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E se Blasi avesse ragione?

Blasi è convinto che la tifoseria non si stia sforzando di capire. I tifosi pensano che Blasi, aumentando considerevolmente i prezzi d'ingresso allo stadio (abbonamenti e biglietti), abbia imboccato una via senza ritorno. Le posizioni, a pochi giorni dall'inizio del campionato (partita casalinga col Ravenna), sembrano inconciliabili. Blasi non recede, i tifosi non mollano. Blasi immagina un "club" di tifosi-sostenitori, di riservisti della fede calcistica, che sia in grado, di anno in anno, di garantire nuova linfa. Senza soluzione di continuità. Una voce fissa dalla quale cominciare a scrivere il bilancio di previsione di ogni stagione. Un punto fermo, insomma. Qualcosa a disposizione di tutti quelli che, nel tempo, avranno l'onore e l'onere di guidare la società. Chi prende il Taranto, eredita questa forza: ecco l'idea. I tifosi, invece, guardano alle somme da sborsare per entrare nel "club" e s'indignano: troppo alte rispetto all'anno scorso; rispetto alla realtà socio-economica a cui quell'offerta si rivolge; rispetto ai vantaggi effettivi che promette. Irrinunciabile è per Blasi il progetto di costituire un "club" di tifosi-sostenitori. Inaccettabili sono per i tifosi le condizioni economiche che l'ingresso nel "club" presuppone. La distanza tra domanda e offerta resta così incolmabile. Che fare per uscire dallo stato di contrapposizione ferma? Che cosa inventarsi per avvicinare le due parti, evitando d'inasprire il confronto? Per portarsi avanti con la discussione è forse il caso di riconsiderare il progetto di Blasi non solo alla luce dei sacrifici economici che comunque sembra imporre. E nemmeno banalizzando la variegata offerta di agevolazioni e benefit. Altrimenti il ragionamento s'incaglia sui soldi e sui gadget e non se ne viene fuori. Non è facile, lo ammettiamo. Ma un tentativo va fatto. Blasi non ha in mente un "Lions" esclusivo per soli ricchi. Blasi ha in mente un circolo aperto alle possibilità di molti, diversificando le quote d'ingresso legate alla scelta del settore dello stadio da cui godersi lo spettacolo del calcio. Blasi vuole il «club» per dare più forza e maggiore stabilità alla società. Non gli serve per fare calcio quest'anno o l'anno prossimo. Non è questo il suo problema. Gli serve per garantire un futuro meno vago al calcio tarantino. La sua preoccupazione è un'altra. Passare, come sono passati, i presidenti che l'hanno preceduto: senza lasciare una traccia, che resti, del loro passaggio. Scivolando silenziosamente nell'oblio, non importa se dopo aver vinto o perso. Blasi vuole ridurre i traumi che ogni cambio di gestione trascina al suo interno: inevitabilmente, da sempre. Per ridurre questi traumi è necessario rendere il Taranto costantemente appetibile. Blasi è convinto che dotando il Taranto di un serbatoio di tifosi-sostenitori, creando un sistema di vasi comunicanti (società-club) è possibile conservare nel tempo la capacità di attrarre nuovi investitori, evitando crisi troppo lunghe e sfinenti. E scongiurando, soprattutto, che ogni crisi sfoci in agonia. E ogni agonia sia il preludio di fallimenti e radiazioni: è già successo. A forza di ritenere il progetto di Blasi un'alchimia di bassa finanza, chissà quanto insospettabile, si sta forse finendo di non capire il suo punto di vista rivoluzionario: costruire una società di calcio in cui l'azionista di riferimento sia davvero la gente. Forse è ancora troppo presto per Taranto: per la sua cultura, per la sua mentalità e per il suo passato. Forse non esiste alcuna ragione che il progetto di Blasi possa attecchire e dare i frutti sperati in una città come la nostra: con i suoi incubi, le sue contraddizioni, le sue astuzie e le sue miserie. Una città in cui gli spettatori sono spesso non paganti e il biglietto omaggio è una tentazione irresistibile (per tutti). Forse ci vorrà tempo. Ma cominciamo a credere che il calcio, non solo a Taranto, abbia proprio bisogno di essere finanziato, ogni anno, anche dal suo popolo. E che il suo popolo sia capace, senza interruzioni, di produrre quell'energia iniziale che serve al calcio per rimettersi in moto. Il traguardo, che oggi non si riesce a vedere, potrebbe essere la prima società veramente "indipendente" del calcio italiano. O meglio: non dipendente soltanto dalla generosità dell'imprenditore di turno. E se fra due-tre anni scoprissimo che Blasi aveva ragione? di Lorenzo D'Alò31 agosto 2006

Pasca scalpita: «Pronto a stupirvi»
Le amichevoli estive lo avevano incoronato bomber d'agosto. A secco in Coppa Italia. L'attaccante sarà titolare col Ravenna. «Non temo la concorrenza»

Le amichevoli estive lo hanno incoronato bomber di agosto. Poi due prestazioni senza infamia e senza lode in Coppa Italia, prima di apporre la propria firma nel successo ottenuto contro il Brindisi nel Memorial Blasi. Roberto Pasca è l'uomo nuovo dell'attacco rossoblù. Su di lui grava una responsabilità non da poco, essendo, momentaneamente, il partner di Andrea Deflorio. «Sono pronto ad accettare questa sfida, - ha esordito il centravanti salentino -, e mi auguro davvero che questa avventura possa essere ricca di soddisfazioni. Ho la fortuna di giocare in un club molto importante e con dei calciatori che, dal primo giorno, hanno accelerato il mio inserimento nel gruppo». L'indisponibilità di Ambrosi (squalificato) gli permetterà di esordire dall'inizio nella sfida di domenica prossima contro il Ravenna. «Non so se sarò titolare, ma mi sto allenando con la massima serenità e pronto, eventualmente, a raccogliere la chiamata del mister. La condizione atletica? Non sono ancora al top, fisicamente non sono portato a raggiungere la piena forma sin dalle prime giornate di campionato. Giocando, però, non potrò che migliorare la mia preparazione». Emozioni forti, da ricordare. Pasca ha già conosciuto il pubblico rossoblù e si augura che «possa fornire la spinta decisiva per ottenere il primo successo già con il Ravenna. Sarà una partita molto difficile, affronteremo una squadra esperta e che vorrà partire con il piede giusto. Il tifo dello "Iacovone", però, deve diventare la nostra arma in più. Fare risultato sul nostro campo non sarà facile per nessuno». Prima o seconda punta? Scorrendo il curriculum si osserva che l'ex bomber della Vigor Lamezia (12 reti nella passata stagione) è abituato a giocare da terminale offensivo. Nelle due gare contro Catania e Brescia, però, ha dimostrato di essere propenso al movimento verso l'esterno dell'area di rigore. «Mi muovo molto, ma mi considero un centravanti. E poi, agendo al fianco di Deflorio, posso essere smarcato nel migliore dei modi. Ho giocato quasi sempre con il modulo a due punte, ma anche con il tridente ho ottenuto discreti risultati. Sicuramente Papagni ha l'imbarazzo della scelta: Ambrosi lo considero uno dei migliori attaccanti della categoria, Piroli è un giovane che potrà tornare molto utile». Nonostante tutto, però, il diesse Evangelisti è alla ricerca di una pedina da addizionare al reparto d'attacco. Pasca non teme la concorrenza. «Anzi, se dovesse giungere un altro elemento avrei altri stimoli. A questo punto mi auguro che arrivi un calciatore di valore, pronto a dare un contributo importante a questo gruppo. Ci attende una stagione difficilissima: vedendo la campagna acquisti, ci sono almeno sei compagini che tenteranno la scalata alla cadetteria. Noi, comunque, siamo una buona squadra. Confermare l'ossatura dell'organico che ha vinto il campionato è stata una scelta molto saggia. E chissà che non rappresenti un vantaggio soprattutto in avvio di stagione». di Fabio Di Todaro31 agosto 2006

Barba blocca Califano
Ultimo giorno di mercato. L'attaccante non si muove da Gallipoli. A Milano c'è Blasi. Il ds Evangelisti: «Non è scontato che arrivi la punta»

Il Taranto e l'attaccante Califano si sono definitivamente allontanati. Il calciatore era pronto a vestire la maglia rossoblù, ma ha bloccato l'operazione il presidente del Gallipoli Barba che non intende concedere lo svincolo alla punta (in rotta da giorni con la società salentina) per evitare di rinforzare una diretta concorrente per i playoff. Il mancato arrivo di Califano ha complicato i piani del diesse Evangelisti (raggiunto ieri all'Ata Quark dal presidente Blasi) costretto a dirottare l'attenzione su altri nomi a poche ore dalla chiusura del mercato. Diverse le piste percorribili. Lo svincolato Cammarata resta una soluzione, ma l'ex pescarese è inseguito anche dal Verona e dal Gallipoli e oltretutto non convince troppo sotto il profilo realizzativo. Un'altra idea potrebbe essere il navigato Borgobello, anche lui svincolato, finito però nel mirino del Giulianova e del solito Gallipoli che premono per assicurarsi le prestazioni del cecchino, in forza alla Triestina nella parte finale della scorsa stagione. In alternativa si potrebbe pensare anche a Docente del Rimini e a Mastronunzio che non rientrerebbe più nei piani del Frosinone, mentre Zaniolo non sembra avere le caratteristiche giuste. L'argentino Castillo del Frosinone e l'avellinese Biancolino sono invece obiettivi costosi e difficilmente raggiungibili. «Stiamo valutando alcune possibilità - ha dichiarato da Milano Evangelisti - ma l'attacco potrebbe anche rimanere così. Dovesse capitarci l'affare non ce lo faremo sfuggire, anche se ribadisco che il nostro miglior acquisto è Ambrosi che scalpita per dimostrare il suo fiuto per il gol. Piuttosto potrebbe partire una delle attuali punte». Sul fronte partenze il diesse Evangelisti sta cercando una sistemazione a Malagnino (sembra sfumato l'interesse del Val di Sangro), ma sarebbero giunte richieste per Mancini e Zito da club di categoria superiore disposti a investire almeno sulla comproprietà dei due gioiellini rossoblù. di Enrico Sorace31 agosto 2006

Taranto, ci sarà il colpo?
L'ipotesi Califano sembra essere tramontata

Ci sarà il colpo di fine mercato per il Taranto? Mancano solo ventiquattro ore e poi potremo saperlo. Per ora sappiamo che la trattativa per portare in riva allo Ionio, Gianni Califano sembra essere tramontata. Il sipario da fare scendere sulla vicenda è pronto per essere steso; si metterà la parola fine ad una trattativa che, partita con cauto ottimismo, ha avuto nella scorsa notte, il suo brusco rallentamento. Il Taranto c'entra poco. Infatti a negare il possibile approdo dell'ex attaccante del Giulianova in riva allo Ionio, sarebbe stata l'ostinazione del presidente gallipolino, Vincenzo Barba che, venuto a sapere dell'interessamento rossoblu, avrebbe ostacolato nettamente la buona riuscita dell'operazione. Oltre a questo atteggiamento, determinante è apparso il chiarimento che Califano ha avuto con lo stesso massimo dirigente giallorosso e il tecnico Auteri; confronto che ha sanato alcune divergenze sorte nelle scorse settimane.
Il Taranto, quindi, avrà un solo giorno per ultimare il suo tentativo: quello, cioè, di assicurarsi un attaccante che possa generare un ulteriore salto di qualità nell'organico messo a disposizione del tecnico Aldo Papagni. L'intenzione è testimoniata anche dall'arrivo, nella tarda serata di ieri, del presidente Luigi Blasi che cercherà in prima persona di agevolare qualche trattativa. La missione è, però, abbastanza difficile. Di attaccanti sul mercato ce ne sono davvero pochi e quelli buoni hanno già raggiunto da tempo la loro destinazione. Ad esempio Nacho Castillo, che sarebbe sulla carta un giocatore con le caratteristiche adatte al gioco di Papagni e che sarebbe un elemento gradito alla dirigenza, non appare disponibile a lasciare il Frosinone di serie B. 
Alla fine, quindi, il Taranto potrebbe mantenere la medesima ossatura. Anche il direttore sportivo, Luca Evangelisti ha cercato di non alimentare false illusioni. «Al 90 per cento il mercato è fatto. Vedremo se c'è la possibilità di fare qualche acquisto, ma non voglio promettere nulla. In uscita potremmo piazzare Malagnino».
Alla prevedibile uscita del giovane prodotto delle giovanili del Taranto che sembra impredicato di finire al Val di Sangro, oggi potrebbe essere anche la giornata della conferma di Manolo Manoni. Il centrocampista, al quale mancano ancora un paio di settimane per un recupero completo dall'operazione sofferta al ginocchio, attende buone notizie dall'incontro che il suo procuratore dovrebbe tenere con il presidente Blasi. Un'operazione che, in caso di mancato accordo, potrebbe essere legata ad un'eventuale ultima “carica” per arrivare a Ciro Danucci. 
Ultime schermaglie, quindi. Da domani il mercato cesserà la sua attività ufficiale e ci sarà spazio solamente per ingaggiare giocatori svincolati. di Luigi Carrieri31 agosto 2006

Oggi partitella con il Monteiasi
Manuel Mancini continua a lavorare a parte

La doppia seduta disputata dai rossoblù ieri non ha sciolto i dubbi riguardanti Manuel Mancini. Il forte centrocampista si è allenato ancora a parte con il preparatore atletico, prof. Guicciardini. La sua presenza in campo contro il Ravenna, domenica prossima (ore 15) comincia a rendersi un po' difficile. Decisivi saranno gli ultimi tre giorni di preparazione. Nel pomeriggio è prevista l'annunciata amichevole contro il Monteiasi, formazione ripescata in Promozione. Mister Papagni farà fare ai suoi le prove generali per il difficile match contro gli uomini allenati da Dino Pagliari, fratello del bravo diesse Silvio, giunto qualche anno fa in riva allo Jonio. Se Mancini non dovesse farcela, molto probabilmente De Liguori giocherà in mezzo al fianco di Cejas e sulla corsia agirà Toledo. In alternativa potrebbe essere inserito Silvestri, ma in questa maniera sarebbe l'argentino ex Giugliano a giostrare qualche metro in avanti. Per il resto non ci dovrebbero essere problemi. La formazione da mandare in campo contro il Ravenna potrebbe essere la seguente: Pinna fra i pali; Panini, Caccavale, Pastore, Colombini in difesa; Catania, Cejas, Mancini (De Liguori o Silvestri), De Liguori (Toledo) in mezzo; Pasca e Deflorio in avanti. Ricordiamo che Ambrosi ha da scontare un turno di squalifica e Zito, tre: i due, pertanto, non saranno sicuramente disponibili. Il Ravenna è una formazione di tutto rispetto. Ha mal digerito l'essere stata incluso nel girone meridionale, ma ha le potenzialità tecniche per recitare la parte dell'outsider nella griglia delle pretendenti all'inserimento dei playoff. Nicola Pizzolla, tarantino doc, potrebbe essere schierato sulla linea dei difensori. Intanto stamane parte la prevendita. I prezzi sono quelli della Coppa Italia Tim: curva, 12 euro; gradinata, 18; tribuna, 27; poltronissime, 80. Cinque le rivendite: bar Cubana, via Acclavio, 62; bar Royal, v.le Virgilio, 57; Antica Tab. Lama, via Lama; bar La Voglia Matta, c.so Italia, 63 e bar Essential, via Dante, 251. di Giuseppe Dimito31 agosto 2006

«Orgoglioso di fare parte del Taranto»
Cejas: «Io e Mancini, coppia ideale». L'argentino "raccomandato" da Dellisanti

La sua terra è troppo lontana per non sentirne la mancanza, ma Maximilian Cejas si è già adattato nella sua nuova dimensione. Da Giugliano a Taranto il passo è abbastanza lungo, ma il mediano rossoblù dimostra già di avere confidenza con la sua nuova città. «Avevo bisogno di una grande piazza, volevo una squadra con tanti tifosi al seguito. E quando mi ha chiamato il Taranto non ho avuto dubbi: finora ho trovato massima disponibilità da parte della società e di tutte quelle persone che mi stanno aiutando».
DELLISANTI, MON AMOUR - «Max è un bravissimo ragazzo, poi un ottimo calciatore. E, probabilmente, è l'elemento che serviva a Papagni». Questo l'identikit tracciato da Franco Dellisanti, con il quale Cejas ha disputato un ottimo campionato nella scorsa stagione. «Il mister mi conosce benissimo e sono molto orgoglioso di ricevere questi complimenti da una persona umanamente squisita e molto preparata. E se adesso gioco nel Taranto è anche merito suo. Quando fui richiesto a gennaio non mi volle cedere, ma il suo giudizio è pesato fortemente sulla scelta da parte della società rossoblù di ingaggiarmi. Poi mi è stato molto vicino anche nei primi giorni in cui sono stato a Taranto: mi ha aiutato a trovare una nuova sistemazione, mi ha fatto conoscere la città. E mi ha parlato di una tifoseria strepitosa che ho potuto ammirare nel doppio impegno di Coppa Italia: basti pensare che i calciatori del Brescia sono rimasti sorpresi nel vedere la Curva Nord».
CEJAS E LA SQUADRA - Il suo inserimento nell'impianto tattico procede per il verso giusto, anche se il lavoro è tutt'altro che completato. Cejas, però, è convinto di poter far bene nella posizione che Papagni gli ha appositamente ritagliato. «Non ho ancora nelle gambe i novanta minuti, ma le prime indicazioni sono state positive. Contro il Brescia, ad esempio, credo di aver disputato una buona gara. Dopo essere passati in svantaggio, ho dovuto svolgere un lavoro di rottura continuo dal momento che i nostri avversari avevano un'ottima capacità di palleggio. E poi le mie caratteristiche si completano con quelle di Mancini: a me spetta dare ordine al centrocampo e coprire gli spazi che Manuel lascerà quando sosterrà l'azione offensiva. È un lavoro che ho già fatto a Giugliano con Vives, sebbene anche lui fosse meno propenso agli inserimenti». Del Ravenna Cejas ne sa ben poco, ma è convinto che «giocare la prima gara in casa sia molto importante. Cercheremo di sfruttare questo piccolo vantaggio per ottenere i tre punti, anche se occorreranno diverse giornate prima di poter vedere il vero Taranto».
UOMO MERCATO - Quando Luca Evangelisti lo cercò a gennaio, gli fu detto che era già stato promesso al Brescia. Qualcosa, però, non deve essere andata per il verso giusto. «Sono del parere che, quando una società ti vuole, può acquistarti anche prima di aver reso noto il suo interessamento. Si è parlato del Brescia, dell'Atalanta: soltanto mercoledì scorso, però, ho conosciuto il direttore sportivo delle "rondinelle" grazie al mio connazionale Mareco. A me, però, va bene così. Ho la fortuna di giocare nel Taranto e spero di vivere una stagione ad alti livelli». di Fabio Di Todaro30 agosto 2006

Il Taranto piomba su Califano
La punta in rotta col Gallipoli. Ambrosi a Catanzaro?

Il Taranto stringe i tempi per assicurare a mister Papagni un centravanti di peso entro domani, giornata di chiusura delle contrattazioni. Il diesse Evangelisti ha già raggiunto ieri l'Ata Quark Hotel di Milano, dove in giornata arriverà anche il patron Blasi per perfezionare l'ultima operazione in entrata. L'identikit della punta da affiancare a capitan Deflorio è stato già tracciato. Occorre un attaccante in grado di garantire un buon bottino di gol. Depennato il sogno Corona, che non si muoverà da Catania e considerata l'impossibilità di arrivare all'argentino Castillo del Frosinone, la dirigenza rossoblù avrebbe virato in maniera decisa sul bomber Califano legato da un ricco biennale al Gallipoli. Secondo indiscrezioni il calciatore non si sarebbe ambientato nel Salento, anche per un rapporto difficile col tecnico Auteri per motivi di natura tattica (sarebbe utilizzato da esterno e non da centrale). Domenica il presidente Blasi avrebbe avuto un colloquio telefonico col calciatore che sarebbe disposto a lasciare Gallipoli per accettare la proposta del Taranto. Tra oggi e domani si dovrebbe chiudere. Per far spazio al nuovo attaccante partirà sicuramente una delle punte attualmente in organico. L'indiziato potrebbe essere Pasca (deludente in Coppa) o addirittura Ambrosi, a cui è interessato il Catanzaro (C2). Malagnino, intanto, è pronto ad accordarsi col Val di Sangro. di Enrico Sorace30 agosto 2006

L'idea è sempre Califano
L'attaccante ieri sera a colloquio con Barba per rescindere il biennale: il Taranto aspetta che si liberi per farlo firmare. Contatto con l'Udinese per Gerardi

Ultime ore, forse ultimo colpo. Il Taranto tiene vivo il suo mercato, controllando i movimenti delle altre e preparando i suoi. Nulla di certo: solo una punta da attendere. Se ci sarà l'occasione, la società si tufferà. E l'occasione sembra chiamarsi Gianni Califano, Il nome dell'attaccante è tornato subito in mente ai dirigenti rossoblu mentre pensavano a come rinforzare il reparto avanzato. Un po' perché i vecchi amori non si scordano mai, soprattutto se non corrisposti (il giocatore è da anni nel mirino di vari dirigenti del Taranto e lo è stato anche fino ad un mese fa), ma soprattutto perché ha fatto un rapido giro tra gli operatori di mercato la decisione del “Califfo” di rescindere il contratto con il Gallipoli. Problemi di ambientamento, che l'attaccante campano aveva posto in qualche modo come pregiudiziale, avendo trentacinque anni e essendo alla ricerca di nuovi stimoli. E anche problemi di organico: il Gallipoli sembra essere alla ricerca di due punte (una potrebbe essere Giglio, ma si spera in un ritorno di Castillo) e, quindi, gli spazi si restringono. Califano ieri ha svolto regolarmente l'allenamento del pomeriggio con i salentini e poi ha parlato in tarda serata con il presidente Barba. Sul piatto il biennale che la punta ha sottoscritto e che, a fronte delle nuove esigenze personali e tecniche, ha inaspettatamente perso di valore. Della propria volontà, ovviamente, il giocatore ha informato il procuratore, attivandolo per gli ultimi giorni di calciomercato a Milano: il contatto con il Taranto ancora non sembra nato, ma rimane valida l'idea della società, che oggi, con l'arrivo di Blasi, potrebbe tentare l'assalto.
L'arrivo eventuale di Califano non sembra, però, chiudere le porte ad Ambrosi, nei confronti del quale la società ha mostrato fiducia e continua a ribadirla, confidando nella voglia di riscatto dell'attaccante di Fiuggi.
La società rossoblu, intanto, continua a guardare ai giovani: nei giorni scorsi, sfruttando il canale aperto con l'Udinese per Toledo, i dirigenti hanno chiesto ai friulani il giovane (è un'87) Federico Gerardi, incontrando la disponibilità a mandare il ragazzo a fare esperienza ma incagliandosi dinanzi ai tentennamenti del giocatore. Si cercare di persuadere il giovane nelle prossime ore, mentre è in preparazione il contratto per l'altro '87 Castroni, difensore da giorni aggregato alla squadra che sembra aver superato il periodo di prova.
Diverso il discorso per Manolo Manoni: a quanto pare il Taranto è intenzionato a tesserare il giocatore, ma starebbe studiando la formula contrattuale per cautelarsi, essendo il centrocampista reduce da un brutto infortunio. Per questo contratto, comunque, c'è meno fretta, perché Manoni è svincolato e, quindi, può firmare in un qualsiasi momento. di Fulvio Paglialunga30 agosto 2006

Dubbio Mancini
La sua presenza per domenica non è certa

Il Taranto ha ripreso ieri pomeriggio la preparazione in vista dell'esordio in campionato contro il Ravenna (domenica, ore 15). Da oggi la squadra disputerà gli allenamenti pomeridiani nell'identica ora d'inizio delle gare di campionato. Mancini, assente nel Memorial "Michele Blasi" sabato scorso a titolo precauzionale (caviglia dolorante), si è ancora allenato a parte. La sua presenza per domenica non è certa. Due gli assenti sicuri per squalifica, retaggio della passata stagione: Ambrosi (1 turno) e Zito (addirittura 3). I biglietti saranno messi in vendita a partire da domani nei punti-vendita che saranno comunicati dalla società. I prezzi sono sicuramente quelli della Coppa Italia: curva, 12 euro; gradinata, 18; tribuna, 27 e poltroncine centrali, 80. Chi volesse sottoscrivere la tessera che dà diritto ad entrare nel "Club sostenitori rossoblù" e risparmiare sul costo complessivo dell'intera stagione, ha tempo fino a sabato. Ricordiamo che è sempre possibile aderire alla rateizzazione tramite la finanziaria appositamente contattata. Oggi, doppia seduta. Domani pomeriggio amichevole allo "Iacovone" col Monteiasi (Promozione). di Giuseppe Dimito30 agosto 2006

L'amarezza di Blasi
Lo sfogo del presidente del Taranto: «I tifosi rossoblu mi hanno deluso, hanno disertato il Memorial dedicato a mio figlio. Non lo meritavo, ma vado avanti»

Il tono della voce è triste, le parole sono venate dall'amarezza. E' un Blasi inedito quello che risponde al telefono: il presidente è in Portogallo, impegnato in una riunione di lavoro nella sede locale della Projet. In altri momenti, forse, non risponderebbe neanche.
Ma stavolta c'è molto da dire. E' una confessione accorata quella del massimo dirigente rossoblu: la delusione è troppo forte per essere confinata tra i pensieri di ogni giorno. La serata del “Memorial Blasi”, nonostante la vittoria del Taranto, si è trasformata in un momento di tristezza. «Sono profondamente rammaricato per quanto è avvenuto sabato sera - confessa - . Non pensavo di meritare un simile trattamento da parte della tifoseria, non credevo di essere ripagato in questo modo per i sacrifici che ho fatto. Per me era un'occasione importante, volevo festeggiare il ricordo di mio figlio Michele. Era come un compleanno. Le squadre del Potenza e del Brindisi e i tifosi adriatici lo hanno capito, e li ringrazio per questo. I nostri sostenitori no: la loro mancanza di sensibilità mi ha ferito, ci sono rimasto davvero male. Alla fine delle gare quasi mi veniva da piangere: per questo non ho voluto parlare con nessuno. Non avrei saputo cosa dire. E la malinconia mi ha accompagnato anche nelle giornate seguenti».
Il racconto di Gigi Blasi prosegue. Le frasi sgorgano rapide, senza pause. «La vita - aggiunge - non è solo una questione di danaro: è soprattutto una questione di valori, di sensibilità. Ma, evidentemente, i nostri sostenitori pensano solo al lato sportivo, non a quello umano. Era un bel torneo, doveva essere una festa, contro squadre di buon livello come potentini e brindisini. E invece gli spalti sono stati disertati, molti hanno preferito continuare a criticare il mio progetto per la campagna sostenitori. Io vado avanti, però: continuerò a fare sacrifici anche se non so fino a quando».
Tra sfogo e disillusione, Blasi non si ferma. «In un anno e mezzo ho dato tanto. Soldi anche, ma non solo: ho tolto tanto tempo a me e alla mia famiglia... e questo è stato il ringraziamento. Eppure penso di aver compiuto in pieno il mio dovere: ma i tifosi sono abituati a personaggi che li hanno traditi e delusi. Forse li preferiscono».
Il punto dolente è sempre lo stesso: l'aumento dei prezzi lamentato dai sostenitori rossoblu per la “campagna sostenitori” che ha sostituito la tradizionale campagna abbonamenti. Blasi rivendica con convinzione la bontà dell'idea. «La gente continua a criticarmi, eppure ho chiesto solo un piccolo sforzo per rendere il Taranto sempre più grande. Una squadra per la quale spendo ogni giorno almeno diecimila euro: se vi sembra poco... Non importa: io vado avanti per la mia strada. Il mio “club dei sostenitori” è la strada del futuro, la soluzione che può cambiare il volto del calcio in Italia».
La grinta non manca. Quella di sempre. «Confermo i miei obiettivi: puntiamo ai playoff, abbiamo due anni di tempo per conquistare la B. L'avvio della stagione, da tifoso e da presidente, mi ha soddisfatto pienamente: con il Catania ci siamo “tolti una spina”, anche nelle altre partite abbiamo giocato bene. Evangelisti e Papagni hanno costruito una squadra interessante, ricca di giovani pronti a sfruttare l'occasione giusta per esplodere. Sarà un torneo entusiasmante: le concorrenti al salto di categoria sono davvero tante». di Leo Spalluto29 agosto 2006

Taranto, esordio casalingo col Ravenna
Varato il calendario. Prima trasferta a San Benedetto. Doppio impegno esterno con Juve Stabia e Lanciano. Col Martina allo Iacovone il 19 novembre. Papagni: «Avversario da scoprire». Il capitano Deflorio: «Mi sembra un avvio abbordabile»

L'inizio, tuttavia, non è dei peggiori. L'esordio casalingo contro il Ravenna, poi la trasferta di Sambenedetto del Tronto prima di tornare allo "Iacovone" per ospitare la Cavese. Si parte da una novità: la compagine romagnola (allenata da Dino Pagliari e tra le cui fila milita il tarantino Pizzolla) è stata inserita a sorpresa nel girone B della C1. Poi cominceranno le sfide che hanno caratterizzato le ultime stagioni dei rossoblù in terza serie. Deflorio e compagni affronteranno Sambenedettese e Cavese prima di un doppio impegno in trasferta sul sintetico di Castellammare di Stabia e in casa del Lanciano. In rapida successione anche due derby: all'8° giornata sarà la volta di Taranto-Manfredonia, sette giorni più tardi al "Bianco" di Gallipoli andrà in scena la riedizione del testa a testa della passata stagione. Gli altri derby: Taranto-Martina si disputerà alla 12° giornata (19 novembre), Taranto-Foggia alla penultima (17 dicembre), prima che, all'immediata vigilia delle vacanze natalizie (si riprenderà il 14 gennaio con la prima gara del girone di ritorno) gli uomini di Papagni rendano visita all'Avellino. Un rush finale che, nel girone di ritorno, potrebbe ostacolare l'eventuale rincorsa del Taranto ad un piazzamento nei playoff. Prima della sfida contro i satanelli, infatti, il Taranto dovrà giocare sul campo della Salernitana prima di ospitare l'Ancona. In mezzo una serie di confronti interessanti: il 22 ottobre toccherà alla Ternana calcare l'erba dello "Iacovone", tre settimane dopo sarà il Taranto a recarsi in Umbria per affrontare la corazzata Perugia (12 novembre). Il campionato terminerà il 13 maggio, l'unica sosta è prevista tra la 25° e la 26° giornata (dal 4 al 18 marzo 2007). «L'esordio con il Ravenna? Sarà una gara difficile, affronteremo una squadra ben collaudata che ho potuto visionare in diverse circostanze». Luca Evangelisti conosce il calcio come le sue tasche. Tocca a lui fare una prima radiografia del nuovo calendario. «E' un girone che parte con alcune incognite, ci sono diverse società che non hanno completato l'allestimento dell'organico. Per noi cambia poco: abbiamo una squadra competitiva, che, con altre 5-6 compagini, potrà inserirsi nella lotta per i playoff». Il suo compito è quello di curare la campagna di rafforzamento che, per il momento, «può definirsi conclusa. Anzi, quasi certamente concluderemo alcune trattative in uscita, - ha dichiarato il direttore sportivo rossoblù-. Poi seguiremo il mercato fino al 31 agosto. Se dovesse presentarsi una buona occasione, potremmo rinforzare la rosa a disposizione di Papagni». Dal direttore sportivo al direttore generale. Variano le competenze, non le opinioni. Vittorio Galigani, infatti, è convinto «che cambi poco affrontare prima un avversario piuttosto che un altro. Toccherà a noi scendere in campo sempre con la stessa convinzione per fare risultato con qualunque squadra. Il Ravenna? E' una buona squadra, ma abbiamo voglia di partire con il piede giusto dinanzi al nostro pubblico». Sulla stessa lunghezza d'onda viaggia Aldo Papagni. Il tecnico di Bisceglie, all'esordio in C1, è già concentrato sul primo appuntamento contro il Ravenna. «E' una squadra che, personalmente, conosco poco. L'handicap maggiore è quello di avere pochi giorni a disposizione per studiare l'avversario. Per il resto non ho letto nemmeno tutto il calendario, il mio giudizio è lo stesso che espressi quando furono pubblicati i gironi. Sarà un campionato difficilissimo e, tutte le gare, nasconderanno delle insidie. L'unico vantaggio, probabilmente, sarebbe stato quello di affrontare il Martina nelle prime giornate. E' l'unica formazione in netto ritardo, per il resto ci sono delle difficoltà diffuse colmabili in breve tempo». Quando lo contattiamo, Andrea Deflorio non è ancora a conoscenza del nuovo calendario appena diramato. Chiede informazioni, prende nota. E giudica. Con quel pizzico di azzardo che utilizza anche sul rettangolo verde. «Fino alla sesta giornata, fatta eccezione per la Cavese, affronteremo cinque squadre alla nostra portata. Tutto sommato l'inizio è positivo. Speravo di cominciare allo "Iacovone": l'esordio con i nostri tifosi potrebbe aiutarci a conquistare subito una vittoria. Il campionato resta, comunque, di alto livello. Ritengo che Perugia, Ternana, Avellino e Foggia siano superiori ad altre formazioni, tra cui il Taranto, che cercheranno di arrivare nelle prime cinque posizioni. Pensiamo, però, a guardare in casa nostra: così facendo abbiamo vinto un campionato e finora, ci siamo tolti delle belle soddisfazioni. Del Ravenna ne so ben poco, ma da oggi pomeriggio inizieremo a preparare la partita come abbiamo sempre fatto». di Fabio Di Todaro29 agosto 2006

Cielo azzurro, torna il Napoli
Il ciuccio elimina la Juventus in Coppa Italia e torna a sognare il grande calcio. La notte festosa del San Paolo tra ingorghi, calci di rigore e oscuramenti tv

Una partita non può cancellare l'onta del calcio scandalo che ha travolto il pallone, ma Napoli-Juventus ha, per 120 minuti e più, fatto dimenticare le imprese di Luciano Moggi e soci. Il match, valevole per i sedicesimi di finale della coppa italia, aveva il sapore dell'amarcord per entrambe le squadre. Il Napoli, più carico, risaliva dall'inferno della C1 e riassaporava la grande sfida. La vecchia signora tirava la testa fuori dopo i tormenti dell'estate e provava a dimenticare carte, legali e ricorsi, ancora in piedi.
Quel pallone rotondo, insignificante, gonfiato a misura dalla banda del buco, eterodiretto da bandierine e telecomandato, è tornato a rotolare, come d'incanto nella notte del San Paolo. Un pallone mondiale, erano ben tre, infatti, i protagonisti del trionfo italiano in terra tedesca: Del Piero, Camoranesi e Buffon. Tutti protagonisti. Il primo con una doppietta, ha regalato il 2-2 e l'illusione della vittoria (il 3-2) agli uomini di Didier Deschamps. L'italo-argentino, desideroso di approdare in altri lidi, ha preso a ceffoni un avversario, guadagnando, anzi tempo, gli spogliatoi. Buffon, l'ultimo decorato di germania, ha subito tre gol e ha sbagliato il rigore, nella lotteria finale. Maledetti i rigori, questa volta, per il numero uno della nazionale e della Juventus.
Una partita infinita, quella del San Paolo. Infinita solo per il pubblico sugli spalti, tornato quello delle grandi occasioni, in 70 mila e più, hanno sostenuto il Napoli, pochissimi gli juventini. Il Napoli, più che nel grande calcio, però, tornava, non per suo demerito, nel vecchio mondo del football, quello senza telecamere e dirette. La Rai ha deciso di non trasmettere la partita. In extremis, il servizio pubblico aveva offerto 200 mila euro al patron del Napoli che ha rifiutato, respingendo la proposta al mittente. Aurelio De Laurentiis ha tuonato contro tutto e tutti. «I dirigenti del servizio pubblico sembrano in ferie», aveva dichiarato prima della partita. Una Rai-Sport nella bufera, dopo che i giornalisti hanno deciso di scrivere una lettera aperta, finora 100 firme, ai vertici dell'azienda per richiamare l'attenzione sull'epurazione messa in atto dal direttore Fabrizio Maffei contro tre colleghi, rei di aver «avuto il coraggio - si legge nella nota - di chiedere conto al direttore delle sue azioni ben prima che lo scandalo del calcio esplodesse». L'accordo tra Lega calcio e Rai per i diritti della coppa Italia, intanto, sembra lontano, l'ultima offerta segnava una distanza siderale tra domanda e offerta con il servizio pubblico che offriva la metà dei 26 milioni di euro, versati l'anno scorso. Ma le immagini della gara del San Paolo non sono arrivate neache in differita, visto che la Domenica sportiva ha mostrato i goal a singhiozzo, come al cinematografo. L'ira del presidente del Napoli, però, si è abbattuta anche sul commissario straordinario Figc, Guido Rossi: «Poteva venire - ha sottolineato De Laurentiis - a vedere la partita, invece di restare in vacanza, questa era una serata di grande calcio». 
Pur senza tv, la partita di domenica scorsa, aveva il sapore delle grandi occasioni. Anche canzoni e sfottò sembravano rispolverati, in ricordo delle sfide di un tempo. L'estro napoletano ha dato il meglio di sè. Il genio delle bancarelle ha prodotto la maglietta: «Juve in B, come godo» e la curva, inferocita per i diffidati, ha intonato il coro «Sapete solo rubare» e poi «Siamo una squadra fortissimi». Due ore che hanno cancellato, anche, le infinite code per l'acquisto di un tagliando. Nell'era digitale, il calcio Napoli resta affezionato al vecchio sistema del botteghino, che, per le maglie strette della normativa Pisanu, rende impresa titanica acquistare un tagliando. Sono tornati a lavorare anche i bagarini, altro che biglietti nominativi, utili solo a creare caos e tensioni ai varchi di ingresso. (E non parliamo dei trasporti pubblici partenopei, Cumana chiusa e Metropolitana con poche corse, quindi un ingorgo di automobili attorno al San Paolo durato fino alle 2 di notte). Una curva che costava 10 euro è lievitata ben oltre i 20 euro: è entrato chiunque, una ragazza, sorridendo ha confessato: «Sono entrata con il nome di un certo Esposito, per una sera, sono diventata trans».
Sulla scia delle polemiche, della mancata diretta, resta la partita, immortalata dagli occhi, increduli dei 70 mila. Sembrava finita al 118' quando Alex Del Piero firmava il 3-2. Mancava un minuto. Ci si è messo il Napoli a far sembrare la partita, una gara in bianco e nero. A tempo scaduto, lancio alla viva il parroco, spizzicata di testa e la palla si è quasi sospesa in aria, a guardarla incredulo Paolo Cannavaro,(fratello del più noto Fabio, ex bianconero fuggito a Madrid), di mestiere difensore, che si è elevato e in rovesciata ha realizzato il 3-3. Il San Paolo ha tremato, due, tre, quattro secondi. Poi i rigori, e la vittoria per la squadra partenopea, con il pubblico in visibilio. di Nello Trocchia29 agosto 2006

Il Taranto cerca la punta
Il mercato chiude giovedì: in arrivo gli ultimi tasselli. Malagnino in partenza. Mangiacasale stop: frattura della clavicola

È la settimana del campionato. Da domenica si fa sul serio. La C1 è un torneo difficile. Il Taranto ci arriva in punta di piedi, senza eccessivi clamori. Umiltà, aiuto reciproco, concentrazione e determinazione: sono questi i concetti "mentali" propinati da mister Papagni sin dall'inizio della preparazione estiva a Penne. Ricalcano pari pari quelli che, nella scorsa stagione, hanno condotto la squadra rossoblù prima ai playoff e, poi, alla promozione nella terza serie del calcio professionistico (oggi si conoscerà il calendario). La rosa è stata "ritoccata" in tutti i reparti. In difesa è giunto innanzitutto l'esperto portiere Pinna, ex Torres: ha nel suo bagaglio tenico la capacità di reggere la categoria. Finora l'ha sempre fatto. Nuovo anche il suo secondo, l'ex patavino Faraon. Ma sono approdati in riva alla Jonio anche i due esterni, l'ex cavese Panini a destra (un noioso infortunio ad un ginocchio gli ha impedito di disputare le due gare di Coppa Italia Tim contro Catania e Brescia) e l'ex novarese Colombini (si è già inserito negli schemi jonici), più un giovane ed interessante centrale, Cosenza, ex Melfi. I primi due giocheranno al fianco dei confermati Pastore e Caccavale. In mezzo sono arrivati: dal Giugliano il metodista Cejas (pieni buoni), i talentuosi esterni Toledo (ex Cisco Roma) e Zito (ex Sorrento) e il "peperino" Mangiacasale (ex Catanzaro). In più è stato inserito Silvestri, reduce da un anno di stop per squalifica (caso furosemide). Confermati il "gioiellino" Mancini, Catania, De Liguori, Larosa e Mortari (sarà pronto a metà ottobre per via di un infortunio al crociato del ginocchio destro). In avanti sono stati tesserati l'interessante baby della Primavera del Torino Piroli e Pasca (ex Vigor Lamezia) i quali si aggiungono a capitan Deflorio, idolo della tifoseria, ed a Ambrosi. Quest'ultimo è praticamente alla sua prima stagione in maglia rossoblù visto e considerato che, nella scorsa, ha disputato solo un paio di gare dei playoff. Fino a giovedì prossimo, termine di scadenza del mercato, potrebbero giungere altri tre tasselli: la conferma di Manoni in mezzo al campo (il ragazzo manca dai campi di gioco dall'aprile scorso per un'operazione al crociato del ginocchio dalla quale è completamente guarito), il tesseramento di Castroni, un ventenne difensore centrale della Primavera della Lazio, ex nazionale di Under 18 e, probabilmente, una punta centrale di riferimento. La società mantiene il più stretto riserbo sulla trattativa. Due, comunque, i nomi che circolano: l'ex gallipolino Castillo, in rotta con il Frosinone, e l'ex pescarese Cammarata. E per chiudere il cerchio, probabilmente a mercato chiuso, potrebbe giungere un elemento caro al presidente Blasi: Ciro Danucci. Il ragazzo ha chiesto la rescissione del contratto dal Catania per non essere stato convocato per il ritiro estivo. Se il Collegio Arbitrale della Lega gli darà ragione, il forte centrocampista dovrebbe scegliere Taranto essendo nato e residente a Carosino. In uscita Malagnino sta per accasarsi al Castel di Sangro (C2) in prestito. Troverà Bruno e l'ex Martinelli. Brutte notizie per Mangiacasale. Contro il Potenza, sabato scorso, nel corso della prima gara del Memorial Michele Blasi, vinto dal Taranto (vi ha partecipato anche il Brindisi), si è fratturato una clavicola: ne avrà per 30 giorni. di Giuseppe Dimito28 agosto 2006

Taranto, quanti complimenti
Dellisanti e Di Domenico: «La sua forza è il gruppo»

Indicazioni positive ed un bagaglio di aspettative raccolte in attesa del prossimo campionato. Il Taranto che sta nascendo piace: a se stesso, ai suoi tifosi. E a chi lo guarda dall'esterno con occhi interessati. Franco Dellisanti, alla guida del Potenza, ha affrontato l'undici rossoblù nel Memorial "Michele Blasi". E ha apprezzato «una buona squadra, che nel prossimo torneo di C1 potrebbe rappresentare una rivelazione». Del Taranto piace quasi tutto: l'organico, il valore dei singoli, la forza del gruppo. Dellisanti è convinto. «Sarà una stagione molto difficile, sulla carta ci sono alcune compagini che appaiono favorite per la vittoria finale. Penso al Perugia, alla Ternana, al Foggia. Sabato, però, ho notato un entusiasmo quasi contagioso. La società ha allestito un buon organico, riconfermando l'ossatura dell'anno passato e acquistando soprattutto calciatori giovani e con ampie prospettive di miglioramento. E, poi, voglio scommettere sul completo recupero di Ambrosi: l'ho visto in ripresa e sono convinto che, con Deflorio, possa comporre una delle coppie-gol più forti della C1». Un rapido giro di opinioni sui nuovi acquisti. Partendo da Maximilian Cejas. «L'ho avuto con me a Giugliano, è un bravissimo ragazzo. Poi un ottimo calciatore: tatticamente è un centrocampista fondamentale, ruba moltissimi palloni ed è in grado di far ripartire l'azione. E', probabilmente, l'elemento che serviva a Papagni». Per arrivare a Toledo, che Dellisanti ha scoperto e lanciato a Catanzaro quattro anni fa. «Robson sa fare la differenza, con la sua progressione può diventare devastante. Ha bisogno di essere continuamente servito per giocare come sa e creare una costante superiorità numerica sulle corsie esterne. Sugli altri ragazzi non voglio sbilanciarmi: li conosco poco e rischierei di esprimere giudizi azzardati». Non è sceso in campo per via di un problema muscolare che lo tormenta dagli ultimi giorni del ritiro, ma Fabio Di Domenico, in forza al Brindisi («Non ho badato alla categoria, ma ho condiviso un programma altamente ambizioso», ha commentato l'attaccante in merito alla scelta di tornare a giocare in Interregionale), ha voluto assistere ad entrambe le gare dei suoi ex compagni. «Il Taranto? E' una buona squadra, potrà recitare un ruolo importante anche in un campionato difficile come la C1». Commentare dall'esterno è un duro colpo per il centravanti di Bisceglie, che da questo gruppo non sarebbe mai andato via spontaneamente. Ma tant'è. «Mi è dispiaciuto tantissimo non poter far parte di questo progetto, ma ho accettato senza difficoltà le scelte compiute dalla società. Mi resta, però, il ricordo di una stagione da incorniciare: 27 presenze, 6 gol ed un campionato vinto non possono essere rimossi dalla mia carriera». Di Domenico conosce tutti i vecchi volti. E qualcuno dei nuovi, soprattutto per averli affrontati nelle scorse stagioni. «Con Pasca ho giocato insieme a Sora, ha una grossa opportunità e mi auguro che non se la lasci sfuggire. Ma credo che sia fondamentale ribadire la forza del gruppo che ha vinto l'anno passato. Riconfermare tredici elementi è stata una mossa azzeccata, mi auguro vincente». di Fabio Di Todaro28 agosto 2006

Un Taranto che va
La struttura di Papagni ha una fisionomia ben precisa, al di là dei suoi interpreti. Toledo cresce e Manoni può essere una valida addizione in mezzo al campo

Invertendo gli interpreti, il prodotto non cambia. Manna dal cielo per il tecnico Aldo Papagni che in nome della compattezza del gruppo, sta progettando la nuova edizione del Taranto. Le luci artificiali, forse, non renderanno credibile fino in fondo questo calcio di agosto, ma le premesse sono indicative. La squadra cresce a vista d’occhio: non è un parere farcito di qualcerto ottimismo; è la realtà che si palesa in tutto il tappeto verde dello Iacovone. Il Taranto ha idee e le mette al servizio del collettivo. Il 4-4-2 si muove organicamente e il “Memorial Blasi”, vinto con estrema facilità, è l’ultima prova di un programma che rispetta le sue tappe. Papagni, qualche settimana fa, era preoccupato per non avere verificato sul campo e con avversari credibili, la forza del suo organico. Il triangolare di ieri sera, dopo il doppio e soddisfacente impegno di Coppa Italia, è stato il terzo indizio che fornisce la prova necessaria. Il blocco unico ha un senso pratico e si snoda in modo naturale. La risposta più importante è avere osservato come il Taranto non cambi la sua sostanza, sia che vengano utilizzate le presunte seconde linee, sia che si vedano in campo i titolari. Alzi la mano chi ha notato qualche differenza tra il giovane e volitivo “undici” che ha piegato il Potenza e il volto abituale rossoblu che ha stanato il Brindisi. Le risposte positive sono molteplici e abbracciano diversi argomenti. La difesa conferma la sua solidità. Pastore e Caccavale (quest’ultimo in progressivo miglioramento anche sotto il profilo atletico) sono la coppia inossidabile che può contare su valide alternative. Cosenza, ad esempio, piace sempre di più per la sua accortezza e la sua autorità. Prosperi è un jolly sempre utile, sia sulla fascia che in posizione più centrale. Le caratteristiche in fase difensiva sono rimaste immutate. Pochi contropiede concessi agli avversari e la sensazione che sia molto difficile trovare scoperta la retroguardia del Taranto che sa come indietreggiare e temporeggiare. Le note positive arrivano dal centrocampo: dopo quattro mesi si è rivisto in campo Manoni che sembra avere messo alle spalle l’operazione chirurgica al ginocchio. Il suo inserimento in mezzo al campo è un’addizione benvenuta e, sia pure parzialmente, può lenire numericamente il mancato arrivo di Danucci. Con l’assenza di Mancini infortunato, Cejas si prende sulle spalle la squadra e fa intravedere rassicuranti doti di leadership. Sulle fasce arrivano le note più liete: Zito, schierato sulla fascia destra del confronto contro il Potenza, ha potenza e fantasia, utile per mandare in gol gli
attaccanti. Ambrosi e Piroli ringraziano. Se Catania non ripete le buone prove offerte in Coppa Italia, Toledo è l’autentica perla della serata. Quando va palla al piede in velocità è devastante. Se migliorerà nell’essere più presente nella gara e ci metterà la stessa grinta di ieri, il brasiliano può rappresentare il vero uomo in più dei rossoblu. L’attacco, infine, fa felici tutti. Deflorio, dopo l’abbuffata di complimenti, si prende un turno di riposo attivo. La scena, quindi, è presa dal restante reparto offensivo che timbra il cartellino. Sorride Ambrosi che ascolta per la prima volta l’urlo, sia pure di minore intensità, dello Iacovone; fa festa Piroli che non sarà un ballerino abituato a danzare sulle punte, ma la porta la vede bene. E poi c’è Pasca. Il giocatore ha assorbito qualche fischio di troppo nelle gare di Coppa Italia. La condizione fisica non è ai massimi. Il gol segnato al Brindisi gli può conferire morale. Non è utile “perdere” un giocatore negli ultimi giorni di agosto. Domani ci saranno i calendari e si conosceranno le prime avversarie domenicali. Ad una settimana dal campionato, le previsioni volgono al bello. di Luigi Carrieri27 agosto 2006

Al Taranto il memorial " Michele Blasi"
Potenza e Brindisi ko allo Iacovone: doppio 2-0

Il Taranto si è aggiudicato meritatamente la 10.a edizione del Memorial "Michele Blasi" battendo nell'ordine Potenza e Brindisi con lo stesso punteggio: 2-0. Pochi i presenti: circa 2mila. Papagni ha fatto ruotare tutti i disponibili. In evidenza Toledo (acclamato dai tifosi), ma sono anche piaciuti Ambrosi, Zito, Silvestri, Cejas e Malagnino oltre ovviamente a Pastore, Caccavale, Deflorio e De Liguori. Non ha giocato Mancini (caviglia dolorante). Nella prima gara dei rossoblù gli jonici hanno sconfitto il Potenza come detto per 2-0. Papagni ha schierato questa formazione: Faraon, Malagnino, Larosa, Cosenza, Prosperi; Zito (41' Maiorino), Silvestri, Manoni (44' Troccoli), Mangiacasale (26' Toledo); Ambrosi, Piroli (33' Panini). Ha aperto le marcature Ambrosi al 6' (bel tocco morbido su assist delizioso di Zito). Ha raddoppiato Piroli al 17' (controllo di petto e, poi, piatto destro nell'angolo sinistro del portiere) sempre su cross di Zito. La gara è stata tiratissima. Al 26' Mangiacasale s'è involato in area; Rigoli, in recupero, lo ha mandato giù con una potente spallata. Al 28', su cross di Zito, Lolaico ha atterrato Ambrosi: Lupo di Matera ha incredibilmente sorvolato. Il Potenza si è fatto vivo al 33' con una punizione di Cilibrizzi, terminata a lato di poco. Nella seconda partita, vinta per 2-0 contro il Brindisi, Papagni ha schierato la seguente formazione: Pinna; Panini (45' Malagnino), Caccavale, Pastore, Colombini; Catania, Cejas, De Liguori, Toledo (38' Prosperi); Pasca, Deflorio. Ha aperto le marcature Pasca al 14' che ha depositato in rete di testa un tiro-cross di Toledo (spettacolare la sua azione) deviato dal portiere. Il raddoppio al 37' con Toledo (ancora una grande azione sulla sinistra) con conclusione sul secondo palo. Il Brindisi, nel match inaugurale, ha battuto il Potenza nel match inaugurale per 1-0 grazie ad una rete segnata su rigore da Mangiapane dopo un solo minuto di gioco per un evidente fallo di Cagnale su Mitri in area. Le due migliori occasioni per pareggiare per il Brindisi sono capitate al 24' a Iadaresta (miracolo di Ioime) ed al 45' sempre allo stesso attaccante (schiacciava di testa da pochi passi a lato). di Giuseppe Dimito27 agosto 2006

«Senza tifosi-sostenitori non c'è futuro»
La campagna abbonamenti e le proteste dei tifosi, i prezzi alti e le agevolazioni, Papagni e le potenzialità della squadra: parla il presidente. Blasi: «Fondamentale la costituzione del club: sogno un pubblico di soli associati»

«Ora, ascoltatemi», dice Luigi Blasi, interrompendo un sospettoso silenzio e rivolgendosi direttamente ai tifosi. A quanti cominciano a dubitare delle sue scelte e dei suoi metodi. A quanti ormai pensano che quella di risparmiare, tagliare, abbattere i costi, ridurre le spese stia diventando un'ossessione che rischia di intralciare la crescita e deteriorare i rapporti. A quanti hanno aspramente criticato la campagna-abbonamenti per l'insostenibile lievitazione dei prezzi delle tessere nei vari settori (curva, gradinata, tribuna). A quanti pensano che nulla possa giustificare gli aumenti e gli arroccamenti. E che tutto - ma proprio tutto - andrebbe ridiscusso e concordato. A questo scetticismo dilagante il presidente del Taranto risponde: chiarendo, specificando, spiegando. Con durezza e passione, accettando il confronto sull'attualità più scottante. Il varo della campagna-abbonamenti ha generato malumore e rischia di creare una frattura con la tifoseria. Ne è consapavole? «La domanda, intanto, andrebbe riformulata. Perché continua a non essere corretto parlare di campagna-abbonamenti. È un concetto vecchio, superato. Il Taranto ha lanciato una proposta più ampia e articolata, che prevede la costituzione di un club di tifosi-sostenitori. Chi sottoscrive la tessera, a prescindere dal settore prescelto, diventa socio del club ed ha diritto ad una serie di agevolazioni: dai biglietti per il parco divertimenti al braccialetto e alla maglietta, dalle partite gratis di Tim Cup, Coppa Italia di C e playoff al diritto di prelazione dei biglietti delle trasferte, dall'estrazione mensile per trasferte con la squadra e ritiro precampionato alle sim card e alla card. Perché la card, stavolta, garantirà sconti in numerosi esercizi commerciali, grande distribuzione compresa. La stagione scorsa non ha funzionato: lo ammetto. Ma quest'anno sarà diverso». Questo variegato ventaglio di opportunità collaterali sembra, più che altro, il tentativo di indorare la pillola degli aumenti... «Non è così. Non è opportunismo. È un'operazione che avevo in cantiere da quando ho preso il Taranto, ovvero dal dicembre 2004. Solo che la sua attuazione si è rivelata più complessa di quanto prevedevo. I tempi non erano maturi. Ora lo sono. Io ci credo. E l'ho detto subito dopo la promozione in C1: a caldo, quando parlai del famoso "caffè al giorno" per il Taranto. Una provocazione che qualcuno fece finta di non capire. Ma la sostanza è quella: sostenere il Taranto mettendo da parte 50 centesimi al giorno. Non mi sembra un sacrificio insostenibile. No, era tutto chiaro sin dall'inizio: con le agevolazioni e gli sconti non siamo affatto corsi ai ripari, dopo aver registrato le proteste dei tifosi. Forse c'è stato un difetto di comunicazione. Forse non siamo stati sufficientemente convincenti nel far capire l'importanza della creazione del club di tifosi-sostenitori». Che cosa c'è da capire? «La costituzione del club, del quale è già pronto lo statuto, è il passaggio fondamentale dell'intero progetto. Perché il futuro del Taranto e del calcio è lì: creare un serbatoio di tifosi-sostenitori. Io sogno un pubblico di associati: né di tifosi paganti al botteghino, né di semplici abbonati. Ma di associati che, aderendo al club, sposano il progetto e lo fanno crescere. L'abbonamento, quando si comprenderà la bontà delle offerte e la convenienza dell'adesione, deve diventare uno dei benefit di un corposo pacchetto. Non mi va di vedere la partita allo stadio, ma voglio far parte del club perché credo nel progetto? Stiamo creando le condizioni perché possa avvenire anche questo. L'associazione di tifosi-sostenitori è il futuro. Blasi è il presente, prima o poi passerà. Prima che passi, però, voglio creare qualcosa che resti per sempre. Un club, appunto, che un domani possa avere la forza di partecipare finanziariamente alla vita della società e, perché no?, esprimere il prossimo presidente del Taranto». Prezzi da Nou Camp e una struttura che offre servizi da terzo mondo: i tifosi, però, pensano anche questo... «È vero. Ma lo stadio non è del Taranto. E la cultura di non preservarlo da sporcizia e atti vandalici appartiene a tutti noi. Ce lo vogliamo dire o no?». Quando ha varato il progetto del club dei tifosi-sostenitori, in società c'è stata discussione? Se qualche suo collaboratore le avesse suggerito di mantenere invariati i prezzi delle tessere d'abbonamento e di lanciare ai tifosi la provocazione "Ora abbonatevi", lei che avrebbe risposto? «Non c'è stata discussione perché si tratta di un progetto condiviso. I prezzi invariati? Impossibile. Quei prezzi appartenevano ad un altro Taranto e ad un'altra mentalità. Li avevamo ereditati, conservandoli perché il calcio a Taranto doveva rifarsi una verginità. Ora il calcio rossoblù è credibile. Ha una finanza corretta e una gestione sana. Merita rispetto e considerazione. Siamo in C1 e vogliamo continuare a crescere». Poniamo che lei sia un tifoso, uno di quelli che allo stadio ci va da sempre, e che guadagna 1200 euro al mese: si abbonerebbe? «Sì, e vi spiego perché. Se guadagno 1200 euro al mese, vado in curva. Se vado in curva, il calcolo è semplice: abbonandomi pago 180 euro, acquistando il biglietto al botteghino le 17 partite in casa mi verranno a costare 204 euro. C'è già un risparmio. Ma abbonandomi le partite non sono più 17. Sono di più. E poi la card garantisce sconti interessanti e uno che guadagna 1200 euro al mese dovrebbe tenerne conto». Il concetto, però, non passa ugualmente. L'operazione, in una città in cui il tasso di disoccupazione è altissimo, si rivela un flop. Lei che fa? «Io vado avanti perché ci credo. Perché il futuro del calcio è nell'azionariato popolare. E all'azionariato popolare si arriva gradualmente, acquisendo una mentalità più aperta, aderendo al progetto e condividendolo. Vado avanti perché il Taranto deve, un giorno, camminare con le sue gambe. Perché l'integrità economica della società è il primo obiettivo. Perché Blasi non è eterno. Ma il Taranto sì. Guardatevi in giro: quante società salteranno alla fine della prossima stagione? Lo chiederò a Macalli: che campionato è un campionato che comincia con squadre economicamente e tecnicamente poco credibili? La risposta è semplice: un campionato falsato». Il Taranto è senza sponsor: si dice che la colpa sia da attribuire a pretese assurde. Si dice che la colpa è solo sua. «È falso. Io non sparo cifre assurde e non svendo il marchio Taranto. Sapete quanto riceveva in C1 dal Banco di Brescia l'ultimo avversario in Coppa Italia del Taranto? Quattrocentomila euro. A me sembra una cifra congrua. Il Banco di Brescia accompagna il Brescia da dieci anni. È uno sponsor storico». A proposito di abbinamenti storici: pentito di aver invitato i tarantini a boicottare la birra Raffo? «No, perché poi c'è stato il contatto con i dirigenti dell'azienda Raffo. Ci siamo chiariti. Si è riaperto uno spiraglio. Stiamo trattando». Diventa sempre più difficile allestire organici competitivi, continuando ad offrire contratti annuali ad obiettivo? «Al contrario, si rivela sempre più facile e più conveniente. Per tutti, non solo per la società. Anche per chi sceglie il Taranto e gli dimostra affetto, attaccamento, amore. Ma il contratto annuale non è la regola. Zito, Piroli, Colombini, Cosenza, Mangiacasale, Cejas hanno sottoscritto contratti pluriennali. Si tratta di giovani promettenti sui quali la società ha deciso di investire». È vero che gli obiettivi, in realtà, sono espedienti che sostituiscono le zone d'ombra contrattuali? «Vuole dire il "nero"? È una sciocchezza. L'obiettivo è a vincere. Non è erogato mensilmente ma a traguardo raggiunto». Premio promozione: ci sono sospesi? «Primo o poi lo riceveranno tutti: chi è rimasto e chi non fa più parte del Taranto». Le dimissioni poi prontamente rientrate di Papagni hanno alimentato qualche voce: disagio ambientale, lacune organizzative, insoddisfazione personale. Qual è la verità? «Vorrei conoscerla anch'io. Papagni ha sbagliato e lo ha ammesso. È una storia chiusa». Un presidente che vuol controllare tutto e verificare di persona ogni aspetto della vita della società è un buon presidente o un presidente che si fida solo di se stesso? «Io non sono così. Sono particolarmente attivo nella fase di costruzione della squadra. E verifico la gestione perché è mio dovere farlo. Per il resto sono abbastanza... assente. Ho collaboratori capaci dei quali mi fido». Stagione pianificata sino al 30 giugno 2007. Quali sono le previsioni? «Abbiamo calcolato tutto: entrate potenziali, uscite certe e contributo del presidente. L'anno scorso abbiamo rispettato i programmi, centrando la previsione, diciamo al 95 per cento». Il contributo del presidente quanto incide? «Sempre di più, purtroppo. Diciamo che copre quasi il 70 per cento delle uscite. Ma è un problema mio. E lo faccio volentieri. Ecco perché non capisco lo scetticismo che c'è in giro. Ho salvato il calcio a Taranto. Gli ho ridato dignità. L'ho riportato in C1. Pensavo di aver accumulato un po' di credito. Forse mi sbagliavo». Com'è la squadra? «È forte. Più forte di quella dello scorso anno. Sono soddisfatto del lavoro svolto da Evangelisti e Papagni. Hanno creato un gruppo». Qual è l'obiettivo reale? «I playoff. Non lo nego. La pianificazione sportiva è partita la stagione scorsa e prevede la serie B in tre anni: abbiamo ancora due campionati a disposizione per riuscirci. Ma vorrei che attorno alla società si ricreasse quel clima di orgogliosa complicità che ci ha portato sin qui». Il mercato deve considerarsi chiuso? «È sempre aperto. Ma evitiamo i giudizi affrettati. Ad agosto il calcio è bizzarro. Aspettiamo il campionato». di Lorenzo D'Alò26 agosto 2006

Deflorio, classe intatta
L'attaccante e capitano del Taranto è già in gran forma: «E' l'affetto della città che mi carica. Sono convinto: anche in questo campionato saprò fare bene»

Ha ancora voglia di incantare. Come avesse una riserva di colpi e di magie sempre a portata di mano, come se il tempo non fosse andato avanti. Andrea Deflorio ha cominciato da subito o forse non ha mai smesso: poche partite, tanta classe. Una certezza: di lui il Taranto si può ancora fidare. Può appoggiarsi alle sue giocate, può lanciargli il pallone sapendo che qualcosa di bello potrà sempre succedere. Qualche buona amichevole, l’approccio al calcio ufficiale con il Catania e, poi, le dolci danze della notte contro il Brescia. Diverte, con la palla tra i piedi. Anche gli avversari. Mario Somma si è inchinato. «Ho letto i suoi complimenti - dice Deflorio -, me li aveva fatti già a fine partita. Cose che ti inorgogliscono, tanto più se arrivano a trentasei anni, da un allenatore che si prepara ad un campionato di B». Inchini e tanti applausi. Taranto conosce il suo capitano eppure riesce ancora a sorprendersi. Quando vede gli occhi riempirsi di una classe infinita, quando vede che un tiro diventa un disegno, che un passaggio diventa una piccola opera d’arte. Forse anche il pallone ha piacere a essere calciato così: «Sono sorpreso da tutto, anche da me stesso: non mi aspettavo una prestazione del genere dopo solo un mese di allenamento. Ma avevo voglia, sentivo forza nelle gambe e, soprattutto, nella testa. C’era l’entusiasmo, c’era una squadra di categoria superiore che aumentava gli stimoli: è nata così la mia partita». Taranto ha bisogno di Deflorio, come sempre. «E io, come sempre, sono pronto a tutto per il Taranto. Questo è l’ambiente giusto per me: mi sento importante, guardo i tifosi e mi sento uno di loro. Cose che mi fanno spingere al massimo e mi fanno dare tutto per aiutare i compagni. E’ tutto quello che c’è intorno che mi carica, il resto lo fanno le qualità. Che per fortuna non ho perso». Ottima partita, soprattutto ottima premessa per una stagione: «Sono convinto di fare bene anche quest’anno. Ci sono i presupposti». La ricerca del bello: della giocata superlativa, del colpo di classe. Deflorio è uno che non banalizza niente. Nemmeno l’ingresso e l’uscita dal campo. E’ sempre l’ultimo: «E’ un’abitudine personale: l’ho fatto anche a Crotone e in altre piazze, ma a Taranto ha un valore speciale. Mi capita, soprattutto, nei posti dove mi sento rappresentativo. Qui sono capitano, altrimenti sarei anche l’ultimo della fila quando si entra. E’ un modo per godermi di più l’atmosfera, gli applausi. Ho un continuo bisogno di stimoli, una vitale necessità di sentire l’entusiasmo». Sono le scelte di chi vive il calcio sulla pelle, di chi lega il proprio umore alle prestazioni: «Dopo la partita con il Brescia mi sono svegliato felice: a trentasei anni ho fatto vedere di avere ancora qualcosa da dire». Già: perché il segreto è non invecchiare mai. E’ correre più veloce dell’anagrafe, quasi doppiandola. Rimanendo, comunque, più indietro dei propri anni: «Serve una vita regolare, innanzitutto. E’ fondamentale: ti aiuta a stare bene, ad entrare rapidamente in forma. Io, poi, ho la grande forza che mi deriva dall’appoggio dei compagni e di una città intera. Non entrerà mai in campo controvoglia, ecco perché sono qui: avrei potuto andare altrove, magari anche a guadagnare di più. Ma mi fa andare avanti l’affetto, mi fa andare avanti Taranto». Parlando, quasi provocando. Dimenticando la punizione con il Brescia, in porta per tutti tranne che per l’arbitro: Deflorio non ha ancora segnato nelle due partite ufficiali. «Dico la verità: ci stavo pensando anche io. Perché vado in campo per fare tutto, gol compreso. Non è capitato, ancora, anche se contro il Brescia ho tirato tantissimo. Ma sono soddisfatto e sento che il gol arriverà e mi sarà d’ulteriore aiuto. Non mi adagio sulle prestazioni: sono un attaccante e vivo di gol». I tempi sono maturi per un primo giudizio della squadra. Il nuovo Taranto affascina il capitano: «Io, intanto, faccio i complimenti ai nuovi: non è facile trovarsi di fronte a due appuntamenti importanti dopo amichevoli con avversari modesti e fare, anche, bella figura. Dobbiamo ancora migliorare l’intesa, ma è normale. Sono i segnali che incoraggiano: giocando come abbiamo fatto mercoledì siamo destinati a perdere pochissime volte. Sono contento, sì: non conosciamo ancora completamente la nostra forza, ma comincio a crederci. Ho grandi speranze». di Fulvio Paglialunga26 agosto 2006

Tracce di squadra e le scelte da fare

C’è una traccia confortante in questo Taranto. Che la partita ha svelato, che suona come una conferma. Esiste un disegno, un’idea di squadra, una continuità ideale con il gruppo portato in trionfo due mesi fa. Non è affato complicato dirlo dopo una sconfitta. Perché arrivata al culmine di una partita atipica. In estate, quindi in un periodo di prove generali. In Coppa, dove il risultato ha valore relativo. Contro il Brescia, che non a caso abita un campionato più su. Ma è una sconfitta convincente, maturata in una partita riuscita a mantenere in equilibrio nonostante la differenza tecnica. E’ convincente perché ha lasciato sul palato un buon sapore, addirittura migliore di quello avvertito dopo il Catania. Qui non c’è una partita sbilenca e ingiudicabile: c’è una partita vera e una manovra sensata, c’è una chiara sensazione di compiutezza. Non è il tempo per sbilanciarsi, ma non è una fuga in avanti apprezzare il gioco del Taranto. Soprattutto se mostra un lavoro serio dietro ogni passaggio, un avanzamento di gruppo che dà una cifra superiore alla somma dei singoli. C’è il tocco di prima del mediano e il taglio del centrocampista di qualità, ci sono le sovrapposizioni esterne e le rotazioni che consentono il cambio di modulo in corsa, c’è la classe di chi deve chiudere (i due centrali) e il genio di chi deve inventare (Deflorio). C’è qualcosa di buono e anche qualche indicazione per cosa correggere.
Non siamo, giusto ripeterlo, nel periodo adatto a dare giudizi definitivi, ma l’impressione è che il Taranto abbia una base di partenza assai competitiva. In fondo non è programmato per vincere e sa che quello che ha potrebbe in qualche modo bastare per fare una buona figura. Ora la riflessione (nei pochi giorni rimasti prima della chiusura del mercato e dell’inizio della C1) si può spostare su quello che c’è da correggere o quello che si vuole ottimizzare. Papagni ha a disposizione una squadra fatta di scommesse: può accelerare il processo di inserimento di alcuni giocatori (Toledo, sebbene in una frazione di partita strana, è sembrato spaesato, Pasca ha girato troppo a vuoto) e tirare fuori il massimo da chi ha teoriche potenzialità (resta da valutare, ad esempio, ancora Panini). Poi toccherà alla società decidere, con il tecnico, se questa è la strada migliore, scelta con lungimiranza, o se è giusto pensare ad un ultimo intervento, nelle alternative o addirittura nei titolari. Sapendo che non è agosto che decide i campionati. Sapendo che gli applausi possono evaporare con il caldo, ma pensando anche che il tempo può giocare dalla propria parte.
Non è sbagliato pensare di continuare così, non è esagerato pensare a rinforzi ulteriori. Qualsiasi scelta richiede coraggio. Lasciamo che le faccia chi ne ha il compito.
di Fulvio Paglialunga25 agosto 2006

Che ha detto la Coppa
Ora la crescita del Taranto va assecondata

C'era il gol su quella fantastica punizione di Deflorio. Il pallone atterra al di là della linea di porta. E c'era, dunque, la concreta possibilità di dare alla partita con il Brescia un altro percorso e al secondo turno di Tim Cup un esito diverso. Ma l'eliminazione non pesa, né può costituire un rimpianto. Si esce dalla Coppa, si entra nella dimensione reale. Siamo ora davanti al campionato: diventa inevitabile cominciare a dirci la verità. Quella che è emersa, quella che potrebbe emergere. Il piccolo bilancio di Coppa, intanto, è positivo. Perché il Taranto c'è. Esiste: come idea di squadra, come struttura portante e come filosofia di gioco. Viaggia tra il tutto e il poco, lontano comunque dal nulla. Contro il Catania (serie A) ha vinto, sfruttando la doppia superiorità numerica e il dilagante nervosismo degli avversari. Contro il Brescia (serie B) ha perso, fornendo una prova complessivamente meno persuasiva. Niente di allarmante, intendiamoci. È nella logica dei tempi una partita così: di non felicissimo approccio e di non semplicissima gestione. Colpa (e merito) del Brescia e della sua forza silenziosa. Del suo calcio senza momenti inebrianti ma ricco di efficacia. Una squadra quella di Somma che sa essere agile e manovriera quando serve, potente e compatta quando è necessario. Una partita di questa complessità, a distanza di tre giorni dallo sforzo prodotto con il Catania, ha avuto inevitabili ripercussioni sul rendimento dei singoli e, di riflesso, sulla resa della squadra. La difesa ha mostrato qualche impaccio sui tagli dentro e verso l'area di Possanzini (punta unica dello schieramento lombardo) e sulle iniziative in velocità dei tre incursori bresciani. Il centrocampo ha sofferto gli spazi larghi in cui è stato spesso costretto ad operare e la perniciosa aggressività dei due mediani posti da Somma a protezione della difesa. È cresciuto Cejas, da subito a proprio agio dentro una partita che richiedeva la specificità del sue funzioni (fondamentale nel segmentare l'azione avversaria). Si è un po' smarrito Mancini, poco lucido in alcune situazioni di gioco che avrebbero meritato una lettura più spigliata e meno leziosa. Non sempre puntuale il sostegno allo sviluppo laterale della manovra da parte degli esterni Catania (sostituito) e De Liguori (a corto di fiato). L'attacco, infine, ha ribadito l'attualità di alcuni concetti già circolanti. Dall'imprescindibilità di Deflorio, straordinario semplificatore di qualsiasi stravaganza della manovra, all'impalpabilità - si spera provvisoria - di Pasca che, come tutti gli attaccanti generosi, cerca di partecipare al gioco, dimenticandosi di incidere. Aspettando il campionato, non è affatto sbagliato tirare le prime somme, auspicando l'ingaggio di un centrocampista in grado completare il reparto (sarà probabilmente lo stesso Manoni) e accelerando il recupero totale di Ambrosi, la cui presenza-assenza sta condizionando, da quando è arrivato, i movimenti sul mercato nell'allestimento del parco-attaccanti. È giunto il momento di capire cosa è giusto fare: aspettare Ambrosi o puntare su un altro obiettivo? All'allenatore Papagni e al direttore sportivo Evangelisti compete la risposta. di Lorenzo D'Alò25 agosto 2006

Papagni promuove il Taranto
«Dobbiamo continuare a giocare con questa umiltà»

Papagni scarta il risultato (0-1 per il Brescia) blindando a doppia mandata la prestazione dei suoi: «C'è da essere soddisfatti per quanto prodotto dai miei: condizione atletica, organizzazione di gioco e mentalità sono stati all'altezza della situazione. E di fronte c'era una squadra, il Brescia, che è fra le più forti formazioni della cadetteria. Finchè le gambe hanno retto, abbiamo ribattuto colpo su colpo le azioni lombarde. Non potevamo assumere noi le redini del gioco perché altrimenti avremmo corso il rischio di restare scoperti in qualche circostanza. Il gol che ha purtroppo deciso la nostra eliminazione è giunta su rigore, dunque su palla inattiva. Nella ripresa siamo un tantino calati perché abbiamo accusato alcuni problemi di affaticamento. Nel primo quarto d'ora ho dovuto immettere forze fresche proprio per bilanciare la situazione». Mancini, in diverse occasioni, ha voluto strafare? «No, è solo un'impressione. Il ragazzo ha disputato la solita grossa partita. Forse non tutte le giocate gli sono riuscite in pieno, ma c'è da aggiungere pure che di fronte c'era una signora squadra. Ma è stato tutto il centrocampo che si è mosso molto bene. Ha tenuto le geometrie, ha mantenuto le distanze, ha fatto da argine alle offensive avversarie». Mister Somma ha elogiato moltissimo Deflorio. «Per definirlo si sono oramai consumati tutti gli aggetti possibili. Personalmente continuo a definirlo eccezionale perché è il giocatore di maggior ricchezza tecnica». Consigli per il futuro? «Sul piano caratteriale dovremo continuare ad essere molto umili ed a sorreggerci l'un con l'altro. Sul piano tattico abbiamo raggiunto l'80 per cento di compattezza, ma non basta: serve il 100 per cento». Come si è inserito Toledo nello scacchiere tecnico-tattico? «Sul piano della condizione è un tantino indietro rispetto agli altri, ma sta recuperando. Su quello tecnico ha qualità, specialmente in velocità. Ci sarà utile». Andrea Deflorio è stato sommerso di complimenti da parte di tutti, bresciani compresi: «Sono imbarazzato per le parole pronunciate da mister Somma. La prestazione della squadra è stata molto positiva. Se continueremo a giocare in questa maniera in C1 faremo bene. A parer mio eravamo addirittura riusciti a passare in vantaggio dopo un quarto d'ora di gioco: ho visto la palla al di là della linea di porta su quella punizione da me calciata. Purtroppo né l'arbitro, né l'assistente (Pascariello di Lecce, n.d.r.) se ne sono accorti». Pinna, invece, recrimina sul rigore assegnato al Brescia: «Non ho commesso fallo su Possanzini. Quando ho visto la palla passare fra le gambe di Pastore, mi sono tuffato per prenderla. L'attaccante lombardo ha urtato le mie mani protese ed è andato giù». Cejas: «Col Catania non toccai molti palloni, con il Brescia ne ho giocati diversi. Sono un uomo di copertura». di Giuseppe Dimito25 agosto 2006

Imminente l'ingaggio di Manoni
Dalla Lazio arriva il difensore Castroni

La preparazione dell'intera rosa del Taranto riprende oggi. Buone notizie per Manolo Manoni. Il centrocampista, dopo aver avuto l'okay dal prof. Cerulli, è stato ufficialmente integrato nel gruppo. Ma c'è un'altra importante novità. Ieri pomeriggio il trainer jonico ha fatto disputare una partita di 90' contro la Berretti a coloro che non erano stati impegnati per niente (o poco) contro il Brescia nel match di Coppa Italia Tim. Nella formazione schierata nella ripresa ha giocato Castroni ('87), proveniente dalla Primavera della Lazio, ex nazionale Under 18, aitante difensore centrale. Il ragazzo ha impressionato parecchio. Evangelisti: «Lo tessereremo». Ritornando alla partitella, nel primo tempo, conclusosi per 5-0, è scesa in campo la seguente formazione: Faraon; Panini, Cosenza, Prosperi, Malagnino; Toledo, Mangiacasale, Silvestri, Zito; Ambrosi, Piroli. Ambrosi e Zito hanno messo a segno una doppietta a testa (ciascuno ha colpito anche una traversa); la quinta rete è stata opera di Toledo. Nella ripresa, terminata 6-1, ci sono state tre variazioni: Castroni per Prosperi, Manoni per Mangiacasale e Passiatore per Ambrosi. Hanno segnato Passiatore (tripletta), Malagnino, Piroli e Zito. Per i babies, Maiorino (gran bel gol). Infine il giudice sportivo ha inflitto a Pinna un turno di squalifica per somma di ammonizioni. Il portiere lo sconterà nella Tim Cup. di Giuseppe Dimito25 agosto 2006

Il Teramo s'è rifatto il look
Giulianova da completare e il Lanciano potrebbe ingaggiare l'ex Triuzzi. Riflettori puntati sulle tre formazioni abruzzesi

Sono tre le formazioni abruzzesi inserite nel girone B di serie C1. Teramo, Giulianova e Lanciano, si ritrovano nel raggruppamento meridionale con le prime due che ritornano dopo l'esperienza nel girone A dell'ultima annata.
TERAMO - Al timone della società biancorossa è rimasto Romano Malavolta nonostante l'annunciata volontà di lasciare dopo la penalizzazione che impedì al Teramo di disputare i play off conquistati sul campo durante la passata stagione. Sono cambiati invece il diesse (scelto Cesaroni) e il tecnico con Gabetta (ex Benevento) che ha rilevato Cari per puntare nuovamente agli spareggi promozione. Alla squadra, che adotterà uno spregiudicato 4-3-3, è stato rifatto il look. Partiti verso altri lidi il portiere Mancini, i difensori Dei e Angeli, il centrocampista Nicodemo e gli attaccanti Taua e Marasco, sono stati contrattualizzati il portiere Paoloni, i difensori Maury, Filippi e Radi, i centrocampisti Gargiulo, Colasante, Chiarotto e D'Alessandro, oltre all'attaccante Amodeo. Tra le conferme da segnalare quelle del mediano Catinali e della punta Luiso, mentre Max Manca è in cerca di una nuova sistemazione.
GIULIANOVA - La società è ancora impegnata a completare la nuova rosa, non all'altezza della categoria. Il confermato Giorgini, fautore del 3-4-3, ha più volte minacciato di lasciare la panchina se non verranno effettuate operazioni di mercato per rendere più competitivo il gruppo a sua disposizione, decisamente indebolito rispetto allo scorso campionato, soprattutto in attacco. La partenza più dolorosa è stata quella di Califano seguito dall'altra punta Memmo, Bizzarri, Felci e dagli svincolati Federico Del Grosso e Olivieri. In entrata sono stati conclusi gli acquisti del difensore Pomante, dei centrocampisti Miani e De Toma e degli esterni offensivi Morello e Macrì, ma non sono da trascurare le conferme degli esperti Catalano e Palladini. Per raggiungere la quota salvezza senza passare dai play out ci sarà da soffrire.
LANCIANO - La società ha intenzione di ripetere, e magari migliorare, il bel cammino della stagione 2005/2006, conclusa a metà classifica. La novità più grossa riguarda il tecnico. Il prescelto è Camplone (ex Penne in D) che avrà il compito di non far rimpiangere Monaco. L'organico è stato ridisegnato puntando sempre su calciatori affamati e adatti al nuovo 4-3-3. Ceduti i vari Micco, Moresi, Armenise, Cau, Paris, oltre a Zerbini, Ventura e Paponetti per fine prestito, sono arrivati in maglia rossonera i difensori Mariscoli, Scrò e Rinaldi, il giovane centrocampista barese Lanzillotta, l'esperto Criniti e il giovane attaccante Colicchia (ex Penne), ma è probabile l'ingaggio di Triuzzi. Del vecchio gruppo sono stati trattenuti i difensori Bolic e Baldini, il faro di centrocampo Leone e Correa. Sul fronte societario è imminente il passaggio di testimone tra Angelucci e Di Stanislao. di Enrico Sorace25 agosto 2006

La Fifa non ama la signora
Il colonnello Blatter impone alla Figc di punire la Juventus in caso di ricorso al Tar, pena l'esclusione dal calcio internazionale. Rossi conferma le sanzioni ma il club bianconero oggi notificherà il procedimento che rischia di bloccare il campionato. La Lazio invece rinuncia

Faremo anche noi la fine di Grecia e Kenya, sospese (e in seguito riammesse) dalla Fifa che le aveva escluse da ogni competizione internazionale per le intromissioni di giudici e governi nelle autonomissime vicende del pallone? Per ora lo spauracchio evocato dal colonnello Blatter a proposito degli ultimi sviluppi di Calciopoli, sembra scampato. La Federazione internazionale ha ricevuto pronte rassicurazioni da parte della Figc sul fatto che la Juventus, come da statuto, sarà punita in caso di ricorso al Tar e dunque i parrucconi di Zurigo non apriranno alcuna procedura disciplinare nei confronti del calcio italiano, che rischiava di ritrovarsi con una nazionale campione del mondo sospesa nel limbo e con i club fuori dalle coppe europee. Il carteggio tra la Fifa e via Allegri non ha però portato a più miti consigli la vecchia signora che non ne vuole sapere di accettare le conseguenze sportive delle proprie, acclarate, responsabilità. Anche a costo di bloccare l'avvio dei campionati. Oggi dovrebbe essere notificato il ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio contro la condanna della Corte federale alla retrocessione in serie B con 17 punti di penalizzazione. Gli avvocati bianconeri hanno ribadito che la legge è dalla loro parte e dunque si va fino in fondo ma senza attendere l'Arbitrato del Coni arriveranno inevitabilmente le sanzioni chieste da Blatter e garantite dal commissario Guido Rossi.
Un muro contro muro dal quale si è tirata fuori la Lazio che ieri è uscita a mani vuote dalla Camera di conciliazione del Coni alla quale chiedeva uno sconto sulla pena (-11 in serie A) ma che ha annunciato ufficialmente di non voler rivolgersi al Tar: tra una settimana si presenterà all'Arbitrato e qualunque sia la decisione, chiuderà lì la sua vicenda giudiziaria. Prevedibile, a questo punto, un piccolo aiuto in classifica.
La Juve ha invece scelto di proseguire la sua guerra di carte bollate, incurante della vena "giustizialista" della Fifa che in passato aveva chiuso un occhio sulle scorribande nei tribunali ordinari delle nostre squadre (il Catania di Gaucci nel 2003 e il Messina l'anno scorso: entrambe ripescate per volontà del Tar). «La nostra posizione non cambia - ha spiegato l'avvocato Riccardo Montanaro, parlando a nome del club - andiamo avanti con il ricorso perchè lo consente la legge dello Stato italiano. La Juventus non commette nulla di illegale». E ancora: «Nutriamo il massimo rispetto per l' ordinamento sportivo. Però siamo una società quotata in borsa e tra i nostri diritti riconosciuti abbiamo la possibilità di ricorrere alla giustizia amministrativa. Se c' è un problema di norme, questo riguarda la Fifa e il Parlamento». Per concludere con l'annuncio di altre sfiancanti battaglie: «Se Fifa o Figc prenderanno dei provvedimenti nei confronti del club si parlerebbe nuovamente di penalizzazioni a livello sportivo, e quindi andremmo incontro ad un nuovo iter attraverso i vari gradi di giustizia sportiva».
Già spalleggiati a destra e a sinistra, i vertici bianconeri hanno trovato altra sponda politica nel deputato dell'Italia dei valori, Egidio Petrini, che ha attaccato Rossi e la Figc («non si può punire ulteriormente la Juventus, è contrario ai principi del nostro ordinamento giuridico») e se l'è presa pure con il ministro dello sport Melandri, "complice" dell'ingiusta macchinazione contro la vecchia. Il ministro Di Pietro, che sull'argomento aveva bacchettato ripetutamente i colleghi che chiedevano l'indulto anche per la Juve («Questo è il paese dei colpi di pugna, vogliono cancellare lo scandalo»), non ha gradito. A fine giornata il titolo bianconero in borsa è crollato nuovamente, complice quel comunicato della Fifa che prometteva di «continuare a seguire da vicino gli sviluppi della vicenda» e si riservava «il diritto di modificare la propria posizione se le circostanze lo renderanno necessario». Per Blatter il Tar è fuori dal gioco, se vuole la Juve può rivolgersi (in ultima istanza) al Tribunale arbitrale dello sport a Losanna. Che proprio lui, con tutti i suoi affaretti sporchi e le conseguenti grane giudiziarie, si presenti come il grande fustigatore dei reprobi italiani fa un po' ridere. Tra spudorati però ci si intende bene. di Matteo Patrono25 agosto 2006

Quando la Digos fa politica in curva
A Firenze girava voce anche di una clamorosa contestazione a Massimo D'Alema alla festa dell'Unità

A Romano Prodi la protesta non era piaciuta, il presidente del consiglio aveva chiesto la massima severità verso i tifosi della Fiorentina che il 17 luglio avevano bloccato, pacificamente, la stazione ferroviaria di Campo di Marte dopo la prima sentenza della corte federale, quella che li (ri)spediva in B con il fardello dei meno 19. Detto fatto. Almeno 25 supporter viola riconosciuti nelle immagini, alcuni sui binari e altri no, rischiano il processo per manifestazione non autorizzata e interruzione di pubblico servizio, reati commessi, si legge nel capo d'accusa, «in concorso tra loro e con altri 3.000 tifosi, per futili motivi quali protestare per la retrocessione di una squadra di calcio». 
Ma la Digos e la procura di Firenze hanno fatto di più, hanno colto l'occasione per regolare presunti vecchi conti. Martedì mattina all'alba, a oltre un mese dai fatti, hanno perquisito, fotosegnalato e preso le impronte digitali a cinque dei tifosi indagati, scelti chissà come, tra i quali guarda un po' c'è Massimo Cervelli, 51enne ex di Lotta continua e dell'Autonomia oggi legato ai Cobas e al movimento per la casa, funzionario della regione Toscana e autore di un libro, Profondo viola, che racconta la deriva del calcio e non solo a partire dalle vicissitudini della Fiorentina; noto in curva Fiesole ma non certo per le intemperanze da ultrà, né per attività politiche che peraltro in quello stadio non sono di casa. Un "tifoso attento", dice la quarta di copertina del libro, edito da Odradek nel 2002. Non un capotifoso: «Conosco e rispetto le associazioni dei tifosi, mai mi sarei permesso di dare indicazioni», scrive Cervelli in una lettera aperta disponibile su internet (www.fiorentina.it). E ancora: «Ho imparato all'inizio negli anni 80 a non mischiare la mia pratica sociale con il tifo, quando chi veniva in trasferta con me veniva poi interrogato su bande armate variamente denominate». Peraltro non risulta aver fatto parte di bande armate, neanche trent'anni fa. 
Caso raro, la questura martedì ha fatto sapere di non aver sequestrato nulla nelle case visitate. E del resto cosa cercavano? «Le traversine di cui risulta esserci ampio commercio? Pezzi di rotaia?», chiede ironicamente Cervelli nella sua lettera. Nella perquisizione legge piuttosto «messaggi mafiosi come 'sei conosciuto, appena ti vediamo ti denunciamo' trasmessi - scrive - da quello che dovrebbe essere uno stato di diritto». I decreti di perquisizione autorizzavano la ricerca di "prove" di eventuali «accordi sull'organizzazione della protesta», che ovviamente era stata pubblica e spontanea, con migliaia di persone. 
Erano giornate calde, Franco Zeffirelli gridava che bisognava «bloccare l'A1 per tagliare in due l'Italia». A Firenze girava voce anche di una clamorosa contestazione a Massimo D'Alema alla festa dell'Unità, ma poi la cosa è rientrata. E quando Prodi ha preso posizione contro la protesta di Campo di Marte, il rispettabilissimo Coordinamento viola club gli ha scritto: «Non bisogna mai degenerare nella violenza» ma nemmeno «mettere all'indice una tifoseria per un singolo episodio». Nel capolouogo toscano è ancora pieno di t-shirt con la scritta «io sto con Della Valle», sono convinti di aver pagato troppo anche con la penalizzazione in A. 
Cervelli racconta che dagli anni settanta di perquisizioni ne ha subite tante, «ho smesso di contarle dopo la quindicina», denuncia «la logica da sbirri» che ha portato la Digos a casa sua solo per le «pregresse conoscenze», per far vedere «che la protesta non era spontanea, che c'è chi rimesta nel torbido». Successe una cosa simile a Roma quando la polizia nel 2004 straparlò di un fantomatico complotto degli ultras per far sospendere il derby Lazio-Roma con la voce di un bambino ucciso dalla polizia. E a Firenze, sedici anni fa, Cervelli ricorda che qualcuno volle vedere «lo spettro dell'autonomia» dietro la rivolta per Roberto Baggio, il genio con il codino che passò dai viola all'odiata Juventus. Ora il suo «coinvolgimento» potrebbe servire a «cucire un 'vestitino' a una parte del tifo». La conclusione è secca: «Non ci provate». di Alessandro Mantovani24 agosto 2006

Taranto, bella sconfitta
I rossoblu perdono contro il Brescia solo su rigore e vengono eliminati dalla coppa, ma giocano una buona partita e escono tra gli applausi. Gol-fantasma di Deflorio

Ci sono anche le belle sconfitte. Come questa, ad esempio. Il Taranto perde contro il Brescia, spiazzato da un rigore ma affatto abbattuto. Lascia la Coppa Italia con onore intatto e incoraggianti segnali di crescita. Si scopre (con Blasi in tribuna) mostrando il collettivo e evidenziando i punti da correggere. Si mostra con la classe superlativa di Deflorio, il temperamento di Cejas, la tenuta di Pastore e Caccavale, il sacrificio comune. Perde senza sorprese: il pronostico non poteva che essere dalla parte della squadra più in alto (il Brescia è in B, i rossoblu sono appena arrivati in C1). Perde resistendo: senza tirarsi indietro, senza violentare il proprio calcio, non lasciandosi conquistare. Lotta e corre, facendo la partita o, comunque, non subendola. Battuto da un rigore (e con un golfantasma che forse andava dato), applaudito dalla gente: il bello dalla sconfitta, appunto. Non ci sono sorprese nella partita del Taranto: 4-4-2 identico nei movimenti e negli interpreti alla sfida con il Catania. Non ce ne sono nemmeno nel Brescia: 4-2-3-1 secondo le idee di Somma. Anche la gara rispetta le premesse: godibile e rapida, senza arroccamenti né chiusure. Calcio estivo, a viso aperto e fronte sudata. Di bello c’è che il Taranto non rinuncia a nulla: segue le linee della partita e le percorre con pochi affanni. Rispetta l’avversario di maggior rango ma non si intimidisce. Ci sono tracce di calcio sul campo: per mezz’ora, addirittura, più tracce di Taranto. Il gruppo di Papagni sta in campo come deve e come ha studiato: 3-4-3 in fase di possesso, sistematicamente, con Larosa che si alza, tagli nello spazio di Mancini e Cejas un passo più dietro a reggere (e bene) il reparto di mezzo. Deflorio, da solo, eleva il tasso tecnico dei suoi: dribbla, anche con irriverenti tunnel, corre, si frappone, tira, prova ad inventare. Rende la vita difficile alla linea non troppo veloce ma dotata di centimetri che Somma schiera a guardia di Viviano. Più Taranto, non è un’invenzione. E’ una manovra che si sviluppa negli spazi di un Brescia che ci mette un po’ per organizzarsi: quando i lombardi sono larghi e lunghi i rossoblu sanno cosa fare e lo fanno meglio. L’attimo che mostra un Taranto senza paura e il 7’: Del Nero tira forte di sinistro, Pinna respinge di pugni e Mancini, senza pensarci o farsi prendere dai timori, fa partire un contropiede che Catania non riesce a chiudere. Non è un lampo, ma un messaggio. Che il Taranto rende efficace e significativo: i rossoblu piacciono per scioltezza e geometrie, per il calcio sensato che producono. Per lo studio e l’adattamento alla partita, per la circolazione senza eccessivi intoppi. Equilibrio appena intaccato, ma sostanzialmente equilibrio: il Taranto prova con coraggio, il Brescia smonta con sapienza. Copione quasi infranto da una punizione-giallo di Deflorio: colpisce la traversa (15’), la palla rimbalza sotto: in porta, secondo chi era vicino, in campo per l’arbitro. Resta il dubbio, ma probabilmente c’era. Copione infranto realmente, invece, da un episodio: Stankevicius (33’) crossa da destra, Possanzini si libera di Pastore con un numero (l’unica cosa che poteva fare per battere l’impeccabile coppia di centrali rossoblu) e viene atterrato da Pinna. Il rigore (34’, netto) di Serafini spiazza Pinna e inclina la gara generosamente dalla parte del Brescia. Ma non azzera la partita del Taranto, che prima mette in difficoltà Viviano (39’, parata in due tempi su tiro di Deflorio), poi si procura un’altra buona occasione con Catania (41’, tiro alto su cross di Colombini).La partita dei rossoblu resta irriverente, ignara della categoria di appartenenza dell’avversario: affondano anche nella ripresa. Con Deflorio, tanto per cambiare, per due volte: al 2’ (tiro parato a terra) e al 6’ (numero e sinistro al veleno che Viviano alza in angolo). Il Taranto fa più volume (Pasca è anticipato a portiere battuto su cross di De Liguori), il Brescia non smette di creare pensieri: Possanzini, al 15’, gira al volo un cross di Mannini che Pinna devia in angolo con la punta delle dita. L’agitazione della panchine è logica: Papagni schiera Toledo e passa a un 4-3-3 atipico (il brasiliano non ha una posizione stabile), Somma abbassa gli esterni e sceglie il 4-4-2. L’applicazione difetta per il fiato che manca, ma la partita non diventa mai noiosa. Il Brescia ci prova ancora (ha una condizione migliore) con un destro secco (35’) di Mareco. Il Taranto finisce avanti. Stanco, eliminato. Ma felice lo stesso. E’ stato bello. di Fulvio Paglialunga24 agosto 2006

«Non si muore per il lavoro»
Silenzio, poi il coro. Il pensiero dei tifosi dopo l'ultima morte all'Ilva. Striscioni anche contro il caro-biglietti

Anche stavolta c’è sapore di passato, di serie B dei tempi andati. Ovviamente l’appeal della gara è minore rispetto al confronto con il Catania. E poi è mercoledì, giornata di lavoro. Eppure il calo di pubblico non c’è: sugli spalti si ritrovano in settemila. Affezionati ma arrabbiati: non mancano accenni di contestazione per il caro-prezzi. Lo striscione degli Ultrapaz è esposto alla rovescia, accompagnato da un secco "Noi sostenitori... non del tuo portafoglio". In gradinata i tazebao ribadiscono concetti già esposti: al messaggio sui patemi subiti dallo "zoccolo duro" della tifoseria si aggiunge un inequivocabile "Noi... abbonati alle truffe" riecheggiato da un "Speculazione, presunzione e arroganza... sono figlie dell’ignoranza" e arricchito da un simpatico "18 euro: e ce iè ù San Siro" esposto in gradinata. Segno di un malcontento che non evapora. Così come l’entusiasmo. Può sembrare una contraddizione ma non è così La sfida con il Brescia rievoca passioni lontane, immagini sbiadite degli anni Settanta e Ottanta. Difficile restare freddi, difficile non esaltarsi per il ritorno nel "salotto buono" del calcio italiano. Che poi si tratti soltanto di Coppa Italia conta poco. In curva Sud non mancano gli ospiti (una settantina), protagonisti di un viaggio di migliaia di chilometri: la scena è curiosa, i supporters biancazzurri si dividono in due gruppi posizionati ai lati opposti del settore. Tra loro non corre buon sangue: quasi una battaglia tra Capuleti e Montecchi. Divisi, ma uniti nel ricordo della ragazza bresciana trucidata in una chiesa. "Ciao Elena" è un pensiero che commuove. In campo compare il presidente Blasi. Le vacanze sono finite anche per lui. Si comincia, annebbiati dai fumogeni, mentre si innalza il grido "Taranto, Taranto". è il preludio di un minuto di silenzio sugli spalti, in ricordo dell’ultimo morto all’Ilva, poi salutato dal coro "Non si muore per il lavoro". Impossibile non applaudire. Il Brescia non è il Catania e si vede: Del Nero saggia subito le qualità di Pinna, i lombardi non tardano ad accelerare. Il Taranto risponde con un passaggio magico di Mancini e una conclusione flebile di Catania. Poi compare sulla scena Sua Maestà Deflorio: al 15’ colpisce la traversa su punizione. La palla ricade sulla linea: sembra gol ma il guardalinee non è d’accordo. Dalla Nord, intanto, arriva una altro messaggino per i dirimpettai: "Gli ultras in tv fanno più schifo della pay-tv". Al 33’ però Possanzini salta Pastore e viene atterrato da Pinna: Serafini realizza il penalty in un momento di totale equilibrio del match. I rossoblu accusano il colpo e si affidano ai colpi fatati di Deflorio e a un tentativo di Catania di poco alto. L’arma più pericolosa del Taranto è sempre il capitano, anche nella ripresa: i rossoblu si riportano in attacco e Papagni butta nella mischia il brasiliano Toledo, finalmente all’esordio, e poi Prosperi per Caccavale. Ma il Brescia quando avanza è sempre pericolosissimo con Mannini e Possanzini e controlla il risultato con tranquillità. Alla fine è 0-1, passa il Brescia: il Taranto esce dalla Coppa con onore. E con una maggiore consapevolezza di difetti e pregi. La scena più bella è quella finale: i tifosi ionici applaudono i bresciani e festeggiano i rossoblu. Il voto più alto lo meritano proprio loro. di Leo Spalluto24 agosto 2006

Il Taranto torna con i piedi per terra
Gli ultras tarantini in un silenzio che vale un urlo

Sfuma il sogno. Il Taranto è fuori dalla Tim Cup e dalla favola che avrebbe voluto ritagliarsi. A risvegliarlo è il Brescia, che espugna lo "Iacovone" con la praticità e il cinismo della squadra più forte. E credibile. La serata trasmette sensazioni strane. Note d'ambiente. In curva sud ci sono i tifosi bresciani: pochi (un centinaio) e politicamente divisi. Due fazioni. Gli ultras tarantini occupano la nord. Vanno incontro alla partita con un silenzio che, in realtà, vale un urlo. Lo si capisce quando parte il coro, scandito a gran voce: «Non si muore per il lavoro». Chiaro il riferimento all'operaio morto all'Ilva nell'ennesino incidente. Una vergogna. Ai blocchi di partenza si stacca per primo il Brescia. Ha più velocità, inventiva e palloni da giocare. Il Taranto, all'inizio, stenta un po'. L'impianto di Somma prevede due mediani davanti alla difesa (a quattro) e tre incursori molto larghi a ridosso dell'unica punta (Possanzini). Papagni non cambia nulla: né modulo (4-4-2), né uomini. La speranza è quella di ripetere la prova col Catania, ma la partita è diversa: per ritmo, densità e dinamiche. Il Brescia gioca un calcio arioso e razionale. Il Taranto cerca scorciatoie contro la fatica di avanzare, ma la manovra non scorre. Non ha uno sviluppo regolare. Un Mancini scarsamente ispirato acuisce il disagio in fase di costruzione, vanificando ogni possibilità di ribaltare l'azione. Così la superiorità del Brescia diventa sempre più palpabile, pur non generando pericoli reali, a parte un tiro di Del Nero respinto da Pinna. Il Taranto soffre ma tiene. Sta dignitosamente in campo e decorosamente in partita. A sostenerlo è soprattutto Deflorio, che scivola sull'erba, facendo sbandare gli avversari con le finte e i dribbling a rientrare. Un continuo ancheggiare, da stordimento. Numeri di alta scuola che rendono plausibile la presenza del Taranto. E che al 16' quasi partiriscono il gol. Deflorio, stavolta, pesca dal suo infinito repertorio una punizione dal limite. La morbidezza e la bontà del tocco meriterebbero il lieto fine, ma il pallone batte sotto traversa, picchiando sulla linea di porta. Il Brescia non si scompone. E col suo pressing alto costringe il Taranto a sciupare molti palloni in fase di disimpegno. Il pareggio resiste. A farlo capitolare è una giocata di categoria superiore. Lancio millimetrico di Stankevicius, controllo felice dentro l'area di Possanzini, che elude la chiusura di Pastore e punta Pinna, il quale lo stende in uscita. E' rigore. Dal dischetto Serafini non sbaglia (34'). La reazione del Taranto è fiacca. Nella ripresa Papagni cerca soluzioni, usando gli uomini della panchina. Entra Toledo (fuori Catania). La velocità del brasiliano può essere una chiave, ma l'attività pressoria del Brescia non consente eccessive variazioni al tema tattico. Papagni corregge il modulo, varando un attacco a tre (Toledo emigra a sinistra). Tocca a De Liguori scalare sulla linea dei centrocampisti. Il Brescia controlla e punge. Pinna si distende sul tocco ravvicinato di Possanzini (16'). Poi respinge la conclusione violenta di Mareco. Nel Taranto entrano anche Prosperi (Caccavale è stanco) e Piroli (Pasca è impalpabile). Finale senza brividi. Addio Coppa. di Lorenzo D'Alò24 agosto 2006

Coppa Italia, sfuma il sogno del Taranto
Allo Iacovone passa il Brescia con un rigore nel primo tempo. Slogan dei tifosi per protestare contro il dramma dell'Ilva: «Non si muore per lavoro». L'allenatore Papagni: «Nonostante la sconfitta, la squadra mi ha soddisfatto per il gioco»

Finisce il sogno-Coppa Italia del Taranto. Il Brescia passa (1-0 di ieri sera) allo Iacovone. Ma la squadra di Papagni ha mostrato vitalità davanti a circa settemila tifosi, protagonisti di cori e striscioni: «Speculazione, presunzione e arroganza? Sono figlie dell'ignoranza». E poi: «Noi sostenitori? non del tuo portafoglio. No al caro biglietti». Per finire: «Noi? abbonati alle truffe». Fino all'intervallo in cui in gradinata ricompare: «Caro Taranto: Lo zoccolo duro l'ha presa.... ». Il patron Luigi Blasi è tornato allo stadio per vedere il secondo impegno ufficiale della stagione e la tifoseria non ha perso l'occasione per manifestare il dissenso contro il caro-prezzi. Sugli spalti, però, il sostegno non manca. La presenza è massiccia, il sostegno corale si fa sentire sin da quando le squadre calcano il terreno di gioco per il riscaldamento. La curva Nord resta il tempio del tifo di terra ionica. Inizia la partita, e lo stadio mantiene la promessa di non tifare per i primi cinque minuti in ricordo dell'operaio dell'Ilva morto lunedì sera: «Non si muore per lavoro» è il coro intonato dai ragazzi della curva. Poi l'amore per i colori rossoblù riporta il pubblico dello "Iacovone" ad incitare i suoi beniamini. Subito emozioni: intense, in rapida conseguenza. Deflorio appare subito in palla, un po' sottotono il suo compagno di reparto Pasca. L'episodio del 15' (traversa di Deflorio su punizione) riscalda l'ambiente. Il Taranto c'è, lancia segnali positivi in successione. La difesa è affidabile, i centrocampisti mettono in difficoltà i colleghi biancazzurri. Il Brescia stenta, è abbastanza falloso e la manovra offensiva è piuttosto sterile. Al 33' la doccia fredda: Possanzini si libera di Pastore con un tunnel, Pinna lo stende in area e Serafini (tra i migliori della compagine lombarda) lo spiazza con estrema freddezza.
TARANTO - BRESCIA 0-1
TARANTO:
Pinna: Larosa, Caccavale (11' st Prosperi), Pastore, Colombini; Catania (8' st Toledo), Mancini, Cejas, De Liguori; Pasca (18' Piroli), Deflorio. A disp. Faraon, Malagnino, Zito, Cosenza. All. Papagni.
BRESCIA: Viviano, Stankevicius, Zoboli, Mareco, Cortellini; Jadid (44' st Hamsik), Piangerelli; Del Nero, Serafini, Mannini; Possanzini. A disp. Ambrosio, Depetris, Alfageme, Fofana, Santacroce, Berardi. All. Somma. ARBITRO: Brighi di Cesena
RETE: pt 34' Serafini (rigore).
NOTE: angoli 3-6. Ammoniti: Pinna, Pastore, Catania, Pasca e Deflorio; Jadid, Del Nero e Possanzini del Brescia. Spettatori 7mila circa. (Incasso non comunicato) Recupero: 1' pt, 4' st. di Fabio Di Todaro24 agosto 2006

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