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Taranto a più facce
Prendendo come spunto le parole del tecnico Papagni, cerchiamo di capire quali potrebbero essere gli schemi di gioco impiegati in questo finale di stagione

I numeri nel calcio hanno un differente riscontro. Fanno ribrezzo agli allenatori di calcio che non vogliono sminuire le proprie teorie calcistiche con mere numerazioni, secondo loro, pleonastiche. Piacciono a chi vuole vestire i panni del condottiero in panchina, scevrando alchimie tattiche anche forzate e disegnando scenari di formazione che, però, dovranno avere il conforto del terreno di gioco. 
Cerchiamo di tradurre con schemi e parole le tre facce che il Taranto potrebbe assumere da qui alla fine di stagione. Si parte dal 4-4-2 che tanto bene ha fatto al Taranto. Uno schema di gioco più facile da approntare e semplice da recepire che, a volte, può nascondere delle insidie in quanto abbastanza prevedibile. Aldo Papagni è stato molto bravo nel creare una formazione molto compatta, abile nel ripartire in velocità e soprattutto organizzata nel rintuzzare i contropiedi avversari. Il tutto tradotto in appena un gol incassato, se si esclude la gara di esordio, coincisa con la sconfitta interna patita dalla Vigor Lamezia: una gara a sè per tanti motivi. Il 4-4-2 ha avuto il merito di essere ben riconoscibile, anche con opportuni variazioni. La difesa, davanti al portiere Gori, ha puntato sui soliti quattro elementi (Micallo, Caccavale, Pastore e Manni) schierati in stagione per tredici volte dal primo minuto. Il centrocampo è piaciuto per la complementarietà dei centrali Manoni e Mancini e per la fase di spinta assicurata da Catania a destra e De Liguori a sinistra. Senza dimenticare l'ultimo impiego di Mignogna sulla corsia destra, tutto rispondente alla necessità di avere un mancino sulla tale corsia, pronto all'occorrenza a convergere verso il mezzo con il piede preferito. La coppia di punta, in assenza di Ambrosi, ha potuto contare sulla classe di Deflorio e il riferimento di Di Domenico. 
Tante sono state le prove in questi due mesi. Soprattutto nei test del giovedì, si è visto una squadra abbozzare la difesa a tre, ma anche uno schieramento con una punta centrale e due esterni larghi sulla stessa linea. Il 4-3-3 è un'idea che balena nella testa di Papagni: d'altronde, nonostante le difficoltà contingenti, con la Vigor Lamezia era stato proprio quello lo schema adottato dal neo-tecnico. Ma un simile modulo può essere applicato solo in presenza di una condizione fisica eccellente: ecco che, nel caso in cui Papagni dovesse avere garanzie in tal senso, non è escluso che in qualche partita, il tridente di attacco possa essere riproposto. Suggestivo un tridente con Ambrosi, Di Domenico e Deflorio; più ammissibile una disposizione con un esterno di ruolo (Catania o Mignogna) e due tra i tre attaccanti prima citati. Anche il centrocampo, di conseguenza, assumerebbe un volto diverso con Mancini e De Liguori chiamati ad un duro lavoro di raccordo. Il 4-3-3, secondo noi, per il materiale umano presente, resta una classica ipotesi da partita in corso. 
Leggermente più tollerabile un 3-4-3 in presenza di due esterni di centrocampo come Mortari e De Liguori propensi a svolgere ambedue le fasi di gioco. Il tridente difensivo, formato da marcatori puri, potrebbe prevedere l'inserimento di Martinelli al fianco di Pastore e Caccavale. Fermo restando il binomio mediano con Mancini e Manoni (Bussi rappresenta il suo alter ego in qualsiasi momento) si riproporrebbero le medesime analisi con il tridente di attacco, forse più improntato all'offensiva, vista la disposizione a quattro del centrocampo alle sue spalle. Il 3-4-3 è modulo molto particolare che necessita di grande dinamismo e perfezione nei movimenti combinati tra reparti. Affascinante ma, nell'immediato, anche questo schema potrebbe essere tirato fuori in occasioni particolari. di Luigi Carrieri07 marzo 2006

Taranto-Gallipoli in diretta su Rai Sat
Il derby si giocherà in notturna (ore 20,45) lunedì 20 marzo. Il posticipo reso possibile dallo slittamento dell'impegno di Coppa dei salentini col Frosinone. Oggi riprsa la preparazione. Martinelli: «Spirito di sacrifico e umiltà: così siamo cambiati»

La Lega ha deciso: Taranto-Gallipoli si giocherà lunedì 20 marzo, in posticipo, con inizio alle ore 20,45, per consentire la diretta televisiva su Raisport Sat. Il cambio di programma (in un primo momento il "sì" dell'organo calcistico fiorentino non era stato accordato in quanto la squadra salentina era impegnata nell'incontro di ritorno di Coppa Italia a Frosinone mercoledì 22) è stato possibile per lo spostamento del match contro i ciociari a mercoledì 29. Insomma gli uomini di mister Auteri saranno impegnati in un bel tour de force. Domenica prossima ospiteranno il Vittoria (avversario molto ostico); mercoledì, 15, riceveranno il Frosinone per l'andata di Coppa Italia; lunedì 20 verranno a Taranto; domenica 26 giocheranno a Marcianise (campionato) ed, infine, mercoledì 29 restituiranno la visita al Frosinone per la Coppa Italia. Ieri la Caf ha rinviato a nuovo ruolo (ossia a data da destinarsi) il reclamo del Taranto avverso la multa di circa 27mila euro per non aver convocato Passiatore al ritiro estivo di Penne in quanto la Disciplinare, il 20 gennaio scorso, emanò soltanto il verdetto, riservandosi il deposito delle motivazioni che, allo stato attuale, non sono state ancora pubblicate. La squadra riprende nel pomeriggio la preparazione in vista del difficile impegno contro il Real Marcianise di Gigi Boccolini. Mancherà ancora una volta Papagni (impegnato a Coverciano per il master per acquisire il patentino di prima categoria) per cui l'allenamento sarà tenuto da Gianfranco Degli Schiavi. Il mister rossoblù ritornerà dopodomani mattina in tempo per dirigere la partitella infrasettimanale. La doppia seduta di domani sarà guidata ancora una volta dal trainer in seconda. Infermeria. Stamane Larosa e Martinelli effettueranno l'ecografia per accertare la natura precisa dei rispettivi malanni. Mortari dovrebbe riprendere, mentre Capone continuerà le cure. Pasquale Martinelli analizza il momento rossoblù: «Non siamo completamente soddisfatti di quanto prodotto con le cinque vittorie consecutive anche se abbiamo abbiamo fatto un bel passo in avanti. Pesa come un macigno quel mese-nero a cavallo tra dicembre e gennaio. Avevamo perso l'identità della C2 per cui eravamo saliti su di un piedistallo che mal si adattava alla categoria. Papagni ha avuto il merito di farci ritornare... con i piedi per terra. Spirito di sacrificio ed aiuto reciproco sono gli elementi-guida che potrebbero condurci lontano: magari al secondo posto per il 7 maggio ed in C1 al termine dei playoff. Noi ce lo auguriamo tantissimo. Domenica c'è il Real Marcianise, avversario dall'elevato tasso tecnico. Bisognerà giocare come nelle ultime cinque partite: con umiltà, furbizia, compattezza e determinazione». di Giuseppe Dimito07 marzo 2006

L'infortunio del centravanti che rapinava i furgoni
Durante una gara di "pulcini", il morbo della pazzia ha colpito le mamme sugli spalti

L'infortunio di Stefano Lattanzi, bomber della Virtus La Castellana, Promozione umbra, è di quelli seri. Anche per lui, come per altri illustri colleghi, telecamere appostate fuori dalla clinica e spasmodica attenzione dei media. Incensurato, figlio dell'ex vicesindaco del paese vicino Spoleto, promessa (non mantenuta) del calcio locale - si narra di un provino per le giovanili del Perugia - due venerdì fa si allena come sempre con i compagni, preparandosi per la gara casalinga con la capolista Cannara. Il sabato pomeriggio, invece di concentrarsi sulla partita, insieme a un complice prova a rapinare un furgone portavalori, della stessa società di vigilanza dov'era impiegato fino a qualche settimane prima. Conoscevano alla perfezione orari, spostamenti, soprattutto incassi. Bottino previsto: un milione di euro. Purtroppo un ex collega si è accorto dell'agguato e ha sparato, uccidendo il complice di Lattanzi e ferendo con un colpo al fianco il centravanti, arrestato pochi minuti dopo una sgangherata fuga. Sgomento e incredulità nel paese intero. La squadra, sotto choc, ha perso in casa per 3-1 con la capolista Cannara, l'allenatore Ricci ha parlato del blocco psicologico dei ragazzi. Alla domanda se qualcuno si fosse mai accorto di niente dei problemi di Stefano, il mister ha risposto: «Assolutamente no, scherzava e si comportava come sempre. Se devo essere sincero, rimasi stupito vedendolo qualche giorno prima, con una sigaretta in bocca. Non sapevo che fumasse». Sempre in tema di sicurezza negli stadi, va sottolineato il grande impegno della polizia. Prendiamo una domenica mattina a Roma. La centrale operativa riceve la prima segnalazione alle 9.30, lungotevere Dante, zona San Paolo. Rissa, diceva l'SOS. In campo si giocava una partita di "pulcini", cioè di ragazzini di 8-9 anni. Il morbo della pazzia aveva colpito le mamme sugli spalti, le quali dopo sfottò e commenti erano passate alle vie di fatto, con una scazzottata stile western, sotto gli occhi allibiti dei figli in campo. Vani i tentativi di divisione dei dirigenti, che alla fine hanno chiamato il 113. Passa mezz' ora ed ecco un'altra chiamata. Arriva dal quartiere Quadraro, dove si gioca Appio-Trullo, campionato Allievi. Una punizione "dubbia" scatena anche in questo caso una megarissa, prima sul campo - dove un calciatore ha perso i sensi dopo essere stato colpito con un calcio in pieno viso - poi sugli spalti, con un uomo di 50 anni colpito da malore. Raccontano i testimoni che, ad un certo punto, non c'era uno solo tra i presenti che non fosse coinvolto nella mischia. Risultato, una trentina di contusi, due inchieste aperte, due volanti della polizia e tre dei carabinieri intervenute per calmare gli animi. Maverik Tosi, calciatore della juniores del Reggilo, Emilia Romagna, dopo aver afferrato un braccio dell'arbitro strattonandoglielo a lungo - una trentina di secondi - alla fine lasciava la presa ma solo per prendergli la testa e torcergliela in modo quasi innaturale. La perla arriva dalle Marche, gara tra Muccia e Rione Pace, il classico caso da manuale dell'uomo che morde un cane. Dopo migliaia di arbitri picchiati ad ogni dove, ecco un direttore di gara che prima colpisce con un calcio a uno stinco e poi con un pugno all'occhio destro un calciatore, che lo stava strattonando dopo un cartellino rosso. Certo, in sede di ricorso l'arbitro dirà che non voleva colpire nessuno e che la sua sola intenzione era quella di sottrarsi all'aggressione subita. Ma anche se così non fosse, per una volta, andrebbe bene lo stesso. di Luca Cardinalini06 marzo 2006

Taranto-Gallipoli: meno spettatori allo stadio
Tanti tifosi preferiranno seguire la gara comodamente seduti sul divano

Questo evento mediatico di grande importanza, siccome avverrà in occasione di una partita che il Taranto giocherà fra le mura amiche, comporterà una notevole diminuzione di pubblico al seguito, in quanto tanti supporters rossoblu preferiranno seguire le gesta della propria squadra del cuore, comodamente seduti sul divano di casa propria, dato che ormai molta gente ha a disposizione una parabola per vedere i canali satellitari, o anche il digitale terrestre, il cui costo è diventato tanto minimo quanto da sostenere per la possibilità di gustarsi differenti eventi sportivi.
Tutto ciò potrebbe causare dei problemi per i giocatori del Taranto, sempre sostenuti finora da un pubblico degno di altre categorie, che non aspetta altro che veder vincere la propria squadra; di certo il fascino di uno "Iacovone" illuminato e soprattutto con il tabelone elettronico funzionante, non dovrebbe distaccare i tifosi tarantini dalla gioia di sostenere i propri colori direttamente dagli spalti dello stadio, ma sicuramente ci sarà chi preferirà evitare di spendere i soldi del biglietto rimanendo a casa. di Claudio Barbieri06 marzo 2006

Vittorie di fila: sarà record?
Sono per ora 5 i successi consecutivi. Nel dopoguerra furono 6. La stessa striscia di risultati pieni ottenuta solo dalla Pro Vasto

Il Taranto arriva all'ultima sosta stagionale reduce da un "filotto" di cinque vittorie consecutive che rappresentano un record nel girone, assieme alle cinque raccolte dalla Pro Vasto nello stesso periodo (la capolista Gallipoli ne ha sommate al massimo 4 di fila). I rossoblù non coglievano cinque vittorie consecutive dal campionato di serie C1 2002-03, quando battevano tra la 24ª e la 29ª giornata il Lanciano per 3-2, il Paternò in trasferta per 2-1, il Crotone per 2-0, il Giulianova per 1-0 e in trasferta la Vis Pesaro per 2-1. Nel dopoguerra gli ionici vantano una striscia migliore con 6 vittorie di fila nel 1951-52 in serie C tra la 19ª e la 24ª giornata, mentre in altre 4 occasioni le vittorie sono state cinque: nel 1953-54 in serie C (27ª-31ª giornata), nel 1967-68 in serie C (9ª-13ª), nel 1998-99 nel Campionato Nazionale Dilettanti (22ª-26ª) e nel 1999-2000 in serie D (2ª-6ª). 43 i punti in classifica per il Taranto con un ruolino di 12 vittorie (8 interne e 4 esterne), 7 pareggi (uno allo "Iacovone") e 6 sconfitte (equamente divise tra casa e trasferta). In classifica gli ionici occupano la terza posizione ad 11 lunghezze dall'imprendibile Gallipoli ma ad una sola dal Melfi secondo, mentre le quattro squadre ora nei playoff sono raccolte in un solo punto. Nella passata stagione le prime cinque in classifica alla 25a giornata arrivarono poi a giocarsi a fine anno i due posti per la promozione (la quinta in classifica era avanti sei punti rispetto alla sesta, mentre attualmente il vantaggio è di 4 lunghezze: Cisco, Rende e Taranto a 43 punti, Pro Vasto a 39). Sono stati 26 i giocatori impiegati da Marino e da Papagni in questa stagione; l'unico sempre in campo è stato Emanuele Catania che ha sommato 25 presenze, ma giocando per intero appena 6 gare (8 volte è subentrato, 11 volte è stato sostituito). 23 le partite per Caccavale (fuori due volte per squalifica) e per Manni (assente in due occasioni per infortunio); 22 le gare per Deflorio e Pastore, 20 Gentili, 19 Di Domenico, Mancini e Micallo, 18 De Liguori e Mortari, 16 Larosa, 13 Bevo, Deleonardis e Martinelli, 10 Bruno e Gambino, 8 Malagnino, 7 Campanile, 5 Gori, 4 Manoni, Mignogna e Silvestri, 3 Ambrosi, Bussi e Prosperi. 28 i gol realizzati dal Taranto messi a segno con 10 giocatori diversi: 11 reti per Deflorio che insegue il record rossoblù della C2 stabilito da Christian Riganò nel 2000-01 con 14 marcature, quindi 5 gol per Di Domenico, 2 per De Liguori, Mancini e Mortari, 1 a testa per Catania, Deleonardis, Larosa, Manni e Pastore (va poi aggiunta l'autorete a favore causata da Ettori in Modica-Taranto 0-1). 19 le reti subite dal Taranto, 17 da Gentili e 2 da Gori. Attualmente la porta rossoblù è inviolata da 431 minuti; l'ultima rete incassata risale al 29 gennaio scorso, Igea Virtus-Taranto 1-2, gol di Palma al 19'; nell'occasione era Gentili a subire la marcatura, mentre nelle successive 4 gare Gori è rimasto imbattuto. Per i rossoblù il record stagionale di miglior difesa casalinga con 6 gol al passivo come la Cisco Roma. di Franco Valdevies06 marzo 2006

«L'elasticità? Una dote»
Aldo Papagni, tecnico del Taranto, evidenzia una delle qualità necessarie per il futuro. L'argomento sarà anche materiale per la tesi al Master di Coverciano

Non si può certo affermare che Aldo Papagni non sia una persona impegnata: lo dimostrano le letture, le citazioni e il lavoro di tecnico che si divide settimanalmente tra la sponda ionica e le sessioni del Master di Coverciano rivolte al conseguimento del patentino di Prima Categoria. Un sforzo considerevole che l'allenatore barese sta portando avanti da parecchi mesi. 
«E' un'attività sicuramente interessante - afferma Papagni - Si alternano lezioni teoriche e di approfondimento di natura tattica a lezioni pratiche sul campo di gioco. E' una bella opportunità di confronto con altri colleghi oppure con ex giocatori di grande livello che possono arricchirti con la loro esperienza. C'è la possibilità di visionare dal vivo il lavoro di tecnici affermati e di categoria superiore (la scorsa settimana Papagni è stato ospite di Empoli e Siena e oggi farà visita al campo di allenamento della Fiorentina, ndc). Il Master si compone di tre sessioni: la prima è cominciata ad ottobre quando, ovviamente, non ero vincolato con alcun club. Ora stiamo affrontando la seconda sessione che avrà un altro appuntamento in aprile; mentre la terza e conclusiva sessione è in programma dal cinque giugno al primo luglio, giorno della discussione della tesi. Io non ho ancora deciso come chiamare il mio elaborato, ma posso anticipare che verterà sull'elasticità del modulo in possesso di palla». 
Un motivo ricorrente che sta avendo nel Taranto, un ideale terreno di sperimentazione. Non è casuale che proprio questo concetto aleggia nelle più profonde considerazioni tecniche di Aldo Papagni. 
«Occorre essere elastici, non dare nulla all'improvvisazione. Le prove che facciamo settimanalmente sono tese proprio a conferire più nozioni tecnico-tattiche al gruppo. Mi preme anche che la squadra prosegue ad avere lo spirito messo in mostra nelle ultime settimane. Il calcio è uno sport di squadra che si esprime con dei valori collettivi. Avere sottolineato l'importanza di Ambrosi alla preparazione delle ultime partite, nonostante la sua indisponibilità, rientra in questo discorso»
E' arrivata la sosta, ritenuta determinante per avviare un processo di immagazzinamento delle energie da spendere nel finale di stagione. E' pur vero che due settimane di stop possono edulcorare l'influenza delle cinque vittorie di fila. «Come dicevano i latini, la verità sta sempre nel mezzo. Certamente la pausa ha fermato anche un momento psicologico favorevole; è altrettanto giusto sottolineare come queste due settimane di lavoro, senza l'assillo della partita, debbano consentirci di fare dei passi in avanti sul fronte della conoscenza reciproca e sull'intensità che dovrà accompagnare le prossime gare di campionato». 
Si riprenderà contro il Real Marcianise. L'obiettivo sarà di vincere, permettendo di eguagliare il record di successi consecutivi nella storia calcistica rossoblu. Papagni mostra sorpresa nel recepire questo dato. «Sinceramente non lo sapevo - dice l'allenatore del Taranto - . C'è una bella differenza da evidenziare: i numeri sono statici, le partite sono dinamiche. Noi dobbiamo avere un'unica preoccupazione: preparare la gara contro il Real Marcianise che si presenta come una gara molto importante. Per loro sarà forse l'ultima occasione per rientrare nel giro playoff: basterebbe da solo questo aspetto per evidenziare le difficoltà che dovremo sostenere». 
Con molta sincerita, Papagni rivela che non ha dato alcuno sguardo al calendario. Si preferisce canalizzare la concentrazione sull'impegno singolo. «Non è nella mia filosofia fare tabelle o scrutare nelle pieghe del calendario. Non lo ritengo nemmeno giusto perchè si rischia di perdere alcuni riferimenti immediati. Noi abbiamo l'obbligo di pensare partita per partita». 
Dopo il ko all'esordio contro la Vigor Lamezia, sono arrivati 15 punti. Il massimo del bottino realizzabile nelle cinque partite. Qualcuno ha sottilmente rimarcato come il tutto sia avvenuto a scapito della spettacolarità e del gioco esteticamente spiccato. E' d'accordo? «Questa è, in linea di massima, la stessa squadra di inizio stagione. Non mi dà particolare fastidio il fatto che qualcuno possa non essersi appassionato dal punto di vista puramente tecnico alle nostre ultime prestazioni. Io posso analizzare come in tutte le partite abbiamo sempre costruito dalle sette alle otto palle-gol, soprattutto non concedendo contropiede agli avversari. Vuol dire che il lavoro di filtro degli attaccanti e dei centrocampisti è stato notevole, peraltro reputando il nostro reparto arretrato, di per sè, uno dei migliori dell'intero girone. Il dato di un marcatore diverso in ogni partita rientra anche in questo lavoro di insieme che la squadra sta effettuando. E' bello vedere come ogni giocatore stia dando il suo contributo: l'ultimo è stato Mortari che, nonostante il lungo stop ha fornito un'incoraggiante prestazioni a Modica. Ma potrei citare anche Deleonardis che, sebbene chiamato in causa quindici minuti nella gara contro il Vittoria, ha mostrato un'attenzione encomiabile». 
Su quale arma punterà il Taranto in questo finale di stagione? «E' facile dirlo: il pubblico. Per spiegarmi meglio potrei fare dei paragoni e dire quanti spettatori fa di media la Cisco Roma o quanti ne facciano centri come Melfi o Rende o anche Vasto. Siamo su dimensioni completamente differenti. Potrebbe essere la classica addizione vincente soprattutto in gare tirare come potrebbero essere quelle di playoff». di Luigi Carrieri06 marzo 2006

«Taranto ora sa soffrire»
Blasi spiega la svolta: «Ma per la C1 serve l'aiuto dei tifosi». Il presidente analizza il momento magico: 5 vittorie di fila

Il Taranto ha sfruttato la settimana di riposo per ridare vigore alla preparazione atletica e per arricchire il bagaglio tecnico-tattico in vista delle ultime durissime nove partite che lo separeranno dalla fine della stagione regolare. Poi, come tutti i tifosi si augurano, ci potrebbero essere i playoff utili per tentare la tanto agognata promozione in C1. Papagni, giunto in riva allo Jonio da soli sei turni, sta svolgendo un buon lavoro come dimostrano i risultati: una sconfitta con il Lamezia nella domenica del suo esordio, seguita da cinque vittorie di fila, di cui tre esterne. Luigi Blasi, presidente rossoblù, analizza la svolta «I meriti vanno distribuiti fra Papagni e la squadra. L'arrivo del nuovo mister è servito per inculcare nei ragazzi la filosofia della C2 che poggia essenzialmente sull'agonismo, ma che è fatta anche di minor spregiudicatezza e tanta concretezza. Sono rimasto particolarmente colpito dal fatto che, durante ogni singola partita, la squadra sia capace di cambiare modulo anche tre o addirittura quattro volte. I giocatori, dopo essersi guardati in faccia, sono scesi da una sorta di piedistallo sul quale erano saliti, si sono resi conto che bisognava mutare rotta, hanno centuplicato i sacrifici ed ora stanno cominciando ad ottenere quei risultati che erano necessari per ritornare nella zona nobile». È soddisfatto? «Diciamo che, per il momento, sono solo contento. Il magone e la delusione per quel mese terribile trascorso mi ritornano ancora in mente. Oltretutto il periodo-no è coinciso con le festività natalizie. Lo confesso: ho sofferto tantissimo. Se avessimo solo pareggiato le quattro gare perse, a quest'ora staremmo a quota 47, ossia a sette punti da Gallipoli. Certo se riuscissimo a vincere sette gare consecutive, la gestione Blasi entrerebbe nella storia del calcio tarantino perché sarebbe il record assoluto». Neppure i tifosi sono completamente soddisfatti. Lo striscione contro il duo Galigani-Evangelisti viene ancora esposto. «Devo ammettere che quello striscione ci porta... bene. Da quando è stato messo in mostra, abbiamo sempre vinto. Scherzi a parte, Galigani svolge il suo ruolo di direttore generale, nel quale non ricade quello di addetto all'area tecnica, molto bene. Sotto il profilo organizzativo, le cose viaggiano in maniera più che eccellente. Evangelisti, tutto sommato, ha allestito una buona squadra: siamo terzi, ad un punto dalla seconda. E possiamo ancora migliorare. Piuttosto rivolgo un appello ai tifosi: venite numerosi allo stadio per incoraggiare la squadra. La promozione in C1 passa anche attraverso il loro sostegno. Ma mi raccomando: senza fare violenza. E non dite che dietro di me c'è Pieroni. Il sottoscritto non fa mai comandare gli altri con i suoi soldi». In caso di C1 ci saranno conferme? «Al novantanove per cento sì. Prenderemo solo quattro-cinque giovani. A proposito, Mancini, ora, ce lo richiedono squadre di A». di Giuseppe Dimito06 marzo 2006

Taranto prepara il rush finale
Per centrare i playoff potrebbero bastare 21 punti

Sosta e riflessioni, tempo di bilanci e di previsioni. Il Taranto delle cinque vittorie consecutive appartiene unicamente a Papagni, rispecchiando l'identità. L'allenatore ha restituito al campionato una squadra rinvigorita dopo il momento negativo vissuto a cavallo tra dicembre e gennaio.
MODULO- Giusta l'idea di mettere in soffitta il 4-3-3 e di affidarsi al 4-4-2. Che, poi, tale non può essere definito dal momento che il binario di destra è completato da Catania, giocatore con maggiore propensione ad offendere. Aldo Papagni, così come ogni buon allenatore subentrante dovrebbe fare, ha messo da parte il suo credo tattico (eccezion fatta per l'infelice esordio contro la Vigor Lamezia, ndr) e ha optato per uno schieramento che sembra aderire maggiormente alle caratteristiche dei calciatori in organico. Il reparto arretrato, adesso, non ha più compiti di costruzione anche se può, comunque, contare sulla tecnica e la visione di gioco di Pastore. Sono i terzini ad avere mutato il loro atteggiamento: non scendono più, chiudono la cerniera difensiva, lasciando alla linea mediana il compito di organizzare la manovra e di arrivare al cross dal fondo. Il centrocampo gioca in linea, con Mancini che sacrifica la sua qualità a scapito di una maggiore copertura, Manoni (unico dei nuovi acquisti a giocare titolare, ndr), fonte inesauribile di grinta e vigore fisico, De Liguori finalmente libero di saltare l'uomo e di crossare sull'out mancino e Catania che scorazza sul versante opposto.
DUE NUOVE CARTE DA GIOCARE- Aldo Papagni, adesso, ha nuove pedine per il suo scacchiere: Sandro Ambrosi e Cristian Mortari. Il centravanti di Fiuggi potrebbe rappresentare l'arma in più del finale di stagione, apportando un'ulteriore dose di esperienza e marcature al reparto offensivo. Non sarà facile, però, trovargli la giusta locazione: Deflorio e Di Domenico sono intoccabili e, a meno di squalifiche (sono entrambi diffidati) o infortuni, difficilmente usciranno dall'undici di partenza. Tridente o turn-over? La seconda ipotesi sembra più praticabile: non altererebbe gli equilibri ormai raggiunti, consentendo ai due attaccanti titolari di tirare un po' il fiato. A centrocampo, invece, Mortari entra di diritto in ballottaggio con Catania: il rientro come terzino è stato abbastanza positivo, ma l'ex tornante di Sora e Torres ha sempre giocato come esterno destro e vuole tornare protagonista.
CONDIZIONE PSICO-FISICA - Il Taranto che si prepara a vivere il rush finale è una squadra in salute, atleticamente pronta a sostenere gli ultimi tre mesi di stagione (compresi i playoff). Lo ha dimostrato nelle ultime cinque giornate, difendendo sempre con ordine il vantaggio quando è giunto nella prima frazione (Igea Virtus, Andria Bat, Modica) e attaccando senza cali di tenuta nelle altre circostanze (Giugliano e Vittoria). Mantenendo, comunque, sempre alta la concentrazione: basti pensare che soltanto nel derby di Andria, Ghigo Gori è stato chiamato a compiere un intervento prodigioso per salvaguardare il risultato (deviazione decisiva su tiro su tiro di Plasmati terminato sulla traversa, ndr).
CALENDARIO- Nove gare al termine, cinque da giocare in casa e quattro in trasferta. Ventuno punti potrebbero bastare al Taranto per centrare l'obiettivo del secondo posto. Deflorio e compagni cercheranno di vincere tutte le gare da disputare allo "Iacovone", - dove saranno di scena Marcianise, Gallipoli, Nocerina, Pro Vasto e Rieti -, mentre lontano dalle mura amiche, - i rossoblù renderanno visita a Latina, Potenza, Rende e Viterbo -, potrebbero bastare una vittoria e tre pareggi. Un cammino sicuramente più agevole rispetto a quello della Cisco Roma, sulla carta l'avversario più attrezzato, che deve ancora affrontare Melfi e Rende (in casa), Pro Vasto e Real Marcianise (in trasferta). di Fabio Di Todaro06 marzo 2006

Diritti tv: la pace nel pallone
Galliani annuncia a sorpresa l'accordo raggiunto dai presidenti della Lega calcio. Fino al 2008 si andrà avanti con la vendita soggettiva, poi forse ritorno alla contrattazione collettiva. Compensazione economica per le squadre che restano indietro. Tutti felici dopo mesi di polemiche e battaglie. Della Valle però tace

Pace fatta nel mondo del calcio. Amen. Sino al giugno del 2008 non si litigherà più sulla questione dei diritti televisivi. Lo ha deciso all'unanimità l'assemblea straordinaria della Lega Calcio. Sembrava dovesse essere un'altra giornata interlocutoria, destinata al nulla di fatto, con il fantasma del commissariamento sullo sfondo. Invece è andata in tutt'altro modo. Galliani raggiante «un successo clamoroso», ma felici anche tutti gli altri, compreso uno dei grandi oppsitori come Zamparini, presidente del Palermo: «Quella di oggi è stata la giornata più positiva in Lega da tanti anni a questa parte». Le questioni sul tappeto erano diverse. C'era da risolvere la faccenda legata alla ripartizione dei profitti della Lega stessa. 150 milioni di euro. Sembrava assodato che 95 andassero alla serie B per la mutualità e che 15 andassero in premi per la coppa Italia. Infatti così è stato. Il nodo da sciogliere riguardava quei 40milioni di euro residui. E' lo stesso Galliani a spiegare la ripartizione: «1 milione di euro alle 4 grandi (Juventus, Milan, Inter e Roma, incidentalmente le prime quattro squadre dell'attuale classifica, ndr), 16 milioni per le prime sei in classifica escluse le quattro grandi, il paracadute per le retrocesse (5 o 2,5 milioni) e ciò che resta da dividere per le altre 7 che rimangono». In pratica una sorta di compensazione economica che tende a offrire risorse a chi è rimasto indietro. Il criterio di ripartizione che ha ottenuto il consenso totale era stato elaborato dalla commissione dei cinque saggi (Galliani, Zamparini, Cellino, Giraudo e Lotito). Altra decisione, più di routine, le date del prossimo campionato di serie A. Inizio il 27 agosto conclusione il 27 maggio con pausa invernale già concordata e approvata dall'associazione calciatori (si giocherà il 23 dicembre. per riprendere il 14 gennaio). Ma la decisione più rilevante riguarda i diritti televisivi, questione che vedeva contrapposte diverse squadre, chi per i diritti soggettivi (ognuno vende in modo autonomo) chi per quelli collettivi (vende la Lega e poi si ripartisce). Nonostante Zamparini rimanga dell' idea che sia meglio la seconda ipotesi, che dovrebbe essere applicata in prospettiva, si rimane ai diritti soggettivi sino al giugno 2008. Nel frattempo una commissione di saggi, la stessa che ha operato sinora, con l'aggiunta del direttore generale della Sampdoria Giuseppe Marotta dovrà lavorare per elaborare proposte in funzione della liberalizzazione del mercato del calcio. Spiega Zamparini: «abbiamo nominato una commissione che dovrà studiare come liberalizzare il mercato del calcio, che è bloccato, come parlare degli stadi, della sicurezza, di nuovi investimenti, di tutto quello che è il mondo del calcio e che va rivitalizzato». Parole di miele anche per Giraudo, dirigente della Juve «un manager di grande livello, condurrà questa commissione dal punto di vista economico». E sui diritti collettivi che sembravano occasione di guerra e di scontro Zamparini precisa: «Era la mia proposta, sicuramente siamo tutti convinti che nel giro di due o tre anni arriveremo ai diritti collettivi, ne sono convinti anche Galliani e Giraudo, e questa commissione lavorerà anche sulla ripartizione dei proventi derivanti dalla vendita dei diritti che saranno, appunto, collettivi. Spero si arrivi a questo punto senza più combattimenti ma convincimenti». Tanto rumore per nulla avrebbe detto Shakespeare. Mentre non si hanno reazioni, per il momento, da parte di Della Valle, presidente della Fiorentina e tra i più fieri oppsitori dell'attuale sistema soggettivo. Nel frattempo è in corso di definizione l'accordo tra la Rai e le squadre di calcio per quel che riguarda i diritti dei materiali d'archivio. Sulla falsariga di quanto era già stato fatto per la Juventus. La Rai potrà mandare in onda tutto il materiale senza dover pagare alcun diritto. Ma i materiali diventano proprietà delle singole squadre che potranno rivenderli a terzi in base alle loro esigenze. Un affare valutato 206 miliardi di euro. Che le società possono mettere in bilancio. In pratica la Juventus diventa ora titolare di un patrimonio di immagini valutato 28milioni; Inter e Milan 22,4 a testa; Roma 18,48; Fiorentina, Lazio, Napoli, Sampdoria e Torino 11,2 ciascuna; Bologna, Cagliari, Genoa, Palermo e Udinese 5,8; Ascoli, Atalanta, Brescia, Chievo, Empoli, Livorno, Messina, Parma. Siena, Treviso, Verona e Reggina 2,8; sino a qualche residuo per le squadre di serie B (1,4) e C (0,56) non comprese tra quelle già citate. Il presidente della Lega calcio, Adriano Galliani. In alto, un pallone che vola sulle reti di San Siro. di Antonello Catacchio04 marzo 2006

«Attenzione alla sosta»
Fabio Di Domenico, attaccante del Taranto, lancia un segnale. «Ricordiamo di quello che è avvenuto dopo la pausa natalizia. Stiamo all'erta e concentriamoci sul Marcianise»

Se vieni lodato pubblicamente prima dal tuo compagno di reparto e poi dall'allenatore che ti ha messo sulle spalle la casacca numero 9, c'è il rischio di sconfinare nell'intoccabilità. In realtà Fabio Di Domenico ha lavorato duro, attendendo il suo tempo. In più ha compiuto il suo dovere di attaccante con precise caratteristiche: prendendo botte, aprendo varchi per i compagni e buttandola dentro in cinque occasioni.
Il mestiere duro di centravanti del Taranto, magari attendendo il pieno recupero di Alessandro Ambrosi, si fa sentire domenica dopo domenica. La settimana è con qualche problema di carattere fisico, retaggio di alcune maniere forti adottate dai difensori avversari.
«Non ci sono particolari problemi - minimizza Di Domenico - Mi porto dietro dei piccoli acciacchi che risalgono dalla trasferta di Andria. Essendo molto spesso il punto di riferimento in attacco, devo giocare spalle alla porta e quindi i difensori si fanno sentire con interventi molto spesso fallosi. E' il mio gioco, so che certe cose vanno messe in conto».
Sicuramente gli hanno fatto piacere gli attestati e le importanti testimonianza di Deflorio e Papagni, non due persone qualsiasi all'interno dell'universo rossoblu. Imbarazzato? «Nessun imbarazzo. Sono situazioni che possono farti solo piacere soprattutto se arrivano da un tuo compagno di reparto, per giunta della classe di Andrea Deflorio o anche del tecnico che ha riposto in me tanta fiducia. Significa che c'è stima e rispetto e la cosa mi gratifica molto. Vuol dire che sono maturato e cresciuto in questi mesi, allenandomi con tanto impegno e serietà. E' emerso il mio loro professionale».
Certamente la stagione dell'ex attaccante di Vis Pesaro e Giulianova con la maglia rossoblu ha avuto pendenze molto accentuate. Inutile negarlo il nome Di Domenico non era nei preferiti alla voce: rinforzi di attacco. «C'era molto scetticismo - afferma il 30enne attaccante barese - intorno al mio nome, questa non è una scoperta. Per questo sono contento a livello personale di quanto sono cresciuto. Ho dimostrato sul campo di meritate questa maglia, una squadra del valore del Taranto, di potere stare in questo gruppo senza nessun problema. Ma un giocatore non deve fermarsi qui: avere dato una buona impressione di me stesso mi spinge a dare di più. C'è lo stimolo a fare sempre meglio. Al Taranto, poi, c'è una concorrenza agguerrita per il reparto avanzato e occorre sempre dare il massimo».
Cinque gol in diciannove partite è un bottino che si può leggere e interpretare in vario modo. 
«Non è il numero di gol che mi soddisfa, ma sono le prestazioni. Sicuramente cinque gol è un dato che poteva essere migliorato anche perchè le occasioni non sono mancate. Mi soddisfa quello che ho dato alla squadra: poi c'è da considerare che abbiamo un terminale offensivo come Deflorio che va costantemente aiutato. Tutta la squadra deve mettersi al suo servizio per esaltarne le doti. Lui è un giocatore che fa la differenza e io sono ben felici di mettermi a sua disposizione. I gol sono stati tutti importanti. Quello contro il Modica, il primo, non è stato influente, ma ha permesso di chiudere la partita. Contro il Potenza ha avuto una valenza doppia anche perchè venivamo da un periodo difficile e la vittoria era obbligatoria. A Vasto la mia rete ha permesso l'aggancio da un doppio svantaggio e poi sono arrivati i centri contro Rieti e Vittoria, due reti pesantissime. Al di là delle soddisfazioni personali, conta il collettivo e l'obiettivo primario sono i playoff».
Ora, dopo un'altra settimana di lavoro a pieno regime, ci sarà la ripresa del torneo che coinciderà con la gara interna contro il Real Marcianise. Una vittoria permetterebbe al Taranto di eguagliare il record di successi consecutivi in un campionato. C'è il rischio di una pressione supplementare? 
«Le statistiche sono importanti fino ad un certo punto. A noi preme sfruttare la sosta per riprendere fiato e migliorare la condizione fisica. Poi dovremo subito farci trovare pronti: la serie negativa si è acuita proprio dopo la pausa per le festività natalizie e questo precedente ci deve servire da lezione. Non dobbiamo sbagliare anche perchè stiamo per entrare nel periodo decisivo della stagione».
Una seduta ieri pomeriggio per la truppa rossoblu. Ai noti problemi dei difensori Martinelli e Capone, si è registrato l'infortunio di Larosa che ha lamentato un problema alla caviglia. Non è escluso che il giocatore salti la doppia seduta odierna e riprenda, condizione permettendo, la preparazione martedì prossimo. di Luigi Carrieri04 marzo 2006

Taranto, la fiducia di Manni
«Il calcio è fatto di cicli. Questo è un periodo felice»

Massimiliano Manni, 33 anni, ex bandiera della Sambenedettese, esterno sinistro di buona qualità, unisce l'esperienza alla saggezza nel fare il punto sulla situazione del Taranto: «Il campionato è fatto di cicli. Dopo quelle immeritate quattro sconfitte, siamo passati alle attuali cinque vittorie che mi sembrano assolutamente legittime per quantità e qualità di gioco messi in mostra. Non abbiamo raggiunto alcun traguardo concreto, nemmeno il secondo posto cui aspiriamo, per cui i nostri compiti sono quelli di restare calmi, tranquilli, continuare a lavorare di buzzo buono e soprattutto non abbassare la guardia. Quella che sta per finire è stata una settimana abbastanza dura come lavoro atletico, ma il nostro dovere è mantenere la condizione fisica in vista delle ultime nove durissime partite che ci attendono e, soprattutto, dei playoff se riusciremo a conquistarli come è nostra intenzione». Ha parlato di quattro sconfitte immeritate. Ma quanto diverse fra loro? «Le partite con Viterbo e Lamezia avrebbero dovuto concludersi con altrettante vittorie come dimostrano le tante occasioni da gol non sfruttate. Con la Cisco, forse, il pari ci poteva stare anche se abbiamo esercitato una maggiore supremazia tecnico-tattica. La sconfitta di Melfi è stata immeritata perché avremmo potuto concludere il match con un bel 2-1 per noi. In sintesi si è trattato di un ciclo-no. Mi spiace che a pagare sia stato l'allenatore». Quanti punti serviranno per centrare il secondo posto in classifica? «Non lo so. E non mi cimento neppure a fare tabelle perché, secondo me, non servono. Il calcio è bello anche perché è imprevedibile. Bisogna pensare domenica dopo domenica. Alla ripresa c'è il Real Marcianise e, dunque, bisogna concentrarsi sul prossimo impegno. Da lunedì 13 marzo penseremo al Gallipoli e così via». Gli ultimi risultati parlano di un Real Marcianise un po' in declino. «Ed io, invece, dico che la squadra napoletana verrà allo "Iacovone" per fare risultato pieno per rientrare nel discorso playoff. La formazione campana al mercato di gennaio si è rinforzata con gli arrivi di gente come Molino ed Armellini. Insomma bisogna scendere in campo con grande concentrazione per riuscire ad agguantare altri tre preziosi punti. Ecco: è proprio questa la componente che dovrà accompagnare le nostre partite fino all'ultimo scontro stagionale». Ieri si è lavorato solo al pomeriggio. Martinelli e Capone si sono allenati a parte. Oggi doppia seduta. Domenica e lunedì riposo. di Giuseppe Dimito04 marzo 2006

Parola a Evangelisti
Dopo un periodo di riflessione, il direttore sportivo del Taranto esprime il suo pensiero sul periodo nero appena superato e sulle critiche rivolte al suo operato da tifosi e stampa

Luca Evangelisti torna a parlare dopo oltre un mese di black-out. Perchè questo lungo silenzio? 
«Io credo che i protagonisti del calcio siano i giocatori, quelli che vanno in campo ogni domenica. Ciò vale sia nel bene che nel male. Detto questo sono stato attaccato da più fronti, ritengo ingiustamente, e per questo ho preferito defilarmi in modo tale che fossero i risultati a parlare. Aspettavo solo l'arrivo della sosta ed ecco fatto. Io non sono uno che rilascia interviste ogni giorno o interviene in trasmissioni sportive. Ho fatto il calciatore e so su quali regole è fondato il mondo del calcio». 
Si aspettava delle critiche così pesanti nei suoi confronti? 
«Occorre scindere le critiche ricevute in due categorie. Ci sono le proteste dei tifosi e i giudizi degli organi di informazione. In merito ai primi ho poco da dire: i tifosi sono liberi di esprimere il proprio pensiero nei modi e negli spazi leciti. Non è la prima volta che si contesta una squadra o una dirigenza, sempre però nel rispetto delle parti. La cosa che dà fastidio sono certi giudizi che poi non sono stati corretti. Sono stato incolpato di avere portato a Taranto dei brocchi e poi le prestazioni positive di quegli stessi giocatori hanno smontato le prime avventate valutazioni. Da certe persone non ho sentito nessuna ritrattazione. Non penso ci sia stata onestà professionale. Io conosco il lavoro che ho compiuto e sapevo di aver costruito un gruppo all'altezza. Le dimostrazioni sono evidenti. Occorre fare molta attenzione: chi scrive o parla in Tv ha un potere enorme e dovrebbe pensarci due volte prima di mettere in difficoltà persone che cercano di fare al meglio il proprio lavoro. Rapporto peggiorato con la stampa? Ognuno fa i propri interessi e risponde del proprio operato. Dispiace solo che, sbagliato un giudizio, non si abbia il medesimo coraggio di fare pubblica ammenda». 
Forse lei paga, nei momenti negativi, l'onda lunga della sua appartenenza nella società presieduta da Ermanno Pieroni qualche anno fa... 
«Non capisco perchè ogni volta che le cose non vanno bene bisogna tirare fuori queste storie. Mi domando perchè occorra pensare sempre al passato. Quello è un ciclo morto e sepolto; ora lavoro fortunatamente in un'altra società che spera di abbandonare categorie che non le competono. E poi quest'estate, quando venivano presentati i giocatori, non mi pare ci fosse insoddisfazione nell'ambiente. Ricordo bene che la squadra allora allestita riscuoteva notevoli consensi. Io sono orgoglioso di fare parte di una società che ha pochi eguali in Italia: sfido chiunque a trovare in C società che hanno fatto un progetto con contratti annuali ed ad obiettivo ai propri giocatori. Noi come società ci troviamo nelle condizioni che l'anno prossimo, a seconda se le cose saranno andate bene o male, ci ritroveremo con un bilancio sano e con ampio potere di scelta. Potremo decidere chi far rimanere in assenza di contratti pluriennali ben considerando che ci sono giovani con legami più lunghi che ci vengono richiesti da tantissime società. Anzi, dirò di più: se avremo la fortuna di centrare il sogno della C1 saranno i nostri giocatori che ci dovranno chiedere di andare via, perchè sappiamo di aver costruito un gruppo con forti valori e che per noi, come dirigenza, è già confermato in blocco». 
Sembra di capire che i rapporti con la società sono molto forti, anche più di prima. 
«Con il presidente c'è un rapporto di estrema fiducia che va oltre il calcio: l'accordo lo abbiamo raggiunto con una stretta di mano. Posso rivelare che nel giorno dell'addio a Marino, mi presentai in società per dare le dimissioni con le quali cercavo solamente di dare tranquillità alla squadra. Non furono prese in considerazione da Blasi. Ricordo che in quell'occasione fui colpito dal comportamento di Marino che mi telefonò per recedere dalle mie intenzioni. Questo per affermare che le responsabilità me le sono sempre prese e continuerò a farlo». 
Come si spiega la “sparata” nei confronti dei giocatori di circa un mese e mezzo fa? 
«Quelle dichiarazioni sono state fatte con intenti precisi. Io sono orgoglioso del gruppo che si è costruito e provai ad attaccarlo pubblicamente perchè mi volevo rendere conto se avessi preso solo dei buoni calciatori e se, nello stesso tempo, non avessi sbagliato la caratura degli uomini. Invece questi calciatori si sono dimostrati gente vera, in grado di dare le risposte che volevo».

A gennaio il Taranto è stato leggermente ritoccato. Si è compreso di aver commesso qualche errore in estate? 
«Io analizzo sempre le cose a 360 gradi: dico che prima della gara casalinga contro il Viterbo avevamo 28 punti e se avessimo vinto quella gara, come meritavamo, avremmo virato al girone di ritorno con 31 punti, vale a dire al secondo posto. Non si poteva dire che la squadra non andava o che Marino non fosse un allenatore capace. Marino, e non ho difficoltà a ripeterlo, è un tecnico che farà sicuramente una carriera ottima anche se anche lui, come tutti, deve crescere e migliorare. Le quattro sconfitte di fila hanno macchiato il lavoro della prima metà di anno e a quel punto il presidente Blasi, che aveva scelto Marino in prima persona, si è reso conto che c'era bisogno di un cambiamento doloroso ma necessario. Credo che anche da altre parti di Italia gli allenatori, dopo tre sconfitte consecutive, siano messi in discussione. Sono leggi del calcio che agiscono naturalmente. Sul fronte mercato sono stati fatti dei ritocchi mirati e gli elementi ceduti sono andati via non certo per incapacità o cattivo rendimento. Anche loro sarebbero serviti alla causa rossoblu». 
Le quattro sconfitte hanno determinato il cambio dell'allenatore e, dopo lo stop contro la Vigor Lamezia, l'imperiosa ripresa con cinque vittorie di fila. Perchè questo profondo mutamento? 
«Io penso sia stato fondamentale l'atteggiamento del presidente Blasi. Dopo la terza sconfitta di fila, mi chiamò alle 5 del mattino e mi disse che, nonostante tutto, voleva pagare gli stipendi ai giocatori. In questo modo li ha come messi in difficoltà: la svolta è nel fatto che il gruppo si è sentito in dovere di dare qualcosa. Con l'arrivo di Papagni il gruppo si è ricompattato a livello morale e ha cambiato passo anche se, come dicevo, i giocatori sono quasi tutti gli stessi». 
E il Taranto che futuro ha? 
«Il Taranto ha un futuro che sarà scandito partita per partita. Ci attendono due partite casalinghe molto difficili, ma ho fiducia che possiamo fare bene. L'importante è consolidare questa classifica attuale e raggiungere una posizione di privilegio per la disputa dei playoff che, non dimentichiamo, è l'obiettivo dichiarato di questa società. Il Gallipoli, per me, ha vinto già il campionato. Se lo meritano e alla fine della stagione ci toglieremo il cappello. Penso che sia davvero improbabile un loro calo e se dovessero perdere il primo posto sarebbe soltanto un loro grosso demerito. Ora però la parola come sempre deve passare al campo. Io non parlerò più fino al termine della stagione e tornerò a lavorare dietro le quinte. Il palcoscenico è dei calciatori: lasciamoli tranquilli e vedrete che qualcosa di buono potrà essere fatto». di Luigi Carrieri03 marzo 2006

Il Taranto ha chiuso la porta
Gori imbattuto da 431'. «Ora c'è maggiore copertura». L'ultimo a bucare la rete rossoblu è stato Palma dell'Igea Virtus. Caccavale: «Difesa bloccata: ecco il segreto»

Per la difesa parlano i numeri: 431 minuti di imbattibilità, quattro gare senza subire nemmeno una rete. E tutte disputate con Ghigo Gori tra i pali. Il centravanti dell'Igea Virtus Palma ha il merito di essere stato l'ultimo a trafiggere la porta del Taranto, diciannove minuti dopo il fischio iniziale. Numeri, però, che non valgono il primato: nella stagione '99-'00, infatti, Giampaolo Spagnulo riuscì a mantenere immacolata la sua porta per 531 minuti. Di quel Taranto, che in estate fu poi ripescato in serie C2, faceva parte anche Gori. All'ombra del "Giaguaro" prima, tra i protagonisti del momento positivo adesso. «Quella stagione giocai pochissimo, - commenta il giovane numero uno tarantino -, dinanzi a me c'era un campione come Spagnulo. Ma il sol pensiero di poter raggiungere il suo record mi inorgoglisce». Titolare nelle ultime quattro giornate. Artefice, quindi, della risalita del Taranto, in piena lotta per la seconda piazza. Gori commenta così il cambio di marcia. «Adesso siamo più coperti, la difesa è bloccata e può contare su due mediani che fungono da argine. L'inserimento di Manoni ci ha consegnato un incontrista vero, che non molla mai, capace, comunque, di inserirsi e di servire gli attaccanti. E abbiamo capito che essere spettacolari non sempre paga: le partite si vincono anche gettando la palla in tribuna». Il portiere tarantino riavvolge il nastro dei ricordi e torna alla splendida rimonta compiuta dal Taranto ai danni del Campobasso nella stagione 2000-01. Vissuta da protagonista, con ventisette gettoni di presenza da titolare. «Rispetto a quel campionato, il livello tecnico generale è cresciuto. Adesso ci sono cinque-sei squadre che lottano nelle zone alte della classifica. Il Taranto, così come quell'anno, è un'ottima squadra. Speriamo, a giugno, di poter tagliare lo stesso traguardo». Plausi ed elogi che vanno spartiti tra tutti i componenti del reparto arretrato. Maurizio Caccavale, con 2224 minuti, è il più presente, alle spalle di Catania, dall'inizio della stagione. In grado, quindi, di analizzare il periodo fecondo. «È cambiato il sistema di gioco. Adesso, quando ci difendiamo, ci sono dieci giocatori dietro la linea della palla. Marino, invece, ci chiedeva un calcio più spettacolare, ma allo stesso tempo rischioso. L'atteggiamento mentale? Da parte mia non è variato. Mi dispiace, invece, sentir dire che la squadra ha cambiato approccio alla partita. In C2 c'è bisogno di grinta. È una dote naturale, non si acquisisce con l'esperienza o con i cambi di allenatore».03 marzo 2006

Ululati nello spogliatoio
Dopo quattro anni in serie C nel Benevento, Komi Tchangai, capitano del Togo ai prossimi mondiali, ha rescisso il contratto, accusando ambiente e presidente del club campano di razzismo

A giugno sarà il capitano del Togo ai Mondiali, ma per ora è poco più di un disoccupato. Il difensore ventottenne Komi Tchangai ha rescisso la settimana scorsa il suo contratto con il Benevento, la squadra di serie C in cui militava da ormai quattro anni. In città dicono che abbia approfittato della fama acquistata di recente per svincolarsi dal piccolo club e trovare un contratto migliore. I più informati parlano di una squadra olandese o francese. Ma lui - intervistato da Rai sport - racconta una versione diversa. A spingerlo verso l'addio sarebbero stati gli attacchi razzisti subiti all'interno della società giallorosa, e in particolare dal suo presidente Cosimo Napolitano. Il "fattaccio" risale a due domeniche fa, alla partita di campionato Castel San Pietro- Benevento. A un quarto d'ora dalla fine, sul risultato di parità, il difensore togolese si improvvisa portiere e colpisce con la mano un pallone vagante in area. Risultato: rigore per la squadra di casa e sconfitta della compagine ospite. L'ultima di una lunga serie negativa che porta, in un poche settimane, il club campano dalla vetta della classifica a un anonimo quarto posto. I tifosi protestano e, al termine della gara, il presidente dei giallorossi scende negli spogliatoi e accusa i giocatori di scarso impegno. L'attacco più pesante viene riservato proprio a Tchangai, il calciatore più rappresentativo. Lui incassa e non commenta. Ma il giorno dopo fa sapere di non voler più fare da "capro espiatorio" e chiede l'immediata rescissione del contratto. Nei giorni successivi, il presidente del Benevento Calcio (la società nata la scorsa estate dopo il fallimento dello Sporting) prova a spiegare cosa sia realmente successo negli spogliatoi. Parlando alla stampa locale dichiara di avere avuto semplicemente «uno sfogo riservato, seppure molto forte». Il fatto - spiega Napolitano - «è che lui doveva essere un valore aggiunto di questa squadra, ma finora non lo è stato». La colpa dello straniero del Benevento sarebbe quella di avere la testa altrove. Ai mondiali o alle più prestigiose scene europee. Di accuse razziste, però, non se ne parla. Il primo a farlo è lo stesso Tchangai, che ai microfoni della trasmissione Rai Dribbling denuncia di avere subìto discriminazioni e attacchi razzisti. Un clima inaccettabile che lo avrebbe spinto ad abbandonare la città in cui vive con la sua famiglia da quattro anni. La società respinge totalmente le accuse e annuncia iniziative legali contro il giocatore. Nelle ore seguenti da accusatore Tchangai rischia di passare per imputato. La stampa locale prende le parti della società e accusa il giocatore di ingratitudine verso la "sua" città e il club che lo ha accolto. A novembre, infatti, quando Tchangai era ancora un calciatore senza contratto, il neonato Benevento Calcio gli garantì la possibilità di firmare un ingaggio di un solo anno con la possibilità di andare via in estate, dopo i Mondiali, a parametro zero. In sostegno di Tchangai si scomoda solo la Provincia, che sull'immagine internazionale del giocatore aveva puntato molto, fino a nominarlo «ambasciatore del Sannio ai Mondiali». «Legare il Benevento Calcio ai prossimi mondiali attraverso Tchangai - ha commentato il presidente dell'ente locale - sarebbe stata una promozione notevole. Diciamo che la cosa è stata gestita in modo frettoloso». Raggiunto al telefono, Tchangai preferisce non commentare quanto sta succedendo attorno a lui e continua ad allenarsi con una squadra locale di promozione. A poche ore dall'intervista e pressato dall'ambiente, lui stesso ha provato a scongiurarne la messa in onda, ma senza successo. Adesso, non vuole commentare nemmeno quanto accaduto sabato scorso al camerunense del Barcellona Eto'o, con cui si è scontrato nell'ultima Coppa d'Africa. Bersagliato ripetutamente con cori razzisti dal pubblico del Real Saragozza, Eto'o ha deciso di abbandonare il terreno di gioco. L'arbitro ha sospeso la partita per qualche minuto e costretto la società di casa ad «avvertire» i tifosi tramite gli altoparlanti dello stadio. Alla fine, convinto dai compagni e dall'arbitro, Eto'o è tornato in campo e la partita è continuata. Le polemiche però non sono finite allo scadere dei novanta minuti. Il calciatore africano ha ricevuto la solidarietà dei compagni di squadra. «Dopo aver sentito gli insulti che Eto'o ha ricevuto durante la partita - ha detto il Pallone d'Oro Ronaldinho - anche io avrei lasciato il campo con lui. Non si può continuare così. Dobbiamo cercare di eliminare queste cose dal calcio». Al suo fianco si è schierato anche un altro brasiliano, l'avversario madridista Ronaldo che lo ha definito "coraggioso" e ha chiesto «la punizione contro ogni forma di razzismo». I fatti di sabato sera non hanno lasciato indifferente nemmeno la Federcalcio spagnola che ha deciso di punire il Real Saragozza con una multa esemplare di 9mila euro. Qualcosa di molto simile era accaduto in Italia lo scorso novembre, quando il difensore del Messina Marc Zoro, beccato dagli ululati razzisti dei tifosi dell'Inter, decise di fermarsi. Quella vicenda si concluse con quattro supporter nerazzurri diffidati, mentre alla società non venne riconosciuta alcuna responsabilità oggettiva. Zoro ricevette allora una telefonata di solidarietà dalla Spagna da parte di Eto'o, ma - se si esclude qualche eccezione - i suoi colleghi italiani preferirono stare alla larga dalle polemiche, tanto da spingere il giocatore a intervenire per condannare la tendenza dei calciatori italiani a "minimizzare". Allora, al coro di quelli che gettavano acqua sul fuoco si unì anche Komi Tchangai, l'ultima vittima del razzismo italico. In un'intervista a Repubblica dichiarò di non condividere la scelta dell'ivoriano: «Quando stava a Salerno sopportava insulti di tutti i tipi, è arrivato in A e ha fatto questa scena». Adesso, dopo quanto gli è successo, il suo commento forse sarebbe diverso. di Carlo Maria Miele02 marzo 2006

Mancini, che continuità
Nelle ultime sedici giornate è stato l'unico giocatore del Taranto a partire sempre titolare. «Come centrocampista posso ancora migliorare. Con Manoni intesa perfetta»

Si era notato sin dal ritiro di Penne che Manuel Mancini fosse molto di più che un giocatore in prova. Limitativo lo status per dei mezzi tecnici e atletici di indubbio livello. Perchè il prodotto della Lazio non è solo un calciatore incline allo svolazzo, autore di prodezze balistiche; tutto è corredato da un atletismo convincente e da una resistenza alla fatica non indifferente. Un calciatore completo, insomma. 
Saranno stati anche i problemi di postura causati da fastidi dentari, ma di Mancini ci si è accorti un po' tardi. Come spesso avviene, però, la ricompensa è moltiplicata dagli interessi che si generano. L'ex centrocampista dell'Alto Adige, gettato nella mischia nella gara di Gallipoli, si è appropriato di una maglia da titolare e non l'ha pià abbandonata. Sedici apparizioni consecutive in campionato e sempre da titolare. Spesso con mansioni differenti. Nel 4-1-4-1 improvvisato per la sfida diretta contro la capolista fungeva da interno incursore, la settimana successiva contro il Latina in casa relegato sulla fascia destra; poi trequartista con licenza di offendere nel rigido schema di gioco di Raimondo Marino. Ora, con l'arrivo sulla panchina rossoblu di Aldo Papagni, c'è da ricoprire il ruolo di centrocampista centrale. Compiti sempre svolti con disciplina e autorevolezza. 
«Sempre presente nelle ultime sedici gare? E' un dato che mi sorprende un po'. Quello che posso dire che ho sempre cercato di allenarmi al meglio sapendo che le scelte sarebbero dipese dal rendimento di ogni giocatore. Aver raggiungo questa continuità mi soddisfa ampiamente». 
Tanti i ruoli ricoperti senza apparenti sbavature. Quello che piace è la sua totale disponibilità anche e ci sono ampi margini di miglioramente. D'altronde non potrebbe essere altrimenti per un giocatore che deve compiere ancora 23 anni. 
«E' vero ho giocato in diverse posizioni. Dapprima in posizione centrale, poi esterno, dietro le punte ed ora come centrocampista puro. In questa nuova disposizione mi trovo abbastanza bene. E' normale che abbia ancora molto da imparare: soprattutto devono contenere la mia esuberanza. A volte esco troppo sull'avversario senza rispettare le distanze. C'è qualcosa da limare, ma non posso lamentarmi di come vanno le cose. Per fortuna sono in possesso di una buona resistenza alla fatica, corro molto durante la partita e questo non può che aiutarmi». 
L'asse con Manolo Manoni sta dando copiosi frutti. Il binomio funzione regolarmente da tre partite ed è uno dei segreti del rilancio rossoblu. «L'intesa è perfetta. Lui è un giocatore che fa molta interdizione, lotta molto in mezzo al campo e credo rappresenta l'elemento ideale che complementi le mie caratteristiche tecniche. Il suo gioco mi permette anche di spingermi più avanti e cercare la soluzione offensiva». 
Due i centri finora in stagione. Gol che, nella loro costruzione, sottolineano la mai banale predisposizione al gioco del talento romano. A Melfi un pallonetto dosato in maniera impeccabile da oltre quaranta metri; con il Giugliano una realizzazione culminata al termine di un'azione spettacolare con tanto di taglio trasversale e dribbling al portiere. Il tecnico Aldo Papagni, dopo quella rete, ammise la sua estraneità didattica davanti a certe imprese. 
«L'allenatore dice delle cose giuste, ma è anche vero che certe manovre riescono perchè si provano in allenamento durante la settimana». 
Mancini, proprio per il suo utilizzo perpetuo, è anche l'uomo giusto per spiegare l'attuale momento del Taranto. 
«Abbiamo scavato in noi stessi e siamo stati bravi nel tirare le motivazioni. E' stato un cambio di mentalità decisamente vincente. Poi giocano anche altri fattori come la fortuna. Un pizzico in più ci è certamente servito. Ora qualche episodio favorevole gira anche dalla nostra parte. Adesso dobbiamo impiegare la sosta per ricaricare le batterie, anche se idealmente e per diversi motivi, la sosta sarebbe dovuta arrivare dopo la gara contro il Gallipoli»
Taranto e Mancini alla prima stagione insieme. Ecco gli aspetti più rilevanti di questo legame. «Metto innanzitutto i tifosi al primo posto - dice il centrocampista rossoblu - che sanno trascinare e inneggiare come pochi pubblici. Della città ho potuto apprezzare il mare e le spiagge, soprattutto in quei giorni successivi al ritiro di Penne. Poi la presenza costante del sole è importante. L'umore sale decisamente e ci si allena con più piacere. Sto bene, non posso negarlo». di Luigi Carrieri02 marzo 2006

Mortari si riprende il Taranto
«Umiltà e concretezza: ecco i segreti della svolta»

Il rientro, nonostante quattro gare fermo ai box (a causa di una microfrattura all'alluce, ndr) e una posizione inedita, è stato positivo. Cristian Mortari ha vissuto per la prima volta da protagonista il nuovo corso del Taranto. Dopo la sconfitta contro la Vigor Lamezia, infatti, il tornante salentino è stato costretto a seguire dalla tribuna i quattro successi consecutivi ottenuti dai suoi compagni. Fino a domenica scorsa, quando è stato protagonista della cinquina centrata contro il Modica. «Sono contento per il risultato e per la mia prestazione, - esordisce il centrocampista -. Nonostante qualche piccolo fastidio, l'infortunio è ormai un lontano ricordo. Il nuovo ruolo? A dir la verità avevo già giocato da terzino con D'Adderio a Sassari, anche se le mie caratteristiche mi portano ad offendere. Tutto sommato, però, posso ritenermi soddisfatto». Un mese vissuto a seguire le gare dalla tribuna può servire a sviscerare il momento positivo da una prospettiva differente. «Le quattro sconfitte consecutive hanno acceso una spia, ci hanno fatto capire che occorreva una scossa per non rischiare di gettare alle ortiche un intero campionato. Adesso siamo più cinici, concreti, ci specchiamo meno nelle nostre qualità e prepariamo le partite studiando diversi fattori: il momento dell'avversario, le condizioni ambientali, del terreno di gioco. C'è chi dice che creiamo di meno, ma nonostante ciò collezioniamo diverse palle gol: domenica scorsa, oltre alla traversa, abbiamo avuto due nitide occasioni per raddoppiare nel finale. Senza quei risultati negativi, però, non so se saremmo riusciti a centrare cinque vittorie di fila. Poi c'è la mano di Papagni: ha cambiato modulo, trovando una soluzione che, risultati alla mano, sembra addirsi maggiormente alle caratteristiche dei calciatori». Capitolo playoff: come vede Mortari la griglia definitiva a nove giornate dal termine? «Adesso metterei la mano sul fuoco per il Taranto al secondo posto. I risultati, la condizione psico-fisica sono superiori rispetto alle altre pretendenti. Per il resto è tutto ancora da stabilire, perchè sia Pro Vasto che Giugliano non sono fuori dalle prime cinque posizioni. Il Gallipoli? Ha un buon vantaggio, ma sta accusando un calo fisiologico per una squadra che, finora, non ha perso un colpo. Nel prossimo turno affronteranno il Vittoria e, se dovessero vincere, non credo avranno più problemi». di Fabio Di Todaro02 marzo 2006

«Questione di mentalità»
Ivano Pastore, vice capitano del Taranto, analizza il cambio di passo rossoblu «Ci siamo adeguati alla categoria. La sosta? Sinceramente non ci voleva»

Oggi pomeriggio il Taranto riprende a lavorare. Saranno giorni molto intensi perchè, secondo la tabella stilata dal tecnico Papagni (assente fino a domani), occorrerà fare il pieno di benzina per un finale di stagione che si prevede ricco di appuntamenti chiave. Una sosta che, però, non tutti hanno accettato di buon grado. Spezzare in modo brusco una serie vincente non è mai vantaggioso. 
«La pausa? Francamente non ci voleva - afferma Ivano Pastore - perchè quando vinci in serie come stiamo facendo noi, non vorresti mai fermarti. Accettiamo il calendario: vorrà dire che ci concentreremo sulla nostra condizione fisica». 
Le cinque vittorie di fila sono ancora nell'aria. Si citano in continuazione anche perchè pronte ad evolversi. E poi ci sono paragoni nobili a livello nazionale che spiegano cosa implica emotivamente una striscia vincente del genere. 
«Vedevo le immagini della Roma festante dopo aver fatto il record di undici vittorie, quello che può scatenare un'impresa simile. Nel nostro piccolo non possiamo che essere contenti. So che il primato del Taranto è di sei vittorie e peraltro datato di parecchi anni. Ecco perchè la sosta non arriva a proposito: domenica sera dopo la vittoria con il Modica avevamo voglia di tornare immediatamente in campo». 
Mettiamoci anche che il Marcianise, prossimo avversario, potrà avere quindici giorni per ricaricare le batterie dopo due mesi di campionato davvero faticosi. «E' vero - conferma il vice-capitano rossoblu - il Marcianise non è particolarmente in forma e affrontarlo subito, forse, ci avrebbe agevolato. Però sono discorsi tutti sulla carta. Noi abbiamo l'obbligo di prepararci bene e continuare su questa strada». 
Una strada imboccata dopo lo stop contro la Vigor Lamezia, apice negativo di una fase che ha fatto scattare il classico click. Pastore descrive in maniera analitica cosa è successo in quei giorni. 
«Il cambio di allenatore può aver dato una scossa, ma non dimentichiamo che Papagni c'era anche con la Vigor Lamezia. Più che altro è cambiato qualcosa in noi giocatori. Io sono sempre stato dell'avviso che le qualità individuali non si potevano discutere. Probabilmente abbiamo capito che non ci eravamo adeguati alle caratteristiche di questa categoria Siamo stati capaci di mutare mentalità, giocando ogni partita in modo determinato e senza fronzoli. I risultati ci hanno dato ragione e ora ci godiamo questi frutti». 
La classifica è cambiata poco. C'è sempre il solito gruppetto di inseguitrici che guardano il Gallipoli da lontano. Chissà se nello spogliatoio, a mo' di scherzo, si abbozza ad una rimonta incredibile. 
«Nelle ultime partite il Gallipoli ha avuto un leggero calo e penso che questo sia un dato innegabile. Quello che non mi fa pensare ad un aggancio è che nonostante tre-quattro partite non giocate benissimo, i giallorossi mantengono dieci punti sul Melfi e undici sul terzetto che insegue tra cui ci siamo anche noi. I punti sono davvero tanti: io preferisco pensare all'immediato e giocare partita per partita, cercando di fare più punti possibile. Il secondo posto, onestamente, mi pare un obiettivo più percorribile». di Luigi Carrieri01 marzo 2006

Taranto, Catania ora ci crede
«È cambiato tutto. E il merito è di mister Papagni»

Parla da Catania, ovvero dalla sua città natale e nelle vesti di imprescindibile elemento dello scacchiere rossoblù. Emanuele Catania si gode l'ultimo giorno di meritato riposo prima di riprendere a lavorare con il resto del gruppo. «Ho chiesto alla dirigenza e all'allenatore un giorno in più di permesso, per poter fermarmi a casa. Non ci tornavo da Natale. Ma domani mattina sarò già allo "Iacovone" e con la mente proiettata alla prossima gara interna contro il Marcianise». Impegno lontano undici giorni, meglio, allora, fermarsi un momento e fare il punto della situazione. Ci sono cinque vittorie consecutive che hanno riportato il Taranto dalla settima posizione (fuori dai play-off) alla terza piazza in condominio con Cisco Roma e Melfi; c'è una squadra che sembra aver cambiato atteggiamento, capace di mutare atteggiamento tattico in corsa senza perdere equilibrio; c'è un gruppo meno narciso, apparentemente meno spettacolare ma più operaio. «Ci siamo calati nella realtà di questo campionato e i risultati ce ne stanno dando atto. Prima eravamo più superficiali, scendevamo in campo convinti di essere superiori all'avversario. In molti casi, però, l'esito del confronto è stato diverso e abbiamo pagato a caro prezzo i nostri errori. I meriti? Appartengono a tutti, così come accade quando si perde. Ma il mister, però, ne possiede in maggior numero. È cambiato il modulo, ma soprattutto l'approccio mentale: ci tiene sempre sulla corda, vuole che si giochi sempre come se fosse la partita della vita. E ci ha insegnato a non guardare la classifica: giochiamo una gara dopo l'altra, poi tireremo le somme». L'arrivo di Papagni ha mutato anche la posizione in campo di Catania che adesso occupa il ruolo di tornante destro del centrocampo. «Ho giocato in tutte le posizioni, - commenta con ironia -, ma questa mi piace particolarmente. Ho capito di saper difendere, gioco meno per me stesso e più per la squadra. Sono soddisfatto e, a chi dice che il mio rendimento è in calo, rispondo che la nuova posizione mi offre meno occasioni per segnare. Il gol mi manca, ma non deve diventare un assillo. Vorrà dire che arriveranno nei play-off. E poi contro il Modica ci sono andato vicino. Il portiere si è fermato e mi ha costretto a tirare di potenza quando avevo già deciso di fare il pallonetto». Domenica scorsa, però, Papagni lo ha inserito nella ripresa, preferendo schierare Mignogna dal primo minuto. Catania irrompe. «Qual è il problema? Ciccio (Mignogna, ndr) sta bene, il mister lo ha recuperato e ha puntato su di lui. E ha avuto ragione. Nessuno è abituato a considerarsi un titolare già dai primi giorni della settimana, non vedo perché dovrei esserlo io». Adesso la sosta. Un'occasione per ricaricare le batterie, ma anche un pericoloso ostacolo lungo la corsa verso i play-off. «Non accadrà nulla, state tranquilli. Non siamo più quelli del girone di andata: siamo più cinici, sappiamo quando e come colpire il nemico. Con Deflorio e Di Domenico, poi, è tutto più facile. Scommettiamo in un'altra vittoria contro il Marcianise?». di Fabio Di Todaro01 marzo 2006

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