«Confermerei Papagni»
Luca Evangelisti disegna il Taranto del futuro: «Sul tecnico decide il presidente, Mancini lo teniamo. Questa squadra va rispettata: non ci sarà una rivoluzione»
Luca Evangelisti conosce il calcio. E sa che del calcio fanno parte anche le contestazioni. Ma l'unico giudice è il tempo: quando si vince si ha ragione. Il Taranto ha vinto. Il Taranto che lui, direttore sportivo, ha costruito è in C1.
Evangelisti, questa promozione è una rivincita?
«E' una promozione. Ed è anche mia: devo ringraziare, per questo, il presidente, che mi dato l'opportunità di lavorare a Taranto, credendo in me. Abbiamo iniziato a operare insieme a luglio, fissando degli obiettivi: li abbiamo raggiunto tutti. E abbiamo chiuso la stagione con una promozione e con il bilancio in regola. E' una soddisfazione che conserverò. Non avevo rivincite da prendermi».
Contestato quasi per un'intera stagione, confermato un minuto dopo la C1...
«Le contestazioni esistono da quando esiste il calcio. Sono figlie di un modo comune di pensare: contano i risultati, a qualsiasi latitudine. Ho capito, perfettamente, i tifosi che contestavano: non era possibile replicare in assenza di controprove sul campo. Ma la forza del presidente è stata incredibile. Ha difeso me e Galigani fino all'ultimo: quando crede in qualcuno è così. E tenete presente che poteva mandarmi via in un qualsiasi momento: il nostro contratto è una stretta di mano. Io mi sono fidato di lui, lui si è fidato di me».
Qual è stato il segreto della promozione?
«L'unità di tutti noi: presidente, società, allenatore, giocatori, collaboratori. Abbiamo passato le difficoltà restando insieme: conoscevo la forza di questo gruppo e sapevo che prima o poi sarebbe uscito. Conoscevo Mancini, conoscevo tutti, sapevo che squadra avevamo e che potenziale bisognava tirare fuori. Dico solo, per intenderci, che abbiamo vinto una semifinale senza sette giocatori: altre squadre non avrebbero potuto nemmeno giocare».
Adesso c'è da costruire un altro Taranto...
«L'anno scorso io e Blasi ci siamo seduti uno di fronte all'altro e siamo partiti con un programma chiaro. C'era una squadra che si era appena salvata, ma che non poteva fare molto di più: bisognava smantellarla. Allora abbiamo cominciato a costruire una squadra completamente nuova, che aveva però una buona base anche in caso di promozione. Bisogngava partire da un gruppo solido, da puntellare di volta in volta».
Dove va puntellata, allora, questa squadra?
«Ho la mia idea, ma mi dovete consentire qualche giorno di silenzio. Almeno fino alla festa. Questa squadra va rispettata: parliamo di uomini veri, leali fino in fondo. So cosa fare, ma parlerò con l'allenatore e poi cercheremo di migliorare l'organico che già abbiamo. Almeno l'ottanta per cento dei giocatori rimarrà. Il resto sarà come quest'anno: con giovani e esperti insieme. Ci è anche capitato di trovare giovani più bravi dei giocatori esperti».
Ha detto: “Parlerò con l'allenatore”. Parliamo di Papagni?
«Di Papagni ho già detto quello che penso: ho lavorato sei mesi con lui, ha fatto benissimo. E' un tecnico all'altezza della situazione, un allenatore da Taranto. Per me va riconfermato, ma la decisione definitiva spetta al presidente. E' fatto così: non fa accordi per telefono, vuole guardare negli occhi l'interlocutore, vuole che il suo programma venga condiviso con convinzione. Secondo me non ci saranno problemi: Papagni ha tirato fuori tutto da questo gruppo. I suoi meriti nella promozione sono evidenti».
Cosa le è piaciuto particolarmente del tecnico?
«Mi è piaciuta la sua disponibilità al confronto, la sua capacità di mettere tutti i giocatori sullo stesso piano. Senza sbraitare, ma lavorando con umiltà. La sua forza è questa. Ma la società ha fatto il suo dovere, anche, dandogli carta bianca. Poteva gestire il gruppo come credeva, credo che abbia raggiunto un grande successo personale».
Fiero di aver scoperto Mancini?
«Tutti parlano di Mancini, ma la sua storia va ricostruita: l'anno scorso rimasi impressionato vedendolo giocare a dicembre contro la Pro Sesto, mi aveva impressionato e la scorsa estate, parlando con il suo procuratore Manfredonia, che è anche stato mio direttore sportivo, ne riparlammo. Lo portai subito in ritiro. Manfredonia tentennò, perché partiva senza contratto, ma io dissi che il nostro presidente non firma se non vede. Ora Manuel ha conquistato tutti soprattutto con la dote più grande che possiede: l'umiltà».
Molte squadre lo chiedono, che farete?
«Il ragazzo vuole rimanere a Taranto, perché qui si sta affermando e perché un altro anno di C1 può fargli bene. Non lo cediamo: il presidente ha già rifiutato alcune offerte. E poi noi i giovani bravi li teniamo. E' confermato, non ci sono dubbi: vorremmo anche prolungargli il contratto per altri due-tre anni. E' chiaro che può arrivare in categorie importanti, ma può farlo anche con il Taranto».
Blasi ha parlato di playoff anche nel prossimo campionato...
«Blasi parla sempre di playoff, perché non è mai sazio. Ma la C1 non è facile, è bene dirlo: dobbiamo costruire un organico valido, che potrebbe arrivare ai playoff. Ma non diamo illusioni a nessuno: faremo una squadra competitiva, che consenta di mantenere i conti in ordine, che dia soddisfazioni e che ci faccia andare in B entro due anni. Il presidente vorrebbe vincere pure domani mattina, ma c'è la prova del campo da rispettare»
Ha detto a Blasi, mentre pagava gli ultimi stipendi: “Vorrei farle una foto”...
«Una battuta, ma nemmeno tanto. In tanti anni di calcio non ho mai visto un presidente che due giorni dopo la fine del campionato pagava gli ultimi stipendi. Era davvero da fare una foto-ricordo».
Anche la prossima squadra sarà costruita con i contratti a obiettivo?
«Quella dei contratti a obiettivo è un'idea innovativa: i ragazzi hanno accettato una sfida e vanno ringraziati per questo. Adesso molte società si stanno allineando. Il calcio sta cambiando e noi lo abbiamo capito prima di altri».
La fine del campionato ha ricompattato l'ambiente: è il modo migliore per partire?
«L'ho detto per scherzo, ma in realtà dicevo sul serio: abbiamo vinto il campionato grazie al Melfi. Dopo quella sconfitta, che fu un'umiliazione per tutti, siamo stati colpiti nell'orgoglio e abbiamo reagito da tarantini veri, da gente tenace. Ricompattandoci abbiamo giocato forse la più bella partita che abbia mai visto nei playoff: giocavano tutti, anche i tifosi, persino i fotografi. E poi trentamila persone alla finale, perché per me erano tante, stipate nello stadio, per tre ore sotto l'acqua a tifare... questo patrimonio non dobbiamo bruciarlo: non c'è più scetticismo nei nostri confronti, abbiamo la forza per osare».
C'è qualcosa che non rifarà, programmando questa stagione?
«Quando vinci rifaresti tutto. E' chiaro che durante l'anno ci sono alti e bassi, ma non scarto nulla di questo campionato. E sono pronto a ripetere tutto».
Di cosa, invece, va particolarmente orgoglioso?
«Ho costruito un gruppo di uomini veri, di gente legata alla maglia. Vi faccio un esempio: Caccavale si è rifatto male tre volte pur di provare a giocare. Ma poi potrei parlare di chi durante l'anno non ha giocato e nel momento decisivo si è dimostrato all'altezza, di chi si è fatto male, ma non ha mai abbandonato la squadra, soffrendo a bordo campo. Non dimentico il momento in cui dentro di me si fece largo la paura di aver sbagliato la scelta degli uomini: mi hanno dimostrato che non era così. Non ho mai visto gente a scadenza che rischia la gamba e la carriera pur di vincere. Di questa squadra, di questa promozione, sono orgoglioso». di Fulvio Paglialunga15
giugno 2006
Papagni, il nodo da sciogliere
Si decide il destino del tecnico. Richieste per Pastore, Caccavale, De Liguori, Deflorio e Catania. Sabato l'incontro. Nel mirino Evacuo (Torres) e Pinna (Teramo)
Sabato è il giorno della verità. Si saprà infatti se mister Papagni continuerà ad essere l'allenatore del Taranto oppure se saluterà dopo aver guidato la squadra verso la promozione in C1. Dipenderà dall'esito dell'incontro in calendario con il presidente Blasi, che esporrà i programmi al tecnico di Bisceglie prima di valutare se proseguire o meno il rapporto iniziato lo scorso gennaio. Qualcuno sostiene che le quotazioni di Papagni sono in forte ascesa, la sensazione è che la società si stia guardando intorno alla ricerca di un tecnico che abbia alle spalle un buon curriculum in C1. Difficile se non impossibile arrivare a Ivo Iaconi, indimenticato ex, fresco di promozione in B col Frosinone, società a cui è legato da contratto anche per la prossima stagione; più percorribili, invece, le piste che conducono a Silipo, in partenza da Rende, e Roselli per quasi due stagioni alla guida della Cremonese con cui ha vinto il campionato di C1 (sembra lui il favorito). Per quanto riguarda la squadra, invece, sono piovute richieste per i pezzi pregiati Mancini, Pastore, Caccavale, Deflorio, De Liguori e Catania, che la società è pronta a confermare, ma ci sono buone possibilità che restino in rossoblù anche Gori, Manni, Micallo e Larosa. Sul fronte arrivi tutto per ora è bloccato, in attesa di conoscere il nome del tecnico per la prossima stagione. Ma uno degli obiettivi del Taranto, il difensore di fascia destra Panini della Cavese, si è accasato al Catania. Sul taccuino di Evangelisti sono annotati, comunque tanti altri nomi, tra cui quelli del mancino Riolo, degli attaccanti Mazzeo (vicino alla Salernitana), Castaldo e Morante (inseguito anche dal Manfredonia) e dei centrocampisti Bettini ex Legnano e Campolattano (Martina). Piace parecchio anche Evacuo che ha trascinato a suon di gol la Torres ai play off, ma l'Avellino, titolare del suo cartellino, ha intenzione di trattenerlo soprattutto in C1. Sicuramente arriverà anche un portiere esperto. Pinna della Torres (su cui c'è anche la neopromossa Nuorese) è un'idea, ma non è da trascurare l'ipotesi del navigato Mancini che nelle ultime stagioni ha vestito la maglia del Teramo.
di Enrico Sorace15
giugno 2006
Taranto, tutte le scadenze
Liberatorie, fidejussione, assegno di congruità e quota associativa: la società
si sta muovendo. Iscrizione, mercato e ritiro: la stagione 2006-07 è già in cantiere
Sono veramente brevi i termini per iscriversi al prossimo campionato di serie C1. Fra dodici giorni al massimo bisognerà presentare la relativa istanza, corredata dalle liberatore dell'intero settore tecnico almeno fino al 31 marzo scorso (ma il Taranto allegherà quelle fino al 30 giugno dal momento che ne è già in possesso), dalla fidejussione di 207mila euro, dall'assegno di congruità pari a 14.450 euro, alla quota associativa di 1050 euro ed un altro assegno di 6mila euro alla Calcio Servizi s.r.l. per le prestazioni che fornisce a tutte le società della Lega di Firenze. Il Taranto provvederà a tutte le incombenze con sollecitudine non avendo alcun problema a procrastinare il deposito di istanza e relativi allegati. La notizia fa veramente piacere perché cancella totalmente gli anni di buio assoluto cui la precedente gestione purtroppo ci aveva... abituati. La campagna trasferimenti si aprirà sabato 1 luglio e si concluderà il 31 agosto. Ci sono, dunque, due mesi di tempo per concludere i relativi contratti con i giocatori che saranno scelti per rinforzare l'attuale intelaiatura e puntare al raggiungimento di quei playoff per la B così come da programma annunciato dal presidente Blasi durante la conferenza-stampa subito dopo la vittoriosa galoppata verso la C1 domenica scorsa. Ma è evidente che prima ci si muove, meglio sarà. Al momento la scelta degli elementi idonei al caso del Taranto è decisamente più vasta. Luca Evangelisti, in tal caso, potrà muoversi a largo raggio. Poi spetterà al tecnico (Papagni o un altro) avallare i nomi che il direttore sportivo rossoblù gli metterà sul piatto. Insomma per il ritiro di Penne (si dovrebbe partire subito dopo la metà di luglio) l'intera rosa dovrebbe essere pronta almeno al novantacinque per cento. L'intelaiatura della squadra dovrebbe rimanere invariata. Saranno immessi quegli elementi in grado di far mutare - e di parecchio pure - il tasso tecnico del complesso. Non bisogna dimenticare che la C1 della prossima stagione avrà sicuramente una caratura maggiore di quella del torneo appena conclusosi con le promozioni di Napoli e Frosinone per cui occorrerà far scendere in riva allo Jonio quegli elementi in grado di centrare l'importante obiettivo. Prima che terminasse questo campionato il presidente Blasi disse:
«Confermerò tutti e rinforzerò la squadra con cinque elementi».
di Giuseppe Dimito15
giugno 2006
Domani alla Rotonda la festa-promozione
Una medaglia per ogni giocatore. Florido: «Lo avevo promesso»
La Provincia festeggia la vittoria del Taranto appena approdata in C1. L'appuntamento è per domani alle ore 20,30, sulla Rotonda del lungomare a Taranto, proprio di fronte a Palazzo del Governo. È stato lo stesso presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido, insieme all'assessore allo Sport Mino Pozzessere, a volere fortemente questa festa con la speranza di vedere la partecipazione di migliaia di tifosi rossoblu.
I protagonisti da inneggiare ci saranno tutti: è prevista, infatti, la presenza dei vertici della società guidata da Gigi Blasi, i calciatori, lo staff tecnico, tutti gli artefici, insomma, dell'esaltante stagione calcistica conclusasi con il salto di categoria. A tutti loro sarà donata una medaglia, gesto simbolico di riconoscenza dell'Amministrazione provinciale per quanti hanno fatto il bene di Taranto e del Taranto.
Ci sarà anche lo spettacolo coreagrofico ad allietare la serata. Ospiti di eccezione saranno le ballerine del "Ginga Brasil" con un'esibizione che non mancherà di coinvolgere la piazza. Domani sera è prevista la presenza anche degli interpreti storici dei vari inni del Taranto calcio; sarà inoltre allestito uno schermo gigante su cui scorreranno le immagini dei gol e delle azioni più significative del campionato disputato dagli uomini di Aldo Papagni. Presenterà Mauro Pulpito, noto tifoso rossoblu, affermato professionista conosciuto in ambito nazionale.
«Sarà una bella festa popolare, ci saranno certamente tantissime persone
- commenta il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido -
a dimostrazione del fatto che lo sport è ancora capace di coinvolgere ed emozionare, specialmente quando è fatto in maniera pulita, seria e trasparente. Avevo promesso al presidente Blasi che avremmo festeggiato tutti insieme, che avremmo organizzato una bella festa. Noi ce la stiamo mettendo tutta per non tradire le attese».15
giugno 2006
Calciatori gay? Un tabù difficile da scalfire
Onorevole Grillini,deputato ds e presidente onorario Arcigay. Da uno a dieci, quanto gliene frega dei Mondiali di Calcio?
Meno uno. Andrò persino al "Cater-raduno"
(organizzato dalla trasmissione Caterpillar, ndr) di Senigallia il 15 giugno, dedicato a quelli che odiano il calcio.
Proviamo a far finta che non ci sia il Mondiale. Che argomento avrebbe da proporre per una piacevole conversazione alternativa?
Stavo giusto guardando la bellissima vignetta di Pat a pagina due del Manifesto di oggi
(ieri, ndr), quella dei prelati che tuonano contro il sesso perverso nel mondo. Ecco, fosse per me parlerei volentieri di sesso. L'argomento mi piace molto. Anche la pratica, naturalmente. In genere ai maschietti non piace parlare di sesso, salvo per millantare le loro imprese. Invece una bella conversazione da adulti sul tema la vedrei benissimo.
Invece parliamo di Fabio Cannavaro.
Posso fare un apprezzamento estetico prima di rispondere alla domanda che viene? È proprio carino.
Ecco, appunto. Solo che qualche settimana fa, quando ha scoperto di essere considerato un'icona gay, ha confessato di sentirsi imbarazzato.
Davvero? Allora ritiro il mio apprezzamento.
Ventiquattro anni fa, la Nazionale proclamò il silenzio stampa per reagire alla voce di una presunta relazione omosessuale tra Cabrini e Rossi. Oggi che accadrebbe?
Oggi se gli interessati fossero dotati di un po' di sense of humour ci riderebbero sopra, come hanno fatto molti calciatori della Nazionale brasiliana che addirittura hanno posato per una rivista gay locale. Siccome le dicerie nel calcio sono tante, molte delle quali fondate, consiglio di reagire con ironia. Come si dice: vox populi, vox dei.
In questi anni hanno fatto coming out praticamente tutte le categorie di personaggi pubblici, persino i militari. Ne mancano soltanto due: i preti e i calciatori. Chi arriverà prima?
I preti l'hanno fatto, sia pure in modo anonimo. Calciatori che hanno dichiarato la loro omosessualità ce ne sono, ma il calcio rimane la massima espressione del maschilismo sportivo. È proprio una cosa di maschi, tra maschi, per maschi. Poi, ovviamente, ci sono anche lì gli omosessuali, ma non si può dire, perché se si dice si viola la consegna del silenzio, la complicità del branco, un codice sociale. Addirittura, c'erano due famosi giocatori della Nazionale che andavano al mare con due fidanzate finte e poi consumavano la loro liaison nella casa di uno di loro. Lo sapevano tutti, anche tra gli addetti ai lavori, ma non si doveva dire. Bisognava rispettare la liturgia dell'ultimo residuo di maschilismo.
A proposito di questa storia, sempre tra i campioni del mondo dell'82 si seppe poi che un omosessuale c'era per davvero e che scelse però di sposarsi con una donna che non amava su insistenza del club.
Il tipico matrimonio di copertura. C'è un autentico mercato di questi matrimoni. Alcune società pagano centinaia di milioni a donne che fanno finta di essere mogli e fidanzate di questi personaggi. Il caso più eclatante è stata la moglie di Ayrton Senna, che ha persino scritto un libro in cui racconta il suo «mestiere» di donna di copertura.
di Andrea De Benedetti15
giugno 2006
Amnistia, lo spettro dei Mondiali
Non sono nemmeno finiti gli interrogatori dell'ufficio indagini Figc e già è scoppiata la bolla di una possibile amnistia. Chi ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, scurdammece 'o passato, come recita un noto refrain partenopeo. La miccia l'ha accesa Maurizio Paniz, deputato di Fi e presidente dello Juventus Club Montecitorio,
«se vincessimo i mondiali, bisognerà valutare l'opportunità di un'amnistia nel mondo del calcio», ha detto trovando subito un alleato nell'interista La Russa di An che è d'accordo anche se, per motivi scaramantici, preferisce
«non pensarci troppo». Naturalmente alcuni presidenti, come Spinelli, si sono subito dichiarati
«possibilisti». Altri parlamentari invece sono apertamente contrari, sostenendo che bisogna prima accertare i fatti e gli eventuali reati.
«Una amnistia per lo scandalo del calcio se la nazionale vince il mondiale? Non la vedo proprio come una cosa positiva...».
Ha detto Daniele De Rossi, il mediano della Roma e della nazionale, dalle idee ben chiare sull'argomento.
«Fermo restando che ci sono processi e giudici al lavoro, e che quindi tocca a loro ogni decisione, credo che se dovessimo vincere il mondiale avremmo già fatto del bene al calcio italiano. Non vorrei che con un'amnistia si finisse per penalizzare anche chi non ha sbagliato - ha insistito il centrocampista azzurro - Non è che sono contro il colpo di spugna: non mi sembra giusto. Se le responsabilità verranno accertate in modo chiaro e lampante non si può far finta di niente solo perchè abbiamo vinto il mondiale, sarebbe assurdo». Una posizione abbastanza simile a quella di Francesco Tirelli, responsabile sport del Carroccio.
«Ci sono stati degli imbrogli e delle persone che sono state danneggiate, l'amnistia non è neanche pensabile».
Particolarmente ipocrite le parole dello scommettitore incallito Gianluigi Buffon. «Il dato di ascolto (21 milioni di spettatori per Italia-Ghana) è la nostra più grossa soddisfazione. In mezzo alla bufera c'è la voglia di festeggiare dopo tanto marcio. E' bello sudare, sacrificarsi e correre per la patria. (...)Sono inutili le guerre fratricide, se vinciamo saremo tutti felici». Amen o no?
di Flaviano De Luca15
giugno 2006
L'uomo-ombra che tiene i conti a posto
Vinciguerra: «Credo che nessuna società abbia i conti in attivo»
«Chiariamo: non sono vicepresidente. E' un vezzo di Blasi: si fida di me e mi considera il suo vice. Ma sono un consulente aziendale, in realtà». Luca Vinciguerra non si nasconde, ma nemmeno si espone. E' l'uomo dei conti in ordine, commercialista di professione. Nel Taranto ha il suo peso: perché Blasi si appoggia a lui, perché il bilancio è tenuta in regola da questo professionista che preferisce stare dietro ai riflettori. E che, forzatamente, tiriamo dalla parte dei festeggiati. E' anche la sua promozione:
«Una vittoria bellissima: non riesco a descrivere la mia gioia. Perché se per un tifoso normale è già una soddisfazione grandissima, per chi sta dentro è ancora più bello. Lavori tanto durante e poi vedi i frutti: una indicibile soddisfazione. Poi, occupandomi del settore amministrativo, ho a che fare con continui controlli e, quindi, devo costantemente monitorare la situazione. Questo vuol dire un impegno straordinario. Che le soddisfazioni sul campo gratificano».
Non è un caso: Luca Vinciguerra si trova tirato in ballo proprio nel giorno in cui il Taranto ha pagato gli stipendi, ottenendo le liberatorie:
«Tutti i tesserati, tranne Papagni che è fuori, hanno firmato le liberatorie: siamo anche oltre la regola, proprio come l'anno scorso. Avrei potuto spedire la documentazione necessaria per l'iscrizione già prima, visto che bastano le liberatorie fino a marzo, ma ho aspettato, perché bisognava allegare la domanda di iscrizione e dovevo scrivere in che categoria ci si iscriveva».
Si chiama C1, questa categoria. Ci è arrivata una squadra in corsa per vincere il campionato dei bilanci:
«Blasi non vuole lasciare pendenze, non vuole avere arretrati: è uno stile di conduzione aziendale. Questa società ha i conti a posto: riesce a far fronte a tutte le esigenze. E abbiamo oltre centomila euro di attivo con la Lega: solo che ci verrà riconosciuto a fine stagione». Tenere i conti a posto non è facile:
«Ma è possibile: noi lo facciamo anche grazie ai ricavi definiti “non caratteristici”: parlo del merchandising e delle sponsorizzazioni. Gli incassi, poi, sono anche una voce importante nel bilancio: pensate che quelli dei playoff al momento li ha presi la Lega, ma in parte sono i nostri. E si aggiungono a quelli di cui ho parlato prima». Conti a posto, ma, ovviamente, non in attivo:
«Credo che nessuna società abbia i conti in attivo. Ma non posso dirlo con precisione, perché chiuderemo il bilancio il 30 giugno e sapremo esattamente. Ma la situazione è assai rassicurante: la società, tra l'altro, possiede un capitale elevato e siamo in regola con i parametri imposti dalla Covisoc».
Lunedì Vinciguerra sarà al vertice con Blasi, Galigani e Evangelisti per programmare la nuova stagione: «Bisogna programmare i nuovi investimenti: i contratti a obiettivo sono una soluzione eccellente, perchè i costi variabili diminuiscono i rischi in caso di insuccesso e sono accettabili se le cose vanno bene. L'anno scorso non è stato facile convincere alcuni giocatori ad accettare questa soluzione. Adesso, invece, potrebbero essere incentivati altri calciatori». Programmare che campionato? La domanda è partita, Vinciguerra non si tira indietro:
«Punteremo ai playoff: Blasi ne ha già parlato. Fare una squadra per la salvezza non è nei programmi della società. La concorrenza sarà molto elevata, quindi bisogna attrezzare un organico valido. In questo senso bisogna programmare. E si spera che questo entusiasmo avvicini anche altri sponsor».
di Fulvio Paglialunga14
giugno 2006
Taranto, l'attesa di Papagni
Sabato l'incontro decisivo. «Io sono tranquillo»
In fiduciosa attesa. Aldo Papagni, da Coverciano, dove sta partecipando al Master per ottenere il patentino di prima categoria, aspetta. «Sono stremato. Non c'è un attimo di tregua. Devo ancora scrivere la tesi. Sino a venerdì pomeriggio ho lezione. Vorrei rientrare subito. In serata ci dovrebbe essere la festa per la promozione, almeno così dicono. E poi sabato dovrei incontrarmi col presidente, col direttore Galigani e con Evangelisti. Si parlerà di futuro. Voglio capire. Sono curioso». Aspetta Papagni, dopo aver vinto il campionato. Un po' è strano.
«Ma soltanto un po'. È il calcio. Non bisogna stupirsi. A questo punto non penso niente: né di essere fuori, né di essere dentro. Ho qualche sensazione. Sento ancora la stima e la considerazione della società. A parole io sono stato confermato mille volte. E avverto forte l'affetto della gente, che ha compreso il nostro sforzo e apprezzato la mia onestà. Io quello che potevo fare, l'ho fatto. Sono tranquillo. E naturalmente a disposizione». Aspetta Papagni. E medita la società. Blasi a caldo, dopo la promozione in C1, ha anticipato la conferma del dg Galigani e del ds Evangelisti, senza citare Papagni. Sembrava una dimenticanza. Non lo è. Su Papagni i dirigenti hanno aperto una discussione. Si sta, insomma, valutando il da farsi: ridare fiducia al tecnico che ha reso possibile la rimonta-promozione oppure puntare su una soluzione diversa? La seconda ipotesi ha ovviamente scatenato la solita ridda di voci sugli eventuali sostituti: Silipo, Roselli, Cadregari, Cari, Ivo Iaconi, Simonelli. Voci, appunto. Aspetta Papagni.
«Sabato saprò. Io ho vinto il campionato e resto in attesa. Novelli è salito in C1 (Salerninata).
Pierini è salito in C1 (Manfredonia). Erano seduti sulle panchine di Melfi e Pro Vasto. Io sono qui ad aspettare la mia C1. È strano il calcio».
di Lorenzo D'Alò14
giugno 2006
Ci sono le liberatorie
I ventiquattro giocatori tesserati del Taranto hanno firmato le quietanze necessarie per l'iscrizione. Manca solo quella di Papagni. Saldati gli stipendi fino a giugno
A soli due giorni dalla finale playoff vinta, il Taranto comincia ad espletare le formalità per la partecipazione alla prossima annata agonistica. Archiviato il calcio giocato, in attesa di partire con le scoppiettanti informazioni di mercato, ci sono da rispettare le critiche scadenze burocratiche. L'aspetto positivo della vicenda è che la Taranto Sport, a differenza di tante società italiane di C, gode di ottima salute ed è in grado di adempiere alle proprie incombenze finanziarie e regolamentari.
Lunga giornata quella di ieri, che è cominciata di primo mattino e si è esaurita verso le 17. La prima parte è stata spesa nel rilascio delle quietanze liberatorie. I tesserati rossoblu hanno apposto la loro firma presso lo studio notarile della dottoressa Angelica Latorraca. In tutto sono state ventiquattro le documentazioni raccolte, che saranno decisive per l'iscrizione al campionato che dovrà essere effettuata entro le ore 19 del prossimo 27 giugno. Manca, per evidenti motivi, la liberatoria del tecnico Aldo Papagni, in questo momento impegnato nel Master di Coverciano per il conseguimento del patentino di allenatore di Prima Categoria. Il problema sarà risolto venerdì quando il tecnico barese farà ritorno in Puglia.
Successivamente l'organico al completo si è recato nella sede sociale di via Umbria dove il presidente Gigi Blasi ha liquidato le ultime mensilità. Praticamente i giocatori sono stati saldati fino al 30 giugno. Secondo gli accordi presi tra le parti il premio promozione, invece, verrà versato all'inizio del mese di luglio. Uno sforzo notevole per la società rossoblu visto che, ai fini della regolare iscrizione, sarà sufficiente provare il pagamento degli stipendi fino al 31 marzo del 2006.
La scadenza prossima più importante è, come detto, quella del 27 giugno. In quel giorno la Taranto Sport, come tutte le società di C, dovrà depositare alla Lega la fideiussione di 207.000 euro, la tassa d'iscrizione costituita dalla quota di partecipazione di 14.450 euro, più una quota di associazione di 1.050 euro. In più saranno allegate le liberatorie firmate dai tesserati e altri 6.000 euro da versare alla società Calcio Servizi Serie C s.r.l.. Responsabilità che il sodalizio tarantino è in grado di assolvere.
Una giornata che, in definitiva, ha siglato il vero e proprio “rompete le righe”. I giocatori del Taranto torneranno in famiglia, ma solo per un paio di giorni. L'organico rossoblu, infatti, dovrà spremere le ultime energie per festeggiare a dovere la promozione appena raggiunta. Si prospetta un fine settimana molto attivo con due feste distinte: la prima sarà organizzata dalla Provincia di Taranto e prevederà un lungo corteo via-mare che avrà come partenza i Cantieri Greco a San Vito e come arrivo la rotonda del Lungomare, dove ci sarà il presidente Gianni Florido ad accogliere i vincitori. Per il giorno seguente è fissata una nuova occasione di festa, la cui organizzazione verrà approntata nei particolari in questi giorni. Due appuntamenti che serviranno per cementare ancora di più il legame della squadra con i suoi tifosi.
Il dato certo è che si è esaurita la stagione del calcio giocato. Non sarà mantenuta la promessa di una partita celebrativa. Infatti il Frosinone, formazione promossa in serie B ed allenata dall'ex allenatore rossoblu Ivo Iaconi ed individuata come invitata di eccezione, ha anch'essa chiuso i battenti. Se ne riparlerà ad agosto: rimane in piedi la possibilità di portare allo Iacovone una formazione della massima serie.
di Luigi Carrieri14
giugno 2006
«Il gol? Una premonizione»
Nel grande libro del Destino, forse era già tutto scritto. Tanti segnali avevano predetto quel gol: e il gol è puntualmente
arrivato
Determinante. Commovente.
La promozione del Taranto in C1 ha la firma di Vincenzo De Liguori: un cross dalla parabola magica, pronto a vestirsi di luce imprevista. A trasformarsi nella rete più bella. Ad appena tre minuti dalla fine.
“Vincenzino”, quel gol, lo aveva sognato, desiderato, accarezzato. Aveva espresso il desiderio di segnare anche in una intervista rilasciata al Corriere.
Quello stesso gol ha riempito di gioia il tifoso anonimo che ha deciso di rinnovare una suggestiva tradizione: ha premiato De Liguori con 500 euro per la rete realizzata. L'assegno è stato consegnato alla nostra redazione: il calciatore ha raggiunto ieri pomeriggio la sede delCorriere per ritirare il premio. E per ricevere i complimenti di tutti.
Giusto il tempo di una stretta di mano, di una foto e di quattro chiacchiere in libertà. La rete che ha battuto i rendesi è, ovviamente, l'argomento principale, il punto di partenza dell'intervista.
Tante persone, domenica mattina, hanno condiviso lo stesso presagio. Annunziato con convinzione da una tifosa “speciale”: a lei è indirizzata una dedica affettuosa.
«La promozione - racconta - voglio dedicarla ai miei due figli: anche perchè questa C1 ha un significato particolare, ha rappresentato il primo successo della mia carriera, dopo due finali per la promozione in B perse. Ma la rete siglata contro il Rende è tutta per Greta, la figlia del mio amico Salvatore Sangermano. Domenica mattina mi ha telefonato per dirmi che avrei fatto gol. E' andata proprio così... Dopo un po', mi è arrivato anche un sms del mio amico Gianluca Triuzzi: stessa premonizione, mi ha scritto
“Segnerai tu”».
Sembra incredibile, ma è andata proprio così. Come in un disegno predisposto dal destino. Il tempo che scorre, il fischio finale che si avvicina, il risultato che non si sblocca, l'ansia che incombe. E, all'improvviso, un palleggio pregiato di Mancini che innesca Ambrosi ed apre spazio sulla fascia sinistra. De Liguori arriva sulla palla. Al posto giusto, al momento giusto. Il pallone scorre verso il piede sinistro, il cross parte e...
«Io ho tentato di passare la palla al centro dell'area nel modo migliore - ricorda il giocatore - . Da un bel cross è nato un gol imprevisto: quando ho visto partire il pallone, la traiettoria mi ha fatto capire subito che il tiro poteva diventare pericoloso per il portiere. Ambrosi era più avanti dalla linea di porta ed è stato beffato dal tiro. Anche se non gli addosserei troppe colpe».
Mai rete fu più provvidenziale. «Quando ho visto il pallone nel sacco
- prosegue De Liguori - non ho capito più nulla. Ho provato un'emozione incredibile: segnare davanti ad un pubblico così numeroso è il sogno di tutti i calciatori. Il boato dei tifosi mi ha dato i brividi. L'1-0 ci ha evitato di soffrire troppo: abbiamo dovuto controllare la situazione solo per tre o quattro minuti. Se fossimo arrivati ai supplementari, tutto sarebbe stato diverso: dal primo all'ultimo minuto ci siamo impegnati allo spasimo per conquistare il vantaggio, e in quel momento avevamo diversi problemi, con alcuni giocatori che stavano cedendo ai crampi. Abbiamo segnato quando nessuno se lo aspettava, ormai: meglio così».
I playoff hanno riacceso l'entusiasmo dei tarantini, di nuovo passionali e colorati come nei giorni più fulgidi.
«La passione - spiega - non è mai mancata: ma dopo la finale persa con il Catania e la retrocessione in C2 ai playout, tutti avevano perso fiducia. Io stesso, che avevo deciso di rimanere, quando ho visto la società che crollava ho preferito andare via. ma quando leggevo i giornali, mi piangeva il cuore nel vedere Taranto che rischiava la D. Era sempre il primo risultato che chiedevo a fine partita. Poi ho letto un intervista di Blasi su un giornale: ho compreso la serietà del suo progetto. E quando il Benevento è fallito, il 10 agosto scorso, non ho avuto esitazioni. Ho accettato l'invito del ds Evangelisti, ho deciso di tornare qui. Per vincere».
Con tante buone motivazioni in tasca. «Mi premeva soprattutto una cosa: cancellare lo smacco della retrocessione. Mi pesava troppo, mi volevo riappropriare di quella C2 persa sul campo nella finale playout di Fermo». De Liguori non ha mai avuto dubbi:
«Abbiamo sempre creduto nella promozione. All'inizio, probabilmente, non eravamo ancora abituati ai ritmi della C2. Affrontavamo le partite con un po' di sufficienza. Ma anche con Marino giocavamo bene, creando tantissime occasioni. Lui e Papagni sono due ottimi tecnici: Marino è stato meno fortunato, giocava con un modulo diverso, più spregiudicato. Con Papagni, invece, siamo rimasti più coperti, vincendo molte partite con il minimo scarto».
La fine di una stagione è sempre il momento dei bilanci. De Liguori prova a giudicarsi.
«Sono felice della mia annata. Anche nei momenti critici ho dato il massimo». E il futuro? L'Uomo della Provvidenza rimarrebbe volentieri. «Sarei felicissimo di restare a Taranto. Dopo tanti anni passati qui, sono affezionato alla squadra e alla città, ho tantissimi amici. Ma i contratti si fanno in due: dovremo verificare le volontà. A luglio ne riparleremo».
di Leo Spalluto14
giugno 2006
La società ha incassato le liberatorie
Ieri mattina quasi tutti i giocatori si sono ritrovati nello studio di un notaio. Pagati gli stipendi di maggio e giugno. Deflorio sceglie il gol più bello:
«L'ho segnato a Latina». Pastore: «Vorrei restare»
Smaltita la sbornia per la promozione in C1 la squadra rossoblù, quasi al completo, si è ritrovata ieri mattina in città per il disbrigo delle ultime pratiche di natura amministrativa. L'appuntamento tra la dirigenza e i calciatori era fissato per le 11.30 presso uno studio notarile in pieno centro, dove il presidente Blasi, accompagnato da Galigani ed Evangelisti, ha provveduto a pagare gli ultimi due stipendi (forse anche il premio promozione) ricevendo in cambio la firma delle ricevute liberatorie, fondamentali per l'iscrizione al prossimo campionato di serie C1, da regolarizzare entro il 27 giugno. Volti distesi e sorridenti quelli dei rossoblù, che ora potranno godersi un po' di vacanze dopo la memorabile impresa che resterà a lungo scolpita nella mente. Il bomber Andrea Deflorio è felice come un bambino:
«Vincere a Taranto ha un sapore particolare, poi farlo dopo una stagione come la nostra è ancora più bello. Quando firmai per il Taranto ero convinto della bontà del progetto, i risultati mi hanno dato ragione. Mi sono sempre piaciute le scommesse, qui ne ho vinta una importante e sono pronto a restare se la società lo vorrà. Il tifo di Taranto è sensazionale, il calore della gente e l'attaccamento alla squadra mi ricorda tanto i tempi di Crotone. La promozione la dedico proprio ai tifosi, la nostra arma in più». Poi si sofferma sui suoi diciassette gol e prova ad individuare il più bello:
«Quello di Latina mi è piaciuto, ma non sottovaluterei neanche quello segnato allo Iacovone contro il Rieti. Ma per l'importanza sceglierei quello contro il Melfi nel ritorno di semifinale play off. Ci ha regalato la doppia finale e quindi la C1».
Al vice capitano Ivano Pastore brillano gli occhi quando si parla della promozione appena conquistata:
«Avevo un conto in sospeso con i tifosi rossoblù. Contribuendo al salto in C1 ne ho saldata soltanto una parte. È stata una stagione lunga e difficile, ma il Taranto ha dimostrato la sua forza raggiungendo l'obiettivo che si era prefissato, nonostante il periodo nero a cavallo tra la fine del girone d'andata e l'inizio di quello di ritorno». Quando parla del suo futuro non ha dubbi:
«Ho il contratto in scadenza, ma se mi venisse proposto di restare non avrei esitazione ad accettare. Taranto è la mia priorità».
Chi ricorderà a lungo questa stagione è Manuel Mancini, esploso proprio in rossoblù: «È come se avessi vissuto un sogno. Giocavo tra le montagne in Trentino davanti a mille spettatori, mi sono ritrovato in una piazza importante con dei tifosi fantastici. Se ci penso mi viene la pelle d'oca». Poi è il momento dei ringraziamenti:
«Devo essere grato al direttore sportivo Evangelisti che mi ha portato a Taranto, ma anche alla società che ha creduto in me affidandomi un ruolo importante e ai compagni che mi hanno aiutato a crescere». Quando gli nominiamo Inter, Fiorentina, Udinese e Pescara, le squadre interessate al suo cartellino, sembra cadere dalle nuvole: «Non so nulla. L'unica cosa che posso confermare è che il presidente mi ha proposto il prolungamento del contratto. Sono onorato e non nascondo che mi farebbe piacere continuare a indossare la maglia rossoblù». Per Ghigo Gori è la seconda promozione con il Taranto e sempre dalla C2 alla C1:
«Ho dato tutto per riportare la squadra della mia città in una categoria più consona al suo blasone. È stata un'annata difficile ma alla fine sono stati premiati i nostri sforzi. Che voto mi attribuisco? La sufficienza, mi basta». Poi l'argomento scivola sul futuro:
«È scontato che mi piacerebbe essere confermato. Attendo segnali dalla società per discutere e trovare eventualmente un'intesa». Anche Francesco Larosa non riesce a trattenere la gioia:
«Ho vissuto un'annata indimenticabile. Nella promozione c'è molto del tecnico Papagni che ha avuto il merito di trasmettere fiducia e stimoli al gruppo. Avevo già lavorato con lui ed ero convinto che fosse la persona giusta per riportare in alto il Taranto. Ho un altro anno di contratto e spero di rientrare nei piani della società anche per la prossima stagione». Il sorriso di Manolo Manoni è sincero anche se il roccioso mediano, bloccato da un infortunio al ginocchio, avrebbe voluto vivere in campo l'ultima parte della stagione:
«Va bene lo stesso. L'importante è aver tagliato il traguardo. Credo di aver dato anch'io il mio piccolo contributo per il raggiungimento della promozione, il primo successo della mia carriera». Per Antonino Deleonardis si tratta del secondo obiettivo raggiunto in due anni di permanenza a Taranto:
«È la seconda promozione, perché la miracolosa salvezza conquistata a Ragusa ha avuto la stessa importanza. Mi sono fatto trovare sempre pronto, peccato per l'infortunio che mi ha costretto a rimanere ai box nella fase cruciale della stagione». Francesco Mignogna ha chiuso con un successo l'ultimo anno di contratto col Taranto: «Volevo vincere con la squadra della mia città e ci sono riuscito. All'inizio non ho giocato tanto, poi con l'arrivo di Papagni ho trovato più spazio dando sempre il massimo».
di Enrico Sorace14
giugno 2006
Non ci sarà l'amichevole
Il presidente Blasi è volato in Inghilterra
Il presidente Blasi è da ieri sera in Inghilterra per problemi di lavoro. Ritornerà dopodomani. In società c'è il direttore generale, Vittorio Galigani, alle prese con i problemi quotidiani. Il calcio è fatto di scadenze ineluttabili. Fra poco più di quindici giorni inizierà la nuova stagione agonistica. Bisognerà preparare i moduli per l'iscrizione al prossimo campionato di C1, cui bisognerà allegare le liberatorie di tutti i tesserati, l'assegno di congruità (15mila euro) e la fidejusione da 217mila euro. Finalmente - e questo va ribadito e rimarcato a chiare lettere - dopo anni di tribolazioni, di sofferenze e di massina incertezza, questi adempimenti cosiddetti burocratici sono diventati... una formalità.
«Finchè il sottoscritto rimarrà alla guida del Taranto - ripete spesso Blasi -
i tifosi potranno dormire su sette guanciali: rispetterò ogni adempimento con puntualità e tempestività». Mortari sarà accompagnato lunedì prossimo dal dott. Petrocelli a Perugia per un consulto con il prof. Cerulli sul ginocchio infortunato. Bisognerà valutare i risultati della risonanza magnetica, effettuare un riscontro con altri macchinari in dotazione del medico perugino e decidere il da farsi. Se sarà confermata la lesione al crociato del ginocchio stesso (la rottura del menisco è certa al cento per cento), il giocatore sarà operato mercoledì prossimo dai due medici e, quindi, sarà pronto per gli inizi di ottobre. Caso contrario il giocatore tornerà a Taranto. In quel caso sarà operato dal dott. Petrocelli e, pertanto, potrà partire per il ritiro di Penne, in programma verosimilmente intorno al 18-20 luglio, perfettamente guarito. Infine il Taranto non disputerà alcuna amichevole. Si era pensato fra l'altro al Frosinone di Ivo Iaconi, neo promosso in serie B; ma tutti i giocatori sono in vacanza.
di Giuseppe Dimito14
giugno 2006
Festa in piazza si farà venerdì
Voluta dal presidente della Provincia
La festa celebrativa della promozione in C1 del Taranto ideata dal presidente della Provincia, Gianni Florido, non ha ancora una data ed una piazza. Si era pensato alla Rotonda, ma non è disponibile. La scelta dovrebbe cadere su piazza della Vittoria (favorita) o piazza Immacolata (meno capiente). La data, invece, dovrebbe essere dopodomani in quanto sabato sera tutti saranno incollati dinanzi alla televisione per tifare Italia impegnata contro l'Usa ai mondiali di Germania. Da decidere pure la parte musicale. Avviate diverse trattative. In caso affermativo è prevista la presenza di tutta la dirigenza tarantina, presidente Blasi in testa, e dei giocatori rossoblù, rimasti ancora in città a disposizione della società. E' prevista l'affluenza di tantissima gente. I tifosi rossoblù vorranno testimoniare il proprio attaccamento ai colori sociali, alla gloriosa
"maglia rossoblù" e, contestualmente, ringraziare ancora una volta i propri beniamini per la bella impresa compiuta. Ci saranno centinaia di bandiere rossoblù (di ogni dimensione) che sventoleranno al cielo in segno di giubilo.
di Giuseppe Dimito14
giugno 2006
Spunti di discussione tra i rumori della festa
La C1 è quello che Blasi voleva, quello che Blasi ha inseguito: rispondendo solo a se stesso, decidendo in volontaria solitudine, interrogandosi in isolamento. Blasi ha creato, cambiato, insistito, vinto.
Due tentazioni: parlare già al futuro o godersi ancora il presente. Buttarsi oltre o celebrare. Nel dubbio, avanti con ordine: la C1 è un diritto acquisito, una dimostrazione di forza, un esempio di programmazione, un elogio della serietà. La C1 è quello che Blasi voleva, quello che Blasi ha inseguito: rispondendo solo a se stesso, decidendo in volontaria solitudine, interrogandosi in isolamento. Blasi ha creato, cambiato, insistito, vinto. E' l'architetto e il costruttore, il capocantiere e l'operaio. Capopopolo, anche: restano fotogrammi residui della festa che ufficializzano l'intesa tra chi tifa e questo uomo travolgente, tifoso tra i tifosi, manager ruspante e presidente vincente. C'è lui, al vertice della promozione: c'è la promessa fatta a salvezza ancora calda, un anno fa, e mantenuta, adesso. C'è la forza di chi crede e finanzia e la forza di una città che sa sognare e raccogliersi, che sorprende o forse no: che sa quando è il momento di spingere, quando è il momento di stringersi. Una città che si è ripresa il calcio, dopo troppe violenze subite, dopo mille paure e altrettanti schiaffi. Sembrava di essere ad un passo dal dirupo, si è ad un dito dal cielo. Giusto la festa, giusta la sbornia, giusta l'abbuffata di bandiere e clacson, giusto il muro di uomini che copre gli spalti. Giusto tutto, in una città che si ciba di euforia e non sembra mai sazia e con un presidente che ha sempre voglia di rinnovarsi. Adesso, invece, la città deve riuscire a superare la propria (spesso dannosa) bulimia, deve riannodare il filo con la memoria recente, Blasi deve proseguire il suo progetto senza eccessi e pressioni.
Spunti di discussione, tra i legittimi rumori della festa. Primo: la conferma di Papagni non sembra automatica, ma rimane auspicabile. Ci sono grossi meriti del tecnico e virtù profonde dell'uomo nella splendida cavalcata. C'è l'umiltà di una persona dalle straordinarie qualità morali, c'è la fermezza morbida di un attento gestore del gruppo. C'è la mano di un pittore bravo e troppo spesso sottovalutato, capace di compiere capolavori senza esporli in vetrina. E c'è il bisogno di dare, per una volta, continuità tecnica al Taranto. Blasi adora gli esperimenti, le scommesse: ma Toma e Marino sono esperimenti non riusciti, scommesse perse. Anche adesso può scommettere, senza però puntare al buio: può decidere di dare a Papagni la prima panchina di C1 in carriera, dopo undici anni di C2 e la scomoda (e ingenerosa) etichetta di allenatore di categoria. L'incognita finisce qui, ma forse non è nemmeno tale. Il resto è l'affidabilità di chi ha fatto sei mesi da fuoriclasse, prendendo gli uomini e rendendoli squadra, scuotendo la squadra e rendendola gruppo, muovendo le indivualità rendendolo complesso, riempiendo l'impianto tattico di varianti da attuare. E (non è secondario) conquistando l'affetto di tutti: di chi tifa, di chi gioca, di chi giudica. Papagni è un allenatore da Taranto, è un allenatore da C1. Si sentono sirene nel verso contrario: ma ripartire da lui, osservare la resa del suo lavoro in un anno intero comincia a sembrare un dovere.
Secondo: Blasi non ha l'obbligo di piacere (pur essendo una tentazione), ma ha l'onere dei risultati. E, quindi, la libertà di scegliere con chi realizzare il progetto, con chi eseguirlo. Può scegliersi gli uomini che devono affiancarlo e tirare dritto: lo ha fatto per una stagione intera, superando la contestazione ai suoi due angeli custodi, quasi sfidandola. Ha ottenuto il risultato che aveva promesso, muovendosi come credeva fosse più giusto. Tenendo con sé chi ha costruito la squadra e chi ha fatto girare la società. Ci sono imperfezioni, alcune anche grosse. Ci sono errori, ma anche geniali intuizioni (chi ha scoperto, ad esempio, Mancini?). E c'è, soprattutto, il risultato. Di fronte al quale non si può dire che l'insistenza di Blasi sia stata un errore. Libero di scegliere: il presidente sa che saranno sempre i risultati a giudicarlo. Lo sapeva anche dopo la salvezza di Ragusa. Fu un annuncio: iniziava la sua era, avremmo misurato la sua capacità. Sarà sempre così. E a Blasi questa sfida piace.
Terzo: c'è già una parte di squadra pronta per la C1. C'è già un gruppo che può servire come utile base. Uomini veri, calciatori seri e capaci. Punto di partenza per la stagione che verrà, ma anche incredibile richiamo per altri giocatori già sulla lista della spesa. La qualità media del gruppo è una promessa. Si lavora per non snaturarla, per migliorarla. Per dare i ritocchi necessari per un altro campionato d'avanguardia, per un'altra stagione incoraggiante. Ci sono contratti da rinnovare (gli annuali), contratti da rispettare o allungare (i biennali fatti ai giovani) e gioielli da trattenere. E' riuscita un'impresa: si è costruito senza sperperare, si sono mescolati nomi affascinanti a gente in rampa di lancio. Meglio stringersi chi merita, senza cedere a tentazioni. Meglio ripartire che ricostruire.
Quarto: sognate in libertà, ma sognate piano. Perché forte è la voglia di scalare ancora, l'entusiasmo trabocca, ma sarebbe troppo chiedere ancora di più. Andare oltre la C1 subito: può riuscire, non si può pretendere. Altrimenti si ripresenterebbero errori già fatti: la fretta, i passi troppo lunghi, il fumo negli occhi. Taranto, adesso, ha innanzitutto diritto alla stabilità: si coccola una società che oggi pagherà lo stipendio di giugno, si stringe a un bilancio tenuto sotto controllo. E, prima di ambire alla B, ha il dovere di chiedere un'esistenza serena, una stagione come questa: con il ritiro con la squadra al completo, i piccoli ritocchi a gennaio, senza ammutinamenti e senza troppi veleni. Non dieci anni di C1, non la B subito: continuità gestionale, tranquillità ambientale. Perché si può volare anche salendo un metro per volta. Senza decolli verticali, troppo spesso premessa di miserabili crolli.
di Fulvio Paglialunga13
giugno 2006
Metodo Blasi e stile Taranto
Il prossimo obiettivo da raggiungere
Blasi ha portato il Taranto dove non sarebbe potuto tornare così in fretta. E da quando l'ha fatto - due giorni fa - non ha più smesso: di parlare, di emozionarsi, di stupirsi. E di pensare. Pensa al Taranto dov'era e dov'è. Pensa al Taranto com'è e come sarà. Ora possiamo dirlo: Blasi non è più l'uomo nuovo del calcio rossoblù. Lo è stato sino al 88' di Taranto-Rende. Ora è ufficialmente l'uomo che non ha paura di sognare. E che sognando, mette in cantiere, costruisce, realizza. Perché il sogno che si realizza è l'essenza dello sport. Blasi è fortunatamente fuori dal cliché dei presidenti che l'hanno preceduto. Ha una sua impenetrabile diversità. Ha talento e rabbia. Sa essere tenero e cattivo quando serve. Non butta via un soldo. Discute tutto ed è disposto solo a un peccato per volta. Ha inventato un metodo: il metodo-Blasi. Conti in ordine, contratti annuali a obiettivo, puntualità nei pagamenti, gestione trasparente. Non è ancora stato contaminato dall'improvvidenza del calcio. Ne sembra immune. Ragiona da imprenditore. Non si ferma mai. E anche ora che sembra navigare a vista, trasportato dall'onda lunga di una contagiosa euforia, in realtà sta guardando oltre. Ha già in mente il prossimo passaggio. Il traguardo successivo non è la serie B, che può essere eventualmente soltanto un'ipotesi di lavoro. L'obiettivo è un altro. Ed è infinitamente più ambizioso. L'obiettivo è la creazione di uno stile: lo stile-Taranto. La creazione di una sorta di marchio di fabbrica. Un tratto identificante, una matrice comune. Non cerca nuovi soci Blasi. Li ha già trovati. Il suo azionista di riferimento è la gente. Quella che domenica scorsa si è stretta attorno al Taranto: 25mila anime incollate, tenute insieme da un unico sentimento. Blasi, usando un linguaggio industriale, la chiama materia prima. A Taranto ce n'è tanta, che viene fuori dai bordi. Ce n'è tanta che lo «Iacovone», prossimamente, potrebbe non bastare a contenerla tutta. È materia grezza. È passione primordiale. È amore tellurico. Blasi ha definitivamente scoperto la forza della gente. Sente dentro di sé l'energia del consenso. E avverte la necessità di non disperdere questo immenso patrimonio. Di dargli un senso, un respiro più lungo, una traccia. Di trasformarlo in qualcosa che rassicuri come una pacca sulle spalle, come un utile consiglio, come un buon esempio. Ha capito Blasi che il futuro è nella gente e della gente. Che non ci può essere futuro senza l'appoggio e il sostegno dei tifosi, senza un progetto realmente condiviso. Perché ciò avvenga è, però, indispensabile la creazione di uno stile-Taranto. Da costruire insieme. Uno stile fatto di comportamenti e di gesti quotidiani, di fiducia reciproca e di calcolata complicità. Uno stile-Taranto che schivi gli errori ed elimini gli eccessi. Uno stile-Taranto che sia riconoscibile. Uno stile-Taranto che coinvolga non solo emotivamente, che restituisca l'orgoglio dell'appartenenza e la dignità della propria fede. Orgoglio, dignità, fede: parole che avevano perso ogni valore e che oggi lo ritrovano. Perché la vera notizia non è la promozione in C1. Non sono la bravura di Papagni, i dribbling fluviali di Deflorio, le giocate di Mancini o la solidità del gruppo. Il vero segnale è che il Taranto sta tornando ad essere inevitabile. Come la primavera, dopo l'inverno. Come l'alba, dopo il tramonto.
di Lorenzo D'Alò13
giugno 2006
Taranto: è già futuro
Blasi: in un anno e mezzo soltanto successi
Adesso è il presidente di tutti. E sa di esserlo. E' l'uomo del riscatto. O più semplicemente “u' preside'”: acclamato dalla gente con un coretto che ha riportato alla mente frammenti di calcio antico, “costretto” ad un giro di campo ad inizio partita per ricevere una meritata ovazione.
Gigi Blasi è felice. Non fa nulla per nasconderlo. E' orgoglioso di ammetterlo. Il suo Taranto si è rivelato concreto e vincente: in un anno e mezzo di gestione ha colto soltanto successi (e non solo sul campo). Ha centrato tutti gli obiettivi prefissati (gli ormai celeberrimi paletti), rilevando la società dal Tribunale, salvandola da una retrocessione certa tra i Dilettanti, riconsegnandola al calcio che conta dopo un campionato sofferto e appassionante.
Ma la C1, per Blasi, è quasi un dettaglio rispetto agli altri risultati conseguiti. Aveva un sogno: restituire al Taranto la dignità perduta, ricostruire l'immagine societaria a livello nazionale, riannodare il rapporto con una tifoseria sull'orlo del disamore, ferita da troppe lacrime sparse, scettica fino all'indifferenza ma mai doma. Pronta a reinnamorarsi della propria squadra del cuore.
Quel sogno non è più un sogno: Taranto è in C1, club unanimemente apprezzato per rispetto degli impegni e puntualità nei pagamenti; la gente è tornata allo stadio, piangendo di gioia, sventolando con fierezza i propri vessilli.
I ventiduemila dello “Iacovone” sono realtà. Splendida realtà. Il Blasi del giorno dopo è ancora emozionato. Sorride, il telefono squilla in continuazione.
«Ne ho fuso uno e sono corso a comprarne un altro» racconta. Tutti vogliono parlargli, tutti vogliono ringraziarlo. Ma il presidentissimo non è stanco. Accoglie ogni complimento come un'iniezione di nuova forza. Ha ancora voglia di raccontarsi, ha ancora tanto da raccontare.
Presidente, sono passate ventiquattro ore dalla conquista della promozione...
«...ed io stento a risvegliarmi da questa gioia. E' incredibile quello che mi è accaduto dalla fine della partita con il Rende: la gente continua ad abbracciarmi, a dimostrarmi il proprio affetto. Non esito a dirlo: i tarantini continuano ad emozionarmi, domenica ho pianto di gioia. Ho ricevuto centinaia di telefonate, di messaggi, di e-mail».
E l'Italia intera si è accorta del Taranto.
«Anche un giornale nazionale ha aperto l'edizione del lunedì con un titolo dedicato a noi. Addirittura sopra quello relativo all'Italia... non potevo crederci. Mi ha chiamato Macalli, mi hanno rivolto i complimenti tanti dirigenti di A e B. E poi mi intervistano giornalisti dei posti più impensati: in particolare si sono scatenati i quotidiani dell'Emilia Romagna. In quella regione ho rilevato una serie di aziende molto grosse, tutti parlano del presidente-manager che è arrivato in C1».
Con i tifosi rossoblu è nato un feeling intenso.
«Sono la materia prima di questo sport: non hanno mai perso la loro passione, bisognava soltanto stimolarla nuovamente. Il mio primo traguardo era proprio questo: restituire al pubblico il piacere di tifare per il Taranto. Anch'io sono un tifoso: mi sento uno di loro, ed è giusto che sia così. Io sono un semplice gestore: il Taranto è dei tifosi».
L'ambiente si è ricompattato.
«Grazie al Melfi. E' paradossale dirlo, ma è proprio così.
La semifinale ha rappresentato la preoccupazione più grande dell'intero campionato. Quello che è successo in Lucania, le polemiche successive alla gara, hanno ristabilito l'armonia tra tutte le componenti: al ritorno abbiamo offerto una prova di forza, conquistando la qualificazione con un secco 2-0. Diciamolo pure: dobbiamo ringraziare il Melfi».
A fine partita aveva detto: “Adesso mi prendo una settimana di vacanza”. E adesso?
«Ho cambiato idea. Stiamo lavorando, ho già aperto la finestra sulla nuova stagione. Se sapeste quanti giocatori e quanti tecnici si stanno offrendo in queste ore... Tutti vogliono venire a giocare a Taranto, ve lo posso assicurare, anche atleti di serie B e C1. La nostra, ormai, è una società appetibile: tutti mi dicono “verremmo anche a piedi”. Quando ho preso la società, nel dicembre 2004, non sarebbero venuti neanche se li avessi fatti accompagnare in aereo».
Parliamo della prossima stagione. L'allenatore?
«Non so se sarà Papagni. Con lui e con tutti i giocatori parlerò solo dopo la scadenza del contratto, il prossimo 20 giugno. Parlerò singolarmente con ognuno di loro: capiremo insieme il da farsi, se saranno d'accordo con il nuovo progetto della società. Lo stesso discorso vale per il tecnico».
Ci sono anche due conferme.
«Certo, quelle di Evangelisti e Galigani. Vi racconto un episodio: sabato durante il ritiro pre-partita, li ho chiamati. Ho detto ad entrambi: se perdiamo, prendete i bagagli e ve ne andati. Se vinciamo, vi riconfermo subito dopo il termine della partita. E così è stato»
L'anno prossimo, in ogni caso, ci sarà da divertirsi...
«E' vero. Più che una serie C1 sarà una vera e propria B2, con tante squadre blasonate come Avellino, Salernitana, Pisa e Pistoiese».
Lo sa che se si presentasse alle elezioni oggi, probabilmente diventerebbe sindaco?
«E' probabile, ma per ora non penso alla politica: sono ancora troppo giovane. In futuro, chissà...».
di Leo Spalluto13
giugno 2006
Taranto, il futuro è in cantiere
Lunedì si decide la sorte di Papagni. Ritiro a Penne
Vittorio Galigani e Luca Evangelisti, gli unici due collaboratori confermati da Luigi Blasi... al novantunesimo della gara vinta domenica sera contro il Rende fra un tripudio di gente, hanno il volto della felicità. Dice il direttore generale:
«Per favore, godiamoci fino in fondo questa promozione in C1. L'abbiamo inseguita da luglio scorso con grande accanimento e determinazione. È un traguardo molto importante per noi. Ma anche i tifosi meritano di festeggiare adeguatamente. Lo hanno fatto sin dal fischio finale. Consentiamo loro di gioire, di sognare, di ritrovare la dimensione del nuovo campionato. La C1 sarà sicuramente un campionato più affascinante, più bello, più interessante. Non andremo più a giocare in impianti che possono ospitare un numero molto limitato di persone».
Come spiega il messaggio lanciato da Blasi domenica sera: «gradirei che i tifosi facessero il sacrificio di risparmiare un caffè al giorno per il Taranto»?
«Ha semplicemente lanciato un invito alla città. Servono risorse per allestire una formazione d'avanguardia in grado di far sognare e di puntare alla disputa dei playoff per la B. È una proposta. Un invito: l'importante è aggregare nuova linfa. Non consideratela soltanto una provocazione». Luca Evangelisti parla di tecnico e giocatori:
«Papagni è l'allenatore del Taranto fino al 30 giugno. Poi decideremo se confermarlo o meno. I giocatori in scadenza di contratto che vorranno restare, ce lo dovranno dire. Ritengo che saranno in tantissimi a chiederci di firmare un altro contratto. Il ritiro si farà a Penne, come nella scorsa stagione. Siamo stati bene e, poi... porta bene. Mancini è richiestissimo. È da gennaio che ci chiamano i direttori sportivi di società di A e B perché vogliono tesserarlo con le loro società. Ma noi non lo daremo. Ha un contratto che scade nel 2007, ma fra qualche giorno lo chiameremo per fargli allungare il legame fino al 2010». Sul
"cartellino" del "gioiellino" tarantino ci sono Inter, Udinese, Fiorentina, Siena, Lecce e Pescara. Gli altri rossoblù, titolari del contratto con il club di via Umbria, sono Micallo, Larosa, Ambrosi e Malagnino (quest'ultimo per altri due anni). La posizione di Papagni sarà decisa lunedì prossimo, giorno in cui s'incontrerà con Blasi per discutere del futuro. La conferma non è automatica (probabilmente il presidente rossoblù lo avrebbe già esplicitato come ha fatto per Galigani ed Evangelisti). La rosa sarà sicuramente rinforzata con l'arrivo di quegli elementi che l'area tecnica (diesse ed allenatore) indicherà al presidente Blasi. Salvo sorprese (ripescaggi in massa) la prossima C1 sarà quasi certamente una B/2.
di Giuseppe Dimito13
giugno 2006
Deflorio, braccia alzate
«Di squadre ne ho girate tante, ma l'unicità del pubblico tarantino è indiscutibile»
Andrea Deflorio può rilassarsi. Giusto così. Il capitano ha dato davvero tutto in questa stagione, non lesinando energie e volontà. Le ore post-promozione sono state vissute con i compagni di squadra, cercando di festeggiare con moderazione, complice un maledetto mal di testa che ha pervaso la serata domenicale.
L'attaccante del Taranto smarca un'altra vittoria, la quarta della sua carriera se ci mettiamo quella con il Putignano in Promozione agli esordi. Arduo stilare graduatorie, anche se il sapore odierno ha un gusto speciale rispetto alle soddisfazioni con le maglie di Battipagliese e Crotone.
«Erano sei anni che non vincevo un campionato
- dice Deflorio - e sinceramente mi ero dimenticavo come si festeggiasse. Non nascondo che farlo con il Taranto ha rappresentato una gioia immensa. E' come vincere tre campionati da qualsiasi altra parte. Io di squadre ne ho girate tante, ma l'unicità del pubblico ionico è indiscutibile. Con pochissimi eguali in B e C. A Crotone, ad esempio, è stato bellissimo vincere, perchè mi legano tanti ricordi come il record di gol, il fatto che la gente mi adori tuttora. Diciamo che i colori rossoblu mi portano bene. Però a Taranto è stato diverso, più intenso a livello emotivo. Le cose belle restano e questa gioia rimarrà con me per sempre».
Eppure l'arrivo di Deflorio era stato salutato con un mix di rallegramento e scetticismo. Si conoscevano le sue qualità di bomber e i trascorsi di tutto rispetto; qualcuno, però, evidenziava anche i 35 anni, fonte di qualche pregiudizio. Smentiti.
«Io ho una certa esperienza e la gente che non era totalmente convinta del mio arrivo poteva anche essere giustificata. Mi mettevo nei loro panni: magari dicevano che fossi vecchio, che fossi venuto per strappare un bel contratto. La soddisfazione è anche doppia per questo. Questa vittoria mi spinge a proseguire fino a quaranta anni. Fisicamente mi sento bene, ho il calcio nel sangue. Provo una passione sconfinata per questo sport. Lo so, gli anni sono tanti
(36 compiuti lo scorso 5 giugno, ndc), ma non mi voglio tirare indietro. E' stata una scommessa mia e l'ho vinta».
Capocannoniere con tanto di fascia da capitano. Un surplus di responsabilità gravose che non vanno sottaciute.
«Vincere da capitano non è facile. Ho dovuto far capire ai giovani della rosa la bontà di certi atteggiamenti, spiegare cosa significasse essere in una realtà come Taranto. Il calcio è divertimento, però bisogna comprendere che i risultati si ottengono con il sacrificio. Sono stato fiero di essere un punto di riferimento, anche nei momenti difficili. Essere importante a livello carismatico, ma anche considerato compagno di squadra ideale per i consigli che riuscivo a dispensare. Il capitano deve avere queste attitudini. Non sono state sempre rose e fiori, però. Ho sofferto tanto anche io e nel periodo delle quattro sconfitte consecutive, non nascondo di avere un attimo di cedimento. Mi dicevo che non era possibile rovinare tutto. Per fortuna è andata bene».
Il calcio è bello perchè può anche rompere logiche radicate. Un barese eretto ad idolo incontrastato dai tarantini. Può succedere anche questo.
«Io la rivalità tra Taranto e Bari non la conoscevo e quindi, appena arrivato, non mi sono nemmeno posto il problema. L'unica cosa che volevo fare era impegnarmi al massimo. Poi la gente, alla fine, non bada tanto a queste cose. Hanno saputo apprezzare le mie qualità. Certo, qualche gol sarà servito anche a creare questo stretto legame, ma io penso che mi abbiano conosciuto per la mia disponibilità, la mia professionalità. Si è generata questa bellissima chimica, fermo restando che è giusto che rivendichi e sia orgoglioso delle mie radici».
Tanti gol: diciassette. Tante botte: azzardando potremmo valicare la tripla cifra.
«Da questo punto di vista è stato un anno complicato. Ricordo di aver fatto una preparazione pre-campionato durissima. Non ho saltato un solo allenamento proprio per essere in piena efficienza fisica. Infatti in Coppa Italia a Potenza feci subito gol. Poi, fino alla settima giornata almeno, ho avuto grossi problemi all'adduttore che non riuscivo a smaltire. Confesso, ad esempio, di essere sceso in campo contro l'Igea Virtus con un leggero stiramento. Mi dicevo che non dovevo mollare. Ho recuperato non solo con le cure mediche, ma anche con la forza di volontà, lo spirito di abnegazione. L'uscita con il Rende? Crampi. Non stavo malissimo dal punto di vista atletico. Giocare quattro gare di playoff, di quella importanza, è stato durissimo. Nella gambe, alla fine, si è accumulata tanta tensione che ho dovuto alzare bandiera bianca».
Parlare solo di botte sarebbe ingeneroso. Allora discutiamo anche di gol.
«Come bellezza direi che quello contro il Latina mi è piaciuto parecchio, ma anche quello contro il Rieti con lo stop e tiro al volo non è stato male. Il gol più importante? Direi il primo, al Flaminio contro la Cisco Roma. Mi ha dato una grandissima carica. Era la prima giornata e cominciare bene era indispensabile. Mi ha dato la forza giusta che per un attaccante è vitale».
Facile, per Andrea Deflorio, anche individuare anche il momento di svolta della stagione del Taranto.
«Determinante è stato il cambio di mentalità. E per questo vanno dati a Papagni i giusti meriti. Abbiamo capito che le giocate di fino non servivano. Eravamo troppo spavaldi e presuntuosi in campo e poi venivamo puniti. Avevamo smarrito l'arma che fa la differenza in tutte le categorie: l'umiltà. Ritrovata quella, visto che come squadra non avevamo nulla da invidiare, il gruppo si è compattato nuovamente e sono giunte tante vittorie, anche di misura. La fortuna ha cominciato a girare e i risultati si sono visti. Io sono certo: in quei momenti di difficoltà, qualunque altra squadra si sarebbe sbriciolata».
Il capitano rossoblu fissa alcune istantanee individuali significative. «Nei momenti da ricordare metterei la “standing ovation” che lo Iacovone mi ha tributato quando sono uscito durante la partita contro il Rieti e poi la gioia dopo il 2-0 contro il Melfi. Sembravo un protagonista di “Fuga per la Vittoria”, visto che mi rincorrevano tutti. Confesso che quei momenti sono rimasti impressi per un paio di giorni. Non pensavo ad altro: il pubblico incredibile, la spinta eccezionale. Tutto stupendo».
Necessario chiudere con la domanda finale di rito. Il futuro di Deflorio?
«Quando sono venuto a Taranto, il presidente Blasi mi disse che voleva fare un programma triennale e che io potevo farne parte. Dopo il primo anno vittorioso, la voglia di restare appare giustificata dal fatto che l'ambiente è ideale per proseguire questa avventura. Come si fa a dire di no a questa gente, ad una piazza talmente calorosa. Per me non ci sarebbero problemi di sorta. Bisognerà incontrarsi e decidere. Io, per ora, mi rilasso. E' stata una stagione lunga e probante. Ma vincere così è ancora più bello». di Luigi Carrieri13
giugno 2006
Siamo in C1
I rossoblu battono il Rende con un gol di De Liguori nella finale di ritorno: la promozione arriva dopo una grande stagione e davanti a ventiduemila tifosi
Braccia al cielo alle 17.59. I conti tornano: il Taranto è in C1. Due anni dopo, troppe tristezze dopo. Promosso, con merito. Promosso al termine di una corsa bellissima, di una finale straordinaria. Di un giorno da ricordare: per la passione, per il calore, per la gioia. Di un giorno che ne cancella tanti, di lacrime che scacciano lacrime. Promosso per acclamazione: ventiduemila voti favorevoli, un gol segnato da De Liguori, oppure segnato da tutti. Segnato dal destino che arcua il cross, dal vento che soffia alle spalle, dalla spinta collettiva. Il gol che spegne il Rende e l'abbraccio diventa un abbraccio di popolo. Diventa la grande rivincita dopo la grande paura: dopo un fallimento, dopo aver rischiato di sparire, dopo aver tremato alle soglie di una retrocessione infame. Tutto dimenticato, tutto travolto dal grande giorno, dalla grande gioia.
Tutto meritato. Anche il bacio della sorte a due minuti dai supplementari, anche il giro giusto del fato. Un cross sbagliato o perfetto di De Liguori: un pallone troppo profondo per i compagni o profondo quanto basta per superare il portiere avversario. Il piede sinistro del caso, il piede sinistro di Taranto. Il gol che annulla gli ultimi dubbi, il gol che apre le porte all'invasione, che fa saltare una città, che inaugura la festa. La promozione arriva come da programma. Come pensato, forse anche come dovuto: il progetto è perfetto, regolare nel suo incedere, chirurgico nell'esecuzione. Il Taranto si prende il bottino con garbo e forza, con eleganza e brutalità, con sofferenza e gaudio. Sale di un piano, meritandolo. Mettendo l'ultimo tassello in un'opera perfetta: per la volontà di Blasi, per la scelta degli uomini, per la gestione di Papagni, per il consenso popolare. Per la dimostrazione di praticità dell'ultima partita, quella decisiva. Quella passata quasi in secondo piano di fronte a una cornice promossa in anticipo: di fronte a spalti straripanti, di fronte a cori possenti e movimenti ondeggianti. Di fronte ai colori, alle bandiere, ai fumogeni, ai coriandoli. In secondo piano eppure fondamentale: passaggio obbligato per la C1, necessario prima della festa. E nemmeno facile: perché per vincere il Taranto ha dovuto attendere ottantotto minuti, ha dovuto affrontare la resistenza del Rende e controllare le ripartenze metodiche. Ha dovuto superare gli acciacchi che forzavano le scelte, ha dovuto vincere la paura dei supplementari e dell'episodio imprevisto. Ha dovuto dare tutto quello che era rimasto, in una sfida tra squadre spremute, esauste. Eppure orgogliose.
Vince il Taranto, onore al Rende. Vince la squadra di Papagni, tecnico da omaggiare. Vince il Taranto partendo da se stesso: dal modulo migliore (4-4-2), dagli uomini più logici, dai movimenti più produttivi. Non è una partita perfetta eppure non ci sono imperfezioni: l'interpretazione è intelligente, aderente alle necessità. Il Taranto fa quello che serve, senza forzare la gara: avviciandosi al Rende senza esagerare, lasciando che gli uomini di Silipo (5-4-1, come previsto) si accartoccino sulle loro idee. Perché i calabresi non cercano di fare la partita (non è una caratteristica propria): la attendono, lasciano che si faccia da sola. Cercando il contropiede che, invece, viene annientato all'origine: non c'è un momento di sofferenza vera del Taranto. Ci sono attimi estrapolati, di occasionale spinta del Rende. Il resto è un monologo sussurrato, una sfida comandata sottovoce. I rossoblu sono chiari sin dall'inizio: tenendo i centrocampisti stretti non lasciano spazio disponibile ai pensatori di Silipo. E sfruttando la differenza di ritmo con i difensori avversari (sufficientemente distanti dal centrocampo) tagliano con sistematicità e apparente profitto.
Taglia Catania, spesso: schiacciando il suo dirimpettaio (David) e creando pericoli. Il primo è una traversa di Deflorio (16', girata di destro su cross del siciliano), il secondo è proprio per Catania, che perde l'attimo buono (22') su assist di Ambrosi. La contabilità diventa interessante pur senza apparire travolgente: Deflorio gira di poco alto (28') su cross basso - ancora - di Catania. Ritmo regolare e controllo sotterraneo: il tema è chiaro, non cambia nemmeno al giro di boa. Un improvviso picco di intensità anima il Rende (nel frattempo 4-5-1), ma non fa sbandare il Taranto. Calabresi che scattano e rossoblu che stoppano: è un gioco ad eliminazione, dal quale per poco non esce vincitore Ambrosi. Che ruba un pallone a Moschella (25') e solo davanti al fratello Stefano (portiere del Rende) calcia malissimo, tirandogli addosso. C'è il brivido: Pastore sembra toccare Alfieri in area (27', passaggio di Occhiuzzi), il Rende protesta. Ci sono le mosse da scacchi: Papagni passa al 4-3-2-1 (Larosa per Deflorio), Silipo al 4-4-2 (Trocini per Alfieri). E c'è il premio finale. C'è il cross di De Liguori, il pallone spinto dal vento, dal sinistro impreciso e dalla volontà della gente. Finisce in porta. Chiamatela C1. di Fulvio Paglialunga12
giugno 2006
Taranto in serie C1, è festa rossoblu
La formazione di Papagni conquista l'agognata promozione al culmine di una stagione infinita. Sugli spalti dello Iacovone oltre 22mila tifosi. Battuto il Rende con un provvidenziale gol di De Liguori ad un soffio dai supplementari
Non c'è nessuna azione. C'è solo il gol. Anche se prima, immediatamente prima, qualcosa succede. La scena è questa. Si vede Mancini che, dopo i crampi, ha un'idea pazzesca. Recupera il pallone e si mette a palleggiare in mezzo a due avversari. Lo fa per cercarsi l'ossigeno di uno spazio vuoto. Poi si vede Ambrosi che, al culmine di una partita imperfetta, piena cioè di tocchi imprecisi e di inesattezze, fa la cosa giusta: un passaggio millimetrico. E infine appare De Liguori. O meglio: sbuca De Liguori, l'uomo del destino. De Liguori è dove si trova maggiormente a suo agio: a sinistra, sotto la tribuna. E avanza. Sembra voglia scivolare a bordo campo. No, è fermo, alza la testa e... Qui parte un'altra storia. Un volo soprannaturale. De Liguori ha un'idea ancora più pazzesca di quella di Mancini. È un attimo. Non è un semplice cross. Non può essere un tiro. Forse è un pallonetto. No, è un arcobaleno. De Liguori accarezza il pallone con l'interno del piede sinistro e... Siamo all'epilogo della storia, anche se ancora nessuno può saperlo. Ora tutti seguono con lo sguardo quel pallone. Seguono i metri che il pallone guadagna, disegnando una curva larga e regolare. Seguono l'impennata e la morbidezza con cui quel pallone procede. Ambrosi, il fratello-nemico, quello che gioca in porta al Rende, salta e forse lo sfiora. Ma il pallone non si ferma. Prosegue la sua corsa, andando a morire tra palo e traversa. La rete si gonfia come una guancia. E gonfiandosi produce un suono bellissimo. E breve: perché viene subito coperto dal boato della folla. È il 43' del secondo tempo. Piove. Il Taranto è in C1. Meritatamente. Per meriti acquisiti (stagione regolare). E per meriti sopraggiunti (playoff). Il verdetto è giusto. Il gol di De Liguori manda in frantumi un viscido pareggio, allontanando lo spettro dei tempi supplementari. Anzi, li elide con un colpo d'accetta. Un colpo secco, che spacca in due il confronto. Da una parte - la parte più ingombrante - restano le ansie, la fatica, il timore, il calcio residuo. Dall'altra - la parte che sembrava non dovesse arrivare mai - affiorano la gioia, la soddisfazione, la nuova vita. Finisce così. Col Taranto che si prende ciò che intimamente già sentiva suo. E il Rende che si dispera, affogando nell'abbraccio collettivo, quando il prato diventa un brulicare di corpi. Una macchia indistinta. Un tunnel di fiati, di voci, di odori. E di pugni all'aria. Ci sarebbe anche una partita da raccontare. Tutto quello che accade prima del gol. Ma le note d'ambiente e i vagabondaggi interiori, quando è fondamentale solo l'esito, rischiano di svilire ogni analisi. Anche perché c'è poco da capire. Poco da indagare. Il primo tempo è un assedio infelice. Il Taranto (4-4-2) ha una voglia superiore. Comanda il gioco, dirige le operazioni. Tutto sembra funzionare: le ripartenze per vie laterali, il fluttuare tra le linee di Mancini, il lavoro rigoroso di Bussi, le fughe sulla destra di Catania. Il Rende aspetta e tesse. Pazientemente. Ha base 5 (difensori) e altezza 1 (Galantucci). In mezzo la dislocazione degli uomini è variabile, tanto che diventa difficile fissare un modulo. Il Taranto non pensa al pareggio. Perché non lesina, non indugia. Vuole il gol. Ma deve, per il momento, accontentarsi di sfiorarlo. Al 16': Catania vola sulla destra e porge al centro, dove l'accorrente Deflorio va con la punta del destro (il pallone si alza e lambisce la parte superiore della traversa). Al 23': Catania, liberato da un colpo di testa smarcante di Ambrosi, perde l'attimo da posizione favorevole. Al 27': tiro sporco di Ambrosi e rimpallo che spalanca la porta davanti a Catania (invano). Al 28': Catania sfonda a destra, penetra in area e serve Deflorio, che alza il destro. Il Rende non si scompone, anche se al 44' perde Altomare (sospetta frattura) e deve cambiare modulo (4-5-1) e atteggiamento (entra Criniti, un esterno offensivo). La ripresa ha in serbo il gol, che però si farà attendere. Lievita la manovra del Rende. Aumenta di volume. Il Taranto si fa più guardingo. In un duello tra fratelli, Ambrosi (Rende) spezza il tiro di Ambrosi (Taranto), negandogli il più facile dei gol (25'). Scorrono i minuti. Ci sono i crampi, gli infortuni e le sostituzioni. E il cuore che scalcia in petto. Papagni rinuncia a Prosperi e Deflorio. Oscillano gli assetti. Alfieri reclama il rigore sulla spinta in area di Pastore (27'). Poi litiga con Silipo al momento del cambio. La partita sta per essere risucchiata in un incantesimo bizzarro: quello del gol. Spesso l'inizio della storia si trova alla fine.
di Lorenzo D'Alò12
giugno 2006
La nazionale per un giorno è il Taranto
La lunga giornata del ritorno in serie C1 in città inizia tardi, come ogni “domenica italiana”. Ma Cutugno non c'entra, perché non c'è la schedina tra le dita, ma una speranza chiamata promozione, che non può cambiare la vita, ma renderla meno grigia, di questi tempi, da queste parti.
Nelle prime ore della mattinata Taranto ancora dorme, alle 10 le strade cominciano ad essere percorse dagli amanti del mare che approfittano del riaffacciarsi del sole per prendere d'assalto le spiagge. Il ritorno del bel tempo è di buon auspicio, dicono: per andare allo stadio o mettersi davanti alla tivù c'è tempo. A loro va di lusso, perché il sole lo vedranno due volte in giornata: al mare quello vero, allo stadio quello calcistico, più luminoso del cielo grigio e piovoso.
Alle 11 si odono i suoni delle prime trombette e clacson, prove generali per quello che accadrà allo stadio e dopo la gara. La gente inizia a girare con sciarpe e vessilli, c'è il nonno che lascia ai nipotini il compito di portare i pasticcini, perché le sue braccia sono impegnate a sventolare una enorme bandiera rossa e blu.
Ma i colori della speranza nella città dei due mari sono presenti in tantissimi balconi e “travolgono” il tricolore. Tra ventiquatt'ore l'Italia debutta al Mondiale tedesco, ma oggi la nostra Nazionale si chiama Taranto Sport.
Ed anche la Ferrari va in secondo piano: la rincorsa - inutile - di Schumacher ad Alonso a Taranto fa uno share decisamente basso, i bambini sono accontentati con la Ferrari radiocomandata di Schumacher con batterie e quattro gomme di ricambio a soli due euro acquistata dai papà dall'ambulante che ha fatto il giro dei mercati della città nei giorni scorsi.
Alle 16, l'orario fissato per l'inizio del match della rinascita del calcio rossoblu, in giro non c'è più nessuno, se non le solite badanti dell'Est europeo e qualche turista rientrato dal giro dei due mari in motonave. La città è “tutta” allo Iacovone, fisicamente o soltanto con gli occhi. Mamma Rai, mai come questa volta, è benedetta dalla tifoseria rossoblu.
E Taranto allo Iacovone ci resta per oltre due ore, tra partita (iniziata con tre minuti di ritardo e caratterizzata da otto minuti di recupero) e festeggiamenti, che iniziano appena dopo il triplice fischio dell'arbitro, alle 17,59.
Festeggiamenti che dal prato dello stadio si trasferiscono, come è consuetudine, sulle strade. In tutta la città è un susseguirsi di caroselli di auto, motocicli, biciclette, ma anche di gente a piedi. Tutte le vie principali della città sono battute dalla carovana rossa e blu: viale Magna Grecia, via Dante, viale Virgilio, Lungomare, corso Umberto, corso Italia. La pioggia non si sente, anzi, è benedetta.
Il cuore della festa si conferma piazza Ebalia, tradizionale punto d'incontro per chi ha voglia di fare il classico bagno. Ma l'acqua non c'è e non basta quella piovuta dal cielo per... riempire la vasca della fontana, spenta da ormai un paio di anni. E allora ci si accontenta di un... bagno asciutto. La rinascita della città partirà forse dalla C1, come ha detto frettolosamente qualche politico salito sul carro del vincitore in tribuna vip, ma ci piacerebbe vedere quanto prima uno dei simboli della città tornare alla sua funzione di
“cartolina”. Sarebbe quello il primo reale segno di rinascita.
Il traffico è bloccato, ne fa le spese un autobus dell'Amat che viene “requisito” da alcuni tifosi a piedi che ne fanno un palco improvvisato per ballare sul tetto. La festa prosegue per tutta la sera, gioiosa ma senza eccessi (pullman-palco a parte). Come una promozione in terza serie merita. Niente esaltazione, alla C1 Taranto è abituata. Semmai, urla di liberazione. Da un incubo chiamato fallimento. E da un incubo chiamato C2.
La rinascita calcistica, questa sì, è arrivata. E la tifoseria rossoblu, quella lontana dalla tribuna vip, lo ha manifestato con la sua consueta passione.
di Antonio Bargelloni12
giugno 2006
Blasi ringrazia tutti
Il presidente del Taranto festeggia: «Anche in C1 punteremo ai playoff, mi portano fortuna. I tifosi sono stati eccezionali. Ripartiremo da Evangelisti e Galigani»
«Ce ne andiamo in C...». Vittorio Galigani canta, Gigi Blasi e Luca Evangelisti si uniscono al coro. La Grande Festa è un uragano gioioso che arriva anche nella sala stampa dello “Iacovone”. Così, genuinamente. I tre vestono con la maglietta griffata “I love Taranto”: c'è anche lo spumante e tanta voglia di festeggiare ancora, dopo gli abbracci con i calciatori negli spogliatoi. Blasi è l'immagine della felicità: il presidente rossoblu, ancora una volta, ha trasformato il desiderio in realtà. Voleva la C1, l'ha raggiunta. In un solo anno. Circondato, nell'atto finale, dall'affetto incontenibile dei tifosi. E l'ora dei sorrisi e dei ringraziamenti.«E' una giornata bellissima
- esordisce - . Voluta e meritata: finalmente siamo in C1. Voglio ringraziare i tifosi, innanzitutto: e poi il dg Galigani, Evangelisti, Vinciguerra, Ursino, Locorotondo, l'intero consiglio d'amministrazione della Taranto Sport, i miei collaboratori, quelli che mi sono sempre stati vicino in questa avventura. Ringrazio il bravissimo Papagni, ma anche Marino che l'ha preceduto: aveva fatto bene anche lui, è stato sfortunato. Purtroppo il calcio è anche questo. Papagni ha preso una squadra con il morale distrutto e l'ha condotta alla promozione con la sua serenità. Un abbraccio va anche ai calciatori: a tutti, anche a quelli che hanno giocato meno».
Le immagini del tifo hanno lasciato un segno indelebile: «Abbiamo un pubblico eccezionale, appassionato, corretto. Hanno voglia di successi e di calcio pulito, proprio come me». La mente viaggia sull'onda dei ricordi.
«Non posso dimenticare - prosegue Blasi - il 14 dicembre del 2004, il giorno in cui è iniziata la mia avventura alla guida della società, dopo averla rilevata dal tribunale. Ma sin dall'estate avevo iniziato a sentirmi con Galigani: volevamo acquistare la società, ci siamo riusciti soltanto dopo il fallimento. Poi è arrivata la salvezza, la conquista dei playoff e la C1: successi raccolti con orgoglio e fedeltà a questi colori». Non manca qualche stilettata:
«Tanta gente, in questi mesi, ha parlato a “costo zero”. C'era chi pensava solo a contestare le mie idee... Bene: più mi attaccano, più vado avanti. Contestare non serve a nulla, per poter vincere serve unità. E tutti insieme siamo riusciti a vincere, grazie ad una incredibile dimostrazione di affetto dei tifosi. In tribuna mi è venuta a salutare gente mai vista, promettendomi aiuti per il futuro. per ora sono parole al vento: vedremo se manterranno le promesse».
La dedica è naturale: «Questa vittoria è della città, non è la mia. E' di tutti i nostri sostenitori. Qui c'è la materia prima necessaria per fare grande calcio, calcio vero, quello che si vede allo stadio. Sarebbe bello se non ci fosse Sky... Saluto tutti i nostri sostenitori: anche quelli che vivono lontano da Taranto. E' il giorno più bello da quando sono diventato presidente: anche se devo ammettere che, in appena un anno e mezzo, ho vinto davvero tanto. Se chiudo gli occhi penso che tutto ciò che sognavo si è realizzato. Adesso chiedo a tutti uno sforzo: il costo di un caffè al giorno per aiutare il Taranto. E potremo toccare vette impensabili».
De Liguori ha inventato dal niente il gol-vittoria. «La rete è arrivata al momento giusto, a pochi minuti dalla fine. Vincere così è ancora più bello: del resto noi siamo abituati a soffrire. E De Liguori ha colto l'occasione per prendersi una rivincita, dopo le sofferenze vissute in rossoblu».
Prima della gara Blasi ha salutato i supporters con un giro di campo. Il massimo dirigente ionico spiega l'arcano.
«Mi avevano invitato a seguire la partita in tutti i settori: in curva e in gradinata. Ovviamente non era possibile, e allora ho preferito salutare tutti».
Il presente è soltanto gioia, il futuro già si affaccia: «Avevo detto: C1 in tre anni. Siamo riusciti a conquistarla al primo tentativo... continueremo a fare cose importanti. Come abbiamo fatto quest'anno, allestiremo una squadra per puntare ai playoff. Mi portano fortuna, sin da quando presiedevo il Manduria. Posso già dire che ripartiremo da Evangelisti e Galigani. Papagni?
(Blasi ride, ndc). Certo, anche da lui. Continueremo a far bene, con grinta, carattere, concentrazione e voglia di vincere».
Il presidente offre anche un'anticipazione: la promozione sarà “festeggiata” con una partita celebrativa (come era già successo nel 2005 dopo la salvezza conquistata contro il Ragusa).
«Adesso - chiosa - mi prendo due settimane di vacanza. Anzi una: due sono troppe!».
Di futuro parla anche Luca Evangelisti: il ds ne approfitta per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. «Nessun campionato è semplice, in ogni stagione ci sono delle difficoltà. Ma grazie alla forza del presidente Blasi siamo riusciti a superare ogni ostacolo. Ho sempre detto che questa era una squadra ben costruita: vedere Bussi e Prosperi titolari mi ha reso inorgoglito. Ho subito tante critiche, ma non mi importa: alla fine ho vinto io. Papagni ha svolto un'opera eccezionale: di lui mi avevano parlato malissimo, dicevano che era senza personalità. Invece è una persona speciale, un uomo di grande valore: allenare a Taranto non è facile per nessuno». E adesso?
«L'anno più difficile era questo: abbiamo una società seria, possiamo aprire un ciclo. Abbiamo quattro-cinque giovani interessanti, Mancini ce lo chiedono tutti ma non lo daremo a nessuno. I giocatori svincolati? Di sicuro non smantelleremo la squadra». Il dg Galigani è stremato dalla tensione accumulata ma felice. E lancia un invito:«Ora godiamoci questa promozione. E permettetemi di ringraziare Blasi: è il motore di questo Taranto, sempre presente anche quando non è in città. Martedì ha persino pagato gli stipendi fino a fine stagione. Le critiche? Servono anche quelle, aiutano a sbagliare di meno».
di Leo Spalluto12
giugno 2006
Blasi non cambia
«Galigani ed Evangelisti sono confermati». Il numero uno del Taranto si gode la festa. Futuro di Papagni appeso a un filo?
«Ce ne andiamo in C, ce ne andiamo in C, ce ne andiamo in C...». Il coro viene avviato dal dg Vittorio Galigani, i tifosi lo seguono a ruota. Poi è il momento di Blasi. E' il protagonista: parla, ringrazia, abbraccia, travolge. Con le sue parole incontrollate, che lo portano a due brucianti riconferme (si riferisce a Galigani e Evangelisti) e ad una piccola dimenticanza che lascia il futuro di Papagni appeso ad un filo. «Ma se non lo riconfermerà il presidente, ci penserò io». Luca Evangelisti è l'uomo-mercato. E lo rivendica. Prima di farsi da parte e lasciare spazio al massimo dirigente rossoblù. Si parte dai ringraziamenti.
«Mi rivolgo - spiega il presidente - a tutti i calciatori che mi hanno regalato questa grande soddisfazione. Ai tifosi, che ci hanno sostenuto in maniera corretta e unica: hanno dimostrato di avere una grande voglia di tornare nel calcio che conta. Ai due allenatori: Marino ha lavorato bene, ha dimostrato di essere un grande uomo e un tecnico preparato, salvo essere penalizzato da una serie di circostanze favorevoli; Papagni, invece, è subentrato in un momento difficile e ha condotto il Taranto verso questo trionfo».
Poi affiorano i ricordi. «Quando decisi di acquistare il Taranto non avrei mai pensato di poter festeggiare una salvezza e una promozione in poco più di un anno. Oggi
(ieri, ndr) è il giorno più bello della mia vita. Ho visto il calcio vero, quello che piace a me e che coinvolge i tifosi. In tribuna qualcuno mi ha detto:
«Presidente, l'aiuteremo».
Spero che mantengano le promesse: il Taranto non è mio, è della città». Adesso, però, c'è già chi vorrebbe conoscere la squadra del prossimo anno. E se da un lato Galigani cerca di staccare la spina per dare spazio ai festeggiamenti, Blasi sembra essere già operativo.
«Mi fermerò per una settimana, poi inizierò a programmare il prossimo campionato. Allestiremo un organico competitivo, in grado di centrare i playoff. Ribadisco: restiamo uniti e potremo fare qualcosa di importante». La questione tira nuovamente in ballo Evangelisti.
«Vincere in una piazza così esigente - ammette il diesse - non è facile. Per questo motivo non smantelleremo l'organico, ma lo rinforzeremo in maniera oculata. Mancini? Rimarrà con noi, ha un altro anno di contratto e vogliamo rispettarlo». Prima di concludere l'ultimo appuntamento stagionale con la stampa, c'è chi azzarda un paragone tra Blasi e l'ex presidente Pignatelli. Accomunati dalla medesima passione e dal rituale giro di campo prima del fischio d'inizio. «Mi dispiace, però, non essere entrato nei vari settori. Chiedo scusa ai tifosi, ma c'era troppa confusione. Poi ho seguito la gara dalla tribuna». Blasi ferma le parole. «Ho dimostrato di parlare con i fatti e di rispondere sul campo alle critiche mosse a... costo zero». Non fermarti, presidente.
di Fabio Di Todaro12
giugno 2006
Le dediche di Papagni
Il mister a Coverciano dove il primo luglio discuterà la tesi.
«Ma una tesi migliore di questi sei mesi vissuti a Taranto non c'è»
Il presidente Blasi conferma in modo inequivocabile Vittorio Galigani e Luca Evangelisti. C'è qualcuno che fa subito notare l'assenza di una terza persona: Aldo Papagni. Scatta subito un teatrino tutto da gustare.
«Allora mi dimetto io» sbotta ironicamente l'allenatore. Un bacio con tanto di schiocco è la punizione da espiare per il massimo dirigente.
Il clima si presta al reciproco complimento, anche se di conferma non si parla in modo esplicito. Papagni ha un impegno gravoso a cominciare da oggi. Il tecnico si recherà a Coverciano dove il primo luglio discuterà la tesi per conseguire il Master di allenatore di Prima Categoria.
«Ma una tesi migliore di questi sei mesi vissuti a Taranto non c'è»
ribadisce il tecnico che parla della sua esperienza in rossoblu.
«E' stato un crescendo di emozioni ed esperienze forti. Ricordo l'inizio con la contestazione dei tifosi, poi la svolta con il successo sull'Igea Virtus. Il primo assaggio di quello che avremmo provato con il posticipo contro il Gallipoli e poi lo straordinario giorno del successo sul Melfi».
La preparazione della finale contro il Rende è stata similare a quella di quindici giorni fa contro il Melfi. Con una piccola variante.
«Prima del Melfi avevo fatto vedere un dvd con le immagini salienti che avevano caratterizzato il cammino dal 29 gennaio. Prima di questo appuntamento ho scritto ai giocatori una lettera in cui ribadivo questi concetti. La lunga rincorsa e tutto il sacrificio che abbiamo speso in questo cammino verso la C1. Quando ho avuto il placet del direttore Evangelisti che ha vinto tanti campionati, mi sono sentito sicuro di quello che facevo».
La vittoria ha un unico comune denominatore. «Questa è il successo del gruppo di chi ha giocato e di chi è rimasto fuori. Il successo di una società che ci ha permesso di non avere problemi sotto l'aspetto economico e che ci ha consentito di superare le difficoltà. Per compiere un'impresa del genere ci vuole unità di intenti, malgrado i contrasti e le idee diverse che ognuno di noi potevamo avere su un determinato argomento. In questi ringraziamenti ci metto lo staff medico, i massaggiatori, i magazzinieri. C'è voluto bisogno di tutti per cementare un gruppo che alla fine ha dovuto resistere alle numerose assenze per infortunio».
C'è anche una partita da commentare. «L'1-0 sul Rende è la sintesi della nostra stagione - afferma Aldo Papagni -
e soprattutto della nostra seconda parte di campionato. E' stata una prestazione di cuore, intensità e attenzione in fase di non possesso palla. Il Rende è stato limitato nelle sue giocate. E poi c'era l'aspetto psicologico da gestire e il timore dei tempi supplementari che stavano arrivando. I cambi? Ho fatto entrare Larosa per Deflorio perchè non eravamo in condizione fisiche ottimali. C'erano Micallo, Manni e Mancini con i crampi e Ambrosi molto stanco. Credo che fosse la mossa giusta in quel momento di partita. Mancini come trequartista era ideale per fare male al Rende».
Può partire il treno delle dediche. «Voglio ringraziare Dio che mi ha dato la possibilità di allenare una squadra come il Taranto e di vivere queste emozioni indescrivibili. Un pensiero va anche a Raimondo Marino che ha conquistato ventotto punti e sono serviti anche quelli per arrivare ai playoff. Diciamo che mi ha spianato la strada. Poi c'è una dedica particolare per Roberto Prete che si sta riprendendo da tre settimane per motivi di salute e sta vincendo il suo campionato più bello. Per ultima vorrei citare la mia famiglia che mai come in questa stagione mi ha visto di rado».
Uno sguardo rapido al campionato appena vissuto con la forza di un tecnico che con il suo equilibrio ha saputo tenere a freno le ondivaghe reazioni dell'ambiente tarantino. «La prima vittoria a Barcellona Pozzo di Gotto contro l'Igea Virtus è stato il primo passo. Poi sono arrivate le vittorie su Giugliano e Andria che hanno aumentato la consapevolezza che potevamo raggiungere traguardi importanti. Il mio carattere è stato determinante? Non lo so. Posso dire che le migliori stagioni le ho fatte ad Andria e Taranto, due piazze calde, anche se dal bacino differente come numero di tifosi al seguito. Per carattere sono così. La normalità può anche servire in questi casi».
Papagni resta? Il dubbio rimane, nonostante la sequela di mezze conferme autorevoli che si affastellano nel dopo-gara. Per ora si festeggia: tra una settimana, per bocca dello stesso presidente, si progetterà la nuova stagione e si comincerà a comprendere se di questo programna Aldo Papagni sarà parte integrante.
di Luigi Carrieri12
giugno 2006
Papagni: «Vittoria del cuore»
In una lettera ai giocatori il segreto che vale la C1
«Ricordate quel 22 gennaio. Ricordate la contestazione. Ricordate i fischi, gli insulti, lo smarrimento, la palla che vi bruciava tra i piedi, come una frusta crudele. Ricordate la sconfitta col Lamezia, l'impressione che davvero fosse tutto finito. Ricordate la vittoria con l'Igea Virtus, domenica 29 gennaio: la rimonta-miracolo fatto di passione, tenacia e rabbia. Ricordate come siamo arrivati qui. Siate umili, oggi che vi giocate la C1, siate uniti come lo siete stati sinora. E credete in voi stessi: chi ha la palla si consideri sempre il regista della squadra, chi deve difendere e attaccare lo faccia col muscolo più prezioso: il cuore». Prima di imboccare il tunnel dello
"Iacovone", mister Papagni ha letto e sottoscritto, insieme ai giocatori rossoblù, una lettera: il sigillo forse più prezioso alla C1 materializzatasi in una domenica piovosa dalle inattese tinte autunnali. Era l'ultimo tassello di quella strategia psicologica dispiegata da Papagni, d'accordo col direttore sportivo Luca Evangelisti, nelle partite di ritorno delle finali playoff. Il
"film" del campionato, a pochi minuti dall'ingresso in campo nel delicatissimo match allo
"Iacovone" col Melfi, seppe galvanizzare, incoraggiare, sospingere verso la finale Deflorio e compagni: una sorta di muta confessione collettiva per superare il
"grande freddo" nato dalla paura di non farcela. La "lettera" ai giocatori, ieri, è stata, a suo modo, decisiva più di un 4-4-2. E, in calce, la firma vera rimane la pennellata di De Liguori: emblema e metafora della stagione di un Taranto umano, troppo umano. Quello che ha plasmato Aldo Papagni al tornio della sua intuizione psicologica.
«La partita di oggi (ieri, ndr) - ha spiegato il mister - è la sintesi del mio campionato al Taranto: grande cuore, grande attenzione in fase di non possesso palla; il tocco giusto con Mancini trequartista a creare difficoltà. Meno male quel gol alla fine perché, non lo nascondo, c'erano problemi di tenuta fisica, problemi muscolari. Ringrazio Dio per questa opportunità», ha aggiunto Papagni emozionato, gli occhi cerulei inchiodati sui giornalisti e le mani sottili chiuse a scrigno sui pensieri più segreti: la famiglia, l'amico Roberto Prete
«che sta affrontando e vincendo una sfida molto più difficile di questa», il futuro.
«Vorrei dedicare un pensiero a Raimondo Marino
- ha aggiunto l'allenatore mentre intorno calava uno strano silenzio -
in fondo 28 punti li ha conquistati lui. Ventotto punti non semplici, visto che ci sono squadre come il Latina che partivano per disputare i playoff e sono retrocesse. Ventotto punti che ci hanno spianato la strada, ma più di tutto è Marino, il suo lavorare sugli aspetti interiori dello spogliatoio, degli uomini, ad avermi aiutato». Esiste un calcio migliore. Papagni conosce la strada.
«In un momento difficile - ha concluso il tecnico -
la vittoria del Taranto, la splendida cornice di pubblico, rappresentano lo spot più bello per il futuro del football». Saggezza ed equilibrio: merci rare per una città abituata a svenderle. Sarà dura rigirare tra le mani la lettera ai giocatori se quelle parole dovessero trasformarsi in
"memorie" del mister. Se il futuro vorrà così avremo un nuovo Peregrino Fernandez, da consegnare al racconto come l'eroe di Osvaldo Soriano: vincitore incompreso di un calcio migliore. Quello che Papagni, conoscendo la strada, ci ha fatto incontrare in una piovosa domenica di questo giugno dal sapore d'autunno. di Fulvio Colucci12
giugno 2006
De Liguori, emozione unica
«Volevo fare solo un cross: ho beffato il portiere». Negli spogliatoi esplode la gioia dei calciatori. Pastore:
«È la mia rivincita»
La gioia del dopogara è incontenibile. Nello spogliatoio rossoblù, tra un coro e un bicchiere di spumante, c'è chi resta completamente nudo (per giunta in diretta televisiva). Dettagli, l'entusiasmo per la promozione in C1 è contagioso. Vincenzo De Liguori e Ivano Pastore, accomunati da un passato in maglia rossoblù, parlano all'unisono. «E' la nostra rivincita: avevamo un debito con il pubblico, adesso abbiamo riportato il Taranto dove lo avevamo lasciato». Lo scugnizzo napoletano è il match-winner della finale contro il Rende.
«Volevo crossare, poi ho visto la palla che si insaccava sotto l'incrocio, beffando il portiere. E' stata un'emozione straordinaria»
osserva De Liguori. «Abbiamo attaccato dall'inizio per sbloccare subito il risultato. Il Rende, però, si è difeso bene in attesa del momento giusto per sorprenderci. Poi è giunto l'episodio che ha deciso la contesa». Il difensore campano, mente e braccio dei festeggiamenti tenutisi fino a tarda notte («è l'ennesima dimostrazione di stima e fiducia da parte dei miei compagni») esterna le sue emozioni.
«Un giorno potrò raccontare ai miei nipotini di aver giocato una finale playoff davanti a 25000 persone. Adesso la città può festeggiare per il risultato e per la consapevolezza di avere una società molto ambiziosa. Se ho accettato l'offerta del Taranto è anche per la professionalità che ho riscontrato nel presidente Blasi. Ha una passione indescrivibile. Il fallo su Alfieri? Il contatto c'è stato, ma le 400 partite disputate in C sono servite a qualcosa. O no?». E' il turno di Emanuele Catania, tornato ad alti livelli nell'appendice finale dei playoff.
«E' stata un'impresa, ma la C1 è un traguardo raggiunto con merito. Se escludiamo le 4 sconfitte consecutive, abbiamo disputato un ottimo campionato. E il gol fortunoso siglato da De Liguori è il giusto premio per una stagione difficile e impreziosita da tanti sacrifici. Il pubblico? Ho avuto la pelle d'oca, nemmeno in serie B avevo giocato davanti a tanti spettatori».
Tre campionati vinti nel palmares personale possono non bastare per descrivere l'emozione del momento.
«Non me ne vogliano i tifosi delle altre squadre, ma lo spettacolo offerto dallo Iacovone è stato unico». Massimiliano Manni mantiene il solito aplomb anche nel momento dei festeggiamenti. Non entra deciso, la sua analisi è priva di sbavature.
«Temevo l'entusiasmo contagioso registrato in città: si pensava alla festa, al prossimo campionato di C1. Ma quando sono entrato in campo per il riscaldamento ho capito che avremmo vinto. Le responabilità erano notevoli, non potevamo deludere i nostri tifosi». Un finale di stagione vissuto da protagonista, tanti consensi raccolti anche nell'ultima gara.
«E' un risultato meritato - commenta Fabio Prosperi -,
che premia i nostri sforzi profusi negli ultimi mesi. Il Rende? Ce lo aspettavamo così, chiuso e pronto a ripartire in contropiede. Complimenti ai vinti, ma la C1 è roba nostra».
di Fabio Di Todaro12
giugno 2006
Raggiante il presidente al 90'
Blasi: «Dedico la vittoria a tutta la città»
Si brinda in casa tarantina. La C1 è un traguardo importante. Soprattutto cercato e voluto dall'inizio della stagione. Il presidente Blasi è raggiante:
«Grande partita. Grande vittoria. Siamo finalmente in C1. Il nostro successo è stato meritato. Dedico questa vittoria alla città. Ringrazio tutti: i tifosi, il direttore generale Galigani, il diesse Evangelisti. Vi anticipo che i due sono confermatissimi. Non è stata una stagione facile per loro. A metà campionato hanno subìto critiche ingenerose. Per qualche tempo le ho tollerate perché portavano bene. Vincevamo. Ad un certo punto mi sono ribellato. Ho chiamato i tifosi ed ho detto loro: ragazzi, inutile che contestate perché il sottoscritto non muta di una virgola la grande considerazione che ha nei loro confronti. I fatti mi hanno dato ragione. Poi ringrazio il vice presidente Vinciguerra e l'intero Cda. La scaletta dei ringraziamenti prevede a questo punto mister Papagni. Da gennaio scorso ha fatto letteralmente galoppare la squadra verso il secondo utilissimo secondo posto che ci ha consentito di avere qualche piccolo vantaggio nei playoff. Ma sento il dovere di sottolineare il gran lavoro svolto pure da mister Marino: è stato sfortunato. Infine ringrazio i giocatori i quali hanno dimostrato grande attaccamento alla maglia ed alla società». Blasi poi parla del futuro. «Faremo una grande amichevole. Non so dirvi né l'avversario, né il giorno. Poi penseremo alla prossima stagione. Faremo una squadra in grado di disputare i playoff per la B. Ai tifosi chiedo un favore: fate il sacrificio di consegnare al vostro Taranto l'importo di un caffè, ossia di 80 centesimi. Non chiedo altro». L'allenatore Papagni è uomo felice. «A Taranto ho vissuto emozioni forti ed intense. Il mio curriculum s'è notevolmente arricchito con questa meritata promozione in C1. I ragazzi mi hanno seguito e li ringrazio. In settimana ho loro consegnato una lettera manoscritta in cui, dopo aver ricordato in breve il cammino in salita dal 29 gennaio scorso, ossia dal mio arrivo a Taranto, ho chiesto loro di fare un patto d'onore per la disputa di quest'ultima partita che doveva essere ricchissima e densa d'impegno. Così è stato. Ringrazio pure Dio per avermi concesso questa chanche». Il dg Galigani:
«Godiamoci questa importante vittoria. Blasi martedì pagherà l'ultimo stipendio. Di questi tempi la notizia è da sottolineare». Da rimarcare, infine, uno spiacevole episodio avvenuto in via Oberdan nel corso dei festeggiamenti: un agente di polizia è stato colpito da una bottiglietta. Feriti leggermente anche otto tifosi mentre tentavano di invadere il campo a fine partita.
di Giuseppe Dimito12
giugno 2006
La contagiosa febbre rossoblu
«Il calcio scrive un'altra pagina importante. Così la città si riscatta». Entusiasmo straripante a fine partita. I tifosi invadono le vie del centro. Caroselli di auto e fuochi pirotecnici
Alle ore 18 scocca l'ora della C1, dopo un attesa febbrile, lunga una settimana.
«Siamo felici, il Taranto prende una boccata d'aria pura, salendo al terzo piano del calcio. È il premio al progetto lanciato dall'imprenditore Luigi Blasi? L'impressione è che questa persona, vera e fattiva, possa regalarci nuovi sogni». Nicola Palmitesta, pensionato e cultore del calcio jonico («ho gioito per le promozioni, sono caduto in depressione per retrocessioni e fallimenti») è uno dei ventiduemila fortunati, che ieri sono stati spettatori di una promozione
«costruita grazie ad un programma serio. Ora a Blasi consiglio - commenta l'ex impiegato dell'Amat - di continuare ad attuare la sua politica gradualmente, provando a pianificare la B». Il progetto di Blasi è sotto il sole,
«e sono sicuro che manterrà fede alle intenzioni» commenta Antonio, un commerciante che segue divertito la classica festa in piazza Ebalia. Dopo l'1-0 dorato contro il Rende, in un soffio ultrà e cittadini conquistano il cuore della città. Accanto ad una fontana prosciugata (sgradita sorpresa: non c'è l'acqua dove i tifosi potrebbero tuffarsi arditamente, allora ci si accontenta della pioggia e di balli improvvisati), il commerciante scaldato dalla coperta rossoblù, è stretto a sua moglie, che dice di
«amare il calcio, perché è la passione di mio marito». Antonio è orgoglioso:
«almeno sotto il profilo sociale la nostra città si riscatta. È un momento difficile, a causa di una vecchia classe dirigente che ci ha lasciato in un mare di debiti. Attraverso il calcio Taranto scorge una luce in fondo al tunnel». Il pallone è una medicina che ha effetti eccitanti sui tarantini, vista la cornice festaiola di ieri, trascinatasi sino alla sera tarda con caroselli d'auto e marce trionfali. In piazza Ebalia giovani, donne, famiglie con bambini sono in estasi. Il rossoblù impera e unisce i presenti. T-shirt istituzionali e artigianali (scritte sinanche in dialetto, tipo Nu sime lì megghie oppure Studchite pè Tard) , casacche di campioni del passato, bandane, bandiere, stendardi, trombette messe in vendita per l'occasione.
«Sono felice, perché la squadra della mia città è in C1. Se adoro il calcio? Non molto, ma sono orgogliosa di Taranto». La trentaseienne Antonella Capuano, cassiera, sventola una bandiera e fa festa con migliaia di tifosi morsi dalla tarantola. Ne fa le spese un bus cittadino, che in direzione Tamburi è travolto da un fiume
"rossoblù". Un gruppo di ribelli addirittura si arrampica al mezzo. Interviene la Polizia e si vivono piccoli momenti di tensione. Fortunatamente prevale lo spirito della festa.
«È una domenica storica, Taranto alza la voce nel calcio che conta. La speranza è che ora Blasi ci porti in B, la piazza che meritiamo» dice Tonio Putignano, operatore nell'abbigliamento, che dopo lo stadio raggiunge il borgo coi suoi figlioli. L'ennesima domenica sportiva ha eccitato anche Angelo Cirelli, funzionario della Prefettura, che segue il Taranto,
«esattamente da cinquant'anni. Ne avevo otto quando mi infilavo tra le inferriate del Mazzola - racconta Cirelli - di seguito ho giocato a calcio. Ero una promettente ala sinistra, mi sono fermato alla Pro Italia in Prima categoria. Chi terrei a Taranto per la prossima annata? Sicuramente Mancini, Pastore, Prosperi e De Liguori, il cui gol penso sia stato opera dal destino. Il giocatore campano è parte del Dna rossoblù».
Taranto, secondo il rappresentante della Prefettura, «ha scritto una pagina bella di un calcio italiano malato». La C1 ha dunque effetti miracolosi su una città barcollante.
«Non è il pallone che può risollevare Taranto, ma di sicuro lancia un segnale di ottimismo. Almeno per questa domenica i cattivi pensieri sono volati via». La geometra Valentina Vinci, 29 anni ed un futuro da scoprire, regala il suo sorriso. Mentre il cordone dei tifosi lascia piazza Ebalia e si inoltra nel cuore della città. Pulsante, contagiato dalla febbre del calcio.
di Alessandro Salvatore12
giugno 2006
Blasi vuol coronare un sogno
Il presidente confessa sperenze e timori. «Ringrazio il prefetto
per aver aperto la curva sud». «Andremo in C1, lo sento. Ma sarà una battaglia: la vivrò con i tifosi»
Se potesse scenderebbe personalmente in campo. «Lo avrei fatto già lunedì, all'indomani della partita di Cosenza: è stata la settimana più lunga da quando sono al timone di questa società. I 90 minuti, però, restano l'unica cosa che un presidente non riesce ancora a gestire. In campo ci va la squadra: toccherà a loro regalare una gioia immensa a tutta la città». Luigi Blasi è vicino al coronamento di un sogno: conquistare la C1 con il Taranto. E, come un padre diligente e scrupoloso, ha vissuto la vigilia in ritiro con la squadra. Coccolandola, senza lesinare parole d'elogio. Ma anche caricandola, invitandola a non recepire i messaggi provenienti dalla Calabria.
«Il Rende ha cercato per tutta la settimana di addolcire la vigilia. L'obiettivo era quello di allentare la nostra tensione. Troveremo una squadra affamata, che lotterà sino all'ultimo secondo per conquistare la promozione. Siamo pronti: sarà una battaglia, l'ultima prima di poter raggiungere il traguardo prefissato l'estate scorsa». Taranto-Rende non è soltanto una partita di calcio. È un evento sociale, una festa (si spera) a cui tutti vogliono partecipare. Ci sarà posto per poco meno di 20000 persone, per gli altri delusi si prevede un pomeriggio di passione davanti al piccolo schermo.
«È doveroso ringraziare il Prefetto Alecci per la riapertura della Curva Sud. In città c'è un'attesa spasmodica, c'è voglia di riconciliarsi con il calcio. Anche chi non ha mai visto giocare il Taranto verrà allo stadio. Sarà una gara molto corretta, vincerà chi avrà meritato questo risultato nell'arco dei 180 minuti». Frasi già dette, concetti espressi a più riprese. Si parla del pubblico rossoblù e del suo grado di incidenza sull'esito della contesa.
«Quindici giorni fa è stato decisivo contro il Melfi, mi auguro che possano ripetersi questo pomeriggio. Nelle ultime due settimane ho ricevuto molti attestati di stima. A Cosenza un tifoso mi ha detto: "Presidente, non vedevo una partita così emozionante da quando giocavamo in serie B"». Il numero uno di Via Umbria riavvolge il nastro della partita di andata. E rilegge un confronto equilibrato, privo di un dominatore assoluto.
«Non dimentichiamo che si stanno affrontando la seconda e la terza forza di questo campionato. Il Rende gioca in maniera concreta e può contare su alcuni elementi dotati di buona qualità. Il Taranto è favorito? Non credo, le percentuali di vittoria sono identiche. Il calcio è spesso deciso da episodi, speriamo che questa volta siano a nostro favore». E Blasi da dove seguirà la gara?
«Non potrò rimanere sul rettangolo di gioco (è inibito fino al 30 giugno, ndr). La vedrò dalla tribuna, ma prima farò un giro nelle curve e in gradinata. Voglio condividere questo momento con i miei tifosi e ringraziarli per tutte le emozioni che mi hanno regalato». Non ci sono preferenze, né riti scaramantici. Nella mente c'è spazio soltanto per la partita di questo pomeriggio. «Andremo in C1: è una sensazione troppo forte che spero possa concretizzarsi. A quel punto la mia gioia sarà quella di un bambino scatenato: festeggerò con la squadra, con i dirigenti, con tutta la cittadinanza. Non mi interessa chi segnerà: i calciatori sono pronti a scrivere una pagina importante nella storia di questo club».
di Fabio Di Todaro11
giugno 2006
Le statistiche di Franco Valdevies
Al Taranto serve un pareggio per conquistare la promozione in C1 e la tradizione è tutta favorevole ai rossoblù con sei vittorie in altrettanti precedenti di campionato giocati allo «Iacovone» (otto le reti segnate dagli ionici, solo una quella subita). Abbiamo affrontato i calabresi le prime tre volte in serie C1, poi nel Campionato Nazionale Dilettanti, infine nelle ultime due occasioni nel torneo di C2. 2-0 per i rossoblù il 10 gennaio 1982 con le reti di Natale Picano al 6' ed Ezio Glerean al 53'; il tecnico è Angelo Carrano che manda in campo questa schieramento: Maurizio Rossi, Cimenti, Idini, Raise, Caricola, Picano, Colucci, Donati, Barbuti, Glerean, Renzo Rossi. 1-0 per gli ionici il 21 novembre 1982 con il gol decisivo di Pietro Biagini al 22'. Questa la formazione rossoblù disposta da Lauro Toneatto: Rossi, Falcetta, Castagnini (82' Pighin), Sgarbossa, Scoppa, Picano, Novellino, Barlassina, Chimenti, Biagini, Bertinato (68' Colucci). Sempre 1-0 per il Taranto gli ionici il 9 ottobre 1983; decide la sfida Marco Francas segnando al 66'. Il Taranto guidato da Antonio Giammarinaro si presenta così: Paese, Caricola, Frigerio, Sgarbossa (73' Idini), Scoppa, Tanzi, Bertazzon (65' Formoso), Di Giaimo, Chimenti, Fracas, Boccafresca. Ancora 1-0 il 13 dicembre 1998 con l'Arsenal Taranto; segna Antonino Luca al 13'. Questa la squadra tarantina schierata da Gianfranco Degli Schiavi (il tecnico è subentrato da due settimane al posto di Capuzzo, poi a sua volta verrà sostituito dopo appena cinque giornate da Busetta): Spagnulo (46' Gori), Nettis, Migliozzi, Rodia, Zangla, La Badessa, Capurro, Incarbona, Naccari, De Luca (18' Magno), Rucco (66' Orsini). 2-1 per i rossoblù mercoledì 8 dicembre 2004, che nell'occasione tornano al successo dopo cinque sconfitte consecutive. Questo «l'undici» utilizzato da Sabadini: Signorile, Arabia, Bracco, Marrazza, Maddé, Del Gaudio, Sangermano, Mollo, Amico (54' Malagnino), Mignogna (81' Scarci), Fumarola (88' Bennardo). Taranto in gol con Mignogna al 36' e con Fumarola al 44', quindi i calabresi segnano nel recupero del primo tempo con Maniero. Infine 1-0 per i Taranto l'11 dicembre scorso nella 15ª giornata di campionato; la rete è di Mortari su rigore al 17'. Così i rossoblù in campo guidati da Raimondo Marino: Gentili, Micallo, Caccavale, Pastore, Manni, Mortari, Larosa, De Liguori, Mancini, Catania (67' Bevo), Di Domenico (89' Malagnino).11
giugno 2006
"Iacovone", l'urlo dei 20mila
C'è Taranto-Rende: C1 in palio. Diretta su Rai Tre
Taranto, agguanta la C1! Lo chiederanno questo pomeriggio (ore 16) ventimila spettatori con tutto il fiato di cui dispongono. Lo «Iacovone» sarà un catino ribollente di tifo e di passione. Il Rende, però, non è avversario facile da battere. Getterà nella contesa ardore e spirito combattivo. Società solida, squadra all'altezza della situazione, allenatore bravo e capace: ecco l'identikit dei calabresi. Già in campionato il Rende diede del filo da torcere. Ci volle un rigore di Mortari dopo 17' per sconfiggerlo (sugli spalti c'erano 2000 persone soltanto). Ieri mattina l'ultimo stock di 2500 biglietti è volato via in metà giornata. Al Prefetto, dott. Alecci, va riconosciuta grande sensibilità ed attenzione alle questioni calcistiche sia per aver autorizzato l'apertura della curva Sud sia per aver disposto la diretta televisiva su RaiTre (telecronista Salvatore Catapano). Tornando alla partita, indubbiamente il compito di attaccare spetterà alla formazione ospite cui non basta il pari per essere promossa. Il Taranto dovrà essere abile a neutralizzare gli attacchi ospiti e, nel contempo, a sferrare i propri alla ricerca di quel gol che potrebbe far pendere la bilancia dell'incontro dalla propria parte e potrebbe soprattutto evitare gli antipatici e pericolosi tempi supplementari di mezzora. Nel pomeriggio ci sarà da soffrire. Inutile illudersi. Il pubblico dovrà seguire ogni fase dell'incontro con tanta attenzione, ma anche con grande correttezza incitando i rossoblù nei momenti difficili. Il servizio d'ordine, previsto dal Questore, dott. Introcaso, sarà di prim'ordine. La formazione è quella annunciata sin da giovedì scorso: Gori; Micallo, Pastore, Prosperi, Manni; Catania, Bussi, Mancini, De Liguori; Ambrosi, Deflorio. Per puntare alla vittoria servono grinta, concentrazione, umiltà, aiuto reciproco, cattivera agonistica.
di Giuseppe Dimito11
giugno 2006
Deflorio chiama l'ascensore
Il capitano sogna la promozione: «Voglio risalire: ho rinunciato alla C1 in estate per vincere con il Taranto. Spero di segnare, ma ancora di più
far felice la gente»
«Potessi, giocherei subito»: Andrea Deflorio ha ancora voglia e ancora parole. Forse ha ancora gol:
«Prenderei in giro tutti se dicessi che non penso a segnare, a essere io a decidere la finale. Lo sogno, direi». Vigilia densa, vigilia da brividi. La finale è domani, le ore sembrano non passare. Nemmeno per Deflorio, una vita sulla cresta del calcio. Solo un tentativo di dribblare l'attesa:
«Va tutto come sempre». Poi il contrasto vinto dalle emozioni. E l'ammissione, logica: «Vale un anno intero: novanta minuti o centoventi in cui ci giochiamo tutti i sacrifici fatti da luglio, in cui giochiamo per i sogni della gente».
Taranto-Rende è domani. Tensione logica, attenzione alta. Chi tifa chiede l'ultimo sforzo, chi gioca lo promette:
«E' giusto tutto: sono giuste le attenzioni che ci vengono rivolte, sono giuste le richieste e sono giuste anche le pressioni. Siamo all'ultimo atto: quello che decide». Finale di ritorno, gara senza domani. Ma anche gara con un'incoraggiante premessa: il pareggio dell'andata mette il Taranto in buone condizioni di partenza. E ha ovviamente regolato il clima, addestrato la settimana:
«E' stata certamente più rilassante di quella prima del Melfi, c'è un po' di tranquillità in più e meno paura. Ma non dobbiamo rilassarci, sarebbe un errore. Perché queste partite sono trappole autentiche: un episodio le può cambiare, i supplementari sono un rischio. E, da non dimenticare, abbiamo contro una squadra davvero tosta, che di certo non si arrenderà facilmente». Frase ricca, detta d'un fiato. Perché parlando Deflorio entra nel clima giusto, comincia la fase di riscaldamento. Fino all'ammissione:
«Personalmente non vedo l'ora di scendere in campo. Ma credo, dicendo questo, di interpretare il sentimento dell'intera squadra: questa partita vale per il nostro futuro e per il futuro del Taranto».
La promozione, poi, per Deflorio avrebbe un'importanza maggiore. Sarebbe prendere l'ascensore nuovamente, dopo esserci accomodato per un anno al piano di sotto. Il capitano era in C1, l'anno scorso. E dalla Reggiana è passato al Taranto, una categoria più giù. «Voglio riprendermi la C1 a cui ho rinunciato. Perché la Reggiana non è sola: ho rifiutato diverse proposte in estate per accettare Taranto. Volevo provarci: volevo vincere in una citta fantastica». Vincere non è facile. Non lo è, soprattutto, quando è nei programmi dall'inizio. Perché l'obbligo di vincere rischia sempre di diventare un peso. Non per Deflorio:
«Sapevo dal giorno della firma quello che mi aspettava. Sapevo che mi toccava una sfida difficile. Ma ciò che è difficile è anche bello. Ho rinunciato alla C1, lo ripeto: ma l'ho fatto a condizione di tornarci con il Taranto». Manca una partita, manca un risultato: pareggio o vittoria. Segnare aiuterebbe. E segnare è anche (o soprattutto?) compito di Deflorio.
«Ci terrei a chiudere con un gol: non sono bugiardo né ipocrita. E non voglio prendere in giro nessuno, magari dicendo il contrario. E chiaro, poi, che importa vincere. Magari con più gol, che sarebbero una distribuzione di gioie e, anche, un modo per evitarci sofferenze inopportune».
Taranto è già in fila dietro le porte. Spinge per entrare allo stadio. Diciottomila, forse di più. E gli altri davanti alla televisione. C'è un'aria sana, c'è grande voglia:
«La partita con il Melfi ha riportato un grande entusiasmo. La gente sa quanto bisogno abbiamo dei nostri tifosi e noi sappiamo che mai questa gente ci ha lasciato soli. L'entusiasmo di questi giorni è veramente incontrollabile. E' bello tutto quello che sta accadendo. Bellissimo, direi. Ma adesso tocca a noi: dobbiamo regalare una gioia a Taranto, dobbiamo regalarci una gioia. Ce la meritiamo tutti, in fondo».
Novanta minuti. Al massimo centoventi: «L'ultimo passo, quello più importante: tutto finora sta andando come doveva. Ma non dobbiamo sbagliare nulla». Non sbagliare nulla vuol dire sbarcare in C1:
«E io vorrò esserci anche in C1. Non è la scadenza del mio contratto la cosa importante, quanto la volontà: io voglio giocare con il Taranto in C1. Ripartire dopo una vittoria è l'obiettivo. Di puù: è un sogno. L'ho sempre detto: mi hanno parlato di un progetto triennale e io voglio far parte di questi tre anni». di Fulvio Paglialunga10
giugno 2006
Taranto-Rende in diretta su Rai3
Chi non avrà la forza di fremere sui gradoni dello stadio, potrà gioire in tempo reale con i rossoblu di Aldo Papagni
Gli ultimi 2.500 biglietti (costo otto euro) saranno venduti questa mattina alle 9.30 al botteghino lato tribuna dello stadio Iacovone. Sarà l'ultimo tentativo di accaparrarsi un posto utile per assistere alla finale di ritorno Taranto-Rende di domani pomeriggio, che concede il lasciapassare per la C1. La Curva Sud, per precisa volontà del prefetto Francesco Alecci, sarà aperta alla tifosera ionica. Una necessità richiesta per allargare la base di rappresentanza ionica. Una rarità, visto che quello spicchio veniva spesso abbandonato alla mercè di pochi spiccioli di tifosi avversari. Anche domani la parte destra del settore sarà esclusiva dei sostenitori calabresi. I biglietti accordati alla società ospite sono stati quattrocento, ma difficilmente sarà presente una quota di tifosi rendesi equivalente. Si prevede, altresì, l'arrivo di circa duecentocinquanta tifosi, all'incirca una quota paragonabile al minuto esodo di cui si resero protagonisti i sostenitori del Melfi.
Taranto-Rende, però, non sarà solo vista dai presumibili 18.000 che assieperanno l'impianto tarantino. La notizia era nell'aria, ma ieri ha avuto anche conferma nei suoi toni ufficiali. Anche chi non avrà la forza di fremere sui gradoni dello stadio, potrà gioire in tempo reale con i rossoblu di Aldo Papagni, saltare sulla poltrona o abbandonarsi ad una corsa sul balcone di casa. Infatti la sfida finale di playoff sarà trasmessa in diretta tv su Raitre per la zona di Taranto e provincia. Una decisione giunta al termine di una riunione apposita che si è tenuta in Questura con la partecipazione dei rappresentanti delle Forze dell'Ordine e presa dopo una consultazione con la Lega. D'altronde la ressa per i biglietti di questa settimana autorizzava anche iniziative alternative: la stessa società rossoblu, per bocca del direttore generale Vittorio Galigani, aveva spinto affinchè si prendesse in considerazione l'ipotesi della diretta tv, per motivi di ordine pubblico. Un modo per lenire le delusioni di quei tifosi che volevano prendere parte all'ultimo atto di stagione. O anche accontentare chi era stato bruciato sul tempo e aveva manifestato la sua frustazione, protestando davanti la sede di via Umbria.
Alle ore 16 di domani pomeriggio, allora, molti cuori batteranno e molte ugole fremeranno. Tutto per raggiungere un unico scopo: la promozione in C1. In città non si pensa ad altro. La voglia di ritornare a categorie più consone alla tradizione della piazza rossoblu c'è tutta e invoca questo passo in avanti. Lo rincorre una tifoseria che ha spremuto orgoglio e chilometri per riconquistare una dignità sportiva. E nel giorno fatidico si può anche fare uno strappo alla scaramanzia. Sono stampate ben 5.000 magliette celebrative che richiamano al vanto di essere tarantino. In più braccialetti che intendono colorare l'evento, tutti rigoramente con il doppio colore d'ordinanza. Se non fosse sufficiente alcuni gruppi della gradinata invitano a dotarsi di apposito abbigliamento e oggettistica rossoblu. Un muro bicolore per accecare le pretese calabresi. Ora c'è una categoria superiore da raggiungere e ci vorrà la spinta di uno Iacovone che gremito lo sarà in ogni ordine di posto. L'eccezionalità del giorno è stata anche simboleggiata dall'incredibile corsa al biglietto che ha caratterizzato la settimana che sta per esaurirsi. Un risveglio generale che avrebbe avuto bisogno di ben altre capienze. Da 15.450 si è passati a 18.000. E c'è tanta gente rimarrà scontenta. Scappa quasi da ridere a pensare che finali di playoff degli altri gironi avranno cornici di pubblico molto più modeste. La febbre a Taranto ha raggiunto vette parossistiche: le avvisaglie ci sono state con i quattrocento tifosi che hanno assistito al test di metà settimana. Cose mai viste. Cose da Taranto, verrebbe da dire. di Luigi Carrieri10
giugno 2006
È caccia al biglietto
Dopo la riapertura (per disposizione prefettizia) della curva sud. A Taranto tutto pronto per la festa della C1
Scatta stamane la caccia ai 2500 biglietti messi a disposizione grazie all'Ordinanza del Prefetto, dott. Francesco Alecci, relativamente ai posti della curva Sud. Alle 9,30 apre il botteghino dello
Iacovone, lato tribuna. Il costo è di 8 euro. Intanto la febbre della finalissima dei playoff per la promozione in C1 contro il forte Rende sale ancora di più con l'avvicinarsi dell'ora fatidica. Domani pomeriggio (ore 16) lo
Iacovone sarà un catino ancora più ribollente rispetto a quindici giorni addietro allorché i rossoblù ospitarono il Melfi per la semifinale. La penultima seduta stagionale ha consegnato a mister Papagni Di Domenico: l'attaccante ha effettuato la partitella finale, dimostrando quanto meno di poter far parte della lista dei convocati. Considerata la grandissima euforia che regna intorno alla squadra, Papagni è costretto a gettare acqua sul
fuoco dell'entusiasmo, ritenendo giustamente che il traguardo non è stato ancora raggiunto e che, in queste ultime ore, i suoi dovranno dare fondo alla massima concentrazione. La formazione è quella provata ieri l'altro nel corso della partitella in famiglia. In porta ci sarà Ghigo Gori, tarantino doc, il quale va alla caccia della seconda promozione in C1, sempre con la maglia rossoblù, a distanza di cinque anni. La linea dei terzini sarà formata da Micallo a destra (la sua spinta lungo l'out destro sarà importante) e Manni a sinistra. In mezzo agiranno Pastore, l'autore del gol al San Vito di Cosenza domenica scorsa che ha consentito alla squadra di raggiungere il tanto prezioso pari (1-1), e Prosperi, l'ultima trovata di Papagni in questa stagione. A centrocampo, lungo le due fasce, giostreranno Catania e De Liguori. Il primo presidierà la zona di sua competenza, assisterà le due punte e convergerà al centro alla ricerca della soluzione personale. Il secondo svolgerà i consueti compiti di ricucitura e di ripartenza dell'azione. In mezzo ci saranno Bussi e Mancini. Il primo sarà il metronomo del reparto. Perso due mesi circa fa Manoni per un grave infortunio al ginocchio, Papagni ha trovato in lui il degno sostituto: assicura interdizione e geometrie. Il secondo costuisce la grande sorpresa stagionale. Fu lanciato in prima squadra a Gallipoli (match d'andata) da Raimondo Marino e Papagni lo ha confermato. Il romano ha ricambiato la stima dei due tecnici con prestazioni esaltanti. Domani saranno allo «Iacovone» diversi operatori di mercato per vederlo. In avanti Ambrosi e Deflorio formeranno il tandem offensivo. Spetterà soprattutto a loro cercare la via di quella rete che potrebbe valere lo storico salto in C1. Stamane ultima rifinitura e partenza per il ritiro. Il Prefetto di Taranto Francesco Alecci, ieri mattina, ha disposto la diretta televisiva della partita per motivi di ordine pubblico, allertando il presidente della Lega Lario Macalli. di Giuseppe Dimito10
giugno 2006
«Taranto favorito: la C1 non gli sfuggirà»
Spagnulo: «Toccherà al Rende fare la partita. Sarà decisivo il
pubblico»
Ripensando al campionato di C2 vinto 5 anni orsono torna in mente Gianpaolo Spagnulo. Numero uno per nove giornate, uomo spogliatoio e leader del gruppo quando un infortunio lo relegò ai margini della formazione titolare. Il «Giaguaro» ha tutte le qualità per esprimere un giudizio sulla finale di domani: esperienza ed emozioni che trae da un passato ventennale da calciatore (ha appeso i guantoni al chiodo dopo aver vinto il campionato con i rossoblù), lucidità e cinismo che ha imparato a dosare dopo la prima esperienza vissuta da allenatore (quest'anno ha guidato il Legnano in C2).
«È una gara molto attesa, in città si respira un'atmosfera contagiosa. La piazza è stanca di arrancare e ha capito che adesso può fare il primo passo per tornare ai suoi livelli. Un pronostico? Il Taranto è favorito: ha un organico superiore, può sfruttare il vantaggio della classifica e la spinta dei 20000 tifosi che riempiranno lo
"Iacovone". Sono stati decisivi già contro il Melfi, spero che siano protagonisti nella conquista della C1». Il portiere di Grottaglie ha vissuto gran parte della stagione lontano dalla sua terra d'origine. «È vero, ma ho visto spesso il Taranto in tv. E mi ha fatto una buona impressione: conosco Papagni, lo apprezzo come tecnico e come uomo. Ha svolto un lavoro quasi perfetto sia sotto il profilo psicologico che tattico. Quando è arrivato la squadra aveva perso 3 gare consecutivamente, poi è giunta la sconfitta al suo esordio contro la Vigor Lamezia. E ha capito che il 4-4-2 era il modulo più congeniale per i calciatori che aveva a disposizione». Spagnulo spende parole d'elogio anche per la società.
«Blasi si è affidato ad uno staff dirigenziale molto competente e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. L'anno scorso è arrivata una salvezza quasi insperata, quest'anno se tutto va bene... L'organico allestito non era assolutamente inferiore a quello del Gallipoli: c'erano giocatori esperti e giovani con ampie prospettive di crescita». Due settimane fa ha seguito dalla tribuna del
"Lorenzon" la semifinale di ritorno tra Rende e Pro Vasto. L'identikit dei biancorossi è già pronto.
«Il 4-5-1 disegnato da Silipo si trasforma rapidamente in 4-3-3 in fase di possesso per favorire il contropiede. È l'arma preferita dai calabresi, sfruttano la velocità dei due esterni, Occhiuzzi e Riolo, e la capacità di Galantucci di non dare punti di riferimento. Domani, però, toccherà a loro fare la partita». Del
suo Taranto (quello che vinse il campionato di serie C2), ormai, c'è soltanto Ghigo Gori, tornato alla base dopo aver assaporato anche la serie B.
«Ha acquisito tanta sicurezza, rispetto a quando giocavamo insieme è molto più sicuro. Le qualità non sono mai state in dubbio: è stato sfortunato, ma vincendo il campionato potrebbe avere un'altra grande occasione». E il futuro di Spagnulo? «Ho appena rinnovato per due anni il contratto con il Legnano. È stata un'esperienza molto positiva, anche se non sono mancate le difficoltà. La società ha apprezzato soprattutto le mie qualità umane. Prima, però,c 'è Taranto-Rende. Sì va in C1, vero?».
di Fabio Di Todaro10
giugno 2006
Taranto-Rende anche in tv
Diretta affidata a Rai Tre. Lo ha disposto il prefetto
Si fa febbrile l'attesa di Taranto-Rende, gara di ritorno dei playoff per la C1, in programma domani (ore 16) allo «Iacovone». Stamane (ore 9,30) saranno messi in vendita gli ultimi 2500 biglietti di curva Sud al prezzo di 8 euro al botteghino della tribuna. Il prefetto Alecci, ieri, ha disposto la diretta televisiva per motivi di ordine pubblico. La telecronaca della partita sarà irradiata da Rai3, così come accadde a Melfi per la semifinale d'andata degli spareggi-promozione, in quanto esclusivista dei diritti di trasmissione delle partite di serie C. Insomma, coloro che non dovessero riuscire ad acquistare il prezioso tagliando, potranno seguire il match comodamente in poltrona. Con quest'ultima «mossa» si dovrebbe essere messa la parola «fine» alla fase cosiddetta preparatoria dell'attesissimo evento. La formazione è confermata. Di Domenico, che ieri ha preso parte alla partitella finale, andrà inizialmente in panchina pronto ad offrire il suo contributo in caso di bisogno. Questi gli undici che scenderanno inizialmente in campo: Gori; Micallo, Pastore, Prosperi, Manni; Catania, Bussi, Mancini, De Liguori; Ambrosi, Deflorio. Arbitrerà Iannone di Napoli. La Commissione Disciplinare della Lega di serie C, intanto, ha deciso di accogliere il reclamo del Taranto (C2) riducendo l'ammenda, a seguito degli incidenti di Melfi, da 30.000 a 20.000 euro mentre ha respinto quello avverso ad un'altra multa di 3500 euro e all'inibizione fino al 30 giugno 2006 del presidente Luigi Blasi.
di Giuseppe Dimito10
giugno 2006
Lo Iacovone non basta
Il prefetto ha ordinato l'apertura della Curva Sud. Altri 2.500 biglietti saranno a disposizione da domani. Per Taranto-Rende si prevedono 18.000
spettatori
Non più 15.450, ma 18.000 e forse qualcuno in più. La finale playoff di ritorno Taranto-Rende avrà spalti gremiti ben oltre la capienza consentita. E la diretta televisiva resta sempre un'ipotesi praticabile.
La decisione è giunta ieri mattina ed è stata presa al termine della consueta riunione di organizzazione del comitato di sicurezza alla vigilia di una gara allo Iacovone. La singolare modalità con cui si è sviluppata la prevendita in questi giorni, ha spinto verso la riapertura del settore dello stadio che era rimasto chiuso per diverso tempo. Tutti sono rimasti francamente sorpresi nel constatare che di vendita non si è potuto parlare, visto che la messa in circolazione dei tagliandi è durata il tempo di un pomeriggio. Non solo i biglietti di Curva Nord si sono volatilizzati in brevissimo tempo, ma anche quelli di Gradinata e, per larga parte, quelli di Tribuna. Un entusiasmo davvero traboccante che, nell'incontro di ieri, non poteva non essere considerato. Il prefetto Francesco Alecci, sentite anche le Forze dell'Ordine, ha ratificato questa intenzione che servirà anche ad accontentare tanta gente rimasta scottata dal fatto di non aver potuto prendere in tempo utile il biglietto. Nelle ore scorse, infatti, sono state diverse le testimonianze di delusione di sostenitori che, recatisi nel vari punti vendita sparsi per la città, erano rimasti a bocca asciutta. Ora ci sarà, per loro, un secondo tentativo.
Saranno, quindi, messi a disposizione altri 2.500 tagliandi che, per non alimentare sterili polemiche (come fanno sapere dalla società) sarà possibile ritirare ai botteghini dello stadio Iacovone. La dirigenza di Via Umbria ha, immediatamente allertato la Lega di Serie C di questo leggero cambio di programma e attende che il quantitativo supplementare giunga in città. Secondo i programmi, l'arrivo dovrebbe essere previsto per questa sera e già da domani mattina dovrebbe avvenire la nuova caccia al biglietto.
Il settore di Curva Sud può contenere, secondo una stima approssimativa, circa 2.500 unità. In questo modo sarebbero 18.000 circa gli spettatori previsti per assistere alla decisiva gara di ritorno playoff che regalerà un posto nella categoria superiore. La Curva Sud, quindi, non sarà solo appannaggio dello spicchio di tifosi ospiti, come avvenuto sempre nelle domeniche di campionato. In teoria dovrebbero giungere da Rende quattrocento tifosi, tanti quanti sono i biglietti che sono stati accordati alla società calabrese. Ma è altamente probabile che dalla città rendese arrivi meno gente di quanto prevista. Le stime parlano di un 250 tifosi al seguito della formazione allenata da Fausto Silipo.
Un clima incredibile e ribollente. Ogni centimetro degli spalti dello Iacovone avrà il suo legittimo proprietario. Mancano solo una manciata di posti di Tribuna Vip da occupare. Ma quelli, siamo certi, verranno riempiti sicuramente in un modo o nell'altro.
di Luigi Carrieri09
giugno 2006
Papagni si sorprende
«Taranto è una città incredibile. Pensavo di conoscerla: ma devi viverla per comprenderla fino in fondo»
La capacità di stupirsi ancora. Di avere un motivo in più per sorridere.
Aldo Papagni non è un neofita: conosce il calcio alla perfezione, le sue ritualità, l'importanza sociale dell'evento sportivo. Conosce bene Taranto, inoltre: ha calcato l'erbetta dello Iacovone tante volte, prima da calciatore, poi da tecnico.
Ma la città è riuscita a sorprenderlo, a conquistarlo ulteriormente: merito di una finale che tutti aspettavano, merito di una squadra che ha saputo stabilire con i suoi tifosi un feeling antico, tipico del football di una volta, permeato di sudore e sacrificio.
L'affetto della gente rende felice il tecnico di Bisceglie: una vigilia così proprio non se l'aspettava.
«E' vero - commenta - questa è una città incredibile. Pensavo di conoscere Taranto: ma devi viverla per comprenderla fino in fondo. Nei tarantini è scattato qualcosa, si respira un'atmosfera fuori dalla norma. E' difficile mantenere i nervi saldi, ma noi dobbiamo riuscirci. Dobbiamo affrontare con normalità la marcia di avvicinamento al match con il Rende: cercando di isolarci dalle emozioni che ci circondano per offrire una grande prestazione. Solo così potremo sconfiggere una squadra forte come il Rende: giocando a calcio. Altrimenti rischiamo di avere grossi problemi. Dobbiamo trasformare le l'attesa della gente in energia positiva: credo proprio che ci riusciremo, abbiamo una squadra intelligente ed esperta».
La fiducia di Papagni non stride con la prudenza. «Da quando sono arrivato - ricorda -
abbiamo dimostrato di avere carattere. Sei vittorie nelle prime sei gare, ad esempio, costituirono una gradita sorpresa per me. Poi, passo dopo passo, siamo riusciti a guadagnare posizioni, dalla settima alla seconda, e a mantenere la piazza d'onore. Nel ritorno di Melfi, dopo aver sciupato la partita d'andata, abbiamo dato una ulteriore dimostrazione delle nostre qualità».
Il Taranto non cambierà atteggiamento. Scenderà in campo per vincere, senza cimentarsi in calcoli “pericolosi”.
«Sarebbe un grave errore puntare al pareggio. Non è mai stato nelle nostre caratteristiche, del resto. Nelle partite in casa abbiamo sempre puntato al risultato pieno: e anche quando non siamo riusciti a vincere, abbiamo sempre contenuto al meglio i nostri avversari. In totale, avranno indirizzato solo tre o quattro tiri alla nostra porta...».
Gli infortuni, ormai, non costituiscono neppure una novità. Nell'arco del pomeriggio la speranza-Caccavale si è tristemente modificata in rammarico.
«Mi dispiace davvero tanto per Maurizio. Peccato: negli ultimi giorni lo avevo visto bene, negli allenamenti a campo ridotto la gamba aveva risposto positivamente. Purtroppo, la prova della partitella ha dato responso negativo: il dolore al muscolo è ancora troppo forte. Mi sarebbe piaciuto portare Caccavale almeno in panchina: è uno dei centrali più forti di tutta la C, avrebbe potuto assicurare un contributo importante incoraggiando i compagni».
Ambrosi, invece, è pronto al rientro dopo aver scontato il turno di squalifica.
«Alessandro - commenta Papagni - sta bene. E' uno degli attaccanti più forti della categoria, pensate a quanto siamo stati penalizzati nel corso della stagione non potendolo schierare in campo...». Di Domenico, invece, andrà in panchina.
«Lavorerà a bassa intensità per non correre altri rischi: potrei utilizzarlo negli ultimi dieci-quindici minuti se l'andamento della gara lo richiederà».
Lo stato fisico del gruppo non preoccupa l'allenatore di Bisceglie. «Non abbiamo grossi problemi. E comunque, in una partita del genere, conta molto di più il fattore psicologico. Sono ottimista: nei momenti più difficili, anche con la squadra ridotta all'osso, abbiamo sempre sfoderato grandi prestazioni».
La chiusura è dedicata al pubblico, ai ventimila che affolleranno lo stadio.
«Per un tecnico - rivela - è sempre un aiuto poter giocare in una situazione simile. Non hai nemmeno bisogno di motivare i tuoi ragazzi: tanto ci pensano i tifosi. A me, invece, toccherà allentare le tensioni: per il resto, non ci sarà bisogno di tante parole. Ai giocatori basterà entrare sul terreno di gioco durante il riscaldamento per assimilare la giusta carica. A loro, alla società, al presidente Blasi, al dg Galigani dobbiamo tanto».
di Leo Spalluto09
giugno 2006
«Rivedrò la B prima di andare in... pensione»
Parla lo storico magazziniere rossoblu. Ventuno anni di ricordi, aneddoti, incontri e passione. Aldo Scardino:
«A Barcellona Pozzo di Gotto la svolta. Lì ho capito di che pasta è fatto questo Taranto»
«Quando il Taranto, in questa stagione, ha imboccato la via che conduce alla C1? Nella quarta giornata di ritorno. Il 2-1 di Barcellona Pozzo di Gotto, secondo me, ha aperto la mente alla squadra di Papagni, facendole scoprire le risorse a disposizione. Tecniche e tattiche». Dietro le quinte dello spettacolo rossoblù, opera proficuamente Aldo Scardino, magazziniere del Taranto
«da ben ventuno anni» sottolinea l'interessato. L'erba dello Iacovone, riposata dopo le tacchettate dell'ennesimo allenamento diretto da Aldo Papagni, risveglia i ricordi di una figura-ombra, che dalla stagione 1984-1985, mattina e pomeriggio lavora allo stadio Iacovone. Il tunnel, che conduce dallo spogliatoio al campo, lo ha consumato, ma la passione rossoblù resta intatta.
«La C1? Un sogno che si avvera. Grazie a chi? All'intero gruppo, dal più grande al più piccolo. Dal presidente Luigi Blasi, che vuol riportare questa piazza affamata alla serie Cadetta. Sino agli ex giocatori della Berretti, come Mignogna e Malagnino che nell'andata della passata stagione tennero in vita il Taranto, come una macchina attaccata ad un moribondo sul letto dell'ospedale». Scardino all'improvviso apre il libro dei ricordi, le cui pagine scorrono impazzite. Soffiate dal vento che parte dal cuore
«Ho vissuto la B - racconta - per quattro stagioni. Tribolate ed emozionanti. Il mio allenatore ideale? Antonio Pasinato
- salvò la B nella stagione 1987-1988 ndr -, lui aveva rispetto umano ed inculcava nella squadra una carica caratteriale. Mentre sotto il profilo tecnico ho un buon ricordo di Walter Nicoletti. Il suo ingegno contribuì alla salvezza del 1991». Dal passato al recente.
«Papagni? Ha modellato la squadra come un chirurgo, usando carisma. L'opera è stata poi definita dall'estro dei calciatori. Il numero uno? Non esiste per me, perché penso che la promozione sarà frutto dell'intero gruppo. Ammiro gente coraggiosa come Fabio Prosperi, che non ha steccato nei delicati playoff. Sono affascinato dalla vitalità di Manuel Mancini e mi inchino davanti alla creatività Andrea Deflorio».
Il bomber di Noicattaro (attuale secondo marcatore della C2 con 16 sigilli), assieme a Cristian Riganò, è stato un degno erede di Erasmo Iacovone? Scardino risponde spaziando: «Non ho conosciuto Iacovone. Quando lui segnava io giochicchiavo a calcio in categorie minori, come ala sinistra, per poi bloccarmi a causa di un infortunio. Conosco però il mito, che luccica ancora. Se c'è un giocatore che identifico come uomo-chiave del Taranto, penso al mio amico Aldo Monza». Per il magazziniere di lungo corso il centrocampista di Rho acquistato da Pieroni per una proficua doppia annata (dal 2000 al 2002, salto in C1 e serie B rimasta sul groppone di 30mila tifosi),
«è l'atleta che incarna il calcio tarantino, fatto di passione». Lo stadio è vuoto, ma allargando le orecchie avverti l'urlo degli ultrà rossoblù. In questa stagione lo Iacovone ha contribuito a tenere vivo il calcio italiano, con la media-spettatori più alta della C2: 3152 presenze a partita.
«Il nostro pubblico è immenso. Il tifo ti fa vincere partite impossibili. Penso al 2-0 contro il Melfi di due settimane fa. Io non ci credevo, poi la squadra, dietro i cori, si è innalzata. Come una legione militare. Compatta ed elegante, ha sfinito i lucani». Di seguito il pari di Rende, anticamera della C1.
«Ma domenica ci sarà da soffrire. I calabresi vanno trattati coi guanti, tenteranno l'assalto disperato. Se giochiamo da Taranto, l'avversario sarà spazzato via». Scardino parla convinto, dopo aver visto tanti film all'impianto della Salinella. Il suo stadio, la sua vita.
«Ringrazio la mia famiglia, perché comprende il mio lavoro. Mia moglie e i quattro figli, che accompagno ogni giorno a scuola, prima di venire allo Iacovone». Compreso Ruben, 16 anni, amante della Formula Uno.
«Chissà, diventerà un campione. Io lo sosterrò». Ma il pallone resta la passione di Aldo Scardino che, come un profeta paziente, aspetta il ritorno in B del Taranto. «Quando? Spero presto». Prima di andare in pensione come magazziniere.
«Magari». di Alessandro Salvatore09
giugno 2006
"Iacovone", riapre la curva sud
Ordinanza del prefetto. Altri 2500 biglietti per la finale
Ottime notizie per i tifosi rimasti senza biglietto. Il Prefetto, dott. Francesco Alecci, ha disposto ieri mattina, con un'apposita ordinanza, l'apertura della curva Sud. L'effetto della decisione è stato immediato. Saranno distribuiti i relativi 2500 biglietti, utili per l'accesso in quell'ordine di posti. E saranno venduti ai botteghini dello
"Iacovone", che per l'occasione ritorneranno ad essere aperti (la loro chiusura era stata determinata dal Decreto Pisanu). Nelle prossime ore (oggi o domani al massimo) la società emetterà un comunicato nel quale verranno indicati i tempi e le modalità d'acquisto. Con questa nuova
"ondata" di biglietti, il numero dei tifosi che domenica pomeriggio (inizio ore 16) assisterà a Taranto-Rende, gara di ritorno della finale playoff per la promozione in C1, salirà a circa 19mila. Un bel numero, davvero! Ricordiamo che, finora, è stato venduto nel giro di sole 24ore l'intero stock dei biglietti messi in distribuzione dalla Lega di serie C, pari a 15.600, ossia al massimo della capienza stabilita il 10 aprile scorso dalla Commissione di Vigilanza. Positivo il commento della società jonica. Il direttore generale, Vittorio Galigani:
«La decisione è giunta inattesa, ma chiaramente molto gradita sia da parte nostra che, soprattutto, di quei tifosi che erano rimasti molto rammaricati per non essere riusciti ad acquistare il prezioso tagliando. I telefoni della società ribollivano di richieste di biglietti da ogni angolo di Taranto e della relativa provincia. Lo spettacolo sarà sicuramente entusiasmante. Il tifo dovrà essere incessante, continuo ma corretto. La partita è difficile. Inutile nasconderlo. Il Rende, sulla carta, ha le stesse nostre possibilità di approdare in C1 per cui scenderà in campo caricatissimo. Spetterà, dunque, ai nostri impagabili tifosi incoraggiare la nostra squadra verso la conquista di quella vittoria che ci schiuderebbe finalmente le porte della terza serie del calcio professionistico e getterebbe le basi per un futuro
migliore». di Giuseppe Dimito09
giugno 2006
Torna Ambrosi, Caccavale è out
L'allenatore Papagni frena: «Non abbiano ancora vinto nulla». Ieri pomeriggio ultima partitella stagionale. A segno Deflorio. Per Di Domenico lavoro differenziato
Erano tantissimi i tifosi che ieri pomeriggio hanno voluto assistere alla partitella di collaudo settimanale. Papagni ha provato l'undici che scenderà dopodomani in campo contro il Rende nella finale di ritorno dei playoff per la C1: Gori, Micallo, Pastore, Prosperi, Manni; Catania, Bussi, Mancini, De Liguori; Ambrosi, Deflorio. Caccavale è out (ieri è uscito dopo 18' per il risentimento dello stiramento alla coscia), mentre Di Domenico, ieri si è allenato a parte, partirà dalla panchina. Papagni, a fine allenamento, ha frenato i grandi
"bollori" della tifoseria che ci sono intorno alla sua squadra:
«L'entusiasmo mi sta bene. Paradossalmente mi fa lavorare di meno perché mi esonera dal caricare il gruppo. Ma noi abbiamo l'obbligo e il dovere di isolarci dal contesto e concentrarci unicamente sul difficile ed arduo compito che ci attende domenica: conquistare la C1. Per raggiungere questo importantissimo obiettivo dovremo far ricorso alle cose semplici, utilizzare gli stessi schemi che ci hanno fatto incamerare, durante il campionato, 22 punti in 8 gare e, nei playoff, rimandare sconfitto il Melfi a casa con un rotondo 2-0 allo
"Iacovone". Se cercheremo il colpo difficile o la giocata da spettacolo, finiremmo per fare il gioco del Rende. L'errore più grosso sarebbe quello di pensare, anche nel subconscio, di partire dall'1-1 dell'andata. Quando scenderemo in campo, dovremo unicamente ritenere di doverci giocare una normale gara di campionato e, pertanto, di doverla vincere per agguantare i tre punti in palio. Il tutto con grande cuore, impegno e voglia di aiutarsi l'uno con l'altro». Domenica ci saranno circa 19mila spettatori sugli spalti. Papagni non si stupisce.
«La cosa mi fa piacere. I nostri tifosi sono unici nel loro genere. Vi devo confessare che, pur conoscendo il loro attaccamento alla squadra, non mi attendevo tutto questo entusiasmo. Mi auguro che la gara non ci riservi grosse difficoltà; ma se malauguratamente ci saranno, i miei dovranno
"abbeverarsi" al loro entusiasmo». di Giuseppe Dimito09
giugno 2006
Provata la difesa a 5
Gli esperimenti di mister Silipo
Meno due alla finalissima. Tanto manca all'incontro decisivo tra Rende e Taranto per stabilire quale delle due formazioni staccherà il pass per l'accesso alla serie C1. Si riparte dall'1-1 dell'andata, risultato che avvantaggia i pugliesi, senza, però, gettare nello sconforto i biancorossi, convinti di potercela ancora fare. I ragazzi di Silipo, infatti, sembrano abbastanza caricati e desiderosi di riscattare il risultato ottenuto al San Vito domenica scorsa. Lavoro duro durante la settimana per capitan Alfieri e soci. Ieri pomeriggio il Rende ha disputato una gara amichevole contro i dilettanti del Montalto. Silipo si è lasciato andare a diverse sperimentazioni, mischiando in modo eccessivo le carte. Evidentemente l'assenza forzata di Riolo, fuori per squalifica, gli crea qualche problemino, non fosse altro perchè l'ala sinistra biancorossa era in forma smagliante e perderlo proprio adesso dispiace. Al tecnico rendese, comunque, non mancano i sostituti, nè le soluzioni. Ieri, ad esempio, ha provato con la difesa a cinque. Da qui a dire che domenica l'adotterà, però, ce ne corre. Al mister basterebbe sostituire Riolo con Criniti o Novello se volesse restare ancorato al modulo classico del 4-5-1. Saggiato anche il tandem d'attacco Galantucci-Covelli. Il match amichevole con il Montalto finisce 5 a 2, con reti di Morelli, Galantucci su rigore, Trocini, autogol di Costabile, la doppietta di De Giovanni per il Montalto e Scarnato. C'erano tutti ad allenarsi, anche Riolo che, come sottolineato, guarderà la partita dalla tribuna. Tutto è pronto, dunque. Sul grande evento sta per aprirsi il sipario e al Rende non resta che incrociare le dita, seppure l'ambiente è caricato al massimo, come gare del genere impongono. Basterà l'esperienza degli uomini maggiormente rappresentativi a portare a compimento l'opera? I vari Altomare, Braca, Moschella, Occhiuzzi e Alfieri, non si tireranno certo indietro. Hanno già passato a lucido le scarpette e in coro commentano. «Sarà un'impresa ardua, ma ce la metteremo tutta per centrare l'obiettivo». Il pareggio subito in casa rode ancora al Rende. La squadra, comunque, aveva reagito bene all'impatto con il San Vito, seppure incassando amaramente la decisione del Prefetto. Allo «Iacovone» sarà la stessa cosa, ma la grande platea è stata già sperimentata e potrebbe giocare a vantaggio dei biancorossi. Anche il pubblico del Campagnano è pronto a trasferirsi in territorio pugliese. Per ora sono stati allestiti due pullman. Molti partiranno con le proprie auto. La prevendita dei biglietti è iniziata da qualche giorno e andrà avanti fino a domani, presso due bar cittadini, il Cuba Libre e l'Italia. Sperano nell'impresa i tifosi del Campagnano.
di Salvatore Summaria09
giugno 2006
Taranto, biglietti esauriti!
File reali e momenti di tensione
D'accordo: l'attesa, il desiderio di riscatto, una città che ha bisogno di vincere, il vento favorevole. Ma Taranto non smette di stupire, non smette di mostrare il suo calore, la sua voglia di tifare. Spontaneamente, inaspettatamente. Era logica la corsa al biglietto. Era attesa. Eppure il giorno in cui sono stati messi in vendita i biglietti è diventato, di colpo, un giorno straordinario. Un happening della passione, una febbre autentica: gente in fila, dalla prime ore del giorno. Con le serrande delle prevendite ancora abbassate, ma con la certezza che, prima o poi, sarebbero arrivati i preziosi tagliandi per Taranto-Rende. E' la finale che spinge. E' il risultato vicino: basta un pari, basta esserci. Tutti in attesa, tutti lì. Code lunghissime, gente ammassata e appassionata. Anche un'ora di fila pur di conquistare un posto allo Iacovone. Anche le forze dell'ordine, in alcune rivendite, per accertarsi che la tensione non andasse oltre (ma in alcune prevendite ci sarebbero stati piccoli incidenti). Anche le strade bloccate, prima in modo naturale dalla muraglia di persone, poi per evitare che il traffico si congestionasse.
Alla fine della giornata il risultato è incredibile. In un giorno (anzi, in poco più di mezza giornata) quasi tutti i biglietti “popolari” sono finiti. Curva e Gradinata, stando a dati parziali, sono di fatto esaurite, anche per effetto della capienza ridotta dello Iacovone. E' noto, infatti, che lo stadio del rione Salinella ha la capacità di contenere 27.500 spettatori, ma non essendo stati completati alcuni lavori di adeguamento, per ragioni di sicurezza non si può andare oltre i 15.450 spettatori. Ma, come era prevedibile, oltre ai biglietti si è esaurita anche la pazienza di qualche tifoso. Perché molti sostenitori rossoblu sono rimasti a bocca asciutta e hanno avuto le loro ragioni per lamentarsi.
Le segnalazioni si sprecano: alcune prevendite avrebbero accettato prenotazioni e, quindi, avrebbero esaurito i biglietti senza, in realtà, metterli in vendita o vendendo solo alcuni. Così si è generata confusione e sono saltati i nervi. Probabilmente il coordinamento non ha funzionato perfettamente, ma di certo il fenomeno a molti è apparso strano. Le file sono reali, i momenti di tensione anche, così come sono veri i cartelli fuori alcuni punti vendita con la chiara dicitura “biglietti stadio esauriti” o i telefoni lasciati volutamente (e, in alcuni casi, opportunamente) fuori posto, per non impiegare l'intera giornata a rispondere alle telefonate di tifosi speranzosi o, anche, inferociti.
Il problema, adesso, è accontentare la folla di appassionati rimasta senza la possibilità di vedere la partita dell'anno. Il Taranto si è detto stupito per l'andamento delle prevendite, ma non ci sarebbero speranze di un allargamento della capienza. Il limite fissato dai responsabili dell'ordine pubblico è invalicabile, non può essere superato.
Il punto verrà fatto in una riunione prevista per la mattinata di oggi in Prefettura: si definiranno tutti i dettagli logistici per la partita, probabilmente verrà affrontato anche questa inaspettata questione. Certo è che ci sono ancora tanti tarantini che sperano. E che, per il momento, hanno solo la speranza di vedere la partita in tribuna. Ancora per poco.
di Fulvio Paglialunga08
giugno 2006
De Liguori e la C1 perduta
Il centrocampista: «Tre anni fa, a Fermo, sono retrocesso in C2 con la maglia del Taranto addosso. Adesso, per me, è arrivato il momento della rivincita»
De Liguori c'era. Ha visto lo Iacovone piangere di dolore per una finale per la B gettata al vento, ha visto i tifosi rossoblu lasciare Fermo con la morte nel cuore per una retrocessione In C2 amara da digerire. Finale playoff del 2002 e finale playout del 2003: Vincenzino c'era. Con la maglia del Taranto addosso. Per due volte in finale, per due volte sconfitto.
Ma stavolta il centrocampista rossoblu è convinto di potercela fare, di poter ribaltare antichi proverbi (il classico “non c'è due senza tre”, in questo caso, non è per nulla gradito).
Vincenzo De Liguori lasciò un Taranto caduto in C2: adesso vuole riportare indietro l'orologio del tempo, dimenticare il recente passato, riaccompagnare la squadra al terzo gradino del calcio nazionale. Vuole riappropriarsi della C1 perduta: vuole spazzare via quei dodici mesi che catapultarono una città dal sogno della B all'incubo della C2. Che si è protratto finora. Che tutti vorrebbero scacciare.
Allora De Liguori, i giorni stanno scorrendo in fretta. La finalissima con il Rende si avvicina sempre di più.
«Per il momento siamo riusciti a restare tranquilli. Dal punto di vista morale e psicologico stiamo abbastanza bene, riusciamo a mantenere la giusta serenità. E poi domenica è ancora lontana...».
E' la sua terza finale in rossoblu.
«Già. Prima quella promozione contro il Catania e, l'anno dopo, quella con la Fermana per non retrocedere. Le ho perse tutte e due, questa vorrei vincerla».
C'è qualche differenza rispetto alle altre vigilie vissute a Taranto?
«Non direi. La tensione, l'ansia che si vive prima di disputare una partita così importante è sempre la stessa: sia che si tratti di una finale per la B o di una gara decisiva per non retrocedere. La differenza di categoria si nota soltanto dopo. Anche il calore del pubblico è sempre lo stesso: ho saputo che c'è stata una ressa incredibile per acquistare i biglietti. E' l'ennesima dimostrazione d'amore dei tifosi tarantini».
E il Rende? In che modo giocherà allo Iacovone la formazione di Silipo?
«I calabresi, sicuramente, si stanno preparando al meglio. Arriveranno a Taranto per giocarsi la loro partita e per cercare di ribaltare il risultato: in fondo, non hanno nulla da perdere. Siamo noi i favoriti: siamo noi ad aver puntato alla vittoria del campionato sin dall'inizio, assieme al Gallipoli»
Capovolgiamo la domanda. E il Taranto? Quale sarà il vostro atteggiamento?
«Cercheremo di vincere, è ovvio. Ma staremo anche attenti a non prenderle. Sotto questo aspetto è una partita come le altre. E a noi potrebbe bastare anche un pareggio, anche se a quel punto dovremmo fare ricorso ai trenta minuti dei supplementari. E dovremmo stare attentissimi a gestire le fasi finali senza rischiare troppo».
Qual è il clima nello spogliatoio?
«Molto sereno. La tensione comincerà a salire nel pomeriggio di sabato. Cercheremo di non farci travolgere dall'ansia, di non disperdere le energie, di rilassarci. Per fortuna riesco a dormire anche prima delle gare più importanti...».
De Liguori, provi a giudicare il suo attuale stato di forma.
«Mi sento benissimo, francamente. Anche se nelle ultime due partite ho sofferto di crampi nel finale: nulla di preoccupante, comunque. Hanno inciso sicuramente il caldo, le emozioni e lo stress».
Nel corso delle ultime partite ha tentato anche il tiro dalla distanza, la rete risolutiva. Potrebbe riuscirci domenica...
«Magari. Penso che sia il sogno di qualsiasi calciatore: segnare il gol della vittoria in una finale-promozione. E poi, davanti ad un pubblico caloroso come quello dello “Iacovone”, tutto diventerebbe ancora più bello».
Una intera città sogna la promozione.
«E' sempre stato il nostro obiettivo, lo ripeto, sin dall'inizio della stagione. Cercheremo di conquistare la C1 tutti insieme, di cancellare i cattivi ricordi del passato. Anche perchè, soprattutto dal punto di vista societario, le differenze sono enormi: questa dirigenza ci è sempre stata vicina, ha recitato in pieno la sua parte, è stata sempre puntuale in tutto, stipendi e premi compresi. Ve lo posso assicurare: è difficile, in serie C, trovare un club che mantiene gli impegni. Il Taranto ci riesce».
di Leo Spalluto08
giugno 2006
Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da
Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla
pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla
rimozione.
index
|