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Taranto, 2007 da scoprire
Il bilancio dell’andata e le previsioni dell’anno nuovo. Il turn-over di Papagni garantirà la serie cadetta? Il club di Blasi ha sinora centrato i propositi dell’estate, trovandosi al giro di boa tra le prime cinque posizioni: adesso è quarto

Promesse mantenute e obiettivi da centrare nei prossimi sei mesi. La fine del girone di andata è un momento utile per tracciare un parziale bilancio della stagione. La Taranto Sport, durante l’estate aveva dichiarato di puntare ad un posto nelle prime cinque posizioni. Obiettivo finora rispettato: 29 punti in 17 giornate bastano al Taranto per essere al quarto posto, distante 9 punti dalla capolista Avellino. Calcoli alla mano (il Grosseto, nello scorso campionato, giunse in quinta posizione con 51 punti), Deflorio e compagni si ritroverebbero quasi certamente a giocarsi la promozione in serie cadetta attraverso i playoff se dovessero mantenere lo stesso cammino nel girone di ritorno. Sono cifre importanti quelle dei rossoblù. Dai 6 successi interni sugli 8 complessivi, emerge una discontinuità di rendimento che ha causato l’evidente ritardo dalla capolista al giro di boa. Allo Iacovone, il Taranto ha poi pareggiato con il Manfredonia (0-0) e perso con la Cavese (1-2), in una gara che fece il paio con quella della settimana successiva a Castellammare di Stabia (sconfitta per 1-0) ufficializzando la mini-crisi della squadra di Papagni (3 punti in 5 partite). Lontano dalle mura amiche, invece, gli ionici hanno conquistato soltanto 10 punti (2 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte). Un cammino decisamente inferiore a quello dell’Avellino (15 punti in trasferta) e del Foggia (ha fatto meglio fuori dallo "Zaccheria" conquistando 19 punti). Delle squadre di testa, però, è la Salernitana ad avere il peggiore rendimento esterno. I campani, dopo essersi aggiudicati a tavolino la gara con la Ternana, hanno raccolto un pareggio (0-0 ad Ancona) ed un successo (1-0 a Manfredonia). E se è vero che dai numeri non si può prescindere, balza prepotentemente agli occhi la prolificità del reparto offensivo dell’Avellino. 41 reti all’attivo, di cui ben 30 siglate dal trio delle meraviglie Grieco (9)-Biancolino (8)-Evacuo (13). Gli irpini, a pari merito con il Taranto, possono vantare anche la seconda difesa meno perforata del girone (15 marcature subite), alle spalle del Foggia con 10 reti al passivo (3 nelle prime 8 giornate). Il cammino dei rossoblù è complessivamente equilibrato, privo di brusche accelerazioni e di frenate improvvise. Anche nelle scelte degli uomini da mandare in campo Papagni non ha mai reso assoluta una formazione. Gli onnipresenti sono stati Pinna e Colombini, mentre Toledo e De Liguori, pur scendendo in campo in 17 occasioni, sono stati sostituiti durante la partita (con Toledo è avvenuto in 4 circostanze). I centrocampisti si sono alternati costantemente: Mancini (14) è il capofila degli inseguitori, ad insediare la sua posizione ci sono Cejas (13), Danucci (11) e Larosa (10). Tra gli, con 14 presenze, sono Ambrosi e Cammarata i più utilizzati. Il bomber di Fiuggi ha una buona media realizzativa (7 gol), mentre l’ex centravanti del Verona - seppur impiegato da titolare in appena 8 gare - è andato a segno 3 volte. Deflorio, fermato da un infortunio al polpaccio che lo ha tenuto lontano dal manto erboso per un mese e mezzo, ha messo a segno 4 reti in 9 partite. di Fabio Di Todaro31 dicembre 2006

La ripresa sarà dura
Il tecnico conterà su tutte le sue pedine. Il test con la Reggina ed il caso-Iacovone

Con la doppia seduta di ieri il Taranto ha concluso ufficialmente l’anno 2006, dandosi appuntamento al prossimo 2 gennaio per la ripresa della preparazione. Aldo Papagni spera di poter contare su tutti gli elementi a sua disposizione (Cejas e Toledo dovrebbero rientrare in Italia il 4) per i primi giorni dell’anno nuovo in cui i rossoblù svolgeranno un massiccio richiamo della preparazione. Fino a venerdì prossimo Deflorio e compagni sosteranno due sedute al giorno. Sabato mattina, al termine della rifinitura, avverrà la partenza alla volta della Calabria per l’amichevole in programma domenica 7 gennaio al "Granillo" con la Reggina. Lunedì 8 gennaio è previsto un allenamento defatigante, mentre il giorno dopo la squadra usufruirà di una giornata di riposo. Il 10 riprenderà regolarmente la preparazione con due sgambature in vista del difficile impegno in programma il 14 gennaio in casa del Ravenna. Ma nel 2007 la Taranto Sport si augura di poter risolvere anche la querelle-Iacovone. L’accordo firmato nello scorso mese di novembre con il Comune di Taranto non è stato rispettato e la società di via Umbria continua a provvedere all’erogazione dell’energia elettrica attraverso un generatore autonomo. Non è da sottovalutare, poi, la situazione precaria di Osvaldo Durante, da 25 anni custode dell’impianto del rione Salinella e da due mesi licenziato dalla ditta appaltatrice che deteneva la custodia e la pulizia. Durante ha minacciato manifestazioni clamorose («sono pronto ad incatenarmi al cancello, bloccando il regolare svolgimento degli allenamenti») qualora l’Ente Commissariato non dovesse prendere in seria considerazione il suo caso. di Fabio Di Todaro31 dicembre 2006

«Niente luce allo stadio? Niente rinforzi»
Il presidente del Taranto torna alla carica sul caso-Iacovone. «Se Il Comune non risolve l’emergenza, il piano-500mila euro resterà nel cassetto». Blasi sulla scia di Delaurentis: ho idee innovative per la gestione dell’impianto

Il presidente Blasi è in Spagna. Ieri ha fatto le ore piccole per essere presente al matrimonio del direttore generale della sua azienda iberica. Ciò nonostante, i suoi pensieri sono tutti puntati sullo "Iacovone", sui tanti problemi legati alla sua perfetta funzionalità. Il calcio è un’azienda. Tutto deve scorrere come l’olio. Il tema principale è la luce. «Quello che sta accadendo allo stadio ha dell’incredibile - attacca senza nemmeno sentire la domanda - come si fa a continuare ad andare avanti senza avere le certezze che servono ad un imprenditore per sedersi a tavolino e programmare un futuro importante per la squadra calcistica come è nei miei pensieri e nei desideri di un’intera tifoseria? Ditemelo voi. Il 22 gennaio dovremo ospitare la Sambenedettese di sera nel posticipo. E se il gruppo elettrogeno viene improvvisamente meno? Perdiamo la partita a tavolino. Il regolamento è chiaro. Mi chiedo: è mai possibile che il Comune di Taranto non riesce a risolvere questo non difficilissimo problema? Eppure, al momento della firma del contratto di convenzione, ci fu detto che di lì a pochissimi giorni, la questione sarebbe stato risolta. Invece, niente. Zito ha saltato Avellino perchè si è influenzato negli spogliatoi alla vigilia della partenza. Sono veramente infuriato. Ve lo dico con il cuore in mano. Domandate a Vittorio Galigani quante volte mi sono irritato per questo problema. Ieri l’altro, in un momento di sconforto, gli dissi: non mi telefonare più. Interlocutori? E dove stanno? Solo Gianni Florido mi ascolta. Mi ha anche promesso il suo intervento. Ma la risoluzione del problema dovrà essere a stretto giro di posta, non a maggio. Allora non servirà più perchè il campionato sarà finito. Quando ritorno a Taranto, il 2 o il 3 gennaio al massimo ho già programmato una conferenza stampa sull'argomento. Mi auguro proprio che si trovi la soluzione. Per il bene di tutti, dei tifosi per prima cosa». Quando gli ricordiamo il progetto del comodato d’uso dello stadio, sobbalza: «Mi state riaprendo una grande ferita. Proprio un paio di giorni fa, ho letto su di un giornale nazionale sportivo, che il comune di Napoli ha concesso alla società del presidente Delaurentis il “Fuorigrotta” per 30 anni seguendo l’esempio di molte città, Perugia inclusa. Il futuro del calcio è questo. Nella mia borsa ho un interessante progetto al riguardo. Se il Comune di Taranto si decidesse a concederlo non al sottoscritto, ma al presidente pro tempore della squadra, realizzerei qualcosa di molto importante, risolvendo d’acchito tutti i problemi che mi angustiano. Compreso quello del settore giovanile». Il mercato è vicino. Dice: «Il piano-rinforzi è pronto. Prenderemo tre-quattro giocatori in grado di rinforzare la squadra per farla crescere e risalire in classifica. Io punto al primo posto: l’Avellino non mi ha impressionato granché. La lista comprende giocatori di qualità, compresi giovani di provata capacità. Ma senza luce, il piano di 500mila euro resterà nel cassetto». di Giuseppe Dimito30 dicembre 2006

Il Taranto corteggia Montervino
Il capitano del Napoli sarebbe il primo obiettivo del presidente Blasi. I rinforzi di gennaio, previsti dal club campano, potrebbero ridurne l’impiego. Amichevole di lusso con la Reggina il 7 gennaio

Per ammortizzare la lunga sosta del campionato (si riprende il 14 gennaio con la trasferta di Ravenna), la Taranto Sport ha organizzato un’amichevole con la Reggina in programma allo stadio "Granillo" il prossimo 7 gennaio con inizio alle 14.30. Un test di prestigio per la formazione rossoblù, che giocherà la prima gara casalinga del 2007 sotto i riflettori di Rai Sport Sat. Sarà infatti Taranto-Samb il posticipo (22 gennaio) della seconda giornata di ritorno, con lo Iacovone che tornerà ad ospitare una notturna dopo il derby col Gallipoli della passata stagione. Nel frattempo il presidente Blasi e il suo staff stanno mettendo a punto le strategie di mercato in vista dell’imminente apertura della sessione invernale delle contrattazioni. L’intenzione è quella di puntellare la squadra per provare a raggiungere la B, non prima però di aver alleggerito l’ampia rosa a disposizione di Papagni. Partiranno infatti diversi elementi, a fronte di due o tre nuovi innesti. In lista di sbarco ci sarebbero i vari Pasca, Silvestri, Malagnino, Vetrugno, Castroni e Piroli (quasi tutti hanno mercato in C2) ma non è escluso che decidano di cambiare aria alcuni insoddisfatti come Danucci (lo cercano soprattutto Pisa e Monza) e Cammarata (sulle sue tracce ci sarebbero anche Pescara e Verona), arrivati a Taranto con ben altre aspirazioni. Si vocifera anche di una possibile partenza di Pinna, che ha nostalgia della sua Sardegna, ma il portiere sembra si sia convinto ad onorare il contratto (in alternativa si punterebbe su Marconato o Cecere). In entrata si starebbe pensando a un forte mediano. Il sogno del presidente Blasi per questo ruolo risponderebbe al nome di Francesco Montervino, tarantino doc, da qualche stagione in forza al Napoli, società che lo ha anche nominato capitano. Ma qualche panchina di troppo e i rinforzi in arrivo a gennaio sotto il Vesuvio potrebbero spingere il roccioso centrocampista a valutare altre proposte, tra cui quella del Taranto, società in cui è cresciuto calcisticamente prima di emigrare altrove. L’obiettivo promozione dei rossoblù potrebbe regalare i giusti stimoli, anche se ci sarebbe da superare lo scoglio relativo all’elevato ingaggio, un ostacolo che potrebbe frenare l’eventuale trattativa. Per l’attacco, in caso di addio di Cammarata, si potrebbe puntare sull'argentino Nacho Castillo, bomber di razza, deluso dall’esperienza al Frosinone, dove ha collezionato poche presenze dopo la valanga di reti messe a segno con la maglia del Gallipoli. Difficile invece arrivare a Willy Da Silva in partenza da Verona per accasarsi al Foggia, con cui avrebbe già in tasca l’accordo. di Enrico Sorace28 dicembre 2006

Prosperi, sarà la sua miglior C1?
Il difensore eguaglia il suo record di gol. Il jolly voluto da Evangelisti

Quest’estate, probabilmente, non avrebbe mai creduto di poter collezionare tredici presenze nelle prime diciassette giornate. Rispetto al primo semestre disputato con la casacca rossoblù (includendo i playoff, era sceso in campo in appena cinque circostanze), c'era una categoria di differenza e una concorrenza potenzialmente più agguerrita. Fabio Prosperi, adesso, è una garanzia assoluta di rendimento. Mai una leggerezza, tra i migliori in campo anche quando la prestazione della squadra andrebbe rivisitata e resa scevra di alcune sbavature. Le fondamenta del suo roseo presente sono ancorate alla buona resa mostrata nelle quattro gare dei playoff della scorsa stagione. Poi la riconferma e un primo scorcio di campionato vissuto da protagonista, complice anche il grave infortunio occorso a Pastore. Dalla gara di Lanciano il difensore pescarese è entrato stabilmente nell’undici titolare, saltando la penultima trasferta di Ancona per squalifica. Condendo lo score personale con due reti - ha già eguagliato il suo record di segnature stagionale - che hanno messo in evidenza la capacità di inserimento in area avversaria sui calci piazzati. Un bilancio soddisfacente per chi aveva cullato il sogno di poter raggiungere alti livelli (a diciotto anni era nella rosa del Pescara in serie B), accontentandosi però di raccogliere appena otto presenze in C1 quattro stagioni addietro (tra le fila del Castel di Sangro). Poi una lunga trafila in C2, con quattro società diverse in appena due anni (Sangiovannese, Olbia, Pro Vasto e Taranto). In riva allo Ionio lo ha voluto fortemente il diesse Evangelisti, convinto di poter puntellare il reparto arretrato con un jolly in grado di occupare sia la posizione centrale che quella di terzino sinistro. Mai una parola fuori posto, mai una dichiarazione che potesse celare un minimo di insoddisfazione dopo un avvio poco esaltante. Prosperi colleziona due presenze nello scorso campionato prima dell’exploit nelle gare che avrebbero portato il Taranto a tagliare il traguardo della terza serie. E’ l'inizio del sogno. La speranza di poter vestire ancora la maglia rossoblù si materializza. Ma Prosperi non sa che quella che sta per iniziare sarà, probabilmente, la migliore stagione della sua carriera. Ad Avellino, assieme a Cosenza, Caccavale e Colombini, è riuscito nell’impresa di fermare l’attacco più prolifico di tutti i campionati professionistici italiani (41 reti). Hanno segnato due difensori prima della sua marcatura che ha illuso di poter completare la rimonta sul campo della capolista. «Dedico questa rete a mia nonna che è scomparsa mercoledì notte» ha dichiarato nella sala stampa del "Partenio" visibilmente emozionato e rammaricato per il finale ricco di tensione. «Adesso ci mancheranno due pedine importanti, ma questo gruppo può ugualmente fare bene» ha proseguito, tracciando il solco da seguire. di Fabio Di Todaro28 dicembre 2006

Taranto, c’è voglia di capire
I rossoblù s’interrogano dopo la sconfitta di Avellino

I tre giorni di vacanza sono serviti al Taranto per metabolizzare la bruciante sconfitta patita ad Avellino. I pareri sono stati unanimi. Ci sono aspetti differenti da analizzare.
IL CONFRONTO - E’ stato apprezzabile, ancora una volta, il carattere dimostrato da Deflorio e compagni in seguito al doppio svantaggio da parte dei biancoverdi. Ma il Taranto aveva manifestato espressamente la sua presenza già nella prima frazione. Giocando un calcio migliore rispetto a quello degli irpini e mostrando una perfetta conoscenza di gestione della contesa. Tutto secondo copione prima che due ingenuità difensive consentissero a De Angelis (inutile fallo di Danucci al limite dell’area) e a Puleo (lasciato libero di saltare nell’area piccola) di dimostrare lo spietato cinismo dell’Avellino al cospetto della ricerca continua del bel gioco dei rossoblù. Tatticamente è parsa logica la scelta di Papagni di giocare con un solo attaccante (Cammarata) e due esterni (Catania e Toledo) incaricati di dare profondità allo sviluppo laterale dell’azione. «Avevo scelto questo schieramento - ha spiegato successivamente Papagni - perché pensavo che cinque centrocampisti ci avrebbero potuto agevolare in fase di possesso. E' andata bene, potevamo segnare già nel primo tempo. Purtroppo le due reti subite su palla inattiva ci hanno spiazzato. Nella ripresa abbiamo cambiato modulo perché era necessario recuperare lo svantaggio».
LA REAZIONE - Quella di Toledo (nelle battute finali) e Mancini (dopo il triplice fischio) non è piaciuta a nessuno. Nemmeno al tecnico di Bisceglie, apparso rammaricato più per questo aspetto che per il risultato negativo. «E' inspiegabile ciò che è accaduto al termine della gara. Probabilmente eravamo nervosi per il gol sfiorato da Deflorio, ma non è una spiegazione che giustifica quel comportamento». I pareri dei due protagonisti sono stati discordanti. Se Mancini si è immediatamente scusato per il comportamento irriguardoso assunto nei confronti del direttore di gara (gli avrebbe messo le mani addosso), Toledo si è scagliato esplicitamente contro la terna arbitrale. «Ero certo che la palla avesse varcato la linea di porta - ha dichiarato il brasiliano -, successivamente c'è stata anche una respinta di mano sulla conclusione di Mancini. Ho fatto notare all’arbitro che, probabilmente, aveva sbagliato e mi ha espulso direttamente». Un comportamento censurabile che priverà il Taranto di due elementi importantissimi almeno per due giornate. di Fabio Di Todaro27 dicembre 2006

Bussa il mercato
La società riflette. Domani riprende la preparazione

Dopo la sconfitta esterna di Avellino, il Taranto tornerà a lavorare domani agli ordini di mister Papagni e continuerà a sgobbare fino a sabato prossimo, giorno in cui si avrà il classico “sciogliete le righe”. Come si sa, il primo impegno di campionato, previsto per il 14 gennaio 2007, è in programma a Ravenna che proprio a Taranto incassò la prima delle uniche due sconfitte accumulate finora (la sola peraltro esterna). Subito dopo Deflorio ospiteranno la Sambenedettese. A tal proposito la Lega ha comunicato che la partita è stata ufficialmente posticipata a lunedì 22, con inizio alle ore 20,45, per consentire la diretta su Raisport Sat. In società c'è viva attesa per le decisioni del giudice sportivo in merito alle espulsioni di Toledo e Mancini. I filmati hanno chiarito che entrambe sono legittime. Il brasiliano dovrebbe essere appiedato per due giornate. Più ardua anticipare la sorte che dovrebbe toccare al centrocampista. Le immagini evidenziano le veementi proteste verso l’arbitro ed un lieve contatto con il direttore di gara. Nel decidere i turni di “stop” vanno considerati due aspetti non marginali: l’età giovane del calciatore e le scuse porte dallo stesso a fine gara all’arbitro fiorentino che, secondo quanto si dice negli ambienti solitamente ben informati, è nella lista dei direttori di gara in predicato di fare il salto in A e B. Tre o al massimo quattro turni: questo si teme. Domani riunione tecnica, presieduta da Luigi Blasi, per decidere le strategie di mercato. All’orizzonte ci sono movimenti in partenza ed in arrivo (un difensore, un centrocampista ed una punta). di Giuseppe Dimito27 dicembre 2006

Taranto, non ci voleva
I rossoblu cedono 2-1 un dubbio salvataggio di Ametrano evita il pari

Invece degli attaccanti segnano i difensori, invece dell'Avellino gioca il Taranto. I conti del calcio non sempre sono esatti. Infatti vince la capolista, portandosi dietro un bottino superiore ai meriti. Infatti perde il Taranto, lasciando per sé il rammarico e un'insopportabile macchia: le espulsioni di Toledo (vivaci proteste) e Mancini (avrebbe addirittura colpito l'arbitro), che - generate dalla rabbia per un gol che i tarantini reclamano - sono insieme due ingenuità e un grosso danno, da valutare. Nascono perché il Taranto ha creduto di poter acciuffare l'Avellino: con l'ultimo tiro di Deflorio (esterno destro su palla schizzata in area dopo una percussione di De Liguori), che Ametrano salva sulla linea e il tap in seguente - dicono - respinto con un braccio. Qui l'ira esplode (stupidamente), ma l'unica variante giustificata alla collera è il rimpianto. Perché il Taranto non merita la sconfitta, eppure inciampa. Perché gioca un calcio diverso e migliore da quello dell'Avellino e non conquista punti. Perché soccombe appena abbassa l'attenzione eppure detta le regole del gioco per quasi l'intera partita. 
C'è qualcosa che non quadra, alla fine: una superiorità tecnica abbattuta dalla prepotenza fisica della capolista. Ovvero: il più forte che piega il più bravo. L'analisi va agevolata: basta togliere il risultato e rivedere. Capire, cioè, un Taranto che prima si attrezza per requisire spazi all'avversario e poi marcia nelle distanze scavate, nei reparti allungati dell'Avellino. Che sa perfettamente cosa fare di questa partita, ma non evita l'imprevisto. Provocando una punizione inutile (Danucci) e distraendosi sull'esecuzione (Catania e Cosenza): lasciando cioè a De Angelis il tempo per intercettare e segnare. Concedendo, poi, a Puleo lo spazio per inserirsi su un corner di Grieco e deviare in rete. I due gol capitano al 20' e al 33'. Prima, durante e dopo non c'è molto Avellino. E ovunque, invece, ci sono tracce di Taranto. Anche quando contiene. E' l'idea originaria: il 4-3-2-1 atipico di Papagni (Toledo e Catania sono trequartisti larghi) deve tenere bassi Ametrano e Moretti, difensori d'estrazione ma centrocampisti per scelta. E lo svuotamento della mediana deve evitare (così accade) che il gioco passi da Grieco. Il progetto non prevede l'impeto, ma il controllo sotterraneo. E' un lento sfiancamento : incide sulla manovra, smontando in due pezzi il 3-4-1-2 di Galderisi, costringendo al lancio lungo verso Biancolino e Evacuo senza troppe varianti al tema. Non incide sul risultato, perché l'Avellino ha colpi e la costante volcontà di favorire l'episodio. Qui, forse, c'è quanto separa Taranto e irpini: la ricerca costante (a volte inutilmente ossessiva) della trama ben congegnata contro lo sfondamento. Una cosa cerca di riempire gli occhi, l'altra riempie il tabellino. Perché oltre i gol non ci sono appuntati tiri dell'Avellino. C'è, invece, un destro di Mancini che va poco oltre la traversa (4') e ripartenze che talvolta il Taranto banalizza. 
Papagni non ammassa gente, ma ordina una fase difensiva collegiale, anche quando sono in nove gli uomini di fronte al portatore. Nemmeno Galderisi osa. Cinque uomini in linea, due mediani che fanno scudo davanti ai centrali: quando l'Avellino si difende è così. Quando attacca, invece, evita il centrocampo (servendo i tre davanti) ma poi del centrocampo si serve, chiedendo ai mediani di seguire la danza delle punte nell'ultima fase. Il Taranto non sparisce dalla partita nemmeno con due gol da recuperare. Cerca nuove strade (Toledo cambia fascia, Catania si stringe e Colombini si sovrappone), ma trova la svolta solo quando decide che è il momento di assaltare. Nella ripresa, cioè. Perché Papagni mette Deflorio e Ambrosi, passando al 4-4-2. E, soprattutto, perché la squadra si spaventa quando Evacuo (6', calcia fuori con Pinna in uscita) sfiora il colpo di grazia. Allora spunta l'impeto, allora sboccia il Taranto. Non è un caso che il gol arrivi subito: Prosperi (18') devia in corsa e al volo un corner di Mancini. E non è un caso che l'unico intermezzo sia concesso a Moretti (20', Pinna respinge) su punizione. Quando, cioè, l'Avellino non deve fare gioco, essendo ormai in una graduale fase di spegnimento. 
L'ultima mossa di Papagni (Larosa per Danucci e 4-3-1-2) fa saltare gli irpini, ma non fa pareggiare il Taranto. Perché Toledo si vede respingere una volée e spreca la respinta, Deflorio dalla distanza calcia vicino al palo ma fuori, Larosa indovina tutto (tempi d'inserimento e colpo di sinistro) ma non ha fortuna (palla fuori), Mancini perde l'attimo prima di scaricare il destro (tiro respinto), Ambrosi alza troppo dopo una combinazione Larosa-Deflorio. La vasca dei rimpianti è colma. Poi straripa, con il salvataggio di Ametrano. Lasciando il Taranto senza punti, allo stesso posto in classifica, con qualcosa da rivedere (manca la ferocia, in alcuni momenti), con l'abituale quantità (stavolta inutile) di bel calcio prodotto. Ma anche con un problema in più: Toledo e, soprattutto, Mancini rischiano grosso. Non ci voleva. di Fulvio Paglialunga24 dicembre 2006

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

PINNA - Non ci sono colpe specifiche sui due gol, ma andrebbero rivisti con qualche uscita coraggiosa. Però è sempre attento, esce bene sul contropiede di Evacuo ed è strepitoso sulla punizione-bomba di Moretti: 6
COSENZA - Ha personalità, mostra i denti. Gioca stretto sulle punte dell'Avellino, compie alcuni interventi importanti, ma sul primo gol non è attentissimo: 6
COLOMBINI - Solo una volta Biancolino prova a sfuggirgli mettendola sul fisico. Dura poco, perché viene ripreso subito. Come sempre: attento, duro negli uno contro uno. Nessuna distrazione da annotare. Cresce continuamente e spinge anche molto di più del solito: 6.5
PROSPERI - E' un giocatore in evoluzione. Perché mette insieme le qualità tempistiche del centrale e qualche momento da terzino vecchio stampo. E' su Puleo in occasione del secondo gol, ma non può fare molto. Il gol che segna è anche bello da vedersi: 6.5
CACCAVALE - Primo tempo discreto, secondo tempo quasi perfetto. Avere clienti come gli attaccanti dell'Avellino non è facile, annullarli è un ottimo segnale. Suona la carica quando serve la rimonta: 6.5
DE LIGUORI - Bene, ma non benissimo. Gioca una partita onesta, un po' sotto i livelli abituali, ma comunque senza sbavature. Nel finale ci prova e, per poco, dalla sua percussione non nasce il gol del pareggio: 6
CATANIA - Primo tempo intenso: è presente, è vivace. Si fa vedere spesso e cerca di inventare qualcosa che possa tornare utile alla squadra. E' il migliore, nel primo tempo. Dà tutto, poi esce dopo cinque minuti di ripresa: 6.5
MANCINI - Gioca tante partite: parte benissimo, vivo e utile. Poi rallenta, preso dai compiti di interdizione. Infine si riprende, passando trequartista ed entrando quasi in tutte le azioni più pericolose del Taranto. La reazione finale (che sul voto incide) è inutile. Perché, al di là delle interpretazioni dell'arbitro, il campionato non finisce ad Avellino. Rischia una lunga squalifica: 5
CAMMARATA - Avere tecnica non è sufficiente se non la si adegua alla categoria. Parla ancora un linguaggio diverso dalla C1. Di fronte a difensori ruvidi come quelli dell'Avellino sembra correre su un tappeto di uova. Esce dolorante: 5.5
DANUCCI - Persino lui si boccerebbe. Non entra in partita, non esce mai palla al piede in modo limpido, non fa un lancio dei suoi. Gioca al piccolo trotto, come se la partita non li riguardasse. Ammoniito dopo una serie di falli, sostituito perché la squadra ha bisogno di molto di più: 5
TOLEDO - Alterno, ma comunque un pericolo per gli avversari. Spreca un'occasione da rete scegliendo il cross sbagliato. Poi si fa espellere ingenuamente: 5.5
Deflorio - Va a prendersi il pallone, fa girare la squadra. Condensa in un tempo la sua qualità. Per poco non segna: 6.5
Ambrosi - Più presente di Cammarata. Per giocare in C1 bisogna anche sporcarsi la faccia come fa lui: 6.5
Larosa - Entra ed è incisivo: attacca gli spazi, rende maggiormente pericolosa la manovra. Se gioca così merita di stare in campo: 6
PAPAGNI - Il ragionamento che lo porta alle scelte iniziali ha la sua logica e, nello sviluppo della partita, ha anche la sua validità. Pensa di iniziare con Cammarata e finire con Ambrosi e Deflorio dopo aver sfiancato l'Avellino. Non prevede i gol, entrambi su calcio da fermo. Non può farlo: 6
L'arbitro - Sul gol le immagini gli danno ragione, qualcos'altro è da rivedere. Le espulsioni non sono una sua colpa: 6
La squadra avversaria - Ha una forza straordinaria e sfrutta quella. Lanciando palloni avanti, cercando l'episodio. Il gioco non entusiasma, la gestione di Galderisi nemmeno. Ma in C1 si vince soprattutto così: 624 dicembre 2006

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