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E' tornato Ambrosi
L'attaccante del Taranto, dopo l'anemia, ha ripreso a lavorare sul campo. Il dottor Petrocelli: «Rientrerà dopo la sosta». Ma lui scalpita: «A Modica anche in panchina»

Quello lì, con i capelli lunghi e i pantaloncini corti, è Alessandro Ambrosi. Ed è la buona notizia di un martedì già bello di suo. E' un rientro: graduale, ma comunque un rientro. E' un giorno di allenamento differenziato che lo riabilita dopo lo stop imposto dai medici. Anemia sideropenica: fuori dalla terminologia, una grave carenza di ferro che si ripercuoteva sullo stato fisico del giocatore, condizionando la resa. Ieri l'attaccante rossoblu è tornato ad allenarsi, effettuando un lavoro differenziato secondo un programma concordato tra lo staff medico e il preparatore Guicciardini. 
Gli accertamenti della mattinata avevano dato esito positivo: «Sta decisamente meglio - spiega il dott. Guido Petrocelli, responsabile dell'area medica -: i valori stano rientrando nella norma. Può cominciare a lavorare e fare un po' di tutto, perché da un certo punto di vista i risultati sono anche inaspettati: vuol dire che la cura ha fatto effetto e, soprattutto, che il giocatore è stato scrupoloso nel rispettare quanto gli è stato detto di fare». 
Ambrosi farà lavoro differenziato per questa settimana e, poi, tornerà a pieno regime con il gruppo. «Se continua così - continua Petrocelli - potrà essere nuovamente impiegato contro il Marcianise, dopo la sosta». Difficile, però, spiegarlo ad Ambrosi. Che si è caricato semplicemente con il rientro: «Mi piacerebbe - dice l'attaccante - essere in panchina già a Modica. Per sostenere i compagni. Dovesse servire sarei pronto anche a giocare una ventina di minuti, ma mi auguro che non ce ne sia bisogno, ovviamente». Ambrosi va oltre. Perché è felice di essere di nuovo sul campo: «Mi sento sollevato: dopo dodici giorni di sto assoluto posso allenarmi. Mi è sembrato un periodo lunghissimo, oltre che molto duro. Un po' di piscina, tanta dieta: il campo mi mancava terribilmente». 
Fermarsi è stato opportuno: «Da un certo punto di vista mi ha aiutato: ho capito che non ero diventato un brocco, sono arrivato alla radice delle mie brutte prestazioni. E poi mi dovevo rimettere perché le mie condizioni erano pessime: i medici mi hanno detto che ho rischiato grosso allenandomi e giocando in quelle condizioni. Ora sono contentissimo: vorrei davvero andare in panchina a Modica». Molto probabilmente così non sarà. Anche perché alla ripresa Papagni non ha avuto brutte notizie. L'unico che preoccupa un po' è Micallo, che ha iniziato l'allenamento con qualche linea di febbre e poi si è fermato anche per un risentimento muscolare. Hanno lavorato a parte anche Di Domenico, Deflorio e De Liguori, che hanno effettuato terapie ma per smaltire piccoli acciacchi. Nessuno di loro dovrebbe saltare la partita di Modica, per la quale, tra l'altro, rientrerà anche Caccavale, che ha scontato il turno di squalifica. Per la trasferta in Sicilia il programma è leggermente cambiato: si parte venerdì dopo l'allenamento del mattino, si pernotta ad Acireale dove si effettuerà la rifinitura sabato mattina per poi partire alla volta di Modica. Con Ambrosi o senza?. di Fulvio Paglialunga22 febbraio 2006

Taranto, blindare i playoff
Pastore: «A Modica per vincere. I conti alla fine»

«Il campionato è entrato nella sua fase calda. Nelle prossime dieci partite i punti serviranno come il pane. Dovremo impegnarci al massimo per acciuffarne il più possibile». Così Ivano Pastore, centrale difensivo del Taranto, allerta l'ambiente rossoblù sul futuro immediato nel girone C della C2. E continua: «L'obiettivo è disputare i playoff per cui i nostri sforzi dovranno essere tutti finalizzati a centrare l'importante traguardo. Quanti punti serviranno ancora? Francamente non lo so. Nello spogliatoio abbiamo convenuto di non parlare dell'argomento, di vivere alla giornata, domenica dopo domenica. Solo il 7 maggio avremo la situazione chiara. Per il momento dovremo concentrarci sull'avversario di turno. Domenica prossima faremo visita al Modica. Vincere in Sicilia significherebbe aggiungere altri tre importantissimi punti in classifica, trascorrere in serenità la sosta prevista per il 5 marzo, lavorare in tutta tranquillità per prepararci al doppio turno interno con Marcianise e Gallipoli». Domenica scorsa il successo sul Vittoria è stato meritato, ma non sorretto da una prestazione efficace. «Non sono completamente d'accordo. Nel primo tempo abbiamo avuto almeno cinque palle-gol per sbloccare il risultato. Se fossimo riusciti a portarci in vantaggio, la partita avrebbe mutato rotta e, chissà, forse l'avremmo potuta condurre in porto con un punteggio più rotondo. Nella ripresa il gioco non è stato eccezionale, ma la squadra ha mostrato carattere, determinazione, compattezza e voglia di vincere. Il nostro merito è stato quello di averci creduto fino in fondo. Il gol di Domenico ci ha premiati». Nei primi 45' un'occasione importante è capitata sul suo sinistro. «Sono arrivato sbilanciato. Ho avuto fretta di tirare. Invece avrei dovuto attendere che la palla si abbassasse un po'». Cosa è cambiato nel Taranto con l'arrivo di Papagni. «Abbiamo ritrovato l'agonismo che ci aveva contraddistinto nella prima parte del campionato e che avevamo purtroppo smarrito». Dando uno sguardo alla classifica, escludendo il Gallipoli, quali squadre lotteranno, a suo parere, per disputare i playoff? «Oltre il Taranto naturalmente, ci sono nell'ordine Melfi, Cisco Roma, Rende, Pro Vasto, Giugliano e Marcianise. Nel fazzoletto di soli nove punti c'è un bel gruppetto. Per questo dico che, d'ora, bisognerà puntare a fare quanti più punti è possibile. A cominciare proprio dal difficile impegno di Modica». di Giuseppe Dimito22 febbraio 2006

Ha ripreso Ambrosi
Venerdì la partenza. Per Modica disponibili 250 biglietti

Alessandro Ambrosi ha ripreso a lavorare dopo due settimane di stop forzato (bloccato da una fastidiosa anemia sideropenica). È questa la notizia del primo giorno di allenamenti della settimana. Il centravanti di Fiuggi, che in mattinata ha ripetuto gli esami del sangue, è tornato a indossare tuta e scarpini e ha lavorato seguendo la personale tabella di recupero. Il suo rientro è previsto per la prossima gara casalinga del dodici marzo contro il Marcianise (il cinque marzo il campionato di C2 osserverà un turno di riposo, ndr), anche se, al termine della seduta di ieri pomeriggio, l'attaccante ha mostrato la volontà di far parte della lista dei convocati per la lunga trasferta di Modica. Hanno girato a parte anche Di Domenico (botta al ginocchio), De Liguori (affaticamento), Deflorio (caviglia malconcia) e Micallo (febbricitante). I primi due, in serata, si sono sottoposti a fisioterapia per smaltire le scorie della gara contro il Vittoria. Tutti e quattro, comunque, dovrebbero essere disponibili per la doppia seduta odierna. Nessun problema, invece, per Manoni, uscito anzitempo domenica per una contusione al quadricipite. Contro la compagine guidata da Rigoli tornerà disponibile anche Caccavale (ha scontato il turno di squalifica). Varia il programma di allenamenti settimanale: la squadra partirà alla volta della Sicilia venerdì a mezzogiorno, dopo aver sostenuto una leggera sgambatura sul prato dello "Iacovone". Da stasera, intanto, saranno in vendita i 250 tagliandi messi a disposizione dei tifosi rossoblù e reperibili al Bar Cubana, al Bar Essential e alla tabaccheria Policicchio. di Fabio Di Todaro22 febbraio 2006

Il programma e i risultati

Il calcio ha anche una sezione dedicata al caso. Una parte che non si allena e funziona in base al senso di marcia della sorte. Ma, anche, un premio da meritare. Perché non sono solo un dono del caso quattro vittorie consecutive, non sono esclusivamente un bacio della sorte quattro partite vinte di misura, non sono una banale coincidenza tre gare senza subire. C'è un'evoluzione invisibile nel Taranto che ha avviato la scalata. Ci sono messaggi di solidità che resistono anche alle brutture di una partita scomposta, che superano l'ostruzionismo. C'è una squadra che coglie il momento anche quando non se l'aspetta, che individua la fessura nella diga dopo averci vagato alla ricerca e aver perso quasi definitivamente la speranza. Vince all'ultimo minuto può essere una dote: se il risultato è accompagnato da meriti, se dentro la partita ci sono motivazioni ragionevoli. Per il Taranto, quindi, è una dote. Ma l'ossessione è migliorare. E, allora, lo spunto viene dal correggibile secondo tempo: otturato per l'organizzazione degli altri (il Vittoria è stato difensivista senza vergogna), ma anche per uno sviluppo eccessivamente piatto della manovra.
Primo punto: il Taranto appare stanco. E' un rischio calcolato, ma è pur sempre un rischio: è lo sforzo fatto per recuperare i guasti recenti. Per recuperare le quattro sconfitte consecutive, ma anche per rimediare ad una condizione fisica che un mese fa era semplicemente disastrosa. C'è un superlavoro programmato: c'è un supplemento di fatica che culminerà con la settimana della sosta e preparerà lo sprint finale. Papagni lo aveva previsto e, con eccesso di prudenza, aveva pensato all'ultima parte del campionato come fase decisiva per agganciare la zona playoff. Ora, invece, si cerca il piazzamento migliore per avere vantaggi negli spareggi: il mondo intorno è cambiato, il programma no. Quindi il Taranto smarrisce un po' di lucidità, in attesa di trovare brillantezza. Eppure vince: conciliando il lavoro con le qualità, non intaccando gli spunti con i carichi. Vince a fatica: il gol di Di Domenico è un soffio di vento a favore nella frazione meno feconda.
Siamo al secondo punto: nella ripresa senza idee c'è qualche riflessione che avanza. C'è, ad esempio, un centrocampo che dipende dalla forma del mediano: finora la linea di mezzo aveva funzionato perché il giocatore di rottura (Larosa, Bussi e Manoni a rotazione) faceva sentire la sua presenza e liberava le qualità degli altri, dando sfogo al tempo stesso alle idee. Domenica, invece, la giornata storta di Manoni ha avuto la sua ripercussione sugli altri. Non è un allarme: è un pensiero ad alta voce. Come lo è l'impressione che il Taranto possa (e debba) chiedere di più agli esterni: per affrancare di qualche responsabilità gli attaccanti e aumentare il numero di uomini in ultima linea, quando si detiene il possesso. Contro il Vittoria, spesso, Deflorio gestiva il pallone e Di Domenico si agitava alla ricerca di spazi: contro otto uomini schierati dagli avversari lo squilibrio era evidente. Infatti la correzione è arrivata: quando Papagni ha scelto il 3-4-3, aggiungendo la sana incoscienza di Deleonardis e Mignogna e allargando l'estro di Mancini. Perché il problema era quello: il rimedio, nonostante la tempistica (apparentemente è stato trovato con lieve ritardo) e l'applicazione imperfetta (all'inizio c'era sbandamento) ha avuto, in qualche modo, esito positivo.
Esempio di un Taranto che ancora può dare. Che una volta assimilata la mentalità trasformistica del proprio tecnico e convertito i pesanti carichi di lavoro in freschezza atletica potrà ufficialmente dichiararsi. Intanto si allena alla sofferenza. Vincendo. Se è un sostegno del caso, è comunque un merito. di Fulvio Paglialunga
21 febbraio 2006

La vittoria imperfetta
Quegli affanni prima del gol

Forse è il caso di tornare su Taranto-Vittoria, facendo finta che il gol di Di Domenico non ci sia stato. Lasciandolo idealmente fuori dalla partita e lontano da ogni ragionamento. Perché quel gol, giunto al culmine della fatica, ha finito col deviare molti discorsi sul Taranto che stava pareggiando in casa con l'ultima in classifica. Ha sospeso qualche riflessione e cancellato numerosi appunti. Ha, cioè, tolto riferimenti sicuri (la mancata vittoria, l'assenza del gol, la pressione sterile) ai resoconti di giornata, facendo aderire molti commentatori (compreso chi scrive) ad una concezione provvidenziale del calcio: l'attimo perfetto, il vento a favore, il colpo di fortuna. A caldo, ci può stare. A freddo, non è né utile, né conveniente. Perché non ci sono vittorie per diritto divino. Ci possono essere solo vittorie per diritto di calcio giocato. E quella del Taranto, domenica scorsa, ha rischiato seriamente di non arrivare anche per una questione di calcio giocato. La domanda, ora, è questa: senza il gol di Di Domenico, quale sarebbe stato il giudizio sulla partita del Taranto? Per rispondere occorre rileggere analiticamente il confronto. Distinguendo, intanto, tra un primo tempo apparentemente pieno e una ripresa oggettivamente vuota. Nella frazione iniziale il Taranto, sostenuto da combinazioni che hanno esaltato la sensibilità dei singoli più ispirati, ha prodotto calcio a spruzzate fascinose. Sfiorando il gol in almeno quattro circostanze. Senza, però, riuscire a conferire unità di trama e di intreccio alla manovra. Vedendola spesso «slabbrarsi» a ridosso della diga mobile innalzata dal Vittoria davanti alla propria area. Il continuo ricorso al lancio lungo non era solo una necessità: segnalava anche un disagio. Disagio che è diventato più vasto e più diffuso nella ripresa, la porzione di partita che il Taranto ha patito maggiormente. Non avendo né la forza per cambiare passo, né le idee per pensare ad un'altra strategia. Taranto-Vittoria ha, infatti, proposto un tema tattico che potrebbe diventare ricorrente, specie in casa, ponendo una serie di interrogativi. Come si attacca una squadra massicciamente concentrata sulla necessità di non prendere gol? Come si aggira una difesa sempre schierata? Come si crea lo spazio laddove lo spazio sembra tutto occupato? Quesiti ai quali il Taranto non ha saputo rispondere con prontezza, impelagandosi in una partita arida e chiusa. Una partita in cui i limiti occasionali dell'impianto (col 4-4-2 e contro squadre che si difendono non è facile costruire gioco, perché si formano pochi triangoli, vista anche la disposizione appiattita del centrocampo) e le difficoltà di manovra (poco spazio per visualizzarla) stavano per fondersi, soffocando sul nascere ogni tentativo. Il gol di Di Domenico alla fine ha dato un senso a tutto: alla sofferenza e agli sforzi, agli affanni e all'attesa. Rilanciando pesantemente la candidatura del Taranto nella ridisegnata zona playoff. Ma quel gol, pur premiando l'ostinazione con la quale è stato cercato, valorizza una partita imperfetta. Una partita dalla quale il Taranto ha rischiato di ricavare un mortificante pareggio (per l'impegno profuso) e, forse, una salutare lezione (per una prova incompiuta). di Lorenzo D'Alò21 febbraio 2006

«Vince la semplicità»
Aldo Papagni spiega la svolta del Taranto: «E' merito dell'intelligenza dei giocatori: trovano la soluzione più lineare e meno complicata anche nei momenti di sbandamento»

Il giorno dopo Aldo Papagni rifiata. Come sempre. Eppure non si disconnette, rimanendo in collegamento ideale con il Taranto. Riposo attivo. Appena turbato dalle domande. Non proprio un'intervista. Una richiesta di allegre spiegazioni. Un parere sulla chiave della svolta. Quattro partite consecutive non si vincono per caso. Ottenere la quinta vuol dire fare qualcosa che nessuno ha ancora fatto in questo campionato. 
C'è, nell'attesa, una svolta da raccontare. Parole secche. Con una innovazione verbale: «Sono stati fondamentali l'impegno dei ragazzi e la semplicità nell'intelligenza». Alt, parliamone. Il concetto è interessante: «Vedete: spesso l'intelligenza è associata alla creatività. Il calcio, però, è molto più semplice di quanto si immagini e i ragazzi sono stati bravi a ricercare questa semplicità». 
Giocate essenziali, impreziosite dalla qualità dei singoli. La semplicità è questa. L'intelligenza è saperla usare: «Contro il Vittoria, senza questa semplicità, avremmo potuto correre dei rischi. Perché l'avversario era chiuso e scoprirsi in assalti cervellotici era una possibilità concreta. Soprattutto quando c'è stato uno sbandamento tattico: colpa mia, che ho cambiato il modulo senza farmi capire in tempo. Essere semplici consente di rimediare anche a certe situazioni, a recuperare quando Micallo si è trovato due volte con il fronte scoperto: vuol dire che non ci siamo avventurati in tentativi senza speranza, pagando la distrazione tattica. Dopo un po' ci siamo posizionati meglio, abbiamo spazzato i rischi e abbiamo vinto». Anche quel gol, segnato a partita morente, merita un supplemento di parole: «In quel momento ho pensato che stava raccogliendo quanto aveva meritato durante la partita. Che era un premio per averci creduto, anche quando sembrava svanire la speranza. E che quel gol è come se lo avessi richiesto io: se avessi potuto assegnarne uno al merito, per la qualità delle prestazioni da quando sono qui, lo avrei consegnato proprio a Di Domenico». 
Papagni non è banale. Accompagna la riflessione con fare garbato, suggerendo interessanti spunti e letture alternative: «C'è la grande professionalità dei ragazzi, anche, alla base di questi risultati. Di tutti, non solo di chi gioca. L'esempio sono i quindici minuti, recupero compreso, di Deleonardis: è entrato in una situazione tatticamente poco chiara, ma è stato molto efficace. E queste sono cose che dipendono dall'intelligenza dei giocatori che si hanno». Sulla poltrona di casa propria, Aldo Papagni vede annidarsi buoni pensieri e ottime intenzioni. Ripensa al gruppo, alla ricettività dei giocatori. A queste condizioni sa di poter osare: «Il lavoro non è terminato, ovviamente. Continua alla ricerca degli errori: ogni attimo è buono per capire, regolare, correggere. Ho mentalmente appuntato quanto va sistemato, quanto ho visto durante la partita di domenica e non vorrei rivedere: lavoreremo su quello. Anche sul momento di sbandamento sul quale insisto: quello è una spia di un lavoro ancora da fare, di una conoscenza reciproca da approfondire. E della quotidianità del lavoro: sul passaggio ad una difesa a tre c'eravamo stati due settimane fa, ma negli ultimi giorni, schiacciati da altre esigenze, non l'abbiamo ripetuta. Sbandando, poi. Non si lavora mai abbastanza». 
Quattro vittorie consecutive sono una rimonta inaspettata. Una redenzione immediata, difficile, un mese fa, da prevedere: «Posso dirvi che dopo la sconfitta con la Vigor Lamezia non avevo perso la fiducia: sapevo che avrei recuperato dei giocatori importanti dopo aver cominciato in emergenza. Ma non sarei sincero se dicessi che questa risalita era prevista. No, non me l'aspettavo». La rimonta ha sorpreso tutti. Ma Papagni, che continua a setacciare il gruppo e le sue potenzialità, è rimasto colpito anche da altro. Ecco: «Mi hanno stupito i tempi di apprendimento del gruppo, la rapidità con cui si è arrivati a questa compattezza. E' accaduto tutto subito, ho capito che certe cose erano più facili da spiegare perché erano immediatamente recepite. Queste non sono qualità che si allenano: sono doti personali di ogni giocatore. E io alleno una squadra di gente che fa parlare il curriculum e che, in carriera, hanno imparato i movimenti per ogni sistema di gioco, hanno vissuto un po' tutte le situazioni. E sa come uscirne». 
Chiacchiere a schema libero: si parla senza modulo, ma si arriva comunque in fondo. Nel calcio si punta al gol, a parole si spiegano gli obiettivi. «L'obiettivo è non perdere la memoria»: Papagni sguscia a sorpresa. E approfondisce: «Se dimentichiamo che poco più di venti giorni fa eravamo a quattro punti dalla zona playoff facciamo un errore grave. Noi dobbiamo insistere e blindare la nostra posizione: a me, sinceramente, dispiace che il Gallipoli abbia perso perché ha alimentato le speranze della Pro Vasto. Ma noi, adesso, siamo nei playoff e dobbiamo restarci. Senza abbassare la guardia, ricordandoci che un momento negativo è sufficiente per farci sprofondare. Capisce a cosa serve la memoria?». di Fulvio Paglialunga21 febbraio 2006

Deflorio sempre più leader
«Umiltà e carattere stanno facendo volare il Taranto»

Non segna da tre giornate ma, nel frattempo, il Taranto ha ottenuto tre vittorie ed è tornato in terza posizione. Chi non lo vede giocare potrebbe pensare ad un fisiologico calo di condizione, ma la realtà è ben diversa. Andrea Deflorio è sempre il leader di una squadra che adesso, però, ha imparato a vincere soffrendo e segnando anche con altri giocatori. Il suo ruolo, quindi, non cambia. Trascinatore in campo e fuori, elemento di maggiore qualità all'interno del rettangolo di gioco. Uomo di estrema esperienza per giunta, capace, quindi, di inquadrare il momento del Taranto e di scattarne un'istantanea quanto mai limpida. «Abbiamo ritrovato il carattere e l'umiltà di inizio stagione. Credo che sia questo il merito principale di questa squadra e la spiegazione più plausibile del periodo positivo. Dobbiamo continuare così, senza guardare ossessivamente la classifica e lavorando esclusivamente in ottica della partita successiva». Quattro successi in altrettante giornate. Quello contro il Vittoria è storia recente. Ma non tragga in inganno la differenza in classifica tra le due formazioni. Il Taranto ha dovuto attendere il quarto minuto di recupero prima di sbloccare il risultato e di poter festeggiare con un urlo liberatorio l'undicesimo successo stagionale. «Per ciò che si è visto in campo, - prosegue il bomber di Noicattaro -, la squadra di Lombardi non merita l'ultima posizione. Ci sono giocatori importanti, con un passato in categorie superiori che potranno essere fondamentali per il prosieguo del loro campionato. Nel primo tempo abbiamo avuto quattro nitide occasioni per sbloccare il risultato, ma non ci siamo riusciti per sfortuna e mancanza di lucidità. Nella ripresa, invece, abbiamo trovato un avversario arroccato nella sua metà campo e che cercava di pungerci con delle veloci ripartenze. In queste condizioni abbiamo trovato difficoltà a sviluppare la manovra, ma ci abbiamo sempre creduto. E, alla fine, abbiamo esultato per la quarta vittoria consecutiva». E tra le quattro palle gol collezionate nei primi quarantacinque minuti, c'è da annoverare una splendida girata al volo del capitano rossoblù, terminata fuori di un soffio. Un gesto tecnico che non appartiene a questi palcoscenici e che Deflorio ha messo a disposizione del incredulo pubblico dello Iacovone. «Ho tirato a botta sicura, senza guardare la porta dal momento che ero abbastanza defilato. Mi sono coordinato molto bene, ma purtroppo non sono riuscito a regalare la gioia del gol ai nostri sostenitori». Che hanno gradito ugualmente, però, dispensandogli applausi a scena aperta per qualche minuto. «È vero, ma voglio sentirmi protagonista di questo splendido momento insieme a tutti i miei compagni. I meriti sono di tutti. Dopo quel periodaccio che ci aveva estromesso dalle prime cinque posizioni, abbiamo capito che occorreva dare una svolta. Il gruppo è coeso. C'è voglia di centrare l'obiettivo prefissato ad inizio stagione». Perle di saggezza. di Fabio Di Todaro21 febbraio 2006

Oggi la ripresa
A Modica torna Caccavale

Il Taranto riprende nel pomeriggio la preparazione in vista della trasferta di Modica. La formazione siciliana naviga ai margini della zona playout (vanta un solo punto di vantaggio sul duo Nocerina-Rieti che sosta sul quint'ultimo gradino della classifica). Fortunatamente l'infermeria dovrebbe svuotarsi. Ambrosi sta meglio e dovrebbe riprendere ad allenarsi sia pure cautamente. Da verificare solo le condizioni della caviglia di Deflorio, al solito, oggetto di "attenzione" da parte degli avversari. Ritornerà disponibile il difensore Caccavale che ha scontato il suo turno di squalifica. Il centrale partenopeo dovrà fare molta attenzione ai cartellini gialli, visto che ora ne basteranno tre per far scattare il turno di stop. Il giudice sportivo non squalificherà alcun rossoblù, dal momento che l'arbitro Lupo di Matera non ha ammonito i diffidati. Il programma settimanale subirà qualche piccola variazione nella parte finale. Infatti la partenza per la Sicilia avverrà venerdì pomeriggio dopo l'allenamento ed il pranzo. Il viaggio è lungo: meglio giungere a destinazione con una giornata d'anticipo. L'obiettivo è naturalmente continuare la striscia di risultati positivi per restare aggrappati alla zona nobile della classifica. di Giuseppe Dimito21 febbraio 2006

Di Domenico, lo scassinatore
Un gol dell'attaccante al 94' regala al Taranto il successo (quarto consecutivo) su un Vittoria totalmente rinunciatario. Prova in tono minore dei rossoblu

L'ultimo respiro è un boato. E' una girata di Fabio Di Domenico prima dei titoli di coda, un sinistro sporcato al culmine di una partita impura. Una traiettoria deviata da un difensore avversario e dal destino amico, un assist di De Liguori e della tenacia. Quattro minuti dopo il novantesimo, oltre una gara viziata da un difetto di interpretazione, eppure ancora dentro una sfida spezzettata, aritmica, opacizzata dalla remissione del Vittoria e dagli occasionali impacci del Taranto. Vince chi ha lo spunto. Chi, quantomeno, ci prova. Vince il Taranto (per la quarta volta consecutiva) anche senza abbagliare. Vince una partita spaccata: divisa in un tempo di meriti (anche grossi) inevasi e un altro di ricerca svogliata di spazi. Una partita mai completamente in possesso dei rossoblu, ma mai in reale discussione. C'è più Taranto, comunque: quando trova sbocchi per la manovra e quando trova il campo otturato, quando tenta il colpo e quando sembra incapace di trovarlo. Meglio: c'è semplicemente meno Vittoria. Avversario che rinuncia a tutto: che gioca (o, forse, non gioca) per un punto e non ha vergogna a dichiararlo. Tenendo la difesa alta e il centrocampo basso, difendendo di fatto con una doppia barriera e con mai meno di otto uomini sotto la linea della palla. Che ripudia quasi scientificamente la fase offensiva, non osando, non avendo la forza (per leggerezza propria) e la possibilità (per le puntuali chiusure dei centrali rossoblu) di incidere. La contabilità morale dice che la vittoria non è scabrosa, il campo stava restituendo un pareggio assai simile ad una autoevirazione, soprattutto per una ripresa impersonale, di giocate banalizzate e di qualche discutibile eccesso di confidenza. Capace anche di spazzare un primo tempo di buone occasioni e appuntamenti falliti. 
Due facce: una discreta e sciupona, un'altra prevedibile e spenta. Un risultato: quello che al Taranto serviva. Per continuare la scalata (il secondo posto, adesso, è a un punto), per difendere i playoff (la Pro Vasto è quattro lunghezze più giù). L'analisi non è la foto di un'involuzione: sembra più il conto degli ultimi sforzi, la somma delle fatiche che annebbia le idee. Ma, anche, è una conseguenza dell'atteggiamento dei dirimpettai: il Vittoria ha smontato le idee del Taranto, ha rinunciato alle sue, ha occupato il campo militarmente e ha messo anche una buona dose di scaltrezza e mestiere. Mettendo su una gara che solo un colpo avrebbe potuto risolvere. E che un colpo, infatti, ha risolto. Il colpo che rimesta tutto, rivalutando i meriti accumulati prima dell'interruzione di energia: in quel primo tempo, per intenderci, di calcio leggero e astuto. Di quella frazione che ha consentito al 4-4-2 di Papagni di snodarsi come una fisarmonica: allargandosi sugli esterni (Catania e De Liguori si sono fatti trovare spesso alle spalle del centrocampo siciliano) e stringendosi verso la porta. Producendo rischi e accatastando rimpianti. Occasioni limpide, attori diversi: la partecipazione corale resiste. Apre Manoni: il destro dal limite (5') è teso ma a lato. Sciupa Di Domenico: il cross di Deflorio è invitante, il tuffo di testa (8') dentro l'area è troppo largo. Pastore stupisce al contrario: tocca per il tiro di Di Domenico (17') e spedisce alto il tap-in a porta vuota. Tocca a Deflorio: un destro alto (25') e una splendida girata al volo (31', alta) su corner di Catania. 
La sequenza è improduttiva, l'avanzata istruisce. Il Vittoria si è già dichiarato: il 4-4-1-1 ha due uomini larghi a centrocampo (Lucido e Martelli) che dovrebbero sostenere la fase offensiva, ma non ha - appunto - la fase offensiva: quasi mai tentato o, nelle rare occasioni, vanificate dall'imprecisione di Mangiapane. Lo spazio concesso a centrocampo, con l'arretramento dei mediani a ridosso dei difensori, permette al Taranto di salire con gli esterni e essere presente con continuità davanti. Fino al giro di boa. Che qualcosa cambia: la banda di Papagni perde il ritmo e la cognizione del campo. Subisce la disposizione del Vittoria, se possibile ancora più blindata: gli sbocchi sono chiusi, il pallone non circola. Senza spazio per i movimenti la squadra si imbruttisce e la continua ricerca della giocata più difficile, del colpo a sorpresa, finisce per inibire e, a volte, anche irritare. La cronaca si svuota: Deflorio non può fare tutto da solo e il Vittoria ne approfitta per sigillare anche gli spifferi. Lombardi passa ad un centrocampo a cinque, lo squilibrio è imbarazzante: il Vittoria ha troppi uomini in difesa (nove, praticamente), il Taranto ne ha troppo pochi. Il rimedio di Papagni è setacciare la panchina: dentro Larosa (per Manoni), Mignogna (per Catania), Deleonardis (per Martinelli). E 3-4-3 d'emergenza, improvvisato ma felice. Perché genera l'assist di De Liguori, la girata di Di Domenico, la deviazione di Occhipinti. E quel pallone in rete a cui nessuno pensava più. di Fulvio Paglialunga20 febbraio 2006

Taranto, l'attimo perfetto
Il Vittoria alza le barricate. Lungo affanno ma lieto fine. Quarto successo consecutivo. Il gol di Di Domenico al 96' vale l'aggancio al terzo posto

Novantacinque minuti per rimuovere il contorsionismo tattico degli avversari. Uno per uscire dal labirinto. È il 96' e la partita sbagliata del Taranto sta per diventare perfetta. Nessuno, ormai, crede che possa accadere. Troppa fatica a rallentare. Troppi affanni ad intralciare. Troppe imperfezioni ad appesantire. Ma sta per succedere. Ed avviene. Errore in disimpegno del siciliano Scrozzo. Palla a De Liguori. Tocco per Di Domenico, dentro l'area. Controllo e tiro in girata, col piede sinistro. Traiettoria corretta da un difensore. Portiere scavalcato. Gol. Nella sequenza c'è tutto: la benevolenza del caso, la caparbietà di chi ne trae giovamento, lo spaesamento di chi ne incassa il danno. Danno irreparabile a quel punto. Perché la partita è già nei minuti di recupero. Non c'è più tempo per pensarne un'altra. Il gol di Di Domenico pone fine ad un lungo e inutile assedio. Visibilmente lungo. E oggettivamente inutile. Sino all'attimo che spacca l'equilibrio, mandando in frantumi il pareggio. Quando si vince così, in fondo ad una partita complessa, significa che c'è vento alle spalle. Vento a favore. E soffia forte, anche quando smette di soffiare: nei momenti di bonaccia, di calma piatta. Anche in assenza totale di vento, c'è questo soffio misterioso a spingere, a sostenere, a trascinare. È lo sbuffo d'aria che da quattro partite tiene in alto il Taranto. Lo ha rimesso in volo, gli ha ridato fiato, consentendogli di mettere insieme, una sopra l'altra, una dietro l'altra, quattro vittorie. L'ultima vale il terzo posto, in compagnia di Cisco Roma e Rende (40). Il Gallipoli (53) è lontano, ma il Melfi (41) è lì. Il gol di Di Domenico è al culmine dello sforzo. Prima c'è la partita. Ce n'è tanta. Ci sono i tentativi assortiti di governarla, di darle un senso. Ci sono le giocate e le occasioni della frazione iniziale, quella che il Taranto attraversa con spavalderia ideale, lasciando però qualcosa d'intentato (non solo il gol). Frazione in cui il Taranto assomiglia ad un rubinetto che gocciola di continuo. Bagna la partita, ma non l'allaga. E poi c'è la ripresa, la porzione più confusa e sofferente. Un piccolo abisso che divora ogni miserabile trama. Col disagio che si fa più diffuso. E il Vittoria che, ostinatamente, continua a fare quello che farebbe ogni squadra ultima in classifica: difendersi. Ammassando unità mobili dietro la linea della palla. Innalzando steccati. Perdendo tempo. Segmentando l'azione avversaria. Impegnandosi in una prolungata, sfinente, astiosa opera di opacizzazione. Primo tempo di una bellezza svampita. Il Taranto (4-4-2) vorrebbe essere quello che è ormai diventato: vivo e tagliente, spietato e giudizioso. Ma mostra solo una diligenza di facciata. Il Vittoria (4-4-1-1) è puro contenimento (spazi da suturare, accorciando le linee e stringendo gli uomini). Non è altro. Non vuole essere altro. Tocca al Taranto fare la partita, innervandola di sé. Deflorio rischia al primo dribbling. Quando si rialza, tutto lo stadio tira un sospiro di sollievo. Il Taranto avanza, ma non c'è coralità nello sviluppo della manovra offensiva. Ci sono lampi, spasimi, spunti, sussulti. E naturalmente occasioni, almeno quattro. Quella di Manoni: tiro secco, sull'appoggio all'indietro di Deflorio (6'). Quella di Di Domenico: colpo di testa impreciso sul cross sublime di Deflorio (8'). Quella di Pastore: conclusione alta sulla respinta del portiere (17'). Quella di Deflorio: girata acrobatica sul corner di Catania (31'). Niente gol, purtroppo. Si spera nella ripresa, che però il Taranto comincia, arrotolandosi su se stesso. E continua, trivellando il vuoto. Una squadra in evidente crisi d'ispirazione, che rende meno caotica la resistenza del Vittoria. Manoni si fa male (entra Larosa). De Liguori banalizza un pregevole taglio di Deflorio, tirando addosso al portiere (18'). Il Taranto spinge, ma non c'è convinzione, non c'è dialogo, non ci sono geometrie. Papagni intercetta il disagio e muove gli uomini della panchina. Prima Mignogna (fuori Catania). Poi Deleonardis (fuori Martinelli). Il Vittoria è ormai 4-5-1 (attacco sulle spalle del vecchio Pisano). Il Taranto subisce repentine mutazioni: da 4-4-2 a 3-4-3, transitando per il 3-5-2. Spostamenti e aggiustamenti che non sembrano preludere a nulla. Ma la partita ha ancora in serbo l'attimo fecondo. Quello che stava annidato nelle viscere del confronto. Nella sua cavità più oscura. A scovarlo, riportandolo alla luce, ci pensa Di Domenico. di Lorenzo D'Alò20 febbraio 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GORI 6 - Partita da "senza voto", vista l'inoperosità. Ma ci sono uscite sicure e prese tranquille a giustificare la sufficienza. 
MICALLO 6 - Niente voli, nessuna sovrapposizione. Solo attività di controllo. 
MANNI 5,5 - Qualche imperfezione in fase di disimpegno. Un po' di approssimazione in alcuni recuperi. 
MARTINELLI 6 - Rimpiazza lo squalificato Caccavale. La partita non gli crea problemi eccessivi. 
PASTORE 6 - Non solo chiusure. Cerca di far ripartire l'azione da dietro, anche se il nuovo copione tattico non lo prevede espressamente. 
DE LIGUORI 6,5 - Nel primo tempo c'è maggiore reattività e più corsa. Nella ripresa la spinta si affievolisce. Ma il suo contributo resta consistente. 
CATANIA 5,5 - Partita monca, priva di guizzi e di giocate decisive. Qualche cross, un paio di corner. Troppo poco. 
MANONI 6 - Avvio promettente. È ovunque, rincorre tutti. Poi si fa male. Ed è costretto ad uscire. 
DI DOMENICO 6,5 - Attira palloni e avversari come una calamita. Qualche controllo difettoso. Poi il gol che premia la fatica. 
MANCINI 6,5 - Quantità preziosa. Il nuovo modulo richiede un lavoro più umile. L'uscita di Manoni lo costringe ad uno sforzo supplementare. 
DEFLORIO 6,5 - Giù al primo dribbling. Poi sempre su, nel vivo dell'azione. Ispirato, puntuale. Gli basta un movimento col bacino per spostare avversari e aprire campo. LAROSA 5,5 - Rimpiazza l'infortunato Manoni. Non convince. 
MIGNOGNA 6 - Sostituisce Catania. Ha voglia e si vede. Ma la partita ha ormai poco da offrire ai suoi spunti in velocità.
DELEONARDIS sv - Entra al posto di Martinelli. Difficile orientarsi nel convulso finale. Ingiudicabile. 
PAPAGNI 6 - Chi vince, ha sempre ragione. Ma la sua analisi della vittoria è onesta. Riconosce gli impacci e la sofferenza. «Qualcosa non va», dice. Da lì si deve ripartire.20 febbraio 2006

Sospiro di sollievo
L'allenatore ammette: «E' uno degli attaccanti più importanti che abbia avuto in carriera. La gara? Avevo messo in preventivo queste difficoltà. Se avessimo segnato nel primo tempo, tutto sarebbe diventato più facile»

Il bello del calcio è che un minuto può nascondere il frutto di una partita. Il gol di Di Domenico orienta i giudizi, trasforma le valutazione del dopo-partita e finisce per cancellare un intero pomeriggio di stenti. Le sofferenze evaporano e il presidente Gigi Blasi può salutare con un successo il suo ritorno sulle tribune dello Iacovone. «Quanta sofferenza, però. - dice il massimo dirigente rossoblu - Sinceramente non pensavo più di vincere questa partita. Vedevo il Taranto che attaccava e il Vittoria che si difendeva con tutti i suoi effettivi. Mi sarebbe dispiaciuto con portare a casa i tre punti anche perchè i biancorossi non hanno fatto un tiro in porta».
Alla fine si può dare libero sfogo all'entusiasmo, ma anche il presidente ha avvertito un piccolo regresso rispetto al recente passato. «La squadra era meno convinta in confronto alle altre tre partite vinte. Alla fine ci siamo resi conto che bisognava accelerare e alla fine i ragazzi sono stati bravi a crederci».
C'è la voglia anche di spargere un po' di poesia. La redenzione del Taranto è completa: quattro vittorie di fila che offuscano al millimetro i quattro insuccessi del periodo più buio della stagione rossoblu. «Avevo detto che fin quando non cancellavamo quelle sconfitte, non avrei più parlato ai miei giocatori- afferma con il sorriso sulle labbra Blasi - Da oggi possiamo tornare a dialogare e da qui ripartiamo. Il Gallipoli ha perso? Mi dispiace sinceramente. Io sono pro-Gallipoli; so che raggiungerli è impossibile. Il secondo posto è solo ad un punto, ma io farei molta attenzione alla Cisco Roma. Ritenevo fosse la concorrente più pericolosa e i fatti me lo stanno dimostrando».
Aldo Papagni conosce le dinamiche del calcio, soprattutto quello parlato. Sa che alla fine il risultato muove qualsiasi impressione e può schiarire di colpo un pomeriggio pressochè pallido. «Capisco certi meccanismi - afferma il tecnico - ma so bene che bisogna essere sereni. Tutte le difficoltà che paventavo alla vigilia sono emerse. Il Vittoria, non dimentichiamolo, veniva da due successi di fila in cui aveva subito un solo gol. Se non gli abbiamo concesso un tiro in porta, è per merito dei miei giocatori che in campo sono stati molto intelligenti. Credo che sia un dato di maturità della squadra da sottolineare».
Una gara del genere suscita patemi crescenti se non si riesce a sbloccare lo 0-0. L'acqua alla gola è stata rigettata grazie al guizzo di Di Domenico quando già planavano i titoli di coda. «Io penso che nel primo tempo la squadra mi è piaciuta e ha sviluppato un buon gioco. Se, come meritavamo, fossimo andati in vantaggio, questa partita si sarebbe messa sui binari preferiti».
Eppure nella ripresa il Taranto ha manifestato troppi impacci. «Direi che abbiamo palesato qualche difficoltà di troppo in quei quattro-cinque minuti in cui, cambiando modulo, dovevamo assestarci meglio in campo. Probabilmente c'è stato qualche difetto di comunicazione. In realtà parliamo sempre delle stesse cose: questa squadra ha bisogno di conoscersi di più e dobbiamo lavorare per questo. Sono comunque soddisfatto della determinazione messa in campo. Ripeto, non era una partita comoda soprattutto per le implicazioni psicologiche che derivavano da un impegno simile. Direi che non siamo stati bravi solo in partita, ma anche durante la settimana, nella fase di preparazione».
I cambi vengono motivati in questa maniera. «Catania ha fatto quello che doveva fare. E' entrato bene in azione soprattutto nella prima fase di gioco in cui giocavamo spesso sulla fascia destra. Ho inserito Mignogna perchè in quel momento della gara c'era bisogno di un altro giocatore di qualità. Larosa è entrato al posto di Manoni perchè quest'ultimo ha dovuto abbandonare il campo per infortunio. Alla fine ho inserito Deleonardis al posto di un difensore perchè dietro potevamo controllare Pisano che faceva poco movimento e poi non serviva giocare con quattro difensori di ruolo negli ultimi minuti».
Alla fine è un successo che ha tanti risvolti, ovviamente tutti molto positivi. Papagni ha voglia di elencarne ad uno ad uno. «Dopo questa vittoria - ribadisce Papagni - ci sono dei dati molto significativi: innanzitutto abbiamo aumentato il distacco dal Giugliano che ora è distante sei punti. Abbiamo mantenuto la nostra porta imbattuta per la terza gara di fila. Il secondo posto è ad un punto? Ne prendiamo atto. La cosa che mi preme evidenziare è che non dobbiamo dimenticare dove eravamo circa un mese fa. La memoria è un particolare che non va tralasciato. Vuol dire che dobbiamo lavorare in questa maniera, senza pensare alla classifica attuale». 
Prima di alzarsi, Papagni si abbandona ad una lode a briglia sciolte, sinceramente inattesa per il trasporto che segue la sua dichiarazione. «Sono felice per Di Domenico e per il gol che ha realizzato. Lo ritengo uno degli attaccanti più importanti che abbia mai allenato in carriera». 
Sull'altra sponda Piero Lombardi, tecnico del Vittoria, ha la faccia di chi si è svegliato da un bel sogno. Il punto sembrava già intascato. E poi... «E poi è arrivato il gol di Di Domenico che ci ha scombussolato i piani e ci ha castigato. Noi eravamo venuti qui per fare una gara di contenimento: lo 0-0 era l'obiettivo dichiarato e non potevo utilizzare una tattica alternativa. Nel primo tempo il Taranto poteva passare in vantaggio, ma nella ripresa siamo stati bravi a stringere gli spazi e a non concedere molto ai rossoblu. Il futuro? Abbiamo sei punti dal Latina e domenica c'è lo scontro diretto in casa. Molto dipenderà da quella partita. Dobbiamo crederci: un mese fa eravamo spacciati e ora abbiamo la possibilità di giocarci le nostre carte per partecipare ai playout». di Luigi Carrieri20 febbraio 2006

Taranto, il sogno continua
Mister Papagni critico: «Dobbiamo migliorare»

Volti sofferenti ma soddisfatti nello spogliatoio del Taranto al termine della gara vinta al quarto minuto di recupero contro il Vittoria. La partita, dominata sotto l'aspetto del possesso palla ma che ha visto i rossoblù incapaci di scardinare la linea Maginot eretta dalla compagine siciliana, è stata decisa da un tiro di Di Domenico deviato da un difensore avversario proprio quando la convinzione del pareggio aveva assalito anche il più fiducioso dei tifosi. «Una prestazione di elevato spessore caratteriale che certifica definitivamente il valore di questa squadra». Definisce così il successo Ivano Pastore, vicecapitano e protagonista di una ghiotta occasione da rete nei primi quarantacinque minuti. «Sono stato troppo superficiale, ero convinto di segnare e, invece, ho sbagliato il gol più facile. Ma l'importante è aver centrato la quarta vittoria consecutiva. Due mesi fa abbiamo perso una gara molto simile contro il Viterbo. Adesso ci prepariamo per la trasferta di Modica, poi la sosta servirà per ricaricare le batterie in vista del rush finale». Fabio Di Domenico è il protagonista di giornata. La sua quinta rete stagionale è servita per togliere le castagne del fuoco in una gara ormai incanalata vero il risultato di parità. «Il tiro era potente, la palla è stata deviata ed ha ingannato il portiere avversario. Ci è andata bene, abbiamo rischiato di perdere due punti importantissimi». Lottatore in mezzo al campo, abile analista della partita fuori. Ancora una prestazione al di sopra della sufficienza per Manolo Manoni, diga del reparto centrale. «Nella prima frazione abbiamo avuto diverse occasioni per sbloccare il risultato, ma siamo stati sfortunati. Nella ripresa, siamo calati a causa dell'atteggiamento eccessivamente difensivista del Vittoria e di un terreno di gioco gibboso e irregolare che non ci ha consentito di esprimerci al meglio. Ci abbiamo creduto fino alla fine e siamo stati premiati anche da una fortunosa deviazione». Tre partite da titolare in altrettante giornate e nessuna rete subita. Ghigo Gori, adesso, è il numero uno del Taranto. «Non abbiamo concesso nulla in tutta la partita e nel primo tempo abbiamo sciupato quattro-cinque occasioni. Il risultato, però, credo sia meritato. Domenica prossima andremo a Modica con la convinzione di poter portare a casa un altro risultato positivo. La classifica? Non ci pensiamo. A giugno tireremo le somme». di Fabio Di Todaro20 febbraio 2006

«Se con l'ultima in classifica abbiamo avuto qualche difficoltà a passare, la nostra intelligenza dice che bisogna fare di più». Mister Papagni non è entusiasta del modo in cui sono arrivati i tre punti col Vittoria e lo dichiara negli spogliatoi dello stadio Iacovone. Le sue riflessioni, dopo la gara, sono una disamina lucida, razionale e spietata, degli "affanni" (l'allenatore del Taranto li chiama così) rossoblù: novantacinque minuti passati a cercare la cruna dell'ago che cucisse, sul petto di Deflorio e compagni, il quarto successo consecutivo. Il sarto, questa volta, è stato Fabio Di Domenico. «Certamente nel primo tempo qualche giocata convincente alimentava i nostri meriti. Nel secondo tempo - ha spiegato Papagni - gli avversari si sono chiusi completamente. Senza gli spazi per manovrare siamo andati in affanno. Queste partite possono prendere anche una piega diversa, finendo con una sconfitta. Insomma, puoi rischiare di perdere. Tutto». L'allenatore rievoca, con abilità dialettica, gli spettri della rovinosa caduta casalinga alla vigilia di Natale. All'epoca, sulla panchina del Taranto, sedeva Raimondo Marino. All'epoca, il dai e dai davanti alla porta del Viterbo fu certamente più insistito, ossessivo, quasi esasperante. Nulla a che vedere con le quattro occasioni maturate ieri nei primi 45 minuti e con un secondo tempo di inutili piroette davanti alle barricate avversarie. Però con il Viterbo fu sconfitta, amara, disperante. Con il Vittoria, no. E in questo sta la differenza che porta il Taranto a un punto dal secondo posto. La differenza che fa di Papagni un uomo capace di attribuirsi meriti (indubbiamente ci sono) senza arrogarsi nulla. Per piazzare, poi, la botta che stende: «Rischiavamo anche di perdere, ma i giocatori hanno fatto tesoro delle precedenti esperienze. Il 3-4-3? Sì, un paio di uomini non erano al posto giusto. Come dite voi giornalisti? Difetto di comunicazione. Non ci siamo compresi, ma poi tutto si è risolto. Ho ragione a dire dire che, con i ragazzi, dobbiamo conoscerci meglio? Anche per questo occorre lavorare di più. E non smettere di ragionare soprattutto quando si tratta di venire a capo di situazioni difficili». Il presidente Blasi, non è una novità, fa appello a Dio: «Grazie al Signore ce l'abbiamo fatta. Il pareggio sarebbe stato ingiusto: il Vittoria non ha mai tirato in porta. Il successo appartiene a tutta la squadra e ci dà la carica. Andiamo avanti così, mantenendo questo spirito di sacrificio. Il secondo posto è alla nostra portata». Blasi predilige il sentimento alla ragione per spiegare l'inspiegabile: novantacinque minuti di "sbattimento" o quasi e un gol, un solo gol, pescato dal cilindro dell'ineffabile, dell'indicibile, dell'irrazionale, se volete, o del ragionevolissimo visto che quando è "l'anno buono" la ruota gira anche quando sembra doversi fermare. A proposito di passione, il presidente del Taranto ha rinnovato l'appello ai tifosi: «Gli episodi negativi, le violenze, cancellano l'immagine della società e della squadra, che abbiamo costruito a vantaggio della città. Volere il bene del Taranto significa bandire ogni violenza, i tifosi lo sanno. Rischiare penalizzazioni è dannoso anche pensando a eventuali ripescaggi». Le situazioni difficili, malgrado la striscia positiva, continueranno. Per esempio domenica prossima a Modica. Per questo Papagni fa appello al ragionamento. Per questo Blasi sgrana rosari e getta gli occhi al cielo. Per questo il direttore generale Galigani fa autocritica, parla di «voglia di vincere» sì, ma denuncia «una qualità del gioco meno brillante» e ammonisce: «A Modica puntiamo al risultato positivo. Come dicono i tifosi? Non mollare mai». di Fulvio Colucci20 febbraio 2006

Il secondo posto nel mirino
Per il Taranto l'ostacolo-Vittoria. Papagni non si fida

Battere il Vittoria per raggiungere quota 40 in classifica (il Taranto resterebbe al fianco della Cisco Roma che ieri ha battuto il Giugliano) e per restituire fiducia all'ambiente, che non ha ancora metabolizzato del tutto le quattro sconfitte di fila. Sono questi gli obiettivi che, nel pomeriggio, Deflorio e soci dovranno puntare a raggiungere. Per centrarli bisogna affidarsi alle "armi" di sempre: cuore, determinazione, concentrazione ed umiltà. La partita - lo abbiamo scritto per tutta la settimana - non è assolutamente facile. Il Vittoria, attualmente, vale quanto meno il Marcianise se non proprio la Pro Vasto, che è settima in graduatoria a tre punti dagli jonici. Si parla di una formazione agile, molto brava a chiudere sugli esterni i varchi che conducono alla propria porta, dotata di una buona interdizione, ma anche abile a far ripartire l'azione spesso finalizzata a liberare il poderoso Sanguinetti e l'imprevedibile Mangiapane per la conclusione finale. Papagni ha catechizzato a dovere i suoi sin dalla scorsa settimana. La formazione dovrebbe subire soltanto una variazione: Martinelli al posto dello squalificato Caccavale. Per il resto spazio agli uomini che hanno sconfitto a domicilio l'Andria: Gori in porta; Micallo, Martinelli, Pastore, Manni in difesa; Catania, Manoni, Mancini, De Liguori in mezzo; Di Domenico, Deflorio in avanti. Se, come tutti i tifosi si augurano, i rossoblù dovessero battere i siciliani, allora bisognerà attendere i risultati di Melfi (impegnato a Latina) e Rende (giocherà a Marcianise): in caso di sconfitta dei lucani e, massimo, di un pari dei calabresi, iI Taranto sarebbe secondo. Ai tifosi va ricordato che lo "Iacovone" è in diffida: basta poco per far scattare la squalifica. Arbitra Lupo di Matera. Ritorna allo "Iacovone" dopo poco più di due mesi (gara con il Rende). di Giuseppe Dimito19 febbraio 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Fra Taranto e Vittoria c'è un solo precedente che risale alla gara d'andata; il 9 ottobre scorso in Sicilia un pari senza gol, con i rossoblù guidati da Raimondo Marino in campo con questo schieramento: Gentili, Micallo, Caccavale, Pastore, Manni, Mortari, Bevo, De Liguori (85' Bruno), Campanile (77' Deleonardis), Catania (65' Di Domenico), Deflorio. Il Vittoria sarà dunque la 228ª squadra che il Taranto affronterà in casa in un confronto di campionato. Quest'anno allo «Iacovone» abbiamo già incontrato per la prima volta il Modica ottenendo un «rotondo» 4-1, mentre nelle prossime settimane verranno per la prima volta a far visita ai rossoblù il Marcianise (il 12 marzo) ed il Gallipoli (il 19 marzo). Nei confronti casalinghi è il Lecce la squadra più volte affrontata: 33 i precedenti con un bilancio di 12 vittorie, 18 pareggi e 3 sconfitte, mentre è il Cosenza la squadra più volte battuta con 18 successi in 24 sfide (più 3 pari e 3 sconfitte). Il Taranto insegue il quarto successo consecutivo dopo quelli raccolti contro l'Igea (2-1 fuori casa), il Giugliano (1-0 in casa) e l'Andria (1-0 in trasferta); il poker di vittorie manca ai rossoblù dal campionato di serie C1 2002-03, quando tra la 24ª e la 29ª giornata i successi furono addirittura cinque: 16 febbraio Taranto-Lanciano 3-2 (le reti: al 36' e al 59' Triuzzi, al 63' e al 64' Nassi per gli abruzzesi, all' 88' Passiatore), 2 marzo Paternò-Taranto 1-2 (al 13' Passiatore, al 50' Esposito, al 58' su rigore Pagana), 9 marzo Taranto-Crotone 2-0 (doppietta di Cappioli a segno al 45' e al 76'), 16 marzo L'Aquila-Taranto rinviata per neve e recuperata il 2 aprile successivo, 23 marzo Taranto-Giulianova 1-0 (rete di Filippi al 9'), 30 marzo Vis Pesaro-Taranto 1-2 (doppietta all'11' e al 74' Passiatore, all' 88' su rigore Borneo). La formazione ionica non prende gol da 251 minuti (da Igea-Taranto 1-2 rete di Palma al 19'); i rossoblù in questo torneo hanno fatto anche meglio con 333 minuti d'imbattibilità tra la 14ª e la 17ª giornata, ovvero dalla rete di Morante al 29' minuto di Pro Vasto-Taranto 2-2, fino al gol di Bordacconi segnato al 92' di Taranto-Viterbo 0-1. Nel corso del campionato già in cinque occasioni la porta rossoblù è rimasta inviolata per due gare di fila, ora contro il Vittoria «Ghigo» Gori tenta di restare imbattuto per tre turni consecutivi (questo non accade dal marzo-aprile 2005: Taranto-Rosetana 2-0, Potenza-Taranto 0-1 e Taranto-Igea Virtus 1-0).19 febbraio 2006

Taranto multiforme
Papagni conferma il 4-4-2 come modulo di partenza, ma continua a sperimentare soluzioni tattiche diverse per poter cambiare a partita in corso e avere una squadra imprevedibile

L'idea si va perfezionando. Ma le prime tracce si sono già viste: Aldo Papagni ha in mente un Taranto pirandelliano. Una, nessuna, centomila forme: le alternative che servono per bastarsi, il cambiarsi con semplici spostamenti. Nessun riferimento, nessuna idea fissa: il Taranto si adatta, si plasma volta dopo volta. Gioca per imporsi e, contemporaneamente, disinnescare il meccanismo dei dirimpettai, gioca conoscendo le caratteristiche degli altri e le contromosse abituali. Gioca, soprattutto, per i singoli e diventando, così, squadra: un sistema per valorizzare meglio tutti e rendere tutti un corpo solo. 
Una squadra mai ferma. Intanto mentalmente: il Taranto sa di essere in debito con tutti. Quattro sconfitte consecutive sono una ferita che si rimargina lentamente oppure, come ha chiesto Blasi, con una terapia contraria (quattro vittorie consecutive). E, allora, nessun calo di tensione e nessun appiattimento. «La partita più imporante è la prossima»: frase dettata come un caposaldo, subito dopo il derby con l'Andria. Detta da Papagni, quasi a rilanciare prontamente. E, per non dare mai l'impressione di essere arrivati o, anche, per tenersi pronti ad ogni evenienza, ecco una squadra pronta a cambiare, a dare sistematicamente un'idea diversa di se stessa. 
E' già capitato: il Taranto di Papagni aveva cominciato con il 4-3-3 (modulo assai caro al tecnico di Bisceglie), per poi passare al 4-4-2 nella partita successiva, quando l'inapplicabilità dell'impianto precedente era innegabile. E, pure, all'interno del modulo tanto invocato (prima dell'arrivo del tecnico biscegliese) ha mutato due volte assetto, finendo quasi naturalmente con un 4-5-1 più coperto e soprattutto adatto al momento. Forme che mutano, squadra di plastilina: il tecnico non si è accontentato. E, giovedì, ha provato nuovamente il centrocampo a cinque. Finto, tra l'altro: perché i due esterni erano, all'occorrenza, attaccanti di scorta, cambiando il modulo in fase di distensione. Ecco nascere la squadra cangiante: che comincia in un modo, che ha una forma prestabilita. E che, pure, la cambia a seconda delle esigenze. Perché il 4-5-1 provato nella partitella è, in realtà, una alternativa pronta: per quando la partita ne presenterà il bisogno, per quando uno dei due attaccanti al momento a disposizione (Ambrosi è sempre out) dovrà mancare. Un Taranto per ogni occasione, un Taranto che non sia facilmente leggibile, che non sia prevedibile e, quindi, annullabile. Quella del gruppo multiforme è un'idea nata presto, con allenamenti mirati e situazioni cambiate volta per volta. Con movimenti di ogni tipo provati con rigore e applicati con attenzione, fino a diventare automatismi. Papagni, adesso, vede una squadra che risponde ai comandi. E predica questà mutabilità, questa imprevedibilità tattica. E osa: ha ancora due giornate di sperimentazione. Poi ci sarà la sosta e, con essa, ci saranno i giorni che il tecnico impiegherà per forzare e tirare fuori ancora qualcosa di nuovo. La vigilia è varia, la scelta è però fatta: il Taranto, domani, sarà 4-4-2. Perché al di là di quanto provato restano le garanzie ottenute e la stabilità addirittura lampante. All'inizio, almeno, sarà così. Poi dipenderà dalla partita. C'è una squadra in grado di cambiare, nel caso. E' già una notizia. di Fulvio Paglialunga18 febbraio 2006

Lo "Iacovone" resta diffidato

Il ricorso è stato respinto. Così, al Taranto, resta tutto quello che il Giudice Sportivo aveva deciso: seimila euro di ammenda, campo diffidato. E' sempre il conto (salato) della trasferta di Andria, del derby vinto in campo e perso di mano a partita finita, quando le due tifoserie si sono stuzzicate senza conseguenze fisiche per le persone, ma con danni alla struttura andriese e quattro arresti eseguiti nei giorni successivi. 
La Disciplinare ha discusso ieri il reclamo del Taranto, presentato da Lele Di Ponzio, legale della società rossoblu, che chiedeva la riduzione dell'ammenda e la revoca della diffida. «Ce l'hanno comunicato telefonicamente, ma non molliamo: andremo alla Caf, adesso»: Di Ponzio attacca così, pochi minuti dopo la comunicazione della commissione. Il ricorso non è bastato, ma il Taranto ha ancora voglia di combattere. Attende, intanto, di capire: «Martedì ci arriveranno le motivazioni - dice ancora Di Ponzio - e le leggeremo. Sulla base di quelle appronteremo il nuovo ricorso per la Corte d'Appello Federale». La questione non è solo economica. E', soprattutto, di opportunità: «Miriamo, quantomeno, a farci togliere la diffida, che è la cosa più inspiegabile». Salvare lo Iacovone, quindi. E' una missione in prospettiva: con la volata decisiva che si avvicina, meglio non rischiare il campo neutro: «Abbiamo portato all'attenzione della Disciplinare alcuni precedenti analoghi, qualche volta anche più gravi. Abbiamo fatto l'esempio di quanto accaduto al Foggia, al Frosinone e allo Spezia: nessuna di queste società ha il campo diffidato, non capiamo su quale base deve essere diffidato il nostro. Vedremo la Caf cosa dirà». Resta in piedi, anche, la richiesta di risarcimento danni: «Quella è una questione che andrà dibattuta in sede civile»18 febbraio 2006

Vittoria rifatto adesso fa paura
A gennaio la "rivoluzione". Torna Pisano. Undici arrivi, sei cessioni. Via Gentilini. Da tre turni panchina affidata a Pietro Lombardi

Undici acquisti, sei cessioni ed un nuovo allenatore. Non si può certamente dire che il Vittoria non le stia tentando tutte pur di non retrocedere tra i Dilettanti. Gli ultimi risultati suonano come un monito per le altre squadre invischiate nei bassi fondi. Sei punti nelle ultime tre gare, frutto di due vittorie casalinghe (contro Melfi e Marcianise) e di una sconfitta giunta a cinque minuti dal termine sul campo della Vigor Lamezia. L'inversione di rotta, - nelle prime venti giornate i siciliani avevano conquistato appena nove punti -, è giunta dopo la sessione invernale del calciomercato. Chi ha deluso le aspettative è andato via (Marcuz, Venturi, Marzullo, Fortunato), mentre sono arrivati giovani interessanti (Colurcio, Piervincenzi, Picci, Chiaramonte) ed elementi di sicura affidabilità, tra cui il bomber Giovanni Pisano, il trequartista Mangiapane e i difensori Chiavaro, Di Nicolantonio e Occhipinti. La sconfitta casalinga contro la Nocerina, poi, è costata il posto al tecnico Gentilini. Al suo posto Piero Lombardi, secondo dell'ex allenatore e promosso nonostante non sia ancora in possesso del patentino di seconda categoria (ha ricevuto una delega dalla Lega di serie C fino a marzo, ndr). Lo scarso rendimento ottenuto nel girone di andata è da attribuire soprattutto all'assenza di un attaccante in grado di finalizzare la manovra. La squalifica di un anno per doping comminata a Michele Sergi, infatti, ha privato la società del presidente Longobardo dell'unico centravanti presente nell'organico. MODULO - Lombardi, da tre turni sulla panchina del Vittoria, ha finora utilizzato uno schieramento con una punta e Mangiapane alle spalle. Contro Melfi e Marcianise il terminale offensivo è stato Sanguinetti (prelevato a gennaio dalla Sanremese, ndr), decisivo con una doppietta contro i campani. Domani, però, Pisano rientrerà da una squalifica di due turni e difficilmente Lombardi si priverà dell'esperienza e del fiuto del gol dell'ex centravanti di Salernitana e Genoa. Vista l'abbondanza di uomini e la difficoltà della gara, il tecnico siciliano potrebbe optare per un più coperto 4-4-2, concedendo un turno di riposo a Mangiapane. Dinanzi a Polessi, pertanto, la linea difensiva sarà composta da Misiti, Chiavaro, Occhipinti e Lizzori. Martelli, Di Nicolantonio, Scrozzo, Piervincenzi comporranno il pacchetto centrale, con Pisano ed il confermatissimo Sanguinetti che avranno il compito di perforare la difesa rossoblu. di Fabio Di Todaro18 febbraio 2006

"Iacovone", ricorso respinto
La Disciplinare conferma la diffida. Si spera nella Caf

La Disciplinare ha respinto il ricorso del Taranto in merito alla salatissima multa (6mila euro) ed alla diffida allo "Iacovone" comminati dal giudice sportivo lunedì scorso per i fatti avvenuti al termine di Andria-Taranto. Le motivazioni parlano di presenza di "recidività" nei precedenti dei tifosi jonici (gravi fatti avvenuti in Taranto-Cavese del 17 ottobre 2004). La Disciplinare sostiene che, per prassi consolidata, la stessa "recidività"» si cancella dopo due anni. Restano, tuttavia, in piedi la evidente sporporzione fra quanto è accaduto nel dopo-partita con le due durissime sanzioni e la circostanza, non di poca importanza, che la Taranto Sport non era in carica nella gara contro gli aquilotti partenopei. Il club rossoblù non si è perso d'animo per cui in giornata partirà il ricorso alla Caf che dovrebbe essere discusso nella prossima settimana. Intanto la squadra ha proseguito in tutta normalità la preparazione in vista della delicatissima gara di domani contro il Vittoria. Era assente soltanto Caccavale per motivi strettamente familiari. Non si sono allenati Ambrosi (dovrebbe riprendere martedì prossimo) e Passiatore (ha saltato anche la partitella del giovedì). La formazione dovrebbe quella evidenziata ieri l'altro al termine della partitella contro i babies rossoblù: Gori; Micallo, Martinelli, Pastore, Manni, Catania, Mancini, Manoni, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. La squadra ospite è in piena forma. I tredici nuovi arrivi giunti in Sicilia con il mercato di gennaio hanno completamente mutato il volto della squadra. Gran merito della rinascita è dovuta anche a mister Lombardo che si è seduto sulla panchina sicula da tre settimane. Dopo aver perso a Lamezia a sei minuti dalla fine, ha battuto Melfi e Marcianise, due formazioni d'alta classifica. Verrà a Taranto, pertanto, per continuare la striscia dei risultati positivi. Serve, pertanto, una grossa prova di Deflorio e compagni per fare poker in fatto di vittorie consecutive e per sperare di risalire la china della classifica. di Giuseppe Dimito18 febbraio 2006

«Della Valle mi propose una combine»
Gaucci, pesanti accuse al presidente della Fiorentina. L'ex patron del Perugia, latitante, parla a Umbria Tv. «Alcuni giocatori presero soldi per perdere lo spareggio». Il club viola: «Lo portiamo subito in tribunale». La Figc apre un' inchiesta. Presunte rivelazioni anche su Mazzone e Juventus

Nuove pesanti accuse di Luciano Gaucci al mondo del calcio. L'ex patron del Perugia, latitante per la procura di Perugia che indaga sul fallimento del club umbro, questa volta ha cambiato obiettivo e attacca Diego Della Valle, il proprietario della Fiorentina. 
In una lunga intervista trasmessa ieri da Umbria Tv, Gaucci accusa: «Della Valle mi offrì 20 milioni di euro per far vincere la Fiorentina nello spareggio promozione per la A contro di noi. Fu un suo intermediario a incontrarmi in un locale pubblico di Arezzo. Io rifiutai - ha dichiarato Gaucci -, ma sono sicuro che 5-6 giocatori, vista la loro prestazione, si lasciarono corrompere per somme sicuramente inferiori a quelle che mi aveva offerto Della Valle». Gaucci punta il dito su tre ex giocatori del Perugia: Zè Maria (ora all'Inter), Di Loreto (alla Fiorentina), e Fresi. Il Perugia, nel doppio spareggio promozione, perse 1-0 in casa nella gara d'andata e pareggiò 1-1 a Firenze.
Le reazioni. Il club viola ieri sera ha rifiutato qualunque tipo di commento sulla vicenda, oggi ha rilasciato un durissimo comunicato: «Chiederemo a Gaucci di rendere conto delle sue dichiarazioni alla magistratura. Le dichiarazioni di Luciano Gaucci sono talmente false da risultare ridicole e non meriterebbero alcun commento, se non offendessero il nome e la dignità della Fiorentina, dei suoi tifosi, dei giocatori e della città di Firenze. Solo per il rispetto di questi valori, che sono sempre stati al centro del nostro progetto, chiederemo a Gaucci di renderne conto alla magistratura». 
Accuse anche a Mazzone. Gaucci parla anche dello scudetto perso dalla Juventus nel 2000, nella lunga intervista rilasciata a Santo Domingo all'emittente perugina. Gaucci ricorda l'ultima gara di campionato, al "Curi", che la Juve perse 1-0 (gol di Calori) nel diluvio e in un campo impraticabile per molti ma non per l'arbitro di allora, Pierluigi Collina. 
«La partita era stata già aggiustata, doveva vincerla la Juventus - accusa Gaucci -, Moggi aveva già fatto il contratto con Mazzone e Pieroni per farli andare l'anno dopo al Torino. Io mi imposi e visto che già l'anno passato ero stato minacciato dai tifosi della Lazio per quella gara persa con il Milan che fece vincere lo scudetto ai rossoneri, il martedì prima della gara mi recai a Perugia per parlare con i giocatori. Mazzone era davanti alla porta e non voleva farmi entrare nello spogliatoio, ma gli dissi che era un dipendente e lo feci uscire. Ai giocatori dissi che la partita era stata accomodata e che, se avessero fatto ciò che altri avevano già deciso per loro, li avrei mandati due mesi in Cina a disputare amichevoli e che al ritorno avrebbe giocato la Primavera, perchè tutti avrebbero dovuto sapere che si erano venduti la partita. Pieroni poi se ne andò a fare il direttore sportivo al Torino». 
La Figc apre inchiesta. Dopo le dichiarazioni di Gaucci, la Federcalcio ha aperto un'inchiesta. Questa decisione blocca anche un'eventuale prescrizione.18 febbraio 2006

Martinelli ci sarà
Il difensore del Taranto ha recuperato e sostituirà lo squalificato Caccavale Otto gol nel test contro gli “Allievi” in cui si è provato un “precauzionale” 4-5-1

Forse sarà veramente per un'esigenza preventiva e cautelativa. Il 4-5-1 espresso nelle due frazioni del test contro gli “Allievi” non deve suscitare analisi più profonde. Il volto messo in mostra nell'allenamento di ieri pomeriggio, per ora, è da annoverarsi nelle prove tecniche; magari per un futuro differente atteggiamento tattico. Papagni è stato molto chiaro: occorre provare ogni soluzione e non eccedere in improvvisazione nel momento del bisogno: vale a dire quando gli attaccanti attualmente diffidati, dovessero incorrere in un nuovo “giallo”. 
Il Taranto che domenica pomeriggio si imbatterà nel Vittoria continuerà ad impiegare il 4-4-2: lo suggeriscono la condizione fisica ancora non ottimale che non ammette moduli spiccatamente offensivi, il precedente nefasto contro la Vigor Lamezia all'esordio dell'avventura rossoblu di Papagni e - non ultimo - i risultati convincenti delle ultime tre giornate. 
Il test è servito per accertare il pieno recupero di Pasquale Martinelli, indicato come soluzione affidabile per sostituire lo squalificato Caccavale. Il difensore ha disputato senza nessun tipo di problema la prima frazione del galoppo, facendo coppia con Pastore al centro del pacchetto arretrato. Nelle due frazioni, durate quaranta minuti ciascuna, Papagni ha schierato l'organico con un 4-5-1 che in fase di possesso permetteva la piena distensione dei due esterni di centrocampo. Nel primo tempo il compito di sostenere Deflorio unica punta, è stato a consegnato a Mignogna e De Liguori. Nel secondo tempo Di Domenico si è avvalso della collaborazione di Catania e Malagnino. Nella prima parte il tridente di centrocampo era formato da Mancini, Bussi e Larosa, rilevati nella ripresa da Mortari, Manoni e Deleonardis. Otto i gol complessivi: alle realizzazioni di De Liguori, Deflorio e Mancini su rigore, hanno fatto seguito i centri di Malagnino, Catania, Di Domenico (2) e Capone. 
La prova generale è stata buona e ha messo in evidenza la spumeggiante condizione di alcuni elementi. De Liguori, dopo lo stato influenzale che ha vincolato la sua prestazione ad Andria, si è mosso con particolare brillantezza; Manoni giorno dopo giorno prende sempre più possesso del centrocampo con autorità e vigoria fisica. Buone indicazioni anche da Christian Mortari che è pienamente e nuovamente inserito nel gruppo; per lui contro il Vittoria ci sarà la panchina, la il salentino potrà presto lottare per una maglia da titolare. Unici assenti Ambrosi, che si sta sottoponendo a ciclici controlli per guarire l'anemia e Passiatore, rimasto fermo per un piccolo problema di natura muscolare. 
Il 4-4-2, allora, sembra già definito. Davanti a Gori (l'estremo ionico ha mostrato un eccellente stato di forma, parando anche un rigore a Di Domenico), la linea difensiva sarà composta da Micallo, Martinelli, Pastore e Manni; la zona mediana sarà composta da Catania, Mancini, Manoni e De Liguori; in avanti la coppia di punta non potrà prescindere dall'impiego di Deflorio e Di Domenico. La settimana si chiuderà con le ultime sedute mattutine prima del ritiro pre-gara. di Luigi Carrieri17 febbraio 2006

«Il Vittoria è cambiato»
Papagni non si fida: «Squadra rivoluzionata a gennaio»

«Ho visto la squadra leggermente affaticata, ma c'è la giusta determinazione per far bene anche contro il Vittoria». I tre successi consecutivi, e la zona play-off nuovamente a portata di mano, hanno restituito serenità al Taranto che si prepara ad affrontare la sfida contro l'ultima della classe. Fanalino di coda, ma non per questo avversario da sottovalutare. E Papagni sceglie di mettere subito in guardia i suoi ragazzi. «Lo dissi già giovedì scorso e voglio ripeterlo: domenica ci attende la gara più difficile di questo mini-ciclo che ci porterà sino alla sosta del 5 marzo. Il Vittoria è stato totalmente rinnovato a gennaio, è una compagine agonisticamente valida che fa affidamento su alcuni elementi di qualità come Mangiapane e Pisano. Dovremo essere molto attenti sotto il profilo mentale: le partite sono tutte da giocare, non si vince con il blasone o con una migliore posizione di classifica». Capitolo formazione: Caccavale è squalificato, ma il tecnico di Bisceglie può contare sui rientri di Martinelli e Mortari. Difficile, però, tirargli fuori qualche dettaglio in più sull'undici di partenza. «Sapete che sciolgo i miei dubbi la domenica mattina. Abbiamo altri due allenamenti e ho ancora due giorni per decidere. Mortari, non allenandosi regolarmente da un mese, è in comprensibile ritardo, ma è un giocatore che apprezzo moltissimo tanto sotto l'aspetto umano quanto professionale. Vedremo». Nel frattempo, però, Papagni ha mischiato le carte nel test di metà settimana, optando per una soluzione con una punta supportata da due esterni offensivi. «Non so per quanto tempo mancherà Ambrosi; Deflorio e Di Domenico sono entrambi diffidati. Sono obbligato, perciò, a valutare situazioni differenti: prima di adottare un modulo nuovo è necessario che i calciatori lo abbiano già provato. Per adesso, e finchè non sarà necessario, non ci saranno cambiamenti. La squadra è molto compatta, e poi c'è Catania che reputo un attaccante aggiunto, non un centrocampista. In futuro, però, potrebbe esserci bisogno di qualche modifica e in questo modo i ragazzi sarebbero già pronti». Le vittorie, come al solito, sono la panacea di tutti i mali. Utili per la classifica, lo spirito del gruppo ed il morale dei tifosi. Opportuni contestatori prima, adesso esclusivamente al seguito della squadra. «Ho allenato due anni ad Andria, - conclude Papagni -, e non mi era mai capitato di vedere la curva sud così piena. Ho capito quanto questi tifosi possono aiutarci. Dobbiamo unire le forze e remare in un'unica direzione per centrare il nostro obiettivo». Ovvero, C1. di Fabio Di Todaro17 febbraio 2006

Taranto, Martinelli è pronto
Sostituirà Caccavale (squalificato) al centro della difesa

Il Taranto sta affilando le "armi" in vista del delicatissimo impegno di domenica contro il rinvigorito Vittoria. Papagni non trascura neanche il più piccolo particolare per presentare una formazione in grado di acciuffare i tre punti di rito e tentare di risalire la china della classifica. Del resto il secondo posto sembra proprio ad un tiro di schioppo. Se Melfi e Rende dovessero trovare disco rosso rispettivamente a Latina e a Marcianise e se il Giugliano domani pomeriggio dovesse in qualche modo fermare la Cisco Roma, il ruolo di vice capolista sarebbe del Taranto in caso di successo sul Vittoria. La formazione sembra fatta. Rispetto all'undici che ha vinto ad Andria troverà posto in difesa Martinelli in sostituzione dello squalificato Caccavale. Il resto dovrebbe restare invariato: Gori in porta; Micallo, Martinelli, Pastore, Manni in difesa; Catania (giocherà con un tutore morbido al polso destro), Manoni, Mancini, De Liguori im mezzo; Di Domenico, Deflorio in avanti. Ieri doppia seduta. In mattinata lavoro atletico. Nel pomeriggio partitella. Papagni l'ha tesaurizzata per provare le soluzioni alternative nel caso malaugurato si dovessero verificare alcune defezioni dovute alle otto diffide che pendono sul capo di Micallo, Catania Deflorio, Martinelli, Di Domenico, Larosa, Mancini e Manni. Nel primo tempo della partitella contro i baby rossoblù, durato 40', ha provato un inedito 4-3-3 che prevedeva la difesa che scenderà in campo dopodomani, un centrocampo formato da Mancini, Bussi, Larosa ed un tridente Mignogna-Deflorio-De Liguori. In fase di non possesso i due esterni offensivi si sono «abbassati» per dar vita ad un più accorto 4-5-1. E' piaciuto parecchio Bussi nella doppia veste di suggeritore e regista «basso». Per la cronaca sono stati segnati tre gol: De Liguori, Deflorio e Mancini su rigore. Nel secondo tempo, durato 40', si è ritornati al classico 4-4-2 con questi uomini: Lucaselli; Silvestri, Capone, Caccavale, Prosperi; Mortari, Manoni, Deleonardis, Malagnino; Catania, Di Domenico. Le note positive vengono da Mortari (in caso di necessità il giocatore è pronto), Deleonardis (Papagni ritiene che abbia unicamente il passo di centrale di centrocampo), Catania (un furetto lungo i due outs del fronte offensivo) e Malagnino (scalpita per rendersi utile alla squadra). Per la cronaca, segnati cinque gol: doppietta di Di Domenico (Gori gli ha parato un rigore), Malagnino, Catania e Capone. Punteggio finale: 8-0. La squadra è in crescita. La classifica è buona. Il morale è alto. Ma domenica la gara contro il Vittoria è irta di tanti ostacoli. A dare una grossa mano ai rossoblù serve un pubblico numeroso, generoso e corretto: la diffida pesa come una spada di Damocle. di Giuseppe Dimito17 febbraio 2006

Manoni, che grinta
Il mediano del Taranto, all'esordio, è stato uno dei migliori nel derby di Andria. «E' il mio gioco e dico grazie al gruppo. Il Vittoria? Servirà molta attenzione»

Temperamento, voglia di lottare, resistenza fisica non sono doti rinvenibili in qualche centro benessere. Se poi la carriera che si intraprende è quella da mediano, rappresentano le armi per sopravvivere in un calcio che pretende sudore per arrivare al successo. Manolo Manoni ha convinto tutti che la “prima” da titolare nel Taranto fosse davvero buona. Giudizio unanime quello emerso dal derby di Andria. L'ex giocatore del Latina si è integrato alla perfezione nei meccanismi rossoblu, ergendosi a diga mediana utile in entrambe le fasi di gioco. 
«La buona prestazione non mi ha sorpreso più di tanto - afferma il ventinovenne Manoni - E' il mio modo di giocare tutto sommato. A volte può andare bene, a volte ci si riesce meno. Domenica riconosco che sia andata nel verso giusto. Certamente l'esordio da titolare ha esercitato una molla particolare, ma l'emozione è svanita già durante il riscaldamento pre-partita». 
Forse ad emozionarlo è stato qualcos'altro. «Devo ammettere che non mi era mai capitato di vedere tanti tifosi della mia squadra al seguito di una trasferta. E' la dimostrazione che questa è una piazza speciale». 
Sono gli stimoli di cui lo stesso calciatore parlava al momento della sua presentazione una quindicina di giorni fa. Passare dalla lotta per i playout, ad una ben più nobile disputa che scruta all'orizzonte una possibile promozione, genera una bella differenza di prospettiva. 
«E' certamente stimolante e lo è ancora di più per me. In dieci anni di carriera non ho mai lottato per obiettivi vincenti. Le mie formazioni di appartenenza sostavano sempre nei bassifondi della classifica. Alla fine della stagione, finivo per gioire per una salvezza striminzita. Ora tutto cambia: il Taranto crea tanta passione intorno a sè. Ci sono giustamente dei rischi connessi: magari quando le cose vanno male l'ambiente risponde in maniera più decisa. Ora le cose stanno andando meglio e l'entusiasmo cresce sempre di più. Per un calciatore è bello sentire intorno queste sensazioni positive». 
Proprio il Taranto è la diapositiva sportiva che racchiude questi due antitetici momenti. Si è passati da quattro sconfitte di fila, ad un filotto di tre vittorie consecutive. Da cosa dipende questo ondivago andamento? «Ci possono essere più fattori. Il cambio del tecnico, un pizzico di fortuna in più. Sinceramente io sono arrivato quando la squadra stava lentamente uscendo dalla crisi. Sono certo che è uscito fuori anche l'orgoglio personale di calciatori che si sono guardati in faccia e hanno deciso di tirare di reagire. Il loro valore è notevole e bisognava metterlo nuovamente al servizio della squadra. Venendo nel Taranto conoscevo il nome dei componenti dell'organico. Sapevo che era una formazione di vertice. Dal primo giorno di allenamento, questa convinzione è diventata sempre più veritiera. Mi accorgo di fare parte di un gruppo che può lottare ai massimi livelli. Il torneo di C2 è molto duro; ci possono stare dei periodi di difficoltà che possono maturare certe sorprese. Posso assicurare, però, che la squadra c'è e questi ultimi successi lo testimoniano». 
L'arrivo in rossoblu ha avuto un beneplacito di tutto rispetto. Il tecnico Papagni, nella recente campagna di riparazione, ha indicato proprio Manoni come tassello fondamentale per ridisegnare il nuovo centrocampo rossoblu. Una investitura non da poco. «Di Papagni mi ha colpito la voglia di lavorare e di migliorare giorno per giorno. In più mi piace il modo di affrontare ogni situazione con equilibrio. I frutti stanno cominciando ad arrivare». 
E domenica c'è il Vittoria. Non è una sfida banale. «Per nulla - conferma il giocatore marchigiano - Il Vittoria è la tappa più difficile perchè abbiamo tutto da rimettere. Anche un pareggio sarebbe preso come una sconfitta, proprio perchè si pensa che non ci sia altro risultato per noi che la vittoria. Dovremo essere bravi a porre maggiore attenzione e determinazione. Preparare la gara di Andria, ad esempio, è stato facile. Un derby in trasferta fa nascere da sè gli stimoli. Non sarà facile, ma è anche vero che non vogliamo deludere proprio adesso. Abbiamo capito che la strada intrapresa è quella giusta». di Luigi Carrieri16 febbraio 2006

«Equilibrio e serenità» 
Manni spiega la svolta. Il difensore titolare con Marino e con Papagni

Con ventuno gettoni di presenza Massimiliano Manni è il terzo giocatore più presente alle spalle di Catania (ventitre apparizioni) e Caccavale (sulla piazza d'onore con una sola lunghezza in meno, ndr). Titolare con Marino, titolare con Papagni. Protagonista, quindi, della duplice trasformazione subita dal Taranto. Quattro sconfitte consecutive (tre con Marino in panchina, ndr), l'esonero di Marino e l'avvento di Papagni, e tre successi che hanno riportato il Taranto in piena zona play-off. Manni, come è cambiato il Taranto? «Stiamo vivendo un momento positivo che ci consente di lavorare con maggiore serenità. Sono giunte tre vittorie in un momento fondamentale del campionato, proprio quando non ci era concesso più alcun errore». Cosa è successo, allora, in quelle quattro partite che sono costare la panchina a Marino? «Abbiamo attraversato un momento sfortunato. Vincendo contro il Viterbo, avremmo centrato il terzo successo consecutivo e saremmo stati ad un punto dal Melfi. Quella gara, invece, ha segnato l'inizio di un crollo verticale. Dal quale, però, ne siamo usciti con tre vittorie consecutive». Quali sono i meriti di Papagni? «Ho un ottimo rapporto con il nuovo allenatore, così come lo avevo con Marino. La sua idea di calcio è, però, diversa da quella del suo predecessore. Il reparto arretrato è bloccato, difendiamo con più uomini e corriamo meno rischi. Ma se guardiamo il rovescio della medaglia, prima creavamo di più ed eravamo maggiormente esposti al contropiede avversario. E se fossimo riusciti a sfruttare tutte le occasioni costruite, adesso la classifica sarebbe diversa». È cambiato soprattutto il lavoro dei due terzini. Prima erano l'unica risorsa delle corsie esterne, adesso ci sono due tornanti di centrocampo che hanno il compito di servire gli attaccanti e di sfruttare gli spazi creati da questi. «I terzini sono soprattutto dei difensori: devono coprire i centrali, chiudere le diagonali, contrastare i centrocampisti avversari. Prendete Panucci: adesso è considerato uno dei migliori in Italia per come riesce ad appoggiare l'azione di attacco, ma credo che le sue qualità principali emergano quando la Roma si difende. E, poi, anche con Papagni ci viene chiesto un lavoro supplettivo in fase di possesso. È logico, però, che essendoci già gli esterni di centrocampo, il nostro compito principale è quello di difendere». Il Gallipoli può essere considerato già in C1? «Credo proprio di sì. Stanno vivendo una stagione formidabile, hanno mostrato una continuità unica. Per ciò che si è visto finora, meritano la promozione diretta». E il Taranto, invece, punta al secondo posto? «Adesso stiamo bene e dobbiamo vivere alla giornata per poi tirare le somme a fine stagione. È un campionato molto equilibrato: a dicembre, per esempio, saremmo potuti essere da soli al secondo posto e dopo qualche settimana, invece, ci siamo ritrovati fuori dai play-off e con i tifosi che contestavano aspramente. Guardate il Melfi: sembrava l'unica squadra in grado di contrastare il Gallipoli e, nelle ultime quattro settimane, ha raccolto soltanto quattro punti». di Fabio Di Todaro16 febbraio 2006

Taranto, Blasi scrive ai tifosi
«L'obiettivo è la serie C1. Non roviniamo tutto»

Correttezza e senso di responsabilità. È quanto chiede Luigi Blasi, presidente del Taranto, ai tifosi rossoblù, dopo la diffida dello stadio Iacovone. Diffida scattata a seguito degli incidenti avvenuti ad Andria, domenica scorsa, alla fine del derby. Questo il testo della lettera-appello inviata dal club di via Umbria. «Proprio nel momento in cui la nostra squadra, grazie a una serie di risultati positivi, sta riguadagnando in classifica le posizioni che più ci competono, causa i disordini occorsi al termine della gara di domenica scorsa ad Andria, il Giudice Sportivo della Lega Calcio, oltre a una ammenda pesantissima, ha diffidato lo stadio "Erasmo Iacovone", che rischia la squalifica in caso di eventuali prossime intemperanze. Tutti sappiamo, da sempre, quanto sia importante l'apporto dei nostri tifosi nelle partite casalinghe. Rivolgo, a tal proposito, un caloroso appello a tutti i nostri sostenitori, sensibilizzandoli sull'argomento e chiedendo loro altresì di mantenere durante tutte le gare, casalinghe e non, un atteggiamento in linea con i regolamenti e con la tradizione sportiva della nostra città, senza cadere e rispondere ad alcun tipo di provocazione. Sin dal mio avvento alla presidenza della Taranto Sport ho inteso combattere la violenza, che non appartiene al mio modo di vivere e di pensare, a maggior ragione intendo farlo ora, ove si verificassero situazioni che potrebbero danneggiare la Società, l'immagine cittadina e il cammino della nostra squadra verso la promozione in serie C1».16 febbraio 2006

Ambrosi riprende martedì?
Papagni cerca il sostituto di Caccavale

Il Taranto ha proseguito ieri mattina la preparazione in vista della delicatissima gara casalinga contro il Vittoria. A dirigere la seduta atletica è stato Gianfranco Degli Schiavi dal momento che mister Papagni era impegnato a Coverciano col Master per ottenere il patentino di prima categoria. Il trainer rossoblù ha raggiunto Taranto ieri sera. Deflorio e Micallo hanno lavorato con il gruppo. Stesso discorso per Catania il quale ha una leggera frattura ad un polso (il dott. Petrocelli lo ha bloccato con un tutore), mentre Martinelli ha effettuato un allenamento differenziato a scopo precauzionale. Ieri Ambrosi ha continuato le analisi che hanno dato esito negativo. Il programma prevede il termine delle stesse per il fine settimana. Se anche quest'ultime dovessero dare lo stesso risultato, inizierà nuovamente a lavorare a partire da martedì prossimo. Oggi è in programma una doppia seduta. In mattinata è previsto un lavoro tecnico-tattico, mentre nel pomeriggio ci sarà la solita partitella infrasettimanale probabilmente contro la formazione Berretti. Papagni dovrà trovare il sostituto dello squalificato Caccavale. La scelta è abbastanza vasta: Martinelli, Prosperi, Larosa e Capone sono i candidati. In mezzo Mortari è ritornato disponibile. Stamane partirà per la Disciplinare il ricorso del Taranto avverso la pesante multa di 6mila euro e la diffida comminate dal giudice sportivo lunedì scorso per gli episodi avvenuti al termine del derby di Andria. Entrambe le sanzioni appaiono un tantino eccessive rispetto ai fatti denunciati nel rapporto del commissario di campo (la terna arbitrale aveva già raggiunto gli spogliatoi) per cui è auspicabile la riduzione dell'ammenda e, soprattutto, l'eliminazione della diffida sullo stadio "Iacovone" fermo restando l'obbligo della società jonica al risarcimenti dei danni subiti dallo stadio "Degli Ulivi". di Giuseppe Dimito16 febbraio 2006

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