Taranto fuori dalla coppa Poichè le gare di Coppa rischiano di annoiare, Taranto e Martina hanno pensato bene di prolungare il presunto pathos risolvendo tutto ai supplementari. Trenta minuti aggiuntivi, dopo il bis di 1-1 dello Iacovone, che hanno premiato i biancazzurri martinesi, più vogliosi e più smaniosi dei riottosi rossoblu, incapaci di cambiare passo per tutta la gara. Si dice spesso che, soprattutto a questi livelli, le partite infrasettimanali assomigliano più ad allenamenti che non a gare ufficiali. C'è da capire quanto potrà incidere moralmente questa sconfitta nelle menti e nelle gambe dei rossoblu in vista del delicato derby di domenica prossima contro il Foggia. Vincere aiuta a vincere e perdere non fa mai piacere. Il morale del Martina ha subìto certamente un'impennata e la prossima trasferta di Terni potrà essere affrontata con piglio buono. Papagni, tecnico del Taranto ha sgombrato i dubbi da qualsiasi contraccolpo negativo. Dobbiamo credergli, ma da giocatori che non hanno la fortuna o le qualità per ritagliarsi uno spazio tra l'undici titolare, ci saremmo attesi ben altra prestazione. Non è latitato l'impegno, ma quella intensità necessaria per fare emergere quella teorica superiorità tecnica.
Papagni non fa drammi Derby spento per i colori rossoblù. Papagni mastica amaro. Ciò nonostante riesce a trovare le parole per rendere meno dolorosa la bruciante sconfitta:
«Ce l’abbiamo messa tutta ma non siamo riusciti a qualificarci. Il terreno non al meglio delle sue condizioni, ci ha sfavoriti impedendoci di giocare la palla come sappiamo fare. L’aver schierato una formazione sperimentale ha prodotto molti squilibri. Per creare gioco in quantità, è necessario svolgere diversi allenamenti specifici. Se a tutto cià aggiungete la buona prova offerta dal Martina, il quadro è completo. Bisogna ammettere che la formazione biancazzurra ha meritato il superamento del turno». Storce il muso il trainer rossoblù allorchè considera le due ore di gioco:
«I tempi supplementari ci hanno nuociuto. La mezzora di gioco in più disputata non agevola il recupero. Cammarata e Zito si erano allenati anche in mattinata (ieri, n.d.r.).
Danucci avrebbe dovuto giocare per un’ora al massimo ed invece è stato in campo per due. Ma anche il resto del gruppo è stato costretto a lavorare di più. A fine partita parecchi hanno accusato dei problemi muscolari. Speriamo che non si tratti di nulla di preoccupante. A questo punto dovremo riprogrammare il lavoro». Papagni pensa positivo per quanto riguarda l’impegno profuso da coloro che sono scesi in campo. Sul futuro è categorico: «Se volete fare il processo alla squadra per questa sconfitta, fatelo pure; ma sappiate che domenica contro il Foggia scenderà in campo un Taranto fortemente determinato a far sua la posta in palio». Silvestri, in qualità di capitano, sparge tranquillità:
«Siamo fortemente rammaricati per questo passo falso, ma dovete capirci. Il terreno, non era dei migliori, tutt'altro. Il Martina era determinato a ribaltare il punteggio negativo dell’andata. L’intesa era precaria. Un conto è fare le partitelle d’allenamento durante la settimana, un altro è affrontare un duro impegno di Coppa Italia o di campionato. Dopo i tempi regolamentari eravamo stanchi. Avevamo decisamente speso troppo. Il Martina, invece, era visibilmente più reattivo ed ha vinto l’incontro sia pure in maniera
rocambolesca». Cammarata: «Il gol, purtroppo, non è servito a niente perchè siamo stati estromessi dalla Coppa Italia. Sono solo contento per me. Mi dà una buona carica per continuare ad allenarmi ed a prepararmi. Sì, lo ammetto: è stato una bella rete». Oggi partitella allo “Iacovone-B” contro gli Allievi.
di Giuseppe Dimito
Papagni, maestro di equilibrio Aldo Papagni si sarà anche meravigliato quando ha ricevuto l'invito a partecipare come relatore al convegno “Bilancio sociale, l'economia condivisa” promosso dalla Banca di Credito Cooperativo di San Marzano di San Giuseppe. Lo ha ammesso anch'egli al principio della sua relazione.
«Sono l'allenatore del Taranto, non avrei i titoli per essere qui».
Prima di accorgersi che la sua presenza non è casuale. Che nel sociale, il tecnico biscegliese si muove con fare appropriato. Perchè le sue esperienze possono illuminare e trovare punti di contatto anche con il mondo bancario, avvicinato attraverso metafore che fanno presa. Aldo Papagni, oltre a fare l'allenatore di pallone, è insegnante di sostegno per diversamente abili. Ha mosso i primi passi come allenatore proprio nel Don Uva Bisceglie, società che ha tratto la dicitura dal prezioso centro di riabilitazione. Ha fornito la sua opera al servizio dell'Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), della Uisp (Unione Italiana Sport per Tutti), del Ministero di Grazia e Giustizia attraverso piani di recuperi per ragazzi con reati penali.
Taranto a caccia dei quarti Il Taranto è chiamato a sostenere allo "Iacovone" due derby importanti. Il primo, questo pomeriggio (ore 14,30) contro il Martina. In palio c'è la qualificazione ai quarti di finale della Coppa Italia in programma il 17 ed il 31 gennaio prossimi contro la vincente Lucchese-San Marino che inizierà alle ore 17. Il risultato della gara disputata in Romagna è di 1-0 per i toscani. Il secondo derby si giocherà domenica prossima contro il Foggia per la penultima giornata di campionato: in palio c'è l’avvicinamento alla zona-oro (la vetta). Papagni, saggiamente, diversifica gli uomini. Nel pomeriggio farà scendere in campo coloro che, finora, hanno incamerato meno minuti durante la stagione regolare. Domenica, invece, darà spazio al resto del gruppo. Il punteggio di partenza,1-1, è favorevole al Taranto. Gli basterà pareggiare per 0-0 per passare il turno. I prezzi dei biglietti sono di 5 euro in curva, 7 in gradinata e 10 in tribuna. Papagni invita i suoi a non soffermarsi troppo sul punteggio positivo del “Tursi” perchè in tal maniera potrebbero condizionarsi psicologicamente. Ha convocato 19 giocatori, di cui due baby, il 17enne centrocampista offensivo Maiorino, tarantino di Paolo VI e la punta centrale Formuso, 16 anni, di Grottaglie. Entrambi sono in forza alla squadra Allievi di mister Passariello. Tempi supplementari ed eventuali rigori si potrebbero avere solo in caso di parità per 1-1. Ogni altro risultato di pareggio o, meglio, la vittoria con qualsiasi punteggio consentirebbe ai rossoblù di passare ai quarti. Il Martina dovrà vincere per tagliare analogo traguardo. Per quanto riguarda la formazione in porta giocherà Faraon (finora il portiere rossoblù si è ben comportato). La linea difensiva dovrebbe comprendere Mortari a destra, Prosperi a sinistra, il duo Castroni-Panini centrale. In mezzo al campo Catania e Malagnino potrebbero essere i due esterni, Silvestri e Danucci, invece, giocheranno centralmente con il duplice compito di rompere le azioni martinesi e di far ripartire le proprie. Pasca e Piroli, infine, dovrebbero essere gli attaccanti di riferimento. In panchina Pinna, Larosa, Vetrugno, Mancini, Zito, Cammarata, Maiorino o Formuso. Lunedì mattina c'è stata una riunione in Prefettura nel corso del quale il comandante dei Vigili del Fuoco, De Lucia, avrebbe lamentato al Questore Introcaso ed al Prefetto Alecci la mancanza dei pagamenti da parte del Taranto del contributo (500 euro a gara) per il servizio svolto dai suoi uomini sia in Coppa Italia che in campionato. C'era pure Vittorio Galigani il quale ieri sera ha detto: «Il Taranto non ha debiti con nessuno. Non solo abbiamo finora regolarmente pagato i Vigili del Fuoco, quanto abbiamo anticipato la cifra per il prossimo derby con il Foggia». di Giuseppe Dimito
Quando è necessario sporcarsi la faccia Eliminando gli eccessi verbali: qualcosa da rivedere c’è. Logico: altrimenti la partita avrebbe avuto il suo esito naturale senza tradursi in una affannosa rincorsa, senza ridursi a un pareggio sicuramente discutibile e forse già troppo discusso. Allora individuare quello che il Taranto deve correggere è più utile che picconare tutto, smontare le fondamenta, condizionare l’umore, rimescolare il dibattito fino a renderlo torbido. Non è tutto sbagliato nella trasferta di Ancona: non è malfatta la tattica e non sono scorrette le scelte iniziali (lo dicono lunghi momenti di predominio, gol a parte), non sono illogiche le sostituzioni (lo testimonia la scossa finale e il gol di un rincalzo). C’è, però, qualcosa che ha impedito che tutto avesse una autentica funzionalità, che l’occupazione del campo diventasse prevaricazione, che il volume di gioco trovasse la sua sintesi nei gol. Difetto antico, che quando il risultato non arride o la prestazione non aderisce alla resa si presenta con imbarazzante maestosità: il Taranto, troppe volte, non ha la cattiveria che serve, non ha la prepotenza necessaria per forzare la partita. Esagera con l’eleganza, cercando un calcio troppo pulito, senza sporcarsi la faccia, come invece serve per reclamare il diritto di essere grande in questa categoria, come è utile per prendersi la partita anche in piccoli morsi furtivi. E’ l’immagine del calcio sincronizzato che ritorna: se tutti i movimenti funzionano, se i numeri riescono, se lo stile è apprezzabile, non c’è un giudice che vota e la platea che applaude. C’è solo il gol, che decide chi vince. E il gol presuppone un tiro, un affondo, dimenticandosi della mossa seducente. E’ questa la leggerezza mentale, il motivo che spinge a prendere in prestito un’intelligente osservazione arrivata in tempo reale: Ancona-Taranto, nel primo tempo, sembrava un’amichevole di luglio tra una squadra di B e una di A. Partite in cui la squadra di A si esercita cercando di fare qualcosa di affascinante, senza preoccuparsi del risultato e la squadra di B ci mette tutto per fare bella figura con mezzi inferiori. Era la frazione in cui il gruppo di Papagni avrebbe dovuto scavare il solco, rendendolo invalicabile per tutta la partita. E’, invece, la porzione di gara in cui il Taranto ha preferito sentirsi troppo forte ed esagerare, in cui, piuttosto che ferire l’avversario, gli ha concesso distrazioni, passaggi in eccesso e errori di misura. Non è, però, neanche un’analisi completa quella che si ferma sui difetti caratteriali, sulla strisciante supponenza tecnica. C’è, anche, qualcosa che ad Ancona ha interrotto spesso il flusso della manovra: è mancato il lavoro delle punte, non sono stati coincidenti i tempi del possesso di un attaccante con l’inserimento di un esterno, non c’è stata possibilità di salire in modo collettivo. Non è un caso: il Taranto è stato più pericoloso quando ha avuto paura di perdere e ci ha messo rabbia. E quando ha schierato Cammarata che ha dato densità alla manovra in zona alta, regalando addirittura nella fase finale la possibilità di vincere. Materiale per le riflessioni di Papagni. E anche per le riflessioni della squadra. Che deve distinguere le partite dalle esibizioni. Queste sono partite. E quando non si vince partono i cori dei mugugni. Talvolta anche eccessivamente rumorosi. di Fulvio Paglialunga
Ora serve equilibrio Ogni squadra ha diritto alla sua razione di difficoltà. Anche il Taranto degli ultimi tempi. Il Taranto supponente col Martina (partita vinta). Il Taranto inespresso di Teramo (partita persa). Il Taranto svagato con la Salernitana (partita vinta). Il Taranto incompiuto di Ancona (partita pareggiata). A mettere insieme le abulie e gli smarrimenti, legandoli al filo di un unico affanno, si può sostenere la tesi che la squadra stia attraversando, senza forse rendersene perfettamente conto, un periodo involutivo. Un momento in cui si smette di crescere e si arretra sul piano della consapevolezza. È una situazione ricorrente: prima o poi la vivono tutte le squadre, anche le più attrezzate (e resta il caso del Taranto). Se, però, tiriamo la somma dei punti conquistati (7 su 12), la conclusione potrebbe essere diversa. L’allarme, in parte, rientra. Perché, al di là dei patemi diffusi, una resa esiste. C’è ancora e tiene in piedi una classifica lusinghiera. Allora la tesi sostenibile diventa un’altra. È possibile che il Taranto di quest’ultimo scorcio di campionato, oltre a soffrire l’agonismo duro e grigio degli avversari di turno, stia anche lottando con i propri limiti. Abbia, cioè, ingaggiato con la parte più vulnerabile di se stesso - del suo essere gruppo e del suo sentirsi squadra - la battaglia finale. La battaglia che porterà, se vinta, all’eliminazione dei vizi e dei fronzoli, delle incongruenze e dei ghirigori, delle astensioni e dei leziosimi. E che potrebbe condurre al Taranto definitivo. Ovvero, ad un progetto stabile di squadra. Che cosa rende stabile un progetto? Non l’immutabilità del modulo, che sarebbe, semmai, un chiaro limite. E che, in ogni caso, non rappresenta il tratto identificante di una squadra. Ma la compiutezza del gioco. L’armonia dei movimenti, la corretta esecuzione delle due fasi (possesso e non possesso), la memoria degli schemi, la tensione realizzativa. Se si ottiene tutto questo, il gioco sgorga, la manovra trova puntuale compimento e il modulo diventa quasi accessorio. Il Taranto di Ancona è mancato proprio nel completamento dell’azione. Il passaggio dalla costruzione alla finalizzazione ha, infatti, denunciato l’occasionale (?) insipienza degli attaccanti, spesso impegnati a fare il medesimo movimento, oppure inspiegabilmente fermi. Ambrosi e Deflorio hanno così reso vano lo sviluppo delle trame più interessanti, rallentando l’azione o perdendo palla. Hanno impedito che la manovra defluisse in profondità, azzoppando ogni proposta articolata. L’impalpabile collaborazione delle punte ha tenuto il Taranto lontano dal gol nella frazione iniziale. La voglia di non soccombere e il contributo di vitalità garantito da alcune correzioni in corsa (Zito per Cejas, Cammarata per Deflorio) hanno, invece, consentito al Taranto di riacciuffare il pareggio nella ripresa. Ma il Taranto di Ancona non è il peggior Taranto della stagione. Nessuno può sostenerlo, nemmeno il presidente Blasi. Semplicemente perché non è così. La partita non ha detto questo. Ha detto, semmai, altre cose. Ha detto, per esempio, che praticità e convinzione fanno spesso difetto a questa squadra. Ha detto che al campionato di Mancini sarebbe opportuno dare continuità. Che forse Cammarata merita un minutaggio superiore a quello sinora assicuratogli da Papagni. E che sulle qualità di Zito vale la pena investire. Questo ha detto la partita di Teramo e di questo converrebbe tener conto, preparando il derby col Foggia. Senza strappi, senza forzature e senza arroccamenti. Con equilibrio e con senso di responsabilità. di Lorenzo D'Alò
Blasi apre il dibattito Papagni: «Nessuna polemica»
Colombini difende il Taranto L'occasione sprecata e le dichiarazioni sibilline del presidente Blasi. La voglia di soffermarsi a visionare gli errori commessi e la necessità di ripartire in vista dei prossimi impegni (con il Martina in Coppa Italia e con il Foggia in campionato). E' stato un lunedì atipico per il Taranto, rientrato dalle Marche con le pesanti dichiarazioni del massimo dirigente sulle spalle.
«Il risultato? Per me vale quanto una sconfitta - ha commentato il massimo dirigente negli spogliatoi del "Conero" -.
Ho visto una squadra priva di grinta, superficiale. Non possiamo permetterci di assumere questo atteggiamento. Papagni allena un organico importante e non è accettabile giocare con l’Ancona puntando al pareggio». La frecciata non è stata raccolta dal tecnico che, con l’ormai collaudata abilità assunta nel dribblare le velenose insinuazioni presidenziali e dei mass-media, ha preferito parlare di
«episodi sfortunati e di buona reazione della squadra che ha sempre creduto di poter recuperare lo svantaggio». E se a caldo Ambrosi e Caccavale hanno diplomaticamente accettato le dichiarazioni di Blasi, il giorno dopo è Francesco Colombini a tornare sull'argomento:
«Il presidente è schietto, dice sempre ciò che pensa. Può farlo, non dimentichiamo l’incarico che riveste. Ma tutta la squadra ha la coscienza pulita, l’impegno profuso è stato massimo. Alla fine abbiamo conquistato un punto che non disprezzerei per l’andamento che aveva assunto la partita». Dal primo tempo del Taranto è emersa una supremazia territoriale frenata dalla scarsa propensione al movimento dei due attaccanti e bruscamente interrotta dalla giocata di Borgese.
«Nelle ultime trasferte ci sta capitando spesso di subire reti incredibili - ha proseguito il difensore toscano -
che, inevitabilmente, mutano i nostri programmi. Stavamo giocando bene, e anche dopo il gol abbiamo avuto due nitide occasioni per pareggiare. L’Ancona era scesa in campo con un atteggiamento abbastanza rinunciatario
(cinque centrocampisti e un solo attaccante, ndr) e dopo il gol ha bloccato le nostre fonti di gioco». Il terzo stop consecutivo del Ravenna e lo stentato pareggio acciuffato dal Foggia - contro i rossoneri mancherà Caccavale, in odore di squalifica - fanno nascere un pizzico di rammarico per le occasioni sprecate.
«C'è amarezza per i due punti persi a Lanciano. Per il resto non abbiamo nulla da rimproverarci. Ci apprestiamo ad affrontare i prossimi tre impegni con grande concentrazione e consapevoli di poter ambire ad un traguardo importante».
Un Taranto incompiuto Quando evapora il sospiro di sollievo si capisce che il Taranto non ha fatto tutto. Che ha lasciato qualcosa di incompiuto: sprecando la differenza di qualità, lasciando scorrere i momenti di predominio, tenendo colpevolmente in vita una gara palesemente sbilanciata. E che, quindi, deve accontentarsi: il pareggio arriva in rimonta, in una partita che ne contiene troppe per essere sintetizzata. Ondeggia in modo sbilenco, senza trovare mai una regolarità tra la produzione di gioco in campo e la resa. Il punto ottenuto, fatalmente, è un demerito del Taranto piuttosto che un merito dell'Ancona. E' l'omaggio allo spreco, non delle occasioni (poche, considerando i pericoli reali) ma del gioco (in alcuni momenti anche troppo).
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
PINNA - Non ci sono colpe sul gol, perché il tiro di Borgese ha un effetto strano. Sull’unico intervento a cui è chiamato si fa trovare, parando il tiro di Teodorani. Trasmette sicurezza ai compagni: 6
L'1-1 fa arrabbiare Blasi
Espressione corrucciata, volto tirato, parole chiare, che non cercano scorciatoie ed esprimono la delusione del dopo-gara. A Gigi Blasi, presidente del Taranto, il pareggio con l'Ancona non è piaciuto neanche un po'.
Il Taranto non graffia Pari il risultato, impari il giudizio. Perché la partita non è una. Ce ne sono tante e il Taranto che le attraversa non sembra mai lo stesso. C’è la squadra che domina con morbidezza, disegnando trame leggere sul prato del "Conero". Una supremazia di gioco che, però, non si traduce in pericolosità. Resta sempre sottintesa. C’è la squadra che incassa il gol e nella reazione immediata lascia intuire ciò che intralcia l’azione offensiva: la staticità delle punte. Il loro improbabile apporto. Ambrosi e Deflorio non consentono il completamento della manovra (movimenti sbagliati, letture ritardate). C’è, poi, la squadra che cerca il pareggio con maggiore ostinazione. E’ meno logica, ma più convinta. E c’è, infine, la squadra che arriva dove non sembra più possibile: al gol. Beneficiando dell’uomo in più (espulso Micallo) e di spazi provvidenzialmente più generosi. Alla fine l’esito è pertinente. Qui il Taranto doveva vincere, avendone i mezzi e le intenzioni. Qui il Taranto ha rischiato di perdere, non essendo sempre all’altezza delle sue potenzialità. O un po’ sotto, o un po’ sopra. E dunque spesso fuori misura. Incapace di trovare una funzionalità prolungata. Ad ogni Taranto manca qualcosa. Ecco perché non può vincere. Ecco perché avrebbe potuto perdere. Ecco perché, al culmine della fatica, riesce almeno a mettere un punto sotto i denti, mantenendo il quarto posto in classifica. E’ comunque tempo che il Taranto viva le sue partite con maggiore rigore e con superiore ferocia. E che riesca a coniugare desideri irrefrenabili (il gusto della giocata, la bellezza della trama) e necessaria risolutezza (il senso dell’agguato, la giusta cattiveria). Solo così potrà rendere evidente la sua diversità. Solo così potrà avere una forma precisa e una lingua chiara. Solo così riuscirà a rimanere sempre in contatto con la sua forza, senza perdere aderenza, senza disperdere energie. All’Ancona bastano un gol irripetibile (Borgese) e un’orgogliosa attività di presidio per annullare il gap tecnico che lo separa dal Taranto. Alla squadra di Papagni servono uno sforzo supplementare e il sinistro bollente di un panchinaro (Zito) per riacciuffare il pareggio. La successione degli avvenimenti è sintomatica. Perché fotografa la dinamica del confronto, dando una dimensione temporale agli affanni e alle urgenze del Taranto. L’approccio alla partita non è sbagliato. Il Taranto comincia con una buona gamba e una rassicurante brillantezza. Le mosse di Papagni sono quelle previste. C’è Larosa in difesa (quarto a destra). E c’è Mancini a completare il terzetto di un centrocampo che lascia a Toledo la libertà di galleggiare largo tra le linee. L’Ancona è 4-1-4-1 (non c’è Mendil). Una sola punta di ruolo (Docente) e una mediana ad alta densità di uomini. Il Taranto gioca meglio, ma il suo dominio è sterile. L’Ancona tampona e riparte, approfittando spesso degli errori in disimpegno dei centrocampisti tarantini. E da u n’entrata maldestra di Cejas nasce il gol marchigiano. Il pallone lo cattura Borgese che, col corpo sbilanciato, calcia di collo-esterno destro, sorprendendo con una parabola stranissima l’incolpevole Pinna (23’). La replica del Taranto è pronta. Toledo si allunga sulla sinistra, semina avversari, si accentra e offre a Mancini la palla del possibile pareggio. Ma la conclusione non è felice (24’). L’Ancona non si spaventa. Teodorani impegna Pinna con una rasoiata di sinistro
Le pagelle di Lorenzo D'Alò
PINNA 6 - Non può fare molto sul tiro di Borgese che s’incurva innaturalmente. E’ pronto sul sinistro basso di Teodorani.
Quarto pareggio fuori casa Quarto pareggio in trasferta per il Taranto; anche stavolta pari in rimonta come nelle precedenti occasioni: 5ª giornata 1-1 a Lanciano con la rete di Paniccia al 46' ed il pareggio rossoblù con l’autogol di Mariscoli all’84'; 7ª giornata 1-1 a Gallipoli: segnano i salentini con Clemente al 55' poi pareggia Ambrosi al 77'; 9ª giornata 3-3 a San Marino con gli ionici alla doppia rimonta, prima dal 2-0 al 2-2 e poi dal 3-2 al 3-3 (a segno Abate, Villa, Ambrosi per il Taranto con una doppietta, D’Angelo e definitivo 3-3 con l’autogol del sanmarinese Di Maio al 90'); infine l’1-1 ad Ancona (reti di Borghese al 24' e pareggio di Zito all’83').
Blasi: «È quasi una sconfitta» Lo stentato pareggio di Ancona certifica, in sede di commento, la frattura tra il presidente del Taranto Blasi e la squadra. O meglio, tra il patron e i giocatori scesi in campo al "Conero" più mister Papagni. Quest’ultimo, con molta diplomazia, tronca con un secco no comment - ai microfoni di Studio 100 sat - la tirata del presidente contro un risultato «che ha il sapore di una sconfitta» generato da un Taranto «privo di nerbo, grinta, agonismo e cattiveria». I giocatori, invece, oscillano tra il politicamente corretto di Caccavale: «Si sa, il presidente vuol sempre vincere», e il muso duro di Ambrosi: «Bisogna vedere cosa significa cattiveria»; fino alla sintesi di Vincenzino De Liguori, migliore in campo, migliore soprattutto in un centrocampo ieri naufrago di idee: «Non abbiamo nulla da rimproverarci. E’mancata la cattiveria? Diciamo così». Se poi quest’ultima, sibillina, frase del giocatore rossoblu l’accostiamo ad un’altro proiettile sparato da Blasi verso lo spogliatoio: «Se fanno un esame di coscienza sanno cos’è successo oggi», ecco che la radiografia di Ancona-Taranto presenta macchie diffuse: metastasi di un male oscuro affiorato subito dopo Perugia, la partita "perfetta", il picco, l’apogeo, di una squadra, ultimamente, dal gioco declinante (ma guai a dire che il re è nudo). Perché le vittorie, alla lunga, hanno un senso se sorrette dal gioco. E invece, ieri, ancora una volta - da Teramo alle partite interne, più indizi fanno una prova -, era il centrocampo tarantino a stentare e quello dell’Ancona a volare; era l’attacco tarantino a restare a terra e quello dell’Ancona a pungere; era la difesa tarantina a "ballare" e quella anconetana a murare le velleità rossoblu: fino all’espulsione di Micallo e al gol di Zito, un piccolo gioiello che fa ancor più schiumare di rabbia Blasi: «Vedete Zito, ragazzo che ha mostrato voglia e determinazione? Ripeto: il male più grande del Taranto è proprio questa abulia, questa scarsa convinzione, questa sufficienza con la quale si affrontano squadre che, tecnicamente, sono inferioria noi. Abbiamo un organico che punta ai playoff, alla serie B. Abbiamo un gruppo all’altezza. Bisogna mettere incampo una squadra che ha voglia di vincere. Papagni deve mettere in campo una squadra che ha voglia di vincere. In campo non possono scendere uomini che dicono: oggi non mi va!. Il Taranto era spento. Così non andiamo da nessuna parte». Il pessimismo di Blasi fonda le sue ragioni sulla fine dell’epopea del turnover solidale in cui mister Papagni ha fuso tutta la sua sapienza calcistica, dando robusti cardini della sua dottrina. Di quel turnover solidale restano alcune certezze paradossali. Basta solo un esempio: Ambrosi e Deflorio mostrano, ultimamente, limiti nel fraseggio col centrocampo e ciò si traduce in un inaridimento della vena offensiva. Meglio garantire un pizzico di freschezza, meglio avere fissa in testa l’idea che Cammarata e Zito (non a caso coloro i quali hanno confezionato ieri il pareggio) partano titolari. E Papagni? Non ha lesinato l’ormai consueta litania: «La nostra? E’ stata una prova di carattere. Abbiam beccato gol su un tiro jolly, immeritatamente. Abbiamo reagito senza concretizzare, ma nel secondo tempo abbiamo creduto nella rimonta, raggiunta meritatamente. Questo campionato è fuori dalla norma, rimaniamo sempre tra le prime cinque sempre con umiltà e determinazione. E da domani (oggi, ndr) pensiamo al derby col Foggia». Intanto il male oscuro scava cunicoli pronto a balzare nuovamente in groppa ai rossoblu nel momento che riterrà più propizio. Tra Foggia, Avellino e Ravenna c’è l’imbarazzo della scelta. A meno che la squadra non saprà sorprenderci. Allora staremo lì a recitare il mea culpa. E a raccontare una resurrezione. Che, nel calcio, ci sta sempre bene. di Fulvio Colucci
Rapina ad Ancona, arrestati tre tifosi Arrivati ad Ancona fanno razzia di torroni, salami al cioccolato e bottiglie di spumante: una refurtiva squisitamente natalizia. Arrestati. Il sentore che la loro presenza potesse creare qualche problema già c'era. Tanto che alcune volanti della polizia si erano posizionate, nel caso si rendesse necessario il loro intervento, nei dintorni di piazza Rosselli. Quaranta tifosi del Taranto sono arrivati ieri mattina in treno per la partita con l'Ancona. In tre sono stati arrestati con l'accusa di rapina impropria, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Altri due sono riusciti a fuggire prima dell'arrivo della polizia. Erano circa le 7 quando è arrivata la prima segnalazione. I tre, due 24enni ed un 23enne, avevano appena consumato al bar San Marco senza pagare. Da piazza Rosselli, si sono diretti poi verso corso Carlo Alberto, saccheggiando la pasticceria Maurizio. E infine, in piazza Ugo Bassi, la seconda razzia. Quella alla pasticceria Franco. Il bottino? Quindici bottiglie di spumante, torroni, panettoni e salami al cioccolato. Alla vista della polizia i tifosi se la sono data a gambe levate. E la loro corsa è proseguita fino a Vallemiano, dove sono stati raggiunti. I tre hanno opposto una feroce resistenza, tanto che due poliziotti sono finiti al pronto soccorso. Prognosi: 7 giorni. I tre sono stati condotti in carcere.
Taranto, ora serve continuità E' una strettoia obbligata quella che il Taranto cercherà di attraversare ad Ancona senza inciampare, mantenendo il passo "da grande" che lo ha portato a piazzarsi a ridosso del terzetto di vetta (Ravenna, Foggia, Avellino). Il confronto nasce minato dalle nuove incertezze dei padroni di casa (sconfitti a Giulianova dopo cinque risultati utili) e dai cali di tenuta accusati dai rossoblù nelle ultime tre giornate (tre reti subite nei primi minuti della ripresa). C'è una squadra (Ancona) che punta alla salvezza e che può contare un discreto bagaglio tecnico parzialmente inespresso. Ed un avversario (Taranto) dotato di maggiore qualità a caccia di conferme in vista del «trittico» che, in meno di un mese, lo porrà di fronte alle prime della classe. E’ da questi presupposti che emerge un confronto insidioso, privo di punti fermi. «Dobbiamo aggredire la classifica», ha dichiarato in settimana Ciro Danucci, sottolineando quanto sia importante dare continuità ai risultati per disputare una stagione di vertice. Papagni ha abituato a non fornire certezze fino alla vigilia della partita, ma questa volta sembrano esserci pochi dubbi. Mancherà Prosperi (squalificato), dovrebbe rimpiazzarlo Larosa. A completare il pacchetto ci saranno Caccavale, Cosenza e Colombini. L’altra variazione potrebbe prevedere l’inserimento di Mancini al posto di Catania, suturando una linea mediana con Cejas piazzato davanti alla difesa e De Liguori sul centro-sinistra. Toledo partirà alle spalle dei due
Taranto mai vittorioso Il Taranto non ha mai vinto ad Ancona; in 8 precedenti di campionato si contano 4 vittorie dei marchigiani ed altrettanti pareggi.
Papagni ha pochi dubbi Qualcosa, nel Taranto, sembra cambiato. E' appena percettibile, ma è un cambiamento significativo: la ricchezza dell'organico sembra essersi stabilizzata, almeno per adesso. E sembra, in questo momento, che in discussione non ci sia più l'assetto, ma che si cerchi solo di adeguare la scelta degli uomini alla funzionalità che si richiede ai movimenti memorizzati. Papagni, forse, ha trovato una forma più stabile e vuole seguirla. Poggiando comunque molte delle sue convinzioni sul 4-4-2, modulo che ha già prodotto fortune durante la scorsa stagione e che sta garantendo ottimi frutti anche in questa porzione di campionato. Perché non è, questo, il momento di ulteriori variazioni d'impianto: ci sono giocatori che devono ritrovare il passo e altri che stavano subendo le variazioni. Meglio fermarsi, evitando anche un falso problema. Perché, qualunque sia stato il modulo, Papagni quasi mai ha previsto movimenti completamente diversi, rivoluzioni tali da distrarre i giocatori.
Ancona indecifrabile Aldo Papagni ha letto i dati statistici, ha visionato l’Ancona in videocassetta e ha concluso: «Dobbiamo pensare che, fino a domenica scorsa, era una delle squadre più in forma del campionato». Considerando che l’obiettivo stagionale dei dorici è la permanenza in terza serie, il ragionamento del tecnico rossoblù risulta più che logico. Perché prima di inciampare sul campo del fanalino di coda Giulianova, i biancorossi avevano raccolto 11 punti in 5 gare (3 vittorie e 2 pareggi). Uno score di tutto rispetto considerando il bottino delle prime 8 giornate (4 punti) che aveva seriamente messo in pericolo la panchina di Monaco. Il trainer marchigiano gode dell’appoggio del patron Sergio Schiavoni, mentre il presidente Franco Fedeli lo avrebbe voluto rimpiazzare già qualche mese fa (insieme a tutta l’area tecnica). Chiari sintomi di una situazione societaria ben poco chiara che, inevitabilmente, ha influito sull’avvio difficile di stagione. L’organico allestito dal diesse Marcaccio ha un’età media piuttosto bassa, ma può contare su diversi elementi con un passato importante anche in serie cadetta. E’ il caso del capitano Teodorani (213 presenze in B con le casacche di Cesena, Castel di Sangro e Arezzo), del brasiliano Anderson (a Giulianova ha subito la frattura di una costola, non ci sarà), dell’attaccante Mendil (dovrebbe rientrare dopo due settimane). Ma i numeri descrivono una squadra dal potenziale ancora parzialmente inespresso che si ritrova a lottare nei bassi fondi della classifica (la zona salvezza distante appena due punti). Tatticamente il tecnico brindisino predilige un 4-4-2 imperniato sulle qualità atletiche dei due mediani (ma poco abili in fase di possesso) e sugli slanci dei due esterni pronti a rifornire soprattutto con cross dal fondo gli attaccanti. Al "Del Conero" mancheranno Anderson e Bocchini (squalificato). Monaco ha già scelto i due sostituti, mentre nutre qualche dubbio ancora sul portiere da utilizzare. Davanti a Farelli (è in vantaggio sul rientrante Morello), la linea difensiva sarà composta da Masiero, Sgarra, Langella ed Esposito. Gli interni di centrocampo saranno Cichella e Ceccobelli (segnò al Taranto nella finale playout di andata con la Fermana), con Teodorani e Rizzato che sutureranno il reparto sulle corsie laterali. In attacco, al fianco di Docente, dovrebbe giocare il francese Mendil. In alternativa è pronto Mortelliti, con il giovane albanese Rrudho, finito già sui taccuini di alcune società di serie A, che partirà dalla panchina insieme all’ex Micallo. di Fabio Di Todaro
Taranto, missione nelle Marche E’ oramai vigilia di Ancona-Taranto, gara valida per la terz’ultima giornata d’andata della C1. La quart’ultima in classifica (l’Ancona) ospita la quarta (il Taranto). La distanza potrebbe sembrare abissale. Ma, di fatto, soltanto 10 punti separano le due formazioni. Senza dimenticare che la squadra dorica è in forte ascesa: lo stop patito a Giulianova va archiviato e considerato come il classico incidente di percorso. Oltretutto il gol-sconfitta è giunto dopo soli 3’ di gioco. Caccavale e soci, dunque, sono avvisati: domani si ritroveranno una formazione che avrà come unico obiettivo il riscatto dell’inopinata sconfitta in terra abruzzese. Per riprendere il fecondo cammino dei precedenti 5 incontri (11 punti incamerati) e battere una delle formazioni più accreditate alla disputa dei play-off per la promozione in serie B. Ieri mattina la squadra ha disputato la penultima seduta settimanale dopodicchè è salita sul pullman che l’ha portata a San Benedetto del Tronto, tappa intermedia. In mattinata Papagni farà disputare la rifinitura prima di riprendere il cammino verso Ancona. I convocati sono 22. A casa sono rimasti Malagnino e Castroni. C’è Mortari che è in netta ripresa come ha evidenziato la prova offerta in Coppa
Taranto, prove di 3-4-3 Per Aldo Papagni il 3-4-3 è più che una tentazione tattica. È il suo modo di intendere il calcio. Il trainer rossoblù, infatti, ama dare spazio e vigore alle giocate offensive piuttosto che vedere la propria squadra difendersi e soffrire per gli attacchi portati dalla formazione avversaria. Approfittando anche della indisponibilità di coloro che avevano preso parte al match di Coppa Italia a Martina Franca, ieri pomeriggio ha riproposto il 3-4-3 nella partitella disputata contro la balda formazione degli Allievi, ben allenata da mister Passariello, rinforzata dagli innesti di Pinna, Larosa, Panini e Mancini. La formazione titolare era così composta: Muscato (il portiere degli Allievi), Cosenza, Caccavale, Colombini; Catania, Cejas, De Liguori, Toledo; Cammarata, Ambrosi e Deflorio. Il galoppo, durato 49’, è terminato 2-2. Per i titolari hanno segnato Deflorio ed Ambrosi su rigore; per i babies Maiorino e Formuso. A metà tempo ha invertito i due esterni spostando Toledo a destra e Catania a sinistra. Ma il 3-4-3 è stato soltato l’ennesimo esperimento infrasettimanale. Per decidere la formazione da mandare in campo ad Ancona dopodomani, Papagni dovrà trarre le somme fra le indicazioni piovutegli dalla gara di Coppa Italia a Martina con quelle giuntegli dal galoppo di ieri pomeriggio. La scelta non è facile. Intanto c’è da sostituire Prosperi, appiedato per un turno dal giudice sportivo. Il candidato più accreditato sembra Larosa, autore a Martina di un bel gol di testa. In tal caso Cosenza si sposterebbe in mezzo al fianco di Caccavale. In alternativa ci sono Panini e Mortari. Dinanzi a Pinna, dunque, dovrebbero giocare Larosa, Cosenza, Caccavale, Colombini. A centrocampo le scelte sembrano scontate: Catania, Cejas, De Liguori, Toledo. Conoscendo Papagni (riserva sempre una sorpresa quando comunica all’arbitro l’undici che inizia la partita), tuttavia, ci potrebbe essere l’inserimento di Danucci o Mancini con l’esclusione di uno dei due esterni. In avanti, invece, la coppia Ambrosi-Deflorio sembra non avere alternative. La trasferta di Ancona presenta molte insidie. La formazione dorica è in netta ripresa. La sconfitta di Giulianova non fa testo. Nelle precedenti cinque partite, infatti, ha incamerato ben 11 punti, di cui 7 sul terreno amico. Il capocannoniere è Mendil (4 centri), ma bisogna stare attenti a Docente (2 gol). Stamane è in programma la penultima seduta settimanale. Subito dopo la comitiva salirà sul pullman per San Benedetto del Tronto, prima tappa di avvicinamento ad Ancona. Sabato mattina ci sarà la rifinitura e, poi, trasferimento nel capoluogo marchigiano. di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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