Ultimi colpi
E' fatta per il giovane portiere Davide Faraon (l'anno scorso al Padova). Si avvicina Cejas, sempre “calda” la pista-Danucci. Spunta il nome di Cazzarò
A fari spenti, come il solito. Ma il mercato del Taranto non si ferma: produce novità, trattative interessanti, possibili sorprese.
La certezza della giornata si chiama Davide Faraon: è lui il portiere di riserva individuato dal club rossoblu per fare da spalla a Tore Pinna. Ancora un giovane, nel solco di un piano di ringiovanimento della rosa che ormai ha assunto contorni chiari: 21 anni, alto 1.88, Faraon ha disputato l'ultima stagione a Padova, nel girone A della C1, indossando la maglia numero 12.
L'acquisto dell'estremo difensore, naturalmente, è ancora ufficioso: l'affare è fatto, acquisirà il crisma dell'ufficialità prima dell'inizio del ritiro di Penne (in programma il 19 luglio). Prima di allora, non è un azzardo pensare ad un'altra conferenza stampa di presentazione di nuovi giocatori da tenersi in città. E Faraon non dovrebbe essere l'unico volto nuovo.
Le attenzioni del presidente Blasi, infatti, in questo momento sono rivolte al rafforzamento del centrocampo. Reparto che, secondo quanto rivelato dal massimo dirigente, avrà bisogno di almeno due-tre tasselli per considerarsi completo.
Il Taranto, al riguardo, ha mostrato di avere le idee chiare: circolano nomi di buon livello e di “categoria”. Gli obiettivi principali, Cejas e Danucci, non rappresentano una sorpresa: le due ipotesi circolano da tempo, e fino a qualche tempo fa venivano considerate alternative. Ma l'idea di acquistarli entrambi (per schierarli alle spalle del “gioiello” Mancini) sta solleticando, e non poco, Blasi e il direttore sportivo Luca Evangelisti.
Il nome di Maximiliano Roldan Cejas, in particolare, è tornato alla ribalta nelle ultime ore. Il centrocampista del Giugliano, 26 anni, si è avvicinato moltissimo al Taranto: il procuratore del giocatore, Filippo Fusco, avrebbe raggiunto un'intesa biennale (ancora da rifinire nei particolari) con il club di via Umbria.
Ma è ancora presto per considerare concluso l'affare: si attende il rientro del giocatore dalle vacanze per un approccio “diretto”. Ci sarà da fronteggiare, inoltre, una vasta concorrenza di compagini del girone B della C1, con un paio di campane in agguato (Avellino e Benevento).
Ciro Danucci, invece, è il sogno (neanche troppo nascosto) di Gigi Blasi. Per il presidente rossoblu il giocatore rappresenta un vero e proprio figlioccio: insieme hanno vissuto alcune stagioni sotto le insegne del Manduria e Blasi aspira a ricomporre l'antico “sodalizio”.
Ma portare il mediano di Carosino in rossoblu non sarà facile: in tanti stanno puntando su di lui e il Catania, proprietario del cartellino, non ha fretta. Punta ad imbastire una vera e propria asta per trarre dalla cessione (in comproprietà) il massimo vantaggio possibile. In prima fila c'è il Pisa: il tecnico Braglia ha allenato Danucci nella scorsa stagione vissuta con la Sangiovannese e lo ritiene un elemento indispensabile per costruire la linea mediana dei toscani. L'offerta economica presentata, però, non avrebbe soddisfatto gli etnei. Più interessanti sarebbero, invece, le proposte del Gallipoli e (soprattutto) del Taranto. Proprio i rossoblu hanno in mano la carta giusta che potrebbe allettare i catanesi: Mancini. In questo caso, però, l'idea rossoblu ha contorni precisi: cessione in comproprietà e Manuel Mancini nei ranghi del Taranto ancora per una stagione. Intanto il Catania non ha convocato Danucci per il ritiro pre-campionato: è l'ultima, scontata conferma della volontà dei siciliani di cedere il giocatore. Nel pomeriggio di ieri, infine, è spuntata un'altra possibilità per il centrocampo: Michele Cazzarò potrebbe tornare a “casa”. Il mediano del quartiere Italia-Montegranaro potrebbe entrare in uno scambio con il Benevento: i sanniti hanno richiesto il cartellino di Alessandro Bruno, posto dal Taranto nella lista dei cedibili, proponendo come contropartita l'ex rossoblu. Il club rossoblu si sarebbe riservato di valutare l'ipotesi.
di Leo Spalluto15
luglio 2006
«Voglio la B col Taranto»
Mancini: «Sono ambizioso, punto ad arrivare in alto». L'obiettivo della stella rossoblù, il cui contratto è stato "blindato" dal club del patron Blasi
La telenovela-Mancini si è conclusa felicemente per i tifosi tarantini: il talentuoso centrocampista laziale giocherà con la maglia rossoblù almeno per un'altra stagione. Il presidente Blasi ha blindato il contratto del ragazzo allungando il legame fino al 2009. I supporters jonici hanno tirato un grosso sospiro di sollievo. Mister Papagni è rimato soddisfatto per non essersi privato delle sue prestazioni. Ma come la pensa l'interessato? Lo abbiamo rintracciato a casa sua, al ritorno dalle meritate vacanze:
«Sono contento, sono contento di essere rimasto a Taranto. Sono giovane. Se dimostrerò di meritare platee più importanti, avrò tutto il tempo necessario per giungervi. E, poi, non è detto che almeno in serie B non ci arrivi con il Taranto. I programmi societari sono ambiziosi. Partiamo per fare bene, per disputare un campionato d'avanguardia. La riprova della mia soddisfazione? Ho sottoscritto in pochi minuti il contratto che mi ha legato al Taranto per altre tre stagioni». Se fosse approdato in un club di serie A, in teoria sarebbe potuto finire in C1 in prestito...
«Questo, per la verità, non è proprio certo. Se fossi riuscito a mettermi in vetrina durante il ritiro di quella squadra, magari sarei stato confermato nella rosa. Chissà. Tutto è possibile. In ogni caso il mio dovere di professionista è quello di rispettare il contratto che ho con il Taranto e di impegnare tutte le mie risorse tecniche per la squadra che mi ospita». Sta
seguendo il mercato rossoblù? «Certamente. Leggo ogni giorno i giornali. E, poi, ho amici a Taranto che mi informano. Non ho parlato con i miei dirigenti circa i loro movimenti. Da ciò che sta emergendo ho notato che stanno arrivando alcuni giocatori esperti, ma anche tanti giovani interessanti che verranno a Taranto per valorizzarsi. Un po' come è avvenuto nella scorsa stagione al sottoscritto. Auguro loro tutto il bene possibile. Se faranno bene, la nostra classifica ne beneficerà per cui trascorreremo il minor numero di settimane con il broncio. Sono particolarmente contento del fatto che l'ossatura della squadra è rimasta invariata. È importante ripartire da quelli che sono stati i punti fermi che ci hanno fatto promuovere al termine della scorsa stagione. La C1 è un campionato duro e difficile. Vero è che dà maggiori stimoli, ma è altrettanto vero che il tasso tecnico è sensibilmente più elevato». Che tipo di campionato disputerà Mancini?
«Darò il massimo, quello che la gente si aspetta. Questo è sicuro. E per centrare il mio personale obiettivo, lavorerò e m'impegnerò al cento per cento. Mi rendo conto che non tutte le settimane saranno contornate da momenti di gioia; ma anche quando ci saranno i giorni meno felici, bisognerà stringere i denti per venirne fuori nel più breve tempo possibile. Il calcio è questo. Inutile illudersi». Nella scorsa stagione ha segnato tre gol. Quest'anno?
«Non so, vedremo. Bisogna aggiungere ad onor del vero che nel campionato scorso avrei potuto segnarne altri cinque: i legni delle porte avversarie ed alcune parate importanti dei portieri mi hanno impedito di far crescere il mio personale bottino. Se riuscissi ad entrare sei volte nei tabellini dei marcatori, sarei super felice».
di Giuseppe Dimito15
luglio 2006
Faraon nuovo portiere, arriverà anche Cejas
Sarà la riserva di Pinna. Mazzeo o Mattioli in attacco
È il portiere Davide Faraon (classe '85, ex riserva del Padova) l'ultimo arrivo in casa rossoblù. Il giocatore è stato prelevato in prestito con diritto di riscatto e nella prossima stagione sarà il vice Pinna. La presentazione del neo rossoblù avverrà la prossima settimana prima del ritiro. Riempita dunque un'altra casella dal diesse Evangelisti, che ora punta ad infoltire la batteria dei centrocampisti con due (o tre) pedine. Una dovrebbe rispondere a Maximilan Roldan Cejas, classe '80, esploso col Giugliano. L'intesa col procuratore del talentuoso centrocampista sarebbe stata raggiunta, ora mancherebbe solo la firma del calciatore (al momento in vacanza in Egitto) sul contratto che lo legherà al Taranto per le prossime due stagioni. Ma l'arrivo di Cejas, strappato alla concorrenza di Avellino, Benevento e Potenza, non pregiudica quello di Ciro Danucci, su cui il Taranto lavora da diverse settimane. Il ds Evangelisti sta trattando l'arrivo del mediano di Carosino con l'agente Lionello Manfredonia che deve comunque seguire le direttive del Catania, titolare del cartellino di Danucci. Il club etneo vuol cederlo in comproprietà e non è escluso che alla fine l'affare vada in porto. Si va completando quindi l'organico con cui Papagni inizierà a lavorare dalla prossima settimana della quiete di Penne. All'appello mancherebbero solo un altro centrocampista e un altro attaccante che la società vorrebbe mettere a disposizione del tecnico. Per la punta l'attenzione è focalizzata sull'ex bomber della Nocerina Mazzeo, attualmente svincolato. Il giocatore, assistito da Fortunato, sta valutando diverse proposte allettanti, tra cui quella del Taranto, una piazza prestigiosa che potrebbe consentire al calciatore di sfondare definitivamente. In alternativa a Mazzeo resta vivo l'interesse per Mattioli di proprietà del Lecce, ma sul calciatore preme il Messina. Il mercato del Taranto, comunque, è movimentato anche in uscita. L'ex Di Domenico sembrava ad un passo dal Potenza invece è diventato giocatore del Brindisi; Martinelli ha accettato l'offerta del Val di Sangro; per Micallo si prospetta il prestito al Marcianise, mentre il Benevento, in attesa di ripescaggio in C1, avrebbe accantonato al momento l'idea del prestito di Malagnino.
di Enrico Sorace15
luglio 2006
Juve, sotto sequestro cassette di sicurezza
Inchiesta della Procura di Torino. A finire nel mirino anche mogli e fidanzate dei giocatori. Bilanci al setaccio
Il Procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, ha ordinato due decreti nell'ambito dell'inchiesta riguardante le eventuali irregolarità nei bilanci della società bianconera. Indagini che portarono alla fine dello scorso maggio al sequestro di materiale contabile presso la sede juventina in via Galileo Ferraris. I provvedimenti sono stati emessi dal magistrato il 29 giugno scorso, il giorno precedente alla data della partita dei quarti di finale tra Italia e Ucraina. Il primo riguarda la “richiesta di consegna di documentazione bancaria” riguardante tre personaggi eccellenti e rivolta a tutti gli istituti bancari italiani.
Nel provvedimento non sono riportate le ipotesi di reato riguardanti i tre: l'ex amministratore delegato bianconero, Antonio Giraudo, l'ex direttore generale, Luciano Moggi, e suo figlio Andrea. Invece, l'altro è un “decreto di blocco di cassetta di sicurezza” emesso nell'ambito “del procedimento penale a carico di Antonio Giraudo e Luciano Moggi” riguardante non solo lo stesso Andrea Moggi, ma anche mogli e fidanzate di giocatori o dirigenti della Juventus. La lista comprende ben 17 nomi. Si va da Silvana Adriana Garufi ad Alena Seredova, fidanzata del portiere della Nazionale Gianluigi Buffon. Nell'elenco sono comprese anche Sandra Karine Grougi, moglie del difensore francese Liliam Thuram, Valentina Liguori, consorte del terzino Gianluca Zambrotta, e Beatriz Karina, moglie argentina dell'attaccante francese David Trezeguet.
Il provvedimento di sequestro delle cassette ha interessato anche Daniela Arenoso, moglie del difensore centrale Fabio Cannavaro, Sonia Amoruso, che ha impalmato da pochi mesi il fantasista Alessandro Del Piero, Ivana Nedvedova, moglie del centrocampista ceco Pavel Nevdev. Nell'elenco sono anche presenti Melena Seger, moglie dell'attaccante svedese Zlatan Ibrahimovic, Sonia Alexandre, consorte del centrocampista brasiliano Emerson, Silvia Quilici, compagna del difensore Alessandro Birindelli, Anica Martinovich moglie del difensore croato Robert Kovac, e Stefania Ciamba, moglie del portiere di riserva bianconero Christian Abbiati. Nell'elenco c’è anche Paola Pallonetto, consorte dell'ex difensore Ciro Ferrara.
Il decreto prevede il blocco, a partire dalla sua notifica alle parti, dell'utilizzo della cassetta di sicurezza per le persone destinatarie del provvedimento o “riconducibili a qualsiasi titolo (delega, rapporto societario, rapporto di amministrazione dipendente etc) alle persone fisiche sopra menzionate”. Dal palazzo di giustizia di Torino non filtrano indiscrezioni riguardanti i motivi del sequestro: si può solo ipotizzare che i pubblici ministeri intendano trovare dei riscontri di natura contrattuale e contabile che possano servire alle loro indagini.
Riguardo alla “richiesta di consegna di documentazione bancaria” riguardante Giraudo e Moggi padre e figlio, il decreto ordina che l'operazione giudiziaria sia effettuata “a far data dall'1/1/2000 a data corrente”. Nell'arco di tempo di sei anni, i pm vogliono vagliare una serie di documenti bancari dei tre indagati: in particolare, si legge nel testo, “un elenco dei rapporti intrattenuti”, “estratto dei rapporti intrattenuti”, “generalità complete degli intestatari dei conti e delle persone delegate ad operarvi”. In questo modo i magistrati della Procura torinese intenderebbero ricostruire il complicato puzzle della gestione contabile della Juventus. E per effettuare questa operazione molto vasta, i Pm si sono recati in Spagna il 3 luglio scorso per esercitare una delle rogatorie internazionali da tempo previste.
La trasferta spagnola è servita per verificare la regolarità della compravendita di calciatori tra la Juventus e alcune società iberiche.
Ma il lavoro certosino degli inquirenti non si è fermato qui. Alla fine di giugno, la polizia giudiziaria belga aveva perquisito a Liegi la sede del famoso club calcistico, lo Standard, per ottenere materiale riguardante la compravendita del portiere Fabian Carini. Il giocatore uruguaiano fu oggetto di un'operazione di scambio tra Juventus e Inter, riguardante anche il difensore Fabio Cannavaro, che avvenne il 31 agosto 2004. Quel giorno, secondo il bilancio della Juve al 30 giugno 2005, la società bianconera prelevò l'estremo difensore sudamericano dalla squadra belga dello Standard di Liegi al prezzo (o, usando il linguaggio contabile, valutando il diritto alle prestazioni sportive) di 5,16 milioni di euro. Stando sempre ai documenti contabili della società torinese, il valore netto contabile era già aumentato in un giorno: 6,41 milioni. Nella stessa giornata del 31 agosto, accade un altro "miracolo": la Juve girò immediatamente Carini all'Inter al prezzo di 10 milioni di euro: nel giro di poche ore il valore era praticamente raddoppiato dal valore iniziale. Rispetto al valore di libro, la plusvalenza incassata dalla Juve fu di 3,6 milioni. Sempre in quel giorno, Cannavaro fu ceduto dall'Inter alla Juve allo stesso prezzo di Carini. La società nerazzurra aveva aderito alla legge 27/2003, comunemente conosciuta come "spalmadebiti", che aveva permesso la svalutazione del valore dei diritti di utilizzazione di tutto il suo parco calciatori nell'arco di 10 anni. Stando al bilancio della società milanese 2004/2005 il valore netto contabile del difensore era di 394mila euro: la plusvalenza generata è stata quindi di 9,6 milioni di euro.
di Marco Liguori15
luglio 2006
Chievo in Champions, il piacere dell'onestà
La fotografia di un terremoto nel calcio campione del mondo
Le sentenze non sono scandalose, dovevano essere dure, ma un filo di bizzarria lo contengono. La prima impressione è che si andrà a forti sconti al prossimo grado di giudizio. Intanto, l'unica cosa certa è che il campionato italiano, cioè della nazione campione del mondo, chissà quando potrà cominciare. Escluso che ci riesca nei termini prefissati. Partirà, è già stata annunciata, una serie di ricorsi al Tar.
E porterà molto in là tutto quanto. La bizzarria di cui parlavo non è tanto nella durezza, quanto nei dettagli: la Juve in B, questo se lo augurava anche la Juve. Con 30 punti di penalizzazione, sarà più un'esposizione alla gogna che un campionato. Le richieste di radiazione riguardano soltanto due persone, Moggi e Giraudo.
Erano già i cattivi della prima ora, non c'è sorpresa, anche se ritengo che ci sia una certa differenza nel modus operandi dei due. Se c'era di mezzo la Juve, gli interessi coincidevano, ma il regno di Moggi, come quello di Carlo V, si estendeva ben oltre i confini bianconeri. Se si pensa alle intercettazioni, sembrano un pochino eccessive le sanzioni inflitte alla Fiorentina, e ai suoi rappresentanti, e alla Lazio (idem).
In queste ore si fa un gran parlare delle pene comminate alle società, si parla molto meno di quelle che riguardano le persone. Però, andando a guardarle da vicino, tra Moggi e Giraudo e Carraro e Mazzini la differenza è una richiesta di radiazione e sei mesi di squalifica.
Non era facile, in così poco tempo, arrivare a un giudizio che accontentasse tutti, e infatti questo non accontenta nessuno. Che, poi, le sentenze siano state anticipate da una gola profonda dei giudici a un quotidiano, è un dettaglio molto italiano, ma non va sottovalutato. Dimostra che non c'è da fare pulizia solo nel calcio malato, nel calcio taroccato, nel calcio combinato. In parole povere, credo che senza questo riprovevole episodio l'autorevolezza della sentenza sarebbe stata più limpida. Guardiamole, comunque, perché sono la fotografia di un terremoto.
Trenta punti di penalizzazione per la Juve in B significano due anni sicuri nel purgatorio, e anche una notevole lotta per non retrocedere. Avremo, allo stato attuale, un campionato di B molto più teso (penso anche all'ordine pubblico) e tecnico, con Lazio, Fiorentina e Juve. E un campionato di A declassato, ma non è colpa sua, con la riammissione di Messina, Lecce e Treviso.
Ci sono solo sei mesi di differenza (e nessuna richiesta di radiazione) tra i massimi dirigenti federali, Carraro e Mazzini, e i cattivi, Moggi e Giraudo. Questo è un discorso su cui varrebbe la pena di tornare, quando i tifosi di questa o quella squadra avranno finito di portare acqua al loro mulino. Questo scandalo è grave perché coinvolge alti vertici federali.
Alcuni arbitri sono stati assolti. Mi fa piacere che per Paparesta siano stati richiesti solo 3 mesi: a chi avrebbe dovuto denunciare le angherie subite? A Bergamo e Pairetto? Lasciamo stare.
Una delle posizioni più difficili da leggere è quella del Milan. Colpevole sì, ma fino a un certo punto, come la ragazza un po' incinta di cui spesso scriveva Enzo Biagi. Quello che stupisce di più, nel Milan, società organizzatissima (Milan-lab, ufficio stampa efficientissimo, mille cose più degli altri) è che come dirigente addetto agli arbitri si servisse di un ristoratore di Lodi. Probabilmente, sarebbe stato meglio fare ricorso a dei professionisti (non alla Moggi, però).
La previsione di riduzione delle pene in appello non è campata per aria. Cioè, prevedo una Juve con una penalizzazione molto minore e Fiorentina e Lazio senza penalizzazione. Moralmente, è forse più imbarazzante il -15 del Milan nel campionato che partirà chissà quando. A voler vedere le cose dall'altra parte, il Chievo in Champions League rappresenta una realtà fantascientifica. Il piacere dell'onestà, qualcuno l'aveva già scritto.
di Gianni Mura15
luglio 2006
Juve, Fiorentina e Lazio in serie B
Prima sentenza sullo scandalo calcio. Il Milan rimane in A ma partità con 15 punti di handicap. A Moggi e Giraudo cinque anni di inibizione e richiesta di radiazione. Quattro anni a Carraro, quattro e mezzo all'arbitro De Santis
E' una sentenza di primo grado, dunque modificabile, ma resta pur sempre un macigno scagliato dalla Caf nelle acque torbide del calcio. La Corte d'Appello Federale, per bocca del suo presidente, Cesare Ruperto, in una decina di minuti ha rivoluzionato il campionato passato, presente e futuro.
LA SENTENZA. La Juventus viene retrocessa in serie B (non in C1 come chiesto dal procuratore federale Palazzi) e l'anno prossimo partirà con 30 punti di penalizzazione. E c'è chi calcola che con un handicap così pesante sarebbe stato più logico mandare la Juve in C ma partendo da zero. Allo società bianconera è stato tolto lo scudetto incriminato, quello del 2004-2005, ma dovrebbe essere revocato anche il secondo tricolore conquistato da Capello, al momento non assegnato. Deciderà Guido Rossi, commissario straordinario Figc.
Massimo della severità per Fiorentina e Lazio, entrambe retrocesse in serie B ma con differenti penalizzazioni (i viola con -12, i biancocelesti con -7).
Il Milan resterà in A ma con partirà con 15 punti in meno. Per il campionato 2005-2006 al club rossonero sono stati tolti 44 punti: la squadra perderà il palcoscenico e gli introiti della Champions ma non è escluso che possa giocare la Uefa dato che l'Empoli ha già rinunciato a partecipare. L'intricata situazione si chiarirà nelle prossime settimane: il termine per l'iscrizione alle coppe europee scade il 25 luglio.
Tra i singoli tesserati, si prendono cinque anni di inibizione e proposta di radiazione Luciano Moggi e Antonio Giraudo. L'ad del Milan Adriano Galliani si ferma a un anno e Leonardo Meani, l'addetto agli arbitri 'sconfessato' dalla società rossonera, tre anni e sei mesi. Stessa pena inflitta al presidente della Fiorentina Andrea Della Valle (suo fratello Diego ne deve scontare quattro). E ancora: tre anni di inibizione al presidente della Lazio Claudio Lotito, quattro anni e sei mesi all'ex presidente della Federcalcio Franco Carraro, cinque all'ex vice presidente della Figc Innocenzo Mazzini.
Per i dirigenti arbitrali, esce di scena Paolo Bergamo per difetto di giurisdizione mentre il suo ex collega designatore Pierluigi Pairetto è inibito per due anni e sei mesi. Due anni e mezzo a Tullio Lanese, uno a Gennaro Mazzei e sola ammonizione a Pietro Ingargiola.
Tra gli arbitri, quattro anni e sei mesi di inibizione a Massimo De Santis, tre anni e sei mesi a Paolo Dondarini, tre mesi a Gianluca Paparesta e proscioglimento per Pasquale Rodomonti, Paolo Bertini, Domenico Messina, Gianclia Rocchi e Paolo Tagliavento. Un anno di inibizione, infine, ai guardalinee Claudio Puglisi e Fabrizio Babini.
LE MOTIVAZIONI. In 154 pagine la Caf spiega che si è tenuto conto anche degli effetti dello scandalo "sull'immagine di tutto lo sport italiano". Tra l'altro si legge che Moggi e Giraudo "sono stati ritenuti responsabili di un solo episodio di illecito sportivo; tuttavia l'illecito è caratterizzato dall'attuazione di una condotta continuativa nel corso di tutto il campionato, programmata al fine di realizzare l'intento di procurare alla Juventus un vantaggio in classifica, mediante il controllo diretto o indiretto della classe arbitrale, secondo le modalità descritte in motivazione, e costituisce, quindi, fatto disciplinarmente più grave di quello che si realizza mediante la condotta diretta alla alterazione dello svolgimento o del risultato di una singola partita".
Quanto alla Juventus, "ha tenuto un comportamento processuale apprezzabile perché improntato a lealtà e correttezza; ha dimostrato inoltre, con l'opera di rinnovamento societario già attuata, di riconoscere gli errori commessi nel passato per il tramite dei suoi dirigenti e di avere iniziato un processo di rigenerazione; di conseguenza la sanzione richiesta dalla procura federale deve essere notevolmente attenuata".
Per la Lazio si è riscontrato un solo illecito. In particolare, sostiene il dispositivo della sentenza Caf, per la Lazio "l'azione di Lotito diretta a trovare appoggi per la sua squadra è proseguita incessantemente con condotte per le quali la commissione certo non ha ritenuto pienamente provati gli elementi che ne permettessero l'attribuzione a titolo di illecito, ma che sono lesive dello spirito di lealtà e correttezza".
Alla Fiorentina è stata invece contestata una "pluralità di illeciti", anche se la Caf ha riconosciuto che "il comportamento dei dirigenti scaturisce dal fatto che la squadra era rimasta penalizzata da una serie di arbitraggi sfavorevoli i quali avevano compromesso la sua posizione in classifica al punto da far apparire "piu' che concretò il pericolo di una sua retrocessione".
I RICORSI. Dopo la lettura pubblica del dispositivo, le parti in causa dovranno prendere visione delle motivazioni e preparare i ricorsi che tutti i club coinvolti hanno già preannunciato. Il secondo grado di giudizio davanti alla Corte Federale partirà probabilmente venerdì prossimo per arrivare a sentenza il 25 luglio, in tempo per rispettare le scandenze pattuite da Rossi con l'Uefa.14
luglio 2006
Berlusconi, il capo degli ultras
Il caimano alzando il tiro e abbassando la testa in questo modo dimostra di essere un campione, lo Zidane ma dell'irresponsabilità
Innervosito come Zidane, a testa bassa come Zidane, Berlusconi ha incornato il maxiprocesso alla vigilia delle sentenze della Caf. Si sa come sono i fuoriclasse, annusano il vento e non ci stanno a perdere. Il presidente del Milan adesso vuole una moratoria: il campionato parta così com´è, poi si vedrà. Il processo deve avere il suo tempo, non è proprio il caso di attenersi a giudizi affrettati. Si potrebbe discutere con buona fede di queste posizioni, condite di attacchi personali al duo Rossi-Borrelli, se immediatamente l´ex premier, che per soli tre mesi non ha potuto sguazzare nel Circo Massimo, non precisasse alcuni interessantissimi punti, logicamente pro domo sua.
Intanto, dice che «naturalmente noi tutti non accetteremmo che venissero punite le squadre, i tifosi, ma solo i dirigenti che hanno sbagliato». Nel caso del Milan, un addetto ai guardialinee affannosamente definito un precario, un precario, un precario, con un contratto da "Cocco" di 60 mila euro nella stagione incriminata. Uno che tra un primo piatto e un Saint-Honorè senza mai dir nulla al vicepresidente Galliani si divagava chiedendo Tizio piuttosto che Caio a sventolar bandierine lungo la linea laterale. Può essere. Aspettiamo la Caf, la presunzione di innocenza vale anche per il ristoratore e tri-precario rossonero Meani.
Ma la storia dei tifosi e delle squadre è ingiusta e pericolosa. Ingiusta perché la responsabilità oggettiva dei club, che può tranquillamente far sghignazzare se riferita alla voce della giustizia ordinaria sulla responsabilità penale sempre dell'individuo, è cardine dei regolamenti
calcistici. Ricordo distintamente che fino all'altro ieri Galliani era solo il presidente di Lega, e che questo vale per tutti i dirigenti imputati nel maxiprocesso. Pericolosa perché siamo a un passo dal rischio della sobillazione tifosa, dei minacciati e minacciosi "riots" di popolo.
Che funziona così: 1) Il dirigente della squadra che rischia di venir condannata, penalizzata, retrocessa, dice che è tutta una montatura, e quindi che lui, il club, i tifosi sono vittime di un complotto (di Rossi, di Borrelli, di Palazzi, di Ruperto, di coloro che li hanno designati, immagino banalmente Prodi, cioè il Materazzi di turno...). 2) Il dirigente della squadra che rischia quanto già detto glissando sul merito del maxiprocesso sostiene che tifosi e club sarebbero comunque vittime di un raggiro, o di un errore istituzionale, quello in base al quale da "innocenti" verrebbero colpiti da una sentenza di condanna. Così dicendo si azzera la forma del procedimento disciplinare,e si gettano le basi per una rivolta generalizzata.
Berlusconi sta avallando tutto questo, sia nella sostanza (ridatemi i due ultimi scudetti della Juventus) sia nella forma (che c'entra il Milan, che c'entrano i milanisti, e con loro tutti i club e i tifosi coinvolti).
Il caimano alzando il tiro e abbassando la testa in questo modo dimostra per l'ennesima volta di essere un campione, appunto lo Zidane ma dell'irresponsabilità. Solo che Zidane l'ha fatta grossa, grossissima a Berlino, ma era sulla porta: è stato un pase de adieu infernale, ma è finita. Berlusconi invece a freddo sta investendo sulla confusione, sull'arruffamento, sul ventre molle degli italiani intesi come tifosi oggi del calcio, ieri e domani della politica.
È come se stesse dicendo a Materazzi/Prodi: «Hai voluto la bicicletta/la Coppa, t'è piaciuto il consenso facile, immediato, generalizzato, hai fatto il Cannavaro per una volta? Beh, adesso ti sistemo io, che so come si conquistano le masse, da vecchio venditore di tutti i tipi di prodotto».
A un fuoriclasse, dunque, sì, ma della testata. E da vent'anni ha mostrato al colto e all'inclita, al popolino e a una sinistra in gergo pugilistico
"lentissima sul tronco", come si agita una passione popolare e come la si mesce davanti a tutti, naturalmente in tv.
E infatti cosa dice ancora il caimano/caudillo imbizzarrito, se non che dalle sentenze
«verrebbero danneggiati tutti, dai tifosi compresi quelli delle altre squadre, a chi lavora sulle tv»? Berlusconi ha mangiato da un pezzo la foglia, l'albero, la foresta di una società di massa che è stata allevata a colpi di indistinzione,nella mescola di calcio, televisione e politica. Adesso sotto gli occhi di tutti ripete e benissimo semplicemente un copione. Chapeau, Zidane della demagogia, ma che almeno le responsabilità rimangano tutte sue. O troverà come sempre qualcuno nel campo d'Agramante disposto a dargli una mano sub specie tifosa, magari affermando, a questo punto in piena mala fede, che
«in fondo si tratta solo di calcio»?
di Oliviero Beha14
luglio 2006
Dieci motivi per tifare Mondiale
Dieci motivi per tifare ossia dieci flash memorabili da portare a casa
1) Italia-Germania 2-0. La partita perfetta. Per i baristi e i pizzettari immigrati di tutta la Germania la vera finale. Al Westfalen Stadion di Dortmund, dove si mangiano i tortellini alla Bolognese più tossici al mondo, c'erano 60.000 tedeschi e 150 italiani, compresi i giornalisti. Nell'ufficio oggetti smarriti sono rimasti tre computer e sette telefonini di colleghi che al gol di Grosso hanno perso il lume della ragione e hanno buttato tutto di sotto. Il nostro vicino di banco, Primavera del Napoli nel '68/'69, continuava a ripetere
«oddio mi sento male, oddio mi sento male, non ce la faccio più a scrivere». A proposito, Bruno Conti, che è un tipo passionale, il suo telefonino l'aveva già lanciato dalle tribune di Kaiserslautern dopo il rigore di Totti all'Australia.
2) Il gol dell'Argentina alla Serbia. Ventisei passaggi, compreso un colpo di tacco, per far segnare Esteban Cambiasso. Quest'ultima circostanza non andrebbe sottovalutata. Un anziano giornalista tedesco che ci sedeva accanto ci ha guardato e ha esclamato rapito:
«Abbiamo visto il futuro del calcio». Tipicamente, l'Argentina non ha vinto il Mondiale.
3) Maestri 1. Al ristorante cinese di Kaiserslautern con Gianni Mura di Repubblica: l'abbiamo conquistato ordinando un'anatra al latte di cocco. Lui soltanto un pollo triste. Al caffè, ascoltate in anteprima certe sue bonarie rampogne tecniche. Tipo:
«Ribery è un Gasbarroni più continuo». E:
«Se il Portogallo avesse un Pellissier vincerebbe i Mondiali». Stupore nostro quando, a notte fonda, sull'affollatissimo regionale Dortmund-Colonia, il Maestro ha tirato fuori la Settimana Enigmistica e, in un bagno di sudore, imperturbabile, ha fatto d'un fiato il cruciverba più difficile.
4) Maestri 2. Incontrato Roberto Beccantini della Stampa, in giacca grigia e valigia rossa con le rotelle, sul treno notturno Monaco-Berlino. Ci ha detto:
«Noi, uomini veri». Si è seduto al ristorante, ha ordinato delle pennette scotte alla paprika e ci ha confermato la voce secondo cui era sempre tornato a dormire a Berlino dopo le partite. Ovunque si trovasse. Dopo un po' ci ha confessato: «Comincio a avere qualche cedimento». A notte fonda ha ceduto:
«Con questa valigia rossa mi sento un po' Mary Poppins». E si è addormentato.
5) Luoghi di Berlino dove abbiamo visto le partite in diretta: una ex piscina comunale riadattata a centro sociale; il giardino dell'ex Ambasciata mongola occupata, coi televisori appesi agli alberi; una finta spiaggia con sedie a sdraio; un locale all'aperto alla moda super-design da noi ribattezzato all'unanimità il
«club delle modelle»: invidiatissimi per questo da colleghi e amici, non siamo più riusciti a ritrovarlo. Forse non è mai esistito.
6) Hit parade: L'italiano di Toto Cotugno dopo la finale; Que serà serà a Inghilterra-Portogallo; Speedy Gonzales cantata dai tifosi tedeschi come in un fumetto di Sturmtruppen; il tormentone dei tifosi argentini:
«Oh Argentina/ yo te quiero mas/es un sentimento/ no puedo parar»
con Maradona a dirigere l'orchestra.
7) Horror! Shock! Gore! La foto di Beckham che vomita in campo, a tutta pagina sulla Taz; la notte di Gattuso prima della finale, passata in bagno:
«Ho risolto tutto con un cubetto di ghiaccio. Non vi dico dove l'ho messo ma è stato terrificante»; lo sciagurato Materazzi col cilindro tricolore in testa e lo stereo a palla (Notti magiche di Gianni Nannini) nella mixed zone.
8) Il nostro Cult 11. Portiere: Joao Ricardo Ferreira, (Angola). Difensori: Arne Friederich (Germania), Brent Sancho (Trinidad e Tobago); Scott Chipperfield (Australia), Fabio Grosso (Italia). Centrocampisti: Cristiano Ronaldo (Portogallo), Dider
"Maestro" Zokora (Costa D'Avorio), Tranquillo Barnetta (Svizzera), Landon Donovan (Usa). Attaccanti: Paul Wanchope (Costa Rica); Andrei Milevski (Ucraina). Riserva: Theo Walcott (Inghilterra, è stato sempre in panchina). Ct: Ricardo La Volpe (Messico, quello col cravattone multicolore).
9) Sexhattrick, la tripletta del sesso. Unico film porno sui Mondiali, interpretato da un giocatore tedesco di serie D: Manuel. 71'. Trama: Manuel si allena, palleggia come Maradona, beve qualcosa coi compagni, quindi gioca e segna il gol della vittoria. Pensa solo al calcio. Le sue fans, per farlo pensare a qualcos'altro, si mettono addosso magliette di Italia, Olanda, Germania e Portogallo, e vanno a trovarlo negli spogliatoi. Contenuti extra: Abbiamo chiesto di intervistare Manuel. Ci ha detto di no.
10) I numeri 10 non hanno brillato in questo Mondiale. di Matteo Patrono e Alberto Piccinini14
luglio 2006
Il Taranto piazza sei colpi
Blasi: «Non è ancora finita»
Cartolina di Taranto: l'afa di un pomeriggio estivo, l'umidità attaccata sulla pelle, il calore della gente, che praticamente invade la sala della presentazione. I cinque giocatori arrivati (ma Blasi ne ha annunciati sei) hanno capito subito dove sono arrivati. E se i sorrisi sui volti non tradivano, si sono anche resi conto di aver fatto una buona scelta. Gigi Blasi non si è tradito: non ha annunciato clamorose novità, ma è riuscito a mantenere il dubbio fino alla fine. Preferisce fare le maxipresentazioni, il presidente. Può permetterselo. E, così, in un colpo solo presenta Tore Pinna, portiere del '75 proveniente dalla Torres e con un'intera carriera vissuta in Sardegna, Fabio Piroli (l'unico assente perché in ferie), attaccante di ventuno anni preso in comproprietà dal Torino (giocava nella Primavera), Manuel Panini, esterno destro di difesa (ventitre anni) l'anno scorso alla Cavese, ma preso in compartecipazione dal Catania, Francesco Cosenza, difensore dell'86 l'anno scorso al Melfi, adesso in comproprietà tra il Taranto e la Reggina, Antonio Zito, stellina di vent'anni presa in comproprietà (con tanto di triennale) dal Sorrento e Francesco Colombini, ventiseienne esterno sinistro di difensa svincolato dal Novara.
Un gruppo numeroso di fronte ad una platea accesa. Basta il «buonasera» di Blasi per scatenare il primo applauso, convinto. Gente felice, soddisfatta. Che aspetta il campionato e, nel frattempo, sembra apprezzare. Blasi si muove come un tribuno: presenta i giocatori uno per uno e se ne compiace:
«Sono giocatori che rispondono ai requisiti che cercavamo. Sono giovani, sono bravi. Perché il nostro obiettivo è ringiovanire l'organico, ma non perdere d'esperienza. Abbiamo guardato all'età, prima di acquistarli, ma abbiamo guardato anche a quello che avevano fatto: hanno alle spalle campionati di C1 o C2, non è un salto nel buio».
Il tempo di tirare le somme della campagna acquisti, arrivata a sette rinforzi. Il tempo di riepilogare le conferme (undici), di lasciare sul mercato Bruno, Malagnino e Micallo, di rilanciare per Manoni («E' nostra intenzione confermarlo, ma dobbiamo vedere in ritiro come sta») e, poi, il tuffo in avanti.
«Ci rinforzeremo ancora, con altri tre, forse quattro giocatori. Probabilmente arriveranno la prossima settimana, oppure a ritiro in corso. Non abbiamo fretta: stiamo aspettando perché è giusto aspettare. Ci guardiamo intorno, vediamo cosa accade alle squadre che sono in bilico: il mercato può cambiare da un momento all'altro e non possiamo farci trovare disattenti. In quali ruoli? A centrocampo, forse in attacco. E, poi, ci manca il dodicesimo».
Blasi non lo dice, ovviamente. E non lo direbbe nemmeno rispondendo a domanda. L'obiettivo del centrocampo rimane Ciro Danucci, mediano di Carosino e di proprietà del Catania: il giocatore sembra essersi avvicinato molto al Taranto, soprattutto perché non convinto dalle offerte timide che gli stanno arrivando dalla B. L'amicizia tra il procuratore del ragazzo (Manfredonia) e Evangelisti potrebbe essere una buona chiave per la soluzione, ma non è detto che la firma arrivi in pochi giorni.
Per l'attacco, invece, il pressing è su Italo Mattioli del Lecce, che però è stato già pre-allertato da Bruno Giordano, nuovo tecnico del Messina e suo allenatore nel Catanzaro della passata stagione. C'è, però, un'intesa di massima che mette il Taranto in pole come destinazione per il ragazzo qualora dovesse accettare di giocare in serie C. Dal Lecce, poi, si segue anche Agnelli, mentre la firma di Cosenza potrebbe aver chiuso la strada a Camisa.
Blasi non dà nomi, ma garantisce il suo impegno. Ad ampio raggio: «Lavoriamo fino a notte, ogni giorno. Per la squadra, per lo sponsor, per gli abbonamenti. Nelle ultime settimane sto facendo a tempo pieno il presidente del Taranto, dimenticando di essere anche un imprenditore e di avere anche altri doveri. Ma è una questione a cui tengo molto. Perché la partenza del ritiro è alle porte e noi contiamo di dare a Papagni il novantanove per cento della squadra, riservandoci solo gli ultimi ritocchi. Mancano pochi giocatori per completare il progetto, non possiamo certo sbagliare: attenderemo, se c'è da attendere». Blasi chiude, i giocatori parlano, i tifosi continuano ad ascoltare. Calore dentro, con i tifosi che trasmettono passione. Calore fuori, con il sole alto che fa sudare. Benvenuti a Taranto.
di Fulvio Paglialunga14
luglio 2006
E' un coro: «Felici di essere qui»
I nuovi raccontano le emozioni vissute nel primo giorno in maglia rossoblu
Pinna sorride, gli altri (Panini, Zito, Cosenza e Colombini) guardano i tifosi con l'espressione felice ma anche un po' intimidita. L'entusiasmo dei supporters, nei locali del centro Urban, è incontenibile. Domande, richieste di autografi, pacche sulla spalla e incoraggiamenti.
Oltre a Pinna, un poker di giovani promettenti: non ci sono grossi nomi ma è meglio così. La “nidiata” di acquisti svelati da Blasi infonde fiducia: il pubblico rossoblu si fida, scommette sulle qualità dei nuovi arrivi.
Quasi un colpo di fulmine. E le prime parole “in rossoblu” confermano le sensazioni. Tore Pinna, a 31 anni, ha deciso di cambiare vita: per la prima volta in carriera giocherà lontano dalla Sardegna. Ma non c'è rammarico: soltanto felicità.
Il nuovo numero 1 rossoblu si rivela subito per la sua simpatia: «Sono felice della mia scelta
- racconta -. Arrivo con tanta umiltà e voglia di far bene: voglio mostrare il mio bagaglio tecnico accumulato in tanti anni di serie C1. Perchè Taranto? Ho sognato a lungo di venire a giocare qui, amo la passionalità del Sud: è una piazza che mi ha sempre affascinato e che meriterebbe ben altri palcoscenici. Sono pieno di stimoli: voglio soltanto lavorare sodo e dimostrare tutto il mio valore, uscire dal campo con la maglietta sempre intrisa di sudore. Se restiamo uniti, possiamo portare davvero in alto il nome della squadra».
Con il presidente Blasi l'intesa è stata immediata: «E' un entusiasta, proprio come me. E' stato lui a parlare con il mio procuratore, Gerri Palomba e a convincerci. Mi ha riempito di attenzioni, accettare è stato naturale. Le richieste della Reggina? Solo chiacchiere. Non vedo l'ora di giocare con seimila spettatori alle mie spalle in curva pronti ad incitarci». Pinna giungerà a Taranto assieme alla compagna Marina Millanta, cestista di buon livello l'anno scorso ad Alghero in A2 e ieri presente alla conferenza stampa.
I più giovani sono anche i più timidi. Ma tutti hanno le idee chiare. Francesco Colombini non ama le perifrasi e lo dimostra subito: «Alle parole
- sottolinea - preferisco i fatti. Parlare è sin troppo facile, bisogna dimostrare il proprio valore sul campo di gioco. So che molti parlano bene di me per ciò che ho fatto in tanti anni a Novara: preferisco che aspettino, arrivando a Taranto è come se ripartissi da zero. L'importante è uscire dal campo sempre con la maglietta sudata, come ha detto Pinna. La determinazione e l'impegno sono le mie principali qualità». Il terzino sinistro coltiva un sogno:
«Sarebbe bello poter dare continuità alle vittorie conquistate dal Taranto lo scorso anno. E magari regalare alla città quelle ribalte che mancano da troppo tempo».
Francesco Cosenza è, forse, il più emozionato dei cinque. «Non potrei essere in un posto migliore
- racconta - . Essere a Taranto vale come giocare in B o in A. La mia speranza? Conquistare il pubblico. Io sono ancora all'inizio della mia carriera, sono grato al presidente Blasi per la fiducia che ha dimostrato nei miei confronti. Sono convinto che questa squadra potrà far bene, soprattutto se punteremo sulla forza del collettivo».
Manuel Panini ha qualche sassolino da togliere dalle scarpe. Taranto, per lui, è un trampolino di lancio:
«Ho scelto la Puglia - evidenzia -
per rimettermi in discussione. Ma, soprattutto, voglio far ricredere coloro che non hanno saputo darmi credito dopo un brutto infortunio con la Cavese. Poi mi ha acquistato il Catania e mi ha proposto una serie di possibili destinazioni: tra tutte, ho deciso subito a favore di Taranto, non ci ho pensato due volte. Ho tanta voglia di emergere: credo che qui esistano tutte gli ingredienti necessari per far bene».
Antonio Zito è la “grande promessa”, preceduto da ottime referenze e uno score di assoluto rilievo in zona gol (27 reti, Coppa compresa, nelle ultime due stagioni).
«Sono sicuro: mi ambienterò subito. Sono napoletano, gli amici mi avevano preannunciato che avrei trovato un ambiente simile a quello della mia città natale. Col Sorrento ho fatto 14 gol due stagioni fa e 13 l'anno scorso nel girone di andata: poi mi sono infortunato. Voglio continuare a segnare: il prossimo anno può essere decisivo per la mia carriera».
di Leo Spalluto14
luglio 2006
Sei rinforzi "lanciano" il Taranto
La società ufficializza gli acquisti di Pinna, Panini, Colombini, Cosenza, Zito e Piroli. Affollato incontro con i giornalisti. Il patron rende noti anche i confermati. Blasi:
«Ma il mercato non si ferma qui». L'ex Primavera del Torino: «Sogno la B»
Giungono altri rinforzi in riva allo Jonio. Dopo Pasca il Taranto ha ufficializzato ieri pomeriggio sei nuovi acquisti, di cui solo cinque presenti. Al Centro Urban c'erano: il portiere Salvatore Pinna ('75), proveniente dalla Torres Sassari (di cui era addirittura il capitano); il centrale difensivo Francesco Cosenza ('86), in comproprietà con la Reggina, ex Melfi; il difensore esterno destro Manuel Panini ('83), in comproprietà con il Catania, ex Cavese; il centrale esterno sinistro Antonio Zito ('86), in comproprietà con il Sorrento; il difensore esterno sinistro Francesco Colombini ('80), nelle ultime sei stagioni a Novara. È stato altresì annunciato il tesseramento dell'attaccante Fabio Piroli ('85), in comproprietà col Torino (era il capitano della formazione Primavera): il ragazzo si trova attualmente in vacanza, a Rodi Garganico, per cui ha disertato la conferenza stampa. Affollato l'incontro con i giornalisti, tenuto dal presidente Luigi Blasi al cui fianco c'erano il direttore generale Vittorio Galigani ed il direttore sportivo, Luca Evangelisti. Blasi ha fatto il punto della situazione partendo dagli undici riconfermati:
«Vestiranno la maglia rossoblù nella prossima stagione Mortari, Pastore, Caccavale, Prosperi, Catania, Mancini, Larosa, De Liguori, Ambrosi, Deflorio e Silvestri. In ritiro andranno pure i contrattualizzati Malagnino, Capone, Micallo e Bruno che, tuttavia, potrebbero essere ceduti in prestito. Infine Manoni si aggregherà al gruppo che si preparerà a Penne. Se, come tutti ci auguriamo, avrà ritrovato la perfetta efficenza fisica, firmerà». Subito dopo si è soffermato sul futuro:
«Arriveranno minimo altri quattro rinforzi. E saranno di peso come suol dirsi. Potremmo presentarli nella prossima settimana oppure lo faremo direttamente in ritiro. Non abbiamo fretta. Come dissi tempo fa, il nostro programma è quello di procedere al tesseramento degli elementi che ci servono, ma con calma. Stiamo ringiovanendo la squadra, ma non per questo peccheremo di esperienza. Tutt'altro». Ieri sera abbiamo rintracciato Fabio Piroli, in vacanza per amore sul Gargano:
«Mi è dispiaciuto non esserci al momento della presentazione ufficiale. Pur essendo vicino a Taranto, mi trovo senza autovettura avendola lasciata in un'altra città. Sono romano, ho fatto l'intera trafila nel settore giovanile del Torino partendo dagli Allievi, poi Berretti e successivamente la Primavera. Quest'anno ho segnato 12 gol in campionato, 2 al Viareggio ed 1 in Coppa Italia. Tecnicamente sono una punta centrale. Sfrutto la mia altezza (è un metro e 93), ma sono anche abbastanza agile avendo fatto negli anni passati salto in alto. Vengo a Taranto sia per dare il mio contributo al raggiungimento dell'obiettivo comune, la B, sia per valorizzarmi. Ho conosciuto il presidente Blasi ed il diesse Evangelisti a Milano: mi hanno fatto un'ottima impressione».
di Giuseppe Dimito14
luglio 2006
Pinna: «Giocherò in una piazza irrinunciabile»
Dopo 12 anni ha deciso di abbandonare la sua terra e di tuffarsi in questa nuova avventura. Salvatore Pinna, 31 anni, sarà il numero uno del nuovo Taranto che sboccerà nel ritiro di Penne. Quattro stagioni in D con il Castelsardo, prima di vestire per otto anni la casacca della Torres con cui ha centrato una promozione dalla C2 alla C1.
«Avere la possibilità di giocare a Taranto - ha esordito l'estremo difensore sassarese - è un'opportunità impossibile da rifiutare. Ritengo che sia la piazza più importante di questa categoria. Mi ha convinto la il progetto della società e poi conoscevo l'entusiasmo di tutto l'ambiente. Ripartiremo con un blocco di calciatori esperti, reduci dalla vittoria del campionato e per i nuovi sarà molto più facile inserirsi». Nell'ultimo campionato Pinna, abile soprattutto tra i pali e nelle uscite basse, ha collezionato 34 presenze subendo 23 reti.14
luglio 2006
Panini: «Qui ritroverò la migliore condizione»
Nell'ultima stagione ha giocato con il contagocce (bloccato da un intervento per la ricostruzione del legamento crociato e da alcune questioni contrattuali con la Cavese), ma il Taranto è pronto ad affidargli le chiavi della corsia destra difensiva. Manuel Panini, 23 anni, approda in riva allo Ionio in comproprietà con il Catania. È un terzino che, tra le sue caratteristiche, annovera buone doti atletiche e una discreta forza fisica.
«Quando mi è stata avanzata la possibilità di giocare nel Taranto - ha affermato il difensore romano - non ci ho pensato due volte. Per rendere al massimo delle mie possibilità ho bisogno di giocare nelle piazze che trasmettono passione ed entusiasmo. La mia condizione fisica? Ho già svolto il pre ritiro con il Catania, sottoponendomi alle visite mediche. Nell'ultima stagione ho giocato la Supercoppa di C con la Cavese per recuperare la condizione. Lavorerò in ritiro per essere pronto per l'inizio della stagione».14
luglio 2006
Zito: «Con questa nuova casacca per la fama»
Poteva diventare rossoblù già a gennaio se il presidente del Sorrento non avesse fatto carte false pur di trattenerlo. Antonio Zito, classe '86 e un futuro che si prospetta ricco di soddisfazioni, approda in riva allo Ionio con sei mesi di ritardo. È un esterno sinistro di centrocampo con spiccate qualità offensive.
«Ho vinto il campionato e la Coppa Italia con il Sorrento - queste le prime dichiarazioni del tornante napoletano - e adesso ho la fortuna di giocare in C1 con il Taranto. Ringrazio l'intero staff dirigenziale che ha creduto nelle mie qualità». Sulle sue tracce c'erano diversi club di categoria superiore (tra cui il Lecce, l'Udinese e l'Arezzo), ma Zito ha scelto i colori rossoblù
«perché questa avventura può rappresentare il trampolino di lancio della mia carriera. A 20 anni ho già un discreto bagaglio di esperienza - 49 presenze e 14 reti in Interregionale, ndr - ,
ma voglio mettermi al lavoro per dimostrare ciò che di buono ho fatto vedere fino a questo momento».14
luglio 2006
Cosenza: «Ho accettato l'offerta per crescere»
Ha appena 20 anni, ma allo "Iacovone" è già sceso in campo da avversario. Francesco Cosenza, roccioso difensore centrale, giunge alla corte di Aldo Papagni in comproprietà dalla Reggina dopo aver disputato la seconda metà della scorsa stagione in prestito al Melfi.
«Sono giovane - attacca il difensore calabrese - e ho scelto di giocare a Taranto per arricchire il mio bagaglio professionale. Le mie qualità? Sono un stopper che fa della forza fisica la sua arma migliore. E poi avrò la fortuna di giocare con Pastore e Caccavale, due tra i migliori centrali della categoria». Le immagini della semifinale di ritorno dei playoff sono ancora ben impresse nella sua mente.
«Ricordo la grande voglia di vincere del presidente Blasi e la spinta che il pubblico rossoblù seppe dare ai suoi beniamini. Non avevo mai giocato dinanzi a ventimila spettatori, è stata un'emozione unica. Adesso mi auguro di ripeterla giocando con il Taranto».14
luglio 2006
Colombini: «Scommetto sul contratto a progetto»
Il calore della piazza e le buone referenze ricevute da Aldo Monza (è stato suo compagno di squadra per due anni nel Novara) lo hanno spinto ad accettare l'offerta del Taranto. Francesco Colombini, 26 anni, è alla prima avventura nel Sud dopo aver giocato tra le fila del Poggibonsi, del Pontedera e del Novara.
«Spero di contribuire al raggiungimento del traguardo prefissato dalla società - ha dichiarato il terzino nativo di Pistoia -.
A Novara ho vissuto la pagina più importante della mia carriera, ma dopo sei stagioni era giunto il momento di provare una nuova esperienza. Non ho mai giocato al sud, ma so benissimo che qui il calcio è molto più seguito. Il contratto a obiettivo? È una scommessa che voglio vincere e rappresenta un ulteriore stimolo per ottenere un risultato positivo». Colombini, quattro reti tra i professionisti, è un terzino sinistro, ma ha già giocato come esterno mancino di centrocampo con la difesa a tre.
di Fabio Di Todaro14
luglio 2006
A caccia di Danucci
Il club: «L'obiettivo è vicino». Per l'attacco si ripensa a Mazzeo
Con quelli presentati ieri pomeriggio salgono a sette i volti nuovi del Taranto edizione 2006/2007. Vestiranno la maglia rossoblù il portiere Pinna, i difensori Panini, Colombini e Cosenza e gli attaccanti Pasca, Zito e Piroli. E se a questi arrivi sommiamo le conferme dei big della passata stagione, l'organico rossoblù comincia ad assumere connotati ben precisi. Ma la campagna di rafforzamento della società di via Umbria non è chiusa. Occorre, infatti, inserire qualche altro tassello nella nuova rosa da mettere a disposizione del confermato tecnico Papagni. Da completare innanzi tutto il centrocampo con un paio di elementi di categoria, ma c'è bisogno anche di un portiere da affiancare all'esperto Pinna. Ma il diesse Evangelisti sarebbe sulle tracce di un altro attaccante, nonostante il reparto sia ben assortito. Sotto contratto ci sono al momento Deflorio, Ambrosi, Pasca e Piroli, visto che Zito è più un esterno di centrocampo. Ma presto potrebbe essere annunciato un colpo a sorpresa. Secondo notizie provenienti dalla Campania, il taranto avrebbe raggiunto un'intesa di massima con Fabio Mazzeo, classe '83, ex Nocerina, tra gli attaccanti più prolifici dell'ultima C2, con 17 gol realizzati. La priorità resta, comunque, il settore nevralgico. L'obiettivo numero uno è sempre Ciro Danucci, che presto potrebbe sposare il progetto Blasi. È lo stesso presidente a confermarlo: «Il calciatore vuole la B, ma sappiamo che a Taranto verrebbe molto volentieri. Abbiamo il 70% di possibilità di ingaggiare Danucci. L'ho già avuto a Manduria e mi farebbe piacere riportarlo a Taranto. Avremmo due centrali di centrocampo classe '83 di notevole spessore tecnico. Stiamo lavorando per chiudere l'accordo col Catania». L'alternativa a Danucci resta sempre l'argentino Maximilian Roldan Cejas ('80), autore di un'ottima stagione col Giugliano. Un talento puro che il Taranto insegue da gennaio. Ma non è facile accaparrarselo, visto il neo dg Maglione vorrebbe portarlo ad Avellino. Per il ruolo di dodicesimo, invece, si cerca un portiere affidabile che non accampi pretese. Evangelisti sta valutando alcune possibilità. Secondo indiscrezioni la scelta potrebbe cadere su uno tra Concetti, che ha rotto con la Sambenedettese e Fumagalli punto di forza del Melfi che ha disputato i playoff. Scartata l'ipotesi di una conferma di Gentili. Probabili altri annunci prima della partenza per il ritiro di Penne dove salirà un Taranto quasi al completo. La squadra raggiungerà l'Abruzzo il 19 luglio per iniziare a preparare la nuova stagione di C1. Il rientro in sede è previsto per il 12 agosto. Sulle partenze Di Domenico è vicino al Potenza, Manni lo cercano Ancona e Sambenedettese, Martinelli interessa al Val di Sangro (accordo fatto), Malagnino quasi certamente andrà in prestito al Benevento, Micallo potrebbe essere appoggiato per un anno al Real Marcianise, per Bruno si parla di un ritorno alla Nocerina.
di Enrico Sorace14
luglio 2006
Sentenze: finirà così
Moggiopoli: stasera, dopo le 19, il presidente della Caf Ruperto farà conoscere i verdetti. Juve, Fiorentina e Lazio in B, Milan in A ma senza Champions
League
Juventus in serie B con fortissima penalizzazione, retrocessione anche per Lazio e Fiorentina, ma con un handicap inferiore (6-7 punti), Milan in A, privato però dell’Europa. Prima della campana dell’ultimo giro della lunga camera di consiglio della Commissione d’Appello federale, i giudici diretti dall’ex presidente della Corte Costituzionale Cesare Ruperto hanno maturato quest’orientamento sanzionatorio, convinti della colpevolezza di tutti e quattro i club coinvolti nella prima puntata del processo di Moggiopoli, seppure con livelli di gravità differenti. Stasera dopo le 19 sapremo se le ultime ore hanno portato a significative correzioni di rotta o no.
NIENTE OLIMPICO - La giornata di ieri è stata riempita da un rincorrersi di voci sulle pene per le squadre e per i tesserati, ma anche su data, luogo e modalità di comunicazione al pubblico della sentenza. Nel giorno del Golden Gala di atletica, in programma stasera in diretta tv, si è pensato che la soluzione più saggia fosse smarcarsi dall’Olimpico anche per evitare situazioni imbarazzanti con cortei di telecamere a incrociare riscaldamenti di saltatori e quattrocentisti. E così, si è deciso di traslocare l’ultimo atto del processo di primo grado. Spostandosi all’hotel Parco dei Principi, davanti a Villa Borghese, lo stesso dove tra l’altro si svolgerà la seconda puntata a cura della Corte federale, ma anche l’albergo in cui Lippi e un bel po’ di azzurri hanno trascorso la notte dopo l’incredibile festa del Circo Massimo.
DUBBIO MILAN - I giudici di Ruperto - con il presidente emerito della Corte Costituzionale ci sono anche l’ex procuratore federale Carlo Porceddu, il professor Mario Zoppellari, gli ex giudici di Cassazione Michele Lo Piano e Giuseppe Marziale - si sono confrontati nelle ultime ore soprattutto con il dubbio Milan. Convinti che la società rossonera sia all’ultimo posto nella classifica della colpevolezza, si è ragionato intorno alla pena più consona ballando su un confine estremamente precario.
EUROPA VIETATA - Con una Juve in B, seppure con una penalizzazione da incubo (15 punti?), il Milan è in qualche modo "rimbalzato" in serie A per garantire la sintonia fra evidenze processuali, cioè differenti gradi di violazione disciplinare, e traduzione sanzionatoria. Il problema, su cui il lavoro era ancora in corso fino alla notte, è come distribuire la punizione per la società di Berlusconi. Si è ventilato anche l’ipotesi di una sanzione divisa per due: una parte che incida sulla stagione passata e impedisca a Gattuso e compagni di giocare la prossima Champions League; l’altra su quella futura, che costringerebbe i rossoneri a partire in ritardo. Ma è un’eventualità molto remota, per cui è da ritenere più probabile un’altra strada: il Milan viene punito con una penalizzazione che viene tutta scontata nella classifica dell’ultimo campionato per poi ripartire da zero nel prossimo. In pratica: la pena serve per sottrarre sia l’Europa più importante (Champions) sia quella meno (Uefa), alla squadra di Carlo Ancelotti.
SCUDETTI - La soluzione scelta dovrebbe essere quella della non assegnazione degli ultimi due scudetti. Ma il problema di una eventuale riassegnazione dei titoli non compete alla sentenza e al lavoro della Caf, perché rientra nelle prerogative del commissario Guido Rossi, che ovviamente si terrà un tempo congruo per prendere queste decisioni. Diverso è il discorso che riguarda i tesserati perché i giudici Caf sarebbero intenzionati a non sposare in toto le richieste del procuratore Palazzi: in particolare, per Carraro gli anni di inibizione sarebbero due o tre e non cinque come chiesto nella requisitoria del pm sportivo. A sorpresa, ci sarebbe anche l’assoluzione di alcuni degli arbitri sotto inchiesta (Rocchi e Tagliavento?).
NUOVA PARTITA - Superato lo scoglio delle sentenze di primo grado più o meno nei tempi previsti, i fascicoli del processo dovrebbero viaggiare verso la Corte Federale. Tempo di percorrenza: cinque giorni, comprese le controdeduzioni delle difese. Ciò vuol dire che il processo di secondo grado potrebbe cominciare giovedì 20 e chiudersi il 24, praticamente l’ultimo giorno utile per spedire alla Uefa la lista delle abili e arruolate per l’Europa della Champions League e della coppa Uefa. Nel caso si andasse oltre, con Nyon c’è già l’accordo di ritenere esecutive le sentenze di primo grado. Anche se è probabile che nella Federcalcio sempre più rinnovata, non ci si faccia troppe illusioni: quelle spinte verso la B trasferiranno la partita verso Tar e Consiglio di Stato.
di Valerio Piccioni14
luglio 2006
Juve a rischio C, oggi il verdetto
«Sarà una sentenza storica». Tremano Milan, Fiorentina e Lazio. Alle 20 il presidente Ruperto emetterà la sentenza della Caf. La decisione verrà letta a Borsa chiusa. Rossi: «Ringrazio Borrelli». Le difese hanno cinque giorni per fare ricorso. La camera di consiglio è durata sette giorni e tredici ore
Il giorno della sentenza della Caf, quello che potrebbe decretare la serie C per la Juventus e la B per Lazio, Fiorentina e Milan, è finalmente arrivato. Alla faccia delle mille richieste di amnistia, d'indulto, di clemenza, questa sera alle 20 in punto dall'hotel Parco dei Principi, quando la Borsa sarà chiusa, il presidente della corte, Cesare Ruperto emetterà la sentenza tanto attesa. Al momento non è dato sapere se la leggerà davanti agli avvocati, oppure se la Federazione si limiterà a mandare un laconico comunicato. Lo deciderà il commissario straordinario della Figc Guido Rossi all'ultimo momento.
Dopo sette giorni e tredici ore di camera di consiglio, la più lunga che la storia della giustizia sportiva italiana ricordi, il grande giorno è dunque arrivato. E l'importanza del momento è testimoniata dalla tensione che si è registrata tra le parti negli ultimi tempi. Tensione tutta riassumibile nelle parole pronunciate ancora ieri sera da Silvio Berlusconi e che ha portato Guido Rossi, a difendere, preventivamente, i suoi uomini. «Su Borrelli non c'è mai stato alcun dubbio. Anche perché io Borrelli non l'ho chiamato a giudicare, cosa che per altro avrebbe potuto benissimo fare, e non l'ho chiamato nemmeno a sostenere l'accusa. L'ho chiamato, e lo ringrazio per avere accettato, a fare le indagini. A mettere insieme e studiare e approfondire i documenti che arrivavano dalle procure penali. Ed è quanto ha fatto. E anche molto bene. D'altronde spero che non ci sia al mondo qualcuno che voglia sostenere che Borrelli non sa fare le indagini». Quanto a Ruperto:
«La sua carriera parla per lui. È stato presidente emerito della corte di Cassazione e la sua esperienza e il suo equilibrio sono una garanzia».
Ma cosa succederà adesso? Una volta emessa la sentenza di primo grado, le difese avranno cinque giorni per studiare e presentare il ricorso davanti alla commissione federale d'appello, il secondo grado del processo sportivo, i cui membri sono già stati nominati. La commissione si riunirà e nel giro di pochi giorni dovrebbe emettere la sentenza definitiva.
In linea teorica, dunque, è possibile che la giustizia sportiva italiana sia in grado di arrivare a una conclusione definitiva della vicenda prima dei primi sorteggi per i tornei internazionali, previsti per il 27 luglio. Ma se così non fosse, non sarebbe un dramma. Perché l'Uefa ha già fatto sapere di ritenere sufficiente anche solamente una sentenza di primo grado. Inoltre sempre l'Uefa ha dichiarato di non essere intenzionata a dare alcun peso a sentenze diverse da quelle sportive.
Questo, secondo i più, metterebbe al riparo Guido Rossi e la sua Federcalcio da brutte sorprese per il futuro. Anche perché tutti quanti gli addetti ai lavori presenti in aula hanno avuto l'impressione che quella che il presidente della Caf Ruperto sta scrivendo
«sarà una sentenza storica», nel senso di piuttosto pesante. E non è da escludere che il secondo grado possa invece essere molto più indulgente, finendo magari con l'adottare una linea più morbida, se non sul piano dell'attribuzione delle responsabilità, quanto meno su quello delle pene.1
luglio 2006
Ecco i nuovi
Oggi pomeriggio conferenza stampa di Blasi per presentare gli ultimi rinforzi acquistati: dovrebbero arrivare in città Zito, Pinna, Colombini, Piroli e Panini. Ci saranno sorprese?
Signori, i nuovi acquisti. Così, come piace a Gigi Blasi. Presentazione ufficiale, velata da un po' di mistero. Arrivano i nuovi acquisti, si presentano nei locali della “Puglia la incontri qui” alle 16.30. Nessuno dice quanti sono, chi sono. Perché il gusto della sorpresa non va guastato. E, in effetti, qualche dubbio c'è, esiste ancora la possibilità che Blasi - è abituato, del resto - porti qualche novità inattesa, qualche giocatore ancora non sfuggito alla tattica del silenzio.
Di certo i giocatori saranno più di uno. Di certo ci saranno quelli di cui si è ampiamente parlato nei giorni scorsi. Ci sarà Tore Pinna, ad esempio, portiere della Torres negli ultimi otto anni: trentuno anni, preso dal Taranto nonostante la concorrenza anche della Reggina (che lo voleva come secondo). Ci sarà sicuramente anche Antonio Zito, giocatore rapido e estroso che il Taranto ha preso dal Sorrento, dopo averlo seguito per un anno intero: il contatto con il ventenne napoletano, infatti, risale all'estate scorsa, ma la resistenza del presidente campano fu più forte delle offerte dei rossoblu.
Ci dovrebbero essere anche Fabio Piroli, attaccante dell'85 preso dal Torino (era capitano della Primavera) e con qualità da torre, vista anche la struttura fisica, Manuel Panini, difensore esterno dell'83 che l'anno scorso ha giocato pochissimo con la Cavese (per via di un infortunio e di una questione contrattuale), ma che il Catania aveva già prenotato da tempo e che ora, essendo gli etnei in A, ha deciso di girare in prestito. E dovrebbe esserci anche l'ultimo colpo di questi giorni, quel Francesco Colombini che nello schieramento ideale di Papagni dovrebbe occupare il posto che era di Massimiliano Manni, adesso svincolato, a sinistra della difesa. Giocatore, tra l'altro, di cui si parla molto bene e che, come tutti, verrà valutato alla prova del campo.
Il mercato del Taranto, però, non è ancora finito e sembra sempre orientato a determinate qualità. Se il giudizio degli addetti ai lavori già adesso è piuttosto positivo, non è escluso che la società riesca a rinforzare ulteriormente l'organico nelle prossime ore, magari presentando già oggi qualche altro giocatore. La linea non sarà tradita, però: giovane, determinato e di talento. Il Taranto ha voglia di investire ancora e di progettare allo stesso tempo presente e futuro: puntando su giovani come Cosenza, difensore centrale del'86 l'anno scorso a Melfi e di proprietà della Reggina.
L'organico della squadra rossoblu, fatto quasi completamente, dovrebbe essere rifinito con altri centrocampisti. Il sogno è Danucci, al quale tuttavia non sembra impossibile arrivare: bisogna attendere che il ragazzo verifichi le possibilità di andare in B, partendo al tempo stesso per il ritiro con il Catania. Se non dovesse ricevere l'offerta per il personale salto di qualità Danucci sceglierebbe Taranto. In alternativa ci sarebbe Cejas, mentre Alessandrì non sembra più nella lista della società, che avendo Zito starebbe rivalutando l'ipotesi di portare a Taranto il giocatore (che, tra l'altro, ha ancora un anno di contratto con la Vigor Lamezia). Intanto Braiati, del Novara, ha firmato con il Pisa. Sfuma anche l'idea-Signorile, che ha accettato di firmare per il Potenza e, a questo punto, potrebbe tornare d'attualità il nome di Gentili, portiere rossoblu nella passata stagione e con il contratto scaduto. Sussurri portano anche ai centrocampisti Cejas e Luciani, ma dipende molto da quanto il Taranto ha deciso di puntare su Zito.13
luglio 2006
La rivincita di Silvestri
«Mi sto già allenando, penso a Coppa Italia e C1»
«Mancano soltanto cinque-sei giorni al mio ritorno ufficiale in maglia rossoblù. E francamente non vedo l'ora di ricominciare». Chi parla è Sirio Silvestri, 29 anni, centrocampista poliedrico del Taranto. La dichiarazione, inizialmente, ci stupisce dal momento che la sua squalifica per la famosa questione
"furosemide" terminerà il 31 luglio e, pertanto, mancherebbero 18 giorni. Ma l'interessato si affretta immediatamente a giustificare la riduzione dell'attesa.
«Per me conta soltanto iniziare il ritiro. Dal 19 al 31 luglio non ci saranno gare ufficiali per cui la squalifica non potrà avere alcun effetto pratico. Quello che è importante è che con l'inizio della Coppa Italia, ossia per il 13 agosto, sarò disponibile. Conta solo questo. E non pensiate che stia fermo. Mi sto allenando già da tempo. Voglio presentarmi in perfetta forma. La stagione 2006-2007 sarà quella del completo riscatto. Voglio prendermi delle rivincite, sia personali che sportive. E ci riuscirò. Statene certi». Silvestri, sembrava che potesse essere impiegato già per i playoff per la C1 a maggio e giugno scorsi.
«Ed invece è giunta l'ennesima delusione. Peccato. Ci tenevo moltissimo a rendermi utile, a dare il mio contributo per la promozione. Fortunatamente la squadra ha centrato ugualmente l'obiettivo». Ma ha firmato il nuovo contratto?
«Praticamente sì. Ho parlato telefonicamente con i dirigenti del Taranto da più di una settimana. Siamo d'accordo su tutti i particolari tant'è che mi hanno concesso di restare a Catania e di firmare il contratto quando ci rivedremo in ritiro a Penne. Sento il dovere di ringraziare la società per essermi stata vicina in questo lungo anno di inattività». Che Taranto sta nascendo? «Una buona squadra. Innanzitutto è importante che abbia conservato l'intelaiatura della scorsa stagione. Aver confermato ben quattordici giocatori è stata una decisione abbastanza saggia. So che giungeranno alcuni giovani con alle spalle diversi campionati in C1. Poi, ovviamente, giungeranno gli elementi più esperti, coloro che alzeranno il tasso tecnico. Ma non bisogna avere fretta. La scelta dovrà essere molto oculata. A fine mese molti giocatori potranno ritrovarsi senza squadra. Qualcuno di essi farà sicuramente al caso nostro». Ufficialmente è giunto Pasca.
«È un buon attaccante. Fisicamente è forte. È capace sia di aiutare il centrocampo che di segnare». In dirittura d'arrivo ci sono Pinna, Colombini, Panini, Zito e Piroli.
«Pinna non si discute. È il classico portiere di categoria. Con Colombini ci ho giocato contro quando ero ad Andria e lui a Novara. Spinge parecchio sulla fascia di competenza. Panini è molto forte fisicamente, ma anche bravo. Altrimenti non sarebbe finito a Catania. Mi hanno parlato bene pure di Zito: a Sorrento ha disputato un grosso campionato. L'unico che non conosco è Piroli, ma viene da un club, il Torino, che valorizza molto bene i giovani».
di Giuseppe Dimito13
luglio 2006
Il Taranto scopre le sue nuove "carte"
Sono già pronti il portiere Pinna, i difensori Panini e Colombini, le punte Zito e Piroli
Oggi è il giorno buono. Nel pomeriggio, alle ore 16,30, presso la sala de
"La Puglia la incontri qui" il Taranto presenterà un nutrito gruppo di nuovi acquisti, sei, al massimo sette calciatori tesserati negli ultimi giorni, che andranno ad aggiungersi all'attaccante Pasca già ufficializzato sabato scorso e ai diversi confermati della passata stagione. Praticamente sicuri di indossare la maglia rossoblù sono il portiere Pinna ex bandiera della Torres, i difensori Panini del Catania e Colombini ex Novara e i giovani attaccanti Zito e Piroli, sulle cui qualità è pronto a scommettere il diesse Evangelisti. Ma è probabile che la società presenti anche il promettente difensore Cosenza di proprietà della Reggina e un centrocampista che potrebbe essere lo svincolato Braiati ex Novara. Alessandrì della Vigor Lamezia non sembra più rientrare, invece, tra gli obiettivi del Taranto, mentre è saltata la trattativa col portiere Signorile che non ha trovato l'intesa con la dirigenza di via Umbria. Al calciatore sarebbe stato proposto prima il ruolo di dodicesimo, poi quello di terzo portiere, con un'offerta economica giudicata
"ridicola" dallo stesso. A questo punto potrebbe essere riconfermato Gentili. Ma il Taranto continua a inseguire Danucci che non ha ancora trovato sistemazione in B. Il centrocampista di Carosino è un pallino del presidente Blasi, ma per metterlo a disposizione di Papagni dovrebbe fare un investimento, visto che il Catania, titolare del cartellino, ha deciso di cederlo solo in comproprietà. Occorrono euro in contanti per intenderci, che potrebbero essere ricavati dalla cessione della metà di Mancini al Lecce (e non al Catania come ha confermato il procuratore Manfredonia) pronto a girare ai rossoblù Agnelli e forse anche Camisa e Mattioli. Ma Evangelisti tiene in caldo la pista che conduce all'argentino Cejas, la scorsa stagione a Giugliano. Sul fronte partenze Di Domenico sta per abbracciare il Potenza; Malagnino andrà a maturare con ogni probabilità a Benevento; Martinelli è vicino al Val di Sangro neo promosso in C2; Micallo sarà ceduto in prestito in C; mentre Manni sarebbe entrato nel mirino di Ancona e Sambenedettese. Infine da segnalare che il presidente Luigi Blasi è in trattativa con un'importante azienda nazionale che sarebbe disposta a sponsorizzare il Taranto nella prossima stagione. di Enrico Sorace13
luglio 2006
"Processo senza garanzie, scudetti al Milan"
Berlusconi: "Paghino i responsabili, non tifosi e giocatori".
Borrelli replica: "E' prevenuto, da lui non mi aspetto applausi"
Quello per lo scandalo calcio è "un processo senza le indispensabili caratteristiche di
certezza". Gli ultimi due scudetti devono andare al Milan. Niente retrocessioni, affinché
"paghino i veri responsabili dei reati sportivi" e non giocatori e tifosi. Così Silvio Berlusconi parla dello scandalo del calcio, in un'intervista alla Gazzetta dello Sport.
Immediata arriva la risposta di Saverio Borrelli, capo dell'Ufficio indagini della Federcalcio.
"Non mi aspettavo che Berlusconi potesse applaudire a una cosa che sto facendo", dice entrando nella sede della Figc. E aggiunge:
"Anche se mi accendo una sigaretta Berlusconi pensa che lo faccio contro Forza Italia o contro il Milan. E' prevenuto".
L'Ufficio indagini sta intanto continuando le audizioni per il secondo filone d'inchiesta sullo scandalo del calcio. Questa mattina vengono ascoltati l'ex arbitro Pierluigi Collina e il direttore sportivo della Fiorentina, Pantaleo Corvino.
Nell'intervista il presidente del Milan sostiene che "non c'è alcuna garanzia di arrivare a conclusioni fondate sui fatti da parte dei
giudici", perché mancano "indispensabili caratteristiche di certezza" per almeno tre motivi. "Primo: non sono state ascoltate tutte le telefonate da parte dei giudici. Secondo: non sono stati ascoltati tutti i testimoni. Terzo: la realtà del campo ha evidenziato situazioni diverse da quelle che dovevano verificarsi",
spiega. Inoltre nelle accuse del maxiprocesso non si può "parlare di corruzione nel senso più stretto del
termine": in questa storia infatti "non c'è mai l'odore dei
soldi".
Secondo Berlusconi, poi, tra le pene non dovrebbe essere inclusa la retrocessione. Mandare in serie B o C le squadre coinvolte significherebbe infatti punire giocatori, tifosi e le
"squadre senza colpa" che "sarebbero costrette a rinunciare agli incassi di una partita contro la
Juventus". "E' giusto che paghino i veri
responsabili dei reati sportivi, i dirigenti e gli arbitri - spiega -
ma dopo un giusto processo, serio nei tempi e nei modi, e non dopo un processo sommario".
Sull'assegnazione degli scudetti vinti dalla Juventus nei campionati incriminati, il presidente della società rossonera non ha dubbi: devono andare al Milan.
"Se chi è arrivato primo non viene riconosciuto vincitore, è giusto che sia premiato il secondo",
argomenta. In ogni caso, secondo Berlusconi, il Milan dovrebbe restare
fuori da Calciopoli: "Perché si deve togliere
dal palcoscenico europeo una squadra come la nostra che è sempre stata protagonista in questi anni, vincendo spesso e cercando sempre di onorare il bel gioco?".
13
luglio 2006
«No ai milioni russi, resto a Livorno»
Lucarelli, un'altra scelta shock. L'attaccante rifiuta di trasferirsi allo Zenit di S. Pietroburgo:
«Ma non è eroismo». Polemica con il presidente Spinelli: «Loro però mi consideravano uno vero»
Un vero e proprio colpo di scena, anche se quando si parla di Cristiano Lucarelli tutto è possibile. Ieri mattina il capitano del Livorno si è alzato di buon ora, valigie pronte per il volo Firenze-San Pietroburgo via Monaco di Baviera. La prima tappa della nuova avventura nella squadra russa dello Zenit. Un contratto triennale da tre milioni di euro a stagione, una villa di seicento metri quadrati, benefit e agevolazioni degne di uno dei migliori centravanti europei. Durante la colazione Lucarelli ha incrociato gli occhi della moglie pronta a partire con lui e in quel momento ha tirato fuori tutti i suoi dubbi e la sua voglia di continuare in maglia amaranto, lontano dai soldi del magnate russo proprietario dello Zenit, vicino ai suoi tifosi, nella sua città.
Susanna ha capito ancora una volta e ha dato l'ok perché la serenità e la felicità di chi gli sta accanto valgono più di ogni altra cosa. Lucarelli a quel punto ha chiamato familiari ed amici, poi grazie al procuratore Carlo Pallavicino ha organizzato una conferenza stampa all'Hotel Continental di Tirrenia.
Taccuini, microfoni e telecamere tutte per lui mentre spiegava la sua scelta:
«La mia non è un atto eroico: resto a Livorno perché non si sono verificate le condizioni ideali per partire. Se un giorno dovessi andare via, lo vorrei fare senza alcun strascico polemico. Da signore. Smentisco categoricamente di aver fatto pressioni sulla società per essere ceduto, ho solo avuto un momento di incertezza di fronte ad uno offerta come quella dei russi che comunque mi sono limitato a girare al presidente Spinelli. Per me i soldi non sono mai stati un problema e non lo sono certamente adesso, quindi mi fa male vedere che qualcuno insinua sulle mie qualità morali, parlando di me come un mercenario solo perché mi fermo a valutare un'offerta faraonica. Voglio comunque sottolineare che la scelta fatta tre anni fa mi rende felice, io vedo solo il Livorno e la maglia del Livorno. Di questo però nessuno deve approfittare: non posso sentirmi prigioniero di una scelta fatta tre anni fa quando rinunciai al famoso miliardo. Il mio amore verso la maglia ha finito per danneggiarmi. D'ora in poi voglio essere giudicato come gli altri giocatori, non sarò più il garante di fronte alla città delle operazioni di mercato del Livorno, il presidente Spinelli può agire liberamente».
Da parte di Lucarelli anche un pensiero alla società dello Zenit e una frecciata al numero uno del club livornese: «Ringrazio il tecnico Advocaat e il presidente della squadra russa perché mi hanno fatto sentire considerato e stimato, un giocatore vero. Sensazioni che a Livorno la società non mi ha mai fatto provare».
Lucarelli nel pomeriggio di ieri è poi partito verso il ritiro di Dimaro in Trentino, ad attenderlo il tecnico Daniele Arrigoni, certamente felice per aver ritrovato il punto fermo della squadra che aveva in mente, con lui l'intero gruppo sollevato dal ritorno del capitano. La società, con il presidente Spinelli in testa, è rimasta spiazzata, da una parte ha ritrovato il centravanti che può garantirgli 15-20 gol a stagione, dall'altra ha perso nove milioni di euro che nel calcio di oggi, con le poche risorse e i diritti televisivi a rischio, sono più che ossigeno.
Soldi che avrebbero consentito di ricostruire la squadra, regalando tante certezze dal punto di vista della solidità economica. La gente di Livorno però non ha dubbi, molto meglio vedere il numero 99 in campo, pronto a far gol e a spingere in alto la squadra, perché il calcio in fondo non è un freddo calcolo economico ma è ancora cuore e passione.
di Luca Salvetti13
luglio 2006
Colombini ha detto sì
Il Taranto ha raggiunto l'accordo anche con il difensore del Novara: domani pomeriggio la presentazione degli ultimi acquisti. Si stringe per Alessandrì
E' il bello (o il brutto) del mercato del Taranto è che i giocatori firmano, ma non arrivano conferme ufficiali. Questione di gusti, un piccolo vezzo: Gigi Blasi preferisce conservare il silenzio e annunciare tutto in conferenza stampa, tenendo per sé l'effetto sorpresa, quando gli riesce. Così non è facile portare il conto giorno per giorno e, spesso, si è costretti ad aggiornare l'elenco degli arrivi tutti nello stesso momento.
Non sempre, però, il “metodo-Blasi” funziona. Da qualche parte c'è sempre un modo per eludere la consegna del silenzio. Almeno parzialmente.
Il fatto è che Francesco Colombini ha detto sì al Taranto, ma tutti negheranno almeno fino a domani. Silenzio, ha chiesto Blasi. Avendone anche diritto. E silenzio ha chiesto al giocatore, nonostante sia faticoso tenere a freno la soddisfazione. Esterno sinistro di difesa, ventisei anni, Colombini è molto quotato nel suo ruolo in serie C: ha praticamente giocato sempre a Novara (sei anni), prima di decidere, con il contratto scaduto, di cambiare aria. Potesse, parlerebbe e spiegherebbe le ragioni della sua scelta, nella quale tra l'altro hanno avuto una parte importante i consigli di Aldo Monza, ex capitano rossoblu e ex anche del Novara. Ma deve tenere la lingua a freno. Si concede giusto una battuta:
«Diciamo che ci siamo avvicinati molto, che può darsi che la firma arrivi nei prossimi giorni. Siamo vicini, in questo momento. Molto vicini».
Colombini non può dire altro, preferisce non farlo. In fondo non c'è fretta: sarà a Taranto a momenti, sarà presentato forse domani. Perché proprio nel pomeriggio di domani dovrebbe esserci una conferenza stampa nella quale Blasi annuncerà i volti nuovi. Aspetta solo di ottenere le ultime firme per poi presentare tutto in pompa magna (l'anno scorso arrivò a presentare sette giocatori nella stessa giornata). E, così, si presteranno a taccuini e obiettivi il portiere Pinna, il difensore Panini e gli attaccanti Zito e Piroli, oltre allo stesso Colombini.
Giocatori che si sommano e qualche altro colpo che arriverà. Al Taranto, stando ai programmi della società, non mancano molti rinforzi per avere l'organico al completo. Ed è, tra l'altro, possibile che non tutti arrivino subito: la tempesta che, verosimilmente, travolgerà il calcio tra sentenze per Calciopoli e fallimenti di società (in C1 Catanzaro e Gela sono fuori, in C2 rischia di sparire il Chieti, altre si aggiungeranno), potrebbe portare benefici al mercato, liberando giocatori al momento sotto contratto. E, in quel caso, la società cercherà gli ultimi ritocchi all'organico. Nell'elenco non ci sono nomi nuovi, almeno, per il momento. Alessandrì sembra davvero ad un passo, anche se deve prima rescindere il contratto con la Vigor Lamezia: il giocatore è stato inserito nella lista dei rinforzi direttamente da Aldo Papagni, che lo conosce bene per averlo allenato a Tricase. Continuano i contatti con il Lecce per Agnelli (centrocampista), Camisa (difensore) e Mattioli (attaccante), che però hanno parecchio mercato ed è difficile tenere in attesa. La chiave per questa trattativa multipla potrebbe essere, come sempre, Manuel Mancini, che il Taranto è disposto a cedere per metà (facendolo però giocare ancora un anno in rossoblu) a chi è in grado di fornire giocatori utili. Il valore, simbolico, della comproprietà è di cinquecentomila euro. Ma questa mossa potrebbe, come detto, essere utilizzata anche per arrivare al Catania per Danucci: la trattativa per il centrocampista di Carosino è complicata e potrebbe non essere breve. Danucci nei prossimi giorni partirà in ritiro con il Catania e continuerà a valutare le offerte delle squadre di serie B che sono sulle sue tracce: il ragazzo vorrebbe tentare il salto tra i cadetti, avendo nel frattempo già scelto, in caso di permanenza in C, di giocare a Taranto.
I rinforzi potrebbero anche arrivare in difesa, visto che l'accordo con la Reggina per la cessione di Cosenza (centrale, l'anno scorso al Melfi) è di fatto raggiunto, in porta (Signorile sembra vicino al reingaggio per fare da secondo a Pinna) e a centrocampo, con i rossoblu che puntano su Ciotola del Giugliano e devono vincere la resistenza del tecnico Ballardini per convincere il Pescara a cedere il mediano Carozza, elemento giovane e assai gradito. Potrebbe sfumare, invece, Braiati, altro ex Novara che è corteggiato dal Pisa e sembra, al momento, più vicino ai nerazzurri perché non vorrebbe allontanarsi troppo dalla sua Ferrara.
E', anche, tempo di riconferme: ieri sera il Taranto ha parlato con Deflorio per rinnovare il contratto al capitano, mentre a breve dovrebbero arrivare le firme (l'accordo tuttavia c'è) di De Liguori, Silvestri e Prosperi. C'è stato un vertice, in serata, a Manduria. Un'occasione per tirare le somme della prima parte della campagna acquisti e pianificare gli ultimi investimenti da fare.
La Covisoc dà l'ok all'iscrizione
Quasi non fa notizia. Ed è un motivo ancor più lieto per parlarne: la Covisoc, nella riunione del 7 e dell'8 luglio, ha esaminato l'intera documentazione prodotta dal Taranto a corredo dell'iscrizione e ha riscontrato il possesso dei requisiti previsti per l'iscrizione. Tutto ok, quindi. Altri tempi.
di Fulvio Paglialunga12
luglio 2006
Malagnino, una cessione forzata?
«Vorrei restare, ma ho bisogno di spazio per farmi pubblicità»
La sua voglia di emergere, nel campionato appena concluso, è stata offuscata dalla classe e dall'esperienza di molti suoi compagni. Di Giovanni Malagnino si ricorda, soprattutto, la doppietta siglata a Ragusa con la quale il Taranto conquistò la permanenza in quarta serie. Eppure il giovane tornante manduriano, che nell'ultima stagione ha collezionato appena 14 presenze, è uno dei giovani maggiormente richiesti in serie C. È legato al Taranto sino al giugno 2008, ma l'ipotesi più concreta è che possa essere ceduto in prestito per
"maturare". «Da quando sono terminati i festeggiamenti per la promozione
- racconta l'esterno cresciuto nel vivaio rossoblù - non sono più stato contattato dalla società. Il mio desiderio sarebbe quello di giocare ancora con il Taranto, ma a 20 anni non posso sottovalutare i miei interessi. Ho bisogno di giocare per farmi conoscere e se qui non avrò questa opportunità, sarò costretto a cercare fortuna altrove». Sulle sue tracce ci sarebbe il Benevento che, dopo aver acquisito le prestazioni di Ghigo Gori, è pronta a rinfoltire la colonia tarantina. Un primo contatto sarebbe avvenuto tra il diesse sannita Buda e il nuovo procuratore del calciatore, Angelo Cascella - fa parte della scuderia di Claudio Pasqualin -, pronto, eventualmente, a trovare una nuova sistemazione al suo assistito.
«È vero, il Benevento mi cerca e sarei orgoglioso di poter giocare in una piazza così importante. E poi, dopo l'esclusione del Gela e del Catanzaro, è uno dei club maggiormente candidati al ripescaggio in C1. In questa maniera, pur andando via da Taranto, avrei la possibilità di disputare lo stesso campionato». Le prime due stagioni da professionista sono state costellate da soddisfazioni. L'esordio in prima squadra, la riconferma ottenuta con l'avvento di Blasi, la salvezza ai playout (condita dalle prime reti da professionista) e la promozione ai playoff. Momenti indelebili nell'album dei ricordi, con una carriera appena sbocciata e che Malagnino si augura ricca di risultati positivi.
«Alla mia età è importante sentire la fiducia di chi ti sta accanto. Rileggendo la storia di Fabio Grosso ho capito che, pur partendo dai campi della serie C, è possibile giocare, prima o poi, una finale dei Mondiali. Finora, leggendo i giornali, ho appreso che il Taranto ha acquistato diversi giovani. Rispetto alla scorsa estate hanno scelto una linea di mercato differente: ci sono state molte riconferme e l'organico è stato rinforzato acquistando giovani promesse. Per questo motivo spero di poter far parte ancora di questo progetto ambizioso. Ho voglia di affermarmi e sarei felicissimo di poterlo fare con la casacca rossoblù». di Fabio Di Todaro12
luglio 2006
Tre precedenti della Nazionale
Taranto ha ospitato l'under 23 di nel '74, la rappresentativa maggiore di Vicini nell'89 (4-0 all'Ungheria) e l'under 21 di Tardelli nel campionato europeo del 1999. Blonda:
«Nessuna richiesta dalla Figc». Tramonta Bari, ora in pista Pescara o Cesena
Tre le gare disputate a Taranto dalla Nazionale italiana: la prima il 27 febbraio 1974 quando al
"Salinella" si incontrano le rappresentative under 23 di Italia e Germania Est. Nella gara valida per i quarti di finale dell'Europeo, si impongono i tedeschi con una rete di Hafner all'85'. Questi gli azzurri schierati da Bearzot di fronte a 16mila spettatori: Bordon, Lombardo, Oriali, Zecchini, Vavassori, Roggi, Garlaschelli, Cuccureddu, Graziani (Antognoni), Merlo, Pulici. Mercoledì 26 aprile 1989 Taranto ospita per la prima volta la Nazionale maggiore: l'Italia affronta nell'ultima amichevole stagionale l'Ungheria. L'Italia da Vicini si impone per 4-0 (vanno a segno all' 8' Vialli, al 53' Ferri, al 67' Berti, al 77' Carnevale) che entusiasma i circa 25mila spettatori accorsi allo
"Iacovone" (23.700 biglietti venduti con un incasso di 448 milioni di vecchie lire). Questi gli azzurri: Zenga, Ferrara, Maldini (Bergomi), Baresi, Ferri, Berti, Donadoni, De Napoli, Vialli (Serena), Giannini (Fusi), Carnevale. L'ultima visita degli azzurri risale al 17 novembre 1999 con Italia-Francia Under 21. Si gioca in notturna, di fronte a 20mila spettatori, il ritorno degli ottavi del Campionato Europeo (1-1 è finita all'andata) e gli azzurrini allenati da Tardelli si schierano così: Abbiati, Grandoni, Zanchi, Ferrari, Mezzano (dal 17' Comandini), Gattuso, Baronio, Ambrosini (dall'85' Zanetti), Zambrotta, Ventola (Coco), Pirlo. Dopo 2' Francia a segno con Henry, poi al 60' è Comandini a segnare di testa il pari su cross di Gattuso. 1-1 dopo i 90' regolamentari, quindi Pirlo realizza il gol della vittoria con una punizione dal limite ai supplementari.
di Franco Valdevies12
luglio 2006
Sì a Prosperi, De Liguori e Deflorio
La dirigenza rossoblù ha confermato i tre importanti giocatori. Il difensore Colombini arriva dal Novara. Resta il sogno-Danucci
Il mercato del Taranto ieri è stato "movimentato" dal tema-conferme. Il club rossoblù ha incontrato nella tarda serata il bomber barese Deflorio, il centrocampista napoletano De Liguori e il difensore pescarese Prosperi. Tutti e tre hanno rinnovato il contratto per un'altra stagione. Sul fronte entrate, dopo un acquisto certo e già reso pubblico, quello dell'attaccante Pasca, diversi altri affari conclusi vanno ufficializzati. Il Taranto si muove in silenzio, sul tema campagna di rafforzamento, in attesa di presentare in gruppo i volti nuovi (probabilmente nella giornata di domani). Agli accordi raggiunti a Milano con l'esperto estremo difensore Pinna, con il difensore Panini e con i promettenti Zito e Piroli, va aggiunta l'intesa trovata con lo svincolato difensore mancino Colombini, nelle ultime sei stagioni in forza al Novara. Sarà lui il sostituto di Manni. Ma sono in dirittura d'arrivo anche le trattative col portiere tarantino Signorile, pronto a fare da vice Pinna dopo aver scontato la squalifica per il caso Lasix e Cosenza, il giovane centrale difensivo di proprietà della Reggina, reduce dall'esperienza con la maglia del Melfi. Ma secondo «radio mercato» sarebbe vicino al Taranto anche Danucci, quasi convinto a disputare un'altra stagione nella serie C1. Dalla B non arrivano richieste concrete per il centrocampista di Carosino, che presto potrebbe dire sì al presidente Luigi Blasi, che sarebbe disposto a cedere al Catania la metà di Mancini pur di assicurarsi il suo pupillo. Sempre per il centrocampo il club rossoblù starebbe corteggiando Braiati, classe '80, liberato dal Novara. Sfumato, invece, l'arrivo dell'esterno offensivo Alessandrì della Vigor Lamezia. In quel ruolo il Taranto ha già investito sull'ex sorrentino Zito. Diverse le novità in uscita. Di Domenico sarebbe ad un passo dal Potenza, che sta chiudendo con l'attaccante richiesto espressamente dal tecnico Dellisanti. La società lucana, avrebbe superato la concorrenza del Marcianise, destinazione non troppo gradita all'ex rossoblù. Ma è sul punto di lasciare il Taranto, seppur in prestito, anche il centrocampista Malagnino. Lo attende il Benevento, club in lizza per il ripescaggio in C1. Ma il diesse Evangelisti sta cercando una squadra dove appoggiare il difensore Micallo, voglioso di giocare con maggiore continuità. Anche Manni e Gentili si stanno guardando intorno in attesa di scegliere la nuova destinazione. Le offerte, soprattutto per il primo non mancano.
di Enrico Sorace12
luglio 2006
Svastiche nel ghetto
Il quartiere ebraico della capitale devastato da simboli e frasi razziste.
Probabilmente scritte durante i festeggiamenti popolari di lunedì sera per il ritorno della nazionale di calcio.Il ministro Amato:
«Mi vergogno»
Nelle stradine del vecchio ghetto ebraico romano la lunga notte magica dei mondiali è svanita infine in un risveglio da incubo. Un tuffo al cuore per coloro, soprattutto i più vecchi, che ieri mattina verso le sei sono usciti di casa e si sono ritrovati quelle svastiche, quelle scritte, quei simboli antisemiti sulle porte, sui citofoni, sulle serrande dei negozi, dappertutto, a segnare ogni angolo di un passaggio infame: via del Portico D'Ottavia, via di S.Ambrogio, via S. Angelo in Pescheria. Trenta svastiche, decine di croci celtiche, eppoi tutto il catalogo dell'imbecillità neonazista e neofascista vergato con vernice bianca o azzurra, come i colori della vittoria. C'era scritto di tutto - il sindaco Walter Veltroni ha dato l'ordine di cancellarle immediatamente - compreso
"Serra ebreo" (rivolto al prefetto di Roma) e "Digos boia". Il che non lascia dubbi sulla matrice da stadio. Ma le frasi che più hanno fatto male erano apparse lunedì mattina, alla fine della prima notte di festeggiamenti:
"Fuori i giudei da Roma", avevano scritto sul Lungotevere Sanzio, alle porte del ghetto, insieme a
"Zidane ebreo". Ma non si erano ancora spinti così dentro l'antico quartiere che porta impressa la memoria dei rastrellamenti nazifascisti, sfidando la conosciuta e temuta vigilanza interna. L'hanno fatto l'altra notte quando però la
"sicurezza interna" non c'era perché i volontari, provenienti perlopiù da altri quartieri romani -
«qui di giovani ne sono rimasti pochi» -, è presente solo nei
«giorni a rischio»: il venerdì sera, quando inizia lo Shabbat, o durante le feste ebraiche.
La mente va inesorabilmente a "quel periodo", l'Olocausto. Ma «stavolta è diverso, noi non stamo più boni come ai tempi de' tedeschi», dice Maria uscendo dalla storica pasticceria kosher dell'angolo e gli occhi le si accendono di rabbia.
«C'hanno rovinato la festa», racconta Pacifico che al ghetto è nato e cresciuto, nella sua famiglia conta morti e reduci da Auschwitz ed è il vice presidente del
"Circolo dei ragazzi del '48". «Sono laziale ma allo stadio non ci vado più dopo gli striscioni antisemiti e i saluti nazisti di Di Canio».
Avevano festeggiato come tutti fino ed oltre le 3 del mattino. Poi l'antico borgo si era svuotato, le serrande dei ristoranti erano state abbassate, e il flusso ininterrotto di tifosi festanti che per tutta la sera avevano defluito dal Circo Massimo in direzione di largo Argentina si era quasi estinto. Nessuno se lo aspettava. E ora mentre qualcuno considera il gesto solo partorito da poveri cretini a cui non va dato molto peso -
«non ci fanno certo paura quattro scritte antisemite» - e soprattutto molto rilievo mediatico, per altri invece è
«l'ennesimo inquietante segnale».
Di certo a nessuno è sfuggito come la bolgia nazionalista, la retorica patriottarda, il tricolore sventolato a difesa di una riacquistata identità, abbia contribuito in questa occasione - e contribuisca di solito negli stadi - ad incendiare anche i sentimenti più oltraggiosi e aggressivi, fino al razzismo e alla violenza. «Se i tifosi gridano
"Ebrei ai forni" non è un caso - dice Massimo, del Circolo del '48 -
perché è la società nel suo complesso che non si è liberata dell'antisemitismo. Eppoi i più stupidi scimmiottano o portano alle estreme conseguenze i gesti dei loro idoli, i calciatori. E non va dimenticato l'episodio razzista che ha coinvolto Zidane». Già, Zidane, l'"ebreo". E Materazzi, l'italiano. Ma come valutare anche lo striscione tirato giù da Gigi Buffon dalla passerella dei campioni del mondo con su scritto:
"Fieri di essere italiani", firmato "Fidene Presente" (il tutto a caratteri runici, quelli tipici dei neonazisti e dei neofascisti)?
«Il problema è che in Italia non ci sono leggi adeguate per combattere il razzismo - dice Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica romana -
c'è solo la legge Mancino negli stadi ma non viene applicata malgrado le telecamere».
E ora lo "sdegno" è generale. «Occorre mobilitarsi» ha esortato il presidente Giorgio Napolitano esprimendo solidarietà al rabbino capo Riccardo Di Segni, al quale è anche giunto il telegramma di Franco Marini a nome di tutto il senato e la telefonata di Fausto Bertinotti.
«Mi vergogno da italiano», ha commentato il ministro Giuliano Amato, e per Romano Prodi è un
«gesto ignobile che colpisce tutti gli italiani». Tutti condannano, persino Alessandra Mussolini e Adriano Tilgher, leader del Fronte nazionale.
di Eleonora Martini12
luglio 2006
Da oggi i Mondiali
Tornerà il cricket con un torneo esibizione
Si aprono oggi, mercoledì 12 luglio, a Montecchio (Re) i Mondiali Antirazzisti che festeggiano il decimo anniversarioe si concluderanno domenica 16.
«Dal punto di vista sportivo, i Mondiali quest'anno raggiungono il record di numeri: 204 squadre che giocheranno su 17 campi, oltre 6.000 partecipanti
- hanno detto ieri nella conferenza stampa di presentazione -
Molte più dell'anno scorso le squadre miste (femminili e maschile) e il 40% delle squadre è formato da giocatori di diversi paesi. Squadre in rappresentanza non solo del mondo ultras o delle comunità di migranti, ma anche dei centri di Igiene Mentale come quello di Reggio che vedrà nella squadra Falchetti di Zucchero una mista operatori e utenti». Ci sarà anche un piccolo torneo femminile, il torneo di basket e per la prima volta uno di pallavolo e di arti marziali, tornerà il cricket con un torneo esibizione e un workshop per insegnare a giocare. ma pure esibizioni musicali, teatrali e cinema. Per informazioni:
www.mondialiantirazzisti.org12
luglio 2006
Il colpo di testa dell'eroe al tramonto
Due incornate di Zidane regalarono il titolo di Francia '98 Stavolta però Materazzi l'ha mandato fuori giri. Un lampo di follia ha rovinato l'ultima recita del geniale fantasista del Real Madrid, dichiarato proprio ieri dalla Fifa
"il miglior giocatore"
Caro Zizou, c'è un velo di tristezza che avvolge questa pazza vittoria italiana ai mondiali di Germania. E' la consapevolezza che le tue giocate libere e impossibili non torneranno più, come certi pomeriggi di maggio. E che invece a tornare d'ora in poi come ultimo fotogramma di una lunga vita spesa per l'arte della pedata, sarà sempre quella maledetta capocciata immortalata in mondovisione nella magica notte di Berlino. Fa rabbia perché non meritavi di uscire di scena in questo modo, come un Materazzi qualsiasi. E fa quasi più male che se ci avessi abbattutto con un'inzuccata calva delle tue, finita in fondo al sacco come quando avevi fatto piangere il Brasile otto anni fa. Non c'è alcun moralismo in questo malinconico lamento, solo il dispiacere di non averti potuto salutare come avremmo voluto, fosse stato anche con una coppa in mano, tua e non nostra.
«Oh no, Zinedine. Non così. Non ora. Non oggi. Non dopo tutto quello che hai fatto», è stato il commento del telecronista francese mentre l'arbitro Elizondo ti mostrava il cartellino rosso, avvertito dal quarto uomo che aveva appena rivisto il colpo sul teleschermo e introdotto per la prima volta nella storia del calcio, apposta per te, la moviola in campo.
Ci si può rifugiare nell'idea, forse, che nel tuo gesto sconsiderato e violento ci fosse l'imperfezione dell'uomo che tutti consideravano perfetto. Cohn Bendit, l'ex leader del '68 francese, ti ha paragonato a un'eroe della tragedia greca,
«un essere umano con tutte le sue grandezze e le sue debolezze». E' andato anche oltre, spiegando che la tua è la reazione di un giovane venuto su dal fondo del mondo:
«Zidane è rimasto un ragazzino delle banlieues, è per questo che le banlieues si identificano con lui. Per Zidane la vita è una battaglia e ci sono dei momenti in cui si esplode». Ti era già capitato altre volte. In Champions League sei anni fa, quando ancora vestivi la maglia della Juventus e rifilasti una testata a un rude difensore dell'Amburgo che ti aveva martellato le ginocchia per tutta la partita. E ai mondiali del '98, quando camminasti coi tacchetti sul corpo di un giocatore dell'Arabia Saudita nonostante la partita fosse già chiusa. Gli amici algerini che ti avevano visto crescere tra i palazzoni fatiscenti di cité Le Castellane, a Marsiglia, dissero che il tuo era semplicemente il codice della strada, quello delle partite giocate in piazzetta quando eri ancora Yazid e non ancora Zidane. Qualcuno, tra gli immigrati di origine berbera, aveva persino azzardato che si trattasse di una vendetta contro i sauditi per l'appoggio dato all'integralismo islamico algerino che aveva messo in ginocchio la Kabylia dei tuoi genitori. Tu, allora come oggi, ti eri chiuso nel silenzio.
Domenica sera, subito dopo la conclusione della finale con l'Italia, tutto il mondo ha cominciato a interrogarsi su cosa ti avesse spinto a buttarti via in quel modo. Le provocazioni odiose e infantili di Martellazzi le conoscono anche gli eschimesi, figurati. In sala stampa hanno cominciato i tedeschi: l'italiano deve avergli offeso la mamma perché Zidane le dedica sempre ogni vittoria (la pensa così pure Bernard Tapie. Hanno proseguito gli inglesi: ha sicuramente insultato Maometto. Senza parole i francesi, solo sorrisetti gli italiani che conoscono fin troppo bene il personaggio. Ieri mattina il quotidiano britannico The Indipendent ha rilanciato gli insulti all'Algeria ma anche la battuta
«sei un dopato juventino». Ancora, i brasiliani della tv Globo hanno fatto vedere le immagini a un gruppo di sordomuti che hanno decodificato il labiale dell'azzurro: ingiurie contro la sorella di Zinedine, Lila, definita una puttana. L'accusa più grave però è arrivata dal Guardian (ma poi l'ha smentita): il difensore azzurro ha provocato Zidane dandogli del terrorista. E' vero Zizou, ti ha detto proprio questo per farti perdere la testa? Materazzi ovviamente ha negato tutto.
«Sono ignorante, non so neanche cosa vuol dire la parola terrorista. Quel che è successo l'ha visto tutto il mondo in tv». I compagni e l'allenatore Domenech ti hanno difeso a spada tratta («è stato provocato, è ovvio») ma nessuno ha voluto spiegare come. Anche Lippi si è detto dispiaciuto e la Fifa, nonostante tutto, ti ha pure eletto miglior giocatore dei mondiali. La stampa francese è stata invece molto meno tenera.
«Per qualche momento - ha scritto L'Equipe in un editoriale -
in quello stadio olimpico di Berlino in cui si è scritta la storia del mondo, lei era anche Ali, l'ultimo genio dei ring. Ma nè Ali, nè Pelè, nè Owens, nè alcun altro mostro sacro della loro dimensione, hanno mai infranto le regole più elementari dello sport. Come possiamo spiegare quello che è successo ai nostri figli, per i quali lei è sempre stato un esempio?». L'unico a non voltarti le spalle è stato il presidente Chirac. Forse ancora grato per quella dichiarazione di voto che nel 2002 salvò la Francia dalla deriva di Le Pen.
«Caro Zidane - ti ha detto ieri -
lei è un virtuoso, un genio del calcio e allo stesso tempo un uomo di cuore, di carisma e di impegn».
Il tuo agente ha detto che sei triste e deluso perché non volevi chiudere così. Ha assicurato che chiarirai tutto nei prossimi giorni, raccontandoci quello che è veramente successo dentro la tua testa. Aspettiamo di sapere. Intanto, comunque sia andata, ti ringraziamo per tutto quello che hai dato in questi anni ai mendicanti di bel calcio. Per noi il tuo saluto resta quel magnifico cucchiaio inventato dopo sette minuti della tua ultima recita: un affronto geniale e irriverente a les italiens che tanto ti hanno amato e fatto dannare. Prova a consolarti con le parole di un poeta.
«Perché completare un'opera quando è così bello soltanto sognarla?». Sono di Pier Paolo Pasolini, uno che amava giocare a pallone su campi sterrati di periferia dove entratacce e capocciate erano parte del gioco. Oggi che ci lasci, felici e incazzati, sembrano scritte apposta per te.
di Matteo Patrono11
luglio 2006
Don Chisciotte e la sporca dozzina azzurra
Pirlo sì (che cavolo, se sbaglia lui ce ne andiamo a casa subito), Wiltord sì (Buffon spiazzato), Materazzi sì (gli fanno battere anche i rigori? E' andato verso il dischetto sommerso dai fischi, stoico). Trezeguet no. Trezeguet sulla traversa. Era lo stesso Trezeguet che ci aveva buttato fuori agli Europei del 2000? Pianga anche lui allora. Derossi sì. Abidal sì. Del Piero. Ce la fa. Sagnol sì. Grosso. Cos'è? Una favola blockbuster di Natale con Tom Hanks nella parte del piccolo fiammiferaio vagabondo? Non è lo stesso Grosso che ci ha mezzo salvati con l'Australia e portato al trionfo con la Germania? Ha sui piedi l'ultimo pallone del Mondiale. Bah. Grosso. Sì.
Ai rigori è stato un gran finale. Però gli abbiamo rovinato la Festa. Prima alla Germania. Poi a Zidane. La Germania aveva una missione storica: quella di rifarsi una faccia simpatica, avere un governo stabile, giocare un calcio divertente. Zidane aveva un appuntamento col Paradiso: salire la scalinata dell'Olympia Stadion di Berlino, andarsene in cielo e lasciar credere ai suoi fedeli rimasti sulla terra che il Calcio può fare qualcosa di buono per l'umanità. Almeno per le banlieues.
Chiaro che tra Materazzi e Zidane non c'è competizione. Zizou è l'ultima incarnazione dell'epica del calcio, è un romanzo scritto cominciando dalla fine. Materazzi è un calcio all'epica, se passate il giochino di parole tanto caro ai filosofi francesi. Ma poi, cosa gli ha detto veramente?
La partita, fin lì, era andata all'italiana. Un rigore dubbio per i francesi, il pareggio di Materazzi su calcio d'angolo per gli Azzurri. Poi quasi niente fino ai rigori. Niente di male. La Francia aveva fatto lo stesso contro il Portogallo in semifinale. Per tre quarti della gara i Bleus, soprattutto le due ali Malouda e Ribery, coi terzini Abidal e Sagnol in sovrapposizione, e la strafottenza di Thierry Henry, ci avevano costretti a stringere sempre più i centrocampisti vicino alla difesa.
Il cambio Totti-Derossi era stata la prima ammissione di difficoltà da parte di Lippi, ma anche una deroga alla sua dimensione ideologica di offensivista, che tanto aveva sorpreso gli osservatori esteri.
Comunque il secondo mediano in mezzo ci serviva come il pane.Scorro i due quadernetti di appunti che ho portato sulle tribune di mezza Germania. Ci capisco poco, e non solo per la calligrafia. Del Piero e Iaquinta entrano anche contro la Francia. Si rivelano per quel che sono: degli amuleti spompati. E mediamente fragili, sfortunati, stanchi, nevrotici sono stati tutti gli attaccanti azzurri: Totti, Iaquinta, Del Piero, Toni, Gilardino. Com'è noto, gli eroi (gli anti-eroi?) di questo Mondiale azzurro sono stati i difensori e i mediani: Gattuso, Cannavaro, Grosso, Materazzi. Tutti i Sancho Panza. E Pirlo in mezzo come un Don Chisciotte visionario. Forse lo scarpone redento, il meridionale figlio di immigrati come in un improbabile revival alla Pane e cioccolata, riconsegna all'Italia l'unico briciolo di simpatia che solo lo stereotipo nazionale garantisce ancora nel frullatore globale.
Ma questa pippa sul calciatore operaio e infaticabile sarà pure tranquillizzante per il pubblico a casa, comunque è una presa in giro. Chi è cresciuto con le telecronache di Martellini e Pizzul ricorda come un incubo l'insistenza sugli immigrati che avrebbero accolto col loro affetto di paisà la Nazionale nelle partite al Nord Europa. Ci sono ancora immigrati italiani qui, ci mancherebbe. Noi invece siamo diventati un paese ricco, moderatamente arrogante, mal vestito e che tratta peggio gli immigrati. Stop.
Fuori dalla retorica, fuori dall'epica. Il Mondiale 2006 consegna agli azzurri il ruolo di spaccafeste del calcio planetario. Per sms l'altra notte mi arrivavano notizie sulle prove di saccheggio nel centro di Roma, sulla festa che ha raggiunto i livelli dell'illegal rave a Milano, a un passo da certi party-guerriglia per le vittorie nell'Nba a Detroit o Los Angeles.
Nel frattempo gli azzurri scorrazzavano impazziti sul campo di Berlino - chi a tagliarsi i capelli al centro del rettangolo verde, chi a pogare su Toto Cotugno, Gianna Nannini, Funiculì funiculà (nemmeno allo Spazio Petardo si arrivava a tanto), chi (Totti) travestito da Befana con in testa il tricolore, chi (Materazzi) con un ghetto blaster a tutto volume in mano. Tra pochi giorni qui a Berlino torna la Love Parade. Gli azzurri sono pronti a guidare la coatteria del pianeta.
Domanda di riserva: l'Italia aveva una missione? Qui le scuole di pensiero divergono. Chi sostiene che i nostri avrebbero dovuto salvare l'onore tradito del Pallone. Chi invece è convinto che le due cose - i Nostri e gli scandali italiani - dovevano restare separate. Chi infine - Lippi, Gattuso e Cannavaro lo hanno sostenuto - che scandali, processo, critiche sono stati la benzina della rabbia e della convinzione che hanno portato alla vittoria. E scusate la retorica.
Ma questa non è una Missione. Questa è roba da pendagli di forca a caccia di taglie nel vecchio West. E' la sporca dozzina di Lippi.. Quindi viva l'Italia. E abbasso l'Italia. E' il rave sopra Berlino.
di Alberto Piccinini11
luglio 2006
«Faccela vedè... faccela
toccà»
Il ministro Melandri: «Non ce l'avevano con me».
«Niente sconti dopo il trionfo»
«Ho testimone Napolitano... ho testimone il Presidente... Non ce l'avevano con me, volevano la coppa...». Melandri ride. E tiene bordone agli azzurri. Il giorno dopo la notte mondiale, i cori che hanno accolto il ministro dello Sport
«... faccela vedè... faccela toccà...» al suo ingresso negli spogliatoi della Nazionale sono la seconda succulenta notizia, prontamente smentita. Insieme a un´altra storiella che gira a palazzo Chigi: pare che Melandri dopo la visita a Coverciano per sostenere gli azzurri abbia fatto il suo ingresso in Consiglio dei ministri non contenendo l´entusiasmo
«... ma voi non avete visto Luca Toni...». Gioco, pettegolezzi e colore a margine del mondiale. E alla vigilia della sentenza che cambierà il calcio italiano.
Ministro glielo dobbiamo chiedere lo sa, l´hanno detto?
«Assolutamente no, io sono rimasta di gesso questa mattina leggendo i giornali. Assolutamente non vera. Quello che è successo è che io sono entrata con il presidente Napolitano, è testimone, nello spogliatoio dove c´era un´aria di festa meravigliosa, hanno accolto Napolitano con un affetto straordinario e devo dire anche a me... con affetto e rispetto da tutti i giocatori della delegazione. Quando dicevano...
"faccela vedè"...
si riferivano a un coro a cui il presidente Napolitano ed io ci siamo associati, si riferivano alla coppa che era nelle mani del ct e di Cannavaro che non erano ancora rientrati. Quindi proprio una cosa... spazio alla fantasia. No, invece io ho molto apprezzato e devo dire mi ha colpito l´affetto e il rispetto che i giocatori hanno mostrato innanzi tutto al Presidente ma insomma anche alla sottoscritta».
Affrontiamo subito la questione Zidane. Il suo agente dice che dietro quella testata c´è un insulto razzista.
«Io ho chiesto alla federazione se fossero vere le notizie che erano circolate e mi hanno assicurato che erano prive di fondamento. Però mi limito a dire questo».
Dalla vittoria al processo. Mastella chiede l´amnistia, dice: "Buffon e Cannavaro non possono andare in serie
C". È d´accordo?
«Io ho voluto testardamente anche un po´ ossessivamente con dei gesti simbolici, come quando sono andata a Coverciano a trovare gli azzurri in ritiro, sostenere l´esigenza di separare le due grandi partite che stava disputando il calcio italiano: il cammino della nazionale in Germania che ci ha portato felicemente a Berlino ad essere campioni del mondo e l´altra partita tesa a far voltar pagina al calcio italiano, a restituire trasparenza e anche nuove regole. Ho voluto sempre tenere separate le dimensioni, dal primo giorno, ho detto ai giocatori che il governo era al loro fianco e che loro dovevano sentire il sostegno e l´affetto del governo in questo cammino. E allo tempo il governo era al fianco all´altra squadra, all´altro ct che è il commissario Guido Rossi a cui è stato affidato il compito di far voltare pagina al calcio italiano. Io penso che noi oggi serenamente siamo nelle condizioni di festeggiare la vittoria e di goderci il successo, di ringraziare i giocatori della nazionale. Oggi è la giornata della festa, della gioia, e sono certa che l´Italia può uscire a testa alta anche da questa bufera che ha investito il calcio».
Lei però ieri ha detto "vinceremo anche quella partita".
«Intanto aspettiamo serenamente l´esito del processo, poi dobbiamo intervenire con regole nuove. Proprio oggi il giorno dei festeggiamenti ho visto il ministro Gentiloni perché stiamo lavorando al testo che presenteremo entro 15 giorni in Consiglio dei ministri per la riforma della legislazione in materia di diritti televisivi per arrivare a un sistema di diritti negoziati collettivamente che possa reintrodurre un sistema di redistribuzione delle risorse e anche di mutualità del mondo dello sport. Si è aperta una stagione di riforme, di riscrittura di nuove regole. Oggi è la giornata della nazionale di Lippi, oggi ringraziamoli di cuore e teniamo distinte le due partite».
Gattuso ha detto che senza questo scandalo non ci sarebbe stata la grinta per vincere.
«Gattuso ha detto una cosa importante, l´ha detto qualche giorno fa, prima ancora di vincere. È stato proprio Gattuso che ha detto
"Anche se dovessimo vincere l´amnistia sarebbe ingiusta"
è stato proprio lui a dirlo. Era il 7 luglio. Il che me lo ha reso campione prima ancora che lo fossero tutti quanti».
Chiarissimo. Ministro, lei era seduta accanto alla Merkel, che cosa vi siete dette?
«A parte la politica. Una cosa che posso raccontare è che quando c´è stato l´episodio dell´espulsione di Zidane nello stadio c´era molto sconcerto. Non tutti avevano visto e Angela Merkel, che è una donna veramente molto piacevole, era preoccupata e dispiaciuta perché lo stadio, dopo l´espulsione, era molto ostile alla Nazionale. C´erano molti fischi, c´era un atteggiamento fortemente ostile. Il cancelliere mi ha mostrato i messaggi che arrivavano sul suo telefonino. Dicevano tutti che da casa si era visto bene il comportamento sleale e poco sportivo di Zidane e non c´erano dubbi».
È la rivincita dei puri?
«È la rivincita del bel gioco. Della determinazione, della grinta, del coraggio. Della capacità di Lippi di mettere la migliore squadra in campo e della capacità di formare un collettivo».
Il più bravo del mondiale.
«No, questo non me lo può chiedere: la prestazione collettiva. Potrei dire Grosso e l´ultimo rigore, però Cannavaro, però Buffon, però un allenatore che ha saputo rendere tutti utili».
di Anna Tarquini11
luglio 2006
Mancini, sogni azzurri
Presente tra i 700.000 del Circo Massimo
Il “ragazzo d'oro” ha festeggiato in mezzo alla gente. Al Circo Massimo, come un tifoso qualsiasi. Sognando ad occhi aperti di essere lì, sul prato di Berlino, a tirare il calcio di rigore decisivo.
Manuel Mancini ha provato emozioni indimenticabili, come tutti gli italiani. Ha guardato sul maxi-schermo la vittoria mondiale dei ragazzi di Lippi. Assieme all'amico Posperi, altro volto di un Taranto passato e futuro. Tra centinaia di migliaia di romani.
«E' stato fantastico - racconta - . Il primo mondiale vinto della mia vita. Nel 1982 ancora non c'ero, sono nato l'anno dopo. Anche per questo l'emozione è stata doppia. E poi, un calciatore non può che immedesimarsi guardando immagini simili...».
E Mancini si è sentito... Grosso. Con la speranza di emulare la favola del difensore neo-interista. Dalla C2 alla finale della Coppa del Mondo nell'arco di cinque anni.
«E' stato bravissimo, ha saputo vivere un sogno. E' stato sempre protagonista: procurando il rigore decisivo contro l'Australia, segnando un gol splendido contro la Germania, realizzando il rigore decisivo contro la Francia. E' stato il suo Mondiale. Ed io pregherò Dio per cercare di copiarne il percorso».
Per i tarantini (tifosi e giocatori, senza distinzione) sono mesi di gioia continua: prima la promozione, poi la festa azzurra.
«E' stato un anno bellissimo. Non sono mancati i momenti di sofferenza, ma hanno reso le vittorie ancora più belle». E qualcuno, un po' scherzando un po' no, sostiene che l'Italia ha vinto giocando come il Taranto di Papagni...
«E' una bella similitudine, sicuramente di buon auspicio. Magari un po' forzata
- commenta il giovane centrocampista - . Ma qualche somiglianza dal punto di vista tattico, a dirla tutta, c'è: e Papagni è un bravo allenatore come Lippi». Ma anche dal punto di vista caratteriale Mancini scorge delle somiglianze:
«L'Italia, come il Taranto, ha vinto puntando sulla “squadra”, sul collettivo, sulla voglia di aiutarsi vicendevolmente, sulla forza dello spogliatoio. Mi ha colpito una frase di Lippi:
“Non è l'Italia delle individualità”.
La bravura dei singoli serve, ma per vincere c'è bisogno dell'aiuto di tutti».
Il Taranto, intanto, ha scommesso nuovamente su Manuel Mancini: le mille richieste pervenute non hanno “impressionato” il presidente Blasi, che ha allungato il contratto del regista fino al 2009. «Anch'io, però, ho scommesso su Taranto - rivendica con orgoglio - .
Quando giochi una finale davanti a 25.000 spettatori, è difficile staccarsi da una realtà così bella... Sono felice della mia scelta e spero di disputare un'altra grande stagione». Le responsabilità cresceranno: ormai tutti attendono Mancini come una sorta di “predestinato”.
«E' una situazione che non mi spaventa. Un uomo deve prendersi le proprie responsabilità: ed io sono pronto a farlo. Per essere un grande calciatore, devi essere innanzitutto un grande uomo».
Gigi Blasi ci crede. Vuole tenere Mancini in rossoblu per un altro anno.
«Tanto poi andrà in A» ha affermato.
«Il presidente - sottolinea il giocatore romano -
è sempre prodigo di belle parole nei miei confronti. Voglio ripagare nel modo migliore la sua fiducia».
Proprio per questo Manuel Mancini non si ferma mai. E' in vacanza, ma continua ad allenarsi. Giovanissimo, ma professionista fino in fondo.
«Per carità - minimizza - non sto esagerando. Corsa leggera, qualche volta in spiaggia, addominali, posture: sono il mio pane quotidiano. Ho voglia di fare, di continuare a migliorare. Per stupire, bisogna stare in forma fisicamente».
Non ci sono dubbi: un giovane campione sta crescendo. di Leo Spalluto11
luglio 2006
Giovane è bello
«Abbiamo preso talenti veri, ragazzi che ci daranno soddisfazioni»
Il sorriso di Gigi Blasi vale più di un'indiscrezione di mercato. E' il volto di un uomo posseduto dall'entusiasmo, conquistato da se stesso. E' l'autoseduzione di un presidente che si piace. O, meglio, che si sta lasciando corteggiare dal proprio progetto. Gigi Blasi si è immerso a Milano ed è riemerso a Manduria: ha respirato mercato, bocciato proposte, condotto trattative, raccolto firme, preso decisioni. Ha concepito il Taranto in una stanza d'albergo:
«E sono contento. Più dell'anno scorso».
Blasi, come spiega tutto il suo entusiasmo?
«Sento che sta nascendo qualcosa di importante. Un po' lo sapevo, perché non sono abituato ad improvvisare: ho programmato tutto da un anno. Nella passata stagione abbiamo creato l'ossatura della squadra, guardando anche all'obiettivo. Era un gruppo nato per due esigenze: c'erano i giocatori che potevano servirci per vincere la C2 e quelli che avrebbero fatto parte di un progetto di durata più lunga. Le rivoluzioni non sono sempre utili: servono quando è giusto. A volte è più saggio cambiare dove c'è la necessità. E rinnovare un progetto valido. Stiamo facendo questo, investendo sul futuro».
Il futuro parte da questa campagna acquisti?
«Parte dai giovani che stiamo prendendo, da quelli che prenderemo e quelli che continueremo a seguire. Abbiamo preso talenti veri, ragazzi che ci daranno soddisfazioni. Non abbiamo smesso di cercare i risultati, ma abbiamo vissuto indirettamente gli errori del passato e ne abbiamo tratto un insegnamento prezioso per non ricascarci. Guardo alla fame di questi giocatori, alle loro potenzialità. E poi, conservo i senatori: gente come Deflorio, Caccavale, Pastore, Ambrosi…»
A proposito di Ambrosi: sembrava sul punto di rescindere poche settimane fa…
«E credo molto in lui. L'ho visto a Milano, dopo l'intervento: magro, in forma. E ho visto in lui una grande voglia di riscatto, un forte desiderio di dimostrare le sue qualità. Sono convinto che sarà il capocannoniere della prossima C1: è una sensazione che avverto sulla pelle».
Parliamo degli altri riconfermati…
«Parlo del concetto che ci ha spinto a decidere chi rimaneva e chi no: abbiamo tenuto con noi chi era un valore aggiunto in C2 e può esserlo, allo stesso modo, in C1».
Anche Papagni può essere un valore aggiunto?
«Papagni mi ha convinto e mi convince ogni giorno di più. Era ed è un buon allenatore. Non ho temporeggiato perché assalito dai dubbi: volevo solo capire quanto teneva al Taranto. Ho fatto così con tutti: ho detto a fine stagione che chi aveva proposte da altre squadre poteva andare. Gori mi ha preso in parola, molti hanno dimostrato uno straordinario attaccamento alla maglia e al progetto. Caccavale, Deflorio, Pastore avevano altre offerte pluriennnali, anche economicamente più vantaggiose: hanno scelto Taranto. E io ho bisogno di questi uomini. E ho bisogno di Papagni: è il suo primo anno in C1, non vuole sbagliare: quando l'ho visto negli occhi ho capito quanto bene vuole al Taranto».
Contratti annuali ai senatori, contratti pluriennali alle promesse: la scelta è chiara…
«Noi non acquistiamo e basta. Noi investiamo: è un buon investimento un triennale a un ragazzo con delle qualità ancora non del tutto esplorate. Non lo è un triennale a un giocatore di trentaquattro anni. Io non credo che un giocatore con dieci annni di C sia indiscutibilmente meglio di un '84 con la giusta esperienza e tanta voglia».
Ha parlato di playoff come obiettivo, ora sta puntando sui giovani. Teme che la piazza non riesca a unire il fine e i mezzi?
«E' importante capire che puntare ai playoff vuol dire essere nelle prime cinque all'ultima giornata, non all'inizio. E' importante avere fiducia e pazienza: magari ci troviamo in testa all'inizio, magari ci troviamo settimi dopo venti giornate. E' alla fine che la classifica ha un valore».
Sta nascendo una squadra in grado di rispettare l'obiettivo?
«Basta l'ossatura per capirci. Prenderemo un portiere di esperienza, i centrali difensivi sono già una sicurezza, gli esterni che arriveranno hanno la giusta esperienza e i numeri per stupirvi. A centrocampo cito solo alcuni di quelli di partenza: De Liguori e Mortari hanno già fatto ottimi campionati di C1, Silvestri saprà riscattarsi, Mancini non si discute. In attacco abbiamo già Ambrosi, Deflorio e Pasca. Ditemi: che squadra è questa?».
Sul mercato sta cercando nuovi Mancini?
«Proprio così: spero di trovare altri Mancini. E li sto cercando in giro per l'Italia. Ce ne sono, fidatevi. E alcuni sono già in parola con noi. Non escludo che arrivi anche gente in grado di fare meglio di Mancini, perché magari ha già un po' di esperienza. E non escludo, nemmeno, che ad un certo punto del campionato i giovani possano prendere il posto dei grandi, meritandolo».
Vuol diventare una rampa di lancio per talenti?
«Diciamo che voglio produrre calciatori: sto investendo tanto in questo senso. Prendo giovani bravi, li faccio giocare. Poi può capitare che qualche grande squadra se ne accorga e io ne ricavi quello che serve per prendere altri tre giocatori e continuare a rinforzare il Taranto».
E' disposto a vendere la metà di Mancini: quanto costa la comproprietà?
«Ho rifiutato 350mila euro del Lecce. Ne vale almeno 500mila. Ma non lo vendo, non lo lascio andare: gioca ancora un altro anno qui, da protagonista. E se è bravo l'anno prossimo va in serie A».
Ma se viene una società con un assegno da 500mila euro cede?
«Non mi servono soldi: mi servono giocatori che possano fare al caso del Taranto, che possano rinforzare la squadra. Valuto le contropartite tecniche, non cerco danaro: il valore indicato è simbolico».
A giorni parte il ritiro e per il suo progetto comincerà la prova del campo…
«Serve pazienza, ecco perché dico che l'obiettivo è entrare ai playoff all'ultima partita. Chiedo alla città di capire il progetto, di giudicarlo con il tempo, di esprimersi dopo avere elementi di valutazione reali. Io, da tifoso, starei calmo. Sarei, invece, preoccupato se il mio presidente avesse fatto spese pazze e fatto firmare contratti principeschi: sono i presupposti per morire nel giro di due anni questi. E in quei casi non c'è Blasi che basti».
Il suo sforzo per un Taranto diverso chiede una ricompensa?
«Vorrei almeno tremila abbonamenti. Io, come ho detto, ho creato lo zoccolo duro della squadra. Ora ho bisogno dello zoccolo duro della tifoseria. E' importante soprattutto per me, per una questione personale: ho dimostrato quanto tengo al Taranto, come gestisco il denaro dei tifosi. Non chiedo abbonamenti per i soldi: arriverebbero comunque dai biglietti. Li chiedo come un gesto di fiducia della gente nei miei confronti».
Serve una campagna abbonamenti intelligente, però…
«Studieremo metodi di pagamento diversi, riduzioni per donne, bambini, portatori di handicap. Spero di avere una grande risposta ho bisogno dell'affetto dei tifosi. Perché non posso pensare che il numero di abbonamenti dipenda esclusivamente dal rumore che fanno i nomi dei rinforzi. Verrebbe meno un concetto in cui ho sempre creduto: che il Taranto, innanzitutto, sia una fede».
Parla da capopopolo…
«E sono disposto a farlo con tutte le mie forze: Pasca, dopo la presentazione, è rimasto impressionato dall'attenzione che c'è. Dai tifosi, dai giornalisti, dai fotografi presenti. Era emozionato, mi ha chiesto di poter tenere la maglia che ha indossato. E' andato via carico: ho spiegato il senso del mio appello? Possiamo far rendere i giocatori anche oltre le loro potenzialità così».
Cosa c'è da aspettarsi, ancora, dal mercato del Taranto?
«Tutto chiude il 31 agosto e resteremo sempre attivi. Fino ad allora può accadere di tutto, visto il periodo del calcio italiano. In ogni situazione non ci faremo trovare impreparati».
Presidente, ma cosa ha in testa realmente?
«Lasciatemi vivere queste gioie, lasciatemi prendere le soddisfazioni che solo questa città può dare. Amo il calcio, amo farlo qui. Non so quando e se lascerò il Taranto. Ma voglio lasciare il segno».
di Fulvio Paglialunga10
luglio 2006
Pastore sposa il progetto-Taranto
Il difensore ha rinnovato il contratto. «Sono bastati pochi minuti. Mai avuto dubbi. Pinna e Zito li conosco: sono ottimi colpi». «Sono capitato in un società seria. Mi ha colpito il trattamento riservato a Mortari»
La sua riconferma, mai fortemente in dubbio, è stata ufficializzata nelle ultime ore del soggiorno milanese del clan rossoblù al calciomercato. Da ieri c'è l'ufficialità: Ivano Pastore vestirà la casacca del Taranto almeno per un'altra stagione. L'accordo, raggiunto verbalmente dal termine del campionato, è stato ratificato «in pochi minuti
- ha commentato il difensore campano - necessari per incontrare il presidente Blasi e per verificare la sua volontà di portare avanti questo rapporto». Il giorno dopo Pastore lo vive con la famiglia, reduce dal tour de force che gli ha consentito di incontrare la dirigenza del Taranto all'Atahotel Quark di Milano. «È un posto che non mi piace, tanti anni fa mi ero ripromesso di non tornarci più. Ma ci sono andato perché avevo già un accordo con il Taranto, si trattava esclusivamente di mettere nero su bianco. Eppure nei corridoi dell'albergo ho ricevuto qualche altra proposta...». Gallipoli, Salernitana, Marcianise: sono i tre club che, con le offerte più allettanti, hanno cercato di accaparrarsi le prestazioni del forte centrale salernitano. Il quale, senza indugi, conferma di aver dato la precedenza al Taranto sin dall'inizio.
«Ne avevo già parlato con il direttore sportivo Evangelisti e con il presidente Blasi. Dopo aver vinto il campionato volevo continuare a far parte di questo progetto. Ho avuto la fortuna di giocare nuovamente in una piazza straordinaria, in cui ho riconquistato quella C1 che lasciai quattro anni fa dopo appena una stagione. E poi mi ha colpito la fiducia accordata a Mortari: non avevo mai visto una società che rinnovava il contratto ad un calciatore appena operato e che non tornerà in campo prima di ottobre. A quel punto ho capito veramente quale fosse la fortuna che avevo giocando nel Taranto». La riconferma di Pastore si inserisce nell'opera di
"ristrutturazione" dell'organico, intrapresa dopo aver riconfermato diversi protagonisti della cavalcata della scorsa stagione. Partendo da Papagni, tecnico che si appresta a disputare il suo primo campionato di terza serie.
«Non credo che rappresenti un problema, lo dissi il giorno che fu presentato alla stampa. Ho conosciuto un allenatore molto preparato e umanamente aperto al dialogo con tutti i suoi calciatori. E poi credo che sia giusto dare fiducia a chi ha ottenuto un risultato che, a metà stagione, appariva improbabile. In ritiro, poi, sarà tutto più facile: ci sarà un gruppo consolidato e anche per i nuovi acquisti sarà molto più facile integrarsi». Parallelamente alle riconferme, il sodalizio ionico ha già concluso alcune trattative in entrata. Pastore tiene l'occhio vigile sul mercato e abbozza un giudizio sui primi arrivi.
«Ho affrontato spesso Pinna, lo ritengo uno dei portieri più forti della C1. E ho visto giocare un paio di volte Zito, un mancino con delle buone qualità. C'è da stare tranquilli: so come lavora Evangelisti e sono certo che stia allestendo un organico in grado di disputare un campionato d'alta classifica».
di Fabio Di Todaro10
luglio 2006
Taranto, è la punta Pasca il primo colpo
È stato presentato ieri. Proviene dalla Vigor Lamezia. Gentili e Manni non sono fra i confermati. Per Mancini rifiutati 400mila euro per la metà. Il presidente Blasi:
«Acquisteremo altri dieci giocatori. Gori? È stata una sua scelta»
Presentato ieri pomeriggio il primo acquisto del Taranto. Si tratta di Roberto Pasca, classe '80, 12 gol firmati nella scorsa stagione nella Vigor Lamezia, in C2, il quale assistito dal suo procuratore, avv. Caliandro, ha sottoscritto un contratto annuale, ad obiettivo con opzione anche per l'altra stagione.
«Era la prima scelta di mister Papagni - ha annunciato Luigi Blasi nella consueta conferenza stampa di presentazione, tenuta al Centro Urban, diretto da Nicla Pastore - per cui lo abbiamo inseguito con particolare attenzione». La firma sul contratto che lo lega al Taranto è avvenuta ieri mattina, intorno alle 12. Il ragazzo si trovava in America, in viaggio di nozze. Ripartirà per la luna di miele stamane, da Messina. L'occasione della presentazione del neo acquisto rossoblù è servita al presidente per fare il punto della situazione sull'intero mercato:
«Ho trascorso tre giorni intensi a Milano. Evangelisti ha avuto almeno 250 contatti con altrettanti giocatori; ma solo quando la trattativa giunge alla mia attenzione ha buone possibilità di essere conclusa. Come è accaduto appunto con Pasca. Le bizze di Caccavale? Ha firmato senza neppure guardare il contratto». L'elenco dei confermati?
«Si possono considerare già rossoblù a tutti gli effetti Pastore, Caccavale, Mortari, De Liguori, Deflorio, Ambrosi e Mancini. Quest'ultimo, fino al 2009. Silvestri e Prosperi firmeranno lunedì o martedì. Manoni andrà in ritiro. Se starà bene, resterà con noi. A questi sono da aggiungere i contrattualizzati della scorsa stagione: Micallo, Capone, Larosa e Malagnino. E' evidente che quelli che non ho nominato, pur facendo parte della rosa dello scorso campionato, non rientrano nei nostri programmi. Ad onor del vero Gori figurava nell'elenco dei confermati, ma sorprendentemente, ho appreso che si è accasato al Benevento. Gli auguro le migliori fortune. Aggiungo qualcosa in più su Mancini. Confermo quanto dissi a fine campionato. Il ragazzo resterà con noi per questa stagione. Me lo ha chiesto mezza serie A. Il Lecce mi ha messo nelle mani un assegno di 400mila euro per la metà. Ho rifiutato. Anche perché sono convinto che, una volta ingaggiato, la società della massima serie lo avrebbe girato in prestito a qualche club di C1. Ed allora, a quel punto, meglio che si faccia le ossa da noi. Se, come mi auguro, disputerà un altro grosso campionato, lo cederò ad una squadra che lo faccia giocare nella massima serie». Quanti altri giocatori giungeranno in riva allo Jonio?
«Grosso modo dieci elementi. Due portieri, altrettanti difensori, quattro centrocampisti e due punte. Arriverà gente di spessore perché intendo costruire una squadra in grado di giungere in zona playoff». Il portiere Pinna è già rossoblù. Potrebbe essere affiancato da Signorile. In difesa accanto a Panini, potrebbero giungere uno fra Colombini (ex Novara), Potenza (ex Melfi), Riolo (ex Rende), Bruno (ex Frosinone). In mezzo si fanno i nomi di Danucci, Cejas, Ciotola e Procopio. In avanti Piroli e Zito sono già rossoblù.
di Giuseppe Dimito09
luglio 2006
«Per me è una grande occasione»
«Mi ha voluto Papagni: non lo deluderò. La concorrenza mi stimola». In Calabria ha messo a segno 12 gol in 29 partite.
«Stavo per rinnovare, poi è arrivato il Taranto»
I flash delle macchine fotografiche lo lasciano meravigliosamente sorpreso. Roberto Pasca non avrebbe mai immaginato un'accoglienza di questo tipo. L'espressione è intrisa di stupore, lo sguardo è rivolto al presidente Blasi che ne annuncia l'acquisto. La sala riunioni
"La Puglia la incontri qui" del Centro Urban, al secondo appuntamento con le consuete conferenze stampa del sodalizio ionico, è gremita di sostenitori vogliosi di conoscere i primi colpi del calciomercato. Pasca, reduce da un buona stagione disputata con la casacca della Vigor Lamezia (29 presenze e 12 gol), ha già giocato in C1 con il Casarano, il Messina e il Sora.
«Avevo parlato con la società calabrese di un eventuale rinnovo del contratto - ha esordito il centravanti nativo di Maglie -
ma appena è giunta l'offerta del Taranto ho accettato subito». L'emozione fraziona i pensieri del nuovo attaccante rossoblù.
«Mi ha voluto soprattutto Papagni, con lui ho già lavorato a Melfi nella passata stagione. E anche per questo motivo che non potevo rifiutare questa proposta. Le mie caratteristiche? Sono una punta centrale, ma preferisco muovermi su tutto il fronte offensivo». Il suo acquisto amplia un reparto già rinforzato dalle riconferme di Deflorio e Ambrosi e dagli innesti dei giovani Zito e Piroli (anche se il presidente Blasi non ha confermato l'esito positivo delle trattative). La concorrenza sarà agguerrita, ma Pasca è convinto di poter sfruttare le sue carte.
«Avrò la fortuna di giocare con dei compagni molto esperti. Saranno un punto di riferimento e potranno aiutare la mia crescita professionale. Il campionato, però, sarà molto lungo e sono convinto di poter ritagliarmi uno spazio importante». La stagione appena conclusa con dodici centri all'attivo è servita al nuovo centravanti ionico per finire sul taccuino di diverse società di serie C. La Vigor Lamezia lo avrebbe riconfermato volentieri al fianco del neoacquisto Michele Sergi (ex rossoblù), ma
«a 26 anni non è possibile rifiutare l'opportunità di giocare in una piazza così prestigiosa. Sono reduce da un'annata importante: eravamo partiti con l'ambizione della salvezza e l'obiettivo è stato centrato con abbondante anticipo». Una breve missione in riva allo Ionio per mettere nero su bianco sul contratto ed essere presentato alla stampa (al fianco del calciatore c'era il procuratore Francesco Caliandro), poi il rientro a Messina (città in cui vive) per preparare il viaggio di nozze che inizierà lunedì.
«E' stata un'estate fortunata, dal punto di vista personale e sotto l'aspetto calcistico. Voglio godermi questi ultimi giorni di vacanza, poi sarò pronto per affrontare questa nuova avventura. Ho tanto entusiasmo e cercherò di ricambiare la fiducia che mi ha accordato la società».
di Fabio Di Todaro09
luglio 2006
Mortari e Catania soddisfatti
La conferma vuol dire fiducia. L'accordo raggiunto con il Taranto:
«Volevamo restare in rossoblu»
Arrivano le conferme, annunciate e adesso ufficiali. Cristian Mortari ed Emanuele Catania, faranno parte del Taranto anche nella stagione 2006/2007. Due elementi che metteranno nuovamente al servizio di Aldo Papagni, corsa, tecnica e sostanza.
La ricerca dell'accordo per il rinnovo contrattuale si mescola con vicende di altro genere. Mortari si è appena operato al ginocchio e comincia a seguire le tappe della riabilitazione; Catania ha un obiettivo molto più ardito: trovare un biglietto per la finale di Coppa del Mondo, Italia-Francia. Auguri.
Per ovvi motivi, quindi, l'accordo è da ritenere sulla parola. Nella prossima settimana si potrà macchiare di nero il fatidico foglio bianco.
«Non ho ancora firmato - precisa Christian Mortari -
anche se il mio procuratore (Gerry Palomba, ndc)
mi ha fatto sapere che non ci sono problemi. Probabilmente nei prossimi giorni ci sarà anche la firma».
Per il centrocampista salentino, d'altronde, c'erano pochi dubbi. «Restare a Taranto era una forte volontà. C'è stata dall'inizio la massima disponibilità nel vestire nuovamente il rossoblu. E poi devo ringraziare la società per la vicinanza che mi ha dimostrato in questo periodo post-operatorio».
Aperto l'argomento, si avverte la curiosità di conoscere le attuali condizioni del suo ginocchio. La settimana scorsa, il ventinovenne ex giocatore della Torres si è sottoposto alle cure del dottor Cerulli che a Perugia è intervenuto chirurgicamente al legamento crociato del ginocchio destro.
«Ho portato un tutore fino a ieri (giovedì, ndc)
ed ho le stampelle. Ho iniziato a fare i primi esercizi e per i prossimi venticinque giorni seguirò un programma di mobilitazione del ginocchio. Poi farò palestra e piscina per potenziare l'arto, stando bene attenti a cicatrizzare bene la ferita. Ritiro? Non partirò per Penne. Seguirò una tabella a parte. Tempi di recupero? I tre mesi dovrebbero essere rispettati anche perchè l'operazione al menisco è stata parziale».
Come detto Emanuele Catania subisce tutto da lontano. L'attaccante, come detto è in missione a Berlino. Con solerzia - non c'è molto tempo da perdere - inquadra la sua posizione.
«Ho appena ricevuto una telefonata dal mio procuratore e mi ha detto che hanno trovato l'accordo. E' normale - dice l'esterno destro siciliano -
che in questo momento mi devo fidare del mio agente. Per questo sono abbastanza tranquillo».
Anche per Catania il Taranto veniva prima di tutto.
«In queste settimane non ho preso in considerazione nessuna offerta. Leggevo di squadre abbinate al mio nome sul giornale, ma in realtà c'era poco di vero. Il mandato era quello di trattare solo con il Taranto: solo se non ci fosse stata alcuna possibilità di conferma, avrei valutato le altre offerte».
La squadra ionica sta prendendo forma anche con una certa logica. Dopo l'intesa rinnovata con il tecnico Aldo Papagni, ci sono state le successive conferme di altri giocatori importanti. Mortari e Catania sono convinti della bontà della scelta societaria.
«Tutto è partito con la conferma di Papagni - afferma Mortari - Era evidente che la società avrebbe mantenuto un'ossatura di squadra sul quale aggiungere gli adeguati tasselli. Per i nuovi acquisti sarà anche più facile inserirsi. Sono fiducioso sulla formazione che si andrà a costruire: Taranto non farà la comparsa l'anno prossimo».
«Dare fiducia a buona parte degli elementi dell'anno scorso è certamente indicativo - fa sapere Catania - In C1 non si può improvvisare e credo che si sia puntato su una base abbastanza solida. Rimasto Papagni, era naturale che il suo gruppo non venisse sfaldato. Avere dei punti fermi, ha il suo lato certamente positivo».
di Luigi Carrieri08
luglio 2006
Caccavale e Pastore dicono sì al Taranto
Conclusa la prima missione milanese di Blasi, Galigani ed Evangelisti. Prolungato sino al 2009 il contratto del centrocampista Mancini. Ingaggiato il n.1 Pinna. In rossoblù anche Panini (Cavese), Piroli (Torino) e Zito (Sorrento)
La triade rossoblu capeggiata dal presidente Blasi chiude la missione milanese con quattro acquisti e due importanti rinnovi. Sono stati perfezionati gli arrivi del difensore Manuel Panini ('83) ex Cavese ma di proprietà del Catania, degli attaccanti Fabio Piroli ('85) scuola Torino nella scorsa stagione al Borgomanero in serie D e Antonio Zito ('86) ex Sorrento (sei gol in 19 presenze). Per quest'ultimo contratto triennale. Ma è praticamente un giocatore del Taranto (una formalità la firma sul contratto annuale) anche l'esperto portiere Salvatore Pinna ('75) per otto anni consecutivi anni estremo difensore della Torres. Sul fronte conferme, invece, i difensori Pastore e Caccavale giocheranno anche nella prossima stagione con la maglia del Taranto. I due calciatori, assistiti dal procuratore Gianni Prete, ieri pomeriggio hanno rinnovato per un altro anno, senza intoppi, il contratto con la società rossoblù, che aveva già trovato l'intesa con Catania, Mortari e Ambrosi. A buon punto anche le trattative con De Liguori e il bomber Deflorio. Decolla, dunque, il mercato del Taranto che ha prolungato il contratto di mancini sino al 2009. Ma, secondo quanto riferisce il procuratore Manfredonia, sul centrocampista ci sarebbe l'interesse del Lecce (già manifestato) e del Catania, club disposti ad acquisire la comproprietà del gioiellino rossoblù. Intanto il club di via Umbria ha ufficializzato il passaggio del portiere Ghigo Gori al Benevento (contratto biennale), dove avrà la possibilità di giocare titolare. A questo punto è probabile che resti Gentili come riserva. In difesa dopo l'arrivo di Panini e le importanti conferme di Pastore e Caccavale, si punta a chiudere per un mancino. Bruno ex Frosinone piace sempre, ma le attenzioni ora sarebbero concentrate su Colombini (Novara) e Russo (Torres), senza trascurare Di Simone (Manfredonia). Per il centrocampo, sembra ormai vicino l'esterno Alessandrì (Vigor Lamezia), anche se il sogno resta Danucci, che in caso di mancato approdo in B, potrebbe optare per Taranto. Ma eventualmente ci sarebbe da superare lo scoglio della comproprietà col Catania. Cejas e Ciotola ex Giugliano e Procopio ex San Marino gli altri nomi sul taccuino. In attacco, sfumato Califano e nonostante gli arrivi dei giovani Zito e Piroli sarà effettuata un'altra operazione. L'ex potentino Morello sarebbe stato accantonato, a vantaggio di Tozzi Borsoi ex Torres, conteso da Gallipoli e Foggia. Resistono, comunque, le candidature di Morante, Di Pasquale, Pellicori e Ascenzi. Mentre sarebbe spuntato all'ultimo momento il nome di Tarallo, 34 gol in D la stagione scorsa, attualmente di proprietà del Genoa. In uscita, dopo l'addio di Gori, sono prossimi a cambiare casacca anche Di Domenico obiettivo del Marcianise, Deleonardis diretto verso Potenza e Micallo che potrebbe finire al Benevento o alla Juve Stabia. Ma in lista di partenza ci sono anche Martinelli, Manni, Capone e Malagnino. Per il convalescente Manoni, invece, risulterà decisivo il ritiro di Penne.
di Enrico Sorace08
luglio 2006
«Volevo giocare»
Gori al Benevento, ha firmato un biennale
Ghigo Gori ha salutato tutti e si è accasato a Benevento, C2, con un contratto biennale. La notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno. «La contrattazione si è svolta in pochi giorni
- ha svelato il giocatore ieri sera - ed è partita dal colloquio avuto dal mio procuratore, Torchia, con i dirigenti rossoblù. Poiché i programmi del Taranto prevedevano l'arrivo di un portiere esperto della C1 e che, quindi, sarei dovuto partire inizialmente dalla panchina, francamente non me la sono sentita. Ho 26 anni. Sono stanco di fare il dodicesimo. Voglio giocare da titolare. Il Benevento mi ha messo su di un piatto d'argento questa grossa opportunità, condita peraltro da un buon biennale, e non me la sono fatta sfuggire». Il Taranto ha ingaggiato Pinna della Torres.
«Ottima scelta. È un portiere affidabile. Ci ho giocato contro quando ero a Como e lui militava nella squadra sarda. Mi fece una grossa impressione». Non è stata un po' affrettata la decisione?
«E perché? Il Taranto ha parlato chiaro. Io volevo giocare. Mi si è presentata un'ottima occasione lavorativa. Perché tentennare?»
Non è rammaricato di lasciare la sua città natale? «E tanto pure. È la seconda volta che accade nella mia carriera. Ed, ironia della sorte, anche questa volta vado via dopo la promozione in C1. Purtroppo, però, nel calcio non c'è spazio per i sentimentalismi. Un giocatore deve seguire la rotta del contratto, dell'occupazione, della bontà della società nella quale deve lavorare». Seguirà dai giornali o dalle televisioni il campionato della squadra della sua città?
«Sarà il primo risultato che vorrò sapere al termine di ogni partita. Non dimenticate che sono un grande tifoso della maglia rossoblù». Cosa vuole dire ai tifosi?
«Ripeterò le stesse parole che dissi cinque anni fa. Lascio la maglia rossoblù con grande rammarico. Non sentirò più l'urlo dell'intera Curva Nord. Quelle grida, quell'incitamento continuo ed incessante ti fanno venir la pelle d'oca. Mi auguro fortemente che possano gioire ancora e che, a giugno, prossimo possano festeggiare la promozione in serie B».
di Giuseppe Dimito08
luglio 2006
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