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Al-Jazeera sfida Sky
Le partite in arabo costano meno. L'abbonamento alla tv di Murdoch venti volte più caro. Le birrerie inglesi preferiscono il canale sport del Qatar

Birra, amici e il bancone di un pub. In Inghilterra le partite si guardano lì, fuori dalle quattro mura di casa. Con l'inizio della nuova stagione della Premier, più facile ascoltare un telecronista arabo. Perché l'abbonamento a Sky è caro, mentre quello del canale sportivo di Al Jazeera costa circa 20 volte di meno: lo stanno sottoscrivendo moltissimi locali, secondo quanto riportato dal tabloid The Mirror. 
L'offerta di Al Jazeera Sport Plus, d'altronde, è decisamente allettante: tutte le partite della Premiership in diretta per sole 300 sterline l'anno, anzichè i 6.000 pound richiesti da Sky Sports. L'unico inconveniente? Il commento in una lingua ostica. Ma come spiegato da Derek Hopper, proprietario del Royal Exchange Pub di Portsmouth «basta togliere il volume». «I clienti non si lamentano -spiega mister Hopper-. Noi abbassiamo, e loro si godono la partita». 
Nessuna azione illegale poi, da parte di Al-Jazeera Sport, i cui abbonati sono arrivati a 850.000 in 23 paesi tra Medio Oriente e Nord Africa fin dalla nascita del canale tematico un anno fa: l'emittente ha regolarmente acquisito i diritti per trasmettere le gare del campionato inglese fuori dai paesi della Comunità Europea. 
I dirigenti della Premier League però, sono furiosi, e hanno già avviato una battaglia legale contro i pub che trasmettono i gol in arabo. «E' illegale -ha dichiarato Dan Johnson, portavoce della Lega calcio inglese-. Noi abbiamo un contratto con Sky Sports che detiene i diritti per la Gran Bretagna. Trasmettere le partite da una televisione araba è una violazione che deve essere punita». 
La League ha già intentato causa contro cinque pub, ma senza successo. In due casi i proprietari dei locali hanno affermato di non essere consapevoli di fare qualcosa di illegale, e il giudice ha dato loro ragione. In altri tre casi i tribunali non hanno permesso alla Lega calcio britannica di fornire nuove prove a supporto della denuncia. «Sembra che si possa trasmettere i campionati di tutto il mondo tranne la Premiership -ha detto ancora il titolare del pub Royal Exchange-. Non sarebbe un problema pagare il giusto per le partite, ma l'offerta normale è troppo cara per le nostre casse». 
«Noi vendiamo le nostre schede solo nel nostro territorio - ha spiegato il direttore marketing di Al Jazeera, Hedi Smirani- anche se sappiamo di essere molto popolari in Europa, perché riceviamo tantissime e-mail e telefonate». Come avranno fatto allora i gestori dei pub a procurarsi le preziose schede?23 agosto 2006

Taranto, provaci ancora
Dopo aver eliminato il Catania i rossoblu affrontano il Brescia nel secondo turno di Tim Cup. C'è il visto per Toledo: sarà titolare?

Un altro salto nel mondo dei grandi. Un’altra partita da vivere con trasporto e gioioso distacco. Cioè: importante, ma non assillante. Bella da dirsi, divertente da giocare, ma con il risultato che diventa un dettaglio, che non condiziona l’attesa. Taranto-Brescia non è uno scherzo.
Non lo era neanche Taranto-Catania (come non lo è stato il risultato). E’ Coppa Italia, semplicemente. La Coppa dei grandi, omaggio dopo la promozione.
Secondo turno, il primo è felicemente superato. Arriva il Brescia, si diceva. E sembra un passo indietro: l’ultima sfida è di quindici anni fa, in serie B. Aria vecchia, profumo già sentito. Un calcio che ritorna e che possiede ancora il suo fascino. Vincere non è un pensiero agevole né apertamente pubblicizzabile, ma una sottile provocazione, un affondo sfrontato nelle ultime ore prima della notturna. Si gioca alle 20.45, ancora allo Iacovone.
Si gioca per l’onore: ai rossoblu è piaciuta la visibilità ottenuta dopo il primo successo. Ha divertito la popolarità improvvisa, il ruolo di piccola peste della manifestazione. E intriga il pensiero bello e impossibile di arrivare fino al Milan, di mettere in fila i blasoni delle altre. Si gioca per sé, anche: strane ambizioni a parte per il Taranto questa è una partita utile. Perché l’avversario di rango superiore aiuta a comprendere meglio: i vizi e le virtù, i limiti invalicabili e i difetti su cui si può lavorare. Aiuta la conoscenza, perfeziona gli automatismi: sono partite quasi vere. Con un risultato che ha il proprio valore, ma con l’interesse parzialmente distorto: perdere non fa male se si pensa al campionato.
Giocare, invece, serve per sviluppare un progetto difficile ma che ha dalla sua il tempo. Il Taranto è nato già a luglio (la squadra era praticamente fatta alla partenza del ritiro), ma ha persino un’origine più lontana (molti dei giocatori sono reduci dalla passata stagione): quanto basta per poter osare negli accorgimenti, per accelerare il processo di formazione della squadra. Queste gare tornano utili soprattutto per avvicinarsi al campionato, per arrivare ad una forma vicina alla massima. Ma hanno qualcosa in palio e, quindi, allenano pure alla tensione.
Per questo Papagni non si dedica ad un improbabile turnover, ma conferma quasi completamente la formazione. Novità succosa: Toledo è disponibile (il “visto” è arrivato ieri), potrebbe esordire già dal primo minuto, nonostante la candidatura di Catania sia ancora spendibile nel ruolo di quarto a destra di centrocampo. Caccavale, alla fine, giocherà dall’inizio, ma probabilmente si dividerà la partita con Prosperi. Conferma anche per Larosa a destra della difesa, nonostante il parziale recupero di Panini. Il Brescia è una squadra che vuole recitare da protagonista nel prossimo campionato di B, che ha stelle come Possanzini e Piangerelli e ha superato a fatica il primo turno battendo la Salernitana in trasferta. L’essere allenata da Mario Somma (che l’anno scorso vide Latina-Taranto e fu prodigo di complimenti per Mancini) è tra l’altro una garanzia di buon calcio e, quindi, incoraggiante per chi guarderà la gara.
Domanda: quanti la guarderanno? Esaurito l’effetto-Catania e il gusto freddo della vendetta (ma il Brescia ha comunque il suo appeal) sarà importante anche capire come la politica dei prezzi inciderà sulla passione. I biglietti sono stati messi in vendita nella tarda serata di ieri (la qualificazione ha spiazzato anche l’organizzazione societaria), i tifosi del Brescia li acquisteranno direttamente al botteghino, gli abbonati entreranno gratis (i biglietti omaggio si ritirano in sede nel pomeriggio): i conti si faranno a riflettori accesi.
A margine: arbitrerà Christian Brighi di Cesena (assistenti Pascariello di Lecce e Chiocchi di Foligno, quarto uomo Scoditti di Bologna). Due ricordi rapidi, di quattro anni fa (l’anno della finale per la B persa): la partita giocata nella nebbia di Fermo con schiaffi finali tra Giove e Battaglioni e tante polemiche e la finale d’andata con il Catania con invasione di Gaucci, gol annullato a Marziano e aggressione finale. Vabbè. di Fulvio Paglialunga23 agosto 2006

Taranto, prospettiva... Milan
Secondo turno di Tim Cup col Brescia. C'è Toledo

Meani, l'uomo che sussurrava... ai guardalinee

Riuscirà il Taranto, che stasera torna nuovamente in campo per il secondo turno di Coppa Italia contro il Brescia (fischierà Brighi di Cesena alle 20:45), a confermare le indicazioni positive emerse nella gara di sabato scorso contro il Catania? È la risposta che attendono un po' tutti. A partire dal tecnico Papagni - che durante il ritiro non è riuscito a verificare la condizione del gruppo in test attendibili -, sino ad arrivare alla stampa e ai tifosi (galvanizzati dal superamento del turno della Tim Cup). La compagine lombarda, guidata da Mario Somma, è una delle principali candidate al salto in massima serie dopo il tentativo fallito nella scorsa stagione. «Sarà un impegno molto difficile - ha commentato il numero uno rossoblù Pinna -, ma ci teniamo a proseguire l'avventura in Coppa Italia sebbene il campionato rappresenti il nostro obiettivo principale. E poi la vittoria sul Catania ci ha dato tanta fiducia. È stata una gara molto nervosa, sapevamo quanto ci tenesse il nostro pubblico. Abbiamo risposto con il massimo impegno, ottenendo un successo decisamente meritato». È disponibile Toledo (il visto di esecutività è giunto nel pomeriggio di ieri dalla Lega). Non disponibili Panini (distorsione alla caviglia), Ambrosi (non riesce ancora a correre) e Silvestri (febbricitante). E, probabilmente, toccherà all'esterno carioca (sembra favorito su Catania) suturare la cerniera mediana sul lato destro. Per i restanti dieci undicesimi sarà confermata la formazione che ha battuto il Catania. Dinanzi a Pinna, la linea difensiva sarà composta da Larosa, Pastore, Caccavale e Colombini. Cejas e Mancini avranno il compito di impostare l'azione, con Toledo e De Liguori pronti a sostenere la manovra sulle corsie esterne. Toccherà ancora a Deflorio e Pasca cercare di impensierire la difesa avversaria. «Per adesso è soltanto un sogno - ha concluso l'estremo difensore sardo - ma sappiamo che, vincendo le prossime due partite, affronteremmo il Milan, una prospettiva per noi semplicemente fantastica. Continuiamo, però, a vivere alla giornata: battere le "rondinelle" sarebbe già un traguardo prestigioso. Possiamo tagliarlo, giocando con attenzione e umiltà. Esattamente come abbiamo fatto sabato scorso contro il Catania». di Fabio Di Todaro23 agosto 2006

Battuta una squadra di "A" dopo 16 anni

Il Taranto, superando nel 1° turno di Coppa Italia per 2-0 il Catania, è riuscito dopo 16 anni a battere una squadra di serie A. In questa manifestazione, l'ultima vittoria rossoblù contro una compagine del massimo campionato si era registrata il 13 settembre 1990 quando allo "Iacovone" la Juventus era stata sconfitta per 2-1; a segno prima i bianconeri con Alessio, quindi il Taranto con Turrini e Brunetti, ma agli ionici la vittoria non bastava per superare il turno in quanto all'andata si erano imposti i torinesi per 2-0 (a segno Roby Baggio su rigore e Casiraghi). Nel 2° turno il Taranto affronta il Brescia già incontrato in due occasioni in Coppa Italia. Nella prima sfida, datata 7 settembre 1980, i rossoblù guidati da Seghedoni si imposero in casa per 2-0 con le reti di Fabbri al 52' e Mucci all'82', mentre nel secondo confronto, giocato a Brescia il 26 agosto 1987, furono le "rondinelle" lombarde ad imporsi con un netto 4-0. Questa la formazione rossoblù schierata dal tecnico Pasinato: Goletti, Biondo, Gridelli, Donatelli, Serra, Paolinelli, Paolucci, Russo (dal 42' Pernisco, poi dal 51' Pazzini), De Vitis, Dalla Costa (dal 75' Tavarilli), Picci. Se il Taranto dovesse battere il Brescia otterrebbe il secondo successo in due gare consecutive in casa, una doppietta che non riesce in Coppa Italia dal 1940, quando il 22 settembre i rossoblù allo stadio del "Littorio" (il "Corvisea", poi "Mazzola") sconfiggevano per 4-2 il Cosenza (tripletta di Bacin e rete su rigore di Salvati), quindi 7 giorni dopo superavano il Siracusa per 3-0 (doppietta di Bacin e gol di Bellucco). Ricordiamo che proprio Antonio Bacin con 5 reti risulta il miglior goleador del Taranto in Coppa Italia (seguono Gori con 4 marcature, quindi Coccolo, De Vitis, Lorenzo e Turrini con 3). La gara di Coppa Italia contro il Brescia sarà la 63a giocata in casa dal Taranto: il bilancio è di 24 vittorie, 19 pareggi più altrettante sconfitte, con 71 gol realizzati e 62 subiti. di Franco Valdevies23 agosto 2006

Scontri allo stadio arresti convalidati

Il giudice per le indagini preliminari Pio Guarna ha convalidato l'arresto del 36enne tarantino Giosuè C., finito in manette sabato scorso prima della partita di Tim Cup tra Taranto e Catania. Corsi, esponente di punta della tifoseria organizzata, era finito in manette in quanto accusato di aver lanciato oggetti contro poliziotti e finanzieri, posti a protezione degli ingressi della curva Sud, riservata ai tifosi siciliana. C., assistito dall'avvocato Massimiliano Madio, è accusato di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e violazione del decreto Pisanu. Accogliendo l'istanza dell'avv. Madio, il gip Guarna ha concesso a Corsi i domiciliari nella sua abitazione della provincia di Piacenza, dove risiede abitualmente, autorizzandolo a raggiungere il luogo di lavoro. Resta in carcere, invece, Cosimo G., assistito dall'avv. Fausto Soggia. G. fu arrestato sabato sera dai vigili urbani dopo aver investito con il proprio scooter alcuni agenti della polizia municipale, costringendoli a far ricorso alle cure dei medici del "Santissima Annunziata". Nei suoi confronti è scattata l'accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.23 agosto 2006

La coscienza critica dei tifosi disperati
L'assoluzione laverebbe via ogni piccola macchia. E potremmo dire: «Hai visto? Eravamo puliti noi!»

Non occorre essere giuristi per conoscere la differenza che passa fra verità vera e verità accertata giudizialmente; non occorre aver letto Il mistero del processo di Savatore Satta, perché anche poeti e romanzieri insegnano a distinguere fra l'una e l'altra, o almeno insegnano a diffidare dalle verità incontrovertibili: no, la verità è sempre una e molteplice. E quante sono le verità, tante sono le giustizie: qui, è la Storia a dirci che - fuori dalla giustizia divina, cui però non tutti siamo disposti a credere - esiste la giustizia dei vincitori, la giustizia dei vinti, la giustizia del compromesso, la giustizia della convenienza, eccetera eccetera.
Insomma, esistono senz'altro mille similitudini fra il mestiere del giudice e quello dello storico, ma il giudice non è uno storico e le sentenze non fanno la Storia, semmai ne sono una categoria e uno strumento: i giudici applicano le leggi, e le leggi appartengono alla Storia, al suo fluire. Dopodiché, né la Giustizia né la Storia coincidono con l'etica e la morale: ciascuno dovrebbe avere la propria, auspicabilmente dentro la cornice - all'interno di ciascuna comunità - di un comune sentire.
Ma troppo spesso tradiamo la nostra pigra indisponibilità a fare i conti con noi stessi. Succede quando conferiamo alla Giustizia funzioni etiche e storiche, come se i giudici - assolvendo o condannando - potessero esimere gli storici dal fare il loro mestiere e soprattutto potessero sollevare noi dal peso e dalla difficoltà di un'opinione, di un giudizio dal nostro foro interno. Siamo tifosi, ecco cosa siamo: facciamo il tifo ora per una persona, ora per una parte politica, ora per una squadra e - se imputate - speriamo nella loro assoluzione, che laverebbe via ogni colpa, ogni peccato, ogni più piccola macchia. E potremmo dire: hai visto? Eravamo puliti noi! E tireremmo un sospiro di sollievo, perché la sentenza di assoluzione assolverebbe anche noi, dalla fatica di un passo oltre, di uno sguardo più profondo. Potremmo addirittura scoprire qualche macchia che la Giustizia non aveva visto, oppure che aveva visto ma non poteva o non era interessata a lavare (perché la Giustizia funziona secondo regole sue proprie, e non tutto le interessa); e potremmo non sopportarne il dolore, potremmo addirittura correre il pericolo di dover rimangiarci quell'esultanza che abbiamo ancora in gola o certe parole di ammirazione davanti a quel gesto o quel discorso al paese.
Tutto passa, ma niente cambia: solo negli ultimi quindici anni, eravamo tifosi ai tempi di Tangentopoli, lo eravamo ai tempi di Andreotti e lo siamo ancora oggi, ai tempi di Calciopoli. I tifosi della Juventus sperano che il Tar del Lazio annulli la retrocessione in serie B, adesso che la società ha fatto ricorso sul presupposto della sproporzione delle pene già inflitte; e chissà, non è escluso che il ricorso venga accolto. Ma i tifosi non sono anche la coscienza critica delle squadre, che le cose vadano bene o male? E lascerebbero i tifosi della Juve che alla Giustizia venisse delegata anche questa funzione? di Niccolò Nisivoccia23 agosto 2006

L'Ancona ha in testa i playoff
Continua il nostro viaggio alla scoperta delle avversarie del Taranto nel prossimo campionato di serie C1. Riflettori puntati oggi sulle due marchigiane, il ripescato Ancona e la Sambenedettese

ANCONA - La proprietà del club dorico è divisa al cinquanta per cento tra gli imprenditori Schiavoni e Fedeli, quest'ultimo entrato a far parte della società negli ultimi giorni, subito dopo l'ufficializzazione del ripescaggio in terza serie. La dirigenza ha dato subito mandato al neo diesse Fabiani di allestire una squadra competitiva che sarà guidata da Francesco Monaco, protagonista di una brillante stagione alla guida del Lanciano. Confermati alcuni tasselli dell'ultima annata tra cui il portiere Morello, i centrocampisti Teodorani, Cichella e Mortelliti e gli attaccanti Mendil e Bucchi, sono stati ingaggiati l'ex rossoblù Micallo, il centrocampista Rizzato (ex Torino e Catanzaro) e l'attaccante Staffolani (in passato anche a Taranto) che si aggiungono ai difensori Spatola (Chieti) e Rossi (svincolato) e al centrocampista Borgese (Vicenza). Ma secondo radio mercato l'Ancona sarebbe sulle tracce di due ex genoani, il bomber Zaniolo e il mancino di difesa De Angelis, che consentirebbero di aumentare lo spessore tecnico dei biancorossi. La squadra del rampante Monaco, che si esprimerà con il classico 4-4-2, punta dichiaratamente ad un piazzamento play off, anche se ci sarà da superare un'agguerrita concorrenza.
SAMBENEDETTESE - Conservata la C1 ai playout dopo un'annata a dir poco travagliata culminata con l'autogestione, il club marchigiano si presenta ai nastri di partenza della nuova stagione con una nuova società presieduta dalla famiglia Tormenti. Decisamente ridimensionati i programmi che prevedono una tranquilla salvezza da centrare con una squadra molto giovane, affidata all'emergente Alessandro Calori ex calciatore di Perugia e Udinese la scorsa stagione, per qualche mese, sulla panchina della Triestina. Sarà il 4-4-2 anche il modulo tattico della Sambenedettese, che non presenta in organico nomi di rilievo. La dirigenza ha tesserato una batteria di sconosciuti (Forò, Tinazzi, Tulli e Formichetti) proveniente dalla Fermana, più altri elementi prestati da società di A e B tra cui il portiere Consigli (Atalanta) e la giovane punta interista Momentè. Unici calciatori con maggiore esperienza i difensori Varriale (Olbia) e Diagouraga (Spal), il centrocampista Visone (ex Avellino e Fermana) e l'attaccante Pompei a caccia di riscatto dopo alcuni campionati insignificanti. Entro fine mese annunciati, comunque, un altro paio di arrivi, con Morante sempre nel mirino. di Enrico Sorace23 agosto 2006

La Juventus gioca d'azzardo
Per evitare la B i bianconeri si appellano al Tar. Ma la Uefa e la Figc potrebbero vendicarsi

La Juventus esce dall'ordinamento sportivo che fa capo a Figc e Coni e adisce il Tar, il Tribunale amministrativo regionale. Ne ha facoltà. Ne hanno facoltà tutti coloro i quali, facenti parte di un organo autogestito, pensano che il suddetto organo non abbia rispettato i criteri di legittimità, vale a dire il principio che pretende le regole uguali per tutti. 
È su questo punto che, nel pomeriggio di ieri, il cda juventino presieduto da Giovanni Cobolli Gigli, dopo la relazione tecnico-giuridica dei legali della società capeggiati dall'avvocato Cesare Zaccone, ha fatto leva per deliberare all'unanimità la decisione di rivolgersi altrove, ossia fuori dell'ordinamento domestico del calcio, lontano da quel piccolo tribunale, composto da amici di Carraro, che ne aveva decretato la serie B con 17 punti di penalità più la perdita degli ultimi due scudetti.
«Appare incomprensibile che il trattamento più severo sia stato riservato proprio alla Juventus - è la nota della società - cioè alla squadra che si è mostrata più risoluta ad assumersi le proprie responsabilità modificando la propria organizzazione societaria e adottando un sistema di controllo e di prevenzione più severo ed efficace. La sola ipotesi di retrocessione in serie B con un`importante penalità ha già determinato un notevole impatto negativo sul piano sportivo». 
La difesa della Juventus è tutta qui: c'è il richiamo alla storia centenaria del club, c'è la nota di merito per aver concorso con ben nove giocatori alla vittoria mondiale, c'è la consapevolezza che, tra i club coinvolti, la Juventus è quella che più di tutti subisce, in fatto di blasone e danno economico, il pasticciaccio di calciopoli. E forse in questo hanno ragione. 
Ma la decisione presa ieri possiede tutti i crismi dell'azzardo, di un gioco giocato al limite dei propri interessi. Fuoriuscendo da quell'ambito sportivo entro cui, fino adesso, i suoi reati erano stati valutati, di fatto la Juventus affida ai tribunali amministrativi dello Stato il compito di dirimere la matassa. Con qualche rischio. Innanzitutto temporale. Il Tar si sarebbe dovuto riunire il 6 settembre, vale a dire tre giorni prima dell'inizio dei campionati, anche se il presidente del Tar del Lazio Pasquale De Lise (che detiene l'esclusività della giustizia amministrativa in merito alla materia calcio) ha dichiarato che convocherà una camera di consiglio straordinaria ad agosto. Ma poi? 
Se il ricorso dovesse essere accolto, il campionato non comincerebbe a settembre perché l'ordinamento calcistico dovrebbe ripartire da capo con i processi, un danno incalcolabile per tutto il calcio italiano. E se invece non dovesse esserlo? La Juventus, allora, dovrebbe fare i conti con le ire della Federcalcio. Adire il Tar infatti, vale a dire uscire dall'alveo della giustizia sportiva, equivale a disattendere quel patto fiduciario che si stabilisce quando una società decide di fare capo a una Federazione. In questo caso sia la Figc, che potrebbe aumentare di più di due punti la penalizzazione in serie B, sia la Uefa, che potrebbe squalificare la squadra da tutte le competizioni europee per anni, si vendicherebbero. Come successo al Genoa lo scorso anno, che si vide aumentare la penalizzazione di tre punti. 
Secondo la Figc, che si è detta rammaricata per la decisione della Juventus, e secondo alcuni esperti di diritto amministrativo, l'ipotesi del non accoglimento è la più accreditata. Ma dopo un'estate in cui i giudizi li hanno determinati più gli umori dei media che i tribunali tutto è possibile. E non dovremo attendere molto per saperlo. Domani, salvo possibili rinvii, Antonio Giraudo e Luciano Moggi, condannati al massimo della pena dalla Corte federale, 5 anni di squalifica e richiesta di radiazione, e che per primi hanno saltato la via "domestica" rivolgendosi direttamente al Tar, attendono la pronuncia sull'ammissibilità dei loro ricorsi (che mettono in dubbio la liceità dell'uso delle intercettazioni e la facoltà decisionale di un giudice nominato all'indomani della formulazione dell'accusa). In quel caso la sospensione in via cautelare delle sentenze emesse della Corte darebbe il via a una nuova era di Calciopoli. Che la Juventus cavalcherebbe attraverso giornali e avvocati. L'operazione simpatia del nuovo corso bianconero comincia a mostrare qualche crepa. di Matteo Lunardini23 agosto 2006

Punite la Juve o addio Italia e Champions
Il portavoce dell'organo di governo del calcio mondiale: «Non sospenderemo Federcalcio, soddisfatti delle spiegazioni»

Nonostante le minacce di sanzioni della Federcalcio, la Juventus avrebbe deciso di presentare oggi al Tar del Lazio il ricorso contro la retrocessione in B con 17 punti di penalizzazione deciso dalla giustizia sportiva. Questo almeno è quanto sostengono fonti vicine all'ambiente bianconero. 
La strategia juventina rischia di creare un vero e proprio cortocircuito tra gli organismi sportivi. Con la Fifa che - almeno inizialmente - aveva minacciato di sospendere la Figc se non troverà il modo di bloccare l'azione giudiziaria del club bianconero e la Federcalcio che ha annunciato sanzioni contro la società bianconera. La Fifa, successivamente, si è dichiarata soddisfatta delle spiegazioni italiane. 
Il portavoce della Fifa, stamane, Andreas Herren aveva parlato esplicitamente di una sospensione della Federcalcio: «Abbiamo concesso una proroga fino ad oggi alle 12.00 per permettere alla Figc di spiegarci come intenda impedire alla Juventus di ricorrere alla giustizia ordinaria». Poi però, di fronte alla replica della Figc che annunciava sanzioni alla Juventus in caso di ricorso, la Fifa si è ammorbidita. 
Herren ha infatti precisato che per ora non verrà aperto alcun procedimento disciplinare nei confronti del calcio italiano. La Fifa ritiene in sostanza soddisfacenti le risposte della Federcalcio, anche se continuerà a seguire da vicino gli sviluppi della situazione, e si riserva il diritto di modificare la sua posizione. 
Nella sua replica la Figc aveva infatti spiegato che «in base all'articolo 27 dello statuto, che vieta a club e membri di iniziare procedimenti davanti alla giustizia ordinaria e prevede che chi viola questa regola sia soggetto a sanzioni, questa Federazione non esiterà a dare il via a procedimenti sanzionatori in caso di ricorso».23 agosto 2006

Lampi d'agosto

E’ agosto, non ci sono giudizi definitivi. Tutto provvisorio, tutto soggetto a variazioni. Che Taranto è stato? La domanda è pertinente, poco dopo una vittoria di prestigio e poco prima di un’altra sfida con il blasone. Parlare a posteriori di Taranto-Catania vuol dire andare incontro ad un’inevitabile frazionamento dell’analisi. Alla mezz’ora di parità numerica
e all’ora restante: due momenti della stessa partita, uno e l’altro portano al colpaccio. Undici contro undici il gruppo di Papagni non si è scoperto, cercando l’affondo quando il campo e lo spazio lo permettevano. Ha giocato la sua partita da squadra umile, senza inventare calcio nuovo ma semplicemente applicando il necessario di fronte ad un avversario di rango superiore, senzamostrare geometrie perfette né, logicamente, automatismi rodati. Mostrando incoraggiante attenzione e i limiti del periodo, i difetti logici di chi era alla prima partita vera, alla prima occasione per sperimentare sul serio tutto quello che ha provato.
Il progetto di Papagni appare in fase di definizione e, soprattutto, in linea con la continuità che, nell’allestimento dell’organico si è cercato di incoraggiare. Mezz’ora non è sufficiente per un giudizio, ma il Taranto deve farsela bastare. Perché il resto della partita con il Catania è viziato dalle espulsioni e dalla doppia superiorità numerica.
Non è certo colpa dei rossoblu l’inaspettato (e ingiustificabile) nervosismo dei siciliani, ma è un dato che rende inevitabilmente drogato l’andamento. E lascia, però, intatti i meriti: il Taranto, anche in una situazione di evidente vantaggio, non si è lasciato travolgere dalla frenesia, non ha accelerato il ritmo né stravolto il proprio approccio. E’ rimasto a scrutare i vuoti, ad inserirsi nelle pecche altrui, a cogliere le opportunità. Ha mantenuto un approccio maturo, gestendo la partita e le convenienze. In assenza della possibilità di giudicare il complesso dal punto di vista tecnico, non resta che l’impressione morale: il Taranto è ancora una squadra intelligente. Come l’avevamo lasciato.
di Fulvio Paglialunga22 agosto 2006

Il Taranto ai raggi x
Aspettando il campionato

Forse è ancora presto per tutto. Forse è meglio mettere sotto i denti qualche altra partita. Ma, intanto, le sensazioni aumentano. I dubbi s'infilano. E le speranze fanno capolino. Il calcio, di questi tempi, non vive di certezze. Però vive, esiste, si agita e va giudicato. Allora avventuriamoci nel ragionamento tecnico, pur nella consapevolezza che è impossibile cercare tra i flutti d'agosto una navigazione ferma.
I PORTIERI - La gerarchia è chiara. Pinna è il titolare, Faraon è la riserva. Pinna ha mezzi, esperienza e trascorsi. Non è, per sua stessa ammissione, un portiere «normale». Spesso interpreta il ruolo con lucida follia, chiudendo la porta con uno stile personalissimo. Non è classificabile. Può arrivare ovunque e beccare gol banali. Ma c'è. Faraon è giovane e abbastanza sconosciuto. Affidabilità eventuale e valore effettivo vanno verificati.
LA DIFESA - Caccavale e Pastore sono il nucleo della retroguardia. Senza di loro non c'è quasi difesa. Hanno tutto: mestiere, personalità, orgoglio. Caccavale mercoledì ha annullato Spinesi, giocando con spavalderia ideale, dopo la lunga assenza per infortunio. Sono saltati gli esterni della scorsa stagione: Micallo e Manni. Sono arrivati Panini e Colombini. Impossibile, per il momento, valutare il saldo tecnico dell'operazione. Panini a Castellaneta (test amichevole) mostrò qualche impaccio. Colombini sembra più a suo agio nella parte che Papagni gli ha riservato: esterno sinistro con licenza di avanzare, sovrapponendosi a De Liguori (automatismo da perfezionare). Panini-Caccavale-Pastore-Colombini: questa è la linea titolare, in attesa di Mortari. Non particolarmente nutrita la batteria dei rincalzi: Cosenza (centrale) e Prosperi (utilizzabile sia al centro che a sinistra). Contro il Catania da laterale basso a destra ha giocato Larosa ma si tratta di una soluzione di ripiego, dettata dall'emergenza.
IL CENTROCAMPO - Quattro interni e quattro esterni, senza considerare Malagnino e Mangiacasale che però fanno parte dell'organico a pieno titolo. Numericamente ci siamo. Lo ha detto anche Papagni. Ma l'analisi delle caratteristiche individuali e della consistenza complessiva alimenta qualche perplessità. Mancini e Cejas in mezzo, Toledo (o Catania) e De Liguori ai lati: Papagni ha in mente questa linea mediana, che sulla carta un certo fascino lo esercita, ma sul campo potrebbe accusare qualche scompenso, risultando forse un po' audace. Mancini attacca gli spazi, Cejas sembra maggiormente preoccupato di coprirli: l'equilibrio è salvaguardato. Però si tratta di specialisti. Non c'è in «rosa» il giocatore che riassuma in sé entrambe le attitudini: interdizione e costruzione. Larosa e Silvestri sono rincalzi spendibili, ma non rappresentano ciò che forse manca e andrebbe cercato. Sugli esterni Zito (un mancino fantasioso) e Catania (o Toledo) garantiscono possibilità d'impiego e variazioni tattiche.
L'ATTACCO - Quattro punte, una certezza: Andrea Deflorio. La differenza del Taranto è ancora lui. Papagni e la squadra riconoscono la sua eccezionalità. Ma Deflorio non può far reparto da solo. Serve il partner. Contro il Catania s'è visto Pasca che sembra una prima punta di movimento. Difficile che Deflorio e Pasca possano giocare stabilmente insieme, assicurando ciò che serve: i gol. S'impone il restauro fisico di Ambrosi, sinora bloccato da acciacchi di varia natura e da una condizione generale mai eccellente. Ma se Ambrosi non torna ad essere Ambrosi, che si fa? Semplice (o complicato): si cerca l'attaccante forte fisicamente che sappia fare sponda sugli scatti degli altri e abbia dimestichezza col gol. Piroli è giovane e nessuno può sapere quale sia il suo rendimento reale.
LA SQUADRA - Resta da chiedersi quanto valga il gruppo nella sua interezza. Solo il campionato, con le sue asprezze e le sue difficoltà, potrà dirlo con precisione. L'ottimismo è comunque di rigore. Magari, senza esagerare.
di Lorenzo D'Alò22 agosto 2006

Taranto felice e mazziato
La gioia per aver battuto il Catania, l'attesa di Coppa contro il Brescia di domani e la mannaia del Giudice Sportivo: seimila euro di multa e "Iacovone" diffidato

Sabato il Catania, domani il Brescia. Bello anche dirlo semplicemente. Come fosse uno sbarco in un calcio diverso, più su persino dell’ultimo salto. E’ il bello dell’estate e di una Coppa Italia dalla formula che si presta a sorprese. E’ il bello del Taranto, anche. E di una stagione che comincia con il sorriso. La strada è stata tracciata sabato, adesso c’è anche un po’ di spazio per i sogni. In fondo alla strada (ma prima c’è il Brescia, poi eventualmente una tra Cagliari e Verona) c’è il Milan. Solo dirlo, un po’ riempie. «Milan? E’ una parola troppo grossa per noi»: Aldo Papagni magari ci pensa, ma non lo dirà mai. E preferisce scherzarci su. Perché le vittorie, anche ad agosto e anche al di fuori del campionato, incoraggiano comunque il buonumore. Di certo andare avanti e trovarsi a ventiquattr’ore dalla sfida con un’altra società blasonata è una soddisfazione: «Anche le poche possibilità che abbiamo di passare sono un dono, anche il pensiero stravagante di poter eliminare il Brescia è un regalo che ci siamo fatti e ci teniamo». L’obiettivo, ovviamente, è altro. Il Taranto usa partite così importanti per conoscersi meglio, per vedere come risponde alla tensione degli eventi: «Dobbiamo crescere in condizione - spiega Papagni -, nella conoscenza reciproca, dobbiamo mettere minuti nelle gambe. Forse è un bene aver fatto amichevoli facili nel mese di ritiro, perché ci ha permesso di lavorare bene, senza infortuni e di poter poi valutare il gruppo in queste partite più impegnative. E’ così che possiamo capire realmente il nostro valore». Il Brescia è un pensiero felice, più che un’ossessione. E’ un appuntamento da affrontare senza pressioni. E’ anche un test per il feeling tifosi-società: i malumori per i prezzi dei biglietti (anche per domani dovrebbero essere uguali, distribuiti in quattro rivendite per migliorare l’organizzazione) e per quelli degli abbonamenti sabato si è tradotto in qualche striscione polemico o ironico, ma non sembra aver inciso nell’affluenza. Probabile, però, che sia stato l’effetto- Catania e la voglia di rivincita che, contro il Brescia (nonostante sia una sfida che manca dai tempi della B), potrebbe non esserci. Il Taranto ha provato a studiare qualche forma di incentivo per i tifosi, tanto per i biglietti quanto per gli abbonamenti: gli aderenti alla campagna del “tifoso sostenitore” (ovvero i sottoscrittori della tessera annuale) potranno usufruire dell’ingresso gratuito ritirando i biglietti in sede domani stesso (dalle 15 alle 19.30). La squadra continua nella sua fase di preparazione alla sfida senza grossi scossoni: all’allenamento di ieri ha preso parte Ambrosi, che è guarito dopo il taglio al piede, mentre ha svolto lavoro differenziato Panini. Ha saltato la seduta Silvestri, febbricitante (aveva già i primi sintomi sabato) e in dubbio per domani. Papagni non dovrebbe cambiare molto. «Voglio valutare la condizione di alcuni»: dice, fornendo però un’indicazione utile. Le condizioni da valutare sono essenzialmente quelle di Caccavale, sabato in campo per novanta minuti grazie alla sua straordinaria forza di volontà, ma comunque reduce da un lungo periodo di stop che sconsiglia un altro impiego full time: potrebbe giocare un tempo lasciando posto (dall’inizio o nella ripresa) a Prosperi. Si attende per oggi, inoltre, l’ok per il brasiliano Toledo: dovesse arrivare è facile prevedere un suo utilizzo dal primo minuto. di Fulvio Paglialunga22 agosto 2006

Iacovone, scatta la diffida
Seimila euro di multa per le intemperanze dei tifosi

Stangata del giudice sportivo sul Taranto per quanto è avvenuto sabato sera con il Catania. La società è stata multata di 6mila euro ed in più è partita già la diffida dello "Iacovone" per "gravi intemperanze nei confronti dei tifosi ospiti, lancio di fumogeni che hanno ritardato l'inizio del match di 9' minuti, lancio di petardi e bottigliette di plastica in campo, esposizione di striscioni o cori offensivi nei confronti del presidente della Lega, Matarrese". Al dott. Petrocelli è stata comminata la diffida. Intanto la squadra, ieri pomeriggio, ha ripreso la preparazione in vista del prossimo match di Coppa Italia in programma domani sera (ore 20,45) contro il Brescia. Non è escluso che, a sorpresa, giunga il presidente Blasi. È rimasto fermo soltanto Silvestri (febbre). Panini, invece, ha svolto un lavoro differenziato. Ha del tutto recuperato Ambrosi grazie anche all'intervento del dott. Petrocelli che gli ha prescritto un plantare. Oggi doppia seduta. Mercoledì mattina è previsto il consueto "risveglio" muscolare. Papagni dovrà valutare con attenzione le condizioni generali del gruppo. Non va dimenticato che la squadra è in piena preparazione. Qualcuno potrebbe aver risentito più degli altri del notevole sforzo profuso sabato sera. Ad esempio Caccavale, che era praticamente all'esordio stagionale in fatto di partite disputate, ha giocato per 99'. Da valutare la posizione di Toledo (oggi si saprà se è utilizzabile). I biglietti per Taranto-Brescia si potranno acquistare da domani in quattro punti-vendita: bar Cubana, tab. D'Aniello, bar Essential e Antica tabaccheria Lama. I prezzi: curva, 12 euro, gradinata, 18, tribuna, 27, poltroncine, 80. Gli abbonati, invece, entreranno gratuitamente. Occorre ritirare domani sera (dalle 15 alle 19) i relativi biglietti in società, via Umbria, 4. Manoni e Mortari, oggi, andranno a Perugia per la visita di controllo dal prof. Cerulli. Il mediano dovrebbe ricevere l'okay per essere impiegato; l'esterno, invece, riceverà il nuovo percorso rieducativo del ginocchio operato. di Giuseppe Dimito22 agosto 2006

Ravenna si sente penalizzato
Alla scoperta delle prossime avversarie del Taranto. «Noi al posto del Grosseto». Gli emiliani vogliono il girone A. San Marino punta alla salvezza

Il Taranto si prepara ad affrontare la prossima C1, torneo che riabbraccia dopo due stagioni di purgatorio in C2. I rossoblù sono stati inseriti nel girone B, in cui figurano squadre blasonate come Perugia, Ternana, Salernitana, Foggia e Avellino ed un paio di inattese novità come Ravenna e San Marino rientranti nell'ambito di uno stravolgimento che ha riportato i gironi all'antica suddivisione nord-sud. Iniziamo a conoscere più da vicino le avversarie della squadra di Papagni partendo proprio dal club emiliano e dal San Marino. 

RAVENNA - La società presieduta da Gianni Fabbri non ha accettato l'inserimento nel girone B e ha iniziato una battaglia col presidente della Lega di serie C Mario Macalli, chiedendo con una missiva la revisione dei gironi per «evidente errore geografico». L'obiettivo del club ravennate è quello di essere riportato in quello settentrionale al posto del Grosseto (ai confini del Lazio) al fine di evitare lunghe trasferte penalizzanti per società, squadra e tifosi. Ora si attende la risposta da parte della Lega, che difficilmente rettificherà i gironi. Sotto il profilo tecnico il Ravenna dell'ex Pizzolla (titolare inamovibile insieme al portiere Capecchi e al centrocampista Affatigato) ha deciso di dare continuità al progetto iniziato la scorsa stagione con l'avvento in panchina, a campionato in corso, di Dino Pagliari che continuerà ad affidarsi al 4-4-2 per provare a migliorare il tredicesimo posto dell'ultimo campionato. A fronte di alcune partenze tra cui quelle del difensore Mussoni, del centrocampista Giraldi e dell'attaccante Improta, sono arrivati in giallorosso gli esperti difensori Dei (Teramo) e Gorini (Pavia) oltre ai centrocampisti Fasano (ex Torres) e Sciaccaluga (Pavia) più alcuni giovani da svezzare giunti in prestito da società di serie A e B come Volpe e Di Cuonzo scuola Juve e Aloe del vivaio dell'Inter. Prossimamente sarà tesserato anche una punta di peso. Il sogno è Zaniolo. 

SAN MARINO - La società ha dato fiducia al tecnico Roberto Alberti (vecchia conoscenza dei tifosi del Taranto) pronto a ripartire anche lui dal 4-4-2 ma con un organico profondamente rinnovato rispetto a quello che ha conservato la C1 ai play out. Liberati il portiere Colombo, il difensore Taccola, i centrocampisti Gentilini, Procopio, De Feudis e gli attaccanti Piovaccari e Giglio, sono stati tesserati il portiere Dei, il difensore D'Angelo (entrambi ex Rimini), i centrocampisti Tedoldi (Catanzaro) e Faieta (Sambenedettese), nonché l'attaccante Abate del Gela ma già del Taranto. La società, comunque, ha ingaggiato anche una serie di giovani speranze tra cui l'ex acese Nossa, i cesenati Buda e Ceccarelli e il primavera del Lecce Giorgetti. L'obiettivo del San Marino è la salvezza. di Enrico Sorace22 agosto 2006

Di Canio, lite con scazzottata
Finisce male la trasferta a Viterbo. L'ex bandiera della Lazio era impegnato con la Cisco Roma in un triangolare con la squadra di casa e la Sorianese. Il calciatore ha riportato una ferita alla gamba destra. L'altro protagonista della rissa è un viterbese di estrema destra

Paolo Di Canio è stato protagonista di una violenta lite con scazzottata. E' accaduto a Viterbo la notte scorsa, al termine del triangolare Trofeo Yeir, vinto dalla Cisco-Lodigiani, la squadra in cui milita l'ex bandiera della Lazio, su Sorianese e Viterbese. Il calciatore ha riportato una ferita lacero contusa al polpaccio destro. L'altro protagonista della rissa è un giovane viterbese, noto alle forze dell'ordine per la sua militanza nell'estrema destra. Coinvolti anche altri giovani che, secondo quanto accertato dalla polizia erano intervenuti per dividere i contendenti. Alcuni di loro hanno subito lievi contusioni.
La lite è scoppiata poco prima dell'una in piazza della Rocca, nei pressi del ristorante in cui la squadra romana, che milita nel campionato di serie C2, aveva cenato dopo aver vinto il triangolare con Sorianese e Viterbese. Stando a quanto riferito da Di Canio agli uomini della Digos e della Mobile, il giovane lo avrebbe insultato mentre era diretto verso la propria auto, con frasi offensive rivolte alla madre e alla moglie. Il giovane viterbese invece ha sostenuto di essere un fan di Di Canio e che le frasi offensive sarebbero state gridate da un paio di ragazzi che passavano nelle vicinanze. Insomma, si sarebbe trattato di un equivoco.
Una volta condotti in questura, Di Canio e il giovane hanno detto che non intendevano sporgere querela. Ora sarà la polizia a valutare se esistano o meno i presupposti per una denuncia d'ufficio.
Ad evitare che la lite degenerasse in una gigantesca rissa, sono state alcune pattuglie della Volante, della Squadra Mobile e della Digos di Viterbo, che sono immediatamente intervenute. Alla vista delle auto della polizia, alcuni giovani si sono allontanati.
L'episodio ha creato una forte tensione in città, con alcuni ultrà, che all'inizio del triangolare avevano premiato Di Canio e gli avevano rivolto una vera e propria ovazione, che avrebbero voluto vendicare il loro idolo. Una volta chiarito l'episodio, però, la situazione è tornata alla normalità.21 agosto 2006

Scontri allo stadio, arrestato un tifoso
Serata di super-lavoro per le forze dell'ordine, denunciato un supporter rossoblu. Il bilancio è comunque positivo, visti i precedenti tra le tifoserie di Taranto e Catania. La soddisfazione del questore Eugenio Introcaso

I precedenti non facevano ben sperare e anche le ore della vigilia, con un treno seriamente danneggiato a Villa San Giovanni avevano fatto temere il peggio. Alla fine, però, il bilancio non sportivo di Taranto-Catania può essere giudicato in maniera positiva, non essendosi verificati particolari problemi per l'ordine pubblico. L'episodio più grave si è verificato prima della partita, quando una cinquantina di supporter rossoblù, hanno aggredito poliziotti e finanzieri che presidiavano la porta 21 riservata all'ingresso degli ospiti. I circa 200 tifosi catanesi avevano già preso posto in curva Sud e fortunatamente è stato evitato ogni tipo di contatto. Gli ultras tarantini hanno lanciato pietre, bottiglie ed altri oggetti contundenti contro le forze dell'ordine che hanno ovviamente reagito, ricorrendo anche ai lacrimogeni per disperdere i teppisti che premevano con insistenza alla porta di ingresso della curva Sud. Tra i più esagitati c'era il 36enne G. C., già noto alle forze dell'ordine, finito in manette con l'accusa di lancio di materiale pericoloso, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Se l'è cavata invece con una denuncia a piede libero un altro supporter rossoblù che ha tentato di entrare armato con oggetti impropri, in curva Nord, presidiata dai carabinieri della compagnia di Taranto e da quelli della battaglione di Bari. I militari guidati dal capitano Giovanni Sozzo hanno fermato il 24enne Domenico F., pregiudicato residente a Faggiano, nel corso dei controlli di filtraggio degli accessi nella curva Nord. Il giovane è stato trovato in possesso di 5 pezzi di metallo tagliente e acuminato, dello spessore di mezzo centimetro ciascuno, nascosti in un piccolo bagaglio. Se lanciati, avrebbero potuto provocare lesioni gravissime a chiunque fosse stato colpito. Il pregiudicato è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica, per il reato di porto abusivo di armi improprie, aggravato dalla circostanza di essere stato commesso in occasione di un assembramento di persone legato ad una manifestazione sportiva. Inoltre nei suoi confronti sarà attivato il provvedimento di divieto di accesso nei luoghi in cui si svolgono competizioni sportive. Un tifoso catanese di 16 anni è stato costretto a ricorrere alle cure dei medici del "Santissima Annunziata" per essere stato colpito da un rubinetto scagliato da 3 ragazzini in curva Sud. Una pietra ha invece colpito il pullman del Catania, lesionando un vetro e costringendo l'equipaggio di scorta a far entrare la squadra siciliana da un altro ingresso di emergenza e non da quello solitamente riservato ai giocatori. I circa 200 tifosi catanesi sono rimasti all'interno dello "Iacovone" sino ad oltre la mezzanotte e successivamente sono stati trasferiti in tutta sicurezza in un luogo appartato della stazione ferroviaria dove hanno atteso la partenza del treno delle 5 diretto a Metaponto. Anche allo scalo ferroviario non sono mancati momenti di tensione, con qualche tifoso catanese che ha ripetutamente cercato di sfuggire ai controlli di polizia e carabinieri ed alcuni ultras tarantini che non hanno rinunciato agli immancabili sfottò. Alla fine, come detto, il bilancio è stato positivo, tanto che il questore Eugenio Introcaso ha espresso la sua soddisfazione per il buon esito del servizio e soprattutto per l'impegno profuso da tutte le forze dell'ordine. di Mimmo Mazza21 agosto 2006

Il Taranto cresce
Catania ko. Mercoledì altro turno di Coppa: affronterà il Brescia. Papagni: «Con lo spirito di sempre»

Il Taranto che avanza in Coppa Italia è una squadra possibile? La domanda, dopo l'insperato 2-0 sul Catania, non prevede, per il momento, una risposta. Nessuno, di questi tempi, conosce la verità. Neanche, forse, Aldo Papagni, che sul nuovo Taranto sta lavorando da oltre un mese. «Prova rassicurante», dice il tecnico biscegliese, tirando le somme di ciò che ha visto e di quello che ha capito. «Ho visto una squadra attenta e giudiziosa. E ho capito che non stava improvvisando: seguiva una traccia, cercando una dimensione plausibile e una direzione di marcia. Mi sono piaciuti l'approccio umile e la gestione oculata. La prima mezz'ora, quella vissuta in parità numerica, è attendibile. Perché c'è equilibrio tattico. Perché ci sono concretezza e operosità. Perché abbiamo pensato e ci siamo mossi come dovrebbe fare ogni squadra al cospetto di una avversario di superiore caratura tecnica, curando soprattutto la fase di non possesso». Papagni parla di continuità, allacciando idealmente questo Taranto a quel Taranto, come se il tempo e le novità non avessero scavato alcuna differenza. «Il tratto identificante è stato conservato. Ho rivisto lo spirito, la consapevolezza e la dignità della squadra che ha vinto il campionato di C2. È davvero consolante aver ripreso il lavoro esattamente dove l'avevamo interrotto. Significa che la promozione non ha depositato scorie. Significa che alleno un gruppo maturo». Prima chiusa e placida, poi elettrica e instabile. La partita, quando il Catania ha subìto la doppia menomazione (espulsi Silvestri e Corona), ha bussato alla porta del Taranto. «A quel punto toccava a noi. Capitalizzare immediatamente la duplice superiorità numerica è stato fondamentale perché ci ha tolto ansia e ci ha restituito sicurezza. Siamo, cioè, riusciti a sfruttare il vantaggio territoriale e psicologico che la partita stava regalandoci, senza elevare il livello, già alto, della tensione e senza peccare di supponenza. Smania, fretta, frenesia, superficialità erano le tentazioni: non ci siamo cascati. Nella ripresa abbiamo continuato ad avere cura del confronto e rispetto dell'avversario, almeno sino al gol di Mancini che ha definitivamente spento ogni velleità del Catania e ogni nostro timore». Papagni resta concentrato sui progressi del collettivo, non parla mai volentieri dei singoli. Ma Caccavale e Silvestri, la storia di un rientro e la storia di un ritorno, meritano la citazione. «Caccavale ha stupito anche me. Era previsto che restasse in campo un'ora. È andato oltre, giocando con coraggio e autorevolezza. Inutile negarlo: è uno dei pilastri di questa squadra. Silvestri, invece, è tornato a sentirsi ufficialmente un calciatore dopo la squalifica per doping. Era febbricitante ma giocare un pezzo di partita contro la squadra della sua città rappresentava un'opportunità irresistibile. Non potevo negargliela». Papagni sente di avere fra le mani una squadra giusta. «Giusta, proprio così. È l'aggettivo più adatto, in attesa di scoprire la forza reale del gruppo e gli eventuali limiti. L'organico numericamente mi soddisfa, anche se contro il Catania l'indisponibilià di Panini mi ha costretto ad impiegare un centrocampista sulla linea dei difensori. L'arrivo di Toledo, che spero di poter far esordire già mercoledì contro il Brescia, rappresenta una ricchezza ulteriore. Perché Toledo ha qualità in corsa: sa cioè rovesciare velocemente l'azione e creare superiorità numerica in zona alta. Con lui può spontaneamente oscillare il modulo, passando dal 4-4-2 al 4-3-3. Ma in questo momento sono altre le priorità: dobbiamo continuare ad aggiungere minuti all'autonomia di ognuno, facendo crescere la condizione generale. Il campionato è il traguardo. Brillantezza e rapidità sono le prossime tappe». Papagni guarda avanti. Lo sfogo di mercoledì scorso a Castellaneta, le dimissioni prima annunciate e poi rientrate, sembrano lontanissime. «Colpa mia. Ho sbagliato a dare voce all'amarezza di un momento. Nessun disagio ambientale e nessuna lacuna organizzativa: dovevo solo stare zitto e smaltire la tensione accumulata. Quasi sempre ci riesco, ma quando non ce la faccio... Stop, il caso è chiuso. Ho aderito al progetto della società: il Taranto deve crescere con intelligenza, salvaguardando la propria integrità economica. Servono tempo, equilibrio e pazienza». Oggi, intanto, riprende la preparazione. Mercoledì altro turno di Coppa Italia. Dopo la movimentata serata col Catania (un tifoso ferito, uno arrestato e uno denunciato), allo Iacovone arriva il Brescia, che ha eliminato la Salernitana. «Non fermarsi, sarebbe bellissimo», dice Papagni che da piccolo aveva un debole per il Milan. di Lorenzo D'Alò21 agosto 2006

Il Taranto comincia a crederci
Papagni soddisfatto. La gioia di Catania e Silvestri

L'entusiasmo era palpabilissimo negli spogliatoi tarantini al termine della vittoria per 2-0 ottenuta a spese del Catania. Mister Papagni non ha nascosto la sua felicità: «Siamo ripartiti dagli stessi presupposti che ci avevano consentito nella scorsa stagione di approdare in C1: umiltà, aiuto reciproco, concentrazione. Mi pare che la squadra abbia già dimostrato di avere una propria identità tecnico-tattica ed una efficace organizzazione. Sia in fase di possesso palla che di non possesso. Era questa la prima volta che giocavamo contro un avversario di spessore e, per giunta, in una gara ufficiale. Sono rimasto particolarmente colpito dal fatto che un po' tutti hanno giocato per gli interi novanta minuti senza risentirne molto. Ad esempio contavo di far giocare a Caccavale 45'-60' minuti al massimo. Invece ha tenuto fino al termine dell'incontro». I due marcatori gongolano di felicità. Catania, che pure è nato nella città etnea, sorride: «Non ho esultato per rispetto per i miei concittadini, ma in cuor mio ero e sono felicissimo per aver contribuito alla vittoria. Quando ho visto Pasca mettere al centro quell'invitante pallone, non ci ho pensato due volte e chiudere col piede destro. La partita? È stata difficile. Ad armi pari abbiamo tenuto il campo, non concedendo ai nostri avversari neppure un centimetro. Anzi, in contropiede, almeno due o tre volte ci siamo resi minacciosi. Undici contro nove abbiamo preso le redini della situazione in pugno andando subito in gol. Successivamente abbiamo controllato la loro reazione ed alla prima occasione favorevole, abbiamo consolidato il successo. Questa vittoria vale tantissimo. Innalza il morale e contribuisce a far aumentare il sorriso in tutti: tifosi e società». Mancini descrive il gol del raddoppio. «Prima di calciare stavo scivolando, ma fortunatamente mi sono rialzato al momento giusto. Devo ringraziare Zito per avermi offerto l'assist: non potevo rinunciare al tiro. La vittoria? È stata bella ed appagante perchè di fronte avevamo una formazione di serie A, molto valida. Siamo in crescita. A centrocampo l'intesa con Cejas va già bene. Dobbiamo migliorare ancora nella fase del non possesso palla. Per l'inizio del campionato, saremo pronti». Nei minuti finali ha fatto il suo... secondo esordio in maglia tarantina Sirio Silvestri, altro catanese purosangue. Al suo fianco ci sono le sue bambine, Asia e Lucrezia: «Quando ho messo piede sul terreno di gioco, mi sono emozionato, sia pure per qualche attimo. In quel preciso momento stavo dando un poderoso calcio al recente passato ed ho ringraziato per l'ennesima volta la mia famiglia che mi è stata molto vicina. Mi sono immediatamente calato nel clima fortemente agonistico. L'espulsione di Spinesi? Non so cosa gli sia successo. Certo è che mi ha strappato l'orecchio destro dopo che mi ero liberato del pallone. Un dolore indicibile. Un gesto, il suo, non da giocatore di serie A. Come del resto quelli del mio omonimo Silvestri e di Corona. Il Catania ci teneva a vincere, ma a Taranto ha trovato disco rosso». Colombini racconta le due espulsioni ospiti: «Silvestri ha dato una piedata a De Liguori, mentre Corona mi ha dato una manata sul viso. Le decisioni dell'arbitro sono ineccepibili. Ho trovato un gruppo compatto, molto legato all'allenatore. Mi sono già ben inserito». di Giuseppe Dimito21 agosto 2006

Il Taranto esulta, Catania ko
Bel colpo della formazione allenata da Papagni: gli etnei chiudono in otto. Incidenti: ferito un catanese. Mercoledì arriva il Brescia

TARANTO - CATANIA 2 - 0
TARANTO:
Pinna, Larosa, Colombini, Caccavale, Pastore, De Liguori, Catania (63' Zito), Cejas, Pasca, Mancini (86' Piroli), Deflorio (83' Silvestri). A disp. Faraon, Prosperi, Malagnino, Cosenza. All. Papagni.
CATANIA: Polito, Silvestri, Sottil, Bianco, Sabato; Baiocco, Biso (85' st Millesi), Caserta (64' Colucci); Del Core (39' pt Sardo), Spinesi, Corona. A disp. Pantanelli, Minelli, Russo, Lucenti. All. Marino.
ARBITRO: Herberg di Messina
RETI: pt 35' Catania; st 39' Mancini.
NOTE: angoli 1-2 per il Catania. Ammoniti Pinna, Larosa, Caccavale e De Liguori del Taranto; Sabato e Spinesi del Catania. Espulsi al 29' pt Silvestri (gioco violento), al 31' pt Corona (gioco violento) e al 44' st Spinesi (gioco violento). Espulsi dalla panchina Petrocelli (medico del Taranto) e Marino (allenatore del Catania). Spettatori 8mila circa (incasso non comunicato). Recupero: pt 4', st 5'.

Il pronostico fa una capriola. E il Taranto si guadagna un altro turno di Tim Cup, spazzando dubbi e mugugni. Fuori il Catania, che termina la partita in otto uomini. Mercoledì arriva il Brescia. Nella notte afosa dello «Iacovone» si guarda il Taranto perché il Taranto ha maggiormente bisogno di essere guardato. E capito, dopo un mese di molto lavoro e poche indicazioni. Quanto vale la nuova squadra di Papagni? La domanda è finalmente pertinente. Pesa il giudizio, d'ora in poi. Taranto-Catania è un catalizzatore di memorie incancellabili. Riporta a galla tracce di un passato recente che vorremmo non tornasse mai più. Impregnata com'è di dolorosi ricordi rischia di travolgere la fragile psicologia di una partita d'inizio stagione. Ma che c'entra questo Taranto-Catania con quel Taranto-Catania? La risposta più sensata sarebbe: nulla. Non c'entra nulla. Sul campo, almeno, è così. Fuori e sugli spalti, invece, è diverso. C'è un coinvolgimento emotivo che va oltre l'occasionale contenzioso tecnico e che rievoca inevitabilmente quella data: 9 giugno 2002. Serie B in palio, anzi in fumo. Vecchia storie, ma ruggini sempre attuali, purtroppo. Così un tifoso catanese di 16 anni rimedia un rubinetto sull'orecchio sinistro e finisce in ospedale (sei giorni di prognosi). Accade prima della partita. Brutto prologo. Si spera in un prosieguo di solo calcio. Difficile dare un percorso chiaro alle battute iniziali. C'è equilibrio tattico. Il Taranto cerca la sistemazione ideale all'interno del suo 4-4-2. Papagni sceglie Larosa per rimpiazzare sulla destra della linea difensiva l'infortunato Panini. La formazione, per il resto, è quella sperimentata nelle prime uscite stagionali con Mancini e Cejas interni di centrocampo, Catania e De Liguori stantuffi sulle fasce, Pasca-Deflorio tandem avanzato. Il Catania, che lamenta qualche defezione importante, è invece 4-3-3 dall'irresistibile vocazione offensiva. Il tridente, però, non sembra il massimo dell'assortimento: Spinesi perno centrale, Corona e Del Core spine laterali (alternabili). La prima mezz'ora è praticamente priva di cronaca. Il Catania rumina calcio, ma si dimentica di pungere. L'azione del Taranto tarda invece a compiersi. La squadra di Papagni accorcia le linee e stringe gli uomini. Chiaro l'intento: chiudere gli spazi, rendendo inaccessibile la propria metà campo. Poi, però, il mare placido della partita s'increspa all'improvviso. Silvestri sgomita De Liguori senza colpirlo. L'arbitro punisce il gesto e lo espelle (29'). Segue parapiglia: Corona spedisce una manata sul volto di Colombini e si becca il cartellino rosso (31'). Il Catania in nove assume sembianze improbabili: 4-3-1. Sfiorisce il tridente, Baiocco per un po' fa il terzino. Davanti al Taranto si aprono spazi invitanti. E al 35' ci scappa il gol. Azione fulminea: De Liguori-Deflorio-Pasca. Pallone che filtra dal fondo e tocco ad irrompere di Catania. La squadra siciliana è in palese difficoltà. Il Taranto potrebbe darle il colpo di grazia, ma il sinistro volante di Deflorio sfiora il palo. Nella ripresa il Taranto cerca il gol della sicurezza con scarsa convinzione. Lo troverà alla fine. Il Catania tenta sortite che non hanno alcuna pretesa. La doppia inferiorità pesa come un macigno sullo sforzo vano di riportare in equilibrio il punteggio. Il Taranto non si lascia ingolosire. Fatica e caldo consigliano un'attenta attività di controllo. Mancini prima segna in fuorigioco (27'). Poi sigilla la vittoria del Taranto, infilando l'incrocio con un colpo da biliardo (39'). Chapeau. Finale sporco. Spinesi entra duro su Silvestri e rimedia il cartellino rosso, lasciando il Catania in otto. di Lorenzo D'Alò20 agosto 2006

Tim Cup, Taranto avanza: 2-0 al Catania
La squadra rossoblù si vendica (dopo il 9 giugno 2002) contro i rosazzurri (ora in serie A). Arriva il secondo turno, mercoledì si replica in casa. Doppia firma Catania-Mancini. Gli ospiti finiscono in otto. Ferito un tifoso siciliano

Il primo turno (secco) della Tim Cup regala il successo al Taranto col Catania. Apre le marcature l'esterno Catania (ironia del destino), le chiude il fantasista Mancini. Finisce 2-0, risultato storico, perché spinge i rossoblù al secondo turno della Coppa Italia. Dunque la squadra di Papagni mercoledì prossimo ospiterà il Brescia. Ma Taranto-Catania ha un brutto prologo. Mancano poco più di due ore all'inizio della sfida quando un rubinetto metallico colpisce all'orecchio sinistro un sedicenne tifoso del Catania che si apprestava a varcare il portone d'ingresso dello "Iacovone" (i medici del Santissima Annunziata gli hanno riscontrato una ferita lacerocontusa al padiglione auricolare). Sempre prima della gara, in seguito ad un controllo effettuato da alcuni agenti della Questura di Taranto, è stato fermato all'ingresso della Curva Nord un tifoso in possesso di numerosi pezzi di lamiera taglienti (trasferito in caserma, è stato denunciato a piede libero). Non è tutto perché finisce con un arrestato tarantino per resistenza a pubblico ufficiale, che presidiava coi colleghi la curva ospite, destinata a rimanere popolata sino a notte fonda. La copertina, dunque, spetta agli incidenti. Attesi, ancor di più dopo che sul web è stato divulgato l'orario di partenza dei tifosi rossoazzurri dal capoluogo siciliano. Arriva il Catania e, sebbene si tratti solo della prima uscita ufficiale in Coppa Italia, l'album dei ricordi torna alle pagine peggiori della storia rossoblù. «Onore a chi non c'è, però l'avit' avè» è lo striscione, in ricordo di un tifoso scomparso il giorno della finale del 9 giugno 2002, esposto nella Curva Nord al momento dell'ingresso in campo delle due formazioni. Campanilismo, ma non solo. I supporters del Taranto colgono l'occasione anche per manifestare il loro dissenso nei confronti del caro-prezzi attuato dal sodalizio di Via Umbria: «Approssimazione e poca chiarezza: ci sembra la solita mondezza». Le emozioni della partita, poi, prendono il sopravvento. Dal 28' al 31' c'è la doppia espulsione addebitata agli ospiti: via dal match Silvestri e Corona. Segue la rete di Catania (tra i tifosi qualcuno l'aveva prevista subito dopo il sorteggio dello scorso 1 agosto) a far esplodere uno "Iacovone" riempito da quasi ottomila spettatori. E la felicità diventa doppia al 40' della ripresa con un numero d'accademia di Mancini. Una manciata di minuti dopo la squadra rosazzurra finisce in otto pedine, per un'entrata compromettente di Spinesi. Non finisce qui, perché l'allenatore siciliano Marino viene espulso nel finale per proteste. È l'ultimo colpo di scena a corredo del 2-0 rossoblù, una vittoria che serve (idealmente) a spazzare l'incubo del 9 giugno 2002. di Fabio Di Todaro20 agosto 2006

E’ il Taranto a far festa
Vecchie ruggini, etnei in 8. E’ rissa in campo e fuori. Catania brutto e nervoso

Era una partita a rischio e si sapeva: il burrascorso precedente (finale playoff per la B vinta dal Catania quattro anni fa) doveva indurre ad evitare questo accoppiamento. Contenuti dalla Polizia gli incidenti tra le opposte fazioni, a dare il pessimo esempio sono stati i calciatori, soprattutto quelli del Catania, inspiegabilmente nervosi in una gara che ha offerto davvero poche emozioni. Al 28’ pt Silvestri a gioco fermo colpisce De Liguori: espulsione diretta. Furibonda rissa ammonizione per capitan Bianco ( proteste), giocatori che s’insegueno spintonandosi, Corona sferra un colpo a Colombini: altro "rosso". Dopo 4’ di quello spettacolo indecoroso si rivede un pò di calcio e il Taranto va a bersaglio sfruttando la doppia superiorità numerica. Fuga sulla sinistra di Deflorio, traversone basso deviato in rete da Catania (beffardi tiro e cognome). Il tecnico etneo sacrifica Delcore inserendo il difensore Sardo, evitando il tracollo che arriva sul finire di una gara dominata dal Taranto: al 37’ st con un gran destro da circa 25 metri, é Mancini a chiudere la partita mandando il pallone all’incrocio dei pali. C’è il tempo per registrare, poi, l’espulsione di Spinesi che prende per il collo Sirio Silvestri e quella dell’allenatore Marino. Una figuraccia per un Catania coi nervi a fior di pelle, un coro interminabile di "olé" per il torello con cui il Taranto ridicolizza gli avversari negli ultimi tre minuti.20 agosto 2006

Taranto-Catania, in 7mila allo "Iacovone"
La burocrazia blocca Toledo. Silvestri si prenota. Deflorio-Pasca tandem d'attacco

Almeno settemila tifosi rossoblù per Taranto-Catania. Questa sera (ore 20,45) c'è la partita valida per il primo turno della Coppa Italia Tim. Ricordiamo che c'è tempo fino alle ore 18 di questa sera per acquistare i biglietti nelle due rivendite autorizzate, il bar Cubana e la tabaccheria D'Aniello. Chiaramente il ricompattamento dei settori amministrativo e tecnico jonici ha ottenuto i suoi benefici effetti. Ieri sono giunte le nuove maglie. Rifornito lo spogliatoio di tutto quanto necessita per l'ottima funzionalità dello stesso, acqua minerale compresa. E su questa strada, tracciata giovedì mattina, bisogna continuare ad agire. Un ambiente compatto e coeso è garanzia di risultati positivi. Soprattutto ora che la Lega ha emanato i gironi ufficiali del campionato, sarà molto importante non diversificare gli intenti. A partire dal 3 settembre, giorno d'esordio della C, fino al 13 maggio, domenica di chiusura del torneo, bisognerà affrontare delle formazioni molto toste, alcune addirittura dall'elevato blasone. Da Catania sono annunciati 400 tifosi al massimo che giungeranno più che altro con mezzi propri. Il treno 722, infatti, è risultato completo per cui i supporters siciliani non hanno trovato posto. La Questura ha predisposto un imponente servizio d'ordine allo scopo di prevenire il benchè minimo incidente sia prima, che durante e dopo il fischio finale di Herberg. La formazione rossoblù è quasi fatta. Larosa è sicuramente out. Ambrosi, quasi. Toledo non ha avuto dal Coni il rinnovo del visto di soggiorno. I relativi uffici apriranno lunedì e l'intera pratica dovrà passare dal vaglio della Figc. Dinanzi a Pinna dovrebbero giocare Panini (se recupererà) oppure Cosenza o Silvestri a destra, Colombini a sinistra, Pastore e Prosperi centrali. Caccavale, pur essendo completamente guarito non ha nelle gambe i 90'. Papagni potrebbe impiegarlo nella seconda parte. In mezzo dovrebbero agire Catania o Silvestri a destra, Cejas e Mancini in mezzo, De Liguori a sinistra. In avanti ci dovrebbe essere spazio per Pasca e Deflorio. La partita è molto difficile. Papagni: «Daremo il massimo. Statene certi. Giocheremo come sappiamo, cioè a viso aperto. È questa la prima gara che disputeremo contro una formazione importante. Finora abbiamo sempre affrontato squadre di categorie inferiori. Il test sarà, quindi, probante per il futuro. Abbiamo qualità, ma dovremo abbinarla alle doti caratteriali della scorsa stagione: umiltà, determinazione, concentrazione, aiuto reciproco. Gente come Deflorio, Mancini, Pastore, Caccavale, Pasca, Ambrosi, De Liguori, Pinna possono fare la differenza in C1: ma anche i giovani sono interessanti ed in grado di far bene». Intanto Micallo s'è definitivamente accasato ad Ancona. Manoni sarà visitato martedì prossimo dal prof. Cerulli a Perugia. Il ginocchio operato è completamente guarito. Dopo l'okay del medico, bisognerà trovare l'accordo economico: probabilmente serve in mezzo un altro interdittore. di Giuseppe Dimito19 agosto 2006

I rossoblu 4 anni dopo

Il Taranto in Coppa Italia Dopo 4 anni il Taranto torna a disputare la Coppa Italia "Tim Cup" (in queste stagioni gli ionici hanno comunque partecipato alla Coppa Italia di Serie C). La prossima sarà per i calciatori rossoblù la partecipazione numero trentuno alla Coppa Italia: sono state 113 finora le gare disputate con 28 vittorie, 30 pareggi e 55 sconfitte; 95 i gol realizzati, 160 quelli subiti. Il debutto assoluto degli ionici risale all'edizione del 1935-36, al 24 novembre 1935: Taranto-Foggia 1-1 d.t.s (gol del rossoblù Coccolo al 107' e pareggio foggiano al 109' con Torti). Quattro giorni dopo nella ripetizione a Foggia, successo e qualificazione dei locali per 2-1 (doppietta di Torti al 37' e 59', quindi Coccolo al 77'). L'ultima partecipazione del Taranto alla Coppa Italia "maggiore", nell'edizione del 2002-03; prima due sonore sconfitte: per 3-0 in casa contro la Reggina, poi per 4-0 a Palermo, quindi il successo allo "Iacovone" sul Messina per 1-0 con una rete di Cariello al 49' (era l'11 settembre 2002). Tre successi per 3-0 (tutti in casa) rappresentano le vittorie più nette per il Taranto in questa manifestazione: l'11 novembre 1937 contro la Salernitana (i gol: 35' Dapas, 60' Tosi, 65' Coccolo), il 29 settembre 1940 contro il Siracusa (5' e 25' Bacin, 37' Bellucco) e il 21 agosto 1977 contro la Pistoiese (1' Gori, 29' Turini, 78' Iacovone). La sconfitta più pesante degli ionici è datata invece 7 settembre 1986: Lazio-Taranto 5-0. Il miglior piazzamento del Taranto in Coppa Italia risale all'edizione del 1977-78; i rossoblù chiudono il girone eliminatorio a quota sei punti assieme al Pescara (nel girone ci sono anche Perugia, Cagliari e Pistoiese), quindi superano negli spareggi gli stessi abruzzesi: 2-2 in trasferta e 1-0 in casa (gol di Gori su rigore al 37'). Si qualificano quindi per il girone B di semifinale dove si piazzano quarti con 3 punti alle spalle di Napoli, Milan e Juventus; per gli ionici tre pari interni, 1-1 contro Milan e Juventus, quindi 0-0 contro il Napoli, e tre sconfitte esterne (0-3 contro il Napoli, 0-2 contro il Milan e 1-3 contro la Juve). La Juventus è la squadra più volte affrontata in Coppa Italia dal Taranto con ben 13 confronti, mentre contro il Catania, l'avversaria di oggi allo Iacovone, si registrano due precedenti con un successo interno a testa (entrambe le sfide in un girone eliminatorio con nessuna delle due formazioni qualificata): 2-1 per il Taranto il 4 settembre 1985 (gol di Paolucci al 18', pareggio degli etnei con Longobardo al 58', quindi rete decisiva di Donatelli all'89'), 1-0 per i siciliani il 2 settembre 1987 (gol di Pierozzi al 29'). di Franco Valdevies19 agosto 2006

De Liguori: «Dimentichiamo quel 9 giugno»
L'esterno è il "superstite" di quella partita che nel 2002 negò la serie B. «Forse oggi in A ci saremmo noi, ma è meglio affrontare la nuova sfida con cattiveria»

Vincenzo De Liguori, allo Iacovone ritrova il Catania con la maglia del Taranto dopo il nefasto 9 giugno del 2002, il suo stato d'animo qual è? «Quando nelle settimane scorse ho appreso in ritiro di questo sorteggio, ho avuto un attimo un sussulto. È inevitabile andare con la testa a quella puntata "nera" del Taranto. Ad una partitaccia che, se vinta, forse oggi avrebbe garantito alla squadra rossoblù di stare al posto del Catania». Vuol dire che capovolgendo il destino, oggi il Taranto si troverebbe addirittura in serie A? «Affermo questo perché, se quattro anni fa avessimo conquistato la serie cadetta, probabilmente il patron Pieroni avrebbe investito maggiormente le sue risorse su una piazza come Taranto, più calda rispetto all'Ancona. E magari la squadra avrebbe vinto un nuovo campionato. Ma questi sono solamente giochetti mentali, meglio tornare al presente. Dunque alla realtà». Preferirà allora affrontare il cliente d'eccezione ripensando alla sua palombella che, nell'ultimo atto allo Iacovone, regalò al Taranto l'attuale C1? «Quella rete la reputo fortunosa, ma alla stessa ci tengo, perché rappresenta il giusto finale di un'annata da incorniciare, tra la dedizione del gruppo, il lavoro tattico di Papagni, la serietà della società e la passione del pubblico. Penso che contro il Catania, dovremmo ripartire riannodando i fili con l'ultima esaltante stagione». Ma l'imminente vigilia dell'esordio di stasera è "macchiata" dal caso-Papagni. Le sue fulminee dimissioni (annunciate e rientrate nell'arco di un paio d'ore) hanno minato la serenità del gruppo? «Assolutamente no, penso che il mister sia stato un attimo tradito dal nervosismo. Lui non ha mai pensato seriamente di lasciarci. In ogni squadra che si rispetti, possono emergere delle punte di tensione. Nel nostro caso, la stampa le ha tirate fuori, facendo informazione. Ma vi posso rassicurare che il Taranto è tranquillo e punta a fare bella figura contro il Catania». Affrontare una squadra di serie A rischia di mettere il Taranto in soggezione? «Senza dubbio rispettiamo questa squadra, che sul tetto del calcio non si trova a caso. Ma il blasone dell'ospite ci offre stimoli in più per dare il massimo». Papagni non ha apprezzato il vostro approccio al test di Castellaneta, affronterete il Catania con una testa diversa? «Il mister ha avuto ragione di adirarsi, ma la nostra prova è anche comprensibile, in quanto non avevamo recuperato le energie psicofisiche dopo gli impegni familiari del Ferragosto. Ma ora c'è il primo impegno ufficiale, siamo pronti ad onorarlo». Spinesi, Sottil, Corona sono alcune delle "frecce" a disposizione dell'allenatore Marino: come si può contrastare la sua squadra? «Vincere sarà difficile, ma se mettiamo in campo cattiveria e intelligenza, possiamo fare un pensierino alla vittoria». Sa che nel gruppo B della prossima C1 il Taranto troverà anche il lotto delle campane? Da napoletano teme partite a rischio? «Noi siamo professionisti, la violenza quasi mai è addebitabile ai giocatori. Io mi auguro che le tifoserie comprendano i messaggi sani dello sport. La speranza è di non ritrovarsi a giocare certi match in campo neutro... ». di Alessandro Salvatore19 agosto 2006

Pakistan, tutti allo stadio rosa

Un anno dopo il lancio del primo campionato di calcio femminile, il Pakistan ha deciso di aprire gli stadi rosa anche agli uomini che fino a ieri potevano assistere alle partite solo se accompagnavano le proprie famiglie. «Potrà entrare chiunque - ha annunciato il presidente federale Mir Faruk - abbiamo creato strutture di sicurezza adeguate e posti a sedere per tutti. Vogliamo promuovere lo sport femminile ma siamo anche consapevoli di dover associarvi una grande sensibilità per certi aspetti». Le calciatrici continueranno a indossare pantaloni larghi, supervisionate da un arbitro donna aiutato da due guardalinee di entrambi i sessi. Le squadre femminili sono passate da 8 a 12 sull'onda dell'entusiasmo suscitato in tutto il paese dai mondiali di Germania. Intanto in Iran un gruppo di donne ha presentato alla Fifa una petizione con 100mila firme per chiedere l'abolizione del divieto d'ingresso per le donne negli stadi della Repubblica islamica.19 agosto 2006

La Figc non concilia, la Juve resta in B
Fallito l'incontro al Coni, il club bianconero si prepara a ricorrere al Tar e alla Corte Europea. Il commissario Rossi non fa sconti e subisce l'attacco di Matarrese. Totti resta in nazionale

La buona notizia è che come annunciato dal commissario Guido Rossi, la Federcalcio non concilia e dunque, almeno per ora, la Juventus se ne resta in serie B coi suoi 17 punti di penalizzazione sul groppone. L'udienza davanti alla Camera di conciliazione del Coni, alla quale il club bianconero chiedeva la riammissione in serie A, si è conclusa ieri con una fumata nera che allontana momentaneamente la sfacciata amnistia su calciopoli invocata dalla vecchia signora. La cattiva notizia è che il rischio di un liberi tutti in zona Cesarini non è affatto svanito. La Juve prenderà ora la via dell'Arbitrato Coni, del temutissimo Tar e addirittura della Corte Europea di Bruxelles, per la quale ha già chiesto la consulenza dell'avvocato Jean Louis Dupont, quello che con la sentenza Bosman rivoluzionò la storia del football in un aula di tribunale. Come non bastasse, il vento gattopardesco che soffia sullo scandalo di Moggiopoli per rimuoverlo dalle coscienze e dal bilancio del paese ha trovato ieri in Antonio Matarrese il suo definitivo paladino. Il neo presidente della Lega calcio ha attaccato duramente la scelta di Guido Rossi di chiudere la porta in faccia alla Juve. «Adesso basta caro commissario, chi ha sbagliato ha pagato e non merita altre amarezze, solo rispetto. Qui nessuno ha rubato nulla». E infatti il varo dei calendari si farà non prima del 30 agosto, dopo il ricorso bianconero al Tar che nelle speranze della Juve e di Don Tonino dovrebbe annullare le sentenze della giustizia sportiva.
«Rilevata l'impossibilità di un accordo, prendo atto che la conciliazione è fallita». Con questa breve dichiarazione notarile, l'avvocato conciliatore Angelo Piazza (ex ministro che ha firmato con altri parlamentari una petizione per chiedere a Rossi il ripescaggio del Bologna al posto della Reggina) ha annunciato l'inevitabile rottura tra le parti. La Juventus pretendeva la serie A con penalizzazione, stessa pena concessa agli altri club coinvolti nello scandalo. La Figc era disposta ad abbuonare soltanto le sanzioni pecuniarie e le tre giornate di squalifica decise dalla Corte federale. Il confronto è stato definito sereno da entrambi i lati, tutti sapevano che sarebbe finita così. Anche le società controinteressate (Messina, Brescia e Lecce) che si sono opposte a qualsiasi salvataggio della Juve. «Noi vogliamo collaborare al processo di rinnovamento del calcio italiano - ha detto uscendo il presidente bianconero Cobolli Gigli - andremo al Tar perché alla serie A crediamo ancora». La Figc ha difeso il proprio ruolo superpartes e piuttosto non ha gradito i toni intimidatori di Matarrese. Rossi si prepara a fare i conti col Tribunale amministrativo del Lazio ma se questi non dovesse accogliere il ricorso bianconero (martedì cominciano, per conto loro, Moggi e Giraudo e già lì si scioglieranno parecchi nodi), il commissario potrebbe anche assestare un ulteriore punizione in punti alla squadra di Deschamps (pure l'Uefa ha promesso sanzioni). In attesa del Consiglio d'amministrazione del club che dovrebbe ufficializzare la battaglia al Tar. di Matteo Patrono19 agosto 2006

Un summit chiarificatore
Ieri incontro tra dg, ds e mister. Ma l'ultima parola spetta a Blasi. Bloccata a 15450 la capienza dello stadio Iacovone

La tempesta sembra passata. Ieri mattina c'è stato un summit in società fra il diggì Galigani, il diesse Evangelisti e mister Papagni. Il tema della discussione era scontato: analizzare l'antipatico episodio accaduto nel dopopartita dell'amichevole con il Castellaneta che ha visto protagonista il trainer di Bisceglie. Sembra che il confronto dialettico sia stato chiarificatore. Ora la parola finale spetterà al presidente Blasi il quale, stando a quanto filtrato, potrebbe anticipare di una settimana il suo rientro in Italia per esaminare da vicino l'increscioso e, per certi versi, inquietante episodio accaduto mercoledì sera: si mormora che potrebbe addirittura assistere a sorpresa a Taranto-Catania, in programma domani sera con inizio alle ore 20,45 allo "Iacovone". La scelta di allenarsi a Castellaneta è stata "forzata". Lo "Iacovone" è al limite della praticabilità (gli operai stanno compiendo salti mortali per renderlo agibile per domani sera). Massafra, Grottaglie e Palagianello, tutti titolari di terreno erboso, hanno garbatamente rifiutato perchè le proprie rappresentanti si stanno allenando in loco. Manduria è stata scartata per questioni di opportunità. La tifoseria di casa è ancora frastornata dalla mancata iscrizione alla D della loro squadra per cui sarebbe stato ingeneroso sollecitare l'orgoglio ferito. Oltretutto la Città di Valentino dista soltanto 13 chilometri dall'albergo di Massafra che ospita attualmente il Taranto. Anzi bisogna ringraziare i dirigenti biancorossi per aver ospitato i rossoblù. La squadra ha raggiunto il «De Bellis» con le proprie auto anzicchè con il pullman per agevolare i calciatori. Coloro che avevano disputato il primo tempo avrebbero avuto maggior tempo o per ritornare in famiglia o per trovare casa (il discorso riguarda i nuovi). Infine le maglie erano con le maniche lunghe perché pare che la società fornitrice degli indumenti non metta in commercio quelle con il braccio scoperto. Oggi intanto il Consiglio di Lega emanerà i gironi di tutta la serie C. Per venire incontro alle sollecitazioni di alcune Prefetture e Questure, specialmente campane ed umbre, nel ragruppamento del Taranto potrebbero essere inserite Ancona, Cittadella, Foggia, Gallipoli, Giulianova, Lanciano, Manfredonia, Martina Franca, Padova, Ravenna, Salernitana, Sambenedettese, San Marino, Sassuolo (o Juve Stabia), Teramo, Ternana e Venezia. Sarebbe insomma una sorta di B/2. Intanto, domani sera, è in programma l'esordio ufficiale nella nuova stagione. Allo "Iacovone" farà visita il Catania di Pasquale Marino, ex tecnico del Foggia. Stando a quanto mostrato a Castellaneta, l'undici iniziale potrebbe essere il seguente: Pinna; Panini (Cosenza), Pastore, Caccavale, Colombini; Catania, Cejas, Mancini, De Liguori; Pasca e Deflorio. Infine ieri mattina s'è riunita la Commissione di Vigilanza per discutere sull'adeguamento dello "Iacovone" al Decreto-Pisanu in vista dell'inizio del campionato (10 settembre). La capienza è rimasta a 15.450 posti. Il Comune s'è impegnato ad emanare il bando per la realizzazione dei tornelli e dell'area-filtraggio della tifoseria, per la sistemazione dei bagni e per l'adeguamento dello stadio alle norme antincendio. Il Taranto Sport s'è impegnato a dotare di divisa tutti gli addetti alla sicurezza, di numerare tutti i posti e di stampare biglietti nominativi con il sistema elettronico. di Giuseppe Dimito18 agosto 2006

Papagni risolve il giallo-dimissioni
Il tecnico biscegliese, il giorno dopo l'improvviso episodio, svela tutte le verità. «È vero, lavoriamo in non buone condizioni, non ho mai pensato di lasciare il Taranto»

Ventiquattro ore più tardi Aldo Papagni è un tecnico più sereno, rassicurato dalle parole del diesse Evangelisti che gli hanno consigliato un dietrofront auspicabile, ma comunque improvviso. Il "day-after" del tecnico di Bisceglie inizia con un breve summit: all'Appia Palace Hotel di Massafra, quartier generale dei rossoblù, anche il diggì Galigani con cui, a Castellaneta, ci sarebbe stato un confronto dai toni piuttosto accesi. «È stato un momento di tensione - prosegue Papagni -. In realtà non ho mai pensato di non essere più l'allenatore del Taranto. Ho avuto un confronto così come ce ne sono stati tanti durante la passata stagione, senza pensare che la presenza dei giornalisti avrebbe potuto amplificare la questione. Ma è finito tutto presto: già ieri sera avevamo risolto tutto, è bastato spiegarsi a mente fredda per chiarire l'equivoco». Nel pomeriggio, poi, l'unica seduta di allenamento. Ad intervallare i due momenti un breve colloquio avuto con la squadra. «Non mi è piaciuto l'approccio avuto dai ragazzi nell'amichevole contro il Castellaneta. Siamo stati superficiali, quasi appagati. E ieri pomeriggio ho voluto spiegare che, se dovessimo affrontare in questo modo il Catania, subiremmo una goleada nel primo tempo». Il discorso, però, si sposta sui momenti di tensione vissuti l'altroieri allo stadio "De Bellis". La società non ha fornito spiegazioni dell'accaduto. Inevitabilmente, sono state formulate diverse ipotesi: messe da parte le questioni tecniche (l'allenatore avrebbe potuto manifestare il suo disagio in diverse precedenti circostanze), si è dato ampio risalto alla situazione organizzativa. Papagni chiarisce: «Ci stiamo allenando in una condizione non ottimale, ma ritengo che questo sia un problema secondario. Anzi, ringrazio la cittadinanza di Castellaneta che ci ha accolto in maniera calorosa e cordiale. Il mio sfogo è servito anche per dare una scossa alla squadra. Sapete quanto è importante per me l'aspetto psicologico e mi auguro di poter ricevere indicazioni positive a partire da sabato sera». L'episodio di mercoledì pomeriggio, di fatto, ha posto in secondo piano la prima uscita ufficiale di Deflorio e compagni. A questo punto, però, le attese della piazza sono rivolte alla sfida contro gli etnei. «Affrontiamo un avversario di serie A che, se dovesse risparmiare diversi titolari, partirebbe comunque favorito. Marino può contare su alcuni elementi che, in cadetteria, potrebbero fare la differenza: penso a Corona, Del Core. Ritengo, però, che la voglia di passare il turno sia la stessa. Al Catania servirebbe un'iniezione di fiducia in vista del prossimo campionato; noi, invece, ci apprestiamo a disputare la prima partita attendibile e vorremmo ricavare delle risposte positive. La formazione? Ho ancora un allenamento per poter decidere. L'infortunio di Panini, però, potrebbe consigliarmi di giocare con un'unica punta». Oggi, intanto, potrebbero essere varati i cinque gironi della serie C per la stagione 2006-07. Successivamente sarà la volta dei calendari. Il Taranto attende di conoscere il proprio destino per poter, eventualmente, modificare la tabella di marcia. «Vediamo come va a finire con il Catania - ha concluso il tecnico rossoblù -. Poi, se dovesse slittare l'inizio del campionato, potremmo organizzare delle amichevoli con compagini di terza e quarta serie per testare la condizione del generale del gruppo». di Fabio Di Todaro18 agosto 2006

Ambrosi e Larosa ko
S'infortuna Panini ma forse recupera. E sullo stadio De Bellis ritorna il sereno

Tensione allentata e atmosfera prudentemente serena. L'aria che si respirava ieri pomeriggio allo stadio "De Bellis" di Castellaneta, nel secondo appuntamento della "tre giorni" rossoblù, difficilmente avrebbe potuto richiamare a quanto accaduto solamente 24 ore prima. D'altronde anche il clima di festa per l'amichevole vinta per 11-1 contro la squadra locale mai avrebbe potuto presagire quelle parole pronunciate da Aldo Papagni negli spogliatoi dello stadio. Dimissioni rientrate o dimissioni mai annunciate: è un giallo che tende a sbiadire nell'antivigilia della sfida di Coppa di sabato. Perché se davvero il tecnico di Bisceglie aveva deciso di rassegnare il mandato nelle mani del direttore generale Vittorio Galigani (partito prematuramente dopo il test di Castellaneta e ieri pomeriggio assente.... ), quella decisione è comunque cestinata. C'è il Catania che attende e una squadra che lavora: un team che ieri pomeriggio ha disputato un nuovo allenamento sul manto (non perfetto) dello stadio che ha accolto il Taranto. Ma che ieri ha subìto un paio di colpi non indifferenti. Perché dalla lista dei rossoblù arruolabili per il primo turno della Tim Cup potrebbero essere cancellati Panini e Larosa. Il primo si è fermato ad allenamento in corso per una distorsione alla caviglia destra. Il giocatore ha lasciato lo stadio con una vistosa fasciatura, ma senza accusare dolori e riuscendo anche a fare qualche saltello. Le possibilità di un recupero per il match con i siciliani si conosceranno con certezza solo oggi. Papagni non ha nascosto la sua preoccupazione per l'importante pedina (nell'amichevole di mercoledì era stato schierato tra gli undici di partenza, prima di lasciare il posto a Malagnino al 12' della ripresa) che lascia scoperto il ruolo di terzino destro. Sicuramente out Larosa, alle prese con problemi muscolari venuti fuori dopo il test dell'altro ieri nel quale il 24enne giocatore era stato inserito nel secondo tempo al posto di Cejas ma poi sostituito con Troccoli. Sempre fermo ai box Ambrosi: piede sinistro fasciato e attesa che continua. Quei concitati minuti di mercoledì che hanno lasciato tutti a bocca aperta sembrano dunque alle spalle, tra l'attesa per la sfida di domani e una crisi-lampo che sembra rientrata. di Angelo Loreto18 agosto 2006

Papagni si dimette, anzi no
Un "giallo" nel Taranto. Galigani: «Nessun diverbio con il club». Giornata convulsa a Castellaneta. A fine amichevole l'allenatore prende la decisione clamorosa, ma in serata ci ripensa

Un fulmine a ciel sereno nel dopopartita di Castellaneta-Taranto, mandando in frantumi il cerimoniale organizzato dalla società di casa per salutare l'illustre avversario. Aldo Papagni si è dimesso. Lo ha annunciato col volto scuro e con toni intrisi di rabbia. Venendo incontro ai giornalisti che lo avevano atteso per una mezzora abbondante per ascoltare le sua impressioni sul test appena finito, ha inizialmente detto: «È un piacere ritrovarvi dopo il ritiro, ma non posso parlare. Mi spiace, scusatemi, ma è così». È immediatamente partita la caccia alle motivazioni che lo avevano indotto ad esprimersi in quella maniera e lui, dopo aver percorso qualche metro, ha aggiunto: «Sì, sì, non posso parlare. Anzi, sapete cosa vi dico: da oggi - ieri per chi legge, ndr - non sono più l'allenatore del Taranto». Ha chiamato Degli Schiavi e Guicciardini e si è recato nello spiazzo antistante l'ingresso negli spogliatoi, inseguito da tutti i giornalisti al seguito della squadra. A quel punto è giunto il diesse Luca Evangelisti che gli ha chiesto spiegazioni: «Mister, cosa è successo?». E Papagni, di rimando: «Vado via, vado via». Ed il diesse: «Ma cosa l'è preso? Va bene che il sole estivo può provocare guai, ma lei mi pare abbastanza lucido. Mi vuol spiegare cosa è accaduto?». E Papagni ha controribattuto: «Per il momento mi sono dimesso. Domani - oggi, per chi legge, ndr - vi dirò pure le motivazioni». A quel punto si è infilato nell'auto di Guicciardini ed è andato via. Incredulità e sgomento hanno immediatamente inondato l'area nella quale si era svolta la scena. Vittorio Galigani era andato via subito dopo il termine della partita per cui non aveva assistito alla scena. Raggiunto telefonicamente si è limitato a dire: «Francamente non so che dire. Non ho la sia pur minima pallida idea di ciò che possa essere accaduto. Da quello che so io nè il sottoscritto, nè Luca Evangelisti, nè alcun giocatore ha avuto il benché minimo diverbio con il mister». La questione si è un tantino rasserenata nella tarda serata di ieri. Una volta giunti nella sede dell'attuale ritiro, Evangelisti e Papagni hanno avuto un lungo faccia a faccia nel corso del quale alcuni "nodi" venuti al pettine ieri pomeriggio, sembrano essersi sciolti. Sia il diesse che l'allenatore rossoblù hanno infatti parlato di "dimissioni rientrate" tanto che oggi il trainer biscegliese, stando a quanto da lui stesso dichiarato, dovrebbe dirigere l'allenamento. Resta, tuttavia, il gesto di Papagni. Conoscendo il suo carattere mite e comprensivo, risulta veramente incomprensibile questo scatto d'ira. Indubbiamente qualcosa non gira per il verso giusto. L'esser stati costretti a non potersi allenare bene allo "Iacovone" è un dato effettivo. Ma non addebitabile alla società. L'aver raggiunto Castellaneta senza il tradizionale pullman sociale è un altro evento concreto. Il fatto che la squadra abbia giocato con la divisa con le maniche lunghe (e non tutti i giocatori ne erano provvisti) è vero. E questi ultimi rilievi sono da ascrivere alla società. Tutti questi piccoli fatti probabilmente devono aver fatto saltare i nervi per un attimo a mister Papagni. Una cosa è certa. Lo scatto c'è stato. La ricucitura è forse parziale. Meglio sedersi ad un tavolino, magari con il presidente Blasi che, a questo punto, dovrebbe anticipare di qualche giorno il rientro a Taranto, e metter la parola fine sull'argomento. Altrimenti l'attività ufficiale, coppa Italia in testa, partirà in salita. di Giuseppe Dimito17 agosto 2006

«Tutta colpa della tensione»
Le ragioni del tecnico biscegliese. E Blasi è colto di sorpresa

«Le mie dimissioni? È stato soltanto un momento di tensione, ero e resto l'allenatore del Taranto». Sono passate poco più di due ore dal termine dell'amichevole di Castellaneta e Aldo Papagni opta per un clamoroso dietrofront successivo alle dichiarazioni rilasciate negli spogliatoi del "De Bellis". Quello che appare, però, è che ci sarebbe stata uno schietto confronto tra il tecnico di Bisceglie e il direttore generale, Vittorio Galigani. «Non ho litigato con l'allenatore - aveva detto il dirigente rossoblù uscendo dall'impianto sportivo -. Non so nulla delle sue dimissioni, cercheremo di fare chiarezza al più presto». Fin qui il commento della società. Il presidente Blasi, in vacanza all'estero, aveva dichiarato telefonicamente di non essere a conoscenza dell'accaduto: «Apprendo in questo momento la notizia. Mi interessa poco, non ho nemmeno voglia di approfondirla». Per quanto è dato sapere, però, a salvare una situazione che appariva già compromessa sarebbe stato un colloquio avuto dal trainer rossoblù (accompagnato dagli altri componenti dello staff tecnico, il suo vice Degli Schiavi e il preparatore atletico Guicciardini) con il direttore sportivo Evangelisti secondo cui «non c'è motivo di allarmarsi. Papagni ha manifestato alcune esigenze che la società cercherà di assecondare nel più breve tempo possibile. La presenza dei giornalisti, purtroppo, ha ingigantito la vicenda. Sono discussioni che avvengono anche nelle migliori famiglie, l'importante è che si riesca a trovare una soluzione». Lo stesso uomo-mercato rossoblù ha smentito che, alla base di questo confronto, possa esserci un malumore derivato dalla precaria situazione in cui è costretta ad allenarsi la squadra. «Il manto erboso dello stadio di Castellaneta non era in buone condizioni, ma l'emergenza "Iacovone" ci ha suggerito di allenarci su un altro campo. Colgo l'occasione anche per ringraziare il Comune di Castellaneta e la dirigenza del club biancorosso per l'ospitalità ricevuta». A poco più di quarantotto ore dall'esordio ufficiale in Coppa Italia contro il Catania, però, ci si aspettava di poter affrontare ben altre situazioni. Tattica, uomini e schemi, per il momento, passano in secondo piano. Sperando che le dimissioni-lampo di Papagni possano bastare per risolvere una serie di inconvenienti già verificatisi in questo primo scorcio di stagione. DEFLORIO-PENSIERO- La situazione del terreno di gioco trova una marcata sottolineatura anche da parte del bomber di Noicattaro. «Allenarsi su un fondo così irregolare condizioni non è possibile. Siamo reduci da una preparazione piuttosto pesante e, così facendo, rischiamo di incorrere in infortuni più o meno gravi. Lo sfogo del mister? Non abbiamo visto nulla, prima della partita era molto tranquillo». di Fabio Di Todaro17 agosto 2006

L'11-1 resta la nota positiva
Coi biancorossi tris di Pasca, due gol per Toledo e Maiorino

CASTELLANETA-TARANTO 1-11
CASTELLANETA:
Cofano (20' st Russo), Scarciello (1' st Buttiglione), Cecere, Gravina, Lippolis, Le Rose, Cassone (12' st De Leonardis), Leone (38' pt Sudoso), Bongermino, Loliva (1' st Palantone), Assi. All. Rocci.
TARANTO: Pinna (1' st Faraon), Panini (12' st Malagnino), Colombini (17' st Mangiacasale), Prosperi (1' st Caccavale), Pastore (1' st Cosenza), De Liguori (1' st Zito), Catania (12' st Toledo), Cejas (1' st Larosa, dal 38' st Troccoli), Pasca (1' st Maiorino), Mancini (1' st Silvestri), Deflorio (1' st Piroli). All. Papagni.
ARBITRO: Cernino di Taranto
RETI: 21' pt Deflorio, 23' pt Assi (C), 26' pt, 41' pt e 12' st Pasca, 8' st Piroli,16' st e 35' st Toledo, 25' st e 31' st Maiorino, 29' st Mangiacasale, 37' st Piroli
Non era il risultato l'obiettivo principale di un Taranto che è sceso in campo sapendo di essere ancora allenato da Aldo Papagni, ma che poi ha lasciato il De Bellis all'ombra del giallo di quelle parole: «Non sono più l'allenatore del Taranto». L'obiettivo era ottenere utili indicazioni in vista del match di Coppa con il Catania. Spunti di riflessione che il match amichevole con il Castellaneta (Promozione) ha fornito in un primo tempo che ha avuto molto di una gara vera, e in una ripresa nella quale il "gatto" Taranto ha giocato con il "topo", ovvero un team ancora a corto di preparazione. Gara aperta e piacevole nel primo tempo, con Cofano a chiudere lo specchio sui tentativi di Pasca e Deflorio da una parte, e l'undici locale in cerca di gloria per un pomeriggio dall'altra. A pescare il jolly è Assi: bordata da 30 metri a infilare Pinna nell'angolo alto che pareggia il gioco di prestigio di Deflorio realizzato due minuti prima. L'1-1 dura 120 secondi perché è Pasca, che sfrutta il movimento di Deflorio, a dare il là alla goleada del Taranto. Nella ripresa Papagni cambia subito otto elementi. Al 12' è la volta di Toledo, che contribuisce al bottino che si allarga. Il match, a parte i gol, ha poco da regalare ai quasi 1000 del De Bellis. Restano applausi e foto ricordo. Sino a quelle parole che sanno di tempesta. di Angelo Loreto17 agosto 2006

La rifondazione dei creativi
Bilancio in rosso Il nuovo corso bianconero comincia nel segno di vecchi trucchetti contabili: profitti record col gioco delle plusvalenze sulle cessioni di Cannavaro&co

Quando si dice rifondazione. La nuova Juventus, quella epurata da Luciano Moggi e Antonio Giraudo dopo la deflagrazione di calciopoli, si è affidata a due manager di comprovata esperienza finanziaria come Giovanni Cobolli Gigli e Jean Claude Blanc, rispettivamente presidente e amministratore delegato. Il primo ha profuso fiumi di parole sul nuovo corso bianconero, che - proprio perché limpido e trasparente rispetto alla passata gestione - avrebbe meritato un trattamento più mite nel processo che ha condannato la vecchia signora alla serie B con 17 punti di penalizzazione. Cobolli Gigli, forse, ha ragione. A un management fresco di nomina bisognerebbe dare innanzitutto un po' di fiducia. Eppure, stando al primo bilancio del nuovo corso, qualche vizietto è rimasto. I conti dell'esercizio 2005/2006 della Juventus, che si è chiuso lo scorso 30 giugno, evidenziano una perdita netta di 29,9 milioni contro l'utile di 2,7 milioni realizzato nell'esercizio 2004/2005. Il motivo? «La gestione calciatori, che ha accusato un passivo di 67 milioni», hanno spiegato dal club bianconero. Parole sibilline, dietro le quali si nasconde un piccolo artifizio contabile. Pur avendo chiuso l'esercizio al 30 giugno, la Juventus ha infatti contabilizzato nelle perdite le minusvalenze (cioè la differenza tra il prezzo d'acquisto e quello di vendita) da 12 milioni subite in seguito alle cessioni di Lilian Thuram al Barcellona e di Patrick Vieira all'Inter, chiuse a luglio e ad agosto. E si è invece disinteressata delle plusvalenze da complessivi 35 milioni realizzate grazie alla vendita dei cartellini di Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Zlatan Ibrahimovic e Adrian Mutu (mentre sull'affare Emerson, ceduto al Real Madrid, l'effetto netto sui conti Juve è zero). Disinteressata per modo di dire. Perché quei 35 milioni non sono scomparsi nel nulla. Riappariranno, probabilmente, nel bilancio del primo trimestre dell'esercizio 2006/2007 (che si concluderà a fine settembre) dando una forte scossa all'utile della società. Il nuovo corso, insomma, inizierà con profitti record. Grazie alla rifondazione e al calciomercato creativo. Anche in bilancio.17 agosto 2006

«Scandalo già dimenticato»
Parla il commissario della Figc Guido Rossi: «Riscriveremo tutte le regole e faremo pulizia come vogliono i tifosi»

Non c'è nulla di remissivo, di rinunciatario, nemmeno di preoccupato, nel tono e nelle parole del commissario della Federcalcio Guido Rossi, nella sua prima intervista dall'inizio del processo al grande scandalo del calcio. Anzi, la sensazione è proprio quella opposta. Quella di un uomo che più si addentra nelle difficoltà più si determina a risolverle.
«La situazione è difficile. Molto difficile. Perché c'è la sensazione tremenda che davvero non si voglia e non si debba cambiare nulla, in Italia; che lo scandalo del calcio sia già stato dimenticato; che viviamo nel paese dei mille gattopardi».
Come se la spiega, commissario, questa resistenza al cambiamento? 
«In maniera molto semplice. Intorno a questo sport ci sono troppi interessi coinvolti, troppi poteri. E ciascuno di questi interessi e di questi poteri fa di tutto per auto tutelarsi. Di tutto. Ma la cosa peggiore è che lo fa nella convinzione che poi, attraverso quella che possiamo definire insolenza mediatica, riuscirà a sottrarsi alla giustizia».
Cosa intende per insolenza mediatica? 
«Intendo quell'atteggiamento che si è visto ad un certo momento di questa vicenda, quando sia le televisioni sia i giornali, hanno dimostrato un'ostinata disponibilità a concedere spazio a personaggi che si esibivano in attacchi feroci al commissariamento della Figc e agli organi di giustizia, che per altro sono indipendenti dal commissario. Il problema, evidentemente, non sono le critiche, ma i toni e i contenuti. Si trattava di attacchi personali, attacchi che venivano portati, peraltro, in assenza della persona interessata».
Il riferimento a Diego Della Valle è evidente (il presidente della Fiorentina, riferendosi a Rossi, arrivò a parlare di irruenza senile). 
«Guardi, non ho intenzione di parlare di Della Valle. Non risposi allora, non rispondo adesso, non risponderò mai. Mi limito a osservare una questione ben più importante e pericolosa, quella relativa a un certo tipo di giornalismo e di giornalismo sportivo in particolare. Che non è indipendente. O meglio: diciamo che tra i giornalisti sportivi ce ne sono pochi realmente indipendenti».
C'è chi riconduce il problema al frazionamento delle proprietà dei giornali. 
«Io non credo che sia questo il punto. Perché se questo, in linea teorica può valere per i giornali sportivi, la cui linea editoriale è senza dubbio determinata dalla direzione, non sono certo che lo stesso sia per i grandi giornali generalisti. Lì sono convinto che molto dipenda dai singoli giornalisti che, lo ripeto, raramente si dimostrano indipendenti. Ad esempio, mi chiedo come mai si continui acriticamente a concedere così tanto spazio a personaggi condannati, a gente che nonostante l'interdizione continua a incitare i tifosi alla rivolta e a decidere ogni cosa della propria società, a fare il calciomercato. A gente che dimostra quotidianamente disprezzo per le regole, un disprezzo che poi viene coperto con l'insolenza mediatica. In un paese diverso, questo non sarebbe mai successo. Qui invece accade pure che poi qualcuno si inventa, sempre sui giornali, storie di fantasia su imminenti sconti di pena».
Si riferisce alle notizie sulla possibile conciliazione della Figc? 
«Sì, proprio a quelle. È una vergogna. Il mercimonio della giustizia. E invece sia chiaro: per quanto riguarda la Figc la questione è chiusa. Gli sconti finirebbero per penalizzare squadre che sono state leali sul campo. E allora, per tornare al ruolo dei media, qualcuno si è chiesto cosa ne pensano queste società? Cosa ne pensano i tifosi? Cosa pensano i tifosi della minaccia di ricorrere al Tar sventolata dai club condannati?»
Lei cosa ne pensa? 
«Che è la negazione del buon senso. Qui mica si sta parlando di mettere in galera la gente. Nessuno ha ordinato alle società di iscriversi ai tornei, di assoggettarsi a regole chiare. Se io mi iscrivo a un circolo privato ne devo rispettare le regole, non posso rubare l'argenteria e poi lamentarmi. Perché nessuno si indigna? Perché i giornali non denunciano?».
Si sente abbandonato? 
«No. Assolutamente no. Come faccio a sentirmi abbandonato quando posso contare su gente come Borrelli e Ruperto, come Catricalà, come tutti i miei collaboratori, come il presidente del Coni, Petrucci. Il Governo mi sostiene, la gente per strada mi sostiene, mi incita a resistere. E anche gli organismi sportivi internazionali. L'Uefa ci invita ad andare avanti e si propone di aiutarci sulla strada delle riforme. No, non mi sento abbandonato, anzi. Osservo solo che c'è una parte di questo paese, una parte potente, purtroppo, che preferisce il vecchio corrotto al nuovo riformatore. E questo è un fatto grave, un segno di decadenza sociale davvero preoccupante. Ma sa qual è la cosa più caratteristica e pericolosa?».
Quale? 
«Che questi signori stanno andando contro il volere della gente che, invece, nonostante una campagna stampa indirizzata, desidera la pulizia e la trasparenza, e non la manipolazione elevata a sistema. Temo che interessi particolari stiano creando una pericolosa rottura tra comune sentire e opinione pubblica. Lo scandalo del calcio sta mettendo in evidenza la malattia endemica di questo paese: la tendenza all'inciucio, a buttarla sempre a tarallucci e vino, a dimenticare. Ma come? nemmeno due mesi fa mi insultavano perché avevo tenuto Lippi e adesso vogliono gli sconti ai processi? Che coerenza c'è? E i giornali che adesso auspicano gli sconti, sia pure in modo sibillino, sono gli stessi che allora pubblicavano i sondaggi contro Lippi. L'Italia è afflitta da una forma grave di amnesia sociale. Ed è proprio per questo che ogni giorno che passa sono sempre più motivato ad andare avanti».
Per arrivare dove? 
«A riscrivere tutte le regole, come abbiamo già cominciato a fare, con il contributo di tutti. E a fare pulizia». di Marco Mensurati17 agosto 2006

Il guardalinee che sbandierava a comando
La strana storia dell'assistente veneto Titomanlio che ha inguaiato l'Arezzo, Meani e il Milan nel processo di Calciopoli. Un capro espiatorio che pagherà per tutti?

Oggi, al massimo domani, si avrà notizia della sentenza che riguarda il campionato di serie B 2004-2005, con la partita Arezzo-Salernitana (finita 2-0) che ha «incastrato» nella vicenda Calciopoli e intercettazioni varie anche l'accompagnatore degli arbitri per conto del Milan, Leonardo Meani. Il procuratore federale, Stefano Palazzi, ha chiesto la retrocessione in serie C dell'Arezzo (con penalizzazione di tre punti nel prossimo campionato), 3 mesi di inibizione per il ristoratore di lodi e 10mila euro di multa per il club rossonero. «Sul tema dell'alterazione del risultato sportivo a favore della squadra toscana - spiegano gli inquirenti - le indagini hanno consentito di acquisire un importante riscontro sulle manovre attuate e dai conseguenti effetti che ne discendono, in base alle affermazione di uno degli stessi guardalinee che si è dovuto rendere strumento a tal fine...». Il guardalinee in questione è Stefano Titomanlio che a Meani spiega di essere stato "indottrinato" per l'incontro Arezzo-Salernitana. Al telefono dice: «E c'era l'attaccante che si è liberato un po' è forzato e io gli... ho... sono andate su tutte e due le volte per come fallo in attacco... cioè piuttosto... allora cosa ho fatto piuttosto che venga fuori una contestazione, stava facendo pressione (la Salernitana, ndr) e c'era il rischio che pareggiasse... e allora cosa ho detto! Ho detto mo' vado su perchè almeno, la cosa sia pulita... capisci?». Noi non molto. Ma chi è Stefano Titomanlio, per cui sono stati chiesti cinque anni di squalifica, il guardalinee che è riuscito, con una telefonata, a mettere nelle rogne persino il "pulitissimo" Milan alle soglie della Champions? 
Per l'ex designatore dei guardalinee, Gennaro Mazzei, «Titomanlio è un bugiardo, si voleva dare importanza, far vedere che poteva fare. Dice solo menzogne. Come si può verificare nelle nostre classifiche Titomanlio era ed è sempre stato un guardalinee mediocre». Le accuse rivolte da Mazzei nei confronti dell'assistente il 14 agosto davanti alla Caf sono state considerate «offensive della professionalità» dal legale del guardalinee, Andrea Ostellari. Tesserato «da 25 anni» della sezione Aia di Bassano del Grappa (Vicenza), «Titomanlio ha vinto il premio Siboni quale miglior assistente di serie C e vanta otto anni di appartenenza alla massima serie Can A-B. Come può essere un guardalinee mediocre? Mazzei non conosceva e non era in grado di valorizzare appieno gli assistenti a disposizione». «Il mio assistito - conclude il legale padovano - deve ora diventare il capro espiatorio di una gestione tecnica opinabile da parte della commissione arbitrale di quegli anni?».
Stefano Titomanlio è un figlio delle province italiane e per molti versi riesce ad assurgere ad emblema di quel nordest alla deriva morale che, piaccia o no, è rimasto quello del film di Germi Signore e signori. Un mondo dove la parola «valore» gioca sull'ambiguità tra moralità e soldi e tutto si tiene nelle piccole logiche della provincia. Salvo esplodere, come in questo caso, e trasformare un assistente oltre la quarantina in un capro espiatorio alla Pennac. Stefano Titomanlio vive a Bassano del Grappa. Ha una moglie, una figlia e un rispettabilissimo lavoro come funzionario del locale tribunale. La moglie gestisce una rosticceria in uno dei quartieri storici della cittadina sotto il Grappa Angarano, fucina di grandi ciclisti. Il benessere economico c'è già (del resto nella provincia veneta per essere poveri pare bisogni essere extracomunitari. Tra case e terreni ereditati da zie suore o zii preti, con più lavori extra e un piacere levantino per il mercato nero, importato dai veneziani e rimasto nel Dna, i soldi non mancano), con la passione sportiva c'è pure quel rispetto che si tributa quasi obbligatoriamente a chi esce dalle mura medievali e si fa strada nel mondo. E Stefano Titomanlio dalle mura era uscito, magari ancorandosi un po' troppo ai cellulari che tanta immagine danno in un pianetino dove, se sei ricco e veramente notabile, ti riempi la villa di quadri del Tiepolo, se sei benestante e vuoi farti notare ti tocca cambiar auto ogni anno e girare come un cowboy con almeno due cellulari ben in vista sulla cintura. Questione di lana caprina. Oggi come oggi nessuno a Bassano ha mai conosciuto Titomanlio. La legge della provincia non perdona, più implacabile della giustizia sportiva. 
Il Veneto, anche e soprattutto grazie all'immigrazione, è un vivaio di talenti sportivi in tutte le discipline, non solo nel calcio. Quel Veneto che non guarda lo sport, ma lo pratica con passione, ha già giudicato. E il verdetto finale non sarà quello del procuratore federale Palazzi. E' la "Lettera scarlatta". Da oggi, qualunque sarà la sentenza, non esisterà più nessun Stefano Titomanlio a Bassano del Grappa. Tra santi e diavoli il Veneto, anche nello sport, non riesce a cambiare. di Francesca Longo17 agosto 2006

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