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La finale è un affare di famiglia
Sfida nella sfida per i fratelli Ambrosi: lo strettissimo rapporto familiare, però, non sarà compromesso

Sono le storie del calcio che miscela competitività a buoni sentimenti. E' il caso della prossima sfida tra Taranto e Rende che opporrà i fratelli Ambrosi, uno di fronte all'altro. Alessandro, attaccante dei rossoblu e Stefano, portiere dei calabresi. Uno scherzo del destino che renderà, comunque vada, ugualmente soddisfatta la famiglia in questione. Un duello che salterà nella gara di andata vista la squalifica di una giornata che ha penalizzato l'Ambrosi tarantino, a seguito del “rosso” rimediato nella gara di domenica scorsa contro il Melfi.
«Comunque è andata bene - dice con un sospiro di sollievo Alessandro - Il fallo era stato solo veniale, non c'era cattiveria e le due giornate non me le sarei meritate. Giusto cosi, avrò modo di essere ancora protagonista sul terreno di gioco».
«Due sarebbero state meglio - ribatte il fratello Stefano - Alessandro fa paura in area di rigore. Quando il Taranto è venuto a giocare a Rende un mese e mezzo fa, era evidente che gli mancava qualcosa in avanti. Con lui la sfida si farà più difficile».
Avversari sì, rivali forse. Al telefono, però, si continuerà a dialogare. Nessuna preclusione e nessun divieto. «Ci mancherebbe - dice Alessandro - Alla notizia che saremmo stati tutti e due in finale ci siamo fatti i complimenti e gli auguri di rito. Magari lui da giocatore del Rende, avrebbe preferito incontrare il Melfi. Sa bene che contro di noi sarà più dura».
«E' vero - si riallaccia il portiere biancorosso - ma solo per un sano egoismo. Contro il Melfi potevamo contare sulla gara di ritorno in casa e saremmo stati favoriti. Ora tutta la pressione passa sulle spalle del Taranto. Se noi perdiamo, usciremmo dal campo da vincitori, perchè il Rende ha già vinto il suo campionato. Se i rossoblu dovessero perdere, sarebbe una mezza tragedia. Anche se, a dire la verità, non è poi così lontana un ipotesi di un ripescaggio per la formazione perdente».
Non capita tutte le domeniche di affrontare da avversario una persona dall'aria così familiare. «E' un'emozione speciale - afferma l'attaccante ionico - In carriera è capitato spesso di essere rivali in campo, ma per tanti motivi non c'era un confronto diretto perchè lui era in panchina o c'erano degli infortuni; solo l'anno scorso abbiamo giocato contro in Juve Stabia-Rende. All'inizio fa una certa impressione, ma poi scatta la concentrazione e ti dimentichi di tutto. Anzi, in qualche azione di gioco ho rischiato anche di fargli male».
«Ricordo quella partita - prosegue il rivale del Rende - e gli negai anche il gol in qualche occasione. E' una bella sensazione, sono contento di vederlo in campo. Ho grande rispetto per mio fratello e sono felice di vederlo di nuovo protagonista. Mi dava fastidio sapere che aveva tanti problemi, lui che non ha mai sofferto in carriera per infortuni. Alessandro è uno che fa la differenza, in C2 è uno spreco e il tifoso tarantino dovrebbe apprezzarne le qualità. Ho saputo che ha fatto una grande partita domenica scorsa e io non avevo dubbi. Sul campo, però, deve stare buono. Prendendo spunto dal rigore che ho parato a Morante della Pro Vasto l'ho già “minacciato”: “Non ti presentare sul dischetto” gli ho detto “perchè altrimenti finisce che ti arrabbi perchè so come li tiri e non ti farei segnare”. Lui mi ha risposto che tanto non è lui il primo rigorista. Meglio così» conclude Stefano ridendo di gusto.
L'amicizia tra i due è molto forte e trae anche spunto da qualche avvenimento del passato. «Venti anni circa - dice il portiere del Rende - è venuto a mancare nostro padre. Queste disgrazie tendono naturalmente a creare più unione tra i familiari. Io e Stefano siamo legatissimi e questa finale è per noi una bellissima occasione per giocarci sportivamente qualcosa di importante».
«Io di Stefano - prosegue il rossoblu - apprezzo il carattere, questa voglia di sdrammatizzare e di fare il guascone. E' un uomo di grande valore».
Pronostico: parole all'ospite. «Mi auguro siano due belle partite - dichiara il giocatore del Rende - So di certo che in qualunque confronto, Alessandro da me le busca: tennis, carte, qualsiasi cosa. A parte gli scherzi, godiamoci questa finale e alla fine faremo i complimenti al più bravo». di Luigi Carrieri31 maggio 2006

Rende -Taranto a Cosenza?
La decisione questa mattina

Rende-Taranto si giocherà a Cosenza? E' più che un'ipotesi. 
La decisione potrebbe essere presa ufficialmente questa mattina quando gli organi di controllo sull'ordine pubblico guidati e coordinati dalla Prefettura di Cosenza darà seguito ad un primo confronto avvenuto ieri mattina. La Commissione di Vigilanza effettuerà un sopralluogo al Lorenzon per verificare se ci sono le condizioni sufficiente per essere teatro dell'evento. Il capitolo calcio entrerà, quindi, nell'agenda degli organi territoriali, dopo che nella cittadina calabrese si è pensato a rispettare la tornata elettorale amministrativa.
Le motivazioni sono semplici: l'esodo di tremila tifosi rossoblu necessita uno stadio confortevole e in grado di garantire ospitalità. Nonostante il presidente Blasi abbia, nell'incontro tenuto in Lega lunedì scorso, assicurato il massimo senso di responsabilità dei tifosi tarantina, si sta cercando di migliorare l'organizzazione della partita sotto l'aspetto dell'ordine pubblico. Ecco perchè sta maturando la decisione di spostare la finale playoff di andata al San Vito di Cosenza (struttura che può contenere 24.000 spettatori) che, peraltro, dista da Rende solamente un paio di chilometri e non implicherebbe disagio ai sostenitori locali. La procedura prevede che il Prefetto di Cosenza invii comunicazione del cambiamento di sede alla Lega di serie C che, successivamente, dovrà informare il Taranto. 
Dalla società calabrese si attendono novità e si segue la vicenda. Anzi, dalla sede di via Fratelli Bandiera si respira un'aria di moderato ottimismo. Secondo la società calabrese restano fondate speranze che la gara si possa giocare, come da programma, allo stadio di casa “Lorenzon”. Questa mattina, però, ci sarà una decisione definitiva, ma il trasferimento è ipotesi concreta che resta, al momento, la più probabile. 
BIGLIETTI - Che si giochi a Rende oppure a Cosenza, i biglietti assegnati ai tifosi tarantini saranno sempre tremila. Con riferimento allo stadio “Lorenzon” la suddivisione è già stabilita: milleduecento di curva e duemilaottocento di tribuna. Dei milleduecento tagliandi di curva, settecento saranno distribuiti ai club organizzati, perpetuando la strategia, anche in termini numerici, che è avvenuta nella precedente sfida esterna di Melfi. Gli altri cinquecento biglietti di curva saranno assegnati a chi vorrà seguire la partita da quel particolare settore. 
Saranno quattro i punti vendita che avranno il compito di distribuire i biglietti che arriveranno nella giornata di oggi nella sede sociale: Bar Cubana, via Acclavio, 62; Bar Essential via Dante, 251; Tabaccheria Policicchio via Orsini, 7; Tabaccheria D'Aniello, via Liguria, 73.
RICORSO - Oggi sarà inviato anche l'incartamento per presentare ricorso circa il provvedimento di inibizione contro il presidente Blasi e l'ammenda comminata alla società rossoblu di 3.500. La procedura di urgenza, in questo caso, non è richiesta visto che si discute di un periodo che non collima con la fase di stagione regolare. La speranza è che la discussione in Commissione Disciplinare possa avvenire già venerdì o al massimo venerdì prossimo, due giorni prima della gara di ritorno allo Iacovone. Il presidente Blasi, eventualmente come dispone l'inibizione, non potrà andare in panchina, ma nulla gli potrà vietare di rilasciare dichiarazioni. di Luigi Carrieri31 maggio 2006

Taranto, a caccia dei biglietti della finale
Iniziativa della dirigenza rossoblù: duecento manifesti per invitare ad acquistare i tagliandi per il primo atto della sfida-promozione di domenica prossima. Contro il Rende si giocherà allo stadio "San Vito"? Per gli ultras e la società fa lo stesso

Duecento manifesti per incoraggiare i tifosi tarantini ad acquistare i tremila biglietti per assistere a Rende-Taranto (al "Lorenzon" o al "San Vito" di Cosenza sembra non fare differenza). Saranno affissi questa mattina in città ed in Provincia dalla Taranto Sport. Inizia dunque a spron battuto la settimana che condurrà dritto all'andata della finalissima dei playoff per l'ingresso in C1. La società rossoblù, pertanto, intende vincere.... la partita del tifo, col fine di ipotecare la promozione sin dall'andata. I biglietti giungono nel pomeriggio. Già prenotati più di 1000 biglietti. Per domenica la Questura di Cosenza allestirà un imponente servizio d'ordine allo scopo di evitare incidenti, per cui bisognerà far di tutto per restare al proprio posto e pensare unicamente ad incoraggiare Deflorio e compagni a raggiungere l'importante obiettivo. La seconda notizia di rilievo è che il Taranto presenterà ricorso alla Disciplinare avverso l'inibizione fino al 30 giugno inflitta al presidente Blasi «per aver disturbato il riscaldamento del Melfi, domenica scorsa, e per aver dato un lieve schiaffo all'allenatore lucano, Novelli» così come si legge nel dispositivo del giudice sportivo e per la multa di 3500 euro «per il lancio di fumogeni, bengala, per lancio di bottigliette in campo, per indebita presenza di addetti della società nei confronti delle due panchine e per l'esposizione di uno striscione contro la tifoseria ospite». La società rossoblù contesta entrambe le circostanze. Galigani: «Il nostro presidente non ha colpito, nemmeno lievemente, mister Novelli, nè tantomeno ha disturbato i giocatori lucani dal momento che le Forze dell'Ordine avevano blindato il terreno di gioco nel quale si stavano allenando gli ospiti. Ma anche la multa sembra eccessiva rispetto a quanto è accaduto, ossia quasi niente». Ieri mattina un gruppo di giocatori rossobù ha fatto visita al tifoso «Angelo» il quale, purtroppo, non sta molto bene per via di un grave incidente di lavoro subìto all'Ilva qualche tempo fa (durante ogni partita si elevano cori e si espongono striscioni d'incoraggiamento a resistere al male che lo ha colpito). Ieri pomeriggio la squadra ha ripreso la preparazione in vista della gara in trasferta di domenica prossima contro il Rende. Catania, Mortari e Caccavale sono rimasti a riposo. Il primo soffre di una botta al ginocchio, ma la sua presenza in Calabria è certa. Mortari ha il ginocchio destro gonfio. Il dott. Petrocelli gli ha prescritto tre giorni di riposo. Stasera lo rivedrà. Domani, invece, lo farà sottoporre ad ecografia, di seguito stabilirà i tempi di recupero: in ogni caso sulla sua utilizzazione ci sono al momento forti dubbi. Caccavale, invece, sta proseguendo le cure per guarire dallo stiramento alla coscia destra infortunatasi proprio a Rende il 23 aprile scorso. Sarà disponibile, ecografia permettendo, per il match di ritorno contro il Rende l'11 giugno venturo. Il trainer rossoblù dovrà convivere con l'emergenza dal momento che non potrà sicuramente contare sugli squalificati Martinelli ed Ambrosi. Papagni: «Fortunatamente il morale dei ragazzi è elevatissimo. In tutti c'è ancora il ricordo dell'incoraggiamento del pubblico domenica scorsa. Per queste ultime due partite potremo contare sulla nostra eccezionale condizione psico-fisica e sull'energia che ci trasferiranno i nostri tifosi». Oggi doppia seduta. Domani partitella. Venerdì penultima seduta. Sabato rifinitura e partenza per la Calabria. di Giuseppe Dimito31 maggio 2006

Di Domenico è tornato
«È giunto il mio turno». L'attaccante si rivela dopo i 10' positivi della semifinale

Domenica scorsa ha giocato poco più di dieci minuti: il tempo necessario per impegnare Fumagalli con una conclusione dal limite dell'area e per recitare un ruolo da protagonista nell'azione conclusa con la rete di Deflorio. Fabio Di Domenico ora non vuole perdere altro tempo. «Per tre settimane ho lavorato a parte per un piccolo stiramento che mi ha impedito di scendere in campo nella partita di Melfi. Con l'allenatore, però, avevamo deciso che mi avrebbe impiegato qualora ce ne fosse stato bisogno. Mi riconosco un merito. Sono entrato subito in partita: ho calciato due volte verso la porta, poi ho servito l'assist per il gol della qualificazione». La doppia sfida coi gialloverdi è un ricordo troppo recente per poter essere accantonato. Di Domenico dice la sua. «All'andata ci siamo lasciati trasportare da tutto ciò che è accaduto al di fuori del rettangolo di gioco. Allo Iacovone invece abbiamo dimostrato la nostra superiorità. Siamo stati perfetti: nell'approccio alla partita, tatticamente e fisicamente. Non è facile attaccare per 70' con quel caldo e con la responsabilità che avevamo nei confronti di un'intera città. Il pubblico? Mi sono emozionato quando ho visto 18000 persone sugli spalti. Il loro sostegno è stato fondamentale, soprattutto dopo il vantaggio di Catania. Non hanno smesso per un attimo di incitarci, erano fiduciosi anche quando sembrava che la palla non volesse entrare. E a Rende avremo la sensazione di giocare in casa. Sarà diverso lo stadio, ma con 3000 tifosi al seguito avremo un'arma in più per conquistare un risultato positivo». Dopo il Melfi, il Rende. In comune hanno la spensieratezza di chi sa di aver già raggiunto un traguardo importante. Di diverso c'è l'identità della squadra. «Abbiamo battuto una squadra giovane, più frizzante. Il Rende, invece, è più esperto e può contare su alcuni elementi di categoria superiore. Sarà una battaglia, i due precedenti stagionali devono essere un monito. Così come occorrerà ricordare la partita di Melfi per evitare di commettere certi errori. Non possiamo ridurci a dover giocare nuovamente con l'acqua alla gola». L'espulsione (e la conseguente squalifica) comminata ad Ambrosi rappresenta un motivo in più per pensare che il centravanti di Bisceglie partirà titolare nella sfida della Lorenzon. «È ancora presto per parlare della formazione, ma se il mister deciderà di non cambiare assetto tattico credo proprio che sia giunto il mio turno. La forma fisica non è eccellente, ma il malanno muscolare è completamente rientrato. Mi allenerò con grande intensità per tutta la settimana con l'obiettivo di giungere in buona forma per la finale di andata. E, poi, ho una gran voglia di giocare: non è facile, dopo una stagione così emozionante, seguire le partite da bordo campo». di Fabio Di Todaro31 maggio 2006

La strada per la C1 in quel girotondo

Ripensandoci c'è un'immagine che scorre: dirigenti, giocatori e tifosi in un gioioso girotondo. E' la foto finale, ma anche l'istantanea virtuale dell'inizio. E' la polaroid di una città che si tiene per mano, felice per aver capovolto il destino. E che proprio perché si è stretta è riuscita a far fare il giro inverso alla sorte. C'è qualcosa di straordinario nelle fondamenta della vittoria, una sintesi magica che ha materializzato la finale. C'è la forza di tutti. 
C'è, ad esempio, la mano di Andrea Bussi e Fabio Prosperi, attori silenziosi di mezzo campionato e protagonisti della domenica degli eroi. Con la maturità tattica di Bussi, con il suo senso della posizione e il suo ingente lavoro nelle pieghe della partita. Con l'irruenza e la prestanza di Prosperi, uomo dell'ultima ora mai in difficoltà sui palloni, mai in affanno sulle insidie, utile anche nell'arrembaggio. 
C'è la forza di chi non c'è stato quasi mai e la forza di chi c'è stato sempre. C'è, insomma, la testa di Catania e il piede di Deflorio, uomini incaricati dal destino nemmeno per caso. Perché Catania è l'elemento di continuità: l'unico in grado di giocare sempre, l'unico in grado di giocare ovunque, l'unico in grado di giocare comunque. Perché Deflorio è la lanterna che spesso ha indicato la strada per tutti, perché è il missionario del gol, il pastore del gruppo, a volte predicatore solitario, stavolta beneficiario delle fede degli altri. 
C'è, anche, la forza di chi sta dentro la partita anche partendo da fuori. Di Di Domenico, per iniziare: perché è l'ultimo che si alza dalla panchina e il primo a issarsi sul ponte di comando. Perché prima tira, poi risolve, poi difende. Con tre momenti vivi: la botta da fuori area respinta dal portiere, la palla portata sui piedi di Deflorio per il gol che decide e un pallone estirpato dai piedi del Melfi, negli ultimi attacchi. Di Mignogna, pronto a sparigliare i giochi, a sconvolgere il ritmo, a sfinire la resistenza dell'avversario. 
C'è, poi, la forza di chi ha il compito di scegliere e, nel momento decisivo, sceglie tutto quello che è giusto. Di Aldo Papagni, cioè. Del tecnico capace di dire "no" a un presidente straripante, abile a gestire a modo suo la vigilia, quasi avulso dalla rissa verbale ai bordi del campo. E, poi, perfetto nella scelta (anche coraggiosa) dei primi undici, nella loro sistemazione, nelle correzioni istantanee, nella selezione e nella tempistica dei cambi. Interprete reale di bisogni straordinari, geniale in ogni mossa: dalla preparazione all'esecuzione. 
C'è, naturalmente, la forza di chi è il capo e il capopopolo. Di Gigi Blasi, è ovvio. Del presidente che ha vissuto la vigilia come un ultrà, che ha sofferto come pochi, che ha dato intensità e volume ai sentimenti. Che ha difeso i suoi uomini e la sua gente, che ha seguito ogni passo e ogni momento. Che ha giocato da bordo campo, schizzando in campo come un ragazzino, diventando icona del calcio ruspante e ancora un po' romantico. 
C'è, soprattutto, la gente di Taranto. Mai così rumorosa, mai così partecipe, mai così bella. Gente che tifa e che, quasi, gioca. Spalti quasi disadorni, perché alla lotta serviva la spinta di ognuno e non i colori della festa. C'è uno stadio meravigliosamente compatto (e, anche, compattato dagli errori altrui), una sbalorditiva comunione di intenti, una risoluta scelta di parte. C'è tutto lo spirito di una città orgogliosa nel rumore degli spalti, nel delizioso frastuono di una domenica da ricordare. C'è la strada che porta alla C1 in quello spontaneo girotondo. di Fulvio Paglialunga
30 maggio 2006

I meriti di Papagni grande motivatore

Dopo una partita così, non resta molto da dire. L'attesa, la folla, i gol, il trionfo: basta poco per raccontarla. Come sia potuto accadere non è facile da spiegare. Ma sia che si voglia descrivere quello che s'è visto o che s'intenda riportare ciò che s'è capito, la conclusione è una sola: ha meritato il Taranto. E sui meriti conviene rimanere e riflettere. Meriti di tenuta (mentale) e di durata (fisica). Meriti tecnici (visibili) e tattici (riscontrabili). Ha meritato il Taranto, non v'è dubbio. Perché nel momento di maggior bisogno ha recuperato tutto: il senso dell'appartenenza e il filo del gioco, la memoria degli schemi e la capacità di soffrire. Lasciandosi possedere da un'energia consolante, che non è più delusione e non è ancora rabbia. Forse è solo orgoglio, voglia di cambiare il destino. Niente era sicuro, dopo il 3-1 di Melfi, dopo quella fatica inutile e quell'avvilente polverone di polemiche e colpi bassi. C'era solo nebbia. Foschia. Una patina artificiale, uno strato di cattivi pensieri. Non si riusciva più a scorgere la sagoma del Taranto. Tutto sembrava più labile, più confuso, più sfuggente. Due gol da rimontare, una stagione intera da rimettere in piedi. Non era facile. A raccogliere i cocci, a riannodare i fili, a ripristinare i contatti, ha provveduto Aldo Papagni. È suo il capolavoro psicologico che ha consentito al Taranto di tornare in sé, di riaversi, dopo le amnesie e gli sbandamenti interiori di Melfi. È lui il motivatore silenzioso. È lui che costringe la squadra a crederci, a volerlo, a non buttarsi via. È lui che strappa il gruppo dalle grinfie di una incombente crisi d'identità - di tutte le crisi, la peggiore - e lo restituisce alla beata inconsapevolezza del gioco. È lui che dice alla squadra, dopo aver fatto scorrere i gol della clamorosa rincorsa in campionato: «Questi siamo noi». E poi, guardando negli occhi dei suoi ragazzi, aggiunge: «Ora andiamo a giocare». Andare, giocare: ci può essere altro? No, non c'è altro. Perché il Taranto va e gioca. Senza paure, senza esitazioni, senza compromessi. Si avventa sul Melfi, lo afferra per la gola e molla la presa solo quando è sicuro di avercela fatta. Stringe forte il Taranto quando segna Catania. Stringe ancora più forte quando segna Deflorio. E tutto si compie. Ma non è finita. La doppia sfida col Rende comincia con una buona notizia: 3000 biglietti (su 3800) destinati ai tifosi tarantini, che domenica al «Lorenzon» saranno in schiacciante superiorità numerica. Gesto apprezzabilissimo da parte della società calabrese. Gesto nobile, da applausi. La finale ha già un profumo diverso. Sa di fresco e di pulito. Non roviniamola con altre, assurde pretese. di Lorenzo D'Alò30 maggio 2006

Il Taranto a Rende... giocherà in casa

Rende è conquistata. Prima ancora di cominciare. E' un'immagine nemmeno troppo distante dalla realtà. Il fatto, per certi versi, è clamoroso: Rende-Taranto si gioca regolarmente a Rende. Ma in casa giocherà il Taranto, praticamente. Effetto della riunione tenuta ieri in Lega. L'esito è quasi divertente: tremila biglietti saranno assegnati ai tifosi tarantini, in uno stadio di tremilaottocento posti. Quasi uno sfratto. Gentile, però: tutto è frutto di un accordo. Il Taranto chiedeva garanzie per i propri tifosi: spazio sufficiente e sicurezza. Il Rende voleva giocare sul suo campo. Ma ha preso atto, senza tensioni, che c'era uno squilibrio di attenzioni: la società calabrese, con 425 spettatori di media a partita in campionato, ha fatto allora un gesto di grande disponibilità. 
Così è nata la distribuzione, comunque anomala, dei biglietti: milleduecento tagliandi di Curva (al prezzo di otto euro) e milleottocento di tribuna (al costo di venti euro) ai tifosi tarantini, ottocento di tribuna per il pubblico di Rende. Curioso, ma è così. Blasi, di ritorno dalla riunione di Firenze (con il presidente di Lega Macalli, il vicepresidente Lombardo e i dirigenti calabresi) è assai soddisfatto:
«I dirigenti del Melfi hanno mostrato una grande disponibilità: noi, ora, dobbiamo dimostrare la nostra serietà. Potevano dire no alla nostra richiesta, potevano darci un numero ridotto di biglietti: ci hanno dato tutto quello che era possibile. Però mi hanno chiesto rassicurazioni sul comportamento del pubblico e io le ho date senza nemmeno pensarci. Perché siamo gente corretta, siamo un pubblico sportivo: è, anche, il momento di dimostrarlo. Il momento di far capire che i tifosi del Taranto possono andare dove vogliono, senza creare mai problemi». 30 maggio 2006

Di Domenico in missione
Ha recuperato da uno stiramento ed è stato decisivo contro il Melfi nei dieci minuti giocati. Ora, con la squalifica di Ambrosi, si apre una possibilità di tornare titolare

Uno stiramento lo ha fatto penare. Giorni intensi a rincorrere la possibilità di giocarsi scampoli di semifinale di ritorno. Fabio Di Domenico ha portato a termine la sua missione: entrato al 35' della ripresa, non solo ha sfiorato il gol personale, ma ha messo lo zampino nella rete liberatoria di Deflorio. Tutto bene, ma la missione ha un secondo atto. Fuori Ambrosi per squalifica, salgono esponenzialmente le percentuali di presenza nel primo atto di finale in programma a Rende. 
«Ero rattristato nei giorni scorsi - dice Di Domenico - perchè mi trascinavo l'infortunio muscolare da Viterbo che mi aveva costretto a saltare la sfida di Melfi. Con il tecnico Papagni ero rimasto d'accordo che, se ci fosse stato bisogno, mi avrebbe gettato nella mischia nei minuti conclusivi. Appena entrato sono andato vicino al gol con un bel diagonale e poi c'è stato il gol. Mi sarei dovuto girare e calciare, ma Andrea mi ha chiamato la palla e glielo lasciata volentieri». 
E' il giorno dopo cosa rimane dopo questa impresa? «Resta molto. Faccio fatica a smaltire la grande gioia provata, ma dobbiamo subito tornare alla normalità perchè c'è una finale da preparare. Resta un grande sapore. Sappiamo tutti quanto contasse la partita contro il Melfi per una serie di motivazioni: le aspettative della gente, il clima di tensione vissuto nei quindici giorni, la voglia di dimostrare che non eravamo quelli dell'andata. Abbiamo scaricato nel modo giusto tutta la tensione accumulata e abbiamo ribaltato la situazione. Per noi, essere eliminati, sarebbe stata una sconfitta troppo grande». 
Una vittoria limpida, sia pure agganciata nel finale. «La chiave della partita era segnare il primo gol. Averlo fatto ci ha messo la gara in discesa e il Melfi ha accusato il colpo». 
Ora si apre una settimana molto importante. Per Di Domenico si schiude nuovamente un posto da titolare. C'è però da fare i conti con la sua situazione fisica. «Io sono guarito. L'ecografia ha dato esito negativo e lo stiramento è completamente rientrato. Fortunatamente in queste due settimane e mezzo mi sono sempre allenato e il lavoro sulla resistenza è stato fatto. E' ovvio che il ritmo partita e la capacità di reggere al caldo sono questioni tutte da verificare. Ora c'è una settimana per lavorare con maggiore intensità e arrivare ad una condizione fisica più soddisfacente. Potrei giocare dal primo minuto? Effettivamente, con la squalifica di Ambrosi, saremmo piuttosto ridotti in attacco e le scelte potrebbero essere obbligate, ma per ora non mi preoccupo. Il mio compito sarà quello di prepararmi al meglio e se c'è da lavorare più degli altri, non mi tirerò indietro. Non l'ho mai fatto in carriera e poi c'è il preparatore Guicciardini che sa come bisogna allenarsi». 
Dal Melfi al Rende: quali differenze? «Il Melfi era una squadra giovane, più sbarazzina. Il Rende è la classica formazione di categoria con elementi anche di levatura superiore. E' allenata molto bene da un tecnico preparato. Ci darà filo da torcere e le due gare di campionato lo stanno a testimoniare. La gara di andata di Melfi ci deve insegnare molto: a Rende andremo per fare un risultato positivo. Le imprese come quelle di domenica capitano una volta sola». 
Di Domenico è uno dei giocatori del Taranto che aveva provato l'emozione di uno Iacovone stracolmo. In altre annate, però, più sfortunate. «Ricordo il ritorno da Castellaneta e lo Iacovone subito pieno. Tutta un'altra cosa, però, rispetto a domenica scorsa. La posta in palio era diversa e la vittoria ha avuto ben altro spessore. Un'emozione grande, di un pubblico senza eguali in queste categorie».30 maggio 2006

«Decisione saggia, Taranto merita rispetto»
Il ds Mirabelli spiega la scelta del suo club

Un compromesso ma alla fine il Rende l'ha spuntata. La partita d'andata della finale playoff con il Taranto, la giocherà sul proprio campo. Anche se sarà un "Marco Lorenzon" praticamente colorato di rossoblù. Infatti, dopo l'incontro di ieri in Lega a Firenze, si è deciso di destinare 3000 biglietti ai sostenitori pugliesi, di cui 1222 di curva e 1778 di tribuna centrale; i tifosi del Rende, 800 tagliandi per loro, seguiranno l'attesa partita dalla tribuna B. Soddisfatto, alla fine, il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli che, accompagnato dal team manager Raffaele Filippelli, ieri ha rappresentato il Rende durante l'incontro con Macalli. «Il nostro obiettivo principale era quello di giocare la partita al "Lorenzon". Sul nostro campo. E' un diritto acquisito dopo un campionato da incorniciare. Abbiamo preferito non attuare nessun braccio di ferro, per rispetto della Lega e per la società del Taranto. Ci rendiamo conto che una squadra blasonata, qual è quella pugliese, si porta dietro una marea umana di sostenitori, per questo abbiamo fatto di tutto per accontentarli. Ma, sinceramente, non mi sembrava giusto andare a giocare questa partita a Cosenza, nonostante il San Vito sia uno stadio di grandi tradizioni». Amareggiato, invece, è il capitano del Rende, Mario Alfieri. «In tutta sincerità non è proprio il massimo sapere di giocare in casa ma con uno stadio pieno di tifosi della squadra avversaria. Grande rispetto per il Taranto e i suoi sostenitori, ma tutto questo non mi sembra giusto. Noi abbiamo fatto qualcosa di straordinario, arrivando fino alla finale. Ma statene certi: non ci basta. Noi vogliamo vincerla. E magari, il fatto che il nostro stadio sarà pieno di tifosi avversari, sarà uno stimolo in più per tutta la squadra. Nessuna resa». Infine, Alfieri vuole lanciare un appello a tutti coloro che domenica gremiranno le gradinate del "Marco Lorenzon". «L'importante è che sia una giornata di festa all'insegna dello sport. Il calcio, soprattutto in questo momento particolarmente difficile, ha bisogno soltanto di segnali positivi». di Valter Leone30 maggio 2006

Riprende la preparazione. Ambrosi squalificato

Papagni sarà costretto a gestire ancora una volta l'emergenza. Nel pomeriggio la squadra si ritrova allo "Iacovone" per riprendere la preparazione in vista della gara d'andata della finale playoff per la C1 in programma domenica prossima a Rende (ore 16). In infermeria ci sono Mortari e Caccavale. Nella lista dei «cattivi», accanto a Martinelli (dovrà scontare la seconda ed ultima giornata di squalifica), sarà inserito nel pomeriggio Ambrosi, espulso domenica per un fallo sul portiere melfitano, Fumagalli. Mortari ha riportato probabilmente una distorsione allo stesso ginocchio che lo costrinse a restare fermo per circa venti giorni. Caccavale, invece, sta smaltendo i postumi di uno stiramento patito proprio a Rende lo scorso 23 aprile. I progressi ci sono ma la disponibilità del forte difensore centrale non è affatto scontata. In ogni caso i due saranno visitati nel pomeriggio dal dott. Petrocelli, il quale predisporrà il piano-recupero (se, ovviamente, possibile). Papagni: «Inutile nasconderci: siamo in difficoltà. Ogni domenica perdiamo qualche pezzo per infortunio o squalifica. Fortunatamente la rosa è ampia e, soprattutto, è formata da professionisti inappuntabili. Chi entra al posto degli indisponibili non si lascia cogliere impreparato. Penso a Malagnino, Mignogna, Prosperi, Bussi, Martinelli, Ambrosi. È questa la nostra forza. La solidità del gruppo, la sua compattezza morale». di Giuseppe Dimito30 maggio 2006

Una prova di maturità dopo tanti errori

Taranto ha vinto quando ha cominciato a ragionare e ad agire da grande squadra, grande società e grande tifoseria. E' così - col gioco, con la serietà, con l'entusiasmo che sono state cancellate tre settimane di puro autolesionismo, grazioso omaggio ad un avversario inconsistente di suo ma innalzato inopinatamente al rango di spauracchio.
Non c'era, non ci poteva essere confronto tra il Taranto ed il Melfi, a meno che non fosse stato il Taranto a motivarlo scendendo al livello dei lucani, gonfiandone le velleità e palesando limiti psicologici diventati decisivi nella sconfitta dell'andata. Per due settimane il Taranto aveva cocciutamente e inutilmente tentato di spostare la sede naturale del primo confronto (secondo l'orribile logica dei bacini d'utenza, tanto cara ai Galliani, ai Giraudo, ai Moggi), consapevole che questa decisione avrebbe falsato i contenuti sportivi dei play off e penalizzato illegittimamente il Melfi. Un clamoroso segnale di debolezza sul quale poi i lucani hanno orchestrato l'indegna gazzarra del "Valerio".
Adesso però sarà chiaro a tutti che non é anomalo andare a giocare in campetti da 2000-2500 spettatori, perché questa è la C/2 e la vera anomalia - semmai - si chiama Taranto, non Melfi (come lo è stato il Napoli in C1). Proprio per questo una squadra e una società tanto importanti devono salvaguardare sempre il proprio stile e il proprio blasone, senza ricorrere a strumentalizzazioni che ledono l'immagine di una tifoseria da serie A. Anche lo stadio di Rende non sarà sufficiente a contenere i tarantini che tuttavia sono abbastanza maturi per capire che non esiste ragione al mondo per togliere ai calabresi la possibilità di giocarsi in casa le proprie carte, esattamente come era giusto che facesse il Melfi.
Ora, che arrivino 1000 o 100 biglietti per Rende non deve fare alcuna differenza, Taranto è in grado di sopportare qualsiasi restrizione oggettiva alla propria incomparabile passione per la maglia rossoblu. Anche perché il confronto col Rende non si esaurisce in Calabra ma allo "Iacovone", tra due domeniche, ed è un vantaggio che, abbinato alle capacità tecniche e morali del gruppo affidato a Papagni, potrà fare nuovamente la differenza.
di Giovanni Camarda29 maggio 2006

Taranto da impazzire
Impresa dei rossoblu, che giocano una partita perfetta, sostenuti da un tifo straordinario

Certi giorni entrano di diritto della storia. Per la bellezza stordente, per le emozioni squassanti, per l'eccesso di meriti, per l'avversità superata, per la sofferenza che adorna, per il finale glorioso, per l'entusiasmo avvolgente. Certe squadre meritano un posto d'onore: perché a memoria non si ricorda una partita così. Con così tanto Taranto, con un dominio così evidente, con un controllo tanto sapiente dei nervi, dello spazio, del tempo, del campo, degli spalti. Certa gente merita un deferente inchino: diciottomila ultrà, diciottomila rumorosi giocatori, diciottomila galantuomini. Nessun spazio per la nera, solo gioia, solo rabbia, solo tensione, solo partecipazione. Vince il Taranto, vince Taranto. E, adesso, sulla strada della C1 c'è il Rende. Il Melfi, invece, è qualcosa di troppo: uno spettatore che non gradisce, una piccola comparsa, un dirimpettaio appena fastidioso. Non c'è partita quando c'è feroce determinazione, straordinaria saggezza, abuso di qualità, eccellente regia. Non poteva finire in un altro modo. Perché la partita dura quindici minuti prima di diventare assedio. Perché c'è solo un po' di equilibrio prima che si scateni il temporale di opportunità, l'uragano di insidie, la tempesta di tiri. Il Taranto è tutto quello che si vede in campo: non solo i due gol segnati (prima Catania, poi Deflorio), ma anche una rete annullata e una traversa (entrambe di Ambrosi) e una sequenza impressionante di occasioni, sventate da un po' di imperizia, da grandi parate o da inopportuna malasorte. 
C'è tutto, ma soprattutto c'è il Taranto che serviva. Alla perpetua caccia del gol (ne servivano due), dall'incedere prima saggio, poi travolgente. Il 4-4-2 di Papagni è garanzia di solidità: non sbanda sull'avvio comunque veloce del Melfi, scava lentamente un tunnel sotterraneo per arrivare alla fortezza. La banda di Novelli (4-3-3) prova a non rinunciare alla propria identità conservando le posizioni in fase di non possesso (il Taranto parte spinto), alzando molto il pressing e ripartendo con giocate collettive e veloci. Ma le gambe non sempre seguono la testa: nelle imprecisioni saltuarie dei lucani (spesso le azioni si infrangono su un passaggio) i rossoblu costruiscono la prima parte. Riposizionandosi, ritrovando subito il filo dell'offesa. Papagni ha Deflorio largo (troppo, all'inizio) e Ambrosi spolverato e luccicante, ma chiede sostegno continuo a Catania e De Liguori: la manovra non si appesantisce mai, la partita non sfugge dalle mani. Il tema è chiaro, la contabilità delle azioni si comincia ad aggiornare dopo sei minuti: Ambrosi colpisce di testa in corsa (splendido assist di Deflorio), supera Fumagalli ma anche, di un soffio, il palo a destra. Il Taranto è mentalmente dentro la partita, il Melfi cerca disperatamente di restarci: c'è l'attacco e il contrattacco. C'è la squadra che brilla per la tecnica (il Taranto mostra qualità enormemente maggiore in tutti gli uno contro uno) e la squadra che non si offusca con la tattica (il Melfi prova a portare almeno sei uomini in attacco, quando ha il pallone). 
Il contenimento attivo del Melfi si sfarina dopo un po'. Il Taranto recita il proprio assolo. Va in gol con Ambrosi (15', destro secco), ma l'assistente vede un fuorigioco nonostante il pallone arrivi dal tocco di un difensore. E ci va di nuovo vicino ancora con Ambrosi: un tocco di punta in corsa (26', taglio servito da Catania), il pallone appena fuori. Fumagalli è un ostacolo imprevisto: per Deflorio (31', colpo di testa su cross di Ambrosi alzato in angolo), per Prosperi (tiro respinto dopo il corner), per Mancini (stoccata ancora respinta nella stessa azione). Il Taranto non ha pause e non ha alternative: spinge, corre, tira. Al Melfi è rimasto poco: respingere, frapporsi, resistere. Ma il giro di boa sembra assegnare una versione definitiva alla partita. Il Taranto mette tutto in campo e sequestra il Melfi nella propria porzione di terreno. Due tentativi di Deflorio vanno a vuoto: scattando sul filo del fuorigioco (9', destro alto), calciando su punizione (13', punizione deviata in angolo dal melfitano Tursi). Il gol, però, arriva. Al minuto tredici: Mancini batte il corner, Deflorio (sul primo palo) allunga la traiettoria, Catania è al posto giusto e di testa devia oltre Fumagalli. E' l'attimo che inclina la partita: il Melfi si dissolve, il Taranto capisce di avere la forza giusta. Deflorio gira di testa fuori (16', cross di Mortari), Ambrosi resta con l'urlo in gola (21', deviazione su tiro di Mignogna respinta da Fumagalli e tap-in sciaguratamente alto). Novelli cerca cautela: dentro Guarro, fuori Paris, è "quasi" 4-4-2. Ambrosi trova la traversa (24', colpo di testa su cross di Mortari), Papagni trova l'idea: dentro Di Domenico, nasce il gol. Prima un carezza: Di Domenico tira forte dal limite (37') Fumagalli respinge. Poi l'abbraccio: Di Domenico arpiona un pallone in area e Deflorio si tuffa nello spazio vuoto. Destro secco, gol. E' il 38', tutto si è compiuto, l'urlo è assordante, il Taranto assapora la conquista (Ambrosi, nel frattempo, viene espulso) e poi esulta. Da impazzire. di Fulvio Paglialunga29 maggio 2006

Il Taranto vola in finale
Melfi al tappeto. Prova di civiltà dei tifosi: nessun incidente. I rossoblu sfideranno il Rende nello scontro decisivo per la C1. Sugli spalti 18mila spettatori

Era troppo grande il sogno del Taranto. Troppo grande per le speranze e le ambizioni del Melfi. Troppo grande per affogare in un amaro risveglio. E difatti continua: si allunga, s'inoltra, va avanti. Cammina grazie ai gol di Catania e Deflorio. Si muove. Raggiunge la finale che vale la C1 (doppia sfida col Rende). È un sogno con le ali. Ora vola sulla folla. Il Melfi non può vederlo. Ha altro negli occhi: vuoto, delusione, scoramento. Il suo sogno si dilegua, resta la rabbia. Non ha voluto solo il Taranto. Ma molti altri insieme a lui: lassù, quaggiù. E naturalmente attorno: sugli spalti di uno Iacovone-serbatoio di passioni e di compostezza. Perché non è successo niente: né prima, né durante, né dopo. Tutto regolare. Esemplare il comportamento dei tifosi sugli spalti. Perfetto il servizio d'ordine. Taranto-Melfi è calcio, senza interruzioni, senza sbavature, senza interferenze. E il calcio, alla fine non sbaglia. Perché il Taranto vince con merito ampio e circostanziato (gioco, gol, occasioni). Vince con l'istinto e con la riflessione, con lo slancio e con l'inerzia, con la foga e con la pazienza. Vince con la trama e con il lancio lungo, con il pressing e con le ripartenze. Testa, gambe e cuore: c'è troppo Taranto nella partita. Ce n'è tanto, che viene fuori dai bordi. Il Melfi lo contiene finché può. Poi cede. Il primo gol lo fa dubitare (Catania di testa), il secondo gol lo fa crollare (Deflorio col destro). Segnano l'uomo che c'è sempre (Catania) e l'uomo che al Taranto deve continuamente indicare la via (Deflorio). E non sembra un caso. Dovevano essere loro: da qualche parte era scritto. La cronaca, stavolta, concorre con la storia. La scavalca. Comincia con un senso di stordimento collettivo. Non è fase di studio. È disagio: diffuso e reciproco. Il Taranto (4-4-2) ha un pensiero fisso: scovare i gol che gli spalancheranno le porte della finale. Il Melfi, per un po', fa il Melfi. Da squadra diligente e addestrata. Da squadra che segue le sue rotte tattiche, dispiegando le ali del 4-3-3. Pressing a placide ondate. Azione di disturbo che inizia in zona alta. E movimenti logici. Per esempio: non si smarca mai un singolo giocatore e chi si smarca lo fa a ragione: per ricevere la palla e per creare lo spazio. Il Taranto è un tantino macchinoso. Forse è la tensione, forse sono le responsabilità. Quando, però, con una scrollata decisa si libera di ogni fardello psicologico, sboccia la manovra e fioccano le occasioni. Ambrosi colpisce di testa (6'). Mancini tira da distanza ravvicinata (10'). Ambrosi segna in fuorigioco inesistente, perché l'assist involontario è di un difensore lucano e non di Catania falciato al limite dell'area (16', l'arbitro prima concede il vantaggio e poi annulla il gol). Proteste vane. È un temporale d'insidie quello che si abbatte sul Melfi, che però non capitola. Trema ancora sul tocco d'esterno di Ambrosi (27'). Barcolla sul colpo di testa di Deflorio (31'), sulla doppia conclusione di Properi e Mancini (32') e sulla girata aerea di Prosperi (36'). E ogni volta ringrazia Fumagalli, portiere in vena di prodezze. Si consuma il primo tempo. Sul sogno del Taranto si allungano ombre sinistre. Il Melfi va a rifiatare. La ripresa non è una partita. È un tizzone ardente. È un cespuglio di spine. Il Taranto attacca: non gli resta altro da fare. Il Melfi arretra per difendersi. Non vorrebbe chiudersi. Ma si chiude, sotto la pressione insistente del Taranto. Deflorio spreca da posizione favorevole (11' tiro alto). Sembra un segno. Non lo è. Perché al 13', su un corner, Mancini chiama lo schema. Pallone sul primo palo per la «spizzata» di testa di Deflorio e l'incornata vincente di Catania. Taranto sopra, Melfi sotto. Non basta. Per ribaltare il risultato dell'andata alla squadra di Papagni serve un altro gol. Esce Catania (crampi), entra Mignogna. Doppia opportunità per Ambrosi, che poi centra la traversa, deviando di testa un traversone di Mortari (24'). Tempo che scorre, fatica che affiora: la partita è viva e vibrante. Novelli cambia: entrano Guarro e Gaeta, escono Paris e Cammarota. Il Melfi è ora 4-4-2. Il Taranto spinge. Di Domenico per Manni è la mossa che spacca l'attesa. Oscilla il modulo (4-3-3), avanza il Taranto, che al 38' pesca il gol della finale. Il cross è di De Liguori. Il lavoro sporco dentro l'area è di Di Domenico. Il destro fulminante è di Deflorio. Si fa espellere Ambrosi. Ma ogni misura è ormai colmata. Quando l'arbitro fischia la fine, si vede la scena più bella. Un ragazzo sulla sedia a rotelle, con la maglia rossoblù n. 11, invade pacificamente il campo. È un attimo. Lo sport si riscatta. La diversità si scioglie in un abbraccio: con Mancini, con Ambrosi, con quanti gli capitano a tiro. di Lorenzo D'Alò29 maggio 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

GORI 6 - Sui pochi palloni che filtrano, si avventa con tempismo. Sicuro nelle uscite.
MORTARI 6 - All'inizio soffre la velocità di Paris. Poi gli prende le misure. Si fa male nel finale.
MANNI 6,5 - Stavolta va oltre. Non si limita. Chiude e riparte, sovrapponendosi con naturalezza.
PROSPERI 6,5 - Nessuna sbavatura da difensore centrale. Poca fortuna quando tira in porta o va a saltare di testa.
PASTORE 6,5 - Non sbaglia una chiusura, non sporca un disimpegno. Guida la difesa con autorevolezza.
DE LIGUORI 6,5 - Partenza un po' macchinosa. Quando scioglie la corsa, non si ferma più.
CATANIA 6,5 - Piedi caldissimi che cercano l'ispirazione. Ma segna di testa un gol pesantissimo. Poi i crampi.
BUSSI 7 - Prova corposa. Perché c'è tutto: corsa, interdizione, rammendo. Preziosissimo.
AMBROSI 7 - Le sue intuizioni sono scosse elettriche. Nei suoi colpi c'è mestiere. Nelle sue trovate c'è astuzia. Segna un gol ingiustamente annullato. Colpisce la traversa. Si fa espellere nel finale.
MANCINI 7 - È ovunque e fa tutto. Un po' a disagio solo all'inizio. Sempre in movimento, sempre lucido. Una certezza, ormai.
DEFLORIO 7 - Il gol che incenerisce il Melfi e risolleva il Taranto non poteva che essere suo. E non è solo un gol. È una firma in calce. È un timbro.
MIGNOGNA 6 - Entra al posto di Catania e si capisce subito che la sua velocità può essere devastante.
MICALLO 6 - Rimpiazza Mortari. Non si lascia cogliere impreparato.
DI DOMENICO 6,5 - Pochi minuti a disposizione. Non li sciupa. Li sfrutta. Ci mette il corpo e l'anima. Specie su quella palla (protetta con maestria) che poi Deflorio tramuterà in gol.
PAPAGNI 7 - Tutto giusto. L'approccio, la strategia, le scelte. Logico il ripristino del 4-4-2. Puntuali i cambi. Il lavoro settimanale (di restauro fisico e psicologico di un gruppo scosso dalla sconfitta e dalle polemiche) ha funzionato.29 maggio 2006

«La vittoria che sognavo»
Il presidente Blasi esulta: «Il Taranto ha vinto in modo pulito, giocando con grinta e determinazione»

La Grande Festa comincia sul campo e continua in sala stampa. Luigi Blasi è l'immagine della felicità: arriva davanti ai taccuini in maglietta. Sudatissimo, stravolto dalla gioia: con lui c'è il direttore generale Vittorio Galigani, altrettanto emozionato, e il dirigente Gino Ursino. La voglia di cantare, di sorridere, di festeggiare non si è ancora esaurita: i tifosi presenti circondano il presidente di affetto e di ringraziamenti. Blasi, Galigani e Ursino rispondono intonando un coro classico della curva: “Vi vogliamo così”. Gli applausi costituiscono l'insolito (e gradevole) sottofondo della conferenza stampa. Blasi è ansioso di raccontare le sensazioni di un pomeriggio “perfetto” e raro, in cui tutti i tasselli si incastonano al momento giusto. 
Il filo conduttore è l'orgoglio. Sin dalle prime parole. «Abbiamo conquistato una vittoria pulitissima. Voglio ringraziare innanzitutto la mia squadra per la fedeltà che ha dimostrato ai colori rossoblu. Avevo chiesto a tutti una prova ricca di determinazione: hanno esaudito il mio desiderio. Sono stati grandi, per tutti i 98 minuti della partita. Magari avremmo meritato un po' di fortuna in più per segnare prima: ma va bene anche così». 
Dai giocatori ai tifosi: c'è un'altro applauso da indirizzare. «I nostri sostenitori - prosegue - sono stati eccezionali, correttissimi. E' giusto ringraziarli: d'ora in poi, guai a chi parlerà male della tifoseria tarantina». Taranto-Melfi, però, è stata un successo sotto tutti gli aspetti: la gestione dell'ordine pubblico, ad esempio, è stata impeccabile. Blasi rende i giusti onori: «Il questore, il prefetto, i rappresentanti di tutte le forze dell'ordine, il corpo di vigilanza sono stati eccezionali. Hanno dimostrato come si mantiene l'ordine pubblico. E poi non voglio dimenticare tutti i collaboratori della società per l'impegno profuso nell'organizzazione della partita»
E' l'ora di parlare della gara. Vista dal campo, anzi dalla panchina. Da un Blasi “tarantolato” e guizzante in occasione dei gol. Pronto a correre a perdifiato verso i calciatori per abbracciarli. «E' stata una vittoria sofferta - ammette il numero uno del club di via Umbria - . Ma abbiamo dimostrato al Melfi come si può vincere in modo corretto, senza ricorrere ad atti violenti. Loro avevano un po' di paura, ma non c'era motivo. La violenza non fa parte del nostro stile. Noi vogliamo soltanto giocare al calcio, vincere in modo pulito. Non è stata solo una vittoria degli atleti e della dirigenza: è stato il successo di una intera città». 
Il presidente ripercorre mentalmente la sfida. «Siamo scesi in campo concentratissimi, con l'intento di disputare una grande gara. La squadra ha risposto nel modo migliore, con due tempi improntati all'aggressività ed alla determinazione. E poi il pubblico... Meraviglioso. Si è avverato ciò che ho sempre desiderato, fin da quando ho iniziato l'avventura alla guida della società. Con questa tifoseria possiamo andare lontano». 
La fiducia non ha mai abbandonato Blasi. neanche quando il portiere avversario Fumagalli si è travestito da Superman parando tutto il parabile. «Ho sempre pensato che ce l'avremmo fatta. Non è ancora nato un portiere in grado di parare qualsiasi cosa. Ho avuto un pizzico di timore nella prima frazione di gioco, quando non riuscivamo a sbloccare il risultato. Di sicuro potevamo fare qualche gol in più. Dopo la salvezza di Ragusa dello scorso anno, è stata la vittoria più bella da quando sono alla guida del Taranto». 
Ambrosi, al rientro, è stato tra i protagonisti della gara. Peccato per l'espulsione... La richiesta di un commento resta sospesa nel vuoto. Un attimo di silenzio, poi Blasi strabuzza gli occhi e ammette ridendo: «Non me ne sono neanche accorto. Quando è successo?». 
L'impresa è appena compiuta, ma non ci sarà molto tempo per festeggiare. Domenica prossima sarà finale: contro il Rende di Silipo, esordio in Calabria. «E' un altro “paletto” da superare. E' la finale giusta? Non lo so, non ho mai pensato ad una nostra possibile avversaria. Mi sono occupato soltanto del Melfi, è stata la settimana più lunga della mia vita». 
Stamattina Blasi raggiungerà Firenze in compagnia del dg Galigani: all'ordine del giorno della riunione convocata dalla Lega di serie C ci sarà l'organizzazione delle due finalissime. Il presidente non usa scorciatoie.«Lo dico subito. Io e Galigani partiremo alle cinque del mattino per raggiungere la Toscana: chiederò ancora una volta al presidente Macalli di poter giocare in uno stadio che tuteli i diritti dei nostri tifosi, con un settore “dedicato” che possa ospitare tanta gente evitando i problemi di sicurezza che si sono verificati a Melfi. Meritiamo rispetto». Non manca un accenno polemico. «Mi auguro, d'ora in poi, di affrontare soltanto formazioni in regola, che presentano bilanci corretti. Le altre devono finire nella lista nera, non dovrebbero disputare i playoff. Noi, invece, in quella lista non ci finiremo mai: facciamo calcio per divertirci, rispettando tutte le regole». Il presidente ha ancora un pensierino da “dedicare”. Il destinatario si chiama Novelli. «Voglio rispondere a quanto ha dichiarato l'allenatore del Melfi nel corso della settimana. Ha detto che sono un amico di Moggi: è vero. Ma, di certo, non abbiamo mai avuto a che fare con la Gea. La Juventus, inoltre, ci ha dato solo un paio di giocatori, Eramo e Romano. Ma non hanno mai giocato». di Leo Spalluto29 maggio 2006

«Il segreto? Un filmato»
Aldo Papagni, tecnico rossoblu, racconta la preparazione della sfida: «Come ho caricato i ragazzi? Con i gol realizzati dal 29 gennaio. Pochi dubbi sulla vittoria»

Aldo Papagni, tecnico rossoblu, racconta la preparazione della sfida: «Come ho caricato i ragazzi? Con i gol realizzati dal 29 gennaio. Pochi dubbi sulla vittoria» 
Aldo Papagni è quello del dopo-gara di Melfi. Più o meno. Per dire che il tecnico barese è sempre un personaggio a sè. Sulle sue spalle scivola via ogni tipo di emozione. In questa impresa è stato uno dei pochissimi a crederci sin dall'infausta serata di Melfi. Ieri, allo Iacovone, si è materializzata la rimonta. Un successo assoluto, anche di tattica. Se a Papagni non erano state risparmiate critiche per la formazione iniziale proposta nella prima sfida di semifinale, gli vanno accreditate scelte opportune. Di uomini gettati nella mischia in tempo utile. 
Il tecnico rossoblu ha equilibrato muscoli e nervi, non appesantendoli. Anzi. Un lavoro meticoloso e mirato. 
«Il presidente Blasi - racconta Papagni - voleva che facessi qualcosa per caricare la squadra a dovere. Io, però, avevo un'altra idea. Un giorno ci siamo riuniti con il ds Evangelisti e la squadra al completo e ci siamo visti tutte le gare e i gol a partire dal 29 gennaio. Cioè da quando avevamo quattro punti di svantaggio dalla zona playoff. Un piccolo filmato che è servito più di qualsiasi impostazione tattica o di qualunque incoraggiamento. Di Melfi abbiamo parlato pochissimo in settimana: dopo quel filmato ho detto alla squadra: per concentrarci occorre solo un buon riscaldamento. Tutto qua». 
Sembra facile a parole. La prestazione non è stata casuale. C'era qualcosa di mistico nell'incessante produzione offensiva. Uno sforzo fisico a dir poco sbalorditiva. «Sapevo che le energie sarebbero arrivate da questo meraviglioso pubblico. Non ci dobbiamo stupire di quanto la squadra abbia corso. Davanti a 15.000 persone che ti spingono, se sei ben sintonizzato mentalmente, si può davvero tutto». 
La vittoria fa poche grinze. Anzi nessuna. Un divario tecnico così palese, fa passare in secondo piano qualsiasi considerazione di carattere tattico. 
«Non ci sono “ma” o “però” dopo una prestazione del genere. Non ci sono dubbi sulla legittimità della vittoria. Ma io ero convinto di poter vedere un Taranto del genere. Ne avevo fatto menzione sin da domenica scorsa. Io a Melfi non avevo visto una squadra in difficoltà, a parte gli errori individuali dei primi dieci minuti. Le potenzialità a cui avevo fatto riferimento si sono tradotte sul campo con questa prestazione. Io c'entro poco con questa vittoria». 
Il solito disimpegno discutibile. Un inno alla modestia che non può essere condiviso. In questa vittoria c'è molto di Papagni. Anche nei cambi: l'entrata di Mignogna e soprattutto il ricorso a Di Domenico, proprio nello spezzone di gara di maggiore necessità. «Ho sempre detto - afferma con forza Papagni - che non vince il singolo in queste partite. Prevale il gruppo, il collettivo. Posso fare affidamento su tanti giocatori. Perchè Prosperi? Lo vedevo molto tranquillo. Già nel test contro la “Berretti” mi era balenata l'idea di un suo impiego. Poi venerdì è giunta la scelta definitiva. Fabio è stato bravo, ricoprendo un ruolo non proprio a lui abituale. Francesco Larosa mi sembrava un po' nervoso e ho preferito tenerlo fuori. Vorrei sottolineare come in questo successo ci sia il contributo anche di chi non va in campo. Oggi non si fanno graduatorie. Tutti sono stati all'altezza, principalmente chi ha sofferto in panchina o in tribuna». 
Ora si aprono due altre settimane di passione fervente. Si cambia avversario. Non più il Melfi, ma ci sarà in sorte il Rende. Difficile abbozzare gli estremi di una sfida che, con tutto il vapore entusiastico ancora in superficie, appare emotivamente lontana. 
«Il Rende è una squadra differente. Rispetto al Melfi è una formazione più equilibrata e più dotata sotto l'aspetto difensivo. Noi, adesso, non dobbiamo commettere l'errore di esaltarci troppo. Dobbiamo restare umili e con i piedi per terra. Saranno due partite importanti che vanno giocate consci di avere la seconda sfida con il pubblico a favore. E ci siamo accorti di quanto possa essere importante». 
Un'emozione grande anche per Papagni che dietro quell'aria disincantata non ha potuto godere di una giornata campale. «Da dove devo cominciare? - domanda a sua volta in modo ironico l'allenatore - Potrei citare ogni singolo momento. Il “prima”, l'incitamento continuo durante la partita. Se non ce l'avessimo fatta, non sarei tornato a casa. Questo è sicuro». 
E giù ancora una risata. Ancora per poco. Da domani spazio nuovamente alla concentrazione con la ripresa degli allenamenti. di Luigi Carrieri29 maggio 2006

Per Deflorio è il gol n. 17

Riesce l'impresa al Taranto, quella di segnare due reti al Melfi approdando così alla finalissima per la promozione in serie C1. Mai nei precedenti 33 spareggi o per la promozione o per la salvezza i rossoblù si erano trovati a dover segnare almeno due gol per raggiungere l'obbiettivo. Per la seconda volta l'undici ionico riesce a vincere sotto la gestione Papagni con due reti di scarto: era accaduto il 12 marzo scorso nel 2-0 casalingo contro il Marcianise (i gol di Di Domenico e di Deflorio su rigore). Quello contro il Melfi è stato per gli ionici il 25° spareggio promozione; ora il bilancio è di 9 vittorie, 5 pareggi e 11 sconfitte. L'ultimo spareggio promozione vinto risaliva al 20 maggio 2002: 2-1 allo «Iacovone» contro il Lanciano con le reti di Marziano, Giugliano e Taccola nei minuti di recupero; questa vittoria ribaltava la sconfitta per 3-2 subita in trasferta e portava i rossoblù alla finale contro il Catania. Le reti della vittoria portano la firma di Emanuele Catania e di Andrea Deflorio; per Catania è il secondo centro stagionale dopo quello del 2 ottobre 2005 in Taranto-Andria 2-0, mentre per capitan Deflorio è il 17° gol stagionale. Per il «cobra» di Noicattaro è questo il secondo miglior bottino stagionale in carriera: ha fatto meglio solo nel 1999-2000 segnando 28 reti con il Crotone nel campionato di serie C1. Deflorio è ora il miglior cannoniere rossoblù per i soli campionati disputati in serie C2; con quest'ultima marcatura ha superato Loriano Cipriani autore di 16 reti, 10 realizzate nel 1995-96 e 6 nella stagione successiva. Il Taranto affronterà nella finalissima dei playoff il Rende che ha superato la Pro Vasto; in questa stagione abbiamo ottenuto contro i calabresi una vittoria casalinga l'11 dicembre scorso: 1-0 con la rete di Mortari su rigore al 17', quindi una sconfitta in trasferta, sempre per 1-0 il 23 aprile con il gol di Riolo all'80'. Sesto confronto di campionato tra Taranto e Melfi con i rossoblù che restano imbattuti allo «Iacovone» con un bilancio di quattro vittorie e due pareggi. In precedenza 0-0 nel Campionato Nazionale Dilettanti il 5 dicembre 1993, quindi 1-1 sempre nel CND il 19 ottobre 1997. In serie D il 9 aprile 2000 si registra la prima vittoria del Taranto: 2-1 con i gol di D'Antò, Baldari e Potenza per gli ospiti. Lo scorso anno in serie C2 3-0 per i rossoblù il 13 marzo 2005 (tripletta di Sergi), infine il 4 settembre scorso 2-1 per il Taranto. di Franco Valdevies29 maggio 2006

Pomeriggio in curva in festa con gli ultrà

C'era una volta... "Un re!", diranno i miei lettori. No. C'era una volta un frastuono indiavolato di fischietti, tamburi, urla, grida e strepiti di ogni genere. E c'era uno col megafono che ne diceva di tutti i colori mentre piovevano petardi, petardoni, triccheeballacche. 
Uno penserà: "Forse è la versione in dialetto tarantino dell'Inferno di Dante, girone dei forsennati". Ma no! Più semplicemente è lo stadio "Erasmo Iacovone" in una tranquilla (si fa per dire) domenica di maggio con 31 gradi all'ombra girone C del campionato di C2 e con diciottomila persone (a fiducia perchè siccome sono arrivato in ritardo non ho fatto in tempo a contarle una a una) ad attendere una promozione che manca da tempo. Ops, forse mi sono portato troppo avanti con il lavoro. 
Certo, la Curva è la Curva. Altro che la tribuna vips che di vips c'ha solo il fatto che i casinari sono in giacca e cravatta e qui, invece, sono a torso nudo. 
Come Mimmo, fisico allampanato, che un'ora prima della partita ha già fatto fuori un pacchetto di bionde. Mi sa che a fine partita non ci arriva. Ma chi glielo va a dire di smetterla perchè sarà pure allampanato ma si vede lontano un miglio che se un serpente a sonagli dovesse morderlo a rimetterci sarebbe il... serpente! 
«Oh - dice il magafonista - non gettate oggetti in campo». Subito accontentato: ecco partire una bella bottiglietta da 250cc all'indirizzo della rete di protezione dietro la porta che forse sarebbe stato più sensato usarne il contenuto per bagnarsi la testa (a proposito, devo ricordarmi di chiedere i danni per sindrome da disidratazione ai colleghi dello sport che c'hanno avuto la brillante idea di spedirmi alla Nord: "Così fai un bel pezzo di colore". Manco fossi Giotto!). 
I primi fischi sono per la terna arbitrale, i primi applausi per il "compagno Ghigo Gori", come direbbe il Cicciocomunista Voccoli se fosse in curva. Ma sicuramente lui è nella vips e allora lo scrivo io. Ma il vero bordel... casino è quanto entrano in campo per il riscaldamento i giocatori del Melfi. Certo, entrare in campo scortati per il riscaldamento è un po' un'esagerazione. 
A mezz'ora dall'inizio della partita la puzza di sudore è a un livello che quello della casbah di Tunisi al confronto è una vasca piena di bagno schiuma Vidal fresco pino. Poi facciamo tutto un conto. 
I più amati dalla tifoseria rossoblu? Galigani ed Evangelisti, ovviamente. In curva li amano così tanto, ma così tanto, ma così tanto che per paura di fargli del male per quanto gli vogliono bene ogni domenica li invitano, a mezzo striscione, ad andar via. Eppure il Taranto ha fatto un campionato niente male ma, si sa, così va il mondo del pallone. 
Al rientro dal riscaldamento la terna arbitrale si becca un applauso che non se lo scorderà mai. I soliti tifosi rossoblu ruffiani che le studiano tutte pure di ingraziarsi l'arbitro. Speriamo che la Procura di Napoli non lo legge, altrimenti è capace che apre un'inchiesta pure sul Taranto! 
Alle quattro meno cinque è il momento di magic Piepoli (non quello che sta correndo al Giro d'Italia che quest'anno ha fatto più tappe in Belgio e in Austria che di questo passo lo chiameranno il Giro d'Italia degli italiani all'estero). 
"Popolo rossoblu, accogli la tua squadra, la perla dello Jonio, la città delle cozze, dove la Birra Raffo scorre a fiumi e i fumi dell'Ilva disegnano arcobaleni velenosi nello splendido cielo azzurro. Allora: numero 1, l 'airone dell'oasi Palude La Vela, il toscanaccio di Taranto nuova, Ghigo Goooooriii". Mezz'ora dopo ancora lui: "Il numero 11, il condor dell'area di rigore, l'uomo che trasforma in gol i palloni che tocca, il cobra di Noicattaro, Andrea bum bum De Flooooriiiioooooo". 
Goooollll, ha segnato Ambrosi, non sembra vero. Infatti, è in fuorigioco! 
Il Taranto attacca ma non morde, il Melfi morde ma non attacca, la bella moretta seduta sullo scalone di dietro della Nord addenta un bel cornetto magnum crema e cioccolato e fa venire voglia di baciarle quelle labbra belle e carnose (forse è meglio che questo passaggio lo elimino che se lo va a leggere la mi mujer so' dolori). 
«Mannaggia al caldo, mannaggia», sacramenta Peppino con la maglia a mò di tuareg in testa. Che c'entra poi il caldo. «C'entra, c'entra perchè se oggi la giornata era fresca noi avremmo fatto già tre gol». Vorrà dire che chiederemo a Moggi di telefonare a Carraro di sentirsi con Galliani di chiedere il permesso al Berlusca (lui in mezzo ci sta sempre) che dica ai suoi peones che si accordino con er mortadella Prodi di fare un decreto legge per far giocare i playoff al Taranto a metà gennaio quando il clima è bello e fresco così può segnare tre gol e tutti siamo più contenti. 
Gli ultrà non sanno più che inventarsi, non hanno più canna di gridare. «Con un solo gol da segnare era più facile», «Sì, ma mò lo facciamo e se lo facciamo facciamo anche il secondo, il terzo e il quarto e il quinto». Giovanni osserva l'amico e cerca di capire se si è fumato anche l'erba dello Iacovone o se tre ore con la crapa rasata sotto il sole cominciano a fare il loro effetto. 
Il portiere del Melfi para tutto con quel suo completino tutto bianco che sembra una bomboniera. 
I rossoblu hanno il fiato un po' corto, Deflorio si mangia il mangiabile, gli ultrà cominciano a contestare. 
Lorella spera che il Taranto vinca perchè, dice Mario, «se il Taranto si qualifica ci dobbiamo fidanzare». 
Il Taranto segna, ci pensa Catania, Lorella zompetta, Ambrosi prende la traversa e se la porta via, Lorella freme, il Taranto è forte, il Taranto è una fede, Lorella è bona, Deflorio raddoppia, lo stadio è una bolgia, non sto capendo più niente, il cuore va a mille, sto periodo entrerà nel guinnes delle frasi più lunghe, ma il Taranto, il maggico Taranto è in FINALE. 
Fiuuuuu, per questa domenica è tutto. di Pierpaolo D'Auria29 maggio 2006

Svaniscono a Taranto i sogni del Melfi
La squadra di mister Novelli dice addio ai play off dopo la sconfitta con i pugliesi. In una partita infuocata, due le reti di Catania e Deflorio che hanno spezzato le speranze dei gialloverdi di accedere alla C1

Mister Novelli è stato l'unico melfitano a giungere in sala stampa. Era accompagnato dal diesse Dell'Oglio, ma quest'ultimo è rimasto completamente muto. Il trainer gialloverde ha parlato con il cuore in mano: «Ha vinto la squadra più esperta, ma sento il dovere di ringraziare i miei ragazzi per la bellissima prova offerta. A volte hanno sopperito all'inesperienza con l'accortezza tattica: sono stati per quasi tutta la partita sufficiente corti, ben equilibrati, mantenendo le distanze fra i singoli reparti con la dovuta applicazione. In sintesi hanno onorato lo sport, quello con la esse maiuscola, in maniera veramente economiabile. Abbiamo perso per i due unici errori d'inesperienza commessi. Per me si è trattata di una vittoria morale».Avete avuto difficoltà, come dire, logistiche? «Sì, parecchie. Quando siamo scesi dal pullman per recarci negli spogliatoi, siamo stati insultati e sbeffeggiati da alcuni tifosi tarantini presenti in tribuna. Ma i problemi sono continuati nel riscaldamento nel corso del quale, sempre i supporters rossoblù hanno fatto di tutto per farci perdere la concentrazione. Sono cose queste che fanno a pugni con i sacri valori dello sport in cui il sottoscritto crede fortemente». - La partita? «Ce la siamo giocata a viso aperto così come è nel nostro dna. Non siamo, infatti, una squadra che fa della fase difensiva il suo credo calcistico. Nel primo tempo eravamo riusciti ad impedire al Taranto di andare a segno. Nella ripresa non ci siamo snaturati, ma quel gol di Catania in mischia ci ha un po' complicato le cose. Nel finale c'è voluta una prodezza di Deflorio per impedirci di raggiungere quella finale che avremmo meritato di giocare». Un bilancio sulla stagione? «Credo positiva. Con soli 450mila euro abbiamo costruito una formazione che aveva come obiettivo stagionale soltanto quello di raggiungere la salvezza. Invece con l'impegno profuso dai ragazzi, siamo riusciti a sistemarci quasi subito in zona playoff». Mentre diceva quest'ultime parole gli si è avvicinato il dg tarantino, Vittorio Galigani: «Dammi la mano e da esperto di calcio quale sono ti dò un consiglio: fai sempre l'allenatore perchè sei bravo. Il ruolo di dirigente fallo fare a chi di dovere». E lui di rimando: «Direttore, sono stato frainteso. Non ho nulla contro il Taranto». di Giuseppe Dimito29 maggio 2006

Palla al centro
I rossoblù cercano l'impresa. In 15mila sugli spalti

Questa partita cerca una chiave. Cerca una sintesi nel magma. Una sintesi calcistica. Perché solo il calcio può allontanare la nube tossica che l'ha coperta per l'intera settimana. E ripulire l'orizzonte, spazzando via tutti i veleni e tutte le scorie. Una certa idea del calcio, però. Quella non ancora completamente perduta di un calcio che usa le persone come misura delle cose. E che sul campo trova la sua vera essenza. Il campo: da qui conviene che riparta Taranto-Melfi. Non da Melfi-Taranto 3-2, col suo strascico di ombre e sospetti, volgarità e porcherie. Dal campo inteso come luogo di confronto, domicilio di ogni suggestione, sentina dove scolano le ansie e si raccolgono le speranze. Il Taranto deve vincere con un margine di due gol. Il Melfi può scegliere. Approda in finale se vince, pareggia o perde con un solo gol di scarto. Sa di essere avanti nel pronostico e sa che il pronostico conta niente in partite come questa. Psicologicamente non sta meglio del Taranto. Perché potrebbe aver dilapidato un tesoro di energie fisiche e nervose nelle turbolenze e nelle provocazioni dell'avvilente vigilia. Se la previsione è giusta, non sarà il solito Melfi arrembante e spavaldo. Ma una squadra più massicciamente concentrata sulla necessità di controllare la partita, senza rischiare l'incolumità. È nelle corde del Melfi una strategia di questo tipo? Una condotta che preveda l'indugio e non l'assalto, l'agguato e non l'arrembaggio? Difficile rispondere. Forse neanche Novelli, che di questo Melfi è la guida e l'assemblatore, conosce la risposta. E non conoscendola, si guarda bene dall'introdurre elementi di discontinuità tattica rispetto al recente passato: avanti col 4-3-3, con lo spirito «corsaro» e con l'esuberanza giovanile. Tocca, comunque, al Taranto fare la partita. Prendere la palla, sottrarla all'imperio del caso e sottometterla al proprio dinamismo. Non sarà facile. Ma non gli resta altro: o se la gioca e giocandosela, trova tutto ciò che serve (autorità, passo e brillantezza) oppure resta al palo delle proprie ambizioni. Il punto nodale saranno gli spazi: il Taranto deve reperirli e non concederli; il Melfi, al contrario, deve chiuderli quando subisce e sfruttarli quando (e se) si apriranno. Il Taranto sciatto e confuso di Melfi non può farcela. Il Taranto che recupera spessore di squadra e identità di gruppo può ancora farcela. Finito il tempo delle diversità, oggi il Taranto sarà 4-4-2. Avrà, cioè, contorni, distanze e riferimenti che fanno parte ormai del suo patrimonio di conoscenze. Cambierà qualche interprete: forse Prosperi in difesa, probabilmente Bussi a centrocampo, sicuramente Ambrosi in attacco. Sull'ex stabiese sono riposte molte speranze, a patto che torni in sé. E si ricordi di quello che era: miracolo d'istinti, canaglia d'area, re degli opportunisti. Ragionamento, lampo e immaginazione non dovranno mancare. Il resto già c'è. Una tifoseria in fibrillazione. E una squadra in fiduciosa attesa. Nella costruzione emotiva di un'impresa servono l'una e l'altra. Perché rafforzano il legame e la simbiosi con il luogo d'appartenenza: lo stadio Iacovone. Il calcio, però, deve rimanere l'unico fondale della storia. Sarà così. È più di una sensazione. di Lorenzo D'Alò28 maggio 2006

Taranto-Melfi da batticuore
Papagni ci crede. E si affida a Prosperi, Bussi e Ambrosi

Oggi pomeriggio il Taranto saprà se il sogno di poter centrare la promozione in C1 è ancora possibile o dovrà essere rimandato al prossimo campionato. È il giorno di Taranto-Melfi. Finalmente si gioca: mettendo da parte le polemiche generate dopo la sfida di andata e spegnendo il fuoco delle tensioni che appartengono alle partite di tale importanza. Parla il campo: da sempre profeta di sentenze uniche ed incontrovertibili dello sport più seguito nel nostro paese. Non c'è più spazio per le parole. Usate in maniera impropria e pericolosa dal Melfi per cercare di spostare le attenzioni del suo avversario. E dribblate dal Taranto nella settimana più importante della stagione. Novelli ha lanciato pesanti accuse (poi ritrattate), Evangelisti e Papagni hanno pacatamente risposto, mettendo da parte astio e rancore. «Pensiamo a vincere la battaglia sul campo. Non sottovalutiamo l'appuntamento: dovremo superare il Melfi con due gol di scarto per poter accedere alla finale». Il tecnico di Bisceglie ha cercato di isolare il gruppo dal vento di polemiche generatosi in seguito alla partita di andata. Ha lavorato sotto l'aspetto psicologico, recuperando il morale del gruppo e convincendolo della possibilità di compiere l'impresa. E sul profilo tattico, effettuando scelte diverse per arginare la velocità e la brillantezza atletica della formazione gialloverde (sarà ancora 4-3-3). Che, però, partirà dal buon vantaggio conseguito domenica scorsa. Risulta facile, pertanto, prevedere l'atteggiamento dei lucani che cercheranno di interrompere la manovra del Taranto ripartendo con i due esterni offensivi (Lauria e Paris). In casa rossoblù, questa volta, non ci sono dubbi. Ma certezze: nel modulo (si ritorna al 4-4-2) e negli uomini (Papagni ha tratto buone indicazioni da chi finora è stato meno impiegato). Le novità, innanzitutto. In campo dall'inizio ci saranno Prosperi, Bussi e Ambrosi (fuori Martinelli, Larosa e Malagnino). Partendo dalla difesa: l'ex difensore della Pro Vasto farà coppia al centro con Pastore, con Mortari e Manni che chiuderanno ai lati la cerniera. A centrocampo, invece, l'ex mediano di Catania e Viterbese avrà il compito di proteggere Mancini, favorendo i suoi inserimenti centrali e il pressing su Schiavon. Sulle fasce saranno confermati Catania (a destra) e De Liguori (a sinistra). L'intento di Papagni è chiaro. «Sarà importante imprimere un ritmo elevato alla contesa sin dalle prime battute. Ma giocando con lucidità e intelligenza. Non dovremo essere precipitosi: attaccheremo con ordine, cercando di segnare nei primi venti minuti». In attacco è il momento di Ambrosi. Farà coppia con Deflorio, ricostruendo un reparto apprezzato qualche anno fa in serie cadetta. «Partirà dall'inizio. Sta bene, lo ha dimostrato anche nello spezzone di gara disputato a Melfi. Dobbiamo segnare due reti e abbiamo bisogno di un centravanti che sappia fare i gol semplici. Ed è molto carico, vuole dimostrare al pubblico di Taranto di poter essere ancora decisivo». di Fabio Di Todaro28 maggio 2006

Per i rossoblu è lo spareggio n. 34

Il Taranto deve battere il Melfi con almeno due reti di scarto per guadagnare la finale dei playoff; nella gestione Papagni questo è accaduto solo una volta, il 12 marzo scorso in occasione del successo casalingo per 2-0 contro il Marcianise (segnarono al 9' Di Domenico e all'87' su rigore Deflorio). Contro i lucani il Taranto disputerà il 34° spareggio della sua storia; 12 di queste sfide sono state giocate in casa, 13 in trasferta e 8 in campo neutro. Analizzando solo le gare casalinghe troviamo appena tre successi con almeno due reti di scarto, risalenti tutti ad oltre 70 anni fa. Il Taranto dopo aver chiuso il campionato di Prima Divisione 1928-29 al 1° posto, si qualifica per uno dei due gironi finali, validi per la promozione in Serie B. Alla 1ª giornata, il 9 giugno 1929, i rossoblù superano il Massangioli Chieti per 4-1 (in vantaggio gli ospiti con Rizzoli, poi segnano Castellano, una doppietta su rigore Arzeni ed infine Sculto). Il 7 luglio nella quarta gara del girone il Taranto batte il Gargallo Siracusa per 3-0 con una doppietta di Castellano e la rete di Sculto. Gli ionici vincono il girone finale, ma vengono battuti nella finalissima dal Lecce per 3-1, vedendo così l'occasione di disputare il torneo cadetto 1929-30, il primo in assoluto dopo la nascita dei campionati nazionali a girone unico. Taranto ancora primo alla fine del campionato di Prima Divisione 1934-35 ed anche in questo caso qualificato per il girone finale per la promozione in Serie B. Il 23 giugno 1935 i rossoblù superano la Palmese per 2-0 con una doppietta di Svageli. Chiudendo al primo posto anche il girone finale il Taranto per la prima volta sale in serie B. Sono cinque i precedenti di campionato tra Taranto e Melfi giocati allo «Iacovone»; imbattuti i rossoblù che hanno raccolto tre successi e due pareggi. Nel campionato Nazionale Dilettanti la prima sfida giocata il 5 dicembre 1993 nel giorno del debutto sulla panchina rossoblù di Franco Selvaggi (il tecnico di Pomarico sostituisce Diego Giannattasio dopo 13 giornate). Finisce 0-0 con il Taranto in 10 dal 46' per l'espulsione di Mancone. Questa la formazione tarantina: Quaranta, Castrini, Pace, Carrozzo, Longo, Mancone, Oristanio, De Gregorio, Aruta, Presicci, Albarelli (68' Fortino, 86' Marcosano). Sempre nel CND il 19 ottobre 1997 le due squadre si incontrano sul campo neutro di Castellaneta in quanto lo stadio «Iacovone» è negato alla società per il mancato pagamento, nelle ultime stagioni, dell'affitto dell'impianto. Si registra ancora un pari, per 1-1: gol di Montervino all'80' (il centrocampista si fa parare il rigore dal portiere avversario Monaco, ma poi segna sulla respinta) e pareggio di Peri all'86'. Questo il Taranto guidato da Marcello Pasquino (il tecnico per protestare contro la mancata concessione del campo non andrà mai in panchina nel corso della stagione e sarà sostituito da Intermite): Alberga, Addesi, Germini, Incarbona, Marzocchi, Gambardella, Doria (74' Carocci), Montervino F., Dossou (85' Di Mingo), Bellacicco, Cangiano (63' De Tommaso). Nel torneo di serie D 1999-2000 (l'allenatore rossoblù è Angelo Carrano) si registra la prima vittoria del Taranto il 9 aprile 2000: 2-1 con le reti al 42' di D'Antò, al 75' di Baldari e al 93' di Potenza per gli ospiti. Questa la formazione dell'Arsenal Taranto: Spagnulo, Pizzolla, Migliozzi, Ferri, Baldari, Rubino, Magno (43' Sacco), Campioli (91' Pomes), Barraco (85' Nettis), Dell'Oglio, D'Antò. Lo scorso anno in serie C2 3-0 per i rossoblù il 13 marzo 2005 (tripletta di Sergi in gol al 54' su rigore, al 77' e all' 83'). Il Taranto guidato da Florimbj è così schierato: Signorile, Arabia, Monaco, Mela, Maddé, Silvestri, Filippi, Deleonardis, La Cava (52' Mignogna), Pupita (62' Niscemi), Sergi (88' Palumbo). Nell'occasione gli ionici tornano a vincere dopo 11 giornate durante le quali hanno ottenuto 3 pari ed 8 sconfitte; arrivano così i primi tre punti con Florimbj in panchina e questa vittoria dà l'avvio all'insperata rimonta che porta i rossoblù al terzultimo posto e poi ai playout salvezza. Infine il 2-1 dell'andata, il 4 settembre 2005 con il gol di Mortari al 13, il pareggio di La Porta al 27' e la rete decisiva di capitan Deflorio al 31'. di Franco Valdevies28 maggio 2006

Pensateci voi due
Contro il Melfi, il Taranto deve vincere con due gol di scarto e si affida alla sua coppia di attaccanti. Speranze e ansie di Alessandro Ambrosi e Andrea Deflorio

Novanta minuti possono bastare per riabilitare un'intera stagione di stenti. Alessandro Ambrosi ha il compito di sfruttare l'occasione che gli verrà accordata dal tecnico Aldo Papagni domani pomeriggio. 
Sarà sotto la lente di ingrandimento dei tanti tifosi che riempiranno lo Iacovone e che desiderano il colpo di coda di un giocatore arrivato con l'etichetta di chi è in grado di fare la differenza. Per lui solo tre iniziali partite senza impatto e un lungo periodo di inattività, causa una forma di anemia che lo ha costretto a rinunciare per diverse settimane agli allenamenti. Ora c'è la possibilità di tornare protagonisti, lasciarsi alle spalle tutto il grigio di una stagione che può illuminarsi di colpo. La partita per lasciare il segno sembra quella giusta.
«Rientrare a pieno regime in una gara del genere non può che farmi contento - afferma Ambrosi - Rispetto ai miei compagni, forse, sono quello che ha le maggiori motivazioni. Nella stagione non mi sono potuto esprimere al meglio delle mie possibilità. Ci tengo a dare un'impronta al momento giusto. Le motivazioni personale sono forti e punterò su quelle per fare una grande partita».
Gli unici dubbi permangono sulla tenuta nell'arco dei novanta minuti. C'è da mettere in conto lo stress derivante dall'evento e una giornata molto calda sotto l'aspetto atmosferico.
«Clinicamente sono guarito. Questo vuol dire che non soffro dolori e che mi alleno con regolarità. Un conto è ritenersi al massimo della forma. La condizione non è ottimale, lo riconosco, ma l'entusiasmo e la voglia di giocare può contare più di una forma fisica perfetta».
Ha partecipato con solo venti minuti alla negativa prima partita di playoff. Un continuo girovagare ai limiti dell'area di rigore avversaria, alquanto infruttuoso. Ora servono gol e l'abituale gioco di sponda, dando manforte ad Andrea Deflorio, suo vecchio compagno di reparto ai tempi di Crotone. «Insieme possiamo dare la giusta spinta al Taranto. Quattro anni fa ci consideravano una delle coppie più assortite del panorama calcistico e non vedo perchè non possiamo incidere il nostro marchio. Possiamo arrivare in finale, credo sia un'impresa fattibile».
Per fare ciò che Taranto ci vorrà? «Dobbiamo essere cinici e cattivi - afferma il giocatore nativo di Fiuggi - Dobbiamo sfruttare ogni piccola situazione e volgerla a nostro vantaggio. Per fare questo ci serve l'incitamento del nostro pubblico che può assicurarci entusiasmo; colpire il Melfi quando si troverà ad avere un certo timore reverenziale. Se siamo convinti dei nostri mezzi, due gol si possono fare. Non sarà facile giocare a Taranto e noi dobbiamo sfruttare queste armi».
Giocare con uno stadio pieno è un'eventualità molto probabile. Spaventato? «Se lo fossi, non farei il calciatore. Lo stadio esaurito è sempre una bella cosa, sia che il pubblico ti inneggi o ti fischi. Trovi quella carica che ti permette di dare il meglio. Io, almeno, non sono uno che si fa condizionare».
Le esperienze precedenti nei playoff non sorridono per Alessandro Ambrosi. «I playoff li ho persi tre volte con Catania, Pisa e Juve Stabia. In quelle occasioni vinsero Messina, Albinoleffe e l'anno scorso Cavese. Io segnai sempre nelle gare di andata, ma poi andò male. Chissà che questa volta, visto il fatto che non ho segnato a Melfi, possa andare diversamente».
Cosa occorre al Taranto? «Non farsi prendere dal nervosismo e dai condizionamenti esterni. Abbiamo già pagato a Melfi questa condizione mentale con una partenza ad handicap. Se ci credo? Ho tanta rabbia in corpo che come faccio a non crederci...». di Luigi Carrieri27 maggio 2006



Andrea Deflorio non vuole fermarsi a sedici. Tanti i gol realizzati in maglia rossoblu; un bottino che sarebbe bene impinguare. L'attaccante di Noicattaro era tra i più delusi al termine della disfatta di Melfi.
«Un po' per l'esito della partita - afferma Deflorio - e un po' per la brutta giornata trascorsa. Ho voglia di cancellare totalmente quelle immagini. Non si può rischiare di buttare in soli novanta minuti un intero campionato di sacrifici. Allo Iacovone non voglio solo passare il turno, ma mi piacerebbe anche fare bella figura».
I trentasei anni non sono sufficienti per non patire un minimo di emozione. La gara di ritorno con il Melfi è di quelle che non induce alla totale tranquillità.
«Però è quello che dobbiamo fare. Occorrono calma e concentrazione. Ribaltare due gol non sarà semplice e mai come questa volta dovremo stare attenti. L'imperativo è soprattutto non incassare reti perchè potrebbero esserci delle ripercussioni a livello mentale». 
Quando bisogna recuperare uno svantaggio del genere, si viene tentati dal definire a tavolino un piano-partita. Attaccare a testa bassa o farlo con equilibrio? Che Taranto bisogna aspettarsi domani pomeriggio? «Avere fretta può rivelarsi un errore. Un gol subito sarebbe l'ideale, non solo dal punto di vista del punteggio, ma perchè ci darebbe grande entusiasmo per il proseguimento della partita. Mi auguro che il Taranto sappia mantenere un certo assetto equilibrato e soprattutto sia tranquillo sul terreno di gioco, senza farsi prendere dalla frenesia. E crederci fino in fondo. Il Melfi cercherà di gestire il vantaggio e limitare i danni».
Tornerà a duettare con Ambrosi. Una coppia che, in certe categorie, può incutere timore solo a pronunciarla. «Ambrosi è il giocatore che ha più voglia di mettersi in mostra. Sente di essere in debito con i tifosi che non hanno potuto apprezzare le sue qualità. Mi sembra normale questa aspirazione per un giocatore che ha segnato tanto in carriera come lui. E' un attaccante furbo e la sua presenza in area avversaria può farsi sentire. Lo vedo in costante crescita e gli ultimi allenamenti hanno avvalorato questa mia impressione».
Nelle pieghe di Taranto-Melfi, rivisitando alcune delicate sfide, Deflorio prova a trovare dei parallelismi con confronti del passato. «E' il secondo anno che sono coinvolto in una gara da playoff dopo l'appendice vissuta con la Reggiana. Negli anni scorsi ricordo, invece, molti duelli da playout con la salvezza in ballo. Se proprio devo citare un confronto che può avvicinarsi a questo contro il Melfi, potrei citare quando con la Lucchese riuscimmo ad avere la meglio sull'Alzano nel 2003. Sembrava una gara impari, anche perchè all'inizio di stagione eravamo partiti con obiettivi di promozione. Eppure a Bergamo, a soli dieci minuti dal termine, eravamo sotto di un gol e sembrava che il mondo ci fosse crollato addosso. Per fortuna in pochi istanti rimediammo e vincemmo».
Un consiglio per il Taranto. «Non voler spaccare il mondo. Non cadere in errori di ingenuità. All'andata si sono ribaltate le parti: noi dovevamo attendere e invece il Melfi ci ha colpito d'infilata. Dobbiamo rimanere tranquilli, concentrati al massimo. Ci vuole grande attenzione e non cascare in fallo. Io credo che il Taranto possa farcela». di Luigi Carrieri27 maggio 2006

Taranto, la partita dell'anno
Domani c'è la semifinale. Rossoblù concentrati. Ieri nuovo vertice in Prefettura: i tifosi gialloverdi saranno scortati all'arrivo e alla partenza dall'impian- to del rione "Salinella". In attacco la coppia Ambrosi-Deflorio

Il Taranto ha pressocché ultimato la preparazione in vista della decisiva gara di ritorno della semifinale dei playoff utili per la promozione in C1 in programma domani pomeriggio (ore 16) contro il forte Melfi. Papagni, per l'intera settimana, ha tenuto i suoi lontani dai "veleni" e dalle polemiche (alcune veramente pesanti) che hanno animato in particolar modo i primi giorni. «Voglio parlare solo di calcio giocato - ha sempre sostenuto il trainer rossoblù - non sottovalutate il fatto che domenica avremo il difficilissimo compito di dover rimontare ben due reti alla formazione ospite. Prima di scendere in campo al Valerio eravamo noi che avevamo il leggero vantaggio di poter usufruire del regolamento che ci assegnava la possibilità di superare il turno in caso di doppio pareggio al termine dei due incontri, ora il pallino del gioco è passato nelle mani dei gialloverdi ospiti. Per poterci giocare l'ingresso in C1 contro la vincente dell'altra semifinale, dovremo restituire la sconfitta con l'identico scarto». Il trainer jonico ha ideato una formazione decisamente più votata alla fase offensiva. Ambrosi e Deflorio, se come è probabile scenderanno in campo insieme, dovrebbero assicurare costante e penetrante minaccia nell'aria di rigore ospite. Catania, a sua volta, dovrebbe costituire l'autentica spina nel fianco dalla trequarti in avanti. Poi ci saranno le soluzioni dalla media distanza e gli inserimenti dei difensori sui calci piazzati o sulle palle inattive, come dir si voglia. Ma bisognerà fare molta attenzione alla fase offensiva del Melfi. Schiavon e compagni, seguendo i canoni tattici del loro allenatore, mister Novelli (è uno zemaniano), nelle previsioni della vigilia dovrebbero contestualmente "spegnere" le fonti del gioco tarantino e ripartire in particolar modo con gli esterni (sono molto veloci). Del resto già in occasione della gara d'andata adottarano, grosso modo, analoghi accorgimenti. Presumibilmente si regoleranno nel pressocchè identico modo domani pomeriggio. Circa la formazione rossoblù mister Papagni non ha sciolto i dubbi che lo tormenteranno fino a poche ore prima d'iniziare il match. Davanti a Gori saranno sicuramente impiegati in difesa Mortari, Pastore ed al novanta per cento Manni. Il posto dello squalificato Martinelli se lo contendono Larosa e Prosperi. In mezzo il trainer tarantino confermerà Mancini in mezzo e De Liguori sull'out sinistro. Sulla fascia destra molto probabilmente inserirà Catania con licenza sia di andare lungo la zona di competenza che di convergere al centro. Al fianco di Mancini sarà confermato Larosa se in difesa dovesse essere schierato Prosperi; viceversa dovrebbe giocare Bussi. In avanti accanto a capitan Deflorio (servono le sue "invenzioni" o i gol "speciali" che finora lo hanno elevato ad idolo della tifoseria), dovrebbe giocare Sandro Ambrosi il quale è in grado di dare "peso" e spessore alla fase offensiva. Domani pomeriggio ci sarà il pubblico delle grandi occasioni (per intenderci quello che ha affollato lo "Iacovone" contro il Gallipoli in campionato), ma anche un servizio d'ordine di eccezionale rilievo. Il Prefetto, dott. Alecci, è stato chiaro ieri mattina nella seconda riunione tenutasi per l'occasione: dovrà essere soltanto una sana giornata di sport. Stesse parole sono state espresse dal Questore, dott. Introcaso (stamane effettuerà un altro sopralluogo allo Iacovone con i suoi più stretti collaboratori). Il presidente della Provincia, Florido, ha formalmente invitato la tifoseria rossoblù a dimenticare la gara d'andata e di concentrarsi solo su questa di ritorno. Occorre ricordarsi che lo "Iacovone" è diffidato e che, quindi, se come ci si augura, il Taranto passerà il turno, bisognerà giocarsi sul proprio terreno la partita decisiva per il salto in C1. di Giuseppe Dimito27 maggio 2006

«Allo Iacovone prevalga la voglia di calcio»
Messaggio rasserenante da parte del presidente della società gialloverde Maglione. L'allenatore Novelli: «Siamo pronti a ripeterci con la determinazione dell'andata»

Continuano gli allenamenti del Melfi, nonostante la società non abbia ancora sciolto ogni riserva sulla trasferta di domani a Taranto. Nella mattinata di ieri la Prefettura e la Questura di Potenza avevano già garantito le precauzioni nei confronti di sostenitori e tesserati richieste dai vertici della società lucana, dopo gli incidenti di domenica scorsa. Ma la dirigenza giallovere, attende analoghe garanzie uffianche da Prefettura e Questura di Taranto. «Abbiamo inoltrato precise richieste - dice il patron del Melfi Giuseppe Maglione - alle Prefetture e Questure di Taranto e di Potenza, per un programma che assicuri la sicurezza e l'incolumità dei giocatori e dei tifosi del Melfi. Da Potenza abbiamo ottenuto risposta, da Taranto non ancora. Se ci saranno i presupposti per l'incolumità della squadra, dei dirigenti e dei nostri sostenitori - prosegue Maglione - allora partiremo certamente per Taranto. Prima di partire però - mette in chiaro - vogliamo rassicurazioni da parte della Questura di Taranto. Per noi è una partita importante. Ed io sarò in prima fila, a sostenere la mia squadra». La società lucana, vorrebbe scorte di forze dell'ordine dal momento della partenza, durante il ritiro della squadra, nel corso della partita e fino al ritorno in sede. Richieste, che con ogni probabilità saranno accolte. «La mia speranza - dice mister Raffaele Novelli - è di giocarci sul campo questa seconda sfida dei play off. Rispetterò le decisioni della società. Credo però, che si debba andare a giocare a Taranto ad ogni costo, se non si vuol far prevalere la violenza sullo sport». Contro il Taranto però, domani sarà dura per i lucani, nonostante il risultato favorevole maturato nella gara di andata. «Siamo consapevoli - dice ancora Novelli - di incontrare una squadra alla nostra pari. Ma non bisogna cullarsi di un piccolo vantaggio. Giocheremo come se fosse la partita d'andata, con grande concentrazione». La formazione di mister Novelli stamattina sarà impegnata nell'allenamento di rifinitura, in attesa che arrivi l'ok della società per la partenza. Intanto le tifoserie melfitane si organizzano. Già dall'altra sera è iniziata la prevendita dei biglietti. Il Taranto ne ha messi a disposizione un migliaio. Dalla cittadina lucana partiranno per ora 3 autobus, con circa 150 sostenitori del Melfi. di Francesco Russo27 maggio 2006

«A Melfi domenica di paura»
«Io come il presidente Blasi». L'ex dirigente del Basket Castellaneta, dopo i fatti dello stadio "Valerio", rende pubblica la sua testimonianza. Antohi: «La mia squadra fu aggredita senza logica e la gara fu ripetuta. La speranza è che lo sport rinasca»

«Vedendo le immagini in tv della violenza di Melfi, mi si è riacceso in mente un cattivo ricordo della mia passata esperienza come uomo di sport. Era una domenica dell'anno 2000, anch'io ero un presidente di un club sportivo, come Luigi Blasi. Il sottoscritto, come lui, credeva e crede ancora nei valori sani del mondo sportivo. A lui esprimo la mia solidarietà. Prima però vorrei raccontare un episodio che, con le dovute proporzioni, può essere paragonabile ai fatti dell'ultima domenica che ha coinvolto il calcio jonico». La cronaca di Melfi-Taranto ha colpito Stefano Antohi, imprenditore agricolo, ex vicesindaco di Castellaneta, ma soprattutto ex presidente per setti anni della Società Sportiva Basket Castellaneta che, nell'annata 1999-2000, fu vittima della violenza del pubblico melfitano esattamente nella domenica del 19 marzo 2000. «Guidavo la mia Daniplast Castellaneta in un match di serie C1, finalizzato a raccogliere punti per covare il sogno della promozione nella quarta serie nazionale, poi concretizzato dalla mia squadra. Era una partita moderatamente sentita dalla nostra schiera di pubblico, fatta di famiglie, appassionate dello spettacolo cestistico, che è distante dalle polemiche e dalla violenza. Eppure, in un finale arroventato, i miei giocatori ed il mio allenatore Angelo Ciracì furono aggrediti senza una logica da alcuni dirigenti lucani, uno dei quali non autorizzati a presiedere sul parquet di gioco. Le forze dell'ordine erano assenti, noi uscimmo vivi quasi per miracolo, grazie all'intervento successivo delle stesse forze armate da noi reclamate». L'episodio di violenza fu condannato dalla giustizia sportiva nazionale. «Gli arbitri - sottolinea Antohi - chiusero la partita con 4 secondi di anticipo, i miei tesserati furono medicati al nosocomio lucano e, cosa più importante, quel match fu fatto ripetere dal Giudice federale, nonostante il Melfi avesse chiuso la sfida con diciotto punti di vantaggio. Nella partita successiva fummo sconfitti, ma con un gap minore, che ci permise, alla fine dei conti, di chiudere la fase regolare nella preziosa prima posizione, propedeutica ai playoff vincenti - 6-0 totale in tre match ndr - che fruttarono la B2». Antohi, uomo di sport dall'età giovanile, quando fu tricolore nel nuoto Ragazzi e Juniores, provando anche l'accesso alle Olimpiadi, esprime tutta la sua solidarietà al presidente Blasi, stigmatizzando «l'attuale comportamento vile e provocatorio da parte della dirigenza e del tecnico del Melfi, che si ostinano a lanciare messaggi destabilizzanti in vista della partita di ritorno dei playoff di C2. Questa posizione mi sembra figlia di una cultura anti-sportiva, della quale il mio club sportivo fu vittima sei anni fa. La mia speranza è che il caro presidente Blasi continui a perseguire i suoi ideali sani, senza incorrere nei tranelli architettati dagli avversari di turno. Comprendo però la sua amarezza e la sua debolezza, condizionate dall'ennesima puntata nera del calcio italiano. La speranza che la prossima domenica dello Iacovone lanci un segnale opposto, pacifico. Nel nome dello sport. Soprattutto per il rispetto delle famiglie e dei giovani che gremiranno lo stadio con l'unico intento di tifare per la loro squadra del cuore». di Alessandro Salvatore27 maggio 2006

Ed ora il Melfi fa marcia indietro
Mentre il tecnico lucano Novelli rivede alcune sue dichiarazioni, il Taranto con un comunicato abbandona qualsiasi provocazione. «Pensiamo solo alla partita»

Nell'infinita schermaglia dialettica, non poteva mancare la pronta risposta della Taranto Sport che con un comunicato stampa ha voluto ribattere alle pesanti allusioni formulate (e ieri parzialmente smentite) da Raffaele Novelli, tecnico del Melfi. La dirigenza rossoblu intende battere due percorsi: la prima è di natura giuridica e morale. Il nome della società ionica non può essere agitato per dare fiato a polemiche strumentali o per dichiarazioni improvvide che facciano riferimento ad imprecisati legami di potere. Il Taranto prenderà nei confronti del tecnico lucano, le adeguate prese di posizione in sede giudiziaria. 
Ma l'impegno del presidente Luigi Blasi è diretto anche all'avvenimento agonistico. A quell'appuntamento decisivo che la squadra rossoblu vuole fare suo a tutti i costi. Ieri il presidente Blasi, a mezzo scritto, ha voluto chiudere i conti con qualsiasi intento provocatorio, invitando i tifosi a dimostrare maturità, sportività e ospitalità. Non si vuole, cioè, scendere a livelli di basso profilo. Si intende privilegiare l'aspetto calcistico. 
Il primo dirigente è passato anche alle vie di fatto. Ieri pomeriggio ha salutato la squadra e si è intrattenuto con i tifosi rossoblu. Un colloquio durato circa venti minuti in cui, probabilmente, si è voluto ribadire i concetti distensivi del comunicato inviato nel primo pomeriggio. A tale proposito il direttore generale Luca Evangelisti ha rilasciato una breve dichiarazione in merito alle polemiche di questi giorni. «Il Taranto ha sempre dimostrato grande professionalità a livello societario. Il Melfi può stare tranquillo: domenica potrà godersi uno spettacolo con ventimila spettatori. Al signor Novelli dico che la terna arbitrale di domenica era di Salerno, la città che dà i natali ad una decina di giocatori del Melfi, oltre che al tecnico. Noi non abbiamo mai fatto questo riferimento ed, anzi, abbiamo accettato e rispetteremo sempre le direttive della Lega. Domenica il Taranto farà di tutto per guadagnarsi sul campo la finale». 
Ieri mattina, intanto, sopralluogo di rito allo stadio Iacovone per visionare la struttura nei suoi minimi dettagli. Si sono dati appuntamento il dott. Maurizio Scialpi della Digos, Pasquale Pinto dei Vigili Urbani, oltre ai rappresentanti dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa che sono stati ricevuti dalla dirigenza tarantina. E' stato eseguito un sopralluogo generale per verificare lo stato dei servizi igienici, del settore ospiti e delle varie parti divisorie dell'impianto. Questa mattina alle ore 12 è previsto un nuovo incontro in Questura con il Gruppo Operativo di Sicurezza per assumere ulteriori provvedimenti in merito. E' stata intanto ufficializzata l'apertura dei cancelli che avrà luogo alle ore 14. Biglietti ospiti: nei giorni scorsi si è provveduto ad inviare un quantitativo di circa seicento tagliandi alla società melfitana. Secondo le prime stime delle due Prefetture, si dovrebbe prevedere un afflusso non superiore alle centocinquanta unità dalla cittadina lucana. di Luigi Carrieri26 maggio 2006

Papagni: «Meno parole, più fatti»
E' l'ammonimento di Aldo Papagni, tecnico rossoblu: «Dobbiamo fare gol e Ambrosi può tornare utile. Attaccheremo con equilibrio»

E' l'ultimo slogan coniato per l'occasione. Lo srotola Aldo Papagni che ha meno voglia di spiegare i perchè di una crisi presunta e sempre maggiore intenzione di preparare un Taranto equilibrato e intelligente. 
«In questo momento - dice l'allenatore rossoblu - le parole servono a poco. Ci vogliono i fatti e stiamo lavorando intensamente per questo». 
I risultati recenti sono piuttosto impietosi: una vittoria nelle ultime cinque gare giocate e quattro reti nelle ultime sette. Le impressioni dell'allenatore barese, però, sono ben altre e divergono dai freddi numeri. 
«Io non sono un tipo che cerca alibi. Potrei dire che nell'ultimo periodo non ho avuto a disposizione alcuni elementi, ma non fa parte del mio modo di concepire il calcio e le sue dinamiche. Le gare hanno avuto una loro storia. Io sono convinto di una cosa: se giochiamo come contro Nocerina e Pro Vasto abbiamo una possibilità in più di farcela e passare il turno. Quelle gare finirono sullo 0-0, ma furono caratterizzato da un nostro eccellente gioco di attacco. Se, invece, dovessimo giocare contro il Rieti, le possibilità scenderebbe. Eppure quella gara l'abbiamo vinta per 2-1. Non mi interessa se gli altri pensano che il Taranto sia in calo. A me interessa che la squadra giochi con la testa, ben concentrata. Che Melfi mi aspetto allo Iacovone? Loro tatticamente non cambieranno molto e credo si disporranno come nella prima partita». 
Morale: il 2-0 si può recuperare a patto che scenda in campo una formazione determinata e concentrata. Un complesso che sappia evitare gli errori che hanno caratterizzato la prima semifinale playoff. 
«E' molto raro che una squadra come la nostra possa commettere tanti errori e tutti insieme. In novanta minuti abbiamo incassato la metà dei gol presi in tutta la mia gestione rossoblu. Paradossalmente è un dato che mi rincuora se è vero che solo in un'occasione abbiamo vinto con due gol di scarto. A parte tutto ci vorrà una squadra che sappia giocare con intensità, ma anche con raziocinio. A Melfi ci sono stati errori individuali. E' una variabile del calcio: ci può stare». 
Ci vorranno i gol. E' difficile che possa assicurarli Di Domenico. «Vedremo nella rifinitura di sabato (domani, ndc), ma occorre valutare che si allena a parte da circa un mese» mentre Ambrosi si candida per una maglia da titolare. «Sta bene- conferma Papagni - Dobbiamo fare gol e bisogna affidarsi a chi i gol li sa fare. Con Deflorio forma una coppia molto interessante, pericolosa soprattutto per gli avversari». 
Inevitabile ritornare sulla polemiche di questi giorni. «Le discussioni sul campo ci hanno condizionato più del necessario la scorsa settimana. Non dobbiamo cadere nel medesimo errore. C'è pressione, ma occorre metterla da parte. Dobbiamo essere bravi ad isolarci e pensare al campo. Novelli? Dico solo che, essendo più anziano di lui, mi permetto di dire che non è bello parlare male degli avversari. Se fossi in Novelli non rinuncerei, in un futuro, alla possibilità di allenare in una piazza come Taranto. Per la sua tradizione e per il seguito di tifosi che si ritrova»
Già i tifosi. «Ci devono dare la giusta spinta. Ci affideremo al loro serbatoio di entusiasmo per ricevere il supplemento di energia di cui abbiamo bisogno. Mi auguro che sia il pubblico corretto e festante che ho potuto ammirare nelle precedenti gare casalinghe. Ho in mente quel tifo e mi domando di cosa possano temere i nostri avversari».26 maggio 2006

Taranto, tocca ad Ambrosi
Papagni: «Stop alle polemiche». Sopralluogo allo stadio

Aldo Papagni vorrebbe cucirsi la bocca. Per dimenticare le parole e dare spazio al calcio giocato. Cioè, all'aspetto che il Taranto sta curando per rimontare lo svantaggio di due reti. E che il Melfi, fino a ieri, ha cercato di evitare per indirizzare il confronto sul profilo psicologico. Missione fallita. «Stiamo lavorando con attenzione e grande intensità. Le polemiche? Non ci pensiamo più. Dobbiamo conservare le energie per accedere alla finale. A Novelli, però, voglio ricordare che non è corretto giudicare ciò che avviene in casa degli altri. E gli auguro di poter allenare una squadra come il Taranto per provare certe emozioni». Riflettori puntati sul campo. E sulla mente, per evitare di commettere errori. «A Melfi, purtroppo, siamo stati punti da tre ingenuità. Domenica, invece, cambieremo atteggiamento. Dovremo aggredire con intelligenza, senza avere fretta e giocando con l'equilibrio che ci ha contraddistinto fino a questo momento. Se potessi scegliere vorrei vedere la squadra che ha pareggiato contro Nocerina e Pro Vasto. In quelle due partite, pur senza segnare, abbiamo costruito molte azioni pericolose». SI RITORNA AL 4-4-2 - Il modulo è stato già scelto. Per gli interpreti bisognerà attendere altre 48 ore. «Sapete che valuto molto attentamente gli ultimi due allenamenti per decidere la formazione: ho ancora qualche dubbio da sciogliere prima di prendere una decisione». Il 4-1-4-1 finisce in soffitta: per necessità (il Taranto deve segnare due reti) e per la consapevolezza acquisita che il 4-4-2 è l'atteggiamento che fornisce maggiori garanzie. Le certezze giungono dal test infrasettimanale disputato dinanzi agli occhi del presidente Blasi (che, al termine della sgambatura, si è trattenuto prima con la squadra e poi con i tifosi). Gli unici punti interrogativi sono legati al reparto arretrato: Prosperi parte in vantaggio su Larosa (è apparso eccessivamente nervoso) per la sostituzione dello squalificato Martinelli. Per il resto nessuna novità. La linea difensiva sarà completata da Mortari, Pastore e Manni. I due esterni di centrocampo saranno Catania e De Liguori, con Bussi (sembra favorito su Larosa) e Mancini a suturare centralmente la linea mediana. In attacco Alessandro Ambrosi affiancherà Deflorio. Papagni ha deciso. «Partirà dall'inizio. E' un attaccante che ha sempre segnato e, mai come in questo momento, abbiamo bisogno del suo apporto. Spero che risulti decisivo». Il centravanti di Fiuggi ha messo a segno 2 reti nel test infrasettimanale (oltre a colpire un palo e a fornire un assist per Deflorio) ed è apparso in buona condizione. Poche chance per Di Domenico (continua a lavorare a parte) che dovrebbe aggregarsi al gruppo nella rifinitura di sabato. Papagni, comunque, conta di inserirlo nella lista dei 18 convocati. di Fabio Di Todaro26 maggio 2006

«Adiremo le vie legali»
Il Taranto contro Novelli. Dopo le dichiarazioni rilasciate dal tecnico del Melfi

Il Taranto ha annunciato che chiederà alla Federcalcio di poter adire le vie legali nei confronti dell'allenatore del Melfi, Raffaele Novelli, per le dichiarazioni rilasciate contro la società jonica. Il Taranto ha dato mandato ai suoi legali di raccogliere la documentazione necessaria. Ecco il testo del comunicato diffuso ieri dalla società di via Umbria. «Continua da parte di tutta la società A.S. Melfi, tecnici inclusi, una campagna di strumentalizzazione nei confronti dell'ambiente tarantino, in previsione della gara di domenica prossima allo stadio Iacovone, con invenzioni provocatorie relative a una ipotetica accoglienza ostile all'arrivo a Taranto della lorto comitiva. Il sig. Novelli, allenatore del Melfi, risponderà nelle sedi giudiziarie delle sue accuse farneticanti alle quali si è lasciato, imprudentemente, andare. I messaggi distensivi di tutto l'ambiente tarantino, istituzioni in primis, vengono volutamente ignorati dalla dirigenza melfitana, il cui comportamento con le minacce, non rispondenti a verità, di non far scendere la loro squadra in campo allo Iacovone, tendono esclusivamente a inasprire gli animi della tifoseria tarantina, già provata per il trattamento ricevuto domenica scorsa, allo stadio Valerio. La Taranto Sport intende chiudere a tutte le provocazioni, invitando i propri sostenitori e la città intera esclusivamente al sostegno sportivo della propria squadra, ignorando gli atteggiamenti di chiunque voglia artatamente creare tensioni in relazione alla partita di playoff di domenica prossima, dando ulteriore dimostrazione della maturità, della sportività e dell'ospitalità che da sempre hanno contraddistinto il popolo tarantino. Il presidente Luigi Blasi rivolge personalmente un invito a tutti i tifosi rossoblù di accorrere in massa allo stadio Iacovone al solo grido di Forza Taranto»26 maggio 2006

Novelli non cambia il Melfi
«Ma non so se giocheremo». Il dg Castaldi: «Attendiamo rassicurazioni scritte»

Non sanno ancora se giocheranno, ma si allenano regolarmente i ragazzi di mister Novelli. La società federiciana non ha ancora deciso se inviare la squadra in trasferta a Taranto, dopo gli incidenti avvenuti domenica scorsa. «Allo stato attuale - dice il direttore generale del Melfi, Pier Paolo Castaldi - non esistono i presupposti perché si possa giocare la partita a Taranto. Abbiamo inoltrato un'informativa alla Prefettura, alla Questura e alla Lega, per avere garanzie di sicurezza. In questo momento - continua - rimane la convinzione che non si possa disputare la gara a Taranto. La squadra - mette in chiaro - continua ad allenarsi, e lo farà fino all'ultimo, perché da un momento all'altro potrebbero esserci cambiamenti». Ieri pomeriggio, dicevamo, la formazione federiciana ha lavorato come sempre, nonostante il rischio che la seconda sfida playoff non venga disputata. I gialloverdi hanno affrontato in una partitella i giovani della Berretti. Il tecnico Novelli, a conclusione del lavoro tecnico e tattico ha tratto indicazioni comunque positive. Nessun particolare allarme, arriva peraltro dall'infermeria. Assenti soltanto Patarini e l'attaccante Rana, che ha lasciato in anticipo la squadra. In base a quanto si è visto in allenamento, mister Novelli dovrebbe optare per il consueto 4-3-3, con Fumagalli, tra i pali, protetto da Cosenza e Cuomo in mezzo, e con Tursi e Franco sulle corsie esterne. A centrocampo, il tecnico del Melfi potrebbe schierare Lamarca, per dare continuità e consistenza al reparto, assistito da Schiavon, Diego Russo e Cammarota. Per l'attacco, probabile l'impiego di La Porta, Paris e Lauria. La squadra comunque, spera fino all'ultimo che la società dia il consenso alla trasferta. Così, lo stesso tecnico Novelli: «Sono un dipendente del Melfi e mi atterrò alle decisioni della società. Non presentarsi a Taranto però, non sarebbe bello. Significherebbe che la violenza ha prevalso sullo sport». di Francesco Russo26 maggio 2006

Il Melfi getta benzina sul fuoco 
Il tecnico lucano Novelli attacca pesantemente il Taranto e allude a “amicizie” con Moggi. La società rossoblu minaccia una querela. Blonda invita il sindaco di Melfi

Decide all'improvviso, convoca una conferenza stampa. E, alla fine, Raffaele Novelli sbotta, rompendo, nella sala stampa del Valerio, un giorno che appariva di quiete. Fin dall'esordio Novelli ha spiegato che, il suo, sarebbe stato un vero e proprio sfogo. E non lo ha nascosto: «Mi assumo la completa responsabilità di ciò che dico, perché non mi interessa lavorare in un calcio in cui, nonostante quello che sta accadendo in questi giorni, continuano a comandare i soldi, la prevaricazione ed il non rispetto delle realtà più piccole». 
Il riferimento, ovviamente, è per le polemiche successive alla prima semifinale playoff contro il Taranto. «Mi chiedo - ha sottolineato Novelli - cosa debba succedere in più, per sanzionare veramente una società che era in diffida e che ha visto i propri tifosi protagonisti di violenze che hanno mandato in ospedale poliziotti e carabinieri. Il presidente Blasi, invece di accusarci di gesti mai compiuti, dovrebbe sincerarsi delle condizioni dei rappresentanti delle forze dell'ordine, altro che sparlare della presunta disorganizzazione che ha trovato. Ricordi, piuttosto, che sono stati i tarantini a venire in numero maggiore del consentito, con tagliandi falsificati e muniti di coltelli. Non sono lucano - ha proseguito Novelli - ma questa è una regione in cui ancora valgono i valori sani dello sport e non è permesso a nessuno infangarla, tantomeno a Blasi, che ha inventato cose mai avvenute. E' una strada sbagliata quella dell'arroganza e della pressione di potere». 
Sembra già avere detto tanto. Ma Novelli, invece, calca la mano. Mostra un articolo del “Il Giornale” di domenica scorsa, che riguarda la Gea di Alessandro Moggi. C'è un'intercettazione telefonica, del 28 dicembre 2005 (in realtà si dovrebbe trattare del 2004), tra Pasquale Gallo e Franco Zavaglia, procuratori collegati a quella organizzazione. Testualmente: «Bisogna dare una mano al Taranto - dice il primo al secondo - in modo tale che si possa salvare quest'anno, così da avere un buon gruppo per l'anno prossimo». Un'allusione forte. Novelli schiera (in modo fin troppo leggero) il Taranto tra gli amici del sistema-Moggi. Rilievi pesanti, non c'è dubbio, ma ci sono pensieri anche per la Lega. «Ha stabilito una semplice ammenda - evidenzia il tecnico gialloverde - anteponendo il denaro alla reale equità di giudizio, non mi piace, non è corretto». 
In merito all'ipotesi di non essere presenti allo Iacovone, l'allenatore del Melfi si rimette alle indicazioni della dirigenza, ma lancia un appello in caso positivo. «Invito Macalli o chi per lui a stare con noi, se ci andremo, per constatare cosa ci potrebbe attendere». Sulla questione, infine, interviene il vice presidente melfitano Gerardo Cignarale. «L'orientamento è sempre quello di disertare la trasferta pugliese, in mancanza di assolute garanzie sulla nostra incolumità per le minacce ricevute. Lo facciamo, consapevoli di essere in una posizione di vantaggio, per il risultato dell'andata, e coscienti delle conseguenze che pagheremmo, ma non ci teniamo a restare in un calcio con tali caratteristiche».25 maggio 2006

La risposta di Taranto
Stop alle polemiche, fila di tifosi nelle prevendite: per la sfida di domenica allo “Iacovone” si prevede il tutto esaurito. Colletta per “pagare” la maximulta

La rabbia diventa febbre. E voglia di esserci, di spingere il Taranto. La protesta è la presenza: essere allo stadio, tifare. Con calore, con passione. Essere in tanti, soprattutto. E' bastata mezza giornata per capire: prevendite prese d'assalto, già qualche migliaio di biglietti venduti. E la prospettiva più incoraggiante: si viaggia verso il tutto esaurito. Perché in una città poco abituata a muoversi in anticipo per i biglietti il dato del primo giorno (lontano, comunque, dalla partita) porta esattamente all'esito, probabile, clamoroso: i quindicimila tagliandi in circolazione potrebbero essere bruciati con largo anticipo. 
E' il clima di Taranto, dopo i giorni delle polemiche. Il clima di una città che ha cambiato strategia: che ora pensa al campo, che ora pensa a fare il biglietto. Tutto stemperato, dopo le prime roventi ore. Tutti in fila soldi alla mano, per acquistare il tagliando, per garantirsi un posto, per candidarsi a sostegno passionale del Taranto. Bene così. Bene, soprattutto, che tutto questo accada dopo le parole di stima del questore Introcaso nei confronti della tifoseria rossoblu. Bene che la risposta sia così forte proprio mentre c'è chi teme (esageratamente) per la propria incolumità e, nel frattempo, ha già assicurato la sicurezza di tutti. 
Un gesto di evidente distensione è scaturito anche al termine del vertice in Prefettura tenuto ieri mattina. C'erano il prefetto, il questore, il colonello dei Carabinieri, il colonnello della Finanza, i rappresentanti della Croce Rossa, del Comune e della società. E la decisione più significativa, anche con un maggior carico simbolico, è quella di aumentare da seicento a mille i biglietti a disposizione dei tifosi del Melfi, aprendo anche l'anello superiore del settore ospiti. Quasi un invito ai sostenitori gialloverdi, che fa seguito anche all'intenzione di allestire un servizio d'ordine efficiente senza, tuttavia, militarizzare lo stadio. 
Mille biglietti a Melfi, da vendere. Gli altri in città, tutti in vendita 
Taranto è questa. Capace di reagire immediatamente, a modo suo. Capace di mostrare la sua rabbia presentandosi allo stadio. E tifando. Oppure sostenendo la società, mostrando un senso di vicinanza mai così forte. Da ieri, infatti, sono anche attivi dei punti di raccolta per l'iniziativa “30.000 euro per il Taranto”, lanciata dal club “Tifo è Amicizia”. I tifosi possono lasciare in questi punti la somma simbolica di un euro (ma l'offerta è libera) per raggiungere la somma necessaria (la previsione è ottimistica, ma la partenza è buona) per pagare la maximulta comminata dal Giudice Sportivo al Taranto per gli incidenti di Melfi. I punti vendita sono: Oreficeria La piramide (via Liguria); Farmacia Quaranta (via C. Battisti); Bar Cubana (via Acclavio), Psyco Group, Ferramenta A. G. G. (via Buccari), Bar Essential (via Dante), Bar C'era una volta il caffè (via Liguria), Il camiciaio (via P. Amedeo), Il camiciaio (via D. Peluso), Caseificio Marzulli (via Cesare Battisti), Studio fotografico "Le clic" (via Duca degli Abruzzi), Pizzeria Al Mamì (via Puglie), Negozio di dischi "Fuori Tempo" (in via Pupino). Un bel gesto.25 maggio 2006

Ma Novelli getta altro fango 
«Nel pentolone delle intercettazioni c'è anche la società di Blasi». L'allenatore del Melfi lancia nuove e pesanti accuse. Il vice presidente Cignarale: «Non giochiamo»

«Noi siamo pronti per andare a giocare a Taranto e conquistarci la finale playoff», così Raffaele Novelli, allenatore del Melfi, nel corso della conferenza stampa appositamente convocata per esprimere il suo pensiero sui fatti accaduti domenica scorsa. Nonostante, dunque, la minaccia della società gialloverde di non mandare la squadra allo "Iacovone" domenica prossima, poiché non vi sarebbero le condizioni minime di sicurezza, la squadra si sta regolarmente allenando per preparare al meglio l'appuntamento con i decisivi novanta minuti di gara 2. Il tecnico lucano ha ribadito il suo punto di vista, già per buona parte anticipato da noi ieri, sottolineando il pessimo comportamento dei dirigenti ionici, con il presidente Blasi in testa. «Si sta facendo di tutto per far passare in secondo piano l'aspetto sportivo - afferma Novelli - noi vogliamo giocare a calcio sul campo, senza condizionamenti esterni. Io stesso, lo ribadisco, domenica scorsa sono stato oggetto di minacce durante la fase di riscaldamento da parte di alcuni dirigenti ospiti. Il presidene Blasi, poi, invece di difendere i suoi tifosi che gli hanno già fatto pagare 80mila euro di multe, perchè dopo un attento esame di coscienza, perché non s'informa sulle condizioni degli agenti feriti negli scontri? Io, pur essendo campano, sono orgoglioso della civiltà e della grande sportività riscontrata qui a Melfi e non accetto che da Taranto si possano dichiarare cose non corrispondenti al vero per infangare l'onore di questa comunità. Voglio anche ricordare, poiché qualche dirigente tarantino ha assunto le vesti della vittima - prosegue - che nel pentolone delle intercettazioni telefoniche degli ultimi giorni ci sono anche alcuni passaggi interressanti che riguardano proprio il Taranto. Non abbiamo alcun problema ad andare a giocare allo Iacovone - assicura - siamo in attesa delle decisioni della società e qualunque esse siano, ci vedranno d'accordo». «Non avendo ancora avuto alcuna comunicazione ufficiale dagli organi di pubblica sicurezza - afferma il vice presidente Cignarale - al momento la nostra posizione rimane sempre la stessa. A Taranto non andiamo a giocare». Giuseppe Albano25 maggio 2006

Taranto-Melfi, l'ora delle buone azioni
Mille biglietti per i tifosi gialloverdi. Blonda scrive al sindaco della cittadina lucana 
Il prefetto Alecci ha riuniuto ieri il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Sopralluogo del questore Introcaso oggi allo stadio. «Abbassiamo i toni». «Adesso serve buon senso. Domenica deve trionfare lo sport. Invito tutti a riflettere. Basta con le polemiche»

Mille biglietti saranno destinati ai tifosi del Melfi rispetto ai 600 ipotizzati in un primo momento. È uno dei segnali distensivi verso la società lucana che il prefetto Francesco Alecci ha deciso di inviare, riunendo ieri mattina il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica in vista del delicato match di domenica prossima in programma allo "Iacovone". Alla riunione hanno preso parte, tra gli altri, il direttore generale del Taranto Vittorio Galigani, il questore Eugenio Introcaso, il comandante provinciale dei carabinieri Federico Scassa, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Giovanni Monaco, il dottor Pasquale Quinto, comandante della polizia municipale e il sub-commissario al Comune di Taranto Mimma Distani. Oltre all'aumento dei biglietti per i supporter del Melfi, è stato deciso anche l'invio, da parte del commissario straordinario Tommaso Blonda, di una lettera di invito al sindaco della cittadina lucana in maniera tale da stemperare i toni accesi degli ultimi giorni e tentare il ripristino di rapporti cordiali e civili. Dal punto di vista prettamente operativo, invece, stamattina il questore Eugenio Introcaso effettuerà un sopralluogo allo stadio per iniziare ad attuare le misure necessarie ad evitare problemi di ordine pubblico domenica prossima. «Bisogna raffreddare gli animi - spiega alla Gazzetta Introcaso - perché non è possibile arrivare alla partita di domenica con questo clima. Il prefetto ha rivolto un invito a tutte le parti in causa ed anche io voglio fare la stessa cosa perché un conto è la contesa sportiva, altro sono le offese, le minacce, le ingiurie, gli attacchi sconsiderati. La tifoseria del Taranto ha dimostrato più volte in passato di essere matura, di essere pronta per un salto di qualità e dunque credo che nessuno vorrà macchiare la giornata di domenica con gesti sconsiderati. Invito tutti, a partire dal presidente Blasi, ad adoperarsi per fare in modo che in questi giorni che precedono la partita si parli solo e soltanto di calcio». di Mimmo Mazza25 maggio 2006

Di Domenico rischia di non farcela
Ieri doppia seduta. La punta lavora a parte. Pronto Ambrosi. Caccavale sempre out. Papagni: «Stiamo lavorando per ribaltare il risultato dell'andata»

Doppia seduta ieri per il Taranto. Mister Papagni intende presentare domenica prossima una formazione non solo in grado di ribaltare il risultato dell'andata, quanto di vincere con almeno due gol di scarto. Mancava Caccavale il quale si sta curando a Terni. La sua presenza per domenica è totalmente da escludere. A parte ancora Di Domenico che non riesce proprio a guarire dall'infortunio che lo sta affliggendo da diverso tempo. Circa la formazione che dovrebbe scendere in campo, nulla vi è di deciso. Qualcosina in più se ne saprà oggi pomeriggio nel corso della consueta partitella settimanale. La squalifica di Martinelli e la indisponibilità di Caccavale lasciano un vuoto al centro della difesa al fianco di Pastore: i candidati sono Larosa, Prosperi e Capone. Il primo potrebbe essere il preferito. Restando nel reparto arretrato Micallo dovrebbe giocare dall'inizio nel consueto ruolo di esterno destro. In tal maniera Mortari sarebbe dirottato più in avanti. Se Larosa dovesse essere impiegato in difesa, il suo posto, a centrocampo, dovrebbe essere preso da Bussi anche se c'è da dire che l'ex viterbese non ha i novanta minuti nelle gambe avendo giocato poco. In avanti, al fianco del bomber Deflorio, Catania ed Ambrosi si contenderanno la maglia di attaccante centrale a meno che Di Domenico non recuperi all'ultimo minuto (improbabile). «E' una gara da vincere per giunta con un distacco di due reti - dice il trainer rossoblù sul match - e non c'è nemmeno bisogno di spiegare il perché. La squadra si sta allenando con molta scrupolosità ed attenzione. Domenica scorsa sono stati i fattori esterni che hanno condizionato un po' il rendimento. Ma sull'argomento-Melfi non vorrei più tornare. Si sono dette moltissime parole, anche forti e dure, per cui ritengo che ora come ora sia il caso di riportare il discorso sul piano della normalità. Vogliamo vincere. E vogliamo farlo con sportività e lealtà. Ma anche con rabbia, cattiveria agonistica e determinazione». di Giuseppe Dimito25 maggio 2006

Concessi i domiciliari a 4 tifosi
Scontri nel derby, ieri gli interrogatori di garanzia. Contestati i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento

C'è chi ha ammesso di aver reagito alle provocazioni degli ultras del Melfi con il lancio di oggetti dagli spalti. Ma i cinque tifosi rossoblù finiti in carcere negano di aver aggredito i poliziotti in servizio allo stadio. Il giudice delle indagini preliminari Michele Ancona, al termine degli interrogatori di garanzia, ha concesso gli arresti domiciliari a F. D., di 34 anni, a N. F., di 28 anni, a F. C., di 30 anni, e a G. R., di 29 anni, difesi dagli avvocati Salvatore Maggio, F. Lamanna, Luigi Esposito e Antonietta Ruggiero. Resta dietro le sbarre, invece, C. M., di 24 anni, con precedenti penali. Per tutti l'accusa è di violenza, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, danneggiamento e violazione del cosiddetto "decreto Pisanu" sulla sicurezza negli stadi. Gli agenti della Questura di Potenza hanno identificato e arrestato i tifosi tarantini dopo aver visionato filmati realizzati da quattro telecamere piazzate nello stadio dalle forze dell'ordine. Secondo il questore Di Mauro, i supporters rossoblù «hanno aggredito i poliziotti che si stavano spostando all'interno del settore riservato alla tifoseria pugliese senza motivo. Dalle immagini si evince chiaramente che i poliziotti non erano in posizione per caricare e che sono stati i tifosi tarantini ad aggredire gli agenti». Lunedì sera, a Melfi, i carabinieri avevano arrestato un tifoso della squadra lucana che, fintosi fotografo, aveva aggredito e colpito un giocatore del Taranto fra il primo e il secondo tempo della partita. Ma gli inquirenti stanno cercando di fare luce anche sulla rissa fra dirigenti e giocatori delle due squadre avvenuta alla fine della gara, mentre la maggior parte delle forze dell'ordine controllava il deflusso dei tifosi dallo stadio.25 maggio 2006

Il Melfi va a Taranto. Forse
Il vice presidente Cignarale: «Per ora siamo decisi a non andare allo Iacovone. Nei prossimi giorni vedremo». Mister Novelli: «Ci stiamo allenando per andare a giocare»

Raffaele Novelli ha voluto esprimere tutto il suo disappunto in merito agli episodi di domenica scorsa del Valerio e lo ha fatto nel corso di una conferenza stampa convocata a conclusione della seduta pomeridiana di allenamento. «Non ho alcun problema nell'assumermi tutte le repsonsabilità per tutto quello che dirò», premette Novelli. «Come uomo di sport legato a certi valori, non posso che essere oltremodo disgustato per il comportamento offensivo tenuto dai dirigenti tarantini domenica scorsa. Giocando contro una squadra in larga parte composta da ragazzi - spiega- hanno provato sin dalla fase di riscaldamento a fare delle pressioni psicologiche. Il presidente Blasi, poi, si è distinto per un fare davvero poco edificante per un massimo dirigente. Non ho dubbi nel ritenere ad alto rischio la gara di ritorno a Taranto - aggiunge Novelli- di certo non mancheranno i condizionamenti nei nostri confronti. In tutti i casi - prosegue- noi ci stiamo allenando come al solito per andare a giocare a Taranto la nostra partita, perchè noi ce la vogliamo giocare sul rettangolo di gioco, non fuori. Ci rimettiamo completamente alle decisioni della società». Al momento, nonostante le prime rassicurazioni giunte da Taranto (in una conferenza stampa il Prefetto ionico ha garantito la massima sicurezza per squadra e tifosi melfitani ed anche la disponibilità a concedere fino a mille biglietti per i supporters gialloverdi) la posizione della società non sembra essersi modificata. «Non abbiamo ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale - ci spiega il vice presidente Cignarale - per cui al momento rimaniamo fermi nella nostra intenzione di non andare a giocare allo Iacovone. Nei prossimi giorni vedremo. Come società stiamo decidendo non solo il da farsi per domenica prossima - aggiunge- ma anche se sia il caso di continuare ad impegnarci in un calcio fatto solo di interessi economici». La sensazione è cha alla fine la partita si giocherà regolarmente, ma con delle misure di sicurezza particolari a tutela della squadra, dei dirigenti e tifosi al seguito. Di certo tutto il gruppo sta proseguendo secondo il solito programma settimanale: ieri doppia seduta al Valerio, con tutti gli elementi della rosa disponibili. Non è da escludere neanche la presenza al centro del pacchetto arretrato di Patarini, dopo quasi due mesi di assenza forzata per via di una contrattura alla coscia. Oggi pomeriggio classica sgambata tutta in famiglia. Sono stati, infine, convalidati i 5 arresti di tifosi tarantini responsabili degli scontri con le forze dell'ordine e del ferimento di quattro agenti. di Giuseppe Albano25 maggio 2006

Blasi: «Forze dell'ordine inadeguate»
Il presidente va giù duro: «A Melfi non c'è stata giustizia». E alla sua squadra: «Rivoglio il Taranto vero»

Blasi rincara la dose. Ribadisce posizioni già espresse. Difende i tifosi rossoblu, attacca duramente lo forze dell'ordine presenti allo stadio di Melfi. Un secondo comunicato del massimo dirigente (simile, nei toni, a quello inviato alle redazioni lunedì), ripropone gli stessi concetti. Netti, persino rafforzati. E individua un unico sconfitto: l'ordine pubblico. 
A 24 ore di distanza poco è cambiato: c'è una multa da 30.000 euro, comminata dal Giudice Sportivo e ritenuta iniqua dal massimo dirigente. Anche il nuovo testo non lascia dubbi: compare, in modo inequivocabile, l'indignazione di chi ritiene di avere subito un torto e non riesce a capacitarsi di quanto è avvenuto. 
Di chi è ferito nell'anima, di chi si è preoccupato per le sorti del proprio figlioletto. Di chi non ha molta voglia di correre ancora dietro alle vicende di un pallone che sembra non rimbalzare più. Alla notizia dell'ammenda Blasi aveva reagito male: «Mi sto chiedendo se questo calcio mi appartiene» si domandava, adombrando l'ipotesi di lasciare tutto. Le frasi del giorno dopo non spostano di una virgola il ragionamento: contengono, piuttosto, una chiosa chiarificatrice: «... pronto anche, ove non venissero riconosciuti i diritti della società che rappresento, ad allontanarmi definitivamente da questo ambiente». 
E' un Blasi ”svuotato” dalle tristezze di una domenica al curaro: ma, allo stesso tempo. è un Blasi “condottiero”, coraggioso. Che non ha paura di esprimere le proprie opininioni. Attacca frontalmente la gestione del servizio d'ordine all'interno del “Valerio”. Segnala “provocazioni e violenze”. 
E' ormai sera quando, dopo una giornata trascorsa tra assemblee e riunioni di lavoro, il presidente risponde al telefono. Vorrebbe lasciare ogni commento all'ufficialità della nota stampa. Poi accetta di parlare. Di chiarire ancora. Di aggiungere postille importanti. «Sono tante, troppe le domande che continuo a pormi dopo quello che è successo domenica - osserva - .Ma gli ispettori dov'erano? I commissari di campo dov'erano? Qualcuno ha visto chi buttava le monetine contro di noi? E come è riuscito un falso fotografo ad entrare nell'area degli spogliatoi e ad aggredire un nostro giocatore? A Melfi non c'è stata giustizia: ed io non riesco più a riconoscermi in questo calcio». 
Il massimo dirigente indirizza altri strali nei confronti della società lucana. «Questo - sostiene - è un campionato falsato. Sono dei playoff falsati. Noi giochiamo contro un club che non ha pagato i contributi, con un presidente squalificato che si aggirava tranquillamente per lo stadio. Noi invece abbiamo pagato tutto, stipendi e contributi fino al 15 marzo. A cosa è servito? A cosa serve essere onesti in questo calcio? Ma io preferisco rimanere onesto. Non sono capace di bluffare. Rispettare la giustizia vale più di qualsiasi promozione: nessuno mi farà contravvenire ai valori in cui credo. Adesso il Melfi dice che non vogliono venire a giocare a Taranto? Verranno, così come noi siamo andati al “Valerio”. Probabilmente si sono resi conto di averci ospitato nella maniera peggiore». 
L'interrogazione parlamentare presentata da Vico (altro manduriano di nascita) è una piccola consolazione. «E' un gesto che apprezzo molto. Dobbiamo avere tutti insieme la forza di difendere i nostri diritti». 
C'è una coda dedicata alla squadra, però. Blasi ha sempre distinto ciò che è accaduto fuori dal campo e ciò che è avvenuto sul terreno di gioco. La partita non gli è piaciuta. E lo ribadisce, senza cercare scorciatoie. «Non ho mai discusso il risultato di domenica. Però non capisco perchè il Taranto era “finto”. Non so davvero cosa sia successo. Ma adesso voglio rivedere il Taranto vero. I giocatori devono dare a tutti una risposta in campo, non a parole. Ora hanno la possibilità di riscattarsi». di Leo Spalluto24 maggio 2006  

Melfi-Taranto: 5 arresti
Blasi attacca: «Servizio inadeguato». L'on. Ludovico Vico presenta un'interrogazione al Ministro degli Interni: «Di chi sono le responsabilità?». Confronto squadra-tifosi

Le manette scattano per cinque, alla fine. Dopo gli incidenti di Melfi arriva, quasi inevitabile, il conto. L'operazione, scatta la scorsa notte, ha portato all'arresto di cinque tifosi rossoblu: si tratta di F. C. (di 30 anni), N. F. (27), C. M. (23), G. R. (28), tutti con precedenti, e di F. D. (34), avvocato incensurato. Tutti, arrestati dalla Questura di Potenza, dovranno rispondere di episodi di violenza in occasione di manifestazioni sportive, nonché in concorso con altri di danneggiamento aggravato, resistenza, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale. Accuse che, ovviamente, si riferiscono a quanto successo intorno al 41' del primo tempo, con gli incidenti tra tifosi rossoblu e forze dell'ordine che hanno portato alla sospensione per nove minuti della gara. I tifosi, mentre impazzano le polemiche sulla effettiva responsabilità degli incidenti e su presunte provocazioni, sono stati individuati tramite le immagini girate dalla Polizia all’interno dello stadio. 
Gli arresti, in realtà, dovevano essere sette, ma due tifosi si sono resi irreperibili e, quindi, sono sfuggiti alla “flagranza differita” (che consente l'arresto entro trentasei ore dall'accaduto) e, quindi, saranno solo denunciati e successivamente colpiti da Daspo, il provvedimento che vieta l'accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive. Stessa sorte potrebbe toccare ad altri tifosi rossoblu, visto che la visione dei filmati sta continuando (anche di quelli relativi alla rissa nei pressi del pullman del Taranto) e potrebbe portare all'individuazione e all'identificazione di ulteriori sostenitori. 
E' stato, invece, rilasciato Michele Posa, il falso fotografo di Melfi sottoposto a fermo giudiziario già domenica sera. Il trentaseienne, secondo l'accusa, si è finto fotografo accreditato e, indossando la casacca delle persone autorizzate a stare ai bordi del rettangolo di gioco, nel corso dell’intervallo fra il primo ed il secondo tempo ha aggredito con pugni e calci il rossoblu Caccavale, che assisteva alla partita nei pressi del pullman. La notizia curiosa è che Posa, durante la sua aggressione, si è ferito, rimediando la frattura di una costola e venticinque giorni di prognosi e ha sporto denuncia nei confronti di Caccavale. Pare intenzionato a denunciare il difensore rossoblu (che, giova ricordarlo, domenica è dovuto ricorrere a controlli ospedalieri per le botte prese e in particolare per un calcio al basso ventre) anche Patarini, difensore del Melfi domenica a bordo campo. Al momento, però, questa decisione del giocatore appare solo ventilata, anche perché - a termini di regolamento - Patarini dovrebbe chiedere l'autorizzazione alla Federazione per non incorrere nella violazione della clausola compromissoria. 
C'è da giurarci: di questa partita si parlerà ancora molto e ancora con i nervi scoperti. Purtroppo non per il risultato del campo. Ma per tanto altro. E' accaduto di tutto, durante la partita e anche dopo. E' accaduto troppo. E molto si poteva evitare.24 maggio 2006

Mancini : «La finale sarà nostra» 
«A Melfi abbiamo trovato un ambiente ostile. Ma siamo superiori e lo dimostreremo»

C'è la convinzione di poter battere il Melfi e accedere alla finale. «Perché siamo più forti e lo dico nonostante la sconfitta di domenica». Rafforzata dalla carica agonistica maturata in seguito al risultato negativo e agli episodi di violenza verificatisi al termine della gara. «Ciò che è accaduto è stato premeditato. Hanno creato un ambiente ostile sin dal nostro arrivo. A partire dal riscaldamento, per giungere alla sospensione della partita e al parapiglia scoppiato negli spogliatoi». Manuel Mancini, se potesse, giocherebbe immediatamente il match di ritorno. Pronto a portare il Taranto in finale. Cioè, ad un passo dalla serie C1. «Non mi era mai accaduto di assistere ad episodi così violenti. C'è, però, anche una nostra minima responsabilità. E' stata tesa una trappola e ci siamo cascati subito. E' per questo motivo che penso ad un atto premeditato». C'è il verdetto del rettangolo di gioco a condannare i rossoblù. Impietoso, penalizzante (con eccessive proporzioni), irreversibile. C'è una prestazione di duplice identità da giudicare. Mancini non si sottrae. «Il calcio è fatto di episodi. A noi sfavorevoli, in questa circostanza. L'avvio ci ha tagliato le gambe. Il doppio vantaggio, maturato in seguito ad alcune nostre indecisioni, ha dato sicurezza al Melfi. Prima della partita, personalmente, mi era sembrata una squadra impaurita». Dopo il 2-0 è venuto fuori il Taranto. Per carattere e per la capacità di Papagni di cambiare in corsa la posizione dei suoi uomini (da 4-1-4-1 a 4-4-2). «Tatticamente siamo cresciuti, all'inizio non tutti avevano compreso le consegne. Poi è emersa la nostra forza. E credo che abbiate apprezzato una manovra sciolta, priva di grumi. Che ci ha portato ad accorciare le distanze e a sfiorare il pareggio in due circostanze». Prima dell'imprevisto. «L'interruzione ci ha penalizzato. Ha abbassato la tensione e ha permesso ai nostri avversari di recuperare energie. Fino a quel momento ero convinto che avremmo pareggiato. Anzi: nessuno di noi aveva perso la speranza di poter vincere la partita. Poi è cambiato qualcosa. Abbiamo sempre mantenuto le redini del gioco, ma senza renderci pericolosi. Fino al paradosso: il rigore, l'espulsione a Martinelli ed una rete che ci penalizza oltremisura». Adesso, però, è il momento di mettere alle spalle questa parentesi negativa. E di pensare al ritorno dello "Iacovone". Il ragazzo di Ostia è già pronto. «Siamo convinti di poter andare in finale. Abbiamo perso per una serie di episodi sfavorevoli, ma in casa sarà tutto diverso. Sul campo, poi, abbiamo dimostrato di essere superiori. Parlo senza presunzione: abbiamo il dovere di passare il turno. I nostri sostenitori domenica saranno decisivi: senza ostracismo, colpi bassi. Ma dimostrando di tifare in maniera corretta ed esemplare». di Fabio Di Todaro24 maggio 2006

I lucani: «Non giocheremo allo "Iacovone"»
La società lucana ritiene che non ci siano garanzie e tutele per i propri tesserati e sostenitori. Sequestrati 10 biglietti falsi e un coltello. Blasi insiste: «I nostri tifosi sono stati provocati. Abbiamo le immagini. Lacunoso il servizio d'ordine». Galigani: «Allo Iacovone non hanno nulla da temere»

Il presidente Luigi Blasi, dopo la multa comminata al Taranto per gli incidenti di Melfi, torna ad attribuire ogni responsabilità di quanto accaduta alle forze dell'ordine, parlando di «provocazioni subite dai tifosi rossoblù». E medita di allontanarsi «definitivamente dall'ambiente del calcio», nell'eventualità non venissero riconosciuti i diritti della società. «Il giudice sportivo della Lega Professionisti di serie C ha comminato al Taranto una multa di 30mila euro causa i disordini avvenuti nel corso della partita Melfi-Taranto di domenica scorsa. Nel merito ritengo del tutto ingiusta la sanzione comminata, non per la sua entità, ma esclusivamente perché nessuna responsabilità, di quanto accaduto, è addebitabile ai tifosi del Taranto presenti sugli spalti, nel settore loro riservato, dello stadio Valerio. Come ho già avuto modo di dichiarare, domenica scorsa vi è stato un solo sconfitto: l'ordine pubblico! Le provocazioni e le violenze subite dai tarantini sono rese palesi ed evidenti dai filmati e dalle immagini fotografiche in nostro possesso. Le Forze dell'Ordine preposte hanno invaso senza motivo alcuno il settore ospite menando randellate a destra e a manca, senza rispetto di donne, anziani e bambini. Alcune persone, medicate all'Ospedale di Melfi sono state raggiunte al volto da lacrimogeni sparati, come attestano le riprese filmate, ad altezza d'uomo. Alla gente, impaurita, non era permesso di scappare in quanto i cancelli erano stati chiusi e nessuno era rimasto a presidiarli. Chiederò spiegazioni, nelle opportune sedi, per essere informato da chi è partito l'ordine di fare provocazione e oltraggio nei confronti di persone che pensavano soltanto a incitare la propria squadra in campo. Solo grazie all'intervento della mia persona si è riusciti a calmare gli animi di persone esasperate e impaurite, tanto che da quel momento, senza il bisogno dell'intervento delle Forze dell'Ordine, la situazione si è normalizzata e non ci sono stati atti di intemperanza. In questa ottica, mi ripeto, sto assumendo le mie decisioni, nella consapevolezza che a nulla valgono: il rispetto delle regole, la trasparenza di gestione ma soprattutto la correttezza e la lealtà sportiva, pronto anche, ove non venissero riconosciuti i diritti della società che rappresento,ad allontanarmi definitivamente da questo ambiente»
Non ha provocato particolare stupore la notizia rimbalzata da Melfi secondo cui la società lucana avrebbe in animo di non mandare la propria squadra domenica a Taranto per timori di ritorsioni. Spiega il direttore generale rossoblù, Vittorio Galigani: «Siamo veramente sbalorditi perché non riusciamo a comprendere le motivazioni di tale presa di posizione dei dirigenti lucani. Da sempre lo stadio tarantino rappresenta una garanzia per le squadre avversarie. In ogni caso ritengo che il problema sia unicamente della società lucana: si regolassero come crederanno più opportuno. Noi ci saremo di sicuro. E sono convinto che ci sarà anche il Melfi». La Questura tarantina, tramite il dott. Introcaso, ha già ideato un servizio d'ordine teso a far sì che sia all'esterno che all'interno dello stadio, soprattutto nel piazzale antistante l'ingresso gli spogliatoi e nelle stanze che ospitano le due squadre, corridoi compresi, non accada nulla di rilevante. Per dare un seguito concreto a tutto ciò saranno impiegati numerosi agenti di Polizia, Guardia di Finanza e carabinieri. L'intero settore ospite sarà blindato. I tifosi melfitani saranno scortati allo stadio sin dal loro arrivo in città. Intanto ieri pomeriggio è ripresa la preparazione della squadra in vista della gara di ritorno di domenica prossima (ore 16). È rimasto a riposo soltanto De Liguori (affaticamento). Caccavale si è allenato a parte. Il resto del gruppo ha lavorato regolarmente. Al termine della seduta una cinquantina di tifosi ha chiesto ed ottenuto un pacifico colloquio con mister Papagni e l'intera squadra per spronare tutti verso la conquista della finalissima dei playoff per la C1. In formazione ci dovrebbero essere delle novità rispetto all'undici sceso in campo domenica scorsa al «Valerio». In porta sarà confermato Gori. La linea difensiva potrebbe essere formata da Micallo, Pastore, Larosa (Prosperi), Manni. In mezzo dovrebbero agire Mortari, Bussi, Mancini, De Liguori. In avanti Di Domenico, sulla strada del pieno recupero, e Deflorio. di Giuseppe Dimito24 maggio 2006

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