Taranto a più facce I numeri nel calcio hanno un differente riscontro. Fanno
ribrezzo agli allenatori di calcio che non vogliono sminuire le proprie
teorie calcistiche con mere numerazioni, secondo loro, pleonastiche.
Piacciono a chi vuole vestire i panni del condottiero in panchina,
scevrando alchimie tattiche anche forzate e disegnando scenari di
formazione che, però, dovranno avere il conforto del terreno di gioco.
Taranto-Gallipoli in
diretta su Rai Sat La Lega ha deciso: Taranto-Gallipoli si giocherà lunedì 20 marzo, in posticipo, con inizio alle ore 20,45, per consentire la diretta televisiva su Raisport Sat. Il cambio di programma (in un primo momento il "sì" dell'organo calcistico fiorentino non era stato accordato in quanto la squadra salentina era impegnata nell'incontro di ritorno di Coppa Italia a Frosinone mercoledì 22) è stato possibile per lo spostamento del match contro i ciociari a mercoledì 29. Insomma gli uomini di mister Auteri saranno impegnati in un bel tour de force. Domenica prossima ospiteranno il Vittoria (avversario molto ostico); mercoledì, 15, riceveranno il Frosinone per l'andata di Coppa Italia; lunedì 20 verranno a Taranto; domenica 26 giocheranno a Marcianise (campionato) ed, infine, mercoledì 29 restituiranno la visita al Frosinone per la Coppa Italia. Ieri la Caf ha rinviato a nuovo ruolo (ossia a data da destinarsi) il reclamo del Taranto avverso la multa di circa 27mila euro per non aver convocato Passiatore al ritiro estivo di Penne in quanto la Disciplinare, il 20 gennaio scorso, emanò soltanto il verdetto, riservandosi il deposito delle motivazioni che, allo stato attuale, non sono state ancora pubblicate. La squadra riprende nel pomeriggio la preparazione in vista del difficile impegno contro il Real Marcianise di Gigi Boccolini. Mancherà ancora una volta Papagni (impegnato a Coverciano per il master per acquisire il patentino di prima categoria) per cui l'allenamento sarà tenuto da Gianfranco Degli Schiavi. Il mister rossoblù ritornerà dopodomani mattina in tempo per dirigere la partitella infrasettimanale. La doppia seduta di domani sarà guidata ancora una volta dal trainer in seconda. Infermeria. Stamane Larosa e Martinelli effettueranno l'ecografia per accertare la natura precisa dei rispettivi malanni. Mortari dovrebbe riprendere, mentre Capone continuerà le cure. Pasquale Martinelli analizza il momento rossoblù: «Non siamo completamente soddisfatti di quanto prodotto con le cinque vittorie consecutive anche se abbiamo abbiamo fatto un bel passo in avanti. Pesa come un macigno quel mese-nero a cavallo tra dicembre e gennaio. Avevamo perso l'identità della C2 per cui eravamo saliti su di un piedistallo che mal si adattava alla categoria. Papagni ha avuto il merito di farci ritornare... con i piedi per terra. Spirito di sacrificio ed aiuto reciproco sono gli elementi-guida che potrebbero condurci lontano: magari al secondo posto per il 7 maggio ed in C1 al termine dei playoff. Noi ce lo auguriamo tantissimo. Domenica c'è il Real Marcianise, avversario dall'elevato tasso tecnico. Bisognerà giocare come nelle ultime cinque partite: con umiltà, furbizia, compattezza e determinazione». di Giuseppe Dimito L'infortunio del
centravanti che rapinava i furgoni L'infortunio di Stefano Lattanzi, bomber della Virtus La Castellana, Promozione umbra, è di quelli seri. Anche per lui, come per altri illustri colleghi, telecamere appostate fuori dalla clinica e spasmodica attenzione dei media. Incensurato, figlio dell'ex vicesindaco del paese vicino Spoleto, promessa (non mantenuta) del calcio locale - si narra di un provino per le giovanili del Perugia - due venerdì fa si allena come sempre con i compagni, preparandosi per la gara casalinga con la capolista Cannara. Il sabato pomeriggio, invece di concentrarsi sulla partita, insieme a un complice prova a rapinare un furgone portavalori, della stessa società di vigilanza dov'era impiegato fino a qualche settimane prima. Conoscevano alla perfezione orari, spostamenti, soprattutto incassi. Bottino previsto: un milione di euro. Purtroppo un ex collega si è accorto dell'agguato e ha sparato, uccidendo il complice di Lattanzi e ferendo con un colpo al fianco il centravanti, arrestato pochi minuti dopo una sgangherata fuga. Sgomento e incredulità nel paese intero. La squadra, sotto choc, ha perso in casa per 3-1 con la capolista Cannara, l'allenatore Ricci ha parlato del blocco psicologico dei ragazzi. Alla domanda se qualcuno si fosse mai accorto di niente dei problemi di Stefano, il mister ha risposto: «Assolutamente no, scherzava e si comportava come sempre. Se devo essere sincero, rimasi stupito vedendolo qualche giorno prima, con una sigaretta in bocca. Non sapevo che fumasse». Sempre in tema di sicurezza negli stadi, va sottolineato il grande impegno della polizia. Prendiamo una domenica mattina a Roma. La centrale operativa riceve la prima segnalazione alle 9.30, lungotevere Dante, zona San Paolo. Rissa, diceva l'SOS. In campo si giocava una partita di "pulcini", cioè di ragazzini di 8-9 anni. Il morbo della pazzia aveva colpito le mamme sugli spalti, le quali dopo sfottò e commenti erano passate alle vie di fatto, con una scazzottata stile western, sotto gli occhi allibiti dei figli in campo. Vani i tentativi di divisione dei dirigenti, che alla fine hanno chiamato il 113. Passa mezz' ora ed ecco un'altra chiamata. Arriva dal quartiere Quadraro, dove si gioca Appio-Trullo, campionato Allievi. Una punizione "dubbia" scatena anche in questo caso una megarissa, prima sul campo - dove un calciatore ha perso i sensi dopo essere stato colpito con un calcio in pieno viso - poi sugli spalti, con un uomo di 50 anni colpito da malore. Raccontano i testimoni che, ad un certo punto, non c'era uno solo tra i presenti che non fosse coinvolto nella mischia. Risultato, una trentina di contusi, due inchieste aperte, due volanti della polizia e tre dei carabinieri intervenute per calmare gli animi. Maverik Tosi, calciatore della juniores del Reggilo, Emilia Romagna, dopo aver afferrato un braccio dell'arbitro strattonandoglielo a lungo - una trentina di secondi - alla fine lasciava la presa ma solo per prendergli la testa e torcergliela in modo quasi innaturale. La perla arriva dalle Marche, gara tra Muccia e Rione Pace, il classico caso da manuale dell'uomo che morde un cane. Dopo migliaia di arbitri picchiati ad ogni dove, ecco un direttore di gara che prima colpisce con un calcio a uno stinco e poi con un pugno all'occhio destro un calciatore, che lo stava strattonando dopo un cartellino rosso. Certo, in sede di ricorso l'arbitro dirà che non voleva colpire nessuno e che la sua sola intenzione era quella di sottrarsi all'aggressione subita. Ma anche se così non fosse, per una volta, andrebbe bene lo stesso. di Luca Cardinalini
Taranto-Gallipoli: meno
spettatori allo stadio Questo evento mediatico di grande importanza, siccome
avverrà in occasione di una partita che il Taranto giocherà fra le
mura amiche, comporterà una notevole diminuzione di pubblico al
seguito, in quanto tanti supporters rossoblu preferiranno seguire le
gesta della propria squadra del cuore, comodamente seduti sul divano di
casa propria, dato che ormai molta gente ha a disposizione una parabola
per vedere i canali satellitari, o anche il digitale terrestre, il cui
costo è diventato tanto minimo quanto da sostenere per la possibilità
di gustarsi differenti eventi sportivi.
Vittorie di fila: sarà
record? Il Taranto arriva all'ultima sosta stagionale reduce da un "filotto" di cinque vittorie consecutive che rappresentano un record nel girone, assieme alle cinque raccolte dalla Pro Vasto nello stesso periodo (la capolista Gallipoli ne ha sommate al massimo 4 di fila). I rossoblù non coglievano cinque vittorie consecutive dal campionato di serie C1 2002-03, quando battevano tra la 24ª e la 29ª giornata il Lanciano per 3-2, il Paternò in trasferta per 2-1, il Crotone per 2-0, il Giulianova per 1-0 e in trasferta la Vis Pesaro per 2-1. Nel dopoguerra gli ionici vantano una striscia migliore con 6 vittorie di fila nel 1951-52 in serie C tra la 19ª e la 24ª giornata, mentre in altre 4 occasioni le vittorie sono state cinque: nel 1953-54 in serie C (27ª-31ª giornata), nel 1967-68 in serie C (9ª-13ª), nel 1998-99 nel Campionato Nazionale Dilettanti (22ª-26ª) e nel 1999-2000 in serie D (2ª-6ª). 43 i punti in classifica per il Taranto con un ruolino di 12 vittorie (8 interne e 4 esterne), 7 pareggi (uno allo "Iacovone") e 6 sconfitte (equamente divise tra casa e trasferta). In classifica gli ionici occupano la terza posizione ad 11 lunghezze dall'imprendibile Gallipoli ma ad una sola dal Melfi secondo, mentre le quattro squadre ora nei playoff sono raccolte in un solo punto. Nella passata stagione le prime cinque in classifica alla 25a giornata arrivarono poi a giocarsi a fine anno i due posti per la promozione (la quinta in classifica era avanti sei punti rispetto alla sesta, mentre attualmente il vantaggio è di 4 lunghezze: Cisco, Rende e Taranto a 43 punti, Pro Vasto a 39). Sono stati 26 i giocatori impiegati da Marino e da Papagni in questa stagione; l'unico sempre in campo è stato Emanuele Catania che ha sommato 25 presenze, ma giocando per intero appena 6 gare (8 volte è subentrato, 11 volte è stato sostituito). 23 le partite per Caccavale (fuori due volte per squalifica) e per Manni (assente in due occasioni per infortunio); 22 le gare per Deflorio e Pastore, 20 Gentili, 19 Di Domenico, Mancini e Micallo, 18 De Liguori e Mortari, 16 Larosa, 13 Bevo, Deleonardis e Martinelli, 10 Bruno e Gambino, 8 Malagnino, 7 Campanile, 5 Gori, 4 Manoni, Mignogna e Silvestri, 3 Ambrosi, Bussi e Prosperi. 28 i gol realizzati dal Taranto messi a segno con 10 giocatori diversi: 11 reti per Deflorio che insegue il record rossoblù della C2 stabilito da Christian Riganò nel 2000-01 con 14 marcature, quindi 5 gol per Di Domenico, 2 per De Liguori, Mancini e Mortari, 1 a testa per Catania, Deleonardis, Larosa, Manni e Pastore (va poi aggiunta l'autorete a favore causata da Ettori in Modica-Taranto 0-1). 19 le reti subite dal Taranto, 17 da Gentili e 2 da Gori. Attualmente la porta rossoblù è inviolata da 431 minuti; l'ultima rete incassata risale al 29 gennaio scorso, Igea Virtus-Taranto 1-2, gol di Palma al 19'; nell'occasione era Gentili a subire la marcatura, mentre nelle successive 4 gare Gori è rimasto imbattuto. Per i rossoblù il record stagionale di miglior difesa casalinga con 6 gol al passivo come la Cisco Roma. di Franco Valdevies
«L'elasticità? Una
dote» Non si può certo affermare che Aldo Papagni non sia una
persona impegnata: lo dimostrano le letture, le citazioni e il lavoro di
tecnico che si divide settimanalmente tra la sponda ionica e le sessioni
del Master di Coverciano rivolte al conseguimento del patentino di Prima
Categoria. Un sforzo considerevole che l'allenatore barese sta portando
avanti da parecchi mesi.
«Taranto ora sa
soffrire» Il Taranto ha sfruttato la settimana di riposo per ridare vigore alla preparazione atletica e per arricchire il bagaglio tecnico-tattico in vista delle ultime durissime nove partite che lo separeranno dalla fine della stagione regolare. Poi, come tutti i tifosi si augurano, ci potrebbero essere i playoff utili per tentare la tanto agognata promozione in C1. Papagni, giunto in riva allo Jonio da soli sei turni, sta svolgendo un buon lavoro come dimostrano i risultati: una sconfitta con il Lamezia nella domenica del suo esordio, seguita da cinque vittorie di fila, di cui tre esterne. Luigi Blasi, presidente rossoblù, analizza la svolta «I meriti vanno distribuiti fra Papagni e la squadra. L'arrivo del nuovo mister è servito per inculcare nei ragazzi la filosofia della C2 che poggia essenzialmente sull'agonismo, ma che è fatta anche di minor spregiudicatezza e tanta concretezza. Sono rimasto particolarmente colpito dal fatto che, durante ogni singola partita, la squadra sia capace di cambiare modulo anche tre o addirittura quattro volte. I giocatori, dopo essersi guardati in faccia, sono scesi da una sorta di piedistallo sul quale erano saliti, si sono resi conto che bisognava mutare rotta, hanno centuplicato i sacrifici ed ora stanno cominciando ad ottenere quei risultati che erano necessari per ritornare nella zona nobile». È soddisfatto? «Diciamo che, per il momento, sono solo contento. Il magone e la delusione per quel mese terribile trascorso mi ritornano ancora in mente. Oltretutto il periodo-no è coinciso con le festività natalizie. Lo confesso: ho sofferto tantissimo. Se avessimo solo pareggiato le quattro gare perse, a quest'ora staremmo a quota 47, ossia a sette punti da Gallipoli. Certo se riuscissimo a vincere sette gare consecutive, la gestione Blasi entrerebbe nella storia del calcio tarantino perché sarebbe il record assoluto». Neppure i tifosi sono completamente soddisfatti. Lo striscione contro il duo Galigani-Evangelisti viene ancora esposto. «Devo ammettere che quello striscione ci porta... bene. Da quando è stato messo in mostra, abbiamo sempre vinto. Scherzi a parte, Galigani svolge il suo ruolo di direttore generale, nel quale non ricade quello di addetto all'area tecnica, molto bene. Sotto il profilo organizzativo, le cose viaggiano in maniera più che eccellente. Evangelisti, tutto sommato, ha allestito una buona squadra: siamo terzi, ad un punto dalla seconda. E possiamo ancora migliorare. Piuttosto rivolgo un appello ai tifosi: venite numerosi allo stadio per incoraggiare la squadra. La promozione in C1 passa anche attraverso il loro sostegno. Ma mi raccomando: senza fare violenza. E non dite che dietro di me c'è Pieroni. Il sottoscritto non fa mai comandare gli altri con i suoi soldi». In caso di C1 ci saranno conferme? «Al novantanove per cento sì. Prenderemo solo quattro-cinque giovani. A proposito, Mancini, ora, ce lo richiedono squadre di A». di Giuseppe Dimito
Taranto prepara il rush
finale Sosta e riflessioni, tempo di bilanci e di previsioni.
Il Taranto delle cinque vittorie consecutive appartiene unicamente a
Papagni, rispecchiando l'identità. L'allenatore ha restituito al
campionato una squadra rinvigorita dopo il momento negativo vissuto a
cavallo tra dicembre e gennaio. Diritti tv: la pace nel
pallone Pace fatta nel mondo del calcio. Amen. Sino al giugno del 2008 non si litigherà più sulla questione dei diritti televisivi. Lo ha deciso all'unanimità l'assemblea straordinaria della Lega Calcio. Sembrava dovesse essere un'altra giornata interlocutoria, destinata al nulla di fatto, con il fantasma del commissariamento sullo sfondo. Invece è andata in tutt'altro modo. Galliani raggiante «un successo clamoroso», ma felici anche tutti gli altri, compreso uno dei grandi oppsitori come Zamparini, presidente del Palermo: «Quella di oggi è stata la giornata più positiva in Lega da tanti anni a questa parte». Le questioni sul tappeto erano diverse. C'era da risolvere la faccenda legata alla ripartizione dei profitti della Lega stessa. 150 milioni di euro. Sembrava assodato che 95 andassero alla serie B per la mutualità e che 15 andassero in premi per la coppa Italia. Infatti così è stato. Il nodo da sciogliere riguardava quei 40milioni di euro residui. E' lo stesso Galliani a spiegare la ripartizione: «1 milione di euro alle 4 grandi (Juventus, Milan, Inter e Roma, incidentalmente le prime quattro squadre dell'attuale classifica, ndr), 16 milioni per le prime sei in classifica escluse le quattro grandi, il paracadute per le retrocesse (5 o 2,5 milioni) e ciò che resta da dividere per le altre 7 che rimangono». In pratica una sorta di compensazione economica che tende a offrire risorse a chi è rimasto indietro. Il criterio di ripartizione che ha ottenuto il consenso totale era stato elaborato dalla commissione dei cinque saggi (Galliani, Zamparini, Cellino, Giraudo e Lotito). Altra decisione, più di routine, le date del prossimo campionato di serie A. Inizio il 27 agosto conclusione il 27 maggio con pausa invernale già concordata e approvata dall'associazione calciatori (si giocherà il 23 dicembre. per riprendere il 14 gennaio). Ma la decisione più rilevante riguarda i diritti televisivi, questione che vedeva contrapposte diverse squadre, chi per i diritti soggettivi (ognuno vende in modo autonomo) chi per quelli collettivi (vende la Lega e poi si ripartisce). Nonostante Zamparini rimanga dell' idea che sia meglio la seconda ipotesi, che dovrebbe essere applicata in prospettiva, si rimane ai diritti soggettivi sino al giugno 2008. Nel frattempo una commissione di saggi, la stessa che ha operato sinora, con l'aggiunta del direttore generale della Sampdoria Giuseppe Marotta dovrà lavorare per elaborare proposte in funzione della liberalizzazione del mercato del calcio. Spiega Zamparini: «abbiamo nominato una commissione che dovrà studiare come liberalizzare il mercato del calcio, che è bloccato, come parlare degli stadi, della sicurezza, di nuovi investimenti, di tutto quello che è il mondo del calcio e che va rivitalizzato». Parole di miele anche per Giraudo, dirigente della Juve «un manager di grande livello, condurrà questa commissione dal punto di vista economico». E sui diritti collettivi che sembravano occasione di guerra e di scontro Zamparini precisa: «Era la mia proposta, sicuramente siamo tutti convinti che nel giro di due o tre anni arriveremo ai diritti collettivi, ne sono convinti anche Galliani e Giraudo, e questa commissione lavorerà anche sulla ripartizione dei proventi derivanti dalla vendita dei diritti che saranno, appunto, collettivi. Spero si arrivi a questo punto senza più combattimenti ma convincimenti». Tanto rumore per nulla avrebbe detto Shakespeare. Mentre non si hanno reazioni, per il momento, da parte di Della Valle, presidente della Fiorentina e tra i più fieri oppsitori dell'attuale sistema soggettivo. Nel frattempo è in corso di definizione l'accordo tra la Rai e le squadre di calcio per quel che riguarda i diritti dei materiali d'archivio. Sulla falsariga di quanto era già stato fatto per la Juventus. La Rai potrà mandare in onda tutto il materiale senza dover pagare alcun diritto. Ma i materiali diventano proprietà delle singole squadre che potranno rivenderli a terzi in base alle loro esigenze. Un affare valutato 206 miliardi di euro. Che le società possono mettere in bilancio. In pratica la Juventus diventa ora titolare di un patrimonio di immagini valutato 28milioni; Inter e Milan 22,4 a testa; Roma 18,48; Fiorentina, Lazio, Napoli, Sampdoria e Torino 11,2 ciascuna; Bologna, Cagliari, Genoa, Palermo e Udinese 5,8; Ascoli, Atalanta, Brescia, Chievo, Empoli, Livorno, Messina, Parma. Siena, Treviso, Verona e Reggina 2,8; sino a qualche residuo per le squadre di serie B (1,4) e C (0,56) non comprese tra quelle già citate. Il presidente della Lega calcio, Adriano Galliani. In alto, un pallone che vola sulle reti di San Siro. di Antonello Catacchio
«Attenzione alla
sosta» Se vieni lodato pubblicamente prima dal tuo compagno di
reparto e poi dall'allenatore che ti ha messo sulle spalle la casacca
numero 9, c'è il rischio di sconfinare nell'intoccabilità. In realtà
Fabio Di Domenico ha lavorato duro, attendendo il suo tempo. In più ha
compiuto il suo dovere di attaccante con precise caratteristiche:
prendendo botte, aprendo varchi per i compagni e buttandola dentro in
cinque occasioni.
Taranto, la fiducia di
Manni Massimiliano Manni, 33 anni, ex bandiera della Sambenedettese, esterno sinistro di buona qualità, unisce l'esperienza alla saggezza nel fare il punto sulla situazione del Taranto: «Il campionato è fatto di cicli. Dopo quelle immeritate quattro sconfitte, siamo passati alle attuali cinque vittorie che mi sembrano assolutamente legittime per quantità e qualità di gioco messi in mostra. Non abbiamo raggiunto alcun traguardo concreto, nemmeno il secondo posto cui aspiriamo, per cui i nostri compiti sono quelli di restare calmi, tranquilli, continuare a lavorare di buzzo buono e soprattutto non abbassare la guardia. Quella che sta per finire è stata una settimana abbastanza dura come lavoro atletico, ma il nostro dovere è mantenere la condizione fisica in vista delle ultime nove durissime partite che ci attendono e, soprattutto, dei playoff se riusciremo a conquistarli come è nostra intenzione». Ha parlato di quattro sconfitte immeritate. Ma quanto diverse fra loro? «Le partite con Viterbo e Lamezia avrebbero dovuto concludersi con altrettante vittorie come dimostrano le tante occasioni da gol non sfruttate. Con la Cisco, forse, il pari ci poteva stare anche se abbiamo esercitato una maggiore supremazia tecnico-tattica. La sconfitta di Melfi è stata immeritata perché avremmo potuto concludere il match con un bel 2-1 per noi. In sintesi si è trattato di un ciclo-no. Mi spiace che a pagare sia stato l'allenatore». Quanti punti serviranno per centrare il secondo posto in classifica? «Non lo so. E non mi cimento neppure a fare tabelle perché, secondo me, non servono. Il calcio è bello anche perché è imprevedibile. Bisogna pensare domenica dopo domenica. Alla ripresa c'è il Real Marcianise e, dunque, bisogna concentrarsi sul prossimo impegno. Da lunedì 13 marzo penseremo al Gallipoli e così via». Gli ultimi risultati parlano di un Real Marcianise un po' in declino. «Ed io, invece, dico che la squadra napoletana verrà allo "Iacovone" per fare risultato pieno per rientrare nel discorso playoff. La formazione campana al mercato di gennaio si è rinforzata con gli arrivi di gente come Molino ed Armellini. Insomma bisogna scendere in campo con grande concentrazione per riuscire ad agguantare altri tre preziosi punti. Ecco: è proprio questa la componente che dovrà accompagnare le nostre partite fino all'ultimo scontro stagionale». Ieri si è lavorato solo al pomeriggio. Martinelli e Capone si sono allenati a parte. Oggi doppia seduta. Domenica e lunedì riposo. di Giuseppe Dimito
Parola a Evangelisti Luca Evangelisti torna a parlare dopo oltre un mese di
black-out. Perchè questo lungo silenzio?
Il Taranto ha chiuso la
porta Per la difesa parlano i numeri: 431 minuti di imbattibilità, quattro gare senza subire nemmeno una rete. E tutte disputate con Ghigo Gori tra i pali. Il centravanti dell'Igea Virtus Palma ha il merito di essere stato l'ultimo a trafiggere la porta del Taranto, diciannove minuti dopo il fischio iniziale. Numeri, però, che non valgono il primato: nella stagione '99-'00, infatti, Giampaolo Spagnulo riuscì a mantenere immacolata la sua porta per 531 minuti. Di quel Taranto, che in estate fu poi ripescato in serie C2, faceva parte anche Gori. All'ombra del "Giaguaro" prima, tra i protagonisti del momento positivo adesso. «Quella stagione giocai pochissimo, - commenta il giovane numero uno tarantino -, dinanzi a me c'era un campione come Spagnulo. Ma il sol pensiero di poter raggiungere il suo record mi inorgoglisce». Titolare nelle ultime quattro giornate. Artefice, quindi, della risalita del Taranto, in piena lotta per la seconda piazza. Gori commenta così il cambio di marcia. «Adesso siamo più coperti, la difesa è bloccata e può contare su due mediani che fungono da argine. L'inserimento di Manoni ci ha consegnato un incontrista vero, che non molla mai, capace, comunque, di inserirsi e di servire gli attaccanti. E abbiamo capito che essere spettacolari non sempre paga: le partite si vincono anche gettando la palla in tribuna». Il portiere tarantino riavvolge il nastro dei ricordi e torna alla splendida rimonta compiuta dal Taranto ai danni del Campobasso nella stagione 2000-01. Vissuta da protagonista, con ventisette gettoni di presenza da titolare. «Rispetto a quel campionato, il livello tecnico generale è cresciuto. Adesso ci sono cinque-sei squadre che lottano nelle zone alte della classifica. Il Taranto, così come quell'anno, è un'ottima squadra. Speriamo, a giugno, di poter tagliare lo stesso traguardo». Plausi ed elogi che vanno spartiti tra tutti i componenti del reparto arretrato. Maurizio Caccavale, con 2224 minuti, è il più presente, alle spalle di Catania, dall'inizio della stagione. In grado, quindi, di analizzare il periodo fecondo. «È cambiato il sistema di gioco. Adesso, quando ci difendiamo, ci sono dieci giocatori dietro la linea della palla. Marino, invece, ci chiedeva un calcio più spettacolare, ma allo stesso tempo rischioso. L'atteggiamento mentale? Da parte mia non è variato. Mi dispiace, invece, sentir dire che la squadra ha cambiato approccio alla partita. In C2 c'è bisogno di grinta. È una dote naturale, non si acquisisce con l'esperienza o con i cambi di allenatore». Ululati nello
spogliatoio A giugno sarà il capitano del Togo ai Mondiali, ma per ora è poco più di un disoccupato. Il difensore ventottenne Komi Tchangai ha rescisso la settimana scorsa il suo contratto con il Benevento, la squadra di serie C in cui militava da ormai quattro anni. In città dicono che abbia approfittato della fama acquistata di recente per svincolarsi dal piccolo club e trovare un contratto migliore. I più informati parlano di una squadra olandese o francese. Ma lui - intervistato da Rai sport - racconta una versione diversa. A spingerlo verso l'addio sarebbero stati gli attacchi razzisti subiti all'interno della società giallorosa, e in particolare dal suo presidente Cosimo Napolitano. Il "fattaccio" risale a due domeniche fa, alla partita di campionato Castel San Pietro- Benevento. A un quarto d'ora dalla fine, sul risultato di parità, il difensore togolese si improvvisa portiere e colpisce con la mano un pallone vagante in area. Risultato: rigore per la squadra di casa e sconfitta della compagine ospite. L'ultima di una lunga serie negativa che porta, in un poche settimane, il club campano dalla vetta della classifica a un anonimo quarto posto. I tifosi protestano e, al termine della gara, il presidente dei giallorossi scende negli spogliatoi e accusa i giocatori di scarso impegno. L'attacco più pesante viene riservato proprio a Tchangai, il calciatore più rappresentativo. Lui incassa e non commenta. Ma il giorno dopo fa sapere di non voler più fare da "capro espiatorio" e chiede l'immediata rescissione del contratto. Nei giorni successivi, il presidente del Benevento Calcio (la società nata la scorsa estate dopo il fallimento dello Sporting) prova a spiegare cosa sia realmente successo negli spogliatoi. Parlando alla stampa locale dichiara di avere avuto semplicemente «uno sfogo riservato, seppure molto forte». Il fatto - spiega Napolitano - «è che lui doveva essere un valore aggiunto di questa squadra, ma finora non lo è stato». La colpa dello straniero del Benevento sarebbe quella di avere la testa altrove. Ai mondiali o alle più prestigiose scene europee. Di accuse razziste, però, non se ne parla. Il primo a farlo è lo stesso Tchangai, che ai microfoni della trasmissione Rai Dribbling denuncia di avere subìto discriminazioni e attacchi razzisti. Un clima inaccettabile che lo avrebbe spinto ad abbandonare la città in cui vive con la sua famiglia da quattro anni. La società respinge totalmente le accuse e annuncia iniziative legali contro il giocatore. Nelle ore seguenti da accusatore Tchangai rischia di passare per imputato. La stampa locale prende le parti della società e accusa il giocatore di ingratitudine verso la "sua" città e il club che lo ha accolto. A novembre, infatti, quando Tchangai era ancora un calciatore senza contratto, il neonato Benevento Calcio gli garantì la possibilità di firmare un ingaggio di un solo anno con la possibilità di andare via in estate, dopo i Mondiali, a parametro zero. In sostegno di Tchangai si scomoda solo la Provincia, che sull'immagine internazionale del giocatore aveva puntato molto, fino a nominarlo «ambasciatore del Sannio ai Mondiali». «Legare il Benevento Calcio ai prossimi mondiali attraverso Tchangai - ha commentato il presidente dell'ente locale - sarebbe stata una promozione notevole. Diciamo che la cosa è stata gestita in modo frettoloso». Raggiunto al telefono, Tchangai preferisce non commentare quanto sta succedendo attorno a lui e continua ad allenarsi con una squadra locale di promozione. A poche ore dall'intervista e pressato dall'ambiente, lui stesso ha provato a scongiurarne la messa in onda, ma senza successo. Adesso, non vuole commentare nemmeno quanto accaduto sabato scorso al camerunense del Barcellona Eto'o, con cui si è scontrato nell'ultima Coppa d'Africa. Bersagliato ripetutamente con cori razzisti dal pubblico del Real Saragozza, Eto'o ha deciso di abbandonare il terreno di gioco. L'arbitro ha sospeso la partita per qualche minuto e costretto la società di casa ad «avvertire» i tifosi tramite gli altoparlanti dello stadio. Alla fine, convinto dai compagni e dall'arbitro, Eto'o è tornato in campo e la partita è continuata. Le polemiche però non sono finite allo scadere dei novanta minuti. Il calciatore africano ha ricevuto la solidarietà dei compagni di squadra. «Dopo aver sentito gli insulti che Eto'o ha ricevuto durante la partita - ha detto il Pallone d'Oro Ronaldinho - anche io avrei lasciato il campo con lui. Non si può continuare così. Dobbiamo cercare di eliminare queste cose dal calcio». Al suo fianco si è schierato anche un altro brasiliano, l'avversario madridista Ronaldo che lo ha definito "coraggioso" e ha chiesto «la punizione contro ogni forma di razzismo». I fatti di sabato sera non hanno lasciato indifferente nemmeno la Federcalcio spagnola che ha deciso di punire il Real Saragozza con una multa esemplare di 9mila euro. Qualcosa di molto simile era accaduto in Italia lo scorso novembre, quando il difensore del Messina Marc Zoro, beccato dagli ululati razzisti dei tifosi dell'Inter, decise di fermarsi. Quella vicenda si concluse con quattro supporter nerazzurri diffidati, mentre alla società non venne riconosciuta alcuna responsabilità oggettiva. Zoro ricevette allora una telefonata di solidarietà dalla Spagna da parte di Eto'o, ma - se si esclude qualche eccezione - i suoi colleghi italiani preferirono stare alla larga dalle polemiche, tanto da spingere il giocatore a intervenire per condannare la tendenza dei calciatori italiani a "minimizzare". Allora, al coro di quelli che gettavano acqua sul fuoco si unì anche Komi Tchangai, l'ultima vittima del razzismo italico. In un'intervista a Repubblica dichiarò di non condividere la scelta dell'ivoriano: «Quando stava a Salerno sopportava insulti di tutti i tipi, è arrivato in A e ha fatto questa scena». Adesso, dopo quanto gli è successo, il suo commento forse sarebbe diverso. di Carlo Maria Miele
Mancini, che continuità Si era notato sin dal ritiro di Penne che Manuel Mancini
fosse molto di più che un giocatore in prova. Limitativo lo status per
dei mezzi tecnici e atletici di indubbio livello. Perchè il prodotto
della Lazio non è solo un calciatore incline allo svolazzo, autore di
prodezze balistiche; tutto è corredato da un atletismo convincente e da
una resistenza alla fatica non indifferente. Un calciatore completo,
insomma.
Mortari si riprende il
Taranto Il rientro, nonostante quattro gare fermo ai box (a causa di una microfrattura all'alluce, ndr) e una posizione inedita, è stato positivo. Cristian Mortari ha vissuto per la prima volta da protagonista il nuovo corso del Taranto. Dopo la sconfitta contro la Vigor Lamezia, infatti, il tornante salentino è stato costretto a seguire dalla tribuna i quattro successi consecutivi ottenuti dai suoi compagni. Fino a domenica scorsa, quando è stato protagonista della cinquina centrata contro il Modica. «Sono contento per il risultato e per la mia prestazione, - esordisce il centrocampista -. Nonostante qualche piccolo fastidio, l'infortunio è ormai un lontano ricordo. Il nuovo ruolo? A dir la verità avevo già giocato da terzino con D'Adderio a Sassari, anche se le mie caratteristiche mi portano ad offendere. Tutto sommato, però, posso ritenermi soddisfatto». Un mese vissuto a seguire le gare dalla tribuna può servire a sviscerare il momento positivo da una prospettiva differente. «Le quattro sconfitte consecutive hanno acceso una spia, ci hanno fatto capire che occorreva una scossa per non rischiare di gettare alle ortiche un intero campionato. Adesso siamo più cinici, concreti, ci specchiamo meno nelle nostre qualità e prepariamo le partite studiando diversi fattori: il momento dell'avversario, le condizioni ambientali, del terreno di gioco. C'è chi dice che creiamo di meno, ma nonostante ciò collezioniamo diverse palle gol: domenica scorsa, oltre alla traversa, abbiamo avuto due nitide occasioni per raddoppiare nel finale. Senza quei risultati negativi, però, non so se saremmo riusciti a centrare cinque vittorie di fila. Poi c'è la mano di Papagni: ha cambiato modulo, trovando una soluzione che, risultati alla mano, sembra addirsi maggiormente alle caratteristiche dei calciatori». Capitolo playoff: come vede Mortari la griglia definitiva a nove giornate dal termine? «Adesso metterei la mano sul fuoco per il Taranto al secondo posto. I risultati, la condizione psico-fisica sono superiori rispetto alle altre pretendenti. Per il resto è tutto ancora da stabilire, perchè sia Pro Vasto che Giugliano non sono fuori dalle prime cinque posizioni. Il Gallipoli? Ha un buon vantaggio, ma sta accusando un calo fisiologico per una squadra che, finora, non ha perso un colpo. Nel prossimo turno affronteranno il Vittoria e, se dovessero vincere, non credo avranno più problemi». di Fabio Di Todaro
«Questione di
mentalità» Oggi pomeriggio il Taranto riprende a lavorare. Saranno
giorni molto intensi perchè, secondo la tabella stilata dal tecnico
Papagni (assente fino a domani), occorrerà fare il pieno di benzina per
un finale di stagione che si prevede ricco di appuntamenti chiave. Una
sosta che, però, non tutti hanno accettato di buon grado. Spezzare in
modo brusco una serie vincente non è mai vantaggioso.
Taranto, Catania ora ci
crede Parla da Catania, ovvero dalla sua città natale e nelle vesti di imprescindibile elemento dello scacchiere rossoblù. Emanuele Catania si gode l'ultimo giorno di meritato riposo prima di riprendere a lavorare con il resto del gruppo. «Ho chiesto alla dirigenza e all'allenatore un giorno in più di permesso, per poter fermarmi a casa. Non ci tornavo da Natale. Ma domani mattina sarò già allo "Iacovone" e con la mente proiettata alla prossima gara interna contro il Marcianise». Impegno lontano undici giorni, meglio, allora, fermarsi un momento e fare il punto della situazione. Ci sono cinque vittorie consecutive che hanno riportato il Taranto dalla settima posizione (fuori dai play-off) alla terza piazza in condominio con Cisco Roma e Melfi; c'è una squadra che sembra aver cambiato atteggiamento, capace di mutare atteggiamento tattico in corsa senza perdere equilibrio; c'è un gruppo meno narciso, apparentemente meno spettacolare ma più operaio. «Ci siamo calati nella realtà di questo campionato e i risultati ce ne stanno dando atto. Prima eravamo più superficiali, scendevamo in campo convinti di essere superiori all'avversario. In molti casi, però, l'esito del confronto è stato diverso e abbiamo pagato a caro prezzo i nostri errori. I meriti? Appartengono a tutti, così come accade quando si perde. Ma il mister, però, ne possiede in maggior numero. È cambiato il modulo, ma soprattutto l'approccio mentale: ci tiene sempre sulla corda, vuole che si giochi sempre come se fosse la partita della vita. E ci ha insegnato a non guardare la classifica: giochiamo una gara dopo l'altra, poi tireremo le somme». L'arrivo di Papagni ha mutato anche la posizione in campo di Catania che adesso occupa il ruolo di tornante destro del centrocampo. «Ho giocato in tutte le posizioni, - commenta con ironia -, ma questa mi piace particolarmente. Ho capito di saper difendere, gioco meno per me stesso e più per la squadra. Sono soddisfatto e, a chi dice che il mio rendimento è in calo, rispondo che la nuova posizione mi offre meno occasioni per segnare. Il gol mi manca, ma non deve diventare un assillo. Vorrà dire che arriveranno nei play-off. E poi contro il Modica ci sono andato vicino. Il portiere si è fermato e mi ha costretto a tirare di potenza quando avevo già deciso di fare il pallonetto». Domenica scorsa, però, Papagni lo ha inserito nella ripresa, preferendo schierare Mignogna dal primo minuto. Catania irrompe. «Qual è il problema? Ciccio (Mignogna, ndr) sta bene, il mister lo ha recuperato e ha puntato su di lui. E ha avuto ragione. Nessuno è abituato a considerarsi un titolare già dai primi giorni della settimana, non vedo perché dovrei esserlo io». Adesso la sosta. Un'occasione per ricaricare le batterie, ma anche un pericoloso ostacolo lungo la corsa verso i play-off. «Non accadrà nulla, state tranquilli. Non siamo più quelli del girone di andata: siamo più cinici, sappiamo quando e come colpire il nemico. Con Deflorio e Di Domenico, poi, è tutto più facile. Scommettiamo in un'altra vittoria contro il Marcianise?». di Fabio Di Todaro Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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