Il Taranto a Melfi,
stagione al bivio È giunta l'ora della verità. Per il Taranto (squadra e società), alla disperata ricerca di un'identità che cancelli un senso di incompiutezza a cui sembra essere legato da un doppio filo. E per Raimondo Marino, che, per la prima volta in questa stagione, vive una vigilia con il fiato sul collo dei probabili successori (Ammazzalorso, Giordano, Pagliari, Papagni in rigoroso ordine alfabetico, ndr). La trasferta di Melfi potrebbe emettere una sentenza sul campionato del Taranto. Serve tornare a casa con qualche punto nel paniere: per muovere la classifica, per dare una scossa allo spogliatoio, per lanciare un messaggio alle altre pretendenti al salto di categoria. Magari con una prestazione convincente, che dissipi una volta per tutte i dubbi sul modulo che Marino predilige (a nostro parere non è l'impianto tattico la fonte dei problemi dei rossoblù), emersi dopo la poco brillante prestazione di domenica scorsa. Contro la compagine lucana guidata dal giovane Novelli, secondo in classifica e guidato dal miglior attacco del girone (ventinove reti all'attivo), Marino è costretto a rivedere l'undici di partenza, obbligato dal precario stato di forma di alcuni calciatori e dalle scarse condizioni psicologiche di altri. Si parte dalla porta: fuori Gentili, dentro Gori. L'errore occorso all'ex portiere del Catanzaro contro la Cisco Roma è stato accompagnato da una serie di critiche e invettive da parte di stampa e tifosi. Troppo rischioso dargli fiducia, giusto e opportuno affidarsi all'estremo difensore tarantino, mai utilizzato in questa stagione. La linea difensiva, con molta probabilità, non potrà contare su Micallo (bloccato da un risentimento alla caviglia). Al suo posto, condiderata anche l'indisponibilità di Martinelli, pronto a fare i bagagli con destinazione Nocera, dovrebbe giocare Malagnino (o Capone). A completare il reparto ci saranno Caccavale, Pastore e Manni (smaltito il malanno alla schiena). Del tutto invariato il centrocampo: Larosa sarà il mediano, Mortari (a destra) e De Liguori (a sinistra) i due interni, con Mancini a chiudere il rombo alle spalle dei due attaccanti, Ambrosi e Deflorio. Nessun problema, dunque, per il bomber di Noicattaro, ristabilitosi dai suoi cronici problemi (fastidio all'adduttore) e pronto a guidare il reparto avanzato. Di fronte il Taranto troverà una squadra giovane, ben messa in campo e abilissima a colpire in contropiede. La manovra dei biancoverdi ruota attorno alle geometrie di Schiavon, nato come trequartista ma abile ad arretrare e a modificare negli anni la sua posizione in campo. In attacco spazio alla brillantezza dei giovani Rana e Paris e alla freddezza di Lauria. Si gioca, quindi. Mettendo da parte, almeno per qualche ora, il calciomercato. Da domani sera, poi, si tornerà a parlare di trattative, di arrivi e di partenze. Sperando di dover rinforzare una squadra che appartiene ancora a Marino. di Fabio Di Todaro
Le statistiche di Franco Valdevies È la vice-capolista Melfi l'avversaria odierna del Taranto. I rossoblù sono reduci da due sconfitte casalinghe di fila (contro Viterbo e Cisco), mentre la formazione lucana nell'ultimo turno ha vinto in trasferta a Rieti, dopo aver preso solo due punti nelle precedenti tre giornate (Melfi-Pro Vasto 0-0, Rende-Melfi 2-1, Melfi-Modica 0-0). Tenendo quindi conto delle ultime tre giornate di campionato troviamo che entrambe le squadre hanno vinto solo una volta, entrambe per 1-0 a Rieti. Taranto leggermente in vantaggio nei confronti diretti contro il Melfi con tre successi casalinghi contro due. Nove in totale le sfide, le prime sei nel tornei di serie D (o nel Campionato Nazionale Dilettanti), le ultime tre nel campionato di serie C2. Il primo incontro, datato 5 dicembre 1993, va di scena allo «Iacovone» nel giorno del debutto sulla panchina rossoblù di Franco Selvaggi (il tecnico di Pomarico sostituisce Diego Giannattasio dopo 13 giornate). Finisce con un pari senza gol con il Taranto in 10 dal 46' per l'espulsione di Mancone. Sempre un pareggio, per 1-1, il 2 aprile 1994; in vantaggio gli ionici al 59' con Sossio Aruta, quindi pareggio di Ricciuti al 68'. Il 19 ottobre 1997 le due squadre si incontrano sul campo neutro di Castellaneta in quanto lo stadio «Iacovone» è negato alla società per il mancato pagamento, nelle ultime stagioni, dell'affitto dell'impianto. Terzo pareggio di fila, 1-1, con i rossoblù nuovamente rimontati: gol di Montervino all'80' (il centrocampista si fa parare il rigore dal portiere avversario Monaco, ma poi segna sulla respinta) e di Peri all'86'. In questa stagione il tecnico del Taranto, almeno per le prime 10 giornate, è Marcello Pasquino il quale non andrà mai in panchina per protestare contro la mancata concessione del campo (lo sostituirà Intermite). Ancora 1-1 a Melfi il 22 febbraio 1998 e sempre con il Taranto per primo in vantaggio con Carocci al 64', quindi pareggio di Capuano al 90'. Nella stagione 1999-2000 (l'allenatore rossoblù è Angelo Carrano) si registra una vittoria casalinga per parte; il 28 novembre 1999 si impone il Melfi per 1-0 con una rete di Acquaviva; il 9 aprile 2000 vince il Taranto per 2-1 (segnano al 42' D'Antò, al 75' Baldari e al 93' Potenza per gli ospiti). Sempre un successo interno a testa anche nel campionato scorso in C2: 1-0 per il Melfi il 7 novembre 2004 (rete di Ferrara al 93'), quindi 3-0 per i rossoblù il 13 marzo 2005 (tripletta di Sergi in gol al 54' su rigore, al 77' e all' 83'). Nell'occasione gli ionici battendo i lucani ritornano al successo dopo 11 turni nei quali avevano raccolto solo 3 pareggi (più 8 sconfitte); i rossoblù colgono così i primi tre punti con Florimbj in panchina, dando l'avvio ad una insperata rimonta che li porterà al terzultimo posto e poi agli spareggi salvezza. L'ultimo confronto risale al 4 settembre scorso: 2-1 per i rossoblù con i gol di Mortari al 13', La Porta al 27' e Deflorio al 31'. Questo il Taranto schierato da Marino nella gara d'andata: Gentili, Micallo (dal 63' Martinelli), Manni, Bevo, Caccavale, Pastore, Catania, Mortari, Deleonardis (dal 53' Silvestri), Gambino (dal 74' Larosa), Deflorio. Ipotesi Gentilini per il centrocampo Ipotesi-Gentilini per il centrocampo. Il giocatore, 36 anni a settembre, ha rotto col Martina. Simonelli non l'ha convocato per la trasferta di oggi a Torre del Greco contro la Juve Stabia. Il centrocampista sembra destinato a cambiare aria. E il Taranto - stando a quanto è trapelato nelle ultime ore a Martina - si sarebbe fatto avanti, sondando la disponibilità di società e giocatore. L'accordo potrebbe essere perfezionato nei prossimo giorni. Il Martina avrebbe chiesto in cambio una contropartita tecnica (Campanile o Bruno). Gentilini è un interno di centrocampo, con una lunga carriera alle spalle (ha già indossato la maglia rossoblù: stagione 1989-1990, C1, 6 presenze). Si raffredda, invece, la pista che conduce a Cazzarò, centrocampista attualmente in forza al Benevento. Mentre sembra del tutto tramontata l'idea-Marziano (Olbia). Sul mercato il Taranto sta attivamente cercando anche un esterno di difesa, possibilmente mancino. Martinelli in settimana potrebbe essere girato alla Nocerina.
Bologna-Milano bloccata
da ultras Ritardi fino a tre ore sulla linea ferroviaria
Bologna-Milano, scene di guerriglia urbana alla stazione di Parma,
feriti due controllori e devastato l'ufficio movimento. Un'altra
giornata da dimenticare per le ferrovie italiane. A causare i forti
disagi che per due ore, nel primo pomeriggio di ieri, hanno di fatto
spezzato in due la circolazione fra Sud e Nord, secondo le Fs non è
stato un problema tecnico, un semplice guasto insomma, bensì il
comportamento di alcuni tifosi catanesi diretti a Brescia per la partita
di calcio.
Blasi ricompatta il
Taranto: «Ce la faremo» Presidente Blasi, che succede? «Succede che abbiamo perso due partite, una dietro l'altra. In casa. Succede che non va come dovrebbe andare. Succede che se avessimo vinto con il Viterbo - e lo meritavamo - e contro la Cisco Roma - e non lo meritavamo - a quest'ora saremmo a -6 dal Gallipoli e a +1 sul Melfi. E la partita di domani avrebbe assunto un significato completamente diverso». Succedono tutte queste cose: perché? «Non è facile rispondere. Io credo che alla base del calo ci sia scarsa convinzione collettiva. Il problema non è tecnico o tattico. Nessuno può discutere la forza complessiva della squadra. Ma nel calcio ci sono altri valori, che spesso fanno la differenza. Bisogna crederci. Bisogna conservare una concentrazione quasi feroce. Bisogna dimostrare fede e attaccamento. Nel Taranto noto, invece, un atteggiamento superficiale. Ci sono momenti in cui i giocatori sembrano assenti. A che cosa pensano? Ecco perché, dopo la sciatta prova di domenica scorsa, ho deciso di portare tutti in ritiro. Ho voluto punire quell'atteggiamento, quella superficialità, quella sciatteria. Non ho voluto sottrarre i giocatori alle pressioni della piazza. Tutt'altro. Ho voluto punirli. In ritiro, in questi giorni, stanno avendo modo di stare insieme, di fare gruppo, di confrontarsi. Serviva un onesto esame di coscienza». Ma un ritiro, dove fa un freddo boia e non esiste un campo dalle dimensioni regolamentari, non rischia di influenzare negativamente il rendimento della squadra? «Non penso. A Telese la squadra sta lavorando. A Telese ci vanno anche le squadre di serie A. E non è affatto escluso che il Taranto ci ritorni, dopo la partita di Melfi, indipendentemente dal risultato». C'è chi sostiene che l'umore della squadra sia pessimo. Non crede che i contratti annuali rappresentino un limite e che ogni giocatore sia, a questo punto della stagione, legittimamente preoccupato del proprio futuro? «Questa è la nostra filosofia aziendale. Gli accordi pluriennali si rivelano spesso un cappio al collo delle società. Chi rende e fa sino in fondo il suo dovere, non ha da temere: sta già prolungando il contratto. Piuttosto, penso che forse avremmo dovuto tenere più basso il minimo garantito e alzare gli incentivi». Anche quello degli incentivi rischia di diventare un meccanismo che si presta a qualche malinteso. Trasformandosi in possibile fonte di malumore... «Quello dei contratti ad obiettivo rappresenta il futuro del calcio. No, nessun malinteso. Gli incentivi ci sono e restano. Ma bisogna meritarseli». Quanto rischia realmente Marino se perde a Melfi? «Marino non rischia. Perché non è discussione». Ma dopo la sconfitta con la Cisco Roma è finito nel mirino di buona parte della critica. Si è scatenato un dibattito - secondo noi ozioso - sul modulo. I tifosi contestano alcune scelte... «Nel calcio le situazioni si evolvono velocemente. Quando perdemmo contro il Viterbo, la squadra e Marino uscirono fra gli applausi. Ora è il momento dei fischi... Non mi meraviglio. Dalla discussione sul modulo mi dissocio. È un falso problema. Il Taranto ha vinto e giocato bene con il 4-3-1-2. Fosse una questione di modulo, dovremmo vincere o perdere sempre. Invece si vince e si perde. Il problema è mentale. La panchina di Marino non vacilla». Difficile, però, resistere eventualmente a tre sconfitte consecutive... «Se perdiamo a Melfi, la situazione si fa preoccupante. Lo ammetto. Ma lei al mio posto che cosa farebbe?» Non investiremmo sugli errori potenziali di un nuovo allenatore. Cercheremmo di completare l'organico e di rassenerare l'ambiente. «Esatto. Lo penso anch'io. Marino ha già sbagliato. I suoi errori di gestione li ha già consumati, assumendosene ogni responsabilità. Ora va aiutato a non sbagliare più. La società è pronta a farlo». Che cosa si può rimproverare a Marino? «Tecnicamente non lo discuto. Ha dato un'identità alla squadra e un'impronta al gioco. Il Taranto non butta mai via il pallone. Mi piace come gioca. Io sinora mi sono quasi sempre divertito. Nessun avversario ha sovrastato il Taranto sul piano del gioco. A Marino rimprovero una certa intransigenza caratteriale, che spesso lo porta ad avere rapporti conflittuali con i giocatori. Deve inoltre migliorare nella comunicazione. A volte quello che dice crea scompiglio in chi lo ascolta. Così nascono incomprensioni. Dovrebbe diventare più elastico. Il calcio è fatto anche di compromessi tecnici e di furbizie verbali». Completare l'organico significa reperire sul mercato un centromediano di personalità e due laterali bassi funzionali al progetto tattico di Marino. È d'accordo? «In parte. Il centromediano serve come il pane. Un uomo che detti i tempi e diriga il traffico in mezzo al campo: lo dobbiamo prendere e non possiamo sbagliare. Sui laterali bassi sarei più cauto: considero Malagnino e Mignogna risorse sinora inesplorate. La riconversione tattica di Mignogna potrebbe consegnarci prossimamente il giocatore che cerchiamo». Non era comunque Ambrosi la priorità: condivide? «Non condivido. Quando è arrivato Ambrosi, il rendimento di Larosa era rassicurante e c'era ancora Bevo. Avevamo il problema del gol e lo abbiamo risolto, ingaggiando un attaccante che rappresenta un lusso per la C2. Ripeto: il calcio è mutevole. Tutto cambia in fretta». A giugno sul mercato ci sono stati degli investimenti sbagliati: lo possiamo dire? «Dipende da che cosa s'intende per investimenti sbagliati. Sono arrivati dei bidoni? Non credo. Gambino, per esempio, non è una scommessa persa, ma un giocatore che non è riuscito ad ambientarsi. Bevo è andato via perché attratto da altre sirene, ma solo dopo aver rotto con l'allenatore. Può capitare. Piuttosto, abbiamo qualche doppione e ci ritroviamo scoperti in alcuni ruoli. A giugno il mercato ci sembrava perfetto. A gennaio scopriamo che non è così. L'importante è notare le disfunzioni e intervenire». L'arrivo di Evangelisti e una certa contiguità "geografica" di alcune operazioni di mercato hanno allungato sul suo Taranto l'ombra di Pieroni. Ci sono allusioni, battute, frecciatine. Lei come risponde? «Sono tutte scemenze. Ricostruzioni fantasiose. Illazioni gratuite. Evangelisti lo conoscevo da tempo. Mi piace come lavora. Ha voglia di fare bene. Sono convinto che abbia messo su una buona squadra. Quanto a certe operazioni di mercato, non abbiamo nulla da nascondere. Pieroni nella sua carriera avrà trattato migliaia di calciatori... Che cosa dovremmo fare? Scartare ciò che è riconducibile, anche lontanamente, a Pieroni e non chiudere un affare vantaggioso? Non scherziamo. Pieroni, per me, non esiste. Appartiene al passato. Io sono il presente e il futuro». Pentito degli attacchi ai giornalisti? «Pentito no. Dispiaciuto. Perché ci sono cose che vorresti non accadessero e invece accadono. Forse sono stato troppo duro e irruento. Forse ho usato qualche parola troppo forte, andando al di là di quello che volevo realmente dire. E cioè questo: d'ora in poi saremo più vigili su quanto si dice e si scrive sul Taranto. Perché c'è chi esagera con le letture forzate, con le interpretazioni capziose, con le rivelazioni fasulle. Io sono stato eccessivo, lo riconosco. Ma gradirei maggiore equilibrio da parte di chi è chiamato a giudicare il nostro lavoro. Non contesto il diritto di critica, che è sacrosanto, ma la libertà di criticare, partendo da elementi privi di fondamento. A volte esagero, lo so. Ma in mezzo alle difficoltà io devo essere io, altrimenti le difficoltà aumentano. Non solo nel calcio. Anche in azienda, nella vita, mi comporto così». In città molti hanno ormai smesso di ringraziarla per quello che ha fatto. E ora l'attendono al varco delle prossime conquiste. «Mai cercata la gratitudine eterna. Ho preso il Taranto per me e per la città. Ho detto: lo salverò in Tribunale e l'ho fatto. Poi ho detto: salverò la C2 e l'ho fatto. Ora voglio i playoff: a maggio vedremo. Non m'importa ciò che pensa la gente. M'interessa ciò che faccio io per il Taranto». Domani in porta gioca Gori? «Sicuro. È l'unica scelta che rivendico. Gentili è un buon portiere, ma in questo momento è meglio che non giochi. Per il resto, decide Marino, che ha la mia fiducia e che - ne sono convinto - non vorrà deluderla». Giordano, Papagni, Ammazzalorso: chi avete allertato? «Nessuno. È la verità. Perché la verità nel calcio non basta mai?». di Lorenzo D'Alò
Deflorio e Manni ko. In arrivo Cazzarò? La gara di Melfi è... dietro l'angolo. La squadra rossoblù dovrà dare un segnale forte a società e tifosi. Deve dimostrare che le sconfitte interne con Viterbo e Cisco Roma non solo appartengono al passato, ma sono da considerarsi come «due incidenti di percorso». E per ottenere questo obiettivo deve quanto meno uscire indenne dallo stadio «Valerio», ma con una prestazione rassicurante. I tre punti farebbero ritornare il sorriso sul volto di Luigi Blasi e cancellerebbero totalmente il malumore che c'è nella tifoseria. Il pari servirebbe a rabbonire l'ira del presidente ed a risollevare parzialmente il morale dei tanti supporters jonici che domani saranno presenti sugli spalti dello stadio melfitano. La formazione è in alto mare. Deflorio e Manni sembrano in difficoltà. Al loro posto potrebbero giocare rispettivamente Deleonardis e De Liguori. Le quotazioni di Micallo, invece, nelle ultime ore sembrano crescere. In porta ci potrebbe essere l'esordio di Gori. Anche il modulo potrebbe subire una sia pur lieve variazione. Marino, ricordando il match di Gallipoli, potrebbe varare il 4-3-2-1. I prescelti potrebbero essere: Gori; Micallo, Caccavale, Pastore, De Liguori; Mortari, Mancini, Larosa; Catania, Deleonardis; Ambrosi. Ieri Blasi, accompagnato da Vittorio Galigani, ha fatto un blitz a Telese per spingere la squadra verso un risultato positivo. Mercato. Possibile uno scambio Bruno-Cazzarò con il Benevento. Venerdì 20 gennaio, intanto, si discuterà dinanzi al Collegio Arbitrale il ricorso di Passiatore per la mancata convocazione per il ritiro di Penne. L'attaccante ha chiesto un risarcimento di circa 27mila euro. di Giuseppe Dimito
«Siamo arrivati al bivio» Marino sì, Marino no. La controversa questione che anima l'immediata vigilia della trasferta di Melfi riguarda soprattutto il destino del tecnico siciliano. Un eventuale risultato negativo, oltre a compromettere gli obiettivi della società, potrebbe costare la panchina all'allenatore rossoblù, mai veramente amato dalla tifoseria e finito nell'occhio del ciclone dopo le ultime due sconfitte casalinghe consecutive (al "Valerio" di Melfi è prevista una dura contestazione da parte dei supporters jonici). E, così come il presidente Blasi e i suoi più stretti collaboratori attendono con ansia l'esito della trasferta in terra lucana (c'è soprattutto una strategia di mercato da definire), i supporters desiderano capire quale destino riserverà questo campionato ai colori rossoblù. Ago della bilancia, ancora una volta, è il Melfi. Nella passata stagione una tripletta di Michele Sergi contro i lucani ridiede ossigeno ad un Taranto che, da lì a due settimane, avrebbe abbandonato l'ultima posizione in classifica. Voce autorevole della tifoseria è Antonio Fullone, principale rappresentante del gruppo Tifo è Amicizia della gradinata e da anni al seguito della maglia rossoblù. «Le polemiche post-Cisco Roma e la successiva scelta del ritiro sono un segnale tangibile di nervosismo. Sul campo della seconda forza del campionato si gioca non soltanto per i tre punti. Si attendono segnali dalla guida tecnica, dalla squadra, apparsa spenta e svuotata nell'ultima partita. Mai come in questo momento è necessario compattarsi per cercare di superare uno dei momenti più difficili della stagione». E su un eventuale esonero di Marino, Fullone si esprime così: «Ho sempre imputato al nostro allenatore una certa rigidità di idee. Le sue richieste probabilmente erano altre, ma viste alcune lacune presenti nell'organico, avrebbe potuto adattare le sue idee ai calciatori a disposizione. La società avrebbe potuto mandare Marino dopo la sconfitta contro il Marcianise o domenica scorsa. Adesso, affidando il destino dell'allenatore ad una gara, si espone in maniera troppo pericolosa. Mi chiedo: e se il Taranto dovesse pareggiare? A quel punto preferirei che la società facesse una scelta coraggiosa, mandando via l'allenatore e scrollandosi di dosso quest'etichetta di eterna incompiuta che si trascina dall'inizio del campionato». Sicuramente, però, i sostenitori rossoblù non faranno mancare il loro sostegno alla squadra. Sui muri dei siti internet riservati ai tifosi, tra messaggi pro e contro Marino e la società, procede la fase organizzativa per la trasferta. Sebbene non dovrebbero essere venduti tutti i tagliandi messi a disposizione del sodalizio ionico (ben 500), saranno almeno 300 i supporters a Melfi. di Fabio Di Todaro
Marino a denti stretti Il filo di tristezza sul volto tradisce uno stato
d'animo tormentato. E' subito sulla difensiva Raimondo Marino, sente le
pressioni della piazza, il fiato sul collo di un ambiente che vorrebbe
tutto e subito.
A Melfi potrebbe
esordire Gori Tutto sembra gravitare attorno all'ormai imminente gara di Melfi, anche il mercato del Taranto, che ha bisogno di rinforzi per non vanificare l'obiettivo stagionale dei play off. Il diesse Evangelisti, nonostante l'apparente immobilismo, continua a muoversi per individuare i nuovi tasselli da inserire nel mosaico rossoblù, per il tanto invocato salto di qualità. Con le sorti del tecnico Marino appese a un sottilissimo filo (si parla con insistenza di Giordano come eventuale sostituto in caso flop in terra lucana) ci si guarda intorno per sondare la disponibilità di alcuni elementi che potrebbero far comodo dopo alcune partenze, l'ultima quella del difensore Martinelli, in procinto di accasarsi a titolo definitivo alla Nocerina, società che lo annuncerà tra domenica sera e lunedì. Sempre in uscita si cercano acquirenti per Bruno e Campanile così come per Mignogna e probabilmente Gentili, che avrebbe chiesto alla società di cambiare aria soprattutto in prospettiva della panchina. E in entrata? Solo idee al momento e nulla più. Le ultime, per coprire il buco a centrocampo, porterebbero a due navigati ex, Igor Marziano attualmente in forza all'Olbia e Michele Cazzarò, pilastro del Benevento, club a cui è legato da un contratto fino a giugno 2007. Nessuna trattativa è stata ancora avviata, ma secondo le notizie circolanti, sarebbero due nomi da cui potrebbe uscire l'agognato rinforzo per il lacunoso centrocampo rossoblù. In difesa, invece, serve parecchio materiale, a cominciare da un paio di esterni macina chilometri (per quello mancino si pensa sempre a Terracciano e Battistelli) per finire a un paio di elementi per rimpolpare l'ormai scarna batteria di riserve. di Enrico Sorace
Martinelli a Nocera. Accordo quasi raggiunto La partitella in famiglia di ieri, dieci contro dieci, non solo non ha completamente sciolto i dubbi che assillano Marino circa la formazione da mandare in campo domenica al "Valerio" di Melfi, ma probabilmente li ha aumentati. Non vi hanno partecipato Micallo, Mancini e Manni per acciacchi vari. I tre tengono in apprensione il trainer jonico, il quale attenderà le ore che precederanno il difficile match di Melfi per decidere se mandarli in campo o meno. Dei tre quello che sembra meno recuperabile è Micallo, il quale ha saltato finora tutti gli allenamenti con il resto della truppa. Questi gli schieramenti. Da una parte c'erano Gori; Malagnino, Pastore, Martinelli, Mignogna; Bruno, Larosa, De Liguori; Di Domenico, Ambrosi. Dall'altra sono stati schierati Gentili, Mortari, Caccavale, Capone, Giordano (un ragazzo del posto); Campanile, Deleonardis, Catania; Deflorio, Passiatore. Difficile ipotizzare la formazione che scenderà in campo in terra lucana. Al momento si può procedere soltanto per ipotesi. In porta dovrebbe fare il suo esordio Ghigo Gori ('80), tarantino, per far rifiatare Gentili. Sulla linea dei terzini dovrebbero agire Malagnino (Micallo si è allenato poco e Martinelli è più affidabile al centro), Caccavale, Pastore, Manni. Il centrocampo dovrebbe essere formato da Mortari, Larosa, De Liguori, più Mancini (o Deleonardis). In avanti agiranno quasi certamente Ambrosi e Deflorio. Per la cronaca la partitella, durata un'oretta circa, è terminata in parità, 1-1 con reti di Ambrosi su rigore e Deleonardis. Per quanto riguarda il modulo, il mister rossoblù non si discosterà dal suo 4-3-1-2. Marino: «Il test di metà settimana è stato abbastanza positivo. La squadra è apparsa reattiva e desiderosa di riscattare la sconfitta interna con la Cisco. Il Melfi è una buona squadra ed è diretta da un bravo allenatore. Ama giocare di rimessa e finalizza quasi tutte le occasioni che reiesce a creare. Noi dovremo ripetere la stessa prova offerta con il Viterbo in casa come intensità di gioco. Ma diventando più freddi sotto rete». In serata giungerà nel ritiro di Telese Luigi Blasi in compagnia di Vittorio Galigani. Il presidente avrà un colloquio con l'intera rosa e con il settore tecnico. di Giuseppe Dimito Berlusconi in tackle
sui diritti tv Sul contratto con gli italiani il dibattito è aperto.
Su quello con la Juventus invece è chiuso. Lo ha deciso Forza Italia
che al solo sentire contrattazione collettiva deve avere colto odore di
comunismo e ha risposto non possumus. Eppure la domanda non veniva da
fonti sospette, ma dagli alleati di Alleanza Nazionale. In pratica è
successo questo: la Juventus ha cedeuto i diritti televisivi delle sue
partite di campionato a Mediaset per gli anni 2007-08 e 2008-09 (oltre a
un'opzione per l'anno successivo) in cambio di 248 milioni di euro. E si
attendono analoghe iniziative di Inter, Milan e Roma, ossia le squadre
più potenti che diventerebbero ancora più ricche. Di fronte a questa
iniziativa molti si sono chiesti se non fosse il caso di tornare alla
contrattazione collettiva dei diritti televisivi, per garantire una
ripartizione più equa tra le diverse squadre, evitando che pochi
soggetti arraffassero il ricco malloppo, lasciando alle altre solo gli
spiccioli. L'Antitrust ha fatto sapere di essere favorevole
(rimangiandosi la decisione contraria di qualche anno fa), diverse
società, capitanate da Fiorentina e Palermo, hanno preso iniziative in
questo senso. La questione è arrivata a investire anche il mondo
politico per arrivare a modificare le norme che attualmente autorizzano
la contrattazione singola. Per questo l'onorevole Andrea Ronchi, di An,
con la firma anche del suo capogruppo Ignazio LaRussa, ha elaborato una
proposta di legge che ripristinasse la contrattazione collettiva. Ma i
tempi parlamentari stringono. Allora LaRussa ha deciso di scrivere al
presidente Casini, ritenendo che sussistano i motivi di urgenza per
mettere in calendario questa proposta. Per questo tipo di procedura però
c'è bisogno dell'accordo di tutte le forze politiche. Quindi c'è stata
la riunione dei capigruppo. Tutti d'accordo, destra e sinistra, con
un'eccezione: Forza Italia. Risultato: per questa legislatura non se ne
parla proprio. Conseguenza immediata: Mediaset potrà tranquillamente
proseguire sulla sua strada a braccetto con le grandi società di
calcio. Inutile dire che la presa di posizione di Forza Italia ha
suscitato diverse reazioni. Mentre Ronchi ha chiesto che Forza Italia si
assuma la responsabilità politica della decisione, LaRussa ha optato
per buon viso a cattivo gioco. «Non ho nessuna
censura da fare a Forza Italia per il no all'esame di questa proposta di
legge in commissione in sede legislativa, senza passare per l'Aula su
cose minori anche la sinistra ha detto no alla legislativa. Del resto
questa procedura è un'eccezione, ma essendo alla fine della legislatura
ci eravamo permessi di avanzare questa richiesta. Bisognava capire se
l'urgenza era più importante della discussione in Aula. Forza Italia ha
detto che vuole discutere in Aula, non li posso criminalizzare per
questo». Un po' più contrariato si è detto il ministro
delle Comunicazioni, Mario Landolfi. «È
un'occasione perduta per porre un freno alle spese folli che da qualche
tempo stanno riducendo lo sport più popolare d'Italia ad una
competizione limitata a pochi intimi. Sono rammaricato per la scelta di
Fi». Bachini, la carriera
finisce in polvere L'aspetto più sconcertante della nuova positività alla
cocaina del calciatore del Siena, Jonathan Bachini, è la reazione di
Mario Pescante. «Servono provvedimenti
esemplari - ha sottolineato il sottosegretario ai Beni
Culturali - perché episodi come questo mandano
un messaggio negativo per i giovani». Detto da uno che si è
battuto strenuamente per la depenalizzazione del doping alle Olimpiadi
invernali di Torino 2006, fa un po'specie. Così come sorprende il fatto
che - e qui Pescante si è addentrato in un terreno a lui sconosciuto - «il
Comitato olimpico internazionale ha mantenuto queste droghe, seppure
leggere, tra le sostanze proibite». Innanzitutto perché a
legiferare sul doping non è il Comitato olimpico ma la Wada. E in
secondo luogo perché i regolamenti Wada (recepiti anche dall'Italia)
per la cocaina prevedono controlli soltanto in-competition: cioè
soltanto la domenica e non durante la settimana. Questo significa due
cose. Che Bachini, se le controanalisi dovessero confermare la sua
positività, ha assunto la sostanza al massimo 48 ore prima della
partita incriminata, Lazio-Siena dello scorso 4 dicembre. E che il Siena
- diversamente da come fanno altre società calcistiche - non sottopone
con frequenza i propri calciatori ad analisi anti-doping preventive il
sabato pomeriggio o la domenica mattina. Nel caso della cocaina - stando
al parere degli esperti - sono sufficienti venti minuti per svolgere un
test sulle urine. Insomma, Bachini potrebbe rappresentare la classica
figura del kamikaze: uno dei pochi che, in Italia, riescono a cadere tra
le maglie (ancora troppo larghe) dell'anti-doping. Questo l'aspetto
scientifico dell'episodio. Quello umano è tutt'altra storia. Per
Bachini, che compirà 31 anni a giugno, si tratta di un revival: e
adesso rischia una sanzione pesantissima, se non la radiazione. Già il
22 settembre 2004, infatti, quando giocava nel Brescia, era stato
pizzicato per cocaina. Al tempo, il giocatore si era giustificato
sostenendo di avere assunto una bevanda datagli da uno sconosciuto,
senza sospettare nulla. La tesi del complotto, insomma. Che tuttavia non
gli risparmiò una squalifica di nove mesi, poi addirittura inasprita a
un anno dalla Caf. Una batosta per un giocatore che aveva alle spalle
una brillante carriera all'Udinese da centrocampista di fascia, due
convocazioni in maglia azzurra e una stagione alla Juventus, dove
tuttavia trovò poco spazio. Scontata la pena, Bachini l'anno scorso è
arrivato al Siena. «Sono stato squalificato da
innocente, ma ora ho la possibilità di ripartire da zero -
disse - in un ambiente ideale e in una squadra
che ha voglia di fare bene». Ma è stata una falsa partenza.
La stessa società toscana, in un comunicato diffuso ieri, ha messo le
mani avanti: «Il Siena rimane in attesa
dell'esito delle controanalisi. Se anche queste confermassero la
positività, la società sarebbe estremamente dispiaciuta sia per gli
aspetti umani della vicenda sia per la perdita tecnica. Il Siena è
comunque certo, in tutte le sue componenti, di aver operato al meglio
per reintegrare il giocatore nel calcio professionistico dopo la nota
squalifica». Come a dire: noi abbiamo fatto il possibile, ma
se Bachini ci è ricascato non possiamo farci nulla.
Taranto a schema fisso Il 15 gennaio è già stato cerchiato di rosso. E non
perchè è semplicemente un giorno festivo, ma perchè la prossima
domenica di Melfi potrebbe essere crocevia dei destini del Taranto. Uno
scenario che si ripete, con l'aggravante della recidività e di una
stagione che ha già consumato il girone di andata.
Taranto, Blasi domani in ritiro Domani piomberà a Telese Luigi Blasi. La visita del presidente servirà per dare alla squadra, all'allenatore e alla tifoseria un segnale forte. Occorre ricominciare a far correre la classifica. Bisognerà concentrarsi con tutte le proprie forze, fisiche e nervose, per difendere innanzitutto la zona playoff e, poi, per migliorare l'attuale quarto posto. Blasi sarà accompagnato nella trasferta nel Sannio dal direttore generale, Vittorio Galigani. Chi sta a stretto contatto di gomito con il presidente rossoblù racconta che è ancora molto inquietato per la sconfitta con la Cisco Roma per cui domani chiederà alla squadra il pronto ed immediato riscatto. Del resto non potrebbe essere diversamente. Nel giro di due turni Deflorio e compagni sono passati da un interessante terzo posto, peraltro in assoluta solitudine, ad un preoccupante quarto posto, peraltro detenuto in compagnia di due grosse formazioni come Giugliano e Cisco Roma. Ed il Real Marcianise incalza ad una sola lunghezza. Il Melfi, fra la mura amiche, è ancora imbattuto al pari del Gallipoli e della stessa della Cisco Roma per cui, anche per la legge dei grandi numeri, potrebbe incappare nel primo scivolone interno stagionale. Ma per battere a domicilio la giovane e frizzante formazione di casa serve il Taranto di Gallipoli e di Rieti. In campo dovranno scendere «undici leoni» come suggerisce uno slogan caro alla tifoseria jonica. A proposito dei supporters sono già in vendita in biglietti per assistere al match di Melfi. Dalla città lucana sono giunti 500 tagliandi al prezzo di 7 euro senza diritti di prevendita. Possono essere acquistati al bar Cubana, dalla tab. Policicchio ed al bar Essential. Intanto ieri è proseguita regolarmente la preparazione con la disputa della annunciata doppia seduta. Micallo ha svolto soltanto lavoro atletico, mentre Deflorio ha cominciato ad allenarsi con il gruppo. Curiosità. Mister Marino ha fatto «ripassare» ai suoi in maniera piuttosto intensa gli schemi tattici (4-3-1-2 con le due varianti previste). Oggi niente partitella contro la rappresentativa locale. Il programma prevede due sedute. Al mattino calcio-tennis e «torelli». Nel pomeriggio, invece, farà disputare all'intera truppa un galoppo in famiglia. Il morale del gruppo è buono. La sconfitta con la Cisco Roma sembra un lontano ricordo. di Giuseppe Dimito
Mercato in stand-by Il mercato del Taranto è in stand-by. La realtà è che tutto, tra cui anche le operazioni in entrata, è legato all'esito della gara in programma domenica a Melfi. Una gara da ultima spiaggia per i giocatori rossoblù, ma soprattutto per il tecnico Marino che, contro la vice capolista del girone, si gioca la permanenza sulla panchina del Taranto, al momento a rischio per l'allarmante involuzione che ha schiuso le porte della crisi. Urgono rinforzi in difesa e a centrocampo, ma ogni decisione è stata opportunamente rinviata alla prossima settimana, quando il quadro generale della situazione sarà sicuramente più nitido. In sintesi, se dovesse restare Marino, si punterebbe su due esterni di difesa molto elastici, in grado anche di offendere e su un mediano interditore, mentre, se dovesse giungere un nuovo tecnico (Giordano?, Ammazzalorso?), potrebbero cambiare gli obiettivi anche in considerazione del credo tattico dell'eventuale nuovo allenatore. In attesa dell'esito di Melfi-Taranto Evangelisti sta solo facendo dei sondaggi, anche se va sottolineato che la politica degli scambi su cui punta il club di via Umbria, unitamente ai contratti a tempo, rischia di condizionare fortemente il mercato di riparazione del Taranto, che ha fretta di piazzare Bruno e Campanile, elementi in sovrannumero. Attorno al mercato del Taranto c'è quindi tanta confusione. Si può solo confermare il recente «no» della Pro Vasto allo scambio Prosperi-Bruno, che avrebbe fatto impennare nuovamente le quotazioni dei mancini Terracciano del Manfredonia e Battistelli del Latina. Sempre per la difesa potrebbe tornare utile il terzino destro Ogliari, panchinaro fisso a Frosinone, mentre per il centrocampo si potrebbe puntare l'obiettivo su Catalano del Foggia. di Enrico Sorace
«Tutti in
discussione» A Telese fa freddo. Ma i brividi scorrono anche per
altro. Il Taranto è in ritiro con tutti i suoi disponibili da ieri: per
punizione, per isolarsi, per ritrovarsi. O, semplicemente, perché si
trova ad un bivio della propria stagione. Momento difficile: due
sconfitte in fila non hanno vie di fuga, né altre giustificazioni. Sono
solo la premessa di una svolta, in un senso o nell'altro. Sono un
pensiero cattivo e l'incrollabile speranza. Primo allenamento per il Taranto a Telese Il clima sembra disteso dopo le polemiche scaturite al termine della seconda sconfitta interna con la forte Cisco Roma. L'allontamento della squadra da questi "veleni" è stato un buon investimento da parte della società. All'allenamento non ha preso parte Deflorio per un indolenzimento agli adduttori. Micallo ha girato a parte per il solito fastidio alla caviglia, mente Mancini ha lavorato col gruppo non risentendo del malanno alla spalla che lo aveva costretto domenica scorsa al forfait al termine del primo tempo. Il programma prevede per oggi la canonica doppia seduta. Domani è in programma la partitella in famiglia contro una rappresentativa del posto. Fa discutere intanto il modulo che il Taranto potrebbe presentare domenica a Melfi. Marino, al riguardo, si dichiara «fedele» al 4-3-1-2 aggiungendo che non è questione di tattica, ma della maniera con la quale detti schemi vengono interpretati. La settimana che precede quest'incontro ha molte analogie con quella che separò gli jonici dalla durissima trasferta di Gallipoli. Anche in quella occasione gli animi erano molto tesi per l'inquietante quanto meritata sconfitta esterna di Marcianise (2-0). Fortunatamente il match in terra salentina ebbe un esito felice tant'è che il risultato finale fu di 0-0 (ed al Taranto non venne assegnato un evidente rigore per fallo di mani in area di Minadeo dopo venti minuti circa). In quella occasione Deflorio e soci sfoderarono una grossa prova d'orgoglio, condita da tanta determinazione e cattiveria agonistica. La «storia» potrebbe ripetersi in Lucania tanto più che la giovane e baldanzosa formazione di casa ricorre spesso e volentieri alle ripartenze per avere gli spazi in cui incunearsi e sorprendere gli avversari. L'undici iniziale jonico potrebbe avere qualche novità. In porta potrebbe fare il suo esordio Gori (Gentili sembra aver bisogno di rifiatare). Sulla linea dei terzini potrebbe essere ripresentato Malagnino (Micallo non si è del tutto ripreso dal dolore alla caviglia e Martinelli sembra più centrale che esterno). In mezzo Mancini potrebbe essere riproposto dieci metri più dietro. Il giudice sportivo ha inflitto una multa di 350 euro al Taranto per indebita presenza di una persona estranea nei pressi della panchina jonica. Nel Melfi è stato appiedato Doumbià per due turni. di Giuseppe Dimito
Marino rimane. Ma... Quindi: in ritiro. Perché così ha deciso Blasi un
istante dopo la dolorosa sconfitta con la Cisco Roma. Si parte
stamattina: tutti a Telese Terme, in provincia di Benevento. Tutti
impegnati a ritrovarsi o forse, anche se nessuno lo dirà mai, tutti in
punizione. Tutti a far da spola tra albergo e campo di allenamento,
cercando di capire a fondo quali sono i problemi reali. E, anche, per
trovare una tranquillità che sembra smarrita, per regalare (se riesce)
un po' di serenità ad uno spogliatoio che appare provato dalle tensioni
esterne. Si parte oggi, si lavora fino a sabato. Poi si va verso Melfi,
si gioca. E chissà se basterà per far tornare Blasi sui suoi passi,
dopo l'annuncio di ritiro a tempo indeterminato.
Taranto sull'orlo di
una crisi di nervi C'è una sproporzione evidente tra i risultati che non vengono e il nervosismo del Taranto. Due sconfitte consecutive, a cavallo tra vecchio e nuovo anno, rischiano così di avere un effetto destabilizzante, andando abbondantemente al di là del danno reale che ogni passaggio a vuoto produce in classifica. Perdere la partita è consentito. Perdere la coscienza della sconfitta no. Perché quando capita, il risentimento prevale sulla ragione. E la colpa è sempre degli altri. Di chi rema contro, di chi semina zizzanie, di chi non vuole il bene del Taranto. E può accadere, com'è purtroppo successo al presidente Blasi nell'immediatezza della sconfitta con la Cisco Roma, di perdere, insieme alla partita, anche il controllo delle parole. Di usare frasi infelici nei confronti degli operatori dell'informazione, minacciandoli di querela, dopo aver imposto il silenzio stampa, che è già di per sé una misura eccezionale. Dimenticando che ad essere troppo plateali nella protesta, non si ottiene nulla: si offre solo lo spunto per qualche titolo sui giornali e per un'altra polemica. Per tirarsi fuori dall'impaccio, provocato dalle due sconfitte di fila, serve serenità di giudizio. E un po' di autocritica. Conviene, cioè, non allontanarsi dal calcio. Restare alla parte tecnica del problema. Riconsiderare il progetto alla luce degli ultimi avvenimenti. Senza isterismi, senza strappi, senza colpi di testa. Evitando processi sommari e disamine frettolose. Muovendo l'analisi dal molto di buono che c'è, classifica compresa. E cercando di individuare i mali che affliggono la squadra. Le disfunzioni che ciclicamente condizionano il suo rendimento. Le lacune che inevitabilmente intralciano il suo cammino. Il Taranto non è ancora crollato aritmeticamente. Ha perso in casa due partite, una dietro l'altra, fallendo miseramente quel salto di qualità che, dopo il blitz di Rieti, sembrava imminente. Contro il Viterbo, prima della sosta, si è arreso solo alla cattiva sorte, dopo aver dilapidato un patrimonio di occasioni. Contro la Cisco Roma, invece, ha mostrato limiti di gioco e di impianto, che sembravano ormai superati. Riproponendo con brutale nettezza ciò che attualmente impedisce alla squadra di avere un equilibrio stabile e una forma compiuta. Perché la sconfitta con la Cisco Roma non è solo la conseguenza di un generale calo di tensione. È anche la spia di un malessere più profondo. Malessere che ha derivazioni tecniche e propaggini psicologiche. Le derivazioni tecniche fanno riferimento a deficit d'organico non ancora colmati. Il Taranto ha bisogno di un centromediano e di due laterali bassi. Un centromediano che detti i tempi di gioco e legga i vari momenti della partita, avendo familiarità con il pressing e con il governo della palla. E due esterni bassi che siano in grado di coprire tutta la fascia, spingendo e rientrando. E che siano abili nell'uno contro uno. Perché la provvisorietà di Larosa, la discontinuità di Micallo e le timidezze di Manni stanno impedendo il normale sviluppo della manovra più di quanto si è portati a ritenere. Non era certo l'attaccante la priorità del mercato di riparazione del Taranto. Le propaggini psicologiche rimandano, invece, all'armonia interna, alla necessità di depurare l'ambiente da ogni traccia di malcontento e di insoddisfazione. Ecco perché avremmo sperato in un mercato che durasse lo spazio delle trattative necessarie. E non si allungasse sino alla sua fisiologica scadenza. C'è bisogno di ritrovare comunione d'intenti. Anche Marino, uscito indebolito dalle ultime polemiche, deve affrettarsi a maturare. Non gli chiediamo di rinunciare alla sua naturale schiettezza, ma di avere un rapporto meno conflittuale con la squadra. Marino può ancora tornare utile al Taranto. Lo abbiamo già scritto e continuiamo a pensarlo. Ma va aiutato a realizzarsi. di Lorenzo D'Alò
Il Taranto in ritiro a
Telese Stamane (ore 8,30) la comitiva rossoblù parte per il ritiro di Telese, un attrezzato centro sportivo sistemato a pochi chilometri da Benevento. Sul pullman per il Sannio saliranno tutti i componenti l'attuale rosa. La guiderà il direttore sportivo Luca Evangelisti. Il direttore generale, Vittorio Galigani, invece raggiungerà il gruppo venerdì prossimo. Il programma prevede accurati allenamenti fino a sabato mattina, giorno in cui è prevista la partenza per Melfi. Occorre preparare nel migliore dei modi la prossima trasferta di Melfi, attuale seconda forza del girone C della C2, allenata da mister Novello. Sarà un match duro in quanto la formazione lucana intende dare un seguito concreto alla striscia positiva di risultati positivi e, possibilmente, accorciare ancora di più il distacco dalla capolista Gallipoli. Il ritiro non va visto in chiave punitiva. Il presidente Blasi vuole che i propri giocatori si liberino di tutte quelle tossine, anche nervose, che hanno loro impedito di chiudere con altrettante vittorie le partite con Viterbo e Cisco Roma. Classifica alla mano se il Taranto avesse incamerato i previsti sei punti, si sarebbe sistemato al secondo posto in classifica, a quota 34, in assoluta solitudine e, per di più, a sei punti dal Gallipoli. È evidente che ciò che si è perso sul terreno amico, bisognerà recuperarlo in campo esterno. Lo impone una delle leggi non scritte del calcio. Un bel successo in terra lucana, oltretutto in un derby, riaccenderebbe immediatamente l'entusiasmo e porrebbe solide basi per ottenere il massimo nel successivo interno contro la Vigor Lamezia. Marino, probabilmente, non muterà il 4-3-1-2. Qualche novità potrebbe aversi in formazione. Fra i pali potrebbe fare il suo esordio Gori per far rifiatare Gentili. Il mercato, intanto, è in fermento. Gli obiettivi sono sempre quelli: un centromediano metodista ed un laterale sinistro di difesa (dalla Pro Vasto potrebbe arrivare il difensore Prosperi, classe 1979). di Giuseppe Dimito
Taranto da dimenticare Sconfitto per autodissoluzione. Involuto, fischiato,
punito prima dalla Cisco Roma, poi dalla gente, poi da Blasi. Domenica
orribile, di quelle che fanno nascere mille domande e altrettanti dubbi.
Di quelle che autorizzano a interrogarsi sul male oscuro (o anche
estremamente chiaro) del Taranto, di quelle che fanno improvvisamente
scomparire la squadra dal campo, tramutandola in una somma di errori
collettivi e individuali. Di quelle che generano sconfitte
inequivocabilmente meritate e scomode analisi di evidenti involuzioni.
Il suicidio del Taranto Chi perde, stavolta, ha torto. Perché nella sconfitta c'è tutta la sua occasionale insipienza. C'è il disagio diffuso di una squadra che torna in campo dopo una sosta troppo lunga e non trova niente di ciò che aveva: forza, reattività, brillantezza, misura, equilibrio. Quella squadra vuota come una dimenticanza è il Taranto, che contro la Cisco Roma perde in casa la seconda partita di fila. Brutto colpo. Il girone di ritorno comincia come era finito il girone d'andata: male. Ma questa sconfitta, per come nasce e per come si sviluppa, non è lontanamente assimilabile a quella patita lo scorso 21 dicembre con il Viterbo. Lì ci fu abuso di risultato. Qui no: la vittoria della Cisco Roma è pulita. Perché è sporca la prova del Taranto. Piena di impurità e di incrostazioni. Una prova imperfetta. Riconoscerlo è fondamentale. Perché solo così è possibile procurarsi un altro inizio. Andare avanti, senza lasciarsi travolgere da ciò che ogni sconfitta trascina al suo interno: tensioni, malumori, volgarità. Quello che si schianta contro la Cisco Roma non è il Taranto di Marino. Semplicemente perché non può esistere una squadra così. È una copia sbiadita. Una foto sfocata, mossa, pulviscolare, annebbiata, sgranata. Senza contorni, senza nitidezze. La foto di una squadra sofferente, che della partita ha una percezione istintiva. Non la capisce. La vive senza sentirla, posandole addosso uno sguardo sfuggente. La Cisco, invece, ha una visione più consapevole. Inquadra i punti nevralgici del confronto e le fonti vitali dell'avversario. Li inquadra e li inaridisce. La partita del Taranto è un contenitore di traiettorie sbagliate, di trame improbabili e di tentativi confusi. La partita della Cisco è il continuo espandersi di un organismo che respira. E che, appena può, colpisce: con l'ex Banchelli al 27' del primo tempo e con Ciotti al 18' della ripresa. Tra un gol e l'altro, c'è il pareggio di Deflorio al 36' della prima frazione (rigore). Il gol che risulterà illusoriamente consolatorio, dando al Taranto la sensazione di essere tornato. Solo la sensazione, però. Quando si perde, il problema è sempre tecnico, cioè legato al rendimento dei singoli e alla tenuta del collettivo. Le esitazioni dei singoli (madornali gli errori in disimpegno di Gentili e Martinelli in occasione del secondo gol laziale) e lo scollamento del collettivo sono un impasto letale per il Taranto, che trasforma la sua partita in un imbuto. E alla fine scopre che quell'imbuto era una trappola. Una trappola abilmente preparata dalla Cisco Roma, che ha spessore tecnico e acume tattico. Ferazzoli disegna una partita diligente, ordinando agli attaccanti di infastidire la nascente manovra del Taranto. Per Caccavale e Pastore non è agevole far ripartire l'azione da dietro. L'atteggiamento alto e aggressivo dei laziali non lascia il tempo e lo spazio per pensare la giocata. Rendendo spesso necessario il ricorso al lancio lungo. La Cisco (4-4-2) tiene larghi gli esterni. Il Taranto risponde con il solito assetto (4-3-1-2) e un tandem offensivo che, per la prima volta, si avvale dell'opera di Deflorio (al rientro) e di Ambrosi (all'esordio). L'imbarazzo del Taranto nella costruzione della manovra si nota subito. La Cisco sembra più lucida e tagliente. Ma la prima opportunità è per Mancini, che ruba un pallone in pressing e si presenta in area, calciando addosso al portiere. La replica della Cisco è affidata a Banchelli: tiro improvviso, Gentili respinge. Ma Banchelli ne ha in serbo un altro: più velenoso. Lo scocca al 27', girando di destro da fuori area. Gentili si muove in ritardo. Sul gol il Taranto non rimbalza. Anzi, rischia di afflosciarsi. Ma al 34' Mancini, strattonato da Grassi, vola in area: rigore. Dal dischetto Deflorio è freddo (36'). Partita nuovamente in equilibrio. Si spera nella ripresa. Nell'intervallo Catania rileva l'infortunato Mancini. La partenza della Cisco è da brividi. Toledo perde l'attimo davanti a Gentili. Banchelli cerca la porta da posizione angolata. Moscelli sfiora il palo. Marino sostituisce Micallo (entra Martinelli). Ferazzoli inserisce Ciotti (fuori Grassi). Il Taranto si sforza di esercitare una pressione che però risulterà sterile. E al 18' capitola. Sul retropassaggio di Caccavale, è corto il disimpegno di Gentili sui piedi di Martinelli, che si lascia soffiare il pallone da Ciotti, il quale entra in area e infila di giustezza. Il Taranto ora è disperato. Caccavale si allarga per spingere sulla destra. Entra Di Domenico (fuori Larosa). Deflorio si piazza dietro le punte. Ma è tutto inutile. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò GENTILI 5 - Sul tiro di
Banchelli si muove in ritardo. Sempre insicuro nei disimpegni coi piedi
(vedi raddoppio di Ciotti). Forse è giunta l'ora di provare Gori.
Taranto, sconfitta e
fischi Qualcosa non va. E' più di un indizio dopo aver vissuto
il dopo gara di Taranto-Cisco Roma. Il presidente Gigi Blasi è scuro in
volto. Colpa, come ha ammesso, di un'abbronzatura montana, ma i suoi
occhi e il suo tono di voce sono uno specchio aperto sul suo stato
d'animo, che fa emergere una forte rabbia; sebbene il numero uno della
società ionica tenti di rimanere tranquillo, misurando le parole e
dando risposte brevi. La seconda sconfitta consecutiva tra le mura
amiche ha chiaramente lasciato il segno.
Le statistiche di Franco Valdevies Battuti alla «prima» dell'anno dopo 11 anni. Taranto al secondo ko consecutivo in casa; i rossoblù avevano chiuso il 2005 perdendo contro il Viterbo nei minuti di recupero, ieri è toccato al Cisco Roma espugnare lo «Iacovone». Il Taranto non perdeva due partite di fila casalinghe dall'inizio del 2005: il 30 gennaio la Vigor Lamezia vinceva per 1-0 (il ko costava la panchina al duo tecnico Toma-Nemo), quindi il 27 febbraio era il Gela a vincere sempre di misura (nel frattempo in panchina arrivava Florimbj). Erano queste le ultime due sconfitte interne stagionali per i rossoblù. Attacco del Taranto «spuntato». Solo 2 gol su rigore nelle ultime tre gare casalinghe: 1-0 sul Rende con Mortari autore dal dischetto della rete decisiva, quindi i ko contro il Viterbo (per 1-0) e contro la Cisco Roma (per 2-1). Per Andrea Deflorio nona rete stagionale; il capitano si avvicina sempre di più al record rossoblù di marcature in serie C2, realizzato da Riganò con 14 centri nel torneo 2000-2001. Continua per il Taranto la tradizione negativa nella prima gara del girone di ritorno; dopo aver battuto in casa per 3-1 il Rutigliano il 23 gennaio 2000, i rossoblù hanno preso successivamente solo due punti in sei partite: 14.1.2001 (C2) Gela-Taranto 1-0, 6.1.2002 (C1) Vis Pesaro-Taranto 1-1, 5.1.2003 (C1) Taranto-Sambenedettese 1-1, 11.1.2004 (C1) Teramo-Taranto 2-1, 9.1.2005 (C2) Juve Stabia-Taranto 1-0, 8.1.2006 (C2) Taranto-Cisco 0-1. Il Taranto perde invece dopo 11 anni la prima gara giocata nell'anno solare; era accaduto l'ultima volta il 7 gennaio 1995 (Campionato Nazionale Dilettanti), 0-1 a Cava dei Tirreni; nelle successive 10 «prime» dell'anno i rossoblù avevano incamerato tre successi e sette pareggi: 7.1.1996 (campionato di serie C2) Taranto-Catanzaro 2-0, 12.1.1997 (C2) Teramo-Taranto 1-1, 4.1.1998 (CND) Ebolitana-Taranto 0-1, 6.1.1999 (CND) Taranto-Altamura 0-0, 9.1.2000 (D) Martina-Taranto 0-0, 7.1.2001 (C2) Catanzaro-Taranto 1-1, 6.1.2002 (C1) Vis Pesaro-Taranto 1-1, 5.1.2003 (C1) Taranto-Sambenedettese 1-1, 6.1.2004 (C1) Taranto-Vis Pesaro 4-2, 6.1.2005 (C2) Pro Vasto-Taranto 0-0.
Blasi: «Tutti in ritiro» Blasi guarda i suoi con occhi di brace. Mentre imboccano il tunnel degli spogliatoi, il presidente sembra già anticipare ai giocatori il verdetto emesso in sala stampa: «Tutti in ritiro. A tempo indeterminato». La sua inusitata, scomposta, durezza spiega il Taranto che ha paura di se stesso. La Cisco Roma certifica soltanto - con firma in calce e timbro - questo paradosso emotivo. Che appartiene, in fondo, all'allenatore rossoblù Raimondo Marino, ma anche a gran parte della squadra. Da ieri il Taranto si guarda allo specchio, inarcando il sopracciglio e scoprendo devastanti difetti come il Vitangelo Moscarda di «Uno, nessuno e centomila» di Luigi Pirandello: «Come sopportare in me questo estraneo?» Raimondo Marino è un pioniere del Far-West: fucile in spalla e Bibbia nello zaino alla conquista di terre sterminate come la sua fede. Ma se poi incoccia, vedi ieri, nella trappola tattica tesa dagli "indianuzzi" capitolini son dolori. Col Viterbo le cannonate non centrarono il bersaglio per minima approssimazione. Ma era Natale, tempo di regali e di addio alle armi. Ieri, invece, son bastate due frecce per finire come il generale Custer battuto dai Sioux a Little Big Horn. Ferazzoli come Toro Seduto e Banchelli come Cavallo Pazzo... È vero, lo dirà Marino ad una stampa ormai invisa, che «le colpe di una sconfitta ricadono solo sull'allenatore», ma è la stanca pennellata di un pittore manierista. Una formula stracca, fra preghiera e litania. Il clima, nel ventre molle dello Iacovone, è tesissimo. Al presidente Blasi scappa un «i giornali scrivono c...ate» che equivale al Gloria finale di ogni Salmo. Sentirsi accerchiati è servito a Bearzot nell'82 per vincere i mondiali (silenzio stampa d'oro). La storia, però, quando si ripete o è farsa o è operetta. L'equilibrio tattico puritano che il pioniere Marino aveva dato ai suoi, la forza della preghiera di rimessa che aveva innalzato scabri alleluia in casa col Rende, e nella papale Rieti, dov'erano? Semplicemente non c'erano, ingoiati da una smemoratezza che spumante e panettone non assolvono. C'è dell'altro. Cosa? «Abbiamo avuto poche occasioni - spiega il mister - ma il nostro gioco l'abbiamo fatto. La Cisco è una squadra forte ed ha approfittato delle occasioni capitatele. Se le palle piovute su Mancini e Catania, nel primo e nel secondo tempo, entravano in porta ora di cosa parleremmo?». Il fantasma di Bevo si allunga in sala stampa come le prime ombre della sera e, allora, il presidente Blasi, in dissolvenza, prende la parola. Anche per lui la prova del Taranto «è stata positiva», ma poi il patron ammette candidamente lo sfondone di Gentili sul secondo gol della Cisco: «Se fosse rimasto in panchina non sarebbe successo». Questo Taranto di parole in frigorifero, ibernate da silenzi politici o minacce, non piace. Per di più se Marino ci allega il solito rosario: «Metto in campo chi merita, posso sbagliare, ma i giocatori non hanno responsabilità», se Blasi va giù pesante «querelerò chi dice ca...te», quasi tutto questo fosse un lavacro dove mondarsi da colpe o cattivi pensieri (anche quello di un Taranto dopo Marino e senza Marino), presidente e allenatore finiscono per giocarsi la simpatia nata dal seme della loro ingenuità. «Come sopportare in me questo estraneo?» fa dire Pirandello a Moscarda. In ritiro sapremo se le parole del direttore generale Galigani resteranno una speranza: «Non è una decisione punitiva, la squadra deve ritrovare concentrazione». O se lo specchio sarà servito a cacciare quel diavolo - di paure, dubbi, malesseri - che il Taranto ha in corpo. di Fulvio Colucci
L'ex Banchelli: «Siete da playoff» Un ritorno allo Iacovone così felice probabilmente non lo avevano nemmeno immaginato. Giuseppe Ferazzoli e Giacomo Banchelli rappresentano il presente della Cisco Roma con un passato tinto di rossoblù. Il primo, allenatore dei laziali, ha giocato in riva allo Ionio nella stagione 1991-92, conquistando la salvezza nello spareggio di Ascoli contro la Casertana; il secondo, bomber dallo spiccato senso del gol, ha vissuto una breve ma intensa parentesi a Taranto tre anni fa, mettendo a segno sei reti in tredici partite. «Le due squadre hanno giocato a viso aperto e, se fossimo tornati a casa con un pugno di mosche, non avrei avuto nulla da recriminare. Ma il nostro obiettivo non cambia: cercheremo di conquistare il maggior numero di punti e poi tireremo le somme». Giuseppe Ferazzoli esordisce commentando il risultato. Per poi passare ad un'accurata analisi della partita. «Abbiamo visto il Taranto a Rieti e abbiamo preparato questa gara nei minimi dettagli. Apprezzo l'impianto tattico che utilizza Marino e ho chiesto ai miei due attaccanti di pressare i due centrali difensivi (Pastore e Caccavale, ndr), punti di riferimento per l'avvio della manovra». Nemmeno l'espulsione di Pisciotta nella ripresa è riuscita a complicare il piano dell'undici biancorosso. «Una volta rimasti in dieci abbiamo avuto due occasioni con Moscelli e Banchelli per calare il tris. Non ci siamo riusciti, ma dovevamo anche pensare a difenderci dagli attacchi dei nostri avversari». Giacomo Banchelli ha avuto il merito di sbloccare il risultato con una rete di pregevole fattura. «Ho ricevuto palla di spalle alla porta, mi sono girato e, avendo spazio libero, ho deciso di calciare. Mi è andata bene perché sono riuscito a centrare l'angolo su cui Gentili non poteva arrivare. Ritengo che il nostro successo sia ampiamente meritato: abbiamo sciupato altre occasioni per segnare». Il centravanti toscano conclude esprimendo un giudizio sulla vetta della classifica. «Il Taranto non avrà problemi a centrare l'obiettivo dei play-off. Ieri pomeriggio hanno incontrato una Cisco in splendida forma. Oltre al Gallipoli, che finora ha dimostrato di essere superiore a tutte le altre squadre, la formazione di Marino sarà protagonista, insieme al Melfi e alla mia squadra, per strappare un posto in C1». di Fabio Di Todaro
Marino: «Sconfitti
per due ingenuità» La sconfitta "brucia". Pesa come un grosso macigno sulla classifica e sul morale. Il presidente Blasi è infuriato. Tuona: «Da martedì (domani, n.d.r.) la squadra parte in ritiro (a Telese?). Desidero che i giocatori stiano insieme per ventiquattrore per riprendere il filo del discorso che si è purtroppo interrotto a Rieti una ventina di giorni orsono. Vi resteranno fino a nuovo ordine. Questo è certo. Il primo tempo è stato appena sufficiente. Il secondo tempo, meno. Dopo il secondo gol della Cisco Roma, è completamente mancata la convinzione di poter riuscire a pareggiare prima e vincere dopo l'incontro. I gol? Se Gentili fosse rimasto in panchina, non li avrebbe incassati». Marino: «Sconfitta ingiusta. Abbiamo perso per due ingenuità commesse in occasione dei gol della Cisco Roma. Il pallino del gioco è stato quasi sempre nelle nostre mani. Siamo stati noi a proporre il maggior numero di azioni ed a creare diverse palle-gol. La Cisco Roma si è limitata soltanto a bloccare le nostre azioni ed a ripartire in contropiede. Se fossimo riusciti a passare in vantaggio con Mancini dopo venti minuti di gioco, la gara avrebbe preso sicuramente un'altra piega. A quel punto la formazione romana sarebbe stata costretta ad uscire dalla propria metà campo e si sarebbero aperti tanti spazi per le nostre ripartenze» - La prima rete è stata di marca romana. «Si è trattato di un mezzo tiro in porta che ci ha purtroppo sorpresi. Ma non ci ha danneggiati più di tanto dal momento che pochi minuti più tardi siampo riusciti a pareggiare. Nella ripresa un altro nostro errorino ci è costata la seconda rete. A quel punto la squadra si è un po' demoralizzata per cui l'arrembaggio finale non è servito per strappare almeno il pari». - Perchè ha tolto Mancini? «Aveva preso una botta alla spalla: non riusciva a stare in piedi». di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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