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Di Domenico vede la luce
L'attaccante del Taranto riscuote consensi dopo tanto scetticismo: «Per me è una soddisfazione doppia. Adesso voglio ritrovare il gol e raggiungere il secondo posto»

Adesso raccoglie gli applausi: «E' una soddisfazione doppia: conquistare anche un applauso solo dopo il grande scetticismo è una conquista, trovarsi un buon numero di consensi, ovviamente, lo è molto di più». Fabio Di Domenico, prima o poi, doveva vedere la luce. Nel frattempo ha scavato, come un instancabile minatore. Sporcandosi le mani di macerie, togliendo dalla propria strada tutto quello che ostacolava il cammino. Si è scrollato l'indifferenza. O, peggio, la prevenzione. E ha legato i giudizi a sè: a quello che era in grado di dare, lasciando che fosse il campo a dire le parole che non venivano capite. «Adesso sento e leggo i pareri e capisco che sono riuscito a ritagliarmi un ruolo importante. Trovarsi in questa condizione dopo molta freddezza è un grande stimolo. Se possibile è uno stimolo maggiore». 
Di Domenico è al centro del Taranto. Inserito tra i migliori nel momento del riscatto. E rilanciato dopo un accantonamento improvviso, senza una impellente ragione: «Non mi sono mai spiegato l'esclusione: era un scelta di chi c'era. Ma, quando ho chiesto un chiarimento per capirne le ragioni non sapeva darmi una spiegazione. Perché, in effetti, un motivo non c'era: stavo fisicamente bene, riuscivo anche a segnare con costanza e mi sono trovato comunque escluso. Quasi fosse una colpa». Quello che poteva abbattere, alla fine, ha caricato. Perché Di Domenico non ha mollato: costruendo certezze sulle ingiustizie tecniche, mettendo l'impegno contro un parere singolare. «Credo, personalmente, che chi conosce il sacrificio, chi abbia senso del lavoro e umiltà, ottiene sempre i risultati che aspetta. Ora mi indicano come punto di riferimento all'interno della squadra: vuol dire che ho avuto ragione io». Arriva, così, il sorpasso degli elogi. I mugugni sono ale spalle: «Gli elogi, adesso, hanno anche un sapore diverso: più gustoso. La gente, probabilmente, apprezza il mio mettermi a disposizione, il mio giocare per la squadra. Il rapporto con i tifosi è così: dipende molto dai risultati. E adesso che i risultati ci sono si vive un periodo felice: io sono dentro questa squadra e, quindi, ho la mia porzione di felicità». 
Di Domenico è cambiato: non è più umile lottatore e utile sponda. E', anche, tecnicamente cresciuto. Qualche giocata, qualche avversario saltato: numeri in più. «Numeri, anche, che vengono da soli. Giocando, sentendo la fiducia intorno, riesci anche a rischiare qualcosa in più, ad andare oltre il compitino. Hai una diversa consapevolezza, provi anche la giocata difficile». Anche il Taranto è cambiato: «Siamo migliorati sotto il profilo dell'organizzazione di gioco. E abbiamo trovato anche l'umiltà che mancava, la cattiveria agonistica che ci permette di partire alla pari con le altre e, quindi, far valere la nostra maggiore qualità». Sistemazione continua, voglia di non fermarsi: il Taranto ha trovato un nuovo assetto, ma soprattutto una diversa forma. Questione tattica, ma anche molto di più. Riflessioni per un attaccante: da due giornate segnano i centrocampisti. Cioè? «E' un arricchimento per la squadra: con il 4-4-2 hanno più possibilità di inserirsi sui passaggi, sulle nostre sponde. E non sono mai movimenti casuali: sono cose che vengono provate, perché il loro apporto in zona-gol è fondamentale. E' un altro punto a favore di Papagni, che ripete spesso determinate esercitazioni riuscendo a scovare tutte le risorse della squadra». 
Segnano i centrocampisti, aspetta Di Domenico. Che, però, ha voglia di gol: «Sarebbe il coronamento di un buon periodo: è vero che vincere è più importante di tutto, indipendentemente da chi fa gol, ma è anche vero che segnare è lo scopo di ogni attaccante. E la gratificazione del proprio lavoro». Chi non può segnare è Ambrosi, fermo ai box per la carenza di ferro che sta curando: «La sua assenza è un problema per noi: non scopro io il valore di Ambrosi, uno che in carriera ha sempre fatto gol. Spero, però, che si riprenda presto, perché ci può dare una grossa mano nella volata finale». Ecco: la volata finale. E' già partita: «Il nostro obiettivo sono i playoff. Ma dobbiamo pensare anche ad arrivarci partendo dalla posizione migliore: abbiamo la possibilità di salire ancora, c'è il secondo posto a tre punti. E' tutto possibile». di Fulvio Paglialunga15 febbraio 2006

«Siamo diventati ambiziosi»
De Liguori: «Adesso il secondo posto della C2 è possibile»

Vincenzo De Liguori sogna il record personale di reti in una stagione. Finora ne ha messi a segno due, uno in casa col Modica (fu la quarta rete del brillante 4-1) e l'altro domenica scorsa ad Andria, che è servito a far inanellare alla squadra il tris di vittorie consecutive. Nella sua lunga carriera non è mai riuscito a realizzarne almeno tre. Con altre 11 partite da giocare, più i probabili playoff, l'obiettivo è raggiungibile. «Per un centrocampista segnare costituisce un momento ancora più felice rispetto ad un attaccante che è decisamente più abituato a gonfiare le reti - confida il calciatore - per cui quando ho visto la palla in fondo al sacco, ho gioito tantissimo. Sono rimasto anche contento perché avevamo messo in pratica uno schema provato e riprovato in allenamento sin dal primo giorno dell'arrivo di mister Papagni». La dedica è necessaria. «Ai due miei figli, Ciro, di 5 anni, e Roberta, di 2». Come si spiega l'inversione di tendenza in fatto di risultati? «Nel calcio le motivazioni sono semplici. In quell'intervallo di tempo, nel corso del quale abbiamo incassato i quattro ko, sfortuna ed alcuni nostri errori hanno avuto purtroppo un peso determinante. Ora la musica è fortunatamente cambiata. La svolta è avvenuta a Barcellona Pozzo di Gotto, con l'Igea Virtus. Quella vittoria è servita per far mutare rotta al nostro torneo. I tre punti in Sicilia ci hanno fatto riprendere fiato e vigore e, con essi, il morale ha iniziato a lievitare di nuovo. Il successo contro il Giugliano ha fatto crescere ancora di più la fiducia nei nostri mezzi. La vittoria di Andria ha dato una notevole spinta alle nostre ambizioni: vogliamo il secondo posto. Su questo non ci sono dubbi». Teme un eccesso di euforia? «No. Perché? Dinanzi a noi, a parte il Gallipoli che considero quasi irraggiungibile, ci sono il Melfi a tre punti ed il Rende a due. In più, sullo stesso nostro gradino, c'è la Cisco Roma. Come, quindi, giustificarla? Indubbiamente siamo in uno stato di benessere psico-fisico; ma la strada è ancora lunga e difficile. C'è da completare la preparazione atletica». Domenica arriva allo Iacovone il Vittoria. «Di qui al 7 maggio ci sono altre undici partite che dovremo considerare come altrettanti finali. Il Vittoria costituisce il primo ostacolo. Le due ultime consecutive vittorie l'hanno rilanciato perché si trova a cinque punti dalla penultima poltrona. Dovremo affrontarlo come se di fronte ci trovassimo il Gallipoli. Per questo motivo dovremo centuplicare le forze per riuscire a centrare l'obiettivo-tre punti». Il pubblico è già pronto a darvi una mano. «Lo so. Conosco bene i tifosi rossoblù. So pure che domenica il numero dei presenti salirà di parecchio. La loro spinta sarà decisiva in questi ultimi due mesi e mezzo di campionato». Intanto la squadra ha ripreso ieri pomeriggio la preparazione. A parte hanno girato Deflorio e Micallo. Mortari, Martinelli, Capone e Pastore, invece, si sono riaggregrati al gruppo. Ambrosi oggi completerà gli esami. Domani dovrebbe riprendere a lavorare in piscina e, poi, si unirà nuovamente ai compagni. Oggi la società farà partire il reclamo avverso la condanna ai 6mila euro di multa e, soprattutto, alla diffida che pende sullo stadio. Obiettivamente quest'ultima appare spropositata in relazione a quanto è accaduto nel post-partita. Sì, è vero, ci sono stati dei danni al "Degli Ulivi" e, per questo, la società jonica risarcirà. Ma nè i tesserati di casa, nè la terna arbitrale hanno subìto alcunché. di Giuseppe Dimito15 febbraio 2006

Arrestati quattro tifosi dopo Andria
Uno è di "fede" rossoblù, protagonista tra i "violenti"

Quattro arresti dopo la «bufera» di Andria-Taranto di domenica scorsa allo stadio comunale «Degli Ulivi» di Andria. Tre sono stati eseguiti nella città che ha ospitato il match valevole per il campionato di calcio di serie C-2, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Maralfa. Uno, invece, è stato effettuato dagli uomini della Questura del capoluogo jonico, a poche ore di distanza dalla conclusione dell'incontro. Il tifoso tarantino in carcere è N. M., 23 anni, presunto responsabile del lancio pericoloso di oggetti, individuato tramite la visione delle riprese filmate effettuate dalla polizia scientifica. La Polizia di Andria ha arrestato un incensurato di 41 anni, resosi responsabile dell'aggressione a un bigliettaio, e due ventenni con precedenti alle spalle. Sono Marco Moretti e Michele De Gennaro. Il primo avrebbe divelto una grata, lanciandola contro una «volante» della polizia, mentre il secondo avrebbe guidato una sassaiola contro le forze dell'ordine. Nei confronti degli arrestati, che saranno giudicati questa mattina con rito direttissimo, e di tutte le persone in via di individuazione scatterà il divieto triennale di assistere a manifestazioni sportive. di Nicola Curci15 febbraio 2006

Illecita concorrenza con minaccia

Indagato Alessandro Moggi. I magistrati di Roma accusano la società del figlio del dg della Juve di posizione dominante. La Gea World è specializzata nella gestione dei contratti dei calciatori. Chiara Geronzi sarebbe pronta a cedere le quote

Il nome di Alessandro Moggi, presidente della Gea World, figlio del direttore generale della Juventus, è stato iscritto sul registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta condotta dai pm romani sulla società di procuratori sportivi. 
"Posizione dominante". I magistrati ipotizzano il reato di "illecita concorrenza con minaccia o violenza" in relazione al sospetto di posizione dominante della Gea, specializzata nella gestione dei contratti dei calciatori. L'iscrizione di Alessandro Moggi risale ad alcuni mesi fa ed è stata fatta all'interno del fascicolo scaturito dall'indagine sul doping amministrativo e sui bilanci delle società di calcio che vede indagati nella capitale anche il presidente della Roma Franco Sensi e l'ex patron della Lazio Sergio Cragnotti. 
Le accuse di Gaucci. E' intenzione della procura di Roma verificare quanto raccontato a Repubblica dall'ex presidente del Perugia Luciano Gaucci rifugiato in un albergo di Santo Domingo. In particolare, i pm vogliono approfondire il capitolo legato alla vendita del giocatore Fabio Liverani dal Perugia alla Lazio: «Un affare da 25 miliardi di lire - ha sostenuto Gaucci - per cui sono stato costretto a pagare il 15% alla Gea di Alessandro Moggi e Chiara Geronzi. Sono andato personalmente, accompagnato dal mio autista, quattro, cinque volte nell'ufficio Gea al centro di Roma. Ogni volta portavo con me una valigetta stipata di contanti. Alla fine, ho versato 3 miliardi e 750 milioni di lire in nero. Sono stato costretto, mi hanno puntato una pistola alla tempia: se non davo quei soldi alla Gea l'affare non si faceva. Sono stati loro a far crescere la valutazione di Liverani da 20 a 25miliardi di lire e poi hanno indicato loro la percentuale della mediazione: intrattabile. Cragnotti neppure lo voleva Liverani». 
Nelle interviste Gaucci faceva riferimento a Chiara Geronzi e proprio oggi la giornalista del Tg5 figlia del presidente di Capitalia Cesare Geronzi ha fatto sapere di essere sul punto di cedere le sue quote di partecipazione alla Gea. 
Al setaccio altre compravendite. Ma l'indagini non si limita all'acquisto di Liverani. I magistrati che hanno raccolto una serie di denunce contro il cartello monopolistico della Gea World nel mondo del calcio, stanno passando al setaccio altre compravendite di giocatori. I pubblici ministeri hanno sentito infatti nei mesi scorsi alcuni procuratori, come Vincenzo Morabito, Dario Canovi e Sergio Berti, l'allenatore Zdenek Zeman e lo stesso Cragnotti sotto inchiesta per i bilanci della Lazio. Gli inquirenti vogliono accertare, tra l'altro, se i calciatori siano liberi di scegliere i procuratori e se alle squadre, nel momento della formazione, vengano imposti i giocatori dalla Gea.15 febbraio 2006

Se va in campo una cooperativa

Se giocano tutti è più semplice: se segnano Deflorio, Mancini, De Liguori, se il migliore in campo è un uomo-ombra come Manoni, se la squadra si stringe in un abbraccio a fine gara, se sembra tenersi per mano a partita in corso. E' la svolta, cioè. La radicale trasformazione di una gioiosa e poco efficace ammucchiata di singoli in una squadra vera, in una cooperativa di buone intenzioni. Ecco cos'è il Taranto adesso: un pugno, stretto e doloroso per chi lo riceve, un muro difficilmente penetrabile, una coalizione di indiscutibili individualità. Opera prima di Aldo Papagni: il tecnico ha ricostruito l'organico senza cambiarlo, ha ereditato quasi gli stessi uomini di prima, capendoli e unendoli. Edificando sulle macerie di una squadra distrutta, mettendo insieme i cocci del morale, rimettendo l'umore tra le priorità. Spiegando al Taranto tutto: il significato del calcio di categoria, le istruzioni elementari per sfuggire alle trappole, gli elementi necessari per comprendere l'approccio, leggere nelle pieghe, infilarsi nei vuoti tecnici di chi, indubbiamente, possiede più ardore che mezzi. E trovandosi, di fronte, una squadra che ha capito tutto: che ha elevato il mutuo soccorso a concetto fondamentale, che ha indossato l'elmetto e ha cominciato a lottare, a rendere più rustico e produttivo il proprio calcio. Che si è messa mentalmente in pari con le altre e che, a parità di approccio e di atteggiamento, crea la differenza con le maggiori qualità. Il Taranto è nella foto finale, sfuggita agli obiettivi: è nella squadra che si raccoglie, nelle mani che si intrecciano con le spalle del compagno, nell'abbraccio circolare e negli sguardi tutti verso un indefinito punto centrale. E' nella squadra che si salda e guarda lo stesso punto. 
Nella cooperativa fondata da Papagni c'è lo sviluppo morale di un progetto non più monco. Ma non è solo la testa ad essere cambiata, non è solo l'umore. Non è tutto, non è tutta la verità. E' il tempo a spiegarlo, le partite che passano a suggerirlo. Dato che accomuna le ultime due partite: due centrocampisti in gol, due inserimenti felici. Due controlli degli attaccanti e due assist per il taglio studiato. Il Taranto, adesso, ha un disegno, sa cosa fare. Sa come muoversi quando ha la palla, come rendere utile il lavoro di chi gestisce il possesso, di chi controlla la sfera. Deflorio e Di Domenico per Mancini e De Liguori: le scene somigliano tra loro e accantonano la tesi del movimento casuale. Ci sono istruzioni dietro, c'è la spiegazione e l'apprendimento. Ancora: due partite senza gol subiti. Altro dato comune, altro segnale dell'evoluzione: fase difensiva collegiale, nessun movimento a vuoto, nessun buco che gli altri possano sfruttare, nessun contropiede subito, rischi ridotti. E, tra l'offesa e il ripiegamento, c'è un innegabile equilibrio tattico, un modo di stare in campo attento e, insieme, rigoroso e flessibile: rigoroso nei compiti, flessibile quando c'è da assecondare l'estro. Tutti che giocano per tutti. E Papagni che fa parte del gruppo, partecipando al gioco. Tasto rewind: il Taranto di Andria è partito con un 4-4-2 con qualità (Catania, De Liguori e Mancini in mediana con Manoni), ha virato verso una linea più fisica (Prosperi per De Liguori), si è ulteriormente inspessito (Larosa per Catania, Mancini spostato a destra), ha protetto la zona debole (Prosperi a destra per coprire lo stanco Micallo, Mancini a sinistra), ha suturato l'emergenza (Bussi per Pastore acciaccato, Larosa difensore centrale). Ha cambiato pelle, ha cambiato atteggiamento: ha seguito l'Andria, smontandogli le idee. Non c'è un cambio banale: ci sono letture e rischi. C'è la mano di Papagni. E un Taranto tutto nuovo. Il suo, appunto. di Fulvio Paglialunga
14 febbraio 2006

Lo spirito mediano
L'ultima metamorfosi del Taranto

Forma e contenuto. La terza vittoria consecutiva - la più puntuale, la più persuasiva - annuncia l'attesa saldatura. Ora il Taranto ha una forma (il 4-4-2 è il modulo di riferimento) e un contenuto (lo «spirito mediano» è il connotato). La fusione avviene ad Andria (non un posto qualsiasi) e si consuma nel corso del derby (non una partita qualunque). La prova superata - non solo perché vinta - dà la misura concreta del nuovo Taranto. Esalta la ritrovata compattezza, celebra la capacità di soffrire, consolida la voglia di sacrificarsi. La vittoria di Andria - più di quella col Giugliano e meglio di quella di Barcellona Pozzo di Gotto - illustra il mutamento. Lo inquadra e lo spiega. Perché il Taranto è cambiato. Non è più prolungato possesso palla in attesa del movimento che libera la giocata (gestione Marino). È un meccanismo apparentemente meno complesso, fondato sull'alternanza tra protezione (da parte di quasi tutta la squadra) e ripartenze (i centrocampisti che attaccano lo spazio). Un movimento d'insieme che richiama un ventaglio: prima chiuso, quando la palla ce l'hanno gli altri, e poi (a palla recuperata) subito aperto in tutta la sua lunghezza e larghezza per arrivare velocemente verso la porta avversaria. Un atteggiamento che si basa su una difesa bloccata e preventivamente portata a giocare sull'anticipo e che lascia a centrocampo e attacco la responsabilità di costruire, alternando volutamente la trama a palla bassa al lancio lungo. È questo - pensiamo definitivamente - il Taranto di Papagni. Una squadra che in C2 ha ora pieno diritto di cittadinanza, avendo capito finalmente dove si trova e, soprattutto, cosa fare per non smarrirsi. Venendo a capo di partite spesso segnate da un agonismo duro e grigio. In cui per prevalere qualità e organizzazione non sono più sufficienti. Serve altro. Serve quello «spirito mediano» che si trasmette con lo sguardo, con l'incoraggiamento, con l'esempio. E che un giocatore come Manoni ad Andria ha incarnato perfettamente: soccorrendo i compagni in difficoltà e immolandosi su ogni pallone. Partita straordinaria la sua perché mai l'azione avversaria lo ha colto di sorpresa o fuori posizione. Nulla ha lasciato passare, quasi tutto è riuscito a filtrare, facendo opera d'interdizione in qualsiasi zona del campo. Manoni è forse il nuovo segno distintivo del Taranto. La sintesi agonistica del cambiamento, l'emblema della rivisitazione tattica dell'organico. Ma la parola-chiave è un'altra. La parola passe-partout per comprendere la svolta è: equilibrio. L'equilibrio della squadra: più matura, più convinta, più determinata. E l'equilibrio di chi adesso la conduce. L'equilibrio di Papagni. L'equilibrio da cui molto discende: la coerenza delle scelte e il pragmatismo della gestione. Una coerenza e un pragmatismo che non sono mai portati all'esasperazione. Se ci sono da fare compromessi o concessioni, se c'è da smussare qualche convinzione, se c'è da approfondire dialetticamente un rapporto, Papagni lo fa. Ma compromessi e concessioni, posizioni sfumate ed esercizi dialettici riguardano sempre la cornice, mai il quadro. Non intaccano di un millimetro la sostanza dell'idea di fondo (fare del Taranto una squadra affidabile) e dell'obiettivo comune (disputare i playoff). di Lorenzo D'Alò14 febbraio 2006

L'obiettivo è il secondo posto
Larosa: «È un Taranto diverso. E io gioco dove serve»

Francesco Larosa, un giocatore multiuso. Può essere impiegato sia da centrocampista (centrale o esterno) che, addirittura, da difensore centrale: il rendimento è identico. Ossia, sempre accettabile. La doppia indisponibilità di Martinelli e Capone ed il dubbio che aveva circondato l'utilizzo di Pastore fino alle ore immediatamente precedenti il derby di Andria avevano costretto Papagni a trovare la quarta soluzione alternativa sicché il gigantesco ragazzo era stato provato nella scorsa settimana come difensore centrale. A suggerire la innovativa mossa al trainer rossoblù è sopraggiunto il ricordo di averlo già schierato in quella particolare posizione. «Sì - rimarca il giocatore - fu tre anni fa, a Tivoli: vincemmo 2-1. Me la cavai. In caso d'emergenza un calciatore professionista dev'essere abituato a venire incontro alle esigenze della squadra. Ed io non mi sono tirato indietro. Fortunatamente il mio apporto ad Andria è stato ridotto: soltanto una ventina di minuti. Il merito maggiore della tenuta del pacchetto difensivo è stato tutto del duo Caccavale-Pastore». Avete fatto tris in fatto di vittorie consecutive. «Un bel filotto. Oltretutto abbiamo battuto una formazione che, oltre ad avere un buon tasso tecnico, viaggiava con il morale alle stelle perché era reduce da ben cinque gare concluse senza sconfitte. Abbiamo dovuto soffrire per condurre in porto una preziosa e prestigiosa vittoria. Ciò nonostante è meglio restare con i piedi ben piantati per terra e non farsi illusioni. Il cammino è ancora lungo e tortuoso. Vero è che ci troviamo a tre punti da quel secondo posto che costituisce il nostro obiettivo, ma è altrettanto vero che il Giugliano, seduto sulla sesta poltrona della classifica dista pure tre punti. Per centrare il nostro mini-traguardo dovremo superare tre agguerrite formazioni come Cisco Roma, Rende e Melfi». Come è maturata questa inversione di tendenza in fatto di risultati? «Abbiamo finalmente capito che in C2 ciò che conta maggiormente è l'agonismo, il carattere, l'umiltà, la determinazione e la giusta aggressività. Abbiamo fatto quadrato intorno a queste caratteristiche. Il resto lo hanno fatto il tasso tecnico della squadra, che è abbastanza elevato, e la notevole esperienza di mister Papagni: chi meglio di lui poteva evidenziare il valore dei singoli?» Domenica arriva il Vittoria. «Il nostro intento è naturalmente fare poker di risultati. Ma non sarà facile. E non è la solita frase fatta: è realmente così. La squadra siciliana è in evidente ascesa. Nelle ultime due domeniche ha fatto il "pieno" contro formazioni di alta classifica. Non è, dunque, il caso di prendere l'impegno sotto gamba. Senza dimenticare che abbiamo la fortuna di avere alle spalle una società che ci è sempre vicina ed un pubblico a dir poco eccezionale. Dovremo puntare ai tre punti anche per il presidente Blasi e per i tifosi». di Giuseppe Dimito14 febbraio 2006

"Iacovone" a rischio
Per le intemperanze dei tifosi durante e dopo il derby. Società multata e diffidata. Caccavale squalificato

Il Taranto riprende nel pomeriggio la preparazione in vista della prossima gara interna contro il Vittoria, fanalino di coda della classifica. Ma va specificato che la formazione siciliana, al mercato di gennaio, ha profondamente mutato il suo organico e viaggia con il vento in poppa avendo battuto Melfi e Real Marcianise. Mister Papagni, già da giovedì scorso, ha allertato l'ambiente: «Il Vittoria costituirà un ostacolo molto duro per cui bisognerà affrontarlo con il necessario piglio per non rischiare di ricevere sorprese». L'allenamento odierno, come pure quello in programma domani, sarà diretto da Gianfranco Degli Schiavi perché il trainer biscegliese è impegnato a Coverciano per il master: a fine stagione riceverà il patentino di prima categoria. Il programma settimanale prevede doppia seduta sia domani che giovedì. Nel pomeriggio il dott. Petrocelli valuterà le condizioni di Mortari, Capone, Pastore (ha stretto i denti pur di essere in campo ad Andria) e De Liguori. Il giudice sportivo ha già emesso le sue sentenze: Caccavale è stato appiedato per un turno, mentre Prosperi ha raggiunto la seconda ammonizione. La società è stata multata di 6mila euro per striscione offensivo, lancio di fumogeni e materiale pirotecnico, invasione festosa del terreno di gioco con lanci di sassi verso gli addetti della società di casa, danneggiamenti di poltroncine del settore tribuna e dei bagni (con obbligo di risarcimento dei danni). In più - e questo è da rimarcare - ha ricevuto la diffida. Basterà poco, dunque, per far scattare la squalifica dello "Iacovone". Infine un accordo fra Comune, Taranto Sport e casa circondariale ha sancito che 7 detenuti cureranno la manutenzione ordinaria dello stadio, mentre il liceo artistico "Lisippo" abbellirà la sala stampa. di Giuseppe Dimito14 febbraio 2006

Numero uno: Ghigo Gori
Il portiere si è conquistato un posto da titolare nel Taranto e, domenica, è stato fra i protagonisti della vittoria dei rossoblu: «Come nell'anno della promozione? Magari»

Quello del portiere è un mestiere sporco. Ultimo guardiano di una squadra, difensore ultimo e, spesso, bersaglio anche degli errori degli altri. Lavoro nascosto: se para ha fatto il proprio dovere senza finire nelle prime pagine. Se non lo fa diventa il principale accusato. E finisce dietro la lavagna. Emergere dalle cronache è impresa doppia. E' una fuga dall'ovvietà del calcio, è un'analisi che va oltre la superficie. E' essere personaggio senza segnare, senza numeri da circo o colpi di fantasia. E' tuffarsi, rinviare, uscire, evitare la capitolazione. E' rotolarsi sul terreno. Sporcarsi, appunto. 
Ghigo Gori, adesso, è un protagonista. Senza saperlo. O, meglio, senza volerlo. Perché non ha i cromosomi del personaggio, perché non fugge dai riflettori. Alle spalle della difesa e, pure, alle spalle del palcoscenico. Non lucra sulle parate: prepara quelle successive. «Non sono abituato a parlare in pubblico, non amo particolarmente le interviste. Non mi sento nemmeno un personaggio». Eppure lo è. Perché è tra i protagonisti del Taranto che vince. Del Taranto che si è preso il derby: «Amo il silenzio e amo dividere i meriti: i miei non sono superiori a quelli degli altri. Si vince insieme: il calcio è questo». 
Parate fondamentali di un ragazzo normale. Due, almeno, da raccontare. Una su Ruggiero: un balzo da gatto su un tiro improvviso e ravvicinato, una risposta istintiva e da portiere vero. Un'altra su Terrevoli: un'opposizione pronta a un tiro al volo, un palo chiuso e un calcio d'angolo come rifugio. Niente di semplice, anzi. «Ma la più difficile è stata quella su Plasmati, quando ha colpito la traversa: ho toccato il tiro, alzandone la traiettoria. Poi mi ha aiutato Pastore, che ha evitato il tap in di D'Aniello. Ho temuto, in quel momento, di cadere». A velocità naturale il tocco non sembrava certo. Le parole di Gori tolgono i dubbi e aumentano i meriti: «Ma io eviterei anche di parlare delle mie parate: mi avete chiesto la più difficile e ho risposto. Sono fatto così». 
Anti-divo, affatto roboante. Parlando con Gori non si perde la sensazione di essere nel pianeta-calcio. Ma si ha la sensazione di camminare contromano. Il Taranto, con lui in porta, vince. E corre: «Quando si vince va sempre tutto bene. E va bene al portiere come all'attaccante». Parato anche l'affondo verbale. Ghigo è così: non va mai oltre, non si concede alcun eccesso. Quasi a tenersi buono il fato. Risposte secche, disincantate. Perché il tarantino non ha perso la sua semplicità. Nemmeno in anni passati a caccia di fortuna. E non ha perso il buonsenso. Zitto, mentre Gentili parava. Secondo garbato. Adesso titolare: «Ma io non mi sono preso il posto di nessuno. E non è nemmeno giusto dire che, adesso, il titolare sono io: godo della fiducia di Papagni, in questo momento. Mi impegno per ripagarla». Il metodo è efficace: para, come ha fatto ad Andria. E dando sicurezza alla squadra: «Ho dato, semplicemente, il mio contributo per i tre punti. Abbiamo vinto, però, grazie a tutti: anche a chi non ha giocato. Siamo un gruppo. Un gruppo vero». Forse un gruppo che, adesso, è più saldo di prima: «E' un vostro parere, questo. Magari abbastanza diffuso tra chi fa opinione: secondo me il gruppo c'è sempre sempre stato. Certo, dopo le sconfitte tutto sembrava rotolare, ne risentiva anche l'umore, finivamo per sentirci bloccati. Adesso sembra tutto più facile e anche psicologicamente ne avvertiamo gli effetti». Anche la classifica se ne sta accorgendo: tre vittorie consecutive sono una primizia della stagione. Gori va secco, come al solito: «Non era mai capitato in questo campionato, è vero. Ma non diciamolo troppo: lasciamo scorrere tutto come se fosse normale». 
Parole in tuffo. Gori quasi respinge i complimenti. Come i tiri avversari. Mantiene l'equilibrio interno, senza piazzarsi davanti a Gentili: «Con lui il rapporto non è cambiato. E nemmeno l'atteggiamento: ci abbracciamo prima di ogni partita, chiunque sia il titolare. Ci diamo la carica insieme: capiamo il nostro mestiere e le sue difficoltà, comportandoci di conseguenza. Ad Andria è toccato a me giocare, ma non è detto che sia sempre così». Rieccolo: con una serenità che spiazza. Eppure chi ha fatto tanta panchina dovrebbe urlare di gioia, una volta che la maglia da titolare si presenta come più di un'opportunità occasionale: «Da quando sono tornato a Taranto ho cercato sempre di dimostrare il mio valore, di meritarmi l'occasione. E' il mio compito mettere in difficoltà chi sceglie». Lui para, adesso. Davanti la squadra gira meglio: «Rischiamo meno, in questo momento: la difesa funziona, la linea bloccata non è un sostegno di poco conto per noi portiere. E, quando serve, qualche pallone viene lanciato davanti senza generare rischi. Ad Andria, ad esempio, i difensori sono stati bravissimi a contrastare le loro punte, che erano anche alte e, quindi, più pericolose». 
Ventisei anni. Eppure esperienza da vendere. Anche forza morale: parte sistematicamente da secondo, finisce spesso da primo. Gli è capitato a Taranto con Spagnulo, ha rosicchiato qualche presenza a Storari e Scarpi in B ad Ancona, ha tolto il posto a Capasso, a Como, dopo tre giornate. «Mi capita, è vero. Volendo fare una battuta potrei dire che ho bisogno di carburare, che ho bisogno di tempo per conquistare la fiducia. Ma è anche una soddisfazione: un premio all'allenamento, una conquista. Vuol dire che sei riuscito a farti notare». A Taranto, nel 2001, andò proprio così. Entrò al posto di Spagnulo, infortunato. Non uscì più, nemmeno quando il “giaguaro” smaltì gli acciacchi. E il Taranto vinse il campionato: «Sappiamo tutti com'è finita, lo ricordiamo con piacere. Che dire? Speriamo che la storia si ripeta. Accade, no?». di Fulvio Paglialunga14 febbraio 2006

Quelli che soffrono di eccessiva salivazione

È la solita solfa, quella dei due pesi e delle due misure. Costringere un arbitro a far la doccia fredda è costato 100 euro di multa in Veneto (Montebelluna), 50 in Abruzzo (Fraine) e 16 in Lombardia (Vimodrone). Perché? Altro tema, di altro peso specifico: la questione degli striscioni razzisti. A Roma coprono una curva e nessuno fa niente, chi si gira dall'altra parte e chi li considera parte della coreografia. Pochi chilometri più a sud, a Gaeta, la partita è stata sospesa fino alla rimozione degli stessi da parte dei deficienti. Restiamo al tema del razzismo, con la storia di Yuri Pozzi, calciatore della Vigor Cicognini, Promozione toscana, fermato per anni 1, per aver malmenato, calpestato e insultato con espressioni di sfondo razzista un avversario. La società ritiene la pena troppo pesante e prepara un ricorso dove si dice che il ragazzo era «in particolari condizioni psicologiche», che i pugni erano uno «scatto emotivo», e quant'altro. Quanto alle frasi incriminate, i ricorrenti sottolineano l'impegno contro il razzismo del calciatore fuori dal campo e sostengono che quel «muso bianco vai a casa, oggi è la tua festa», detta a un calciatore di colore era una botta di humour. I giudici rispondono che, senza minimamente dubitare di ciò, la frase deve essere ricondotta nel novero delle frasi a contenuto razzista, anche perché seguita da quel «Torna a casa, maiale», un po' difficile da catalogare come battuta umoristica.
Se il calcio minore è lo specchio del paese, stiamo messi bene. A Poggibonsi un guardalinee è stato colpito da gomme da masticare e da una pigna al piede. La calciatrice Valentina Seveso è stata deferita per aver falsificato la firma della madre, firmando il proprio trasferimento alla Triestina. I tifosi del Formia hanno tirato una sedia a un guardalinee. Emanuele Sanna, della Sorianese, Lazio, è stato fermato per tre turni per aver tirato un orecchio all'avversario. Pietro Pinnelli, dell'Audace Cerignola, Puglia, è stato squalificato per un anno per aver massacrato con pugni e calci il custode del campo «nonostante quest'ultimo stesse per terra».
Federico Bellebono, calciatore della Romanese, era stato squalificato per 6 mesi per aver sputato a un polpaccio dell'arbitro. Nel ricorso si è giutificato dicendo che «in conseguenza di un grave intervento chirurgico soffre di una eccessiva salivazione che lo porta frequentemente ad espellere la saliva. E il fatto che lo sputo non fosse ad altezza d'uomo, ma avesse una direzione dall'alto verso il basso, come appunto se volesse sputare per terra, è prova della sua buona fede». Per la cronaca: i giudici gli hanno creduto, dimezzando la pena.
Fiparo-Atletico Frattese, derby campano di II categoria, non si è disputata per la presenza in campo «di una trentina di persone, non riferibili a nessuna delle sue società». Degli alieni, insomma.
Il San Marino calcio a 5 ci ha provato. Non si è presentato nella trasferta di Brescello, impossibilitato - diceva - per la neve in autostrada. Purtroppo, anche gli arbitri dovevano fare quel tratto di strada e loro sono regolarmente arrivati. Una telefonata alla società Autostrade ha smascherato l'inganno. di Luca Cardinalini13 febbraio 2006

Taranto, il derby ti fa bello
I rossoblu vincono 1-0 ad Andria con un gol di De Liguori e conquistano la terza vittoria consecutiva grazie ad una gara cinica e giudiziosa. Papagni non sbaglia nulla

Tutto quello che una squadra deve avere: la qualità che colpisce, la praticità che conserva, la sofferenza che tempra, il carattere che azzera i cedimenti, l'utile trasformismo che fa aderire alla forma della partita. E un allenatore che sceglie, rischia e indovina. E' il Taranto: una squadra vera, semplicemente rivoluzionata. Una squadra con un'identità e un'anima. Completa, adesso. Capace di fare ciò che non aveva ancora fatto: Andria battuto, terza vittoria consecutiva e, soprattutto, una sensazione di benessere che appare una nuova promessa. 
Una forza autentica, che consente di resistere e vincere andando anche oltre il risultato: terza vittoria di misura, terza vittoria più netta di quanto si legga. C'è tanto, ancora. C'è un avversario affatto docile regolarmente addomesticato, c'è una partita dentro la quale Papagni riesce a mescolare calcio, muscoli e tenacia potendosi permettere una squadra che risponde ai comandi. 
E' questa la novità: una squadra ufficialmente in possesso del proprio allenatore, una squadra definitivamente calata nella categoria. Che caratterialmente e tatticamente si mette in pari con gli altri e che, rispetto agli altri, fa valere la propria maggiore qualità. 
Non ci sono ombre nel derby conquistato: c'è un gol che sembra un'iniezione. Un colpo secco, doloroso per chi lo riceve. Ma che, al contrario, porta benefici all'autore. E c'è anche una prova densa, piena di significati collaterali. Con rischi limitati, contenimento attivo, attento presidio del territorio e giocate lineari quanto efficaci. C'è una squadra: che come tale si muove e come tale agisce. Stretta, tatticamente e moralmente, intorno all'obiettivo, fulminea come un rapace quando c'è da prendersi tutto, con l'animo corsaro di chi si tiene stretto il bottino quando lo ha conquistato. 
Il derby è del Taranto. Della squadra: che interpreta alla perfezione ogni momento della partita, che sembra sfogliarla e leggerla con ruvida semplicità, che non si vergogna del proprio cinismo, che non esagera nel mostrare la propria superiorità, sfruttandola quanto basta. E di Papagni, architetto adesso lussuoso: perché non è più tutta la verità definirlo solo semplice. Perché un tecnico che muove la squadra, gestendo cambi, umore , emergenze e momenti con tanta lucida cognizione è un giocatore in più, non un banale gestore del personale. Papagni, andando oltre l'elementare, riempie il suo 4-4-2 di movimenti ficcanti e lo bilancia con una fase difensiva perfettamente registrata. L'Andria, di fronte, svuota il 4-2-3-1 alleggerendo la linea dei mediani (con Di Toro c'è Terrevoli) e subendo la superiorità nella terra di mezzo. Da una parte (quella del Taranto) ci sono giocate varie e incursioni a rotazione, utili ad aumentare il numero di uomini in zona alta, dall'altra c'è la ripetitività del lancio verso Plasmati, ma anche distanze dilatate. Merito di Mancini e Manoni, che vincono tutti i duelli centrali finendo per abbassare la linea dei mediani avversari. E merito di un complesso che sa sempre cosa fare, con la palla o senza. Una squadra è tutto: anche Ghigo Gori, fondamentale in apertura (6') quando respinge con istinto felino un tocco venefico di Ruggiero e, quindi, consente lo svolgimento della partita pensata all'inizio. Una partita, cioè, fatta di slanci vigorosi e ripiegamenti composti. Di ordine e grinta. 
Non c'è un momento di assenza mentale o tecnica: il Taranto gioca l'intera gara rimanendoci dentro. Approfittando della distonia tra quello che l'Andria pensa (con le posizioni e i movimenti dei singoli) e quello che realizza (errori di misura vanificano la manovra). E capitalizzando il momento destinato a decidere: il gol. Segna De Liguori (in campo con la febbre) di piatto sinistro tra le gambe di Di Bitonto, dopo che Di Domenico ha fatto tutto: lo stop (lancio di Pastore), la protezione della palla e il servizio dorato per l'incursione del folletto campano. 
Un quarto d'ora: quanto basta per capire il senso di tutto. L'Andria finge di spingere: vorrebbe, ma non può. Il Taranto, realmente, controlla. Senza bisogno di creare, senza l'inutile necessità di accatastare occasioni come fossero un merito. Il merito è nei palloni tolti e nelle giocate interrotte, nella costruzione saggia e l'avanzamento ragionevole. C'è anche la fortuna, quasi sempre dalla parte del giusto: Plasmati (destro al 32') colpisce l'interno della traversa su suggerimento di Pietrella. 
Il rimedio al progressivo - e inconsapevole - arretramento dei rossoblu lo trova Papagni, al giro di boa della partita: Prosperi quarto di centrocampo, al posto di De Liguori. Passaggio chiuso, squadra più alta per reggere l'urto dell'Andria, registrata meglio da Foti (dentro De Gennaro, mediano titolare, e Terrevoli riportato tra gli incursori). I brividi durano undici minuti: Gori devia in angolo un destro al volo di Terrevoli (2', cross di Plasmati), Sassarini manda a un soffio dal palo un colpo di testa centrale (corner di D'Aniello). 
E' l'illusione degli avversari: quella di aver tolto il granello di sabbia che inceppava l'ingranaggio. Illusione, appunto: l'ostacolo è il Taranto, invece. Papagni punta sulla fisicità. Corregge, sistema, adegua. Larosa rinforza la linea mediana (esce Catania, Mancini va a destra), poi va a fare il centrale difensivo (Pastore si ferma, Bussi entra e si affianca a Manoni). Si finisce con Prosperi centrocampista di destra, scudo dell'esausto Micallo. E con l'Andria che attacca con una linea a quattro. 
Troppo tardi: il Taranto sente la forza dell'ala che si apre. Se è bravo, imparerà a volare. di Fulvio Paglialunga13 febbraio 2006

Taranto vince e convince
Colpaccio ad Andria, che mette nel conto solo una traversa. Per gli jonici è la terza vittoria consecutiva. Continua lo stato di grazia dei rossoblù

Perfezione senza genio: così vince il Taranto. Potenza senza controllo: così perde l'Andria. L'esito del derby è pertinente. Non c'è abuso di risultato. Il Taranto porta a termine una partita praticamente perfetta. Perché si può essere perfette anche nella sofferenza, nel sacrificio, nella generosità. Possono essere perfetti la scelta dei tempi, l'amministrazione del vantaggio, la gestione dei cambi. L'Andria, invece, è il contrario della perfezione. È furia: disarmonica. È confusione: mentale. È approssimazione: tattica. L'Andria, nella circostanza, è un'isola d'incomprensione. Terza vittoria consecutiva: il Taranto è all'interno di uno stato di grazia che spiega molto. Illustra i cambiamenti. Certifica i progressi. Legittima le speranze. Una squadra idealmente in viaggio verso un altrove - tecnico, tattico e temperamentale - non più indeterminato. Ma ormai visibile, prossimo ad essere raggiunto. Una squadra che sta ultimando la metamorfosi: da falena spesso accecata dalla sua stessa bellezza a formica giudiziosa. L'umiltà fatta squadra. Ci sono partite che non vanno lette o interpretate. Perché quella che si vede è già la differenza. Quella che scorre è già la traccia. Quella che pulsa è già la verità. Basta guardare per farsi un'idea. Basta osservare: i movimenti, la misura, le distanze. E tirare le somme. Il Taranto è una squadra che si muove in funzione dello spazio: da sottrarre (fase di non possesso) o da dilatare (fase di possesso). L'Andria è un organismo che cerca invano di espandersi, guadagnando campo. Il Taranto è chirurgico nelle ripartenze. L'Andria è polverosa nelle controgiocate. Al Taranto basta un gol (De Liguori) per vincere. All'Andria non sono sufficienti una traversa (Plasmati) e una pressione insistente per reclamare il diritto al pareggio. Non c'è ingiustizia nel verdetto, anche se la contabilità delle occasioni prodotte può farlo pensare. Il Taranto vince perché ha un visione più ampia e particolareggiata del confronto. Sa sempre quello che deve fare. L'Andria perde perché, nei momenti emotivamente più intensi, non riesce a tenere a bada il suo essere irrefrenabile. Si lascia prendere dalla smania: chiude gli occhi e va a sbattere. Il Taranto costruisce la sua vittoria, formando una catena ideale. Un intreccio fittissimo. Uomini che si stringono. Reparti che si accorpano. Linee che appiattiscono, dando vita a qualcosa di unico e indivisibile. Non tutto discende dal modulo (4-4-2). Ma è innegabile che la nuova dislocazione degli uomini genera equilibrio, restituendo compattezza. Papagni rispolvera Pastore (in condizioni precarie), rischia De Liguori (febbricitante) e lancia Manoni (una diga). Scelte coraggiose, oltre che logiche. Scelte premianti. L'Andria (4-2-3-1) salta regolarmente il centrocampo, cercando la costruzione a palla alta (destinatario privilegiato: Plasmati). Foti spiazza un po' tutti, arretrando Terrevoli sulla linea dei mediani e trovando un posto a Pietrella nella batteria degli incursori. Scelte che seminano dubbi. Tensione sempre viva. Ostilità subito dichiarata. Il derby non prevede fasi di studio. L'Andria può pungere al 6': Gori respinge d'istinto il tocco velenoso di Ruggieri da dentro l'area. Il Taranto colpisce al 15', capitalizzando un lancio dalle retrovie: Di Domenico addomestica il pallone col petto, lo protegge dall'assalto dei difensori e lo indirizza verso l'accorrente De Liguori, che infila Di Bitonto a gambe aperte. La reazione dell'Andria è rabbiosa, ma priva di progettualità. Il Taranto tampona in mezzo (Mancini e Manoni), facendo scorrere gioco ai lati (con la fantasia di Catania e la progressione di De Liguori). L'impalcatura regge. L'Andria ha un sussulto al 32': Plasmati si gira in area e scarica il destro, mandando il pallone a sbattere contro la base inferiore della traversa. La ripresa sembra aprirsi alle voglie dell'Andria. Foti inserisce De Gennaro (fuori Pietrella) nel tentativo di ripristinare antichi equilibri. Papagni rinuncia a De Liguori (dentro Prosperi), cominciando ad erigere quella paratia mobile in mezzo al campo con la quale blinderà la vittoria. Terrevoli (tiro al volo) e Sassarini (colpo di testa) non spaventano Gori, che è lì per fare il suo dovere: parare. L'Andria spinge. Il Taranto presidia. Papagni asseconda i nuovi bisogni della squadra: dentro Larosa (fuori Catania), dentro Bussi (fuori Pastore). Larosa comincia in mezzo e finisce in difesa, addosso a Plasmati. Foti cerca soluzioni rivitalizzanti: prima Cunzi, poi Aquaro. Ma la spinta dell'Andria si affievolisce, mentre sfiatano gli ultimi vapori del derby. di Lorenzo D'Alò13 febbraio 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GORI 6,5 - Due parate: d'istinto e di mestiere. E poi uscite sicure e appostamenti efficaci. 
MICALLO 6 - Non è più previsto che affondi sulla fascia. Deve restare in zona a presidiare. 
MANNI 6 - La difesa bloccata lo ha rimesso nella condizione di rendere al meglio. 
PASTORE 6 - Non è al massimo e in qualche circostanza si nota. Nella ripresa deve arrendersi all'evidenza di una condizione precaria. 
CACCAVALE 6,5 - Perfetto nelle chiusure, risoluto nelle uscite palla al piede. 
DE LIGUORI 6,5 - Gioca con i sintomi dell'influenza addosso e regala: il gol-partita e un primo tempo di fiorite ripartenze. 
CATANIA 6,5 - Fluttua come un tornante e inventa come un'ala, allargando un gioco antico sulla fascia destra. 
MANONI 7 - Non si vede, ma si sente. Impressionante la capacità di essere sempre dove serve. Notevole la capacità d'interdizione.
DI DOMENICO 6,5 - Gran lavoro in occasione del gol. Perché fa tutto bene: controllo del pallone, conquista dello spazio, assist per il compagno libero. 
MANCINI 6 - Più utile che prezioso, più efficace che geniale. Sempre a disposizione della squadra. Sempre nel cuore della contesa.
DEFLORIO 6 - Pericolosità sottintesa, come una minaccia latente. Sistematico nell'eludere la difettosa trappola del fuorigioco andriese. 
PROSPERI 6 - Entra per suturare a sinistra la linea di centrocampo. Nel finale emigra a destra per proteggere l'esausto Micallo.
LAROSA 6 - Prima interno di centrocampo, poi centrale di difesa. Tappabuchi ideale. 
BUSSI 6 - Rileva l'acciaccato Pastore. E va a spaccare legna in mezzo al campo. 
PAPAGNI 7 - Lezione di praticità e realismo a domicilio. Il Taranto che espugna Andria è definitivamente il suo Taranto. Altro che lavori in corso...13 febbraio 2006

La festa di Blasi e Papagni 
Il presidente: «Adesso sappiamo essere cinici, ma non rinunciamo allo spettacolo» Il tecnico: «Sono davvero soddisfatto. Mi è piaciuto l'atteggiamento della squadra»

"Presidente Blasi buona guarigione”: era questo lo striscione che campeggiava nel settore distinti dello stadio "Degli Ulivi". Il presidente del sodalizio ionico è giunto ad Andria sorprendendo tutti, considerati i recenti problemi di salute che rendevano difficoltosa la sua presenza nel capoluogo della sesta provincia pugliese. 
«Ringrazio sentitamente gli andriesi - esordisce Blasi davanti ai taccuini - .Ho passato dieci giorni di grande difficoltà e spero di rimettermi in salute al più presto e di poter seguire al meglio le sorti del Taranto. Ad Andria mi sono sempre trovato bene, anche perché ho moltissimi contatti lavorativi e conosco la bontà delle persone di questa terra. Mi preme salutare la società e la tifoseria per gli auguri che mi sono stati rivolti». 
Il massimo dirigente passa a commentare la vittoria, determinante per il proseguo del campionato del Taranto: «Dobbiamo continuare a lavorare con grande sacrificio e grandissima dedizione, come stiamo facendo nell'ultimo periodo - conclude - . Grazie a Papagni siamo diventati più cinici: abbiamo imparato a difenderci, non prendiamo più gol in contropiede, soprattutto in trasferta. Non è vero che abbiamo rinunciato allo spettacolo: però siamo più attenti. Gli acquisti di Bussi e Manoni, a questo proposito, sono stati azzeccati. Sono calciatori di temperamento, si stanno rivelando utilissimi». 
E' visibilmente emozionato, in sala stampa, il tecnico del Taranto, Aldo Papagni, uno dei tanti ex andriesi di giornata: «Ho avuto bellissime sensazioni nel ritornare qui ad Andria. Ho passato in questa città due annate positive. La cornice di pubblico per questa gara dimostra quanto importante può essere la passione delle tifoserie per le proprie squadre». 
E' stato un successo importante, frutto della caparbietà che da sempre contraddistingue il tecnico tarantino: «Sono davvero soddisfatto della prestazione dei miei ragazzi. Conoscevamo bene le insidie da affrontare. La partita è stata molto dura, l'Andria è una buona squadra che ho avuto l'opportunità di seguire già in altre circostanze. Rosario Foti ha saputo trasmettere tutto il suo carisma e la sua determinazione. Di contro, noi abbiamo saputo sfruttare l'occasione migliore che ci è capitata, e abbiamo avuto un pizzico di fortuna quando Plasmati ha colpito la traversa ed il nostro portiere era già battuto. E' stata una contesa equilibrata»
I contrattempi fisici che hanno afflitto nel corso della settimana i giocatori tarantini hanno condizionato le scelte del tecnico, che ha dovuto rinunciare anche, a partita in corso, al goleador di giornata De Liguori. «Sino a poche ore prima del match - rivela - nutrivo molti dubbi sulla formazione da schierare, poiché sia De Liguori che Pastore avevano ancora problemi fisici. Di solito non scelgo mai giocatori acciaccati, ma questa volta il mio rischio è stato premiato dal gol partita del nostro tornante». 
Dopo le tre vittorie consecutive, il Taranto si rilancia in graduatoria consolidando la quinta posizione e recuperando punti sulle dirette concorrenti: «Il nostro obiettivo - rimarca Papagni - resta quello di centrare i playoff; il campionato è molto equilibrato e i risultati della giornata odierna ci hanno favorito molto. Abbiamo, però, la possibilità di raggiungere il nostro obiettivo solo se continuiamo ad avere ben saldo in mente il concetto di squadra, di aiuto reciproco e di impegno durante la settimana. Da questo punto di vista mi è piaciuto l'atteggiamento mentale dei giocatori: sanno di non aver conquistato ancora nulla, stanno già pensando alla prossima gara. Sono qui da poco tempo, non ho ancora avuto la possibilità di conoscere in modo approfondito tutti i giocatori a mia disposizione. Sarà fondamentale proseguire nel lavoro con intensità, per crescere dal punto di vista psico-fisico e tecnico-tattico».13 febbraio 2006

Taranto, le mani sul derby
Papagni: «Squadra bella e umile». Il ritorno di Blasi

È la partita dentro un'emozione. Quella di mister Papagni, ex dell'Andria, ieri vincitore. Quella del presidente Blasi, che ha ritrovato il sorriso dopo i giorni difficili in cui occorreva recuperare la salute come gli ha augurato anche uno striscione dei tifosi baresi. Da solo, quello striscione, serviva a deporre l'"ascia di guerra" nel clima rovente del derby. È stato così. «Non immaginavo che, tornando da ex, il cuore battesse così forte. Per me, quelli di Andria, sono stati due anni fondamentali». Il tecnico del Taranto Aldo Papagni ha parlato di «vittoria doppia», raccontando a microfoni e taccuini il successo corsaro. Ed è inevitabile pensare sia ai tre punti presi arpionando una squadra in forma, che non ha mai mollato, sia al proprio curriculum, ai 24 mesi in terra di Bari, a questa specie di «ritorno al futuro» che premia la tenacia, l'umiltà, l'equilibrio tattico di un 4-4-2 dal taglio sartoriale. C'è un sigillo preciso al match, che non è il gol di De Liguori, pure fondamentale; un sigillo impresso nei giorni della memoria: la necessaria sostituzione di Pastore e l'arretramento di Larosa nella posizione di difensore centrale. Lo stesso ruolo che il centrocampista ricoprì nell'Andria di mister Papagni. «È vero, Larosa fu utilizzato proprio qui come difensore centrale: la sua prestazione di oggi (ieri, ndr) è stata enorme». Papagni sembra uno dei primi filosofi cristiani, un Tertulliano che dice, come il pensatore di Cartagine, "credo quia absurdm", cioè credo (al Taranto in C1) proprio perché al mio arrivo, dopo quattro sconfitte di fila, sembrava assurdo. «Continuiamo così: sacrificio, solidarietà tra reparti e singoli giocatori, manovra bella e credibile, duttilità, cioè risposta rapida alla necessità di ridisegnare la squadra nel caso in cui dalla fase d'attacco si deve passare al contenimento». Ricetta semplice a recitarsi, quella di Papagni, ma difficile da mettere in pratica se non si ha fede, sterminata, nei propri mezzi: «Ogni domenica è una conquista. Io vado avanti così. Certo, avevo chiesto ai tifosi un mese di tempo per cambiare le cose; il campo ci sta già regalando soddisfazioni». I giocatori sono entrati in sintonia con questo socratico «conosci te stesso», che Papagni il filosofo applica chiedendo l'esplorazione di sé, ma anche del tecnico che si ha di fronte, umana, tecnica, agonistica. In condizioni di reciprocità. «Ripeto - ha aggiunto il mister - che con i ragazzi siamo ancora in una fase di conoscenza». Prendete, ad esempio, Vincenzino De Liguori, quello che sbaglia un gol fatto col Giugliano e che risorge ad Andria, proprio quando non ci credeva nemmeno lui. «Gli ho chiesto se se la sentiva di scendere in campo, preda com'era - ha spiegato Papagni - di febbre e diarrea». Per tutta risposta, De Liguori è stato l'hombre del partido: «Ringrazio la squadra che mi ha messo in condizione di segnare, abbiamo disputato una grande partita. Siamo una vera squadra». Dichiarazione che, qualche settimana fa, sembrava incredibile e adesso appare addirittura cinica. Sentite il presidente Blasi: «Partita bellissima, la squadra c'è. Papagni bravo ad attaccare e difendere. Grazie ai tifosi e al loro calore». Il patron è corso festante, a pugni stretti, verso la curva che ospitava i tifosi rossoblù dopo la partita. Cercava, con quel gesto, di condividere una gioia e di troncare ogni contestazione. «Sono contento, anche per il direttore sportivo Evangelisti - ha commentato a fine gara il direttore generale Vittorio Galigani - fino a un mese fa dicevano che aveva sbagliato tutto, no?». di Fulvio Colucci13 febbraio 2006

Due vittorie consecutive fuori casa
L'ultima volta in C1 nel 2003

Il Taranto espugna il «Degli Ulivi» e coglie la terza vittoria consecutiva, dopo quella ottenuta in trasferta contro l'Igea, successo per 2-1, e poi in casa contro il Giugliano per 1-0. I rossoblù non centravano un tris di vittorie dal campionato scorso, quando tra la 28a e la 30a giornata superarono in casa la Rosetana per 2-0 (doppietta di Pupita), poi in trasferta il Potenza per 1-0 (rete di Sergi), infine allo «Iacovone» l'Igea Virtus per 1-0 (gol di Paglialunga). Per il Taranto due successi esterni di fila che non conquistava dal campionato di serie C1 2002-03: 2-1 a Paternò il 2 marzo 2003 (i gol al 13' di Passiatore, al 50' di Esposito e al 58' di Pagana su rigore per i padroni di casa), quindi 2-1 a Pesaro contro la «Vis» il 30 marzo 2003 (doppietta di Passiatore a segno all' 11' e al 74' Passiatore, quindi per gli abruzzesi all' 88' Borneo su rigore). Per i rossoblù sono tre le vittorie esterne in questa stagione (1-0 Rieti, 2-1 Igea, 1-0 Andria); va detto che non ne arrivano così tante dal torneo di C1 2002-03: 4 successi in trasferta in tutta la stagione, mentre 2 erano stati in C1 nel 2003-04 e 2 in C2 nella passata stagione (1-0 a Potenza e poi 2-1 a Ragusa nello spareggio salvezza). Dopo la ventesima giornata, in seguito alla quarta sconfitta di fila subita in casa contro la Vigor Lamezia, i rossoblù erano precipitati al settimo posto a 4 punti di distacco dalla zona playoff e a 9 dalla seconda posizione; ora le tre vittorie consecutive hanno riportato il Taranto al quarto posto (a pari merito con il Cisco Roma) a sole tre lunghezze dal Melfi secondo in classifica, nonché ad avere un vantaggio di 3 punti sul Giugliano sesto in graduatoria. Seconda rete stagionale per De Liguori dopo quella realizzata in casa contro il Modica in occasione del rotondo successo per 4-1. Per il centrocampista è il quinto gol in 108 partite in campionato con la formazione rossoblù. Per il Taranto prima vittoria ad Andria, mentre in precedenza aveva raccolto un pareggio, per 0-0 in serie C1 l'11 febbraio 1990, quindi perso per 2-0 in serie B il 20 dicembre 1992. di Franco Valdevies13 febbraio 2006

A Andria si è riaccesa la passione calcistica
Parterre d'eccezione, spalti gremiti: cronaca di una giornata da derby al «Degli Ulivi». Ma dopo il novantesimo, purtroppo, gli incidenti macchiano una bella giornata di sport

Il derby tra Andria e Taranto ha riacceso gli entusiasmi in città. Nei giorni che hanno preceduto il match si è parlato di calcio ad ogni angolo di strada. E come se non bastasse, in ogni punto della città c'erano locandine che invitavano i tifosi ad andare allo stadio. Un clima che non si respirava da tempo. Una passione calcistica che si è ravvivata non solo per l'importanza del derby, ma soprattutto perché la squadra di Foti sta viaggiando a buon ritmo nel campionato di serie C2. Peccato per gli incidenti avvenuti dopo il fischio finale: due cariche della polizia e servizi igienici e seggiolini distrutti all'interno dello stadio, come riferiamo nelle cronache sportive nazionali. Perché macchiare così una bella giornata di sport? La cronaca della giornata parte due ore prima del fischio d'inizio, con l'arrivo dei primi tifosi jonici al casello autostradale di Andria. Per motivi di ordine pubblico tutta la zona dello stadio era transennata ed accessibile solo ai tifosi jonici fatti salire su degli autobus cittadini. Alle 13.30 vengono aperti i cancelli dello stadio e la curva degli ultras andriesi comincia a riempirsi con i primi inevitabili sfottò con la tifoseria avversaria. L'importanza dell'appuntamento ha richiamato ad Andria una luna serie di osservatori, dirigenti di altre società (molti di C1 visto che il campionato era fermo), e calciatori. C'era anche Sirio Silvestri, ex capitano della Fidelis Andria ed ora con il Taranto ma a riposo forzato per la lunga squalifica: «Una gran bella partita - dice il centrocampista - ma in tutta sincerità poteva finire in parità perché sarebbe stato il risultato più giusto». In tribuna c'erano soprattutto autorità cittadine. Immancabile il sindaco Vincenzo Zaccaro, da sempre vicino ai colori azzurri: «L'unica nota dolente della giornata è il risultato - spiega il primo cittadino andriese - i tifosi azzurri hanno recepito il messaggio e sugli spalti si sono comportati in maniera civile. Peccato per qualche striscione poco simpatico tirato fuori dal settore tarantino. E comunque il buon insegnamento è arrivato proprio dai calciatori che si sono affrontati in maniera corretta, dando vita ad un bel derby. Altro dato rilevante è la risposta massiccia dei tifosi che sono tornati a seguire con passione il calcio e la prima squadra cittadina». Sulla stessa lunghezza d'onda del sindaco è il presidente Gianni Attimonelli: «Sconfitta che brucia - dice - peccato perché i tantissimi tifosi giunti allo stadio non hanno potuto festeggiare alla fine. Mi fa piacere rivedere il Degli Ulivi pieno perché ripaga il lavoro che questa società sta facendo e soprattutto ci dà fiducia per il futuro». Sorpreso per l'accoglienza il presidente tarantino Blasi a cui il settore Distinti gli ha anche riservato uno striscione di buona guarigione: «Non mi aspettavo tutto questo - commenta - mi fa sicuramente piacere e fa onore a questa piazza». È evidente che tutte queste dichiarazioni sono state raccolte al triplice fischio finale, quindi prima dei disordini avvenuti fuori dallo stadio, fatti che non possono e non devono mettere in secondo piano quanto di bello è avvenuto durante la contesa. Anche perché per colpa di pochi teppisti non si può condannare la civiltà di 3500 spettatori che hanno assistito correttamente al match. di Aldo Losito13 febbraio 2006

Il Taranto rovina la festa all'Andria
Battuta d'arresto per la squadra di Foti dopo cinque risultati utili di fila nel girone di ritorno. La rivoluzione tattica adottata dal tecnico azzurro non porta i frutti sperati. La squadra di casa paga anche un inizio di gara in sordina

Il Taranto smorza gli entusiasmi in casa Andria. Dopo cinque risultati utili consecutivi, l'Andria incassa uno stop che per quello visto in campo non dà onore ai sacrifici fatti dalla squadra. Quella di ieri è stata la prima sconfitta del girone di ritorno, la terza interna dall'inizio della stagione. Si è fatta sentire non poco l'assenza del difensore centrale Pesce Rojas, visto che proprio al centro del pacchetto arretrato l'Andria ha avuto gli unici black out della partita. Ma la squadra di Foti ha sbagliato l'approccio ad una partita importante e forse molto sentita da tutti gli undici azzurri scesi in campo. Lo stadio gremito come non mai (c'erano 3500 spettatori di cui 1000 tarantini) avrà frenato Di Toro e compagni tanto da subire per i primi 15' le giocate degli avversari. Il Taranto, dal canto suo, ne ha subito approfittato segnando con De Liguori la rete decisiva. Immediata la reazione dei padroni di casa che sono riusciti a costruire preziose palle-gol non finalizzate o per la bravura del portiere Gori o per sfortuna come nell'occasione della traversa di Plasmati. Qualche sorpresa anche nella formazione andriese con mister Foti che ha preferito Pietrella a De Gennaro, portando Terrevoli al centro con Di Toro. Sta di fatto che l'Andria ha sofferto un po' troppo a centrocampo anche se è riuscita a colmare questa carenza con la grande determinazione e una migliore prontezza atletica rispetto agli avversari. «Ho pensato a Terrevoli in mezzo al campo - spiega mister Rosario Foti - perché poteva ritornarmi utile nei capovolgimenti di fronte, interscambiandosi con Pietrella. Non è un caso che l'azione più pericolosa è nata proprio dai piedi di quest'ultimo con Plasmati che ha colpito il montante a portiere battuto. Indipendentemente dalle scelte tecniche, la squadra mi ha soddisfatto per la reazione che ha avuto e per il predominio mostrato in gran parte della contesa. L'Andria ha saputo costruire almeno quattro nitide occasioni da rete a differenza degli jonici che hanno tirato in porta una sola volta». Sicuramente più felice di lui è l'allenatore Aldo Papagni che continua nella marcia verso i playoff con il suo Taranto. «Tornare al Degli Ulivi ed entrare nello spogliatoio ospite mi ha fatto una sensazione di particolare stranezza - racconta il tecnico jonico - non sono cose banali, ma mi sento legato a questa piazza e all'Andria tanto da vivere ancora grandi emozioni ogni volta che torno in questo stadio E poi ringrazio i tifosi andriesi per la bella accoglienza». La gioia è impressa sul volto del tecnico di origini biscegliesi: «Sono contento per la terza vittoria consecutiva - dice - ma sono soprattutto contento di aver fatto per quattro giornate l'allenatore del Taranto. In questa realtà non è facile allenare quindi lavoro giorno per giorno con la speranza di fare sempre meglio». Sulla partita il suo commento è positivo sia per il suo Taranto che per l'Andria. «È stato un bel derby - racconta Papagni - partita combattuta anche perché l'Andria non ci stava a perdere. Noi siamo stati anche fortunati, ma alla fine siamo riusciti ad amministare il vantaggio senza grossa fatica. Se il match finiva in partia nessuno avrebbe gridato allo scandalo». di Aldo Losito13 febbraio 2006

Andria-Taranto, si riaccende la passione
Cresce l'attesa per il derby pugliese che dovrebbe riportare allo stadio tantissimi tifosi. I precedenti tra le due formazioni sono a favore degli jonici ma la squadra di mister Foti è in serie positiva da cinque turni

Mai come in questi giorni si è riaccesa la passione per il calcio ad Andria. Saranno stati gli ultimi buoni risultati della squadra, ma è il derby col Taranto che affascina un po' tutti. È grande l'attesa per un match che potrebbe segnare in maniera netta il cammino futuro dei due club. Da un lato l'Andria cerca tre punti per allontanare ulteriormente la zona calda dei playout. Dall'altro c'è un Taranto che vuole consolidare la propria posizione all'interno dei playoff. Ci sono tutti gli ingredienti per assistere ad uno spettacolo sul campo e soprattutto sugli spalti dove sono attesi tantissimi tifosi sia biancazzurri che rossoblu. Grande anche l'attenzione posta dalle forze dell'ordine che hanno predisposto un piano per il regolare e tranquillo deflusso delle opposte tifoserie. Gli avversari Il Taranto di questa stagione è (per il momento) una mezza delusione. La squadra del presidente Blasi ha allestito un organico di prim'ordine che sulla carta doveva competere con il Gallipoli per la vittoria del torneo. La partenza, però, non è stata delle migliori e la squadra del tecnico Marino è riuscita solo a brillare nelle sfide interne. La situazione è precipitata all'inizio del girone di ritorno con l'esonero di Marino e la panchina affidata ad Aldo Papagni. Il tecnico di Bisceglie, dopo la sconfitta iniziale, è riuscito a dare una scossa al ruolino di marcia jonico con le ultime due vittorie consecutive ai danni dell'Igea Virtus e del Giugliano. Tanti i nomi che spiccano nell'organico tarantino, tra cui quello dell'attaccante De Florio. Tanti gli ex andriesi, a partire dai tecnici Papagni e Degli Schiavi per proseguire ai calciatori La Rosa, De Leonardis e Prosperi. I precedenti Andria e Taranto si affrontano per la sesta volta. I precedenti sono a favore degli jonici visto che vantano due vittorie contro l'unica del team azzurro (serie B stagione 1992-93), due i pareggi. I precedenti tra i due allenatori parlano a favore di Papagni che ha vinto e pareggiato le due uniche partite che lo hanno visto affrontare l'amico Foti. I numeri Sono sei i punti che dividono il Taranto dall'Andria. I rossoblu sono a quota 34 grazie alle 9 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte. Lontano da casa la squadra di Papagni ha conquistato 12 punti, a dimostrazione di come gli jonici hanno raccolto maggiori soddisfazioni davanti al pubblico amico. Sia l'attacco che la difesa sono meglio messe rispetto a quelle dell'Andria: 25 reti realizzate per il Taranto mentre 18 quelle di marca andriese; 19 gol subiti dai tarantini e 21 quelle incassate dal team azzurro. di Aldo Losito12 febbraio 2006

Taranto all'esame del derby
Pastore tiene in ansia Papagni. Mille tifosi al seguito

Giorno di derby, di esami da superare e di certezze da consolidare. Il Taranto scende in campo ad Andria alla ricerca di conferme. Le due vittorie consecutive devono, obbligatoriamente, avere un seguito per poter affermare che la crisi di risultati (quattro sconfitte consecutive) è interamente alle spalle. L'impegno, però, non è certamente dei più agevoli. Aldo Papagni, un ex insieme a Deleonardis, Larosa e Silvestri, si affiderà ancora al 4-4-2, modulo pratico ed essenziale che sembra fornire discrete garanzie. A difendere i pali ci sarà Gori, preferito a Gentili dopo la buona prestazione di domenica scorsa. Micallo, Caccavale, Pastore (ma il suo rientro dopo la squalifica e l'infortunio non è certo: pronti Larosa e Prosperi) e Manni formeranno il pacchetto difensivo. A centrocampo, è ballottaggio tra Manoni e Bussi, con Mancini già sicuro del posto da titolare; Catania (a destra) e De Liguori (a sinistra) completeranno il reparto nevralgico. Tandem d'attacco invariato, con Deflorio e Di Domenico incaricati di scardinare la retroguardia avversaria. Non è tra i convocati Sandro Ambrosi, affetto da anemia, che potrebbe mancare per le prossime tre settimane. Deflorio e compagni saranno seguiti da un migliaio di sostenitori che riempiranno il settore ospiti del «Degli Ulivi». Postilla: non ci sarà, dopo la defezione contro il Giugliano, il presidente Blasi, ancora a riposo in seguito al malore avvertito dieci giorni fa in Grecia. L'AVVERSARIO Foti deve fare a meno dell'infortunato Falanca e dello squalificato Pesce Rojas. Non cambierà, però, l'impianto tattico (4-2-3-1). Davanti all'estremo difensore Di Bitonto (un ex con Terrevoli, ndr), la linea difensiva sarà composta da Fumai, Ruggiero, Librizzi e Sassarini. I due mediani saranno Di Toro e De Gennaro, alle spalle dei tre incursori, Terrevoli, D'Aniello e Pietrella. L'unica punta sarà Plasmati, otto reti in stagione. I biancazzurri sono in serie positiva da cinque turni (due vittorie e tre pareggi). All'andata terminò 2-0 per il Taranto (a segno da Deflorio e Catania). di Fabio Di Todaro12 febbraio 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Cinque i confronti in campionato tra Andria e Taranto (le due squadre si sono incontrate in serie B, in C1 e in C2). Nel bilancio sono in vantaggio i rossoblù con due successi ad uno. 1-0 per il Taranto allo «Iacovone» l' 1 ottobre 1989 in serie C1; il gol decisivo è di Insanguine al 14' minuto (l'attaccante con 12 reti stagionali risulta a fine torneo il capocannoniere della squadra). Il tecnico dei rossoblù è Roberto Clagluna che schiera questa formazione: Spagnulo, Gridelli, Picci, Mazzaferro, Brunetti, Sasso, De Solda, Roselli (67' D'Ignazio), Insanguine (90' Giacchetta), Raggi, Coppola. L'11 febbraio 1990 la gara di ritorno finisce senza gol; così gli ionici in campo: Spagnulo, Cossaro, Mazzaferro, Evangelisti, Brunetti, Sasso, Picci, Roselli (74' Agostini), Insanguine, De Solda, Coppola (82' Giacchetta). Il campionato termina con la promozione del Taranto in serie B, l'ultima in ordine di tempo nei cadetti. 48 i punti conquistati dai rossoblù (in virtù di 17 vittorie, 14 pareggi e 3 sconfitte) un primato di punteggio per la C1 per quanto riguarda i tornei con i due punti a vittoria. Le due formazioni tornano ad incontrarsi in serie B nel 1992-93. Un successo casalingo per la «Fidelis» il 20 dicembre 1992: 2-0 con le reti di Insanguine al 19' (in questa occasione l'attaccante veste la maglia bianco-azzurra) e di Caruso al 52'. Questo lo schieramento tarantino agli ordini di Gianpietro Vitali: Simoni, Murelli, Prete, Zaffaroni, Amodio (50' Pullo), Mazzaferro, Bertuccelli (46' Lorenzo), Piccinno, Pistella, Merlo, Castagna. La gara di ritorno del 23 maggio 1993 termina 2-2; Taranto al doppio vantaggio con i gol di Soncin al 3' e di Muro su rigore al 40', quindi la rimonta ospite con le reti di due ex rossoblù, Petrachi al 66' e ancora Insanguine all'85'. Questo «l'undici» schierato dal tecnico Caramanno (subentrato a Vitali proprio dopo la sconfitta patita dai rossoblù nella gara d'andata ad Andria): Simoni, Piccinno (80' Castagna), Prete, Zaffaroni, Amodio, Camolese (70' Enzo), Mazzaferro, Merlo, Bertuccelli, Muro, Soncin. L'ultima sfida risale al 2 ottobre scorso con il successo del Taranto per 2-0 grazie alle marcature di Deflorio al 31' e di Catania al 68'. Questa la formazione schierata da Raimondo Marino: Gentili, Micallo, Caccavale, Pastore, Manni, Mortari, Bevo, Deleonardis (55' Bruno), Campanile (52' Mancini), Deflorio (70' Gambino), Catania. Il Taranto cerca il tris di vittorie dopo le due ottenute in trasferta contro l'Igea ed in casa contro il Giugliano. I rossoblù non colgono tre successi consecutivi dal marzo-aprile 2005: 26 marzo Taranto-Rosetana 2-0 (doppietta di Pupita), 10 aprile Potenza-Taranto 0-1 (rete di Sergi), 17 aprile Taranto-Igea 1-0 (gol di Paglialunga).12 febbraio 2006

Ambrosi, lungo stop
Brutta sorpresa per l'attaccante del Taranto: ha l'anemia sideropenica (carenza di ferro). Dovrà sottoporsi a cure e stare fermo non meno di un mese

E' una brutta notizia, indubbiamente. Inaspettata, soprattutto. L'annuncio è del sito ufficiale del Taranto: «A seguito di accertamenti clinici effettuati su richiesta dello stesso giocatore, è risultato che ad Alessandro Ambrosi è stata riscontrata una anemia con carenza di ferro pertanto il dott. Guido Petrocelli ha programmato una serie di esami che saranno effettuaiti nei prossimi giorni; in attesa di tali risultati e delle cure diagnosticate il giocatore resterà fermo». Anemia sideropenica: diagnosi inattesa, ragione finora sconosciuta della debolezza del giocatore. Ambrosi non stava bene e, così, giovedì si è sottoposto ad alcuni accertamenti che hanno, poi, dato il risultato, assai somigliante a una tegola. Per il giocatore e per il Taranto. «Non è niente di grave - dice il dott. Guido Petrocelli, responsabile dell'area medica rossoblu -: Ambrosi ha questa forma di anemia marcata che condiziona il suo stato fisico e, quindi, condizionava anche il rendimento. E' una brutta notizia, ma, se vogliamo, c'è anche qualcosa di positivo: Ambrosi rimane il campione che conosciamo. Non aveva perso le qualità, semplicemente non stava bene. Adesso ci adopereremo per farlo tornare in forma».
Come non bastassero le difficoltà dell'inizio. Ambrosi, arrivato come oggetto di lusso nella campagna acquisti di gennaio, aveva avuto difficoltà nelle prime partite in rossoblu. Aveva ammesso, con onestà, le proprie mancanze e stava cercando di recuperare il gap fisico che lo divideva dagli altri compagni. Aveva accettato serenamente la panchina, nelle ultime due giornate, partecipando comunque (emotivamente) alle partite e mostrando quanto fosse cresciuto il suo feeling con lo spogliatoio. Ora è costretto a fermarsi: oggi farà nuovi esami e, poi, comincerà un cura di ferro adeguata per rimettersi subito in sesto.
«Dovrebbe recuperare abbastanza velocemente - spiega Petrocelli -: credo che possa riprendersi in un mese». Che proprio poco non è: «So che, per i tempi del calcio, un mese è tanto. Ma, credetemi, recuperare in così poco tempo sarebbe davvero farlo velocemente. Meno di un mese, sappiatelo, è impossibile. Nel frattempo non potrà lavorare con il gruppo: dovrà seguire un programma di allenamenti differenziati. Tornerà l'Ambrosi che conosciamo».
Aldo Papagni non se l'aspettava: «Questo, un po', ci fa riflettere sulle ragioni delle sue difficoltà. E' una brutta notizia. Per noi, che abbiamo solo tre attaccanti di ruolo. E per Ambrosi, soprattutto: è davvero un ragazzo eccezionale. Io non ho mai visto giocatori così presenti anche quando non giocano un minuto. E' importante per la squadra, per la partecipazione morale alla vita dello spogliatoio: infatti lo convocherò lo stesso. Sarà con noi». di Fulvio Paglialunga11 febbraio 2006

Derby, una questione fra ex
Emozioni particolari per sei. «Ma quello che conta è il presente». Il portiere Di Bitonto e Terrevoli nell'Andria. «Decisivo il sostegno dei tifosi. Noi dobbiamo salvarci». L'allenatore Papagni, Deleonardis, Larosa e Silvestri nel Taranto. «Sarà una sfida intensa»

Quattro da una parte, due sul fronte opposto. Sono gli ex che daranno un tocco ancora più intimo al derby in programma domani tra Andria e Taranto. Il tecnico Papagni, Silvestri, Larosa e Deleonardis rappresentano la colonia rossoblù che in passato ha vestito la casacca biancazzurra. Di fronte Donato Terrevoli (con il Taranto ha vinto il campionato di C2 nella stagione 2000-01, ndr) e Nicola Di Bitonto (portiere del Taranto per tre campionati, ndr), protagonisti dell' ultimo quinquennio calcistico in riva allo Ionio. «Ad Andria ho passato due stagioni molto emozionanti. Il mio augurio, adesso, è di poterle rivivere con il Taranto». Parole di Aldo Papagni, pronunciate non più di sette giorni fa. Il tecnico di Bisceglie non lo ammette, ma sente la partita in modo particolare. «È stato il periodo migliore della mia carriera: il primo anno conquistammo la salvezza, la stagione successiva perdemmo la semifinale play-off e fummo ripescati in C1». Emozioni tangibili, sentimenti che si diffondono sulla partita. E che si riscontrano anche nelle considerazioni di Antonio Deleonardis, cresciuto nel vivaio della Fidelis Andria. «Ho fatto tutto il settore giovanile, disputando il mio primo campionato di C1 e collezionando anche sei presenze in serie B. Sarà una gara particolare, ma il mio unico pensiero sarà il Taranto. Cercheremo di allungare la serie positiva e di rinsaldare la nostra posizione nei play-off. L'avversario? L'ossatura del gruppo è costituita da calciatori esperti, ottimamente guidati da Foti. Sono partiti in sordina, ma non avranno problemi a salvarsi». Troppo recente il suo passato in biancazzurro per metterci una pietra sopra. Francesco Larosa, nella passata stagione, è stato protagonista della salvezza conquistata ai play-out e che ha consentito alla nuova società di iscriversi in C2 attraverso il Lodo Petrucci. «Torno da ex al "Degli Ulivi" per la prima volta. L'accoglienza, probabilmente, non sarà delle migliori dal momento che torno con la casacca del Taranto. Sarà una partita difficile, il pubblico aspetta questa sfida da tempo e so quanto può aiutare la sua squadra. L'Andria? Ha un buon organico, anche se, partendo in netto ritardo, ha avuto qualche problema nelle prime giornate. Giocano con il solo Plasmati in attacco ed è su di lui che si basa l'intera manovra». Meriterebbe di essere in campo, se non altro perché continua ad allenarsi nonostante sul suo capo penda una squalifica per doping fino a giugno. Sirio Silvestri, ad Andria per tre anni, è stato capitano della compagine di Rumignani nel passato campionato. Diciassette partite con la fascia al braccio prima di cedere alle lusinghe del neonato Taranto del presente Blasi. «È un derby molto sentito, soprattutto per i precedenti in serie B. Ho vissuto ad Andria tre anni splendidi, conquistando anche una promozione in C1. Sarà una gara molto combattuta, con due squadre che cercano continuità per avvicinarsi ai rispettivi obiettivi. Noi cercheremo di rinsaldare la nostra posizione nei play-off. Loro, forti dei nove punti conquistati nelle ultime cinque partite, vorranno allontanarsi ancora dai play-out. All'andata mi fecero una pessima impressione, ma pagavano ancora lo scotto di una partenza ritardata. Adesso l'organico è completo e potranno salvarsi senza problemi». Tre anni in rossoblù, la cadetteria toccata con un dito e una parentesi conclusa con l'amara retrocessione in quarta serie. Nicola Di Bitonto ha vissuto tre stagioni importanti a Taranto. E ha la giusta esperienza per fare il punto della situazione. «Il nostro obiettivo è la salvezza e cercheremo di conquistarla il prima possibile. Il Taranto, invece, sta lottando per i play-off. Per entrambe, comunque, ci sarà ancora da lottare perché la classifica è molto corta. Emozioni? Gioco da troppi anni per avvertire certe sensazioni, anche se l'avventura di Taranto è stata importante. Ritroverò diversi amici e spero che sia una giornata in cui emergano i valori dello sport». di Fabio Di Todaro11 febbraio 2006

Il Taranto ferma Ambrosi: anemia

Tegola sul Taranto alla vigilia del match di Andria. Alessandro Ambrosi è stato fermato dal medico sociale Guido Petrocelli, dopo una serie di accertamenti clinici - richiesti espressamente dal giocatore - che hanno evidenziato una carenza di ferro e determinato l'insorgere di un'anemia. Nei prossimi giorni l'attaccante sarà sottoposto ad ulteriori esami che dovranno indicare la terapia da utilizzare e, quindi, suggerire i tempi di recupero. Mortari e Martinelli sono out. La formazione anti-Andria potrebbe essere la seguente: Gori; Micallo, Caccavale, Pastore, Manni; Catania, Bussi, Mancini, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. Non è escluso che mister Papagni, seguendo un copione adoperato nelle ultime due partite, all'ultimo momento non decida l'utilizzo di qualche pedina che, allo stato attuale, risulta in panchina (Larosa o Manoni o addirittura Deleonardis al posto di Catania?). Si va verso il tutto esaurito dei biglietti (750 di curva, più 50 di tribuna) assegnati al Taranto per assistere al derby. Ieri ne sono stati già venduti 500 per cui in giornata la scorta dovrebbe terminare. La Questura di Bari rettifica, con una comunicato, l'itinerario dei tifosi tarantini. L'uscita dell'autostrada è quella di Andria-Barletta. Subito dopo l'uscita, si potranno parcheggiare le auto in un apposito piazzale di un ipermercato, sorvegliato dalla Polizia locale. Da lì è previsto un servizio di bus cittadini che condurranno i tifosi direttamente allo stadio dopo i rituali controlli da parte degli agenti andriesi. Vale la pena ricordare che è inutile raggiungere Andria senza biglietto perché a chi privo di tagliando sarà vietato l'accesso sui bus cittadini. È consigliabile limitare al minimo gli striscioni e resistere alle eventuali provocazioni dei tifosi di casa, sia durante il tragitto che all'interno dello stadio. Il servizio predisposto dalla Questura di Bari sarà imponente. Soprattutto bisogna ricordarsi delle recenti norme anti-violenza che prevedono la sospensione della gara (addirittura il mancato ingresso in campo delle due squadre) in caso di incidenti e, nei casi più gravi, gli arresti, anche nelle successive 36 ore. di Giuseppe Dimito11 febbraio 2006

Tutto ruota intorno al 4-4-2
Il Taranto lavora nel segno della continuità. Tre reti nel test contro la “Berretti” rossoblu. Pastore e Larosa sono a disposizione. Martinelli va verso il forfait

Il percorso è tracciato. Scovate alcune certezze, occorre svilupparle. Aldo Papagni, dopo ormai un mese di lavoro, anche con il sostegno dei risultati, comincia a modellare la struttura tattica. Servono alcuni tasselli per renderla preziosa e sempre più efficiente. Nel derby di Andria, quindi, non si dovrebbero registrare sostanziali novità. 
La formazione, allora, non si discosterà dal fidato 4-4-2; magari potrebbero variare alcuni interpreti che aspetti contigenti riportano d'attualità. C'è un difensore come Pastore che sembra sulla via del completo recupero. C'è un altro suo collega di reparto come Martinelli che viene tenuto a riposo precauzionale, anche se le possibilità di vederlo in campo non sono tantissime. Questa potrebbe essere l'unico cambio a distanza di sette giorni, tenendo immutato il complesso che ha ben figurato contro il Giugliano. 
Ieri, nella partitella contro la formazione “Berretti”, (prosegue la contestazione dei tifosi) Papagni ha come sempre proposto un Taranto a più facce. La costante, come detto, è stato il 4-4-2; la sua espressione è stata veicolata da giocatori che spesso hanno mutato la loro posizione. Nella prima frazione, la linea difensiva ha visto Micallo e Manni sulle fasce con Caccavale e Prosperi sulla zona centrale. In mezzo al campo, Catania ha proseguito il suo apprendimento come esterno destro, mentre Manoni ha fatto coppia con Deleonardis come perni centrali. Larosa è stato dirottato in un'inedita posizione di esterno sinistro. Furioso il cambio di posizione tra questi quattro uomini con Larosa che ha vestito quasi subito i panni del centrocampista centrale incursore, mentre Deleonardis e Catania hanno ricoperto le fasce laterali. In avanti buona l'intesa tra Ambrosi e Di Domenico (autori dei due gol della frazione). Soprattutto il primo dà finalmente segnali di risveglio. Apprezzabili il suo lavoro di sponda e l'affiatamento sempre più in ascesa con i suoi compagni di squadra. 
Nella ripresa si è rivisto Pastore al centro della difesa anche se il campano si è limitato a non forzare i ritmi. Al suo fianco arretrato Larosa con Malagnino e Prosperi ad operare da esterni. Può tornare la duttilità dell'ex Pro Vasto che sembra in grado di ricoprire più mansioni sul terreno di gioco. A centrocampo, seguendo il solito criterio del “mancino tagliante”, Mignogna si è piazzato a destra con De Liguori proprietario della corsia opposta. Al centro Bussi e Mancini hanno spesso imbeccato la coppia offensiva formata da Passiatore e Deflorio. Il capocannoniere rossoblu ha firmato l'unico gol del tempo. 
Si diceva di un probabile avvicendamento tra Martinelli e Pastore. L'altro dubbio potrebbe sorgere in mezzo al campo. Mancini è ormai una pedina fondamentale ed è escluso una suo avvicendamento. Bussi, nella gara contro il Giugliano, è piaciuto sotto l'aspetto dell'acume tattico e del senso tattico; il romano dovrebbe meritare la riconferma. In posizione di mediano si propongono anche Manoni, che anche ieri non ha lesinato sforzi sotto l'aspetto agonistico e Larosa che rientra in squadra dopo due settimane di assenza. A parte, con alcuni giri di corsa, hanno lavorato Silvestri e Mortari, ormai in via di guarigione. Ad Andria, quest'ultimo, non ci sarà. Per ora si limita a correre, senza calciare per non creare complicazioni all'arto microfratturato di recente. di Luigi Carrieri10 febbraio 2006

Taranto, il ritorno di Pastore
Da oggi in vendita i 750 biglietti per il derby di Andria

Il Taranto si appresta ad affrontare il difficile match di domenica prossima, ad Andria, con il vento in poppa. La squadra comincia a lievitare sotto il profilo atletico per cui schemi e movimenti (soprattutto quelli senza palla) risultano più naturali. Ma anche il morale è buono. Le due vittorie consecutive sono servite per assicurare una maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Occorrerà, tuttavia, restare umili, continuare a sacrificarsi ed a seguire le direttive di mister Papagni che conosce la C2 come le sue tasche. Il trainer rossoblù, secondo consuetudine, nel test di ieri pomeriggio ha utilizzato tutti i disponibili. In più ha effettuato alcuni provini che gli servono per far crescere la sua personale conoscenza delle attitudini tecnico-tattiche di ogni singolo. Non va dimenticato che il Taranto ha nove diffidati per cui deve necessariamente provare le alternative nel caso dovessero giungere le certamente non auspicabili squalifiche. Hanno saltato il lavoro di metà settimana Mortari (ha girato a parte con Silvestri), Martinelli (risentimento alla regione inguinale) e Capone (dolore ad un ginocchio). Pastore, invece, è praticamente guarito per cui si candida per il rientro. Nel primo tempo della partitella contro la Berretti, durata 41', sono scesi in campo Gori; Micallo, Caccavale, Prosperi, Manni, Catania, Manoni, Deleonardis, Larosa; Di Domenico, Ambrosi. Segnati due gol: Ambrosi su rigore e Di Domenico. Colpiti due legni: Catania e Di Domenico. Dopo 24' la linea di centrocampo è stata composta da Deleonardis, Larosa, Manoni, Catania. Da segnalare le versatilità di Prosperi (può essere utilizzato anche in zona difensiva centrale) e di Deleonardis (può fare anche l'esterno). Nella ripresa, durata 38', sono stati utilizzati: Gentili (dal 22' Lucaselli); Malagnino, Pastore, Larosa, Prosperi; Mignogna, Manoni, Bussi, De Liguori; Passiatore, Deflorio. Questi ultimi sono stati gli autori della doppietta registrata. Per la cronaca il capitano ha anche colpito due legni. In porta alla Berretti ha giocato Gori il quale, tuttavia, si è guadagnato una buona dose di applausi per alcuni rassicuranti interventi. Per quanto riguarda la formazione da opporre all'Andria, non dovrebbe scostarsi molto da quella che ha battuto il Giugliano. L'unica novità dovrebbe essere costituita dal ritorno in squadra di Pastore al posto dell'infortunato Martinelli. In campo, pertanto, dovrebbero andare: Gori; Micallo, Caccavale, Pastore, Manni; Catania, Bussi, Mancini, e De Liguori; Di Domenico, Deflorio. Il presidente Blasi potrebbe essere presente al match. Oggi, infatti, completerà il ciclo degli accertamenti clinici per cui i medici potrebbe dargli l'ok. I 750 biglietti saranno messi in vendita dalle 10 di questa mattina al bar Cubana, alla tab. Policicchio ed al bar Essential al prezzo imposto di 8 euro. I 50 tagliandi per la tribuna potranno essere acquistati soltanto al bar Cubana al costo di 18 euro. di Giuseppe Dimito10 febbraio 2006

L'instancabile De Liguori
L'esterno del Taranto è tra i più in forma: «Stiamo lavorando molto, ma a darci la spinta sono soprattutto le vittorie. Ci volevano, dopo un periodaccio»

Due partite di corsa. Centottanta minuti senza fermarsi. Vincenzo De Liguori pare di vederlo correre anche mentre parla. Rigenerato, forse dalla posizione. O, meglio, adesso più visibile per il diverso rendimento della squadra, che inevitabilmente mette in luce anche il lavoro oscuro. De Liguori corre, il Taranto se ne giova. Il Taranto vince, De Liguori se la gode: «E' un buon momento, indubbiamente: dopo quattro sconfitte doveva pure arrivare il nostro turno. Due vittorie incoraggiano, ma ancor di più ci fanno capire qual è la strada giusta, ci permettono di recuperare il terreno che, ultimamente, avevamo perso». 
Cresce il Taranto, cresce De Liguori: «Magari è più visibile il mio impegno, ma io finora sento di aver sempre dato tutto. E dico, con convinzione, che anche i compagni hanno sempre dato tutto. Può capitare di sbagliare qualche partita, ci è capitato. Ma tutti abbiamo dato tutto. Sempre». Piccoli accorgimenti felici: il Taranto ha cambiato pelle, lentamente. Ma le convinzioni di Papagni non si smuovono: bisogna stare calmi. E sembra aver passato le idee alla squadra. Si guarda avanti, sistematicamente, si lavora per correre ancora: «Stiamo lavorando molto e anche in modo duro - spiega De Liguori -. Probabilmente anche perché, giocando in un modo diverso, servono altre caratteristiche fisiche». 
Il miglior allenamento è la vittoria. Perché spinge, alza il morale. E lenisce il sacrificio: «Abbiamo passato un periodaccio: ce la prendevamo con noi, non riuscivamo a dare una svolta al nostro campionato. Ma abbiamo capito: prima, magari, eravamo più belli. Però non siamo in un campionato per esteti, siamo in una categoria dove serve praticità. Così siamo diventati più concreti». Sembrano migliorati anche alcuni meccanismi di squadra. Il Taranto è diventato un collettivo nel momento in cui serviva raccogliersi: «Adesso ci aiutiamo di più - spiega De Liguori -, abbiamo capito cosa è necessario fare, come è utile muoversi, come possiamo sfruttare al meglio le nostre potenzialità. Non voglio dire, con questo, che prima non ci aiutavamo: adesso, però, certi automatismi funzionano meglio». Gli appunti sono sparsi, due vittorie generano una trasformazione difficile da racchiudere nelle parole. De Liguori aggiunge altro: «Prima eravamo più offensivi e, per questo, anche più esposti. Adesso, invece, siamo più attenti e più cinici. Rischiamo di meno, siamo solidi: anche così abbiamo superato la paura che si stava prendendo possesso di noi. Il segreto, in momenti come questo, è non sentirsi sazi: è stupido fermarsi dopo due vittorie, mentre abbiamo ancora terreno da recuperare». Però c'è un dato: due settimane dopo essersi visto lontano dalla zona playoff il Taranto sembra rivoluzionato. Ed è, di nuovo, nell'area che conta della classifica. Più rapidamente di quanto immaginava: «Non ho mai perso la fiducia, sapevo che saremmo tornati su. Perché siamo una squadra che deve stare lì, tra chi dovrà giocarsela alla fine. Poi, nei playoff, vediamo cosa accade. Intanto arriviamoci: lo dobbiamo ai tifosi e alla società. Perché ci tengo a dire che poche volte, in carriera, mi sono trovato di fronte ad una società che paga con puntualità». 
C'è l'Andria, adesso. E molto passa da questa partita: «E', teoricamente, un avversario come tutti gli altri. Di fronte al quale non possiamo permetterci cali di attenzione. Ma, in realtà, è una partita che ha un'importanza particolare: è un derby, la gente ci tiene. Speriamo di farcela. Così facciamo felici i tifosi e il presidente e, non dimentichiamolo, continuiamo a salire». di Fulvio Paglialunga09 febbraio 2006

«Il Taranto è la mia grande gioia»
Le emozioni del portiere rossoblù dopo il debutto allo stadio "Iacovone" di domenica. Ad Andria la squadra sarà "scortata" da ottocento tifosi. Gori: «La maglia da titolare mi ha sorpreso. La prossima gara? Bisogna sfruttare l'esperienza»

«Quando mister Papagni ha comunicato la squadra ufficiale domenica negli spogliatoi, inizialmente sono rimasto di stucco perché in porta c'ero proprio io. Ma dopo pochi attimi mi sono sentito un fuoco nelle vene per la gioia». Con queste sintetiche parole, Ghigo Gori, 26 anni a maggio prossimo, tarantino doc, ricorda i momenti che hanno preceduto il suo esordio allo «Iacovone» domenica scorsa col forte Giugliano. E così continua: «Mi sono tuffato nella partita. Nel riscaldamento ho sentito il calore dei tifosi che m'incitavano. Li ringrazio. Non mi sono emozionato. In fin dei conti avevo già giocato a Melfi. Sono rimasto tranquillo». C'è stato un intervento particolarmente difficile? «No, sono stati tutti d'ordinaria amministrazione. A voler spaccare il pelo in due, probabilmente l'uscita in presa alta compiuta su Ghigou nel primo tempo è stata un tantino delicata perché ho ben calcolato il tempo dell'uscita. Ma nulla di eccezionale». L'esordio-sì allo Iacovone merita una dedica. «A mia moglie Ilaria con la quale sono sposato dal 21 dicembre 2004 ed a mia figlia Giorgia che ha dieci mesi». È giunto il suo momento. Per un portiere, 26 anni rappresentano l'inizio della maturità calcistica. «È vero. Oltretutto, oltre ad essere tarantino ed aver tanta voglia d'emergere, sono tifosissimo della squadra in cui gioco». Domenica prossima c'è un impegno duro: ad Andria. «Ci stiamo pensando. Sappiamo che la formazione di casa sta attraversando un momento favorevole per cui l'indice di difficoltà dell'impegno cresce visibilmente. Noi dovremo fare la nostra partita, stare attenti alla fase difensiva ed essere abili a sfruttare le occasioni-gol che si presenteranno durante la gara. La grande esperienza di Papagni ci sarà sicuramente di grande aiuto. Non va dimenticato che conosce molto bene la squadra di casa. Dalla nostra avremo anche una condizione psicologica di tutto rispetto: le due vittorie consecutive hanno trasmesso una importante carica. Sono convinto che disputeremo una grossa partita». Il Taranto sarà seguito da circa 800 tifosi. «Si tratta di un bel numero. Sono convinto che ci incoraggeranno dal primo all'ultimo minuto. Credetemi: è bello giocare fuori casa con la spinta dei propri sostenitori». di Giuseppe Dimito09 febbraio 2006

Blasi torna a casa
Il presidente è stato dimesso dalla clinica di Bari. Ad Andria ci sarà?

Si susseguono le buone notizie in casa tarantina. Ieri mattina il presidente Blasi è stato dimesso dalla clinica di Bari in cui era stato ricoverato domenica per il malore accusato a Salonicco, in Grecia, giovedì scorso. È così ritornato a Manduria fra gli affetti familiari. I medici gli hanno prescritto altre analisi che potrà effettuare a domicilio. Il dg Galigani, per risollevare il morale del presidente, dice: «Sta completando il check-in, non il chek-up, perché fra poco riprenderà a pieno regime i suoi viaggi verso l'Europa». La diagnosi è confermata: affaticamento da stress. La sua presenza ad Andria, domenica prossima, è in dubbio. Tuttavia, conoscendo l'interessato, si può tranquillamente affermare che, se riceverà l'okay dei medici, sarà regolarmente presente al "Degli Ulivi". La squadra, intanto, continua la preparazione. Ieri doppia seduta. Larosa ha ripreso in pieno, mentre Pastore e Mortari hanno svolto lavoro differenziato. Il morale è buono. All'orizzonte c'è un impegno molto duro. La formazione di casa, in cui militano gli ex Di Bitonto (compirà 40 anni il 1 maggio prossimo - complimenti) e Terrevoli, è in netta ripresa avendo incasellato 9 punti negli ultimi 5 incontri. Nel pomeriggio è prevista la partitella contro la Berretti. Intanto la Questura di Bari, competente per la gara di Andria, comunica ai tifosi jonici che è sconsigliabile l'uso dei treni perché non ci sono le coincidenze. Meglio andare in auto e, soprattutto, con il biglietto in tasca. È preferibile servirsi dell'autostrada con casello iniziale Massafra ed uscita a Trani. È prevista la sosta in un'apposita area adibita a parcheggio. Da lì, con i pullman di città, i tifosi saranno condotti allo stadio. Galigani ha chiesto 50 biglietti per la tribuna. L'intero blocco dei tagliandi sarà disponibile oggi. di Giuseppe Dimito09 febbraio 2006

Martinelli, valigia disfatta
Il difensore del Taranto era stato praticamente ceduto alla Nocerina, poi è rimasto in rossoblu: «Mi hanno detto che servivo. E ho trovato continuità»

Pasquale Martinelli aveva già i bagagli e la promessa di una maglia della Nocerina. Doveva partire, è rimasto a Taranto. E da tre partite gioca titolare. «Era quasi tutto pronto. Mancavano i dettagli, ormai. Poi c'è stato il dietrofront. Esigenze dell'ultima ora, la squalifica di Pastore: c'era bisogno, mi hanno tolto dal mercato». 
E' il calcio che, a volte, si mette a scherzare. In fondo è un gioco. Tutto cambia in poche ore, sopratttto quando di mezzo c'è il mercato: «Io, adesso, sono contento di essere rimasto. Prima, però, mi dovevo in qualche modo arrendere alle leggi del calcio: giocavo poco, stavo per cambiare. Perché a ventotto anni non potevo permettermi una stagione a ritmi ridotti. Ho bisogno di giocare, di mettermi in mostra: ho ancora diversi anni di carriera davanti. E se non giochi è difficile trovare una squadra l'anno dopo». Infatti gioca, adesso. Ma a Taranto: «Hanno voluto tenermi: è stata anche una volontà del presidente e di Evangelisti. Il diesse mi ha detto che servivo e io ho accettato di restare molto volentieri: a Taranto sto bene, avrei lasciato con rammarico». Rammarico, ma anche amara constatazione. Di quanto sia duro essere difensore centrale in una squadra che ha Pastore e Caccavale: «Non poteva essere questo il problema: conoscevo la situazione sin dal'inizio. Sapevo di arrivare in una squadra con un coppia di difensori centrali destinati a giocare dall'inizio. Sapevo di dovermi mettere in discussione, di dovermi giocare il posto e farmi trovare pronto. Per questo ho accettato di venire e per questo ho accettato di rimanere». 
C'è, però, un dato innegabile: dopo la “riconferma” il rendimento di Martinelli è migliorato: «Lo penso anche io. Perché non è facile giocare spezzoni di partita e avere una stabilità. Finisci per non trovare mai il ritmo partita, per perdere continuità. Allenarsi, anche regolarmente, non è la stessa cosa». Questione di minuti, quindi: «Mi mancava tranquillità, mi mancava un po' di fiducia: non mi è mai capitato di star fuori, mi sono sentito per un po' un rincalzo e non lo ero mai stato. E' una situazione nuova, non è presunzione: non ho la pretesa di giocare sempre, semplicemente non ero abituato a questa condizione». Opinione: trovare una collocazione fissa in difesa, dopo aver ricoperto praticamente tutti i ruoli, ha avuto il suo peso nel rendimento: «Ma io sono qui anche per questa mia duttilità: mi hanno voluto perché mi adatto in diversi ruoli e io ho accettato perché c'era una possibilità maggiore di trovare spazio. Resta, però, il mio ruolo naturale: sono un difensore centrale, ho determinate caratteristiche: non ho molta corsa nelle gambe e sull'esterno ce n'è bisogno. Ma sono sempre a disposizione, per ogni ruolo. So di aver fatto brutte figure, ma riconosco anche le difficoltà di giocare a spezzoni e cambiando sempre ruolo. Adesso gioco da tre partite e gli effetti si vedono». 
E' cambiato Martinelli, ma è anche cambiato il Taranto: «Non è il primo anno che gioco in questa categoria e sono convinto che, alla base del nostro cambiamento, c'è una nuova mentalità. Ci siamo adattati alla C2, abbiamo capito come si gioca su questi campi: non ti fanno giocare, ti pressano in modo feroce. Allora ti devi comportare di conseguenza. Bisogna essere più brutti dal punto di vista del gioco, ma più concreti». E, nel frattempo, i difensori sono meno esposti, rischiano meno. Finendo per giocare più comodamente: «Ora ci muoviamo da squadra e, di conseguenza, noi siamo più protetti. Prima volevamo essere troppo belli. ma non è così che si fa in C2. Adesso lo abbiamo capito. E possiamo continuare a salire». Perché Martinelli ha vinto gli ultimi due campionati (con Frosinone e Manfredonia) e vuole il terzo consecutivo: «Io ho sempre una scommessa aperta: voglio la terza promozione di fila. Non so se sono io a scegliere le squadre che vincono o se vincono le squadre dove gioco io. Magari a fine stagione posso rispondere». di Fulvio Paglialunga08 febbraio 2006

Taranto, ora ti vedono così
Parlano i tecnici Ferazzoli, Dellisanti, Silipo e Auteri

Le due vittorie consecutive e l'impronta fornita da Aldo Papagni offrono diversi spunti di riflessione. Il Taranto, adesso, è sicuramente una squadra più pratica, concreta, che ha sotterrato la sciabola e ha deciso di giocare con il fioretto. Scelta giusta, probabilmente, dal momento che, in una categoria come la C2, la componente agonistica può avere la meglio rispetto alla classe cristallina di alcuni calciatori. Ed il torneo in corso potrebbe fornire ampie dimostrazioni del suddetto concetto. Basti vedere Melfi e Rende, compagini tecnicamente inferiori rispetto al Taranto e alla Cisco Roma, ma che, con merito, occupano una migliore posizione di classifica. Il parere di alcuni allenatori è la cartina al tornasole di un campionato che, fatta eccezione per il Gallipoli, ha mostrato un certo equilibrio. 
«Sono sempre stato convinto che il Taranto sarebbe venuto fuori dalla crisi che ha attraversato». Parla Giuseppe Ferazzoli, ex centrocampista rossoblù, e attualmente alla guida della Cisco Roma. «È una squadra che non ha nulla da invidiare al Gallipoli e che può contare su un pubblico eccezionale e su una società solida e puntuale come poche altre. E Papagni sta dimostrando di essere un tecnico preparato ed esperto. Subentrare non è mai facile: serve del tempo per cambiare la mentalità del gruppo, per far sì che i giocatori mettano in pratica ciò che chiede l'allenatore. È capitato anche a me: abbiamo perso ingenuamente diverse partite, ma adesso i risultati ci stanno dando ragione». 
Franco Dellisanti, con il suo Giugliano, è stato l'ultima vittima del Taranto. Condannato da una splendida invenzione di Deflorio finalizzata da Mancini. «Abbiamo perso senza attenuanti, - esordisce il tecnico di San Giorgio Jonico -, ma penso più alle nostre deficienze che non ai meriti del Taranto. Siamo la squadra con il miglior rendimento esterno del girone, in precedenza avevamo sempre segnato lontani dal "De Cristofaro", ma non abbiamo creato alcun problema ai rossoblù. Quando una squadra, poi, può contare su un fuoriclasse come Deflorio, riesci a risolvere le partite. Sicuramente Papagni è riuscito a tirare su il morale di un gruppo che veniva fuori da un periodo difficile, ma credo che manchi ancora qualcosa prima di poter parlare di una completa inversione di tendenza. Il derby di Andria rappresenta un banco di prova e importante e potrà dire al campionato se il Taranto è davvero fuori dalla crisi». 
Il suo Rende è una delle rivelazioni di questa stagione. Un organico giovane, puntellato con alcuni elementi di esperienza rispetto allo scorso campionato, rappresenta la terza forza alle spalle di Gallipoli e Melfi. Fausto Silipo è il principale artefice di questo miracolo. E, da profondo conoscitore della categoria, sente di poter esprimere un parere sul momento del Taranto. «Non conosco personalmente Papagni, ma sono sempre contrario ai cambi di allenatore. Se una società sceglie un tecnico, ha il dovere di difenderlo sempre e di aiutarlo a superare i momenti difficili. Il Taranto, comunque, può contare su un organico di ottimo livello, rinforzato dagli arrivi di Bussi, Manoni e Ambrosi. Ha acquistato molta quantità a centrocampo e, non appena tornerà al massimo della forma, anche Ambrosi risulterà spesso decisivo. Ciò che è cambiata, probabilmente, è la mentalità con cui la squadra scende in campo». 
Gaetano Auteri è, infine, alla guida di un Gallipoli che sembra avere un piede già in C1 («abbiamo dieci punti di vantaggio sul Melfi, ma non molleremo finché non saremo primi matematicamente», ha commentato con un pizzico di scaramanzia il tecnico siciliano). «Il Taranto? Era già con Marino, tecnico che stimo umanamente e professionalmente, un'ottima squadra, che teneva bene il campo e sapeva cosa fare con la palla. Ha tutte le carte in regola per ottenere un piazzamento importante: struttura societaria, supporto del pubblico. A livello di organico, insieme alla Cisco Roma, ha qualcosa in più rispetto alle altre pretendenti. Ma se il Melfi ha già fatto quaranta punti, vuol dire che merita di essere in seconda posizione. I play-off, poi, tengono conto di diversi aspetti: forma fisica, condizione mentale, esperienza. Bisognerà giocarsela». di Fabio Di Todaro08 febbraio 2006

Contributo Ilva allo sport
200mila euro al Taranto, 100mila a Cras e Prisma

Buone notizie per il Taranto sul fronte economico. Nell'ultima riunione della giunta comunale è stato deciso di erogare il contributo di 600mila euro, che l'Ilva versa annualmente alla città, per lo sport e le attività culturali. Questa la ripartizione della somma messa a disposizione da Riva: 200mila euro al Taranto Sport (serie C2); 100mila al Cras (basket A1); 100mila alla Prisma (volley A2); 50mila alle società minori e 150mila alle attività culturali. Si attende soltanto la conferma ufficiale da Palazzo di Città. Il giudice sportivo, intanto, ha inflitto soltanto l'ammonizione con diffida a Vittorio Galigani per l'espulsione rimediata domenica scorsa dall'arbitro Grazioli di Maniaco e, soprattutto, non ha comminato alcuna ammenda alla società. L'elenco dei diffidati è giunto a quota 9: oltre a Mancini, ci è finito pure Manni. Buone notizie sul fronte della tifoseria. Galigani ha chiesto all'Andria altri 250 biglietti per consentire almeno a 750 tifosi di poter assistere al derby di domenica. Mortari, Pastore e Larosa si sono regolarmente allenati con il gruppo che ieri pomeriggio ha ripreso la preparazione. Papagni è sempre attentissimo a curare la parte atletica che egli considera, giustamente, la base di partenza sulla quale costruire il «castello» tattico della squadra. «I ragazzi sono degli ottimi professionisti - ha detto ieri sera il trainer jonico - per cui il mio lavoro è decisamente più facilitato. Il cantiere, inaugurato il giorno del mi arrivo in riva allo Jonio, resta sempre aperto. C'è ancora tanto da fare. Fortunatamente gli ultimi due risultati sono stati molto positivi per cui tutto diventa decisamente più facile. Non è il caso di abbassare la guardia perché ancora deve raggiungere i livelli ottimali che necessitano per disputare quel campionato d'avanguardia che è nei programmi societari e nei voti dei tifosi. L'Andria? È una formazione da playoff: Di Bitonto, Sassarini, Terrevoli, Di Toro, D'Aniello sono giocatori importanti. In più ci sono alcuni giovani di valore, tipo Plasmati. Sarà un osso duro». Oggi doppia seduta. Domani partitella. Nella prossima settimana sono previsti due doppi allenamenti: mercoledì e giovedì. di Giuseppe Dimito08 febbraio 2006

Tifosi in piedi? La Figc li risarcisce

Se un tifoso compra un biglietto di Tribuna A e non riesce a sedersi e vedere bene la gara perché lo stadio è stracolmo la Federazione italiana giuoco calcio è costretta a risarcire il costo del tagliando per compensare il danno subito dallo spettatore.
Lo ha stabilito la terza sezione civile della Cassazione che ha accolto la richiesta di sei tifosi del Calcio Catania intimando alla Figc la restituzione del costo del biglietto (25 euro ciascuno) e il pagamento delle spese processuali.
La sentenza 1.700 della Cassazione, depositata il 26 gennaio scorso, mette fine al ricorso presentato da sei tifosi etnei che nel 2002 non riuscirono a seguire seduti la gara valida per il play off di Serie C1 tra Catania e Taranto.
La prima decisione nel merito era stata del giudice di pace di Catania, Giovanna Spampinato, che nel 2003 (sentenza nr 2468) ha riconosciuto il diritto al risarcimento del costo del biglietto per inadempienza contrattuale da parte della Figc.
La Federazione italiana giuoco calcio presentò ricorso in Cassazione, ma i giudici della terza sezione lo hanno respinto sottolineando che "costituisce inadempimento contrattuale il disagio procurato agli attori" perché ha reso "estremamente disagevole la loro presenza allo stadio e oltremodo precaria la visione della partita".08 febbraio 2006

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