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Ambrosi raccontato dagli altri
Silipo: «Inseguendo un compagno dopo uno scherzo, inciampato e ha sbattuto la testa contro un frigorifero in acciaio. Lui non si è fatto quasi nulla: la porta del frigorifero si è spaccata...»

Alessandro Ambrosi raccontato dagli altri. Da chi lo conosce da una vita (il fratello Stefano), da chi gli ha visto muovere i primi passi calcistici (Marco Cari), da chi lo segue nella vita professionale (Gianni Prete), da chi lo ha allenato all'apice della carriera (Fausto Silipo).
Un viaggio nel mondo del centravanti rossoblu: un racconto fedele e affettuoso, quattro voci per la stessa verità. Perchè Ambrosi non è mai cambiato: carattere, serietà, orgoglio, determinazione feroce. Ma anche goliardia, capacità di sdrammatizzare e di dare una mano ai compagni. E soprattutto gol, tanti gol. In ogni serie, in ogni posto: un marchio di fabbrica, una caratteristica genetica.
Reti che arrivano puntuali come lo scoccare di una nuova ora: piacevole abitudine a cui anche i tifosi rossoblu hanno saputo gioiosamente abituarsi. Sette reti in sei gare: la rivincita è arrivata nel modo più fragoroso. Dopo gli affronti, ripetuti, della sfortuna. Ma qualcuno non ha mai dubitato: Stefano Ambrosi, fratello minore dell'attaccante di Fiuggi, attuale portiere dell'Igea Virtus, ne era certo. Prima o poi il momento del riscatto sarebbe arrivato. «Alessandro ha fatto strada nel calcio soprattutto grazie alla sua forza caratteriale - sostiene - . E' sempre stato un buon giocatore, anche dal punto di vista tecnico: ma ha due carte in più rispetto agli altri, la determinazione e la potenza. Sapevo che sarebbe tornato a segnare, che prima o poi avrebbe conquistato la gente. In tutte le piazze in cui ha giocato è sempre riuscito a farsi adorare dal pubblico: per i gol segnati ma anche per la sua serietà fuori dal campo. Non ha mai avuto grilli per la testa». 
Le difficoltà del primo anno tarantino sembrano un lontano ricordo. «Alessandro - racconta il fratello - ha sofferto davvero solo nell'anno di Monza, in serie B. Segnava tanto, come sempre: ma non si trovava a suo agio. Mi diceva: “Quando vado al bar neanche mi salutano”. Lui è abituato alle piazze calde: Catania, Crotone, Taranto. Città in cui il goleador è persino più importante del sindaco... L'anno scorso ha patito esclusivamente per i noti problemi fisici. Ma lui, come tutti gli attaccanti, ha uno strumento magico per mettere tutti d'accordo: i gol. Adesso ha convinto anche quelli che lo criticavano, davanti alle reti tutti si inchinano. Per noi portieri è diverso: basta un gol preso per metterci in croce». 
Il saluto è, più che altro, un incoraggiamento. «Ale ha 35 anni, ma può giocare ad alti livelli ancora molto a lungo, almeno per altri tre-quattro anni. E' sempre stato un professionista irreprensibile. Nel calcio di oggi, inoltre, con i nuovi sistemi di preparazione, l'età conta meno. E poi contano gli stimoli: per alcuni, l'anno scorso, non era buono nemmeno per la C2. Adesso, invece, è il giocatore più in forma della C1». L'analisi trova l'assenso di Marco Cari, tecnico del Perugia: è stato lui a scoprire Ambrosi nelle fila dell'Alatri (Promozione laziale). E due settimane fa è stato punito, sull'erba del “Curi”, proprio da una rete del suo pupillo. «Gli sono molto affezionato. Da quindici giorni un po' meno» racconta scherzando. I ricordi affiorano copiosi: «Dicono che l'ho scoperto io? Mi fa piacere, credo che sia vero. Alessandro è arrivato tardissimo al calcio che conta: preferiva giocare a golf. Io ero alla fine della mia carriera di calciatore, decisi di terminare con l'Alatri: diventò un mio compagno di squadra. Poi, l'anno dopo, ho iniziato ad allenarlo: è una persona di grande moralità e sani principi. Ha sempre fatto gol: pian piano ha incominciato a salire, categoria dopo categoria. Non ha mai smesso di segnare». 
I momenti difficili non sono mancati. «Alessandro, però, ha sempre saputo superarli - aggiunge Cari - . Viene da una famiglia di incredibili valori morali: ha perso il padre molto presto, ma la madre ha avuto una forza eccezionale. Ha saputo tirar su da sola tre figli, difendendoli dalla violenza e dalle brutture della vita moderna. E' per questo che Alessandro è così solido caratterialmente: sa sempre reagire alle difficoltà. Ma è anche un ragazzo spensierato, allegro, sempre ottimista. Riesce a tenere alto il morale dei compagni anche dopo le sconfitte. Perde la pazienza solo se resta troppo a lungo fuori squadra». E dal punto di vista tecnico? «Era un bomber “spaventoso” per potenza e concretezza - sottolinea l'allenatore degli umbri - . Gli bastava prendere palla per andare in gol. E' ancora molto forte: forse meno potente, ma molto più furbo e scaltro. E' sempre al posto giusto al momento giusto. E conviene metterlo in campo: l'ho tenuto fuori una sola settimana e me ne pento ancora oggi. Era l'ultima di campionato: dovevamo vincere per forza. Ma il venerdì lo trovai a mezzanotte nella stessa pizzeria in cui stavo mangiando assieme alla mia famiglia: mi arrabbiai, decisi di tenerlo fuori. La domenica pareggiammo 0-0 e perdemmo la promozione... Uno sbaglio madornale, che non rifarei più». 
Ambrosi vuol dire fiducia, insomma. Gianni Prete, procuratore dell'attaccante, non ha dubbi. «Permettemi di dirlo: Ambrosi ha le palle. E' per questo che non si arrende mai e riesce sempre a stupire. Basta guardarlo quando tira i rigori, anche in uno stadio ostile: non ha paura di nulla e in campo dà sempre l'anima. Attorno a lui può succedere qualsiasi cosa: il pubblico può fischiarlo o applaudirlo, le cose non cambiano. Non risente delle pressioni esterne, crede fermamente in se stesso. E' questo il vero Ambrosi, quello che stiamo ammirando in queste giornate: in carriera ha sempre segnato almeno 15-16 volte, è la sua vita. L'anno scorso è stato limitato solo dai problemi fisici: per me è un animale da gol». 
Taranto è entrata nel cuore della punta. «Alessandro è contentissimo di indossare la maglia rossoblu - evidenzia Prete - , ha sempre creduto in questo progetto. Ci sentiamo tutti i giorni: è sempre tranquillo, non dà mai l'impressione di essere in difficoltà». 
L'ultima parte del racconto è affidata a Fausto Silipo, allenatore di Ambrosi a Crotone nel 1998/99. In quell'anno il giocatore conquistò la palma di capocannoniere della C1/B con 19 reti. «Sono molto affezionato ad Alessandro - esordisce - . Ho partecipato anche al suo matrimonio: mi capita di rado con i calciatori. Di lui si può parlare soltanto bene, e la sua esplosione mi riempie di gioia. E' un calciatore inappuntabile, fondamentale nello spogliatoio: ha grandi motivazioni, non molla mai. Ha iniziato a giocare tardi, è ancora integro, non è “spremuto”: ha ancora molte stagioni ad alto livello davanti a sè. Sono contento per lui, i gol a ripetizione non mi meravigliano. Ha sempre avuto una grande potenza negli spazi brevi, a Crotone era implacabile».
Coraggioso, duro. Più dell'acciaio. L'aneddoto è simpatico e va raccontato. «Eravamo in ritiro - conclude Silipo - Alessandro stava inseguendo un compagno dopo uno scherzo. E' inciampato e ha sbattuto la testa contro un frigorifero in acciaio. Lui non si è fatto quasi nulla: la porta del frigorifero si è spaccata... E' un calciatore che non si abbatte di fronte a nulla: adesso anche Taranto lo ha compreso». di Leo Spalluto22 novembre 2006

«Grazie a noi la gente dimentica i problemi»
Tore Pinna evidenzia: «E' fondamentale non far calare l'entusiasmo»

Anche le parate possono valere tre punti. Salvatore Pinna rivendica i suoi meriti sul risultato pieno ottenuto nel derby contro il Martina. Il portiere del Taranto, spesso, si è issato come massimo protagonista domenicale. Da qui due riflessioni: i rossoblu hanno le spalle sicure; i rossoblu soffrono a volte un po' troppo. A parte questo occorre afferrare il momento che è decisamente positivo. Ci sono gli otto risultati utili, le tre vittorie di fila ed una zona playoff pienamente raggiunta. Ecco perchè Pinna, ieri fermo per un leggero stato influenzale, non sta molto a sviscerare il modo con cui si è vinto domenica scorsa. Era importante vincere. Fra qualche tempo rimarranno in classifica quei tre punti. Il resto sarà materiale per gli storici e per chi ha buona memoria. «Leggendo i risultati delle nostre concorrenti, vincere contro il Martina diventava fondamentale - afferma l'estremo sardo - Sapevamo che era un confronto difficile e poi non credo fosse giusto fare paragoni tra le partite. Ogni gara fa storia a sè. Lo so che la gente vorrebbe sempre ammirare un bel gioco, ma il nostro imperativo era rimanere aggrappati alla zona playoff. Il primo tempo è stato buono, poi c'è stato un calo mentale, non fisico. Da questa partita abbiamo capito che bisogna tenere sempre alta la concentrazione». Il periodo positivo continua. Il calcio è una catena di eventi: vincere o ottenere punti in serie, alimenta l'entusiasmo e tiene alto il morale. Uno sviluppo che non va spezzato. «Ecco perchè mi prendo la vittoria contro il Martina senza sottilizzare. Poi in trasferta sappiamo di avere delle frecce a nostro favore. Speriamo che a Teramo ci sia il solito seguito di tifosi ionici. Con loro, aumentano gli stimoli e la carica da scaricare in campo. Abbiamo bisogno del loro entusiasmo. Aanche fuori casa, ci sentiamo più protetti». Per Pinna il segreto del Taranto risiede nelle scelte e nell'opera quotidiana di un uomo. «Avere un allenatore come Papagni è un sollievo per noi giocatori. Sa gestire perfettamente il gruppo, non esclude nessuno. Concede ai giocatori una singola opportunità. Siamo ventiquattro titolari e non è facile fare contenti tutti. Il nostro compito è metterlo in difficoltà il più possibile». E' paradossale che i maggiori problemi per il Taranto vengano da questioni contingenti che comunque hanno la loro implicazione tecnica. «Si fa riferimento al terreno di gioco? Onestamente è messo male. Per un portiere ci sono problemi supplementari. Ho il terrore quando mi viene porta una palla all'indietro. Un semplice passaggio rasoterra si trasforma in un'arma a doppio taglio. Con il mio preparatore Degli Schiavi sto curando tantissimo questo aspetto. Inoltre lavoro tanto sulle uscite nelle quali credo di essere migliorato domenica dopo domenica. Degli Schiavi è una persona speciale. Mi trovo molto bene e Taranto fa bene a tenerselo stretto». Miglioramenti che in stagione hanno prodotto dei frutti copiosi. «Mi fa piacere che si notino. Faccio il mio dovere. Domenica sul gol del Martina qualcuno ha voluto darmi delle colpe. Ho detto che sono stato tradito anche dalla maligna traiettoria del tiro di Cardascio. Fortunatamente c'è stato spazio anche per salvare il successo. Come del resto è successo a Lanciano o contro la Ternana». Finale dalle sfumature didattiche. «Di una cosa vado fiero come giocatore del Taranto - dice Pinna - Sono contento del fatto che una città con tanti problemi, con persone che attraversano umanamente una situazione di disagio, possano trovare due ore per divertirsi e per svagarsi. Taranto è una città che merita la serie B. Non so se riusciremo nell'impresa. Di certo faremo di tutto per regalare a questa gente le migliori soddisfazioni». di Luigi Carrieri22 novembre 2006

Taranto in emergenza: seduta ad Oria
La terra dello Iacovone B non soddisfa Papagni, che oggi guiderà il gruppo sull’erba brindisina. Domani test a Grottaglie, venerdì partenza per Giulianova. Fissato per domani un nuovo vertice a Palazzo di Città per sciogliere il nodo-stadio

Sarà una settimana movimentata per gli allenamenti del Taranto. Ieri, infatti, la rosa ha lavorato sul campo "B" dello Iacovone che, in effetti, è un pò duro e, soprattutto, senza erba. Erano assenti Pinna (decimi di febbre) e Scarci (botta alla caviglia rimediata nella scorsa settimana). Il lavoro è stato in parte atletico ed in parte tecnico-tattico. Oggi, invece, la comitiva si trasferirà ad Oria: svolgerà la doppia seduta sul campo in erba del Santuario di San Cosimo. Domani, invece, amichevole a Grottaglie (ore 14,30). Venerdì, partenza per Giulianova. Dopo la rifinitura la squadra si trasferirà nella vicina Teramo. Per quanto riguarda il giudice sportivo, è stato appiedato per un turno Francesco Larosa (quarta ammonizione), mentre la società è stata multata di 1600 euro per i fumogeni, petardi e, soprattutto, per la pacifica invasione di campo (una ventina circa di tifosi) avvenuta a fine partita con il Martina. Per il futuro sarà bene evitare questi episodi per evitare guai peggiori. I 1000 biglietti per assistere al match di Teramo sono in vendita, da stamane, al prezzo di 10 euro al bar Cubana, in via Acclavio sino a sabato sera (ore 18). Per i ritardari o per i fuori sede c'è la possibilità di acquistarli direttamente sul posto, alla Teramo-Point, Largo Proconsole, 1/A. In quest’ultimo caso si potranno comprare anche la domenica mattina. La squalifica di Larosa imporrà a mister Papagni di rivedere il quartetto difensivo. Il sostituto ideale sarebbe Mortari, apparso in allenamento in buona forma e, soprattutto, voglioso di offire il suo contributo. In questo caso si lascerebbe invariata la coppia centrale Cosenza-Prosperi che, di settimana in settimana, raccoglie consensi da parte della tifoseria. In alternativa ci sarebbe lo spostamento di Cosenza sulla corsia destra ed il ritorno di Caccavale al centro della difesa a far coppia con Prosperi. Altre possibili soluzioni sono gli inserimenti di Silvestri (è un centrocampista come Larosa ed è stato non di rado provato in quella posizione in allenamento) o Panini. Da verificare pure come Papagni intende formare il centrocampo. Ci sono almeno cinque uomini per tre posti: Cejas, Danucci, De Liguori, Mancini, Catania. Per quanto riguarda il problema convenzione-Iacovone, domani mattina (ore 12) è fissata la riunione a Palazzo di Città fra il Comune e la Taranto Sport. Dopo gli ampi sorrisi venuti fuori al termine della prima riunione di giovedì scorso, l’ottimismo per la definitiva risoluzione della "querelle" è decisamente scemato complice la mancata erogazione della luce che, a detta della società rossoblù, era stata promessa dalla dottoressa Iaculli. In lutto per Tagliaferri. Il Taranto è in lutto per la scomparsa di Giampiero Tagliaferri, di soli 47 anni, ex centrocampista rossoblù nella stagione '88-'89 per un incidente stradale in Toscana. Attualmente era l’allenatore in seconda della Primavera del Livorno. Alla famiglia dello scomparso le condoglianze della “Gazzetta del Mezzogiorno”. di Giuseppe Dimito22 novembre 2006

La vittoria e le due facce

Intanto: il Taranto ha vinto. Ed è già un buon punto di partenza per la riflessione. Perché quello doveva fare e quello, logicamente, ha fatto. Forzando la partita dall’inizio, abusando subito della propria qualità, leggendo l’avvio con intelligenza, usando quello che gli serviva e accettando il rischio della gestione prematura. La fase successiva, però, è capire come il Taranto ha vinto, senza ridurre tutto ai patimenti e senza circoscrivere tutto al dominio in apertura. La verità è che la partita con il Martina non lascia notizie. Al massimo ufficializza le convinzioni: c’è un Taranto devastante, di una spietata arroganza tecnica, capace di mettere in campo anche più qualità di quella sufficiente per vincere. C’è, cioè, una squadra che può sempre fare qualcosa di buono, che ha una ricchezza tale da poter decidere da sola le partite (le invenzioni di Toledo e le intuizioni di Deflorio e Ambrosi sono una prova sufficiente). E c’è un Taranto molle, troppo tentato dal narcisismo e assai condizionabile nell’umore. C’è, cioè, una squadra che facilmente si rilassa, che cade nei propri peccati caratteriali e concede spazio e partita all’avversario, sottovalutando i rischi e ignorando i richiami. Non esiste un Taranto se non tiene conto dell’altro: la qualità rischia (con il Martina è andata così) di non bastare se macchiata dalla presunzione, il calcio prodotto viene cancellato se non ha il sostegno dell’umiltà. La lezione, in fondo al derby, è arrivata puntuale. E, volendo, è preferibile che giunga rendendo una vittoria sofferta piuttosto che cancellandola. Giusto che il Taranto sappia: che non può permettersi alcun lusso caratteriale, che non può cedere di schianto illudendosi di poter rientrare in partita a proprio piacimento. E che, quando la testa non sorregge più lo sforzo delle gambe, diventa inutile anche cercare di correggere dalla panchina. Perché quello che Papagni prova ha una sua utilità se i singoli non tradiscono. E anche la gestione del turnover va seguita con attenzione dai giocatori. Ci sono partite in cui serve un centrocampo di lotta (Perugia) e Cejas è utile e partite in cui è utile un centrocampo di governo (Perugia) e la coppia Cejas-De Liguori non sembra sufficiente. Ma se la soluzione è Danucci e la risposta è il Danucci svogliato, polemico (per la seconda volta, dopo Perugia, non ha festeggiato con la squadra a fine partita) e contrariato di domenica, non serve leggere la partita e proporre i correttivi. Tutto torna, però, se si pensa alla partita: fatalmente una squadra si innervosisce se non riesce più a trovare il ritmo della gara, una volta lasciato decantare con presunzione. E, quindi, finisce per agitarsi. Così nascono le incomprensioni, si vedono gesti come quello di Caccavale che possono anche venire sminuiti, ma che sul momento sembrano gravi. Sono le brutture da evitare. Perché tre vittorie consecutive e otto risultati utili in fila non cancellano ancora la sgradevole impressione che esista ancora una sacca di scontenti (sparsi) che non aspetta altro che la sconfitta. Per poter aprire, finalmente, i processi. Pazienteranno. di Fulvio Paglialunga21 novembre 2006

Peccati di superbia

Col Taranto bisogna imparare a non farsi impressionare da niente. Né dalle prove più persuasive, né dalle prestazioni meno convincenti. Perché ormai è chiaro: tutto fa Taranto. Tutto appartiene al repertorio di una squadra che può prendere il sopravvento per manifesta superiorità oppure soffermarsi a contemplare la propria bellezza. Una squadra eccessiva: o domina o si annoia. Non sopporta la normalità, non tollera il troppo facile, non sa capire quando arriva la stanchezza. Nel derby il gol dopo cinque minuti, praticamente al primo affondo, ha portato il Taranto fuori tema. Gli ha fatto credere che non ci sarebbero stati ostacoli, che da ogni accelerazione poteva nascere un’opportunità, che era inutile cercare il gioco, bastava cercare i giocatori. False convinzioni che, unite ad una latente pigrizia mentale, hanno trasformato una partita vinta con largo anticipo, rispetto alle attese e ai timori della vigilia, in una partita-supplizio, un piccolo tunnel da attraversare chinando la testa e trattenendo il fiato. In un campionato ci sono molte partite così, di transito quasi obbligato, in cui alle fine conta solo vincere. Partite da prendere come vengono, senza porsi troppe domande. Ma Taranto-Martina è venuta dopo Perugia-Taranto. Troppo netto il contrasto, troppo evidente la differenza: tra quel Taranto risoluto e brillante, e questo Taranto morbido e narciso. Difficile stabilire cosa abbia inceppato il meccanismo, dopo il felicissimo approccio. A chi addebitare la sciatteria e le incongruenze di un secondo tempo difettoso, giocato con la testa altrove. E dunque non giocato. Lasciato, anzi, a disposizione dell’avversario e della sua rimonta impossibile. Una ripresa in cui il Taranto non fa più in tempo a... riprendersi, cercando una improbabile gestione del doppio vantaggio. Improbabile perché fondata sul nulla. Non garantita da un’oculata fase di possesso palla e non sostenuta da una giudiziosa copertura degli spazi. Ma scandita da un progressivo arretramento e da una crescente paura di non farcela, giustificata solo in parte dal gol di Cardascio. Paura intercettata dallo stesso Papagni che, però, non è riuscito ad eluderla, ufficializzandola con sostituzioni mirate non a rimettere le mani sulla partita ma solo ad impedire che scivolasse sempre di più addosso al Martina. Adesso, però, non sarebbe corretto usare il derby e le modalità di una strana vittoria per cambiare idea sul conto di un Taranto che ha vinto le ultime tre partite e che fa punti da otto giornate. Un Taranto che ha comunque una sua continuità e un suo equilibrio. Ci sono valori che fanno ormai parte del patrimonio di una squadra entrata legittimamente nel giro dei playoff. Ma ci sono anche delle cose da chiarire. Atteggiamenti che rischiano di turbare l’armonia del gruppo. Il riferimento è alle frustrazioni di Caccavale e alle insoddisfazioni di Danucci. A loro - ma non soltanto a loro - bisognerebbe ricordare che il progetto-Taranto non prevede colonne portanti. Ma solo mattoni, tanti mattoni, tutti fondamentali. E non occorre nemmeno, come ha fatto Papagni nel tentativo di spegnere sul nascere una potenziale polemica, annunciare, con sospetto anticipo, il ritorno di Caccavale in pianta stabile. Non serve né al giocatore, né, tanto meno, al resto della squadra. È un massaggio fuori tempo e, dunque, sbagliato. di Lorenzo D'Alò21 novembre 2006

Parola di capitano
Il momento del Taranto raccontato da Andrea Deflorio: il ritorno al gol, le ambizioni della squadra, il calo nella ripresa contro il Martina

La parola al capitano. Senza troppe parole, senza la necessità di perdersi in lunghe domande. Perchè Andrea Deflorio ha sempre qualcosa da dire: di nuovo, di originale. Rifugge alla banalità come i suoi gol: perle che si incastonano in una carriera da applausi. Con la voglia di divertire e di divertirsi. Basta accennare l’argomento: il centravanti di Noicattaro racconta...
Il gol contro il Martina - «E’ stato il mio primo pallone toccato allo Iacovone dopo l’infortunio. Di solito lo sbagli, a me è andata bene. L’emozione è stata davvero forte. Tornare a giocare davanti al nostro pubblico e segnare subito era un desiderio diventato realtà. E per me è stata una liberazione».
Il portiere per terra - «La mia conclusione? E’ nata spontaneamente... questi sono i miei gol, quelli che preferisco. Fanno parte del mio repertorio: li preferisco, ad esempio, alle conclusioni da lontano. Amo quel tipo di dribbling: sono arrivato davanti a Lafuenti freddo e tranquillo. Non ci ho pensato un attimo: ho deciso di fare la finta e vedere cosa accadeva».
Gli assist di Toledo - «Dobbiamo ringraziare Robson. Non solo per i passaggi decisivi sui due gol, ma per la gara che ha giocato. Da tre o quattro partite è irresistibile: è in uno stato di forma straordinario. Entrambe le reti hanno rappresentato dei capolavori, al di là della finalizzazione. Il secondo, da questo punto di vista, è stato ancora più bello: con tre passaggi siamo arrivati davanti alla porta avversaria».
Dopo il 2-0 - «Tutti, ripeto tutti, pensavamo di avere già vinto. E così il pallino del gioco è passato al Martina. E’ un nostro limite, ci succede quando cala il nostro livello di attenzione: era già successo a San Marino e persino nell’amichevole contro il Massafra. Eppure, in campo, già nei minuti finali del primo tempo abbiamo iniziato a parlarci. Ci dicevamo “Occhio, attenzione”: ma nella ripresa è andata anche peggio».
Il rischio del pareggio - «Sarebbe potuta finire anche 2-2. Non è da noi, è una pecca grave, che dobbiamo assolutamente eliminare. Anche perchè in questo campionato possiamo toglierci tante soddisfazioni. Non vanno dimenticati, inoltre, i meriti di un Martina che ha tenuto il campo con abilità. C’è anche un altro aspetto che non va sottovalutato: il terreno di gioco è in condizioni disastrose. Non è un alibi ma un grosso handicap per una formazione tecnica come la nostra: a Perugia, sull’erba perfetta del “Curi”, abbiamo mostrato tutto il nostro valore».
Il nervosismo - «Ne siamo stati contagiati, non possiamo nasconderlo. E’ venuta fuori un po’ di rabbia perchè non riuscivamo a mettere in pratica le nostre giocate, neppure gli uno-due. Col doppio vantaggio eravamo ancora abbastanza tranquilli, sul 2-1 è subentrata la preoccupazione e la stanchezza. Anche perchè, in attacco, siamo abituati a correre tantissimo, a dare una mano ai compagni. Ma poi diventiamo meno lucidi negli ultimi trenta metri».
I problemi del turnover - «Tutti vorrebbero giocare. A nessuno piace andare in panchina. Non vorrei mai mettermi nei panni del nostro tecnico Aldo Papagni... Per lui scegliere è difficile, ma anche facile: perchè abbiamo una rosa ricca di giocatori forti, chiunque scenda in campo darà sempre il meglio. Ogni decisione sarà giusta, qualche scontento ci sarà sempre. Mi sembra ovvio. E’ giusto fare qualche sacrificio: il progetto è più importante dei singoli. Anche a me, in carriera, è capitato di finire in panca: persino dopo aver segnato. E allora, da capitano, nel corso della settimana cerco di dare qualche buon consiglio. Magari una pacca sulla spalla. Non certo nel giorno della partita, però: si è troppo agitati per capire».
La pazienza di Ambrosi - «Alessandro è stato bravissimo. E’ stato criticato aspramente, giocava poco, appena qualche spezzone. Ma ha saputo aspettare il momento giusto, dimostrando grande professionalità. Gli auguro davvero di continuare a segnare: se lo merita, ne abbiamo bisogno».
L’equilibrio del campionato - «E’ una C1 davvero livellata. Adesso andiamo incontro al ciclo di partite più difficile, ma non siamo preoccupati. Affronteremo tutti a viso aperto, possiamo giocarcela con le prime. Dobbiamo sfruttare, soprattutto, il momento positivo: abbiamo ritrovato forma, vittorie e l’entusiasmo dei tifosi. Ci sono mancati parecchio, nel periodo delle “porte chiuse”».
Teramo prossimo avversario - «Sono un ex, so bene che non sarà una partita facile. L’importante è non pensare alla classifica e avere fiducia in noi stessi: siamo quarti e non abbiamo rubato nulla. Anzi, abbiamo perso due gare che potevamo pareggiare. Nessuno ci ha regalato niente: continuiamo così». di Leo Spalluto21 novembre 2006

De Liguori scuote il Taranto
«Quel calo nel secondo tempo deve farci riflettere»

E’ dalle parole pronunciate a caldo da Vincenzo De Liguori che emergono le difficoltà affrontate dal Taranto nel derby con il Martina. «Alla ripresa degli allenamenti parleremo di questa partita e cercheremo di risolvere le difficoltà che sono emerse». Tra tanti luoghi comuni spicca la dichiarazione del centrocampista partenopeo, protagonista indiretto del rifiuto della fascia da capitano di Caccavale. Perché dal confronto emerge una squadra vittima di una regressione rispetto al successo del Perugia. Tra le varie cause De Liguori cita «l'evidente calo di concentrazione accusato nella ripresa. Eravamo in vantaggio di due gol - prosegue -, dopo la rete di Cardascio abbiamo corso dei pericoli evitabili. Ma sulla legittimità del successo non vi sono dubbi. A Taranto, in un passato piuttosto remoto, mi è capitato di perdere alcune partita in questa maniera». E se i Papagni-boys hanno messo in cascina la terza vittoria consecutiva - 16 punti nelle ultime 8 giornate - sono meritevoli di citazione gli interventi di Salvatore Pinna, salito in cattedra nelle battute finali della contesa. «Ho fatto soltanto il mio dovere - è il commento del portiere di Sorso -, riconosco i miei meriti soprattutto nella deviazione sul maldestro rinvio di Prosperi. La rete di Cardascio? La palla ha assunto una traiettoria stranissima, pensavo ci fosse stata anche una deviazione. Ma i miei compagni hanno confermato che la sua conclusione ha cambiato improvvisamente direzione». Una regola non scritta del calcio dice che un primo bilancio parziale può essere stilato prima del giro di boa, con la sessione invernale del calciomercato alle porte. Ma per i due protagonisti il risultato pieno conseguito ai danni dei "cugini" biancazzurri «ha un’importanza rilevante per il proseguo del campionato. Abbiamo dimostrato di poter lottare nei quartieri alti della classifica - ha proseguito l’estremo difensore sardo - purché rimanga intatta la nostra umiltà e il modo in cui ci prepariamo per ogni partita». Apprezzando la reazione di Lisuzzo e compagni - che con un pizzico di fortuna non sarebbero a quattro punti dall’ultima posizione - il vicecapitano rossoblù ammette «l'essenzialità del risultato, così come è stato nelle precedenti occasioni». Ma ci sono degli errori da correggere, degli atteggiamenti di alcuni singoli (mentali più che tattici) su cui è necessario intervenire con maggiore fermezza. Che, come ha detto De Liguori, «verranno affrontati tra le quattro mura dello spogliatoio. Dobbiamo mantenere la giusta umiltà per regalare ai nostri tifosi altre soddisfazioni». di Fabio Di Todaro21 novembre 2006

Stadio, settimana decisiva
Giovedì l'incontro. La società: «Allo Iacovone manca ancora l'energia elettrica»

E' la settimana che conduce alla risoluzione della questione stadio. Giovedì è previsto l'incontro tra Taranto Sport e Amministrazione comunale. L'avvicinamento non è di quelli morbidi. Il comunicato della società rossoblu (pubblicato per intero qui a fianco) che fa riferimento al ritardo accumulato dall'ente civico nell'allacciamento dell'energia elettrica allo Iacovone, indurisce la situazione. Un segnale che, comunque, non mette in pericolo l'appuntamento nodale del 23 novembre che dovrà portare un risultato. In un senso o nell'altro. La sensazione è che margini per arrivare ad un'intesa ci siano. Basterà un po' di buon senso da entrambe le parti.
L'utilizzo del generatore di corrente non è una soluzione che può durare in eterno. Per questo la società sta vagliando anche ipotesi alternative. Oggi pomeriggio la squadra ritornerà ad allenarsi sul campo “B”, ritenuto però da qualche giocatore piuttosto duro e pericoloso. Domani e giovedì la squadra si trasferirà ad Oria, ipotesi che era stata paventata anche nella scorsa settimana, prima di ripiegare sul terreno secondario. Venerdì i rossoblu dovrebbero svolgere la seduta unica allo Iacovone prima di partire per l'Abruzzo. Il tutto sperando che nel frattempo si possa assistere ad un pronto ritorno della luce. Un problema grosso che si aggiunge ad altri non trascurabili. Del terreno di gioco di via Salinella, in molti tratti bruciato e spelacchiato, parlano in tanti. Giocatori e semplici osservatori. Per non parlare delle condizioni igieniche di alcuni settori. E il riferimento alla sala-stampa in cui i giornalisti operano, è più che mai di attualità. Paradossale che i problemi del Taranto, di questi tempi, vengano da eventi che con il calcio giocato hanno poco da spartire. di Luigi Carrieri21 novembre 2006

Vince chi parte meglio
I rossoblu battono il Martina con un avvio fulminante, andando subito in vantaggio con Deflorio e Ambrosi. Ma i biancazzurri giocano con orgoglio e, dopo il gol di Cardascio, sfiorano il pari

Il Taranto sceglie di vincere soffrendo, il Martina riesce a perdere con dignità. Il derby, con la sua atipicità, garantisce un responso equo per la forza reale delle due squadre (anche se parzialmente inespressa), contestabile per lo strano sviluppo. Perché la partita è deviata e rischia di ingannare: si regge per l'incompiutezza del Taranto, che potrebbe ma non fa, che ha la forza per dilagare e invece si abbandona, prendendosi solo la porzione di partita che serve e gestendo rischiosamente il doppio vantaggio. Permettendo, invece, al Martina di avere diritto di cittadinanza nella parte che rimane, lasciando alla banda di Pensabene lo spazio per esibire l'orgoglio, per cercare l'impresa e tenere tutto in bilico. Così il percorso del Taranto diventa insicuro come il terreno su cui poggia i piedi, si complica quando sembra essere di imbarazzante facilità. Demerito di chi molla, merito di chi non lo fa: il Martina resiste con la tenacia, rimediando ai peccati di organizzazione, tiene la partita comunque viva, nonostante la ferita mortale provocata dal Taranto. Perché tutto si compie all'inizio: quando i rossoblu si elevano con venticinque minuti perfetti per lettura e movenze, quando Deflorio torna a interpretare il ruolo di se stesso, Ambrosi benedice la sua nuova vita (settimo gol in sei partite consecutive), Toledo si prende tutti gli spazi lasciandosi gli avversari dietro e ogni cosa sembra messa al posto giusto. Il Taranto conosce la strada: approfitta dell'atteggiamento inadatto del Martina (difesa troppo alta, facile da scavalcare), forza la giocata sentendo la superiorità tecnica. E quando crede che il Martina sia evaporato si rilassa, concedendo spazio con incauta magnanimità. Aprendo, quindi, un'altra partita: che il gruppo di Papagni prima gestisce (fino alla fine del primo tempo) con sufficiente attenzione, poi subisce (nella ripresa) dando al Martina la possibilità di ridarsi un'organizzazione e sfruttarla, infine conquista, guadagnandosi l'esultanza.
Numeri che al Taranto dicono molto: terza vittoria consecutiva, ottavo risultato utile in fila. E partenza che dice tutto: il 4-4-2 di Papagni è identico al precedente e ugualmente efficace. E' un impianto d'attesa, pronto a sfruttare le difficoltà in costruzione del Martina (che si ricava un tiro su punizione di Lauria) e approfittare di una difesa maldisposta. Così va in vantaggio: una distrazione di Del Grosso innesca Toledo (5'), l'accelerazione è efficace, il passaggio è in perfetto orario per l'inserimento di Deflorio, bravo a fintare e battere Lafuenti. Così ci riprova: una punizione di Cejas (15') è rimessa al centro da Cosenza, la deviazione di Ambrosi va sul paletto esterno. Così raddoppia: altra accelerazione di Toledo a sinistra (25', scambio con Deflorio), pallone che in qualche modo arriva ad Ambrosi, che prima penetra e poi segna. 
Sembra tutto finito poco dopo l'avvio: il Martina (4-4-2 con la novità Minorelli) è estraneo al contesto. Vive per inerzia e taglia i collegamenti utili per essere squadra. Avanza in modo scoordinato, porta uomini in attacco (Cardascio e Tassone si alzano di frequente, Lauria non si allinea mai con Manca) senza garantire i rifornimenti, fa quello che il Taranto gli concede. Il gruppo di Papagni non esagera, lasciando campo e cullandosi delle proprie ricchezze: sembra poter segnare ad ogni accelerazione, ma smette di osare. Rischia, perché Cardascio (42') spedisce di un soffio fuori una bella volèe di destro. E non sente il sibilo di un allarme lontano ma percettibile. Qualcosa cambia: il Taranto sottovaluta con superficialità eccessiva e presunzione dannosa, il Martina gioca con la forza dei nervi ma non si scompone. Si regola, piuttosto, tenendo più bassa la difesa e avvicinando le linee nella ripresa. E accorcia: segna Cardascio (12', tiro di destro dalla distanza), ma Pinna si oppone con ritardo (tuffo fuori tempo). 
C'è di nuovo partita, ma il Taranto, ormai, ne è mentalmente fuori. Non riesce a tornare concentrato, esagera in colpi di tacco e inutili preziosismi, si prende troppi rischi. Coletti fa scorrere un brivido sui gradoni (18', punizione da trenta metri a lato del palo), Papagni corre ai ripari. L'idea è passare al 4-5-1 con Caccavale per Catania e Danucci per Ambrosi, la resa non rispecchia le speranze perché non a tutti tengono i nervi (Caccavale sembra buttare la fascia di capitano, poi spiega) e non tutti rispondono come devono (Danucci sembra svagato e risulta dannoso: tanto distratto da scendere in campo con l'orecchino). Resta solo Toledo: si fa anticipare da Del Tongo (38') dopo una bella combinazione con Cammarata e nel finale ispira un tiro del bomber biondo (48', sinistro sbilenco da posizione ottimale). In mezzo, però, Agostinone cerca di sorprendere Pinna (43') e Prosperi rischia l'autogol per anticipare Manca (47'), costringendo il suo portiere al volo che salva il risultato e porta il derby dalla parte del Taranto. Lasciando dubbi per tutti. di Fulvio Paglialunga20 novembre 2006

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

PINNA - Sul gol forse è tradito da una traiettoria strana, ma sembra anche in ritardo e fuori posizione mentre si tuffa. Ma con gli altri interventi si rifà degnamente. Eccezionale la parata sul “tentativo” di Prosperi: 6.5
LAROSA - La sua tecnica non è eccellente e qualche volta lo induce in errori banali, ai quali in qualche modo trova rimedio. Il rischio è che della sua partita si ricordi sempre e solo quello. Invece è utile alla squadra: 6
COLOMBINI - E’ dentro la partita, ma non rischia nulla. Affonda poche volte, cerca di tenere soprattutto la posizione. Non fa registrare errori, mostrandosi comunque su buoni standard: 6
PROSPERI - Il Martina è molto presente in attacco e, quindi, c’è lavoro supplementare da svolgere. Non si nega mai, cercando (e riuscendo quasi sempre) in ogni modo di evitare pericoli . Uno, però, lo crea da solo nel tentativo (comunque pregevole) di anticipare Manca: 6
COSENZA - Partita ordinata, fatta di anticipi e buone intuizioni in difesa. Viene appannato dagli affanni finali del Taranto, ma prova comunque ad evitare la beffa: 6
DE LIGUORI - E’ l’anima della squadra: dà tutto, in qualsiasi posizione giochi. Ci mette il cuore, la tecnica, la grinta, il mestiere. I pochi errori commessi sono giustificabili con un eccesso di generosità. Imprescindibile: 6.5
CATANIA - Meno ispirato di domenica scorsa: è uno di quei giocatori che non possono permettersi un piccolo rilassamento. Infatti mette insieme discrete intuizioni a peccati di superficialità: 5.5
CEJAS - Contro Minorelli e Coletti soffre. Anche perché il Taranto innesca meno del solito le fasce e, quindi, ha anche compiti di impostazione. Per lui, che nel contenimento dà il meglio, diventa una limitazione. Che paga con una partita grigia: 5.5
AMBROSI - A un attaccante si chiedono i gol. E lui continua a segnare, come colpito da uno straordinario incantesimo. Gioca anche per la squadra, esce per la causa: 6.5
TOLEDO - Potrebbe vincere la partita da solo: semina avversari a ogni accelerazione, garantisce un’invenzione ogni volta che ha la palla. Ogni tanto si ferma, ma senza uscire dalla partita: basta dargli il pallone per riattivarlo. Dai suoi piedi partono i due gol: 7
DEFLORIO - Dicono che è un campione è colui che rende semplice qualcosa di complicato. Vedendo il gol che ha fatto, l’inserimento, la finta e la battuta, non ci sono dubbi: gioca da campione: 6.5
Caccavale - Papagni lo schiera per fargli riprendere confidenza con il campo. Non gioca male, ma perde qualcosa per l’episodio della fascia per terra. Se non è intenzionale - come dice - non è comunque sintomo di serenità totale: 5.5
Danucci - Ammonito perché entra in campo con l’orecchino: basta per capire come stia pensando ad altro. La partita lo dimostra: entra dalla panchina e sbaglia quasi tutto. Gioca distratto, quasi non ne avesse voglia. In fondo basta dirlo: 4.5
Cammarata - Serve per tenere il pallone: s. v.
PAPAGNI - Si fida del Taranto di Perugia: i primi minuti dicono che la scelta è giusta. Però deve studiare il calo della squadra, tanto evidente da rendere inutili anche i tentativi di correggere: 620 novembre 2006

Taranto, vittoria con brividi
I rossoblù, a segno nella prima frazione con Deflorio e Ambrosi, fanno il pieno di punti ma nella ripresa vengono  subito trafitti da Cardascio e rischiano grosso. Nel secondo tempo il Martina riapre la gara e (nel finale) sfiora persino il pareggio

La gara spezza il giudizio sul Taranto, che torna a dubitare di sé. E concede al Martina l'effimera consolazione del pareggio solo accarezzato. Perché il Taranto vince male e il Martina perde bene. Nel calcio succede. Non è inusuale imbattersi in partite in cui tutto resta sottinteso (la superiorità del Taranto, i limiti del Martina) e molto invece affiora con un'evidenza inattesa (la supponenza del Taranto, l'orgoglio del Martina). Partite così meritano un'analisi rigorosa. Non vanno, cioè, liquidate con superficialità perché contengono tracce, segnali, allusioni. Materiale su cui conviene non sorvolare. Conviene al Taranto che forse non ha ancora capito cosa rischia di diventare se improvvisamente cede alla boria e all'approssimazione. E conviene al Martina che potrebbe aver compreso quanto conti crederci, quanto sia importante non fermarsi davanti a differenze tecniche che nel calcio vanno comunque dimostrate. Il derby, alla fine, è della squadra che se lo prende, lasciando però molto, e avventatamente, d'intentato. Ed è un derby rispettoso dei valori (esiste un dislivello tecnico fra il Taranto e il Martina) ma non totalmente in sintonia con quanto si vede in campo. Con l'andamento e lo sviluppo di una partita dalla lettura spesso fuorviante. Piena di lusinghe e d'inganni, di passaggi a vuoto e di cambiamenti repentini. Nel primo tempo c'è il Taranto che, in alcuni momenti, sembra addirittura troppo. Un gol subito, cioè al primo affondo (Deflorio), il raddoppio quando serve (Ambrosi). E un dominio continuamente annunciato, come una minaccia incombente. E, però, mai netto, mai inequivocabile, mai duraturo. Nella ripresa c'è la conferma che, in realtà, il Taranto non ha voglia di darsi: non è dell'umore giusto. Così il Martina cresce, viene avanti, si rimette in corsa (Cardascio), sino a quasi ipotizzare il pareggio, che avrebbe finanche potuto argomentare (con il coraggio, con la determinazione, con la laboriosità). La partita è questa: né banale, né travolgente. Papagni, stavolta, non sorprende. Va sul solco 
dell'impresa di Perugia. Cerca ancora quel Taranto. E lo rimette in campo. Uomini, destinazione d'uso, impianto (4-4-2): tutto invariato. Il ragionamento è ovvio. La resa, però, non sarà quella sperata. Il Martina (4-4-2) denuncia in avvio impacci mentali e inconsistenza diffusa. Teme il Taranto e il sinistro infido di Lauria non gli fa cambiare idea. Sul ribaltamento dell'azione, infatti, è già sotto di un gol. La percussione irresistibile è di Toledo, l'inserimento tempestivo è di Deflorio: il capitano elude l'intervento di un difensore e deposita di giustezza, dopo una finta a disorientare Lafuenti. È il 5' e sembra l'inizio di una cavalcata felice. Ambrosi chiude fuori, col destro, il servizio aereo di Cosenza (punizione di Cejas). Cardascio si libera per il tiro flebile. La sensazione è che il Taranto possa far male ogni volta che accelera. Anzi, è proprio così. Toledo, liberato da un tocco sapiente di Deflorio, s'invola sulla sinistra, punta l'area, si accentra, perde palla sull'entrata di Del 
Grosso, favorendo Ambrosi, che si allarga e trafigge Lafuenti (25'). Il derby pensato dal Martina sembra finito in un cespuglio di spine. Ora ci sono due gol da rimontare. Cardascio con l'esterno del piede manda il pallone a lambire il palo più lontano, facendo calare il sipario sulla prima frazione. La ripresa è un'altra storia. Colpa del 
Taranto, dei suoi rilassamenti, delle sue omissioni, della sua apatia. E merito del Martina, rianimato da un cambio (Bernardo porta fisicità alla prima linea). Il gol che dimezza lo svantaggio è un tiro senza grandi pretese di Cardascio, dalla lunga distanza. Ha il pregio di finire in porta, riaprendo la partita (13'). Papagni si spaventa. Entrano Caccavale (fuori Catania) e Danucci (fuori Ambrosi). Il Taranto si cautela (4-5-1). Il Martina comincia a credere che il pareggio sia possibile. Ha la partita in pugno e il colpo in canna. Prosperi quasi infila Pinna nel tentativo di anticipare Bernardo (provvidenziale l'intervento del portiere). E sull'ultima idea in verticale di Toledo, c'è il tiro sbilenco di Cammarata, subentrato a Deflorio. di Lorenzo D'Alò20 novembre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6 - Un po’ sorpreso sul tiro dalla distanza di Cardascio. Decisivo sul tocco disperato di Prosperi.
LAROSA 5,5 - Errori in disimpegno e qualche indecisione quando dalla difesa si sposta a centrocampo.
COLOMBINI 5,5 - Non spinge. Si limita a difendere, presidiando la zona di competenza.
PROSPERI 6 - È il più lucido e reattivo della retroguardia. Quasi mai in affanno.
COSENZA 5,5 - Ci sono entrate pulite e interventi un po’ scomposti.
DE LIGUORI 6 - Universale dal rendimento garantito e dall’instancabile attività dinamica.
CATANIA 5 - E’ la copia sbiadita del giocatore apprezzato a Perugia. Gli riesce poco.
CEJAS 6,5 - Addenta palloni, usando l’arma del pressing. Giocare ad un tocco, però, non è sempre la soluzione migliore.
AMBROSI 6 - Segna ribadendo il suo feeling attuale col gol. Il flusso non va interrotto.
TOLEDO 7- Il voto più alto perché senza le sue accelerazioni il Taranto, probabilmente, non avrebbe vinto il derby.
DEFLORIO 6 - Ritrova il gol. Ritroverà anche la migliore condizione.
CACCAVALE 5 - Grave il gesto con il quale rifiuta la fascia da capitano. Sintomo di un malessere più profondo di quanto si possa immaginare.
DANUCCI 5- Ingresso polemico. Dimentica di togliere l’orecchino e si becca l’a m m o n i z i o n e.
CAMMARATA sv - Papagni gli concede l’ultimo quarto d’ora. È solo davanti. Ingiudicabile.
PAPAGNI 5,5 - Fra il Taranto di Perugia e il Taranto del derby c’è un salto di rendimento che merita un’attenta riflessione. E ci sono atteggiamenti all’interno del gruppo che andrebbero censurati con maggior fermezza. di Lorenzo D’Alò20 novembre 2006

Un romanzo chiuso da un abbraccio

Derby o non derby? Inutile chiederselo, tutte le risposte sarebbero esatte. L’antagonismo è storia recente, focolaio moderno, arricchito dalle troppe sconfitte subite dal Taranto negli ultimi anni. Ma la rivalità è un’altra cosa: e i tifosi rossoblu fanno finta di nulla. Non un coro, non un cenno, un solo striscione dedicato ai cugini in biancazzurro, a causa della loro parentela “tifosa” con il Bari. Sfottò isolati, semmai, per la disfida tra le due massime squadre calcistiche della provincia: e allora chiamiamolo romanzo popolare. Gli ingredienti ci sono tutti: e la trama, ancora una volta, è avvincente. Sugli spalti, poi, c’è da lustrarsi gli occhi: la Curva Nord è quella di una volta. Bandiere vecchie e nuove (spicca una splendida “Union Jack” multipla), striscioni, fumogeni, sciarpate. Tifo e basta: quello che rallegra e regala colore. I martinesi ci sono: silenti ma fino a un certo punto. La protesta è diretta contro la società, il messaggio è chiaro: “Silenzio, in attesa di rinforzi veri”. Non mancano gli stendardi sul dissesto: e i volantini su manifestazioni di protesta prossime venture. La città soffre, impossibile dimenticarlo: con lo sport si regala un pomeriggio di distrazione. La partita sembra dire tutto e subito: il primo tiro è biancazzurro, ma dopo sei minuti è già il tempo di cantare in rossoblu. Cucitura perfetta, lo splendido ricamo è opera di Toledo (fuga sulla sinistra e passaggio) e Deflorio (finta per far sedere a terra Lafuenti e facile rasoterra). Il Taranto è in vantaggio, qualcuno pensa ad una passeggiata, sull’onda dell’ennesima straordinaria danza brasiliana del coloured dei Due mari. Poi è la volta del “Guerriero”, nel giorno del settimo sigillo: Ambro-gol prosegue l’azione ubriacante del solito Toledo e firma il 2-0. In rete per la sesta settimana di seguito: come Riganò, appena qualche anno fa. Era C1 anche quella, anche adesso si sogna. Ma il Taranto si specchia, si culla sul doppio vantaggio, rallenta, cede l’iniziativa: il Martina si ritrova, si rianima, acquisisce coraggio, inizia a crederci. Il possesso di palla diventa biancazzurro: Cardascio sfiora il 2-1 al 42’, indovina il colpo vincente al 12’ della ripresa. Il tiro (da lontano) non sembra neppure irresistibile, ma Pinna viene ingannato dalla traiettoria. Il Taranto si impaurisce, i Pensabene-boys annusano l’aria del pareggio. Che non arriva: perchè i rossoblu zoppicano ma non inciampano. Perchè Pinna si riscatta e salva per due volte il risultato: la seconda su Prosperi, a rischio-autorete per anticipare Manca. L’abbraccio tra i due, a fine gara, suggella una vittoria ansimante: Prosperi quasi chiede scusa, Pinna lo rincuora. Alla fine conta solo il risultato: ed il viaggio del Taranto continua. di Leo Spalluto20 novembre 2006

«Successo meritato»
Papagni ritiene giusto il risultato del Taranto, ma loda il Martina: «Il nostro calo nel secondo tempo è dovuto alla crescita degli avversari»

Un derby dal doppio volto. E con tante possibili chiavi di lettura. Il dopo-partita di Aldo Papagni privilegia lo soddisfazione per il successo colto dal Taranto contro il Martina: senza dimenticare l'analisi di un match che ha cambiato completamente spartito tra il primo e il secondo tempo. Nella frazione iniziale, dopo appena 25 minuti, i rossoblu sembravano aver già chiuso conti e partita dall'alto di un 2-0 nitido per qualità e contenuti. Da quel momento il Taranto ha rallentato: e nella ripresa è venuto fuori il Martina, meritevole per aver accorciato le distanze con Cardascio, più di una volta ad un passo dal clamoroso pareggio. Le domande al tecnico non possono che partire da qui: dalle incertezze di una compagine prima brillante, poi latitante; di un secondo tempo che ha appaltato ai martinesi la gestione della manovra regalando agli ionici brividi e sofferenze; di un 2-1 che ha rischiato di divenire pareggio ma che poteva trasformarsi anche in 3-1. Perchè la 
maggiore qualità tecnica dei padroni di casa, nei momenti decisivi, è sempre venuta fuori. Eccesso di “confidenza”? Calo di concentrazione? Per Papagni la fase poco brillante nei secondi quarantacinque minuti ha un'altra spiegazione. Forse la più semplice. «E' venuta fuori la forza del Martina - spiega il tecnico - . Noi abbiamo disputato un primo tempo di grande qualità, tenendo in mano le redini del gioco, attaccando in modo brillante: avremmo potuto firmare anche il 3-0. In campo, però, c'era anche il Martina: non si tratta certamente di una compagine allo sbando. Sono in ripresa, domenica scorsa hanno perso immeritatamente, nella parte finale della 
gara ci hanno dato filo da torcere. Ma anche noi potevamo segnare: con Toledo e Cammarata abbiamo avuto alcune buone occasioni per chiudere ogni discorso».

Onore ai vinti, dunque: e il buon sapore di un primo tempo che sembrava preludere ad una goleada. «Volevamo sbloccare subito il risultato - prosegue l'allenatore di Bisceglie - ma neanch'io mi aspettavo una partenza così bruciante. Allo stesso modo non ci aspettavamo di soffrire tanto nella parte finale: sicuramente abbiamo sofferto anche di un calo psicologico, ma non sarebbe giusto nascondere i meriti dei biancazzurri. A quel punto, è successo un po' di tutto: potevamo cogliere la terza rete con le nostre micidiali ripartenze, potevamo subire il pari che abbiamo evitato grazie ad un miracolo di Pinna, che ha tolto dalla porta una palla che stava per finire in rete. Globalmente, però, la vittoria di misura è il risultato più giusto: sapevamo che avremmo avuto delle difficoltà. Negli ultimi minuti, stranamente, abbiamo sofferto sui palloni alti in zona centrale. Non era mai accaduto finora. 
Proprio per questo ho inserito Caccavale»
. Inevitabile la solita domanda su sostituzioni e scelte. Difficili. Papagni non ne vorrebbe più parlare. L'esclusione 
di Danucci dalla formazione iniziale è l'occasione per raccomtare un aneddoto. «Nessuno - spiega - è felice quando va in panchina. Mi chiedete di Danucci: pensate a Silvestri, Piroli, Mortari o Cammarata... Sabato, nel corso della rifinitura, mancava il nostro preparatore atletico: allora ho chiesto a Pastore di seguire il riscaldamento. Alla fine, un po' scherzando un po' no, ho provato a fargli stilare la formazione. Dopo qualche secondo mi ha detto: “Mister, per piacere, lo faccia lei”. La verità la sapete: tutti meriterebbero di giocare dall'inizio, l'ho ribadito ai ragazzi anche prima dell'incontro. Proprio per questo la domanda su cambi e sostituzioni ormai è diventata inutile». Vittoria: ma non rose e fiori. «Indubbiamente - evidenzia Papagni - esistono aspetti su cui dovremo riflettere. Abbiamo rischiato troppo, dobbiamo capire perchè: non è un problema psicologico, ma anche fisico». La situazione dello “Iacovone” torna alla ribalta. «Allenarci sul campo B ci penalizza: il fondo è troppo duro. E anche il terreno dello Iacovone è in condizioni disastrose: non me ne vogliano i giardinieri, ma giocare su un campo simile è un grosso problema per una squadra ricca di qualità tecniche come la nostra. Ci sono zolle che saltano, pietrine... non si riescono a fare tre passaggi di seguito. E' un vero peccato, quando hai giocatori “fuori dalla norma” come Toledo e Deflorio». Domenica prossima si va a Teramo... «E' ancora presto per pensarci - aggiunge Papagni - . Adesso me ne vado a casa e mi godo un po' la famiglia. Poi rivedrò la partita per vedere le cavolate che ho e che abbiamo commesso». Parole accompagnate da una risata, prima del ringraziamento più importante: «Il pubblico è stato il migliore in campo. Ci hanno trasmesso energia pura: senza di loro, negli ultimi minuti, non ce l'avremmo fatta». di Leo Spalluto20 novembre 2006

Papagni: «Una vittoria sofferta»
Deflorio-Caccavale malinteso sulla fascia di capitano

A passo di gambero il Taranto consolida la zona playoff. A passo di gambero: avanti per i punti garantiti dal sofferto successo di ieri nel derby col Martina; indietro, molto, per il (non) gioco espresso nel secondo tempo. E per lo smarrimento emotivo certificato da quella fascia di capitano ripudiata da Maurizio Caccavale - dopo la sostituzione di Andrea Deflorio - e rimasta lì sull’erba, sola, esanime, per qualche lunghissimo istante prima che Cejas la raccogliesse, con la rabbia e l’orgoglio con cui si prende tra le mani un gabbiano ferito o una bandiera lacera, rendendola al vice De Liguori. Lo stesso Aldo Papagni ammette, in sala stampa, l’involuzione rispetto a Perugia: «Abbiamo rischiato troppo nel secondo tempo. Se dovessi analizzare ciò che non mi è piaciuto, partirei da lì». Il tecnico tira le somme: i rossoblu scendono in campo con la stessa formazione vittoriosa al "Curi", ma questa volta il "turnover solidale" mostra qualche crepa. Rispetto al calo fisico, è il calo pischico, e ancor più quello nervoso, a dover essere decifrati: nello sconcertante episodio della fascia di capitano "ripudiata"; nella svagatezza di Ciro Danucci (anche lui in panchina e poi subentrato ad Ambrosi). Lontano dalla forma delle domeniche felici con Ternana e Giulianova, il centrocampista è lontanissimo anche dalla prestazione di domenica scorsa a Perugia (partito anche lì dalla panchina, ma senza soffrire "amnesie"). «Non dimentichiamo il primo tempo, i gol di Deflorio e Ambrosi che hanno messo in cassaforte il risultato. Non dimentichiamo che avremmo potuto segnare il terzo gol, sempre nel primo tempo, e che nella seconda metà della partita abbiamo avuto delle buone ripartenze con Toledo e Cammarata. Non dimentichiamo che il Martina non è una squadra allo sbando e ci ha dato filo da torcere fino all’ultimoo. Perciò dico bravo al portiere Pinna che ha salvato il risultato a tempo quasi scaduto. E dico grazie al pubblico, perché senza il loro tifo, senza quell’energia sprigionata nel finale staremmo qui a commentare un risultato diverso». Il tecnico del Taranto apre il suo promemoria, un brogliaccio che annota pensieri e parole della settimana trascorsa: in cima la preoccupazione «perché sapevo che la gara sarebbe stata difficile». In fondo la scommessa, vinta, con Pastore e Mortari: «Qualche giorno fa dissi: provate voi, con tutti i compagni in forma, a fare la formazione. Non ci sono riusciti». In mezzo galleggiano proprio i crucci del "turnover solidale", divenuto magari anche equo, ma che ieri si è guardato allo specchio - riflettendo la squadra e alcune tensioni che covano sotto la cenere - fino al limite del narcisismo. Il Taranto nemico di se stesso? «Non poniamoci più domande simili. Il mio più grave disagio è spedire la gente in tribuna: e la mia più grande gioia è vedere i giocatori della panchina abbracciare i compagni quando segnano un gol». Insomma, è il Papagni di sempre. Allenatore dei sentimenti, certo: «Dobbiamo migliorare le nostre qualità interiori». Grande dispensatore di giochi di parole nel giardino dei luoghi comuni: «Sono contento quando un giocatore è scontento perché non gioca; vuol dire che ha voglia». Ma intorno lo scenario muta velocemente e il «male oscuro», che sembrava debellato, riaffiora proprio aprendo il faldone processuale di Taranto-Martina. Dal quale, sia chiaro, va stralciato il caso Caccavale. Il difensore, da qualche settimana ai margini per scelta tecnica, come sentenziò Papagni, ieri è riemerso dall’ombra e, giura il mister, «torna in pianta stabile» come perno difensivo «perché è un elemento importante per me e per il Taranto». Caccavale, nella solenne autocritica del dopo partita chiede scusa, ribadendo: «Sono stato frainteso, ma il vicecapitano è De Liguori. Non era un gesto contro il Taranto». Tutti soddisfatti: dal direttore generale del Taranto Galigani, che invita i giornalisti a non creare un caso, allo stesso mister Papagni, al capitano Deflorio. "Turnover solidale", sì. Ma, come sottolinea De Liguori parlando della prestazione affatto convincente: «Ci sono delle cose da chiarire». E anche in fretta. di Fulvio Colucci20 novembre 2006

Successo atteso da sei anni

Pur soffrendo nel finale, il Taranto torna a battere il Martina; non ci riusciva dal sei anni e mezzo, ovvero dal 14 maggio 2000 quando alla 33ª giornata del Campionato Nazionale Dilettanti si imponeva per 1-0 con una rete di D’Isidoro. Successivamente i rossoblù uscivano sconfitti in tutti e quattro i confronti giocati nei tornei di serie C1 2002-03 e 2003-04: battuti per 2-0 in trasferta il 15 settembre 2002 (a segno Manca e Piccioni), per 1-0 allo “Iacovone ” (rete di Moretti) il 19 gennaio 2003, quindi ancora per 1-0 in casa il 28 settembre 2003 (gol di Campolattano); infine l’ultimo k.o. per 2-0 al “Tursi” il 15 febbraio 2004 (Mitri e Ganzalez i marcatori). Taranto alla quarta vittoria casalinga, terza di fila: 1-0 sul Ravenna alla prima giornata, quindi il tris vincente con il 2-0 alla Ternana alla 8ª, il 5-0 al Giulianova alla 10ª e il 2-1 sul Martina alla 12ª. I rossoblù subiscono contro i biancazzurri di Pensabene la terza rete stagionale in casa (le altre due Pinna le aveva incassate in Taranto-Cavese 1-2). I rossoblù portano la striscia positiva a 8 turni con 4 successi ed altrettanti pareggi. Non facevano così bene dalla passata stagione quando tra la 21ª e la 31ª giornata infilavano 11 risultati utili con 8 successi e 3 pareggi (la striscia positiva prendeva il via dalla seconda gara della gestione Papagni). Secondo gol in questo campionato per Andrea Deflorio che era già andato a segno alla prima giornata, su rigore, in Taranto- Ravenna 1-0; per il capitano rossoblù è il 19° gol in 40 partite di campionato disputate con il Taranto. Settimo centro stagionale per Alessandro Ambrosi; quest’ultimo è sempre andato a segno nelle ultime 6 partite eguagliando così la striscia già stabilita da Riganò nel campionato di serie C1 2001-02 (nell’occasione il bomber di Lipari era andato in gol nelle ultime 5 gare della regular season e poi nella semifinale d’andata dei playoff). di Franco Valdevies20 novembre 2006

Caccavale: «Non volevo offendere i tifosi»
Il difensore si scusa. Rientrava dopo due settimane d’assenza

E' un successo - il terzo consecutivo - macchiato da alcune sbavature quello che issa il Taranto al quarto posto della classifica. Si potrebbe esordire parlando della regressione subita dai ragazzi di Papagni rispetto all’impresa perugina. Un passo indietro cospicuo nel gioco e nell’approccio mentale, mutato dopo il micidiale uno-due firmato Deflorio-Ambrosi. Ma è l’episodio che ha visto protagonista Caccavale a quindici minuti dal triplice fischio finale ad incuriosire i giornalisti, occupando la copertina dei primi quesiti nel post-partita. Deflorio deve uscire, gli cede la fascia da capitano. Il suo vice, però, è De Liguori. Il malinteso genera la polemica: Caccavale la getta per terra, Cejas per rendere meno plateale l’equivoco la raccoglie e la indossa. «Chiedo scusa a chi ha frainteso il mio gesto - ha commentato il difensore partenopeo -, volevo soltanto che Cejas portasse la fascia a De Liguori». E’ il momento particolare vissuto da Caccavale - ha trascorso in tribuna le ultime due giornate - ad amplificare l’eco di un episodio spiacevole. «Ma quando sono in campo spesso trascuro questi particolari, mi dispiace che i tifosi possano aver mal interpretato l’accaduto. La partita? Potevamo segnare di più nella prima frazione. Ma abbiamo dimostrato grande carattere difendendo il vantaggio e portando a casa una vittoria che allunga la nostra striscia positiva». E se il direttore Generale Galigani dribbla l’argomento con grande abilità («Non esiste un caso-Caccavale, cerchiamo di non creare situazioni irreali e imbarazzanti che minano la tranquillità di un gruppo unito»), Maximilian Cejas, co-protagonista astuto e sfortunato, preferisce sottolineare il valore dell’avversario. «Abbiamo affrontato un impegno difficile, sapevamo che il Martina avrebbe fatto di tutto per raccogliere almeno un punto. Non abbiamo mai pensato di aver chiuso i conti, ma dopo le due reti abbiamo dilapidato diverse occasioni che avrebbero aumentato le proporzioni del risultato». In calce alla successo nel derby c'è la firma di Andrea Deflorio, tornato alla rete su azione dopo più di cinque mesi (nella semifinale playoff di ritorno con il Melfi). «Giocavo allo "Iacovone" per la prima volta dall’inizio dopo l’infortunio e sbloccare la contesa è stata una gioia indescrivibile. Ho capito come voleva servirmi Toledo, ho saltato Del Tongo attendendo un movimento di Lafuenti per decidere dove piazzare la sfera. Poi ci siamo rilassati, commettendo un errore che difficilmente potrà esserci perdonato in un campionato così difficile. E’ un difetto che dovremo eliminare». Da ex il bomber di Noicattaro tornerà a Teramo (31 presenze e 11 reti nell’annata 2003-04), «per un impegno che si preannuncia ricco di insidie. Le dimensioni ridotte del terreno di gioco potrebbero non agevolare una squadra tecnica come la nostra». Dalle dichiarazioni di Francesco Larosa - salterà l’impegno in Abruzzo per squalifica - emerge la situazione critica in cui versa il manto erboso dello "Iacovone". «Il rimbalzo del pallone è irregolare, oggi (ieri per chi legge, ndr) ci ha messo sovente in difficoltà. Speriamo che i tecnici possano risolverlo in vista del prossimo appuntamento casalingo con la Salernitana». Per Francesco Colombini, sempre presente con Pinna in queste prime dodici gare di campionato, il successo sul Martina «esalta la fase difensiva del Taranto. Le due reti ci hanno aiutato, poi abbiamo abbassato il nostro baricentro consentendo ai biancazzurri di crearci qualche pericolo. Ma i tre punti ci permettono di rimanere agganciati ai quartieri alti della classifica». di Fabio Di Todaro20 novembre 2006

Si sgonfia il caso-Caccavale

Una fascia gettata per terra. Un caso che poteva nascere e che si è sgonfiato prima ancora di trasformarsi in polemica. Un chiarimento opportuno che ha delineato i contorni di una vicenda che aveva fatto storcere la bocca a molti tifosi. Il minuto è il 31 (del secondo tempo), il protagonista è Maurizio Caccavale, entrato in campo un quarto d’ora prima per sostutuire Catania: adesso è la volta di capitan Deflorio, Papagni chiama il cambio (entra Danucci) e la fascia di capitano resta senza padrone. Toccherebbe a De Liguori, ma l’attaccante ionico la porge erroneamente a Caccavale: il difensore reagisce come non t’aspetti. Scaglia la fascia per terra, come colpito da una scarica elettrica: il pezzo di stoffa resta abbandonato sull’erba per alcuni lunghissimi secondi. Poi la raccoglie Cejas, la indossa per qualche attimo, la consegna a De Liguori nel corso dell’azione successiva. Mentre il pubblico della gradinata, stizzito, fischia. Atto di protesta? Gesto offensivo? Esplosione di rabbia? Nulla di tutto questo: la spiegazione arriva subito, prima che l’equivoco si protragga. A rispondere ci pensano tutti: il direttore generale del Taranto, Vittorio Galigani, lo stesso Caccavale, il tecnico Papagni, persino Andrea Deflorio. Giungono insieme in sala stampa. E spazzano le ombre. «E’ inutile far nascere un caso - esordisce Galigani - . Non è accaduto nulla di offensivo per l’onore della città: quando è uscito Andrea, ha dato la fascia a Caccavale. Ma lui non era il vice-capitano, ha preferito lasciarla. Non ha fatto nulla di male, non deve chiedere neanche scusa». Il centrale difensivo aggiunge gli altri particolari: «Il vice capitano - sottolinea il centrale difensivo - è Vincenzino De Liguori. L’hanno data a me, ma io temevo di essere ammonito se l’avessi indossata. E sono pure in diffida. Per questo l’ho rifiutata, non ci sono altri motivi: per me sarebbe soltanto un onore essere capitano di questa squadra. Non penso di dover chiedere scusa, ho sbagliato solo a lanciare la fascia per terra: ma se qualcuno si è offeso per questo, non esito a scusarmi». Deflorio difende il compagno: «Anch’io, a Perugia, ho buttato la fascia per terra. Ma non certo per la rabbia della sostituzione: in campo, talvolta, si fanno dei gesti senza pensarci su. Era giusto chiarirlo». La chiusura è firmata Galigani: «Questo è un ambiente sereno, grazie all’operato di Papagni ed Evangelisti. Non ci sono casi o situazioni negative, solo amore per la maglia». Incidente chiuso. Meglio così. di Leo Spalluto20 novembre 2006

Il Taranto non può fare sconti
In attacco dall’inizio Ambrosi e Deflorio

Nella mente di Aldo Papagni circolano diverse idee di Taranto: alcune più attuali, altre rivolte all’immediato futuro. Diversi prototipi su cui il tecnico di Bisceglie sta lavorando, scegliendo la soluzione migliore per ogni confronto. Il giorno della partita è il momento opportuno per assumere una decisione definitiva. Bisogna considerare la vittoria corsara di Perugia e il valore del Martina, instabile e privo di un’identità definita. C'è da valutare il momento vissuto da alcuni elementi, penalizzati (Caccavale, Danucci) o premiati (Larosa, Cejas, Catania) dalle ultime scelte settimanali. C'è tutto questo nel calderone di un derby che conserva un fascino campanilistico oltre ad un’importanza strettamente legata all’andamento del campionato. Il momento del Taranto è fecondo. A livello di squadra (13 punti in 7 giornate), di reparto (la difesa è imbattuta da 220 minuti) e di singoli (Ambrosi a segno negli ultimi 5 turni). «Merito della nostra consapevolezza - ha spiegato Papagni -. Siamo umili, abbiamo imparato la lezione ricevuta dopo i primi due successi stagionali. Ci serve continuità, dobbiamo continuare lungo questo percorso». Continuità mentale (di approccio alla partita), non obbligatoriamente di uomini (da mandare in campo). Perugia docet: Papagni può attingere a piene mani dall’organico, ha fatto capire alla squadra di poter contare su tutti gli elementi disponibili (da oggi anche Mortari). La sua capacità di gestione del gruppo arricchisce la vigilia dei soliti dubbi. Sussistono l’ambizione futura di poter giocare con la difesa a 3 (per esprimere il massimo potenziale offensivo) e la prosperità attuale che consiglia una misurata rivisitazione dell’undici espressosi ottimamente in Umbria. Decisioni complesse: Caccavale invia segnali espliciti, vorrebbe tornare nuovamente protagonista. Ma in difesa potrebbe non cambiare nulla: Larosa, Cosenza Prosperi e Colombini sono pronti ad arrestare anche le sortite dei biancazzurri. A centrocampo Danucci ha sete di riscatto (non avrebbe digerito benissimo l’esclusione del "Curi") e quasi certamente agirà al fianco di Cejas, con Toledo (più anarchico) e De Liguori (fondamentale per gli equilibri tattici) a coprire le corsie esterne. In attacco dovrebbero partire dall’inizio Ambrosi e Deflorio, con Cammarata pronto a subentrare in corso d’opera. di Fabio Di Todaro19 novembre 2006

Martina imbattuto tra i professionisti

Il Taranto non ha mai battuto il Martina nei campionati professionistici; contro i biancoazzurri i rossoblù hanno perso tutti e quattro gli incontri giocati nei tornei di serie C1 2002-03 e 2003-04: due sconfitte per 2-0 al “Tursi” e due k.o. per 1-0 allo “Iacovone”. Il bilancio dei derby a Taranto è invece di perfetta parità con 3 successi a testa; le due squadre si sono incontrate le prime cinque volte nel Campionato Nazionale Dilettanti, poi in serie C1. Questo il dettaglio dei confronti sul campo degli ionici.
Campionato Dilettanti 1993-94 (27 febbraio 1994): Taranto-Martina 0-0. La gara si gioca a Francavilla Fontana per la squalifica dello “Iacovone” ed i rossoblù guidati dal tecnico Selvaggi si schierano così: Vergallo, Leoni, Pace, Latartara,
Surace, Mancone, Oristanio, De Gregorio, Aruta, Marinelli, Albarelli (76' Candita, 83' Simonetti).
Campionato Dilettanti 1994-95 (18 settembre 1994): Taranto-Martina 2-0. Questo l’undici jonico guidato da Ivo Iaconi: Imparato, Gigliotti, Maiuri, De Gregorio, Giacalone, Calcagno (63' Carrozzo), Candita, Latartara, Simonetti (82' Triuzzi), Caputo, Aruta. Le reti della gara: al 18' con Aruta ed al 46' su rigore con Caputo. Tra i rossoblù si registra il debutto di Gianluca Triuzzi all’età di 16 anni e 9 giorni.
Campionato Dilettanti 1997-98 (8 febbraio 1998): Taranto-Martina 0-1; i rossoblù restano in 10 dal 71' per l’espulsione di capitano Incarbona, quindi gli ospiti vanno in gol all’83' con Cometa. Ecco lo schieramento del Taranto (l'allenatore è Viviani): Alberga, Tallilli, Di Mingo, Incarbona, Marzocchi, Addesi, Arcadio (69' Cangiano), Gambardella, Dossou (69' Doria), Cosa (53' Stumpo), Bellacicco.
Campionato Dilettanti 1998-99 (11 ottobre 1998): Arsenal Taranto-Martina 1-0. Il gol nel finale all’82' con De Luca, nonostante i rossoblù giochino in dieci dal 75' per l’espulsione di Migliozzi. Il Taranto guidato Capuzzo è questo: Spagnulo, Nettis, Rodia, Zangla, Migliozzi, Orsini (71' Ferrante), Campioli (76' Rucco), Incarbona, Naccari, Tondo, Cangiano (56' De Luca).
Serie D 1999-2000 (14 maggio 2000): Arsenal Taranto-Martina 1-0 con il gol firmato al 46' del 1° tempo da D’Isidoro. Questa la formazione mandata in campo da Carrano: Gori, Nettis, Orsini (66' Migliozzi), Ferri, Zangla, Pizzolla, Stasi, Campioli (77' Baldari), D’Isidoro (77' Barraco), Dell’Oglio, D’Antò.
Serie C1 (19 gennaio 2003): Taranto-Martina 0-1, segna Moretti al 48'. Il Taranto allenato da Brini va così in campo: Di Bitonto, Cozzi, Siroti, Filippi, D’Ignazio, Petrachi (55' Triuzzi), Andrisani (71' Espinal), Migliorini, De Liguori (71' Negro Frer), Corallo, Passiatore. A fine gara si registrano incidenti e il Giudice Sportivo squalifica lo “Iacovone” per due giornate, poi ridotte ad una.
Ancora un successo per 1-0 dei martinesi (rete di Campolattano al 71') nell’ultimo confronto giocato il 28 settembre 2003. Ecco la squadra tarantina guidata da Brini: Di Bitonto, Cozzi, Esposito, Di Meo, Filippi, Apa (60' Catinali), Croce, De Liguori, Triuzzi, Pompei (81' Bennardo), Passiatore (60' Banchelli). di Franco Valdevies19 novembre 2006

Taranto da scegliere
Papagni deve ancora risolvere gli ultimi dubbi: difficile che ci sia una nuova rivoluzione, ma Caccavale e Danucci potrebbero ritrovare una maglia da titolari

Quanti Taranto ha in mente Aldo Papagni? Forse uno, forse tanti. Di certo i ballottaggi esistono, l'abbondanza è regola e l'imprevedibilità un vantaggio da sfruttare. Non c'è una formazione pronta, anche per convenienza. Ma non è tutta pretattica: sono dubbi reali, possibilità multiple, qualità che abbonda. E, quindi, pensieri in libertà. Papagni riflette, tra una videocassetta del Martina e un foglio bianco: studia l'avversario e i suoi uomini, riflette sullo stato di forma di ognuno, sull'utilità di chi potrebbe scendere in campo. Ha una fortuna: potersi permettere molto, avere giocatori diversi tra loro, quasi tutti capaci di cambiare volto alla squadra per le caratteristiche di cui sono in possesso. Ha un problema: poter schierare solo undici uomini, pur avendo più di due squadre a disposizione. 
Tutto, ad ogni vigilia, sembra complicato da comprendere. Soprattutto adesso, con la partita di Perugia nella mente e il senso di sorpresa alla lettura della formazione come ricordo più fresco. Ora è chiaro che Papagni può sorprendere. Ma domani sorprenderà? Forse, ma non troppo. Almeno così pare. E' chiaro, ad esempio, che Papagni non abbia intenzione di eccedere nelle novità, che non si possa improvvisamente far sedurre dalla presunzione di poter fare una rivoluzione alla settimana. Allora qualcosa potrà cambiare, ma non dovrebbe essere intaccato l'impianto di massima. Va valutata, però, la vocazione del 4-4-2 che dovrebbe essere schierato. E questo potrebbe dipendere appunto dalle variazioni che il tecnico ha in mente. Che non svela, ovviamente: «Credo - dice - che tutti abbiano capito di avere una possibilità e, quindi, l'idea di un gruppo intero di potenziali titolari sia entrata in testa anche ai giocatori. Si stanno impegnando al massimo, si stanno allenamento benissimo. Tutti hanno voglia di mettermi in difficoltà». Così anche decidere diventa più complesso. Dal campo, ad esempio, rimbalza lo straordinario impegno di Caccavale, apparentemente recuperato psicologicamente dopo le fatiche delle scorse settimane: il difensore sembra molto motivato e, non essendo in discussione le sue qualità, potrebbe trovare spazio dall'inizio. E' uno dei dubbi di Papagni, certamente. E potrebbe spostare alcuni equilibri tattici. Schierato al posto di Larosa, eventualmente (difficile che venga tolto il posto a Cosenza e Prosperi), darebbe alla difesa la possibilità di passare a tre in fase di possesso con l'avanzamento di Colombini. Altrimenti è logico attendersi un 4-4-2 identico, nell'atteggiamento, a quello vincente di Perugia. 
Candidato a un posto anche Danucci, che domenica è finito inizialmente in panchina. Il carosinese contende un posto a Catania, ma è un'altra mossa che potrebbe cambiare altro: Danucci in campo vorrebbe dire schierare Toledo a destra (dove ha finito domenica) e restituire la fascia sinistra a De Liguori. Mancini, ancora in difficoltà dopo l'influenza dei giorni scorsi, difficilmente troverà spazio. Nei convocati ci sarà, per la prima volta in questa stagione, anche Mortari. In tutte le possibilità citate non si tiene conto dell'attacco. Perché Papagni non ha totalmente abbandonato l'idea di schierare insieme Ambrosi, Cammarata e Deflorio. Però sa anche che è meglio non rischiare troppo, almeno fino a quando il sistema non verrà rodato. Allora è possibile che si riparta come domenica scorsa. Con Deflorio e Ambrosi. E, poi, spazio a Cammarata. La rifinitura di oggi pomeriggio chiarirà. Forse. di Fulvio Paglialunga18 novembre 2006

Taranto-Martina visto dalle retrovie
Cosenza: «So che il vero derby è quello con il Bari»

L'entusiasmo dei vent'anni, la personalità e l’astuzia di chi è cresciuto su un campo di calcio. Francesco Cosenza è una delle liete sorprese di questo primo scorcio di stagione. Giunto in prestito dalla Reggina, ha già giocato in C1 con il Novara e in C2 con il Melfi.
TARANTO-MARTINA - E’ il primo che gioca tra i professionisti, anche se, come ha già potuto vedere in città, «è maggiormente sentito tra i tifosi del Martina. So che per i tarantini il vero derby è quello con il Bari. A parte il campanilismo, però, ci attende una gara molto difficile. Non è ancora chiara l’identità dei nostri prossimi avversari, ma cercheranno di tornare a casa con qualche punto nel carniere. Vogliamo fare bella figura, dobbiamo ancora farci perdonare la sconfitta casalinga con la Cavese. Allo Iacovone non possiamo più sbagliare».
MOMENTO POSITIVO - Il Taranto è in serie utile da 7 turni (3 vittorie e 4 pareggi), tra le mura amiche non subisce reti da un mese e mezzo. «Curiamo con meticolosità la fase difensiva - prosegue l’arcigno difensore centrale -, gli attaccanti ci aiutano costantemente posizionandosi dietro la linea della palla. E hanno le qualità per fare la differenza. Quando riusciamo a salvaguardare la nostra porta, abbiamo serie possibilità di conquistare l’intera posta».
ROSEO FUTURO - A 17 anni Cosenza ha accarezzato il sogno di poter vestire la casacca della Juventus («alcuni giochi di mercato mi hanno impedito di coronare questo sogno»), adesso si ritrova a lottare nei quartieri alti della terza serie. «Per me è una soddisfazione immensa giocare a Taranto, quando sono arrivato pensavo che avrei giocato con il contagocce. Riscontro moltissime analogie con Reggio Calabria. Sono cresciuto nella Reggina, ho visto il "Granillo" pieno, ma questo stadio non ha nulla da invidiare. La Reggina? Ho un forte legame con il presidente Foti, ma non mi hanno trattato benissimo. Molti miei compagni del settore giovanile adesso sono in prima squadra, io non ho ancora avuto l’oppor tunità di debuttare in A - ha collezionato 12 panchine, in Coppa Italia vanta 1 presenza, ndr -. Il mio contratto scade nel 2009, spero che questa stagione mi serva per dare un segnale forte alla mia società di appartenenza. Magari qualcuno potrebbe rammaricarsi per alcune scelte compiute». di Fabio Di Todaro18 novembre 2006

Cresce l’attesa per il match
Formazione da decidere. Torna Danucci. Caccavale ripartirà dalla panchina?

C'è attesa in città per Taranto-Martina in programma domani pomeriggio (ore 14,30) allo "Iacovone". I rossoblù puntano senza mezzi termini a fare tris di vittorie interne consecutive (poker in totale dall’inizio della stagione) e, soprattutto, a portare ad otto le gare consecutive senza sconfitte (3 vittorie e 4 pari il bottino raggranellato negli ultimi due mesi). L’impegno che attende Deflorio e soci è, però, fra quelli difficili ed impegnativi. La squadra collinare, non più tardi di quindici giorni fa, impattò meritatamente sull'ostico campo del Lanciano per 0-0 (in precedenza soltanto il Taranto aveva acciuffato un punto). Mister Papagni, fin dall’inizio della settimana, ha fatto chiaramente intendere ai suoi che non è proprio il caso di ritenere facile od anche abbordabile l’incontro. Bisogna scendere in campo con la stessa concentrazione e la medesima determinazione mostrati nelle ultime sette partite. Umiltà ed aiuto reciproco compresi. Fortunatamente l’infermeria è quasi vuota. A parte Pastore, c'è solo Scarci che ieri non si è allenato per una botta alla caviglia ricevuta. Il trainer rossoblù, secondo collaudata consuetudine, non ha anticipato le sue intenzioni circa l’undici da mandare in campo domenica pomeriggio. L’accoppiata Cejas-Danucci, a guardia del pacchetto difensivo, è andata bene. Pare lo abbia convinto. A questo punto resterebbero fuori per necessità contingenti Catania (a Perugia è pure piaciuto) e per ragioni fisiche Mancini (non ha del tutto smaltito la noiosissima influenza da cui è stato ghermito a Perugia il sabato precedente). Caccavale dovrebbe partire dalla panchina. Questa, pertanto, la probabile formazione: Pinna; Larosa, Cosenza, Prosperi, Colombini; Cejas, Danucci, De Liguori; Toledo; Ambrosi, Deflorio. La rifinitura è prevista nel pomeriggio. Subito dopo trasferimento in ritiro. di Giuseppe Dimito18 novembre 2006

Iacovone, intesa raggiunta
Giovedì ci sarà la firma alla presenza del presidente Blasi

Ci sarebbe la volontà delle parti. L'accordo per l'utilizzo dello Iacovone in via non esclusiva sembrerebbe vicino. Giovedì prossimo l'Amministrazione comunale e il presidente Blasi in persona dovrebbero ratificare la nuova intesa per la gestione della struttura nella stagione sportiva 2006/07. Lecito accomodarsi nell'ottimismo, ma siamo sempre nel campo dei condizionali. 
Ieri mattina a Palazzo di Città, sono state create le basi per una possibile chiusura della questione che, da tanti mesi, agita il sonno del club rossoblu e dell'ente civico, immersi in un confronto che assume, via via, toni aspri o concilianti. Dopo l'allontanamento delle parti nella precedente riunione in Prefettura, c'è stato ieri il riavvicinamento. Perchè? Il segnale atteso dalla società ionica c'è stato. Il primo nodo del contendere, riguardante l'accollo dei debiti nei confronti dell'Enel, sembrerebbe risolto. I quasi ventimila euro di ammanco saranno coperti dall'ente civico che, inoltre, ha promesso di allacciare la fornitura di energia elettrica allo stadio nella giornata di oggi o al massimo in quella di domani. Il timore di dotarsi all'infinito di un generatore di corrente sembra, così, essere scongiurato per la Taranto Sport.
La questione nella sua complessità ha ben altre sfaccettature. Si è parlato, come è giusto che fosse, della convenzione per la stagione in corso. Le parti avrebbero raggiunto un accordo sulla parola che dovrà essere ratificato su carta. Per questo, giovedì prossimo, il presidente Gigi Blasi salirà nei saloni di Palazzo di Città per mettere la parola fine alla questione, limitatamente alla stagione in corso, è bene precisarlo. 
Ieri mattina il direttore generale Vittorio Galigani ha incontrato il sub commissario Maria Rita Iaculli e i dirigenti Russo, Piccolo e Bonamassa. Si è parlato del canone che dovrà essere pagato dal club per la gestione non esclusiva dello Iacovone. «Le condizioni sono sicuramente più vantaggiose di quelle proposte nelle scorse settimane» ha dichiarato Galigani al termine della riunione. Come si ricorderà l'Amministrazione comunale aveva posto delle condizione considerate irricevibili dalla società rossoblu. Esattamente un canone pari a 71.434 euro. Le cifre restano rigorosamente top-secret, ma sono decisamente inferiori. La buona predisposizione dell'ente comunale si è tradotta in un gesto di buon senso. Lentamente la situazione sta tornando alla normalità. Si è detto dell'energia elettrica. I servizi di pulizia e di manutenzioni saranno assicurati in questi giorni dalla società Taranto Isola Verde. Il campo A è sottoposto dalla scorsa settimana a semina. Purtroppo, ma questo si sapeva, il discorso non può abbracciare anche la ristrutturazione dell'impianto. Per questa stagione ci si dovrà accontentare dell'attuale capienza inferiore ai diecimila posti e pazienza se partite di spessore non potranno godere del proporzionale supporto di tifosi.
Appuntamento, allora, a giovedì prossimo. In quella data, si afferma con una punta di temerarietà, l'accordo si realizzerà in concreto. Occorre dare merito ad alcune personalità se le parti hanno ritrovato un'unità di intenti. Merito, ad esempio, al presidente della Provincia, Gianni Florido e al questore, Eugenio Introcaso per avere fatto pressione sul prefetto Francesco Alecci. Merito di quest'ultimo per avere fatto capire al Commissario Blonda che la questione stadio andava affrontata con serietà e, soprattutto, efficacia in tempi brevi. 
Restano alcune frasi del direttore Galigani che non vuole allargare gli orizzonti. «Ci sono due-tre dettagli da rifinire. Ma siamo sulla buona strada». Il principale riferimento è quello del pregresso. Cioè la precedente convenzione, di fatto, non ancora onorata. La sensazione è che nell'immediato rimarrà un capitolo aperto, da affrontare in futuro, magari quando si insedierà una nuova Amministrazione comunale. Mai come ora, bisogna rispettare la politica dei piccoli passi. Possibilmente in avanti. di Luigi Carrieri17 novembre 2006

Papagni non si fida dei cugini
«Il Martina può risalire la china, ma noi siamo consapevoli della nostra forza, basta restare umili»

L'imbarazzo della scelta. Comunque piacevole. Ogni discorso riguardante Taranto-Martina non può prescindere dalla (benedetta) abbondanza.
Aldo Papagni ha a disposizione due squadre: anzi di più. Venticinque uomini in grado di scendere in campo da titolari o tornare disciplinatamente dietro le quinte. Sembra un miracolo, per ora è realtà. Che il tecnico conta di perpetuare fino al termine della stagione. «Abbiamo un organico ricco per qualità e quantità - ribadisce - . E' sempre doloroso mettere fuori squadra qualcuno, ma so di poter contare su un gruppo eccezionale. Ognuno di loro potrebbe giocare da titolare in C1, e forse anche in B: io ho solo la responsabilità si scegliere, poi tocca agli atleti. Devono dimostrare di saper accettare serenamente le decisioni del tecnico, con la giusta delusione e con intelligenza, contribuendo all'armonia dello spogliatoio, incoraggiando i compagni che disputeranno la gara. Finora ci sono riusciti: nel corso della settimana mettono in campo una grande voglia di lavorare e di divertirsi, nonostante i pesanti carichi di lavoro».
L'allegria è, ovviamente, anche una conseguenza del prezioso successo esterno conquistato contro il Perugia. Ma l'illusione non fa parte del vocabolario del tecnico biscegliese. «Dopo le vittorie conquistate nelle prime due giornate del torneo, ci siamo lasciati prendere dall'euforia. E siamo stato puniti immediatamente. Stavolta, però, non ripeteremo l'errore».
Il Martina è già al centro dei pensieri. I “cugini” sono penultimi in classifica: non sarà, però, una partita agevole. Papagni lo ribadisce: «I biancazzurri - sottolinea - contro l'Ancona non meritavano di perdere. Sono stati sfortunati e forse anche penalizzati in qualche situazione. Hanno tutte le carte in regola per risalire la china: possono contare su giocatori importanti come il portiere Lafuenti, Manca, Cardascio e Lauria. Proprio per questo dovremo stare attenti e sfuttare le nostre caratteristiche principali: umiltà, determinazione, rispetto degli avversari. Anche se siamo consapevoli delle nostre enormi possibilità».
Dall'altra parte ci sarà anche qualche vecchia conoscenza e un aneddoto da raccontare. «Riccardo Di Bari - racconta il nocchiero rossoblu - l'attuale direttore sportivo del Martina è un mio vecchio amico: abbiamo giocato insieme a Bisceglie e sono anche stato il suo allenatore, nel 1997». E Pensabene? «Ci siamo incontrati quando allenavo il Melfi: lui era sulla panchina dell'Igea Virtus. Ma nel 1999, a Trapani, è stato il mio sostituto dopo l'esonero. Dopo qualche giornata è stato cacciato anche lui...».
Tra le notizie di giornata ci sono i visibili miglioramenti di Mortari. «Presto sarà pronto. Quest'anno non avremo bisogno di acquisti sul mercato di gennaio: i migliori “arrivi” saranno lui e Pastore, appena recupererà».
La chiusura di Papagni è dedicata ai tifosi. «Si aspettano molto da noi, è giusto che vivano un momento d'entusiasmo. Il loro affetto per noi è un fattore positivo, non una preoccupazione. Quando entri in uno stadio pieno e colorato, gli stimoli nascono spontaneamente, non servono neanche le parole dell'allenatore». di Leo Spalluto17 novembre 2006

Il Taranto mischia le carte
Capitan Deflorio è tornato ai vertici di rendimento dell’inizio di stagione

È un Taranto in salute quello che si appresta ad affrontare dopodomani (ore 14,30) allo Iacovone il Martina. E’ quanto emerso dal test infrasettimanale, disputatosi ieri pomeriggio, sul campo "B" dello Iacovone (apparso anch’esso abbisognevole di molte cure) contro la formazione Allievi di mister Passariello. Papagni - oramai non è una novità - ha mischiato le carte sia per tenere tutti sulla corda sia per fare pretattica. Nel primo tempo ha sperimentato nuovamente il 3-4-3, un modulo a lui molto caro perché consente di tenere in avanti tre attaccanti. Nel caso specifico, Cammarata, Ambrosi, Deflorio. Il capitano è tornato ai vertici di rendimento dell’inizio di stagione. Ambrosi, in area di rigore, è uno spauracchio: tira in porta da tutte le posizione e, spesso, centra la porta. In mezzo ha rimesso insieme Cejas e Danucci. L’argentino fa argine ed interdizione; il carosinese sorregge la fase difensiva e, contestualmente, offre propulsione e distribuzione dei palloni. Possono, dunque coesistere. Della circostanza è consapevole lo stesso trainer rossoblù che, da tempo, è convinto che i due possono giocare l’uno al fianco dell’altro. In difesa ha inserito Cosenza, Caccavale, Prosperi. I due esterni sono apparsi leggermente più in palla del napoletano. Per la cronaca la prima frazione, durata 43', è finita 6-1 grazie alla tripletta di Deflorio (applaudita) ed alle singole reti di Ambrosi (pure sottolineata da consensi), Cammarata e Mortari (è in evidente ripresa). Per i i babies ha segnato Di Giuseppe. Nella ripresa Papagni è ritornato al modulo delle ultime gare, 4-3-1-2. Larosa, Silvestri, Panini e Colombini sono stati i quattro difensori; Catania, Mancini, De Liguori, i tre centrocampisti, Toledo, l’incursore; Pasca e Piroli, gli attaccanti. Toledo sta attraversando un momento di gran forma. Colombini sta provando spesso i calci di punizione dal limite perchè, chiaramente, è alla ricerca della prima rete in maglia rossoblù. Bene De Liguori, Larosa, Catania, Panini, Pasca, Piroli e Mancini. Quest’ultimo sta finendo di smaltire i postumi della fastidiosa influenza che lo ha colpito a Perugia sabato notte. Pinna, schierato del primo tempo con i babies, è parso molto reattivo. Sempre per la cronaca, il secondo tempo, durato 42', è terminato 4-0 con reti di Catania, Toledo, Colombini e De Liguori. Per quanto riguarda la formazione Papagni potrebbe apportare una o, meno probabilmente, due variazioni. Danucci potrebbe affiancare Cejas. Il rientro di Caccavale potrebbe ancora slittare. La probabile formazione: Pinna, Larosa, Cosenza, Prosperi, Colombini; Cejas, Danucci, De Liguori; Toledo, Ambrosi, Deflorio. Il programma prevede per questo pomeriggio la penultima seduta settimanale. Domani rifinitura e trasferimento nell’albergo che ospita il ritiro. di Giuseppe Dimito17 novembre 2006

Papagni abbraccia i suoi fan
«Teniamo alta la concentrazione»

A fine allenamento Aldo Papagni è stato chiamato a gran voce da parecchi tifosi per ricevere un suo autografo. È il segnale dell’affetto dei supporters rossoblù nei suoi confronti. Ciò nonostante il suo primo pensiero è per i calciatori: «Li ho visti molto determinati e con tanta voglia di aiutarsi. Durante la settimana si allenano tantissimo, ma ciò nonostante accettano di buon grado e con molta professionalità il lavoro giornaliero». E la disamina sulla bontà del gruppo si allarga fino ad entrare nel merito delle scelte settimanali sulla formazione che scende in campo la domenica: «È triste dover mandare in panchina o addirittura in tribuna qualcuno; ma non posso agire diversamente. La fortuna di avere un organico ricco e qualitativamente importante comporta, come rovescio della medaglia, questo tipo di problema. Oddio, la questione mi riguarda solo marginalmente: i veri interessati sono loro, i calciatori. Ma devo aggiungere, a tal proposito, che sono ragazzi dotati di tanta intelligenza e di spiccato buon senso. Capiscono il problema e si adattano senza alcun problema». Sul momento attraversato dalla squadra, però, frena: «Dobbiamo avere memoria e ricordare che, proprio all’inizio del torneo, facemmo il “pieno” nelle prime due partite, in casa e fuori. Commettemmo l’errore di andare in eccesso di euforia e sprofondammo. Attenzione, dunque, a non rifare gli stessi “passi” mentali». Sul prossimo avversario, il Martina, ha le idee abbastanza chiare: «Il confronto presenta insidie psicologiche e tecniche. Scenderà allo Iacovone con il dente avvelenato per l’inopinata ed immeritata sconfitta patita domenica scorsa a spese dell’Ancona. A tal proposito ritengo che già il pari sarebbe stato per loro un risultato molto stretto. La squadra è composta di gente molto forte per cui l’attuale posizione in classifica è del tutto bugiarda. Mi vengono in mente in questo momento Manca, Lauria, Lafuenti, Lisuzzo e Cardascio. E, nella stanza dei bottoni, c'è il mio ex compagno di squadra di Bisceglie, Di Bari, che ho allenato. Già il centroclassifica avrebbe probabilmente meglio rispecchiato i valori della rosa. Ho incontrato Pensabene una volta: io ero a Melfi, lui alla Igea Virtus. Ma c'è un altro precedente un pò curioso: nel 1999 mi sostituì a Trapani, ma neppure lui terminò il campionato. Sapete chi era il diesse? Galigani... ». Dopo aver sorriso su quest’ultima rivelazione, torna serio e conclude: «Serve un Taranto concentrato, umile e determinato per cercare di agguantare i tre punti». di Giuseppe Dimito17 novembre 2006

Tutto chiaro per Evangelisti
Il d.s. analizza il felice momento dei rossoblu: «Giovani ed esperti, questo è un grande gruppo. Con il Martina sarà esame vero. Caccavale? Resta fino a giugno»

Il Taranto sembra un progetto vero. Con un'idea di fondo alla base, con mosse pensate e acquisti voluti per assecondare le intenzioni. Si comincia in estate e poi si cerca di capire. E ora che la squadra cambia e i risultati restano uguali si può dire: il progetto funziona. E Luca Evangelisti, che di questo Taranto è l'architetto, diventa un utile interlocutore, un sostegno per l'approfondimento, una mano nell'analisi.
Evangelisti, a cosa serve la vittoria di Perugia?
«A dare continuità mentale e a alzare il morale della squadra. E' una conferma della crescita del gruppo. Ma come tutte le partite, vinte o perse, finisce al novantesimo e poi diventa altro. Diventa preparazione della gara successiva, diventa bisogno di ripensare al campionato che arriva. E' importante, però, che la squadra abbia capito che, quando è con la giusta concentrazione e la giusta umiltà, è all'altezza di tutte».
La sensazione è che il successo di domenica, nel modo convincente in cui è arrivato, valga qualcosa in più…
«Io dico che vale tre punti, comunque. Vincere è sempre bello, contro il Giulianova come contro il Perugia. Ma per farlo c'è sempre bisogno della giusta attenzione: noi non ci siamo distratti contro il Giulianova, non lo abbiamo fatto contro il Perugia e non dovremo farlo mai. L'organico è competitivo, è vero: ma ogni partita resta un esame. E lo è anche la gara contro il Martina. Perché di fronte c'è una squadra arrabbiata, bisognosa di punti per la salvezza. E perché è un derby».
Il turnover è la vera novità: Papagni cambia sistematicamente, ottenendo sempre una buona resa. E' la scelta giusta?
«Credo che nessuno conosca meglio di me questo organico. Io sapevo quello che poteva dare questa squadra, dai giovani ai più grandi. Sapevo che l'insieme era competitivo e sapevo di poter contare su un allenatore di grande personalità e in grado di gestire questa abbondanza. Perché se non hai un tecnico con queste caratteristiche avere una rosa così è uno sforzo inutile. Ora il Taranto è una squadra vera perché tutti antepongono gli interessi collettivi a quelli individuali. E perché il tecnico ha la possibilità di scegliere sempre la formazione migliore da mandare in campo. Domenica, ad esempio, ha indovinato tutto. Ma ha tanta scelta da poter anche incorrere, almeno agli inizi, in qualche errore: in quel caso bisogna avere fiducia e pazienza».
Cambiare tanto è indubbiamente un vantaggio. Ma non può essere anche un rischio?
«No, un rischio no. Perché questo è un progetto partito otto mesi fa. E sulla base di quello che avevamo deciso abbiamo costruito la squadra, cercando qualità tecniche, ma anche integrità morale».
Perché per essere efficaci, le scelte devono essere accettate dal gruppo…
«E' quello che spiegavo: se un gruppo non segue l'allenatore non si può mettere in pratica un'idea come la nostra. Se non ci sono uomini veri nello spogliatoio non ce la fai. E non ce la fai neanche a dimenticare quello che ci è accaduto appena un mese e mezzo fa».
Ma è davvero tutto così liscio nello spogliatoio?
«Quello che noto, ogni volta di più, è l'unità di intenti tra allenatore e squadra: c'è un rapporto che va oltre, una gestione eccezionale. Non è facile avere ventiquattro persone che pensano alla stessa maniera. Non è facile vedere Cammarata che parte in panchina e, prima della partita, incita e dà forza alla squadra. Non è facile vedere Deflorio essere sostituito e partecipare così alla partita anche dall'esterno. Non è facile immaginare Zito in panchina dopo una doppietta e vederlo muoversi come fosse l'allenatore in seconda. E non è nemmeno facile vedere Caccavale, alla seconda tribuna, che abbraccia tutti a fine partita. Queste sono cose straordinarie».
Ha parlato di Caccavale: cosa gli succede?
«Maurizio ha passato un brutto periodo dopo l'aggressione, è stato successivamente condizionato dall'infortunio di Pastore e in questo periodo sta giocando poco. Non c'è niente di eccessivamente strano: noi sappiamo quanto è importante per il Taranto. E quando starà bene mentalmente non ci saranno problemi a mandarlo in campo».
Dicono se ne voglia andare…
«Anche se lo volesse starà qui fino al 30 giugno».
Parlando di Caccavale e del gruppo abbiamo finito due volte per citare l'aggressione post-Castellammare. In quel periodo ha pensato che tutto potesse crollare?
«Nel calcio la forza di una società si vede nei momenti difficili: quegli schiaffi è come se li avessimo presi tutti. Siamo stati bravi: abbiamo imparato anche da quel momento difficile quanto fosse importante restare uniti. E lo è per tutto l'ambiente: io, domenica, ho provato un grande piacere vedendo un unico striscione per tutti i tifosi del Taranto. Vuol dire che anche i nostri tifosi sono compatti. E' la strada giusta».
Ambrosi non smette più di segnare…
«E sono contentissimo per lui: lo aspettavo dall'anno scorso, ma sappiamo quello che ha passato. Io, Papagni e il presidente, però, abbiamo continuato a crederci quando abbiamo pensato la squadra di quest'anno: sapevamo il suo valore, sapevamo che doveva ritrovarsi. Ma noi ci siamo fermati qui, non abbiamo fatto altro: tutto quello che adesso sta accadendo ad Alessandro è merito esclusivamente suo».
Si aspettava risposte così confortanti dai giovani?
«Il loro inserimento è stato immediato ed è una cosa bellissima. L'orgoglio di chi fa il direttore sportivo è questo. Perché non serviamo mica noi per scoprire Deflorio o Cammarata… Il nostro compito è andare a trovare quei giocatori dal futuro roseo come Cosenza, Zito, Piroli e altri o sottovalutati. Come Prosperi, ad esempio: è ancora giovane ed è al suo primo anno di C1, quando lo prendemmo l'anno scorso sentivo dirmi "che l'abbiamo preso a fare?". Invece guardate adesso cosa sta facendo. Ma una parola, fuori dalla domanda, voglio spenderla per De Liguori: sta dando tutto, sta dimostrando un attaccamento eccezionale. E' un ragazzo d'oro, una che mette l'anima sempre e che, dopo quello che ha fatto giocando a San Marino, merita davvero di diventare un nostro simbolo».
Ma il Taranto avrà pure qualche difetto…
«Deve cancellare le pause. Siamo un gruppo forte, ma non dobbiamo mai diventare presuntuosi. Se lo diventiamo, se smettiamo di avere fame, prendiamo tre gol anche dal Massafra, come è accaduto».
Vedendo l'organico del Taranto, che lei ha costruito, si è mai detto "bravo"?
«Il giorno che me lo dirò avrò perso. Sono contento, però, di aver allestito questo gruppo e di ricevere, da tutti, esattamente quello che pensavo».
Evangelisti vorrebbe giocare in questo Taranto?
«Secondo lei? Ma non posso farlo più. Quindi faccio altro, partecipo in un altro modo a questa fantastica avventura».
Come finirà?
«E chi lo sa? L'unica cosa a cui riesco a pensare è la partita con il Martina». di Fulvio Paglialunga16 novembre 2006

Iacovone, oggi possibile soluzione

Di gestione dello stadio Iacovone in questi mesi si è parlato molto. Purtroppo, nella quasi totalità dei casi, senza costrutto. Oggi va in scena l'ennesimo tentativo di arrivare ad un'intesa. Le parti sono sempre le medesime: Taranto Sport e l'Amministrazione comunale, rappresentata dal Commissario Tommaso Blonda. 
Questa mattina, intorno a mezzogiorno, a Palazzo di Città si cercherà una soluzione all'annoso problema. Il direttore generale del club ionico, Vittorio Galigani spera in una proposta ragionevole dell'ente civico. La questione è resa intricata da diversi motivi. E' innegabile che le difficoltà economiche del Comune siano un ostacolo notevole per il raggiungimento di un'intesa. La struttura sportiva versa in condizioni davvero difficili. Basti pensare che, negli ultimi giorni, la società ionica si sta facendo carico di alcuni piccoli interventi come la riparazione di due cancelli e di parte della rete fognaria che ha richiesto l'utilizzo di un autospurgatore. 
Si scontrano, così, due esigenze che non è facile riunire in un accordo, al di là di tutto, auspicabile, visto che dal punto di vista sportivo, la squadra gode di ottima salute e fa registrare risultati lusinghieri. A differenza di altre volte, c'è la sensazione che questa mattina possa essere quella buona per ottenere qualcosa di concreto. Alcune personalità istituzionali hanno operato fattivamente affinchè si potesse chiudere definitivamente il contenzioso. Il prefetto Alecci e il questore Introcaso hanno manifestato più volte il loro interessamento. Non è un mistero che il summit odierno sia stato richiesto da loro espressamente. Non è escluso che proprio il prefetto possa essere presente quest'oggi.
Cosa potrà succedere? Certamente è necessario che le parti si vengano incontro. Il club rossoblu vorrebbe un passo concreto dell'ente civico: ci sono in ballo i quasi ventimila euro di debito che l'Amministrazione comunale, limitatamente allo stadio Iacovone, ha nei confronti dell'Enel. La soluzione del generatore di corrente che, in queste ultime due settimane ha permesso ai calciatori ionici di allenarsi regolarmente nella struttura di via Salinella, non può essere duratura. Ecco perchè un segnale del Comune, in tal senso, sarebbe benvenuto. Poi si potrebbe parlare del resto, che poi è... tutto. Vale a dire del modo di gestire l'impianto. La soluzione del comodato d'uso, burocraticamente, è stata respinta dal Comune che ha motivato in senso tecnico questa scelta. Messa da parte questa strategia, la Taranto Sport attende la proposta del Commissario Blonda e dei suoi collaboratori circa un canone da pagare per gli allenamenti e le gare domenicali. Bisognerà mettersi d'accordo sulle cifre. Sarà cComunque una soluzione di emergenza visto che, per note situazioni contingenti, non si è in grado di adeguare lo Iacovone ed intervenire rispettando le volontà del decreto Pisanu. Tutto con evidente danno alla società che, misurando il crescente entusiasmo di questi giorni, non potrà contare nelle prossime gare casalinghe sugli incassi sperati. 
A Palazzo di Città va in scena un nuovo capitolo del lungo romanzo. Non sarà quello finale, l'augurio di tutti è che ci si congedi con una stretta di mano ed un punto a favore del buon senso. di Luigi Carrieri16 novembre 2006

Prosperi, l'affidabile
Il difensore del Taranto è riuscito a sopperire all'assenza di Pastore

Ha esordito dal primo minuto a Lanciano, sostituendo Caccavale: poi, dopo il grave infortunio occorso ad Ivano Pastore, è diventato titolare fisso nel Taranto, con la responsabilità di sopperire all’assenza di un giocatore quasi insostituibile. Fabio Prosperi non si è impaurito. E ha ripagato con gli interessi la fiducia concessa da Aldo Papagni. Nel ruolo di centrale non ha sbagliato una partita: permettendo ad un reparto in affanno di restare impermeabile. E di diventare la seconda miglior difesa del torneo, alle spalle del Foggia, con appena otto reti subite. Le parole del ventisettenne difensore pescarese restano ancorate per terra: affidabilità e modestia vanno di pari passo. Soprattutto quando si parla dei “titolari”, Pastore e Caccavale. «Sono dei giocatori eccezionali - sottolinea - è difficile fare a meno del loro apporto. Io, ad esempio, non mi ritengo un “supplente” di Pastore: Ivano è un calciatore fortissimo, sa giocare con entrambi i piedi, ha qualità tecniche che non si trovano neanche in serie B. Abbiamo caratteristiche totalmente diverse: io, semplicemente, cerco di fare del mio meglio». E ci riesce: in coppia con il giovanissimo Cosenza, altro giocatore che assomma fisicità ed efficacia. «Ma i meriti sono di tutti. Questa è una squadra in cui tutti dovrebbero essere titolari. Ho una fiducia totale nei miei compagni di squadra: quando entro sul terreno di gioco non ho mai il minimo dubbio. Chiunque scenda in campo darà sempre il meglio: basta pensare a domenica scorsa. I ragazzi che sono rientrati hanno fornito un’ottima prestazione: Deflorio non ha bisogno di mostrare le proprie qualità, Cejas e Catania sono stati bravissimi. E anche coloro che sono entrati a gara in corso ci hanno dato una grossa mano: basta pensare a Cammarata. Poche formazioni possono permettersi di avere un giocatore così in panchina». Perugia potrebbe aver rappresentato una svolta: gli ionici sono tornati di prepotenza in zona playoff. Ma Prosperi preferisce attendere. «Di sicuro stiamo vivendo un buon momento, ma non per questo ci dobbiamo illudere. Non potremo vincere sempre... Abbiamo dimostrato, però, di non lasciarci condizionare dagli eventi: il nostro periodo nero lo abbiamo già superato». Il blitz in Umbria è stato un capolavoro di praticità ed umiltà. «Ma non siamo andati lì con l’obbligo di vincere. Siamo scesi sull’erba del “Curi” senza preoccuparci troppo, con un unica certezza: quella di poter ottenere un risultato positivo. L’aspetto più positivo? La compattezza dimostrata dalla squadra: cambiano gli uomini ma il prodotto non cambia, nonostante tante modifiche nell’assetto. Le variazioni hanno sorpreso tutti, persino noi. Papagni, del resto, ci rivela l’undici solo un’ora e mezza prima del match. Siamo tutti sulla corda». Prosperi nasce terzino. «Sono diversi anni, però, che vengo schierato al centro - spiega - . E ormai mi sono convinto anch’io: è il ruolo in cui riesco ad esprimermi al meglio. Gli allenatori me l’hanno sempre detto: l’ex rossoblu Donatelli, già ai tempi della Primavera del Pescara. Poi Anzivino e Favarin. Anche se è stato Pierini a completare la mia “trasformazione”. Papagni, all’inizio, mi conosceva solo come terzino: poi ho conquistato la sua fiducia anche in questo ruolo». Domenica sarà tempo di derby. «Non dobbiamo sottovalutare il Martina - conclude Prosperi -. E’ in una fase di grande crescita. Ed è inutile anche guardare alla classifica: andiamo avanti così. Passo dopo passo». di Leo Spalluto15 novembre 2006

Taranto-Martina, la parola al capitano
Andrea Deflorio: «Siamo pronti»

Ha la consapevolezza di essere la guida in campo di una squadra vera, di umile carattere. Può vantarsi di essere il leader di un gruppo unito, in cui c'è la massima predisposizione al sacrificio. Dopo il successo di Perugia, poi, Andrea Deflorio ha vissuto una sensazione straordinaria. «Non ero mai stato fuori per un periodo così lungo. Ho nuovamente indossato la mia maglia numero 11, la fascia di capitano. Che gioia vincere contro una squadra così blasonata con manifesta superiorità. E che soddisfazione poter abbracciare Ambrosi sotto la curva rossoblù brulicante di tifo e passione. Il calcio è un cofanetto di emozioni, sa farti vivere dei momenti indimenticabili. Conta poco l’età, giocando a Taranto sai di poter scoprire ogni domenica qualcosa di nuovo, mai visto prima». Sessanta minuti disputati a buon livello, con qualche colpo geniale estratto dal cilindro. Sfiorando anche il gol se la conclusione scoccata su assist di Cejas (schema su calcio piazzato) avesse terminato la sua corsa qualche centimetro più in basso. «La condizione atletica non è delle migliori, la sostituzione l’avevo concordataì con l’allenatore. E' stata una tappa utile per raggiungere la massima forma. Purtroppo non è facile recuperare dopo un mese e mezzo di stop, riabituarsi all’allenamento quotidiano e ai ritmi della partita». Ci sono sempre pensieri da annotare quando parla Deflorio. Trasuda saggezza, esperienza, voglia di spiegare ai più giovani cosa è necessario per affermarsi. Ci sono concetti da registrare quando spiega il momento fecondo, quando dice che «il Taranto ha perso due partite in cui è sceso in campo con scarsa concentrazione, forse sottovalutando l’avversario. Ma abbiamo riconosciuto subito l’errore riacquistando lo spirito che l’anno scorso ci ha permesso di vivere un girone di ritorno esaltante». Alla ripresa l’allenatore Papagni ha avuto modo di riavvolgere il nastro del confronto del "Curi" prima di iniziare la preparazione in vista del derby con il Martina. «Il morale è alto - prosegue il bomber di Noicattaro -, vincere in maniera così decisa rappresenta un’iniezione di fiducia. A Perugia abbiamo avuto la certezza di poter competere con qualsiasi avversario. Senza presunzione, ma con la giusta consapevolezza delle nostre potenzialità. Domenica prossima ci attende un impegno tutt'altro che agevole. Ci sono diverse componenti che rendono questo confronto ricco di insidie. Non sarà assolutamente una gara scontata. Servirà la massima attenzione, il Martina cercherà di recuperare i punti persi con l’Ancona. Si difenderanno, cercheranno di contenere gli spazi. E in questa maniera ostacoleranno il nostro gioco». Sul campo Papagni è chiamato a sperimentare il tridente, cercando di far coesistere Deflorio, Ambrosi e Cammarata. «E' un’ipotesi affascinante, su cui il mister aveva iniziato a lavorare prima del mio infortunio. E che ritengo applicabile, purché vengano salvaguardati gli equilibri tattici». di Fabio Di Todaro15 novembre 2006

Stadio, domani Blonda incontra il Taranto
Vertice con il dg Galigani per cercare un accordo

La questione-stadio tornerà alla ribalta domani. Grazie all'intervento delle massime istituzioni cittadine. Alle 12, il commissario straordinario del Comune di Taranto, Tommaso Blonda, incontrerà il direttore generale del Taranto, Vittorio Galigani per “comunicazioni” (il presidente Gigi Blasi sarà probabilmente assente per motivi di lavoro). Tra le righe appare ovvia la ricerca di un accordo per risolvere, una volta per tutte, il caso-Iacovone.
L'idea è stata prontamente accolta dal rappresentante di governo, che ha invitato Blonda a ricevere la dirigenza del club di via Umbria per trovare, in tempi brevi, un'intesa. Nelle ultime ore anche il presidente della Provincia, Gianni Florido, avrebbe interpellato Alecci per chiedere un suo intervento risolutivo.
Difficile immaginare cosa accadrà, ma la mediazione ”istituzionale” potrebbe rappresentare il punto di svolta di una vicenda che si trascina, ormai, da troppo tempo. 
Giusto ricordare in breve gli ultimi sviluppi della quèrelle: il commissario ha proposto al Taranto una convenzione per l'utilizzo non esclusivo dello stadio con un canone di 71.434 euro, la società ha risposto no e ha chiesto il comodato d'uso in esclusiva per 99 anni, promettendo di provvedere ai lavori di ammodernamento all'impianto e ad ogni opera necessaria per la manutenzione dello stadio. Stavolta è stato Blonda a dire no, causando la situazione di stallo durata fino a ieri.
Adesso il confronto tra le parti, agevolato dall'intervento del prefetto: si tratta, forse, dell'unica soluzione percorribile, invocata da più parti. Un momento in cui istituzioni e società cercheranno di trovare una soluzione, nell'interesse di tutti, alla vigilia di un derby importante come Taranto-Martina.15 novembre 2006

Di nuovo calcio... per fortuna

Prima si vince poi si perde. Poi si vince di nuovo. Sembra un’ovvietà: forse lo è, ingrediente fondamentale di vita e di calcio. E’ l’altalena dei risultati. E delle emozioni. Al Taranto sono bastate undici giornate per viverle tutte: l’esaltazione delle prime due vittorie consecutive, poi due sconfitte, la crisi, gli schiaffi. E ancora la convalescenza, la lenta ripresa, i successi, la ritrovata esaltazione. Di tutto, di più. Troppo forse. E troppo in fretta. Perchè forse ci siamo abituati a consumare le emozioni troppo velocemente. Ad avere una fretta dannata in tutto, anche nelle aspettative. A forzare le situazioni per ottenere tutto e subito. Velocissimi anche nel ribaltare i giudizi: a esaltare il goleador di giornata per poi buttarlo nel dimenticatoio. Per poi ripescarlo al prossimo gol ed osannarlo vivacemente. Stavolta la lezione del campo (e degli uomini) è stata preziosa. Da conservare e custodire. I rossoblu erano partiti col piede sull’acceleratore, poi hanno tirato il freno a mano. Era un buon motivo per criticare, non per condannare. Per restare calmi, senza esagerare i toni. Tutti stavano sbagliando, il giocattolo ha rischiato di rompersi: poi ha trionfato il buonsenso. Senza esclusioni. Dal primo all’ultimo tifoso. Nel momento peggiore alla contestazione feroce ha fatto spazio l’attesa di un giorno migliore. Critiche anche salaci, e non distruttive. La cura ha funzionato: squadra e città hanno ripreso a marciare nella stessa direzione. Il giocattolo è stato riparato e il calcio, i gol, i personaggi sono tornati protagonisti. L’insegnamento è stato prezioso. Da non sottovalutare. Si tratta di calcio, si parla di calcio. Un gioco. Non altro. Che comprende tutto: critiche e divertimento, allegria e tristezze. Ma i guai seri sono altrove: nel dissesto e negli stipendi che tardano, nelle inchieste e nelle proteste di strada. Questo è sport. Solo sport. Gioia e valori da imparare. Ed è una fortuna. di Leo Spalluto15 novembre 2006

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