Ora il Taranto deve tornare alla "normalità" Prima considerazione. Il Taranto può consolarsi: non c'è un altro Gallipoli in giro. Una squadra così solida, coesa e serena non la incontrerà più sulla sua strada: né sino al termine della stagione regolare (altre sette partite), né ai playoff. Una squadra consapevole a tal punto della propria forza da poter decidere per sé e per gli altri. Alzando e abbassando il ritmo, mutando atteggiamento, alternando il lancio lungo (per la "spizzata" di testa e l'inserimento laterale) alla costruzione bassa (per le proiezioni degli esterni di centrocampo e per i tagli degli uomini del tridente). Solo una squadra tatticamente matura e agonisticamente convinta può permettersi di giocare con ordine ed energia in casa del Taranto. Solo al Gallipoli poteva riuscire quella partenza risoluta e quell'avvio di ripresa bellicoso (chiara l'intenzione di vincere, poi attenuata dall'espulsione di Iennaco). Solo il Gallipoli poteva assorbire, senza disunirsi, senza riportare danni, anzi cercando ancora di procurarli (palo di Castillo), l'inferiorità numerica. Una squadra così merita il primato. E merita, soprattutto, di finire la sua corsa in C1. Il Taranto lo ha sempre sospettato. Ora lo sa. Non ci possono essere rimpianti. Si può ragionare sulle proporzioni del distacco. Non ci può essere discussione sulla continuità di rendimento: ce n'è troppa ormai alla spalle del Gallipoli. Impossibile pensare che sia un caso. Seconda considerazione. È complessivamente difettosa la prova del Taranto, che all'inizio non si ritrova e alla fine non capitalizza l'uomo in più. Gli impacci del primo tempo discendono direttamente dall'atteggiamento ringhioso del Gallipoli e indirettamente da un conseguente disagio nella preparazione e nello sviluppo della manovra. Avversari sempre addosso per i due interni, fasce chiuse per i due esterni. Risultato: linea di centrocampo spesso nell'impossibilità fisica di accompagnare l'azione offensiva. A fare gioco, cercando superficie libera sulla sinistra, il solo Deflorio. A non garantire i movimenti giusti, andando ripetutamente incontro al pallone quando invece era necessario allungare la squadra, incuneandosi dentro l'area, Di Domenico. Emblematico quel traversone basso di Deflorio col pallone che attraversa tutta l'area, senza incocciare compagni. Nella ripresa per tredici minuti il Gallipoli accarezza l'idea di poter vincere. La coltiva, avanzando. La culla, attaccando con un numero sempre maggiore di uomini. Poi Iennaco si fa espellere, aprendo un'altra partita possibile. Quella di un Taranto che, sfruttando la superiorità numerica, avrebbe potuto organizzarsi e farla sua. Ma non succede. Perché il Gallipoli si risistema, facendo oscillare il modulo (logiche correzioni). E perché il Taranto perde un po' di tempo a capire come si attacca una squadra con un uomo in meno. Papagni, stavolta, non l'aiuta. Discutibile, infatti, è la prima sostituzione, quella che avrebbe dovuto ridisegnare l'assetto e sfruttare il vantaggio numerico. Col senno di poi - di chi ovviamente non è chiamato a decidere prima o durante - si può forse sostenere che, a quel punto (27' della ripresa), togliere un uomo alla manovra (Mignogna) per aggiungere un secondo centravanti all'attacco (Ambrosi) non ha sortito alcun effetto. La staticità di Ambrosi, schiacciato su Di Domenico e spesso in fuorigioco, ha agevolato la difesa gallipolina, che ha trovato nell'ex stabiese un comodo punto di riferimento. Ottenendo un'insperata, nonché virtuale, parità numerica dove poteva nascere il gioco degli avversari, cioè fuori dall'ormai intasata area di rigore. Malgrado ciò, il Taranto ha avuto due occasioni per passare, entrambe con Di Domenico, finalmente deciso a tagliare dentro l'area. Terza considerazione. Meglio dimenticare ora l'eccezionalità (tecnica, emotiva e agonistica) della sfida col Gallipoli. Le partite che daranno la misura concreta del nuovo Taranto saranno le prossime. Bisognerà tornare a quella normalità (d'approccio, di tenuta, di rendimento) che il derby ha momentaneamente interrotto. di Lorenzo D'Alò
«Taranto, puoi
farcela» Gente che c'era. Che ha visto, con l'occhio di chi
conosce il calcio. Che ha preso appunti mentali sul Taranto, una volta
messo di fronte al Gallipoli. Gente seduta in tribuna, discretamente.
Volti scrutati e lasciati ad osservare. Il giorno dopo, parlano. Parlano
di un pareggio senza gol, ma con discreti colori. Parlano di un Taranto
d'acciaio che non si è fatto bucare e di un avversario che sta in testa
con giusti meriti e, a sua volta, non ha concesso spazi e tantomeno gol.
Parlano di un campionato chiuso per la promozione diretta e di una corsa
per i playoff tutta da giocare.
«Il nostro tifo è
di categoria superiore» Tantissime emozioni, forse troppe per chi, a causa della giovane età o di una carriera spesa soprattutto cercando di conquistare la permanenza, non aveva mai avuto l'occasione di scendere in campo dinanzi ad un pubblico così caldo e numeroso. Manuel Mancini e Manolo Manoni, per versi opposti, rispondono all'identikit fornito. Il giovane trequartista romano, cresciuto nel vivaio della Lazio, ha disputato le uniche due stagioni da professionista nell'Alto Adige; il biondo mediano di Jesi, invece, ha tanta esperienza accumulata in categoria, giocando per lo più in squadre che hanno sempre lottato per evitare la retrocessione (Fiorenzuola, Ragusa, Isernia, Latina). Lo spettacolo e il sostegno fornito dai supporters rossoblù in occasione del derby contro il Gallipoli ha stupito oltre misura Mancini . «Non mi era mai successo di giocare di fronte a tanta gente. È uno spettacolo stupendo, i tifosi ti danno una carica impressionante. Questa gara è un ricordo che porterò sempre dentro di me. Ho imparato a dosare le emozioni, per la prima volta mi sono sentito un calciatore vero». Sensazioni forti, esplicitate da un calciatore che ha davanti a sé una carriera ricca di soddisfazioni. L'analisi, poi, si sposta sulla andamento della contesa. «Risultato giusto? Probabilmente meritavamo qualcosa in più, ma accettiamo il verdetto del campo. È un punto importante più per il morale. Nel primo tempo abbiamo siamo stati troppo attendisti, ci siamo fatti schiacciare a centrocampo, senza renderci mai pericolosi. Nella ripresa, invece, abbiamo aumentato il pressing, confezionando le due occasioni più nitide della gara con Di Domenico. È mancato soltanto il gol». Compagno di tante battaglie nella zona nevralgica, Manolo Manoni ha disputato la solita prestazione gagliarda e ricca di quantità. La sua disamina non si distacca molto da quella del suo compagno di reparto. «C'era molta tensione e, nel primo tempo, non siamo riusciti a sbloccarci. Eravamo contratti, abbiamo lasciato manovrare il Gallipoli senza aggredirlo. Nella seconda frazione abbiamo mutato atteggiamento. L'espulsione di Iennaco ci ha dato una mano, con un uomo in più abbiamo sfiorato la rete in un paio di circostanze. Lafuenti è stato strepitoso sul colpo di testa di Di Domenico. Abbiamo affrontato un'ottima squadra che ha dimostrato di occupare meritatamente la prima posizione. Ma la nostra prestazione lascia ben sperare: giocando così, non avremo problemi a conquistare i playoff. I tifosi? Semplicemente straordinari. Finalmente ho potuto ammirare il calore e il sostegno del nostro pubblico. Non avevo mai vissuto un'esperienza simile». Domenica prossima è in programma una difficile gara sul campo del Latina. Ovvero la squadra in cui Manoni ha militato fino allo scorso 30 gennaio. «So già che mi fischieranno, la piazza non ha digerito il mio addio. Sarà una gara difficile: il Latina non ha mai vinto nel girone di ritorno e, per avvicinarsi ai playout, cercherà di ottenere l'intera posta in palio». di Fabio Di Todaro Una
squadra che resiste L'ultimo allenatore vero, Francesco Chimenti, era stato chiaro. «Aveva posto una sola condizione: che una parte degli stipendi arretrati venissero pagati entro una settimana. I soldi non sono arrivati e Chimenti se ne è andato. Ora siamo soli», racconta Gianluca Colonnello, 33 anni, giocatore della Sambenedettese, terzultima in C1, e come recitano i tabellini dei giornali del lunedì, neo allenatore della squadra insieme al capitano Zanetti, nell'autogestione pauperistica messa in piedi da quasi un mese. Da quando cioè la situazione è precipitata e i creditori che non hanno visto un soldo, hanno chiesto il saldo. Una squadra allo sbando la Samb, con tragici accenti comici. Storie agre come quella di Macaluso, il centrale uruguaiano in viaggio perpetuo sulla rotta sbagliata. Reduce dal fallimento del Venezia, ha scelto il mare di S. Benedetto del Tronto, affogandoci. Non prende nulla da quasi un anno e va ad allenarsi in bici. Non ha i soldi per pagare l'assicurazione della macchina, mangia a casa col conterraneo Yantorno per risparmiare e rimpiange la serietà del campionato di provenienza, quello guatemalteco. L'Italia che resiste ha la voce stanca di Colonnello, alle prese con allenamenti da condurre, giovani ragazzi da consolare, imprese sportive come quella di nove giorni fa nella bassa bresciana, a Lumezzane, dove i suoi picari hanno vinto in 10, e in cui prima di scendere in campo, ha dettato la formazione ai compagni. «E' stata una giornata unica: vincere nell'improvvisazione ci ha emozionato. Le difficoltà ci hanno unito, c'è rispetto tra noi. Prima della gara ci siamo abbracciati e ripetuti che giocavamo per l'orgoglio e la dignità». Domenica è andata meno bene. Sconfitta interna con la Salernitana e magro incasso, immediatamente pignorato dall'ufficiale giudiziario. «Ma 3.000 persone ci hanno applaudito. Una solidarietà commovente. Al ritorno da Lumezzane, dopo sette ore di pulmann, avevo fame. C'e' un chiosco che vende hot dog davanti allo stadio, era aperto e ho mangiato un panino insieme ai compagni. Non è stato possibile pagare. Tutto gratis. Come i buoni spesa e quelli per il parrucchiere, la lavanderia e i pasti. I tifosi hanno trovato alberghi e appartamenti per i giocatori sfrattati per morosità, senza pretendere nulla e hanno iniziato a distribuirci i proventi delle collette che hanno organizzato per noi». Colonnello del calcio aveva un altro ricordo: «Non avevo mai visto niente di simile. Tre anni fa giocavo a Lecce, in serie A, ma ora i tempi sono duri, per l'Italia e per il pallone. Ho visto persone umiliate e una mancanza di rispetto assoluta verso le persone. Abbiamo cambiato 5 tecnici, un'infinità di dirigenti, mezza squadra al mercato di gennaio e non prendiamo soldi da mesi. Una confusione indescrivibile». Procurata, a detta di molti, dal neo presidente Alberto Soldini. Romano, 53 anni, imprenditore ortofrutticolo con brame di espansione su S. Benedetto, dove il campo è sacro ed esistono realtà come Surgela e Marevivo. Agli inizi dell'avventura, osannato, si lasciò andare promettendo la serie A. Oggi, dopo qualche assegno non andato a buon fine, a 80 giorni dal suo insediamento, in città non può neanche mettere piede. Qui dove Gigi e Andrea girarono il profetico Mezzo destro, mezzo sinistro, due calciatori senza pallone e dove la realtà ha superato la fantasia, i creditori lo inseguono e la tifoseria lo detesta. Difficile che lo segua nell' ultima scommessa, quella elettorale. «Se vuoi un futuro incerto/ vota Soldini Alberto», irrideva lo striscione esposto a Lumezzane. L'inaudita corsa alla Camera nelle Marche e nel Lazio per L'Italia dei valori di Antonio Di Pietro ha avuto qualche prevedibile sussulto. Dicono che il capo sia furibondo. La sua lettera aperta di venerdì scorso somigliava a una scomunica: «Ho appreso con stupore e preoccupazione quanto sta accadendo a S. Benedetto... mi auguro che il candidato Soldini possa chiarire nel più breve tempo possibile la delicata situazione. Se risultasse vero che il presidente della Samb calcio ha emesso assegni a vuoto e via dicendo,(sic) come capolista alla camera sceglierò il seggio della circoscrizione Marche per evitare l'alternativa Soldini. Sono impegnato da anni a difendere la legalità, la giustizia, la moralità». Il palpabile imbarazzo telefonico del coordinatore regionale Dante Merlonghi, suggerisce che il sogno di arrivare a Montecitorio rimarrà tale. «Sono sempre per la presunzione di innocenza ma se sarà aperta un'indagine, Soldini verrà estromesso dalle liste». Sarà, ma stasera alle 19, la sala consilare del municipio prenotata dall'Italia dei valori, vedrà la scena madre: l'ex Pm e Soldini dovrebbero infatti incontrarsi alla presenza di stampa e squadra, per chiarire il loro ambiguo matrimonio. La gente per ora osserva sgomenta e aspetta una data, quella del 31 marzo, quando la Società dovrà regolare Irpef, Inail e garantire la necessaria solidità per la stagione in corso e per quella futura, se ce ne sarà una. Per quel giorno, l'uomo che voleva affidare le sorti della squadra a Stefano Martini, imprenditore romano e dirigente del Tor dè Cenci, girone B del campionato di promozione, avrà ceduto la società. Col vento che raschia il telefono, lo conferma lui stesso. «Certo che vendo, ci mancherebbe. Mi stanno massacrando, non ne posso più. La verità è che ho fatto un acquisto incauto, ereditando dai precedenti proprietari, Mastellarini e Paterna, una società piena di debiti cui ho provato a fare fronte». E gli assegni? «I giocatori sono stati pagati, ho solo avuto un ritardo di un paio di mesi. Pago sempre tutto io, altro che assegni protestati». La squadra e la città (l'hotel Villa Picena ha presentato ad esempio un'istanza di fallimento per 40.000 euro) la pensano diversamente. Soldini verso i giocatori usa una freddezza notarile, da sgombero poliziesco: «I giocatori, autogestendosi, compiono qualcosa di assolutamente irregolare, non hanno i titoli amministrativi per farlo, non è mai successo prima d'ora. Con loro non ho rapporti». Poi minaccia, gelido: «Credo siano consigliati anche male, non si rendono conto che è pericolosissimo per la loro carriera. Adesso basta però, dalla prossima settimana reagisco e querelo tutti coloro che mi hanno infangato. L'allucinante danno d'immagine che questa storia mi ha provocato non resterà impunito». In settimana dovrebbe subentrargli una cordata di imprenditori locali, almeno così pregano in città. Giuseppe Galderisi, esonerato ad inizio stagione, a Soldini non crede. «La serie C sta male e questa storia è un film. C'è una difficoltà di valori, di ideali, di passione. Entrano nel calcio personaggi sempre più strani, che una volta scoperto che quello che cercavano non c'era, abbandonano la nave. Ho visto ambienti che mi hanno lasciato un punto di domanda incredibile, ragazzi dividere una stanza in due e anche in tre, alberghi chiudere la porta e ristoranti rifiutarsi di servire il pasto. Ho visto uomini trattati senza umanità, una vergogna. Ci vogliono regole serie e i contratti devono essere rispettati».Galderisi, esonerato ad inizio stagione, un contratto lo avrebbe, ma finora gli hanno pagato solo 15 giorni d'agosto. Soldini l'ha richiamato, lui preferisce vivere. «Hanno mandato un telegramma a tutti, ma proprio a tutti gli allenatori. Volevano uno che concludesse senza scandalo l'annata. Bene, dico: prima di andare ditemi, con chi parlo? Chi rappresenta la società? Nessuna risposta. Allora sono rimasto a casa mandando un certificato. Non c'è un referente, uno straccio di programmazione, una condizione minima di dignità per lavorare». di Malcolm Pagani
Stipendi in ritardo «Sarà un'estate calda». Così disse, l'anno scorso, Franco Carraro e ci prese in pieno: fu un'estate rovente, per il mondo del calcio. Con club che saltavano, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Sinora Carraro non ha detto nulla, e chissà se lo dirà. Perché le cose sono nettamente migliorate e almeno in A e B non sono previsti, al momento, club con l'acqua alla gola. I presidenti stanno più attenti, e sono molto più puntuali con il pagamento degli stipendi (e anche delle tasse). I ritardi sono più contenuti rispetto al passato (due-tre mesi): il Siena, ad esempio, ha pagato ultimamente il mese di novembre ai suoi giocatori. Niente di grave insomma, anche se il club di Paolo De Luca, che fa autentici miracoli per lottare con le grandi, rischia di chiudere anche quest'anno con uno sbilancio (forse di una ventina di milioni: ma il Monte dei Paschi potrebbe dare una mano). Anche in serie B non ci dovrebbero essere situazioni a rischio: la Triestina, ad esempio, presto potrebbe passare di mano. Tonelotto la cede per una cifra intorno ai cinque milioni di euro. Ma i compratori prima vogliono vederci chiaro nel bilancio. In Serie C invece ci sono molti club in sofferenza, o che stanno con difficoltà cambiando di proprietà. Due società soprattutto in crisi, la Sambedettese (che fu anche di Gaucci) e l'Acireale. Molti club sono in netto ritardo con pagamento degli stipendi ma i calciatori, sovente, stanno zitti e non si rivolgono nemmeno al loro sindacato. E sapete perché? Perché prendono il 30% dello stipendio come minimo di contratto e il resto in nero. E in questi casi, sa sa, il silenzio è d'oro. di Fulvio Bianchi
Taranto di notte:
comunque bello! Finisce pari: perché due squadre così finiscono per
annullarsi. Finisce pari: perché nella notte dello Iacovone Taranto e
Gallipoli non sbagliano nulla. Perché tatticamente si elidono, perché
è destino che non si debba stabilire la più forte. Finisce pari,
soprattutto, perché è giusto. E perché niente sembra dover sporcare
l'immagine di una serata di grandi numeri e calcio duro ma immacolato,
vero anche senza gol (l'imbattibilità di Gori è, ora, a 611 minuti).
«Un punto da non
disprezzare» Risultato giusto e vittoria da ricercare sin dalla prossima trasferta sul campo del Latina. Il leit-motiv delle dichiarazioni dei giocatori del Taranto è questo. Il primo a concedersi ai taccuini dei giornalisti è il centravanti Di Domenico, protagonista nel finale con due nitide palle gol (un tiro terminato alto e un colpo di testa deviato in corner da Lafuenti). «L'unico rammarico è quello di aver sprecato un tempo intero. Nei primi quarantacinque minuti potevamo creare di più, ma la tensione probabilmente ha giocato un brutto scherzo. La rete non convalidata? Il contatto con Lafuenti c'è stato, ma non sono in grado di dire se fosse falloso. Lui è uscito in presa alta, io ho cercato il colpo di testa. Il pubblico? E' stato straordinario, ci ha galvanizzato sin dal riscaldamento e meritava di assistere ad una vittoria. Purtroppo non ci siamo riusciti, ma già da domenica prossima dovremo riprendere la marcia verso i play-off». «Abbiamo disputato un'ottima gara, - è il commento del vicecapitano Pastore -, ma va dato atto al Gallipoli di essere venuto a Taranto per giocare la partita. Potevano accontentarsi del pareggio, invece hanno lottato e hanno anche sfiorato il gol con Castillo. Hanno dimostrato, qualora ce ne fosse bisogno, di meritare ampiamente la C1. Guardando la classifica, abbiamo sei punti di vantaggio sulla sesta. Un buon vantaggio se si considera che, con il Gallipoli, abbiamo terminato il ciclo delle gare difficili. Domenica prossima ci attende una battaglia, il Latina è a caccia di punti importanti per la salvezza. Se giocheremo come facciamo da due mesi a questa parte potremo toglierci un'altra soddisfazione». Manoni: «All'inizio eravamo molto tesi, nella ripresa ci siamo sbloccati e abbiamo confezionato un paio di occasioni importanti. Abbiamo atteso le mosse dell'avversario, dopo l'espulsione di Iennaco abbiamo alzato il ritmo ma il Gallipoli si è difeso con ordine. Il pareggio, comunque, non è un risultato da disprezzare. Il nostro campionato non termina qui: c'è ancora da lottare, dobbiamo cercare di assicurarci un posto nei playoff al più presto. Magari riprendendo a vincere già domenica prossima». di Fabio Di Todaro
Taranto, il cuore non
basta Manca il sorriso in casa tarantina. Il pari bianco rituffa ufficialmente il Taranto al terzo posto, sia pure ad un punto dal Melfi. Il presidente Blasi: «Purtroppo è andata così. Le due squadre si sono date battaglia a viso aperto. Con un pizzico di fortuna in più avremmo potuto agguantare i tre punti, ma va bene anche così». Cosa è mancato al Taranto? «Avremo dovuto correre un po' di più e tirare maggiormente in porta. In particolar modo quando il Gallipoli è rimasto in dieci per l'espulsione di Iennaco, avremmo dovuto spingere di più. Non sono stato d'accordo con l'arbitro sul gol annullato a Micallo: a me è parso che Lafuenti avesse perso la palla». Deflorio e soci sono scivolati al terzo posto. «Al momento è così, ma bisognerà far di tutto per recuperare la seconda poltrona nel più breve tempo possibile». I tifosi? «Sono stati eccezionali. Abbiamo la grande fortuna di avere un pubblico a dir poco da C1 per cui dovremo impegnarci tutti quanti nel raggiungere il torneo superiore a fine stagione». Mister Papagni cerca di sdrammatizzare la situazione: «Il pari ci permette di rafforzare la nostra posizione nella zona playoff. La gara è stata corretta, agonisticamente e tatticamente valida, di buon livello tecnico. Il campo ha detto senza ombra di dubbio che fra Gallipoli e Taranto non ci sono gli undici punti di differenza come indica la classifica». È mancato il gol-vittoria. «Di fronte c'erano due formazioni cui è veramente molto difficile segnare. Il Gallipoli detiene addirittura il record del minor numero di reti incassate; noi, dal nostro canto, non subiamo gol da sei settimane. Le abbiamo provate tutte, purtroppo non siamo riusciti ad ottenere quella vittoria che ci avrebbe consentito di ritornare sulla seconda poltrona in classifica. Mi spiace moltissimo per il nostro pubblico che è accorso in maniera eccezionale, facendo un tifo incredibile. Spesso e volentieri non sono riuscito a colloquiare con i miei giocatori. Ora bisogna rimboccarsi le maniche e riprendere la corsa verso il secondo posto. A Latina, domenica prossima, ci attende una gara difficilissima». Mister Auteri è ovviamente soddisfatto: «Credo che il risultato finale sia giusto. Le due squadre hanno cercato con molto ardore ed agonismo di superarsi, ma non ci sono riuscite. Negli ultimi venticinque minuti, in dieci, siamo stati costretti ad arretrare il nostro baricentro ed il Taranto si è reso più pericoloso». di Giuseppe Dimito "Encomio" per Taranto Gallipoli Caro Presidente e Dirigenti tutti,
Luci allo
“Iacovone”: c'è Taranto-Gallipoli Anche l'attesa più grande prima o poi finisce. E
diventa appuntamento, quindi partita. Luci accese: Taranto-Gallipoli è
stasera. La sfida più bella che questo campionato possa presentare:
seconda (virtuale) contro prima, la squadra forse più forte come
potenziale assoluto (il Taranto) contro quella più forte classifica
alla mano (il Gallipoli), più in alto per indiscutibili meriti e
maggiore regolarità.
Taranto concentrato Sono partite che nascono da sole quelle come
Taranto-Gallipoli. Gli stimoli flettono naturalmente e i nervi faticano
a sciogliersi. Aldo Papagni, tecnico dei rossoblu, anche con un pizzico
di ironia, quasi avrebbe voglia di estraniarsi. «Potrei anche non
esserci alla vigilia di questa partita - ammette il tecnico Papagni -
Gli stimoli e la concentrazione vengono spontaneamente».
Taranto, la sfida più
attesa Squadra che vince, non si tocca? Sembra essere questo il motto cui si sta ispirando mister Papagni nello studiare la formazione da mandare in campo lunedì prossimo (ore 20,45, diretta su Raisport Sat) contro la temutissima capolista Gallipoli. Il ritrovato assetto tecnico-tattico ed i nuovi equilibri raggiunti dalla squadra sembrano convergere verso la conferma dell'undici iniziale che ha battuto il Real Marcianise. Purtuttavia c'è almeno un dubbio. Riguarda il malanno alla spalla di Caccavale. Ieri pomeriggio, dopo aver sostenuto la partitella contro gli Allievi, il centrale partenopeo ha risentito del dolore che lo ha colpito domenica sera. Mancano ancora due giorni al match per cui bisognerà vedere come si evolverà la situazione. In caso di forfait ci sono varie soluzioni. Con l'esclusione di Martinelli (ieri ha ancora lavorato a parte), ci sono Prosperi, Larosa, Manoni e Micallo. Il tridente gallipolino non preoccupa più di tanto il mister rossoblù dal momento che, nella fase di non possesso, dovranno essere gli altri difensori a supportare l'opera di Mortari. Quest'ultimo sarà utilissimo nella fase d'attacco in quanto costituirà un elemento in più in grado di portare serie minacce alla porta salentina difesa da Lafuenti. Da quanto emerso dalla partitella di ieri pomeriggio e dalle dichiarazioni di Papagni, dopodomani dovrebbe scendere in campo un Taranto attento, concentrato, furbo ed intelligente dal punto di vista tattico, in grado di giocarsi a viso aperto il match contro gli uomini di Auteri. Del resto l'unica sconfitta patita nel ritorno dai salentini a Rende fu suffragata da un condotta di gara molto aggressiva dei calabresi, i quali operarano un intenso lavoro ai "fianchi", supportato da una chiusura a doppia mandata a centrocampo, coronato a metà del primo tempo da un bel gol di Occhiuzzi. La formazione anti-Gallipoli, a meno di sorpresissime dell'ultim'ora, dovrebbe essere la seguente: Gori; Mortari, Caccavale, Pastore, Manni; Mignogna, Mancini, Manoni, De Liguori; Di Domenico, Deflorio. Nel corso della partitella (due tempi da 40' ciascuno) contro la formazione Allievi rinforzata da alcuni titolari, Papagni ha provato l'intera rosa a sua disposizione ritagliando, in ciascun tempo, alcuni temi tattici alternativi che potrebbero tornargli utili lunedì prossimo. Nella prima frazione di gioco ha provato il 4-3-3 spostando in avanti Malagnino. Nella seconda ha alternato Manoni con Larosa nel ruolo di centrale difensivo. La partitella è finita 2-1 con reti di Passiatore, Deflorio (con applausi) e Malagnino (per i babies). Infine la prevendita: le curve sono quasi esaurite, c'è disponibilità per gradinata e tribuna. Si preannuncia una grande coreografia. di Giuseppe Dimito
Papagni: «Voglio
solo i tre punti» Tensione palpabile, adrenalina che circola oltre i limiti fisiologici. Aldo Papagni, da buon moderatore, cerca a fatica di stemperare le attese. Impresa non facile, però, dal momento che anche il tecnico dei record sembra vivere con ansia la lunga vigilia della sfida contro il Gallipoli. «Dovremo giocare soltanto per i tre punti. Sono quelli che contano, a prescindere dall'avversario. Che si chiami, Gallipoli, Marcianise o Vittoria. I record e le vittorie di prestigio non ci interessano. Il nostro obiettivo è quello di distanziare la quinta posizione». Papagni ripete pensieri già noti. E proferisce parole che hanno il sapore della camomilla. Sfidare la capolista ha sempre un fascino particolare, acuito dalla voglia di dimostrare di non essere inferiori. «Sinceramente sono un po' preoccupato. Tutto l'ambiente aspetta questa gara con ansia, ma ci sarebbe dovuta essere maggiore attesa per la partita di domenica scorsa. Venivamo dalla sosta e riprendere con un successo era fondamentale. Adesso è più facile trovare gli stimoli». Già perché arriva la squadra dai numeri da primato. Miglior attacco con 47 reti, miglior difesa con 15 gol al passivo. Cifre inconfutabili che valgono la prima posizione. «È una squadra costruita per vincere e che guida la classifica meritatamente. Sono stati premiati dalla costanza di rendimento. L'organico, invece, non è superiore a quello del Taranto e della Cisco Roma». Taranto-Gallipoli è anche una sfida tra due tecnici navigati, con idee tattiche differenti. Papagni ha scelto il 4-4-2 (adattandosi alle caratteristiche degli uomini a disposizione), Auteri è fedele al 3-4-3 dall'inizio del campionato. «Cambiare modulo? Il nostro sistema è molto elastico e ho la fortuna di poter allenare calciatori esperti, capaci di adattarsi a tutti gli schieramenti. Il Gallipoli giocherà sicuramente a viso aperto. Ma per noi non cambia nulla. Ci interessa esclusivamente la vittoria». Emozioni finali, sensazioni da eplicitare. «È una delle partite più importanti da quando alleno. Aspetto di vedere lo stadio pieno e spero che possa essere una serata in cui emergano valori come la lealtà, l'intelligenza, la correttezza. Sarà un piacere, infine, riabbracciare Turone, Minadeo e il preparatore atletico Redavid. Con loro ho scritto una pagine importante della mia carriera ad Andria». di Fabio Di Todaro
Aldo Papagni si confessa al “Corriere” Aldo Papagni sembra venire da un mondo diverso. Abita
nel calcio in poltrona, con le pantofole e i libri, lontano dalle
abituali sfilate di nani intellettuali e ballerine al fianco. Uomo di
vetro: lascia vedere quello che pensa e, volentieri, scopre lati di sé
che escono dall'erbetta o che, con il campo, finiscono per intersecarsi.
E' il tecnico delle sei vittorie consecutive, è alla vigilia del record
assoluto (il primo è già eguagliato) di successi e di una sfida al
Gallipoli che affascina e scalda. Ma parla con l'animo sereno dell'amico
incontrato per strada. Senza eccessi, senza parole rumorose.
«Gallipoli e
Taranto, sarà C1» Lavorare a Taranto è un suo desiderio, ma per adesso deve accontentarsi di calcare il prato dello "Iacovone" da avversario. Paolo Redavid, tarantino doc, è il preparatore atletico del Gallipoli che lunedì sera affronterà i rossoblù di Papagni nel big-match della ventisettesima giornata di ritorno. Una carriera spesa prevalentemente lontano da casa (Catania, Reggina, Castrovillari, Trani, Nardò, Andria, Gallipoli), intervallata da una parentesi nel Taranto di Papalia che, nella stagione '99-'00, giunse alle spalle del Campobasso del CND (per essere poi ripescato in C2 nell'estate successiva, ndr). L'anno scorso, dopo aver rescisso il contratto con la Fidelis Andria, un incarico nello staff tecnico della Berretti della neonata società del presidente Blasi, «accettato esclusivamente per aiutare Raimondo Marino, un uomo eccezionale ed un allenatore con buone qualità». «Le promesse erano ben diverse, - chiosa con una sottile vena polemica Redavid -, ma purtroppo non sono state mantenute. Adesso ho la fortuna di lavorare per una sodalizio serio, siamo meritatamente in testa dall'inizio del campionato e speriamo di tagliare al più presto il traguardo della C1. Seguiti dal Taranto, naturalmente». Undici punti di vantaggio a otto giornate dal termine possono bastare per far dormire sonni tranquilli al Gallipoli? «Sono tanti, direi troppi per ipotizzare una rimonta da parte delle inseguitrici. Anche se dovessimo perdere a Taranto avremmo comunque un ampio margine da gestire nelle restanti sette gare». Fenomeno Gallipoli: come è spiegabile l'andamento costante e privo di flessioni da parte di Castillo e compagni? «Nulla è lasciato al caso. Abbiamo impostato un lavoro atletico personalizzato e tutti i ragazzi hanno mostrato massima disponibilità sin dal ritiro estivo. Poi ci sono altri due ingredienti fondamentali: un tecnico preparato che collabora con il suo staff e una società altamente professionale che ha sempre rispettato i suoi impegni, senza far mancare nulla alla squadra». La sconfitta contro la Pro Vasto (2-3) e il pareggio di Andria (3-3) sono imputabili ad un calo fisico? «Parlerei piuttosto di coincidenze fortuite. Abbiamo subito sei reti in due gare quando in ventitre giornate ne avevamo incassate appena otto. La condizione atletica è ottimale. Adesso, se riusciremo a giungere in finale di Coppa Italia - mercoledì 22 marzo ci sarà la semifinale di ritorno sul campo del Frosinone, sconfitto all'andata per 2-0 -, dovremo affrontare quattro gare in tredici giorni. Ma la squadra è pronta, Auteri può contare su una rosa ampia e costituita da validi elementi». Parliamo del Taranto: sei vittorie consecutive hanno fatto seguito ad un filotto negativo di quattro sconfitte. Cosa è cambiato con l'arrivo di Papagni? «Aldo - Redavid ha lavorato con Papagni per due stagioni ad Andria, conquistando anche una promozione in C1 -, conosce la categoria come le sue tasche, sa che il risultato è prioritario rispetto al bel gioco. In C2 il calcio non è spettacolare, si corre molto e si pone la qualità in secondo piano. Marino, invece, ha pagato lo scotto della prima esperienza su una panchina professionistica. Con lui, probabilmente, la squadra giocava meglio ma ha gettato alle ortiche diverse occasioni favorevoli». La classifica dice che il Gallipoli è più forte del Taranto. Ne è convinto? «Io dico che l'organico dei rossoblù è superiore. Nella nostra rosa ci sono diversi atleti, tra cui Castillo, che per la prima volta si affacciano nel calcio che conta. Papagni, invece, può contare su giocatori che hanno calcato i palcoscenici della cadetteria. Il nostro segreto sta nella compattezza e nello spirito di sacrificio che hanno contraddistinto il gruppo durante l'intera stagione». Come finirà Taranto-Gallipoli? «Non mi sbilancio, ma dico che sarà sicuramente una bella partita. Il Taranto vorrà vincere, per rafforzare la sua posizione e per dimostrare il suo valore al cospetto della capolista. Noi avremo a disposizione due risultati su tre, ma scenderemo in campo per portare a casa l'intera posta in palio. È una gara molto sentita: dal pubblico, dai giocatori, dalle società». E allora azzardiamo in vista dei playoff: chi seguirà il Gallipoli in C1? «Il Taranto, sono convinto. È la squadra favorita: ha un allenatore molto preparato, attraversa un buon periodo di forma e può contare sullo straordinario apporto del suo pubblico. Nessuna delle altre pretendenti è così attrezzata». di Fabio Di Todaro
Record d'inviolabilità: Spagnulo da battere Il Taranto non prende gol da 521' minuti; ha incassato l'ultimo il 29 gennaio scorso nella trasferta a Barcellona Pozzo di Gotto quando al 19' minuto il difensore Palma ha portato sul momentaneo 1-1 l'Igea prima del raddoppio di Deflorio. Nell'occasione il "guardiano" rossoblù era Luca Gentili, mentre successivamente è stato Piergraziano Gori a tenere inviolata la porta nelle cinque gare vittoriose contro Giugliano (1-0), Andria (1-0 in trasferta), Vittoria (1-0), Modica (1-0 fuori casa) e Marcianise (2-0). Questa striscia di 521' minuti rappresenta per il Taranto il record in serie C2, mentre il primato assoluto resta ancora lontanissimo con i 956' minuti ottenuti da Spagnulo nel torneo di serie C1 1989-90. Tra i 956' di Spagnulo ed i 521' minuti attuali, si inseriscono altre 15 strisce record. La più vicina da superare è quella di 530' minuti realizzata sempre da Spagnulo nel campionato di serie D 1999-2000 (tra la 24ª e la 29ª giornata), mentre nello stesso torneo tra la 12ª e la 18ª, prima lo stesso Gori (130' minuti) e poi ancora Spagnulo (408') avevano tenuto "chiusa" la porta per complessivi 538' minuti. Va detto che in entrambe queste due sequenze il protagonista fu il difensore rossoblù Claudio Ferri, il quale prima causò un autogol in Arsenal Taranto-Rutigliano 3-1 del 23 gennaio 2000 arrestando a 538' la striscia di Gori-Spagnulo, poi dopo un altro suo autogol in Locorotondo-Arsenal Taranto 1-2 del 5 marzo 2000, prese inizio la striscia positiva di Spagnulo di 530' (in entrambe le partite Ferri si riscattò realizzando una rete). Spagnulo rimase imbattuto per 956' minuti tra la 14ª e la 24ª giornata del campionato di C 1989-90, un totale di 11 partite nelle quali il Taranto ottenne cinque vittorie e sei pareggi. La striscia di gare senza sconfitte continuò per altri 7 turni che portarono il Taranto al primo posto e quindi in serie B (resta questa l'ultima promozione nel torneo cadetto). Zelico Petrovic occupa il secondo posto nella lista delle più lunghe imbattibilità; il portiere istriano nel campionato di serie B 1978-79 mantenne inviolata la porta per 846' minuti tra la 29ª e la 38ª giornata; in questo periodo 3 vittorie e 7 pareggi per il Taranto che risalì così dalla zona retrocessione fino al 12° posto, ottenendo una insperata salvezza. Al terzo posto si colloca Guido Sellan che nel campionato di serie C 1936-37 tra la 1ª e la 9ª giornata rimase 801' minuti senza prendere gol. In questo torneo solo 17 le reti al passivo per il Taranto che a fine stagione venne promosso, per la seconda volta nella sua storia, in serie B. Nella stagione 1997-98 Giuseppe Alberga e Aniello Mancon ottennero il primato per il Campionato Nazionale Dilettanti (l'attuale serie D): 681' i minuti d'imbattibilità tra la 9ª e la 17ª giornata, 636 per Alberga, mentre Mancon giocò solo nel 2° tempo di Nardò-Taranto 0-0 del 2 novembre 1997. Per finire vanno ricordati i 657' minuti senza gol per Giorgio Bandini nel torneo di serie C 1964-65: il portiere ottenne il record nelle prime 8 partite, realizzando così la migliore striscia iniziale nella storia rossoblù. di Franco Valdevies
Caccavale ha ripreso. Prevendita ok Buone notizie dall'infermeria. Caccavale si è allenato. Ha svolto l'intera parte atletica unitamente al resto della rosa sotto il vigile sguardo del dott. Petrocelli, saltando solo la partitella finale. Le speranze di vederlo lunedì sera in campo contro la capolista Gallipoli (ore 20,45, diretta su Raisport Sat) crescono dunque a vista d'occhio. Bisognerà a questo punto soltanto verificare la reazione allo sforzo di ieri. Anche Martinelli e Deflorio hanno lavorato a parte. Per il capitano non dovrebbero esserci problemi; per il difensore, invece, bisognerà valutare la condizione: non bisogna dimenticare che non si allena con il resto del gruppo da tre settimane. Nel pomeriggio (ore 14,30) è prevista la solita partitella infrasettimanale contro la Berretti. Mister Papagni, secondo consuetudine, farà ruotare l'intera rosa (quasi certamente mischiando le carte) alla ricerca della formazione da inviare in campo lunedì sera. Il forte tridente dei salentini potrebbe indurlo a rimettere sul terreno di gioco dal primo minuto Micallo nel solito ruolo di esterno basso confermando nel resto la stessa formazione che ha battuto il Real Marcianise. Ammenocché Caccavale non sia costretto a dare forfait nel qual caso dovrà valutare chi immettere nel delicato ruolo di difensore centrale fra Larosa, Prosperi o, al limite, lo stesso Martinelli (se sarà pronto). Battere il Gallipoli lunedì sera avrebbe grandi riflessi sotto il profilo dell'immagine (l'intera serie C vedrebbe in diretta gli evidenti progressi fatti dalla squadra dopo il tonfo delle quattro sconfitte consecutive), della storia (Deflorio e soci entrerebbero nell'almanacco del calcio tarantino con le sette vittorie consecutive) e della classifica (conferma sicura del secondo posto). La prevendita va a gonfie vele: al momento i presenti dovrebbero essere non meno di 6-7mila. Ma c'è ancora tempo per giungere a quota 10mila. di Giuseppe Dimito
E' già
Taranto-Gallipoli Vigilia densa. Taranto-Gallipoli è lunedì sera. Ma
sembra essere già cominciata. Una partita con indiscusso fascino, il
meglio, classifica alla mano, di questo campionato. Sfida attesa, sfida
che proviamo a giocare in anticipo. Accendendo i riflettori prima di
quelli dello Iacovone. Vivisezionando le squadre, leggendo ogni aspetto
prima di cominciare. Parole, ovviamente: deciderà il campo.
Manoni, doppio record
col Taranto «E' il momento migliore della mia carriera. Ho la fortuna di giocare in un club blasonato e di lottare per un traguardo importante. Conquistare la promozione in C1 sarebbe il regalo più bello per la squadra e per i nostri sostenitori». Manolo Manoni parla con l'entusiasmo di un bambino. Generato dal record di sei vittorie consecutive e accentuato dalla novità del momento. «Ho sempre giocato in squadre che lottavano per non retrocedere e non ero abituato a vivere periodi ricchi di soddisfazioni. Adesso l'entusiasmo è alto, ma siamo consapevoli di non aver ancora conquistato nulla. Possiamo ancora crescere, dovremo lavorare per giungere ai playoff al massimo della condizione fisica e mentale». I risultati positivi certificano l'avvenuto cambio di identità del Taranto. Adesso squadra umile (nell'approccio alla partita) e arrogante (nella consapevolezza di possedere mezzi superiori rispetto all'avversario). Manoni è stato l'ultimo rinforzo della sessione invernale del calciomercato, e quindi non a conoscenza del calo avvertito all'inizio del nuovo anno. «Sono giunto dopo il successo contro l'Igea Virtus e ho trovato uno spogliatoio compatto, in cui tutti si sentivano responsabilizzati. E nel quale non ho avuto alcuna difficoltà a inserirmi. Le quattro sconfitte avevano danneggiato l'ambiente, i giocatori avvertivano tremendamente la pressione della piazza. Ed è in quel momento che i miei compagni hanno capito che occorreva un cambio di direzione per evitare che la stagione avesse un epilogo indesiderato». Record di gruppo. Il successo ai danni del Marcianise ha consentito ai rossoblù di eguagliare il primato di vittorie conseguite dall'Arsenal Taranto nella stagione 1951-52. «È un dato importante, da raccontare ai nipotini tra qualche anno. Ma il nostro obiettivo era quello di proseguire la striscia positiva. Non era facile dopo la settimana di sosta». E record individuale. Nella gara contro i campani il biondo centrocampista marchigiano ha tagliato il traguardo delle 200 presenze in C2. «È vero? Non ci avevo fatto caso. È un'altra soddisfazione che arricchisce un momento già abbastanza fecondo». Centrocampista di estrema quantità, Manoni fa ormai coppia fissa con Manuel Mancini. E per il giovane trequartista di Ostia non risparmia parole di elogio. «Ha le caratteristiche ideali per giocare al mio fianco. Io cerco di riconquistare i palloni, lui è in grado di smistarli ai compagni e di servire gli attaccanti. Ha molta qualità e una giusta dose di umiltà che gli consentirà di approdare in categorie superiori. Ne sono convinto. E sa mettersi sempre in discussione. È andato in ritiro con il Taranto senza contratto, ha convinto la società a tesserarlo ed è riuscito a conquistare un posto da titolare». Settimana atipica, con la sfida alla capolista Gallipoli in programma lunedì sera. Partita di cartello, tensione leggermente affievolita dal netto divario in classifica tra le due compagini (+11). «Sono abbastanza realista. Il primo posto, ormai, rappresenta una missione impossibile. Sarà una bella partita, in campo ci saranno diversi giocatori di categoria superiore. Chi la spunterà? Al Gallipoli dico soltanto che faremo di tutto per dimostrare di non essere secondi. E cercheremo di vincere per rinsaldare la nostra posizione». Chiusura dedicata ai tifosi. «In poco più di un mese ho capito quanto è importante il pubblico di Taranto per la squadra. Lo stadio pieno, però, non l'ho mai visto. Spero che accada lunedì sera». di Fabio Di Todaro
Clemente lascia il
fioretto Il Gallipoli si prepara nel migliore dei modi per la trasferta di lunedì sera che vedrà impegnati i ragazzi di mister Gaetano Auteri sul difficile terreno dello «Iacovone» di Taranto. La formazione tarantina, infatti, viene da una serie positiva grazie alla quale occupa saldamente la seconda posizione in classifica e punta decisamente ai play off. La gara contro la capolista, quindi, acquista una importanza particolare. «Sappiamo che sarà una partita molto difficile - dice il fantasista Giampiero Clemente - e per questo dovremo andare a Taranto concentrati al massimo e non potremo concederci alcuna distrazione. Per noi poi è un onore giocare su un campo così famoso e dovremo fare il possibile per tornare con un risultato positivo. Il campionato oramai sta per intraprendere la fase finale della stagione e quindi riuscire a mantenere inalterato il vantaggio sulle dirette inseguitrici sarebbe un bel passo in avanti. Indubbiamente sarà una bella partita, combattuta e incerta sino all'ultimo minuto». Intanto, la formazione di mister Auteri continua la preparazione sul terreno del campo dell'Aradeo per prendere confidenza con il fondo in erba naturale. Per questa mattina sono previsti gli esami del caso per valutare appieno l'entità dell'infortunio occorso al capitano Ulisse Di Pietro in uno scontro di gioco con Daniele Vetruno, ma è quasi certo che il forte centrocampista non potrà essere disponibile per la trasferta di lunedì sera a Taranto. Invece sembra oramai completamente smaltita la botta subita da Gabriel Raimondi mentre il fantasista Giuseppe Pagana sta recuperando velocemente dal dolore alla spalla e quindi potrebbe essere utilizzato a Taranto. Roberto Cataldi Un tulipano europeo
contro il razzismo Ci hanno provato sia Marc Zoro in Italia che Samuel Eto'O in Spagna a fermare una partita di calcio, stanchi di subire offese razziste. Non ci sono riusciti, bloccati dagli arbitri e dai compagni. Da ieri loro due e le altre centinaia di bersagli dell'idiozia razzista hanno un alleato in più: il Parlamento europeo. Con 423 firme - che rappresentano un record - l'Eurocamera ha infatti benedetto una risoluzione comune «sulla lotta al razzismo nel calcio» che mira a «evitare il ripetersi dei gravi incidenti successi negli stadi di tutta Europa». Il documento viene accompagnato con alcune proposte pratiche, tra cui spicca quella di dare maggiore potere agli arbitri in modo che possano «in un quadro di regole chiare interrompere le partite, o annullarle nel caso di gravi atti di razzismo». Non da poco nemmeno l'intenzione di dare all'Uefa ed agli altri organizzatori di competizioni in Europa «la possibilità d'imporre delle sanzioni sportive alle federazioni nazionali ed ai club i cui tifosi o giocatori commettano delle infrazioni razziste gravi». Tra le pene anche l'esclusione dalle competizioni per le squadre e le federazioni recidive. A sostenere la causa Paul Elliot, ex di Pisa e Chelsea e rappresentante dell'organizzazione Fare, Football against racism in Europe, alcune giovani promesse del Racing Strasbourg e un messaggio del difensore del Manchester United, Rio Ferdinand. «Con Eto'O la federazione spagnola è stata ridicola», afferma senza mezzi termini Emine Bozkurt, socialista olandese e promotrice dell'iniziativa assieme al britannico Claude Moraes, Pse, al conservatore Chris Heaton-Harris ed ai tedeschi Alezander Nuno Alvarez, liberale, e Cem Ozdemir, verde. Nelle settimane scorse il Saragozza è stato punito con appena 9mila euro di multa per gli insulti razzisti dei suoi tifosi al bomber del Camerun, Bozkurt chiede «sanzioni più severe ed uguali per tutte le federazioni in Europa». «Ci deve essere chiarezza sulle responsabilità - insiste la deputata - se sono un giocatore il club deve proteggermi». Non appare nel testo la possibilità per la parte lesa di chiamare a giudizio l'altra squadra per comportamento razzista da parte dei suoi tifosi, ma questo tipo di azione non è esclusa a priori visto che anche i campi di calcio rientrano a pieno titolo nel campo di applicazione della direttiva contro la discriminazione sul luogo di lavoro. E ieri proprio il Presidente del Parlamento, Josep Borrell, ha sottolineato l'utilità di questo strumento come della Carta dei diritti fondamentali: «Non si possono sospendere i diritti fondamentali in una manifestazione sportiva, ci vogliono le misure indicate dal Parlamento e le politiche di educazione e sensibilizzazione». E si parla di discriminazione non solo per la pelle, ma anche per la religione e gli orientamenti sessuali. Presente anche la Uefa, organo spesso accusato quanto meno di timidezza contro il razzismo. William Gaillard, il responsabile delle comunicazioni, ha ringraziato l'Eurocamera per un testo che «ci dà quel appoggio politico di cui abbiamo bisogno». Poi ha ricordato come la sua organizzazione abbia punito lo Steaua Bucarest per cori antisemiti e contro i Rom, e come quel provvedimento abbia innescato un dibattito che ha portato il Parlamento romeno ad approvare recentemente una legge contro il razzismo. «Il calcio può essere da stimolo», ha spiegato Gaillard. Perché sia vero la Bozkurt gli chiede più fermezza: «l'appoggio dell'Uefa e della Fifa è importante, ma non basta dire di essere contro il razzismo, bisogna fare di più, agire, fissare le responsabilità delle società e delle federazioni». Il laburista Moraes, uno che ha vissuto il razzismo sulla sua pelle asiatica, voleva inserire nel lotto anche le televisioni. L'idea era quella di togliere il sonoro o il colore nei casi di trasmissione di atti di razzismo, oppure di arrivare fino alla sospensione dell'emissione, spiegando le ragioni al pubblico. Un'idea un po' forte sacrificata per raggiungere il maggior appoggio possibile al testo. E le firme sono arrivate in massa, anche se a valanga dal centro-sinistra e al piccolo trotto dalla destra. Guardando all'Italia, mancano le sigle della Lega Nord, e non sorprende, mentre Forza Italia, Udc e An firmano sì, ma solo a ranghi ridotti: 5 deputati su 16 per Fi; 2 su 5 per l'Udc (non firma il capogruppo Cesa) e 2 su 9 per An (senza la capo Angelilli). E dire che la Bozkurt ci teneva alle firme del partito del premier, che nel calcio rappresenta comunque molto. Adesso cosa cambia? Si spera in qualche azione della Fifa in vista del Mondiale, e poi la palla passa all'Uefa. «Per me - ricorda Bozkurt - il momento migliore del calcio era sempre stato il gol di Van Basten all'Urss nella finale dell'europeo 1988, da oggi non è più così: è l'approvazione della risoluzione. Come si pensava che il gol di Van Basten fosse impossibile, qualcuno pensava che fosse impossibile trovare una posizione comune del Parlamento, invece l'abbiamo trovata. Adesso il razzismo deve sparire dal calcio e per farlo le federazioni devono dire che i club hanno la responsabilità». di Alberto D'Argenzio
«E' l'anno di Ghigo
Gori» Cinquecentoventuno minuti sono quasi nove ore. E sono,
anche, il record di imbattibilità (recuperi esclusi) del Taranto.
Meglio di tutte le squadre del girone. Settantuno minuti appartengono a
Gentili, l'ultimo a subire un gol. Ma, soprattutto, ci sono cinque
partite senza macchie di Ghigo Gori. L'arma in più è lui, adesso: il
portiere ancora giovane che si è preso con garbo il posto da titolare.
Storia già detta: lo ha fatto di nuovo, conquistando lo spazio e la
promozione nello stesso colpo. Prese il posto di Gianpaolo Spagnulo,
cinque campionati fa. E il “giaguaro”, bandiera del nostro calcio,
adesso ne parla volentieri. Racconta di quel ragazzo perennemente in
rampa di lancio. Partendo con una frase ad effetto: «Era
pure ora che cominciasse a fare il portiere». Poi spiegata: «Ghigo
ha dei numeri, ma a volte sembrava tenerli per sé, nascondendoli con la
propria umiltà. Invece doveva essere più sfacciato: adesso,
probabilmente, lo è». Spagnulo adesso fa l'allenatore: è a
Legnano, dove raccoglie risultati positivi e consensi anche da parte
dell'ambiente. Ha un contratto recentemente rinnovato fino al 2008. E
parla da allenatore, in effetti: «Gori non mi
sorprende, per niente: ha raggiunto una grande maturità e sta
prendendosi quello che merita: finora ha giocato poco, dovendo avere a
che fare con circostanze poco favorevoli. Adesso sta sfruttando il
momento e, tra l'altro, è nel posto migliore: in una piazza come
Taranto è gratificante fare il portiere».
«I miei gol per
lanciare il Taranto» E sono dodici. Andrea Deflorio, dopo un digiuno lungo un mese e mezzo, ha apposto la sua firma (con un rigore) sotto il successo del Taranto contro il Real Marcianise. L'ultima rete, infatti, risaliva al 29 gennaio, giorno in cui, contro l'Igea Virtus, il bomber di Noicattaro mise a segno una doppietta che regalò il primo successo della gestione Papagni. «Il gol mi mancava, per un attaccante rappresenta il pane quotidiano. E poi è sempre bello contribuire ad una vittoria con una rete». Deflorio sottolinea subito l'importanza della marcatura siglata contro la compagine campana. Giunta a due minuti dal termine del tempo regolamentare, con il risultato ancora in bilico. «È stato importante siglare la rete del 2-0: quando hai un solo gol di vantaggio non puoi essere tranquillo. Il nostro merito principale, comunque, è stato quello di sbloccare subito una gara che rischiava di complicarsi con il passar del tempo. Il Marcianise è una buona squadra, ed era giunto a Taranto con la speranza di poter riagganciare il treno dei playoff. In più c'era il terreno di gioco allentato dalla pioggia a rappresentare un ostacolo per la qualità del nostro gruppo. Successivamente abbiamo avuto anche un paio di occasioni per raddoppiare. E, così come accade da diverse settimane, abbiamo rischiato praticamente nulla in fase difensiva. Se non ricordo male Gori non è mai stato impegnato dagli attaccanti avversari». Il successo contro il Marcianise ha consentito al Taranto di entrare nella storia. Sei vittorie consecutive (Igea Virtus, Giugliano, Andria Bat, Vittoria, Modica e Marcianise), così come accaduto all'Arsenal Taranto nel campionato 1951-52. «Il record è un dato statistico che non si dimentica mai, utile per arricchire l'almanacco. Me ne appartiene uno - Deflorio è il miglior marcatore della serie C1 con 28 reti messe a segno in 31 partite di campionato con la casacca del Crotone nella stagione 1999-00, ndr - e spero che duri per molto tempo ancora. Ma il nostro obiettivo era quello di continuare a vincere per non interrompere la rincorsa al secondo posto in classifica. I risultati degli altri campi ci hanno consentito di raggiungere questo traguardo, ma adesso dovremo cercare di non mollarlo fino al termine della stagione». Obbligatorio dare uno sguardo alla classifica. Il Taranto ha un vantaggio di sei punti sulla Pro Vasto (che occupa l'ultima pozione utile per disputare i playoff) e vede ad undici lunghezze di distanza il gradino più alto della classifica. Meritatamente occupato dal Gallipoli, prossimo avversario dei rossoblù nel posticipo in programma lunedì sera. «È una gara come le altre, la nostra preparazione non cambierà. È un po' di tempo ormai che la nostra mentalità è cambiata, abbiamo imparato a sacrificarci e ad aiutarci vicendevolmente per raggiungere un risultato importante. Contro il Gallipoli il nostro atteggiamento non muterà. È questo il nostro segreto». Guai a rompere l'incantesimo. di Fabio Di Todaro
Gallipoli, per i
supporter è già derby Alfonso Iennaco è un lottatore di centrocampo che non tira mai la gamba indietro, come si usa dire, ed è diventato un perno fondamentale nello scacchiere predisposto da mister Gaetano Auteri. «Siamo molto contenti di quello che stiamo facendo - dice il forte centrocampista - perché avere 11 punti di vantaggio sulle dirette concorrenti fa piacere. Indubbiamente il discorso promozione non è ancora chiuso perché mancano otto partite alla fine del campionato e quindi può accadere di tutto, per cui dobbiamo essere ancora molto concentrati per non commettere alcun passo falso. Sicuramente è un buon vantaggio che ci fa stare tranquilli e che ci consente di giocare con tranquillità». Lunedì prossimo la capolista si recherà sul terreno del Taranto in un derby che si presenta combattuto e dal risultato incerto. «Sarà sicuramente una bella partita - conclude il centrocampista - dove ci affronteremo a viso aperto cercando di dare spettacolo anche perché sono convinto che ci sarà un bella cornice di pubblico come si addice alle partite importanti. Dovremo giocare con tranquillità e serenità e se torneremo con un risultato positivo allora potremo dire di avere fatto un altro passo in avanti per quanto riguarda il discorso promozione in attesa della matematica certezza». Lo staff tecnico farà svolgere la seduta mattutina al "Bianco" mentre nel pomeriggio la comitiva si recherà sul terreno dell'Aradeo. I tifosi giallorossi, intanto, dal canto loro si stanno organizzando per seguire la squadra del cuore nelle trasferta serale di Taranto (lunedì 20 ore 20.45). I club organizzati, infatti, stanno predispodendo alcuni pullman per consentire il trasporto allo "Iacovone" dei tifosi che non possono usufruire di un proprio automezzo mentre altri si stanno organizzando con le auto private. Insomma, nell'incontro che ha il sapore di un derby dall'esito molto incerto, i tifosi giallorossi non vogliono far mancare il loro apporto. Chi, invece, non si può recare a Taranto potrà seguire le fasi della gara su Rai Sat Sport che trasmetterà la partita in diretta. di Roberto Cataldi
Battaglia a Campo de'
Fiori Scontri, anche a colpi di bottiglie e coltelli, tra
italiani e tifosi britannici del Middlesbrough, la squadra che questa
sera affronterà la Roma nella partita di ritorno di Coppa Uefa, si sono
verificati in piazza Campo de' Fiori, nel centro della Capitale: tredici
tifosi britannici sono stati feriti. Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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