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«Da qui non mi muovo»
Deflorio ferma le voci che parlano di un contatto con la Torres: «A Taranto sto bene e non ho nessun problema. Certe cose infastidiscono e basta». «La caviglia è guarita»

Chi arriva, chi parte, chi arriverà, chi partirà. E chi gioca d'anticipo: fermando le voci prima che comincino a girare, tuffandosi sul taccuino come fosse un pallone sulla linea di porta. Andrea Deflorio si chiama fuori. Lui non c'entra: né con il mercato, né con i sussurri che lo riguardano. Questione di tensione: il mercato, intorno al Taranto, si è improvvisamente incattivito dopo lo scontro verbale tra Bevo e Marino. E, quindi, basta poco per incendiare tutto. Può bastare, ad esempio, un soffio proveniente da Sassari: nella Torres Deflorio ha un suo grande estimatore come Antonello Cuccureddu, tecnico ai tempi del Crotone, che lo aveva contattato in estate. Da qui è nato il possibile contatto per gennaio e, come condimento della eventuale (rumorosa) partenza, hanno cominciato a fare il giro anche voci su un possibile malcontento del giocatore per - si diceva - piccole questioni economiche. Stop: ora parla Deflorio: «Io, a Taranto, sto benissimo: al uno può avere anche mille offerte, ma da qui al trenta giugno non mi muovo, resto a Taranto. Sono a mio agio, ho accettato il progetto, sono tranquillo dal punto di vista mentale, non vedo il motivo di cambiare». 
Parole che fermano le voci: «Perché solo di voci si tratta. Che, a dir la verità, danno anche un po' di fastidio. Io tengo tantissimo a Taranto e non vedo perché dovrei pensare ad altro. Se volete la verità non c'è stato nessun contatto. Anche il mio malcontento è una stupidaggine: Mi chiedo: perché queste voci? Sono vicino a casa, dopo tre anni mi trovo una società che paga puntuale, su cosa dovrei avere da ridire?». Quella di Deflorio è un'arringa a difesa di se stesso. Prima che le voci si gonfino, prima che gli effetti macchino il consenso: «Ho sempre dimostrato impegno e dedizione: non vedo perché dovrei andare via. Se ci fosse un motivo, ne parlerei. Anche pubblicamente: ma non ce n'è uno. E poi io non sono stato chiamato da nessuno, credo che neanche la società sia stata contattata. Sinceramente: non mi aspettavo queste voci. E poi una richiesta può anche arrivare: rimane, però, che io rifiuterei tutto». Frasi accorate, quasi appelli al silenzio: «L'unico problema che ho è quello di recuperare dall'infortunio: la caviglia non fa più male, ma deve abituarsi a certe sollecitazioni. Sto caricando più degli altri, magari mi stanco un po', ma sono pronto per domenica. Non ho altri problemi, non vorrei che si stia cercando di crearli». 
Esaurito lo sfogo, Deflorio torna capitano del Taranto. E parla di tutti e di Ambrosi: «La squadra sta bene, è pronta: sono sicuro che potremo fare la nostra partita contro la Cisco Roma Ho visto Ambrosi molto bene, caricato. Ha bisogno di giocare, ma mentalmente sta bene. E tra me e lui c'è intesa vera. Anche i presunti contrasti del passato sono una bufala». Ogni pensiero finisce lì. Alle voci che lo riguardano, al caos improvvisamente intorno a sè: «Noi dobbiamo pensare solo a raggiungere il nostro obiettivo. Il presidente sta dando dimostrazione, con certe mosse di mercato, di quanto siano vere le sue intenzioni, ora tocca a noi. Stiamo attenti tutti, però: io sono grande e certi fastidi li supero, ma per altri potrebbe essere un problema. A scanso d'equivoci, però, lo ripeto: io non vado via. Se potete scrivetelo più grande». Non si può, ma si è capito. di Fulvio Paglialunga05 gennaio 2006

Catania rimette il Taranto in carreggiata 
«Ho la fiducia del tecnico e della società: posso giocare anche dietro le punte. Ambrosi tornerà utilissimo». «Dobbiamo battere la Cisco: è un scontro diretto. La concorrenza? Stimolante»

C'è un Ambrosi in più e un Gambino in meno. Il numero degli attaccanti non cambia: quattro erano all'inizio della stagione, quattro sono dopo il primo restyling del mercato di gennaio. E altrettanti, probabilmente, rimarranno fino al termine del campionato. Salvo, nel caso in cui, non si dovesse presentare qualche buon affare. «La concorrenza c'era e ci sarà fino a giugno. Non mi spaventa, però. Ho la fiducia dell'allenatore e, se starò meglio dei miei compagni, toccherà a me scendere in campo». Parla Emanuele Catania, onesto e sincero a tal punto da apparire un pesce fuor d'acqua in un mondo costellato spesso di aspre polemiche e velenosi botta e risposta. Catania, l'arrivo di Ambrosi innalza il livello tecnico del reparto avanzato? «È un grande centravanti e non tocca sicuramente a me doverlo presentare. Vede la porta come pochi, è un attaccante implacabile in area di rigore. I suoi gol torneranno molto utili al Taranto». Le sue caratteristiche le consentono di essere impiegato anche come trequartista. «Questa è sicuramente una carta in più a mia disposizione. In un organico come quello a disposizione del nostro allenatore c'è anche la possibilità di dover restare fuori per qualche partita. L'importante è allenarsi sempre con la massima concentrazione e farsi trovare pronti nel momento in cui si è chiamati in causa». L'arrivo di Ambrosi è stato accompagnato dagli addii di Gambino e Bevo. Quanto possono influire sul gruppo le notizie di calciomercato? «Nel calcio si viene e si va e non saranno un paio di cessioni a turbare la serenità del nostro gruppo. Siamo abituati e toccherà a noi facilitare l'inserimento dei calciatori che rinforzeranno il nostro organico». E Catania vestirà la casacca rossoblù fino al termine della stagione? «Non ci sono dubbi. A Taranto sto troppo bene: ho la fiducia della società e dell'allenatore, la stima dei miei compagni. Il futuro dipende da me. Se centreremo la promozione e mi sarò espresso su buoni livelli, ci saranno i presupposti per continuare a lavorare insieme». Domenica arriva la Cisco Roma: la squadra affrontata all'esordio è stata abbondantemente ritoccata in vista del girone di ritorno. «È una compagine attrezzata per il salto di categoria e che può disporre di diversi elementi che fino alla passata stagione giocavano in categorie superiori. Ricordo, però, che avevano una manovra abbastanza lenta e macchinosa. È uno scontro diretto da vincere assolutamente. E non dimentichiamo che c'è da riscattare la beffarda sconfitta casalinga contro il Viterbo». di Fabio Di Todaro05 gennaio 2006

Menolascina o Alfieri per il centrocampo

Archiviate le cessioni di Gambino alla Carrarese e di Bevo al Pisa, quest'ultima accompagnata da una evitabile coda polemica, il Taranto continua a muoversi a 360° sul fronte mercato. Restano da cedere gli altri quattro-cinque elementi inseriti nell'elenco dei partenti, ma soprattutto bisogna reperire quelle pedine che servono per accrescere la qualità complessiva dell'organico a disposizione di Marino. Il direttore sportivo Luca Evangelisti è a caccia di un esterno sinistro di difesa e di un mediano arcigno, in grado di agire come vertice basso del rombo di centrocampo (abile nell'interdizione e nella lettura del gioco). Per il primo ruolo, dopo il rifiuto del pisano Ulivi e il «no» della Cisco Roma per Morleo, restano in piedi le candidature di Terracciano del Manfredonia e Battistelli del Latina, mentre l'ex stabiese Guarro sembra vicino al Venezia. Per il centrocampo salgono sempre più le quotazioni di Menolascina, considerate le difficoltà incontrate per arrivare a Cejas, destinato a rimanere fino a giugno al Giugliano. E non viene accontanata la pista-Alfieri, malgrado qualche perplessita di natura tattica (non è esattamente un mediano). Ma nelle ultime ore pare stia maturando nuovamente l'idea di ingaggiare un'altra punta (sicuramente non Cutolo) nonostante la presenza in squadra di quattro attaccanti (Defliorio, che piace molto alla Torres, Ambrosi, Catania e Di Domenico). In uscita, invece, sono prossimi all'addio Campanile, Bruno e Mignogna. Al tarantino sembrava interessato il Treviso, ma proprio ieri sarebbe giunta una richiesta da parte del Giulianova. di Enrico Sorace05 gennaio 2006

Scocca l'ora di Ambrosi
Oggi test con la Berretti. Torna Deflorio

Ambrosi è sulla rampa di lancio. L'attaccante rossoblù sta cercando l'intesa con i suoi nuovi compagni di squadra. Mister Marino ha intenzione di buttarlo nella mischia sin da domenica prossima per aumentare il peso della prima linea. Ma le novità anti-Cisco Roma non si fermano qui. È, infatti, previsto pure il ritorno in squadra di capitan Deflorio, che ha saltato per infortunio le ultime tre partite. I due si candidano a diventare i «gemelli del gol» di casa tarantina con buona pace dei tifosi, i quali sognano ad occhi aperti di vederli salire, nel più breve tempo possibile, nella parte altissima della classifica dei marcatori del girone «B» della C2. Il campionato sta per imboccare la via del ritorno. Domenica prossima si giocherà la prima giornata. Il Taranto ha girato la boa a quota 28. Il bottino è buono, ma non esaltante. Nelle 17 gare che separeranno la navicella jonica dal termine del campionato, bisognerà aumentare il rendimento per presentarsi ai playoff nella migliore condizione possibile (per dirla tutta al secondo posto). Dal punto di vista tecnico-tattico, è innegabile che la squadra è in crescita. Lo ha dimostrato nelle ultime gare del girone d'andata. Perfino nell'ultima sfortunatissima gara interna, Pastore e soci hanno messo in vetrina un gioco arioso, armonioso e pratico: le sette palle-gol ed il rigore su Mortari (prima concesso e poi «cancellato» da Manna di Isernia) legittimano una costante quanto essenziale supremazia nella gestione del match. La preparazione della squadra è proseguita ieri con un'importante seduta tecnico-tattica. Mortari ha girato ancora a parte. L'ecografia non ha evidenziato nulla di patologico per cui il giocatore potrebbe essere utilizzato domenica. Oggi pomeriggio è previsto il test con la Berretti nel corso del quale il trainer rossoblù proverà l'undici che inizialmente scenderà in campo contro la Cisco Roma, allenata dall'ex centrocampista Ferazzoli. Attenzione: la formazione laziale, già abbastanza forte, si è ulteriormente rinforzata con cinque nuovi tasselli. di Giuseppe Dimito05 gennaio 2006

Bevo-Marino: veleno

Alla fine Vincenzo Bevo è andato al Pisa. Come previsto, ormai. Come previsto, soprattutto, da quando sono apparse le prime crepe nel rapporto tra il giocatore e Raimondo Marino, portando domenica dopo domenica ad una rottura. Rottura che, nel giorno in cui il mediano ha firmato per il Pisa, diventa pubblica. Con parole deflagranti, con frasi inumidite da gocce di veleno. «Non potevo fare altro che andarmene: non c'erano più le condizioni». Bevo parte leggero, ma poi si spoglia della diplomazia: «Con Marino è finito tutto dopo la partita del Potenza: mi trovati in tribuna, senza sapere perché. E' accaduto qualcosa di strano: il giovedì ero pronto, il venerdì mi disse che aveva un dubbio tra me e un altro (Larosa, ndc) e io rispettai, perché non sono Maradona. Il sabato mattina mi chiese di allenarmi a parte e poi disse che non mi vedeva in condizione: ma se c'era il dubbio il venerdì come potevo essere peggiorato in una notte? Mi pareva strano, ma ho accettato anche questo. La domenica mi chiese di allenarmi ancora per recuperare bene per Vasto: poi mi fece comunicare che forse andavo in panchina. Risultato? Andai in tribuna in quella partita e a Vasto non ho giocato nemmeno un minuto. Sono stato fatto fuori, la verità è questa. Ma proprio non capisco perché. Avrei preferito mi dicesse che sono scarso, ma non che non sono in condizione». 
C'è dell'altro: «Marino mi ha accusato di scarso impegno in allenamento. A Rieti, nel dopo partita, la sua accusa fu generica, poi alla squadra disse che l'accusato ero io: mi sono sentito offeso, mi ha dato in pasto alla gente e ha cercato di mettermi contro la società. Potevo essere io la causa di tutto? A me il Pisa mi chiamava da venti giorni, ma io avevo rifiutato, perché volevo provarci ancora. Ero il primo acquisto del nuovo Taranto, c'era gente che aveva scommesso su me. Ma poi tutto si è rotto: fosse stato per Evangelisti e il presidente sarei rimasto. Hanno insistito: sono andato a Manduria alle 8 e mi hanno lasciato partire alle 12 cercando di convincermi a restare. Ma sono venuti meno i valori umani, il rispetto. E io non resto dove non sto bene». Un rinforzo presentato come indispensabile e schierato subito da titolare ora è un ex: «Vado in una grande piazza, è vero. Ma vado via da una grandissima piazza, da una grande gruppo, da grandi giocatori. Non l'ho fatto per soldi: avrei accettato i biennali che mi erano stati offerti da altre società, invece a Pisa avrò lo stesso contratto che avevo a Taranto. E, per venire incontro alla società, ho rinunciato anche allo stipendio di dicembre. Non sono i soldi che mi muovono: io vivo di valori, a differenza di valori parla e basta». 
La risposta di Raimondo Marino arriva un attimo dopo. Ed è una ricostruzione, dal suo punto di vista, della questione: «La partita con il Potenza? E' andata in modo abbastanza lineare: prima della gara avevo qualche giocatore che non stava bene e gli chiesi la cortesia di poter venire in panchina, nel caso Di Domenico non ce l'avesse fatta. Lui mi diede la disponibilità e non si allenò più quella mattina: ho forse ammazzato qualcuno?». L'accusa più forte, però, è per quanto detto da Marino dopo la partita con il Rieti: «Io non ho mai fatto il suo nome in pubblico. Dopo la gara dissi che qualcuno, a livello mentale, non mi era piaciuto. Ma non ho fatto nomi: se si è sentito chiamato in causa vuol dire che ha la coda di paglia, ma non c'è un giornale in cui parlo di lui. Se ha inteso quella come un'accusa verso di lui vuol dire che sapeva di non essersi impegnato». 
Marino torna sulla mancata convocazione contro il Potenza: «Io ho dato la dimostrazione di avere le palle facendolo giocare tra i titolari nella partitella. Ma non lo vidi bene e nello spogliatoio glielo dissi. Per risposta ha offeso me e anche qualche compagno di squadra, anche se poi mi ha chiesto scusa. Poi chiese scusa anche davanti i compagni. Nemmeno nella settimana prima di Vasto mi convinse. E io non regalo il posto a nessuno. Non l'ho mai accusato di scarso rendimento, perché si è dimostrato un atleta, ma mentalmente non c'era: aveva bisogno del posto garantito. E io non lo garantisco a nessuno». Ultima battuta: «Bevo poteva fare a meno di salutarmi, visto che pensava questo di me. Io guardo tutti in faccia e dico sempre quello che penso, ma resto a testa alta, non offendo nessuno. Lo consideravo incedibile fino a qualche giorno fa, lo comunicai al presidente e poi gli parlai, dicendo che non potevo garantirgli il posto. Quando parlammo l'allenatore sembrava lui, allora ho chiuso le porte ed è diventato cedibile. Lui non se la deve prendere con me, ma con se stesso e con Larosa, che stava giocando bene e, quindi, meritava il posto da titolare». di Fulvio Paglialunga04 gennaio 2006

«Il Taranto punta in alto»
Mercato, la Torres su Deflorio. Si avvicina Menolascina

Il mercato del Taranto è in pieno fermento, sia in uscita che in entrata. Il direttore sportivo rossoblù Luca Evangelisti è molto indaffarato al fine di concludere alcune trattative già avviate. Dopo Gambino, che è stato ceduto lunedì alla Carrarese, si è accasato anche Bevo che proprio ieri ha si è svincolato dal Taranto accettando l'offerta proveniente dal Pisa. Adesso, sono in procinto di lasciare la maglia rossoblù i centrocampisti Bruno (Rende o Venezia la sua destinazione), Campanile (Giulianova), Mignogna (il procuratore del calciatore tarantino Marrone parla di un interessamento del Treviso) e probabilmente Deleonardis (c'è stato un abboccamento con la Vigor Lamezia), ma si vocifera anche di un sondaggio del Manfredonia e del Giulianova per Manni e del Martina per l'attaccante jonico Passiatore. Ma la notizia più "clamorosa" è quella che vorrebbe la Sassari Torres sulle tracce del bomber Deflorio, che comunque non si muoverà da Taranto, così come hanno più volte lasciato intendere i dirigenti rossoblù. Per ora si pensa a cedere, anche se il Taranto necessita di alcuni tasselli, fondamentali per completare l'organico a disposizione di mister Marino. Urgono almeno due rinforzi non facili da reperire, un terzino sinistro e un mediano di qualità che possa giostrare con una certa dimestichezza a centrocampo. Come esterno di difesa sfumato il pisano Ulivi (chiedeva un biennale) salgono le quotazioni di Terracciano del Manfredonia, con l'ipotesi Battistelli del Latina da non trascurare. Discorso complesso anche per il centrocampo. Cejas del Giugliano è quasi un ricordo, ora il diesse Evangelisti ha spostato l'obiettivo su altri nomi. In un primo momento erano state chieste informazioni al Pisa su Cuffa, poi accantonato per le sue propensioni offensive, mentre è stata rifiutata la proposta sempre del club toscano che offriva Zitolo, elemento poco gradito a Evangelisti, il cui vero pallino sembra essere sempre il navigato Menolascina del Manfredonia. Per il reparto avanzato, invece, il Taranto è al completo nonostante l'Arezzo (società impegnata nel campionato di serie B) abbia offerto al club di via Umbria la punta Cutolo. di Enrico Sorace04 gennaio 2006

Bevo lascia il club tra le polemiche

Vincenzo Bevo lancia accuse al veleno, Raimondo Marino risponde per le rime, ma senza perdere il savoire faire che lo contraddistingue. Il giorno dell'addio del mediano napoletano ai colori rossoblù è condito da una polemica tra il centrocampista ed il tecnico siciliano. Quali le cause che hanno portato ad un divorzio improvviso e fragoroso? Difficile conoscere la realtà dei fatti, perché la verità sta di solito nel mezzo. Bevo si è sentito quasi tradito dal comportamento del suo allenatore (sarebbe pretenziosa la richiesta di un posto da titolare?). Mister Marino ha fatto gli interessi del gruppo: Bevo ha giocato dieci partite da titolare - sino al big-match contro il Gallipoli, ndr -, poi, tra una distorsione alla caviglia e qualche differenza di vedute, è finito in panchina a favore di Bruno prima (appena una partita) e di Larosa poi (in campo per sei volte). Una scelta che, tra mugugni e condivisioni, ha prodotto i suoi risultati: 12 punti in 7 gare, con il tabù esterno sfatato in quel di Rieti. E proprio all'indomani della vittoriosa trasferta in terra laziale, è sfumata definitivamente la possibilità di vedere ancora Bevo con la casacca del Taranto. Marino, nel corso di un'intervista, rivolge accuse di «scarso impegno» durante gli allenamenti a qualche calciatore (i nomi, però, non sono mai stati rivelati); il giorno successivo, nel chiuso dello spogliatoio, la stilettata di Marino trova i suoi bersagli. Bevo è uno dei principali indiziati. «Non ho nulla da rimproverarmi: sono una persona schietta e sempre disponibile al dialogo. Non sopporto, però, chiunque mi manchi di rispetto». La difesa di Marino poggia su solide fondamenta. «Non mi era mai capitato di essere messo in discussione da un atleta. È accaduto con Bevo e da quel momento ho deciso che a gennaio sarebbe potuto anche andar via». di Fabio Di Todaro04 gennaio 2006

Mortari si è allenato a parte

È questa la novità non positiva scaturita dalla doppia seduta d'allenamento di ieri. Il ragazzo ha risentito di una contrattura ad una coscia per cui ha preferito non forzare per evitare di aggravare il malessere. Dopo l'esame ecografico disposto dal dott. Petrocelli, si potrà avere un quadro preciso della situazione. Per il resto Micallo e Caccavale si sono nuovamente riaggregati al gruppo, mentre Capone è rientrato dal breve permesso avuto a causa della neve che lo aveva bloccato alla partenza per Taranto. Il programma non subirà variazioni. Oggi, altra seduta, mentre domani pomeriggio è prevista la solita partitella infrasettimanale che dovrà dare utili indicazioni a mister Marino sull'undici da schierare contro la forte Cisco Roma. Il ritorno del presidente Blasi in riva allo Jonio è servito per riavviare ufficialmente la stagione agonistica dopo la pausa natalizia. Ieri sera ha invitato a cena il direttore generale, Vittorio Galigani, l'area tecnica e l'intera rosa della squadra (mogli comprese) per il tradizionale brindisi d'inizio d'anno in un noto ristorante posto sulla statale Taranto-San Giorgio Jonico. Vincenzino De Liguori è ritornato a Taranto con il chiaro intento di offrire il suo contributo alla risalita della squadra in C1. Il centrocampista conosce molto bene la piazza ed il tifo rossoblù: «Sono ritornato in maglia rossoblù soprattutto per i meravigliosi supporters jonici che considero grandissimi per la loro fede incrollabile. Ho ancora nelle orecchie gli applausi con i quali hanno accompagnato la nostra uscita dal terreno di gioco dopo l'immeritatissima sconfitta con il Viterbo nell'ultima di campionato». Come ha fatto Fimiani, il portiere del Viterbo, a respingere quella sua deviazione da due metri alla fine del primo tempo. «Non lo so. Bisognerebbe chiederlo a lui. Di sicuro la fortuna ha recitato un ruolo determinante a suo vantaggio». Tracci un bilancio di questo girone d'andata. «Definirlo positivo è probabilmente riduttivo. Abbiamo corso parecchio ed incamerato 28 punti. A mio parere il terzo posto ci sta un tantino stretto. Sarebbe stato più giusto aver chiuso la prima parte del torneo al secondo. Siamo un po' in credito con la dea bendata. Qualche altro punticino, oltre a quelli con il Viterbo, lo avremmo ampiamente meritato. Mi auguro che nel girone di ritorno avvenga la cosiddetta compensazione». Viaggerete, a partire da domenica prossima, con un rendimento da prima della classe come ha chiesto il presidente Blasi? «Noi ce la metteremo veramente tutta. Il nostro obiettivo è classificarci più in alto possibile. Se non sarà possibile raggiungere il gradino più in alto, quanto meno dovremo puntare al secondo posto in maniera tale da avere due vantaggi nella disputa dei playoff: giocare la seconda partita in casa e passare il turno o addirittura essere promossi in C1 in caso di parità al termine del doppio confronto». Le notizie di mercato o, meglio, gli arrivi e partenze che si stanno verificando e che si potrebbero avere in futuro vi creano confusione al'interno dello spogliatoio? «No, perché? Intanto siamo abituati. E, poi, tutto avviene nella assoluta normalità. L'arrivo di Ambrosi ci ha fatto piacere perché è un attaccante di valore che sicuramente ci darà una mano. Stesso discorso per gli altri che arriveranno. Per quanto riguarda le partenze siamo stati compartecipi della gioia di Bevo il quale ci ha riferito di essere particolarmente felice di aver già tagliato il traguardo della C1». Domenica è in arrivo la Cisco Roma. «La gara è difficilissima. Meglio essere chiari. La formazione romana veniva indicata addirittura come la favoritissima del campionato. Ora si è ulteriormente rinforzata per cui sarà un osso duro da spolpare. Dico immediatamente che avremo bisogno del grande incitamento dei nostri tifosi per centrare l'obiettivo-tre punti». di Giuseppe Dimito04 gennaio 2006

Gambino e Bevo, ciao

Prima fermata: scende Gambino. Il mercato del Taranto comincia a animarsi anche in uscita. Ieri mattina, a Imola, la società rossoblu ha ceduto il giovane attaccante alla Carrarese, in comproprietà. Un'opportunità concessa al giocatore di trovare spazio altrove, dopo l'esperienza assai poco felice in rossoblu (dieci presenze, nessun gol): arrivato con diversi buoni propositi e con referenze interessanti, l'attaccante non ha mai sfondato, schiacciato dal peso delle responsabilità e, forse, da un carattere che ha reso difficile l'ambientamento e impossibile la reazione alle prime difficoltà. L'accordo per la cessione di metà del giocatore (a giugno, poi, si deciderà per la proprietà) era già stato trovato ed è stato ratificato negli uffici dell'azienda che Blasi ha nella città emiliana. Ed è stato una parte di una giornata intensa: cominciata con il deposito del contratto di Ambrosi, in modo da avere il giocatore disponibile già alla ripresa del campionato (domenica prossima contro la Cisco). 
Il vertice tra Evangelisti, Blasi e Galigani ha però portato ad un aggiornamento delle trattative. Ce ne sono altre in uscita, ad esempio. Oggi Vincenzo Bevo incontrerà Blasi (che dopo la riunione è tornato a Manduria con il resto dei dirigenti) e, subito dopo lascerà Taranto. Per lui la destinazione è Pisa, società con la quale ha ormai raggiunto l'accordo dopo aver rotto con i rossoblu. Inspiegabili, almeno apparentemente, i motivi che hanno condotto al divorzio: Bevo, primo acquisto del Taranto in estate, era considerato uno degli intoccabili al punto da giocare anche da infortunato. Poi il giocatore si è dovuto fermare perché non riusciva più a convivere con il dolore e, improvvisamente, non ha più trovato posto. Trovandolo ora, una categoria più su. 
Le due partenze, però, sono anche un preludio. Ad altri arrivi, ovviamente: Bevo, molto probabilmente, sarà rimpiazzato da Menolascina, che il Manfredonia ormai segnala in partenza. E anche in attacco la ricerca non è terminata: sfumato, però, Palumbo della Torres (è finito al Pisa), ancora difficile arrivare a Morello del Potenza (ma si farà un ulteriore tentativo con il presidente lucano Calluori, al momento inflessibile), non resta che battere altre due piste. Una porta a Toledo della Cisco Roma, anche se il dubbio è legato all'utilità tattica del giocatore, mentre l'altra, spuntata ieri ad Aniello Cutolo, attualmente in forza all'Arezzo e conteso anche dal Perugia. 
L'altro nodo resta quello dell'esterno sinistro di difesa e potrebbe nascondere una sorpresa. L'elenco dei nomi si infoltisce sempre di più: dopo il tentativo andato a vuoto con Ulivi del Pisa sono stati segnalati contatti con Morleo della Cisco Roma, Battistelli del Latina, Guarro della Juve Stabia e Terraciano del Manfredonia. Il nome più vicino rimane quello di Guarro, che ha rescisso da tempo il contratto con la società di Castellammare, ma la moltiplicazione dei nomi, sembra dare credito alle voci che vorrebbero Manni in partenza: il giocatore non sarebbe nell'elenco di cedibili, ma il Giulianova sembra essersi fatto avanti (chiedendo anche Campanile) e il Manfredonia lo avrebbe chiesto in cambio di Terraciano. 
Ipotesi, voci, piccoli contatti, Come quello che ci sarebbe stato tra Simonelli, nuovo tecnico del Martina, e Passiatore: l'attaccante ha però un contratto con il Taranto fino al 2007 e, soprattutto, una disputa in atto, ancora irrisolta. Come quelle che danno Mignogna in attesa della telefonata decisiva di Setten, presidente del Treviso: l'accordo è pronto. di Fulvio Paglialunga03 gennaio 2006

Gambino alla Carrarese. Bevo al Pisa
L'attaccante ceduto in comproprietà al club toscano. Per la difesa l'obiettivo resta Ulivi (Pisa). Cejas (Giugliano) già promesso al Brescia?

Giuseppe Gambino da ieri non è più un calciatore del Taranto. Confermando le nostre anticipazioni dei giorni scorsi, la società rossoblù ha ceduto il giovane attaccante in comproprietà alla Carrarese (serie C2). Ma è ormai prossimo alla conclusione anche il trasferimento dell'insoddisfatto Vincenzo Bevo al Pisa (C1) di mister Toma e del responsabile dell'area tecnica Petrachi. Per l'ufficialità del trasferimento del centrocampista in Toscana mancano soltanto alcuni dettagli, legati allo svincolo di Bevo, che verranno definiti già in giornata. Due partenze che alleggeriscono l'organico di Marino che, dopo l'ingaggio di Ambrosi (il contratto della punta è stato depositato proprio ieri in Lega a Firenze) attende un altro paio di pedine. Il ds Evangelisti sta lavorando senza sosta per tesserare un esterno mancino di difesa e un mediano di spessore in grado di impostare la manovra. Per la difesa interessa sempre Ulivi del Pisa, ma il calciatore non accetta per ora il declassamento in C2. La dirigenza rossoblù spera di convincerlo, anche se tiene calde le piste che conducono a Morleo della Cisco Roma, Battistelli del Latina, Vitali del San Marino e Terracciano del Manfredonia. Per il centrocampo il sogno Cejas sembra destinato a sfumare definitivamente. Il forte centrocampista argentino sarebbe stato infatti promesso dal Giugliano al Brescia, società con cui avrebbe già raggiunto un'intesa in vista della prossima stagione. Una notizia tenuta nascosta la scorsa settimana dal dg Maglione, che potrebbe anche essere una tattica per far lievitare la quotazione del giocatore. Ma secondo i beninformati il Taranto, da qualche giorno, sarebbe sulle tracce di Mario Alfieri, ragioniere del centrocampo del Rende, contattato nel ultime ore da Evangelisti, che attende una risposta dal giocatore. Ma non è da escludere che ci possa essere un ritorno di fiamma per Menolascina (Manfredonia). Capitolo attacco. Difficile che dopo Ambrosi giunga in rossoblù un'altra punta. Il presidente Blasi ha escluso altri investimenti per il settore avanzato. di Enrico Sorace03 gennaio 2006

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