Torna all'elenco delle settimane disponibili

Papagni va all'attacco
Contro il Potenza il Taranto parte con una sola punta, ma con uno schieramento molto offensivo: «Non è il numero di attaccanti che decide l'atteggiamento»

Ha detto, in tempo utile, di credere molto in un calcio flessibile. E continua a dimostrare di essere (tatticamente) un creativo. Aldo Papagni ha disegnato il Taranto che giocherà a Potenza. E lo ha disegnato in un modo originale. Parte dal 4-5-1, perché ha solo Deflorio come punta di ruolo. Ma in realtà schiera una squadra più offensiva di quella abituale, portando più uomini di prima nella zona alta, quando si entra in possesso del pallone. La formazione è fatta, perché non ci sono poi tantissime alternative: «Direi, piuttosto, che non ci sono alternative per lo schieramento da adottare, ma non negli uomini. In organico ho gente che mi dà, invece, ampia possibilità di scelta e che ritengo molto affidabile. Le assenze ci addolorano, ovviamente: ma chi gioca non demerita». 
Lo schieramento, si diceva. Diverso dal solito, più offensivo di quanto sembri: «E' chiaro: uno gioca come punta centrale, ma gli altri hanno caratteristiche offensive. Non riduco il sistema di gioco ad un numero: perché un modulo, così, dà l'idea della staticità, mentre noi dobbiamo essere dinamici. E non dirò mai se questo è un 4-5-1 o altro, perché darei anche alla squadra un segnale, inconscio, contrario al dinamismo che chiedo ogni giorno». Parlando senza numeri, allora, rimane solo la riflessione. Chiara l'intenzione: un attaccante, ma una maggiore presenza e densità offensiva. «Perché ritengo che il gioco offensivo non si valuti dal numero di attaccanti di partenza, ma dai movimenti, dai tagli, dall'atteggiamento di una squadra. Tutti hanno il compito di diventare offensivi nel momento in cui si ottiene il possesso del pallone». 
Papagni è disteso. Sorride, perché l'applicazione della squadra l'ha convinto: «Li ho visti bene, forse i miei due giorni di assenza li hanno anche tranquillizati. Scherzi a parte: il gruppo è in buonissima condizione, tanto mentale, quanto fisica». Anche il Potenza sembra essere nella stessa situazione: «Infatti l'insidia è il buon momento dei potentini: ho visto una videocassetta, ne vedrò un'altra nelle prossime ore. E ho anche alcune relazioni. Li conosco, ma soprattutto conosco i miei: sappiamo cosa fare e sappiamo, anche, di non poter fare a meno dell'umiltà, della compattezza, del carattere. In questo periodo, poi, le difficoltà aumentano: tutte le squadre hanno un obiettivo vicino, tutte hanno bisogno di punti, vincere diventa difficile. Ma noi dobbiamo provarci». 
Abile psicologo, pure. Papagni quasi non risponde di fronte ad un'osservazione: restano due partite in casa e tre in trasferta. Un sorriso, prima. La battuta, poi: «Non lo sapevo». Eccola spiegata: «Non dobbiamo mai essere preoccupati, perché rischiamo di bloccarci, di caricarci troppo. Non preoccupati, ma occupati. Occupati a migliorarci, a crescere tatticamente, a continuare nella strada che abbiamo intrapreso». Aboliti i calcoli: «Non è il momento di gestirci, non sarebbe neanche intelligente: ora abbiamo il Potenza e dobbiamo giocarci la partita al massimo delle possibilità. E' stupido pensare di gestire le energie per i playoff. Anche perché ai playoff non siamo ancora arrivati». di Fulvio Paglialunga07 aprile 2006

Taranto, Deflorio unica punta
Papagni vara il 4-5-1 con Bussi. Micallo non ce la fa. Mancini (tripletta) e Larosa avranno licenza di attaccare lo spazio. Ai lati Catania e De Liguori. Mortari in difesa. Sette gol nel test di ieri con la Berretti

Papagni non ha fatto pretattica nel corso della partitella infrasettimanale giocata contro la formazione Berretti, dando volto ed identità tattica alla formazione che dovrebbe scendere in campo dopodomani al "Viviani" di Potenza. Le assenze di Di Domenico (squalifica) e Micallo (i plantari non hanno funzionato come si sperava per cui il napoletano è ancora alle prese con i dolori tibiali) hanno schiuso definitivamente la porta all'innovativo 4-5-1 che sarà utilizzato nella fase di non possesso: costituirà una cerniera molto fitta nella zona nevralgica che, nelle intenzioni di Papagni, non dovrebbe consentire ai lucani di condurre serie minacce alla porta di Gori. Per quanto riguarda la formazione è previsto l'impiego dal primo minuto di Andrea Bussi come "guardiano" della difesa. Sarà questa la novità più eclatante. L'altra mossa sarà l'utilizzazione di Mortari come esterno basso al posto di Micallo (ma il leccese aveva già giocato domenica in quel ruolo... praticamente dall'inizio). A Potenza, pertanto, scenderà in campo la seguente formazione: Gori; Mortari, Caccavale, Pastore, Manni; Catania, Mancini, Bussi, Larosa, De Liguori; Deflorio. In fase di possesso e, quindi, d'impostaziome della manovra, Papagni ha ideato a metà campo un sorta di "alberello rovesciato" che ha come vertice basso Bussi, come rami collaterali Mancini e Larosa e come vertici alti Catania e De Liguori. I due interni saranno chiamati ad attaccare gli spazi centrali, proponendosi con grande determinazione come "finisseur" dell'azione. I due esterni (in particolar modo Catania), invece, "taglieranno" la trequarti puntando ad accompagnare Deflorio nella soluzione dai sedici metri. Ed anche oltre. La partitella è stata abbastanza tonica, evidenziando una squadra in buona salute. Nel primo tempo, durato 38', si sono visti 7 gol. Ha giocato la formazione che dovrebbe scendere in campo a Potenza con l'unica eccezione di Manni, sostituito in maniera egregia (e non è il primo giovedì che capita) da Prosperi. Hanno segnato: Mancini (tripletta), Larosa, Catania, Deflorio e De Liguori. Nella ripresa, durata 36', spazio agli alti componenti della rosa: Gentili; Martinelli, Capone, Prosperi, Manni; Mortari, Malagnino, Deleonardis, Catania, il baby Maiorino; Di Domenico. Ovviamente sono stati utilizzati gli stessi schemi del primo tempo con Deleonardis vertice basso, Malagnino e Catania incursori, Mortari e Maiorino esterni pronti all'inserimento centrale. Non sono state realizzate reti. Micallo ha girato a parte; Ambrosi ha fatto piscina al mattino; Mignogna sta proseguendo la cura per guarire dallo stiramento che lo affligge dall'amichevole di Monopoli. Manni ha saltato l'allenamento della mattinata per un leggero raffreddore. Il programma non subirà variazioni. Oggi altra seduta. Domattina rifinitura e partenza per il ritiro in Basilicata. di Giuseppe Dimito07 aprile 2006

«Squadra in salute»
Papagni: «Riprendere la marcia in vista dei playoff». Oggi la Caf su Passiatore

Papagni ostenta serenità. Il suo intento è quello di ridare fiducia all'ambiente-tifoseria, un tantino scosso dal mezzo passo falso di domenica scorsa contro la Nocerina: «A Potenza dovremo riprendere la marcia d'avvicinamento ai playoff. Il nostro obiettivo è fare bene. E per fare bene servono: umiltà, determinazione, sacrificio, carattere, compattezza, aiuto reciproco». Come ha visto la squadra? «Bene. È in condizione, come suol dirsi. Ma non è una novità assoluta. È almeno da due-tre settimane che ha ritrovato una buona salute psico-fisica che ci fa ben sperare nel futuro. Prossimo ed a più lunga scadenza». Cambierà modulo a Potenza? «Per forza. Sono le assenze che condizionano, a volte, le scelte: tattiche e di utilizzazione degli uomini. Fortunatamente ho una rosa abbastanza vasta che mi consente di effettuare gli opportuni ricambi. Ma non mi soffermerei sui numeri tattici perché i moduli di gioco sottintendono determinate posizioni sul campo e, soprattutto, delle ben precise dinamiche di gioco che i giocatori chiamati a svilupparle, le devono mettere in pratica con grande convinzione e determinazione». Che squadra è il Potenza? «Di preciso non posso dire molto. Finora ho visionato soltanto una cassetta. Attendo da un momento all'altro di visionarne un'altra. Dalle informazioni ricevute so che sta attraversando un buon momento di forma, che gode di ottima salute, che ha un gioco molto dinamico e che ha gente che corre moltissimo. Non è ancora tranquillo. Del resto, a cinque giornate dalla fine, ritengo che tutte le formazioni intendano agguantare ciò che necessita per centrare i rispettivi obiettivi. Noi non dobbiamo commettere l'errore di gestire le risorse per cui le mie scelte saranno dettate unicamente dall'ottima condizione psico-fisica dei singoli». Oggi, intanto, alla Caf si discute il ricorso della società avverso la condanna al pagamento di 26mila euro per la mancata convocazione di Passiatore al ritiro di Penne. 07 aprile 2006

Potenza, ecco undici conferme
Contro il Taranto, Porta promuove in blocco la squadra di Melfi. I lucani vogliono archiviare definitivamente il discorso salvezza. Mister Papagni con diversi problemi di formazione

Mister Porta non cambia il "suo" Potenza. Domenica prossima, nel delicato match interno contro il Taranto, il tecnico campano si affiderà agli stessi uomini che hanno affrontato il derby contro il Melfi. Una scelta precisa, "figlia" degli ultimi risultati positivi e confermata dalla partitella in famiglia di ieri pomeriggio al Viviani. Sotto una pioggia battente, in un terreno di gioco che mostra tutti i segni del duro inverno lucano, Porta ha verificato la condizione generale del gruppo traendone utili indicazioni. Unico assente di "giornata" il centrocampista campano Alessandro Troise, colpito da un leggero stato febbrile, che, tuttavia, non dovrebbe inficiare la sua presenza tra i diciotto convocati per domenica prossima. Dunque nessun cambiamento di uomini in vista, ma piena fiducia ad un gruppo che nelle ultime domeniche ha saputo dare sul campo prova di compattezza e carattere. Al di là della serie positiva (due vittorie e due pareggi nelle ultime quattro giornate) e della risalita in classifica, quello che ha fatto felice il tecnico rossoblù è stato il buon livello delle ultime prestazioni, l'impegno, la determinazione messa in campo dal gruppo. Ovvia, a questo punto, la conferma in «blocco» della squadra, nonostante una certa (ed inconsueta) abbondanza di scelte, soprattutto offensive, dopo i recuperi di Di Roberto e Delgado. Ma se il campano è da considerare «abile arruolato» al cento per cento (sarà sicuramente in panchina) per Delgado c'è ancora qualche perplessità. Probabilmente il giovane attaccante iberico rimarrà ai "box" anche questa domenica per essere disponibile tra sette giorni (sabato 15 aprile) nella trasferta di Gallipoli. Confermato anche l'assetto tattico (4-4-2) presentato nelle ultimi turni di campionato con Morello, punta centrale, e Nolè, libero di svariare da destra a sinistra, terminali offensivi, supportati dagli inserimenti di Pignatta, Maisto e Dettori. Per un Potenza che vive di "certezze" c'è un Taranto che si presenterà al Viviani non al top della forma. Le assenze di Di Domenico (squalificato) Ambrosi, Mignogna e Manoni (infortunati) ed una certa involuzione nel gioco, ravvisata nel match interno contro la Nocerina, preoccupano il tecnico Aldo Papagni che potrebbe ridisegnare l'assetto della squadra (4-4-1-1) con l'inserimento di Catania alle spalle di Deflorio ed un centrocampo composto da Mortari (in vantaggio su Malagnino), Mancini, Bussi (favorito su Larosa) e De Liguori. Da non scartare l'ipotesi estrema di un Taranto più coperto (4-5-1) con Catania sulla linea dei centrocampisti e Deflorio unica punta. di Sandro Maiorella07 aprile 2006

Blasi a "Quelli che il calcio..."

Alla trasmissione domenicale di RAI 2 parteciperà domenica 9 aprile il presidente del Taranto Luigi Blasi. Il nostro Presidente è stato invitato da Simona Ventura in virtù dei buoni risultati che la nostra Società sta ottenendo sia dal punto di vista della gestione che in ambito sportivo.07 aprile 2006

Il Potenza "vuole" il derby in rossoblu
Iuliano: «Rispettiamo il Taranto ma non lo temiamo»

Prosegue, a ranghi compatti, la preparazione del Potenza in vista della sfida interna di domenica prossima contro il Taranto. Con il rientro a tempo pieno di Delgado, mister Porta può contare finalmente su tutta la rosa. Un ulteriore segnale positivo, in un momento particolarmente brillante per la formazione lucana reduce da quattro risultati utili consecutivi (due vittorie e due pareggi). «Speriamo di continuare con questo passo - ha commentato il numero "uno" rossoblù, Rino Iuliano - e conquistare un buon risultato anche contro il Taranto. Ci teniamo moltissimo a questo match, non solo per dare maggior consistenza alla nostra classifica, ma anche per farci perdonare la brutta prestazione della gara di andata. Forse quello è stato il peggior Potenza della stagione». Una sconfitta (2 a 0 il finale) secca, meritata, maturata nei primissimi minuti, con i lucani assolutamente "assenti" in balìa degli avversari per tutta la partita. Proprio Iuliano fu tra i protagonisti (nel bene e nel male) di quella sfortunata quanto opaca prestazione. «Dopo cinque minuti - ha ricordato il "portierone" campano - eravamo già sotto di due gol (reti Di Domenico e De Florio). La partenza del Taranto ci ha completamente frastornati. Un uno-due micidiale che ci ha tramortiti. Non siamo stati in grado di reagire, di giocare, di difenderci. In pratica non siamo mai entrati in partita. Le critiche nei miei confronti? Logiche dopo aver preso due gol in cinque minuti di cui uno su punizione. Per fortuna mi sono ripreso subito altrimenti poteva finire in una autentica debàcle. Ma quello era un altro Potenza, oggi le cose sono molto cambiate. La squadra da gennaio si è compattata, ha acquisito maggior fiducia nei propri mezzi, trovato la mentalità giusta per affrontare questo campionato ed i risultati sono arrivati». C'è grande sicurezza nelle parole di Rino Iuliano, una tranquillità che nasce da una seconda parte di stagione molto positiva. Dopo aver fermato il Melfi, i rossoblù ci proveranno anche contro il Taranto. «Rispettiamo tutti - ha confermato Iuliano - ma non temiamo nessuno. Siamo in grado di giocare alla pari contro ogni avversario. Domenica prossima sarà necessario mantenere alta la concentrazione, essere sempre attenti e determinati. Il Taranto è una grossa squadra ma noi dobbiamo sfruttare al massimo il momento positivo che stiamo attraversando». Un Potenza deciso a non mollare dunque, voglioso di conquistare punti pesanti per archiviare in modo definitivo la pratica salvezza. «Dobbiamo ancora sudare - ha concluso Iuliano - per poterci considerare salvi. La classifica è buona , ma il calendario non ci aiuta (dopo il Taranto c'è la trasferta di Gallipoli) per cui dobbiamo evitare pericolosi cali di tensione. Fino a quando la matematica non ci darà la sicurezza della permanenza dobbiamo rimanere concentrati». Oggi pomeriggio al Viviani le prove generali per la match di domenica prossima . Mister Porta testerà squadra ed assetto tattico nella consueta partitella in famiglia di metà settimana. Difficile comunque, che il tecnico decida di fare cambiamenti, rispetto alla formazione che ha pareggiato nel derby di Melfi. di Sandro Maiorella06 aprile 2006

Deflorio rimane solo
L'attaccante del Taranto domenica dovrebbe giocare come unica punta: «Può essere un vantaggio: non darei riferimenti. Ma anche con Catania...»

Andrea Deflorio, domenica, si troverà da solo. Questione numerica (Di Domenico, la sua spalla, è squalificato: non ci sono più attaccanti) e tattica (Papagni sembra intenzionato a giocare con il 4-5-1, piuttosto che con Catania seconda punta). A Potenza, se le cose stanno così, sarà l'unica punta: «Adesso - attacca - non posso dirlo: di certo c'è che Ambrosi non è disponibile e Di Domenico squalificato. Quindi è rimasto solo Catania e - è prevedibile - ci sarà qualcosa di diverso. Giocherò da prima punta, forse unica. Può essere un vantaggio, perché con il mio modo di giocare non daremmo punti di riferimento agli avversari. Sono abituato a muovermi molto, a svariare: chissà». 
Un vantaggio, ma non una preferenza. Deflorio riesce a sdoppiare il ragionamento: quello che alla squadra può servire non sempre è la cosa che più gli piace fare. Ma non è un problema: «Dovendo scegliere, è normale, preferisco giocare con un attaccante centrale, per girargli intorno, per avere un appoggio fisso, un giocatore che crea spazi per gli altri». Ventisei partite, sei modi diversi di affrontarle: Deflorio ha avuto come spalle Gambino, Catania, Di Domenico, Ambrosi, ma ha anche giocato come unica punta (a Gallipoli) o in un tridente formato da lui, Ambrosi e Di Domenico (contro la Vigor Lamezia). Troppo diplomatico, per fare una classifica di gradimento. Eppure ne parla: «Con Ambrosi, purtroppo, ci siamo trovati nel periodo peggiore: non è andata male, anche perché so come gioca. Però in quel momento tutto sembrava difficile. Con Catania mi sono trovato benissimo perché anche lui è uno che si muove tantissimo, che riesce a integrarsi. Con Di Domenico abbiamo avuto il vantaggio del tempo: abbiamo giocato insieme spesso e l'intesa è sempre cresciuta. Adesso abbiamo gli equilibri giusti, perché il suo modo di giocare, facendo sponda e fungendo da punto di riferimento, si completa con il mio». Il quarto giallo, però, lo priva della sua spalla abituale: «A me piacerebbe nuovamente giocare con Catania. Ma non voglio che appaia come un suggerimento, anche perché ho detto prima che pure giocare come unica punta sarebbe un vantaggio per la squadra. E poi ho l'impressione che al nostro tecnico piaccia molto l'idea di giocare con questo 4-5-1 che, in realtà, assomiglia più ad un 4-3-3». 
Deflorio rappresenterà un attacco che deve tornare a segnare: «Ma nemmeno contro la Nocerina possiamo rimproverarci nulla: pareggiare così non è male. Perché abbiamo dimostrato di essere una squadra viva, di stare bene». Un suo gol varrebbe tanto: per il Taranto, ma anche per marchiare ancora di pià la propria stagione. Deflorio ha segnato tredici gol, Riganò, che detiene il record di segnature di un rossoblu nel campionato di C2, ne ha fatti quattordici: «Volete che ve lo dica? Ci tengo a batterlo. Perché un record è sempre un record. Io, poi, ne detengo già uno, bellissimo, che custodisco gelosamente (il record di gol fatti in una stagione in C: ventotto, ndc). E' un record che proprio Riganò è stato vicino ad eguagliare. Ora le parti si sono invertite e sarei felice di riuscire in questa piccola impresa: Riganò, domenica, mi ha fatto i complimenti: è stato davvero un piacere. E anche i record sono un piacere. Non sono, però, un chiodo fisso. Sono, semplicemente, un bel pensiero: sono venuto qui per fare qualcosa di buono: potrei cominciare a riuscirci personalmente e trascinare anche la squadra». di Fulvio Paglialunga06 aprile 2006

Taranto, a Potenza col 4-5-1?
Oggi torna Papagni. Test in famiglia. Micallo recupera

Micallo sta meglio. Pur non avendo ieri partecipato all'allenamento (diretto ancora una volta da Degli Schiavi per l'assenza di mister Papagni, impegnato a Coverciano al master di allenatore di prima categoria), l'ex fermano è sulla via della guarigione. Gli esami clinici hanno dato esito negativo per cui il dott. Petrocelli lo ha dichiarato abile alla ripresa degli allenamenti. Dovrà soltanto portare dei plantari speciali per evitare di essere colto da crampi così come accadde domenica con la Nocerina. Ieri hanno ancora lavorato a parte Ambrosi e Mignogna, ma la circostanza non costituisce una novità. I due dovrebbero essere pronti per la prossima gara interna con la Pro Vasto. Deflorio e Di Domenico hanno ieri saltato la partitella finale a scopo precauzionale. Oggi sono previste due sedute alla presenza di mister Papagni rientrato ieri sera. Al mattino lavoro tecnico-tattico; nel pomeriggio è prevista la partitella contro una delle due formazioni giovanili. Costituirà la prova generale in vista della difficile trasferta di Potenza. L'indisponibilità di Di Domenico per squalifica potrebbe fare da "apripista" ad una leggera correzione del modulo finora messo in campo (4-4-2). Si potrebbe passare, infatti, al 4-5-1 con l'inserimento di Andrea Bussi al centro del quintetto di centrocampo per assicurare maggior filtro in quella zona nevralgica, orfana di Manolo Manoni (il ragazzo è ritornato a casa dopo l'intervento al ginocchio). Per il resto la formazione anti-Potenza non dovrebbe subire variazioni: Gori in porta; Micallo, Caccavale, Pastore, Manni in difesa; Mortari, Larosa, Bussi, Mancini, De Liguori in mezzo; Deflorio in avanti. Malagnino e Catania potrebbero contendere a Mortari la maglia di esterno alto offensivo. Da ieri sera sono in vendita i 500 biglietti per assistere a Potenza-Taranto al "Viviani". Il prezzo è di 8 euro senza diritti di prevendita. Si possono acquistare nei soliti punti-vendita: bar Cubana (via Acclavio), bar Essential (via Dante) e tabaccheria Policicchio (via Orsini). di Giuseppe Dimito06 aprile 2006

«Ci vediamo a luglio»
La voglia di Manoni

Ti aspetti di sentirlo con il morale sotto i tacchi, ma l'infortunio sembra essere un lontano ricordo. Manolo Manoni ha voglia di correre. Vuole ridurre al minimo i tempi di recupero per tornare arruolabile nel più breve tempo possibile. «L'intervento è andato bene, anche se avverto ancora un po' di dolore. Adesso inizia la fase più difficile: dovrò lavorare da solo per quattro mesi prima di riaggregarmi ai compagni. In questo periodo, però, ho ricevuto molte testimonianze di affetto. La società, i compagni, il mister mi sono stati vicini ed è a loro che chiederò aiuto nei momenti di difficoltà». Appena sette gare con la casacca rossoblù gli sono bastate per raccogliere un plebiscito di consensi. Manoni non se l'aspettava. «Non mi era mai capitato di legarmi ad una tifoseria in così poco tempo. Appartengo a quella categoria di calciatori "operai" che difficilmente vengono osannati. Invece i tifosi del Taranto hanno saputo apprezzare le caratteristiche di un atleta che ama la sua professione e cerca di svolgerla sempre nel migliore dei modi». Il suo contratto scade a giugno. Del futuro se ne parlerà a stagione finita. «Mi piacerebbe continuare a far parte di questo gruppo. Il Taranto mi ha dato la possibilità di lottare per un campionato di vertice e spero che qualcuno abbia apprezzato le mie qualità e la voglia di sacrificarmi. L'infortunio, purtroppo, mi ha fermato nel momento migliore. Ma ci ho messo poco per farmene una ragione: le vere disgrazie della vita sono altre». Manoni parla da una stanza d'ospedale di Perugia, ma conosce tutte le ultime vicende della sua squadra. E parte da una considerazione della gara contro la Nocerina. «Mi hanno detto che ci è mancato soltanto il gol. Abbiamo creato diverse occasioni, ma siamo stati imprecisi in fase di finalizzazione. Ma guardo anche il risvolto positivo della medaglia. Queste sono gare strane, che rischi di perdere subendo un solo tiro in porta. E, poi, è passata una giornata di campionato senza che variasse il distacco in classifica». L'arrivederci è a luglio, con la speranza di vederlo ancora con la casacca del Taranto. Manoni stupisce tutti. «Ci vediamo per la gara con la Pro Vasto. Ci scambieremo gli auguri di Pasqua, con la speranza di poter festeggiare un'altra vittoria. E, poi, non dimenticate che a giugno abbiamo un traguardo importante da raggiungere». Auguri, Manolo. di Fabio Di Todaro06 aprile 2006

Spezia sogna, il Genoa affonda
Due a zero per gli aquilotti nel derby ligure. Tafferugli in stazione, un arrestato Doppietta di Guidetti Con un gol per tempo l'attaccante, classe 76, infilza i grifoni. Ora è capocannoniere del girone con 13 reti. Genoani abbastanza avviliti e sfortunati ma ancora in testa

Finisce due a zero il derby tanto atteso: Spezia alle stelle, Genoa all'inferno. In una sfida interminabile, durata molto più di novanta minuti, prevalgono gli acquilotti ora secondi a due punti dal grifone. Se al Genoa venissero tolti i tre punti in bilico, per lo Spezia significherebbe primato. A cinque giornate dal termine, tutto è ancora possibile.
Il catino del Picco sembra un insolito luogo di socialità, rispetto a una città blindata i cui unici movimenti sono quelli dei mezzi e uomini della polizia, guardia di finanza e carabinieri. Gli spezzini se la ridono e la curva degli ultras è già stracolma a mezzogiorno. L'atmosfera è quella delle grandi occasioni. «Noi ci crediamo» è il mantra del Picco. Pochi istanti prima del fischio d'inizio, al bianconero dello stadio si aggiungono il rosso e il blu. Uno striscione ironizza: «Mamma li barbari», la Nord è arrivata.
Per i genoani però inizia male e finisce peggio: passa un solo minuto e l'idolo locale Guidetti, classe 76, una presentazione speciale per lui durante la lettura delle formazioni, sfrutta la difesa del Genoa disposta "a presepe" e insacca su Scarpi in uscita. Niente male e il Picco esplode. Il Genoa tenta la reazione, ma come per tutti i derby, figurarsi in c1, si randella che è un piacere e lo Spezia è agile negli spazi che si aprono. Il primo tempo si chiude con il Genoa a spingere e lo Spezia a punzecchiare un reparto difensivo rossoblù scosso ancora prima di affondare i tacchetti sul prato del Picco.
Nell'intervallo inizia a piovere e i tifosi spezzini si coprono a modo loro: uno striscione che sommerge l'intera curva, sfondo nero, un'aquila e la scritta, se mai ce ne fosse bisogno, Spezia.
Scrosciano gli applausi, mentre per i genoani, dall'altra parte, si fa dura. «Vi speziamo», recita uno striscione, ma la pioggia e la prospettiva di un secondo tempo su un campo allentanto rende bene l'idea del patimento dei grifoni: si rischia il fango e palle lunghe e pedalare.
Si ricomincia con un Genoa macchinoso che tenta di trovare soluzioni offensive degne di nota. Lo Spezia dietro c'è: Maltagliati, vecchia volpe, prende anche le "cento lire" come si diceva un tempo, Saverino, maglia numero otto, fa il mediano metodista: cuce, recupera palloni, guadagna falli e quando serve non esita a stendere gli avversari; Guidetti là davanti è spesso isolato, ma con la palla al piede fa ballare l'intero reparto del Genoa. La partita è tutta qui: gli avanti rossoblù, invece, non danno in una casa. Soda, il tecnico degli aquilotti, capisce lo spirito su cui si incanala la partita e toglie il numero dieci Alessi, piede morbido e dalla giocata rapida e inserisce un difensore. Nel Genoa che preme, ma in modo sterile (nel primo tempo un intervento del portiere spezzino e un salvataggio sulla riga gli negano il gol), mister Perotti fa entrare Nicola Caccia: una mossa che sa di disperazione.
L'ultimo quarto d'ora è forcing: il Genoa spinge e il pubblico spezzino esorcizza la paura, con una ironia che sa di voodoo: ogni giocatore a terra del Genoa è beccato con l'urlo sarcastico «rigore!» a sottolineare le polemiche sorte a causa di alcuni tiri dal dischetto, concessi al Genoa nel corso del campionato e considerati quanto meno generosi dal pubblico di casa. Cominciano le mischie, ma la storia è in agguato: ancora Guidetti, lanciato dal solito Saverino, ubriaca e brucia Fusco, il centrale genoano, aspetta i due passi avanti del portiere rossoblù e insacca. Per lui, un minuto dopo, è standing ovation. Come diventare un eroe - e il capocannoniere del torneo con 13 centri - in novanta minuti. Il Genoa è in bambola e il «salutate la capolista» che si alza dalla curva degli acquilotti è un risveglio decisamente inaspettato. I minuti di recupero scorrono via senza che nulla cambi. «Benvenuti al Picco» ironizzano gli spezzini, «una vita in c» rispondono i genoani: la sensazione è che non sia ancora finita.
In stazione, al ritorno, si sono registrati tafferugli: a quanto si è appreso alcuni tifosi dello Spezia hanno lanciato oggetti contro quelli genoani, che hanno cercato di forzare il blocco attuato dalle forze dell'ordine e un tifoso genoano è stato arrestato. Una macchia su un derby ancora tutto da gustare, anche se a distanza. di Simone Pieranni07 aprile 2006

Spezia-Genoa, il derby infinito
Stasera al Picco la temuta sfida attesa dal 1971. Finalmente si gioca dopo una settimana di scenari apocalittici relativi all'ordine pubblico

Con la consueta e grottesca drammaticità che solo il calcio può riservare, in alcune circostanze, il dado è tratto: Spezia Genoa, il derby atteso da trentacinque anni - più dagli aquilotti che dai grifoni - si giocherà stasera, al Picco. Dopo una settimana di roventi polemiche, annunci mancati, fantasiose alternative, scenari apocalittici relativi all'ordine pubblico (si è schierato anche un sindacato di polizia contro la possibile scelta di Modena come sede del derby), il comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza ha rotto gli indugi, regalando alla città spezzina "la partita dell'anno". Così dopo gli sfoghi del presidente dello Spezia, che aveva paventato, nel caso in cui la partita si fosse svolta su campo neutro a Modena, di schierare la squadra "Berretti" e una manifestazione silenziosa - in memoria del piccolo Tommy - dei suoi tifosi, alla Spezia è il momento delle buone intenzioni e dei proclami: «sarà una bella festa dello sport», hanno dichiarato il sindaco Giorgio Pagano e il presidente della Provincia Pino Ricciardi. Il Genoa dal canto suo, rimasto in silenzio in attesa di una decisione, accetta la scelta, sacrosanta, di giocare a Spezia, ma sposta il problema al giorno indicato: giocare giovedì significa tre partite in pochi giorni. Ora la "Beretti" rischia di schierarla il Genoa.
I tifosi del "vecchio balordo" sono del resto abituati, da qualche tempo, alle intemperie schizoidi del calcio moderno: una retrocessione (un lutto non ancora elaborato), punti tolti, riassegnati, poi ancora tolti e l'incubo che ritorna: dopo un campionato in vetta, un calo preoccupante e, ancor peggio, il fatto che ad approffittarne potrebbero essere proprio loro, i "cugini" spezzini, storicamente vicini ai rivali cittadini della Sampdoria. La cronaca narra infatti di un Genoa capolista e uno Spezia inseguitore a sole cinque lunghezze, che potrebbero diventare due se al Genoa venissero tolti i tre punti a causa dell'impiego di un giovane calciatore squalificato nel campionato "primavera" e schierato dai grifoni nell'esordio stagionale di Ravenna. 
Un derby insolito - all'andata a Marassi prevalse il Genoa per 1-0 - e potenzialmente decisivo per le sorti sportive del campionato. E dire che nella stagione 2001-2002 lo Spezia rischiò il colpaccio, sfiorando la promozione in B, che gli avrebbe concesso il derby con entrambe le squadre genovesi. Quel campionato lo dominò il Livorno, mentre per gli spezzini, allora guidati dall'ex interista Mandorlini, fu fatale una frizzante Triestina ai play off. Una delusione pesante, specie perché durante il torneo gli aquilotti avevano distanziato i giuliani di ben diciassette punti. Sempre tornando indietro nella storia, anche la "querelle" relativa al "si gioca, non si gioca", ha un suo precedente storico, riportato ieri dal quotidiano ligure, Il Secolo xix: nell'aprile 1925 Spezia-Genoa (terminata poi 1-0 per i rossoblù) fu rinviata dal prefetto, con le squadre già schierate in campo. Il motivo era la presenza di tifosi modenesi sugli spalti, in lotta con il Genoa per la supremazia nell'allora campionato della "Lega Nord". Una vita fa. Basti pensare che, sfogliando un qualsiasi almanacco calcistico, si scopre che nelle due precedenti stagioni, vicino alla parola Genoa è scritto, "campione d'Italia".
Alcuni tifosi genoani dal canto loro minimizzano l'enfasi: è già abbastanza sognare il Delle Alpi o San Siro e ritrovarsi a Pizzighettone, con tutto il rispetto per i tifosi del "Pice", piacevole sorpresa del campionato. Per questo motivo per molti genoani la vicenda legata al derby con lo Spezia è più un problema organizzativo: «Belin avevo già prenotato il ristorante a Modena», mugugnano i genoani, che promettono comunque una folta presenza. Il comune di La Spezia ha annunciato che le scuole intorno allo stadio anticiperanno la fine delle lezioni e alcune strade verranno chiuse. Così tra tiepidi strilli al complotto e fastidio per questo tira e molla, qualche frecciata al presidente di serie C Mario Macalli, prima da una, poi dall'altra sponda, si giunge al derby, con tanto rumore e troppo poco sarcasmo. Ci sarebbe voluto probabilmente il professor Scoglio, con una delle sue roboanti frasi, per definire tutta questa storia, una vicenda scritta decisamente "ad minchiam". di Simone Pieranni05 aprile 2006

Catania, l'onnipresente
E' l'unico giocatore del Taranto ad aver giocato tutte le partite: «Vuol dire che sto dando qualcosa di buono. L'elasticità? L'ho scoperta adesso»

In qualche modo, gioca: dall'inizio o dopo. Comunque Emanuele Catania è nel Taranto: dall'inizio del campionato a oggi. Ventinove partite su ventinove: è l'unico ad esserci riuscito. Allora sa di doversi tenere sempre vivo, sempre pronto. Domenica gli è toccato: in campo dal primo minuto, quasi a sorpresa. «Non lo sapevo, potevo solo sperarci. In fondo ho imparato a conoscere il nostro allenatore: spesso prova una formazione in settimana che non è quella della domenica. Decide poco prima della partita, quasi sempre, andando anche contro quello che sembra scontato. E' un bene, secondo me: siamo sempre in tensione, non possiamo permetterci di mollare mentalmente, ci alleniamo sempre bene. C'è sempre la possibilità di giocare e, quindi, abbiamo sempre speranza. A me è anche capitato il contrario: pensare di partire titolare e trovarmi in panchina». 
Comunque gioca, si diceva. Non ne ha saltata una: «E' un dato che mi riempie di piacere: vuol dire che non ho mai avuto problemi, né infortuni né squalifiche. E che, forse, sto anche riuscendo a dare qualcosa alla squadra, se finisco sempre per mettere piede in campo. Mi ritengono importante, evidentemente. E a me non può che far piacere». Contro la Nocerina ha giocato da esterno di un centrocampo a quattro, ma spesso ha fatto la terza punta. Domenica dovrebbe essere l'esterno offensivo di una linea a cinque o (ipotesi al momento più remota) la seconda punta. Cioè: può fare tutto. «A Modica e a Latina ho fatto pure la punta centrale, in questa stagione. E a Gallipoli mi è toccato giocare da mediano. Mi manca l'occasione per giocare in porta». Scherzi a parte, è un merito: «Direi una scoperta: ho capito quest'anno di poter ricoprire più ruoli. Capita: alcuni allenatori ti impiegano solo in un modo e non hai il tempo per scoprirti. Papagni, invece, ma anche Marino prima, mi hanno dato altre opportunità. Chiaro che ci sono delle posizioni in cui si rende meglio di altre: io, ad esempio, resto un trequartista. Ma per questo ruolo c'è sempre meno spazio». 
Impegnato a girare per il campo, Catania non ha il tempo di segnare. Domenica ha sprecato un'opportunità dopo trenta secondi, in campionato è andato a segno solo una volta: «E' vero, purtroppo: sto segnando poco, ma forse è una colpa che posso addebitarmi per la prima parte del campionato, quella giocata da seconda punta. Adesso, da quarto di centrocampo, è diverso, comunque. Ma non lo nascondo: soffro in silenzio, perché i miei gol li ho sempre fatti. E' un sacrificio che faccio volentieri per la squadra, cercando di non far diventare un assillo il problema del gol». Il futuro del Taranto sono i playoff. Per Catania è la prima volta: «Non ho mai fatto spareggi: né playoff né playout. Sono sicuro che sarà un'esperienza bellissima, soprattutto perché la vivrò a Taranto. Ma, intanto, abbiamo cinque partite da giocare ancora: l'obiettivo resta il secondo posto. Dobbiamo difenderlo: è un vantaggio che dobbiamo sfruttare per arrivare, poi, a un traguardo finale». E' un bel sogno, per adesso: «C'è molto di bello in questa stagione. Quello che mi piace di più, però, è il gurppo: nello spogliatoio hai la sensazione di essere già in una categoria superiore. C'è gente importante, che aiuta tutti e che può darci una grossa mano. Vogliamo fare tutti un grande regalo alla città. E farne uno a noi. Ce lo meritiamo». di Fulvio Paglialunga05 aprile 2006

Manoni, operazione ok
Le rassicurazioni sul centrocampista del dott. Petrocelli. «I tempi del rientro sono variabili». Il Taranto ufficializza la nuova capienza dello stadio

«L'operazione a Manolo Manoni è perfettamente riuscita nonostante sia stata un tantino delicata». Con queste rassicuranti parole il dott. Guido Petrocelli, medico sociale rossoblù, presente in sala operatoria, ha commentato l'intervento per la ricostruzione del ginocchio sinistro cui è stato sottoposto ieri mattina il forte centrocampista tarantino a Perugia dal prof. Giuliano Cerulli. Il ragazzo ha riposato nella clinica che l'ha ospitato per l'intera notte dopodicché questa mattina, dopo l'ultimo controllo di rito, sarà dimesso e farà ritorno a casa. Già stabilito il programma post-intervento. È sempre il dott. Petrocelli che lo spiega: «Per quindici giorni Manoni sarà completamente a riposo. Per muoversi si avvarrà delle stampelle per non affaticare il ginocchio. Fra un mesetto all'incirca comincerà la rieducazione. Affermare con precisione quando ritornerà in campo è praticamente impossibile. Dovremo verificare i tempi e le modalità di reazione all'intervento che variano da individuo ad individuo. Poichè ho già visto che il ragazzo intende ritornare in campo nel più breve tenpo possibile e, soprattutto, poichè ha già vissuto la situazione che sta attraversando dal momento che ha già subìto analogo intervento all'altro ginocchio, ritengo che possa ritornare a calcare i terreni di gioco fra quattro mesi circa». Molti tifosi tarantini hanno gratificato il ragazzo con attestazioni di stima. La società, a voce del direttore generale Vittorio Galigani, ha già detto che Manoni è stato confermato per la prossima stagione e che raggiungerà la squadra nel prossimo ritiro estivo. Gli rinnoviamo gli auguri di pronta ed immediata guarigione. Intanto la squadra ha ripreso ieri pomeriggio la preparazione in vista della difficile gara esterna di Potenza. Mancava Papagni, impegnato a Coverciano per il master per il conseguimento del patentino di prima categoria per cui l'allenamento è stato diretto da Gianfranco Degli Schiavi. Stesso discorso per l'unica seduta prevista per oggi. Domani, invece, ci sarà la doppia seduta alla presenza del trainer di Bisceglie: nel pomeriggio ci sarà la solita partitella in famiglia. Dall'infermeria è uscito Mortari che ha risolto i problemi alla schiena. Micallo e Mignogna sono stati fermi. Il terzino ha effettuato alcuni esami clinici per verificare l'entità del suo problema crampiforme ed ha anche effettuato la radiografia alla schiena per stabilire se ha bisogno di un plantare. Mignogna, dal canto suo, sta curandosi lo stiramento alla coscia. Il giudice sportivo ha squalificato, come previsto, per un turno Di Domenico non comminando alcuna multa alla società. Il dato non deve restare alcuna meraviglia perché non sono stati accesi i fumogeni e non stati "sparati" mortaretti. Per il derby di Potenza arriveranno stasera o al massimo domani 500 biglietti per i tifosi jonici, ma Galigani si è impegnato a chiederne qualcuno in più se ci sarà richiesta. Infine il Taranto ha comunicato ufficialmente che la capienza dello stadio è stata portata a 15450 per decisione della Commissione di Vigilanza e che, a partire dalla prossima gara interna con la Pro Vasto (prevista per sabato 14 aprile), tutti i biglietti d'ingresso dovranno essere nominativi (i controlli saranno severi). Pertanto bisognerà presentare, ai rispettivi punti-vendita, un documento d'identità: sul biglietto saranno indicate le generalità del titolare. di Giuseppe Dimito05 aprile 2006

Potenza: gli esami non finiscono mai
Dopo il Melfi, attende la visita del Taranto. Si giocherà regolarmente domenica pomeriggio, alle ore 15, al "Viviani"

Dopo il Melfi ecco il Taranto. Continua il tour de force dei rossoblù lucani impegnati nel secondo confronto consecutivo contro una delle formazioni che compongono il "podio" del girone. Il Taranto infatti, da qualche settimana, può fregiarsi del ruolo di vice capolista del campionato, soffiato, grazie ad un "filotto" di vittorie consecutive (ben sei) proprio alla squadra gialloverde. La sfida del Viviani, dunque, diventa un "passaggio" fondamentale, per il Taranto, nella rincorsa al secondo posto e, per il Potenza, ancora alla ricerca degli ultimi punti salvezza. «Dobbiamo - ha ribadito il tecnico rossoblù, Antonio Porta - arrivare a quota quaranta per poter festeggiare la permanenza nella categoria. Credo che ci siano tutte le condizioni per poterlo fare con un certo anticipo». Dunque grande fiducia nel clan potentino rinfrancato non solo dalla serie positiva (otto punti conquistati nelle ultime quattro partite) ma anche dalle buone prestazioni di questo scorcio di campionato, compresa quella di domenica scorsa al "Valerio" di Melfi. Rossoblu quindi, con il morale alle «stelle» pronti più che mai a far valere anche contro il team di mister Papagni la "legge" del Viviani. Anche dal punto di vista fisico- atletico la situazione generale è soddisfacente. Dopo il rientro nei ranghi di Di Roberto (pochi minuti per lui nel derby) a breve dovrebbe toccare anche a Delgado che ha recuperato in tempi record dopo l'infortunio di Viterbo. L'ex laziale, in campo sabato con la "Primavera" potrebbe riaffacciarsi in panchina già domenica prossima. Allarme cessato invece per il bomber Morello uscito malconcio dopo le troppe "carezze" del duo Cuomo-Cosenza. L'attaccante rossoblù, pur claudicante, si è allenato regolarmente con il gruppo. Intanto la società ha fatto sapere che non ci sono novità riguardo le voci di un possibile anticipo (o posticipo) della gara contro la formazione ionica. La concomitanza con la giornata elettorale e l'arrivo previsto di circa cinquecento tifosi tarantini (questa è la richiesta pervenuta in sede, già evasa dalla segreteria rossoblu) aveva, in qualche modo, aperto uno spiraglio per una soluzione del genere. Lo stesso presidente Calluori aveva confermato, durante la premiazione del "Mancinelli" di aver interpellato la Lega per ottenere l'eventuale spostamento del match. Dunque, al momento rimane tutto invariato (come da calendario), con la sfida tutta "rossoblu" da disputare regolarmente domenica 9 aprile alle ore 15. Novità sono attese in questi giorni anche per quanto riguarda il capitolo società. L'azione messa in campo dal sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, sembra trovare più di una risposta positiva ed è molto probabile che a breve ci sia un nuovo "faccia a faccia" con il presidente Calluori. Una cosa è certa: entro fine mese la questione dovrà essere risolta. di Sandro Maiorella05 aprile 2006

False fidejussioni, c'è anche il vecchio club

Ci sarà un processo per le false fidejussioni che il 28 luglio del 2003 furono presentate da Napoli, Spal, Cosenza e Roma per le iscrizioni ai campionati di calcio. Lo ha deciso il gup del tribunale capitolino Guicla Mulliri che, accogliendo le richieste avanzate dai pm Maria Cristina Palaia e Luca Palamara, ha rinviato a giudizio sei persone e condannato a un anno di reclusione, pena patteggiata, Renato Spiridigliozzi, stretto collaboratore di Gabriele Turchetti (deceduto), segretario della Covisoc, l'organo di vigilanza della Figc sulla gestione economico-finanziaria delle società di calcio professionistiche. Il processo, che prenderà il via il prossimo 19 ottobre davanti ai giudici della nona sezione penale del tribunale, oltre ai broker Paolo Landi, Giovanni De Vita, Amedeo Santoro e Luca Rigone, riguarderà anche Roberta Contini e Giuseppe Campo, rispettivamente procuratore e rappresentante legale di una società che emetteva garanzie fidejussorie. I reati ipotizzati, a seconda delle singole posizioni, vanno dal falso in scrittura privata alla truffa, dalla corruzione al falso ideologico. Landi, De Vita, Rigone, Contini e Campo, che risponderanno di falso e truffa, avrebbero fatto risultare idonee a garantire il versamento delle rate di debito contributivo pregresso maturato nei confronti dell'Enpals 7 fidejussioni rilasciate dalla società San Remo spa a favore di Chieti, Brescello, Taranto, Ancona, Ascoli, Reggiana e Maceratese allo scopo di far ottenere alle rispettive squadre l'iscrizione ai vari campionati. In questo modo avrebbero indotto in errore i funzionari dei vari compartimenti Enpals, perchè le garanzie erano prive dell'effettiva copertura finanziaria, e poi fatto sbagliare i commissari Covisoc e i membri del Consiglio Federale della Figc. Non solo, ma tra le vittime dell'errore figurerebbe anche il presidente del Chieti che pagò 43mila euro ignaro dell'irregolarità dell'intera operazione.05 aprile 2006

Nuove strade da ricercare

Il Taranto ha abituato tutti troppo bene. E, logicamente, anche un pareggio apre la discussione, accentua la critica e mette le disfunzioni avanti alle buone novità. Giusto: l'obiettivo è correggersi piuttosto che specchiarsi. Giusto dire la verità per intero: che il Taranto, contro la Nocerina, non è stato affatto sgraziato, ma anche che non ha fatto funzionare tutto, raccogliendo - infatti - solo una parte del bottino. 
Qualcosa, inevitabilmente, si è inceppato: nella continuità della manovra, nel bilanciamento tra le due fasi di gioco. 
Il nodo è a centrocampo, anche stavolta: in un reparto che, senza Manoni, si scopre mutilato e avverte l'esigenza di cambiare. Non c'è un sostituto uguale, per funzionalità e caratteristiche. E, quindi, non c'è lo stesso equilibrio, ne va trovato un altro: non c'è libertà d'azione per Mancini e non c'è nemmeno copertura continua, soprattutto se il mediano supplente svolge mansioni differenti, per caratteristiche proprie. Larosa, per intenderci, domenica ha tenuto per una porzione di partita, nella quale si è vista la manovra migliore, nella quale il pallone ha circolato con saggezza e continuità, scovando gli spazi dentro un avversario schierato con sagacia e metodo. La discussione è nella parte restante: quella in cui Larosa ha cercato di essere se stesso, provando l'affondo e sganciandosi dalla zona che avrebbe dovuto presidiare. Sovrapponendosi, quindi, a Mancini, inconsapevolmente ostacolandolo, togliendogli spazio e spingendolo a fare altro. Il punto è che il giocatore non è colpevole: semplicemente il centrocampo senza Manoni deve inventarsi altro, trovare una nuova sintesi, attribuire nuovi compiti. E legare la squadra alla propria evoluzione. 
Il problema dei sostituti non è nel caso isolato: nemmeno Bussi può surrogare l'assenza completamente. E non è, nemmeno, esclusiva della zona centrale della mediana. In attacco (domenica mancherà anche Di Domenico) l'alternativa non esiste nemmeno. E per il resto vale la pena, adesso, comprendere le risorse a disposizione, cambiare i singoli che calano: con il coraggio che è riconosciuto a chi decide, con la nuova missione di setacciare l'organico e rivitalizzare gli esclusi (Deleonardis, ad esempio). Rinfrescare una squadra che rischia di affaticarsi dopo lo scatto, che non può concedersi il lusso di ricadere nel narcisismo, nelle esagerazioni, nella voglia di spiccare da soli piuttosto che restare gruppo (domenica, ad esempio, sembrava che tutti volessero segnare).
C'è del buono, però. Concentrato nel primo tempo e applicato con maggiore profitto nel secondo. Non è, solo, una contabilità di azioni pericolose, non è solo il gol annullato o la traversa colpita. E' nella genesi delle azioni, mai nate per caso: c'è un'idea alla base di ogni tiro, anche nei movimenti sui calci piazzati. C'è qualcosa che sta crescendo e che, adesso, sembra il segno di una evoluzione troncata dal crac di Manoni, quindi da riprendere sotto un'altra forma. Ma è anche l'idea di partita troppo presto violentata dall'infortunio a Micallo, che ha costretto Papagni a rivedere l'assetto e le idee. Cambiando, mettendo in vetrina l'elasticità che predica: dal 4-4-2 al 3-4-3 in una mossa, dalla solita partita ad una di maggiore offesa, per necessità. Dentro c'è la percettibile sensazione di un controllo unilaterale, il presentimento buono, la giocata che non viene meno. E la costruzione innegabile, sciupata da tiri precipitosi, disattenzioni e voltafaccia della sorte. Trovarsi tante volte davanti al portiere non capita spesso: basta molto meno, spesso, per vincere.
di Fulvio Paglialunga04 aprile 2006

Papagni deve cambiare 
La squalifica di Di Domenico e la difficoltà a sostituire Manoni a centrocampo spinge il tecnico del Taranto a mutare l'assetto: domenica a Potenza varerà il 4-5-1

Adesso tocca cambiare. Un po' per esigenza, ma soprattutto per costrizione. Il Taranto che esce dal pareggio contro la Nocerina non è un Taranto sbagliato: è una squadra che ha prodotto senza raccogliere, che non ha subito. Ma che in qualche modo deve trovare un'alternativa: nel funzionamento del centrocampo senza Manoni. E, pure, deve trovare un modo per giocare sapendo che domenica prossima, a Potenza, dovrà rinunciare a Di Domenico, in odore di squalifica per somma di ammonizioni. 
Cosa fare? Papagni ha già scacciato le ansie da emergenza nell'immediato dopo-gara: «Da tempo ci stiamo preparando a situazioni del genere, per trovare alternative. Non è un problema». Il riferimento è chiaro, soprattutto per la mancanza di uomini in attacco: Papagni sa di non poter contare su Ambrosi ma non lo cataloga tra le novità. Allora, probabilmente, domenica si appoggerà al 4-5-1, soluzione già sperimentata in allenamento più volte. Un solo attaccante (Deflorio) e cinque centrocampisti con mansioni differenti: i due esterni saranno due giocatori potenzialmente offensivi, pronti a sostenere Deflorio davanti. Catania e De Liguori (anche se quest'ultimo è apparso in leggero calo) sono i candidati principali: dovranno far fluttuare il modulo avvicinandolo ad un 4-3-3 (alzandosi entrambi) o ad un 4-4-2 (con l'eventuale avanzamento del solo Catania) a seconda delle esigenze. Il compito di suturare gli spazi, invece, andrà ai tre interni, che dovranno dividersi il contenimento e, allo stesso tempo, buttarsi negli spazi: Papagni potrebbe schierare Bussi come perno centrale del centrocampo, fidandosi del suo senso tattico e delle sue capacità di interdizione, alleggerendo parzialmente Larosa e lasciando una maggiore libertà di avanzamento a Mancini. 
Non dovrebbe cambiare la difesa, anche se molto si deciderà sulla base delle condizioni dei singoli: Mortari, Micallo e Catania, si giocano due posti, anche se molto più verosimilmente il vero ballottaggio è tra Micallo e Mortari, ma verrà risolto in infermeria, innanzitutto. Probabilmente, con questo schieramento, cambieranno le funzioni degli esterni bassi di difesa: recentemente era compito loro (soprattutto dell'esterno destro) affiancarsi ai centrocampisti e far somigliare il modulo più ad un 3-4-3 (con l'allargamento di Caccavale) che ad un 4-4-2. Adesso, invece, i due esterni dovrebbero rimanere maggiormente bloccati, essendo comunque quasi sempre quattro uomini a centrocampo in fase di possesso. Progetti allo studio, una sola certezza: il Taranto a Potenza cambierà. E' un'idea. Ma anche un obbligo. di Fulvio Paglialunga04 aprile 2006

Ma il Taranto sta cambiando
Uno 0-0 su cui riflettere

Non sarà un pareggio senza gol, con la serie di incongruenze che l'hanno contrassegnato, a frenare la corsa del Taranto. A farci improvvisamente dubitare della sua forza e della sua affidabilità. Non sarà una partita ricca di occasioni e povera di gioco ad intralciare il lavoro del gruppo e di chi lo guida, con mano ferma e pensiero svelto, da dieci giornate (23 punti). Non sarà una prova di grandi opportunità e di piccoli imbarazzi ad interferire con il bisogno di crescere di una squadra che, dopo aver ipotecato i playoff, ha ora un altro obiettivo: salvaguardare il secondo posto. Ma su una partita senza gol conviene sempre fermarsi a riflettere. Perché una partita senza gol è comunque una partita vuota. Dimentica di qualcosa. Vuota, appunto, come una dimenticanza. I gol contro la Nocerina non sono venuti. Un Taranto afflitto da bulimica voracità ha dilapidato un tesoro di occasioni e un patrimonio di situazioni propizie. Ha, cioè, creato e dissipato. E alla fine di questa disperante opera di costruzione e demolizione, di questa prolungata e affannosa caccia al gol, si è arreso all'evidenza dello 0-0. Alla beffarda verità di un risultato piatto. Ma non c'è solo il Taranto che si dimentica di segnare. C'è anche un Taranto che, stavolta, incespica nell'ispirazione. Finendo per comandare il gioco, senza però riuscire ad orientare la manovra. Ad avere supremazia, ma non dominio. A gestire il pallone, senza tessere la trama, che infatti perde spesso unità d'intreccio. Diventando frammento, assottigliandosi. Oltre il Taranto che non fa gol, c'è insomma anche un Taranto che fa poco gioco, patendo forse più del paventato gli aggiustamenti di una formazione costretta a cambiare: un po' per scelta e molto per necessità. Riproporre Catania a destra della linea a quattro di centrocampo è una scelta, che comporta benefici e scompensi. I benefici sono tecnici (Catania salta l'uomo con facilità). Gli scompensi sono tattici (Catania non garantisce copertura in fase di non possesso). Con Catania oscilla il modulo, si dilatano le distanze. Si ottiene, cioè, un altro disegno. Collocare Larosa al fianco di Mancini per surrogare la dolorosa (nonché definitiva) rinuncia a Manoni è, invece, una necessità, che prevede comunque una scelta (Bussi è un'alternativa concreta, Deleonardis è un'ipotesi possibile). La presenza di Larosa in mezzo al campo genera problematiche di tipo gestionale. Perché Larosa non è un mediano puro (qualcosa filtra, qualcosa lascia passare) e non è un interno di ruolo (privilegia solo lo sviluppo verticale dell'azione). Il simultaneo impiego di Catania e Larosa ha finito col creare spaesamento, alterando gli equilibri operativi di una squadra che era comunque destinata a diventare altro. Perché con l'uscita di scena di Manoni si è idealmente conclusa una fase: quella in cui occorreva ricompattarsi, recuperando spirito di corpo e orgoglio di squadra. Ora siamo alla fase successiva. E serve un Taranto diverso. Più attento alle dinamiche del gioco. Maggiormente in armonia con una manovra che dipanandosi non dovrà perdere spessore e profondità. Solo così il Taranto riuscirà a farsi bastare ciò che crea. Solo così riuscirà a coniugare corsa e ragionamento, produzione e resa. Scoprendo che per segnare non è necessario, ogni volta, inventarsi una prodezza. Basterà meno. Basterà la normalità di un gol. di Lorenzo D'Alò04 aprile 2006

Mancini, l'imprescindibile
«Ora dobbiamo salvaguardare il secondo posto»

Cambia il compagno di reparto e cambiano le consegne da svolgere. Manuel Mancini sta mutando ancora. Costretto dall'assenza di Manoni, ma sempre disposto ad ampliare il suo bagaglio di esperienza. Quest'anno ha girato tutti i ruoli del centrocampo: prima trequartista, poi mezzala sinistra in un reparto a tre, infine centrale da quando Papagni ha adottato il 4-4-2. Venti gare giocate da titolare (senza mai essere sostituito) con una rendimento sempre costante e ben oltre la sufficienza. E mostrando una resistenza fuori dal normale che gli ha permesso di non avvertire cali di condizione. Adesso la sua posizione sul rettangolo di gioco non cambia, ma i compiti sono differenti. L'infortunio patito dall'ex centrocampista del Latina lo ha portato ad agire al fianco di Larosa (preferito a Bussi), in grado di garantire meno quantità ed interdizione, ma abile di inserirsi negli spazi al momento opportuno. In questo modo Mancini ha avuto meno opportunità di presentarsi al limite dell'area avversaria, essendo obbligato a svolgere un lavoro di rottura supplementare. «È vero, Larosa ha caratteristiche diverse da Manoni. Preferisce giocare la palla in verticale ed è più propenso ad attaccare i varchi creati dagli attaccanti. Ma per me non c'è alcun problema. Il mister conosce le nostre qualità e ci ha detto di supportare alternativamente l'azione offensiva. Quando Deflorio tiene palla a sinistra, ad esempio, dobbiamo inserirci sulla destra per liberarci al tiro». Opinione comune, riscontro tratto dal campo. Se Mancini disfa l'azione avversaria, perde di lucidità quando si propone in attacco. E, inevitabilmente, perde il Taranto, che dalle giocate del ragazzo di Ostia trae costantemente spunti interessanti. «Ma non sono Superman, - chiarisce -. Sono un centrocampista offensivo, ma se al mio fianco c'è un compagno altrettanto bravo ad inserirsi è giusto che lo faccia. E, poi, Larosa sulle palle alte può essere molto pericoloso». Intelligenza e razionalità sono due qualità che non mancano a Mancini in grado, pertanto, di riconoscere anche alcuni errori commessi dal Taranto nella gara di domenica. «Siamo calati nella ripresa, condizionati dall'alta temperatura e dall'atteggiamento rinunciatario della Nocerina. Si sono chiusi in difesa, limitandosi a rilanciare la palla in tribuna o nella nostra metà campo. Ma nel primo tempo abbiamo disputato un'ottima partita. Abbiamo costruito tanto, sfruttando le vie centrali e le due corsie esterne. Siamo stati imprecisi in fase di finalizzazione, ma ritengo la prestazione complessivamente confortante. La condizione atletica è buona, i meccanismi sono ben rodati e, a cinque gare dal termine, abbiamo sempre due lunghezze di vantaggio sul Melfi». Mancini guarda la classifica e sa che il Potenza, prossimo avversario dei rossoblù, ha dato un grosso contributo bloccando il Melfi sul risultato di 0-0. «I risultati dell'ultima giornata sono stati favorevoli: Rende e Melfi hanno pareggiato, la Cisco Roma ha perso. E, con una giornata in meno da disputare, abbiamo rinsaldato il distacco dalle nostre inseguitrici. Ma la concentrazione deve rimanere sempre alta. I playoff sono quasi intascati, adesso dobbiamo giocare per conquistare il secondo posto. È un vantaggio molto importante e, teoricamente, ci consentirebbe di giocare con l'avversario meno quotato. Personalmente, non vorrei incontrare la Cisco Roma in semifinale: è un'ottima squadra, in attacco ha giocatori che possono fare la differenza. Melfi e Rende andrebbero meglio». di Fabio Di Todaro04 aprile 2006

L'intolleranza che rovina il calcio
La vendetta della curva nord interista contro Marc Zoro, i versi della scimmia dei tifosi fiorentini contro Okaka e Dacourt. Mentre la Fifa detta regole severissime sul razzismo, il calcio italiano continua a farsi del male

Sabato sera i razzisti della curva nord interista sono tornati a far sentire la loro voce. Hanno accolto il difensore del Messina, Marc Zoro, con uno striscione che lo accusava di essersi fatto pubblicità sulla pelle degli ultras quando sei mesi fa minacciò di abbandonare il campo a causa dei loro buu. Quei cori costarono ai responsabili la diffida a frequentare gli stadi per i prossimi cinque anni. A San Siro il giocatore ivoriano è stato nuovamente preso di mira dall'anello più nero del tifo nerazzurro. Fischiato ogni volta che toccava il pallone, ha visto srotolare un secondo striscione a lui dedicato, «Noccioline e banane la paga per l'infame». Questa volta Zoro non ha fermato la partita, forse perché si aspettava che qualcun'altro lo facesso al posto suo. Nelle ultime settimane la Fifa ha infatti emanato norme durissime contro l'intolleranza del pallone, autorizzando gli arbitri a interrompere le gare in caso di episodi di razzismo e codificando pene molto severe per club, giocatori e tifosi. La maggioranza del Meazza ha ugualmente fatto sentire la propria voce, contestando la curva nord e i suoi canti vergognosi. Alla fine Zoro ha detto la sua. «Mi vergogno per loro e per i giocatori dell'Inter, spero che i colpevoli vengano puniti». Già i giocatori dell'Inter. Dov'erano quelli che all'andata avevano preso il collega del Messina per la maglia, pregandolo di non abbandonare la partita che altrimenti si rischiava di doverla rigiocare? Adriano non c'era, causa turnover. Martins invece era in campo, ha segnato anche un gol ma non gli è nemmeno passato per la testa di andare a prendere per le orecchie quella fetta di stadio che faceva il verso della scimmia al suo amico Zoro. Poi, come se non bastasse, è arrivata la chicca finale di Moratti. «Non c'era niente di razzista in quei fischi, solo stupidità. Gli ultras hanno creduto di aver subito un torto da Zoro e comunque tutto lo stadio li ha zittiti». 
Continuiamo così, facciamoci del male, diceva Nanni Moretti. Che domenica sera, ospite di Serena Dandini a Parla con me, ha spiegato bene come l'Italia di Berlusconi sia un paese dove non ci sono più valori condivisi e dove servirebbe invece rimettere qualche puntino sulle i. «Quando compaiono le svastiche in curva - sosteneva il regista - si fa a gara a dire che la politica deve restare fuori dagli stadi. Ma quella non è politica. E' nazismo». Domenica pomeriggio Moretti è stato avvistato a Firenze, sulle tribune del Franchi a seguire Fiorentina-Roma. Una bellissima partita con cui riempirsi occhi e cuore. Rovinata però da uno striscione esibito in curva Fiesole che chiedeva la pena di morte per gli assassini di Tommaso. E soprattutto da una piccola parte del pubblico viola che a fine gara se l'è presa con i romanisti Okaka e Dacourt, rimasti in campo per andare a salutare i propri tifosi. Dalla tribuna Maratona un gruppo di esagitati ha cominciato a intonare cori razzisti e a tirargli bottigliette d'acqua. In loro difesa è intervenuto il francese Philippe Mexes, arrabbiatissimo. Prima a gesti e parole, poi rispedendo al mittente una delle bottiglie piovute sul terreno di gioco. «Ho sbagliato - ha spiegato negli spogliatoi il difensore transalpino - ma certe cose non si possono più sopportare». Parole che avremmo voluto ascoltare anche da qualcuno della Fiorentina ma di questi tempi sembra proprio che per trovare un po' di sana ribellione democratica si debba per forza guardare alla Francia. In attesa che i razzisti di casa nostra si accorgano, sulla pelle della loro squadra del cuore, che l'intolleranza è finita in fuorigioco: dalla prossima stagione, episodi come quelli di Milano e Firenze saranno puniti con squalifiche, penalizzazioni in classifica e retrocessioni a tavolino in caso di recidività. Vorranno continuare davvero a farsi del male? di M. Pa.04 aprile 2006

La barba al palo
La partita rinviata per colpa dell'antenna dei telefonini

Partita persa al Vittorito, seconda categoria abruzzese, e la colpa è del sindaco del paese, materializzatosi a centrocampo intimando all'arbitro di non fischiare l'inizio della gara. Motivo: l'impossibilità di garantire l'incolumità dei calciatori a causa «del danneggiamento di un'antenna di telefonia mobile» situata a pochi metri dal calcio d'angolo. Non essendoci stato verso di fargli cambiare idea, ed essendo il comune proprietario del campo sportivo, i giocatori sono dovuti tornare negli spogliatoi.
Salutata la new entry nella già folta schiera degli imbecilli da curva, i tifosi del Flaibano, squadra friulana multata per riferimenti alla Risiera di San Sabba diretti agli avversari, questa è stata la settimana di grazia dei dirigenti. Un ombrello lanciato a mo' di giavellotto dall'accompagnatore del Triaene Quadroni ha sfiorato la testa dell'arbitro e, sempre in Lazio, il dirigente del Civitella d'Agliano, signor Alvisio Saveri, prima ha tentato di colpirlo con un pugno al mento - «senza riuscirvi per la schivata del direttore di gara» - allora decideva di stenderlo brandendo una bottiglia, prima di essere braccato dai calciatori in campo.
Un altro dirigente laziale, Adriano Mollicone dell'Acilia, dopo due schiaffi andati a vuoto sempre «per la schivata dell'arbitro» - si allenano all'uopo, evidentemente - alla fine centrava l'obiettivo quando il fischietto era in bocca, «causandogli dolore ai denti». E se un dirigente della Spes Poggio Fidoni (Lazio) «stringeva mostruosamente per molti secondi la mascella dell'arbitro, provocando dolore», quello del Cassacco (Friuli), espulso, a fine gara dava sfogo ad un innato senso teatrale. Dice il referto che, al momento di lasciare il campo di gioco, l'arbitro si ritrovava fermo in mezzo alla strada il focoso dirigente, che lo fissava con un sorriso idiota, un minuto imbambolato pieno di sguardi intensi, finché tirava fuori dalla tasca un taccuino su cui annotava platealmente il numero di targa del direttore di gara. Il quale avrà sicuramente subito chiesto l'ammissione al programma di protezione, cambiando nome, città, vita.
Per la serie una tranquilla domenica di sport benvenuti a Sanremo dove, finito il festival, è iniziato il wrestling. Domenica scorsa, nel derby tra Sanremo Boys e Riviera Calcio Imperia, l'accesa discussione sulla legittimità o meno di una punizione assegnata agli ospiti, è stata risolta dal bomber locale, tal Bartolo Stamilla, con un manrovescio che centrava il direttore di gara, «tra bocca e naso». La prova dell'inaudita forza sta nel seguito, vale a dire nello stordimento del poveraccio, la bocca sanguinante, che veniva accompagnato a braccia nello spogliatoio dai dirigenti delle due società. Tutti a casa, partita persa e squalifiche di anni.
Pochi chilometri più in là, a farne le spese è stato un guardalinee, reo di aver ecceduto in fuorigioco che i tifosi della Virus Entella ritenevano evidentemente inesistenti. Passi per gli insulti, per le decine di sassolini e cicche di sigarette piovute dagli spalti, per «i tre sputi alla schiena e uno alla nuca», per «i tre oggetti grandi come una moneta che gli sfioravano il volto», per il fumogeno spento che lo ha colpito al braccio destro - «che non provocava danni materiali» si affretta a puntualizzare il giudice sportivo - ma quelle «minacce di morte» erano vere o no?
Infine rivedremo - vabbè, si fa per dire - solo nel 2009, Mirco Rinaldis, centrocampista offensivo (molto) dell'Isoverde Fratelli Parodi, sempre Liguria. La sua assenza mancherà a tutti, tranne che all'ultimo arbitro incontrato, anche questi steso da un perfetto jab alla mandibola destra, «che procurava dolore per l'intera giornata».
Nulla in confronto di ciò che era capitato in Nibionno-Castionetto, derby lombardo di seconda categoria, tifosi presenti 15. L'arbitro sente commenti poco eleganti nei suoi confronti dalla panchina del Nibionno. Stana la riserva, Massimiliano Bassignani, e lo espelle. Non l'avesse mai fatto. Scatta come una molla e gli ammolla un pugno all'orecchio sinistro, cadono a terra l'arbitro, il fischietto e il cartellino rosso. In breve: cinque minuti nella polvere, un mal di testa allucinante, all'ospedale arriva in calzoncini e gli viene certificato un deficit percettivo inequivocabile. Viene accompagnato a casa da affranti dirigenti locali, ancora sudato, tremante per la paura, una coperta addosso. Fair... plaid, I suppose. di Luca Cardinalini03 aprile 2006

Il Taranto è sciupone
I rossoblu, nonostante una Nocerina ben organizzata, giocano una gara alterna e si costruiscono le occasioni per vincere, ma le sbagliano. Classifica immutata

Il pareggio è soffocato. Dal caldo e dalla Nocerina, dagli errori e da qualche rimpianto. Non è, però, un punto che evapora. Rimane, piuttosto: perché il Taranto è ancora secondo (in serie utile da nove partite), perché dentro la partita ci sono buoni segnali e sufficienti indicazioni. Ci sono sintomi di crescita e margini di miglioramento da esplorare. C'è una squadra vera ma incompleta, compatta ma frenata. Ostacolata dalla sua bulimia offensiva (spreca tutto quello che crea), dalla buona organizzazione dell'avversario (pressing alto, presidio degli spazi), da qualche disfunzione interna (il centrocampo, senza Manoni, è zoppo). Eppure produttiva (ci sono occasioni limpide nel taccuino), solida (la Nocerina non tira mai), flessibile (cambia modulo quasi subito, mostra una migliore circolazione di palla). Il pareggio, depurato delle imprecazioni, è un conto che torna: pregi e difetti finiscono per bilanciarsi, l'attenzione quando si ripiega e pari alla disattenzione dell'ultimo tocco. Quindi finisce così: senza danni per nessuno, con riflessioni suggerite. 
E' un pari che giunge in fondo ad una partita poggiata su un piano mobile. Quando è inclinata verso il basso il Taranto fa bella mostra di sé. Aumenta la presenza offensiva facendo subito oscillare il modulo: il 4-4-2 di partenza, già viziato dalla presenza di Catania (più spesso terza punta che quarto centrocampista), è subito dopo l'uscita di Micallo (16', risentimento muscolare: dentro Mortari) un elastico 3-4-3 (Caccavale si allarga, Mortari sale in mediana). Gioca in spezzoni di terreno: ci sono momenti di circolazione stretta, di spazi ravvicinati, di movimenti sincroni, di partecipazione collettiva alla manovra, di ricerca dello spazio in cui dare il pallone e in cui inserirsi per sfruttare il possesso. Conserva il controllo: non c'è un momento in cui lo svolgimento sembra sfuggire, in cui la partita finisce fuori tema. C'è gioco che scorre tra gli uomini di Papagni. Ma non c'è continuità. E', questo, il momento in cui il piano si inclina verso l'alto e correre diventa pesante: caldo e ritmo spesso troppo basso, amnesie e imprecisioni che stoppano l'avanzata, qualche singolo che si arrende in anticipo. E un avversario che rende irregolare il dominio sotterraneo, senza avere nulla di cui vergognarsi: la Nocerina non sbaglia nulla. Né l'approccio né l'atteggiamento. Non si concede nemmeno rinunce: gioca senza timore, tenta la ripartenza (sistematicamente destinata a naufragare per l'inadeguatezza dei propri attaccanti e l'organizzazione difensiva del Taranto), mantiene le distanze. Quello che permette (a Catania, Pastore e Di Domenico) viene malamente sciupato. 
Il pareggio poteva non essere tale. Ma il Taranto non ha fatto per intero il proprio compito. Cominciando a mancare gli appuntamenti importanti già dopo trenta secondi: Catania indovina il taglio su passaggio di Deflorio, non sbaglia lo stop, ma non è convincente con il sinistro (Schettino para). Non è la premessa di una grandinata. E' l'idea di una squadra che c'è sin dall'inizio. Ribattuta con armi vere dalla Nocerina: il gioco del Taranto è preso alla fonte, Mancini è seguito spesso a uomo da Piemonte. La soluzione di Papagni è una continua ricerca della superiorità numerica nella zona della palla, per creare vuoti e sfruttare la tecnica a disposizione: quindi uomini raccolti e movimento verso il portatore. Tirano Mancini (22', pallone rubato a Piemonte e sinistro di poco fuori) e due volte Deflorio: di destro (26', deviazione su tocco di Mortari: fuori) e di sinistro (39', al termine di una giocata straordinaria nello spazio stretto). Il gol c'è (43', Deflorio segna su respinta della difesa), ma non vale (sul corner che lo origina l'arbitro vede un fallo di Larosa su Esposito). 
Tutto sembra una promessa: la sicurezza del Taranto (a volte dolosamente trasformata in eccesso di competenza), i palloni che arrivano in zona sparo, la manovra che scivola con discreta (migliore delle ultime volte) linearità. Invece è un'illusione: il secondo tempo è di maggiori impacci tattici. La resistenza dei singoli si affievolisce, qualche distanza salta: Larosa diventa più impreciso e meno utile, finendo per togliere spazio a Mancini piuttosto che integrarlo. Il centrocampo molla e la manovra si sfarina. Eppure il campo sembra suggerire la vittoria al Taranto. Che, distratto, non raccoglie. Momenti da rivedere: De Liguori colpisce una traversa (23', corner di Mancini), Pastore sbaglia tutto sulla respinta di testa (tirando sul portiere, a terra, con una porta intera a disposizione). E poi Di Domenico (27') alza assai maldestramente un assist di Deflorio buono per metterlo di fronte al portiere. Lo spreco strozza le idee, il sole picchia, i cambi arrivano tardi, le gambe cedono. Il pari, così, diventa buono. di Fulvio Paglialunga03 aprile 2006

Taranto, occasione persa
Pareggia con la Nocerina: poco concreto sotto porta. Nonostante tutto, gli jonici (meno persuasivi del solito) riescono a mantenere il secondo posto in classifica

Non ha vinto il Taranto: la notizia è questa. Poi c'è la partita: da decifrare. Poi ci sono le occasioni: non colte (per sciatteria) o non sfruttate (per dabbenaggine). Contro la Nocerina finisce 0-0. Pareggio che non procura danni alla classifica, ma nemmeno assicura grandi benefici. Vincendo, il Taranto si sarebbe portato a più 4 dal Melfi: avrebbe, cioè, ipotecato il secondo posto finale. Ma il Taranto non vince. Pareggia, lasciando qualcosa d'intentato. Girando attorno ad una partita paradossalmente gravida di opportunità e monca di gioco. Il gioco non si ottiene dalla spremitura delle qualità individuali. È il distillato di altre variabili: i movimenti corali, le corse negli spazi vuoti, gli schemi, la manovra articolata. In tutto ciò il Taranto è meno persuasivo del solito, incappando in una di quelle giornate sbilenche, in cui non sei al massimo ma ti sembra di esserlo. E con l'illusione si instaura una strana convivenza. Scoprendo il trucco solo in fondo alla partita, solo al culmine della fatica, solo all'apice dell'attesa. Attesa vana: della giocata giusta, dell'attimo propizio. Di un gol, che non arriverà. Il primo Taranto di aprile avrebbe comunque potuto vincere. È indubbio. Basta fare la conta delle occasioni prodotte: non meno di sette, traversa compresa. Ma non si può dire che al Taranto sia mancato solo il gol. Perché non è così. Basta guardare bene ciò che avviene in campo, tra uno spunto e un affondo, tra un tentativo e un ribaltamento. Non c'è continuità interpretativa. Non c'è sviluppo. C'è una supremazia plastica nella sua evidenza conclamata. Ma che non si risolve in possesso della partita, in superamento dell'avversario. Resta solo dichiarata, lasciando le cose come stanno. Con la prova inespressa del Taranto c'entra anche la Nocerina, che è una squadra ufficialmente modesta ma che ha la capacità di giocare una partita giusta, fatta cioè di: densità di uomini, raddoppi di marcature, pressing alto, linee ravvicinate. Una partita in cui riesce a sposare contenimento e alleggerimento, galleggiando tra presidio e controllo, senza, però, giungere alla rinuncia totale. Larosa per l'infortunato Manoni in mezzo al campo. Catania (e non Mortari) a chiudere a destra la linea mediana. Sono queste le scelte di Papagni, che disegna un 4-4-2 ma ha forse altro in testa (4-3-3). Perché la presenza di Catania fa oscillare il modulo. Toglie stabilità all'impianto, ricambiando con un po' di tumultuosa vivacità. L'inserimento di Larosa, invece, altera gli equilibri operativi del centrocampo, costringendo Mancini ad un lavoro supplementare di recupero del pallone e di ricucitura del gioco. Non è, insomma, il Taranto di sempre. Anche se l'avvio è brioso, pieno di spavalderia. Catania potrebbe segnare al primo affondo, ma spreca il servizio di Deflorio, schiacciando il tiro sul portiere (33"). Seguono minuti in cui il Taranto fa la partita. Ce l'ha in pugno. Ma il ritmo, complice un caldo quasi estivo, risulta spesso troppo basso, agevolando l'atteggiamento remissivo della Nocerina (4-4-2). Al 16' esce Micallo (infortunato) ed entra Mortari. Papagni corregge l'assetto: ora è 3-4-3 in fase di distensione, quando si allunga Mortari e si allarga Caccavale. Deflorio ha due palle buone. Una sul destro, andando a chiudere un tiro-cross di Mortari (26'). E una sul sinistro, liberato nel cuore dell'area e dopo aver eluso un paio di avversari. Due conclusioni fuori bersaglio, che fanno da preludio ad un gol tanto facile (tocco furtivo sulla respinta corta di un difensore) quanto inutile (sul corner di Mancini l'arbitro vede e fischia una scorrettezza di Larosa). È il 43' di un primo tempo ormai agli sgoccioli. Nella ripresa Catania ha un altro guizzo in avvio. Doppio dribbling, accentramento e tiro da dimenticare. La Nocerina non fa una grinza. Ovvero, continua diligentemente a svolgere il suo compitino tattico, dipanando una fastidiosa resistenza. Papagni richiama Catania, sostituendolo con Malagnino. Al 23' la Nocerina trema due volte: la traversa respinge il tocco d'esterno di De Liguori e Schettino blocca sulla linea il colpo di testa ravvicinato di Pastore. Il Taranto viene avanti, cercando insistentemente Deflorio, distributore automatico di giocate. E al 27' Deflorio ha l'idea giusta. Arma in verticale Di Domenico, che asseconda l'invito profondo ma da posizione favorevole sparacchia alto. Chiancone corre ai ripari, completando la ristrutturazione del centrocampo, che ora si avvale delle geometrie dell'ex Bruno e del dinamismo di Niedda. Il Taranto reclama un rigore al 36' (Larosa strattonato in area). Poi Papagni si gioca la carta-Deleonardis. Ci sono ulteriori spostamenti. Malagnino emigra a sinistra. Mancini avanza, finendo a ridosso delle punte. Ma non c'è verso di arrestare l'ineluttabilità del pareggio. di Lorenzo D'Alò03 aprile 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GORI 6 - Non si ricordano interventi degni di menzione. Solo perché non ce ne sono. Sicuro nelle uscite alte. 
MICALLO sv - Poco più di un quarto d'ora in campo. Poi si fa male. Ingiudicabile. 
MANNI 5,5 - Soffre le giocate di Ramora, che lo disorienta con le finte e lo salta con facilità. 
CACCAVALE 6 - Gioca più largo a destra perché il Taranto difende spesso a tre. Chiamato ripetutamente a gestire palloni in zone a lui estranee. Se la cava con mestiere. 
PASTORE 6 - Non c'è molto da difendere. Sfiora il gol, raccogliendo di testa la respinta della traversa sul tiro di De Liguori. 
DE LIGUORI 6 - Sufficienza risicata. A lungo in bilico. Ha perso un po' di smalto. Sfortunato sulla traversa. 
CATANIA 5,5 - Sbaglia in avvio. Non incide nel prosieguo. Non è una punta. Non è un esterno di centrocampo. Di difficile collocazione. 
LAROSA 5,5 - Un po' spaesato. Appoggia esclusivamente in verticale e spesso lo fa con troppa frenesia. 
DI DOMENICO 5,5 - La solita caparbietà, stavolta, però, sporcata da errori sesquipedali nella finalizzazione. 
MANCINI 6 - I nuovi equilibri operativi del centrocampo gli creano qualche scompenso. Non brilla. Ma c'è.
DEFLORIO 6,5 - La spia della creatività è sempre accesa. Palla al piede il capitano genera gioco, aprendo scenari possibili. Ma è l'unico. 
MORTARI 6,5 - Entra al posto di Micallo e fornisce un contributo corposo. Perché copre l'intera fascia, senza risparmiarsi.
MALAGNINO sv - Sostituisce Catania. Ha voglia. Ma il tempo a disposizione per scaldare muscoli e cuore non è molto. Ingiudicabile.
DELEONARDIS sv - Pochi minuti per lui in un finale già caotico. Ingiudicabile. 
PAPAGNI 5,5 - Non ha forse intercettato con prontezza le difficoltà della squadra. Discutibile qualche scelta iniziale. Tardivo qualche cambio.03 aprile 2006

Taranto, pareggio indolore
Rossoblù ancora secondi. Papagni loda la squadra

Una partita così. Che riporta indietro le lancette della storia al Taranto pre-Papagni, al Taranto di Marino, a mille imbarazzi fa; quando il campionato sembrava un sofferto rosario di paure da sgranare ogni maledetta domenica. Il caldo, «il caldo» evocato dal mister, non c'entra. C'entrano l'assenza funesta di Manoni, lo stato confusionale del centrocampo e la difficile convivenza di Mancini e Catania a ridosso delle punte. Il caldo è, semmai, l'alibi da dare in pasto a telecamere e taccuini impudenti: basta stringere l'inquadratura per smascherare il disappunto tra le pieghe dello sguardo inarcato e senza luce di Papagni: «Sapevamo che con la Nocerina era una partita difficile. Sono soddisfatto della prestazione offerta dai ragazzi anche se i tre punti non sono arrivati. Potevamo vincere, va bene così». Meglio, a volte, qualche pietosa "bugia" per vestire il pareggio indolore che lascia il Taranto al secondo posto in classifica. E allora, via: si recita a soggetto. Al mister serve il canovaccio sul quale imbastire la sua "strana allegria": «I ragazzi sono stati bravi a non lasciar spazio ai giocatori della Nocerina e a non farsi irretire. Il rischio era quello di perdere la testa. Questi sono segnali di maturità. Gli episodi contestati? Il rigore non dato? Il gol annullato a Deflorio? Mi rimetto alle decisioni arbitrali anche se sul gol i ragazzi dicono che non c'era fallo. Il direttore di gara - conclude Papagni - era più vicino di me all'azione. Accetto sempre senza discutere le decisioni arbitrali. A che serve recriminare, se il risultato non cambia?». Provare a scucire qualche scomoda verità non serve. A quel canovaccio, alle mentite spoglie di un'analisi che lascia spazio solo all'ovvio o quasi, mister Papagni rimane legato come Ulisse all'albero della nave per resistere al melodioso e assassino richiamo delle sirene. Anche quando i quesiti diventano assillo stringente: «L'assenza di Manoni? Larosa e Mancini hanno giocato ottimamente. Mancini penalizzato dalla difficile coesistenza con Catania? La Nocerina occupava gli spazi in maniera stringente, creando densità nel numero dei giocatori a centrocampo. Contro quella densità, Mancini si è trovato a fare i conti». Mister Papagni lascia le quinte con un pensiero alla trasferta di Potenza. Lì dove all'assenza di Manoni si sommerà l'emergenza attacco dopo il cartellino giallo (e la squalifica) rimediati da Di Domenico. «Le statistiche dicono che andiamo meglio fuori casa. A questo punto dovrei dire: meglio giocare in trasferta. Ma dalla partita con la Nocerina traggo indizi confortanti. La squalifica di Di Domenico mi amareggia. Ambrosi è indisponibile. A Potenza giocheremo col solo Deflorio in attacco, è uno schema che proviamo da tempo. Dobbiamo proseguire su questa scia - ha concluso l'allenatore del Taranto - perché in questo campionato nulla è ancora deciso». A creare il caso, indirettamente, è il presidente Blasi, ricordando con somma ingenuità che a Potenza «potremo giocare con due punte: abbiamo anche Catania». Già, Catania: l'eterno incompreso. «E comunque, - ammette ancora Blasi candidamente - a Latina ha segnato anche la mezza punta». Il riferimento è a Manuel Mancini, al piccolo grande golem rossoblù. Catania e Mancini, vietato sbagliarsi. A centrocampo coesistenza difficile. Al "bambino d'oro", che ieri sembrava smarrito, tocca, insieme a Deflorio, tirare la volata. E ai Catania tocca offrire armonia al gruppo. Proprio perché il campionato, come ha ammonito Papagni, non ha detto l'ultima parola. di Fulvio Colucci03 aprile 2006

A Papagni va bene così
Il tecnico rossoblu soddisfatto: «Buona prova e anche qualche occasione sciupata. Non sono preoccupato, anzi: mi spaventerei se non riuscissimo a fare gioco»

Un Taranto bello e sprecone. Il pareggio ottenuto contro l'ostica Nocerina allunga la serie positiva di risultati (otto) e, in una giornata dove tutte le dirette concorrenti nella corsa ai playoff hanno pareggiato o perso, il punto può anche andare bene. Certo ripensare al replay della gara fa un po' male. Vuoi per le ghiottissime occasioni sprecate: su tutte la palla gol non finalizzata da Di Domenico nella ripresa. Vuoi per alcune decisioni arbitrali che non hanno convinto del tutto: gol annullato e un paio di episodi molto dubbi che hanno fatto gridare al rigore. Insomma, un po' di rammarico c'è. 
L'altra faccia della medaglia è rappresentata dal fatto che i rossoblu sono apparsi in palla. Non era facile giocare con il primo vero caldo stagionale. Né tantomeno riuscire ad evitare la ragnatela tattica studiata dall'allenatore ospite Chiancone (che è molto abile a studiare le partite in base all'avversario che si trova di fronte). Il Taranto è riuscito ad eludere entrambi gli handicap, creando gioco, correndo fino alla fine e non andando mai in affanno. Spiragli, questi, che lasciano bene sperare in vista di un finale di stagione che si preannuncia infuocato. Punti fermi, questi, che inducono al sorriso, visto che tra i protagonisti del match c'erano giocatori che finora non avevano mai giocato con costanza. Questo significa che nei playoff ci potranno essere delle buone alternative. E non è poca cosa. 
L'analisi dell'allenatore rossoblu, Aldo Papagni, rimarca questi concetti. «E' arrivato un pari, è vero - ha evidenziato il tecnico di Bisceglie - ma è un pareggio che ci lascia ottimisti per il futuro. La Nocerina ha letteralmente strappato il pareggio. Credo che nessuno possa mettere in discussione il fatto che avremmo meritato ampiamente i tre punti. Non era assolutamente facile giocarsela contro i campani. Perché è una squadra organizzata, allenata da un buon tecnico. Ci hanno lasciato pochi spazi, soprattutto quando il possesso di palla era nostro. Nonostante ciò siamo riusciti a creare gioco e occasioni importanti. Questo mi fa essere ottimista»
Papagni ci crede, perché sente di aver contribuito a formare un gruppo forte e solido. «Ho visto una squadra veramente matura. Non abbiamo rischiato praticamente nulla in difesa e nello stesso tempo siamo stati pericolosi in avanti. Questi sono segnali che denotano grande intelligenza tattica. Non siamo riusciti a segnare è vero. Credo che si tratti solo di un caso perché, paradossalmente, quando abbiamo vinto, non abbiamo creato tutte queste palle gol. Non mi preoccupo, dunque, del fatto che non abbiamo segnato. Al contrario sarebbe stato problematico se non avessimo creato occasioni. Questo è un pareggio che fa morale». 
Il discorso si sposta sui singoli. Primo quesito: la prova di Larosa al posto di Manoni. «Ha giocato una buona gara. Ha fatto in sostanza quello che faceva Manoni, svolgendo compiti di copertura per la difesa. La Nocerina giocava con Di Giacomo alto, per cui molto spesso è stato costretto ad arretrare, andando a recuperare molti palloni, anche grazie alla sua altezza. Se la difesa ha rischiato pochissimo è anche merito suo». Secondo punto: la scelta di far giocare Catania dal primo minuto. «Mortari prima della gara mi aveva detto che aveva qualche problema e non voleva mettermi in difficoltà costringendomi ad effettuare un cambio subito. Poi è successo ugualmente visto che i guai muscolari sono capitati a Micallo. Catania ha fatto bene, ed ha avuto anche occasioni importanti ad inizio gara». Terzo punto: l'ingresso in campo di Malagnino. «Sono soddisfatto anche per la sua prova, sebbene abbia giocato poco. E' un ragazzo valido e conosciamo tutte le sue potenzialità. Sono certo che quando sarà chiamato in causa darà il suo contributo». 
Le ultime battute sono per il futuro. Il numero delle partite da giocare si stringe (ne rimangono cinque) e adesso è il momento di valutare anche le condizioni fisiche, magari praticando il turnover. «Questo in qualche maniera lo stiamo facendo. Il turnover lo stiamo applicando già da qualche tempo, in alcuni casi costretti dalla necessità. Larosa, Catania e Micallo, per esempio, non hanno giocato sempre. Non credo che dobbiamo preoccuparci di un problema di freschezza atletica. Contro la Nocerina abbiamo trovato una condizione atmosferica molto dura. Eppure abbiamo retto bene. Questo è un dato che ci conforta e che dimostra come la squadra abbia alle spalle una buona preparazione atletica. Al massimo mi preoccuperei per eventuali infortuni e squalifiche. Spero davvero che non ce ne siano. Soprattutto in attacco, dove non ci sono molte alternative. Nelle altre zone del campo c'è gente che può entrare in partita garantendo lo stesso rendimento. In attacco, non abbiamo proprio gli uomini a disposizione. Per esempio abbiamo perso Ambrosi e domenica prossima, visto che Di Domenico sarà squalificato, non avremo alternative. Comunque siamo consapevoli di questo stato di cose, e già da tempo stiamo lavorando, in settimana, per provare delle alternative. Non saremo certo impreparati». di Fulvio Paglialunga03 aprile 2006

Il tecnico rossoblù sereno
«La squadra è viva e vitale, buona prestazione ci è mancato soltanto il gol»

Il pari senza reti non turba più di tanto mister Papagni: «Ci è mancato solo il gol per coronare la buona prestazione offerta dalla mia squadra e per allungare le distanze dal Melfi. Le occasioni, per la verità, ci sono capitate. E, paradossalmente, anche in numero maggiore rispetto a quelle piovute sui nostri piedi nelle precedenti partite. Soltanto che, per mera sfortuna, non le abbiamo concretizzate. Ciò nonostante resto abbastanza ottimista per il futuro. La squadra è viva e vitale, ha un suo gioco valido ed essenziale. Non sempre ci capiterà di affrontare una squadra come la Nocerina che bada quasi esclusivamente a difendersi ponendo anche dieci giocatori al di qua della linea della palla». Perchè ha schierato Catania dal primo minuto? «L'idea era quello di mandare in campo Mortari sull'out destro offensivo. Purtroppo il ragazzo ha accusato un problema di lombosciatalgia per cui temevo di dover effettuare la prima sostituzione della partita già nel primo tempo. Invece, per ironia della sorte, sono stato ugualmente costretto ad effettuare il cambio nei minuti iniziali per via dell'infortunio capitato a Micallo. A quel punto ho dovuto rischiare inserendo Mortari perchè non avevo altre pedine in quel ruolo. La prestazione di Catania è stata soddisfacente, ma se avesse messo dentro una delle palle-gol capitategli, avrebbe elevato di parecchio il gradimento da parte di tutti». Come l'è parsa la prova di Larosa come vice-Manoni? «Positiva, in particolar modo nella fase difensiva, tanto è vero che la Nocerina non ci ha mai impensierito». Il gol annullato a Deflorio? «L'azione si è svolta nell'area di rigore più lontana alla mia panchina. Posso soltanto dire di aver visto una gigantesca mischia in cui più giocatori si sono strattonati a vicenda». I suoi giocatori hanno protestato pure per un intervento in area di rigore nocerina su Larosa. «Dalla mia postazione non l'ho visto. E, poi, sapete benissimo che non discuto mai le decisioni degli arbitri». di Giuseppe Dimito03 aprile 2006

Secondo 0-0 di fila in casa

Taranto al secondo 0-0 consecutivo in casa; il precedente risale a due settimane fa quando è stata la capolista Gallipoli a pareggiare senza gol allo "Iacovone". È questo di ieri per i rossoblù il terzo pareggio interno e sempre per 0-0 (il primo era arrivato contro il Latina il 6 novembre scorso). Nonostante il pari il Taranto mantiene il secondo posto con due punti di vantaggio sul Melfi; mancano 5 turni al termine della regolar season e agli ionici restano da disputare tre gare esterne (a Potenza, Rende e Viterbo) e due casalinghe (contro Pro Vasto e Rieti). Il Taranto porta a nove partite consecutive la striscia positiva, con 7 vittorie e 2 pareggi. Era dal torneo 2000-2001 in serie C1 che i rossoblù non collezionavano 9 gare senza sconfitte: il filotto record riuscì negli ultimi 9 turni, (26a-34a giornata), con 5 vittorie e 4 pareggi che consentirono agli ionici di sorpassare il Campobasso e conquistare la promozione in serie C1. Sale a 491' minuti l'imbattibilità casalinga del Taranto; l'ultima rete subita allo «Iacovone» risale al 22 gennaio scorso, Taranto-Vigor Lamezia 0-1 gol di Foderaro al 59' minuto (ricordiamo che era quella la prima gara di Aldo Papagni alla guida del Taranto). Per i rossoblù terzo pareggio interno contro la Nocerina e tutti per 0-0, mentre le vittorie sono 5 per gli ionici ed una per gli ospiti campani. Nel campionato 1929-30 di Prima Divisione l'unico successo della Nocerina che si impone per 1-0; successivamente nel campionato di serie B 1947-48 un 3-0 per il Taranto (segnano Di Fonte, Michelini e Bellucco), poi in Serie B nel 1978-79 finisce 1-0 per i rossoblù con la rete di Galli. Primo 0-0 nel campionato di C1 1981-82, poi sempre in C1 nel 1982-83 un 2-0 per gli ionici (con i gol di Barlassina e Castagnini). Vince ancora il Taranto per 1-0 nel Campionato Nazionale Dilettanti 1993-94 (rete di Caputo) e si ripete con un successo per 3-1 nel torneo di C1 2001-02 (Bennardo, Riganò su rigore e Parente, Koffi per gli ospiti). Infine due 0-0 consecutivi in C2. di Franco Valdevies03 aprile 2006

Taranto, continua a vincere
C'è la Nocerina. Gioca Larosa al posto di Manoni

Consolidare la seconda preziosa poltrona in classifica. È questo l'obiettivo che Deflorio e soci dovranno inseguire nel pomeriggio (inizio ore 15) contro la tosta Nocerina di Roberto Chiancone. Non sarà facile battere la formazione campana perché quasi certamente, complice anche l'assenza di bomber Mazzeo per squalifica, scenderà allo «Iacovone» in versione "abbottonata" per tentare di portare in Campania un prezioso punticino per la sua classifica. Il Taranto, pertanto, dovrà sfondare il prevedibilissimo bunker difensivo degli ospiti. Papagni non ha deciso la formazione da mandare in campo. Il primo dubbio riguarda la sostituzione di Manolo Manoni (si opererà a Perugia dopodomani): Larosa e Bussi si contenderanno la sua maglia fino a poche ore prima del match. Stanto a quanto trapelato dovrebbe farcela, almeno inzialmente, Larosa. Il secondo riguarda la catena di destra: il trainer rossoblù dovrà scegliere fra Micallo-Mortari e Mortari-Catania. Se la Nocerina, specialista in pareggi, dovesse affidarsi all'unica punta in avanti Greco, i prescelti sarebbero Mortari e Catania i quali assicurano una notevole spinta lungo l'out destro. Se viceversa i molossi dovessero presentarsi con due punte, la scelta ricadrebbe su Micallo e Mortari. Per battere la formazione campana bisogna affidarsi alle stesse «armi» usate negli ultimi due mesi: determinazione, concentrazione, umiltà e spirito di gruppo. Quando le difese avversarie sono chiuse, solitamente ci si affida alle fasce laterali per aggirare il bunker e mettere sulla testa o sui piedi degli avanti di turno la palla buona. La spinta dei tifosi rossoblù sarà molto importante. Ma attenzione. Non bisogna farsi distrarre dai supporters campani. Fra le due tifoserie non corre buon sangue (all'andata ci furono un paio di episodi poco piacevoli); ma bisogna ricordarsi della diffida che pende sullo Iacovone. Non dovrà accadere nulla, né prima, né durante, né dopo. Il rischio è identico. di Giuseppe Dimito02 aprile 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Otto i precedenti di campionato tra Taranto e Nocerina giocati in riva allo Ionio; nel bilancio troviamo in vantaggio i rossoblù con cinque successi contro uno degli ospiti (quest'ultimo conquistato in occasione della prima sfida). La prima gara risale al campionato 1929-30 di Prima Divisione (l'attuale serie C1) e si disputa allo Stadio Littorio (il Corvisea, poi denominato Mazzola) il 13 ottobre 1929; i campani si impongono per 1-0 con la rete di Colombetti al 75', mentre 5 minuti prima il rossoblù Arzeni aveva calciato alto sulla trasferta un rigore. Ecco la formazione ionica schierata dal tecnico Powolny: Giannese, Valente, Moleri, Arzeni, Mazzoleni, Friuli II, Sculto, Cornara, Martino Castellano, De Lorenzo, Carenza. Il 21 marzo 1948, nel campionato di serie B, si impongono per la prima volta gli «arsenalotti» con un secco 3-0 (segnano Di Fonte, Michelini e Bellucco). L'allenatore è Pietro Piselli che manda in campo questa squadra: De Fazio, Mignozzi, Canavesi, Valente, Bernardel, Nonis, Vincenzo Castellano, Petagna, Bellucco, Michelini, Di Fonte. Le due squadre si ritrovano trent'anni dopo, il 10 dicembre 1978, sempre nel torneo cadetto; vince il Taranto per 1-0 con una rete di Galli. Questo l'undici rossoblù guidato da Mazzetti: Petrovic, Caputi, Cimenti, Beatrice, Dradi, Nardello, Galli, Panizza, Gori, Selvaggi, Biscotto. Il 25 ottobre 1981, nel campionato di C1, si registra il primo 0-0. La formazione tarantina guidata da Angelo Carrano si schiera così: Maurizio Rossi, Caricola, Idini, Raise, Scoppa, Picano, Colucci (46' Cassano), Scungio (80' Cimenti), Renzo Rossi, Donati, Barbuti. Il 29 maggio 1983, sempre in C1, il confronto va in scena nella penultima giornata. Il Taranto è in lotta per la promozione ed è primo con 42 punti a pari merito con il Campania, l'Empoli ed il Pescara. I rossoblù superano la Nocerina per 2-0, con i gol di Barlassina e Castagnini, e restano in testa con 44 punti assieme all' Empoli e al Pescara. Nell'ultima giornata il Taranto pareggiando per 0-0 a Salerno perde la promozione in B (nonostante una striscia finale positiva di 18 gare con 8 successi e 10 pareggi) a vantaggio di Empoli e Pescara. Il 10 ottobre 1993, nel Campionato Nazionale Dilettanti, i rossoblù vincono per 1-0 (segna Caputo al 56'), quindi ancora un successo per il Taranto, per 3-1, il 21 aprile 2002 in serie C1. Questa nell'occasione la formazione tarantina schierata da Simonelli: Di Bitonto, Galeoto, Siroti, Bennardo, Pisano, Monza, Marziano, Cazzarò, Triuzzi (80' Andrisani), Parente (68' Cariello), Riganò. Ionici in gol al 1' minuto con Bennardo, pareggia al 23' Koffi, quindi al 45' rigore di Riganò e al 63' rete di Parente. 0-0 nell'ultima sfida disputata il 10 ottobre 2004 in serie C2. Con questo pareggio il Taranto, guidato da Sabadini, conquista il primo punto stagionale dopo 4 sconfitte di fila con 15 gol al passivo ed uno solo realizzato. Questi i rossoblù in campo: Signorile, Arabia, Maddé, Sangermano, Marrazza, Bracco, Mollo, Del Gaudio (81' Magno), Fumarola, Mignogna (71' Malagnino), Amico (79' Beltrame). di Franco Valdevies02 aprile 2006

I campani privi di Mazzeo
Squalificato il bomber (16 gol). Alle spalle due vittorie. Chiancone varerà il 4-5-1?

Gli ultimi tre risultati positivi - un pareggio contro il Viterbo e due successi contro Marcianise e Melfi - hanno permesso alla Nocerina di distanziare di tre lunghezze la zona playout. La compagine guidata da Roberto Chiancone, costituita da giovani calciatori di belle speranze, - su tutti il bomber Mazzeo -, e rinforzata dall'apporto di elementi di sicura affidabilità come il difensore Esposito (un ex insieme al centrocampista Bruno), i centrocampisti Rocco e Piemonte e l'attaccante Greco, giunge a Taranto consapevole della forza dell'avversario ma, allo stesso tempo, senza dover inseguire un risultato positivo a tutti i costi. È nel girone di ritorno che i rossoneri hanno ingranato la marcia in più verso la conquista della permanenza in quarta serie: quindici punti in undici gare, - frutto di quattro vittorie, tre pareggi e quattro sconfitte -, rispetto ai diciotto punti (due vittorie, dodici pareggi e tre sconfitte) conquistati in un girone di andata piuttosto deludente, in cui i campani hanno spesso subito la rimonta degli avversari dopo essere passati in vantaggio. A consolidare la classifica ha contribuito anche la sessione invernale del calciomercato. Il direttore sportivo Belmonte ha rinforzato l'organico con gli innesti dei difensori Castorina, Imparato e Marcuz, dei centrocampisti Bruno (prelevato in prestito dal Taranto) e Romito e della punta Nardi. Chiancone adotta un classico 4-4-2. I due esterni di centrocampo, Ramora e Buonocunto, sono molto veloci ed abili a giocare su entrambe le corsie esterne con l'esperto Greco abile a creare i varchi giusti per gli inserimenti di Mazzeo. La squalifica del capocannoniere del girone C della serie C2, - al comando con 16 reti -, potrebbe indurre l'ex tecnico di Martina e Brindisi ad adottare un atteggiamento più prudente, con 5 centrocampisti alle spalle dell'unica punta Greco. Dinanzi a Schettino, pertanto, la linea difensiva potrebbe essere composta da Marcuz, Di Martino, Esposito e Di Giorgio; gli interni di centrocampo saranno Bruno, Rocco e Piemonte, con Ramora (a destra) e Buonocunto (a sinistra) pronti a supportare Greco. Se dovesse essere confermato il 4-4-2, invece, sarebbe Di Giacomo il sostituto di Mazzeo. di Fabio Di Todaro02 aprile 2006

Presidente pornostar

Da oggi in poi Cicciolina, alias Ilona Staller, tiferà Pontedera calcio. Perché? Solidarietà con un paio di colleghe appena elette presidenti della squadra. Si tratta della lapdancer polacca Karolcia e della porno pornodiva pisana Valentine Demy. La continuità con il passato della squadra granata verrà garantita dall'ex presidente Carletto Monni, ora amministratore delegato.02 aprile 2006

Larosa passa avanti
Il barese in vantaggio su Bussi nel ballottaggio per il posto di Manoni, unico tassello vacante nel Taranto che affronterà la Nocerina

Il dubbio esiste, ma Aldo Papagni sta cercando di dissiparlo. Al Taranto manca solo un tassello per completare la formazione: a centrocampo, ovviamente. Perché l'utilità di Manolo Manoni era stata appena ufficializzata. Ma il ginocchio rotto del mediano biondo costringe a cambiare tutto: a trovare altrove la quantità e il senso tattico dell'ultimo acquisto del mercato di gennaio, a superare gli impacci che l'assenza di una pedina diventata importante rischia di provocare nell'impianto. Due nomi: Ciccio Larosa e Andrea Bussi. Caratteristiche leggermente differenti: Larosa ha un po' di qualità in più, ma a volte pecca di disciplina tattica, mentre Bussi ha un diverso modo di stare in campo che potrebbe agevolare la copertura in fase di non possesso. Il ballottaggio, secondo consuetudine, verrà trascinato fino all'ultimo, ma le ore che passano fanno pendere la bilancia dalla parte di Larosa.
Scelta che si chiarisce: Papagni, contro la Nocerina, avrà bisogno di attaccare, soprattutto per scardinare il possibile bunker che Chiancone, a giusta ragione, allestirà. La squadra campana si difende molto bene, non disdegnando il gioco offensivo (che, però, non avrà il suo terminale Mazzeo), quindi potrebbe tentare di bloccare gli spazi al Taranto. A questa eventualità Papagni potrebbe reagire con Larosa, anche per la maggiore fisicità che il giocatore può garantire. Calcoli che il tecnico farà ancora per un po'. Per ora non si sbilancia: «Sono tranquillo: stanno bene entrambi». Le uniche parole sono queste, il resto è un ulteriore giro di consultazioni interne per capire su chi, domani, potrà essere della partita e chi no. Rischia di non esserci, ad esempio, Francesco Mignogna: il talento rossoblu ha avvertito un risentimento muscolare durante il torneo di Monopoli e ieri non si è allenato, sottoponendosi ad un'ecografia di cui oggi si conoscerà l'esito. Al momento la sua presenza è in dubbio. Sta sorprendendo, invece, Martinelli, che ad inizio settimana veniva dato come difficilmente recuperabile, soprattutto per una questione di prudenza: il difensore, invece, dopo aver saltato le ultime partite, sembra pronto e per domani dovrebbe rientrare tra i diciotto convocati. Rischia di saltare la partita, invece, Deleonardis, che ieri ha riavvertito i sintomi dell'influenza.
Diverso il discorso per Ambrosi: l'attaccante rossoblu, protagonista di una stagione sfortunata, ha cominciato un lavoro individualizzato. Il programma è stato stilato da Guicciardini, preparatore atletico rossoblu, e servirà per far recuperare completamente il giocatore dagli acciacchi, ma anche per farlo tornare già pronto per l'uso, senza ulteriori tentennamenti. Ieri Ambrosi ha lavorato in piscina.01 aprile 2006

Deflorio punta al sorpasso
Mazzeo ha 3 gol in più. «Capocannoniere? Ci provo»

Deflorio, ripartiamo dalla rimonta di Latina. «Abbiamo cominciato male, eravamo deconcentrati e al primo affondo siamo passati in svantaggio. Poi ho fallito il rigore, ma è emerso il carattere di questa squadra che ci ha consentito di ribaltare il risultato contro un Latina affamato di punti». Un gol da cineteca, tra i più belli della stagione, e un rigore fallito (Deflorio non sbagliava un penalty dal 17 ottobre 2004 nella gara Teramo-Reggiana). Un concentrato di emozioni in meno di venti minuti. «L'errore dal dischetto mi ha buttato giù, nonostante mi sia capitato diverse volte nell'arco della carriera. L'esperienza, però, mi è servita per tirare fuori dal cilindro la giocata del pareggio nonostante avessi grosse responsabilità. Sono stato bravo e fortunato perché, se la palla non fosse passata sotto il braccio di Orlandi, non sarebbe mai entrata». La quarta vittoria esterna consecutiva vi ha portato a nove punti dal Gallipoli. C'è il rammarico di non aver vinto lo scontro diretto due settimane fa? «Se non vinci il campionato, hai sempre qualcosa da recriminare. Adesso siamo al secondo posto, ma se fossimo partiti con la convinzione che abbiamo assunto da un paio di mesi saremmo ancora in lotta per la promozione diretta. Il Gallipoli è stato concentrato sin dalle prime partite e adesso, pur rallentando un po' la marcia, gode di un sicuro margine di vantaggio». Gestione Marino: 7 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte. Gestione Papagni: 7 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta. Cosa è cambiato da due mesi a questa parte? «Il mister ha avuto il merito di ricompattare un gruppo sfiduciato, messo al tappeto dalle quattro sconfitte consecutive. È un profondo conoscitore della categoria e ha capito subito che era prioritario intervenire sulla fase difensiva. Quando una squadra si difende bene è difficile che perda le partite. E poi c'è stata la nostra reazione. Dovevamo tagliare il traguardo dei playoff ed era necessario un cambio di rotta per non gettare all'aria un intero campionato». Crede che la griglia playoff sia già definita? «Ci sono diciotto punti in palio che possono stravolgere la classifica. La nostra situazione è sicuramente privilegiata perché, vincendo tutte le gare, arriveremmo sicuramente alle spalle del Gallipoli. È questo il nostro obiettivo. E per centrarlo sarà necessario mantenere alta la concentrazione». E Deflorio chi preferirebbe incontrare negli spareggi per la promozione? «Adesso eviterei la Cisco Roma. È un'ottima squadra, può contare su giocatori importanti e con tanta esperienza. Ma il campionato non è finito e fino al 7 maggio potrei cambiare idea». L'infortunio di Manoni rappresenta l'unica nota stonata nel momento migliore di questa stagione. Come reagirà la squadra? «È una grave perdita, sotto il profilo umano e tecnico. Era diventato fondamentale per gli equilibri della squadra, superarlo era davvero difficile. Aveva le caratteristiche dell'incontrista che ci erano mancate fino a gennaio. Ma Papagni, adesso, ha soltanto l'imbarazzo della scelta: Larosa, Bussi e Deleonardis sarebbero titolari in qualsiasi altra compagine di questo girone e riusciranno a non far rimpiangere Manoni». Domenica, intanto, arriva la Nocerina. Che tipo di gara prevede? «È una squadra di buon livello, reduce da due vittorie consecutive e quasi fuori dalla zona playout. Ma è costituita da molti giovani che, in una platea come Taranto, cercheranno di mettere in mostra le loro qualità. Noi vogliamo continuare a vincere e cercheremo di imporci con il carattere, l'esperienza e la qualità che appartengono al nostro gruppo». Fermato da una squalifica, non ci sarà Fabio Mazzeo, miglior realizzatore del girone C. L'occasione è propizia per avvicinare il primo posto nella classifica dei marcatori. «È un obiettivo personale, ma sarei bugiardo se dicessi che non ci penso. Sono stato capocannoniere in C1 (nella stagione 2000-01 con la casacca del Crotone siglò 28 reti in 31 partite, ndr), adesso voglio ripetermi in C2. E dando una mano al Taranto per centrare la promozione. Domenica ho una buona occasione per avvicinare la vetta. Speriamo di riuscirci». Guardiamo oltre questo campionato: quale sarà il destino di Andrea Deflorio? «Non ne ho ancora parlato con la società, ma la speranza è quella di rimanere a Taranto. Ma non decideremo nulla prima del termine della stagione. Sto vivendo un'annata magica, ho ritrovato la voglia e la carica che solo alcuna piazze riescono a trasmetterti. Le offerte non mancano, ma a gennaio ho rifiutato persino la serie B pur di rimanere qui. Quando firmai feci una promessa con il presidente Blasi. Quale? A giugno vedremo se l'avrò mantenuta». di Fabio Di Todaro01 aprile 2006

Iacovone, capienza a 15mila
Dalla partita con la Pro Vasto. Lo ha disposto ieri la Commissione di Vigilanza

Taranto-Gallipoli è finita sotto la grande lente d'ingrandimento della Commissione di Vigilanza che si è dovuta riunire ieri mattina per valutare soprattutto un paio di fatti poco piacevoli verificatisi prima dell'inizio del match. Sembra, infatti, che siano circolati alcuni biglietti falsi e che almeno una porta d'ingresso allo stadio non abbia adeguatamente tenuto la pressione dei tifosi che avevano fretta d'entrare all'interno dello stadio. Alla luce di questi incresciosi episodi e per garantire l'incolumità di tutti i supporters, sia in riferimento alle ultime gare di campionato che a quelle dei playoff, la Commissione ha deliberato che a partire dalla gara interna del sabato di Pasqua contro la Pro Vasto, la capienza dello "Iacovone" venga portata dagli attuali 9600 posti a 15mila. Per effetto di tale estensione, in ossequio al Decreto Pisanu, i biglietti dovranno essere nominativi, bisognerà prevedere un incremento degli steward che vigileranno sugli spettatori sotto la direzione del funzionario di Polizia di turno ed il rafforzamento delle porte d'accesso allo stadio (è stata constatata la presenza di molta ruggine). Tali adempimenti sono a carico della Taranto Sport. Per quanto riguarda, invece, i lavori di stretta pertinenza del Comune (tornelli, videosorveglianza e quant'altro) la Commissione vigilerà affinché gli stessi vengano effettuati nei tempi previsti dalla legge (come è noto c'è stato uno slittamento fino a fine giugno). Intanto la squadra ha proseguito ieri pomeriggio la preparazione in vista dell'ostica gara interna con la Nocerina. I precedenti con la tifoseria ospite sono poco piacevoli, ma non bisogna dimenticare la diffida. La vittoria per 1-0 (gol di Domenico) nel triangolare di Monopoli ha accresciuto l'entusiasmo. Ambrosi è stato a riposo. A parte Mignogna (contrattura alla coscia). Per la formazione Papagni ha un paio di dubbi: Larosa o Bussi come vice Manoni, la catena di destra (Micallo-Mortari o Mortari-Catania?). Infine la Disciplinare ha ridotto a 2mila euro la multa per Taranto-Gallipoli. Il club rossoblù era difeso dall'avv. Lele Di Ponzio. di Giuseppe Dimito01 aprile 2006

Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione.

index