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La ricchezza è nelle idee
Il Taranto sa di avere un organico straordinariamente dotato, il progetto disegnato da Evangelisti ha dato una ricchezza ancora non completamente stimabile alla squadra

Insegnano: meglio non sbilanciarsi mai sugli allenatori. Dicono: poi bastano due sconfitte e tutto viene messo in discussione, il tecnico comincia a camminare in bilico su un filo sottile e il pensiero viene accartocciato dalle regole che il calcio non scrive eppure rispetta. Ma la cronaca, le alchimie vincenti e la sapienza di Papagni lo impongono, dettando l'agenda e suggerendo il commento. Perché non ha senso un organico sovrabbondante se non si ha la capacità di gestirlo, perché non è per tutti agevole allenare il Taranto. Basta provare a sostituirsi nel ragionamento tecnico e fingere una settimana da Papagni: spesa a pensare agli avversari, studiarne i movimenti, scovarne i punti deboli, controllare la forma dei propri uomini, dare le giuste istruzioni, selezionare i giocatori più utili e comunicare l'esclusione al resto. Compito delicato, impegno forte. Perché scegliere quasi sempre vuol dire scontentare e, anche, esporsi al giudizio. E cambiare tanto, sorprendere, farsi venire idee vuol dire avere coraggio e sfruttare la propria intelligenza. 
Il Taranto sa di avere un organico straordinariamente dotato, il progetto disegnato da Evangelisti ha dato una ricchezza ancora non completamente stimabile alla squadra. E Papagni ha il delicato compito di trovare sempre la soluzione ideale, con uomini e moduli utili per la missione. A Perugia è accaduto questo: gente nuova, idee inaspettate, sacrifici illustri, modulo lievemente modificato, idee adattate alla partita. Era quello che serviva e quello che si è fatto: i grifoni andavano presi ai lati, chiusi al centro, soffocati con il pallone oltre la metà campo. Nulla, ovviamente, è immediato. Ed è banale ragionare sulla partenza lenta: l'integralismo del turnover ha appena aperto la sua stagione, il gruppo è formato di uomini tutti in grado di dare un volto diverso al complesso, senza troppi doppioni e “sostituti naturali”. Quindi la squadra ha bisogno di adattarsi. Intanto ha capito: che una domenica fuori può capitare a tutti e che, quindi, il turno del rientro può arrivare presto, che dietro la scelta c'è un'idea ma che non sono decisioni definitive. Che non ci sono gerarchie e nemmeno nomi che valgono di più. 
Papagni ha definitivamente compreso la ricchezza che ha tra le mani e ha deciso di sfruttarla nel modo migliore, tirando dritto, spiegando al gruppo e ottenendo risposte tecniche e morali incredibilmente chiare. Si è preso il diritto di scegliere, lasciando ai giocatori il dovere di onorare la scelta. E, così, è riuscito a convincere Toledo a giocare per la squadra, spinge Caccavale verso il recupero definitivo, ha potuto far aspettare Cammarata, ha rinunciato senza dolore a Mancini. Così si diventa l'arma in più. Insistere diventa un dovere. Fermiamoci, però: forse chiedere all'inizio della partita di Perugia un pensiero sulla formazione individuata da Papagni avrebbe aiutato l'analisi. Perché in pochi si sarebbero astenuti, meno avrebbero dato fiducia e tanti avrebbero storto il muso. Ecco: meglio lasciar scegliere chi deve e non farsi corrodere dalla voglia di avviare processi. Per questo ci sbilanciamo su un allenatore: c'è un'idea di base così seria che due sconfitte (meglio, comunque, che non capitino) non potranno mutare il giudizio. di Fulvio Paglialunga
14 novembre 2006

Il turnover "solidale"

La vittoria di Perugia consacra il Taranto, ormai dentro la zona playoff, e valorizza il lavoro di Papagni. È questa la sintesi di una domenica perfetta: la consacrazione della squadra e il lavoro del tecnico che la dirige. Fattori di crescita in relazione stretta. Il Taranto e il suo allenatore in simbiosi. Quando succede, la comprensione è totale e i risultati sono spesso una fisiologica conseguenza. Qualcosa di dolcemente inevitabile. Sembrava difficile potesse accadere così in fretta, dopo la crisi e i turbamenti di fine settembre. Invece è successo. A colpi di calcio, la migliore istruzione per l’uso di qualsiasi partita, il Taranto è diventato una squadra matura, convinta, consapevole. Inaugurando un periodo evolutivo che dura da sette giornate e che a Perugia potrebbe aver trovato la sua legittimazione definitiva. Perché quella del "Curi" è la partita che dà la misura concreta della forza del Taranto. Chiarisce le dimensioni del gruppo, distingue tra le possibilità dei singoli, certifica la volontà comune. In giro non c’è un solo Taranto. Ce ne sono tanti, tutti credibili. Non esiste una versione migliore dell’altra. Ogni copia è l’originale. Non si butta via niente. Ciò che si scarta oggi, tornerà utile domani: è questa la filosofia di Papagni, il cui merito nella rinascita del Taranto non può essere più sottaciuto. È talmente evidente da creare imbarazzo sincero in quanti (e non sono pochi) non erano, e forse non sono ancora, totalmente convinti dell’adeguatezza del tecnico di Bisceglie. Papagni, invece, sta avendo intuizioni spiazzanti, rivoltando un vecchio dogma del calcio: non si accontenta di dare forma e vita ad una squadra, preferisce costruire una partita dietro l’altra. Preservando l’unica diversità che vale sempre la pena preservare: quella di vincere. E lasciando che strategia, atteggiamento, modulo, interpreti seguano la logica della convenienza. A Perugia ha rispolverato Cejas, riproposto Catania e ridato spazio a Deflorio. Ha spedito in tribuna Mancini (febbricitante) e Caccavale. Ha accantonato momentaneamente Cammarata e Danucci. Non ha dato seguito alla doppietta di Zito contro il Giulianova. Ha ripiegato sul 4-4-2 come impianto di garanzia. Ha cioè deciso per sé e per gli altri, che è poi il mestiere di ogni allenatore, condannato ad assumersi la responsabilità maggiore: quella di scegliere e, dunque, di rinunciare. L’ha fatto con la complicità assoluta dei prescelti e degli esclusi, ricevendo da tutti un aiuto sostanziale nella difficile impresa di costruire la partita e di vincerla. Papagni ha inventato il turnover solidale. L’unico turnover che non genera malumore, che non produce scontento, che non spacca il gruppo. L’unico turnover che non equivale al tentativo di evitare una debolezza (fisica, tecnica, psicologica). Ma che vale una scelta di forza. Tanto forte da sembrare indolore, perché la resa è sempre alta. Chiunque giochi e comunque si giochi, la sensazione è che in campo sia finito il miglior Taranto. Questo ci sta facendo credere Papagni, l’allenatore-psicologo. L’attento gestore del personale. L’ultimo assemblatore di concretezze. di Lorenzo D'Alò14 novembre 2006

Ambrosi, il gusto del gol
Lui segna, il Taranto vola

Strano il Destino. Ispirato da percorsi incomprensibili. Da emozioni contrastanti. Basta poco: per passare dalla delusione all'esaltazione, dalla sfortuna al tocco magico del fato.
Alessandro Ambrosi lo sa. Ci ha sempre creduto. Forse perchè a 35 anni di calcio ne ha visto anche troppo: le critiche scivolano addosso, la determinazione diventa feroce, serve a sfidare le insidie del tempo che vola.
Sei reti in cinque partite: nulla di strano per il centravanti di Fiuggi. Il gol è il suo mestiere: un filo invisibile che non si è mai reciso. Non poteva essere finito tutto all'improvviso: l'oro non diventa mai piombo.
Bisognava insistere, lottare contro le avversità. Aspettare il vento buono. Per ridiventare protagonista, per riconquistare una tifoseria che sembrava ormai irremovibile, scettica, arresa. Per ritagliarsi uno spazio tra tanti concorrenti sopraffini. Per essere Ambrosi, in fondo: innato fiuto della rete e senso della posizione, grinta da vendere e sostegno per i compagni. Uomo di campo ma soprattutto di spogliatoio: capace di dedicare due segnature ai figli dei compagni di campo. Parole speciali: prima per Ciro De Liguori, poi per Giuseppe Pastore. 
Carattere e coraggio, lealtà e senso di appartenenza: l'apporto di Alessandro Ambrosi non è mai mancato. Come la sicurezza nei propri mezzi: che non sconfina mai, però, nella superbia. Non ci sono concorrenti, ma compagni di squadra: e se Cammarata finisce in panchina, non c'è rivalità, ma sorrisi da scambiarsi. In attesa di lottare per una maglia la domenica dopo.
Arrivò in una giornata di fine dicembre. Al Taranto mancava la punta centrale in grado di “completare” Deflorio: Blasi ed Evangelisti misero a segno il colpo, convinti di aver imboccato il percorso giusto. L'uomo del definitivo salto di qualità, per volare verso la C1.
Ma talvolta si può arrivare nel posto giusto nel momento sbagliato: essere accolti da un gruppo in crisi di identità e di risultati. E perdere fiducia, smarrire certezze. Cominciando un calvario fatto di sconfitte e contrattempi: l'attesissimo esordio l'8 gennaio, contro la Cisco Roma. Novanta minuti e prima sconfitta. Poi la beffa di Melfi e l'esonero di Marino: e un'altra battuta d'arresto in casa, contro il Lamezia, nella gara dell'esordio in panchina di Aldo Papagni.
270 minuti e zero reti, dati suggellati da prestazioni quasi inguardabili. La mancanza di preparazione si fa sentire, la punta è macchinosa, rallentata. Il rossoblu, però, diventa subito una seconda pelle: Ambrosi non conosce gli alibi, ma la sincerità. «Mi sento umiliato alla fine della partita. Sono il primo critico di me stesso. E spesso sono più duro di chi, adesso, mi critica. - confessa - Ora sono dispiaciuto. Sento, in alcuni momenti, di non poter dare quello che so. Il gol arriverà, lo so». L'uomo della Provvidenza diventa l'uomo dei Dubbi.
C'è qualcosa di subdolo, di nascosto: un malanno invisibile che succhia le forze. “Anemia sideropenica” dicono i medici: un mese fuori almeno. E poi la sfortuna che si accanisce, uno stiramento al polpaccio che allontana il recupero, il ritorno in campo soltanto a marzo. 
Trovare la forza di scherzare in mezzo ai guai? Si può: «Non sono mai stato scaramantico, lo sto diventando» dichiara. E resiste: la maglia da titolare è il regalo dell'ultima giornata della stagione regolare, a Viterbo. Quattro mesi dopo. Anche se di gol, per ora, non se ne parla.
Nel Taranto che vince, che si impaurisce e poi butta fuori il Melfi, che non concede sorrisi al Rende e si issa in C1 c'è anche lui. Con il 9 addosso: e qualche occasione sbagliata di troppo. 
Il giudizio del pubblico è ormai pronunciato: pollice verso. Ma la forza d'animo è superiore a tutto: Ambrosi vuole tornare Ambrosi. E vuole farlo a Taranto, davanti a quel pubblico che ha saputo stupirlo. «Non ho mai visto - ammette - una tifoseria così bella».
La nuova stagione parte: e lo spartito sembra lo stesso dell'anno vecchio. Prima un piccolo intervento chirurgico, poi un taglio al piede. Ci vuole tempo, ancora. Ed aspettare la quarta giornata per rivedere l'erba, a Castellammare di Stabia. Tutto è sin troppo uguale al recente passato: tre gare da titolare, due soli punti, zero gol, persino una rete fatta e scippata da un'autorete (del giocatore del Lanciano Mariscoli) ed un'altra vanificata da Zito che rende fuorigioco un gol regolarissimo.
Il Destino, però, ha deciso: è il momento di ripagare gli sforzi con moneta sonante. L'ennesimo insulto della Dea Bendata si trasforma in ora della svolta: anche se la panchina di Gallipoli sembra una condanna. E' invece, la culla della rinascita: per entrare a un quarto d'ora dalla fine e segnare il gol (decisivo, come tutti quelli a venire) del pareggio. E per poi sfogarsi davanti ai microfoni: «La mia presenza a Taranto sembrava quasi una maledizione. Non parlo solo della scorsa stagione, ma anche dello scorcio iniziale di quella in corso. Tanti infortuni, tanti episodi negativi, tutti insieme. Ora va meglio, ma credo che fosse ora che le cose migliorassero» risponde. E così è stato. Bastava crederci. Tornare a crederci. Per ridiventare “Re Mida”, segnando sei reti in cinque gare. Per tornare Ambrosi: cancellando la corsa un po' sgraziata e quei tiri al volo che non riuscivano più a far sognare.
Ma il Taranto adesso sogna. E ringrazia un attaccante in cui tutti, dirigenti, tecnici e compagni, non hanno mai smesso di confidare. A partire dal presidente Blasi, forse il suo principale estimatore. Lo ha detto a luglio: «Ambrosi sarà il capocannoniere della C». Chissà, anche stavolta potrebbe avere ragione lui... di Leo Spalluto14 novembre 2006

E' un Taranto... al bacio
Importante successo dei rossoblu a Perugia. Decide una rete nella ripresa di Ambrosi, sempre più goleador. Ora gli ionici sono in piena zona play-off. Domenica derby con il Martina

Certe partite assomigliano a un capolavoro. Perché sono giuste le scelte ed è esatta l'applicazione. Perché la quantità e la qualità trovano la sintesi perfetta. Perché non c'è difetto di mentalità e la maturità del gruppo diventa un dato innegabile. Perché in campo non ci si sottrae alla lotta e non si dimentica il governo della manovra. Perché anche frullando gli uomini c'è sempre una squadra altamente credibile, un'identità chiara e uno spirito di assistenza reciproca che alzano la resa e sbilanciano i meriti. Certe partite il Taranto può solo vincerle. A Perugia capita: che Papagni indovini tutto anche rivoluzionando la squadra, che il gruppo risponda ai comandi, che la lettura della partita sia priva di sbavature, che l'impegno annulli le omissioni, che pure senza un dominio sfacciato ci sia un controllo costante e percettibile. Non ci sono macchie nel risultato, non ci sono vizi nell'interpretazione: tutto appare inevitabile, anche il gol, che arriva dopo un'ora di galleggiamento (segna Ambrosi, per la sesta volta in cinque gare) ma che dà sempre l'impressione di esserci, di appartenere al Taranto, di avere cittadinanza in questa gara. Arriva quando deve, facendo emergere quello che avviene nei sotterranei della partita: con il Taranto che sa di avere la soluzione e cerca l'attimo giusto per mostrarla, senza lasciare nulla al caso, nemmeno i tempi. Aspettando, cioè, che il Perugia si sgonfi senza lasciare la possibilità di replica. Prendendosi il vantaggio e annullando la reazione. 
Il gol è in tema con il capolavoro complessivo: Toledo danza a destra, ondeggia, mette in fila le finte che servono per lasciare sul posto Voria (un po' immobilizzato, un po' incantato) e dare al pallone (nel frattempo rimasto fermo) la possibilità di seguire il taglio di Ambrosi, pronto a muoversi, raccogliere e superare (24') Pinzan con il destro. Ma prima tutto ha un senso. Ce l'hanno, intanto, le scelte di Papagni, tecnico con troppa legna e il dolce problema di doverla selezionare. Il tema è chiaro: fare fuoco sugli esterni, rendere improprio lo schieramento del Perugia (4-2-3-1) piazzando uomini a metà strada tra la batteria di trequartisti altrui e i mediani, controllare la fantasia di Guadalupi e disinnescare contemporaneamente la teorica fonte di una squadra valida ma scomposta. Le scelte sono coraggiose: dentro Catania (praticamente fermo da cinque giornate), Cejas (comparsa nell'ultima gara, in realtà in panchina da quattro turni) e Deflorio (solo pochi minuti a San Marino in nove domeniche ingrigite dallo stiramento), fuori Danucci e Cammarata (scelte d'opportunità), in tribuna Mancini (febbre). L'idea è funzionale: 4-4-2 spinto, Catania e Toledo armi da sfruttare, "catene" sugli esterni (Colombini e Larosa alternano le proiezioni) da valorizzare, Cejas e De Liguori mediani stretti al centro e con il compito di staccarsi per mettere in ombra Guadalupi. L'applicazione è graduale: prima c'è un mucchio di minuti (quasi trenta) che il Taranto impiega per calcolare i tempi dell'inserimento e il Perugia utilizza preoccupandosi di non sbagliare. C'è grande attenzione e ossessivo rispetto delle consegne: nessuno inventa e tutti eseguono, finendo per avvicinarsi all'annullamento reciproco. C'è, però, sempre partita: è studio attivo, lettura attenta. Il Taranto aspetta senza alzare il pressing: lascia che l'avversario ci provi per smontare (le linee di centrocampo e difesa sono vicine, la fase difensiva è eccellente) e ricostruire in velocità. Eppure ci prova il Perugia, due volte con Rubino: al 33' (destro che Pinna devia con qualche impaccio in angolo) e al 35' (aggancio e pallonetto - alto - con un solo movimento). Scremando la cronaca il Taranto è in un tiro (44', destro al volo di Ambrosi su respinta della difesa deviato in angolo da Bernini), nelle pieghe del taccuino c'è la partita costruita dai pensieri della vigilia e pronta per essere conquistata.
Il lento concepimento rende gravida la ripresa. Il Perugia finisce di confondersi, il Taranto si erge sulla propria lucidità. Piovono tiri: Deflorio manda di poco alto la perfetta esecuzione di uno schema su punizione (3', batte Cejas), Catania e Toledo si scambiano i ruoli in due combinazioni identiche (5' e 8') e si vedono i tentativi respinti dall'uscita del portiere. L'ombrello del Perugia non regge: Cari passa al 4-3-1-2, Guadalupi ci prova con un'azione personale (15', diagonale fuori). Il diluvio è imminente: Papagni fa entrare Danucci (per Catania) e sposta Toledo a destra, la danza del brasiliano è proficua, il tiro di Ambrosi deciso e decisivo. Tutto si inclina: non c'è più una manovra lucida degli umbri, non c'è più bisogno di spingere per i rossoblu. Si passa al 5-4-1 (dentro Panini per Ambrosi), c'è spazio per un'altra invenzione di Toledo (40', tiro a sorpresa verso l'incrocio, appena impreciso) e non ci sono spazi sul campo che non siano occupati dal Taranto. Gli ultimi ritocchi: il capolavoro è compiuto. di Fulvio Paglialunga13 novembre 2006

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

PINNA - A conti fatti il Perugia non tira quasi mai nello specchio. Sicuro su tutti i palloni, guida la squadra dalle spalle, rischia un po’ sul tiro di Rubino, che devia con qualche impaccio in angolo: 6
LAROSA - Ha forza fisica, voglia, generosità. Sbaglia qualcosa all’inizio, poi annulla tutti gli errori e mette insieme una prestazione da applausi. Spinge, indovinando i tempi per la sovrapposizione. E copre,con tempismo e senso dell’anticipo: 6.5
COLOMBINI - Forse spinge meno rispetto a Larosa, ma nella sua prestazione non ci sono omissioni e cali. Più che farsi vedere preferisce farsi sentire. E ha anche una discreta capacità di crossare: 6.5
PROSPERI - Partita perfetta: Rubino non è un cliente facile eppure lo tiene a bada. Nemmeno quando Cari aumenta il peso dell’attacco va in difficoltà. C’è sempre: sui palloni alti non si fa mai battere, la posizione è sempre la migliore possibile, tutti gli interventi sono estremamente utili: 7.5
COSENZA - Si integra perfettamente con Prosperi: non lascia passare nulla (Rubino gli sfugge solo una volta), continua a crescere in personalità e tiene il campo con autorevolezza. Anche lui eccelle nel gioco aereo e si tuffa nella partita senza paura: 7
DE LIGUORI - Gioca da mediano puro: stretto con Cejas, in grado di alternarsi per tenere a bada Guadalupi. Dei due centrocampisti è quello che si prende qualche licenza cercando di aiutare nella costruzione. Non si ferma mai e estirpa palloni appena gli avversari si distraggono: 6.5
CATANIA - Dei giocatori schierati da Papagni è la sorpresa maggiore. Non sembra stinto dalle giornate passate in panchina e in tribuna, interpreta nel modo più giusto la partita che deve fare. Da lui passano molti palloni e partono molte apprensioni per il Perugia: 6.5
CEJAS - Serve una presenza densa a centrocampo e, quindi, tocca a lui. All’inizio non aggiunge alla quantità il coraggio di giocare il pallone, rifugiandosi
nel passaggio all’indietro. Poi comincia a crescere e quando la partita finisce avrebbe ancora qualcosa da dire: 7
AMBROSI - Fa un grande lavoro: cerca di proporsi e di proporre, ha una parola per tutti e le usa per trascinare la squadra. E poi fa gol con la freddezza di un chirurgo. Sei reti in cinque partite: straordinaria continuità: 7
TOLEDO - La danza che apre la strada al gol di Ambrosi è uno spettacolo che andrebbe pagato a parte. Non sparisce mai, gioca per la squadra come mai aveva fatto. Si sacrifica senza rischiare eppure si ritaglia il tempo per qualche numero: 6.5
DEFLORIO - Sale per cercare aiutare la squadra a costruire gioco, per smistare i palloni. Sta bene fisicamente, ma ha ancora qualche timore che lo limita quando deve osare: 6
Cammarata - Concentra tutte le sue qualità nei minuti che ha a disposizione: controlla palloni difficili, fa salire la squadra, funge da punto di riferimento: 6.5
Danucci - Entra in partita con fatica, appare fuori ritmo. Bene in interdizione, qualche difetto quando deve costruire: 6
Panini - Ha poco tempo, ma fa gli interventi che deve: s. v.
PAPAGNI - E’ tutto giusto: la gestione di un numero così elevato di uomini, la scelta del modulo, le idee in premessa e la lettura a partita in corso. Non è facile prendersi certi rischi, ma esegue con perfezione il suo compito. E’, forse, la vera arma in più del Taranto: perché sa dosare le forze del gruppo e sa scegliere il meglio: 8
L’arbitro - Non convince: in ogni occasione dubbia agevola il Perugia. E non vede una gomitata di Voria a Cammarata: 5
La squadra avversaria - Buone individualità, pessima organizzazione. Gioca un calcio confuso e merita di perdere: 513 novembre 2006

Va in scena il gioco degli opposti

Tornelli, biglietti nominali, botteghini da affrontare documento alla mano, posti numerati, organizzazione impeccabile. C’è uno stadio funzionale: il "Curi". Comunicati che si scontrano, posizioni forti, striscioni di protesta, lo spettro della chiusura. C’è uno stadio conteso: lo "Iacovone". Una manovra scollata, uomini in libera uscita sul campo, qualità sprecata. C’è una squadra partita con grandi sogni e due punti sopra gli incubi: il Perugia. Un calcio gradevole, gruppo solido, mutuo soccorso, accurata selezione degli uomini e eccezionale resa. C’è una squadra che i grandi sogni li insegue, che dall’incubo è già passata e ora è quarta, dentro la zona più bella: il Taranto. Cori scomposti, scarsa presenza, voce basse e tanta rabbia. C’è una Curva che si interroga: è biancorossa. Compatta come composizione, unita dietro una sola scritta, più presente e più possente dei propri dirimpettai, posseduta dalla felicità. C’è una Curva che trionfa: è rossoblu. Striscione forte in Curva perugina: "Basta con il silenzio complice di un’oppressione: Palestina libera". Striscioni scanzonati nella Curva tarantina: "A voi i baci, a noi le perugine" e poi "Baciami perugina" con la scritta dei cioccolatini famosi. Numeri bassi, fuga dallo stadio: Perugia fa 2.108 paganti. Numeri altissimi, esodo da ogni parte d’Italia: Taranto porta 1.014 tifosi (dato ufficiale) in trasferta. Presidente un po’ impacciato ma sereno, senza giustificazioni valide per la sconfitta ma ancora con il sorriso sulle labbra. C’è un imprenditore nuovo nel calcio: Vincenzo Silvestrini, capo del Perugia. Presidente frenetico, orgoglioso a dismisura, voglioso di parlare della vittoria ma non completamente felice perché sempre in lotta. C’è un imprenditore che vuol fare un altro calcio: Gigi Blasi, numero uno del Taranto. E’ un gioco di specchi: di qua una cosa, di là l’opposto. Dall’arrivo in città fino alla fine. Soprattutto alla fine. Di qua si festeggia, di là si contesta. Perugia è conquistata, come diciassette anni fa. Per un giorno Taranto è capitale dell’Umbria. di Fulvio Paglialunga13 novembre 2006

Il Taranto vero show della domenica

La prossima volta non esitate. Cambiate canale. Ditelo anche ai vostri amici. Nell’inquietante sonnolenza della domenica televisiva, nel festival del niente che va colpevolmente in onda sulle maggiori reti nazionali, tra una rissa e una coscia, tra false pupe e veri secchioni, l’unico spettacolo davvero avvincente si chiama Taranto. Dentro c’è tutto: amore degno di una telenovela venezuelana, suspence ispirata ai gialli di Agata Christie, pathos all’altezza di una pagina dell’Odissea e, talvolta, risvolti comici strappati a Mai Dire Gol (per informazioni chiedere a Rubino, attaccante perugino, autore di una “ciccata” da urlo su tiro a volo nel corso del primo tempo). A Perugia va in scena l’ennesima recita magistrale: il regista Papagni decide di cambiare i componenti della compagnia, Cammarata e Danucci vanno in panca, Deflorio, Catania e Cejas tornano sul palcoscenico. Ma il risultato è quello delle ultime settimane: emozioni, divertimento, gol (Ambrosi, basta la parola: segna sempre lui). Il telecomando saltabecca qua e là in automatico: Studio 100 Sat e Bs Television innanzitutto, ogni tanto un’incursione su TN7 e Teleregione. Giusto per vedere cosa dicono dei rossoblu. Alle 14.20 il dato è tratto: dal piatto di pasta al video il passo è breve, cominciano i collegamenti con Perugia. Stavolta non c’è maltempo o problemi tecnici: tutto funziona al primo colpo. Su Studio 100 “terrestre” Nesca dà la formazioni e annuncia le novità di giornata, Giannicarrieri su Bs è forte e chiaro (anche con le immagini) come non mai. Si può cominciare: è tempo della diretta satellitare by Gianni Sebastio, che comincia nel segno dell’amarcord. In voce arrivano Nino Botta e Nicola Savino, tarantini “doc”, per anni protagonisti su queste colonne, da tempo al servizio del Corriere dell’Umbria. Il Taranto parte benissimo, poi si ferma ad aspettare un avversario neanche troppo brillante: non manca qualche palla gol ma i ritmi sono tutt’altro che indiavolati. E i momenti più simpatici li offre il pubblico rossoblu: lo striscione “A voi i baci a noi le perugine” meriterebbe un premio. Saremo pure un popolo dissestato, ma l’ironia, per fortuna, non ci abbandona... Tecnicamente, il Taranto, sembra lontano anni luce dai padroni di casa: ad un certo punto inizia una gara di slalom speciale tra Toledo e Catania. Ai difensori perugini viene il mal di testa solo a guardarli. Ambrosi addomestica al volo un pallone difficile e tira a botta sicura: un difensore respinge, porca miseria. I cinque minuti finali sono come quelli iniziali: in campo c’è solo il Taranto, ma il vantaggio non arriva. L’intervallo è una pausa anche per l’ansia. Riparte il telecomando: a Teleregione stanno parlando per dieci secondi del Taranto. Il conduttore, entusiasta dei rossoblu, è profetico: “Se il Taranto vince arriva in zona playoff”. L’opinionista in loco (Guastella, ex difensore del Bari) regala un brivido: “I rossoblu - dice - fanno in tempo a rientrare in zona-promozione. Peccato che hanno avuto la squalifica del pubblico per qualche giornata”. Il concetto, detto così, non significa niente: in redazione un collega tenta il suicidio... sbellicandosi dalle risate. Sospiro di sollievo: riprende la diretta di Studio 100 Sat. Il Taranto riparte bene: lo capirebbe anche un tifoso bendato davanti alla tivù: i decibel della voce sebastiana salgono con il passare dei minuti. E’ una promessa: tocca ad Ambro-gol, per l’ennesima volta mantenere l’impegno. Il lungocrinito centravanti non fallisce l’appuntamento per la quinta settimana consecutiva: Toledo manda al manicomio la difesa degli umbri, Ambrosi segna e si scatena sotto la curva rossoblu: il “guerriero” non è mai domo. Il resto della partita è fatto di Perugia che si butta in avanti in modo confusionario e di un Taranto sempre in difesa, mai in difficoltà. L’arbitro, un po’ “casalingo” assegna un recupero mostruoso: ma anche se si giocasse ad oltranza, il Perugia forse non segnerebbe mai. Dopo otto minuti arriva il triplice fischio. Un’altra vittoria e Taranto al quarto posto: che bello guardare la classifica... di Leo Spalluto13 novembre 2006

Taranto, prova di maturità
Colpaccio a Perugia. Ambrosi, sesto gol nelle ultime 5 gare. I rossoblù convincono: personalità, consapevolezza e orgoglio gli "ingredienti" del successo

Mai così. Con tanta personalità, con tanta consapevolezza e con tanto orgoglio. Ecco: il Taranto che vince al "Curi" è tanto, che viene fuori dai bordi. Sicuramente troppo per questo Perugia macchinoso e velleitario. Il Taranto qui "passa" da squadra matura. Ed è proprio l'immagine del suo passaggio, di questo ideale superamento, che colpisce, destando sincero stupore. Non vince per caso il Taranto. Vince mettendo davanti a tutto le esigenze del collettivo. Senza, però, soffocare l'estro dei singoli. Vince, cioè, trovando la sintesi, dando concretezza ad ogni gesto. Niente è superfluo, stavolta. Tutto è funzionale, tutto serve, anche gli abbellimenti, anche gli orpelli, anche i virtuosismi. Il Taranto di Perugia è un miracolo di equilibrio. Una squadra capace di disegnare una strada fiorita in mezzo alle rovine degli avversari. Non è facile. Occorre un disegno. Difendersi con ferocia e attaccare con leggerezza: occorre una squadra per farlo. Papagni non la trova. Ce l'ha. Sceglie gli uomini, assegna i compiti, traccia la linea-guida, quella che si rivelerà una specie di fiume carsico: un solco profondissimo, impossibile smarrirsi. La prestazione è una naturale conseguenza. Il risultato obbedisce alla logica dei valori. Meglio il Taranto sempre, anche nei momenti di lieve disorientamento. Meglio il Taranto come concetto di squadra e come idea di partita. Il gol che scava la differenza, dando visibilità alla supremazia rossoblù, è di Ambrosi (sesto centro in cinque gare). Vale il quarto posto in condominio (Salernitana). Ma la partita del Taranto è una foresta di simboli, di segnali, di richiami. Primo tempo di lettura (si potrebbe anche dire di studio ma non è la stessa cosa). Il Taranto legge la partita: la decifra, la decodifica, la traduce. Ripresa di scrittura: di tracce, di macchie, di annotazioni. Il Taranto scrive la partita, usando caratteri cubitali e inchiostro vivo. Quando il Taranto legge, il Perugia ha un incedere lumachesco. Quando il Taranto scrive, il Perugia balbetta, tossisce, finendo fuori tema. La formazione iniziale va prima spiegata perché è il frutto di scelte e rinunce. E poi riletta in chiave tattica. Papagni vuole sorprendere il Perugia ai lati (riecco Catania), cautelarsi in mezzo (riecco Cejas) e ritrovare gaiezza interpretativa in avanti (riecco Deflorio). Gli esclusi sono Mancini (febbricitante), Danucci e Cammarata. Solo la difesa ricalca la linea della prova precedente. Varia il modulo, fermandosi più stabilmente sul 4-4-2 (fase di non possesso), grazie anche alla nuova diligenza tattica di Toledo. Il Perugia è 4-2-3-1. Ha qualità individuali, soprattutto in Bernini (anima dalla squadra) e in Guadalupi (galleggia tra le linee). Ma è la recita corale a non convincere, lasciando margini di manovra al Taranto. Sugli spalti si divide il tifo. Politicamente impegnata la curva degli ultras locali: «Basta con il silenzio complice di un'oppressione (l'apostrofo non c'era): Palestina libera», dice uno striscione. Un inno alla spensieratezza la replica dei tifosi tarantini: «A voi i baci, a noi le perugine». Avvio brioso. Il Perugia cerca la porta avversaria, intrecciando la manovra, che risulta spesso troppo elaborata. Cejas e De Liguori suturano lo spazio che inevitabilmente si dilata al centro, dove gli umbri potrebbero sfruttare la superiorità numerica. Il Taranto riparte con parsimonia, ma quando riparte lo fa con trame leggere e ficcanti, innescando ora Catania (sale Larosa), ora Toledo (sale Colombini). E creando le famose catene di gioco. Due tentativi di Rubino per il Perugia: sul primo Pinna rischia l'autogol (33'), sul secondo il pallonetto termina alto (35'). Due possibilità per il Taranto: una conclusione fiacca di Catania (37') e un tiro al volo di Ambrosi, sporcato da Bernini (44'). Ma è il secondo il tempo del Taranto, che potrebbe colpire subito con Deflorio (destro volante a raccogliere una punizione di Cejas: schema). La presenza del Perugia si attenua, scolorando in un lento appassire. C'è solo il Taranto. Papagni richiama Deflorio (entra Cammarata). Cari inserisce Albino, passando al 4-3-1-2. Cambio che produce un diagonale infido di Guadalupi da dentro l'area. Il Taranto non si spaventa. Entra Danucci (fuori Catania). E' sempre 4-4-2. Scocca il minuto del gol. Toledo, al culmine di una serie infinita di ancheggiamenti, lascia Voria in uno stato confusionale, servendo Ambrosi in area: destro secco, crolla il Perugia (24'). Per rianimarlo Cari ricorre a Ginestra (terza punta). Papagni risponde con Panini (difesa a cinque). Ma è il Taranto a non sbagliare una virgola della partita. Toledo sfiora l'incrocio (40'). La squadra dei "secchioni" consegna il compito perfetto. di Lorenzo D'Alò13 novembre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6 - Resta un po’ sorpreso sulla conclusione di Rubino, rischiando l’autogol. Sicuro nelle uscite, dopo qualche indecisione iniziale.
LAROSA 6,5 - Sbaglia poco in difesa e nulla in fase di sganciamento. Finale da terzo centrale.
COLOMBINI 6,5 - Prova piena di attenzioni. Unica pecca: cross spesso troppo precipitosi.
PROSERI 7 - E’ il nuovo leader della retrguardia. Imbattibile di testa, abile sulle palle basse. Con Cosenza forma una cerniera di ferro.
COSENZA 6,5 - Il fisico gli consente ogni genere di intervento, anche il più spericolato. Qualche volta, però, eccede.
DE LIGUORI 6,5 - Interno di centrocampo, mediano puro, laterale sinistro: fa molto e lo fa con grande profitto.
CATANIA 6,5 - Discese fiorite nel primo tempo, la porzione di partita in cui la sua partecipazione è massiccia. Salta l’uomo con facilità.
CEJAS 7 - Torna titolare e si sottopone ad un lavoro di interdizione scientifica. Non solo aggressività. Anche aperture di prima e cambi di gioco improvvisi.
AMBROSI 7 - Segna. E’ in uno stato di grazia. Il gol sempre in canna. E’ gravido e partorisce ogni domenica.
TOLEDO 6,5 - Colpi fuori categoria. Il gol di Ambrosi ha il suo incipit da funambolico brasiliano.
DEFLORIO 6 - A tempo quasi pieno per ritrovare il suo repertorio. Il ritorno del capitano è già una buona notizia.
CAMMARATA 6,5 - Entra e fa sino in fondo il suo dovere, tenendo palla in zona alta e facendo salire la squadra.
DANUCCI 6 - Rileva Catania. Non è al massimo e si nota.
PANINI sv - C’è gloria anche per lui.
PAPAGNI 7 - L’allenatore-psicologo sta finendo di costruire la sua squadra ideale, dove chi non gioca è spesso più utile di chi gioca. Chapeau. di Lorenzo D’Alò13 novembre 2006

«La vittoria del gruppo»
Papagni sottolinea la bontà della prestazione offerta dal Taranto: «Siamo stati compatti: una dote che ci ha permesso di vincere su un campo difficile come Perugia»

Ci teneva a vincere, Aldo Papagni. La sfida era di quelle delicate, il Taranto aveva di fronte una squadra accreditata, almeno in estate, come una delle papabili al salto di categoria. Aver espugnato un campo ostico come quello del capoluogo umbro, senz'altro ha il significato di un importante esame di maturità per i rossoblu. «Merito del gruppo - esordisce Papagni - che è stato compatto alla ricerca dell'obiettivo della vittoria». Il tecnico è visibilmente .soddisfatto: troppo importante il successo ottenuto lontano dalle mura amiche. Guai a parlare di singoli, quindi. A Perugia ha vinto il Taranto, l'allenatore non fa preferenze: «Se i ragazzi non fossero stati così uniti - continua - non avremmo mai potuto ambire ad ottenere l'intera posta in palio in uno stadio così difficile. Peraltro, quando si raggiungono vittorie del genere, il merito è di tutta la squadra, che è stata veramente impeccabile. Abbiamo messo in mostra un eccezionale spirito di corpo, non una nota stonata, non una voce fuori dal coro». 
Il tecnico di Bisceglie ha un po' mischiato le carte, schierando in campo un Taranto con qualche sorpresa in più rispetto alle attese. Papagni ha spiegato che si è trattata di una scelta ponderata. «In settimana - sottolinea - abbiamo studiato con attenzione il Perugia, e abbiamo capito che dovevamo trovare una soluzione per mettere in crisi i nostri avversari, in particolar modo sulle fasce. Gli umbri mi preoccupavano per le loro individualità, quindi abbiamo studiato per bene la situazione in settimana, non abbiamo lasciato nulla al caso. Il successo è il frutto dell'impegno profuso da tutti: non posso che esserne contento. Vedo che la squadra sta facendo progressi di domenica in domenica. Siamo in crescita, passo dopo passo stiamo raggiungendo un grado di preparazione e di affiatamento tra i reparti che fanno ben sperare. Inoltre, vittorie come questa di Perugia sono importanti anche perché fanno morale e cementano l'autostima dei nostri calciatori».
Il Presidente Gigi Blasi gongola dalla gioia. Il Taranto ha conquistato tre punti davvero importanti, il massimo dirigente non si nasconde: «Poche squadre - dichiara - riusciranno a fare risultato sul campo del Perugia. Pertanto, onore e merito al Taranto, che ho visto in forma smagliante. Fa davvero piacere vedere i ragazzi giocare in questa maniera: mi sono piaciuti per il piglio con cui hanno affrontato questa difficile trasferta, sono riusciti a mettere in campo lo spettacolo della concretezza». Blasi cita un episodio emblematico: «Al triplice fischio, il Taranto è uscito dal campo accompagnato dagli applausi dei sostenitori del Perugia. Questo è importante, significa che anche gli sportivi umbri hanno apprezzato il nostro gioco. Abbiamo sfidato una delle squadri più forti del campionato e abbiamo vinto convincendo. Ancora una volta è stato decisivo il nostro bomber, Ambrosi: il gol, per lui, è una dote naturale. E poi voglio ringraziare i nostri tifosi: riescono sempre ad emozionarmi».
Il presidente perde il buon umore quando si parla della questione-stadio: «Che colpa posso addossarmi se il Comune non paga le bollette? Secondo me, una società di calcio e l'amministrazione comunale devono andare di pari passo, gli obiettivi devono essere gli stessi. Se la situazione dovesse continuare ad essere questa, prenderemo le nostre decisioni. Se non troveremo un accordo, farò scendere in campo la Berretti».

Blasi entusiasta: «Avanti così»
Ma è critico sul caso stadio: c’è chi non vuol bene a Taranto

La vittoria di Perugia rende bella la squadra e polemico Blasi. La vicenda stadio, in sala stampa, si allunga sulle parole del patron come le ombre della sera. «Fregarsene dei destini dello “Iacovone” fa male. Il commissario Blonda ci pensi. Forse a qualcuno Taranto non interessa?». Il presidente entra nel tunnel dei cattivi pensieri, piroettando tra Taranto e il Taranto e replicando con ambigua malizia alla domanda di Studio 100 sat. Poi, quasi regolando il getto di vapore, Blasi placa gli spiriti: «Pensarci oggi (ieri, ndr) guasta la festa alla città». Il numero uno rossoblu decide di giocare sui contrasti accecanti, sulle immagini stridenti, sugli accostamenti paradossali: la città dissestata, la squadra vincente. Senza, però, evocare né alludere; toccando, piuttosto, le corde dell’inconscio, della suggestione collettiva: Taranto e il Taranto; una settimana di cassonetti bruciati e una domenica sublime come la stilettata alla gola degli umbri, inferta da Alessandro Ambrosi centravanti in versione noir: Perugia che si spegne dissanguato sull’erba del "Renato Curi". Lentamente, inesorabilmente. Taranto, e il Taranto, che staccano insieme il biglietto per il volo notturno in groppa ai playoff, quelli giusti, quelli che hanno come destinazione la serie B dove l’attendono - secondo profezia del disincanto - penne "esuli" schiettamente tarantine: Nino Botta, Nicola Savino, ieri in vena di auguri e nostalgia canaglia irradiate in diretta satellitare. Perché il Taranto si prende sulle spalle Taranto, riconsegnando la città, per una domenica, all’Italia. Il timbro sulla cartolina è quello del calcio che conta. Un lasciapassare (quasi) insperato. E ci scuserà lo storico Roberto Nistri se cediamo alle meccaniche umane, troppo umane, del dio pallone. Prendersi cura del Taranto può servire un poco a Taranto, alla sua credibilità (tutta da riconquistare, è logico) agli occhi del Paese. Un poco, certo. Ma è qualcosa. Una squadra forte e vera. Ed un pubblico, in trasferta, per una volta popolo, unito dalla passione sfrenata degli ultras e dallo slancio - civico e malinconico insieme - dei fuori sede: studenti e non. Questa correttezza ha resistito a tutto, anche ai due tifosi fermati dalle forze dell’o rd i n e perché in possesso di fumogeni. Saluti da Perugia alla città che vuol "rinascere". Con le parole del presidente Blasi convertito alla "dottrina" Papagni: «A piacermi è stata la determinazione del Taranto, soprattutto nel secondo tempo. A piacermi è stata la squadra. Cammarata, Toledo, Deflorio. La forza è nella rosa, nello spogliatoio. Con 25 giocatori così il concetto di prime e seconde linee va azzerato. Papagni, ora, è costretto a vincere. Può variare le formazioni, può giostrare, si può divertire. Ma è costretto a vincere». Aldo Papagni condannato alla vittoria? «A Perugia abbiamo ottenuto un successo importante, sì. Ma non abbiamo fatto niente. Dobbiamo rimanere umili», replica il mister con la freddezza dolce che fa da corollario alla sua "dottrina" e che, invece, è l’ultimo miglio da percorrere ancora per il presidente Blasi, per la sua "passionaccia". Papagni scioglie le redini, Papagni le tira: «Siamo soddisfatti perché abbiamo creato gioco e occasioni, dando ampiezza e profondità alla manovra, rispondendo con una prestazione significativa alla sfida contro u n’avversaria di rango. Ma è stato frutto del lavoro di squadra, non del turn over». Anche parlare di cambi decisivi rischia di spezzare l’armonia intorno al gruppo «perché l’organico è importante, ma tutti insieme hanno la responsabilità di lavorare con impegno, mettendo gli obiettivi del Taranto davanti a quelli dei singoli», conclude il tecnico rossoblu. Papagni dittatore dell’armonia? A chi cerca di "fare squadra", per risollevare la città dal dissesto, suggerire di rivedere il secondo tempo della partita non è peccato. Ma Papagni non è candidabile. Da Perugia un saluto e uno striscione ribaldo, irresistibile: «A voi i baci, a noi le perugine». Maledetti, adorabili, tarantini. di Fulvio Colucci13 novembre 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Taranto alla seconda vittoria esterna stagionale; la prima il 10 settembre scorso: 1-0 in casa della Sambenedettese con la rete di Cammarata al 75' (l'attaccante, all’esordio stagionale con il Taranto, era subentrato da 12 minuti). Con la quinta vittoria stagionale, i rossoblù salgono a 19 punti: al quarto posto in zona playoff.
La formazione guidata da Papagni è ora in serie positiva da 7 turni con un bottino di 3 vittorie (due interne) e 4 pareggi (tre esterni); gli ionici dopo 11 turni hanno 2 punti in più rispetto al torneo scorso di C2, mentre sono 9 in più se confrontati all’ul - timo campionato di serie C1 nella stagione 2003-04.
Ancora a segno Alessandro Ambrosi, per la quinta giornata consecutiva; 6 le reti totali per l’attaccante con 4 marcature decisive, mentre le altre due hanno rappresentato il gol d’apertura dell’incontro. Per Ambrosi 6 reti in 9 partite giocate; dopo 11 turni ha già fatto meglio della passata stagione nella quale aveva segnato solo 5 gol, tutti con la Juve Stabia, in 20 gare disputate, 11 con la formazione campana e poi 9 con il Taranto a partire da gennaio.
Terza vittoria per il Taranto in 12 confronti di campionato giocati a Perugia (sei i successi per gli umbri più tre pareggi). La prima vittoria dei rossoblù nel torneo di serie B 1947-48, il 13 giugno 1948 in Perugia-Arsenaltaranto 2-3. Segnano prima i padroni di casa con Lazzarini al 14' e con Serone al 27', poi la rimonta con le reti di Antonio Nonis al 36', di Vincenzo Castellano al 61' e di Silvano Toncelli all’85'. I rossoblù espugnano nuovamente il “Renato Curi” il 24 settembre 1989 nel campionato di serie C1: un successo netto per 3-1 con una tripletta di Vittorio Insanguine (i gol al 27', al 37' e al
83') mentre gli umbri vanno a segno all’88' con Catelli.
È stata questa contro il Perugia la gara di campionato numero 70 nella gestione di Luigi Blasi iniziata 19 dicembre 2004 con Taranto-Manfedonia 1-3. Il bilancio: 30 vittorie, 19 pareggi e 21 sconfitte. di Franco Valdevies13 novembre 2006

Sotto la curva: che gioia
Le emozioni di Ambrosi dopo il gol, segnato vicino al settore dei tifosi del Taranto

Storie di gol, di un centravanti che ha ritrovato se stesso. Di un giocatore che sembrava aver smarrito la strada della rete, perso tra troppi infortuni, osteggiato dalle avversità della sorte. Ma in fondo al tunnel c’è sempre una luce: Alessandro Ambrosi è riuscito ad essere più forte della sfortuna. E a ristabilire il feeling con la porta avversaria: da cinque settimane l’attaccante è sempre nel tabellino dei marcatori (sei reti realizzate). Su rigore o su azione, come ieri sul terreno del “Curi”. Sempre al posto giusto, al momento giusto. L’1-0 che ha trafitto il Perugia è stato di suadente bellezza:
Toledo ha fatto ballare il samba ai suoi marcatori e ha liberato Ambrosi davanti al portiere con un colpo pregevole. La punta rossoblù non si è fatta pregare e ha superato Pinzan con abilità. «Quello - spiega - è un mio tipico movimento: un taglio che ha sorpreso i difensori perugini. E’ andata bene: ho avuto anche la gioia di segnare sotto la curva dei sostenitori tarantini. E’ stato bellissimo: non avrei mai pensato di vederne così tanti in una gara in trasferta. Hanno dato spettacolo
anche loro, siamo felici di aver regalato a tutti la soddisfazione della vittoria». Ogni gol merita una frase “speciale”. «Voglio dedicare questa rete - sottolinea - a Giuseppe, il figlio di Ivano Pastore: è il suo compleanno. La velocità di Toledo è stata decisiva, Deflorio, su un passaggio del brasiliano, ha sfiorato un gol splendido, la palla è uscita di poco. E anch’io avrei potuto realizzare una doppietta: nel primo tempo ho scagliato un tiro al volo perfetto verso la porta dei grifoni. Bernini, purtroppo, ha deviato la palla all’ultimo momento: avevo tirato a colpo sicuro, era un gol fatto. Ma anche sullo 0-0 non ho mai avuto timori: avevo la sensazione netta che prima o poi saremmo riusciti a passare in vantaggio». Anche dai compagni di squadra arrivano parole simili: la felicità per il successo appena conquistato, però, non sconfina mai nell’esaltazione. Taranto ha a disposizione un gruppo unito e armonico, forgiato dalle difficoltà, sempre in grado di superare polemiche e difficoltà. «Abbiamo una rosa ricchissima - rileva Ambrosi - . Pensate un po’: al “Curi” avevamo giocatori come Cammarata in panchina e Caccavale in tribuna: quante squadre di serie C possono permetterselo? Tutti sono in grado di giocare dall’inizio, tutti riescono a rendersi utili». L’analisi della partita non può prescindere dai meriti del Taranto. «Il Perugia - prosegue il numero nove tarantino - all’inizio teneva palla più di noi: ma erano troppo confusionari. Noi abbiamo saputo metterli subito in difficoltà e abbiamo avuto numerosi occasioni». UnTaranto che, nonostante il raggiungimento della zona playoff, preferisce restare con i piedi per terra. Fabio Prosperi è uno dei protagonisti più brillanti dell’ultimo periodo. Anche senza due uomini importanti come Pastore e Caccavale, la difesa regge: a Perugia, in coppia con Cosenza, il difensore ionico ha lasciato poco spazio agli attaccanti avversari. Sui colpi di testa, inoltre, il reparto arretrato rossoblu è stato a dir poco impeccabile. «Siamo lieti di riuscire a mascherare le assenze - esordisce -
ma Pastore e Caccavale sono due giocatori fondamentali per noi. Contro la formazione di Cari ci siamo difesi bene: anche grazie al grande lavoro compiuto da centrocampisti e attaccanti, sempre in grado di giocare dietro la linea della palla e di gestire la sfera per permetterci di rifiatare. Non era facile vincere una gara del genere: ci siamo riusciti con merito, per noi era un banco di prova importante. Adesso possiamo pensare al confronto interno con il Martina con la massima serenità». Emanuele Catania è tornato alla ribalta da titolare dopo tre settimane: come al solito, si è fatto trovare pronto, fornendo un contributo non banale a base di serpentine e possesso palla. «L’importante - spiega - è saper offrire il proprio contributo quando ti viene richiesto. Ed io sono stato bravo a non farmi trovare impreparato: è inutile pensare alle partite passate, bisogna concentrarsi sempre sul presente». Cambiano i nomi, non il rendimento: i rossoblu, ormai, sembrano aver trovato una piena identità di squadra. «Anche con gli umbri - continua - l’ottima prestazione è stata firmata da tutti: può giocare chiunque, in campo la differenza non si vede». Ciccio Larosa , impiegato da terzino destro, è in crescita. «Non sono partito benissimo - ammette - ho sofferto un po’ la vivacità di Mazzeo, è un giocatore molto rapido. Ma poi sono riuscito a prendergli le misure. come tutta la squadra del resto. Di testa siamo stati insuperabili, abbiamo controbattuto le loro mosse. Volevamo far risultato a tutti i costi, per avvicinarci alle posizioni di vertice: ci siamo riusciti, anche grazie ai cambi operati da Papagni nella ripresa e allo splendido sostegno dei tifosi: non è la prima volta che accade, anche in trasferta ci sembra di giocare allo Iacovone». Vincenzo De Liguori è stato impeccabile: da centrale di centrocampo ha garantito contenimento, ripartenze, moto perpetuo. «I meriti - ribadisce - sono da condividere con tutti i ragazzi. Il mio plauso, in particolare, va ai compagni che sono entrati in campo nel corso del secondo tempo, Cammarata, Danucci e Panini: sono riusciti a mutare il volto del match. Bravi davvero: abbiamo un organico composto da ventiquattro titolari. Ora non ci resta che continuare su questa strada: domenica prossima c’è il derby con il Martina, dobbiamo far bene». Chiusura con Andrea Def lorio: il capitano è tornato a giocare dall’inizio dopo ben dieci giornate. «E’ stata un bell’incontro, davvero emozionante. Sono contento per me e per la squadra, che ha disputato una grande prova. Io non sono ancora al meglio: ci vorrà ancora un po’ per ritrovare la forma. La sostituzione? Era concordata: con Papagni avevamo deciso che avrei giocato 50-60 minuti». di Leo Spalluto13 novembre 2006

I tifosi del Gimnasia ordinano la sconfitta

Se vincete, vi spariamo alle gambe. Questo il messaggio recapitato dai tifosi del Gimnasia Esgrima y La Plata ai loro beniamini prima della sfida col Boca Junior. Una partita da perdere per non favorire gli acerrimi rivali dell'Estudiantes in corsa col club xeinense per la conquista del campionato argentino. L'ordine ha sortito l'effetto sperato dai "barrabravas". Il Boca ha vinto 4-1 un incontro che era già stato sospeso lo scorso 10 settembre per le minacce rivolte nell'intervallo all'arbitro Daniel Gimenez dal presidente del Gimnasia, Juan Jose Munoz. I calciatori a fine partita hanno raccontato del clima surreale che si respirava in campo. «E' stata un'esperienza che non avevamo mai vissuto. Abbiamo giocato la partita con una strana sensazione per quello che era successo», ha dichiarato il difensore Ariel Franco.13 novembre 2006

Il Taranto a Perugia cerca la continuità
Papagni potrebbe sorprendere col centrocampo. L’obiettivo della formazione rossoblu è di allungare la serie di sei risultati utili. Ma il test si annuncia difficile allo stadio "Curi"

A Perugia per continuare la striscia dei sei risultati utili inziata un mese e mezzo fa a Lanciano. È questo l’obiettivo che i rossoblù devono raggiungere questo pomeriggio al "Renato Curi". Il compito non è facile perché la formazione di casa è in risalita in fatto di rendimento e, quindi, di classifica, ma non impossibile dal momento che gli uomini di Papagni stanno attraversando un buon momento di forma. La "spia" che registra questa situazione è rappresentata da sei gol messi a segno da Sandro Ambrosi nell’ultimo poker di partite. Osservando il curriculum interno dei biancorossi di casa balza in evidenza un dato particolare. Sia con Benedetti che con Cari sono state proprio le pugliesi che hanno loro tolto punti preziosi fra le mure amiche. Il 17 settembre scorso - terza giornata - fu il Martina ad impattare per 1-1. Il 29 ottobre scorso - nona giornata - fu il Foggia ad uscire imbattuto con analogo punteggio, 1-1. Negli altri tre incontri interni gli umbri hanno sempre superato l’avversario per 1-0: nell’ordine Sambenedettese, Ancona e San Marino. Papagni non ha sciolto i dubbi sulla formazione che scenderà in campo. Dinanzi a Pinna è ancora da...scrivere la linea difensiva. Certi Prosperi e Colombini, Caccavale, Cosenza e Panini si contendono le restanti due maglie: i primi due hanno probabilmente qualche chanches in più. Da decifrare pure il centrocampo. Accanto a Danucci e De Liguori, Mancini e Cejas si disputano la terza maglia del reparto. Tutto dipenderà dall’impostazione tattica che il trainer jonico intende dare alla partita: i due pretendenti hanno infatti caratteristiche tecniche differenti. Se dovesse giocare Cejas toccherà a Toledo agire fra le linee avversarie; caso contrario il compito continuerà ad essere affidato a Mancini e, pertanto, il brasiliano svarierà lungo i due outs. In avanti ci saranno sicuramente Cammarata ed Ambrosi. I tifosi tarantini presenti saranno non meno di 1300-1500 (i 500 biglietti di Taranto sono esauriti). di Giuseppe Dimito12 novembre 2006

Alla ricerca della terza vittoria

Per il Taranto undici i precedenti di campionato a Perugia con due vittorie, sei sconfitte e tre pareggi; i rossoblù hanno affrontato gli umbri per 9 volte in serie B e per 2 in serie C (nella prima e nell’ultima occasione). Il primo confronto l’1 febbraio 1931 nel campionato di Prima Divisione (era l’attuale serie C1): 2-0 per i padroni di casa con le reti nel 1° tempo di Moretti e Nebbia, ma gli ionici giocano buona parte della gara in nove per le espulsioni del portiere Bolognini e del terzino Boninsegna.
Il 22 giugno 1947 si disputa l’ultima giornata di campionato; agli ionici serve un successo per salvarsi, arriva invece una sconfitta a causa dell’autogol di Salvati. I rossoblù retrocedono in serie C, poi nel settembre successivo il Taranto si fonde con l’Arsenale Taranto (finito all’8° nel torneo cadetto) e nasce l’Arsenaltaranto.
La prima vittoria dei tarantini il 13 giugno 1948 in Perugia-Arsenaltaranto 2-3; gli umbri si portano sul 2-0 con le reti di Lazzarini al 14' e di Serone al 27', poi la rimonta degli“arsenalotti” con Nonis al 36', Vincenzo Castellano al 61' e Toncelli all’85'. Questa la formazione schierata dal tecnico Pietro Piselli: De Fazio, Mignozzi, Bernardel, De Vitis, Di Clemente, Nonis, Castellano V., Petagna F., Di Fonte, Michelini, Toncelli.
Agli inizi degli anni Settanta le due squadre si affrontano nel torneo cadetto per sei stagioni consecutive: il 24 maggio 1970, Perugia-Taranto 0-0; il 2 maggio 1971, Perugia-Taranto 2-1 (le reti di Beretti per gli ionici al 31', quindi al 45' Vanara e al 90' Traini; il 11 giugno 1972, Perugia-Taranto 2-0 (al 53' e all’88' Urban); il 17 giugno 1973, Perugia-Taranto 0-0; il 14 aprile 1974, Perugia-Taranto 0-0; il 15 dicembre 1974, Perugia-Taranto 3-1 (al 42' su rigore Pellizzaro, al 64' Selvaggi, al 77' e all’80' Vannini).
Ancora una sfida in B il 6 aprile 1985: Perugia-Taranto 3-1 (Taranto in vantaggio con Poli al 5', poi umbri a segno al 12' con Gibellini, al 42' con De Stefanis e al 90' con Amenta).
Il secondo successo del Taranto in occasione dell’ultimo confronto datato 24 settembre 1989: si gioca la 2ª giornata del campionato di C1 ed i rossoblù si impongono per 3-1 con una tripletta di Insanguine (a segno al 27', al 37' e al 83') mentre gli umbri vanno in gol all’88' con Catelli. Questa la formazione ionica guidata da Clagluna: Spagnulo, Gridelli, Picci, Evangelisti, Brunetti (80' D’Ignazio), Sasso, De Solda (86' Gentilini), Roselli, Insanguine, Raggi, Coppola. di Franco Valdevies12 novembre 2006

Stadio, botta e risposta
Il Comune dice no alle proposte del Taranto che ipotizzavano la gestione in comodato. La società reagisce chiedendo la convocazione di un tavolo tecnico. Lo sconcerto di Blasi

Botta e risposta. E posizioni lontane. Tra Comune e Taranto, adesso, il confronto dialettico sulla “vicenda Iacovone” si basa su comunicati stampa e lettere di risposta: all'orizzonte, però, non si intravedono soluzioni a portata di mano. La giornata di ieri ha evidenziato, una volta di più, la distanza che separa le parti sulla questione stadio. Il punto di partenza è stato rappresentato dalla proposta di gestione dello struttura in comodato gratuito (con accollo di tutte le spese) presentata dal club del presidente Blasi all'ente civico. 
Il Comune, attualmente commissariato, ha ritenuto opportuno rispondere con una nota inviata alla stampa e firmata dal subcommissario Maria Rita Iaculli (pubblicata integralmente in pagina, come la risposta firmata dalla Taranto Sport, ndc). Nel testo l'Amministrazione comunale precisa che lo “Iacovone”, impianto pubblico, non può essere concesso in uso esclusivo, e può essere gestito da privati solo grazie a concessioni contratto; rifiuta l'idea del comodato ritenendola “di nessun interesse pubblico”; ricorda che le spese annuali per la manutenzione della struttura ammontano a 250.000 euro l'anno ma che la manutenzione ordinaria spetta al locatario; segnala l'esistenza di una bozza di contratto che prevedeva il pagamento di un canone di 40.000 euro per l'utilizzo annuale del campo e l'insussistenza di documenti ufficiali che approvino la sponsorizzazione della squadra per un totale di 150.000 euro (per il logo “Taranto città d'amare”); afferma la perfetta agibilità della struttura e si dice, addirittura, pronta a citare in giudizio la società per danneggiamento del manto erboso (secondo il Comune la responsabilità dei pagamenti delle bollette è tutta da verificare). Iaculli, infine, reputa congrua la proposta di convenzione “non esclusiva” presentata dal Comune alla Taranto Sport quindici giorni fa, che prevedeva il pagamento di 71.434 euro annui per l'utilizzo “non esclusivo” dello stadio. 
Il fax, arrivato nelle redazioni a metà mattinata, ha suscitato, dopo qualche ora, la risposta della società. Ferma, ma dai toni misurati. Il Taranto, innanzitutto, sottolinea nuovamente che l'interruzione della fornitura della corrente elettrica allo stadio dipende dalla morosità del Comune e afferma, pertanto, di non avere alcuna responsabilità nei danneggiamenti del manto erboso; ribadisce la volontà di trovare una soluzione al problema con spirito costruttivo; ravvisa una mancata volontà da parte del Comune di trovare un accordo; chiede la convocazione di un tavolo tecnico con le istituzioni per individuare i contorni di un possibile accordo; ribadisce, in presenza di un'intesa, la disponibilità di Blasi ad accollarsi le spese di ripristino, ristrutturazione e manutenzione della struttura. 
Il presidente, rintracciato al telefono, parla con voce tranquilla ma non manca di esprimere sorpresa per il documento del Comune. «E' strano: la risposta è arrivata ai giornali e non a noi. Ne prendiamo atto con dispiacere. E poi, credo che il Comune non abbia capito le nostre reali intenzioni: la priorità è giocare allo Iacovone, non gestire lo Iacovone. Ci dicono che il comodato non si può fare? D'accordo, risparmieremo un milione e mezzo di euro, meglio così. La nostra proposta era dettata unicamente dalla voglia di trovare una soluzione: a questo punto fissino un canone, ci dicano il prezzo. Ma la manutenzione spetterà a loro. E poi la richiesta di risarcimento: mi viene da ridere. Non siamo noi a danneggiare l'erba: manca la corrente, non si possono azionare le pompe. Ma è il Comune a non pagarla... Sono sconcertato: in alcuni momenti mi viene voglia di dimettermi e di mettere in liquidazione la società. Se non cambia nulla potrei farlo anche lunedì: sono davvero stanco». di Leo Spalluto11 novembre 2006

La reazione del presidente Blasi
«Ora un tavolo tecnico per risolvere il caso o venderò la squadra»

Si riaccende e si complica la questione stadio-Iacovone. La dottoressa Maria Rita Iaculli, sub-commissario del Comune, ha sostanzialmente rigettato la richiesta della Taranto Sport di concessione dell’impianto della Salinella in comodato d’uso gratuito in esclusiva. Le motivazioni vanno ricercate nel lunghissimo comunicato-stampa, riportato in questa pagina. Quelle più importanti ineriscono la natura contrattuale. Codice civile, Regolamento per l’affidamento in gestione a terzi dell’impiantistica sportiva e mancanza d’interesse pubblico vietano, in sostanza, all’ente civico di accogliere la richiesta del presidente Blasi. Secondo il Comune solo la convenzione può regolare i rapporti fra le parti. Ricordiamo che la stessa preveda il canone di 71400 euro e l’accollo di tutte le spese per la gestione dello stadio che, secondo la Iaculli, ammontano a 250mila euro. Nel corso del comunicato si dice che il Taranto è moroso nei confronti dell’ente civico per le convenzioni
non sottoscritte negli anni scorsi nonostante fra le parti fosse stata sottoscritta una bozza il 9 febbraio scorso. Diverse le curiosità che si leggono. Si è appreso, intanto, che l’accordo secondo il quale il Taranto avrebbe scritto sulle proprie magliette "Taranto d’amare" ed il comune avrebbe elargito un contributo di 150mila euro, non è scritto da nessuna parte. Poi c'è diversità di vedute su chi deve pagare la luce elettrica. Il Comune dice che verificherà la competenza al pagamento e, nel caso, dovesse accorgersi che la stessa è della società jonica, istituirà il contenzioso e chiederà i danni per il terreno di gioco. La risposta del Taranto non si fatta attendere. E’ giunta pure via fax. Per quanto riguarda il terreno di gioco, addossa al Comune la responsabilità per l’eventuale suo deperimento per non aver pagato all’Enel le bollette telefoniche. Sugli eventuali altri danni all’impianto dice che «le responsabilità sono facilmente individuabili». La proposta che parte da via Umbria è quella di convocare al più presto possibile un tavolo tecnico per addivenire ad una pacifica soluzione. Fra l’altro ribadisce la volontà del presidente Blasi all’accollo di tutti gli oneri finanziari per il ripristino, la ristrutturazione e la manutenzione dello Iacovone. Come si vede, dunque, le posizioni delle due parti sono abbastanza delineate, ma....lontanissime. In questi casi serve la mediazione, ma dovrà essere forte. Prefetto e Provincia sono chiamati a recitare un ruolo importante e decisivo per scrivere la parola "fine" alla vicenda che, nel caso dovesse complicarsi, giungerebbe quasi certamente sui tavoli dei Magistrati. Il presidente Blasi è amareggiato e si chiede: «Perchè non sono stato convocato dal Comune per discutere del problema? Sono troppo deluso da tutte queste vicende. Speriamo che alla fine prevalga il buon senso e che qualcuno che conta intervenga. Caso contrario.... ». Il presidente si ferma, ma sollecitato a concludere il suo pensiero dice: «Sentirete cose importanti. Un’idea già ce l’ho. A gennaio c'è il mercato. Le richieste per i migliori elementi, che sono tanti, non mancano sin da questo momento. Potrei lasciare ai ragazzini della Berretti di disputare il girone di ritorno». Intanto la squadra è giunta a Terni, prima tappa verso Perugia. In formazione rientrerà Caccavale (per Larosa) e, forse, Cejas per Mancini con mansioni diverse. di Giuseppe Dimito11 novembre 2006

Il Perugia è in "cura" da Cari
Una C1 in salita per una squadra favorita. Il mister conferma bomber Rubino. In attesa di Mamede e Ginestra

In estate era considerata una delle squadre attrezzate per il salto di categoria. A dieci giornate dall’inizio della C1, il Perugia è distante 4 punti dalla zona playoff ed è già corso ai ripari cambiando la guida tecnica (Cari per Benedetti dall’ottava giornata). Non che gli obiettivi di partenza siano compromessi, ma sicuramente il sodalizio umbro non pensava di dover incontrare queste difficoltà. Due vittorie, altrettanti pareggi e tre sconfitte: il cammino non esaltante ha costretto il presidente Silvestrini e il diesse Ducci ad esonerare Corrado Benedetti dopo la terza debacle esterna consecutiva (1-0 a Salerno). Una scelta dettata soprattutto dalla necessità di dare uno scossone ad un ambiente che appariva svuotato, privo delle giuste motivazioni necessarie per affermarsi in un torneo così equilibrato. Ad attenuare le responsabilità del tecnico romagnolo, però, ci sono i numerosi infortuni che hanno impedito di schierare la stessa formazione per due gare consecutive. Sulla carta, la rosa dei biancorossi non ha rivali: ai riconfermati della passata stagione, sono stati aggiunti diversi elementi di comprovato spessore e provenienti da palcoscenici più prestigiosi. Alla guida di questa corazzata è stato chiamato Marco Cari, reduce dalla positiva parentesi di Teramo, fautore degli accorgimenti tattici (dal 4-4-2 al 4-2-3-1) che hanno portato Bernini e compagni a conquistare cinque punti nelle ultime tre settimane. In attesa dei rientri di Voria e Baldini (capitano del Genoa promosso in B l’anno scorso), il pacchetto difensivo è ben collaudato: Taurino, Mandolini (figlio di Andrea, ex calciatore di Torino e Inter), Accursi e Angeli comporranno la cerniera dinanzi all’estremo difensore Pinzan. Gli argini del centrocampo saranno Mocarelli (alla Sangiovannese con Danucci nella scorsa stagione) e Albino, chiamati a proteggere la batteria di incursori composta da Bernini, Guadalupi e Mazzeo. Il terminale offensivo sarà Raffaele Rubino, autore della rete decisiva domenica scorsa con la Juve Stabia. Ma in fase di non possesso Bernini tenderà ad affiancare i due mediani, con il Perugia che si schiererà secondo il modulo "ad albero di Natale". Guadalupi, non ancora ventenne, è una seconda punta di belle speranze. Da Mazzeo - sei delle nove reti siglate dai Grifoni portano la sua firma - si attende la definitiva consacrazione dopo che il bomber salernitano ha conquistato la palma di miglior realizzatore nel campionato di serie C2. Partiranno dalla panchina due big: Josè Ferreira Mamede (3 campionati in massima serie con le casacche di Reggina e Messina) e Ciro Ginestra (104 partite e 57 reti in C1) sono sulla via della guarigione dai rispettivi acciacchi e pronti a fornire un prezioso contributo incorso d’opera. di Fabio Di Todaro11 novembre 2006

Rimonta firmata Toledo
Taranto a Massafra da 3-1 a 3-5. A Perugia rientra Caccavale

Ha dovuto soffrire parecchio il Taranto per avere ragione di un indomito Massafra (formazione d’Eccellenza) che ha avuto il merito di mettere alle corde i rossoblù per più di un’ora. Fino al 65', infatti, i padroni di casa si trovavano in vantaggio per 3-1. A ribaltare il punteggio c'è voluto Toledo il quale ha firmato una splendida tripletta, sottolineata da scroscianti applausi dallo sportivissimo pubblico di casa. Pasca ha contribuito alla rimonta siglando il gol del 3-3. Ma procediamo con ordine. Il Massafra partiva a razzo. Dopo 6' era in gol con Lafuente che trasformava un rigore (fallo di Cosenza su di lui). Al 25' Ambrosi riportava il risultato in parità, sempre su rigore (Clementini metteva giù Zito). Nel finale di tempo la squadra di casa ritornava in vantaggio sempre con Lafuente (ribadiva in rete una sua conclusione ribattuta da Pinna). Nella ripresa segnava Angelini (cross di Novellino). Poi iniziava la rimonta. Al 20' dimezzava Toledo (azione personale). Al 25' pareggiava Pasca (rilancio di Caccavale). Poi Toledo, con due azioni personali, rimetteva le cose a posto (27' e 45'). La prova dei rossoblù non è stata brillante. Papagni ha mischiato le carte schierando due formazioni diverse. A Perugia potrebbero rientrare Caccavale (per Larosa) e, forse, Cejas (per Mancini?). Il resto sarà identico a domenica scorsa.
MASSAFRA-TARANTO 3-5
MASSAFRA
(1° tempo): Lovera; Cecere, Merolla, Clementini, Maino; Gesuito, Fumarola, Salvestroni, Cornacchioni; Turi, Lafuente. (2à tempo): Leleuso; De Palma, Cirrottola, Sibilano, Gesuito; Angelini, Martinucci, Salvestroni, Masi; Novellino, Turi. All.: Geretto.
TARANTO (1° tempo): Pinna; Mortari (26' Vetrugno), Cosenza, Panini, Colombini; Catania, Mancini, Cejas, Zito; Ambrosi, Deflorio. (2° tempo): Faraon; Castroni (24' Caccavale), Silvestri, Prosperi; Larosa, Danucci, De Liguori, Toledo; Pasca, Cammarata, Scarci (24' Malagnino). All.: Papagni. ARBITRO: Ripoli di Massafra. Reti: p.t. 6' Lafuente (rig.), 25' Ambrosi (rig.), 45' Lafuente; s.t. 6' Angelini, 20' Toledo, 25' Pasca, 27' Toledo, 45' Toledo. di Giuseppe Dimito10 novembre 2006

Papagni medita novità
Zito nella nazionale di "C". Al "Tursi" la prima sfida di Coppa Italia con il Martina

Tre notizie sono giunte a fine amichevole. La prima riguarda Zito, convocato da Veneri nella nazionale Under 21 di C che giocherà in amichevole a Carpenedolo contro l’Ungheria. Il giocatore dovrà trovarsi lunedì a Firenze. Seconda notizia: sorteggio ieri nella sede della Lega di C per i due matchs di Coppa Italia contro il Martina. La partita d’andata si giocherà nella città della Valle d’Itria (le due società si sono accordate per il 6 dicembre anzicchè per il 29 novembre). Il ritorno allo Iacovone, il 13 dicembre. terza notizia: Mortari e Piroli giocheranno sabato con la Berretti. Il Papagni-pensiero ha tinte nitide: «Ho mischiato le carte perché intendo tenere tutti sulla corda. Caccavale era in permesso. Stamane (ieri, per chi legge, n.d.r.) doveva stare a Napoli per problemi familiari. Non doveva neppure giocare. Ciò nonostante ha voluto esserci. La squadra è apparsa sotto tono perché nelle prime due giornate della settimana, ha lavorato moltissimo. Non mi sono piaciuti i primi 60': c'è stato un notevole calo di tensione. Così non va. A Perugia voglio vedere una squadra umile, determinata e concentrata: solo così potremo sperare di cogliere un risultato positivo. Di fronte ci troveremo una delle quattro formazioni che io avevo pronosticato per il salto in diretto in serie B. Le altre sono Foggia, Avellino e Ternana. La formazione? Forse cambierò qualcosa. Sto notando che negli ultimi dieci giorni parecchi giocatori sono in gran forma». Stamane allenamento e partenza per Terni. Domani rifinitura e trasferimento a Perugia. di Giuseppe Dimito10 novembre 2006

«E' il momento decisivo»
Ciro Danucci, mediano del Taranto, parla dell'attuale momento positivo. «Determinante il periodo da qui a Natale. Che sfida a Perugia. Ce la giocheremo, come sempre»

Guida con personalità il centrocampo del Taranto. Un cammino in crescendo, disperdendo quella zavorra, retaggio di una mancata preparazione. Ciro Danucci ha, ora, tutto il fiato per caricarsi le sorti della manovra rossoblu sulle spalle. «Il problema all'inizio non era perdere quei due o tre chili di troppo. Era essere competitivo a livello di resistenza fisica. Tutto il lavoro supplementare fatto con il preparatore atletico alla fine di ogni allenamento, ha pagato».
Il centrocampista è entrato in pianta stabile nell'undici di partenza ormai da cinque partite. I benefici sembrano evidenti, a giudicare gli ultimi risultati e anche per come la manovra ionica si sviluppa sul terreno di gioco. «Sono contento del mio rendimento - afferma Danucci - Le prestazioni sono in crescendo. Contro il Manfredonia ricordo di avere sofferto un po' nella seconda parte di gara. Ora va bene decisamente».
I sei risultati di fila del Taranto hanno una spiegazione abbastanza logica. «Il Taranto pratica un calcio accettabile sotto il profilo estetico - chiarisce il 23enne centrocampista rossoblu - D'altronde proviamo tanto in settimana con lo scopo di mettere in pratica quei movimenti in partita. Il segreto sta nella ritrovata unità del gruppo, nell'essere più tranquilli di un mese fa, quando attraversammo quel periodo davvero nero. E poi nella sana competizione che si è creata al nostro interno. Siamo una squadra quadrata, che non deve perdere di vista la possibilità di migliorare ancora».
Altra arma in faretra del Taranto è la capacità di cambiare pelle sotto l'aspetto tattico. Del resto è una peculiarità e un tasto sui cui batte regolarmente il tecnico Aldo Papagni. «Abbiamo giocatori duttili che ci permette di esprimere diversi modi di giocare. Per noi è un sicuro vantaggio. Al di là dei numeri che generano sempre tante discussioni, credo che sia cambiata, in meglio, la mentalità complessiva della squadra. Lottiamo su ogni pallone, seguendo un po' quella che è la strategia da usare in C. Si deve correre tanto, non si vince con la sola tecnica. Poi se siamo in grado di competere con gli avversari sotto il profilo dell'agonismo, possiamo in seguito far emergere le differenze tecniche che, quasi sempre, giocano a nostro favore».
Domenica il Taranto gioca a Perugia. Come dire, basta la parola. «E' senza dubbio un confronto affascinante. Una gara che riporta ad antiche sfide. Noi siamo consapevoli della nostra forza e per noi sarà una tappa in cui dovremo cogliere il massimo. Sappiamo che loro si stanno riprendendo, ma anche noi vogliamo fare risultato. Questo è un momento decisivo. I punti sono davvero pesanti e queste giornate fino a Natale, probabilmente, stabiliranno i reali valori della classifica. Il campionato non prospetta mai una gara facile. Regna un grande equilibrio. Ci sono squadre attrezzate come il Foggia che stanno mantenendo il pronostico e altre come il Perugia che sono in ritardo, anche se ora in ripresa. Il Ravenna? Sono sincero non mi aspettavo che andasse così forte».
Contro il Giulianova Danucci si è mosso da centrale difensivo, sia pure per gli spiccioli finali di gara. Solo un esperimento? «Le mie qualità - chiarisce - sono da centrocampista. Il tecnico mi prova in difesa anche per le mie capacità di impostazione e di far partire l'azione con precisione. Non cambia tantissimo il modo di giocare o i movimenti da fare anche se ci sono maggiori responsabilità in fase difensiva. E' normale che per giocare in un nuovo ruolo occorre fare tanta esperienza, rispettare le regole che vengono imposte da quel ruolo. Non precludo niente, anche se nell'immediato mi vedo nella zona centrale del campo». di Luigi Carrieri09 novembre 2006

Colombini, il sempre presente
In campo da 954’. «Il momento negativo è alle spalle»

Novecentocinquantaquattro minuti, tutti di un fiato. Senza un attimo di pausa, senza un calo di tensione. Francesco Colombini, alla pari di Salvatore Pinna, è l’unico calciatore del Taranto a non aver saltato un istante di questa stagione. Sempre sulla fascia sinistra, con mansioni differenti: in difesa, in proiezione offensiva, cercando qualche volta la conclusione personale e tentando spesso di ostruire i movimenti degli avversari. «E' una bella soddisfazione - attacca il terzino toscano -, mi alleno con grande impegno per disputare prestazioni sempre più convincenti». Dieci partite possono bastare per stilare un primo bilancio. A livello personale e sull'andamento del collettivo. Alla prima parentesi della sua carriera nel meridione, Colombini si ritiene «molto soddisfatto, speravo di vivere questa avventura così come sta procedendo. Mi sono ambientato benissimo, grazie soprattutto ai compagni reduci dalla scorsa stagione che hanno agevolato l’inserimento dei nuovi. In questo gruppo c'è molto da imparare, ci sono tanti calciatori che hanno calcato palcoscenici più importanti. E che, quotidianamente, dispensano consigli ai più giovani, a chi ha meno esperienza». Sembra una vis occulta a dare forza al Taranto. Che nasce negli abissi di una squadra costituita da uomini veri, prima che da atleti professionisti. «Abbiamo molta fiducia nelle nostre potenzialità - prosegue l’ex difensore del Novara -, se siamo tranquilli possiamo affrontare qualsiasi avversario. Abbiamo attraversato un momento negativo, ne siamo venuti fuori con grande caparbietà. Dimostrando ai più scettici il valore di questo organico. Non è stato facile rimontare con il Lanciano, il Gallipoli e il San Marino. Così come c'era il rischio di sottovalutare l’impegno con il Giulianova». Le ultime tappe del campionato hanno consegnato numeri importanti. Il Taranto è imbattuto da un mese e mezzo, nelle ultime sei giornate ha raccolto dieci punti. E può vantare la seconda difesa meno perforata del girone, alle spalle del Foggia con otto reti al passivo. «C'è il giusto spirito di sacrificio, ci sono le motivazioni necessarie per vivere un’annata da protagonisti. Prendete Caccavale: è andato in tribuna con il Giulianova, da martedì lo vedo più determinato del solito. A Perugia non vuole mancare. Pensiamo a Deflorio che, dopo essersi riscaldato per mezz'ora, non è entrato. Sappiamo che, per vincere, bisogna salvaguardare l’interesse generale». Incombe il futuro. La prima fermata si chiama Perugia, nelle restanti sei gare prima del giro di boa i rossoblù affronteranno tre delle prime quattro forze del torneo (Salernitana, Foggia, Avellino). «E' un momento importante che ci apprestiamo a vivere con grande serenità. Al "Curi" sarà una grande sfida, in campo ci saranno tanti attaccanti di grande valore. Ieri ho sentito Rubino (ex compagno nel Novara, ndr): si è sbloccato con la Juve Stabia, vorrebbe ripetersi contro di noi. Gli ho detto che sarà un’impresa ardua. Battere il Taranto, adesso, non è facile per nessuno». di Fabio Di Todaro09 novembre 2006

Oggi amichevole a Massafra
La società formalizza la proposta di comodato d’uso dello stadio. Richiesta inviata via fax a Blonda e al prefetto Alecci

La richiesta di comodato d’uso gratuito in esclusiva dello "Iacovone" è giunta ieri mattina via fax sui tavoli del Commissario prefettizio, dott. Blonda, e del Prefetto, dott. Alecci (per doverosa conoscenza). Ora, chiaramente, si attendono gli sviluppi della situazione. Verosimilmente la Taranto Sport sarà convocata dal massimo ente civico per discuterla. Inutile aggiungere che la posizione del presidente Blasi non è affatto rigida, ma abbastanza flessibile e, soprattutto, aperta ad ogni soluzione. Fra le più possibili: Comune e Taranto Sport potrebbero legarsi da un comodato di tipo modale oppure da una locazione con prestazioni d’opera. Dice il direttore generale, Vittorio Galigani: «Accollandoci l’ingente onere di finanziare praticamente tutto, dal restauro dello stadio all’assunzione di coloro che operano all’interno dello "Iacovone", passando attraverso il pagamento di tutte le spese occorrenti per farlo funzionare e di quanto necessita per metterlo finalmente a norma del Decreto Pisanu, non solo veniamo incontro alle esigenze del Comune quanto facciamo sì che si continui a parlare di pallone in terra jonica. Sotto quest’ultimo aspetto è come se il presidente Blasi salvi per la seconda volta il calcio a Taranto» . Intanto questa mattina (ore 11,30), è fissato in Lega, a Firenze, il sorteggio per designare la sede della gara d’andata valevole come ottavi di finale di Coppa Italia fra Taranto e Martina. Le date sono già note: 6 e 13 dicembre. La squadra, dal canto suo, ha effettuato la prevista doppia seduta in vista del match di Perugia. Al mattino Papagni ha fatto disputare palestra ed esercitazioni tecnico-tattiche. Al pomeriggio una curiosa partitella, a metà campo, con tre porte. L’infermeria si è svuotata di Piroli, Vetrugno e Castroni. Nel pomeriggio amichevole a Massafra (ore 14,30). Rientrerà Caccavale? Deflorio partirà ancora dalla panchina? Questi i temi necessari di una verifica sul campo. Infine questa sera (ore 20,00) al bar Cubana, in via Acclavio (ingresso libero) il presidente Blasi parlerà alla tifoseria. Sarà accompagnato da Vittorio Galigani. La partenza per l’Umbria è prevista per domani dopo l’allenamento. La comitiva farà tappa a Terni. Sabato rifinitura e trasferimento a Perugia. di Giuseppe Dimito09 novembre 2006

Ti ricordi?
A Perugia, nel 1989, una indimenticabile vittoria. Le memorie di due protagonisti. I dolci ricordi di Insanguine

Immagini lontane, ma non sfocate. Ricordi indimenticabili di un Taranto imperioso e brillante: il Taranto dei record, con Carelli presidente e Clagluna sulla tolda di comando. Perugia-Taranto, il 24 settembre 1989: il “Curi”, il fascino di uno stadio storico, una sfida tra società con il blasone lucido. 
Il Taranto di Raggi e Roselli, Spagnulo e Brunetti, Coppola e Picci. Ma anche il Taranto di Luca Evangelisti. Come questo: allora il mediano comandava in campo, adesso il diesse protegge la squadra e la scuote. E, soprattutto, il Taranto del ventiduenne Vittorio Insanguine, attaccante mai troppo amato eppure utile, in quella partita epico: tre gol, uno dietro l'altro. Tre firme della stessa persona sotto l'impresa: un campo espugnato con forza, una squadra che si rivela in tutta la sua potenza. Seconda giornata di un campionato comandato. A Perugia quel Taranto vinse 3-1 e capì di essere una grande squadra. Ora Insanguine e Evangelisti rivivono quel giorno e lo fanno rivivere. Perché anche questo Taranto può scoprire a Perugia di essere una grande squadra.
A Perugia fu grande festa: tre gol (a uno) e una gara completamente tinta di rossoblu. Grazie ad un centravanti altissimo, a volte poco armonioso nei movimenti: ma efficacissimo, determinato, capace di reti spettacolari e raffinatezze tecniche. Il suo nome era Vittorio Insanguine, “triplettista” di giornata: era il 24 settembre 1989.
L'ultimo precedente degli ionici a Perugia dista diciassette anni: un'eternità, nel mondo del calcio. Ma Insanguine è ancora lì, sul campo: a trentanove anni continua a divertirsi e a segnare sui campi di Eccellenza. Proprio lunedì ha cominciato una nuova avventura, abbandonando Noci e raggiungendo antichi amici a Locorotondo. 
Il ricordo di Taranto lo rallegra, Perugia evoca le memorie dolcissime di una tripletta che ha fatto storia e aneddoti simpatici. Il racconto può cominciare. «Era la seconda giornata di campionato - esordisce - era lo scontro tra due squadre fortissime. Ma noi interpretammo benissimo la gara sin dall'inizio: non posso dimenticare il primo gol, una incredibile staffilata da 35 metri su passaggio di Picci. E poi la terza rete, frutto di un pallonetto maligno e ben calibrato. Il passaggio decisivo fu merito di Luca Evangelisti, l'attuale direttore sportivo del Taranto. Ogni volta che segnavo mi tirava degli schiaffoni in testa, era quasi un rito portafortuna: lui era uno dei leader della squadra, e in campo la sua grinta si faceva sentire. Era una sorta di Gattuso dell'epoca».
Un Taranto robusto e spettacolare: Insanguine ne custodisce gelosamente il ricordo. «Abbiamo compiuto davvero una grande impresa - sottolinea - . L'anno prima eravamo retrocessi, riuscimmo a riscattarci nel modo migliore. Ed io, scusate l'immodestia, sono lieto di essere stato tra gli artefici di quella splendida promozione. Era una squadra quasi perfetta: avevamo un grande presidente come Donato Carelli, un allenatore bravissimo come Roberto Clagluna, recentemente scomparso, e tanti giocatori fortissimi. Nomi come Roselli, Picci... In tutti i match casalinghi riempivamo lo stadio: ed io spaccavo la tifoseria a metà, come spesso mi è accaduto in carriera. Alcuni mi amavano, altri mi criticavano duramente».
Adesso il Taranto è tornato protagonista in C1. Insanguine non esita nemmeno per un secondo, l'augurio sgorga spontaneo. «Spero che i rossoblu raggiungano al più presto la serie B. E' la categoria più adatta per un grande pubblico come quello tarantino. Mi sembra che la società abbia imboccato la direzione giusta, anche grazie a dirigenti seri e competenti come Vittorio Galigani, che mi ha portato a Taranto in B, e Luca Evangelisti. L'importante è che la curva torni a riempirsi come ai bei tempi e che i tifosi sostengano la squadra anche nei momenti difficili».
Nel frattempo, Insanguine prosegue il suo mestiere di goleador. E a cambiare maglia. «A Noci sono stato bene, ma il campo di gioco è in sintetico, alla mia età facilita gli infortuni. Ho preferito avvicinarmi alla mia Monopoli: Locorotondo è la soluzione giusta, ho appena firmato, ritrovo tanti amici».
Potrebbe essere l'ultimo anno da calciatore. Ma non è detto. «Continuerò finchè mi diverto - conclude - . Finchè segno. Anche perchè ci sono ancora molte società che mi invitano a proseguire, a giocare con loro. E poi? Farò l'allenatore. In tutti questi anni ho studiato con attenzione le evoluzioni del calcio. Credo di avere le qualità giuste per dirigere un gruppo dalla panchina». di Leo Spalluto08 novembre 2006

Ambrosi, il gusto del gol
Il bomber: «Mi sento rinato. I rigori? Io li calcio così»

Se l’attacco del Taranto da qualche settimana è diventato travolgente (undici gol nelle ultime quattro partite) il merito è anche di Alessandro Ambrosi. Finora ha messo a segno cinque gol e mezzo (ha propiziato l’autorete del pari a Lanciano) che certificano uno stato di forma davvero invidiabile. Il bomber di Fiuggi è tornato finalmente a ruggire dopo diversi mesi di riposo forzato che lo hanno tenuto lontano dai campi e soprattutto dalla classifica marcatori. «E' stata una sofferenza. Dallo scorso gennaio, quando ho firmato col Taranto - precisa Ambrosi -, sono stato vittima di una serie di infortuni, tanto che ho disputato solo cinque partite, tra cui le due dei play off. La situazione è cambiata dopo l’intervento a cui mi sono sottoposto la scorsa estate. Ho risolto i problemi fisici e pian piano sto tornando il giocatore che tutti conoscono. Ci tenevo a dimostrare il mio valore, anche per una questione di riconoscenza nei confronti della società e del mister che hanno sempre creduto nel sottoscritto. I gol, poi, ti regalano grandi stimoli e motivazioni forti. A proposito quello di domenica scorsa (il quarto consecutivo) lo dedico a Ciro De Liguori (figlio più piccolo del centrocampista rossoblù ricoverato in ospedale)». Tre delle cinque reti Ambrosi le ha realizzate su rigore, tenendo i tifosi col fiato sospeso per la sua corsa al rallentatore, che inganna i portieri, ma non più i direttori di gara. «Da quando faccio il calciatore avrò tirato una settantina di rigori - confessa l’attaccante - e solo una volta era capitato che l’arbitro me lo facesse ripetere. Quest’anno invece mi hanno preso di mira anche se alla fine si sconfessano da soli. Se l’ultima battuta è identica alla prima mi spiegate che senso ha impuntarsi sulla rincorsa? Comunque, visto l’andazzo, mi allenerò di più nel corso della settimana per mantenere sempre la necessaria freddezza». Ambrosi, al momento, è la freccia in più nell’arco di Papagni che viaggia ormai con una certa regolarità, grazie alle due vittorie e ai quattro pareggi ottenuti nelle ultime sei giornate. «Questo filotto non è casuale. Stiamo esprimendo un gioco discreto, frutto dell’impegno profuso contro ogni avversario. La continuità conta più di tutto e credo che il Taranto abbia le carte in regola per proseguire su questa strada». Domenica i rossoblù sono attesi dalla trasferta di Perugia, una sorta di esame di maturità per Ambrosi e compagni. «Una gara da prendere con le pinze. Del Perugia non conosco molti giocatori, ma garantisco sulle qualità di Cari, un tecnico all’altezza del compito. Da quando siede sulla panchina umbra ha dato una precisa identità alla squadra, in crescita rispetto all’inizio della stagione. Ma siamo fiduciosi e lotteremo per un risultato importante». di Enrico Sorace08 novembre 2006

Stadio, sono ore decisive
Ripresa la preparazione. Oggi doppia seduta. Domani test a Massafra

Archiviata in fretta la gara con il Giulianov (cinque gol compresi), il Taranto si è ritrovato ieri pomeriggio per riprendere la preparazione in vista del durissimo ostacolo del Perugia da affrontare al "Renato Curi" domenica prossima. La formazione di casa ha un attacco piuttosto anemico (9 gol fatti, di cui 5 in casa), ma in compenso ha incassato poche reti (10, solo 2 sul terreno amico). Deflorio e soci si sono allenati al campo "A" in quanto il giardiniere è in attesa di ricevere terra, concime e semi da impiantare sul manto erboso, apparso bisognoso di cure urgenti per evitare che vada completamente in malora. A parte hanno lavorato Piroli, Castroni e Vetrugno per acciacchi vari. Il programma prevede per oggi doppia seduta. Domani pomeriggio, invece, è prevista l’amichevole a Massafra. Il giudice sportivo non ha squalificato alcun rossoblù, ma ha multato il Taranto di 500 euro per lancio di fumogeni, bengala, petardi e rotoli di carta. Da oggi sono in vendita al bar Cubana i 500 biglietti, al prezzo di 10 euro ciascuno, per assistere alla gara di Perugia. Tifo è Amicizia ha messo a disposizione un pullman per recarsi in Umbria. I soci pagheranno 30 euro, i non soci, 35. La partenza è fissata per sabato sera, alle ore 24, da piazza Ebalia. Per quanto riguarda la vicenda stadio-Iacovone, l’avv. Valerio Bassi ha ultimato la stesura della proposta della Taranto Sport di comodato gratuito in esclusiva dello stadio. In giornata il dossier dovrebbe essere depositato al Comune e, quindi, fatto pervenire nelle mani del Commissario prefettizio, dott. Tommaso Blonda. La relativa conferenza stampa di presentazione è stata ufficialmente rinviata a data da destinarsi. In pratica non si farà più visto e considerato che la stessa proposta è ormai di dominio pubblico. di Giuseppe Dimito08 novembre 2006

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