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Adesso torniamo al calcio
Incidenti di Melfi: arrestati 12 tifosi. Blasi: «Potrei mollare tutto»

Se restiamo al calcio, la domanda è questa: è ancora nelle corde del Taranto - nel suo tessuto connettivo, nei suoi gangli vitali, nella sua disponibilità psicofisica - una partita tecnicamente e tatticamente perfetta? Se la risposta è sì, allora il Taranto può farcela a ribaltare il pesante 3-1 di Melfi, guadagnando la finale dei playoff. Ma se la risposta è un'altra, allora occorre fermarsi a pensare. Perché c'è qualcosa che non va nel Taranto. C'è improvvisamente qualcosa di docile e di sbagliato in questa squadra. Come un impedimento. Qualcosa che intralcia il cammino, che soffoca il respiro, che rallenta il battito. Non è più il Taranto degli undici risultati utili consecutivi. Non è più la squadra risoluta e tagliente che ha reso possibile la rimonta. È un Taranto labile e bisogna stabilire, al più presto, perché: se è una questione di scorte energetiche o di quote di brillantezza; se il problema è fisico o mentale; se ha paura di perdere tutto dopo aver a lungo pensato di aver già vinto. Non sono dubbi leggeri, anche perché il Taranto non è più il miglior Taranto da qualche domenica. È un po' meno organico ed equilibrato, subisce gol con estrema facilità, si smarrisce. Avevamo captato i segnali di quella che sembra una probabile involuzione, intercettando il disagio strisciante e la stanchezza latente. Se restiamo al calcio, va riconosciuto che quella di Melfi è una prova complessivamente difettosa. Perché dentro la partita del Taranto c'è molto di sbagliato: approccio, impianto iniziale, scelte. Nell'approccio stranito c'è una squadra che non aveva previsto ciò che tutti temevano e avevano messo in preventivo: la partenza ringhiosa del Melfi, il suo avvio fremente, la sua pressione tambureggiante, il suo venire avanti a folate. Traumatici i primi dieci minuti nel corso dei quali il Taranto si lascia sballottolare come un pezzo di sughero in balìa delle onde. È vero: i gol del Melfi sono il frutto di gravi esitazioni individuali (Larosa-Gori) e di preoccupanti omissioni collettive (la difesa). Ma, in quell'inizio sconclusionato, non ci sono solo i gol del Melfi. C'è anche una squadra in evidente imbarazzo nella preparazione e nello sviluppo della manovra. Una squadra che non riesce a ripartire nello spazio, che si cerca senza trovarsi, che ha perso la memoria degli schemi. Qui il discorso rimanda alla scelta del modulo, che molti trascurano, temendo si tratti di un argomento accessorio. In realtà al modulo si legano compiti, movimenti e responsabilità. Il Taranto a Melfi ha cominciato con un 4-1-4-1 che evidentemente può tornare utile soltanto in corso d'opera e non rappresentare il canovaccio di partenza. Tanto è vero che è stato sufficiente qualche spostamento per ripristinare il più collaudato e congeniale 4-4-2, recuperando quasi di colpo un minimo di funzionalità e un briciolo di pericolosità. Che significa? Che il Taranto, come abbiamo scritto ieri motivando il 5,5 assegnato a Papagni in pagella, o è 4-4-2 (stabilmente, risolutamente) oppure stenta ad essere. A prescindere da chi gioca. E la speranza è che domenica Papagni recuperi almeno Di Domenico (fondamentale per le dinamiche offensive). E che rispolveri a tempo pieno sia Micallo che Bussi. Perché è necessario che il Taranto riacquisti sembianze note e ripercorra rotte antiche. Se restiamo al calcio, va inoltre ricordato che la partita, senza l'imperdonabile ingenuità di Martinelli e senza la puntigliosa segnalazione dell'assistente di linea, sarebbe finita 2-1, cioè con un risultato decisamente più gestibile. Ma dopo tutto quello che è successo (gli scontri, le cariche, gli insulti, i pugni, i referti, le denunce, le accuse, le volgarità, le minacce, gli sfoghi e gli arresti) la domanda infine, è un'altra: siamo proprio sicuri di poter tornare al calcio? di Lorenzo D'Alò23 maggio 2006

Papagni: «Crediamoci»
«Giocare nel nostro stadio mi rende felice»

Il tono di voce è quello di sempre. Capace di infondere serenità anche nei momenti difficili. Aldo Papagni, però, è arrabbiato: soprattutto per una sconfitta che ritiene paradossale, frutto di errori (iniziali) e ingenuità. 
Ciò che è avvenuto fuori dal campo, invece, è fonte di sorpresa. Di amarezza. E' il culmine di una pagina da cancellare. 
Papagni, è stata una domenica difficile. Caccavale aggredito, tante provocazioni, gli incidenti nel settore dei tifosi tarantini... 
«Questo non è calcio, non è neanche vita a dir la verità. Dovremo rispondere a quanto è accaduto continuando ad essere irreprensibili, in campo e fuori. Dal terreno di gioco non mi sono minimamente reso conto di quanto stavo accadendo. Quando ho visto le autoambulanze che si posizionavano sotto la curva, ho pensato a un malore di qualche tifoso, non certo ad una situazione di emergenza. Ne ho parlato anche con il quarto uomo, non riuscivamo a capire... Tutto il resto mi è stato raccontato in seguito». 
Il verdetto del Giudice Sportivo è agrodolce. Il ritorno si giocherà allo Iacovone, ma sono arrivati anche 30.000 euro di multa. 
«La possibilità di giocare nel nostro stadio mi rende felice. Per noi rappresenta una chance fondamentale per ribaltare il risultato, anche se adesso è in vantaggio il Melfi. Ma noi abbiamo tutti i mezzi per poter recuperare. Però dobbiamo pensare soltanto a giocare, senza cercare la rissa, sostenuti da uno Iacovone pieno all'inverosimile. Abbiamo bisogno dei nostri tifosi, il loro affetto sarà l'arma in più. Noi ci metteremo cuore e aggressività». 
A mente fredda, cosa non ha funzionato nel Taranto visto contro i gialloverdi? 
«Sono amareggiato e allo stesso tempo arrabbiato. La verità? Per tutta una serie di motivi, siamo stati noi a peccare di inesperienza: noi abbiamo recitato la parte del Melfi e loro hanno indossato i nostri panni. Siamo caduti nel tranello, sembravamo noi gli inesperti. Ci siamo fatti trovare impreparati. Nonostante il 2-0, eravamo riusciti a rimettere la gara in carreggiata. Subivamo poco, eravamo ad un passo dal pareggio. E poi abbiamo regalato il terzo gol». 
Cosa può aver causato un simile atteggiamento? 
«Ci siamo caricati di troppa tensione. Ma non in settimana: soprattutto nella fase della preparazione pre-gara. Troppe scaramucce, troppo nervosismo. La partita era importante di per sè, non avremmo avuto bisogno di altre pressioni. Anch'io ero teso: avremmo dovuto gestire le emozioni in maniera diversa. L'avvio della squadra, comunque, mi ha sorpreso: avevamo subito sei gol in quattordici partite, ne abbiamo presi due in otto minuti». 
Otto minuti di follia... 
«Eppure eravamo partiti bene. Nei primi tre minuti avevamo mostrato un atteggiamento giusto. Dal 4' al 12', tra il primo e il secondo gol, ci siamo sfilacciati, pur giocando in modo guardingo. E, invece, avremmo dovuto essere più alti. Poi, quando ho spostato Catania come secondo attaccante, ci siamo ripresi subito e abbiamo colto la traversa. Al 19' abbiamo segnato il rigore con Mortari. Abbiamo avuto, insomma, un black out di 5-6 minuti. Inspiegabile, ma sono cose che accadono. Abbiamo fatto un doppio regalo all'inizio, lo ripeto: è la cosa che più mi rattrista. Poi siamo riusciti a rimettere tutto in discussione, contenevamo alla perfezione le loro ripartenze. Peccato per il terzo gol». 
Quanto ha influito sul rendimento dei giocatori quello che accadeva fuori dal campo? 
«E' stata una partita particolare, sin dal riscaldamento. Ci siamo lasciati condizionare, è evidente. Abbiamo sbagliato tanti passaggi facili. Ma nell'intervallo, negli spogliatoi, io e i ragazzi ci siamo guardati negli occhi. Ci siamo parlati, chiariti, isolati dalle tensioni. E infatti, nel secondo tempo, abbiamo giocato nettamente meglio. Al di là del rigore del 3-1, sono contento del rendimento espresso dalla squadra nella ripresa. Non ho davvero nulla da rimproverare». 
E adesso? 
«Crediamoci. Crediamoci tutti. Ho visto un pizzico di scoramento in qualche tifoso: e invece dobbiamo avere fiducia. Se giochiamo come abbiamo fatto contro Nocerina e Pro Vasto possiamo farcela. Dobbiamo vincere due volte: sul campo e sul piano comportamentale. Sono dispiaciuto per i nostri tifosi: hanno sofferto, hanno avuto paura. Avremmo voluto consolarli almeno con un risultato positivo».23 maggio 2006

Scontri a Melfi: arresti
Nella notte vasta operazione della Questura di Taranto, a caccia di dodici tifosi rossoblu. In manette un finto fotografo melfitano. Multa alla società: 30.000 euro

Il giorno dopo è una brutta giornata. Bruttissima: un arresto a Melfi e dodici tifosi rossoblu a rischio arresto. Dalla mattina fino a notte inoltrata: è stata una giornata di reazioni convulse, di strascichi, di guai. La fine è peggio dell'inizio: nella tarda serata sono scattate le operazioni per l'arresto di dodici tifosi rossoblu, identificati come responsabili degli incidenti scoppiati al “Valerio”, che hanno portato alla sospensione per nove minuti della partita. 
Ricostruire è un dovere. Dividendo la giornata. Tra una reazione, una minaccia e un paio di manette. 
Blasi: «Non faccio giocare la squadra» 
«Trentamila euro di multa? E' assurdo. Vado via: vado via da questo calcio. Mi dimetto, ho deciso. E domenica non faccio giocare nemmeno la squadra». Gigi Blasi ha appena saputo. Che lo Iacovone è salvo, ma che la stangata è arriva lo stesso. Trentamila euro di multa per i disordini «causati dai propri sostenitori che si opponevano con violenza alle forze dell' ordine», una mazzata. Che fa scattare il presidente del Taranto, che non ci sta ad essere “cornuto e mazziato”. Va giù duro: «Se non intervengono, questo calcio non mi interessa più: lascio. Guardate: altre volte ho criticato i nostri tifosi, ma questa volta non hanno fatto niente, davvero. Sono stati provocati, le forze dell'ordine hanno sparato lacrimogeni ad altezza d'uomo, senza una vera ragione. E' stata una grossa esagerazione, lo scriva. Stavolta non c'entrano i nostri tifosi: la prova è stata che quando io sono andato sotto la curva e la Polizia si è allontanata non è accaduto più nulla. E alla fine la nostra curva si è svuotata senza incidenti, nonostante una brutta sconfitta». A Blasi non va giù nulla. Nè la maximulta né l'incredibile squilibrio: il Melfi ha avuto solo 750 euro di ammenda: «Assurdo, davvero: un inserviente è stato arrestato per aver picchiato Caccavale, noi siamo stati aggrediti, in tribuna ci hanno lanciato di tutto. Anche contro mio figlio, di sei anni: ha passato una notte quasi insonne, era ancora terrorizzato. E' inaccettabile, è tutto inaccettabile». Il Taranto, ovviamente, presenterà ricorso: c'è tempo fino alle 13 di oggi per presentarlo. 
Anche il Melfi minaccia di non giocare 
Non è uno scherzo, davvero. La decisione del Giudice Sportivo è stata aspramente contestata anche dai dirigenti del Melfi, stavolta in direzione contraria. Nella tarda serata di ieri, infatti, si sono dimessi il direttore generale e l'intero consiglio di amministrazione della società lucana per protesta. Secondo i dirigenti del Melfi la sanzione non è equa: per Melfi-Potenza, dicono, dell'anno scorso, la punizione era stata più severa. Non solo: anche il Melfi, a questo punto, minaccia di non scendere in campo allo Iacovone. Secondo i dirigenti melfitani non ci sarebbero le condizioni di sicurezza per disputare regolarmente la partita, dopo quanto accaduto nella gara di andata e gli incidenti che hanno coinvolto giocatori e addetti di entrambe le società. «E’ un provvedimento vergognoso a fronte della gravità di quanto hanno commesso, e pure essendo in diffida- ha dichiarato il dg gialloverde Castaldi - . Siamo stati minacciati di morte per la partita di ritorno e, quindi, non ci presenteremo a Taranto. La Lega ha adottato una misura politica, naturalmente a danno di una piccola società come la nostra, tanto che l’intero direttivo si è dimesso». Curioso, quantomeno. 
Melfitano arrestato 
Come detto: un arresto è stato effettuato dai carabinieri a Melfi. P.M., un trentaseienne del posto è stato arrestato per un episodio di invasione di campo ed aggressione. Secondo l’accusa l’uomo, fingendosi fotografo accreditato ed indossando la casacca distintiva delle persone autorizzate a stare ai bordi del rettangolo di gioco, nel corso dell’intervallo fra il primo ed il secondo tempo ha aggredito con pugni e calci un giocatore della Taranto (Caccavale). L’uomo è stato bloccato ed identificato prontamente dai carabinieri presenti sul luogo dell’aggressione. Successivamente ha cercato di far perdere le proprie tracce ma è stato raggiunto ed arrestato. 
Dodici arresti in corso 
Ovviamente gli incidenti hanno avuto altri strascichi, protrattisi fino a notte inoltrata. Nella giornata di ieri nella Questura di Potenza sono stati esaminato i filmati degli incidenti e ha vagliato la posizione di alcuni tifosi rossoblu. Più tardi agenti lucani sono giunti a Taranto, procedendo all'identificazione dei responsabili e facendo poi partire l'operazione per arrestare dodici tifosi rossoblu. Tutto è andato avanti fino a notte inoltrata: alcuni sostenitori rossoblu erano già stati portati in Questura, per altri era aperta la ricerca. 
Il comunicato di Blasi 
Nel primo pomeriggio era arrivato nelle redazione un comunicato di Blasi, diventato quasi superato in serata. Carta, penna e veleno: il comunicato stampa (integralmente pubblicato a parte) ha spiegato per intero il pensiero del presidente rossoblu, a metà tra la difesa e l'accusa. La difesa di sé, del Taranto, dei tifosi. E l'accusa nei confronti delle forze dell'ordine, del Melfi. Blasi spiega: «Mi sto interrogando se questo tipo di calcio mi appartiene». Fa capire, cioè, quello che poi dice direttamente. Stufo, seccato: il presidente parla dello stadio inadeguato, accusa il servizio d'ordine di aver sparato lacrimogeni ad altezza d'uomo. «Vi è stato - si legge tra l'altro - un solo sconfitto: l'ordine pubblico. Mi sto interrogando e sto riflettendo se valga la pena di proseguire questa avventura». Sembra un commiato, forse è solo l'inizio di una lunga battaglia di parole. Forse sono pugni battuti sul tavolo. Perché Blasi, adesso, attende delle risposte. E non dimentica di sollecitare la squadra: «Mi aspetto da tutte le componenti, inclusa la mia squadra, un segnale forte che mi faccia ricredere e che spazzi dalla mia mente tutte le nubi che si sono addensate dopo lo sconcio cui, mio malgrado, ho dovuto assistere ieri pomeriggio (domenica, ndc). Un segnale da parte di tutti che mi faccia capire che questo ambiente, al quale mi sono avvicinato con tanto entusiasmo e con progetti lungimiranti, sia quello che ancora mi appartiene». La riflessione è stata aperta. Poi si è scatenato tutto il resto.23 maggio 2006

Taranto-Melfi allo Iacovone
Società multata. Incidenti: arrestati dodici tifosi

Niente squalifica allo "Iacovone". Il giudice sportivo ha inflitto al Taranto una multa di 30mila euro per gli incidenti avvenuti a fine primo tempo della gara di domenica scorsa a Melfi. Martinelli, invece, è stato appiedato per due turni. La società lucana, invece, è stata multata di 750 euro. Scongiurato il campo neutro o, peggio, le porte chiuse dello stadio tarantino, società e squadra si sono rituffate a capo chino sulla preparazione della gara di ritorno in programma domenica prossima con inizio alle ore 16. Ieri sera, intanto, gli agenti della Questura di Potenza, in collaborazione con i poliziotti della Digos di Taranto, hanno arrestato 12 supporter rossoblù, indentificati tramite le riprese filmate effettuate allo stadio Valerio, perché ritenuti responsabili dei gravi incidenti. Ulteriori particolari saranno resi noti nelle prossime ore. Per la sfida di domenica si prevede, comunque, il pubblico, delle grandi occasioni per spingere il più possibile i rossoblù verso la conquista della finalissima dei playoff utili per l'ingresso in C1. L'amara e per certi versi, incredibile parentesi di Melfi dovrà essere dimenticata a partire da oggi. Domenica bisognerà pensare unicamente a tifare Taranto: ci sono due gol da rimontare ad una formazione che ha nella freschezza e nella vitalità le sue armi migliori, ma che si avvale di gente dotata di una buona tecnica individuale e di un gioco imparato a memoria sin dal luglio scorso. Papagni, nel pomeriggio, alla ripresa della preparazione, si farà sentire dai suoi: «Sono rattristato ed irritato. I miei sono scesi in campo troppo tesi ed elettrici. Il loro errore è stato quello di essersi fatti coinvolgere dall'aria pesante che aleggiava come una cappa. Sembrava che il Melfi fosse la formazione ricca di gente esperta ed il Taranto quella con tanti giovani. Il bello è che, nonostante tutto, eravamo riusciti a raddrizzare in parte i due gol presi d'acchito nei primi dieci minuti e che ci eravamo costruite tre nitide palle-gol per giungere al pari». Notiziario. Caccavale non ce la farà neppure domenica prossima. Di Domenico, invece, sì.23 maggio 2006

Blasi: «Questo calcio non mi piace più»
L'amaro sfogo del presidente dopo gli incidenti di Melfi. «Stadio "Valerio" inadeguato e servizio d'ordine lacunoso»

Lo sfogo di Luigi Blasi dopo gli incidenti e la sconfitta di Melfi. Il presidente riflette, accusa e denuncia. E si chiede: vale la pena impegnarsi se il calcio è questo? «Da ieri pomeriggio, dopo la traumatica (a dir poco) esperienza vissuta a Melfi, mi sto interrogando se questo tipo di calcio mi appartiene. Le previsioni sull'ineguatezza dello stadio Valerio sono state tutte riscontrate, i nostri tifosi, tutti, sia in tribuna che nel settore loro riservato, hanno ricevuto maltrattamenti e violenze che nulla hanno a che fare con lo sport. Il servizio d'ordine predisposto si è rivelato insufficiente e approssimativo culminato con lo sparo ad altezza d'uomo di lacrimogeni che oltre al panico, legittimo, hanno causato ferite agli spettatori di parte tarantina, che sono dovuti ricorrere alle cure mediche. Solo il mio intervento teso a placare la reazione dei tifosi, ingiustamente provocati, è servito a riportare la necessaria serenità nell'ambiente, tanto che non si è più assistito ad alcuna intemperanza dei nostri sostenitori. Sono ancora palpabili le intimidazioni e le violenze perpetrate ai danni del sottoscritto, della dirigenza e dei calciatori del Taranto all'interno dello stadio, sia da dirigenti della società ospitante che da tifosi abusivamente presenti negli spogliatoi, prima, e nell'area ove era parcheggiato il bus della nostra squadra, dopo. Vile e meschina l'aggressione subita da alcuni nostri tesserati durante e dopo la partita che ha portato Maurizio Caccavale a sporgere denuncia contro persona identificata dall'arma dei Carabinieri. L'intero gruppo della dirigenza e dei tesserati del Taranto è stato lasciato, a lungo, in balìa di un gruppo di scalmanati senza tutela e protezione alcuna. Domenica, lo abbiamo rilevato tutti, vi è stato un solo sconfitto: l'ordine pubblico. Mi sto interrogando, come dicevo, e sto riflettendo se valga la pena di proseguire in questa avventura. Mi sto chiedendo se valga il rispetto delle regole, la trasparenza della gestione, la puntualità nel rispetto degli impegni assunti nei confronti di tutti e soprattutto se venga realmente ripagata la correttezza e la lealtà sportiva. È in questa ottica che sto assumendo le mie decisioni. Mi aspetto da tutte le componenti, inclusa la mia squadra, un segnale forte che mi faccia ricredere e che spazzi dalla mia mente tutte le nubi che si sono addensate dopo lo sconcio al quale, mio malgrado, ho dovuto assistere ieri pomeriggio. Un segnale da parte di tutti che mi faccia capire che questo ambiente, al quale mi sono avvicinato con tanto entusiasmo e con progetti lungimiranti, sia quello che ancora mi appartiene».23 maggio 2006

I tifosi: «Non è colpa nostra» 
«Sono volati degli insulti. Poi all'improvviso la situazione è degenerata». «Hanno lanciato lacrimogeni ad altezza d'uomo. Decisiva la mediazione di Blasi. Ma adesso concentriamoci sulla sfida di ritorno. Senza rancore»

Una trasferta iniziata con la speranza di poter tornare a casa con un risultato positivo e conclusasi con la cocente delusione per la sconfitta e gli incidenti scoppiati nei minuti finali del primo tempo. Melfi-Taranto, vista dai tifosi, è un racconto dal sapore agrodolce. La parte appetitosa: il viaggio, il carico di aspettative, la certezza (quasi assoluta) di trarre un responso positivo dalla contesa. E quella aspra, difficile da mandare giù: l'uno-due immediato dei padroni casa (in appena dieci minuti) e i tafferugli scoppiati proprio quando il Taranto aveva rimesso in piedi una partita iniziata nel peggiore dei modi. «Tutto è iniziato intorno al 40', - esordisce Simone S., presente nel settore ospiti del «Valerio».- C'è stato un cambio di turno da parte delle Forze Ordine che, per costituire un cordone ai lati della tifoseria, ci hanno spintonato. È volato qualche insulto, poi la situazione è degenerata. Ma non avremmo mai potuto immaginare che dal terreno di gioco avrebbero sparato i lacrimogeni. Li hanno lanciati ad altezza d'uomo e al centro della curva. Per questo motivo, poi, ci siamo dovuti allontanare. Non si poteva respirare e qualcuno è anche stato colpito». La grande fuga, seguita dalla mediazione del presidente Blasi e di alcuni calciatori (nel frattempo la gara era stata sospesa dal sig. Baratta). Prima che la situazione tornasse alla normalità. «L'intervento del presidente si è rivelato fondamentale, - è il commento di Angelo D., partito alla volta di Melfi nonostante fosse reduce da un intervento al ginocchio.- Ci ha ricordato che lo «Iacovone» è diffidato e che avremmo seriamente rischiato di giocare la semifinale di ritorno in campo neutro. E ha invitato la Polizia ad allentare le tensioni. Ha seguito il secondo tempo davanti al nostro settore e non è accaduto più niente. Non riesco a capire, però, chi possa aver programmato un cambio di turno durante la partita. A questo punto credo che il piano di sicurezza non fosse stato preparato nel migliore dei modi. Fino a quel momento, infatti, non era successo nulla che lasciasse prevedere un epilogo di questo genere. E sulla statale 106, durante il viaggio di andata, alcuni tifosi rossoblù sono venuti a contatto in un area di servizio con dei supporters del Catania diretti a Lecce». Adesso l'attesa è rivolta al match di ritorno in programma domenica prossima. I rancori, però, sono già stati messi da parte. «Ne sono certo: la partita di Taranto sarà tranquilla. Non accadrà nulla di tutto ciò che si è verificato a Melfi. Lo stadio è più grande e non credo che i gialloverdi saranno seguiti da un cospicuo numero di sostenitori. E poi abbiamo un altro motivo per conservare le energie: abbiamo due gol da rimontare e servirà anche il nostro aiuto per permettere a Deflorio e compagni di accedere alla finalissima». di Fabio Di Todaro23 maggio 2006

Sconfitta nell'inferno di Melfi
Il Taranto perde 3-1 contro i lucani nella gara di andata dei play-off. Il cammino verso la finale diventa in salita. Incidenti dopo l'incontro: Caccavale aggredito

Un errore di Larosa: gol di Cammarota. Un errore di Pastore: gol di Paris. Una colossale ingenuità di Martinelli: rigore segnato da Schiavon. In campo è un suicidio: solo il rigore di Mortari rende ancora possibile l'impresa. Scontri in curva, partita sospesa per nove minuti, quattro feriti, oggetti che volano in tribuna, pugni che volano alla fine: fuori dal campo è un disastro, un groviglio di nervi, una rissa continua. 
Melfi-Taranto finisce (nel risultato e nel contorno) come peggio non poteva: lasciando un timido spiraglio per il ritorno, ma anche un sapore sgradevole sul palato. Lasciando macchie tecniche e tristezza morale. C'è una prova imperfetta che rischia di uccidere il sogno, c'è la prova autentica di un evento gestito male: tifoserie pericolosamente promiscue, gente accalcata in settori insufficienti, schizzi di tensione che, alla fine, travolgono tutti. E mettono in un angolo il pallone.
Fuori dalla mischia il Taranto si dispera: il 3-1 di Melfi rischia di portarsi via una stagione, di accartocciare tutto il lavoro, di trasformare i propositi di scalata in un gigantesco fallimento. Colpa di un insano autolesionismo, di una improvvisa regressione collettiva, di una falsa partenza. 
Di un errore di intepretazione: il gruppo entra molle, il Melfi va giù duro. Il 4-1-4-1 scelto da Papagni lascia spazio a Schiavon per pensare e al tridente di Novelli per disorientare: il 4-3-3 del Melfi è incisivo nei movimenti e rapido nelle incursioni. E' decisivo, a conti fatti. Perché gli spazi vuoti, utilizzati dai lucani, e lo sbandamento dei rossoblu sono il solco in cui germoglia il doppio vantaggio avversario. Il Melfi ha la voracità che il Taranto sembra non avere e la velocità che il Taranto non può avere. Quindi la banda di Novelli corre: con tre uomini stabili in zona d'attacco, due esterni di difesa che scendono aumentando la densità offensiva e verticalizzazioni sistematiche che decidono da che parte deve stare la partita.
Il territorio è marcato da due gol, come due schiaffi inattesi. Il primo di Cammarota (4'): un pallone rubato a Larosa, un tunnel, un tiro non irresistibile (da trenta metri) e un rimbalzo irregolare davanti a Gori, sorpreso. Il secondo di Paris (10'): un pallone a metà tra Pastore e Martinelli, un tocco maldestro e corto di Pastore e il destro in corsa del melfitano.
L'impressione che il Melfi possa prendersi tutto comodamente non attecchisce. Perché il Taranto smette di essere la sua brutta copia. Mentalmente: riacquisisce l'equilibrio psicologico, trova la sintonia con la partita, rimette la testa a posto, non si piega. Tatticamente: Papagni rimedia con il 4-4-2 (Malagnino da interno sinistro a esterno destro, Catania seconda punta) ridando alla squadra il suo abito più comodo e affidando la manovra ai movimenti che riescono meglio. La bontà della riorganizzazione è nella traversa che ufficializza la reazione (13', cross teso di Malagnino, deviazione di Cuomo sul legno) e nel rigore che riduce il divario. Se lo procura Catania (18', pallone rubato a Cuomo e fallo subito appena dentro l'area), lo realizza Mortari (19', esecuzione fredda). La partita è gravida: il Taranto trova la sincronia azionando Malagnino, attaccando gli spazi con Mancini e facendo transitare molti palloni dai piedi ispirati di Catania. Il Melfi, invece, rivede l'atteggiamento: smette di essere arrembante per non subire ancora e inevitabilmente perde ritmo e parte del potenziale. La mobilità di Catania (che passa dietro Deflorio in fase di non possesso) toglie spazio e sottrae inventiva a Schiavon, inibendo la manovra avversaria. 
Il Taranto ha un passo sicuro: sembra avere il governo della partita e il controllo dei ritmi. De Liguori, invece, ha un eccesso di precipitosità dannoso: un suo taglio servito da Mancini (32', giocata straordinaria prima del lancio) è banalizzato da un tiro alto con il solo portiere di fronte. Il Melfi gioca di posizione ma non incide: mantiene gli attaccanti alle spalle dei mediani rossoblu senza riuscire ad accelerare.
Sugli spalti, intanto, accade di tutto: volano lacrimogeni, si tentano invasioni per reagire, volano altri lacrimogeni. Il corpo a corpo tra i tifosi del Taranto e le forze dell'ordine costringe allo stop: nove minuti senza calcio, di tentativi di mediazione. Quando il calcio si riappopria del suo ruolo è già ripresa. Appaltata al Taranto, senza profitto. L'ultimo inganno è in una partita che il gruppo di Papagni sembra potersi prendere e che, invece, si accontenta di corteggiare.
Le squadre più lunghe danno spazio agli uno contro uno: il Taranto si mette tre volte in condizione di segnare eppure non lo fa. Comincia Malagnino (8', pescato oltre la difesa da Deflorio perde l'occasione dopo un controllo difettoso), prosegue Mancini (22', stop sbilenco e tiro raffazzonato su cross di Manni), chiudono De Liguori (31', tiro respinto con i pugni da Fumagalli) e Larosa (tap-in sulla respinta, fuori). Il danno più grave lo fa Martinelli: una manata (non violenta, ma evitabile) a Russo con la palla lontana. Il melfitano un po' esagera, il salernitano Baratta si fida del suo assistente: tra il rigore assegnato (35', con espulsione al rossoblu) e il rigore calciato (38', Schiavon spiazza Gori) passano tre minuti. Tra la fine della partita e la quiete passano lunghi periodi di tensione e pugni. E c'è ancora il ritorno. di Fulvio Paglialunga22 maggio 2006

Melfi, forte profumo di C1
Taranto al tappeto. Scontri sugli spalti, rissa negli spogliatoi. I lucani domenica potrebbero compiere il grande salto. Feriti un poliziotto e due carabinieri

In mano al Melfi, alla fine, resta una vittoria larga nella partita di andata delle semifinali dei playoff di C2. Forse più larga dei meriti che riesce a mettere insieme. In mano al Taranto, invece, non resta niente. Solo rabbia, desolazione e sconforto. Perché il 3-1 è un risultato decisamente penalizzante per la squadra di Papagni. Perché dentro la sua partita non c'è sempre quello che dovrebbe esserci: attenzione, raziocinio, equilibrio. E perché ai margini della partita è tutto un germogliare di scontri, di ripicche e di cattive azioni. Calcio che va in malora, sotto la pressione insopportabile di una sfida vissuta con straordinaria intensità sul campo e con troppa passione sugli spalti. La contaminazione, ad un certo punto, diventa inevitabile. Succede agli sgoccioli del primo tempo, quando nello spicchio di curva riservato ai tifosi tarantini scoppiano tafferugli con le forze dell'ordine (feriti un poliziotto e due carabinieri). E l'arbitro decreta la momentanea sospensione della partita. Nove minuti di non calcio che pesano, che intralciano, travolgendo la già fragile psicologia del confronto. La sospensione è una macchia che il calcio proposto (prima e dopo) non riesce a lavare. Perché è calcio posticcio, pieno di incongruenze, ricco di errori. Calcio senza memoria. Col Melfi che non riesce a fare il Melfi (non compiutamente almeno). E il Taranto che è spesso dimentico di sé: di ciò che è stato nel corso della stagione regolare e di ciò che dovrebbe continuare ad essere. La tensione azzera il patrimonio d'identità e di conoscenze, di movimenti e di automatismi. Condiziona il Melfi, deforma il Taranto. Disegnando nuovi scenari e nuovi contesti. Non c'è una logica. Non c'è quasi mai connessione tra tempi di realizzazione e spazi di manovra. Stati d'ansia, stati d'animo: la partita si riduce a questo. Il Melfi, però, indovina la partenza, sprigionando inizialmente tutta la potenza del suo 4-3-3, imperniato sulla regia mobile di Schiavon e sulla sfruttamento intensivo delle corsie esterne. Due gol nei primi dieci minuti non sono soltanto un eccellente viatico. Sono di più. Sono una discesa fiorita. Al 4' segna Cammarota, che Larosa si preoccupa di servire. Il tiro, da distanza ragguardevole, non sembra irresistibile, ma sorprende Gori. Al 10' raddoppia Paris, che trasforma una sorta di rigore in movimento, approfittando della letale esitazione di un reparto (la difesa rossoblù) e del maldestro rinvio di Pastore. Il Taranto è già fuori. Tatticamente lontano dalla partita ipotizzata alla vigilia. Il 4-1-4-1 pensato da Papagni non serve più. Urge correggerlo. Bisogna rompere l'avvilente isolamento di Deflorio. E recuperare fattezze note. Papagni sposta in avanti Catania, richiama a destra Malagnino e riporta in mezzo Larosa. Il ripristino del 4-4-2 (impianto di garanzia) ha un duplice effetto: fa guadagnare sicurezze al Taranto e fa perdere spavalderia al Melfi. Normalizza la partita. Catania valorizza la produzione offensiva. La rende più densa. Una palla messa in mezzo da Malagnino, rimbalza su Cuomo e si stampa sulla traversa. Brivido per il Melfi che ora dà proprio l'impressione di frenare. Non è sazio. E' un po' timoroso. Il Taranto lo punisce al 19'. Cuomo concede a Catania la facile penetrazione in area. Lo insegue e lo spinge. E' rigore. Dal dischetto Deflorio lascia la responsabilità della trasformazione a Mortari, che resta freddo e realizza. Il Taranto accorcia. La partita rifiata. Si arriva placidamente al 40'. Poi in curva, settore tarantino, succede qualcosa fra i tifosi e le forze dell'ordine. C'è chi provoca e chi risponde alla provocazioni. Le ricostruzioni sono discordanti. Panico, cariche, lacrimogeni. Partita sospesa (44'). Lo Iacovone è diffidato: il Taranto trema, pensando al ritorno. Si riprende. Altri due minuti, prima del provvidenziale intervallo. Sugli spalti si torna a tifare. Il presidente Blasi si piazza sotto la curva e rimane a vigilare. Si abbassano i toni della contesa. Affievoliscono i ritmi della partita, che così diventa più congeniale alle caratteristiche strutturali del Taranto. Il Melfi non riesce più a ripartire in velocità. E sente che un gol di vantaggio è poco. Papagni muove gli uomini della panchina. Entra Ambrosi (fuori Catania). Il Taranto colleziona situazioni favorevoli: con Mancini (controllo laborioso), con De Liguori (tiro respinto), con Deflorio (dribbling ispirati). Il Melfi sembra in difficoltà. Novelli inserisce Balistreri (non cambia il modulo). Nel Taranto Micallo e Mignogna rilevano Malagnino e De Liguori. C'è sostanziale equilibrio adesso. A spaccarlo è una colossale ingenuità di Martinelli che, a palla lontana sugli sviluppi di un innocuo traversone, colpisce con una manata Russo. Siamo dentro l'area. Non c'è violenza nel colpo. Ma la dinamica del gesto è inequivocabile. L'assistente di linea la coglie e la segnala all'arbitro. Rigore ed espulsione di Martinelli. Dal dischetto trasforma Schiavon. Melfi 3, Taranto 1. Finisce così. Mentre fuori dal campo, in sala stampa e nella zona dov'è parcheggiato il pullman del Taranto, riprendono le risse e le aggressioni. Giocatori, tecnici, dirigenti, addetti al servizio: ci si azzuffa, perdendo ogni controllo. Spettacolo squallido. Ma almeno stavolta i tifosi non c'entrano. di Lorenzo D'Alò22 maggio 2006

Melfi, vittoria con rissa
Tre feriti tra le forze dell'ordine. Tafferugli anche nel post partita. I gialloverdi si "sbarazzano" del Taranto con tre gol. La gara rovinata da incidenti sugli spalti

Il Melfi si aggiudica con un rotondo 3 a 1 il primo round della semifinale play-off contro il Taranto, al termine di una gara che ha visto succedere di tutto in campo e fuori. Novelli, come annunciato, si presenta con un tridente rapido in avanti per non dare punti di riferimento ai forti, ma macchinosi difensori ospiti, e la mossa sembra essere azzeccata, perchè dopo appena dieci minuti i suoi ragazzi si trovano avanti di due gol grazie alle realizzazioni di Cammarota e Paris, che mandano in estasi i tifosi gialloverdi. A ridare un pò di colore al Taranto ci pensa Cuomo, che perde malamente palla prima di atterrare in area Catania: dal dischetto Mortari spiazza Fumagalli. Il Melfi perde un pò di quella spavalderia iniziale, mentre il Taranto comincia a macinare più gioco, ma l'estremo difensore gialloverde non corre eccessivi rischi. A due minuti dalla fine del primo tempo, però, l'arbitro Baratta è costretto a sospendere il gioco per via di una tentata invasione dei tifosi tarantini, con lancio di oggetti in direzione delle forze dell'ordine: un poliziotto e due carabinieri feriti il bilancio degli scontri. Alla luce di questi gravi fatti, con tutta probabilità la gara di ritorno in programma domenica prossima 28 maggio, non si giocherà allo stadio Iacovone, già diffidato. Solo dopo dieci minuti la gara riprende, ma gli animi sugli spalti tendono a divenire sempre più incandescenti, soprattutto in tribuna coperta, data la presenza di oltre cinquanta tarantini accreditati dalla società ionica in versione ultras. Nel secondo tempo, colpa anche del caldo, i ritmi si abbassano e la partita perde di intensità, ma a dieci minuti dal termine ci pensa Martinelli a regalare un altro sussulto: colpo a gioco fermo su Russo in area, rigore per il Melfi ed espulsione per il difensore centrale di Papagni. Schiavon realizza con freddezza il gol del definitivo 3 a 1 prima della gran festa finale insieme ai tifosi, con applausi a scena aperta per tutti. Il clan tarantino non prende bene la sconfitta e negli spogliatoi se ne vedono di tutti i colori, fino all'aggressione fisica ai danni di Patarini perpetrata dal difensore del Taranto Caccavale, accompagnato successivamente in caserma dai carabinieri. «Benino nei primi veni minuti, poi c'è stato un pericoloso calo mentale dopo il loro gol», afferma Novelli. «A Taranto dovremo giocare meglio di oggi se vogliamo passare il turno». La squadra tutta, infine, dedica questo successo storico al presidente Maglione. di Giuseppe Albano22 maggio 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GORI 5 - Resta un po' sorpreso sul primo gol. Il tiro di Cammarota non sembra irresistibile. Forse a tradirlo è un rimbalzo maligno. Nel finale blocca con le mani un retropassaggio di Pastore. Spaesato. 
MORTARI 6 - Comincia esterno di difesa, finisce laterale di centrocampo. La resa è accettabile. Rientrava dopo un periodo di stop per infortunio. 
MANNI 5,5 - Qualche sbavatura in fase difensiva, qualche buona idea quando cerca e trova il tempo della sovrapposizione. 
MARTINELLI 4,5 - Prova irrimediabilmente macchiata da quel gesto dentro l'area. Una manata più ingenua che violenta, pagata a caro prezzo: rigore ed espulsione. 
PASTORE 5,5 - Non sembra in giornata. E lo fa capire subito. Maldestro il suo rinvio in occasione del raddoppio del Melfi. Sbagliate molte chiusure. 
DE LIGUORI 6 - La partenza è lacunosa. Poi, però, si riprende, dando il suo corposo contributo, soprattutto in fase di segmentazione della manovra avversaria. 
MALAGNINO 6 - Parte da interno sinistro. Emigra a destra quando il Melfi è già sopra di due gol. Corre, tampona e si sgancia finché fiato e gambe glielo consentono. 
LAROSA 5 - Grave l'esitazione sul primo gol del Melfi. Consegna il pallone a Cammarota e si fa saltare in tunnel. Non convince neanche quando Papagni gli assegna compiti diversi, riportandolo in linea con gli altri centrocampisti. 
CATANIA 6 - Dà il meglio di sé quando Papagni gli ordina di fare il secondo attaccante. Si procura il calcio di rigore. Cerca di tenere palla e di far salire la squadra.
MANCINI 6 - Avvio impersonale. Patisce la partenza fremente del Melfi. Quando la partita si "normalizza", apre l'armadio del suo repertorio. Ma non tira fuori tutto. 
DEFLORIO 5,5 - Un po' in ombra. Primo tempo impalpabile. Ripresa solo più generosa. Il primo a riconoscere difficoltà e timidezze è proprio lui. Domenica servirà il vero Deflorio. 
AMBROSI 5,5 - Entra al posto di Catania. Non è ancora in una condizione ottimale. 
MICALLO sv - Rileva Malagnino. Ha voglia. Ma c'è poco tempo. Ingiudicabile. 
MIGNOGNA sv - Nel finale rimpiazza De Liguori. Ingiudicabile. 
PAPAGNI 5,5 - Approccio da squadra smarrita. Poco funzionale l'impianto iniziale. Il Taranto o è 4-4-2 oppure stenta ad essere. Lo ha ribadito il campo.22 maggio 2006

Dimenticare Melfi
Incidenti durante e dopo la partita. Tafferugli tra forze dell'ordine e tifosi rossoblù alla fine del primo tempo

Gli insulti al presidente Blasi in tribuna. Una serie di scontri, che hanno visto coinvolti anche i giocatori, nell'intervallo e nel dopopartita. Certo, le sconfitte possono, e devono, appuntarsi sulle giubbe con onore; ma anche pudore si deve avere, il giusto pudore, nelle vittorie così. Dimenticare Melfi, persino le scuse banali: quell'aggrapparsi al rigore sconsideratamente provocato da Martinelli come fosse scialuppa nel mare in tempesta. Dimenticare Melfi, perché da zero si deve ripartire, ancora una volta, se si vuol trovare la via della C1 oggi smarrita dopo il mezzo harakiri. Dimenticare Melfi, forse soprattutto i pensieri; perché «la partita stava andando come volevamo» secondo l'interpretazione estensiva del tecnico Aldo Papagni. Ma si è perso. E si è perso male proprio perché la squadra lucana ha, paradossalmente, prodotto poco calcio. Dimenticare Melfi: Larosa così deludente a centrocampo; la coppia di difensori centrali, Pastore e Martinelli, deficitaria (prova decisiva il fallo di quest'ultimo, il penalty subito, l'espulsione che lascia adesso in braghe di tela la retroguardia per il ritorno). Dimenticare Melfi: Deflorio con poca birra in corpo e Mancini così irritabile, pallida controfigura di quel Golem sul quale il tecnico barese ha soffiato la grazia del gol e del bel gioco durante il campionato. «Risultato penalizzante per quello che abbiamo prodotto. Nel secondo tempo abbiamo anche sfiorato il gol del pareggio in più occasioni - ha dichiarato a fine partita l'allenatore rossoblù - poi il rigore ci ha tagliato le gambe. Se si eccettuano i primi dieci minuti (quelli nei quali la follia ha fatto premio sul resto, consentendo al Melfi di infilare due vole la porta di Gori, ndr), la gara è andata come desideravo. Questa partita bisognava giocarla così». Papagni raccomanda ai giocatori «nervi saldi» per il match di ritorno che somiglia, ormai, a un Giudizio di Dio. Sarà, ma vedere una difesa così in affanno, i reparti a tratti scollati fra loro, un centrocampo battuto, nella fase iniziale, dalla tempesta del dubbio: se cacciarsi, cioè, nell'imbuto costruito dal Melfi o aprire sulle ali (come poi si è verificato nel momento migliore per i rossoblù), non fa ben sperare. Occorrerà freddezza e un ritorno - lo si è letto tra le righe nella dichiarazione di Papagni - al 4-4-2; uno schieramento che merita ormai la definizione istituzionale di «modulo di garanzia». Garantirà la finale playoff e la C1? È vero, questa partita, ha detto moltissimo. Ha detto che il 4-4-2 se Deflorio ci crede si può fare. E al suo fianco il bomber potrebbe avere il miglior Catania, uno che gettandosi alle spalle le critiche, ieri ha sfoderato un'ottima prova, incomprensibilmente troncata dall'avvicendamento con Ambrosi. «Ci sono ancora novanta minuti, due gol si possono fare», ha chiosato mister Papagni quasi che a Melfi sia mancata la fortuna, non il valore. Non è così. O meglio, la squadra c'era: alcuni elementi essenziali no. Lo ha detto anche il presidente Blasi dopo l'incandescente sequela di discussioni in sala stampa: «Gli incidenti mi hanno impedito di vedere il resto della partita. Ho cercato di calmare gli animi dei tifosi, ma abbiamo ricevuto un'accoglienza vergognosa. Ci hanno minacciati, mio figlio di 6 anni, in tribuna, si è visto arrivare addosso le monetine. Incredbile. Al Taranto è mancata la determinazione giusta. Ho visto Deflorio scarico e se penso agli infortunati, certamente mi preoccupo. La sconfitta ci può stare, ma sono fiducioso. A Taranto le cose cambieranno». di Fulvio Colucci22 maggio 2006

Galliani vicino a lasciare
Dopo Carraro, tocca a lui: molte società chiedono le sue dimissioni

Un superpoliziotto o un generale dei carabinieri alla guida degli 007 della Federcalcio: deciderà domani il commissario straordinario Guido Rossi. E' una settimana decisiva, questa, per gli assetti del governo del pallone, travolto dallo scandalo. Il professor Rossi oggi sarà a Coverciano, dagli azzurri che si preparano al Mondiale, e domani a Roma dove si metterà subito al lavoro. Il primo problema da risolvere è quello dell'Ufficio Indagini, rimasto dimezzato dalle dimissioni del suo capo, il generale Italo Pappa, e di due vice (oggi si farà da parte anche il generale Francesco Attardi che rischia anche un provvedimento disciplinare dalla Guardia di Finanza). 
Rossi procederà subito ad un paio di nomine: in forte ascesa le quotazioni del dirigente generale di Ps, Eugenio De Feo, che è stato a Palazzo Chigi quando D'Alema era presidente del Consiglio. Potrebbe essere lui il nuovo capo, a meno che la scelta non cada su un generale dei carabinieri. I tempi per l'inchiesta sportiva sono ridotti, Rossi spera di chiudere tutti i processi entro il 10-15 luglio. L'Uefa deciderà oggi nel comitato esecutivo (presente anche Franco Carraro) sino a quando aspettare le italiane: ma il 28 luglio c'è il sorteggio dei preliminari di Champions, e oltre non si potrà proprio andare. 
Un giorno chiave di questa settimana sarà anche mercoledì, quando a Milano si terrà l'assemblea straordinaria della Lega Calcio: traballa sempre più la poltrona di Adriano Galliani, che sarebbe pronto a dare le dimissioni. Molti presidenti, soprattutto della serie B, sono per un azzeramento totale. Anche Zamparini, il vice di Galliani, è disposto a rimettere il mandato. Da valutare la posizione di Massimo Cellino che potrebbe andare sotto processo per omessa denuncia (vedi accuse a De Santis). 
In settimana il commissario Rossi incontrerà il neoministro Giovanna Melandri e il sottosegretario Giovanni Lolli, si vedrà anche con Antonio Catricalà, mentre potrebbe convocare a Roma le Leghe e le associazioni di categoria. Da risolvere anche il nodo dell'Aia, l'associazione arbitri: addio a Tullio Lanese, verrà scelto un commissario fuori dal mondo calcistico (niente, quindi, Paolo Casarin o Salvatore Lombardo). 
Rischia anche l'attuale designatore, Maurizio Mattei: ma non è sicuro che il suo posto venga preso da Pierluigi Collina, perché prima qualcuno (l'ideale sarebbe Lanese...) dovrà spiegare che fine hanno fatto i soldi delle sponsorizzazioni, mai arrivati alle casse dell'Aia. Un mistero, uno dei tanti. Bergamo ad esempio sosteneva che Pairetto era legato alla "Sampdoria, al Milan , all'Inter, al Verona, al Vicenza, al Palermo... a tutti quelli dove ci sono i grandi magazzini e lui ha bisogno di lavorare! ". Ma non faceva il veterinario, Pairetto? Forse Bergamo si riferisce a qualche persona vicina all'ex designatore torinese. Giallo, pure questo, che andrà chiarito prima o poi. 
Il mondo arbitrale uscirà comunque a pezzi da questo scandalo: rischia la radiazione anche Gianluca Paparesta, classe '69, internazionale da soli tre anni. Non ha denunciato di essere stato "sequestrato", e maltrattato, da Moggi: non solo, il giorno dopo si è scusato con l'ex dg bianconero, dimostrando così di fare parte integrante del gruppo. Il procuratore arbitrale, Marcello Cardona, aspetta solo le carte prima di procedere. Moltissimi saranno, stavolta, i ritiri tessera. di Fulvio Bianchi22 maggio 2006

Melfi-Taranto, parla il campo
Deflorio unica punta. Papagni avverte: «Niente calcoli»

L'attesa è palpabile. Nella squadra (che si appresta ad affrontare la prima tappa verso la C1) e nei tifosi (saranno soltanto 653, per ragioni di ordine pubblico, sugli spalti del «Valerio»). Melfi-Taranto si gioca oggi. Nella sua sede naturale (l'impianto sportivo lucano) e con il suo fisiologico carico di aspettative. Comune in ogni punto, nonostante le ambizioni iniziali differenti. Da un parte il Melfi: una squadra giovane, effervescente, spensierata. Ma anche capace di sciorinare il miglior calcio del girone C (fatta eccezione per gli ultimi due mesi) e di piazzarsi all'ultimo posto utile per partecipare all'appendice dei playoff. Dall'altra il Taranto: costruito per vincere, impreziosito dalla qualità di alcuni elementi imprescindibili (Deflorio, Mancini, Pastore). Protagonista di una straordinaria rimonta nel girone di ritorno - 11 risultati utili consecutivi - che ha consentito di chiudere il campionato sulla piazza d'onore, alle spalle del neopromosso Gallipoli. Emozioni garantite, allora. Ai gialloverdi toccherà fare la partita: hanno l'opportunità di giocare in casa e devono colmare il piccolo svantaggio dettato dalla classifica. Il Taranto, invece, può attendere le mosse dell'avversario. Per allentare la pressione e per riconoscere i punti deboli. Da cui, poi, dipenderanno le strategie offensive. Aldo Papagni ha studiato la partita nei minimi particolari. Conosce le caratteristiche individuali della maggior parte dei calciatori avversari (ha allenato il Melfi nella prima parte dello scorso campionato) e la precisa identità tattica fornita dal suo collega Novelli. E ha già studiato le contromosse. «Rispettiamo il nostro avversario, - ha detto il tecnico di Bisceglie durante la settimana - ma non lo temiamo. La mia squadra è pronta. Siamo concentrati e consapevoli di poter accedere alla finale». Si cambia, innanzitutto (dal 4-4-2 al 4-1-4-1): per colpa di alcune defezioni (Caccavale e Di Domenico non dovrebbero accomodarsi nemmeno in panchina) e per precisa scelta tattica (giocando con un solo attaccante verrebbe a crearsi la superiorità numerica a centrocampo). Partendo dalla difesa: i due esterni saranno Mortari (al rientro) e Manni, la coppia centrale sarà composta da Martinelli e Pastore. Toccherà a Larosa agire alle spalle della linea dei centrocampisti: Papagni chiede aiuto ai suoi centimetri e alla capacità di giocare da centrocampista in fase di possesso. In questo modo Mancini (sarà affiancato al centro da Malagnino, preferito a Bussi) avrebbe l'opportunità di staccarsi e dare supporto all'azione offensiva. Ma il sostegno arriverà anche dalle corsie laterali: Catania e De Liguori proveranno a bloccare i due terzini, costringendoli alla copertura piuttosto che allo sviluppo della manovra. La settimana di allenamenti a porte chiuse, però, non concede verità assolute. Nemmeno nel giorno della partita. Si alza il sipario, è il momento di Melfi-Taranto. di Fabio Di Todaro21 maggio 2006

Spareggi, una storia lunga 32 partite

In totale sono 32 gli spareggi giocati dal Taranto dal 1927 ad oggi, 23 quelli disputati per una promozione, 9 quelli per non retrocedere. Ecco nel dettaglio tutti quelli validi per una promozione. Campionato Prima Divisione 1928-29, girone finale B per la promozione in Serie B: 1ª giornata 9 giugno 1929, Taranto-Massangioli Chieti 4-1; 2ª g. 16 giugno 1929, Gargallo Siracusa-Taranto 2-2; 3ª g. 30 giugno 1929, Massangioli Chieti-Taranto 4-1; 4ª g. 7 luglio 1929, Taranto-Gargallo Siracusa 3-0. I rossoblù primi nel girone affrontano il Lecce nella finalissima per la promozione in B (la gara è valida anche per il titolo di Campione del Sud): a Napoli il 29 luglio 1929, Taranto-Lecce 2-2 d.t.s. (vanno in gol al 5' Martino Castellano, al 17' e 20' Plemich per il Lecce, al 41' Cornara). Si va alla ripetizione della gara, ed a Bari il 4 agosto 1929 si impongono i salentini per 3-1 (segnano al 17' Tana per il Lecce, al 55' e 68' Lanza sempre per i salentini, quindi al 61' Martino Castellano su rigore realizza per i rossoblù la rete della bandiera). Campionato Prima Divisione 1933-34, spareggio per il 3° posto per l'ammissione ai gironi finali per la promozione in serie B: Foggia, 6 maggio 1934: Pescara-Taranto 1-0 (al 40' rete di De Matteo). Campionato serie C 1934-35, girone finale A per la promozione in Serie B: 1ª giornata 9 giugno 1935, Taranto-Acciaierie e Ferrovie Lombarde Falck 1-0; 2ª g. 16 giugno 1935, Andrea Doria-Taranto 1-4; 3ª g. 23 giugno 1935, Taranto-Palmese 2-0; 4ª g. 30 giugno 1935, Acciaierie e Ferrovie Lombarde Falck-Taranto 0-2; 5ª g. 7 luglio 1935, Taranto-Andrea Doria 1-1; 6ª g. 14 luglio 1935, Palmese-Taranto 0-2 per rinuncia. Il Taranto vince il girone e sale per la prima volta in serie B. Campionato serie C 1939-40, girone finale A per la promozione in Serie B: 1ª giornata 2 giugno 1940, Taranto-Savona 0-3; 2ª giornata 9 giugno 1940, Reggiana-Taranto 3-1; 3ª giornata 16 giugno 1940, Taranto-Spezia 0-0; 4ª giornata 23 giugno 1940, Savona-Taranto 8-0; 5ª giornata 30 giugno 1940, Taranto-Reggiana 1-8; 6ª giornata 7 luglio 1940, Spezia-Taranto 9-0. In questo girone finale il Taranto subisce 3 pesantissime sconfitte ed il portiere Bolognini è il protagonista in negativo; contro la Reggiana il guardiano rossoblù viene accusato di scarso impegno per favorire proprio gli emiliani, mentre contro lo Spezia si fa espellere al 58' lasciando la squadra in dieci uomini, con un «giocatore di movimento» in porta. Campionato serie C1 2001-02, playoff per la promozione in serie B: il Taranto chiude la regolar season al 2° posto ed affronta in semifinale il Lanciano piazzatosi al 5° posto; nella gara d'andata il 20 maggio 2002 si impone il Lanciano per 3-2 (le reti al 24' rigore di Riganò, al 34' Gennari, al 59' Karasavvidis, al 70' Pestrin, al 94' Galeoto), mentre nella gara di ritorno del 27 maggio vincono i rossoblù per 2-1 (in gol al 31' Marziano, al 38' Giugliano, al 99' Taccola). Il Taranto va in finale e si gioca la promozione tra i cadetti affrontando il Catania; il 2 giugno al «Cibali» finisce 1-0 per gli etnei con una rete di Fini al 49'. Nel ritorno del 9 giugno, di fronte a circa 25mila spettatori, finisce 0-0 con i siciliani a festeggiare la conquista della serie B. di Franco Valdevies21 maggio 2006

Siamo di Taranto, niente biglietti

Succede a Melfi. Anno 2006. Giorno 19 maggio. Pomeriggio. Arriviamo nel paese intorno alle 18. Cerchiamo biglietti per andare allo stadio. Non abbiamo certezza sul numero: le voci sono di una continua contrazione rispetto alla richiesta inoltrata come gruppo organizzato. Temiamo che il settore a noi destinato sia troppo piccolo. Uno dei nostri compagni di viaggio (siamo in 4), è senza biglietto e, soprattutto senza speranza. Non appartiene ad alcun club organizzato, seppure abbonato e apprezzato trasfertista. Troviamo la società A.S. Melfi al centro del paese, su una della tante stradine in salita. Qualcuno del luogo cerca di depistarci, ma la maggior parte delle persone a cui chiediamo è cordiale. Girato l’angolo di via Di Napoli, troviamo una rampa di scale. E in cima un balconcino dal quale sono affacciate alcune persone. La porta alle loro spalle è aperta. È l’ingresso della sede sociale del Melfi. Un piccolo appartamento di paese adattato. Entriamo guardati subito con sospetto. Primo “spiazzamento”. Poster elettorali ovunque. Poi una scrivania e due torri di biglietti. E’ la sede del Melfi, non ci troviamo in un comitato elettorale. Sospiro di sollievo. Nemmeno il tempo di aprire bocca e un signore distinto, il più anziano, ci chiede i documenti. Rispondiamo elegantemente : richiesta non legittima, ma prego. Ha difficoltà con la carta d’identità elettronica. Lo solleviamo da ogni imbarazzo. Vorremmo andare in tribuna. Siamo di Taranto. Parola magica. Inizia lo show. Tutti gli uomini presenti, fanno cerchio. Incominciano a sciorinare concetti giuridici, quali decreti prefettizi, ordinanze, ordine pubblico, divieti, con disinvoltura sconcertante. Ci guardiamo. Rinnoviamo l’invito. Lo riformuliamo: siamo cittadini italiani. Vorremmo vedere la partita. Tutto qui. Non vogliamo comprare prodotti caseari. Non rappresentiamo nessuno. Invitiamo a lasciare il dizionario giuridico nel cassetto. Meglio per tutti. Qualche giurista si sta già contorcendo. Al più furbo (?) del gruppo viene l’idea di cambiare versione. Con disinvoltura. Forse scherzano, pensano i più ottimisti di noi. I biglietti che vedete (un pacchetto viene portato da questi amici in un auto parcheggiata proprio di fronte al portoncino) sono tutti prenotati. Risatona. Ma come, ci chiedete i documenti; non c’è traccia di elenchi, ci fate una dissertazione giuridica e ora ci dite che sono prenotati. Non solo. Nel frattempo, qualche tifoso di casa compera il biglietto senza alcuna prenotazione. Lo ammette candidamente alla nostra richiesta. Anzi, ci guarda come se fossimo dei pazzi. Imbarazzati, i nostri fantastici amici, rimandano indietro le poche persone che sfilano in società per acquistare il tagliando (e noi che pensavamo di trovare chissà quale fila). Sempre i nostri amici presidiano militarmente la zona. Ad un signore non svegliassimo, per dare corpo alla loro ultima versione, sussurrano: dì che ti manda Moggia. Potevano almeno trovare altro mandante: di questi tempi. E’ un po’ troppo per la nostra pazienza. Incassiamo anche la solidarietà da parte di qualcuno. A questo punto – spazientiti - chiediamo l’ausilio delle forze dell’ordine. Si sta consumando un abuso, una vera e propria discriminazione. Ci impediscono di accedere ad un servizio solo perché nati a Taranto. Arriva prima la polizia di stato. Poi i carabinieri. La scena è però unica. Gentili, disponibili, ma dopo un colloquio rigorosamente privato con gli addetti alla società fanno un passo indietro. Non sarebbe loro competenza intervenire. Lasciamo Melfi a tramonto inoltrato. Questa storia non finisce qua, ci riserviamo di fare valere le nostre ragioni su altri tavoli. La sensazione di tristezza è però prevalente rispetto a quella della rabbia. Melfi ha già perso la sua partita più importante. Quella dell’ospitalità e delle regole. Peccato.20 maggio 2006

Melfi-Taranto è domani

E' vigilia. Attesa, densa. Vigilia per chi tifa e sente alle spalle il soffio caldo di un sogno. Per chi ha il prezioso biglietto, per chi si deve accontentare della tv. Melfi-Taranto è domani: è vigilia anche per chi gioca. E arriva il momento delle scelte, l'ora della cernita, l'attimo dei tratti di penna sul foglietto della formazione. Aldo Papagni deve decidere, adesso. Ma preferisce prendersi le ultime ore disponibili. Quasi come sempre: farà conoscere poco prima della partita le sue scelte. Più di sempre: mai come questa volta le sue idee sono coperte da un velo. Effetto di una settimana a porte chiuse, di un test senza occhi esterni, di un ritiro anticipato: da ieri mattina il Taranto è a Corato, prima tappa del lungo prepartita e oggi si trasferirà nei pressi di Melfi. In mezzo due allenamenti: quello di ieri pomeriggio, servito più a confermare alcune defezioni e altrettanti dubbi, e quello di stamattina, che dovrebbe far passare qualche certezza in più.
Dato, ormai, per scontata l'assenza di Caccavale (si preferisce non rischiare), il dubbio è, adesso, legato a Di Domenico, che anche ieri ha svolto un lavoro differenziato. E non è un dubbio da poco. Cioè: la resa del giocatore comincia ad apparire sempre più probabile. E la sua sostituzione sembra orientare sempre di più ad un totale cambio di modulo. Il 4-5-1 è l'alternativa, a meno di un recupero miracoloso di Di Domenico, ma anche una versione di comodo per semplificare. E' una traduzione forzata in numeri di un assetto denso di novità e, anche, ricco di giocatori dalle caratteristiche offensive. Il Taranto, il punto di partenza è questo, dovrebbe avere una sola punta di ruolo: Deflorio. Troppo rischioso lanciare Ambrosi dal primo minuto: più utile tenerlo caldo per un ingresso a partita in corso. Il resto, invece, è oggetto di valutazione. Molto ruota, anche, intorno a Mortari: Papagni sembra intenzionato a schierarlo dall'inizio, ma non ha ancora deciso dove. Il leccese è contemporaneamente in ballottaggio con Micallo (se dovesse giocare da esterno di difesa) e Catania (se dovesse, invece, essere schierato a centrocampo). Al centro della difesa è scontato l'impiego di Martinelli e Pastore, mentre a sinistra tocca, come sempre, a Manni.
A centrocampo (detto del ballottaggio Mortari-Catania, nel quale ha anche qualche possibilità di inserirsi Mignogna), Mancini dovrebbe essere l'interno destro (agendo di frequente quasi da trequartista), Malagnino (o, meno probabile, Bussi) sarebbe l'interno sinistro, mentre l'esterno sinistro sarà De Liguori. Larosa sarà il centrocampista più arretrato: argine davanti alla difesa in fase di non possesso e mediano (per far salire Mancini) in fase di possesso. L'intento di Papagni, però, non sembra essere quello di far chiudere la squadra: da quanto è passato sotto le porte chiuse, il tecnico chiederebbe a Catania (o Mortari) di essere molto alti quando il pallone è dei rossoblu, giocando quasi da seconda punta. Anche perché, con il centrocampo del Melfi (che ha tre uomini in mediana) di fronte si potrebbe crare la superiorità necessaria a far sganciare senza problemi un centrocampista. Valutazioni ancora in corso. E non è detto che i dubbi svaniscano oggi. Vista l'aria non è nemmeno detto che i dubbi esistano. Ma siamo ai playoff, è permesso. di Fulvio Paglialunga20 maggio 2006

Taranto, è partita la missione
Ieri allenamento a Corato. Formazione top secret

Penultimo allenamento settimanale del Taranto. Ieri l'intera rosa (sono partiti tutti ad eccezione ovviamente di Deleonardis) si è allenata a Corato, città posta ad 80 chilometri circa da Melfi. Papagni ha fatto riprovare per l'ennesima volta alcuni schemi che ritiene utili per il difficile match di domani pomeriggio al «Valerio». Lavoro differenziato per Caccavale (è out per l'incontro di domani) e Di Domenico (l'attaccante può farcela). Ricordiamo che i 653 biglietti messi a disposizione dei tifosi tarantini sono stati già distribuiti ieri l'altro e che il match, su disposizione del Prefetto di Potenza, competente per Melfi, sarà trasmesso su Rai Tre per la sola zona di Taranto con inizio alle ore 16. Val la pena ricordare che è previsto un imponente ed accurato servizio d'ordine che presidierà tutte le possibili strade d'arrivo alla cittadina lucana e che, pertanto, è assolutamente sconsigliabile giungervi senza avere in tasca il tagliando d'ingresso allo stadio. Meglio, pertanto, godersi il match attraverso gli schermi televisivi e prepararsi alla gara di ritorno in programma domenica 28 venturo allo «Iacovone» con inizio sempre alle ore 16. Ai tifosi lucani saranno riservati, per disposizione della Lega, gli stessi 653 biglietti. La formazione è ancora avvolta nel mistero. Decisiva sarà l'ultima seduta in programma stamane sempre a Corato (la rosa ha pernottato nella cittadina barese). Dopo raggiungerà una località segreta nelle vicinanze di Melfi. Questo il più probabile schieramento: Gori, Micallo, Martinelli, Pastore, Manni; Mortari, Mancini, Larosa, De Liguori; Di Domenico (Catania), Deflorio. Il Melfi ha supportato i 55 punti grazie ai 30 incasellati all'andata ed ai 25 al ritorno. Ha quasi sempre occupato il secondo posto fino alla decima giornata di ritorno (48 punti). Nelle ultime sette ha contabilizzato solo 7 punti. In casa ha perso solo con Giugliano (1-0) e Gallipoli (2-1) e pareggiato 6 gare. di Giuseppe Dimito20 maggio 2006

«Non possiamo fallire»
Balistreri sogna il bis. Nella partita di ritorno segnò il gol-partita

L'attesa è quasi spasmodica, ormai, per lo storico incontro tra Melfi e Taranto. I biglietti sono ormai praticamente del tutto esauriti e in città si respira l'atmosfera dei playoff, il traguardo centrato dalla squadra gialloverde al terzo anno di permanenza tra i professionisti. Intanto la squadra è al lavoro per preparare al meglio l'impegno di domenica. Ieri pomeriggio, ultimi dettagli di rifinitura in vista del match sul campo del Valerio con Novelli che ha provato uomini e schemi insistendo nella parte finale soprattutto sui calci piazzati. Rana e Patarini sono i soli infortunati fuori dai giochi, oltre a Liberti, assente dal campo da mesi. Gli altri sono tutti abili e arruolati ed in buone condizioni di forma. Per la formazione titolare, comunque, bisognerà aspettare come al solito la consegna della distinta all'arbitro, anche perché mister Novelli può disporre di tante valide alternative in tutti i reparti. Stamattina ultima seduta di rifinitura sempre nell'impianto di via Sant'Abruzzese, poi tutti in ritiro alla ricerca della migliore concentrazione in vista del big match. Nell'ultimo confronto appulo-lucano ha bagnato il suo esordio in maglia gialloverde con il gol del definitivo 3-2: Pietro Balistreri conta di ripetersi anche nella prima sfida play off. Chiaramente ricorda con particolare piacere il giorno dell'esordio. «Segnare il gol della rimonta, decisivo per la vittoria - dice - è stata una grande soddisfazione. Per quanto riguarda la gara di domenica, ci siamo preparati molto bene in queste due settimane e non vediamo l'ora di scendere in campo». Il Taranto con tutto il suo blasone non incute certo timore al giovane centravanti palermitano. «Grande rispetto per l'avversario - commenta - ma nessuna paura. Se giochiamo come sappiamo fare possiamo tranquillamente fare nostra la partita e il passaggio del turno». Trattandosi di una sfida di centottanta minuti, assume particolare importanza la prima gara da giocarsi al Valerio. «Indubbiamente giocando in casa dobbiamo fare di tutto per vincere, anche se in tutti i casi ritengo fondamentale non subire gol. Fa molto caldo per cui la condizione atletica potrebbe risultare un elemento decisivo del confronto. Siamo in ottima forma». Si giocherà in un Arturo Valerio che farà segnare il tutto esaurito e dai tifosi potrebbe arrivare la spinta decisiva. «Ci aspettiamo il solito sostegno dei nostri tifosi. Non ce lo hanno fatto mai mancare e a maggior ragione non mancherà di certo questa volta che la posta in gioco è così alta». Due traguardi già raggiunti in stagione, davanti il terzo. «Siamo in ballo - conclude Balistreri - e balleremo». di Giuseppe Albano20 maggio 2006

Arbitri pilotati, 72 partite nel mirino
Sotto accusa il torneo 2004-2005. Dai designatori attenzioni particolari per la Juventus. Rigori, fuorigioco non segnalati e cartellini gialli

Sono settantadue le partite del campionato 2004-2005 sotto inchiesta. Lo dicono le 1011 pagine dell'informativa dei carabinieri di Roma passata ai magistrati di Napoli, e da cui sono scaturiti i 41 avvisi di garanzia dell'inchiesta Off-Side. Intere giornate di quella stagione, la 13ª di andata e la 5ª di ritorno, sarebbero state preventivamente organizzate da Luciano Moggi insieme ai due designatori degli arbitri. E almeno 22 giornate su 38. Alcune gare sono state, contestate: il Reggina-Juventus (2-1) con Paparesta chiuso a chiave nello spogliatoio del Granillo, il Roma-Juve (1-2) con Racalbuto in campo e le schede speciali del telefonino affidate al quarto uomo Gabriele. Altre partite, una minima parte, sono entrate nell'inchiesta per le telefonate di avvertimento fatte da Moggi agli amici moviolisti e giornalisti.
È interessante scoprire dai verbali dell'inchiesta come dal quadro delle telefonate intercettate scaturisce, oltre all'acclarato arbitraggio pilotato a favore della Juve (rigori, fuorigioco, cartellini gialli a orologeria), un'attenzione speciale per le squadre protette dal burattinaio. Reggina e Messina in testa. In una conversazione con Paolo Bergamo, il presidente della Reggina Lillo Foti ascolta le rassicurazioni del designatore sulla bontà della terna arbitrale scelta contro il Brescia. Dice Bergamo: "Abbiamo avuto un po' di fortuna nel sorteggio... Fate parte della prima griglia, quindi non c'erano dubbi, però Paolo (Bertini, ndr) è un amico. E poi gli ho messo un assistente di Torino e un altro, Babini, che è un esperto, non ha paura di niente". Foti insiste: "... Senti, tutto a posto?". Bergamo: "Per domani tutto preparato". Ancora il presidente della Reggina: "Ti raccomando, fagliela n'altra telefonata a questo qua perché... Sennò l'ammazzo domani io". Chiude Bergamo, sui guardalinee Ayroldi e Ambrosino: "Il numero uno è a posto, il numero due è n'amico, insomma... È un bel sodalizio, eh !...".
Il 4 gennaio 2005, antivigilia dell'incontro con il Palermo, Foti è di nuovo garantito. Gli dice Bergamo: "Mi ritengo fortunato perché noi avevamo preparato la partita, che tu sai è molto delicata, l'avevamo messa dove c'era un gruppo molto nutrito di amici... E penso che sia andata bene, perché l'hai visto lì in quella griglia c'era, insomma, tutti ragazzi a parte Pieri. Dove sono? Al raduno degli arbitri a Coverciano". Pieri, puntuale, arbitrerà la vittoria della Reggina.
La geopolitica arbitrale del campionato viene così illustrata all'ex vicepresidente federale Mazzini da Bergamo: "Alcuni arbitri mi danno retta, altri me ne danno meno perché Gigi (Pairetto, l'altro designatore, ndr) s'è fatto più forte di me. E Gigi, sai, risponde alla Sampdoria... al Milan... all'Inter... al Verona... al Vicenza... al Palermo... A tutti quelli dove ci sono grandi magazzini e lui ha bisogno di lavorare". In una conversazione Luciano Moggi detta il pezzo che i designatori scriveranno per la "Gazzetta dello Sport". Bergamo: "L'espulsione di Thuram contro la Fiorentina c'era... Ma io dirò tutta una cosa, vedrai come te la scrivo bene...". E chi non sta alle regole finisce in B. La zarina degli arbitri, Maria Grazia Fazi, ride con il designatore: "Non stai con noi, Racalbuto, e ti vai a fare l'Albinoleffe". di Corrado Zunino20 maggio 2006

Papagni non svela il Taranto
Partitella a porte chiuse. «Non bisogna snaturarsi»

Papagni ha blindato la formazione del Taranto che dopodomani scenderà in campo al "Valerio" di Melfi per la gara d'andata delle semifinali playoff valide per la promozione in C1. Le uniche notizie "tecniche" trapelate al termine dell'allenamento a porte chiuse riguardano il tempo effettivo della partitella in famiglia (due frazioni da 25' con l'inserimento di 3 Berretti), il fatto che il trainer rossoblù ha fatto ruotare spesso i suoi ragazzi, e che è stata segnata una sola rete (Catania). Silenzio assoluto per quanto riguarda la formazione-base schierata ed i moduli provati. Qualcosina in più si è saputa per quanto riguarda gli infortunati. Mortari e Manni hanno confermato la loro ritrovata efficienza fisica. Di Domenico è praticamente guarito. In questi giorni ha svolto un lavoro differenziato al solo scopo di recuperarlo dal punto di vista atletico. Il dott. Petrocelli li ha, dunque, rimesso in sesto a tempo di record. L'unico che dovrebbe restare ai box è Maurizio Caccavale. Anche il centrale difensivo è avviato verso la guarigione, ma sarebbe probabilmente un errore rischiarlo dopodomani. Se tutto continuerà a procedere per il meglio, dovrebbe essere disponibile per la gara di ritorno allo "Iacovone" in programma il 28 venturo. La formazione dipenderà anche dal modulo che mister Papagni ha in mente in far applicare ai suoi. «Non dovremo commettere l'errore di snaturarci - ha detto il trainer rossoblù al termine del lavoro di ieri pomeriggio - perché rischieremmo di smarrirci. Il nostro dovere è quello di continuare ad essere noi stessi, ossia quella squadra che è stata capace di raggiungere il secondo posto partendo addirittura dalla sesta poltrona e di strapparlo proprio alla formazione melfitana». Poiché il modulo tattico di riferimento del Taranto in tutto il campionato è stato il classico 4-4-2, Papagni dovrebbe confermarlo. L'alternativa potrebbe essere il 4-5-1 oppure il 4-4-1-1. Veniamo agli uomini. In porta ci sarà sicuramente Ghigo Gori (3 gol soltanto presi nelle 12 partite disputate consecutivamente). La linea dei difensori comprende Micallo a destra, Manni a sinistra e Pastore centrale. Al suo fianco dovrebbe giocare Martinelli che sta attraversando un buon momento di forma. In mezzo i punti fermi sono Mancini, Larosa e De Liguori. L'esterno di destra potrebbe essere Mortari. In avanti accanto a Deflorio potrebbe iniziare il match Di Domenico. Le alternative riguardano l'inserimento di Malagnino come esterno destro di centrocampo e di Catania come trequartista alle spalle di Deflorio. Il gioco offensivo del Melfi poggia, in buona parte, su capitan Schiavon che svolge solitamente il ruolo di distributore dei palloni al settore offensivo (specialmente sugli esterni). Ma non di rado Novelli si affida alle due "catene" di destra e di sinistra. Chiosa finale di Papagni: «Lo 0-0 ci tornerebbe comodo, ma dovremo scendere in campo per ottenere il massimo». Stamane partenza. Nel pomeriggio allenamento a Corato. Subito dopo la squadra raggiungerà una località segreta vicino Melfi. di Giuseppe Dimito19 maggio 2006

Il presidente Blasi "carica" il Taranto
Ieri pomeriggio il massimo dirigente è piombato negli spogliatoi, dove ha parlato con la squadra e l'allenatore in vista della semifinale di domenica

Luigi Blasi è piombato ieri pomeriggio negli spogliatoi. Ha parlato con mister Papagni e la squadra. Ha galvanizzato tutti in vista dell'andata della semifinale-playoff in programma domenica al "Valerio" di Melfi (ore 16) con diretta su Rai Tre per la sola zona di Taranto. Il trainer: «La presenza del presidente è stata salutata con grande soddisfazione dall'intera rosa. Non ci fa mancare veramente nulla. In C2 non so quante siano le società che pagano puntualmente gli stipendi come fa la nostra. È un concetto che mi piace ribadirlo sempre». Ieri una sola seduta, sia pure intensa e robusta. Ambrosi si è ripreso dall'attacco febbrile e si è nuovamente aggregato al gruppo. Manni e Mortari stanno benissimo: i rispettivi infortuni sono soltanto un lontano ricordo. Anche Caccavale migliora a vista d'occhio. Non è ancora pronto al cento per cento, ma Papagni punta a recuperarlo sia pure in extremis. L'unico che ha girato ancora a parte è Di Domenico, la cui infiammazione al tendine sta tardando a guarirsi. Nel pomeriggio è prevista la canonica partitella in famiglia. Sarà la prova generale per domenica prossima per cui le porte dello "Iacovone" resteranno rigidamente chiuse. Anche alla stampa. Papagni: «Ritengo che umiltà e determinazione siano le doti fondamentali cui ricorrere in queste prime due decisive partite. Leggo che il Melfi è sicuro di batterci. Noi non rispondiamo con gli stessi toni. Non rientra nel nostra dna. Abbiamo raggiunto il secondo posto con le doti prima menzionate per cui intendiamo proseguire sulla stessa strada. Sarà il campo che certificherà la bontà del lavoro svolto e la forza dell'una o dell'altra squadra. Posso soltanto aggiungere che sono molto fiducioso nel buon esito della doppia semifinale, a cominciare ovviamente dalla gara d'andata, perché siamo consapevoli dei nostri mezzi». I 653 biglietti riservati al Taranto sono giunti in società, ma la Lega non ne ha ancora disposto la distribuzione in quanto dovranno essere verificati da un ispettore federale che dovrebbe giungere nel pomeriggio in città. La consegna al bar Cubana dovrebbe pertanto slittare a domani secondo un piano già concordato con i rappresentanti dei gruppi organizzati. Non ci saranno altre strade per venirne in possesso. Per quanto riguarda coloro che, purtroppo, non potranno avere nelle mani il prezioso tagliando, la Questura di Taranto, d'intesa con quella potentina, sconsiglia vivamente la loro partenza per Melfi perchè l'accurato e corposo servizio d'ordine già predisposto anche con l'arrivo di agenti altamente specializzati, non consentirà a nessun tifoso sprovvisto del biglietto, di avvicinarsi allo stadio "Valerio". Creare polemiche o, peggio, disordini non gioverebbe alla squadra perché il clima esterno si riverberebbe su quello interno. Deflorio e compagni hanno la necessità di giocare il match nella maggior dose di tranquillità. La squadra partirà domani mattina alle ore 10. Si allenerà nel pomeriggio sul terreno di gioco del Corato dopodicché riprenderà la marcia che la porterà nella sede del ritiro in una località nelle vicinanze di Melfi. di Giuseppe Dimito18 maggio 2006

24mila baci, 2 tirate d'orecchie e calcioni
Anche questa settimana c'è stato un arbitro finito al pronto soccorso

I tifosi della Civitavecchiese, Lazio, hanno disturbato continuamente la gara con il suono di una sirena marittima, quelli del Gedila Soccer, sempre Lazio, hanno insultato l'arbitro con un megafono. Quelli del Brancaleone, Calabria, hanno colpito un guardalinee con «una bottiglia di acqua minerale della capienza di due litri», e in questo caso, forse, è stato punito lo spreco. Quelli del Martinsicuro, Abruzzo, hanno inondato alcuni tesserati avversari «con un getto di spray rossiccio, verosimilmente di tipo urticante» che ha comportato il ricovero in ospedale di uno di loro. 
Non è stato il solo, anche questa settimana c'è stato il classico arbitro finito al pronto soccorso. Successo in Campania, merito (si fa per dire) del calciatore del Dogana, tal Dasmir Selmani, il quale espulso per doppia ammonizione viveva la cosa in malo modo, soprattutto per l'arbitro, raggiunto con un pugno in bocca, che gli procurava tre centimetri di taglio all'interno del labbro superiore e copiosa perdita di sangue. Placata la furia, non appena gli ritornava a tiro, lo colpiva di nuovo, stavolta con un calcio all'altezza del costato, che procurava «intenso dolore e senso di nausea». 
Sempre nel Lazio c'è una squadra dal nome sobrio: «24mila baci santissimi Pietro e Paolo», che gioca in seconda categoria e che è stata multata per aver scordato l'arbitro dentro l'impianto, costretto ad uscire scavalcando il cancello. 
L'arbitro di Caira-Sporting club Sant'Elia, Lazio, al momento del controllo delle reti, ha avuto un dubbio: o lui era cresciuto nottetempo o la porta è più bassa del dovuto. Viene recuperato un metro e risulta chiaro che la porta è di cinque centimetri inferiore (2,39 invece di 2,44). La squadra di casa così si attivava, prendendo una pala e iniziando a scavare lungo la linea di porta. Ma il direttore di gara blocca i lavori, ritenendo il mezzo prescelto inidoneo in quanto si sarebbe venuto a creare un dislivello tra la linea di porta ed il resto del campo. In teoria la società ospitante ha l'obbligo di assicurare la regolarità del terreno di gioco ed alla stessa andrebbe addebitata la decisione di non far disputare la gara per l'irregolare situazione del terreno di giuoco. Invece il giudice sportivo non dà partita persa, ma ordina il recupero della stessa.
A volte la giustizia sportiva stupisce. Derby sentitissimo tra due squadre della periferia capitolina, dai nomi agghiaccianti: Trullo 84-Universo Tre 2001. A non so quale minuto del primo tempo, l'arbitro fischia un rigore per gli ospiti. Il calciatore dell'Universo incaricato del tiro, al momento del rigore, viene avvicinato e minacciato dai giocatori avversari. Dopodiché si limita ad appoggiare al portiere avversario il pallone. Al termine del primo tempo, un dirigente della Universo Tre 2001 comunica all'arbitro la volontà di non riprendere la gara, vista la gravità dell'accaduto. Non l'avesse mai fatto: il giudice sportivo dà partita persa e 500 euro di multa.
Patetico il ricorso della Val Tiglione Sport, Piemonte, contro la squalifica di un anno inflitta al proprio calciatore Fabio Caldelara, per aver - per due volte - stretto e girato energicamente un orecchio all'arbitro. Nel chiedere una riduzione della pena - giudicata sproporzionata - si fa riferimento alla mancanza di danni fisici e materiali riportati dall'arbitro ed all'età «non più verde età del calciatore che, stante la lunga squalifica, sarebbe costretto ad interrompere la propria carriera». E la storia dell'orecchio girato reiteratamente? Lo scorretto comportamento del nostro tesserato, viene scritto, andrebbe riferito al fatto che lo stesso sentiva troppo il match, al punto «che il medesimo, pur di presenziare alla gara, aveva lasciato a casa febbricitante la propria figlia di pochissimi mesi». Padre sciagurato, perdipiù: ricorso respinto. di Luca Cardinalini17 maggio 2006

Al capolinea il mondo dei pargoli Gea
L'accolita dei figli di papà è una società di procuratori sportivi che gestisce e controlla circa 200 persone tra giocatori e allenatori. Compresi i diritti d'immagine

Con un ufficio nella centrale piazza Barberini, a Roma, la Gea World, società al centro delle inchieste parallele delle Procure di Roma e Napoli, cura gli interessi di circa 200 giocatori di calcio professionisti - tra cui tanti big, compresi gli azzurri Nesta, Cannavaro e Materazzi. La società dei figli d'arte (o dei figli di papà, come venne subito definita) è nata nel 2001 dalla fusione della General Athletic fondata da Andrea Cragnotti e di Francesca Tanzi - figli illustri di genitori che erano al tempo proprietari della Lazio e del Parma, ma che poi sono usciti dalla società - con la Football Management di Alessandro Moggi. Per la precisione, gli azionisti della nuova società erano Football Management e General Athletic al 45% per testa, e Riccardo Calleri, figlio dell'ex presidente di Lazio e Torino, con il 10%. Football Management era al momento della fusione controllata al 60% da Moggi junior e al 40% da Franco Zavaglia, altro procuratore (Totti ha fatto parte in passato della sua scuderia) al 40%. A dividersi General Athletic con il 20% a testa erano stati inizialmente Andrea Cragnotti, Chiara Geronzi (figlia del presidente di Capitalia Cesare Geronzi) e Francesca Tanzi, mentre il restante 40% era di Romafides, fiduciaria del gruppo Capitalia. Nei primi mesi di vita della nuova società, l'incarico di presidente venne ricoperto da Chiara Geronzi, poi il ruolo passò ad Alessandro Moggi, con Riccardo Calleri nei panni del vice. Direttore generale, prima che tornasse alla Lazio per ricoprire analogo incarico, era Giuseppe De Mita. Tra i «figli eccellenti» che fanno parte della Gea c'è anche Davide Lippi, erede del ct della nazionale e procuratore sportivo. Amministratore delegato è Franco Zavaglia. 
Più volte accusata, da altri procuratori con denunce all' Antitrust, di essere in posizione dominante e di poter influenzare partite e risultati, sotto tiro anche per via di un presunto conflitto d'interessi (figli manager o intermediari che trattano con padri dirigenti), nel marzo 2002 la Federcalcio aveva formato una commissione d'indagine. La quale, dopo nove mesi, ha stabilito che «la Gea World opera legittimamente e senza commettere violazioni regolamentari». Adesso però finita nell'occhio del ciclone, la Gea potrebbe essere sciolta. «Ci siamo scocciati, ogni cosa che accade in questo paese è colpa della Gea - ha detto Zavaglia - Entro giugno decideremo, se chiuderemo, poi ognuno di noi tornerà a fare il procuratore di calciatori per contro proprio, come faceva prima: Alessandro Moggi a Napoli, io a Roma, Calleri a Roma... Il fattore scatenante della decisione non e' ne' le intercettazioni ne' l'inchiesta di Napoli, ma tutte le cose dette su di noi: non possiamo stare otto mesi a confrontarci con la magistratura e due soli a lavorare.17 maggio 2006

L'amara resa di Biscardi
Costretto a dimettersi, dopo 26 anni di bar sport. Ieri è arrivato lo stop
Dopo le intercettazioni si è difeso in un'ultima paradossale puntata

Quell'ultima puntata, in onda lunedì sera, tutta su toni accorati, l'autodifesa totale, la riproposizione pedante di vecchie moviole per dimostrare che no, che lui era a posto, pulito, che Moggi, in pratica lui lo prendeva in giro, promettendogli favori e attenzioni al telefono e poi mandando in onda esattamente il contrario. Un'autodifesa quasi da grande pièce teatrale, ma con voce rotta dall'emozione forte, le parole che incespicano più del solito. Alla fine, un boomerang. I vertici de La7, si dice con Marco Tronchetti Provera in testa, e il direttore Antonio Campo Dall'Orto a sostegno, che la prendono malissimo e pongono con decisione, ieri, la questione delle questioni. 
Alla fine, in serata, come si usa in ambiti calcistici, per esempio per certe "dimissioni" degli allenatori, un comunicato in teoria amichevole: è Aldo Biscardi che si dimette, l'azienda ne prende atto e nomina seduta stante un altro al suo posto di direttore della redazione sportiva de La7, ovvero il suo vice Darwin Pastorin, da oggi già al lavoro per allestire un programma sui Mondiali di calcio al posto del già previsto, annunciato e attesissimo, "processo ai Mondiali" con Biscardi in conduzione. 
E Biscardi? In un comunicato ringrazia il pubblico, ribadisce di aver chiuso con una puntata "storica in cui ho dimostrato la mia innocenza e raggiunto uno dei più alti ascolti di sempre della rete (quasi il 7 per cento, ndr)" e annuncia "d'accordo con l'editore una pausa di riflessione in vista degli impegni futuri, continuando a vigilare su quanto accade nel campionato di calcio". 
Può essere, ma quello che traspare è la fine, triste, di un'epoca. Quella del biscardismo applicato al calcio televisivo, quella nata negli anni Ottanta con il Processo in tv. Passaggi quasi gloriosi, la chiacchiera calcistica che dai bar sport d'Italia diventa un punto fermo della settimana tv: finché il programma rimane in Rai, è il luogo centrale del discorso calcistico e si evolve parecchio: dal Processo passa mezza Italia che conta, il giro degli ospiti mescola alto e basso, vi transitano con buona frequenza nomi come Gianni Brera e Giovanni Arpino. 
In una celebre puntata, Giulio Andreotti aveva confermato in diretta il campionissimo Falcao alla Roma, Sandro Pertini viene pescato in collegamento dalla Val Gardena (e Biscardi se ne vanterà per anni), la vetrina è appetibile e tutto sommato dignitosa, accanto a presidenti sulfurei chiamati a dare spettacolo (come l'ascolano Costantino Rozzi) passano politici di primo piano, calciatori di vaglia, vip assortiti. 
Ma è la contesa del calcio parlato che conta davvero, prima dei Mondiali dell'82 Biscardi mette in piedi una serie impressionante di puntate che dividono l'Italia sulla formazione che deve andare ai Mondiali guidata da Bearzot. I toni iniziano a degradare, per molti anni il presidente della Juventus Giampiero Boniperti proibisce a qualunque tesserato bianconero l'accesso alla trasmissione. 
A metà degli anni Novanta tutto si interrompe di colpo: Biscardi passa alla pay-tv portandosi appresso un programma che non si potrà chiamare Il processo del Lunedì (il marchio resta alla Rai): dura quattro anni, poi l'approdo a La7 e qui, definitivamente, prende corpo il "Processo di Biscardi" per come lo hanno conosciuto i telespettatori più giovani: un teatrino irresistibile quanto grottesco, i ruoli assegnati, i toni stentorei sempre, le litigate a comando e obbligate, le battaglia "per rinnovare il calcio" (chi chiederà ora più la moviola in campo?). Protagonisti un manipolo di giornalisti con ruoli fissi, risse furibonde, bava alla bocca e insulti reciproci, poi, finita la trasmissione, grandi tavolate in pizzeria da amiconi. 
Un meccanismo perfetto, guidato da un Biscardi sempre più a suo agio ma sempre intenzionato, anche in tarda età, a riprendere posizioni che sente spettargli di diritto. Tempo fa, si affaccia addirittura l'ipotesi di un clamoroso rientro in rai per i Mondiali di calcio. E' poco più che una boutade, alla fine La7 - dove hanno sempre vantato gli ascolti di Biscardi, i più alti dell'intera programmazione - era la nicchia ideale, in cui il Rosso si muoveva a piacimento, inventandosi anche capo della redazione sportiva, con propaggini sul digitale terrestre e improvvisandosi anche esperto di vela per essere in prima fila alle telecronache della Coppa America. 
Poi quelle intercettazioni. Da una parte un Luciano Moggi che si intuisce giocare un gioco sadico, quello del potente con le piccole pedine del grande game, la credibilità, o quello che è, messa a repentaglio, le moviole, chissà: fino a quella serata di autodifesa, scomposta, eccessiva, tutta personalizzata. Il Biscardi che un giorno si fece assolvere dalle denunce presentate da un gruppo di arbitri presentando in tribunale una memoria difensiva che diceva, più o meno "Siamo un gruppo di buontemponi che sparano facezie, mica ci prenderete sul serio?", stavolta non ci sta: forse avrebbe dovuto ripetere quella mossa. 
Invece prende il toro per le corna, si autoesalta nella contesa per l'ultima volta e, il giorno dopo, è l'ora delle "dimissioni". In qualche modo va in archivio il biscardismo, quello che si è sempre dipanato tra frasi autentiche e leggende (Biscardi avrà scritto davvero, su Paese Sera, un pezzo da Buenos Aires che si chiudeva con "Cala il tramonto sul Rio de la Plata. Paco dorme. Uno stormo di piranhas si alza in volo"? E soprattutto, chi era Paco?), quello delle polemiche che "fioccano come nespole" (autentica), quello in cui si invitavano gli ospiti a non parlare tutti insieme, "ma massimo due, tre per volta". Esiste qualcosa in grado di sostituirlo? di Antonio Dipollina16 maggio 2006

Taranto, comincia la settimana della verità
Domenica al via gli spareggi per la promozione in C1. Sei domande per i quattro tecnici che si contenderanno il salto. E il parere di chi ha già vinto: Auteri 

Se la giocheranno. Avendo già fatto tutto o trovandosi ancora a metà strada. Trovandosi oltre le previsioni o a un passo dal vero obiettivo. Quattro squadre, un posto in ascensore. Quattro squadre, quattro allenatori. Sei giorni ai playoff, sei domande: uguali per tutti, risposta libera. Tecnici in ansia, squadre a riposo. Ore in cui il calcio si pensa, in cui i foglietti si macchiano di strategie. Pensieri, paure, ambizioni e emozione: c'è tutto. E ci sono tutti: quattro allenatori con storie da raccontare. Che, inequivocabilmente, diventano la storia della proprio squadra. Silipo, Pierini e Novelli allenano Rende, Pro Vasto e Melfi dall'inizio del campionato. Perché hanno superato i loro doveri, perché hanno sbagliato poco. Rende e Melfi sono tra le nobili dall'inizio, la Pro Vasto non lo aveva nemmeno previsto. Papagni, invece, è entrato in corsa, in una squadra che qua dentro doveva esserci, per programma e per blasone. 
Sei domande: numero e risposta. Ambizioni e pronostici, tatticismi e speranze. Tutti sognano, alla partenza si può. Sanno che esulterà solo uno e sperano di conoscerlo bene. Nel frattempo si attrezzano, rispondono, studiano. Ci sono i proprio uomini da addestrare, l'avversario da contrastare. Due partite, se va bene altre due. Un campionato di quattro partite, perché quello di trentaquattro non è bastato. Allora Papagni, Silipo, Pierini e Novelli si godono un altro giorno per respirare, prima della corsa in apnea. Interrotto da quattro telefonate, sei domande. Di nuovo i playoff come argomento, di nuovo il presente che bussa alla porta. Perché certe partite si vivono dentro e non escono mai. Perché certe partite sono un pensiero al minuto. Loro ne parlano, balbettando tensione. E un arbitro fa pronostici meno costosi: Gaetano Auteri di questi playoff parla in poltrona: ha già vinto, è solo curioso di sapere chi lo seguirà. Segue da spettatore eletto, dà qualche consiglio. Classifica alla mano se lo può permettere. Agli altri tocca aspettare.16 maggio 2006

Playoff, si giocherà a Melfi

«Sicuramente si giocherà a Melfi»: dalla Prefettura di Potenza giunge la conferma ufficiale di quanto ormai sembrava scontato. Arriva dalla bocca di Luca Rotondi, capo di gabinetto, ma è la decisione presa dal prefetto lucano Luciano Mauriello. Melfi-Taranto non si sposta, per rispettare il diritto dei gialloverdi a giocare la partita in casa propria. E, probabilmente, i tifosi del Taranto non potranno essere più di 653, quanti sono i biglietti messi a disposizione. A vuoto rischia di andare anche l'ulteriore strada tentata dal Taranto: la società rossoblu, in alternativa al cambio di sede, aveva infatti chiesto altri biglietti di tribuna (pare cinquecento) per sistemare altri tifosi. Ma difficilmente verrà accolta la proposta. Lo dice lo stesso Rotondi: «L'orientamento è negativo, non credo che potranno essere concessi altri biglietti. E' una questione di capienza e di sistemazione: lo stadio di Melfi non è molto grande, ci sono anche i tifosi di casa e, tra l'altro, le due tifoserie non possono stare a contatto. Allora non resta che il settore ospiti, che è opportunamente diviso e per il quale si può predisporre un adeguato servizio d'ordine».
Il capitolo sembra chiuso, ma ancora non del tutto. Perché ieri, in realtà, in Prefettura ci sono stati dei colloqui, ma non un vero e proprio vertice. Il summit si terrà, invece, stamattina. E sarà quello decisivo: detto della sede (che non si cambierà), si analizzerà la questione biglietti: a quanto si sa i tagliandi potrebbero essere in vendita già oggi. Scontato l'esaurimento delle scorte in poche ore (il costo dei biglietti di curva è di otto euro, venti euro costa in tribuna: lo ha deciso la Lega), bisognerà vedere se l'orientamento negativo di cui parlano in Prefettura verrà confermato o meno. Di certo la vendita dei biglietti sarà sotto controllo anche a Melfi: i tagliandi verranno venduti nella sede del club, in numero non superiore a due per persona e dopo l'esibizione di un documento.
L'unica speranza per i tifosi tarantini che non potranno andare a Melfi è la diretta televisiva, che allo stesso tempo dovrebbe essere un deterrente: «Faremo la richiesta - dice Rotondi -: questo mi sembra scontato». Nel vertice di oggi ci dovrebbe essere anche un nuovo contatto con la Prefettura di Taranto, dopo la lettera scritta nei giorni scorsi da Alecci. Si deciderà, anche, la competenza per la diretta televisiva: se dovesse essere della Prefettura di Potenza la gara sarà trasmessa sulla Rai Regionale. di Fulvio Paglialunga16 maggio 2006

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