L'umiltà che serve e le nuove risorse Ha senso mettere insieme la partita di Coppa di mercoledì e quella di campionato di domenica. E’ un calcolo che introduce una riflessione: ventitre giocatori utilizzati, due vittorie larghe, sempre un’idea chiara di squadra. Non sono i risultati, parzialmente viziati dall’avversario, a giustificare qualche picco d’enfasi. E’ la maturazione del gruppo, la capacità di alternare uomini e soluzioni senza disperdere identità. Ecco: l’eredità della vittoria agevole sul Giulianova si può allargare all’intermezzo settimanale. Individuando gente che (il giovanissimo Maiorino a parte) è sempre pronta a recitare da titolare e in ogni caso sa quello che deve fare. Forse, anche, un gruppo che ha imparato la lezione di San Marino, togliendo la superbia dalle proprie caratteristiche, cassando la supponenza, gestendo l’ardore ma senza abbandonare la partita con ingenua e dannosa presunzione di superiorità. Prima, nell’analisi, viene l’abbondanza. Non solo numerica, ma anche qualitativa: la doppietta di Zito è l’esempio di un gruppo pieno di risorse. La sorpresa non sono le qualità del ragazzo di Fuorigrotta (fiutate da subito) e nemmeno i gol (appartengono al repertorio): è, piuttosto, la possibilità di scovare tesori in panchina, il senso di pienezza che Papagni avverte ogni volta che guarda alle sue spalle, ogni volta che deve scegliere. Fino a concedersi dei lussi: rinunciare a Caccavale, scelta forte di chi vuol ritrovare mentalmente e spronare il gladiatore campano, oppure preservare Deflorio, evitandogli rischi e concedendogli altro tempo per recuperare pienamente, addirittura di provare Danucci difensore centrale, di sperimentare Mancini seconda punta. Gente in movimento, ognuno che sfrutta il suo attimo: come Ambrosi, ad esempio, passato dal rischio di diventare un gregario di lusso al gusto di sentirsi intoccabile. L’identità collettiva che la squadra mostra di aver trovato, campionato o Coppa che sia, è anche il segnale di un totale coinvolgimento, di giocatori che credono nel disegno, di gente che non perde l’occasione per darsi. E la prova di intelligenza sarà settimanale, quando il tecnico dovrà fare le scelte (dando per scontato l’assenza di volontà autolesionistiche) e gli inevitabili scontenti dovranno accettarle. Perché in questa squadra non può non esserci posto per Deflorio, simbolo e leader del gruppo, perché è inimmaginabile Caccavale sistematicamente confinato in tribuna. Allora serve forza da spendere, serve il carisma che Papagni dimostra ad ogni occasione utile e serve, soprattutto, una società che sostenga lo sforzo dell’allenatore, che guardi con fiducia alle rotazioni, ai turni di riposo, alle decisioni psicologicamente utili e le accompagni, senza attendere al varco per evidenziare l’errore. La seconda parte dell’analisi è conseguente alla prima: ora che è ufficializzata l’ampiezza dell’organico Papagni sa di avere pure il compito di scovare la gente con maggiori motivazioni. Quella che non cada nel peccato più grande del Taranto: l’illusione di poter vincere sempre e comunque. Rileggendo la partita con il Giulianova il dato è evidente: la pochezza dell’avversario, la certezza quasi matematica della vittoria avrebbero potuto suggerire momenti di rilassamento (letali in altre partite). Il passo cadenzato tenuto durante la gara consente, invece, di escludere ogni calo di tensione. Dall’approccio (giusto), alla prima parte impiegata per prendersi la gara, al resto, gestito senza infierire, ma anche senza fingere. Piccoli semi lanciati su un campo. Eccezionale sarebbe saperli coltivare. di Fulvio Paglialunga
Il Taranto cambia pelle Dieci partite sono poco meno di un terzo del campionato e offrono materiale per un primo bilancio. Dall’1-0 sul Ravenna al 5-0 col Giulianova: proviamo a capire quanta verità è affiorata sul conto del Taranto.
Zito, un giorno da favola
Casa a Fuorigrotta con vista sul “San Paolo”, tardo pomeriggio. «Lo stadio è proprio qui vicino. Tra un po' sarà difficile anche parlare, perché ci sarà un rumoroso fiume di gente». Antonio Zito vive la sua giornata da favola: assapora il gusto della doppietta segnata con il Taranto, ha conosciuto Alex Del Piero e ha un biglietto di tribuna per Napoli-Juventus tra le mani. Tutto così in fretta:
«Ho pensato a lungo ai gol che ho segnato al Giulianova. Mi sono svegliato con il pensiero fisso, come se stessi ancora sognando. Poi mi sono fermato: improvvisamente ho cominciato a pensare al Perugia, che è il prossimo obiettivo. Alla fine ho deciso di concedermi una pausa e dedicarmi a Napoli-Juve: il mio cuore è partenopeo, è la città dove sono nato e che mi ha allevato».
Taranto respira a pieni polmoni Cinque gol tutti insieme come non capitava da tempo, tre punti fondamentali per rilanciarsi in chiave playoff, sei risultati utili consecutivi. Il Taranto c'è e si rimette prepotentemente in corsa sfruttando, come da pronostico, la crisi di un Giulianova in palese caduta libera. Ma è piaciuto l’approccio alla gara dei rossoblù, lo spirito operaio della squadra, che ha gestito con sufficiente disinvoltura un incontro risultato una semplice e salutare passeggiata. Tra i protagonisti del successo sugli abruzzesi c'è il roccioso Fabio Prosperi, diventato ormai un punto fermo nell’undici di Papagni. «Siamo contenti -ammette il difensore- perché abbiamo affrontato la gara con la giusta mentalità contabilizzando un successo prezioso che fa morale ma soprattutto classifica. Sinceramente non era facile partire bene, proprio perché il pronostico pendeva tutto dalla nostra parte e quindi non potevamo proprio sbagliare. Ma siamo stati bravi a sbloccare subito il risultato e soprattutto a chiudere presto il conto evitando qualsiasi rischio». E’ davvero un bel momento per Prosperi, che ha guadagnato consensi partita dopo partita. E contro il Giulianova ha realizzato anche il suo primo gol in maglia rossoblù. «Una bella soddisfazione soprattutto per un difensore. E’ stata una rete cercata, frutto di uno schema provato in allenamento. Oltre ai tifosi voglio dedicarla a tutti i compagni di squadra che durante la settimana sono vittime delle mie involontarie pallonate». Ma il centrale difensivo rossoblù non si monta la testa e resta umilmente con i piedi per terra. «Sono stato chiamato in causa in un momento di difficoltà e penso di aver offerto il mio contributo in ogni partita, in attesa del rientro di Pastore e Caccavale, due giocatori troppo importanti per questo Taranto. Devono rimettersi in fretta, li aspettiamo». Archiviata la pratica Giulianova l’obiettivo si sposta ora sull'insidiosa trasferta di Perugia. «Sarà un’altra partita difficile -chiosa Prosperi- e non solo per il blasone degli umbri. Incontreremo una squadra arrabbiata, intenzionata a riscattare il deludente inizio di stagione. Hanno un organico competitivo e secondo me non hanno i punti che meritano». Contro il Giulianova la difesa rossoblù ha trascorso una domenica decisamente tranquilla, l’attacco, invece, ha mostrato segnali di grande vitalità. Ambrosi è ormai una piacevole conferma, una delle note più liete è stata il ritorno al gol di Cammarata, a secco dalla gara interna con la Cavese. «Segnare fa sempre piacere -dichiara l’ex centravanti del Pescara- anche perché la società mi ha ingaggiato per quello. Ma sono felice soprattutto per la prestazione corale della squadra. Partite come quella col Giulianova non bisogna prenderle sottogamba. Se non le affronti col piglio giusto rischi di complicarti la vita. Dobbiamo proseguire su questi livelli, giocando con la stessa mentalità anche sul campo del Perugia. Sarà una partita impegnativa, ma il Taranto saprà farsi rispettare». di Enrico Sorace
Stadio, comodato d’uso gratuito? E' stata rinviata la conferenza-stampa sulla questione stadio Iacovone annunciata domenica sera dal direttore generale, Vittorio Galigani. Il Taranto intende, infatti, prima depositare al Comune la richiesta di comodato d’uso gratuito in esclusiva dell’impianto e, poi, dare l’annuncio ufficiale. A tal proposito, ieri sera, il dg rossoblù ha avuto un lungo colloquio con l’avv. Valerio Bassi, il quale ha materialmente steso la proposta. Se non dovessero venir fuori "intoppi" la formalizzazione dovrebbe avvenire oggi e, quindi, presumibilmente, la conferenza, sarà fissata in giornata o, al massimo, domani. Intervendo sul problema il presidente della Provincia, Gianni Florido, ha espresso il suo sostanziale parere positivo sulla proposta rossoblù: «L'accordo fra Comune e Taranto Sport va trovato nell’interesse di tutti, specialmente dei tifosi. La richiesta del presidente Blasi, a mio parere, è positiva. Va soltanto un po’ limitata la durata del comodato, che mi sembra troppo lunga, e la clausola dell’esclusiva. Ritengo che il Comune debba introitare i riflessi economici che derivano dai concerti. Per il resto l’ente pubblico se ne avvantaggerà. Vero è che concede lo stadio senza incassare un euro, ma è altrettanto vero che risparmia ingenti somme per i tanti oneri accessori come gli stipendi a custode e giardiniere e, soprattutto, le spese necessarie per mettere a norma Pisanu l’intero impianto. Conto di contattare il dott. Blonda per esprimergli queste mie riflessioni». La squadra riprende nel pomeriggio la preparazione in vista della prossima trasferta a Perugia. Per quindici giorni si allenerà al campo "B" per consentire al giardiniere di risistemare il manto erboso. Da Perugia giungeranno 500 biglietti. di Giuseppe Dimito
Il Taranto batte cinque Non c'è partita, ci sono lunghi minuti di imbarazzante disparità. Ci sono distanze che si dilatano, differenze di qualità e esperienza che scavano dirupi. Mancano, cioè, i presupposti basilari per differenziare la gara del Taranto da una passeggiata, per dare un peso specifico alla prova. Esistono, però, due rischi: riempire tutto di significati eccessivi e non tenere conto della povertà del Giulianova, oppure svilire i cinque gol che marchiano il successo, affogandoli in banalità e riconducendoli solo alle condizioni dell'avversario. Le certezze, senza equilibrismi dialettici, sono, vittoria a parte, una squadra in salute, un organico incredibilmente vasto e una lussuosa imprevedibiltà di soluzioni. E cinque gol ognuno con la sua forza da spendere. Segna Ambrosi: su rigore (ripetuto, ancora, due volte), ma anche per la quinta volta nelle ultime quattro partite, segnale inequivocabile delle virtù ritrovate di chi fa gol per professione. Segna Cammarata: sbloccandosi, sbucando oltre i limiti di un momento complesso, trovando quello che gli mancava. Segna Prosperi: potere operaio e umiltà da allargare al gruppo, messaggio di un ex seconda linea che sa fare il suo dovere. E segna, due volte, Zito: con classe (il primo) e opportunismo (il secondo), con la sua utile sfrontatezza, come una dimostrazione di un organico di grandi risorse.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
PINNA - Il Giulianova non è la squadra che gli fa perdere il sonno. Ma quando il Taranto si rilassa gli arrivano due tiri insidiosi. C’è su entrambi: 6.5
Il Taranto azzera il Giulianova Quando è troppo facile, basta raccontare i gol, sospendendo il giudizio su ciò che rende improbabile il confronto. I gol sono cinque. E piovono sulla partita, allagandola. Il Giulianova prima annaspa, poi affonda. Il Taranto non vorrebbe infierire, ma gli riesce difficile esimersi. I gol sono più reali della partita che li contiene. Ecco la loro successione. Il primo: Ambrosi dal dischetto, rigore fatto ribattere per abuso di saltelli e di passettini nella pittoresca rincorsa (13'). Il secondo: Prosperi deposita di testa il pallone spedito verso il centro dell'area da Cosenza, pescato dalla punizione-cross di De Liguori (28'). Il terzo: Ambrosi sbaglia davanti a Visi, il pallone favorisce Cammarata, che da posizione decentrata indovina l'angolo più lontano (2' della ripresa). Il quarto: Zito aggira un difensore in velocità e con un morbido «cucchiaio» mette Visi fuori causa (31'). Il quinto: Zito di testa, colpo comodo a suggellare una pregevole combinazione Toledo-Ambrosi-Toledo (36'). I gol sono tutto. Tra un gol e l'altro c'è la partita, che il Taranto vince per manifesta superiorità. Alla vigilia i sospetti che potesse finire così, con un punteggio inequivocabile, erano pesanti. Il Giulianova è ultimo e si vede. La squadra di Pagliaccetti è di una inconsistenza diffusa. I limiti sono chiari. La sua situazione è nota. Troppo bassa l'età media (in campo ci sono due '89 e addirittura un '90). Troppo alta la concentrazione di pochezza individuale e di fragilità collettiva. Il Giulianova aspetta che il suo destino si compia. Non dovrà attendere a lungo. Il Taranto è più forte e si capisce subito che finirà per dilagare. La sua forza è preponderante. Espressa compiutamente da ogni singolo: senza eccessi, con sobria partecipazione, anteponendo i bisogni della squadra alle aspirazioni personali. Perché questo era l'unico rischio connesso ad una partita di comodissimo transito: smettere di cercare il gioco, lasciando fare ai giocatori. Pensare di risolvere la contesa, aggiudicandosi tutti i duelli individuali. Tecnicamente possibile, tatticamente sconsigliabile. I meriti del Taranto, al di là della scontata vittoria, stanno proprio nell'approccio sereno e nella conduzione giudiziosa. Non ci sono, stavolta, peccati di superbia, né difetti di lettura, né dispersione di equilibrio. Tutto avviene perché la manovra, oltre ad un avversario privo di valore specifico, lo consente. La formazione iniziale non è quella annunciata. Perché manca Caccavale: scelta tecnica, chissà da quando la «covava» Papagni, che accentra Cosenza e chiude a destra la linea difensiva con Larosa. Il modulo, in fase di non possesso, rimanda al 4-4-2, pur se Toledo rappresenta una potenziale variabile. Anche il Giulianova è 4-4-2, ma è solo disegno. Dentro l'impianto non scorre molto: la disciplina tattica di Catalano, i tocchi sapienti di Morello, i movimenti da prima punta di Antenucci. Attorno a loro ruota una banda di ragazzini. La differenza è vistosa. Ogni azione contiene i germi del gol. Non tutte, però, sviluppano la malattia della rete. Alcune s'infrangono prima, altre non trovano lo spazio per l'affondo. È Danucci a dettare i tempi, mentre Mancini cerca di forzarli. E Toledo, bordeggiando la linea laterale, si produce in discese spesso fiorite. Gioca sul velluto il Taranto, che sblocca il risultato al 13'. A procurarsi il rigore è Ambrosi, liberato da Cammarata dentro l'area: Visi, anticipato, lo stende in uscita. Sul dischetto ci va Ambrosi: la sua rincorsa assomiglia ad una danza tribale. Portiere da una parte, pallone dall'altra. Ma l'arbitro fa ripetere. Ambrosi lo accontenta, senza apportare sostanziali modifiche alla rincorsa: il portiere abbocca, il gol è valido. Il raddoppio lo firma Prosperi, che infila di testa sulla sponda puntuale di Cosenza, perfezionando così uno schema su punizione (28'). Partita saldamente tra i piedi del Taranto. Cammarata rischia la conclusione volante (35'). Il Giulianova tira in porta per la prima e unica volta al 42': bravo Antenucci nella circostanza. Poi, allo scadere, l'arbitro espelle Ippoliti, che interrompe una penetrazione centrale di Ambrosi. Fallo da ultimo uomo: Giulianova in dieci. L'inferiorità si cronicizza. Nella ripresa il Taranto straripa. Segna Cammarata, rimediando all'errore di Ambrosi (2'). Segna Zito, sinistro caldissimo: due volte. Il pallonetto, sulla sfera che scorre, è una perla (31'). L'appoggio di testa, sul cross soffice di Toledo, liberato da un colpo di tacco di Ambrosi, è un gesto esatto. Il resto è onesta gestione dell'ovvio, senza fare accademia. Scelte futuribili: Papagni che prova Danucci centrale difensivo. E rinunce meditate: Deflorio che si scalda e non entra. Forse perché non ce n'era proprio bisogno. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò PINNA 6 - Spettatore non pagante. Una sola parata sulla conclusione di Antenucci nel primo tempo.
«Vincere non era semplice»
Cinque gol in uno stadio di nuovo “colorato” dai tifosi. In una struttura che il Taranto vorrebbe gestire. La questione-stadio, nel dopo partita, è il veloce preludio dell'analisi domenicale di Papagni.
Calcio e dissesto Pomeriggio di ritorni, di sapori riscoperti. Di riflessioni e gol spettacolari. Di calci ad un pallone che, fatalmente, non possono isolarsi dal contesto sociale. Di proteste scritte sugli striscioni: con l’ironia e la sapidità che solo una frase vergata in pochi metri su un lenzuolo può assicurare. C’è di nuovo il pubblico allo Iacovone: e non può essere una presenza banale. Taranto fa rima con dissesto: realtà triste ma incontestabile. E il dissesto, adesso, fa anche rima con calcio: con uno stadio senza luce e certezze, che rischia di chiudere da un momento all’altro. Il pubblico non ci sta: sono tifosi, ma anche cittadini. Il timore di perdere lo svago domenicale, di dover affrontare una malinconica migrazione, si materializza nelle forme di dissenso più corrette: parole scritte e gridate. “Giù le mani dallo Iacovone”, frase indirizzata al commissario straordinario Blonda e prontamente rimossa dalla curva nord, è in vetta anche all’hit parade dei cori. E poi c’è lo sdegno: “Nessuna pietà per chi inganna la città” e “Dissesto e disoccupazione, questa è la vostra gestione” mescolano voglia di riscatto e malinconia, rabbia e desiderio di risposte. Talvolta, poi, il messaggio trasuda curaro: “Dissesto comunale: tutti in via Speziale”. Chiaro e conciso, inutile commentare oltre. Ritorno al tifo, ritorno al gol facile. Alla messe di reti sotto forma di cinquina: raccolto meritato di una partita sin troppo semplice per essere vera. Tutto scorre, e in una sola direzione: il Giulianova dei ragazzini è friabile, inadeguato ad affrontare un Taranto riconsegnato alla brillantezza dei suoi frombolieri. “Iceman” Ambrosi apre le danze col solito rigore che non piace agli arbitri: la rincorsa lenta all’uruguagia causa l’annullamento al primo tentativo, ma poi si arrende anche il direttore di gara. E’ la solita questione, al limite del regolamento: Ambro si avvicina a due all’ora alla sfera ma non si ferma mai, il portiere cade come una pera cotta e il centravanti rossoblu deposita il pallone a fil di palo dall’altro lato. Infallibile. Poi c’è spazio per altre pregevolezze: l’inconsueto duo Cosenza-Prosperi per confezionare la seconda rete, la firma di Cammarata (altro ritorno della giornata), la doppietta limpida e lucente di Zito. Cinque reti erano un ricordo lontano, un lustro fa, contro L’Aquila: anche allora una doppietta (Cariello) e poi Triuzzi, Riganò e Marziano. Era un Taranto che sognava: questo è un Taranto che ricomincia a sognare. di Leo Spalluto
Le statistiche di Franco Valdevies Cinque anni fa l’ultima vittoria del Taranto per 5-0; il 14 ottobre 2001, 7a giornata del campionato di serie C1, i rossoblù rifilavano una cinquina all’Aquila: doppietta di Cariello e reti di Triuzzi, Marziano e Riganò. Gli ionici con questo punteggio hanno vinto in casa 10 volte: la prima il 29 ottobre 1933 nel campionato di Prima Divisione quando allo
"Stadio Littorio" superavano per 5-0 la Lazio B.
Toledo segnerà a Perugia Fiuuuu, che cul...fortuna che c’abbiamo avuto ’sta volta. Tutta l’Europa e parte dell’Italia del Nord e del Salento sono rimaste senza luce, sì per un bleccaut come tre anni fa che tutti ci alzammo la mattina e pensavamo che fosse notte fonda e invece erano le otto del mattino ma il buio era totale e c’è stato chi ha imprecato contro il marito con voce acida: "Scommetto che ti sei dimenticato di pagare la bolletta della luce" e invece era stato un traliccio caduto in terra che aveva mandato in tilt tutto il mondo. Vabbè, tanto noi c’abbiamo il gruppo elettrogeno così i maggici "rossobleau" insieme a quegli sfigati del Giulianova dopo la partita si possono fare tranquilli la doccia e asciugarsi i capelli con il phon. Gli ultrà hanno cambiato obiettivo. Mò ce l’hanno con il povero Tom Blond. Ma dico io, come ti viene in mente benedetto uomo di pretendere che ti venga pagato una cosa che stai facendo usare ad altri. Vorrà dire che per un pomeriggio Galigani starà bello e tranquillo che nessuno lo sfotterà. Ahhh, c’è pure Robertino Putzolu. Chi è Robertino? Chi è Robertino? Ma Robertino è colui che contro la Ternana disse che avrebbe segnato Ambrosi e Ambrosi ha segnato. E’ chiaro che per scaramanzia non gli chiedo cosa accadrà oggi (mò non fatemi ripetere la solita storia dell’oggi che vuol dire ieri eccetera eccetera). Certo che facevamo più casino a porte chiuse che non oggi che le porte le hanno aperte. Ah, già i tifosi sono in sciopero contro Tom Blond. Certo, se sapessero che ha fatto il prefetto anche a Catania... Comunque dopo quattro minuti sono rientrati sugli spalti a tifare. E comunque Toledo si è mangiato un contropiede che grida ancora vendetta. Ovviamente il Baldacca rompe l’incantesimo (e non soltanto quello) e a Robertino gli fa dire che segneranno Ambrosi e Toledo. Beh, lo scopriremo qualche rigo più avanti. Per il momento cioccolatino Toledo fa una finta che da sola vale il biglietto mentre Ambrosi va giù in area ed è rigore. Mò, quante volte l’arbitro lo farà ripetere? Rincorsa, tiro, gol, non vale. Rincorsa, identica e precisa a quella di prima che proprio sembra una fotocopia più originale dell’originale, tiro, gol, valido. Valli a capire gli arbitri. Intanto Robertino c’ha azzeccato ed è uno a zero per noi. Quasi quasi gli chiedo un po’ di numeri e me li gioco al Superenalotto! Toledo non segna ma fa segnare e sognare. Cosenza fa da ponte (del resto nella città del ponte girevole, del ponte punta penna, del ponte di pietra, del ponte della ferrovia, del ponte festivo) per Prosperi. E siamo a due dopo appena trenta minuti. Ma che ce frega ma che ce’mporta se il Giulianova non tira in porta, e noi tifiamo e noi gridiamo che questo Taranto noi lo amiamo sì però noi siamo quelli che se la partita non la vinciamo poi ci in-ca-zzia-mo e ci sgoliamo che questo Taranto in B lo vo-glia-mo. E con ’sto stornello abbiamo raschiato il fondo. Nell’intervallo più che in Tribuna Vip sembra di stare alla Tribuna Politica con Giannetto Florido che parla di candidati sindaci che andavano definiti almeno un mese fa, di futuro della città, di sviluppo e del tempo che fa. I maggici "rossobleau" sono già in campo e Cammarata decide che è ora di segnare e fa gol dopo un’azione durata tre quarti d’ora perchè siccome abbiamo dei calciatori educati nessuno vuole fare gol al posto del compagno di squadra e allora ogni volta si passano il pallone per far segnare l’altro mentre in tribuna, curva e gradinata il tasso biliaco sale. Questo è il Taranto e, per ora, ci va bene così. Anche perchè nel frattempo vince, con tanto di eurogol di Zito, e scusate se è poco. Ah, a proposito. Toledo non ha segnato. Il gol se l’è conservato per Perugia. Del resto, nella città del cioccolato se non segna lui chi deve segnare? Alla prossima. di Pierpaolo D’Auria
Vince la forza del gruppo Alla fine, il 5-0 al Giulianova è poco più di un pretesto. Alla fine, Aldo Papagni dimostra - con pacata fermezza - di aver riacciuffato il timone della squadra dopo la burrasca d’ottobre. Ribadendo il primato del gruppo e in subordine, ma solo in subordine, il talento individuale (che nel Taranto non è merce rara, anzi). Il segno del comando è nella risposta offerta ai giornalisti per spiegare l’esclusione di Caccavale. Secche come una fucilata, le parole sibilano come pallottole: «Il difensore è andato in tribuna per scelta tecnica. Conosco la psicologia dei ragazzi. Caccavale doveva recuperare energie». Stop. L’allenatore smorza sul nascere ogni polemica: ha imparato bene la lezione. Guai a restar impigliati in sillabe spinose come rovi sulle quali volteggiano, instancabili, famelici, i gazzettieri. Papagni vede la sua “rivoluzione” a un passo dal compiersi, malgrado i detrattori esterni e interni. A un passo dal compiersi, ma non ancora compiuta: «Le partite sono semplici dopo che le hai vinte. Dei vantaggi - ha spiegato il tecnico rossoblù - te ne accorgi solo durante lo svolgimento del match. In campo devi metterci sempre umiltà e compattezza, caratteristiche decisive. In subordine ci sono le qualità personali. Perciò dobbiamo insistere su questa strada». Anche perché, da ieri, una variabile in più si aggiunge all’affollata tavola di calcolo del mister: la sovrabbondanza di attaccanti con Ambrosi, Cammarata e Zito a disputarsi la palma del mattatore e capitan Deflorio in panchina. Ma, anche in questo caso, come un provetto schermidore, Papagni para e contrattacca: «Deflorio? E’ uno dei giocatori più forti della categoria; oggi (ieri, ndr) l’ho prudentemente risparmiato». Un’altra schioppettata al cuore di tenebra dei giornalisti. Niente polemiche. E così sia. «Privilegiare il concetto di squadra, di gruppo, è la prima esigenza. Poi viene la qualità: ed è un bene avere un gruppo con diversi giocatori di qualità». Il verbo del tecnico sembra filar via come un vascello leggero e veloce. Ha in pugno la situazione, Papagni: nervi d’acciaio e parole di velluto: «Sì, un allenatore è certamente in difficoltà quando deve fare delle scelte. Ma la questione delle scelte tira in ballo i giocatori. Sono loro a doversi responsabilizzare: allenandosi, mostrando di migliorare tecnicamente e di essere sempre pronti. Così si dà prova del senso di attaccamento alla squadra, al gruppo». Il gruppo come vessillo del Taranto che porta in paradiso la classe operaia dei Prosperi, dei Zito, dei Cosenza. E azzera ogni isteria da noblesse oblige: «Non è - racconta Papagni - un problema avere tanti giocatori a disposizione, il problema è tenere tutti in condizione: mi aiuta, torno sul concetto, il senso di responsabilità dei singoli. Continuiamo ad essere umili e terremo il passo giusto. Il resto lo farà il pubblico con la sua energia». Il gruppo come terapia psicologica, come “voce di dentro” che azzera ansie di protagonismo, fragilità e vizi assurdi: «So di avere un gruppo di ragazzi intelligenti e capaci e allenare un gruppo così è per me motivo di soddisfazione. Le risposte che mi offrono in settimana e durante la partita - anche accettando la panchina, anche accettando la tribuna - mi fanno comprendere che sto svolgendo un lavoro fruttuoso dal punto di vista psicologico». Il gruppo come cantiere tattico: «Soluzioni nuove? Non abbiamo mai smesso di cercarle. Solo in quelle settimane di assurdo chiacchiericcio sulla crisi - ha concluso Papagni - c’eravamo fermati». «La scelta di rimanere a Taranto - ha ricordato il tecnico - è stata fatta anteponendo il piacere di restare qui a tutto il resto. Anche ai soldi, certamente. Perché il finale di campionato dello scorso anno, la promozione in C/1, secondo me non hanno prezzo». Sulle gradinate si riavvolgono striscioni indignati: «Dissesto comunale, tutti in via Speziale». Talvolta la palla si diverte a rimbalzare sui paradossi. di Fulvio Colucci
Iacovone, la proposta del Taranto Il momento delle grandi responsabilità sta per scoccare. Domani la Taranto Sport depositerà al Comune di Taranto la lettera nella quale ufficializzerà la proposta per risolvere una volta per tutte la vertenza-Iacovone. Il tema della missiva ricalca pari pari quanto anticipò il presidente Blasi mercoledì scorso nell’intervallo di Taranto-Vibonese. Il compito di esplicitarla spetta al direttore generale, Vittorio Galigani: «Noi chiediamo al dott. Blonda di concederci lo stadio in comodato gratuito in esclusiva per novantanove anni. In cambio diamo parecchio. Ci accolliamo gli oneri, non indifferenti, della gestione annuale dell’impianto, della sua messa a punto e della costruzione di tutte le opere necessarie per renderlo funzionale a norma del Decreto Pisanu. Per evitare equivoci, sarò ancora più chiaro. Il presidente Blasi s'impegna a pagare gli stipendi a custode e giardiniere, a provvedere alla pulizia di gradoni e sedioline, a rimettere in sesto il terreno di gioco, a risistemare gli spogliatoi della prima squadra e della Berretti con la messa in opera del nuovo impianto elettrico e del solaio visto e considerato che, quando piove, l’acqua entra dentro i saloni, a numerare tutti i posti, a costruire la palestra e la sala stampa, a sistemare la video-sorveglianza e tutto quanto necessita per rendere i tifosi orgogliosi del loro stadio. Né impediremo a coloro che seguono i concerti di poter ascoltare i propri idoli. I singoli organizzatori troveranno in noi ampia disponibilità. Ritengo che la nostra proposta sia seria e condivisibilissima. Francamente non vedo lacune». Galigani non vuole neppure pensare all’idea che il dott. Blonda possa dire di no. Si limita soltanto a dire: «A quel punto noi riterremo di aver fatto per intero il nostro dovere. Sarà il commissario prefettizio che dovrà prendersi le proprie responsabilità. Blasi è fermamente convinto di lasciare se la sua proposta non dovesse malauguratamente passare». Nel pomeriggio (ore 14,30) c'è Taranto-Giulianova. C'è un solo obiettivo da centrare: i tre punti. Sugli spalti, dopo due partite a porte chiuse, tornano i tifosi. di Giuseppe Dimito
Le statistiche di Franco Valdevies Nella quinta gara interna stagionale il Taranto affronta il "fanalino di coda" Giulianova; la formazione abruzzese ha solo un punto in classifica (nessuna squadra fa peggio in tutta la serie C), raccolto alla seconda giornata nell’1-1 in trasferta a Manfredonia. Per il Giulianova tutti i record negativi della serie C1: nessuna vittoria in 9 turni, più sconfitte subite, 8, appena 3 gol segnati, la peggior difesa con 18 reti al passivo.
Inaugurato a Montemesola il club "M. Blasi" Un tifo da curva, rigorosamente in rossoblù, ha accolto venerdì sera il "presidentissimo" Gigi Blasi salito sui "Tre Colli" per inaugurare il club degli sfegatati tifosi montemesolini del Taranto Sport. Accompagnato dal direttore generale Vittorio Galigani, dai giocatori Cammarata Zito, Ambrosi e Silvestri, Blasi ha salutato il taglio del nastro del club che è stato intestato al proprio figlioletto Michele, scomparso prematuramente, ed aperto nella centralissima piazzetta Caduti di tutte le guerre. L'abbraccio con i tifosi ha avuto per Gigi Blasi valenze e significati che vano oltre la passione sportiva e le sue attuali "angosce". Originario di Montemesola, ha colto l’occasione per salutare gli stretti famigliari d’entrambi i genitori che, partiti tanti anni fa da questa cittadina, hanno consentito di sviluppare a Manduria la sua fiorente attività imprenditoriale. Tutte condizioni, queste, che hanno richiamato attorno al "presidentissimo" una folta presenza di montemesolini per sostenerlo ed incoraggiarlo a continuare a far "sognare la B" per la squadra del capoluogo. «E' una full-immersion nell’affetto del mio secondo paese - ha salutato tutti con commozione - e un’iniezione di fiducia per me, dirigenti e, soprattutto, i ragazzi ad impegnarsi ancor di più». Il presidente del "Michele Blasi", Arturo Fasano, e il suo vice, Lino Renò, hanno donato targhe e prodotti tipici locali per ricordare questa serata. Alla presenza del sindaco Franco Marangi, la serata è stata salutata con entusiasmo dal supertifoso don Mimmo Bucci, parroco di Montemesola, che «soffre ogni domenica in tribuna per i colori tarantini». di Paolo Lerario
Il Taranto si ripete. Per ora Non c'è due senza tre. E' solo un proverbio e, naturalmente, non influenzerà le prossime scelte di Aldo Papagni. Ma la possibilità che il Taranto giochi con la stessa formazione per la terza settimana di seguito è più di un'ipotesi: anche se il tecnico di Bisceglie non ama le gerarchie prestabilite e le possibili alternative sono cresciute con il passare delle settimane. Contro il Giulianova ultimo in classifica, però, Papagni potrebbe puntare sull'usato sicuro, affidandosi all'undici già visto in campo nella vittoria interna con il Manfredonia e nel rocambolesco pareggio di San Marino: una formazione identica negli uomini ma in grado di mutare volto tattico a partita in corso, a seconda delle esigenze del momento. In difesa l'assetto appare stabile (anche se nell'ultima gara non sono mancati attimi di sbandamento): Pinna tra i pali, l'adattato Cosenza a destra, il sempre presente Colombini sul lato opposto, Prosperi e Caccavale accoppiata centrale. Quando Colombini avanza, il reparto si ridispone a tre, con compiti esclusivi di contenimento.
Iacovone, non c’è l’accordo Diventa rovente la questione relativa alla gestione- Iacovone. Ieri, in società, è giunto un fax a firma del Commissario, dott. Tommaso Blonda, nel quale in sintesi si dice che il Comune non può aderire alla proposta della Taranto Sport di comodato d’uso gratuito in esclusiva dell’impianto della Salinella, trovandosi in uno stato di dissesto economico. In pratica, poiché il massimo ente civico jonico non ha soldi in cassa, deve esperire ogni azione per il recupero del denaro necessario per far funzionare in qualche modo la struttura. E non può concedere beni immobili di proprietà del Comune gratuitamente. La risposta del Taranto non si è fatta attendere. Prima di recarsi a Montemesola con il direttore generale Vittorio Galigani per inaugurare il secondo club rossoblù intestato al figlio deceduto in tenera età, Michele, (l'altro è sorto da pochi giorni a Manduria), il presidente Blasi, con profonda amarezza, ha manifestato ancora di più il proprio sconforto per la bruttissima piega che la situazione sta prendendo. Nei giorni scorsi il Comune aveva inviato alla società di via Umbria una missiva nella quale invitava Luigi Blasi a sottoscrivere la convenzione per 71.400 euro per l’uso dello "Iacovone" e ad accollarsi tutti gli oneri relativi al mantenimento della struttura (circa 280mila euro). «Non è possibile - tuona il presidente rossoblù - che il sottoscritto debba pagare ben 350mila euro a stagione per giocare allo "Iacovone". Le altre società di C non hanno sicuramente questi costi. E’ inaudito quello che sta avvendendo a Taranto. I soldi dello sponsor? Servono per compiere altre operazioni di bilancio peraltro già previste. Che fare? Mia moglie, un giorno sì e l’altro... pure, mi dice: Gigi, sei sicuro di voler continuare? Spero che alla fine si trovi una soluzione conveniente per tutti. Caso contrario confermo quanto già detto: lascio il Taranto, tolgo il disturbo. Spetterà al dott. Blonda trovare il mio successore. Parlo con il cuore in mano. Non sto assolutamente bleffando». di Giuseppe Dimito
«Ma ora fatemi giocare» Sulla strada del recupero dal grave infortunio patito in occasione della semifinale di ritorno dei playoff con il Melfi (rottura del legamento crociato), Cristian Mortari ha incontrato anche un ostacolo legato al suo contratto - regolarmente sottoscritto ma non depositato in Lega dalla Taranto Sport -, che lo renderà disponibile dalla prossima trasferta di Perugia. «Mi dispiace non aver contribuito al successo in Coppa Italia e non essere utilizzabile con il Giulianova. Ho una voglia immensa di disputare nuovamente una partita ufficiale - ha proseguito il centrocampista leccese - e adesso avrei avuto bisogno di giocare queste due gare per recuperare la migliore condizione fisica». Un recupero consumato in poco meno di cinque mesi, lavorando molto da solo prima di potersi aggregare al resto della squadra. «E' stato il periodo più difficile, vivere ai margini dello spogliatoio è un sacrificio durissimo. Ma ho ricevuto numerosi attestati di affetto, cercando di vivere quanto più tempo possibile con i miei compagni». Seppur da bordo campo, Mortari ha seguito costantemente questo avvio di stagione. Una partenza bruciante (due vittorie), poi le due sconfitte consecutive (Cavese e Juve Stabia), fino al momento attuale che il tornante salentino definisce altamente positivo. «Fisicamente siamo vicini alla migliore forma. Non credo a chi dice di aver visto il Taranto calare sotto il profilo atletico a San Marino, è stato sbagliato l’approccio mentale nella ripresa. La rimonta è stata faticosa e qualcuno, probabilmente, pensava di aver già conquistato un risultato positivo». Contro la formazione guidata da Pagliaccetti i rossoblù hanno la possibilità di allungare la striscia di risultati utili consecutivi - sette punti nelle ultime cinque giornate. Mortari è d’accordo. «Sebbene sia fondamentale giocare con la massima determinazione, senza pensare alla posizione in classifica del Giulianova. Anche perché domenica scorsa ha perso con il Ravenna dopo aver sciupato il rigore del possibile vantaggio. Vietato, insomma, sottovalutare gli abruzzesi. E’ un momento importante della stagione, un risultato positivo ci consentirebbe di andare a Perugia senza troppa pressione, tornando idealmente in corsa per il traguardo più importante». di Fabio Di Todaro
«Giocare qui è un sogno»
E' divenuto protagonista all'improvviso, dopo mesi trascorsi tra panchina e tribuna. Ma Francesco Cosenza ha saputo attendere: con il sorriso sulle labbra e la pazienza saggia di chi non vuole forzare i tempi.
Taranto, Ambrosi è tornato
Ventisette minuti per puntare al presente (fra due giorni bisognerà affrontare il Giulianova), ventidue minuti per meditare... forse sul futuro tattico. Questo è il contenuto della partitella d’allenamento contro la formazione Allievi di mister Passariello, disputata ieri pomeriggio da tutti coloro che non avevano preso parte alla vittoriosa gara di Coppa Italia di C, più quelli che erano stati poco impegnati. Domenica prossima, a porte finalmente aperte, dovrebbero scendere in campo gli stessi undici di San Marino: Pinna in porta; Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini in difesa; Mancini, Danucci, De Liguori in mezzo; Toledo incursore con compiti di svariare lungo l’intero arco dell’attacco; Ambrosi e Cammarata coppia centrale avanzata. Confermato, pertanto, anche il modulo di riferimento: 4-3-1-2. E’ stata questa la formazione schierata dal trainer rossoblù nella prima parte dell’allenamento (in porta c'era Faraon). Fra gli sparring-partner c'erano Pinna, Mortari, Malagnino, Cejas, Scarci e Deflorio. Per la cronaca sono stati segnati due gol ad opera di Ambrosi e De Liguori e colpiti ben tre "legni" da parte dello stesso De Liguori, Mancini ed Ambrosi. In grande spolvero Sandro Ambrosi (intende recuperare il tempo perduto sia nella scorsa stagione che all’inizio di questo campionato). Fra i più in palla sono parsi pure Pinna, De Liguori, Cosenza, Caccavale e Danucci. Molto interessante è stata la partitella disputata nella seconda parte dell’allenamento. Papagni, infatti, ha sperimentato un nuovo modulo, il 3-4-3. Questi i primi interpreti: Cosenza, Danucci e Colombini in difesa; Toledo, Mancini, Cejas e De Liguori in mezzo; Cammarata, Ambrosi e Deflorio punte. Ovviamente siamo ai primi approcci, ai primi "studi". E’ evidente che con Caccavale al centro della difesa, crescerebbe Danucci che ritornerebbe in mezzo al campo. Accanto a lui potrebbero essere impiegati Mancini, Cejas (è questa la sostanziale novità) e De Liguori. In avanti il tridente potrebbe essere formato da Cammarata, Ambrosi e Deflorio. Sempre per la cronaca sono stati segnati altre tre reti: i marcatori sono stati Cammarata (ha colpito anche un palo), Ambrosi e Deflorio. Per quanto riguarda la Coppa Italia di C, il Taranto affronterà il Martina, vittorioso a Rende. Le date sono il 22 novembre prossimo (andata) e 13 dicembre (ritorno). Essendo le due formazioni appartenenti allo stesso campionato, nei prossimi giorni in Lega ci sarà il sorteggio per designare il terreno di gioco sul quale si giocherà il match d’andata. A tal proposito, tuttavia, il direttore generale, Vittorio Galigani chiederà alla stessa Lega di differire di una settimana il match d’andata dal momento che il 19 novembre venturo è in programma il derby di campionato allo "Iacovone". Troppe, due gare contro lo stesso avversario in soli tre giorni. Risolto positivamente il caso-Mortari. Il giocatore, tuttavia, potrà essere disponibile per la prossima trasferta di Perugia. di Giuseppe Dimito
«Non ripetere gli errori di San Marino» Nonostante la settimana atipica, Aldo Papagni predica concetti già noti.
«Mi auguro di poter vedere un Taranto aggressivo e compatto, l’approccio mentale non dovrà cambiare nemmeno giocando contro l’ultima della classe». Il messaggio è chiaro: allo
"Iacovone" arriverà il Giulianova - 1 punto in 9 giornate, ndr -, ma il trainer rossoblù ha già messo in guardia Deflorio e compagni per evitare che si proponga l’atteggiamento della ripresa disputata a San Marino.
«Gli errori commessi sono stati così evidenti da non richiedere molto tempo per essere compresi dai ragazzi. Non dobbiamo mai pensare di aver vinto prima che la gara sia finita. Domenica scorsa siamo tornati in campo con la presunzione di aver rimontato due reti e senza l’umiltà che ci ha sempre contraddistinto». La barba al palo Al contrario di Juventus, Lazio, Milan e Fiorentina, il Megera Augusta, Sicilia, berrà l'amaro calice della penalizzazione di 10 punti in classifica, senza ricorsi ad arbitrati o Tar di sorta. Nello specifico - molto specifico, a dire il vero - tutto ruota intorno a un "gravissimo" illecito consumato nella sfida del secolo: Valguarnera-Megara Augusta, campionato di Promozione girone C, un pomeriggio come tanti nell'assolata provincia siracusana, una gara da vincere ad ogni costo, evidentemente. Così avevano falsificato una decina di tesserini, facendo giocare chi non poteva, un guazzabuglio intricatissimo con brasiliani fatti passare per italiani, italiani presi in prestito da chissà quali altre squadre, un paio di certificati di cittadinanza assolutamente taroccati
«con l'utilizzo di carta intestata del Comune» (quindi con delle
"collaborazioni" inquietanti), con posticipi di date di nascita e arrivi sul suolo italiano, insomma un casino bestiale per aggiudicarsi quella maledetta partita. I nomi dei calciatori coinvolti, per quanto esotici, dicono molto, se non tutto: Peris Marques De Oliveria Robinson, Helio Walter Almeida Girotto, Tiago Pace De Albuquerque, Marcus Piragine, Venicio Moraes Junior, Felipe Gobbet Bergamo, Rafael Perazzoli. Non staremo qui a riportare la valanga di squalifiche a presidenti, dirigenti, intrallazzatori e compagnia cantante. Fa quasi tenerezza leggere la motivazione dei giudici siciliani, che hanno deciso dopo un'accurata indagine che ha portato alla luce quella che chiamano
«una abnorme realtà che ha finito per falsare tutto un campionato».
Il Taranto agli ottavi Passa il Taranto. E per lunghi tratti piace pure. C'è un posto negli ottavi, c'è ancora tempo per altri esperimenti. Il senso della sfida di Coppa, piaccia o no, è nello scrutare la squadra di scorta, nel valutare piccoli tesori o recuperi eventuali. E tre gol sono già un buon indizio. Il resto è un gioco discretamente bello, una partita comandata sin dall'inizio, lo svantaggio dell'andata (2-0 per la Vibonese) ribaltato. L'avversario è del piano di sotto, ma poco ritoccato rispetto alla versione del campionato: dirlo serve a dare valore aggiunto al successo, a riempire di senso una partita apparentemente solo fastidiosa. Piace l'applicazione, il senso di soccorso che rende squadra anche l'insieme di giocatori disabituati a stare in campo nello stesso momento. E ci sono buoni spunti di riflessione: le prestazioni di Larosa (continuo e redditizio) e soprattutto di Panini (nuovamente sicuro, forse il migliore), la scoperta di Castroni (puntuale nelle chiusure, pronto nonostante i diciannove anni), la vena realizzativa di Pasca e la vivacità di Zito (bravo anche nella parentesi da terzino) e di Catania.
«Non chiamatelo il Taranto2» Allora la Coppa Italia ha un suo significato e il Taranto ha voluto evidenziarlo. Un secco 3-0 sulla Vibonese vale come passaggio agli ottavi e, soprattutto, conferma la bontà di un organico che può assicurare diverse frecce all’arco di Papagni. Non si deve, però, parlare di Taranto2.
«Non lo ritengo giusto - afferma l’allenatore -
anche perchè ho dato spazio a giocatori che, in questa stagione, sono scesi in campo dal primo minuto. È stato un test utile per verificare la condizione globale. Mi interessava, maggiormente, constatare l’aspetto motivazionale dei ragazzi e il livello di attenzione espresso. Dovevamo fare tre gol, senza scoprirci. L’atteggiamento è stato convincente».
Il Taranto continua a colpire con i suoi attaccanti, mentre fioccano i rigori a favore.
«Vuole dire che in area di rigore ci entriamo e possiamo andare in gol oppure veniamo fermati irregolarmente. Noi abbiamo sempre costruito tanto. Ricordo che ad inizio di stagione, la critica era proprio una certa incapacità di tradurre in rete tutte le azioni di attacco. Ora ci godiamo queste realizzazioni. Che le facciano le punte, è un aspetto secondario». Parlando di attaccanti, gli applausi sono da rivolgere in larga parte a Roberto Pasca e Antonio Zito. Il primo ha siglato la prima doppietta della stagione. Il secondo ha vestito in modo inappuntabile il ruolo di assist-men.
«Sono contento per la doppietta - rivela Pasca -
e per il passaggio del turno. Ci tenevamo a proseguire il cammino in Coppa. Ringrazio Zito per i passaggi illuminanti. Il cinquanta per cento del secondo gol è merito suo». Zito intravede altri segnali di crescita.
«E’ confortante l’approccio che abbiamo avuto in questa gara. Se ci ripeteremo
Il Taranto avanza in Coppa Italia
Il Taranto batte 3-0 la Vibonese e conquista l’accesso alla seconda fase finale della Coppa Italia di C. Le reti sono state siglate da Catania (su rigore) e
«Comodato d’uso o lascio il Taranto» "Giù le mani dallo Iacovone". Questo lo striscione esposto a metà circa del primo tempo in Curva Nord dai tifosi tarantini. Subito dopo ci sono stati dei cori anti-Blonda invitato chiaramente a non chiudere lo stadio.Verso la fine della partita una rappresentanza di tifosi è salita in tribuna per parlare con la stampa. In sintesi hanno confermato le loro richieste di continuare a tifare per il Taranto nel «loro» impianto, dichiarandosi perfino pronti ad occuparsi personalmente nella pulizia della Curva Nord. Come ultima ipotesi hanno dichiarato di essere disposti a manifestare in piazza il proprio dissenso. La questione-stadio comincia a complicarsi. Il terreno di gioco è sempre meno verde. Nell’intervallo fra il primo e secondo tempo il presidente Blasi ha sbottato: «Vorrei tantissimo continuare a fare calcio a Taranto e portare a termine il programma triennale. Noto, tuttavia, che gli ostacoli diventano sempre più alti. La convenzione propostaci dal dott. Blonda è inaccettabile. Non la firmerebbe nessuno al mio posto. Il nostro "no" lo abbiamo scritto nella lettera spedita al Comune. Ora attendiamo la controproposta. La porta per trovare l’intesa è sempre aperta». Blasi lancia un’idea: «Sono prontissimo ad accollarmi le spese di gestione dello Iacovone, che ammontano a 280mila euro, ad un unica condizione: ricevere l’intero impianto in comodato d’uso gratuito in esclusiva per 50-60 anni. In tal maniera potrei dar vita ad una serie di progetti che ho già in mente: trasferire allo stadio la sede sociale, costruire delle palestre per il benessere, allestire negozi ed altre cose. Ovviamente lo stesso contratto dovrà essere esteso a chi, un giorno, subentrerà al mio posto». La eventualità di chiusura dello stadio lo fa inorridire: «Andrò via immediatamente. E non sto né scherzando, né provocando alcunchè. L’ho già fatto a Manduria per altri motivi». di Giuseppe Dimito
Tifosi pronti a manifestare “Giù le mani dallo Iacovone”: affisso in Curva, non appena il settore è stato aperto. Un messaggio dei tifosi mentre il braccio di ferro silenzioso tra Comune e società continua. C’è lo stadio nel mezzo del dibattito calcistico: c’è una convenzione proposta (da Blonda) e un netto rifiuto (del Taranto). C’è un impianto senza corrente elettrica (interrotta l’erogazione per la morosità del Comune) e una soluzione tampone che si trascina (la società ha provveduto con un generatore). E c’è un debito reclamato dal Comune (la convenzione dell’anno scorso) e un conto diverso portato dal Taranto (ci sarebbe una promessa di sponsorizzazione). In mezzo a tutto questo la provocazione di Blasi: a queste condizioni (poco più di 71.000 euro) non firma e minaccia di mollare o portare via la squadra o, addirittura, di chiedere un terreno per costruire lo stadio per contro proprio. Il prefetto Mario Alecci fa l’arbitro, cercando di mediare, di arrivare a una soluzione che accontenti tutti. Ascolta, anche se il suo ultimatum tenero («Trovate un accordo entro il 31») è scaduto. Ora, nella discussione, si inseriscono i tifosi. Con lo striscione, ma anche con chiari cori all’indirizzo del commissario Blonda e con inviti a non chiudere lo stadio. Il rischio, va detto, esiste, qualora non si dovesse arrivare a un accordo e il Comune dovesse decidere di irrigidirsi. Ma gli ultras ieri hanno fatto sapere di essere pronti alla protesta: pulendo da soli l’impianto (o quantomeno la curva). O, addirittura, di scendere in piazza, di protestare in modo rumoroso. Non resta che attendere.
Totò, ultima farsa sognando Napoli
È bastato quel piccolo movimento della mandibola. Quell'impercettibile sussulto, quell'involontario spasmo delle ganasce che potrebbe sbriciolare un diamante e che lo ha reso giustamente celebre e temuto, collocandolo tra il Duce e Bettino Craxi nella galleria ideale delle più severe mascelle volitive del paese. Quando sabato sera, stizzito per non essere entrato in campo dopo un riscaldamento durato quasi mezz'ora, Cassano gli ha eiaculato in faccia la sua rabbia, rinfacciandogli l'essergli rimasto devoto anche dopo il tradimento con la Juve, Fabio Capello non ha avuto bisogno di replicargli a voce. La risposta stava tutta in quel silenzio parlante, in quell'espressione austera e solenne che dava corpo visivo all'immagine del Minosse dantesco, colui che
«ringhia e manda second'avvinghia». La formalizzazione della condanna è arrivata il giorno dopo - allontanamento sine die dalla prima squadra - ma la sentenza era già scritta in quel volto che mascherava a stento il sobbollire del rancore per una scommessa irrimediabilmente - e definitivamente - persa.
Iacovone, il caso resta irrisolto Secondo le notizie circolate negli ultimi giorni ieri mattina si sarebbe dovuto tenere un incontro in Prefettura per affrontare ancora una volta la spinosa questione "Iacovone". Ma l’attesa riunione non c'è stata, anche per i numerosi e più urgenti appuntamenti del prefetto Alecci, impegnato su altri fronti incandescenti. La vicenda stadio resta dunque irrisolta, almeno per ora, ma l’argomento verrà ripreso già nei prossimi giorni. Intanto però il Taranto Sport, su consiglio, pare, dello stesso Prefetto, ha risposto al Commissario Blonda, rifiutando ufficialmente la proposta di convenzione preparata dalla gestione commissariale, che prevede un esborso complessivo di circa 250mila euro fino a giugno, tra canone d’uso non esclusivo (quasi 72mila euro) e spese accessorie per luce, acqua, gas, guardiania, giardiniere, pulizia dell’impianto e acquisto di terra, sementi e concime. Attraverso il proprio legale di fiducia (l'avvocato Valerio Bassi), il Taranto Sport ha inviato una missiva a Palazzo di Città, motivando la propria opposizione, che il dg Galigani sintetizza così. «Lo stadio Iacovone versa da tempo in condizioni precarie e, allo stato attuale, il presidente Blasi, anche per esigenze di bilancio, non è disposto a prendere in considerazione la bozza di contratto che ci è stata sottoposta. Prima di iniziare a trattare occorrerebbe mettere a norma l’impianto per renderlo idoneo alle disposizioni di legge». Questa la rigida posizione della Taranto Sport, che chiede un sforzo al momento impossibile al Comune, che è segnato dal recente fallimento, che impedisce movimenti di denaro di una certa entità. Ma lo scopo potrebbe essere anche quello di convincere la gestione Il diggì Vittorio Galigani commissariale a rivedere la proposta di convenzione riducendo le cifre della stessa, obiettivo quest’ultimo difficilmente raggiungibile in un momento economicamente critico come quello attuale. La verità è che si è arrivati a un pericoloso muro contro muro. La situazione è estremamente delicata, tanto che c'è chi teme che l’impianto del rione Salinella possa presto chiudere i battenti, con il Taranto Sport costretta ad emigrare altrove per proseguire il campionato di C1. Domenica prossima i rossoblù dovrebbero ricevere il Giulianova, ma il futuro della squadra di Papagni allo Iacovone è ormai appeso a un sottilissimo filo. di Enrico Sorace Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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