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«Taranto, è la rivincita»
Gianni Simonelli, tecnico dei rossoblu nell'ultima (triste) finale dei playoff spinge la squadra alla vittoria: «Sono convinto: sarà C1. E la città lo merita»

Viene in mente Gianni Simonelli. Perché nell'ultima finale del Taranto lui c'era. Perché quella vigilia corrisponde all'ultimo momento di gioia. Perché quella partita aprì le porte dell'inferno. Gianni Simonelli guidava il Taranto in una partita che non va nemmeno nominata. E' andato via l'estate dopo, portando con sé un'immagine pura, nemmeno impolverata dal tempo. Simonelli, quest'anno, è stato qui vicino: a Martina, diviso tra campo e albergo e in compagnia della solita discrezione. Senza intromissioni, senza invasioni di campo sul filo dell'amarcord. Chiederlo è quasi una forzatura, che riesce. Una premessa, un saluto, qualche parola fuori nastro. E, poi, le frasi a metà tra il ricordo e quello che accadrà tra pochi giorni: «Provo da tempo a non pensare più a quella partita, cerco di dimenticare quella finale. E, a dir la verità, non sto pensando molto alla finale del Taranto. Ma qui c'è un'altra ragione: non ci penso perché per me è quasi scontata la promozione. Sono sicuro che il Taranto ce la farà. Qualcuno dirà che il calcio è imprevedibile, che c'è sempre l'episodio in agguato... sono chiacchiere: io credo molto nel Taranto». Simonelli ha il tono uguale a quattro anni fa. Non ha perso l'humour intelligente né l'incedere garbato. Al massimo ha perso qualche parola. Ne dice, se possibile, meno di prima. E quasi si ammutolisce quando si passa dalla finale che sarà alla finale che è stata: «Quello per me è stato forse il più grande dolore nella mia vita professionale: è stato un colpo molto pesante, una mazzata troppo forte. Mi sforzo di rimuoverla, forse un po' l'ho fatto». Ogni parola pesa tonnellate. Simonelli sillaba i pensieri. Pensa, parla, torna a pensare. Parla: «Di un'altra cosa sono convinto: che ci sarà tanta gente, che dagli spalti arriverà molto calore. In questo momento ripenso a quello che pensavo allora: ogni volta che scendevo in campo, nel nostro campo, pensavo che ce l'avremmo fatta. Nell'ultima partita qualcosa era cambiato per tutti: c'era un'aria così pesante, non c'era il solito entusiasmo, non c'era la solita festa. C'era una cappa di piombo sullo stadio, su tutti, mi mancava la stessa convinzione della altre partite. Non credo, per fortuna, che domenica sarà la stessa cosa». Ha vissuto un momento decisivo, ma a chi vivrà il suo domenica Simonelli non rivolge parola. Per scelta: «Non dò consigli, non devo darne: chi sta lì sa benissimo cosa fare». La casa di Saviano è il suo ambiente ideale. Simonelli si rilassa, dopo aver vissuto di stress. Dopo un campionato difficile a Martina, dopo aver provato la paura e poi aver avviato un cammino trionfale che, per poco, non sfociava nei playoff. Una parentesi intensa. Così intensa da non avergli dato il tempo di conoscere, in nessun modo, la nuova veste del Taranto. Sembra curioso, in realtà è Simonelli: «Non ho letto i giornali, non ho visto la tv: seguivo solo i risultati la domenica. Dentro di me, però, sono rimasto legato alla città, alla tifoseria, allo stadio». Qualcosa, poi, il professore dice. Ma è “cultura” personale: «Conosco Papagni: è un tecnico molto bravo. E conosco qualche giocatore, per averlo avuto o per fama: ovviamente conosco Pastore e De Liguori, che erano con me a Taranto. Conosco Deflorio, naturalmente. Ambrosi c'è ancora? Lui è bravo, mi spiace abbia avuto problemi». Il pensiero fa il giro. E torna al punto di partenza. Improvvisamente questa partita sembra una rivincita: «Per me non può esserlo: la rivincita per la finale persa dovrei prenderla personalmente. Ma al Tarantio auguro con tutto il cuore di vincere. E di risalire, di tornare ai fasti di un tempo, di tornare a gioire. E' un augurio vero. Perché, parliamoci chiaro, non è la C2 il posto del Taranto. E, forse, non è nemmeno la C1». A questo punto, la C1 merita un'analisi. Perché Simonelli l'ha vissuta, recentemente, più del Taranto. E può descriverla: «E' diventato un ottimo campionato, con squadre davvero molto forti: l'unica debole, quest'anno, era il Chieti, ma le altre erano tutte di un buon livello. E' un campionato difficile, ma comunque all'altezza di una città come Taranto. Anche di questo Taranto: ci sono giocatori in organico che negli anni hanno fatto la differenza anche in C1». Simonelli non sarà a Taranto, per la partita. Conoscendolo, è normale. Chiederlo rimane legittimo: «No, non ci sarò: non c'è un motivo specifico per cui io debba esserci». Sarà a casa: «Ma tiferò per il Taranto: questo è fuori discussione. Però preferisco farlo da solo, non in mezzo alla gente. E' un evento, questa finale, che non mi appartiene, ma che allo stesso tempo sento, quantomeno, in forma riservata. Allora tifo in compagnia di me stesso». Mettiamola così: Simonelli torna a Taranto (la battuta ferma il discorso: «a fare due passi...», poi si riprende) per dare un consiglio solo. Per dire cosa bisogna fare per vincere: «Putroppo non lo posso dire». Non cambia mai: «Posso dire al massimo quello che non serve: la frenesia, l'ansia di vincere. E i pensieri. Bisogna essere concentrati sul presente e su null'altro». Rimane un velo di nostalgia, i saluti, l'ultimo fotogramma di un anno straordinario con un finale dannato: «Quell'anno è stato bello anche dal punto di vista climatico, c'era un tempo splendido e io, che apprezzo il caldo, stavo benissimo piace. Mi mancano molte cose a dir la verità: l'albergo, lo stadio, i momenti belli. Ricordo molto, ricordo molti: voglio ancora ringraziare tutti i collaboratori per quello che abbiamo fatto insieme. E, magari, mi scuso con loro se, pur stando a Martina, non mi sono fatto sentire: quando lavoro sono un po' come un eremita, mi isolo. Ma Aldo Scardino, Santino Simone, Gnuro, Domenico Di Napoli e tanti altri che non sono riuscito a salutare, continuo a ricordarli con piacere. Li porto nel cuore: è giusto che lo sappiano. Sarebbe bello che vincano anche loro: sarei felice. Per loro sì che questa può essere una rivincita. E lo sarebbe anche per De Liguori e Pastore, che hanno vissuto quel giorno bruttissimo. Anche a loro auguro di vincere. Con il cuore». di Fulvio Paglialunga07 giugno 2006

Ecco la febbre rossoblu
La capienza ridotta dello stadio ha contribuito a gonfiare l'attesa dei supporters

E' febbre autentica. Vera. Chiamarla “caccia al biglietto”, ormai, è un concetto riduttivo. I tagliandi arriveranno alle tradizionali rivendite soltanto stamattina: ma il numero di richieste già ricevuto dagli esercenti è stupefacente. Migliaia di tifosi hanno domandato, nel corso delle ultime ore, notizie su come e quando acquistare i ticket di ingresso. Taranto-Rende non è una partita come le altre: lo si sapeva da tempo, ma quanto sta succedendo nel corso delle ultime ore ha superato ogni previsione ottimistica. La finalissima dello “Iacovone” è l'Evento: la gara che, secondo molti, può rappresentare l'inizio di una nuova era per il calcio rossoblu. Anche la vigilia del tristemente celebre Taranto-Catania di quattro anni fa rischia di impallidire al confronto: si respira un'aria diversa, meno carica di tensione e preoccupazioni, ricca di fiducia e convinzione. Tutti sognano di riagguantare la C1 perduta, tutti sono convinti di potercela fare. Anche la capienza ridotta dello stadio tarantino rispetto agli anni passati (15450, in ossequio ai dettami del decreto Pisanu) ha contribuito a gonfiare l'attesa dei supporters: quasi una “sindrome di accaparramento”, nessuno vuole rischiare di perdere il tagliando per assistere alla partita con i calabresi. Fare previsioni, a questo punto, rasenta la scontatezza: il Taranto metterà a disposizione 15050 biglietti (400 sono stati destinati alla compagine ospite). Ma i settori più popolari rischano di essere esauriti nell'arco di poche ore (soprattutto i biglietti di curva). Giova ricordare i prezzi degli ingressi per la “partitissima”: 8 euro per la curva nord, 10 per la gradinata, 20 per la curva, 50 per la tribuna. Ma Taranto-Rende non è soltanto una questione da tifosi, da appassionati, da “maniaci” del calcio. L'appuntamento di domenica prossima sta coinvolgendo l'intera città: molte strade, soprattutto nel centro cittadino, sono state ornate dei colori rossoblu. Scene quasi dimenticate: bandiere ripescate nei cassetti e sfoderate nuovamente sui balconi, striscioni e tante, tante bancarelle ricche di gadget (non ufficiali). Per quelli targati Taranto Sport l'attenzione è altrettanto elevata: non solo caccia al biglietto, dunque, ma anche caccia al braccialetto e alla maglietta griffata con il fortunato slogan “Son tarantino e me ne vanto”. La t-shirt celebrativa della finalissima, voluta dal presidente Gigi Blasi e fatta stampare in 5000 esemplari, è già un oggetto di culto. Prima ancora che inizi la distribuzione (contestuale alla vendita dei biglietti). Sarebbe necessaria, probabilmente, una quantità almeno doppia: i punti-vendita dei biglietti hanno dovuto fronteggiare, pertanto, una doppia ondata di curiosi. Si sono aggiunti gli aficionados della maglietta con il cuore rossoblu sul petto (disponibile, in varie misure, al costo di sette euro). L'attività organizzativa della società di via Umbria procede senza scossoni: negli uffici si lavora alacremente per garantire la perfetta riuscita dello spettacolo domenicale. Nella serata di ieri il direttore generale Vittorio Galigani ha accolto l'ispettore di Lega, il dottor Pasquale Milella, che ha provveduto ai primi atti ufficiali (compresa l'apertura del pacco contenente i biglietti per la partita, stampati dalla Ticket One). Non è ancora tutto pronto, ma c'è già una certezza: Taranto-Rende sarà una partita da ricordare. di Leo Spalluto07 giugno 2006

L'euforia giusta, ma da controllare

Il difficile è questo. Tenersi l'euforia e controllarla, gestire la voglia, governare la frenesia. Il pareggio è oro, ma non è tutto. E' una parte della missione, che verrà compiuta solo arrivando in fondo. Ma è un pari ricco, per il vantaggio psicologico e, soprattutto, per quanto ha detto. Il Taranto è vivo, ancora. Ha forza da esprimere e da dimostrare, ha uomini in grado di fare l'ultimo passo. Soprattutto uomini, anche solo quelli rimasti. Perché il pareggio di Cosenza vale di più calcolando i sei assenti, le correzioni forzate, le defezioni improvvise, le scelte obbligate. Perché il risultato è arrivato alla fine di una partita che il Taranto poteva gestire (di fatto) con quattordici uomini, perché chi è stato a lungo riserva ha giocato da titolare vero. Prosperi e Bussi, ancora. Malagnino, pure. Ma anche - forse soprattutto - Mignogna.
E' la sintesi che incoraggia, lo spunto di riflessione. C'è stato il solito Taranto, domenica. La squadra che tiene il campo e controlla l'andamento, che gestisce i ritmi e si affaccia solo nell'attimo che serve. La squadra bella e concreta, paziente e violenta. Anche sciupona, anche sventurata. Ma mai oltre le proprie forze, ma in campo in modo sragionato. Un progetto vero, un gruppo autentico. Che non cambia con le assenze, che rimane uguale con i cambi. Una squadra con una mano certa e ferma. Una squadra che sa come muoversi. Che soffre, ma chiude. Che non corre ma riparte. Che ha sempre qualcosa da dire, con singoli che conservano l'ispirazione e che, spesso, valgono di più del diretto avversario. C'è stato solo un attimo di pausa, ma non c'è stata mai la sensazione che la partita stessa sfuggendo di mano. Perché Papagni ha dato una forma e una mentalità alla squadra, perché l'ha resa matura e consapevole. Perché era chiaro che servisse tempo per bucare un avversario organizzato, sistematicamente raccolto sotto la linea della palla, deciso più a rompere che a costruire. 

Il Taranto ha fatto la partita, il Rende l'ha subita: nulla di nuovo rispetto alle previsioni. L'inconveniente è il gol: unica, imperdonabile, distrazione. Un calcio d'angolo non seguito, qualche marcatura saltata, un momento di disattenzione. Recuperato poi, con qualche affanno per segnare ma con nessuna evidente sofferenza. Ecco perché il Taranto merita la promozione: perché ha tutti gli strumenti di chi deve vincere, ha le contromosse giusto anche per gli imprevisti, perché ha uomini che possono alternarsi, ha infortuni da potersi concedere come lusso estremo. 
Merita il Taranto (inteso come squadra e chi l'ha costruita), ma meritano anche Papagni e la gente. Merita, cioè, un tecnico che non si smarrisce, che indovina le mosse durante ma, soprattutto, prima: non sbagliando la preparazione psicologica, studiando ogni momento, correggendo, spostando, incitando. Non c'è una mossa sbagliata dopo lo schiaffo di Melfi. Non c'è un giorno sprecato, non c'è un pensiero fuori posto. Ci sono solo lodi da distribuire, applausi sinceri e evitabili raccomandazioni: Papagni sa che mentalmente il pareggio può diventare una trappola. E saprà anche dire come evitarla. 
Merita, anche, gente capace di spostare il fattore campo. Gente in viaggio, gente colorata e calorosa. Gente che sente la partita sulla pelle e che, come una gaudiosa premonizione, alza la voce poco prima del gol, spingendo idealmente il pallone in rete, partecipando alla gioia, partecipando all'azione. Manca poco perché ognuno si prenda quello che merita. Niente scherzi: non è finita. di Fulvio Paglialunga
06 giugno 2006

I sei giorni di Papagni
«Manca poco alla C1, ma non è finita. Il pubblico ci darà energia»

Papagni, quanto manca alla C1?
«Mancano sei giorni e una partita di grande spessore ancora da fare. Abbiamo fatto un passo in avanti, ma abbiamo il compito di completare il cammino. Ed è un compito arduo. Ci manca l'ultimo sforzo: sono contento di farlo di fronte al nostro pubblico: sarà l'energia in più».
Quanto vale, però, il gol di Pastore?
«Vale tantissimo. Vale un'enormità, perché per tutta una serie di motivazioni è venuto al momento opportuno. Intanto ci pone in una situazione di vantaggio, anche minimo ma comunque vantaggio. E poi perché dal punto di vista psicologico poteva essere pericoloso perdere una partita che non meritavamo di perdere. Sul campo avevamo dimostrato altro rispetto al risultato di quel momento. Pastore ha fatto giustizia».
Ma, prima, si è rischiato il tracollo: il Rende ha colpito una traversa dopo il gol...
«E' il calcio: è emozioni, nervi, momenti propizi o sfavorevoli. Anche noi, ad esempio, potevamo fare qualcosa in più sul'1-1. Se, però, si sommano le occasioni, il pareggio è giusto. E noi siamo contenti di quanto abbiamo prodotto».
Sul gol di Galantucci qualcosa non ha funzionato...
«Sono un po' arrabbiato, infatti: siamo stati ingenui e non è da noi. Sulle situazioni di non possesso quasi sempre attenti, conoscevamo le loro mosse sui calci piazzati. Ne abbiamo parlato a fine primo tempo, ne abbiamo parlato a fine partita, ne riparleremo ancora. Ma il mea culpa lo abbiamo già recitato: sappiamo dove abbiamo sbagliato. Non ci ripeteremo».
Ma dentro la partita c'è stato molto Taranto...
«Per come ci siamo presentati il pareggio già ci rende felici: perché non abbiamo rubato nulla, perché abbiamo fatto la partita. Soprattutto nella prima mezz'ora: abbiamo giocato bene, abbiamo avuto un buon approccio, figlio anche di una buona preparazione. C'era la tensione giusta. E poi quando entri in campo e vedi i tuoi tifosi che riempiono la tribuna acquisti sicurezza, ti senti un leone».
Una squadra che vince senza sette giocatori che squadra è?
«E' una squadra che ha messo al primo posto il concetto di gruppo, di aiuto reciproco, di sofferenza. Tutti partecipano alle difficoltà e alle gioie, anche quelli che si allenano in settimana e, poi, magari, giocano poco. E' la vittoria del concetto di squadra, di un concetto condiviso da ognuno di noi: senza non si va da nessuna parte».
Bussi, Prosperi, Malagnino, Mignogna: la prima finale è stata vinta con chi, in campionato, ha giocato poco...
«E' la dimostrazione di un organico valido: credo che poche squadre avrebbero potuto fare una prestazione del genere con tanti giocatori importanti fuori. Bussi, Prosperi, Malagnino e Mignogna hanno atteso il loro momento e sono stati titolari o quasi nelle partite di playoff: significa molto, per me»,
Cosa cambia il pareggio nell'ottica della partita di ritorno?
«Non deve cambiare assolutamente niente: del pareggio e della prestazione dobbiamo prendere atto. Ma dobbiamo lavorare con la consapevolezza che serve un'altra grande prestazione, di grande intensità. Tutto è ancora da giocare, tutto è ancora difficile. Ma abbiamo la consapevolezza di potercela fare».
Crede che il Rende, invece, cambierà atteggiamento?
«Non so rispondere, sinceramente. Credo che loro, per struttura e sistema di gioco, siano abituati ad aspettare e ripartire. E più che il Rende, a dir la verità, mi interessa il Taranto»
E il Taranto, allora, come affronterà la partita?
«Noi sappiamo cosa fare quando attacchiamo e quando difendiamo. Il calcio è queste due fasi, non c'è altro: sappiamo che dobbiamo essere aggressivi e attenti in fase di non possesso, sappiamo di avere tanti modi di arrivare a rete, di tenere la palla a terra in fase di possesso. Mi auguro, come ho già detto, di ripetere le prestazioni fatte contro la Nocerina e la Pro Vasto: sono partite in cui non abbiamo segnato, ma la prestazione è di ottimo livello. Se ci confermiamo vinciamo entro il novantesimo».
Dall'esterno si è visto sempre un Papagni equilibrato. La pressione aumenterà anche per lei in questa settimana?
«Credo di no. E' una questione caratteriale: avverto la tensione, ma resto in equilibrio psicologico. Non mi appesantisco. E poi ho la consapevolezza di avere un gruppo eccezionale. E di giocare davanti a uno stadio eccezionale».
Come si gestisce questa settimana?
«La gestione deve passare dalla normalità: l'eccezionalità è Taranto, è l'attesa della città. Ma noi per giocare a calcio dobbiamo fare quello che fanno i calciatori: allenarci, prepararci, pensare alla prestazione. Quello che è fuori dalla norma sono gli spettatori, il calore. Il nostro compito è giocare». di Fulvio Paglialunga06 giugno 2006

Taranto, caccia al biglietto che vale la C1
I tagliandi per la finalissina Taranto-Rende saranno messi in vendita nelle tradizionali rivendite. La società ha fatto stampare 5000 t-shirt celebrative

La caccia al biglietto è già partita: anche se i tagliandi per Taranto-Rende non sono ancora in vendita.
Gli ingressi, infatti, saranno messi a disposizione delle tradizionali rivendite soltanto domattina: il pacco che contiene i biglietti stampati dalla Ticket One è arrivato in città in anticipo, ma per aprirlo bisognerà attendere l'arrivo dell'ispettore di Lega nella sede del club di via Umbria.
Tutto rinviato a domattina, dunque: ma l'attesa è spasmodica. Tutti vogliono raccogliere l'appello lanciato dal presidente Blasi, tutti vogliono essere presenti alla sfida che (d'obbligo gli scongiuri) potrebbe permettere al Taranto di tornare in C1.
Le prime richieste di informazioni sulla vendita dei tagliandi sono iniziate addirittura domenica sera, subito dopo il termine del match con il Rende. Nella giornata di ieri la stessa sorte è toccata ai tradizionali punti-vendita: subissati, sin dal mattino, dalla domande dei tifosi ansiosi di assicurarsi un posto sugli spalti per la finalissima di ritorno.
Necessario chiarire un punto: non ci saranno variazioni per la capienza dello “Iacovone”, ancora ridotta in attesa dei lavori che dovrebbero adeguare la struttura ai requisiti previsti dal decreto-Pisanu.
15450: è la cifra magica, la somma dei biglietti a disposizione degli spettatori. Come contro il Melfi, non uno di più. Ufficiali anche i prezzi dei biglietti: 8 euro per la curva Nord, 10 per la gradinata, 20 per la tribuna scoperta, 50 per la tribuna coperta. Facile il pronostico: i biglietti di curva si esauriranno nell'arco di un paio di giorni, anche le gradinate andranno a ruba. 
L'organizzazione del match, in ogni caso, non crea preoccupazioni allo staff della società rossoblu: in confronto alla partita di ritorno con il Melfi, il controllo dell'ordine pubblico dovrebbe essere nettamente più agevole.
Ai sostenitori calabresi saranno destinati 400 biglietti: quota sicuramente sufficiente ai bisogni della tifoseria ospite. Giovedì mattina un appuntamento in Prefettura tra i rappresentanti delle forze dell'ordine e i dirigenti rossoblu limerà gli ultimi particolari logistici.
Mentre i gruppi organizzati si dedicano allo studio delle coreografie in vista di domenica prossima (in tutti i settori sono previste novità e fantasia), anche il Taranto non è da meno.
Dopo i braccialetti rossoblu marchiati Taranto Sport (in vendita con buoni riscontri nel corso degli ultimi giorni), arriva un'altra iniziativa destinata ad avere successo: il club ionico ha fatto stampare cinquemila t-shirt celebrative per la sfida con il Rende.
Fondo bianco, un cuore rossoblu con all'interno il logo della società e la data del match impressa sulla parte anteriore, la frase Son tarantino e me ne vanto su quella posteriore: le magliette saranno messe in vendita (al costo di sette euro) ovunque potranno essere acquistati i biglietti.
«Invitiamo tutti a venire allo stadio, ci giochiamo tutto in novanta minuti» sottolinea il direttore generale del Taranto, Vittorio Galigani.
«Non abbiamo ancora vinto - prosegue - dobbiamo mantenere la massima concentrazione. Bisogna vincere prima del novantesimo, per evitare ogni problema. Per festeggiare insieme: squadra, pubblico, tifosi». di Leo Spalluto06 giugno 2006

Taranto, la C1 ad un passo
Ottimo pareggio dei rossoblu al “San Vito” di Cosenza contro il Rende nella finale di andata dei playoff. Gli ionici, passati in svantaggio, agguantano l'1-1 con una punizione di Pastore

La traiettoria dolce della punizione indica la strada: la C1 è in fondo, basta non deragliare. La punizione è di Pastore, il tiro è delicato, il pallone rimbalza sul palo interno e finisce in porta: è il pareggio che prima conforta (il gol di Galantucci rischiava di cambiare la storia) e poi esalta (al ritorno basta un altro pari per brindare). E' il pareggio che mette il piano in discesa, che ristabilisce l'equilibrio del campo. Rende-Taranto finisce pari, perché è giusto. Ma è servito sacrificio. E, soprattutto, è servita una partita piena: con il tempo per il rammarico e per la paura, per il calo e per il riassestamento, per l'orgoglio e per i pensieri stupendi. Tutto insieme, tutto esatto: il Taranto, da Cosenza (neutro per disposizione prefettizia) esce in piedi, come doveva. Rimonta un avversario consistente e resiste al voltafaccia della sorte, che elimina prima della partita anche Di Domenico (oltre a Manoni, Mortari, Deleonardis, Martinelli, Caccavale, Ambrosi) per un fastidio al flessore e costringe a un nuovo cambio di copione (dentro Malagnino, Catania seconda punta). 
Una squadra, però, è giusta quando sa come muoversi anche in assenza dei soliti volti, quando dribbla le lamentele e discute sul campo. Quando fa la partita in ogni momento, facendole seguire il ritmo. Il Taranto esegue, senza distrazioni e grossi timori. E, inevitabilmente, c'è più rossoblu sul campo (e anche sugli spalti), c'è una manovra maggiormente funzionale. C'è una traccia, chiara: comanda il Taranto, che ha discreti movimenti senza palla (il 4-4-2 gira) e circolazione stretta. Il Rende (4-5-1) attende la partita, invece. Raccogliendosi sotto la linea della palla, occupando un campo più largo dell'abituale (la lontananza del Lorenzon un po' disorienta) e affidando l'offesa un po' al caso. I movimenti sono corretti: Occhiuzzi e Riolo si allargano, il centrocampista che non è impiegato nella costruzione (Scarnato o Alfieri) si alza. La manovra è frettolosa: spesso partono tiri troppo leggeri e da troppo lontano. 
La differenza tra le impostazioni è nella profondità della fase offensiva. Il Taranto è incisivo subito. Bastano sette minuti: Catania vede il taglio di Deflorio, il capitano da sinistra rientra (superando Braca) e, di destro, colpisce la traversa. Oppure otto: Prosperi tira con forza su angolo di Mancini, ma trova David sulla sua strada. Non è un monologo, ma un evidente controllo delle operazioni. Il gruppo di Papagni non esagera: attacca senza troppi uomini, badando alla solidità. Ma attacca, dando al Rende qualche brivido (31', esterno destro debole di Malagnino, dentro l'area) e lasciando solo le ripartenze, disinnescate dal senso tattico di Bussi o dal tempismo di Prosperi e Pastore. Non è previsto il gol, ma arriva. Dalla parte sbagliata: un corner di Occhiuzzi a destra (33'), un sinistro violento di Riolo e una deviazione lieve e decisiva di Galantucci, di spalle alla porta. Il Taranto non si frappone, incassando. E sbandando poco dopo: Galantucci (44') devia di testa un cross di Scarnato e colpisce la traversa, mettendo paura e dando una illusoria legittimità al vantaggio. Prontamente ridiscussa, però. Da Mancini (47'), che si inserisce tra Braca e il portiere e tocca al volo un pallone vagante, colpendo un'altra traversa. Utile, quantomeno, per non girare la boa con una inaspettata sensazione di inferiorità. 
C'è un'altra ripresa, però. Con meno ritmo e, quindi, meno materiale da taccuino. Diventa una questione di nervi: il Taranto doma i suoi e quelli del Rende, controlla anche moralmente la partita. Ma non riesce a prendersela. Protesta (5', Catania va giù in area dopo un contatto con Braca), si cautela (26', Gori si tuffa su un colpo di testa di Braca, forse comunque fuori). E, poi, si corregge: le fasce sono ferme, centrocampo e attacco sono distanti, Mignogna al posto di Catania è la mossa giusta. Mancini passa tra le linee (i rossoblu sono 4-4-1-1) e la manovra ritrova continuità. Un tiro di Riolo (32') e uno di Galantucci (33') sono gli ultimi colpi rimasti al Rende. Pastore, invece, ha ancora in canna la punizione gaudente (procurata da Mignogna). Segna, esulta, rende giustizia alla prova collettiva, riequilibra i meriti con classe. Silipo cambia (dentro Novelli e Trocini, è 4-3-1-2), Papagni prima si rafforza in mezzo (Mancini arretra: 4-5-1), poi deve forzare (crampi per De Liguori, dentro Capone: 5-4-1). Tutti cambiano, i movimenti si confondono, il risultato resta uguale: 1-1. A domenica prossima. di Fulvio Paglialunga05 giugno 2006

«Fiero della mia squadra»
La felicità del presidente del Taranto, Blasi: «Venti minuti eccezionali, poi il calo: ma il pareggio è meritato. Adesso voglio lo Iacovone pieno: sarà una grande festa»

Prima di stringere mani e ricevere pacche stringe i denti. 
Si emoziona: manca solo un passo per la festa. Gigi Blasi è così: non nasconde niente. Un presidente di vetro: se dentro c'è gioia o rabbia si vede. E non c'è nemmeno bisogno di chiederlo. Un uomo che spera, un uomo felice: Blasi è stato nel settore dei tifosi, a vivere gli umori della gente, a contagiare con il suo. A cantare, pure: «Sì, ho cantato anche io: non lo nascondo». Perché questo è un buon pareggio. E, logicamente, va celebrato: «Un risultato giusto, ma anche sofferto. Sembrava una domenica stregata, all'inizio: noi giocavamo e non riuscivamo a segnare. Avevamo anche preso una traversa, eravamo andati sotto al primo tiro dei nostri avversari. Brutti segnali in una grande partita: i primi venti minuti dei nostri sono stati perfetti». Il presidente va a braccio: dice gli argomenti che gli passano, saltando da una telecamera a un taccuino. Seguirlo è fatica pura: «La squadra mi è piaciuta molto: ha avuto un calo nella parte centrale, ma credo fosse anche logico. Però la partenza intensa, la forza del gruppo e il numero di occasioni create bastano per dire che il risultato è meritato». 
L'esperienza da ultrà travestito da presidente. Dopo quella (di domenica scorsa) di presidente travestito da ultrà. Nuova, se non altro: «Nuova, ma anche bellissimo. Ho visto da vicino il nostro grande pubblico, ho sentito il calore della gente. Ero con loro, ero come loro. E ho sentito un grande affetto, ho toccato con mano la passione vera: dopo il gol del pareggio la loro passione mi ha stritolato. Quasi un'aggressione. Bonaria, s'intende». La gioia è contenuta per quanto riesce. Ma la faccia di Blasi è quella di chi respira dopo una lunga apnea: «Credetemi: alla seconda traversa mi sono preoccupato. Ho pensato che non fosse la nostra giornata, che stesse accadendo qualcosa di inaspettato. Anche il gol subito mi ha fatto preoccupare: perché sapevamo che sui calci d'angolo dovevamo prestare attenzione e, invece, abbiamo concesso spazio. E, per finiti, ho temuto che la squadra, passata in vantaggio, potesse aver perso la testa: il Rende ha colpito un'altra traversa, potevamo vacillare. Invece abbiamo tenuto. E ci siamo meritati un premio». Altra pausa, altri pensieri da snocciolare. Alcuni uguali («Ho visto venti minuti da grande squadra, bellissimi»), altri inediti. Perché non ci si può adagiare quando di fronte c'è Blasi. Ecco l'elogio del gruppo: «Ci hanno messo grande impegno, ci credono: non possiamo deludere chi sogna, in questo momento. E non possiamo nemmeno uccidere i nostri sogni. Tutti vogliamo la C1 e tutti cerchiamo di ottenerla: stiamo viaggiando insieme. E, insieme, possiamo festeggiare se saremo bravi anche a Taranto». La squadra ha tenuto. Allo svantaggio e all'emergenza. Alla fine i disponibili erano sedici, compreso il giovanissimo Rucco. Si chiama emergenza, ma si può anche superare: «La squadra ha dato una grande dimostrazione di determinazione, ha fatto vedere il proprio carattere, ha messo sul campo la propria fedeltà. E sulla fedeltà voglio battere: questa squadra merita di chiamarsi Taranto. Lotta, si sacrifica: sono fiero di questi uomini». 
L'orgoglio deborda. Sembra uscire dal personaggio. Blasi è (legittimamente) gonfio: sente l'obiettivo, vorrebbe giocare tra poche ore. Deve aspettare, ancora. Ma, intanto, tiene tutti in tensione. Perché i cali sono pericolosi: «Per me il pareggio è un ottimo risultato. Ma è anche un risultato rischioso: non possiamo adagiarci, non possiamo permetterci di pensare al vantaggio che abbiamo. E' vero: ci bastano due risultati su tre. Io, però, ho paura del calcio: è fatto di episodi, di momenti che non ti aspetti. Pensate alla partita di ritorno con il Melfi: abbiamo attaccato per novanta minuti e non riuscivamo a sbloccarci. Magari capitava un pallone per sbaglio agli altri e segnavano. No, non possiamo stare tranquilli. L'ho detto anche ai giocatori, a fine partita: giusto sentirsi felici, ma giusto anche pensare che domenica prossima la C1 è tutta da conquistare». Blasi ha ancora negli occhi i tremila tifosi che ha visto da vicino. Ha in mente i cori della gente venuta a Cosenza. Prima rivela una promessa: «Ho detto ad alcuni tifosi che domenica, se sarà possibile, starò cinque minuti in Curva, tra gli ultrà: mi sono divertito, mi è piaciuto tanto. Vedi un'altra partita. E la vivi anche diversamente». Poi fa un appello. Forte: «Spero che domenica sia una grande festa. Vorrei vedere lo Iacovone pieno, anche più di quanto ho visto in semifinale. Voglio allo stadio i tarantini che amano il calcio, voglio la gente che ama questa squadra. Abbiamo bisogno di tutti, abbiamo bisogno ancora di calore. Ripeto: abbiamo raccolto un grande pareggio, ma non abbiamo ancora vinto. Per vincere ci serve una grande domenica. Una domenica da Taranto». di Fulvio Paglialunga05 giugno 2006

Papagni: «Manca l'ultimo passo»
«Gli uomini mandati in campo hanno fatto per intero la loro parte»

Il primo passo è stato compiuto ed è anche uno di quelli che può portare lontano. Aldo Papagni, però, non si scompone e abiura ogni discorso trionfalistico. Analizza una gara che lo ha soddisfatto in pieno, nonostante i differenti piani progettati in settimana. La partita da giocare era un'altra: l'infortunio dell'ultimo momento (Di Domenico out per un risentimento ai flessori) gli ha imposto ben altro spartito. Lo spaesamento motivato dal ridotto organico si è frantumato in un'interpretazione di gara ottimale e convincente. Papagni sorride, non solo per il risultato conclusivo che avvicina palesemente alla C1. «Il Taranto ha compiuto una buona prestazione - esordisce con il suo solito tono di voce cadenzato - Malgrado fossimo in piena emergenza, abbiamo fatto la nostra partita, scendendo in campo con la convinzione di giocarci una gara a viso aperto. Non abbiamo aspettato il Rende, non ci siamo limitati a difenderci. Credo che, anche per il pubblico sugli spalti, sia stata una sfida gradevole da ammirare». Soprattutto nella prima frazione di gioco, il Taranto è stato dentro la contesa, manovrandola a piacimento e conducendo le iniziative più pericolose. Una espressione di personalità che l'allenatore rossoblu richiedeva. «Siamo stati tonici e gli uomini mandati in campo hanno fatto per intero la loro parte. Molto spesso ripeto gli stessi concetti e lo farò anche in questo caso. Il Taranto può contare su una rosa ampia che dà ampie garanzie. Posso citare non solo chi è sceso in campo dal primo minuto, ma anche coloro che sono entrati nella ripresa come Mignogna, Larosa e Capone nelle ultime battute. Anche loro tre mi sono piaciuti per la determinazione che hanno saputo mettere sul terreno di gioco»
Il calcio sa mietere i suoi paradossi, anche nella tempistica dei gol. Il Rende lo ha fatto quando non lo meritava; il Taranto ha trovato la punizione del sospirato pari in un frangente di molto cuore, ma di poca lucidità offensiva. «Il calcio è anche questo - si trincera Papagni - Noi abbiamo fatto venti minuti di grande calcio, fraseggiando palla a terra e attaccando con diverse soluzioni, specie sulle fasce laterali. Siamo stati bravi a correggere un piano che prevedeva la presenza dal primo minuto di Di Domenico. Il loro gol è arrivato anche grazie ad una nostra ingenuità: sul loro calcio d'angolo ci siamo fatti trovare in inferiorità numerica e abbiamo permesso una conclusione libera a Riolo Fino al loro vantaggio, non potevo rimproverare nulla ai miei giocatori. Nel secondo tempo siamo andati un po' in sofferenza e forse dovevamo gestire meglio le nostre giocate. Gli uomini erano contati e i cambi erano pochi. Malgrado questo, ripeto, i ragazzi che sono entrati nel secondo tempo, hanno fatto per intero il loro dovere». 
La presenza di tremila sostenitori rossoblu rischia di passare in secondo piano. Eppure la spinta vocale si è fatta sentire: un'immanente muraglia rossoblu che ha accompagnato la squadra anche nei momenti più difficili. Papagni fa la parte di chi non si stupisce più di nulla. «Il pubblico? Quando si parla dei tifosi tarantini si rischia di essere ripetitivi. Noi li conosciamo bene e sappiamo con quanto calore e in che numero ci seguono. Sono stati esemplari nel sostenerci dal primo all'ultimo minuto. Ora, insieme a loro, dobbiamo compiere l'ultimo passo verso il successo di stagione». 
Il campionato, infatti, non si ferma a Cosenza. C'è una gara di ritorno da preparare e poi da giocare. Prima di poter architettare qualsiasi strategia, occorrerà fare la conta dei disponibili. Papagni spera, ad esempio, di recuperare qualche elemento. Innanzitutto Di Domenico, il cui problema sofferto nella rifinitura di sabato mattina, dovrebbe rientrare. Torneranno arruolabili Martinelli e Ambrosi che hanno scontato i rispettivi turni di squalifica. E poi, visto che non si getta niente, si proveranno i miracolosi recuperi, come quelli di Mortari o Caccavale. Ma qui siamo nel novero delle ardite speranze. Il Taranto, qualunque sia il materiale umano su cui puntare, non deve pensare di avere la C1 già in tasca. L'esortazione dell'allenatore rossoblu è quanto mai doverosa: «Questo è un risultato che mi soddisfa in pieno, ma questo non ci deve far tenere bassa la guardia. Nella gara di ritorno allo Iacovone non possiamo permetterci di amministrare questo lieve vantaggio. Saranno sette giorni di sacrificio in cui dovremo dare grande attenzione ad ogni particolare. Ci mancano novanta minuti, ma saranno anche gli ultimi di una stagione massacrante. Ecco, le energie residue dobbiamo spenderle domenica prossima. Dovremo attaccare il Rende pensando a vincere la partita. Ci vorrà intelligenza e un Taranto all'altezza, come del resto lo è sempre stato nelle partite decisive. Non diamo per finiti i nostri avversari. Sono un buon complesso e con un ottimo impianto di gioco. Ci sarà da sudare, lo posso assicurare». di Luigi Carrieri05 giugno 2006

Ma resta una trasferta-tabù

Mai vittorioso il Taranto in casa del Rende; sei i precedenti di campionato con all'attivo appena tre pareggi (altrettante sono le sconfitte). I rossoblù hanno affrontato i calabresi in tre occasioni in serie C1, una volta nel Campionato Nazionale Dilettante e nelle ultime due occasioni nel torneo di C2. La prima sfida tra le due squadre va in scena allo stadio «San Vito» di Cosenza, anziché al «Marco Lorenzon», il 23 maggio 1982: 1-0 per i calabresi con una rete su rigore di Mauro al 76'. Tre pareggi nei successivi tre confronti e tutti per 1-1. Il 10 aprile 1983 passa in vantaggio il Taranto con Chimenti, poi pareggia Massarini al 50'. Anche il 19 febbraio 1984 sono i rossoblù a passare in vantaggio con il gol di Formoso al 24', mentre i padroni di casa pareggiano cinque minuti dopo su rigore con Gregorio Mauro (due anni prima il centrocampista calabrese era andato a segno sempre dal dischetto). Il 25 aprile 1999 le due squadre si affrontano sul campo neutro di Acri; ancora una volta Taranto in gol per primo al 76' con Mancuso, poi al 78' pareggia Pucciano. 3-2 per i calabresi il 24 aprile 2005 con le reti di Silvestri al 25', Prete al 30', Occhiuzzi al 63', Deleonardis al 65' e Novello all'84'. Ancora un k.o. contro i calabresi il 23 aprile scorso: 1-0 con la rete di Riolo all'80'. I rossoblù nell'occasione subivano la prima sconfitta esterna della gestione Papagni durante la quale avevano raccolto cinque vittorie consecutive in trasferta: il 29 gennaio scorso 2-1 contro l'Igea Virtus (doppietta di Deflorio), il 12 febbraio 1-0 ad Andria (gol di De Liguori), il 26 febbraio 1-0 a Modica (autogol di Ettori), il 26 marzo 2-1 a Latina (Deflorio e Mancini i marcatori rossoblù) ed il 9 aprile 1-0 a Potenza (ancora una rete di Deflorio). Quello contro il Rende sarà il 13° spareggio giocato dal Taranto in trasferta; attualmente il bilancio è di quattro successi per i rossoblù, tre pareggi e sei sconfitte. L'ultimo spareggio esterno vinto risale al 5 giugno 2005 ed era valido per i playout salvezza: Ragusa-Taranto 1-2 (doppietta di Malagnino) con i rossoblu che condannavano i siciliani alla retrocessione in serie D. Le altre tre vittorie risalgono tutte al girone finale del campionato di serie C 1934-35, valido per la promozione in Serie B: 16 giugno 1935, Andrea Doria-Taranto 1-4; 30 giugno 1935, Acciaierie e Ferrovie Lombarde Falck-Taranto 0-2; 14 luglio 1935, Palmese-Taranto 0-2 per rinuncia. Il Taranto chiudeva in testa il girone ed accedeva per la prima volta al torneo cadetto. di Franco Valdevies05 giugno 2006

Taranto, primo assalto alla C1
Finale d'andata al "San Vito". Tremila tifosi al seguito

La parola passa al campo. Alle 16 il Taranto scende al "San Vito" di Cosenza per affrontare a domicilio il Rende per la gara d'andata della finalissima dei playoff per l'ingresso in C1. Il match è difficile, dai risvolti imprevedibili. I calabresi sono dotati di un gioco scarno ma essenziale. Si difendono anche con nove uomini, ma quando attaccano lo fanno con cinque-sei uomini. Occhiuzzi e Riolo, lungo gli esterni, sono due "spine" nel fianco della difesa avversaria; Galantucci, specialmente sotto misura, è capace di colpire. Qualche neo lo hanno in difesa dal momento che hanno incassato, al "Lorenzon", 16 gol. Non sono pochi. Deflorio e compagni dovranno affrontare l'impegno con grande concentrazione, determinazione, cattiveria agonistica ed aiuto reciproco. Papagni ha dovuto fare i conti con l'emergenza sin dalla gara di Latina (infortunio a Manoni) del 26 marzo scorso, ma non si è mai lamentato. Ha sempre tirato avanti per non compromettere l'equilibrio e la sicurezza del gruppo. Persino la contrattura al quadricipite, capitata fra capo e collo a Pastore ieri l'altro, non lo ha scosso più di tanto. Lo ha confortato il dott. Petrocelli il quale gli ha detto: «Ho tenuto a riposo il ragazzo per due giorni (neppure ieri si è allenato, n.d.r.) proprio per farlo recuperare del tutto. Sente un lieve dolore soltanto a freddo; ma quando il muscolo è caldo, non accusa alcunché». La formazione, dunque, è confermata. Gori in porta; Micallo, Pastore, Prosperi, Manni in difesa; Catania, Bussi, Mancini, De Liguori; Di Domenico e Deflorio. Come previsto, circa 3000 tifosi seguiranno in massa i propri beniamini al «San Vito». Forse qualcosina in più dal momento che diversi giungeranno direttamente in Calabria dal centro-nord. Chi percorrerà prima la 106 e, poi, la Salerno-Reggio Calabria dovrà uscire, per disposizione della Questura di Cosenza (altro importante servizio d'ordine organizzato) al secondo casello di Cosenza (il primo è Cosenza Nord da non considerare). Ci sarà un ampio parcheggio custodito. Il tifo dovrà essere incessante ma corretto. Soprattutto vanno evitate le eventuali provocazioni. di Giuseppe Dimito04 giugno 2006

Taranto, altri 300 biglietti
Sono tagliandi da 8 euro. Oggi la partenza per il ritiro

Oggi arriveranno in città altri 300 biglietti di curva. Per intenderci quelli che hanno il costo di 8 euro. È stato il Taranto a chiederli considerata la "sete" della tifoseria rossoblù di essere presente al "San Vito" di Cosenza per il match d'andata (ore 16) con il Rende valido per la promozione in C1. A tal proposito va ricordato che i primi 1200 tagliandi di curva si sono immediatamente esauriti al loro apparire giovedì scorso e che coloro che ne sono in possesso, per decisione del Prefetto di Cosenza, saranno sistemati nella tribuna scoperta, nella zona "B" dell'impianto. Per quanto riguarda i restanti 1700 di tribuna coperta, al prezzo di 20 euro, se ne sono già venduti un migliaio circa. C'è tempo fino a alle ore 18 di questa sera per acquistarli per cui bisogna darsi da fare per partire per il capoluogo calabrese con in tasca il prezioso ticket. Per completare il quadro c'è da dire che giungeranno in Calabria anche numerosi tifosi rossoblù provenienti da Roma, Siena, Perugia, Bologna e, persino, da Cuneo ed Alessandria. Il presidente Blasi punta a vincere innanzitutto la partita.... del tifo in maniera tale da consentire a Deflorio e compagni di avere alle spalle un incoraggiamento decisamente superiore a quello dei rendesi (i supporters di casa non dovrebbero superare quota 1200). La squadra, dal canto suo, ha proseguito ieri pomeriggio la preparazione. Catania si è regolarmente allenato con il gruppo dissipando i dubbi alimentati a causa della botta al ginocchio subita domenica scorso contro il Melfi. È rimasto a riposo soltanto Pastore, ma solo a titolo precauzionale. Il forte centrale sarà in campo domani pomeriggio. L'undici anti-Rende, dunque, è fatto. Con il 4-4-2 scenderanno in campo: Gori; Micallo, Pastore, Prosperi, Manni; Catania, Bussi, Mancini, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. Rispetto a domenica scorsa Papagni farà due soli innesti rispetto alla formazione scesa in campo contro il Melfi considerata l'indisponibilità di Mortari (infortunio) ed Ambrosi (squalificato). I prescelti sono Micallo e Di Domenico anche se per quest'ultimo non si tratta proprio di sostituzione avendo giocato per quasi tutto il campionato. Stamattina è prevista la rifinitura dopo l'intera rosa, che sarà completata dal giovane Troccoli e che conterà sulla presenza di Mortari, partirà per la Calabria. di Giuseppe Dimito03 giugno 2006

Rende cerca la concentrazione
«Ma il S.Vito non è il Lorenzon». Ambrosi: «Scelta assurda». Occhiuzzi: «Meglio non pensarci». In difesa giocherà Moschella al posto dello squalificato Altomare

Le vicende legate allo stadio "Marco Lorenzon", vietato dal prefetto di Cosenza per motivi di ordine pubblico, hanno quasi rischiato di far passare in secondo piano l'importanza della gara. Rende e Taranto, invece, domani si giocano la promozione, i sacrifici di tutta una stagione. Certo, vedersi "sfrattati" dal proprio terreno ha creato malumore nella dirigenza biancorossa. Ancora di più tra i calciatori, che adesso sono costretti a riparare in uno stadio non loro, seppure il "San Vito" di Cosenza li faccia sentire a casa. E' sul rettangolo verde della città bruzia, infatti, che si disputerà domani la prima delle finali-playoff, tra due compagini arrivate fino in fondo a furia di sacrifici, meritando il posto raggiunto in classifica. La decisione congiunta Prefettura-Lega non poteva, dunque, lasciare indifferente la compagine calabrese. E se il portiere Ambrosi punta i piedi, «Una scelta assurda, così ci penalizzano», l'attaccante Roberto Occhiuzzi usa toni più concilianti: «Cercheremo di restare concentrati e fare la nostra gara». Bando alle polemiche, insomma. Alle porte bussa un impegno troppo importante, che ha mandato letteralmente in visibilio la tifoseria, imbronciata anch'essa, comunque, per la bocciatura del Lorenzon. Ieri il gruppo ha lavorato solo al mattino, pensando esclusivamente a scaricare la tensione accumulata in questi giorni. Silipo, però, aveva avuto modo di saggiare le condizioni della squadra giovedì durante l'amichevole disputata insieme alla Berretti, proprio al San Vito, per prendere confidenza con il campo. E il tecnico ha lasciato intuire quale potrebbe essere la formazione titolare che sfiderà il Taranto. Salvo ripensamenti, dovrebbe ricalcare quella di domenica scorsa, la stessa che ha battuto la Pro Vasto in semifinale. L'unica novità si annida in difesa, dove Moschella è chiamato a sostituire lo squalificato Altomare. Assente anche D'Agostino per lo stesso motivo. Il resto della rosa è a disposizione del mister, intento a non cambiare modulo, seguendo, pertanto, la strada battuta finora. Stamattina, per la seduta di rifinitura, la squadra tornerà al San Vito, mentre ieri i ragazzi hanno effettuato la preparazione al Lorenzon. Il pubblico biancorosso è pronto a trasferirsi in massa allo stadio cosentino. Prenderà posto nella tribuna numerata, ma anche nel settore sottostante. I tifosi del Taranto, invece, per come concordato, saranno assiepati nella tribuna B, sia coperta che scoperta. Ne sono previsti circa tremila, rispettando il numero dei tagliandi concessi alla società ionica. di Salvatore Summaria03 giugno 2006

«Niente calcoli»
L'allenatore: «Dimentichiamo Melfi». «Il Rende gioca un calcio diverso, più difensivo. Ed ha elementi di assoluto valore come Alfieri, Riolo e il bomber Galantucci»

È una settimana diversa dalle precedenti, addolcita dall'impresa compiuta domenica scorsa e priva delle polemiche vissute nella lunga vigilia della doppia sfida contro il Melfi. Non ci sono tensioni, c'è una partita da preparare soltanto sul rettangolo di gioco. Buon punto di partenza: il Taranto, finora, ha dimostrato sul campo di valere più del suo avversario. «È la nostra arma migliore e cercheremo di sfruttarla anche nella doppia finale. C'è, poi, il vantaggio della classifica da non trascurare: ci è servito per eliminare il Melfi e potrebbe nuovamente tornarci utile». Aldo Papagni esprime concetti lineari. E guida la squadra verso la prima partita che potrebbe valere la promozione in C1. «Non facciamo caso alle "lamentele" che giungono dalla Calabria. Ci siamo cascati una volta, non capiterà più. Abbiamo compiuto un'impresa (è cosi che Papagni definisce il passaggio del turno, ndr), ma ho già detto ai ragazzi che di quella partita dovrà rimanerci soltanto la determinazione con cui siamo scesi in campo. Poi azzeriamo tutto e ricordiamoci che di fronte troveremo un altro avversario. Non pensiamo di aver già vinto: dovremo disputare due ottime prestazioni prima di poter tagliare il traguardo». Il Rende è una squadra diversa dal Melfi: nei numeri che identificano un modulo (i biancorossi giocano con il 4-5-1 in fase di non possesso) e nell'atteggiamento tattico con cui si dispongono. «Sono più propensi a difendere e a ripartire negli spazi che restano scoperti. E possono contare su un organico ricco di elementi di qualità: Alfieri ha vinto un campionato di C1, Riolo è uno dei migliori esterni della categoria, Galantucci ha siglato 17 reti in campionato pur essendo un centrocampista offensivo». La formazione è praticamente fatta. Nessun dubbio da sciogliere, soltanto certezze. «Rispetto a domenica scorsa ci mancheranno anche Mortari e Ambrosi. Ma il valore del gruppo mi fa stare tranquillo: rientreranno Micallo e Di Domenico, anche Catania dovrebbe recuperare dal piccolo malanno al ginocchio. La condizione generale è quasi ottimale, fortificata dall'entusiasmo maturato dopo la rimonta compiuta». Rende-Taranto andrà in scena a Cosenza. La decisione ufficiale è stata comunicata ieri, poco prima che la squadra scendesse in campo per disputare il consueto test in famiglia di metà settimana. «La scelta dello stadio è secondaria. Era prioritario, invece, garantire ai nostri tifosi di poter seguire la partita. Abbiamo avuto 3000 tagliandi e, come ho già detto domenica scorsa, il loro sostegno potrà esser decisivo». di Fabio Di Todaro02 giugno 2006

Di Domenico a tempo pieno
Si ricompone il tandem con Deflorio. Torna Micallo

È praticamente fatta la formazione del Taranto che dopodomani affronterà il Rende al "San Vito" di Cosenza. Del resto la ristrettezza della rosa offre solo qualche alternativa a mister Papagni. In porta ci sarà Ghigo Gori (il ragazzo tarantino finora ha dimostrato sicurezza). La linea difensiva sarà formata da Micallo (sostituirà l'infortunato Mortari), Pastore, Prosperi, Manni. In mezzo agiranno Catania, Bussi, Mancini, De Liguori. In avanti Di Domenico (ritornerà ad essere il terminale offensivo) e bomber Deflorio. È quanto è emerso dalla partitella in famiglia disputata sotto una pioggia battente ieri pomeriggio. Mortari e Caccavale sono rimasti a riposo. L'esterno ha ancora il ginocchio destro un po' gonfio. È stato visitato dal dott. Petrocelli il quale ha deciso di fargli effettuare l'ecografia lunedì prossimo. Caccavale, invece, continua a curarsi a Terni. Catania ha girato ancora a parte, ma sta decisamente meglio. Papagni lo ha tenuto solo prudenzialmente lontano dalla partitella, ma sulla sua presenza dopodomani a Cosenza non ci dovrebbero essere dubbi. Questi gli schieramenti. Nel primo tempo, durato 32', sono stati schierati in maglia azzurra Gori, Micallo, Pastore, Prosperi, Manni; Mignogna, Mancini, Bussi, De Liguori; Di Domenico, Deflorio; ed in quella fucsia: Gentili, Martinelli, Silvestri, Capone, Friuli; Malagnino, Troccoli, Larosa, Rucco, Skhjiezi; Ambrosi. Per la cronaca è finita 0-0. Nella ripresa, durata 14' perchè la pioggia si era fatta ancora più fitta ed insistente, Papagni ha schierato questi uomini fra i titolari: Gentili (Lucaselli), Micallo, Pastore, Prosperi, Manni; Malagnino, Mancini, Bussi, Larosa, De Liguori; Deflorio. Sul fronte opposto, invece, c'erano: Gori, Martinelli, Silvestri, Capone, Friuli; Rucco, Albano, Troccoli, Mignogna; Di Domenico, Ambrosi. È finita 1-1 con reti di Larosa e Mignogna. Sono stati proprio i due marcatori a mettersi particolarmente in evidenza. Entrambi hanno mostrato che, in caso di necessità durante il match, potranno essere utili. Oggi penultimo allenamento settimanale. Domani mattina rifinitura e partenza per il ritiro in Calabria. di Giuseppe Dimito02 giugno 2006

In vendita i 2900 tagliandi
Sono già esauriti i biglietti da 8 euro

La scorta dei 2900 biglietti destinati ai tifosi tarantini è stata distribuita ieri sera dopo l'okay ricevuto dall'ispettore di Lega giunto in società. I 1200 tagliandi da 8 euro sono già tutti esauriti. Restano, pertanto, da essere venduti i 1700 da 20 euro i cui titolari saranno al coperto a differenza degli altri. Il tempo a disposizione è poco (scadrà improrogabilmente domani sera intorno alle ore 18). Bisognerà, dunque, affrettarsi per evitare di restarne senza. Va ricordato che il presidente Blasi, lunedì scorso a Firenze nella sede della Lega di serie C, s'impegnò personalmente affinchè l'intero stock dei biglietti destinati al Taranto venisse venduto. Papagni ed i giocatori rossoblù contano parecchio sull'incitamento dei propri sostenitori. Il secondo impegno preso dal massimo dirigente rossoblù è stato quello di assicurare l'assoluta disciplina di coloro che saranno presenti al «San Vito». Val la pena ricordare che lo "Iacovone" resta diffidato e che, dopo il match esterno di Melfi, la società è stata fortemente multata (30mila euro) per gli incidenti che erano avvenuti verso la fine del primo tempo e che sono costati parecchio: 7 arresti (con conseguente diffida per tre anni). di Giuseppe Dimito02 giugno 2006

È ufficiale: si gioca a Cosenza 
I tifosi tarantini in tribuna "B". Ieri pomeriggio la formazione di Silipo ha provato il terreno del "San Vito", affrontando la Berretti. Il test si è chiuso col risultato di 7-1 per i biancorossi. Tripletta di Galantucci

È ufficiale. La gara d'andata della finale playoff Rende-Taranto non si giocherà al Marco Lorenzon. Ieri pomeriggio la conferma. In pratica il presidente della Lega di C, Mario Macalli, ha preso atto dell'ordinanza del Prefetto di Cosenza, Bruno Sbordone, che il giorno precedente aveva vietato, appunto, lo svolgimento della partita allo stadio Lorenzon, adducendo tale decisione a motivi di ordine pubblico. L'altra notizia ufficiale è che il match verrà disputato al San Vito di Cosenza, sempre per volontà dello stesso presidente Macalli. La società biancorossa ha ingoiato a malincuore questa scelta. Il ds del Rende, Massimo Mirabelli, si era detto pronto a ritirare la squadra, dimettendosi dall'incarico. Non aveva affatto condiviso la decisione espressa dal Prefetto, supportata anche dalla Questura cittadina. Ieri, invece, il dietrofront, dopo un vertice al Comune con gli emissari della Lega, per decidere pure quanti biglietti far recapitare alla società pugliese. Se, cioè, darne altri rispetto ai 2.900 già concessi al club tarantino e che la Ticket One ha provveduto a stampare. Il capitolo tagliandi potrebbe, dunque, esaurirsi a quella cifra. I tifosi ospiti prenderanno posto in Tribuna B, mentre quelli del Rende saranno dirottati nella numerata. Le due curve, invece, resteranno chiuse, anche perché buona parte della Nord era interdetta al pubblico, in quanto non rispondeva alle norme di sicurezza varate dall'ex ministro dell'interno, Giuseppe Pisanu. Attualmente, infatti, la capienza dello stadio San Vito si ferma a 9.900 presenze. In tutto questo marasma il gruppo seguita, comunque, ad allenarsi, pur se tale situazione sta pesando e non poco sulla concentrazione dei ragazzi. Per incominciare a prendere confidenza con il terreno del San Vito (evidentemente si era intuito quale sarebbe stato il verdetto finale) il Rende ieri ha lavorato sul rettangolo di gioco dello stadio cosentino, affrontando la Berretti. Match terminato 7-1, ovviamente a favore dei grandi, con tripletta di Galantucci, più le reti di Riolo, Trocini, Novello e Covelli. In gol per i giovani biancorossi Caputo. Silipo è rimasto soddisfatto del test. Il tecnico rendese ha fornito indicazioni ben precise in merito all'undici anti-Taranto. L'unica novità è rappresentata dalla presenza di Moschella, intento a sostituire lo squalificato Altomare. Tra i sicuri assenti anche il centrocampista D'Agostino, che si è beccato due giornate di stop dopo la manata rifilata domenica scorsa a un difensore della Pro Vasto. Oggi il gruppo torna a lavorare al Lorenzon, mentre domani mattina rifinitura al San Vito. di Salvatore Summaria02 giugno 2006

Rende-Taranto non ha ancora uno stadio
Finale a rischio dopo il vertice istituzionale di ieri sera e la clamorosa protesta del club biancorosso. Si potrebbe giocare a Cosenza, Catanzaro o Crotone. Il prefetto dice no all'utilizzo del Lorenzon. La società calabrese: «E noi non giochiamo»

Bocciato il "Marco Lorenzon" per la finale playoff Rende-Taranto. Quando ieri sera la società biancorossa ha ricevuto il comunicato della Prefettura, dopo un vertice del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto, Bruno Sbordone, alla presenza delle Forze di Polizia, della Lega nazionale e del Coni, i dirigenti del club calabrese sono andati su tutte le furie. Vogliono addirittura ritirare la squadra, senza fargli disputare la finale. «Non ci sembra giusto - commentava il direttore sportivo, Massimo Mirabelli - che dopo tanti sacrifici la partita più importante della stagione dobbiamo giocarla altrove». La decisione del Prefetto è scaturita dopo la segnalazione pervenuta dalla Questura, che parlava di un «consistente afflusso di tifosi da Taranto, sulla base della notizia diffusa lunedì scorso in merito alla disponibilità di biglietti per 3000 spettatori ospiti, mentre il Lorenzon può contenere in tutto 2532». Per tali motivi, connessi ai rischi che sarebbero potuti derivare sul piano della sicurezza, il Prefetto ha disposto il divieto dell'incontro presso lo stadio di Rende, incaricando la Lega a individuare altro impianto. «Non ci interessa ? replicano da via Fratelli Bandiera ? o il Lorenzon o niente». E dire che il sopralluogo effettuato in mattinata al campo di calcio di via Fratelli Bandiera era risultato positivo. Tanto il delegato Coni che l'amministrazione comunale avevano espresso parere favorevole, considerando lo stadio in perfetta linea con le normative richieste dalla Lega. Ispezione compiuta da un delegato del Coni, appunto, più un rappresentante della Questura, il comandante dei carabinieri di Rende, il sindaco, Emilio Chiappetta, il tenente dei Vigili Urbani, Pietro Stellato, un funzionario dei Vigili del Fuoco, una squadra di tecnici comunali, la dirigente dell'Asl, Rosanna Labonia, e Ferdinando Biafora, rappresentante sindacale. Intanto Mirabelli usa il pugno duro. «Vogliamo inscenare una protesta eclatante - spiega - così che il messaggio arrivi forte in ogni parte d'Italia. Riteniamo tale decisione ingiusta. Abbiamo costruito le nostre fortune al Lorenzon ed è qui che vogliamo giocare la finale, altrimenti non ci presenteremo all'incontro». Quello che succederà nelle prossime ore è difficile immaginarlo. Le sedi alternative sono: Cosenza (ma la sua disponibilità non sembra garantita), Catanzaro e Crotone. Oggi la squadra avrebbe dovuto disputare un'amichevole per preparare anche tatticamente la sfida con il Taranto. Alla luce di quanto successo, però, le faccende calcistiche sono destinata a passare in secondo piano. di Salvatore Summaria01 giugno 2006

Ludi, uno stopper in crisi d'identità
Il libro di Pippo Russo a "Tifo è Amicizia"

Il club "Tifo è Amicizia 1991", l'associazione culturale «il Granaio», la libreria Dickens, presentano oggi il libro di Pippo Russo «Il mio nome è Nedo Ludi». Il romanzo racconta, attraverso il suo protagonista, uno stopper vecchio stampo, la trasformazione tattica che ha subito il calcio a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90. Più precisamente, mette a fuoco, il passaggio epocale dalla marcatura a uomo alla zona. Ricco di suggestioni, non solo calcistiche, il libro, si presta a molteplici chiavi di lettura, tra le quali, per la sua attualità, brilla la trasformazione commerciale del calcio, allora ancora in embrione. Pippo Russo insegna Sociologia all'Università di Firenze. Saggista e corsivista, scrive attualmente su "Il Messaggero" e su "L'Unità". Collabora con la rivista GQ e il sito www.indiscreto.it. In passato ha scritto per il Corriere della Sera e il Manifesto. Ha pubblicato di recente "Pallonate. Tic, eccessi e strafalcioni del giornalismo sportivo", "Sport e società" e "L'invasione dell'UltraCalcio". L'appuntamento, aperto al pubblico, è per le ore 20 presso la sala da tè del bar Cubana, in via Acclavio, 62. Oltre l'autore, interverranno la prof.ssa Giulia Galli e il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Fulvio Colucci.01 giugno 2006

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