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Catania: «Il Taranto è già un gruppo»
Le impressioni dell'esterno, dopo il primo test col Cologna Paese vissuto da spettatore. «Cresceremo ancora. La sorpresa del ritiro? Per me è Zito»

Un piccolo fastidio muscolare alla gamba destra gli ha impedito di disputare la prima amichevole della stagione. Emanuele Catania, reduce da un campionato vissuto da protagonista, dovrebbe riaggregarsi al gruppo già a partire da questo pomeriggio. «Spero di non avvertire più dolore - ha commentato l'esterno siciliano - altrimenti faremo alcuni esami per valutare l'entità dell'infortunio». La preparazione differenziata svolta negli ultimi giorni della scorsa settimana (in piscina e sul campo, correndo a ritmi blandi), non gli ha impedito, però, di assistere al test disputato sabato pomeriggio contro il Cologna Paese. «Il mio giudizio? La vittoria di misura non deve ingannarci. E' stata una buona prova, anche se i pesanti carichi di lavoro non hanno consentito ai miei compagni di essere brillanti. Ci stiamo allenando molto intensamente, ma dopo undici giorni di ritiro la nostra condizione ha raggiunto un buon livello. Adesso inizierà una nuova fase di allenamento in cui cercheremo di dare maggiore qualità al lavoro». I giorni, nonostante le due sedute che affaticano le gambe, sono caratterizzati da tanto entusiasmo. In albergo si scherza, un modo come un altro per smorzare le fatiche. «Si è creato un bel gruppo - prosegue -, i nuovi arrivati non hanno avuto problemi ad ambientarsi. Ci siamo conosciuti subito, grazie anche alla presenza di molti calciatori della passata stagione». Catania non è abituato a lanciare pronostici, ma alla vigilia del prossimo campionato di serie C1 è pronto a scommettere su due elementi. «Tra i giovani mi ha impressionato Antonio Zito, ha una grande responsabilità e, in una piazza come Taranto, può crescere moltissimo: toccherà anche a noi stargli vicino e aiutarlo in questa nuova avventura. E sento che questo campionato potrà segnare la rivincita di Ambrosi: il suo fisico non gli consente di essere brillante in questa fase della preparazione, ma basta vederlo in allenamento per capire che ha voglia di riscatto. La scorsa stagione ha saputo sacrificarsi, ma i tifosi da lui si attendono i gol. E non li deluderà». La visita del presidente Blasi nella giornata di sabato non ha prodotto grosse novità. All'ultimo momento è saltato l'acquisto dell'esterno brasiliano dell'Udinese Robson Toledo - nell'ultima stagione ha giocato con la casacca della Cisco Roma e rappresenterebbe un'alternativa proprio a Catania -, ma l'occasione è stata propizia per colloquiare con la squadra. «Ho incontrato il presidente sul campo, prima mi sono allenato in piscina. Ci siamo abbracciati, l'ho trovato sereno e soddisfatto. D'altronde l'organico allestito è di tutto rispetto: abbiamo il giusto mix di esperienza e voglia di emergere che ci consentirà di raccogliere altre soddisfazioni. I playoff? È l'obiettivo prefissato dalla società, cercheremo di conquistarlo in tutti i modi». di Fabio Di Todaro31 luglio 2006

Taranto, gli elogi di Blasi ad Ambrosi
Il presidente rossoblù: «È lui il nostro miglior acquisto»

Il Taranto, ieri, è stato a riposo. Dopo la striminzita vittoria (2-1 con reti di Malagnino e Deflorio) sul Cologna Paese, squadra dell'Ecellenza abruzzese, Papagni ha concesso ai suoi 24ore di stop. La preparazione riprenderà nel pomeriggio. Il test ha soddisfatto a metà il trainer rossoblù il quale ha fatto ruotare i disponibili nel corso dei due tempi: «Francamente non si poteva pretendere di più dai ragazzi. Avevano le gambe legnose per via dei carichi di lavoro cui sono stati sottoposti nei giorni scorsi. Di buono c'è da dire che cominciano a mostrare alcuni schemi provati sin dall'arrivo a Penne e questo mi lusinga. Come pure sono soddisfatto della prestazione di alcuni dei giovani che sono giunti quest'anno». Cosenza, Mangiacasale e Zito, infatti, sono apparsi estremamente vogliosi di mettersi in mostra per cercare di inserirsi nello chassis della squadra. Lo stesso Malagnino non è dispiaciuto. Potrebbe essere una valida alternativa per quel ruolo di esterno offensivo di cui tanto si parla nell'entourage rossoblù. Degli anziani, annotazioni positive ci sono da fare per capitan Deflorio (nei 16-20 metri finali resta sempre un ariete), Ambrosi stesso (cresce a vista d'occhio), Pastore (in difesa è un baluardo) e, naturalmente, Manuel Mancini, uomo-faro del centrocampo. Il presidente Blasi è stato presente al test: «Sono contento. La squadra mi è piaciuta. Il miglior acquisto?... Ambrosi. Tranne che nella scorsa stagione in cui è dovuto restar fermo per i noti problemi, ha sempre segnato in media 16 gol. Sono convinto che quest'anno si ripeterà. L'ho visto particolarmente motivato». Sul fronte arrivi c'è da dire che sabato scorso è piombato a Penne Robson Machado Toledo ('81), ex Catanzaro, nella scorsa stagione nella Cisco Roma (C2). Sembrava che l'accordo economico fosse stato raggiunto, ma all'ultimo momento qualcosa lo ha fatto saltare. La trattativa, tuttavia, è ancora in piedi. Galigani, direttore generale jonico: «Domani (oggi, n.d.r.) il ragazzo verrà a Taranto, accompagnato dal suo procuratore, Fedele. Sono convinto che raggiungeremo l'accordo così come abbiamo già fatto da qualche giorno con l'Udinese, società proprietaria del suo cartellino». Se il brasiliano metterà nero su bianco, potrà essere presentato ufficialmente nel pomeriggio (ore 16) durante la conferenza stampa di avvio della nuova campagna abbonamenti i cui prezzi lieviteranno, al pari dei biglietti d'ingresso, a causa della promozione in C1. Se Toledo non dovesse firmare, il diesse Luca Evangelisti continuerà il giro in Italia per trovare il sostituto. I più gettonati sono il genoano Rivaldo e l'ex martinese Morello. Dice Evangelisti: «È l'ultimo tassello che ci manca per completare una rosa che ritengo valida in quanto abbiamo mescolato l'ossatura portante della squadra che ha vinto il campionato nella scorsa stagione con diversi giovani molto in gamba. Parecchi di loro hanno già esperienza in C1 per cui sono già collaudati. Il nostro obiettivo stagionale è disputare un buon campionato e tentare di inserirci nel giro nobile delle formazioni che disputeranno i playoff». A voler spaccare il pelo in due in tema di mercato, tuttavia, c'è sempre in piedi la trattativa con il Lecce per la cessione della metà del cartellino di Mancini per 500mila euro. Almeno è questa la richiesta della società jonica la quale intende far restare in riva allo Jonio per un'altra stagione il calciatore. A giugno prossimo, essendo la comproprietà libera, i due club decideranno come accordarsi per la restante metà del cartellino. La trattativa va avanti da diverso tempo. Nei prossimi giorni se ne saprà di più. È tuttavia evidente che il trascorrere delle ore genera più pessimismo che ottimismo sulla conclusione dell'affare. Sull'amichevole di sabato Evangelisti taglia corto: «Il galoppo va preso per quello che è: una sgambatura. I ragazzi erano visibilmente imballati così come dev'essere di questi tempi. L'inizio del campionato è ancora lontano. Non prima del 27 agosto, fra circa un mese dunque; ma non è escluso che possa slittare almeno di una settimana o forse addirittura due. La squadra, pertanto, dovrà essere pronta per quella data, non prima». Il ritiro continuerà fino al 12 agosto. Il prossimo test è fissato per domenica contro il Vestine, formazione di Promozione abruzzese. di Giuseppe Dimito31 luglio 2006

Cejas, "maestro" di equilibrio
Dice l'argentino:
«Con Mancini va molto bene, lui si spinge, io garantisco copertura»

Lui sta in silenzio, quasi in disparte. Lavora e riposa, al massimo si guarda intorno. Aspetta il campo, difficile che parli fuori. Ma Maximiliano Cejas, che pure è argentino, sa districarsi anche lontano dal terreno di gioco. In un italiano perfetto, quasi inaspettatamente. Forse perché lui è così: maniacale nell'apprendimento, perfezionista di natura. E' tra i pochi, infatti, a fare un esatto quadro fisico del suo momento, quasi fosse un tecnico: 
«Sto abbastanza bene, ma devo ancora trovare il giusto equilibrio. Quando spingeremo maggiormente sulla forza, quando faremo le navette starò ancora meglio, più in linea con il mio ruolo».
Il suo ruolo: Cejas è un mediano vero. Di quelli che non osano troppo in fase di possesso, ma tengono l'intero centrocampo quando c'è bisogno di coprire. Affonda solo quando vede la possibilità di tirare. Altrimenti fa la sentinella. Controlla, ha il compito di non lasciare passare nessuno: 
«Il mio dovere, in campo, è mantenere la squadra in equilibrio. Gioco da vertice basso in un centrocampo a tre, resto in zona in un centrocampo a quattro. Sto in copertura, insomma. Non sono io quello che si deve buttare negli spazi».
Papagni gli chiede di far girare la squadra: di accorciare verso la difesa per prendere il pallone e di azionare la manovra offensiva. Portatore d'acqua, con buona qualità nei piedi. Lui recupera la palla, Mancini parte: la coppia centrale è questa. Piace, almeno nelle premesse: «Mancini - spiega Cejas - ha caratteristiche simili a quelle di Vives, con il quale ho giocato l'anno scorso a Giugliano e mi sono trovato molto bene. Mancio è uno di quei centrocampisti che si lanciano in avanti, che si tuffano quando vedono spazio e che hanno quelo compito. Giocatori che servono, che tornano utili quando devi attaccare: io, quando questo tipo di centrocampisti si spingono, mi piazzo davanti alla difesa».
Cejas parla ad un tavolo dell'albergo. Intorno i compagni chiacchierano tra loro: osserva, accenna un sorriso. «Quando sei nuovo devi guadagnarti la fiducia del gruppo, soprattutto sul campo. E devi sapere dove stai entrando. Qui c'è una squadra che ha vinto e che, quindi, ha grossa unità interna e grossa qualità sul campo. Io devo dimostrarmi all'altezza della sfida». Intanto si allena, senza tirarsi mai indietro: «Mi piace il lavoro che stiamo facendo. Mi piace, ad esempio, il fatto che non ci sia un solo schema per attaccare, ma che il mister ci abbia dato diverse possibilità per affrontare l'avversario nel modo migliore. Così possiamo essere sempre imprevedibili e possiamo divertirci».
Al ragazzo di La Plata quasi non sembra vero: la scalata è appena iniziato, ma qualche anno fa era impensabile: «Ho lasciato l'Argentina nel 2002: giocavo in A, ero nelle nazionali giovanili. Ma quel mondo mi aveva seccato: qui parlate di Gea, di monopolio di alcuni procuratori, ma ancora esiste spazio per i meriti di ognuno. Lì si giocava solo per raccomandazione: quello per cui in Italia vi siete scandalizzati non è nulla al confronto. Così lasciai, ma dal 2002 al 2004, in Italia, non potevo giocare se non tra i dilettanti perché non avevo il passaporto. Ho girato, mi sono allenato anche in Spagna con il Real Saragozza, per non restare fermo. Fu un periodo brutto, al quale ho resistito grazie alla forza che mi ha dato mia madre e alla mano ricevuta da Fusco, il mio procuratore: poi, a febbraio del 2004 ho finalmente potuto firmare con il Giugliano: sono ripartito dal basso e ora voglio arrivare più in alto possibile. Ho ventisei anni, ho tempo. E continuerò a dare tutto, senza guardare ai soldi, ma cercando di vincere e di giocare bene». di Fulvio Paglialunga30 luglio 2006

Il Taranto al debutto è bello a metà
Finisce 2-1 il test col Cologno Paese (squadra d'Eccellenza). Nuova tegola su Caccavale che esce per infortunio. Mister Papagni soddisfatto. Vittoria risicata nella prima amichevole stagionale. Risolvono Malagnino e Deflorio

TARANTO-COLOGNA PAESE: 2-1
TARANTO (primo tempo): Pinna, Panini, Colombini, Cosenza, Prosperi, Zito, Mangiacasale, Larosa, Ambrosi, Cejas, Pasca. Allenatore: Aldo Papagni.
TARANTO (secondo tempo): Faraon, Panini, Caccavale (33'st Maiorino), Pastore, Colombini (30'st Prosperi), Malagnino, Bruno, Mancini, De Liguori, De Florio, Piroli. Allenatore: Papagni.
RETI: 5'pt Orlandi (C), 3'st Malagnino (T) e 43'st De Florio (T). NOTE: terreno viscido per la pioggia caduta prima e durante la partita. Angoli: 12 a 4 per il Taranto.

Il Taranto vince di misura sul Cologna Paese (Eccellenza abruzzese) nella prima amichevole della stagione. I rossoblu, nonostante i carichi di lavoro della prima fase di preparazione, hanno mostrato sprazzi di bel gioco. Dopo un primo tempo sottotono - centrocampo e attacco non hanno funzionato alla perfezione -, nella ripresa si è visto un gioco più fluido. I giocatori hanno abbozzato, durante la partita, schemi tattici e tentato di rendere funzionali gli automatismi impartiti, nel corso degli allenamenti, da mister Papagni. Dicevamo di un primo tempo non perfetto, in cui gli avversari sono anche andati in vantaggio grazie ad un gol realizzato magistralmente da Orlandi. In attacco, la coppia Ambrosi-Pasca ha prodotto molto gioco; le manovre offensive sono state spinte dagli inserimenti di Zito, un mastino in campo. Bene anche il giovane Mangiacasale e Colombini in difesa. Nella ripresa, Aldo Papagni ha modificato tutto, inserendo in attacco De Florio e Piroli, e Malagnino sulla mediana; il centrocampista rossoblu ha consentito, al 3' della ripresa, di pareggiare. Nel finale, l'esperto Andrea De Florio ha tirato fuori dal cilindro una prodezza - diagonale alla sinistra del portiere abruzzese - grazie alla quale il Taranto ha raddoppiato. C'è anche da annotare un calcio di rigore sbagliato da Piroli al 26', e un infortunio a Maurizio Caccavale che al 33', ha dovuto abbandonare il terreno di gioco: per il difensore rossoblu i tempi di recupero si allungheranno. In tribuna c'era il presidente Gigi Blasi, insieme al direttore generale, Vittorio Galigani. «Sono soddisfatto della prestazione della squadra», ha dichiarato il presidente. «I nuovi giocatori li ho visti: Zito, Piroli e Panini mi hanno impressionato; anche Mangiacasale ha fatto un bella figura, nonostante la sua giovane età. In questa squadra ci sono giovani volenterosi e molti anziani, credo, si dovranno preoccupare per mantenere il posto». Soddisfatto anche mister Papagni: «La squadra mi ha fatto una bella impressione, nonostante i carichi di lavori. Siamo andati bene». Oggi, riposo. di Gilberto Petrucci30 luglio 2006

Resta un intoppo la cifra dell'ingaggio
Ma per l'esterno Toledo tutto è rinviato alla prossima settimana

Il mercato del Taranto ruota sempre intorno all'esterno destro offensivo. Il nome più gettonato è quello dell'ex Cisco Roma, il brasiliano Robson Machado Toledo. Il ragazzo, ieri, è stato a Penne per trattare il suo ingaggio (annuale ed a obiettivo) con la società rossoblù ed in prima persona con il presidente Blasi. La firma sembrava vicina, ma c'è stato un intoppo e l'accordo è rimandato. Il rinvio è legato alla cifra dell'ingaggio dal momento che il Taranto, in precedenza, aveva trovato l'accordo con l'Udinese, ossia con la società proprietaria del cartellino del giocatore. In ogni caso, a detta dei dirigenti rossoblù, la trattativa non può considerarsi chiusa a meno che il giocatore non insista sulle sue posizioni. Nei prossimi giorni se ne saprà di più. Restano sempre calde le piste che conducono al genoano Rivaldo ed all'ex martinese Morello. Il mercato chiuderà i battenti il 31 agosto per cui c'è ancora il tempo sufficiente per poter operare. Il diesse rossoblù, Luca Evangelisti, ha confermato anche ieri sera che il tesseramento dell'esterno destro concluderà la campagna rafforzamento della squadra. Per quanto riguarda il mercato in uscita sono da sistemare Bruno e Malagnino per i quali si è sempre alla ricerca di squadre in grado di farli crescere e maturare. Qualcosa da aggiungere c'è per Manuel Mancini. La trattativa con il Lecce sembra si sia arenata. Ricordiamo che il Taranto intende cedere la comproprietà libera del giocatore (il prezzo finale emergerà a giugno prossimo) e, contestualmente, tenerselo per la prossima stagione. Il direttore generale Vittorio Galigani ha assistito al fianco del presidente Blasi all'amichevole vinta per 2-1 contro il Cologno Paese. Questo il suo commento: «Abbiamo disputato un buon galoppo. Il risultato, in questi casi, non conta nulla. C'era da verificare la condizione generale del gruppo. Ho notato che alcuni sono un tantino più avanti nella preparazione ed altri, viceversa, devono lavorare ancora. La cosa è assolutamente normale perchè ciascun giocatore ha un fisico diverso dall'altro». Ora le attenzioni della tifoseria sono tutte concentrate sulla conferenza stampa di presentazione della campagna abbonamenti che si terrà domani pomeriggio (ore 16) al Centro Urban. di Giuseppe Dimito30 luglio 2006

Taranto, primo provino
I rossoblu giocano questo pomeriggio, 17,30, l'amichevole contro la Cologna Paese. Mercato: si cerca un esterno destro. Si prova con Rivaldo, il desiderio è Morello

E' la seconda partita a campo intero, ma è, soprattutto, la prima amichevole vera. Il Taranto si mostra e comincia a capirsi. Comincia a guadagnarsi i primi giudizi, ad assaporare il gusto della partita. Prove generali, di quelle che servono per capire dove perfezionare il lavoro e decidere se e dove perfezionare l'organico. 
I rossoblu giocano (ore 17.30) contro il Cologna Paese, compagine dell'Eccellenza abruzzese. Giocano per la prima volta quasi sul serio, testano le loro capacità e il grado di apprendimento. Rimane calcio d'estate, viziato da un lavoro pesante e, probabilmente, da qualche defezione quasi naturale per il periodo: Silvestri, Catania, Caccavale e quasi sicuramente Deflorio, per intenderci, non dovrebbero partecipare all'amichevole, per via di qualche dolore dovuto alla preparazione e per non forzare inutilmente. L'ultima giorno di verifiche tattiche e di esperimenti e spiegazioni è servito per poter, ora, capire sul campo l'applicazione. Papagni ha deciso che il Taranto sarà 4-4-2 anche in questo campionato e ha anche dato importanza alla continuità tattica, perfezionando il passaggio da un modulo all'altro in corsa e, soprattutto, concentrandosi sugli spostamenti necessari per rendere il 4-4-2 un 3-4-3 in fase di non possesso (quando la palla è ferma). Movimenti che agevolmente è riuscito a ricordare ai vecchi e che sembrano anche essere stati rapidamente compresi dai nuovi. Oggi si capirà, probabilmente alla presenza di un buon numero di tifosi rossoblu, annunciati in arrivo. Soprattutto alla presenza di Gigi Blasi che, come da copione, non vuol perdersi la prima vera amichevole della sua squadra (l'anno scorso la fece spostare per fare in tempo a rientrare dall'estero) e arriverà a Penne in tarda mattinata. 
Tra una prova e l'altra si inserisce il mercato. Perché il Taranto ha ancora bisogno di un esterno destro di centrocampo. Esterno destro che non può essere uno qualsiasi ma che, per essere funzionale alla squadra, deve avere caratteristiche ben precise. Nelle esercitazioni di questi giorni, per intenderci, Papagni ha modificato i movimenti di Mancini: il piccolo artista spesso, oltre a buttarsi nello spazio, taglia allargandosi a destra, quasi come terza punta e, per coprire questo taglio e renderlo pericoloso, c'è bisogno che Catania (solitamente il quarto a destra) vada verso il centro (con o senza palla) da destra. Nel movimento ci sono le caratteristiche che servono: l'esterno che vuole il Taranto deve, innanzitutto, sapersi accentrare e, magari, essere un mancino in grado di giocare a destra. I nomi sono tre, ognuno con il suo grado di difficoltà. Per il paraguaiano Rivaldo bisogna, ad esempio, convincere il Genoa a prestarlo: il diciannovenne è un giocatore molto rapido e molto offensivo che, tuttavia, i grifoni non sono così convinti di cedere. Il Taranto ci sta provando, ma non sembra nemmeno eccessivamente convinto, perché l'innesto di Rivaldo renderebbe lo schieramento troppo offensivo e costringerebbe a rivedere gli equilibri della squadra. Il prestito, però, è una formula che potrebbe agevolare il ruolo di Evangelisti nella scelta. Perché con un budget non elevato e con un'impresa da compiere per convincere un giocatore valido a firmare per un anno (Carboni, ad esempio, ha preferito il biennale del Monza), far "parcheggiare" per un campionato un giocatore da grandi società potrebbe essere la via giusta. La stessa, ad esempio, che si sta seguendo per avere Toledo dall'Udinese. Il brasiliano, l'anno scorso alla Cisco, avrebbe espresso il suo gradimento e la società si sarebbe messa in contatto con i dirigenti friulani: nelle prossime ore bisognerà decidere. Il vero desiderio del Taranto, però, è Antonio Morello, una meteora in rossoblu prima di intraprendere una carriera che l'ha portato fino in serie A con la maglia del Siena. Nell'ultima stagione Morello ha giocato da gennaio a Giulianova, disputando un buon campionato. Nei giorni scorsi il giocatore ha avuto un contatto con la società: l'ostacolo non è il trattamento economico quando la durata del contratto. Morello chiede un biennale, il Taranto attende. Nei prossimi giorni, invece, verrà ratificata la cessione della comproprietà di Mancini al Lecce, per la quale esiste già un accordo sulla parola. I salentini lasciano il giocatore un altro anno in rossoblu, bloccandolo nel frattempo. In uscita pare anche Bruno, che sembrava in procinto di essere confermato e che, invece, è finito lo stesso in lista di sbarco. Tra i giocatori in prova, invece, potrebbe rimanere Veledar, che ha discrete qualità, mentre Ceccarelli, che pure sembra avere un buon fiuto del gol, rischia di essere stoppato da un fastidio alla caviglia che gli sta dando poco spazio per mettersi in mostra. C'è, insomma, un pezzo di Taranto ancora in cantiere. Oggi, intanto, la squadra si scopre in amichevole. Anche per capire con maggiore precisione le sue esigenze. di Fulvio Paglialunga29 luglio 2006

Abbonamenti: sfida storica a Carelli
Il record è del 1989: 4600 tessere. L'ex: «Il segreto? I giovani»

Dopodomani (lo ha annunciato ieri pomeriggio il presidente della Taranto Sport Luigi Blasi) sarà varata ufficialmente la nuova campagna abbonamenti della Taranto Sport per il prossimo campionato di C1. La società rossoblù si attende la sottoscrizione di un congruo numero di sottoscrittori (5000-6000). Il record da battere è quello di 4600 tessere fissato nell'89 allorchè sulla massima poltrona c'era il mai dimenticato Donato Carelli, attuale patron dell'ippodromo tarantino. «Il numero degli abbonati - ricorda l'interessato - fu maggiore. Ai 4600 ufficiali, ci sono da aggiungere le 1200 tessere sottoscritte dai dipendenti delle mie tre società, la Carelli s.r.l., la Donato Carelli e la Siderurgica Meridionale Convenzione. Non li pubblicizzai per evitare di essere tacciato di protagonista e di beccarmi, magari, gli "strali" dell'invidia da parte di qualcuno». Presidente Carelli, come riuscì a focalizzare tanto interesse da parte di una tifoseria che, per tradizione, non è tanto prolifica nell'acquistare abbonamenti? «È semplice. Sfruttai l'onda d'entusiasmo per la promozione acquisita e costruii una rosa molto importante e valida. Ricordo benissimo che quando vincevamo con punteggi striminziti, la gente criticava». Le recenti sentenze su "Calciopoli" modificheranno il sistema-calcio? «Me lo auguro. Quando nel 1993 ci cancellarono dalla serie B, liberando tutti i miei giocatori che avevo faticosamente aggregato, sborsando fior di quattrini, mi ribellai moltissimo. Ma non fui creduto». Che consigli si sente di dare al presidente Blasi? «Il calcio del dopo 2000 non è molto dissimile da quello dei mei tempi. Il segreto è quello di scoprire e valorizzare i giovani. Sono loro la linfa di una società. Un presidente di club, per quanto sia tifoso, ambizioso ed ami il pallone, con il trascorrere degli anni, si stanca di scucire fior di denaro corrente per ogni stagione. Invece le somme incassate nella vendita dei migliori prodotti, attenuano notevolmente gli esborsi. La cosa vale ancora di più per quei presidenti come Blasi ed il sottoscritto che, a fine mese, puntualmente, fanno trovare le buste-paga ai giocatori». Non ritiene che il calcio soffra di stress? «Eccome. Il calcio dev'essere spettacolo. Le famiglie intere devono avere il piacere di andare allo stadio così come vengono all'ippodromo. Devono comunque partecipare. Parafrasando le corse del nostro impianto, ci possono essere cavalli che corrono da 1'14 ed altri da 1'20. Cambieranno gli ordini d'arrivo, ma la festa per aver partecipato agli eventi, dovrà essere intatta». di Giuseppe Dimito29 luglio 2006

Blasi battezza la "scuola" Taranto
Il massimo dirigente ufficializza la strategia del vivaio: la Nuova Taras si affilia al club di via Umbria, che si apre ai baby calciatori della provincia. «Con noi le stelle del futuro ed alla prossima amministrazione chiederemo una struttura»

È anno zero per il settore giovanile del Taranto. Lo ha annunciato ieri pomeriggio il presidente Blasi nel corso di una conferenza stampa, al Centro Urban, nella quale ha presentato il progetto e l'organico dei baby rossoblù. Innanzitutto c'è da dire che la Nuova Taras di Michele Gatto è stata affiliata al club di via Umbria. In sostanza tutti i suoi tesserati saranno etichettati Taranto Sport. Saranno formate tre squadre che parteciperanno ai campionati Berretti, Allievi e Giovanissimi. Al momento i terreni di gioco sui quali disputare gli allenamenti e le partite di campionato saranno quelli della scorsa stagione: Iacovone-B, Leporano e strutture locali. Assicurato il contributo della Provincia di prossima erogazione (50mila euro). «Mi auguro - ha detto Blasi al riguardo - che la nuova amministrazione comunale che si formerà in primavera prossima, ci dia la possibilità di avere una struttura sportiva a nostra disposizione. Come pure spero ardentemente che ci sia lo sponsor per i nostri ragazzi». A proposito del progetto-affiliazione, il presidente ha continuato: «Mi piacerebbe che moltissimi settori giovanili e tantissime scuole-calcio sia di Taranto che dei comuni della provincia aderiscano alla nostra iniziativa in maniera tale che i migliori giovani possano vestire la gloriosa maglia rossoblù ed essere lanciati a livello nazionale. Sporting Manduria e, probabilmente, Maruggio hanno già dato il proprio assenso e sono confluiti nella Taranto Sport». Il nuovo organigramma: conferma per Giuseppe La Volpe in qualità di presidente, mentre Michele Gatto sarà il direttore generale. Il nuovo allenatore della Berretti è Giuseppe Pastorelli, ex attaccante del Manduria. Nel suo curriculum ci sono anche Monopoli (C2), Grottaglie, Cassino (C2, ha vinto anche la Coppa Italia). Ha allenato Orsa Maggiore e prima squadra del Manduria. Il modulo di riferimento sarà il 4-4-2, ma ovviamente l'atteggiamento tattico muterà durante il corso di ogni singola partita. La formazione Allievi sarà affidata a Giuseppe Passiatore, mentre i Giovanissimi saranno allenati da Giuseppe Tedeschi il quale fungerà anche da coordinatore tecnico. Il nuovo responsabile amministrativo è Ettore Coretti. Completano i quadri i due preparatori dei portieri, Mariano Scialpi e Nicola Raffo ed il responsabile di Pulcini ed Esordienti, Fabrizio Brignolo. La Volpe: «Promettiamo di lavorare con tanto impegno e passione. Lo scopo di queste affiliazioni è quello di migliorare qualitativamente il settore giovanile. Faremo crescere i ragazzi sia sotto il profilo tecnico che comportamentale per cui le società che ci manderanno i loro migliori "prodotti" effettueranno un investimento vincente». Gatto: «La politica che ci ha contrassegnati nella scorsa stagione resterà invariata. A tutti i ragazzi forniremo l'occorrente per disputare gli allenamenti settimanali, borsone etichettato Taranto compreso. I viaggi saranno sempre in pullman». Tedeschi: «Si apre un nuovo ciclo per il settore giovanile rossoblù. Il nostro compito è quello di valorizzare i giovani e di lanciarli in prima squadra». Pastorelli: «Sono abituato a lavorare con i babies: sono ben 14 anni che ci sto dentro. Vengo al Taranto con un anno di distanza. Era dall'anno scorso che il presidente Blasi mi cercava. Ora sono qui e conto di lavorare bene nell'interesse esclusivo della nuova società». di Giuseppe Dimito29 luglio 2006

Oggi c'è la prima uscita dei rossoblù
Sul rettangolo dello "SportsPark" di Penne nel pomeriggio si giocherà l'amichevole contro il Cologna Paese. Papagni: «Lo considero un allenamento finalizzato a testare i progressi tattico-fisici»

Mentre il Taranto lavora sodo sul campo, il diesse Luca Evangelisti direttamente da Penne ha allacciato una serie di contatti per completare la rosa a disposizione di mister Papagni, ma anche per sistemare altrove alcuni calciatori in sovrannumero. La priorità è l'esterno destro di centrocampo richiesto dal tecnico, che potrebbe essere scelto tra il brasiliano Toledo ex Cisco Roma e l'uruguaiano Rivaldo del Genoa, il primo decisamente abbordabile, il secondo un po' meno (considerato il clima di austerity che si respira in casa rossoblù), anche se è in corso una trattativa col club ligure per il prestito del talentuoso centrocampista, acquistato dai grifoni pare a due milioni di euro. Dalla sede del ritiro precampionato è rimbalzata un'altra voce, non certo nuova, che vorrebbe il Lecce sempre in pressing per assicurarsi la metà di Mancini, che resterebbe, comunque, un altro anno in rossoblù. Il presidente Blasi vorrebbe ricavare cinquecentomila euro dalla comproprietà, ma con quattrocentomila l'affare dovrebbe andare in porto senza alcun prestito a favore del Taranto, anche perché Agnelli e Mattioli si sono già accasati e Camisa farà parte del gruppo dei titolari di Zeman. In uscita, invece, il diesse Evangelisti sta cercando società interessate a Bruno e Malagnino. Il primo (che non dispiace a Papagni) sarebbe finito nel mirino del Martina; il secondo ha rifiutato la Pro Vasto perché non vorrebbe allontanarsi troppo da Taranto. di Enrico Sorace29 luglio 2006

Juve in B, sul web musica e sfottò
Tutti contro la Vecchia Signora. All'indomani del processo sportivo che ha escluso il club bianconero dalla serie A, on-line decine di cover e caricature. Presi in giro Luciano Moggi e i giocatori venduti dalla società

La Juve va in serie B e, mentre i tifosi del team bianconero si riversano nelle strade per manifestare la loro rabbia, sul web navigano come in un mare magno i video di coloro che non aspettavano altro. Sulle note di "Let it be" dei Beatles, di "Mi vendo" di Renato Zero e poi ancora, di Povia e del suo piccione buonista, gli anti-juventini si sono scatenati, colorando le battute pungenti dei loro video con tanto di caricature, fotomontaggi e spezzoni televisivi.
«Sono 109 anni che, aspettiamo questo evento sì, e grazie a don Luciano, è serie B» esordiscono Max, Luciano e Piero con "Ciao Giuventus", cantando sulle note dell'indimenticabile Let it Be mentre tifosi anti-juventini salutano con striscioni, necrologi e fazzoletti la Giuventus. «Pure l'uccellino in serie B», continua il tormentone che chiama in causa il tanto amato Alex del Piero e poi precisa: «La domenica sportiva la lasciate a noi che siamo in A, per voi c'è a tutta birra, una B». Poi chiarisce il concetto «Serie B, serie B, serie B contro il Frosinone, in serie B».
Chissà cosa ne pensa Renato Zero, a cui hanno preso in prestito il suo "Mi vendo" trasformandolo in "Nuovi arrivi per la nuova stagione". In un campo da calcio che sembra quello di un videogioco, cantano alla spicciolata i giocatori che si preparano o hanno già fatto le valigie da Torino. Prima è il turno della caricatura di Fabio Cannavaro che intona: «Faccio in fretta il mio fagotto, lascio la casacca e via» e poi «porto via anche Zambrotto, giocare in B è una follia». A questo punto è il turno dell'ex collega bianconero e difensore della Nazionale: «Sulla fascia sono il più forte» e poi «sono in tanti a farmi la corte, voglio giocare in serie A», prima di chiamare in causa anche Gigi, il portiere Buffon. Il tutto, mentre Moggi, "Il signore dei tranelli" a mo' di pipistrello, sorvola i pupilli della sua ex squadra.
E proprio l'ex patron del calcio, big Luciano Moggi non poteva non essere punzecchiato ad hoc. A lui è stato dedicato "Se invece usavo il piccione...", questa volta sulle note della canzone di Povia, il vincitore di San Remo, appositamente confezionato per riflettere sulle intercettazioni telefoniche che hanno dato origine all'inchiesta di Calciopoli. Sapientemente arricchito con montaggi di poster cinematografici ed estratti di interviste tv a Lucianone, il brano esordisce con una sua dichiarazione: «Comprai il cellulare, per capir come fregare» e poi «feci solo un paio di chiamate». Quindi spiega il riferimento all'Avvocato scomparso: «Anche prima con Gianni, per 50 anni, si rubava tutti gli anni» e poi il ritornello, tanto canticchiato: «Più o meno due chiamate e riuscivo a dare bastanate, solo con le telefonate tutte le partite erano truccate, ma che figura da coglione andare senza precauzione». Infine la domanda che avrebbe forse cambiato il prologo dell'inchiesta: «Se invece usavo il piccione per parlare con queste due persone» e infine «E invece son rimasto come un coglione, da solo sul cornicione».28 luglio 2006

La saggezza del capitano
Deflorio parla del “nuovo” Taranto: «La conferma dei “vecchi” è stata una scelta giusta e gli acquisti si stanno integrando. Sarà un torneo appassionante, ma è meglio restare cauti»

Il capitano non parla come un giocatore normale. Si esprime da uomo-squadra, da autorevole voce di dentro. Andrea Deflorio è il leader silenzioso di questo Taranto. Leader per qualità carismatiche, silenzioso perché la presenza dell'attaccante in ritiro è appena percettibile: troppo impegnato ad allenarsi quando si sta sul campo, troppo intento a rilassarsi o a tenersi in contatto con la famiglia quando si è in albergo. 
Però Deflorio è uno dei punti di partenza di questo Taranto. E può anche parlare come se fosse cosa sua: «Abbiamo una grande forza: partiamo da un gruppo che si conosce e che, soprattutto, il tecnico conosce. Credo sia stata la cosa migliore». Il giudizio non è definitivo, ma è la chiara condivisione di un progetto. Deflorio ne è parte, ma forse anche un po' architetto. Ne parla con passione. Non dice parole che lo riguardano, si esprime per la squadra e sulla squadra: «I nuovi stanno, in questi giorni, cercando di assimilare gli schemi, di memorizzarli. Non si stanno tirando affatto indietro, ma poi basterà il tempo di un ritiro per far capire loro dove si trovano: basterà arrivare a Taranto per far comprendere l'importanza che ha il calcio, per capire quanto la città sia vicina alla squadra». 
Il bomber è uomo saggio. Non lancia proclami e non si sbilancia in commenti affrettati. Richiama alla cautela, quasi: «Gli obiettivi, rispetto all'anno scorso, sono cambiati. Siamo sempre una buona squadra, ma non dobbiamo sentirci chiamati a vincere tutto e subito. Rimaniamo, comunque, una matricola. E dobbiamo ancora capire con esattezza la mentalità dei nuovi. Perché conosciamo la nostra, che mette il gruppo, il sacrificio, il cuore e l'intelligenza davanti a tutto, anche agli interessi personali. Lo abbiamo dimostrato, ma sui nuovi non possiamo dire immediatamente lo stesso. Di certo, però, stanno facendo capire di essere le persone giuste: ascoltano, chiedono, parlano, si sacrificano. Le premesse sono buone, ma la prova resta la partita». Questo è Deflorio in ritiro: uno che ha visto tanti campionati e che sa che in estate si va incontro ad abbagli. E che, quindi, giudica la filosofia del mercato, ma non va direttamente a parlare del mercato. Immagina il campionato, ma non anticipa l'analisi: «Sono cauto, semplicemente. Che non vuol dire avere paura, ma non millantare: non conosciamo ancora la composizione del girone, come possiamo dire che cosa ci aspetta? C'è una differenza tra le squadre che dovranno fare la C1 che può fare molto: ci sono formazioni già complete e molto competitive, ma c'è anche chi deve ancora partire o è nel pieno dell'allestimento. Dopo la composizione dei gironi si potrà dire già qualcosa in più. Il Taranto, di certo, parte in perfetto orario e con un organico valido, che potrebbe anche essere ulteriormente rafforzato». 
C'è aria buona a Penne: si avverte tra i giocatori, si legge tra i sorrisi. «Dopo un campionato vinto hai ancora grande entusiasmo anche se sta per cominciare una nuova stagione, hai stimoli diversi. E noi, che in gran parte siamo la squadra che ha vinto l'anno scorso, ci trasciniamo questo entusiasmo e lo passiamo anche agli altri. Credo che questo campionato, poi, sia più stimolante di quello passato. Per un fatto molto semplice: in pochi l'anno scorso hanno visto la C1. E poi ci sono avversari di grande tradizione, ci sono sfide dal grande fascino: è quasi una B, dovremmo esserne orgogliosi». 
Deflorio parla dei suoi compagni, vecchi e nuovi, di reparto: «A parte Ambrosi, che conosco e con il quale mi trovo bene, ho visto di più Piroli di Pasca, che ha avuto qualche acciacco. Piroli mi ha fatto una buona impressione nelle partitelle, ma in amichevole potrò capire qualcosa in più. Pasca è bravo, intelligente e tecnico, ma l'ho visto poco. Il nostro reparto è ricco, perché oltre a queste persone ce ne sono tante in grado di giocare avanti e tante sosterranno la manovra offensiva in fase di possesso. Possiamo divertirci». 
Rimane, alla fine, lo spazio per qualcosa di personale. In cui Deflorio smette di fare il capitano e torna per un attimo semplicemente se stesso: «Ho lo stesso obiettivo dell'anno scorso: voglio fare bene, voglio fare gol. Di diverso c'è che ci sono meno pressioni: non siamo condannati a vincere. Soprattutto sto bene. Anzi, benissimo. I dolori che sento fanno parte della preparazione, ma passano. Basta lavorare. E io non mi sono stancato». di Fulvio Paglialunga28 luglio 2006

«Col Taranto voglio ritrovarmi goleador» 
Ambrosi: «Gioco per una grande piazza, sono pronto a ricambiare la fiducia del club». Le convinzioni dell'attaccante laziale trentacinquenne. «Mi piacerebbe riaffiancare il mio vecchio compagno Deflorio, ma so che la concorrenza è alta»

Fa ancora molto caldo nel ritiro di Penne. L'afa e l'umidità rendono la vita difficile alla squadra rossoblù, che si avvicina alla prima vera amichevole della stagione prevista domani allo "SportsPark" contro il Cologna Paese (Eccellenza abruzzese). Domenica la squadra riposerà. Intanto ieri mattina l'allenamento si è alternato tra campo e piscina, mentre nel pomeriggio c'è stata la solita seduta tecnico-tattica, conclusasi con una partitella. Andrea Deflorio ha qualche risentimento muscolare, mentre gli altri, Caccavale, Pasca, Pastore e Silvestri, stanno recuperando e domani pomeriggio potrebbero anche giocare. Questa sera è in programma una piccola festa (musica e balli a bordo piscina), organizzata dai gestori dell'Hotel dei Vestini, per il Taranto, che per il secondo anno consecutivo ha scelto il ritiro vestino per preparare la stagione. Chi, domani vorrà mettersi in evidenza, è Sandro Ambrosi, al suo secondo anno con la maglia del Taranto (è arrivato a gennaio), totalizzando 5 presenze e 0 gol. Ma questa volta, l'attaccante ciociaro vuole voltare pagina, dopo un lungo periodo di stop. «Taranto è una grande piazza, voglio dimenticare i sei mesi in cui sono stato fuori e fare bene per ricambiare la fiducia che mi è stata data», esordisce Ambrosi (classe '71), considerato uno dei più forti attaccanti della categoria. Col modulo tattico di Aldo Papagni, il canonico 4-4-2, Ambrosi comporrà quasi sicuramente la coppia offensiva con Deflorio. «Con Andrea ho giocato sei mesi a Crotone, e mi piacerebbe tornare ad affiancarlo, ma so che la concorrenza è tanta, e quindi sarà molto difficile conquistarsi un posto da titolare». In questi primi giorni di ritiro che idea si è fatta della squadra? «È un bel gruppo, ha più o meno la stessa ossatura dello scorso campionato, con alcuni innesti interessanti». Pregi e difetti di Sandro Ambrosi? «Un pregio che mi riconosco è la voglia di mettermi sempre a disposizione, sono attivo, e soprattutto non ho pregiudizi nei confronti dei nuovi giocatori. Un mio difetto invece è la cattiveria agonistica che si anima dentro di me la domenica in occasione della partita». A quale giocatore si ispira Ambrosi? «Sino a 25 anni sono stato professionista nel golf, per me, quindi, non esistono miti nel calcio?». Il sogno che Ambrosi insegue con la maglia del Taranto? «Fare una stagione al top e poter di nuovo vincere con questi colori. Non prometto nulla per evitare la sfortuna dello scorso campionato; e poi ho un buon rapporto con il mister che lo reputo una persona in gamba. Tra noi c'è amore e odio». A cosa non saprebbe rinunciare? «Alla famiglia, per me è un punto fermo, grazie a loro riesco a superare i momenti più difficili». Ieri si è aggregato al gruppo un giovane centrocampista di Imola, Riccardo Ranieri, classe 1989, proviene dalla primavera della Stella Azzurra. Rimarrà in prova per alcuni giorni. di Gilberto Petrucci

Ballottaggio tra Rivaldo e Toledo 
Il dubbio sarà sciolto a breve, il paraguaiano è in leggero vantaggio

Sarebbe in dirittura d'arrivo la trattativa per assicurare a mister Papagni l'esterno destro di centrocampo che ha richiesto alla dirigenza rossoblù. Due stranieri in ballo, il 25enne brasiliano Robson Machado Toledo con esperienze al Napoli, Catanzaro e Cisco Roma e il 19enne paraguayano Gonzales Kiese Rivaldo, già del Venezia, ma di proprietà del Genoa, a cui il Taranto avrebbe avanzato formale richiesta. Sia Toledo che Rivaldo hanno le caratteristiche indicate da Papagni: grande corsa, capacità di saltare l'uomo e soprattutto propensione ai tagli verso il centro. Entrambi sono disposti a vestire la prestigiosa maglia rossoblù. Il primo cerca il riscatto dopo la stagione in chiaroscuro nella terza squadra della capitale; il secondo, invece, va a caccia della definitiva consacrazione e sembra al momento in leggero vantaggio. La scelta verrà effettuata presto, probabilmente domani, quando il presidente Blasi salirà a Penne per assistere alla prima amichevole del Taranto e per fare il punto della situazione su mercato e preparazione. L'esterno di centrocampo, a sentire Evangelisti e Papagni, sarebbe l'unico obiettivo immediato, ma probabilmente qualche altra operazione è in cantiere per chiudere definitivamente il cerchio. Con l'ingaggio di Cejas è stata accantonata l'idea Danucci, ma un altro centrale potrebbe arrivare per dare maggiore consistenza al reparto. A Evangelisti è stato proposto l'albanese Shala ('83) in partenza dalla Salernitana, ma il calciatore non interessa. Piuttosto si potrebbe puntare sull'esperto Nicodemo ('74) che il Teramo ha inserito nell'elenco dei cedibili. In giornata, intanto, dovrebbe esserci la presentazione alla stampa della campagna abbonamenti per la stagione 2006/2007 con diverse novità per i tifosi. di Enrico Sorace28 luglio 2006

Taranto-Raffo, matrimonio ad un passo
Lo storico binomio potrebbe ricomporsi nella prossima stagione in C1. Trattative quasi concluse. Il marchio dovrebbe comparire sulle maglie rossoblu

Un matrimonio storico per una stagione che dovrebbe consentire di proseguire la risalita nel panorama calcistico nazionale. Sarebbe ad un passo la chiusura del contratto di sponsorizzazione che dovrebbe legare la Raffo al Taranto Sport di Luigi Blasi.
Nei giorni scorsi il numero uno del sodalizio rossoblu ha incontrato i plenipotenziari della società che produce la birra amata dai tarantini, per discutere i dettagli di un'intesa che può considerarsi già in larga parte stilata. Il contratto dovrebbe legare la Raffo ed il Taranto sicuramente per la prossima stagione in C1, ma in sede di conclusione si potrebbe raggiungere l'intesa per una sponsorizzazione biennale con opzione sul terzo anno. Dettagli al momento top-secret e sui quali Blasi non si sbilancia. Questa trattativa in dirittura di arrivo è ritenuta di buon auspicio per la realizzazione dell'ambizioso programma stilato dall'imprenditore di Manduria.27 luglio 2006

Come nasce il Taranto
Lavoro fisico e tattico: il tecnico Aldo Papagni e il preparatore Francesco Guicciardini spiegano i passi per arrivare al campionato in perfetta forma

Sta nascendo una squadra. Senza assilli, senza improvvisazioni. Sta nascendo il Taranto, seguendo un programma preciso. Lavorando su due fronti, spesso intersecati. Lavorando sul fisico, studiando la tattica. Aldo Papagni e Francesco Guicciardini sono due facce dello stesso precampionato: sono, con Degli Schiavi, gli uomini a cui Blasi ha consegnato le chiavi della squadra, chiedendo semplicemente di farla rendere al massimo. Lavoro duro, ma non banale. Esercizi con un fine chiaro, impegno richiesto e ottenuto. Il gruppo suda e sembra sudare volentieri. Perché capisce l'utilità di quello che chiedono di fare. E riduce le soste, aumenta l'impegno.
DALL’ELEMENTARE AL COMPLESSO - «Esiste una didattica del lavoro: partiamo dalle cose più semplici per arrivare al complesso». Aldo Papagni scandisce i tempi della tattica. Seziona il suo lavoro, separando i momenti di insegnamento vero e proprio da quelli dell’approfondimento. «Il modo più diretto per agevolare l’apprendimento è proprio la gradualità del’esercitazione». Due frasi che contengono molto. Che spiegano quello che si vede, che sono più indicative di tante parole. Papagni è, come sempre, un po’ insegnante, un po’ confidente. Non osa, non esagera nei toni e nel lavoro. Conosce i limiti dei suoi uomini e cerca di raggiungerli e spostarli, senza mai fare nessuna forzatura. Parte con un vantaggio innegabile: gran parte del gruppo che lavora qui era con lui anche nella passata stagione: «Da questo – spiega il tecnico – sono partito nell’impostazione del lavoro. Avevo previsto nella prima settimana proprio di partire dal lavoro dello scorso anno, in virtù delle riconferme. E per cinque-sei giorni ci siamo concentrati sul sistema di base». Lezioni di 4-4-2, sistemazioni da perfezionare, movimenti da memorizzare. Primi passi: chi sapeva si è rinfrescato la memoria, chi è appena arrivato ha compreso le esigenze del tecnico. «Da martedì ho, invece, cominciato ad inserire il cambio del sistema in corsa, secondo segnali predeterminati. Sono passato alla seconda fase senza problemi: la prima mi sembra già assimilata».
DAI NUMERI AI SEGNALI - Papagni spiega la tattica e assegna numeri a ogni schema. Ad ogni numero corrisponde una soluzione diversa, a ogni numero c’è chi scatta e chi taglia, chi va verso il pallone e chi si butta nello spazio. Si tratta di esercizi che tendono a creare gli automatismi. Perché in partita non si possono certo gridare numeri. Eppure il Taranto deve giocare come Papagni sta spiegando: «Per quale tipo di soluzione si parte – spiega il tecnico – lo si capisce dalla posizione di ognuno, dallo spazio che occupa chi porta palla. Chi ha il pallone deve capire il segnale di chi fa il movimento e viceversa». Ecco perché molte soluzioni devono essere imparate a memoria: non c’è spazio per le distrazioni, Allora non resta che ripetere le esercitazioni, provare senza stancarsi. Perché creare una squadra in grado di trasformarsi richiede un duro lavoro da parte di tutti. Poi, all’atto pratico, il risultato si vede: «In qeusto modo ogni azione ha almeno tre opzioni diverse per il suo sviluppo. Tutti sanno cosa devono fare e sanno come muoversi in funzione della posizione della palla e dello spazio creato: il resto è lettura personale. E’ un lavoro affatto semplice: serve gente di qualità e di grossa intelligenza per attuarlo».
Qualcosa cambia, però. La nuova stagione porta anche a piccole correzioni: «I vecchi non stanno, tuttavia, ripetendo quanto hanno fatto l’anno scorso. Partono da quello, indubbiamente, ma ho introdotto degli elementi di novità perché, nel frattempo, ho imparato a conoscere meglio tutti e ho intenzione di sfruttare altre qualità dei giocatori a disposizione». C’è, almeno da quello che si vede, un tentativo più convinto di portare il gioco sulle fasce: «Ci sono – spiega Papagni – dei giocatori che hanno maggiore qualità di corsa, che hanno velocità e sanno andare in profondità. Giocare sugli esterni è un’opportunità in più: Panini e Colombini ci consentono di sfruttarla. E’ un modo ulteriore per variare. E per essere imprevedibili: l’obiettivo finale è sempre quello».
UNA SQUADRA CAMALEONTICA - Il Taranto che Papagni ha in mente non avrà una forma definitiva. Cioè: partirà almeno all’inizio con il 4-4-2. Tutto sta nascendo adesso: «L’obiettivo nel breve periodo è far apprendere ai nuovi le conoscenze di base, tanto in fase di possesso quanto in fase di non possesso. Bisogna, prima di pensare a ogni possibile variazione, avere fissi in testa i concetti fondamentali». Una volta assimilati i movimenti di base e le posizioni di partenza per Papagni sarà più facile plasmare il Taranto che ha in testa: «Nei prossimi giorni continueremo a battere sull’elasticità. Quando l’impostazione di base sarà completamente compresa perfezioneremo il modo per passare ad altri sistemi di gioco a partita in corso, in funzione di quello che la partita stessa o l’avversario suggeriscono. Con l’avvicinarsi delle amichevoli, poi, approfondiremo il lavoro sui calci piazzati. Abbiamo già iniziato, ma siamo forse al cinque per cento di quello che dobbiamo provare». di Fulvio Paglialunga27 luglio 2006

Colombini: «Il mio Taranto»
«Affascinato dal gruppo e dal pensiero di Papagni». Nel giorno delle visite mediche, il terzino dice le sue verità. La preparazione è aggiornata: prossimo test sabato contro il Cologna Paese (Eccellenza), il 6 agosto altro test col Vestina Penne (Promozione). Da confermare il triangolare con Giulianova e Cisco Roma

Ieri mattina il Taranto si è sottoposto alla visite mediche presso un centro specializzato di Pescara e nel pomeriggio ha sostenuto un lavoro fisico e tattico, conclusosi con una partitella a metà campo. Non hanno seguito la squadra, invece, i nuovi acquisti e i giocatori che sono in prova nel ritiro di Penne. In albergo, insieme ai magazzinieri, è rimasto l'allenatore Aldo Papagni che ha chiacchierato a lungo coi giocatori rimasti nella hall dell'Hotel dei Vestini. Tra i quali, Francesco Colombini, neo acquisto del Taranto, soddisfatto di questa prima settimana di ritiro. «È un ambiente sereno e tranquillo: mi trovo proprio bene qui», esordisce il terzino sinistro, 26 anni, lo scorso anno ha giocato a Novara. «Ho trovato un gruppo solido e compatto, e con alcuni elementi come Caccavale, De Florio e Pastore che in campo fanno la differenza, sono i nostri punti di riferimento in squadra», aggiunge il toscano. Che giudizio ha sul mister? «È una persona stupenda, ama molto il dialogo, è l'arma migliore, ci dice, per capire i problemi di ogni singolo. È un tecnico che ha le idee molto chiare. Per questo voglio dare il massimo, e pian piano sto entrando nei suoi meccanismi tattici». Pensiero sul test di lunedì: «Positivo. Stiamo lavorando bene anche se i carichi di lavoro non ci hanno permesso di mettere in evidenzia le nostre doti tecniche. Ma va bene così. Le prossime amichevoli ci serviranno per collaudare al meglio i meccanismi tattici». Colombini nella partita in famiglia ha giocato con la formazione dei bianchi, disponendosi sulla fascia sinistra, e componendo il reparto difensivo con Prosperi e Cosenza, i due centrali, Panini sulla fascia destra. Come giudica il presidente Gigi Blasi? «L'ho incontrato a Milano e mi ha colpito molto il suo entusiasmo, ora voglio ricambiare la sua fiducia giocando una grande stagione», conclude Colombini. Intanto, ci sono state degli aggiornamenti al programma di allenamento: la prossima amichevole è confermata sabato 29 luglio alle 17.30 a Penne contro il Cologna Paese (eccellenza abruzzese); domenica 30 luglio è previsto il primo giorno di riposo collettivo. Mentre il prossimo 6 agosto non si giocherà più con la Renato Curi Angolana (serie D), bensì con la Vestina Penne (promozione abruzzese) sul campo di contrada Campetto (SportsPark). Lunedì 7 luglio la squadra osserverà il secondo giorno di riposo collettivo. Mentre dovrebbe essere confermato, ma sul programma sta lavorando il direttore sportivo Luca Evangelisti, il triangolare con Giulianova e Cisco Roma. E qui, dovrebbe respirarsi aria di campionato. Martedì mattina, durante l'allenamento, ha accusato un leggero fastidio alla caviglia il centrocampista Francesco Larosa, e per questo motivo si è allenato in piscina. Mentre sono rientrati ad allenarsi col gruppo Caccavale, Silvestri, Pasca e Pastore; anche Manoni, che ha ultimato il suo lavoro personale, la prossima settimana, secondo le indicazioni del preparato atletico, dovrebbe rientrare ad allenarsi con il resto della squadra. di Gilberto Petrucci27 luglio 2006

Sulle tracce di Toledo
Nuovo obiettivo per la corsia di sinistra. Piace l'ex Cisco, assieme alla punta Manca

Identificato l'esterno destro offensivo da inserire nello scacchiere rossoblù. Si tratta di Robson Machado Toledo (il calciatore è nato nel 1981), nella scorsa stagione in forza alla Cisco Roma, tre gol firmati di cui il primo proprio al Taranto nella gara inaugurale della stagione scorsa (finì 1-1). Brasiliano di San Paolo ha esperienza nei campionati maggiori (ha militato anche nel Catanzaro). Le sue caratteristiche corrispondono in pieno a quelle che sono le esigenze di mister Papagni: è veloce, salta bene l'uomo, converge al centro alla ricerca della conclusione. La trattativa è già ad un buon punto. Non è escluso che l'affare possa andare in porto nelle prossime ore. Ma il mercato rossoblù non si fermerà certamente qui. Intanto c'è da dire che il gigantesco portiere Di Dio continua ad allenarsi con il gruppo. L'idea di affidarsi esclusivamente all'esperienza di Pinna non è molto saggia (Faraon è ancora giovane ed inesperto). Servirebbe un altro guardiano con nel curriculum diverse partite in C1. Poi c'è da aggiungere che ieri pomeriggio Luca Evangelisti si è recato nella vicina Teramo per assistere alla partitella in famiglia della formazione biancorossa. Il club abruzzese ha messo sul mercato il difensore Ferri, il centrocampista-regista Nicodemo ('74) e la punta Manca esterna ('77), ex Martina. Gli obiettivi rossoblù potrebbero essere proprio quest'ultimi due per rinforzare i due reparti trainanti del gioco con gente di buon spessore tecnico. Non va dimenticato che Deflorio ha disputato a Teramo un intero campionato al fianco di Manca. Le decisioni finali sul tesseramento di coloro che sono in sospeso dovrebbero giungere dopodomani allorchè il presidente Blasi salirà a Penne per assistere all'amichevole contro il Cologna Paese, formazione dell'Eccellenza abruzzese che dovrebbe dare le primissime indicazioni a mister Papagni sull'undici da far partire titolare. La C1 è un torneo molto più duro ed impegnativo rispetto alla C2: servono corsa, agonismo e qualità per disputare quel campionato interessante cui aspira la società rossoblù. Nulla da segnalare per quanto riguarda il mercato in uscita. Sul taccuino di Evangelisti i partenti sono Micallo, Capone, Malagnino e Bruno i quali saranno mandati a giocare in prestito in formazioni di C in grado di far emergere le proprie doti tecniche. Capitolo abbonamenti. La conferenza stampa di presentazione non è stata ancora fissata con certezza. Dovrebbe tuttavia, tenersi, domani dal momento che il presidente Blasi trascorrerà il fine settimana a Penne. di Giuseppe Dimito27 luglio 2006

Il Milan non convince l'Uefa, iscrizione a rischio
L'Uefa verifica le sentenze di calciopoli. E' 'giallo' sulla formalizzazione dell'iscrizione ai preliminari di Champions del Milan, al vaglio del Comitato Uefa

Il Milan è stato iscritto alla Champions League con riserva. La decisione, non ancora ufficializzata, è stata presa dalla Uefa che ha disposto accertamenti di "ordine etico" fino al 2 agosto prossimo.
Secondo quanto trapela, all'Uefa non sarebbero piaciute le intercettazioni che riportavano l'addetto agli arbitri Meani, in una telefonata al dirigente rossonero Roccato, vantarsi di avere deciso la designazione arbitrale di Milan-Psv e Psv-Milan di Champions League di due anni fa.
Un portavoce Uefa ha dichiarato: "L'ultima parola sulle iscrizioni spetta alla Uefa e non dipende solamente dalla posizione in classifica del campionato di competenza. Dall'introduzione del sistema delle licenze, i club devono anche essere eticamente sani per poter prender parte alle competizioni europee. I club che risultassero coinvolti in attività fraudolente non parteciperanno necessariamente alle competizioni Uefa".
Adriano Galliani sarebbe furioso per questa decisione della federazione. A complicare le cose, il presidente del Lens, Gervais Martel, ha chiesto all'Uefa di "escludere il Milan" e di ammettere la sua squadra.
"L'ultimo processo ha dimostrato che il campionato italiano e' stato truccato - ha spiegato - ma con un colpo di bacchetta magica il verdetto della Corte Federale ha deciso di penalizzare il Milan permettendogli pero' di partecipare alla Champions League". 
Il Lens, quarto nella scorsa "Ligue" francese, vorrebbe prendere il posto dei rossoneri. In caso di assenza del Milan dalla Champions, l'Italia dovrebbe perdere un posto per una squadra e liberarlo proprio per i francesi. Poche possibilità, quindi, di rivedere il Palermo in Europa.27 luglio 2006

Ricorsi, una partita quasi chiusa
Il primo passo sarà la conciliazione, ma la Figc non sembra disposta ad aiutare i club belligeranti. Difficilmente il Tar del Lazio annullerà la sentenza della Caf

Tutti al Tar. E’ la parola d’ordine che si passano, di bocca in bocca, quelli della 280, la legge (cosiddetta "stoppa-Tar") che nell’estate del 2003 pose rimedio alla straripante invadenza dei tribunali amministrativi regionali, al punto che ogni club di serie A e B aveva il suo di riferimento.
LEGGE 280 Questa legge 280 dice che dopo i gradi della giustizia sportiva, che nel caso di Moggiopoli sono stati la Caf e la Corte federale, ci sono altri tre appelli che i club e i singoli tesserati possono percorrere al di fuori della federazione che li ha giudicati. Il primo è un passaggio (obbligato) al Coni, presso la sua Camera di Conciliazione e Arbitrato (Cca). Ci possono andare i tesserati che hanno avuto squalifiche superiori ai quattro mesi. Ci possono andare i club: per l’arbitrato, a condizione che siano stati retrocessi; per la conciliazione, in tutti i casi inclusa la penalizzazione. Successivamente alla Cca ci si può rivolgere al solo Tar del Lazio, che con la 280 assorbì tutti gli altri Tar, evitando così pericolose derive campanilistiche. Il Consiglio di Stato rappresenta una sorte di Cassazione. Oltre, il percorso è finito. Tar e Consiglio di Stato non rappresentano in alcun modo, proprio grazie alla 280, una violazione della clausola compromissoria. E’ bene chiarirlo, visto che si fa un po’ di confusione.
AL CONI Cosa può succedere alla Cca? Poco, anzi niente per quel che riguarda la conciliazione. Perchè per conciliare bisogna essere in due, e la Federcalcio del professor Guido Rossi, in parte scottata dalle sentenze a sconto della Corte federale, non sembra disposta a sedersi intorno a un tavolo con i belligeranti Cobolli Gigli, Lotito e Della Valle (il Milan ha già annunciato di rinunciare a ulteriori ricorsi). Qualcosa può invece accadere sul fronte dell’arbitrato, cioè della Juve retrocessa con penalizzazione. Lì, uno sconticino sullo sconto, qualche altro punto in meno dei 17 stabiliti in B dalla Corte federale, può anche arrivare.
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO E passiamo al Tar del Lazio. Il cui presidente Pasquale De Lise, autosospesosi dalla presidenza della Corte federale, si è da ieri autosospeso anche da qualsiasi tipo di dichiarazione («Ora la palla è passata al Tar e dobbiamo custodirla tacendo»), dopo averne dispensate in quantità quando il dibattito verteva su Tar-sì e Tar-no. De Lise, per lunghi anni l’uomo delle regole nella Federcalcio di Franco Carraro, ha spesso sottolineato in questi ultimi giorni come fosse per il Tar-sì, fornendo un prezioso quanto certo involontario assist a tutti i possibili ricorrenti. Ora che preferisce il silenzio, può essere utile rammentare quello che il Tar potrebbe o non potrebbe fare. Due ipotesi di partenza:
1) Il Tar dichiara inammissibili i ricorsi e si chiude lì.
2) Il Tar dichiara ammissibili i ricorsi. 
Questa seconda ipotesi produce tre possibili varianti:
a) Il Tar dice che il processo alla Caf era viziato da irregolarità procedurali e che è tutto da rifare, ma questa è una possibilità che nelle ultime ore, specie dopo la sentenza della Corte federale, ha perso molto appeal.
b) Il Tar apre il fascicolo nel merito e concede alle società ricorrenti la sospensiva.
c) Il Tar apre il fascicolo nel merito e non concede la sospensiva.
SOSPENSIVA La sospensiva è quella cosa che fa la differenza. Con la sospensiva decadono momentaneamente le sanzioni in attesa di un giudizio nel merito che verrà dato successivamente. In teoria, per intenderci, con la sospensiva la Juve resterebbe addirittura in A. Ma è per l’appunto teoria. La sospensiva in realtà non ci sarà («Il Tar non la darà mai, ammesso e non concesso che ritenga ammissibili i ricorsi», dice chi se ne intende) e il Tar si prenderà tutto il suo tempo (mesi) per stabilire se quelle penalizzazioni sono congrue o meno. Nel frattempo partono campionati e coppe. E quel che resta in ballo sono solo eventuali (improbabili) cause civili di risarcimento danni.
CONCLUSIONE Ora che il diffidato Franco Carraro ha perso 80 mila euro (di ammenda), ma ha ritrovato la serenità, ora che la legge 280 non gli consente, a causa della modestissima sanzione, di procedere oltre nei ricorsi, il Tar di Pasquale De Lise potrà concentrarsi interamente sui club. I pronostici si possono anche sbagliare, ma ipotizzare che la partita dei ricorsi sia chiusa prima di cominciare non è reato. di Ruggiero Palombo27 luglio 2006

Scudetto all'Inter

Lo scudetto 2005-06 è stato assegnato all'Inter. Lo ha stabilito la Figc, dopo aver recepito il parere della commissione di tre saggi creata per dirimere la questione dopo la non assegnazione alla Juve. «Il Commissario straordinario Guido Rossi - si legge in una nota - ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per l'adozione di provvedimenti per la non assegnazione del titolo di campione d'Italia per il 2005-06 alla squadra prima classificata all'esito dei giudizi disciplinari».26 luglio 2006

Papagni sceglie la continuità
Sin dai primi giorni di ritiro, il tecnico ha dato l'impressione di proseguire sul lavoro intrapreso nella scorsa stagione. «Il 4-4-2? Opto per il modulo più redditizio»

«Vorrei continuare il lavoro dell'anno scorso». Aldo Papagni si svela con gentilezza. Le parole arrivano dopo la pratica, ma il messaggio è che il Taranto è già nella mente del tecnico. Si vede in campo, dalle mosse che Papagni disegna sul campo, dai movimenti che spiega con tenera insistenza. Il lavoro dell'anno scorso vuol dire 4-4-2, ancora. Modulo che ha pagato, modulo che Papagni premia: «Non sono mai stato innamorato di un modulo in particolare, ma ho sempre scelto quello più redditizio: ho giocato con il 4-3-3, con il 3-4-3, con 4-3-1-2. Non c'è una formula magica nel calcio: c'è l'impianto che maggiormente si adatta ai giocatori, c'è quello che consente di rendere di più. Che resta un'idea di partenza, ma spesso non è quella finale. Soprattutto non è mai definitiva».
Papagni parla in un momento di scarico: dopo il lavoro, dopo il sole del campo. Soprattutto dopo lunghe esercitazioni di tattica. Con il 4-4-2, ovviamente. Giocatori raccolti in uno spazio piccolo, movimenti da ripetere in fase di possesso e in fase di non possesso. Un gruppo per volta, schemi da verificare. Per ora hanno un numero da uno a quattro, ma potrebbe presto diventare un segno convenzionale per applicarli durante la partita. Schemi che Papagni fa provare fissando gli aspetti fondamentali, intanto: in fase di non possesso la linea di difesa è a quattro, in fase di possesso un esterno si alza. Cambi di gioco rapidi: da un lato all'altro, oppure passando dal centrocampo, con i centrali che fanno quasi sempre movimenti opposti. Esercizi persuasivi: il Taranto che sperimenta sembra girare a dovere e apprendere con facilità. Lavoro agevolato da chi è rimasto e ricorda, rinnovato in alcuni dettagli e seguito con attenzione da chi al calcio del tecnico di Bisceglie si approccia adesso. Si lavora con l'accompagnamento vocale di Papagni: con i passaggi dettati, le correzioni suggerite, i movimenti assecondati. Ripetutamente, regolando i tempi. «Si gioca nel tempo e nello spazio».
Funziona: il gruppo si muove secondo copione, cerca di memorizzare i dettagli. Il ruolo di chi è senza palla diventa fondamentale: c'è chi finge di andare per liberare il compagno al suo fianco. Papagni lo chiede con garbo. Non urla, non sbraita. Parla con i giocatori, si concede un po' di inglese con Veledar (che non conosce l'italiano). Osserva, commenta. «Bravo», «Grande»: non c'è economia nelle parole, nemmeno quando ferma l'esercitazione per spiegare come molti attaccanti, poco dopo l'inizio della partita, smettano di rientrare, mentre Deflorio e Ambrosi continuino a farlo con continuità. Voce da dentro: «E' l'esperienza, mister». Risposta pronta: «E perché non devo esaltare l'esperienza».
Si continua: dall'uno al quattro, schemi in ordine casuale. Chiama Papagni, mentre la palla fa il giro dietro. Il mercato ha rinforzato gli esterni e il tecnico ne tiene conto: loro partono con il pallone oppure si propongono dall'altra parte per il ribaltamento. Passaggi dritti, lanci che incrociano oppure una sorta di staffetta con il pallone, con la punta che va incontro ad un esterno e gira verso l'altra. Non si tira, non si chiude l'azione. Non ci sono porte e non ci sono nemmeno i portieri. Serve capirsi, intanto. Serve trovare gli automatismi. «Ecco il tempo»: fa sentire Papagni quando l'esercitazione è andata a buon fine. Vuol dire che la squadra ha capito, che l'esterno ha indovinato l'attimo per partire senza palla e quello per farsi trovare, che l'attaccante ha capito dove e quando girare il pallone o che il difensore ha memorizzato il modo migliore per far ripartire l'azione. Vale pure come incoraggiamento, come nuova partenza. Fissato un momento della partita, preparata una parte della tattica, Papagni sembra soddisfatto: la squadra è stata pensata secondo le esigenze, ha uomini che consentono l'applicazione del suo 4-4-2 flessibile, ha gli esterni adatti a mutare l'assetto in 3-4-3 in fase di non possesso. Gli va bene quello che ha visto, tanto che, dopo una parola al volo con Evangelisti, trova il tempo per scherzare sul presunto malore di lunedì. «Ha ragione il direttore: ho visto una squadra troppo forte e mi sono sentito male».
In realtà sta benissimo. E disegna il Taranto che gli piace. di Fulvio Paglialunga26 luglio 2006

Il Taranto trova il vice-Pinna: è Di Dio
Da ieri lavora con la squadra rossoblù il portiere svincolatosi dalla Samb. Cercasi esterno: abbandonata la pista-Morfù, attenzione su un nuovo elemento. Papagni: «Nel prossimo campionato avrò una panchina lunga». Ambrosi in forma migliore

Il Taranto ha proseguito anche ieri la preparazione in vista degli impegni ufficiali (Coppa Italia e campionato) che sono in via di definizione. La prima, già programmata per il 13 agosto, potrebbe slittare di dieci giorni in quanto non sono stati diramati ancora gli organici dei rispettivi campionati (saranno condizionati dalle sentenze di "Moggiopoli"). Al momento non sono neppure stati formati i gironi di competenza. Il secondo dovrebbe partire il 27 agosto, ma anche in questo caso il condizionale è d'obbligo per gli stessi motivi. Mister Papagni sta sottoponendo i suoi ad una doppia seduta giornaliera. Nonostante il gran caldo che aleggia su Penne, la truppa sta lavorando con grande impegno e determinazione. Solo Deflorio e Larosa hanno fatto piscina nel pomeriggio. È in gran forma il trainer jonico. Oltretutto è motivatissimo dal momento che intende fare bella figura nel suo primo anno di panchina in serie C1 e, perdippiù, in una piazza grande come quella tarantina. La novità di giornata è stata costituita dall'arrivo del portiere Domenico Di Dio ('82), napoletano, nella scorsa stagione nella Sambenedettese. Attualmente è svincolato. Evangelisti: «Il ragazzo si allenerà con noi per qualche giorno». Ma dietro questa versione ufficiale, si potrebbe celare l'intenzione di tesserare un portiere in grado di costituire una più corposa alternativa a Pinna in caso di necessità. Oltre alla parte atletica, vengono curati alcuni schemi importanti da applicare durante la stagione. Va ricordato che il prossimo impegno è previsto per sabato prossimo contro il Cologna Paese, formazione dell'Eccellenza abruzzese. Papagni: «In queste partitelle manderò in campo formazioni diverse all'unico scopo di dare a tutti la possibilità di mettersi in mostra e, nello stesso tempo, di far provare all'intera rosa gli schemi che prepariamo durante gli allenamenti giornalieri. La cosa non è di trascurabile importanza. Nel corso del lungo campionato, nasce sempre l'esigenza di far ruotare i giocatori per via degli inevitabili infortuni o delle squalifiche. Il mio augurio è, tuttavia, quello di non ritrovarmi nell'emergenza più totale come mi è accaduto proprio nella semifinale dei playoff a Cosenza, contro il Rende: avevo soltanto cinque elementi in panchina, di cui uno era il portiere e l'altro un baby della Berretti». Il mercato è sempre in fermento. L'ipotesi-Morfù, affacciatasi ieri, si sarebbe allontanata. Le caratteristiche tecniche del giocatore non sembrano corrispondere a quelle che il settore tecnico ha in mente. Il Taranto sta cercando un esterno destro in grado di tagliare la trequarti e di andare alla conclusione. In pratica la fotocopia di Catania. Evangelisti assicura di aver già adocchiato l'elemento in grado di svolgere quel tipo di gioco. Attualmente sta parlando con il procuratore del giocatore per accordarsi sull'ingaggio. In partenza ci sono sempre Micallo, Capone e Malagnino per i quali il diesse rossoblù sta trovando le società cui cederli, sia pure in prestito. Due parole a parte per Bruno. Papagni sembra intenzionato a chiedere la conferma del mediano in quanto potrebbe tornargli utile come alternativa ai centrocampisti centrali, Cejas e Mancini su tutti. Sugli infortunati parla il medico sociale, dott. Petrocelli: «Ambrosi è del tutto guarito. Da tre giorni sta svolgendo lo stesso lavoro degli altri. Fisicamente è già asciutto. Manoni è oramai sulla strada della guarigione: per Ferragosto sarà pronto al cento per cento. Mortari sta osservando il piano di recupero. Sarà pronto ad ottobre». di Giuseppe Dimito26 luglio 2006

Il brutto epilogo del grande processo
Resta in Europa il Milan che mandava un cuoco a trattare con i guardalinee

Se la sentenza di primo grado sul calcio insozzato era sembrata scritta dall'Inquisizione, questo verdetto d'appello è un colpo di spugna imbarazzante e sconfortante. Paga solo la Juve, che comunque era la più colpevole: meno 17 punti in B. Per gli altri è un indultino, o forse un inciucione, perché riporta Lazio e Fiorentina in A e il Milan addirittura in Champions League. È l'espressione del solito tribunale sportivo timido: non solo il nuovo non avanza, ma il vecchio comanda più che mai.
C'erano prove schiaccianti, che si voleva di più per condannare? Poca coerenza e pochissimo equilibrio hanno guidato la mano dei giudici della Corte Federale, il cui capolavoro è il perdono di Franco Carraro, per anni la vera sponda dei potenti a Palazzo, l'uomo messo a capo di Lega e poi Federcalcio da Juventus e Milan, anzi da Giraudo e Galliani, perché li aiutasse a trasformare il pallone in un meccanismo di spartizioni economiche e distribuzione di poteri. 
Missione compiuta. E adesso il presidente di tutte le stagioni, il gran collezionista di poltrone se la cava con 80 mila euro di ammenda, invece dei quattro anni e sei mesi di inibizione. Vedrete che tra poco lo ritroveremo a capo di qualcosa, magari degli Europei 2012, e nel frattempo farà pure l'offeso. 
L'aria di perdonismo che negli ultimi giorni soffiava dalle fessure del tribunale, con quel feeling sospetto tra avvocati difensori e avvocati-giudici (la Corte Federale questo esprime) era vera, anche se probabilmente non è giusta. È diventata un vento fortissimo che spazza via quasi tutte le carte della Caf, e con questa sentenza democristiana nega un'autentica possibilità di cambiamento: appena nove mesi a Galliani, che lascia la Lega ma continuerà a incombere, e resta in Europa il Milan che mandava un cuoco a trattare con i guardalinee (almeno, Moggi lo faceva da solo), mentre Lazio e Fiorentina rimangono in serie A con Della Valle che parla di sentenza mediatica proprio come l'avvocato di Giraudo, e sta a vedere che la colpa è di giornali e tivù. 
Quello che sembrava, e che rimane, il più grande scandalo della storia del calcio italiano, però nel paese dei condoni e dei compromessi, non è tale per i giudici: dopo le scommesse a inizio anni Ottanta, Milan e Lazio finirono dritte in B. Stavolta, peggio che nella prima repubblica del pallone mai davvero archiviata, quasi tutto va in acqua fresca. Non per la furente Juventus che annuncia il ricorso al Tar (ma perché si è scelta un avvocato che in previsione giudicò equa, durante il primo processo, una serie B con penalizzazione e ora parla di sentenza incredibile?), e anche i perdonati giurano che andranno avanti con la carta bollata fino alla fine: puntano, forse, alla medaglia al valore e all'encomio solenne. 
Inutile si è dimostrato il tentativo di riformare gli organi di giustizia sportiva, con la chiamata (improvvida? intempestiva?) del procuratore Borrelli, al quale qualcosa o qualcuno ha legato le mani. Se questo è il risultato di tanto sforzo di cambiamento, forse valeva la pena lasciare al loro posto gli uomini di prima, senza agitarsi troppo. 
Gli avvocati difensori insistono sui capri espiatori e sull'assenza di illecito, e sono pagati per non vedere l'evidenza: il marcio era globale, diffuso, era il sistema stesso. Farlo crollare, e ricostruirlo, significava toccare troppi interessi di azionisti, città, sponsor, televisioni. Il ricatto economico, alla fine, si è rivelato l'argomento più efficace. 
E poi, tutta questa fretta di chiudere, tutta questa smania di tornare in campo e rispettare date e calendari. Ma perché? Per non far ritardare la religione dei campionati? Non era questa la priorità e neppure l'iscrizione dei club alle Coppe. Si poteva davvero cambiare un mondo, invece ci s'illude di averlo salvato eliminando due lupi come Moggi e Giraudo. Non vederli più in azione è già un bel risultato, ma lo sporco del loro calcio rimane. di Maurizio Crosetti26 luglio 2006

«Suvvia, una telefonata...»
Storia di un colpo di spugna. Dall'austero processo di primo grado al clima di inciucio del secondo. Con battute e corteggiamenti

C'erano cascati tutti, all'inizio. Sembrava davvero una cosa seria. C'erano i carabinieri in divisa che perquisivano le sedi delle società, i telefoni sotto controllo che rivelavano al paese retroscena gravi e c'erano le teste dell'Italia del calcio che rotolavano sotto i colpi di una inchiesta che prometteva un futuro nuovo per il pallone. Poi, all'improvviso, qualcosa è cominciato a cambiare. E il dramma si è lentamente trasformato in farsa. Tanto che alla fine nemmeno gli avvocati credevano più ai loro occhi.
Il momento decisivo di questa trasformazione è stato l'avvio del processo di secondo grado. Sin dalle prime battute, lo stile austero e severo del primo grado era solo un lontano ricordo. I giudici avevano optato per una strana melassa, amichevole e prossima all'inciucio. Perfettamente percepita da un incredulo procuratore federale che ha elegantemente provato a disinnescarla: «Mi sorprende la fiducia dei difensori in codesta Onorevole Corte, ma io so che per la vostra abilità saprete valutare usando il metodo rigoroso della prova».
Ma l'auspicio di Stefano Palazzi è caduto nel vuoto, annegato in quel clima che ha portato nell'ultimo giorno un avvocato a esclamare: «Suvvia signori della corte, viviamo nello stesso mondo, facciamo mestieri che si incrociano, anche tra noi sarà capitata una telefonata...». La situazione, sul piano formale, era già compromessa.
I giornalisti avevano fatto in tempo a segnare sui loro taccuini numerose anomalie. Avevano avuto modo di annotare le parole del presidente Pietro Sandulli che aveva fatto "il piacione" con la bella avvocatessa del Milan («Si alzi, si alzi pure che almeno è un bel vedere per noi»). Avevano registrato il guizzo dello stesso presidente che, per cercare di affrettare i tempi, aveva acquistato dal ferramenta un timer da forno per contingentare i tempi delle arringhe.
Dettagli formali che tradivano problemi sostanziali. Il processo stava andando sulla strada che Rino Gattuso aveva lucidamente definito durante il ritiro dei mondiali, "tarallucci e vino". Spia principale di questa deriva, una dichiarazione solo in apparenza spericolata dell'avvocato della Lazio, Gianmichele Gentile che, al termine della sua discussione, aveva dichiarato: «Abbiamo notato da parte del collegio concentrazione, ma soprattutto attenzione. Senza dubbio per quel che riguarda le sentenze non sarà un'ammucchiata come l'ultima volta»
Un ottimismo giustificato, evidentemente. Era domenica pomeriggio, mancavano ancora molte ore alla sentenza, la camera di consiglio non era nemmeno cominciata, eppure tutti sapevano perfettamente che i giudici non avevano la minima intenzione di condannare la Lazio e Carraro. Così come del resto, da almeno 24 ore, si sapeva che per quanto riguardava il Milan bisognava decidere solo a quale competizione internazionale iscriverlo, se la Champions o l'Uefa.
Insomma l'unico dubbio rimasto era la Fiorentina. Un nodo complesso. La situazione dei viola da alcuni componenti della commissione era stata definita, non più tardi di venerdì, «inguardabile, peggiore di quella della Juventus, senza speranza». Ed è stato proprio su questo punto che le trattative all'interno della camera di consiglio sono andate per le lunghe. Con argomenti non sempre solo giuridici.
Occorreva però temporeggiare per cercare di convincere tutti o quantomeno la maggioranza. E così la sentenza, che in un primo momento era prevista per domenica sera, è arrivata con due giorni di ritardo. Benedetta dal vano tentativo del presidente Sandulli di convincere almeno i giornalisti che alla fine era simile a quella di primo grado: «Differenze? Non è vero abbiamo mantenuto un impianto di carattere generale». Una spiegazione che nessuno ha avuto il coraggio di riportare a Guido Rossi. Da Milano, lo danno per infuriato. E per il momento esclude di dimettersi. di Marco Mensurati26 luglio 2006

Sconti per tutti, Juve in B a -17
Dimezzate le condanne. Per i bianconeri penalizzazione ridotta e revoca di due scudetti. Il Milan va in Champions e resta in A insieme a Fiorentina e Lazio

Lazio e Fiorentina ritrovano la A, con penalità rispettivamente di 11 e 19 punti, il Milan vede ridotta la propria condanna a -8 e ritrova i preliminari di Champions, la Juve rimane in B, ma la rincorsa partirà da meno 17 e non da meno 30 come stabilito della Caf, Moggi e Giraudo 5 anni di squalifica, come in primo grado, Galliani 9 mesi, Lotito 2 anni e mezzo, Diego Della Valle 3 anni e 9 mesi, prosciolto l'arbitro Dondarini (3 anni e mezzo in primo grado), solo una diffida e una multa per Carraro. La corte federale emula la corte d'appello solo nel ritardo con il quale emette la sentenza, per il resto ribalta il primo grado, ammorbidendo, nel complesso, le punizioni per club e tesserati. Le novità sono le giornate di squalifica del campo a tutte le squadre: tre turni a Juventus e Fiorentina, due alla Lazio, uno alla Fiorentina. Aumentano anche le pene pecuniarie per tutti i deferiti, a fronte di una diminuzione della loro inibizione.
Avevano dunque ragione gli osservatori che avevano scrutato nei sorrisi sornioni dei legali, nelle parole di alcuni protagonisti, i segnali di «mano leggera» da parte di Piero Sandulli e i giudici della corte federale. Le arringhe delle difese e i nuovi elementi che alcune società avrebbero saputo inserire nel procedimento sembravano tracciare la rotta, che la corte ha seguito. La stangata di primo grado - che ridisegnava la mappa geopolitica del calcio italiano - viene attenuata, con il risultato di mettere dietro la lavagna solo la Juventus e sminuire gli illeciti, o presunti tali, di Lazio, Fiorentina e Milan, che per la Corte Federale valgono solo la penalizzazione, trattandosi di violazione dell'articolo 1 (lealtà e probità sportiva) e non del più pericoloso articolo 6 (illecito sportivo). Anzi il Milan si aggiudica anche i preliminari di Champions (con il Chievo), mandando il Palermo a fare l'Uefa insieme a Livorno e Parma e si può dire vincitore di questo confronto giuridico- sportivo.
La sentenza più attesa era per la Juventus: il «vero e proprio accordo associativo», come lo ha definito il capo dell'ufficio indagini Francesco Saverio Borrelli, «associazione a delinquere» per la procura di Napoli, scaturisce quindi in una retrocessione in B per i bianconeri a meno 17, mentre è confermato l'annullamento degli ultimi due scudetti. La Signora ricomincerà da 27. Pagano gli ex dirigenti: Moggi e Giraudo sono gli unici che si vedono confermare la sentenza, da veri deus ex machina. Insieme al duo bianconero paga Innocenzo Mazzini, che Borrelli aveva definito «organico alla struttura associativa»: cinque anni e proposta di radiazione. De Santis, l'arbitro embedded, vede ridurre di 6 mesi la sua pena: 4 anni.
Il Milan all'epoca del calcioscommesse negli anni '80 venne retrocesso in B e il suo presidente Felice Colombo fu inibito a vita. Il «sistema alternativo» del collaboratore a progetto Meani per la corte è stato meno grave, e si è tradotto in una A a meno 8 che non inficia le possibilità di giocarsi il campionato e una Champions che appare una manna dal cielo. 
Galliani 9 mesi, Meani 2 anni e mezzo, in attesa che nella motivazione (entro il 10 agosto, giorno di partenza per il ricorso al Tar) sia svelato il modo in cui la corte ha inteso il rapporto tra i due.
La Lazio era la favorita e infatti ottiene la serie A a meno 11. La gara incriminata è solo Chievo-Lazio: anche Lotito vede diminuire la pena a 2 anni e mezzo. A sorpresa Carraro, che ha detto di aver chiuso con il mondo del calcio, legato al carro laziale nelle intercettazioni agli atti, invece ottiene solo una diffida e una multa da 80 mila euro. 
La posizione più controversa era quella della Fiorentina: Sandulli ha ricordato nella sentenza la partita sospetta, Chievo-Fiorentina, e la violazione dell'articolo 1: serie A, ma con la penalizzazione più grave, 19 punti. A Diego e Andrea Della Valle viene ridotta la pena: 3 anni e 9 mesi al primo, 3 al secondo.
Esulta dunque chi auspicava ragionevolezza in nome del secondo tormentone dell'estate calciofila italiana, dopo il "popopo" mondiale, ovvero il santificato «avere rispetto per i tifosi», così come dovrebbero esultare, più o meno velatamente, i protagonisti: viste le premesse - Borrelli e non solo lui, aveva definito calciopoli «il più grande scandalo del calcio italiano» - gli è andata bene. di Simone Pieranni26 luglio 2006

Piroli subito in evidenza
Il giovane attaccante, con tre gol, è stato il protagonista del test in famiglia che il Taranto ha disputato ieri. Il tecnico Papagni: «Ha fatto bene, come tutti»

Piroli porta in vantaggio le riserve, Piroli fa vincere i titolari. Curioso caso di sdoppiamento a margine di una partita irrituale. Non una vera e propria amichevole, ma un test per raccogliere le prime indicazioni, per comprendere l'avanzamento tattico del gruppo. Una partita di un'ora scarsa (trentadue minuti il primo tempo, venticinque il secondo) che Papagni utilizza per osservare la squadra, per valutare i nuovi e preparare il giudizio sui ragazzi in prova. 
Il tecnico è in tribuna con carta e penna dopo aver diviso la squadra: in bianco il Taranto A, quello dei presunti titolari, in verde il Taranto B. Tanta curiosità, in parte soddisfatta. Non cambia il modulo, ad esempio: due 4-4-2 a confronto, perché il condottiero di Bisceglie non ha intenzione, almeno in partenza, di variare l'impianto che gli ha dato gioie. Di diverso c'è qualche movimento, c'è la maggiore ricerca del gioco sugli esterni. Quasi logica, visto che su Panini e Colombini (a prima vista meglio il secondo del primo) si punta molto. E c'è, sebbene abbozzata visti i carichi precedenti, una maggiore velocità complessiva. Papagni sa di non dover valutare i reduci della scorsa stagione: un campionato vinto e una riconferma richiesta esplicitamente da lui sono l'espressione della fiducia, quasi incondizionato, riposta nel gruppo dei senatori. Osserva con maggiore attenzione i nuovi arrivi, ponderando il giudizio alla fase del precampionato (una partita a campo intero dopo meno di cinque giorni di lavoro). Piroli parla con i gol: tre, si diceva. Due con i verdi: al 30' del primo tempo (passaggio dentro di Zito e finta che gli permette di superare Pinna e segnare), al 7' del secondo tempo (tocco rapido di esterno destro che inganna Pinna). E uno con i bianchi dodici minuti dopo (tocco sotto porta su cross basso di De Liguori). I gol sono una parte del giudizio che si completa con una promettente tecnica e una rapidità di movimenti che non fa fede all'altezza, ma è giustificato da un baricentro basso. Negli appunti di Papagni c'è spazio per gli scatti e le idee di Zito, abile a partire in velocità senza palla o ad andare in progressione con il pallone tra i piedi. E, anche, per la propensione di Cejas alla giocata di prima e per la corsa (ovviamente mozzata dalle fatiche) di Colombini.
Non c'è la tensione di una partita, ma due squadre alla ricerca dei movimenti giusti, due gruppi che cercano di mettere sul campo quello che hanno provato nelle lezioni di tattica. C'è pure qualche momento divertente, come quando il minuscolo Mangiacasale sbatte su Prosperi (non per caso chiamato Big Jim) dopo un tunnel e finisce per essere "abbattuto". E ci sono anche gli esperimenti, qualcuno casuale qualcuno forse no. La condizione di partenza (Manoni, Pastore, Caccavale, Silvestri e Pasca fanno lavoro differenziato) non danno l'organico al completo, ma Bruno come esterno destro di difesa sembra più un tentativo di reinventare il giovane centrocampista campano. Alcuni, invece, possono tornare utili in corso d'opera (Larosa centrale di difesa, De Liguori mediano), mentre altri (Mancini terzino destro nel secondo tempo) sono più che altro pezze momentanee. Papagni ha lasciato scorrere la partita (arbitrata da Gianfranco Degli Schiavi) senza interferire, intento ad appuntare le correzioni. E, anche, pronto a scoprire che il fiuto di Deflorio non è andato in vacanza. Un gol delizioso: quello (al 10' del secondo tempo) che ha aperto la rimonta del Taranto A. Un assist di Ambrosi, una finta a rientrare che sbilancia Burgos e un destro a girare che supera Massaro. Poi Deflorio propizia anche il gol di Cosenza (al 15'), con un passaggio dentro che l'ex difensore del Melfi deve solo spingere in porta. Da rivedere i nuovi, ma anche Ambrosi: ha ottime idee, ma non tutte gli riescono. Ha bisogno di tempo per smaltire la "mazzata" della scorsa stagione: ma è in ripresa.
A Papagni, alla fine, è bastato quello che ha visto: «Sono soddisfatto, perché dalla prima partita a tutto campo non potevo aspettarmi di più. Non è il tempo dei giudizi, però: ci sono giocatori più appesantiti di altri, ognuno ha il suo percorso da fare. A me bastano le indicazioni che ho avuto: facilità da andare in porta, buon lavoro in fase difensiva. E' quello che volevo, in fondo».
Sulla tripletta di Piroli non si sbilancia: «Ha fatto bene, ma anche gli altri ragazzi nuovi mi hanno fatto una buona impressione». di Fulvio Paglialunga25 luglio 2006

Blasi chiede 6 mila tessere
Confermati gli aumenti dei prezzi dei biglietti e degli abbonamenti

Dovrebbe tenersi venerdì prossimo la conferenza stampa di presentazione della nuova campagna abbonamenti. Il presidente Blasi chiederà alla tifoseria rossoblù di sottoscrivere il maggior numero di tessere (5mila-6mila) sia per manifestare il proprio attaccamento ai colori sociali, sia per appesantire le casse sociali. Resta confermata la lievitazione del prezzo sia dei biglietti che degli abbonamenti, dovuti al salto di categoria effettuato l'11 giugno scorso dopo la vittoria nel doppio confronto col Rende di mister Silipo. Resta insoluto il problema legato allo sponsor ufficiale. «Badate bene - dice l'interessato al riguardo - la Taranto Sport ha bilanci chiari e corretti. Anche per la prossima stagione tutti gli investimenti sono programmati e, oltretutto, coperti dalla relativa spesa di previsione. E la cosa non costituisce una novità, dal momento che fin dal dicembre 2004, giorno del mio insediamento, ho sempre adempiuto ad ogni onere economico. Ciò nonostante ritengo che i tarantini, ciascuno per la propria parte, debbano offrire il proprio contributo. I tifosi lo potranno fare acquistando il maggior numero di tessere per entrare allo stadio. Gli imprenditori, dal canto loro, possono aderire al progetto del Taranto sponsorizzando l'intera stagione calcistica. La C1è un campionato professionistico. La squadra giocherà in città importanti, alcune delle quali con grossi bacini di pubblico. Il marchio stampato sulle maglie sarà visto da migliaia di persone». Fra le ipotesi che si possono fare c'è quella che conduce al poco interesse da parte degli imprenditori jonici al problema. «Non credo proprio che questa giustificazione sia valida. So per cento che molti di loro sono dei tifosissimi del Taranto dal momento che li vedo in tribuna tifare a più non posso». Qual è la sua giustificazione? «Forse un po'... di pigrizia. Al momento, infatti abbiamo dei contatti sia pure non proprio intensi. Sono convinto che da un momento all'altro la situazione si sbloccherà e che per la prossima stagione le maglie rossoblù avranno un marchio molto importante da portare in giro per quasi tutta l'Italia». di Giuseppe Dimito25 luglio 2006

A Penne il Taranto scopre bomber Piroli
Papagni: «Una verifica che mi ha soddisfatto»

TARANTO A-TARANTO B 2-3 TARANTO A (verdi): Faraon, Bruno, Troccoli, La Rosa, Malagnino, Burgos, Beledar, Mangiacasale, Zito, Piroli, Passatore. TARANTO B (bianchi): Pinna, Colombini, Prosperi, Cosenza, Panini, Catania, Mancini, Cejas, De Liguori, De Florio, Ambrosi. ARBITRO: Gianfranco Degli Schiavi. RETI: 29' pt e 7' st Piroli (verdi), 11'st De Florio (bianchi), 13'st Cosenza; 25'st Piroli (passato coi bianchi). Prima partitella a tutto campo per il Taranto di mister Aldo Papagni. La partita (durata un'ora) è servita per verificare la condizione fisica dei giocatori dopo cinque giorni di ritiro. «Più che un test la considero una verifica fisica per il gruppo dopo cinque giorni di ritiro», commenta l'allenatore rossoblù, soddisfatto comunque della prova dei ragazzi. Tra l'altro non hanno giocato Caccavale, Pastore e Pasca che hanno svolto lavoro differenziato in piscina. La partita, la prima giocata sul campo di Penne, è stata disputata in famiglia: Papagni ha costruito due formazioni basate, sulla struttura tecnica della passata stagione. Bene Deflorio (ha giocato complessivamente solo 45'), Piroli (autore di tre reti) e il giovane Mangiacasale. Il gruppo, da queste prime battute, sembra amalgamato. Anche Malagnino, spostato a difesa, cresce in quel ruolo non certamente congeniale alle sue doti tecniche. Aldo Papagni ha seguito la partita (due tempi da mezz'ora) dalla tribuna, appuntandosi ogni piccola indicazione sui giocatori. Il primo gol è stato realizzato da Piroli. Ben servito da Zito, posizionato sulla mediana, l'attaccante ha trafitto da buona posizione Pinna. Nella ripresa, Aldo Papagni ha mischiato le carte, pur mantenendo la struttura iniziale. La gara si apre, al 7', con il raddoppio di Piroli (servito dal bosniaco Beladar), mentre Deflorio è costretto a fermarsi dopo una decina di minuti per un risentimento muscolare, segnando, prima di uscire dal campo, un bel gol. De Florio sguscia bene sulla sinistra, e dopo aver saltato Burgos, trafigge Faraon. Anche Panini è costretto a fermarsi per una botta. Il pareggio lo firma Consenza, con assist di Deflorio. Quindi, nel finale, Piroli, passato coi bianchi, ha triplicato le marcature. Ottime indicazioni sono state raccolte dal preparato atletico del Taranto, Francesco Guicciardini: «La squadra, a differenza dello scorso anno, è molto più tonica», spiega. La partita potrebbe dare indicazioni al mister? «Non credo. I giocatori in questi primi giorni hanno svolto carichi di lavoro pesanti, e quindi non c'è stata la possibilità di vedere al meglio le individualità di ogni atleta. Bisognerà aspettare le altre amichevoli per avere una quadro della situazione più chiara». A differenza dello scorso anno si è lavorato molto in piscina: «In nostro obiettivo è raggiungere la condizione fisica per l'inizio del campionato: quindi, il potenziamento aerobico in piscina aiuta molto», conclude il preparato atletico del Taranto. Le altre amichevoli, salvo modifiche del programma, sono previste: sabato 29 luglio (Cologna Paese), domenica 6 agosto (Angolana) e giovedì 10 agosto (triangolare con Giulianova e Cisco Roma). di Gilberto Petrucci25 luglio 2006

Mercato, l'esterno Morfù vicino all'accordo

Dovrebbe essere il 29enne svincolato Giuseppe Morfù il laterale destro di centrocampo a cui sta pensando il Taranto per puntellare il nuovo organico. Il giocatore, nativo di Rossano Calabro, vanta un buon curriculum in serie C1. Due anni fa ha conquistato la promozione in B con l'Avellino giocando anche alcune partite tra i cadetti; nell'ultima stagione ha raggiunto lo stesso obiettivo col Frosinone (26 presenze, 1 gol), che non gli ha rinnovato il contratto per la prossima stagione. Il ds Evangelisti da diversi giorni sarebbe in contatto con l'ormai ex frusinate, che presto potrebbe raggiungere l'accordo col Taranto per mettersi a disposizione del tecnico Papagni nel ritiro di Penne. Ancora nessuna novità, invece, per Danucci. Il giocatore sta tardando a sciogliere le proprie riserve, motivo che ha fatto irrigidire il presidente Blasi, suo grande estimatore. La trattativa col Catania, comunque, è sempre in piedi e potrebbe riservare novità da un momento all'altro, anche perché non sembrano esserci club di serie B interessati a Danucci. Per il centrocampista di Carosino è tornato, però, alla carica il Pisa di Braglia, tecnico che ha già avuto modo di allenare e apprezzare Danucci alla Sangiovannese. Ma secondo radio mercato il Taranto sarebbe anche sulle tracce di un altro attaccante e di un altro difensore. Per il reparto avanzato il nome che circola con una certa insistenza è quello di Mazzeo, rimasto appiedato dopo la felice esperienza con la maglia della Nocerina. Il Taranto ha messo gli occhi da tempo sul giocatore, anche se il procuratore della prolifica punta, Candido Fortunato, ha smentito un interessamento della società rossoblù, almeno per ora, nei confronti del suo assistito. Per il settore arretrato, invece, si vocifera di Mengo ex Foggia e Latina, una sorta di jolly, visto che è in grado di coprire il doppio ruolo di centrale o di esterno destro basso. Un ruolo quest'ultimo in cui Papagni può contare sul solo Panini, in attesa del rientro di Mortari. di Enrico Sorace25 luglio 2006

Ore 20, arrivano gli sconti
Si profila una sentenza soft della Corte federale: handicap dimezzato per la Juventus, Lazio e Fiorentina verso la A con penalizzazione, Uefa per il Milan

Sono le ore cruciali per i quattro club che aspettano la sentenza della Corte federale. Stasera, intorno alle 20, Piero Sandulli dovrebbe dare lettura del dispositivo, per le motivazioni sarà necessario aspettare ancora qualche giorno. Ieri sera prime ore di camera di consiglio. Alle 23 Sandulli esce: «C'è molto lavoro da fare, è tutto da decidere, ci sono molte pregiudiziali giuridiche da analizzare, dobbiamo studiarle tutte». In realtà molto è stato fatto: un sospiro di sollievo sembra poterlo tirare la Lazio. La sua difesa ha colto nel segno, c’è la derubricazione dell’illecito, torna in serie A anche se con qualche punto di penalizzazione; Lotito ha una sospensione minore e, soprattutto, si è alleggerita anche la posizione di Franco Carraro, l’ex presidente federale. Anche il Milan può sorridere: resterà in Europa (anche se dalla porta di servizio) e vede ridursi il gravame per il prossimo campionato. Anche la Juventus vede ridursi la penalizzazione (potrebbe anche dimezzarsi), ma per lei resta la serie B. E la Fiorentina?
POSIZIONE COMPLESSA. I viola hanno la posizione più difficile, sulla quale la Corte federale deve ancora raggiungere l’unanimità (il presidente Sandulli vorrebbe evitare di ricorrere al voto a maggioranza). Da quello che è emerso anche nel corso del dibattimento sembra difficile sostenere la non imputabilità per i fratelli Della Valle e per loro restano i contatti «non consentiti» con uno degli ex designatori. Una serie B senza penalizzazioni sarebbe la soluzione che si potrebbe palesare, ma una questione di "giustizia" morale dovrebbe finire col portare la Fiorentina in serie A con una penalizzazione maggiore di quella della Lazio. Si accontenterà Della Valle?
LE PRESSIONI. Abbiamo sempre detto che la Corte federale poteva essere la sola tappa della giustizia sportiva dove poter riformare la sentenza di primo grado. Un alleggerimento delle sanzioni era nell’aria, ma forse la possibilità che anche la Fiorentina approdasse alla serie A sembrava ancora lontana. Non sono mancate comunque le pressioni politiche (a quanto è dato sapere assolutamente bipartisan) che hanno mostrato interesse sia per la sorte della Fiorentina sia della Lazio. Nessun pericolo che la Corte si sia lasciata impressionare, la decisione è stata ampiamente discussa. Era difficile negare che la sentenza di primo grado aprisse uno spiraglio abilmente colto dalla difesa della Lazio e dell’ex presidente Carraro. Meno facile la strada per la Fiorentina, ma ugualmente spianata per questione di "giustizia".
E SE NON BASTASSE. «Il pericolo maggiore è il Tar», «Evitiamo comunque il Tar»: anche queste frasi si sono rincorse nelle due giornate del processo. E come fare? Le interviste rilasciate da Pasquale De Lise, l’idea che la nomina di Ruperto e dei membri nuovi della Caf possa aver fatto venir meno "il giudice naturale" spaventano. Meglio evitare che la terza sezione del Tar si pronunci per una "ripetizione" del procedimento di primo grado. E allora scende in campo anche la Camera di conciliazione e arbitrato (Cca) del Coni. La Cca ha due gradi di giudizio: la conciliazione e l’arbitrato. Entrambe sono necessarie per aver l’opportunità di ricorrere al Tar (per il Milan alla luce della sentenza di primo grado bastava solo la conciliazione). Proprio in sede di conciliazione potrebbe arrivare un ulteriore "alleggerimento" per i club. Come avvenne per il Genoa lo scorso campionato, si potrebbe arrivare al patteggiamento: meno punti di penalità (o meno anni per i dirigenti), niente Tar. di Maurizio Galdi25 luglio 2006

Taranto, la rosa c'è si cerca un esterno
Dopo gli arrivi in settimana di Faraon ('84) e Cejas ('80)

Il Taranto sta intensificando la preparazione nel ritiro di Penne in vista della prossima stagione in C1. In settimana l'organico è stato pressoché completato con gli arrivi del portiere Faraon ('84), nella scorsa stagione a Padova, che affiancherà Pinna e, soprattutto, del regista arretrato Cejas ('80), una delle "pedine" più importanti dello scacchiere del Giugliano. In più ci sono alcuni giovani che sono sotto osservazione da parte dell'intero staff tecnico jonico: il portiere Massaro, i centrocampisti Burgos e Veledon (il primo argentino, il secondo bosniaco) e l'attaccante Ceccarelli. Ufficialmente all'attuale rosa manca solo un esterno destro offensivo, ma le strade che portano al centrocampista tarantino di Carosino, Danucci ('83), e all'attaccante Mazzeo ('76) non sono del tutto chiuse. Il diesse Evangelisti ha giornalmente diversi contatti con gli interessati alla ricerca dell'intesa. Per quanto riguarda le amichevoli, nel pomeriggio (ore 17) mister Papagni farà disputare ai suoi la prima partitella a tutto campo in famiglia. E giovedì è in programma la...replica con le stesse modalità (ma probabilmente con formazioni diverse). Sabato 29, invece, è previsto un incontro contro il Cologna Paese (Eccellenza abruzzese). E per il 5 ed il 10 agosto sono stati programmati dei test più probabanti dal momento che di fronte i rossoblù si potrebbero ritrovare il Lanciano e il Giulianova (si ipotizza anche un triangolare). Per giovedì o venerdì è prevista anche la conferenza stampa di presentazione della campagna abbonamenti. Si sa già comunque che i prezzi della scorsa stagione saranno "ritoccati". E lo stesso varrà per i biglietti d'ingresso. «È fisiologico - spiega al riguardo il presidente Blasi - dal momento che la squadra è salita in C1. L'entità degli aumenti? Solo qualche euro in più». La società, intanto, è sempre alla ricerca dello sponsor. Dice Blasi: «È mai possibile che nessun imprenditore tarantino intende dare un contributo economico alla squadra della sua città? È incredibile». Sulla nuova squadra parla mister Papagni: «La prima impressione è positiva. Ho fra le mani un gruppo che sta amalgamandosi sotto il profilo atletico, tecnico e comportamentale. I cosiddetti "anziani" sono già sulla lunghezza d'onda che ho loro inculcato dalla scorsa stagione e che rispondono alla determinazione ed unità d'intenti. I "nuovi" hanno già fatto dei progressi notevoli sotto questo aspetto, ma è evidente che il trascorrere dei giorni insieme non potrà che migliorare questi aspetti che per il sottoscritto sotto vitali per il buon funzionamento del gruppo. Pinna, ad esempio, sembra essere con noi dall'anno scorso». Ha in mente un modulo di riferimento diverso? «No, ritengo che ripartiremo dal 4-4-2. E' evidente che nel corso della stagione o, meglio di ogni singola partita, apporterò delle variazioni per avere altre "frecce" nel mio arco. Il calcio moderno non è statico, ma dinamico, fluttuante, imprevedibile. L'importante è restare sempre equilibrati per non prestare il fianco agli attacchi avversari». È al suo esordio in C1. Teme il nuovo campionato? «Assolutamente no. Al contrario, senza presunzione, posso affermare di avere le capacità tecniche di mettere in campo una formazione in grado di dire la propria parola in ogni singola partita». di Giuseppe Dimito24 luglio 2006

«Col Taranto una C1 da protagonista» 
Pinna affascinato dal lato umano di Papagni e innamorato della nota cestista Millanta. Il portiere ha lasciato la Sardegna per un'offerta che definisce irrinunciabile. Ecco i segreti, le passioni, le certezze del nuovo numero uno

Ha lasciato la Sardegna a 31 anni, allettato da un'offerta che, durante la presentazione, ha definito irrinunciabile. «Ritengo che Taranto sia la piazza migliore della serie C», aveva risposto Salvatore Pinna ai cronisti che gli chiedevano cosa l'avesse spinto ad accettare il trasferimento in riva allo Ionio. Dalla Sardegna alla Puglia, dal Golfo dell'Asinara (su cui si affaccia il suo paese di origine, Sorso) a quello di Taranto, dove il portiere ha deciso di vivere una parentesi importante della carriera. Scelta professionale, ma non solo: Pinna si trasferirà a Taranto con la sua compagna, la cestista Marina Millanta, l'anno scorso in B2 con la casacca del Sant'Orsola (ha giocato anche nell'Alghero con Milka Bjelica, ala serba del Cras). Storie di sport che si intrecciano con destini differenti: per essere al seguito del suo fidanzato, Millanta (esordiente in serie A1 ad appena 16 anni nel Viterbo e tifosa sfegatata della Roma), ha deciso di trasferirsi nel tacco d'Italia e di interrompere la sua carriera cestistica. «Ha già rifiutato diverse offerte da società di A1 e continuerà a giocare soltanto se dovesse trovare una sistemazione in Puglia - ha dichiarato il nuovo numero 1 rossoblù -. Vorremmo sposarci presto ed è importante poter vivere insieme per cementare il nostro rapporto». Intanto a Penne la squadra si allena già da cinque giorni. Fa caldo, ma il programma stilato dal preparatore atletico Guicciardini non lascia spazio ad ampie pause. «Stiamo lavorando a ritmi sostenuti, ma tutti i miei compagni hanno voglia di ottenere un altro risultato positivo. Mi è bastata meno di una settimana per confortare la mia scelta: Taranto è la piazza ideale per vivere una stagione da protagonista. E poi c'è un gruppo molto affiatato in cui i calciatori più esperti sono pronti a dispensare consigli ai giovani». Pinna è rimasto molto colpito da questo aspetto. Gli "anziani" lavorano come se stessero affrontando il primo ritiro della loro carriera, i ragazzi hanno un ampio bagaglio di qualità da mettere in mostra nel prossimo campionato. «Mi avevano parlato benissimo di Mancini: l'ho visto in campo e sono convinto che farà molta strada. Tra i nuovi, poi, mi ha colpito Zito: mi ricorda molto Langella - l'estremo difensore ionico ha giocato con l'attaccante del Cagliari prima nel Castelsardo e poi nella Torres -, è una sintesi perfetta di potenza e qualità». Due stagioni in C2, sei in C1: Pinna ha una buona dose di esperienza per giudicare il lavoro compiuto dalla società. «Ci attende un campionato difficilissimo, in cui incontreremo diverse squadre attrezzate per il salto di categoria. Ma abbiamo tutte le carte in regola per conquistare un posto nei playoff: qualità, determinazione, voglia di sacrificarsi. A ciò aggiungerei l'opportunità di poter contare su un tecnico molto preparato. Di Papagni mi ha colpito soprattutto il lato umano, ma anche sul campo i miei compagni lo seguono con attenzione ed applicano le nozioni con facilità». di Fabio Di Todaro24 luglio 2006

Il "pressing" di Palazzi
Iniziato il processo d'appello per "moggiopoli". Palazzi chiede di respingere tutti i ricorsi e conferma le richieste di primo grado. Fiduciosi i difensori, ma i tempi sono strettissimi: martedì Guido Rossi deve consegnare all'Uefa la lista delle "italiane"

Juve in C, Milan, Lazio e Fiorentina in B. Il procuratore federale Stefano Palazzi respinge tutti i ricorsi presentati dai deferiti e prosegue per la sua strada, ricordando gli stopper d'altri tempi, quelli che marcavano il centravanti avversario anche negli spogliatoi durante l'intervallo. I club coinvolti chiedono l'assoluzione, la Juventus sta mattina chiederà di rimanere in serie A, magari penalizzata.
Il procuratore federale però è convinto della giustezza delle sue prime richieste e quando può, calca la mano. Conferma le richieste di condanna per i deferiti, accetta la sentenza di primo grado solo per l'arbitro Paparesta (condanna a tre mesi) e invoca una pena più severa per Massimo De Santis, il direttore di gara più coinvolto e punito dalla corte d'appello a quattro anni e mezzo di inibizione.
Stefano Palazzi, napoletano, va di fretta e di fretta va anche il presidente della corte federale Piero Sandulli: c'è da arrivare alla sentenza in tempi rapidi, anche se appare difficile che la parola «fine» - senza calcolare i possibili ulteriori ricorsi - arrivi prima di martedì 25 luglio, data entro la quale l'Italia, attraverso il commissario Guido Rossi, deve presentare la lista dei club che parteciperanno alle competizioni europee. La requisitoria di Palazzi è organica e accavalla le posizioni dei deferiti, dando l'idea di un quadro generale ampio, non limitato ai singoli comportamenti definiti più volte «gravi».
Per quanto riguarda la Juventus, l'azione dei dirigenti Luciano Moggi e Antonio Giraudo avrebbe avuto una «finalità unica», sfociata in «prove di gravità estrema»: Palazzi sottolinea quindi la posizione diversa - e ritenuta più grave - del club bianconero rispetto alle altre squadre coinvolte. La punizione deve essere più pesante, serie C. Non costituirebbe un'attenuante neppure il comportamento tenuto dal club durante il procedimento di primo grado.
Pesante anche la posizione del Milan: il "precario" Meani non agiva «in solitaria», perché «Galliani chiedeva conto dei suoi contatti con i designatori»: responsabilità diretta e serie B. Il procuratore federale sottolinea inoltre l'atteggiamento «sottile e sofisticato» dei dirigenti rossoneri, le cui richieste di essere avvantaggiati - da parte degli «assistenti di gara» - riguardavano i "casi dubbi" e non decisioni arbitrali eclatanti, che avrebbero potuto scuotere l'opinione pubblica. In questa seconda tornata del processo al calcio non è messa meglio la Fiorentina, che entro oggi alle 12 dovrà consegnare la documentazione relativa ai soci del 2004: lo chiede nell'ordinanza il presidente della corte Sandulli per stabilire lo status all'interno della società viola del presidente onorario Diego Della Valle. In ballo c'è la questione della responsabilità diretta, sulla quale Palazzi non ha dubbi riguardo l'altro Della Valle, Andrea, e il dirigente viola Sandro Mencucci. 
Palazzi conferma infine la richiesta di serie B anche per la Lazio che ha ottenuto l'ammissione della deposizione di Daniele Tombolini, l'arbitro che scagionerebbe, per la difesa, i biancocelesti: fu infatti il fischietto marchigiano a dirigere la gara incriminata Lazio-Brescia e che ha dichiarato a Borrelli di non aver subito pressioni. Per Palazzi non basta e ribadisce la richiesta: serie B. Per la procura infine sono da confermare le richieste di pena per dirigenti e tesserati, così come sono «partecipi all'illecito sportivo» anche gli arbitri Pasquale Rodomonti, Gianluca Rocchi e Paolo Bertini, assolti in primo grado dalla Caf.
Nell'aula creata ad hoc nell'"Hotel Parco dei Principi" di Roma i volti dei deferiti presenti - l'unico a rilasciare dichiarazioni spontanee è stato l'arbitro Paolo Dondarini, condannato in primo grado a tre anni e mezzo, che più tardi ha abbandonato l'aula per protesta - cercano con gli occhi i propri avvocati difensori, i cui interventi sono iniziati nel pomeriggio di ieri e proseguiranno oggi e lunedì. Il difensore della Lazio. il primo a replicare a Palazzi, ha chiesto l'assoluzione del club. Si sa già che la Juventus oggi punterà alto. di Simone Pieranni24 luglio 2006

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