La finale è un affare di famiglia
Sono le storie del calcio che miscela competitività a buoni sentimenti. E' il caso della prossima sfida tra Taranto e Rende che opporrà i fratelli Ambrosi, uno di fronte all'altro. Alessandro, attaccante dei rossoblu e Stefano, portiere dei calabresi. Uno scherzo del destino che renderà, comunque vada, ugualmente soddisfatta la famiglia in questione. Un duello che salterà nella gara di andata vista la squalifica di una giornata che ha penalizzato l'Ambrosi tarantino, a seguito del “rosso” rimediato nella gara di domenica scorsa contro il Melfi.
Rende -Taranto a Cosenza?
Rende-Taranto si giocherà a Cosenza? E' più che un'ipotesi.
Taranto, a caccia dei biglietti della finale Duecento manifesti per incoraggiare i tifosi tarantini ad acquistare i tremila biglietti per assistere a Rende-Taranto (al "Lorenzon" o al "San Vito" di Cosenza sembra non fare differenza). Saranno affissi questa mattina in città ed in Provincia dalla Taranto Sport. Inizia dunque a spron battuto la settimana che condurrà dritto all'andata della finalissima dei playoff per l'ingresso in C1. La società rossoblù, pertanto, intende vincere.... la partita del tifo, col fine di ipotecare la promozione sin dall'andata. I biglietti giungono nel pomeriggio. Già prenotati più di 1000 biglietti. Per domenica la Questura di Cosenza allestirà un imponente servizio d'ordine allo scopo di evitare incidenti, per cui bisognerà far di tutto per restare al proprio posto e pensare unicamente ad incoraggiare Deflorio e compagni a raggiungere l'importante obiettivo. La seconda notizia di rilievo è che il Taranto presenterà ricorso alla Disciplinare avverso l'inibizione fino al 30 giugno inflitta al presidente Blasi «per aver disturbato il riscaldamento del Melfi, domenica scorsa, e per aver dato un lieve schiaffo all'allenatore lucano, Novelli» così come si legge nel dispositivo del giudice sportivo e per la multa di 3500 euro «per il lancio di fumogeni, bengala, per lancio di bottigliette in campo, per indebita presenza di addetti della società nei confronti delle due panchine e per l'esposizione di uno striscione contro la tifoseria ospite». La società rossoblù contesta entrambe le circostanze. Galigani: «Il nostro presidente non ha colpito, nemmeno lievemente, mister Novelli, nè tantomeno ha disturbato i giocatori lucani dal momento che le Forze dell'Ordine avevano blindato il terreno di gioco nel quale si stavano allenando gli ospiti. Ma anche la multa sembra eccessiva rispetto a quanto è accaduto, ossia quasi niente». Ieri mattina un gruppo di giocatori rossobù ha fatto visita al tifoso «Angelo» il quale, purtroppo, non sta molto bene per via di un grave incidente di lavoro subìto all'Ilva qualche tempo fa (durante ogni partita si elevano cori e si espongono striscioni d'incoraggiamento a resistere al male che lo ha colpito). Ieri pomeriggio la squadra ha ripreso la preparazione in vista della gara in trasferta di domenica prossima contro il Rende. Catania, Mortari e Caccavale sono rimasti a riposo. Il primo soffre di una botta al ginocchio, ma la sua presenza in Calabria è certa. Mortari ha il ginocchio destro gonfio. Il dott. Petrocelli gli ha prescritto tre giorni di riposo. Stasera lo rivedrà. Domani, invece, lo farà sottoporre ad ecografia, di seguito stabilirà i tempi di recupero: in ogni caso sulla sua utilizzazione ci sono al momento forti dubbi. Caccavale, invece, sta proseguendo le cure per guarire dallo stiramento alla coscia destra infortunatasi proprio a Rende il 23 aprile scorso. Sarà disponibile, ecografia permettendo, per il match di ritorno contro il Rende l'11 giugno venturo. Il trainer rossoblù dovrà convivere con l'emergenza dal momento che non potrà sicuramente contare sugli squalificati Martinelli ed Ambrosi. Papagni: «Fortunatamente il morale dei ragazzi è elevatissimo. In tutti c'è ancora il ricordo dell'incoraggiamento del pubblico domenica scorsa. Per queste ultime due partite potremo contare sulla nostra eccezionale condizione psico-fisica e sull'energia che ci trasferiranno i nostri tifosi». Oggi doppia seduta. Domani partitella. Venerdì penultima seduta. Sabato rifinitura e partenza per la Calabria. di Giuseppe Dimito
Di Domenico è tornato
Domenica scorsa ha giocato poco più di dieci minuti: il tempo necessario per impegnare Fumagalli con una conclusione dal limite dell'area e per recitare un ruolo da protagonista nell'azione conclusa con la rete di Deflorio. Fabio Di Domenico ora non vuole perdere altro tempo. «Per tre settimane ho lavorato a parte per un piccolo stiramento che mi ha impedito di scendere in campo nella partita di Melfi. Con l'allenatore, però, avevamo deciso che mi avrebbe impiegato qualora ce ne fosse stato bisogno. Mi riconosco un merito. Sono entrato subito in partita: ho calciato due volte verso la porta, poi ho servito l'assist per il gol della qualificazione». La doppia sfida coi gialloverdi è un ricordo troppo recente per poter essere accantonato. Di Domenico dice la sua. «All'andata ci siamo lasciati trasportare da tutto ciò che è accaduto al di fuori del rettangolo di gioco. Allo Iacovone invece abbiamo dimostrato la nostra superiorità. Siamo stati perfetti: nell'approccio alla partita, tatticamente e fisicamente. Non è facile attaccare per 70' con quel caldo e con la responsabilità che avevamo nei confronti di un'intera città. Il pubblico? Mi sono emozionato quando ho visto 18000 persone sugli spalti. Il loro sostegno è stato fondamentale, soprattutto dopo il vantaggio di Catania. Non hanno smesso per un attimo di incitarci, erano fiduciosi anche quando sembrava che la palla non volesse entrare. E a Rende avremo la sensazione di giocare in casa. Sarà diverso lo stadio, ma con 3000 tifosi al seguito avremo un'arma in più per conquistare un risultato positivo». Dopo il Melfi, il Rende. In comune hanno la spensieratezza di chi sa di aver già raggiunto un traguardo importante. Di diverso c'è l'identità della squadra. «Abbiamo battuto una squadra giovane, più frizzante. Il Rende, invece, è più esperto e può contare su alcuni elementi di categoria superiore. Sarà una battaglia, i due precedenti stagionali devono essere un monito. Così come occorrerà ricordare la partita di Melfi per evitare di commettere certi errori. Non possiamo ridurci a dover giocare nuovamente con l'acqua alla gola». L'espulsione (e la conseguente squalifica) comminata ad Ambrosi rappresenta un motivo in più per pensare che il centravanti di Bisceglie partirà titolare nella sfida della Lorenzon. «È ancora presto per parlare della formazione, ma se il mister deciderà di non cambiare assetto tattico credo proprio che sia giunto il mio turno. La forma fisica non è eccellente, ma il malanno muscolare è completamente rientrato. Mi allenerò con grande intensità per tutta la settimana con l'obiettivo di giungere in buona forma per la finale di andata. E, poi, ho una gran voglia di giocare: non è facile, dopo una stagione così emozionante, seguire le partite da bordo campo». di Fabio Di Todaro
La strada per la C1 in quel girotondo Ripensandoci c'è un'immagine che scorre: dirigenti, giocatori e tifosi in un gioioso girotondo. E' la foto finale, ma anche l'istantanea virtuale dell'inizio. E' la polaroid di una città che si tiene per mano, felice per aver capovolto il destino. E che proprio perché si è stretta è riuscita a far fare il giro inverso alla sorte. C'è qualcosa di straordinario nelle fondamenta della vittoria, una sintesi magica che ha materializzato la finale. C'è la forza di tutti.
I meriti di Papagni grande motivatore Dopo una partita così, non resta molto da dire. L'attesa, la folla, i gol, il trionfo: basta poco per raccontarla. Come sia potuto accadere non è facile da spiegare. Ma sia che si voglia descrivere quello che s'è visto o che s'intenda riportare ciò che s'è capito, la conclusione è una sola: ha meritato il Taranto. E sui meriti conviene rimanere e riflettere. Meriti di tenuta (mentale) e di durata (fisica). Meriti tecnici (visibili) e tattici (riscontrabili). Ha meritato il Taranto, non v'è dubbio. Perché nel momento di maggior bisogno ha recuperato tutto: il senso dell'appartenenza e il filo del gioco, la memoria degli schemi e la capacità di soffrire. Lasciandosi possedere da un'energia consolante, che non è più delusione e non è ancora rabbia. Forse è solo orgoglio, voglia di cambiare il destino. Niente era sicuro, dopo il 3-1 di Melfi, dopo quella fatica inutile e quell'avvilente polverone di polemiche e colpi bassi. C'era solo nebbia. Foschia. Una patina artificiale, uno strato di cattivi pensieri. Non si riusciva più a scorgere la sagoma del Taranto. Tutto sembrava più labile, più confuso, più sfuggente. Due gol da rimontare, una stagione intera da rimettere in piedi. Non era facile. A raccogliere i cocci, a riannodare i fili, a ripristinare i contatti, ha provveduto Aldo Papagni. È suo il capolavoro psicologico che ha consentito al Taranto di tornare in sé, di riaversi, dopo le amnesie e gli sbandamenti interiori di Melfi. È lui il motivatore silenzioso. È lui che costringe la squadra a crederci, a volerlo, a non buttarsi via. È lui che strappa il gruppo dalle grinfie di una incombente crisi d'identità - di tutte le crisi, la peggiore - e lo restituisce alla beata inconsapevolezza del gioco. È lui che dice alla squadra, dopo aver fatto scorrere i gol della clamorosa rincorsa in campionato: «Questi siamo noi». E poi, guardando negli occhi dei suoi ragazzi, aggiunge: «Ora andiamo a giocare». Andare, giocare: ci può essere altro? No, non c'è altro. Perché il Taranto va e gioca. Senza paure, senza esitazioni, senza compromessi. Si avventa sul Melfi, lo afferra per la gola e molla la presa solo quando è sicuro di avercela fatta. Stringe forte il Taranto quando segna Catania. Stringe ancora più forte quando segna Deflorio. E tutto si compie. Ma non è finita. La doppia sfida col Rende comincia con una buona notizia: 3000 biglietti (su 3800) destinati ai tifosi tarantini, che domenica al «Lorenzon» saranno in schiacciante superiorità numerica. Gesto apprezzabilissimo da parte della società calabrese. Gesto nobile, da applausi. La finale ha già un profumo diverso. Sa di fresco e di pulito. Non roviniamola con altre, assurde pretese. di Lorenzo D'Alò
Il Taranto a Rende... giocherà in casa Rende è conquistata. Prima ancora di cominciare. E' un'immagine nemmeno troppo distante dalla realtà. Il fatto, per certi versi, è clamoroso: Rende-Taranto si gioca regolarmente a Rende. Ma in casa giocherà il Taranto, praticamente. Effetto della riunione tenuta ieri in Lega. L'esito è quasi divertente: tremila biglietti saranno assegnati ai tifosi tarantini, in uno stadio di tremilaottocento posti. Quasi uno sfratto. Gentile, però: tutto è frutto di un accordo. Il Taranto chiedeva garanzie per i propri tifosi: spazio sufficiente e sicurezza. Il Rende voleva giocare sul suo campo. Ma ha preso atto, senza tensioni, che c'era uno squilibrio di attenzioni: la società calabrese, con 425 spettatori di media a partita in campionato, ha fatto allora un gesto di grande disponibilità.
Di Domenico in missione Uno stiramento lo ha fatto penare. Giorni intensi a rincorrere la possibilità di giocarsi scampoli di semifinale di ritorno. Fabio Di Domenico ha portato a termine la sua missione: entrato al 35' della ripresa, non solo ha sfiorato il gol personale, ma ha messo lo zampino nella rete liberatoria di Deflorio. Tutto bene, ma la missione ha un secondo atto. Fuori Ambrosi per squalifica, salgono esponenzialmente le percentuali di presenza nel primo atto di finale in programma a Rende.
«Decisione saggia, Taranto merita rispetto» Un compromesso ma alla fine il Rende l'ha spuntata. La partita d'andata della finale playoff con il Taranto, la giocherà sul proprio campo. Anche se sarà un "Marco Lorenzon" praticamente colorato di rossoblù. Infatti, dopo l'incontro di ieri in Lega a Firenze, si è deciso di destinare 3000 biglietti ai sostenitori pugliesi, di cui 1222 di curva e 1778 di tribuna centrale; i tifosi del Rende, 800 tagliandi per loro, seguiranno l'attesa partita dalla tribuna B. Soddisfatto, alla fine, il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli che, accompagnato dal team manager Raffaele Filippelli, ieri ha rappresentato il Rende durante l'incontro con Macalli. «Il nostro obiettivo principale era quello di giocare la partita al "Lorenzon". Sul nostro campo. E' un diritto acquisito dopo un campionato da incorniciare. Abbiamo preferito non attuare nessun braccio di ferro, per rispetto della Lega e per la società del Taranto. Ci rendiamo conto che una squadra blasonata, qual è quella pugliese, si porta dietro una marea umana di sostenitori, per questo abbiamo fatto di tutto per accontentarli. Ma, sinceramente, non mi sembrava giusto andare a giocare questa partita a Cosenza, nonostante il San Vito sia uno stadio di grandi tradizioni». Amareggiato, invece, è il capitano del Rende, Mario Alfieri. «In tutta sincerità non è proprio il massimo sapere di giocare in casa ma con uno stadio pieno di tifosi della squadra avversaria. Grande rispetto per il Taranto e i suoi sostenitori, ma tutto questo non mi sembra giusto. Noi abbiamo fatto qualcosa di straordinario, arrivando fino alla finale. Ma statene certi: non ci basta. Noi vogliamo vincerla. E magari, il fatto che il nostro stadio sarà pieno di tifosi avversari, sarà uno stimolo in più per tutta la squadra. Nessuna resa». Infine, Alfieri vuole lanciare un appello a tutti coloro che domenica gremiranno le gradinate del "Marco Lorenzon". «L'importante è che sia una giornata di festa all'insegna dello sport. Il calcio, soprattutto in questo momento particolarmente difficile, ha bisogno soltanto di segnali positivi». di Valter Leone
Riprende la preparazione. Ambrosi squalificato Papagni sarà costretto a gestire ancora una volta l'emergenza. Nel pomeriggio la squadra si ritrova allo "Iacovone" per riprendere la preparazione in vista della gara d'andata della finale playoff per la C1 in programma domenica prossima a Rende (ore 16). In infermeria ci sono Mortari e Caccavale. Nella lista dei «cattivi», accanto a Martinelli (dovrà scontare la seconda ed ultima giornata di squalifica), sarà inserito nel pomeriggio Ambrosi, espulso domenica per un fallo sul portiere melfitano, Fumagalli. Mortari ha riportato probabilmente una distorsione allo stesso ginocchio che lo costrinse a restare fermo per circa venti giorni. Caccavale, invece, sta smaltendo i postumi di uno stiramento patito proprio a Rende lo scorso 23 aprile. I progressi ci sono ma la disponibilità del forte difensore centrale non è affatto scontata. In ogni caso i due saranno visitati nel pomeriggio dal dott. Petrocelli, il quale predisporrà il piano-recupero (se, ovviamente, possibile). Papagni: «Inutile nasconderci: siamo in difficoltà. Ogni domenica perdiamo qualche pezzo per infortunio o squalifica. Fortunatamente la rosa è ampia e, soprattutto, è formata da professionisti inappuntabili. Chi entra al posto degli indisponibili non si lascia cogliere impreparato. Penso a Malagnino, Mignogna, Prosperi, Bussi, Martinelli, Ambrosi. È questa la nostra forza. La solidità del gruppo, la sua compattezza morale». di Giuseppe Dimito
Una prova di maturità dopo tanti errori Taranto ha vinto quando ha cominciato a ragionare e ad agire da grande squadra, grande società e grande tifoseria. E' così - col gioco, con la serietà, con l'entusiasmo che sono state cancellate tre settimane di puro autolesionismo, grazioso omaggio ad un avversario inconsistente di suo ma innalzato inopinatamente al rango di spauracchio.
Taranto da impazzire
Certi giorni entrano di diritto della storia. Per la bellezza stordente, per le emozioni squassanti, per l'eccesso di meriti, per l'avversità superata, per la sofferenza che adorna, per il finale glorioso, per l'entusiasmo avvolgente. Certe squadre meritano un posto d'onore: perché a memoria non si ricorda una partita così. Con così tanto Taranto, con un dominio così evidente, con un controllo tanto sapiente dei nervi, dello spazio, del tempo, del campo, degli spalti. Certa gente merita un deferente inchino: diciottomila ultrà, diciottomila rumorosi giocatori, diciottomila galantuomini. Nessun spazio per la nera, solo gioia, solo rabbia, solo tensione, solo partecipazione. Vince il Taranto, vince Taranto. E, adesso, sulla strada della C1 c'è il Rende. Il Melfi, invece, è qualcosa di troppo: uno spettatore che non gradisce, una piccola comparsa, un dirimpettaio appena fastidioso. Non c'è partita quando c'è feroce determinazione, straordinaria saggezza, abuso di qualità, eccellente regia. Non poteva finire in un altro modo. Perché la partita dura quindici minuti prima di diventare assedio. Perché c'è solo un po' di equilibrio prima che si scateni il temporale di opportunità, l'uragano di insidie, la tempesta di tiri. Il Taranto è tutto quello che si vede in campo: non solo i due gol segnati (prima Catania, poi Deflorio), ma anche una rete annullata e una traversa (entrambe di Ambrosi) e una sequenza impressionante di occasioni, sventate da un po' di imperizia, da grandi parate o da inopportuna malasorte.
Il Taranto vola in finale Era troppo grande il sogno del Taranto. Troppo grande per le speranze e le ambizioni del Melfi. Troppo grande per affogare in un amaro risveglio. E difatti continua: si allunga, s'inoltra, va avanti. Cammina grazie ai gol di Catania e Deflorio. Si muove. Raggiunge la finale che vale la C1 (doppia sfida col Rende). È un sogno con le ali. Ora vola sulla folla. Il Melfi non può vederlo. Ha altro negli occhi: vuoto, delusione, scoramento. Il suo sogno si dilegua, resta la rabbia. Non ha voluto solo il Taranto. Ma molti altri insieme a lui: lassù, quaggiù. E naturalmente attorno: sugli spalti di uno Iacovone-serbatoio di passioni e di compostezza. Perché non è successo niente: né prima, né durante, né dopo. Tutto regolare. Esemplare il comportamento dei tifosi sugli spalti. Perfetto il servizio d'ordine. Taranto-Melfi è calcio, senza interruzioni, senza sbavature, senza interferenze. E il calcio, alla fine non sbaglia. Perché il Taranto vince con merito ampio e circostanziato (gioco, gol, occasioni). Vince con l'istinto e con la riflessione, con lo slancio e con l'inerzia, con la foga e con la pazienza. Vince con la trama e con il lancio lungo, con il pressing e con le ripartenze. Testa, gambe e cuore: c'è troppo Taranto nella partita. Ce n'è tanto, che viene fuori dai bordi. Il Melfi lo contiene finché può. Poi cede. Il primo gol lo fa dubitare (Catania di testa), il secondo gol lo fa crollare (Deflorio col destro). Segnano l'uomo che c'è sempre (Catania) e l'uomo che al Taranto deve continuamente indicare la via (Deflorio). E non sembra un caso. Dovevano essere loro: da qualche parte era scritto. La cronaca, stavolta, concorre con la storia. La scavalca. Comincia con un senso di stordimento collettivo. Non è fase di studio. È disagio: diffuso e reciproco. Il Taranto (4-4-2) ha un pensiero fisso: scovare i gol che gli spalancheranno le porte della finale. Il Melfi, per un po', fa il Melfi. Da squadra diligente e addestrata. Da squadra che segue le sue rotte tattiche, dispiegando le ali del 4-3-3. Pressing a placide ondate. Azione di disturbo che inizia in zona alta. E movimenti logici. Per esempio: non si smarca mai un singolo giocatore e chi si smarca lo fa a ragione: per ricevere la palla e per creare lo spazio. Il Taranto è un tantino macchinoso. Forse è la tensione, forse sono le responsabilità. Quando, però, con una scrollata decisa si libera di ogni fardello psicologico, sboccia la manovra e fioccano le occasioni. Ambrosi colpisce di testa (6'). Mancini tira da distanza ravvicinata (10'). Ambrosi segna in fuorigioco inesistente, perché l'assist involontario è di un difensore lucano e non di Catania falciato al limite dell'area (16', l'arbitro prima concede il vantaggio e poi annulla il gol). Proteste vane. È un temporale d'insidie quello che si abbatte sul Melfi, che però non capitola. Trema ancora sul tocco d'esterno di Ambrosi (27'). Barcolla sul colpo di testa di Deflorio (31'), sulla doppia conclusione di Properi e Mancini (32') e sulla girata aerea di Prosperi (36'). E ogni volta ringrazia Fumagalli, portiere in vena di prodezze. Si consuma il primo tempo. Sul sogno del Taranto si allungano ombre sinistre. Il Melfi va a rifiatare. La ripresa non è una partita. È un tizzone ardente. È un cespuglio di spine. Il Taranto attacca: non gli resta altro da fare. Il Melfi arretra per difendersi. Non vorrebbe chiudersi. Ma si chiude, sotto la pressione insistente del Taranto. Deflorio spreca da posizione favorevole (11' tiro alto). Sembra un segno. Non lo è. Perché al 13', su un corner, Mancini chiama lo schema. Pallone sul primo palo per la «spizzata» di testa di Deflorio e l'incornata vincente di Catania. Taranto sopra, Melfi sotto. Non basta. Per ribaltare il risultato dell'andata alla squadra di Papagni serve un altro gol. Esce Catania (crampi), entra Mignogna. Doppia opportunità per Ambrosi, che poi centra la traversa, deviando di testa un traversone di Mortari (24'). Tempo che scorre, fatica che affiora: la partita è viva e vibrante. Novelli cambia: entrano Guarro e Gaeta, escono Paris e Cammarota. Il Melfi è ora 4-4-2. Il Taranto spinge. Di Domenico per Manni è la mossa che spacca l'attesa. Oscilla il modulo (4-3-3), avanza il Taranto, che al 38' pesca il gol della finale. Il cross è di De Liguori. Il lavoro sporco dentro l'area è di Di Domenico. Il destro fulminante è di Deflorio. Si fa espellere Ambrosi. Ma ogni misura è ormai colmata. Quando l'arbitro fischia la fine, si vede la scena più bella. Un ragazzo sulla sedia a rotelle, con la maglia rossoblù n. 11, invade pacificamente il campo. È un attimo. Lo sport si riscatta. La diversità si scioglie in un abbraccio: con Mancini, con Ambrosi, con quanti gli capitano a tiro. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò GORI 6 - Sui pochi palloni che filtrano, si avventa con tempismo. Sicuro nelle uscite.
«La vittoria che sognavo»
La Grande Festa comincia sul campo e continua in sala stampa. Luigi Blasi è l'immagine della felicità: arriva davanti ai taccuini in maglietta. Sudatissimo, stravolto dalla gioia: con lui c'è il direttore generale Vittorio Galigani, altrettanto emozionato, e il dirigente Gino Ursino. La voglia di cantare, di sorridere, di festeggiare non si è ancora esaurita: i tifosi presenti circondano il presidente di affetto e di ringraziamenti. Blasi, Galigani e Ursino rispondono intonando un coro classico della curva:
“Vi vogliamo così”. Gli applausi costituiscono l'insolito (e gradevole) sottofondo della conferenza stampa. Blasi è ansioso di raccontare le sensazioni di un pomeriggio “perfetto” e raro, in cui tutti i tasselli si incastonano al momento giusto.
«Il segreto? Un filmato»
Aldo Papagni, tecnico rossoblu, racconta la preparazione della sfida:
«Come ho caricato i ragazzi? Con i gol realizzati dal 29 gennaio. Pochi dubbi sulla vittoria»
Per Deflorio è il gol n. 17 Riesce l'impresa al Taranto, quella di segnare due reti al Melfi approdando così alla finalissima per la promozione in serie C1. Mai nei precedenti 33 spareggi o per la promozione o per la salvezza i rossoblù si erano trovati a dover segnare almeno due gol per raggiungere l'obbiettivo. Per la seconda volta l'undici ionico riesce a vincere sotto la gestione Papagni con due reti di scarto: era accaduto il 12 marzo scorso nel 2-0 casalingo contro il Marcianise (i gol di Di Domenico e di Deflorio su rigore). Quello contro il Melfi è stato per gli ionici il 25° spareggio promozione; ora il bilancio è di 9 vittorie, 5 pareggi e 11 sconfitte. L'ultimo spareggio promozione vinto risaliva al 20 maggio 2002: 2-1 allo «Iacovone» contro il Lanciano con le reti di Marziano, Giugliano e Taccola nei minuti di recupero; questa vittoria ribaltava la sconfitta per 3-2 subita in trasferta e portava i rossoblù alla finale contro il Catania. Le reti della vittoria portano la firma di Emanuele Catania e di Andrea Deflorio; per Catania è il secondo centro stagionale dopo quello del 2 ottobre 2005 in Taranto-Andria 2-0, mentre per capitan Deflorio è il 17° gol stagionale. Per il «cobra» di Noicattaro è questo il secondo miglior bottino stagionale in carriera: ha fatto meglio solo nel 1999-2000 segnando 28 reti con il Crotone nel campionato di serie C1. Deflorio è ora il miglior cannoniere rossoblù per i soli campionati disputati in serie C2; con quest'ultima marcatura ha superato Loriano Cipriani autore di 16 reti, 10 realizzate nel 1995-96 e 6 nella stagione successiva. Il Taranto affronterà nella finalissima dei playoff il Rende che ha superato la Pro Vasto; in questa stagione abbiamo ottenuto contro i calabresi una vittoria casalinga l'11 dicembre scorso: 1-0 con la rete di Mortari su rigore al 17', quindi una sconfitta in trasferta, sempre per 1-0 il 23 aprile con il gol di Riolo all'80'. Sesto confronto di campionato tra Taranto e Melfi con i rossoblù che restano imbattuti allo «Iacovone» con un bilancio di quattro vittorie e due pareggi. In precedenza 0-0 nel Campionato Nazionale Dilettanti il 5 dicembre 1993, quindi 1-1 sempre nel CND il 19 ottobre 1997. In serie D il 9 aprile 2000 si registra la prima vittoria del Taranto: 2-1 con i gol di D'Antò, Baldari e Potenza per gli ospiti. Lo scorso anno in serie C2 3-0 per i rossoblù il 13 marzo 2005 (tripletta di Sergi), infine il 4 settembre scorso 2-1 per il Taranto. di Franco Valdevies
Pomeriggio in curva in festa con gli ultrà C'era una volta... "Un
re!", diranno i miei lettori. No. C'era una volta un frastuono indiavolato di fischietti, tamburi, urla, grida e strepiti di ogni genere. E c'era uno col megafono che ne diceva di tutti i colori mentre piovevano petardi, petardoni, triccheeballacche.
Svaniscono a Taranto i sogni del Melfi Mister Novelli è stato l'unico melfitano a giungere in sala stampa. Era accompagnato dal diesse Dell'Oglio, ma quest'ultimo è rimasto completamente muto. Il trainer gialloverde ha parlato con il cuore in mano: «Ha vinto la squadra più esperta, ma sento il dovere di ringraziare i miei ragazzi per la bellissima prova offerta. A volte hanno sopperito all'inesperienza con l'accortezza tattica: sono stati per quasi tutta la partita sufficiente corti, ben equilibrati, mantenendo le distanze fra i singoli reparti con la dovuta applicazione. In sintesi hanno onorato lo sport, quello con la esse maiuscola, in maniera veramente economiabile. Abbiamo perso per i due unici errori d'inesperienza commessi. Per me si è trattata di una vittoria morale».Avete avuto difficoltà, come dire, logistiche? «Sì, parecchie. Quando siamo scesi dal pullman per recarci negli spogliatoi, siamo stati insultati e sbeffeggiati da alcuni tifosi tarantini presenti in tribuna. Ma i problemi sono continuati nel riscaldamento nel corso del quale, sempre i supporters rossoblù hanno fatto di tutto per farci perdere la concentrazione. Sono cose queste che fanno a pugni con i sacri valori dello sport in cui il sottoscritto crede fortemente». - La partita? «Ce la siamo giocata a viso aperto così come è nel nostro dna. Non siamo, infatti, una squadra che fa della fase difensiva il suo credo calcistico. Nel primo tempo eravamo riusciti ad impedire al Taranto di andare a segno. Nella ripresa non ci siamo snaturati, ma quel gol di Catania in mischia ci ha un po' complicato le cose. Nel finale c'è voluta una prodezza di Deflorio per impedirci di raggiungere quella finale che avremmo meritato di giocare». Un bilancio sulla stagione? «Credo positiva. Con soli 450mila euro abbiamo costruito una formazione che aveva come obiettivo stagionale soltanto quello di raggiungere la salvezza. Invece con l'impegno profuso dai ragazzi, siamo riusciti a sistemarci quasi subito in zona playoff». Mentre diceva quest'ultime parole gli si è avvicinato il dg tarantino, Vittorio Galigani: «Dammi la mano e da esperto di calcio quale sono ti dò un consiglio: fai sempre l'allenatore perchè sei bravo. Il ruolo di dirigente fallo fare a chi di dovere». E lui di rimando: «Direttore, sono stato frainteso. Non ho nulla contro il Taranto». di Giuseppe Dimito
Palla al centro Questa partita cerca una chiave. Cerca una sintesi nel magma. Una sintesi calcistica. Perché solo il calcio può allontanare la nube tossica che l'ha coperta per l'intera settimana. E ripulire l'orizzonte, spazzando via tutti i veleni e tutte le scorie. Una certa idea del calcio, però. Quella non ancora completamente perduta di un calcio che usa le persone come misura delle cose. E che sul campo trova la sua vera essenza. Il campo: da qui conviene che riparta Taranto-Melfi. Non da Melfi-Taranto 3-2, col suo strascico di ombre e sospetti, volgarità e porcherie. Dal campo inteso come luogo di confronto, domicilio di ogni suggestione, sentina dove scolano le ansie e si raccolgono le speranze. Il Taranto deve vincere con un margine di due gol. Il Melfi può scegliere. Approda in finale se vince, pareggia o perde con un solo gol di scarto. Sa di essere avanti nel pronostico e sa che il pronostico conta niente in partite come questa. Psicologicamente non sta meglio del Taranto. Perché potrebbe aver dilapidato un tesoro di energie fisiche e nervose nelle turbolenze e nelle provocazioni dell'avvilente vigilia. Se la previsione è giusta, non sarà il solito Melfi arrembante e spavaldo. Ma una squadra più massicciamente concentrata sulla necessità di controllare la partita, senza rischiare l'incolumità. È nelle corde del Melfi una strategia di questo tipo? Una condotta che preveda l'indugio e non l'assalto, l'agguato e non l'arrembaggio? Difficile rispondere. Forse neanche Novelli, che di questo Melfi è la guida e l'assemblatore, conosce la risposta. E non conoscendola, si guarda bene dall'introdurre elementi di discontinuità tattica rispetto al recente passato: avanti col 4-3-3, con lo spirito «corsaro» e con l'esuberanza giovanile. Tocca, comunque, al Taranto fare la partita. Prendere la palla, sottrarla all'imperio del caso e sottometterla al proprio dinamismo. Non sarà facile. Ma non gli resta altro: o se la gioca e giocandosela, trova tutto ciò che serve (autorità, passo e brillantezza) oppure resta al palo delle proprie ambizioni. Il punto nodale saranno gli spazi: il Taranto deve reperirli e non concederli; il Melfi, al contrario, deve chiuderli quando subisce e sfruttarli quando (e se) si apriranno. Il Taranto sciatto e confuso di Melfi non può farcela. Il Taranto che recupera spessore di squadra e identità di gruppo può ancora farcela. Finito il tempo delle diversità, oggi il Taranto sarà 4-4-2. Avrà, cioè, contorni, distanze e riferimenti che fanno parte ormai del suo patrimonio di conoscenze. Cambierà qualche interprete: forse Prosperi in difesa, probabilmente Bussi a centrocampo, sicuramente Ambrosi in attacco. Sull'ex stabiese sono riposte molte speranze, a patto che torni in sé. E si ricordi di quello che era: miracolo d'istinti, canaglia d'area, re degli opportunisti. Ragionamento, lampo e immaginazione non dovranno mancare. Il resto già c'è. Una tifoseria in fibrillazione. E una squadra in fiduciosa attesa. Nella costruzione emotiva di un'impresa servono l'una e l'altra. Perché rafforzano il legame e la simbiosi con il luogo d'appartenenza: lo stadio Iacovone. Il calcio, però, deve rimanere l'unico fondale della storia. Sarà così. È più di una sensazione. di Lorenzo D'Alò
Taranto-Melfi da batticuore Oggi pomeriggio il Taranto saprà se il sogno di poter centrare la promozione in C1 è ancora possibile o dovrà essere rimandato al prossimo campionato. È il giorno di Taranto-Melfi. Finalmente si gioca: mettendo da parte le polemiche generate dopo la sfida di andata e spegnendo il fuoco delle tensioni che appartengono alle partite di tale importanza. Parla il campo: da sempre profeta di sentenze uniche ed incontrovertibili dello sport più seguito nel nostro paese. Non c'è più spazio per le parole. Usate in maniera impropria e pericolosa dal Melfi per cercare di spostare le attenzioni del suo avversario. E dribblate dal Taranto nella settimana più importante della stagione. Novelli ha lanciato pesanti accuse (poi ritrattate), Evangelisti e Papagni hanno pacatamente risposto, mettendo da parte astio e rancore. «Pensiamo a vincere la battaglia sul campo. Non sottovalutiamo l'appuntamento: dovremo superare il Melfi con due gol di scarto per poter accedere alla finale». Il tecnico di Bisceglie ha cercato di isolare il gruppo dal vento di polemiche generatosi in seguito alla partita di andata. Ha lavorato sotto l'aspetto psicologico, recuperando il morale del gruppo e convincendolo della possibilità di compiere l'impresa. E sul profilo tattico, effettuando scelte diverse per arginare la velocità e la brillantezza atletica della formazione gialloverde (sarà ancora 4-3-3). Che, però, partirà dal buon vantaggio conseguito domenica scorsa. Risulta facile, pertanto, prevedere l'atteggiamento dei lucani che cercheranno di interrompere la manovra del Taranto ripartendo con i due esterni offensivi (Lauria e Paris). In casa rossoblù, questa volta, non ci sono dubbi. Ma certezze: nel modulo (si ritorna al 4-4-2) e negli uomini (Papagni ha tratto buone indicazioni da chi finora è stato meno impiegato). Le novità, innanzitutto. In campo dall'inizio ci saranno Prosperi, Bussi e Ambrosi (fuori Martinelli, Larosa e Malagnino). Partendo dalla difesa: l'ex difensore della Pro Vasto farà coppia al centro con Pastore, con Mortari e Manni che chiuderanno ai lati la cerniera. A centrocampo, invece, l'ex mediano di Catania e Viterbese avrà il compito di proteggere Mancini, favorendo i suoi inserimenti centrali e il pressing su Schiavon. Sulle fasce saranno confermati Catania (a destra) e De Liguori (a sinistra). L'intento di Papagni è chiaro. «Sarà importante imprimere un ritmo elevato alla contesa sin dalle prime battute. Ma giocando con lucidità e intelligenza. Non dovremo essere precipitosi: attaccheremo con ordine, cercando di segnare nei primi venti minuti». In attacco è il momento di Ambrosi. Farà coppia con Deflorio, ricostruendo un reparto apprezzato qualche anno fa in serie cadetta. «Partirà dall'inizio. Sta bene, lo ha dimostrato anche nello spezzone di gara disputato a Melfi. Dobbiamo segnare due reti e abbiamo bisogno di un centravanti che sappia fare i gol semplici. Ed è molto carico, vuole dimostrare al pubblico di Taranto di poter essere ancora decisivo». di Fabio Di Todaro
Per i rossoblu è lo spareggio n. 34 Il Taranto deve battere il Melfi con almeno due reti di scarto per guadagnare la finale dei playoff; nella gestione Papagni questo è accaduto solo una volta, il 12 marzo scorso in occasione del successo casalingo per 2-0 contro il Marcianise (segnarono al 9' Di Domenico e all'87' su rigore Deflorio). Contro i lucani il Taranto disputerà il 34° spareggio della sua storia; 12 di queste sfide sono state giocate in casa, 13 in trasferta e 8 in campo neutro. Analizzando solo le gare casalinghe troviamo appena tre successi con almeno due reti di scarto, risalenti tutti ad oltre 70 anni fa. Il Taranto dopo aver chiuso il campionato di Prima Divisione 1928-29 al 1° posto, si qualifica per uno dei due gironi finali, validi per la promozione in Serie B. Alla 1ª giornata, il 9 giugno 1929, i rossoblù superano il Massangioli Chieti per 4-1 (in vantaggio gli ospiti con Rizzoli, poi segnano Castellano, una doppietta su rigore Arzeni ed infine Sculto). Il 7 luglio nella quarta gara del girone il Taranto batte il Gargallo Siracusa per 3-0 con una doppietta di Castellano e la rete di Sculto. Gli ionici vincono il girone finale, ma vengono battuti nella finalissima dal Lecce per 3-1, vedendo così l'occasione di disputare il torneo cadetto 1929-30, il primo in assoluto dopo la nascita dei campionati nazionali a girone unico. Taranto ancora primo alla fine del campionato di Prima Divisione 1934-35 ed anche in questo caso qualificato per il girone finale per la promozione in Serie B. Il 23 giugno 1935 i rossoblù superano la Palmese per 2-0 con una doppietta di Svageli. Chiudendo al primo posto anche il girone finale il Taranto per la prima volta sale in serie B. Sono cinque i precedenti di campionato tra Taranto e Melfi giocati allo «Iacovone»; imbattuti i rossoblù che hanno raccolto tre successi e due pareggi. Nel campionato Nazionale Dilettanti la prima sfida giocata il 5 dicembre 1993 nel giorno del debutto sulla panchina rossoblù di Franco Selvaggi (il tecnico di Pomarico sostituisce Diego Giannattasio dopo 13 giornate). Finisce 0-0 con il Taranto in 10 dal 46' per l'espulsione di Mancone. Questa la formazione tarantina: Quaranta, Castrini, Pace, Carrozzo, Longo, Mancone, Oristanio, De Gregorio, Aruta, Presicci, Albarelli (68' Fortino, 86' Marcosano). Sempre nel CND il 19 ottobre 1997 le due squadre si incontrano sul campo neutro di Castellaneta in quanto lo stadio «Iacovone» è negato alla società per il mancato pagamento, nelle ultime stagioni, dell'affitto dell'impianto. Si registra ancora un pari, per 1-1: gol di Montervino all'80' (il centrocampista si fa parare il rigore dal portiere avversario Monaco, ma poi segna sulla respinta) e pareggio di Peri all'86'. Questo il Taranto guidato da Marcello Pasquino (il tecnico per protestare contro la mancata concessione del campo non andrà mai in panchina nel corso della stagione e sarà sostituito da Intermite): Alberga, Addesi, Germini, Incarbona, Marzocchi, Gambardella, Doria (74' Carocci), Montervino F., Dossou (85' Di Mingo), Bellacicco, Cangiano (63' De Tommaso). Nel torneo di serie D 1999-2000 (l'allenatore rossoblù è Angelo Carrano) si registra la prima vittoria del Taranto il 9 aprile 2000: 2-1 con le reti al 42' di D'Antò, al 75' di Baldari e al 93' di Potenza per gli ospiti. Questa la formazione dell'Arsenal Taranto: Spagnulo, Pizzolla, Migliozzi, Ferri, Baldari, Rubino, Magno (43' Sacco), Campioli (91' Pomes), Barraco (85' Nettis), Dell'Oglio, D'Antò. Lo scorso anno in serie C2 3-0 per i rossoblù il 13 marzo 2005 (tripletta di Sergi in gol al 54' su rigore, al 77' e all' 83'). Il Taranto guidato da Florimbj è così schierato: Signorile, Arabia, Monaco, Mela, Maddé, Silvestri, Filippi, Deleonardis, La Cava (52' Mignogna), Pupita (62' Niscemi), Sergi (88' Palumbo). Nell'occasione gli ionici tornano a vincere dopo 11 giornate durante le quali hanno ottenuto 3 pari ed 8 sconfitte; arrivano così i primi tre punti con Florimbj in panchina e questa vittoria dà l'avvio all'insperata rimonta che porta i rossoblù al terzultimo posto e poi ai playout salvezza. Infine il 2-1 dell'andata, il 4 settembre 2005 con il gol di Mortari al 13, il pareggio di La Porta al 27' e la rete decisiva di capitan Deflorio al 31'. di Franco Valdevies
Pensateci voi due
Novanta minuti possono bastare per riabilitare un'intera stagione di stenti. Alessandro Ambrosi ha il compito di sfruttare l'occasione che gli verrà accordata dal tecnico Aldo Papagni domani pomeriggio.
Taranto, la partita dell'anno Il Taranto ha pressocché ultimato la preparazione in vista della decisiva gara di ritorno della semifinale dei playoff utili per la promozione in C1 in programma domani pomeriggio (ore 16) contro il forte Melfi. Papagni, per l'intera settimana, ha tenuto i suoi lontani dai "veleni" e dalle polemiche (alcune veramente pesanti) che hanno animato in particolar modo i primi giorni. «Voglio parlare solo di calcio giocato - ha sempre sostenuto il trainer rossoblù - non sottovalutate il fatto che domenica avremo il difficilissimo compito di dover rimontare ben due reti alla formazione ospite. Prima di scendere in campo al Valerio eravamo noi che avevamo il leggero vantaggio di poter usufruire del regolamento che ci assegnava la possibilità di superare il turno in caso di doppio pareggio al termine dei due incontri, ora il pallino del gioco è passato nelle mani dei gialloverdi ospiti. Per poterci giocare l'ingresso in C1 contro la vincente dell'altra semifinale, dovremo restituire la sconfitta con l'identico scarto». Il trainer jonico ha ideato una formazione decisamente più votata alla fase offensiva. Ambrosi e Deflorio, se come è probabile scenderanno in campo insieme, dovrebbero assicurare costante e penetrante minaccia nell'aria di rigore ospite. Catania, a sua volta, dovrebbe costituire l'autentica spina nel fianco dalla trequarti in avanti. Poi ci saranno le soluzioni dalla media distanza e gli inserimenti dei difensori sui calci piazzati o sulle palle inattive, come dir si voglia. Ma bisognerà fare molta attenzione alla fase offensiva del Melfi. Schiavon e compagni, seguendo i canoni tattici del loro allenatore, mister Novelli (è uno zemaniano), nelle previsioni della vigilia dovrebbero contestualmente "spegnere" le fonti del gioco tarantino e ripartire in particolar modo con gli esterni (sono molto veloci). Del resto già in occasione della gara d'andata adottarano, grosso modo, analoghi accorgimenti. Presumibilmente si regoleranno nel pressocchè identico modo domani pomeriggio. Circa la formazione rossoblù mister Papagni non ha sciolto i dubbi che lo tormenteranno fino a poche ore prima d'iniziare il match. Davanti a Gori saranno sicuramente impiegati in difesa Mortari, Pastore ed al novanta per cento Manni. Il posto dello squalificato Martinelli se lo contendono Larosa e Prosperi. In mezzo il trainer tarantino confermerà Mancini in mezzo e De Liguori sull'out sinistro. Sulla fascia destra molto probabilmente inserirà Catania con licenza sia di andare lungo la zona di competenza che di convergere al centro. Al fianco di Mancini sarà confermato Larosa se in difesa dovesse essere schierato Prosperi; viceversa dovrebbe giocare Bussi. In avanti accanto a capitan Deflorio (servono le sue "invenzioni" o i gol "speciali" che finora lo hanno elevato ad idolo della tifoseria), dovrebbe giocare Sandro Ambrosi il quale è in grado di dare "peso" e spessore alla fase offensiva. Domani pomeriggio ci sarà il pubblico delle grandi occasioni (per intenderci quello che ha affollato lo "Iacovone" contro il Gallipoli in campionato), ma anche un servizio d'ordine di eccezionale rilievo. Il Prefetto, dott. Alecci, è stato chiaro ieri mattina nella seconda riunione tenutasi per l'occasione: dovrà essere soltanto una sana giornata di sport. Stesse parole sono state espresse dal Questore, dott. Introcaso (stamane effettuerà un altro sopralluogo allo Iacovone con i suoi più stretti collaboratori). Il presidente della Provincia, Florido, ha formalmente invitato la tifoseria rossoblù a dimenticare la gara d'andata e di concentrarsi solo su questa di ritorno. Occorre ricordarsi che lo "Iacovone" è diffidato e che, quindi, se come ci si augura, il Taranto passerà il turno, bisognerà giocarsi sul proprio terreno la partita decisiva per il salto in C1. di Giuseppe Dimito
«Allo Iacovone prevalga la voglia di calcio» Continuano gli allenamenti del Melfi, nonostante la società non abbia ancora sciolto ogni riserva sulla trasferta di domani a Taranto. Nella mattinata di ieri la Prefettura e la Questura di Potenza avevano già garantito le precauzioni nei confronti di sostenitori e tesserati richieste dai vertici della società lucana, dopo gli incidenti di domenica scorsa. Ma la dirigenza giallovere, attende analoghe garanzie uffianche da Prefettura e Questura di Taranto. «Abbiamo inoltrato precise richieste - dice il patron del Melfi Giuseppe Maglione - alle Prefetture e Questure di Taranto e di Potenza, per un programma che assicuri la sicurezza e l'incolumità dei giocatori e dei tifosi del Melfi. Da Potenza abbiamo ottenuto risposta, da Taranto non ancora. Se ci saranno i presupposti per l'incolumità della squadra, dei dirigenti e dei nostri sostenitori - prosegue Maglione - allora partiremo certamente per Taranto. Prima di partire però - mette in chiaro - vogliamo rassicurazioni da parte della Questura di Taranto. Per noi è una partita importante. Ed io sarò in prima fila, a sostenere la mia squadra». La società lucana, vorrebbe scorte di forze dell'ordine dal momento della partenza, durante il ritiro della squadra, nel corso della partita e fino al ritorno in sede. Richieste, che con ogni probabilità saranno accolte. «La mia speranza - dice mister Raffaele Novelli - è di giocarci sul campo questa seconda sfida dei play off. Rispetterò le decisioni della società. Credo però, che si debba andare a giocare a Taranto ad ogni costo, se non si vuol far prevalere la violenza sullo sport». Contro il Taranto però, domani sarà dura per i lucani, nonostante il risultato favorevole maturato nella gara di andata. «Siamo consapevoli - dice ancora Novelli - di incontrare una squadra alla nostra pari. Ma non bisogna cullarsi di un piccolo vantaggio. Giocheremo come se fosse la partita d'andata, con grande concentrazione». La formazione di mister Novelli stamattina sarà impegnata nell'allenamento di rifinitura, in attesa che arrivi l'ok della società per la partenza. Intanto le tifoserie melfitane si organizzano. Già dall'altra sera è iniziata la prevendita dei biglietti. Il Taranto ne ha messi a disposizione un migliaio. Dalla cittadina lucana partiranno per ora 3 autobus, con circa 150 sostenitori del Melfi. di Francesco Russo
«A Melfi domenica di paura» «Vedendo le immagini in tv della violenza di Melfi, mi si è riacceso in mente un cattivo ricordo della mia passata esperienza come uomo di sport. Era una domenica dell'anno 2000, anch'io ero un presidente di un club sportivo, come Luigi Blasi. Il sottoscritto, come lui, credeva e crede ancora nei valori sani del mondo sportivo. A lui esprimo la mia solidarietà. Prima però vorrei raccontare un episodio che, con le dovute proporzioni, può essere paragonabile ai fatti dell'ultima domenica che ha coinvolto il calcio jonico». La cronaca di Melfi-Taranto ha colpito Stefano Antohi, imprenditore agricolo, ex vicesindaco di Castellaneta, ma soprattutto ex presidente per setti anni della Società Sportiva Basket Castellaneta che, nell'annata 1999-2000, fu vittima della violenza del pubblico melfitano esattamente nella domenica del 19 marzo 2000. «Guidavo la mia Daniplast Castellaneta in un match di serie C1, finalizzato a raccogliere punti per covare il sogno della promozione nella quarta serie nazionale, poi concretizzato dalla mia squadra. Era una partita moderatamente sentita dalla nostra schiera di pubblico, fatta di famiglie, appassionate dello spettacolo cestistico, che è distante dalle polemiche e dalla violenza. Eppure, in un finale arroventato, i miei giocatori ed il mio allenatore Angelo Ciracì furono aggrediti senza una logica da alcuni dirigenti lucani, uno dei quali non autorizzati a presiedere sul parquet di gioco. Le forze dell'ordine erano assenti, noi uscimmo vivi quasi per miracolo, grazie all'intervento successivo delle stesse forze armate da noi reclamate». L'episodio di violenza fu condannato dalla giustizia sportiva nazionale. «Gli arbitri - sottolinea Antohi - chiusero la partita con 4 secondi di anticipo, i miei tesserati furono medicati al nosocomio lucano e, cosa più importante, quel match fu fatto ripetere dal Giudice federale, nonostante il Melfi avesse chiuso la sfida con diciotto punti di vantaggio. Nella partita successiva fummo sconfitti, ma con un gap minore, che ci permise, alla fine dei conti, di chiudere la fase regolare nella preziosa prima posizione, propedeutica ai playoff vincenti - 6-0 totale in tre match ndr - che fruttarono la B2». Antohi, uomo di sport dall'età giovanile, quando fu tricolore nel nuoto Ragazzi e Juniores, provando anche l'accesso alle Olimpiadi, esprime tutta la sua solidarietà al presidente Blasi, stigmatizzando «l'attuale comportamento vile e provocatorio da parte della dirigenza e del tecnico del Melfi, che si ostinano a lanciare messaggi destabilizzanti in vista della partita di ritorno dei playoff di C2. Questa posizione mi sembra figlia di una cultura anti-sportiva, della quale il mio club sportivo fu vittima sei anni fa. La mia speranza è che il caro presidente Blasi continui a perseguire i suoi ideali sani, senza incorrere nei tranelli architettati dagli avversari di turno. Comprendo però la sua amarezza e la sua debolezza, condizionate dall'ennesima puntata nera del calcio italiano. La speranza che la prossima domenica dello Iacovone lanci un segnale opposto, pacifico. Nel nome dello sport. Soprattutto per il rispetto delle famiglie e dei giovani che gremiranno lo stadio con l'unico intento di tifare per la loro squadra del cuore». di Alessandro Salvatore
Ed ora il Melfi fa marcia indietro Nell'infinita schermaglia dialettica, non poteva mancare la pronta risposta della Taranto Sport che con un comunicato stampa ha voluto ribattere alle pesanti allusioni formulate (e ieri parzialmente smentite) da Raffaele Novelli, tecnico del Melfi. La dirigenza rossoblu intende battere due percorsi: la prima è di natura giuridica e morale. Il nome della società ionica non può essere agitato per dare fiato a polemiche strumentali o per dichiarazioni improvvide che facciano riferimento ad imprecisati legami di potere. Il Taranto prenderà nei confronti del tecnico lucano, le adeguate prese di posizione in sede giudiziaria.
Papagni: «Meno parole, più fatti»
E' l'ultimo slogan coniato per l'occasione. Lo srotola Aldo Papagni che ha meno voglia di spiegare i perchè di una crisi presunta e sempre maggiore intenzione di preparare un Taranto equilibrato e intelligente.
Taranto, tocca ad Ambrosi Aldo Papagni vorrebbe cucirsi la bocca. Per dimenticare le parole e dare spazio al calcio giocato. Cioè, all'aspetto che il Taranto sta curando per rimontare lo svantaggio di due reti. E che il Melfi, fino a ieri, ha cercato di evitare per indirizzare il confronto sul profilo psicologico. Missione fallita. «Stiamo lavorando con attenzione e grande intensità. Le polemiche? Non ci pensiamo più. Dobbiamo conservare le energie per accedere alla finale. A Novelli, però, voglio ricordare che non è corretto giudicare ciò che avviene in casa degli altri. E gli auguro di poter allenare una squadra come il Taranto per provare certe emozioni». Riflettori puntati sul campo. E sulla mente, per evitare di commettere errori. «A Melfi, purtroppo, siamo stati punti da tre ingenuità. Domenica, invece, cambieremo atteggiamento. Dovremo aggredire con intelligenza, senza avere fretta e giocando con l'equilibrio che ci ha contraddistinto fino a questo momento. Se potessi scegliere vorrei vedere la squadra che ha pareggiato contro Nocerina e Pro Vasto. In quelle due partite, pur senza segnare, abbiamo costruito molte azioni pericolose». SI RITORNA AL 4-4-2 - Il modulo è stato già scelto. Per gli interpreti bisognerà attendere altre 48 ore. «Sapete che valuto molto attentamente gli ultimi due allenamenti per decidere la formazione: ho ancora qualche dubbio da sciogliere prima di prendere una decisione». Il 4-1-4-1 finisce in soffitta: per necessità (il Taranto deve segnare due reti) e per la consapevolezza acquisita che il 4-4-2 è l'atteggiamento che fornisce maggiori garanzie. Le certezze giungono dal test infrasettimanale disputato dinanzi agli occhi del presidente Blasi (che, al termine della sgambatura, si è trattenuto prima con la squadra e poi con i tifosi). Gli unici punti interrogativi sono legati al reparto arretrato: Prosperi parte in vantaggio su Larosa (è apparso eccessivamente nervoso) per la sostituzione dello squalificato Martinelli. Per il resto nessuna novità. La linea difensiva sarà completata da Mortari, Pastore e Manni. I due esterni di centrocampo saranno Catania e De Liguori, con Bussi (sembra favorito su Larosa) e Mancini a suturare centralmente la linea mediana. In attacco Alessandro Ambrosi affiancherà Deflorio. Papagni ha deciso. «Partirà dall'inizio. E' un attaccante che ha sempre segnato e, mai come in questo momento, abbiamo bisogno del suo apporto. Spero che risulti decisivo». Il centravanti di Fiuggi ha messo a segno 2 reti nel test infrasettimanale (oltre a colpire un palo e a fornire un assist per Deflorio) ed è apparso in buona condizione. Poche chance per Di Domenico (continua a lavorare a parte) che dovrebbe aggregarsi al gruppo nella rifinitura di sabato. Papagni, comunque, conta di inserirlo nella lista dei 18 convocati. di Fabio Di Todaro
«Adiremo le vie legali» Il Taranto ha annunciato che chiederà alla Federcalcio di poter adire le vie legali nei confronti dell'allenatore del Melfi, Raffaele Novelli, per le dichiarazioni rilasciate contro la società jonica. Il Taranto ha dato mandato ai suoi legali di raccogliere la documentazione necessaria. Ecco il testo del comunicato diffuso ieri dalla società di via Umbria. «Continua da parte di tutta la società A.S. Melfi, tecnici inclusi, una campagna di strumentalizzazione nei confronti dell'ambiente tarantino, in previsione della gara di domenica prossima allo stadio Iacovone, con invenzioni provocatorie relative a una ipotetica accoglienza ostile all'arrivo a Taranto della lorto comitiva. Il sig. Novelli, allenatore del Melfi, risponderà nelle sedi giudiziarie delle sue accuse farneticanti alle quali si è lasciato, imprudentemente, andare. I messaggi distensivi di tutto l'ambiente tarantino, istituzioni in primis, vengono volutamente ignorati dalla dirigenza melfitana, il cui comportamento con le minacce, non rispondenti a verità, di non far scendere la loro squadra in campo allo Iacovone, tendono esclusivamente a inasprire gli animi della tifoseria tarantina, già provata per il trattamento ricevuto domenica scorsa, allo stadio Valerio. La Taranto Sport intende chiudere a tutte le provocazioni, invitando i propri sostenitori e la città intera esclusivamente al sostegno sportivo della propria squadra, ignorando gli atteggiamenti di chiunque voglia artatamente creare tensioni in relazione alla partita di playoff di domenica prossima, dando ulteriore dimostrazione della maturità, della sportività e dell'ospitalità che da sempre hanno contraddistinto il popolo tarantino. Il presidente Luigi Blasi rivolge personalmente un invito a tutti i tifosi rossoblù di accorrere in massa allo stadio Iacovone al solo grido di Forza Taranto»
Novelli non cambia il Melfi
Non sanno ancora se giocheranno, ma si allenano regolarmente i ragazzi di mister Novelli. La società federiciana non ha ancora deciso se inviare la squadra in trasferta a Taranto, dopo gli incidenti avvenuti domenica scorsa. «Allo stato attuale - dice il direttore generale del Melfi, Pier Paolo Castaldi - non esistono i presupposti perché si possa giocare la partita a Taranto. Abbiamo inoltrato un'informativa alla Prefettura, alla Questura e alla Lega, per avere garanzie di sicurezza. In questo momento - continua - rimane la convinzione che non si possa disputare la gara a Taranto. La squadra - mette in chiaro - continua ad allenarsi, e lo farà fino all'ultimo, perché da un momento all'altro potrebbero esserci cambiamenti». Ieri pomeriggio, dicevamo, la formazione federiciana ha lavorato come sempre, nonostante il rischio che la seconda sfida playoff non venga disputata. I gialloverdi hanno affrontato in una partitella i giovani della Berretti. Il tecnico Novelli, a conclusione del lavoro tecnico e tattico ha tratto indicazioni comunque positive. Nessun particolare allarme, arriva peraltro dall'infermeria. Assenti soltanto Patarini e l'attaccante Rana, che ha lasciato in anticipo la squadra. In base a quanto si è visto in allenamento, mister Novelli dovrebbe optare per il consueto 4-3-3, con Fumagalli, tra i pali, protetto da Cosenza e Cuomo in mezzo, e con Tursi e Franco sulle corsie esterne. A centrocampo, il tecnico del Melfi potrebbe schierare Lamarca, per dare continuità e consistenza al reparto, assistito da Schiavon, Diego Russo e Cammarota. Per l'attacco, probabile l'impiego di La Porta, Paris e Lauria. La squadra comunque, spera fino all'ultimo che la società dia il consenso alla trasferta. Così, lo stesso tecnico Novelli: «Sono un dipendente del Melfi e mi atterrò alle decisioni della società. Non presentarsi a Taranto però, non sarebbe bello. Significherebbe che la violenza ha prevalso sullo sport». di Francesco Russo
Il Melfi getta benzina sul fuoco Decide all'improvviso, convoca una conferenza stampa. E, alla fine, Raffaele Novelli sbotta, rompendo, nella sala stampa del Valerio, un giorno che appariva di quiete. Fin dall'esordio Novelli ha spiegato che, il suo, sarebbe stato un vero e proprio sfogo. E non lo ha nascosto:
«Mi assumo la completa responsabilità di ciò che dico, perché non mi interessa lavorare in un calcio in cui, nonostante quello che sta accadendo in questi giorni, continuano a comandare i soldi, la prevaricazione ed il non rispetto delle realtà più piccole».
La risposta di Taranto La rabbia diventa febbre. E voglia di esserci, di spingere il Taranto. La protesta è la presenza: essere allo stadio, tifare. Con calore, con passione. Essere in tanti, soprattutto. E' bastata mezza giornata per capire: prevendite prese d'assalto, già qualche migliaio di biglietti venduti. E la prospettiva più incoraggiante: si viaggia verso il tutto esaurito. Perché in una città poco abituata a muoversi in anticipo per i biglietti il dato del primo giorno (lontano, comunque, dalla partita) porta esattamente all'esito, probabile, clamoroso: i quindicimila tagliandi in circolazione potrebbero essere bruciati con largo anticipo.
Ma Novelli getta altro fango «Noi siamo pronti per andare a giocare a Taranto e conquistarci la finale playoff», così Raffaele Novelli, allenatore del Melfi, nel corso della conferenza stampa appositamente convocata per esprimere il suo pensiero sui fatti accaduti domenica scorsa. Nonostante, dunque, la minaccia della società gialloverde di non mandare la squadra allo "Iacovone" domenica prossima, poiché non vi sarebbero le condizioni minime di sicurezza, la squadra si sta regolarmente allenando per preparare al meglio l'appuntamento con i decisivi novanta minuti di gara 2. Il tecnico lucano ha ribadito il suo punto di vista, già per buona parte anticipato da noi ieri, sottolineando il pessimo comportamento dei dirigenti ionici, con il presidente Blasi in testa. «Si sta facendo di tutto per far passare in secondo piano l'aspetto sportivo - afferma Novelli - noi vogliamo giocare a calcio sul campo, senza condizionamenti esterni. Io stesso, lo ribadisco, domenica scorsa sono stato oggetto di minacce durante la fase di riscaldamento da parte di alcuni dirigenti ospiti. Il presidene Blasi, poi, invece di difendere i suoi tifosi che gli hanno già fatto pagare 80mila euro di multe, perchè dopo un attento esame di coscienza, perché non s'informa sulle condizioni degli agenti feriti negli scontri? Io, pur essendo campano, sono orgoglioso della civiltà e della grande sportività riscontrata qui a Melfi e non accetto che da Taranto si possano dichiarare cose non corrispondenti al vero per infangare l'onore di questa comunità. Voglio anche ricordare, poiché qualche dirigente tarantino ha assunto le vesti della vittima - prosegue - che nel pentolone delle intercettazioni telefoniche degli ultimi giorni ci sono anche alcuni passaggi interressanti che riguardano proprio il Taranto. Non abbiamo alcun problema ad andare a giocare allo Iacovone - assicura - siamo in attesa delle decisioni della società e qualunque esse siano, ci vedranno d'accordo». «Non avendo ancora avuto alcuna comunicazione ufficiale dagli organi di pubblica sicurezza - afferma il vice presidente Cignarale - al momento la nostra posizione rimane sempre la stessa. A Taranto non andiamo a giocare». Giuseppe Albano
Taranto-Melfi, l'ora delle buone azioni Mille biglietti saranno destinati ai tifosi del Melfi rispetto ai 600 ipotizzati in un primo momento. È uno dei segnali distensivi verso la società lucana che il prefetto Francesco Alecci ha deciso di inviare, riunendo ieri mattina il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica in vista del delicato match di domenica prossima in programma allo "Iacovone". Alla riunione hanno preso parte, tra gli altri, il direttore generale del Taranto Vittorio Galigani, il questore Eugenio Introcaso, il comandante provinciale dei carabinieri Federico Scassa, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Giovanni Monaco, il dottor Pasquale Quinto, comandante della polizia municipale e il sub-commissario al Comune di Taranto Mimma Distani. Oltre all'aumento dei biglietti per i supporter del Melfi, è stato deciso anche l'invio, da parte del commissario straordinario Tommaso Blonda, di una lettera di invito al sindaco della cittadina lucana in maniera tale da stemperare i toni accesi degli ultimi giorni e tentare il ripristino di rapporti cordiali e civili. Dal punto di vista prettamente operativo, invece, stamattina il questore Eugenio Introcaso effettuerà un sopralluogo allo stadio per iniziare ad attuare le misure necessarie ad evitare problemi di ordine pubblico domenica prossima. «Bisogna raffreddare gli animi - spiega alla Gazzetta Introcaso - perché non è possibile arrivare alla partita di domenica con questo clima. Il prefetto ha rivolto un invito a tutte le parti in causa ed anche io voglio fare la stessa cosa perché un conto è la contesa sportiva, altro sono le offese, le minacce, le ingiurie, gli attacchi sconsiderati. La tifoseria del Taranto ha dimostrato più volte in passato di essere matura, di essere pronta per un salto di qualità e dunque credo che nessuno vorrà macchiare la giornata di domenica con gesti sconsiderati. Invito tutti, a partire dal presidente Blasi, ad adoperarsi per fare in modo che in questi giorni che precedono la partita si parli solo e soltanto di calcio». di Mimmo Mazza
Di Domenico rischia di non farcela Doppia seduta ieri per il Taranto. Mister Papagni intende presentare domenica prossima una formazione non solo in grado di ribaltare il risultato dell'andata, quanto di vincere con almeno due gol di scarto. Mancava Caccavale il quale si sta curando a Terni. La sua presenza per domenica è totalmente da escludere. A parte ancora Di Domenico che non riesce proprio a guarire dall'infortunio che lo sta affliggendo da diverso tempo. Circa la formazione che dovrebbe scendere in campo, nulla vi è di deciso. Qualcosina in più se ne saprà oggi pomeriggio nel corso della consueta partitella settimanale. La squalifica di Martinelli e la indisponibilità di Caccavale lasciano un vuoto al centro della difesa al fianco di Pastore: i candidati sono Larosa, Prosperi e Capone. Il primo potrebbe essere il preferito. Restando nel reparto arretrato Micallo dovrebbe giocare dall'inizio nel consueto ruolo di esterno destro. In tal maniera Mortari sarebbe dirottato più in avanti. Se Larosa dovesse essere impiegato in difesa, il suo posto, a centrocampo, dovrebbe essere preso da Bussi anche se c'è da dire che l'ex viterbese non ha i novanta minuti nelle gambe avendo giocato poco. In avanti, al fianco del bomber Deflorio, Catania ed Ambrosi si contenderanno la maglia di attaccante centrale a meno che Di Domenico non recuperi all'ultimo minuto (improbabile). «E' una gara da vincere per giunta con un distacco di due reti - dice il trainer rossoblù sul match - e non c'è nemmeno bisogno di spiegare il perché. La squadra si sta allenando con molta scrupolosità ed attenzione. Domenica scorsa sono stati i fattori esterni che hanno condizionato un po' il rendimento. Ma sull'argomento-Melfi non vorrei più tornare. Si sono dette moltissime parole, anche forti e dure, per cui ritengo che ora come ora sia il caso di riportare il discorso sul piano della normalità. Vogliamo vincere. E vogliamo farlo con sportività e lealtà. Ma anche con rabbia, cattiveria agonistica e determinazione». di Giuseppe Dimito
Concessi i domiciliari a 4 tifosi C'è chi ha ammesso di aver reagito alle provocazioni degli ultras del Melfi con il lancio di oggetti dagli spalti. Ma i cinque tifosi rossoblù finiti in carcere negano di aver aggredito i poliziotti in servizio allo stadio. Il giudice delle indagini preliminari Michele Ancona, al termine degli interrogatori di garanzia, ha concesso gli arresti domiciliari a F. D., di 34 anni, a N. F., di 28 anni, a F. C., di 30 anni, e a G. R., di 29 anni, difesi dagli avvocati Salvatore Maggio, F. Lamanna, Luigi Esposito e Antonietta Ruggiero. Resta dietro le sbarre, invece, C. M., di 24 anni, con precedenti penali. Per tutti l'accusa è di violenza, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, danneggiamento e violazione del cosiddetto "decreto Pisanu" sulla sicurezza negli stadi. Gli agenti della Questura di Potenza hanno identificato e arrestato i tifosi tarantini dopo aver visionato filmati realizzati da quattro telecamere piazzate nello stadio dalle forze dell'ordine. Secondo il questore Di Mauro, i supporters rossoblù «hanno aggredito i poliziotti che si stavano spostando all'interno del settore riservato alla tifoseria pugliese senza motivo. Dalle immagini si evince chiaramente che i poliziotti non erano in posizione per caricare e che sono stati i tifosi tarantini ad aggredire gli agenti». Lunedì sera, a Melfi, i carabinieri avevano arrestato un tifoso della squadra lucana che, fintosi fotografo, aveva aggredito e colpito un giocatore del Taranto fra il primo e il secondo tempo della partita. Ma gli inquirenti stanno cercando di fare luce anche sulla rissa fra dirigenti e giocatori delle due squadre avvenuta alla fine della gara, mentre la maggior parte delle forze dell'ordine controllava il deflusso dei tifosi dallo stadio.
Il Melfi va a Taranto. Forse Raffaele Novelli ha voluto esprimere tutto il suo disappunto in merito agli episodi di domenica scorsa del Valerio e lo ha fatto nel corso di una conferenza stampa convocata a conclusione della seduta pomeridiana di allenamento. «Non ho alcun problema nell'assumermi tutte le repsonsabilità per tutto quello che dirò», premette Novelli. «Come uomo di sport legato a certi valori, non posso che essere oltremodo disgustato per il comportamento offensivo tenuto dai dirigenti tarantini domenica scorsa. Giocando contro una squadra in larga parte composta da ragazzi - spiega- hanno provato sin dalla fase di riscaldamento a fare delle pressioni psicologiche. Il presidente Blasi, poi, si è distinto per un fare davvero poco edificante per un massimo dirigente. Non ho dubbi nel ritenere ad alto rischio la gara di ritorno a Taranto - aggiunge Novelli- di certo non mancheranno i condizionamenti nei nostri confronti. In tutti i casi - prosegue- noi ci stiamo allenando come al solito per andare a giocare a Taranto la nostra partita, perchè noi ce la vogliamo giocare sul rettangolo di gioco, non fuori. Ci rimettiamo completamente alle decisioni della società». Al momento, nonostante le prime rassicurazioni giunte da Taranto (in una conferenza stampa il Prefetto ionico ha garantito la massima sicurezza per squadra e tifosi melfitani ed anche la disponibilità a concedere fino a mille biglietti per i supporters gialloverdi) la posizione della società non sembra essersi modificata. «Non abbiamo ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale - ci spiega il vice presidente Cignarale - per cui al momento rimaniamo fermi nella nostra intenzione di non andare a giocare allo Iacovone. Nei prossimi giorni vedremo. Come società stiamo decidendo non solo il da farsi per domenica prossima - aggiunge- ma anche se sia il caso di continuare ad impegnarci in un calcio fatto solo di interessi economici». La sensazione è cha alla fine la partita si giocherà regolarmente, ma con delle misure di sicurezza particolari a tutela della squadra, dei dirigenti e tifosi al seguito. Di certo tutto il gruppo sta proseguendo secondo il solito programma settimanale: ieri doppia seduta al Valerio, con tutti gli elementi della rosa disponibili. Non è da escludere neanche la presenza al centro del pacchetto arretrato di Patarini, dopo quasi due mesi di assenza forzata per via di una contrattura alla coscia. Oggi pomeriggio classica sgambata tutta in famiglia. Sono stati, infine, convalidati i 5 arresti di tifosi tarantini responsabili degli scontri con le forze dell'ordine e del ferimento di quattro agenti. di Giuseppe Albano
Blasi: «Forze dell'ordine inadeguate»
Blasi rincara la dose. Ribadisce posizioni già espresse. Difende i tifosi rossoblu, attacca duramente lo forze dell'ordine presenti allo stadio di Melfi. Un secondo comunicato del massimo dirigente (simile, nei toni, a quello inviato alle redazioni lunedì), ripropone gli stessi concetti. Netti, persino rafforzati. E individua un unico sconfitto: l'ordine pubblico.
Melfi-Taranto: 5 arresti Le manette scattano per cinque, alla fine. Dopo gli incidenti di Melfi arriva, quasi inevitabile, il conto. L'operazione, scatta la scorsa notte, ha portato all'arresto di cinque tifosi rossoblu: si tratta di
F. C. (di 30 anni), N. F. (27), C. M. (23), G. R. (28), tutti con precedenti, e di
F. D. (34), avvocato incensurato. Tutti, arrestati dalla Questura di Potenza, dovranno rispondere di episodi di violenza in occasione di manifestazioni sportive, nonché in concorso con altri di danneggiamento aggravato, resistenza, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale. Accuse che, ovviamente, si riferiscono a quanto successo intorno al 41' del primo tempo, con gli incidenti tra tifosi rossoblu e forze dell'ordine che hanno portato alla sospensione per nove minuti della gara. I tifosi, mentre impazzano le polemiche sulla effettiva responsabilità degli incidenti e su presunte provocazioni, sono stati individuati tramite le immagini girate dalla Polizia all’interno dello stadio.
Mancini : «La finale sarà nostra»
C'è la convinzione di poter battere il Melfi e accedere alla finale. «Perché siamo più forti e lo dico nonostante la sconfitta di domenica». Rafforzata dalla carica agonistica maturata in seguito al risultato negativo e agli episodi di violenza verificatisi al termine della gara. «Ciò che è accaduto è stato premeditato. Hanno creato un ambiente ostile sin dal nostro arrivo. A partire dal riscaldamento, per giungere alla sospensione della partita e al parapiglia scoppiato negli spogliatoi». Manuel Mancini, se potesse, giocherebbe immediatamente il match di ritorno. Pronto a portare il Taranto in finale. Cioè, ad un passo dalla serie C1. «Non mi era mai accaduto di assistere ad episodi così violenti. C'è, però, anche una nostra minima responsabilità. E' stata tesa una trappola e ci siamo cascati subito. E' per questo motivo che penso ad un atto premeditato». C'è il verdetto del rettangolo di gioco a condannare i rossoblù. Impietoso, penalizzante (con eccessive proporzioni), irreversibile. C'è una prestazione di duplice identità da giudicare. Mancini non si sottrae. «Il calcio è fatto di episodi. A noi sfavorevoli, in questa circostanza. L'avvio ci ha tagliato le gambe. Il doppio vantaggio, maturato in seguito ad alcune nostre indecisioni, ha dato sicurezza al Melfi. Prima della partita, personalmente, mi era sembrata una squadra impaurita». Dopo il 2-0 è venuto fuori il Taranto. Per carattere e per la capacità di Papagni di cambiare in corsa la posizione dei suoi uomini (da 4-1-4-1 a 4-4-2). «Tatticamente siamo cresciuti, all'inizio non tutti avevano compreso le consegne. Poi è emersa la nostra forza. E credo che abbiate apprezzato una manovra sciolta, priva di grumi. Che ci ha portato ad accorciare le distanze e a sfiorare il pareggio in due circostanze». Prima dell'imprevisto. «L'interruzione ci ha penalizzato. Ha abbassato la tensione e ha permesso ai nostri avversari di recuperare energie. Fino a quel momento ero convinto che avremmo pareggiato. Anzi: nessuno di noi aveva perso la speranza di poter vincere la partita. Poi è cambiato qualcosa. Abbiamo sempre mantenuto le redini del gioco, ma senza renderci pericolosi. Fino al paradosso: il rigore, l'espulsione a Martinelli ed una rete che ci penalizza oltremisura». Adesso, però, è il momento di mettere alle spalle questa parentesi negativa. E di pensare al ritorno dello "Iacovone". Il ragazzo di Ostia è già pronto. «Siamo convinti di poter andare in finale. Abbiamo perso per una serie di episodi sfavorevoli, ma in casa sarà tutto diverso. Sul campo, poi, abbiamo dimostrato di essere superiori. Parlo senza presunzione: abbiamo il dovere di passare il turno. I nostri sostenitori domenica saranno decisivi: senza ostracismo, colpi bassi. Ma dimostrando di tifare in maniera corretta ed esemplare». di Fabio Di Todaro
I lucani: «Non giocheremo allo "Iacovone"» Il presidente Luigi Blasi, dopo la multa comminata al Taranto per gli incidenti di Melfi, torna ad attribuire ogni responsabilità di quanto accaduta alle forze dell'ordine, parlando di
«provocazioni subite dai tifosi rossoblù». E medita di allontanarsi
«definitivamente dall'ambiente del calcio», nell'eventualità non venissero riconosciuti i diritti della società.
«Il giudice sportivo della Lega Professionisti di serie C ha comminato al Taranto una multa di 30mila euro causa i disordini avvenuti nel corso della partita Melfi-Taranto di domenica scorsa. Nel merito ritengo del tutto ingiusta la sanzione comminata, non per la sua entità, ma esclusivamente perché nessuna responsabilità, di quanto accaduto, è addebitabile ai tifosi del Taranto presenti sugli spalti, nel settore loro riservato, dello stadio Valerio. Come ho già avuto modo di dichiarare, domenica scorsa vi è stato un solo sconfitto: l'ordine pubblico! Le provocazioni e le violenze subite dai tarantini sono rese palesi ed evidenti dai filmati e dalle immagini fotografiche in nostro possesso. Le Forze dell'Ordine preposte hanno invaso senza motivo alcuno il settore ospite menando randellate a destra e a manca, senza rispetto di donne, anziani e bambini. Alcune persone, medicate all'Ospedale di Melfi sono state raggiunte al volto da lacrimogeni sparati, come attestano le riprese filmate, ad altezza d'uomo. Alla gente, impaurita, non era permesso di scappare in quanto i cancelli erano stati chiusi e nessuno era rimasto a presidiarli. Chiederò spiegazioni, nelle opportune sedi, per essere informato da chi è partito l'ordine di fare provocazione e oltraggio nei confronti di persone che pensavano soltanto a incitare la propria squadra in campo. Solo grazie all'intervento della mia persona si è riusciti a calmare gli animi di persone esasperate e impaurite, tanto che da quel momento, senza il bisogno dell'intervento delle Forze dell'Ordine, la situazione si è normalizzata e non ci sono stati atti di intemperanza. In questa ottica, mi ripeto, sto assumendo le mie decisioni, nella consapevolezza che a nulla valgono: il rispetto delle regole, la trasparenza di gestione ma soprattutto la correttezza e la lealtà sportiva, pronto anche, ove non venissero riconosciuti i diritti della società che rappresento,ad allontanarmi definitivamente da questo ambiente» Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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