Ambrosi raccontato dagli altri Alessandro Ambrosi raccontato dagli altri. Da chi lo conosce da una vita (il fratello Stefano), da chi gli ha visto muovere i primi passi calcistici (Marco Cari), da chi lo segue nella vita professionale (Gianni Prete), da chi lo ha allenato all'apice della carriera (Fausto Silipo).
«Grazie a noi la gente dimentica i problemi» Anche le parate possono valere tre punti. Salvatore Pinna rivendica i suoi meriti sul risultato pieno ottenuto nel derby contro il Martina. Il portiere del Taranto, spesso, si è issato come massimo protagonista domenicale. Da qui due riflessioni: i rossoblu hanno le spalle sicure; i rossoblu soffrono a volte un po' troppo. A parte questo occorre afferrare il momento che è decisamente positivo. Ci sono gli otto risultati utili, le tre vittorie di fila ed una zona playoff pienamente raggiunta. Ecco perchè Pinna, ieri fermo per un leggero stato influenzale, non sta molto a sviscerare il modo con cui si è vinto domenica scorsa. Era importante vincere. Fra qualche tempo rimarranno in classifica quei tre punti. Il resto sarà materiale per gli storici e per chi ha buona memoria. «Leggendo i risultati delle nostre concorrenti, vincere contro il Martina diventava fondamentale - afferma l'estremo sardo - Sapevamo che era un confronto difficile e poi non credo fosse giusto fare paragoni tra le partite. Ogni gara fa storia a sè. Lo so che la gente vorrebbe sempre ammirare un bel gioco, ma il nostro imperativo era rimanere aggrappati alla zona playoff. Il primo tempo è stato buono, poi c'è stato un calo mentale, non fisico. Da questa partita abbiamo capito che bisogna tenere sempre alta la concentrazione». Il periodo positivo continua. Il calcio è una catena di eventi: vincere o ottenere punti in serie, alimenta l'entusiasmo e tiene alto il morale. Uno sviluppo che non va spezzato. «Ecco perchè mi prendo la vittoria contro il Martina senza sottilizzare. Poi in trasferta sappiamo di avere delle frecce a nostro favore. Speriamo che a Teramo ci sia il solito seguito di tifosi ionici. Con loro, aumentano gli stimoli e la carica da scaricare in campo. Abbiamo bisogno del loro entusiasmo. Aanche fuori casa, ci sentiamo più protetti». Per Pinna il segreto del Taranto risiede nelle scelte e nell'opera quotidiana di un uomo. «Avere un allenatore come Papagni è un sollievo per noi giocatori. Sa gestire perfettamente il gruppo, non esclude nessuno. Concede ai giocatori una singola opportunità. Siamo ventiquattro titolari e non è facile fare contenti tutti. Il nostro compito è metterlo in difficoltà il più possibile». E' paradossale che i maggiori problemi per il Taranto vengano da questioni contingenti che comunque hanno la loro implicazione tecnica. «Si fa riferimento al terreno di gioco? Onestamente è messo male. Per un portiere ci sono problemi supplementari. Ho il terrore quando mi viene porta una palla all'indietro. Un semplice passaggio rasoterra si trasforma in un'arma a doppio taglio. Con il mio preparatore Degli Schiavi sto curando tantissimo questo aspetto. Inoltre lavoro tanto sulle uscite nelle quali credo di essere migliorato domenica dopo domenica. Degli Schiavi è una persona speciale. Mi trovo molto bene e Taranto fa bene a tenerselo stretto». Miglioramenti che in stagione hanno prodotto dei frutti copiosi. «Mi fa piacere che si notino. Faccio il mio dovere. Domenica sul gol del Martina qualcuno ha voluto darmi delle colpe. Ho detto che sono stato tradito anche dalla maligna traiettoria del tiro di Cardascio. Fortunatamente c'è stato spazio anche per salvare il successo. Come del resto è successo a Lanciano o contro la Ternana». Finale dalle sfumature didattiche. «Di una cosa vado fiero come giocatore del Taranto - dice Pinna - Sono contento del fatto che una città con tanti problemi, con persone che attraversano umanamente una situazione di disagio, possano trovare due ore per divertirsi e per svagarsi. Taranto è una città che merita la serie B. Non so se riusciremo nell'impresa. Di certo faremo di tutto per regalare a questa gente le migliori soddisfazioni». di Luigi Carrieri
Taranto in emergenza: seduta ad Oria Sarà una settimana movimentata per gli allenamenti del Taranto. Ieri, infatti, la rosa ha lavorato sul campo "B" dello Iacovone che, in effetti, è un pò duro e, soprattutto, senza erba. Erano assenti Pinna (decimi di febbre) e Scarci (botta alla caviglia rimediata nella scorsa settimana). Il lavoro è stato in parte atletico ed in parte tecnico-tattico. Oggi, invece, la comitiva si trasferirà ad Oria: svolgerà la doppia seduta sul campo in erba del Santuario di San Cosimo. Domani, invece, amichevole a Grottaglie (ore 14,30). Venerdì, partenza per Giulianova. Dopo la rifinitura la squadra si trasferirà nella vicina Teramo. Per quanto riguarda il giudice sportivo, è stato appiedato per un turno Francesco Larosa (quarta ammonizione), mentre la società è stata multata di 1600 euro per i fumogeni, petardi e, soprattutto, per la pacifica invasione di campo (una ventina circa di tifosi) avvenuta a fine partita con il Martina. Per il futuro sarà bene evitare questi episodi per evitare guai peggiori. I 1000 biglietti per assistere al match di Teramo sono in vendita, da stamane, al prezzo di 10 euro al bar Cubana, in via Acclavio sino a sabato sera (ore 18). Per i ritardari o per i fuori sede c'è la possibilità di acquistarli direttamente sul posto, alla Teramo-Point, Largo Proconsole, 1/A. In quest’ultimo caso si potranno comprare anche la domenica mattina. La squalifica di Larosa imporrà a mister Papagni di rivedere il quartetto difensivo. Il sostituto ideale sarebbe Mortari, apparso in allenamento in buona forma e, soprattutto, voglioso di offire il suo contributo. In questo caso si lascerebbe invariata la coppia centrale Cosenza-Prosperi che, di settimana in settimana, raccoglie consensi da parte della tifoseria. In alternativa ci sarebbe lo spostamento di Cosenza sulla corsia destra ed il ritorno di Caccavale al centro della difesa a far coppia con Prosperi. Altre possibili soluzioni sono gli inserimenti di Silvestri (è un centrocampista come Larosa ed è stato non di rado provato in quella posizione in allenamento) o Panini. Da verificare pure come Papagni intende formare il centrocampo. Ci sono almeno cinque uomini per tre posti: Cejas, Danucci, De Liguori, Mancini, Catania. Per quanto riguarda il problema convenzione-Iacovone, domani mattina (ore 12) è fissata la riunione a Palazzo di Città fra il Comune e la Taranto Sport. Dopo gli ampi sorrisi venuti fuori al termine della prima riunione di giovedì scorso, l’ottimismo per la definitiva risoluzione della "querelle" è decisamente scemato complice la mancata erogazione della luce che, a detta della società rossoblù, era stata promessa dalla dottoressa Iaculli. In lutto per Tagliaferri. Il Taranto è in lutto per la scomparsa di Giampiero Tagliaferri, di soli 47 anni, ex centrocampista rossoblù nella stagione '88-'89 per un incidente stradale in Toscana. Attualmente era l’allenatore in seconda della Primavera del Livorno. Alla famiglia dello scomparso le condoglianze della “Gazzetta del Mezzogiorno”. di Giuseppe Dimito
La vittoria e le due facce Intanto: il Taranto ha vinto. Ed è già un buon punto di partenza per la riflessione. Perché quello doveva fare e quello, logicamente, ha fatto. Forzando la partita dall’inizio, abusando subito della propria qualità, leggendo l’avvio con intelligenza, usando quello che gli serviva e accettando il rischio della gestione prematura. La fase successiva, però, è capire come il Taranto ha vinto, senza ridurre tutto ai patimenti e senza circoscrivere tutto al dominio in apertura. La verità è che la partita con il Martina non lascia notizie. Al massimo ufficializza le convinzioni: c’è un Taranto devastante, di una spietata arroganza tecnica, capace di mettere in campo anche più qualità di quella sufficiente per vincere. C’è, cioè, una squadra che può sempre fare qualcosa di buono, che ha una ricchezza tale da poter decidere da sola le partite (le invenzioni di Toledo e le intuizioni di Deflorio e Ambrosi sono una prova sufficiente). E c’è un Taranto molle, troppo tentato dal narcisismo e assai condizionabile nell’umore. C’è, cioè, una squadra che facilmente si rilassa, che cade nei propri peccati caratteriali e concede spazio e partita all’avversario, sottovalutando i rischi e ignorando i richiami. Non esiste un Taranto se non tiene conto dell’altro: la qualità rischia (con il Martina è andata così) di non bastare se macchiata dalla presunzione, il calcio prodotto viene cancellato se non ha il sostegno dell’umiltà. La lezione, in fondo al derby, è arrivata puntuale. E, volendo, è preferibile che giunga rendendo una vittoria sofferta piuttosto che cancellandola. Giusto che il Taranto sappia: che non può permettersi alcun lusso caratteriale, che non può cedere di schianto illudendosi di poter rientrare in partita a proprio piacimento. E che, quando la testa non sorregge più lo sforzo delle gambe, diventa inutile anche cercare di correggere dalla panchina. Perché quello che Papagni prova ha una sua utilità se i singoli non tradiscono. E anche la gestione del turnover va seguita con attenzione dai giocatori. Ci sono partite in cui serve un centrocampo di lotta (Perugia) e Cejas è utile e partite in cui è utile un centrocampo di governo (Perugia) e la coppia Cejas-De Liguori non sembra sufficiente. Ma se la soluzione è Danucci e la risposta è il Danucci svogliato, polemico (per la seconda volta, dopo Perugia, non ha festeggiato con la squadra a fine partita) e contrariato di domenica, non serve leggere la partita e proporre i correttivi. Tutto torna, però, se si pensa alla partita: fatalmente una squadra si innervosisce se non riesce più a trovare il ritmo della gara, una volta lasciato decantare con presunzione. E, quindi, finisce per agitarsi. Così nascono le incomprensioni, si vedono gesti come quello di Caccavale che possono anche venire sminuiti, ma che sul momento sembrano gravi. Sono le brutture da evitare. Perché tre vittorie consecutive e otto risultati utili in fila non cancellano ancora la sgradevole impressione che esista ancora una sacca di scontenti (sparsi) che non aspetta altro che la sconfitta. Per poter aprire, finalmente, i processi. Pazienteranno. di Fulvio Paglialunga
Peccati di superbia Col Taranto bisogna imparare a non farsi impressionare da niente. Né dalle prove più persuasive, né dalle prestazioni meno convincenti. Perché ormai è chiaro: tutto fa Taranto. Tutto appartiene al repertorio di una squadra che può prendere il sopravvento per manifesta superiorità oppure soffermarsi a contemplare la propria bellezza. Una squadra eccessiva: o domina o si annoia. Non sopporta la normalità, non tollera il troppo facile, non sa capire quando arriva la stanchezza. Nel derby il gol dopo cinque minuti, praticamente al primo affondo, ha portato il Taranto fuori tema. Gli ha fatto credere che non ci sarebbero stati ostacoli, che da ogni accelerazione poteva nascere un’opportunità, che era inutile cercare il gioco, bastava cercare i giocatori. False convinzioni che, unite ad una latente pigrizia mentale, hanno trasformato una partita vinta con largo anticipo, rispetto alle attese e ai timori della vigilia, in una partita-supplizio, un piccolo tunnel da attraversare chinando la testa e trattenendo il fiato. In un campionato ci sono molte partite così, di transito quasi obbligato, in cui alle fine conta solo vincere. Partite da prendere come vengono, senza porsi troppe domande. Ma Taranto-Martina è venuta dopo Perugia-Taranto. Troppo netto il contrasto, troppo evidente la differenza: tra quel Taranto risoluto e brillante, e questo Taranto morbido e narciso. Difficile stabilire cosa abbia inceppato il meccanismo, dopo il felicissimo approccio. A chi addebitare la sciatteria e le incongruenze di un secondo tempo difettoso, giocato con la testa altrove. E dunque non giocato. Lasciato, anzi, a disposizione dell’avversario e della sua rimonta impossibile. Una ripresa in cui il Taranto non fa più in tempo a... riprendersi, cercando una improbabile gestione del doppio vantaggio. Improbabile perché fondata sul nulla. Non garantita da un’oculata fase di possesso palla e non sostenuta da una giudiziosa copertura degli spazi. Ma scandita da un progressivo arretramento e da una crescente paura di non farcela, giustificata solo in parte dal gol di Cardascio. Paura intercettata dallo stesso Papagni che, però, non è riuscito ad eluderla, ufficializzandola con sostituzioni mirate non a rimettere le mani sulla partita ma solo ad impedire che scivolasse sempre di più addosso al Martina. Adesso, però, non sarebbe corretto usare il derby e le modalità di una strana vittoria per cambiare idea sul conto di un Taranto che ha vinto le ultime tre partite e che fa punti da otto giornate. Un Taranto che ha comunque una sua continuità e un suo equilibrio. Ci sono valori che fanno ormai parte del patrimonio di una squadra entrata legittimamente nel giro dei playoff. Ma ci sono anche delle cose da chiarire. Atteggiamenti che rischiano di turbare l’armonia del gruppo. Il riferimento è alle frustrazioni di Caccavale e alle insoddisfazioni di Danucci. A loro - ma non soltanto a loro - bisognerebbe ricordare che il progetto-Taranto non prevede colonne portanti. Ma solo mattoni, tanti mattoni, tutti fondamentali. E non occorre nemmeno, come ha fatto Papagni nel tentativo di spegnere sul nascere una potenziale polemica, annunciare, con sospetto anticipo, il ritorno di Caccavale in pianta stabile. Non serve né al giocatore, né, tanto meno, al resto della squadra. È un massaggio fuori tempo e, dunque, sbagliato. di Lorenzo D'Alò
Parola di capitano
La parola al capitano. Senza troppe parole, senza la necessità di perdersi in lunghe domande. Perchè Andrea Deflorio ha sempre qualcosa da dire: di nuovo, di originale. Rifugge alla banalità come i suoi gol: perle che si incastonano in una carriera da applausi. Con la voglia di divertire e di divertirsi. Basta accennare l’argomento: il centravanti di Noicattaro
racconta...
De Liguori scuote il Taranto
E’ dalle parole pronunciate a caldo da Vincenzo De Liguori che emergono le difficoltà affrontate dal Taranto nel derby con il Martina. «Alla ripresa degli allenamenti parleremo di questa partita e cercheremo di risolvere le difficoltà che sono emerse». Tra tanti luoghi comuni spicca la dichiarazione del centrocampista partenopeo, protagonista indiretto del rifiuto della fascia da capitano di Caccavale. Perché dal confronto emerge una squadra vittima di una regressione rispetto al successo del Perugia. Tra le varie cause De Liguori cita «l'evidente calo di concentrazione accusato nella ripresa. Eravamo in vantaggio di due gol - prosegue -, dopo la rete di Cardascio abbiamo corso dei pericoli evitabili. Ma sulla legittimità del successo non vi sono dubbi. A Taranto, in un passato piuttosto remoto, mi è capitato di perdere alcune partita in questa maniera». E se i Papagni-boys hanno messo in cascina la terza vittoria consecutiva - 16 punti nelle ultime 8 giornate - sono meritevoli di citazione gli interventi di Salvatore Pinna, salito in cattedra nelle battute finali della contesa. «Ho fatto soltanto il mio dovere - è il commento del portiere di Sorso -, riconosco i miei meriti soprattutto nella deviazione sul maldestro rinvio di Prosperi. La rete di Cardascio? La palla ha assunto una traiettoria stranissima, pensavo ci fosse stata anche una deviazione. Ma i miei compagni hanno confermato che la sua conclusione ha cambiato improvvisamente direzione». Una regola non scritta del calcio dice che un primo bilancio parziale può essere stilato prima del giro di boa, con la sessione invernale del calciomercato alle porte. Ma per i due protagonisti il risultato pieno conseguito ai danni dei "cugini" biancazzurri «ha un’importanza rilevante per il proseguo del campionato. Abbiamo dimostrato di poter lottare nei quartieri alti della classifica - ha proseguito l’estremo difensore sardo - purché rimanga intatta la nostra umiltà e il modo in cui ci prepariamo per ogni partita». Apprezzando la reazione di Lisuzzo e compagni - che con un pizzico di fortuna non sarebbero a quattro punti dall’ultima posizione - il vicecapitano rossoblù ammette «l'essenzialità del risultato, così come è stato nelle precedenti occasioni». Ma ci sono degli errori da correggere, degli atteggiamenti di alcuni singoli (mentali più che tattici) su cui è necessario intervenire con maggiore fermezza. Che, come ha detto De Liguori, «verranno affrontati tra le quattro mura dello spogliatoio. Dobbiamo mantenere la giusta umiltà per regalare ai nostri tifosi altre soddisfazioni». di Fabio Di Todaro
Stadio, settimana decisiva E' la settimana che conduce alla risoluzione della questione stadio. Giovedì è previsto l'incontro tra Taranto Sport e Amministrazione comunale. L'avvicinamento non è di quelli morbidi. Il comunicato della società rossoblu (pubblicato per intero qui a fianco) che fa riferimento al ritardo accumulato dall'ente civico nell'allacciamento dell'energia elettrica allo Iacovone, indurisce la situazione. Un segnale che, comunque, non mette in pericolo l'appuntamento nodale del 23 novembre che dovrà portare un risultato. In un senso o nell'altro. La sensazione è che margini per arrivare ad un'intesa ci siano. Basterà un po' di buon senso da entrambe le parti.
Vince chi parte meglio
Il Taranto sceglie di vincere soffrendo, il Martina riesce a perdere con dignità. Il derby, con la sua atipicità, garantisce un responso equo per la forza reale delle due squadre (anche se parzialmente inespressa), contestabile per lo strano sviluppo. Perché la partita è deviata e rischia di ingannare: si regge per l'incompiutezza del Taranto, che potrebbe ma non fa, che ha la forza per dilagare e invece si abbandona, prendendosi solo la porzione di partita che serve e gestendo rischiosamente il doppio vantaggio. Permettendo, invece, al Martina di avere diritto di cittadinanza nella parte che rimane, lasciando alla banda di Pensabene lo spazio per esibire l'orgoglio, per cercare l'impresa e tenere tutto in bilico. Così il percorso del Taranto diventa insicuro come il terreno su cui poggia i piedi, si complica quando sembra essere di imbarazzante facilità. Demerito di chi molla, merito di chi non lo fa: il Martina resiste con la tenacia, rimediando ai peccati di organizzazione, tiene la partita comunque viva, nonostante la ferita mortale provocata dal Taranto. Perché tutto si compie all'inizio: quando i rossoblu si elevano con venticinque minuti perfetti per lettura e movenze, quando Deflorio torna a interpretare il ruolo di se stesso, Ambrosi benedice la sua nuova vita (settimo gol in sei partite consecutive), Toledo si prende tutti gli spazi lasciandosi gli avversari dietro e ogni cosa sembra messa al posto giusto. Il Taranto conosce la strada: approfitta dell'atteggiamento inadatto del Martina (difesa troppo alta, facile da scavalcare), forza la giocata sentendo la superiorità tecnica. E quando crede che il Martina sia evaporato si rilassa, concedendo spazio con incauta magnanimità. Aprendo, quindi, un'altra partita: che il gruppo di Papagni prima gestisce (fino alla fine del primo tempo) con sufficiente attenzione, poi subisce (nella ripresa) dando al Martina la possibilità di ridarsi un'organizzazione e sfruttarla, infine conquista, guadagnandosi l'esultanza.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
PINNA - Sul gol forse è tradito da una traiettoria strana, ma sembra anche in ritardo e fuori posizione mentre si tuffa. Ma con gli altri interventi si rifà degnamente. Eccezionale la parata sul “tentativo” di Prosperi: 6.5
Taranto, vittoria con brividi
La gara spezza il giudizio sul Taranto, che torna a dubitare di sé. E concede al Martina l'effimera consolazione del
pareggio solo accarezzato. Perché il Taranto vince male e il Martina perde bene. Nel calcio succede. Non è inusuale
imbattersi in partite in cui tutto resta sottinteso (la superiorità del Taranto, i limiti del Martina) e molto
invece affiora con un'evidenza inattesa (la supponenza del Taranto, l'orgoglio del Martina). Partite così meritano
un'analisi rigorosa. Non vanno, cioè, liquidate con superficialità perché contengono tracce, segnali, allusioni.
Materiale su cui conviene non sorvolare. Conviene al Taranto che forse non ha ancora capito cosa rischia di
diventare se improvvisamente cede alla boria e all'approssimazione. E conviene al Martina che potrebbe aver compreso
quanto conti crederci, quanto sia importante non fermarsi davanti a differenze tecniche che nel calcio vanno
comunque dimostrate. Il derby, alla fine, è della squadra che se lo prende,
lasciando però molto, e avventatamente, d'intentato. Ed è un derby rispettoso dei valori (esiste un dislivello tecnico fra il Taranto e il Martina) ma non
totalmente in sintonia con quanto si vede in campo. Con l'andamento e lo sviluppo di una partita dalla lettura
spesso fuorviante. Piena di lusinghe e d'inganni, di passaggi a vuoto e di cambiamenti repentini. Nel primo tempo
c'è il Taranto che, in alcuni momenti, sembra addirittura troppo. Un gol subito, cioè al primo affondo (Deflorio),
il raddoppio quando serve (Ambrosi). E un dominio continuamente annunciato, come una minaccia incombente. E, però,
mai netto, mai inequivocabile, mai duraturo. Nella ripresa c'è la conferma che, in realtà, il Taranto non ha voglia
di darsi: non è dell'umore giusto. Così il Martina cresce, viene avanti, si rimette in corsa
(Cardascio), sino a quasi ipotizzare il pareggio, che avrebbe finanche potuto argomentare (con il coraggio, con la determinazione, con
la laboriosità). La partita è questa: né banale, né travolgente. Papagni, stavolta, non sorprende. Va sul solco
Le pagelle di Lorenzo D'Alò PINNA 6 - Un po’ sorpreso sul tiro dalla distanza di Cardascio. Decisivo sul tocco disperato di Prosperi.
Un romanzo chiuso da un abbraccio Derby o non derby? Inutile chiederselo, tutte le risposte sarebbero esatte. L’antagonismo è storia recente, focolaio moderno, arricchito dalle troppe sconfitte subite dal Taranto negli ultimi anni. Ma la rivalità è un’altra cosa: e i tifosi rossoblu fanno finta di nulla. Non un coro, non un cenno, un solo striscione dedicato ai cugini in biancazzurro, a causa della loro parentela “tifosa” con il Bari. Sfottò isolati, semmai, per la disfida tra le due massime squadre calcistiche della provincia: e allora chiamiamolo romanzo popolare. Gli ingredienti ci sono tutti: e la trama, ancora una volta, è avvincente. Sugli spalti, poi, c’è da lustrarsi gli occhi: la Curva Nord è quella di una volta. Bandiere vecchie e nuove (spicca una splendida “Union Jack” multipla), striscioni, fumogeni, sciarpate. Tifo e basta: quello che rallegra e regala colore. I martinesi ci sono: silenti ma fino a un certo punto. La protesta è diretta contro la società, il messaggio è chiaro: “Silenzio, in attesa di rinforzi veri”. Non mancano gli stendardi sul dissesto: e i volantini su manifestazioni di protesta prossime venture. La città soffre, impossibile dimenticarlo: con lo sport si regala un pomeriggio di distrazione. La partita sembra dire tutto e subito: il primo tiro è biancazzurro, ma dopo sei minuti è già il tempo di cantare in rossoblu. Cucitura perfetta, lo splendido ricamo è opera di Toledo (fuga sulla sinistra e passaggio) e Deflorio (finta per far sedere a terra Lafuenti e facile rasoterra). Il Taranto è in vantaggio, qualcuno pensa ad una passeggiata, sull’onda dell’ennesima straordinaria danza brasiliana del coloured dei Due mari. Poi è la volta del “Guerriero”, nel giorno del settimo sigillo: Ambro-gol prosegue l’azione ubriacante del solito Toledo e firma il 2-0. In rete per la sesta settimana di seguito: come Riganò, appena qualche anno fa. Era C1 anche quella, anche adesso si sogna. Ma il Taranto si specchia, si culla sul doppio vantaggio, rallenta, cede l’iniziativa: il Martina si ritrova, si rianima, acquisisce coraggio, inizia a crederci. Il possesso di palla diventa biancazzurro: Cardascio sfiora il 2-1 al 42’, indovina il colpo vincente al 12’ della ripresa. Il tiro (da lontano) non sembra neppure irresistibile, ma Pinna viene ingannato dalla traiettoria. Il Taranto si impaurisce, i Pensabene-boys annusano l’aria del pareggio. Che non arriva: perchè i rossoblu zoppicano ma non inciampano. Perchè Pinna si riscatta e salva per due volte il risultato: la seconda su Prosperi, a rischio-autorete per anticipare Manca. L’abbraccio tra i due, a fine gara, suggella una vittoria ansimante: Prosperi quasi chiede scusa, Pinna lo rincuora. Alla fine conta solo il risultato: ed il viaggio del Taranto continua. di Leo Spalluto
«Successo meritato»
Un derby dal doppio volto. E con tante possibili chiavi di lettura. Il dopo-partita di Aldo Papagni privilegia lo
soddisfazione per il successo colto dal Taranto contro il Martina: senza dimenticare l'analisi di un match che ha
cambiato completamente spartito tra il primo e il secondo tempo. Nella frazione iniziale, dopo appena 25 minuti, i
rossoblu sembravano aver già chiuso conti e partita dall'alto di un 2-0 nitido per qualità e contenuti. Da quel
momento il Taranto ha rallentato: e nella ripresa è venuto fuori il Martina, meritevole per aver accorciato le
distanze con Cardascio, più di una volta ad un passo dal clamoroso pareggio.
Le domande al tecnico non possono che partire da qui: dalle incertezze di una compagine prima brillante, poi
latitante; di un secondo tempo che ha appaltato ai martinesi la gestione della manovra regalando agli ionici brividi
e sofferenze; di un 2-1 che ha rischiato di divenire pareggio ma che poteva trasformarsi anche in 3-1. Perchè la
Papagni: «Una vittoria sofferta»
A passo di gambero il Taranto consolida la zona playoff. A passo di gambero: avanti per i punti garantiti dal sofferto successo di ieri nel derby col Martina; indietro, molto, per il (non) gioco espresso nel secondo tempo. E per lo smarrimento emotivo certificato da quella fascia di capitano ripudiata da Maurizio Caccavale - dopo la sostituzione di Andrea Deflorio - e rimasta lì sull’erba, sola, esanime, per qualche lunghissimo istante prima che Cejas la raccogliesse, con la rabbia e l’orgoglio con cui si prende tra le mani un gabbiano ferito o una bandiera lacera, rendendola al vice De Liguori. Lo stesso Aldo Papagni ammette, in sala stampa, l’involuzione rispetto a Perugia: «Abbiamo rischiato troppo nel secondo tempo. Se dovessi analizzare ciò che non mi è piaciuto, partirei da lì». Il tecnico tira le somme: i rossoblu scendono in campo con la stessa formazione vittoriosa al "Curi", ma questa volta il "turnover solidale" mostra qualche crepa. Rispetto al calo fisico, è il calo pischico, e ancor più quello nervoso, a dover essere decifrati: nello sconcertante episodio della fascia di capitano "ripudiata"; nella svagatezza di Ciro Danucci (anche lui in panchina e poi subentrato ad Ambrosi). Lontano dalla forma delle domeniche felici con Ternana e Giulianova, il centrocampista è lontanissimo anche dalla prestazione di domenica scorsa a Perugia (partito anche lì dalla panchina, ma senza soffrire "amnesie"). «Non dimentichiamo il primo tempo, i gol di Deflorio e Ambrosi che hanno messo in cassaforte il risultato. Non dimentichiamo che avremmo potuto segnare il terzo gol, sempre nel primo tempo, e che nella seconda metà della partita abbiamo avuto delle buone ripartenze con Toledo e Cammarata. Non dimentichiamo che il Martina non è una squadra allo sbando e ci ha dato filo da torcere fino all’ultimoo. Perciò dico bravo al portiere Pinna che ha salvato il risultato a tempo quasi scaduto. E dico grazie al pubblico, perché senza il loro tifo, senza quell’energia sprigionata nel finale staremmo qui a commentare un risultato diverso». Il tecnico del Taranto apre il suo promemoria, un brogliaccio che annota pensieri e parole della settimana trascorsa: in cima la preoccupazione «perché sapevo che la gara sarebbe stata difficile». In fondo la scommessa, vinta, con Pastore e Mortari: «Qualche giorno fa dissi: provate voi, con tutti i compagni in forma, a fare la formazione. Non ci sono riusciti». In mezzo galleggiano proprio i crucci del "turnover solidale", divenuto magari anche equo, ma che ieri si è guardato allo specchio - riflettendo la squadra e alcune tensioni che covano sotto la cenere - fino al limite del narcisismo. Il Taranto nemico di se stesso? «Non poniamoci più domande simili. Il mio più grave disagio è spedire la gente in tribuna: e la mia più grande gioia è vedere i giocatori della panchina abbracciare i compagni quando segnano un gol». Insomma, è il Papagni di sempre. Allenatore dei sentimenti, certo: «Dobbiamo migliorare le nostre qualità interiori». Grande dispensatore di giochi di parole nel giardino dei luoghi comuni: «Sono contento quando un giocatore è scontento perché non gioca; vuol dire che ha voglia». Ma intorno lo scenario muta velocemente e il «male oscuro», che sembrava debellato, riaffiora proprio aprendo il faldone processuale di Taranto-Martina. Dal quale, sia chiaro, va stralciato il caso Caccavale. Il difensore, da qualche settimana ai margini per scelta tecnica, come sentenziò Papagni, ieri è riemerso dall’ombra e, giura il mister, «torna in pianta stabile» come perno difensivo «perché è un elemento importante per me e per il Taranto». Caccavale, nella solenne autocritica del dopo partita chiede scusa, ribadendo: «Sono stato frainteso, ma il vicecapitano è De Liguori. Non era un gesto contro il Taranto». Tutti soddisfatti: dal direttore generale del Taranto Galigani, che invita i giornalisti a non creare un caso, allo stesso mister Papagni, al capitano Deflorio. "Turnover solidale", sì. Ma, come sottolinea De Liguori parlando della prestazione affatto convincente: «Ci sono delle cose da chiarire». E anche in fretta. di Fulvio Colucci
Successo atteso da sei anni Pur soffrendo nel finale, il Taranto torna a battere il Martina; non ci riusciva dal sei anni e mezzo, ovvero dal 14 maggio 2000 quando alla 33ª giornata del Campionato Nazionale Dilettanti si imponeva per 1-0 con una rete di D’Isidoro. Successivamente i rossoblù uscivano sconfitti in tutti e quattro i confronti giocati nei tornei di serie C1 2002-03 e 2003-04: battuti per 2-0 in trasferta il 15 settembre 2002 (a segno Manca e Piccioni), per 1-0 allo “Iacovone ” (rete di Moretti) il 19 gennaio 2003, quindi ancora per 1-0 in casa il 28 settembre 2003 (gol di Campolattano); infine l’ultimo k.o. per 2-0 al “Tursi” il 15 febbraio 2004 (Mitri e Ganzalez i marcatori). Taranto alla quarta vittoria casalinga, terza di fila: 1-0 sul Ravenna alla prima giornata, quindi il tris vincente con il 2-0 alla Ternana alla 8ª, il 5-0 al Giulianova alla 10ª e il 2-1 sul Martina alla 12ª. I rossoblù subiscono contro i biancazzurri di Pensabene la terza rete stagionale in casa (le altre due Pinna le aveva incassate in Taranto-Cavese 1-2). I rossoblù portano la striscia positiva a 8 turni con 4 successi ed altrettanti pareggi. Non facevano così bene dalla passata stagione quando tra la 21ª e la 31ª giornata infilavano 11 risultati utili con 8 successi e 3 pareggi (la striscia positiva prendeva il via dalla seconda gara della gestione Papagni). Secondo gol in questo campionato per Andrea Deflorio che era già andato a segno alla prima giornata, su rigore, in Taranto- Ravenna 1-0; per il capitano rossoblù è il 19° gol in 40 partite di campionato disputate con il Taranto. Settimo centro stagionale per Alessandro Ambrosi; quest’ultimo è sempre andato a segno nelle ultime 6 partite eguagliando così la striscia già stabilita da Riganò nel campionato di serie C1 2001-02 (nell’occasione il bomber di Lipari era andato in gol nelle ultime 5 gare della regular season e poi nella semifinale d’andata dei playoff). di Franco Valdevies
Caccavale: «Non volevo offendere i tifosi»
E' un successo - il terzo consecutivo - macchiato da alcune sbavature quello che issa il Taranto al quarto posto della classifica. Si potrebbe esordire parlando della regressione subita dai ragazzi di Papagni rispetto all’impresa perugina. Un passo indietro cospicuo nel gioco e nell’approccio mentale, mutato dopo il micidiale uno-due firmato Deflorio-Ambrosi. Ma è l’episodio che ha visto protagonista Caccavale a quindici minuti dal triplice fischio finale ad incuriosire i giornalisti, occupando la copertina dei primi quesiti nel post-partita. Deflorio deve uscire, gli cede la fascia da capitano. Il suo vice, però, è De Liguori. Il malinteso genera la polemica: Caccavale la getta per terra, Cejas per rendere meno plateale l’equivoco la raccoglie e la indossa. «Chiedo scusa a chi ha frainteso il mio gesto - ha commentato il difensore partenopeo -, volevo soltanto che Cejas portasse la fascia a De Liguori». E’ il momento particolare vissuto da Caccavale - ha trascorso in tribuna le ultime due giornate - ad amplificare l’eco di un episodio spiacevole. «Ma quando sono in campo spesso trascuro questi particolari, mi dispiace che i tifosi possano aver mal interpretato l’accaduto. La partita? Potevamo segnare di più nella prima frazione. Ma abbiamo dimostrato grande carattere difendendo il vantaggio e portando a casa una vittoria che allunga la nostra striscia positiva». E se il direttore Generale Galigani dribbla l’argomento con grande abilità («Non esiste un caso-Caccavale, cerchiamo di non creare situazioni irreali e imbarazzanti che minano la tranquillità di un gruppo unito»), Maximilian Cejas, co-protagonista astuto e sfortunato, preferisce sottolineare il valore dell’avversario. «Abbiamo affrontato un impegno difficile, sapevamo che il Martina avrebbe fatto di tutto per raccogliere almeno un punto. Non abbiamo mai pensato di aver chiuso i conti, ma dopo le due reti abbiamo dilapidato diverse occasioni che avrebbero aumentato le proporzioni del risultato». In calce alla successo nel derby c'è la firma di Andrea Deflorio, tornato alla rete su azione dopo più di cinque mesi (nella semifinale playoff di ritorno con il Melfi). «Giocavo allo "Iacovone" per la prima volta dall’inizio dopo l’infortunio e sbloccare la contesa è stata una gioia indescrivibile. Ho capito come voleva servirmi Toledo, ho saltato Del Tongo attendendo un movimento di Lafuenti per decidere dove piazzare la sfera. Poi ci siamo rilassati, commettendo un errore che difficilmente potrà esserci perdonato in un campionato così difficile. E’ un difetto che dovremo eliminare». Da ex il bomber di Noicattaro tornerà a Teramo (31 presenze e 11 reti nell’annata 2003-04), «per un impegno che si preannuncia ricco di insidie. Le dimensioni ridotte del terreno di gioco potrebbero non agevolare una squadra tecnica come la nostra». Dalle dichiarazioni di Francesco Larosa - salterà l’impegno in Abruzzo per squalifica - emerge la situazione critica in cui versa il manto erboso dello "Iacovone". «Il rimbalzo del pallone è irregolare, oggi (ieri per chi legge, ndr) ci ha messo sovente in difficoltà. Speriamo che i tecnici possano risolverlo in vista del prossimo appuntamento casalingo con la Salernitana». Per Francesco Colombini, sempre presente con Pinna in queste prime dodici gare di campionato, il successo sul Martina «esalta la fase difensiva del Taranto. Le due reti ci hanno aiutato, poi abbiamo abbassato il nostro baricentro consentendo ai biancazzurri di crearci qualche pericolo. Ma i tre punti ci permettono di rimanere agganciati ai quartieri alti della classifica». di Fabio Di Todaro
Si sgonfia il caso-Caccavale Una fascia gettata per terra. Un caso che poteva nascere e che si è sgonfiato prima ancora di trasformarsi in polemica. Un chiarimento opportuno che ha delineato i contorni di una vicenda che aveva fatto storcere la bocca a molti tifosi. Il minuto è il 31 (del secondo tempo), il protagonista è Maurizio Caccavale, entrato in campo un quarto d’ora prima per sostutuire Catania: adesso è la volta di capitan Deflorio, Papagni chiama il cambio (entra Danucci) e la fascia di capitano resta senza padrone. Toccherebbe a De Liguori, ma l’attaccante ionico la porge erroneamente a Caccavale: il difensore reagisce come non t’aspetti. Scaglia la fascia per terra, come colpito da una scarica elettrica: il pezzo di stoffa resta abbandonato sull’erba per alcuni lunghissimi secondi. Poi la raccoglie Cejas, la indossa per qualche attimo, la consegna a De Liguori nel corso dell’azione successiva. Mentre il pubblico della gradinata, stizzito, fischia. Atto di protesta? Gesto offensivo? Esplosione di rabbia? Nulla di tutto questo: la spiegazione arriva subito, prima che l’equivoco si protragga. A rispondere ci pensano tutti: il direttore generale del Taranto, Vittorio Galigani, lo stesso Caccavale, il tecnico Papagni, persino Andrea Deflorio. Giungono insieme in sala stampa. E spazzano le ombre. «E’ inutile far nascere un caso - esordisce Galigani - . Non è accaduto nulla di offensivo per l’onore della città: quando è uscito Andrea, ha dato la fascia a Caccavale. Ma lui non era il vice-capitano, ha preferito lasciarla. Non ha fatto nulla di male, non deve chiedere neanche scusa». Il centrale difensivo aggiunge gli altri particolari: «Il vice capitano - sottolinea il centrale difensivo - è Vincenzino De Liguori. L’hanno data a me, ma io temevo di essere ammonito se l’avessi indossata. E sono pure in diffida. Per questo l’ho rifiutata, non ci sono altri motivi: per me sarebbe soltanto un onore essere capitano di questa squadra. Non penso di dover chiedere scusa, ho sbagliato solo a lanciare la fascia per terra: ma se qualcuno si è offeso per questo, non esito a scusarmi». Deflorio difende il compagno: «Anch’io, a Perugia, ho buttato la fascia per terra. Ma non certo per la rabbia della sostituzione: in campo, talvolta, si fanno dei gesti senza pensarci su. Era giusto chiarirlo». La chiusura è firmata Galigani: «Questo è un ambiente sereno, grazie all’operato di Papagni ed Evangelisti. Non ci sono casi o situazioni negative, solo amore per la maglia». Incidente chiuso. Meglio così. di Leo Spalluto
Il Taranto non può fare sconti Nella mente di Aldo Papagni circolano diverse idee di Taranto: alcune più attuali, altre rivolte all’immediato futuro. Diversi prototipi su cui il tecnico di Bisceglie sta lavorando, scegliendo la soluzione migliore per ogni confronto. Il giorno della partita è il momento opportuno per assumere una decisione definitiva. Bisogna considerare la vittoria corsara di Perugia e il valore del Martina, instabile e privo di un’identità definita. C'è da valutare il momento vissuto da alcuni elementi, penalizzati (Caccavale, Danucci) o premiati (Larosa, Cejas, Catania) dalle ultime scelte settimanali. C'è tutto questo nel calderone di un derby che conserva un fascino campanilistico oltre ad un’importanza strettamente legata all’andamento del campionato. Il momento del Taranto è fecondo. A livello di squadra (13 punti in 7 giornate), di reparto (la difesa è imbattuta da 220 minuti) e di singoli (Ambrosi a segno negli ultimi 5 turni). «Merito della nostra consapevolezza - ha spiegato Papagni -. Siamo umili, abbiamo imparato la lezione ricevuta dopo i primi due successi stagionali. Ci serve continuità, dobbiamo continuare lungo questo percorso». Continuità mentale (di approccio alla partita), non obbligatoriamente di uomini (da mandare in campo). Perugia docet: Papagni può attingere a piene mani dall’organico, ha fatto capire alla squadra di poter contare su tutti gli elementi disponibili (da oggi anche Mortari). La sua capacità di gestione del gruppo arricchisce la vigilia dei soliti dubbi. Sussistono l’ambizione futura di poter giocare con la difesa a 3 (per esprimere il massimo potenziale offensivo) e la prosperità attuale che consiglia una misurata rivisitazione dell’undici espressosi ottimamente in Umbria. Decisioni complesse: Caccavale invia segnali espliciti, vorrebbe tornare nuovamente protagonista. Ma in difesa potrebbe non cambiare nulla: Larosa, Cosenza Prosperi e Colombini sono pronti ad arrestare anche le sortite dei biancazzurri. A centrocampo Danucci ha sete di riscatto (non avrebbe digerito benissimo l’esclusione del "Curi") e quasi certamente agirà al fianco di Cejas, con Toledo (più anarchico) e De Liguori (fondamentale per gli equilibri tattici) a coprire le corsie esterne. In attacco dovrebbero partire dall’inizio Ambrosi e Deflorio, con Cammarata pronto a subentrare in corso d’opera. di Fabio Di Todaro
Martina imbattuto tra i professionisti Il Taranto non ha mai battuto il Martina nei campionati professionistici; contro i biancoazzurri i rossoblù hanno perso tutti e quattro gli incontri giocati nei tornei di serie C1 2002-03 e 2003-04: due sconfitte per 2-0 al “Tursi” e due k.o. per 1-0 allo “Iacovone”. Il bilancio dei derby a Taranto è invece di perfetta parità con 3 successi a testa; le due squadre si sono incontrate le prime cinque volte nel Campionato Nazionale Dilettanti, poi in serie C1. Questo il dettaglio dei confronti sul campo degli ionici.
Taranto da scegliere Quanti Taranto ha in mente Aldo Papagni? Forse uno, forse tanti. Di certo i ballottaggi esistono, l'abbondanza è regola e l'imprevedibilità un vantaggio da sfruttare. Non c'è una formazione pronta, anche per convenienza. Ma non è tutta pretattica: sono dubbi reali, possibilità multiple, qualità che abbonda. E, quindi, pensieri in libertà. Papagni riflette, tra una videocassetta del Martina e un foglio bianco: studia l'avversario e i suoi uomini, riflette sullo stato di forma di ognuno, sull'utilità di chi potrebbe scendere in campo. Ha una fortuna: potersi permettere molto, avere giocatori diversi tra loro, quasi tutti capaci di cambiare volto alla squadra per le caratteristiche di cui sono in possesso. Ha un problema: poter schierare solo undici uomini, pur avendo più di due squadre a disposizione.
Taranto-Martina visto dalle retrovie
L'entusiasmo dei vent'anni, la personalità e l’astuzia di chi è cresciuto su un campo di calcio. Francesco Cosenza è una delle liete sorprese di questo primo scorcio di stagione. Giunto in prestito dalla Reggina, ha già giocato in C1 con il Novara e in C2 con il Melfi.
Cresce l’attesa per il match C'è attesa in città per Taranto-Martina in programma domani pomeriggio (ore 14,30) allo "Iacovone". I rossoblù puntano senza mezzi termini a fare tris di vittorie interne consecutive (poker in totale dall’inizio della stagione) e, soprattutto, a portare ad otto le gare consecutive senza sconfitte (3 vittorie e 4 pari il bottino raggranellato negli ultimi due mesi). L’impegno che attende Deflorio e soci è, però, fra quelli difficili ed impegnativi. La squadra collinare, non più tardi di quindici giorni fa, impattò meritatamente sull'ostico campo del Lanciano per 0-0 (in precedenza soltanto il Taranto aveva acciuffato un punto). Mister Papagni, fin dall’inizio della settimana, ha fatto chiaramente intendere ai suoi che non è proprio il caso di ritenere facile od anche abbordabile l’incontro. Bisogna scendere in campo con la stessa concentrazione e la medesima determinazione mostrati nelle ultime sette partite. Umiltà ed aiuto reciproco compresi. Fortunatamente l’infermeria è quasi vuota. A parte Pastore, c'è solo Scarci che ieri non si è allenato per una botta alla caviglia ricevuta. Il trainer rossoblù, secondo collaudata consuetudine, non ha anticipato le sue intenzioni circa l’undici da mandare in campo domenica pomeriggio. L’accoppiata Cejas-Danucci, a guardia del pacchetto difensivo, è andata bene. Pare lo abbia convinto. A questo punto resterebbero fuori per necessità contingenti Catania (a Perugia è pure piaciuto) e per ragioni fisiche Mancini (non ha del tutto smaltito la noiosissima influenza da cui è stato ghermito a Perugia il sabato precedente). Caccavale dovrebbe partire dalla panchina. Questa, pertanto, la probabile formazione: Pinna; Larosa, Cosenza, Prosperi, Colombini; Cejas, Danucci, De Liguori; Toledo; Ambrosi, Deflorio. La rifinitura è prevista nel pomeriggio. Subito dopo trasferimento in ritiro. di Giuseppe Dimito
Iacovone, intesa raggiunta Ci sarebbe la volontà delle parti. L'accordo per l'utilizzo dello Iacovone in via non esclusiva sembrerebbe vicino. Giovedì prossimo l'Amministrazione comunale e il presidente Blasi in persona dovrebbero ratificare la nuova intesa per la gestione della struttura nella stagione sportiva 2006/07. Lecito accomodarsi nell'ottimismo, ma siamo sempre nel campo dei condizionali.
Papagni non si fida dei cugini
L'imbarazzo della scelta. Comunque piacevole. Ogni discorso riguardante Taranto-Martina non può prescindere dalla (benedetta) abbondanza.
Il Taranto mischia le carte È un Taranto in salute quello che si appresta ad affrontare dopodomani (ore 14,30) allo Iacovone il Martina. E’ quanto emerso dal test infrasettimanale, disputatosi ieri pomeriggio, sul campo "B" dello Iacovone (apparso anch’esso abbisognevole di molte cure) contro la formazione Allievi di mister Passariello. Papagni - oramai non è una novità - ha mischiato le carte sia per tenere tutti sulla corda sia per fare pretattica. Nel primo tempo ha sperimentato nuovamente il 3-4-3, un modulo a lui molto caro perché consente di tenere in avanti tre attaccanti. Nel caso specifico, Cammarata, Ambrosi, Deflorio. Il capitano è tornato ai vertici di rendimento dell’inizio di stagione. Ambrosi, in area di rigore, è uno spauracchio: tira in porta da tutte le posizione e, spesso, centra la porta. In mezzo ha rimesso insieme Cejas e Danucci. L’argentino fa argine ed interdizione; il carosinese sorregge la fase difensiva e, contestualmente, offre propulsione e distribuzione dei palloni. Possono, dunque coesistere. Della circostanza è consapevole lo stesso trainer rossoblù che, da tempo, è convinto che i due possono giocare l’uno al fianco dell’altro. In difesa ha inserito Cosenza, Caccavale, Prosperi. I due esterni sono apparsi leggermente più in palla del napoletano. Per la cronaca la prima frazione, durata 43', è finita 6-1 grazie alla tripletta di Deflorio (applaudita) ed alle singole reti di Ambrosi (pure sottolineata da consensi), Cammarata e Mortari (è in evidente ripresa). Per i i babies ha segnato Di Giuseppe. Nella ripresa Papagni è ritornato al modulo delle ultime gare, 4-3-1-2. Larosa, Silvestri, Panini e Colombini sono stati i quattro difensori; Catania, Mancini, De Liguori, i tre centrocampisti, Toledo, l’incursore; Pasca e Piroli, gli attaccanti. Toledo sta attraversando un momento di gran forma. Colombini sta provando spesso i calci di punizione dal limite perchè, chiaramente, è alla ricerca della prima rete in maglia rossoblù. Bene De Liguori, Larosa, Catania, Panini, Pasca, Piroli e Mancini. Quest’ultimo sta finendo di smaltire i postumi della fastidiosa influenza che lo ha colpito a Perugia sabato notte. Pinna, schierato del primo tempo con i babies, è parso molto reattivo. Sempre per la cronaca, il secondo tempo, durato 42', è terminato 4-0 con reti di Catania, Toledo, Colombini e De Liguori. Per quanto riguarda la formazione Papagni potrebbe apportare una o, meno probabilmente, due variazioni. Danucci potrebbe affiancare Cejas. Il rientro di Caccavale potrebbe ancora slittare. La probabile formazione: Pinna, Larosa, Cosenza, Prosperi, Colombini; Cejas, Danucci, De Liguori; Toledo, Ambrosi, Deflorio. Il programma prevede per questo pomeriggio la penultima seduta settimanale. Domani rifinitura e trasferimento nell’albergo che ospita il ritiro. di Giuseppe Dimito
Papagni abbraccia i suoi fan A fine allenamento Aldo Papagni è stato chiamato a gran voce da parecchi tifosi per ricevere un suo autografo. È il segnale dell’affetto dei supporters rossoblù nei suoi confronti. Ciò nonostante il suo primo
pensiero è per i calciatori: «Li ho visti molto determinati e con tanta voglia di aiutarsi. Durante la settimana si allenano tantissimo, ma ciò nonostante accettano di buon grado e con molta professionalità il lavoro giornaliero».
E la disamina sulla bontà del gruppo si allarga fino ad entrare nel merito delle scelte settimanali sulla formazione che scende in campo la domenica:
«È triste dover mandare in panchina o addirittura in tribuna qualcuno; ma non posso agire diversamente. La fortuna di avere un organico ricco e qualitativamente importante comporta, come rovescio della medaglia, questo tipo di problema. Oddio, la questione mi riguarda solo marginalmente: i veri interessati sono loro, i calciatori. Ma devo aggiungere, a tal proposito, che sono ragazzi dotati di tanta intelligenza e di spiccato buon senso. Capiscono il problema e si adattano senza alcun problema».
Sul momento attraversato dalla squadra, però, frena: «Dobbiamo avere memoria e ricordare che, proprio all’inizio del torneo, facemmo il “pieno” nelle prime due partite, in casa e fuori. Commettemmo l’errore di andare in eccesso di euforia e sprofondammo. Attenzione, dunque, a non rifare gli stessi “passi” mentali». Sul prossimo avversario, il Martina, ha le idee abbastanza chiare:
«Il confronto presenta insidie psicologiche e tecniche. Scenderà allo Iacovone con il dente avvelenato per l’inopinata ed immeritata sconfitta patita domenica scorsa a spese dell’Ancona. A tal proposito ritengo che già il pari sarebbe stato per loro un risultato molto stretto. La squadra è composta di gente molto forte per cui l’attuale posizione in classifica è del tutto bugiarda. Mi vengono in mente in questo momento Manca, Lauria, Lafuenti, Lisuzzo e Cardascio. E, nella stanza dei bottoni, c'è il mio ex compagno di squadra di Bisceglie, Di Bari, che ho
allenato. Già il centroclassifica avrebbe probabilmente meglio rispecchiato i valori della rosa. Ho incontrato Pensabene una volta: io ero a Melfi, lui alla Igea Virtus. Ma c'è un altro precedente un pò curioso: nel 1999 mi sostituì a Trapani, ma neppure lui terminò il campionato. Sapete chi era il diesse? Galigani... ». Dopo aver sorriso su quest’ultima rivelazione, torna serio e conclude:
«Serve un Taranto concentrato, umile e determinato per cercare di agguantare i tre punti».
di Giuseppe Dimito
Tutto chiaro per Evangelisti
Il Taranto sembra un progetto vero. Con un'idea di fondo alla base, con mosse pensate e acquisti voluti per assecondare le intenzioni. Si comincia in estate e poi si cerca di capire. E ora che la squadra cambia e i risultati restano uguali si può dire: il progetto funziona. E Luca Evangelisti, che di questo Taranto è l'architetto, diventa un utile interlocutore, un sostegno per l'approfondimento, una mano nell'analisi.
Iacovone, oggi possibile soluzione Di gestione dello stadio Iacovone in questi mesi si è parlato molto. Purtroppo, nella quasi totalità dei casi, senza costrutto. Oggi va in scena l'ennesimo tentativo di arrivare ad un'intesa. Le parti sono sempre le medesime: Taranto Sport e l'Amministrazione comunale, rappresentata dal Commissario Tommaso Blonda.
Prosperi, l'affidabile Ha esordito dal primo minuto a Lanciano, sostituendo Caccavale: poi, dopo il grave infortunio occorso ad Ivano Pastore, è diventato titolare fisso nel Taranto, con la responsabilità di sopperire all’assenza di un giocatore quasi insostituibile. Fabio Prosperi non si è impaurito. E ha ripagato con gli interessi la fiducia concessa da Aldo Papagni. Nel ruolo di centrale non ha sbagliato una partita: permettendo ad un reparto in affanno di restare impermeabile. E di diventare la seconda miglior difesa del torneo, alle spalle del Foggia, con appena otto reti subite. Le parole del ventisettenne difensore pescarese restano ancorate per terra: affidabilità e modestia vanno di pari passo. Soprattutto quando si parla dei “titolari”, Pastore e Caccavale. «Sono dei giocatori eccezionali - sottolinea - è difficile fare a meno del loro apporto. Io, ad esempio, non mi ritengo un “supplente” di Pastore: Ivano è un calciatore fortissimo, sa giocare con entrambi i piedi, ha qualità tecniche che non si trovano neanche in serie B. Abbiamo caratteristiche totalmente diverse: io, semplicemente, cerco di fare del mio meglio». E ci riesce: in coppia con il giovanissimo Cosenza, altro giocatore che assomma fisicità ed efficacia. «Ma i meriti sono di tutti. Questa è una squadra in cui tutti dovrebbero essere titolari. Ho una fiducia totale nei miei compagni di squadra: quando entro sul terreno di gioco non ho mai il minimo dubbio. Chiunque scenda in campo darà sempre il meglio: basta pensare a domenica scorsa. I ragazzi che sono rientrati hanno fornito un’ottima prestazione: Deflorio non ha bisogno di mostrare le proprie qualità, Cejas e Catania sono stati bravissimi. E anche coloro che sono entrati a gara in corso ci hanno dato una grossa mano: basta pensare a Cammarata. Poche formazioni possono permettersi di avere un giocatore così in panchina». Perugia potrebbe aver rappresentato una svolta: gli ionici sono tornati di prepotenza in zona playoff. Ma Prosperi preferisce attendere. «Di sicuro stiamo vivendo un buon momento, ma non per questo ci dobbiamo illudere. Non potremo vincere sempre... Abbiamo dimostrato, però, di non lasciarci condizionare dagli eventi: il nostro periodo nero lo abbiamo già superato». Il blitz in Umbria è stato un capolavoro di praticità ed umiltà. «Ma non siamo andati lì con l’obbligo di vincere. Siamo scesi sull’erba del “Curi” senza preoccuparci troppo, con un unica certezza: quella di poter ottenere un risultato positivo. L’aspetto più positivo? La compattezza dimostrata dalla squadra: cambiano gli uomini ma il prodotto non cambia, nonostante tante modifiche nell’assetto. Le variazioni hanno sorpreso tutti, persino noi. Papagni, del resto, ci rivela l’undici solo un’ora e mezza prima del match. Siamo tutti sulla corda». Prosperi nasce terzino. «Sono diversi anni, però, che vengo schierato al centro - spiega - . E ormai mi sono convinto anch’io: è il ruolo in cui riesco ad esprimermi al meglio. Gli allenatori me l’hanno sempre detto: l’ex rossoblu Donatelli, già ai tempi della Primavera del Pescara. Poi Anzivino e Favarin. Anche se è stato Pierini a completare la mia “trasformazione”. Papagni, all’inizio, mi conosceva solo come terzino: poi ho conquistato la sua fiducia anche in questo ruolo». Domenica sarà tempo di derby. «Non dobbiamo sottovalutare il Martina - conclude Prosperi -. E’ in una fase di grande crescita. Ed è inutile anche guardare alla classifica: andiamo avanti così. Passo dopo passo». di Leo Spalluto
Taranto-Martina, la parola al capitano
Ha la consapevolezza di essere la guida in campo di una squadra vera, di umile carattere. Può vantarsi di essere il leader di un gruppo unito, in cui c'è la massima predisposizione al sacrificio. Dopo il successo di Perugia, poi, Andrea Deflorio ha vissuto una sensazione straordinaria. «Non ero mai stato fuori per un periodo così lungo. Ho nuovamente indossato la mia maglia numero 11, la fascia di capitano. Che gioia vincere contro una squadra così blasonata con manifesta superiorità. E che soddisfazione poter abbracciare Ambrosi sotto la curva rossoblù brulicante di tifo e passione. Il calcio è un cofanetto di emozioni, sa farti vivere dei momenti indimenticabili. Conta poco l’età, giocando a Taranto sai di poter scoprire ogni domenica qualcosa di nuovo, mai visto prima». Sessanta minuti disputati a buon livello, con qualche colpo geniale estratto dal cilindro. Sfiorando anche il gol se la conclusione scoccata su assist di Cejas (schema su calcio piazzato) avesse terminato la sua corsa qualche centimetro più in basso. «La condizione atletica non è delle migliori, la sostituzione l’avevo concordataì con l’allenatore. E' stata una tappa utile per raggiungere la massima forma. Purtroppo non è facile recuperare dopo un mese e mezzo di stop, riabituarsi all’allenamento quotidiano e ai ritmi della partita». Ci sono sempre pensieri da annotare quando parla Deflorio. Trasuda saggezza, esperienza, voglia di spiegare ai più giovani cosa è necessario per affermarsi. Ci sono concetti da registrare quando spiega il momento fecondo, quando dice che «il Taranto ha perso due partite in cui è sceso in campo con scarsa concentrazione, forse sottovalutando l’avversario. Ma abbiamo riconosciuto subito l’errore riacquistando lo spirito che l’anno scorso ci ha permesso di vivere un girone di ritorno esaltante». Alla ripresa l’allenatore Papagni ha avuto modo di riavvolgere il nastro del confronto del "Curi" prima di iniziare la preparazione in vista del derby con il Martina. «Il morale è alto - prosegue il bomber di Noicattaro -, vincere in maniera così decisa rappresenta un’iniezione di fiducia. A Perugia abbiamo avuto la certezza di poter competere con qualsiasi avversario. Senza presunzione, ma con la giusta consapevolezza delle nostre potenzialità. Domenica prossima ci attende un impegno tutt'altro che agevole. Ci sono diverse componenti che rendono questo confronto ricco di insidie. Non sarà assolutamente una gara scontata. Servirà la massima attenzione, il Martina cercherà di recuperare i punti persi con l’Ancona. Si difenderanno, cercheranno di contenere gli spazi. E in questa maniera ostacoleranno il nostro gioco». Sul campo Papagni è chiamato a sperimentare il tridente, cercando di far coesistere Deflorio, Ambrosi e Cammarata. «E' un’ipotesi affascinante, su cui il mister aveva iniziato a lavorare prima del mio infortunio. E che ritengo applicabile, purché vengano salvaguardati gli equilibri tattici». di Fabio Di Todaro
Stadio, domani Blonda incontra il Taranto La questione-stadio tornerà alla ribalta domani. Grazie all'intervento delle massime istituzioni cittadine. Alle 12, il commissario straordinario del Comune di Taranto, Tommaso Blonda, incontrerà il direttore generale del Taranto, Vittorio Galigani per “comunicazioni” (il presidente Gigi Blasi sarà probabilmente assente per motivi di lavoro). Tra le righe appare ovvia la ricerca di un accordo per risolvere, una volta per tutte, il caso-Iacovone.
Di nuovo calcio... per fortuna Prima si vince poi si perde. Poi si vince di nuovo. Sembra un’ovvietà: forse lo è, ingrediente fondamentale di vita e di calcio. E’ l’altalena dei risultati. E delle emozioni. Al Taranto sono bastate undici giornate per viverle tutte: l’esaltazione delle prime due vittorie consecutive, poi due sconfitte, la crisi, gli schiaffi. E ancora la convalescenza, la lenta ripresa, i successi, la ritrovata esaltazione. Di tutto, di più. Troppo forse. E troppo in fretta. Perchè forse ci siamo abituati a consumare le emozioni troppo velocemente. Ad avere una fretta dannata in tutto, anche nelle aspettative. A forzare le situazioni per ottenere tutto e subito. Velocissimi anche nel ribaltare i giudizi: a esaltare il goleador di giornata per poi buttarlo nel dimenticatoio. Per poi ripescarlo al prossimo gol ed osannarlo vivacemente. Stavolta la lezione del campo (e degli uomini) è stata preziosa. Da conservare e custodire. I rossoblu erano partiti col piede sull’acceleratore, poi hanno tirato il freno a mano. Era un buon motivo per criticare, non per condannare. Per restare calmi, senza esagerare i toni. Tutti stavano sbagliando, il giocattolo ha rischiato di rompersi: poi ha trionfato il buonsenso. Senza esclusioni. Dal primo all’ultimo tifoso. Nel momento peggiore alla contestazione feroce ha fatto spazio l’attesa di un giorno migliore. Critiche anche salaci, e non distruttive. La cura ha funzionato: squadra e città hanno ripreso a marciare nella stessa direzione. Il giocattolo è stato riparato e il calcio, i gol, i personaggi sono tornati protagonisti. L’insegnamento è stato prezioso. Da non sottovalutare. Si tratta di calcio, si parla di calcio. Un gioco. Non altro. Che comprende tutto: critiche e divertimento, allegria e tristezze. Ma i guai seri sono altrove: nel dissesto e negli stipendi che tardano, nelle inchieste e nelle proteste di strada. Questo è sport. Solo sport. Gioia e valori da imparare. Ed è una fortuna. di Leo Spalluto Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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