Silvestri, un anno di
stop Il caso-doping si chiude nella maniera più dolorosa,
beffarda persino: Sirio Silvestri squalificato per un anno assieme agli
ex compagni di squadra Michele Sergi e Nicola Signorile, William Uzzi,
medico sociale all'epoca dei fatti, fuori per quattro anni.
Doping, stangata della Caf sul Taranto Clamoroso! La Caf, ieri, ha ribaltato la decisione della Disciplinare in merito alla famosa questione della «furosemide» squalificando Silvestri, Sergi e Signorile per un anno ciascuno ed infliggendo ben quattro anni di inibizione al dott. William Uzzi, all'epoca dei fatti medico sociale rossoblù. La sentenza della Corte Suprema calcistica è giunta come un fulmine a ciel sereno. Nessuno si attendeva il "ribaltone". Riepiloghiamo i fatti. Il 20 maggio scorso giunse un fax nella sede del Taranto in cui Sergi e Silvestri venivano sospesi a scopo cautelativo per essere stati trovati positivi alla furosemide, che è un diuretico presente all'interno del Lasix, al termine della gara Taranto-Igea Virtus del 17 aprile 2005. I due non giocarono la prima gara di playout contro il Ragusa del 29 maggio scorso (vinta dagli jonici per 2-1). Il 2 giugno scorso giunse in società un secondo fax nel quale veniva sospeso, sempre a titolo cautelativo, Signorile per il medesimo fatto. La gara oggetto della verifica era Rende-Taranto del 24 aprile scorso. Il portiere, pertanto, non partecipò alla partita di ritorno dei playout a Ragusa del 5 giugno scorso, vinta per 2-0. Il medico sociale, dott. Uzzi non fu sospeso dalla Procura federale Antidoping. Lo fece il Taranto con un comunicato-stampa. Il motivo della sospensione dei tre calciatori è legata alla circostanza che il lasix è un farmaco inserito nella lista dei "proibiti" perché potrebbe coprire, in linea ipotetica, l'eventuale assunzione di prodotti non consentiti. Sergi, Silvestri ed il dott. Uzzi vennero immediatamente convocati a Roma in Procura Antidoping dinanzi all'avv. Spinelli che diresse e coordinò le indagini. I tre calciatori ammisero l'assunzione del farmaco, ma contestarono il dolo e la colpa dichiarando di averlo preso perché stavano male (non riuscivano ad urinare ed avevano ingerito due litri d'acqua a testa) ed, in ogni caso, dietro prescrizione del dott. Uzzi. Quest'ultimo avallò la tesi dei giocatori dichiarando che il suo intervento era stato dettato da motivi strettamente terapeutici. Disse a tal proposito: «Sono intervenuto da medico». A confortare la tesi dell'ex sanitario rossoblù c'è la circostanza che, nel verbale delle operazioni antidoping di entrambe le gare, venne fatta esplicita menzione della prescrizione del Lasix ai calciatori interessati da parte di Uzzi, che sottoscrisse l'annotazione. Dunque l'intera questione si svolse sotto la luce del sole. Il primo processo si celebrò dinanzi alla Disciplinare il 26 agosto scorso, ossia ben tre mesi dopo la prima sospensione. Sergi e Silvestri furono assolti per non aver commesso il fatto. Signorile venne condannato a quattro mesi per un cavillo giudiziale, mentre Uzzi venne inibito per un solo anno. La Procura Antidoping fece ricorso alla Caf. Il verdetto di quest'ultima è storia recente. La sentenza pesa come un macigno. Anche perché fra qualche giorno il Taranto sarà chiamato a difendersi dalle stesse accuse per responsabilità oggettiva. Bisognerà fare salti mortali per convincere prima la Disciplinare e, poi, la Caf della propria innocenza. Uzzi: «Che dire? È incredibile ascoltare un simile verdetto. La Taranto Sport non ci è stata vicina durante l'intero iter. La Juventus, invece, lo fece, e tantissimo pure, allorché il proprio medico Agricola venne messo sotto inchiesta». Sergi, Silvestri e Signorile sono andati a Roma. Per tutti parla Silvestri: «Non abbiamo parole. Siamo amareggiati. Sentenza assurda. Avevamo provato la nostra innocenza. Perché ribaltare la sacrosanta decisione della Disciplinare? Mi verrebbe voglia di abbandonare il calcio. Ma poi penso alla famiglia, alle bambine, ai compagni di squadra. Ricorreremo al Tar del Lazio ed al Consiglio di Stato. Siamo innocenti. Lo possiamo gridare al mondo intero». Giuseppe Dimito
Micallo e Bruno
titolari Saranno due i ritocchi predisposti da mister Marino per il derby casalingo con l'Andria in programma dopodomani. In difesa farà il suo rientro Micallo che ha smaltito il malanno che lo ha costretto al forfait di Giugliano; in mezzo dovrebbe giocare dall'inizio Bruno al posto di Bevo che, a detta del trainer, non dovrebbe farcela al pari di Di Domenico. Il resto non dovrebbe subire variazioni. In campo, pertanto, dovrebbero andarci: Gentili in porta; Micallo, Pastore, Caccavale e Manni in difesa; Mortari, Bruno e Deleonardis in mezzo; Campanile rifinitore, Deflorio e Catania di punta. L'allenamento di ieri ha mostrato un Taranto tonico e voglioso di riscattare l'ultimo ko. Non si è allenato Silvestri (in permesso per motivi familiari, ma ancora ignaro della squalifica pesante per doping), a parte hanno girato Di Domenico, Bevo e Deleonardis. Nel primo tempo della partitella contro i babies rossoblù è scesa in campo la formazione che dovrebbe giocare domenica, ad eccezione di Mancini, schierato al posto di Deleonardis. Nei 42' di gioco sono stati segnati due gol: Catania e Deflorio sono stati i realizzatori. Micallo ha spinto parecchio sulla fascia, Manni un po' meno. Mortari deve sveltire ancora di più l'azione, mentre Campanile deve trovare la giusta posizione dietro le due punte. È piaciuto Mancini. Nella ripresa, invece, spazio alle seconde linee fra cui Martinelli, Capone, Malagnino, De Liguori (salterà l'ultima domenica per squalifica), Mignogna, Gambino e Corallo. Nei 39' sono stati segnati sei gol: Malagnino, Mignogna, Corallo (tripletta), Gambino. In evidenza Corallo, ma il giocatore non è ancora (sotto il profilo federale) del Taranto per cui bisognerà attendere il visto d'esecutività dalla Lega. Bene anche Mignogna e Malagnino, Gambino ha ricevuto alcuni fischi da parte del pubblico. Il ragazzo appare un tantino demoralizzato per cui bisogna prima recuperarlo psicologicamente e, poi, rimandarlo in campo. A fine allenamento Marino ha svelato un brutto retroscena: «Alcuni tifosi sono stati poco garbati nei miei confronti. Mi hanno accusato di...averli mandati a quel paese a Giugliano. La cosa non è assolutamente vera per cui non riesco a capire un simile atteggiamento». Subito dopo è ritornato sulla sconfitta in terra campana: «Nel primo tempo siamo andati a cozzare contro il "muro" dei locali. La cosa migliore sarebbe stata quella di aggirare l'ostacolo lungo le due fasce laterali. All'inizio di ripresa avevamo cominciato a giocare come sappiamo tant'è che i risultati si sono ampiamente visti. Nel momento nostro migliore, grazie anche ad un rimpallo involontario sull'arbitro, è venuto il gol della sconfitta. Nei quindici minuti finali abbiamo tentato di rimettere il risultato a posto, ma non ci siamo riusciti perché, giocando con una punta in più e con soli tre difensori, abbiamo perso un po' la nostra identità tecnico-tattica». Oggi è prevista un'altra udienza sulla vertenza-Passiatiore. Ma il giocatore è stato integrato. di Giuseppe Dimito
«Il Taranto deve pagare le spese ordinarie» «La società Taranto Sport deve accollarsi le spese ordinarie per la gestione dello stadio "Erasmo Iacovone"». L'avvocato Filiberto Morelli, dirigente comunale per l'area amministrativa della direzione Patrimonio, non ha dubbi. «La società sportiva rossoblù, infatti, deve provvedere direttamente al pagamento di tutte le somme relative alle utenze per la fornitura di acqua, energia elettrica e per le linee telefoniche, alla pulizia della struttura ed alla relativa vigilanza. Deve accollarsi queste spese. Da dirigente comunale, infatti, non posso - prosegue Morelli - creare delle iniquità, violare le legge e soprattutto correre il rischio di essere perseguito dalla Corte dei conti». Il giorno dopo l'incontro tra il Comune di Taranto ed il club di via Umbria, la convenzione che deve (necessariamente) regolamentare l'utilizzo dell'impianto sportivo comunale resta ancora sospesa. In calce, infatti, alla bozza consegnata l'altra sera non c'è ancora la firma del presidente Blasi. «Il presidente del club ionico e il direttore generale, Vittorio Galigani, da noi sempre convocati per partecipare alle varie riunioni, non hanno inteso sottoscrivere la convenzione. L'amministrazione comunale spera fortemente che, entro le prossima settimana, questa vicenda si concluda positivamente. Vogliamo evitare che ci siano contrapposizioni di carattere giudiziario». Per quel che riguarda, invece, i lavori da realizzare allo "Iacovone", sempre Filiberto Morelli ha garantito che «realizzeremo gli interventi previsti, nel pieno rispetto della norma transitoria prevista dal decreto Pisanu sulla sicurezza negli stadi. Ovvero, entro sei mesi. Il settore Lavori pubblici sta concludendo tutta la fase progettuale. Ma, sia chiaro, la convenzione va firmata. Il Comune, soprattutto in questo clima di austerity, non può sopportare spese che, peraltro, non sono di sua competenza». di F. Venere
Iacovone, è gelo tra Comune e Taranto Arriva la proposta di convenzione, ma la “questione stadio” appare ancora ben lontana da una soluzione. Ed in merito alla gestione dello Iacovone è ormai un clima di freddezza quello che sembra accompagnare i rapporti tra il Comune e la Taranto Sport. Palazzo di Città ha infatti spedito via fax al club di via Umbria l’attesissimo schema di convenzione che dovrebbe regolare i rapporti tra Amministrazione comunale e società sportiva riguardo alla gestione dell’ex “Salinella”. In via Umbria, però, le clausole dettate dall’amministrazione sono state accolte con grande perplessità. Nessuna reazione ufficiale filtra dalla Taranto Sport, ma di certo il documento non sembra andare incontro alle esigenze del sodalizio calcistico rossoblu. Nel testo redatto dal Comune si fa infatti riferimento ad una “concessione in uso non esclusivo” (in tal senso c’è anche un pronunciamento del Tar) della durata di cinque anni. Al Taranto spetterebbero gli oneri per quanto riguarda luce, gas, acqua, telefono, spese per le pulizie e per la manutenzione di tutto l’impianto, compresi il fossato ed il tabellone luminoso. Ma anche, anzi soprattutto, quelle relative alla guardiania ed alla custodia dello Iacovone. Servizi che farebbero lievitare i costi a carico del sodalizio di Luigi Blasi. Sul punto è girandola di cifre, di certo le spese sfonderebbero il tetto di 100.000 euro annui. Una previsione, peraltro, giudicata oltremodo ottimistica dai consulenti rossoblu. Fatto sta che proprio la società sportiva dovrebbe occuparsi della gestione tout court dell’impianto di proprietà comunale. Fermo restando l’obbligo, per la Taranto Sport, di mettere a disposizione lo stadio in caso di manifestazioni o iniziative anche non sportive, secondo modalità da concordare volta per volta. Una linea, quella del Comune, che rischia di far arrivare al muro contro muro i vertici amministrativi e quelli del club calcistico, con conseguenze tutte da decifrare. Ed in questo senso, con una nota stampa diffusa nella serata di ieri, il presidente del Taranto Luigi Blasi ha voluto rafforzare la sua posizione, dribblando infelici interpretazioni del suo pensiero. Di certo Blasi sua sponte non intende far giocare la squadra lontano dallo Iacovone. Resta da vedere come verrà risolto il nodo convenzione. di Giovanni Di Meo Il calcio europeo torna
a credere alle favole E' difficile trovare qualcosa di positivo nel calcio
d'oggi. L'estate che ci siamo appena messi alle spalle ha regalato ai
tifosi italiani le ultime pugnalate: il caso-Genoa, il clamoroso
passaggio gratuito del portiere Abbiati dal Milan alla Juve e la legge
Pisanu, ultima frontiera del controllo e della repressione negli stadi.
Ma non solo: abbiamo visto come governa il potere e quale fine fanno
coloro che al potere stesso si subordano malvolentieri. Zeman, per le
sue battaglie contro il sistema-calcio si è trovato senza squadra;
Miccoli, uno degli ultimi geni (sregolati) del calcio odierno, per le
sue coraggiose dichiarazioni anti-Juve (società che detiene il suo
cartellino) fatte lo scorso anno, anziché realizzare il suo piccolo
sogno modello-Lucarelli, di giocare a Lecce, nel suo Salento, si è
ritrovato in Portogallo. Colpirne uno per educarne cento, questo deve
essere stato l'input che ha mosso i grandi burattinai del calcio.
Insomma, difficile amare questo sport come un tempo. Eppure anche
all'interno del calcio esistono piccole storie di «resistenza». Quella
che per prima balza agli occhi in questo inizio di stagione è
l'exploit, seppur momentaneo, di alcune piccole squadre nei vari
campionati europei, da quello italiano alla Premiership inglese, da
quello scozzese, alla Liga spagnola. In Italia, dopo 5 giornate,
troviamo al terzo posto in classifica il sorprendente Livorno. Una
squadra che, proprio come lo scorso anno, è stata costruita col budget
più basso dell'intera serie A, ha uno staff dirigenziale ridotto
all'osso e per precisa scelta del presidente Spinelli risparmia
l'impossibile. Con ogni probabilità, già dopo le prossime due partite
(in trasferta contro Fiorentina e Inter), tornerà ad occupare un'onesta
posizione di centroclassifica. Ma intanto è lì e fa notizia. E come il
Livorno sta sorprendendo il Chievo di Pillon, allenatore preparatissimo
e pesantemente in credito con la fortuna. Ma più di improbabili
alchimie tattiche, il segreto dei veronesi sembra essere stato quello di
confermare l'ossatura dell'anno precedente dando spazio ai giovani (come
il nigeriano Obinna).
La difesa di Pastore Si è travestito da attaccante per regalare l'unica
gioia dipinta di gol nelle ultime tre domeniche. Ivano Pastore veste
sempre i panni del difensore, anche quando si tratta di placare le prime
polemiche e le critiche piovute. La sconfitta di Giugliano sarà anche
arrivata inattesa, ma ci sono attenuanti e errori che hanno mosso la
prima battuta di arresto.
Taranto, buone notizie
per Marino Continuano le buone notizie per mister Marino nel secondo giorno di preparazione alla sfida con l'Andria Bat in programma domenica prossima. Bevo e Di Domenico hanno ripreso ad allenarsi svuotando in parte l'infermeria rossoblù. L'unico che al momento non sembra recuperabile è Larosa, ex andriese. Sul fronte opposto, ci sono Nicola Di Bitonto, che ha lasciato un buon ricordo, e Terrevoli. Il match di domenica è delicato. Bisogna ritornare a tutti i costi alla vittoria. Un risultato diverso farebbe crescere il malumore della piazza che ha visto scendere la propria squadra al quinto posto e in compagnia della Cisco Roma. Il Taranto deve ritrovare brillantezza nella fase offensiva. Sono queste le «armi» che hanno consentito a Deflorio e compagni di imporre il pari alla coinquilina formazione laziale nel sabato precedente la prima gara di campionato, di superare il Melfi nella «vernice» casalinga e di impattare in Calabria contro il Vigor Lamezia. Nel test infrasettimanale, in programma questo pomeriggio, sarà interessante verificare se il trainer rossoblù si affiderà agli stessi uomini di Giugliano oppure se effettuerà qualche variazione. Micallo dovrebbe ritornare sulla fascia destra difensiva (la sua assenza si è fatta sentire in Campania). Più difficile anticipare la soluzione per il reparto avanzato. Fermo restando l'impiego di Deflorio, da valutare chi lo affiancherà fra Catania, Gambino e Di Domenico (se quest'ultimo sarà utilizzabile). In mezzo, invece, in caso di forfait di Bevo, probabilmente sarà Bruno il prescelto per la sostituzione. Intanto per quanto riguarda la questione convenzione-Iacovone, ieri mattina il direttore generale Vittorio Galigani ha incontrato il dirigente del patrimonio del Comune, l'avv. Filiberto Morelli. Quest'ultimo ha consegnato al dirigente rossoblù le richieste ufficiali dell'ente che rappresenta, per siglare l'accordo. Dette richieste confermano sostanzialmente le precedenti: accollo degli stipendi dei tre dipendenti comunali, la posa in opera della videosorveglianza ed il pagamento di luce, acqua e gas. Galigani mostrerà il documento al presidente Blasi. Allo stato attuale l'accordo è un po' lontano in quanto la Taranto Sport, dopo aver investito nella costruzione della squadra, al momento non è in grado di accollarsi l'intero onere delle spese occorrenti (pari a circa 200mila euro). A tal proposito è giunto ieri sera un comunicato della società in cui viene precisato che «il nostro presidente non è mai stato minimamente sfiorato dall'intenzione di far giocare il Taranto lontano dallo stadio cittadino» (erano corse voci di tenore opposto). La stessa missiva conclude affermando che «Luigi Blasi considera la Taranto Sport un bene della città e proprio in ragione di quanto sopra intende rafforzare il legame con la città stessa e con tutti i suoi tifosi». Infine la Procura federale ha deferito il Taranto per responsabilità oggettiva in merito alla vicenda della furosemide per la quale Sergi e Silvestri furono assolti, Signorile squalificato per 4 mesi ed il dott. Uzzi per un anno. Al massimo il club jonico rischierebbe una forte multa. di Giuseppe Dimito
«Non viviamo una
crisi ma ora serve riscatto» Il Taranto frena, proprio nel momento in cui ci si attendeva il definitivo salto di qualità. La sconfitta di Giugliano sembra frutto di una involuzione della squadra di Marino, di cui si erano avuti i primi segnali già dopo la faticosa vittoria casalinga sull'Igea. In Campania il Taranto ha confermato di attraversare un momento poco felice, per un collettivo che è apparso fragile, incapace di esprimere le proprie potenzialità. Ad analizzare i motivi dell'attuale appannamento col difensore Ivano Pastore, tra i più continui di questo primo scorcio di stagione. Pastore cosa sta succedendo al Taranto? «Domenica scorsa abbiamo giocato un brutto primo tempo e non possiamo permetterci di regalare mezza partita ai nostri avversari, soprattutto a una squadra organizzata come il Giugliano. Non si può entrare in campo con la convinzione di chiamarsi Taranto e di dover vincere per forza tutte le partite. Bisogna imporsi coi fatti». È stato più bravo il Giugliano o troppo vulnerabile il Taranto? «Non credo sia una questione di vulnerabilità. Abbiamo completamente sbagliato l'approccio alla partita favorendo la squadra di Dellisanti. Noi siamo il Taranto e dobbiamo affrontare gli impegni in maniera diversa». Quindi è un problema mentale e non di natura tecnico-tattica. «Per me si, tra l'altro non mi piace parlare di tattica, perché abbiamo un tecnico che viene pagato per valutare questi aspetti. Qualsiasi modulo voglia applicare mister Marino, noi dobbiamo essere bravi a svilupparlo. Poi credo che la squadra abbia dimostrato in diverse occasioni di saper giocare a calcio». Sembrerà un caso ma da quando De Florio ha rallentato il Taranto si è smarrito. «De Florio è un giocatore importante che da solo è in grado di mettere in crisi le difese. Probabilmente la sua scarsa vena può aver condizionato, inconsciamente, tutta la squadra. Però dobbiamo essere in grado di superare anche queste situazioni». Domenica c'è un banco di prova importante: il derby con l'Andria, da vincere per scansare una eventuale crisi. «Crisi è una parola grossa. Certo, dobbiamo fare bottino pieno per la classifica e per il morale, ma per farlo dovremo dare il massimo. Occorrerà tanta concentrazione e una preparazione scrupolosa. Va curato tutto nei minimi dettagli, senza lasciare nulla al caso». Non sarà facile, comunque avere ragione di un'Andria che come il Taranto esce da una sconfitta. «Dovremo ritrovare la giusta cattiveria agonistica. Conosco diversi giocatori dell'Andria, tutti di categoria. È una formazione competitiva nonostante sia stata costruita in ritardo». di Enrico Sorace
La difesa di Marino I giorni dopo una sconfitta si somigliano. Sono sospesi
tra l'analisi segreta e i propositi pubblici, tra le parole di
circostanza e gli sguardi incrociati dentro mura silenziose. Il Taranto
non fa eccezione, nel momento in cui fa ripartire gli allenamenti e
riflette sulla partita persa a Giugliano. Riflette in silenzio, senza
scossoni. Blasi non entra negli spogliatoi: medita lontano dallo stadio,
senza intaccare la squadra. Lascia il compito a Raimondo Marino, tecnico
che non ha visto sofferenze dentro la sconfitta: «Continuo
a rimanere contento della prestazione: soprattutto del secondo tempo.
Nel primo tempo dovevamo giocare di più la palla, invece di attaccare.
Abbiamo subito proprio perché attaccavamo, non perché eravamo in
difesa».
«Serve personalità» Luca Evangelisti difficilmente parla a partita fumante.
Preferisce aspettare, riflettere, rivedere mentalmente i momenti che
hanno deciso. Poi tira le sue somme. Parlando di calcio con attenzione,
parlando del Taranto con decisione. Dicendo quello che pensa, magari
tenendo in un angolo le parole più scomode. Ma non coprendo tutto con
il silenzio. Il direttore sportivo torna sulla sconfitta fresca, sulla
partita di Giugliano, finita con il Taranto sotto nel punteggio e nel
gioco: «Togliamo il risultato, parliamo della
prestazione. Ci sono due parti da analizzare: è vero che abbiamo
sofferto nel primo tempo, ma è vero anche che nel secondo tempo avevamo
la partita in pugno e, paradossalmente, proprio in quel momento abbiamo
perso». Obiezione immediata: il numero di occasioni non
restituisce, come somma, la partita. Cioè: il Taranto poteva segnare,
ma non ha mai dato l'impressione di governare il gioco: «Ma
potevamo ottenere qualcosa di importante, anche con quella porzione di
partita in cui abbiamo prodotto tiri in porta. Magari raccogliendo più
dei meriti, ma non dimentichiamo che in questo campionato avremo di
fronte sempre squadre pronte a dare tutte per passare una domenica da
protagoniste».
Come ritrovare la
voglia di stupire Adesso c'è solo da capire, evitando di passare da un eccesso all'altro. Se non era vero il bello delle prime uscite (Roma, Melfi), non può essere vero il brutto di domenica scorsa (Giugliano). Ci dev'essere, per forza, un giudizio intermedio: una lettura che faccia da ponte tra l'approccio promettente e l'avanzare esitante. Tra l'esordio speranzoso e la replica impersonale. Tra il Taranto scintillante e il Taranto incespicante. Tra il Taranto che va e il Taranto che non va. Siamo cioè di fronte ad una partita sbagliata o al cospetto di un momento difficile? Questa è la domanda. La risposta non è facile, forse perché non è una. Dentro la sconfitta di Giugliano ci sono tutti i sintomi. Quelli inequivocabili di una partita sbagliata. E quelli, più latenti, del periodo involutivo. Di sbagliato c'è soprattutto un primo tempo indecifrabile: né di attesa, né di contenimento. Un primo tempo vago, in cui il Taranto patisce i tempi e la densità del centrocampo campano. Un centrocampo vitalissimo, che si avvale della laboriosa aggressività dei tre mediani (Cejas, Carloto e Vives) e delle puntuali sovrapposizioni degli esterni di difesa (Flauto e Gaveglia). Cinque uomini dediti ad una tambureggiante opera di demolizione: ora infilando il Taranto lateralmente, ora scoperchiandolo centralmente. È la velocità di manovra del Giugliano a far indietreggiare il Taranto, a farlo barcollare, a farlo dubitare. Ed è l'esattezza dei meccanismi che regolano la squadra campana a rendere improbabile ogni tentativo del Taranto di ipotizzare una partita diversa. Non è vero - come ha invece sostenuto Marino - che il Giugliano ha chiuso gli spazi, impedendo fisicamente al Taranto di dare sfogo alla propria manovra. È vero, semmai, il contrario: il Giugliano, ripartendo con sistematica brutalità, ha cercato di procurarsi quegli spazi, che il Taranto ha negato sino a quando ha potuto. Di sbagliato c'è anche il contributo fornito da alcuni singoli. I dribbling sofferenti di Deflorio, il disorientamento tattico di Catania e la forma precaria di Campanile. Finto tridente che, in certi frangenti, è sembrato distante, quasi assente. Inutile appendice di una squadra, nella circostanza, priva d'identità. Ma le partite non si perdono mai per le deficienze di un uomo solo o per le avarie di un unico reparto. Si perdono perché si preparano male, male si giocano mentalmente alla vigilia e male s'interpretano sul campo. Qui la partita sbagliata diventa la naturale continuazione di un'altra prova poco persuasiva, agganciandosi idealmente alla gara con l'Igea Virtus. Quella però fu una vittoria (all'ultimo respiro) e, nella concitazione gioiosa che segue ogni successo, ci siamo dimenticati - tutti - di discuterla. Di analizzarla compiutamente, andando a fondo, indagando. Perché affanni e impacci affiorarono anche contro l'Igea Virtus. Solo che la vittoria fece scivolare la discussione su altri temi: l'adduttore di Defloiro monopolizzò il dibattito, lasciando inevase le domande poste dalla partita. Per esempio: su una manovra che tende a frantumarsi sulla trequarti e su un modulo che nega giocatori larghi sulla fascia. La partita sbagliata e il momento difficile: la doppia verità di una fase di transito in cui il Taranto ora rischia di smarrirsi. Se non ritrova il miglior Deflorio (costi quel che costi, compresa una salutare fermata ai box). E, soprattutto, se non fa riemergere quella mentalità giocante che ha caratterizzato le prime apparizioni. Quella voglia di stupire, senza perdere equilibrio. di Lorenzo D'Alò
«Voglio rivedere il
vero Taranto» Missione fiorentina ieri per il presidente Luigi Blasi e per il direttore generale Vittorio Galigani, che hanno partecipato all'assemblea della Lega di serie C. «Viaggio utile e riunione proficua», dice il presidente. «Il Taranto comincia a farsi conoscere. È stata l'occasione giusta per rimarcare la bontà del nostro progetto. Macalli non è più un "nemico" del Taranto. È, anzi, un presidente attento e premuroso. Sta apprezzando il nostro lavoro. Così come l'hanno apprezzato gli ispettori della Covisoc, che ci hanno fatto visita nei giorni scorsi. Mi riferisco ai conti in ordine, alla gestione oculata, al bilancio sano. Al campionato parallelo, quello che non si gioca in campo: qui siamo sicuramente in testa. E ne vado fiero». L'assemblea di Lega ha provveduto ad eleggere due consiglieri di serie C1 e uno di serie C2 (Solone del Montichiari). «Ma abbiamo anche votato la costituzione di una banca della Lega, la Cofidi. Un istituto di credito al quale ogni società potrà rivolgersi. Per la sua costituzione serviva l'adesione di almeno tredici club. Il Taranto ha ovviamente aderito: siamo stati l'undicesima società. Nei prossimi giorni faremo il versamento richiesto: 20mila euro. Ho poi lanciato una mia proposta. Una sorta di invito-provocazione. Ho detto che è perfettamente inutile attendere marzo per scoprire quali sono le società in difficoltà economiche. Meglio predisporre verifiche mensili. Ed ho spiegato la mia proposta: la società paga lo stipendio del mese, poniamo di luglio, ed entro la fine del mese successivo provvede a spedire in Lega i relativi versamenti effettuati e le liberatorie dei calciatori. Per chi non adempie, scatta la penalizzazione». La proposta ha raccolto molti consensi. «Ci sono stati degli applausi. Macalli ha condiviso. Credo proprio che se ne riparlerà alla prossima occasione». Ma c'è un campionato - quello che si gioca regolarmente sul campo - che comincia a preoccupare il presidente Blasi. «No, non sono affatto preoccupato. Abbiamo perso una partita e ora voglio capire perché. Può succedere, lo so. Ma dobbiamo fare in modo che non accada più. C'è stato, forse, un calo di tensione. Qualcosa non sta più girando nella direzione giusta. Ci confronteremo per capire. La situazione resta sotto controllo. Niente drammi. Deprimersi non serve. Ma a cominciare dalla partita con l'Andria voglio rivedere lo stesso spirito e la stessa brillantezza mostrati nelle prime uscite. Quello è il vero Taranto». di Lorenzo D'Alò
La storia è in un
minuto Un minuto è tutto. E' il gol che Deflorio non segna,
inciampando su se stesso con la porta vuota e quello che Chigou realizza
quando la palla cambia fronte di gioco. E' il Taranto che perde, è il
Giugliano che vince. Ma non è nemmeno tutto in quel minuto: ridurre la
partita agli episodi che la decidono è omissione di una verità chiara.
Marino contesta il ko «Vittoria del Giugliano
meritata? Non direi». Le pagelle di Lorenzo D'Alò GENTILI
6 - Su due interventi è praticamente impeccabile. Sul
gol, però, non sembra immune da responsabilità. Forse va a chiudere
eccessivamente sul primo palo, facendosi sorprendere dalla parabola
lenta disegnata dal cross di Vives.
La prima sconfitta
stagionale "brucia" Il presidente Blasi è furibondo e non nasconde la sua amarezza. «Così non va» attacca Blasi. «Non è tanto la sconfitta che mi addolora, quanto la maniera con la quale l'abbiamo incassata. La squadra non mi è per niente piaciuta. Non ha aggredito, non ha spinto, non ha condotto il match dalla sua parte. Nel primo tempo si è limitata soltanto a controllare il gioco. Solo all'inizio della ripresa ha esercitato una certa pressione tanto è vero che ci siamo procurati tre occasioni-importanti per segnare. Subìto il gol - aggiunge il presidente rossoblù - ha fatto poco, almeno per riequilibrare la partita. Ritengo di conoscere le motivazioni di questa prova poco felice. Qualche avvisaglia c'era stata in occasione della gara interna con l'Igea Virtus. Oggi (ieri per chi legge - ndr) ritengo di aver avuto la conferma. Vorrà dire che in settimana ci confronteremo. Troverò la risposta all'interrogativo che mi angoscia: perchè il Taranto ha perso?» Marino difende a spada tratta i suoi giocatori: «Non ho nulla da rimproverare ai miei ragazzi. Abbiamo giocato la nostra partita. Nel primo tempo abbiamo controllato bene gli attacchi dei padroni di casa impedendo loro di arrivare alla nostra porta. Nella ripresa - sottolinea il mister - abbiamo avuto inizialmente tre palle-gol, ma non le abbiamo sfruttate. In particolare l'ultima è stata importante. Se Deflorio avesse messo la palla in porta, la gara sarebbe cambiata totalmente. Credo che, a quel punto, avremmo vinto noi. Sul contropiede abbiamo beccato la rete della sconfitta che ci ha condannati. Tutto qui». Deflorio spiega partita ed occasione mancata. «La sconfitta ci può anche stare - osserva il bomber -. Il Giugliano è una delle migliori formazioni del campionato. La rabbia viene dalla considerazione che un minuto prima della rete della sconfitta, mi è capitata fra i piedi un'occasione veramente ghiotta. Purtroppo l'ho sbagliata. Dopo aver evitato il portiere, infatti, è venuto meno il piede d'appoggio e sono caduto. Peccato». Come sta fisicamente? «Bene. Altrimenti non avrei giocato. Non ho avvertito alcun dolore alla gamba. Mi manca soltanto la forza dell'arto». Non ritiene che sia faticoso intervallare la preparazione atletica settimanale fra riposo e lavoro a parte? «Un po' sì, ma ora credo che il peggio sia passato. Da martedì mi aggregherò al gruppo ed effettuerò tutti gli allenamenti con la squadra». Sirio Silvestri offre la sua chiave di lettura sulla sconfitta: «Nel primo tempo abbiamo sbagliato tutto. Eravamo imbrigliati e poco lucidi. Le cose sono andate decisamente meglio nella ripresa. In occasione del gol campano c'è stato inizialmente un rimpallo involontario sull'arbitro che ha agevolato il Giugliano. Ma bisogna anche dare merito ai nostri avversari per aver capitalizzato l'unica palla-gol creata in tutta la gara». di Giuseppe Dimito
Dellisanti gongola Mister Dellisanti sprizza gioia come è giusto che sia. Analizza l'incontro con molta attenzione: «Vittoria meritata. Non ci sono dubbi. L'1-0 finale non fotografa esattamente l'incontro. Potevamo segnare già nel primo tempo. Ci sono capitate almeno tre occasioni importanti non sfruttate sia per le parate di Gentili che per un pizzico di sfortuna. All'inizio di ripresa abbiamo pagato la partenza-sprint della prima frazione di gioco ed il Taranto ne ha subito approfittato per rendersi pericoloso. Poi è venuto il gol-vittoria su azione manovrata e ben costruita. Il nostro merito - aggiunge Dellisanti - è stato, altresì, quello di aver saputo gestire l'incontro evitando alla formazione tarantina di riuscire a raggiungerci». Qual è stato il merito maggiore della sua formazione? «Quello di essere rimasti molto corti e di non aver mai dato praticamente punti di riferimento nella zona mediana del campo. Il nostro progetto di gioco prevede determinati movimenti, con e senza palla, e, soprattutto, sfrutta l'età molto bassa di molti dei suoi componenti. La classifica? Non la guardo neppure. C'è ancora tanto da lavorare». Un giudizio sul Taranto. «Mi ha fatto una buona impressione. Del resto è stata costruita per disputare un campionato d'avanguardia per cui sono convinto che centrerà l'obiettivo. La vittoria mi gratifica sul piano professionale, ma mi lascia l'amaro in bocca come tarantino». di Giuseppe Dimito
De Liguori svela il
Giugliano Ora è un giocatore in organico al Taranto, ma Vincenzo De Liguori conosce bene il Giugliano che i rossoblù affronteranno domani in trasferta. Il centrocampista di origini campane, infatti, dopo il fallimento estivo del vecchio Benevento, ha trascorso tre settimane con la compagine di Dellisanti, con cui si è allenato in attesa di una nuova sistemazione. Un periodo sufficiente per conoscere da vicino una squadra che vuole confermarsi anche quest'anno dopo le ultime brillanti stagioni, che lo hanno visto lottare ai vertici della classifica del girone C di serie C2. De Liguori, che idea s'è fatto del Giugliano di Dellisanti? «E' un gruppo di ragazzi molto interessanti che vogliono mettersi in mostra tra i professionisti. Giocano un calcio pratico anche grazie a un tecnico molto bravo che ha tante idee». Che consigli si sente di dare ai suoi compagni in vista di questa delicata partita? «Dobbiamo fare molta attenzione alle loro ripartenze, probabilmente l'arma che sfruttano maggiormente. E' una squadra molto organizzata che prepara bene le partite durante la settimana». Del suo Taranto, che per ora ha visto solo dalla tribuna, che giudizio può dare? «Inutile nascondersi, siamo una squadra molto forte costruita dalla società per vincere. Sicuramente non stiamo rendendo ancora al massimo delle nostre possibilità, ma sono convinto che presto emergerà la nostra qualità». Tra due domeniche, dopo aver scontato la squalifica, sarà utilizzabile. Ma De Liguori come sta fisicamente? «Durante l'estate mi sono allenato con una certa continuità prima col Benevento, poi col Giugliano. Ovviamente mi manca il ritmo partita; l'ultima l'ho giocata a maggio, ma mi sento già pronto ad offrire il mio contributo per questo Taranto». Ma ci sarà una bella concorrenza da superare per accaparrarsi una maglia da titolare. «E' normale e questo non può che stimolarmi. Sto cercando di dare il massimo fin da ora per mettere in difficoltà il mister nelle scelte. Un calciatore il posto se lo deve sudare». A proposito del mister, che impressione le ha fatto Raimondo Marino? «E' una persona umile, ma soprattutto molto preparata. Sa porsi nei confronti della squadra e poi tratta tutti allo stesso modo». Quale può essere il ruolo a lei più congeniale in questo Taranto? «Ho sempre giocato da esterno sinistro di centrocampo e la mia posizione resta quella. Poi, però, sarà il mister a decidere in base alle sue esigenze». Che ambiente ha trovato al suo ritorno a Taranto? «Il solito, una grande accoglienza e dei tifosi vogliosi di riassaporare il gusto del grande calcio. Per ora puntiamo alla promozione in C1, ma questa piazza merita certamente altre categorie». di Enrico Sorace Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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