Torna all'elenco delle settimane disponibili

Il Taranto a Melfi, stagione al bivio
La squadra rossoblù nella tana della lanciatissima formazione lucana (miglior attacco del girone: 29 gol). In porta esordio per Gori. Si decide il destino di Marino. Recuperati Manni e Deflorio. Spazio a Malagnino?

È giunta l'ora della verità. Per il Taranto (squadra e società), alla disperata ricerca di un'identità che cancelli un senso di incompiutezza a cui sembra essere legato da un doppio filo. E per Raimondo Marino, che, per la prima volta in questa stagione, vive una vigilia con il fiato sul collo dei probabili successori (Ammazzalorso, Giordano, Pagliari, Papagni in rigoroso ordine alfabetico, ndr). La trasferta di Melfi potrebbe emettere una sentenza sul campionato del Taranto. Serve tornare a casa con qualche punto nel paniere: per muovere la classifica, per dare una scossa allo spogliatoio, per lanciare un messaggio alle altre pretendenti al salto di categoria. Magari con una prestazione convincente, che dissipi una volta per tutte i dubbi sul modulo che Marino predilige (a nostro parere non è l'impianto tattico la fonte dei problemi dei rossoblù), emersi dopo la poco brillante prestazione di domenica scorsa. Contro la compagine lucana guidata dal giovane Novelli, secondo in classifica e guidato dal miglior attacco del girone (ventinove reti all'attivo), Marino è costretto a rivedere l'undici di partenza, obbligato dal precario stato di forma di alcuni calciatori e dalle scarse condizioni psicologiche di altri. Si parte dalla porta: fuori Gentili, dentro Gori. L'errore occorso all'ex portiere del Catanzaro contro la Cisco Roma è stato accompagnato da una serie di critiche e invettive da parte di stampa e tifosi. Troppo rischioso dargli fiducia, giusto e opportuno affidarsi all'estremo difensore tarantino, mai utilizzato in questa stagione. La linea difensiva, con molta probabilità, non potrà contare su Micallo (bloccato da un risentimento alla caviglia). Al suo posto, condiderata anche l'indisponibilità di Martinelli, pronto a fare i bagagli con destinazione Nocera, dovrebbe giocare Malagnino (o Capone). A completare il reparto ci saranno Caccavale, Pastore e Manni (smaltito il malanno alla schiena). Del tutto invariato il centrocampo: Larosa sarà il mediano, Mortari (a destra) e De Liguori (a sinistra) i due interni, con Mancini a chiudere il rombo alle spalle dei due attaccanti, Ambrosi e Deflorio. Nessun problema, dunque, per il bomber di Noicattaro, ristabilitosi dai suoi cronici problemi (fastidio all'adduttore) e pronto a guidare il reparto avanzato. Di fronte il Taranto troverà una squadra giovane, ben messa in campo e abilissima a colpire in contropiede. La manovra dei biancoverdi ruota attorno alle geometrie di Schiavon, nato come trequartista ma abile ad arretrare e a modificare negli anni la sua posizione in campo. In attacco spazio alla brillantezza dei giovani Rana e Paris e alla freddezza di Lauria. Si gioca, quindi. Mettendo da parte, almeno per qualche ora, il calciomercato. Da domani sera, poi, si tornerà a parlare di trattative, di arrivi e di partenze. Sperando di dover rinforzare una squadra che appartiene ancora a Marino. di Fabio Di Todaro15 gennaio 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

È la vice-capolista Melfi l'avversaria odierna del Taranto. I rossoblù sono reduci da due sconfitte casalinghe di fila (contro Viterbo e Cisco), mentre la formazione lucana nell'ultimo turno ha vinto in trasferta a Rieti, dopo aver preso solo due punti nelle precedenti tre giornate (Melfi-Pro Vasto 0-0, Rende-Melfi 2-1, Melfi-Modica 0-0). Tenendo quindi conto delle ultime tre giornate di campionato troviamo che entrambe le squadre hanno vinto solo una volta, entrambe per 1-0 a Rieti. Taranto leggermente in vantaggio nei confronti diretti contro il Melfi con tre successi casalinghi contro due. Nove in totale le sfide, le prime sei nel tornei di serie D (o nel Campionato Nazionale Dilettanti), le ultime tre nel campionato di serie C2. Il primo incontro, datato 5 dicembre 1993, va di scena allo «Iacovone» nel giorno del debutto sulla panchina rossoblù di Franco Selvaggi (il tecnico di Pomarico sostituisce Diego Giannattasio dopo 13 giornate). Finisce con un pari senza gol con il Taranto in 10 dal 46' per l'espulsione di Mancone. Sempre un pareggio, per 1-1, il 2 aprile 1994; in vantaggio gli ionici al 59' con Sossio Aruta, quindi pareggio di Ricciuti al 68'. Il 19 ottobre 1997 le due squadre si incontrano sul campo neutro di Castellaneta in quanto lo stadio «Iacovone» è negato alla società per il mancato pagamento, nelle ultime stagioni, dell'affitto dell'impianto. Terzo pareggio di fila, 1-1, con i rossoblù nuovamente rimontati: gol di Montervino all'80' (il centrocampista si fa parare il rigore dal portiere avversario Monaco, ma poi segna sulla respinta) e di Peri all'86'. In questa stagione il tecnico del Taranto, almeno per le prime 10 giornate, è Marcello Pasquino il quale non andrà mai in panchina per protestare contro la mancata concessione del campo (lo sostituirà Intermite). Ancora 1-1 a Melfi il 22 febbraio 1998 e sempre con il Taranto per primo in vantaggio con Carocci al 64', quindi pareggio di Capuano al 90'. Nella stagione 1999-2000 (l'allenatore rossoblù è Angelo Carrano) si registra una vittoria casalinga per parte; il 28 novembre 1999 si impone il Melfi per 1-0 con una rete di Acquaviva; il 9 aprile 2000 vince il Taranto per 2-1 (segnano al 42' D'Antò, al 75' Baldari e al 93' Potenza per gli ospiti). Sempre un successo interno a testa anche nel campionato scorso in C2: 1-0 per il Melfi il 7 novembre 2004 (rete di Ferrara al 93'), quindi 3-0 per i rossoblù il 13 marzo 2005 (tripletta di Sergi in gol al 54' su rigore, al 77' e all' 83'). Nell'occasione gli ionici battendo i lucani ritornano al successo dopo 11 turni nei quali avevano raccolto solo 3 pareggi (più 8 sconfitte); i rossoblù colgono così i primi tre punti con Florimbj in panchina, dando l'avvio ad una insperata rimonta che li porterà al terzultimo posto e poi agli spareggi salvezza. L'ultimo confronto risale al 4 settembre scorso: 2-1 per i rossoblù con i gol di Mortari al 13', La Porta al 27' e Deflorio al 31'. Questo il Taranto schierato da Marino nella gara d'andata: Gentili, Micallo (dal 63' Martinelli), Manni, Bevo, Caccavale, Pastore, Catania, Mortari, Deleonardis (dal 53' Silvestri), Gambino (dal 74' Larosa), Deflorio.15 gennaio 2006

Ipotesi Gentilini per il centrocampo

Ipotesi-Gentilini per il centrocampo. Il giocatore, 36 anni a settembre, ha rotto col Martina. Simonelli non l'ha convocato per la trasferta di oggi a Torre del Greco contro la Juve Stabia. Il centrocampista sembra destinato a cambiare aria. E il Taranto - stando a quanto è trapelato nelle ultime ore a Martina - si sarebbe fatto avanti, sondando la disponibilità di società e giocatore. L'accordo potrebbe essere perfezionato nei prossimo giorni. Il Martina avrebbe chiesto in cambio una contropartita tecnica (Campanile o Bruno). Gentilini è un interno di centrocampo, con una lunga carriera alle spalle (ha già indossato la maglia rossoblù: stagione 1989-1990, C1, 6 presenze). Si raffredda, invece, la pista che conduce a Cazzarò, centrocampista attualmente in forza al Benevento. Mentre sembra del tutto tramontata l'idea-Marziano (Olbia). Sul mercato il Taranto sta attivamente cercando anche un esterno di difesa, possibilmente mancino. Martinelli in settimana potrebbe essere girato alla Nocerina.15 gennaio 2006

Bologna-Milano bloccata da ultras
Treno in tilt, guerriglia in stazione. Parma, i tifosi catanesi erano diretti a Brescia per la partita. I tafferugli dopo un guasto: ritardi fino a tre ore, due feriti

Ritardi fino a tre ore sulla linea ferroviaria Bologna-Milano, scene di guerriglia urbana alla stazione di Parma, feriti due controllori e devastato l'ufficio movimento. Un'altra giornata da dimenticare per le ferrovie italiane. A causare i forti disagi che per due ore, nel primo pomeriggio di ieri, hanno di fatto spezzato in due la circolazione fra Sud e Nord, secondo le Fs non è stato un problema tecnico, un semplice guasto insomma, bensì il comportamento di alcuni tifosi catanesi diretti a Brescia per la partita di calcio. 

Nel corso del viaggio (ma il treno, venerdì sera verso le 20 a Rossano Calabro, aveva già accumulato almeno mezz'ora di ritardo) i tifosi, circa 300, secondo le Ferrovie avrebbero più volte azionato il freno d'emergenza facendo rallentare il convoglio. Gli agenti della Polfer sono intervenuti per cercare di riportarli alla calma e sono state aggiunte alcune carrozze. I ritardi sono poi aumentati durante il percorso e alle stazioni di Firenze e Bologna, nella notte, i viaggiatori esasperati hanno ricevuto assistenza. Verso le 14 di ieri l'Intercity 752 a bordo del quale viaggiavano i tifosi si è fermato in Emilia per un guasto, nei pressi di Sant'Ilario d'Enza, nel reggiano, e qui i tifosi sono scesi e hanno dato vita ad un sit in sui binari. 

Il convoglio, "letteralmente devastato", secondo alcuni viaggiatori, è stato trainato fino alla stazione di Parma con un altro locomotore, ma anche qui, sempre secondo le Ferrovie, i tifosi hanno protestato, bloccando anche un altro treno sul quale erano stati trasferiti una settantina di tifosi del Crotone diretti a Piacenza. 

A Parma, traffico bloccato dalle 15.30 alle 17.45 e in questa fase almeno una trentina di treni hanno accumulato ritardi fino a tre ore. I tifosi siciliani hanno chiesto di proseguire in pullman il viaggio per Brescia, ma i mezzi non sono stati trovati. Per loro, partita sfumata e la tensione è salita ulteriormente. Ci sono state sassaiole in stazione e lanci di fumogeni. La biglietteria è stata chiusa temporaneamente. 

Nei momenti più concitati dei tafferugli sono stati aggrediti due dipendenti delle Ferrovie e un'auto è stata data alle fiamme. Secondo la questura di Parma, nessun altro è rimasto ferito. I tifosi sono stati radunati in un'area decentrata dello scalo di Parma, poi in serata sono stati fatti salire sul primo treno utile per il Sud, ma subito dopo sono stati fatti scendere nuovamente dalle forze dell'ordine e portati in questura per le procedure di identificazione. In tarda serata sono scattati due fermi, ma è probabile che vengano presi anche altri provvedimenti una volta visionati i filmati delle telecamere. 

Interessato indirettamente dagli scontri anche il percorso della fiamma olimpica, che nel pomeriggio ha raggiunto proprio Parma: la polizia ha modificato il traffico per evitare la zona della stazione. di Carlo Gulotta15 gennaio 2006

Blasi ricompatta il Taranto: «Ce la faremo»
Alla vigilia della delicata sfida col Melfi, parla il presidente: «Completeremo l'organico e centreremo i playoff. Pieroni? Per me non esiste». «Marino? Non rischia. Alla squadra rimprovero scarsa convinzione. Il ritiro servirà»

Presidente Blasi, che succede? «Succede che abbiamo perso due partite, una dietro l'altra. In casa. Succede che non va come dovrebbe andare. Succede che se avessimo vinto con il Viterbo - e lo meritavamo - e contro la Cisco Roma - e non lo meritavamo - a quest'ora saremmo a -6 dal Gallipoli e a +1 sul Melfi. E la partita di domani avrebbe assunto un significato completamente diverso». Succedono tutte queste cose: perché? «Non è facile rispondere. Io credo che alla base del calo ci sia scarsa convinzione collettiva. Il problema non è tecnico o tattico. Nessuno può discutere la forza complessiva della squadra. Ma nel calcio ci sono altri valori, che spesso fanno la differenza. Bisogna crederci. Bisogna conservare una concentrazione quasi feroce. Bisogna dimostrare fede e attaccamento. Nel Taranto noto, invece, un atteggiamento superficiale. Ci sono momenti in cui i giocatori sembrano assenti. A che cosa pensano? Ecco perché, dopo la sciatta prova di domenica scorsa, ho deciso di portare tutti in ritiro. Ho voluto punire quell'atteggiamento, quella superficialità, quella sciatteria. Non ho voluto sottrarre i giocatori alle pressioni della piazza. Tutt'altro. Ho voluto punirli. In ritiro, in questi giorni, stanno avendo modo di stare insieme, di fare gruppo, di confrontarsi. Serviva un onesto esame di coscienza». Ma un ritiro, dove fa un freddo boia e non esiste un campo dalle dimensioni regolamentari, non rischia di influenzare negativamente il rendimento della squadra? «Non penso. A Telese la squadra sta lavorando. A Telese ci vanno anche le squadre di serie A. E non è affatto escluso che il Taranto ci ritorni, dopo la partita di Melfi, indipendentemente dal risultato». C'è chi sostiene che l'umore della squadra sia pessimo. Non crede che i contratti annuali rappresentino un limite e che ogni giocatore sia, a questo punto della stagione, legittimamente preoccupato del proprio futuro? «Questa è la nostra filosofia aziendale. Gli accordi pluriennali si rivelano spesso un cappio al collo delle società. Chi rende e fa sino in fondo il suo dovere, non ha da temere: sta già prolungando il contratto. Piuttosto, penso che forse avremmo dovuto tenere più basso il minimo garantito e alzare gli incentivi». Anche quello degli incentivi rischia di diventare un meccanismo che si presta a qualche malinteso. Trasformandosi in possibile fonte di malumore... «Quello dei contratti ad obiettivo rappresenta il futuro del calcio. No, nessun malinteso. Gli incentivi ci sono e restano. Ma bisogna meritarseli». Quanto rischia realmente Marino se perde a Melfi? «Marino non rischia. Perché non è discussione». Ma dopo la sconfitta con la Cisco Roma è finito nel mirino di buona parte della critica. Si è scatenato un dibattito - secondo noi ozioso - sul modulo. I tifosi contestano alcune scelte... «Nel calcio le situazioni si evolvono velocemente. Quando perdemmo contro il Viterbo, la squadra e Marino uscirono fra gli applausi. Ora è il momento dei fischi... Non mi meraviglio. Dalla discussione sul modulo mi dissocio. È un falso problema. Il Taranto ha vinto e giocato bene con il 4-3-1-2. Fosse una questione di modulo, dovremmo vincere o perdere sempre. Invece si vince e si perde. Il problema è mentale. La panchina di Marino non vacilla». Difficile, però, resistere eventualmente a tre sconfitte consecutive... «Se perdiamo a Melfi, la situazione si fa preoccupante. Lo ammetto. Ma lei al mio posto che cosa farebbe?» Non investiremmo sugli errori potenziali di un nuovo allenatore. Cercheremmo di completare l'organico e di rassenerare l'ambiente. «Esatto. Lo penso anch'io. Marino ha già sbagliato. I suoi errori di gestione li ha già consumati, assumendosene ogni responsabilità. Ora va aiutato a non sbagliare più. La società è pronta a farlo». Che cosa si può rimproverare a Marino? «Tecnicamente non lo discuto. Ha dato un'identità alla squadra e un'impronta al gioco. Il Taranto non butta mai via il pallone. Mi piace come gioca. Io sinora mi sono quasi sempre divertito. Nessun avversario ha sovrastato il Taranto sul piano del gioco. A Marino rimprovero una certa intransigenza caratteriale, che spesso lo porta ad avere rapporti conflittuali con i giocatori. Deve inoltre migliorare nella comunicazione. A volte quello che dice crea scompiglio in chi lo ascolta. Così nascono incomprensioni. Dovrebbe diventare più elastico. Il calcio è fatto anche di compromessi tecnici e di furbizie verbali». Completare l'organico significa reperire sul mercato un centromediano di personalità e due laterali bassi funzionali al progetto tattico di Marino. È d'accordo? «In parte. Il centromediano serve come il pane. Un uomo che detti i tempi e diriga il traffico in mezzo al campo: lo dobbiamo prendere e non possiamo sbagliare. Sui laterali bassi sarei più cauto: considero Malagnino e Mignogna risorse sinora inesplorate. La riconversione tattica di Mignogna potrebbe consegnarci prossimamente il giocatore che cerchiamo». Non era comunque Ambrosi la priorità: condivide? «Non condivido. Quando è arrivato Ambrosi, il rendimento di Larosa era rassicurante e c'era ancora Bevo. Avevamo il problema del gol e lo abbiamo risolto, ingaggiando un attaccante che rappresenta un lusso per la C2. Ripeto: il calcio è mutevole. Tutto cambia in fretta». A giugno sul mercato ci sono stati degli investimenti sbagliati: lo possiamo dire? «Dipende da che cosa s'intende per investimenti sbagliati. Sono arrivati dei bidoni? Non credo. Gambino, per esempio, non è una scommessa persa, ma un giocatore che non è riuscito ad ambientarsi. Bevo è andato via perché attratto da altre sirene, ma solo dopo aver rotto con l'allenatore. Può capitare. Piuttosto, abbiamo qualche doppione e ci ritroviamo scoperti in alcuni ruoli. A giugno il mercato ci sembrava perfetto. A gennaio scopriamo che non è così. L'importante è notare le disfunzioni e intervenire». L'arrivo di Evangelisti e una certa contiguità "geografica" di alcune operazioni di mercato hanno allungato sul suo Taranto l'ombra di Pieroni. Ci sono allusioni, battute, frecciatine. Lei come risponde? «Sono tutte scemenze. Ricostruzioni fantasiose. Illazioni gratuite. Evangelisti lo conoscevo da tempo. Mi piace come lavora. Ha voglia di fare bene. Sono convinto che abbia messo su una buona squadra. Quanto a certe operazioni di mercato, non abbiamo nulla da nascondere. Pieroni nella sua carriera avrà trattato migliaia di calciatori... Che cosa dovremmo fare? Scartare ciò che è riconducibile, anche lontanamente, a Pieroni e non chiudere un affare vantaggioso? Non scherziamo. Pieroni, per me, non esiste. Appartiene al passato. Io sono il presente e il futuro». Pentito degli attacchi ai giornalisti? «Pentito no. Dispiaciuto. Perché ci sono cose che vorresti non accadessero e invece accadono. Forse sono stato troppo duro e irruento. Forse ho usato qualche parola troppo forte, andando al di là di quello che volevo realmente dire. E cioè questo: d'ora in poi saremo più vigili su quanto si dice e si scrive sul Taranto. Perché c'è chi esagera con le letture forzate, con le interpretazioni capziose, con le rivelazioni fasulle. Io sono stato eccessivo, lo riconosco. Ma gradirei maggiore equilibrio da parte di chi è chiamato a giudicare il nostro lavoro. Non contesto il diritto di critica, che è sacrosanto, ma la libertà di criticare, partendo da elementi privi di fondamento. A volte esagero, lo so. Ma in mezzo alle difficoltà io devo essere io, altrimenti le difficoltà aumentano. Non solo nel calcio. Anche in azienda, nella vita, mi comporto così». In città molti hanno ormai smesso di ringraziarla per quello che ha fatto. E ora l'attendono al varco delle prossime conquiste. «Mai cercata la gratitudine eterna. Ho preso il Taranto per me e per la città. Ho detto: lo salverò in Tribunale e l'ho fatto. Poi ho detto: salverò la C2 e l'ho fatto. Ora voglio i playoff: a maggio vedremo. Non m'importa ciò che pensa la gente. M'interessa ciò che faccio io per il Taranto». Domani in porta gioca Gori? «Sicuro. È l'unica scelta che rivendico. Gentili è un buon portiere, ma in questo momento è meglio che non giochi. Per il resto, decide Marino, che ha la mia fiducia e che - ne sono convinto - non vorrà deluderla». Giordano, Papagni, Ammazzalorso: chi avete allertato? «Nessuno. È la verità. Perché la verità nel calcio non basta mai?». di Lorenzo D'Alò14 gennaio 2006

Deflorio e Manni ko. In arrivo Cazzarò?

La gara di Melfi è... dietro l'angolo. La squadra rossoblù dovrà dare un segnale forte a società e tifosi. Deve dimostrare che le sconfitte interne con Viterbo e Cisco Roma non solo appartengono al passato, ma sono da considerarsi come «due incidenti di percorso». E per ottenere questo obiettivo deve quanto meno uscire indenne dallo stadio «Valerio», ma con una prestazione rassicurante. I tre punti farebbero ritornare il sorriso sul volto di Luigi Blasi e cancellerebbero totalmente il malumore che c'è nella tifoseria. Il pari servirebbe a rabbonire l'ira del presidente ed a risollevare parzialmente il morale dei tanti supporters jonici che domani saranno presenti sugli spalti dello stadio melfitano. La formazione è in alto mare. Deflorio e Manni sembrano in difficoltà. Al loro posto potrebbero giocare rispettivamente Deleonardis e De Liguori. Le quotazioni di Micallo, invece, nelle ultime ore sembrano crescere. In porta ci potrebbe essere l'esordio di Gori. Anche il modulo potrebbe subire una sia pur lieve variazione. Marino, ricordando il match di Gallipoli, potrebbe varare il 4-3-2-1. I prescelti potrebbero essere: Gori; Micallo, Caccavale, Pastore, De Liguori; Mortari, Mancini, Larosa; Catania, Deleonardis; Ambrosi. Ieri Blasi, accompagnato da Vittorio Galigani, ha fatto un blitz a Telese per spingere la squadra verso un risultato positivo. Mercato. Possibile uno scambio Bruno-Cazzarò con il Benevento. Venerdì 20 gennaio, intanto, si discuterà dinanzi al Collegio Arbitrale il ricorso di Passiatore per la mancata convocazione per il ritiro di Penne. L'attaccante ha chiesto un risarcimento di circa 27mila euro. di Giuseppe Dimito14 gennaio 2006

«Siamo arrivati al bivio»

Marino sì, Marino no. La controversa questione che anima l'immediata vigilia della trasferta di Melfi riguarda soprattutto il destino del tecnico siciliano. Un eventuale risultato negativo, oltre a compromettere gli obiettivi della società, potrebbe costare la panchina all'allenatore rossoblù, mai veramente amato dalla tifoseria e finito nell'occhio del ciclone dopo le ultime due sconfitte casalinghe consecutive (al "Valerio" di Melfi è prevista una dura contestazione da parte dei supporters jonici). E, così come il presidente Blasi e i suoi più stretti collaboratori attendono con ansia l'esito della trasferta in terra lucana (c'è soprattutto una strategia di mercato da definire), i supporters desiderano capire quale destino riserverà questo campionato ai colori rossoblù. Ago della bilancia, ancora una volta, è il Melfi. Nella passata stagione una tripletta di Michele Sergi contro i lucani ridiede ossigeno ad un Taranto che, da lì a due settimane, avrebbe abbandonato l'ultima posizione in classifica. Voce autorevole della tifoseria è Antonio Fullone, principale rappresentante del gruppo Tifo è Amicizia della gradinata e da anni al seguito della maglia rossoblù. «Le polemiche post-Cisco Roma e la successiva scelta del ritiro sono un segnale tangibile di nervosismo. Sul campo della seconda forza del campionato si gioca non soltanto per i tre punti. Si attendono segnali dalla guida tecnica, dalla squadra, apparsa spenta e svuotata nell'ultima partita. Mai come in questo momento è necessario compattarsi per cercare di superare uno dei momenti più difficili della stagione». E su un eventuale esonero di Marino, Fullone si esprime così: «Ho sempre imputato al nostro allenatore una certa rigidità di idee. Le sue richieste probabilmente erano altre, ma viste alcune lacune presenti nell'organico, avrebbe potuto adattare le sue idee ai calciatori a disposizione. La società avrebbe potuto mandare Marino dopo la sconfitta contro il Marcianise o domenica scorsa. Adesso, affidando il destino dell'allenatore ad una gara, si espone in maniera troppo pericolosa. Mi chiedo: e se il Taranto dovesse pareggiare? A quel punto preferirei che la società facesse una scelta coraggiosa, mandando via l'allenatore e scrollandosi di dosso quest'etichetta di eterna incompiuta che si trascina dall'inizio del campionato». Sicuramente, però, i sostenitori rossoblù non faranno mancare il loro sostegno alla squadra. Sui muri dei siti internet riservati ai tifosi, tra messaggi pro e contro Marino e la società, procede la fase organizzativa per la trasferta. Sebbene non dovrebbero essere venduti tutti i tagliandi messi a disposizione del sodalizio ionico (ben 500), saranno almeno 300 i supporters a Melfi. di Fabio Di Todaro14 gennaio 2006

Marino a denti stretti
Il tecnico del Taranto avverte la pressione di una gara che non si può sbagliare Intanto Aldo Ammazzalorso sarebbe il prescelto in caso di cambio in panchina

Il filo di tristezza sul volto tradisce uno stato d'animo tormentato. E' subito sulla difensiva Raimondo Marino, sente le pressioni della piazza, il fiato sul collo di un ambiente che vorrebbe tutto e subito. 
«Volete sapere con quale modulo il Taranto giocherà domenica prossima? Spiegatemi prima cos'è un modulo, poi ne riparleremo». 
Frecciatine velenose verso chi ha messo in discussione quel 4-3-1-2 che ha caratterizzato finora la disposizione in campo dei suoi. Un nervosismo che è l'ammissione della condizioni di chi non può sbagliare. E in caso di terza caduta consecutiva, potrebbe essere giunto il momento di decisioni improcastinabili. Radio-mercato sussurra di un contatto informale con Aldo Ammazzalorso, tecnico di Treviso e Catania che sarebbe stato allertato in caso di ulteriore rovescio. 
I risultati non gli hanno dato ragione finora, ma poteva essere prevedibile che una squadra ricostruita di sana pianta avrebbe trovato qualche problema di assetto. 
Ora, nel momento più delicato della stagione, Marino affida al ritiro di Telese Terme le speranze di poter rivitalizzare il suo Taranto. Una settimana lontano dalle pressioni della città per ritrovare la serenità perduta, lavoro, lunghe passeggiate e le meditazioni serali affidate alla Bibbia: «E' da sempre la mia lettura preferita, non la lego alle mie fortune calcistiche, ma solo alla mia serenità interiore». 
Parliamo di calcio, allora. La "corazzata" Taranto non riesce a prendere il largo, rimane ancorata nelle secche. E domenica s'è fatta battere allo Iacovone dalla Cisco Roma: cosa accade? 
«Semplice: le feste di Natale non sono servite a niente, anzi direi che per noi sono state deleterie. Onore alla Cisco che è una signora squadra, ma noi siamo mancati completamente sul piano mentale. Non solo non ho registrato progressi, ma anzi sul piano mentale ho notato che abbiamo un po' mollato». 
Reazione strana per una squadra che presentava per la prima volta in campo Ambrosi e che recuperava Deflorio… 
«Proprio così: dovevano servire per darci uno stimolo in più, ed invece la squadra si è adagiata. Forse ha pensato che tutto sarebbe stato più facile con i due attaccanti titolari in campo. Invece non è accaduto nulla di tutto questo. Anzi, se con il Viterbo abbiamo creato una decina di palle gol, con il Cisco non siamo riusciti ad esprimerci alla stessa maniera in fase offensiva. Quel poco che abbiamo creato abbiamo finito col dilapidarlo, senza riuscire mai ad essere davvero concreti. Poi nel finale è arrivata anche la beffa del loro gol». 
Due sconfitte di fila, il ritiro lontano dalla Puglia, le continue voci di mercato. La squadra riesce a rimanere serena nonostante tutto questo? 
«I ragazzi hanno accolto di buon grado di venire in ritiro, erano consapevoli anche loro che bisognava fare qualcosa dopo la sconfitta col Cisco. Le voci di mercato fanno parte del nostro mondo: la società sa cosa deve fare, io sono fiducioso». 
Domenica c'è la trasferta di Melfi che sembra essere un crocevia per il campionato del Taranto: squadra e tecnico sotto esame, per di più contro un avversario temibilissimo. 
«Il Melfi è una squadra fortissima, se è secondo non lo è certo per caso. Sappiamo di essere tutti sotto esame, giusto che sia così nella nostra situazione. Ma le squadre forti si vedono proprio nei momenti di difficoltà e io dai miei ragazzi mi aspetto una reazione positiva, un recupero mentale completo rispetto a domenica scorsa».13 gennaio 2006

A Melfi potrebbe esordire Gori
Marino nel test rilancia Malagnino

Tutto sembra gravitare attorno all'ormai imminente gara di Melfi, anche il mercato del Taranto, che ha bisogno di rinforzi per non vanificare l'obiettivo stagionale dei play off. Il diesse Evangelisti, nonostante l'apparente immobilismo, continua a muoversi per individuare i nuovi tasselli da inserire nel mosaico rossoblù, per il tanto invocato salto di qualità. Con le sorti del tecnico Marino appese a un sottilissimo filo (si parla con insistenza di Giordano come eventuale sostituto in caso flop in terra lucana) ci si guarda intorno per sondare la disponibilità di alcuni elementi che potrebbero far comodo dopo alcune partenze, l'ultima quella del difensore Martinelli, in procinto di accasarsi a titolo definitivo alla Nocerina, società che lo annuncerà tra domenica sera e lunedì. Sempre in uscita si cercano acquirenti per Bruno e Campanile così come per Mignogna e probabilmente Gentili, che avrebbe chiesto alla società di cambiare aria soprattutto in prospettiva della panchina. E in entrata? Solo idee al momento e nulla più. Le ultime, per coprire il buco a centrocampo, porterebbero a due navigati ex, Igor Marziano attualmente in forza all'Olbia e Michele Cazzarò, pilastro del Benevento, club a cui è legato da un contratto fino a giugno 2007. Nessuna trattativa è stata ancora avviata, ma secondo le notizie circolanti, sarebbero due nomi da cui potrebbe uscire l'agognato rinforzo per il lacunoso centrocampo rossoblù. In difesa, invece, serve parecchio materiale, a cominciare da un paio di esterni macina chilometri (per quello mancino si pensa sempre a Terracciano e Battistelli) per finire a un paio di elementi per rimpolpare l'ormai scarna batteria di riserve. di Enrico Sorace13 gennaio 2006

Martinelli a Nocera. Accordo quasi raggiunto

La partitella in famiglia di ieri, dieci contro dieci, non solo non ha completamente sciolto i dubbi che assillano Marino circa la formazione da mandare in campo domenica al "Valerio" di Melfi, ma probabilmente li ha aumentati. Non vi hanno partecipato Micallo, Mancini e Manni per acciacchi vari. I tre tengono in apprensione il trainer jonico, il quale attenderà le ore che precederanno il difficile match di Melfi per decidere se mandarli in campo o meno. Dei tre quello che sembra meno recuperabile è Micallo, il quale ha saltato finora tutti gli allenamenti con il resto della truppa. Questi gli schieramenti. Da una parte c'erano Gori; Malagnino, Pastore, Martinelli, Mignogna; Bruno, Larosa, De Liguori; Di Domenico, Ambrosi. Dall'altra sono stati schierati Gentili, Mortari, Caccavale, Capone, Giordano (un ragazzo del posto); Campanile, Deleonardis, Catania; Deflorio, Passiatore. Difficile ipotizzare la formazione che scenderà in campo in terra lucana. Al momento si può procedere soltanto per ipotesi. In porta dovrebbe fare il suo esordio Ghigo Gori ('80), tarantino, per far rifiatare Gentili. Sulla linea dei terzini dovrebbero agire Malagnino (Micallo si è allenato poco e Martinelli è più affidabile al centro), Caccavale, Pastore, Manni. Il centrocampo dovrebbe essere formato da Mortari, Larosa, De Liguori, più Mancini (o Deleonardis). In avanti agiranno quasi certamente Ambrosi e Deflorio. Per la cronaca la partitella, durata un'oretta circa, è terminata in parità, 1-1 con reti di Ambrosi su rigore e Deleonardis. Per quanto riguarda il modulo, il mister rossoblù non si discosterà dal suo 4-3-1-2. Marino: «Il test di metà settimana è stato abbastanza positivo. La squadra è apparsa reattiva e desiderosa di riscattare la sconfitta interna con la Cisco. Il Melfi è una buona squadra ed è diretta da un bravo allenatore. Ama giocare di rimessa e finalizza quasi tutte le occasioni che reiesce a creare. Noi dovremo ripetere la stessa prova offerta con il Viterbo in casa come intensità di gioco. Ma diventando più freddi sotto rete». In serata giungerà nel ritiro di Telese Luigi Blasi in compagnia di Vittorio Galigani. Il presidente avrà un colloquio con l'intera rosa e con il settore tecnico. di Giuseppe Dimito13 gennaio 2006

Berlusconi in tackle sui diritti tv
Forza Italia si oppone alla proposta bipartisan per tornare alla contrattazione colletiva dei diritti del calcio entro la fine della legislatura e manda a monte il progetto di Della Valle e Zamparini. Il padrone del Milan finge di non saperne nulla

Sul contratto con gli italiani il dibattito è aperto. Su quello con la Juventus invece è chiuso. Lo ha deciso Forza Italia che al solo sentire contrattazione collettiva deve avere colto odore di comunismo e ha risposto non possumus. Eppure la domanda non veniva da fonti sospette, ma dagli alleati di Alleanza Nazionale. In pratica è successo questo: la Juventus ha cedeuto i diritti televisivi delle sue partite di campionato a Mediaset per gli anni 2007-08 e 2008-09 (oltre a un'opzione per l'anno successivo) in cambio di 248 milioni di euro. E si attendono analoghe iniziative di Inter, Milan e Roma, ossia le squadre più potenti che diventerebbero ancora più ricche. Di fronte a questa iniziativa molti si sono chiesti se non fosse il caso di tornare alla contrattazione collettiva dei diritti televisivi, per garantire una ripartizione più equa tra le diverse squadre, evitando che pochi soggetti arraffassero il ricco malloppo, lasciando alle altre solo gli spiccioli. L'Antitrust ha fatto sapere di essere favorevole (rimangiandosi la decisione contraria di qualche anno fa), diverse società, capitanate da Fiorentina e Palermo, hanno preso iniziative in questo senso. La questione è arrivata a investire anche il mondo politico per arrivare a modificare le norme che attualmente autorizzano la contrattazione singola. Per questo l'onorevole Andrea Ronchi, di An, con la firma anche del suo capogruppo Ignazio LaRussa, ha elaborato una proposta di legge che ripristinasse la contrattazione collettiva. Ma i tempi parlamentari stringono. Allora LaRussa ha deciso di scrivere al presidente Casini, ritenendo che sussistano i motivi di urgenza per mettere in calendario questa proposta. Per questo tipo di procedura però c'è bisogno dell'accordo di tutte le forze politiche. Quindi c'è stata la riunione dei capigruppo. Tutti d'accordo, destra e sinistra, con un'eccezione: Forza Italia. Risultato: per questa legislatura non se ne parla proprio. Conseguenza immediata: Mediaset potrà tranquillamente proseguire sulla sua strada a braccetto con le grandi società di calcio. Inutile dire che la presa di posizione di Forza Italia ha suscitato diverse reazioni. Mentre Ronchi ha chiesto che Forza Italia si assuma la responsabilità politica della decisione, LaRussa ha optato per buon viso a cattivo gioco. «Non ho nessuna censura da fare a Forza Italia per il no all'esame di questa proposta di legge in commissione in sede legislativa, senza passare per l'Aula su cose minori anche la sinistra ha detto no alla legislativa. Del resto questa procedura è un'eccezione, ma essendo alla fine della legislatura ci eravamo permessi di avanzare questa richiesta. Bisognava capire se l'urgenza era più importante della discussione in Aula. Forza Italia ha detto che vuole discutere in Aula, non li posso criminalizzare per questo». Un po' più contrariato si è detto il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi. «È un'occasione perduta per porre un freno alle spese folli che da qualche tempo stanno riducendo lo sport più popolare d'Italia ad una competizione limitata a pochi intimi. Sono rammaricato per la scelta di Fi».
Nessuna criminalizzazione, ma un'infinità di pensieri cattivi che sono affiorati nella mente di altri parlamentari. Per Castagnetti della Margherita (rossa?) «è la manifestazione di ennesimo conflitto di interessi del presidente del Consiglio». Il quale ha ricordato di aver chiesto durante la conferenza dei capigruppo che venisse concesso l'esame del provvedimento solo in commissione ma «il capogruppo di Forza Italia si è opposto immediatamente, a conferma che quando ci sono di mezzo gli interessi patrimoniali e imprenditoriali del capo del governo, il partito di Forza Italia interviene sempre bloccando il Parlamento».
Sulla stessa linea il capogruppo di Rifondazione Franco Giordano «l'effetto sarà uno straordinario vantaggio per Mediaset, a dimostrazione di quanto grave sia la questione del conflitto di interessi nel nostro Paese. Senza la sede legislativa questa legge non potrà essere varata e Mediaset potrà giovarsi della definizione dei contratti con le singole società di calcio». In sintonia anche Lolli dei Ds. «Forza Italia ha affossato la possibilità di affrontare in maniera rapida l'esame del provvedimento sui diritti tv del calcio - ha attaccato il deputato che si era occupato in prima persona della Commissione di indagine sul calcio della Camera - è chiaro che il nostro impegno alla dopo le elezioni sarà di affrontare con serietà e con urgenza questo grave problema del calcio italiano».
Per sentire la voce del padrone, ossia di chi ha preso questa decisione, bisogna rivolgersi a Elio Vito, presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera. Vito prima ricorda che nel 2004 si svolse un'indagine conoscitiva sul calcio e che non era arrivata alla conclusione della contrattazione collettiva. Poi accusa Castagnetti e Giordano di contestazioni strumentali «pur di imbastire una polemica inesistente e di tentare di colpire il Presidente del Consiglio, tirano in ballo anche il calcio». Poi ha proseguito: «Non mi sembra opportuno affrontare in maniera concitata, negli ultimi scampoli della legislatura, un argomento così importante e delicato». In serata, intervenendo a Porta a Porta dopo lo show di lunedì al Processo di Biscardi, il premier è stato messo alle strette sull'argomento da Fausto Bertinotti («Come fa a non vedere questo gigantesco conflitto di interessi?») e se l'è cavata in corner facendo finta di cadere dalle nuvole. «La mofifica di legge sui diritti televisivi? Non sono al corrente di questa situazione, non conosco questo ddl». di Antonello Catacchio12 gennaio 2006

Bachini, la carriera finisce in polvere
Il centrocampista del Siena, squalificato nel 2004 per cocaina, è risultato nuovamente positivo a un controllo antidoping. Rischia la radiazione ma per il calcio è solo un comodo capro espiatorio

L'aspetto più sconcertante della nuova positività alla cocaina del calciatore del Siena, Jonathan Bachini, è la reazione di Mario Pescante. «Servono provvedimenti esemplari - ha sottolineato il sottosegretario ai Beni Culturali - perché episodi come questo mandano un messaggio negativo per i giovani». Detto da uno che si è battuto strenuamente per la depenalizzazione del doping alle Olimpiadi invernali di Torino 2006, fa un po'specie. Così come sorprende il fatto che - e qui Pescante si è addentrato in un terreno a lui sconosciuto - «il Comitato olimpico internazionale ha mantenuto queste droghe, seppure leggere, tra le sostanze proibite». Innanzitutto perché a legiferare sul doping non è il Comitato olimpico ma la Wada. E in secondo luogo perché i regolamenti Wada (recepiti anche dall'Italia) per la cocaina prevedono controlli soltanto in-competition: cioè soltanto la domenica e non durante la settimana. Questo significa due cose. Che Bachini, se le controanalisi dovessero confermare la sua positività, ha assunto la sostanza al massimo 48 ore prima della partita incriminata, Lazio-Siena dello scorso 4 dicembre. E che il Siena - diversamente da come fanno altre società calcistiche - non sottopone con frequenza i propri calciatori ad analisi anti-doping preventive il sabato pomeriggio o la domenica mattina. Nel caso della cocaina - stando al parere degli esperti - sono sufficienti venti minuti per svolgere un test sulle urine. Insomma, Bachini potrebbe rappresentare la classica figura del kamikaze: uno dei pochi che, in Italia, riescono a cadere tra le maglie (ancora troppo larghe) dell'anti-doping. Questo l'aspetto scientifico dell'episodio. Quello umano è tutt'altra storia. Per Bachini, che compirà 31 anni a giugno, si tratta di un revival: e adesso rischia una sanzione pesantissima, se non la radiazione. Già il 22 settembre 2004, infatti, quando giocava nel Brescia, era stato pizzicato per cocaina. Al tempo, il giocatore si era giustificato sostenendo di avere assunto una bevanda datagli da uno sconosciuto, senza sospettare nulla. La tesi del complotto, insomma. Che tuttavia non gli risparmiò una squalifica di nove mesi, poi addirittura inasprita a un anno dalla Caf. Una batosta per un giocatore che aveva alle spalle una brillante carriera all'Udinese da centrocampista di fascia, due convocazioni in maglia azzurra e una stagione alla Juventus, dove tuttavia trovò poco spazio. Scontata la pena, Bachini l'anno scorso è arrivato al Siena. «Sono stato squalificato da innocente, ma ora ho la possibilità di ripartire da zero - disse - in un ambiente ideale e in una squadra che ha voglia di fare bene». Ma è stata una falsa partenza. La stessa società toscana, in un comunicato diffuso ieri, ha messo le mani avanti: «Il Siena rimane in attesa dell'esito delle controanalisi. Se anche queste confermassero la positività, la società sarebbe estremamente dispiaciuta sia per gli aspetti umani della vicenda sia per la perdita tecnica. Il Siena è comunque certo, in tutte le sue componenti, di aver operato al meglio per reintegrare il giocatore nel calcio professionistico dopo la nota squalifica». Come a dire: noi abbiamo fatto il possibile, ma se Bachini ci è ricascato non possiamo farci nulla.

Per tornare alle riflessioni, lasciano sgomenti le reazioni di Pescante e dello stesso Roberto Maroni, ministro del Welfare, il quale ha chiesto la famosa "tolleranza zero" sulla questione. Bachini potrà anche essere colpevole - e come tale merita una squalifica esemplare - ma perché questa solerzia nel condannarlo? E ancora peggio: perché nessuno ha fiatato quando le squalifiche per il nandrolone furono clamorosamente ridotte? Per non parlare del processo Juventus, sul quale - dopo l'assoluzione del club bianconero - nessuno nell'establishment politico e sportivo ha avuto il coraggio di spendere parole fuori dal coro. Alla fine, anche nell'anti-doping, a pagare sono sempre i più deboli, che non assumono sostanze illecite per migliorare le proprie prestazioni in campo. Quelli come Angelo Pagotto, che da portiere del Perugia si prese due anni di squalifica: anche lui per cocaina, anche se nel suo caso i sospetti di complotto erano più consistenti e diedero il via a un'inchiesta della magistratura. E quelli come Maradona, che - secondo i maligni - fu trovato positivo alla cocaina per fargli pagare lo sgarbo di Italia Novanta. Fa eccezione Adrian Mutu, che è approdato alla Juventus dopo un'esperienza traumatica al Chelsea, dove anche lui era inciampato nella polvere bianca. La sua doppietta al Palermo e il suo recupero psicofisico dimostrano che da certe secche si esce soltanto con una società e un appoggio forte. Quelli che, forse, non hanno sostenuto Bachini. di C.CO.12 gennaio 2006

Taranto a schema fisso
Nel 4-3-1-2 gli uomini titolari non cambiano quasi mai, come testimoniano le ultime sei partite. Non sfruttare l'intera rosa, appare un limite più che un esercizio di coerenza

Il 15 gennaio è già stato cerchiato di rosso. E non perchè è semplicemente un giorno festivo, ma perchè la prossima domenica di Melfi potrebbe essere crocevia dei destini del Taranto. Uno scenario che si ripete, con l'aggravante della recidività e di una stagione che ha già consumato il girone di andata. 
Brividi che si rinnovano e non solo per la glaciale temperatura. Voci che si increspano, perchè i giudizi, alla fine di tutto, sono mossi soprattutto dai risultati. Quando le pretese sono alte e le vittorie latitano, appaiono semplici le addizioni algebriche. Tutti restano in discussione a cominciare dal tecnico, nella più spontanea degli assiomi calcistici. 
Melfi assomiglia tanto a Gallipoli o ancora di più a Potenza. Si deve riavvolgere il nastro e tornare al 30 ottobre o al 27 novembre. A Gallipoli il Taranto scendeva in campo con il peso psicologico determinato dalla rovinosa caduta di Marcianise. Il tecnico, novità assoluta, modificava per l'occasione lo schema di gioco. Un 4-1-4-1 praticato e dettato dalla necessità di lanciare il giovane Mancini e sfruttare le sue qualità di centrocampista incursore. Andò bene, ma si trattò di un esperimento estemporaneo. Contro il Potenza, un mese dopo, la vigilia fu tratteggiata dalle medesime apprensioni. I sei minuti iniziali e i due gol rifilati ai lucani spazzarono via voci e malumori, tutto all'insegna però della continuità tecnico-tattica. 
Un dato, però, emerge. Raimondo Marino non è incline ai cambiamenti. Si fida del suo schema favorito, ma soprattutto si fida quasi sempre degli stessi uomini. Nelle ultime sei partite di campionato, l'undici mandato in campo è pressochè rimasto inalterato con le sole varianti rimesse alle decisioni del giudice sportivo (squalificato Caccavale per un turno e conseguente assenza nella gara di Vasto) e ai malanni muscolari di Deflorio (tre gare che hanno previsto il ritorno tra i titolari di Catania). E poi c'è la novità Ambrosi. In campo sempre gli stessi, a dispetto degli ondivaghi risultati. Un limite più che un esercizio di coerenza. 
A Gallipoli, sempre improntato con il 3-4-3, Auteri ha utilizzato Pagana come centrocampista puro alle spalle del tridente di attacco per cinque partite, alternando parecchio le pedine difensive. A Giugliano, il tecnico Franco Dellisanti si è “divertito” finora a ruotare gli esterni di attacco Coquin, Ciotola, Fonseca, Chigou, dopo che si è convertito al 4-3-3. Fausto Silipo, con il suo Rende, fa giocare Riolo terzino sinistro o centrocampista a seconda della pericolosità dell'avversario. Esempi spiccioli che mostrano l'idea di strutture che possono certamente avere un indirizzo tattico predefinito, ma che assumono tendenze differenti. 
E' difficile, però, pretendere che si cambi adesso. Se la nave affonderà, calerà a picco con il disegno dello schema di famiglia. Cambiare modulo è tanto auspicabile, quanto arduo da professare. Un 4-4-2, ad esempio, non è addomesticabile soprattutto se alcuni uomini che potrebbero ben recitarlo (Malagnino e Mignogna sembrano tagliati per operare in questo senso da esterni) non convincono più di tanto l'allenatore messinese, non ritenuti all'altezza di soffrire certe pressioni. 
Per chiarire meglio il concetto basterebbe sportarsi a Roma. Alla Cisco Roma stanno portando a termine un processo di ristrutturazione che va avanti da più di un mese. Modellare l'organico secondo i voleri tecnico-tattici del tecnico Pino Ferazzoli è stato possibile acquistando settegiocatori (il difensore Bettini e il centrocampista Vanacore dovrebbero essere gli ultimi due colpi). Questo nel rispetto di un cambiamento di schema necessario dopo il cambio di allenatore di fine ottobre. Il Taranto non appare in grado di fare tutto ciò o forse non se ne avverte l'esigenza. Una considerazione risulta indubitabile: dopo Melfi le idee saranno più nitide.12 gennaio 2006

Taranto, Blasi domani in ritiro

Domani piomberà a Telese Luigi Blasi. La visita del presidente servirà per dare alla squadra, all'allenatore e alla tifoseria un segnale forte. Occorre ricominciare a far correre la classifica. Bisognerà concentrarsi con tutte le proprie forze, fisiche e nervose, per difendere innanzitutto la zona playoff e, poi, per migliorare l'attuale quarto posto. Blasi sarà accompagnato nella trasferta nel Sannio dal direttore generale, Vittorio Galigani. Chi sta a stretto contatto di gomito con il presidente rossoblù racconta che è ancora molto inquietato per la sconfitta con la Cisco Roma per cui domani chiederà alla squadra il pronto ed immediato riscatto. Del resto non potrebbe essere diversamente. Nel giro di due turni Deflorio e compagni sono passati da un interessante terzo posto, peraltro in assoluta solitudine, ad un preoccupante quarto posto, peraltro detenuto in compagnia di due grosse formazioni come Giugliano e Cisco Roma. Ed il Real Marcianise incalza ad una sola lunghezza. Il Melfi, fra la mura amiche, è ancora imbattuto al pari del Gallipoli e della stessa della Cisco Roma per cui, anche per la legge dei grandi numeri, potrebbe incappare nel primo scivolone interno stagionale. Ma per battere a domicilio la giovane e frizzante formazione di casa serve il Taranto di Gallipoli e di Rieti. In campo dovranno scendere «undici leoni» come suggerisce uno slogan caro alla tifoseria jonica. A proposito dei supporters sono già in vendita in biglietti per assistere al match di Melfi. Dalla città lucana sono giunti 500 tagliandi al prezzo di 7 euro senza diritti di prevendita. Possono essere acquistati al bar Cubana, dalla tab. Policicchio ed al bar Essential. Intanto ieri è proseguita regolarmente la preparazione con la disputa della annunciata doppia seduta. Micallo ha svolto soltanto lavoro atletico, mentre Deflorio ha cominciato ad allenarsi con il gruppo. Curiosità. Mister Marino ha fatto «ripassare» ai suoi in maniera piuttosto intensa gli schemi tattici (4-3-1-2 con le due varianti previste). Oggi niente partitella contro la rappresentativa locale. Il programma prevede due sedute. Al mattino calcio-tennis e «torelli». Nel pomeriggio, invece, farà disputare all'intera truppa un galoppo in famiglia. Il morale del gruppo è buono. La sconfitta con la Cisco Roma sembra un lontano ricordo. di Giuseppe Dimito12 gennaio 2006

Mercato in stand-by
Per la difesa spunta Ogliari

Il mercato del Taranto è in stand-by. La realtà è che tutto, tra cui anche le operazioni in entrata, è legato all'esito della gara in programma domenica a Melfi. Una gara da ultima spiaggia per i giocatori rossoblù, ma soprattutto per il tecnico Marino che, contro la vice capolista del girone, si gioca la permanenza sulla panchina del Taranto, al momento a rischio per l'allarmante involuzione che ha schiuso le porte della crisi. Urgono rinforzi in difesa e a centrocampo, ma ogni decisione è stata opportunamente rinviata alla prossima settimana, quando il quadro generale della situazione sarà sicuramente più nitido. In sintesi, se dovesse restare Marino, si punterebbe su due esterni di difesa molto elastici, in grado anche di offendere e su un mediano interditore, mentre, se dovesse giungere un nuovo tecnico (Giordano?, Ammazzalorso?), potrebbero cambiare gli obiettivi anche in considerazione del credo tattico dell'eventuale nuovo allenatore. In attesa dell'esito di Melfi-Taranto Evangelisti sta solo facendo dei sondaggi, anche se va sottolineato che la politica degli scambi su cui punta il club di via Umbria, unitamente ai contratti a tempo, rischia di condizionare fortemente il mercato di riparazione del Taranto, che ha fretta di piazzare Bruno e Campanile, elementi in sovrannumero. Attorno al mercato del Taranto c'è quindi tanta confusione. Si può solo confermare il recente «no» della Pro Vasto allo scambio Prosperi-Bruno, che avrebbe fatto impennare nuovamente le quotazioni dei mancini Terracciano del Manfredonia e Battistelli del Latina. Sempre per la difesa potrebbe tornare utile il terzino destro Ogliari, panchinaro fisso a Frosinone, mentre per il centrocampo si potrebbe puntare l'obiettivo su Catalano del Foggia. di Enrico Sorace12 gennaio 2006

«Tutti in discussione»
Evangelisti aumenta gli “osservati speciali” del Taranto: «Se perdiamo a Melfi sarebbe la terza sconfitta consecutiva. A quel punto il presidente potrebbe decidere di tutto»

A Telese fa freddo. Ma i brividi scorrono anche per altro. Il Taranto è in ritiro con tutti i suoi disponibili da ieri: per punizione, per isolarsi, per ritrovarsi. O, semplicemente, perché si trova ad un bivio della propria stagione. Momento difficile: due sconfitte in fila non hanno vie di fuga, né altre giustificazioni. Sono solo la premessa di una svolta, in un senso o nell'altro. Sono un pensiero cattivo e l'incrollabile speranza. 
Il Taranto si allena, Marino pensa. Il tecnico non è mai stato così in bilico, ancora difeso da Blasi ma con sempre minore convinzione. Perché il presidente sta ignorando finché può le invocazioni della piazza, ma si è anche convinto di non poter andare oltre. Ha chiesto un risultato per poter proseguire il suo progetto estivo: è l'unico modo per continuare così. Ha chiesto qualcosa di nuovo, un punto di discontinuità rispetto a questo antipatico cammino. Decide tutto Melfi, ormai è una certezza. E Luca Evangelisti, diesse al seguito della squadra nel Sannio, sa di non poter smentire l'evidenza. Allora si arma di diplomazia prima di parlare. E spiega cosa sta accadendo: «Qui siamo tutti in discussione: lo è il tecnico, come lo sono io, come lo sono i giocatori, come lo sono altri». Sintesi di una crisi ancora marginale. Eppure pronta a deflagrare come una mina abbandonata. Vincere spazzerebbe tutto fino a nuovo ordine, un pareggio farebbe comunque aprire una discussione pià profonda dell'attuale, una sconfitta non avrebbe altre risposte se non quelle drastiche. «La partita di Melfi - dice Evangelisti - decide tutto. Ma è persino naturale: abbiamo perso le ultime due partite, se perdiamo ancora arriviamo a tre sconfitte consecutive. Cosa può fare un presidente in queste condizioni? Di certo si vedrà costretto a prendere provvedimenti». 
Marino attende e ascolta. Anche i pareri di chi insiste in una soluzione d'emergenza: in un centrocampo a quattro che risponda maggiormente alle caratteristiche dei singoli attualmente in organico, piuttosto che insistere sul 4-3-1-2 che domenica ha mostrato i suoi limiti in assenza di un autentico pensatore. Le pressioni ambientali non diventato frasi nette: la società ha chiesto a Marino un risultato, qualunque sia la via tattica per raggiungerlo. Ma, certo, una possibile insistenza del tecnico potrebbe non essere troppo gradita. 
Il gruppo, con questa tensione, ha ripreso a lavorare. Con qualche piccolo problema (al di là delle rigidissime temperature del ritiro): Micallo ieri ha lavorato a parte e rimane in dubbio per la gara di Melfi. Sta meglio, invece, Mancini, che ieri ha lavorato con il gruppo saltando solo la partitella, per non rischiare troppo. A riposo, invece, Deflorio, ma solo per un affaticamento che non pregiudica il suo impiego per domenica e che dovrebbe comunque consentirgli di riprendere ad allenarsi presto e partecipare anche all'amichevole che, probabilmente, verrà organizzata per domani. 
Il mercato, intanto, si ferma un giro. E, concetto da ripetere, anche questo sembra un segnale di riflessione, di attesa strategica. Nessuna voce in entrata, solo una in uscita: Martinelli potrebbe andare alla Nocerina. Forse non in questa settimana (con Micallo in dubbio, potrebbe giocare titolare), ma lunedì prossimo la trattativa dovrebbe chiudersi.11 gennaio 2006

Primo allenamento per il Taranto a Telese

Il clima sembra disteso dopo le polemiche scaturite al termine della seconda sconfitta interna con la forte Cisco Roma. L'allontamento della squadra da questi "veleni" è stato un buon investimento da parte della società. All'allenamento non ha preso parte Deflorio per un indolenzimento agli adduttori. Micallo ha girato a parte per il solito fastidio alla caviglia, mente Mancini ha lavorato col gruppo non risentendo del malanno alla spalla che lo aveva costretto domenica scorsa al forfait al termine del primo tempo. Il programma prevede per oggi la canonica doppia seduta. Domani è in programma la partitella in famiglia contro una rappresentativa del posto. Fa discutere intanto il modulo che il Taranto potrebbe presentare domenica a Melfi. Marino, al riguardo, si dichiara «fedele» al 4-3-1-2 aggiungendo che non è questione di tattica, ma della maniera con la quale detti schemi vengono interpretati. La settimana che precede quest'incontro ha molte analogie con quella che separò gli jonici dalla durissima trasferta di Gallipoli. Anche in quella occasione gli animi erano molto tesi per l'inquietante quanto meritata sconfitta esterna di Marcianise (2-0). Fortunatamente il match in terra salentina ebbe un esito felice tant'è che il risultato finale fu di 0-0 (ed al Taranto non venne assegnato un evidente rigore per fallo di mani in area di Minadeo dopo venti minuti circa). In quella occasione Deflorio e soci sfoderarono una grossa prova d'orgoglio, condita da tanta determinazione e cattiveria agonistica. La «storia» potrebbe ripetersi in Lucania tanto più che la giovane e baldanzosa formazione di casa ricorre spesso e volentieri alle ripartenze per avere gli spazi in cui incunearsi e sorprendere gli avversari. L'undici iniziale jonico potrebbe avere qualche novità. In porta potrebbe fare il suo esordio Gori (Gentili sembra aver bisogno di rifiatare). Sulla linea dei terzini potrebbe essere ripresentato Malagnino (Micallo non si è del tutto ripreso dal dolore alla caviglia e Martinelli sembra più centrale che esterno). In mezzo Mancini potrebbe essere riproposto dieci metri più dietro. Il giudice sportivo ha inflitto una multa di 350 euro al Taranto per indebita presenza di una persona estranea nei pressi della panchina jonica. Nel Melfi è stato appiedato Doumbià per due turni. di Giuseppe Dimito11 gennaio 2006

Marino rimane. Ma...
Il tecnico del Taranto, dopo la sconfitta contro la Cisco Roma, non sembra più intoccabile. La partita di Melfi potrebbe essere decisiva. Da oggi squadra a Telese

Quindi: in ritiro. Perché così ha deciso Blasi un istante dopo la dolorosa sconfitta con la Cisco Roma. Si parte stamattina: tutti a Telese Terme, in provincia di Benevento. Tutti impegnati a ritrovarsi o forse, anche se nessuno lo dirà mai, tutti in punizione. Tutti a far da spola tra albergo e campo di allenamento, cercando di capire a fondo quali sono i problemi reali. E, anche, per trovare una tranquillità che sembra smarrita, per regalare (se riesce) un po' di serenità ad uno spogliatoio che appare provato dalle tensioni esterne. Si parte oggi, si lavora fino a sabato. Poi si va verso Melfi, si gioca. E chissà se basterà per far tornare Blasi sui suoi passi, dopo l'annuncio di ritiro a tempo indeterminato. 
Telese è il luogo dove il Taranto cercherà la via di uscita. Per se stesso, per ritrovare il filo del gioco e i risultati, per ritornare nel circolo delle grandi del campionato. Ma anche per Raimondo Marino: il tecnico rossoblu, infatti, non passa un buon momento. Non bastasse la polemica recente con Bevo (che era già stata preceduta da quella in diretta tv con Mignogna), adesso si trova con una sconfitta pesante sul groppone e con la rumorosa contestazione dei tifosi nei propri confronti, alla quale comincia ad essere sempre più difficile non dare conto. 
Gigi Blasi, domenica, ha nuovamente difeso il tecnico. Ma, a sensazione, è stato meno protettivo e meno drastico del solito. Ha, di fatto, dribblato la domanda, rispondendo con una battuta. E ha anche generato un piccolo sospetto: il tecnico non sembra più intoccabile. O, comunque, il presidente ha deciso di apparire meno ostinato anche per far sentire pressione pure a Marino. Di certo Blasi non ha parlato di esonero nella riunione estemporanea tenuta dopo la partita con il suo staff, ma ha cercato di trovare, almeno con le riflessioni, la causa dei mali del Taranto. E ha cominciato a pensare. Melfi, a questo punto, diventa una partita cruciale. Una vittoria salverebbe la panchina. Con un risultato diverso potrebbe accadere di tutto. 
Potrebbe, invece, non accadere nulla sul fronte mercato in questi giorni: ci sono nomi nuovi (i difensori Ivano Ciano e Fabio Prosperi della Pro Vasto, ma anche un centrocampista ancora non svelato, oltre a un nuovo contatto con Cutolo), ma la società ha deciso che serve prima un'attenta valutazione della questione e dei bisogni dell'organico, prima di un intervento reale. Blasi, in qualche modo, lo ha annunciato già domenica, dicendo che qualcosa si farà, ma non prima di Melfi. E, a ben pensarci, anche questo sembra un segnale. di Fulvio Paglialunga10 gennaio 2006

Taranto sull'orlo di una crisi di nervi
Ma perdere la calma non conviene

C'è una sproporzione evidente tra i risultati che non vengono e il nervosismo del Taranto. Due sconfitte consecutive, a cavallo tra vecchio e nuovo anno, rischiano così di avere un effetto destabilizzante, andando abbondantemente al di là del danno reale che ogni passaggio a vuoto produce in classifica. Perdere la partita è consentito. Perdere la coscienza della sconfitta no. Perché quando capita, il risentimento prevale sulla ragione. E la colpa è sempre degli altri. Di chi rema contro, di chi semina zizzanie, di chi non vuole il bene del Taranto. E può accadere, com'è purtroppo successo al presidente Blasi nell'immediatezza della sconfitta con la Cisco Roma, di perdere, insieme alla partita, anche il controllo delle parole. Di usare frasi infelici nei confronti degli operatori dell'informazione, minacciandoli di querela, dopo aver imposto il silenzio stampa, che è già di per sé una misura eccezionale. Dimenticando che ad essere troppo plateali nella protesta, non si ottiene nulla: si offre solo lo spunto per qualche titolo sui giornali e per un'altra polemica. Per tirarsi fuori dall'impaccio, provocato dalle due sconfitte di fila, serve serenità di giudizio. E un po' di autocritica. Conviene, cioè, non allontanarsi dal calcio. Restare alla parte tecnica del problema. Riconsiderare il progetto alla luce degli ultimi avvenimenti. Senza isterismi, senza strappi, senza colpi di testa. Evitando processi sommari e disamine frettolose. Muovendo l'analisi dal molto di buono che c'è, classifica compresa. E cercando di individuare i mali che affliggono la squadra. Le disfunzioni che ciclicamente condizionano il suo rendimento. Le lacune che inevitabilmente intralciano il suo cammino. Il Taranto non è ancora crollato aritmeticamente. Ha perso in casa due partite, una dietro l'altra, fallendo miseramente quel salto di qualità che, dopo il blitz di Rieti, sembrava imminente. Contro il Viterbo, prima della sosta, si è arreso solo alla cattiva sorte, dopo aver dilapidato un patrimonio di occasioni. Contro la Cisco Roma, invece, ha mostrato limiti di gioco e di impianto, che sembravano ormai superati. Riproponendo con brutale nettezza ciò che attualmente impedisce alla squadra di avere un equilibrio stabile e una forma compiuta. Perché la sconfitta con la Cisco Roma non è solo la conseguenza di un generale calo di tensione. È anche la spia di un malessere più profondo. Malessere che ha derivazioni tecniche e propaggini psicologiche. Le derivazioni tecniche fanno riferimento a deficit d'organico non ancora colmati. Il Taranto ha bisogno di un centromediano e di due laterali bassi. Un centromediano che detti i tempi di gioco e legga i vari momenti della partita, avendo familiarità con il pressing e con il governo della palla. E due esterni bassi che siano in grado di coprire tutta la fascia, spingendo e rientrando. E che siano abili nell'uno contro uno. Perché la provvisorietà di Larosa, la discontinuità di Micallo e le timidezze di Manni stanno impedendo il normale sviluppo della manovra più di quanto si è portati a ritenere. Non era certo l'attaccante la priorità del mercato di riparazione del Taranto. Le propaggini psicologiche rimandano, invece, all'armonia interna, alla necessità di depurare l'ambiente da ogni traccia di malcontento e di insoddisfazione. Ecco perché avremmo sperato in un mercato che durasse lo spazio delle trattative necessarie. E non si allungasse sino alla sua fisiologica scadenza. C'è bisogno di ritrovare comunione d'intenti. Anche Marino, uscito indebolito dalle ultime polemiche, deve affrettarsi a maturare. Non gli chiediamo di rinunciare alla sua naturale schiettezza, ma di avere un rapporto meno conflittuale con la squadra. Marino può ancora tornare utile al Taranto. Lo abbiamo già scritto e continuiamo a pensarlo. Ma va aiutato a realizzarsi. di Lorenzo D'Alò10 gennaio 2006

Il Taranto in ritiro a Telese
A Melfi forse tocca a Gori. Mercato: arriva Prosperi?

Stamane (ore 8,30) la comitiva rossoblù parte per il ritiro di Telese, un attrezzato centro sportivo sistemato a pochi chilometri da Benevento. Sul pullman per il Sannio saliranno tutti i componenti l'attuale rosa. La guiderà il direttore sportivo Luca Evangelisti. Il direttore generale, Vittorio Galigani, invece raggiungerà il gruppo venerdì prossimo. Il programma prevede accurati allenamenti fino a sabato mattina, giorno in cui è prevista la partenza per Melfi. Occorre preparare nel migliore dei modi la prossima trasferta di Melfi, attuale seconda forza del girone C della C2, allenata da mister Novello. Sarà un match duro in quanto la formazione lucana intende dare un seguito concreto alla striscia positiva di risultati positivi e, possibilmente, accorciare ancora di più il distacco dalla capolista Gallipoli. Il ritiro non va visto in chiave punitiva. Il presidente Blasi vuole che i propri giocatori si liberino di tutte quelle tossine, anche nervose, che hanno loro impedito di chiudere con altrettante vittorie le partite con Viterbo e Cisco Roma. Classifica alla mano se il Taranto avesse incamerato i previsti sei punti, si sarebbe sistemato al secondo posto in classifica, a quota 34, in assoluta solitudine e, per di più, a sei punti dal Gallipoli. È evidente che ciò che si è perso sul terreno amico, bisognerà recuperarlo in campo esterno. Lo impone una delle leggi non scritte del calcio. Un bel successo in terra lucana, oltretutto in un derby, riaccenderebbe immediatamente l'entusiasmo e porrebbe solide basi per ottenere il massimo nel successivo interno contro la Vigor Lamezia. Marino, probabilmente, non muterà il 4-3-1-2. Qualche novità potrebbe aversi in formazione. Fra i pali potrebbe fare il suo esordio Gori per far rifiatare Gentili. Il mercato, intanto, è in fermento. Gli obiettivi sono sempre quelli: un centromediano metodista ed un laterale sinistro di difesa (dalla Pro Vasto potrebbe arrivare il difensore Prosperi, classe 1979). di Giuseppe Dimito10 gennaio 2006

Taranto da dimenticare
Seconda sconfitta interna consecutiva dei rossoblu, che perdono contro la Cisco Roma dopo una brutta partita. Al gol di Banchelli risponde Deflorio su rigore. Decisivo un errore di Gentili

Sconfitto per autodissoluzione. Involuto, fischiato, punito prima dalla Cisco Roma, poi dalla gente, poi da Blasi. Domenica orribile, di quelle che fanno nascere mille domande e altrettanti dubbi. Di quelle che autorizzano a interrogarsi sul male oscuro (o anche estremamente chiaro) del Taranto, di quelle che fanno improvvisamente scomparire la squadra dal campo, tramutandola in una somma di errori collettivi e individuali. Di quelle che generano sconfitte inequivocabilmente meritate e scomode analisi di evidenti involuzioni. 
Partita andata a male, guasta all'interno: persa per negligenza e per errata interpretazione. Persa perché il Taranto ha disperso quello che sembrava aver costruito. Perché improvvisamente ha smesso di produrre calcio, arenandosi in una manovra statica e prevedibile, in un'avanzata claudicante e in una tetra successione di difetti. Persa la partita, ma anche una grande occasione: per rendere ipotizzabile una rimonta, per insediarsi senza possibilità di replica nel circolo delle nobili del torneo. Tutto torna indietro: le speranze e le illusioni. Il Taranto, perdendo per la seconda volta consecutiva in casa, è ai margini della zona playoff, ma è anche nuovamente argomento di discussione. E' una squadra che non si trova, che disperde la propria identità e si affievolisce: senza circolazione di palla non c'è sviluppo sugli esterni, quindi non c'è manovra offensiva e, conseguenza estrema, non ci sono tiri e occasioni che possano autorizzare il rimpianto. 
Pesano le partenze: senza un pensatore a centrocampo il Taranto è una squadra evirata, molle, ricca di impacci. Non riesce mai a riordinare la manovra, non trova il modo per cambiare passo o per variare il tema: copia da se stessa, facendosi capire. E' ostaggio di una carenza alla quale non sempre Larosa può rimediare con buona volontà, di un meccanismo delicato (quindi facilmente soggetto a inceppamenti) che coinvolgono la squadra. Il centrocampo sfilacciato è, infatti, fonte di sofferenza e ingenuo vantaggio concesso ai dirimpettai, più agevolmente in sovrannumero, anche avanzando in modo semplice. Ma pesano anche le nuove presenze: l'ingresso di Ambrosi è una incosciente resa del collettivo, un gigantesco malinteso. Perché la squadra interpreta l'accoppiata con Deflorio non come indubbio e lussuoso arricchimento, ma come un commissariamento della manovra: così delega la costruzione del gioco a chi sta avanti, accelera la giocata, costringendo i due ad allontanarsi dalla porta e a indebolire l'ultima linea. In mezzo la Cisco: schierata con attenzione e capace di annullare l'avversario con accorgimenti elementari e efficaci. Il 4-4-2 di Ferazzoli prende la forma dell'avversario: Pisciotta segue Mancini all'inizio dell'azione, marcandolo praticamente a uomo, Banchelli e Moscelli pressano Caccavale e Pastore quando hanno il pallone tra i piedi, colpendo la manovra al cuore, Toledo e Grassi bloccano (nel primo tempo, soprattutto) gli esterni, inibendo Micallo e Manni e devitalizzando il Taranto. Azioni non seguite da reazioni vere: solo tentativi non lineari, strappi occasionali e nulla di collettivo. La banda di Marino zoppica ad ogni passo senza convincersi mai di poter cominciare a camminare. Si regala solo un'illusione con Mancini (21', ruba palla a Corazzini, ma calcia male davanti al portiere) che ha una risposta immediata (sul ribaltamento Banchelli grazia Gentili con una girata lenta nel cuore dell'area). La Cisco è squadra furba: viva, ma mai appariscente. Che finisce, però, per costringere il Taranto a subire il ritmo: i laziali non accelerano mai, riconoscendo lo sviluppo favorevole. Il Taranto, invece, non prende il comando, sbattendo su una manovra bloccata e una circolazione fallosa. Il numero di Banchelli è un vantaggio maturato nei sotterranei della partita: un tiro chirurgico e improvviso oltre i venticinque metri, che supera (27') Gentili e sancisce quanto il campo stava sussurrando. La presenza, cioè, di una squadra più densa e, quindi, con maggiori requisiti per stare cn il naso avanti. Al Taranto sono rimasti i nervi, almeno per un po': il tempo che basta per procurarsi un rigore con Mancini (34', spinto da Grassi su cross di Deflorio) e di segnarlo con Deflorio (36', esecuzione impeccabile). 
Seguito in dissolvenza: il Taranto riesce anche a regredire, a dilatare le distanze (l'ingresso di Catania per l'infortunato Mancini è dannoso) di uno schieramento già slabbrato, a creare buchi nei quali la Cisco costruisce il resto della propria partita. Tre tiri quasi consecutivi: con Toledo (1', Gentili esce sui piedi), Banchelli (2', tiro respinto con i pugni dal guardasigilli rossoblu) e Moscelli (4', girata fuori di un soffio) sono un avvertimento non compreso, un messaggio letto con disattenzione. Le modifiche in corsa del Taranto, invece, non diventano mai correzioni: Catania si allinea quasi come terza punta e svuota la terra di mezzo, la squadra diventa più leggero dell'inconsistente copia precedente. Gentili fa il resto: passa il pallone all'uomo più marcato (Martinelli) e lascia che Ciotti gli rubi il pallone, entri in area e segni (18') il gol decisivo. La lucidità di Ferazzoli è negli accorgimenti (23', fuori Banchelli e 4-5-1), la disperazione di Marino è nella replica (Di Domenico per Larosa al 24', Deflorio trequartista). Ma nemmeno venti minuti di superiorità numerica (espulso Pisciotta al 26') evitano i fischi a un Taranto inguardabile. di Fulvio Paglialunga09 gennaio 2006

Il suicidio del Taranto
In campo senza forza, s'inchina alla Cisco Roma. I pugliesi, del tutto demotivati, perdono in casa la seconda partita di fila

Chi perde, stavolta, ha torto. Perché nella sconfitta c'è tutta la sua occasionale insipienza. C'è il disagio diffuso di una squadra che torna in campo dopo una sosta troppo lunga e non trova niente di ciò che aveva: forza, reattività, brillantezza, misura, equilibrio. Quella squadra vuota come una dimenticanza è il Taranto, che contro la Cisco Roma perde in casa la seconda partita di fila. Brutto colpo. Il girone di ritorno comincia come era finito il girone d'andata: male. Ma questa sconfitta, per come nasce e per come si sviluppa, non è lontanamente assimilabile a quella patita lo scorso 21 dicembre con il Viterbo. Lì ci fu abuso di risultato. Qui no: la vittoria della Cisco Roma è pulita. Perché è sporca la prova del Taranto. Piena di impurità e di incrostazioni. Una prova imperfetta. Riconoscerlo è fondamentale. Perché solo così è possibile procurarsi un altro inizio. Andare avanti, senza lasciarsi travolgere da ciò che ogni sconfitta trascina al suo interno: tensioni, malumori, volgarità. Quello che si schianta contro la Cisco Roma non è il Taranto di Marino. Semplicemente perché non può esistere una squadra così. È una copia sbiadita. Una foto sfocata, mossa, pulviscolare, annebbiata, sgranata. Senza contorni, senza nitidezze. La foto di una squadra sofferente, che della partita ha una percezione istintiva. Non la capisce. La vive senza sentirla, posandole addosso uno sguardo sfuggente. La Cisco, invece, ha una visione più consapevole. Inquadra i punti nevralgici del confronto e le fonti vitali dell'avversario. Li inquadra e li inaridisce. La partita del Taranto è un contenitore di traiettorie sbagliate, di trame improbabili e di tentativi confusi. La partita della Cisco è il continuo espandersi di un organismo che respira. E che, appena può, colpisce: con l'ex Banchelli al 27' del primo tempo e con Ciotti al 18' della ripresa. Tra un gol e l'altro, c'è il pareggio di Deflorio al 36' della prima frazione (rigore). Il gol che risulterà illusoriamente consolatorio, dando al Taranto la sensazione di essere tornato. Solo la sensazione, però. Quando si perde, il problema è sempre tecnico, cioè legato al rendimento dei singoli e alla tenuta del collettivo. Le esitazioni dei singoli (madornali gli errori in disimpegno di Gentili e Martinelli in occasione del secondo gol laziale) e lo scollamento del collettivo sono un impasto letale per il Taranto, che trasforma la sua partita in un imbuto. E alla fine scopre che quell'imbuto era una trappola. Una trappola abilmente preparata dalla Cisco Roma, che ha spessore tecnico e acume tattico. Ferazzoli disegna una partita diligente, ordinando agli attaccanti di infastidire la nascente manovra del Taranto. Per Caccavale e Pastore non è agevole far ripartire l'azione da dietro. L'atteggiamento alto e aggressivo dei laziali non lascia il tempo e lo spazio per pensare la giocata. Rendendo spesso necessario il ricorso al lancio lungo. La Cisco (4-4-2) tiene larghi gli esterni. Il Taranto risponde con il solito assetto (4-3-1-2) e un tandem offensivo che, per la prima volta, si avvale dell'opera di Deflorio (al rientro) e di Ambrosi (all'esordio). L'imbarazzo del Taranto nella costruzione della manovra si nota subito. La Cisco sembra più lucida e tagliente. Ma la prima opportunità è per Mancini, che ruba un pallone in pressing e si presenta in area, calciando addosso al portiere. La replica della Cisco è affidata a Banchelli: tiro improvviso, Gentili respinge. Ma Banchelli ne ha in serbo un altro: più velenoso. Lo scocca al 27', girando di destro da fuori area. Gentili si muove in ritardo. Sul gol il Taranto non rimbalza. Anzi, rischia di afflosciarsi. Ma al 34' Mancini, strattonato da Grassi, vola in area: rigore. Dal dischetto Deflorio è freddo (36'). Partita nuovamente in equilibrio. Si spera nella ripresa. Nell'intervallo Catania rileva l'infortunato Mancini. La partenza della Cisco è da brividi. Toledo perde l'attimo davanti a Gentili. Banchelli cerca la porta da posizione angolata. Moscelli sfiora il palo. Marino sostituisce Micallo (entra Martinelli). Ferazzoli inserisce Ciotti (fuori Grassi). Il Taranto si sforza di esercitare una pressione che però risulterà sterile. E al 18' capitola. Sul retropassaggio di Caccavale, è corto il disimpegno di Gentili sui piedi di Martinelli, che si lascia soffiare il pallone da Ciotti, il quale entra in area e infila di giustezza. Il Taranto ora è disperato. Caccavale si allarga per spingere sulla destra. Entra Di Domenico (fuori Larosa). Deflorio si piazza dietro le punte. Ma è tutto inutile. di Lorenzo D'Alò09 gennaio 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GENTILI 5 - Sul tiro di Banchelli si muove in ritardo. Sempre insicuro nei disimpegni coi piedi (vedi raddoppio di Ciotti). Forse è giunta l'ora di provare Gori.
MICALLO 5,5 - Non è al massimo dell'efficienza fisica e si nota. Non spinge. E nella ripresa si arrende.
MANNI 5,5 - Soffre lo sgusciante Toledo, che gli sfugge spesso. Nella ripresa non prova nranche ad affondare.
LAROSA 5 - Non fa respirare il gioco. Cerca ostinatamente la verticalizzazione. Occupa un posizione strategica: non basta recuperare il pallone.
PASTORE 5,5 - Mostra eccessivo imbarazzo nel lavoro che solitamente gli riesce meglio: far ripartire l'azione da dietro. E in qualche occasione si fa trovare impreparato.
CACCAVALE 6,5 - Avessero tutti il suo orgoglio e la sua combattività, sarebbe sempre un Taranto rispettabile.
DE LIGUORI 6 - Un paio di ripartenze brucianti. E una costante opera di assistenza. Finisce al centro della linea mediana.
MORTARI 5,5 - Impegno e applicazione non si discutono. Ma è un periodo di visibile appannamento.
AMBROSI 5 - Pochi palloni giocabili dentro l'area. Molti malintesi. Qualche spunto rabbioso. Esordio senza lampi.
MANCINI 6 - Pisciotta gli riserva un'attenzione particolare. Un'occasione non colta e un rigore procurato. Tutto nel primo tempo.
DEFLORIO 6 - Dribbling sofferenti dentro una partita complessa. Non brilla. Non incide. Ma dal dischetto è spietato.
CATANIA 5 - Entra all'inizio della ripresa e ha un compito: creare superiorità numerica in zona alta, esaltandosi nell'uno contro uno. Non ci riesce.
MARTINELLI 4,5 - Entra al posto dell'infortunato Micallo. Grave l'esitazione sul retropassaggio di Gentili in occasione del gol-vittoria di Ciotti.
DI DOMENICO sv - Si lancia in lieve ritardo sull'unico pallone che lo libera dentro l'area. La porzione di partita che gioca non gli riserva altro.
MARINO 5,5 - Nell'intervallo avrebbe voluto sostituire Larosa, abbassando Mancini, che però si è infortunato. Le non perfette condizioni di Micallo avrebbero dovuto fargli tenere in maggiore considerazione Malagnino (in tribuna). Sul calo complessivo della squadra conviene che s'interroghi.09 gennaio 2006

Taranto, sconfitta e fischi
I rossoblu perdono contro la Cisco Roma la seconda partita interna consecutiva dopo una brutta prova. Il pubblico contesta tutti. Blasi manda la squadra in ritiro da domani

Qualcosa non va. E' più di un indizio dopo aver vissuto il dopo gara di Taranto-Cisco Roma. Il presidente Gigi Blasi è scuro in volto. Colpa, come ha ammesso, di un'abbronzatura montana, ma i suoi occhi e il suo tono di voce sono uno specchio aperto sul suo stato d'animo, che fa emergere una forte rabbia; sebbene il numero uno della società ionica tenti di rimanere tranquillo, misurando le parole e dando risposte brevi. La seconda sconfitta consecutiva tra le mura amiche ha chiaramente lasciato il segno. 
Il doppio turno casalingo, che doveva rappresentare, dopo il successo di Rieti, il trampolino di lancio verso posizioni al sole più ferme, ha dato responso inverso. Si è aperta più di qualche crepa. Visto che il Taranto continua a sbagliare tanto sotto porta e a segnare poco su azioni manovrate (nelle due ultime gare casalinghe la rete si è gonfiata solo su rigore). Una crisi inaspettata, insomma, che sta tradendo i piani della vigilia, facendo innescare l'ombra del dubbio. E dal punto di vista tecnico, e dal punto di vista degli uomini a disposizione. 
Quando le certezze si indeboliscono è naturale che si perda anche lucidità e serenità. E la prova è nel dopo gara. Perché adesso le accuse arrivano anche alla carte stampata. Blasi se la prende con i giornalisti, rei, secondo lui, di aver dato notizie false. Con una parte della carta stampata, verso la quale minaccia querele. Insomma, usa parole forti che confermano l'indizio: qualcosa non va. 
Ci si aspetta un annuncio energico e Blasi lo dà in apertura di conferenza stampa: «Martedì mattina, alle 6, la squadra parte per il ritiro. Non sappiamo dove, ma è certo che parte. Torneranno dal ritiro domenica mattina prima di scendere in campo. E non so quando finirà il ritiro». 
Davanti ad un esordio così duro il direttore generale Vittorio Galigani prova a buttare acqua sul fuoco. «Attenzione - ha specificato - non è un ritiro punitivo. Vogliamo solo ritrovare la concentrazione». 
Dopo questa parentesi "moderata", Blasi riprende a parlare senza mezzi termini facendo comprendere appieno l'analisi che la società ha fatto della gara: la colpa è dei giocatori. In realtà il presidente ha nel mirino, in modo particolare, il portiere Gentili. 
«Non ho visto un brutto Taranto. Anzi. Mi è piaciuto sia nel primo che nel secondo tempo. Le occasioni da gol le abbiamo avute. Abbiamo preso un gol su un clamoroso errore del nostro portiere. Che ha fatto una vera fesseria. Può succedere? Certo. Ma se stava in panchina non accadeva». Risposta poco diplomatica, visto che in passato mai erano state additate le colpe a un atleta in particolare. 
Il clima si riscalda ancora di più quando si parla di mercato e di stipendi non pagati. Viene fuori il nome di Alfieri del Rende e mensilità arretrate reclamate da Deflorio. «Sono autentiche cazzate (testuale, ndr) - sbotta il presidente Blasi - qui c'è qualcuno che vuole fare il giornalista d'assalto. Ci siamo stancati di questa situazione. C'è qualcuno che non vuole bene al Taranto. Ho letto tante fesserie. Da ora in poi ci tuteleremo e porteremo avanti delle querele contro chi dice il falso. Nessuno avanza mensilità. Sarò io a dire quando non sarà pagato qualcuno». 
Si cerca, a questo punto, di riportare tutto nella normalità, con domande sul calcio giocato. Si parte da un giudizio su Ambrosi. «Il ragazzo ha fatto bene, ma è appena arrivato. Diamogli il tempo di inserirsi». Ci si chiede anche se ci saranno presto delle novità sul mercato. «Certo che ci saranno delle novità. Lo abbiamo detto. A Melfi non ci sarà, comunque, nessuno nuovo atleta». Infine, poniamo la domanda che tutti vorrebbero fare. Il tecnico Marino è in discussione? La risposta è chiara. «Se Marino gioca in porta a Melfi noi vinciamo la partita». Di più non dice Gigi Blasi. Ma non conferma nemmeno la sua fiducia incondizionata al tecnico siciliano. Segno che adesso non si può più sbagliare? Visto gli umori caldi, vale la pena aspettare annunci ufficiali.09 gennaio 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Battuti alla «prima» dell'anno dopo 11 anni. Taranto al secondo ko consecutivo in casa; i rossoblù avevano chiuso il 2005 perdendo contro il Viterbo nei minuti di recupero, ieri è toccato al Cisco Roma espugnare lo «Iacovone». Il Taranto non perdeva due partite di fila casalinghe dall'inizio del 2005: il 30 gennaio la Vigor Lamezia vinceva per 1-0 (il ko costava la panchina al duo tecnico Toma-Nemo), quindi il 27 febbraio era il Gela a vincere sempre di misura (nel frattempo in panchina arrivava Florimbj). Erano queste le ultime due sconfitte interne stagionali per i rossoblù. Attacco del Taranto «spuntato». Solo 2 gol su rigore nelle ultime tre gare casalinghe: 1-0 sul Rende con Mortari autore dal dischetto della rete decisiva, quindi i ko contro il Viterbo (per 1-0) e contro la Cisco Roma (per 2-1). Per Andrea Deflorio nona rete stagionale; il capitano si avvicina sempre di più al record rossoblù di marcature in serie C2, realizzato da Riganò con 14 centri nel torneo 2000-2001. Continua per il Taranto la tradizione negativa nella prima gara del girone di ritorno; dopo aver battuto in casa per 3-1 il Rutigliano il 23 gennaio 2000, i rossoblù hanno preso successivamente solo due punti in sei partite: 14.1.2001 (C2) Gela-Taranto 1-0, 6.1.2002 (C1) Vis Pesaro-Taranto 1-1, 5.1.2003 (C1) Taranto-Sambenedettese 1-1, 11.1.2004 (C1) Teramo-Taranto 2-1, 9.1.2005 (C2) Juve Stabia-Taranto 1-0, 8.1.2006 (C2) Taranto-Cisco 0-1. Il Taranto perde invece dopo 11 anni la prima gara giocata nell'anno solare; era accaduto l'ultima volta il 7 gennaio 1995 (Campionato Nazionale Dilettanti), 0-1 a Cava dei Tirreni; nelle successive 10 «prime» dell'anno i rossoblù avevano incamerato tre successi e sette pareggi: 7.1.1996 (campionato di serie C2) Taranto-Catanzaro 2-0, 12.1.1997 (C2) Teramo-Taranto 1-1, 4.1.1998 (CND) Ebolitana-Taranto 0-1, 6.1.1999 (CND) Taranto-Altamura 0-0, 9.1.2000 (D) Martina-Taranto 0-0, 7.1.2001 (C2) Catanzaro-Taranto 1-1, 6.1.2002 (C1) Vis Pesaro-Taranto 1-1, 5.1.2003 (C1) Taranto-Sambenedettese 1-1, 6.1.2004 (C1) Taranto-Vis Pesaro 4-2, 6.1.2005 (C2) Pro Vasto-Taranto 0-0.09 gennaio 2006

Blasi: «Tutti in ritiro»

Blasi guarda i suoi con occhi di brace. Mentre imboccano il tunnel degli spogliatoi, il presidente sembra già anticipare ai giocatori il verdetto emesso in sala stampa: «Tutti in ritiro. A tempo indeterminato». La sua inusitata, scomposta, durezza spiega il Taranto che ha paura di se stesso. La Cisco Roma certifica soltanto - con firma in calce e timbro - questo paradosso emotivo. Che appartiene, in fondo, all'allenatore rossoblù Raimondo Marino, ma anche a gran parte della squadra. Da ieri il Taranto si guarda allo specchio, inarcando il sopracciglio e scoprendo devastanti difetti come il Vitangelo Moscarda di «Uno, nessuno e centomila» di Luigi Pirandello: «Come sopportare in me questo estraneo?» Raimondo Marino è un pioniere del Far-West: fucile in spalla e Bibbia nello zaino alla conquista di terre sterminate come la sua fede. Ma se poi incoccia, vedi ieri, nella trappola tattica tesa dagli "indianuzzi" capitolini son dolori. Col Viterbo le cannonate non centrarono il bersaglio per minima approssimazione. Ma era Natale, tempo di regali e di addio alle armi. Ieri, invece, son bastate due frecce per finire come il generale Custer battuto dai Sioux a Little Big Horn. Ferazzoli come Toro Seduto e Banchelli come Cavallo Pazzo... È vero, lo dirà Marino ad una stampa ormai invisa, che «le colpe di una sconfitta ricadono solo sull'allenatore», ma è la stanca pennellata di un pittore manierista. Una formula stracca, fra preghiera e litania. Il clima, nel ventre molle dello Iacovone, è tesissimo. Al presidente Blasi scappa un «i giornali scrivono c...ate» che equivale al Gloria finale di ogni Salmo. Sentirsi accerchiati è servito a Bearzot nell'82 per vincere i mondiali (silenzio stampa d'oro). La storia, però, quando si ripete o è farsa o è operetta. L'equilibrio tattico puritano che il pioniere Marino aveva dato ai suoi, la forza della preghiera di rimessa che aveva innalzato scabri alleluia in casa col Rende, e nella papale Rieti, dov'erano? Semplicemente non c'erano, ingoiati da una smemoratezza che spumante e panettone non assolvono. C'è dell'altro. Cosa? «Abbiamo avuto poche occasioni - spiega il mister - ma il nostro gioco l'abbiamo fatto. La Cisco è una squadra forte ed ha approfittato delle occasioni capitatele. Se le palle piovute su Mancini e Catania, nel primo e nel secondo tempo, entravano in porta ora di cosa parleremmo?». Il fantasma di Bevo si allunga in sala stampa come le prime ombre della sera e, allora, il presidente Blasi, in dissolvenza, prende la parola. Anche per lui la prova del Taranto «è stata positiva», ma poi il patron ammette candidamente lo sfondone di Gentili sul secondo gol della Cisco: «Se fosse rimasto in panchina non sarebbe successo». Questo Taranto di parole in frigorifero, ibernate da silenzi politici o minacce, non piace. Per di più se Marino ci allega il solito rosario: «Metto in campo chi merita, posso sbagliare, ma i giocatori non hanno responsabilità», se Blasi va giù pesante «querelerò chi dice ca...te», quasi tutto questo fosse un lavacro dove mondarsi da colpe o cattivi pensieri (anche quello di un Taranto dopo Marino e senza Marino), presidente e allenatore finiscono per giocarsi la simpatia nata dal seme della loro ingenuità. «Come sopportare in me questo estraneo?» fa dire Pirandello a Moscarda. In ritiro sapremo se le parole del direttore generale Galigani resteranno una speranza: «Non è una decisione punitiva, la squadra deve ritrovare concentrazione». O se lo specchio sarà servito a cacciare quel diavolo - di paure, dubbi, malesseri - che il Taranto ha in corpo. di Fulvio Colucci09 gennaio 2006

L'ex Banchelli: «Siete da playoff»

Un ritorno allo Iacovone così felice probabilmente non lo avevano nemmeno immaginato. Giuseppe Ferazzoli e Giacomo Banchelli rappresentano il presente della Cisco Roma con un passato tinto di rossoblù. Il primo, allenatore dei laziali, ha giocato in riva allo Ionio nella stagione 1991-92, conquistando la salvezza nello spareggio di Ascoli contro la Casertana; il secondo, bomber dallo spiccato senso del gol, ha vissuto una breve ma intensa parentesi a Taranto tre anni fa, mettendo a segno sei reti in tredici partite. «Le due squadre hanno giocato a viso aperto e, se fossimo tornati a casa con un pugno di mosche, non avrei avuto nulla da recriminare. Ma il nostro obiettivo non cambia: cercheremo di conquistare il maggior numero di punti e poi tireremo le somme». Giuseppe Ferazzoli esordisce commentando il risultato. Per poi passare ad un'accurata analisi della partita. «Abbiamo visto il Taranto a Rieti e abbiamo preparato questa gara nei minimi dettagli. Apprezzo l'impianto tattico che utilizza Marino e ho chiesto ai miei due attaccanti di pressare i due centrali difensivi (Pastore e Caccavale, ndr), punti di riferimento per l'avvio della manovra». Nemmeno l'espulsione di Pisciotta nella ripresa è riuscita a complicare il piano dell'undici biancorosso. «Una volta rimasti in dieci abbiamo avuto due occasioni con Moscelli e Banchelli per calare il tris. Non ci siamo riusciti, ma dovevamo anche pensare a difenderci dagli attacchi dei nostri avversari». Giacomo Banchelli ha avuto il merito di sbloccare il risultato con una rete di pregevole fattura. «Ho ricevuto palla di spalle alla porta, mi sono girato e, avendo spazio libero, ho deciso di calciare. Mi è andata bene perché sono riuscito a centrare l'angolo su cui Gentili non poteva arrivare. Ritengo che il nostro successo sia ampiamente meritato: abbiamo sciupato altre occasioni per segnare». Il centravanti toscano conclude esprimendo un giudizio sulla vetta della classifica. «Il Taranto non avrà problemi a centrare l'obiettivo dei play-off. Ieri pomeriggio hanno incontrato una Cisco in splendida forma. Oltre al Gallipoli, che finora ha dimostrato di essere superiore a tutte le altre squadre, la formazione di Marino sarà protagonista, insieme al Melfi e alla mia squadra, per strappare un posto in C1». di Fabio Di Todaro09 gennaio 2006

Marino: «Sconfitti per due ingenuità»
«Il pallino del gioco quasi sempre nelle nostre mani»

La sconfitta "brucia". Pesa come un grosso macigno sulla classifica e sul morale. Il presidente Blasi è infuriato. Tuona: «Da martedì (domani, n.d.r.) la squadra parte in ritiro (a Telese?). Desidero che i giocatori stiano insieme per ventiquattrore per riprendere il filo del discorso che si è purtroppo interrotto a Rieti una ventina di giorni orsono. Vi resteranno fino a nuovo ordine. Questo è certo. Il primo tempo è stato appena sufficiente. Il secondo tempo, meno. Dopo il secondo gol della Cisco Roma, è completamente mancata la convinzione di poter riuscire a pareggiare prima e vincere dopo l'incontro. I gol? Se Gentili fosse rimasto in panchina, non li avrebbe incassati». Marino: «Sconfitta ingiusta. Abbiamo perso per due ingenuità commesse in occasione dei gol della Cisco Roma. Il pallino del gioco è stato quasi sempre nelle nostre mani. Siamo stati noi a proporre il maggior numero di azioni ed a creare diverse palle-gol. La Cisco Roma si è limitata soltanto a bloccare le nostre azioni ed a ripartire in contropiede. Se fossimo riusciti a passare in vantaggio con Mancini dopo venti minuti di gioco, la gara avrebbe preso sicuramente un'altra piega. A quel punto la formazione romana sarebbe stata costretta ad uscire dalla propria metà campo e si sarebbero aperti tanti spazi per le nostre ripartenze» - La prima rete è stata di marca romana. «Si è trattato di un mezzo tiro in porta che ci ha purtroppo sorpresi. Ma non ci ha danneggiati più di tanto dal momento che pochi minuti più tardi siampo riusciti a pareggiare. Nella ripresa un altro nostro errorino ci è costata la seconda rete. A quel punto la squadra si è un po' demoralizzata per cui l'arrembaggio finale non è servito per strappare almeno il pari». - Perchè ha tolto Mancini? «Aveva preso una botta alla spalla: non riusciva a stare in piedi». di Giuseppe Dimito09 gennaio 2006

Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione.

index