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Taranto fuori dalla coppa
I biancazzurri prevalgono ai supplementari e accedono agli ottavi. Decisiva una rete di Minorelli. L'1-1 dei regolamentari si era chiuso con i gol di Gambuzza e Cammarata

Poichè le gare di Coppa rischiano di annoiare, Taranto e Martina hanno pensato bene di prolungare il presunto pathos risolvendo tutto ai supplementari. Trenta minuti aggiuntivi, dopo il bis di 1-1 dello Iacovone, che hanno premiato i biancazzurri martinesi, più vogliosi e più smaniosi dei riottosi rossoblu, incapaci di cambiare passo per tutta la gara. Si dice spesso che, soprattutto a questi livelli, le partite infrasettimanali assomigliano più ad allenamenti che non a gare ufficiali. C'è da capire quanto potrà incidere moralmente questa sconfitta nelle menti e nelle gambe dei rossoblu in vista del delicato derby di domenica prossima contro il Foggia. Vincere aiuta a vincere e perdere non fa mai piacere. Il morale del Martina ha subìto certamente un'impennata e la prossima trasferta di Terni potrà essere affrontata con piglio buono. Papagni, tecnico del Taranto ha sgombrato i dubbi da qualsiasi contraccolpo negativo. Dobbiamo credergli, ma da giocatori che non hanno la fortuna o le qualità per ritagliarsi uno spazio tra l'undici titolare, ci saremmo attesi ben altra prestazione. Non è latitato l'impegno, ma quella intensità necessaria per fare emergere quella teorica superiorità tecnica.
Papagni, come detto, è coerente al suo programma. Lancia dal principio una formazione alternativa. C'è ancora Mortari che appare in deciso progresso, ci sono Prosperi e Catania (assenti ad Ancona domenica scorsa), mentre Zito e Cammarata partono dalla panchina. Sull'altra sponda Pensabene dispone di diciotto uomini giusti, visto che il resto dell'organico staziona in infermeria. Il modulo è leggermente differente dal solito: 4-3-3 con Marotta e Agostinone che, lateralmente, assistono l'unica vera punta Bernardo. 
Non ci vuole molto per capire quale delle due squadre entri subito in clima partita. Il Martina, senza fare nulla di clamoroso, staziona nella metà campo avversaria, con maggiore convinzione. Faraon non può trascorrere il desiderato pomeriggio di riposo. Mancino lo sollecita dopo otto minuti, mentre al 15' Gaveglia pesca Bernardo solo davanti alla porta avversaria, ma l'attaccante sbaglia lo stacco e la sua conclusione aerea termina alta. Agostinone, dietro di lui, forse era meglio piazzato. Il Taranto si limita a cucire il gioco senza assilli. La manovra non ha sbocchi adeguati anche perchè il Martina è ligio nel mantenere le posizioni e non ha difficoltà a presidiare gli spazi. Pasca e Piroli non dispongono di spunto ispiratore e ogni palla calciata in avanti finisce nell'imbuto biancazzurro pronto per essere allontanata. Danucci alterna buoni lanci e tocchi rivedibili. Prestazione ondivaga, ma in leggerissima crescita. Sul finale di tempo Faraon è attento a bloccare le conclusioni di Pollini e Mancino.
Nella ripresa si riprende con il medesimo clichè. Lo 0-0, che favorirebbe il Taranto, è tentatore. I rossoblu non si agitano e accettano il tran tran. Al 20' arriva, in verità per nulla improvviso, il colpo di testa di Gambuzza che gira nell'angolo alto un corner battuto da Mancino. Il Taranto, che nel primo quarto d'ora ha provveduto ad inserire Castroni, Zito e Cammarata, si scuote. Soprattutto questi ultimi due, sembrano animati da maggiore fervore agonistico. Non è casuale che la rete del pareggio nasca da un'iniziativa di Zito che, innestato da Piroli, mette al centro per Cammarata bravo a pareggiare grazie ad una bella girata di testa in tuffo. La palla accarezza il palo ed entra in rete. L'1-1 è fotocopia del risultato dell'andata. I supplementari si avvicinano anche perchè al 43' viene annullata una rete a Perna, colpevole di aver calciato in gol da posizione irregolare. Quando i riflettore si accendono e i minuti sgocciolano, Pensabene inserisce Arigò e Minorelli. Proprio il brasiliano al 5' del primo extra-time conclude di piatto sinistro un bel cross radente di Arigò. A questo punto servirebbero due reti al Taranto, ma non c'è forza e spinta competente per sovvertire il naturale andamento delle cose. Passa il Martina. Il merito c'è. Al Taranto rimane il campionato: la competizione che interessa davvero. di Luigi Carrieri14 dicembre 2006

Papagni non fa drammi
«I tempi supplementari ci hanno nuociuto»

Derby spento per i colori rossoblù. Papagni mastica amaro. Ciò nonostante riesce a trovare le parole per rendere meno dolorosa la bruciante sconfitta: «Ce l’abbiamo messa tutta ma non siamo riusciti a qualificarci. Il terreno non al meglio delle sue condizioni, ci ha sfavoriti impedendoci di giocare la palla come sappiamo fare. L’aver schierato una formazione sperimentale ha prodotto molti squilibri. Per creare gioco in quantità, è necessario svolgere diversi allenamenti specifici. Se a tutto cià aggiungete la buona prova offerta dal Martina, il quadro è completo. Bisogna ammettere che la formazione biancazzurra ha meritato il superamento del turno». Storce il muso il trainer rossoblù allorchè considera le due ore di gioco: «I tempi supplementari ci hanno nuociuto. La mezzora di gioco in più disputata non agevola il recupero. Cammarata e Zito si erano allenati anche in mattinata (ieri, n.d.r.). Danucci avrebbe dovuto giocare per un’ora al massimo ed invece è stato in campo per due. Ma anche il resto del gruppo è stato costretto a lavorare di più. A fine partita parecchi hanno accusato dei problemi muscolari. Speriamo che non si tratti di nulla di preoccupante. A questo punto dovremo riprogrammare il lavoro». Papagni pensa positivo per quanto riguarda l’impegno profuso da coloro che sono scesi in campo. Sul futuro è categorico: «Se volete fare il processo alla squadra per questa sconfitta, fatelo pure; ma sappiate che domenica contro il Foggia scenderà in campo un Taranto fortemente determinato a far sua la posta in palio». Silvestri, in qualità di capitano, sparge tranquillità: «Siamo fortemente rammaricati per questo passo falso, ma dovete capirci. Il terreno, non era dei migliori, tutt'altro. Il Martina era determinato a ribaltare il punteggio negativo dell’andata. L’intesa era precaria. Un conto è fare le partitelle d’allenamento durante la settimana, un altro è affrontare un duro impegno di Coppa Italia o di campionato. Dopo i tempi regolamentari eravamo stanchi. Avevamo decisamente speso troppo. Il Martina, invece, era visibilmente più reattivo ed ha vinto l’incontro sia pure in maniera rocambolesca». Cammarata: «Il gol, purtroppo, non è servito a niente perchè siamo stati estromessi dalla Coppa Italia. Sono solo contento per me. Mi dà una buona carica per continuare ad allenarmi ed a prepararmi. Sì, lo ammetto: è stato una bella rete». Oggi partitella allo “Iacovone-B” contro gli Allievi. di Giuseppe Dimito14 dicembre 2006

Papagni, maestro di equilibrio
«Ho capito tanto dalle difficoltà che esistono nella vita quotidiana»

Aldo Papagni si sarà anche meravigliato quando ha ricevuto l'invito a partecipare come relatore al convegno “Bilancio sociale, l'economia condivisa” promosso dalla Banca di Credito Cooperativo di San Marzano di San Giuseppe. Lo ha ammesso anch'egli al principio della sua relazione. «Sono l'allenatore del Taranto, non avrei i titoli per essere qui». Prima di accorgersi che la sua presenza non è casuale. Che nel sociale, il tecnico biscegliese si muove con fare appropriato. Perchè le sue esperienze possono illuminare e trovare punti di contatto anche con il mondo bancario, avvicinato attraverso metafore che fanno presa. Aldo Papagni, oltre a fare l'allenatore di pallone, è insegnante di sostegno per diversamente abili. Ha mosso i primi passi come allenatore proprio nel Don Uva Bisceglie, società che ha tratto la dicitura dal prezioso centro di riabilitazione. Ha fornito la sua opera al servizio dell'Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), della Uisp (Unione Italiana Sport per Tutti), del Ministero di Grazia e Giustizia attraverso piani di recuperi per ragazzi con reati penali. 
Il suo intervento è una collezione di buoni consigli, citazioni, spunti di riflessione che si fanno ascoltare. Una collana di parole-chiavi (aiuto, attenzione, equilibrio, solidarietà) che sono da sempre nella faretra dell'uomo-tecnico Papagni. Unico rammarico: la presenza di pochi studenti (l'incontro si è tenuto nella sala di Economia Aziendale in via Lago Maggiore) perchè come ha ribadito il diretto interessato «sono venuto perchè ho sempre piacere a parlare tra i giovani».
L'impatto didattico centra l'argomento. «La vita ha alla sua base il concetto di responsabilità sociale. Siamo costretti a fare attenzione ai valori umani da cui non si può prescindere. Dalle mie esperienze nel sociale, l'arricchimento è stato totale». 
E qui c'è spazio per i parallelismi. «Ho capito tanto dalle difficoltà che esistono nella vita quotidiana. Si può crescere, vivendo a contatto con la sofferenza altrui. Dico sempre ai giocatori che nel periodo di sofferenza, si possono trovare le energie per ripartire. Per un futuro sociale migliore, occorre sempre rispettare i bisogni e i sentimenti della gente».

Papagni prova a forzare le abitudini moderne che esasperano i ritmi e non tengono conto del senso di equilibrio che aiuta nella vita e nel calcio. 
«Credo sempre alle due fasi di possesso. Quella in cui si tiene palla e quella in cui si cerca di conquistarla. Se si privilegia una sola fase di gioco si è destinati a perire, o peggio, a fallire. Ecco perchè per valutare l'unità di un gruppo, occorre concentrarsi sulla fase di non possesso, perchè è quella che ha bisogno di un aiuto reciproco. Ai miei giocatori mi piace ricordare una frase di un filosofo (Friedrich Nietzsche, ndc): la costanza degli alti sentimenti rende l'uomo superiore. Per dire che solo gli alti sentimenti possono permettere il superamento delle difficoltà. Si possono vincere delle partite, ma se non si è sostenuti da certi valori, a lungo termine, si è destinati a perdere».
Altra ambizione di Papagni è quella di pretendere un mondo ad una velocità ridotta, noncurante delle smaniose aspirazioni che rimangono vuote se non assistite da precisi vincoli. «Quello che manca in questa società, è il senso dell'attesa. Non c'è più il gusto di attendere gli eventi, senza pensare che chi opera ha tante problematiche con cui si devono fare i conti. Un amico, funzionario di banca, qualche giorno fa, mi testimoniava le sue preoccupazioni. Mi trasmetteva il disagio nel dovere spingere al massimo per cercare di essere più produttivo. E' sbagliato forzare i tempi. Bisogna eliminare gli eccessi. Se dobbiamo eccedere cerchiamo di farlo in quei gesti che abbiano tanta responsabilità». 
Il suo pensiero è una serie di cerchi concentrici. «Non c'è vita o crescita senza relazione - prosegue - e non c'è vita o crescita senza dialogo. Ecco perchè non bisogna guardare con diffidenza chi si avvicina al sociale. Perchè non ci può essere ricchezza senza un'attività per gli interessi degli altri. Niente paure, rimorsi o rimpianti. Ma ripartire con forza, sempre».
Chiusura per una citazione di Madre Teresa di Calcutta. («Non c'è bisogno di fare tante cose; è importante l'amore che mettiamo anche nelle piccole cose che facciamo».) e per i tifosi del Taranto. «I tifosi migliori sono quelli di Taranto. Ma come, si obietterà, ci hanno preso a schiaffi... D'accordo, ma la passionalità e l'affetto puro che riscontro in questa città non l'ho trovata da nessuna parte. Andrebbe, diciamo, regolamentata. Le immagini dei giorni della promozione mi hanno toccato profondamente e sono difficili da cancellare». Aldo Papagni aveva i titoli per essere in quella sala ieri mattina. di Luigi Carrieri13 dicembre 2006

Taranto a caccia dei quarti
La formazione rossoblù è impegnata oggi pomeriggio allo stadio "Iacovone" contro il Martina. In campo i due allenatori testano le seconde linee. Domenica la sfida col Foggia vale l’alta classifica

Il Taranto è chiamato a sostenere allo "Iacovone" due derby importanti. Il primo, questo pomeriggio (ore 14,30) contro il Martina. In palio c'è la qualificazione ai quarti di finale della Coppa Italia in programma il 17 ed il 31 gennaio prossimi contro la vincente Lucchese-San Marino che inizierà alle ore 17. Il risultato della gara disputata in Romagna è di 1-0 per i toscani. Il secondo derby si giocherà domenica prossima contro il Foggia per la penultima giornata di campionato: in palio c'è l’avvicinamento alla zona-oro (la vetta). Papagni, saggiamente, diversifica gli uomini. Nel pomeriggio farà scendere in campo coloro che, finora, hanno incamerato meno minuti durante la stagione regolare. Domenica, invece, darà spazio al resto del gruppo. Il punteggio di partenza,1-1, è favorevole al Taranto. Gli basterà pareggiare per 0-0 per passare il turno. I prezzi dei biglietti sono di 5 euro in curva, 7 in gradinata e 10 in tribuna. Papagni invita i suoi a non soffermarsi troppo sul punteggio positivo del “Tursi” perchè in tal maniera potrebbero condizionarsi psicologicamente. Ha convocato 19 giocatori, di cui due baby, il 17enne centrocampista offensivo Maiorino, tarantino di Paolo VI e la punta centrale Formuso, 16 anni, di Grottaglie. Entrambi sono in forza alla squadra Allievi di mister Passariello. Tempi supplementari ed eventuali rigori si potrebbero avere solo in caso di parità per 1-1. Ogni altro risultato di pareggio o, meglio, la vittoria con qualsiasi punteggio consentirebbe ai rossoblù di passare ai quarti. Il Martina dovrà vincere per tagliare analogo traguardo. Per quanto riguarda la formazione in porta giocherà Faraon (finora il portiere rossoblù si è ben comportato). La linea difensiva dovrebbe comprendere Mortari a destra, Prosperi a sinistra, il duo Castroni-Panini centrale. In mezzo al campo Catania e Malagnino potrebbero essere i due esterni, Silvestri e Danucci, invece, giocheranno centralmente con il duplice compito di rompere le azioni martinesi e di far ripartire le proprie. Pasca e Piroli, infine, dovrebbero essere gli attaccanti di riferimento. In panchina Pinna, Larosa, Vetrugno, Mancini, Zito, Cammarata, Maiorino o Formuso. Lunedì mattina c'è stata una riunione in Prefettura nel corso del quale il comandante dei Vigili del Fuoco, De Lucia, avrebbe lamentato al Questore Introcaso ed al Prefetto Alecci la mancanza dei pagamenti da parte del Taranto del contributo (500 euro a gara) per il servizio svolto dai suoi uomini sia in Coppa Italia che in campionato. C'era pure Vittorio Galigani il quale ieri sera ha detto: «Il Taranto non ha debiti con nessuno. Non solo abbiamo finora regolarmente pagato i Vigili del Fuoco, quanto abbiamo anticipato la cifra per il prossimo derby con il Foggia». di Giuseppe Dimito13 dicembre 2006

Quando è necessario sporcarsi la faccia

Eliminando gli eccessi verbali: qualcosa da rivedere c’è. Logico: altrimenti la partita avrebbe avuto il suo esito naturale senza tradursi in una affannosa rincorsa, senza ridursi a un pareggio sicuramente discutibile e forse già troppo discusso. Allora individuare quello che il Taranto deve correggere è più utile che picconare tutto, smontare le fondamenta, condizionare l’umore, rimescolare il dibattito fino a renderlo torbido. Non è tutto sbagliato nella trasferta di Ancona: non è malfatta la tattica e non sono scorrette le scelte iniziali (lo dicono lunghi momenti di predominio, gol a parte), non sono illogiche le sostituzioni (lo testimonia la scossa finale e il gol di un rincalzo). C’è, però, qualcosa che ha impedito che tutto avesse una autentica funzionalità, che l’occupazione del campo diventasse prevaricazione, che il volume di gioco trovasse la sua sintesi nei gol. Difetto antico, che quando il risultato non arride o la prestazione non aderisce alla resa si presenta con imbarazzante maestosità: il Taranto, troppe volte, non ha la cattiveria che serve, non ha la prepotenza necessaria per forzare la partita. Esagera con l’eleganza, cercando un calcio troppo pulito, senza sporcarsi la faccia, come invece serve per reclamare il diritto di essere grande in questa categoria, come è utile per prendersi la partita anche in piccoli morsi furtivi. E’ l’immagine del calcio sincronizzato che ritorna: se tutti i movimenti funzionano, se i numeri riescono, se lo stile è apprezzabile, non c’è un giudice che vota e la platea che applaude. C’è solo il gol, che decide chi vince. E il gol presuppone un tiro, un affondo, dimenticandosi della mossa seducente. E’ questa la leggerezza mentale, il motivo che spinge a prendere in prestito un’intelligente osservazione arrivata in tempo reale: Ancona-Taranto, nel primo tempo, sembrava un’amichevole di luglio tra una squadra di B e una di A. Partite in cui la squadra di A si esercita cercando di fare qualcosa di affascinante, senza preoccuparsi del risultato e la squadra di B ci mette tutto per fare bella figura con mezzi inferiori. Era la frazione in cui il gruppo di Papagni avrebbe dovuto scavare il solco, rendendolo invalicabile per tutta la partita. E’, invece, la porzione di gara in cui il Taranto ha preferito sentirsi troppo forte ed esagerare, in cui, piuttosto che ferire l’avversario, gli ha concesso distrazioni, passaggi in eccesso e errori di misura. Non è, però, neanche un’analisi completa quella che si ferma sui difetti caratteriali, sulla strisciante supponenza tecnica. C’è, anche, qualcosa che ad Ancona ha interrotto spesso il flusso della manovra: è mancato il lavoro delle punte, non sono stati coincidenti i tempi del possesso di un attaccante con l’inserimento di un esterno, non c’è stata possibilità di salire in modo collettivo. Non è un caso: il Taranto è stato più pericoloso quando ha avuto paura di perdere e ci ha messo rabbia. E quando ha schierato Cammarata che ha dato densità alla manovra in zona alta, regalando addirittura nella fase finale la possibilità di vincere. Materiale per le riflessioni di Papagni. E anche per le riflessioni della squadra. Che deve distinguere le partite dalle esibizioni. Queste sono partite. E quando non si vince partono i cori dei mugugni. Talvolta anche eccessivamente rumorosi. di Fulvio Paglialunga12 dicembre 2006

Ora serve equilibrio
Dentro e fuori il Taranto

Ogni squadra ha diritto alla sua razione di difficoltà. Anche il Taranto degli ultimi tempi. Il Taranto supponente col Martina (partita vinta). Il Taranto inespresso di Teramo (partita persa). Il Taranto svagato con la Salernitana (partita vinta). Il Taranto incompiuto di Ancona (partita pareggiata). A mettere insieme le abulie e gli smarrimenti, legandoli al filo di un unico affanno, si può sostenere la tesi che la squadra stia attraversando, senza forse rendersene perfettamente conto, un periodo involutivo. Un momento in cui si smette di crescere e si arretra sul piano della consapevolezza. È una situazione ricorrente: prima o poi la vivono tutte le squadre, anche le più attrezzate (e resta il caso del Taranto). Se, però, tiriamo la somma dei punti conquistati (7 su 12), la conclusione potrebbe essere diversa. L’allarme, in parte, rientra. Perché, al di là dei patemi diffusi, una resa esiste. C’è ancora e tiene in piedi una classifica lusinghiera. Allora la tesi sostenibile diventa un’altra. È possibile che il Taranto di quest’ultimo scorcio di campionato, oltre a soffrire l’agonismo duro e grigio degli avversari di turno, stia anche lottando con i propri limiti. Abbia, cioè, ingaggiato con la parte più vulnerabile di se stesso - del suo essere gruppo e del suo sentirsi squadra - la battaglia finale. La battaglia che porterà, se vinta, all’eliminazione dei vizi e dei fronzoli, delle incongruenze e dei ghirigori, delle astensioni e dei leziosimi. E che potrebbe condurre al Taranto definitivo. Ovvero, ad un progetto stabile di squadra. Che cosa rende stabile un progetto? Non l’immutabilità del modulo, che sarebbe, semmai, un chiaro limite. E che, in ogni caso, non rappresenta il tratto identificante di una squadra. Ma la compiutezza del gioco. L’armonia dei movimenti, la corretta esecuzione delle due fasi (possesso e non possesso), la memoria degli schemi, la tensione realizzativa. Se si ottiene tutto questo, il gioco sgorga, la manovra trova puntuale compimento e il modulo diventa quasi accessorio. Il Taranto di Ancona è mancato proprio nel completamento dell’azione. Il passaggio dalla costruzione alla finalizzazione ha, infatti, denunciato l’occasionale (?) insipienza degli attaccanti, spesso impegnati a fare il medesimo movimento, oppure inspiegabilmente fermi. Ambrosi e Deflorio hanno così reso vano lo sviluppo delle trame più interessanti, rallentando l’azione o perdendo palla. Hanno impedito che la manovra defluisse in profondità, azzoppando ogni proposta articolata. L’impalpabile collaborazione delle punte ha tenuto il Taranto lontano dal gol nella frazione iniziale. La voglia di non soccombere e il contributo di vitalità garantito da alcune correzioni in corsa (Zito per Cejas, Cammarata per Deflorio) hanno, invece, consentito al Taranto di riacciuffare il pareggio nella ripresa. Ma il Taranto di Ancona non è il peggior Taranto della stagione. Nessuno può sostenerlo, nemmeno il presidente Blasi. Semplicemente perché non è così. La partita non ha detto questo. Ha detto, semmai, altre cose. Ha detto, per esempio, che praticità e convinzione fanno spesso difetto a questa squadra. Ha detto che al campionato di Mancini sarebbe opportuno dare continuità. Che forse Cammarata merita un minutaggio superiore a quello sinora assicuratogli da Papagni. E che sulle qualità di Zito vale la pena investire. Questo ha detto la partita di Teramo e di questo converrebbe tener conto, preparando il derby col Foggia. Senza strappi, senza forzature e senza arroccamenti. Con equilibrio e con senso di responsabilità. di Lorenzo D'Alò12 dicembre 2006

Blasi apre il dibattito
Il duro sfogo del presidente del Taranto dopo la partita con l'Ancona letto da Papagni, Evangelisti, Deflorio e Zito. «Parole a caldo: ci rifaremo subito»

Papagni: «Nessuna polemica»
«Non voglio rispondere al presidente e alle sue dichiarazioni. Preferisco non commentare anche perchè voglio evitare cattive interpretazioni e la nascita di inutili polemiche. Posso confermare, anche il giorno dopo la gara di Ancona, il mio giudizio a caldo sulla partita del “Conero”. Ho visto un Taranto discreto che aveva la partita in mano prima di prendere gol in maniera episodica nella prima frazione di gioco. Sono rimasto soddisfatto della reazione della ripresa in cui abbiamo costruito alcune opportunità. Non penso che abbiamo incontrato una squadra nettamente inferiore. L’Ancona, anche alla luce di quanto fatto vedere domenica scorsa, resta una buona squadra. Potrei citare i risultati degli ultimi due mesi: ha pareggiato ad Avellino, ha battuto Gallipoli e Manfredonia. L’unica battuta di arresto l’ha subita a Giulianova. Per questo motivo non ritengo di rimproverare nulla ai ragazzi che, nel secondo tempo, hanno avuto il merito di raddrizzare un incontro che si faceva difficile con il passare dei minuti. Dichiarazioni di Blasi volute per tenere alta la tensione prima delle prossime partite con Foggia e Avellino? Non lo so. Queste sono cose che bisognerebbe chiedere al presidente».
Evangelisti: «Non sempre si vince»
«Il presidente ha un fratello gemello che fa l’ultrà. Ogni tanto, ai microfoni, si presenta questo e parla al posto di Gigi Blasi. Ma è il proprietario della società e può anche lamentarsi, se lo ritiene giusto. L’importante è capire che il calcio contempla anche alternative alla vittoria, che certe partite vanno prese così, magari lavorando su quello che è mancato per vincere. Io, però, ad Ancona ho visto la squadra giocare una partita identica ad altre che aveva fatto. Con un buon calcio, a tratti. Ma anche con il solito difetto: ci manca la cattiveria mentale per chiudere la partita quando l’abbiamo in mano. E’ questo che ci penalizza, alcune volte: c’è un evidente dominio e lo facciamo scorrere senza diventare incisivi. Ma, con i pregi e i difetti di sempre, abbiamo comunque fatto la nostra partita ed è fondamentale ricordarsi che di fronte c’è un avversario e, in questo caso, c’era un avversario agguerrito. In questo campionato, poi, è ormai una certezza l’equilibrio: tutti possono perdere con tutti, le insidie sono ovunque. Guardate la classifica: se ti distrai finisci in zona playout, addirittura. E noi abbiamo il dovere di stare sempre attenti».
De Florio: «E' una sferzata»
«Lui è il presidente e ha diritto di dire quello che vuole. Blasi paga e compie tutte le scelte e agisce sempre in prima persona. Certo, dispiace aver sentito queste critiche. Noi giocatori siamo i primi che vorremmo sempre vincere, ma purtroppo nel calcio non si può sempre vincere. Ad Ancona non abbiamo fatto una grande partita, ma non la catalogherei nemmeno tra le prestazioni insufficienti. In trasferta bisogna anche fare i conti con squadre che devono salvarsi e che ci mettono tanta determinazione. In questo momento Blasi parla da tifoso e comunque penso che sia anche un bene averci sferzato in questa maniera. Come ogni tifoso ha compreso che, probabilmente, si è perduta un’occasione per avvicinare di più il vertice e una vittoria ad Ancona sarebbe stata importante per prepararci al meglio per le prossime delicate sfide. Magari a qualche giocatore che non lo conosce bene possono aver infastidito quelle dichiarazioni. Io, invece, capisco il suo modo di pensare. E’ un sanguigno e l’assecondo, sapendo che se ha detto quelle cose lo ha fatto per il nostro bene e non certo per destabilizzare l’ambiente. Non penso sarebbe conveniente, perchè vorrebbe dire farsi del male da solo»
Zito: «Diamo il massimo»
«Il presidente dice quello che pensa: su questo nessuno può muovere obiezioni. Ma nei momenti di difficoltà o dopo un risultato non felicissimo è giusto stare vicini alla squadra, cercare di farla stare tranquilla, piuttosto che appesantire l’aria. Ci sta, però, che Blasi chieda di più, che stimoli la squadra con i modi che ritiene più opportuni. Lui ha ambizioni, ma è fondamentale capire che anche noi ne abbiamo. Soprattutto non abbiamo mollato: abbiamo forse sprecato un’occasione, ma la nostra volontà di vincere era chiara, l’impegno non è mancato. Di una cosa sono sicuro: ognuno di noi, quando va in campo, dà il massimo. Lo abbiamo fatto e lo faremo ancora. Ho stilato un programma: vinciamo in Coppa contro il Martina, domenica contro il Foggia e andiamo a vincere con l’Avellino. Così ci facciamo un bel regalo di Natale e lo facciamo anche al presidente. A parte tutto è chiaro che noi andremo in campo per vincere ogni partita, ma è vero anche che non sempre può accadere e non sempre può essere colpa nostra». di Fulvio Paglialunga e Luigi Carrieri12 dicembre 2006

Colombini difende il Taranto
«Le parole del presidente? L’impegno non è mancato»

L'occasione sprecata e le dichiarazioni sibilline del presidente Blasi. La voglia di soffermarsi a visionare gli errori commessi e la necessità di ripartire in vista dei prossimi impegni (con il Martina in Coppa Italia e con il Foggia in campionato). E' stato un lunedì atipico per il Taranto, rientrato dalle Marche con le pesanti dichiarazioni del massimo dirigente sulle spalle. «Il risultato? Per me vale quanto una sconfitta - ha commentato il massimo dirigente negli spogliatoi del "Conero" -. Ho visto una squadra priva di grinta, superficiale. Non possiamo permetterci di assumere questo atteggiamento. Papagni allena un organico importante e non è accettabile giocare con l’Ancona puntando al pareggio». La frecciata non è stata raccolta dal tecnico che, con l’ormai collaudata abilità assunta nel dribblare le velenose insinuazioni presidenziali e dei mass-media, ha preferito parlare di «episodi sfortunati e di buona reazione della squadra che ha sempre creduto di poter recuperare lo svantaggio». E se a caldo Ambrosi e Caccavale hanno diplomaticamente accettato le dichiarazioni di Blasi, il giorno dopo è Francesco Colombini a tornare sull'argomento: «Il presidente è schietto, dice sempre ciò che pensa. Può farlo, non dimentichiamo l’incarico che riveste. Ma tutta la squadra ha la coscienza pulita, l’impegno profuso è stato massimo. Alla fine abbiamo conquistato un punto che non disprezzerei per l’andamento che aveva assunto la partita». Dal primo tempo del Taranto è emersa una supremazia territoriale frenata dalla scarsa propensione al movimento dei due attaccanti e bruscamente interrotta dalla giocata di Borgese. «Nelle ultime trasferte ci sta capitando spesso di subire reti incredibili - ha proseguito il difensore toscano - che, inevitabilmente, mutano i nostri programmi. Stavamo giocando bene, e anche dopo il gol abbiamo avuto due nitide occasioni per pareggiare. L’Ancona era scesa in campo con un atteggiamento abbastanza rinunciatario (cinque centrocampisti e un solo attaccante, ndr) e dopo il gol ha bloccato le nostre fonti di gioco». Il terzo stop consecutivo del Ravenna e lo stentato pareggio acciuffato dal Foggia - contro i rossoneri mancherà Caccavale, in odore di squalifica - fanno nascere un pizzico di rammarico per le occasioni sprecate. «C'è amarezza per i due punti persi a Lanciano. Per il resto non abbiamo nulla da rimproverarci. Ci apprestiamo ad affrontare i prossimi tre impegni con grande concentrazione e consapevoli di poter ambire ad un traguardo importante».
COPPA ITALIA - Ieri pomeriggio il Taranto ha ripreso la preparazione in vista della gara di ritorno in programma domani con il Martina valida per l’accesso agli ottavi di finale (17 e 31 gennaio). Papagni darà spazio a chi, fino a questo momento, è
stato meno impiegato.
PAPAGNI PARLA AGLI UNIVERSITARI - Aldo Papagni relatore oggi al convegno "Bilancio sociale, l’economia condivisa", promosso dalla BCC di San Marzano. L’appuntamento è alle ore 10,30 nell’Aula 1 della Facoltà di Economia e Commercio a Taranto (via Lago Maggiore). Papagni tratterà il seguento argomento: l’importanza degli interventi delle aziende nel sociale. Ci saranno altri illustri relatori, tra cui il decano dell’Università di Taranto, prof. Giovanni Girone. Il dibattito sarà coordinato dal giornalista della Rai Salvatore Catapano. di Fabio Di Todaro12 dicembre 2006

Un Taranto incompiuto
I rossoblu al termine di una prestazione poco convincente rimediano un pareggio per 1-1. Al gol biancorosso del primo tempo risponde Zito nel finale. Blasi insoddisfatto a fine gara

Quando evapora il sospiro di sollievo si capisce che il Taranto non ha fatto tutto. Che ha lasciato qualcosa di incompiuto: sprecando la differenza di qualità, lasciando scorrere i momenti di predominio, tenendo colpevolmente in vita una gara palesemente sbilanciata. E che, quindi, deve accontentarsi: il pareggio arriva in rimonta, in una partita che ne contiene troppe per essere sintetizzata. Ondeggia in modo sbilenco, senza trovare mai una regolarità tra la produzione di gioco in campo e la resa. Il punto ottenuto, fatalmente, è un demerito del Taranto piuttosto che un merito dell'Ancona. E' l'omaggio allo spreco, non delle occasioni (poche, considerando i pericoli reali) ma del gioco (in alcuni momenti anche troppo). 
C'è, evidentemente, un primo tempo che il Taranto gioca piacendosi, curando i movimenti e i dettagli, seguendo linee precise e tempi giusti. Mostrando una qualità superiore ma una determinazione insufficiente, voglia di dire qualcosa e carente capacità di sintesi. E c'è, poi, un secondo tempo di rincorsa prima blanda e inutile, poi aggressiva e producente. In mezzo c'è il gol dell'Ancona, che detta un'agenda diversa alla partita e sporca anche le beltà della manovra rossoblu, deviando (forse troppo ingenerosamente) il giudizio di Blasi e di insaziabili (o occasionali) analisti. Però ci sono colpe che il Taranto deve assumersi. Leggerezze che costano (su un pallone perso per superficialità l'Ancona costruisce il suo vantaggio) e inopportune astensioni nella fase cruciale della manovra, quando il gioco deve diventare conclusione e salta un movimento, un passaggio, un controllo. Così la partita resta sul vago e si crea lo spazio per l'episodio avverso. Così accade, non prima di appuntare la supremazia del gruppo di Papagni. Che parte con un 4-4-2 impuro (Toledo è tra le linee, ma decentrato a sinistra) e corre con slancio, facendo muovere il pallone e limitandone i tocchi. Chiedendo movimenti alternati alle punte, costrette a salire a turno perché l'Ancona (4-1-4-1) ha Ceccobelli come schermo protettivo davanti alla difesa. E, a volte, riaprendo la circolazione per liberare il traffico che, volutamente, l'Ancona crea, ammassando uomini (spesso nove) sotto la linea della palla e provando a sottrarre pezzi di campo. 
Il Taranto ha idee a sufficienza per attivare Mancini, che attacca lo spazio con sistematicità o per armare le fughe di Toledo, che non trova avversari che tengono la velocità. E trova intoppi quando il gioco passa dalle punte, non sempre pronte a completare l'opera. Ma la differenza, dall'altra parte, la fa l'agonismo: l'Ancona lotta, sporca le linee di passaggio, quando serve picchia. Entra nella manovra del Taranto con determinazione, a volte trovando il tempo per rubare il pallone. Così arriva il gol: prima del sorprendente sinistro di Borgese, dal vertice sinistro dell'area (23'), c'è un errore di Cejas, che si lascia intercettare ingenuamente la palla. Così si rischia altre volte, ma lasciando anche il tempo al Taranto di avvicinarsi al pareggio con un tiro di Mancini (24', irresistibile azione personale di Toledo) che Farelli para con i piedi. L'Ancona tende una trappola: invita l'avversario ad alzarsi, pressa nella propria metà campo e prova a ripartire. Il Taranto, nella trappola, cade. E cade anche in un paradosso: gioca spesso anche troppo bene, dimenticandosi di accompagnare la tecnica sovrabbondante a qualità agonistiche più adatte alla categoria. Limitandosi. Un destro teso di Toledo (26', a lato) serve solo a bilanciare il taccuino con un tiro di Teodorani (30', destro accentrandosi, Pinna para). Il cambio degli esterni (Mancini passa al centro, Toledo a destra e De Liguori a sinistra) è il tentativo di Papagni di scuotere il gruppo, che prosegue dopo il giro di boa, quando il tecnico smonta in dieci minuti l'impianto: riporta De Liguori al centro (dentro Zito, che va a sinistra, per Cejas), poi cerca sostegno alla manovra con il lavoro di Cammarata (in campo per Deflorio), poi cambia nuovamente gli esterni, invertendo la posizione di Toledo e Zito.
Mentre gli spostamenti si concretizzano il gioco resta troppo insistente sulle vie centrali. Fino all'ultima sostituzione (Danucci per Larosa), che trasforma anche le mentalità. Inventando un 3-2-3-2 un po' ardito un po' disperato Papagni mette in campo tutta la qualità e invita alla reazione, ad aggirare le astuzie dell'Ancona (spesso ostruzionistica), a osare. Toledo torna in partita (costringe Micallo al doppio giallo per fermarlo: i dorici, in inferiorità, diventano 4-3-2). Zito arriva in ritardo, ma lo fa sul serio: prima crossa per Ambrosi (33', colpo di testa bloccata con tempismo da Farelli), poi segna, scaricando un sinistro rabbioso su un cross di Mancini sporcato da Langella. L'ultimo tentativo di Caccavale (49', punizione dal limite di poco a lato) non è una gioiosa ripetizione dell'ultima domenica. Ma forse è una prova che si poteva andare oltre il pareggio. E, invece, ci si deve accontentare. Blasi, in questo, ha ragione. di Fulvio Paglialunga11 dicembre 2006

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

PINNA - Non ci sono colpe sul gol, perché il tiro di Borgese ha un effetto strano. Sull’unico intervento a cui è chiamato si fa trovare, parando il tiro di Teodorani. Trasmette sicurezza ai compagni: 6
LAROSA - Un’ora di incredibile utilità. Combatte con qualche difetto tecnico e lo nasconde dietro un buon senso della posizione, intelligenza tattica e interventi da difensore vero. Gioca da adattato, sembra in visibile crescita: 6.5
COLOMBINI - Maestoso. E’ su tutti i palloni, chiude diagonali con eccezionale precisione, rispettando sempre le consegne e non facendosi mai superare né quando difende di squadra, né, soprattutto, quando si trova uno contro uno. E’ un muro dinamico: fermo e possente quando ripiega, coraggioso quando, partendo da una difesa a tre, pensa anche a spingere: 7
CACCAVALE - Gioca di mestiere, fermando gli avversari a volte con buon tempismo, altre volte con astuzia ed eleganza. Cresce molto nel secondo tempo, ma sul giudizio pesano qualche indecisione in possesso di palla e un’ammonizione ingenua che gli costerà la squalifica: 6
COSENZA - C’è sempre: quando bisogna saltare su un pallone alto e quando serve l’acrobazia. Ha sicurezza, personalità: si concede anche un salvataggio
volante di tacco. Roba da palati fini. Solo qualche timida apprensione con Docente: 6.5
DE LIGUORI - Da interno o da esterno compie senza sbavature il suo compito: interrompe la manovra avversaria, cerca di rifornire quella del Taranto. Ha buone intuizioni e, qualche volta, piccoli difetti di costruzione. Ma regge fino all’ultimo: 6.5
TOLEDO - Ha tutto per decidere la partita da solo: sul primo passo non lo tiene nessuno, si concede qualche fuga anche divertente per l’incapacità degli avversari a reggere la velocità. A destra o a sinistra crea scompensi. Poi la squadra lo abbandona e lui si ferma: 6.5
CEJAS - La macchia più grossa è il pallone perso (su una rimessa laterale) che genera il gol dell’Ancona. Ma ce ne sono altri, anche, che non consentono di tenere in debita valutazione il sacrificio per tappare i buchi: 5
AMBROSI - Non gioca una buona partita, inceppandosi molto spesso in fase di possesso e viziando la circolazione della squadra. Ma non esce mai mentalmente dalla gara, facendo comunque sentire la sua presenza: 5.5
MANCINI - Buon inizio, buona fine. Nella parte centrale perde qualcosa, ma gioca novanta minuti dopo due tribune e qualche spezzone. Ha bisogno di ritmo, ma sembra essere di nuovo in possesso dei suoi numeri: 6
DEFLORIO - Non gradisce la sostituzione, ma forse capirà di aver commesso qualche errore di troppo quando è stato chiamato ad aiutare la squadra in fase di impostazione. Però gioca troppo lontano dalla porta. Scelta personale o indicazione? 5
Zito - All’inizio non trova il ritmo, giocando alla cieca. Poi comprende il suo ruolo e diventa incisivo. Fino al gol, che salva tutti: 6.5
Cammarata - Vorrebbe giocare di più. E forse, essendo a conti fatti risultato importante per l’assalto finale, lo merita: 6
Danucci - Ha il passo da mediano, non ha ancora la prontezza per gestire il pallone. Si ritroverà: 5.5
PAPAGNI - Il primo tempo dice che l’approccio e la formazione sono giusti. Il gol di Zito e l’ultima parte della ripresa dicono che le sostituzioni sono giuste. Il problema è che c’è sempre un attimo in cui la situazione favorevole sfuma e non diventa occasione da rete: 6
L’arbitro - Se riesce a scontentare tutti evidentemente ha arbitrato male. Fa correre troppo, finisce per consentire molti falli: 5
La squadra avversaria - Vuole un punto, ottiene un punto. Per il calcio passare un’altra volta: 511 dicembre 2006

L'1-1 fa arrabbiare Blasi
Il presidente del Taranto critico a fine gara: «Tecnicamente siamo più forti dell'Ancona, avremmo dovuto vincere. Ci è mancata la necessaria cattiveria: è giusto riflettere»

Espressione corrucciata, volto tirato, parole chiare, che non cercano scorciatoie ed esprimono la delusione del dopo-gara. A Gigi Blasi, presidente del Taranto, il pareggio con l'Ancona non è piaciuto neanche un po'.
Il massimo dirigente ionico non ha digerito l'atteggiamento in campo della squadra, a suo parere troppo rinunciatario. «Per me - esordisce appena arrivato in sala stampa - è come se avessi perso la partita. Ho visto un Taranto troppo superficiale, che è sceso in campo senza la giusta cattiveria sportiva. E' un atteggiamento che non mi piace. Abbiamo sfidato una squadra normale come l'Ancona, priva di grossi valori tecnici. Ma loro hanno giocato con determinazione, noi no. Se non siamo riusciti a vincere in trasferta contro compagini meno forti di noi come Teramo e Ancona, non so davvero quando potremo riuscirci... Il Taranto ha un organico importante, Papagni ha a disposizione tantissime soluzioni: proprio per questo non è possibile giocare ad Ancona con l'idea di pareggiare». 
La requisitoria di Blasi prosegue: «Sono arrabbiato, è vero. Penso che tutti, tecnici e calciatori, debbano riflettere su questa partita e pensare con attenzione a ciò che è accaduto. Altrimenti sarò costretto ad entrare “a piedi uniti” sulla squadra per dire ciò che penso. Vorrei un Taranto più convinto: alcuni calciatori hanno dato tutto in campo, si sono impegnati allo spasimo. Altri, invece, non riescono ad incidere: ma se non si sentono al meglio, se non sono in grado di essere utili, farebbero meglio a dirlo prima di entrare in campo».
A gennaio riapre il mercato: il Taranto cosa farà? Blasi dribbla il quesito: «Pensiamo a questa partita». 
Papagni si accontenta
Nei piani-promozione dei tifosi, quelli studiati seduti comodamente a tavolino, la trasferta di Ancona veniva seguita da un più tre. Lo stadio “Del Conero” si è, invece, dimostrato ostico più del dovuto sino a far gioire il tecnico del Taranto, Aldo Papagni per il punticino conquistato al termine di una gara molto combattuta. «Tutto sommato - esordisce l'allenatore rossoblu - è un punto utilissimo anche per la classifica». Osserva il televideo Aldo Papagni, dà un'occhiata ai risultati delle concorrenti alla zona playoff, si dichiara più che soddisfatto: «Un punto in trasferta - prosegue - va accolto positivamente, nonostante fossimo partiti con l'intenzione di conquistare l'intera posta in palio. Credo che negli ultimi cinque anni, mai si sia visto un torneo di serie C1 così equilibrato e livellato verso l'alto. Su diciotto compagini, almeno dieci sono state costruite per puntare in alto. Ragion per cui ogni domenica si gioca una sorta di spareggio. Alla fine saranno premiate le squadre più costanti nel rendimento e nei risultati. Ecco perché, dopo aver vinto domenica scorsa lo scontro diretto contro la Salernitana, valutiamo più che positivo il pareggio». 
Squadra da non sottovalutare quella dorica: «Non dimentichiamoci - prosegue il tecnico - che nei tre precedenti incontri casalinghi, la formazione di Monaco aveva fermato sul pari la Salernitana e battuto due ottimi complessi quali il Gallipoli ed il Manfredonia. Per questo non mi sento di rimproverare nulla ai miei uomini, soprattutto dopo aver preso atto della reazione orgogliosa avuta nella ripresa». 
Un appunto critico, Aldo Papagni lo muove agli attaccanti: «La produzione di gioco è stata elevata - spiega - ma siamo mancati al momento della finalizzazione. C'è un pizzico di demerito nostro, ma anche tanto merito dell'Ancona, che ha fatto della difesa il suo punto di forza. Non ci aspettavamo una disposizione tattica così guardinga degli avversari. Avevamo preparato la partita pensando che l'Ancona avrebbe adottato un 4-4-2; ci siamo poi ritrovati a combattere contro una difesa tosta e bloccata e contro un centrocampo imbottito. Poi si è aggiunto l'eurogol di Borgese e la situazione si è ulteriormente complicata». 
Papagni ha cercato di cambiare le carte, mutando assetto tattico con l'inserimento, ad inizio ripresa, di Zito in luogo di Cejas: «Non mi piace parlare di numeri. Dico soltanto che era necessario cambiare per rendere la manovra imprevedibile e scardinare il bunker difensivo dell'Ancona. Non mi è piaciuto l'atteggiamento assunto dalla squadra nei primissimi minuti della ripresa. Per questo ho cambiato modulo e ci è andata bene, perché questa partita - conclude - si poteva anche perdere».11 dicembre 2006

Il Taranto non graffia
Ad Ancona rischia di perdere ma poi riesce a pareggiare. I rossoblù non riescono a sfruttare le potenzialità, ma mantengono il quarto posto in classifica

Pari il risultato, impari il giudizio. Perché la partita non è una. Ce ne sono tante e il Taranto che le attraversa non sembra mai lo stesso. C’è la squadra che domina con morbidezza, disegnando trame leggere sul prato del "Conero". Una supremazia di gioco che, però, non si traduce in pericolosità. Resta sempre sottintesa. C’è la squadra che incassa il gol e nella reazione immediata lascia intuire ciò che intralcia l’azione offensiva: la staticità delle punte. Il loro improbabile apporto. Ambrosi e Deflorio non consentono il completamento della manovra (movimenti sbagliati, letture ritardate). C’è, poi, la squadra che cerca il pareggio con maggiore ostinazione. E’ meno logica, ma più convinta. E c’è, infine, la squadra che arriva dove non sembra più possibile: al gol. Beneficiando dell’uomo in più (espulso Micallo) e di spazi provvidenzialmente più generosi. Alla fine l’esito è pertinente. Qui il Taranto doveva vincere, avendone i mezzi e le intenzioni. Qui il Taranto ha rischiato di perdere, non essendo sempre all’altezza delle sue potenzialità. O un po’ sotto, o un po’ sopra. E dunque spesso fuori misura. Incapace di trovare una funzionalità prolungata. Ad ogni Taranto manca qualcosa. Ecco perché non può vincere. Ecco perché avrebbe potuto perdere. Ecco perché, al culmine della fatica, riesce almeno a mettere un punto sotto i denti, mantenendo il quarto posto in classifica. E’ comunque tempo che il Taranto viva le sue partite con maggiore rigore e con superiore ferocia. E che riesca a coniugare desideri irrefrenabili (il gusto della giocata, la bellezza della trama) e necessaria risolutezza (il senso dell’agguato, la giusta cattiveria). Solo così potrà rendere evidente la sua diversità. Solo così potrà avere una forma precisa e una lingua chiara. Solo così riuscirà a rimanere sempre in contatto con la sua forza, senza perdere aderenza, senza disperdere energie. All’Ancona bastano un gol irripetibile (Borgese) e un’orgogliosa attività di presidio per annullare il gap tecnico che lo separa dal Taranto. Alla squadra di Papagni servono uno sforzo supplementare e il sinistro bollente di un panchinaro (Zito) per riacciuffare il pareggio. La successione degli avvenimenti è sintomatica. Perché fotografa la dinamica del confronto, dando una dimensione temporale agli affanni e alle urgenze del Taranto. L’approccio alla partita non è sbagliato. Il Taranto comincia con una buona gamba e una rassicurante brillantezza. Le mosse di Papagni sono quelle previste. C’è Larosa in difesa (quarto a destra). E c’è Mancini a completare il terzetto di un centrocampo che lascia a Toledo la libertà di galleggiare largo tra le linee. L’Ancona è 4-1-4-1 (non c’è Mendil). Una sola punta di ruolo (Docente) e una mediana ad alta densità di uomini. Il Taranto gioca meglio, ma il suo dominio è sterile. L’Ancona tampona e riparte, approfittando spesso degli errori in disimpegno dei centrocampisti tarantini. E da u n’entrata maldestra di Cejas nasce il gol marchigiano. Il pallone lo cattura Borgese che, col corpo sbilanciato, calcia di collo-esterno destro, sorprendendo con una parabola stranissima l’incolpevole Pinna (23’). La replica del Taranto è pronta. Toledo si allunga sulla sinistra, semina avversari, si accentra e offre a Mancini la palla del possibile pareggio. Ma la conclusione non è felice (24’). L’Ancona non si spaventa. Teodorani impegna Pinna con una rasoiata di sinistro
(30’). Toledo emigra a destra, De Liguori si sposta a sinistra, Mancini va stabilmente in mezzo. Evapora il primo tempo. E la ripresa non sembra annunciare sostanziali novità. La partita è cambiata. Serve un altro Taranto. Papagni richiama Cejas. Entra Zito, De Liguori torna a fare l’inter no. Poi è Deflorio a cedere il posto a Cammarata. La squadra ora viene avanti con più vigore e maggiore armonia. Toledo ritrova la fascia sinistra. Micallo non riesce a contenerlo (ammonito). Entra Danucci (fuori Larosa). Il Taranto diventa 3-2-3-2. Cammarata comincia a valorizzare la pressione della squadra, tenendo palla in zona alta. Micallo va giù duro su Toledo (doppia ammonizione: espulso). E’ l’episodio-chiave. Perché si aprono nuovi spazi, dove fa respirare la manovra. L’Ancona sbanda ma tiene. Ambrosi di testa procura un brivido freddo lungo la schiena di Farelli (33’). Zito di sinistro trasforma quel brivido in un rantolo doloroso. Il suo tiro, sul cross di Mancini, è perfetto. Buca la rete e rialza il Taranto. di Lorenzo D’Alò11 dicembre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6 - Non può fare molto sul tiro di Borgese che s’incurva innaturalmente. E’ pronto sul sinistro basso di Teodorani.
LAROSA 6 - Tatticamente inappuntabile per buona parte del primo tempo, quando difende e appoggia la manovra, sbagliando pochissimo.
COLOMBINI 7 - Nessuno più utile e puntuale di lui. Diagonali perfette, interventi mirati, recuperi prodigiosi. Nemmeno una sbavatura.
CACCAVALE 6 - Avvio tremolante. Ci sono esitazioni e malintesi. Cresce nella ripresa, guadagnando la sufficienza.
COSENZA 6,5 - Esuberanza fisica e proprietà tecnica. Non sbaglia un’entrata. E’ giovane e sembra destinato a migliorare.
DE LIGUORI 6,5 - Si fa spremere, passando da un ruolo all’altro con estrema disinvoltura. E’ ormai un ibrido di lusso.
TOLEDO 6,5 - Affilato come una lama. I primi affondi sono taglienti. Non sempre trova la complicità degli attaccanti.
CEJAS 5,5 -Partenza eccessivamente frenetica. Sbaglia molti appoggio. Non intercetta il pallone che Borgese trasforma in gol.
AMBROSI 5,5 - Contributo impalpabile. Spesso in ritardo sulle palle di ritorno. Di apprezzabile solo un colpo di testa nella ripresa.
MANCINI 6 -Avvio ricco di generosi slanci e di intuizioni nobili. Sembra sul punto di poter tornare in sé. Gli manca la necessaria continuità.
DEFLORIO 5- Quando si abbassa per ricevere il pallone sulla trequarti, non sintetizza. Rallenta. I falli dei difensori lo intimoriscono.
ZITO 7 - Entra e segna, evitando al Taranto un’imbarazzante sconfitta. Non gli si può chiedere di più. Decisivo.
CAMMARATA 6 - Più vivo di Ambrosi, più utile di Deflorio. Forse doveva giocare dall’inizio.
DANUCCI 5,5 - Entra perché servono i suoi lanci e la sua propensione a portare ordine. Non incide.
PAPAGNI 5,5 - Qualcosa della partita, alla fine, gli sfugge. Riconosce le difficoltà. Non boccia la prova. Se c’è involuzione, lo scopriremo presto.11 dicembre 2006

Quarto pareggio fuori casa

Quarto pareggio in trasferta per il Taranto; anche stavolta pari in rimonta come nelle precedenti occasioni: 5ª giornata 1-1 a Lanciano con la rete di Paniccia al 46' ed il pareggio rossoblù con l’autogol di Mariscoli all’84'; 7ª giornata 1-1 a Gallipoli: segnano i salentini con Clemente al 55' poi pareggia Ambrosi al 77'; 9ª giornata 3-3 a San Marino con gli ionici alla doppia rimonta, prima dal 2-0 al 2-2 e poi dal 3-2 al 3-3 (a segno Abate, Villa, Ambrosi per il Taranto con una doppietta, D’Angelo e definitivo 3-3 con l’autogol del sanmarinese Di Maio al 90'); infine l’1-1 ad Ancona (reti di Borghese al 24' e pareggio di Zito all’83').
Per Antonio Zito è la terza rete stagionale; per il ventenne attaccante napoletano già una doppietta in Taranto-Giulianova5-0 del 5 novembre scorso. In questa stagione Zito ha collezionato 9 presenze giocando solo una volta da titolare, in Taranto-Manfredonia 0-0; 258' i minuti complessivi in campo: è andato a segno ogni 86' minuti giocati.
Il Taranto resta anche in questa occasione senza vittoria sul campo dell’Ancona; i rossoblù in casa dei marchigiani hanno raccolto in 9 partite cinque pareggi e quattro sconfitte; questi i precedenti pareggi: 1-1 il 28 marzo 1948 nel torneo cadetto sul neutro di San Benedetto del Tronto (Taranto a segno al 21' con Petagna; pareggio dei padroni di casa all’82' con Compagnucci); sempre 1-1 nel torneo di C1 il 31 ottobre 1982 con le reti di Frinzi su rigore al 67' ed il pareggio del rossoblù Castagnini all’87'; 0-0 il 26 febbraio 1989 nel campionato di serie B; infine ancora un pari senza gol e sempre in serie B l'1 marzo 1992.
Col pari esterno il Taranto resta quarto; nelle prossime tre gare i rossoblù affronteranno le prime tre della classifica; domenica prossima allo “Iacovone” arriva il Foggia, quindi nell’ultimo turno del girone d’andata il Taranto affronterà l’Avellino al “Partenio”, infine il 14 gennaio 2007, con la ripresa del campionato dopo la sosta natalizia, i rossoblù si recheranno a Ravenna. di Franco Valdevies11 dicembre 2006

Blasi: «È quasi una sconfitta»
L’ira del patron: squadra senza grinta. Papagni: no comment

Lo stentato pareggio di Ancona certifica, in sede di commento, la frattura tra il presidente del Taranto Blasi e la squadra. O meglio, tra il patron e i giocatori scesi in campo al "Conero" più mister Papagni. Quest’ultimo, con molta diplomazia, tronca con un secco no comment - ai microfoni di Studio 100 sat - la tirata del presidente contro un risultato «che ha il sapore di una sconfitta» generato da un Taranto «privo di nerbo, grinta, agonismo e cattiveria». I giocatori, invece, oscillano tra il politicamente corretto di Caccavale: «Si sa, il presidente vuol sempre vincere», e il muso duro di Ambrosi: «Bisogna vedere cosa significa cattiveria»; fino alla sintesi di Vincenzino De Liguori, migliore in campo, migliore soprattutto in un centrocampo ieri naufrago di idee: «Non abbiamo nulla da rimproverarci. E’mancata la cattiveria? Diciamo così». Se poi quest’ultima, sibillina, frase del giocatore rossoblu l’accostiamo ad un’altro proiettile sparato da Blasi verso lo spogliatoio: «Se fanno un esame di coscienza sanno cos’è successo oggi», ecco che la radiografia di Ancona-Taranto presenta macchie diffuse: metastasi di un male oscuro affiorato subito dopo Perugia, la partita "perfetta", il picco, l’apogeo, di una squadra, ultimamente, dal gioco declinante (ma guai a dire che il re è nudo). Perché le vittorie, alla lunga, hanno un senso se sorrette dal gioco. E invece, ieri, ancora una volta - da Teramo alle partite interne, più indizi fanno una prova -, era il centrocampo tarantino a stentare e quello dell’Ancona a volare; era l’attacco tarantino a restare a terra e quello dell’Ancona a pungere; era la difesa tarantina a "ballare" e quella anconetana a murare le velleità rossoblu: fino all’espulsione di Micallo e al gol di Zito, un piccolo gioiello che fa ancor più schiumare di rabbia Blasi: «Vedete Zito, ragazzo che ha mostrato voglia e determinazione? Ripeto: il male più grande del Taranto è proprio questa abulia, questa scarsa convinzione, questa sufficienza con la quale si affrontano squadre che, tecnicamente, sono inferioria noi. Abbiamo un organico che punta ai playoff, alla serie B. Abbiamo un gruppo all’altezza. Bisogna mettere incampo una squadra che ha voglia di vincere. Papagni deve mettere in campo una squadra che ha voglia di vincere. In campo non possono scendere uomini che dicono: oggi non mi va!. Il Taranto era spento. Così non andiamo da nessuna parte». Il pessimismo di Blasi fonda le sue ragioni sulla fine dell’epopea del turnover solidale in cui mister Papagni ha fuso tutta la sua sapienza calcistica, dando robusti cardini della sua dottrina. Di quel turnover solidale restano alcune certezze paradossali. Basta solo un esempio: Ambrosi e Deflorio mostrano, ultimamente, limiti nel fraseggio col centrocampo e ciò si traduce in un inaridimento della vena offensiva. Meglio garantire un pizzico di freschezza, meglio avere fissa in testa l’idea che Cammarata e Zito (non a caso coloro i quali hanno confezionato ieri il pareggio) partano titolari. E Papagni? Non ha lesinato l’ormai consueta litania: «La nostra? E’ stata una prova di carattere. Abbiam beccato gol su un tiro jolly, immeritatamente. Abbiamo reagito senza concretizzare, ma nel secondo tempo abbiamo creduto nella rimonta, raggiunta meritatamente. Questo campionato è fuori dalla norma, rimaniamo sempre tra le prime cinque sempre con umiltà e determinazione. E da domani (oggi, ndr) pensiamo al derby col Foggia». Intanto il male oscuro scava cunicoli pronto a balzare nuovamente in groppa ai rossoblu nel momento che riterrà più propizio. Tra Foggia, Avellino e Ravenna c’è l’imbarazzo della scelta. A meno che la squadra non saprà sorprenderci. Allora staremo lì a recitare il mea culpa. E a raccontare una resurrezione. Che, nel calcio, ci sta sempre bene. di Fulvio Colucci11 dicembre 2006

Rapina ad Ancona, arrestati tre tifosi
Due poliziotti sono rimasti feriti

Arrivati ad Ancona fanno razzia di torroni, salami al cioccolato e bottiglie di spumante: una refurtiva squisitamente natalizia. Arrestati. Il sentore che la loro presenza potesse creare qualche problema già c'era. Tanto che alcune volanti della polizia si erano posizionate, nel caso si rendesse necessario il loro intervento, nei dintorni di piazza Rosselli. Quaranta tifosi del Taranto sono arrivati ieri mattina in treno per la partita con l'Ancona. In tre sono stati arrestati con l'accusa di rapina impropria, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Altri due sono riusciti a fuggire prima dell'arrivo della polizia. Erano circa le 7 quando è arrivata la prima segnalazione. I tre, due 24enni ed un 23enne, avevano appena consumato al bar San Marco senza pagare. Da piazza Rosselli, si sono diretti poi verso corso Carlo Alberto, saccheggiando la pasticceria Maurizio. E infine, in piazza Ugo Bassi, la seconda razzia. Quella alla pasticceria Franco. Il bottino? Quindici bottiglie di spumante, torroni, panettoni e salami al cioccolato. Alla vista della polizia i tifosi se la sono data a gambe levate. E la loro corsa è proseguita fino a Vallemiano, dove sono stati raggiunti. I tre hanno opposto una feroce resistenza, tanto che due poliziotti sono finiti al pronto soccorso. Prognosi: 7 giorni. I tre sono stati condotti in carcere.11 dicembre 2006

Taranto, ora serve continuità
Nella tana dell’Ancona per mantenere il passo delle prime

E' una strettoia obbligata quella che il Taranto cercherà di attraversare ad Ancona senza inciampare, mantenendo il passo "da grande" che lo ha portato a piazzarsi a ridosso del terzetto di vetta (Ravenna, Foggia, Avellino). Il confronto nasce minato dalle nuove incertezze dei padroni di casa (sconfitti a Giulianova dopo cinque risultati utili) e dai cali di tenuta accusati dai rossoblù nelle ultime tre giornate (tre reti subite nei primi minuti della ripresa). C'è una squadra (Ancona) che punta alla salvezza e che può contare un discreto bagaglio tecnico parzialmente inespresso. Ed un avversario (Taranto) dotato di maggiore qualità a caccia di conferme in vista del «trittico» che, in meno di un mese, lo porrà di fronte alle prime della classe. E’ da questi presupposti che emerge un confronto insidioso, privo di punti fermi. «Dobbiamo aggredire la classifica», ha dichiarato in settimana Ciro Danucci, sottolineando quanto sia importante dare continuità ai risultati per disputare una stagione di vertice. Papagni ha abituato a non fornire certezze fino alla vigilia della partita, ma questa volta sembrano esserci pochi dubbi. Mancherà Prosperi (squalificato), dovrebbe rimpiazzarlo Larosa. A completare il pacchetto ci saranno Caccavale, Cosenza e Colombini. L’altra variazione potrebbe prevedere l’inserimento di Mancini al posto di Catania, suturando una linea mediana con Cejas piazzato davanti alla difesa e De Liguori sul centro-sinistra. Toledo partirà alle spalle dei due
attaccanti (Ambrosi e Deflorio) con il preciso compito di partire dal versante mancino senza creare punti di riferimento. In casa biancorossa Monaco deve fare a meno di Bocchini (fermato dal Giudice Sportivo) e Anderson (infortunato). In dubbio Mendil. L’impianto tattico potrebbe subire qualche variazione (centrocampo a cinque con Borgese). Saranno più di mille i supporters rossoblù al seguito di Deflorio e compagni nella penultima trasferta del 2006. Per i tarantini fuorisede sarà possibile acquistare i tagliandi della partita anche al botteghino dell’impianto dorico. di Fabio Di Todaro11 dicembre 2006

Taranto mai vittorioso

Il Taranto non ha mai vinto ad Ancona; in 8 precedenti di campionato si contano 4 vittorie dei marchigiani ed altrettanti pareggi.
La prima sfida il 24 settembre 1933 nella 1ª giornata del campionato di Prima Divisione, un torneo equivalente all’attuale C1: Anconitana Bianchi-Taranto 4-2; i padroni di casa vanno a segno con una tripletta di Baldinotti (21', 51' e 81' rigore) e con Taccini (31'), i rossoblù con Castellano (32') e Massironi (77'). Questa la formazione ionica guida dal tecnico ungherese Arpad Hajos: Bolognini, Toso, Navone, Monti, Perrucci, Sculto, Massironi, Gullé, Parisi, Castellano e Tosini.
Ancora un successo per i marchigiani il 25 novembre 1934 sempre in Prima Divisione: 1-0 con la rete di Taccini al 24'. Così in campo il Taranto schierato da Umberto Zanolla: Bolognini, Toso, Strata, Martinolli, Perrucci, Benet, Romano, Gay, Svageli, Ruggero Zanolla (è il fratello dell’allenatore), Castellano.
Il 23 gennaio 1938 nel campionato di serie B l’Anconitana Bianchi rifila al Taranto un sonoro 7-0 con le doppiettedi Ghermardi, Silvetrelli e Varoli e la rete di Corbelli. I rossoblù disputano il secondo torneo cadetto della loro storia e così come alla fine di quello del 1935-36, fanno subito ritorno in serie C. Circa dieci anni dopo, il 28 marzo 1948, il Taranto conquista il primo punto pareggiando per l'1-1 a San Benedetto del Tronto (si gioca in campo neutro per squalifica del terreno dei marchigiani). Va prima a segno il Taranto al 21' con Petagna, quindi pareggia all’82' Compagnucci. Questo l’undici rossoblù schierato dal tecnico Pietro Piselli: De Fazio, Mignozzi, Canavesi, Valente, Bernardel, Nonis, Castellano, Petagna, Bellucco, Michelini, Toncelli.
Sempre 1-1 nel torneo di C1 il 31 ottobre 1982 con le reti di Frinzi su rigore al 67' ed il pareggio di Castagnini all’87'. Il Taranto guidato da Lauro Toneatto si schiera così: Rossi, Bernardini, Castagnini, Sgarbossa, Falcetta, Picano, Colucci (85' Idini), Barlassina, Chimenti, Biagini, Bertinato (85' Righi). Un pari senza reti il 26 febbraio 1989 nella 23ª giornata del campionato di serie B; i rossoblù riescono a passare indetti al "Dorico" nonostante l’inferiorità numerica maturata a partire dal 26' minuto del 1° tempo per l’espulsione di Lerda. La quarta vittoria dei marchigiani il 7 aprile 1991 nella 29ª giornata del torneo cadetto: 1-0 con il rigore realizzato da Tovalieri al 66'.
L'ultimo confronto sempre in serie B l’1 marzo 1992; finisce senza reti la sfida tra le due squadre che hanno obiettivi opposti che centreranno a fine stagione, i dorici approdando per la prima volta in serie A, gli ionici salvandosi dopo uno spareggio contro la Casertana, vinto ai supplementari. Questo il tabellino di Ancona-Taranto diretta dall’arbitro Trentalange: i marchigiani guidati da Guerini si schierano con Nista, Fontana (62' De Angelis), Lorenzini, Pecoraro, Mazzarano, Bruniera, Vecchiola, Gadda (88' Turchi), Tovalieri, Ermini, Bertarelli; Vitali tecnico del Taranto manda in campo: Ferraresso, Monti, D’Ignazio, Marino, Brunetti, Enzo, Turrini, Ferazzoli, Lorenzo, Muro (82' Zaffaroni), Soncin (63' Mazzaferro). di Franco Valdevies11 dicembre 2006

Papagni ha pochi dubbi
Il tecnico prepara il Taranto che domani affronterà l'Ancona in trasferta. Da scegliere chi giocherà al posto di Prosperi (favorito Larosa) e da risolvere il ballottaggio Mancini-Catania

Qualcosa, nel Taranto, sembra cambiato. E' appena percettibile, ma è un cambiamento significativo: la ricchezza dell'organico sembra essersi stabilizzata, almeno per adesso. E sembra, in questo momento, che in discussione non ci sia più l'assetto, ma che si cerchi solo di adeguare la scelta degli uomini alla funzionalità che si richiede ai movimenti memorizzati. Papagni, forse, ha trovato una forma più stabile e vuole seguirla. Poggiando comunque molte delle sue convinzioni sul 4-4-2, modulo che ha già prodotto fortune durante la scorsa stagione e che sta garantendo ottimi frutti anche in questa porzione di campionato. Perché non è, questo, il momento di ulteriori variazioni d'impianto: ci sono giocatori che devono ritrovare il passo e altri che stavano subendo le variazioni. Meglio fermarsi, evitando anche un falso problema. Perché, qualunque sia stato il modulo, Papagni quasi mai ha previsto movimenti completamente diversi, rivoluzioni tali da distrarre i giocatori. 
Anche ad Ancona, quindi, il Taranto sarà 4-4-2. Ma sugli uomini il dibattito resta aperto. Nessun ragionamento, infatti, priverà la rosa di soluzioni possibili, di alternative, di nuove possibilità. Sapendo che, comunque, ogni scelta presuppone una squadra con caratteristiche diverse, giocatori con attitudini dissimili. E' una derivazione del progetto: il Taranto non sembra disporre di "vice", di calciatori che sostituiscono un altro lasciando inalterato il tipo di gioco. Ognuno ha particolarità differenti e si presta a differenti tipi di partite, molti possono coprire ruoli diversi in base alle esigenze. Su questo, adesso, sono concentrati i dubbi di Papagni. Basti, ad esempio, pensare al Taranto che domani giocherà Ancona. Di certo c'è che Prosperi (squalificato) andrà sostituito. Le possibilità sono due: spostare Cosenza al centro e schierare Larosa (al rientro dalla squalifica e, comunque, in un buon momento) a destra della difesa oppure rilanciare Panini, accantonato da otto giornate ma in grado di far vedere in Coppa di aver ritrovato parte delle sue qualità. In questo caso Panini, che per natura è un esterno destro, potrebbe giocare al lato della difesa, ma anche al centro (lasciando Cosenza sull'esterno) dove sta dando segnali sempre più confortanti. C'è anche Mortari, in verità, ma il giocatore ha appena ripreso e, probabilmente, si terrà pronto per le prossime occasioni. 
L'altro dubbio è a centrocampo. Il solito, in realtà: fidarsi di Catania o pensare a qualche altra soluzione? Il punto interrogativo è prodotto esclusivamente dalla ricchezza. Perché Papagni ritiene Catania un elemento tatticamente utile, ma deve anche guardare in panchina, dove, seduti, ci sono Mancini e Danucci. Se l'ultimo sta ritrovandosi ma è ancora lontano dalla sua forma migliore, Mancio è invece nel momento giusto per essere lanciato nuovamente dal primo minuto. Forse sarà questa la decisione: sposterebbe De Liguori sull'esterno sinistro, dando così alla mediana una coppia di centrali più completa, dove senso tattico e grinta (Cejas) si mescolano con qualità e rapidità di pensiero (Mancini). Toledo, in questo modo, partirebbe da destra, puntando sulla corsa dritta piuttosto che sullo sfondamento verso il centro. Altra scelta ragionata: il campo di Ancona non è quello di Teramo e consente di puntare anche sull'uno contro uno, punto di forza del brasiliano. Poi c'è l'attacco: Ambrosi e Deflorio faranno coppia, Cammarata attenderà. E' un lusso, ma al momento è la scelta più logica. di Fulvio Paglialunga08 dicembre 2006

Ancona indecifrabile
Dopo l’inatteso tonfo di Giulianova. Obiettivo salvezza. Mendil l’uomo-gol

Aldo Papagni ha letto i dati statistici, ha visionato l’Ancona in videocassetta e ha concluso: «Dobbiamo pensare che, fino a domenica scorsa, era una delle squadre più in forma del campionato». Considerando che l’obiettivo stagionale dei dorici è la permanenza in terza serie, il ragionamento del tecnico rossoblù risulta più che logico. Perché prima di inciampare sul campo del fanalino di coda Giulianova, i biancorossi avevano raccolto 11 punti in 5 gare (3 vittorie e 2 pareggi). Uno score di tutto rispetto considerando il bottino delle prime 8 giornate (4 punti) che aveva seriamente messo in pericolo la panchina di Monaco. Il trainer marchigiano gode dell’appoggio del patron Sergio Schiavoni, mentre il presidente Franco Fedeli lo avrebbe voluto rimpiazzare già qualche mese fa (insieme a tutta l’area tecnica). Chiari sintomi di una situazione societaria ben poco chiara che, inevitabilmente, ha influito sull’avvio difficile di stagione. L’organico allestito dal diesse Marcaccio ha un’età media piuttosto bassa, ma può contare su diversi elementi con un passato importante anche in serie cadetta. E’ il caso del capitano Teodorani (213 presenze in B con le casacche di Cesena, Castel di Sangro e Arezzo), del brasiliano Anderson (a Giulianova ha subito la frattura di una costola, non ci sarà), dell’attaccante Mendil (dovrebbe rientrare dopo due settimane). Ma i numeri descrivono una squadra dal potenziale ancora parzialmente inespresso che si ritrova a lottare nei bassi fondi della classifica (la zona salvezza distante appena due punti). Tatticamente il tecnico brindisino predilige un 4-4-2 imperniato sulle qualità atletiche dei due mediani (ma poco abili in fase di possesso) e sugli slanci dei due esterni pronti a rifornire soprattutto con cross dal fondo gli attaccanti. Al "Del Conero" mancheranno Anderson e Bocchini (squalificato). Monaco ha già scelto i due sostituti, mentre nutre qualche dubbio ancora sul portiere da utilizzare. Davanti a Farelli (è in vantaggio sul rientrante Morello), la linea difensiva sarà composta da Masiero, Sgarra, Langella ed Esposito. Gli interni di centrocampo saranno Cichella e Ceccobelli (segnò al Taranto nella finale playout di andata con la Fermana), con Teodorani e Rizzato che sutureranno il reparto sulle corsie laterali. In attacco, al fianco di Docente, dovrebbe giocare il francese Mendil. In alternativa è pronto Mortelliti, con il giovane albanese Rrudho, finito già sui taccuini di alcune società di serie A, che partirà dalla panchina insieme all’ex Micallo. di Fabio Di Todaro08 dicembre 2006

Taranto, missione nelle Marche
Rossoblù da ieri in ritiro a San Benedetto: 22 convocati

E’ oramai vigilia di Ancona-Taranto, gara valida per la terz’ultima giornata d’andata della C1. La quart’ultima in classifica (l’Ancona) ospita la quarta (il Taranto). La distanza potrebbe sembrare abissale. Ma, di fatto, soltanto 10 punti separano le due formazioni. Senza dimenticare che la squadra dorica è in forte ascesa: lo stop patito a Giulianova va archiviato e considerato come il classico incidente di percorso. Oltretutto il gol-sconfitta è giunto dopo soli 3’ di gioco. Caccavale e soci, dunque, sono avvisati: domani si ritroveranno una formazione che avrà come unico obiettivo il riscatto dell’inopinata sconfitta in terra abruzzese. Per riprendere il fecondo cammino dei precedenti 5 incontri (11 punti incamerati) e battere una delle formazioni più accreditate alla disputa dei play-off per la promozione in serie B. Ieri mattina la squadra ha disputato la penultima seduta settimanale dopodicchè è salita sul pullman che l’ha portata a San Benedetto del Tronto, tappa intermedia. In mattinata Papagni farà disputare la rifinitura prima di riprendere il cammino verso Ancona. I convocati sono 22. A casa sono rimasti Malagnino e Castroni. C’è Mortari che è in netta ripresa come ha evidenziato la prova offerta in Coppa
Italia a Martina Franca mercoledì scorso. Circa la formazione il trainer rossoblù non ha ancora svelato le sue intenzioni. L’inserimento di Larosa sull’out destro difensivo e lo spostamento di Cosenza centrale al posto dello squalificato Prosperi sembrano attuabili. Purtuttavia c’è da tenere presente quanto detto da Papagni a tal proposito ieri l’altro: «Panini centrale non mi dispiace. In Coppa Italia mi ha ben impressionato, specialmente con la Vibonese allo "Iacovone"». Ma le sorprese che il tecnico jonico riserva solitamente prima di consegnare la lista dei 18 all’arbitro potrebbero aumentare. Riguardano il centrocampo. Catania potrebbe cedere il posto ad uno fra Mancini e Danucci per offrire maggior argine alla fase difensiva. L’Ancona, sul suo terreno ha battuto Gallipoli e Manfredonia (recentemente), impattato con Juve Stabia e Salernitana e perso con Teramo, Ravenna e Foggia (nelle prime 7 giornate di campionato). di Giuseppe Dimito08 dicembre 2006

Taranto, prove di 3-4-3
Papagni sta cercando il sostituto di Prosperi. Larosa in rampa di lancio

Per Aldo Papagni il 3-4-3 è più che una tentazione tattica. È il suo modo di intendere il calcio. Il trainer rossoblù, infatti, ama dare spazio e vigore alle giocate offensive piuttosto che vedere la propria squadra difendersi e soffrire per gli attacchi portati dalla formazione avversaria. Approfittando anche della indisponibilità di coloro che avevano preso parte al match di Coppa Italia a Martina Franca, ieri pomeriggio ha riproposto il 3-4-3 nella partitella disputata contro la balda formazione degli Allievi, ben allenata da mister Passariello, rinforzata dagli innesti di Pinna, Larosa, Panini e Mancini. La formazione titolare era così composta: Muscato (il portiere degli Allievi), Cosenza, Caccavale, Colombini; Catania, Cejas, De Liguori, Toledo; Cammarata, Ambrosi e Deflorio. Il galoppo, durato 49’, è terminato 2-2. Per i titolari hanno segnato Deflorio ed Ambrosi su rigore; per i babies Maiorino e Formuso. A metà tempo ha invertito i due esterni spostando Toledo a destra e Catania a sinistra. Ma il 3-4-3 è stato soltato l’ennesimo esperimento infrasettimanale. Per decidere la formazione da mandare in campo ad Ancona dopodomani, Papagni dovrà trarre le somme fra le indicazioni piovutegli dalla gara di Coppa Italia a Martina con quelle giuntegli dal galoppo di ieri pomeriggio. La scelta non è facile. Intanto c’è da sostituire Prosperi, appiedato per un turno dal giudice sportivo. Il candidato più accreditato sembra Larosa, autore a Martina di un bel gol di testa. In tal caso Cosenza si sposterebbe in mezzo al fianco di Caccavale. In alternativa ci sono Panini e Mortari. Dinanzi a Pinna, dunque, dovrebbero giocare Larosa, Cosenza, Caccavale, Colombini. A centrocampo le scelte sembrano scontate: Catania, Cejas, De Liguori, Toledo. Conoscendo Papagni (riserva sempre una sorpresa quando comunica all’arbitro l’undici che inizia la partita), tuttavia, ci potrebbe essere l’inserimento di Danucci o Mancini con l’esclusione di uno dei due esterni. In avanti, invece, la coppia Ambrosi-Deflorio sembra non avere alternative. La trasferta di Ancona presenta molte insidie. La formazione dorica è in netta ripresa. La sconfitta di Giulianova non fa testo. Nelle precedenti cinque partite, infatti, ha incamerato ben 11 punti, di cui 7 sul terreno amico. Il capocannoniere è Mendil (4 centri), ma bisogna stare attenti a Docente (2 gol). Stamane è in programma la penultima seduta settimanale. Subito dopo la comitiva salirà sul pullman per San Benedetto del Tronto, prima tappa di avvicinamento ad Ancona. Sabato mattina ci sarà la rifinitura e, poi, trasferimento nel capoluogo marchigiano. di Giuseppe Dimito08 dicembre 2006

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