Oggi il Taranto può
brindare ai playoff Conquistare la matematica certezza di disputare i playoff. Alla sfida con la Pro Vasto il Taranto chiede di tagliare il primo traguardo stagionale. L'impresa è abbastanza difficile perché il team abruzzese, oltre ad avere un elevato tasso tecnico, scende allo "Iacovone" motivatissimo perché insegue l'obiettivo di strappare ad una delle tre squadre che lo precedono (Melfi, Cisco Roma e Rende) una delle poltrone utili proprio per giocarsi la C1 attraverso la lotteria degli spareggi. Serve, pertanto, un Taranto concentrato ed umile per aggiudicarsi la sedicesima vittoria stagionale, decima interna. Sarà determinante mantenere il più possibile il possesso della palla per evitare agli abruzzesi di operare quelle ripartenze che costituiscono la manovra che meglio gradiscono, in particolar modo nelle gare esterne. La formazione degli jonici dovrebbe essere quella annunciata. Rispetto alla vittoriosa gara di Potenza rientreranno Martinelli (al posto dello squalificato Pastore) e Di Domenico (gli farà posto nello scacchiere Bussi). Il pubblico è chiamato a recitare, come al solito, la propria preziosa opera di appoggio a Deflorio e soci i quali dovranno sentire alle proprie spalle il possente incitamento. A proposito dei tifosi val la pena ricordare la innovativa normativa in tema di biglietti. Da oggi, infatti, i tagliandi di tutti i settori (curva, gradinata e tribuna) dovranno essere nominativi per cui sul frontespizio il rivenditore dovrà scrivere le generalità di colui che lo acquista. Per questo motivo bisognerà avere in tasca una fotocopia del proprio documento da consegnare al punto-vendita. L'operazione dura un paio di minuti in più. Al momento dell'arrivo allo stadio, una cinquantina di metri prima della porta d'ingresso, ci saranno gli stewart della società che controlleranno i biglietti: solo coloro che ne saranno effettivamente in possesso, accederanno alla porta d'ingresso. I tagliandi sono in vendita in società e nei 23 punti-vendita fno alle ore 13 di questa mattina. I botteghini dello «Iacovone» saranno chiusi. di Giuseppe Dimito
E Deflorio vuole
cancellare Riganò Parla da capitano, anteponendo gli interessi della squadra alla gloria personale. Andrea Deflorio considera il record di marcature in C2 con la casacca rossoblù un obiettivo secondario. E dà la priorità alla sfida in programma questo pomeriggio contro la Pro Vasto. «Ho ancora quattro gare per diventare il miglior marcatore del Taranto in questa categoria. Ci penso, ma le attenzioni principali sono rivolte alla partita. Battendo gli abruzzesi, avremmo già in tasca i playoff. La classifica ci consente di giocare senza badare ai risultati provenienti dagli altri campi. È un grande vantaggio, non dobbiamo lasciarcelo sfuggire». La compagine biancorossa ha il miglior rendimento nel girone di ritorno. 27 punti conquistati in 13 partite hanno lanciato la formazione guidata dall'emergente Pierini a ridosso della zona utile per disputare gli spareggi per la promozione. Che Pro Vasto si attende Andrea Deflorio? «È una buona squadra, capace di difendersi con dieci elementi e di distendersi con grande rapidità. All'andata mi fecero un'ottima impressione. Ci aggredirono sin dalle prime battute, ma affrontavano un Taranto tatticamente diverso. Si trovano a due punti dal terzetto composto da Melfi, Rende e Cisco Roma e giocheranno senza assilli. Erano partiti per salvarsi, adesso si trovano a giocare per la C1. Ma non credo che la partita di oggi rappresenti per loro l'ultima chance per entrare tra le prime cinque. Domenica prossima ospiteranno in casa il Melfi e guarderanno con attenzione alla nostra partita in casa del Rende. E allora, probabilmente, potrebbero tirare le somme». Deflorio parla del Taranto esaltando le qualità di un gruppo emerso con prepotenza dopo il giro di boa del campionato. «Stiamo attraversando un ottimo periodo di forma. Non è facile incontrare una squadra reduce da 10 risultati utili consecutivi (8 vittorie e 2 pareggi) che ha subito soltanto due reti (contro Igea Virtus e Latina). È per questo motivo che dovremo affrontare le restanti partite senza fare troppi calcoli sugli avversari. Siamo consapevoli della nostra forza, ma abbiamo l'umiltà necessaria per capire che ogni gara va affrontata mantenendo alta la concentrazione». E se l'atipico sabato di calcio prepasquale dovesse regalare i playoff, potrebbe mutare l'atteggiamento dei rossoblù nelle restanti tre giornate? «A quel punto giocheremo per conquistare il secondo posto, forti del buon margine di vantaggio che abbiamo accumulato». di Fabio Di Todaro
Le statistiche di Franco Valdevies Il Taranto è imbattuto nei cinque precedenti di campionato giocati contro la Pro Vasto; i rossoblù hanno vinto le due sfide casalinghe, quindi pareggiato le tre giocate in trasferta. Le prime due gare nel campionato di serie D 1999-2000; per il Taranto 2-1 allo «Iacovone» il 7 novembre 1999: a segno al 70' Campioli, pareggio degli ospiti al 73' con Taraborelli, quindi al 90' la rete decisiva di Migliozzi. Guida il Taranto Angelo Carrano che schiera questo «undici": Spagnulo, Pizzolla (dal 75' Miale), Migliozzi, Ferri (dal 62' Sacco), Nettis, Rubino, Magno, Campioli, Dell'Oglio, De Luca, D'Antò . Uno 0-0 nella gara di ritorno disputata il 19 marzo 2000, nella quale i rossoblù si schierano così: Spagnulo, Pizzolla (dall'88' Cela), Migliozzi, Nettis, Zangla, Baldari (dal 73' Orsini), Stasi, Magno (dal 65' Pacetti), D'Isidoro, Dell'Oglio, D'Antò. Nella passata stagione in serie C2 gli altri due confronti; ancora uno 0-0 a Vasto il 6 gennaio 2005 con il Taranto affidato al duo tecnico Toma-Nemo che sostituisce l'esonerato Tato Sabadini. Questa la formazione rossoblù che conquista nell'occasione il primo punto nella gestione del presidente Luigi Blasi: Leopizzi, Garzja, Marrazza, Mela, Maddé, Del Gaudio, Arabia, Sangermano (dal 53' Niscemi), Mollo, Mignogna (dal 93' Magno), Paco Soares (dal 84' Amico). Il 15 maggio 2005, nell'ultimo turno di campionato, si impongono i rossoblù per 4-2; questa la formazione ionica schierata da Florimbj: Signorile, Peruzzi, Monaco, Mela, Maddé, Silvestri, Meacci (dal 83' Malagnino), De Leonardis, La Cava, Selvaggio (dal 69' Mignogna), Sergi (dal 50' Niscemi). Le reti del confronto: al 13' Sergi, al 44' Mela, al 63' Dombolo, al 79' Deleonardis, all' 84' Adduono, infine all' 88' Niscemi. Il terzo pari a Vasto il 4 dicembre scorso; abruzzesi in vantaggio per 2-0 con Maccagnan al 6' e Morante al 29', poi in 60 secondi il Taranto raggiunge il pari con le reti di Manni al 40' e di Di Domenico al 41'. Così i rossoblù in campo guidati da Raimondo Marino: Gentili, Micallo, Martinelli, Pastore, Manni, Mortari, La Rosa, Mancini, De Liguori, Di Domenico (dall'83' Catania), Deflorio. Il Taranto è reduce da dieci gare utili con un ruolino di 8 vittorie e 2 pareggi; con Papagni allenatore i rossoblù hanno perso solo la prima gara, giocata in casa contro la Vigor Lamezia il 22 gennaio scorso. Queste 10 gare di imbattibilità rappresentano un record eguagliato per i tornei di serie C2; gli ionici avevano fatto lo stesso nel 2000-2001 con 3 successi e 7 pareggi tra la 7ª e la 17ª giornata (senza contare la partita contro il Fasano non disputata alla 15ª giornata e rinviata per motivi di ordine pubblico). Per trovare una striscia più lunga d'imbattibilità bisogna risalire al campionato di serie D 99-2000 quando i turni senza sconfitte furono 17 tra la 13ª e la 29ª giornata (con 11 vittorie e 6 pareggi).
L'ultras pensa solo a
mamma Tra la via Aurelia e il Bronx. Sospettando l'esistenza
di una trama tesa a detronizzarlo, il leader della curva del Genoa,
Pietro Bottino detto "lo squalo", irrompe nella sede degli
Ultras, estrae una pistola e scarica cinque colpi contro il presunto
usurpatore. Poi esce, sale in macchina, e si dirige verso casa di mammà,
a Sassello. La squadra rossoblù è in testa al girone A della C1 ed ha
buone probabilità di promozione. Disgraziatamente, "lo
squalo" appena imboccata l'autostrada, tampona una Jaguar, e si sa
come sono permalosi i proprietari delle Jaguar quando si sfiora la
scocca metallizzata del loro ego: lo sa anche lo squalo, che china la
testa e si dichiara, obtorto collo, responsabile dell'incidente.
C'è chi vi ruba dati e
identità Se il giornale che avete letto oggi lo avete ricevuto in
abbonamento, fate attenzione. Attenzione a dove (e come) buttate
l'etichetta con il vostro nome, cognome e indirizzo che ha permesso il
recapito a casa. Qualche malintenzionato, infatti, potrebbe rovistare
nei cassonetti dove gettate l'immondizia per rubare i vostri dati
personali, Impossibile? Beh, non proprio. Per rendersene conto si può
dare una occhiata al rapporto finale del progetto Identity Trash
(letteralmente pattumiera di identità), realizzato dal centro ricerche
e studi di sicurezza e criminalità (Rissc), una non profit fondata da
criminologi. Gli autori dell'indagine, condotta a Schio (comune in
provincia di Vicenza di circa 40 mila anime), hanno analizzato i rifiuti
di 954 utenze familiari e 172 aziende, tra soggetti pubblici e privati,
per un totale di circa due tonnellate di immondizia in una sessantina di
cassonetti. Il compito dei ricecatori è quello di aprire sacchetto per
sacchetto (per lo più provenienti dalle campane per la raccolta della
carta) e osservare il contenuto. Risultato: una montagna di dati
personali. Nel rapporto, infatti, si legge che «informazioni
e dati qualitativamente significativi sono stati riscontrati in più del
42 per cento dei sacchetti analizzati, sia domestici che commerciali».
E che «per ogni sacchetto analizzato sono
stati ritrovati, in media, sette documenti», dove per
documenti si intendono quei «pezzi di carta» da cui si può facilmente
risalire all'identità o ad altre informazioni personali come bollette,
cartelle cliniche, carte d'identità scadute. Quelli che giocano
sotto assedio A distanza di un anno, prosegue il progetto di regalare
un sorriso al popolo palestinese attraverso il calcio. Ecco quindi la
seconda edizione di "Sport sotto l'assedio", la campagna di
cooperazione sportiva promossa dalle associazioni italiane onlus
"Jalla" e "Salah" in collaborazione con la Uisp di
Milano che porterà nella West Bank e nella Striscia di Gaza una
delegazione di circa 60 persone appartenenti a tifoserie organizzate,
associazioni, società sportive, collettivi politici, realtà di base ed
enti locali. Dal 16 al 22 aprile, una quindicina di squadre (12
palestinesi ed 3 europee) si affronteranno in sei mini tornei nelle città
di Gerico, Jenin, Tubas e Gaza City e nei campi profughi di Deheishe, Al
Aroub, Al Farah, Khan Younis e Jabalia. L'evento conclusivo è invece
previsto a Gerusalemme dove una rappresentativa europea giocherà contro
una selezione locale. A margine del torneo, e non potrebbe essere
altrimenti, sono previsti incontri e iniziative, in particolare con le
comunità ospitanti, per una migliore comprensione della difficile
situazione palestinese.
Pastore fuori, dentro Martinelli Il difensore nato a Matera si appresta a fare il suo
ritorno nell'undici titolare, riprendendo quel discorso interrotto più
di un mese fa per un problema muscolare. Domani contro la Pro Vasto
dovrebbe essere questa la principale novità, oltre al rientro in zona
offensiva di Fabio Di Domenico.
Taranto, torna Di
Domenico Cresce l'attesa per il difficile match contro la Pro Vasto nelle cui fila militano l'ex Di Meo ed il bomber Morante (13 reti sinora firmate) Mignogna si è allenato con il gruppo per cui figurerà sicuramente nell'elenco dei convocati. Ambrosi, invece, ha girato ancora a parte per cui la sua eventuale utilizzazione è rinviata alla prossima gara esterna di Rende. Papagni non ha ancora deciso l'undici da inviare inizialmente in campo. Il rientro di Di Domenico al centro dell'attacco e l'utilizzazione di Martinelli al centro della difesa in coppia con Caccavale sono certi. Resta in piedi il discorso-Bussi che, a Potenza, ha ben impressionato, le cui caratteristiche tecniche somigliano molto a quelle di Manoni. Oltretutto sarebbe probabilmente l'elemento ideale per tenere a bada Schettino, un trequartista scaltro ed imprevedibile. Il trainer jonico, per la verità, non vorrebbe rinunciare alle lunghe leve di Larosa (l'ex andriese è utile anche nella fase offensiva) per cui si potrebbero utilizzare i due al fianco di Mancini consegnando a quest'ultimo determinati compiti escludendo inizialmente Catania. Senza Bussi la formazione potrebbe essere la seguente: Gori, Mortari, Caccavale, Martinelli, Manni; Catania, Mancini, Larosa, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. Con Bussi, fermo restando i reparti difensivi ed offensivi, il centrocampo potrebbe assumere questo schieramento: Mancini, Bussi, Larosa, De Liguori. La Pro Vasto ha un curriculum esterno di tutto rispetto: ha inanellato, infatti, ben nove pareggi. Nessuna formazione ha fatto meglio. Ha perso due gare, entrambe nel ritorno: a Rende (2-1) nella terza giornata ed a Andria (1-0) un mesetto fa. Completano il rendimento le quattro gare vinte, fra cui spicca quella di Gallipoli per 3-2. Vanta soltanto due punti di distacco dal terzetto Cisco Roma, Rende e Melfi che lo precede per cui punterà senza mezzi termini ad avvicinarsi ancora di più alla zona playoff. Stamane il Taranto effettuerà la rifinitura dopodicchè andrà nel solito ritiro. di Giuseppe Dimito
Pierini è per 4-2-3-1 Da Taranto, probabilmente, passa l'ultimo treno per raggiungere i playoff. E la Pro Vasto, rivelazione di questo campionato, proverà a non lasciarselo sfuggire. La compagine biancorossa, partita con l'obiettivo di centrare la salvezza, spera di uscire dallo "Iacovone" con un risultato positivo per sperare ancora in un piazzamento nelle prime cinque posizioni. Un gruppo giovane, rinforzato da qualche elemento di esperienza: è questa la ricetta vincente che sta consentendo alla società abruzzese di raccogliere tante soddisfazioni in un campionato di livello superiore rispetto a quello degli ultimi anni. Danilo Pierini, reduce dalla sfortunata avventura sulla panchina della Rosetana (fallita al termine dello scorso campionato), è il braccio di un progetto ideato e realizzato dal presidente Crisci e dal direttore generale Natali. L'organico costruito in estate ha ottenuto i risultati migliori nel girone di ritorno (8 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte), proprio quando ha dovuto fare a meno di due elementi importanti come Prosperi e Maccagnan (entrambi ceduti nella sessione invernale del calciomercato). L'impianto tattico utilizzato da Pierini è il 4-2-3-1 (in fase di distensione), elastico a tal punto da trasformarsi in 4-4-1-1 quando gli avversari gestiscono il possesso di palla. Dinanzi all'estremo difensore Marconato, cercato a più riprese dal Taranto, la linea difensiva è composta da Ciano, Di Meo, Cresta e Vitale. Testa e Cazzola sono gli elementi filtranti del centrocampo, con Biagianti, Schettino (abile a muoversi tra le linee e a smarcare i suoi compagni) e D'Allocco nelle vesti di incursori alle spalle dell'unica punta Morante. Ed è proprio il centravanti l'elemento di maggiore pericolosità. Cresciuto nel settore giovanile della Lazio, Morante ha giocato sempre nei giorni settentrionali della serie C prima di approdare a Vasto. E i 13 gol siglati sino a questo momento ne fanno uno degli attaccanti più ambiti in vista della prossima stagione. Ma oltre ad un buon rendimento offensivo, la Pro Vasto vanta la terza miglior difesa del campionato: 23 reti subite, 3 in più del Gallipoli e 2 in più rispetto ai rossoblù e alla Cisco Roma. Taranto-Pro Vasto è anche la partita degli ex. Il Direttore Sportivo Luca Evangelisti e Fabio Prosperi tra i padroni di casa, il difensore Giuseppe Di Meo e il preparatore atletico Carlo Pescosolido attualmente tra le fila degli abruzzesi. di Fabio Di Todaro
Biglietti nominali: prevendita ok È incoraggiante la prevendita di Taranto-Pro Vasto. Ricordiamo che per acquistare il tagliando per qualsivoglia posto (curva, gradinata o tribuna) occorre presentare la fotocopia del proprio documento di rinoscimento. Le operazioni di rilascio sono un tantino rallentate, ma solo perch siamo alla prima settimana. È opportuno, quindi, non attendere gli ultimi minuti per recarsi nel punto-vendita. C'è tempo fino alle ore 13 di domani mattina. I botteghini dello stadio resteranno chiusi. Ad una cinquantina di metri dall'ingresso gli stewart della società faranno prefiltraggio: chi avrà il biglietto, si accosterà alla porta d'ingresso. Altrimenti sarà rispedito indietro. di Giuseppe Dimito Bolivia, partite gratis Evo Morales, presidente boliviano, vuole che le immagini televisive dei prossimi mondiali vengano diffuse gratuitamente. Morales ha annunciato di voler intraprendere una vera e propria battaglia, affinchè il suo popolo possa vedere gratis, e in chiaro, le immagini televisive della Coppa del Mondo di Germania 2006. In Bolivia, i diritti del mondiale sono attualmente detenuti da una catena televisiva a pagamento. «Siamo avanti nelle trattative e penso che riusciremo a diffondere in chiaro le immagini del mondiale», ha dichiarato il capo di stato, dopo una riunione con l'ex calciatore Marco Antonio Etcheverry, al quotidiano La Razon. «Non è possibile che solo i ricchi possano vedere le partite dei mondiali», ha concluso Evo Morales.
Giulianova, in coma
Cherubini Sono gravi le condizioni di Gianluca Cherubini, il
giocatore del Giulianova colpito da una emorragia cerebrale durante
l'incontro di calcio fra la sua squadra e il Novara (C1, girone A). Il
calciatore è in coma farmacologico, ed è stato sottoposto a un
delicato intervento chirurgico presso l'ospedale di Teramo. In un primo
momento sembrava che fosse stato raggiunto da una pallonata. Ma
all'origine del malore vi sarebbe in realtà un aneurisma cerebrale.
Papagni ha già scelto Come previsto: si torna al 4-4-2, ufficialmente la
versione migliore del Taranto. Si torna indietro dopo la parentesi
forzata di Potenza, generata più dall'emergenza che dalle reali volontà.
Il Taranto ritorna al
4-4-2 La doppia seduta disputata ieri dal Taranto ha consegnato ai tifosi tre certezze sulla squadra che riceverà la forte Pro Vasto dopodomani pomeriggio (ore 15). La prima riguarda il modulo. Papagni ritorna allo storico 4-4-2. La seconda, conseguenziale alla prima, prevede il ritorno di Fabio Di Domenico al comando dell'attacco, in coppia con Andrea Deflorio. La terza individua in Martinelli il sostituto dello squalificato Pastore. Resterebbe da sciogliere il dubbio Larosa-Bussi per il ruolo di interdittore al fianco di Mancini. Tenendo presente quanto visto ieri pomeriggio sia nelle esercitazioni (circa 45') che nel corso della partitella in famiglia (24' in tutto) disputata su campo ridotto, il prescelto dovrebbe essere Larosa il quale ha giocato in maniera stabile nella formazione cosiddetta titolare. Ma c'è da considerare che in tal maniera mancherebbe il cosiddetto uomo di filtro a centrocampo per cui non è escluso che alla fine mister Papagni maturi l'idea di affidarsi a Bussi. Molto dipenderà sia dalla seduta odierna che dalla rifinitura di domani mattina. Chi offre maggiori garanzie in fatto di tenuta atletica (non va dimenticato che in questa settimana la squadra si è allenata un giorno in meno), giocherà. Contro la Pro Vasto, dunque, potrebbe scendere in campo la seguente formazione: Gori; Mortari, Caccavale, Martinelli, Manni; Catania, Larosa (Bussi), Mancini, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. Tornando alla seduta di ieri le buone notizie hanno riguardato Micallo (è ufficialmente guarito dai problemi tibiali grazie ai plantari consigliatigli dal dott. Petrocelli), ma soprattutto Ambrosi e Mignogna. Tutti e tre hanno preso parte alle esercitazioni tattiche predisposte dal trainer rossoblù all'intera rosa. Sono stati provati degli schemi interessanti, idonei soprattutto alla fase cosiddetta di possesso-palla. Sono particolarmente piaciuti quelli che prevedevano l'utilizzazione delle fasce laterali. Subito dopo c'è stata la rituale partitella in famiglia su campo ridotto. Micallo vi ha preso parte. Ambrosi e Mignogna, invece, hanno girato a parte. Nel primo tempo, durato 11', sono stati schierati in casacca Blu: Gori; Mortari, Martinelli, Caccavale, Manni; Catania, Mancini, Larosa, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. In casacca Verde, invece, c'erano: Gentili, Micallo, Capone, Pastore, Silvestri; Malagnino, Bussi, Deleonardis, un ragazzo in prova; Maiorino, Prosperi. Non sono state segnate delle reti. Nella ripresa, durata 13', Micallo, Malagnino e Deleonardis si sono cambiati la maglia con Mortari, Catania e Mancini. In più Troccoli ha preso il posto di Maiorino. È finita 1-1 grazie alle reti di Mancini e Deflorio. L'intensa giornata lavorativa è stata rallegrata in mattinata dalla consegna di uova di Pasqua da parte di una ditta tarantina del campo dell'estetica. Nel pomeriggio il direttore generale, Vittorio Galigani, ha accompagnato 4 funzionari della Siae in un sopralluogo della tribuna Vip. Il comune ha chiesto la sottoscrizione dell'accordo, raggiunto da tempo, per il fitto dello "Iacovone". Il Taranto ha già inviato all'ente comunale una bozza del contratto firmato dal presidente Blasi, chiedendo il verbale di constatazione dell'impianto congiunto. Una volta effettuata l'accertamento, sottoscriverà il legame giuridico (fitto per 40mila euro). di Giuseppe Dimito
«La matematica per
i playoff» Papagni è felice per l'ampia striscia positiva «firmata» dalla squadra sotto la sua guida (26 punti in 11 partite). Al termine dell'allenamento ha indossato una vistosa e ben augurante camicia rosa (accostamento con il Giro d'Italia?): «Sono contento dello stato di forma dei ragazzi. Erano un tantino stanchi, ma c'è da considerare che stamattina - ieri ndr - hanno svolto un pesante lavoro imperniato sulla forza e sui balzi. Le notazioni positive riguardano anche gli infortunati: Micallo si è ripreso e, quindi, sarà a disposizione. Ambrosi e Mignogna sono nettamente sulla via di guarigione. Forse dovremo attendere un po' più per l'attaccante che per l'esterno». Si ritorna al 4-4-2. «Quando a disposizione si hanno due elementi come Deflorio e Di Domenico diventa quasi naturale affidarsi soprattutto a loro per arrivare al gol. Allargando il discorso vorrei ribadire un concetto già espresso in passato: non ragiono con la staticità dei numeri, ma con la dinamicità delle posizioni in campo». In difesa sarà Martinelli il sostituto dello squalificato Pastore? «Potrebbe essere, ma ho altre soluzioni: Larosa, Prosperi, Manni stesso con Prosperi sul lato sinistro». In mezzo Bussi torna in panchina? «Non lo so. Fino a metà settimana il mio unico pensiero è quello di curare più che altro la preparazione atletica della squadra. Dal penultimo giorno, invece, comincio a pensare alla formazione valutando soprattutto la condizione psico-fisica di ciascuno». Ora c'è da assicurarsi il "biglietto" utile per disputare sicuramente i playoff. «E punteremo ovviamente a non farci sfuggire l'importantissima occasione. Oltretutto giocheremo in casa per cui avremo un'altra freccia in più nel nostro arco perché avremo il grande incitamento del pubblico amico». La Pro Vasto è un osso duro? «Certamente. È la squadra che ha conquistato più punti nel girone di ritorno. In avanti Morante va tenuto d'occhio; in mezzo Schettino ama giocare fra le linee ed è dotato di un buon assist. Dovremo stare attenti alle loro ripartenze che rappresentano delle serie minacce». di Giuseppe Dimito
Cento:
«Il biglietto nominativo è incostituzionale» Ci siamo. Per la prima volta, dall'entrata in vigore del
"decreto Pisanu", i tifosi rossoblu accederanno allo stadio in
possesso dei "ticket nominativi". Ricordiamo che è necessario
presentarsi alle rivendite con una copia di un documento di identità e
firmare l'autorizzazione al trattamento dei dati personali, modulo che
troverete a disposizione dove acquisterete il biglietto. Una
raccomandazione è d'obbligo: non aspettate l'ultimo giorno (sabato) per
entrare in possesso del tagliando, pensate che ieri sera (ed era martedì),
al bar Cubana, alle 20 si è formata una coda. L'operazione dura in
media 3 minuti ad acquirente. E' bene ricordare che la novità è solo
un approccio all'attuazione della legge, infatti, dal prossimo anno, lo
stadio "Iacovone" dovrebbe essere fornito di
"tornelli" all'ingresso, di posti numerati in ogni settore e
di impianti di sorveglianza a 360 gradi. Sempre se non ci saranno
modifiche legislative. Questo lo abbiamo chiesto all'onorevole Cento,
coordinatore politico dei Verdi, da tempo attento al "fenomeno
ultras", critico nei confronti con il decreto. Un razzo bigamo finito
in fuorigioco Nel febbraio scorso Mehdi Mahdavikia correva spensierato sulla sua amata fascia destra, maglia numero sette dell'Amburgo sulle spalle, il portiere avversario nel mirino. Sugli spalti i tifosi intonavano i cori per il loro imprendibile «razzo iraniano». In tribuna due donne si incontravano per caso. «Salve, sono la signora Mahdavikia», diceva una. «Non è possibile, la signora Mahdavikia sono io», rispondeva l'altra. A fine gara, il signor Mahdavikia scopriva di aver combinato un bel casino. La Bild ieri ha raccontato la buffa disavventura, degna di un film di Jafar Panahi, capitata al centrocampista persiano, primo giocatore bigamo del campionato tedesco. Una storia che ha creato scompiglio in Germania non solo perché lì avere più di una moglie è un reato penalmente perseguibile, ma anche perché ultimamente i burrascosi rapporti diplomatici Berlino- Tehran hanno spesso coinvolto il pallone. L'Iran parteciperà ai mondiali tedeschi del prossimo giugno nonostante le numerose richieste di boicottaggio nei confronti della nazionale del presidenteMahmud Ahmadinejad. La sua farneticante negazione dell'Olocausto l'ha trasformato nel paladino degli ultras neonazisti legati all'Npd che hanno preannunciato manifestazioni di solidarietà in occasione delle partite che i biancoverdi disputeranno in Germania con Portogallo, Angola e Messico. L'uomo che vorrebbe cancellare Israele dalle cartine geografiche, vorrebbe pure seguire dal vivo la squadra allenata dal ct croato Branko Ivankovic ma il governo e la federazione tedesca hanno già lasciato intendere che senza una ritrattazione di quelle assurde teorie, Ahmadinejad non metterà mai piede in uno stadio mondiale la prossima estate. Anche perché rischierebbe l'arresto. Della nazionale che illumina i sogni del presidente iraniano («Dovete arrivare agli ottavi di finale - ha arringato i giocatori tempo fa, tirando qualche rigore con loro - così due terzi dei popoli del mondo saranno felici. Poi nel 2010 arriveremo fino in semifinale»), il ventottenne Mahdavikia è uno dei simboli più famosi. Nato terzino di spinta nel Pirouzi di Tehran, si è fatto strada in Germania a forza di accelerazioni e tiri impossibili che in patria hanno subito ribattezzato «missili in superficie ». E' uno che segna gol speciali Mahdavikia, mai banali. Ai mondiali del '98 in Francia, andò in rete nella storica sfida vinta contro gli Stati uniti 2-1, facendosi mezzo campo palla al piede e infilando il portiere Keller in uscita. Dopo l'exploit contro gli yankee che gli valse l'esonero dal servizio militare, ebbe un brutto incidente in macchina che lo tenne fermo diversi mesi. Lo chiamarono in Cina, dove era famoso per aver rifilato due gol alla nazionale rossa, ma lui preferì aspettare l'occasione buona in Europa. Lo presero i tedeschi del Bochum, andò bene e passò quindi all'Amburgo, col quale nel 2000 bucò pure la porta della Juventus in un rocambolesco 4-4 di Champions League. Nel 2001 fece impazzire i centomila dello stadio Azadi della capitale, lasciando la firma anche contro l'Iraq (2-1). Sul suo sito si trovano barzellette su Beckham e citazioni maccheroniche del Trap. Quando l'anno scorso la Federazione iraniana invitò i capelloni come il compagno Karimi a fare un salto dal barbiere pena l'esclusione dalla nazionale, lui si schierò prontamente per la libertà di pelo. Fino a due mesi fa la sua vita di ala sgusciante e un po' anarchica scorreva felice. Era sposato da otto anni con Sepideh, una ragazza della sua età dalla quale ha avuto una bambina. Nel dicembre scorso si era sposato una seconda volta, con Samira, figlia di un noto professore iraniano. Conosciuta in una discoteca di Amburgo, le aveva raccontato di essere divorziato e l'aveva sistemata in un appartamento di 180 metri quadrati, mettendole a disposizione tutte le sue carte di credito. Mahdavikia faceva la spola tra le due case, distanti solo due chilometri: in trasferta portava sempre Samira, ad Amburgo privilegiava Sepideh. «Quando la sera non rientrava a casa - ha raccontato Samira - mi diceva che doveva andare dalla sua ex sposa per vedere la figlia». Per sua fortuna, Mahdavikia ha avuto l'accortezza di celebrare entrambe le nozze a Tehran e dunque non sarà inseguito dalla legge tedesca contro la bigamia. Fermato da piccoli infortuni e relegato in panchina nell'ultimo periodo perché l'allenatore Thoma Doll (ex Lazio) lo vedeva un po' affaticato, il giocatore è tornato dalla prima moglie chiedendo perdono. «Sepideh ha capito e resterà con me - ha confessato sereno alla Bild - sono felice che tutto sia venuto a galla, non ne potevo più». di Matteo Patrono Francia, tolleranza
zero per gli ultras Basta alla violenza negli stadi. Basta agli insulti razzisti, alle svastiche sugli spalti, alle guerriglie con i poliziotti. Basta alle minacce di morte verso i giocatori, alle aggressioni xenofobe. In Francia, è tolleranza zero contro gli hooligan. Ieri, il Parlamento ha approvato una serie di misure per reprimere in modo definitivo le derive del mondo del mondo dello sport e del calcio in particolare. Tra i dispositivi proposti dallo sceriffo Nicolas Sarkozy, il Ministro degli Interni che aspira all'Eliseo, anche la possibilità di sciogliere, in tempi brevissimi e per decreto, «le associazioni o gruppi di tifosi colpevoli di aver commesso ripetutamente atti di distruzione, violenze, incitazioni all'odio o alla discriminazione». In questo modo si prendono di mira quei gruppuscoli di ultrà che hanno trasformato gli stadi in un territorio off limits per tifosi pacifici e famiglie. Ma il pugno di ferro non si limita all'atto amministrativo. I deputati hanno deciso di facilitare l'interdizione agli stadi, ricalcando la legge antiterrorismo, e di alzare le pene per punire i delinquenti degli spalti: fino a due anni di prigione e fino a 30 mila euro di multa per chi infrange le regole. Inoltre, la nuova legge prevede la creazione di una Commissione nazionale consultativa di prevenzione, che vigilerà anche a livello amatoriale. Secondo un rapporto della Digos francese, il clima di violenza nel calcio d'oltralpe avrebbe ormai raggiunto livelli preoccupanti. Nella stagione in corso, gli atti di teppismo sono aumentati del 26%, rispetto ad un anno fa (162 contro 204). Quelli razzisti sono quadruplicati. Gli arresti sono già a quota 458, contro i 512 totali della scorsa stagione e i 257 dell'anno precedente. I fermi per razzismo sono passati da 2 a 17. Dei 700 hooligan noti alle forze dell'ordine almeno 250 sono parigini. E non è un caso. Dallo scorso ottobre, infatti, due fazioni di "tifosi" del Paris Saint Germain si fanno una guerra spietata. Da una parte i Mystic Tigris, di stampo anarchico, dall'altra i Boulogne Boys, vicini all'estrema destra. Due curve opposte politicamente, unite dalla stessa visione violenta del tifo. Una guerra fratricida culminata lo scorso 25 febbraio con la distruzione di una stazione di servizio al rientro da una trasferta a Nantes e accoltellamenti vari. «Il mondo del calcio - ha sottolineato Sarkozy - è infettato da un'ideologia nauseabonda, proveniente dai bassifondi dell'estrema destra. Non posso accettare che qualche decina di ultras, che di supporters non hanno che il nome, guastino la festa dello sport». Il progetto legge è stato accolto favorevolmente da tutto l'emiciclo. Lo hanno votato anche i socialisti, nonostante il muro contro muro degli ultimi mesi sul Contratto di Primo Impiego. Gli unici ad astenersi sono stati quelli del Partito Comunista che hanno espresso perplessità su un testo che rischia di «aggravare la frattura sociale del paese». di Alessandro Grandesso
Gori, l'impenetrabile Potesse, Ghigo Gori, cancelerebbe solo un momento della
sua stagione. Il suo esordio, richiesto a gran voce dal presidente
Blasi: nella sciagurata partita di Melfi, capolinea di Raimondo Marino.
Tre gol, in una domenica da incubo per tutti, protetto (anzi, no) da una
squadra in disarmo. Poi tutto è cambiato: il comandante, ma anche il
vento. Papagni si è fidato di Gentili nella prime due partite della sua
gestione, prima di affidarsi a lui. Indovinando un'altra mossa. Perché
con Gori in porta il Taranto è, praticamente, impenetrabile. Numeri,
innanzitutto: nove partite a guardia dei pali, un solo gol subito. In
mezzo domenica inoperose oppure interventi salvifici. E anche un felice
sospetto: che sia proprio Gori una delle chiavi della riscossa. Meglio
non dirglielo: «I numeri sono a mio favore,
indubbiamente: per un portiere subire pochi gol è sempre una bella
notizia. Ma non si può dire certo che sia esclusivamente merito mio.
L'inviolabilità va condivisa con tutti».
Taranto, una vittoria
istruttiva A Potenza il Taranto è tornato a vincere come sa e come meglio gli riesce: rischiando nulla e prendendosi tutto. L'ha fatto quando ha potuto. L'ha fatto quando la partita, fino a quel momento ridotta ad un prolungato e avvinghiante corpo a corpo in spazi strettissimi, ha cominciato a concedere: la superiorità numerica all'avversario e il campo aperto al Taranto. L'uomo in più ha indotto il Potenza a presumere di poter finalmente osare, abbandonando ogni prudenza e ogni cautela. Il campo aperto ha, invece, rimesso il Taranto, pur penalizzato dall'uscita precoce di Pastore (espulso), nella condizione di poter trovare nello spazio, improvvisamente libero, la misura della propria bravura. Nell'azione del rigore ci sono gli effetti pratici di questo drastico cambio di scenario tattico: il Potenza che si sbilancia, il Taranto che riparte. Sapendo, però, dove andare. Trasformando, cioè, una normale ripartenza in un mirato ribaltamento. Con Deflorio che trova il tempo per avviare l'azione e De Liguori che recupera lo spazio per rifinirla, procurandosi il rigore. Il calcio, del resto, altro non è: un'equazione tempo-spazio. Tempo e spazio che la partita, nel corso di una frazione iniziale fitta come un cespuglio, ha continuamente negato. E che il Taranto, nato da una privazione (l'infortunio di Manoni) e corretto da una necessità (la squalifica di Di Domenico), ha attraversato con smarrimento. Non riconoscendosi nelle dinamiche di un modulo che, contemplando una sola punta di ruolo (Deflorio), doveva elevare a sistema di gioco: la palla bassa, l'abilità nel fraseggio stretto, la capacità di capovolgere l'azione, gli inserimenti laterali, i tagli dall'esterno verso l'interno. Il Taranto, per la verità, ha cercato di fare tutto ciò, sforzandosi di riprodurre quanto provato in settimana, ma non ha mai trovato né il tempo per pensare la giocata, né lo spazio per realizzarla. Complice l'atteggiamento assunto dal Potenza che presidiava la propria metà campo con una moltitudine di uomini. Sulle difficoltà incontrate dal Taranto nel primo tempo è, dunque, opportuna una riflessione finale. Perché qualcosa hanno voluto dire. E qualcosa hanno dimostrato. Hanno detto che il Taranto - quello dei dieci risultati utili consecutivi - è essenzialmente 4-4-2, pur conservando una lodevole disponibilità ad essere anche altro. È, infatti, il 4-4-2 l'impianto che meglio riassume caratteristiche individuali e inclinazioni collettive. Hanno dimostrato che è riconosciuta ad ogni squadra una dorsale storica. Quella del Taranto si completa con la presenza di un centravanti fisico che, come Di Domenico, sappia giocare di sponda o far salire la squadra, offrirsi per lo scarico o dare profondità. di Lorenzo D'Alò
«Il segreto è il
gruppo» Aldo Papagni, il secondo posto del Taranto sembra
blindato...
Caccavale fa reparto da
solo Nemmeno l'espulsione di Pastore è riuscita a scalfire la sua prestazione. Maurizio Caccavale è un elemento insostituibile per il reparto arretrato, il difensore che nessun centravanti vorrebbe incontrare lungo la sua strada. E anche Stefano Morello, che di gol in questo campionato ne ha messi a segno 11, è rimasto a bocca asciutta in una domenica che avrebbe voluto vivere da protagonista (a gennaio è stato cercato a più riprese dal Taranto). Superbo in campo, abile analista a mente fredda. «È stata la nostra miglior prestazione in trasferta. Nel primo tempo abbiamo studiato l'avversario, cercando di capire quali fossero i loro punti deboli. Nella ripresa abbiamo reagito con grande carattere ad una decisione arbitrale che rischiava di penalizzarci. L'espulsione di Pastore è stata ingiusta. Un intervento del genere a centrocampo, commesso da un calciatore già ammonito, non può essere sanzionato con il secondo cartellino giallo». Osservare la squadra dalle retrovie consente di studiare i movimenti, di notare gli accorgimenti tattici. Senza Di Domenico il Taranto ha giocato con un solo attaccante e cinque centrocampisti con licenza di inserirsi negli spazi. Esperimento perfettamente riuscito? «Abbiamo lavorato per tutta la settimana su questo impianto tattico. È andata bene anche perché lo avevamo già sperimentato a partita in corso. Andrea (Deflorio, ndr) è una punta in grado di svariare, di tenere palla per favorire gli inserimenti. Guardate l'azione del gol: è partito defilato dopo il centrocampo e ha servito De Liguori che si era accentrato. E poi c'è stata quella deviazione di mano che ci è stata di aiuto». La vittoria finale è stata festeggiata con un abbraccio forte e sincero con il direttore sportivo, Luca Evangelisti. «Ma è un gesto consueto, non eccezionale. Ha vissuto un momento difficile all'inizio del girone di ritorno, è stato contestato in prima persona. Poi ha deciso di vivere dietro le quinte e di far parlare i risultati. Adesso sta avendo ragione, la squadra che ha costruito a luglio sta lottando per la serie C1». Nove vittorie e due pareggi. Il Taranto è in serie utile da undici giornate in cui ha subito appena due reti. Caccavale rimarca concetti già espressi. «Le quattro sconfitte subite tra dicembre e gennaio ci hanno fatto cambiare mentalità. Viviamo alla giornata, pensiamo soltanto al prossimo avversario. Adesso ci attende la Pro Vasto. È una gara importante, vincere vorrebbe dire avere matematicamente in tasca i playoff. Affronteremo, però un avversario in salute, che cercherà di fare punti per inserirsi nelle prime cinque posizioni». I dati delle ultime giornate dicono che il Taranto è la compagine più in forma tra quelle che disputeranno l'appendice degli spareggi per la promozione. Nelle ultime tre giornate, Rende e Cisco Roma hanno conquistato 5 punti (due pareggi e una vittoria), il Melfi non vince da 4o giornate (un pareggio e due sconfitte). Vale la pena, comunque, mantenere alta la concentrazione. «Siamo consapevoli della nostra forza, la condizione psico-fisica è ottimale. E dovremo continuare su questi ritmi fino al 7 maggio. Pur vincendo domenica prossima, ci sarà da lottare per conquistare il secondo posto. È un vantaggio da tenere in considerazione». Ma è anche il momento delle recriminazioni. «È vero. La nostra crescita è coincisa con una piccola flessione del Gallipoli. Ci separano otto lunghezze, ma se avessimo vinto lo scontro diretto e contro la Nocerina il campionato sarebbe ancora aperto». di Fabio Di Todaro
La cultura sportiva,
questa sconosciuta Si parla di "cultura della sconfitta", da
acquisire e coltivare. Invocazione senza senso, se riportata, in
particolare, ai tifosi, o anche semplici simpatizzanti interisti, che,
anzi, di cultura della sconfitta ne hanno fin troppa, fino quasi alla
rassegnazione e all'autocompiacimento, tanto da far sospettare che la
comunichino anche alla società e ai giocatori, incapaci da tempo
immemore, ormai, di vincere qualcosa di importate. O è viceversa? E' un
po' la vecchia storiella dell'uovo e la gallina, ma tant'è. In ogni
caso, parlare di "cultura della sconfitta" è assai riduttivo
e contiene in sé qualcosa di masochistico e rinunciatario a priori che
non ha niente a che fare con l'agonismo insito nello sport. Meglio
parlare di "cultura sportiva", piuttosto, in cui ci sta sia di
vincere che di perdere, sia di gioire che di dolersi rimandando tutto a
domani con la testa tra le mani, come in una celebre canzone di Vasco
Rossi. Perché si può anche vincere male, irridendo gli avversari
sconfitti ad esempio, come non di rado capita. E allora bisognerebbe
parlare di "cultura della vittoria". Ma forse è lo stesso
concetto di "cultura" che è sballato se applicato al calcio
di oggi. Bisognerebbe tornare ai primordi per recuperarlo. E poi,
rigenerati, compiere un back to the future, conservando l'entusiasmo
passionale e facendo piazza pulita degli eccessi di pragmatismo.
«Son tarantino... e me ne vanto» Una favola chiamata Taranto. Un racconto che, da ieri,
non è più un patrimonio esclusivo dei tifosi rossoblu, ma dell'Italia
televisiva. O, perlomeno, di coloro che hanno guardato “Quelli che...
il calcio” su Rai Due. Deflorio recordman «Non mi può che far piacere - dice l'uomo del match - è sempre un record da conservare e che fa piacere, ma vorrei ricordare che detengo anche quello in C1 di 28 gol in un anno, altrettanto importante. Comunque, sono contento per me e per il Taranto che questa rete sia arrivata a sancire una vittoria». Giustamente, quindi, Deflorio si coccola questi suoi record, fulgidi esempi di quanto sia felice il suo rapporto con il gol. Poi, naturalmente, l'analisi si sposta sul match: «La gara sembrava incanalata sullo 0-0. Devo dire che l'espulsione di Pastore, con il senno del poi, tutto sommato ci ha favorito, perché il Potenza si è aperto un po' e ci ha dato spazio. Non siamo stati messi in difficoltà dai lucani, ma ultimamente ci siamo calati nella realtà della categoria. Siamo più cinici e badiamo molto al sodo. Questi campionati vanno affrontati così, senza fronzoli, badando soprattutto al risultato. Se qualcuno pensa di poter vincere e garantire il bel gioco, finisce con l'illudersi. Questo è quanto ho maturato in anni di esperienza in queste categorie». Della gara parla anche il difensore Ivano Pastore, espulso al primo minuto della ripresa. Il calciatore non ci sta, non accetta la decisione del direttore di gara, che etichetta senza troppi peli sulla lingua. «Assolutamente vergognoso: ho rimediato due cartellini gialli nelle uniche occasioni in cui non ho fatto falli. Direi che la terna arbitrale abbia preso un abbaglio. Ad essere onesto, meritavo un'ammonizione per un fallo a metà campo in una precedente occasione,e invece niente. Non credo che meritassi i cartellini gialli nelle occasioni in cui hanno preso le decisioni disciplinari». Anche Pastore, poi, fornisce una sua versione della gara. «Devo dire che comunque la partita è stata molto equilibrata e i miei compagni sono stati bravi a non soffrire l'inferiorità numerica. Non era facile, anche perchè di contro avevamo una grandissima squadra, organizzata molto bene, che ha dimostrato di non aver bisogno della superiorità numerica per fare il suo gioco». Un applauso all'onestà di Larosa sulle proteste dei padroni di casa, per un presunto suo fallo di mano. Il calciatore non ha avuto difficoltà nell'ammettere l'irregolarità. «Ho lisciato il pallone e l'ho toccato con il braccio. Il tocco c'è stato, quello che però devo dire, per amore della verità, che non era volontario. Sono sempre stato un atleta onesto, anche nelle dichiarazioni del dopo gara ho sempre espresso il mio pensiero cercando di dare una versione quanto più serena dai fatti accaduti in campo. Credo che l'arbitro fosse coperto, al momento in cui ha dovuto prendere questa decisione, e che il guardalinee non lo abbia potuto aiutare più di tanto, perchè non era nella posizioone ideale per farlo. Comunque, rispetto la decisione che è stata presa dalla terna arbitrale, del resto non sarebbe nemmeno utile stare a rimurginare più di tanto». «Dopo l'espulsione ci siamo compattati - dice Mortari - e abbiamo dimostrato di avere una grande determinazione. Un carattere fondamentale per questa parte finale della stagione, nella quale dobbiamo mettere in campo, giocoforza, il massimo delle nostre potenzialità. Comunque, sono soddisfatto: ho visto una squadra in condizioni psicofisiche eccezionali, che non ha nulla da invidiare alle altre». La chiusura è con Emanuele Catania: «Abbiamo giocato meglio in dieci - ha detto - quando il Potenza ha cercato di vincere la partita. Siamo stati bravi a sfruttare l'occasione del rigore e dopo il vantaggio ci siamo coperti molto bene. Questi di Potenza sono tre punti fondamentli soprattutto per il carattere con il quale li abbiamo conquistati».
Taranto trova il gusto
dell'oltraggio Per vincere qui, con un uomo in meno e dopo un primo tempo un po' caotico, bisogna avere senso dell'agguato e gusto dell'oltraggio. Bisogna, cioè, pensare in grande, alzando la voce al momento giusto. Graffiare senza unghie, se è possibile. Il Taranto ci riesce, allungando la sua serie di vittorie esterne. Ora sono cinque. Per perdere sul proprio campo, interrompendo una striscia di quattro successi consecutivi, basta non capire l'eccezionalità di quello che si sta realizzando. E, magari, pretendere di più, ipotizzare nuovi scenari, immaginare orizzonti diversi. Il Potenza si ferma così, passando da un approccio corretto (scelte logiche, atteggiamento utile) ad un sorta di cortocircuito mentale (cambi spaesanti, crisi d'identità). La sfida che ha le sonorità e il carico emotivo di un derby (pur non essendolo) dà ragione al Taranto e torto al Potenza. È il risultato a spaccare il giudizio. È quel gol che il Taranto trova in dieci e che il Potenza subisce in undici a rendere più marcata la differenza. L'inferiorità numerica come occasione di rivalsa. L'uomo in meno come pretesto per riordinare le idee, ritrovando spirito di corpo e consapevolezza di squadra. La menomazione vissuta senza panico. Ma come un segno del destino: da leggere e da rovesciare. Il Taranto vince, blindando il secondo posto (+5 sul Melfi). Il Potenza perde, scivolando a ridosso della zona playout (+3 su Nocerina e Igea Virtus). L'esito del confronto produce questi effetti. Niente ancora di definitivo. Il campionato continua. La storia di Potenza-Taranto, invece, comincia e finisce. A stabilire il finale è il gol-partita di Deflorio, che al 26' della ripresa trasforma dal dischetto e raggiunge Riganò (14) fra i cannonieri della C2 tarantina. A connotare il primo tempo è l'assoluta mancanza di spazi. Avvio claustrofobico. Sulla sottrazione sistematica della superficie giocabile il Potenza (4-4-2) sembra fondare la sua strategia difensiva. Ammassare unità mobili dietro la linea della palla per rendere problematica la circolazione e difficoltoso il possesso all'avversario: lo scopo è evidente. Il Taranto è in una tela di ragno, dove la manovra s'impiglia e il gioco si sfilaccia. A rendere più acuto il disagio della squadra di Papagni è il nuovo impianto. Un 4-5-1 ricco di varianti interne e dai molteplici vasi comunicanti. Modulo che prevede una punta di ruolo (Deflorio) e, a turno, incursori a sostegno (Mancini o Larosa, Catania o De Liguori). E che in fase di distensione contempla (non sempre) l'attacco dello spazio da parte di Mortari, il quale avanzando fa oscillare il modulo (3-4-2-1). Movimenti inediti che qualche scompenso creano, lasciando margini alle ripartenze manovrate del Potenza. La cronaca non offre granché. Pastore chiude troppo il tiro sulla «spizzata» di testa di Larosa (32'). Nolè, invece, è perfetto nel controllo, nell'avvitamento e nella conclusione di destro: Gori, però, c'è e si rifugia in corner. Piccoli sussulti di una partita un po' stanca e sfasata. Nell'intervallo Porta decide di cambiare il Potenza. Fuori Pignatta e Platone. Dentro Di Roberto e Berretti. Doppia sostituzione che provoca ulteriori spostamenti: Nolè scivola a destra, Dettori si accentra. È sempre 4-4-2, ma è completamente un'altra idea di squadra (più audace forse, meno riflessiva sicuramente). A cambiare il volto della partita provvede Pastore dopo un minuto. Fallo impalpabile su Nolè e secondo giallo. Il Taranto si ritrova con un uomo in meno. Papagni lo ridisegna (4-4-1). Larosa diventa centrale di difesa. Paradossalmente la partita del Taranto si semplifica: ora sa esattamente quello che deve fare e può godere dello spazio per farlo. A concederlo è il nuovo atteggiamento del Potenza che s'ingolosisce. Deflorio arma De Liguori che si allarga e tira: Gona respinge con un braccio. È rigore. Deflorio, stavolta, non sbaglia. È il gol che decide tutto. La rabbia e i tentativi successivi del Potenza che al 29' reclamerà invano un rigore (mano di Larosa); la calma e la solidità del Taranto che Papagni puntellerà con sostituzioni logiche. E che De Liguori non aiuterà, sciupando il pallone del raddoppio (48'). di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò GORI 6,5 -
Tempestivo nelle uscite. Puntuale sul tiro di Nolè. Trasmette
sicurezza. Non è poco.
Fuori casa marcia inarrestabile Quinta vittoria consecutiva in trasferta per il Taranto (nonché sesta esterna nel torneo 2005-06). I rossoblù avevano iniziato il campionato ottenendo fuori casa 6 pareggi e 2 sconfitte, poi il 18 dicembre avevano battuto il Rieti allo stadio "Centro d'Italia" con il gol di Di Domenico al 94'. Nella trasferta successiva gli ionici perdevano a Melfi per 3-2 quindi, a seguito del k.o. contro i lucani, Marino veniva esonerato e gli subentrava Papagni. Con il tecnico barese solo successi in trasferta per il Taranto, ed ora sono di fila: 2-1 contro l'Igea Virus (doppietta di Deflorio), 1-0 ad Andria (gol De Liguori), 1-0 a Modica (autogol di Ettori), 2-1 a Latina (Deflorio e Mancini i bomber rossoblù) e infine 1-0 a Potenza (con la rete di capitan Deflorio). Per il Taranto il record di vittorie in trasferta è di 8 successi in serie D nel campionato 1999-2000, poi se ne contano 7 nel campionato di Prima Divisione 1934-35; proprio in quel torneo i rossoblù ottenevano il primato di vittorie esterne consecutive con 6 di fila: 2-1 a Campobasso, 1-0 a Jesi e 3-1 a Manfredonia nella regular season; tre successi nel girone finale: 4-1 a Genova sul terreno dell'Andrea Doria, 2-0 a Sesto San Giovanni contro l'Acciaierie e Ferrovie Lombarde Falck e 2-0 a tavolino contro la Palmese che rinunciava a giocare la partita. Dieci le gare utili per il Taranto: 8 vittorie e 2 pareggi (con Papagni sono una sconfitta per i rossoblù, in casa per 1-0 contro la Vigor Lamezia). Era dal torneo 2000-2001 in serie C2 che la formazione ionica non collezionava 10 gare senza sconfitte: 3 vittorie e 7 pareggi tra la 7a e la 17a giornata (senza contare il confronto contro il Fasano della 15a giornata che veniva rinviato per ordine pubblico). Andrea Deflorio con il 14esimo gol stagionale ha eguagliato Christian Riganò come miglior marcatore del Taranto in un torneo di serie C. Il "cobra" di Noicattaro fa comunque meglio di Riganò con 14 reti in 27 gare ed una rete segnata ogni 162' minuti di gioco, mentre "Riga-gol" nel 2000-01 aveva disputato 31 partite segnando un gol ogni 191' minuti. Dodicesimo precedente del Taranto a Potenza e settimo successo (tre le vittorie per i lucani). di Franco Valdevies
I rossoblu sbancano
Potenza È inutile chiedere a mister Papagni di festeggiare il secondo posto: «In tasca non c'è nulla. La Cisco Roma, da qui alla fine del campionato, raccoglierà 12 punti. Abbiamo due scontri importantissimi: Pro Vasto e Rende. Dobbiamo giocare con l'anima come qui a Potenza». Già, l'anima. Non quella pallida, tremula, del primo tempo, ma quella vestita d'orgoglio della ripresa, quando il Taranto, sotto la spinta della "grande paura" successiva all'espulsione di Pastore, ha fatto scattare, quasi freudianamente, l'"idea di squadra", l'"idea di gruppo" care all'allenatore rossoblù. «Espulsione ingiusta nei miei confronti», si è difeso Pastore. Ma poi, annusando l'aria, ricordando che il copione del successo esige un tributo, il vicecapitano si è unito al coro: «Siamo un gruppo che nei momenti difficili riesce ad esaltarsi. La mia espulsione è stata una ragione in più per battere il Potenza». Più che ragione, dicevamo, "pulsione". Freudiana, da psicoanalizzare. Non di rado, il Taranto, sotto attacco, ha offerto il meglio di sé. Quasi avesse bisogno di una "linea del Piave" da difendere per non finire accoppato. La ritrovata compattezza di squadra e lo spirito di gruppo sono sembrati figli "degeneri" di alcune emergenze: le assenze di Manoni e Di Domenico; appunto la contingente uscita di scena di Pastore e l'amarcord di Larosa difensore centrale (Papagni lo utilizzava in questo ruolo ad Andria e non smette mai di ricordarlo). Alcune scelte, da qui alla fine del campionato, potrebbero risultare decisive: per esempio l'innesto di Bussi a protezione della difesa nel posto che è stato di Manoni; per esempio il modulo con una punta (4-5-1, divenuto 4-4-1 per forza e non per amore dopo l'espulsione di Pastore). Quel modulo ha esaltato ed esalta le doti del bomber Deflorio fuori casa (ma, chissà, forse anche allo "Iacovone", almeno in alcune occasioni. E nessuno gridi alla bestemmia tattica!). Quel modulo consente, a centrocampo, guizzi assortiti: a cominciare dalle puntate del Golem-Mancini. Ma occorrono gli spazi. Come a Potenza. Le cinque lunghezze che ora "blindano" la piazza d'onore, dietro il Gallipoli, non hanno turbato il tecnico rossoblù. Il Taranto, in Basilicata, si è ripreso i punti persi in casa con la Nocerina ed è tornato a marciare, snocciolando le virtù più care a Papagni: «Anima, sacrificio, spirito di squadra, serietà e serenità. E il grande attaccamento dei tifosi». Il mister le ha recitate, con studiata lentezza, davanti ai giornalisti, non tralasciando altri, capitali, dettagli. «Per esempio l'apporto di chi non ha giocato, come Fabio Prosperi», ha rammentato l'allenatore, «o la prontezza di chi è stato chiamato a scendere in campo come Bussi e Larosa». Già, Bussi e Larosa. Il primo ha lodato l'esperimento: «Se non giochi spesso e, tuttavia, entri e sei in palla, va bene». Il secondo si è aggrappato al beneficio del dubbio: «Tornare in campo, dopo un mese e mezzo, e giocare a certi livelli non è facile». Ma hanno avuto ragione Catania: «È una vittoria bella» e Gori: «La squadra ha mostrato grande determinazione». Alla fine resta quel rigore, che Deflorio non poteva sbagliare: «Mi è andata bene, al contrario di Latina». Per il capitano il secondo posto «è in cassaforte, a condizione che si continui a giocare così» e che lui batta quel record di Riganò, ieri eguagliato: 14 gol nel campionato di C2. Per restare negli occhi e nel cuore di Taranto. di Fulvio Colucci
Blasi: «La B in tre
anni» L'esperienza è stata comunque positiva. Nonostante anche la sua esuberanza sia stata travolta dai ritmi forsennati e dall'impeto irrefrenabile di Simona Ventura. La presenza di Gigi Blasi a "Quelli... che il calcio" ha catalizzato le attenzioni dei tanti tarantini fuorisede e di chi ha seguito da casa la vittoriosa gara contro il Potenza. Espressione chiara, concetti semplici ma essenziali. Il massimo dirigente rossoblù ha raccontato quella che, fino a questo momento, è stata l'esaltante cavalcata alla guida della Taranto Sport. Dall'acquisizione del titolo sportivo dal Tribunale Fallimentare, alla miracolosa salvezza della passata stagione conseguita nel doppio spareggio contro il Ragusa. Fino ai giorni nostri, alla rincorsa fallita sul Gallipoli e ad una serie C1 che dovrà obbligatoriamente passare dalla porta dei play-off. Nessuno scoop, quindi, così come anticipato. Blasi parla per cinque minuti, il tempo utile per tessere le lodi di un pubblico straordinario, meritevole di poter competere con le tifoserie della serie B. Che, stando a quanto dichiarato in diretta televisiva, dovrebbe essere centrata da qui a tre campionati. Iniziano le partite, il tran tran dei collegamenti dai vari campi diventa incessante e per Blasi c'è il tempo per difendere la categoria dei presidenti «Quando le cose vanno male, sono i primi a terminare sul banco degli imputati» e per far schizzare alle stelle l'orgoglio dei tanti sostenitori rossoblù regalando la casacca del Taranto a Simona Ventura. «Che bei colori», è il succinto commento della conduttrice in chiusura di trasmissione. Non c'è più tempo. Nel frattempo un rigore di Deflorio ha steso il Potenza. Avanti così, presidente. di Fabio Di Todaro
«Successo meritato» «In dieci contro undici, il
Taranto ha mostrato compattezza e forza. E' stata una vittoria meritata».
Papagni: «Bravi
anche con uno in meno» Umori contrastanti a fine derby negli spogliatoi del "Viviani". Da una parte la gioia (contenuta) del Taranto, dall'altra la rabbia e l'amarezza del Potenza. «Sono molto soddisfatto - ha dichiarato il tecnico tarantino Aldo Papagni - per noi si tratta di un successo importantissimo in proiezione playoff. Ho apprezzato in particolare la reazione della squadra all'inferiorità numerica, il grande spirito di sacrificio del gruppo. È stato un match intenso, molto equilibrato, ben interpretato dai ragazzi. Noi abbiamo rischiato poco in fase difensiva mentre in attacco siamo riusciti a tenere sempre sotto pressione a retroguardia del Potenza». Sulla stessa linea del tecnico il commento di Ivano Pastore, protagonista di un episodio che poteva costare caro alla sua squadra. «Contava vincere - ha spiegato - e guadagnare punti di vantaggio nella rincorsa al secondo posto. Ci siamo riusciti al termine di una gara molto combattuta, equilibrata nella quale anche la sorte ci ha dato una mano. L'espulsione? Incomprensibile. Non ho assolutamente toccato il giocatore del Potenza». Quattro reti al Potenza in questa stagione (uno ieri), quattordici complessivi in campionato (uguagliato il record di Rigano), Andrea De Florio non manca mai all'appuntamento con il gol. «Il Potenza mi porta decisamente bene. Credo comunque, che il pareggio sarebbe stato più giusto. Noi però in questo momento siamo spietati, riusciamo a sfruttare ogni occasione». In casa Potenza, invece si schiuma rabbia. Il presidente Calluori è incontenibile. «Partita decisa dall'arbitro - ha commentato. - Dopo aver messo fuori il numero cinque, non ci ha capito più niente fischiando a senso unico. Al Taranto ha concesso un rigore inventato, a noi a negato uno sacrosanto». Più contenuto il commento del tecnico potentino Antonio Porta. «La partita si è decisa su alcuni episodi sfortunati e poco chiari. Posso dire che fino al momento del rigore la mia squadra meritava molto più del pareggio. Dopo il gol del Taranto non ci siamo più ritrovati». Un involuzione strana quella dei rossoblù lucani: in superiorità numerica sono andati in tilt. «Abbiamo reagito male a questo vantaggio perdendo lucidità e concentrazione, senza ritrovare gli equilibri del primo tempo. I cambi ad inizio ripresa? Pignatta aveva subito una botta e Platone non è in grande forma. La sconfitta comunque, dipende da altre situazione e non dalle sostituzioni effettuate». di Sandro Maiorella
Il Potenza colpito e
affondato Si ferma sul più bello la marcia del Potenza verso la zona salvezza. La mini serie positiva dei rossoblù lucani s'infrange ancora una volta contro il tabù Taranto. Un vero e proprio incubo per i lucani sempre sconfitti nelle ultime tre partite (una di Coppa Italia) disputate al Viviani contro l'undici ionico. Questa volta però l' 1 a 0 finale in favore del Taranto va oltre i demeriti del Potenza, quasi perfetto per settanta minuti e passa di gioco. L'amarezza e tanta a fine partita è tanta, ma anche la rabbia per alcuni episodi poco chiari delle ripresa. Sotto accusa l'arbitro, Bo di Genova, sul quale cadono gli "strali" del presidente Luigi Calluori. «Partita decisa dall'arbitro - ha commentato il numero uno della società lucana- Dopo aver messo fuori il numero cinque tarantino, non ci ha capito più niente fischiando a senso unico. Al Taranto ha concesso un rigore inventato, a noi a negato uno sacrosanto che poteva evitarci questa sconfitta. Sono arrabbiato e molto amareggiato». A convincere ulteriormente il presidente sugli errori del "fischietto" ligure le dichiarazioni (sotto un certo aspetto concilianti) di Gona, autore del presunto «mani» in area. «Non ho toccato il pallone con il braccio ma con il fianco. L'arbitro ha sbagliato ma può capitare». Contenuto il commento del tecnico potentino Antonio Porta. «La partita si è decisa su alcuni episodi sfortunati e poco chiari. Posso dire che fino al momento del rigore la mia squadra meritava molto più del pareggio. Dopo il gol del Taranto non ci siamo più ritrovati». Un involuzione strana quella dei rossoblù lucani: in superiorità numerica sono andati in tilt. «Abbiamo reagito male a questo vantaggio perdendo lucidità e concentrazione, senza ritrovare gli equilibri del primo tempo. I cambi ad inizio ripresa? Pignatta aveva subito una botta e Platone non è in grande forma. La sconfitta comunque, dipende da altre situazione e non dalle sostituzioni effettuate». Una sconfitta che risucchia in basso il Potenza ma non demoralizza il gruppo. «Vuol dire - ha commentato il difensore Carnevali - che in queste quattro partite faremo i punti salvezza». di Sandro Maiorella
Il Taranto tenta di
blindare il secondo posto Riprendere l'opera di consolidamento dell'importante seconda poltrona del girone C della C2. Il Taranto scenderà nel pomeriggio al "Viviani" per inseguire questo obiettivo, un po' bruscamente interrotto domenica scorsa con il pareggio interno senza reti incamerato contro la Nocerina. «Non si possono purtroppo vincere tutte le partite - fa notare mister Papagni, l'allenatore della rinascita del calcio jonico - anche se sarebbe bello festeggiare ogni domenica i tre punti. A Potenza cercheremo di continuare la marcia d'avvicinamento ai playoff. L'impresa non sarà delle più semplici perché troveremo di fronte una formazione in salute e che sta facendo bene nelle ultime settimane». Che Taranto scenderà in campo? «Quello delle ultime nove partite, ossia una squadra che non solo dovrà ribattere, colpo su colpo, le offensive dei padroni di casa, ma che dovrà tentare di "mordere" non appena le si presenterà l'occasione giusta». All'appello mancherà la punta di riferimento, Di Domenico, appiedato da un turno di squalifica. «Pur essendo dispiaciuto per la sua assenza, devo ammettere di avere una "rosa" abbastanza ampia, formata da giocatori intelligenti e bravi che potranno tranquillamente sopperire alla sua assenza». Passerà dal 4-4-2 al 4-5-1? «Più che cambiare il modulo, muteranno alcune posizioni. A mio modo di vedere non bisogna restringere la prospettiva di vedere una partita basandosi unicamente sui rigidi numeri che evidenziano solitamente la maniera di stare in campo. Il calcio è movimento, dinamismo, cultura degli spazi. Bisogna guardare soprattutto le dinamiche che saranno capaci di svolgere i singoli calciatori. Tanto per fare un esempio concreto, Deflorio non sarà il terminale isolato nel cuore della difesa lucana, ma sarà assistito, a turno, dagli altri centrocampisti ed, a volte, addirittura dai difensori in una girandola di combinazioni di gioco che abbiamo curato e preparato non solo nel corso della settimana che si è appena conclusa, ma fin dai primi giorni del mio arrivo in riva allo Jonio». La squadra ha recuperato del tutto la preparazione atletica che forse difettava al momento del suo ingaggio? «È da un paio di settimane che abbiamo raggiunto questo importante obiettivo». Per quanto riguarda la formazione Bussi sostituirà Di Domenico, ma occuperà la posizione di centromediano metodista. L'altra novità è costituita dall'arretramento di Mortari sulla linea dei difensori al posto di Micallo. Curiosità. Mancherà il presidente Blasi, ospite della trasmissione "Quelli... che il calcio" di Simona Ventura. di Giuseppe Dimito
Le statistiche di Franco Valdevies Sono 11 i precedenti di campionato giocati dal Taranto in casa del Potenza, nove nell'ambito dei tornei di serie C, 1 nel Campionato Nazionale Dilettanti e l'ultimo, disputato nella passata stagione, in C2; ionici in testa nel bilancio con sei vittorie contro le tre raccolte dai lucani. Tre successi per il Taranto, tutti per 1-0, nei primi tre confronti: l'1 novembre 1936 con la rete di Oreste Cioni, il 18 settembre 1938 segna Mario Abbatematteo, quindi il 25 febbraio 1940 la marcatura vincente è di Giovanni Mancone al 90'. Prima vittoria per il Potenza il 17 novembre 1940: un rotondo 3-0 con la doppietta di Taverna e il gol di Piva. Ancora una netta vittoria per i padroni di casa nel campionato successivo, 4-1 il 2 novembre 1941 (doppio vantaggio dei potentini con Bressan e Zian, accorcia le distanze il rossoblù Penza, quindi Leonzio e Borromeo). Un 3-0 per il Taranto il 28 febbraio 1943 con le reti di Penza, Molinari e Surra, quindi ancora un successo per 2-0 il 24 settembre 1961. I rossoblù vanno in vantaggio al 35' con Biagioli, poi restano in 10 per l'infortunio di Letari (all'epoca non esistevano ancora le sostituzioni), quindi raddoppiano con Tasso al 63'; quest'ultimo due minuti dopo viene espulso lasciando la squadra con nove uomini (nel finale un «rosso» anche per i lucani). 2-0 per il Potenza il 21 aprile 1963 con le reti di Lodi al 64' e di Alessi al 71', quindi due pareggi per 0-0 il 2 marzo 1969 e 1-1 il 21 settembre 1997 nel CND sul campo neutro di Battipaglia (segna al 43' il senegalese Dossou per il Taranto, quindi per i lucani Stasi nel recupero del primo tempo). Infine 1-0 per i rossoblù il 10 aprile 2005 con la rete di Sergi al 92'. Il Taranto ha vinto le ultime 4 gare giocate in trasferta, battendo per 2-1 l'Igea Virtus (doppietta di Deflorio e momentaneo 1-1 dei siciliani con la rete di Palma), per 1-0 l'Andria (gol di De Liguori), per 1-0 il Modica (autogol di Ettori) e per 2-1 il Latina (a segno Deflorio e Mancini dopo l'iniziale vantaggio dei padroni di casa). Quattro successi esterni di fila rappresentano la terza migliore prestazione del Taranto, che storicamente ha fatto meglio solo in due occasioni vincendone 6 consecutive nel 1934-35 e 5 nel 1928-29. Nel torneo di Prima Divisione 1934-35 (che equivaleva all'attuale serie C1) i rossoblù vincevano le ultime tre gare in trasferta per 2-1 a Campobasso (a segno Perrucci al 19', Giraud al 30' e Malaguri per i molisani al 76'), per 1-0 a Jesi (rete di Spanghero al 25') e per 3-1 a Manfredonia (Spanghero al 23', pareggio di Zanni al 27', Gay al 68' e Ronìmano all'88), quindi coglievano altri tre successi esterni nel girone finale superando per 4-1 a Genova l'Andrea Doria (liguri in vantaggio con Co, quindi la quaterna rossoblù con Svageli, Martino Castellano, Spanghero ed ancora Castellano), per 2-0 a Sesto San Giovanni contro l'Acciaierie e Ferrovie Lombarde Falck (in gol Giraud al 35' e Svagali all'82'), infine un successo a tavolino per 2-0 contro la Palmese che rinunciava a giocare la partita (negli anni Trenta accadeva spesso che una squadra, quando non aveva più interessi di classifica, rinunciava a disputare una gara casalinga per non pagare alla formazione ospite le spese di viaggio). Le cinque vittorie consecutive fuori casa risalgono invece al campionato di Prima Divisione 1928-29 (in quel periodo il torneo equivaleva all'attuale serie B): 2-0 a Molfetta contro la Fulgor, 2-0 a tavolino contro il Lecce (sul campo la gara terminava 5-0 per i salentini, ma quest'ultimi venivano puniti dal Direttorio Federale, la Federcalcio di allora, per atteggiamento antisportivo), 3-2 contro la Biscegliese, 3-0 sul Pizzirani Bari e 2-0 sulla San Pasquale, altra formazione barese.
Potenza
"stuzzica" il colpo Non ci sarà l'esodo massiccio della tifoseria rossoblù per la gara del Taranto a Potenza. Complice anche la festività delle Palme e la giornata elettorale saranno circa 200-250 al massimo i supporters che seguiranno i rossoblù nell'ostica trasferta in terra lucana. Il match nasconde grosse insidie per cui bisognerà affrontarlo con grande concentrazione, determinazione e carattere per cercare di strappare punti importanti alla formazione di casa la quale, dal canto suo, punterà dritto alla vittoria per festeggiare la quasi matematica certezza di poter giocare nella prossima stagione in C2. Il pari consente gli jonici di restare da soli sulla "comodissima" seconda poltrona solo se il Melfi dovesse perdere o, al massimo, pareggiare sul terreno di gioco dell'Andria Bat. In caso di successo esterno dei ragazzi di mister Novelli, le due formazioni si ritroveranno appaiate a quota 52. Se, tuttavia, Deflorio e soci riuscirannno ad ottenere la quinta importantissima vittoria esterna consecutiva, non solo non dovranno attendere il risultato dei melfitani (il secondo posto assoluto sarebbe matematico) quanto terrebbero sicuramente a distanza Cisco Roma e Rende. La formazione romana ha già raggiunto quota 49 avendo ieri battuto per 3-1 il Latina. E sabato prossimo giocherà nuovamente in casa contro il Viterbo. Il Rende potrebbe ritrovarsi questa sera sull'identica quota 49 se riuscirà nel pur non facile impresa di rispedire a domicilio sconfitto il Rieti, attuale quart'ultima forza del girone "C". Papagni non ha sciolto la riserva sull'undici da mandare inizialmente in campo. A meno, dunque, di sorprese dell'ultim'ora (spesso il trainer biscegliese immette un giocatore che nelle previsioni generali non era candidato a giocare dal primo minuto), dovrebbero scendere in campo: Gori; Mortari, Caccavale, Pastore, Manni in difesa; Catania, Mancini, Bussi, Larosa, De Liguori in mezzo; Deflorio in avanti. In panchina ci andrà Micallo: i plantari sembrano aver funzionato. di Giuseppe Dimito
Traffico regolato intorno allo stadio La massiccia affluenza di pubblico prevista in occasione della sfida Potenza eTaranto (circa seicento i tifosi ospiti) ha consigliato all'amministrazione comunale di istituire una serie di restrizione su traffico e parcheggi. Dalle ore 8.00 di oggi e fino a cessate esigenze non si potrà circolare ne sostare (rimozione dei veicoli) su tutta Via Viviani; V.le Marconi (dallo svincolo del Ponte Musmeci fino alla rotatoria del Seminario), e Via N. Sauro (dall'intersezione con Via E. Toti all'intersezione con V.le Marconi) in questo caso ad eccezione dei veicoli della tifoseria del Taranto.
Sarà un Potenza a
trazione anteriore «Vogliamo vincere per chiudere definitivamente il discorso permanenza». Punta al risultato pieno mister Porta nella sfida di questo pomeriggio che vedrà il Potenza affrontare sul terreno "amico" il Taranto. «Non possiamo permetterci il lusso d rallentare la nostra marcia - ha continuato il tecnico rossoblù - anche perché i giochi per i play out non sono ancora chiusi ed è possibile che la quota salvezza lieviti di qualche punto. Con il Vittoria sempre a sei punti dalla zona spareggi è abbastanza plausibile che nessuna formazione abbassi la guardia cercando quanto meno di mantenere la posizione in griglia per i play out. Per fortuna ci sono diversi scontri diretti da disputare». Quaranta punti per avere un minimo di tranquillità, quarantuno, quarantadue per mantenere entrambi i piedi in C2 e dormire su "sette" cuscini. Nessuno sconto al Taranto dunque, che dovrà fare i conti anche con "l'effetto" Viviani. Nello stadio del capoluogo si sono fermate tutte le formazioni di vertice: Gallipoli, Melfi, Cisco, Rende. «Dipende solo da noi - ha continuato Porta - fare una buona partita ed incamerare punti pesanti per la nostra classifica. Sono convinto che abbiamo i mezzi per farcela. Lo abbiamo dimostrato domenica scorsa contro il Melfi ma anche in tutto questo girone di ritorno. Peccato che le cose non siano andate altrettanto bene nella prima fase della stagione. Con questa squadra e un po' più di organizzazione forse oggi ci sarebbero stati altri obiettivi». Al di là del rammarico per il passato, questo Potenza merita la salvezza. Oggi è una squadra vera, con grande personalità, capace di esprimere un gioco e mettere in difficoltà qualunque avversario. «Il gruppo - ha continuato il mister rossoblù - è in un buon momento di forma. Ha trovato gli equilibri giusti, la quadratura ideale per fare bene e grande continuità che poi è ricaduta sulle scelte tecniche. Contro il Taranto non cambierò squadra. Giocheranno gli stessi di Melfi. L'assetto? Dipenderà molto da come si presenteranno in campo gli ionici. Se come credo, Papagni opterà per un centrocampo a cinque (tre centrali e due larghi sulle fasce) allora Nolè assumerà la stessa posizione (esterno d'attacco) di domenica a Melfi. In caso contrario giocherà, più centrale, al fianco di Morello». Un Potenza double face, pronto ad adattarsi al modulo dell'avversario e sfruttare le sue debolezze. «In questo momento - ha concluso il tecnico rossoblù - il Taranto è la squadra più in forma del campionato. Papagni ha un gruppo validissimo dal punto di vista tecnico. Eppoi c'è un grande pubblico, entusiasmo, tanta passione, tutte componenti fondamentali quando si vuole centrare un traguardo importante. Fermarla sarà difficile ma non impossibile». Nocerina docet. di Sandro Maiorella
Quelli che... Blasi Il Taranto torna in tv. Ma stavolta, non c'è una
partita di calcio da guardare. La novità è succosa: il presidente
rossoblu Luigi Blasi domani sarà ospite di “Quelli che... il
calcio”, la popolare trasmissione di RaiDue condotta da Simona
Ventura.
Blasi a "Quelli
che... il calcio" Che ci farà il presidente Luigi Blasi domani pomeriggio a "Quelli che il calcio"? «È arrivato quest'invito. Non me l'aspettavo. Ci vado per parlare di noi. Del Taranto, del nostro calcio, dei nostri colori. È un'opportunità. E intendo sfruttarla». Com'è nato il contatto con Simona Ventura? «A Roma, a cena. Amici in comune. Stavo raccontando la mia storia, di imprenditore e di presidente di una società di calcio. La mia storia che ormai s'incrocia con quella del Taranto. È piaciuta. Qualcuno ne avrà parlato con la Ventura. Così è nato l'invito». Un'opportunità da sfruttare: come? «È una vetrina nazionale. "Quelli che il calcio" è una trasmissione seguitissima. E il mio Taranto è una realtà a cui i confini provinciali e regionali cominciano a stare stretti. Mettiamola così: con questa mia ospitata a "Quelli che il calcio" la società dà il via all'operazione-simpatia. L'opera di normalizzazione è alle spalle. Il passato è passato. Il Taranto dei debiti, delle firme false, delle continue umiliazioni e delle macerie del fallimento non esiste più. Ora c'è un Taranto che vive di certezze: sana gestione, pagamenti regolari, spese contenute, amministrazione trasparente. E risultati lusinghieri: l'anno scorso ci siamo salvati ai playout, quest'anno... Non lo dico. Non conviene. Dico solo che l'obiettivo di partenza erano i playoff». Sarà contento il presidente Macalli... «Penso che del rilancio e della nuova reputazione del Taranto possa andare fiero anche lui. Lo sento spesso. Macalli aveva qualche prevenzione. Ora non ce l'ha più. Ha visto, ha verificato, si è reso conto. Taranto in serie C è una realtà seconda solo al Napoli e al Genoa. Nessuno ha nostri numeri. Nessuno può vantare il pubblico dello Iacovone. Taranto-Gallipoli ha ribadito la forza di una piazza, che al Sud viene immediatamente dopo Napoli, Palermo e forse Catania». A "Quelli che il calcio" avrà comunque la possibilità di seguire il derby col Potenza? «Sì, me l'hanno promesso. Lo seguirò in studio, da un monitor. Non potevo perdermi il derby. Ho già saltato una partita». Che si aspetta da lei la Ventura? «Ieri mattina mi ha telefonato una sua collaboratrice. Presidente, mi raccomando, ci regali qualche scoop: mi ha detto. Tranquilli, niente scoop: la storia recente del Taranto basta e avanza. Non dobbiamo strafare. Il Taranto si è rifatto una verginità. La nuova immagine del club va salvaguardata. Parlerò dei contratti a rendimento perché il futuro del calcio è quello». Stagione regolare all'epilogo: soddisfatto? «Vediamo come finisce. Dipende dal piazzamento. I playff erano l'obiettivo. Ma il traguardo è la serie C1. Perché esiste un programma triennale: ieri la salvezza in C2, oggi la promozione in C1, domani il salto in B». Sta apprezzando il lavoro di Papagni? «Mi piace la sua serietà. Con la squadra ha un buon rapporto. All'interno dello spogliatoio si respira un'aria diversa. E poi sta dimostrando di saperci fare. È attento, professionale, preparato. E trova sempre il coraggio di cambiare. La sua flessibilità tattica è ciò che maggiormente lo differenzia da Marino». Quelle quattro sconfitte hanno rischiato di incrinare il suo legame col Taranto? L'hanno, cioè, portata a dubitare? «Mi hanno lasciato un'amarezza profonda, che ancora non riesco a smaltire. Sembrava che avessimo sbagliato tutto: scelte, investimenti, rinforzi. Invece, non è così. Sta giocando il Taranto costruito al mercato di luglio. Manoni si è infortunato, Ambrosi non l'abbiamo ancora visto, Bussi fa panchina. Che significa? Significa che a luglio avevamo messo su una squadra competitiva, alla quale però stava venendo a mancare qualcosa». L'esplosione di Mancini è forse la nota più lieta. Se l'aspettava? «Non lo conosceva nessuno. Ora lo vorrebbero in tanti. Udinese e Atalanta gli stanno facendo una corte serrata. Ma serve al Taranto. E il suo processo di maturazione dovrà proseguire a Taranto. È un giocatore straordinario, inesauribile, umile. Un ragazzo serio, soprattutto. Bisogna ammetterlo: è il più bel colpo messo a segno dall'area tecnica». In C1 servirà un altro Taranto? «Non credo. Il gruppo offre garanzie e non sarà rivoluzionato. Ci saranno delle integrazioni. Il contratto in scadenza non deve trasmettere ansia. Il rapporto non si esaurisce a fine giugno. Lo prometto: continuerà. Ma è un discorso prematuro: ancora non siamo in C1». C'è qualcosa che la turba? «Sì, la mancanza di cattiveria in zona-gol. Si segna poco. Domenica il gol è venuto meno. Serve maggiore cinismo in area di rigore, dove spesso si commettono errori clamorosi. In C1 si va segnando. Senza gol, ogni partita diventa un'incognita. Ai tifosi dico: seguiteci, non fateci mancare il vostro sostegno. Alla città ricordo: non vi dimenticate del Taranto. Noto ancora un po' diffidenza nei nostri confronti. Ma forse è colpa nostra: dobbiamo crescere per meritare certe attenzioni. Ma lo faremo, è sicuro». di Lorenzo D'Alò
La Caf condanna la società per il caso-Passiatore Il Taranto sta ultimando la preparazione in vista della trasferta di Potenza in programma domani al "Viviani" (inizio ore 15). Micallo si è ancora allenato a parte per cui il suo impiego non sembra possibile. Non ci saranno ovviamente né Ambrosi, né Mignogna. La formazione dovrebbe essere quella ipotizzata al termine della partitella di ieri l'altro contro la formazione Berretti: Gori in porta; Mortari, Caccavale, Pastore, Manni in difesa; Catania, Mancini, Bussi, Larosa, De Liguori in mezzo; Deflorio in avanti. Gli jonici si ritroveranno di fronte una formazione in salute. Nell'ultimo mese sta viaggiando a livello di playoff avendo vinto i due confronti interni e pareggiato quelli esterni: Nolè e Morello sono stati i marcatori delle cinque reti segnate in quest'ultimo intervallo. Ma c'è da aggiungere che il Potenza ha vinto l'ultimo poker di gare interne e che non esce sconfitto dal suo terreno dal lontano 18 dicembre scorso (16.ma giornata): 0-1 con il Real Marcianise. Deflorio e soci dovranno mettere in campo la stessa determinazione che ha consentito loro di fare poker nelle ultime quattro vittoriose gare esterne. Infine ieri sera, a tarda ora, la Caf ha dichiarato inammissibile il ricorso del Taranto avverso la condanna del Collegio Arbitrale a corrispondere a Passiatore la somma di circa 27mila per la mancata convocazione per il ritiro estivo di Penne. La società rossoblù dovrà quindi corrispondere la somma al calciatore. di Giuseppe Dimito Napoli, elezioni e gol,
il voto diverso di Reja Parla indifferentemente italiano, friulano, napoletano o
sloveno. Conosce vini, spogliatoi e passioni, ama vivere prima di tutto.
Da un paio d'anni Edoardo Reja, detto Edy, l'allenatore di un Napoli
finalmente a un passo dalla promozione in serie B, immagina il ritorno a
casa. Tra le querce del suo giardino, a un passo da Gorizia, dove nacque
nel '45, quando l'Italia era soltanto il confine di uno stato straniero
e in città pascolavano americani e inglesi. «E'
da qualche tempo che penso di smettere di allenare, sono in giro dal
'79, non dall'altro ieri». Iniziò a Molinella, 6000 anime,
è arrivato dove un tempo Maradona era il santino preferito dai
napoletani. «L'anno scorso, dopo lo spareggio
perso con l'Avellino, avevo deciso veramente di dire basta. Venivamo da
una rimonta entusiasmante e pensavamo di superare anche l'ultimo
ostacolo, purtoppo andò diversamente. Ero stanco e deluso e la
prospettiva di un altro anno di terza serie mi atterriva, poi De
Laurentiis, telefonandomi anche di notte, mi convinse a rimettermi la
tuta. Ora spero di chiudere in serie A con questa squadra. Un pubblico
così non esiste in nessun'altra città, è difficile spiegare cosa si
prova a lavorare quando 70.000 persone urlano intorno a te».
Che il calcio sia uguale a tutte le latitudini è secondo Reja, una
menzogna assoluta. «La serie C è proprio un
altro mondo. A parte alcune oasi di civiltà in cui siamo stati accolti
con sportività, il resto somiglia al far west. Certi climi ostili li
avverti fin dall'arrivo allo stadio, De Laurentiis e Marino riescono
raramente a godersi sereni una partita in tribuna e la provocazione in
campo è sempre dietro l'angolo. E' faticoso, un piccolo inferno da cui
scappare il prima possibile, basterà non deconcentrarci e ce l'avremo
fatta». Un divo sparigliato Casa Beckham, Madrid. Cronaca di una giornata qualunque.
Il padrone di casa, David, si alza, si lava, apre una busta con delle
mutande nuove (ne compra quaranta paia ogni due settimane),
le indossa accertandosi che il paio appena inaugurato non abbia a
sparigliare il numero gli slip riposti nell'armadio, nel qual caso
provvede subito a ristabilire l'equilibrio estraendone un altro paio e
sistemandolo in un apposito contenitore destinato alle eccedenze.
Successivamente si veste, facendo attenzione a coordinare i colori
dell'abito con quelli del mobilio (dunque quasi sempre di bianco), si
dirige verso il frigorifero del cibo estraendone uno yogurt, poi fa
altrettanto con quello delle bevande, da cui estrapola una Pepsi, e con
quello dei vegetali, scegliendo un frutto. Dopodiché, prima ancora di
consumare la colazione, David ripristina scrupolosamente la par condicio
alimentare, allineando due a due i prodotti superstiti in modo
simmetrico ed espungendo da ciascun frigidaire eventuali intrusi.
Terminato il breakfast frugale, e data un'ultima controllatina
all'armadio per vedere se le camicie sono ancora ordinate secondo la
sequenza dell'iride, David finalmente esce, in pace con se stesso. Colpi proibiti Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
|
|