Adesso torniamo al calcio Se restiamo al calcio, la domanda è questa: è ancora nelle corde del Taranto - nel suo tessuto connettivo, nei suoi gangli vitali, nella sua disponibilità psicofisica - una partita tecnicamente e tatticamente perfetta? Se la risposta è sì, allora il Taranto può farcela a ribaltare il pesante 3-1 di Melfi, guadagnando la finale dei playoff. Ma se la risposta è un'altra, allora occorre fermarsi a pensare. Perché c'è qualcosa che non va nel Taranto. C'è improvvisamente qualcosa di docile e di sbagliato in questa squadra. Come un impedimento. Qualcosa che intralcia il cammino, che soffoca il respiro, che rallenta il battito. Non è più il Taranto degli undici risultati utili consecutivi. Non è più la squadra risoluta e tagliente che ha reso possibile la rimonta. È un Taranto labile e bisogna stabilire, al più presto, perché: se è una questione di scorte energetiche o di quote di brillantezza; se il problema è fisico o mentale; se ha paura di perdere tutto dopo aver a lungo pensato di aver già vinto. Non sono dubbi leggeri, anche perché il Taranto non è più il miglior Taranto da qualche domenica. È un po' meno organico ed equilibrato, subisce gol con estrema facilità, si smarrisce. Avevamo captato i segnali di quella che sembra una probabile involuzione, intercettando il disagio strisciante e la stanchezza latente. Se restiamo al calcio, va riconosciuto che quella di Melfi è una prova complessivamente difettosa. Perché dentro la partita del Taranto c'è molto di sbagliato: approccio, impianto iniziale, scelte. Nell'approccio stranito c'è una squadra che non aveva previsto ciò che tutti temevano e avevano messo in preventivo: la partenza ringhiosa del Melfi, il suo avvio fremente, la sua pressione tambureggiante, il suo venire avanti a folate. Traumatici i primi dieci minuti nel corso dei quali il Taranto si lascia sballottolare come un pezzo di sughero in balìa delle onde. È vero: i gol del Melfi sono il frutto di gravi esitazioni individuali (Larosa-Gori) e di preoccupanti omissioni collettive (la difesa). Ma, in quell'inizio sconclusionato, non ci sono solo i gol del Melfi. C'è anche una squadra in evidente imbarazzo nella preparazione e nello sviluppo della manovra. Una squadra che non riesce a ripartire nello spazio, che si cerca senza trovarsi, che ha perso la memoria degli schemi. Qui il discorso rimanda alla scelta del modulo, che molti trascurano, temendo si tratti di un argomento accessorio. In realtà al modulo si legano compiti, movimenti e responsabilità. Il Taranto a Melfi ha cominciato con un 4-1-4-1 che evidentemente può tornare utile soltanto in corso d'opera e non rappresentare il canovaccio di partenza. Tanto è vero che è stato sufficiente qualche spostamento per ripristinare il più collaudato e congeniale 4-4-2, recuperando quasi di colpo un minimo di funzionalità e un briciolo di pericolosità. Che significa? Che il Taranto, come abbiamo scritto ieri motivando il 5,5 assegnato a Papagni in pagella, o è 4-4-2 (stabilmente, risolutamente) oppure stenta ad essere. A prescindere da chi gioca. E la speranza è che domenica Papagni recuperi almeno Di Domenico (fondamentale per le dinamiche offensive). E che rispolveri a tempo pieno sia Micallo che Bussi. Perché è necessario che il Taranto riacquisti sembianze note e ripercorra rotte antiche. Se restiamo al calcio, va inoltre ricordato che la partita, senza l'imperdonabile ingenuità di Martinelli e senza la puntigliosa segnalazione dell'assistente di linea, sarebbe finita 2-1, cioè con un risultato decisamente più gestibile. Ma dopo tutto quello che è successo (gli scontri, le cariche, gli insulti, i pugni, i referti, le denunce, le accuse, le volgarità, le minacce, gli sfoghi e gli arresti) la domanda infine, è un'altra: siamo proprio sicuri di poter tornare al calcio? di Lorenzo D'Alò
Papagni: «Crediamoci»
Il tono di voce è quello di sempre. Capace di infondere serenità anche nei momenti difficili. Aldo Papagni, però, è arrabbiato: soprattutto per una sconfitta che ritiene paradossale, frutto di errori (iniziali) e ingenuità.
Scontri a Melfi: arresti Il giorno dopo è una brutta giornata. Bruttissima: un arresto a Melfi e dodici tifosi rossoblu a rischio arresto. Dalla mattina fino a notte inoltrata: è stata una giornata di reazioni convulse, di strascichi, di guai. La fine è peggio dell'inizio: nella tarda serata sono scattate le operazioni per l'arresto di dodici tifosi rossoblu, identificati come responsabili degli incidenti scoppiati al “Valerio”, che hanno portato alla sospensione per nove minuti della partita.
Taranto-Melfi allo Iacovone
Niente squalifica allo "Iacovone". Il giudice sportivo ha inflitto al Taranto una multa di 30mila euro per gli incidenti avvenuti a fine primo tempo della gara di domenica scorsa a Melfi. Martinelli, invece, è stato appiedato per due turni. La società lucana, invece, è stata multata di 750 euro. Scongiurato il campo neutro o, peggio, le porte chiuse dello stadio tarantino, società e squadra si sono rituffate a capo chino sulla preparazione della gara di ritorno in programma domenica prossima con inizio alle ore 16. Ieri sera, intanto, gli agenti della Questura di Potenza, in collaborazione con i poliziotti della Digos di Taranto, hanno arrestato 12 supporter rossoblù, indentificati tramite le riprese filmate effettuate allo stadio Valerio, perché ritenuti responsabili dei gravi incidenti. Ulteriori particolari saranno resi noti nelle prossime ore. Per la sfida di domenica si prevede, comunque, il pubblico, delle grandi occasioni per spingere il più possibile i rossoblù verso la conquista della finalissima dei playoff utili per l'ingresso in C1. L'amara e per certi versi, incredibile parentesi di Melfi dovrà essere dimenticata a partire da oggi. Domenica bisognerà pensare unicamente a tifare Taranto: ci sono due gol da rimontare ad una formazione che ha nella freschezza e nella vitalità le sue armi migliori, ma che si avvale di gente dotata di una buona tecnica individuale e di un gioco imparato a memoria sin dal luglio scorso. Papagni, nel pomeriggio, alla ripresa della preparazione, si farà sentire dai suoi: «Sono rattristato ed irritato. I miei sono scesi in campo troppo tesi ed elettrici. Il loro errore è stato quello di essersi fatti coinvolgere dall'aria pesante che aleggiava come una cappa. Sembrava che il Melfi fosse la formazione ricca di gente esperta ed il Taranto quella con tanti giovani. Il bello è che, nonostante tutto, eravamo riusciti a raddrizzare in parte i due gol presi d'acchito nei primi dieci minuti e che ci eravamo costruite tre nitide palle-gol per giungere al pari». Notiziario. Caccavale non ce la farà neppure domenica prossima. Di Domenico, invece, sì.
Blasi: «Questo calcio non mi piace più»
Lo sfogo di Luigi Blasi dopo gli incidenti e la sconfitta di Melfi. Il presidente riflette, accusa e denuncia. E si chiede: vale la pena impegnarsi se il calcio è questo? «Da ieri pomeriggio, dopo la traumatica (a dir poco) esperienza vissuta a Melfi, mi sto interrogando se questo tipo di calcio mi appartiene. Le previsioni sull'ineguatezza dello stadio Valerio sono state tutte riscontrate, i nostri tifosi, tutti, sia in tribuna che nel settore loro riservato, hanno ricevuto maltrattamenti e violenze che nulla hanno a che fare con lo sport. Il servizio d'ordine predisposto si è rivelato insufficiente e approssimativo culminato con lo sparo ad altezza d'uomo di lacrimogeni che oltre al panico, legittimo, hanno causato ferite agli spettatori di parte tarantina, che sono dovuti ricorrere alle cure mediche. Solo il mio intervento teso a placare la reazione dei tifosi, ingiustamente provocati, è servito a riportare la necessaria serenità nell'ambiente, tanto che non si è più assistito ad alcuna intemperanza dei nostri sostenitori. Sono ancora palpabili le intimidazioni e le violenze perpetrate ai danni del sottoscritto, della dirigenza e dei calciatori del Taranto all'interno dello stadio, sia da dirigenti della società ospitante che da tifosi abusivamente presenti negli spogliatoi, prima, e nell'area ove era parcheggiato il bus della nostra squadra, dopo. Vile e meschina l'aggressione subita da alcuni nostri tesserati durante e dopo la partita che ha portato Maurizio Caccavale a sporgere denuncia contro persona identificata dall'arma dei Carabinieri. L'intero gruppo della dirigenza e dei tesserati del Taranto è stato lasciato, a lungo, in balìa di un gruppo di scalmanati senza tutela e protezione alcuna. Domenica, lo abbiamo rilevato tutti, vi è stato un solo sconfitto: l'ordine pubblico. Mi sto interrogando, come dicevo, e sto riflettendo se valga la pena di proseguire in questa avventura. Mi sto chiedendo se valga il rispetto delle regole, la trasparenza della gestione, la puntualità nel rispetto degli impegni assunti nei confronti di tutti e soprattutto se venga realmente ripagata la correttezza e la lealtà sportiva. È in questa ottica che sto assumendo le mie decisioni. Mi aspetto da tutte le componenti, inclusa la mia squadra, un segnale forte che mi faccia ricredere e che spazzi dalla mia mente tutte le nubi che si sono addensate dopo lo sconcio al quale, mio malgrado, ho dovuto assistere ieri pomeriggio. Un segnale da parte di tutti che mi faccia capire che questo ambiente, al quale mi sono avvicinato con tanto entusiasmo e con progetti lungimiranti, sia quello che ancora mi appartiene».
I tifosi: «Non è colpa nostra» Una trasferta iniziata con la speranza di poter tornare a casa con un risultato positivo e conclusasi con la cocente delusione per la sconfitta e gli incidenti scoppiati nei minuti finali del primo tempo. Melfi-Taranto, vista dai tifosi, è un racconto dal sapore agrodolce. La parte appetitosa: il viaggio, il carico di aspettative, la certezza (quasi assoluta) di trarre un responso positivo dalla contesa. E quella aspra, difficile da mandare giù: l'uno-due immediato dei padroni casa (in appena dieci minuti) e i tafferugli scoppiati proprio quando il Taranto aveva rimesso in piedi una partita iniziata nel peggiore dei modi. «Tutto è iniziato intorno al 40', - esordisce Simone S., presente nel settore ospiti del «Valerio».- C'è stato un cambio di turno da parte delle Forze Ordine che, per costituire un cordone ai lati della tifoseria, ci hanno spintonato. È volato qualche insulto, poi la situazione è degenerata. Ma non avremmo mai potuto immaginare che dal terreno di gioco avrebbero sparato i lacrimogeni. Li hanno lanciati ad altezza d'uomo e al centro della curva. Per questo motivo, poi, ci siamo dovuti allontanare. Non si poteva respirare e qualcuno è anche stato colpito». La grande fuga, seguita dalla mediazione del presidente Blasi e di alcuni calciatori (nel frattempo la gara era stata sospesa dal sig. Baratta). Prima che la situazione tornasse alla normalità. «L'intervento del presidente si è rivelato fondamentale, - è il commento di Angelo D., partito alla volta di Melfi nonostante fosse reduce da un intervento al ginocchio.- Ci ha ricordato che lo «Iacovone» è diffidato e che avremmo seriamente rischiato di giocare la semifinale di ritorno in campo neutro. E ha invitato la Polizia ad allentare le tensioni. Ha seguito il secondo tempo davanti al nostro settore e non è accaduto più niente. Non riesco a capire, però, chi possa aver programmato un cambio di turno durante la partita. A questo punto credo che il piano di sicurezza non fosse stato preparato nel migliore dei modi. Fino a quel momento, infatti, non era successo nulla che lasciasse prevedere un epilogo di questo genere. E sulla statale 106, durante il viaggio di andata, alcuni tifosi rossoblù sono venuti a contatto in un area di servizio con dei supporters del Catania diretti a Lecce». Adesso l'attesa è rivolta al match di ritorno in programma domenica prossima. I rancori, però, sono già stati messi da parte. «Ne sono certo: la partita di Taranto sarà tranquilla. Non accadrà nulla di tutto ciò che si è verificato a Melfi. Lo stadio è più grande e non credo che i gialloverdi saranno seguiti da un cospicuo numero di sostenitori. E poi abbiamo un altro motivo per conservare le energie: abbiamo due gol da rimontare e servirà anche il nostro aiuto per permettere a Deflorio e compagni di accedere alla finalissima». di Fabio Di Todaro
Sconfitta nell'inferno di Melfi Un errore di Larosa: gol di Cammarota. Un errore di Pastore: gol di Paris. Una colossale ingenuità di Martinelli: rigore segnato da Schiavon. In campo è un suicidio: solo il rigore di Mortari rende ancora possibile l'impresa. Scontri in curva, partita sospesa per nove minuti, quattro feriti, oggetti che volano in tribuna, pugni che volano alla fine: fuori dal campo è un disastro, un groviglio di nervi, una rissa continua.
Melfi, forte profumo di C1 In mano al Melfi, alla fine, resta una vittoria larga nella partita di andata delle semifinali dei playoff di C2. Forse più larga dei meriti che riesce a mettere insieme. In mano al Taranto, invece, non resta niente. Solo rabbia, desolazione e sconforto. Perché il 3-1 è un risultato decisamente penalizzante per la squadra di Papagni. Perché dentro la sua partita non c'è sempre quello che dovrebbe esserci: attenzione, raziocinio, equilibrio. E perché ai margini della partita è tutto un germogliare di scontri, di ripicche e di cattive azioni. Calcio che va in malora, sotto la pressione insopportabile di una sfida vissuta con straordinaria intensità sul campo e con troppa passione sugli spalti. La contaminazione, ad un certo punto, diventa inevitabile. Succede agli sgoccioli del primo tempo, quando nello spicchio di curva riservato ai tifosi tarantini scoppiano tafferugli con le forze dell'ordine (feriti un poliziotto e due carabinieri). E l'arbitro decreta la momentanea sospensione della partita. Nove minuti di non calcio che pesano, che intralciano, travolgendo la già fragile psicologia del confronto. La sospensione è una macchia che il calcio proposto (prima e dopo) non riesce a lavare. Perché è calcio posticcio, pieno di incongruenze, ricco di errori. Calcio senza memoria. Col Melfi che non riesce a fare il Melfi (non compiutamente almeno). E il Taranto che è spesso dimentico di sé: di ciò che è stato nel corso della stagione regolare e di ciò che dovrebbe continuare ad essere. La tensione azzera il patrimonio d'identità e di conoscenze, di movimenti e di automatismi. Condiziona il Melfi, deforma il Taranto. Disegnando nuovi scenari e nuovi contesti. Non c'è una logica. Non c'è quasi mai connessione tra tempi di realizzazione e spazi di manovra. Stati d'ansia, stati d'animo: la partita si riduce a questo. Il Melfi, però, indovina la partenza, sprigionando inizialmente tutta la potenza del suo 4-3-3, imperniato sulla regia mobile di Schiavon e sulla sfruttamento intensivo delle corsie esterne. Due gol nei primi dieci minuti non sono soltanto un eccellente viatico. Sono di più. Sono una discesa fiorita. Al 4' segna Cammarota, che Larosa si preoccupa di servire. Il tiro, da distanza ragguardevole, non sembra irresistibile, ma sorprende Gori. Al 10' raddoppia Paris, che trasforma una sorta di rigore in movimento, approfittando della letale esitazione di un reparto (la difesa rossoblù) e del maldestro rinvio di Pastore. Il Taranto è già fuori. Tatticamente lontano dalla partita ipotizzata alla vigilia. Il 4-1-4-1 pensato da Papagni non serve più. Urge correggerlo. Bisogna rompere l'avvilente isolamento di Deflorio. E recuperare fattezze note. Papagni sposta in avanti Catania, richiama a destra Malagnino e riporta in mezzo Larosa. Il ripristino del 4-4-2 (impianto di garanzia) ha un duplice effetto: fa guadagnare sicurezze al Taranto e fa perdere spavalderia al Melfi. Normalizza la partita. Catania valorizza la produzione offensiva. La rende più densa. Una palla messa in mezzo da Malagnino, rimbalza su Cuomo e si stampa sulla traversa. Brivido per il Melfi che ora dà proprio l'impressione di frenare. Non è sazio. E' un po' timoroso. Il Taranto lo punisce al 19'. Cuomo concede a Catania la facile penetrazione in area. Lo insegue e lo spinge. E' rigore. Dal dischetto Deflorio lascia la responsabilità della trasformazione a Mortari, che resta freddo e realizza. Il Taranto accorcia. La partita rifiata. Si arriva placidamente al 40'. Poi in curva, settore tarantino, succede qualcosa fra i tifosi e le forze dell'ordine. C'è chi provoca e chi risponde alla provocazioni. Le ricostruzioni sono discordanti. Panico, cariche, lacrimogeni. Partita sospesa (44'). Lo Iacovone è diffidato: il Taranto trema, pensando al ritorno. Si riprende. Altri due minuti, prima del provvidenziale intervallo. Sugli spalti si torna a tifare. Il presidente Blasi si piazza sotto la curva e rimane a vigilare. Si abbassano i toni della contesa. Affievoliscono i ritmi della partita, che così diventa più congeniale alle caratteristiche strutturali del Taranto. Il Melfi non riesce più a ripartire in velocità. E sente che un gol di vantaggio è poco. Papagni muove gli uomini della panchina. Entra Ambrosi (fuori Catania). Il Taranto colleziona situazioni favorevoli: con Mancini (controllo laborioso), con De Liguori (tiro respinto), con Deflorio (dribbling ispirati). Il Melfi sembra in difficoltà. Novelli inserisce Balistreri (non cambia il modulo). Nel Taranto Micallo e Mignogna rilevano Malagnino e De Liguori. C'è sostanziale equilibrio adesso. A spaccarlo è una colossale ingenuità di Martinelli che, a palla lontana sugli sviluppi di un innocuo traversone, colpisce con una manata Russo. Siamo dentro l'area. Non c'è violenza nel colpo. Ma la dinamica del gesto è inequivocabile. L'assistente di linea la coglie e la segnala all'arbitro. Rigore ed espulsione di Martinelli. Dal dischetto trasforma Schiavon. Melfi 3, Taranto 1. Finisce così. Mentre fuori dal campo, in sala stampa e nella zona dov'è parcheggiato il pullman del Taranto, riprendono le risse e le aggressioni. Giocatori, tecnici, dirigenti, addetti al servizio: ci si azzuffa, perdendo ogni controllo. Spettacolo squallido. Ma almeno stavolta i tifosi non c'entrano. di Lorenzo D'Alò
Melfi, vittoria con rissa Il Melfi si aggiudica con un rotondo 3 a 1 il primo round della semifinale play-off contro il Taranto, al termine di una gara che ha visto succedere di tutto in campo e fuori. Novelli, come annunciato, si presenta con un tridente rapido in avanti per non dare punti di riferimento ai forti, ma macchinosi difensori ospiti, e la mossa sembra essere azzeccata, perchè dopo appena dieci minuti i suoi ragazzi si trovano avanti di due gol grazie alle realizzazioni di Cammarota e Paris, che mandano in estasi i tifosi gialloverdi. A ridare un pò di colore al Taranto ci pensa Cuomo, che perde malamente palla prima di atterrare in area Catania: dal dischetto Mortari spiazza Fumagalli. Il Melfi perde un pò di quella spavalderia iniziale, mentre il Taranto comincia a macinare più gioco, ma l'estremo difensore gialloverde non corre eccessivi rischi. A due minuti dalla fine del primo tempo, però, l'arbitro Baratta è costretto a sospendere il gioco per via di una tentata invasione dei tifosi tarantini, con lancio di oggetti in direzione delle forze dell'ordine: un poliziotto e due carabinieri feriti il bilancio degli scontri. Alla luce di questi gravi fatti, con tutta probabilità la gara di ritorno in programma domenica prossima 28 maggio, non si giocherà allo stadio Iacovone, già diffidato. Solo dopo dieci minuti la gara riprende, ma gli animi sugli spalti tendono a divenire sempre più incandescenti, soprattutto in tribuna coperta, data la presenza di oltre cinquanta tarantini accreditati dalla società ionica in versione ultras. Nel secondo tempo, colpa anche del caldo, i ritmi si abbassano e la partita perde di intensità, ma a dieci minuti dal termine ci pensa Martinelli a regalare un altro sussulto: colpo a gioco fermo su Russo in area, rigore per il Melfi ed espulsione per il difensore centrale di Papagni. Schiavon realizza con freddezza il gol del definitivo 3 a 1 prima della gran festa finale insieme ai tifosi, con applausi a scena aperta per tutti. Il clan tarantino non prende bene la sconfitta e negli spogliatoi se ne vedono di tutti i colori, fino all'aggressione fisica ai danni di Patarini perpetrata dal difensore del Taranto Caccavale, accompagnato successivamente in caserma dai carabinieri. «Benino nei primi veni minuti, poi c'è stato un pericoloso calo mentale dopo il loro gol», afferma Novelli. «A Taranto dovremo giocare meglio di oggi se vogliamo passare il turno». La squadra tutta, infine, dedica questo successo storico al presidente Maglione. di Giuseppe Albano
Le pagelle di Lorenzo D'Alò
GORI 5 - Resta un po' sorpreso sul primo gol. Il tiro di Cammarota non sembra irresistibile. Forse a tradirlo è un rimbalzo maligno. Nel finale blocca con le mani un retropassaggio di Pastore. Spaesato.
Dimenticare Melfi Gli insulti al presidente Blasi in tribuna. Una serie di scontri, che hanno visto coinvolti anche i giocatori, nell'intervallo e nel dopopartita. Certo, le sconfitte possono, e devono, appuntarsi sulle giubbe con onore; ma anche pudore si deve avere, il giusto pudore, nelle vittorie così. Dimenticare Melfi, persino le scuse banali: quell'aggrapparsi al rigore sconsideratamente provocato da Martinelli come fosse scialuppa nel mare in tempesta. Dimenticare Melfi, perché da zero si deve ripartire, ancora una volta, se si vuol trovare la via della C1 oggi smarrita dopo il mezzo harakiri. Dimenticare Melfi, forse soprattutto i pensieri; perché «la partita stava andando come volevamo» secondo l'interpretazione estensiva del tecnico Aldo Papagni. Ma si è perso. E si è perso male proprio perché la squadra lucana ha, paradossalmente, prodotto poco calcio. Dimenticare Melfi: Larosa così deludente a centrocampo; la coppia di difensori centrali, Pastore e Martinelli, deficitaria (prova decisiva il fallo di quest'ultimo, il penalty subito, l'espulsione che lascia adesso in braghe di tela la retroguardia per il ritorno). Dimenticare Melfi: Deflorio con poca birra in corpo e Mancini così irritabile, pallida controfigura di quel Golem sul quale il tecnico barese ha soffiato la grazia del gol e del bel gioco durante il campionato. «Risultato penalizzante per quello che abbiamo prodotto. Nel secondo tempo abbiamo anche sfiorato il gol del pareggio in più occasioni - ha dichiarato a fine partita l'allenatore rossoblù - poi il rigore ci ha tagliato le gambe. Se si eccettuano i primi dieci minuti (quelli nei quali la follia ha fatto premio sul resto, consentendo al Melfi di infilare due vole la porta di Gori, ndr), la gara è andata come desideravo. Questa partita bisognava giocarla così». Papagni raccomanda ai giocatori «nervi saldi» per il match di ritorno che somiglia, ormai, a un Giudizio di Dio. Sarà, ma vedere una difesa così in affanno, i reparti a tratti scollati fra loro, un centrocampo battuto, nella fase iniziale, dalla tempesta del dubbio: se cacciarsi, cioè, nell'imbuto costruito dal Melfi o aprire sulle ali (come poi si è verificato nel momento migliore per i rossoblù), non fa ben sperare. Occorrerà freddezza e un ritorno - lo si è letto tra le righe nella dichiarazione di Papagni - al 4-4-2; uno schieramento che merita ormai la definizione istituzionale di «modulo di garanzia». Garantirà la finale playoff e la C1? È vero, questa partita, ha detto moltissimo. Ha detto che il 4-4-2 se Deflorio ci crede si può fare. E al suo fianco il bomber potrebbe avere il miglior Catania, uno che gettandosi alle spalle le critiche, ieri ha sfoderato un'ottima prova, incomprensibilmente troncata dall'avvicendamento con Ambrosi. «Ci sono ancora novanta minuti, due gol si possono fare», ha chiosato mister Papagni quasi che a Melfi sia mancata la fortuna, non il valore. Non è così. O meglio, la squadra c'era: alcuni elementi essenziali no. Lo ha detto anche il presidente Blasi dopo l'incandescente sequela di discussioni in sala stampa: «Gli incidenti mi hanno impedito di vedere il resto della partita. Ho cercato di calmare gli animi dei tifosi, ma abbiamo ricevuto un'accoglienza vergognosa. Ci hanno minacciati, mio figlio di 6 anni, in tribuna, si è visto arrivare addosso le monetine. Incredbile. Al Taranto è mancata la determinazione giusta. Ho visto Deflorio scarico e se penso agli infortunati, certamente mi preoccupo. La sconfitta ci può stare, ma sono fiducioso. A Taranto le cose cambieranno». di Fulvio Colucci
Galliani vicino a lasciare Un superpoliziotto o un generale dei carabinieri alla guida degli 007 della Federcalcio: deciderà domani il commissario straordinario Guido Rossi. E' una settimana decisiva, questa, per gli assetti del governo del pallone, travolto dallo scandalo. Il professor Rossi oggi sarà a Coverciano, dagli azzurri che si preparano al Mondiale, e domani a Roma dove si metterà subito al lavoro. Il primo problema da risolvere è quello dell'Ufficio Indagini, rimasto dimezzato dalle dimissioni del suo capo, il generale Italo Pappa, e di due vice (oggi si farà da parte anche il generale Francesco Attardi che rischia anche un provvedimento disciplinare dalla Guardia di Finanza).
Melfi-Taranto, parla il campo L'attesa è palpabile. Nella squadra (che si appresta ad affrontare la prima tappa verso la C1) e nei tifosi (saranno soltanto 653, per ragioni di ordine pubblico, sugli spalti del «Valerio»). Melfi-Taranto si gioca oggi. Nella sua sede naturale (l'impianto sportivo lucano) e con il suo fisiologico carico di aspettative. Comune in ogni punto, nonostante le ambizioni iniziali differenti. Da un parte il Melfi: una squadra giovane, effervescente, spensierata. Ma anche capace di sciorinare il miglior calcio del girone C (fatta eccezione per gli ultimi due mesi) e di piazzarsi all'ultimo posto utile per partecipare all'appendice dei playoff. Dall'altra il Taranto: costruito per vincere, impreziosito dalla qualità di alcuni elementi imprescindibili (Deflorio, Mancini, Pastore). Protagonista di una straordinaria rimonta nel girone di ritorno - 11 risultati utili consecutivi - che ha consentito di chiudere il campionato sulla piazza d'onore, alle spalle del neopromosso Gallipoli. Emozioni garantite, allora. Ai gialloverdi toccherà fare la partita: hanno l'opportunità di giocare in casa e devono colmare il piccolo svantaggio dettato dalla classifica. Il Taranto, invece, può attendere le mosse dell'avversario. Per allentare la pressione e per riconoscere i punti deboli. Da cui, poi, dipenderanno le strategie offensive. Aldo Papagni ha studiato la partita nei minimi particolari. Conosce le caratteristiche individuali della maggior parte dei calciatori avversari (ha allenato il Melfi nella prima parte dello scorso campionato) e la precisa identità tattica fornita dal suo collega Novelli. E ha già studiato le contromosse. «Rispettiamo il nostro avversario, - ha detto il tecnico di Bisceglie durante la settimana - ma non lo temiamo. La mia squadra è pronta. Siamo concentrati e consapevoli di poter accedere alla finale». Si cambia, innanzitutto (dal 4-4-2 al 4-1-4-1): per colpa di alcune defezioni (Caccavale e Di Domenico non dovrebbero accomodarsi nemmeno in panchina) e per precisa scelta tattica (giocando con un solo attaccante verrebbe a crearsi la superiorità numerica a centrocampo). Partendo dalla difesa: i due esterni saranno Mortari (al rientro) e Manni, la coppia centrale sarà composta da Martinelli e Pastore. Toccherà a Larosa agire alle spalle della linea dei centrocampisti: Papagni chiede aiuto ai suoi centimetri e alla capacità di giocare da centrocampista in fase di possesso. In questo modo Mancini (sarà affiancato al centro da Malagnino, preferito a Bussi) avrebbe l'opportunità di staccarsi e dare supporto all'azione offensiva. Ma il sostegno arriverà anche dalle corsie laterali: Catania e De Liguori proveranno a bloccare i due terzini, costringendoli alla copertura piuttosto che allo sviluppo della manovra. La settimana di allenamenti a porte chiuse, però, non concede verità assolute. Nemmeno nel giorno della partita. Si alza il sipario, è il momento di Melfi-Taranto. di Fabio Di Todaro
Spareggi, una storia lunga 32 partite In totale sono 32 gli spareggi giocati dal Taranto dal 1927 ad oggi, 23 quelli disputati per una promozione, 9 quelli per non retrocedere. Ecco nel dettaglio tutti quelli validi per una promozione. Campionato Prima Divisione 1928-29, girone finale B per la promozione in Serie B: 1ª giornata 9 giugno 1929, Taranto-Massangioli Chieti 4-1; 2ª g. 16 giugno 1929, Gargallo Siracusa-Taranto 2-2; 3ª g. 30 giugno 1929, Massangioli Chieti-Taranto 4-1; 4ª g. 7 luglio 1929, Taranto-Gargallo Siracusa 3-0. I rossoblù primi nel girone affrontano il Lecce nella finalissima per la promozione in B (la gara è valida anche per il titolo di Campione del Sud): a Napoli il 29 luglio 1929, Taranto-Lecce 2-2 d.t.s. (vanno in gol al 5' Martino Castellano, al 17' e 20' Plemich per il Lecce, al 41' Cornara). Si va alla ripetizione della gara, ed a Bari il 4 agosto 1929 si impongono i salentini per 3-1 (segnano al 17' Tana per il Lecce, al 55' e 68' Lanza sempre per i salentini, quindi al 61' Martino Castellano su rigore realizza per i rossoblù la rete della bandiera). Campionato Prima Divisione 1933-34, spareggio per il 3° posto per l'ammissione ai gironi finali per la promozione in serie B: Foggia, 6 maggio 1934: Pescara-Taranto 1-0 (al 40' rete di De Matteo). Campionato serie C 1934-35, girone finale A per la promozione in Serie B: 1ª giornata 9 giugno 1935, Taranto-Acciaierie e Ferrovie Lombarde Falck 1-0; 2ª g. 16 giugno 1935, Andrea Doria-Taranto 1-4; 3ª g. 23 giugno 1935, Taranto-Palmese 2-0; 4ª g. 30 giugno 1935, Acciaierie e Ferrovie Lombarde Falck-Taranto 0-2; 5ª g. 7 luglio 1935, Taranto-Andrea Doria 1-1; 6ª g. 14 luglio 1935, Palmese-Taranto 0-2 per rinuncia. Il Taranto vince il girone e sale per la prima volta in serie B. Campionato serie C 1939-40, girone finale A per la promozione in Serie B: 1ª giornata 2 giugno 1940, Taranto-Savona 0-3; 2ª giornata 9 giugno 1940, Reggiana-Taranto 3-1; 3ª giornata 16 giugno 1940, Taranto-Spezia 0-0; 4ª giornata 23 giugno 1940, Savona-Taranto 8-0; 5ª giornata 30 giugno 1940, Taranto-Reggiana 1-8; 6ª giornata 7 luglio 1940, Spezia-Taranto 9-0. In questo girone finale il Taranto subisce 3 pesantissime sconfitte ed il portiere Bolognini è il protagonista in negativo; contro la Reggiana il guardiano rossoblù viene accusato di scarso impegno per favorire proprio gli emiliani, mentre contro lo Spezia si fa espellere al 58' lasciando la squadra in dieci uomini, con un «giocatore di movimento» in porta. Campionato serie C1 2001-02, playoff per la promozione in serie B: il Taranto chiude la regolar season al 2° posto ed affronta in semifinale il Lanciano piazzatosi al 5° posto; nella gara d'andata il 20 maggio 2002 si impone il Lanciano per 3-2 (le reti al 24' rigore di Riganò, al 34' Gennari, al 59' Karasavvidis, al 70' Pestrin, al 94' Galeoto), mentre nella gara di ritorno del 27 maggio vincono i rossoblù per 2-1 (in gol al 31' Marziano, al 38' Giugliano, al 99' Taccola). Il Taranto va in finale e si gioca la promozione tra i cadetti affrontando il Catania; il 2 giugno al «Cibali» finisce 1-0 per gli etnei con una rete di Fini al 49'. Nel ritorno del 9 giugno, di fronte a circa 25mila spettatori, finisce 0-0 con i siciliani a festeggiare la conquista della serie B. di Franco Valdevies
Siamo di Taranto, niente biglietti
Succede a Melfi. Anno 2006. Giorno 19 maggio. Pomeriggio. Arriviamo nel paese intorno alle 18. Cerchiamo biglietti per andare allo stadio. Non abbiamo certezza sul numero: le voci sono di una continua contrazione rispetto alla richiesta inoltrata come gruppo organizzato. Temiamo che il settore a noi destinato sia troppo piccolo. Uno dei nostri compagni di viaggio (siamo in 4), è senza biglietto e, soprattutto senza speranza. Non appartiene ad alcun club organizzato, seppure abbonato e apprezzato trasfertista. Troviamo la società A.S. Melfi al centro del paese, su una della tante stradine in salita. Qualcuno del luogo cerca di depistarci, ma la maggior parte delle persone a cui chiediamo è cordiale. Girato l’angolo di via Di Napoli, troviamo una rampa di scale. E in cima un balconcino dal quale sono affacciate alcune persone. La porta alle loro spalle è aperta. È l’ingresso della sede sociale del Melfi. Un piccolo appartamento di paese adattato. Entriamo guardati subito con sospetto. Primo “spiazzamento”. Poster elettorali ovunque. Poi una scrivania e due torri di biglietti. E’ la sede del Melfi, non ci troviamo in un comitato elettorale. Sospiro di sollievo. Nemmeno il tempo di aprire bocca e un signore distinto, il più anziano, ci chiede i documenti. Rispondiamo elegantemente : richiesta non legittima, ma prego. Ha difficoltà con la carta d’identità elettronica. Lo solleviamo da ogni imbarazzo. Vorremmo andare in tribuna. Siamo di Taranto. Parola magica. Inizia lo show. Tutti gli uomini presenti, fanno cerchio. Incominciano a sciorinare concetti giuridici, quali decreti prefettizi, ordinanze, ordine pubblico, divieti, con disinvoltura sconcertante. Ci guardiamo. Rinnoviamo l’invito. Lo riformuliamo: siamo cittadini italiani. Vorremmo vedere la partita. Tutto qui. Non vogliamo comprare prodotti caseari. Non rappresentiamo nessuno. Invitiamo a lasciare il dizionario giuridico nel cassetto. Meglio per tutti. Qualche giurista si sta già contorcendo. Al più furbo (?) del gruppo viene l’idea di cambiare versione. Con disinvoltura. Forse scherzano, pensano i più ottimisti di noi. I biglietti che vedete (un pacchetto viene portato da questi amici in un auto parcheggiata proprio di fronte al portoncino) sono tutti prenotati. Risatona. Ma come, ci chiedete i documenti; non c’è traccia di elenchi, ci fate una dissertazione giuridica e ora ci dite che sono prenotati. Non solo. Nel frattempo, qualche tifoso di casa compera il biglietto senza alcuna prenotazione. Lo ammette candidamente alla nostra richiesta. Anzi, ci guarda come se fossimo dei pazzi. Imbarazzati, i nostri fantastici amici, rimandano indietro le poche persone che sfilano in società per acquistare il tagliando (e noi che pensavamo di trovare chissà quale fila). Sempre i nostri amici presidiano militarmente la zona. Ad un signore non svegliassimo, per dare corpo alla loro ultima versione, sussurrano: dì che ti manda Moggia. Potevano almeno trovare altro mandante: di questi tempi. E’ un po’ troppo per la nostra pazienza. Incassiamo anche la solidarietà da parte di qualcuno. A questo punto – spazientiti - chiediamo l’ausilio delle forze dell’ordine. Si sta consumando un abuso, una vera e propria discriminazione. Ci impediscono di accedere ad un servizio solo perché nati a Taranto. Arriva prima la polizia di stato. Poi i carabinieri. La scena è però unica. Gentili, disponibili, ma dopo un colloquio rigorosamente privato con gli addetti alla società fanno un passo indietro. Non sarebbe loro competenza intervenire. Lasciamo Melfi a tramonto inoltrato. Questa storia non finisce qua, ci riserviamo di fare valere le nostre ragioni su altri tavoli. La sensazione di tristezza è però prevalente rispetto a quella della rabbia. Melfi ha già perso la sua partita più importante. Quella dell’ospitalità e delle regole. Peccato.
Melfi-Taranto è domani E' vigilia. Attesa, densa. Vigilia per chi tifa e sente alle spalle il soffio caldo di un sogno. Per chi ha il prezioso biglietto, per chi si deve accontentare della tv. Melfi-Taranto è domani: è vigilia anche per chi gioca. E arriva il momento delle scelte, l'ora della cernita, l'attimo dei tratti di penna sul foglietto della formazione. Aldo Papagni deve decidere, adesso. Ma preferisce prendersi le ultime ore disponibili. Quasi come sempre: farà conoscere poco prima della partita le sue scelte. Più di sempre: mai come questa volta le sue idee sono coperte da un velo. Effetto di una settimana a porte chiuse, di un test senza occhi esterni, di un ritiro anticipato: da ieri mattina il Taranto è a Corato, prima tappa del lungo prepartita e oggi si trasferirà nei pressi di Melfi. In mezzo due allenamenti: quello di ieri pomeriggio, servito più a confermare alcune defezioni e altrettanti dubbi, e quello di stamattina, che dovrebbe far passare qualche certezza in più.
Taranto, è partita la missione Penultimo allenamento settimanale del Taranto. Ieri l'intera rosa (sono partiti tutti ad eccezione ovviamente di Deleonardis) si è allenata a Corato, città posta ad 80 chilometri circa da Melfi. Papagni ha fatto riprovare per l'ennesima volta alcuni schemi che ritiene utili per il difficile match di domani pomeriggio al «Valerio». Lavoro differenziato per Caccavale (è out per l'incontro di domani) e Di Domenico (l'attaccante può farcela). Ricordiamo che i 653 biglietti messi a disposizione dei tifosi tarantini sono stati già distribuiti ieri l'altro e che il match, su disposizione del Prefetto di Potenza, competente per Melfi, sarà trasmesso su Rai Tre per la sola zona di Taranto con inizio alle ore 16. Val la pena ricordare che è previsto un imponente ed accurato servizio d'ordine che presidierà tutte le possibili strade d'arrivo alla cittadina lucana e che, pertanto, è assolutamente sconsigliabile giungervi senza avere in tasca il tagliando d'ingresso allo stadio. Meglio, pertanto, godersi il match attraverso gli schermi televisivi e prepararsi alla gara di ritorno in programma domenica 28 venturo allo «Iacovone» con inizio sempre alle ore 16. Ai tifosi lucani saranno riservati, per disposizione della Lega, gli stessi 653 biglietti. La formazione è ancora avvolta nel mistero. Decisiva sarà l'ultima seduta in programma stamane sempre a Corato (la rosa ha pernottato nella cittadina barese). Dopo raggiungerà una località segreta nelle vicinanze di Melfi. Questo il più probabile schieramento: Gori, Micallo, Martinelli, Pastore, Manni; Mortari, Mancini, Larosa, De Liguori; Di Domenico (Catania), Deflorio. Il Melfi ha supportato i 55 punti grazie ai 30 incasellati all'andata ed ai 25 al ritorno. Ha quasi sempre occupato il secondo posto fino alla decima giornata di ritorno (48 punti). Nelle ultime sette ha contabilizzato solo 7 punti. In casa ha perso solo con Giugliano (1-0) e Gallipoli (2-1) e pareggiato 6 gare. di Giuseppe Dimito
«Non possiamo fallire» L'attesa è quasi spasmodica, ormai, per lo storico incontro tra Melfi e Taranto. I biglietti sono ormai praticamente del tutto esauriti e in città si respira l'atmosfera dei playoff, il traguardo centrato dalla squadra gialloverde al terzo anno di permanenza tra i professionisti. Intanto la squadra è al lavoro per preparare al meglio l'impegno di domenica. Ieri pomeriggio, ultimi dettagli di rifinitura in vista del match sul campo del Valerio con Novelli che ha provato uomini e schemi insistendo nella parte finale soprattutto sui calci piazzati. Rana e Patarini sono i soli infortunati fuori dai giochi, oltre a Liberti, assente dal campo da mesi. Gli altri sono tutti abili e arruolati ed in buone condizioni di forma. Per la formazione titolare, comunque, bisognerà aspettare come al solito la consegna della distinta all'arbitro, anche perché mister Novelli può disporre di tante valide alternative in tutti i reparti. Stamattina ultima seduta di rifinitura sempre nell'impianto di via Sant'Abruzzese, poi tutti in ritiro alla ricerca della migliore concentrazione in vista del big match. Nell'ultimo confronto appulo-lucano ha bagnato il suo esordio in maglia gialloverde con il gol del definitivo 3-2: Pietro Balistreri conta di ripetersi anche nella prima sfida play off. Chiaramente ricorda con particolare piacere il giorno dell'esordio. «Segnare il gol della rimonta, decisivo per la vittoria - dice - è stata una grande soddisfazione. Per quanto riguarda la gara di domenica, ci siamo preparati molto bene in queste due settimane e non vediamo l'ora di scendere in campo». Il Taranto con tutto il suo blasone non incute certo timore al giovane centravanti palermitano. «Grande rispetto per l'avversario - commenta - ma nessuna paura. Se giochiamo come sappiamo fare possiamo tranquillamente fare nostra la partita e il passaggio del turno». Trattandosi di una sfida di centottanta minuti, assume particolare importanza la prima gara da giocarsi al Valerio. «Indubbiamente giocando in casa dobbiamo fare di tutto per vincere, anche se in tutti i casi ritengo fondamentale non subire gol. Fa molto caldo per cui la condizione atletica potrebbe risultare un elemento decisivo del confronto. Siamo in ottima forma». Si giocherà in un Arturo Valerio che farà segnare il tutto esaurito e dai tifosi potrebbe arrivare la spinta decisiva. «Ci aspettiamo il solito sostegno dei nostri tifosi. Non ce lo hanno fatto mai mancare e a maggior ragione non mancherà di certo questa volta che la posta in gioco è così alta». Due traguardi già raggiunti in stagione, davanti il terzo. «Siamo in ballo - conclude Balistreri - e balleremo». di Giuseppe Albano Arbitri pilotati, 72 partite nel mirino Sono settantadue le partite del campionato 2004-2005 sotto inchiesta. Lo dicono le 1011 pagine dell'informativa dei carabinieri di Roma passata ai magistrati di Napoli, e da cui sono scaturiti i 41 avvisi di garanzia dell'inchiesta Off-Side. Intere giornate di quella stagione, la 13ª di andata e la 5ª di ritorno, sarebbero state preventivamente organizzate da Luciano Moggi insieme ai due designatori degli arbitri. E almeno 22 giornate su 38. Alcune gare sono state, contestate: il Reggina-Juventus (2-1) con Paparesta chiuso a chiave nello spogliatoio del Granillo, il Roma-Juve (1-2) con Racalbuto in campo e le schede speciali del telefonino affidate al quarto uomo Gabriele. Altre partite, una minima parte, sono entrate nell'inchiesta per le telefonate di avvertimento fatte da Moggi agli amici moviolisti e giornalisti.
Papagni non svela il Taranto
Papagni ha blindato la formazione del Taranto che dopodomani scenderà in campo al "Valerio" di Melfi per la gara d'andata delle semifinali playoff valide per la promozione in C1. Le uniche notizie "tecniche" trapelate al termine dell'allenamento a porte chiuse riguardano il tempo effettivo della partitella in famiglia (due frazioni da 25' con l'inserimento di 3 Berretti), il fatto che il trainer rossoblù ha fatto ruotare spesso i suoi ragazzi, e che è stata segnata una sola rete (Catania). Silenzio assoluto per quanto riguarda la formazione-base schierata ed i moduli provati. Qualcosina in più si è saputa per quanto riguarda gli infortunati. Mortari e Manni hanno confermato la loro ritrovata efficienza fisica. Di Domenico è praticamente guarito. In questi giorni ha svolto un lavoro differenziato al solo scopo di recuperarlo dal punto di vista atletico. Il dott. Petrocelli li ha, dunque, rimesso in sesto a tempo di record. L'unico che dovrebbe restare ai box è Maurizio Caccavale. Anche il centrale difensivo è avviato verso la guarigione, ma sarebbe probabilmente un errore rischiarlo dopodomani. Se tutto continuerà a procedere per il meglio, dovrebbe essere disponibile per la gara di ritorno allo "Iacovone" in programma il 28 venturo. La formazione dipenderà anche dal modulo che mister Papagni ha in mente in far applicare ai suoi. «Non dovremo commettere l'errore di snaturarci - ha detto il trainer rossoblù al termine del lavoro di ieri pomeriggio - perché rischieremmo di smarrirci. Il nostro dovere è quello di continuare ad essere noi stessi, ossia quella squadra che è stata capace di raggiungere il secondo posto partendo addirittura dalla sesta poltrona e di strapparlo proprio alla formazione melfitana». Poiché il modulo tattico di riferimento del Taranto in tutto il campionato è stato il classico 4-4-2, Papagni dovrebbe confermarlo. L'alternativa potrebbe essere il 4-5-1 oppure il 4-4-1-1. Veniamo agli uomini. In porta ci sarà sicuramente Ghigo Gori (3 gol soltanto presi nelle 12 partite disputate consecutivamente). La linea dei difensori comprende Micallo a destra, Manni a sinistra e Pastore centrale. Al suo fianco dovrebbe giocare Martinelli che sta attraversando un buon momento di forma. In mezzo i punti fermi sono Mancini, Larosa e De Liguori. L'esterno di destra potrebbe essere Mortari. In avanti accanto a Deflorio potrebbe iniziare il match Di Domenico. Le alternative riguardano l'inserimento di Malagnino come esterno destro di centrocampo e di Catania come trequartista alle spalle di Deflorio. Il gioco offensivo del Melfi poggia, in buona parte, su capitan Schiavon che svolge solitamente il ruolo di distributore dei palloni al settore offensivo (specialmente sugli esterni). Ma non di rado Novelli si affida alle due "catene" di destra e di sinistra. Chiosa finale di Papagni: «Lo 0-0 ci tornerebbe comodo, ma dovremo scendere in campo per ottenere il massimo». Stamane partenza. Nel pomeriggio allenamento a Corato. Subito dopo la squadra raggiungerà una località segreta vicino Melfi. di Giuseppe Dimito
Il presidente Blasi "carica" il Taranto
Luigi Blasi è piombato ieri pomeriggio negli spogliatoi. Ha parlato con mister Papagni e la squadra. Ha galvanizzato tutti in vista dell'andata della semifinale-playoff in programma domenica al "Valerio" di Melfi (ore 16) con diretta su Rai Tre per la sola zona di Taranto. Il trainer: «La presenza del presidente è stata salutata con grande soddisfazione dall'intera rosa. Non ci fa mancare veramente nulla. In C2 non so quante siano le società che pagano puntualmente gli stipendi come fa la nostra. È un concetto che mi piace ribadirlo sempre». Ieri una sola seduta, sia pure intensa e robusta. Ambrosi si è ripreso dall'attacco febbrile e si è nuovamente aggregato al gruppo. Manni e Mortari stanno benissimo: i rispettivi infortuni sono soltanto un lontano ricordo. Anche Caccavale migliora a vista d'occhio. Non è ancora pronto al cento per cento, ma Papagni punta a recuperarlo sia pure in extremis. L'unico che ha girato ancora a parte è Di Domenico, la cui infiammazione al tendine sta tardando a guarirsi. Nel pomeriggio è prevista la canonica partitella in famiglia. Sarà la prova generale per domenica prossima per cui le porte dello "Iacovone" resteranno rigidamente chiuse. Anche alla stampa. Papagni: «Ritengo che umiltà e determinazione siano le doti fondamentali cui ricorrere in queste prime due decisive partite. Leggo che il Melfi è sicuro di batterci. Noi non rispondiamo con gli stessi toni. Non rientra nel nostra dna. Abbiamo raggiunto il secondo posto con le doti prima menzionate per cui intendiamo proseguire sulla stessa strada. Sarà il campo che certificherà la bontà del lavoro svolto e la forza dell'una o dell'altra squadra. Posso soltanto aggiungere che sono molto fiducioso nel buon esito della doppia semifinale, a cominciare ovviamente dalla gara d'andata, perché siamo consapevoli dei nostri mezzi». I 653 biglietti riservati al Taranto sono giunti in società, ma la Lega non ne ha ancora disposto la distribuzione in quanto dovranno essere verificati da un ispettore federale che dovrebbe giungere nel pomeriggio in città. La consegna al bar Cubana dovrebbe pertanto slittare a domani secondo un piano già concordato con i rappresentanti dei gruppi organizzati. Non ci saranno altre strade per venirne in possesso. Per quanto riguarda coloro che, purtroppo, non potranno avere nelle mani il prezioso tagliando, la Questura di Taranto, d'intesa con quella potentina, sconsiglia vivamente la loro partenza per Melfi perchè l'accurato e corposo servizio d'ordine già predisposto anche con l'arrivo di agenti altamente specializzati, non consentirà a nessun tifoso sprovvisto del biglietto, di avvicinarsi allo stadio "Valerio". Creare polemiche o, peggio, disordini non gioverebbe alla squadra perché il clima esterno si riverberebbe su quello interno. Deflorio e compagni hanno la necessità di giocare il match nella maggior dose di tranquillità. La squadra partirà domani mattina alle ore 10. Si allenerà nel pomeriggio sul terreno di gioco del Corato dopodicché riprenderà la marcia che la porterà nella sede del ritiro in una località nelle vicinanze di Melfi. di Giuseppe Dimito 24mila baci, 2 tirate d'orecchie e calcioni I tifosi della Civitavecchiese, Lazio, hanno disturbato continuamente la gara con il suono di una sirena marittima, quelli del Gedila Soccer, sempre Lazio, hanno insultato l'arbitro con un megafono. Quelli del Brancaleone, Calabria, hanno colpito un guardalinee con
«una bottiglia di acqua minerale della capienza di due litri», e in questo caso, forse, è stato punito lo spreco. Quelli del Martinsicuro, Abruzzo, hanno inondato alcuni tesserati avversari
«con un getto di spray rossiccio, verosimilmente di tipo urticante» che ha comportato il ricovero in ospedale di uno di loro. Al capolinea il mondo dei pargoli Gea
Con un ufficio nella centrale piazza Barberini, a Roma, la Gea World, società al centro delle inchieste parallele delle Procure di Roma e Napoli, cura gli interessi di circa 200 giocatori di calcio professionisti - tra cui tanti big, compresi gli azzurri Nesta, Cannavaro e Materazzi. La società dei figli d'arte (o dei figli di papà, come venne subito definita) è nata nel 2001 dalla fusione della General Athletic fondata da Andrea Cragnotti e di Francesca Tanzi - figli illustri di genitori che erano al tempo proprietari della Lazio e del Parma, ma che poi sono usciti dalla società - con la Football Management di Alessandro Moggi. Per la precisione, gli azionisti della nuova società erano Football Management e General Athletic al 45% per testa, e Riccardo Calleri, figlio dell'ex presidente di Lazio e Torino, con il 10%. Football Management era al momento della fusione controllata al 60% da Moggi junior e al 40% da Franco Zavaglia, altro procuratore (Totti ha fatto parte in passato della sua scuderia) al 40%. A dividersi General Athletic con il 20% a testa erano stati inizialmente Andrea Cragnotti, Chiara Geronzi (figlia del presidente di Capitalia Cesare Geronzi) e Francesca Tanzi, mentre il restante 40% era di Romafides, fiduciaria del gruppo Capitalia. Nei primi mesi di vita della nuova società, l'incarico di presidente venne ricoperto da Chiara Geronzi, poi il ruolo passò ad Alessandro Moggi, con Riccardo Calleri nei panni del vice. Direttore generale, prima che tornasse alla Lazio per ricoprire analogo incarico, era Giuseppe De Mita. Tra i «figli eccellenti» che fanno parte della Gea c'è anche Davide Lippi, erede del ct della nazionale e procuratore sportivo. Amministratore delegato è Franco Zavaglia. L'amara resa di Biscardi
Quell'ultima puntata, in onda lunedì sera, tutta su toni accorati, l'autodifesa totale, la riproposizione pedante di vecchie moviole per dimostrare che no, che lui era a posto, pulito, che Moggi, in pratica lui lo prendeva in giro, promettendogli favori e attenzioni al telefono e poi mandando in onda esattamente il contrario. Un'autodifesa quasi da grande pièce teatrale, ma con voce rotta dall'emozione forte, le parole che incespicano più del solito. Alla fine, un boomerang. I vertici de La7, si dice con Marco Tronchetti Provera in testa, e il direttore Antonio Campo Dall'Orto a sostegno, che la prendono malissimo e pongono con decisione, ieri, la questione delle questioni.
Taranto, comincia la settimana della verità Se la giocheranno. Avendo già fatto tutto o trovandosi ancora a metà strada. Trovandosi oltre le previsioni o a un passo dal vero obiettivo. Quattro squadre, un posto in ascensore. Quattro squadre, quattro allenatori. Sei giorni ai playoff, sei domande: uguali per tutti, risposta libera. Tecnici in ansia, squadre a riposo. Ore in cui il calcio si pensa, in cui i foglietti si macchiano di strategie. Pensieri, paure, ambizioni e emozione: c'è tutto. E ci sono tutti: quattro allenatori con storie da raccontare. Che, inequivocabilmente, diventano la storia della proprio squadra. Silipo, Pierini e Novelli allenano Rende, Pro Vasto e Melfi dall'inizio del campionato. Perché hanno superato i loro doveri, perché hanno sbagliato poco. Rende e Melfi sono tra le nobili dall'inizio, la Pro Vasto non lo aveva nemmeno previsto. Papagni, invece, è entrato in corsa, in una squadra che qua dentro doveva esserci, per programma e per blasone.
Playoff, si giocherà a Melfi «Sicuramente si giocherà a
Melfi»: dalla Prefettura di Potenza giunge la conferma ufficiale di quanto ormai sembrava scontato. Arriva dalla bocca di Luca Rotondi, capo di gabinetto, ma è la decisione presa dal prefetto lucano Luciano Mauriello. Melfi-Taranto non si sposta, per rispettare il diritto dei gialloverdi a giocare la partita in casa propria. E, probabilmente, i tifosi del Taranto non potranno essere più di 653, quanti sono i biglietti messi a disposizione. A vuoto rischia di andare anche l'ulteriore strada tentata dal Taranto: la società rossoblu, in alternativa al cambio di sede, aveva infatti chiesto altri biglietti di tribuna (pare cinquecento) per sistemare altri tifosi. Ma difficilmente verrà accolta la proposta. Lo dice lo stesso Rotondi:
«L'orientamento è negativo, non credo che potranno essere concessi altri biglietti. E' una questione di capienza e di sistemazione: lo stadio di Melfi non è molto grande, ci sono anche i tifosi di casa e, tra l'altro, le due tifoserie non possono stare a contatto. Allora non resta che il settore ospiti, che è opportunamente diviso e per il quale si può predisporre un adeguato servizio d'ordine». Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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