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Primo round in parità
Termina 1-1 Martina-Taranto, gara di andata del secondo turno di Coppa Italia. Rossoblu in vantaggio con Larosa; risposta biancazzurra con Bernardo. Mercoledì 13 c'è il ritorno

Innanzitutto complimenti a Martina e Taranto che hanno dato un senso a questa partita. La Coppa Italia non rappresenta solo un noioso appuntamento stagione da assolvere con labbra contrite. L'1-1 che si materializza nella ripresa, dà un significato ad un pomeriggio per pochi intimi, ma non avaro di contenuti. Il match di andata del secondo turno di questa competizione nazionale si sviluppa con un andamento crescente; primo tempo pallido, seconda frazione brillante. Non solo i gol, firmati da Larosa e Bernardo. Anche capovolgimenti di fronte ed un impegno sparso in massicce dosi da parte di chi vuole sfruttare al meglio l'occasione concessa. Perchè il derby delle seconde linee ottiene il suo scopo. I due tecnici, Pensabene e Papagni, scavano nei loro rispettivi organici e disegnano due 4-4-2 speculari che, almeno all'inizio, sembrano annullarsi. L'allenatore rossoblu rilancia in una gara ufficiale Christian Mortari, dopo sei mesi di assenza, e allenta le difficoltà psicologiche del momento di Ciro Danucci, restituendogli leadership in mezzo al campo. Si rivede, dopo un periodo di infortunio, Fabio Piroli che fa coppia d'attacco con Pasca. In casa biancazzurra, Pensabene si affida alla rapidità offensiva di Lauria e Arigò, mentre le chiavi della regia vengono consegnate ad Agius e Pollini. 
Il primo tempo scivola in modo naturale. Il Taranto non si sbatte più di tanto, mentre il dirimpettaio biancazzurro osa un po' di più. Il battesimo stagione di Mortari è attendibile, anche perchè dalla sua parte scendo in modo impetuoso il binario rappresentato da Gaveglia e Mancino. Danucci, osservato speciale ed ex di turno, stenta a prendere iniziative. Il ragazzo non vuole strafare e bada a limitare gli errori. Al suo fianco Silvestri, con fascia di capitano, lo sostiene con l'esperienza. Il vero derby pare svilupparsi sugli spalti e le due tifoserie ribadiscono il loro poco affetto reciproco. Qualche attimo di eccessiva tensione, induce l'arbitro Stallone a sospendere la gara per un minuto. Dalle iniziative di Lauria nascono gli unici pericoli della frazione (15' e 38'). Dato, per il Martina, si infortuna e lascia il campo a Marotta che va a sistemarsi sulla fascia sinistra con conseguente accentramento di Mancino. Agius va a rinforzare la difesa con Ranellucci che si colloca a destra. Il Taranto ha in Zito l'elemento più propositivo: al 44' un suo cross radente non trova Piroli alla deviazione vincente, mentre un minuto dopo la sua conclusione trova ben piazzato Lafuenti.
La temperatura scende di colpo e la ripresa viene affrontata di buzzo buono. I giocatori corrono maggiormente e gli spazi liberi vengono presi d'infilata. Al 9' Danucci, direttamente su punizione, scuote il palo alla sinistra di Lafuenti. Il Martina colleziona calci d'angolo (saranno dieci alla fine) e irrobustisce l'attacco con Bernardo che ha la palla buona al 14'. La sua conclusione, da ottima posizione, viene ribattuta in angolo da Castroni. Nel Taranto entrano prima Larosa e poi Mancini. Escono Mortari e Panini. Mancini, particolarmente in palla, sostiene Danucci che cresce minuto dopo minuto. Uscito Panini, Silvestri si traveste da difensore centrale. Al 21', sul secondo angolo consecutivo battuto Zito, la testa di Larosa sporca il tabellino. L'1-0 mette ancora più pepe ad una gara che abbandona ogni tatticismo. Il Martina vuole il pareggio: lo sfiora al 35' con Bernardo che tira sul corpo di Faraon. Sul contropiede successivo, Zito semina avversari e va vicino al gol da urlo. Al 43' una palla persa a centrocampo è fatale ai rossoblu. Mancino penetra dalla destra e il suo cross basso non viene intercettato da Faraon e dai difensori tarantini. Bernardo, anche con un pizzico di fortuna, soffia la sfera a Larosa e la trasporta in rete, sia pure in maniera poco ortodossa.
Papagni concede pochi minuti a Loris Formuso (classe 90) che fa il suo esordio in rossoblu. In pieno recupero Faraon sigilla il pareggio con due bei interventi prima su Mancino e poi su Arigò. Per sancire il passaggio del turno bisognerà attendere sette giorni. Appuntamento allo Iacovone per mercoledì prossimo. di Luigi Carrieri07 dicembre 2006

Papagni: «Contava la prestazione»

Non tutti i mali vengono per nuocere. Aldo Papagni sorride al calendario. Tiene alta la tensione anche di chi deve sopportare la panchina domenicale. Concetti da non estremizzare davanti all'umore soffice del tecnico biscegliese che, si badi bene, non vuole parlare di Taranto 2. «E' scorretto usare delle etichette - sottolinea il tecnico rossoblu - In campo sono andati giocatori che hanno giocato contro la Salernitana e che non discutono dal punto di vista tecnico e tattico. Mancini? Mi interessava la sua prestazione. E' un giocatore che sa abbinare qualità e quantità. Lui ha lavorato anche al mattino e mi sembra abbia fatto la sua parte. La Coppa Italia non è inutile. In questa settimana ci serve come lavoro supplementare in funzione del campionato». 
Il risultato di 1-1 è persuasivo. «Credo sia giusto - afferma - Le due squadre hanno cercato di superarsi. Dopo il gol abbiamo avuto qualche opportunità per raddoppiare, ma anche il Martina ha saputo costruirsi le proprie occasioni». 
C'era curiosità di vedere qual è lo stato di forma di Mortari. Su quella fascia destra di difesa, potrebbe tornare comodo molto presto. «Ha bisogno di giocare. Non dimentichiamoci che era alla sua prima gara ufficiale. Ha solo bisogno di trovare la migliore condizione atletica».
Prima rete stagionale per Francesco Larosa. Mancando Prosperi, squalificato, ad Ancona potrebbe esserci il suo rientro tra gli undici titolari. Intanto ieri ha messo la firma sul pareggio di Coppa. «Queste occasioni, che vengono concesse a chi gioca poco, devono essere prese al volo. Siamo tutti alla ricerca di un posto in squadra. Noi eravamo particolarmente stimolati. Le occasioni per mettersi in mostra non sono tantissime e queste partite servono proprio per testimoniare la nostra voglia di giocare. La gara? Sono contento per il gol. Peccato per quell'errore che ha permesso il pareggio del Martina. Domenica titolare? Non lo so. Può darsi. Giocare terzino destro è anche un modo per ritagliarmi un posto in squadra. Sono sincero, il mio ruolo è quello di centrocampista. Ma anche come difensore destro posso offrire un buon contributo, anche perchè Papagni richiede molta spinta ai difensori di fascia».
Chi ha vissuto un pomeriggio da ex è stato Ciro Danucci che non nasconde il suo momento opaco di stagione. «Fisicamente sto bene. Certo, mi piacerebbe giocare di più. Il tecnico, però, conosce le qualità di ognuno e noi ci rimettiamo alle sue scelte. Con l'Ancona sarà una gara difficile, ma se ci sono dieci punti di differenza ci sarà anche un motivo. Non è il momento di fare calcoli. Dobbiamo aggredire la classifica, anche perchè gli scontri sono intensi. Dopo Ancora sappiamo quale filotto di partite ci attende. Che Tarando sto vedendo all'opera? Una buona squadra, bene organizzata e che riesce, con le abilità individuali dei suoi uomini migliori, ad ottenere punti».

Taranto, soluzioni di scorta
Larosa e Bernardo firmano il pareggio allo stadio "Tursi" tra due squadre imbottite di seconde linee. Il ritorno mercoledì 13 allo Iacovone. Papagni: «Preziosi minuti per chi gioca poco»

Finisce con il risultato di 1-1 il derby di andata della seconda fase finale della Coppa Italia tra Martina e Taranto. Ad una prima frazione quasi soporifera, ha fatto seguito una ripresa giocata a ritmi più sostenuti. I rossoblù hanno colpito un palo con Danucci (calcio piazzato) prima di passare in vantaggio con un colpo di testa di Larosa liberato da un corner battuto da Mancini (58’). Il pareggio è giunto a due minuti dal termine grazie ad una zampata del giovane attaccante biancazzurro Bernardo liberato da un cross di Mancino. «Il risultato è giusto - ha dichiarato Aldo Papagni nella sala stampa del "Tursi" -, anche se ha un’importanza poco rilevante. L’obiettivo principale delle due squadre è il campionato, anche se con ambizioni differenti. E’ stato un test che ha soddisfatto le mie esigenze. Volevo concedere un’opportunità a chi finora è stato meno impiegato anche per trarre indicazioni utili in vista delle prossime partite. E ho constatato, qualora ce ne fosse bisogno, che tutti gli elementi a disposizione potrebbero scendere in campo già domenica prossima». Ad Ancona mancherà Prosperi (squalificato). Panini e Larosa (in vantaggio), entrambi impiegati ieri pomeriggio, si contendono un posto sull’out destro difensivo (Cosenza verrebbe dirottato al fianco di Caccavale). «E’ ancora presto per decidere chi giocherà ad Ancona. Per adesso voglio pensare a ciò che di buono è emerso da questo confronto. Affrontiamo la Coppa Italia senza pressione: è anche per questo motivo che ho voluto far esordire Formuso, un ragazzo di appena 16 anni. Ritengo che queste partite rappresentino il miglior allenamento, anche se c’è la volontà di proseguire questa avventura». A più di sei mesi dal grave infortunio occorsogli in occasione della semifinale di ritorno dei playoff si è rivisto in campo Cristian Mortari. «E’stato un rientro positivo - ha concluso il trainer di Bisceglie -, anche se il suo inserimento non potrà prescindere dal lungo periodo di inattività da cui è reduce». La gara di ritorno è in programma mercoledì prossimo allo "Iacovone" (ore 14:30). Gli ottavi di finale della Coppa Italia si disputeranno
il 17 gennaio (andata) e il 31 gennaio (ritorno). di Fabio Di Todaro07 dicembre 2006

L'edicolante, il più caro amico dei calciatori
Scommesse, in arrivo i rinvii a giudizio della Procura di Udine

In rigoroso ordine alfabetico, Abeijon (Atalanta), Bia (ex Bologna e Udinese), Bordin (ex Napoli), Di Michele (Palermo, ex Udinese), Ferrante (Pescara), Fresi (ex Inter), Gregori (ex Udinese), Iaquinta (Udinese), Jankulovski (Milan, ex Udinese), Kalac (Milan), T. Manfredini (Bologna, ex Udinese), Margiotta (Frosinone), Pierini (ex Udinese), Pineda (ex Udinese), Pinzi (Udinese), Scarlato (Spezia), Schwoch (Vicenza), Sgrigna (Vicenza), Sommese (Mantova), Sosa (Napoli, ex Udinese), Walem (ex Udinese). Non si tratta della rosa di una nuova squadra o di giocatori interessati al calciomercato di gennaio: sono i 21 calciatori indagati dalla procura di Udine per un giro di scommesse che potrebbe nascondere partite accomodate. La notizia della chiusura delle indagini è stata anticipata ieri da Gazzetta dello Sport e Repubblica e per i 21 si prospetta il rinvio a giudizio per i reati di scommesse tramite un bookmaker abusivo e violazione della normativa antiriciclaggio. L'inchiesta era partita da Udine e aveva visto decine di perquisizioni della Finanza anche nel maggio 2005: la Procura sospettava l'esistenza di una centrale clandestina messa in piedi da un edicolante di Udine cui avrebbero consegnato i soldi commercianti, imprenditori e ristoratori. Tra i tanti nomi, vennero fuori quelli dei calciatori: due le giocate più sospette, Reggina-Bologna del 2004-2005 (1-1) con una puntata di ben 100 mila euro e il triplo X per Ascoli Cagliari (2-2), Parma Siena (1-1) e Udinese Chievo (1-1) del 22 aprile di quest'anno, ma le partite accomodate potrebbe essere 13 in totale.
Gli atti della procura di Udine sono già stati trasferiti a Borrelli: si metterà in moto anche la giustizia sportiva in relazione all'articolo 5 del codice sportivo che vieta le scommesse ai tesserati e che prevede sanzioni fino a un anno di squalifica. Proprio l'impossibilità per i tesserati di puntare su risultati e pronostici ha portato alla ribalta Armando Zamparo, edicolante di Udine: sarebbe stato lui il collettore dei soldi e sempre lui avrebbe utilizzato il sito di Eurobet per le puntate dei calciatori. Proprio la società di bookmakers, sponsor del Genoa in Italia, avrebbe permesso all'edicolante comportamenti particolari: a Zamparo sarebbe stato permesso di entrare in aree riservate del sito, nonché intrattenere rapporti personali con due suoi funzionari. Il giornalaio fa spallucce: «conosco tutti e 21 i calciatori, anzi ne conosco di più, li conosco tutti. Ogni tanto prendiamo un caffè insieme, parlando di calcio, non di scommesse». Zamparo, a suo dire, sarebbe più un factotum, un modesto mediano per le faccende di tutti i giorni, e una sorta di mister per i calciatori in fatto di scommesse, altro che soldi e assegni: «assegni in bianco? Al massimo mi lasciavano le chiavi di casa se doveva arrivare l'idraulico», racconta; con i giocatori «siamo andati al casinò insieme, ma le puntate erano mie, loro mi interpellavano per consigli, cercavo di far capire alcuni parametri tecnici». Zamparo afferma di essere pronto a riferire anche a Borrelli dal quale, ha specificato, è pronto a recarsi per chiarire la sua posizione e magari quella di tanti nomi, come tal Maria Valle, cui sono intestate puntate dietro le quali, secondo la Procura, si celerebbero i nomi degli atleti con conseguente rischio di validità delle gare stesse: Di Michele ad esempio pare che nel 2005 abbia puntato su Inter-Udinese (1-1) quando militava tra i friulani. 
L'edicolante amico dei calciatori ha le idee chiare sul calcio: «i pareggi a fine campionato esistono nel mondo del calcio da sempre, fino a quando non cambieranno le regole (magari con play-off, i play-out) questa tendenza ci sarà. Non è colpa di nessuno. Se due squadre si salvano con un punto non vedo perché si dovrebbero andare a fare male», soprattutto se chi gioca ci punta un bel po' di soldi. Zamparo dispensa anche pillole da saggio scommettitore: «Il giocatore più fortunato? Il giocatore, lo dice la parola stessa, è un perdente. Non esiste un giocatore vincente». E quanto a Udine «non mi risulta, da quello che so, che ci siano tracce di calcio-scommesse, so che tanti hanno la passione e vanno al casinò da 50 anni a questa parte». Lo sa bene el pampa Sosa, ex centravanti di Udinese e Napoli, che nel suo interrogatorio avrebbe ammesso, oltre alle consegne di 20 mila euro in contanti a Zamparo, varie puntate al casinò in Slovenia: «preciso altresì che ho sempre perso», avrebbe detto ai pm. di Simone Pieranni06 dicembre 2006

La forza in difesa
I rossoblu e il Perugia, dopo il Foggia, sono le squadre che hanno subito meno Cosenza: «Il segreto è tattico». L'unico neo, i gol nel secondo tempo: «E' un caso»

Sembra strano parlarne dopo quattro gol subiti nelle ultime tre partite. O forse è ovvio, nel momento in cui un difensore segna e accende i riflettori sul reparto. Però ogni tanto i numeri vanno visti. E commentati: il Taranto continua ad avere la seconda difesa del campionato. Con il Perugia, peggio solo del Foggia. Dodici gol e una resistenza che, andando anche oltre le cifre, è certificata dal campo. Questione di uomini e progetto. Perché se gli uomini rendono al massimo, è anche vero che solo un progetto poteva resistere alla tempesta.
Basta leggere la linea difensiva della prima giornata. Quella, cioè, che nella intenzione era composta dai titolari: Panini a destra, Caccavale e Pastore centrali, Colombini a sinistra. Doveva essere così, ma così è stata per troppo poco: perché Pastore si è infortunato alla quinta giornata, Panini ha resistito fino alla sesta (prima di essere accantonato per scelta tecnica), Caccavale ha dovuto conoscere anche la tribuna e la panchina. Però la resa è identica: dodici gol in quattordici partite, meno di uno a gara. In un girone in cui si segna a raffica (54 reti in più rispetto all'altro raggruppamento) è un dato notevole.
«Per i difensori subire poco è una bella notizia». Francesco Cosenza ci aiuta nell'analisi. Parlando con sincerità, accettando il confronto: «Ma è frutto del lavoro: il nostro allenatore punta molto sulla fase difensiva, la prepara stando attento ai particolari. A volte l'esecuzione è perfetta: basta pensare al fatto che il primo gol, domenica, è nato dal recupero di un attaccante. Cominciano loro la copertura, poi abbiamo un centrocampo che fa scudo».
La linea cambia, nessuno cede. L'altra notizia è questa: «Io e Prosperi - spiega Cosenza - sapevamo di partire svantaggiati, avendo davanti Pastore e Caccavale. Però, purtroppo per Pastore, è improvvisamente arrivato il nostro momento e ci siamo fatti trovare pronti. Perché nel Taranto ci sono stimoli anche per chi aspetta. Per me, poi, è stato fondamentale adattarmi anche a destra: Papagni in ritiro me le fece capire, io ero un po' timoroso. Avessi rotto prima gli indugi magari avrei giocato anche di più».
I numeri, però, si prestano a interpretazioni. Riflessione già fatta e smontata da Papagni. Ristretta a un dato, che però si ripete: dieci dei dodici gol sono stati subiti nel secondo tempo (solo il San Marino ha segnato ai rossoblu), sette (compreso quello di Ferraro) addirittura nei primi quindici minuti. Il ragionamento è, comunque, arrivato nello spogliatoio. Perché ieri se n'è parlato: «Nello spogliatoio - spiega Cosenza - abbiamo affrontato la questione. Ma non c'è una spiegazione vera: è un caso. Perché domenica, ad esempio, nei primi minuti abbiamo anche sfiorato il secondo gol. Non sappiamo se c'è un nesso: può essere un calo di tensione o la voglia di chiudere la partita che ci fa sbilanciare. O, ancora, può essere che i gol arrivino nel secondo tempo perché nel primo ci carichiamo di sicurezze. Sono piccoli peccati: da correggere, senza enfatizzare». Perché comunque la difesa tiene. Anche qui lo spunto è del ragazzo di Locri: «Riguardate i gol che abbiamo subito: non ci sono quasi mai azioni lineari. C'è una traiettoria strana, una deviazione, un colpo di sfortuna, una nostra leggerezza. Non c'è mai un errore tecnico vero e proprio». Poi, se va male, tocca a Pinna: «Ci dà sicurezza: ha esperienza e carisma, siamo meno tesi quando dobbiamo intervenire». L'ultima riflessione è un augurio: «Alla fine di un campionato è sempre più avanti chi difende meglio. Vedremo, ad esempio, quando arriverà l'Avellino, che è una macchina da gol. Ci divertiremo». di Fulvio Paglialunga06 dicembre 2006

Allargare l'analisi, interpretare la gara

Allargare l’analisi a volte agevola la riflessione, approfondendo il giudizio: consente di andare oltre i novanta minuti, di non concentrare i pensieri esclusivamente sul campo astraendoli dal contesto. Per parlare della vittoria sulla Salernitana, infatti, è necessario parlare anche della sconfitta di Teramo, trovando continuità nel dibattito. Perché nell’una e nell’altra partita ha vinto chi, per ottenere il risultato, ha interpretato la gara, ha saltato le insidie, ha evitato il crollo. Chi, cioè, ha fatto quello che serviva. Senza accumulare meriti in eccesso, senza esagerare con le virtù, mettendo semplicemente insieme le minuzie necessarie per scavare la differenza, subendo anche i rischi propri di partite in equilibrio precario. Va, quindi, dato al Taranto quello che una settimana fa era stato dato al Teramo: il merito di averci creduto, di aver voluto il risultato pieno forse più dell’avversario. E’ tutto nella rilettura della gara: la Salernitana l’ha subìta, saltando sui posti scoperti, seguendo il vento, passando vicino alla vittoria nel momento maggiormente favorevole. Il Taranto, invece, l’ha forzata: anche quando ha giocato controcorrente. I gol sono una fotografia: Ambrosi che ruba palla alle spalle dell’avversario è un esempio di furbizia, ma anche un premio al coraggio. E una punizione di Caccavale, non contemplata negli schemi (soprattutto perché in nessuno è previsto che calci Caccavale), è la sintesi, racchiusa in un tiro, della voglia di una squadra. E’ un merito, quindi, vincere senza esagerare: con di fronte un avversario vero, una squadra organizzata e difficile da superare, serviva semplicemente crederci. E mettere in campo l’orgoglio, capace di diventare devastante miscela quando è sommato alla classe del singolo. Ed è un passo avanti riuscire a fare quello che la domenica precedente non si è fatto. Però se Blasi dice - con ironia - che il Taranto deve vincere sempre, è, magari, ragionevole anche dire che il Taranto ha il dovere di cercare sempre di più. E, quindi, capire dove c’è un miglioramento da inseguire. Indagando, ad esempio, su quanto è accaduto dopo il pareggio, su come si è arrivati a quell’attimo e sul momento in cui il pareggio è arrivato. Partendo da qui: dal settimo gol (su dodici totali) subito nel primo quarto d’ora della ripresa. Forse è solo un dato statistico, ma probabilmente comincia a essere la base per una riflessione. Poi c’è lo sbandamento: venti minuti, forse qualcuno in più, di difficoltà evidenti, di cessione spontanea del campo. Di inconscio arretramento, capace di dare fiducia all’avversario, di provocare rischi notevoli. Qui il Taranto ha avuto paura, ha faticato a ritrovare la bella identità del primo tempo e ha allungato la distanza tra reparti. Bene ha fatto Papagni a non cambiare assetto, semplicemente sostituendo gli uomini e cercando di ritrovare, con la stessa idea dell’inizio, il gioco che la squadra aveva perso. Evitando, quindi, ulteriori scossoni a un gruppo che non avrebbe capito. E che deve imparare a tenere pure quando si presentano le difficoltà. L’ultimo punto, forse decisivo, è il come si arrivi a queste difficoltà. Semplice: non sfruttando nel modo migliore i momenti di supremazia. Andrebbe rivista la partita, contate le volte in cui il Taranto ha superato la trequarti, ponendo le premesse per diventare pericoloso. E le volte in cui, poi, la squadra pericolosa lo è stato lealmente. Troppa sproporzione, troppe occasioni sciupate all’ultimo passaggio, forse un eccesso di convinzione. Qui qualcosa andrebbe rivista. di Fulvio Paglialunga05 dicembre 2006

Caccavale, la rivincita
Il difensore del Taranto, protagonista della vittoria sulla Salernitana: «Il gol è una gioia incredibile. Ho dimenticato gli schiaffi, ma quanto dolore...»

Sonia e Nicole erano ad attenderlo allo stadio, al rientro da Castellammare. E videro due tifosi salire sul pullman e prenderlo a schiaffi. La brutta notizia: Maurizio Caccavale era stato aggredito. Sonia e Nicole erano ad attenderlo anche domenica. E vedevano i tifosi felici lasciare lo stadio. La buona notizia: Maurizio Caccavale, adesso, è l'eroe del momento. Sonia è la compagna, Nicole la figlia: Caccavale ha diviso la gioia con loro (e con Pasquale, l'altro figlio). E, adesso, la divide con tutti.
Caccavale, è strano da dire: ha fatto gol. E ha portato il Taranto alla vittoria contro la Salernitana...
«Strano da dire e difficile da credere. Mi sento ancora emozionato. E ho chiesto a Deflorio e Ambrosi, che abitualmente segnano: ma è sempre così? Forse, però, loro sono abituati. Per me, invece, è la più grande emozione della carriera: più forte dell'esordio tra i professionisti».
Il secondo campionato a Taranto, la seconda punizione calciata. Non è proprio compito suo...
«Sono andato convinto di calciarla. De Liguori e Colombini avrebbero voluto fare lo schema, Mancini se la sentiva. Ma ho deciso io: “Nessuno schema, tiro e segno”. Poi non ho capito più niente. Ho corso e urlato».
Un difensore che segna è un evento raro...
«Pensate che l'ultima volta mi è capitato nel 2002: giocavo con il Giulianova, segnai di testa su una punizione. Altro gol decisivo: fu il 2-2. E anche quella volta contro una squadra campana: la Nocerina, allora».
Le squadre campane: da fonte di dolore a fonte di gioia...
«Ho tolto ogni dubbio a chi, non conoscendomi, ha dubitato della mia lealtà. Io gioco per il Taranto, onoro la maglia che indosso. Soprattutto questa, che ho scelto di vestire scendendo di categoria. E quando gioco non penso ad altro che a vincere, a dare il massimo. Anche contro il Napoli, di cui sarò sempre tifoso, ho fatto grandi partite».
Sembra uno sfogo...
«Mi è pesato tanto sentire certe voci, ho cercato di farmi scivolare tutto addosso. Ma domenica avevo una voglia incredibile: era l'occasione per cancellare tutto. Il gol è il regalo più grande. Vuol dire che esiste un Dio del calcio. E si è ricordato di me».
Basta questa gioia per cancellare gli schiaffi ricevuti?
«Quanto male mi hanno fatto quegli schiaffi. Non parlo di dolore fisico, ma di mortificazione morale. E' stata la prima volta in cui ho pensato di lasciare Taranto. Avevo il dovere di proteggere la mia famiglia. Era accaduto tutto così repentinamente: le dichiarazioni del presidente, l'aggressione...».
Blasi disse: «I miei difensori sono sfortunati con le squadre campane». C'è stato un chiarimento, poi?
«Il presidente chiarì subito il suo pensiero. E, poi, di lui non posso lamentarmi: è un uomo di parola, rispetta gli impegni, viene sempre incontro alle esigenze. Disse quelle cose a caldo e, da questo punto di vista, è come me: in trance agonistica può accadere di tutto».
Come si poteva reagire a tutto l'accaduto?
«Ho aspettato che passasse la nottata. Sappiamo che Taranto è così: tutto bellissimo quando si vince, tutto difficile quando si perde. Dopo due-tre giorni, fu l'affetto della città sana a suturare, parzialmente, la ferita».
A Lanciano, però, andò in tribuna...
«Papagni non volle rischiare me e Ivano insieme, dopo tutto quello che era accaduto. Mi ha spiegato, ho capito. Non mi tirerete mai in una polemica con il tecnico. C'è un rapporto sincero e schietto con lui: parliamo di tutto, mettiamo di fronte i nostri punti di vista. Anche noi giocatori dobbiamo capire lui, costretto a scegliere tra ventiquattro giocatori e cercare di tenere lo spogliatoio unito. Nessuno di noi può lamentarsi: tutti stiamo avendo una possibilità, ogni decisione è spiegata. Ho conosciuto allenatori che ti mandano in tribuna senza nemmeno guardarti in faccia».
Però a Gallipoli fu troppo schietto: contestò la sostituzione apertamente...
«Volevo stare in campo, non volevo uscire. Poi ho capito: venivo da un infortunio, ero ammonito, Papagni voleva cautelarsi. Fu un'esagerazione, non un errore: voler giocare è naturale».
Già allora si iniziò a pensare: Caccavale vuole andare via... Poi anche altre due partite in tribuna. Davvero lo pensava?
«No, davvero. L'ho pensato solo dopo gli schiaffi. Magari lo avrei pensato se fossi rimasto sempre in tribuna, perché avrei pensato di essere diventato inutile. Ma qualche partita in tribuna può starci, se il tecnico non ti vede bene. Sapevo che sarebbe stato una decisione temporanea: Papagni mi diceva di pazientare, che sarebbe tornato il mio momento. Il gol dice ha avuto la vista lunga».
Però, ad un certo punto, Evangelisti ha avvertito il bisogno di dire: “Caccavale resta con noi fino a giugno”...
«Non c'era bisogno, ma è stato comunque un bel segnale. Evangelisti sa di potersi fidare di me: tra noi c'è un rapporto bellissimo. Litighiamo anche, ma è per lui, alla fine, che sono arrivato a Taranto».
In questi mesi difficili c'è stato anche l'episodio della fascia da capitano a terra...
«Ho chiarito subito: fu un equivoco. Sono stato frainteso, ma comunque chiesi subito scusa, nonostante tutto. Però ho sofferto anche per quei fischi: non riesco a giocare se i miei tifosi lo fanno. Pensavo: cosa ho fatto di male? L'ho spiegato anche in una riunione di “Tifo è Amicizia”: non c'era malafede. Poi, domenica, ho festeggiato sotto la gradinata: sono tornato dove la polemica era nata, baciando la maglia. Volevo far capire quanto tengo al Taranto».
Il gol è il suo riscatto?
«E' la cosa più bella. Perché mia figlia me l'aveva predetto, perché domenica sera era bellissimo vederla mentre si vantava con i figli di De Liguori e Pastore. Diceva continuamente: “Papà ha fatto gol”. Poi Pastore mi ha fatto una sorpresa: eravamo a cena con tutti i compagni e, ad un certo punto, hanno spento la luce nel ristorante. Pensavo entrasse la torta per Ivano, che il giorno prima aveva festeggiato il compleanno. Invece era la torta per me, con una candelina. Sono i miei amici, la mia famiglia ad avermi aiutato».
Ora il Taranto è in pianta stabile nella zona playoff...
«Il Taranto sta dove merita di stare. E può rimanerci fino alla fine. E' un campionato difficile, equilibrato. Ma noi siamo il Taranto. E io sono tornato il Caccavale di sempre». di Fulvio Paglialunga05 dicembre 2006

Deflorio lancia il Taranto in orbita
«Non siamo inferiori a nessuno. Ma il segreto è l’umiltà»

Non sempre il gol arriva a coronamento di una prestazione positiva. Può accadere che un attaccante apponga la propria firma in calce ad una vittoria al termine di una partita disputata al di sotto delle proprie potenzialità. Capita ai fuoriclasse, capaci di abbagliare il pubblico con una grande giocata e di eclissarsi anche per colpa di una condizione fisica non ottimale. Capita anche ad Andrea Deflorio, quasi sempre tra i migliori in campo. «Sto lavorando per raggiungere la forma migliore - attacca il bomber di Noicattaro -, ma posso ritenermi soddisfatto almeno per il risultato della squadra. E poi se ho avuto altre due occasioni per raddoppiare bisogna essere fiduciosi».
EPISODI - Il capitano rossoblù li passa in rassegna. Parte dal gol. «E' stato bravo ed intelligente Ambrosi credendo di poter togliere la palla a Coppini. Ci è riuscito e mi ha servito un assist d’oro che mi ha permesso di presentarmi da solo davanti a Mancini». Attraversa la ripresa, con quelle due opportunità sciupate in poco meno di dieci minuti. «Nel primo caso ho cercato di ricambiare il favore al mio compagno. L’ingenuità è costata cara dal momento che sulla ripartenza abbiamo subito il pareggio di Ferraro. Ma l’errore più grave l’ho commesso calciando al volo sul cross di Catania. Avrei potuto fare molto di più». E chiude la carrellata con la rete di Caccavale a due minuti dal fischio finale. «Maurizio aveva previsto tutto: è arrivato sul punto di battuta convinto di dover calciare, ha fatto allontanare Mancini e Prosperi. Si è tolto una grande soddisfazione, aveva bisogno di vivere una giornata così esaltante. Senza dimenticare l’intervento prodigioso con cui ha impedito a Sestu di raddoppiare».
CONFRONTI - Nella passata stagione, di questi tempi, il Taranto era in zona playoff con tre punti in meno rispetto all’attuale classifica. «Sono situazioni difficili da paragonare - prosegue il capitano rossoblù - perché ogni campionato ha una storia a sé. Dodici mesi fa iniziò una crisi che, un mese più tardi, avrebbe portato all’esonero di Marino. Quest’anno, invece, siamo partiti benissimo prima delle due sconfitte con Cavese e Juve Stabia. Ma la ripresa è stata evidente, otto risultati utili consecutivi non sono frutto della casualità».
OBIETTIVI - Le contemporanee sconfitte di Ravenna e Foggia hanno consentito ai Papagni-boys di avvicinare in maniera perentoria il gradino più alto della classifica. Andrea Deflorio è convinto che «il Taranto possa puntare alla promozione diretta. Non siamo inferiori a nessuno, il nostro organico è completo e può contare su diversi elementi di grande qualità. L’umiltà ci aiuta a scendere in campo consapevoli dei nostri mezzi, senza sottovalutare l’avversario. E per capire la difficoltà di questo torneo basta rivedere i risultati dell’ultima giornata. Siamo una squadra vera: c'è la giusta determinazione, c'è sempre la voglia di aiutare il compagno in difficoltà. Stiamo proseguendo lungo il solco tracciato la scorsa stagione che ci ha portato a compiere una cavalcante esaltante verso la C1. Rivedete la nostra esultanza dopo la rete di Caccavale e le mie parole risuoneranno ben più chiare.». La trasferta di Ancona è una strettoia obbligata prima delle tre gare in rapida sequenza con le prime della classe. «Vorrei che ci seguissero 1000 tifosi, lo stadio è molto grande. Domenica non hanno mai smesso di incitarci. E alla fine hanno ricevuto il giusto premio». di Fabio Di Todaro05 dicembre 2006

Orgoglio da Taranto
La squadra di Papagni soffre, combatte ma riesce a superare la Salernitana e accorcia le distanze dalla vetta. Segna Deflorio, pareggia Ferraro, decide una punizione di Caccavale

Quando segna Caccavale l'effetto del pallone, che galleggia fino a morire felicemente in porta, sembra l'ondeggiare leggero di una penna che scrive un romanzo. Perché alla Salernitana segna Maurizio Caccavale, campano di Napoli, facendo rotolare oltre la linea della gioia una palla e tutte le polemiche, gli schiaffi, le accuse, i cattivi ricordi. Calciando una punizione e scalciando il passato scomodo e antipatico. Facendosi sommergere dall'abbraccio della gente e dei compagni, mostrando il suo volto felice mentre gli altri mostrano lui, orgogliosi e uniti. E vincenti, nella sfida che la gente attendeva. E feroci, come il calcio alcune volte chiede quando la tecnica non basta e la manovra è discontinua. 
Vince il Taranto perché lo vuole: perché regge quando c'è da capire la partita, affonda l'unghiata nel momento prolifico, resiste allo sbandamento successivo al pareggio e piazza il colpo decisivo senza concedere la possibilità di replica. Vince una partita giocata sull'altalena e lucra su una domenica favorevole, per l'evoluzione sul proprio campo e su quello degli altri. Il risultato è quello che serve, la prova è quella sufficiente a raggiungere lo scopo. Senza eccessivi bagliori, senza cupi presagi. Vive sui momenti e suddivide l'analisi: non c'è una chiave unica perché non c'è una partita sola. E nemmeno la cadenza dei gol aiuta: se Deflorio segna quando il Taranto ha messo insieme i meriti necessari, Ferraro pareggia prima che la Salernitana si prenda il campo e Caccavale chiude mentre l'equilibrio è cambiato. La differenza la scava il cuore del Taranto: la forza di mantenersi stoicamente in piedi, il coraggio di osare anche quando il buonsenso lo sconsiglia, la capacità di stringersi quando le difficoltà si affacciano. La vittoria è qui: nel Taranto che rimane squadra anche quando sembra scollarsi, che non decolla mai ma nemmeno crolla. Che si arma di sé, delle sue bellezze e delle sue interruzioni.
Basta poco per rendere la partita densa. Due allenatori che si conoscono e mosse che non sorprendono: il 4-4-2 di Papagni (gioca Catania) è uno strumento furbo. Perché consente una partenza intelligente: di attenzione e fuga, di circolazione e affondo, scovando le piccole lacerazioni della Salernitana. Novelli è, innanzitutto, teorico del collettivo: prova la blanda occupazione del campo (4-3-3) e il pressing alto. I movimenti provocano distrazioni su cui il Taranto costruisce prima la resistenza attiva, poi la propria fortuna. Attendendo, affondando. E' un gioco di illusioni: il gruppo di Papagni non si sbilancia per non scomporsi, ma sembra avere il colpo (tante occasioni si perdono all'ultimo passaggio), la Salernitana vivacchia sull'impressione di poter fare la partita e, ogni volta, lascia uno spazio in cui il Taranto, che non pecca nella circolazione, può inserirsi. Novelli gioca con una coperta corta: i movimenti della squadra verso il pallone sono sincroni, ma insufficienti. Perché tengono buono un esterno solo, consentendo ai rossoblu di sviluppare gioco dalla parte dell'altro. 
Non c'è una tempesta di emozioni: un colpo di testa mancato di Catania (su cross di Deflorio) e una punizione di Mattioli (però indiretta) deviata da Pinna in angolo sono opportunità per sporcare il taccuino senza palpitazioni. C'è, però, un Taranto vivo e bello: che corre con sentimento e ragiona con pochi tocchi. Furbo, anche: perché Ambrosi ruba astutamente il pallone a Coppini e, servendo Deflorio, arma il sinistro (39') che mette il Taranto avanti fino all'intervallo, spargendo buone sensazioni. Inutili quando i difetti si ripresentano. Basta il giro di boa per scoprirne due. Lo spreco, intanto: Deflorio accende Toledo in contropiede, si fa trovare sul passaggio di ritorno ma cerca il tocco in più (per Ambrosi, in fuorigioco) invece del tiro. E la distrazione poi: quando l'azione si ribalta (7') il Taranto si è scoperto, Soligo crossa e Ferraro, sfuggito a Caccavale, pareggia di testa. Deflorio potrebbe riordinare il risultato (10', clamoroso errore sotto porta su cross di Catania) e, invece, inclina inconsapevolmente la gara dalla parte degli altri. 
La Salernitana ha maggiore fiducia, il Taranto ha la manovra ingolfata. Gaeta tiene quasi a uomo Toledo, gli sbocchi esterni sono chiusi, Papagni cerca la soluzione (Zito per Catania, Toledo emigra a destra) ma la squadra si abbassa senza averne ricevuto l'ordine. Il rischio è grosso: Sestu (31') è solo per la battuta, ma prima Caccavale gli sporca il passo, poi Colombini mette il piede nel momento giusto evitando guai. Lo sforzo di riequilibrare il Taranto (Mancini per Toledo, De Liguori diventa esterno) rischia di diventare inutile per un corner maldestro: Zito calcia male, De Liguori perde il pallone, Sestu corre solo verso Pinna, che respinge (41') con i piedi. E' il grande brivido prima della poesia che il calcio decide di scrivere. Minuto 43: De Liguori tocca la punizione per Caccavale, il destro è carico di voglia e deviato da un avversario e dal destino. Il pallone va dentro, silenzioso. Il rumore è dopo: quando diecimila esultano per la vittoria di una squadra e la rivincita di un uomo. di Fulvio Paglialunga04 dicembre 2006

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

PINNA - E’ in partita. Perché è sempre attento su ogni pallone, soprattutto perché, quando Sestu si presenta solo dalle sue parti, non si fa incantare e salva il risultato con l’istinto: 6.5
COSENZA - Non fa sconti a nessuno: guarda gli avversari con faccia feroce, interviene con decisione ogni volta che serve, rimediando anche a qualche peccato di generosità. Si presta anche come sponda per le ripartenze. 6
COLOMBINI - Gioca con personalità. Non sprecando nessun pallone, non sbagliando passaggi. Si distingue, soprattutto, per l’intelligenza tattica: è sempre dove è utile, non si fa mai superare e chiude alla perfezione le diagonali. Ed è provvidenziale quando stoppa il tiro di Sestu, praticamente togliendogli il gol: 6.5
PROSPERI - Salta fino all’ultimo, qualche volta a vuoto. Ma tiene gli avversari a bada, cerca di essere essenziale. Alla fine non si registrano gravi amnesie: semplicemente un pomeriggio di normalità. Ammonito, verrà squalificato: 6
CACCAVALE - La sua partita si gioca prima del gol. Ed è fatta di interventi, di sprazzi della propria classe, di tempismo, di forza. Utile in ogni attimo, pulito in tutti gli interventi. Sulla sua unica distrazione si fa sfuggire Ferraro in occasione del pareggio. Ma si riprende tutto con il gol della vittoria: 7
DE LIGUORI - Ormai è chiaro: il suo futuro è da interno. E può essere anche un grande futuro. Gioca con continuità, corre ma non lo fa a sproposito, dando un senso a ogni movimento e riempiendo di significato ogni metro di campo percorso. Recupera palloni, li distribuisce con raziocinio. Il calo della squadra nella ripresa un po’ lo coinvolge, ma la prestazione resta sopra le righe: 7
CATANIA - Non gioca male, ma non osa quasi mai. Aspetta il pallone, proponendosi poco, vivendo di fiammate ma lasciandosi inghiottire dalla propria discontinuità. Ha buone intuizioni, ma lascia sempre qualcosa di intentato: 5.5
CEJAS - Guadagna molto dalla strepitosa prova di De Liguori. Se ne beneficia, facendosi vedere dal pallone e offrendosi come portatore d’acqua. Tra il primo tempo e la ripresa, però, cambia molto. E diventa impreciso, perdendo molti palloni: 6
AMBROSI - La sua prova è pesante, fatta soprattutto di lavoro sporco. Si sobbarca il peso dell’attacco, prendendo il pallone e gestendolo con intelligenza, non rinunciando alla lotta e reggendo il ritmo della partita. Fa l’assist a Deflorio sul primo gol: 6.5
TOLEDO - Gioca pulito e, forse, condiziona chi è abituato a vederlo ad altri ritmi. Ma di fronte la Salernitana non gli lascia spazio e, nella ripresa, finisce per seguirlo quasi a uomo. Non ci sono grosse omissioni, ma troppa discontinuità: 5.5
DEFLORIO - Il gol gli permette di ottenere la sufficienza. Perché, intanto, non è da lui sbagliare due gol facili in una partita e commettere tante ingenuità. Ha l’idea, ma l’esecuzione è difettosa: 6
Zito - Riempie i minuti a disposizione, mettendoci un po’ di fantasia, tanta voglia e discreta potenza: 6
Cammarata - Dà freschezza all’attacco: s. v.
Mancini - Mostra di essere pronto: s. v.
PAPAGNI - Questa partita non può essere giudicata per solo la mezz’ora di bel calcio o solo per le sofferenze dopo il pareggio. Le sostituzioni hanno un senso ma, forse, andavano differiti i tempi. Però se il Taranto ha vinto è perché ha un’anima: 6
L’arbitro - Ammonisce ai primi falli tattici. E fa scorrere la partita senza irregolarità. Forse c’era un rigore per il Taranto: 6.5
La squadra avversaria - Prova a giocarsela, potrebbe addirittura vincere, ma l’impressione è che manchi qualcosa per renderla una squadra vera: 5.504 dicembre 2006

Taranto, l’attimo vincente
La squadra di Papagni s’impone con un po’ di fortuna e molto orgoglio. Deflorio sblocca, Ferraro pareggia. Caccavale piega la Salernitana. Rossoblù a -4 dalla vetta

Un po’ di fortuna e molto orgoglio. Si può vincere anche così. Andando in vantaggio e mancando il raddoppio. Subendo il pareggio e rischiando il tracollo. E, al culmine della fatica, scovando l’attimo che contiene il tutto: vittoria, possibilità, futuro. Il Taranto s’impone quando i minuti stanno per defluire nell’imbuto finale. A bloccare il tempo, dilatandolo, è il destro rabbioso di Caccavale: una punizione da fuori area che inganna il destino, aprendo una breccia nella barriera e un buco nella porta. L’idea, la voglia, la forza: stavolta a decidere per sé e per gli altri è un difensore. Gol, dunque, raro. Gol che consente al Taranto di mettersi comodo alle spalle del trio di testa. La distanza dalla vetta è di 4 punti. Misurarla, però, non conviene. Meglio avanzare in silenzio. Taranto-Salernitana è, comunque, una partita imperfetta. Una massa scomposta di nobili intenzioni e di profondi smarrimenti. Un intreccio di situazioni. Una partita ad episodi. Scossa violentemente dai gol. L’ultimo (2-1) ha il pregio di far vincere il Taranto. Il primo e il secondo hanno, invece, una potenza sovversiva. Quello di Deflorio (1-0) ha la capacità di vanificare una strategia e un’attesa, facendo dubitare la Salernitana. Quello di Ferraro (1-1) ha un effetto inibente: paralizza il Taranto, mandandolo in confusione. Sono gol che deviano la dinamica del confronto, imponendo un drastico cambio di scena. Gol che fanno ripartire storie completamente diverse. Sino al gol-epilogo: la rete che scava la differenza. A decidere che volto e che anima debba avere la partita è spesso il caso, mutevole per definizione. Taranto e Salernitana, quando la necessità di prevalere diventa un desiderio irrefrenabile, lo assecondano, aderendo alle pieghe più nascoste del confronto. Alla squadra di Papagni il gioco delle aderenze riesce meglio. Non c’è lucro nella sua vittoria. Ci sono meriti che, ad un certo punto, rischiano di svanire. Meriti ora chiari, ora meno evidenti: come il gioco che esprime a sprazzi, come gli assalti che produce a intermittenza, come la pressione che esercita a vampate. Non c’è, insomma, continuità interpretativa. Non lo prevede la partita. Non lo consente la Salernitana. Papagni cerca la soluzione ai lati (non la troverà). Catania a destra, Toledo a sinistra: il gioco dovrebbe avere uno sviluppo laterale. S’immaginano manovre avvolgenti e cross dal fondo: inizialmente, però, non si vedono. Il Taranto è 4-4-2. Ha interni da combattimento (Cejas e De Liguori). E attaccanti che fanno una luce fioca. La Salernitana (4-3-3) aspetta. Attività di presidio e copertura degli spazi: a questo si dedica la squadra di Novelli. Il Taranto incespica nell’ispirazione. Si annette campo. Comanda la partita. Ma non conduce il gioco. Sul taccuino finiscono le difficoltà del Taranto, la sua lingua poco sciolta. Gli spunti sono pochissimi. Un tiro sbilenco di Deflorio (17’). Un tiro abortito di Deflorio (26’). Una punizione di Mattioli (34’). Il gol sembra lontano. Invece è lì, dove nessuno può vederlo. Forse solo Ambrosi, che sul disimpegno tranquillo di Coppini ha un’idea - furbata, da centravanti canaglia: gli piomba alle spalle e gli sfila il pallone. Poi si accorge dell’inserimento di Deflorio e lo serve. Il diagonale del capitano è imprendibile (39’). Nella ripresa il Taranto potrebbe mettere subito in cassaforte la vittoria. Ma colpevolmente si astiene. L’azione è di Toledo, l’inutile rifinitura è di Deflorio che anziché tirare regala un assist ad Ambrosi (in fuorigioco). Sul ribaltamento la Salernitana trova il pareggio. Cross dalla trequarti di Soligo, dormita della difesa e colpo di testa vincente di Ferraro (7’). Comincia un’altra partita. Novelli intuisce i patemi del Taranto e li accentua, facendo entrare Sestu (fuori Improta). Il 4-3-3 diventa più acuminato. Deflorio manca la conclusione al volo sul cross di Catania (11’). Il Taranto si deprime. Entra Zito (fuori Catania). Toledo va a destra. La Salernitana insiste. Ha coraggio e idee da spendere. Cammarota non chiude un cross dalla destra (20’). Papagni cambia Deflorio (spento) con Cammarata. Caccavale e Colombini salvano su Sestu, pescato in area da un cross dal fondo dell’inesauribile Soligo (31’). Trema il Taranto. Entra Mancini (fuori Toledo). Ci sono spostamenti per vie interne. Sestu ruba palla a De Liguori e in contropiede spaventa Pinna (41’). Sembra il sigillo al pareggio. Ma Caccavale non è d’accordo. Su quella punizione va con la rabbia di chi ci crede ancora. E non sbaglia (43’). di Lorenzo D’Alò4 dicembre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6 - Fulminato dal colpo di testa di Ferraro. Si salva con i piedi dalla conclusione di Sestu.
COSENZA 6 - Interventi sempre mirati. Non si fa mai cogliere impreparato.
COLOMBINI 6 - Partita energica. Corsa, chiusure, diagonali, vigilanza continua. Provvidenziale su Sestu al 31’ del secondo tempo.
PROSPERI 6 - Imbattibile nei duelli aerei. Fa quello che serve. Non riesce ad evitare il cartellino giallo. Era diffidato: salterà l’Ancona.
CACCAVALE 7 - Prova quasi perfetta. Soltanto sul gol di Ferraro si fa cogliere di sorpresa. La vittoria porta la sua firma in calce.
DE LIGUORI 6,5 - Primo tempo superbo per intensità e raggio d’azione. Qualche errore nella ripresa.
CATANIA 5,5 - Papagni gli consegna la fascia destra. Lui la percorre senza troppo costrutto.
CEJAS 6 - Prima frazione di straordinaria concretezza. Sutura spazi e recupera palloni. Ripresa attraversata con un po’ d’affanno.
AMBROSI 6 - Acciuffa la sufficienza perché è scaltro in occasione del gol di Deflorio e non smette mai di lottare.
TOLEDO 5,5 - Una partita a respirare gesso sulle fasce, compiacendosi della propria bravura. Non basta.
DEFLORIO 6 - Puntuale sul gol. In ritardo sul resto delle possibilità che la partita gli offre. Giusto sostituirlo.
ZITO 6 - Entra e vivacizza la manovra offensiva, galoppando sulla fascia. Non spreca i minuti che Papagni gli concede.
CAMMARATA sv - A partita declinante non è facile per nessuno. Lotta con caparbietà sui palloni che riesce ad intercettare. Ingiudicabile.
MANCINI sv - Forse pensava di giocare dall’inizio. La panchina non lo deprime. Quando entra si batte con ardore. Ha voglia di tornare ad essere determinante. Ingiudicabile.
PAPAGNI 6 - L’allenatore che vince ha quasi sempre ragione. Le scelte iniziali hanno una logica. Corretta la lettura del confronto, coerente la gestione dei cambi.4 dicembre 2006

Il presagio di Caccavale
Il difensore del Taranto racconta: «Mia figlia Nicole ha voluto parlarmi: mi ha detto “Papà, con la Salernitana fai gol”. E così è stato»

foto David Palumbo

All’improvviso Maurizio Caccavale : pronto a svestire i panni del difensore per indossare quelli del goleador. Dell’eroe di giornata. Una punizione a due minuti dalla fine per cambiare nuovamente volto alla partita. Per regalare al Taranto un successo aureo contro una rivale-promozione. Per regalarsi il sorriso dopo un periodo di alti e bassi, momenti difficili e polemiche. La partenza è un ringraziamento. E una dedica speciale. «Questo gol, per me, ha rappresentato un’emozione indescrivibile, che voglio condividere con la mia famiglia, con la mia compagna Sonia ed i miei figli Nicole e Pasquale. Vi racconto un episodio: prima di ogni partita chiamo mia moglie al telefono. Oggi (ieri, ndc) Nicole ha voluto parlarmi: mi ha detto “Papà, con la Salernitana fai gol”. E così è stato». Una rete, un’autentica perla. Ed anche una assoluta rarità. «Non mi ricordo neanch’io - prosegue Caccavale - quando ho segnato l’ultima volta. Forse nel 2002. Questo gol mi riempie di gioia, soprattutto perchè l’ho realizzato contro una squadra campana. Posso togliermi qualche sassolino dalle scarpe». E respingere illazioni e malignità. «Io sono un giocatore del Taranto. Lotto soltanto per questa maglia». Non ci sono, però, parole di rivalsa dopo le settimane vissute in panchina: «Io - precisa - non ho mai avuto problemi nell’accettare le scelte del tecnico. E’ la stampa ad aver creato il caso... Sono rimasto tranquillo, al mio posto, ho continuato a lavorare seriamente in attesa di riprendermi il posto in squadra». La punizione è coincisa con un presagio: Caccavale era sicuro di segnare. «Anche Zito voleva tirare - conclude - ma non ho voluto sentire ragioni. Gli ho detto: “Tiro io e faccio gol”». Anche Andrea Def lorio, nonostante il gol segnato, preferisce indirizzare i riflettori sulla rete del compagno di squadra. «Sono contento per la vittoria - dice il bomber - ma soprattutto per Caccavale. Per come è arrivato il gol. Si è presentato sul punto di
battuta e, con la sua solita caparbietà, ha voluto calciare. E’ stato bello anche il momento in cui è arrivata la rete, proprio all’ultimo. Se lo meritava. La mia prestazione? In una partita in cui non ho giocato bene ho avuto comunque tre occasioni da rete. Vuol dire che devo lavorare molto. Sul mio gol è stato bravo Ambrosi nell’assist: peccato, nella ripresa avrei voluto ricambiare la cortesia».
Il capitano fotografa il significato della vittoria. Era una partita cruciale, in un periodo in cui gli ionici sono chiamati a sfide di grande spessore. «Non ci dobbiamo rilassare, sarebbe un grande errore. Siamo stati bravi perchè abbiamo battuto una diretta concorrente: poi i risultati di questa giornata ci deve insegnare che ogni partita nasconde le proprie insidie. La Salernitana si è confermata squadra di rango, ben organizzata. Sono tre punti pesanti». Ormai, a pochi passi dalla fine del girone di andata, non ci si può più nascondere. «Il Taranto ha tutte le carte in regola per puntare alla promozione. Abbiamo le qualità per farlo. D’altronde vorrà pur dire qualcosa se anche gli avversari, domenicalmente, ci fanno i complimenti per la bontà della nostra rosa». Compagno di reparto e compagno di ventura del capitano è Alessandro Ambrosi . Al rientro in campo, dopo l’assenza di Teramo, è rimasto a secco, spezzando il suo magico momento realizzativo. Ci sono, però, altri motivi per sorridere. «Va bene, non ho segnato. Mi sono rifatto con un assist. E poi dicono che io e Andrea non andiamo d’accordo...». Dopo questa precisazione, il laziale si concentra sull’analisi della partita. «E’ stata una gara dura - dice - Abbiamo costruito le nostre azioni da gol contro una squadra che ha fatto il suo dovere, impegnandoci duramente. Il campionato è davvero equilibrato, non dobbiamo pensare che le vittorie nascano da sole. La mia prestazione è stata buona: negli ultimi dieci giorni mi sono allenato poco, ma ora il mio stato fisico è soddisfacente». Adesso si va ad Ancona, gara che precederà le sfide calde con Foggia ed Avellino. «Non sono partite come le altre? A Taranto si crea sempre qualcosa per dipingere le partite in una certa maniera. Affrontiamo squadre blasonate, ma anche noi siamo una società di grande tradizione». Voto alto in pagella per Salvatore Pinna, anche ieri protagonista in più di un’occasione. Il portiere sardo non vuole calamitare meriti e cerca di dividerli con tutti i compagni. «Innanzitutto voglio dedicare questa vittoria ad Angelo, un mio amico di Taranto. Nel corso dell’incontro abbiamo provato dei brividi, specie nella ripresa. Siamo stati bravi a sventare i rischi ed io ho fatto solo il mio dovere». Pinna non cela la sofferenza di un pomeriggio che, prima del 2-1 definitivo, si è manifestata più volte. «Certo, ma noi - afferma l’estremo rossoblu - ci tenevamo troppo a questa gara. Per la nostra classifica e anche per i nostri tifosi. La Salernitana ci ha pressato a tutto campo e noi abbiamo patito le difficoltà di rito. Adesso bisogna continuare in questa maniera: andando cauti e con umiltà come stiamo facendo in queste settimane». Vincenzo De Liguori, con il fiato rimastogli dopo novanta minuti a tutto campo, commenta la gara. «Era una partita che noi napoletani sentivamo molto. Tra Napoli e Salerno c’è una grossa rivalità. Abbiamo condotto un ottimo primo tempo. Poi, come spesso ci capita, siamo calati concedendo spazi agli avversari. Dobbiamo lavorare ancora su queste amnesie: credo che abbia pesato anche un po’ di stanchezza. Avevamo speso molto». Protagonista di un equivoco a fine partita è stato Francesco Cosenza che si è preso un bel rimbrotto dal suo ex tecnico Novelli ai tempi del Melfi. «Mi dispiace che se la sia presa - dice il difensore - Non avevo avuto modo di salutarlo prima della gara, al contrario di alcuni miei vecchi compagni e dell’allenatore in seconda. Lui mi ha ripreso a fine gara e io gli ho chiesto scusa. Se oggi vesto la maglia del Taranto devo dirgli grazie. La partita? E’ andata bene, ad un certo punto si poteva anche perdere. Speriamo solo di continuare su questa strada». Chiusura con Max Cejas: l’argentino ha firmato un’altra prova dinamica e concreta. «Volevamo vincere a tutti i costi: sapevamo l’importanza che ricopriva il match con la Salernitana per i nostri tifosi. Avremmo potuto segnare ancora: ma anche noi abbiamo sofferto. In particolare, nel secondo tempo, ci siamo addormentati per una decina di minuti. E’ una situazione che non mi è piaciuta. Non è la prima volta che accade: dobbiamo assolutamente correggere questo errore». di Luigi Carrieri e Leo Spalluto4 dicembre 2006

Blasi-Papagni, che duetto
Simpatico botta e risposta in sala stampa: «Ora dobbiamo vincerle tutte» dice il presidente del Taranto. «Per fortuna ne perdiamo molto poche» ricorda il tecnico

Nella festa del dopo-partita c'è un prologo venato d'amarezza. Gli argomenti sono i soliti: i biglietti falsi e le disastrose condizioni dello stadio. E la variante imprevista della rapina dell'incasso delle prevendite (di cui parliamo nelle pagine di cronaca, ndc). Presidente e allenatore arrivano insieme: Blasi e Papagni, accomunati dal sorriso, accompagnati dal direttore generale Galigani e da Caccavale. Il massimo dirigente ionico è in forma smagliante, felice per il successo conquistato. Ma non riesce a sorvolare sugli aspetti negativi della giornata: «Ancora una volta - sottolinea - nonostante le denunce che abbiamo presentato dopo la partita con il Martina e giovedì scorso, facciamo i conti con un gran numero di tagliandi irregolari. Non sappiamo chi li produce e chi le vende. Ma il problema vero è costituito da coloro che comprano questi biglietti: arrecano danno alla società e ai tifosi che entrano allo stadio pagando regolarmente. Mi auguro che questa storia possa finire presto: altrimenti potrei adottare decisione clamorose. Sono stanco di questo atteggiamento. La rapina dell'incasso? Me l'hanno comunicata intorno alle 13, ma non so altro».
E poi c'è la questione-stadio. Irrisolta. Gigi Blasi preme ancora sull'acceleratore. «E' una vergogna. Abbiamo firmato un accordo con il Comune da dieci giorni: ci avevano promesso di riallacciare subito la corrente elettrica, stiamo ancora utilizzando il nostro generatore. Noi stiamo rispettando gli accordi, l'ente no. Spero che tutto si risolva in fretta: non possiamo continuare ad occuparci di quello che non ci spetta...».
«Anche perchè il generatore, prima o poi, potrebbe andare in avaria - chiosa il dg Galigani - . A quel punto, saremmo costretti a bloccarci del tutto».
La soddisfazione per la vittoria, però, è difficile da contenere. Blasi crede fortemente nel suo Taranto: scherzando, stuzzica amabilmente Papagni. «Il tecnico ha a disposizione una squadra così forte che non può far altro che vincere ogni domenica». A Novelli, allenatore della Salernitana, è riservato, invece, un autentico “siluro”. «Quando viene qui è sempre molto nervoso, sin dallo scorso anno. Ma può arrabbiarsi e gridare quanto vuole: a Taranto perderà sempre».
Il presidente elogia la tifoseria rossoblu: non è un ringraziamento banale. «Abbiamo un grande pubblico, ci sono sempre vicini anche in trasferta, come è successo a Teramo. Stanno crescendo anche culturalmente, si comportano nel modo giusto». E' il momento di commentare la partita. E di sfornare altre battute. «E' stato un match da 118... Stavo quasi per telefonare, poi ci ha pensato il grande Caccavale, con decisione e determinazione. Preferisco non avventurarmi nei fatti tecnici: posso soltanto dire che con agonismo, determinazione e cattiveria i risultati arrivano sempre». 
Il clima è allegro, il duetto con Papagni è all'insegna della simpatia. «Il presidente - ricorda il tecnico di Bisceglie - non si occupa delle questioni tecniche quando vinciamo... ma quando veniamo sconfitti si fa sentire. Per fortuna ci sentiamo di rado: anche perchè perdiamo molto poco... Del resto, questo è un campionato molto equilibrato: anche una buona compagine come l'Ancona può perdere con il Giulianova ultimo in classifica». Blasi, già in piedi per lasciare il salone (è in partenza per un viaggio di lavoro in Portogallo) ha il tempismo giusto per assestare il “colpo da maestro”. «Benissimo - conclude - : significa che con l'Ancona il Taranto dovrà vincere per forza...». E' il saluto del presidente: Papagni torna ad analizzare la gara.
«Nel primo tempo - sottolinea - abbiamo avuto il match nelle nostre mani: avremmo potuto segnare anche qualche gol in più. Nella ripresa, invece, abbiamo fallito qualche occasione importante: sul gol avversario siamo stati puniti da una nostra ingenuità, in un momento in cui eravamo sbilanciati in avanti. Poi, dopo l'1-1, abbiamo vissuto una fase di impaccio: ma siamo riusciti ugualmente ad arrivare vicini alla rete con Deflorio, a tu per tu con il portiere. Di solito, in simili occasioni, non sbaglia mai: stavolta è accaduto il contrario».
Poi ci ha pensato il destino, la fortuna, l'improvvisazione. Papagni racconta: «Abbiamo persino rischiato di passare in svantaggio. Zito ha calciato un angolo in un modo mai provato prima, i granata sono partiti in contropiede e sono andati vicinissimi all'1-2. Anche i calciatori, però, vivono sull'onda delle emozioni: e così Caccavale ha segnato su punizione senza aver mai provato a tirare in allenamento».
Papagni ha la ricetta giusta per continuare a vincere. «Dobbiamo continuare ad essere “squadra”, al di là dell'interesse dei singoli. I ragazzi si aiutano tra loro, mostrano senso di appartenenza. Oggi ho rinunciato ad alcuni giocatori, ma anche se ne avessi schierati altri sono convinto che avremmo giocato nello stesso modo. Decidere chi deve sedere in tribuna, ogni volta, è un vero “parto spirituale”». di Leo Spalluto04 dicembre 2006

Deflorio a quota 78

Quarta vittoria casalinga consecutiva per il Taranto. I rossoblù tornano al successo dopo il k.o. di Teramo e con questi tre punti si confermano al quarto posto: sfruttando la doppia sconfitta delle due capoliste Foggia e Ravenna ora si trovano a quattro punti dalla vetta occupata anche dall’Avellino.
25 i punti in classifica per il Taranto, tre in più rispetto al campionato 2001-02, quello degli ultimi playoff per la promozione in B; cinque anni fa i rossoblù dopo 14 turni avevano incamerato 22 punti ed occupavano la sesta posizione a 9 lunghezze dalla capolista Ascoli.
Terza rete stagionale per Andrea Deflorio: tutte decisive le sue marcature che hanno fruttato altrettanti successi casalinghi: 1-0 contro il Ravenna, quindi 2-1 sul Martina e sulla Salernitana. Sono in totale venti i gol del capitano in 41 partite di campionato giocate con il Taranto; 13 di queste marcature sono state messe a segno nel 1° tempo (Deflorio, contro la Salernitana, ha realizzato la rete numero 78 in C1).
Primo gol con il Taranto per Maurizio Caccavale (arriva dopo 41 gare di campionato); il difensore torna al gol dopo cinque anni; non segnava dal 30 settembre 2001: Giulianova-Nocerina 2-2 quando di testa realizzava il momentaneo 1-1. Tre in totale le sue marcature in campionato (un’altra l’aveva realizzata sempre con il Giulianova nel torneo 1999-2000).
Quindici le vittorie del Taranto in 25 precedenti interni contro la Salernitana; ecco il dettaglio con le reti rossoblù: 1929-30 Prima Divisione Tar-Sal 4-1 (Valente, Carenza, 2 Montaldo); 1931-32 Prima Divisione Tar-Sal 3-2 (Monti, Martino Castellano, Pellarin); 1939-40 C Tar-Sal 2-1 (Molinari, Castellano M.); 1949-50 B ArsenalTar-Sal 6-3 (3 Vincenzo Castellano, 2 Margiotta, Bello); 1955-56 B Tar-Sal 3-0 (Mari, Veglianetti, autogol Galletti); 1960-61 C Tar-Sal 2-0 (Biagioli, Giorgis); 1961-62 C Tar-Sal 2-1 (Biagioli, Tasso); 1964-65 C Tar-Sal 1-0 (Mattioli); 1967-68 C Tar-Sal 1-0 (Napoleoni rigore); 1968-69 C Tar-Sal 1-0 (Di Stefano rigore); 1981-82 C1 Tar-Sal 2-0 (Barbuti, Idini); 1983-84 C1 Tar-Sal 4-1 (Di Giaimo, Bertazzon, 2 Chimenti); 1985-86 C1 Tar-Sal 2-1 (2 D’Ottavio); 1989-90 C1 Tar-Sal 3-0 (2 Insanguine, Picci); 2006-07 C1 Tar-Sal 2-1 (Deflorio, Caccavale). di Franco Valdevies04 dicembre 2006

Caccavale, gol pesante
Non segnava da cinque stagioni. «Un’emozione unica»

Mai come in questa circostanza la rete di un difensore è giunta al termine di una gara in cui il Taranto ha sofferto più del previsto la qualità e le veloci ripartenze della Salernitana. Ma il sigillo apposto da Maurizio Caccavale all’88’ giro di lancette ha un valore supplementare. Ricuce definitivamente uno squarcio con la tifoseria apertosi in seguito all’aggressione subita al rientro dalla trasferta di Castellammare di Stabia e mai completamente rimarginato. Ampliato, per giunta, dallo sfortunato episodio che lo vide protagonista nel derby col Martina (fascia da capitano scagliata per terra). «E' stata un’emozione indescrivibile - attacca lo stopper napoletano -, non segnavo da cinque stagioni. E poi un gol contro una compagine campana mi consente di spegnere definitivamente le polemiche innescate dopo le due sconfitte consecutive. Dedico questa rete alla mia famiglia, particolarmente a mia figlia Nicole che aveva previsto tutto». Attimi concitati, vissuti con una tensione elevatissima. «Ho detto ai miei compagni che avrei tirato, è andata bene. Il mio rientro? Sono sempre stato bene, non c'è mai stato alcun problema. Quando il mister mi ha mandato in tribuna ho sempre trovato gli stimoli giusti per allenarmi e riguadagnare la sua fiducia». Era toccato al bomber di Noicattaro Andrea Deflorio sbloccare il risultato nelle battute finali del primo tempo. «E' stato bravissimo Ambrosi a recuperare il pallone e mettermi nelle condizioni per calciare. Nella ripresa, poi, ho fallito due occasioni nitide. Il risultato è molto importante, ci consente di attestarci a ridosso nella prima posizione. La Salernitana è una delle migliori formazioni affrontate allo "Iacovone"». C'è rammarico nelle parole di Raffaele Novelli. La sua permanenza sulla panchina granata, a questo punto, appare fortemente in bilico. «Continuiamo a collezionare numerosi occasioni - commenta l’ex tecnico del Melfi -, ma siamo poco cinici in fase realizzativi. Prima che Caccavale segnasse abbiamo sciupato due nitide palle gol con Sestu. Il Taranto? Non mi ha fatto un’ottima impressione. L’unica vera azione l’ha sciupata con Deflorio, le due reti rappresentano degli episodi per noi sfortunati». di Fabio Di Todaro04 dicembre 2006

Taranto-Salernitana dopo 16 anni

Torna a distanza di 16 anni una delle sfide più sentite per la tifoseria rossoblù; l’ultimo precedente tra Taranto e Salernitana risale al 25 novembre 1990: 1-1 allo “Iacovone” per la 12ª giornata del campionato di serie B, con gli ionici a segno al 41' su rigore con Zannoni, mentre Pasa pareggia per i granata al 60'. L’undici rossoblù guidato da Nicoletti si schiera così: Spagnulo, Cossaro, Filardi, Evangelisti, Brunetti (87' Sacchi), Zaffaroni, Turrini, Mazzaferro (77' Raggi), Insanguine, Zannoni, Giacch etta.
Sono 24 i precedenti di campionato tra le due squadre con il Taranto nettamente in testa nel bilancio con 14 successi ad uno (nove i pareggi). La prima sfida tra le due squadre risale al campionato di Prima Divisione 1929-30 (era l’attuale C1): 4-1 per il Taranto il 19 gennaio 1930 allo stadio “Littorio” (il “Corvisea” poi “Mazzola”) con le marcature di Valente e
Carenza e la doppietta di Montaldo, mentre i campani segnano al 90' con Cazzaniga. Questo lo schieramento rossoblù: Fortinguerra, Moleri, Valente, Arzeni, Mazzoleni, Friuli II, Sculto, Cornara, Castellano M., Montaldo, Carenza.
Per gli ionici un successo con tre reti di scarto nel primo confronto, ripetuto poi in altre 4 occasioni: il 7 maggio 1950 in serie B in Arsenaltaranto-Salernitana 6-3 segnando una tripletta con Vincenzo Castellano, una doppietta con Margiotta e un gol con l’argentino Bello, che nell’occasione segna la prima rete “straniera” per il Taranto, mentre la Salernitana va a segno con Bislenghi, D’Avino e Flumini.
Il 2 ottobre 1955 in serie B il Taranto si impone per 3-0 con i gol di Mari, Veglianetti e l’autogol di Galletti, quindi 4-1 per i rossoblù il 27 maggio 1984 in serie C1 (a segno al 20' Di Giaimo, al 23' Bertazzon, al 29' e al 78' Chimenti, quindi per gli ospiti all’83' Zaccaro). In quest’ultima gara quattro reti per i rossoblù che non segnavano un “poker” da 12 anni, ovvero dal 21.5.1972: Taranto- Foggia 4-2 in serie B.
Ancora un 3-0 il 14 gennaio 1990 in serie C1 con la doppietta di Insanguine (in gol al 39' su rigore e al 92') e la rete di Picci (88'); resta questo l’ultimo successo dei rossoblù.
L'unica vittoria della Salernitana risale al 23 febbraio 1947 (in serie B): 2-0 a tavolino per decisione del Giudice Sportivo. La gara viene sospesa all’86' per invasione di campo sull'1-0 per la Salernitana (rete di Onorato all’80') con l’arbitro colpito alla fronte. Oltre alla sconfitta i rossoblù rimedieranno anche 4 giornate di squalifica per lo stadio “Corvisea”.
Ecco nel dettaglio tutti i precedenti di Taranto-Salernitana: 1929-30 Prima Divisione Taranto-Salernitana 4-1; 1931-32 Prima Divisione Taranto-Salernitana 3-2; 1932-33 Prima Divisione Taranto-Salernitana 1-1; 1936-37 serie C Taranto-Salernitana 1-1; 1939-40 C Taranto-Salernitana 2-1; 1946-47 B Taranto-Salernitana 0-2; 1948-49 B Arsenaltaranto-Salernitana 0-0; 1949-50 B Arsenaltaranto-Salernitana 6-3; 1954-55 B Arsenaltaranto-Salernitana 1-1; 1955-56 B Taranto-Salernitana 3-0; 1960-61 C Taranto-Salernitana 2-0; 1961-62 C Taranto-Salernitana 2-1; 1962-63 C Taranto-Salernitana 0-0; 1963-64 C Taranto-Salernitana 0-0; 1964-65 C Taranto-Salernitana 1-0; 1965-66 C Taranto-Salernitana 0-0; 1967-68 C Taranto-Salernitana 1-0; 1968-69 C Taranto-Salernitana 1-0; 1981-82 C1 Taranto-Salernitana 2-0; 182-83 C1 Taranto-Salernitana 0-0; 1983-84 C1 Taranto-Salernitana 4-1; 1985-86 C1 Taranto-Salernitana 2-1; 1989-90 C1 Taranto-Salernitana 3-0; 1990-91 B Taranto-Salernitana 1-1. di Franco Valdevies03 dicembre 2006

Taranto-Salernitana da brividi
In uno Iacovone "blindato" il primo spareggio playoff

In uno Iacovone blindato il Taranto affronta nel pomeriggio la forte Salernitana. Un solo punto divide le due formazioni per cui il match si preannuncia abbastanza equilibrato. Servono concentrazione, umiltà e spirito di sacrificio per tentare di ottenere i tre punti. Ma soprattutto servirà grande equilibrio, in campo e sugli spalti. Le ripicche, le rivalse, i tristi ricordi dovranno essere messi da parte. O, meglio, servono solo per far irretire i giocatori rossoblù i quali, viceversa, hanno bisogno di sentire intorno a loro soltanto il caldo ed incessante incoraggiamento dei propri tifosi. Ieri pomeriggio, al San Paolo di Napoli l’arbitro, Orsato di Schio, ha sospeso per ben due volte l’incontro per il solo lancio di petardi (la prima, per due mortaretti, la seconda, per sei). Tornando al match odierno Papagni non ha sciolto i dubbi sulla formazione iniziale. Sembra, tuttavia, che le indiscrezioni scaturite dalla partitella in famiglia infrasettimanale trovino conferma: Mancini per Danucci, Ambrosi per Cammarata. L’unica alternativa potrebbe essere l’inserimento di Catania al posto del centrocampista carosinese. Il resto dovrebbe della formazione dovrebbe rimanere invariato. Da Salerno non dovrebbero giungere più di 600 supporters i quali andranno assolutamente trascurati anche prima e dopo il match perchè le conseguenze sarebbero ugualmente disastrose. La formazione di Novelli, in campo esterno, ha impattato soltanto la gara di Ancona (due settimane fa) per 0-0. Le restanti cinque, le ha concluse con altrettante sconfitte. Nelle ultime quattro gare, ha racimolato soltanto tre punti, di cui due sul terreno amico (in precedenza all’Arechi aveva fatto il pieno, 5 vittorie). di Giuseppe Dimito03 dicembre 2006

E Caccavale sterilizza l’attesa
Il difensore napoletano: «Troppa tensione potrebbe rivelarsi controproducente. Per noi è una partita uguale alle altre: dobbiamo solo vincerla»

«Scusate, per me la partita come la Salernitana è come tutte le altre. Mette in palio tre punti importanti che cercheremo di conquistare per distanziare una diretta concorrente». Da napoletano Maurizio Caccavale potrebbe vivere l’attesa in maniera più intensa, animato anche da una rivalità esistente tra i partenopei e i granata. «So che tra le due tifoserie non c'è un buon rapporto e ho notato in settimana che per i tarantini questa è una sfida dal sapore particolare. Riporta alla mente sfide prestigiose del passato, ma noi abbiamo preferito isolarci. Riteniamo che non ci convenga scendere in campo con eccessiva tensione. E poi queste partite difficilmente le abbiamo sbagliate. L’approccio mentale è quasi sempre corretto, gli stimoli nascono naturalmente». Taranto-Salernitana è un remake che si ripresenta dopo 16 anni. E che pone di fronte due big della serie C1, inserite nel novero delle pretendenti al salto di categoria. «Noi puntiamo ai playoff: fino ad ora stiamo rispettando gli obiettivi, abbiamo conquistato 18 punti in due mesi. A Teramo abbiamo perso una partita molto strana. Le condizioni del terreno di gioco hanno penalizzato la squadra più tecnica, facendo scaturire gli episodi che hanno consentito ai biancorossi di conquistare l’intera posta». I campani - guidati da Raffaele Novelli, sulla panchina del Melfi nella passata stagione - non vivono un momento particolarmente esaltante. Tre pareggi in altrettante giornate hanno garantito una buona continuità di risultati, dilatando però la distanza dalla vetta della graduatoria. «Aspettiamo un avversario che gioca sempre a viso aperto - ha proseguito lo stopper rossoblù - e che ha necessità di conquistare un risultato positivo. Papagni ci ha spiegato le loro peculiarità, sappiamo che possono contare su un potenziale offensivo di ottimo livello per questo campionato. Ma credo che anche loro attendano un Taranto in ottima forma, per nulla privato delle sue certezze dall’ultima sconfitta. Anzi, maggiormente consapevole dei propri mezzi dopo la striscia di risultati utili». Parallelamente scorrerà il confronto sugli spalti. Animato da tanta goliardia e da qualche striscione "stuzzicante". «Questa cornice potrebbe agevolarci. Sappiamo quanto ci tenga il nostro pubblico e mi auguro di poter regalare una soddisfazione. Alla fine festeggeremmo tutti insieme». Anche con qualche sfottò. «Sono sempre napoletano, non dimenticatelo». di Fabio Di Todaro03 dicembre 2006

Taranto-Salernitana, sale la pressione
Massiccio servizio d’ordine predisposto dalla Questura: impegnati 400 agenti. Dalla Campania sono attesi seicento tifosi

Saranno 400 gli agenti delle Forze dell’Ordine impegnati per Taranto-Salernitana, in programma domani pomeriggio (ore 14,30). Il servizio predisposto dal Questore sarà dunque veramente imponente. Verranno impiegati i nuclei speciali anti sommossa e, persino, coloro che solitamente svolgono particolari e delicati servizi di vigilanza. Ieri mattina c'è stato in Questura un summit, durato oltre tre ore, per mettere a fuoco il piano anti-incidenti. E le parti si rivedranno stamane per definire gli ultimi dettagli per non tralasciare nulla d’intentato. Da Salerno non dovrebbero essere più di 500-600 i tifosi al seguito della squadra granata. La lontananza (oltre 20 anni) dalla infausta gara disputata al vecchio "Vestuti" deve indubbiamente far gettare notevole acqua sul fuoco delle polemiche. Va rimarcato che la mancata vittoria sulla squadra di casa va parecchio addebitata alle erronee valutazioni fatte da Coppetelli di Tivoli. Non va dimenticato - e lo abbiamo sottolineato - che, in caso di incidenti, anche lievi, non solo durante la partita (l'arbitro ha la facoltà di sospenderla al primo lancio di oggetti in campo), ma anche prima e dopo, scatterebbero implacabilmente i fulmini del giudice sportivo. Poiché lo "Iacovone" è stato già chiuso per due partite consecutive interne (Manfredonia e Ternana) e, quindi, è recidivo, le conseguenze sarebbero veramente amarissime: le gare senza pubblico potrebbero aumentare a tre o anche a quattro oppure ancora costringere a giocarle su altri terreni di gioco, sempre a porte chiuse come è capitato al Catania. Il Decreto Pisanu non lascia scampo. In tali evenienze il discorso disputa-playoff si complicherebbe maledettamente. La società ha anche allertato i tifosi ad acquistare i biglietti nei punti-vendita autorizzati. Attenzione ai biglietti falsi. Sembra che ce ne siano in giro diversi. La squadra, dal canto suo, completerà nel pomeriggio la preparazione. Ambrosi e Mancini dovrebbero inserirsi nell’undici di Teramo al posto di Danucci e Cammarata. di Giuseppe Dimito02 dicembre 2006

Ambrosi e Mancini pronti
Domani, contro la Salernitana, il Taranto potrebbe contare nuovamente dal primo minuto sui due giocatori laziali. Resta da valutare la posizione del centrocampista

Non è solo una gara a rischio sotto l'aspetto dell'ordine pubblico. I patemi si avvertono anche sotto l'aspetto tecnico. Taranto e Salernitana non possono perdere. Accontentarsi della zona playoff, a dicembre appena scollinato, è una consolazione che squadre di tale rango non possono permettersi. Dopo la sconfitta di Teramo, Aldo Papagni medita qualche cambiamento. Non rivoluzioni, ma semplici aggiustamenti, anche in virtù dell'avversario da incrociare. Il 4-4-2 è stato il modulo di riferimento, variamente spalmato nel rettangolo di gioco. Anche alla vigilia della delicata partita contro i granata di Novelli, il tecnico rossoblu sapientemente non svela i suoi piani. trequartista o quattro centrocampisti in linea? Sembra questo il principale punto interrogativo da sciogliere. E tutto ruota intorno a Manuel Mancini. Gli ultimi scampoli di gara giocati a Teramo hanno strappato qualche apprezzamento dallo stesso Papagni. A quanto pare, l'allenatore biscegliese potrebbe puntare nuovamente sul centrocampista laziale. In posizione di trequartista, vertice avanzato del rombo o come centrocampista centrale al fianco di Cejas. Sfumature che saranno dipanate in base agli intendimenti tattici. Considerando che elementi come Toledo o De Liguori avranno un posto certo nell'undici titolare, è ammissibile una posizione ondivaga di Mancini che sarà, allo stesso tempo, mediano in fase di costruzione e incursore nell'area salernitana. Più difficile, ma non impossibile, credere in un Mancini posizionato stabilmente dietro le due punte, anche perchè si richiederebbe un costante lavoro di maggiore copertura a Toledo. Difesa e attacco dovrebbero riservare meno sorprese. Davanti al portiere Pinna, tre maglie appaiono assegnate. Colombini sulla fascia sinistra, mentre Prosperi e Caccavale (entrambi diffidati) gestiranno la zona centrale. Sulla destra Larosa, rientrante dal turno di squalifica, e Cosenza si giocheranno l'ultimo posto disponibile. Il tridente offensivo della Salernitana potrebbe richiedere una difesa più bloccata. Oppure la necessità di non subire passivamente, ma cercare di porre sulla difensiva i due esterni di attacco avversari. Ecco perchè Larosa appare favorito su Cosenza che, peraltro, ha vissuto gran parte della settimana lontano da Taranto per partecipare all'amichevole della nazionale di serie C under 20.
In attacco insieme a Deflorio, si profila il ballottaggio tra Ambrosi e Cammarata. E' inutile negare che molto dipende dalle condizioni fisiche del primo. Ambrosi ha lavorato piuttosto bene in settimane e se dovesse garantire una giusta efficienza atletica, si riproporrebbe al centro dell'attacco. Si diceva all'inizio del rischio che avvolge la sfida di domani. Da Salerno sono previsti circa ottocento tifosi che verranno con sedici pullman. Questa mattina gli enti competenti comunicheranno alla Questura di Taranto le modalità di spostamento dei tifosi campani. Solo allora potrà essere messo a punto tutto il servizio d'ordine relativo. Anche perchè, a giudicare dalla prevendita di queste ore, si potrebbe sfiorare l'attuale massima capienza dello Iacovone che si attesta sulle 9.980 unità. di Luigi Carrieri02 dicembre 2006

Taranto-Salernitana blindata
Gara ad alto rischio. Biglietti falsi scatta l'allarme

Taranto-Salernitana si avvicina, trascinando l'ansia per una partita attesa. E portandosi l'ovvia tensione. Due tifoserie rivali, una sfida che si rinnova dopo anni di assenza. E, ovviamente, l'attenzione di chi ha il compito di garantire l'ordine pubblico è altissima. 
C'è il rischio di incidenti, lo sforzo è evitarli. «Siamo vigili, questa è una partita particolare - riferisce il questore di Taranto -. Non sottovalutiamo né sopravvalutiamo l'evento: conosciamo i pessimi rapporti tra le tifoserie e dobbiamo tenerne conto». Si cerca la strategia per non far arrivare le due tifoserie a contatto, per lasciar passare la domenica come una normale giornata di calcio, senza riempire gli spazi della cronaca nera. Lo spiegamento di forze sarà notevole, ovviamente. Adeguato al caso: dovrebbero essere quattrocento gli uomini impiegati per il servizio. Il numero potrebbe cambiare, ma non di troppo: «Noi chiederemo rinforzi, vedremo la disponibilità del Ministero, poi. Dipende dagli altri servizi che ci sono da effettuare».
Seicento i tifosi della Salernitana attesi. E misure organizzative ancora da stabilire: «Ci sarà il massimo livello di precauzione sin dal giorno prima». Lo sforzo, per ora, è nelle parole. Ma presto si tramuterà in azioni: «Il funzionamento del servizio, le misure da prendere, la zona di prefiltraggio, i percorsi da far seguire ai pullman sono decisioni che prendiamo il sabato, quando da Salerno ci comunica come si muoveranno i tifosi campani. Grosso modo ricalcheremo il dispositivo di sicurezza attuato in occasione della gara con la Cavese. Solo che in quel caso vinse solo l'ordine pubblico, adesso speriamo che vinca anche la nostra squadra». Introcaso tifa per il Taranto, senza preoccuparsi del ruolo. Poi, quando torna nel ruolo, tifa anche per Taranto: «I tifosi rossoblu sono maturi, lo stanno dimostrando. Ho fiducia in loro, sono ottimista per la partita di domenica».
C'è un altro allarme, diverso dall'ordine pubblico ma non troppo distante. Il Taranto, attraverso il suo sito ufficiale, ha messo in guardia i tifosi sul pericolo-biglietti falsi per la partita di domenica. Ecco la nota: «Risultando emessi in circolazione biglietti falsi per i settori di Curva e Gradinata, si invita quanti vorranno assistere all'incontro di domenica 3 dicembre, presso lo stadio "Iacovone", tra Taranto e Salernitana, ad acquistare i suddetti tagliandi presso le rivendite autorizzate. Consigliando altresì la verifica immediata del biglietto, che nella versione originale, arreca una stampa a caldo anti-contraffazione nell'angolo in alto a destra. La società comunica inoltre che, in tale occasione, come nelle prossime gare interne, saranno intensificati i controlli alle porte d'ingresso di tutti i settori, e che i trasgressori, verranno immediatamente identificati e segnalati alle autorità competenti, quindi, perseguiti penalmente».
La notizia ha immediatamente - e logicamente - fatto andare su tutte le furie il presidente rossoblu Gigi Blasi: «Ora mi sono veramente stancato: se domenica trovo un biglietto falso è la volta buona che lascio tutto. Perché se accade non mi resta che prendere atto di come fare calcio a Taranto sia impossibile. Il problema è che c'è chi fa questi tagliandi e che c'è anche chi se li compra. Ma è il momento di dire basta: così si va contro il Taranto. E non si rispettano la società e anche gli altri tifosi».
La piaga non guarisce. C'è una Taranto che non perde il vizio: la cosa infastidisce. «Li vendono a prezzi stracciati - dice quasi urlando Blasi -: è capitato anche contro il Martina. Abbiamo trovato centocinquanta biglietti falsi e abbiamo sporto denuncia contro ignoti. Ma non è una strada possibile, non è un modo per continuare: facciamo sacrifici per ottenere risultati importanti, ma non possiamo ammazzarci a vicenda. Diamo un segnale di civilità: lamentiamoci se vediamo i portoghesi, rifiutiamo un biglietto falso. Se qualcuno non ha la possibilità preferiamo farlo entrare gratis piuttosto che farci prendere in giro». Il presidente conclude il suo sfogo con un appello: «Mi rivolgo a tutti: denunciate chi prova a vendervi un tagliando falso, ribelliamoci a questa vergogna. Perché chi entra con questi biglietti sa di fare del male al Taranto. Vigiliamo tutti: l'unica cosa buona rimasta in questa città non può essere rovinata così». di Fulvio Paglialunga01 dicembre 2006

Tornano Mancini e Ambrosi
Papagni scopre il Taranto. Fuori Danucci e Cammarata?

Il tourn-over solidale si è rivelato una preziosa miniera di informazioni per mister Papagni in vista della dura gara interna con la Salernitana in programma dopodomani. Il trainer rossoblù, infatti, ha fatto ruotare l’intera rosa a sua disposizione nei tre tempi rispettivamente di 31', 31' e 26': il primo ed il terzo sono stati disputati contro gli Allievi di Passariello; il secondo, invece, in famiglia. Ha lavorato a parte soltanto Mortari il quale, tuttavia, si sta riavviando il pieno recupero. Dovrebbe ritornare in campo mercoledì prossimo a Martina nel match di Coppa Italia. La formazione che dovrebbe iniziare la gara contro gli uomini di mister Novelli potrebbe presentare un paio di novità rispetto a quella scesa in campo a Teramo. A centrocampo Mancini dovrebbe rilevare Danucci (il carosinese deve ritrovare, nel più breve tempo possibile, smalto e brillantezza), mentre in avanti Ambrosi dovrebbe riprendersi la maglia di attaccante centrale. In tal caso il sacrificato sarebbe Cammarata. Il resto della formazione non dovrebbe riservare particolari novità. Questo, insomma, il probabile schieramento: Pinna; Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini; Toledo, Mancini, Cejas, De Liguori; Ambrosi, Deflorio. Nella prima frazione di gioco sono scesi in campo contro gli Allievi Faraon, Panini, Castroni, Prosperi, Colombini; Toledo, Cejas, Mancini, De Liguori; Ambrosi, Deflorio. Hanno segnato Formuso (un baby del '90, 16 gol sinora firmati) e Deflorio. Nella seconda frazione, in maglia verde c'erano Faraon, Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini; Panini, Danucci, De Liguori; Cammarata, Ambrosi, Deflorio. In casacca Blu, Pinna, Larosa, Silvestri, Castroni, Zito; Catania, Mancini, Cejas, Toledo; Pasca Piroli. L’unica rete è stata segnata da Cammarata. Infine nella terza frazione, sono stati schierati Lucaselli, Larosa, Cosenza, Caccavale, Zito; Silvestri, Danucci, Catania; Cammarata, Pasca, Piroli. Le tre reti portano la firma di Piroli, Silvestri, Zito.01 dicembre 2006

Chiusa la curva razzista del Psg

Domenica prossima, in occasione della gara tra Paris Saint Germain e Tolosa, la curva del Parco dei Principi occupata dai famigerati ultras Boulogne resterà vuota. Motivi di sicurezza. Lo hanno deciso la polizia e la Lega francese dopo i drammatici incidenti verificatisi al termine della sfida di Coppa Uefa del 23 novembre scorso tra Psg e Hapoel Tel Aviv, quando il tentaivo di linciaggio di un tifoso ebreo da parte degli hooligans di estrema destra del Psg finì con la morte di uno di loro, colpito dal proiettile di un poliziotto in borghese che tentava di difendere la vittima dell’aggressione. La curva più razzista di Francia resterà chiusa anche per gli abbonati fino a nuovo ordine e domenica allo stadio ci saranno 1200 agenti nel timore di vendette e nuovi scontri. Il presidente dei parigini, Alain Cayzac, accusato di rapporti ambigui con la tifoseria, ha accettato suo malgrado augurandosi che la curva riapra al più presto e sottolinenando che il Psg «non è un club fascista: non si possono punire 10mila tifosi per colpa di 500 xenofobi e antisemiti».01 dicembre 2006

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