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Le statistiche di Franco Valdevies

Il Taranto non ha mai vinto a Rende in cinque precedenti di campionato, rimediando tre pareggi e due sconfitte; i rossoblù hanno affrontato i calabresi in tre occasioni in serie C1, una volta nel Campionato Nazionale Dilettante e nella stagione scorsa in C2. La prima gara si giocò a Cosenza il 23 maggio 1982: 1-0 per i calabresi con una rete su rigore di Mauro al 76'. Tre pareggi nei successivi tre confronti e tutti per 1-1. Il 10 aprile 1983 passa in vantaggio il Taranto con Chimenti, poi pareggia Massarini al 50'. Anche il 19 febbraio 1984 sono i rossoblù a passare in vantaggio con il gol di Formoso al 24', mentre i padroni di casa pareggiano cinque minuti dopo su rigore con Gregorio Mauro (due anni prima il centrocampista calabrese era andato a segno sempre dal dischetto). Il 25 aprile 1999 le due squadre si affrontano sul campo neutro di Acri; ancora una volta Taranto in gol per primo al 76' con Mancuso, poi al 78' pareggia Pucciano. 3-2 per i calabresi il 24 aprile 2005 con le reti di Silvestri al 25', Prete al 30', Occhiuzzi al 63', Deleonardis al 65' e Novello all'84'. Il Taranto è reduce da cinque vittorie consecutive in trasferta, tutte conquistate con Aldo Papagni in panchina: il 29 gennaio scorso 2-1 contro l'Igea Virtus (doppietta di Deflorio), il 12 febbraio 1-0 ad Andria (gol di De Liguori), il 26 febbraio 1-0 a Modica (autogol di Ettori), il 26 marzo 2-1 a Latina (Deflorio e Mancini i bomber rossoblù) ed il 9 aprile 1-0 a Potenza (ancora una rete di Deflorio). Complessivamente in questa stagione i successi esterni sono sei comprendendo anche l' 1-0 a Rieti del 18 dicembre 2005 (rete di Di Domenico al 94'). Il record di vittorie in trasferta per il Taranto è rappresentato dagli 8 successi raccolti nel campionato di serie D 1999-2000, poi se ne contano 7 nel campionato di Prima Divisione 1934-35, quindi 6 nel 1928-29 sempre in Prima Divisione, nel 1951-52 e 1952-53 in serie C e nel 1994-95 nel Campionato Nazionale Dilettanti. Vincendo a Rende il Taranto conquisterebbe il sesto successo esterno di fila eguagliando il proprio primato in materia ottenuto 71 anni fa nel torneo di Prima Divisione 1934-35 (che equivaleva all'attuale serie C1); in quella stagione i rossoblù vincevano le ultime tre gare in trasferta per 2-1 a Campobasso (a segno Perrucci al 19', Giraud al 30' e Malaguri per i molisani al 76'), per 1-0 a Jesi (rete di Spanghero al 25') e per 3-1 a Manfredonia (Spanghero al 23', pareggio di Zanni al 27', Gay al 68' e Ronìmano all'88), quindi coglievano altri tre successi esterni nel girone finale superando per 4-1 a Genova l'Andrea Doria (liguri in vantaggio con Co, quindi la quaterna rossoblù con Svageli, Martino Castellano, Spanghero ed ancora Castellano), per 2-0 a Sesto San Giovanni contro l'Acciaierie e Ferrovie Lombarde Falck (in gol Giraud al 35' e Svagali all'82'), infine un successo a tavolino per 2-0 contro la Palmese che rinunciava a giocare la partita (i siciliani davano forfait per evitare di pagare alla squadra ospite le spese di viaggio).23 aprile 2006

Taranto, ipotecare i playoff
A Rende con Micallo e Bussi. In difesa torna Pastore

Ipotecare i playoff. È questo l'obiettivo che Deflorio e soci dovranno puntare a raggiungere questo pomeriggio (ore 15) al «Lorenzon» di Rende. Se, come tutti i tifosi rossoblù si augurano, dovesse giungere la sesta vittoria esterna di fila, il Taranto oltre a raggiungere la matematica certezza di disputare i playoff, blinderebbero al novanta per cento anche la seconda utilissima poltrona. In caso di parità dovrebbe mettere le orecchie alla radiolina per attendere i risultati di Pro Vasto-Melfi e Modica-Cisco Roma. L'impresa è abbastanza difficile. Sul terreno dei calabresi (è piccolo e stretto) sono cadute tutte le grandi del campionato: il Gallipoli ha perso per 1-0, il Melfi e la Pro Vasto per 2-1, la Cisco Roma per 3-1. Nessuna partita è terminata 0-0. Gli jonici sono pertanto chiamati ad offrire una grossa prestazione, condita con tanta determinazione, concentrazione, umiltà e spirito di gruppo. Occorrerà presidiare innanzitutto le fasce laterali, preda degli inserimenti degli esterni calabresi (difensivi e offensivi), ma occorrerà pure non concedere spazi al centro, dal momento che i rendesi sono soliti indirizzare verso la porta avversaria palloni anche dalla trequarti campo. La formazione del Taranto prevede tre novità rispetto a quella che sabato scorso ha impattato senza reti con la Pro Vasto. In difesa rientreranno Pastore che farà coppia con Caccavale e Micallo che si piazzerà sull'out destro, consentendo a Mortari di giostrare sulla fascia più avanzata. In mezzo al campo ci dovrebbe essere l'immissione di Andrea Bussi al fianco di Manuel Mancini. Larosa, infatti, ha risentito nella rifinitura di ieri mattina i postumi dell'influenza che lo ha bloccato per due giornate. L'ex viterbese assicura filtro, interdizione, equilibrio in mezzo al campo e lanci millimetrici. Questa la formazione iniziale: Gori; Micallo, Caccavale, Pastore, Manni; Mortari, Bussi, Mancini, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. di Giuseppe Dimito23 aprile 2006

«Biglietti nominali: servono modifiche»
I chiarimenti di Francesco Tagliente dirigente superiore della Polizia di Stato

I biglietti nominali sono stati una grossa novità. La prima volta assoluta per Taranto è scivolata via senza grossi inconvenienti, ma con qualche dubbio e qualche imperfezione da eliminare. Domande, dubbi: la fotocopia del documento d'identità consegnata alle prevendite, la firma sulla “liberatoria” per il trattamento dei dati personali senza l'indicazione di un responsabile del trattamento stesso. Il Taranto ci ha provato, dopo le sollecitazioni della Questura. Adesso deve rimediare.
I chiarimenti sono illustri: arrivano da Francesco Tagliente, nativo di Crispiano e dirigente superiore della Polizia di Stato, presidente dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. L'organo, cioè, del Ministero degli Interni che ha il compito di tutelare la sicurezza nello sport e che, quindi, in questo caso, è quello più adatto a fornire opinioni sull'applicazione del Decreto Pisanu a Taranto. Le risposte sono chiare e dimostrano quanto semplice sia avere chiarimenti. E come, facendo qualche domanda, si possano evitare le imperfezioni. Magari serve.
Dott. Tagliente, domenica scorsa a Taranto hanno fatto il loro debutto i biglietti nominali: bisognava consegnare la fotocopia del documento al rivenditore e, a mano, il rivenditore doveva segnare nome, cognome, luogo e data di nascita dell'acquirente. E' una procedura corretta?
«Le nuove disposizioni sulla emissione e la distribuzione dei titoli di accesso prevedono che le società organizzatrici - e per loro conto i gestori autorizzati alla vendita dei biglietti -, devono dotarsi di sistemi di emissione e di distribuzione dei titoli di accesso che siano in grado di:
- associare a ciascun biglietto emesso le generalità dell'acquirente memorizzando i dati in modo sicuro e protetto;
- registrare il numero dei titoli di accesso emessi, al fine di poter rendere disponibile tale dato, a richiesta, dell' Autorità di Pubblica Sicurezza.
Nel caso specifico del Taranto, che sta avviando solo ora la procedura "a norma" di emissione dei biglietti, le attività descritte possono ritenersi rispondenti alle finalità della norma, seppure necessitino, in una successiva fase di applicazione, di un più adeguato supporto tecnologico che garantisca anche il tifoso acquirente in termini di accessibilità ai tagliandi.
- E' pertanto senz'altro necessario rivedere il sistema di vendita dei biglietti da attuarsi, come peraltro chiarito dall'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, con apposite linee guida a disposizione delle società tramite le rispettive leghe, attraverso sistemi informatici di registrazione dei dati personali degli acquirenti che facilitano al massimo le procedure abbattendo i tempi di emissione del biglietto nominativo».

Ogni acquirente doveva firmare l'autorizzazione al trattamento dei dati personali, ma sulla stessa non era indicato il nome del responsabile del trattamento. E' regolare?
«Le nuove norme prevedono che ciascun titolo di accesso dovrà riportare l'avviso che con l'atto di acquisto, il titolare si è impegnato a prendere visione ed a rispettare tutti i punti del regolamento di utilizzo dell'impianto, affisso presso tutti i punti vendita. Le stesse disposizioni prevedono, tra l'altro, che dovrà comunque essere evidenziato che il trattamento dei dati personali è effettuato secondo le disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali indicando il responsabile del trattamento. Ne deriva che la procedura non richiede la sottoscrizione della "liberatoria" essendo essa insita al contratto di acquisto del tagliando».
Non c'era, nello stadio e nelle rivendite, il regolamento d'uso dell'impianto. Si può pensare ad un momento di sperimentazione e, quindi, a mancanze in qualche modo giustificabili?
«Il regolamento d'uso dell'impianto è obbligatorio negli impianti e nelle rivendite di biglietti. E' una misura organizzativa che non richiede particolari costi né presenta difficoltà attuative e pertanto va immediatamente attuata. Anche in questo caso l'Osservatorio ha elaborato apposite linee guida che possono essere richieste alle leghe calcio».
Senza la numerazione dei posti a sedere il biglietto nominale ha la stessa efficacia?
«La norma prevede che i biglietti sono nominativi ed i posti a sedere numerati e che ciascun titolo di accesso deve chiaramente indicare il posto a sedere che il possessore del titolo di accesso sarà tenuto ad occupare. Ne deriva quindi che entrambe le misure vanno applicate».
Evidenziate le correzioni da apportare, come giudica l'organizzazione della sicurezza allo Iacovone?
«Voglio cogliere l'occasione per esprimere l'apprezzamento dell'Osservatorio per il lavoro che le istituzioni governative e sportive di Taranto stanno svolgendo, mostrando grande sensibilità alle innovazioni introdotte nell'interesse delle tifoserie sane che, solo in stadi sicuri e accoglienti possono godere della passione sportiva che da sempre circonda il calcio. 
Anche i dati che l'Osservatorio raccoglie mostrano l'efficacia del lavoro preventivo fatto dal Questore di Taranto, dalle Autorità locali, dalla società sportiva e dalle altre istituzioni deputate alla prevenzione dei fenomeni di violenza negli stadi: risultano fortemente diminuito incidenti con feriti, feriti tra tifosi e forze di polizia, incidenti con uso di lacrimogeni, le persone arrestate e denunciate.
L'adozione dei biglietti nominativi è un altro importante tassello della intelligente opera di prevenzione sino ad oggi attuata».
di Fulvio Paglialunga22 aprile 2006

Micallo, rientro a destra
Il difensore domani sarà titolare nel Taranto che affronterà il Rende: «Ora sto bene e sono pronto a dare il mio contributo». Larosa riprende, ma il mediano sarà Bussi

Giovanni Micallo è la novità. Perché nel Taranto che domani giocherà a Rende tornerà titolare, dopo qualche acciacco e qualche esperimento. Adesso tocca a lui: Papagni ha scelto. «Dovrei rientrare dall'inizio, è vero. E tutto dovrebbe tornare com'era prima che mi facessi male. Mi sembra un discorso naturale». Di rientro si tratta, però. Per le condizioni tornati normali, ma anche per una presa d'atto tattica: con lui alle spalle di Mortari la fascia destra sembra funzionare meglio. Infatti Papagni lo ha utilizzato sempre anche quando lo ha portato in panchina, mettendo ordine sulla fascia quando ce n'era bisogno: «Ho ripreso piano ed era giusto che andassi in panchina, perché c'era chi stava meglio di me. Penso che sia giusto così: chi non sta bene deve lasciare spazio. Poi, a parità di condizioni, la scelta diventa tecnica. E poi, finora, non ha giocato Deflorio da quella parte: spesso ci siamo trovati io e Mortari, poi ci sono stati problemi fisici una volta di Mortari, una volta mie, c'è stato un buon momento di Catania. Ci troviamo bene tutti: gioca, semplicemente, chi sta meglio e dà più garanzie»
Barra a destra: il Taranto si riposiziona. E rinforza la fascia che spinge di più: «E' una questione di caratteristiche: Manni scende per fare male e lo fa con maggiore raziocinio. E fa anche un grosso lavoro di contenimento, essendo più preciso nelle diagonali difensive. Io sono più giovane e posso dare un maggiore contributo di corsa. Ma ci sono state partite che la fascia destra era intasata e il compito di spingere era dell'altra parte». Micallo non si scompone mai. Parla come se fosse stato sempre totalmente dentro al progetto: «Papagni non ha mai nascosto la fiducia nei miei confronti e mi ha consentito di riprendere gradualmente anche in occasione dell'infortunio. Le scelte sono sempre le sue e, per me, sono sempre giuste: fa sentire tutti importanti allo stesso modo. Perché, se vi devo dire la verità, non mi sento nemmeno sicuro di rientrare dall'inizio: la formazione viene data la domenica e spesso il nostro allenatore ha cambiato poco prima della partita. Valuta fino alla fine, perché sa di avere una rosa di giocatori che partono alla pari».
Vita da protagonista quella degli esterni. Perché il Taranto, adesso, li coinvolge di più nel gioco, varia maggiormente la manovra: «Papagni ha un modo di giocare diverso dal sue predecessore sulle fasce: vuole che il terzino vada senza palla, che faccia movimenti che prima non erano previsti. Sono cose che si assimilano con il tempo. E a noi serviva proprio tempo: adesso ci stiamo riuscendo e stiamo facendo bene anche sulle fasce». Tocca a lui, di nuovo: «A Rende spero di dare il mio contributo alla squadra: vorrei ottenere tre punti, in modo da toglierci quasi definitivamente il pensiero del secondo posto e stare più tranquilli nelle ultime giornate». Ecco introdotta la sfida di domani: «Sarà una partita durissima: il Rende ha bisogno di punti per evitare il rientro di Pro Vasto e Viterbo, noi abbiamo la stessa necessità per assicurarci il secondo posto. Forse, per le motivazioni in ballo, è la partita più dura che affrontiamo». Perché il secondo posto è utile: «Io ho fatto due volte i playout e due volte mi sono salvato perché partivamo meglio in classifica. Ecco perché il secondo posto può essere importante». Resta da scrivere il finale: «In questa stagione sono stato penalizzato da qualche infortunio in più del solito. Ma io a Taranto sto bene e voglio farmi un regalo: ho un altro anno di contratto e spero che il prossimo sia in C1. Me lo auguro dal giorno della firma».
Nessuna novità nella formazione anti-Rende rispetto alle indicazioni della partitella. Ieri Larosa ha ripreso gli allenamenti, ma Papagni (visto che il giocatore è stato due giorni fermo per la febbre) potrebbe decidere di far giocare comunque Bussi. di Fulvio Paglialunga22 aprile 2006

Ora Papagni può scegliere
Larosa disponibile. Recuperato anche Mignogna

La penultima seduta settimanale riconsegna a Papagni Larosa e Mignogna. I due hanno smaltito rispettivamente l'influenza e lo stiramentino al polpaccio per cui rientrano a pieno titolo nella lista dei convocati per la difficile trasferta di Rende (campo piccolo e stretto). Ora spetta a mister Papagni valutare la condizione dell'andriese e deciderlo se mandarlo in campo o meno. Decisiva sarà la rifinitura prevista per stamane. Se il lungo centrocampista dovesse superare anche il test odierno, sarà regolarmente della partita. Caso contrario, da quando visto nel corso della partitella infrasettimanale contro la formazione Allievi, giocherà Bussi, apparso in perfetta forma e voglioso di offrire il proprio contributo. Mignogna potrebbe andare in panchina. Rispetto alla squadra che ha impattato in casa con la Pro Vasto sabato scorso, dunque, l'unica novità dovrebbe essere costituita dal ritorno di Ivano Pastore in difesa al fianco di Caccavale. Al "Lorenzon", dunque, potrebbe scendere in campo la seguente formazione: Gori; Micallo, Caccavale, Pastore, Manni; Mortari, Larosa, Mancini, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. Il Rende ha perso sul proprio terreno soltanto due partite (Giugliano e Modica) ed entrambe nel girone d'andata. L'ultima sonfitta, quella con i siciliani, risale al lontano 2 ottobre 2005 (1-3). I pari sono stati pure pochi (3), di cui 2 nell'utimo mese di campionato. Papagni sostiene che il Taranto deve far di tutto per chiudere il discorso-secondo posto nelle prossime due gare di campionato per cui giocherà a Rende per cercare di incamerare tre dei quattro punti necessari per assicurarsi l'utilissima seconda poltrona. Capitolo Silvestri. Ierti mattina il dg Vittorio Galigani ha inoltrato la richiesta ufficiale al Coni per conoscere con esattezza se il giocatore è utilizzabile per i playoff. Il centrocampista fu impiegato per quattro gare dopo la sentenza di assoluzione. Quel periodo rentra nell'anno di squalifica o va aggiunto alla scadenza naturale del 20 maggio? Mercoledì la riposta. di Giuseppe Dimito22 aprile 2006

Papagni vuole il massimo
Il tecnico del Taranto non vuole distrazioni e per domenica a Rende chiede di non fare calcoli: «Dobbiamo giocare come sappiamo. E prendere tre punti»

Concentrazione, umiltà, fiducia. Ma anche serenità, prudenza, armonia. Sei parole-chiave per spiegare il Taranto di Aldo Papagni, sei vocaboli per interpretare il momento vissuto dai rossoblu. 
Il campionato si avvicina alla fase decisiva, il secondo posto è un patrimonio importante da difendere, le tre partite che mancano alla fine della stagione regolare serviranno a definire la griglia playoff. Attimi decisivi, ma i rossoblu sembrano non preoccuparsene troppo. La calma serafica del tecnico riesce ad ovattare le tensioni: nel gruppo c'è ancora voglia di sorridere e di allenarsi senza drammi. 
Non c'è spazio, però, per la distrazione. Non c'è rischio di sottovalutazione degli avversari. Non c'è pericolo di “deragliamenti”. Il Taranto è sereno. E più concentrato che mai. La partita con il Rende è il terzultimo appuntamento del campionato: quasi un anticipo degli spareggi di fine anno, con i calabresi a capo della pattuglia di inseguitrici a quota 49. 
Sarà una trasferta difficile, ovvio dirlo. Papagni, però, pensa positivo. A condizione che... «Tutti proseguano sulla strada del sacrificio e del lavoro. Stiamo vivendo - osserva il tecnico - un buon momento che dura, ormai, da tanto tempo. Dobbiamo continuare ad esprimerci nello stesso modo: mantenendo la consapevolezza nelle nostre capacità, senza mai dimenticare il valore dell'aiuto reciproco in campo. Se rispettiamo questi principi, possiamo vincere su qualsiasi campo». 
I calabresi rappresentano un cliente difficile, tuttora impegnato ad inseguire gli ionici per accaparrarsi la piazza d'onore. L'assenza forzata di Ambrosi e Alfieri, fermati dal Giudice sportivo, non diminuisce la pericolosità dell'avversario. Papagni ne è convinto: «Loro avranno qualche defezione forzata - rileva - ma noi ne avremo persino di più. Non sono queste le notizie che contano, non serve parlare di infortuni e squalifiche... Il Rende è una compagine di buon livello che ha battuto tutte le squadre che si trovano nelle prime posizioni della graduatoria: naturalmente, tenteranno di aggiungere la nostra testa ai loro “trofei”». Ma il tecnico tarantino non è disposto a recitare il ruolo di vittima predestinata. Tutt'altro. «Puntiamo ai tre punti - prosegue - senza alcun dubbio. Giocando ai nostri livelli consueti possiamo vincere su qualsiasi campo: difficilmente gli avversari possono batterci»
La ricetta è sempre la stessa, condita da applicazione e determinazione. «Lavoreremo con intensità fino a domenica per ottenere il successo. Per farcela non servono le parole ma il sacrificio. Esistono tutte le condizioni per poter far bene». Anche il “mal di gol” dell'ultimo periodo non scatena dolori di pancia. «Segnare non è un problema: anche perchè continuiamo a sviluppare un buon livello di gioco senza fatica. E' questo l'aspetto più importante. Le reti arriveranno: basta continuare ad inseguirle con determinazione». 
Il dubbio di metà settimana si chiama Larosa, bloccato da un attacco influenzale. Papagni sorride: è l'occasione per l'ennesima “apertura di credito” nei confronti dei suoi ragazzi. «L'eventuale assenza del ragazzo mi rattrista, ma non sono preoccupato. Ritengo di avere a disposizione un organico in grado di fronteggiare ogni difficoltà». 
Anche la condizione fisica della squadra non genera ansie. «A questo punto dell'annata - aggiunge - non c'è più molto da fare riguardo alla preparazione atletica. Anche dal punto di vista tattico, quel che dovevamo fare è già stato fatto, ormai siamo agli sgoccioli della stagione. L'aspetto più delicato è quello psicologico». 
I playoff sono un approdo vicino temporalmente ma ancora lontano. L'allenatore rossoblu, per il momento, rimanda ogni discorso relativo agli spareggi di fine stagione. «Nello spogliatoio - racconta - quando parliamo tra noi, non affrontiamo mai questo argomento. E' presto per parlare di ciò che ci aspetta dal 21 maggio in poi: sarebbe un dispendio di energie troppo grosso, soprattutto a livello mentale. Al momento abbiamo altre necessità: dobbiamo ancora conquistare matematicamente il secondo posto, e vincendo contro il Rende potremmo farcela. I calabresi, peraltro, conquistando i tre punti si porterebbero a -3 e potrebbero arrecarci qualche fastidio. Anche per questo non possiamo consentirci passi falsi». 
Se l'aritmetica arriderà agli ionici, con il secondo posto in tasca le ultime due gare potrebbero vedere protagoniste le seconde linee. «E' una ipotesi attendibile - chiosa Papagni - sarebbe logico dare spazio anche a chi ha fatto panchina. Ma con me sono sempre tutti in ballo, tutti possono giocare titolari. Sempre. Anche contro il Rende». di Fulvio Paglialunga21 aprile 2006

Papagni si fida del Taranto
«Dobbiamo fare altri 4 punti. I gol? Arriveranno»

La calma è la virtù dei forti. Aldo Papagni parla dall'alto del secondo posto in classifica, con sei punti di vantaggio sul terzetto di inseguitrici (composto da Melfi, Rende e Cisco Roma) a 270 minuti dal termine del campionato. Le rassicurazioni le trae dal lavoro quotidiano, dall'impegno che la sua squadra profonde durante gli allenamenti. E nemmeno una trasferta difficile, sul campo di una diretta concorrente, riesce a fargli passare pensieri negativi per la testa. «Da diverse settimane ormai attraversiamo un ottimo momento di forma. Adesso sarà importante mantenere la concentrazione a questi livelli. Dal punto di vista fisico, invece, c'è poco da lavorare: la preparazione è stata portata avanti con ottimi risultati e, con le elevate temperature di questo periodo, è necessario dare più qualità al lavoro». All'orizzonte c'è la partita contro il Rende. Un confronto dal quale il Taranto potrebbe ricavare alcune certezze: la conquista dei playoff (basterebbe mantenere invariato il distacco dalle altre contendenti) e della seconda posizione (sarebbe ufficiale se i rossoblù dovessero aumentare il vantaggio sulla terza posizione). «Questo gruppo ha imparato a vivere alla giornata. Sappiamo che, raccogliendo altri quattro punti, avremmo in tasca il secondo posto. E stiamo lavorando per conquistarne tre già domenica prossima. Affronteremo un avversario che, tra le mura amiche, ha vinto tutti gli scontri diretti (sarà orfano del portiere Ambrosi e del centrocampista Alfieri, ndr). Io, però, preferisco fare affidamento sulla forza del Taranto. Se giocheremo come stiamo facendo da due mesi a questa parte, difficilmente torneremo a casa a mani vuote». C'è, però, un dato statistico che macchia il momento positivo. Il Taranto non segna in casa da quattro giornate e, nelle ultime tre gare, ha siglato soltanto una rete su rigore (Deflorio a Potenza). «Non è il caso di allarmarsi. Sarei preoccupato se non riuscissimo a costruire, ma contro la Pro Vasto abbiamo sprecato almeno sei occasioni per sbloccare il risultato. Continuiamo così e vedrete che torneremo a concretizzare». I dubbi della vigilia sono quasi tutti sciolti. A destra si ricomporrà il binario composto da Micallo (terzino) e Mortari (tornante), mentre l'unico punto interrogativo è legato alla presenza di Larosa (è alle prese con una forma influenzale). «Non so se riusciremo a recuperarlo. È fermo da due giorni, ma ci sono ancora due allenamenti per verificare il suo stato di forma. Le assenze, comunque, non mi preoccupano. Ho la fortuna di allenare un gruppo di calciatori professionisti e so di poter contare su ognuno di loro in qualsiasi momento». Avere la certezza della disputa degli spareggi per la promozione, potrebbe consentire di dare spazio a chi, fino a questo momento, è stato meno impiegato. «È anche per questo motivo che inseguiamo un risultato positivo. Nelle prossime gare ci sarà più spazio per chi ha collezionato soltanto diversi spezzoni di gara. Ma non è un banco di prova: il nostro obiettivo è quello di portare tutti allo stesso livello». di Fabio Di Todaro21 aprile 2006

Larosa febbricitante: c'è Bussi
Novità dalla partitella di ieri pomeriggio con gli Allievi. Micallo-Mortari sulla destra

Buone indicazioni sono giunte dalla partitella contro la formazione Allievi fatta disputare ieri da Papagni all'intera rosa dei disponibili. La salute del gruppo è buona. Tutti hanno corso in scioltezza mostrando di aver acquisito quella articolata preparazione atletica che difettava al momento dell'arrivo in riva allo Jonio di mister Papagni. E questo è un buon viatico sia per il finale di campionato che per gli spareggi-promozione in C1. L'apprendimento e l'esecuzione degli schemi, attraverso precise ed appropriate esercitazioni sul terreno di gioco, costituiscono un altro dei fiori all'occhiello che Deflorio e compagni ostentano con malcelato orgoglio. Ciascuno mette in campo ciò che il mister desidera che si faccia per cui le sbavature sono ridotte veramente al minimo. Nel corso della partitella di ieri pomeriggio il trainer rossoblù, secondo consuetudine, ha mischiato le carte facendo ruotare nei due tempi (71' in tutto) tutti i disponibili. Mancava soltanto Larosa, colpito ieri l'altro da un violento attacco febbrile (38 e mezzo). Ieri il centrocampista era sfebbrato, ma è rimasto a casa a scopo precauzionale. Ambrosi e Mignogna hanno girato a parte, ma hanno imboccato entrambi la via verso la completa guarigione. Nel primo tempo, durato 36', sono scesi in campo: Gori, Micallo, Caccavale, Martinelli, Prosperi; Mortari, Bussi, Mancini, Malagnino; Passiatore, Catania. Tre le reti segnate: doppietta di Passiatore, Prosperi. Come previsto Papagni ha ripristinato la catena di destra formata da Micallo in difesa e Mortari in avanti. L'intesa fra i due è parsa soddisfacente, in particolar modo nella fase di sovrapposizione: allungo di Micallo lungo l'out, conversione verso l'area di rigore di Mortari. L'inserimento di Bussi al centro ha dato maggior ordine al reparto. Mancini ha giostrato dieci metri più in avanti, mettendo maggiormente in evidenza le sue doti di "finisseur". Prosperi si è proposto parecchio nella metà campo avversaria firmando pure una rete. Nella ripresa, durata 35', sono stati schierati: Gentile; Micallo, Capone, Pastore, Manni; Mortari, Silvestri, Deleonardis, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. La novità è costituita dall'inserimento di Sirio Silvestri a metà campo. Il suo gioco è molto simile a quello di Manoni per cui la sua utilizzazione in chiave-playoff è da considerarsi molto positiva. Anche sotto il profilo atletico il ragazzo sta bene. Del resto, tranne che per brevi periodi, si è sempre allenato con la rosa di prima squadra. In avanti Deflorio è parso in gran forma, mentre Di Domenico ha giostrato un tantino sotto tono. La formazione anti-Rende è legata alle condizioni di Larosa. Dovrebbe essere la seguente: Gori; Micallo, Caccavale, Pastore, Manni; Mortari, Bussi o Larosa, Mancini, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. Oggi penultimo allenamento settimanale. Domani rifinitura e partenza per il ritiro calabrese. Una vittoria a Rende assicurerebbe forse definitivamente il secondo importantissimo posto. di Giuseppe Dimito21 aprile 2006

Le acque agitate della Doria
Sabato scorso due tifosi della Samp hanno aggredito un ragazzo tunisino che li sfotteva per l'ennesima sconfitta in campionato. La crisi blucerchiata e lo spettro di una nuova retrocessione dividono dividono tifo e città

Che a Genova le acque calcistiche siano particolarmente agitate, non è un dubbio per nessuno. Negli ultimi tempi però la cronaca nera si è intrecciata troppe volte con quella calcistica: dopo la sparatoria avvenuta una settimana fa ad opera di un ultrà genoano, è di ieri la notizia dell'arresto di un tifoso blucerchiato. Il motivo è un'aggressione, avvenuta sabato sera in un bar di Rapallo, a seguito di alcuni sfottò nei confronti della Samp, effettuati da due ragazzi tunisini. A raccogliere le frecciate, due tifosi doriani di ritorno da Genova, dopo la sconfitta con il Parma: uno dei ragazzi tunisini sarebbe stato portato fuori dal bar e picchiato. Il risultato è l'arresto di uno dei due aggressori e la denuncia dell'altro, mentre per la vittima il bollettino medico parla di trauma cranico e facciale, frattura di una mascella e di una costola. Insomma, un clima pesante, anche perché alla vigilia della sfida di domani con la Roma, la Samp, calcisticamente parlando, è ufficialmente in crisi. Un girone d'andata che prometteva l'Europa, poi via via l'eliminazione con il Lens, all'ultimo minuto, in coppa Uefa e un girone di ritorno denso solo di insoddisfazioni. Le ultime nove giornate, otto sconfitte e un pareggio, indicano un allarme rosso che solo il fieno messo in cascina nel girone d'andata - con momenti di ottimo calcio, come la vittoria alla terza giornata con il Milan a Marassi, o il pari strappato dall'Inter contro una Samp ben più meritevole - e il fatto che mancano quattro giornate e che il Messina non sembra essere granché in forma, non porta a pronunciare la parola blasfema, reietta e malvoluta, ovvero "retrocessione".
I tifosi più pessimisti lo scrivono sui forum, lo sussurrano per strada, ma con poca convinzione. Il problema è trovare i responsabili di questa crisi. Gli Ultras Tito, storico gruppo ultras, che ha rappresentato per molto tempo il tifo più caldo della Samp, un mese fa aveva invitato tutti i tifosi a sostenere la squadra in occasione della gara contro il Palermo). Per la partita di domenica con il Parma sono stati invece i Fedelissimi a prendere parola: incitiamo i blucerchiati, ma a fine partita, in caso di vittoria, non chiameremo i calciatori sotto la Sud. Una piccola stonatura, un chiaro riferimento all'impegno dei calciatori: «è altrettanto lecito non nascondere il nostro disappunto nei confronti di un impegno ad onorare la maglia che - scrivono i Fedelissimi - ultimamamente è venuto un pò a mancare». Amore per la maglia e scetticismo verso i giocatori, confermato domenica scorsa durante la lettura delle formazioni: anziché il nome del giocatore, come si è soliti fare anche in casa Samp, i tifosi hanno urlato "Doria".
I Fedelissimi, club nato negli anni 60, trasformatosi poi in un vero e proprio gruppo ultrà e spostatosi - dopo litigi e un "vuoto di potere" dovuto allo spostamento degli Ultras Tito nel piano alto della gradinata, dove spesso è presente Enrico Mantovani, oggetto della discordia tra le varie componenti della tifoseria - dalla tradizionale posizione nei distinti, al centro della Sud, annuncia ai bucerchiati la strategia da seguire: la prospettiva rimane quella del sostegno ai colori blucerchiati, senza inutili e dannosi "colpi di testa". Rimane però da gestire una situazione particolare, di snervante tensione. Le teorie ci sono già. Qualche "acuto" osservatore ha colto la palla al balzo per osservare che Garrone, il presidente della Samp, ha pensato troppo ai diritti televisivi, ingaggiando un duello con Juventus, Milan e Inter, quando avrebbe dovuto pensare alla sua squadra, a rinforzarla. Le palanche, sempre loro. Dopo gli anni d'oro, ma oculati, di Mantovani - uno scudetto e una coppa delle coppe tra gli altri - Garrone ha sborsato e salvato la squadra. Poi è stato "il manico" di Novellino a far si che la Samp raggiungesse l'Uefa e si trovasse ad affrontare il 2006 senza el puntero Bonazzoli, che un pò a sorpresa aveva realizzato nove reti, senza rigori, ma che per un grave infortunio ha lasciato la Samp senza un realizzatore in vena. Il solo Flachi, bandiera e tifoso in campo, nonostante il raggiungimento di quota cento goal con i blucerchiati, non basta. Novellino potrebbe essere un altro dei "responsabili", sibila qualcuno: quel mister tutto d'un pezzo non sta convincendo. Siamo senza punte, si dice, come la Roma, aggiunge qualcunaltro, a fare notare che forse, un pò di spregiudicatezza tattica poteva anche starci. Così come la richiesta dei giocatori: a gennaio, fa notare un abitante storico della Sud, il colpo di mercato per risollevarci doveva essere Stovini. Come dire, siamo un pò a corto anche in fatto di sogni. Infine i giocatori: poco amore per la maglia, voci di mercato, calcoli.
Rimane il fatto che mancano tre punti alla salvezza e di mezzo ci sono Roma, Udinese, Livorno e Lecce. Non dovrebbero esserci problemi, ma rimane l'incognita del progetto Sampdoria che incarna una tipologia precisa di problema: l'attenzione ai conti che, in caso di somme di sfighe, infortuni, qualche svista arbitrale, qualche calo di forma, un pò di distrazione, rischia di fare diventare la seconda parte del campionato una pericolosa corsetta, con lo sguardo alle spalle, in attesa di voltare pagina. In una situazione del genere ci vorrebbe una sferzata, un colpo o una promessa a sorpresa. Ci vorrebbe un doriano, sussurrano alcuni, tra mezze parole e allusioni. Quando si capisce che potrebbe essere Roberto Mancini, ci scappa un sorriso. Il fantacalcio, in alcune situazioni, è senza dubbio il nascondiglio migliore della razionalità calciofila. di Simone Pieranni21 aprile 2006

 

Pastore prepara il colpo
Il difensore del Taranto, dopo il turno di squalifica, rientrerà domenica a Rende: «Non è casuale che siamo reduci da cinque vittorie in trasferta. Vogliamo subito il secondo posto»

Il Taranto visto all'opera contro la Pro Vasto ha prodotto giudizi un po' diversi. I rossoblu hanno certamente convinto sotto l'aspetto della tenuta difensiva. Incassare un solo gol nelle ultime dieci gare di campionato, è un chiaro indice rilevatore. Ma c'è chi incomincia a storcere la bocca su una certa difficoltà nel tradurre in gol la discreta mole di gioco che si costruisce. 
Magari una voce autorevole può servire a fare un po' di chiarezza. «Io ho visto un buon Taranto - dice Ivano Pastore, assente sabato scorso per squalifica - Una squadra che cerca la vittoria per gli interi novanta minuti va giudicata in senso positivo». 
Pastore dovrebbe impossessarsi nuovamente della maglia numero cinque. Inserirsi nuovamente in un blocco che sta raggiungendo livelli di perfezione. 
«Ormai dietro stiamo raggiungendo degli automatismi che rasentano la perfezione, anche se c'è sempre da migliorare. Lo dicono i numeri, ma anche il fatto che subiamo sempre pochi tiri degli avversari. E questo aspetto sta diventando una bella costante». 
Nell'ultima gara contro la Pro Vasto, ottime risposte sono arrivate da chi aveva l'ingrato compito di sostituire il vice-capitano. «Conosco molto bene il valore di un giocatore come Pasquale Martinelli. Il suo rendimento è sempre di alto livello e l'apprezzamento aumenta se si pensa al fatto che è stato impiegato molto spesso in più ruoli. Martinelli è la dimostrazione evidente della filosofia che il gruppo ha abbracciato da tempo: c'è massima disponibilità da parte di tutti i giocatori in rosa e anche chi gioca poco, sa farsi trovare pronto al momento opportuno». 
Il Taranto segna poco, ma subisce quasi niente. Che significato va dato a questo contrasto anche in vista delle prossime gare di playoff? 
«La via di mezzo sarebbe sempre l'ideale. Io credo che il raggiungimento del secondo posto sia importante per questo. Teoricamente anche quattro pareggi potrebbero tornare utili. C'è una vecchia regola nel calcio: quando non si subiscono gol, si è sicuri che non si perdono le partite». 
Il secondo posto si intravede. Mancano ancora gli ultimi sforzi, a cominciare dalla trasferta di Rende. Quasi un'anticipazione da playoff e di tutte le implicazioni psicologiche che ne derivano. 
«Mentalmente siamo preparati - avverte il difensore 35enne - Sappiamo che non abbiamo ancora conquistato nulla. I sei punti di vantaggio sulle terze in classifica non ci devono distogliere e far illudere che il secondo posto sia già in tasca. Non dobbiamo disperdere quando di buono abbiamo creato. Non parlo solo dei risultati. Il gruppo si è calata nella giusta dimensione psicologica: lavorando sodo siamo stati capaci di recuperare tanti punti e di attestarci in seconda posizione. Non dobbiamo fare altro che mantenere questa qualità». 
A Rende si prevede una gara dura. Lo dicono i precedenti casalinghi dei calabresi contro le prime della classe. Tutti vinti 
«Il Rende è temibile e contro le grandi squadre è stata capace di belle prestazioni. Probabilmente perchè riesce a sfruttare gli spazi che queste formazioni, portate al gioco d'attacco, concedono. Loro hanno un giocatore come Galantucci molto abile ad inserirsi nelle difese avversarie. Sarà una battaglia e di questo siamo consapevoli. Affrontare il Taranto è sempre un bel banco di prova per ogni squadra del girone. Attenzione: noi veniamo da cinque vittorie fuori casa consecutive che non rappresentano un caso. Abbiamo voglia di non fermarci». di Luigi Carrieri20 aprile 2006

«È Silvestri il rinforzo per i playoff»
La squalifica scade il prossimo 20 maggio. Oggi test in famiglia

Il centrocampista Sirio Silvestri potrà disputare i playoff. La squalifica comminata al centrocampista dalla Caf il 29 settembre scorso per la famosa questione della "furosemide" scade il prossimo 20 maggio, esattamente dodici mesi essere stato sospeso dalla Disciplinare unitamente a Sergi. Signorile, invece, venne stoppato il 2 giugno. «È il rinforzo per i playoff che partiranno il 21 maggio», ha dichiarato il direttore generale Vittorio Galigani. Il giocatore (compirà 29 anni il 19 maggio) sta già lavorando con il preparatore atletico, prof. Guicciardini, per giungere ai difficili impegni in perfetta forma. Ma c'è un'altra buona notizia giunta ieri pomeriggio dallo spogliatoio rossoblù: Sandro Ambrosi è sulla via della guarigione. Lo stiramento al polpaccio è fortunatamente un lontano ricordo. Si tratta di valutare, unitamente al dott. Petrocelli, i tempi del rientro nella rosa di prima squadra. La punta ex stabiese potrebbe addirittura giocare la partitella in programma questo pomeriggio contro la formazione Allievi. Stesso discorso per Francesco Mignogna. Ieri l'esterno sinistro tarantino si è allenato a parte con Ambrosi, ma non è escluso che possa essere disponibile per domenica prossima nella difficile trasferta di Rende. Ieri mister Papagni ha fatto disputare ai suoi una sola seduta, ancorché robusta, fra parte atletica ed esercitazioni finali. Le prove generali per la trasferta in Calabria di domenica prossima si faranno, come già accennato, oggi pomeriggio. Sicuramente Pastore si riprenderà il posto di difensore centrale, al fianco di Caccavale. Per il resto da verificare la catena di destra (possibile l'utilizzazione di Micallo-Martinelli). di Giuseppe Dimito20 aprile 2006

Biglietti nominali: prima denuncia

C'è già una prima vittima del nuovo corso dei biglietti nominativi. Si tratta di un giovane denunciato dagli agenti della Polizia per violenza a pubblico ufficiale e rifiuto di indicazioni della propria identità. Il giovane era stato bloccato, nelle operazioni di prefiltraggio, perché trovato in possesso di un biglietto recante generalità diverse dalla proprie. Alla richiesta di esibire un proprio documento di riconoscimento, il giovane reagiva con violenza profferendo agli agenti frasi oltraggiose e minacciose. Il tagliando è stato sequestrato e l'interessato allontanato dallo stadio. La Digos, da parte sua, sta svolgendo accurate indagini alla ricerca degli autori dei biglietti falsi sequestrati sia domenica scorsa che prima del match con il Gallipoli. Intanto prosegue la vendita dei 700 biglietti messi a disposizione dal Rende al prezzo di 8 euro senza diritti di prevendita per assistere alla gara di domenica prossima (inizio ore 15) allo stadio «Lorenzon». I tagliandi possono essere acquistati al bar Cubana, via Acclavio, 62, al bar Essential, via Dante, 251 ed alla tabacchieria Policicchio, via Orsini, 7. La gara è molto delicata per cui ci si augura che il maggior numero di persone segua Deflorio e soci per incoraggiarli e sostenerli. Il Taranto deve fare di tutto per blindare matematicamente nelle prossime due gare la importantissima seconda poltrona, utile per disputare i playoff con gli innegabili vantaggi che il regolamento concede. di Giuseppe Dimito20 aprile 2006

I campi sintetici sono cancerogeni
E' allarme, sostanze pericolose in 350 impianti. Gli esami chiesti dalla Lega dilettanti all'Istituto superiore di sanità hanno rivelato idrocarburi potenzialmente dannosi. Allo studio provvedimenti

Trecentocinquanta campi di calcio potenzialmente cancerogeni. I terreni di gioco in erba sintetica finiti nel mirino del comando generale del Nas e della procura di Roma sono quelli a 11 del circuito nazionale della Lega Dilettanti. L'analisi sui materiali di cui è fatto il fondo - copertoni di pneumatici riciclati, gomme vergini - ha portato alla luce la presenza di sostanze cancerogene chiamate Ipa, idrocarburi policiclici aromatici. E ora il pericolo si allarga anche ad alcune centinaia di impianti amatoriali che dalla terra battuta sono passati all'erba artificiale con fondo in gomma. 
A scoprire la tossicità dei campi è stato l'Istituto superiore di Sanità che pochi giorni fa ha spedito i risultati dei test di laboratorio alla procura di Roma. Su 15 campioni di erba artificiale raccolti dai militari del nucleo antisofisticazione e sanità in sei regioni d'Italia - Lazio, Campania, Toscana, Molise, Lombardia, Piemonte - dodici sono risultati contaminati da Ipa. Negli altri tre invece erano presenti toluene, un benzene, e lo zinco, metallo pesante altamente tossico, in quantità superiori al livello consentito. 
L'inchiesta è scattata 3 mesi fa quando la Lega Nazionale Dilettanti ha sollevato la questione della possibile tossicità dei campi in erba sintetica al ministero della Salute. Così è stata creata una commissione interministeriale ad hoc composta da quindici esperti - tra cui tecnici dei ministeri dell'Ambiente e della Salute - che ha incaricato i carabinieri del Nas di eseguire i prelievi. 
«Abbiamo compreso subito che la questione era piuttosto seria - ha spiegato Roberto Verna, presidente della Commissione -, visti i risultati ottenuti stiamo valutando la possibilità che si facciano rifare da capo diversi campi da calcio. Ci auguriamo che la Commissione possa continuare a lavorare con il nuovo governo e portare a termine il lavoro iniziato». 
I sei reparti dell'Istituto superiore di Sanità che si sono occupati delle prime analisi stanno continuando a lavorare. Dopo aver scoperto la presenza degli Ipa ora devono verificare se e come queste sostanze vengono rilasciate nell'ambiente. Per chiudere definitivamente la storia, fanno sapere i ricercatori del reparto "sostanze e preparati pericolosi", ci vorrà ancora un mese. I test che dovranno essere eseguiti sui campioni raccolti in tutta Italia, appartenenti a dieci differenti ditte produttrici di erba sintetica, riguarderanno la reazione di Ipa, toluene e zinco ad agenti atmosferici. Solo così si capirà il reale rischio per migliaia di ragazzi che ogni giorno si allenano e giocano su questi campi. di Federica Angeli20 aprile 2006

«A Rende segno io»
Fabio Di Domenico deciso a trascinare il Taranto: «I gol mancati non sono un problema, ma dobbiamo essere più spietati: domenica cercherò di farlo»

La scia dello zero a zero è nella discussione. Nel gol che non è arrivato nonostante le occasioni, dello spreco evidente. E, quindi, coinvolge direttamente gli attaccanti. Fabio Di Domenico, per esempio: «Non lo vedrei come un problema. E' un dato statistico che non si può contraddire, ma che non è totalmente veritiero. La quantità di occasioni create ci deve far stare tranquilli, ci deve far capire che non siamo su una strada sbagliata. In questo momento è importante avere il gioco, per poi completarlo con i gol». Tradotto: solo un periodo storto per chi deve segnare: «Possiamo definirlo un periodo storto, ma probabilmente stiamo cercando il pelo nell'uovo. Tre pareggi interni consecutivi possono sembrare tanti, ma vedrei, piuttosto, come sono maturati: forse sono le partite in cui abbiamo prodotto di più»
Di Domenico non sembra allarmato. Parla ostentando tranquillità, senza picchi nel tono di voce, senza abbassamenti. Sembra sicuro e, forse, incarna lo spirito di uno spogliatoio sempre più convinto della propria forza: «Siamo sereni, non abbiamo ragione per non esserlo. E siamo anche consapevoli di non aver fatto nulla, ancora: ci servono altri quattro punti per mettere al riparo un piazzamento. Il secondo posto, lo sappiamo, è un'occasione da cogliere, un modo per partire con un minimo vantaggio nei playout. Domenica possiamo dare la svolta definitiva: è una sfida che sembra una gara di playoff, che può farci capire la nostra forza». 
Papagni ha detto: «Deflorio e Di Domenico stanno facendo gli straordinari». A Di Domenico questo sforzo supplementare non dispiace: «L'infortunio di Ambrosi ha sicuramente limitato le scelte e speriamo che recuperi in breve tempo. Ma non parliamo di straordinari: quando uno non gioca non vede l'ora di entrare, perché quando gioca dovrebbe sperare di uscire? E' chiaro che ci mancano le alternative, ma quando si gioca non si può non essere contenti». 
Rimangono i consigli, le analisi. Qualcosa da migliorare il Taranto ce l'ha: «Viste le ultime partite direi non molto. Dobbiamo solo crescere dal punto di vista della concentrazione sotto porta, dobbiamo essere più spietati, cominciando dall'allenamento. Perché altrimenti rischiamo di trovarci di fronte a partite come quella contro la Pro Vasto, in cui non ci vengono riconosciuti gli sforzi che facciamo». 
Ciò che numericamente non è traducibile è che, con Di Domenico in campo, il Taranto gioca meglio. Ha maggiore varietà di manovra, ha una maggiore incisività: «I compagni mi prendono come punto di riferimento, perché ho un gioco che crea spazi, che consente gli inserimenti dei centrocampisti e degli esterni, che lascia campo libero alla seconda punta. Gioco molto per la squadra, credo di agevolare i miei compagni». Adesso, però, è il caso di ritornare anche a segnare: «Il gol mi comincia a mancare, ma nemmeno questo è un problema. Spero arrivi quanto prima. Mi auguro domenica». di Fulvio Paglialunga19 aprile 2006

«Playoff subito»
De Liguori lancia il Taranto. «Giochiamo a Rende per chiudere i conti. La sterilità offensiva? Passerà presto. L'assenza di Manoni? Ci sono Bussi e Larosa»

Con le ventisei presenze incamerate finora, Vincenzino De Liguori (classe '79) fa parte a pieno titolo dei "fedelissimi" della maglia rossoblù. Quest'anno ha anche segnato due gol (uno, ininfluente, al Modica e l'altro da tre punti ad Andria) prendendo sempre voti al di sopra della sufficienza per le prestazioni offerte. Sabato scorso stava per fare tris in fatto di reti. Ha avuto, infatti, un paio di occasioni per segnare. «Sulla prima è stato bravissimo Marconato nel respingere la mia deviazione di testa - ricorda l'esterno - oltretutto lo avevo preso controtempo. In occasione della seconda palla-gol, ho sbagliato io. Lo ammetto. Volevo stoppare la sfera e mandarla sul secondo palo in maniera da impedire al portiere ospite di metterci una pezza così come aveva fatto fino a quel momento. Purtroppo il controllo della palla è stato imperfetto e l'azione è sfumata». Perché nelle ultime tre partite interne il Taranto ha accumulato altrettanti 0-0? L'attacco è diventato anemico? «Non credo. In fin dei conti le occasioni per sbloccare i tre risultati le abbiamo avute. Se penso alla gara contro la Pro Vasto, ne ho contate almeno sette o otto. È un momento che va così. Nel corso di una stagione capita di attraversare un periodo negativo. Magari, a partire dalla prossima gara interna, ci capita una sola palla-gol e l'infiliamo. Il calcio è bello perché imprevedibile. A voler spaccare il pelo in due diciamo che sotto porta dovremo essere più cattivi dal punto di vista agonistico». Si ha l'impressione che l'assenza di Manoni stia un tantino condizionando la manovra a centrocampo in entrambe le fasi del gioco. «Inutile fasciarsi la testa. Manoni, per questa stagione, non potrà più giocare. Sì, d'accordo, abbiamo perso un giocatore importante, ma il campionato va avanti lo stesso. Fortunatamente la rosa è ampia e piena. Ci sono altri giocatori che sicuramente faranno di tutto per non farlo rimpiangere. A me pare che Bussi e Larosa siano i sostituti più naturali. Il mister, al momento, sta dando fiducia a Larosa che sta svolgendo i suoi compiti con grande diligenza. Come ho detto prima le occasioni-gol, le creiamo». Il discorso matematica certezza di disputare i playoff va chiuso subito? «Certamente. Magari già a partire da domenica prossima a Rende. Se ci mancherà ancora qualcosina, dovremo riuscirsi nella prossima gara interna con il Rieti. Non possiamo assolutamente rischiare di giocarci l'intera stagione a Viterbo che, quasi certamente, troveremo lanciatissimo per ritagliarsi un posto nella griglia degli spareggi-promozione». A Rende farà caldo. E non solo dal punto di vista del clima esterno. I tifosi ce l'hanno con la propria squadra. «Fatti loro. A noi interessa soltanto disputare una grossa prestazione e riuscire a strappare quanti più punti è possibile». di Giuseppe Dimito19 aprile 2006

Referendum per le curve

Potrebbe essere la Svizzera il primo paese a indire un referendum sul mondo degli ultrà. Tifosi di diverse squadre di calcio e di hockey hanno infatti lanciato un pronunciamento popolare contro la revisione della legge federale sulle misure adottate dal Parlamento contro la violenza negli stadi. La raccolta delle 50mila firme necessarie è già iniziata e il termine di consegna scade il 13 luglio. Del comitato referendario fanno parte rappresentanti dei fans club delle squadre di calcio di Basilea, Grasshopers, Young Boys, Aarau, San Gallo, Sciaffusa e di quelle di hockey su ghiaccio dell'Ambrì, del Kloten, dei Lions di Zurigo. Al loro fianco c'è la consigliera nazionale Marianne Huguenin, membro del partito del lavoro. Anche esponenti verdi e socialisti hanno manifestato disponibilità ad appoggiare il progetto. Secondo i referendari delle curve svizzere, la nuova legge sulla sicurezza interna viola diritti fondamentali e manca l'obiettivo di isolare i veri violenti, spalancando le porte agli abusi. Il comitato denuncia soprattutto il venir meno del principio della presunzione di innocenza.

Il mare agitato delle curve dei grifoni genoani
Dopo le sparatorie dei giorni scorsi, una partecipata radiografia del caldissimo tifo rossoblù Il circolo Ottavio Barbieri E' una specie di ritrovo filosofico-sportivo, sede storica di un gruppo di tifosi della Lanterna, sulle gradinate sin dal 1970

Come in un film di Fernando di Leo in crisi di ispirazione, lo squalo piomba in una riunione di uno dei principali gruppi di riferimento del mondo ultras genoano, l'Ottavio Barbieri -in via Armenia, sede storica dal 1970 del club- e spara alcuni colpi contro due tifosi rossoblù. Uno rischia l'amputazione alla gamba. L'altro, ferito di striscio, è uno dei leader dei Vecchi Orsi, altra componente storica della gradinata Nord. «Faceva il duro», pare abbia detto Pietro Bottino, aka lo squalo, ai carabinieri che lo hanno arrestato. Ieri è stato interrogato dal pm: «la politica non c'entra, essere genoani va al di là di quello» ha specificato Bottino a Raffaella Multedo, che lo difende. «Volevo porre fine alle divisioni e ricreare la Fossa dei Grifoni». Il suo legale sottolinea come sia decaduto il reato di strage -lo squalo rimane in carcere per tentato omicidio- e come nelle domande degli inquirenti non sia stato fatto accenno a questioni «di curva calcistica».
E dire che voci, bisbigli, acute analisi avevano subito attribuito e ricondotto la sparatoria - proseguita poi in autostrada: pare che lo squalo su di giri abbia infatti prima speronato e poi sventagliato colpi di pistola contro un auto, una Jaguar incontrata per caso nella sua folle notte- al consueto «regolamento di conti» tra gruppi di tifoserie diverse, suggerendo torbide motivazioni, anche politiche.
Oltre all'Ottavio Barbieri, un altro gruppo ormai parecchio visibile in gradinata nord - e nelle trasferte - è infatti la Brigata Speloncia, a cui pare appartenesse lo squalo. Grossi, alcuni ambiguamente rasati, sono riconoscibili dalle loro magliette tutte uguali, anche se, ad oggi, sono rimasti contenuti nei modi e nelle aspirazioni. Una presenza, in ogni caso, che si fa notare. A Genova il rischio di una curva che passa a destra, in realtà, sembrerebbe non esserci, ma già prima del momento in cui sono cominciati a comparire striscioni anti-Preziosi, sono cominciate le voci, le scazzottate in curva, un po' di «mare agitato» che metaforizza sempre oscure percezioni. In realtà, sottolineano i protagonisti, l'argomento è il Genoa, non la politica.
Rimane il fatto che, come altre piazze, anche quella genovese vive un momento di trapasso, dopo essere stata all'avanguardia e imitata per molto tempo. Serie A o serie C u grifun l'è sempre chi. Dopo la fine di un'era - non solo del tifo genovese - della Fossa dei Grifoni, celebrata all'epoca anche da una pagina speciale de La Gazzetta dello Sport nel 1993 anno di scioglimento dopo vent'anni di trasferte, coreografie e «un cuore grande così», quella frase, (serie A o serie C il grifone è sempre qui), è stato il segno di continuità che la Gradinata Nord (i gruppi ultras e la tifoseria organizzata nei club) ha deciso di dare al proprio tifo. Il Genoa prima di tutto, fino all'estrema sopportazione.
Dopo le epopee Fossati e Spinelli, i drammi della coppia Scerni-Mauro e la meteora, dannosa però quanto un'era glaciale, Dalla Costa - il presidente che fece stampare sulle magliette gloriose a quarti rosso e blù, in assenza di uno sponsor, il suo soprannome da vecchio freak, «Nube che corre» - sembrava fosse finalmente arrivata la svolta con Preziosi, il joker, ovvero l'odierno oggetto del contendere all'interno del tifo rossoblù (uno striscione «Preziosi Infame» è apparso anche nel derby spezzino). Pro e contro e un dibattito sulla tempestività della contestazione, con un campionato di C ancora tutto da vincere. Sostenere la squadra, i colori e evitare dannosi scontri di egemonia: questo il tacito comune denominatore, confermato dagli oltre 15 mila abbonati di quest'anno o da iniziative di beneficenza (storica fu la raccolta del sangue prima di alcune partite) che la tifoseria spesso organizza. Ma, come tradizione, accadono anche le cose più strane, come l'irruzione dello squalo ad una riunione dell'Ottavio Barbieri, il gruppo ultras che, per fare capire l'orientamento, sul proprio sito scrive: «Lo spirito della Fossa si incarna e vive nell'Ottavio Barbieri. Dato di fatto ormai acquisito dalla cognizione umana fino dai tempi di Platone, lo spirito preesiste alla materia». Ovvero, come applicare la filosofia ad una percezione così irrazionale e incomprensibile ai più, come il tifo per una squadra di calcio, che diventa passione per dei colori, senza che abbiano troppa importanza gli interpreti, spesso anzi completamente fuori ruolo e non solo sul rettangolo verde del Luigi Ferraris.
I genoani scuotono la testa, l'attenzione dei media è percepita come un'intromissione non voluta: la Superba, forse, per mano del manipolo rossoblù, sognava un ritorno tra i grandi del calcio a fari spenti su tutto ciò che non riguarda l'argomento principe, il Genoa e basta. di Simone Pieranni18 aprile 2006

Gioco e gol per i playoff

Tre partite alla fine della stagione regolare. Quattro partite (si spera) alla fine di tutto. Il campionato del Taranto cerca un epilogo e il Taranto sa che non può più vivere alla giornata. Stiamo entrando nella fase critica, dove ogni dettaglio, anche il più insignificante, avrà il suo peso. Serve testa. Servono astuzia, malizia, intelligenza. Occorre ragionare sul calcio che resta da giocare, partendo dal calcio prodotto sino a questo punto. Serve capacità di sintesi. E serenità di giudizio. È opportuno, intanto, cominciare a tirare le prime somme. Perché solo da un'analisi oggettiva dei dati tecnici e dei riscontri tattici è possibile capire che cosa è diventato il Taranto, da quando lo guida Aldo Papagni. Qualunque cosa si possa pensare sul suo conto in questo momento, il Taranto è una squadra in crescita. Parliamo, ovviamente, di rendimento, cioè di risultati, ovvero di numeri: 27 punti in 12 partite. Dopo la sconfitta iniziale con la Vigor Lamezia, nessun inciampo: solo vittorie (8) e pareggi (3). Il Taranto viaggia sull'onda di uno stato di grazia costruito sulla base di una forza preesistente e di una volontà ritrovata. La squadra è solida, compatta, organizzata. Papagni è riuscito a darle una apprezzabile predisposizione al gioco. Quasi mai il Taranto butta via il pallone. Anche quando è pressato, cerca sempre di uscire palla al piede, con il dialogo stretto. Ha una difesa impenetrabile al centro e appena un po' meno rassicurante quand'è attaccata lateralmente. Ha incassato 3 gol in 12 partite grazie anche alla promozione di Ghigo Gori, ormai portiere titolare indiscusso. Sulla saldezza difensiva il Taranto si è riprogrammato, inaugurando la lunghissima serie di risultati utili. Saldezza che in trasferta è servita a costruire un consenso privo di obiezioni (5 vittorie su 5). E che in casa ha comunque garantito tenuta e stabilità, anche nelle giornate in cui il risultato pieno non è venuto (Gallipoli, Nocerina e Pro Vasto). Attorno ai tre pareggi «bianchi», sbocciati uno dietro l'altro sul prato dello Iacovone, si condensano, ora, le residue riserve sul conto di una squadra che si appresta legittimamente a chiudere al secondo posto la stagione regolare. Tre pareggi in cui, al di là della messe di occasioni, il gol è mancato. E, insieme alla sua mancanza, si sono notate, a volte nitide, a volte appena visibili, altre assenze: la manovra articolata, la gaiezza interpretativa, l'unità di trama e d'intreccio. Le ragioni dei «vuoti» non risiedono nel modulo (non c'è quasi Taranto possibile senza 4-4-2), ma nella spendibilità di alcuni interpreti. Nella loro adattabilità a essere e a fare altro rispetto a ciò che si è. Primo nodo da sciogliere: il partner di Mancini, che da quando ha perso l'assistenza di Manoni (compagno ideale), ha perso anche lucidità e brillantezza. Tra Larosa (meno interno) e Bussi (più mediano) è forse il caso di cominciare a ragionare su Deleonardis, che è più mezz'ala, cioè quello che serve, soprattutto in partite in cui il Taranto sarà chiamato ad imporre ritmo, cadenze e gioco. Perché Deleonardis, se riesce a tenere a bada la sua foga agonistica, è in grado di fare tutto: cucire gioco, saltare l'uomo, garantire un minimo d'interdizione. Secondo nodo da sciogliere: il laterale destro di centrocampo. Lì Catania è ufficialmente fuori ruolo. Perché pesa sul gioco come un attaccante, ma non fa mai gol. E poi, essendo un mancino privo di tiro, accentrandosi non cerca la porta. Non ha l'intera partita nelle gambe e nella testa. Se parte titolare, è una sostituzione annunciata. Se parte dalla panchina, può, invece, diventare un'arma in più. Alternative possibili. Mortari (se non deve surrogare le cedevolezze fisiche di Micallo in difesa) oppure Malagnino (che ha corsa e spunto). A Papagni il compito di riflettere. E il diritto di scegliere. Sapendo che nelle prossime partite si annullerà il merito della continuità di rendimento, che il Taranto ha sin qui avuto. E che conterà, invece, la capacità di sviluppare gioco e di saper cogliere l'attimo. Perché il gioco (della squadra) e l'attimo (del gol) conteranno per prendersi la C1. di Lorenzo D'Alò18 aprile 2006

A Papagni piace così
«Non guardo al gol che non arriva, ma alle prestazioni: stiamo crescendo e, adesso, abbiamo anche un gioco più vario. Difendiamo il secondo posto»

Papagni, possiamo considerare il Taranto nei playoff? 
«Credo proprio di sì, anche se la matematica ancora non lo dice. Ci sono scontri diretti tra le altre squadre coinvolte che potrebbe darci presto la certezza che ci manca. Cinquantacinque punti potrebbero già bastare per stare dentro la zona che conta. Per arrivare al secondo posto, invece, ne servono altri quattro» 
Il Taranto non perde da undici partite, mentre le altre concorrenti in zona playoff cadono contemporaneamente: si è, improvvisamente, creato un divario netto o è un segnale diverso? 
«Noi siamo consapevoli che il nostro ritmo è molto alto: non parlo solo di numeri, parlo anche di prestazioni. Stiamo meritando questa posizione in classifica e continuiamo a dimostrarlo. Alle altre, invece, sta accadendo ciò che accade quasi sempre nella parte finale: è difficile, in questo momento del campionato, mantenere i livelli dell'inizio, superare le avversarie che hanno anche motivazioni altissime. Noi crediamo di avere una condizione ottimale: dobbiamo continuare». 
Il Taranto non segna: lo ritiene un problema? 
«Più che i dati guarderei le prestazioni. Devo valutare quelle. E le prestazioni dicono che noi avremmo meritato più gol nelle partite interne che in quelle esterne, nelle quali, paradossalmente, abbiamo segnato. Non sono preoccupato: lo sarei se gli 0-0 fossero scaturiti con poche occasioni alle spalle». 
Ma sbagliare tanti gol non è rischioso? 
«Dobbiamo migliorare da questo punto di vista: lo sappiamo. Ma arrivare al tiro, per il momento, è fondamentale. Sappiamo di doverci migliorare sotto tutti i profili, anche sotto quello della realizzazione». 
Come si spiega alla squadra che bisogna segnare? 
«Loro sono convinti della bontà di quello che stanno facendo: hanno la consapevolezza di poter arrivare a rete in ogni occasione che si presenta durante una partita. Dobbiamo prestare maggiore attenzione, semplicemente. Dobbiamo essere più cinici. E anche il cinismo si allena. Attraverso le esercitazioni, con il lavoro: il calcio è questo, non ci sono invenzioni. Non posso, però, nemmeno dire che non siamo cinici: guardate cosa accade quando giochiamo fuori casa». 
Il Taranto non subisce: lo ritiene la vera ragione della scalata? 
«Essere ermetici è un vantaggio che riteniamo importante. La squadra era abituata a subire ogni tanto e, pian piano, diventa sempre meno penetrabile. Anche qui, però, bisogna crescere, nonostante il dato sia favorevole. Serve ancora attenzione: contro la Pro Vasto, ad esempio, qualche volta Schettino è rimasto libero tra le linee o Morante è arrivato al tiro, anche se da fuori area. Sono soddisfatto, ma dobbiamo migliorarci. Anche qui non dobbiamo fermarci ai numeri (un gol nelle ultime dieci partite, ndc) quanto alle prestazioni». 
Mortari-Catania sulla destra è una soluzione definitiva o attende Micallo? 
«Molto spesso, per una serie di motivazioni, le scelte non si fanno a tavolino. Io devo guardare anche alle condizioni dei singoli, volta per volta». 
Il gioco comincia a passare con maggiore frequenza dalle fasce: è quello che voleva? 
«Chiedo alternative alla manovra: molto spesso, prima, il gioco passava solo dagli interni di centrocampo, adesso riusciamo anche a cambiare modo, ad avere alternanza e a essere più vari. Per questi automatismi serve lavoro, serve tempo. Serve la conoscenza reciproca. Noi abbiamo fatto tutto in poco tempo, ma questo, l'ho detto e lo ripeto, è merito dei ragazzi: sono gente che consente di lavorare nel modo migliore» 
In proiezione playoff si può organizzare il lavoro in modo diverso? 
«Noi, intanto, dobbiamo pensare alle difficoltà della partita di domenica prossima: è uno spareggio vero e proprio. Possiamo dare speranza alle altre o allontanarle quasi definitivamente. Non è questo il momento di programmare l'avvicinamento ai playoff: credo che la qualificazione sia fatta, ma dobbiamo anche preservare il secondo posto. E poi, se proprio vogliamo precisare, l'allenamento migliore per gli spareggi è l'allenamento alla tensione: queste partite sono un anticipo di quello che ci capiterà. Domenica, per intenderci, è come se fosse una partita di playoff». 
Ambrosi rischia di essere solo un nome ingombrante? 
«Credo, invece, che sarà un giocatore su cui puntare nelle ultime settimane. Speriamo che risolva i suoi problemi e, da quanto sembra, lo sta facendo. Noi, dopo la stagione regolare, giocheremo un torneo a parte e avremo bisogno anche di lui. Perché, va detto, Deflorio e Di Domenico stanno facendo gli straordinari. Ambrosi è un'arma per noi: per il curriculum, per l'esperienza, per la voglia che ha». 
Rende e Viterbo fuori, Rieti in casa: cosa si aspetta? 
«Forse il nostro calendario è il più difficile tra le squadra di alta classifica, visto che anche il Viterbo è rientrato nei giochi. Mi aspetto quello che dicevo: almeno i quattro punti che ci servono per mettere al riparo il secondo posto. Mi aspetto, innanzitutto, tanto dalla partita di Rende». 
Cosa servirà, poi, per vincere i playoff? 
«Servirà fare il Taranto di adesso, senza stravolgimenti: grande attenzione, grande capacità di sfruttare le proprie qualità, grande umiltà. E il nostr pubblico, che può fare tutto quello che ci manca». 
Si possono vincere? 
«Ci mancherebbe altro: stiamo meritando la seconda posizione. E meriteremo di essere la seconda promossa». di Fulvio Paglialunga18 aprile 2006

Riprende la preparazione
Mignogna (stiramento) da recuperare

Nel pomeriggio il Taranto riprende la preparazione in vista della prossima trasferta di Rende. Curiosità. La porta della formazione di casa è difesa da Ambrosi, fratello dell'attaccante rossoblù. Fra gli infortunati è ritornato Mignogna che, nel riscaldamento della gara interna con la Pro Vasto, ha risentito dello stiramento alla coscia per cui dovrà riprendere le cure. Sandro Ambrosi, invece, sta decisamente meglio, ma bisognerà verificarne i miglioramenti. Larosa è un tantino acciaccato. Il giudice sportivo non squalificherà alcun rossoblù. Nessuno dei diffidati scesi in campo è fortunatamente incappato nel "cartellino giallo". Fra i disponibili per domenica prossima ci sarà certamente Pastore che ha scontato il suo turno di squalifica (ma c'è da ricordare che il difensore resta diffidato). Il triste fenomeno dei biglietti falsi si è registrato anche sabato scorso. Il direttore generale Vittorio Galigani, a nome della società, denuncerà l'accaduto alla Digos che già stava svolgendo le indagini alla ricerca dei colpevoli. Il programma degli allenamenti non dovrebbe subire variazioni: domani doppia seduta, giovedì partitella infrasettimanale, venerdì allenamento programmatico, sabato rifinitura e partenza per la Calabria. La speranza è quella di chiudere nelle prossime due partite il discorso certezza matematica di disputare i playoff. di Giuseppe Dimito18 aprile 2006

Taranto, manca il guizzo giusto
Pareggio interno senza reti per gli jonici, che però allungano sulle terze (+6). Ma i playoff non sono ancora matematici. Sette palle gol non bastano a far saltare la resistenza della Pro Vasto

Tante occasioni, poco gioco. È questo il paradosso ed è questa l'anomalia di Taranto-Pro Vasto 0-0. Una partita piena di opportunità e vuota di gol. Allagata da situazioni favorevoli e asciutta nella manovra. Costantemente dentro una stranezza che per funzionare avrebbe dovuto trovare un equilibrio: tra l'eccesso di attimi propizi e la normalità di un pallone che rotola in rete. Una sintesi che soltanto una partecipazione corale e un'azione meglio articolata avrebbero potuto consegnare al Taranto, togliendolo dall'imbarazzo di una prova di viscida interpretazione. Perché il risultato è pari. E il giudizio è impari. La tesi che si vuole sostenere non deve, però, suonare come una critica alla squadra, né a chi la guida, ché anzi, a questo punto del campionato e dopo undici risultati utili consecutivi, meriterebbero un solenne encomio. Ma un invito alla riflessione. Perché, oltre la stagione regolare ormai all'epilogo, spunteranno partite ufficialmente ispide, in cui gioco, occasioni e gol dovranno necessariamente trovare un allineamento. Partite in cui il Taranto dovrà conciliare armonia e concretezza. Facendo a meno di nulla. E trovando tutto: l'efficacia della manovra, l'abilità nella finalizzazione. Quello con la Pro Vasto è comunque un pareggio sufficiente ad allungare sulle terze, cadute contemporaneamente e precipitate a -6. Margine che il Taranto dovrà amministrare nelle restanti tre partite per salvaguardare il preziosissimo secondo posto. Poi ci saranno i playoff: calcio che continua. La contabilità delle occasioni prodotte, e puntualmente dissipate, farebbe pensare ad una partita dominata dal Taranto. In parte è vero. Ma solo in parte. Perché dentro il dominio del Taranto, dentro la sua spontanea pericolosità, dentro la sua supremazia a tratti troppo evidente, è possibile leggere altro. Basta guardare con attenzione. Per cogliere piccoli disagi e grandi affanni. Stanchezza di gioco e ritardi interpretativi. Disfunzioni tipiche di un congegno ancora affidabile, ma non più al massimo della sua efficienza. A rendere più diffuse le difficoltà di giornata ha provveduto anche la Pro Vasto, spesso massicciamente concentrata sulla prioritaria esigenza di non capitolare. E, tra uno spavento e l'altro, capace comunque di dipanare la manovra, pur non andando oltre un calcio melinato. A volte tanto melinato da risultare colloso. In avvio il Taranto (4-4-2) regala brividi di letizia. Ci sono sette minuti di altissima intensità in cui la squadra di Papagni trova tutto: la giustezza dei movimenti e la compiutezza del gioco. È un Taranto ispiratissimo. Corse negli spazi vuoti, tagli, inserimenti, cambi di fronte, sovrapposizioni, giocate: la Pro Vasto (4-5-1 in fase di non possesso) potrebbe andare sotto da un momento all'altro. Ma non succede. Perché l'effervescenza iniziale dura poco. E il Taranto si «calma», cominciando a collezionare occasioni. Alla fine saranno sette. Tre nella prima frazione. Al 3' De Liguori di testa non centra l'angolo più lontano (cross di Mancini). Al 33' Deflorio, sulla respinta un po' goffa del portiere, colpisce male di controbalzo (fuori di poco). Al 34' Mancini tocca addosso al portiere da distanza minima (traversone di De Liguori). La Pro Vasto tira in porta (spesso da fuori) solo con Morante, punta unica e svariante. E quattro occasioni il Taranto si procura nella più tumultuosa ripresa. All'11': Marconato respinge sul primo palo la botta di destro di Deflorio da dentro l'area. Al 30' Mancini si allunga il pallone sul servizio a spalancare il campo di Deflorio (tempestiva l'uscita disattivante di Marconato). Al 35': Mortari colpisce al volo sul cross di De Liguori, ma Marconato si oppone d'istinto, respingendo sulla testa imprecisa di Di Domenico. E al 44': Di Domenico cerca la girata, spalle alla porta, ma trova un insuperabile Marconato. Una pioggia di opportunità, interrotta solo dalla cedevolezza della manovra, che Papagni prova a sostenere, cambiando qualche interprete (Micallo per Catania, avanzando Mortari; Deleonardis per Larosa). Una pioggia che però non riesce a bagnare la sempre più acquattata Pro Vasto, abile a trovare riparo sotto l'ineluttabile 0-0. di Lorenzo D'Alò16 aprile 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GORI 6 - Perfetto nelle uscite. C'è su tutti i tiri che Morante, con un po' di presunzione, gli scaglia dalla distanza.
MORTARI 6 - Da laterale basso si limita a difendere. Da laterale di centrocampo riesce a fare ciò che sa: conquistare terreno, attaccando lo spazio.
MANNI 6 - Sugli standard di rendimento che ormai gli sono consoni. Stavolta si concede qualche sovrapposizione a sostegno.
CACCAVALE 6 - Pastore non c'è. Tocca a lui dirigere la difesa. Provvidenziale un anticipo su Morante in area.
MARTINELLI 5,5 - Non ha i piedi di Pastore e si sapeva. Qualcosa sbaglia, molto spazza.
DE LIGUORI 6,5 - Corse negli spazi, progressioni brucianti, tanti cross: il suo contributo è sostanziale. Inaugura la serie di occasioni non colte, mancando il bersaglio di testa.
CATANIA 5,5 - Avvio illusorio. Poi torna in sé e si arrotola in dribbling privi di utilità. Sostituito.
LAROSA 5,5 - Quando si tratta di costruire gioco affiorano i limiti. Non è ancora l'interno di centrocampo che forse diventerà.
DI DOMENICO 5,5 - Quanto sia funzionale nell'economia di un corretto 4-4-2 è ormai ufficiale. Ma è troppo legnoso nei movimenti e scarsamente reattivo.
MANCINI 6,5 - Sbaglia due gol che sembravano fatti. Ma, per il resto, è sempre nel vivo dell'azione. Recupera palloni su palloni, rendendoli giocabili. Inesauribile. DEFLORIO 6 - Alterna giocate astrali a fugaci amnesie. Ha perso un po' della sua tagliente lucidità. La ritroverà.
MICALLO 6 - Col suo ingresso si ripristina a destra una catena di gioco che, forse, è l'unica possibile. Esuberante.
DELEONARDIS sv - Gioca pochi minuti con la solita foga. Becca l'ammonizione. Ingiudicabile.
PAPAGNI 6 - Undici risultati utili consecutivi e la consapevolezza di aver costruito qualcosa di credibile e di resistente. Ma certe sfumature della partita non gli saranno certamente sfuggite.16 aprile 2006

È il terzo 0-0 consecutivo allo Iacovone

Terzo 0-0 casalingo consecutivo per il Taranto; i rossoblù impattano senza gol contro la Pro Vasto dopo aver fatto lo stesso contro il Gallipoli, il 20 marzo scorso, e la Nocerina, il 2 aprile. Nonostante il pari il Taranto allunga in classifica in concomitanza delle sconfitte di Cisco, Melfi e Rende; ora gli ionici hanno 6 punti di vantaggio su questo terzetto e domenica prossima affronteranno in trasferta proprio il Rende. Rossoblù all'undicesima gara utile consecutiva con un bilancio di 8 vittorie (3 in casa e 5 in trasferta) e 3 pareggi (tutti allo Iacovone): è questo un ruolino record per i tornei di serie C2; ricordiamo che questa striscia d'imbattibilità ha preso il via la domenica successiva all'esordio in panchina di Papagni, avvenuto il 22 gennaio scorso con il Taranto sconfitto in casa dalla Vigor Lamezia per 1-0. Contro i calabresi il portiere Luca Gentili ha incassato la rete di Foderaro al 59', poi nelle successive sei gare allo "Iacovone" Ghigo Gori è rimasto imbattuto; sono ora in totale 571' i minuti di imbattibilità casalinga per i rossoblù (va detto che il Taranto vanta attualmente la miglior difesa interna con 6 reti al passivo). Tre in totale le reti subite dalla retroguardia rossoblù nelle 12 partite sotto la gestione tecnica di Papagni (la prime due le ha incassate Gentili in Taranto-Vigor Lamezia 0-1 e in Igea Virtus-Taranto 1-2, l'ultima Gori in Latina-Taranto 1-2). Primo pari allo «Iacovone» tra Taranto e Pro Vasto, mentre in precedenza si erano registrati due successi per gli ionici; 2-1 il 7 novembre 1999 in serie D con le reti di Campioli al 70', pareggio degli abruzzesi con Taraborelli al 73', quindi il gol vittoria di Migliozzi al 90'. 4-2 per il Taranto il 15 maggio 2005 nell'ultima giornata del campionato di serie C2 che garantiva ai rossoblù l'acceso ai playout (i marcatori della gara: al 13' Sergi, al 44' Mela, al 63' Dombolo, al 79' Deleonardis, all' 84' Adduono, infine all' 88' Niscemi). di Franco Valdevies16 aprile 2006

Taranto, un punto pesante
Papagni: «Prova generosa. Ci è mancato solo il gol»

Il Taranto può comunque trascorrere serenamente la festività pasquale. Il pareggio casalingo contro la Pro Vasto, se da un lato evidenzia alcune difficoltà in fase di costruzione del gioco e di finalizzazione, consente ai rossoblù di allungare il distacco sulla terza posizione (occupata da Melfi, Rende e Cisco Roma) a tre giornate dal termine del campionato. Aldo Papagni guarda il bicchiere mezzo pieno. La sua analisi parte dai riscontri positivi tratti dalla contesa. «Abbiamo mostrato una buona condizione psicofisica e ho apprezzato la squadra anche sotto il profilo tattico. Ci è mancato il gol, negato ripetutamente dai prodigiosi interventi di Marconato. Ma non dimentichiamo che la Pro Vasto ha il miglior rendimento nel girone di ritorno (28 punti in 14 partite, ndr) e in trasferta ha conquistato spesso risultati positivi. L'unico rammarico è quello di non aver regalato un successo al nostro pubblico. Ci ha sostenuto incessantemente per tutta la gara e meritava di festeggiare con i tre punti». Le parole del tecnico rossoblù sono rafforzate da una classifica che vede sempre più vicino il traguardo del secondo posto. La crescita del Taranto è stata costante (sotto il profilo tecnico, tattico e soprattutto caratteriale) e, nonostante ci si trovi a parlare del terzo pareggio consecutivo allo "Iacovone", Papagni vuole sottolineare i meriti dei suoi ragazzi. «Ero sicuro che avremmo allungato la nostra striscia positiva (8 vittorie e 3 pareggi, ndr). Vivo quotidianamente con questo gruppo e mi basta seguire gli allenamenti per capire che la concentrazione è stabile su livelli alti. Quando sono arrivato a Taranto eravamo fuori dai playoff e nessuno avrebbe potuto immaginare lo scenario di classifica attuale». Papagni non si preoccupa nemmeno delle difficoltà incontrate nelle ultime tre gare ad andare in rete. «Inizierei a pensarci su se non creassimo. Il gioco c'è, oggi abbiamo collezionato almeno sei palle gol. E la Pro Vasto è una formazione in grado di curare la fase difensiva con dieci uomini». Il commento del presidente Blasi, però, non esula da responsabilità Deflorio e compagni. «Ho visto meno grinta rispetto ad altre giornate, ma siamo riusciti comunque a creare varie occasioni pericolose. I risultati delle altre concorrenti ci hanno aiutato, ma a Rende dovremo giocare per assicurarci i playoff». Tra i giocatori non c'è molta voglia di parlare. C'è fretta di partire, di recarsi dai propri parenti per festeggiare la Pasqua. Cristian Mortari si sofferma sul suo tiro al volo respinto dall'estremo difensore avversario. «È stato un intervento strepitoso che mi ha negato la gioia del terzo gol stagionale. Volevamo vincere per rinsaldare la nostra posizione. Ci è mancato soltanto il gol, ma ci rifaremo a partire da domenica prossima». In casa abruzzese il Taranto riscuote ampi consensi. Danilo Pierini non fatica a riconoscere la superiorità dei suoi avversari. «Noi abbiamo guadagnato un punto, il Taranto ne ha persi due. Abbiamo subito la loro iniziativa per tutta la partita, riuscendo a salvare il risultato grazie a diversi interventi del nostro portiere. Il sogno playoff? Ci crediamo, continuando a giocare ricordandoci che siamo partiti per centrare la salvezza». di Fabio Di Todaro16 aprile 2006

Papagni: «Auguri a Cherubini»
Il tecnico jonico pensa al giugliese

Papagni è sereno: «Il pari è strettissimo, ma sono complessivamente soddisfatto della prestazione della squadra. Abbiamo creato almeno sette nitide palle-gol. E di fronte avevamo la Pro Vasto, ossia la formazione che nel girone di ritorno ha inannelato il maggior numero di punti. Siamo riusciti a comprimere gli abruzzesi nella loro metà campo concedendo loro soltanto pochi spazi, in particolar modo nella seconda frazione di gioco». Cosa è mancato nella fase di finalizzazione dell'azione? «La sfortuna ha giocato un ruolo importante, ma ritengo che siano stati decisivi alcuni interventi di Marconato che ha risolto più della metà delle occasioni che ci sono capitate». Cosa l'ha maggiormente soddisfatta? «La condizione, sotto tutti gli aspetti: tecnico, tattico, atletico, temperamentale, mentale». I tifosi hanno applaudito la squadra a fine gara. «E li ringrazio di cuore. La mia unica amarezza per questo pari è di non aver potuto regalare loro una Pasqua completamente felice e serena. In ogni caso siamo secondi in classifica con sei punti di distacco su Melfi, Cisco Roma e Rende a tre giornate dalla fine». Sempre fluida la circolazione della palla? «Per trequarti di gara. C'è da considerare il pressing ospite che, in qualche caso, ci ha messo in difficoltà. Auguri a tutti, ma in particolare al giuliese Cherubini che sta lottando per la vita: spero che segni presto il gol che lo riconduca alla vita di tutti i giorni». di Giuseppe Dimito16 aprile 2006

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