Torna all'elenco delle settimane disponibili

Silenziosa prepotenza

La svolta non è nelle cinque vittorie. Ma è nella dinamica comune ad ognuna di esse: è nella solidità che consente di difendere ogni vantaggio senza accumulare rischi, nella silenziosa prepotenza che permette di controllare un incontro senza darlo a vedere, nell'atteggiamento irriverente che fa credere a chiunque di essere in partita senza, in realtà, concederla mai. La superiorità del Taranto, adesso, è tutto quello che non si vede. Non è solo un calcolo matematico, è oltre un'enunciazione di numeri imponenti. La superiorità è completata da quello che scorre sottotraccia ad ogni partita, che emerge solo a risultato acquisito, quando si disegna la linea dell'analisi. E' la vera forza del Taranto: l'equilibrio, la solidità, la gestione accorta del talento, la sapiente amministrazione di ogni attimo. E' la vera opera di Papagni: aver creato una squadra scolpendola nel granito, aver dato robustezza ad un gruppo che, prima del suo arrivo, aveva attimi della bellezza di un cristallo, ma che più frequentemente del cristallo conservava solo la fragilità.
La vittoria di Modica non è una novità. E' una conferma: di una squadra che ha abolito i rischi e che riesce a rendere preziosi anche i momenti piatti. Di un Taranto che non subisce e che si adatta per smontare le idee degli altri e costruire le proprie. Che sta in campo senza affanni, con movimenti semplici e accorgimenti astuti. La trasformazione è in piccole mosse. La somma è una rivoluzione: il Taranto dalla faccia sporca piace di più. E, soprattutto, raccoglie di più. Costruendo quello che basta e dando sempre l'impressione di aver accantonato qualcosa, per l'attimo in cui servirà. Di avere ancora risorse e di essere ancora un patrimonio inesplorato, un organico non totalmente setacciato. E di essere sulla strada del proprio completamento: perché Papagni lavora per perfezionare la sintesi tra ingegno dei singoli e esigenze del gruppo, perché sta continuando a pescare pagliuzze d'oro. Due partite come esempio, le ultime: la responsabilità affidata a Deleonardis (entrato a partita aperta contro il Vittoria), la fiducia accordata a Mignogna e, contemporaneamente, l'importanza concessa a Catania, il ponderato reinserimento di Mortari, l'impiego razionale di Larosa. Gente di cui si avverte il bisogno e che si inserisce tra le logiche certezze della rosa. Con Ambrosi, tra l'altro, che rimane un bene di lusso ancora inutilizzato. La rivalutazione dei singoli e l'organizzazione del collettivo sono una arguta miscela, con cui il campionato comincia a fare i conti.
Il Taranto è cresciuto in tutto, ma può dare ancora. Perché l'eredità di domenica è un centrocampo addestrato e duttile (ancora una volta ha cambiato forma a gara in corso), è anche una difesa impermeabile e un portiere sicuro, rassicurato e rassicurante. Ma è pure un attacco improvvisamente leggero: la prova di Di Domenico e Deflorio è uno spunto di discussione. Non sempre serviti in modo lineare e non sempre dentro la contesa: qualche timore amplificato (Deflorio), un apparente affaticamento (Di Domenico) e una eccessiva precipitazione (globale) alla manovra offensiva. Nel punto più delicato della partita è sembrato che tutti volessero segnare e, quindi, molto è stato banalizzato. Tenendo la partita aperta fino alla fine. Anche se era chiusa dall'inizio. Meglio non scherzare con il fato, però. E non fidarsi esclusivamente della propria impenetrabilità. di Fulvio Paglialunga
28 febbraio 2006

Come corre il Taranto
I rossoblu hanno ottenuto cinque vittorie di fila e sono, come la Pro Vasto, in striscia aperta. Nel mirino ci sono i record di imbattibilità e di successi esterni consecutivi

Non fidatevi dei successi striminziti travestiti da 1-0, il Taranto viaggia davvero forte. Una palingenesi sportiva che abiura i pareggi assenti nel destino ionico da ormai da undici domeniche. Un record. 
E i primati parziali illuminano il cammino di Deflorio e compagni. Il Taranto targato Papagni sta costruendo qualcosa di importante sotto il profilo statistico e, a sbirciare nel futuro calendario (Marcianise e Gallipoli in casa), ci sarebbe spazio anche per allargare la positività dei numeri attuali. Una metaformosi inattesa, ma benvenuta. Perchè dietro questa nuova faccia del campionato ionico, c'è un preciso disegno che miscela indirizzi tecnici e mentali. C'è la mano indiscutibile di Papagni, ma c'è soprattutto la voglia di rivincita di un gruppo che, probabilmente, ora è sostenuto anche da una migliore condizione fisica. I record sono fatti per essere battuti e la formazione ionica si trova nell'invidiabile posizione di farlo. 
Il Taranto, per adesso, si accontenta di condividere alcuni primati; non ha, per meglio dire, l'esclusività di certe prodezze statistiche. Cominciano dal dato più semplice: quello delle vittorie in serie. Si è giunti a quota cinque, superando la soglia di quattro vittorie che, fino a due giorni fa, pareva la soglia limite. Un mese solare da vincitori era stato ottenuto in questa stagione da tre squadre: il Gallipoli nelle prime quattro giornate di campionato (Rende, Viterbo, Latina e Cisco Roma); il Rende dalla nona alla dodicesima giornata (Potenza, Vigor Lamezia, Cisco Roma e Viterbo); la Vigor Lamezia dalla diciottesima alla ventunesima giornata (Viterbo, Marcianise, Taranto e Vittoria). Si parla di assenza di esclusiva: infatti lo stesso percorso netto, nelle ultime cinque gare, è stato compiuto dalla sorprendente Pro Vasto che ha piegato nell'ordine Modica, Viterbo, Rieti, Taranto e Potenza. 
Ma nel mirino ci sono anche altri obiettivi. Scendendo nel dettaglio dei successi, si potrebbe scovare nella specifica sezione delle affermazioni lontano da casa. Ebbene il Taranto è giunto a quota tre con i blitz consecutivi eseguiti sui campi di Igea Virtus, Andria e Modica. Un tale filotto è riuscito solo a Giugliano dalla diciassettesima, diciottesima alla ventesima giornata (Vigor Lamezia, Vittoria e Modica); dal Gallipoli vittorioso alla settima, alla nona e all'undicesima giornata (Pro Vasto, Vittoria e Marcianise) e dal Viterbo capace di vincere le gare della tredicesima, della quindicesima e della diciassettesima giornata (Modica, Vittoria e Taranto). Per capire se i rossoblu saranno capaci di timbrare un interessante primato stagionale occorrerà attendere il 19 marzo quando i rossoblu giocheranno a Latina. 
Primati collettivi, ma anche individuali. In questo senso c'è da seguire il minutaggio di imbattibilità in comune di Luca Gentili e Ghigo Gori che tengono chiusa la sua saracinesca rossoblu da 431 minuti. Si punta ai 511 minuti fatti registrare dai portieri del Gallipoli. Il plurale non è usato a sproposito: infatti la capolista giallorossa non ha preso gol dal 43' della ripresa di Gallipoli-Melfi (sesto turno) al 13' della ripresa di Gallipoli-Modica (dodicesimo turno). In questo periodo di campionato si sono avvicendati a difesa dei pali giallorossi Petrocco, Negro e Lafuenti, attuale portiere titolare. A Gori basterà mantenere la porta inviolata nella gara interna contro il Marcianise per consegnare al Taranto il record assoluto di stagione. 
A mettere in evidenza la solidità ritrovata della squadra di Papagni, ci sono anche numeri di squadra che sottolineano la forza difensiva che sta tornando ai livelli di inizio campionato. Il Taranto, anche se in condominio con la Cisco Roma, detiene il miglior pacchetto arretrato nella gare interne (sei gol) e minaccia di diventare la difesa meno perforata del torneo. Il record attuale vede il Gallipoli in testa con quattordici gol al passivo, la Cisco Roma con diciotto seguita da Taranto e Pro Vasto con diciannove. A confortare questo traguardo anche le ultime poco incoraggianti prestazioni dei giallorossi di Auteri che, nelle ultime quattro partite, hanno subito otto reti. di Luigi Carrieri28 febbraio 2006

L'ultimo Taranto
Compattezza e praticità

La svolta è nei risultati. Nella loro geometrica progressione: 0-1 (con la Vigor Lamezia), 1-2 (a Barcellona Pozzo di Gotto con l'Igea Virtus), 1-0 (col Giugliano), 0-1 (ad Andria), 1-0 (col Vittoria), 0-1 (a Modica). Risultati che tratteggiano il percorso evolutivo: una sconfitta in apparenza traumatica, ma in realtà altamente istruttiva; un successo appena sporcato da vecchie esitazioni; quattro vittorie nitide, ottenute con precisione chirurgica da una squadra-laser che prima individua la parte più molle del ventre degli avversari e poi la incide con un taglio netto. Lasciando una sola cicatrice. La cicatrice del gol. Il gol come un narcotico che paralizza, che inibisce, che anestetizza. E che alla fine (o all'inizio) farà la differenza. La scolpirà, rendendola immodificabile. Il grafico dei risultati illustra il ritorno prepotente del Taranto. Ne indica la crescita: la raffigura, la descrive, l'accompagna. Dal settimo posto (fuori dai playoff) al terzo posto (dentro i playoff). In poco più di un mese è cambiato tutto: il rendimento, la classifica, l'umore, le prospettive. Ma la svolta non è solo una questione di risultati. Per spiegare il «nuovo corso» occorre riattraversare idealmente le partite che l'hanno reso possibile. I mutamenti che sono intervenuti. I cambi di marcia e le correzioni di rotta. Le integrazioni e gli aggiustamenti. Occorre cioè indagare il calcio di cui è portatore Aldo Papagni, l'allenatore che la svolta ha favorito, partendo da un approccio sbagliato (la partita persa con la Vigor Lamezia) e giungendo ad una continuità di risultati (cinque vittorie di fila) mai sfiorata in precedenza. Che ha fatto Papagni? Ha corretto, intanto, il suo credo (il 4-3-3) con iniezioni di buon senso, di misura e di realismo. Assecondando le caratteristiche dei singoli e le attitudini del collettivo, è approdato al 4-4-2, che di immutabile ha, per ora, solo una difesa bloccata sui due perni centrali e tenuta prevalentemente bassa dalla posizione dei due esterni. Il resto (linea di centrocampo e attacco) è più flessibile. A Modica il Taranto ha finito la partita giocando con cinque centrocampisti (tre centrali e due esterni) e un incursore avanzato. Cioè senza punte di ruolo. La plasticità del modulo, ovviamente, nulla potrebbe, se non fosse sorretta da un equilibrio tattico in grado di resistere agli adeguamenti in corsa. Equilibrio inteso non solo come rigore strutturale, coerenza interna di movimento e di atteggiamento, ma anche come elasticità volpina e machiavellica, disponibilità ad alternare la tempesta del pressing alla bonaccia del rinvio lungo. L'ultimo Taranto, quello delle quattro partite vinte senza prendere gol e senza correre rischi inutili, è la sintesi perfetta dell'approdo finale di Papagni. Una squadra tatticamente virile o femminea, leonina o gattona: secondo i contesti e le situazioni. Capace di far seguire a momenti di dominio palpabile, momenti di decompressione ritmica, di vigilanza, di contenimento quasi passivo. Una squadra in cui ormai convivono in simbiosi lo spirito operaio e l'anima artistica. La meccanicità dei gesti e la creatività dei colpi. Il risultato è un Taranto che non brilla per una caratterizzazione estetica, ma per una compattezza animata da esuberanza di corsa, reattività muscolare e convinzione agonistica. Ciò che perde in lucentezza geometrica, lo guadagna in efficacia. La vittoria di Modica consegna al campionato (in sosta) quella che ha tutta l'aria di essere la versione definitiva del Taranto, la cui stagione regolare si esaurirà fra nove partite (cinque in casa, quattro fuori). Poi ci saranno i playoff. E lì servirà il Taranto migliore, quello in grado di connettere la laboriosità del gruppo con la genialità dei singoli. di Lorenzo D'Alò28 febbraio 2006

Il Taranto si gode le cinque vittorie
Due giorni di riposo per i rossoblù. La preparazione riprende domani. L'allenatore Aldo Papagni a Siena per il Master: torna giovedì. Il dg Galigani avverte: «Evitiamo cali di tensione». Niente posticipo serale col Gallipoli

La quinta vittoria consecutiva consentirà a Deflorio e compagni di trascorrere quindici giorni in assoluta serenità. Il campionato, infatti, domenica prossima osserverà un turno di sospensione: riprenderà il 12 marzo con Taranto-Real Marcianise. Ma gli allenamenti che attendono i rossoblù si annunciano intensi. Papagni ha disposto da tempo una tabella che prevede l'assorbimento di carichi di lavoro che consentiranno agli jonici di giungere freschi e pimpanti ai playoff che inizieranno il 21 maggio. La preparazione riprenderà domani pomeriggio (oggi seconda giornata di riposo) agli ordini di Gianfranco Degli Schiavi dal momento che lo stesso Papagni è impegnato a Siena per il Master per il conseguimento del patentino di prima categoria. Il trainer rossoblù ritornerà dopodomani, giorno in cui ci sarà una robusta doppia seduta. Stesso menù, per venerdì. Sabato dovrebbe essere prevista una sola seduta. Da decidere il programma per domenica e la prossima settimana. Taranto-Gallipoli, in calendario per la nona giornata di ritorno, si disputerà regolarmente domenica 19 marzo. La gara non potrà essere trasmessa la sera del 20 marzo su Raisport Sat dal momento che la società salentina giocherà, mercoledì 22, la semifinale di Coppa Italia. La Caf, dal suo canto, ha fissato per il 6 marzo l'udienza per il reclamo del Taranto avverso la multa di circa 27mila euro per la mancata convocazione di Passiatore al ritiro di Penne. Il ricorso per la forte ammenda (6mila euro) e la diffida per quanto avvenne nel dopo-Andria sono ancora in fase di... gestazione. Fra coloro che stanno sprizzano gioia da tutti i pori per lo stato di salute e della classifica del Taranto c'è sicuramente Vittorio Galigani, direttore generale del club jonico. «I meriti di questo cambio di passo sono unicamente di mister Papagni e dei ragazzi. La mano del mister è evidente: ha ridato smalto e brillantezza ad una rosa che, permettelo di dire, era sicuramente da zona alta della classifica. I ragazzi, dal canto loro, hanno messo in campo uno spirito di gruppo diverso e, soprattutto, una maggiore concentrazione». La classifica dice che il Taranto occupa solo la terza poltrona. «Non abbiamo vinto ancora niente. Dalla ripresa del torneo fino al 7 maggio ci attendono nove difficili ed ardue battaglie che dovranno consentirci innanzitutto di restare nella zona nobile della graduatoria e, poi, di tentare di piazzarci su quella seconda poltrona che è molto utile in vista degli spareggi-promozione. Mi auguro che la sosta non ci propini un calo di tensione e che dal prossimo 12 marzo si riprenda a correre». di Giuseppe Dimito28 febbraio 2006

Cori, canzoni e suonerie per festeggiare
Dopo il record delle undici vitttorie consecutive, la Roma si gode la festa anche pescando dalla tifoseria del Bruges

E' la nuova suoneria del cellulare di Francesco Totti. Il numero dieci reduce dalla trionfale festa di domenica sera all'Olimpico ha detto che nel caso potrebbe cantarla a Sanremo. Gli altri suoi compagni di squadra Doni, Chivu, De Rossi, Perrotta l'hanno già fatto, ieri mattina in collegamento telefonico con Te la do io Tokio, una delle trasmissioni radio più infernalmente romaniste della capitale. Seven Nation Army dei White Stripes, un pezzo del 2003 già notissimo, da ieri notte è diventato per acclamazione popolare il nuovo inno della Roma. Downlodato per tutta la giornata di ieri, è ormai disponibile praticamente su qualsiasi sito legato al tifo romanista. Seven Nation Army l'hanno suonato le radio fino alle due di notte come un tormentone negli incredibili fili diretti che hanno seguito la vittoria «storica» nel derby contro la Lazio: al telefono c'era gente che urlava, piangeva, cantava, e su tutto il paa papa pa pa paa re-inventato dalla Curva, ripassato per le mani di qualche anonimo d.j., trasformato in un martello techno con uso di cori da stadio. Più o meno. Non era difficile: esistono almeno una decina di versioni della canzone. Da quelle piùstrettamente rock (Metallica, Audioslave), a quelle techno e house (El Nino). Di recente The String Quartet ne ha tratto persino una deliziosa versione per quartetto d'archi. Era stato scritto dai White Stripes per assomigliare a un classico del rock anni '70, tipo Cream, Led Zeppelin, Marc Bolan. E' diventato un classico almeno quanto i suoi predecessori. Con Seven Nation Army, i White Stripes avevano aperto il loro album Elephant, che ha reso la loro popolarità pressocchè planetaria, e vinto un Grammy per la migliore canzone rock del 2003. Jim White, leader del duo di Detroit, ha ricordato una volta che l'espressione era il modo con la quale chiamava da bambino l'Esercito della Salvezza. E' una canzone che gioca con i fantasmi del rock'n'roll, il peccato, la rabbia, la solitudine. Cose così- Comincia con il riff di un basso, ed è bizzarro per un duo che si presenta in scena con il minimalismo di una chitarra (o un pianoforte) e di una batteria. In effetti, il suono è quello di una chitarra acustica appena trattata. Jim White canta così: «Combatterò fino in fondo/ un esercito di Sette Nazioni non potrà ricacciarmi indietro». Certo, per un coro di stadio non c'è niente di più interessante..
Onestamente, non sono stati i primi i romanisti, ad accorgersi del potenziale del pezzo. Da almeno due anni il tormentone risuona in Belgio sulle tribune dell'ultraproletario ultra fiammingo Club Brugge (che perciò si contrappone al fighetto filofrancese Anderlecht). Curiosamente il passaggio di testimone è avvenuto in allegria proprio durante il recente turno di Coppa Uefa passato dalla Roma a spese della squadra fiamminga. Dice la piccola leggenda del caso che i pochi temerari ultras giunti fino alla stadio di Bruges hanno sentito cantare il coro dopo il gol del pareggio di Portillo, e hanno pensato bene di fregarlo (e portarselo a casa) dopo che Perrotta ha segnato il rocambolesco gol del definitivo 2-1.
Il resto è tutta una storia di radio, passaparola, download e suonerie di cellulari (la canzone è da tempo ampiamente disponibileanche in questo formato). Curioso, perché i cori da stadio clonati su motivetti di successo attuali non sono una specialità granchè italiana. Gli inglesi per tradizione sono più smaliziati in questo piccolo sfoggio di creatività. Ma all'Olimpico si ascoltava più che altro La società dei magnaccioni e AdrianoPappalardo e da ieri siamo un po' più alla moda. Per il momento sono scomparsi anche gli striscioni neonazisti. Speriamo che duri. di Alberto Piccinini28 febbraio 2006

Pokerissimo Taranto
A Modica arriva la quinta vittoria di fila per i rossoblu di Papagni. Decide un'autorete del siciliano Ettori. L'imbattibilità del portiere Gori arriva a 431 minuti

Non è il caso che produce certe vittorie. Nemmeno se il caso devia il pallone sul piede di Ettori e genera l'autogol che decide. Nemmeno quando i meriti sono silenziosi, quando la partita sembra non dire tutto, tenendo per sé alcune chiavi di lettura. Il Taranto, infatti, vince perché deve, perché lo vuole. Accumulando numeri preziosi: quinta vittoria consecutiva (terza di fila in trasferta), quinto successo di misura, quattrocentotrentuno minuti senza subire gol. E vince da squadra matura, da gruppo intelligente. Da formazione che sa perfettamente cosa fare, aderendo alla partita e facendola propria. Regolando un avversario povero ma spigoloso, non dando mai agli altri la reale impressione di poter essere parte attiva del confronto. Non è il Modica a frenare l'avanzata del Taranto. E non è Modica il campo che può ingrigire le idee di Papagni. Non si trovano - né prima, né durante, né dopo - tracce di involuzione, non si trovano macchie nello sviluppo. Tutto sembra parte di un disegno chiaro: capire il campionato, comprendere l'atteggiamento, adeguarsi alle spigolosità della gara e farla propria. Senza consentire rimpianti, soprattutto senza averne. Il Taranto prende quello che merita, tralasciando il superfluo e rendendo densa la sua prova: densa di sacrificio e adeguamenti ingenosi, di mosse astute e furbe letture. Risolve un autorete addirittura bella: il colpo che serviva, non quello che mancava. Perché il lusso, adesso, è lasciare qualcosa di inevaso, non osare oltre il logico, saper vivere della propria superiorità senza inutile (e talvolta dannosa) ostentazione. E' attendere il tempo giusto per capire e prendersi tutto il restante per scardinare. La partita del Taranto è, infatti, divisa: in un avvio di finte concessioni al Modica, in qualche apparente imbarazzo (questione di approccio) che, in realtà, diventa prolifico studio e, successivamente, dichiarato possesso. Il Taranto è una trappola: attira l'avversario e poi lo cattura. Aspetta che il Modica si dichiari, lo scruta e poi sfrutta le lacune. Colpendo sistematicamente il lato debole, amplificando i difetti, impoverendolo. 
L'importanza della prova è nell'interpretazione. Magistrale: il 4-4-2 di Papagni pensa meno alla costruzione e più alle ripartenze. Approfittando del disordine del Modica in fase di ripiego e favorendo lo sbilanciato avanzamento degli esterni di centrocampo (Ettori e Pastrello), altrimenti ipotizzato per favorire la fase offensiva di un 4-4-1-1 (Delle Vedove alle spalle di Maccan) poco ispirato. I movimenti scoordinati non diventano funzionali, il Taranto li capovolge, rendendoli un'agevolazione: tiene largo il centrocampo per creare spazio, cerca lo spunto sugli esterni (sistematicamente alle spalle dei dirimpettai) per accerchiare il Modica. Nemmeno la circolazione difettosa sporca l'esecuzione: De Liguori parte poco, ma non si muove senza costrutto, Mignogna (titolare a sopresa) contribuisce a tenere bassa l'ultima linea avversaria, anche senza pallone. Tutto, in qualche modo, funziona: i centrocampisti avanzano consentendo comunque la gestione del possesso, gli attaccanti scavano come minatori per cercare il tunnel giusto e la luce del gol. 
Il Modica dura ventuno minuti. Quanto basta per un tiro: una punizione (respinta dalla barriera) di Delle Vedove, un pronto sinistro a volo sulla ribattuta che Gori alza in angolo. Il resto è Taranto: non un accecante fascio di luce, ma una serie di piccoli raggi intermittenti. Il fulmine è di Mortari: una punizione violenta dalla distanza (25', su tocco di Mancini) che sbatte sotto la traversa e poi sulla linea. Il vento a favore, invece, è nella dinamica del gol: punizione di Mancini da sinistra (31'), il tentativo di Ettori di anticipare Mignogna è pregevole atleticamente (volo acrobatico e piede destro teso), maldestro nell'esecuzione (il pallone finisce in porta), decisivo negli effetti. Perché il Taranto su questo lucra: ha le distanze giuste, un controllo occulto della partita e un equilibrio tattico mai in discussione. Ha superiorità nella zona della palla quando la possiede e quando deve recuperarla, si adegua ad ogni situazione nascente, finendo per annebbiare (e snaturare) le idee degli altri. Gioca anche Papagni, allo stesso modo: mette la partita addosso alla squadra, da abile sarto, tagliando e cucendo fino a farla calzare perfettamente. Toglie Mignogna (dentro Catania) e rinfresca la fascia forte, passa al 4-5-1 (Larosa per Deflorio) per evitare che il 4-3-1-2 del Modica (cambio nell'intervallo: Gulino per Pastrello) diventi mossa esatta, dando a Manoni il compito di seguire Delle Vedove, toglie anche Di Domenico (dentro Malagnino) per avere movimento dall'unica punta (nell'occasione Catania). In mezzo c'è un rigore invocato (Catania, al 32', messo giù in area dopo una "veronica") e un tiro sciupato (Mancini, nella stessa azione, si fa respingere il tiro dal portiere). Poi ci sono altre due occasioni banalizzati: prima con Larosa (47', buona penetrazione, tiro respinto da Manganaro), poi con Catania (tiro respinto dal portiere). E un'espulsione nel Modica (fuori Parlagreco, per proteste). Sussulti comunque utili: per portare alla luce i meriti che erano rimasti nei sotterranei. E dare una visione più corretta della vittoria. Quinta consecutiva, non per caso. di Fulvio Paglialunga27 febbraio 2006

Taranto, maturo e furbo
Continua il nuovo corso fruttuoso di Papagni, l'allenatore della svolta: 6 partite, 15 punti. Espugna (grazie a un autogol) il campo del Modica

Capire la complessità della partita, adeguando lo sforzo e modulando l'atteggiamento, è da squadra matura. Sfruttare un autogol per imporsi, è da squadra furba. A Modica il Taranto è maturo quanto basta e furbo al momento giusto. Maturità e furbizia sono alla base della quinta vittoria consecutiva. La innervano, rendendola possibile. Per vincere basta una rassicurante dimostrazione di forza collettiva. Niente di particolarmente irresistibile. Bastano una presenza costante e un controllo continuo. Basta una partita di poca costruzione e molto alleggerimento. Una condotta piena di nerbo e ricca di astuzie. Una prova in linea con le abitudini del nuovo Taranto, una squadra rifondata su una saldezza talentuosa. Il talento c'è da sempre. La saldezza è una conquista recente. E' il distillato di un processo di lievitazione fisica e di riconversione tattica che procede, che va avanti. Processo avviato da Papagni, l'allenatore della svolta: 6 partite, 15 punti, steccando solo all'esordio. Un ciclo fecondo, una striscia impensabile, dopo le quattro sconfitte di fila. A Modica il Taranto è quello che serve. Né di più, né di meno. E' sufficiente esserci: con la testa, con le gambe, con il cuore. E' determinante comportarsi da squadra avara e dura. Dare, almeno, questa impressione, riuscendo a coniugare ermetismo tattico e qualità tecniche. Costruendo una squadra-agglomerato, qualcosa di molto scomodo da avvicinare. Una squadra che si apre e si chiude a fisarmonica, diventando impenetrabile in fase di non possesso e incontrollabile in fase di possesso, quando i suoi uomini più ispirati trovano nello spazio la misura della loro bravura. Asciutto, essenziale, diretto: il Taranto a Modica è di una bellezza solida, senza fronzoli, senza languori. Una bellezza efficiente, contro la quale va ad infrangersi la scomposta combattività dei siciliani. Sbagliato solo l'approccio (esitante e impersonale). Corretto tutto il resto: la tenuta complessiva, la prontezza interpretativa, la laboriosa attività di gestione. Esatte le misure, precise le distanze, perfetta la scelta dei tempi. Il Taranto vince accumulando meriti che non si vedono, ma che si materializzano alla fine. Vince capitalizzando le dissaventure altrui (la clamorosa autorete di Ettori). Facendo fare agli altri ciò che forse sarebbe mancato alla sua partita ruvida e funzionale: il gol. Gol negato dalla traversa (Mortari). Gol mai a portata dei suoi attaccanti (Deflorio e Di Domenico). Gol solo accarezzato nei minuti di recupero (Larosa e Catania). La modestia del Modica è, invece, nel poco che riesce a produrre nella frazione iniziale e nel niente che riesce a proporre nella ripresa. Partita piatta, inutilmente aggressiva, segnata da un velleitarismo di facciata. Papagni conferma il modulo (4-4-2), ma cambia qualche interprete. Smontata (Micallo-Catania) e rifatta (Mortari-Mignogna) la catena di destra. Scelte che presuppongono dinamiche diverse: di difesa e di offesa. La formazione del Modica (4-4-1-1) subisce mutamenti più radicali. Rigoli sceglie e rinuncia, nel tentativo vano di rigenerare una squadra che sta sfiorendo. L'avvio è vibrante. E sembra assegnare favori al Modica, che al 21' è pericoloso con Delle Vedove, l'uomo che galleggia tra le linee (sul suo tiro da fuori fa buona guardia Gori). Poi il Taranto entra in partita, nel senso che la capisce, l'asseconda, la governa. Sente di poterla piegare alle proprie necessità. Deve solo inquadrare l'attimo e catturarlo. Al 25' ci prova Mortari, con un destro squassante sulla punizione-sorpresa di Mancini. Il tiro è di una violenza inaudita: il pallone, scagliato da distanza ragguardevole, si stampa sotto la travresa, ribalzando al di qua della linea di porta. Il Modica si spaventa. E al 31' capitola. Punizione-cross di Mancini e correzione assassina di Ettori, che infila il suo portiere. La ripresa non serve al Modica, che attacca senza convinzione e mai giunge al tiro. Serve, invece, al Taranto, che si dispone progressivamente per contenere e ribaltare. Papagni ordina un cambio fisiologico (Catania per Mognogna) e due sostituzioni funzionali (Larosa per Deflorio e Malagnino per Di Domenico). Il Taranto, nel gestibile finale, è 4-5-1. Ci sarebbe un rigore su Catania (veronica irridente nel cuore dell'area). Ci sono due conclusioni-brivido di Larosa e Catania. Il Modica finisce in dieci (espulso Parlagreco). di Lorenzo D'Alò27 febbraio 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GORI 6,5 - Il titolare è lui. Ormai non ci sono più dubbi. C'è sempre: nei pochi tiro che bucano la difesa e in tutte le uscite in presa alta. Affidabile.
MORTARI 6 - Torna a tempo pieno in un ruolo (laterale basso) che ha frequentato all'inizio della carriera. Lo interpreta con ruvida efficacia, sbagliando poco.
MANNI 6 - Quello che può dare, lo dà. Con tempismo, con misura, con parsimonia. Tirando fuori mestiere e intelligenza.
CACCAVALE 6,5 - Baluardo impenetrabile. Rientra dopo la squalifica e si riprende tutto: lo spazio per intervenire e il tempo per chiudere. Prova corposa.
PASTORE 6 - La presenza di Caccavale sembra rassicurarlo. Non sbaglia un rinvio, non spreca un appoggio. Prestazione priva di sbavature.
DE LIGUORI 6 - Meno esplosivo del solito nelle ripartenze. Più attento alla posizione. Utile comunque alla causa comune.
MIGNOGNA 6 - Gioca dall'inizio. Mancino a destra, con licenza di affondare. Costringe Ettori all'autogol, trovandosi sulla traiettoria della punizione-cross di Mancini.
MANONI 6,5 - E' la sua partita. Perché c'è da fare argine, tamponare, segmentare, interdire. Opera in cui eccelle. Inesauribile.
DI DOMENICO 5,5 - Fatica a controllare i pochi palloni giocabili che la partita gli offre. C'è solo da soffrire, aderendo fisicamente ad un confronto che richiede solo sacrifici.
MANCINI 6 - Più lotta che governo, più corsa che geometrie. Fa quello che serve, mettendosi diligentemente a disposizione del collettivo.
DEFLORIO 5,5 - Dribbling sofferenti dentro una partita di molte cautele. Il bomber gira al largo, incespicando nell'ispirazione. Sostituito.
CATANIA 6 - Entra al posto di Mignogna e semina il panico nella metà campo aversaria. Slalom, veroniche e preziosimi. Lavoro che torna utile.
LAROSA 6 - Rileva Deflorio, facendo oscillare il modulo. Apprezzabile la disinvoltura con la quale entra in partita.
MALAGNINO sv - Nel finale rimpiazza il claudicante Di Domenico. Ingiudicabile.
PAPAGNI 7 - Ha il merito di aver rianimato una squadra che rischiava di deperire. Le ha ridato ordine, fiducia e convinzione. Dopo cinque vittorie di fila, è ufficiale.27 febbraio 2006

La "Modica" gioia di Blasi
Il presidente del Taranto incassa i tre punti con filosofia: «Abbiamo vinto e non ci sono dubbi. Abbiamo sfruttato ciò che ci è capitato, fare un altro gol sarebbe stato troppo»

E' il presidente del Taranto, Gigi Blasi, il primo che si rende disponibile ai giornalisti e che manifesta la propria soddisfazione per una domenica che si chiude con il quinto successo in campionato di fila. 
Per lui un vero assedio di telecamere e che viene accettato ben volentieri visto com'è andata la partita. «Abbiamo vinto - esordisce sarcasticamente il massimo dirigente rossoblu - e su questo non mi pare ci possano essere dubbi. Penso che la mia squadra sia scesa in campo ben determinata su quanto voleva ottenere qui a Modica ma ritengo che in questo senso anche i giocatori siciliani avessero la stessa determinazione solo che loro non hanno concluso. Noi, abbiamo sfruttato quello che ci si è presentato, e lo abbiamo concretizzato portando via l'intera posta in palio»
Sicuramente è stata vinta una partita difficile, su un campo ostico. Tre punti determinanti anche a giudicare l'esito degli incontri delle concorrenti in zona playoff che hanno conseguito tutte una vittoria. «Diciamo che ci siamo aggiudicati una partita che abbiamo controllato abbastanza bene dopo il gol del vantaggio. Era difficile, non v'è dubbio, anche perché noi volevamo vincere ma anche il Modica voleva i tre punti. Il Taranto poteva segnare ancora ma forse sarebbe stato troppo pesante per l'undici di Pino Rigoli». 
Il presidente non teme la scaramanzia. Nelle sue dichiarazioni c'è voglia di pronunciare alcune parole simbolo. «I playoff li facciano sicuramente. La squadra è stata ben costruita, non dico per vincere il campionato ma sicuramente per giocarsi l'epilogo del torneo e tentare in quella fase il salto di categoria. Lo scorso anno abbiamo dovuto ricorrere ai playout, quest'anno vogliamo fare la fase certamente opposta. Le nostre potenzialità sono buone. Con questa mentalità si può ottenere qualcosa in più». 
Gigi Blasi guarda l'orologio, vuole mettersi subito in viaggio. «C'è tanta strada da fare - dice - quanti chilometri saranno?» Quando si parla di classifica, però, non c'è fretta che tenga. «La nostra corsa è sul Melfi e, dunque, il nostro obiettivo è il secondo posto anche se il Gallipoli deve giocare sul nostro rettangolo di gioco; anzi posso annunciare che il match si vedrà in tv: la Federazione ce l'ha proposto e noi abbiamo accettato». A giorni, comunque, si dovrebbe conoscere la data esatta, anche se molto probabilmente si giocherà lunedì 13 marzo. Tornando alla partita, pensa che il risultato sia giusto? «Il Modica - ammette - ha fatto la sua buona gara. Noi, è onesto dirlo, non abbiamo fatto nulla più di loro. Abbiamo solo preso una traversa che grida ancora vendetta e siamo passati in vantaggio, diciamo con fortuna, grazie ad un autogol. Il calcio è anche questo». 
Le differenze tecniche sulla carta erano quasi abissali. L'organico del Taranto è certamente superiore a quello del Modica eppure non si può certo dire che il divario si sia notato. «Divario o no, ritengo che ciò che conti sia il risultato poi possiamo rimanere qui a discutere quanto vogliamo. A volte non sono i nomi che fanno i risultati ma quanto riesci a concretizzare all'interno del rettangolo di gioco. Noi abbiamo fatto il gol e ci godiamo questo successo. Dispiace per il Modica. Ognuno fa corsa a se e per noi era importante non frenare la nostra marcia. Dobbiamo continuare su questa strada perché, lo ripeto, il nostro obiettivo deve essere il secondo posto». 
D'accordo il presidente con il segretario del Modica, Giorgio Barbone, quando questi gli fa rilevare che la squadra di casa non meritava di perdere e che, in fondo, è caduta per mano di giocatori di un certo nome. «Sono di questo avviso - aggiunge il patron rossoblu - ma il fatto resta sempre quello. Noi abbiamo segnato un gol ed abbiamo preso tre punti. L'amarezza di una sconfitta la comprendo e vale per chiunque non riesca a centrare un obiettivo. Sono certo che il Modica si riscatterà al più presto e si salverà senza alcun problema. Colgo, in ogni modo, l'occasione per ringraziare la società modicana per l'accoglienza cordiale che ci è stata riservata, un atteggiamento lodevole che fa onore al calcio, alla città ed al suo presidente. Noi riprenderemo a lavorare da mercoledì ma terremo desta la concentrazione anche se domenica prossima non si giocherà. Non bisogna assolutamente mollare». di Fulvio Paglialunga

E il Taranto non si ferma più
Papagni: «È la strada giusta». Blasi: «La sosta sarà utile»

Solo la sosta fermerà la corsa vittoriosa del Taranto. «Le cose son cambiate. Nei prossimi quindici giorni Papagni e i ragazzi dovranno prepararsi: Marcianise e Gallipoli? Impegni difficili». Il presidente Blasi, sullo sfondo di Modica-Taranto 0-1, non indugia e pensa a domani. Anche nelle vene del patron sembra scorrere quella miscela di concentrazione, voglia di vincere, carica agonistica che è l'essenza della C2, il succo della filosofia di mister Papagni. Mentre sfumava il match, la quinta vittoria consecutiva, il presidente gettava le premesse della caccia grossa se la squadra terrà questo ritmo, questa tensione: il sesto successo di fila; un risultato senza precedenti. Marcianise permettendo. Mai accaduto nella storia del Taranto. Per questo, «i ragazzi devono prepararsi». Nelle parole di Blasi la rifinitura dei ragionamenti che Aldo Papagni snocciola nel dopopartita con solita, brutale, franchezza: «I primi minuti del match non mi sono piaciuti. Non c'è stato l'approccio desiderato: abbiamo concesso troppo ai siciliani. Poi lo spirito di squadra è prevalso ed abbiamo giocato un ottimo primo tempo. La squadra era stretta, corta e compatta; non abbiamo subìto più l'iniziativa avversaria fino al successo finale. E proprio il successo consente di comprendere che siamo sulla strada giusta. La sosta? Saranno due settimane di lavoro. Importanti». Insomma, l'officina Taranto ha ormai forgiato il suo motore. È più di una idea, di un progetto in divenire, di una prova nella galleria del vento. È «limitare l'iniziativa avversaria nella fase di non possesso della palla, tirando fuori le qualità tecniche per ripartire». È «non smarrirsi di fronte alla mancanza di punti di riferimento volutamente scelta dal Modica per far male, opponendo calma e forza». È «il rientro positivo di Mortari e quello di Mignogna, ma anche l'apporto di chi non ha giocato, di chi cementa il gruppo come Ambrosi». Papagni, ovvero: del pensare breve. Alessandro Ambrosi, di colpo, è "custode" dello spirito di gruppo: «Ho ripreso la preparazione», spiega l'attaccante. «I risultati positivi sono importanti anche per chi non scende in campo». Il Gallipoli capolista sembra meno imprendibile, dopo il rutilante pareggio di Andria, ma Ambrosi non si scompone: «Pensiamo al secondo posto. Possiamo sfruttare gli errori altrui, anche se gli altri sbagliano poco». Umiltà, realismo, cinismo. Il parto trigemino del nuovo Taranto ha tante levatrici. Provate a sentire Mignogna, in campo dal primo minuto: «In avvio eravamo molli; siamo usciti alla distanza. L'esordio da titolare? Non mi do voti; spero di servire al Taranto». O provate a parlarne con Mancini, golden boy (l'autogol di Ettori nasce da un suo calcio franco) e, insieme, uomo di fatica: «È vero, ad un certo punto ho badato più alla fase difensiva, ma se la squadra aveva bisogno e i risultati vengono, bene così». O provate, ancora, a stuzzicare Ivano Pastore, il vicecapitano: «Il record di sei vittorie? Ci farebbe piacere, ma dobbiamo pensare a vincere in funzione del risultato finale». E l'ambiguità che cade su queste ultime sillabe non ha accenti narcisistici. È, semmai, la raggiunta consapevolezza che siamo nelle braccia dei playoff, ma fra tre domeniche il Gallipoli scenderà in campo allo Iacovone. E il distacco potrebbe non essere più siderale. «La mentalità è cambiata». Pastore saluta e se ne va. Del resto, che la mentalità sia cambiata lo dimostra anche il direttore generale Vittorio Galigani, sfiorando, appena sfiorando, l'argomento rigore su Catania: «Abbiamo vinto. Bene così». In altri, più tesi, momenti anche questi accenti sarebbero stati diversi. Ma erano altri tempi, appunto. E Blasi, lo ha detto lui ieri, non conosceva Papagni. di Fulvio Colucci27 febbraio 2006

5 vittorie di fila, come nel 2003

Il Taranto "passa" a Modica ed ottiene il quinto successo consecutivo (il primo per 2-1 a Barcellona Pozzo di Gotto contro la Igea Virus, gli altri quattro tutti per 1-0 contro il Giugliano, l'Andria, il Vittoria e il Modica). Il filotto di vittorie, che rappresenta sicuramente un dato «storico», arriva subito dopo le quattro sconfitte subite dai rossoblù tra la 17esima e la 20esima giornata, quattro k.o. che avevano portato il Taranto a meno 4 dalla zona promozione, mentre ora il vantaggio è di quattro lunghezze sulla Pro Vasto attualmente piazzata al sesto posto. E la zona playoff si consolida. I rossoblù non coglievano cinque vittorie consecutive dal campionato di serie C1 2002-03, quando battevano tra la 24ª e la 29ª giornata il Lanciano per 3-2 (doppietta di Triuzzi e Nassi per gli abruzzesi, e rete di Passiatore), il Paternò in trasferta per 2-1 (in gol Passiatore, Esposito e Pagana su rigore per i siciliani), il Crotone per 2-0 (doppietta di Cappioli), il Giulianova per 1-0 (gol di Filippi), infine in trasferta la Vis Pesaro per 2-1 (doppietta di Passiatore e gol di Borneo su rigore). In quattro occasioni negli ultimi 10 anni il Taranto ha raccolto cinque vittorie consecutive: nel 1998-99 nel Campionato Nazionale Dilettanti tra la 22ª e la 26ª giornata, nel 1999-2000 in Serie D dalla 2a alla 6a, poi nel 2002-03 in serie C1, infine l'attuale striscia record in serie C2. Sale a 431 minuti l'imbattibilità del Taranto che non prende gol dal 19' minuto di Igea Virtus-Taranto 1-2 (rete di Palma). La retroguardia rossoblù non riusciva a tenere inviolata la porta per 4 turni di fila dal campionato di serie D 1999-2000, quando tra la 25ª e la 28ª giornata Giampaolo Spagnulo rimaneva imbattuto in Arsenale Taranto-Manfredonia 1-0, in Pro Vasto-Arsenale 0-0, in Arsenale-Casarano 0-0 e in Isernia-Arsenale 0-0 (per Spagnulo in questo torneo 530' minuti senza prendere gol tra la 24ª e la 29ª giornata). Battendo il Modica la formazione ionica ha conquistato la terza vittoria di fila in trasferta, un "tris" che non le riusciva dal campionato di serie D 1999-2000: 2-1 a Ferrandina il 19 settembre, 3-1 a Boiano il 3 ottobre e 3-0 a Manfredonia il 24 ottobre. Per trovare invece tre successi esterni consecutivi tra i professionisti bisogna tornare indietro al campionato di serie B 1979-80: 27 aprile 1-0 a Palermo (rete di Quadri), 4 maggio 1-0 a Pisa (autogol di Miele), 18 maggio 1-0 a Terni (rete di Beatrice). di Franco Valdevies27 febbraio 2006

Il Taranto è pronto a sbancare Modica
Papagni piazza Caccavale al centro della difesa. Attenzione all'imprevedibile Cappuccilli. La squadra rossoblù è pronta ad allungare la striscia positiva per rafforzare morale e classifica. Ottanta tifosi jonici allo stadio "Caitina"

Il Taranto cercherà nel pomeriggio a Modica di proseguire il fecondo cammino intrapreso negli ultimi quattro turni. La vittoria, chiaramente, consentirebbe di aggiungere altri tre importantissimi punti in classifica, di far lievitare ancora di più il morale della truppa, di trascorrere quindici giorni in completa serenità (il campionato ritornerà il 12 marzo), di alleviare ai circa 80 tifosi che saranno presenti al «Caitina» le fatiche per la distante trasferta. Il pari, invece, farebbe aggiungere soltanto un punticino in più in graduatoria, ma a quel punto bisognerà guardare immediatamente i risultati delle coinquiline Cisco Roma (a Rieti), del Rende (con la Nocerina) e delle inseguitrici Pro Vasto (con il Potenza) e Giugliano (con l'Igea Virtus). Papagni non dovrebbe modificare molto la formazione che ha battuto il Vittoria domenica scorsa. L'unica novità, ampiamente preventivabile, è il rientro di Caccavale al centro della difesa dopo aver smaltito la squalifica. Micallo sarà regolarmente in campo. L'ex giocatore campano si troverà di fronte il "furetto" Cappuccilli (ex Viterbo), un giocatore imprevedibile perché ama spaziare sia sul fronte sinistro che dietro le punte. Il Modica, nelle tre gare interne disputate nel ritorno (ossia con i rinforzi) nell'ordine ha battuto la Nocerina (2-1), ha perso sonoramente con il Giugliano (1-3) ed ha impattato con il Rende (1-1). In precedenza aveva contabilizzato soltanto altre due vittorie sul suo terreno di gioco: 4-1 al Rieti (5.a giornata) e 2-1 nel derby con il Vittoria (16.a). Scenderà in campo con grande determinazione e cattiveria agonistica: oltre a dover tentare di vincere per non essere invischiato nella zona "calda" della classifica, intende riscattare dinanzi ai suoi tifosi la sconfitta incassata a Potenza domenica scorsa (contestato il rigore di Morello). Il Taranto dovrà contenere la prevedibile partenza-sprint dei siciliani e puntare, contestualmente, alle ripartenze così come fece a Barcellona Pozzo di Gotto e ad Andria. di Giuseppe Dimito26 febbraio 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Non ci sono precedenti per il Taranto in casa del Modica, e l'unica sfida tra le due squadre risale alla gara d'andata con il "rotondo" successo degli ionici per 4-1. I rossoblù nella trasferta siciliana inseguono la quinta vittoria consecutiva, dopo le quattro conquistate contro l'Igea (2-1 fuori casa), il Giugliano (1-0 allo "Iacovone"), l' Andria (1-0 in trasferta) e il Vittoria (1-0 in casa). Un "pokerissimo" manca al Taranto dal campionato di serie C1 2002-03, con le cinque vittorie di fila tra la 24ª e la 29ª giornata (il quel torneo era Fabio Brini il tecnico): il 16 febbraio 2003 Taranto-Lanciano 3-2 (doppiette di Triuzzi e di Nassi per gli abruzzesi, mentre Passiatore segna all' 88' il gol decisivo), il 2 marzo Paternò-Taranto 1-2 (a rete Passiatore, Esposito e Pagana su rigore per i siciliani), il 9 marzo Taranto-Crotone 2-0 (doppietta di Cappioli), il 23 marzo Taranto-Giulianova 1-0 (gol di Filippi), infine il 30 marzo Vis Pesaro-Taranto 1-2 (doppietta di Passiatore e rete su rigore di Borneo). Attualmente la porta del Taranto è inviolata da 341 minuti. L'ultima marcatura al passivo, subita da Gentili, risale al 29 gennaio scorso con la rete di Palma al 19' in Igea Virtus-Taranto 1-2, mentre nelle successive tre gare «Ghigo» Gori non ha incassato gol. Per trovare invece il Taranto senza reti al passivo per 4 domeniche di fila bisogna tornare indietro al campionato di serie D 1999-2000, quando tra la 25ª e la 28ª giornata Giampaolo Spagnulo tenne inviolata la porta in Arsenale Taranto-Manfredonia 1-0, in Pro Vasto-Arsenale 0-0, in Arsenale-Casarano 0-0 e in Isernia-Arsenale 0-0. In questo torneo tra la 24ª e la 29ª giornata Spagnulo totalizzò un' imbattibilità di 530' minuti. Dopo aver vinto a Barcellona Pozzo di Gotto contro l'Igea e poi ad Andria, ora i rossoblù cercano il tris esterno sul campo del Modica. Il Taranto non vince tre partite consecutive in trasferta dal 1999-2000, ed allora i successi arrivarono nelle prime tre trasferte stagionali: 2-1 a Ferrandina il 1999 settembre (D'Isidoro al 35' su rigore e al 59', Ciardiello al 90'), 3-1 a Boiano il 3 ottobre (Lattanti per i padroni di casa, poi De Luca su rigore e doppietta di D'Antò) e 3-0 a Manfredonia il 24 ottobre (D'Isidoro sui rigore, Dell'Oglio e Magno). A Modica il Taranto affronterà l'82ª trasferta in un campionato di serie C2. Il bilancio è di 12 successi, 31 pareggi e 38 sconfitte, mentre il record stagionale è di cinque vittorie raccolte nel 2000-01 (resta questo il campionato dell'ultima promozione dalla C2 alla C1).26 febbraio 2006

Il calcio deve al fisco mezzo miliardo di euro
I dati ufficiali diffusi dall'Agenzia delle Entrate. La settimana scorsa un blitz in molte sedi di serie A. Parma e Messina le squadre più indebitate. C'è il rischio che i club sospendano i pagamenti

Il calcio italiano ha un debito con il fisco di oltre mezzo miliardo di euro: 553 milioni e 281 mila euro. Girate in lire, fanno mille miliardi. Una buona parte, visto il crack di Perugia e Torino, Salernitana e Venezia, è ormai inesigibile.
I dati sono stati esposti alla Camera dal sottosegretario all'Economia, Daniele Molgora, in risposta a un'interrogazione parlamentare. Quindi, sono stati diffusi - oggi - sul sito ufficiale dell'Agenzia delle entrate. Si parla solo di debiti Irpef, ovvero le tasse che i club, dalla serie A alla C2, dovrebbero versare per gli stipendi dei calciatori. Nel conteggio mancano i debiti contratti sull'Iva (da pagare, per esempio, sui trasferimenti) e l'Irap, la tassa regionale che le società pagano in quanto aziende.
Il sottosegretario Molgora nella sua relazione individua alcune squadre virtuose, le più importanti della serie A, ma parla di una generale "infedeltà al Fisco da parte del calcio italiano". Colpisce come sui 230 milioni di debiti dell'intera serie A, 62,5 milioni siano scaduti: sono cartelle esattoriali richieste dal Fisco e non pagate. Questo dato ha fatto scattare all'inizio di questa settimana un vero e proprio blitz degli ispettori dell'Agenzia delle entrate nelle sedi dei club più indebitati: il timore è che alcune società abbiano interrotto il pagamento di debiti già concordati o, addirittura, delle tasse di questa stagione. 
In serie A la situazione è particolarmente grave per il Parma, società con un debito Irpef pari a 62 milioni di euro. La sofferenza del club viene gestita, dopo il crack Tanzi, dalla controllante Parmalat affidata a Enrico Bondi e dal ministero dell'Industria. In un primo tempo l'evasione fiscale del Parma accertata era di 320 milioni, frutto di plusvalenze su calciatori mai denunciate. Dopo il condono tombale sul periodo '98-2001 - concesso alla nuova Parmalat e per il quale sono state pagate le prime due rate - ora il debito è sceso a 62 milioni: tutti scaduti. Ormai da un anno gli attuali amministratori stanno cercando un acquirente del club, invano. Sono state sette fin qui le trattative accese e mai chiuse, tra cui quella con l'ex presidente del Real Madrid Sanz, una cordata di industriali americani, l'imprenditore campano Valenza e un'industria di polli del Veronese. 
Resta pesante la situazione del Messina dei Franza: 13 milioni di euro rateizzati e 4 milioni sospesi. L'enorme debito della Lazio, 140 milioni, è stato in gran parte rateizzato con la trattativa monstre della scorsa estate: 103 milioni da restituire in 23 anni. Poi ci sono le "big five" dal comportamento ineccepibile: Juventus, Milan, Inter, Fiorentina (la cui ragione sociale è Florentia Viola srl) e Roma non hanno debiti con il Fisco. E così Livorno, Palermo, Udinese, Lecce, Siena e Chievo.
La serie B - 148 milioni di debiti totali - è zavorrata dai 62 milioni del'Ac Perugia, la società della famiglia Gaucci dichiarata fallita lo scorso autunno. Luciano Gaucci, fuggito a Santo Domingo con un mandato di cattura per bancarotta fraudolenta, sta provando ad alleggerire la sua posizione attraverso una complessa trattativa con un "presunto creditore" (Capitalia) attraverso l'avvocato Giuliano Pompa. In situazione critica c'è il Brescia calcio di Corioni, quasi sette milioni di fiscalità non pagate e per ora sospese. A causa dei fallimenti, delle "retrocessioni" e della successiva applicazione del lodo Petrucci sono diventati praticamente irrecuperabili i debiti di Torino (33 milioni), Salernitana (30 milioni) e Venezia (14 milioni).
In serie C1 e C2 il dato diventa numericamente più sottile, ma, visti gli scarsi fatturati, percentualmente catastrofico. In C1 sono a posto solo 12 società su 36. In C2 i vecchi crack di Fiorentina, Napoli, Ancona e Cosenza hanno aperto voragini nei confronti dell'amministrazione fiscale.
All'inizio del prossimo mese, con l'analisi dei dati dell'ultimo controllo a rete, si scoprirà se - come teme l'Agenzia delle entrate - alcuni club hanno ripreso a posticipare i pagamenti. di Corrado Zunino25 febbraio 2006

Una maglia da assegnare
Il Taranto di Modica non cambierà assetto; l'unico dubbio riguarda il ruolo di laterale destro di difesa. Micallo e Martinelli sono acciaccati: c'è la soluzione Mortari

C'è un tassello da riempire. Si tratta della fascia destra di difesa che, almeno in questi due giorni di allenamento, è rimasta orfana di Giovanni Micallo, vittima di un attacco influenzale. Per Modica non c'è assoluta certezza di recuperare l'ex giocatore della Fermana e per questo occorre testare le alternative a disposizione. Il problema si intensifica, in questo senso, dato che il sostituto naturale, Pasquale Martinelli, lamenta un leggero affaticamento muscolare. Il test di ieri pomeriggio contro la “Berretti” ha mostrato, in tal senso, una bella novità: Mortari ha operato come terzino destro, proprio come nei primissimi anni di carriera. Il giocatore salentino è pienamente recupero e, come soluzione estrema, potrebbe adattarsi al ruolo. In linea di massima, però, non ci dovrebbero essere particolari variazioni rispetto alle ultime uscite. Il tecnico Aldo Papagni utilizza il test di metà settimana per sperimentare soluzioni in serie, inserendo in ogni elemento altre nozioni di carattere tattico. 
Sul campo B, ridotto ad un imbarazzante pantano (le linee sul terreno di gioco erano inesistenti), è piaciuto lo spirito dell'intera rosa che ha mostrato una buona condizione fisica, segno che in settimana il lavoro è stato volutamente alleggerito, anche in vista della sosta ravvicinata. Nella prima frazione, Papagni si è divertito a far assumere diverse facce alla sua squadra: davanti a Gori, la linea arretrata era formata da Mortari, Pastore, Caccavale e Prosperi; Bussi ha agito da perno davanti alla difesa con Mancini e Larosa ai suoi lati. Rispetto a sette giorni prima, gli esterni avevano un'atteggiamento più offensivo con Catania e Mignogna che si sono posizionati in linea con la punta centrale Deflorio. Due i gol realizzati, ambedue firmati da Catania. Nella stessa frazione, l'allenatore rossoblu ha mosso le pedine in maniera vorticosa in modo da disegnare un 3-4-3 suggestivo. Mortari è scalato di una linea in avanti, con spostamento di Mancini come quarto di centrocampo a sinistra. Uno schema di gioco già proposto negli ultimi concitati minuti di domenica scorsa contro il Vittoria e che potrebbe ripresentarsi in casi estremi. 
La seconda parte del test è servita per dare spazio alla restante rosa a disposizione. Questa volta il 3-4-3 è stato il filo conduttore della frazione con Silvestri, Prosperi e Manni che hanno protetto Lucaselli. A centrocampo Malagnino, Manoni, Deleonardis e De Liguori hanno appoggiato e innescato il tridente formato da Ambrosi, Di Domenico e Passiatore. Soddisfazione per il centro dell'attaccante romano che sembra sulla via del totale recupero come ha dimostrato anche la bella esecuzione nel gol messo a segno. Alla rete di Ambrosi ha fatto seguito la doppietta di Di Domenico che conferma una certa confidenza con la porta avversaria. Fermi, come detto, Micallo e Martinelli, ha saltato il galoppo anche Capone che convive con una fastidiosa pubalgia. 
La squadra ionica, questa mattina, svolgerà l'ultimo allenamento allo Iacovone. Dopo pranzo la comitiva rossoblu partirà con destinazione Acireale che sarà la prima tappa del ritiro siciliano. Domani mattina, dopo la rifinitura, ci sarà l'altro spostamento che porterà la truppa nei dintorni di Modica. di Luigi Carrieri24 febbraio 2006

Papagni: «Servono grinta e umiltà»
Provato Mortari sulla linea dei difensori. «È una soluzione. Può tornare utile. Il Modica? Meglio non fidarsi»

Papagni tiene alta la concentrazione, smorzando i facili entusiasmi: «Nel valutare il nostro attuale momento bisogna farsi scudo delle quattro vittorie consecutive inanellate, ma non bisogna dimenticare il poker di sconfitte incassate. Anche quelle, purtroppo, fanno classifica. La gara di domenica, a Modica, va pertanto affrontata con grande determinazione, aggressività, umiltà ed aiuto reciproco. I campi siciliani, notoriamente "scottano". Mi conforta il fatto che la squadra sta crescendo e che i progressi siano visibili, ma siamo ancora lontani dal rendimento-standard. La preparazione atletica è ancora in piena fase d'attuazione. Tesaurizzeremo la sosta per aggiungere altri carichi per giungere pimpanti nell'ultima parte del campionato, playoff compresi». Quando tempo occorre per raggiungere la condizione ottimale? «I testi... sacri di Coverciano, ma anche del calcio dicono che necessitano quaranta giorni per poter cominciare ad essere soddisfatti. Infatti si va in ritiro a metà luglio circa. Poi ci sono le gare amichevoli e quelle di Coppa Italia per limare i difetti. A volte si comincia il campionato e si dice, dopo le prime giornate, che bisogna completare la preparazione con la velocità. Mi rendo conto che nella nostra situazione dobbiamo accelerare i tempi perché il campionato galoppa, ma non mi dovete meravigliare se accadono degli errori di comunicazione fra i giocatori ed il sottoscritto che inducono i ragazzi ad avere momenti di sbandamento come è accaduto contro il Vittoria». Perché ha provato Mortari terzino? «Il ragazzo ha giocato anche in quel ruolo. Ho bisogno di trovare soluzioni alternative». Si candida per il rientro? «Si candida per il viaggio in Sicilia. È una pedina importamte come tutti gli altri». Il Modica? «È una squadra tosta, gioca in casa e recentemente si è rinforzata con giocatori come Delle Vedove e Maccan, attaccante ex Venezia». di Giuseppe Dimito24 febbraio 2006

Il Taranto ritrova Caccavale
È l'unica novità per Modica. Da oggi squadra in ritiro

Papagni medita di presentare domenica a Modica lo stesso Taranto che ha battuto il Vittoria con l'unica eccezione di Caccavale che rientrerà in formazione dopo aver scontato il suo turno di squalifica. È questa l'impressione scaturita dal test infrasettimanale disputato ieri pomeriggio sull'inzuppato campo "B" dello "Iacovone" contro la formazione Berretti. Micallo sta meglio. L'attacco febbrile è smaltito. Ieri ha lavorato in palestra per non perdere il tono. Gli ha fatto compagnia Martinelli, il quale ha risentito del vecchio malanno muscolare. Completamente fermo è rimasto Capone per problemi alla regione pubica. Secondo un collaudato copione mister Papagni ha tesaurizzato la partitella per effettuare alcuni esperimenti da tenere in debito conto in caso di necessità. Le otto diffide che pesano come una spada di Damocle sulla testa di Micallo, Catania, Deflorio, Martinelli, Di Domenico, Larosa, Mancini e Manni e qualche infortunio che potrebbe capitare fra capo e collo hanno consigliato il trainer rossoblù di pensare prima e procedere poi, a qualche variazione. Il compitino di metà settimana era rivolto sia alla parte tecnica che a quella tattica. Nel primo tempo, durato 34', Mortari è stato provato sulla linea dei difensori, mentre Mancini, dopo aver iniziato centrocampista di destra, è passato a sinistra. Provato anche un 3-4-3 elastico con lo stesso Mortari "trasferito" dieci metri più in avanti per dare maggiore consistenza alla fase offensiva. Questo l'undici schierato: Gori; Mortari, Pastore, Caccavale, Prosperi; Mancini, Bussi, Larosa; Catania, Deflorio, Mignogna. Una doppietta dell'effervescente Catania ha chiuso la prima frazione. Nella ripresa, durata 33', è stato Malagnino a svolgere il lavoro di "pendolo" fra difesa e centrocampo svolto da Mortari. Si è dato un gran da fare Ambrosi il quale non vede chiaramente l'ora di recuperare la condizione per rendersi utile alla squadra. Questi gli uomini schierati: Lucaselli; Malagnino, Silvestri, Prosperi, Manni; Manoni, Deleonardis, De Liguori; Ambrosi, Di Domenico, Passiatore. Le tre reti segnate sono state firmate da Di Domenico (2) ed Ambrosi. Risultato finale: 5-0. La salute del gruppo è buona. In tutti c'è la voglia di proseguire nel fecondo cammino svolto nell'ultimo poker di partite. La squadra, stamane, effettuerà la penultima seduta settimanale dopodicché partirà in pullman per Acireale. Domano mattina rifinitura e partenza per Modica. di Giuseppe Dimito24 febbraio 2006

Mortari, voglia di esserci
Il centrocampista del Taranto ha saltato quattro gare per infortunio e ora spera di giocare: «Cosa è cambiato? Ora abbiamo più cinismo e cattiveria»

Il travagliato periodo suddiviso tra cure e lenta guarigione è terminato nel migliore dei modi: un mese è stato lo scotto da versare. 
Christian Mortari ha pagato con quattro gare di assenza la sua generosità, la voglia di non abbandonare i compagni in difficoltà. Ora il centrocampista salentino è pronto per una maglia, anche se un posto da titolare sarà tutto da guadagnare. 
La sua è stata una dolce convalescenza e il motivo è presto detto. «Stare fuori non è mai bello, si soffre parecchio a guardare gli altri giocare - risponde Mortari - Diciamo che mi ha consolato vedere la squadra vincere e ottenere dei buoni risultati in serie. Ora mi piacerebbe rientrare, d'altronde una condizione fisica accettabile si acquista solamente giocando». 
Si torna indietro ad inizio gennaio e precisamente alla sfida contro la Vigor Lamezia: un classico spartiacque, il confine che ha delimitato due diverse dimensioni della stagione tarantina. 
«Dopo dieci minuti di quella gara sentì il dolore al piede, ma non pensavo si aggravasse fino alla microfrattura. Provavo un certo fastidio, ma continuai anche perchè era un periodo particolare in cui eravamo reduci da tre sconfitte e sinceramente non me la sentivo di lasciare il campo con la squadra in difficoltà». E poi, di colpo, la metamorfosi. «Quelle quattro sconfitte non le metterei sullo stesso piano. Con il Viterbo fu una partita a senso unico, persa in maniera rocambolesco nei minuti finali e quindi non credo vada considerata. In verità, le altre tre partite furono perse anche per un nostro evidente calo fisico. Adesso invece la squadra sta migliorando sotto l'aspetto atletico e in campo i risultati sono migliori anche perchè siamo più cinici e cattivi in campo e sottoporta. Forse costruiamo meno palle-gol, ma siamo più lucidi in fase realizzativa. Credo che la differenza sostanziale sia questa». 
Christian Mortari è stato uno dei “colpi” dell'estate ionica. Sarebbe un suo diritto, ora, rivendicare un ruolo da titolare. C'è però una squadra che nel frattempo ha vinto, regalando alcune certezze al tecnico Papagni. Dura riprendersi, allora, il posto secondo l'assioma che un Taranto vincente si dovrebbe toccare il meno possibile. «Io posso convincere l'allenatore durante gli allenamenti settimanali, dando il massimo e dimostrando di essere efficiente dal punto di vista fisico. La voglia di giocare c'è e questo è un bel punto di partenza. Se poi la squadra dovesse proseguire il ciclo vincente con me fuori, allora vorrà dire che farò il portafortuna in panchina... Futuro? Per noi è importante sapere che il secondo posto è alla nostra portata. Dobbiamo guardare sempre in avanti». 
Nel 4-4-2 attuale, non c'è dubbio sulla posizione da occupare. «Io sono un esterno e nel 4-4-2 diventa naturale la mia collocazione sulla fascia come, peraltro, testimoniano le diverse stagioni della mia carriera. E' la zona di campo in cui mi trovo a mio agio». di Luigi Carrieri23 febbraio 2006

Mortari prenota la maglia
«Ho voglia di giocare. Il nuovo modulo? Sembra fatto per me». Parla l'esterno destro rossoblù, che ha recuperato completamente la sua condizione fisica dopo l'infortunio

Manca dal campionato da poco più di un mese. L'ultima gara effettuata fu il 22 gennaio scorso, Taranto-Vigor Lamezia 0-1. Una microfrattura alla pianta di un piede lo ha costretto al forfait prolungato. Stiamo parlando di Cristian Mortari, esterno destro offensivo rossoblù. Svela l'interessato. «Ho trascorso un momentaccio. Per non perdere il ritmo già dal martedì successivo all'incidente ho alternato la piscina alla palestra per dieci lunghi giorni. Per altri dieci-dodici giorni sono ritornato in campo lavorando con il resto del gruppo. Ero già pronto per domenica scorsa, ma il mister, a titolo precauzionale, mi ha mandato in tribuna. Per il match di Modica ritengo di essere a sua disposizione. Spetta logicamente a lui decidere se farmi rientrare o meno». Il nuovo modulo prevede 4 centrocampisti. Ritiene di potersi adattare? «Direi di più. Non solo mi va bene, ma mi consente di sfruttare meglio le mie caratteristiche tecniche: giocare largo, andare al cross, tentare la conclusione dalla media distanza, non avere eccessivi compiti di copertura soprattutto in mezzo al campo». Come sta la "salute" dello spogliatoio?«Bene, bene. Le quattro vittorie di fila hanno fatto aumentare la fiducia e la tranquillità. La mente è completamente libera da qualsiasi tipo di problema. E questo è molto importante per un gruppo che deve essere prima proiettato e, poi, concentrato sull'impegno domenicale». Purtuttavia il traguardo è ancora lontano. «Se è per questo non abbiamo ancora vinto nulla. Siamo solo in corsa per uno dei quattro posti utili per disputare i playoff. Nelle ultime dieci partite dovremo effettuare lo sprint necessario per puntare a quell'importantissimo secondo posto che potrebbe tornarci molto utile in vista degli spareggi-promozione: al limite con quattro pareggi saremmo promossi in C1. Sappiamo anche che gli ostacoli saranno molto difficili da superare per cui bisognerà entrare in campo con grande concentrazione e decisione per agguantare i tre punti in palio». Il Modica è il primo dei dieci ultimi ostacoli da superare. «Sappiamo che il loro terreno di gioco, pur essendo in erba, è un tantino piccolo e stretto per cui dovremo adattarci immediatamente. Del resto il compito ci è agevolato dal fatto che il mister spesso e volentieri ci fa giocare, in allenamento, su spazi ridotti. La formazione di casa si trova al limite della zona-playout per cui ci attendiamo un suo approccio abbastanza aggressivo. Noi, dal nostro canto, inseguiremo la quinta vittoria consecutiva per cui prevedo una "battaglia" a tutto campo. L'importante è restare umili e, come dice il mister, aiutarci l'un con l'altro come abbiamo fatto in queste ultime vittoriose gare». La squadra ha proseguito ieri pomeriggio la preparazione con una doppia seduta. Era assente Micallo, colpito dalla febbre (38 e mezzo).La sua presenza in Sicilia è, dunque, in forte dubbio per cui Martinelli è già in allerta. I 250 biglietti per assistere alla partita, al "Caitina", sono in vendita nei soliti tre punti vendita al prezzo di 10 euro senza diritti. C'è tempo fino a sabato pomeriggio alle 18. La Lega di Firenze ha chiesto ed ottenuto dal Taranto l'okay per trasmettere Taranto-Gallipoli lunedì sera in diretta (ore 20,30) su Raisport Sat. Ora serve anche il parere positivo della società salentina ed il "visto" d'esecutività della redazione sportiva della Rai. Nel pomeriggio mister Papagni effettuerà le prove generali per Modica contro la "Berretti". Domani pomeriggio partenza. La comitiva farà tappa ad Acireale. Sabato mattina raggiungerà Modica. Nel pomeriggio saranno pagati gli stipendi. di Giuseppe Dimito23 febbraio 2006

Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione.

index