E' tornato Ambrosi Quello lì, con i capelli lunghi e i pantaloncini corti,
è Alessandro Ambrosi. Ed è la buona notizia di un martedì già bello
di suo. E' un rientro: graduale, ma comunque un rientro. E' un giorno di
allenamento differenziato che lo riabilita dopo lo stop imposto dai
medici. Anemia sideropenica: fuori dalla terminologia, una grave carenza
di ferro che si ripercuoteva sullo stato fisico del giocatore,
condizionando la resa. Ieri l'attaccante rossoblu è tornato ad
allenarsi, effettuando un lavoro differenziato secondo un programma
concordato tra lo staff medico e il preparatore Guicciardini.
Taranto, blindare i
playoff «Il campionato è entrato nella sua fase calda. Nelle prossime dieci partite i punti serviranno come il pane. Dovremo impegnarci al massimo per acciuffarne il più possibile». Così Ivano Pastore, centrale difensivo del Taranto, allerta l'ambiente rossoblù sul futuro immediato nel girone C della C2. E continua: «L'obiettivo è disputare i playoff per cui i nostri sforzi dovranno essere tutti finalizzati a centrare l'importante traguardo. Quanti punti serviranno ancora? Francamente non lo so. Nello spogliatoio abbiamo convenuto di non parlare dell'argomento, di vivere alla giornata, domenica dopo domenica. Solo il 7 maggio avremo la situazione chiara. Per il momento dovremo concentrarci sull'avversario di turno. Domenica prossima faremo visita al Modica. Vincere in Sicilia significherebbe aggiungere altri tre importantissimi punti in classifica, trascorrere in serenità la sosta prevista per il 5 marzo, lavorare in tutta tranquillità per prepararci al doppio turno interno con Marcianise e Gallipoli». Domenica scorsa il successo sul Vittoria è stato meritato, ma non sorretto da una prestazione efficace. «Non sono completamente d'accordo. Nel primo tempo abbiamo avuto almeno cinque palle-gol per sbloccare il risultato. Se fossimo riusciti a portarci in vantaggio, la partita avrebbe mutato rotta e, chissà, forse l'avremmo potuta condurre in porto con un punteggio più rotondo. Nella ripresa il gioco non è stato eccezionale, ma la squadra ha mostrato carattere, determinazione, compattezza e voglia di vincere. Il nostro merito è stato quello di averci creduto fino in fondo. Il gol di Domenico ci ha premiati». Nei primi 45' un'occasione importante è capitata sul suo sinistro. «Sono arrivato sbilanciato. Ho avuto fretta di tirare. Invece avrei dovuto attendere che la palla si abbassasse un po'». Cosa è cambiato nel Taranto con l'arrivo di Papagni. «Abbiamo ritrovato l'agonismo che ci aveva contraddistinto nella prima parte del campionato e che avevamo purtroppo smarrito». Dando uno sguardo alla classifica, escludendo il Gallipoli, quali squadre lotteranno, a suo parere, per disputare i playoff? «Oltre il Taranto naturalmente, ci sono nell'ordine Melfi, Cisco Roma, Rende, Pro Vasto, Giugliano e Marcianise. Nel fazzoletto di soli nove punti c'è un bel gruppetto. Per questo dico che, d'ora, bisognerà puntare a fare quanti più punti è possibile. A cominciare proprio dal difficile impegno di Modica». di Giuseppe Dimito
Ha ripreso
Ambrosi Alessandro Ambrosi ha ripreso a lavorare dopo due settimane di stop forzato (bloccato da una fastidiosa anemia sideropenica). È questa la notizia del primo giorno di allenamenti della settimana. Il centravanti di Fiuggi, che in mattinata ha ripetuto gli esami del sangue, è tornato a indossare tuta e scarpini e ha lavorato seguendo la personale tabella di recupero. Il suo rientro è previsto per la prossima gara casalinga del dodici marzo contro il Marcianise (il cinque marzo il campionato di C2 osserverà un turno di riposo, ndr), anche se, al termine della seduta di ieri pomeriggio, l'attaccante ha mostrato la volontà di far parte della lista dei convocati per la lunga trasferta di Modica. Hanno girato a parte anche Di Domenico (botta al ginocchio), De Liguori (affaticamento), Deflorio (caviglia malconcia) e Micallo (febbricitante). I primi due, in serata, si sono sottoposti a fisioterapia per smaltire le scorie della gara contro il Vittoria. Tutti e quattro, comunque, dovrebbero essere disponibili per la doppia seduta odierna. Nessun problema, invece, per Manoni, uscito anzitempo domenica per una contusione al quadricipite. Contro la compagine guidata da Rigoli tornerà disponibile anche Caccavale (ha scontato il turno di squalifica). Varia il programma di allenamenti settimanale: la squadra partirà alla volta della Sicilia venerdì a mezzogiorno, dopo aver sostenuto una leggera sgambatura sul prato dello "Iacovone". Da stasera, intanto, saranno in vendita i 250 tagliandi messi a disposizione dei tifosi rossoblù e reperibili al Bar Cubana, al Bar Essential e alla tabaccheria Policicchio. di Fabio Di Todaro
Il programma e i risultati Il calcio ha anche una sezione dedicata al caso. Una
parte che non si allena e funziona in base al senso di marcia della
sorte. Ma, anche, un premio da meritare. Perché non sono solo un dono
del caso quattro vittorie consecutive, non sono esclusivamente un bacio
della sorte quattro partite vinte di misura, non sono una banale
coincidenza tre gare senza subire. C'è un'evoluzione invisibile nel
Taranto che ha avviato la scalata. Ci sono messaggi di solidità che
resistono anche alle brutture di una partita scomposta, che superano
l'ostruzionismo. C'è una squadra che coglie il momento anche quando non
se l'aspetta, che individua la fessura nella diga dopo averci vagato
alla ricerca e aver perso quasi definitivamente la speranza. Vince
all'ultimo minuto può essere una dote: se il risultato è accompagnato
da meriti, se dentro la partita ci sono motivazioni ragionevoli. Per il
Taranto, quindi, è una dote. Ma l'ossessione è migliorare. E, allora,
lo spunto viene dal correggibile secondo tempo: otturato per
l'organizzazione degli altri (il Vittoria è stato difensivista senza
vergogna), ma anche per uno sviluppo eccessivamente piatto della
manovra.
La vittoria imperfetta Forse è il caso di tornare su Taranto-Vittoria, facendo finta che il gol di Di Domenico non ci sia stato. Lasciandolo idealmente fuori dalla partita e lontano da ogni ragionamento. Perché quel gol, giunto al culmine della fatica, ha finito col deviare molti discorsi sul Taranto che stava pareggiando in casa con l'ultima in classifica. Ha sospeso qualche riflessione e cancellato numerosi appunti. Ha, cioè, tolto riferimenti sicuri (la mancata vittoria, l'assenza del gol, la pressione sterile) ai resoconti di giornata, facendo aderire molti commentatori (compreso chi scrive) ad una concezione provvidenziale del calcio: l'attimo perfetto, il vento a favore, il colpo di fortuna. A caldo, ci può stare. A freddo, non è né utile, né conveniente. Perché non ci sono vittorie per diritto divino. Ci possono essere solo vittorie per diritto di calcio giocato. E quella del Taranto, domenica scorsa, ha rischiato seriamente di non arrivare anche per una questione di calcio giocato. La domanda, ora, è questa: senza il gol di Di Domenico, quale sarebbe stato il giudizio sulla partita del Taranto? Per rispondere occorre rileggere analiticamente il confronto. Distinguendo, intanto, tra un primo tempo apparentemente pieno e una ripresa oggettivamente vuota. Nella frazione iniziale il Taranto, sostenuto da combinazioni che hanno esaltato la sensibilità dei singoli più ispirati, ha prodotto calcio a spruzzate fascinose. Sfiorando il gol in almeno quattro circostanze. Senza, però, riuscire a conferire unità di trama e di intreccio alla manovra. Vedendola spesso «slabbrarsi» a ridosso della diga mobile innalzata dal Vittoria davanti alla propria area. Il continuo ricorso al lancio lungo non era solo una necessità: segnalava anche un disagio. Disagio che è diventato più vasto e più diffuso nella ripresa, la porzione di partita che il Taranto ha patito maggiormente. Non avendo né la forza per cambiare passo, né le idee per pensare ad un'altra strategia. Taranto-Vittoria ha, infatti, proposto un tema tattico che potrebbe diventare ricorrente, specie in casa, ponendo una serie di interrogativi. Come si attacca una squadra massicciamente concentrata sulla necessità di non prendere gol? Come si aggira una difesa sempre schierata? Come si crea lo spazio laddove lo spazio sembra tutto occupato? Quesiti ai quali il Taranto non ha saputo rispondere con prontezza, impelagandosi in una partita arida e chiusa. Una partita in cui i limiti occasionali dell'impianto (col 4-4-2 e contro squadre che si difendono non è facile costruire gioco, perché si formano pochi triangoli, vista anche la disposizione appiattita del centrocampo) e le difficoltà di manovra (poco spazio per visualizzarla) stavano per fondersi, soffocando sul nascere ogni tentativo. Il gol di Di Domenico alla fine ha dato un senso a tutto: alla sofferenza e agli sforzi, agli affanni e all'attesa. Rilanciando pesantemente la candidatura del Taranto nella ridisegnata zona playoff. Ma quel gol, pur premiando l'ostinazione con la quale è stato cercato, valorizza una partita imperfetta. Una partita dalla quale il Taranto ha rischiato di ricavare un mortificante pareggio (per l'impegno profuso) e, forse, una salutare lezione (per una prova incompiuta). di Lorenzo D'Alò
«Vince la semplicità» Il giorno dopo Aldo Papagni rifiata. Come sempre. Eppure
non si disconnette, rimanendo in collegamento ideale con il Taranto.
Riposo attivo. Appena turbato dalle domande. Non proprio un'intervista.
Una richiesta di allegre spiegazioni. Un parere sulla chiave della
svolta. Quattro partite consecutive non si vincono per caso. Ottenere la
quinta vuol dire fare qualcosa che nessuno ha ancora fatto in questo
campionato.
Deflorio sempre più
leader Non segna da tre giornate ma, nel frattempo, il Taranto ha ottenuto tre vittorie ed è tornato in terza posizione. Chi non lo vede giocare potrebbe pensare ad un fisiologico calo di condizione, ma la realtà è ben diversa. Andrea Deflorio è sempre il leader di una squadra che adesso, però, ha imparato a vincere soffrendo e segnando anche con altri giocatori. Il suo ruolo, quindi, non cambia. Trascinatore in campo e fuori, elemento di maggiore qualità all'interno del rettangolo di gioco. Uomo di estrema esperienza per giunta, capace, quindi, di inquadrare il momento del Taranto e di scattarne un'istantanea quanto mai limpida. «Abbiamo ritrovato il carattere e l'umiltà di inizio stagione. Credo che sia questo il merito principale di questa squadra e la spiegazione più plausibile del periodo positivo. Dobbiamo continuare così, senza guardare ossessivamente la classifica e lavorando esclusivamente in ottica della partita successiva». Quattro successi in altrettante giornate. Quello contro il Vittoria è storia recente. Ma non tragga in inganno la differenza in classifica tra le due formazioni. Il Taranto ha dovuto attendere il quarto minuto di recupero prima di sbloccare il risultato e di poter festeggiare con un urlo liberatorio l'undicesimo successo stagionale. «Per ciò che si è visto in campo, - prosegue il bomber di Noicattaro -, la squadra di Lombardi non merita l'ultima posizione. Ci sono giocatori importanti, con un passato in categorie superiori che potranno essere fondamentali per il prosieguo del loro campionato. Nel primo tempo abbiamo avuto quattro nitide occasioni per sbloccare il risultato, ma non ci siamo riusciti per sfortuna e mancanza di lucidità. Nella ripresa, invece, abbiamo trovato un avversario arroccato nella sua metà campo e che cercava di pungerci con delle veloci ripartenze. In queste condizioni abbiamo trovato difficoltà a sviluppare la manovra, ma ci abbiamo sempre creduto. E, alla fine, abbiamo esultato per la quarta vittoria consecutiva». E tra le quattro palle gol collezionate nei primi quarantacinque minuti, c'è da annoverare una splendida girata al volo del capitano rossoblù, terminata fuori di un soffio. Un gesto tecnico che non appartiene a questi palcoscenici e che Deflorio ha messo a disposizione del incredulo pubblico dello Iacovone. «Ho tirato a botta sicura, senza guardare la porta dal momento che ero abbastanza defilato. Mi sono coordinato molto bene, ma purtroppo non sono riuscito a regalare la gioia del gol ai nostri sostenitori». Che hanno gradito ugualmente, però, dispensandogli applausi a scena aperta per qualche minuto. «È vero, ma voglio sentirmi protagonista di questo splendido momento insieme a tutti i miei compagni. I meriti sono di tutti. Dopo quel periodaccio che ci aveva estromesso dalle prime cinque posizioni, abbiamo capito che occorreva dare una svolta. Il gruppo è coeso. C'è voglia di centrare l'obiettivo prefissato ad inizio stagione». Perle di saggezza. di Fabio Di Todaro
Oggi la ripresa Il Taranto riprende nel pomeriggio la preparazione in vista della trasferta di Modica. La formazione siciliana naviga ai margini della zona playout (vanta un solo punto di vantaggio sul duo Nocerina-Rieti che sosta sul quint'ultimo gradino della classifica). Fortunatamente l'infermeria dovrebbe svuotarsi. Ambrosi sta meglio e dovrebbe riprendere ad allenarsi sia pure cautamente. Da verificare solo le condizioni della caviglia di Deflorio, al solito, oggetto di "attenzione" da parte degli avversari. Ritornerà disponibile il difensore Caccavale che ha scontato il suo turno di squalifica. Il centrale partenopeo dovrà fare molta attenzione ai cartellini gialli, visto che ora ne basteranno tre per far scattare il turno di stop. Il giudice sportivo non squalificherà alcun rossoblù, dal momento che l'arbitro Lupo di Matera non ha ammonito i diffidati. Il programma settimanale subirà qualche piccola variazione nella parte finale. Infatti la partenza per la Sicilia avverrà venerdì pomeriggio dopo l'allenamento ed il pranzo. Il viaggio è lungo: meglio giungere a destinazione con una giornata d'anticipo. L'obiettivo è naturalmente continuare la striscia di risultati positivi per restare aggrappati alla zona nobile della classifica. di Giuseppe Dimito
Di Domenico, lo
scassinatore L'ultimo respiro è un boato. E' una girata di Fabio Di
Domenico prima dei titoli di coda, un sinistro sporcato al culmine di
una partita impura. Una traiettoria deviata da un difensore avversario e
dal destino amico, un assist di De Liguori e della tenacia. Quattro
minuti dopo il novantesimo, oltre una gara viziata da un difetto di
interpretazione, eppure ancora dentro una sfida spezzettata, aritmica,
opacizzata dalla remissione del Vittoria e dagli occasionali impacci del
Taranto. Vince chi ha lo spunto. Chi, quantomeno, ci prova. Vince il
Taranto (per la quarta volta consecutiva) anche senza abbagliare. Vince
una partita spaccata: divisa in un tempo di meriti (anche grossi)
inevasi e un altro di ricerca svogliata di spazi. Una partita mai
completamente in possesso dei rossoblu, ma mai in reale discussione. C'è
più Taranto, comunque: quando trova sbocchi per la manovra e quando
trova il campo otturato, quando tenta il colpo e quando sembra incapace
di trovarlo. Meglio: c'è semplicemente meno Vittoria. Avversario che
rinuncia a tutto: che gioca (o, forse, non gioca) per un punto e non ha
vergogna a dichiararlo. Tenendo la difesa alta e il centrocampo basso,
difendendo di fatto con una doppia barriera e con mai meno di otto
uomini sotto la linea della palla. Che ripudia quasi scientificamente la
fase offensiva, non osando, non avendo la forza (per leggerezza propria)
e la possibilità (per le puntuali chiusure dei centrali rossoblu) di
incidere. La contabilità morale dice che la vittoria non è scabrosa,
il campo stava restituendo un pareggio assai simile ad una
autoevirazione, soprattutto per una ripresa impersonale, di giocate
banalizzate e di qualche discutibile eccesso di confidenza. Capace anche
di spazzare un primo tempo di buone occasioni e appuntamenti falliti.
Taranto, l'attimo
perfetto Novantacinque minuti per rimuovere il contorsionismo tattico degli avversari. Uno per uscire dal labirinto. È il 96' e la partita sbagliata del Taranto sta per diventare perfetta. Nessuno, ormai, crede che possa accadere. Troppa fatica a rallentare. Troppi affanni ad intralciare. Troppe imperfezioni ad appesantire. Ma sta per succedere. Ed avviene. Errore in disimpegno del siciliano Scrozzo. Palla a De Liguori. Tocco per Di Domenico, dentro l'area. Controllo e tiro in girata, col piede sinistro. Traiettoria corretta da un difensore. Portiere scavalcato. Gol. Nella sequenza c'è tutto: la benevolenza del caso, la caparbietà di chi ne trae giovamento, lo spaesamento di chi ne incassa il danno. Danno irreparabile a quel punto. Perché la partita è già nei minuti di recupero. Non c'è più tempo per pensarne un'altra. Il gol di Di Domenico pone fine ad un lungo e inutile assedio. Visibilmente lungo. E oggettivamente inutile. Sino all'attimo che spacca l'equilibrio, mandando in frantumi il pareggio. Quando si vince così, in fondo ad una partita complessa, significa che c'è vento alle spalle. Vento a favore. E soffia forte, anche quando smette di soffiare: nei momenti di bonaccia, di calma piatta. Anche in assenza totale di vento, c'è questo soffio misterioso a spingere, a sostenere, a trascinare. È lo sbuffo d'aria che da quattro partite tiene in alto il Taranto. Lo ha rimesso in volo, gli ha ridato fiato, consentendogli di mettere insieme, una sopra l'altra, una dietro l'altra, quattro vittorie. L'ultima vale il terzo posto, in compagnia di Cisco Roma e Rende (40). Il Gallipoli (53) è lontano, ma il Melfi (41) è lì. Il gol di Di Domenico è al culmine dello sforzo. Prima c'è la partita. Ce n'è tanta. Ci sono i tentativi assortiti di governarla, di darle un senso. Ci sono le giocate e le occasioni della frazione iniziale, quella che il Taranto attraversa con spavalderia ideale, lasciando però qualcosa d'intentato (non solo il gol). Frazione in cui il Taranto assomiglia ad un rubinetto che gocciola di continuo. Bagna la partita, ma non l'allaga. E poi c'è la ripresa, la porzione più confusa e sofferente. Un piccolo abisso che divora ogni miserabile trama. Col disagio che si fa più diffuso. E il Vittoria che, ostinatamente, continua a fare quello che farebbe ogni squadra ultima in classifica: difendersi. Ammassando unità mobili dietro la linea della palla. Innalzando steccati. Perdendo tempo. Segmentando l'azione avversaria. Impegnandosi in una prolungata, sfinente, astiosa opera di opacizzazione. Primo tempo di una bellezza svampita. Il Taranto (4-4-2) vorrebbe essere quello che è ormai diventato: vivo e tagliente, spietato e giudizioso. Ma mostra solo una diligenza di facciata. Il Vittoria (4-4-1-1) è puro contenimento (spazi da suturare, accorciando le linee e stringendo gli uomini). Non è altro. Non vuole essere altro. Tocca al Taranto fare la partita, innervandola di sé. Deflorio rischia al primo dribbling. Quando si rialza, tutto lo stadio tira un sospiro di sollievo. Il Taranto avanza, ma non c'è coralità nello sviluppo della manovra offensiva. Ci sono lampi, spasimi, spunti, sussulti. E naturalmente occasioni, almeno quattro. Quella di Manoni: tiro secco, sull'appoggio all'indietro di Deflorio (6'). Quella di Di Domenico: colpo di testa impreciso sul cross sublime di Deflorio (8'). Quella di Pastore: conclusione alta sulla respinta del portiere (17'). Quella di Deflorio: girata acrobatica sul corner di Catania (31'). Niente gol, purtroppo. Si spera nella ripresa, che però il Taranto comincia, arrotolandosi su se stesso. E continua, trivellando il vuoto. Una squadra in evidente crisi d'ispirazione, che rende meno caotica la resistenza del Vittoria. Manoni si fa male (entra Larosa). De Liguori banalizza un pregevole taglio di Deflorio, tirando addosso al portiere (18'). Il Taranto spinge, ma non c'è convinzione, non c'è dialogo, non ci sono geometrie. Papagni intercetta il disagio e muove gli uomini della panchina. Prima Mignogna (fuori Catania). Poi Deleonardis (fuori Martinelli). Il Vittoria è ormai 4-5-1 (attacco sulle spalle del vecchio Pisano). Il Taranto subisce repentine mutazioni: da 4-4-2 a 3-4-3, transitando per il 3-5-2. Spostamenti e aggiustamenti che non sembrano preludere a nulla. Ma la partita ha ancora in serbo l'attimo fecondo. Quello che stava annidato nelle viscere del confronto. Nella sua cavità più oscura. A scovarlo, riportandolo alla luce, ci pensa Di Domenico. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò GORI 6 - Partita da
"senza voto", vista l'inoperosità. Ma ci sono uscite sicure e
prese tranquille a giustificare la sufficienza.
Sospiro di sollievo Il bello del calcio è che un minuto può nascondere il
frutto di una partita. Il gol di Di Domenico orienta i giudizi,
trasforma le valutazione del dopo-partita e finisce per cancellare un
intero pomeriggio di stenti. Le sofferenze evaporano e il presidente
Gigi Blasi può salutare con un successo il suo ritorno sulle tribune
dello Iacovone. «Quanta sofferenza, però. -
dice il massimo dirigente rossoblu -
Sinceramente non pensavo più di vincere questa partita. Vedevo il
Taranto che attaccava e il Vittoria che si difendeva con tutti i suoi
effettivi. Mi sarebbe dispiaciuto con portare a casa i tre punti anche
perchè i biancorossi non hanno fatto un tiro in porta».
Taranto, il sogno
continua Volti sofferenti ma soddisfatti nello spogliatoio del Taranto al termine della gara vinta al quarto minuto di recupero contro il Vittoria. La partita, dominata sotto l'aspetto del possesso palla ma che ha visto i rossoblù incapaci di scardinare la linea Maginot eretta dalla compagine siciliana, è stata decisa da un tiro di Di Domenico deviato da un difensore avversario proprio quando la convinzione del pareggio aveva assalito anche il più fiducioso dei tifosi. «Una prestazione di elevato spessore caratteriale che certifica definitivamente il valore di questa squadra». Definisce così il successo Ivano Pastore, vicecapitano e protagonista di una ghiotta occasione da rete nei primi quarantacinque minuti. «Sono stato troppo superficiale, ero convinto di segnare e, invece, ho sbagliato il gol più facile. Ma l'importante è aver centrato la quarta vittoria consecutiva. Due mesi fa abbiamo perso una gara molto simile contro il Viterbo. Adesso ci prepariamo per la trasferta di Modica, poi la sosta servirà per ricaricare le batterie in vista del rush finale». Fabio Di Domenico è il protagonista di giornata. La sua quinta rete stagionale è servita per togliere le castagne del fuoco in una gara ormai incanalata vero il risultato di parità. «Il tiro era potente, la palla è stata deviata ed ha ingannato il portiere avversario. Ci è andata bene, abbiamo rischiato di perdere due punti importantissimi». Lottatore in mezzo al campo, abile analista della partita fuori. Ancora una prestazione al di sopra della sufficienza per Manolo Manoni, diga del reparto centrale. «Nella prima frazione abbiamo avuto diverse occasioni per sbloccare il risultato, ma siamo stati sfortunati. Nella ripresa, siamo calati a causa dell'atteggiamento eccessivamente difensivista del Vittoria e di un terreno di gioco gibboso e irregolare che non ci ha consentito di esprimerci al meglio. Ci abbiamo creduto fino alla fine e siamo stati premiati anche da una fortunosa deviazione». Tre partite da titolare in altrettante giornate e nessuna rete subita. Ghigo Gori, adesso, è il numero uno del Taranto. «Non abbiamo concesso nulla in tutta la partita e nel primo tempo abbiamo sciupato quattro-cinque occasioni. Il risultato, però, credo sia meritato. Domenica prossima andremo a Modica con la convinzione di poter portare a casa un altro risultato positivo. La classifica? Non ci pensiamo. A giugno tireremo le somme». di Fabio Di Todaro «Se con l'ultima in classifica abbiamo avuto qualche difficoltà a passare, la nostra intelligenza dice che bisogna fare di più». Mister Papagni non è entusiasta del modo in cui sono arrivati i tre punti col Vittoria e lo dichiara negli spogliatoi dello stadio Iacovone. Le sue riflessioni, dopo la gara, sono una disamina lucida, razionale e spietata, degli "affanni" (l'allenatore del Taranto li chiama così) rossoblù: novantacinque minuti passati a cercare la cruna dell'ago che cucisse, sul petto di Deflorio e compagni, il quarto successo consecutivo. Il sarto, questa volta, è stato Fabio Di Domenico. «Certamente nel primo tempo qualche giocata convincente alimentava i nostri meriti. Nel secondo tempo - ha spiegato Papagni - gli avversari si sono chiusi completamente. Senza gli spazi per manovrare siamo andati in affanno. Queste partite possono prendere anche una piega diversa, finendo con una sconfitta. Insomma, puoi rischiare di perdere. Tutto». L'allenatore rievoca, con abilità dialettica, gli spettri della rovinosa caduta casalinga alla vigilia di Natale. All'epoca, sulla panchina del Taranto, sedeva Raimondo Marino. All'epoca, il dai e dai davanti alla porta del Viterbo fu certamente più insistito, ossessivo, quasi esasperante. Nulla a che vedere con le quattro occasioni maturate ieri nei primi 45 minuti e con un secondo tempo di inutili piroette davanti alle barricate avversarie. Però con il Viterbo fu sconfitta, amara, disperante. Con il Vittoria, no. E in questo sta la differenza che porta il Taranto a un punto dal secondo posto. La differenza che fa di Papagni un uomo capace di attribuirsi meriti (indubbiamente ci sono) senza arrogarsi nulla. Per piazzare, poi, la botta che stende: «Rischiavamo anche di perdere, ma i giocatori hanno fatto tesoro delle precedenti esperienze. Il 3-4-3? Sì, un paio di uomini non erano al posto giusto. Come dite voi giornalisti? Difetto di comunicazione. Non ci siamo compresi, ma poi tutto si è risolto. Ho ragione a dire dire che, con i ragazzi, dobbiamo conoscerci meglio? Anche per questo occorre lavorare di più. E non smettere di ragionare soprattutto quando si tratta di venire a capo di situazioni difficili». Il presidente Blasi, non è una novità, fa appello a Dio: «Grazie al Signore ce l'abbiamo fatta. Il pareggio sarebbe stato ingiusto: il Vittoria non ha mai tirato in porta. Il successo appartiene a tutta la squadra e ci dà la carica. Andiamo avanti così, mantenendo questo spirito di sacrificio. Il secondo posto è alla nostra portata». Blasi predilige il sentimento alla ragione per spiegare l'inspiegabile: novantacinque minuti di "sbattimento" o quasi e un gol, un solo gol, pescato dal cilindro dell'ineffabile, dell'indicibile, dell'irrazionale, se volete, o del ragionevolissimo visto che quando è "l'anno buono" la ruota gira anche quando sembra doversi fermare. A proposito di passione, il presidente del Taranto ha rinnovato l'appello ai tifosi: «Gli episodi negativi, le violenze, cancellano l'immagine della società e della squadra, che abbiamo costruito a vantaggio della città. Volere il bene del Taranto significa bandire ogni violenza, i tifosi lo sanno. Rischiare penalizzazioni è dannoso anche pensando a eventuali ripescaggi». Le situazioni difficili, malgrado la striscia positiva, continueranno. Per esempio domenica prossima a Modica. Per questo Papagni fa appello al ragionamento. Per questo Blasi sgrana rosari e getta gli occhi al cielo. Per questo il direttore generale Galigani fa autocritica, parla di «voglia di vincere» sì, ma denuncia «una qualità del gioco meno brillante» e ammonisce: «A Modica puntiamo al risultato positivo. Come dicono i tifosi? Non mollare mai». di Fulvio Colucci
Il secondo posto nel
mirino Battere il Vittoria per raggiungere quota 40 in classifica (il Taranto resterebbe al fianco della Cisco Roma che ieri ha battuto il Giugliano) e per restituire fiducia all'ambiente, che non ha ancora metabolizzato del tutto le quattro sconfitte di fila. Sono questi gli obiettivi che, nel pomeriggio, Deflorio e soci dovranno puntare a raggiungere. Per centrarli bisogna affidarsi alle "armi" di sempre: cuore, determinazione, concentrazione ed umiltà. La partita - lo abbiamo scritto per tutta la settimana - non è assolutamente facile. Il Vittoria, attualmente, vale quanto meno il Marcianise se non proprio la Pro Vasto, che è settima in graduatoria a tre punti dagli jonici. Si parla di una formazione agile, molto brava a chiudere sugli esterni i varchi che conducono alla propria porta, dotata di una buona interdizione, ma anche abile a far ripartire l'azione spesso finalizzata a liberare il poderoso Sanguinetti e l'imprevedibile Mangiapane per la conclusione finale. Papagni ha catechizzato a dovere i suoi sin dalla scorsa settimana. La formazione dovrebbe subire soltanto una variazione: Martinelli al posto dello squalificato Caccavale. Per il resto spazio agli uomini che hanno sconfitto a domicilio l'Andria: Gori in porta; Micallo, Martinelli, Pastore, Manni in difesa; Catania, Manoni, Mancini, De Liguori in mezzo; Di Domenico, Deflorio in avanti. Se, come tutti i tifosi si augurano, i rossoblù dovessero battere i siciliani, allora bisognerà attendere i risultati di Melfi (impegnato a Latina) e Rende (giocherà a Marcianise): in caso di sconfitta dei lucani e, massimo, di un pari dei calabresi, iI Taranto sarebbe secondo. Ai tifosi va ricordato che lo "Iacovone" è in diffida: basta poco per far scattare la squalifica. Arbitra Lupo di Matera. Ritorna allo "Iacovone" dopo poco più di due mesi (gara con il Rende). di Giuseppe Dimito
Le statistiche di Franco Valdevies Fra Taranto e Vittoria c'è un solo precedente che risale alla gara d'andata; il 9 ottobre scorso in Sicilia un pari senza gol, con i rossoblù guidati da Raimondo Marino in campo con questo schieramento: Gentili, Micallo, Caccavale, Pastore, Manni, Mortari, Bevo, De Liguori (85' Bruno), Campanile (77' Deleonardis), Catania (65' Di Domenico), Deflorio. Il Vittoria sarà dunque la 228ª squadra che il Taranto affronterà in casa in un confronto di campionato. Quest'anno allo «Iacovone» abbiamo già incontrato per la prima volta il Modica ottenendo un «rotondo» 4-1, mentre nelle prossime settimane verranno per la prima volta a far visita ai rossoblù il Marcianise (il 12 marzo) ed il Gallipoli (il 19 marzo). Nei confronti casalinghi è il Lecce la squadra più volte affrontata: 33 i precedenti con un bilancio di 12 vittorie, 18 pareggi e 3 sconfitte, mentre è il Cosenza la squadra più volte battuta con 18 successi in 24 sfide (più 3 pari e 3 sconfitte). Il Taranto insegue il quarto successo consecutivo dopo quelli raccolti contro l'Igea (2-1 fuori casa), il Giugliano (1-0 in casa) e l'Andria (1-0 in trasferta); il poker di vittorie manca ai rossoblù dal campionato di serie C1 2002-03, quando tra la 24ª e la 29ª giornata i successi furono addirittura cinque: 16 febbraio Taranto-Lanciano 3-2 (le reti: al 36' e al 59' Triuzzi, al 63' e al 64' Nassi per gli abruzzesi, all' 88' Passiatore), 2 marzo Paternò-Taranto 1-2 (al 13' Passiatore, al 50' Esposito, al 58' su rigore Pagana), 9 marzo Taranto-Crotone 2-0 (doppietta di Cappioli a segno al 45' e al 76'), 16 marzo L'Aquila-Taranto rinviata per neve e recuperata il 2 aprile successivo, 23 marzo Taranto-Giulianova 1-0 (rete di Filippi al 9'), 30 marzo Vis Pesaro-Taranto 1-2 (doppietta all'11' e al 74' Passiatore, all' 88' su rigore Borneo). La formazione ionica non prende gol da 251 minuti (da Igea-Taranto 1-2 rete di Palma al 19'); i rossoblù in questo torneo hanno fatto anche meglio con 333 minuti d'imbattibilità tra la 14ª e la 17ª giornata, ovvero dalla rete di Morante al 29' minuto di Pro Vasto-Taranto 2-2, fino al gol di Bordacconi segnato al 92' di Taranto-Viterbo 0-1. Nel corso del campionato già in cinque occasioni la porta rossoblù è rimasta inviolata per due gare di fila, ora contro il Vittoria «Ghigo» Gori tenta di restare imbattuto per tre turni consecutivi (questo non accade dal marzo-aprile 2005: Taranto-Rosetana 2-0, Potenza-Taranto 0-1 e Taranto-Igea Virtus 1-0).
Taranto multiforme L'idea si va perfezionando. Ma le prime tracce si sono
già viste: Aldo Papagni ha in mente un Taranto pirandelliano. Una,
nessuna, centomila forme: le alternative che servono per bastarsi, il
cambiarsi con semplici spostamenti. Nessun riferimento, nessuna idea
fissa: il Taranto si adatta, si plasma volta dopo volta. Gioca per
imporsi e, contemporaneamente, disinnescare il meccanismo dei
dirimpettai, gioca conoscendo le caratteristiche degli altri e le
contromosse abituali. Gioca, soprattutto, per i singoli e diventando,
così, squadra: un sistema per valorizzare meglio tutti e rendere tutti
un corpo solo.
Lo "Iacovone" resta diffidato Il ricorso è stato respinto. Così, al Taranto, resta
tutto quello che il Giudice Sportivo aveva deciso: seimila euro di
ammenda, campo diffidato. E' sempre il conto (salato) della trasferta di
Andria, del derby vinto in campo e perso di mano a partita finita,
quando le due tifoserie si sono stuzzicate senza conseguenze fisiche per
le persone, ma con danni alla struttura andriese e quattro arresti
eseguiti nei giorni successivi.
Vittoria rifatto adesso
fa paura Undici acquisti, sei cessioni ed un nuovo allenatore. Non si può certamente dire che il Vittoria non le stia tentando tutte pur di non retrocedere tra i Dilettanti. Gli ultimi risultati suonano come un monito per le altre squadre invischiate nei bassi fondi. Sei punti nelle ultime tre gare, frutto di due vittorie casalinghe (contro Melfi e Marcianise) e di una sconfitta giunta a cinque minuti dal termine sul campo della Vigor Lamezia. L'inversione di rotta, - nelle prime venti giornate i siciliani avevano conquistato appena nove punti -, è giunta dopo la sessione invernale del calciomercato. Chi ha deluso le aspettative è andato via (Marcuz, Venturi, Marzullo, Fortunato), mentre sono arrivati giovani interessanti (Colurcio, Piervincenzi, Picci, Chiaramonte) ed elementi di sicura affidabilità, tra cui il bomber Giovanni Pisano, il trequartista Mangiapane e i difensori Chiavaro, Di Nicolantonio e Occhipinti. La sconfitta casalinga contro la Nocerina, poi, è costata il posto al tecnico Gentilini. Al suo posto Piero Lombardi, secondo dell'ex allenatore e promosso nonostante non sia ancora in possesso del patentino di seconda categoria (ha ricevuto una delega dalla Lega di serie C fino a marzo, ndr). Lo scarso rendimento ottenuto nel girone di andata è da attribuire soprattutto all'assenza di un attaccante in grado di finalizzare la manovra. La squalifica di un anno per doping comminata a Michele Sergi, infatti, ha privato la società del presidente Longobardo dell'unico centravanti presente nell'organico. MODULO - Lombardi, da tre turni sulla panchina del Vittoria, ha finora utilizzato uno schieramento con una punta e Mangiapane alle spalle. Contro Melfi e Marcianise il terminale offensivo è stato Sanguinetti (prelevato a gennaio dalla Sanremese, ndr), decisivo con una doppietta contro i campani. Domani, però, Pisano rientrerà da una squalifica di due turni e difficilmente Lombardi si priverà dell'esperienza e del fiuto del gol dell'ex centravanti di Salernitana e Genoa. Vista l'abbondanza di uomini e la difficoltà della gara, il tecnico siciliano potrebbe optare per un più coperto 4-4-2, concedendo un turno di riposo a Mangiapane. Dinanzi a Polessi, pertanto, la linea difensiva sarà composta da Misiti, Chiavaro, Occhipinti e Lizzori. Martelli, Di Nicolantonio, Scrozzo, Piervincenzi comporranno il pacchetto centrale, con Pisano ed il confermatissimo Sanguinetti che avranno il compito di perforare la difesa rossoblu. di Fabio Di Todaro
"Iacovone",
ricorso respinto La Disciplinare ha respinto il ricorso del Taranto in merito alla salatissima multa (6mila euro) ed alla diffida allo "Iacovone" comminati dal giudice sportivo lunedì scorso per i fatti avvenuti al termine di Andria-Taranto. Le motivazioni parlano di presenza di "recidività" nei precedenti dei tifosi jonici (gravi fatti avvenuti in Taranto-Cavese del 17 ottobre 2004). La Disciplinare sostiene che, per prassi consolidata, la stessa "recidività"» si cancella dopo due anni. Restano, tuttavia, in piedi la evidente sporporzione fra quanto è accaduto nel dopo-partita con le due durissime sanzioni e la circostanza, non di poca importanza, che la Taranto Sport non era in carica nella gara contro gli aquilotti partenopei. Il club rossoblù non si è perso d'animo per cui in giornata partirà il ricorso alla Caf che dovrebbe essere discusso nella prossima settimana. Intanto la squadra ha proseguito in tutta normalità la preparazione in vista della delicatissima gara di domani contro il Vittoria. Era assente soltanto Caccavale per motivi strettamente familiari. Non si sono allenati Ambrosi (dovrebbe riprendere martedì prossimo) e Passiatore (ha saltato anche la partitella del giovedì). La formazione dovrebbe quella evidenziata ieri l'altro al termine della partitella contro i babies rossoblù: Gori; Micallo, Martinelli, Pastore, Manni, Catania, Mancini, Manoni, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. La squadra ospite è in piena forma. I tredici nuovi arrivi giunti in Sicilia con il mercato di gennaio hanno completamente mutato il volto della squadra. Gran merito della rinascita è dovuta anche a mister Lombardo che si è seduto sulla panchina sicula da tre settimane. Dopo aver perso a Lamezia a sei minuti dalla fine, ha battuto Melfi e Marcianise, due formazioni d'alta classifica. Verrà a Taranto, pertanto, per continuare la striscia dei risultati positivi. Serve, pertanto, una grossa prova di Deflorio e compagni per fare poker in fatto di vittorie consecutive e per sperare di risalire la china della classifica. di Giuseppe Dimito «Della Valle mi
propose una combine» Nuove pesanti accuse di Luciano Gaucci al mondo del
calcio. L'ex patron del Perugia, latitante per la procura di Perugia che
indaga sul fallimento del club umbro, questa volta ha cambiato obiettivo
e attacca Diego Della Valle, il proprietario della Fiorentina.
Martinelli ci sarà Forse sarà veramente per un'esigenza preventiva e
cautelativa. Il 4-5-1 espresso nelle due frazioni del test contro gli
“Allievi” non deve suscitare analisi più profonde. Il volto messo
in mostra nell'allenamento di ieri pomeriggio, per ora, è da
annoverarsi nelle prove tecniche; magari per un futuro differente
atteggiamento tattico. Papagni è stato molto chiaro: occorre provare
ogni soluzione e non eccedere in improvvisazione nel momento del
bisogno: vale a dire quando gli attaccanti attualmente diffidati,
dovessero incorrere in un nuovo “giallo”.
«Il Vittoria è
cambiato» «Ho visto la squadra leggermente affaticata, ma c'è la giusta determinazione per far bene anche contro il Vittoria». I tre successi consecutivi, e la zona play-off nuovamente a portata di mano, hanno restituito serenità al Taranto che si prepara ad affrontare la sfida contro l'ultima della classe. Fanalino di coda, ma non per questo avversario da sottovalutare. E Papagni sceglie di mettere subito in guardia i suoi ragazzi. «Lo dissi già giovedì scorso e voglio ripeterlo: domenica ci attende la gara più difficile di questo mini-ciclo che ci porterà sino alla sosta del 5 marzo. Il Vittoria è stato totalmente rinnovato a gennaio, è una compagine agonisticamente valida che fa affidamento su alcuni elementi di qualità come Mangiapane e Pisano. Dovremo essere molto attenti sotto il profilo mentale: le partite sono tutte da giocare, non si vince con il blasone o con una migliore posizione di classifica». Capitolo formazione: Caccavale è squalificato, ma il tecnico di Bisceglie può contare sui rientri di Martinelli e Mortari. Difficile, però, tirargli fuori qualche dettaglio in più sull'undici di partenza. «Sapete che sciolgo i miei dubbi la domenica mattina. Abbiamo altri due allenamenti e ho ancora due giorni per decidere. Mortari, non allenandosi regolarmente da un mese, è in comprensibile ritardo, ma è un giocatore che apprezzo moltissimo tanto sotto l'aspetto umano quanto professionale. Vedremo». Nel frattempo, però, Papagni ha mischiato le carte nel test di metà settimana, optando per una soluzione con una punta supportata da due esterni offensivi. «Non so per quanto tempo mancherà Ambrosi; Deflorio e Di Domenico sono entrambi diffidati. Sono obbligato, perciò, a valutare situazioni differenti: prima di adottare un modulo nuovo è necessario che i calciatori lo abbiano già provato. Per adesso, e finchè non sarà necessario, non ci saranno cambiamenti. La squadra è molto compatta, e poi c'è Catania che reputo un attaccante aggiunto, non un centrocampista. In futuro, però, potrebbe esserci bisogno di qualche modifica e in questo modo i ragazzi sarebbero già pronti». Le vittorie, come al solito, sono la panacea di tutti i mali. Utili per la classifica, lo spirito del gruppo ed il morale dei tifosi. Opportuni contestatori prima, adesso esclusivamente al seguito della squadra. «Ho allenato due anni ad Andria, - conclude Papagni -, e non mi era mai capitato di vedere la curva sud così piena. Ho capito quanto questi tifosi possono aiutarci. Dobbiamo unire le forze e remare in un'unica direzione per centrare il nostro obiettivo». Ovvero, C1. di Fabio Di Todaro
Taranto, Martinelli è
pronto Il Taranto sta affilando le "armi" in vista del delicatissimo impegno di domenica contro il rinvigorito Vittoria. Papagni non trascura neanche il più piccolo particolare per presentare una formazione in grado di acciuffare i tre punti di rito e tentare di risalire la china della classifica. Del resto il secondo posto sembra proprio ad un tiro di schioppo. Se Melfi e Rende dovessero trovare disco rosso rispettivamente a Latina e a Marcianise e se il Giugliano domani pomeriggio dovesse in qualche modo fermare la Cisco Roma, il ruolo di vice capolista sarebbe del Taranto in caso di successo sul Vittoria. La formazione sembra fatta. Rispetto all'undici che ha vinto ad Andria troverà posto in difesa Martinelli in sostituzione dello squalificato Caccavale. Il resto dovrebbe restare invariato: Gori in porta; Micallo, Martinelli, Pastore, Manni in difesa; Catania (giocherà con un tutore morbido al polso destro), Manoni, Mancini, De Liguori im mezzo; Di Domenico, Deflorio in avanti. Ieri doppia seduta. In mattinata lavoro atletico. Nel pomeriggio partitella. Papagni l'ha tesaurizzata per provare le soluzioni alternative nel caso malaugurato si dovessero verificare alcune defezioni dovute alle otto diffide che pendono sul capo di Micallo, Catania Deflorio, Martinelli, Di Domenico, Larosa, Mancini e Manni. Nel primo tempo della partitella contro i baby rossoblù, durato 40', ha provato un inedito 4-3-3 che prevedeva la difesa che scenderà in campo dopodomani, un centrocampo formato da Mancini, Bussi, Larosa ed un tridente Mignogna-Deflorio-De Liguori. In fase di non possesso i due esterni offensivi si sono «abbassati» per dar vita ad un più accorto 4-5-1. E' piaciuto parecchio Bussi nella doppia veste di suggeritore e regista «basso». Per la cronaca sono stati segnati tre gol: De Liguori, Deflorio e Mancini su rigore. Nel secondo tempo, durato 40', si è ritornati al classico 4-4-2 con questi uomini: Lucaselli; Silvestri, Capone, Caccavale, Prosperi; Mortari, Manoni, Deleonardis, Malagnino; Catania, Di Domenico. Le note positive vengono da Mortari (in caso di necessità il giocatore è pronto), Deleonardis (Papagni ritiene che abbia unicamente il passo di centrale di centrocampo), Catania (un furetto lungo i due outs del fronte offensivo) e Malagnino (scalpita per rendersi utile alla squadra). Per la cronaca, segnati cinque gol: doppietta di Di Domenico (Gori gli ha parato un rigore), Malagnino, Catania e Capone. Punteggio finale: 8-0. La squadra è in crescita. La classifica è buona. Il morale è alto. Ma domenica la gara contro il Vittoria è irta di tanti ostacoli. A dare una grossa mano ai rossoblù serve un pubblico numeroso, generoso e corretto: la diffida pesa come una spada di Damocle. di Giuseppe Dimito
Manoni, che grinta Temperamento, voglia di lottare, resistenza fisica non
sono doti rinvenibili in qualche centro benessere. Se poi la carriera
che si intraprende è quella da mediano, rappresentano le armi per
sopravvivere in un calcio che pretende sudore per arrivare al successo.
Manolo Manoni ha convinto tutti che la “prima” da titolare nel
Taranto fosse davvero buona. Giudizio unanime quello emerso dal derby di
Andria. L'ex giocatore del Latina si è integrato alla perfezione nei
meccanismi rossoblu, ergendosi a diga mediana utile in entrambe le fasi
di gioco.
«Equilibrio e
serenità» Con ventuno gettoni di presenza Massimiliano Manni è il terzo giocatore più presente alle spalle di Catania (ventitre apparizioni) e Caccavale (sulla piazza d'onore con una sola lunghezza in meno, ndr). Titolare con Marino, titolare con Papagni. Protagonista, quindi, della duplice trasformazione subita dal Taranto. Quattro sconfitte consecutive (tre con Marino in panchina, ndr), l'esonero di Marino e l'avvento di Papagni, e tre successi che hanno riportato il Taranto in piena zona play-off. Manni, come è cambiato il Taranto? «Stiamo vivendo un momento positivo che ci consente di lavorare con maggiore serenità. Sono giunte tre vittorie in un momento fondamentale del campionato, proprio quando non ci era concesso più alcun errore». Cosa è successo, allora, in quelle quattro partite che sono costare la panchina a Marino? «Abbiamo attraversato un momento sfortunato. Vincendo contro il Viterbo, avremmo centrato il terzo successo consecutivo e saremmo stati ad un punto dal Melfi. Quella gara, invece, ha segnato l'inizio di un crollo verticale. Dal quale, però, ne siamo usciti con tre vittorie consecutive». Quali sono i meriti di Papagni? «Ho un ottimo rapporto con il nuovo allenatore, così come lo avevo con Marino. La sua idea di calcio è, però, diversa da quella del suo predecessore. Il reparto arretrato è bloccato, difendiamo con più uomini e corriamo meno rischi. Ma se guardiamo il rovescio della medaglia, prima creavamo di più ed eravamo maggiormente esposti al contropiede avversario. E se fossimo riusciti a sfruttare tutte le occasioni costruite, adesso la classifica sarebbe diversa». È cambiato soprattutto il lavoro dei due terzini. Prima erano l'unica risorsa delle corsie esterne, adesso ci sono due tornanti di centrocampo che hanno il compito di servire gli attaccanti e di sfruttare gli spazi creati da questi. «I terzini sono soprattutto dei difensori: devono coprire i centrali, chiudere le diagonali, contrastare i centrocampisti avversari. Prendete Panucci: adesso è considerato uno dei migliori in Italia per come riesce ad appoggiare l'azione di attacco, ma credo che le sue qualità principali emergano quando la Roma si difende. E, poi, anche con Papagni ci viene chiesto un lavoro supplettivo in fase di possesso. È logico, però, che essendoci già gli esterni di centrocampo, il nostro compito principale è quello di difendere». Il Gallipoli può essere considerato già in C1? «Credo proprio di sì. Stanno vivendo una stagione formidabile, hanno mostrato una continuità unica. Per ciò che si è visto finora, meritano la promozione diretta». E il Taranto, invece, punta al secondo posto? «Adesso stiamo bene e dobbiamo vivere alla giornata per poi tirare le somme a fine stagione. È un campionato molto equilibrato: a dicembre, per esempio, saremmo potuti essere da soli al secondo posto e dopo qualche settimana, invece, ci siamo ritrovati fuori dai play-off e con i tifosi che contestavano aspramente. Guardate il Melfi: sembrava l'unica squadra in grado di contrastare il Gallipoli e, nelle ultime quattro settimane, ha raccolto soltanto quattro punti». di Fabio Di Todaro
Taranto, Blasi scrive
ai tifosi Correttezza e senso di responsabilità. È quanto chiede Luigi Blasi, presidente del Taranto, ai tifosi rossoblù, dopo la diffida dello stadio Iacovone. Diffida scattata a seguito degli incidenti avvenuti ad Andria, domenica scorsa, alla fine del derby. Questo il testo della lettera-appello inviata dal club di via Umbria. «Proprio nel momento in cui la nostra squadra, grazie a una serie di risultati positivi, sta riguadagnando in classifica le posizioni che più ci competono, causa i disordini occorsi al termine della gara di domenica scorsa ad Andria, il Giudice Sportivo della Lega Calcio, oltre a una ammenda pesantissima, ha diffidato lo stadio "Erasmo Iacovone", che rischia la squalifica in caso di eventuali prossime intemperanze. Tutti sappiamo, da sempre, quanto sia importante l'apporto dei nostri tifosi nelle partite casalinghe. Rivolgo, a tal proposito, un caloroso appello a tutti i nostri sostenitori, sensibilizzandoli sull'argomento e chiedendo loro altresì di mantenere durante tutte le gare, casalinghe e non, un atteggiamento in linea con i regolamenti e con la tradizione sportiva della nostra città, senza cadere e rispondere ad alcun tipo di provocazione. Sin dal mio avvento alla presidenza della Taranto Sport ho inteso combattere la violenza, che non appartiene al mio modo di vivere e di pensare, a maggior ragione intendo farlo ora, ove si verificassero situazioni che potrebbero danneggiare la Società, l'immagine cittadina e il cammino della nostra squadra verso la promozione in serie C1».
Ambrosi riprende martedì? Il Taranto ha proseguito ieri mattina la preparazione in vista della delicatissima gara casalinga contro il Vittoria. A dirigere la seduta atletica è stato Gianfranco Degli Schiavi dal momento che mister Papagni era impegnato a Coverciano col Master per ottenere il patentino di prima categoria. Il trainer rossoblù ha raggiunto Taranto ieri sera. Deflorio e Micallo hanno lavorato con il gruppo. Stesso discorso per Catania il quale ha una leggera frattura ad un polso (il dott. Petrocelli lo ha bloccato con un tutore), mentre Martinelli ha effettuato un allenamento differenziato a scopo precauzionale. Ieri Ambrosi ha continuato le analisi che hanno dato esito negativo. Il programma prevede il termine delle stesse per il fine settimana. Se anche quest'ultime dovessero dare lo stesso risultato, inizierà nuovamente a lavorare a partire da martedì prossimo. Oggi è in programma una doppia seduta. In mattinata è previsto un lavoro tecnico-tattico, mentre nel pomeriggio ci sarà la solita partitella infrasettimanale probabilmente contro la formazione Berretti. Papagni dovrà trovare il sostituto dello squalificato Caccavale. La scelta è abbastanza vasta: Martinelli, Prosperi, Larosa e Capone sono i candidati. In mezzo Mortari è ritornato disponibile. Stamane partirà per la Disciplinare il ricorso del Taranto avverso la pesante multa di 6mila euro e la diffida comminate dal giudice sportivo lunedì scorso per gli episodi avvenuti al termine del derby di Andria. Entrambe le sanzioni appaiono un tantino eccessive rispetto ai fatti denunciati nel rapporto del commissario di campo (la terna arbitrale aveva già raggiunto gli spogliatoi) per cui è auspicabile la riduzione dell'ammenda e, soprattutto, l'eliminazione della diffida sullo stadio "Iacovone" fermo restando l'obbligo della società jonica al risarcimenti dei danni subiti dallo stadio "Degli Ulivi". di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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