De Liguori prenota un gol
C'è un felice ricordo che lo lega all’Avellino e che rende ancor più particolare la settimana che anticipa il Santo Natale. 15 dicembre 2002: il Taranto guidato da Fabio Brini, ultimo in classifica, sconfigge gli irpini allo
"Iacovone" grazie ad una rete di Vincenzo De Liguori. «Ma era una situazione diametralmente opposta
- attacca il centrocampista partenopeo -. In quel periodo la società ci aveva abbandonati, e compimmo un autentico miracolo a fine stagione conquistando la salvezza. Adesso non ci manca niente e abbiamo un organico altamente competitivo allestito per raggiungere almeno i playoff». Riparte dal passato De Liguori, ricordando uno dei suoi sette gol con la casacca rossoblù. Pochi ma preziosi, così come fu quello siglato in un freddo pomeriggio autunnale di quattro anni fa.
«L'anno scorso ho siglato il maggior numero di reti. Escludendo quella con il Modica, sono stato decisivo ad Andria e nella finale di ritorno con il Rende. In questa stagione non ho ancora segnato, chissà che non accada presto?». La settimana di preparazione alla gara del
"Partenio" sta scorrendo con grande serenità, senza scossoni. Merito della vittoria con il Foggia che ha riconsegnato una squadra rinvigorita dopo le ultime prestazioni non esaltanti.
«Nel derby siamo stati quasi perfetti - ha proseguito il vicecapitano rossoblù -,
affrontando l’impegno con grande determinazione. Ma il Taranto difficilmente sbaglia le partite importanti. Sono abbastanza fiducioso, pertanto, in vista del prossimo impegno. Giocare sul campo della capolista è uno stimolo in più, ci sarà la volontà di frenare la corsa di una compagine che, dopo la pesante sconfitta di Ravenna, non si è più fermata».
Stadio vietato per 3 anni I rossoblu ieri hanno svolto la consueta doppia seduta del mercoledì. Al mattino Deflorio e compagni hanno curato l’aspetto atletico, concludendo l’allenamento sul campo con gli attaccanti impegnati nei tiri (seguiti dal tecnico in seconda Degli Schiavi) e tutti gli altri elementi alle prese con la fase difensiva (sotto lo sguardo attento di Aldo Papagni). Nel pomeriggio, invece, l’allenatore di Bisceglie ha fatto svolgere una partitella in famiglia alla quale hanno preso parte tutti i calciatori. Per oggi pomeriggio, invece, è prevista una seduta defatigante prima della rifinitura di domani mattina che anticiperà la partenza alla volta del capoluogo irpino. In casa biancoverde, invece, "Nanu" Galderisi deve rimpiazzare lo squalificato Porcari, ma recupera Moretti e Riccio. Ieri mattina, intanto, durante l’Assemblea di Lega tenutasi a Coverciano il direttore generale, Vittorio Galigani, ha ritirato la Coppa vinta in occasione dei playoff della passata stagione. Al dirigente rossoblù è stata consegnata anche una medaglia per il presidente Blasi. Da martedì sera al Bar Cubana sono in vendita i 1000 tagliandi messi a disposizione dei supporters rossoblù ai quali è stata riservata l’intera Curva Nord del "Partenio". I cancelli verranno aperti alle 13. Tifosi. Sedici supporters rossoblù sono stati denunciati in stato di libertà dalla polizia dopo gli incidenti verificatisi in occasione della gara Juve Stabia-Taranto dello scorso 24 settembre. Alcuni di loro dovranno rispondere anche di violenza, resistenza, minaccia e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. Il questore di Napoli ha emesso nei confronti dei 16 supporter rossoblù il provvedimento di divieto di accesso per 3 anni ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive. di Fabio Di Todaro
Al via la marcia per Avellino I primi, per mettersi al sicuro, già alle prime ore della mattina si erano appostati in attesa dell’apertura dei cancelli. Un’altra cinquantina ha fatto capolino alla rivendita del Bar Cubana prima di mezzogiorno. La processione è inizata ed andrà avanti sino alle 18 di venerdì, termine ultimo per mettere le mani su uno dei 1.000 biglietti destinati alla tifoseria rossoblu per la supersfida del Partenio contro l’Avellino, che si giocherà sabato e metterà di fronte la prima in classifica - la squadra irpina - e la compagine che, dopo aver schiantato il Foggia nel derby, aspira a diventarne la principale antagonista. La lunga vigilia della partita che chiuderà il girone d’andata è iniziata ufficialmente oggi, con la messa in vendita dei ticket destinati ai supporters tarantini pronti all’ultima trasferta dell’anno. Non c’è stato il boom iniziale, ma è decisamente difficile che qualcuno dei 1.000 biglietti possa tornare invenduto ad Avellino. Al contrario, la società irpina ha deciso di concedere in ogni caso, per motivi di sicurezza, tutto il settore di curva sud alla tifoseria ospite, dando quindi la possibilità - se da Taranto venissero segnali in tal senso - di sforare quota 1.000 per venire incontro alle possibile “esigenze” del tifo rossoblu, che già nell’ultima trasferta di Ancona, come in quella di Teramo, ha mostrato di possedere una capacità di mobilitazione che ha pochi rivali nel campionato di serie C1. E il sapore di una sfida al sapore di serie B come quella che si giocherà in Irpinia non potrà che fare da richiamo per quello che si prevede come un vero e proprio esodo alla volta della Campania, che coinvolgerà - è ormai diventata prassi - anche molti tarantini fuorisede, pur essendo Avellino piazza meno favorevole, in termini logistici, rispetto a Perugia, San Marino o la stessa Ancona. La società biancoverde, da parte sua, ha chiamato a raccolta i propri tifosi affinchè riempiano le tribune del Partenio. Una testimonianza di quanto venga ritenuta importante la partita di sabato, mentre anche sul fronte sicurezza sono allo studio della Questura campana le misure necessarie per garantire una gara tranquilla. Intanto, sul campo dello Iacovone gli uomini di Aldo Papagni preparano quella che è diventata la gara più importante della prima metà di campionato. Non si registrano infortunati nella comitiva rossoblu, escluso Caccavale con una sublussazione al dito, che però non ne mette in discussione l’impiego. Intanto, a Coverciano, la Lega di serie C ha consegnato alla società la Coppa per la promozione dello scorso anno. di Giovanni Di Meo
Avellino-Taranto, profumo di B
Catania, il vero Taranto è quello apprezzato con il Foggia?
Società multata La mano pesante del Giudice Sportivo era attesa. E la sentenza non ha tradito le previsioni. La Taranto Sport dovrà pagare una multa di 5000 euro in seguito «ai lanci ripetuti di petardi, razzi pirotecnici e bengala», mentre il sodalizio dauno disputerà le prossime due gare interne a porte chiuse (Ravenna e Martina) e dovrà risarcire i danni provocati dai propri sostenitori nel settore di Curva Sud dello "Iacovone" (secondo una prima stima effettuata dai dirigenti rossoblù ammonterebbero a 30.000 euro). Sul fronte tecnico, invece, Aldo Papagni ha l’intera rosa a disposizione. Il suo collega Giuseppe "Nanu" Galderisi riavrà a disposizione l’ex difensore del Martina Moretti e il centrocampista Riccio, ma dovrà fare a meno dello squalificato Porcari edell’infortunato Bacis (elongazione del bicipite femorale destro). Da verificare le condizioni di De Angelis, uscito anzitempo a Lanciano. Ieri pomeriggio, intanto, Deflorio e compagni hanno ripreso la preparazione sotto la pioggia battente che da due giorni flagella il capoluogo ionico. Maurizio Caccavale si è allenato con una vistosa fasciatura alla mano destra dovuta alla sublussazione del pollice (non è in dubbio la sua disponibilità per l’ultimo impegno del girone di andata). Oggi la squadra sosterrà la consueta doppia seduta, mentre per domani pomeriggio è previsto il consueto collaudo di metà settimana contro la formazione Allievi. La partenza per il capoluogo irpino è prevista per la tarda mattinata di venerdì, subito dopo la rifinitura. Per la gara di Avellino, intanto, l’intera curva nord del "Partenio" sarà riservata ai supporters del Taranto (la società irpina ha messo a disposizione 1000 tagliandi). I cancelli verranno aperti alle 13. di Fabio Di Todaro
La partita perfetta
Quando il Taranto gioca così, ci sono poche squadre in grado di resistergli. Quando riesce a sfruttare il campo in ampiezza e in profondità, diventa difficile stargli dietro. Si rischia di fare la fine del Foggia, emulsionato nel primo tempo e sedato nella ripresa. Si rischia, cioè, di non capire molto della partita. Perché il Taranto la pensa e l’attraversa, anticipando le mosse dell’avversario. Rubandogli il tempo e sottraendogli lo spazio. Quando il Taranto gioca così, contenerlo è quasi impossibile. Perché il pallone scorre e la manovra si dipana veloce. Non ci sono azioni banali. Né tentativi superflui di forzare il naturale corso della partita. Solo trame ficcanti, idee spendibili, soluzioni adeguate. Quando il Taranto gioca così, basta spingere per trovare il gol. E l’attesa solitamente dura poco. Perché ogni iniziativa ha il ritmo regolare di un compito da svolgere, di una pratica da chiudere, sapendo esattamente dove cominciare e come finire. Perché stavolta c’è sviluppo (laterale e centrale) e c’è completamento (due gol in tre minuti). E, soprattutto, c’è una squadra che non si ferma, che non fa calcoli, che continua a darsi. Quando il Taranto gioca così, significa che in campo è finita la squadra giusta. Quella che asseconda il vento, mettendoselo alle spalle. Quella che impara in fretta a rispettare i momenti della partita, gestendo lo sforzo. E dando sempre l’impressione di poter fare ciò che serve: né di più, né di meno. Non è mai facile prendersi tutto, senza rischiare l’incolumità. Col Foggia, poi, c’erano pericoli reali, insidie concrete, timori fondati. Il Taranto ci riesce con disinvolta naturalezza, lanciandosi all’inseguimento del gioco. Superando gli ostacoli e sciogliendo i piccoli grumi che ogni partita riserva. Quando il Taranto gioca così, è sempre la forza del collettivo ad esaltare l’estro e la creatività del singolo. Il percorso è obbligato. Non ci sono strade alternative. Non ci sono scorciatoie. Le fatiche e i limiti finiscono sulle spalle robuste del collettivo. Mentre la necessità di inventare non si trasforma in un peso insostenibile per i singoli più ispirati. Tutto è a misura: la rabbia, l’orgoglio, la confidenza, l’eccesso. Tutto è in equilibrio. Quando il Taranto gioca così, la discussione sul modulo rischia di diventare risibile. Perché una partita lucida e tagliente come quella col Foggia non dipende dall’assetto. Ma dalla corretta interpretazione delle due fasi: possesso (primo tempo esemplare) e non possesso (ripresa priva di sbavature). Perché il modulo è espressione algebrica se non viene irrorato dal dinamismo, dalla corsa, dal pressing. Perché il 4-4-2 visto domenica è una risposta possibile alle esigenze di giornata. Non è la risposta a tutte le urgenze di una squadra ricca e complessa come il Taranto. Una squadra abbastanza piena di sé, che ha forse smesso di stupirsi delle cose che fa. E che sul terreno della qualità può reggere qualsiasi confronto. Non è perfetto il Taranto (la partita sì). Ma è forse meno imperfetto del campionato che frequenta. Sabato al "Partenio" scopriremo il valore esatto dell’ultima eccezione: l’Avellino. E aggiungeremo al mosaico della verità il pezzo che ancora ci manca. di Lorenzo D'Alò
Taranto, la forza del gruppo La vittoria del Taranto - l’ottava della stagione, la sesta tra le mura amiche - è una miscela di ingredienti positivi. C'è molto nel successo ai danni del Foggia: qualità, voglia di vincere, consapevolezza dei propri mezzi. Il risultato finale è ineccepibile. Premia la squadra tonicamente più attiva (Taranto) e condanna quella più svogliata (Foggia), privata da qualche tempo delle certezze maturate nel primo scorcio di stagione (1 punto in 3 partite). La miglior difesa del campionato - appena 5 reti subite in 15 giornate - è stata perforata per due volte. Diametralmente opposto il rendimento della terza linea rossoblù, in grado di rendere inoperosi i tre attaccanti rossoneri.
«Sono stati commessi pochissimi errori - è il commento di Francesco Colombini -
ricordo una sola circostanza nella ripresa in cui il nostro reparto ha sbagliato le marcature. I meriti vanno divisi con tutta la squadra che ha curato perfettamente la fase difensiva. Abbiamo giocato secondo le nostre potenzialità, senza temere l’avversario. Questo successo importantissimo rivaluta il pareggio di Ancona. Adesso, però, sarà necessario conservare questa mentalità anche sul campo della capolista Avellino». Il terzino rossoblù - finora sempre presente con il portiere Pinna - ha disputato una prestazione impeccabile in fase difensiva.
«Nei primi minuti ho capito quali fossero le intenzioni del Foggia. Sulla mia fascia c'era Mounard, spesso supportato da D’Alterio. Ho dovuto mantenere la posizione, supportando soltanto in una circostanza un’azione di Toledo. E un grande contributo me lo ha fornito De Liguori: spesso è venuto in chiusura sulla corsia di sinistra, ma senza lasciare scoperta la zona centrale».
Sei anni a Novara tra C2 e C1 prima di accettare l’offerta del Taranto e di giocare al sud. Il difensore toscano «è contentissimo della scelta fatta. Mi sono subito ambientato - prosegue -,
sia con i nuovi compagni che in questa città. E adesso che siamo terzi mi sembra di vivere un sogno. Quando giochiamo con questa intensità non dobbiamo temere nessuno. Per questo motivo non firmerei per un pareggio ad Avellino. Ci attende una gara difficilissima, non abbiamo la presunzione di voler vincere a tutti i costi la partita. Sarebbe sbagliato, però, scendere in campo per difendere lo 0-0». Uno dei pochi elementi di discordanza nella stagione di Deflorio e compagni resta la differenza di rendimento registrata tra le gare casalinghe e quelle in trasferta. «Anche domenica
A lezione di Taranto Per vincere serve tutto: qualità individuali, mentalità, acume tattico, ferocia, intelligenza, cinismo, potenza, organizzazione. Il Taranto mette tutto: infatti vince. Facendo anche di più: impadronendosi del derby dal primo minuto, tenendolo per sé fino alla fine. Dando una pesante lezione al Foggia, travolto dal calcio passionale dei rossoblu, dall'incontenibile desiderio di una squadra che sa giocare da grande. E lasciando i satanelli abbandonati nel fango: quello del campo e quello che schizza dagli spalti, con i propri tifosi che insudiciano la domenica. Il Taranto preferisce il calcio alle vergogne. E, appunto, sul proprio calcio costruisce un successo al riparo da tutto: ineccepibile per l'approccio, logico per la sequenza dei gol, giusto per la tenuta psico-fisica, perfetto per la gestione.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
PINNA - Anche ricontrollando il taccuino non c'è spazio per i suoi interventi. Solo attenta attività di controllo, peraltro effettuata con l'abituale sicurezza: 6
Due lampi del Taranto e Foggia ko Acqua dal cielo, fuoco dal derby. Sono gli elementi naturali di un confronto sempre vivo, anche quando sembra morto. Vince il Taranto: più reattivo, più volenteroso, più motivato. E nella sua vittoria c’è molto: gioco, spirito, mentalità. Perde il Foggia. E nella sua sconfitta ci sono i sintomi di un piccolo naufragio emotivo. Di tutte le crisi è la peggiore. Non è fisica (c’è corsa). Non è tecnica (c’è sviluppo della manovra). È una crisi di consapevolezza. Il Foggia ora è una squadra che dubita. E chi dubita, alla fine crolla. Spesso i muri vanno giù al soffio di un’idea. Anche i muri più solidi. Per sbriciolare la migliore difesa del campionato, però, servono due colpi di piccone. E due picconatori d’eccezione: Toledo e Deflorio. Il brasiliano segna al 18’: tiro aguzzo come una guglia, pallone che scivola basso sull’erba viscida, lambendo il palo. Il capitano raddoppia al 21’: pallone domato, avvitamento e sinistro tagliente che gonfia la rete. Due gol in rapida successione che denudano la retroguardia dauna, scoprendo limiti nuovi e, dunque, inattesi (di tenuta, di attenzione, di controllo). Al Taranto basta un primo tempo praticamente perfetto per mettere le mani sul derby. Una frazione iniziale di rara efficacia e di plastica bellezza. Al Foggia non serve una ripresa di prolungato e sterile possesso palla per deviare il corso degli eventi. Sulla giustezza dell’esito non può esistere discussione. Prevale la squadra più tonica e coesa. Quella che riesce a sfruttare, senza sprechi e senza amnesie, il suo potenziale. Soccombe la squadra che non sembra più quella di un mese fa. Involuzione, stanchezza, usura: resta da capire perché le ultime prove del Foggia sono esibizioni all’insegna di un’innocua operosità. Espressione di un calcio ruminato, privo della necessaria lucidità interpretativa e dell’indispensabile graffio finale. Ad orientare felicemente il derby del Taranto sono le scelte di Papagni. Le sue intuizioni, la sua mano ferma, il suo carisma tenero. Stavolta non ci sono sbavature: né nella preparazione, né nella gestione. Tutto è logico. La chiave non è la riproposizione di un 4-4-2 più rigoroso, anche se è innegabile il giovamento che la manovra trae dallo spiegamento di due ali larghe (Catania a destra, Toledo a sinistra). La chiave è nella ritrovata coralità, nell’esattezza dei tempi e nella bontà dei movimenti. La chiave è in una coppia di interni che pensa correndo, assicurando densità al centrocampo e presenza costante in entrambe le fasi. Mancini e De Liguori addentano palloni e attaccano lo spazio, rendendo subito plausibile ogni azione del Taranto. La saldezza della difesa (a quattro) e la recuperata spendibilità delle punte (c’è l’iniziale conferma del tandem Ambrosi-Deflorio) completano la funzionalità dell’impianto. Servirebbe un altro Foggia (4-3-3) per reggere il confronto. Una squadra meno noiosa e più spietata. Cuoghi la cercherà con ostinazione senza trovarla, provando sinanche a mutare assetto (4-2-3-1 nella porzione finale del primo tempo). Ma la resa non sarà mai quella sperata. L’avvio del Taranto è di maggior impatto: fisico, tecnico, tattico. La squadra di Papagni ha qualcosa in più da dire al derby e ha voglia di gridarlo. Le volate di Catania, gli scatti di Toledo: è dai lati che il Taranto tenterà di sfondare. I gol che annichiliscono il Foggia nascono (come idea) a destra. Da lì proviene il traversone basso di Mancini sul quale Deflorio buca e Toledo si avventa come un falco (18’). Da lì si sviluppa la combinazione Mancini-Catania, quella che armerà il sinistro di Deflorio (21’). La reazione del Foggia è flaccida. Il Taranto non si ferma. Mancini manca il terzo gol (soluzione volante). Ambrosi reclama invano il rigore (atterramento di Marruocco). La ripresa è meno ardente. Il Foggia non può accontentarsi di perdere. Ma il suo adoperarsi non contiene nulla di irresistibile. Cuoghi cambia interpreti inutilmente. Il Taranto, dedicandosi ad un’oculata attività di presidio e controllo, non fatica a conservare il doppio vantaggio. Papagni rimpiazza i più stanchi. La cronaca è scarna. Un tiro di Mounard s’infrange sul braccio di Caccavale, provocando tiepide recriminazioni. Sfuma così il derby, sotto una pioggia sempre più battente. di Lorenzo D’Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò
PINNA 6 - Non effettua parate decisive. Ma dà sempre la rassicurante impressione di esserci.
Papagni: «Siamo stati straordinari»
Taranto-Foggia è finita già da un po'. Ma Aldo Papagni sembra ancora in clima-partita: la soddisfazione per una prestazione da incorniciare è evidente, ma non è ancora il momento di sciogliere le parole in un sorriso.
Vince il Taranto del sorriso
La terapia del sorriso ha funzionato. Regalando il derby che vale una resurrezione, dopo gli imbarazzi di Ancona; il derby impeccabile per risultato (al Foggia i due gol pesano, eccome). Il derby inappuntabile per location: clima invernale, pioggia e campo difficile come nelle partite di un calcio perduto; agonismo senza veleni. Stonano solo gli incidenti in curva. Davvero non esistono partite perfette... Proprio il grande accusatore di Ancona, il presidente Blasi - infuriato dopo l’1-1 nelle Marche -, arrotonda il successo con parole che a quei mugugni rimandano, indirettamente e direttamente:
«Una grande vittoria. E’ il Taranto che desidero. Quando si gioca bene è giusto dirlo. Il Taranto deve essere così per le prossime 18 partite. Voglioso, determinato».
Sesto successo in casa Sesto successo allo “Iacovone” per il Taranto. I rossoblù chiudono il girone d’andata, per quanto riguarda le gare casalinghe, con un bilancio di 19 punti in 8 gare.
Il Foggia non cerca scuse Ed ora da dove ricominciare? Qual è il vero volto del Foggia, quello della prima parte del campionato oppure quello visto nelle ultime tre partite? L’amarezza nello spogliatoio è palpabile. Ed anche una certa rabbia. Mounard, il capitano, non cerca scuse sulla prestazione fornita a Taranto ma difende il campionato finora disputato dal Foggia. «E’ un periodo che va tutto storto. Anche in questo derby forse si poteva fare di più, ma loro hanno avuto un uno-due che ci ha messo fuori partita e tagliato le gambe perché nel primo tempo ci riusciva tutto difficile. Nella ripresa però le abbiamo tentate tutte per riaprire la partita. Sarebbe bastato un gol per mettere in crisi il Taranto. Peccato, dispiace per noi ed ovviamente per la società e i tifosi, ma attenzione ad abbattersi prima del previsto», afferma il capitano che, come detto, non trova difetti eccessivi in questo Foggia: «La squadra ha trenta punti, non sono pochi. E’ vero che bisogna attendere il risultato del posticipo Ravenna-Teramo, ma in questo momento siamo ancora secondi in classifica nonostante questo periodo terribile che ci ha fatto conquistare appena un punto nelle ultime tre partite». Anche Ignoffo è convinto che la squadra ha qualità e uomini per tirarsi fuori da questa situazione: «Dire che siamo dispiaciuti è normale. Noi pensavamo di riscattare questo momento negativo proprio nel derby e prepararci al Ravenna. Invece non siamo stati in partita, almeno nel primo tempo, perché nella ripresa c’è stato solo il Foggia. Purtroppo ogni sforzo è stato vano, anche perché il Taranto si è chiuso nella propria metà campo pensando giustamente a difendere il doppio vantaggio. Credo tuttavia che nulla è compromesso, la squadra saprà reagire». di Filippo Santigliano
Devastazioni provocate dai foggiani Sconfitti due volte, in campo e sugli spalti. Il Foggia torna dal derby con una sconfitta in più, la consapevolezza di aver smarrito l’identità che aveva fatto di questa squadra un team essenziale ma vincente e con la frustrazione dei tifosi esplosa in violenza gratuita. Che il derby non sarebbe stato festoso lo si sapeva da tempo: sempre vivo l’astio tra le due tifoserie, qualche parola di troppo alla vigilia, la crisi di risultati, e non solo, di un Foggia che nel giro di sette giorni ha prima visto perdere il primato in classifica e poi fuggire via l’Avellino. Il Foggia non è quello che aveva entusiasmato nella prima parte del campionato. Certo non sempre brillante, ma concreto, cinico, pronto a capitalizzare ogni occasione e a non concedere nulla agli avversari: imbattuto per tredici giornate con la miglior difesa del campionato. Proprio quella difesa che ora sembra aver perso lo smalto e la concentrazione. La crisi è così plateale da spingere il presidente Tullio Capobianco
«Una partita strana» Cuoghi è la maschera della delusione. In sala stampa non cerca scuse: «Una partita strana, che avevamo iniziato anche bene, con un bell’approccio. Poi siamo riusciti a prendere due gol incredibili e siamo scomparsi. Per venti minuti non siamo praticamente esistiti ed il Taranto, che ha disputato una buona partita, ha fatto sua la gara. Potevamo prendere anche il terzo gol, in qualche circostanza devo ammettere che siamo stati anche fortunati». L’allenatore foggiano, tuttavia salva il secondo tempo dei suoi, almeno sul piano della buona volontà: «Nella ripresa ci siamo espressi un po’ meglio. Abbiamo spinto di più, le abbiamo tentate tutte per riaprire la partita, ma il Taranto si è difeso bene, non ci ha concesso spazi per manovrare e per affondare in area e per noi è diventato tutto più complicato e difficile. È chiaro che da questa prestazione c’è poco da salvare. Anche quando ci siamo risvegliati e le abbiamo tentate tutte era ormai troppo tardi». Il tecnico ammette di non riconoscere più i suoi e che un punto in tre partite non è certo bottino da primato: «Abbiamo smarrito le nostre qualità, l’umiltà, la capacità di fare gruppo, di mostrare personalità. E poi siamo disattenti, non c’è la concentrazione dovuta. Tutti ingredienti che avevano fatto del Foggia una squadra da vertice. Non c’è dubbio che nelle precedenti partite eravamo più concreti e che in queste ultime gare abbiamo perso una delle nostre prerogative che dobbiamo assolutamente recuperare». Cuoghi ammette che il suo Foggia è nel pieno di una mezza crisi, di risultati e di identità, ma che per il momento non pensa al mercato pure richiamato come rimedio dal presidente Capobianco: «Devo lavorare con questi ragazzi, non si va in ritiro ed ora dobbiamo pensare alla prossima partita contro il Ravenna». E il primato dell’Avellino? «Il vantaggio di cinque punti è consistente, ma il nostro obiettivo sono i playoff senza rinunciare a nulla. È chiaro che dobbiamo migliorare e di conseguenza pensare a lavorare e ad applicarci al massimo. I conti li faremo alla fine, ma in questo momento l’aspetto più importante è recuperare la condizione vista nelle precedenti partite. Il Foggia non può essere questo visto nelle ultime tre partite». di Filippo Santigliano
«Possiamo solo migliorare» La gioia per una vittoria ampiamente meritata ed il pensiero che vola alla difficilissima trasferta sul campo dell’Avellino. Il successo sul Foggia ha rinvigorito un gruppo che, alla vigilia di questo appuntamento, appariva teso e preoccupato dopo le ultime prestazioni non esaltanti e le dichiarazioni del presidente Blasi rilasciate domenica scorsa. A sbloccare le marcature è stato Robson Toledo che, nell’immediato dopogara, è apparso «visibilmente soddisfatto per una rete che mancava da tanto tempo. In altre circostanze ero stato sfortunato, oggi - ieri per chi legge, ndr - ho calciato sfruttando un errore di Deflorio. Ma devo ringraziare tutti i miei compagni, senza il loro contributo non starei giocando ad un livello così alto. Da domani ci prepareremo alla sfida di Avellino con la certezza di poter migliorare la nostra classifica». Tre minuti più tardi ci ha pensato il capitano a sigillare una vittoria quantomai importante e prestigiosa. «Abbiamo sfruttato le prime occasioni - ha esordito Andrea Deflorio -, poi abbiamo gestito il risultato senza concedere al Foggia la possibilità di creare pericoli alla nostra difesa. Il gol? Ero di spalle alla porta, sono stato bravo nel difendere la palla e girarmi per calciare. E'una vittoria importantissima, giunta su un terreno di gioco pesante che non agevolava una squadra tecnica come il Taranto». E' rimasto a digiuno per la quarta settimana consecutiva, ma Alessandro Ambrosi ha disputato una gara di grande sacrificio, aiutando spesso il lavoro dei centrocampisti. «Il nostro avvio bruciante ha tagliato le gambe al Foggia. Oltre alle due reti abbiamo sfiorato il tris con Mancini prima che l’arbitro mi negasse un rigore per un fallo di Marruocco. Questa vittoria aumenta la consapevolezza nelle nostre potenzialità e certifica le reali ambizioni di questo gruppo». Raggiunto il doppio vantaggio è stato il pacchetto difensivo a blindare un risultato che rischiava di essere minato dalle qualità degli attaccanti dauni. Per Fabio Prosperi la prestazione dei rossoblù «è stata quasi perfetta. Abbiamo siglato due reti alla migliore difesa del girone (ne aveva subite 5 in 15 giornate, ndr) e nella ripresa abbiamo respinto benissimo le iniziative del Foggia. Ma il merito è di tutta la squadra che ha curato benissimo la fase difensiva. In settimana avevo notato una grande concentrazione ed ero convinto che avremmo disputato una prestazione brillante». di Fabio Di Todaro
Taranto-Foggia, gli ultimi dubbi Cancelliamo ogni dubbio: Taranto-Foggia è una partita importante, ma che non può consegnare un responso definitivo sulle ambizioni delle due compagini. A due giornate dal giro di boa non è ancora tempo di bilanci. Ci si trova a metà percorso, con delle buone indicazioni fornite da entrambe le squadre e con qualche dubbio legato alla tenuta psicologica (del Taranto) e al gioco non ancora spumeggiante (del Foggia). E', però, un confronto che fiorisce su un terreno ricco di qualità. Il Taranto è reduce da un periodo di scarsa brillantezza, in cui non ha comunque perso contatto con le prime posizioni (7 punti in 4 giornate). La settimana appena trascorsa è stata «animata da eccessiva tensione», come ha precisato lo stesso tecnico Papagni. Le parole di Blasi nel dopogara di Ancona e l’eliminazione in Coppa Italia hanno reso ancor più spasmodica l’attesa per questa partita. Nel capoluogo dauno, invece, i risultati positivi non sono direttamente proporzionali alla stima che l’ambiente nutre per il tecnico Cuoghi. Dopo le parentesi con Zeman e Marino alla guida dei satanelli, la critica non accetta di vedere una squadra che cura in maniera quasi maniacale la fase difensiva lasciando all’estro dei suoi uomini di maggiore qualità il compito di costruire azioni pericolose. Nell’ultimo mese i rossoneri hanno conosciuto la prima sconfitta (1-0 a Terni), rischiando anche il primo ko casalingo con il Lanciano (1-1, con gol dei padroni di casa viziato da un evidente fallo sul portiere avversario). «Ma a Taranto giocheremo per i tre punti - ha dichiarato Stefano Cuoghi -. Non muterà il nostro approccio alla gara e abbiamo la necessità di non allontanarci troppo dall’Avellino». Un pensiero che si manifesta anche nelle scelte del tecnico messinese. Il 4-3-3 non muterà: Quinto per Cardinale (squalificato) e Zanetti (al rientro) per Moi saranno le uniche novità rispetto a domenica scorsa. Nel Taranto (4-4-2) sussistono due dubbi: Larosa o Prosperi in difesa, Cammarata o Ambrosi al fianco di Deflorio. Ma Papagni ci ha abituato a questi enigmi. Li scioglierà soltanto stamattina, come al solito. Forse in diecimila sugli spalti dello Iacovone.
Nel 1941 finì 6-1 e 5-0 Ventisei i precedenti di campionato tra Taranto e Foggia giocati in casa dei rossoblù. Le due squadre si sono fronteggiate 11 volte in Serie B, 14 in Prima Divisione o serie C o C1, 1 in serie C2. Nel bilancio è nettamente in testa il Taranto con 15 successi a 4.
Presentata la nuova divisa
E' stato presentato ieri pomeriggio nella sala stampa dello "Iacovone" il nuovo abbigliamento elegante del Taranto. La divisa sociale è griffata Principe Franz, un’azienda presente con diciannove punti vendita in Puglia (nella provincia di Taranto a Ginosa, Manduria e San Giorgio Ionico) e nuovo fornitore ufficiale della Taranto Sport. Principe Franz - già partner commerciale del Livorno Calcio - ha disegnato una divisa interamente blu (compresa camicia e cravatta) per i calciatori, mentre lo staff tecnico indosserà un vestito gessato grigio con camicia e cravatta bordeaux. Nell’occasione il presidente Blasi ha parlato anche del derby di questo pomeriggio con il Foggia: «Mi aspetto una grande prestazione dai ragazzi».
La vigilia è un vero rebus Il rebus vero è nella mente dei giocatori. Perché il rischio, appena accennato da Papagni, è che il Taranto abbia avvertito troppo le pressioni di questi giorni, si sia trovato travolto da una improvvisa impennata delle tensioni. E', pare, il peso delle pressioni esterne e delle dichiarazioni di Blasi ad aver turbato la squadra, rendendo maggiormente complicata la settimana di preparazione alla sfida con il Foggia. Ci sono sforzi per normalizzare tutto: per ridare alla squadra fiducia prima di una partita tanto difficile e tanto importante. Ci sono sguardi da rigenerare, dopo giorni spenti. Impressione ricavata anche dalla conferenza stampa di presentazione della partnership con la Raffo: giocatori preoccupati, un po' timorosi, comunque poco sereni. C'è qualcosa da capire, che solo domenica diventerà una certezza: il gruppo svelerà il suo stato d'animo, mostrando la propria (eventuale) capacità di assorbimento delle polemiche. L'altro rebus, poi, riguarda la squadra. Partendo dall'attacco. Papagni ha tre situazioni diverse da affrontare. Ambrosi, ad esempio, dopo l'infortunio che lo ha costretto a saltare Teramo, non ha ancora riallacciato il feeling con il gol. Deflorio, invece, domenica è apparso - lui stesso lo ha confermato - eccessivamente nervoso, non riuscendo a fare quello che abitualmente gli riesce in scioltezza. Cammarata, invece, non sembra (ovviamente, viene da dire) particolarmente propenso ad accettare la panchina e, in attesa di vivere il suo momento, preferisce non rilasciare commenti, limitandosi a sinceri sorrisi. Deflorio e Ambrosi hanno reso sotto gli standard domenica scorsa, ma sono stati produttivi appena una settimana prima, mentre Cammarata è stato utile ad Ancona, incerto qualche settimana prima e prolifico (in gol dopo dodici minuti) nell'intermezzo di Coppa con il Martina. Uno partirà in panchina: chi? Artigianali bookmakers dicono Cammarata, ma con quote assai vicine a quelle degli altri due: di fatto partono quasi tutti alla pari. Il recupero di De Liguori e il lieve acciacco di Danucci (ieri il primo si è allenato, il secondo ha lavorato a parte) non adombrano invece dubbi a centrocampo. Papagni potrebbe confermare gli uomini di Ancona e anche lo schieramento: una sorta di rombo con Toledo vertice decentrato (a sinistra). Non proprio una linea, ma con la stessa licenza per Mancini: quella di attaccare lo spazio anche sull'esterno, quasi fosse il quarto a destra, o di penetrare per vie centrali quando lo sviluppo dell'occasione lo consente. L'ultimo dubbio, giusto per rendere momentaneamente irrisolvibile il rebus, è in difesa: il rientro di Prosperi dopo la squalifica non garantisce automaticamente un posto in squadra al pescarese. Perché la retroguardia, domenica, è piaciuta, incassando solo un gol su un tiro dall'effetto curioso. Il ballottaggio, allora, potrebbe essere tra Prosperi, appunto, e Larosa, che ad Ancona ha mostrato di aver preso confidenza con il ruolo di esterno di difesa. Dovesse giocare Prosperi, Cosenza passerebbe a destra della difesa. Resta un allenamento. E tanti dubbi.
Schermaglie prima della resa dei conti Il derby della Puglia è alle porte. Il Taranto è quattro punti sotto il Foggia. Ha bisogno di strada, cioè di vincere per accorciare il distacco e sperare in un passo falso di qualche altra formazione d’alta classifica per respirare aria più... salubre. L’impresa, tuttavia, non si presenta semplice. Tutt’altro. La squadra rossonera vale di più della Salernitana. Serve una grossa prestazione, ricca d’orgoglio e di determinazione. «Siamo pronti - dice Tore Pinna, portiere rossoblù - in casa, finora, abbiamo fatto bene. Nelle ultime quattro partite abbiamo ottenuto altrettante vittorie. Merito anche dell’enorme spinta che ci è pervenuta dal nostro formidabile pubblico. E sarà così anche domenica. Il pari di Ancona non ci ha rattristiti perchè ci ha consentito di mantenere la quarta poltrona della classifica ed una buona media inglese. In giro si notava quasi un’aria di tristezza. Invece così non è. Bisogna capire che di fronte c'è anche la squadra avversaria che spinge per ottenere, come noi del resto, un risultato positivo. Non sempre si può vincere». Sul momento poco felice attraversato dalla formazione avversaria, tira il freno a mano in maniera veemente: «Non bisogna ritenere che il punto conquistato dal Foggia nelle ultime due gare, sia la spia di una crisi latente. L’ho detto prima. Capita durante il lungo campionato di non riuscire a conquistare quanto richiesto da società e tifosi. Ma ritengo che il dover giocare un derby particolarmente importante per la classifica, rinvigorirà l’ardore agostico. Dovremo scendere in campo, dunque, fermamente decisi a non sottovalutare l’avversario. Abbiamo le potenzialità per far nostra la partita e, quindi, dovremo sfruttarle tutte». L’allenamento di ieri pomeriggio ha riconsegnato Vincenzino De Liguori nella lista dei disponibili. L’ecografia effettuata alla coscia sinistra è stata fortunatamente negativa. La formazione non dovrebbe discostarsi molto da quella schierata ad Ancona. Dovrebbe prevedere il rientro di Prosperi al centro della difesa in coppia con Caccavale, con il rientro di Cosenza sulla fascia destra. A sinistra opererà, come al solito, Colombini. Non dovrebbero presentare novità nè il centrocampo, nè l’attacco. Cejas e Mancini dovrebbero avere il duplice compito di fare argine alle manovre ospiti e, contestualmente di far ripartire le proprie azioni. Toledo e De Liguori dovrebbero sistemarsi sulle corsie esterne, ma il brasiliano potrebbe avere il duplice compito sia di infilarsi lungo uno dei due outs a seconda delle necessità contingenti dell’incontro, sia di giostrare fra le linee alla ricerca del vano giusto. L’unica alternativa possibile è costituita dall’inserimento di Catania al posto di Mancini. In avanti spazio al duo Ambrosi-Deflorio con Cammarata pronto ad entrare in qualsiasi momento della gara. Ieri, alla Provincia, è stato presentato l’accordo biennale commerciale per due anni con la Raffo (120mila il prezzo incassato dal Taranto). Nel pomeriggio, invece, presentazione delle divise sociali allo "Iacovone".
Ora è un Taranto a tutta birra
Il nuovo connubio Birra Raffo-Taranto Sport è l’ennesimo atto di una storia d’amore vissuta tra alti e bassi. Perché, pur scomparendo per alcuni anni dalla maglia rossoblù, la Birra Raffo
«è rimasta sempre la bevanda preferita dai tifosi tarantini» come ha voluto subito precisare il presidente Luigi Blasi durante la conferenza stampa tenutasi nel Salone degli Stemmi della Provincia di Taranto.
«Giovedì abbiamo festeggiato i primi due anni di esistenza della Taranto Sport - ha proseguito il massimo dirigente di Via Umbria -
e non potevamo ricevere un regalo migliore. Abbiamo sofferto per molto tempo quando non c'era alcuna azienda disposta ad affiancarci in questa avventura. Sono soddisfatto che queste due realtà importanti della nostra città tornino a lavorare insieme in un momento positivo per il calcio tarantino». Grande soddisfazione è stata espressa anche da Gianni Florido, Presidente della Provincia di Taranto.
«Seguo le sorti della nostra squadra di calcio da 45 anni. Mi riempie di gioia poter partecipare ad un evento con tutti i calciatori del Taranto che, in questo momento, hanno la responsabilità morale del riscatto di questa città. Si ricostituisce, finalmente, un binomio che ha regalato tante soddisfazioni agli sportivi di Taranto». Sabrina Fontana era presente alla conferenza stampa in qualità di Brand Manager della Birra Raffo.
«Abbiamo riunito due icone di questa città ed è giusto che camminino insieme verso traguardi importanti». Parole d’elogio per lo sport di terra ionica sono state spese da Giuseppe Graniglia, presidente del Coni di Taranto.
«Qualche giorno fa sono stato a Roma e ho ricevuto i complimenti di Gianni Petrucci (presidente del Coni nazionale, ndr)
durante la nostra assemblea nazionale. Taranto è una delle poche città a poter vantare cinque squadre in serie A oltre ad un buon numero di atleti che si sono distinti nelle varie discipline. L’accordo? E' necessario sostenere economicamente le società sportive. Continuiamo a bere la Birra Raffo in attesa di vedere un’altra compagine in massima serie».
Foggia, il segreto è la difesa Basta scorrere i nomi che compongono l’organico del Foggia per legittimare le ambizioni di promozione diretta del club dauno. Stefano Cuoghi, dopo la felice parentesi sulla panchina della Salernitana (prelevata nei bassi fondi della classifica e condotta fino alla semifinale playoff), è stato indicato dal diesse Nicola Salerno (insieme hanno vinto già un campionato di C1 a Messina) per tentare la scalata verso la serie cadetta alla guida dei rossoneri. Dalla Campania lo hanno seguito sei calciatori (Ignoffo, Ingrosso, Moi, Cardinale, Princivalli, Shala), mentre altri elementi di grande esperienza sono stai prelevati per potenziare un organico reduce da un campionato quantomai di transizione. Il cammino dei satanelli, finora, ha rispettato le attese: 8 vittorie, 6 pareggi e 1 sconfitta con la miglior difesa del girone che ha incassato appena 7 reti. Ma l’unico stop incassato a Terni due settimane fa (1-0) ha ufficialmente dato modo alla critica di opinare la filosofia calcistica di Cuoghi. Il tecnico siciliano - pronto a riaccomodarsi in panchina dopo le quattro giornate di squalifica ricevute in seguito al rovente post-partita di Salerno - è accusato dalla stampa locale di non aver fornito schemi offensivi ad una squadra dotata di un ampio bagaglio tecnico che, a dispetto delle proprie potenzialità, si ostina a curare alla perfezione la fase difensiva. Dalla cintola in su i rossoneri si affidano alle fiammate dei singoli, con i due esterni offensivi Mounard e Salgado (miglior realizzatore con 5 reti) rapidi e in grado di muoversi tra le linee senza fornire punti di riferimento. «Ma abbiamo sempre giocato per vincere - ha dichiarato in settimana l’ex centrocampista di Parma e Lazio - e cercheremo di imporre il nostro gioco anche allo "Iacovone". Mi aspetto una gara dai ritmi sostenuti che cercheremo di condurre per non perdere contatto dal primo posto». La vigilia del tecnico rossonero non è ricca di dubbi. Mancherà Cardinale (squalificato), mentre rientrerà Zanetti che, con Ignoffo, comporrà la coppia di centrali difensivi (i terzini saranno D’Alterio e Ingrosso). Le chiavi del centrocampo saranno affidate al giovane Quinto, sostenuto da Princivalli e Giordano. In attacco non dovrebbero esserci ulteriori possibilità per il deludente Dall’Acqua (2 reti), spesso costretto a giocare dando le spalle alla porta avversaria e in procinto di essere ceduto a gennaio. Il terminale offensivo sarà Chiaretti con Mounard (a destra) e Salgado (a sinistra) pronti ad impensierire la retroguardia rossoblù.
«Torniamo a sorridere» C'è un'aria strana allo “Iacovone”: c'è un soffio lieve di malinconia, un nervosismo latente ma difficile da nascondere. Non è banale tornare a parlare con Aldo Papagni a 24 ore di distanza dal dopo Taranto-Martina. Dopo un giorno ci sono tante riflessioni da aggiungere e qualche segnale da interpretare. Positivo, per fortuna, ma sintomo di un malessere esistente e non ancora spazzato via. La squadra sta vivendo giorni di tensione. In parte superata. Le polemiche del dopo-Ancona (e, probabilmente, le dichiarazioni del presidente Blasi) hanno lasciato il segno: i giocatori hanno avvertito le pressioni del momento, stavolta non sono riusciti ad isolarsi dai giudizi negativi. Papagni, alla fine della partitella contro gli Allievi, torna davanti ai taccuini. E prova a spiegare lo stato d'animo del gruppo. «Stiamo trascorrendo - sottolinea - attimi di tensione che non reputo giustificabili visti i risultati che abbiamo ottenuto nelle ultime undici giornate. Ce ne siamo dimenticati troppo in fretta: troppo spesso rimuoviamo il passato, ma è proprio sul passato che si costruisce il futuro. Eppure i ragazzi hanno mostrato le loro doti, stiamo stabilmente in zona playoff. Spero che questa situazione non si ripercuota negativamente sul nostro rendimento: ma sono convinto che reagiremo nel modo giusto. I ragazzi che hanno vissuto con noi anche la scorsa stagione hanno vissuto situazioni più difficili di questa: i “nuovi“ hanno la giusta esperienza e sanno come affrontare le difficoltà». Anche Papagni, però, ha avuto un attimo di perplessità. «Lo ammetto: fino a mercoledì ho visto un gruppo in difficoltà. Si sorrideva poco: per fortuna da oggi (ieri, ndc) ho visto qualche sorriso in più. Ci ha dato una mano anche la presenza della figlioletta di Caccavale, ci ha distratto un po'. Adesso, non vedo l'ora che arrivi domenica. Sono convinto che basterà entrare in campo e vedere l'incredibile affetto della stragrande maggioranza dei tifosi del Taranto per stare meglio». Il tecnico di Bisceglie approfondisce gli aspetti psicologici: «L'ho già detto: questo è un gioco, anche se tutti noi siamo chiamati a dare il massimo. E, soprattutto, dove non c'è sorriso c'è un campo di concentramento. Non deve essere così. La strada per la vittoria si costruisce nel corso della settimana, con la giusta armonia anche dal punto di vista umano e “affettivo”. Altrimenti arrivano le sconfitte: proprio come è successo contro il Martina. Il risultato negativo è stato il frutto dell'inizio di settimana che abbiamo vissuto: ci è mancata la giusta concentrazione, la serenità necessaria. Inconsciamente, i giocatori si sono caricati di tensione: ma so di avere uno spogliatoio straordinario. Qui c'è gente che ha rinunciato ad ingaggi molto più alti, che ha atteso le proposte della società per restare a Taranto: atleti mossi esclusivamente dall'affetto che provano verso questi colori». Giusto parlare anche del Foggia. «E' una squadra che sa cambiare assetto a partita in corso, con calciatori di grande curriculum che non danno punti di riferimento. Anche loro hanno tensioni da patire: se noi abbiamo la necessità di arrivare tra le prime cinque, i dauni hanno l'obbligo di arrivare primi». La fiducia di Papagni nel Taranto, però, non ha subito smottamenti. «Abbiamo tante potenzialità. Siamo consapevoli delle nostre qualità. E sono enormi».
«Il derby? Partita da tripla» Ci sono interessanti spunti di riflessione nelle dichiarazioni rilasciate da Aldo Papagni. Il punto di partenza è il pareggio di Ancona da cui è maturata una settimana di
"eccessiva tensione" che - come precisato dal tecnico di Bisceglie -
«ha influito negativamente sul rendimento della squadra». «Nei primi giorni della settimana abbiamo lavorato con scarsa
serenità - ha proseguito - e credo che questa precaria condizione psicologica sia emersa nel derby con il Martina. Da oggi - ieri per chi legge, ndr -
ho rivisto i ragazzi sorridenti e pronti ad affrontare un impegno così impegnativo».
Papagni non cambia il Taranto E' un Taranto tonico e frizzante quello che attende il Foggia. Soprattutto è un complesso che non darà punti di riferimento nella trequarti offensiva. Le prove generali sono state effettuate ieri pomeriggio nel corso della partitella fatta disputare da Papagni contro la formazione Allievi di mister Passariello. Nel primo tempo, durato 36', il trainer rossoblù ha schierato la probabile formazione che scenderà in campo dopodomani contro i dauni con le uniche eccezioni di Prosperi (ha lavorato a parte unitamente a coloro che erano stati impegnati ieri l’altro nella gara di Coppa Italia contro il Martina) e De Liguori, rimasto ai box per un affaticamento alla coscia sinistra (ma non dovrebbe trattarsi nulla di grave per cui il riposo è stato solo a titolo precauzionale). La linea difensiva era composta da Larosa, Cosenza, Caccavale, Colombini. Pinna è stato schierato in porta ai baby. In mezzo al campo hanno Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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