». Al giro di boa ci sono altre quattro partite, equamente distribuite fra interne ed esterne. Il presidente Blasi vuole dodici punti. «Meglio non stressare il gruppo. Il presidente è il primo tifoso della squadra per cui, chiaramente, pretende il massimo. Io dico che bisogna concentrarsi sul singolo impegno man mano che si presenta ed incasellare quanti più punti è possibile. Ora c'è la Pro Vasto che staziona nei quartieri centrali della classifica per cui è in grado di dar fastidio a chiunque. Se saremo capaci di esprimerci fuori casa con la stessa determinazione mostrata con il Potenza, potremo avere delle buone chanches di strappare i tre punti». Nelle dichiarazioni post-partita mister Marino ha svelato: quando la squadra segue le mie direttive, va bene e vince. «Il mister intendeva lanciare il seguente messaggio: quando scendiamo in campo, ciascuno di noi deve mettersi al servizio del collettivo». Oggi riprende la preparazione. Alla possibile defezione di Deflorio, si aggiunge la certa assenza di Caccavale che, nel pomeriggio, sarà squalificato. Domani Silvestri dovrà comparire dinanzi al Gui (giudice ultima istanza) per la famosa questione-furosemide. Al suo fianco ci saranno l'avv. Canetti e l'avv. Bonavina, inviato dall'assocalciatori. Si punta all'assoluzione come sentenziò la Disciplinare. di Giuseppe Dimito Soldi per il Taranto? Il deputato Alfredo Biondi ha promosso una proposta di legge che vuole "tutelare le società sportive storiche sostenendone l'attività quale patrimonio culturale, sociale e sportivo per il Paese". In pratica, i sodalizi fondati almeno settant'anni fa (in riva allo ionio 101 anni fa ndT) sarebbero iscritti in un albo che aprirebbe le porte a contributi per la realizzazione di pubblicazioni, mostre, convegni e celebrazioni. Fra i benefici contemplati dalla proposta del vicepresidente della Camera dei Deputati, anche fondi per la messa a norma delle attrezzature connesse all'attività sociale. Insomma, arriveranno soldi, per la gioia di più di una società di calcio.
Il Taranto vince e
diverte A volte basta brillare un po'. E poi vivere della
propria evidente superiorità. A volte non serve tanto: il Taranto fa il
giusto e si prende tutto. Fa in fretta: ci mette cinque minuti a
sistemare il Potenza, ne utilizza venti per picchiare tatticamente
l'avversario, impiega un tempo per marcare il territorio e finisce con
una vittoria impossibile da discutere. In un attimo il Taranto esce da
dove si era cacciato: vede la luce del gioco in fondo ad un tunnel
rischioso, trova la vittoria dopo quattro turni a vuoto, mette d'accordo
anche le anime mugugnanti. E, soprattutto, entra laddove deve stare: in
zona playoff, due giornate dopo l'inaspettata esclusione.
Il Taranto si prende il
derby Bellezza ed efficacia (primo tempo). Gestione e praticità (ripresa). Il Taranto si prende il derby. Se lo prende subito e non lo molla più. Due gol all'inizio. Anzi, prima. Prima che la partita cominci, tutto è già compiuto. Dopo 34" (trentaquattro secondi) segna Di Domenico. Dopo 5' (cinque minuti) raddoppia Deflorio. Due morsi e via. Due morsi avidi e furtivi. Derby devitalizzato. Vince il Taranto, uscendo ufficialmente dal periodo arido: risultato pieno dopo tre pareggi consecutivi. E si riabilita Marino agli occhi di una critica un po' strabica e di una piazza un po' diffidente. Vince, bloccando sul nascere, stati d'ansia e stati d'agitazione. La squadra risponde ancora ai comandi: questo dice la partita. Perde il Potenza. Perde perché è poca cosa. Si tratta, adesso, di stabilire se questa sua pochezza sia organica (probabile) oppure occasionale (possibile). Esiste, però, una terza ipotesi. Può darsi, infatti, che questa pochezza (di gioco, di spessore, di idee) sia indotta. Provocata dal Taranto: dalla sua partenza stordente, dalla sua manovra avvolgente, dalla sua trama ariosa. Dal suo stare comodamente in partita, senza accusare cali di tensione, né momenti di stanchezza. Dal suo essere squadra: non solo impianto, non tanto modulo. Ma avendo della squadra l'anima, che non è una reazione biochimica. È essenza di movimenti, di intese e di sguardi. È equilibrio stabile. È combinazione dinamica. Fusione di più Taranto: concreto e barocco, umile e calcolatore, fantasioso e risoluto. Tante versioni, tutte confluenti in una prova esatta. Di un'esattezza rara, perché priva di sbavature, senza il filo di un'imperfezione, senza l'ombra di una macchia. Per vincere il Taranto usa il gioco e muove i giocatori. Sono felici le scelte di Marino, che conferma Larosa davanti alla difesa e ridà fiducia a Di Domenico davanti a tutti (a conferire profondità, a prendere calci, a far salire la squadra). Di Domenico ripaga subito, andando a segno al primissimo affondo. Il suo gol, dopo appena 34", ha la forza del tornado, che arriva e si porta via tutto. Cancella un panorama e ne scolpisce un altro. Succede prestissimo: penetrazione laterale di Micallo, taglio in prossimità del limite dell'area, pallone a Di Domenico, che esplode il destro. Un tiro secco sul quale Iuliano cerca invano d'opporsi. La sorpresa del Potenza, colpito a freddo, diventa incredula rassegnazione al 5'. Punizione dal limite: Deflorio tocca il pallone, Pastore lo ferma, Deflorio lo schiaffeggia, frustandolo con gli adduttori. Traiettoria morbida, Iuliano nuovamente battuto. Dopo i gol c'è la partita. Il Taranto (4-3-1-2) scivola in porta con naturalezza. La manovra, stavolta, non registra scompensi. C'è sviluppo laterale, intanto. E c'è non solo perché salgono gli esterni (Micallo a destra, Manni a sinistra), ma anche perché eseguono quanto provato in settimana i due interni (Mortari a destra, De Liguori a sinistra). Tra le linee è ineccepibile il lavoro di Mancini, che cuce gioco in zona alta, fornendo un contributo tecnico e dinamico di straordinaria efficacia. Deflorio, dopo un sinistro a volo di Mancini e un tiro di poco fuori di De Liguori, si fa male alla caviglia sinistra. Resiste qualche minuto, poi esce. A rimpiazzarlo è Catania (20'). Il Taranto comanda il derby. Ce l'ha in pugno e ne fa sempre un buon uso. Una punizione insidiosa di Pastore, un tocco di Mancini ad anticipare il portiere, un colpo di testa di Larosa, un'accelerazione di Micallo: cronaca che certifica la supremazia della squadra di Marino. Il Potenza (4-3-1-2) è, invece, inutilmente falloso. E comunque incapace di organizzare un benché minimo accenno di reazione. Nell'intervallo Porta ridisegna il Potenza. Cambia uomini e assetto, passando al 4-4-2 (fase di non possesso) e transitando attraverso il 4-2-3-1 (fase di possesso). Niente, però, muta realmente. C'è solo un tiro di Morello (primo e unico dei potentini) sul quale è pronta la respinta di Gentili (16'). Il Taranto si dedica ad una oculata attività di controllo. Fa girare il pallone, cercando lo spazio dove visualizzare la manovra. Catania e Gambino (subentrato a Di Domenico) banalizzano azioni di rimessa che meriterebbero un'altra sorte. Marino, dalla panchina, ordina l'ultima sostituzione (Bruno per l'acciaccato Mortari). Mentre bruciano placidamente i minuti finali. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò GENTILI sv - Senza
voto perché praticamente inoperoso. Una sola parata, un paio di comode
uscite.
Vittoria storica Il Taranto torna al successo dopo quasi un mese e mezzo. I rossoblù dopo aver superato per 4-1 il Modica il 16 ottobre scorso, nelle successive quattro gare avevano raccolto solo tre pareggi (prima la sconfitta a Marcianise per 2-0, poi 0-0 a Gallipoli, quindi 0-0 allo «Iacovone» contro il Latina, infine 3-3 a Nocera). I rossoblù superando il Potenza ottengono la quinta vittoria in sei confronti casalinghi (gli altri successi interni: per 2-1 sul Melfi, 1-0 sull'Igea, 2-0 contro l'Andria, infine il già citato 4-1 al Modica). Questi tre punti riportano nuovamente il Taranto in zona playoff. Il successo tarantino è maturato con due reti segnate nei primi quattro minuti e mezzo; i rossoblù sono andati a segno dopo 34 secondi con Di Domenico, poi il raddoppio dopo 4 minuti e 28 secondi con Deflorio. Nella passata stagione la rete più veloce degli ionici era stata realizzata il 26 marzo 2005 da Pupita al 2' minuto di Taranto-Rosetana 2-0 (lo stesso attaccante aveva poi firmato la rete del 2-0). Per trovare invece un gol nel primo minuto di gioco bisogna andare al 21 aprile 2002, in serie C1, a Taranto-Nocerina 3-1 con la rete di Bennardo. Per Fabio Di Domenico secondo gol stagionale (era già andato a segno contro il Modica realizzando il momentaneo 3-1); per l' attaccante otto le presenze stagionali, tre da titolare (va detto che finora non ha mai giocato una gara per intero). Ottava rete per Andrea Deflorio; il capitano rossoblù «viaggia» in questo torneo con una rete ogni 133 minuti di gioco. In 13 turni di campionato Deflorio ha segnato già un gol in più rispetto a tutto il campionato scorso quando con la Reggiana in serie C1 aveva messo a segno 7 reti in 33 partite. Dopo 63 anni il Taranto torna a battere in casa il Potenza; l'ultimo successo risaliva al 29 novembre 1942: 7-0 allo «Stadio del Littorio» (denominato «Valentino Mazzola» nel dopoguerra) con la tripletta di Surra (in gol al 36', 41' e 83'), una doppietta di Lipizer (45' e 53') e le reti di Jachsetich (54') e Molinari (84'). Quel successo era stato il sesto di fila ottenuto dai rossoblù contro i lucani, poi erano arrivati tre pareggi in serie C: 1-1 il 28 gennaio 1962, 0-0 il 9 dicembre 1962 e 1-1 il 13 ottobre 1968. Nelle ultime due sfide si era invece imposto il Potenza, per 3-1 il 25 gennaio 1998 nel Campionato nazionale Dilettanti, poi per 1-0 lo scorso anno in serie C2 il 28 novembre 2004. di Franco Valdevies
«Il Taranto ha
meritato. Noi no» E' durata solo cinque minuti la partita del Potenza allo Iacovone di Taranto. L'uno- due della formazione ionica (Di Domenico dopo appena 40 secondi di gioco e De Florio quattro minuti più tardi) ha messo in ginocchio i rossoblù lucani che si sono dimostrati incapaci (fisicamente e mentalmente) di produrre una qualsiasi reazione nei restanti 85 minuti di gioco. Un Potenza assolutamente deludente: distratto in difesa, poco lucido nella zona mediana del campo, inconsistente in attacco. Insomma una squadra trasformata rispetto a quella pimpante e concentrata vista in campo solo quindici giorni fa contro il Melfi. «Quando si perde in questo modo - ha ammesso con estrema sincerità Stefano Bianconi - bisogna avere il coraggio di riconoscere i meriti degli avversari. Oggi il Taranto è stato superiore ed ha vinto giustamente». Cinque minuti, trecento secondi, tanto è bastato al Taranto per perforare la fragile difesa rossoblù. «I due gol in avvio - ha continuato il forte centrale difensivo - ci hanno tagliato le gambe, condizionando il resto del match. E' chiaro che noi possiamo fare meglio ma oggi il Taranto è stato superiore». Bianconi non vede alcun legame tra quanto è accaduto in questi giorni (questione stipendi, allenamenti a singhiozzo causa neve) e lo scivolone sul terreno pugliese. «Inutile attaccarci a queste scuse. In campo certe situazioni si dimenticano. L'unica cosa da fare è assumersi le proprie responsabilità». Difficile capire i motivi di questo passo (doppio) indietro, sta di fatto che il Potenza si ritrova con un solo punto di vantaggio sulla zona play out. «Difficile fare commenti dopo una sconfitta del genere - ha spiegato l'attaccante Zirafa. Difficile dire dove finiscono i nostri demeriti ed iniziano i meriti del Taranto. E' chiaro che l'uno- due iniziale ci ha penalizzati. Fuori casa non è facile per nessuno recuperare il doppio svantaggio. Il Taranto poi è stato molto abile a gestire la partita. Non è il caso comunque di cercare giustificazioni, sarebbe stupido. La questione stipendi? Quando le cose vanno male si cerca sempre di trovare il pelo nell'uovo. Io credo che la verità stia nel mezzo». di Sandro Maiorella
I due allenatori
commentano la partita Mister Marino ha dribblato... la sala stampa. Un impegno personale lo ha costretto ad andar via subito dopo il fischio finale del bravo Stefanini di Livorno. Rintracciato al telefonino ha rilasciato solo qualche flash: «Abbiamo disputato una buona partita meritando pienamente la vittoria. Quando la squadra applica gli schemi che proviamo ripetutamente in settimana, i risultati giungono. È stata una settimana difficile. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini e che hanno avuto fiducia nel mio lavoro». Sul derby è intervenuto il presidente Blasi: «La nostra vittoria non fa una grinza. Abbiamo profuso grinta, determinazione e cattiveria agonistica: sono queste le armi per vincere le partite. Se riusciremo a metterle in campo anche in trasferta, risaliremo di parecchio la classifica. L'esser riusciti a rientrare nella zona playoff ci lusinga, ma non ci deve accontentare. Nell'ultimo poker di gare che ci separano dal giro di boa, voglio dodici punti. L'obiettivo è alla portata dei miei. Marino? Sarà il nostro allenatore fino a giugno. Dico questo perché qualcuno, in settimana, è stato scorretto con lui (giovedì pomeriggio un ristretto numero di tifosi lo ha contestato all'interno dello stadio, n.d.r.)». Mister Porta, dal canto suo, non accampa scuse: «Abbiamo totalmente fallito l'appoccio alla partita. La doppietta incassata nei primi cinque minuti dell'incontro, ne è la riprova. Purtroppo non è la prima volta che accade. Non dimenticate che ho fra le mani una squadra giovane. Non sono pochi gli '84 e gli '85 presenti nella lista che consegniamo all'arbitro. Le assenze di due uomini-guida come Russo e Maisto, il non aver avuto la possibilità di allenarci al «Viviani» ed il notevole tasso tecnico del Taranto le altre cause di questa sconfitta». di Giuseppe Dimito
Taranto, la lezione di Marino L'abbraccio con Di Domenico l'aveva forse sognato nelle ultime notti senza sonno. Un abbraccio liberatorio, quasi purificatore. Raimondo Marino sapeva di poter scacciare qualche incubo, ma sapeva anche che a farlo potevano essere solo i suoi ragazzi, facendo ruzzolare in porta più palloni possibili. Ma il dopo partita non regala certe confessioni. Semmai silenzi, quelli "fragorosi", guarda un po', di mister Marino rotti da qualche frase sbocconcellata via radiomobile: «Ringrazio il presidente Blasi e tutti coloro i quali mi sono stati vicino in questa settimana difficile. In particolare il massaggiatore e il magazziniere accanto a me durante l'aggressione verbale subìta giovedì scorso. La prestazione dei ragazzi è stata soddisfacente, quando realizzano sul campo il lavoro preparato in settimana mostrano tutto il loro valore». Stop. Più dell'onore delle armi ai suoi detrattori, Marino, non offre. Recita da vincitore, quasi, magnanimo ora che ha rotto l'assedio lungo la sua "Fortezza Bastiani" e quel "Deserto dei Tartari" che qualcuno gli prospettava appare una pianura felice. L'airone, non più (per sua ammissione) triste, spicca il volo e lascia parlare il geometrico 2-0 al Potenza. E chi non ci sta, amen. A parlare, anzi a scagliar parole come sassi, è il presidente Blasi: «Marino resterà fino a giugno. E chi ancora ha qualche dubbio se lo levi dalla testa. A Di Domenico aveva detto: sarà il tuo giorno. Chi li contesta è...», e lascia cadere nel vuoto uno spezzone ardente di parola, mentre gli fa da controcanto un muto direttore Galigani, volto da sfinge e occhi taglienti. «Marino - ha spiegato Blasi - è persona corretta e determinata, fa giocare la squadra e quando i ragazzi sono in forma e fanno bene il loro lavoro i risultati si vedono. Perciò, prima di parlare, qualcuno dovrebbe contare fino a trenta». Il presidente, ai silenzi, ci aveva abituati ultimamente. Il suo ritorno è stato un vero e proprio j'accuse, verso chi semina ombre e sospetti: «Dei critici a buon mercato non mi fido. È facile parlare male quando i risultati non ci sono. Qui c'è gente che vuol distruggere quello che costruiamo. Non è un fatto di oggi. È una tara storica. Un anno fa - ha ricordato Blasi - si parlava del fallimento. Oggi che la parola è tornata al calcio giocato, non avendo appigli, ci si è aggrappati alla qualità del gioco, al mister che deve andar via e ad altri ragionamenti strampalati. Occorreva una risposta adeguata. Eccola». Il Taranto di ieri sembrava seguire la scia dei pensieri e delle parole di Blasi: gioco ben confezionato, occasioni da gol, squadra messa in campo con intelligenza e con intelligenza guidata da Deflorio, Mancini, Larosa, solo per citare tre che hanno fatto la differenza in campo. Con quel pizzico di rabbia da tradurre, secondo il desiderio del presidente, in 15 punti da conquistare nella striscia di cinque match: «Giocheremo due gare fuori casa e dobbiamo recuperare ciò che abbiamo perso - ha spiegato il patron - occorre quindi un supplemento d'anima e un supplemento di rabbia. A partire da Vasto». Confermando gli acquisti a gennaio: «Rinforzeremo la squadra, ma non voglio polemiche su chi resta e chi va via. Il nostro programma triennale prevedeva la salvezza il primo anno e la promozione in C/1 il secondo. Vedrete: a giugno disputeremo i play off». Dire di un contagioso "ottimismo" del presidente appare rischioso. Certo, il suo ritorno in plancia di comando è servito a galvanizzare, vincere, placare le polemiche. Quel suo abbraccio a mister Marino, uscendo dal campo dopo la sostituzione, Fabio Di Domenico non l'aveva studiato. Lava via colpe altrui: «Marino fa le scelte, decide chi va in campo, ma come uomo non si discute. Con lui ho un grandissimo rapporto. In certi frangenti mi è stato vicino». Calore ripagato anche da Micallo: «Marino ha preparato la partita benissimo perché ha sublimato la rabbia che ci portavamo dietro da Nocera, da quell'occasione persa». Già, la rabbia. E l'orgoglio, quello di Mancini. Passo da numero 10, vero, in fase di rifinitura e polmoni da mediano per vedere l'effetto che fa, quando i piedi buoni sanno anche correre: «Se ho superato alcune difficoltà e sono qui lo devo ai compagni che mi sono stati vicino». La lezione di Marino è anche questo. di Fulvio Colucci
C'è tensione Il diverbio tra Raimondo Marino e alcuni tifosi in coda
all'allenamento di giovedì è una spia accesa: c'è tensione intorno al
Taranto. Ce n'è molta di più di quello che sembra se è capace di
resistere ad una sosta e presentarsi con dieci giorni di ritardo. La
partita con il Potenza, a questo punto, acquisisce importanza maggiore,
oltre quella che già aveva: sembra essere diventato un bivio reale,
crocevia della stagione. Sembra, cioè, di essere di fronte alla partita
che deciderà come il Taranto andrà avanti, qual è il suo stato di
salute e se i problemi che hanno generato la lunga frenata (quattro
domeniche senza vittorie, solo tre pareggi raccolti) sono superati.
Taranto, ultimi dubbi
per Marino Clima apparentemente sereno in casa tarantina alla vigilia del derby contro il Potenza. Il penultimo allenamento settimanale ha consegnato a mister Marino una rosa concentrata e fermamente decisa ad acciuffare quella vittoria che manca dal 16 ottobre scorso (4-1 rifilato al Modica). Il trainer jonico non ha voluto svelare la formazione che scenderà inizialmente in campo dichiarando apertamente che l'annuncerà direttamente agli interessati alle ore 13 di domani mattina. I dubbi che lo assillerebbero sarebbero due: il ruolo di centrocampista davanti alla difesa e quello di attaccante da affiancare a Deflorio. A centrocampo Bevo, pur essendo finalmente guarito dalla distorsione alla caviglia rimediata a Gallipoli, non è apparso prontissimo al rientro (ha saltato diversi allenamenti per cui la condizione atletica ne ha risentito). Oltretutto Larosa, a Nocera, ha fatto bene per cui meriterebbe la conferma. La circostanza che la gara si disputerà allo «Iacovone», potrebbe convincere Marino a mandarlo in campo. Per l'attacco, Marino sembra indeciso se ridare fiducia a Di Domenico oppure schierare Catania. «Tutto dipenderà dall'impostazione che darò alla fase offensiva», ha confermato ieri sera il mister rossoblù. Di Domenico, per caratteristiche tecniche e fisiche, potrebbe costituire un punto di riferimento per i compagni ma anche per gli avversari. Mentre Catania è più propenso a dare agilità e velocità al gioco d'attacco, ma non presenza stabile al centro dell'area di rigore avversaria. In definitiva la formazione per il derby potrebbe essere la seguente: Gentili in porta; Micallo, Caccavale, Pastore e Manni in difesa; Mortari, Larosa o Bevo in mezzo; Mancini trequartista; Deflorio e Di Domenico o Catania in avanti. Stamane rifinitura e partenza per il ritiro. di Giuseppe Dimito
Colletto: «Il
Potenza non sfigurerà» Il match di domani pomeriggio contro il Potenza in programma allo Iacovone, rappresenta un crocevia importante per il Taranto, chiamato a fornire incoraggianti risposte dopo il magro bottino di punti racimolato nelle ultime quattro apparizioni stagionali. I rossoblù punteranno alla quinta vittoria casalinga stagionale, fondamentale per non perdere ulteriore terreno dalle battistrada. Di contro ci sarà un Potenza in cerca di riscatto e di un'affermazione di prestigio dopo l'altalenante avvio di stagione che, considerando i proclami precampionato, è stato ben al di sotto delle aspettative della società. Nell'undici titolare che il tecnico potentino Antonio Porta schiererà allo Iacovone, ci sarà sicuramente Domenico Colletto, che torna a Taranto da ex, dopo aver militato nelle fila degli ionici nelle stagioni 2000-01, conclusa con la promozione in C1, e 2001-02, coincisa con un grave infortunio al ginocchio per il laterale difensivo che ne minò il rendimento: «Torno a Taranto con piacere, visto che con quella maglia ho conquistato una promozione in C1 insieme ad un gruppo straordinario - ha dichiarato - anche se purtroppo il ricordo più forte che ho è quello relativo all'infortunio al ginocchio dal quale pensavo di non riprendermi più. Anzi, colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente il dottor Volpe per avermi rimesso in sesto ed avermi consentito di ritornare a giocare». Intanto, però, domani ci sarà una gara delicata da giocare, e Colletto, questa volta sarà tra gli avversari del Taranto: «A parte l'emozione che proverò all'ingresso in campo, penso che sia io che i miei compagni penseremo unicamente a fare risultato. Mi aspetto una partita maschia, ma sostanzialmente corretta. Per noi - ha proseguito - sarà fondamentale offrire una prova convincente, anche se in tutta franchezza, nonostante i proclami di inizio stagione, credo che la classifica rispecchi fedelmente le potenzialità della mia squadra». Il tecnico tarantino, Raimondo Marino, in virtù dell'annullamento della diretta televisiva ed il conseguente spostamento della gara a domani ha potuto svuotare un'infermeria che nelle ultime settimane era sovraffollata, potendo così contare su una rosa più ampia. Lo stesso discorso non vale invece per i lucani, che anzi recriminano per non aver avuto la possibilità di disputare il match con un vetrina prestigiosa come RaiSportSat: «Mi dispiace sinceramente molto - ha puntualizzato Colletto - perché a tutti noi la diretta Tv avrebbe dato degli ulteriori stimoli per far bene. Nonostante questo, e nonostante l'organico a disposizione di Marino, mi sento di poter affermare che non sfigureremo di fronte al Taranto, che insieme alla Cisco Roma, escludendo ovviamente il Gallipoli, considero la compagine con maggiori probabilità di salire di categoria attraverso i play-off». di Alfredo Ghionna Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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