Papagni va all'attacco Ha detto, in tempo utile, di credere molto in un calcio
flessibile. E continua a dimostrare di essere (tatticamente) un
creativo. Aldo Papagni ha disegnato il Taranto che giocherà a Potenza.
E lo ha disegnato in un modo originale. Parte dal 4-5-1, perché ha solo
Deflorio come punta di ruolo. Ma in realtà schiera una squadra più
offensiva di quella abituale, portando più uomini di prima nella zona
alta, quando si entra in possesso del pallone. La formazione è fatta,
perché non ci sono poi tantissime alternative: «Direi,
piuttosto, che non ci sono alternative per lo schieramento da adottare,
ma non negli uomini. In organico ho gente che mi dà, invece, ampia
possibilità di scelta e che ritengo molto affidabile. Le assenze ci
addolorano, ovviamente: ma chi gioca non demerita».
Taranto, Deflorio unica
punta Papagni non ha fatto pretattica nel corso della partitella infrasettimanale giocata contro la formazione Berretti, dando volto ed identità tattica alla formazione che dovrebbe scendere in campo dopodomani al "Viviani" di Potenza. Le assenze di Di Domenico (squalifica) e Micallo (i plantari non hanno funzionato come si sperava per cui il napoletano è ancora alle prese con i dolori tibiali) hanno schiuso definitivamente la porta all'innovativo 4-5-1 che sarà utilizzato nella fase di non possesso: costituirà una cerniera molto fitta nella zona nevralgica che, nelle intenzioni di Papagni, non dovrebbe consentire ai lucani di condurre serie minacce alla porta di Gori. Per quanto riguarda la formazione è previsto l'impiego dal primo minuto di Andrea Bussi come "guardiano" della difesa. Sarà questa la novità più eclatante. L'altra mossa sarà l'utilizzazione di Mortari come esterno basso al posto di Micallo (ma il leccese aveva già giocato domenica in quel ruolo... praticamente dall'inizio). A Potenza, pertanto, scenderà in campo la seguente formazione: Gori; Mortari, Caccavale, Pastore, Manni; Catania, Mancini, Bussi, Larosa, De Liguori; Deflorio. In fase di possesso e, quindi, d'impostaziome della manovra, Papagni ha ideato a metà campo un sorta di "alberello rovesciato" che ha come vertice basso Bussi, come rami collaterali Mancini e Larosa e come vertici alti Catania e De Liguori. I due interni saranno chiamati ad attaccare gli spazi centrali, proponendosi con grande determinazione come "finisseur" dell'azione. I due esterni (in particolar modo Catania), invece, "taglieranno" la trequarti puntando ad accompagnare Deflorio nella soluzione dai sedici metri. Ed anche oltre. La partitella è stata abbastanza tonica, evidenziando una squadra in buona salute. Nel primo tempo, durato 38', si sono visti 7 gol. Ha giocato la formazione che dovrebbe scendere in campo a Potenza con l'unica eccezione di Manni, sostituito in maniera egregia (e non è il primo giovedì che capita) da Prosperi. Hanno segnato: Mancini (tripletta), Larosa, Catania, Deflorio e De Liguori. Nella ripresa, durata 36', spazio agli alti componenti della rosa: Gentili; Martinelli, Capone, Prosperi, Manni; Mortari, Malagnino, Deleonardis, Catania, il baby Maiorino; Di Domenico. Ovviamente sono stati utilizzati gli stessi schemi del primo tempo con Deleonardis vertice basso, Malagnino e Catania incursori, Mortari e Maiorino esterni pronti all'inserimento centrale. Non sono state realizzate reti. Micallo ha girato a parte; Ambrosi ha fatto piscina al mattino; Mignogna sta proseguendo la cura per guarire dallo stiramento che lo affligge dall'amichevole di Monopoli. Manni ha saltato l'allenamento della mattinata per un leggero raffreddore. Il programma non subirà variazioni. Oggi altra seduta. Domattina rifinitura e partenza per il ritiro in Basilicata. di Giuseppe Dimito
«Squadra in salute» Papagni ostenta serenità. Il suo intento è quello di ridare fiducia all'ambiente-tifoseria, un tantino scosso dal mezzo passo falso di domenica scorsa contro la Nocerina: «A Potenza dovremo riprendere la marcia d'avvicinamento ai playoff. Il nostro obiettivo è fare bene. E per fare bene servono: umiltà, determinazione, sacrificio, carattere, compattezza, aiuto reciproco». Come ha visto la squadra? «Bene. È in condizione, come suol dirsi. Ma non è una novità assoluta. È almeno da due-tre settimane che ha ritrovato una buona salute psico-fisica che ci fa ben sperare nel futuro. Prossimo ed a più lunga scadenza». Cambierà modulo a Potenza? «Per forza. Sono le assenze che condizionano, a volte, le scelte: tattiche e di utilizzazione degli uomini. Fortunatamente ho una rosa abbastanza vasta che mi consente di effettuare gli opportuni ricambi. Ma non mi soffermerei sui numeri tattici perché i moduli di gioco sottintendono determinate posizioni sul campo e, soprattutto, delle ben precise dinamiche di gioco che i giocatori chiamati a svilupparle, le devono mettere in pratica con grande convinzione e determinazione». Che squadra è il Potenza? «Di preciso non posso dire molto. Finora ho visionato soltanto una cassetta. Attendo da un momento all'altro di visionarne un'altra. Dalle informazioni ricevute so che sta attraversando un buon momento di forma, che gode di ottima salute, che ha un gioco molto dinamico e che ha gente che corre moltissimo. Non è ancora tranquillo. Del resto, a cinque giornate dalla fine, ritengo che tutte le formazioni intendano agguantare ciò che necessita per centrare i rispettivi obiettivi. Noi non dobbiamo commettere l'errore di gestire le risorse per cui le mie scelte saranno dettate unicamente dall'ottima condizione psico-fisica dei singoli». Oggi, intanto, alla Caf si discute il ricorso della società avverso la condanna al pagamento di 26mila euro per la mancata convocazione di Passiatore al ritiro di Penne. Potenza, ecco undici
conferme Mister Porta non cambia il "suo" Potenza. Domenica prossima, nel delicato match interno contro il Taranto, il tecnico campano si affiderà agli stessi uomini che hanno affrontato il derby contro il Melfi. Una scelta precisa, "figlia" degli ultimi risultati positivi e confermata dalla partitella in famiglia di ieri pomeriggio al Viviani. Sotto una pioggia battente, in un terreno di gioco che mostra tutti i segni del duro inverno lucano, Porta ha verificato la condizione generale del gruppo traendone utili indicazioni. Unico assente di "giornata" il centrocampista campano Alessandro Troise, colpito da un leggero stato febbrile, che, tuttavia, non dovrebbe inficiare la sua presenza tra i diciotto convocati per domenica prossima. Dunque nessun cambiamento di uomini in vista, ma piena fiducia ad un gruppo che nelle ultime domeniche ha saputo dare sul campo prova di compattezza e carattere. Al di là della serie positiva (due vittorie e due pareggi nelle ultime quattro giornate) e della risalita in classifica, quello che ha fatto felice il tecnico rossoblù è stato il buon livello delle ultime prestazioni, l'impegno, la determinazione messa in campo dal gruppo. Ovvia, a questo punto, la conferma in «blocco» della squadra, nonostante una certa (ed inconsueta) abbondanza di scelte, soprattutto offensive, dopo i recuperi di Di Roberto e Delgado. Ma se il campano è da considerare «abile arruolato» al cento per cento (sarà sicuramente in panchina) per Delgado c'è ancora qualche perplessità. Probabilmente il giovane attaccante iberico rimarrà ai "box" anche questa domenica per essere disponibile tra sette giorni (sabato 15 aprile) nella trasferta di Gallipoli. Confermato anche l'assetto tattico (4-4-2) presentato nelle ultimi turni di campionato con Morello, punta centrale, e Nolè, libero di svariare da destra a sinistra, terminali offensivi, supportati dagli inserimenti di Pignatta, Maisto e Dettori. Per un Potenza che vive di "certezze" c'è un Taranto che si presenterà al Viviani non al top della forma. Le assenze di Di Domenico (squalificato) Ambrosi, Mignogna e Manoni (infortunati) ed una certa involuzione nel gioco, ravvisata nel match interno contro la Nocerina, preoccupano il tecnico Aldo Papagni che potrebbe ridisegnare l'assetto della squadra (4-4-1-1) con l'inserimento di Catania alle spalle di Deflorio ed un centrocampo composto da Mortari (in vantaggio su Malagnino), Mancini, Bussi (favorito su Larosa) e De Liguori. Da non scartare l'ipotesi estrema di un Taranto più coperto (4-5-1) con Catania sulla linea dei centrocampisti e Deflorio unica punta. di Sandro Maiorella Blasi a "Quelli che il calcio..." Alla trasmissione domenicale di RAI 2 parteciperà domenica 9 aprile il presidente del Taranto Luigi Blasi. Il nostro Presidente è stato invitato da Simona Ventura in virtù dei buoni risultati che la nostra Società sta ottenendo sia dal punto di vista della gestione che in ambito sportivo.
Il Potenza
"vuole" il derby in rossoblu Prosegue, a ranghi compatti, la preparazione del Potenza in vista della sfida interna di domenica prossima contro il Taranto. Con il rientro a tempo pieno di Delgado, mister Porta può contare finalmente su tutta la rosa. Un ulteriore segnale positivo, in un momento particolarmente brillante per la formazione lucana reduce da quattro risultati utili consecutivi (due vittorie e due pareggi). «Speriamo di continuare con questo passo - ha commentato il numero "uno" rossoblù, Rino Iuliano - e conquistare un buon risultato anche contro il Taranto. Ci teniamo moltissimo a questo match, non solo per dare maggior consistenza alla nostra classifica, ma anche per farci perdonare la brutta prestazione della gara di andata. Forse quello è stato il peggior Potenza della stagione». Una sconfitta (2 a 0 il finale) secca, meritata, maturata nei primissimi minuti, con i lucani assolutamente "assenti" in balìa degli avversari per tutta la partita. Proprio Iuliano fu tra i protagonisti (nel bene e nel male) di quella sfortunata quanto opaca prestazione. «Dopo cinque minuti - ha ricordato il "portierone" campano - eravamo già sotto di due gol (reti Di Domenico e De Florio). La partenza del Taranto ci ha completamente frastornati. Un uno-due micidiale che ci ha tramortiti. Non siamo stati in grado di reagire, di giocare, di difenderci. In pratica non siamo mai entrati in partita. Le critiche nei miei confronti? Logiche dopo aver preso due gol in cinque minuti di cui uno su punizione. Per fortuna mi sono ripreso subito altrimenti poteva finire in una autentica debàcle. Ma quello era un altro Potenza, oggi le cose sono molto cambiate. La squadra da gennaio si è compattata, ha acquisito maggior fiducia nei propri mezzi, trovato la mentalità giusta per affrontare questo campionato ed i risultati sono arrivati». C'è grande sicurezza nelle parole di Rino Iuliano, una tranquillità che nasce da una seconda parte di stagione molto positiva. Dopo aver fermato il Melfi, i rossoblù ci proveranno anche contro il Taranto. «Rispettiamo tutti - ha confermato Iuliano - ma non temiamo nessuno. Siamo in grado di giocare alla pari contro ogni avversario. Domenica prossima sarà necessario mantenere alta la concentrazione, essere sempre attenti e determinati. Il Taranto è una grossa squadra ma noi dobbiamo sfruttare al massimo il momento positivo che stiamo attraversando». Un Potenza deciso a non mollare dunque, voglioso di conquistare punti pesanti per archiviare in modo definitivo la pratica salvezza. «Dobbiamo ancora sudare - ha concluso Iuliano - per poterci considerare salvi. La classifica è buona , ma il calendario non ci aiuta (dopo il Taranto c'è la trasferta di Gallipoli) per cui dobbiamo evitare pericolosi cali di tensione. Fino a quando la matematica non ci darà la sicurezza della permanenza dobbiamo rimanere concentrati». Oggi pomeriggio al Viviani le prove generali per la match di domenica prossima . Mister Porta testerà squadra ed assetto tattico nella consueta partitella in famiglia di metà settimana. Difficile comunque, che il tecnico decida di fare cambiamenti, rispetto alla formazione che ha pareggiato nel derby di Melfi. di Sandro Maiorella
Deflorio rimane solo Andrea Deflorio, domenica, si troverà da solo.
Questione numerica (Di Domenico, la sua spalla, è squalificato: non ci
sono più attaccanti) e tattica (Papagni sembra intenzionato a giocare
con il 4-5-1, piuttosto che con Catania seconda punta). A Potenza, se le
cose stanno così, sarà l'unica punta: «Adesso
- attacca - non posso dirlo: di certo c'è che
Ambrosi non è disponibile e Di Domenico squalificato. Quindi è rimasto
solo Catania e - è prevedibile - ci sarà qualcosa di diverso. Giocherò
da prima punta, forse unica. Può essere un vantaggio, perché con il
mio modo di giocare non daremmo punti di riferimento agli avversari.
Sono abituato a muovermi molto, a svariare: chissà».
Taranto, a Potenza col
4-5-1? Micallo sta meglio. Pur non avendo ieri partecipato all'allenamento (diretto ancora una volta da Degli Schiavi per l'assenza di mister Papagni, impegnato a Coverciano al master di allenatore di prima categoria), l'ex fermano è sulla via della guarigione. Gli esami clinici hanno dato esito negativo per cui il dott. Petrocelli lo ha dichiarato abile alla ripresa degli allenamenti. Dovrà soltanto portare dei plantari speciali per evitare di essere colto da crampi così come accadde domenica con la Nocerina. Ieri hanno ancora lavorato a parte Ambrosi e Mignogna, ma la circostanza non costituisce una novità. I due dovrebbero essere pronti per la prossima gara interna con la Pro Vasto. Deflorio e Di Domenico hanno ieri saltato la partitella finale a scopo precauzionale. Oggi sono previste due sedute alla presenza di mister Papagni rientrato ieri sera. Al mattino lavoro tecnico-tattico; nel pomeriggio è prevista la partitella contro una delle due formazioni giovanili. Costituirà la prova generale in vista della difficile trasferta di Potenza. L'indisponibilità di Di Domenico per squalifica potrebbe fare da "apripista" ad una leggera correzione del modulo finora messo in campo (4-4-2). Si potrebbe passare, infatti, al 4-5-1 con l'inserimento di Andrea Bussi al centro del quintetto di centrocampo per assicurare maggior filtro in quella zona nevralgica, orfana di Manolo Manoni (il ragazzo è ritornato a casa dopo l'intervento al ginocchio). Per il resto la formazione anti-Potenza non dovrebbe subire variazioni: Gori in porta; Micallo, Caccavale, Pastore, Manni in difesa; Mortari, Larosa, Bussi, Mancini, De Liguori in mezzo; Deflorio in avanti. Malagnino e Catania potrebbero contendere a Mortari la maglia di esterno alto offensivo. Da ieri sera sono in vendita i 500 biglietti per assistere a Potenza-Taranto al "Viviani". Il prezzo è di 8 euro senza diritti di prevendita. Si possono acquistare nei soliti punti-vendita: bar Cubana (via Acclavio), bar Essential (via Dante) e tabaccheria Policicchio (via Orsini). di Giuseppe Dimito
«Ci vediamo a
luglio» Ti aspetti di sentirlo con il morale sotto i tacchi, ma l'infortunio sembra essere un lontano ricordo. Manolo Manoni ha voglia di correre. Vuole ridurre al minimo i tempi di recupero per tornare arruolabile nel più breve tempo possibile. «L'intervento è andato bene, anche se avverto ancora un po' di dolore. Adesso inizia la fase più difficile: dovrò lavorare da solo per quattro mesi prima di riaggregarmi ai compagni. In questo periodo, però, ho ricevuto molte testimonianze di affetto. La società, i compagni, il mister mi sono stati vicini ed è a loro che chiederò aiuto nei momenti di difficoltà». Appena sette gare con la casacca rossoblù gli sono bastate per raccogliere un plebiscito di consensi. Manoni non se l'aspettava. «Non mi era mai capitato di legarmi ad una tifoseria in così poco tempo. Appartengo a quella categoria di calciatori "operai" che difficilmente vengono osannati. Invece i tifosi del Taranto hanno saputo apprezzare le caratteristiche di un atleta che ama la sua professione e cerca di svolgerla sempre nel migliore dei modi». Il suo contratto scade a giugno. Del futuro se ne parlerà a stagione finita. «Mi piacerebbe continuare a far parte di questo gruppo. Il Taranto mi ha dato la possibilità di lottare per un campionato di vertice e spero che qualcuno abbia apprezzato le mie qualità e la voglia di sacrificarmi. L'infortunio, purtroppo, mi ha fermato nel momento migliore. Ma ci ho messo poco per farmene una ragione: le vere disgrazie della vita sono altre». Manoni parla da una stanza d'ospedale di Perugia, ma conosce tutte le ultime vicende della sua squadra. E parte da una considerazione della gara contro la Nocerina. «Mi hanno detto che ci è mancato soltanto il gol. Abbiamo creato diverse occasioni, ma siamo stati imprecisi in fase di finalizzazione. Ma guardo anche il risvolto positivo della medaglia. Queste sono gare strane, che rischi di perdere subendo un solo tiro in porta. E, poi, è passata una giornata di campionato senza che variasse il distacco in classifica». L'arrivederci è a luglio, con la speranza di vederlo ancora con la casacca del Taranto. Manoni stupisce tutti. «Ci vediamo per la gara con la Pro Vasto. Ci scambieremo gli auguri di Pasqua, con la speranza di poter festeggiare un'altra vittoria. E, poi, non dimenticate che a giugno abbiamo un traguardo importante da raggiungere». Auguri, Manolo. di Fabio Di Todaro Spezia sogna, il Genoa
affonda Finisce due a zero il derby tanto atteso: Spezia alle
stelle, Genoa all'inferno. In una sfida interminabile, durata molto più
di novanta minuti, prevalgono gli acquilotti ora secondi a due punti dal
grifone. Se al Genoa venissero tolti i tre punti in bilico, per lo
Spezia significherebbe primato. A cinque giornate dal termine, tutto è
ancora possibile. Spezia-Genoa, il derby
infinito Con la consueta e grottesca drammaticità che solo il
calcio può riservare, in alcune circostanze, il dado è tratto: Spezia
Genoa, il derby atteso da trentacinque anni - più dagli aquilotti che
dai grifoni - si giocherà stasera, al Picco. Dopo una settimana di
roventi polemiche, annunci mancati, fantasiose alternative, scenari
apocalittici relativi all'ordine pubblico (si è schierato anche un
sindacato di polizia contro la possibile scelta di Modena come sede del
derby), il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza ha rotto gli
indugi, regalando alla città spezzina "la partita dell'anno".
Così dopo gli sfoghi del presidente dello Spezia, che aveva paventato,
nel caso in cui la partita si fosse svolta su campo neutro a Modena, di
schierare la squadra "Berretti" e una manifestazione
silenziosa - in memoria del piccolo Tommy - dei suoi tifosi, alla Spezia
è il momento delle buone intenzioni e dei proclami: «sarà
una bella festa dello sport», hanno dichiarato il sindaco
Giorgio Pagano e il presidente della Provincia Pino Ricciardi. Il Genoa
dal canto suo, rimasto in silenzio in attesa di una decisione, accetta
la scelta, sacrosanta, di giocare a Spezia, ma sposta il problema al
giorno indicato: giocare giovedì significa tre partite in pochi giorni.
Ora la "Beretti" rischia di schierarla il Genoa.
Catania, l'onnipresente In qualche modo, gioca: dall'inizio o dopo. Comunque
Emanuele Catania è nel Taranto: dall'inizio del campionato a oggi.
Ventinove partite su ventinove: è l'unico ad esserci riuscito. Allora
sa di doversi tenere sempre vivo, sempre pronto. Domenica gli è
toccato: in campo dal primo minuto, quasi a sorpresa. «Non
lo sapevo, potevo solo sperarci. In fondo ho imparato a conoscere il
nostro allenatore: spesso prova una formazione in settimana che non è
quella della domenica. Decide poco prima della partita, quasi sempre,
andando anche contro quello che sembra scontato. E' un bene, secondo me:
siamo sempre in tensione, non possiamo permetterci di mollare
mentalmente, ci alleniamo sempre bene. C'è sempre la possibilità di
giocare e, quindi, abbiamo sempre speranza. A me è anche capitato il
contrario: pensare di partire titolare e trovarmi in panchina».
Manoni, operazione ok «L'operazione a Manolo Manoni è perfettamente riuscita nonostante sia stata un tantino delicata». Con queste rassicuranti parole il dott. Guido Petrocelli, medico sociale rossoblù, presente in sala operatoria, ha commentato l'intervento per la ricostruzione del ginocchio sinistro cui è stato sottoposto ieri mattina il forte centrocampista tarantino a Perugia dal prof. Giuliano Cerulli. Il ragazzo ha riposato nella clinica che l'ha ospitato per l'intera notte dopodicché questa mattina, dopo l'ultimo controllo di rito, sarà dimesso e farà ritorno a casa. Già stabilito il programma post-intervento. È sempre il dott. Petrocelli che lo spiega: «Per quindici giorni Manoni sarà completamente a riposo. Per muoversi si avvarrà delle stampelle per non affaticare il ginocchio. Fra un mesetto all'incirca comincerà la rieducazione. Affermare con precisione quando ritornerà in campo è praticamente impossibile. Dovremo verificare i tempi e le modalità di reazione all'intervento che variano da individuo ad individuo. Poichè ho già visto che il ragazzo intende ritornare in campo nel più breve tenpo possibile e, soprattutto, poichè ha già vissuto la situazione che sta attraversando dal momento che ha già subìto analogo intervento all'altro ginocchio, ritengo che possa ritornare a calcare i terreni di gioco fra quattro mesi circa». Molti tifosi tarantini hanno gratificato il ragazzo con attestazioni di stima. La società, a voce del direttore generale Vittorio Galigani, ha già detto che Manoni è stato confermato per la prossima stagione e che raggiungerà la squadra nel prossimo ritiro estivo. Gli rinnoviamo gli auguri di pronta ed immediata guarigione. Intanto la squadra ha ripreso ieri pomeriggio la preparazione in vista della difficile gara esterna di Potenza. Mancava Papagni, impegnato a Coverciano per il master per il conseguimento del patentino di prima categoria per cui l'allenamento è stato diretto da Gianfranco Degli Schiavi. Stesso discorso per l'unica seduta prevista per oggi. Domani, invece, ci sarà la doppia seduta alla presenza del trainer di Bisceglie: nel pomeriggio ci sarà la solita partitella in famiglia. Dall'infermeria è uscito Mortari che ha risolto i problemi alla schiena. Micallo e Mignogna sono stati fermi. Il terzino ha effettuato alcuni esami clinici per verificare l'entità del suo problema crampiforme ed ha anche effettuato la radiografia alla schiena per stabilire se ha bisogno di un plantare. Mignogna, dal canto suo, sta curandosi lo stiramento alla coscia. Il giudice sportivo ha squalificato, come previsto, per un turno Di Domenico non comminando alcuna multa alla società. Il dato non deve restare alcuna meraviglia perché non sono stati accesi i fumogeni e non stati "sparati" mortaretti. Per il derby di Potenza arriveranno stasera o al massimo domani 500 biglietti per i tifosi jonici, ma Galigani si è impegnato a chiederne qualcuno in più se ci sarà richiesta. Infine il Taranto ha comunicato ufficialmente che la capienza dello stadio è stata portata a 15450 per decisione della Commissione di Vigilanza e che, a partire dalla prossima gara interna con la Pro Vasto (prevista per sabato 14 aprile), tutti i biglietti d'ingresso dovranno essere nominativi (i controlli saranno severi). Pertanto bisognerà presentare, ai rispettivi punti-vendita, un documento d'identità: sul biglietto saranno indicate le generalità del titolare. di Giuseppe Dimito
Potenza: gli esami non
finiscono mai Dopo il Melfi ecco il Taranto. Continua il tour de force dei rossoblù lucani impegnati nel secondo confronto consecutivo contro una delle formazioni che compongono il "podio" del girone. Il Taranto infatti, da qualche settimana, può fregiarsi del ruolo di vice capolista del campionato, soffiato, grazie ad un "filotto" di vittorie consecutive (ben sei) proprio alla squadra gialloverde. La sfida del Viviani, dunque, diventa un "passaggio" fondamentale, per il Taranto, nella rincorsa al secondo posto e, per il Potenza, ancora alla ricerca degli ultimi punti salvezza. «Dobbiamo - ha ribadito il tecnico rossoblù, Antonio Porta - arrivare a quota quaranta per poter festeggiare la permanenza nella categoria. Credo che ci siano tutte le condizioni per poterlo fare con un certo anticipo». Dunque grande fiducia nel clan potentino rinfrancato non solo dalla serie positiva (otto punti conquistati nelle ultime quattro partite) ma anche dalle buone prestazioni di questo scorcio di campionato, compresa quella di domenica scorsa al "Valerio" di Melfi. Rossoblu quindi, con il morale alle «stelle» pronti più che mai a far valere anche contro il team di mister Papagni la "legge" del Viviani. Anche dal punto di vista fisico- atletico la situazione generale è soddisfacente. Dopo il rientro nei ranghi di Di Roberto (pochi minuti per lui nel derby) a breve dovrebbe toccare anche a Delgado che ha recuperato in tempi record dopo l'infortunio di Viterbo. L'ex laziale, in campo sabato con la "Primavera" potrebbe riaffacciarsi in panchina già domenica prossima. Allarme cessato invece per il bomber Morello uscito malconcio dopo le troppe "carezze" del duo Cuomo-Cosenza. L'attaccante rossoblù, pur claudicante, si è allenato regolarmente con il gruppo. Intanto la società ha fatto sapere che non ci sono novità riguardo le voci di un possibile anticipo (o posticipo) della gara contro la formazione ionica. La concomitanza con la giornata elettorale e l'arrivo previsto di circa cinquecento tifosi tarantini (questa è la richiesta pervenuta in sede, già evasa dalla segreteria rossoblu) aveva, in qualche modo, aperto uno spiraglio per una soluzione del genere. Lo stesso presidente Calluori aveva confermato, durante la premiazione del "Mancinelli" di aver interpellato la Lega per ottenere l'eventuale spostamento del match. Dunque, al momento rimane tutto invariato (come da calendario), con la sfida tutta "rossoblu" da disputare regolarmente domenica 9 aprile alle ore 15. Novità sono attese in questi giorni anche per quanto riguarda il capitolo società. L'azione messa in campo dal sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, sembra trovare più di una risposta positiva ed è molto probabile che a breve ci sia un nuovo "faccia a faccia" con il presidente Calluori. Una cosa è certa: entro fine mese la questione dovrà essere risolta. di Sandro Maiorella
False fidejussioni, c'è anche il vecchio club Ci sarà un processo per le false fidejussioni che il 28 luglio del 2003 furono presentate da Napoli, Spal, Cosenza e Roma per le iscrizioni ai campionati di calcio. Lo ha deciso il gup del tribunale capitolino Guicla Mulliri che, accogliendo le richieste avanzate dai pm Maria Cristina Palaia e Luca Palamara, ha rinviato a giudizio sei persone e condannato a un anno di reclusione, pena patteggiata, Renato Spiridigliozzi, stretto collaboratore di Gabriele Turchetti (deceduto), segretario della Covisoc, l'organo di vigilanza della Figc sulla gestione economico-finanziaria delle società di calcio professionistiche. Il processo, che prenderà il via il prossimo 19 ottobre davanti ai giudici della nona sezione penale del tribunale, oltre ai broker Paolo Landi, Giovanni De Vita, Amedeo Santoro e Luca Rigone, riguarderà anche Roberta Contini e Giuseppe Campo, rispettivamente procuratore e rappresentante legale di una società che emetteva garanzie fidejussorie. I reati ipotizzati, a seconda delle singole posizioni, vanno dal falso in scrittura privata alla truffa, dalla corruzione al falso ideologico. Landi, De Vita, Rigone, Contini e Campo, che risponderanno di falso e truffa, avrebbero fatto risultare idonee a garantire il versamento delle rate di debito contributivo pregresso maturato nei confronti dell'Enpals 7 fidejussioni rilasciate dalla società San Remo spa a favore di Chieti, Brescello, Taranto, Ancona, Ascoli, Reggiana e Maceratese allo scopo di far ottenere alle rispettive squadre l'iscrizione ai vari campionati. In questo modo avrebbero indotto in errore i funzionari dei vari compartimenti Enpals, perchè le garanzie erano prive dell'effettiva copertura finanziaria, e poi fatto sbagliare i commissari Covisoc e i membri del Consiglio Federale della Figc. Non solo, ma tra le vittime dell'errore figurerebbe anche il presidente del Chieti che pagò 43mila euro ignaro dell'irregolarità dell'intera operazione.
Nuove strade da ricercare Il Taranto ha abituato tutti troppo bene. E,
logicamente, anche un pareggio apre la discussione, accentua la critica
e mette le disfunzioni avanti alle buone novità. Giusto: l'obiettivo è
correggersi piuttosto che specchiarsi. Giusto dire la verità per
intero: che il Taranto, contro la Nocerina, non è stato affatto
sgraziato, ma anche che non ha fatto funzionare tutto, raccogliendo -
infatti - solo una parte del bottino.
Papagni deve cambiare Adesso tocca cambiare. Un po' per esigenza, ma
soprattutto per costrizione. Il Taranto che esce dal pareggio contro la
Nocerina non è un Taranto sbagliato: è una squadra che ha prodotto
senza raccogliere, che non ha subito. Ma che in qualche modo deve
trovare un'alternativa: nel funzionamento del centrocampo senza Manoni.
E, pure, deve trovare un modo per giocare sapendo che domenica prossima,
a Potenza, dovrà rinunciare a Di Domenico, in odore di squalifica per
somma di ammonizioni.
Ma il Taranto sta
cambiando Non sarà un pareggio senza gol, con la serie di incongruenze che l'hanno contrassegnato, a frenare la corsa del Taranto. A farci improvvisamente dubitare della sua forza e della sua affidabilità. Non sarà una partita ricca di occasioni e povera di gioco ad intralciare il lavoro del gruppo e di chi lo guida, con mano ferma e pensiero svelto, da dieci giornate (23 punti). Non sarà una prova di grandi opportunità e di piccoli imbarazzi ad interferire con il bisogno di crescere di una squadra che, dopo aver ipotecato i playoff, ha ora un altro obiettivo: salvaguardare il secondo posto. Ma su una partita senza gol conviene sempre fermarsi a riflettere. Perché una partita senza gol è comunque una partita vuota. Dimentica di qualcosa. Vuota, appunto, come una dimenticanza. I gol contro la Nocerina non sono venuti. Un Taranto afflitto da bulimica voracità ha dilapidato un tesoro di occasioni e un patrimonio di situazioni propizie. Ha, cioè, creato e dissipato. E alla fine di questa disperante opera di costruzione e demolizione, di questa prolungata e affannosa caccia al gol, si è arreso all'evidenza dello 0-0. Alla beffarda verità di un risultato piatto. Ma non c'è solo il Taranto che si dimentica di segnare. C'è anche un Taranto che, stavolta, incespica nell'ispirazione. Finendo per comandare il gioco, senza però riuscire ad orientare la manovra. Ad avere supremazia, ma non dominio. A gestire il pallone, senza tessere la trama, che infatti perde spesso unità d'intreccio. Diventando frammento, assottigliandosi. Oltre il Taranto che non fa gol, c'è insomma anche un Taranto che fa poco gioco, patendo forse più del paventato gli aggiustamenti di una formazione costretta a cambiare: un po' per scelta e molto per necessità. Riproporre Catania a destra della linea a quattro di centrocampo è una scelta, che comporta benefici e scompensi. I benefici sono tecnici (Catania salta l'uomo con facilità). Gli scompensi sono tattici (Catania non garantisce copertura in fase di non possesso). Con Catania oscilla il modulo, si dilatano le distanze. Si ottiene, cioè, un altro disegno. Collocare Larosa al fianco di Mancini per surrogare la dolorosa (nonché definitiva) rinuncia a Manoni è, invece, una necessità, che prevede comunque una scelta (Bussi è un'alternativa concreta, Deleonardis è un'ipotesi possibile). La presenza di Larosa in mezzo al campo genera problematiche di tipo gestionale. Perché Larosa non è un mediano puro (qualcosa filtra, qualcosa lascia passare) e non è un interno di ruolo (privilegia solo lo sviluppo verticale dell'azione). Il simultaneo impiego di Catania e Larosa ha finito col creare spaesamento, alterando gli equilibri operativi di una squadra che era comunque destinata a diventare altro. Perché con l'uscita di scena di Manoni si è idealmente conclusa una fase: quella in cui occorreva ricompattarsi, recuperando spirito di corpo e orgoglio di squadra. Ora siamo alla fase successiva. E serve un Taranto diverso. Più attento alle dinamiche del gioco. Maggiormente in armonia con una manovra che dipanandosi non dovrà perdere spessore e profondità. Solo così il Taranto riuscirà a farsi bastare ciò che crea. Solo così riuscirà a coniugare corsa e ragionamento, produzione e resa. Scoprendo che per segnare non è necessario, ogni volta, inventarsi una prodezza. Basterà meno. Basterà la normalità di un gol. di Lorenzo D'Alò
Mancini,
l'imprescindibile Cambia il compagno di reparto e cambiano le consegne da svolgere. Manuel Mancini sta mutando ancora. Costretto dall'assenza di Manoni, ma sempre disposto ad ampliare il suo bagaglio di esperienza. Quest'anno ha girato tutti i ruoli del centrocampo: prima trequartista, poi mezzala sinistra in un reparto a tre, infine centrale da quando Papagni ha adottato il 4-4-2. Venti gare giocate da titolare (senza mai essere sostituito) con una rendimento sempre costante e ben oltre la sufficienza. E mostrando una resistenza fuori dal normale che gli ha permesso di non avvertire cali di condizione. Adesso la sua posizione sul rettangolo di gioco non cambia, ma i compiti sono differenti. L'infortunio patito dall'ex centrocampista del Latina lo ha portato ad agire al fianco di Larosa (preferito a Bussi), in grado di garantire meno quantità ed interdizione, ma abile di inserirsi negli spazi al momento opportuno. In questo modo Mancini ha avuto meno opportunità di presentarsi al limite dell'area avversaria, essendo obbligato a svolgere un lavoro di rottura supplementare. «È vero, Larosa ha caratteristiche diverse da Manoni. Preferisce giocare la palla in verticale ed è più propenso ad attaccare i varchi creati dagli attaccanti. Ma per me non c'è alcun problema. Il mister conosce le nostre qualità e ci ha detto di supportare alternativamente l'azione offensiva. Quando Deflorio tiene palla a sinistra, ad esempio, dobbiamo inserirci sulla destra per liberarci al tiro». Opinione comune, riscontro tratto dal campo. Se Mancini disfa l'azione avversaria, perde di lucidità quando si propone in attacco. E, inevitabilmente, perde il Taranto, che dalle giocate del ragazzo di Ostia trae costantemente spunti interessanti. «Ma non sono Superman, - chiarisce -. Sono un centrocampista offensivo, ma se al mio fianco c'è un compagno altrettanto bravo ad inserirsi è giusto che lo faccia. E, poi, Larosa sulle palle alte può essere molto pericoloso». Intelligenza e razionalità sono due qualità che non mancano a Mancini in grado, pertanto, di riconoscere anche alcuni errori commessi dal Taranto nella gara di domenica. «Siamo calati nella ripresa, condizionati dall'alta temperatura e dall'atteggiamento rinunciatario della Nocerina. Si sono chiusi in difesa, limitandosi a rilanciare la palla in tribuna o nella nostra metà campo. Ma nel primo tempo abbiamo disputato un'ottima partita. Abbiamo costruito tanto, sfruttando le vie centrali e le due corsie esterne. Siamo stati imprecisi in fase di finalizzazione, ma ritengo la prestazione complessivamente confortante. La condizione atletica è buona, i meccanismi sono ben rodati e, a cinque gare dal termine, abbiamo sempre due lunghezze di vantaggio sul Melfi». Mancini guarda la classifica e sa che il Potenza, prossimo avversario dei rossoblù, ha dato un grosso contributo bloccando il Melfi sul risultato di 0-0. «I risultati dell'ultima giornata sono stati favorevoli: Rende e Melfi hanno pareggiato, la Cisco Roma ha perso. E, con una giornata in meno da disputare, abbiamo rinsaldato il distacco dalle nostre inseguitrici. Ma la concentrazione deve rimanere sempre alta. I playoff sono quasi intascati, adesso dobbiamo giocare per conquistare il secondo posto. È un vantaggio molto importante e, teoricamente, ci consentirebbe di giocare con l'avversario meno quotato. Personalmente, non vorrei incontrare la Cisco Roma in semifinale: è un'ottima squadra, in attacco ha giocatori che possono fare la differenza. Melfi e Rende andrebbero meglio». di Fabio Di Todaro L'intolleranza che
rovina il calcio Sabato sera i razzisti della curva nord interista sono
tornati a far sentire la loro voce. Hanno accolto il difensore del
Messina, Marc Zoro, con uno striscione che lo accusava di essersi fatto
pubblicità sulla pelle degli ultras quando sei mesi fa minacciò di
abbandonare il campo a causa dei loro buu. Quei cori costarono ai
responsabili la diffida a frequentare gli stadi per i prossimi cinque
anni. A San Siro il giocatore ivoriano è stato nuovamente preso di mira
dall'anello più nero del tifo nerazzurro. Fischiato ogni volta che
toccava il pallone, ha visto srotolare un secondo striscione a lui
dedicato, «Noccioline e banane la paga per
l'infame». Questa volta Zoro non ha fermato la partita,
forse perché si aspettava che qualcun'altro lo facesso al posto suo.
Nelle ultime settimane
la Fifa ha infatti emanato norme durissime contro l'intolleranza del
pallone, autorizzando gli arbitri a interrompere le gare in caso di
episodi di razzismo e codificando pene molto severe per club, giocatori
e tifosi. La maggioranza del Meazza ha ugualmente fatto sentire la
propria voce, contestando la curva nord e i suoi canti vergognosi. Alla
fine Zoro ha detto la sua. «Mi vergogno per
loro e per i giocatori dell'Inter, spero che i colpevoli vengano puniti».
Già i giocatori dell'Inter. Dov'erano quelli che all'andata avevano
preso il collega del Messina per la maglia, pregandolo di non
abbandonare la partita che altrimenti si rischiava di doverla rigiocare?
Adriano non c'era, causa turnover. Martins invece era in campo, ha
segnato anche un gol ma non gli è nemmeno passato per la testa di
andare a prendere per le orecchie quella fetta di stadio che faceva il
verso della scimmia al suo amico Zoro. Poi, come se non bastasse, è
arrivata la chicca finale di Moratti. «Non
c'era niente di razzista in quei fischi, solo stupidità. Gli ultras
hanno creduto di aver subito un torto da Zoro e comunque tutto lo stadio
li ha zittiti». La
barba al palo Partita persa al Vittorito, seconda categoria abruzzese,
e la colpa è del sindaco del paese, materializzatosi a centrocampo
intimando all'arbitro di non fischiare l'inizio della gara. Motivo:
l'impossibilità di garantire l'incolumità dei calciatori a causa «del
danneggiamento di un'antenna di telefonia mobile» situata a
pochi metri dal calcio d'angolo. Non essendoci stato verso di fargli
cambiare idea, ed essendo il comune proprietario del campo sportivo, i
giocatori sono dovuti tornare negli spogliatoi.
Il Taranto è sciupone Il pareggio è soffocato. Dal caldo e dalla Nocerina,
dagli errori e da qualche rimpianto. Non è, però, un punto che
evapora. Rimane, piuttosto: perché il Taranto è ancora secondo (in
serie utile da nove partite), perché dentro la partita ci sono buoni
segnali e sufficienti indicazioni. Ci sono sintomi di crescita e margini
di miglioramento da esplorare. C'è una squadra vera ma incompleta,
compatta ma frenata. Ostacolata dalla sua bulimia offensiva (spreca
tutto quello che crea), dalla buona organizzazione dell'avversario
(pressing alto, presidio degli spazi), da qualche disfunzione interna
(il centrocampo, senza Manoni, è zoppo). Eppure produttiva (ci sono
occasioni limpide nel taccuino), solida (la Nocerina non tira mai),
flessibile (cambia modulo quasi subito, mostra una migliore circolazione
di palla). Il pareggio, depurato delle imprecazioni, è un conto che
torna: pregi e difetti finiscono per bilanciarsi, l'attenzione quando si
ripiega e pari alla disattenzione dell'ultimo tocco. Quindi finisce così:
senza danni per nessuno, con riflessioni suggerite.
Taranto, occasione
persa Non ha vinto il Taranto: la notizia è questa. Poi c'è la partita: da decifrare. Poi ci sono le occasioni: non colte (per sciatteria) o non sfruttate (per dabbenaggine). Contro la Nocerina finisce 0-0. Pareggio che non procura danni alla classifica, ma nemmeno assicura grandi benefici. Vincendo, il Taranto si sarebbe portato a più 4 dal Melfi: avrebbe, cioè, ipotecato il secondo posto finale. Ma il Taranto non vince. Pareggia, lasciando qualcosa d'intentato. Girando attorno ad una partita paradossalmente gravida di opportunità e monca di gioco. Il gioco non si ottiene dalla spremitura delle qualità individuali. È il distillato di altre variabili: i movimenti corali, le corse negli spazi vuoti, gli schemi, la manovra articolata. In tutto ciò il Taranto è meno persuasivo del solito, incappando in una di quelle giornate sbilenche, in cui non sei al massimo ma ti sembra di esserlo. E con l'illusione si instaura una strana convivenza. Scoprendo il trucco solo in fondo alla partita, solo al culmine della fatica, solo all'apice dell'attesa. Attesa vana: della giocata giusta, dell'attimo propizio. Di un gol, che non arriverà. Il primo Taranto di aprile avrebbe comunque potuto vincere. È indubbio. Basta fare la conta delle occasioni prodotte: non meno di sette, traversa compresa. Ma non si può dire che al Taranto sia mancato solo il gol. Perché non è così. Basta guardare bene ciò che avviene in campo, tra uno spunto e un affondo, tra un tentativo e un ribaltamento. Non c'è continuità interpretativa. Non c'è sviluppo. C'è una supremazia plastica nella sua evidenza conclamata. Ma che non si risolve in possesso della partita, in superamento dell'avversario. Resta solo dichiarata, lasciando le cose come stanno. Con la prova inespressa del Taranto c'entra anche la Nocerina, che è una squadra ufficialmente modesta ma che ha la capacità di giocare una partita giusta, fatta cioè di: densità di uomini, raddoppi di marcature, pressing alto, linee ravvicinate. Una partita in cui riesce a sposare contenimento e alleggerimento, galleggiando tra presidio e controllo, senza, però, giungere alla rinuncia totale. Larosa per l'infortunato Manoni in mezzo al campo. Catania (e non Mortari) a chiudere a destra la linea mediana. Sono queste le scelte di Papagni, che disegna un 4-4-2 ma ha forse altro in testa (4-3-3). Perché la presenza di Catania fa oscillare il modulo. Toglie stabilità all'impianto, ricambiando con un po' di tumultuosa vivacità. L'inserimento di Larosa, invece, altera gli equilibri operativi del centrocampo, costringendo Mancini ad un lavoro supplementare di recupero del pallone e di ricucitura del gioco. Non è, insomma, il Taranto di sempre. Anche se l'avvio è brioso, pieno di spavalderia. Catania potrebbe segnare al primo affondo, ma spreca il servizio di Deflorio, schiacciando il tiro sul portiere (33"). Seguono minuti in cui il Taranto fa la partita. Ce l'ha in pugno. Ma il ritmo, complice un caldo quasi estivo, risulta spesso troppo basso, agevolando l'atteggiamento remissivo della Nocerina (4-4-2). Al 16' esce Micallo (infortunato) ed entra Mortari. Papagni corregge l'assetto: ora è 3-4-3 in fase di distensione, quando si allunga Mortari e si allarga Caccavale. Deflorio ha due palle buone. Una sul destro, andando a chiudere un tiro-cross di Mortari (26'). E una sul sinistro, liberato nel cuore dell'area e dopo aver eluso un paio di avversari. Due conclusioni fuori bersaglio, che fanno da preludio ad un gol tanto facile (tocco furtivo sulla respinta corta di un difensore) quanto inutile (sul corner di Mancini l'arbitro vede e fischia una scorrettezza di Larosa). È il 43' di un primo tempo ormai agli sgoccioli. Nella ripresa Catania ha un altro guizzo in avvio. Doppio dribbling, accentramento e tiro da dimenticare. La Nocerina non fa una grinza. Ovvero, continua diligentemente a svolgere il suo compitino tattico, dipanando una fastidiosa resistenza. Papagni richiama Catania, sostituendolo con Malagnino. Al 23' la Nocerina trema due volte: la traversa respinge il tocco d'esterno di De Liguori e Schettino blocca sulla linea il colpo di testa ravvicinato di Pastore. Il Taranto viene avanti, cercando insistentemente Deflorio, distributore automatico di giocate. E al 27' Deflorio ha l'idea giusta. Arma in verticale Di Domenico, che asseconda l'invito profondo ma da posizione favorevole sparacchia alto. Chiancone corre ai ripari, completando la ristrutturazione del centrocampo, che ora si avvale delle geometrie dell'ex Bruno e del dinamismo di Niedda. Il Taranto reclama un rigore al 36' (Larosa strattonato in area). Poi Papagni si gioca la carta-Deleonardis. Ci sono ulteriori spostamenti. Malagnino emigra a sinistra. Mancini avanza, finendo a ridosso delle punte. Ma non c'è verso di arrestare l'ineluttabilità del pareggio. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò GORI 6 - Non si
ricordano interventi degni di menzione. Solo perché non ce ne sono.
Sicuro nelle uscite alte.
Taranto, pareggio
indolore Una partita così. Che riporta indietro le lancette della storia al Taranto pre-Papagni, al Taranto di Marino, a mille imbarazzi fa; quando il campionato sembrava un sofferto rosario di paure da sgranare ogni maledetta domenica. Il caldo, «il caldo» evocato dal mister, non c'entra. C'entrano l'assenza funesta di Manoni, lo stato confusionale del centrocampo e la difficile convivenza di Mancini e Catania a ridosso delle punte. Il caldo è, semmai, l'alibi da dare in pasto a telecamere e taccuini impudenti: basta stringere l'inquadratura per smascherare il disappunto tra le pieghe dello sguardo inarcato e senza luce di Papagni: «Sapevamo che con la Nocerina era una partita difficile. Sono soddisfatto della prestazione offerta dai ragazzi anche se i tre punti non sono arrivati. Potevamo vincere, va bene così». Meglio, a volte, qualche pietosa "bugia" per vestire il pareggio indolore che lascia il Taranto al secondo posto in classifica. E allora, via: si recita a soggetto. Al mister serve il canovaccio sul quale imbastire la sua "strana allegria": «I ragazzi sono stati bravi a non lasciar spazio ai giocatori della Nocerina e a non farsi irretire. Il rischio era quello di perdere la testa. Questi sono segnali di maturità. Gli episodi contestati? Il rigore non dato? Il gol annullato a Deflorio? Mi rimetto alle decisioni arbitrali anche se sul gol i ragazzi dicono che non c'era fallo. Il direttore di gara - conclude Papagni - era più vicino di me all'azione. Accetto sempre senza discutere le decisioni arbitrali. A che serve recriminare, se il risultato non cambia?». Provare a scucire qualche scomoda verità non serve. A quel canovaccio, alle mentite spoglie di un'analisi che lascia spazio solo all'ovvio o quasi, mister Papagni rimane legato come Ulisse all'albero della nave per resistere al melodioso e assassino richiamo delle sirene. Anche quando i quesiti diventano assillo stringente: «L'assenza di Manoni? Larosa e Mancini hanno giocato ottimamente. Mancini penalizzato dalla difficile coesistenza con Catania? La Nocerina occupava gli spazi in maniera stringente, creando densità nel numero dei giocatori a centrocampo. Contro quella densità, Mancini si è trovato a fare i conti». Mister Papagni lascia le quinte con un pensiero alla trasferta di Potenza. Lì dove all'assenza di Manoni si sommerà l'emergenza attacco dopo il cartellino giallo (e la squalifica) rimediati da Di Domenico. «Le statistiche dicono che andiamo meglio fuori casa. A questo punto dovrei dire: meglio giocare in trasferta. Ma dalla partita con la Nocerina traggo indizi confortanti. La squalifica di Di Domenico mi amareggia. Ambrosi è indisponibile. A Potenza giocheremo col solo Deflorio in attacco, è uno schema che proviamo da tempo. Dobbiamo proseguire su questa scia - ha concluso l'allenatore del Taranto - perché in questo campionato nulla è ancora deciso». A creare il caso, indirettamente, è il presidente Blasi, ricordando con somma ingenuità che a Potenza «potremo giocare con due punte: abbiamo anche Catania». Già, Catania: l'eterno incompreso. «E comunque, - ammette ancora Blasi candidamente - a Latina ha segnato anche la mezza punta». Il riferimento è a Manuel Mancini, al piccolo grande golem rossoblù. Catania e Mancini, vietato sbagliarsi. A centrocampo coesistenza difficile. Al "bambino d'oro", che ieri sembrava smarrito, tocca, insieme a Deflorio, tirare la volata. E ai Catania tocca offrire armonia al gruppo. Proprio perché il campionato, come ha ammonito Papagni, non ha detto l'ultima parola. di Fulvio Colucci
A Papagni va bene così Un Taranto bello e sprecone. Il pareggio ottenuto contro
l'ostica Nocerina allunga la serie positiva di risultati (otto) e, in
una giornata dove tutte le dirette concorrenti nella corsa ai playoff
hanno pareggiato o perso, il punto può anche andare bene. Certo
ripensare al replay della gara fa un po' male. Vuoi per le ghiottissime
occasioni sprecate: su tutte la palla gol non finalizzata da Di Domenico
nella ripresa. Vuoi per alcune decisioni arbitrali che non hanno
convinto del tutto: gol annullato e un paio di episodi molto dubbi che
hanno fatto gridare al rigore. Insomma, un po' di rammarico c'è.
Il tecnico rossoblù
sereno Il pari senza reti non turba più di tanto mister Papagni: «Ci è mancato solo il gol per coronare la buona prestazione offerta dalla mia squadra e per allungare le distanze dal Melfi. Le occasioni, per la verità, ci sono capitate. E, paradossalmente, anche in numero maggiore rispetto a quelle piovute sui nostri piedi nelle precedenti partite. Soltanto che, per mera sfortuna, non le abbiamo concretizzate. Ciò nonostante resto abbastanza ottimista per il futuro. La squadra è viva e vitale, ha un suo gioco valido ed essenziale. Non sempre ci capiterà di affrontare una squadra come la Nocerina che bada quasi esclusivamente a difendersi ponendo anche dieci giocatori al di qua della linea della palla». Perchè ha schierato Catania dal primo minuto? «L'idea era quello di mandare in campo Mortari sull'out destro offensivo. Purtroppo il ragazzo ha accusato un problema di lombosciatalgia per cui temevo di dover effettuare la prima sostituzione della partita già nel primo tempo. Invece, per ironia della sorte, sono stato ugualmente costretto ad effettuare il cambio nei minuti iniziali per via dell'infortunio capitato a Micallo. A quel punto ho dovuto rischiare inserendo Mortari perchè non avevo altre pedine in quel ruolo. La prestazione di Catania è stata soddisfacente, ma se avesse messo dentro una delle palle-gol capitategli, avrebbe elevato di parecchio il gradimento da parte di tutti». Come l'è parsa la prova di Larosa come vice-Manoni? «Positiva, in particolar modo nella fase difensiva, tanto è vero che la Nocerina non ci ha mai impensierito». Il gol annullato a Deflorio? «L'azione si è svolta nell'area di rigore più lontana alla mia panchina. Posso soltanto dire di aver visto una gigantesca mischia in cui più giocatori si sono strattonati a vicenda». I suoi giocatori hanno protestato pure per un intervento in area di rigore nocerina su Larosa. «Dalla mia postazione non l'ho visto. E, poi, sapete benissimo che non discuto mai le decisioni degli arbitri». di Giuseppe Dimito
Secondo 0-0 di fila in casa Taranto al secondo 0-0 consecutivo in casa; il precedente risale a due settimane fa quando è stata la capolista Gallipoli a pareggiare senza gol allo "Iacovone". È questo di ieri per i rossoblù il terzo pareggio interno e sempre per 0-0 (il primo era arrivato contro il Latina il 6 novembre scorso). Nonostante il pari il Taranto mantiene il secondo posto con due punti di vantaggio sul Melfi; mancano 5 turni al termine della regolar season e agli ionici restano da disputare tre gare esterne (a Potenza, Rende e Viterbo) e due casalinghe (contro Pro Vasto e Rieti). Il Taranto porta a nove partite consecutive la striscia positiva, con 7 vittorie e 2 pareggi. Era dal torneo 2000-2001 in serie C1 che i rossoblù non collezionavano 9 gare senza sconfitte: il filotto record riuscì negli ultimi 9 turni, (26a-34a giornata), con 5 vittorie e 4 pareggi che consentirono agli ionici di sorpassare il Campobasso e conquistare la promozione in serie C1. Sale a 491' minuti l'imbattibilità casalinga del Taranto; l'ultima rete subita allo «Iacovone» risale al 22 gennaio scorso, Taranto-Vigor Lamezia 0-1 gol di Foderaro al 59' minuto (ricordiamo che era quella la prima gara di Aldo Papagni alla guida del Taranto). Per i rossoblù terzo pareggio interno contro la Nocerina e tutti per 0-0, mentre le vittorie sono 5 per gli ionici ed una per gli ospiti campani. Nel campionato 1929-30 di Prima Divisione l'unico successo della Nocerina che si impone per 1-0; successivamente nel campionato di serie B 1947-48 un 3-0 per il Taranto (segnano Di Fonte, Michelini e Bellucco), poi in Serie B nel 1978-79 finisce 1-0 per i rossoblù con la rete di Galli. Primo 0-0 nel campionato di C1 1981-82, poi sempre in C1 nel 1982-83 un 2-0 per gli ionici (con i gol di Barlassina e Castagnini). Vince ancora il Taranto per 1-0 nel Campionato Nazionale Dilettanti 1993-94 (rete di Caputo) e si ripete con un successo per 3-1 nel torneo di C1 2001-02 (Bennardo, Riganò su rigore e Parente, Koffi per gli ospiti). Infine due 0-0 consecutivi in C2. di Franco Valdevies
Taranto, continua a
vincere Consolidare la seconda preziosa poltrona in classifica. È questo l'obiettivo che Deflorio e soci dovranno inseguire nel pomeriggio (inizio ore 15) contro la tosta Nocerina di Roberto Chiancone. Non sarà facile battere la formazione campana perché quasi certamente, complice anche l'assenza di bomber Mazzeo per squalifica, scenderà allo «Iacovone» in versione "abbottonata" per tentare di portare in Campania un prezioso punticino per la sua classifica. Il Taranto, pertanto, dovrà sfondare il prevedibilissimo bunker difensivo degli ospiti. Papagni non ha deciso la formazione da mandare in campo. Il primo dubbio riguarda la sostituzione di Manolo Manoni (si opererà a Perugia dopodomani): Larosa e Bussi si contenderanno la sua maglia fino a poche ore prima del match. Stanto a quanto trapelato dovrebbe farcela, almeno inzialmente, Larosa. Il secondo riguarda la catena di destra: il trainer rossoblù dovrà scegliere fra Micallo-Mortari e Mortari-Catania. Se la Nocerina, specialista in pareggi, dovesse affidarsi all'unica punta in avanti Greco, i prescelti sarebbero Mortari e Catania i quali assicurano una notevole spinta lungo l'out destro. Se viceversa i molossi dovessero presentarsi con due punte, la scelta ricadrebbe su Micallo e Mortari. Per battere la formazione campana bisogna affidarsi alle stesse «armi» usate negli ultimi due mesi: determinazione, concentrazione, umiltà e spirito di gruppo. Quando le difese avversarie sono chiuse, solitamente ci si affida alle fasce laterali per aggirare il bunker e mettere sulla testa o sui piedi degli avanti di turno la palla buona. La spinta dei tifosi rossoblù sarà molto importante. Ma attenzione. Non bisogna farsi distrarre dai supporters campani. Fra le due tifoserie non corre buon sangue (all'andata ci furono un paio di episodi poco piacevoli); ma bisogna ricordarsi della diffida che pende sullo Iacovone. Non dovrà accadere nulla, né prima, né durante, né dopo. Il rischio è identico. di Giuseppe Dimito
Le statistiche di Franco Valdevies Otto i precedenti di campionato tra Taranto e Nocerina giocati in riva allo Ionio; nel bilancio troviamo in vantaggio i rossoblù con cinque successi contro uno degli ospiti (quest'ultimo conquistato in occasione della prima sfida). La prima gara risale al campionato 1929-30 di Prima Divisione (l'attuale serie C1) e si disputa allo Stadio Littorio (il Corvisea, poi denominato Mazzola) il 13 ottobre 1929; i campani si impongono per 1-0 con la rete di Colombetti al 75', mentre 5 minuti prima il rossoblù Arzeni aveva calciato alto sulla trasferta un rigore. Ecco la formazione ionica schierata dal tecnico Powolny: Giannese, Valente, Moleri, Arzeni, Mazzoleni, Friuli II, Sculto, Cornara, Martino Castellano, De Lorenzo, Carenza. Il 21 marzo 1948, nel campionato di serie B, si impongono per la prima volta gli «arsenalotti» con un secco 3-0 (segnano Di Fonte, Michelini e Bellucco). L'allenatore è Pietro Piselli che manda in campo questa squadra: De Fazio, Mignozzi, Canavesi, Valente, Bernardel, Nonis, Vincenzo Castellano, Petagna, Bellucco, Michelini, Di Fonte. Le due squadre si ritrovano trent'anni dopo, il 10 dicembre 1978, sempre nel torneo cadetto; vince il Taranto per 1-0 con una rete di Galli. Questo l'undici rossoblù guidato da Mazzetti: Petrovic, Caputi, Cimenti, Beatrice, Dradi, Nardello, Galli, Panizza, Gori, Selvaggi, Biscotto. Il 25 ottobre 1981, nel campionato di C1, si registra il primo 0-0. La formazione tarantina guidata da Angelo Carrano si schiera così: Maurizio Rossi, Caricola, Idini, Raise, Scoppa, Picano, Colucci (46' Cassano), Scungio (80' Cimenti), Renzo Rossi, Donati, Barbuti. Il 29 maggio 1983, sempre in C1, il confronto va in scena nella penultima giornata. Il Taranto è in lotta per la promozione ed è primo con 42 punti a pari merito con il Campania, l'Empoli ed il Pescara. I rossoblù superano la Nocerina per 2-0, con i gol di Barlassina e Castagnini, e restano in testa con 44 punti assieme all' Empoli e al Pescara. Nell'ultima giornata il Taranto pareggiando per 0-0 a Salerno perde la promozione in B (nonostante una striscia finale positiva di 18 gare con 8 successi e 10 pareggi) a vantaggio di Empoli e Pescara. Il 10 ottobre 1993, nel Campionato Nazionale Dilettanti, i rossoblù vincono per 1-0 (segna Caputo al 56'), quindi ancora un successo per il Taranto, per 3-1, il 21 aprile 2002 in serie C1. Questa nell'occasione la formazione tarantina schierata da Simonelli: Di Bitonto, Galeoto, Siroti, Bennardo, Pisano, Monza, Marziano, Cazzarò, Triuzzi (80' Andrisani), Parente (68' Cariello), Riganò. Ionici in gol al 1' minuto con Bennardo, pareggia al 23' Koffi, quindi al 45' rigore di Riganò e al 63' rete di Parente. 0-0 nell'ultima sfida disputata il 10 ottobre 2004 in serie C2. Con questo pareggio il Taranto, guidato da Sabadini, conquista il primo punto stagionale dopo 4 sconfitte di fila con 15 gol al passivo ed uno solo realizzato. Questi i rossoblù in campo: Signorile, Arabia, Maddé, Sangermano, Marrazza, Bracco, Mollo, Del Gaudio (81' Magno), Fumarola, Mignogna (71' Malagnino), Amico (79' Beltrame). di Franco Valdevies
I campani privi di
Mazzeo Gli ultimi tre risultati positivi - un pareggio contro il Viterbo e due successi contro Marcianise e Melfi - hanno permesso alla Nocerina di distanziare di tre lunghezze la zona playout. La compagine guidata da Roberto Chiancone, costituita da giovani calciatori di belle speranze, - su tutti il bomber Mazzeo -, e rinforzata dall'apporto di elementi di sicura affidabilità come il difensore Esposito (un ex insieme al centrocampista Bruno), i centrocampisti Rocco e Piemonte e l'attaccante Greco, giunge a Taranto consapevole della forza dell'avversario ma, allo stesso tempo, senza dover inseguire un risultato positivo a tutti i costi. È nel girone di ritorno che i rossoneri hanno ingranato la marcia in più verso la conquista della permanenza in quarta serie: quindici punti in undici gare, - frutto di quattro vittorie, tre pareggi e quattro sconfitte -, rispetto ai diciotto punti (due vittorie, dodici pareggi e tre sconfitte) conquistati in un girone di andata piuttosto deludente, in cui i campani hanno spesso subito la rimonta degli avversari dopo essere passati in vantaggio. A consolidare la classifica ha contribuito anche la sessione invernale del calciomercato. Il direttore sportivo Belmonte ha rinforzato l'organico con gli innesti dei difensori Castorina, Imparato e Marcuz, dei centrocampisti Bruno (prelevato in prestito dal Taranto) e Romito e della punta Nardi. Chiancone adotta un classico 4-4-2. I due esterni di centrocampo, Ramora e Buonocunto, sono molto veloci ed abili a giocare su entrambe le corsie esterne con l'esperto Greco abile a creare i varchi giusti per gli inserimenti di Mazzeo. La squalifica del capocannoniere del girone C della serie C2, - al comando con 16 reti -, potrebbe indurre l'ex tecnico di Martina e Brindisi ad adottare un atteggiamento più prudente, con 5 centrocampisti alle spalle dell'unica punta Greco. Dinanzi a Schettino, pertanto, la linea difensiva potrebbe essere composta da Marcuz, Di Martino, Esposito e Di Giorgio; gli interni di centrocampo saranno Bruno, Rocco e Piemonte, con Ramora (a destra) e Buonocunto (a sinistra) pronti a supportare Greco. Se dovesse essere confermato il 4-4-2, invece, sarebbe Di Giacomo il sostituto di Mazzeo. di Fabio Di Todaro
Presidente pornostar Da oggi in poi Cicciolina, alias Ilona Staller, tiferà Pontedera calcio. Perché? Solidarietà con un paio di colleghe appena elette presidenti della squadra. Si tratta della lapdancer polacca Karolcia e della porno pornodiva pisana Valentine Demy. La continuità con il passato della squadra granata verrà garantita dall'ex presidente Carletto Monni, ora amministratore delegato.
Larosa passa avanti Il dubbio esiste, ma Aldo Papagni sta cercando di
dissiparlo. Al Taranto manca solo un tassello per completare la
formazione: a centrocampo, ovviamente. Perché l'utilità di Manolo
Manoni era stata appena ufficializzata. Ma il ginocchio rotto del
mediano biondo costringe a cambiare tutto: a trovare altrove la quantità
e il senso tattico dell'ultimo acquisto del mercato di gennaio, a
superare gli impacci che l'assenza di una pedina diventata importante
rischia di provocare nell'impianto. Due nomi: Ciccio Larosa e Andrea
Bussi. Caratteristiche leggermente differenti: Larosa ha un po' di
qualità in più, ma a volte pecca di disciplina tattica, mentre Bussi
ha un diverso modo di stare in campo che potrebbe agevolare la copertura
in fase di non possesso. Il ballottaggio, secondo consuetudine, verrà
trascinato fino all'ultimo, ma le ore che passano fanno pendere la
bilancia dalla parte di Larosa.
Deflorio punta al
sorpasso Deflorio, ripartiamo dalla rimonta di Latina. «Abbiamo cominciato male, eravamo deconcentrati e al primo affondo siamo passati in svantaggio. Poi ho fallito il rigore, ma è emerso il carattere di questa squadra che ci ha consentito di ribaltare il risultato contro un Latina affamato di punti». Un gol da cineteca, tra i più belli della stagione, e un rigore fallito (Deflorio non sbagliava un penalty dal 17 ottobre 2004 nella gara Teramo-Reggiana). Un concentrato di emozioni in meno di venti minuti. «L'errore dal dischetto mi ha buttato giù, nonostante mi sia capitato diverse volte nell'arco della carriera. L'esperienza, però, mi è servita per tirare fuori dal cilindro la giocata del pareggio nonostante avessi grosse responsabilità. Sono stato bravo e fortunato perché, se la palla non fosse passata sotto il braccio di Orlandi, non sarebbe mai entrata». La quarta vittoria esterna consecutiva vi ha portato a nove punti dal Gallipoli. C'è il rammarico di non aver vinto lo scontro diretto due settimane fa? «Se non vinci il campionato, hai sempre qualcosa da recriminare. Adesso siamo al secondo posto, ma se fossimo partiti con la convinzione che abbiamo assunto da un paio di mesi saremmo ancora in lotta per la promozione diretta. Il Gallipoli è stato concentrato sin dalle prime partite e adesso, pur rallentando un po' la marcia, gode di un sicuro margine di vantaggio». Gestione Marino: 7 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte. Gestione Papagni: 7 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta. Cosa è cambiato da due mesi a questa parte? «Il mister ha avuto il merito di ricompattare un gruppo sfiduciato, messo al tappeto dalle quattro sconfitte consecutive. È un profondo conoscitore della categoria e ha capito subito che era prioritario intervenire sulla fase difensiva. Quando una squadra si difende bene è difficile che perda le partite. E poi c'è stata la nostra reazione. Dovevamo tagliare il traguardo dei playoff ed era necessario un cambio di rotta per non gettare all'aria un intero campionato». Crede che la griglia playoff sia già definita? «Ci sono diciotto punti in palio che possono stravolgere la classifica. La nostra situazione è sicuramente privilegiata perché, vincendo tutte le gare, arriveremmo sicuramente alle spalle del Gallipoli. È questo il nostro obiettivo. E per centrarlo sarà necessario mantenere alta la concentrazione». E Deflorio chi preferirebbe incontrare negli spareggi per la promozione? «Adesso eviterei la Cisco Roma. È un'ottima squadra, può contare su giocatori importanti e con tanta esperienza. Ma il campionato non è finito e fino al 7 maggio potrei cambiare idea». L'infortunio di Manoni rappresenta l'unica nota stonata nel momento migliore di questa stagione. Come reagirà la squadra? «È una grave perdita, sotto il profilo umano e tecnico. Era diventato fondamentale per gli equilibri della squadra, superarlo era davvero difficile. Aveva le caratteristiche dell'incontrista che ci erano mancate fino a gennaio. Ma Papagni, adesso, ha soltanto l'imbarazzo della scelta: Larosa, Bussi e Deleonardis sarebbero titolari in qualsiasi altra compagine di questo girone e riusciranno a non far rimpiangere Manoni». Domenica, intanto, arriva la Nocerina. Che tipo di gara prevede? «È una squadra di buon livello, reduce da due vittorie consecutive e quasi fuori dalla zona playout. Ma è costituita da molti giovani che, in una platea come Taranto, cercheranno di mettere in mostra le loro qualità. Noi vogliamo continuare a vincere e cercheremo di imporci con il carattere, l'esperienza e la qualità che appartengono al nostro gruppo». Fermato da una squalifica, non ci sarà Fabio Mazzeo, miglior realizzatore del girone C. L'occasione è propizia per avvicinare il primo posto nella classifica dei marcatori. «È un obiettivo personale, ma sarei bugiardo se dicessi che non ci penso. Sono stato capocannoniere in C1 (nella stagione 2000-01 con la casacca del Crotone siglò 28 reti in 31 partite, ndr), adesso voglio ripetermi in C2. E dando una mano al Taranto per centrare la promozione. Domenica ho una buona occasione per avvicinare la vetta. Speriamo di riuscirci». Guardiamo oltre questo campionato: quale sarà il destino di Andrea Deflorio? «Non ne ho ancora parlato con la società, ma la speranza è quella di rimanere a Taranto. Ma non decideremo nulla prima del termine della stagione. Sto vivendo un'annata magica, ho ritrovato la voglia e la carica che solo alcuna piazze riescono a trasmetterti. Le offerte non mancano, ma a gennaio ho rifiutato persino la serie B pur di rimanere qui. Quando firmai feci una promessa con il presidente Blasi. Quale? A giugno vedremo se l'avrò mantenuta». di Fabio Di Todaro
Iacovone, capienza a
15mila Taranto-Gallipoli è finita sotto la grande lente d'ingrandimento della Commissione di Vigilanza che si è dovuta riunire ieri mattina per valutare soprattutto un paio di fatti poco piacevoli verificatisi prima dell'inizio del match. Sembra, infatti, che siano circolati alcuni biglietti falsi e che almeno una porta d'ingresso allo stadio non abbia adeguatamente tenuto la pressione dei tifosi che avevano fretta d'entrare all'interno dello stadio. Alla luce di questi incresciosi episodi e per garantire l'incolumità di tutti i supporters, sia in riferimento alle ultime gare di campionato che a quelle dei playoff, la Commissione ha deliberato che a partire dalla gara interna del sabato di Pasqua contro la Pro Vasto, la capienza dello "Iacovone" venga portata dagli attuali 9600 posti a 15mila. Per effetto di tale estensione, in ossequio al Decreto Pisanu, i biglietti dovranno essere nominativi, bisognerà prevedere un incremento degli steward che vigileranno sugli spettatori sotto la direzione del funzionario di Polizia di turno ed il rafforzamento delle porte d'accesso allo stadio (è stata constatata la presenza di molta ruggine). Tali adempimenti sono a carico della Taranto Sport. Per quanto riguarda, invece, i lavori di stretta pertinenza del Comune (tornelli, videosorveglianza e quant'altro) la Commissione vigilerà affinché gli stessi vengano effettuati nei tempi previsti dalla legge (come è noto c'è stato uno slittamento fino a fine giugno). Intanto la squadra ha proseguito ieri pomeriggio la preparazione in vista dell'ostica gara interna con la Nocerina. I precedenti con la tifoseria ospite sono poco piacevoli, ma non bisogna dimenticare la diffida. La vittoria per 1-0 (gol di Domenico) nel triangolare di Monopoli ha accresciuto l'entusiasmo. Ambrosi è stato a riposo. A parte Mignogna (contrattura alla coscia). Per la formazione Papagni ha un paio di dubbi: Larosa o Bussi come vice Manoni, la catena di destra (Micallo-Mortari o Mortari-Catania?). Infine la Disciplinare ha ridotto a 2mila euro la multa per Taranto-Gallipoli. Il club rossoblù era difeso dall'avv. Lele Di Ponzio. di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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