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L'umiltà che serve e le nuove risorse

Ha senso mettere insieme la partita di Coppa di mercoledì e quella di campionato di domenica. E’ un calcolo che introduce una riflessione: ventitre giocatori utilizzati, due vittorie larghe, sempre un’idea chiara di squadra. Non sono i risultati, parzialmente viziati dall’avversario, a giustificare qualche picco d’enfasi. E’ la maturazione del gruppo, la capacità di alternare uomini e soluzioni senza disperdere identità. Ecco: l’eredità della vittoria agevole sul Giulianova si può allargare all’intermezzo settimanale. Individuando gente che (il giovanissimo Maiorino a parte) è sempre pronta a recitare da titolare e in ogni caso sa quello che deve fare. Forse, anche, un gruppo che ha imparato la lezione di San Marino, togliendo la superbia dalle proprie caratteristiche, cassando la supponenza, gestendo l’ardore ma senza abbandonare la partita con ingenua e dannosa presunzione di superiorità. Prima, nell’analisi, viene l’abbondanza. Non solo numerica, ma anche qualitativa: la doppietta di Zito è l’esempio di un gruppo pieno di risorse. La sorpresa non sono le qualità del ragazzo di Fuorigrotta (fiutate da subito) e nemmeno i gol (appartengono al repertorio): è, piuttosto, la possibilità di scovare tesori in panchina, il senso di pienezza che Papagni avverte ogni volta che guarda alle sue spalle, ogni volta che deve scegliere. Fino a concedersi dei lussi: rinunciare a Caccavale, scelta forte di chi vuol ritrovare mentalmente e spronare il gladiatore campano, oppure preservare Deflorio, evitandogli rischi e concedendogli altro tempo per recuperare pienamente, addirittura di provare Danucci difensore centrale, di sperimentare Mancini seconda punta. Gente in movimento, ognuno che sfrutta il suo attimo: come Ambrosi, ad esempio, passato dal rischio di diventare un gregario di lusso al gusto di sentirsi intoccabile. L’identità collettiva che la squadra mostra di aver trovato, campionato o Coppa che sia, è anche il segnale di un totale coinvolgimento, di giocatori che credono nel disegno, di gente che non perde l’occasione per darsi. E la prova di intelligenza sarà settimanale, quando il tecnico dovrà fare le scelte (dando per scontato l’assenza di volontà autolesionistiche) e gli inevitabili scontenti dovranno accettarle. Perché in questa squadra non può non esserci posto per Deflorio, simbolo e leader del gruppo, perché è inimmaginabile Caccavale sistematicamente confinato in tribuna. Allora serve forza da spendere, serve il carisma che Papagni dimostra ad ogni occasione utile e serve, soprattutto, una società che sostenga lo sforzo dell’allenatore, che guardi con fiducia alle rotazioni, ai turni di riposo, alle decisioni psicologicamente utili e le accompagni, senza attendere al varco per evidenziare l’errore. La seconda parte dell’analisi è conseguente alla prima: ora che è ufficializzata l’ampiezza dell’organico Papagni sa di avere pure il compito di scovare la gente con maggiori motivazioni. Quella che non cada nel peccato più grande del Taranto: l’illusione di poter vincere sempre e comunque. Rileggendo la partita con il Giulianova il dato è evidente: la pochezza dell’avversario, la certezza quasi matematica della vittoria avrebbero potuto suggerire momenti di rilassamento (letali in altre partite). Il passo cadenzato tenuto durante la gara consente, invece, di escludere ogni calo di tensione. Dall’approccio (giusto), alla prima parte impiegata per prendersi la gara, al resto, gestito senza infierire, ma anche senza fingere. Piccoli semi lanciati su un campo. Eccezionale sarebbe saperli coltivare. di Fulvio Paglialunga07 novembre 2006

Il Taranto cambia pelle
Aspettando Perugia

Dieci partite sono poco meno di un terzo del campionato e offrono materiale per un primo bilancio. Dall’1-0 sul Ravenna al 5-0 col Giulianova: proviamo a capire quanta verità è affiorata sul conto del Taranto.
LA CLASSIFICA - I punti conquistati sono 16 e tengono il Taranto a ridosso (-1) della zona playoff, che rappresenta il traguardo stagionale. Quattro vittorie, quattro pareggi e due sconfitte: questi i risultati messi insieme grazie ai 15 gol fatti e, purtroppo, agli 8 gol subiti. Sono cifre sostenibili: forse non esprimono compiutamente tutta la forza della squadra, ma alleviano il peso delle aspettative che il Taranto si porta dietro da quando è nato.
IL MOMENTO - È discreto e dura ormai da sei turni: 10 punti. Quattro pareggi e due vittorie, dopo il trauma della doppia sconfitta contro Cavese (in casa) e Juve Stabia (in trasferta). È stato quello il periodo di massima inquietudine, dove è rischiato di franare prematuramente l’intero progetto. I cattivi pensieri, l’agguato sul pullman, le dimissioni di Pagagni, le due partite a porte chiuse: ora sembrano ricordi lontani, ma è storia - dolente - di appena quaranta giorni fa.
IL GRUPPO - Si spezza quando arrivano le sconfitte. Succede ovunque, anche negli spogliatoi più sani. Ma se i risultati aiutano, il gruppo non si spezza. Resta unito e fornisce la base umana (oltre che tecnica) per qualsiasi avventura. Papagni sembra guidarlo con mano sicura. "Gioca" sempre a fare il padre di tutti, ma ha ormai capito che non ha più il dovere di cercare la riconoscenza dei suoi giocatori. Ha solo il compito di tirare fuori, da ogni partita, un risultato, con i metodi in cui crede. L’esclusione di Caccavale va in questa direzione: Papagni ha imposto la sua scelta con rigore e con fermezza. L’ultimo Caccavale è un difensore sul cui rendimento si può discutere. Papagni l’ha fatto, tirando le somme: una partita in meno nella testa e nelle gambe può aiutare il giocatore a ritrovarsi. Ma l’esclusione di Caccavale è anche un segnale per il gruppo che si sta avvicinando fatalmente al punto di non ritorno. Perché per ogni gruppo arriva il momento in cui i giocatori si dividono: fra chi gioca molto e chi gioca poco, fra chi sta sempre fuori e chi sta sempre dentro. La concorrenza si fa spietata e ogni partita diventa un piccolo spareggio. Una specie di trauma salutare.
IL MODULO - Non ce n’è ancora uno di garanzia. E forse mai ci sarà. Papagni è per una squadra tatticamente flessibile, in grado cioè di cambiare pelle. Una squadra camaleontica, dove Larosa può ritrovarsi a fare l’incursore avanzato (è capitato) e Danucci può retrocedere in difesa (è accaduto domenica contro il Giulianova). Ottenere il massimo, sfruttando il meglio di cui si dispone: Papagni pensa che sia possibile e sta lavorando per riuscirci. La difesa a tre potrebbe essere il prossimo approdo. Soluzione che schiuderebbe nuovi orizzonti tattici, aprendo prospettive diverse. La "rosa" è vasta e comprende
petali interessanti. Zito, per esempio, giocherebbe titolare in molte delle squadre sinora incontrate. Non ci sono incompatibilità dichiarate e di questo va dato atto a chi il Taranto ha costruito. Tutti possono coesistere con quasi tutti. Tocca a Papagni capire sin dove l’inv enti va e l’immaginazione possano spingerlo nella costruzione di un’altra squadra.
IL GIOCO - La manovra corale è per il Taranto una conquista faticosa. Perché spesso la qualità dei singoli è talmente preponderante da "sporcare" la trama, ora interrompendola, ora sintetizzandola. Ma un gioco c’è. Si vede. Esiste un sistema di tragitti, di passaggi, di traiettorie e di movimenti prestabiliti. Rotte invisibili che hanno come meta il gol. E che stanno adesso mettendo addosso alla squadra la necessaria tensione realizzati va.
IL FUTURO - La trasferta di Perugia potrebbe introdurre il Taranto in un nuovo ciclo: quello della definitiva maturazione. Il test è attendibile. Per superarlo servono umiltà e coerenza. L’esperienza ci insegna che i campionati spesso svoltano all’improvviso, senza chiedere il permesso. Quando è tempo di mettersi il vento alle spalle, bisogna farlo. Forse quel momento sta arrivando. di Lorenzo D'Alò07 novembre 2006

Zito, un giorno da favola
Le gioie del giovane attaccante del Taranto: la bella doppietta segnata al Giulianova, l'abbraccio di Fuorigrotta, l'incontro con Del Piero e... Napoli-Juventus al “San Paolo”

Casa a Fuorigrotta con vista sul “San Paolo”, tardo pomeriggio. «Lo stadio è proprio qui vicino. Tra un po' sarà difficile anche parlare, perché ci sarà un rumoroso fiume di gente». Antonio Zito vive la sua giornata da favola: assapora il gusto della doppietta segnata con il Taranto, ha conosciuto Alex Del Piero e ha un biglietto di tribuna per Napoli-Juventus tra le mani. Tutto così in fretta: «Ho pensato a lungo ai gol che ho segnato al Giulianova. Mi sono svegliato con il pensiero fisso, come se stessi ancora sognando. Poi mi sono fermato: improvvisamente ho cominciato a pensare al Perugia, che è il prossimo obiettivo. Alla fine ho deciso di concedermi una pausa e dedicarmi a Napoli-Juve: il mio cuore è partenopeo, è la città dove sono nato e che mi ha allevato». 
E' una giornata che Zito vorrebbe non vedere mai finire. Aspetta la partita: «I miei amici saranno in Curva e mi sarebbe piaciuto stare con loro. Però ho un biglietto di tribuna: me l'ha dato Gerri Palomba, che è il mio procuratore, ma anche quello di Bojinov. Sono stato anche all'albergo della Juve e mi sono divertito molto. Poi ho avuto la possibilità di conoscere e parlare con Del Piero: lo ammiro da sempre, è un personaggio che fa bene al calcio. Sono ancora emozionato». 
Non c'è possibilità di smentita, vale il tono della voce. E non si può descrivere un sentimento con grigi caratteri di una tastiera. Zito sembra tremare: certe giornate si vivono poche volte. «Ho capito subito che avrei vissuto un giorno fantastico: da quando ho visto tanta gente farmi i complimenti per strada. Avevano letto, sapevano della doppietta: qui è come se fossimo tutti una grande famiglia». Ragazzo forte: Zito ha vent'anni e da tredici è senza padre. In ritiro raccontò il sentiero percorso per arrivare al calcio: la storia di un piccoletto che giocava bene e di un professore di educazione fisica che lo adottò sportivamente, andando a prenderlo a casa, riportandolo a fine allenamento. Convincendolo a tirare i primi calci con la Pianurese. «Quel professore devo ringraziarlo. Lo andrò a trovare dopo: ora fa il vigile, fa servizio allo stadio. E' tanto che non ci vediamo: saprà dei gol, ma gli darò anche il mio numero di telefono, immagino gli faccia piacere». 
I gol sono un'immagine che torna. Con tutte il contorno di emozioni: «Al primo gol, non so se si è visto, ho lanciato un grido fortissimo sperando che mio padre potesse sentirlo. Al secondo ho imitato un gesto che fa Larosa quando esulta in allenamento, mentre scherziamo. Poi sono passato da uno spogliatoio che mi riempiva di complimenti e, appena ho potuto, ho chiamato mia madre. Sapeva il risultato, ma non i marcatori, perché sul Televideo non ci sono. Le ho detto: “Ma', ho segna...”, non ho fatto in tempo a finire e si è messa a piangere. E' una grande donna: mi ha sempre seguito da vicino, adesso non può perché ho una sorellina più piccola di me che deve seguire, per la quale, tra l'altro, io è come se fossi il padre. Ma sono sicuro che entrambe, alle partite importanti, non mancheranno». Perugia-Taranto è una partita importante, ad esempio: «Se ci penso: giocavo a Sorrento, ora mi trovo alla vigilia di una partita così bella. Sfide del valore di Perugia-Taranto, finora, me le sono solo fatte raccontare dai compagni più grandi». 
Zito è un napoletano che sorride. In questi giorni affogati dalla cronaca nera è un privilegio: «Vorrei che certa gente capisse che quello che sta accadendo non è giusto, vorrei che le nuove generazioni non seguano questi cattivi esempi, ma vorrei anche che si capisse che Napoli non è solo questo: è anche una città fantastica, dove tutti si sentono amici e tu ti senti amico di tutti. Mi fa male parlare di certe brutture, ma litigo anche con chiunque ne approfitti per demonizzare Napoli. Io sono un ragazzo di Fuorigrotta felice, vorrei che lo fossero tutti». Il calcio era uno sfogo, ora è una professione: «Vorrei vedere il Napoli salire e, allo stesso tempo, vorrei salire con il Taranto fino a giocare io al San Paolo e fare gol in questo stadio: poi vediamo se sono più quelli che provano a cacciarmi da casa o quelli che festeggiano con me». E' un sogno. Ma in un giorno così (Del Piero segna, il Napoli pareggia: va bene anche la partita) si può dire tutto: «Sono quello che state vedendo, ma sono pronto a dare di più. Ho voglia di crescere e, visto che sono arrivato qui con l'obiettivo di giocarmi il posto. Ho ambizioni, ci provo». Zito ci crede. «Adesso mi scusi: sono arrivati i nipotini, devo scendere un attimo. Le dispiace?». Macché. di Fulvio Paglialunga07 novembre 2006

Taranto respira a pieni polmoni
Prosperi: «Siamo guariti. Ora è giusta la mentalità»

Cinque gol tutti insieme come non capitava da tempo, tre punti fondamentali per rilanciarsi in chiave playoff, sei risultati utili consecutivi. Il Taranto c'è e si rimette prepotentemente in corsa sfruttando, come da pronostico, la crisi di un Giulianova in palese caduta libera. Ma è piaciuto l’approccio alla gara dei rossoblù, lo spirito operaio della squadra, che ha gestito con sufficiente disinvoltura un incontro risultato una semplice e salutare passeggiata. Tra i protagonisti del successo sugli abruzzesi c'è il roccioso Fabio Prosperi, diventato ormai un punto fermo nell’undici di Papagni. «Siamo contenti -ammette il difensore- perché abbiamo affrontato la gara con la giusta mentalità contabilizzando un successo prezioso che fa morale ma soprattutto classifica. Sinceramente non era facile partire bene, proprio perché il pronostico pendeva tutto dalla nostra parte e quindi non potevamo proprio sbagliare. Ma siamo stati bravi a sbloccare subito il risultato e soprattutto a chiudere presto il conto evitando qualsiasi rischio». E’ davvero un bel momento per Prosperi, che ha guadagnato consensi partita dopo partita. E contro il Giulianova ha realizzato anche il suo primo gol in maglia rossoblù. «Una bella soddisfazione soprattutto per un difensore. E’ stata una rete cercata, frutto di uno schema provato in allenamento. Oltre ai tifosi voglio dedicarla a tutti i compagni di squadra che durante la settimana sono vittime delle mie involontarie pallonate». Ma il centrale difensivo rossoblù non si monta la testa e resta umilmente con i piedi per terra. «Sono stato chiamato in causa in un momento di difficoltà e penso di aver offerto il mio contributo in ogni partita, in attesa del rientro di Pastore e Caccavale, due giocatori troppo importanti per questo Taranto. Devono rimettersi in fretta, li aspettiamo». Archiviata la pratica Giulianova l’obiettivo si sposta ora sull'insidiosa trasferta di Perugia. «Sarà un’altra partita difficile -chiosa Prosperi- e non solo per il blasone degli umbri. Incontreremo una squadra arrabbiata, intenzionata a riscattare il deludente inizio di stagione. Hanno un organico competitivo e secondo me non hanno i punti che meritano». Contro il Giulianova la difesa rossoblù ha trascorso una domenica decisamente tranquilla, l’attacco, invece, ha mostrato segnali di grande vitalità. Ambrosi è ormai una piacevole conferma, una delle note più liete è stata il ritorno al gol di Cammarata, a secco dalla gara interna con la Cavese. «Segnare fa sempre piacere -dichiara l’ex centravanti del Pescara- anche perché la società mi ha ingaggiato per quello. Ma sono felice soprattutto per la prestazione corale della squadra. Partite come quella col Giulianova non bisogna prenderle sottogamba. Se non le affronti col piglio giusto rischi di complicarti la vita. Dobbiamo proseguire su questi livelli, giocando con la stessa mentalità anche sul campo del Perugia. Sarà una partita impegnativa, ma il Taranto saprà farsi rispettare». di Enrico Sorace07 novembre 2006

Stadio, comodato d’uso gratuito?
La società sta per formalizzare la richiesta al Comune. Da oggi allenamenti al campo B. Florido: «È una proposta ragionevole». Per Perugia 500 biglietti

E' stata rinviata la conferenza-stampa sulla questione stadio Iacovone annunciata domenica sera dal direttore generale, Vittorio Galigani. Il Taranto intende, infatti, prima depositare al Comune la richiesta di comodato d’uso gratuito in esclusiva dell’impianto e, poi, dare l’annuncio ufficiale. A tal proposito, ieri sera, il dg rossoblù ha avuto un lungo colloquio con l’avv. Valerio Bassi, il quale ha materialmente steso la proposta. Se non dovessero venir fuori "intoppi" la formalizzazione dovrebbe avvenire oggi e, quindi, presumibilmente, la conferenza, sarà fissata in giornata o, al massimo, domani. Intervendo sul problema il presidente della Provincia, Gianni Florido, ha espresso il suo sostanziale parere positivo sulla proposta rossoblù: «L'accordo fra Comune e Taranto Sport va trovato nell’interesse di tutti, specialmente dei tifosi. La richiesta del presidente Blasi, a mio parere, è positiva. Va soltanto un po’ limitata la durata del comodato, che mi sembra troppo lunga, e la clausola dell’esclusiva. Ritengo che il Comune debba introitare i riflessi economici che derivano dai concerti. Per il resto l’ente pubblico se ne avvantaggerà. Vero è che concede lo stadio senza incassare un euro, ma è altrettanto vero che risparmia ingenti somme per i tanti oneri accessori come gli stipendi a custode e giardiniere e, soprattutto, le spese necessarie per mettere a norma Pisanu l’intero impianto. Conto di contattare il dott. Blonda per esprimergli queste mie riflessioni». La squadra riprende nel pomeriggio la preparazione in vista della prossima trasferta a Perugia. Per quindici giorni si allenerà al campo "B" per consentire al giardiniere di risistemare il manto erboso. Da Perugia giungeranno 500 biglietti. di Giuseppe Dimito07 novembre 2006

Il Taranto batte cinque
Larga vittoria dei rossoblu allo “Iacovone”, contro un Giulianova in crisi. Zona playoff ad un punto

Non c'è partita, ci sono lunghi minuti di imbarazzante disparità. Ci sono distanze che si dilatano, differenze di qualità e esperienza che scavano dirupi. Mancano, cioè, i presupposti basilari per differenziare la gara del Taranto da una passeggiata, per dare un peso specifico alla prova. Esistono, però, due rischi: riempire tutto di significati eccessivi e non tenere conto della povertà del Giulianova, oppure svilire i cinque gol che marchiano il successo, affogandoli in banalità e riconducendoli solo alle condizioni dell'avversario. Le certezze, senza equilibrismi dialettici, sono, vittoria a parte, una squadra in salute, un organico incredibilmente vasto e una lussuosa imprevedibiltà di soluzioni. E cinque gol ognuno con la sua forza da spendere. Segna Ambrosi: su rigore (ripetuto, ancora, due volte), ma anche per la quinta volta nelle ultime quattro partite, segnale inequivocabile delle virtù ritrovate di chi fa gol per professione. Segna Cammarata: sbloccandosi, sbucando oltre i limiti di un momento complesso, trovando quello che gli mancava. Segna Prosperi: potere operaio e umiltà da allargare al gruppo, messaggio di un ex seconda linea che sa fare il suo dovere. E segna, due volte, Zito: con classe (il primo) e opportunismo (il secondo), con la sua utile sfrontatezza, come una dimostrazione di un organico di grandi risorse. 
Forti le scelte iniziali: Caccavale in tribuna (scelta tecnica), Larosa esterno di difesa, Cosenza centrale. Più agevole la lettura del modulo: 4-4-2, Toledo elemento di disturbo, a volte terza punta, altre volte trequartista, più spesso quarto di centrocampo. Giusto l'approccio: il rischio di declassare l'avversario in anticipo è scongiurato dalla partenza. Troppo fragile il Giulianova per opporre la resistenza temuta. La brigata di Pagliaccetti si regge su poco: su un 4-4-2 affidato al cuore e alla tecnica di Morello e all'esperienza di Catalano, ma sistematicamente infranto da un gruppo troppo giovane (in campo dall'inizio anche un sedicenne e due diciassettenni) per essere vero. Sul campo ci sono spazi scoperti che il Taranto si prende con forza: la manovra è facile, perché i movimenti funzionano, la circolazione è bella da vedere e l'opposizione è leggera. Ambrosi ha voglia di segnare e forza per trascinare, il gruppo segue la partita con umiltà, senza scivolare in pericolosi momenti di sufficienza (parentesi brevi, più che altro legittime pause) e in peccati mentali. Il Taranto non abbandona la partita una volta appurata la propria superiorità e non la lascia scorrere quando si accorge di poter segnare in ogni momento. Si prende tutto subito, andando in gol dopo tredici minuti. Ambrosi si procura il rigore (11', il portiere lo atterra su verticalizzazione di Cammarata) e lo segna con la solita freddezza e le solite incomprensioni (l'arbitro fa ripetere la prima volta). 
Si gonfia la rete, si sgonfia la gara: svaniscono i temi tattici, il campo restituisce una resistenza confusa del Giulianova, una elegante prepotenza del Taranto e una sequenza di gol fatti e sfiorati. Ci va vicino Cammarata (16', bella girata di sinistro su lancio di Danucci), ci prova anche Colombini (19', tiro da sinistra che la difesa in qualche modo devia in angolo. Ci riesce Prosperi. Il gol, esecuzione chirurgica di uno schema, sembra segnato da tutti: De Liguori calcia la punizione verso il secondo palo, Cosenza (28') rimette al centro in acrobazia e Prosperi devia di testa in porta. Ci sono due concessioni al Giulianova e al relax attivo: un tiro di Morello (29') e un sinistro tecnicamente apprezzabile di Antenucci (42'), entrambi respinti da Pinna. Tra le due occasioni restano due tentativi di Cammarata (35' e 41'). Oltre, invece, c'è la fine virtuale della partita: il Giulianova rimane in dieci (46', espulso Ippoliti per fallo su Ambrosi lanciato in contropiede) e non trova più il modo di stare in campo per tutta la ripresa. Pagliaccetti ricomincia con il 4-4-1 (inserendo Ciminà per Croce), più tardi vira per il 4-3-2 (avanzando Morello), nel frattempo il Taranto banchetta. Segna Cammarata: Danucci lancia Ambrosi in area (2'), Visi respinge il tentativo e il biondo ha la freddezza e la classe per segnare senza affanno. Resta il tempo per gli esperimenti: Papagni prova Danucci centrale di difesa (Cejas per Prosperi), poi avanza Mancini come seconda punta (quando Zito entra per Cammarata). E avanza lo spazio in vetrina, che Zito si prende con due gol. Splendido il primo: aggira Latini in velocità (31') e, quando rimette il pallone a terra, disegna uno straordinario pallonetto che supera Visi. Freddo il secondo: bella la premessa (36', scambio di tacco Ambrosi-Toledo e cross del brasiliano), perfetta l'esecuzione (colpo di testa e gol). Logico il contraccolpo: nessuno osa più. La partita finisce in anticipo. O, forse, nemmeno è iniziata. di Fulvio Paglialunga06 novembre 2006

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

PINNA - Il Giulianova non è la squadra che gli fa perdere il sonno. Ma quando il Taranto si rilassa gli arrivano due tiri insidiosi. C’è su entrambi: 6.5
LAROSA - Senza qualche errore di misura meriterebbe di più. Perché la sua partita è comunque buona: da esterno ha qualche preoccupazione contro Morello, ma in qualche modo tiene e riparte con discrete intuizioni: 6
COLOMBINI - Non si spreca, intuendo la domenica facile da gestire. Ha poco da coprire e si ritaglia lo spazio per qualche punto. Buoni i tempi degli inserimenti: 6
PROSPERI - Senza Caccavale si trova a dirigere la difesa. Al di là delle scarse preoccupazioni che il Giulianova crea, mostra personalità. Ed è anche al posto giusto quando deve segnare: 6.5
COSENZA - Sui palloni alti le prende tutte. Si sta guadagnando fiducia, non si perde mai. Neanche quando distrarsi è facile. Bravo anche nell’assist a Prosperi: 6.5
DE LIGUORI - Gioca da interno, per alcuni minuti torna esterno. In entrambi i casi svolge il suo compito senza strafare. Ha l’esperienza per gestirsi: 6
TOLEDO - Fa capire di essere in grado di superare tutti in velocità, di poter fare quello che vuole. Ma, saggiamente, non infierisce. Alcuni numeri non li può evitare, però: bella, ad esempio, l’azione del quarto gol: 6.5
DANUCCI - Non corre troppo perché non è necessario. Mostra piedi buoni e lucidità in ogni azione, ma non sembra fisicamente nel momento migliore. Papagni lo prova anche da difensore centrale: 6
AMBROSI - Segna ancora. E ancora su un rigore contestato per una rincorsa che, invece, è al limite del regolamento ma regolare. La buona notizia non è solo il penalty e nemmeno il quinto gol in quattro partite: è il suo atteggiamento, il suo modo burbero di trascinare la squadra: 6.5
MANCINI - Corre e dà prova di essere fisicamente in un buon momento. Cerca di ritrovarsi anche tecnicamente, osando in qualche situazione a costo di sbagliare. Impegno apprezzabile: 6
CAMMARATA - Tanto movimento, qualche tiro per la platea e un gol realizzato con ottima tecnica e grande freddezza. Può servire per fargli riprendere il filo con la rete avversaria: 6.5
Cejas - Entra con la partita morta. Qualche volta inciampia nella troppa voglia di dimostrare: s. v.
Zito - I due gol arrivano in un momento della partita strano. Ma la tecnica alla base di entrambe le realizzazioni vale qualcosa in più. Può diventare una risorsa: 7
Panini - Papagni gli fa rivedere il campo dopo la Coppa: s. v.
PAPAGNI - Se la squadra non fallisce l’approccio probabilmente è merito suo. Fa scelte coraggiose e fa capire che con un organico così vasto non c’è spazio per le gerarchie. Se la squadra continua a seguirlo, può nascere qualcosa di interessante: 6.5
L’arbitro - Rigore e espulsione sono ineccepibili per regolamento. Forse il buonsenso avrebbe fatto evitare il “rosso” a Ippoliti quando era evidente che non ci sarebbe stata partita: 6
La squadra avversaria - Se resta così è spacciata. Ha l’attenuante delle assenze, ma è l’evidente segnale di una società in declino: s. v.06 novembre 2006

Il Taranto azzera il Giulianova
I rossoblù conquistano la vittoria grazie a un approccio sereno e a una conduzione giudiziosa. I pugliesi cinque volte in gol. Una doppietta firmata da Zito

Quando è troppo facile, basta raccontare i gol, sospendendo il giudizio su ciò che rende improbabile il confronto. I gol sono cinque. E piovono sulla partita, allagandola. Il Giulianova prima annaspa, poi affonda. Il Taranto non vorrebbe infierire, ma gli riesce difficile esimersi. I gol sono più reali della partita che li contiene. Ecco la loro successione. Il primo: Ambrosi dal dischetto, rigore fatto ribattere per abuso di saltelli e di passettini nella pittoresca rincorsa (13'). Il secondo: Prosperi deposita di testa il pallone spedito verso il centro dell'area da Cosenza, pescato dalla punizione-cross di De Liguori (28'). Il terzo: Ambrosi sbaglia davanti a Visi, il pallone favorisce Cammarata, che da posizione decentrata indovina l'angolo più lontano (2' della ripresa). Il quarto: Zito aggira un difensore in velocità e con un morbido «cucchiaio» mette Visi fuori causa (31'). Il quinto: Zito di testa, colpo comodo a suggellare una pregevole combinazione Toledo-Ambrosi-Toledo (36'). I gol sono tutto. Tra un gol e l'altro c'è la partita, che il Taranto vince per manifesta superiorità. Alla vigilia i sospetti che potesse finire così, con un punteggio inequivocabile, erano pesanti. Il Giulianova è ultimo e si vede. La squadra di Pagliaccetti è di una inconsistenza diffusa. I limiti sono chiari. La sua situazione è nota. Troppo bassa l'età media (in campo ci sono due '89 e addirittura un '90). Troppo alta la concentrazione di pochezza individuale e di fragilità collettiva. Il Giulianova aspetta che il suo destino si compia. Non dovrà attendere a lungo. Il Taranto è più forte e si capisce subito che finirà per dilagare. La sua forza è preponderante. Espressa compiutamente da ogni singolo: senza eccessi, con sobria partecipazione, anteponendo i bisogni della squadra alle aspirazioni personali. Perché questo era l'unico rischio connesso ad una partita di comodissimo transito: smettere di cercare il gioco, lasciando fare ai giocatori. Pensare di risolvere la contesa, aggiudicandosi tutti i duelli individuali. Tecnicamente possibile, tatticamente sconsigliabile. I meriti del Taranto, al di là della scontata vittoria, stanno proprio nell'approccio sereno e nella conduzione giudiziosa. Non ci sono, stavolta, peccati di superbia, né difetti di lettura, né dispersione di equilibrio. Tutto avviene perché la manovra, oltre ad un avversario privo di valore specifico, lo consente. La formazione iniziale non è quella annunciata. Perché manca Caccavale: scelta tecnica, chissà da quando la «covava» Papagni, che accentra Cosenza e chiude a destra la linea difensiva con Larosa. Il modulo, in fase di non possesso, rimanda al 4-4-2, pur se Toledo rappresenta una potenziale variabile. Anche il Giulianova è 4-4-2, ma è solo disegno. Dentro l'impianto non scorre molto: la disciplina tattica di Catalano, i tocchi sapienti di Morello, i movimenti da prima punta di Antenucci. Attorno a loro ruota una banda di ragazzini. La differenza è vistosa. Ogni azione contiene i germi del gol. Non tutte, però, sviluppano la malattia della rete. Alcune s'infrangono prima, altre non trovano lo spazio per l'affondo. È Danucci a dettare i tempi, mentre Mancini cerca di forzarli. E Toledo, bordeggiando la linea laterale, si produce in discese spesso fiorite. Gioca sul velluto il Taranto, che sblocca il risultato al 13'. A procurarsi il rigore è Ambrosi, liberato da Cammarata dentro l'area: Visi, anticipato, lo stende in uscita. Sul dischetto ci va Ambrosi: la sua rincorsa assomiglia ad una danza tribale. Portiere da una parte, pallone dall'altra. Ma l'arbitro fa ripetere. Ambrosi lo accontenta, senza apportare sostanziali modifiche alla rincorsa: il portiere abbocca, il gol è valido. Il raddoppio lo firma Prosperi, che infila di testa sulla sponda puntuale di Cosenza, perfezionando così uno schema su punizione (28'). Partita saldamente tra i piedi del Taranto. Cammarata rischia la conclusione volante (35'). Il Giulianova tira in porta per la prima e unica volta al 42': bravo Antenucci nella circostanza. Poi, allo scadere, l'arbitro espelle Ippoliti, che interrompe una penetrazione centrale di Ambrosi. Fallo da ultimo uomo: Giulianova in dieci. L'inferiorità si cronicizza. Nella ripresa il Taranto straripa. Segna Cammarata, rimediando all'errore di Ambrosi (2'). Segna Zito, sinistro caldissimo: due volte. Il pallonetto, sulla sfera che scorre, è una perla (31'). L'appoggio di testa, sul cross soffice di Toledo, liberato da un colpo di tacco di Ambrosi, è un gesto esatto. Il resto è onesta gestione dell'ovvio, senza fare accademia. Scelte futuribili: Papagni che prova Danucci centrale difensivo. E rinunce meditate: Deflorio che si scalda e non entra. Forse perché non ce n'era proprio bisogno. di Lorenzo D'Alò06 novembre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6 - Spettatore non pagante. Una sola parata sulla conclusione di Antenucci nel primo tempo.
LAROSA 6 - Quando c’è da spingere, spinge. Quando c’è da difendere, difende. Qualche errore in fase di disimpegno.
COLOMBINI 6 - Lettura diligente della partita. Fa quello che serve in quel momento, senza esagerare.
PROSPERI 6,5 - Gioca con puntiglio e applicazione. Il gol impreziosisce una prestazione priva di sbavature.
COSENZA 6 - Si fida troppo della sua forza fisica. Non va mai in difficoltà.
DE LIGUORI 6,5 - Fiato e cuore a disposizione del gruppo. È un capitano silenzioso e versatile.
TOLEDO 6 - Quando s’invola, palla al piede, rischia sempre di fare il vuoto.
DANUCCI 6,5- Corte o lunghe, non recapita mai palloni banali. Nella ripresa retrocede in difesa, da dove può far ripartire l’azione.
AMBROSI 6,5 - Continua a segnare e questo basta. Ma fa di più: si procura il rigore e riduce il Giulianova in dieci.
MANCINI 6 - Sufficienza di stima. Sta cercando disperatamente di ritrovarsi. Ha perso leggiadria stilistica.
CAMMARATA 6 - La speranza è che il gol lo abbia rassicurato. Perché c’è bisogno del miglior Cammarata.
CEJAS 6 - Entra al posto di Prosperi e va a fare legna in mezzo al campo. Non solo interdizione, anche qualche aperture illuminante.
ZITO 7 - Quanta arroganza tecnica in quel "cucchiaio" irriverente. Il ragazzo ha talento.
PANINI 6 - Rivede la luce della prima squadra dopo tre turni trascorsi in tribuna.
PAPAGNI 6,5 - L’esclusione di Caccavale è una scelta forte. Prova che nel Taranto non ci sono inamovibili. E che gli interessi del gruppo vengono prima delle aspettative dei singoli. La partita, oltre la pioggia di gol, gli darà ragione. di Lorenzo D’Alò06 novembre 2006

«Vincere non era semplice»
Papagni, tecnico del Taranto, commenta così il successo sul Giulianova

Cinque gol in uno stadio di nuovo “colorato” dai tifosi. In una struttura che il Taranto vorrebbe gestire. La questione-stadio, nel dopo partita, è il veloce preludio dell'analisi domenicale di Papagni.
L'annuncio spetta al direttore generale Vittorio Galigani: oggi, alle 12, allo “iacovone”, il presidente Gigi Blasi terrà una conferenza stampa sull'argomento. «Per ufficializzare la nostra proposta al commissario straordinario Blonda» precisa il dg, con una postilla da non sottovalutare: «Godiamo del sostegno delle istituzioni ancora viventi». Solo una la traduzione possibile: del caso-Iacovone si sta occupando anche il presidente della Provincia, Gianni Florido, che ieri ha seguito la partita accanto a Blasi. Stamattina sapremo: e la proposta di gestione dello stadio in comodato gratuito da parte del Taranto avrà contorni ufficiali.
La vicenda, però, non riesce ad oscurare la bontà del momento dei rossoblu. Cinque gol non possono essere sminuiti: anche se Papagni affronta le dichiarazioni di fine gara con il solito sorriso. Senza sussulti: con ovvia soddisfazione e consueta prudenza. «Sono coerente e cercherò di continuare ad esserlo» sottolinea il tecnico di Bisceglie. Sulla carta, il Giulianova aveva davvero poche chance: il Taranto è riuscito a rendere la partita semplice, a tenerla in pugno per tutti i novanta. «Le partite - sottolinea Papagni - divengono semplici solo dopo averle giocate, in fase di giudizio. Prima e durante non lo sono mai. L'importante è essere umili, pensare all'obiettivo da cogliere e al bene della squadra e non alle prestazioni dei singoli. La compattezza è un bene fondamentale, soprattutto quando hai tanti giocatori di qualità: in un gruppo tutti devono responsabilizzarsi».
La domanda sull'assenza di Caccavale, destinato alla tribuna, sfocia come una conseguenza naturale. L'allenatore ionico cerca subito di sgonfiare il “caso”. «Il giocatore - evidenzia - è rimasto fuori per scelta tecnica. Io conosco bene i miei ragazzi dal punto di vista psicologico: non era opportuno portarlo in panchina, anche se mandare un calciatore in tribuna è sempre diffcile. Ma sono sicuro che Maurizio reagirà e tornerà ad allenarsi più carico che mai, nel pieno delle energie. Contro il Giulianova avevo bisogno di Larosa, che ha il passo del centrocampista, e ho preferito portare in panchina Panini e due calciatori di qualità come Catania e Deflorio. Nulla di più».
L'abbondanza provoca scelte delicate: Papagni, però, non sente il peso di questo compito. «Avere tanti buoni giocatori - ribadisce - non può e non deve essere un problema. L'importante è tenere tutti nelle stesse condizioni, fisiche e mentali. Selezionare gli undici giocatori da far scendere in campo o i diciotto da convocare, con un simile organico a disposizione, sarebbe difficile per tutti. Io non mi preoccupo: non faccio distinzioni o preferenze, tutti meriterebbero da giocare dall'inizio. Molto dipende da loro: finora ho avuto delle risposte positive. Alleno un gruppo di ragazzi intelligenti, che ha compreso che la strada che abbiamo tracciato è quella giusta, che non è opportuno eccedere nel contestare una scelta dell'allenatore. I segnali che ricevo giornalmente vanno in questa direzione: vedo affiatamento, aiuto reciproco, grande gioia nel festeggiare i gol».
Il Giulianova è apparso ben poca cosa. «Abbiamo avuto - ricorda Papagni - un attimo di sbandamento solo nella fase finale del primo tempo, rischiando di prendere anche una rete. Ma non sarebbe stato giusto: del resto, gli ospiti avevano sfiorato il risultato positivo contro il Ravenna. Non è giusto sottovalutarli».
Adesso il Taranto è di nuovo in salute: sesto risultato utile consecutivo, dieci punti nel carniere, rosa quasi al completo. «Rispetto a quaranta giorni fa - rileva il tecnico - è cambiato tanto: allora avevo un solo attaccante a disposizione, Ambrosi, neanche in piena forma, ora ci sono tutti. Deflorio? Sul 3-0 ho ritenuto opportuno non rischiarlo, ho preferito risparmiarlo: Andrea è uno dei giocatori più forti della C». E' tornato anche il pubblico, finalmente, dopo le giornate vissute “a porte chiuse”. «Ne parlavo proprio con Cammarata: i cori dei supporters ci trasmettono un'energia incredibile». Un giovane tifoso della curva prende la parola: chiede a Papagni di “non stancarsi mai di Taranto”. 
E' un complimento sincero, che scalda l'anima dell'allenatore tarantino: «I soldi - chiosa - nella vita non sono importanti: contano i sentimenti, le emozioni. Quelle che ho vissuto a Taranto alla fine dello scorso campionato non hanno prezzo. Non posso stancarmi di questa città, anzi: qui, di solito, in pochi riescono a restare in panchina per due anni di fila. Io spero di smentire questa consuetudine». di Leo Spalluto06 novembre 2006

Calcio e dissesto
Lo sdegno è fatto di cori e striscioni

Pomeriggio di ritorni, di sapori riscoperti. Di riflessioni e gol spettacolari. Di calci ad un pallone che, fatalmente, non possono isolarsi dal contesto sociale. Di proteste scritte sugli striscioni: con l’ironia e la sapidità che solo una frase vergata in pochi metri su un lenzuolo può assicurare. C’è di nuovo il pubblico allo Iacovone: e non può essere una presenza banale. Taranto fa rima con dissesto: realtà triste ma incontestabile. E il dissesto, adesso, fa anche rima con calcio: con uno stadio senza luce e certezze, che rischia di chiudere da un momento all’altro. Il pubblico non ci sta: sono tifosi, ma anche cittadini. Il timore di perdere lo svago domenicale, di dover affrontare una malinconica migrazione, si materializza nelle forme di dissenso più corrette: parole scritte e gridate. “Giù le mani dallo Iacovone”, frase indirizzata al commissario straordinario Blonda e prontamente rimossa dalla curva nord, è in vetta anche all’hit parade dei cori. E poi c’è lo sdegno: “Nessuna pietà per chi inganna la città” e “Dissesto e disoccupazione, questa è la vostra gestione” mescolano voglia di riscatto e malinconia, rabbia e desiderio di risposte. Talvolta, poi, il messaggio trasuda curaro: “Dissesto comunale: tutti in via Speziale”. Chiaro e conciso, inutile commentare oltre. Ritorno al tifo, ritorno al gol facile. Alla messe di reti sotto forma di cinquina: raccolto meritato di una partita sin troppo semplice per essere vera. Tutto scorre, e in una sola direzione: il Giulianova dei ragazzini è friabile, inadeguato ad affrontare un Taranto riconsegnato alla brillantezza dei suoi frombolieri. “Iceman” Ambrosi apre le danze col solito rigore che non piace agli arbitri: la rincorsa lenta all’uruguagia causa l’annullamento al primo tentativo, ma poi si arrende anche il direttore di gara. E’ la solita questione, al limite del regolamento: Ambro si avvicina a due all’ora alla sfera ma non si ferma mai, il portiere cade come una pera cotta e il centravanti rossoblu deposita il pallone a fil di palo dall’altro lato. Infallibile. Poi c’è spazio per altre pregevolezze: l’inconsueto duo Cosenza-Prosperi per confezionare la seconda rete, la firma di Cammarata (altro ritorno della giornata), la doppietta limpida e lucente di Zito. Cinque reti erano un ricordo lontano, un lustro fa, contro L’Aquila: anche allora una doppietta (Cariello) e poi Triuzzi, Riganò e Marziano. Era un Taranto che sognava: questo è un Taranto che ricomincia a sognare. di Leo Spalluto06 novembre 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Cinque anni fa l’ultima vittoria del Taranto per 5-0; il 14 ottobre 2001, 7a giornata del campionato di serie C1, i rossoblù rifilavano una cinquina all’Aquila: doppietta di Cariello e reti di Triuzzi, Marziano e Riganò. Gli ionici con questo punteggio hanno vinto in casa 10 volte: la prima il 29 ottobre 1933 nel campionato di Prima Divisione quando allo "Stadio Littorio" superavano per 5-0 la Lazio B.
Terzo successo casalingo per il Taranto (i precedenti per 1-0 sul Ravenna e per 2-0 sulla Ternana); attualmente gli ionici sono in serie utile da 6 turni con due vittorie (Ravenna e Ternana) e 4 pareggi (1-1 a Lanciano, 0-0 in casa contro il Manfredonia, 1-1 a Gallipoli e 3-3 a San Marino). Il 5-0 di Taranto-Giulianova è il primo che si regista nel girone B della C1 (altre due le cinquine: Ravenna-Avellino 5-2 e Salernitana-Sambenedettese 5-1).
Quinta rete per Alessandro Ambrosi, a segno nelle ultime 4 giornate; l’ultimo rossoblù a segnare per 4 turni consecutivi è
stato Riganò nel campionato di serie C 1 2001-02; il bomber andò a segno per sei gare di fila (8 i gol in totale), nelle ultime 5 giornate della regolar season, poi ancora una rete nella semifinale d’andata dei playoff Lanciano-Taranto 3-2.
Terzo gol stagionale per Fabrizio Cammarata in 7 partite (era già andato a segno a San Benedetto del Tronto ed in casa contro la Cavese). Per Antonio Zito prime reti in campionato (per lui 6 presenze quest’anno, una sola da titolare).
Sesta vittoria rossoblù in altrettante sfide casalinghe contro il Giulianova; in precedenza 2-0 in C1 nel 1981-82 (autogol di Berlanda e rete Gori), 3-1 in serie C2 nel 1995-96 (gol di Caputo, Cipriani, Aruta e Pinciarelli per gli ospiti), 2-1 in serie C1 nel 2001-02 (doppietta di Di Nardo e gol di Di Domenico), 1-0 in serie C1 nel 2002-03 (rete di Filippi), infine 3-1 sempre in C1 nel 2003-04 (doppietta di Apa, 3-0 su rigore di Triuzzi e rete di Cariello). di Franco Valdevies06 novembre 2006

Toledo segnerà a Perugia
Robertino indovina a metà

Fiuuuu, che cul...fortuna che c’abbiamo avuto ’sta volta. Tutta l’Europa e parte dell’Italia del Nord e del Salento sono rimaste senza luce, sì per un bleccaut come tre anni fa che tutti ci alzammo la mattina e pensavamo che fosse notte fonda e invece erano le otto del mattino ma il buio era totale e c’è stato chi ha imprecato contro il marito con voce acida: "Scommetto che ti sei dimenticato di pagare la bolletta della luce" e invece era stato un traliccio caduto in terra che aveva mandato in tilt tutto il mondo. Vabbè, tanto noi c’abbiamo il gruppo elettrogeno così i maggici "rossobleau" insieme a quegli sfigati del Giulianova dopo la partita si possono fare tranquilli la doccia e asciugarsi i capelli con il phon. Gli ultrà hanno cambiato obiettivo. Mò ce l’hanno con il povero Tom Blond. Ma dico io, come ti viene in mente benedetto uomo di pretendere che ti venga pagato una cosa che stai facendo usare ad altri. Vorrà dire che per un pomeriggio Galigani starà bello e tranquillo che nessuno lo sfotterà. Ahhh, c’è pure Robertino Putzolu. Chi è Robertino? Chi è Robertino? Ma Robertino è colui che contro la Ternana disse che avrebbe segnato Ambrosi e Ambrosi ha segnato. E’ chiaro che per scaramanzia non gli chiedo cosa accadrà oggi (mò non fatemi ripetere la solita storia dell’oggi che vuol dire ieri eccetera eccetera). Certo che facevamo più casino a porte chiuse che non oggi che le porte le hanno aperte. Ah, già i tifosi sono in sciopero contro Tom Blond. Certo, se sapessero che ha fatto il prefetto anche a Catania... Comunque dopo quattro minuti sono rientrati sugli spalti a tifare. E comunque Toledo si è mangiato un contropiede che grida ancora vendetta. Ovviamente il Baldacca rompe l’incantesimo (e non soltanto quello) e a Robertino gli fa dire che segneranno Ambrosi e Toledo. Beh, lo scopriremo qualche rigo più avanti. Per il momento cioccolatino Toledo fa una finta che da sola vale il biglietto mentre Ambrosi va giù in area ed è rigore. Mò, quante volte l’arbitro lo farà ripetere? Rincorsa, tiro, gol, non vale. Rincorsa, identica e precisa a quella di prima che proprio sembra una fotocopia più originale dell’originale, tiro, gol, valido. Valli a capire gli arbitri. Intanto Robertino c’ha azzeccato ed è uno a zero per noi. Quasi quasi gli chiedo un po’ di numeri e me li gioco al Superenalotto! Toledo non segna ma fa segnare e sognare. Cosenza fa da ponte (del resto nella città del ponte girevole, del ponte punta penna, del ponte di pietra, del ponte della ferrovia, del ponte festivo) per Prosperi. E siamo a due dopo appena trenta minuti. Ma che ce frega ma che ce’mporta se il Giulianova non tira in porta, e noi tifiamo e noi gridiamo che questo Taranto noi lo amiamo sì però noi siamo quelli che se la partita non la vinciamo poi ci in-ca-zzia-mo e ci sgoliamo che questo Taranto in B lo vo-glia-mo. E con ’sto stornello abbiamo raschiato il fondo. Nell’intervallo più che in Tribuna Vip sembra di stare alla Tribuna Politica con Giannetto Florido che parla di candidati sindaci che andavano definiti almeno un mese fa, di futuro della città, di sviluppo e del tempo che fa. I maggici "rossobleau" sono già in campo e Cammarata decide che è ora di segnare e fa gol dopo un’azione durata tre quarti d’ora perchè siccome abbiamo dei calciatori educati nessuno vuole fare gol al posto del compagno di squadra e allora ogni volta si passano il pallone per far segnare l’altro mentre in tribuna, curva e gradinata il tasso biliaco sale. Questo è il Taranto e, per ora, ci va bene così. Anche perchè nel frattempo vince, con tanto di eurogol di Zito, e scusate se è poco. Ah, a proposito. Toledo non ha segnato. Il gol se l’è conservato per Perugia. Del resto, nella città del cioccolato se non segna lui chi deve segnare? Alla prossima. di Pierpaolo D’Auria06 novembre 2006

Vince la forza del gruppo
Papagni: «Avanti così. Caccavale? Fuori per scelta tecnica»

Alla fine, il 5-0 al Giulianova è poco più di un pretesto. Alla fine, Aldo Papagni dimostra - con pacata fermezza - di aver riacciuffato il timone della squadra dopo la burrasca d’ottobre. Ribadendo il primato del gruppo e in subordine, ma solo in subordine, il talento individuale (che nel Taranto non è merce rara, anzi). Il segno del comando è nella risposta offerta ai giornalisti per spiegare l’esclusione di Caccavale. Secche come una fucilata, le parole sibilano come pallottole: «Il difensore è andato in tribuna per scelta tecnica. Conosco la psicologia dei ragazzi. Caccavale doveva recuperare energie». Stop. L’allenatore smorza sul nascere ogni polemica: ha imparato bene la lezione. Guai a restar impigliati in sillabe spinose come rovi sulle quali volteggiano, instancabili, famelici, i gazzettieri. Papagni vede la sua “rivoluzione” a un passo dal compiersi, malgrado i detrattori esterni e interni. A un passo dal compiersi, ma non ancora compiuta: «Le partite sono semplici dopo che le hai vinte. Dei vantaggi - ha spiegato il tecnico rossoblù - te ne accorgi solo durante lo svolgimento del match. In campo devi metterci sempre umiltà e compattezza, caratteristiche decisive. In subordine ci sono le qualità personali. Perciò dobbiamo insistere su questa strada». Anche perché, da ieri, una variabile in più si aggiunge all’affollata tavola di calcolo del mister: la sovrabbondanza di attaccanti con Ambrosi, Cammarata e Zito a disputarsi la palma del mattatore e capitan Deflorio in panchina. Ma, anche in questo caso, come un provetto schermidore, Papagni para e contrattacca: «Deflorio? E’ uno dei giocatori più forti della categoria; oggi (ieri, ndr) l’ho prudentemente risparmiato». Un’altra schioppettata al cuore di tenebra dei giornalisti. Niente polemiche. E così sia. «Privilegiare il concetto di squadra, di gruppo, è la prima esigenza. Poi viene la qualità: ed è un bene avere un gruppo con diversi giocatori di qualità». Il verbo del tecnico sembra filar via come un vascello leggero e veloce. Ha in pugno la situazione, Papagni: nervi d’acciaio e parole di velluto: «Sì, un allenatore è certamente in difficoltà quando deve fare delle scelte. Ma la questione delle scelte tira in ballo i giocatori. Sono loro a doversi responsabilizzare: allenandosi, mostrando di migliorare tecnicamente e di essere sempre pronti. Così si dà prova del senso di attaccamento alla squadra, al gruppo». Il gruppo come vessillo del Taranto che porta in paradiso la classe operaia dei Prosperi, dei Zito, dei Cosenza. E azzera ogni isteria da noblesse oblige: «Non è - racconta Papagni - un problema avere tanti giocatori a disposizione, il problema è tenere tutti in condizione: mi aiuta, torno sul concetto, il senso di responsabilità dei singoli. Continuiamo ad essere umili e terremo il passo giusto. Il resto lo farà il pubblico con la sua energia». Il gruppo come terapia psicologica, come “voce di dentro” che azzera ansie di protagonismo, fragilità e vizi assurdi: «So di avere un gruppo di ragazzi intelligenti e capaci e allenare un gruppo così è per me motivo di soddisfazione. Le risposte che mi offrono in settimana e durante la partita - anche accettando la panchina, anche accettando la tribuna - mi fanno comprendere che sto svolgendo un lavoro fruttuoso dal punto di vista psicologico». Il gruppo come cantiere tattico: «Soluzioni nuove? Non abbiamo mai smesso di cercarle. Solo in quelle settimane di assurdo chiacchiericcio sulla crisi - ha concluso Papagni - c’eravamo fermati». «La scelta di rimanere a Taranto - ha ricordato il tecnico - è stata fatta anteponendo il piacere di restare qui a tutto il resto. Anche ai soldi, certamente. Perché il finale di campionato dello scorso anno, la promozione in C/1, secondo me non hanno prezzo». Sulle gradinate si riavvolgono striscioni indignati: «Dissesto comunale, tutti in via Speziale». Talvolta la palla si diverte a rimbalzare sui paradossi. di Fulvio Colucci06 novembre 2006

Iacovone, la proposta del Taranto
Il dg Galigani: «Comodato d’uso gratuito per 99 anni»

Il momento delle grandi responsabilità sta per scoccare. Domani la Taranto Sport depositerà al Comune di Taranto la lettera nella quale ufficializzerà la proposta per risolvere una volta per tutte la vertenza-Iacovone. Il tema della missiva ricalca pari pari quanto anticipò il presidente Blasi mercoledì scorso nell’intervallo di Taranto-Vibonese. Il compito di esplicitarla spetta al direttore generale, Vittorio Galigani: «Noi chiediamo al dott. Blonda di concederci lo stadio in comodato gratuito in esclusiva per novantanove anni. In cambio diamo parecchio. Ci accolliamo gli oneri, non indifferenti, della gestione annuale dell’impianto, della sua messa a punto e della costruzione di tutte le opere necessarie per renderlo funzionale a norma del Decreto Pisanu. Per evitare equivoci, sarò ancora più chiaro. Il presidente Blasi s'impegna a pagare gli stipendi a custode e giardiniere, a provvedere alla pulizia di gradoni e sedioline, a rimettere in sesto il terreno di gioco, a risistemare gli spogliatoi della prima squadra e della Berretti con la messa in opera del nuovo impianto elettrico e del solaio visto e considerato che, quando piove, l’acqua entra dentro i saloni, a numerare tutti i posti, a costruire la palestra e la sala stampa, a sistemare la video-sorveglianza e tutto quanto necessita per rendere i tifosi orgogliosi del loro stadio. Né impediremo a coloro che seguono i concerti di poter ascoltare i propri idoli. I singoli organizzatori troveranno in noi ampia disponibilità. Ritengo che la nostra proposta sia seria e condivisibilissima. Francamente non vedo lacune». Galigani non vuole neppure pensare all’idea che il dott. Blonda possa dire di no. Si limita soltanto a dire: «A quel punto noi riterremo di aver fatto per intero il nostro dovere. Sarà il commissario prefettizio che dovrà prendersi le proprie responsabilità. Blasi è fermamente convinto di lasciare se la sua proposta non dovesse malauguratamente passare». Nel pomeriggio (ore 14,30) c'è Taranto-Giulianova. C'è un solo obiettivo da centrare: i tre punti. Sugli spalti, dopo due partite a porte chiuse, tornano i tifosi. di Giuseppe Dimito05 novembre 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Nella quinta gara interna stagionale il Taranto affronta il "fanalino di coda" Giulianova; la formazione abruzzese ha solo un punto in classifica (nessuna squadra fa peggio in tutta la serie C), raccolto alla seconda giornata nell’1-1 in trasferta a Manfredonia. Per il Giulianova tutti i record negativi della serie C1: nessuna vittoria in 9 turni, più sconfitte subite, 8, appena 3 gol segnati, la peggior difesa con 18 reti al passivo.
Per i rossoblù dunque u n’avversaria "sulla carta" da battere in maniera quasi scontata, anche in virtù dei precedenti casalinghi, tutti a favore con 5 successi in altrettanti confronti giocati in riva allo Ionio.
La prima sfida risale al campionato di serie C1 1981-82: 2-0 per i rossoblù (autogol di Berlanda al 9', quindi raddoppio di Graziano Gori al 49'). Questo "l'undici" rossoblù schierato da Carrano: Rossi M., Caricola, Cimenti, Raise (64' Glerean), Scoppa, Picano, Gori, Donati, Rossi R., Cassano (81' Colucci), Rondon.
Dopo 14 anni, in serie C2 il 28 gennaio 1996 per la 20ª giornata, il secondo confronto: Taranto-Giulianova 3-1; il tecnico è Ivo Iaconi (espulso nel corso della gara) che manda in campo questo schieramento: Imparato, Bocchino, Maiuri, De Gregorio, Bertoni, Fabiani, Aruta (62' Panarelli), Latartara, Cipriani (83' Sparacio), Manari, Caputo (79' Pernisco). Le reti: al 44' Caputo, al 46' del 1° tempo Cipriani, al 61' Aruta, quindi al 64' Pinciarelli accorcia le distanze per gli ospiti.
Nel torneo di serie C1 2001-02, il 18 novembre 2001, il Taranto si impone per 2-1. Così gli ionici in campo guidati da Simonelli: Di Bitonto, Galeoto,
Pastore, Siroti, Pisano, Monza, Giugliano (61' Andrisani), Cazzarò, Di Nardo (83' Del Core), Riganò, Cariello (68' De Liguori). Decide la gara una doppietta
di Antonio Di Nardo in gol all’8' e al 72', mentre gli ospiti pareggiano momentaneamente al 58' con Di Domenico. Al 32' Riganò si fa parare un rigore da Ardigò fatto ripetere dall’arbiro (in occasione del primo tiro il nostro bomber era però andato a segno). Nel 2° tempo la gara viene sospesa per due volte (per circa 20 minuti) per l’infortunio ad un guardalinee.
Un successo di misura il 23 marzo 2003 in serie C1: 1-0 con la rete al 9' di Filippi. Questa la formazione utilizzata da Brini: Di Bitonto, Cozzi, Esposito, Geraldi, Filippi, Andrisani (72' Pizzolla), Migliorini, Petrachi (68' Di Fausto), Cappioli, Triuzzi, Passiatore (63' Pompei).
L'ultima sfida, sempre in serie C1, è datata 19 ottobre 2003, 3-1 per i rossoblù con una doppietta di Apa (in gol al 38' e 71'), il 3-0 su rigore di Triuzzi (al 76') e infine la rete della bandiera per gli ospiti messa a segno da Cariello (al 79'). Il Taranto guidato da Brini si schiera così: Di Bitonto, Panarelli, Esposito, Braca, Filippi, Del Signore (83' Bettoni), Croce, Apa (91' Passiatore), Triuzzi, De Liguori, Banchelli (86' Di Fausto). di Franco Valdevies05 novembre 2006

Inaugurato a Montemesola il club "M. Blasi"

Un tifo da curva, rigorosamente in rossoblù, ha accolto venerdì sera il "presidentissimo" Gigi Blasi salito sui "Tre Colli" per inaugurare il club degli sfegatati tifosi montemesolini del Taranto Sport. Accompagnato dal direttore generale Vittorio Galigani, dai giocatori Cammarata Zito, Ambrosi e Silvestri, Blasi ha salutato il taglio del nastro del club che è stato intestato al proprio figlioletto Michele, scomparso prematuramente, ed aperto nella centralissima piazzetta Caduti di tutte le guerre. L'abbraccio con i tifosi ha avuto per Gigi Blasi valenze e significati che vano oltre la passione sportiva e le sue attuali "angosce". Originario di Montemesola, ha colto l’occasione per salutare gli stretti famigliari d’entrambi i genitori che, partiti tanti anni fa da questa cittadina, hanno consentito di sviluppare a Manduria la sua fiorente attività imprenditoriale. Tutte condizioni, queste, che hanno richiamato attorno al "presidentissimo" una folta presenza di montemesolini per sostenerlo ed incoraggiarlo a continuare a far "sognare la B" per la squadra del capoluogo. «E' una full-immersion nell’affetto del mio secondo paese - ha salutato tutti con commozione - e un’iniezione di fiducia per me, dirigenti e, soprattutto, i ragazzi ad impegnarsi ancor di più». Il presidente del "Michele Blasi", Arturo Fasano, e il suo vice, Lino Renò, hanno donato targhe e prodotti tipici locali per ricordare questa serata. Alla presenza del sindaco Franco Marangi, la serata è stata salutata con entusiasmo dal supertifoso don Mimmo Bucci, parroco di Montemesola, che «soffre ogni domenica in tribuna per i colori tarantini». di Paolo Lerario05 novembre 2006

Il Taranto si ripete. Per ora
I rossoblu, contro il Giulianova, potrebbero giocare con la stessa formazione per la terza settimana di seguito. Ma già a Perugia l'assetto potrebbe mutare

Non c'è due senza tre. E' solo un proverbio e, naturalmente, non influenzerà le prossime scelte di Aldo Papagni. Ma la possibilità che il Taranto giochi con la stessa formazione per la terza settimana di seguito è più di un'ipotesi: anche se il tecnico di Bisceglie non ama le gerarchie prestabilite e le possibili alternative sono cresciute con il passare delle settimane. Contro il Giulianova ultimo in classifica, però, Papagni potrebbe puntare sull'usato sicuro, affidandosi all'undici già visto in campo nella vittoria interna con il Manfredonia e nel rocambolesco pareggio di San Marino: una formazione identica negli uomini ma in grado di mutare volto tattico a partita in corso, a seconda delle esigenze del momento. In difesa l'assetto appare stabile (anche se nell'ultima gara non sono mancati attimi di sbandamento): Pinna tra i pali, l'adattato Cosenza a destra, il sempre presente Colombini sul lato opposto, Prosperi e Caccavale accoppiata centrale. Quando Colombini avanza, il reparto si ridispone a tre, con compiti esclusivi di contenimento. 
Le maggiori (ed eventuali) variazioni sono possibili a centrocampo: il modulo di partenza, nelle ultime settimane, è stato “a quattro”, con Mancini utilizzato a destra per garantire, allo stesso tempo, qualità e lavoro oscuro, Danucci sul centro-destra ad orchestrare la manovra, De Liguori sul centro-sinistra per garantire dinamismo e cross. La variabile è sempre Toledo: teoricamente quarto di sinistra, in realtà pronto ad avanzare tra le linee, a cercare spazio sul fondo o ad accentrarsi improvvisamente per cercare il tiro. In avanti, l'attesa per il completo recupero di Deflorio sta per terminare: i segnali sono, di giorno in giorno, incoraggianti. Nel frattempo il duo più probabile da schierare contro gli abruzzesi sembra quello composto da Cammarata (alla ricerca dei guizzi delle prime gare disputate in rossoblu) e dal ritrovato Ambrosi, consecutivamente a segno negli ultimi tre incontri con quattro reti in tabellino. Da non sottovalutare la ritrovata vena di Pasca, protagonista di una doppietta in Coppa Italia contro la Vibonese. Potrà rendersi utile, anche in considerazione dei problemi fisici di Piroli, attualmente fermo ai box. Tutto potrebbe restare uguale, dunque: ancora per questa settimana. Poi, già da Perugia, le cose potrebbero cambiare: il ritorno in pianta stabile di Deflorio, innanzitutto, metterà in concorrenza per un posto Ambrosi e Cammarata. Oppure, soprattutto in casa, potrebbe suggerire il “tridente”, provato anche nella partitella di giovedì con Deflorio spesso arretrato di qualche metro con il rango di rifinitore. Lo schieramento a tre punte potrebbe modificare anche l'assetto arretrato: magari a tre, altra suggestione provata in allenamento, con Danucci centrale (da controfigura di Pastore) e prima fonte del gioco, Cejas e Mancini centrali, De Liguori a sinistra e Toledo a destra. 
Pove tecniche, comunque. Sentieri futuribili, per ora. Con una certezza: questo Taranto dovrebbe giocare almeno in dodici, vista la qualità degli uomini che compongono la rosa. Purtroppo non si può... di Leo Spalluto04 novembre 2006

Iacovone, non c’è l’accordo 
No del Comune al comodato d’uso. Blasi: «Me ne vado»

Diventa rovente la questione relativa alla gestione- Iacovone. Ieri, in società, è giunto un fax a firma del Commissario, dott. Tommaso Blonda, nel quale in sintesi si dice che il Comune non può aderire alla proposta della Taranto Sport di comodato d’uso gratuito in esclusiva dell’impianto della Salinella, trovandosi in uno stato di dissesto economico. In pratica, poiché il massimo ente civico jonico non ha soldi in cassa, deve esperire ogni azione per il recupero del denaro necessario per far funzionare in qualche modo la struttura. E non può concedere beni immobili di proprietà del Comune gratuitamente. La risposta del Taranto non si è fatta attendere. Prima di recarsi a Montemesola con il direttore generale Vittorio Galigani per inaugurare il secondo club rossoblù intestato al figlio deceduto in tenera età, Michele, (l'altro è sorto da pochi giorni a Manduria), il presidente Blasi, con profonda amarezza, ha manifestato ancora di più il proprio sconforto per la bruttissima piega che la situazione sta prendendo. Nei giorni scorsi il Comune aveva inviato alla società di via Umbria una missiva nella quale invitava Luigi Blasi a sottoscrivere la convenzione per 71.400 euro per l’uso dello "Iacovone" e ad accollarsi tutti gli oneri relativi al mantenimento della struttura (circa 280mila euro). «Non è possibile - tuona il presidente rossoblù - che il sottoscritto debba pagare ben 350mila euro a stagione per giocare allo "Iacovone". Le altre società di C non hanno sicuramente questi costi. E’ inaudito quello che sta avvendendo a Taranto. I soldi dello sponsor? Servono per compiere altre operazioni di bilancio peraltro già previste. Che fare? Mia moglie, un giorno sì e l’altro... pure, mi dice: Gigi, sei sicuro di voler continuare? Spero che alla fine si trovi una soluzione conveniente per tutti. Caso contrario confermo quanto già detto: lascio il Taranto, tolgo il disturbo. Spetterà al dott. Blonda trovare il mio successore. Parlo con il cuore in mano. Non sto assolutamente bleffando». di Giuseppe Dimito04 novembre 2006

«Ma ora fatemi giocare»
Infortunio alle spalle. L’inghippo-contratto. Mortari, fuori dal tunnel

Sulla strada del recupero dal grave infortunio patito in occasione della semifinale di ritorno dei playoff con il Melfi (rottura del legamento crociato), Cristian Mortari ha incontrato anche un ostacolo legato al suo contratto - regolarmente sottoscritto ma non depositato in Lega dalla Taranto Sport -, che lo renderà disponibile dalla prossima trasferta di Perugia. «Mi dispiace non aver contribuito al successo in Coppa Italia e non essere utilizzabile con il Giulianova. Ho una voglia immensa di disputare nuovamente una partita ufficiale - ha proseguito il centrocampista leccese - e adesso avrei avuto bisogno di giocare queste due gare per recuperare la migliore condizione fisica». Un recupero consumato in poco meno di cinque mesi, lavorando molto da solo prima di potersi aggregare al resto della squadra. «E' stato il periodo più difficile, vivere ai margini dello spogliatoio è un sacrificio durissimo. Ma ho ricevuto numerosi attestati di affetto, cercando di vivere quanto più tempo possibile con i miei compagni». Seppur da bordo campo, Mortari ha seguito costantemente questo avvio di stagione. Una partenza bruciante (due vittorie), poi le due sconfitte consecutive (Cavese e Juve Stabia), fino al momento attuale che il tornante salentino definisce altamente positivo. «Fisicamente siamo vicini alla migliore forma. Non credo a chi dice di aver visto il Taranto calare sotto il profilo atletico a San Marino, è stato sbagliato l’approccio mentale nella ripresa. La rimonta è stata faticosa e qualcuno, probabilmente, pensava di aver già conquistato un risultato positivo». Contro la formazione guidata da Pagliaccetti i rossoblù hanno la possibilità di allungare la striscia di risultati utili consecutivi - sette punti nelle ultime cinque giornate. Mortari è d’accordo. «Sebbene sia fondamentale giocare con la massima determinazione, senza pensare alla posizione in classifica del Giulianova. Anche perché domenica scorsa ha perso con il Ravenna dopo aver sciupato il rigore del possibile vantaggio. Vietato, insomma, sottovalutare gli abruzzesi. E’ un momento importante della stagione, un risultato positivo ci consentirebbe di andare a Perugia senza troppa pressione, tornando idealmente in corsa per il traguardo più importante». di Fabio Di Todaro04 novembre 2006

«Giocare qui è un sogno»
La felicità di Cosenza, difensore appena ventenne del Taranto, divenuto titolare nelle ultime tre partite. «Devo proseguire su questa strada, con il massimo impegno»

E' divenuto protagonista all'improvviso, dopo mesi trascorsi tra panchina e tribuna. Ma Francesco Cosenza ha saputo attendere: con il sorriso sulle labbra e la pazienza saggia di chi non vuole forzare i tempi.
Da tre partite la maglia numero 2, inizialmente affidata a Panini, è diventata sua: e il giovane difensore calabrese, appena ventenne, ha saputo cogliere l'occasione al volo. Esordio col Gallipoli in trasferta, bis con il Manfredonia, conferma anche a San Marino: Cosenza è riuscito a sfoderare prestazioni incoraggianti anche in un ruolo mai ricoperto in carriera. Da difensore centrale si è trasformato in laterale di fascia destra: adattando, però, il ruolo alle proprie caratteristiche tecniche e fisiche. «E' vero, quello di terzino non è la mia posizione naturale - spiega - . Proprio per questo non spingo molto in avanti: sono un giocatore di contenimento, aiuto i compagni di reparto a mantenere gli equilibri, soprattutto quando Colombini avanza sulla sinistra e ci schieriamo a tre dietro».
Il risultato, finora, è stato soddisfacente: nelle tre partite giocate il Taranto ha accumulato cinque punti, frutto di una vittoria e due pareggi. Anche se a San Marino, in difesa, non sono mancati gli attimi di confusione. «Contro le squadre sulla carta più forti - osserva - riusciamo a dare il meglio di noi stessi. Domenica, invece, abbiamo avuto dei momenti di deconcentrazione, forse abbiamo pensato di essere più forti degli avversari. Abbiamo preso i primi due gol nella fase in cui stavamo giocando meglio: nella ripresa, invece, abbiamo avuto i primi dieci minuti di completo black-out. E' come se non fossimo scesi in campo: e sul gol abbiamo sbandato del tutto, lasciando gli attaccanti sammarinesi liberi di concludere».
La squadra, però, ancora una volta, non si è demoralizzata. «La nostra grande forza - prosegue Cosenza - è la saldezza e la serietà del gruppo. Siamo sempre passati in svantaggio, siamo sempre riusciti a riagguantare gli avversari».
Adesso il calendario propone l'appuntamento casalingo con il Giulianova: a prima vista, sembrerebbe la gara più facile dell'anno. Gli abruzzesi hanno un solo punto in classifica e non hanno mai vinto... «Proprio per questo - evidenzia il calciatore di Stignano Calabro - dovremo essere ancora più attenti e concentrati del solito. Dovremo giocare con semplicità, senza strafare: e, soprattutto, senza badare troppo ai pronostici».
Il Taranto, attualmente, è ad un passo dai sogni e dagli incubi: a due punti dai playoff, a quattro dai playout. «I tre punti con il Giulianova - dichiara - sarebbero davvero importanti. Ci potrebbero garantire il salto di qualità in classifica: ci consentirebbero, inoltre, di guardare con maggiore serenità alla partita successiva, la difficile trasferta di Perugia».
Da rincalzo a titolare: Cosenza non si è fatto travolgere dalle emozioni. Dopo l'annata di Melfi il giocatore, di proprietà della Reggina, ha l'opportunità di mettersi in mostra. E non nasconde la felicità per un periodo da ricordare. «Quando mi hanno proposto di venire a Taranto - ricorda - ho accettato senza pensarci su. Per me era un onore venire a giocare in una piazza così prestigiosa. Essere qui mi trasmette grandi emozioni, come se fossi ancora a Reggio: c'è tanta gente allo stadio, l'affetto del pubblico, i tifosi che ti incoraggiano. E' il raggiungimento di un sogno».
E Cosenza non ha alcuna intenzione di montarsi la testa. «Devo proseguire su questa strada, impegnandomi al massimo per migliorare: solo così potrò sperare in un futuro luminoso». di Leo Spalluto03 novembre 2006

Taranto, Ambrosi è tornato
Doppietta in partitella. Papagni prova la difesa a tre

Ventisette minuti per puntare al presente (fra due giorni bisognerà affrontare il Giulianova), ventidue minuti per meditare... forse sul futuro tattico. Questo è il contenuto della partitella d’allenamento contro la formazione Allievi di mister Passariello, disputata ieri pomeriggio da tutti coloro che non avevano preso parte alla vittoriosa gara di Coppa Italia di C, più quelli che erano stati poco impegnati. Domenica prossima, a porte finalmente aperte, dovrebbero scendere in campo gli stessi undici di San Marino: Pinna in porta; Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini in difesa; Mancini, Danucci, De Liguori in mezzo; Toledo incursore con compiti di svariare lungo l’intero arco dell’attacco; Ambrosi e Cammarata coppia centrale avanzata. Confermato, pertanto, anche il modulo di riferimento: 4-3-1-2. E’ stata questa la formazione schierata dal trainer rossoblù nella prima parte dell’allenamento (in porta c'era Faraon). Fra gli sparring-partner c'erano Pinna, Mortari, Malagnino, Cejas, Scarci e Deflorio. Per la cronaca sono stati segnati due gol ad opera di Ambrosi e De Liguori e colpiti ben tre "legni" da parte dello stesso De Liguori, Mancini ed Ambrosi. In grande spolvero Sandro Ambrosi (intende recuperare il tempo perduto sia nella scorsa stagione che all’inizio di questo campionato). Fra i più in palla sono parsi pure Pinna, De Liguori, Cosenza, Caccavale e Danucci. Molto interessante è stata la partitella disputata nella seconda parte dell’allenamento. Papagni, infatti, ha sperimentato un nuovo modulo, il 3-4-3. Questi i primi interpreti: Cosenza, Danucci e Colombini in difesa; Toledo, Mancini, Cejas e De Liguori in mezzo; Cammarata, Ambrosi e Deflorio punte. Ovviamente siamo ai primi approcci, ai primi "studi". E’ evidente che con Caccavale al centro della difesa, crescerebbe Danucci che ritornerebbe in mezzo al campo. Accanto a lui potrebbero essere impiegati Mancini, Cejas (è questa la sostanziale novità) e De Liguori. In avanti il tridente potrebbe essere formato da Cammarata, Ambrosi e Deflorio. Sempre per la cronaca sono stati segnati altre tre reti: i marcatori sono stati Cammarata (ha colpito anche un palo), Ambrosi e Deflorio. Per quanto riguarda la Coppa Italia di C, il Taranto affronterà il Martina, vittorioso a Rende. Le date sono il 22 novembre prossimo (andata) e 13 dicembre (ritorno). Essendo le due formazioni appartenenti allo stesso campionato, nei prossimi giorni in Lega ci sarà il sorteggio per designare il terreno di gioco sul quale si giocherà il match d’andata. A tal proposito, tuttavia, il direttore generale, Vittorio Galigani chiederà alla stessa Lega di differire di una settimana il match d’andata dal momento che il 19 novembre venturo è in programma il derby di campionato allo "Iacovone". Troppe, due gare contro lo stesso avversario in soli tre giorni. Risolto positivamente il caso-Mortari. Il giocatore, tuttavia, potrà essere disponibile per la prossima trasferta di Perugia. di Giuseppe Dimito03 novembre 2006

«Non ripetere gli errori di San Marino»
L’allenatore avverte: «Giulianova ultimo ma indecifrabile»

Nonostante la settimana atipica, Aldo Papagni predica concetti già noti. «Mi auguro di poter vedere un Taranto aggressivo e compatto, l’approccio mentale non dovrà cambiare nemmeno giocando contro l’ultima della classe». Il messaggio è chiaro: allo "Iacovone" arriverà il Giulianova - 1 punto in 9 giornate, ndr -, ma il trainer rossoblù ha già messo in guardia Deflorio e compagni per evitare che si proponga l’atteggiamento della ripresa disputata a San Marino. «Gli errori commessi sono stati così evidenti da non richiedere molto tempo per essere compresi dai ragazzi. Non dobbiamo mai pensare di aver vinto prima che la gara sia finita. Domenica scorsa siamo tornati in campo con la presunzione di aver rimontato due reti e senza l’umiltà che ci ha sempre contraddistinto».
LA CONDIZIONE DEL GRUPPO - Tutti disponibili per la sfida contro l’undici di Pagliaccetti, fatta eccezione per Cristian Mortari (sarà utilizzabile dalla trasferta di Perugia). L’abbondanza non è mai un problema, Papagni rifugge nel passato e ricorda «quando, un mesetto fa, ero costretto a fare la conta degli indisponibili. Fa piacere, adesso, poter contare sull'apporto di diversi calciatori pronti a offrire un contributo importante. Non dobbiamo dimenticare quali sono i nostri obiettivi, i calciatori devono sapere che si lavora nell’interesse del Taranto».
RISPOSTE POSITIVE - Le ha ricevute il tecnico di Bisceglie dalla sfida di Coppa Italia con la Vibonese. «Le seconde linee? Per me non esistono, chi fa parte
di questo gruppo sa che pongo tutti gli atleti sullo stesso piano. Soprattutto chi era qui già nella passata stagione, ha potuto constatare quanto sia stato importante il contributo di chi è stato meno impiegato»
.
IL GIULIANOVA - Papagni non si è ancora documentato sulla formazione giallorossa. La osserverà in televisione nelle prossime ore, ma sa già che «il filmato potrebbe essere poco attendibile. La guida tecnica è cambiata da poco e le numerose assenze potrebbero convincere Pagliaccetti a cambiare lo schieramento. Nelle ultime settimane, comunque, ha spesso utilizzato il centrocampo a rombo, con Palladini alle a supporto dei due attaccanti». Chiusura dedicata al pubblico. Lo "Iacovone" tornerà a popolarsi dopo due turni disputati a porte chiuse. «Ma a San Marino è come se avessimo giocato in casa - ha concluso Papagni - e il sostegno dei nostri tifosi è stato fondamentale per il completamento della rimonta». di Fabio Di Todaro03 novembre 2006

La barba al palo
Le melodie dello chef che fanno male al calcio

Al contrario di Juventus, Lazio, Milan e Fiorentina, il Megera Augusta, Sicilia, berrà l'amaro calice della penalizzazione di 10 punti in classifica, senza ricorsi ad arbitrati o Tar di sorta. Nello specifico - molto specifico, a dire il vero - tutto ruota intorno a un "gravissimo" illecito consumato nella sfida del secolo: Valguarnera-Megara Augusta, campionato di Promozione girone C, un pomeriggio come tanti nell'assolata provincia siracusana, una gara da vincere ad ogni costo, evidentemente. Così avevano falsificato una decina di tesserini, facendo giocare chi non poteva, un guazzabuglio intricatissimo con brasiliani fatti passare per italiani, italiani presi in prestito da chissà quali altre squadre, un paio di certificati di cittadinanza assolutamente taroccati «con l'utilizzo di carta intestata del Comune» (quindi con delle "collaborazioni" inquietanti), con posticipi di date di nascita e arrivi sul suolo italiano, insomma un casino bestiale per aggiudicarsi quella maledetta partita. I nomi dei calciatori coinvolti, per quanto esotici, dicono molto, se non tutto: Peris Marques De Oliveria Robinson, Helio Walter Almeida Girotto, Tiago Pace De Albuquerque, Marcus Piragine, Venicio Moraes Junior, Felipe Gobbet Bergamo, Rafael Perazzoli. Non staremo qui a riportare la valanga di squalifiche a presidenti, dirigenti, intrallazzatori e compagnia cantante. Fa quasi tenerezza leggere la motivazione dei giudici siciliani, che hanno deciso dopo un'accurata indagine che ha portato alla luce quella che chiamano «una abnorme realtà che ha finito per falsare tutto un campionato». 
Resta sospeso, invece, il risultato di Leonessa Altamura- San Felice Normanna, campionato nazionale Dilettanti. I padroni di casa, la sera precedente al match si erano ritrovati al ristorante «Le melodie dello Chef», titolo usurpato se è vero che 15 calciatori hanno accusato dei disturbi gastroenterici nelle ore successive al pasto, tanto da ricorrere alle cure del pronto soccorso locale. La notte è passata tra dolori e gite al cesso, la domenica quindi al posto dei giocatori si sono presentati al campo 15 certificati medici, con tanto di verbale di sequestro del ristorante redatto dai carabinieri del Nas di Bari. Il San Felice Normanna, vista la situazione, secondo le usuali consuetudini del fair play, è venuto incontro all'inconveniente degli avversari e infatti ha chiesto immediatamente la perdita della partita per mancata presentazione in campo della squadra, cercando addirittura di motivare la richiesta: il numero dei componenti della rosa era tale da poter superare le assenze, il divario tra i partecipanti alla cena (ma chi glielo ha detto? Ndr) e quello di chi ha accusato sintomi di intossicazione, la partecipazione a un pranzo allo stesso ristorante poco prima della partita. E' stato allertato l'Ufficio indagini.
E che dire del deferimento e dell'inibizione per sei mesi di Filippo Fabbro, presidente della Buiese, squadra friulana? Anche lui era stato pizzicato in un "illecito", volto a condizionare una gara, falsificando tesserini e quindi facendo giocare due calciatori con l'identità di altri. Tutto accertato dall'Ufficio indagini locale, tutto ammesso perfino dai dirigenti della stessa società, con relativo scambio di accuse sulle responsabilità della truffa, uno scaricabarile che ha coinvolto allenatore, segretario, presidente e accompagnatore ufficiale della squadra. E' finita appunto con squalifiche, multe, scuse anche per chi è stato sostituito e "impiegato" a sua insaputa. Ah, dimenticavamo il campionato: categoria Esordienti e i tesseramenti falsi erano di due Pulcini.
E tanto per non dimenticare le "sane" follie settimanali, resta da citare la simpatica coreografia dei tifosi del Terracina, Lazio, che prima lanciavano contro i tifosi avversari sassi e lattine, quindi entravano in campo per colpire un fotografo «con calci, pugni e cinghiate». Ma la novità vera arriva dalla Puglia, da Canosa, dove i sostenitori locali riuscivano a colpire a una scapola un dirigente della squadra «con un razzo adoperato per la segnalazione marina». Multa di 700 euro. Per un Sos? di Luca Cardinalini03 novembre 2006

 

Il Taranto agli ottavi
Buona partita dei rossoblu, schierati con molte riserve. Battuta la Vibonese con doppietta di Pasca e rigore di Catania e ribaltata la sconfitta dell'andata

Passa il Taranto. E per lunghi tratti piace pure. C'è un posto negli ottavi, c'è ancora tempo per altri esperimenti. Il senso della sfida di Coppa, piaccia o no, è nello scrutare la squadra di scorta, nel valutare piccoli tesori o recuperi eventuali. E tre gol sono già un buon indizio. Il resto è un gioco discretamente bello, una partita comandata sin dall'inizio, lo svantaggio dell'andata (2-0 per la Vibonese) ribaltato. L'avversario è del piano di sotto, ma poco ritoccato rispetto alla versione del campionato: dirlo serve a dare valore aggiunto al successo, a riempire di senso una partita apparentemente solo fastidiosa. Piace l'applicazione, il senso di soccorso che rende squadra anche l'insieme di giocatori disabituati a stare in campo nello stesso momento. E ci sono buoni spunti di riflessione: le prestazioni di Larosa (continuo e redditizio) e soprattutto di Panini (nuovamente sicuro, forse il migliore), la scoperta di Castroni (puntuale nelle chiusure, pronto nonostante i diciannove anni), la vena realizzativa di Pasca e la vivacità di Zito (bravo anche nella parentesi da terzino) e di Catania.
Papagni ha tratto indicazioni e scovato risorse nuove, il Taranto, nel frattempo, ha vinto. Giocando con un anomalo 4-4-1-1 con Malagnino tra le linee (un po' spaesato, ma volenteroso) e con Zito e Catania esterni spesso molto alti. E schiacciando con potenza il 4-4-2 didascalico della Vibonese. Tutto gira come deve, sin da subito: il tempo di concedere un tiro a Zampaglione (8', Faraon devia in angolo) e poi il campo viene appaltato al Taranto. La banda di Papagni prende il comando delle operazioni e non lo molla, allargandosi quando deve e cercando di frequente lo scatto di Pasca o lo sfondamento dal lato verso il centro. Ci provano Silvestri (11') e Catania (13'), creando le premesse per il gol. Arriva su rigore: se lo guadagna (14', spinta ricevuta da De Falco su corner di Zito) e lo segna (15') Catania. Il conto con l'andata è pareggiato subito dopo: Castroni spedisce un gran sinistro (25'), Graci alza sulla traversa e, inconsapevolmente, genera il secondo gol. Perché dalla bandierina parte uno schema perfettamente eseguito che libera Zito al cross che Pasca, poi, devia in traffico verso la porta. Ventisei minuti per rimettere tutto in discussione sono già una discreta prova di forza. Il resto è quasi una dittatura: Zito potrebbe segnare (39', aggancio e tiro di sinistro), ma Graci rimedia in angolo. Neanche l'imprevista inferiorità numerica (Cejas espulso un po' frettolosamente al 41') cambia gli equilibri, anche perché all'alba della ripresa (4') viene espulso anche Vitiello (secondo giallo).
Cambiano gli schieramenti (il 4-4-1 del Taranto contro il 4-3-2 dei calabresi), ma non il tema. I rossoblu dettano i tempi, guadagnano ancora campo. Cedono solo un attimo e si spaventano: Cutrupi (22') colpisce la parte bassa della traversa incornando su cross di Campo. L'ingresso di Deflorio (27') cambia il Taranto (4-3-2) e rende possibile il terzo gol: lancia il capitano (31'), Zito elude il fuorigioco e, da sinistra, mette dentro per Pasca, solo contro la porta e freddo a spingere oltre la linea. I numeri che restano fanno volume. E aggiungono buone notizie. di Fulvio Paglialunga02 novembre 2006

«Non chiamatelo il Taranto2»
E' Papagni a precisarlo. La gioia di Pasca e Zito

Allora la Coppa Italia ha un suo significato e il Taranto ha voluto evidenziarlo. Un secco 3-0 sulla Vibonese vale come passaggio agli ottavi e, soprattutto, conferma la bontà di un organico che può assicurare diverse frecce all’arco di Papagni. Non si deve, però, parlare di Taranto2. «Non lo ritengo giusto - afferma l’allenatore - anche perchè ho dato spazio a giocatori che, in questa stagione, sono scesi in campo dal primo minuto. È stato un test utile per verificare la condizione globale. Mi interessava, maggiormente, constatare l’aspetto motivazionale dei ragazzi e il livello di attenzione espresso. Dovevamo fare tre gol, senza scoprirci. L’atteggiamento è stato convincente». Il Taranto continua a colpire con i suoi attaccanti, mentre fioccano i rigori a favore. «Vuole dire che in area di rigore ci entriamo e possiamo andare in gol oppure veniamo fermati irregolarmente. Noi abbiamo sempre costruito tanto. Ricordo che ad inizio di stagione, la critica era proprio una certa incapacità di tradurre in rete tutte le azioni di attacco. Ora ci godiamo queste realizzazioni. Che le facciano le punte, è un aspetto secondario». Parlando di attaccanti, gli applausi sono da rivolgere in larga parte a Roberto Pasca e Antonio Zito. Il primo ha siglato la prima doppietta della stagione. Il secondo ha vestito in modo inappuntabile il ruolo di assist-men. «Sono contento per la doppietta - rivela Pasca - e per il passaggio del turno. Ci tenevamo a proseguire il cammino in Coppa. Ringrazio Zito per i passaggi illuminanti. Il cinquanta per cento del secondo gol è merito suo». Zito intravede altri segnali di crescita. «E’ confortante l’approccio che abbiamo avuto in questa gara. Se ci ripeteremo
anche contro il Giulianova e credo che la vittoria non ci potrà sfuggire. Se ho messo in difficoltà Papagni? Tutte le occasioni vanno sfruttate. E’ un mio dovere. Poi sarà lui a prendere le scelte finali».
di Luigi Carrieri02 novembre 2006

Il Taranto avanza in Coppa Italia
Vibonese eliminata. Doppietta di Pasca: «Ringrazio Zito»

Il Taranto batte 3-0 la Vibonese e conquista l’accesso alla seconda fase finale della Coppa Italia di C. Le reti sono state siglate da Catania (su rigore) e
Pasca (doppietta). Al termine della gara Aldo Papagni è soddisfatto: «Abbiamo grandi motivazioni anche nelle competizioni minori - ha commentato il tecnico di Bisceglie -. Chi è sceso in campo ha giocato con determinazione cercando sin dalle prime battute di ribaltare il risultato della gara di andata (2-0 per i calabresi, ndr). E' stato un test importante per valutare le condizioni della squadra a quattro giorni dall’impegno con il Giulianova». Il trainer rossoblù ha apprezzato il rendimento dei suoi calciatori, prendendo atto «dell’ampio ventaglio di possibilità nel reparto avanzato. Per me non è un problema dover gestire cinque attaccanti, soprattutto se ripenso al mese scorso, quando ero costretto a fare la conta degli indisponibili». Due reti a sigillare una prestazione positiva, dopo il rientro dall’infortunio avvenuto a San Marino. Roberto Pasca ci teneva molto a fare bella figura. «Sono contento per aver contribuito al passaggio del turno. Abbiamo disputato un’ottima gara, sebbene la Coppa Italia non sia l’obiettivo primario. Adesso concentriamoci sul campionato». L’ultimo ringraziamento l’attaccante salentino lo rivolge al giovane Zito, «che è stato abilissimo smarcandomi in entrambe le azioni». «Ma ho fatto soltanto il mio dovere - ha dichiarato il giovane centrocampista partenopeo - e spero di aver fatto una buona impressione all’allenatore. Mi dispiace soltanto per non aver segnato, ma quando sono giunto davanti al portiere mi è mancata la lucidità. Va apprezzato, comunque, l’approccio che abbiamo avuto con la competizione, sicuramente non prioritaria nel nostro cammino». E’ tornato in campo dopo essersi accomodato in panchina nelle ultime tre giornate, finendo anzitempo sotto la doccia per somma di ammonizioni. Maximilian Cejas non attraversa un periodo particolarmente fortunato. «L'espulsione? Sono rammaricato per il primo cartellino, ricevuto raccogliendo la palla dalla rete dopo il rigore segnato da Catania». In casa Vibonese il tecnico Mauro Zampollini sembra piuttosto rammaricato per alcuni episodi che hanno condizionato l’andamento della contesa (penalty ed espulsione di Vitello). «Non mi aspettavo di poter uscire dalla Coppa Italia, ma sicuramente siamo stati sfortunati». di Fabio Di Todaro02 novembre 2006

«Comodato d’uso o lascio il Taranto»
Il presidente Blasi ribadisce il "no" alla proposta di Blonda

"Giù le mani dallo Iacovone". Questo lo striscione esposto a metà circa del primo tempo in Curva Nord dai tifosi tarantini. Subito dopo ci sono stati dei cori anti-Blonda invitato chiaramente a non chiudere lo stadio.Verso la fine della partita una rappresentanza di tifosi è salita in tribuna per parlare con la stampa. In sintesi hanno confermato le loro richieste di continuare a tifare per il Taranto nel «loro» impianto, dichiarandosi perfino pronti ad occuparsi personalmente nella pulizia della Curva Nord. Come ultima ipotesi hanno dichiarato di essere disposti a manifestare in piazza il proprio dissenso. La questione-stadio comincia a complicarsi. Il terreno di gioco è sempre meno verde. Nell’intervallo fra il primo e secondo tempo il presidente Blasi ha sbottato: «Vorrei tantissimo continuare a fare calcio a Taranto e portare a termine il programma triennale. Noto, tuttavia, che gli ostacoli diventano sempre più alti. La convenzione propostaci dal dott. Blonda è inaccettabile. Non la firmerebbe nessuno al mio posto. Il nostro "no" lo abbiamo scritto nella lettera spedita al Comune. Ora attendiamo la controproposta. La porta per trovare l’intesa è sempre aperta». Blasi lancia un’idea: «Sono prontissimo ad accollarmi le spese di gestione dello Iacovone, che ammontano a 280mila euro, ad un unica condizione: ricevere l’intero impianto in comodato d’uso gratuito in esclusiva per 50-60 anni. In tal maniera potrei dar vita ad una serie di progetti che ho già in mente: trasferire allo stadio la sede sociale, costruire delle palestre per il benessere, allestire negozi ed altre cose. Ovviamente lo stesso contratto dovrà essere esteso a chi, un giorno, subentrerà al mio posto». La eventualità di chiusura dello stadio lo fa inorridire: «Andrò via immediatamente. E non sto né scherzando, né provocando alcunchè. L’ho già fatto a Manduria per altri motivi». di Giuseppe Dimito02 novembre 2006

Tifosi pronti a manifestare
Questione Iacovone: nella partita di ieri uno striscione e tanti cori di proteste

“Giù le mani dallo Iacovone”: affisso in Curva, non appena il settore è stato aperto. Un messaggio dei tifosi mentre il braccio di ferro silenzioso tra Comune e società continua. C’è lo stadio nel mezzo del dibattito calcistico: c’è una convenzione proposta (da Blonda) e un netto rifiuto (del Taranto). C’è un impianto senza corrente elettrica (interrotta l’erogazione per la morosità del Comune) e una soluzione tampone che si trascina (la società ha provveduto con un generatore). E c’è un debito reclamato dal Comune (la convenzione dell’anno scorso) e un conto diverso portato dal Taranto (ci sarebbe una promessa di sponsorizzazione). In mezzo a tutto questo la provocazione di Blasi: a queste condizioni (poco più di 71.000 euro) non firma e minaccia di mollare o portare via la squadra o, addirittura, di chiedere un terreno per costruire lo stadio per contro proprio. Il prefetto Mario Alecci fa l’arbitro, cercando di mediare, di arrivare a una soluzione che accontenti tutti. Ascolta, anche se il suo ultimatum tenero («Trovate un accordo entro il 31») è scaduto. Ora, nella discussione, si inseriscono i tifosi. Con lo striscione, ma anche con chiari cori all’indirizzo del commissario Blonda e con inviti a non chiudere lo stadio. Il rischio, va detto, esiste, qualora non si dovesse arrivare a un accordo e il Comune dovesse decidere di irrigidirsi. Ma gli ultras ieri hanno fatto sapere di essere pronti alla protesta: pulendo da soli l’impianto (o quantomeno la curva). O, addirittura, di scendere in piazza, di protestare in modo rumoroso. Non resta che attendere.02 novembre 2006

Totò, ultima farsa sognando Napoli
Messo fuori rosa dal Real Madrid per uno screzio con Capello, Cassano è pronto a riportare in Italia il suo talento anarcoide. Il San Paolo aspetta gol ed eccessi del genietto che si crede Maradona

È bastato quel piccolo movimento della mandibola. Quell'impercettibile sussulto, quell'involontario spasmo delle ganasce che potrebbe sbriciolare un diamante e che lo ha reso giustamente celebre e temuto, collocandolo tra il Duce e Bettino Craxi nella galleria ideale delle più severe mascelle volitive del paese. Quando sabato sera, stizzito per non essere entrato in campo dopo un riscaldamento durato quasi mezz'ora, Cassano gli ha eiaculato in faccia la sua rabbia, rinfacciandogli l'essergli rimasto devoto anche dopo il tradimento con la Juve, Fabio Capello non ha avuto bisogno di replicargli a voce. La risposta stava tutta in quel silenzio parlante, in quell'espressione austera e solenne che dava corpo visivo all'immagine del Minosse dantesco, colui che «ringhia e manda second'avvinghia». La formalizzazione della condanna è arrivata il giorno dopo - allontanamento sine die dalla prima squadra - ma la sentenza era già scritta in quel volto che mascherava a stento il sobbollire del rancore per una scommessa irrimediabilmente - e definitivamente - persa.
Sgrezzare Antonio Cassano, sfrondarlo dei suoi barocchismi, imporgli delle regole e costringerlo a rispettarle, era infatti il grande azzardo di Fabio Capello, che a Roma lo aveva sempre difeso, protetto e giustificato, infischiandosene persino del proprio orgoglio. Già emigrato a Torino, ogni volta che veniva interpellato in proposito lanciava ghirlande di caramelle al suo folletto preferito, che ricambiava con parole di rispetto filiale, conscio di alienarsi in quel modo le simpatie di molti suoi compagni e dell'intero pubblico romanista. Indisciplinato per vocazione e insolente per sfida, con la dipartita del suo mentore, Cassano aveva perso l'unica bussola pedagogica della sua esistenza anarcoide. La loro pareva una storia quasi deamicisiana, allievo e maestro, anzi padre e figlio momentaneamente separati dal fato e destinati un bel giorno a riunirsi in un edificante happy end. Senonché, ormai in prossimità dello snodo decisivo, ecco che l'edificante novella è scivolata nella farsa, come d'altra parte era facile immaginare data la caratura teatrale del butterato. Il destino, beffardo, li ha effettivamente ricongiunti, ma a quel punto, tra ego, superego ed Edipo, la situazione tra padre e figlio è degenerata.
Capello, chiamato a Madrid soprattutto per porre fine allo svacco dell'era di Fiorentino Pérez, non poteva certo fare un'eccezione per Cassano. Cassano, mai intimidito dal carisma e dal curriculum dei compagni di squadra, non poteva certo fare un'eccezione per il suo allenatore. Il risultato finale è l'ennesima (e a questo punto definitiva) cassanata di sabato, ma sono anche alcuni gustosi sketch visti in panchina, scenette a base di corna, linguacce, rutti, scherzi, risa, e chupa-chups, cose e pose proibitissime dal nuovo regime disciplinare di Capello e assai malviste dal pubblico madridista, che ai suoi beniamini in panchina richiede rispetto e adesione alla causa di chi gioca. Nel suo inesauribile repertorio di impertinenze ed eccessi, a Madrid Cassano ha raggiunto vette sublimi, specie nella sua quotidiana sfida con la bilancia, dove si è forgiato un inevitabile sodalizio con Ronaldo. È così che è nata l'ultima congiura: davanti a un piatto di paella o di pesce fritto, le narici ubriache di aromi eccitanti, Cassano ha aperto il cuore a Ronnie e Ronnie l'ha aperto a Cassano, che si è fatto portavoce del malcontento di entrambi espettorandolo nelle forme non esattamente urbane che gli sono proprie. 
Solo che stavolta finirà diversamente. Niente perdono, niente pacche sulle spalle, niente scuse a mezza bocca da scolaro pentito per finta. L'ultima cassanata ha tracciato l'ennesima frontiera tra il butterato e il mondo che lo circonda, ha scavato un fossato profondissimo tra sé e le poche persone che erano disposte a capirlo, o quantomeno a provarci. Il futuro, a 24 anni, è gia dietro le sue spalle. Le parole che descrivono il suo momento attuale - "fine", "ultimo", "ennesimo" - tracciano la parabola di una carriera che sembra già conclusa e oltre la quale non si vede altro che la stessa miseria umana e sociale da cui è arrivato. A gennaio il Real Madrid farà il possibile per venderlo, prestarlo e al limite persino regalarlo, e anche così non sarà facilissimo sbarazzarsene, con quello che guadagna. Si parla dell'Inter, del Milan (pacco doppio da trasporti eccezionali con Ronaldo), persino del Napoli, che sta in B ma per i bookmaker spagnoli è già la destinazione più probabile. 
Ecco, Napoli e i napoletani. Lui che si crede la reincarnazione di Maradona, loro che la cercano invano da anni. Magari si trovano. Né lui né loro, ormai, hanno più niente da perdere. di Andrea De Benedetti01 novembre 2006

Iacovone, il caso resta irrisolto
Salta l’incontro tra il diggì rossoblù ed il Prefetto Alecci, ma la società ha rifiutato ufficialmente la proposta di Blonda relativa all’esborso di 250mila euro

Secondo le notizie circolate negli ultimi giorni ieri mattina si sarebbe dovuto tenere un incontro in Prefettura per affrontare ancora una volta la spinosa questione "Iacovone". Ma l’attesa riunione non c'è stata, anche per i numerosi e più urgenti appuntamenti del prefetto Alecci, impegnato su altri fronti incandescenti. La vicenda stadio resta dunque irrisolta, almeno per ora, ma l’argomento verrà ripreso già nei prossimi giorni. Intanto però il Taranto Sport, su consiglio, pare, dello stesso Prefetto, ha risposto al Commissario Blonda, rifiutando ufficialmente la proposta di convenzione preparata dalla gestione commissariale, che prevede un esborso complessivo di circa 250mila euro fino a giugno, tra canone d’uso non esclusivo (quasi 72mila euro) e spese accessorie per luce, acqua, gas, guardiania, giardiniere, pulizia dell’impianto e acquisto di terra, sementi e concime. Attraverso il proprio legale di fiducia (l'avvocato Valerio Bassi), il Taranto Sport ha inviato una missiva a Palazzo di Città, motivando la propria opposizione, che il dg Galigani sintetizza così. «Lo stadio Iacovone versa da tempo in condizioni precarie e, allo stato attuale, il presidente Blasi, anche per esigenze di bilancio, non è disposto a prendere in considerazione la bozza di contratto che ci è stata sottoposta. Prima di iniziare a trattare occorrerebbe mettere a norma l’impianto per renderlo idoneo alle disposizioni di legge». Questa la rigida posizione della Taranto Sport, che chiede un sforzo al momento impossibile al Comune, che è segnato dal recente fallimento, che impedisce movimenti di denaro di una certa entità. Ma lo scopo potrebbe essere anche quello di convincere la gestione Il diggì Vittorio Galigani commissariale a rivedere la proposta di convenzione riducendo le cifre della stessa, obiettivo quest’ultimo difficilmente raggiungibile in un momento economicamente critico come quello attuale. La verità è che si è arrivati a un pericoloso muro contro muro. La situazione è estremamente delicata, tanto che c'è chi teme che l’impianto del rione Salinella possa presto chiudere i battenti, con il Taranto Sport costretta ad emigrare altrove per proseguire il campionato di C1. Domenica prossima i rossoblù dovrebbero ricevere il Giulianova, ma il futuro della squadra di Papagni allo Iacovone è ormai appeso a un sottilissimo filo. di Enrico Sorace01 novembre 2006

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