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Le statistiche di Franco Valdevies

La squadra del Viterbo è storicamente una delle rivali più ostiche per il Taranto; per i rossoblù si registra un avarissimo bilancio nei precedenti di campionato giocati contro i laziali: un solo successo in 11 partite con l'aggiunta di 5 pareggi e altrettante sconfitte.
Gli ionici sono riusciti a superare la formazione laziale solo al nono tentativo dopo aver raccolto prima tre sconfitte e poi cinque pareggi. Questo il dettaglio dei confronti: 
22 ottobre 1995 campionato di serie C2 1995-96: Taranto-Viterbese 0-1 con la rete di Ghezzi (i rossoblù falliscono invece un rigore con Caputo); nel ritorno a Viterbo il 10 marzo 1996: 1-0 per i padroni di casa con il gol di Cozzella su rigore. 8 settembre 1996 campionato di serie C2 1996-97: 1-0 per la Viterbese sul campo neutro di Altamura per inagibilità dello Iacovone; decide la gara il gol di Balducci al 55'. Nel ritorno a Viterbo, il 26 gennaio 1997, finalmente gli ionici ottengono il primo punto pareggiando per 0-0.
21 ottobre 2001, nel campionato di serie C1, finisce 1-1 a Viterbo con le reti di Martinetti al 22' e pareggio di Riganò al 70'. Sempre 1-1 nel ritorno allo "Iacovone" il 3 marzo 2002: le reti di Monza all' 8' e di Frau su rigore al 50' per gli ospiti. 1 dicembre 2002 sempre in C1 ancora un pari, 2-2 allo "Iacovone". Laziali sul 2-0 con le marcature di Pollini al 13' e Aurino al 20', quindi i rossoblù pareggiano con due rigori di Filippi al 42' e al 45'. Quinto pareggio di fila sabato 19 aprile 2003: finisce 0-0. 
Finalmente al nono tentativo, il 2 novembre 2003 nel campionato di C1, il "tabù" Viterbo si infrange e gli ionici si impongono in casa per 1-0 con il gol di Del Signore al 48'. Il 28 marzo 2004, nella gara di ritorno, nuovamente al successo i laziali: 1-0 con la rete di Evacuo al 96'. Da rilevare che i rossoblù si presentano a Viterbo per la quarta partita di fila con un allenatore diverso: il 7 marzo 2004 in Benevento-Taranto 2-0 Dellisanti disputa l'ultima delle 11 gare alla guida del Taranto; viene poi esonerato ed il 14 marzo in Giulianova-Taranto 2-0 va in panchina il direttore sportivo Barone, poi ritorna Brini (l'allenatore delle prime 12 giornate) che resta solo per la partita del 21 marzo 2004, Taranto-Sora 0-2, quindi si dimette e arriva Bianchetti che esordisce nella trasferta a Viterbo.
Nell'ultima sfida, giocata il 21 dicembre scorso, per la terza volta il Viterbo espugna il terreno dei rossoblù vincendo per 1-0 con una rete di Bordacconi al 92'.
Emanuele Catania è l'unico tra i rossoblù ad aver sempre giocato in queste 33 partite di campionato; l'ultimo giocatore sempre presente nell'arco di una stagione è stato Nicola Di Bitonto con 38 gare nel campionato di serie C1 2001-2002 (per il portiere ionico 34 gare nella regolar season più 4 nei playoff); l'ultimo giocatore "di movimento" a fare l' "en plein" è stato invece Vincenzo Maiuri nel torneo di serie C2 1996-97 con 34 partite (il difensore rossoblù non aveva saltato neppure una gara anche nel torneo 1995-96).07 maggio 2006

Scudetti da buttare
Chi prenderà in mano da domani questo mondo indecente, dovrà avere il coraggio di mettere in discussione o revocare tutti gli scudetti vinti con le "trovate" di Moggi

Quello che più colpisce nelle telefonate registrate di Luciano Moggi non è tanto la volgarità della situazione, quanto l'arroganza che emana dalle parole, una sicurezza di impunità sedimentata negli anni. Moggi, indipendentemente da questo atteggiamento e dalla capacità di gestire il potere nel calcio, è normalmente un uomo ironico, canagliescamente simpatico e quindi non può non aver mai colto il grottesco del suo operato. Ma evidentemente si sentiva autorizzato ad agire così dall'uomo forte della triade juventina, Antonio Giraudo, amministratore delegato e stratega del cambio di quello che una volta era lo «stile juventus ». La conduzione del più vittorioso club italiano, durante la loro gestione, doveva essere caratterizzata solo da vittorie e utili di bilancio e non importa se a questi obiettivi si dovesse sacrificare qualunque altro valore, etico o di rispetto delle regole. Le vittorie sono venute, il bilancio è stato quadrato,ma prima la vicenda doping sulla quale ora deciderà la Cassazione e poi questa deflagrante storia di inquinamento del mondo arbitrale e non solo, hanno per sempre sbiadito il valore di quei successi. Moggi, quando lavorava per il Torino, era già inciampato in una storia disinvolta, quella di alcune "hostess" che dovevano occuparsi di rendere più gradevole il soggiorno a Torino delle terne arbitrali per le partite di coppa Uefa dei granata. Se l'era cavata non perché assolto dalle sue responsabilità, ma perché il reato era caduto in prescrizione. La Juventus che, nel frattempo, lo aveva inserito già fra i suoi collaboratori, lo nominò direttore generale subito dopo la conclusione di quella sua scabrosa pendenza giudiziaria. Ma mai Moggi avrebbe potuto montare, come ha fatto negli ultimi anni, un apparato di condizionamento totale del calcio italiano, controllando il mondo arbitrale e aiutando il figlio a creare la Gea, la più grande e monopolistica società di gestione della carriera di duecento giocatori (il 40% di tutti quelli di serie A) senza l'approvazione di Giraudo. E quest'ultimo non avrebbe mai potuto affermare un simile modo di concepire il calcio e il potere, senza stringere un patto di ferro con Adriano Galliani, presidente della Lega che nel frattempo aveva strappato alla Federazione il controllo dell'organo arbitrale. Carraro si è dimesso. Galliani ancora no. Eppure Galliani e Giraudo hanno viaggiato sempre sotto braccio nella conduzione della Confindustria del pallone scegliendo quella linea ingiusta e scorretta nella ripartizione delle risorse che ha portato Juve e Milan a dividersi, negli ultimi dieci anni, gli scudetti, salvo l'eccezione dei due campionati vinti da Lazio e Roma. La tecnica cara al duo era quella dell'elemosina, concessa ogni tanto a una generazione di presidenti di club privi, salvo pochi casi, di qualità e dignità e quindi pronta ad accontentarsi di una manciata di euro per i vari diritti televisivi di cui soloMilan e Juve, insieme all'Inter, facevano incetta. Patetico, in questo panorama, il regalo dei Rolex ai designatori Pairetto (l'uomo di Moggi) e Bergamo e agli arbitri fatto dal presidente Sensi nella speranza vana di ottenere per la sua Roma, forte ma tartassata, i favori dei quali godevano le corazzate di Giraudo e Galliani. Ora, con gli avvisi di garanzia, apprendiamo che tutto quello che è successo nel calcio professionistico italiano negli ultimi dieci anni, è stato probabilmente taroccato. Forse chi prenderà in mano da domani questo mondo ricco e indecente, vera fotografia di una parte della società italiana, dovrà avere il coraggio di mettere in discussione o revocare tutti gli scudetti vinti con le "trovate" di Moggi e le strategie arroganti di Giraudo e Galliani. Sempre che il calcio voglia recuperare uno straccio di credibilità. di Gianni Minà06 maggio 2006

Juve, incubo Moggiopoli
Il club bianconero prova a mettere alla porta i dirigenti che hanno trascinato la vecchia signora nello scandalo delle intercettazioni ma all'orizzonte c'è un processo sportivo che potrebbe riscrivere la storia del calcio italiano. Indagati anche Chiara Geronzi e Franco Zavaglia, la Figc inizia il dopo Carraro

Tradita dai malaffari di Lucky Luciano Moggi, il discusso direttore generale che ha pescato un voto persino nell'urna del presidente della Repubblica, la Juventus si ritrova a fare i conti con una vicenda che rischia di stravolgere la sua storia. Le indagini sulle intercettazioni del re del mercato si allargano a macchia d'olio coinvolgendo tre Procure diverse più l'ufficio indagini della Figc. Domenica la vecchia signora potrebbe festeggiare il suo ventinovesimo scudetto ma già domani il Consiglio d'amministrazione della società bianconera sarà chiamato a prendere una decisione sul destino di Moggi e Giraudo, coinvolto pure lui nella frana telefonica. L'intenzione della famiglia Agnelli è di mettere entrambi alle porte visti gli effetti dello scandalo. Ma non sarà facile perché l'amministratore delegato, terzo azionista del club, promette battaglia e anche Moggi, che ieri ha ricevuto la stima e la solidarietà del ct Marcello Lippi, venderà cara la pelle. Grosse nubi anche sul futuro di Capello, legatissimo alla Triade ma già in contatto con l'Inter per un altro clamoroso salto del fosso. Le preoccupazioni maggiori però cominciano a venire dalle possibili conseguenze sportive di questa brutta storia. I giuristi si sfidano già su quelle che potrebbero essere le sanzioni della giustizia sportiva nei confronti della Juventus oltreché dei suoi dirigenti. La cancellazione degli scudetti per esempio ma anche la retrocessione in serie B. Roba impensabile fino a ieri per il club più titolato del paese ma che ora, considerata la richiesta generale di una rivoluzione che faccia piazza pulita col passato, diventa quanto mai attuale. Se si vuole ricominciare da capo, tutti uguali, sarebbe forse il caso di dimostrarlo sottoponendo anche la Juve alla stessa severità mostrata negli ultimi anni nei confronti di altre storiche squadre del campionato messe in ginocchio dai propri giochetti: la Fiorentina, il Napoli, il Genoa. Nessuno più, più uguale degli altri.
In attesa di comunizazioni e festeggiamenti tricolori, la lista dei sospetti si allunga. Dopo Moggi senior e junior, la procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati anche Chiara Geronzi, socia fondatrice della Gea, e Franco Zavaglia, amministratore delegato della accolita dei figli di papà. L'accusa è pure per loro illecita concorrenza tramite minaccia e violenza. Durante una perquisizione della Guardia di Finanza negli uffici della Gea, a marzo, l'ex procuratore di Totti si era visto sequestrare tra le altre cose un appunto inequivocabile col quale invitava i suoi collaboratori a ingaggiare nuovi giocatori «senza sbandierare il nome» di Lucianone e «senza minacciare nessuno come avvenuto già in passato». Vista l'aria che tirava, la figlia del banchiere Cesare Geronzi aveva invece annunciato di recente l'intenzione di uscire dalla società. Intanto i magistrati di Napoli che indagano anche loro sulle magagne della Gea e hanno effettuato intercettazioni per tutto il campionato 2004-05, hanno incontrato a Roma i colleghi della procura di Torino che si sono occupati del procedimento poi archiviato su presunti illeciti sportivi, da cui è emersa finalmente tutta la merda del calcio italiano. L'incontro si è svolto nella sede della Direzione nazionale antimafia, presenti il procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti, i pm napoletani Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, il procuratore di Torino Marcello Maddalena e il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. Confronto, solo telefonico al momento, anche con i pm romani Palamara e Palaia che procedono con l'audizione dei testimoni.
Il fronte sportivo è ancora scosso dalle dimissioni del presidente della Figc, Franco Carraro, che non voleva fare la fine del tiro al piccione ma nemmeno, forse, trovarsi a dover prendere pesanti decisioni nei confronti degli amici Moggi e Giraudo. L'inatteso passo indietro del collezionista di poltrone ha costretto la Federazione a convocare un Consiglio federale per martedì prossimo che dovrà protocollare l'addio di Carraro e avviare una «riflessione a 360 gradi». Il vicepresidente vicario Giancarlo Abete ha incontrato il presidente del Coni Petrucci e ha ufficializzato l'esclusione dalla spedizione azzurra ai mondiali di Innocenzo Mazzini, il numero tre di via Allegri coinvolto nel caso delle intercettazioni. Si vuole evitare il commissariamento e magari convincere Carraro a un ripensamento. Massimo rispetto per il lavoro della magistratura ma un invito a «non confondere le indagini con le sentenze» (parole di Abete). L'ufficio indagini dal canto suo ha ascoltato ieri il segretario della Commissione arbitrale, Manfredo Martino. Oggi sarà il turno dei primi fischietti finiti nel pantano di Moggiopoli. Saranno interrogati Dattilo, Bertini e Cassarà, tre dei direttori di gara che avrebbero garantito un occhio di riguardo ai club nell'orbita di Lucianone. Dopo la disperata dichiarazione d'innocenza dell'arbitro de Santis che ora rischia di perdere la Coppa del mondo, ieri è stato il collega Stefano Farina a chiedere pulizia e a dirsi estraneo alle brutte faccende nelle quali è stato tirato in ballo. Infine, dall'esilio forzato di Santo Domingo, il latitante Luciano Gaucci si è proclamato emerito salvatore del nostro calcio per aver scoperchiato lui per primo il pentolone delle schifezze calcistiche. «Io lo avevo detto tantissime volte, ma tutti dicevano che ero un ciarlatano. Adesso finalmente si sono accorti che avevo ragione e ci sono ancora tante teste che devono ancora cadere». Chiusura da stracult caraibico. «Ringrazio i giudici italiani che stanno facendo chiarezza su una cosa che faceva inorridire: un calcio malato e taroccato che d'ora in poi potrà tornare pulito». di Matteo Patrono06 maggio 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Dopo tre 0-0 di fila il Taranto torna a vincere allo "Iacovone"; l'ultimo successo interno dei rossoblù risaliva al 12 marzo scorso: 2-0 sul Real Marcianise con le reti di Di Domenico al 9' e di Deflorio all'87' su rigore. Successivamente i tre pari senza gol contro il Gallipoli, la Nocerina e la Pro Vasto.
Il Taranto vince è va matematicamente ai playoff con il secondo posto in classifica; gli ionici arrivano dunque agli spareggi per la quarta volta negli ultimi cinque campionati. Nel 2001-02 disputano i playoff per la promozione in serie B: superano in semifinale il Lanciano, poi perdono la finale contro il Catania. Nel 2003-04 troviamo i rossoblù sconfitti dalla Fermana negli spareggi salvezza per non retrocedere in C2: i due incontri finiscono in parità, 1-1 a Taranto e 0-0 a Fermo, ma i marchigiani restano in C1 in virtù di un migliore piazzamento al termine della regolar season. Nel campionato scorso di C2 è finalmente il Taranto ad imporsi negli spareggi salvezza superando il Ragusa con un doppio 2-1.
Quarta doppietta stagionale per Andrea Deflorio che sale a quota 16 reti (9 in casa e 7 in trasferta); per il quasi 36enne attaccante barese è questo il secondo miglior bottino di sempre in carriera; aveva segnato per l'ultima volta 16 gol con il Crotone nel torneo di serie B 2000-01, mentre la stagione precedente aveva stabilito il record personale con 28 reti in serie C1, portando i calabresi alla promozione. Da rilevare che Deflorio è tornato a segnare su azione allo "Iacovone" dopo cinque mesi (in Taranto-Potenza 2-0 del 27 novembre scorso aveva messo a segno la rete del 2-0 con un destro da fuori area).
Dopo 646' minuti il Taranto prende un gol in casa; l'ultimo incassato allo "Iacovone" risaliva al 22 gennaio scorso in Taranto-Vigor Lamezia 0-1 con la rete di Foderaro al 59' (era questa la prima gara di Aldo Papagni sulla panchina rossoblù); quel gol lo incassava Luca Gentili, poi invece "Ghigo" Gori restava imbattuto contro il Giugliano (1-0 per il Taranto), il Vittoria (1-0), il Marcianise (2-0), il Gallipoli (0-0), la Nocerina (0-0) e la Pro Vasto (0-0), subendo poi la rete di Zarineh al 75' minuto di Taranto-Rieti 2-1.
Tre su tre le vittorie casalinghe del Taranto sul Rieti; le precedenti in serie B, per 1-0 il 6 ottobre 1946 sul campo neutro di Bari (gol di Cuscela su rigore), quindi per 2-1 il 28 dicembre 1947 (rete di Francesco Petagna, di Michelini e di Borsetti su rigore per i laziali).01 maggio 2006

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