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Silvestri, un anno di stop
Doping: la Caf ribalta le sentenze della Disciplinare. Oltre al centrocampista del Taranto, squalificati anche gli ex Sergi, Signorile e Uzzi (quattro anni)

Il caso-doping si chiude nella maniera più dolorosa, beffarda persino: Sirio Silvestri squalificato per un anno assieme agli ex compagni di squadra Michele Sergi e Nicola Signorile, William Uzzi, medico sociale all'epoca dei fatti, fuori per quattro anni. 
E' stata la Caf a ribaltare i verdetti della Commissione Disciplinare: il 26 agosto Silvestri e Sergi (acquistato successivamente dal Vittoria) erano stati addirittura prosciolti ed avevano potuto tornare in campo; Signorile era stato fermato fino al 26 ottobre, Uzzi per un anno. 
Nessuno immaginava un simile cambiamento di rotta: tutto si attendevano l'ennesima assoluzione: la sentenza della Commissione d'Appello Federale sembrava quasi una formalità. Non era così. Purtroppo. 
Le tappe della vicenda 
L'incubo era cominciato in primavera, mentre il Taranto rincorreva faticosamente la salvezza. 
Silvestri e Sergi erano risultati positivi al furosemide (sostanza vietata perchè “mascherante”, ovvero utile a cancellare nelle urine le tracce delle varie sostanze dopanti) dopo Taranto-Igea Virtus del 17 aprile: nella gara casalinga successiva l'amaro bis, con Signorile implicato (la partita era Taranto-Rende, storia del 24 aprile scorso). Era stato il dottor Uzzi a somministrare il Lasix, un diuretico contenente furosemide ai Sergi e Silvestri, giocatori sorteggiati per l'esame antidoping: i giocatori, ha sempre affermato il medico, lamentavano forti dolori alla vescica e non riuscivano a “liberarsi”. Da qui l'esigenza di affidarsi al Lasix: decisione presa in buona fede, come affermato successivamente dalla Commissione Disciplinare. 
I giudici, infatti, nella sentenza di primo grado, hanno riconosciuto l'insussistenza dell'intento di “mascherare” sostanze proibite. “Buona fede” suffragata anche dal comportamento di Uzzi, che chiese subito ai commissari antidoping presenti allo stadio di verbalizzare la somministrazione della sostanza. 
Diverso era risultato il caso di Signorile, che aveva assunto il Lasix su consiglio di un collaboratore della società e senza il parere preventivo di Uzzi. Differenza pagata con sei mesi di squalifica. 
Ma la Caf non ha creduto all'innocenza dei rossoblu, ed ha accolto interamente le richieste della Procura antidoping del Coni (che aveva fatto immediatamente ricorso contro le decisioni della Disciplinare). 
Silvestri incredulo 
Sirio Silvestri non era pronto all'appuntamento con il destino avverso. Era convinto di aver sconfitto la sfortuna, era certo di concludere, una volta per tutte, la pagina più nera della sua carriera. 
Aveva raggiunto Roma, addirittura, per assistere al dibattimento: come se presagisse qualcosa di negativo. 
Ha appreso la decisione della Caf dalla voce del legale che lo ha assistito in questi mesi, l'avvocato Umberto Canetti. E gli è crollato il mondo addosso. 
Al telefono, durante il ritorno dalla Capitale, il giocatore si sfoga. Non riesce a crederci, lancia accuse, nutre sospetti. 
«Non è stata fatta giustizia, questo è certo. E' la prima cosa che mi viene in mente. Era già tutto deciso, è questa la verità. C'era troppa tranquillità nell'atteggiamento dei procuratori del Coni, erano sicuri di ottenere la nostra squalifica. E' una decisione “politica”, probabilmente avevano bisogno di una sentenza esemplare. I giudici, di certo, non hanno applicato i regolamenti». Silvestri parla velocemente, la delusione accelera i pensieri. «Avrei fatto meglio a non venire a Roma, ho visto movimenti strani, tante cose che non mi sono piaciute. A caldo, non riesco a pensare ad altro. Credetemi, non ho parole, mi sento male al solo pensiero di dover restare fermo per un anno (fino a giugno, in realtà, parte della squalifica è stata già scontata durante il periodo di sospensione cautelare, ndc)». 
Nel momento del dolore c'è un unico motivo di consolazione: «Ho ricevuto la solidarietà del tecnico Marino, della società, dei compagni di squadra. neanche loro ci credevano, pensavano ad uno scherzo. Purtroppo, è tutto vero». Resta un'altra carta da giocare. «Faremo ricorso al Tar del Lazio. Ma ormai non credo più a niente». 
Scosso anche il direttore generale del Taranto, Vittorio Galigani. «Non riusciamo a capire il perchè di questa decisione. La Disciplinare aveva interpretato la vicenda nel modo giusto. Ora speriamo nel Tar». L'ultima speranza. di Leo Spalluto30 settembre 2005

Doping, stangata della Caf sul Taranto

Clamoroso! La Caf, ieri, ha ribaltato la decisione della Disciplinare in merito alla famosa questione della «furosemide» squalificando Silvestri, Sergi e Signorile per un anno ciascuno ed infliggendo ben quattro anni di inibizione al dott. William Uzzi, all'epoca dei fatti medico sociale rossoblù. La sentenza della Corte Suprema calcistica è giunta come un fulmine a ciel sereno. Nessuno si attendeva il "ribaltone". Riepiloghiamo i fatti. Il 20 maggio scorso giunse un fax nella sede del Taranto in cui Sergi e Silvestri venivano sospesi a scopo cautelativo per essere stati trovati positivi alla furosemide, che è un diuretico presente all'interno del Lasix, al termine della gara Taranto-Igea Virtus del 17 aprile 2005. I due non giocarono la prima gara di playout contro il Ragusa del 29 maggio scorso (vinta dagli jonici per 2-1). Il 2 giugno scorso giunse in società un secondo fax nel quale veniva sospeso, sempre a titolo cautelativo, Signorile per il medesimo fatto. La gara oggetto della verifica era Rende-Taranto del 24 aprile scorso. Il portiere, pertanto, non partecipò alla partita di ritorno dei playout a Ragusa del 5 giugno scorso, vinta per 2-0. Il medico sociale, dott. Uzzi non fu sospeso dalla Procura federale Antidoping. Lo fece il Taranto con un comunicato-stampa. Il motivo della sospensione dei tre calciatori è legata alla circostanza che il lasix è un farmaco inserito nella lista dei "proibiti" perché potrebbe coprire, in linea ipotetica, l'eventuale assunzione di prodotti non consentiti. Sergi, Silvestri ed il dott. Uzzi vennero immediatamente convocati a Roma in Procura Antidoping dinanzi all'avv. Spinelli che diresse e coordinò le indagini. I tre calciatori ammisero l'assunzione del farmaco, ma contestarono il dolo e la colpa dichiarando di averlo preso perché stavano male (non riuscivano ad urinare ed avevano ingerito due litri d'acqua a testa) ed, in ogni caso, dietro prescrizione del dott. Uzzi. Quest'ultimo avallò la tesi dei giocatori dichiarando che il suo intervento era stato dettato da motivi strettamente terapeutici. Disse a tal proposito: «Sono intervenuto da medico». A confortare la tesi dell'ex sanitario rossoblù c'è la circostanza che, nel verbale delle operazioni antidoping di entrambe le gare, venne fatta esplicita menzione della prescrizione del Lasix ai calciatori interessati da parte di Uzzi, che sottoscrisse l'annotazione. Dunque l'intera questione si svolse sotto la luce del sole. Il primo processo si celebrò dinanzi alla Disciplinare il 26 agosto scorso, ossia ben tre mesi dopo la prima sospensione. Sergi e Silvestri furono assolti per non aver commesso il fatto. Signorile venne condannato a quattro mesi per un cavillo giudiziale, mentre Uzzi venne inibito per un solo anno. La Procura Antidoping fece ricorso alla Caf. Il verdetto di quest'ultima è storia recente. La sentenza pesa come un macigno. Anche perché fra qualche giorno il Taranto sarà chiamato a difendersi dalle stesse accuse per responsabilità oggettiva. Bisognerà fare salti mortali per convincere prima la Disciplinare e, poi, la Caf della propria innocenza. Uzzi: «Che dire? È incredibile ascoltare un simile verdetto. La Taranto Sport non ci è stata vicina durante l'intero iter. La Juventus, invece, lo fece, e tantissimo pure, allorché il proprio medico Agricola venne messo sotto inchiesta». Sergi, Silvestri e Signorile sono andati a Roma. Per tutti parla Silvestri: «Non abbiamo parole. Siamo amareggiati. Sentenza assurda. Avevamo provato la nostra innocenza. Perché ribaltare la sacrosanta decisione della Disciplinare? Mi verrebbe voglia di abbandonare il calcio. Ma poi penso alla famiglia, alle bambine, ai compagni di squadra. Ricorreremo al Tar del Lazio ed al Consiglio di Stato. Siamo innocenti. Lo possiamo gridare al mondo intero». Giuseppe Dimito30 settembre 2005

Micallo e Bruno titolari
Panchina per l'attaccante Di Domenico

Saranno due i ritocchi predisposti da mister Marino per il derby casalingo con l'Andria in programma dopodomani. In difesa farà il suo rientro Micallo che ha smaltito il malanno che lo ha costretto al forfait di Giugliano; in mezzo dovrebbe giocare dall'inizio Bruno al posto di Bevo che, a detta del trainer, non dovrebbe farcela al pari di Di Domenico. Il resto non dovrebbe subire variazioni. In campo, pertanto, dovrebbero andarci: Gentili in porta; Micallo, Pastore, Caccavale e Manni in difesa; Mortari, Bruno e Deleonardis in mezzo; Campanile rifinitore, Deflorio e Catania di punta. L'allenamento di ieri ha mostrato un Taranto tonico e voglioso di riscattare l'ultimo ko. Non si è allenato Silvestri (in permesso per motivi familiari, ma ancora ignaro della squalifica pesante per doping), a parte hanno girato Di Domenico, Bevo e Deleonardis. Nel primo tempo della partitella contro i babies rossoblù è scesa in campo la formazione che dovrebbe giocare domenica, ad eccezione di Mancini, schierato al posto di Deleonardis. Nei 42' di gioco sono stati segnati due gol: Catania e Deflorio sono stati i realizzatori. Micallo ha spinto parecchio sulla fascia, Manni un po' meno. Mortari deve sveltire ancora di più l'azione, mentre Campanile deve trovare la giusta posizione dietro le due punte. È piaciuto Mancini. Nella ripresa, invece, spazio alle seconde linee fra cui Martinelli, Capone, Malagnino, De Liguori (salterà l'ultima domenica per squalifica), Mignogna, Gambino e Corallo. Nei 39' sono stati segnati sei gol: Malagnino, Mignogna, Corallo (tripletta), Gambino. In evidenza Corallo, ma il giocatore non è ancora (sotto il profilo federale) del Taranto per cui bisognerà attendere il visto d'esecutività dalla Lega. Bene anche Mignogna e Malagnino, Gambino ha ricevuto alcuni fischi da parte del pubblico. Il ragazzo appare un tantino demoralizzato per cui bisogna prima recuperarlo psicologicamente e, poi, rimandarlo in campo. A fine allenamento Marino ha svelato un brutto retroscena: «Alcuni tifosi sono stati poco garbati nei miei confronti. Mi hanno accusato di...averli mandati a quel paese a Giugliano. La cosa non è assolutamente vera per cui non riesco a capire un simile atteggiamento». Subito dopo è ritornato sulla sconfitta in terra campana: «Nel primo tempo siamo andati a cozzare contro il "muro" dei locali. La cosa migliore sarebbe stata quella di aggirare l'ostacolo lungo le due fasce laterali. All'inizio di ripresa avevamo cominciato a giocare come sappiamo tant'è che i risultati si sono ampiamente visti. Nel momento nostro migliore, grazie anche ad un rimpallo involontario sull'arbitro, è venuto il gol della sconfitta. Nei quindici minuti finali abbiamo tentato di rimettere il risultato a posto, ma non ci siamo riusciti perché, giocando con una punta in più e con soli tre difensori, abbiamo perso un po' la nostra identità tecnico-tattica». Oggi è prevista un'altra udienza sulla vertenza-Passiatiore. Ma il giocatore è stato integrato. di Giuseppe Dimito30 settembre 2005

«Il Taranto deve pagare le spese ordinarie» 

«La società Taranto Sport deve accollarsi le spese ordinarie per la gestione dello stadio "Erasmo Iacovone"». L'avvocato Filiberto Morelli, dirigente comunale per l'area amministrativa della direzione Patrimonio, non ha dubbi. «La società sportiva rossoblù, infatti, deve provvedere direttamente al pagamento di tutte le somme relative alle utenze per la fornitura di acqua, energia elettrica e per le linee telefoniche, alla pulizia della struttura ed alla relativa vigilanza. Deve accollarsi queste spese. Da dirigente comunale, infatti, non posso - prosegue Morelli - creare delle iniquità, violare le legge e soprattutto correre il rischio di essere perseguito dalla Corte dei conti». Il giorno dopo l'incontro tra il Comune di Taranto ed il club di via Umbria, la convenzione che deve (necessariamente) regolamentare l'utilizzo dell'impianto sportivo comunale resta ancora sospesa. In calce, infatti, alla bozza consegnata l'altra sera non c'è ancora la firma del presidente Blasi. «Il presidente del club ionico e il direttore generale, Vittorio Galigani, da noi sempre convocati per partecipare alle varie riunioni, non hanno inteso sottoscrivere la convenzione. L'amministrazione comunale spera fortemente che, entro le prossima settimana, questa vicenda si concluda positivamente. Vogliamo evitare che ci siano contrapposizioni di carattere giudiziario». Per quel che riguarda, invece, i lavori da realizzare allo "Iacovone", sempre Filiberto Morelli ha garantito che «realizzeremo gli interventi previsti, nel pieno rispetto della norma transitoria prevista dal decreto Pisanu sulla sicurezza negli stadi. Ovvero, entro sei mesi. Il settore Lavori pubblici sta concludendo tutta la fase progettuale. Ma, sia chiaro, la convenzione va firmata. Il Comune, soprattutto in questo clima di austerity, non può sopportare spese che, peraltro, non sono di sua competenza». di F. Venere30 settembre 2005

Iacovone, è gelo tra Comune e Taranto

Arriva la proposta di convenzione, ma la “questione stadio” appare ancora ben lontana da una soluzione. Ed in merito alla gestione dello Iacovone è ormai un clima di freddezza quello che sembra accompagnare i rapporti tra il Comune e la Taranto Sport. Palazzo di Città ha infatti spedito via fax al club di via Umbria l’attesissimo schema di convenzione che dovrebbe regolare i rapporti tra Amministrazione comunale e società sportiva riguardo alla gestione dell’ex “Salinella”. In via Umbria, però, le clausole dettate dall’amministrazione sono state accolte con grande perplessità. Nessuna reazione ufficiale filtra dalla Taranto Sport, ma di certo il documento non sembra andare incontro alle esigenze del sodalizio calcistico rossoblu. Nel testo redatto dal Comune si fa infatti riferimento ad una “concessione in uso non esclusivo” (in tal senso c’è anche un pronunciamento del Tar) della durata di cinque anni. Al Taranto spetterebbero gli oneri per quanto riguarda luce, gas, acqua, telefono, spese per le pulizie e per la manutenzione di tutto l’impianto, compresi il fossato ed il tabellone luminoso. Ma anche, anzi soprattutto, quelle relative alla guardiania ed alla custodia dello Iacovone. Servizi che farebbero lievitare i costi a carico del sodalizio di Luigi Blasi. Sul punto è girandola di cifre, di certo le spese sfonderebbero il tetto di 100.000 euro annui. Una previsione, peraltro, giudicata oltremodo ottimistica dai consulenti rossoblu. Fatto sta che proprio la società sportiva dovrebbe occuparsi della gestione tout court dell’impianto di proprietà comunale. Fermo restando l’obbligo, per la Taranto Sport, di mettere a disposizione lo stadio in caso di manifestazioni o iniziative anche non sportive, secondo modalità da concordare volta per volta. Una linea, quella del Comune, che rischia di far arrivare al muro contro muro i vertici amministrativi e quelli del club calcistico, con conseguenze tutte da decifrare. Ed in questo senso, con una nota stampa diffusa nella serata di ieri, il presidente del Taranto Luigi Blasi ha voluto rafforzare la sua posizione, dribblando infelici interpretazioni del suo pensiero. Di certo Blasi sua sponte non intende far giocare la squadra lontano dallo Iacovone. Resta da vedere come verrà risolto il nodo convenzione. di Giovanni Di Meo29 settembre 2005

Il calcio europeo torna a credere alle favole 
Impazza la rivincita delle "piccole", dalla Scozia alla Spagna sottosopra molte classifiche. Gli Hearts sfidano Glasgow, Celta e Getafe guidano la Liga, il Charlton è secondo e combatte il razzismo. Piccole storie di resistenza

E' difficile trovare qualcosa di positivo nel calcio d'oggi. L'estate che ci siamo appena messi alle spalle ha regalato ai tifosi italiani le ultime pugnalate: il caso-Genoa, il clamoroso passaggio gratuito del portiere Abbiati dal Milan alla Juve e la legge Pisanu, ultima frontiera del controllo e della repressione negli stadi. Ma non solo: abbiamo visto come governa il potere e quale fine fanno coloro che al potere stesso si subordano malvolentieri. Zeman, per le sue battaglie contro il sistema-calcio si è trovato senza squadra; Miccoli, uno degli ultimi geni (sregolati) del calcio odierno, per le sue coraggiose dichiarazioni anti-Juve (società che detiene il suo cartellino) fatte lo scorso anno, anziché realizzare il suo piccolo sogno modello-Lucarelli, di giocare a Lecce, nel suo Salento, si è ritrovato in Portogallo. Colpirne uno per educarne cento, questo deve essere stato l'input che ha mosso i grandi burattinai del calcio. Insomma, difficile amare questo sport come un tempo. Eppure anche all'interno del calcio esistono piccole storie di «resistenza». Quella che per prima balza agli occhi in questo inizio di stagione è l'exploit, seppur momentaneo, di alcune piccole squadre nei vari campionati europei, da quello italiano alla Premiership inglese, da quello scozzese, alla Liga spagnola. In Italia, dopo 5 giornate, troviamo al terzo posto in classifica il sorprendente Livorno. Una squadra che, proprio come lo scorso anno, è stata costruita col budget più basso dell'intera serie A, ha uno staff dirigenziale ridotto all'osso e per precisa scelta del presidente Spinelli risparmia l'impossibile. Con ogni probabilità, già dopo le prossime due partite (in trasferta contro Fiorentina e Inter), tornerà ad occupare un'onesta posizione di centroclassifica. Ma intanto è lì e fa notizia. E come il Livorno sta sorprendendo il Chievo di Pillon, allenatore preparatissimo e pesantemente in credito con la fortuna. Ma più di improbabili alchimie tattiche, il segreto dei veronesi sembra essere stato quello di confermare l'ossatura dell'anno precedente dando spazio ai giovani (come il nigeriano Obinna).
In Inghilterra, dopo appena 7 giornate, il Chelsea sembra avere già in mano il campionato. Manchester United, Arsenal e Liverpool, le uniche rivali credibili del club di Abramovich, sono già pesantemente distaccate. Insomma, nessuno sembra in grado di contrastare lo strapotere del Chelski. Dietro alla capolista, però, c'è una serie di squadre che contro ogni pronostico stanno facendo faville. E così, al secondo posto, troviamo il Charlton Athletic, una squadra appena discreta messa in piedi da una società-modello, sia a livello manageriale che sotto il profilo dell'impegno sociale. Il club londinese (Charlton è un sobborgo di Greenwich), anziché prodursi in inutili chiacchiere come molti fanno, ha dato vita ad un progetto denominato «Care» (Charlton Athletic Race Equality), finalizzato alla realizzazione di concrete opportunità di integrazione. Tutto è nato dall'omicidio, rimasto impunito, di un giovane barbone di colore, che ha prodotto la determinata reazione della comunità locale. Pochi mesi ed ecco nuove strutture di accoglienza, progetti, manifestazioni, servizi di integrazione sociale e razziale. A «Care» il Charlton ha dato persino la gestione dei servizi dello stadio «The Valley», piccolo gioiello da 25mila posti. Unico vincolo: sviluppare la cultura dell'integrazione razziale anche con la presa in carico di giovani svantaggiati, da cooptare in iniziative artistiche e sportive. Pure i giocatori sono stati coinvolti nell'azione di recupero e gli spettatori, partecipi e coprotagonisti del progetto, sono passati in pochissimi anni da una presenza di poche migliaia al puntuale "tutto esaurito". Una curiosità: tifava Charlton pure il romanziere Italo Svevo, che nel sobborgo londinese tirò su una fabbrica. Scalando la classifica troviamo il Bolton Wanderers, l'ex-grande Tottenham ed il neopromosso West Ham. Il Manchester City è appaiato ai più blasonati cugini dello United e un'altra neopromossa, il Wigan, ha gli stessi punti dell'Arsenal. Ad accomunare queste ed altre piccole società inglesi è una richiesta ben precisa: l'adozione di un tetto salariale per assicurare vera competitività al vertice. Copiare il rugby britannico, che grazie al salary cap è riuscito nell'impresa di riempire sia gli stadi che i palinsesti televisivi.
Un po' più su, in Scozia, rischia di finire il ventennale strapotere di Celtic e Rangers (l'ultima squadra non di Glasgow a vincere il campionato fu l'Aberdeen). La tendenza potrebbe essere interrotta dagli Hearts of Midlothian, primi in classifica a punteggio pieno dopo 8 turni. Gli Hearts, espressione protestante e borghese di Edimburgo (l'altra squadra cittadina, l'Hibernian, è di matrice cattolica ed è tradizionalmente seguita dai ceti più popolari), sono stati recentemente acquistati da Vladimir Romanov, uno dei tanti Abramovich che sta sfornando la Russia post-comunista, ma la squadra, ad inizio stagione, non sembrava certo essere attrezzata per vincere il torneo. Vedremo come andrà a finire.
Ma sorprende ancor di più la situazione in Spagna. Ai primi due posti in classifica non ci sono Real Madrid e Barcellona, ma la neopromossa Celta Vigo e la sconosciuta Getafe, espressione calcistica di un sobborgo di Madrid, una sorta di Chievo. Il Getafe, allenato da un certo Bernd Schuster, si è tolto lo sfizio di vincere tutte e tre le gare esterne disputate finora, compreso il derby con l'Atletico. Non solo: i due pareggi casalinghi ottenuti contro Athletic e Maiorca sono arrivati dopo una gara dominata dall'inizio alla fine (la prima) e con un golazo subito da 45 metri a 3' dalla fine (la seconda).
Alla fine dei rispettivi campionati, probabilmente cambierà tutto e i veri valori, quelli stabiliti dai giochi di potere e dal denaro, saranno ristabiliti. Però è bello credere alla favole e volare con la fantasia, con quel che resta della fantasia che i grandi poteri del calcio hanno rubato ai tifosi di mezzo mondo. di Tommaso Tintori29 settembre 2005

La difesa di Pastore
Deciso il giocatore del Taranto: «Quale involuzione, abbiamo sbagliato un tempo su cinque partite. Ci è mancata l'umiltà, ma queste sconfitte possono fare bene»

Si è travestito da attaccante per regalare l'unica gioia dipinta di gol nelle ultime tre domeniche. Ivano Pastore veste sempre i panni del difensore, anche quando si tratta di placare le prime polemiche e le critiche piovute. La sconfitta di Giugliano sarà anche arrivata inattesa, ma ci sono attenuanti e errori che hanno mosso la prima battuta di arresto.
«Il gruppo sta ormai metabolizzando la prima sconfitta - dice Ivano Pastore - . Ci stiamo interrogando sugli errori commessi e su quello che non ha funzionato». E allora cosa non ha funzionato? «Ci è mancato il giusto approccio e l'adeguata mentalità. Proprio nei momenti difficili, bisogna trovare le energie per riprendere subito la strada giusta».
Il difetto di una componente essenziale nel calcio è stata, per uno dei leader indiscussi dello spogliatoio rossoblu, la causa di una partita svoltasi in modo incompleto.
«Alcuni giocatori devono capire che non basta vestire la maglia rossoblu per intascare i tre punti. Le vittorie non arrivano naturalmente. Ci è mancata l'umiltà, un ingrediente che in una squadra non deve mai mancare. Chissà che questa sconfitta non ci faccia bene».
Alla classifica non ha fatto bene di certo. Qualcuno sussurra che, alla base dell'insuccesso campano, ci sia stata una strisciante involuzione di gioco. Pastore respinge decisamente questa accusa.
«Mi sembra esagerato parlare di involuzione. In cinque gare abbiamo sbagliato quarantacinque minuti. E poi se fossimo regredite sotto l'aspetto del gioco, non avremmo giocato meglio la ripresa che il primo tempo. Il conforto mi deriva dal fatto che in ogni partita abbiamo costruito sempre almeno tre o quattro palle-gol nitide. Prima o poi, con un pizzico di cattiveria, faremo più gol».
Curioso, aprendo l'argomento reti segnate, che proprio la zampata di Pastore stia morendo di solitudine nella distesa degli ultimi 329 minuti giocati. Anche in questo caso, l'ex calciatore del Catanzaro spazza lungo.
«Nel calcio si vuole vedere la metà del bicchiere in base alla convenienza del giudizio da esprimere. Quando incassavamo qualche gol di troppo si è puntato il dito sulla difesa; ora che non realizziamo abbastanza, si parla di attacco in difficoltà. Bisogna rispettare i differenti momenti del calcio. I numeri possono avere un preciso significato, ma aspetterei prima di parlare categoricamente di reparti che non funzionano. Le cifre hanno un senso dopo un po' di mesi, non dopo appena cinque partite».
Domenica c'è il derby contro l'Andria. La temperatura sarà destinata a salire. Rischi di eccessiva pressione? «Il Taranto e i giocatori del Taranto non si devono nascondere. Se una buona parte dei giocatori è scesa di categoria è perchè vuole fare una stagione da protagonista. Con l'Andria si deve vincere, ma non ci toglie il sonno questo pensiero. Se ci sottraessimo alle nostre responsabilità faremmo una brutta figura. Sarebbe un danno d'immagine per noi e nei confronti della società e dei tifosi».
Notiziario
Ieri doppia seduta per il gruppo di Marino. Seduta in palestra e esercizi tattici sul campo. Due sono i giocatori tenuti sotto osservazione: il primo è Vincenzo Bevo che lentamente sta recuperando dall'infortunio alla caviglia patito domenica scorsa a Giugliano. C'è del leggero dolore, ma le percentuali di vederlo in campo contro l'Andria non sono poche. Diverso il discorso per Di Domenico che, smaltito lo stato influenzale, ha lavorato in palestra senza forzare il piede infiammato. Per lui sono minori le possibilità di vederlo in campo nel primo derby pugliese dell'anno. di Luigi Carrieri29 settembre 2005

Taranto, buone notizie per Marino
Convenzione: l'accordo con l'amministrazione è ancora lontano

Continuano le buone notizie per mister Marino nel secondo giorno di preparazione alla sfida con l'Andria Bat in programma domenica prossima. Bevo e Di Domenico hanno ripreso ad allenarsi svuotando in parte l'infermeria rossoblù. L'unico che al momento non sembra recuperabile è Larosa, ex andriese. Sul fronte opposto, ci sono Nicola Di Bitonto, che ha lasciato un buon ricordo, e Terrevoli. Il match di domenica è delicato. Bisogna ritornare a tutti i costi alla vittoria. Un risultato diverso farebbe crescere il malumore della piazza che ha visto scendere la propria squadra al quinto posto e in compagnia della Cisco Roma. Il Taranto deve ritrovare brillantezza nella fase offensiva. Sono queste le «armi» che hanno consentito a Deflorio e compagni di imporre il pari alla coinquilina formazione laziale nel sabato precedente la prima gara di campionato, di superare il Melfi nella «vernice» casalinga e di impattare in Calabria contro il Vigor Lamezia. Nel test infrasettimanale, in programma questo pomeriggio, sarà interessante verificare se il trainer rossoblù si affiderà agli stessi uomini di Giugliano oppure se effettuerà qualche variazione. Micallo dovrebbe ritornare sulla fascia destra difensiva (la sua assenza si è fatta sentire in Campania). Più difficile anticipare la soluzione per il reparto avanzato. Fermo restando l'impiego di Deflorio, da valutare chi lo affiancherà fra Catania, Gambino e Di Domenico (se quest'ultimo sarà utilizzabile). In mezzo, invece, in caso di forfait di Bevo, probabilmente sarà Bruno il prescelto per la sostituzione. Intanto per quanto riguarda la questione convenzione-Iacovone, ieri mattina il direttore generale Vittorio Galigani ha incontrato il dirigente del patrimonio del Comune, l'avv. Filiberto Morelli. Quest'ultimo ha consegnato al dirigente rossoblù le richieste ufficiali dell'ente che rappresenta, per siglare l'accordo. Dette richieste confermano sostanzialmente le precedenti: accollo degli stipendi dei tre dipendenti comunali, la posa in opera della videosorveglianza ed il pagamento di luce, acqua e gas. Galigani mostrerà il documento al presidente Blasi. Allo stato attuale l'accordo è un po' lontano in quanto la Taranto Sport, dopo aver investito nella costruzione della squadra, al momento non è in grado di accollarsi l'intero onere delle spese occorrenti (pari a circa 200mila euro). A tal proposito è giunto ieri sera un comunicato della società in cui viene precisato che «il nostro presidente non è mai stato minimamente sfiorato dall'intenzione di far giocare il Taranto lontano dallo stadio cittadino» (erano corse voci di tenore opposto). La stessa missiva conclude affermando che «Luigi Blasi considera la Taranto Sport un bene della città e proprio in ragione di quanto sopra intende rafforzare il legame con la città stessa e con tutti i suoi tifosi». Infine la Procura federale ha deferito il Taranto per responsabilità oggettiva in merito alla vicenda della furosemide per la quale Sergi e Silvestri furono assolti, Signorile squalificato per 4 mesi ed il dott. Uzzi per un anno. Al massimo il club jonico rischierebbe una forte multa. di Giuseppe Dimito29 settembre 2005

«Non viviamo una crisi ma ora serve riscatto»
L'analisi di Pastore: «Non discuto la tattica del mister»

Il Taranto frena, proprio nel momento in cui ci si attendeva il definitivo salto di qualità. La sconfitta di Giugliano sembra frutto di una involuzione della squadra di Marino, di cui si erano avuti i primi segnali già dopo la faticosa vittoria casalinga sull'Igea. In Campania il Taranto ha confermato di attraversare un momento poco felice, per un collettivo che è apparso fragile, incapace di esprimere le proprie potenzialità. Ad analizzare i motivi dell'attuale appannamento col difensore Ivano Pastore, tra i più continui di questo primo scorcio di stagione. Pastore cosa sta succedendo al Taranto? «Domenica scorsa abbiamo giocato un brutto primo tempo e non possiamo permetterci di regalare mezza partita ai nostri avversari, soprattutto a una squadra organizzata come il Giugliano. Non si può entrare in campo con la convinzione di chiamarsi Taranto e di dover vincere per forza tutte le partite. Bisogna imporsi coi fatti». È stato più bravo il Giugliano o troppo vulnerabile il Taranto? «Non credo sia una questione di vulnerabilità. Abbiamo completamente sbagliato l'approccio alla partita favorendo la squadra di Dellisanti. Noi siamo il Taranto e dobbiamo affrontare gli impegni in maniera diversa». Quindi è un problema mentale e non di natura tecnico-tattica. «Per me si, tra l'altro non mi piace parlare di tattica, perché abbiamo un tecnico che viene pagato per valutare questi aspetti. Qualsiasi modulo voglia applicare mister Marino, noi dobbiamo essere bravi a svilupparlo. Poi credo che la squadra abbia dimostrato in diverse occasioni di saper giocare a calcio». Sembrerà un caso ma da quando De Florio ha rallentato il Taranto si è smarrito. «De Florio è un giocatore importante che da solo è in grado di mettere in crisi le difese. Probabilmente la sua scarsa vena può aver condizionato, inconsciamente, tutta la squadra. Però dobbiamo essere in grado di superare anche queste situazioni». Domenica c'è un banco di prova importante: il derby con l'Andria, da vincere per scansare una eventuale crisi. «Crisi è una parola grossa. Certo, dobbiamo fare bottino pieno per la classifica e per il morale, ma per farlo dovremo dare il massimo. Occorrerà tanta concentrazione e una preparazione scrupolosa. Va curato tutto nei minimi dettagli, senza lasciare nulla al caso». Non sarà facile, comunque avere ragione di un'Andria che come il Taranto esce da una sconfitta. «Dovremo ritrovare la giusta cattiveria agonistica. Conosco diversi giocatori dell'Andria, tutti di categoria. È una formazione competitiva nonostante sia stata costruita in ritardo». di Enrico Sorace29 settembre 2005

La difesa di Marino
Il tecnico del Taranto parla della sconfitta di Giugliano: «Non è vero che ci hanno surclassato, ma abbiamo commesso degli errori». Stadio: chiude mezza curva sud

I giorni dopo una sconfitta si somigliano. Sono sospesi tra l'analisi segreta e i propositi pubblici, tra le parole di circostanza e gli sguardi incrociati dentro mura silenziose. Il Taranto non fa eccezione, nel momento in cui fa ripartire gli allenamenti e riflette sulla partita persa a Giugliano. Riflette in silenzio, senza scossoni. Blasi non entra negli spogliatoi: medita lontano dallo stadio, senza intaccare la squadra. Lascia il compito a Raimondo Marino, tecnico che non ha visto sofferenze dentro la sconfitta: «Continuo a rimanere contento della prestazione: soprattutto del secondo tempo. Nel primo tempo dovevamo giocare di più la palla, invece di attaccare. Abbiamo subito proprio perché attaccavamo, non perché eravamo in difesa». 
Dibattito tecnico ancora aperto. Marino non scorge difficoltà. O forse non lo dice. Preferisce restringere tutto a un dialogo tra sé e la squadra, a parole dette in privato. Eppure il tecnico, come abitudine, qualcosa ha detto, prima di riprendere a sudare: «Ho ripetuto ai ragazzi quello che dico sempre: devono fare quello che sanno fare, devono avere più umiltà». Forse qualcosa si agita dentro: nelle ragioni psicologiche della sconfitta. Blasi aveva detto la sua: «Qualcosa non va: non è questo il Taranto che abbiamo costruito». Evangelisti ha aggiunto altro: «Serve una maggiore personalità». Marino allinea i suoi pensieri a quelli dei dirigenti: «Sono d'accordo tanto con Blasi quanto con Evangelisti, ma la personalità non si compra al mercato: dobbiamo tirarla fuori. Altrimenti andiamo incontro alle critiche. Giuste o ingiuste che siano sappiamo che ci toccano, soprattutto quando ce le meritiamo. La gente ci fa sentire la pressione: siamo a Taranto, lo sapevamo». 
Evitare le critiche vuol dire convincere la gente di un buon progetto e di idee valide. Vuol dire incassare i fischi e, se possibile, evitarli la volta successiva: «Convincere la gente è possibile: dobbiamo giocare come abbiamo fatto fino alla partita con l'Igea Virtus». Ammissione implicita: allora il Taranto di Giugliano non ha giocato bene. Marino si corregge: «E' stata una sconfitta, ci può stare. Se serve a capire che campionato stiamo affrontando può essere persino utile». 
Il punto è che capire vuol dire anche ammettere. Ancora non è stato fatto. Domanda, allora: perché il Taranto ha perso? «Abbiamo fatto degli errori tattici. Li ho fatti anche io: dovevamo giocare di più la palla, spingere meno. Avremmo evitato le loro ripartenze, compresa quello del gol. Perché, insisto, è sul contropiede che il Giugliano ha costruito la propria partita. E se una squadra fa contropiede vuol dire che l'altra attacca». C'è chi ha visto anche altro: «E io non condivido. Non condivido l'analisi di chi dice che siamo stati surclassati: loro sono stati bravi sugli uno contro uno, non sul gioco collettivo. Hanno avuto un allenatore esperto, certo. Un allenatore che ha giocato la sua partita, di fronte al quale mi tolgo il cappello. Ma noi abbiamo forzato troppo le nostre giocate: non avremmo dovuto farlo». Marino, però, non rinnega le scelte. Soddisfatto, dice. Anche dell'idea di schierare un attacco leggero: «Il nostro modulo - spiega il tecnico - prescinde dagli attaccanti leggeri o dagli attaccanti alti, non è su questo che si basa: infatti non siamo stati messi sotto dai nostri avversari, non abbiamo avuto questi patemi di cui sento parlare. Non riusciamo a segnare? Non è un difetto strutturale: si sommano errori nostri e bravura degli avversari, non credo di essere di fronte ad un dramma. In un campionato certe partite ci possono anche stare. Fateci caso: abbiamo giocato bene contro il Lamezia, pareggiando in casa loro e, poi, la Vigor ha vinto contro il Gallipoli». 
Marino ha parlato con i giocatori, ieri. Li ha scrutati, soprattutto: «Li ho visti determinati: abbiamo perso domenica, adesso dobbiamo rialzarci. Del resto non dobbiamo ammazzare il campionato, dobbiamo arrivare ai playoff: non perdiamo di vista il vero obiettivo». Ha parlato Marino, non Blasi. Il presidente, si è detto, forse sente ancora calda la partita. E aspetta un po': «Blasi si sta comportando in modo eccezionale: nemmeno dopo la partita ci ha fatto sentire il suo disappunto. Potrebbe farlo, avrebbe comunque ragione: lui paga, ha il diritto di esternare le sue sensazioni». 
L'allenamento è una parte della giornata, però. Ieri c'è stato anche il sopralluogo della Questura tarantina per la questione della capienza dello stadio. Per ragioni di ordine pubblico verrà chiusa una parte di Curva sud, che sarà così riservata solo ai tifosi ospiti. Oggi, intanto, è previsto un incontro per la convenzione di utilizzo dello stadio. di Fulvio Paglialunga28 settembre 2005

«Serve personalità»
Il diesse Luca Evangelisti analizza la sconfitta del Taranto a Giugliano: «Dobbiamo calarci nella categoria e capire che chiunque cerca il massimo contro di noi»

Luca Evangelisti difficilmente parla a partita fumante. Preferisce aspettare, riflettere, rivedere mentalmente i momenti che hanno deciso. Poi tira le sue somme. Parlando di calcio con attenzione, parlando del Taranto con decisione. Dicendo quello che pensa, magari tenendo in un angolo le parole più scomode. Ma non coprendo tutto con il silenzio. Il direttore sportivo torna sulla sconfitta fresca, sulla partita di Giugliano, finita con il Taranto sotto nel punteggio e nel gioco: «Togliamo il risultato, parliamo della prestazione. Ci sono due parti da analizzare: è vero che abbiamo sofferto nel primo tempo, ma è vero anche che nel secondo tempo avevamo la partita in pugno e, paradossalmente, proprio in quel momento abbiamo perso». Obiezione immediata: il numero di occasioni non restituisce, come somma, la partita. Cioè: il Taranto poteva segnare, ma non ha mai dato l'impressione di governare il gioco: «Ma potevamo ottenere qualcosa di importante, anche con quella porzione di partita in cui abbiamo prodotto tiri in porta. Magari raccogliendo più dei meriti, ma non dimentichiamo che in questo campionato avremo di fronte sempre squadre pronte a dare tutte per passare una domenica da protagoniste». 
La frazione di partita che ha dato al Taranto la possibilità di recriminare non è però sufficiente. E racchiudere l'analisi a quei minuti è riduttivo e, forse, nemmeno utile: «No, la partita non è stata solo quella parte. E' stata un primo tempo di buon calcio del Giugliano, che ci ha messo seriamente in difficoltà, ma anche venticinque minuti in cui abbiamo costruito tanto, finendo per perdere con un gol in contropiede. Ma venticinque minuti, anche, in cui la squadra ha dimostrato che se mette in pratica le parole di Marino può fare male». Evangelisti non lega le ultime due prove. Quindi non sostiene la tesi della timida involuzione: «Non accosto la prestazione di ieri a quella contro l'Igea: in quella occasione abbiamo interpretato la gara nel modo giusto, perché avevamo un avversario chiuso, barricato. Abbiamo atteso il momento e segnato. Quella di Giugliano, invece, è una partita diversa». Che il Taranto ha perso: «Se perdere ci aiuta a crescere va bene, soprattutto in questo periodo. Non dobbiamo nascondere quello che non funziona, nemmeno rifugiandoci nei risultati. Capire dove dobbiamo crescere è importante: anche se ci costa una sconfitta». 
Ecco, quindi, il momento di andare dentro la sconfitta: «Dobbiamo crescere in personalità, soprattutto fuori casa. Io non minimizzo la sconfitta di Giugliano, perché non va minimizzata: va valutata, piuttosto. Deve servirci a migliorare». E' solo una questione mentale? «E' una questione di orgoglio. Dobbiamo averne di più, in questo momento, dobbiamo tirarlo fuori. Siamo il Taranto e dobbiamo giocare da Taranto. Soprattutto perché l'orgoglio, chi ci affronta, lo mette. Se noi non facciamo così in questo campionato è dura. Dobbiamo capirci, analizzarci. Migliorarci». Anche in attacco, magari: la soluzione “leggera” non ha funzionato: «Siamo stati condizionati, perché Di Domenico si è sentito male. Ma io credo che la soluzione non sia andata male, che possa essere anche riproposta». 
Adesso, però, il Taranto deve tirarsi fuori da questo vortice misterioso: deve ritrovarsi, tornando a qualche settimana fa: «Non esageriamo con gli allarmismi, però. E' stata una battuta d'arresto e come tale va presa: se capiamo perché è arrivata può servirci a evitarne altre. C'è tempo, c'è modo per rimediare. Non è il caso di farsi prendere dal terrore: dobbiamo calarci nella categoria, capire che campionato è questo e adattarci. Credo che la svolta può arrivare da qui». di Fulvio Paglialunga27 settembre 2005

Come ritrovare la voglia di stupire
Il Taranto e una sconfitta da decifrare

Adesso c'è solo da capire, evitando di passare da un eccesso all'altro. Se non era vero il bello delle prime uscite (Roma, Melfi), non può essere vero il brutto di domenica scorsa (Giugliano). Ci dev'essere, per forza, un giudizio intermedio: una lettura che faccia da ponte tra l'approccio promettente e l'avanzare esitante. Tra l'esordio speranzoso e la replica impersonale. Tra il Taranto scintillante e il Taranto incespicante. Tra il Taranto che va e il Taranto che non va. Siamo cioè di fronte ad una partita sbagliata o al cospetto di un momento difficile? Questa è la domanda. La risposta non è facile, forse perché non è una. Dentro la sconfitta di Giugliano ci sono tutti i sintomi. Quelli inequivocabili di una partita sbagliata. E quelli, più latenti, del periodo involutivo. Di sbagliato c'è soprattutto un primo tempo indecifrabile: né di attesa, né di contenimento. Un primo tempo vago, in cui il Taranto patisce i tempi e la densità del centrocampo campano. Un centrocampo vitalissimo, che si avvale della laboriosa aggressività dei tre mediani (Cejas, Carloto e Vives) e delle puntuali sovrapposizioni degli esterni di difesa (Flauto e Gaveglia). Cinque uomini dediti ad una tambureggiante opera di demolizione: ora infilando il Taranto lateralmente, ora scoperchiandolo centralmente. È la velocità di manovra del Giugliano a far indietreggiare il Taranto, a farlo barcollare, a farlo dubitare. Ed è l'esattezza dei meccanismi che regolano la squadra campana a rendere improbabile ogni tentativo del Taranto di ipotizzare una partita diversa. Non è vero - come ha invece sostenuto Marino - che il Giugliano ha chiuso gli spazi, impedendo fisicamente al Taranto di dare sfogo alla propria manovra. È vero, semmai, il contrario: il Giugliano, ripartendo con sistematica brutalità, ha cercato di procurarsi quegli spazi, che il Taranto ha negato sino a quando ha potuto. Di sbagliato c'è anche il contributo fornito da alcuni singoli. I dribbling sofferenti di Deflorio, il disorientamento tattico di Catania e la forma precaria di Campanile. Finto tridente che, in certi frangenti, è sembrato distante, quasi assente. Inutile appendice di una squadra, nella circostanza, priva d'identità. Ma le partite non si perdono mai per le deficienze di un uomo solo o per le avarie di un unico reparto. Si perdono perché si preparano male, male si giocano mentalmente alla vigilia e male s'interpretano sul campo. Qui la partita sbagliata diventa la naturale continuazione di un'altra prova poco persuasiva, agganciandosi idealmente alla gara con l'Igea Virtus. Quella però fu una vittoria (all'ultimo respiro) e, nella concitazione gioiosa che segue ogni successo, ci siamo dimenticati - tutti - di discuterla. Di analizzarla compiutamente, andando a fondo, indagando. Perché affanni e impacci affiorarono anche contro l'Igea Virtus. Solo che la vittoria fece scivolare la discussione su altri temi: l'adduttore di Defloiro monopolizzò il dibattito, lasciando inevase le domande poste dalla partita. Per esempio: su una manovra che tende a frantumarsi sulla trequarti e su un modulo che nega giocatori larghi sulla fascia. La partita sbagliata e il momento difficile: la doppia verità di una fase di transito in cui il Taranto ora rischia di smarrirsi. Se non ritrova il miglior Deflorio (costi quel che costi, compresa una salutare fermata ai box). E, soprattutto, se non fa riemergere quella mentalità giocante che ha caratterizzato le prime apparizioni. Quella voglia di stupire, senza perdere equilibrio. di Lorenzo D'Alò27 settembre 2005

«Voglio rivedere il vero Taranto»
E a Firenze il presidente incassa i complimenti di Macalli per i conti in ordine

Missione fiorentina ieri per il presidente Luigi Blasi e per il direttore generale Vittorio Galigani, che hanno partecipato all'assemblea della Lega di serie C. «Viaggio utile e riunione proficua», dice il presidente. «Il Taranto comincia a farsi conoscere. È stata l'occasione giusta per rimarcare la bontà del nostro progetto. Macalli non è più un "nemico" del Taranto. È, anzi, un presidente attento e premuroso. Sta apprezzando il nostro lavoro. Così come l'hanno apprezzato gli ispettori della Covisoc, che ci hanno fatto visita nei giorni scorsi. Mi riferisco ai conti in ordine, alla gestione oculata, al bilancio sano. Al campionato parallelo, quello che non si gioca in campo: qui siamo sicuramente in testa. E ne vado fiero». L'assemblea di Lega ha provveduto ad eleggere due consiglieri di serie C1 e uno di serie C2 (Solone del Montichiari). «Ma abbiamo anche votato la costituzione di una banca della Lega, la Cofidi. Un istituto di credito al quale ogni società potrà rivolgersi. Per la sua costituzione serviva l'adesione di almeno tredici club. Il Taranto ha ovviamente aderito: siamo stati l'undicesima società. Nei prossimi giorni faremo il versamento richiesto: 20mila euro. Ho poi lanciato una mia proposta. Una sorta di invito-provocazione. Ho detto che è perfettamente inutile attendere marzo per scoprire quali sono le società in difficoltà economiche. Meglio predisporre verifiche mensili. Ed ho spiegato la mia proposta: la società paga lo stipendio del mese, poniamo di luglio, ed entro la fine del mese successivo provvede a spedire in Lega i relativi versamenti effettuati e le liberatorie dei calciatori. Per chi non adempie, scatta la penalizzazione». La proposta ha raccolto molti consensi. «Ci sono stati degli applausi. Macalli ha condiviso. Credo proprio che se ne riparlerà alla prossima occasione». Ma c'è un campionato - quello che si gioca regolarmente sul campo - che comincia a preoccupare il presidente Blasi. «No, non sono affatto preoccupato. Abbiamo perso una partita e ora voglio capire perché. Può succedere, lo so. Ma dobbiamo fare in modo che non accada più. C'è stato, forse, un calo di tensione. Qualcosa non sta più girando nella direzione giusta. Ci confronteremo per capire. La situazione resta sotto controllo. Niente drammi. Deprimersi non serve. Ma a cominciare dalla partita con l'Andria voglio rivedere lo stesso spirito e la stessa brillantezza mostrati nelle prime uscite. Quello è il vero Taranto». di Lorenzo D'Alò27 settembre 2005

La storia è in un minuto
Il Taranto esce sconfitto dalla gara di Giugliano. Prima del gol risolutore di Chigou al 28' della ripresa, Deflorio fallisce l'occasione del possibile vantaggio rossoblu

Un minuto è tutto. E' il gol che Deflorio non segna, inciampando su se stesso con la porta vuota e quello che Chigou realizza quando la palla cambia fronte di gioco. E' il Taranto che perde, è il Giugliano che vince. Ma non è nemmeno tutto in quel minuto: ridurre la partita agli episodi che la decidono è omissione di una verità chiara. 
Vince, invece, la squadra che merita: che mostra linee strette e manovre vere, che produce insieme più di quanto potrebbe fare la somma dei singoli. 
Vince il Giugliano: più squadra, più attento, più dentro la partita. Cade (è la prima volta) il Taranto, abbattuto innanzitutto dai propri limiti, incagliato nella personale involuzione, appena percettibile eppure esistente. Perde, cioè, una squadra che entra male nel contesto e che non riesce mai ad appropriarsene: che arretra, smarrendo l'identità e affidandosi a sprazzi che, insieme, possono essere occasione di rimpianto ma che non fanno una partita. Non perde per caso: perde perché deve, perché ha bisogno di capirsi senza rinviare le analisi con punti illusori. 
Punti zero, stavolta: aperta la riflessione. Che non aderisce alla visione di Marino, che forse ha timida sponda nei pensieri di Blasi: il Taranto sta cedendo. Strutturalmente, intanto: gioca a tratti, mai di squadra. Dilata le distanze, corre senza un copione preciso, passa troppo tempo a inseguire contromisure che non trova e nemmeno prova. Come avesse smarrito le istruzioni, disperso il senso del bello che lo aveva portato al buon inizio e alle prime speranze. La differenza tra i rossoblu e una squadra è in quello che si vede dall'altra parte: linee vicine, movimento corale, velocità, calcio che respira. 
Il Giugliano non è un caso, non è un episodio: è organizzazione e gioventù e capacità di trovare l'attimo e il posto per spingere. E' la vivacità degli esterni che crea falle ai lati del Taranto, è la semplicità di organizzare le ripartenze che rende potenziale pericolo per gli altri anche la fase di non possesso. Davanti a questo la banda di Marino si denuda, mostrando gli impacci propri e un calcio eccessivamente fondato sulle individualità. Calcio che diventa estemporaneo nei metri che contano, che trova conferma sin dalle decisioni iniziali: nell'impianto (4-3-1-2) non c'è spazio per Gambino, unico attaccante di posizione, ma ci sono Deflorio e Catania a fare reparto con Campanile alle spalle. Fantasia in teorico eccesso, ma anche evidente assenza di peso. Scelta tattica non premiata, che si somma ad una scelta forzata in difesa (Martinelli al posto di Micallo, influenzato). Non c'è, però, chiarezza nell'interpretazione del modulo: Campanile si stacca dal centrocampo, Bevo finisce per schiacciarsi sulla difesa per reggere l'impeto degli altri, Mortari e Deleonardis finiscono abbandonati. Il Giugliano vive su questo spazio creato per propria arte e altrui disfunzioni: la parità numerica è solo virtuale, perché il 4-3-3 di Dellisanti è rigido nei momenti di ripiego (comunque restano tre punte) e elastico nelle fasi di offesa (i due esterni di difesa salgono e creano superiorità). Non c'è partita, tatticamente, almeno per un tempo. Ci sono insidie che sporcano solo una parte del taccuino e finiscono per esaltare Gentili. Capita al 7' (tira Chigou, il volo del portiere consente di rimediare in angolo), al 12' (ancora Chigou, di testa, manda fuori di poco), al 30' (girata fuori di Coquin dopo uno scambio con Flauto) e al 42' (tiro violento di Vives, gran parata di Gentili). 
Il Taranto è disertore involontario: non riesce a uscire dagli impacci, non riesce a correggersi (Marino prova anche, per un breve periodo a mettere Caccavale a destra per arginare Ciotola), non riesce a tenere il passo dell'avversario. E, quando attacca, si inabissa negli ultimi venti metri, non mostrando movimenti studiati, né tagli preparati: solo inventiva singola, insufficiente contro chi ha una contraerea attenta. 
La squadra di Marino compare nel secondo tempo. Ma sono lampi, momenti fuori contesto: le occasioni non sono seguite da una prova densa, non producono sostanziali modifiche al copione. Né quando Campanile colpisce la traversa (4', pallonetto su servizio di Deflorio) e nemmeno quando Caccavale costringe Gragnaniello al miracolo (18', destro secco su angolo di Mortari). Il Giugliano è in piedi, nonostante le energie disperse prima. In piedi anche perché Dellisanti indovina la mossa: Di Roberto per Coquin (con Ciotola che cambia fascia) è il cambio che ristabilisce equilibrio alle occasioni. Ne restano, cioè, una per parte. Deflorio (27') supera il portiere con una finta su cross basso di Catania, ma al momento del tiro, con la porta senza custode, inciampa e finisce per cadere senza segnare. Coquin, immediatamente dopo, indovina il taglio sul pallone che Vives calcia in area superando Gentili, e di testa accende la festa dei suoi amici. E' il minuto che raccoglie tutto. Anche una sconfitta maturata prima. di Fulvio Paglialunga26 settembre 2005

Marino contesta il ko
L'allenatore del Taranto non condivide il risultato che ha dato ragione al Giugliano e sottolinea con forza le occasioni create dalla propria squadra

«Vittoria del Giugliano meritata? Non direi». 
Raimondo Marino non condivide l'analisi della partita da parte dei giornalisti presenti nella sala stampa dello stadio "De Cristofaro". Il tecnico si concede alla chiacchierata con i cronisti con la delusione dipinta sul volto e la voce arrochita. 
«A mio avviso, il pari sarebbe stato il risultato più giusto - spiega l'allenatore del Taranto - perché, così come il Giugliano, anche noi abbiamo avuto le nostre occasioni da gol, specialmente nella ripresa quando abbiamo anche colpito una traversa. Il portiere del Giugliano è stato severamente impegnato in almeno due occasioni, per non parlare del gol che Deflorio ha mancato a tu per tu davanti all'estremo difensore. Quella era un'azione regolare, ci tengo a dirlo perché ho sentito alcuni che parlavano di fuorigioco. Su quella stessa azione abbiamo subito gol. Certo, il Giugliano è stato molto bravo a concretizzare in gol una delle poche occasioni avute. Non per questo ho da rimproverare qualcosa ai miei giocatori». 
A Marino viene fatto notare un brutto Taranto soprattutto nel primo tempo: «Loro erano molto bravi a chiudersi e non ci aggredivano, mentre nel secondo tempo siamo entrati in campo diversamente dopo che ho chiesto alla mia squadra di cercare di più la giocata che volevo facessero. Voglio comunque fare un elogio alla squadra avversaria, che si è ben comportata riuscendo a chiudere gli spazi nostri. Nel primo tempo hanno avuto le loro occasioni, nel secondo tempo hanno capitalizzato al meglio l'unica opportunità avuta. Ma il calcio è anche questo: gol sbagliato, gol subito». 
Marino non recrimina sulle assenze, e spiega la mossa di tenere Gambino in panchina per partire con una prima linea composta da Deflorio e da Catania: «Catania può fare anche la prima punta, abbiamo giocato con due attaccanti e mezzo perché il nostro intento è sempre quello di imporre il gioco e fare nostra la partita. Contro il Giugliano non ci siamo riusciti, è mancato il gol quando abbiamo avuto le occasioni giuste per chiudere la partita a nostro favore. Chi sbaglia paga, ed ecco che stiamo a commentare un risultato negativo»
Il presidente Luigi Blasi dà uno sguardo ai risultati e alla classifica prima di commentare la prestazione della sua squadra: «Se c'è una cosa del Taranto che non mi è piaciuta, questa è la mancanza di determinazione. La squadra non ci ha creduto più di tanto, nonostante un buon secondo tempo. In settimana cercheremo di capire cosa non è andato, ma nonostante tutto io resto fiducioso perché quello visto a Giugliano non è il Taranto che abbiamo costruito in estate. Il campionato è ancora lungo e abbiamo i mezzi per risalire in fretta la china. Serve però più convinzione, chiederò ancora alla squadra di non mollare mai. Resto ottimista, da domenica prossima vedremo un'altro Taranto. E' stato un incidente di percorso». 
Il tecnico del Giugliano Franco Dellisanti gioisce per il suo secondo posto ma non esulta: «Sono nato calcisticamente nel Taranto, e ci tengo a ribadire che non serbo nessun rancore verso la squadra della mia città alla quale sono tuttora fortemente legato. Al Taranto vanno i miei complimenti, si è dimostrato solido in difesa e manovriero a centrocampo, anche se mi aspettavo di soffrire di più. E' stato un ottimo Giugliano, eravamo consapevoli che se avessimo lasciato loro degli spazi saremmo stati puniti». 
Il tecnico ricorda la sua fugace avventura alla guida del Taranto, due anni fa: «Non mi pento di un'esperienza che ricordo volentieri, ero convinto che potevamo salvarci anche se purtroppo non ci riuscimmo. A Taranto allenai contro la volontà di Pieroni, fui portato da un amico e invocato anche dalla stampa. Un vuoto di potere in società ci ha poi portati al disastro».26 settembre 2005

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GENTILI 6 - Su due interventi è praticamente impeccabile. Sul gol, però, non sembra immune da responsabilità. Forse va a chiudere eccessivamente sul primo palo, facendosi sorprendere dalla parabola lenta disegnata dal cross di Vives. 
MARTINELLI 5 - Prova esitante. Sbaglia in chiusura (sull'imprendibile Ciotola) e in disimpegno. Nel finale subisce l'esuberanza tecnica di Di Roberto. 
MANNI 5,5 - Coquin lo sorprende spesso in velocità, soprattutto nel corso del primo tempo. Nella ripresa offre maggiore stabilità e in una circostanza si propone per il cross dal fondo. 
BEVO 5,5 - Soffre il dinamismo del centrocampo campano. Non ha né il tempo, né lo spazio per cucire gioco. Spesso resta schiacciato sulla linea dei difensori. Nel finale si distorce la caviglia sinistra. 
PASTORE 6 - Meno pulito ed elegante del solito, ma sempre efficace, anche quando si tratta di spazzare l'area, dove, specie nel primo tempo, arriva di tutto. 
CACCAVALE 6,5 - Sutura al centro e tampona a destra, supplendo anche alle amnesie di Martinelli. Altra prestazione corposa. 
CAMPANILE 5 - Esordio anonimo. Dovrebbe assistere le punte e far salire i centrocampisti, tenendo palla in zona alta. Ma quasi niente gli riesce. 
MORTARI 6 - Cerca di mettere la propria generosità al servizio del collettivo. Ma non può fare tutto, specie in quel centrocampo in cui gli spazi si dilatano e gli avversari si moltiplicano. CATANIA 5 - Prova deficitaria. Perché quasi mai i movimenti sono quelli giusti e troppo spesso il pallone gli scivola come una saponetta. 
DELEONARDIS 5 - Paga un primo tempo di patimenti generali e un finale viziato da un eccesso di nervosismo. Marino lo rimpiazza nell'intervallo. 
DEFLORIO 5,5 - Non ha forza sufficiente nelle gambe. Non può averla dopo un'altra settimana di riposo attivo. Si tratta di decidere: conviene di più recuperarlo alla piena efficienza fisica o farlo giocare a mezzo servizio? 
SILVESTRI 5,5 - Rileva Deleonardis. E sembra poter conferire maggiore reattività al centrocampo. Ma non regge sino in fondo. 
BRUNO 5,5 - Sostituisce l'infortunato Bevo. Ha attitudini diverse. Si perde nel finale un tantino convulso. 
GAMBINO sv - Solo una manciata di minuti per lui. Ingiudicabile. 
MARINO 5 - Infelice qualche scelta iniziale. Poco convincente la gestione della partita26 settembre 2005

La prima sconfitta stagionale "brucia"
Aria di buriana negli spogliatoi tarantini. La sconfitta ridimensiona le ambizioni

Il presidente Blasi è furibondo e non nasconde la sua amarezza. «Così non va» attacca Blasi. «Non è tanto la sconfitta che mi addolora, quanto la maniera con la quale l'abbiamo incassata. La squadra non mi è per niente piaciuta. Non ha aggredito, non ha spinto, non ha condotto il match dalla sua parte. Nel primo tempo si è limitata soltanto a controllare il gioco. Solo all'inizio della ripresa ha esercitato una certa pressione tanto è vero che ci siamo procurati tre occasioni-importanti per segnare. Subìto il gol - aggiunge il presidente rossoblù - ha fatto poco, almeno per riequilibrare la partita. Ritengo di conoscere le motivazioni di questa prova poco felice. Qualche avvisaglia c'era stata in occasione della gara interna con l'Igea Virtus. Oggi (ieri per chi legge - ndr) ritengo di aver avuto la conferma. Vorrà dire che in settimana ci confronteremo. Troverò la risposta all'interrogativo che mi angoscia: perchè il Taranto ha perso?» Marino difende a spada tratta i suoi giocatori: «Non ho nulla da rimproverare ai miei ragazzi. Abbiamo giocato la nostra partita. Nel primo tempo abbiamo controllato bene gli attacchi dei padroni di casa impedendo loro di arrivare alla nostra porta. Nella ripresa - sottolinea il mister - abbiamo avuto inizialmente tre palle-gol, ma non le abbiamo sfruttate. In particolare l'ultima è stata importante. Se Deflorio avesse messo la palla in porta, la gara sarebbe cambiata totalmente. Credo che, a quel punto, avremmo vinto noi. Sul contropiede abbiamo beccato la rete della sconfitta che ci ha condannati. Tutto qui». Deflorio spiega partita ed occasione mancata. «La sconfitta ci può anche stare - osserva il bomber -. Il Giugliano è una delle migliori formazioni del campionato. La rabbia viene dalla considerazione che un minuto prima della rete della sconfitta, mi è capitata fra i piedi un'occasione veramente ghiotta. Purtroppo l'ho sbagliata. Dopo aver evitato il portiere, infatti, è venuto meno il piede d'appoggio e sono caduto. Peccato». Come sta fisicamente? «Bene. Altrimenti non avrei giocato. Non ho avvertito alcun dolore alla gamba. Mi manca soltanto la forza dell'arto». Non ritiene che sia faticoso intervallare la preparazione atletica settimanale fra riposo e lavoro a parte? «Un po' sì, ma ora credo che il peggio sia passato. Da martedì mi aggregherò al gruppo ed effettuerò tutti gli allenamenti con la squadra». Sirio Silvestri offre la sua chiave di lettura sulla sconfitta: «Nel primo tempo abbiamo sbagliato tutto. Eravamo imbrigliati e poco lucidi. Le cose sono andate decisamente meglio nella ripresa. In occasione del gol campano c'è stato inizialmente un rimpallo involontario sull'arbitro che ha agevolato il Giugliano. Ma bisogna anche dare merito ai nostri avversari per aver capitalizzato l'unica palla-gol creata in tutta la gara». di Giuseppe Dimito26 settembre 2005

Dellisanti gongola
L'analisi del tecnico del Giugliano: «Gara gestita in modo esemplare». «La vittoria mi gratifica, il Taranto saprà reagire»

Mister Dellisanti sprizza gioia come è giusto che sia. Analizza l'incontro con molta attenzione: «Vittoria meritata. Non ci sono dubbi. L'1-0 finale non fotografa esattamente l'incontro. Potevamo segnare già nel primo tempo. Ci sono capitate almeno tre occasioni importanti non sfruttate sia per le parate di Gentili che per un pizzico di sfortuna. All'inizio di ripresa abbiamo pagato la partenza-sprint della prima frazione di gioco ed il Taranto ne ha subito approfittato per rendersi pericoloso. Poi è venuto il gol-vittoria su azione manovrata e ben costruita. Il nostro merito - aggiunge Dellisanti - è stato, altresì, quello di aver saputo gestire l'incontro evitando alla formazione tarantina di riuscire a raggiungerci». Qual è stato il merito maggiore della sua formazione? «Quello di essere rimasti molto corti e di non aver mai dato praticamente punti di riferimento nella zona mediana del campo. Il nostro progetto di gioco prevede determinati movimenti, con e senza palla, e, soprattutto, sfrutta l'età molto bassa di molti dei suoi componenti. La classifica? Non la guardo neppure. C'è ancora tanto da lavorare». Un giudizio sul Taranto. «Mi ha fatto una buona impressione. Del resto è stata costruita per disputare un campionato d'avanguardia per cui sono convinto che centrerà l'obiettivo. La vittoria mi gratifica sul piano professionale, ma mi lascia l'amaro in bocca come tarantino». di Giuseppe Dimito26 settembre 2005

De Liguori svela il Giugliano
Il centrocampista rossoblù è un quasi ex: con i campani si è allenatore per 21 giorni. «Dellisanti è proprio bravo». «Organizzazione e ripartenze brucianti. Ma il Taranto è più forte»

Ora è un giocatore in organico al Taranto, ma Vincenzo De Liguori conosce bene il Giugliano che i rossoblù affronteranno domani in trasferta. Il centrocampista di origini campane, infatti, dopo il fallimento estivo del vecchio Benevento, ha trascorso tre settimane con la compagine di Dellisanti, con cui si è allenato in attesa di una nuova sistemazione. Un periodo sufficiente per conoscere da vicino una squadra che vuole confermarsi anche quest'anno dopo le ultime brillanti stagioni, che lo hanno visto lottare ai vertici della classifica del girone C di serie C2. De Liguori, che idea s'è fatto del Giugliano di Dellisanti? «E' un gruppo di ragazzi molto interessanti che vogliono mettersi in mostra tra i professionisti. Giocano un calcio pratico anche grazie a un tecnico molto bravo che ha tante idee». Che consigli si sente di dare ai suoi compagni in vista di questa delicata partita? «Dobbiamo fare molta attenzione alle loro ripartenze, probabilmente l'arma che sfruttano maggiormente. E' una squadra molto organizzata che prepara bene le partite durante la settimana». Del suo Taranto, che per ora ha visto solo dalla tribuna, che giudizio può dare? «Inutile nascondersi, siamo una squadra molto forte costruita dalla società per vincere. Sicuramente non stiamo rendendo ancora al massimo delle nostre possibilità, ma sono convinto che presto emergerà la nostra qualità». Tra due domeniche, dopo aver scontato la squalifica, sarà utilizzabile. Ma De Liguori come sta fisicamente? «Durante l'estate mi sono allenato con una certa continuità prima col Benevento, poi col Giugliano. Ovviamente mi manca il ritmo partita; l'ultima l'ho giocata a maggio, ma mi sento già pronto ad offrire il mio contributo per questo Taranto». Ma ci sarà una bella concorrenza da superare per accaparrarsi una maglia da titolare. «E' normale e questo non può che stimolarmi. Sto cercando di dare il massimo fin da ora per mettere in difficoltà il mister nelle scelte. Un calciatore il posto se lo deve sudare». A proposito del mister, che impressione le ha fatto Raimondo Marino? «E' una persona umile, ma soprattutto molto preparata. Sa porsi nei confronti della squadra e poi tratta tutti allo stesso modo». Quale può essere il ruolo a lei più congeniale in questo Taranto? «Ho sempre giocato da esterno sinistro di centrocampo e la mia posizione resta quella. Poi, però, sarà il mister a decidere in base alle sue esigenze». Che ambiente ha trovato al suo ritorno a Taranto? «Il solito, una grande accoglienza e dei tifosi vogliosi di riassaporare il gusto del grande calcio. Per ora puntiamo alla promozione in C1, ma questa piazza merita certamente altre categorie». di Enrico Sorace24

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