Silenziosa prepotenza La svolta non è nelle cinque vittorie. Ma è nella
dinamica comune ad ognuna di esse: è nella solidità che consente di
difendere ogni vantaggio senza accumulare rischi, nella silenziosa
prepotenza che permette di controllare un incontro senza darlo a vedere,
nell'atteggiamento irriverente che fa credere a chiunque di essere in
partita senza, in realtà, concederla mai. La superiorità del Taranto,
adesso, è tutto quello che non si vede. Non è solo un calcolo
matematico, è oltre un'enunciazione di numeri imponenti. La superiorità
è completata da quello che scorre sottotraccia ad ogni partita, che
emerge solo a risultato acquisito, quando si disegna la linea
dell'analisi. E' la vera forza del Taranto: l'equilibrio, la solidità,
la gestione accorta del talento, la sapiente amministrazione di ogni
attimo. E' la vera opera di Papagni: aver creato una squadra scolpendola
nel granito, aver dato robustezza ad un gruppo che, prima del suo
arrivo, aveva attimi della bellezza di un cristallo, ma che più
frequentemente del cristallo conservava solo la fragilità.
Come corre il Taranto Non fidatevi dei successi striminziti travestiti da 1-0,
il Taranto viaggia davvero forte. Una palingenesi sportiva che abiura i
pareggi assenti nel destino ionico da ormai da undici domeniche. Un
record.
L'ultimo Taranto La svolta è nei risultati. Nella loro geometrica progressione: 0-1 (con la Vigor Lamezia), 1-2 (a Barcellona Pozzo di Gotto con l'Igea Virtus), 1-0 (col Giugliano), 0-1 (ad Andria), 1-0 (col Vittoria), 0-1 (a Modica). Risultati che tratteggiano il percorso evolutivo: una sconfitta in apparenza traumatica, ma in realtà altamente istruttiva; un successo appena sporcato da vecchie esitazioni; quattro vittorie nitide, ottenute con precisione chirurgica da una squadra-laser che prima individua la parte più molle del ventre degli avversari e poi la incide con un taglio netto. Lasciando una sola cicatrice. La cicatrice del gol. Il gol come un narcotico che paralizza, che inibisce, che anestetizza. E che alla fine (o all'inizio) farà la differenza. La scolpirà, rendendola immodificabile. Il grafico dei risultati illustra il ritorno prepotente del Taranto. Ne indica la crescita: la raffigura, la descrive, l'accompagna. Dal settimo posto (fuori dai playoff) al terzo posto (dentro i playoff). In poco più di un mese è cambiato tutto: il rendimento, la classifica, l'umore, le prospettive. Ma la svolta non è solo una questione di risultati. Per spiegare il «nuovo corso» occorre riattraversare idealmente le partite che l'hanno reso possibile. I mutamenti che sono intervenuti. I cambi di marcia e le correzioni di rotta. Le integrazioni e gli aggiustamenti. Occorre cioè indagare il calcio di cui è portatore Aldo Papagni, l'allenatore che la svolta ha favorito, partendo da un approccio sbagliato (la partita persa con la Vigor Lamezia) e giungendo ad una continuità di risultati (cinque vittorie di fila) mai sfiorata in precedenza. Che ha fatto Papagni? Ha corretto, intanto, il suo credo (il 4-3-3) con iniezioni di buon senso, di misura e di realismo. Assecondando le caratteristiche dei singoli e le attitudini del collettivo, è approdato al 4-4-2, che di immutabile ha, per ora, solo una difesa bloccata sui due perni centrali e tenuta prevalentemente bassa dalla posizione dei due esterni. Il resto (linea di centrocampo e attacco) è più flessibile. A Modica il Taranto ha finito la partita giocando con cinque centrocampisti (tre centrali e due esterni) e un incursore avanzato. Cioè senza punte di ruolo. La plasticità del modulo, ovviamente, nulla potrebbe, se non fosse sorretta da un equilibrio tattico in grado di resistere agli adeguamenti in corsa. Equilibrio inteso non solo come rigore strutturale, coerenza interna di movimento e di atteggiamento, ma anche come elasticità volpina e machiavellica, disponibilità ad alternare la tempesta del pressing alla bonaccia del rinvio lungo. L'ultimo Taranto, quello delle quattro partite vinte senza prendere gol e senza correre rischi inutili, è la sintesi perfetta dell'approdo finale di Papagni. Una squadra tatticamente virile o femminea, leonina o gattona: secondo i contesti e le situazioni. Capace di far seguire a momenti di dominio palpabile, momenti di decompressione ritmica, di vigilanza, di contenimento quasi passivo. Una squadra in cui ormai convivono in simbiosi lo spirito operaio e l'anima artistica. La meccanicità dei gesti e la creatività dei colpi. Il risultato è un Taranto che non brilla per una caratterizzazione estetica, ma per una compattezza animata da esuberanza di corsa, reattività muscolare e convinzione agonistica. Ciò che perde in lucentezza geometrica, lo guadagna in efficacia. La vittoria di Modica consegna al campionato (in sosta) quella che ha tutta l'aria di essere la versione definitiva del Taranto, la cui stagione regolare si esaurirà fra nove partite (cinque in casa, quattro fuori). Poi ci saranno i playoff. E lì servirà il Taranto migliore, quello in grado di connettere la laboriosità del gruppo con la genialità dei singoli. di Lorenzo D'Alò
Il Taranto si gode le
cinque vittorie La quinta vittoria consecutiva consentirà a Deflorio e compagni di trascorrere quindici giorni in assoluta serenità. Il campionato, infatti, domenica prossima osserverà un turno di sospensione: riprenderà il 12 marzo con Taranto-Real Marcianise. Ma gli allenamenti che attendono i rossoblù si annunciano intensi. Papagni ha disposto da tempo una tabella che prevede l'assorbimento di carichi di lavoro che consentiranno agli jonici di giungere freschi e pimpanti ai playoff che inizieranno il 21 maggio. La preparazione riprenderà domani pomeriggio (oggi seconda giornata di riposo) agli ordini di Gianfranco Degli Schiavi dal momento che lo stesso Papagni è impegnato a Siena per il Master per il conseguimento del patentino di prima categoria. Il trainer rossoblù ritornerà dopodomani, giorno in cui ci sarà una robusta doppia seduta. Stesso menù, per venerdì. Sabato dovrebbe essere prevista una sola seduta. Da decidere il programma per domenica e la prossima settimana. Taranto-Gallipoli, in calendario per la nona giornata di ritorno, si disputerà regolarmente domenica 19 marzo. La gara non potrà essere trasmessa la sera del 20 marzo su Raisport Sat dal momento che la società salentina giocherà, mercoledì 22, la semifinale di Coppa Italia. La Caf, dal suo canto, ha fissato per il 6 marzo l'udienza per il reclamo del Taranto avverso la multa di circa 27mila euro per la mancata convocazione di Passiatore al ritiro di Penne. Il ricorso per la forte ammenda (6mila euro) e la diffida per quanto avvenne nel dopo-Andria sono ancora in fase di... gestazione. Fra coloro che stanno sprizzano gioia da tutti i pori per lo stato di salute e della classifica del Taranto c'è sicuramente Vittorio Galigani, direttore generale del club jonico. «I meriti di questo cambio di passo sono unicamente di mister Papagni e dei ragazzi. La mano del mister è evidente: ha ridato smalto e brillantezza ad una rosa che, permettelo di dire, era sicuramente da zona alta della classifica. I ragazzi, dal canto loro, hanno messo in campo uno spirito di gruppo diverso e, soprattutto, una maggiore concentrazione». La classifica dice che il Taranto occupa solo la terza poltrona. «Non abbiamo vinto ancora niente. Dalla ripresa del torneo fino al 7 maggio ci attendono nove difficili ed ardue battaglie che dovranno consentirci innanzitutto di restare nella zona nobile della graduatoria e, poi, di tentare di piazzarci su quella seconda poltrona che è molto utile in vista degli spareggi-promozione. Mi auguro che la sosta non ci propini un calo di tensione e che dal prossimo 12 marzo si riprenda a correre». di Giuseppe Dimito
Cori, canzoni e
suonerie per festeggiare E' la nuova suoneria del cellulare di Francesco Totti.
Il numero dieci reduce dalla trionfale festa di domenica sera
all'Olimpico ha detto che nel caso potrebbe cantarla a Sanremo. Gli
altri suoi compagni di squadra Doni, Chivu, De Rossi, Perrotta l'hanno
già fatto, ieri mattina in collegamento telefonico con Te la do io
Tokio, una delle trasmissioni radio più infernalmente romaniste della
capitale. Seven Nation Army dei White Stripes, un pezzo del 2003 già
notissimo, da ieri notte è diventato per acclamazione popolare il nuovo
inno della Roma. Downlodato
per tutta la giornata di ieri, è ormai disponibile praticamente su
qualsiasi sito legato al tifo romanista. Seven Nation Army l'hanno
suonato le radio fino alle due di notte come un tormentone negli
incredibili fili diretti che hanno seguito la vittoria «storica» nel
derby contro la Lazio: al telefono c'era gente che urlava, piangeva,
cantava, e su tutto il paa papa pa pa paa re-inventato dalla Curva,
ripassato per le mani di qualche anonimo d.j., trasformato in un
martello techno con uso di cori da stadio. Più o meno. Non era
difficile: esistono almeno una decina di versioni della canzone. Da
quelle piùstrettamente rock (Metallica, Audioslave), a quelle techno e
house (El Nino). Di recente The String Quartet ne ha tratto persino una
deliziosa versione per quartetto d'archi. Era stato scritto dai White
Stripes per assomigliare a un classico del rock anni '70, tipo Cream,
Led Zeppelin, Marc Bolan. E' diventato un classico almeno quanto i suoi
predecessori. Con Seven Nation Army, i White Stripes avevano aperto il
loro album Elephant, che ha reso la loro popolarità pressocchè
planetaria, e vinto un Grammy per la migliore canzone rock del 2003. Jim
White, leader del duo di Detroit, ha ricordato una volta che
l'espressione era il modo con la quale chiamava da bambino l'Esercito
della Salvezza. E' una canzone che gioca con i fantasmi del rock'n'roll,
il peccato, la rabbia, la solitudine. Cose così- Comincia con il riff
di un basso, ed è bizzarro per un duo che si presenta in scena con il
minimalismo di una chitarra (o un pianoforte) e di una batteria. In
effetti, il suono è quello di una chitarra acustica appena trattata.
Jim White canta così: «Combatterò fino in fondo/ un esercito di Sette
Nazioni non potrà ricacciarmi indietro». Certo, per un coro di stadio
non c'è niente di più interessante..
Pokerissimo Taranto Non è il caso che produce certe vittorie. Nemmeno se il
caso devia il pallone sul piede di Ettori e genera l'autogol che decide.
Nemmeno quando i meriti sono silenziosi, quando la partita sembra non
dire tutto, tenendo per sé alcune chiavi di lettura. Il Taranto,
infatti, vince perché deve, perché lo vuole. Accumulando numeri
preziosi: quinta vittoria consecutiva (terza di fila in trasferta),
quinto successo di misura, quattrocentotrentuno minuti senza subire gol.
E vince da squadra matura, da gruppo intelligente. Da formazione che sa
perfettamente cosa fare, aderendo alla partita e facendola propria.
Regolando un avversario povero ma spigoloso, non dando mai agli altri la
reale impressione di poter essere parte attiva del confronto. Non è il
Modica a frenare l'avanzata del Taranto. E non è Modica il campo che può
ingrigire le idee di Papagni. Non si trovano - né prima, né durante, né
dopo - tracce di involuzione, non si trovano macchie nello sviluppo.
Tutto sembra parte di un disegno chiaro: capire il campionato,
comprendere l'atteggiamento, adeguarsi alle spigolosità della gara e
farla propria. Senza consentire rimpianti, soprattutto senza averne. Il
Taranto prende quello che merita, tralasciando il superfluo e rendendo
densa la sua prova: densa di sacrificio e adeguamenti ingenosi, di mosse
astute e furbe letture. Risolve un autorete addirittura bella: il colpo
che serviva, non quello che mancava. Perché il lusso, adesso, è
lasciare qualcosa di inevaso, non osare oltre il logico, saper vivere
della propria superiorità senza inutile (e talvolta dannosa)
ostentazione. E' attendere il tempo giusto per capire e prendersi tutto
il restante per scardinare. La partita del Taranto è, infatti, divisa:
in un avvio di finte concessioni al Modica, in qualche apparente
imbarazzo (questione di approccio) che, in realtà, diventa prolifico
studio e, successivamente, dichiarato possesso. Il Taranto è una
trappola: attira l'avversario e poi lo cattura. Aspetta che il Modica si
dichiari, lo scruta e poi sfrutta le lacune. Colpendo sistematicamente
il lato debole, amplificando i difetti, impoverendolo.
Taranto, maturo e furbo Capire la complessità della partita, adeguando lo sforzo e modulando l'atteggiamento, è da squadra matura. Sfruttare un autogol per imporsi, è da squadra furba. A Modica il Taranto è maturo quanto basta e furbo al momento giusto. Maturità e furbizia sono alla base della quinta vittoria consecutiva. La innervano, rendendola possibile. Per vincere basta una rassicurante dimostrazione di forza collettiva. Niente di particolarmente irresistibile. Bastano una presenza costante e un controllo continuo. Basta una partita di poca costruzione e molto alleggerimento. Una condotta piena di nerbo e ricca di astuzie. Una prova in linea con le abitudini del nuovo Taranto, una squadra rifondata su una saldezza talentuosa. Il talento c'è da sempre. La saldezza è una conquista recente. E' il distillato di un processo di lievitazione fisica e di riconversione tattica che procede, che va avanti. Processo avviato da Papagni, l'allenatore della svolta: 6 partite, 15 punti, steccando solo all'esordio. Un ciclo fecondo, una striscia impensabile, dopo le quattro sconfitte di fila. A Modica il Taranto è quello che serve. Né di più, né di meno. E' sufficiente esserci: con la testa, con le gambe, con il cuore. E' determinante comportarsi da squadra avara e dura. Dare, almeno, questa impressione, riuscendo a coniugare ermetismo tattico e qualità tecniche. Costruendo una squadra-agglomerato, qualcosa di molto scomodo da avvicinare. Una squadra che si apre e si chiude a fisarmonica, diventando impenetrabile in fase di non possesso e incontrollabile in fase di possesso, quando i suoi uomini più ispirati trovano nello spazio la misura della loro bravura. Asciutto, essenziale, diretto: il Taranto a Modica è di una bellezza solida, senza fronzoli, senza languori. Una bellezza efficiente, contro la quale va ad infrangersi la scomposta combattività dei siciliani. Sbagliato solo l'approccio (esitante e impersonale). Corretto tutto il resto: la tenuta complessiva, la prontezza interpretativa, la laboriosa attività di gestione. Esatte le misure, precise le distanze, perfetta la scelta dei tempi. Il Taranto vince accumulando meriti che non si vedono, ma che si materializzano alla fine. Vince capitalizzando le dissaventure altrui (la clamorosa autorete di Ettori). Facendo fare agli altri ciò che forse sarebbe mancato alla sua partita ruvida e funzionale: il gol. Gol negato dalla traversa (Mortari). Gol mai a portata dei suoi attaccanti (Deflorio e Di Domenico). Gol solo accarezzato nei minuti di recupero (Larosa e Catania). La modestia del Modica è, invece, nel poco che riesce a produrre nella frazione iniziale e nel niente che riesce a proporre nella ripresa. Partita piatta, inutilmente aggressiva, segnata da un velleitarismo di facciata. Papagni conferma il modulo (4-4-2), ma cambia qualche interprete. Smontata (Micallo-Catania) e rifatta (Mortari-Mignogna) la catena di destra. Scelte che presuppongono dinamiche diverse: di difesa e di offesa. La formazione del Modica (4-4-1-1) subisce mutamenti più radicali. Rigoli sceglie e rinuncia, nel tentativo vano di rigenerare una squadra che sta sfiorendo. L'avvio è vibrante. E sembra assegnare favori al Modica, che al 21' è pericoloso con Delle Vedove, l'uomo che galleggia tra le linee (sul suo tiro da fuori fa buona guardia Gori). Poi il Taranto entra in partita, nel senso che la capisce, l'asseconda, la governa. Sente di poterla piegare alle proprie necessità. Deve solo inquadrare l'attimo e catturarlo. Al 25' ci prova Mortari, con un destro squassante sulla punizione-sorpresa di Mancini. Il tiro è di una violenza inaudita: il pallone, scagliato da distanza ragguardevole, si stampa sotto la travresa, ribalzando al di qua della linea di porta. Il Modica si spaventa. E al 31' capitola. Punizione-cross di Mancini e correzione assassina di Ettori, che infila il suo portiere. La ripresa non serve al Modica, che attacca senza convinzione e mai giunge al tiro. Serve, invece, al Taranto, che si dispone progressivamente per contenere e ribaltare. Papagni ordina un cambio fisiologico (Catania per Mognogna) e due sostituzioni funzionali (Larosa per Deflorio e Malagnino per Di Domenico). Il Taranto, nel gestibile finale, è 4-5-1. Ci sarebbe un rigore su Catania (veronica irridente nel cuore dell'area). Ci sono due conclusioni-brivido di Larosa e Catania. Il Modica finisce in dieci (espulso Parlagreco). di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò GORI 6,5 - Il titolare è
lui. Ormai non ci sono più dubbi. C'è sempre: nei pochi tiro che
bucano la difesa e in tutte le uscite in presa alta. Affidabile.
La "Modica"
gioia di Blasi E' il presidente del Taranto, Gigi Blasi, il primo che
si rende disponibile ai giornalisti e che manifesta la propria
soddisfazione per una domenica che si chiude con il quinto successo in
campionato di fila.
E il Taranto non si
ferma più Solo la sosta fermerà la corsa vittoriosa del Taranto. «Le cose son cambiate. Nei prossimi quindici giorni Papagni e i ragazzi dovranno prepararsi: Marcianise e Gallipoli? Impegni difficili». Il presidente Blasi, sullo sfondo di Modica-Taranto 0-1, non indugia e pensa a domani. Anche nelle vene del patron sembra scorrere quella miscela di concentrazione, voglia di vincere, carica agonistica che è l'essenza della C2, il succo della filosofia di mister Papagni. Mentre sfumava il match, la quinta vittoria consecutiva, il presidente gettava le premesse della caccia grossa se la squadra terrà questo ritmo, questa tensione: il sesto successo di fila; un risultato senza precedenti. Marcianise permettendo. Mai accaduto nella storia del Taranto. Per questo, «i ragazzi devono prepararsi». Nelle parole di Blasi la rifinitura dei ragionamenti che Aldo Papagni snocciola nel dopopartita con solita, brutale, franchezza: «I primi minuti del match non mi sono piaciuti. Non c'è stato l'approccio desiderato: abbiamo concesso troppo ai siciliani. Poi lo spirito di squadra è prevalso ed abbiamo giocato un ottimo primo tempo. La squadra era stretta, corta e compatta; non abbiamo subìto più l'iniziativa avversaria fino al successo finale. E proprio il successo consente di comprendere che siamo sulla strada giusta. La sosta? Saranno due settimane di lavoro. Importanti». Insomma, l'officina Taranto ha ormai forgiato il suo motore. È più di una idea, di un progetto in divenire, di una prova nella galleria del vento. È «limitare l'iniziativa avversaria nella fase di non possesso della palla, tirando fuori le qualità tecniche per ripartire». È «non smarrirsi di fronte alla mancanza di punti di riferimento volutamente scelta dal Modica per far male, opponendo calma e forza». È «il rientro positivo di Mortari e quello di Mignogna, ma anche l'apporto di chi non ha giocato, di chi cementa il gruppo come Ambrosi». Papagni, ovvero: del pensare breve. Alessandro Ambrosi, di colpo, è "custode" dello spirito di gruppo: «Ho ripreso la preparazione», spiega l'attaccante. «I risultati positivi sono importanti anche per chi non scende in campo». Il Gallipoli capolista sembra meno imprendibile, dopo il rutilante pareggio di Andria, ma Ambrosi non si scompone: «Pensiamo al secondo posto. Possiamo sfruttare gli errori altrui, anche se gli altri sbagliano poco». Umiltà, realismo, cinismo. Il parto trigemino del nuovo Taranto ha tante levatrici. Provate a sentire Mignogna, in campo dal primo minuto: «In avvio eravamo molli; siamo usciti alla distanza. L'esordio da titolare? Non mi do voti; spero di servire al Taranto». O provate a parlarne con Mancini, golden boy (l'autogol di Ettori nasce da un suo calcio franco) e, insieme, uomo di fatica: «È vero, ad un certo punto ho badato più alla fase difensiva, ma se la squadra aveva bisogno e i risultati vengono, bene così». O provate, ancora, a stuzzicare Ivano Pastore, il vicecapitano: «Il record di sei vittorie? Ci farebbe piacere, ma dobbiamo pensare a vincere in funzione del risultato finale». E l'ambiguità che cade su queste ultime sillabe non ha accenti narcisistici. È, semmai, la raggiunta consapevolezza che siamo nelle braccia dei playoff, ma fra tre domeniche il Gallipoli scenderà in campo allo Iacovone. E il distacco potrebbe non essere più siderale. «La mentalità è cambiata». Pastore saluta e se ne va. Del resto, che la mentalità sia cambiata lo dimostra anche il direttore generale Vittorio Galigani, sfiorando, appena sfiorando, l'argomento rigore su Catania: «Abbiamo vinto. Bene così». In altri, più tesi, momenti anche questi accenti sarebbero stati diversi. Ma erano altri tempi, appunto. E Blasi, lo ha detto lui ieri, non conosceva Papagni. di Fulvio Colucci
5 vittorie di fila, come nel 2003 Il Taranto "passa" a Modica ed ottiene il quinto successo consecutivo (il primo per 2-1 a Barcellona Pozzo di Gotto contro la Igea Virus, gli altri quattro tutti per 1-0 contro il Giugliano, l'Andria, il Vittoria e il Modica). Il filotto di vittorie, che rappresenta sicuramente un dato «storico», arriva subito dopo le quattro sconfitte subite dai rossoblù tra la 17esima e la 20esima giornata, quattro k.o. che avevano portato il Taranto a meno 4 dalla zona promozione, mentre ora il vantaggio è di quattro lunghezze sulla Pro Vasto attualmente piazzata al sesto posto. E la zona playoff si consolida. I rossoblù non coglievano cinque vittorie consecutive dal campionato di serie C1 2002-03, quando battevano tra la 24ª e la 29ª giornata il Lanciano per 3-2 (doppietta di Triuzzi e Nassi per gli abruzzesi, e rete di Passiatore), il Paternò in trasferta per 2-1 (in gol Passiatore, Esposito e Pagana su rigore per i siciliani), il Crotone per 2-0 (doppietta di Cappioli), il Giulianova per 1-0 (gol di Filippi), infine in trasferta la Vis Pesaro per 2-1 (doppietta di Passiatore e gol di Borneo su rigore). In quattro occasioni negli ultimi 10 anni il Taranto ha raccolto cinque vittorie consecutive: nel 1998-99 nel Campionato Nazionale Dilettanti tra la 22ª e la 26ª giornata, nel 1999-2000 in Serie D dalla 2a alla 6a, poi nel 2002-03 in serie C1, infine l'attuale striscia record in serie C2. Sale a 431 minuti l'imbattibilità del Taranto che non prende gol dal 19' minuto di Igea Virtus-Taranto 1-2 (rete di Palma). La retroguardia rossoblù non riusciva a tenere inviolata la porta per 4 turni di fila dal campionato di serie D 1999-2000, quando tra la 25ª e la 28ª giornata Giampaolo Spagnulo rimaneva imbattuto in Arsenale Taranto-Manfredonia 1-0, in Pro Vasto-Arsenale 0-0, in Arsenale-Casarano 0-0 e in Isernia-Arsenale 0-0 (per Spagnulo in questo torneo 530' minuti senza prendere gol tra la 24ª e la 29ª giornata). Battendo il Modica la formazione ionica ha conquistato la terza vittoria di fila in trasferta, un "tris" che non le riusciva dal campionato di serie D 1999-2000: 2-1 a Ferrandina il 19 settembre, 3-1 a Boiano il 3 ottobre e 3-0 a Manfredonia il 24 ottobre. Per trovare invece tre successi esterni consecutivi tra i professionisti bisogna tornare indietro al campionato di serie B 1979-80: 27 aprile 1-0 a Palermo (rete di Quadri), 4 maggio 1-0 a Pisa (autogol di Miele), 18 maggio 1-0 a Terni (rete di Beatrice). di Franco Valdevies
Il Taranto è pronto a
sbancare Modica Il Taranto cercherà nel pomeriggio a Modica di proseguire il fecondo cammino intrapreso negli ultimi quattro turni. La vittoria, chiaramente, consentirebbe di aggiungere altri tre importantissimi punti in classifica, di far lievitare ancora di più il morale della truppa, di trascorrere quindici giorni in completa serenità (il campionato ritornerà il 12 marzo), di alleviare ai circa 80 tifosi che saranno presenti al «Caitina» le fatiche per la distante trasferta. Il pari, invece, farebbe aggiungere soltanto un punticino in più in graduatoria, ma a quel punto bisognerà guardare immediatamente i risultati delle coinquiline Cisco Roma (a Rieti), del Rende (con la Nocerina) e delle inseguitrici Pro Vasto (con il Potenza) e Giugliano (con l'Igea Virtus). Papagni non dovrebbe modificare molto la formazione che ha battuto il Vittoria domenica scorsa. L'unica novità, ampiamente preventivabile, è il rientro di Caccavale al centro della difesa dopo aver smaltito la squalifica. Micallo sarà regolarmente in campo. L'ex giocatore campano si troverà di fronte il "furetto" Cappuccilli (ex Viterbo), un giocatore imprevedibile perché ama spaziare sia sul fronte sinistro che dietro le punte. Il Modica, nelle tre gare interne disputate nel ritorno (ossia con i rinforzi) nell'ordine ha battuto la Nocerina (2-1), ha perso sonoramente con il Giugliano (1-3) ed ha impattato con il Rende (1-1). In precedenza aveva contabilizzato soltanto altre due vittorie sul suo terreno di gioco: 4-1 al Rieti (5.a giornata) e 2-1 nel derby con il Vittoria (16.a). Scenderà in campo con grande determinazione e cattiveria agonistica: oltre a dover tentare di vincere per non essere invischiato nella zona "calda" della classifica, intende riscattare dinanzi ai suoi tifosi la sconfitta incassata a Potenza domenica scorsa (contestato il rigore di Morello). Il Taranto dovrà contenere la prevedibile partenza-sprint dei siciliani e puntare, contestualmente, alle ripartenze così come fece a Barcellona Pozzo di Gotto e ad Andria. di Giuseppe Dimito
Le statistiche di Franco Valdevies Non ci sono precedenti per il Taranto in casa del Modica, e l'unica sfida tra le due squadre risale alla gara d'andata con il "rotondo" successo degli ionici per 4-1. I rossoblù nella trasferta siciliana inseguono la quinta vittoria consecutiva, dopo le quattro conquistate contro l'Igea (2-1 fuori casa), il Giugliano (1-0 allo "Iacovone"), l' Andria (1-0 in trasferta) e il Vittoria (1-0 in casa). Un "pokerissimo" manca al Taranto dal campionato di serie C1 2002-03, con le cinque vittorie di fila tra la 24ª e la 29ª giornata (il quel torneo era Fabio Brini il tecnico): il 16 febbraio 2003 Taranto-Lanciano 3-2 (doppiette di Triuzzi e di Nassi per gli abruzzesi, mentre Passiatore segna all' 88' il gol decisivo), il 2 marzo Paternò-Taranto 1-2 (a rete Passiatore, Esposito e Pagana su rigore per i siciliani), il 9 marzo Taranto-Crotone 2-0 (doppietta di Cappioli), il 23 marzo Taranto-Giulianova 1-0 (gol di Filippi), infine il 30 marzo Vis Pesaro-Taranto 1-2 (doppietta di Passiatore e rete su rigore di Borneo). Attualmente la porta del Taranto è inviolata da 341 minuti. L'ultima marcatura al passivo, subita da Gentili, risale al 29 gennaio scorso con la rete di Palma al 19' in Igea Virtus-Taranto 1-2, mentre nelle successive tre gare «Ghigo» Gori non ha incassato gol. Per trovare invece il Taranto senza reti al passivo per 4 domeniche di fila bisogna tornare indietro al campionato di serie D 1999-2000, quando tra la 25ª e la 28ª giornata Giampaolo Spagnulo tenne inviolata la porta in Arsenale Taranto-Manfredonia 1-0, in Pro Vasto-Arsenale 0-0, in Arsenale-Casarano 0-0 e in Isernia-Arsenale 0-0. In questo torneo tra la 24ª e la 29ª giornata Spagnulo totalizzò un' imbattibilità di 530' minuti. Dopo aver vinto a Barcellona Pozzo di Gotto contro l'Igea e poi ad Andria, ora i rossoblù cercano il tris esterno sul campo del Modica. Il Taranto non vince tre partite consecutive in trasferta dal 1999-2000, ed allora i successi arrivarono nelle prime tre trasferte stagionali: 2-1 a Ferrandina il 1999 settembre (D'Isidoro al 35' su rigore e al 59', Ciardiello al 90'), 3-1 a Boiano il 3 ottobre (Lattanti per i padroni di casa, poi De Luca su rigore e doppietta di D'Antò) e 3-0 a Manfredonia il 24 ottobre (D'Isidoro sui rigore, Dell'Oglio e Magno). A Modica il Taranto affronterà l'82ª trasferta in un campionato di serie C2. Il bilancio è di 12 successi, 31 pareggi e 38 sconfitte, mentre il record stagionale è di cinque vittorie raccolte nel 2000-01 (resta questo il campionato dell'ultima promozione dalla C2 alla C1).
Il calcio deve al fisco
mezzo miliardo di euro Il calcio italiano ha un debito con il fisco di oltre
mezzo miliardo di euro: 553 milioni e 281 mila euro. Girate in lire,
fanno mille miliardi. Una buona parte, visto il crack di Perugia e
Torino, Salernitana e Venezia, è ormai inesigibile.
Una maglia da assegnare C'è un tassello da riempire. Si tratta della fascia
destra di difesa che, almeno in questi due giorni di allenamento, è
rimasta orfana di Giovanni Micallo, vittima di un attacco influenzale.
Per Modica non c'è assoluta certezza di recuperare l'ex giocatore della
Fermana e per questo occorre testare le alternative a disposizione. Il
problema si intensifica, in questo senso, dato che il sostituto
naturale, Pasquale Martinelli, lamenta un leggero affaticamento
muscolare. Il test di ieri pomeriggio contro la “Berretti” ha
mostrato, in tal senso, una bella novità: Mortari ha operato come
terzino destro, proprio come nei primissimi anni di carriera. Il
giocatore salentino è pienamente recupero e, come soluzione estrema,
potrebbe adattarsi al ruolo. In linea di massima, però, non ci
dovrebbero essere particolari variazioni rispetto alle ultime uscite. Il
tecnico Aldo Papagni utilizza il test di metà settimana per
sperimentare soluzioni in serie, inserendo in ogni elemento altre
nozioni di carattere tattico.
Papagni: «Servono
grinta e umiltà» Papagni tiene alta la concentrazione, smorzando i facili entusiasmi: «Nel valutare il nostro attuale momento bisogna farsi scudo delle quattro vittorie consecutive inanellate, ma non bisogna dimenticare il poker di sconfitte incassate. Anche quelle, purtroppo, fanno classifica. La gara di domenica, a Modica, va pertanto affrontata con grande determinazione, aggressività, umiltà ed aiuto reciproco. I campi siciliani, notoriamente "scottano". Mi conforta il fatto che la squadra sta crescendo e che i progressi siano visibili, ma siamo ancora lontani dal rendimento-standard. La preparazione atletica è ancora in piena fase d'attuazione. Tesaurizzeremo la sosta per aggiungere altri carichi per giungere pimpanti nell'ultima parte del campionato, playoff compresi». Quando tempo occorre per raggiungere la condizione ottimale? «I testi... sacri di Coverciano, ma anche del calcio dicono che necessitano quaranta giorni per poter cominciare ad essere soddisfatti. Infatti si va in ritiro a metà luglio circa. Poi ci sono le gare amichevoli e quelle di Coppa Italia per limare i difetti. A volte si comincia il campionato e si dice, dopo le prime giornate, che bisogna completare la preparazione con la velocità. Mi rendo conto che nella nostra situazione dobbiamo accelerare i tempi perché il campionato galoppa, ma non mi dovete meravigliare se accadono degli errori di comunicazione fra i giocatori ed il sottoscritto che inducono i ragazzi ad avere momenti di sbandamento come è accaduto contro il Vittoria». Perché ha provato Mortari terzino? «Il ragazzo ha giocato anche in quel ruolo. Ho bisogno di trovare soluzioni alternative». Si candida per il rientro? «Si candida per il viaggio in Sicilia. È una pedina importamte come tutti gli altri». Il Modica? «È una squadra tosta, gioca in casa e recentemente si è rinforzata con giocatori come Delle Vedove e Maccan, attaccante ex Venezia». di Giuseppe Dimito
Il Taranto ritrova
Caccavale Papagni medita di presentare domenica a Modica lo stesso Taranto che ha battuto il Vittoria con l'unica eccezione di Caccavale che rientrerà in formazione dopo aver scontato il suo turno di squalifica. È questa l'impressione scaturita dal test infrasettimanale disputato ieri pomeriggio sull'inzuppato campo "B" dello "Iacovone" contro la formazione Berretti. Micallo sta meglio. L'attacco febbrile è smaltito. Ieri ha lavorato in palestra per non perdere il tono. Gli ha fatto compagnia Martinelli, il quale ha risentito del vecchio malanno muscolare. Completamente fermo è rimasto Capone per problemi alla regione pubica. Secondo un collaudato copione mister Papagni ha tesaurizzato la partitella per effettuare alcuni esperimenti da tenere in debito conto in caso di necessità. Le otto diffide che pesano come una spada di Damocle sulla testa di Micallo, Catania, Deflorio, Martinelli, Di Domenico, Larosa, Mancini e Manni e qualche infortunio che potrebbe capitare fra capo e collo hanno consigliato il trainer rossoblù di pensare prima e procedere poi, a qualche variazione. Il compitino di metà settimana era rivolto sia alla parte tecnica che a quella tattica. Nel primo tempo, durato 34', Mortari è stato provato sulla linea dei difensori, mentre Mancini, dopo aver iniziato centrocampista di destra, è passato a sinistra. Provato anche un 3-4-3 elastico con lo stesso Mortari "trasferito" dieci metri più in avanti per dare maggiore consistenza alla fase offensiva. Questo l'undici schierato: Gori; Mortari, Pastore, Caccavale, Prosperi; Mancini, Bussi, Larosa; Catania, Deflorio, Mignogna. Una doppietta dell'effervescente Catania ha chiuso la prima frazione. Nella ripresa, durata 33', è stato Malagnino a svolgere il lavoro di "pendolo" fra difesa e centrocampo svolto da Mortari. Si è dato un gran da fare Ambrosi il quale non vede chiaramente l'ora di recuperare la condizione per rendersi utile alla squadra. Questi gli uomini schierati: Lucaselli; Malagnino, Silvestri, Prosperi, Manni; Manoni, Deleonardis, De Liguori; Ambrosi, Di Domenico, Passiatore. Le tre reti segnate sono state firmate da Di Domenico (2) ed Ambrosi. Risultato finale: 5-0. La salute del gruppo è buona. In tutti c'è la voglia di proseguire nel fecondo cammino svolto nell'ultimo poker di partite. La squadra, stamane, effettuerà la penultima seduta settimanale dopodicché partirà in pullman per Acireale. Domano mattina rifinitura e partenza per Modica. di Giuseppe Dimito
Mortari, voglia di
esserci Il travagliato periodo suddiviso tra cure e lenta
guarigione è terminato nel migliore dei modi: un mese è stato lo
scotto da versare.
Mortari prenota la
maglia Manca dal campionato da poco più di un mese. L'ultima gara effettuata fu il 22 gennaio scorso, Taranto-Vigor Lamezia 0-1. Una microfrattura alla pianta di un piede lo ha costretto al forfait prolungato. Stiamo parlando di Cristian Mortari, esterno destro offensivo rossoblù. Svela l'interessato. «Ho trascorso un momentaccio. Per non perdere il ritmo già dal martedì successivo all'incidente ho alternato la piscina alla palestra per dieci lunghi giorni. Per altri dieci-dodici giorni sono ritornato in campo lavorando con il resto del gruppo. Ero già pronto per domenica scorsa, ma il mister, a titolo precauzionale, mi ha mandato in tribuna. Per il match di Modica ritengo di essere a sua disposizione. Spetta logicamente a lui decidere se farmi rientrare o meno». Il nuovo modulo prevede 4 centrocampisti. Ritiene di potersi adattare? «Direi di più. Non solo mi va bene, ma mi consente di sfruttare meglio le mie caratteristiche tecniche: giocare largo, andare al cross, tentare la conclusione dalla media distanza, non avere eccessivi compiti di copertura soprattutto in mezzo al campo». Come sta la "salute" dello spogliatoio?«Bene, bene. Le quattro vittorie di fila hanno fatto aumentare la fiducia e la tranquillità. La mente è completamente libera da qualsiasi tipo di problema. E questo è molto importante per un gruppo che deve essere prima proiettato e, poi, concentrato sull'impegno domenicale». Purtuttavia il traguardo è ancora lontano. «Se è per questo non abbiamo ancora vinto nulla. Siamo solo in corsa per uno dei quattro posti utili per disputare i playoff. Nelle ultime dieci partite dovremo effettuare lo sprint necessario per puntare a quell'importantissimo secondo posto che potrebbe tornarci molto utile in vista degli spareggi-promozione: al limite con quattro pareggi saremmo promossi in C1. Sappiamo anche che gli ostacoli saranno molto difficili da superare per cui bisognerà entrare in campo con grande concentrazione e decisione per agguantare i tre punti in palio». Il Modica è il primo dei dieci ultimi ostacoli da superare. «Sappiamo che il loro terreno di gioco, pur essendo in erba, è un tantino piccolo e stretto per cui dovremo adattarci immediatamente. Del resto il compito ci è agevolato dal fatto che il mister spesso e volentieri ci fa giocare, in allenamento, su spazi ridotti. La formazione di casa si trova al limite della zona-playout per cui ci attendiamo un suo approccio abbastanza aggressivo. Noi, dal nostro canto, inseguiremo la quinta vittoria consecutiva per cui prevedo una "battaglia" a tutto campo. L'importante è restare umili e, come dice il mister, aiutarci l'un con l'altro come abbiamo fatto in queste ultime vittoriose gare». La squadra ha proseguito ieri pomeriggio la preparazione con una doppia seduta. Era assente Micallo, colpito dalla febbre (38 e mezzo).La sua presenza in Sicilia è, dunque, in forte dubbio per cui Martinelli è già in allerta. I 250 biglietti per assistere alla partita, al "Caitina", sono in vendita nei soliti tre punti vendita al prezzo di 10 euro senza diritti. C'è tempo fino a sabato pomeriggio alle 18. La Lega di Firenze ha chiesto ed ottenuto dal Taranto l'okay per trasmettere Taranto-Gallipoli lunedì sera in diretta (ore 20,30) su Raisport Sat. Ora serve anche il parere positivo della società salentina ed il "visto" d'esecutività della redazione sportiva della Rai. Nel pomeriggio mister Papagni effettuerà le prove generali per Modica contro la "Berretti". Domani pomeriggio partenza. La comitiva farà tappa ad Acireale. Sabato mattina raggiungerà Modica. Nel pomeriggio saranno pagati gli stipendi. di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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