«Taranto, è la rivincita»
Viene in mente Gianni Simonelli. Perché nell'ultima finale del Taranto lui c'era. Perché quella vigilia corrisponde all'ultimo momento di gioia. Perché quella partita aprì le porte dell'inferno. Gianni Simonelli guidava il Taranto in una partita che non va nemmeno nominata. E' andato via l'estate dopo, portando con sé un'immagine pura, nemmeno impolverata dal tempo. Simonelli, quest'anno, è stato qui vicino: a Martina, diviso tra campo e albergo e in compagnia della solita discrezione. Senza intromissioni, senza invasioni di campo sul filo dell'amarcord. Chiederlo è quasi una forzatura, che riesce. Una premessa, un saluto, qualche parola fuori nastro. E, poi, le frasi a metà tra il ricordo e quello che accadrà tra pochi giorni: «Provo da tempo a non pensare più a quella partita, cerco di dimenticare quella finale. E, a dir la verità, non sto pensando molto alla finale del Taranto. Ma qui c'è un'altra ragione: non ci penso perché per me è quasi scontata la promozione. Sono sicuro che il Taranto ce la farà. Qualcuno dirà che il calcio è imprevedibile, che c'è sempre l'episodio in agguato... sono chiacchiere: io credo molto nel Taranto». Simonelli ha il tono uguale a quattro anni fa. Non ha perso l'humour intelligente né l'incedere garbato. Al massimo ha perso qualche parola. Ne dice, se possibile, meno di prima. E quasi si ammutolisce quando si passa dalla finale che sarà alla finale che è stata: «Quello per me è stato forse il più grande dolore nella mia vita professionale: è stato un colpo molto pesante, una mazzata troppo forte. Mi sforzo di rimuoverla, forse un po' l'ho fatto». Ogni parola pesa tonnellate. Simonelli sillaba i pensieri. Pensa, parla, torna a pensare. Parla: «Di un'altra cosa sono convinto: che ci sarà tanta gente, che dagli spalti arriverà molto calore. In questo momento ripenso a quello che pensavo allora: ogni volta che scendevo in campo, nel nostro campo, pensavo che ce l'avremmo fatta. Nell'ultima partita qualcosa era cambiato per tutti: c'era un'aria così pesante, non c'era il solito entusiasmo, non c'era la solita festa. C'era una cappa di piombo sullo stadio, su tutti, mi mancava la stessa convinzione della altre partite. Non credo, per fortuna, che domenica sarà la stessa cosa». Ha vissuto un momento decisivo, ma a chi vivrà il suo domenica Simonelli non rivolge parola. Per scelta: «Non dò consigli, non devo darne: chi sta lì sa benissimo cosa fare». La casa di Saviano è il suo ambiente ideale. Simonelli si rilassa, dopo aver vissuto di stress. Dopo un campionato difficile a Martina, dopo aver provato la paura e poi aver avviato un cammino trionfale che, per poco, non sfociava nei playoff. Una parentesi intensa. Così intensa da non avergli dato il tempo di conoscere, in nessun modo, la nuova veste del Taranto. Sembra curioso, in realtà è Simonelli: «Non ho letto i giornali, non ho visto la tv: seguivo solo i risultati la domenica. Dentro di me, però, sono rimasto legato alla città, alla tifoseria, allo stadio». Qualcosa, poi, il professore dice. Ma è “cultura” personale: «Conosco Papagni: è un tecnico molto bravo. E conosco qualche giocatore, per averlo avuto o per fama: ovviamente conosco Pastore e De Liguori, che erano con me a Taranto. Conosco Deflorio, naturalmente. Ambrosi c'è ancora? Lui è bravo, mi spiace abbia avuto problemi». Il pensiero fa il giro. E torna al punto di partenza. Improvvisamente questa partita sembra una rivincita: «Per me non può esserlo: la rivincita per la finale persa dovrei prenderla personalmente. Ma al Tarantio auguro con tutto il cuore di vincere. E di risalire, di tornare ai fasti di un tempo, di tornare a gioire. E' un augurio vero. Perché, parliamoci chiaro, non è la C2 il posto del Taranto. E, forse, non è nemmeno la C1». A questo punto, la C1 merita un'analisi. Perché Simonelli l'ha vissuta, recentemente, più del Taranto. E può descriverla: «E' diventato un ottimo campionato, con squadre davvero molto forti: l'unica debole, quest'anno, era il Chieti, ma le altre erano tutte di un buon livello. E' un campionato difficile, ma comunque all'altezza di una città come Taranto. Anche di questo Taranto: ci sono giocatori in organico che negli anni hanno fatto la differenza anche in C1». Simonelli non sarà a Taranto, per la partita. Conoscendolo, è normale. Chiederlo rimane legittimo: «No, non ci sarò: non c'è un motivo specifico per cui io debba esserci». Sarà a casa: «Ma tiferò per il Taranto: questo è fuori discussione. Però preferisco farlo da solo, non in mezzo alla gente. E' un evento, questa finale, che non mi appartiene, ma che allo stesso tempo sento, quantomeno, in forma riservata. Allora tifo in compagnia di me stesso». Mettiamola così: Simonelli torna a Taranto (la battuta ferma il discorso: «a fare due passi...», poi si riprende) per dare un consiglio solo. Per dire cosa bisogna fare per vincere: «Putroppo non lo posso dire». Non cambia mai: «Posso dire al massimo quello che non serve: la frenesia, l'ansia di vincere. E i pensieri. Bisogna essere concentrati sul presente e su null'altro». Rimane un velo di nostalgia, i saluti, l'ultimo fotogramma di un anno straordinario con un finale dannato: «Quell'anno è stato bello anche dal punto di vista climatico, c'era un tempo splendido e io, che apprezzo il caldo, stavo benissimo piace. Mi mancano molte cose a dir la verità: l'albergo, lo stadio, i momenti belli. Ricordo molto, ricordo molti: voglio ancora ringraziare tutti i collaboratori per quello che abbiamo fatto insieme. E, magari, mi scuso con loro se, pur stando a Martina, non mi sono fatto sentire: quando lavoro sono un po' come un eremita, mi isolo. Ma Aldo Scardino, Santino Simone, Gnuro, Domenico Di Napoli e tanti altri che non sono riuscito a salutare, continuo a ricordarli con piacere. Li porto nel cuore: è giusto che lo sappiano. Sarebbe bello che vincano anche loro: sarei felice. Per loro sì che questa può essere una rivincita. E lo sarebbe anche per De Liguori e Pastore, che hanno vissuto quel giorno bruttissimo. Anche a loro auguro di vincere. Con il cuore». di Fulvio Paglialunga
Ecco la febbre rossoblu E' febbre autentica. Vera. Chiamarla “caccia al biglietto”, ormai, è un concetto riduttivo. I tagliandi arriveranno alle tradizionali rivendite soltanto stamattina: ma il numero di richieste già ricevuto dagli esercenti è stupefacente. Migliaia di tifosi hanno domandato, nel corso delle ultime ore, notizie su come e quando acquistare i ticket di ingresso. Taranto-Rende non è una partita come le altre: lo si sapeva da tempo, ma quanto sta succedendo nel corso delle ultime ore ha superato ogni previsione ottimistica. La finalissima dello “Iacovone” è l'Evento: la gara che, secondo molti, può rappresentare l'inizio di una nuova era per il calcio rossoblu. Anche la vigilia del tristemente celebre Taranto-Catania di quattro anni fa rischia di impallidire al confronto: si respira un'aria diversa, meno carica di tensione e preoccupazioni, ricca di fiducia e convinzione. Tutti sognano di riagguantare la C1 perduta, tutti sono convinti di potercela fare. Anche la capienza ridotta dello stadio tarantino rispetto agli anni passati (15450, in ossequio ai dettami del decreto Pisanu) ha contribuito a gonfiare l'attesa dei supporters: quasi una “sindrome di accaparramento”, nessuno vuole rischiare di perdere il tagliando per assistere alla partita con i calabresi. Fare previsioni, a questo punto, rasenta la scontatezza: il Taranto metterà a disposizione 15050 biglietti (400 sono stati destinati alla compagine ospite). Ma i settori più popolari rischano di essere esauriti nell'arco di poche ore (soprattutto i biglietti di curva). Giova ricordare i prezzi degli ingressi per la “partitissima”: 8 euro per la curva nord, 10 per la gradinata, 20 per la curva, 50 per la tribuna. Ma Taranto-Rende non è soltanto una questione da tifosi, da appassionati, da “maniaci” del calcio. L'appuntamento di domenica prossima sta coinvolgendo l'intera città: molte strade, soprattutto nel centro cittadino, sono state ornate dei colori rossoblu. Scene quasi dimenticate: bandiere ripescate nei cassetti e sfoderate nuovamente sui balconi, striscioni e tante, tante bancarelle ricche di gadget (non ufficiali). Per quelli targati Taranto Sport l'attenzione è altrettanto elevata: non solo caccia al biglietto, dunque, ma anche caccia al braccialetto e alla maglietta griffata con il fortunato slogan “Son tarantino e me ne vanto”. La t-shirt celebrativa della finalissima, voluta dal presidente Gigi Blasi e fatta stampare in 5000 esemplari, è già un oggetto di culto. Prima ancora che inizi la distribuzione (contestuale alla vendita dei biglietti). Sarebbe necessaria, probabilmente, una quantità almeno doppia: i punti-vendita dei biglietti hanno dovuto fronteggiare, pertanto, una doppia ondata di curiosi. Si sono aggiunti gli aficionados della maglietta con il cuore rossoblu sul petto (disponibile, in varie misure, al costo di sette euro). L'attività organizzativa della società di via Umbria procede senza scossoni: negli uffici si lavora alacremente per garantire la perfetta riuscita dello spettacolo domenicale. Nella serata di ieri il direttore generale Vittorio Galigani ha accolto l'ispettore di Lega, il dottor Pasquale Milella, che ha provveduto ai primi atti ufficiali (compresa l'apertura del pacco contenente i biglietti per la partita, stampati dalla Ticket One). Non è ancora tutto pronto, ma c'è già una certezza: Taranto-Rende sarà una partita da ricordare. di Leo Spalluto
L'euforia giusta, ma da controllare Il difficile è questo. Tenersi l'euforia e controllarla, gestire la voglia, governare la frenesia. Il pareggio è oro, ma non è tutto. E' una parte della missione, che verrà compiuta solo arrivando in fondo. Ma è un pari ricco, per il vantaggio psicologico e, soprattutto, per quanto ha detto. Il Taranto è vivo, ancora. Ha forza da esprimere e da dimostrare, ha uomini in grado di fare l'ultimo passo. Soprattutto uomini, anche solo quelli rimasti. Perché il pareggio di Cosenza vale di più calcolando i sei assenti, le correzioni forzate, le defezioni improvvise, le scelte obbligate. Perché il risultato è arrivato alla fine di una partita che il Taranto poteva gestire (di fatto) con quattordici uomini, perché chi è stato a lungo riserva ha giocato da titolare vero. Prosperi e Bussi, ancora. Malagnino, pure. Ma anche - forse soprattutto - Mignogna.
I sei giorni di Papagni Papagni, quanto manca alla C1?
Taranto, caccia al biglietto che vale la C1 La caccia al biglietto è già partita: anche se i tagliandi per Taranto-Rende non sono ancora in vendita.
Taranto, la C1 ad un passo La traiettoria dolce della punizione indica la strada: la C1 è in fondo, basta non deragliare. La punizione è di Pastore, il tiro è delicato, il pallone rimbalza sul palo interno e finisce in porta: è il pareggio che prima conforta (il gol di Galantucci rischiava di cambiare la storia) e poi esalta (al ritorno basta un altro pari per brindare). E' il pareggio che mette il piano in discesa, che ristabilisce l'equilibrio del campo. Rende-Taranto finisce pari, perché è giusto. Ma è servito sacrificio. E, soprattutto, è servita una partita piena: con il tempo per il rammarico e per la paura, per il calo e per il riassestamento, per l'orgoglio e per i pensieri stupendi. Tutto insieme, tutto esatto: il Taranto, da Cosenza (neutro per disposizione prefettizia) esce in piedi, come doveva. Rimonta un avversario consistente e resiste al voltafaccia della sorte, che elimina prima della partita anche Di Domenico (oltre a Manoni, Mortari, Deleonardis, Martinelli, Caccavale, Ambrosi) per un fastidio al flessore e costringe a un nuovo cambio di copione (dentro Malagnino, Catania seconda punta).
«Fiero della mia squadra»
Prima di stringere mani e ricevere pacche stringe i denti.
Papagni: «Manca l'ultimo passo»
Il primo passo è stato compiuto ed è anche uno di quelli che può portare lontano. Aldo Papagni, però, non si scompone e abiura ogni discorso trionfalistico. Analizza una gara che lo ha soddisfatto in pieno, nonostante i differenti piani progettati in settimana. La partita da giocare era un'altra: l'infortunio dell'ultimo momento (Di Domenico out per un risentimento ai flessori) gli ha imposto ben altro spartito. Lo spaesamento motivato dal ridotto organico si è frantumato in un'interpretazione di gara ottimale e convincente. Papagni sorride, non solo per il risultato conclusivo che avvicina palesemente alla C1.
«Il Taranto ha compiuto una buona prestazione - esordisce con il suo solito tono di voce cadenzato -
Malgrado fossimo in piena emergenza, abbiamo fatto la nostra partita, scendendo in campo con la convinzione di giocarci una gara a viso aperto. Non abbiamo aspettato il Rende, non ci siamo limitati a difenderci. Credo che, anche per il pubblico sugli spalti, sia stata una sfida gradevole da ammirare». Soprattutto nella prima frazione di gioco, il Taranto è stato dentro la contesa, manovrandola a piacimento e conducendo le iniziative più pericolose. Una espressione di personalità che l'allenatore rossoblu richiedeva.
«Siamo stati tonici e gli uomini mandati in campo hanno fatto per intero la loro parte. Molto spesso ripeto gli stessi concetti e lo farò anche in questo caso. Il Taranto può contare su una rosa ampia che dà ampie garanzie. Posso citare non solo chi è sceso in campo dal primo minuto, ma anche coloro che sono entrati nella ripresa come Mignogna, Larosa e Capone nelle ultime battute. Anche loro tre mi sono piaciuti per la determinazione che hanno saputo mettere sul terreno di gioco».
Ma resta una trasferta-tabù Mai vittorioso il Taranto in casa del Rende; sei i precedenti di campionato con all'attivo appena tre pareggi (altrettante sono le sconfitte). I rossoblù hanno affrontato i calabresi in tre occasioni in serie C1, una volta nel Campionato Nazionale Dilettante e nelle ultime due occasioni nel torneo di C2. La prima sfida tra le due squadre va in scena allo stadio «San Vito» di Cosenza, anziché al «Marco Lorenzon», il 23 maggio 1982: 1-0 per i calabresi con una rete su rigore di Mauro al 76'. Tre pareggi nei successivi tre confronti e tutti per 1-1. Il 10 aprile 1983 passa in vantaggio il Taranto con Chimenti, poi pareggia Massarini al 50'. Anche il 19 febbraio 1984 sono i rossoblù a passare in vantaggio con il gol di Formoso al 24', mentre i padroni di casa pareggiano cinque minuti dopo su rigore con Gregorio Mauro (due anni prima il centrocampista calabrese era andato a segno sempre dal dischetto). Il 25 aprile 1999 le due squadre si affrontano sul campo neutro di Acri; ancora una volta Taranto in gol per primo al 76' con Mancuso, poi al 78' pareggia Pucciano. 3-2 per i calabresi il 24 aprile 2005 con le reti di Silvestri al 25', Prete al 30', Occhiuzzi al 63', Deleonardis al 65' e Novello all'84'. Ancora un k.o. contro i calabresi il 23 aprile scorso: 1-0 con la rete di Riolo all'80'. I rossoblù nell'occasione subivano la prima sconfitta esterna della gestione Papagni durante la quale avevano raccolto cinque vittorie consecutive in trasferta: il 29 gennaio scorso 2-1 contro l'Igea Virtus (doppietta di Deflorio), il 12 febbraio 1-0 ad Andria (gol di De Liguori), il 26 febbraio 1-0 a Modica (autogol di Ettori), il 26 marzo 2-1 a Latina (Deflorio e Mancini i marcatori rossoblù) ed il 9 aprile 1-0 a Potenza (ancora una rete di Deflorio). Quello contro il Rende sarà il 13° spareggio giocato dal Taranto in trasferta; attualmente il bilancio è di quattro successi per i rossoblù, tre pareggi e sei sconfitte. L'ultimo spareggio esterno vinto risale al 5 giugno 2005 ed era valido per i playout salvezza: Ragusa-Taranto 1-2 (doppietta di Malagnino) con i rossoblu che condannavano i siciliani alla retrocessione in serie D. Le altre tre vittorie risalgono tutte al girone finale del campionato di serie C 1934-35, valido per la promozione in Serie B: 16 giugno 1935, Andrea Doria-Taranto 1-4; 30 giugno 1935, Acciaierie e Ferrovie Lombarde Falck-Taranto 0-2; 14 luglio 1935, Palmese-Taranto 0-2 per rinuncia. Il Taranto chiudeva in testa il girone ed accedeva per la prima volta al torneo cadetto. di Franco Valdevies
Taranto, primo assalto alla C1 La parola passa al campo. Alle 16 il Taranto scende al "San Vito" di Cosenza per affrontare a domicilio il Rende per la gara d'andata della finalissima dei playoff per l'ingresso in C1. Il match è difficile, dai risvolti imprevedibili. I calabresi sono dotati di un gioco scarno ma essenziale. Si difendono anche con nove uomini, ma quando attaccano lo fanno con cinque-sei uomini. Occhiuzzi e Riolo, lungo gli esterni, sono due "spine" nel fianco della difesa avversaria; Galantucci, specialmente sotto misura, è capace di colpire. Qualche neo lo hanno in difesa dal momento che hanno incassato, al "Lorenzon", 16 gol. Non sono pochi. Deflorio e compagni dovranno affrontare l'impegno con grande concentrazione, determinazione, cattiveria agonistica ed aiuto reciproco. Papagni ha dovuto fare i conti con l'emergenza sin dalla gara di Latina (infortunio a Manoni) del 26 marzo scorso, ma non si è mai lamentato. Ha sempre tirato avanti per non compromettere l'equilibrio e la sicurezza del gruppo. Persino la contrattura al quadricipite, capitata fra capo e collo a Pastore ieri l'altro, non lo ha scosso più di tanto. Lo ha confortato il dott. Petrocelli il quale gli ha detto: «Ho tenuto a riposo il ragazzo per due giorni (neppure ieri si è allenato, n.d.r.) proprio per farlo recuperare del tutto. Sente un lieve dolore soltanto a freddo; ma quando il muscolo è caldo, non accusa alcunché». La formazione, dunque, è confermata. Gori in porta; Micallo, Pastore, Prosperi, Manni in difesa; Catania, Bussi, Mancini, De Liguori; Di Domenico e Deflorio. Come previsto, circa 3000 tifosi seguiranno in massa i propri beniamini al «San Vito». Forse qualcosina in più dal momento che diversi giungeranno direttamente in Calabria dal centro-nord. Chi percorrerà prima la 106 e, poi, la Salerno-Reggio Calabria dovrà uscire, per disposizione della Questura di Cosenza (altro importante servizio d'ordine organizzato) al secondo casello di Cosenza (il primo è Cosenza Nord da non considerare). Ci sarà un ampio parcheggio custodito. Il tifo dovrà essere incessante ma corretto. Soprattutto vanno evitate le eventuali provocazioni. di Giuseppe Dimito
Taranto, altri 300 biglietti Oggi arriveranno in città altri 300 biglietti di curva. Per intenderci quelli che hanno il costo di 8 euro. È stato il Taranto a chiederli considerata la "sete" della tifoseria rossoblù di essere presente al "San Vito" di Cosenza per il match d'andata (ore 16) con il Rende valido per la promozione in C1. A tal proposito va ricordato che i primi 1200 tagliandi di curva si sono immediatamente esauriti al loro apparire giovedì scorso e che coloro che ne sono in possesso, per decisione del Prefetto di Cosenza, saranno sistemati nella tribuna scoperta, nella zona "B" dell'impianto. Per quanto riguarda i restanti 1700 di tribuna coperta, al prezzo di 20 euro, se ne sono già venduti un migliaio circa. C'è tempo fino a alle ore 18 di questa sera per acquistarli per cui bisogna darsi da fare per partire per il capoluogo calabrese con in tasca il prezioso ticket. Per completare il quadro c'è da dire che giungeranno in Calabria anche numerosi tifosi rossoblù provenienti da Roma, Siena, Perugia, Bologna e, persino, da Cuneo ed Alessandria. Il presidente Blasi punta a vincere innanzitutto la partita.... del tifo in maniera tale da consentire a Deflorio e compagni di avere alle spalle un incoraggiamento decisamente superiore a quello dei rendesi (i supporters di casa non dovrebbero superare quota 1200). La squadra, dal canto suo, ha proseguito ieri pomeriggio la preparazione. Catania si è regolarmente allenato con il gruppo dissipando i dubbi alimentati a causa della botta al ginocchio subita domenica scorso contro il Melfi. È rimasto a riposo soltanto Pastore, ma solo a titolo precauzionale. Il forte centrale sarà in campo domani pomeriggio. L'undici anti-Rende, dunque, è fatto. Con il 4-4-2 scenderanno in campo: Gori; Micallo, Pastore, Prosperi, Manni; Catania, Bussi, Mancini, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. Rispetto a domenica scorsa Papagni farà due soli innesti rispetto alla formazione scesa in campo contro il Melfi considerata l'indisponibilità di Mortari (infortunio) ed Ambrosi (squalificato). I prescelti sono Micallo e Di Domenico anche se per quest'ultimo non si tratta proprio di sostituzione avendo giocato per quasi tutto il campionato. Stamattina è prevista la rifinitura dopo l'intera rosa, che sarà completata dal giovane Troccoli e che conterà sulla presenza di Mortari, partirà per la Calabria. di Giuseppe Dimito
Rende cerca la concentrazione Le vicende legate allo stadio "Marco Lorenzon", vietato dal prefetto di Cosenza per motivi di ordine pubblico, hanno quasi rischiato di far passare in secondo piano l'importanza della gara. Rende e Taranto, invece, domani si giocano la promozione, i sacrifici di tutta una stagione. Certo, vedersi "sfrattati" dal proprio terreno ha creato malumore nella dirigenza biancorossa. Ancora di più tra i calciatori, che adesso sono costretti a riparare in uno stadio non loro, seppure il "San Vito" di Cosenza li faccia sentire a casa. E' sul rettangolo verde della città bruzia, infatti, che si disputerà domani la prima delle finali-playoff, tra due compagini arrivate fino in fondo a furia di sacrifici, meritando il posto raggiunto in classifica. La decisione congiunta Prefettura-Lega non poteva, dunque, lasciare indifferente la compagine calabrese. E se il portiere Ambrosi punta i piedi, «Una scelta assurda, così ci penalizzano», l'attaccante Roberto Occhiuzzi usa toni più concilianti: «Cercheremo di restare concentrati e fare la nostra gara». Bando alle polemiche, insomma. Alle porte bussa un impegno troppo importante, che ha mandato letteralmente in visibilio la tifoseria, imbronciata anch'essa, comunque, per la bocciatura del Lorenzon. Ieri il gruppo ha lavorato solo al mattino, pensando esclusivamente a scaricare la tensione accumulata in questi giorni. Silipo, però, aveva avuto modo di saggiare le condizioni della squadra giovedì durante l'amichevole disputata insieme alla Berretti, proprio al San Vito, per prendere confidenza con il campo. E il tecnico ha lasciato intuire quale potrebbe essere la formazione titolare che sfiderà il Taranto. Salvo ripensamenti, dovrebbe ricalcare quella di domenica scorsa, la stessa che ha battuto la Pro Vasto in semifinale. L'unica novità si annida in difesa, dove Moschella è chiamato a sostituire lo squalificato Altomare. Assente anche D'Agostino per lo stesso motivo. Il resto della rosa è a disposizione del mister, intento a non cambiare modulo, seguendo, pertanto, la strada battuta finora. Stamattina, per la seduta di rifinitura, la squadra tornerà al San Vito, mentre ieri i ragazzi hanno effettuato la preparazione al Lorenzon. Il pubblico biancorosso è pronto a trasferirsi in massa allo stadio cosentino. Prenderà posto nella tribuna numerata, ma anche nel settore sottostante. I tifosi del Taranto, invece, per come concordato, saranno assiepati nella tribuna B, sia coperta che scoperta. Ne sono previsti circa tremila, rispettando il numero dei tagliandi concessi alla società ionica. di Salvatore Summaria
«Niente calcoli» È una settimana diversa dalle precedenti, addolcita dall'impresa compiuta domenica scorsa e priva delle polemiche vissute nella lunga vigilia della doppia sfida contro il Melfi. Non ci sono tensioni, c'è una partita da preparare soltanto sul rettangolo di gioco. Buon punto di partenza: il Taranto, finora, ha dimostrato sul campo di valere più del suo avversario. «È la nostra arma migliore e cercheremo di sfruttarla anche nella doppia finale. C'è, poi, il vantaggio della classifica da non trascurare: ci è servito per eliminare il Melfi e potrebbe nuovamente tornarci utile». Aldo Papagni esprime concetti lineari. E guida la squadra verso la prima partita che potrebbe valere la promozione in C1. «Non facciamo caso alle "lamentele" che giungono dalla Calabria. Ci siamo cascati una volta, non capiterà più. Abbiamo compiuto un'impresa (è cosi che Papagni definisce il passaggio del turno, ndr), ma ho già detto ai ragazzi che di quella partita dovrà rimanerci soltanto la determinazione con cui siamo scesi in campo. Poi azzeriamo tutto e ricordiamoci che di fronte troveremo un altro avversario. Non pensiamo di aver già vinto: dovremo disputare due ottime prestazioni prima di poter tagliare il traguardo». Il Rende è una squadra diversa dal Melfi: nei numeri che identificano un modulo (i biancorossi giocano con il 4-5-1 in fase di non possesso) e nell'atteggiamento tattico con cui si dispongono. «Sono più propensi a difendere e a ripartire negli spazi che restano scoperti. E possono contare su un organico ricco di elementi di qualità: Alfieri ha vinto un campionato di C1, Riolo è uno dei migliori esterni della categoria, Galantucci ha siglato 17 reti in campionato pur essendo un centrocampista offensivo». La formazione è praticamente fatta. Nessun dubbio da sciogliere, soltanto certezze. «Rispetto a domenica scorsa ci mancheranno anche Mortari e Ambrosi. Ma il valore del gruppo mi fa stare tranquillo: rientreranno Micallo e Di Domenico, anche Catania dovrebbe recuperare dal piccolo malanno al ginocchio. La condizione generale è quasi ottimale, fortificata dall'entusiasmo maturato dopo la rimonta compiuta». Rende-Taranto andrà in scena a Cosenza. La decisione ufficiale è stata comunicata ieri, poco prima che la squadra scendesse in campo per disputare il consueto test in famiglia di metà settimana. «La scelta dello stadio è secondaria. Era prioritario, invece, garantire ai nostri tifosi di poter seguire la partita. Abbiamo avuto 3000 tagliandi e, come ho già detto domenica scorsa, il loro sostegno potrà esser decisivo». di Fabio Di Todaro
Di Domenico a tempo pieno È praticamente fatta la formazione del Taranto che dopodomani affronterà il Rende al "San Vito" di Cosenza. Del resto la ristrettezza della rosa offre solo qualche alternativa a mister Papagni. In porta ci sarà Ghigo Gori (il ragazzo tarantino finora ha dimostrato sicurezza). La linea difensiva sarà formata da Micallo (sostituirà l'infortunato Mortari), Pastore, Prosperi, Manni. In mezzo agiranno Catania, Bussi, Mancini, De Liguori. In avanti Di Domenico (ritornerà ad essere il terminale offensivo) e bomber Deflorio. È quanto è emerso dalla partitella in famiglia disputata sotto una pioggia battente ieri pomeriggio. Mortari e Caccavale sono rimasti a riposo. L'esterno ha ancora il ginocchio destro un po' gonfio. È stato visitato dal dott. Petrocelli il quale ha deciso di fargli effettuare l'ecografia lunedì prossimo. Caccavale, invece, continua a curarsi a Terni. Catania ha girato ancora a parte, ma sta decisamente meglio. Papagni lo ha tenuto solo prudenzialmente lontano dalla partitella, ma sulla sua presenza dopodomani a Cosenza non ci dovrebbero essere dubbi. Questi gli schieramenti. Nel primo tempo, durato 32', sono stati schierati in maglia azzurra Gori, Micallo, Pastore, Prosperi, Manni; Mignogna, Mancini, Bussi, De Liguori; Di Domenico, Deflorio; ed in quella fucsia: Gentili, Martinelli, Silvestri, Capone, Friuli; Malagnino, Troccoli, Larosa, Rucco, Skhjiezi; Ambrosi. Per la cronaca è finita 0-0. Nella ripresa, durata 14' perchè la pioggia si era fatta ancora più fitta ed insistente, Papagni ha schierato questi uomini fra i titolari: Gentili (Lucaselli), Micallo, Pastore, Prosperi, Manni; Malagnino, Mancini, Bussi, Larosa, De Liguori; Deflorio. Sul fronte opposto, invece, c'erano: Gori, Martinelli, Silvestri, Capone, Friuli; Rucco, Albano, Troccoli, Mignogna; Di Domenico, Ambrosi. È finita 1-1 con reti di Larosa e Mignogna. Sono stati proprio i due marcatori a mettersi particolarmente in evidenza. Entrambi hanno mostrato che, in caso di necessità durante il match, potranno essere utili. Oggi penultimo allenamento settimanale. Domani mattina rifinitura e partenza per il ritiro in Calabria. di Giuseppe Dimito
In vendita i 2900 tagliandi La scorta dei 2900 biglietti destinati ai tifosi tarantini è stata distribuita ieri sera dopo l'okay ricevuto dall'ispettore di Lega giunto in società. I 1200 tagliandi da 8 euro sono già tutti esauriti. Restano, pertanto, da essere venduti i 1700 da 20 euro i cui titolari saranno al coperto a differenza degli altri. Il tempo a disposizione è poco (scadrà improrogabilmente domani sera intorno alle ore 18). Bisognerà, dunque, affrettarsi per evitare di restarne senza. Va ricordato che il presidente Blasi, lunedì scorso a Firenze nella sede della Lega di serie C, s'impegnò personalmente affinchè l'intero stock dei biglietti destinati al Taranto venisse venduto. Papagni ed i giocatori rossoblù contano parecchio sull'incitamento dei propri sostenitori. Il secondo impegno preso dal massimo dirigente rossoblù è stato quello di assicurare l'assoluta disciplina di coloro che saranno presenti al «San Vito». Val la pena ricordare che lo "Iacovone" resta diffidato e che, dopo il match esterno di Melfi, la società è stata fortemente multata (30mila euro) per gli incidenti che erano avvenuti verso la fine del primo tempo e che sono costati parecchio: 7 arresti (con conseguente diffida per tre anni). di Giuseppe Dimito
È ufficiale: si gioca a Cosenza È ufficiale. La gara d'andata della finale playoff Rende-Taranto non si giocherà al Marco Lorenzon. Ieri pomeriggio la conferma. In pratica il presidente della Lega di C, Mario Macalli, ha preso atto dell'ordinanza del Prefetto di Cosenza, Bruno Sbordone, che il giorno precedente aveva vietato, appunto, lo svolgimento della partita allo stadio Lorenzon, adducendo tale decisione a motivi di ordine pubblico. L'altra notizia ufficiale è che il match verrà disputato al San Vito di Cosenza, sempre per volontà dello stesso presidente Macalli. La società biancorossa ha ingoiato a malincuore questa scelta. Il ds del Rende, Massimo Mirabelli, si era detto pronto a ritirare la squadra, dimettendosi dall'incarico. Non aveva affatto condiviso la decisione espressa dal Prefetto, supportata anche dalla Questura cittadina. Ieri, invece, il dietrofront, dopo un vertice al Comune con gli emissari della Lega, per decidere pure quanti biglietti far recapitare alla società pugliese. Se, cioè, darne altri rispetto ai 2.900 già concessi al club tarantino e che la Ticket One ha provveduto a stampare. Il capitolo tagliandi potrebbe, dunque, esaurirsi a quella cifra. I tifosi ospiti prenderanno posto in Tribuna B, mentre quelli del Rende saranno dirottati nella numerata. Le due curve, invece, resteranno chiuse, anche perché buona parte della Nord era interdetta al pubblico, in quanto non rispondeva alle norme di sicurezza varate dall'ex ministro dell'interno, Giuseppe Pisanu. Attualmente, infatti, la capienza dello stadio San Vito si ferma a 9.900 presenze. In tutto questo marasma il gruppo seguita, comunque, ad allenarsi, pur se tale situazione sta pesando e non poco sulla concentrazione dei ragazzi. Per incominciare a prendere confidenza con il terreno del San Vito (evidentemente si era intuito quale sarebbe stato il verdetto finale) il Rende ieri ha lavorato sul rettangolo di gioco dello stadio cosentino, affrontando la Berretti. Match terminato 7-1, ovviamente a favore dei grandi, con tripletta di Galantucci, più le reti di Riolo, Trocini, Novello e Covelli. In gol per i giovani biancorossi Caputo. Silipo è rimasto soddisfatto del test. Il tecnico rendese ha fornito indicazioni ben precise in merito all'undici anti-Taranto. L'unica novità è rappresentata dalla presenza di Moschella, intento a sostituire lo squalificato Altomare. Tra i sicuri assenti anche il centrocampista D'Agostino, che si è beccato due giornate di stop dopo la manata rifilata domenica scorsa a un difensore della Pro Vasto. Oggi il gruppo torna a lavorare al Lorenzon, mentre domani mattina rifinitura al San Vito. di Salvatore Summaria
Rende-Taranto non ha ancora uno stadio Bocciato il "Marco Lorenzon" per la finale playoff Rende-Taranto. Quando ieri sera la società biancorossa ha ricevuto il comunicato della Prefettura, dopo un vertice del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto, Bruno Sbordone, alla presenza delle Forze di Polizia, della Lega nazionale e del Coni, i dirigenti del club calabrese sono andati su tutte le furie. Vogliono addirittura ritirare la squadra, senza fargli disputare la finale. «Non ci sembra giusto - commentava il direttore sportivo, Massimo Mirabelli - che dopo tanti sacrifici la partita più importante della stagione dobbiamo giocarla altrove». La decisione del Prefetto è scaturita dopo la segnalazione pervenuta dalla Questura, che parlava di un «consistente afflusso di tifosi da Taranto, sulla base della notizia diffusa lunedì scorso in merito alla disponibilità di biglietti per 3000 spettatori ospiti, mentre il Lorenzon può contenere in tutto 2532». Per tali motivi, connessi ai rischi che sarebbero potuti derivare sul piano della sicurezza, il Prefetto ha disposto il divieto dell'incontro presso lo stadio di Rende, incaricando la Lega a individuare altro impianto. «Non ci interessa ? replicano da via Fratelli Bandiera ? o il Lorenzon o niente». E dire che il sopralluogo effettuato in mattinata al campo di calcio di via Fratelli Bandiera era risultato positivo. Tanto il delegato Coni che l'amministrazione comunale avevano espresso parere favorevole, considerando lo stadio in perfetta linea con le normative richieste dalla Lega. Ispezione compiuta da un delegato del Coni, appunto, più un rappresentante della Questura, il comandante dei carabinieri di Rende, il sindaco, Emilio Chiappetta, il tenente dei Vigili Urbani, Pietro Stellato, un funzionario dei Vigili del Fuoco, una squadra di tecnici comunali, la dirigente dell'Asl, Rosanna Labonia, e Ferdinando Biafora, rappresentante sindacale. Intanto Mirabelli usa il pugno duro. «Vogliamo inscenare una protesta eclatante - spiega - così che il messaggio arrivi forte in ogni parte d'Italia. Riteniamo tale decisione ingiusta. Abbiamo costruito le nostre fortune al Lorenzon ed è qui che vogliamo giocare la finale, altrimenti non ci presenteremo all'incontro». Quello che succederà nelle prossime ore è difficile immaginarlo. Le sedi alternative sono: Cosenza (ma la sua disponibilità non sembra garantita), Catanzaro e Crotone. Oggi la squadra avrebbe dovuto disputare un'amichevole per preparare anche tatticamente la sfida con il Taranto. Alla luce di quanto successo, però, le faccende calcistiche sono destinata a passare in secondo piano. di Salvatore Summaria
Ludi, uno stopper in crisi d'identità
Il club "Tifo è Amicizia 1991", l'associazione culturale «il Granaio», la libreria Dickens, presentano oggi il libro di Pippo Russo «Il mio nome è Nedo Ludi». Il romanzo racconta, attraverso il suo protagonista, uno stopper vecchio stampo, la trasformazione tattica che ha subito il calcio a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90. Più precisamente, mette a fuoco, il passaggio epocale dalla marcatura a uomo alla zona. Ricco di suggestioni, non solo calcistiche, il libro, si presta a molteplici chiavi di lettura, tra le quali, per la sua attualità, brilla la trasformazione commerciale del calcio, allora ancora in embrione. Pippo Russo insegna Sociologia all'Università di Firenze. Saggista e corsivista, scrive attualmente su "Il Messaggero" e su "L'Unità". Collabora con la rivista GQ e il sito www.indiscreto.it. In passato ha scritto per il Corriere della Sera e il Manifesto. Ha pubblicato di recente "Pallonate. Tic, eccessi e strafalcioni del giornalismo sportivo", "Sport e società" e "L'invasione dell'UltraCalcio". L'appuntamento, aperto al pubblico, è per le ore 20 presso la sala da tè del bar Cubana, in via Acclavio, 62. Oltre l'autore, interverranno la prof.ssa Giulia Galli e il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Fulvio Colucci. Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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