La ricchezza è nelle idee
Insegnano: meglio non sbilanciarsi mai sugli allenatori. Dicono: poi bastano due sconfitte e tutto viene messo in discussione, il tecnico comincia a camminare in bilico su un filo sottile e il pensiero viene accartocciato dalle regole che il calcio non scrive eppure rispetta. Ma la cronaca, le alchimie vincenti e la sapienza di Papagni lo impongono, dettando l'agenda e suggerendo il commento. Perché non ha senso un organico sovrabbondante se non si ha la capacità di gestirlo, perché non è per tutti agevole allenare il Taranto. Basta provare a sostituirsi nel ragionamento tecnico e fingere una settimana da Papagni: spesa a pensare agli avversari, studiarne i movimenti, scovarne i punti deboli, controllare la forma dei propri uomini, dare le giuste istruzioni, selezionare i giocatori più utili e comunicare l'esclusione al resto. Compito delicato, impegno forte. Perché scegliere quasi sempre vuol dire scontentare e, anche, esporsi al giudizio. E cambiare tanto, sorprendere, farsi venire idee vuol dire avere coraggio e sfruttare la propria intelligenza.
Il turnover "solidale"
La vittoria di Perugia consacra il Taranto, ormai dentro la zona playoff, e valorizza il lavoro di Papagni. È questa la sintesi di una domenica perfetta: la consacrazione della squadra e il lavoro del tecnico che la dirige. Fattori di crescita in relazione stretta. Il Taranto e il suo allenatore in simbiosi. Quando succede, la comprensione è totale e i risultati sono spesso una fisiologica conseguenza. Qualcosa di dolcemente inevitabile. Sembrava difficile potesse accadere così in fretta, dopo la crisi e i turbamenti di fine settembre. Invece è successo. A colpi di calcio, la migliore istruzione per l’uso di qualsiasi partita, il Taranto è diventato una squadra matura, convinta, consapevole. Inaugurando un periodo evolutivo che dura da sette giornate e che a Perugia potrebbe aver trovato la sua legittimazione definitiva. Perché quella del "Curi" è la partita che dà la misura concreta della forza del Taranto. Chiarisce le dimensioni del gruppo, distingue tra le possibilità dei singoli, certifica la volontà comune. In giro non c’è un solo Taranto. Ce ne sono tanti, tutti credibili. Non esiste una versione migliore dell’altra. Ogni copia è l’originale. Non si butta via niente. Ciò che si scarta oggi, tornerà utile domani: è questa la filosofia di Papagni, il cui merito nella rinascita del Taranto non può essere più sottaciuto. È talmente evidente da creare imbarazzo sincero in quanti (e non sono pochi) non erano, e forse non sono ancora, totalmente convinti dell’adeguatezza del tecnico di Bisceglie. Papagni, invece, sta avendo intuizioni spiazzanti, rivoltando un vecchio dogma del calcio: non si accontenta di dare forma e vita ad una squadra, preferisce costruire una partita dietro l’altra. Preservando l’unica diversità che vale sempre la pena preservare: quella di vincere. E lasciando che strategia, atteggiamento, modulo, interpreti seguano la logica della convenienza. A Perugia ha rispolverato Cejas, riproposto Catania e ridato spazio a Deflorio. Ha spedito in tribuna Mancini (febbricitante) e Caccavale. Ha accantonato momentaneamente Cammarata e Danucci. Non ha dato seguito alla doppietta di Zito contro il Giulianova. Ha ripiegato sul 4-4-2 come impianto di garanzia. Ha cioè deciso per sé e per gli altri, che è poi il mestiere di ogni allenatore, condannato ad assumersi la responsabilità maggiore: quella di scegliere e, dunque, di rinunciare. L’ha fatto con la complicità assoluta dei prescelti e degli esclusi, ricevendo da tutti un aiuto sostanziale nella difficile impresa di costruire la partita e di vincerla. Papagni ha inventato il turnover solidale. L’unico turnover che non genera malumore, che non produce scontento, che non spacca il gruppo. L’unico turnover che non equivale al tentativo di evitare una debolezza (fisica, tecnica, psicologica). Ma che vale una scelta di forza. Tanto forte da sembrare indolore, perché la resa è sempre alta. Chiunque giochi e comunque si giochi, la sensazione è che in campo sia finito il miglior Taranto. Questo ci sta facendo credere Papagni, l’allenatore-psicologo. L’attento gestore del personale. L’ultimo assemblatore di concretezze. di Lorenzo D'Alò
Ambrosi, il gusto del gol
Strano il Destino. Ispirato da percorsi incomprensibili. Da emozioni contrastanti. Basta poco: per passare dalla delusione all'esaltazione, dalla sfortuna al tocco magico del fato.
E' un Taranto... al bacio Certe partite assomigliano a un capolavoro. Perché sono giuste le scelte ed è esatta l'applicazione. Perché la quantità e la qualità trovano la sintesi perfetta. Perché non c'è difetto di mentalità e la maturità del gruppo diventa un dato innegabile. Perché in campo non ci si sottrae alla lotta e non si dimentica il governo della manovra. Perché anche frullando gli uomini c'è sempre una squadra altamente credibile, un'identità chiara e uno spirito di assistenza reciproca che alzano la resa e sbilanciano i meriti. Certe partite il Taranto può solo vincerle. A Perugia capita: che Papagni indovini tutto anche rivoluzionando la squadra, che il gruppo risponda ai comandi, che la lettura della partita sia priva di sbavature, che l'impegno annulli le omissioni, che pure senza un dominio sfacciato ci sia un controllo costante e percettibile. Non ci sono macchie nel risultato, non ci sono vizi nell'interpretazione: tutto appare inevitabile, anche il gol, che arriva dopo un'ora di galleggiamento (segna Ambrosi, per la sesta volta in cinque gare) ma che dà sempre l'impressione di esserci, di appartenere al Taranto, di avere cittadinanza in questa gara. Arriva quando deve, facendo emergere quello che avviene nei sotterranei della partita: con il Taranto che sa di avere la soluzione e cerca l'attimo giusto per mostrarla, senza lasciare nulla al caso, nemmeno i tempi. Aspettando, cioè, che il Perugia si sgonfi senza lasciare la possibilità di replica. Prendendosi il vantaggio e annullando la reazione.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga PINNA - A conti fatti il Perugia non tira quasi mai nello specchio. Sicuro su tutti i palloni, guida la squadra dalle spalle, rischia un po’ sul tiro di Rubino, che devia con qualche impaccio in angolo: 6
Va in scena il gioco degli opposti Tornelli, biglietti nominali, botteghini da affrontare documento alla mano, posti numerati, organizzazione impeccabile. C’è uno stadio funzionale: il "Curi". Comunicati che si scontrano, posizioni forti, striscioni di protesta, lo spettro della chiusura. C’è uno stadio conteso: lo "Iacovone". Una manovra scollata, uomini in libera uscita sul campo, qualità sprecata. C’è una squadra partita con grandi sogni e due punti sopra gli incubi: il Perugia. Un calcio gradevole, gruppo solido, mutuo soccorso, accurata selezione degli uomini e eccezionale resa. C’è una squadra che i grandi sogni li insegue, che dall’incubo è già passata e ora è quarta, dentro la zona più bella: il Taranto. Cori scomposti, scarsa presenza, voce basse e tanta rabbia. C’è una Curva che si interroga: è biancorossa. Compatta come composizione, unita dietro una sola scritta, più presente e più possente dei propri dirimpettai, posseduta dalla felicità. C’è una Curva che trionfa: è rossoblu. Striscione forte in Curva perugina: "Basta con il silenzio complice di un’oppressione: Palestina libera". Striscioni scanzonati nella Curva tarantina: "A voi i baci, a noi le perugine" e poi "Baciami perugina" con la scritta dei cioccolatini famosi. Numeri bassi, fuga dallo stadio: Perugia fa 2.108 paganti. Numeri altissimi, esodo da ogni parte d’Italia: Taranto porta 1.014 tifosi (dato ufficiale) in trasferta. Presidente un po’ impacciato ma sereno, senza giustificazioni valide per la sconfitta ma ancora con il sorriso sulle labbra. C’è un imprenditore nuovo nel calcio: Vincenzo Silvestrini, capo del Perugia. Presidente frenetico, orgoglioso a dismisura, voglioso di parlare della vittoria ma non completamente felice perché sempre in lotta. C’è un imprenditore che vuol fare un altro calcio: Gigi Blasi, numero uno del Taranto. E’ un gioco di specchi: di qua una cosa, di là l’opposto. Dall’arrivo in città fino alla fine. Soprattutto alla fine. Di qua si festeggia, di là si contesta. Perugia è conquistata, come diciassette anni fa. Per un giorno Taranto è capitale dell’Umbria. di Fulvio Paglialunga
Il Taranto vero show della domenica La prossima volta non esitate. Cambiate canale. Ditelo anche ai vostri amici. Nell’inquietante sonnolenza della domenica televisiva, nel festival del niente che va colpevolmente in onda sulle maggiori reti nazionali, tra una rissa e una coscia, tra false pupe e veri secchioni, l’unico spettacolo davvero avvincente si chiama Taranto. Dentro c’è tutto: amore degno di una telenovela venezuelana, suspence ispirata ai gialli di Agata Christie, pathos all’altezza di una pagina dell’Odissea e, talvolta, risvolti comici strappati a Mai Dire Gol (per informazioni chiedere a Rubino, attaccante perugino, autore di una “ciccata” da urlo su tiro a volo nel corso del primo tempo). A Perugia va in scena l’ennesima recita magistrale: il regista Papagni decide di cambiare i componenti della compagnia, Cammarata e Danucci vanno in panca, Deflorio, Catania e Cejas tornano sul palcoscenico. Ma il risultato è quello delle ultime settimane: emozioni, divertimento, gol (Ambrosi, basta la parola: segna sempre lui). Il telecomando saltabecca qua e là in automatico: Studio 100 Sat e Bs Television innanzitutto, ogni tanto un’incursione su TN7 e Teleregione. Giusto per vedere cosa dicono dei rossoblu. Alle 14.20 il dato è tratto: dal piatto di pasta al video il passo è breve, cominciano i collegamenti con Perugia. Stavolta non c’è maltempo o problemi tecnici: tutto funziona al primo colpo. Su Studio 100 “terrestre” Nesca dà la formazioni e annuncia le novità di giornata, Giannicarrieri su Bs è forte e chiaro (anche con le immagini) come non mai. Si può cominciare: è tempo della diretta satellitare by Gianni Sebastio, che comincia nel segno dell’amarcord. In voce arrivano Nino Botta e Nicola Savino, tarantini “doc”, per anni protagonisti su queste colonne, da tempo al servizio del Corriere dell’Umbria. Il Taranto parte benissimo, poi si ferma ad aspettare un avversario neanche troppo brillante: non manca qualche palla gol ma i ritmi sono tutt’altro che indiavolati. E i momenti più simpatici li offre il pubblico rossoblu: lo striscione “A voi i baci a noi le perugine” meriterebbe un premio. Saremo pure un popolo dissestato, ma l’ironia, per fortuna, non ci abbandona... Tecnicamente, il Taranto, sembra lontano anni luce dai padroni di casa: ad un certo punto inizia una gara di slalom speciale tra Toledo e Catania. Ai difensori perugini viene il mal di testa solo a guardarli. Ambrosi addomestica al volo un pallone difficile e tira a botta sicura: un difensore respinge, porca miseria. I cinque minuti finali sono come quelli iniziali: in campo c’è solo il Taranto, ma il vantaggio non arriva. L’intervallo è una pausa anche per l’ansia. Riparte il telecomando: a Teleregione stanno parlando per dieci secondi del Taranto. Il conduttore, entusiasta dei rossoblu, è profetico: “Se il Taranto vince arriva in zona playoff”. L’opinionista in loco (Guastella, ex difensore del Bari) regala un brivido: “I rossoblu - dice - fanno in tempo a rientrare in zona-promozione. Peccato che hanno avuto la squalifica del pubblico per qualche giornata”. Il concetto, detto così, non significa niente: in redazione un collega tenta il suicidio... sbellicandosi dalle risate. Sospiro di sollievo: riprende la diretta di Studio 100 Sat. Il Taranto riparte bene: lo capirebbe anche un tifoso bendato davanti alla tivù: i decibel della voce sebastiana salgono con il passare dei minuti. E’ una promessa: tocca ad Ambro-gol, per l’ennesima volta mantenere l’impegno. Il lungocrinito centravanti non fallisce l’appuntamento per la quinta settimana consecutiva: Toledo manda al manicomio la difesa degli umbri, Ambrosi segna e si scatena sotto la curva rossoblu: il “guerriero” non è mai domo. Il resto della partita è fatto di Perugia che si butta in avanti in modo confusionario e di un Taranto sempre in difesa, mai in difficoltà. L’arbitro, un po’ “casalingo” assegna un recupero mostruoso: ma anche se si giocasse ad oltranza, il Perugia forse non segnerebbe mai. Dopo otto minuti arriva il triplice fischio. Un’altra vittoria e Taranto al quarto posto: che bello guardare la classifica... di Leo Spalluto
Taranto, prova di maturità Mai così. Con tanta personalità, con tanta consapevolezza e con tanto orgoglio. Ecco: il Taranto che vince al "Curi" è tanto, che viene fuori dai bordi. Sicuramente troppo per questo Perugia macchinoso e velleitario. Il Taranto qui "passa" da squadra matura. Ed è proprio l'immagine del suo passaggio, di questo ideale superamento, che colpisce, destando sincero stupore. Non vince per caso il Taranto. Vince mettendo davanti a tutto le esigenze del collettivo. Senza, però, soffocare l'estro dei singoli. Vince, cioè, trovando la sintesi, dando concretezza ad ogni gesto. Niente è superfluo, stavolta. Tutto è funzionale, tutto serve, anche gli abbellimenti, anche gli orpelli, anche i virtuosismi. Il Taranto di Perugia è un miracolo di equilibrio. Una squadra capace di disegnare una strada fiorita in mezzo alle rovine degli avversari. Non è facile. Occorre un disegno. Difendersi con ferocia e attaccare con leggerezza: occorre una squadra per farlo. Papagni non la trova. Ce l'ha. Sceglie gli uomini, assegna i compiti, traccia la linea-guida, quella che si rivelerà una specie di fiume carsico: un solco profondissimo, impossibile smarrirsi. La prestazione è una naturale conseguenza. Il risultato obbedisce alla logica dei valori. Meglio il Taranto sempre, anche nei momenti di lieve disorientamento. Meglio il Taranto come concetto di squadra e come idea di partita. Il gol che scava la differenza, dando visibilità alla supremazia rossoblù, è di Ambrosi (sesto centro in cinque gare). Vale il quarto posto in condominio (Salernitana). Ma la partita del Taranto è una foresta di simboli, di segnali, di richiami. Primo tempo di lettura (si potrebbe anche dire di studio ma non è la stessa cosa). Il Taranto legge la partita: la decifra, la decodifica, la traduce. Ripresa di scrittura: di tracce, di macchie, di annotazioni. Il Taranto scrive la partita, usando caratteri cubitali e inchiostro vivo. Quando il Taranto legge, il Perugia ha un incedere lumachesco. Quando il Taranto scrive, il Perugia balbetta, tossisce, finendo fuori tema. La formazione iniziale va prima spiegata perché è il frutto di scelte e rinunce. E poi riletta in chiave tattica. Papagni vuole sorprendere il Perugia ai lati (riecco Catania), cautelarsi in mezzo (riecco Cejas) e ritrovare gaiezza interpretativa in avanti (riecco Deflorio). Gli esclusi sono Mancini (febbricitante), Danucci e Cammarata. Solo la difesa ricalca la linea della prova precedente. Varia il modulo, fermandosi più stabilmente sul 4-4-2 (fase di non possesso), grazie anche alla nuova diligenza tattica di Toledo. Il Perugia è 4-2-3-1. Ha qualità individuali, soprattutto in Bernini (anima dalla squadra) e in Guadalupi (galleggia tra le linee). Ma è la recita corale a non convincere, lasciando margini di manovra al Taranto. Sugli spalti si divide il tifo. Politicamente impegnata la curva degli ultras locali: «Basta con il silenzio complice di un'oppressione (l'apostrofo non c'era): Palestina libera», dice uno striscione. Un inno alla spensieratezza la replica dei tifosi tarantini: «A voi i baci, a noi le perugine». Avvio brioso. Il Perugia cerca la porta avversaria, intrecciando la manovra, che risulta spesso troppo elaborata. Cejas e De Liguori suturano lo spazio che inevitabilmente si dilata al centro, dove gli umbri potrebbero sfruttare la superiorità numerica. Il Taranto riparte con parsimonia, ma quando riparte lo fa con trame leggere e ficcanti, innescando ora Catania (sale Larosa), ora Toledo (sale Colombini). E creando le famose catene di gioco. Due tentativi di Rubino per il Perugia: sul primo Pinna rischia l'autogol (33'), sul secondo il pallonetto termina alto (35'). Due possibilità per il Taranto: una conclusione fiacca di Catania (37') e un tiro al volo di Ambrosi, sporcato da Bernini (44'). Ma è il secondo il tempo del Taranto, che potrebbe colpire subito con Deflorio (destro volante a raccogliere una punizione di Cejas: schema). La presenza del Perugia si attenua, scolorando in un lento appassire. C'è solo il Taranto. Papagni richiama Deflorio (entra Cammarata). Cari inserisce Albino, passando al 4-3-1-2. Cambio che produce un diagonale infido di Guadalupi da dentro l'area. Il Taranto non si spaventa. Entra Danucci (fuori Catania). E' sempre 4-4-2. Scocca il minuto del gol. Toledo, al culmine di una serie infinita di ancheggiamenti, lascia Voria in uno stato confusionale, servendo Ambrosi in area: destro secco, crolla il Perugia (24'). Per rianimarlo Cari ricorre a Ginestra (terza punta). Papagni risponde con Panini (difesa a cinque). Ma è il Taranto a non sbagliare una virgola della partita. Toledo sfiora l'incrocio (40'). La squadra dei "secchioni" consegna il compito perfetto. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò PINNA 6 - Resta un po’ sorpreso sulla conclusione di Rubino, rischiando l’autogol. Sicuro nelle uscite, dopo qualche indecisione iniziale.
«La vittoria del gruppo» Ci teneva a vincere, Aldo Papagni. La sfida era di quelle delicate, il Taranto aveva di fronte una squadra accreditata, almeno in estate, come una delle papabili al salto di categoria. Aver espugnato un campo ostico come quello del capoluogo umbro, senz'altro ha il significato di un importante esame di maturità per i rossoblu.
«Merito del gruppo - esordisce Papagni -
che è stato compatto alla ricerca dell'obiettivo della vittoria». Il tecnico è visibilmente .soddisfatto: troppo importante il successo ottenuto lontano dalle mura amiche. Guai a parlare di singoli, quindi. A Perugia ha vinto il Taranto, l'allenatore non fa preferenze:
«Se i ragazzi non fossero stati così uniti - continua -
non avremmo mai potuto ambire ad ottenere l'intera posta in palio in uno stadio così difficile. Peraltro, quando si raggiungono vittorie del genere, il merito è di tutta la squadra, che è stata veramente impeccabile. Abbiamo messo in mostra un eccezionale spirito di corpo, non una nota stonata, non una voce fuori dal coro».
Blasi entusiasta: «Avanti così»
La vittoria di Perugia rende bella la squadra e polemico Blasi. La vicenda stadio, in sala stampa, si allunga sulle parole del patron come le ombre della sera. «Fregarsene dei destini dello “Iacovone” fa male. Il commissario Blonda ci pensi. Forse a qualcuno Taranto non interessa?». Il presidente entra nel tunnel dei cattivi pensieri, piroettando tra Taranto e il Taranto e replicando con ambigua malizia alla domanda di Studio 100 sat. Poi, quasi regolando il getto di vapore, Blasi placa gli spiriti: «Pensarci oggi (ieri, ndr) guasta la festa alla città». Il numero uno rossoblu decide di giocare sui contrasti accecanti, sulle immagini stridenti, sugli accostamenti paradossali: la città dissestata, la squadra vincente. Senza, però, evocare né alludere; toccando, piuttosto, le corde dell’inconscio, della suggestione collettiva: Taranto e il Taranto; una settimana di cassonetti bruciati e una domenica sublime come la stilettata alla gola degli umbri, inferta da Alessandro Ambrosi centravanti in versione noir: Perugia che si spegne dissanguato sull’erba del "Renato Curi". Lentamente, inesorabilmente. Taranto, e il Taranto, che staccano insieme il biglietto per il volo notturno in groppa ai playoff, quelli giusti, quelli che hanno come destinazione la serie B dove l’attendono - secondo profezia del disincanto - penne "esuli" schiettamente tarantine: Nino Botta, Nicola Savino, ieri in vena di auguri e nostalgia canaglia irradiate in diretta satellitare. Perché il Taranto si prende sulle spalle Taranto, riconsegnando la città, per una domenica, all’Italia. Il timbro sulla cartolina è quello del calcio che conta. Un lasciapassare (quasi) insperato. E ci scuserà lo storico Roberto Nistri se cediamo alle meccaniche umane, troppo umane, del dio pallone. Prendersi cura del Taranto può servire un poco a Taranto, alla sua credibilità (tutta da riconquistare, è logico) agli occhi del Paese. Un poco, certo. Ma è qualcosa. Una squadra forte e vera. Ed un pubblico, in trasferta, per una volta popolo, unito dalla passione sfrenata degli ultras e dallo slancio - civico e malinconico insieme - dei fuori sede: studenti e non. Questa correttezza ha resistito a tutto, anche ai due tifosi fermati dalle forze dell’o rd i n e perché in possesso di fumogeni. Saluti da Perugia alla città che vuol "rinascere". Con le parole del presidente Blasi convertito alla "dottrina" Papagni: «A piacermi è stata la determinazione del Taranto, soprattutto nel secondo tempo. A piacermi è stata la squadra. Cammarata, Toledo, Deflorio. La forza è nella rosa, nello spogliatoio. Con 25 giocatori così il concetto di prime e seconde linee va azzerato. Papagni, ora, è costretto a vincere. Può variare le formazioni, può giostrare, si può divertire. Ma è costretto a vincere». Aldo Papagni condannato alla vittoria? «A Perugia abbiamo ottenuto un successo importante, sì. Ma non abbiamo fatto niente. Dobbiamo rimanere umili», replica il mister con la freddezza dolce che fa da corollario alla sua "dottrina" e che, invece, è l’ultimo miglio da percorrere ancora per il presidente Blasi, per la sua "passionaccia". Papagni scioglie le redini, Papagni le tira: «Siamo soddisfatti perché abbiamo creato gioco e occasioni, dando ampiezza e profondità alla manovra, rispondendo con una prestazione significativa alla sfida contro u n’avversaria di rango. Ma è stato frutto del lavoro di squadra, non del turn over». Anche parlare di cambi decisivi rischia di spezzare l’armonia intorno al gruppo «perché l’organico è importante, ma tutti insieme hanno la responsabilità di lavorare con impegno, mettendo gli obiettivi del Taranto davanti a quelli dei singoli», conclude il tecnico rossoblu. Papagni dittatore dell’armonia? A chi cerca di "fare squadra", per risollevare la città dal dissesto, suggerire di rivedere il secondo tempo della partita non è peccato. Ma Papagni non è candidabile. Da Perugia un saluto e uno striscione ribaldo, irresistibile: «A voi i baci, a noi le perugine». Maledetti, adorabili, tarantini. di Fulvio Colucci
Le statistiche di Franco Valdevies Taranto alla seconda vittoria esterna stagionale; la prima il 10 settembre scorso: 1-0 in casa della Sambenedettese con la rete di Cammarata al 75' (l'attaccante, all’esordio stagionale con il Taranto, era subentrato da 12 minuti). Con la quinta vittoria stagionale, i rossoblù salgono a 19 punti: al quarto posto in zona playoff.
Sotto la curva: che gioia Storie di gol, di un centravanti che ha ritrovato se stesso. Di un giocatore che sembrava aver smarrito la strada della rete, perso tra troppi infortuni, osteggiato dalle avversità della sorte. Ma in fondo al tunnel c’è sempre una luce: Alessandro Ambrosi è riuscito ad essere più forte della sfortuna. E a ristabilire il feeling con la porta avversaria: da cinque settimane l’attaccante è sempre nel tabellino dei marcatori (sei reti realizzate). Su rigore o su azione, come ieri sul terreno del “Curi”. Sempre al posto giusto, al momento giusto. L’1-0 che ha trafitto il Perugia è stato di suadente bellezza: I tifosi del Gimnasia ordinano la sconfitta Se vincete, vi spariamo alle gambe. Questo il messaggio recapitato dai tifosi del Gimnasia Esgrima y La Plata ai loro beniamini prima della sfida col Boca Junior. Una partita da perdere per non favorire gli acerrimi rivali dell'Estudiantes in corsa col club xeinense per la conquista del campionato argentino. L'ordine ha sortito l'effetto sperato dai "barrabravas". Il Boca ha vinto 4-1 un incontro che era già stato sospeso lo scorso 10 settembre per le minacce rivolte nell'intervallo all'arbitro Daniel Gimenez dal presidente del Gimnasia, Juan Jose Munoz. I calciatori a fine partita hanno raccontato del clima surreale che si respirava in campo. «E' stata un'esperienza che non avevamo mai vissuto. Abbiamo giocato la partita con una strana sensazione per quello che era successo», ha dichiarato il difensore Ariel Franco.
Il Taranto a Perugia cerca la continuità A Perugia per continuare la striscia dei sei risultati utili inziata un mese e mezzo fa a Lanciano. È questo l’obiettivo che i rossoblù devono raggiungere questo pomeriggio al "Renato Curi". Il compito non è facile perché la formazione di casa è in risalita in fatto di rendimento e, quindi, di classifica, ma non impossibile dal momento che gli uomini di Papagni stanno attraversando un buon momento di forma. La "spia" che registra questa situazione è rappresentata da sei gol messi a segno da Sandro Ambrosi nell’ultimo poker di partite. Osservando il curriculum interno dei biancorossi di casa balza in evidenza un dato particolare. Sia con Benedetti che con Cari sono state proprio le pugliesi che hanno loro tolto punti preziosi fra le mure amiche. Il 17 settembre scorso - terza giornata - fu il Martina ad impattare per 1-1. Il 29 ottobre scorso - nona giornata - fu il Foggia ad uscire imbattuto con analogo punteggio, 1-1. Negli altri tre incontri interni gli umbri hanno sempre superato l’avversario per 1-0: nell’ordine Sambenedettese, Ancona e San Marino. Papagni non ha sciolto i dubbi sulla formazione che scenderà in campo. Dinanzi a Pinna è ancora da...scrivere la linea difensiva. Certi Prosperi e Colombini, Caccavale, Cosenza e Panini si contendono le restanti due maglie: i primi due hanno probabilmente qualche chanches in più. Da decifrare pure il centrocampo. Accanto a Danucci e De Liguori, Mancini e Cejas si disputano la terza maglia del reparto. Tutto dipenderà dall’impostazione tattica che il trainer jonico intende dare alla partita: i due pretendenti hanno infatti caratteristiche tecniche differenti. Se dovesse giocare Cejas toccherà a Toledo agire fra le linee avversarie; caso contrario il compito continuerà ad essere affidato a Mancini e, pertanto, il brasiliano svarierà lungo i due outs. In avanti ci saranno sicuramente Cammarata ed Ambrosi. I tifosi tarantini presenti saranno non meno di 1300-1500 (i 500 biglietti di Taranto sono esauriti). di Giuseppe Dimito
Alla ricerca della terza vittoria Per il Taranto undici i precedenti di campionato a Perugia con due vittorie, sei sconfitte e tre pareggi; i rossoblù hanno affrontato gli umbri per 9 volte in serie B e per 2 in serie C (nella prima e nell’ultima occasione). Il primo confronto l’1 febbraio 1931 nel campionato di Prima Divisione (era l’attuale serie C1): 2-0 per i padroni di casa con le reti nel 1° tempo di Moretti e
Nebbia, ma gli ionici giocano buona parte della gara in nove per le espulsioni del portiere Bolognini e del terzino Boninsegna.
Stadio, botta e risposta Botta e risposta. E posizioni lontane. Tra Comune e Taranto, adesso, il confronto dialettico sulla “vicenda Iacovone” si basa su comunicati stampa e lettere di risposta: all'orizzonte, però, non si intravedono soluzioni a portata di mano. La giornata di ieri ha evidenziato, una volta di più, la distanza che separa le parti sulla questione stadio. Il punto di partenza è stato rappresentato dalla proposta di gestione dello struttura in comodato gratuito (con accollo di tutte le spese) presentata dal club del presidente Blasi all'ente civico.
La reazione del presidente Blasi
Si riaccende e si complica la questione stadio-Iacovone. La dottoressa Maria Rita Iaculli, sub-commissario del Comune, ha sostanzialmente rigettato la richiesta della Taranto Sport di concessione dell’impianto della Salinella in comodato d’uso gratuito in esclusiva. Le motivazioni vanno ricercate nel lunghissimo comunicato-stampa, riportato in questa pagina. Quelle più importanti ineriscono la natura contrattuale. Codice civile, Regolamento per l’affidamento in gestione a terzi dell’impiantistica sportiva e mancanza d’interesse pubblico vietano, in sostanza, all’ente civico di accogliere la richiesta del presidente Blasi. Secondo il Comune solo la convenzione può regolare i rapporti fra le parti. Ricordiamo che la stessa preveda il canone di 71400 euro e l’accollo di tutte le spese per la gestione dello stadio che, secondo la Iaculli, ammontano a 250mila euro. Nel corso del comunicato si dice che il Taranto è moroso nei confronti dell’ente civico per le convenzioni
Il Perugia è in "cura" da Cari In estate era considerata una delle squadre attrezzate per il salto di categoria. A dieci giornate dall’inizio della C1, il Perugia è distante 4 punti dalla zona playoff ed è già corso ai ripari cambiando la guida tecnica (Cari per Benedetti dall’ottava giornata). Non che gli obiettivi di partenza siano compromessi, ma sicuramente il sodalizio umbro non pensava di dover incontrare queste difficoltà. Due vittorie, altrettanti pareggi e tre sconfitte: il cammino non esaltante ha costretto il presidente Silvestrini e il diesse Ducci ad esonerare Corrado Benedetti dopo la terza debacle esterna consecutiva (1-0 a Salerno). Una scelta dettata soprattutto dalla necessità di dare uno scossone ad un ambiente che appariva svuotato, privo delle giuste motivazioni necessarie per affermarsi in un torneo così equilibrato. Ad attenuare le responsabilità del tecnico romagnolo, però, ci sono i numerosi infortuni che hanno impedito di schierare la stessa formazione per due gare consecutive. Sulla carta, la rosa dei biancorossi non ha rivali: ai riconfermati della passata stagione, sono stati aggiunti diversi elementi di comprovato spessore e provenienti da palcoscenici più prestigiosi. Alla guida di questa corazzata è stato chiamato Marco Cari, reduce dalla positiva parentesi di Teramo, fautore degli accorgimenti tattici (dal 4-4-2 al 4-2-3-1) che hanno portato Bernini e compagni a conquistare cinque punti nelle ultime tre settimane. In attesa dei rientri di Voria e Baldini (capitano del Genoa promosso in B l’anno scorso), il pacchetto difensivo è ben collaudato: Taurino, Mandolini (figlio di Andrea, ex calciatore di Torino e Inter), Accursi e Angeli comporranno la cerniera dinanzi all’estremo difensore Pinzan. Gli argini del centrocampo saranno Mocarelli (alla Sangiovannese con Danucci nella scorsa stagione) e Albino, chiamati a proteggere la batteria di incursori composta da Bernini, Guadalupi e Mazzeo. Il terminale offensivo sarà Raffaele Rubino, autore della rete decisiva domenica scorsa con la Juve Stabia. Ma in fase di non possesso Bernini tenderà ad affiancare i due mediani, con il Perugia che si schiererà secondo il modulo "ad albero di Natale". Guadalupi, non ancora ventenne, è una seconda punta di belle speranze. Da Mazzeo - sei delle nove reti siglate dai Grifoni portano la sua firma - si attende la definitiva consacrazione dopo che il bomber salernitano ha conquistato la palma di miglior realizzatore nel campionato di serie C2. Partiranno dalla panchina due big: Josè Ferreira Mamede (3 campionati in massima serie con le casacche di Reggina e Messina) e Ciro Ginestra (104 partite e 57 reti in C1) sono sulla via della guarigione dai rispettivi acciacchi e pronti a fornire un prezioso contributo incorso d’opera. di Fabio Di Todaro
Rimonta firmata Toledo Ha dovuto soffrire parecchio il Taranto per avere ragione di un indomito Massafra (formazione d’Eccellenza) che ha avuto il merito di mettere alle corde i rossoblù per più di un’ora. Fino al 65', infatti, i padroni di casa si trovavano in vantaggio per 3-1. A ribaltare il punteggio c'è voluto Toledo il quale ha firmato una splendida tripletta, sottolineata da scroscianti applausi dallo sportivissimo pubblico di casa. Pasca ha contribuito alla rimonta siglando il gol del 3-3. Ma procediamo con ordine. Il Massafra partiva a razzo. Dopo 6' era in gol con Lafuente che trasformava un rigore (fallo di Cosenza su di lui). Al 25' Ambrosi riportava il risultato in parità, sempre su rigore (Clementini metteva giù Zito). Nel finale di tempo la squadra di casa ritornava in vantaggio sempre con Lafuente (ribadiva in rete una sua conclusione ribattuta da Pinna). Nella ripresa segnava Angelini (cross di Novellino). Poi iniziava la rimonta. Al 20' dimezzava Toledo (azione personale). Al 25' pareggiava Pasca (rilancio di Caccavale). Poi Toledo, con due azioni personali, rimetteva le cose a posto (27' e 45'). La prova dei rossoblù non è stata brillante. Papagni ha mischiato le carte schierando due formazioni diverse. A Perugia potrebbero
rientrare Caccavale (per Larosa) e, forse, Cejas (per Mancini?). Il resto sarà identico a domenica scorsa.
Papagni medita novità Tre notizie sono giunte a fine amichevole. La prima riguarda Zito, convocato da Veneri nella nazionale Under 21 di C che giocherà in amichevole a Carpenedolo contro l’Ungheria. Il giocatore dovrà trovarsi lunedì a Firenze. Seconda notizia: sorteggio ieri nella sede della Lega di C per i due matchs di Coppa Italia contro il Martina. La partita d’andata si giocherà nella città della Valle d’Itria (le due società si sono accordate per il 6 dicembre anzicchè per il 29 novembre). Il ritorno allo Iacovone, il 13 dicembre. terza notizia: Mortari e Piroli giocheranno sabato con la Berretti. Il Papagni-pensiero ha tinte nitide: «Ho mischiato le carte perché intendo tenere tutti sulla corda. Caccavale era in permesso. Stamane (ieri, per chi legge, n.d.r.) doveva stare a Napoli per problemi familiari. Non doveva neppure giocare. Ciò nonostante ha voluto esserci. La squadra è apparsa sotto tono perché nelle prime due giornate della settimana, ha lavorato moltissimo. Non mi sono piaciuti i primi 60': c'è stato un notevole calo di tensione. Così non va. A Perugia voglio vedere una squadra umile, determinata e concentrata: solo così potremo sperare di cogliere un risultato positivo. Di fronte ci troveremo una delle quattro formazioni che io avevo pronosticato per il salto in diretto in serie B. Le altre sono Foggia, Avellino e Ternana. La formazione? Forse cambierò qualcosa. Sto notando che negli ultimi dieci giorni parecchi giocatori sono in gran forma». Stamane allenamento e partenza per Terni. Domani rifinitura e trasferimento a Perugia. di Giuseppe Dimito
«E' il momento decisivo» Guida con personalità il centrocampo del Taranto. Un cammino in crescendo, disperdendo quella zavorra, retaggio di una mancata preparazione. Ciro Danucci ha, ora, tutto il fiato per caricarsi le sorti della manovra rossoblu sulle spalle.
«Il problema all'inizio non era perdere quei due o tre chili di troppo. Era essere competitivo a livello di resistenza fisica. Tutto il lavoro supplementare fatto con il preparatore atletico alla fine di ogni allenamento, ha pagato».
Colombini, il sempre presente Novecentocinquantaquattro minuti, tutti di un fiato. Senza un attimo di pausa, senza un calo di tensione. Francesco Colombini, alla pari di Salvatore Pinna, è l’unico calciatore del Taranto a non aver saltato un istante di questa stagione. Sempre sulla fascia sinistra, con mansioni differenti: in difesa, in proiezione offensiva, cercando qualche volta la conclusione personale e tentando spesso di ostruire i movimenti degli avversari. «E' una bella soddisfazione - attacca il terzino toscano -, mi alleno con grande impegno per disputare prestazioni sempre più convincenti». Dieci partite possono bastare per stilare un primo bilancio. A livello personale e sull'andamento del collettivo. Alla prima parentesi della sua carriera nel meridione, Colombini si ritiene «molto soddisfatto, speravo di vivere questa avventura così come sta procedendo. Mi sono ambientato benissimo, grazie soprattutto ai compagni reduci dalla scorsa stagione che hanno agevolato l’inserimento dei nuovi. In questo gruppo c'è molto da imparare, ci sono tanti calciatori che hanno calcato palcoscenici più importanti. E che, quotidianamente, dispensano consigli ai più giovani, a chi ha meno esperienza». Sembra una vis occulta a dare forza al Taranto. Che nasce negli abissi di una squadra costituita da uomini veri, prima che da atleti professionisti. «Abbiamo molta fiducia nelle nostre potenzialità - prosegue l’ex difensore del Novara -, se siamo tranquilli possiamo affrontare qualsiasi avversario. Abbiamo attraversato un momento negativo, ne siamo venuti fuori con grande caparbietà. Dimostrando ai più scettici il valore di questo organico. Non è stato facile rimontare con il Lanciano, il Gallipoli e il San Marino. Così come c'era il rischio di sottovalutare l’impegno con il Giulianova». Le ultime tappe del campionato hanno consegnato numeri importanti. Il Taranto è imbattuto da un mese e mezzo, nelle ultime sei giornate ha raccolto dieci punti. E può vantare la seconda difesa meno perforata del girone, alle spalle del Foggia con otto reti al passivo. «C'è il giusto spirito di sacrificio, ci sono le motivazioni necessarie per vivere un’annata da protagonisti. Prendete Caccavale: è andato in tribuna con il Giulianova, da martedì lo vedo più determinato del solito. A Perugia non vuole mancare. Pensiamo a Deflorio che, dopo essersi riscaldato per mezz'ora, non è entrato. Sappiamo che, per vincere, bisogna salvaguardare l’interesse generale». Incombe il futuro. La prima fermata si chiama Perugia, nelle restanti sei gare prima del giro di boa i rossoblù affronteranno tre delle prime quattro forze del torneo (Salernitana, Foggia, Avellino). «E' un momento importante che ci apprestiamo a vivere con grande serenità. Al "Curi" sarà una grande sfida, in campo ci saranno tanti attaccanti di grande valore. Ieri ho sentito Rubino (ex compagno nel Novara, ndr): si è sbloccato con la Juve Stabia, vorrebbe ripetersi contro di noi. Gli ho detto che sarà un’impresa ardua. Battere il Taranto, adesso, non è facile per nessuno». di Fabio Di Todaro
Oggi amichevole a Massafra La richiesta di comodato d’uso gratuito in esclusiva dello "Iacovone" è giunta ieri mattina via fax sui tavoli del Commissario prefettizio, dott. Blonda, e del Prefetto, dott. Alecci (per doverosa conoscenza). Ora, chiaramente, si attendono gli sviluppi della situazione. Verosimilmente la Taranto Sport sarà convocata dal massimo ente civico per discuterla. Inutile aggiungere che la posizione del presidente Blasi non è affatto rigida, ma abbastanza flessibile e, soprattutto, aperta ad ogni soluzione. Fra le più possibili: Comune e Taranto Sport potrebbero legarsi da un comodato di tipo modale oppure da una locazione con prestazioni d’opera. Dice il direttore generale, Vittorio Galigani: «Accollandoci l’ingente onere di finanziare praticamente tutto, dal restauro dello stadio all’assunzione di coloro che operano all’interno dello "Iacovone", passando attraverso il pagamento di tutte le spese occorrenti per farlo funzionare e di quanto necessita per metterlo finalmente a norma del Decreto Pisanu, non solo veniamo incontro alle esigenze del Comune quanto facciamo sì che si continui a parlare di pallone in terra jonica. Sotto quest’ultimo aspetto è come se il presidente Blasi salvi per la seconda volta il calcio a Taranto» . Intanto questa mattina (ore 11,30), è fissato in Lega, a Firenze, il sorteggio per designare la sede della gara d’andata valevole come ottavi di finale di Coppa Italia fra Taranto e Martina. Le date sono già note: 6 e 13 dicembre. La squadra, dal canto suo, ha effettuato la prevista doppia seduta in vista del match di Perugia. Al mattino Papagni ha fatto disputare palestra ed esercitazioni tecnico-tattiche. Al pomeriggio una curiosa partitella, a metà campo, con tre porte. L’infermeria si è svuotata di Piroli, Vetrugno e Castroni. Nel pomeriggio amichevole a Massafra (ore 14,30). Rientrerà Caccavale? Deflorio partirà ancora dalla panchina? Questi i temi necessari di una verifica sul campo. Infine questa sera (ore 20,00) al bar Cubana, in via Acclavio (ingresso libero) il presidente Blasi parlerà alla tifoseria. Sarà accompagnato da Vittorio Galigani. La partenza per l’Umbria è prevista per domani dopo l’allenamento. La comitiva farà tappa a Terni. Sabato rifinitura e trasferimento a Perugia. di Giuseppe Dimito
Ti ricordi? Immagini lontane, ma non sfocate. Ricordi indimenticabili di un Taranto imperioso e brillante: il Taranto dei record, con Carelli presidente e Clagluna sulla tolda di comando.
Perugia-Taranto, il 24 settembre
1989: il “Curi”, il fascino di uno stadio storico, una sfida tra società con il blasone lucido.
Ambrosi, il gusto del gol
Se l’attacco del Taranto da qualche settimana è diventato travolgente (undici gol nelle ultime quattro partite) il merito è anche di Alessandro Ambrosi. Finora ha messo a segno cinque gol e mezzo (ha propiziato l’autorete del pari a Lanciano) che certificano uno stato di forma davvero invidiabile. Il bomber di Fiuggi è tornato finalmente a ruggire dopo diversi mesi di riposo forzato che lo hanno tenuto lontano dai campi e soprattutto dalla classifica marcatori. «E' stata una sofferenza. Dallo scorso gennaio, quando ho firmato col Taranto - precisa Ambrosi -, sono stato vittima di una serie di infortuni, tanto che ho disputato solo cinque partite, tra cui le due dei play off. La situazione è cambiata dopo l’intervento a cui mi sono sottoposto la scorsa estate. Ho risolto i problemi fisici e pian piano sto tornando il giocatore che tutti conoscono. Ci tenevo a dimostrare il mio valore, anche per una questione di riconoscenza nei confronti della società e del mister che hanno sempre creduto nel sottoscritto. I gol, poi, ti regalano grandi stimoli e motivazioni forti. A proposito quello di domenica scorsa (il quarto consecutivo) lo dedico a Ciro De Liguori (figlio più piccolo del centrocampista rossoblù ricoverato in ospedale)». Tre delle cinque reti Ambrosi le ha realizzate su rigore, tenendo i tifosi col fiato sospeso per la sua corsa al rallentatore, che inganna i portieri, ma non più i direttori di gara. «Da quando faccio il calciatore avrò tirato una settantina di rigori - confessa l’attaccante - e solo una volta era capitato che l’arbitro me lo facesse ripetere. Quest’anno invece mi hanno preso di mira anche se alla fine si sconfessano da soli. Se l’ultima battuta è identica alla prima mi spiegate che senso ha impuntarsi sulla rincorsa? Comunque, visto l’andazzo, mi allenerò di più nel corso della settimana per mantenere sempre la necessaria freddezza». Ambrosi, al momento, è la freccia in più nell’arco di Papagni che viaggia ormai con una certa regolarità, grazie alle due vittorie e ai quattro pareggi ottenuti nelle ultime sei giornate. «Questo filotto non è casuale. Stiamo esprimendo un gioco discreto, frutto dell’impegno profuso contro ogni avversario. La continuità conta più di tutto e credo che il Taranto abbia le carte in regola per proseguire su questa strada». Domenica i rossoblù sono attesi dalla trasferta di Perugia, una sorta di esame di maturità per Ambrosi e compagni. «Una gara da prendere con le pinze. Del Perugia non conosco molti giocatori, ma garantisco sulle qualità di Cari, un tecnico all’altezza del compito. Da quando siede sulla panchina umbra ha dato una precisa identità alla squadra, in crescita rispetto all’inizio della stagione. Ma siamo fiduciosi e lotteremo per un risultato importante». di Enrico Sorace
Stadio, sono ore decisive Archiviata in fretta la gara con il Giulianov (cinque gol compresi), il Taranto si è ritrovato ieri pomeriggio per riprendere la preparazione in vista del durissimo ostacolo del Perugia da affrontare al "Renato Curi" domenica prossima. La formazione di casa ha un attacco piuttosto anemico (9 gol fatti, di cui 5 in casa), ma in compenso ha incassato poche reti (10, solo 2 sul terreno amico). Deflorio e soci si sono allenati al campo "A" in quanto il giardiniere è in attesa di ricevere terra, concime e semi da impiantare sul manto erboso, apparso bisognoso di cure urgenti per evitare che vada completamente in malora. A parte hanno lavorato Piroli, Castroni e Vetrugno per acciacchi vari. Il programma prevede per oggi doppia seduta. Domani pomeriggio, invece, è prevista l’amichevole a Massafra. Il giudice sportivo non ha squalificato alcun rossoblù, ma ha multato il Taranto di 500 euro per lancio di fumogeni, bengala, petardi e rotoli di carta. Da oggi sono in vendita al bar Cubana i 500 biglietti, al prezzo di 10 euro ciascuno, per assistere alla gara di Perugia. Tifo è Amicizia ha messo a disposizione un pullman per recarsi in Umbria. I soci pagheranno 30 euro, i non soci, 35. La partenza è fissata per sabato sera, alle ore 24, da piazza Ebalia. Per quanto riguarda la vicenda stadio-Iacovone, l’avv. Valerio Bassi ha ultimato la stesura della proposta della Taranto Sport di comodato gratuito in esclusiva dello stadio. In giornata il dossier dovrebbe essere depositato al Comune e, quindi, fatto pervenire nelle mani del Commissario prefettizio, dott. Tommaso Blonda. La relativa conferenza stampa di presentazione è stata ufficialmente rinviata a data da destinarsi. In pratica non si farà più visto e considerato che la stessa proposta è ormai di dominio pubblico. di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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