Al-Jazeera sfida Sky
Birra, amici e il bancone di un pub. In Inghilterra le partite si guardano lì, fuori dalle quattro mura di casa. Con l'inizio della nuova stagione della Premier, più facile ascoltare un telecronista arabo. Perché l'abbonamento a Sky è caro, mentre quello del canale sportivo di Al Jazeera costa circa 20 volte di meno: lo stanno sottoscrivendo moltissimi locali, secondo quanto riportato dal tabloid The Mirror.
Taranto, provaci ancora Un altro salto nel mondo dei grandi. Un’altra partita da vivere con trasporto e gioioso distacco. Cioè: importante, ma non assillante. Bella da dirsi, divertente da giocare, ma con il risultato che diventa un dettaglio, che non condiziona l’attesa. Taranto-Brescia non è uno scherzo.
Taranto, prospettiva... Milan
Riuscirà il Taranto, che stasera torna nuovamente in campo per il secondo turno di Coppa Italia contro il Brescia (fischierà Brighi di Cesena alle 20:45), a confermare le indicazioni positive emerse nella gara di sabato scorso contro il Catania? È la risposta che attendono un po' tutti. A partire dal tecnico Papagni - che durante il ritiro non è riuscito a verificare la condizione del gruppo in test attendibili -, sino ad arrivare alla stampa e ai tifosi (galvanizzati dal superamento del turno della Tim Cup). La compagine lombarda, guidata da Mario Somma, è una delle principali candidate al salto in massima serie dopo il tentativo fallito nella scorsa stagione. «Sarà un impegno molto difficile - ha commentato il numero uno rossoblù Pinna -, ma ci teniamo a proseguire l'avventura in Coppa Italia sebbene il campionato rappresenti il nostro obiettivo principale. E poi la vittoria sul Catania ci ha dato tanta fiducia. È stata una gara molto nervosa, sapevamo quanto ci tenesse il nostro pubblico. Abbiamo risposto con il massimo impegno, ottenendo un successo decisamente meritato». È disponibile Toledo (il visto di esecutività è giunto nel pomeriggio di ieri dalla Lega). Non disponibili Panini (distorsione alla caviglia), Ambrosi (non riesce ancora a correre) e Silvestri (febbricitante). E, probabilmente, toccherà all'esterno carioca (sembra favorito su Catania) suturare la cerniera mediana sul lato destro. Per i restanti dieci undicesimi sarà confermata la formazione che ha battuto il Catania. Dinanzi a Pinna, la linea difensiva sarà composta da Larosa, Pastore, Caccavale e Colombini. Cejas e Mancini avranno il compito di impostare l'azione, con Toledo e De Liguori pronti a sostenere la manovra sulle corsie esterne. Toccherà ancora a Deflorio e Pasca cercare di impensierire la difesa avversaria. «Per adesso è soltanto un sogno - ha concluso l'estremo difensore sardo - ma sappiamo che, vincendo le prossime due partite, affronteremmo il Milan, una prospettiva per noi semplicemente fantastica. Continuiamo, però, a vivere alla giornata: battere le "rondinelle" sarebbe già un traguardo prestigioso. Possiamo tagliarlo, giocando con attenzione e umiltà. Esattamente come abbiamo fatto sabato scorso contro il Catania». di Fabio Di Todaro
Battuta una squadra di "A" dopo 16 anni Il Taranto, superando nel 1° turno di Coppa Italia per 2-0 il Catania, è riuscito dopo 16 anni a battere una squadra di serie A. In questa manifestazione, l'ultima vittoria rossoblù contro una compagine del massimo campionato si era registrata il 13 settembre 1990 quando allo "Iacovone" la Juventus era stata sconfitta per 2-1; a segno prima i bianconeri con Alessio, quindi il Taranto con Turrini e Brunetti, ma agli ionici la vittoria non bastava per superare il turno in quanto all'andata si erano imposti i torinesi per 2-0 (a segno Roby Baggio su rigore e Casiraghi). Nel 2° turno il Taranto affronta il Brescia già incontrato in due occasioni in Coppa Italia. Nella prima sfida, datata 7 settembre 1980, i rossoblù guidati da Seghedoni si imposero in casa per 2-0 con le reti di Fabbri al 52' e Mucci all'82', mentre nel secondo confronto, giocato a Brescia il 26 agosto 1987, furono le "rondinelle" lombarde ad imporsi con un netto 4-0. Questa la formazione rossoblù schierata dal tecnico Pasinato: Goletti, Biondo, Gridelli, Donatelli, Serra, Paolinelli, Paolucci, Russo (dal 42' Pernisco, poi dal 51' Pazzini), De Vitis, Dalla Costa (dal 75' Tavarilli), Picci. Se il Taranto dovesse battere il Brescia otterrebbe il secondo successo in due gare consecutive in casa, una doppietta che non riesce in Coppa Italia dal 1940, quando il 22 settembre i rossoblù allo stadio del "Littorio" (il "Corvisea", poi "Mazzola") sconfiggevano per 4-2 il Cosenza (tripletta di Bacin e rete su rigore di Salvati), quindi 7 giorni dopo superavano il Siracusa per 3-0 (doppietta di Bacin e gol di Bellucco). Ricordiamo che proprio Antonio Bacin con 5 reti risulta il miglior goleador del Taranto in Coppa Italia (seguono Gori con 4 marcature, quindi Coccolo, De Vitis, Lorenzo e Turrini con 3). La gara di Coppa Italia contro il Brescia sarà la 63a giocata in casa dal Taranto: il bilancio è di 24 vittorie, 19 pareggi più altrettante sconfitte, con 71 gol realizzati e 62 subiti. di Franco Valdevies Scontri allo stadio arresti convalidati Il giudice per le indagini preliminari Pio Guarna ha convalidato l'arresto del 36enne tarantino Giosuè C., finito in manette sabato scorso prima della partita di Tim Cup tra Taranto e Catania. Corsi, esponente di punta della tifoseria organizzata, era finito in manette in quanto accusato di aver lanciato oggetti contro poliziotti e finanzieri, posti a protezione degli ingressi della curva Sud, riservata ai tifosi siciliana. C., assistito dall'avvocato Massimiliano Madio, è accusato di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e violazione del decreto Pisanu. Accogliendo l'istanza dell'avv. Madio, il gip Guarna ha concesso a Corsi i domiciliari nella sua abitazione della provincia di Piacenza, dove risiede abitualmente, autorizzandolo a raggiungere il luogo di lavoro. Resta in carcere, invece, Cosimo G., assistito dall'avv. Fausto Soggia. G. fu arrestato sabato sera dai vigili urbani dopo aver investito con il proprio scooter alcuni agenti della polizia municipale, costringendoli a far ricorso alle cure dei medici del "Santissima Annunziata". Nei suoi confronti è scattata l'accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. La coscienza critica dei tifosi disperati Non occorre essere giuristi per conoscere la differenza che passa fra verità vera e verità accertata giudizialmente; non occorre aver letto Il mistero del processo di Savatore Satta, perché anche poeti e romanzieri insegnano a distinguere fra l'una e l'altra, o almeno insegnano a diffidare dalle verità incontrovertibili: no, la verità è sempre una e molteplice. E quante sono le verità, tante sono le giustizie: qui, è la Storia a dirci che - fuori dalla giustizia divina, cui però non tutti siamo disposti a credere - esiste la giustizia dei vincitori, la giustizia dei vinti, la giustizia del compromesso, la giustizia della convenienza, eccetera eccetera.
L'Ancona ha in testa i playoff ANCONA - La proprietà del club dorico è divisa al cinquanta per cento tra gli imprenditori Schiavoni e Fedeli, quest'ultimo entrato a far parte della società negli ultimi giorni, subito dopo l'ufficializzazione del ripescaggio in terza serie. La dirigenza ha dato subito mandato al neo diesse Fabiani di allestire una squadra competitiva che sarà guidata da Francesco Monaco, protagonista di una brillante stagione alla guida del Lanciano. Confermati alcuni tasselli dell'ultima annata tra cui il portiere Morello, i centrocampisti Teodorani, Cichella e Mortelliti e gli attaccanti Mendil e Bucchi, sono stati ingaggiati l'ex rossoblù Micallo, il centrocampista Rizzato (ex Torino e Catanzaro) e l'attaccante Staffolani (in passato anche a Taranto) che si aggiungono ai difensori Spatola (Chieti) e Rossi (svincolato) e al centrocampista Borgese (Vicenza). Ma secondo radio mercato l'Ancona sarebbe sulle tracce di due ex genoani, il bomber Zaniolo e il mancino di difesa De Angelis, che consentirebbero di aumentare lo spessore tecnico dei biancorossi. La squadra del rampante Monaco, che si esprimerà con il classico 4-4-2, punta dichiaratamente ad un piazzamento play off, anche se ci sarà da superare un'agguerrita concorrenza. La Juventus gioca d'azzardo
La Juventus esce dall'ordinamento sportivo che fa capo a Figc e Coni e adisce il Tar, il Tribunale amministrativo regionale. Ne ha facoltà. Ne hanno facoltà tutti coloro i quali, facenti parte di un organo autogestito, pensano che il suddetto organo non abbia rispettato i criteri di legittimità, vale a dire il principio che pretende le regole uguali per tutti. Punite la Juve o addio Italia e Champions Nonostante le minacce di sanzioni della Federcalcio, la Juventus avrebbe deciso di presentare oggi al Tar del Lazio il ricorso contro la retrocessione in B con 17 punti di penalizzazione deciso dalla giustizia sportiva. Questo almeno è quanto sostengono fonti vicine all'ambiente bianconero.
Lampi d'agosto E’ agosto, non ci sono giudizi definitivi. Tutto provvisorio, tutto soggetto a variazioni. Che Taranto è stato? La domanda è pertinente, poco dopo una vittoria di prestigio e poco prima di un’altra sfida con il blasone. Parlare a posteriori di Taranto-Catania vuol dire andare incontro ad un’inevitabile frazionamento dell’analisi. Alla mezz’ora di parità numerica
Il Taranto ai raggi x Forse è ancora presto per tutto. Forse è meglio mettere sotto i denti qualche altra partita. Ma, intanto, le sensazioni aumentano. I dubbi s'infilano. E le speranze fanno capolino. Il calcio, di questi tempi, non vive di certezze. Però vive, esiste, si agita e va giudicato. Allora avventuriamoci nel ragionamento tecnico, pur nella consapevolezza che è impossibile cercare tra i flutti d'agosto una navigazione ferma.
Taranto felice e mazziato Sabato il Catania, domani il Brescia. Bello anche dirlo semplicemente. Come fosse uno sbarco in un calcio diverso, più su persino dell’ultimo salto. E’ il bello dell’estate e di una Coppa Italia dalla formula che si presta a sorprese. E’ il bello del Taranto, anche. E di una stagione che comincia con il sorriso. La strada è stata tracciata sabato, adesso c’è anche un po’ di spazio per i sogni. In fondo alla strada (ma prima c’è il Brescia, poi eventualmente una tra Cagliari e Verona) c’è il Milan. Solo dirlo, un po’ riempie. «Milan? E’ una parola troppo grossa per noi»: Aldo Papagni magari ci pensa, ma non lo dirà mai. E preferisce scherzarci su. Perché le vittorie, anche ad agosto e anche al di fuori del campionato, incoraggiano comunque il buonumore. Di certo andare avanti e trovarsi a ventiquattr’ore dalla sfida con un’altra società blasonata è una soddisfazione: «Anche le poche possibilità che abbiamo di passare sono un dono, anche il pensiero stravagante di poter eliminare il Brescia è un regalo che ci siamo fatti e ci teniamo». L’obiettivo, ovviamente, è altro. Il Taranto usa partite così importanti per conoscersi meglio, per vedere come risponde alla tensione degli eventi: «Dobbiamo crescere in condizione - spiega Papagni -, nella conoscenza reciproca, dobbiamo mettere minuti nelle gambe. Forse è un bene aver fatto amichevoli facili nel mese di ritiro, perché ci ha permesso di lavorare bene, senza infortuni e di poter poi valutare il gruppo in queste partite più impegnative. E’ così che possiamo capire realmente il nostro valore». Il Brescia è un pensiero felice, più che un’ossessione. E’ un appuntamento da affrontare senza pressioni. E’ anche un test per il feeling tifosi-società: i malumori per i prezzi dei biglietti (anche per domani dovrebbero essere uguali, distribuiti in quattro rivendite per migliorare l’organizzazione) e per quelli degli abbonamenti sabato si è tradotto in qualche striscione polemico o ironico, ma non sembra aver inciso nell’affluenza. Probabile, però, che sia stato l’effetto- Catania e la voglia di rivincita che, contro il Brescia (nonostante sia una sfida che manca dai tempi della B), potrebbe non esserci. Il Taranto ha provato a studiare qualche forma di incentivo per i tifosi, tanto per i biglietti quanto per gli abbonamenti: gli aderenti alla campagna del “tifoso sostenitore” (ovvero i sottoscrittori della tessera annuale) potranno usufruire dell’ingresso gratuito ritirando i biglietti in sede domani stesso (dalle 15 alle 19.30). La squadra continua nella sua fase di preparazione alla sfida senza grossi scossoni: all’allenamento di ieri ha preso parte Ambrosi, che è guarito dopo il taglio al piede, mentre ha svolto lavoro differenziato Panini. Ha saltato la seduta Silvestri, febbricitante (aveva già i primi sintomi sabato) e in dubbio per domani. Papagni non dovrebbe cambiare molto. «Voglio valutare la condizione di alcuni»: dice, fornendo però un’indicazione utile. Le condizioni da valutare sono essenzialmente quelle di Caccavale, sabato in campo per novanta minuti grazie alla sua straordinaria forza di volontà, ma comunque reduce da un lungo periodo di stop che sconsiglia un altro impiego full time: potrebbe giocare un tempo lasciando posto (dall’inizio o nella ripresa) a Prosperi. Si attende per oggi, inoltre, l’ok per il brasiliano Toledo: dovesse arrivare è facile prevedere un suo utilizzo dal primo minuto. di Fulvio Paglialunga
Iacovone, scatta la diffida Stangata del giudice sportivo sul Taranto per quanto è avvenuto sabato sera con il Catania. La società è stata multata di 6mila euro ed in più è partita già la diffida dello "Iacovone" per "gravi intemperanze nei confronti dei tifosi ospiti, lancio di fumogeni che hanno ritardato l'inizio del match di 9' minuti, lancio di petardi e bottigliette di plastica in campo, esposizione di striscioni o cori offensivi nei confronti del presidente della Lega, Matarrese". Al dott. Petrocelli è stata comminata la diffida. Intanto la squadra, ieri pomeriggio, ha ripreso la preparazione in vista del prossimo match di Coppa Italia in programma domani sera (ore 20,45) contro il Brescia. Non è escluso che, a sorpresa, giunga il presidente Blasi. È rimasto fermo soltanto Silvestri (febbre). Panini, invece, ha svolto un lavoro differenziato. Ha del tutto recuperato Ambrosi grazie anche all'intervento del dott. Petrocelli che gli ha prescritto un plantare. Oggi doppia seduta. Mercoledì mattina è previsto il consueto "risveglio" muscolare. Papagni dovrà valutare con attenzione le condizioni generali del gruppo. Non va dimenticato che la squadra è in piena preparazione. Qualcuno potrebbe aver risentito più degli altri del notevole sforzo profuso sabato sera. Ad esempio Caccavale, che era praticamente all'esordio stagionale in fatto di partite disputate, ha giocato per 99'. Da valutare la posizione di Toledo (oggi si saprà se è utilizzabile). I biglietti per Taranto-Brescia si potranno acquistare da domani in quattro punti-vendita: bar Cubana, tab. D'Aniello, bar Essential e Antica tabaccheria Lama. I prezzi: curva, 12 euro, gradinata, 18, tribuna, 27, poltroncine, 80. Gli abbonati, invece, entreranno gratuitamente. Occorre ritirare domani sera (dalle 15 alle 19) i relativi biglietti in società, via Umbria, 4. Manoni e Mortari, oggi, andranno a Perugia per la visita di controllo dal prof. Cerulli. Il mediano dovrebbe ricevere l'okay per essere impiegato; l'esterno, invece, riceverà il nuovo percorso rieducativo del ginocchio operato. di Giuseppe Dimito
Ravenna si sente penalizzato Il Taranto si prepara ad affrontare la prossima C1, torneo che riabbraccia dopo due stagioni di purgatorio in C2. I rossoblù sono stati inseriti nel girone B, in cui figurano squadre blasonate come Perugia, Ternana, Salernitana, Foggia e Avellino ed un paio di inattese novità come Ravenna e San Marino rientranti nell'ambito di uno stravolgimento che ha riportato i gironi all'antica suddivisione nord-sud. Iniziamo a conoscere più da vicino le avversarie della squadra di Papagni partendo proprio dal club emiliano e dal San Marino. RAVENNA - La società presieduta da Gianni Fabbri non ha accettato l'inserimento nel girone B e ha iniziato una battaglia col presidente della Lega di serie C Mario Macalli, chiedendo con una missiva la revisione dei gironi per «evidente errore geografico». L'obiettivo del club ravennate è quello di essere riportato in quello settentrionale al posto del Grosseto (ai confini del Lazio) al fine di evitare lunghe trasferte penalizzanti per società, squadra e tifosi. Ora si attende la risposta da parte della Lega, che difficilmente rettificherà i gironi. Sotto il profilo tecnico il Ravenna dell'ex Pizzolla (titolare inamovibile insieme al portiere Capecchi e al centrocampista Affatigato) ha deciso di dare continuità al progetto iniziato la scorsa stagione con l'avvento in panchina, a campionato in corso, di Dino Pagliari che continuerà ad affidarsi al 4-4-2 per provare a migliorare il tredicesimo posto dell'ultimo campionato. A fronte di alcune partenze tra cui quelle del difensore Mussoni, del centrocampista Giraldi e dell'attaccante Improta, sono arrivati in giallorosso gli esperti difensori Dei (Teramo) e Gorini (Pavia) oltre ai centrocampisti Fasano (ex Torres) e Sciaccaluga (Pavia) più alcuni giovani da svezzare giunti in prestito da società di serie A e B come Volpe e Di Cuonzo scuola Juve e Aloe del vivaio dell'Inter. Prossimamente sarà tesserato anche una punta di peso. Il sogno è Zaniolo. SAN MARINO - La società ha dato fiducia al tecnico Roberto Alberti (vecchia conoscenza dei tifosi del Taranto) pronto a ripartire anche lui dal 4-4-2 ma con un organico profondamente rinnovato rispetto a quello che ha conservato la C1 ai play out. Liberati il portiere Colombo, il difensore Taccola, i centrocampisti Gentilini, Procopio, De Feudis e gli attaccanti Piovaccari e Giglio, sono stati tesserati il portiere Dei, il difensore D'Angelo (entrambi ex Rimini), i centrocampisti Tedoldi (Catanzaro) e Faieta (Sambenedettese), nonché l'attaccante Abate del Gela ma già del Taranto. La società, comunque, ha ingaggiato anche una serie di giovani speranze tra cui l'ex acese Nossa, i cesenati Buda e Ceccarelli e il primavera del Lecce Giorgetti. L'obiettivo del San Marino è la salvezza.
di Enrico Sorace
Di Canio, lite con
scazzottata
Paolo Di Canio è stato protagonista di una violenta lite con scazzottata. E' accaduto a Viterbo la notte scorsa, al termine del triangolare Trofeo Yeir, vinto dalla Cisco-Lodigiani, la squadra in cui milita l'ex bandiera della Lazio, su Sorianese e Viterbese. Il calciatore ha riportato una ferita lacero contusa al polpaccio destro. L'altro protagonista della rissa è un giovane viterbese, noto alle forze dell'ordine per la sua militanza nell'estrema destra. Coinvolti anche altri giovani che, secondo quanto accertato dalla polizia erano intervenuti per dividere i contendenti. Alcuni di loro hanno subito lievi contusioni.
Scontri allo stadio, arrestato un tifoso I precedenti non facevano ben sperare e anche le ore della vigilia, con un treno seriamente danneggiato a Villa San Giovanni avevano fatto temere il peggio. Alla fine, però, il bilancio non sportivo di Taranto-Catania può essere giudicato in maniera positiva, non essendosi verificati particolari problemi per l'ordine pubblico. L'episodio più grave si è verificato prima della partita, quando una cinquantina di supporter rossoblù, hanno aggredito poliziotti e finanzieri che presidiavano la porta 21 riservata all'ingresso degli ospiti. I circa 200 tifosi catanesi avevano già preso posto in curva Sud e fortunatamente è stato evitato ogni tipo di contatto. Gli ultras tarantini hanno lanciato pietre, bottiglie ed altri oggetti contundenti contro le forze dell'ordine che hanno ovviamente reagito, ricorrendo anche ai lacrimogeni per disperdere i teppisti che premevano con insistenza alla porta di ingresso della curva Sud. Tra i più esagitati c'era il 36enne G. C., già noto alle forze dell'ordine, finito in manette con l'accusa di lancio di materiale pericoloso, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Se l'è cavata invece con una denuncia a piede libero un altro supporter rossoblù che ha tentato di entrare armato con oggetti impropri, in curva Nord, presidiata dai carabinieri della compagnia di Taranto e da quelli della battaglione di Bari. I militari guidati dal capitano Giovanni Sozzo hanno fermato il 24enne Domenico F., pregiudicato residente a Faggiano, nel corso dei controlli di filtraggio degli accessi nella curva Nord. Il giovane è stato trovato in possesso di 5 pezzi di metallo tagliente e acuminato, dello spessore di mezzo centimetro ciascuno, nascosti in un piccolo bagaglio. Se lanciati, avrebbero potuto provocare lesioni gravissime a chiunque fosse stato colpito. Il pregiudicato è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica, per il reato di porto abusivo di armi improprie, aggravato dalla circostanza di essere stato commesso in occasione di un assembramento di persone legato ad una manifestazione sportiva. Inoltre nei suoi confronti sarà attivato il provvedimento di divieto di accesso nei luoghi in cui si svolgono competizioni sportive. Un tifoso catanese di 16 anni è stato costretto a ricorrere alle cure dei medici del "Santissima Annunziata" per essere stato colpito da un rubinetto scagliato da 3 ragazzini in curva Sud. Una pietra ha invece colpito il pullman del Catania, lesionando un vetro e costringendo l'equipaggio di scorta a far entrare la squadra siciliana da un altro ingresso di emergenza e non da quello solitamente riservato ai giocatori. I circa 200 tifosi catanesi sono rimasti all'interno dello "Iacovone" sino ad oltre la mezzanotte e successivamente sono stati trasferiti in tutta sicurezza in un luogo appartato della stazione ferroviaria dove hanno atteso la partenza del treno delle 5 diretto a Metaponto. Anche allo scalo ferroviario non sono mancati momenti di tensione, con qualche tifoso catanese che ha ripetutamente cercato di sfuggire ai controlli di polizia e carabinieri ed alcuni ultras tarantini che non hanno rinunciato agli immancabili sfottò. Alla fine, come detto, il bilancio è stato positivo, tanto che il questore Eugenio Introcaso ha espresso la sua soddisfazione per il buon esito del servizio e soprattutto per l'impegno profuso da tutte le forze dell'ordine. di Mimmo Mazza
Il Taranto cresce
Il Taranto che avanza in Coppa Italia è una squadra possibile? La domanda, dopo l'insperato 2-0 sul Catania, non prevede, per il momento, una risposta. Nessuno, di questi tempi, conosce la verità. Neanche, forse, Aldo Papagni, che sul nuovo Taranto sta lavorando da oltre un mese. «Prova rassicurante», dice il tecnico biscegliese, tirando le somme di ciò che ha visto e di quello che ha capito. «Ho visto una squadra attenta e giudiziosa. E ho capito che non stava improvvisando: seguiva una traccia, cercando una dimensione plausibile e una direzione di marcia. Mi sono piaciuti l'approccio umile e la gestione oculata. La prima mezz'ora, quella vissuta in parità numerica, è attendibile. Perché c'è equilibrio tattico. Perché ci sono concretezza e operosità. Perché abbiamo pensato e ci siamo mossi come dovrebbe fare ogni squadra al cospetto di una avversario di superiore caratura tecnica, curando soprattutto la fase di non possesso». Papagni parla di continuità, allacciando idealmente questo Taranto a quel Taranto, come se il tempo e le novità non avessero scavato alcuna differenza. «Il tratto identificante è stato conservato. Ho rivisto lo spirito, la consapevolezza e la dignità della squadra che ha vinto il campionato di C2. È davvero consolante aver ripreso il lavoro esattamente dove l'avevamo interrotto. Significa che la promozione non ha depositato scorie. Significa che alleno un gruppo maturo». Prima chiusa e placida, poi elettrica e instabile. La partita, quando il Catania ha subìto la doppia menomazione (espulsi Silvestri e Corona), ha bussato alla porta del Taranto. «A quel punto toccava a noi. Capitalizzare immediatamente la duplice superiorità numerica è stato fondamentale perché ci ha tolto ansia e ci ha restituito sicurezza. Siamo, cioè, riusciti a sfruttare il vantaggio territoriale e psicologico che la partita stava regalandoci, senza elevare il livello, già alto, della tensione e senza peccare di supponenza. Smania, fretta, frenesia, superficialità erano le tentazioni: non ci siamo cascati. Nella ripresa abbiamo continuato ad avere cura del confronto e rispetto dell'avversario, almeno sino al gol di Mancini che ha definitivamente spento ogni velleità del Catania e ogni nostro timore». Papagni resta concentrato sui progressi del collettivo, non parla mai volentieri dei singoli. Ma Caccavale e Silvestri, la storia di un rientro e la storia di un ritorno, meritano la citazione. «Caccavale ha stupito anche me. Era previsto che restasse in campo un'ora. È andato oltre, giocando con coraggio e autorevolezza. Inutile negarlo: è uno dei pilastri di questa squadra. Silvestri, invece, è tornato a sentirsi ufficialmente un calciatore dopo la squalifica per doping. Era febbricitante ma giocare un pezzo di partita contro la squadra della sua città rappresentava un'opportunità irresistibile. Non potevo negargliela». Papagni sente di avere fra le mani una squadra giusta. «Giusta, proprio così. È l'aggettivo più adatto, in attesa di scoprire la forza reale del gruppo e gli eventuali limiti. L'organico numericamente mi soddisfa, anche se contro il Catania l'indisponibilià di Panini mi ha costretto ad impiegare un centrocampista sulla linea dei difensori. L'arrivo di Toledo, che spero di poter far esordire già mercoledì contro il Brescia, rappresenta una ricchezza ulteriore. Perché Toledo ha qualità in corsa: sa cioè rovesciare velocemente l'azione e creare superiorità numerica in zona alta. Con lui può spontaneamente oscillare il modulo, passando dal 4-4-2 al 4-3-3. Ma in questo momento sono altre le priorità: dobbiamo continuare ad aggiungere minuti all'autonomia di ognuno, facendo crescere la condizione generale. Il campionato è il traguardo. Brillantezza e rapidità sono le prossime tappe». Papagni guarda avanti. Lo sfogo di mercoledì scorso a Castellaneta, le dimissioni prima annunciate e poi rientrate, sembrano lontanissime. «Colpa mia. Ho sbagliato a dare voce all'amarezza di un momento. Nessun disagio ambientale e nessuna lacuna organizzativa: dovevo solo stare zitto e smaltire la tensione accumulata. Quasi sempre ci riesco, ma quando non ce la faccio... Stop, il caso è chiuso. Ho aderito al progetto della società: il Taranto deve crescere con intelligenza, salvaguardando la propria integrità economica. Servono tempo, equilibrio e pazienza». Oggi, intanto, riprende la preparazione. Mercoledì altro turno di Coppa Italia. Dopo la movimentata serata col Catania (un tifoso ferito, uno arrestato e uno denunciato), allo Iacovone arriva il Brescia, che ha eliminato la Salernitana. «Non fermarsi, sarebbe bellissimo», dice Papagni che da piccolo aveva un debole per il Milan. di Lorenzo D'Alò
Il Taranto comincia a crederci L'entusiasmo era palpabilissimo negli spogliatoi tarantini al termine della vittoria per 2-0 ottenuta a spese del Catania. Mister Papagni non ha nascosto la sua felicità: «Siamo ripartiti dagli stessi presupposti che ci avevano consentito nella scorsa stagione di approdare in C1: umiltà, aiuto reciproco, concentrazione. Mi pare che la squadra abbia già dimostrato di avere una propria identità tecnico-tattica ed una efficace organizzazione. Sia in fase di possesso palla che di non possesso. Era questa la prima volta che giocavamo contro un avversario di spessore e, per giunta, in una gara ufficiale. Sono rimasto particolarmente colpito dal fatto che un po' tutti hanno giocato per gli interi novanta minuti senza risentirne molto. Ad esempio contavo di far giocare a Caccavale 45'-60' minuti al massimo. Invece ha tenuto fino al termine dell'incontro». I due marcatori gongolano di felicità. Catania, che pure è nato nella città etnea, sorride: «Non ho esultato per rispetto per i miei concittadini, ma in cuor mio ero e sono felicissimo per aver contribuito alla vittoria. Quando ho visto Pasca mettere al centro quell'invitante pallone, non ci ho pensato due volte e chiudere col piede destro. La partita? È stata difficile. Ad armi pari abbiamo tenuto il campo, non concedendo ai nostri avversari neppure un centimetro. Anzi, in contropiede, almeno due o tre volte ci siamo resi minacciosi. Undici contro nove abbiamo preso le redini della situazione in pugno andando subito in gol. Successivamente abbiamo controllato la loro reazione ed alla prima occasione favorevole, abbiamo consolidato il successo. Questa vittoria vale tantissimo. Innalza il morale e contribuisce a far aumentare il sorriso in tutti: tifosi e società». Mancini descrive il gol del raddoppio. «Prima di calciare stavo scivolando, ma fortunatamente mi sono rialzato al momento giusto. Devo ringraziare Zito per avermi offerto l'assist: non potevo rinunciare al tiro. La vittoria? È stata bella ed appagante perchè di fronte avevamo una formazione di serie A, molto valida. Siamo in crescita. A centrocampo l'intesa con Cejas va già bene. Dobbiamo migliorare ancora nella fase del non possesso palla. Per l'inizio del campionato, saremo pronti». Nei minuti finali ha fatto il suo... secondo esordio in maglia tarantina Sirio Silvestri, altro catanese purosangue. Al suo fianco ci sono le sue bambine, Asia e Lucrezia: «Quando ho messo piede sul terreno di gioco, mi sono emozionato, sia pure per qualche attimo. In quel preciso momento stavo dando un poderoso calcio al recente passato ed ho ringraziato per l'ennesima volta la mia famiglia che mi è stata molto vicina. Mi sono immediatamente calato nel clima fortemente agonistico. L'espulsione di Spinesi? Non so cosa gli sia successo. Certo è che mi ha strappato l'orecchio destro dopo che mi ero liberato del pallone. Un dolore indicibile. Un gesto, il suo, non da giocatore di serie A. Come del resto quelli del mio omonimo Silvestri e di Corona. Il Catania ci teneva a vincere, ma a Taranto ha trovato disco rosso». Colombini racconta le due espulsioni ospiti: «Silvestri ha dato una piedata a De Liguori, mentre Corona mi ha dato una manata sul viso. Le decisioni dell'arbitro sono ineccepibili. Ho trovato un gruppo compatto, molto legato all'allenatore. Mi sono già ben inserito». di Giuseppe Dimito
Il Taranto esulta, Catania ko TARANTO - CATANIA 2 - 0
Tim Cup, Taranto avanza: 2-0 al Catania Il primo turno (secco) della Tim Cup regala il successo al Taranto col Catania. Apre le marcature l'esterno Catania (ironia del destino), le chiude il fantasista Mancini. Finisce 2-0, risultato storico, perché spinge i rossoblù al secondo turno della Coppa Italia. Dunque la squadra di Papagni mercoledì prossimo ospiterà il Brescia. Ma Taranto-Catania ha un brutto prologo. Mancano poco più di due ore all'inizio della sfida quando un rubinetto metallico colpisce all'orecchio sinistro un sedicenne tifoso del Catania che si apprestava a varcare il portone d'ingresso dello "Iacovone" (i medici del Santissima Annunziata gli hanno riscontrato una ferita lacerocontusa al padiglione auricolare). Sempre prima della gara, in seguito ad un controllo effettuato da alcuni agenti della Questura di Taranto, è stato fermato all'ingresso della Curva Nord un tifoso in possesso di numerosi pezzi di lamiera taglienti (trasferito in caserma, è stato denunciato a piede libero). Non è tutto perché finisce con un arrestato tarantino per resistenza a pubblico ufficiale, che presidiava coi colleghi la curva ospite, destinata a rimanere popolata sino a notte fonda. La copertina, dunque, spetta agli incidenti. Attesi, ancor di più dopo che sul web è stato divulgato l'orario di partenza dei tifosi rossoazzurri dal capoluogo siciliano. Arriva il Catania e, sebbene si tratti solo della prima uscita ufficiale in Coppa Italia, l'album dei ricordi torna alle pagine peggiori della storia rossoblù. «Onore a chi non c'è, però l'avit' avè» è lo striscione, in ricordo di un tifoso scomparso il giorno della finale del 9 giugno 2002, esposto nella Curva Nord al momento dell'ingresso in campo delle due formazioni. Campanilismo, ma non solo. I supporters del Taranto colgono l'occasione anche per manifestare il loro dissenso nei confronti del caro-prezzi attuato dal sodalizio di Via Umbria: «Approssimazione e poca chiarezza: ci sembra la solita mondezza». Le emozioni della partita, poi, prendono il sopravvento. Dal 28' al 31' c'è la doppia espulsione addebitata agli ospiti: via dal match Silvestri e Corona. Segue la rete di Catania (tra i tifosi qualcuno l'aveva prevista subito dopo il sorteggio dello scorso 1 agosto) a far esplodere uno "Iacovone" riempito da quasi ottomila spettatori. E la felicità diventa doppia al 40' della ripresa con un numero d'accademia di Mancini. Una manciata di minuti dopo la squadra rosazzurra finisce in otto pedine, per un'entrata compromettente di Spinesi. Non finisce qui, perché l'allenatore siciliano Marino viene espulso nel finale per proteste. È l'ultimo colpo di scena a corredo del 2-0 rossoblù, una vittoria che serve (idealmente) a spazzare l'incubo del 9 giugno 2002. di Fabio Di Todaro
E’ il Taranto a far festa Era una partita a rischio e si sapeva: il burrascorso precedente (finale playoff per la B vinta dal Catania quattro anni fa) doveva indurre ad evitare questo accoppiamento. Contenuti dalla Polizia gli incidenti tra le opposte fazioni, a dare il pessimo esempio sono stati i calciatori, soprattutto quelli del Catania, inspiegabilmente nervosi in una gara che ha offerto davvero poche emozioni. Al 28’ pt Silvestri a gioco fermo colpisce De Liguori: espulsione diretta. Furibonda rissa ammonizione per capitan Bianco ( proteste), giocatori che s’insegueno spintonandosi, Corona sferra un colpo a Colombini: altro "rosso". Dopo 4’ di quello spettacolo indecoroso si rivede un pò di calcio e il Taranto va a bersaglio sfruttando la doppia superiorità numerica. Fuga sulla sinistra di Deflorio, traversone basso deviato in rete da Catania (beffardi tiro e cognome). Il tecnico etneo sacrifica Delcore inserendo il difensore Sardo, evitando il tracollo che arriva sul finire di una gara dominata dal Taranto: al 37’ st con un gran destro da circa 25 metri, é Mancini a chiudere la partita mandando il pallone all’incrocio dei pali. C’è il tempo per registrare, poi, l’espulsione di Spinesi che prende per il collo Sirio Silvestri e quella dell’allenatore Marino. Una figuraccia per un Catania coi nervi a fior di pelle, un coro interminabile di "olé" per il torello con cui il Taranto ridicolizza gli avversari negli ultimi tre minuti.
Taranto-Catania, in 7mila allo "Iacovone" Almeno settemila tifosi rossoblù per Taranto-Catania. Questa sera (ore 20,45) c'è la partita valida per il primo turno della Coppa Italia Tim. Ricordiamo che c'è tempo fino alle ore 18 di questa sera per acquistare i biglietti nelle due rivendite autorizzate, il bar Cubana e la tabaccheria D'Aniello. Chiaramente il ricompattamento dei settori amministrativo e tecnico jonici ha ottenuto i suoi benefici effetti. Ieri sono giunte le nuove maglie. Rifornito lo spogliatoio di tutto quanto necessita per l'ottima funzionalità dello stesso, acqua minerale compresa. E su questa strada, tracciata giovedì mattina, bisogna continuare ad agire. Un ambiente compatto e coeso è garanzia di risultati positivi. Soprattutto ora che la Lega ha emanato i gironi ufficiali del campionato, sarà molto importante non diversificare gli intenti. A partire dal 3 settembre, giorno d'esordio della C, fino al 13 maggio, domenica di chiusura del torneo, bisognerà affrontare delle formazioni molto toste, alcune addirittura dall'elevato blasone. Da Catania sono annunciati 400 tifosi al massimo che giungeranno più che altro con mezzi propri. Il treno 722, infatti, è risultato completo per cui i supporters siciliani non hanno trovato posto. La Questura ha predisposto un imponente servizio d'ordine allo scopo di prevenire il benchè minimo incidente sia prima, che durante e dopo il fischio finale di Herberg. La formazione rossoblù è quasi fatta. Larosa è sicuramente out. Ambrosi, quasi. Toledo non ha avuto dal Coni il rinnovo del visto di soggiorno. I relativi uffici apriranno lunedì e l'intera pratica dovrà passare dal vaglio della Figc. Dinanzi a Pinna dovrebbero giocare Panini (se recupererà) oppure Cosenza o Silvestri a destra, Colombini a sinistra, Pastore e Prosperi centrali. Caccavale, pur essendo completamente guarito non ha nelle gambe i 90'. Papagni potrebbe impiegarlo nella seconda parte. In mezzo dovrebbero agire Catania o Silvestri a destra, Cejas e Mancini in mezzo, De Liguori a sinistra. In avanti ci dovrebbe essere spazio per Pasca e Deflorio. La partita è molto difficile. Papagni: «Daremo il massimo. Statene certi. Giocheremo come sappiamo, cioè a viso aperto. È questa la prima gara che disputeremo contro una formazione importante. Finora abbiamo sempre affrontato squadre di categorie inferiori. Il test sarà, quindi, probante per il futuro. Abbiamo qualità, ma dovremo abbinarla alle doti caratteriali della scorsa stagione: umiltà, determinazione, concentrazione, aiuto reciproco. Gente come Deflorio, Mancini, Pastore, Caccavale, Pasca, Ambrosi, De Liguori, Pinna possono fare la differenza in C1: ma anche i giovani sono interessanti ed in grado di far bene». Intanto Micallo s'è definitivamente accasato ad Ancona. Manoni sarà visitato martedì prossimo dal prof. Cerulli a Perugia. Il ginocchio operato è completamente guarito. Dopo l'okay del medico, bisognerà trovare l'accordo economico: probabilmente serve in mezzo un altro interdittore. di Giuseppe Dimito I rossoblu 4 anni dopo Il Taranto in Coppa Italia Dopo 4 anni il Taranto torna a disputare la Coppa Italia "Tim Cup" (in queste stagioni gli ionici hanno comunque partecipato alla Coppa Italia di Serie C). La prossima sarà per i calciatori rossoblù la partecipazione numero trentuno alla Coppa Italia: sono state 113 finora le gare disputate con 28 vittorie, 30 pareggi e 55 sconfitte; 95 i gol realizzati, 160 quelli subiti. Il debutto assoluto degli ionici risale all'edizione del 1935-36, al 24 novembre 1935: Taranto-Foggia 1-1 d.t.s (gol del rossoblù Coccolo al 107' e pareggio foggiano al 109' con Torti). Quattro giorni dopo nella ripetizione a Foggia, successo e qualificazione dei locali per 2-1 (doppietta di Torti al 37' e 59', quindi Coccolo al 77'). L'ultima partecipazione del Taranto alla Coppa Italia "maggiore", nell'edizione del 2002-03; prima due sonore sconfitte: per 3-0 in casa contro la Reggina, poi per 4-0 a Palermo, quindi il successo allo "Iacovone" sul Messina per 1-0 con una rete di Cariello al 49' (era l'11 settembre 2002). Tre successi per 3-0 (tutti in casa) rappresentano le vittorie più nette per il Taranto in questa manifestazione: l'11 novembre 1937 contro la Salernitana (i gol: 35' Dapas, 60' Tosi, 65' Coccolo), il 29 settembre 1940 contro il Siracusa (5' e 25' Bacin, 37' Bellucco) e il 21 agosto 1977 contro la Pistoiese (1' Gori, 29' Turini, 78' Iacovone). La sconfitta più pesante degli ionici è datata invece 7 settembre 1986: Lazio-Taranto 5-0. Il miglior piazzamento del Taranto in Coppa Italia risale all'edizione del 1977-78; i rossoblù chiudono il girone eliminatorio a quota sei punti assieme al Pescara (nel girone ci sono anche Perugia, Cagliari e Pistoiese), quindi superano negli spareggi gli stessi abruzzesi: 2-2 in trasferta e 1-0 in casa (gol di Gori su rigore al 37'). Si qualificano quindi per il girone B di semifinale dove si piazzano quarti con 3 punti alle spalle di Napoli, Milan e Juventus; per gli ionici tre pari interni, 1-1 contro Milan e Juventus, quindi 0-0 contro il Napoli, e tre sconfitte esterne (0-3 contro il Napoli, 0-2 contro il Milan e 1-3 contro la Juve). La Juventus è la squadra più volte affrontata in Coppa Italia dal Taranto con ben 13 confronti, mentre contro il Catania, l'avversaria di oggi allo Iacovone, si registrano due precedenti con un successo interno a testa (entrambe le sfide in un girone eliminatorio con nessuna delle due formazioni qualificata): 2-1 per il Taranto il 4 settembre 1985 (gol di Paolucci al 18', pareggio degli etnei con Longobardo al 58', quindi rete decisiva di Donatelli all'89'), 1-0 per i siciliani il 2 settembre 1987 (gol di Pierozzi al 29'). di Franco Valdevies
De Liguori: «Dimentichiamo quel 9 giugno» Vincenzo De Liguori, allo Iacovone ritrova il Catania con la maglia del Taranto dopo il nefasto 9 giugno del 2002, il suo stato d'animo qual è? «Quando nelle settimane scorse ho appreso in ritiro di questo sorteggio, ho avuto un attimo un sussulto. È inevitabile andare con la testa a quella puntata "nera" del Taranto. Ad una partitaccia che, se vinta, forse oggi avrebbe garantito alla squadra rossoblù di stare al posto del Catania». Vuol dire che capovolgendo il destino, oggi il Taranto si troverebbe addirittura in serie A? «Affermo questo perché, se quattro anni fa avessimo conquistato la serie cadetta, probabilmente il patron Pieroni avrebbe investito maggiormente le sue risorse su una piazza come Taranto, più calda rispetto all'Ancona. E magari la squadra avrebbe vinto un nuovo campionato. Ma questi sono solamente giochetti mentali, meglio tornare al presente. Dunque alla realtà». Preferirà allora affrontare il cliente d'eccezione ripensando alla sua palombella che, nell'ultimo atto allo Iacovone, regalò al Taranto l'attuale C1? «Quella rete la reputo fortunosa, ma alla stessa ci tengo, perché rappresenta il giusto finale di un'annata da incorniciare, tra la dedizione del gruppo, il lavoro tattico di Papagni, la serietà della società e la passione del pubblico. Penso che contro il Catania, dovremmo ripartire riannodando i fili con l'ultima esaltante stagione». Ma l'imminente vigilia dell'esordio di stasera è "macchiata" dal caso-Papagni. Le sue fulminee dimissioni (annunciate e rientrate nell'arco di un paio d'ore) hanno minato la serenità del gruppo? «Assolutamente no, penso che il mister sia stato un attimo tradito dal nervosismo. Lui non ha mai pensato seriamente di lasciarci. In ogni squadra che si rispetti, possono emergere delle punte di tensione. Nel nostro caso, la stampa le ha tirate fuori, facendo informazione. Ma vi posso rassicurare che il Taranto è tranquillo e punta a fare bella figura contro il Catania». Affrontare una squadra di serie A rischia di mettere il Taranto in soggezione? «Senza dubbio rispettiamo questa squadra, che sul tetto del calcio non si trova a caso. Ma il blasone dell'ospite ci offre stimoli in più per dare il massimo». Papagni non ha apprezzato il vostro approccio al test di Castellaneta, affronterete il Catania con una testa diversa? «Il mister ha avuto ragione di adirarsi, ma la nostra prova è anche comprensibile, in quanto non avevamo recuperato le energie psicofisiche dopo gli impegni familiari del Ferragosto. Ma ora c'è il primo impegno ufficiale, siamo pronti ad onorarlo». Spinesi, Sottil, Corona sono alcune delle "frecce" a disposizione dell'allenatore Marino: come si può contrastare la sua squadra? «Vincere sarà difficile, ma se mettiamo in campo cattiveria e intelligenza, possiamo fare un pensierino alla vittoria». Sa che nel gruppo B della prossima C1 il Taranto troverà anche il lotto delle campane? Da napoletano teme partite a rischio? «Noi siamo professionisti, la violenza quasi mai è addebitabile ai giocatori. Io mi auguro che le tifoserie comprendano i messaggi sani dello sport. La speranza è di non ritrovarsi a giocare certi match in campo neutro... ». di Alessandro Salvatore Pakistan, tutti allo stadio rosa
Un anno dopo il lancio del primo campionato di calcio femminile, il Pakistan ha deciso di aprire gli stadi rosa anche agli uomini che fino a ieri potevano assistere alle partite solo se accompagnavano le proprie famiglie. «Potrà entrare chiunque - ha annunciato il presidente federale Mir Faruk - abbiamo creato strutture di sicurezza adeguate e posti a sedere per tutti. Vogliamo promuovere lo sport femminile ma siamo anche consapevoli di dover associarvi una grande sensibilità per certi aspetti». Le calciatrici continueranno a indossare pantaloni larghi, supervisionate da un arbitro donna aiutato da due guardalinee di entrambi i sessi. Le squadre femminili sono passate da 8 a 12 sull'onda dell'entusiasmo suscitato in tutto il paese dai mondiali di Germania. Intanto in Iran un gruppo di donne ha presentato alla Fifa una petizione con 100mila firme per chiedere l'abolizione del divieto d'ingresso per le donne negli stadi della Repubblica islamica.
La Figc non concilia, la Juve resta in B La buona notizia è che come annunciato dal commissario Guido Rossi, la Federcalcio non concilia e dunque, almeno per ora, la Juventus se ne resta in serie B coi suoi 17 punti di penalizzazione sul groppone. L'udienza davanti alla Camera di conciliazione del Coni, alla quale il club bianconero chiedeva la riammissione in serie A, si è conclusa ieri con una fumata nera che allontana momentaneamente la sfacciata amnistia su calciopoli invocata dalla vecchia signora. La cattiva notizia è che il rischio di un liberi tutti in zona Cesarini non è affatto svanito. La Juve prenderà ora la via dell'Arbitrato Coni, del temutissimo Tar e addirittura della Corte Europea di Bruxelles, per la quale ha già chiesto la consulenza dell'avvocato Jean Louis Dupont, quello che con la sentenza Bosman rivoluzionò la storia del football in un aula di tribunale. Come non bastasse, il vento gattopardesco che soffia sullo scandalo di Moggiopoli per rimuoverlo dalle coscienze e dal bilancio del paese ha trovato ieri in Antonio Matarrese il suo definitivo paladino. Il neo presidente della Lega calcio ha attaccato duramente la scelta di Guido Rossi di chiudere la porta in faccia alla Juve.
«Adesso basta caro commissario, chi ha sbagliato ha pagato e non merita altre amarezze, solo rispetto. Qui nessuno ha rubato nulla».
E infatti il varo dei calendari si farà non prima del 30 agosto, dopo il ricorso bianconero al Tar che nelle speranze della Juve e di Don Tonino dovrebbe annullare le sentenze della giustizia sportiva.
Un summit chiarificatore La tempesta sembra passata. Ieri mattina c'è stato un summit in società fra il diggì Galigani, il diesse Evangelisti e mister Papagni. Il tema della discussione era scontato: analizzare l'antipatico episodio accaduto nel dopopartita dell'amichevole con il Castellaneta che ha visto protagonista il trainer di Bisceglie. Sembra che il confronto dialettico sia stato chiarificatore. Ora la parola finale spetterà al presidente Blasi il quale, stando a quanto filtrato, potrebbe anticipare di una settimana il suo rientro in Italia per esaminare da vicino l'increscioso e, per certi versi, inquietante episodio accaduto mercoledì sera: si mormora che potrebbe addirittura assistere a sorpresa a Taranto-Catania, in programma domani sera con inizio alle ore 20,45 allo "Iacovone". La scelta di allenarsi a Castellaneta è stata "forzata". Lo "Iacovone" è al limite della praticabilità (gli operai stanno compiendo salti mortali per renderlo agibile per domani sera). Massafra, Grottaglie e Palagianello, tutti titolari di terreno erboso, hanno garbatamente rifiutato perchè le proprie rappresentanti si stanno allenando in loco. Manduria è stata scartata per questioni di opportunità. La tifoseria di casa è ancora frastornata dalla mancata iscrizione alla D della loro squadra per cui sarebbe stato ingeneroso sollecitare l'orgoglio ferito. Oltretutto la Città di Valentino dista soltanto 13 chilometri dall'albergo di Massafra che ospita attualmente il Taranto. Anzi bisogna ringraziare i dirigenti biancorossi per aver ospitato i rossoblù. La squadra ha raggiunto il «De Bellis» con le proprie auto anzicchè con il pullman per agevolare i calciatori. Coloro che avevano disputato il primo tempo avrebbero avuto maggior tempo o per ritornare in famiglia o per trovare casa (il discorso riguarda i nuovi). Infine le maglie erano con le maniche lunghe perché pare che la società fornitrice degli indumenti non metta in commercio quelle con il braccio scoperto. Oggi intanto il Consiglio di Lega emanerà i gironi di tutta la serie C. Per venire incontro alle sollecitazioni di alcune Prefetture e Questure, specialmente campane ed umbre, nel ragruppamento del Taranto potrebbero essere inserite Ancona, Cittadella, Foggia, Gallipoli, Giulianova, Lanciano, Manfredonia, Martina Franca, Padova, Ravenna, Salernitana, Sambenedettese, San Marino, Sassuolo (o Juve Stabia), Teramo, Ternana e Venezia. Sarebbe insomma una sorta di B/2. Intanto, domani sera, è in programma l'esordio ufficiale nella nuova stagione. Allo "Iacovone" farà visita il Catania di Pasquale Marino, ex tecnico del Foggia. Stando a quanto mostrato a Castellaneta, l'undici iniziale potrebbe essere il seguente: Pinna; Panini (Cosenza), Pastore, Caccavale, Colombini; Catania, Cejas, Mancini, De Liguori; Pasca e Deflorio. Infine ieri mattina s'è riunita la Commissione di Vigilanza per discutere sull'adeguamento dello "Iacovone" al Decreto-Pisanu in vista dell'inizio del campionato (10 settembre). La capienza è rimasta a 15.450 posti. Il Comune s'è impegnato ad emanare il bando per la realizzazione dei tornelli e dell'area-filtraggio della tifoseria, per la sistemazione dei bagni e per l'adeguamento dello stadio alle norme antincendio. Il Taranto Sport s'è impegnato a dotare di divisa tutti gli addetti alla sicurezza, di numerare tutti i posti e di stampare biglietti nominativi con il sistema elettronico. di Giuseppe Dimito
Papagni risolve il giallo-dimissioni Ventiquattro ore più tardi Aldo Papagni è un tecnico più sereno, rassicurato dalle parole del diesse Evangelisti che gli hanno consigliato un dietrofront auspicabile, ma comunque improvviso. Il "day-after" del tecnico di Bisceglie inizia con un breve summit: all'Appia Palace Hotel di Massafra, quartier generale dei rossoblù, anche il diggì Galigani con cui, a Castellaneta, ci sarebbe stato un confronto dai toni piuttosto accesi. «È stato un momento di tensione - prosegue Papagni -. In realtà non ho mai pensato di non essere più l'allenatore del Taranto. Ho avuto un confronto così come ce ne sono stati tanti durante la passata stagione, senza pensare che la presenza dei giornalisti avrebbe potuto amplificare la questione. Ma è finito tutto presto: già ieri sera avevamo risolto tutto, è bastato spiegarsi a mente fredda per chiarire l'equivoco». Nel pomeriggio, poi, l'unica seduta di allenamento. Ad intervallare i due momenti un breve colloquio avuto con la squadra. «Non mi è piaciuto l'approccio avuto dai ragazzi nell'amichevole contro il Castellaneta. Siamo stati superficiali, quasi appagati. E ieri pomeriggio ho voluto spiegare che, se dovessimo affrontare in questo modo il Catania, subiremmo una goleada nel primo tempo». Il discorso, però, si sposta sui momenti di tensione vissuti l'altroieri allo stadio "De Bellis". La società non ha fornito spiegazioni dell'accaduto. Inevitabilmente, sono state formulate diverse ipotesi: messe da parte le questioni tecniche (l'allenatore avrebbe potuto manifestare il suo disagio in diverse precedenti circostanze), si è dato ampio risalto alla situazione organizzativa. Papagni chiarisce: «Ci stiamo allenando in una condizione non ottimale, ma ritengo che questo sia un problema secondario. Anzi, ringrazio la cittadinanza di Castellaneta che ci ha accolto in maniera calorosa e cordiale. Il mio sfogo è servito anche per dare una scossa alla squadra. Sapete quanto è importante per me l'aspetto psicologico e mi auguro di poter ricevere indicazioni positive a partire da sabato sera». L'episodio di mercoledì pomeriggio, di fatto, ha posto in secondo piano la prima uscita ufficiale di Deflorio e compagni. A questo punto, però, le attese della piazza sono rivolte alla sfida contro gli etnei. «Affrontiamo un avversario di serie A che, se dovesse risparmiare diversi titolari, partirebbe comunque favorito. Marino può contare su alcuni elementi che, in cadetteria, potrebbero fare la differenza: penso a Corona, Del Core. Ritengo, però, che la voglia di passare il turno sia la stessa. Al Catania servirebbe un'iniezione di fiducia in vista del prossimo campionato; noi, invece, ci apprestiamo a disputare la prima partita attendibile e vorremmo ricavare delle risposte positive. La formazione? Ho ancora un allenamento per poter decidere. L'infortunio di Panini, però, potrebbe consigliarmi di giocare con un'unica punta». Oggi, intanto, potrebbero essere varati i cinque gironi della serie C per la stagione 2006-07. Successivamente sarà la volta dei calendari. Il Taranto attende di conoscere il proprio destino per poter, eventualmente, modificare la tabella di marcia. «Vediamo come va a finire con il Catania - ha concluso il tecnico rossoblù -. Poi, se dovesse slittare l'inizio del campionato, potremmo organizzare delle amichevoli con compagini di terza e quarta serie per testare la condizione del generale del gruppo». di Fabio Di Todaro
Ambrosi e Larosa ko Tensione allentata e atmosfera prudentemente serena. L'aria che si respirava ieri pomeriggio allo stadio "De Bellis" di Castellaneta, nel secondo appuntamento della "tre giorni" rossoblù, difficilmente avrebbe potuto richiamare a quanto accaduto solamente 24 ore prima. D'altronde anche il clima di festa per l'amichevole vinta per 11-1 contro la squadra locale mai avrebbe potuto presagire quelle parole pronunciate da Aldo Papagni negli spogliatoi dello stadio. Dimissioni rientrate o dimissioni mai annunciate: è un giallo che tende a sbiadire nell'antivigilia della sfida di Coppa di sabato. Perché se davvero il tecnico di Bisceglie aveva deciso di rassegnare il mandato nelle mani del direttore generale Vittorio Galigani (partito prematuramente dopo il test di Castellaneta e ieri pomeriggio assente.... ), quella decisione è comunque cestinata. C'è il Catania che attende e una squadra che lavora: un team che ieri pomeriggio ha disputato un nuovo allenamento sul manto (non perfetto) dello stadio che ha accolto il Taranto. Ma che ieri ha subìto un paio di colpi non indifferenti. Perché dalla lista dei rossoblù arruolabili per il primo turno della Tim Cup potrebbero essere cancellati Panini e Larosa. Il primo si è fermato ad allenamento in corso per una distorsione alla caviglia destra. Il giocatore ha lasciato lo stadio con una vistosa fasciatura, ma senza accusare dolori e riuscendo anche a fare qualche saltello. Le possibilità di un recupero per il match con i siciliani si conosceranno con certezza solo oggi. Papagni non ha nascosto la sua preoccupazione per l'importante pedina (nell'amichevole di mercoledì era stato schierato tra gli undici di partenza, prima di lasciare il posto a Malagnino al 12' della ripresa) che lascia scoperto il ruolo di terzino destro. Sicuramente out Larosa, alle prese con problemi muscolari venuti fuori dopo il test dell'altro ieri nel quale il 24enne giocatore era stato inserito nel secondo tempo al posto di Cejas ma poi sostituito con Troccoli. Sempre fermo ai box Ambrosi: piede sinistro fasciato e attesa che continua. Quei concitati minuti di mercoledì che hanno lasciato tutti a bocca aperta sembrano dunque alle spalle, tra l'attesa per la sfida di domani e una crisi-lampo che sembra rientrata. di Angelo Loreto
Papagni si dimette, anzi no
Un fulmine a ciel sereno nel dopopartita di Castellaneta-Taranto, mandando in frantumi il cerimoniale organizzato dalla società di casa per salutare l'illustre avversario. Aldo Papagni si è dimesso. Lo ha annunciato col volto scuro e con toni intrisi di rabbia. Venendo incontro ai giornalisti che lo avevano atteso per una mezzora abbondante per ascoltare le sua impressioni sul test appena finito, ha inizialmente detto: «È un piacere ritrovarvi dopo il ritiro, ma non posso parlare. Mi spiace, scusatemi, ma è così». È immediatamente partita la caccia alle motivazioni che lo avevano indotto ad esprimersi in quella maniera e lui, dopo aver percorso qualche metro, ha aggiunto: «Sì, sì, non posso parlare. Anzi, sapete cosa vi dico: da oggi - ieri per chi legge, ndr - non sono più l'allenatore del Taranto». Ha chiamato Degli Schiavi e Guicciardini e si è recato nello spiazzo antistante l'ingresso negli spogliatoi, inseguito da tutti i giornalisti al seguito della squadra. A quel punto è giunto il diesse Luca Evangelisti che gli ha chiesto spiegazioni: «Mister, cosa è successo?». E Papagni, di rimando: «Vado via, vado via». Ed il diesse: «Ma cosa l'è preso? Va bene che il sole estivo può provocare guai, ma lei mi pare abbastanza lucido. Mi vuol spiegare cosa è accaduto?». E Papagni ha controribattuto: «Per il momento mi sono dimesso. Domani - oggi, per chi legge, ndr - vi dirò pure le motivazioni». A quel punto si è infilato nell'auto di Guicciardini ed è andato via. Incredulità e sgomento hanno immediatamente inondato l'area nella quale si era svolta la scena. Vittorio Galigani era andato via subito dopo il termine della partita per cui non aveva assistito alla scena. Raggiunto telefonicamente si è limitato a dire: «Francamente non so che dire. Non ho la sia pur minima pallida idea di ciò che possa essere accaduto. Da quello che so io nè il sottoscritto, nè Luca Evangelisti, nè alcun giocatore ha avuto il benché minimo diverbio con il mister». La questione si è un tantino rasserenata nella tarda serata di ieri. Una volta giunti nella sede dell'attuale ritiro, Evangelisti e Papagni hanno avuto un lungo faccia a faccia nel corso del quale alcuni "nodi" venuti al pettine ieri pomeriggio, sembrano essersi sciolti. Sia il diesse che l'allenatore rossoblù hanno infatti parlato di "dimissioni rientrate" tanto che oggi il trainer biscegliese, stando a quanto da lui stesso dichiarato, dovrebbe dirigere l'allenamento. Resta, tuttavia, il gesto di Papagni. Conoscendo il suo carattere mite e comprensivo, risulta veramente incomprensibile questo scatto d'ira. Indubbiamente qualcosa non gira per il verso giusto. L'esser stati costretti a non potersi allenare bene allo "Iacovone" è un dato effettivo. Ma non addebitabile alla società. L'aver raggiunto Castellaneta senza il tradizionale pullman sociale è un altro evento concreto. Il fatto che la squadra abbia giocato con la divisa con le maniche lunghe (e non tutti i giocatori ne erano provvisti) è vero. E questi ultimi rilievi sono da ascrivere alla società. Tutti questi piccoli fatti probabilmente devono aver fatto saltare i nervi per un attimo a mister Papagni. Una cosa è certa. Lo scatto c'è stato. La ricucitura è forse parziale. Meglio sedersi ad un tavolino, magari con il presidente Blasi che, a questo punto, dovrebbe anticipare di qualche giorno il rientro a Taranto, e metter la parola fine sull'argomento. Altrimenti l'attività ufficiale, coppa Italia in testa, partirà in salita. di Giuseppe Dimito
«Tutta colpa della tensione» «Le mie dimissioni? È stato soltanto un momento di tensione, ero e resto l'allenatore del Taranto». Sono passate poco più di due ore dal termine dell'amichevole di Castellaneta e Aldo Papagni opta per un clamoroso dietrofront successivo alle dichiarazioni rilasciate negli spogliatoi del "De Bellis". Quello che appare, però, è che ci sarebbe stata uno schietto confronto tra il tecnico di Bisceglie e il direttore generale, Vittorio Galigani. «Non ho litigato con l'allenatore - aveva detto il dirigente rossoblù uscendo dall'impianto sportivo -. Non so nulla delle sue dimissioni, cercheremo di fare chiarezza al più presto». Fin qui il commento della società. Il presidente Blasi, in vacanza all'estero, aveva dichiarato telefonicamente di non essere a conoscenza dell'accaduto: «Apprendo in questo momento la notizia. Mi interessa poco, non ho nemmeno voglia di approfondirla». Per quanto è dato sapere, però, a salvare una situazione che appariva già compromessa sarebbe stato un colloquio avuto dal trainer rossoblù (accompagnato dagli altri componenti dello staff tecnico, il suo vice Degli Schiavi e il preparatore atletico Guicciardini) con il direttore sportivo Evangelisti secondo cui «non c'è motivo di allarmarsi. Papagni ha manifestato alcune esigenze che la società cercherà di assecondare nel più breve tempo possibile. La presenza dei giornalisti, purtroppo, ha ingigantito la vicenda. Sono discussioni che avvengono anche nelle migliori famiglie, l'importante è che si riesca a trovare una soluzione». Lo stesso uomo-mercato rossoblù ha smentito che, alla base di questo confronto, possa esserci un malumore derivato dalla precaria situazione in cui è costretta ad allenarsi la squadra. «Il manto erboso dello stadio di Castellaneta non era in buone condizioni, ma l'emergenza "Iacovone" ci ha suggerito di allenarci su un altro campo. Colgo l'occasione anche per ringraziare il Comune di Castellaneta e la dirigenza del club biancorosso per l'ospitalità ricevuta». A poco più di quarantotto ore dall'esordio ufficiale in Coppa Italia contro il Catania, però, ci si aspettava di poter affrontare ben altre situazioni. Tattica, uomini e schemi, per il momento, passano in secondo piano. Sperando che le dimissioni-lampo di Papagni possano bastare per risolvere una serie di inconvenienti già verificatisi in questo primo scorcio di stagione. DEFLORIO-PENSIERO- La situazione del terreno di gioco trova una marcata sottolineatura anche da parte del bomber di Noicattaro. «Allenarsi su un fondo così irregolare condizioni non è possibile. Siamo reduci da una preparazione piuttosto pesante e, così facendo, rischiamo di incorrere in infortuni più o meno gravi. Lo sfogo del mister? Non abbiamo visto nulla, prima della partita era molto tranquillo». di Fabio Di Todaro
L'11-1 resta la nota positiva CASTELLANETA-TARANTO 1-11 La rifondazione dei creativi Quando si dice rifondazione. La nuova Juventus, quella epurata da Luciano Moggi e Antonio Giraudo dopo la deflagrazione di calciopoli, si è affidata a due manager di comprovata esperienza finanziaria come Giovanni Cobolli Gigli e Jean Claude Blanc, rispettivamente presidente e amministratore delegato. Il primo ha profuso fiumi di parole sul nuovo corso bianconero, che - proprio perché limpido e trasparente rispetto alla passata gestione - avrebbe meritato un trattamento più mite nel processo che ha condannato la vecchia signora alla serie B con 17 punti di penalizzazione. Cobolli Gigli, forse, ha ragione. A un management fresco di nomina bisognerebbe dare innanzitutto un po' di fiducia. Eppure, stando al primo bilancio del nuovo corso, qualche vizietto è rimasto. I conti dell'esercizio 2005/2006 della Juventus, che si è chiuso lo scorso 30 giugno, evidenziano una perdita netta di 29,9 milioni contro l'utile di 2,7 milioni realizzato nell'esercizio 2004/2005. Il motivo? «La gestione calciatori, che ha accusato un passivo di 67 milioni», hanno spiegato dal club bianconero. Parole sibilline, dietro le quali si nasconde un piccolo artifizio contabile. Pur avendo chiuso l'esercizio al 30 giugno, la Juventus ha infatti contabilizzato nelle perdite le minusvalenze (cioè la differenza tra il prezzo d'acquisto e quello di vendita) da 12 milioni subite in seguito alle cessioni di Lilian Thuram al Barcellona e di Patrick Vieira all'Inter, chiuse a luglio e ad agosto. E si è invece disinteressata delle plusvalenze da complessivi 35 milioni realizzate grazie alla vendita dei cartellini di Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Zlatan Ibrahimovic e Adrian Mutu (mentre sull'affare Emerson, ceduto al Real Madrid, l'effetto netto sui conti Juve è zero). Disinteressata per modo di dire. Perché quei 35 milioni non sono scomparsi nel nulla. Riappariranno, probabilmente, nel bilancio del primo trimestre dell'esercizio 2006/2007 (che si concluderà a fine settembre) dando una forte scossa all'utile della società. Il nuovo corso, insomma, inizierà con profitti record. Grazie alla rifondazione e al calciomercato creativo. Anche in bilancio.
«Scandalo già
dimenticato»
Non c'è nulla di remissivo, di rinunciatario, nemmeno di preoccupato, nel tono e nelle parole del commissario della Federcalcio Guido Rossi, nella sua prima intervista dall'inizio del processo al grande scandalo del calcio. Anzi, la sensazione è proprio quella opposta. Quella di un uomo che più si addentra nelle difficoltà più si determina a risolverle.
Il guardalinee che sbandierava a comando Oggi, al massimo domani, si avrà notizia della sentenza che riguarda il campionato di serie B 2004-2005, con la partita Arezzo-Salernitana (finita 2-0) che ha «incastrato» nella vicenda Calciopoli e intercettazioni varie anche l'accompagnatore degli arbitri per conto del Milan, Leonardo Meani. Il procuratore federale, Stefano Palazzi, ha chiesto la retrocessione in serie C dell'Arezzo (con penalizzazione di tre punti nel prossimo campionato), 3 mesi di inibizione per il ristoratore di lodi e 10mila euro di multa per il club rossonero.
«Sul tema dell'alterazione del risultato sportivo a favore della squadra toscana
- spiegano gli inquirenti - le indagini hanno consentito di acquisire un importante riscontro sulle manovre attuate e dai conseguenti effetti che ne discendono, in base alle affermazione di uno degli stessi guardalinee che si è dovuto rendere strumento a tal fine...». Il guardalinee in questione è Stefano Titomanlio che a Meani spiega di essere stato
"indottrinato" per l'incontro Arezzo-Salernitana. Al telefono dice:
«E c'era l'attaccante che si è liberato un po' è forzato e io gli... ho... sono andate su tutte e due le volte per come fallo in attacco... cioè piuttosto... allora cosa ho fatto piuttosto che venga fuori una contestazione, stava facendo pressione
(la Salernitana, ndr) e c'era il rischio che pareggiasse... e allora cosa ho detto! Ho detto mo' vado su perchè almeno, la cosa sia pulita... capisci?». Noi non molto. Ma chi è Stefano Titomanlio, per cui sono stati chiesti cinque anni di squalifica, il guardalinee che è riuscito, con una telefonata, a mettere nelle rogne persino il
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