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«Vinciamo per la gente»
Taranto-Salernitana è più di una partita: «Sentiamo l'attesa, sentiamo la rivalità che c'è tra le due piazze»

Ripartire è questione di abitudine. «Ma noi, a perdere, c'eravamo disabituati»: Max Cejas si agita per cancellare la sconfitta di Teramo. Per riportare il Taranto su binari sereni, senza le insidie dei critici e verso i risultati, unico strumento per frenare la voglia di creare discussioni poggiate sul nulla. «E' la terza in tredici partite: non credo sia il caso di fare drammi». Frasi brevi, secche. Come un intervento a centrocampo: il tempo di estirpare il pallone dai piedi dell'avversario e rimettere in moto la manovra. Cejas parla come gioca: «Dobbiamo riprenderci e abbiamo l'occasione per farlo alla grande: arriva la Salernitana, è uno scontro diretto». 
L'argentino si ferma un attimo. Pensa alla partita, pare fiutare l'aria. Capisce che Taranto-Salernitana è più di una partita: «Sentiamo l'attesa, sentiamo la rivalità che c'è tra le due piazze. E dobbiamo vincere proprio per la nostra gente. Abbiamo già deluso i tifosi contro la Cavese, non siamo riusciti a farci perdonare contro la Juve Stabia, adesso non possiamo tradire le loro attese. Ci tengono a vincere contro la Salernitana e noi dobbiamo farlo». In un colpo solo: cancellare l'ultima sconfitta, vincere una sfida importante e abbellire la classifica. «A me brucia ancora la partita persa a Teramo. Perché non doveva finire così, non lo meritavamo: è stato tutto strano, gol compreso. E se un buon primo tempo non è bastato, una distrazione è stata, invece, sufficiente per condannarci: dobbiamo stare più attenti».
Cejas conosce gli effetti del turnover. E' partito titolare, ha provato la panchina, è tornato in squadra, ha visto cambiare compagno di reparto con frequenza. E detta un po' le regole di questo strumento utile e al tempo stesso malvagio: «Dobbiamo abituarci a vedere il compagno che cambia, dobbiamo sapere che nemmeno il nostro posto è sicuro. E' normale: siamo cinque centrocampisti di ruolo, ad esempio. E anche io farei fatica se dovessi scegliere un compagno di reparto. Siamo tutti sullo stesso livello: abbiamo il compito di dare sempre il massimo. Soprattutto quando non giochiamo, per farci trovare pronti. Io ho capito subito questo e ho risposto quando è arrivata la chiamata del tecnico. E' così che si forma un gruppo: avendo rispetto dell'allenatore, che deve scegliere solo undici giocatori da una rosa così ampia, quando si va in panchina o in tribuna e avendo rispetto di chi va in panchina o in tribuna quando si sta in campo».
Il campionato va veloce: su trentantanove punti a disposizione Foggia e Ravenna ne hanno conquistati ventinove, l'Avellino ventotto (senza la penalizzazione). Non c'è tempo per fermarsi, vista la concorrenza: «Io - dice Cejas - ho visto il Ravenna e mi ha fatto una buona impressione, vittoria a parte. Non conosco, invece, il Foggia e l'Avellino: non vedo partite in tv, non conosco i giocatori. Mi fido della nostra squadra, semplicemente. Però non è la classifica il nostro pensiero e non deve esserlo il calendario: concentriamoci sulla Salernitana, senza distrarci con altro». In questo campionato, però, Cejas sta bene: «Non mi giudico, lascio il compito a voi. Ma in C2 ho visto molti giocatori che in C1 possono starci. E' un campionato difficile: molto più complicato nel girone B che nel girone A. Nel quale, per emergere, devi dare il massimo. E io a dare il massimo sono abituato». di Fulvio Paglialunga30 novembre 2006

Cosenza vuole la maglia
«Col Taranto per battere il mio ex mister»

Se domenica sera aveste chiesto a Francesco Cosenza quale fosse il suo primo pensiero avrebbe risposto: «Aspetto la Salernitana, è una partita che voglio giocare a tutti i costi». Nulla di strano se il Taranto non avesse appena raccolto la prima sconfitta dopo otto turni. E se il giovane difensore calabrese non si apprestasse ad esordire con la Nazionale under 20 di C contro i pari età del Belgio, in un match valevole per il campionato europeo, perso ieri dagli azzurrini per 1-0 a Lucca. «Ma se ho avuto la fortuna di giocare con la maglia azzurra - attacca lo stopper di proprietà della Reggina - devo ringraziare il Taranto. Mi sta facendo crescere, dandomi la possibilità di disputare un campionato importante. È un grande onore difendere i colori della mia nazione. Io, però, voglio essere subito a disposizione di Papagni per giocare la prossima gara». C'è una spiegazione logica che giustifica la smisurata voglia di scendere in campo. Cosenza ritroverà Raffaele Novelli, suo allenatore a Melfi nella passata stagione e tre ex compagni, Gaeta, Cammarota e Schiavon. «Per questo motivo vivo un’attesa diversa, più intensa. Con Novelli ho avuto un rapporto speciale. Mi volle fortemente a gennaio. Mi conosceva dai tempi in cui allenava la Primavera della Salernitana. E mi ha dato subito fiducia: giocare la semifinale playoff allo "Iacovone" è stata un’esperienza indimenticabile. E poi a Melfi abbiamo vissuto un grande sogno. Sarà una bella soddisfazione poter salutare tanti amici in una categoria superiore». Sei mesi nel piccolo centro lucano gli sono serviti per apprendere la filosofia calcistica del tecnico plasmato da Zdenek Zeman, finito sul banco degli imputati dopo gli ultimi risultati non esaltanti. «Predilige il 4-3-3, un modulo spettacolare e allo stesso tempo pericoloso. Magari eccessivamente spregiudicato: pretende che anche i terzini curino la fase offensiva, scoprendo ampie zone di campo. E quando le sue squadre non segnano, è molto probabile che incassi una sconfitta». La conclusione è tratta. Conoscendo l’intelligenza tattica di Papagni e l’accurato studio che conduce sugli avversari, non è difficile prevedere che il Taranto si affiderà alle ripartenze veloci. «È una possibilità che utilizziamo spesso, abbiamo i giocatori adatti per colpire in questa maniera. Ma sarà una sfida particolare: Novelli vorrà fare bella figura e riesce ad incidere profondamente sulla componente psicologica degli atleti. Noi, però, puntiamo alla vittoria. Per la classifica e per i nostri tifosi. A Teramo siamo stati puniti da un episodio, il risultato poi ha assunto proporzioni eccessive. E sappiamo che questa partita è molto sentita, vogliamo regalare una bella soddisfazione».30 novembre 2006

Pastore chiede i tre punti
Il difensore del Taranto, fermo per l'infortunio al ginocchio, infonde coraggio ai compagni in vista del match con la Salernitana, la squadra della sua città

E' nato a Salerno, anche se gli almanacchi continuano ad attribuirgli Bari come luogo di nascita. Vive a Salerno, dove trascorre i lunghi e noiosi giorni della rieducazione. E domenica tiferà contro la squadra della sua città: c'è Taranto-Salernitana, una classica del calcio meridionale che manca, ormai, da troppo tempo.
Ivano Pastore, vice-capitano del Taranto, resterà ai box ancora per un po': il grave infortunio al ginocchio subito nella trasferta di Lanciano è una pagina triste ma ormai voltata. Il difensore sta lavorando duramente in palestra per recuperare in fretta: «A gennaio - confida - spero di rientrare in gruppo». Ma non perde di vista neanche per un attimo le vicende rossoblu. 
La sfida con la Salernitana, ovviamente, assume un fascino speciale. Forte quanto il rammarico di non poterla vivere in campo. «Ma da venerdì - rivela - sarò al fianco dei miei compagni per vivere assieme i giorni di una vigilia così importante».
Il granata, una volta, era il colore del cuore. Adesso identifica semplicemente gli avversari di turno. «Come tutti i ragazzini - racconta Pastore - sono stato un grande tifoso della squadra della mia città. Ero molto coinvolto, spesso seguivo le partite anche in trasferta. Ma poi, quando inizi a giocare da professionista, le cose cambiano: ti interessano soltanto i colori che indossi. Anche se, qualche volta, mi capita di chiacchierare con gli amici di calcio e delle vicende salernitane».
L'infortunio ha reso pressochè obbligato il soggiorno in Campania. «Ma non ho ancora visto una partita della Salernitana - racconta - . Mi fido delle informazioni che ho raccolto: non stanno giocando male, anche se con il Lanciano hanno subito la rimonta avversaria dopo essere stati in vantaggio 2-0. In panchina hanno un buon allenatore, Novelli: si schierano con un 4-3-3 aggressivo e spregiudicato, cercano sempre di vincere. La loro forza è in attacco: giocatori come Sestu, Ferraro e Magliocco sono in grado di fare la differenza. Proprio per questo dovremo sfoderare una grande prestazione in difesa».
E' l'assist giusto, il discorso si sposta sul Taranto. La sconfitta di Teramo ha lasciato l'amaro in bocca. «Purtroppo non ho potuto vedere l'incontro con gli abruzzesi: sicuramente non abbiamo giocato la nostra gara migliore. Dopo otto risultati utili consecutivi, quattro vittorie e quattro pareggi, una giornata storta può capitare. Un calo di tensione è fisiologico. Peccato, però: questa partita avrebbe potuto consentirci un salto di qualità. Per fortuna anche le altre si sono fermate, la classifica è rimasta immutata».
Nonostante la momentanea inabilità, Pastore continua ad essere protagonista. Assicura un contributo di esperienza e serenità allo spogliatoio, talvolta dà una mano a Papagni nella gestione dell'allenamento. «E' capitato il sabato precedente all'ultimo match casalingo. Il tecnico mi ha chiesto di aiutarlo per gli esercizi di riscaldamento ed io l'ho fatto volentieri, mi ha fatto davvero piacere. Ringrazio Papagni: qualsiasi cosa mi avesse chiesto l'avrei fatta, è una persona eccezionale. Per quanto possibile, cerco di rendermi utile».
Magari aiutando qualche compagno più giovane a “digerire” meglio una panchina o una tribuna. «Capita anche questo. E' un po' il ruolo dei giocatori più esperti. Talvolta mi si avvicina qualcuno nell'immediato pre-partita, chiedendomi un consiglio sui tacchetti o semplicemente per scambiare due battute. L'intento è, ovviamente, un altro: è la ricerca di un appoggio morale. Ho una dote: sono una persona tranquilla, e i ragazzi mi chiedono di “contagiarli” con la mia calma. ma questo, al di là di tutto, è uno spogliatoio di grandi valori morali. Le esclusioni fanno male ma non troppo: l'allenatore è molto bravo a gestire la situazione e a dare a tutti i giocatori la stessa importanza. E noi riusciamo a superare ogni problema con grande intelligenza».
Tutti potrebbero essere titolari, molti sono costretti a “saltare” l'appuntamento con il campo. Nessuno protesta. «E' merito di tutti. Pensate a Fabrizio Cammarata - aggiunge - . E' stato fuori per due domeniche ma non ha battuto ciglio: eppure è un attaccante che potrebbe trovare facilmente posto anche in serie B. Oppure c'è il caso di Fabio Prosperi: senza il mio infortunio, forse, non avrebbe mai giocato. Ma è un difensore che ha dimostrato di poter affrontare anche un campionato intero da titolare. E' stato bravissimo: ha saputo farsi trovare pronto al momento giusto».
Il pensiero torna alla Salernitana. E a un amico di sempre, Ivanoe Lanzara, terzino sinistro dei campani. «E' un caro amico: quando eravamo piccoli viaggiavamo spesso insieme per raggiungere i vari campi di calcio, giocavamo nelle stesse compagini giovanili, anche se lui ha due anni meno di me. Poi le strade si sono divise: ha avuto una carriera migliore della mia perchè è più forte... Domenica, per novanta minuti, saremo “nemici”: poi, a fine partita, ci abbracceremo».
Tempo di saluti. Pastore evidenzia un dato statistico. «Contro la Salerniatana non ho mai perso. Ma non ho mai vinto: soltanto pareggi. E' il momento di sfatare la tradizione e di conquistare i tre punti. Altrimenti i miei amici mi perseguiteranno con gli sfottò...». di Leo Spalluto29 novembre 2006

Per Pastore è la sfida del cuore
«Taranto-Salernitana: un vero peccato non esserci»

«L'infortunio di Lanciano ha compromesso la stagione, mi auguro non gli ultimi anni della mia carriera. Precludendomi la possibilità di essere in campo, in una sfida che non avrei saltato per nessun motivo al mondo. Ma il destino ha voluto che seguissi dagli spalti l’incontro tra la squadra della mia città e il Taranto, in cui gioco per la terza stagione e al quale mi lega un rapporto che va oltre l’aspetto professionale». Ivano Pastore parla con il cuore di mano, sente di «vivere la settimana più intensa dopo due mesi. Ho visto tutte le nostre partite - prosegue il difensore rossoblù - tranne domenica scorsa a Teramo. Abbiamo interrotto una serie positiva che durava da otto turni, ma non credo sia il caso di enfatizzare la sconfitta. Siamo stati poco cinici negli ultimi sedici metri: è stato un episodio, non abbiamo mai sofferto di sterilità offensiva. Sono convinto, piuttosto, che i miei compagni reagiranno da grandi professionisti come è già accaduto in simili circostanze».
CACCAVALE - Per Pastore «è un grande amico prima che un valido compagno di reparto». Protagonista di un parabola discendente intrapresa durante la sua assenza e poi spezzata (definitivamente?) in terra d’Abruzzo. «Maurizio è un uomo dai valori forti, nelle sue azioni non c'è malizia. Ha un carattere istintivo e necessita di avere al suo fianco una persona più lucida, razionale. È anche per questo motivo che ci completiamo benissimo. Mi fa piacere che si sia ripreso, tornerà presto a giocare a livelli altissimi».
LA SALERNITANA - È la squadra in cui non è mai riuscito ad approdare, sebbene quest’estate sia stato ad un passo dall’accordo con il club granata. «Ma il cuore mi ha consigliato di rimanere a Taranto. E, a prescindere dal brutto infortunio, sono convinto di aver compiuto la scelta giusta. L’anno passato ho vissuto una cavalcata esaltante, cancellando la mancata promozione in B del 2002». Pastore conosce molto bene l’undici guidato da Novelli e lo inserisce nel novero delle formazioni candidate al salto di categoria. «Il 4-3-3 è un modulo affascinante ma anche pericoloso. In trasferta la Salernitana non ha mai vinto - fatta eccezione per il successo a tavolino conquistato sul campo della Ternana, ndr -: ciò significa che ha qualche problema, testimoniato dal pareggio casalingo con il Lanciano. Ma può contare su un parco attaccanti invidiabile e diversi uomini di categoria superiore».
LA VIGILIA - Pastore la vivrà come se dovesse scendere in campo. «Tornerò a Taranto venerdì sera, il mister ritiene molto importante la mia presenza in ritiro. Ci sarei, comunque, stato. Fino al 14 gennaio disputeremo quattro scontri al vertice che certificheranno le nostre reali ambizioni. Ma ci conviene vivere alla giornata, come abbiamo negli ultimi sei mesi dello scorso campionato». di Fabio Di Todaro29 novembre 2006

Saper rinunciare agli esercizi di stile

Tutte le sconfitte vanno capite. Anche se sono strane, anche se hanno una gestazione irregolare. Perché perdere vuol dire fare comunque qualcosa in meno: non prevenire l’episodio, sbagliare lettura, disattendere le indicazioni. Il Taranto ha perso e, in verità, nemmeno se l’aspettava. Al massimo conosceva le insidie, ma credeva di sapere anche dove fosse l’uscita d’emergenza. Perdere vuol dire non averla trovata, mancando soprattutto nello spirito di adattamento. Perché quella che Papagni allena è una squadra costruita per imporsi, per giocare un calcio pulito, anche bello, ma soprattutto manovrato. Un calcio che si poggia sulla cifra tecnica degli uomini e sulle movenze del complesso, che somma circolazione a invenzioni, sincronismi collettivi a estemporaneità individuali. Ciò che Teramo ha insegnato, però, è che non sempre è così. Che ci sono partite in cui non ci si può affidare solo al calcio manovrato e in cui i numeri solitamente efficaci diventano improvvisamente un inutile esercizio stilistico. Domenica tutto è stato agonismo, rapidità: il calcio è stato soffocato negli spazi stretti e il Taranto non è riuscito a uscirne. Ha solo creduto di farlo, perché conosceva il modo, lo aveva studiato. Ma è come ci fossero dei conflitti tra quello che si voleva fare e quello che, solitamente, si fa. La partita riletta da Papagni è, ad esempio, una catena di occasioni potenziali: azioni mancate per un passaggio saltato, per una distrazione singola, per una errata interpretazione. Cioè: il Taranto sapeva come muoversi, ma non sempre lo ha sfruttato. Mancando, appunto, di comprensione verso la partita, entrandoci solo a sprazzi e senza mai adeguarsi del tutto. C’è qualcosa, ad esempio, che lo dimostra: solo nel finale i rossoblu hanno capito che era necessario forzare, spingere, tirare da lontano. Prima, invece, il solito difetto: pallone giocato fino all’ultimo metro di campo, troppo spesso un passaggio in più. In diverse partite si rimedia con altre giocate, in questa non era possibile e la magagna si è nuovamente scoperta: il Taranto è troppo sicuro di sé. Così sicuro da concedersi la consueta ingenuità in avvio di ripresa, così sicuro da esagerare nel possesso (quando si può tirare) o da accelerare la giocata (quando bisogna far salire la manovra). Così sicuro, cioè, da credere di poter fare da solo, disinteressandosi dello sviluppo della partita. Per poi accorgersi di aver sbagliato. L’analisi, che ha il vantaggio di essere fatta dopo, senza pressioni e senza fretta, può anche andare oltre: serviva più Danucci o Mancini? Di certo la partita ha avuto il tempo di dimostrare che il Taranto doveva prendere palla tra le linee per scardinare il Teramo. A lungo lo hanno fatto (alternandosi) Deflorio e Cammarata, ma trovando scarso appoggio o non indovinando i tempi del passaggio. Quindi, forse, serviva di più Mancini, che avrebbe potuto sostituirsi ai due. Ma anche qui il ragionamento di Papagni tiene: un attaccante doveva andare verso la palla, gli esterni verso la porta. E il centrocampo doveva tenere. Papagni aveva previsto un Cammarata più lucido, un Deflorio meno isolato, un Toledo più assistito. Qualcosa non è andata, ma soprattutto è stata sbagliata un’altra previsione: credere che Danucci si fosse ricreduto. Invece il ragazzo di Carosino ha sbagliato quasi tutto, sbagliando ancora atteggiamento fino a diventare irritante. Se manca chi dovrebbe garantire affidabilità tutto diventa più difficile: a questo punto meglio far riposare e riflettere chi si estranea consapevolmente e ripartire. Perché il campionato ha ancora detto poco. E quello che ha detto è chiaro: si può vincere o perdere ovunque, c’è un equilibrio straordinario. Nella parte sinistra della classifica ci sono Ravenna, Foggia, Avellino, Taranto, Cavese, Salernitana, Perugia, Gallipoli, Teramo: tutte in grado di sorprendere, di partecipare al banchetto finale. E nemmeno con Ternana e Ancona si può stare sicuri. di Fulvio Paglialunga28 novembre 2006

Ma Papagni ha fiducia
Il tecnico del Taranto: «La sconfitta non diventi un dramma: capiamo gli errori e correggiamoli. Dobbiamo essere orgogliosi del nostro bottino e lavorare duro»

Papagni, è allarmato dalla sconfitta del Taranto?
«Come dopo ogni partita, vinta o persa che sia, dobbiamo evitare le esagerazioni e, con scrupolo, guardare tutti gli errori commessi, lavorare perché non si ripetano».
Dovesse trovare l'errore principale quale evidenzierebbe?
«Sicuramente abbiamo commesso una grossissima ingenuità sul gol subito. E' evidente: abbiamo fatto passare il pallone troppo facilmente sulla punizione. Mi conforta pensare che la leggerezza è così grossa che non credo possa ripetersi più. Errori ce ne sono altri, ma ce ne sono sempre. Ce n'erano anche nelle vittorie con il Giulianova, con il Perugia e con il Martina».
Cosa bisogna prendere come buono da questa partita?
«Il primo tempo: sotto il profilo del gioco abbiamo anche fatto qualcosa di apprezzabile, nonostante il campo non lo consentisse. In diverse situazioni non abbiamo finalizzato per poco. La partita andava giocata così e lo stavamo facendo: le uniche due occasioni avute in questa frazione dal Teramo sono state nostri errori in fase di possesso, che hanno consentito la ripartenza».
Salernitana, Ancona, Foggia, Avellino, Ravenna: il calendario mette insieme prove difficilissime, adesso...
«C'è la Salernitana, penso a questo. Non deve cambiare niente nella nostra testa guardando il calendario: il nostro obiettivo è la partita della domenica, il nostro segreto è sempre l'umiltà, lo strumento migliore è il lavoro. Ora dobbiamo concentrarci sulla seduta del martedì e basta, sperando, tra l'altro, che i disagi per trovare un campo per allenarci finiscano».
Ma qual è il vero Taranto: quello bello e concreto di Perugia, quello vincente ma un po' presuntuoso del derby o quello capace di smarrirsi a Teramo?
«Io credo che ogni partita abbia le sue caratteristiche. Il Taranto è quello che gioca al massimo, assumendosene i rischi. In ogni partita un momento di deconcentrazione è in agguato, in ogni minuto: guardate la Salernitana che perso due punti al 91' su autorete. Il Taranto è quello che merita tutti i ventidue punti che ha conquistato, che forse ne avrebbe dovuto avere qualcuno in più: il nostro è un bottino invidiabile, visto quello che abbiamo dovuto superare. E, in più, molti punti sono stati conquistati con un'apprezzabile qualità di gioco, senza incappare mai in sconfitte nettamente meritate. Dobbiamo essere contenti di quanto abbiamo fatto e non dimenticare l'obiettivo: essere, alla fine del campionato, nei playoff».
Adesso ha recuperato Caccavale...
«Ha fatto una buona gara: soprattutto nel primo tempo è stato importante. La fase difensiva ha funzionato. Sapevo che Caccavale sarebbe tornato ai suoi livelli: lo capivo dagli allenamenti».
Ma non sembra anche che si stia, di contro, perdendo Danucci?
«A me non è dispiaciuta la sua prova, ovviamente parlando del primo tempo. Poi la partita è cambiata. E' entrato duro quando c'era da farlo. Ha giocato con i difensori, con gli attaccanti, non ha demeritato».
Più della metà dei gol il Taranto li ha presi nei primi quindici minuti della ripresa. E' un caso?
«Io dico che è un dato statistico: rimane tale. Dicevo lo stesso quando mi veniva segnalato che nelle prime sei giornate avevamo fatto quattro gol: nelle sei successive ne abbiamo segnati quattordici. Per me non è uno spunto d'analisi. Il calcio è fatto di numeri, certo. E ne possiamo discutere, ma l'errore è errore: al primo o al novantesimo».
Troppe occasioni sfumate per un passaggio: perché il Taranto tira poco da lontano?
«Non credo sia un problema. Fa parte delle nostre caratteristiche. Puoi anche dire di tirare, ma le qualità dei giocatori sono altre. E, comunque, abbiamo sempre tante possibilità alternative per andare a rete. Se tirassimo qualche volta in più, però, sarebbe meglio».
Essere in un campionato così difficile e equilibrato è un vantaggio o un problema?
«L'avevo detto all'inizio che sarebbe stata dura. Basta seguire le squadre: si corre a velocità altissima. Foggia, Ravenna e Avellino vanno. E' tornato anche il Perugia, che è una squadra potenzialmente da primo posto. Il Gallipoli ha dichiarato che si rinforzerà per entrare nei playoff. E poi la Salernitana, la Cavese, si stanno risvegliando la Ternana e l'Ancona. Ci sono dieci-undici squadre che possono ambire ai primi posti. Ed è difficile battere anche chi sta nella seconda fascia. Negli ultimi anni mai il campionato è stato così difficile. Ma è ancora più bello: è meglio per tutti. Pensate al fascino di Taranto-Salernitana. Senza offese per nessuno: non è Taranto-Gela. Ci sono maggiori motivazioni. Noi dobbiamo sfruttarle». di Fulvio Paglialunga28 novembre 2006

Qualcosa da rivedere
Taranto s’interroga

Sembrava avesse previsto tutto il Taranto, immaginando la partita di Teramo per quello che poteva essere e che alla fine è stata. Individuando le insidie (le dimensioni del campo, le attitudini degli avversari) e ipotizzando le precauzioni (atteggiamento aggressivo, velocità di pensiero). Ma il passaggio dalla teoria alla pratica ha sorpreso una squadra mentalmente impreparata. Una squadra che nella partita studiata a tavolino e simulata in allenamento non si è riconosciuta. Non ha voluto avventurarsi, non l’ha accettata. Ha finto di adeguarsi. E la finzione, a tratti anche credibile (primo tempo), è andata avanti sino al gol di Migliaccio, in apertura di ripresa. Lì la maschera del Taranto è caduta e la partita ha presentato definitivamente il conto della sua diversità. Perché Teramo-Taranto non è Perugia-Taranto, per intenderci. Non ci assomiglia in niente. È un altro calcio. Troppo drastico il cambio di scena, di ambientazione, di tonalità. Altri ritmi, altre procedure, altre dinamiche: Teramo-Taranto è una partita-ingorgo. È il caos organizzato (Teramo) contro l’ordine prestabilito (Taranto). È la vertigine contro la riflessione. Una battaglia cruenta, un corpo a corpo prolungato, un duello senza regole d’ingaggio. Per il Teramo è la partita di sempre, di tantissime domeniche al "Comunale", inviolato da oltre un anno. Per il Taranto è la partita-labirinto, senza filo d’Arianna, senza tracce da seguire, senza vie di fuga. Non era scontato che finisse con la vittoria del Teramo. Poteva anche finire con un risultato diverso. Ma le difficoltà incontrate dal Taranto sarebbero rimaste. Stanno ancora lì come un piccolo monito. E meritano un approfondimento ulteriore. Non vanno cioè archiviate insieme alla partita, cercando precipitoso riparo nella prossima. Non vanno liquidate con giudizi superficiali e pacche sulle spalle. Perché quel tipo di partita potrebbe tornare. Teramo-Taranto non è l’eccezione. Partite così, di questa complessità agonistica, di questi eccessi temperamentali, rappresentano forse la regola. E non deve più accadere che restino completamente fuori dalle possibilità, dalla portata e dalle corde del Taranto. È uno spreco di energie e di risorse inaccettabile. Bisogna, anzi, attrezzarsi, calandosi nella parte e sfruttando le armi a disposizioni. Senza "abusare" dei giocatori tecnicamente più dotati. Cercando altre peculiarità, scovando altre caratteristiche. A Teramo il Taranto è finito nel frullatore di una partita dai toni troppo elevati anche per scelte un po’ fuori tema. Per esempio: immaginare di dover giocare ad un tocco, liberandosi rapidamente del pallone, e preferire Danucci a Mancini significa ipotizzare un altro percorso. Perché Danucci ha un passo diverso, non forza mai la giocata, cerca sempre la soluzione che richiede un mimino di ragionamento. È un uomo d’ordine, neppure nel suo momento di maggior brillantezza. E difatti è stato spesso travolto dalla tumultuosità del confronto, dai ritmi troppo frenetici, rallentando l’azione o sbagliando il disimpegno. Poco utile alla squadra, inoltre, il lavoro delle punte. Deflorio e Cammarata quando sono venuti a giocare tra le linee, hanno quasi sempre vanificato l’attacco-spazio laterale, non dando il tempo di salire a Toledo e De Liguori. E quando hanno cercato la profondità, l’hanno fatto con scarsa convinzione. A Papagni queste disfunzioni non saranno sfuggite. Perché da ciò che non ha funzionato conviene sempre ripartire. di Lorenzo D'Alò28 novembre 2006

Cammarata assolve il Taranto
«Difficile giocare su quel campo. Ma ci riscatteremo subito»

Non ama parlare di fronte ai taccuini, preferirebbe che dal rettangolo di gioco emergesse il suo reale valore. Sebbene siano passate diverse ore dalla sconfitta di Teramo, il rammarico non diminuisce. Fabrizio Cammarata sta cercando di recuperare le giuste energie in vista del prossimo impegno con la Salernitana. E allo stesso tempo è un valido interlocutore per analizzare la prima sconfitta giunta dopo due mesi.
Cammarata, il risultato rispecchia l’andamento della gara?
«Ritengo che un pareggio sarebbe stato più giusto. Nessuna delle due compagini ha creato molte occasioni da gol, ma i nostri avversari sono stati bravi a sfruttare alcuni episodi. Mi riferisco alla rete di Migliaccio che ha cambiato l’andamento della contesa. Dopo il Teramo si è difeso con nove uomini, riducendo ancora gli spazi già esigui per le ridotte dimensioni del campo. E per noi è stato più difficile costruire azioni pericolose».
Ma è stata una partita diversa dalle altre. Lo dicono i numeri: il Taranto ha tirato in porta soltanto in tre occasioni.
«Ci è mancata un po’ di concretezza negli ultimi sedici metri. E l’andamento della gara non ci ha consentito di giocare come avremmo voluto. Conoscevamo le insidie di questo confronto: il Teramo è una squadra aggressiva, in casa gioca a ritmi sostenuti. Ci dispiace aver interrotto la striscia di risultati utili consecutivi».
In Abruzzo è partito titolare dopo tre settimane. Come giudica la sua prestazione?
«Difficilmente avrei potuto fare di più in quel contesto. Le marcature erano strettissime, non sono riuscito ad impensierire Paoloni. L’importanza del gol è relativa. Bisognerebbe preoccuparsi qualora il nostro gioco fosse scadente. Ma non credo sia così: nelle ultime settimane ci siamo sempre espressi a buoni livelli, la partita del "Comunale" rappresenta un episodio».
Tre reti in 10 partite: il suo bottino la soddisfa?
«Sì, senza dimenticare che sono arrivato a Taranto non al meglio della condizione fisica. E spesso sono subentrato in partite che richiedevano di difendere un risultato già acquisito».
Alla prima stagione in terza serie pensava di dover accomodarsi in panchina?
«Non ho mai preteso di essere titolare, ho la fortuna di lavorare in gruppo con tanti elementi di ottimo livello. E poi se gioco in serie C vuol dire che, adesso, è questa la dimensione a me più adatta. La fiducia del tecnico bisogna conquistarla durante la settimana. Papagni ha una grande virtù: decide la formazione dopo aver valutato le caratteristiche dell’avversario. In questo modo c'è la possibilità per tutti di fornire un contributo importante».
Sarà la Salernitana ad inaugurare un ciclo di partite importanti che si chiuderà con la trasferta di Ravenna del 14 gennaio.
«Non vogliamo fare calcoli, il nostro obiettivo è ritornare alla vittoria contro i campani. Sarà una gara molto difficile, ma abbiamo le carte in regola per regalare una soddisfazione ai nostri tifosi. Abbiamo ampi margini di miglioramento che ci consentiranno di vere una stagione da protagonisti». di Fabio Di Todaro28 novembre 2006

Riprende la preparazione
Seduta allo "Iacovone B". Oggi il centrocampista Danucci sarà diffidato. Da Salerno è giunta una richiesta di 1.500 biglietti

La ripresa della preparazione in vista della durissima partita in programma domenica prossima contro la forte Salernitana avverrà questo pomeriggio allo “Iacovone-B”. Bisognerà ritornare alla vittoria per non compromettere quanto di buono fatto finora. Prima di scendere in campo, tuttavia, Papagni ed i suoi dovranno riesaminare a lungo la gara di Teramo per evidenziare gli errori commessi che hanno condotto alla terza sconfitta stagionale (cominciano ad essere tante per una formazione che aspira ai playoff). Da verificare la situazione degli infortunati, Ambrosi, Mortari e Panini. Il giudice sportivo non squalificherà alcun rossoblù, ma manderà in diffida Danucci. La gara con la Salernitana è già entrata nella grande lente di ingrandimento della Questura tarantina. Da Salerno è giunta la richiesta di 1500 biglietti, ma la società rossoblù ha già deciso di inviarne soltanto 1.000. Val la pena ricordare che lo “Iacovone” ha già subito una forte penalità (due gare a porte chiuse). Se, malauguratamente, dovessero esserci altri incidenti, ancorché minimi, prima, durante e dopo la partita, scatterebbero altre sanzioni ancora più gravi: le gare a porte chiuse potrebbero aumentare di numero oppure ancora potrebbero essere disputate, sempre senza la presenza dei supporters rossoblù, su altri campi omologati per la serie “C”. Né bisognerà commettere l’errore di distrarsi durante l’incontro per rispondere ad eventuali provocazioni perché si farebbe mancare a Deflorio e compagni il caldo, continuo ed incessante incoraggiamento, condizione importante per tentare di agguantare i tre punti in palio. Per quanto riguarda, infine, la questione Iacovone, il direttore generale Vittorio Galigani ha rimandato a dopodomani la “visita” alla dottoressa Iaculli, sub commissario del Comune di Taranto, per mostrarle la convenzione recentemente stipulata a Perugia per il rilascio della convenzione sotto forma di comodato d’uso del “R. Curi”. di Giuseppe Dimito28 novembre 2006

Il Taranto non fa il Taranto
Dopo otto risultati positivi si interrompe la marcia rossoblu. Gli abruzzesi prevalgono nella ripresa e segnano con Migliaccio e Schettino. Punizione troppo severa per gli ionici

Non è una partita da Taranto. E non riesce nemmeno l'adattamento. 
Finisce con un tempo sprecato e un altro perso sul tempo. Quindi con una sconfitta: non completamente meritata, ma nemmeno sufficientemente evitata. Che non danneggia troppo la classifica, ma spezza il momento felice (tre vittorie consecutive, otto giornate senza macchia) e, ovviamente, richiede un'analisi delle cause. 
L'inciampo di Teramo arriva senza premesse: non è atteso, matura durante la partita. Matura perché il Taranto sbaglia: lasciando scorrere colpevolmente la prima parte, illudendosi di aver capito la gara, facendosi colpire ingenuamente e confondendosi quando serve reagire. Non è un errore la traccia dettata: giocare con rapidità, aprire la manovra sugli esterni, muoversi come una fisarmonica, allargarsi e poi stringersi, impossessarsi della palla e accelerare. E', piuttosto, sgrammaticata l'applicazione: ci sono giocate fuori tema, errori di lettura con il pallone tra i piedi, eccessiva frenesia, ripartenze indecise. Quando una di queste imprecisioni si concretizza il Taranto vanifica i suoi pensieri e rende legittimi quelli del Teramo, seguace dell'agonismo e abile ad approfittare dei momenti giusti per prendersi tutto.
Il campo stretto e corto impone scelte diverse dal solito e chiede al Taranto di violentare la propria natura. Perché quando il terreno assomiglia a un gigantesco tavolo di ping pong non c'è spazio per il palleggio e la qualità: serve dinamismo e prontezza. Papagni le cerca attraverso il più puro dei 4-4-2 (giocano Danucci e Cammarata, rientra Caccavale) e individuando ciò che serve: la squadra prova a seguire l'idea forzando le giocate, cercando il tocco di prima, alcune volte eccedendo. L'adattamento, lungo e senza brividi, scopre anche l'intenzione del Teramo: contenere con almeno sei uomini, favorire gli inserimenti di tre incursori (che spesso cambiano posizione) spedendo subito il pallone dalle parti di Myrtaj e appaltando all'albanese la missione di far salire i compagni. In numeri è 4-2-3-1, nell'atteggiamento è attesa feroce. Perché non c'è pressing alto, ma duri faccia a faccia appena l'azione rossoblu è partita.
Attaccare, per il Taranto, è cadere in una foresta tanto fitta da togliere il respiro e, poi, cercare affannosamente la via d'uscita. Però c'è sempre qualche coordinata sbagliata che rimanda al punto di partenza. Le mosse di Toledo e la circolazione di palla, ad esempio, non sono mai sincrone, ci sono pericoli potenziali lasciati cadere per negligenza e un tentativo di Deflorio disinnescato da Paoloni (21', parata di piede su un destro scoccato dopo aver eluso il controllo di Cascone). Un sinistro di Margarita (24', alto) non rovescia la sensazione che il Taranto, prima o poi, possa scardinare la partita. Ma quanto si percepisce non è sempre ciò che poi accade: il Teramo che tiene il ritmo alto offre sponde all'errore dei rossoblu, che cadono nella trappola, sprecano i minuti di superiorità tattica e, per imperfezioni individuali, finiscono piuttosto per crearsi problemi. Prima con Myrtaj (Prosperi si mette davanti), poi con un doppio tiro: ancora Myrtaj (para Pinna), tap-in di Favasuli (respinge Cosenza).
Se il primo tempo scorre lasciando qualcosa di inevaso, nella ripresa si scrive la storia della partita. Che, come tradizione, si poggia su un'ingenuità. Danucci (lacunoso anche in fase di impostazione), ne commette due: tocca con la mano un corner di Margarita da destra, al limite corto dell'area (dentro per gli abruzzesi, che vorrebbero il rigore), genera la punizione che non ostacola (il pallone gli passa dal lato sinistro, che invece dovrebbe chiudere) e che Migliaccio (4') nel traffico devia d'esterno sinistro in porta. 
Il gol disperde gli spartiti: si gioca a orecchio e, come ad ascoltare due bande scoordinate, spesso c'è più confusione che melodia. Il Teramo ammassa uomini dietro: abbassa gli esterni, copre con due linee ravvicinate. Il Taranto non si lancia con criterio e scoperchia porzioni di campo. Papagni, non avendo una reazione di squadra, prova a fare la somma della qualità in proprio possesso: entrano Pasca (Ambrosi non ce la fa) per Cejas e Mancini per Danucci, il 3-4-3 pensato somiglia a un 3-3-4 perché Toledo è spesso più alto di quanto dovrebbe. 
Il rimedio di Gabetta è algebrico: un difensore (Schettino) per un trequartista (Niscemi), retroguardia a cinque. I rossoblu si espongono (Caccavale respinge un tiro di Margarita), ma comprendono il dovere di rischiare: entra anche Zito (per Caccavale), l'occupazione della metà campo abruzzese appare evidente (ci sono tre attaccanti e quattro centrocampisti offensivi) più che lucida. 
Rimane un altro pericolo da correre (36', Amodeo incrocia da sinistra, a lato), prima di sentire il pareggio possibile. Ma il destro a girare di Deflorio (40') è deviato da Paoloni in angolo e la girata di Pasca (45') passa vicina al palo. Finisce in attacco anche Cosenza. Finisce protestando il Taranto (l'arbitro non si cura di un doppio fallo su Cammarata e Pasca lanciati a rete). Finisce in gloria Schettino: all'ultimo secondo intercetta un pallone a Zito, avanza e, visto Pinna fuori dai pali, fa partire un sinistro splendido, segnando da quaranta metri. E' troppo. Ma per evitarlo serviva di più. di Fulvio Paglialunga27 novembre 2006

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

PINNA - Sul primo gol vede il pallone sbucare nel traffico, sul secondo non è in posizione ma la partita è andata. Quando la partita è in bilico, però, si fa trovare sempre pronto. Soprattutto sul tiro di Myrtaj: 6
COSENZA - Sulle palle alte ha la stessa affidabilità di sempre, al punto che Papagni lo spedisce in attacco nel convulso finale. Gioca una partita discreta, ma si concede qualche pensiero di troppo e, talvolta, ritarda la ripartenza della squadra: 5.5
COLOMBINI - Ci mette tutto, nel finale spinge anche quando dovrebbe stare un po' più al suo posto. Ma la generosità non può essere un peccato. E, contro i guizzanti incursori del Teramo, non va mai in difficoltà: 6
CACCAVALE - Il primo tempo è ai suoi livelli migliori: sbroglia con classe le situazioni più difficili e non lascia passare nulla. Nella ripresa risente del calo della squadra e dei frequenti cambiamenti della linea, oltre che di una mancanza di ritmo: 6
PROSPERI - Myrtaj, sui lanci che arrivano, non è un cliente facile. Ma lo contiene bene, evitando grossi rischi che non siano quelli nati da rimpalli. Certifica la sua affidabilità, nonostante sia il marcatore di Migliaccio nell'occasione del gol: la deviazione non è colpa sua: 6
DE LIGUORI - Non spinge molto, anche se parte a sinistra e, teoricamente, dovrebbe farlo. Gioca però con acume tattico, stando attento a non scoprire la squadra. Ed è sempre dentro la partita: 6
TOLEDO - Non c'è spazio per le sue volate: quando supera un avversario se ne trova subito un altro. Allora si distrae e finisce per giocare troppo avanti, ingolfando gli spazi: 5.5
CEJAS - Nelle giocate di prima ci sta, vedendo sempre il compagno anche senza correre rischi o riuscendo sempre a trovarlo anche nelle situazioni meno agevoli. Non ci sono amnesie nelle sua partita, sembra sapere come fare. Ma non può fare reparto da solo, se a fianco c'è chi si nasconde: 6
CAMMARATA - A volte cerca qualcosa che non dovrebbe: accelera la giocata, invece di tenere il pallone e allargare la manovra. Gira intorno alla partita, senza entrarci mai completamente: 5.5
DANUCCI - Delude. Perché Papagni gli dà fiducia e non riesce a ricambiarla: sembra giocare senz'anima, controvoglia. Sbaglia troppo e, quando non lo fa, è perché si rifugia nel passaggio al compagno a fianco. Qualche contrasto, pochissime idee. Si è perso? 5
DEFLORIO - Due occasioni passano dai suoi piedi, in entrambe non poteva fare molto di più. E serve a Pasca il passaggio per la girata. Si propone spesso tra le linee, ma non sempre riesce a tradurre il pallone in una buona giocata: 6
Pasca - Entra e combatte. Procurandosi anche una buona occasione: 6
Mancini - Molto meglio di Danucci da subito. Ripensandoci, forse, Papagni lo metterebbe dall'inizio: 6
Zito - Partecipa agli ultimi minuti di arrembaggio: tanta voglia e, anche l'ultima distrazione: s.v.
PAPAGNI - Sapeva di giocare su un terreno disseminato di pericoli. E aveva studiato la partita per evitare i rischi. Non era sbagliata l'idea, ma non tutto è andato come doveva. Il suo compito è capire perché, senza fare drammi: in campi del genere non è facile produrre calcio: 6
L'arbitro - Fischia quasi con lo stesso metro, ma il giudizio è comunque negativo. Perché concede troppo, lascia correre spesso. Finendo per premiare chi punta sull'agonismo e perdendo la partita: 5
La squadra avversaria - Gioca come deve. Aspettando e aggredendo. Sfrutta i momenti e conquista la partita. Senza, però, impressionare troppo: 627 novembre 2006

Taranto scivola a Teramo
Interrotta la serie positiva che durava da otto turni. Sterile la reazione degli jonici: un paio di occasioni e un'innocua supremazia territoriale

Non diventa mai la partita del Taranto. E' sempre la partita del Teramo. Ecco perché il Taranto perde, interrompendo una striscia positiva che durava da otto turni. E il Teramo vince, ritrovando il successo dopo oltre un mese. La tipologia del confronto scava la differenza. I gol la scolpiscono. L'esito è pertinente, anche se il Teramo non s'impone con chiarezza (non può: non è nella sua natura di squadra battagliera). E il Taranto cade, senza crollare, senza schiantarsi. Lasciando, però, qualcosa d'intentato: frammenti di geometria, scampoli di manovra, mancati sviluppi. C'è nella prova del Taranto un disagio diffuso. La sensazione di essere capitato in una partita completamente nuova. Dura e grigia, aspra e astiosa: una partita mai giocata prima. Una partita da prendere come viene. Non c'è il tempo e lo spazio per correggere, rivedere la scaletta, tornare indietro. Troppa animosità, troppo ardore, troppe asprezze: è una partita fuori dai canoni. Il Teramo la conosce a memoria. L'ha già fatta. Il Taranto l'aveva prevista, ma ora non sa tirarsela dalla propria parte. Non riesce ad accendere la scintilla della propria diversità. Le ragioni sono molteplici, alcune documentabili, altre insondabili. La sconfitta non provoca scompensi in classifica, ma sporca il percorso, seminando qualche dubbio. Perché il Taranto non trova ciò che cerca. Lascia in sospeso il gioco, arenandosi nella palude di una partita claustrofobica. Non c'è campo per le galoppate di Toledo. Non c'è aria per i pensieri di Danucci. Non c'è spazio per gli inserimenti di De Liguori. Non ci sono idee per i tagli e gli incroci di Deflorio e Cammarata. Ampiezza e profondità sono concetti inapplicabili nella partita-flipper, dove il pallone rimbalza impazzito, scheggiando ogni legittima intenzione. La frenesia del confronto, alla lunga, danneggia gli equilibri operativi del Taranto, esaltando le attitudini podistiche del Teramo, più a suo agio su un campo dalle dimensioni ridotte. I gol che fanno cadere il Taranto appartengono alla ripresa, la porzione di partita vissuta con maggiore concitazione. A colpire sono due difensori: Migliaccio al 4', Schettino al 49'. Tra un gol e l'altro, il Taranto consuma una reazione sterile, sunteggiata da un paio di occasioni e da un'innocua supremazia territoriale. Niente, insomma, di irresistibile. E infatti il Teramo resiste, non capitola, ce la fa, assestando il colpo mortale del raddoppio a tempo ormai scaduto. Papagni sceglie Danucci per completare la linea mediana del 4-4-2, che prevede ai lati la presenza di Toledo (a destra) e De Liguori (a sinistra). La difesa registra il rientro a tempo pieno di Caccavale. In attacco fanno coppia Deflorio e Cammarata. L'avvio è tumultuoso. Il Teramo (4-2-3-1) esercita un'attività pressoria di rara intensità, favorita dalla vicinanza delle linee, che spesso danno l'impressione di essere sovrapposte. C'è aggressività anche nell'atteggiamento del Taranto, che però tradisce qualche impaccio nella lettura della partita. Ci sono malintesi, passaggi fuori misura e ripensamenti. Qualche ripartenza s'infrange sulla trequarti. Molti palloni non giungono a destinazione. Il Teramo non pensa. Corre e lotta. S'aggrappa al lavoro dei mediani (Catinali e Caodaglio). S'inventa qualche soluzione, incrociando le rotte degli incursori (Margarita, Niscemi e Favasuli). S'impenna con l'unica punta di ruolo (Mjrtay). La cronaca è scarna. La prima opportunità è per il Taranto. Toledo arma Defloro, che dentro l'area si libera per il tiro: Paoloni respinge coi piedi. Il Teramo è pericoloso in due circostanze: con la conclusione ravvicinata di Mjrtay (ribattuta da Prosperi) e col doppio tiro Mjrtay-Favasuli (Pinna e Cosenza ci mettono una pezza). La ripresa si apre col gol del Teramo. Complessa la genesi (prima un corner, poi una punizione dal lato corto dell'area), decisiva l'uncinata di Migliaccio. E' il 4' e per il Taranto si sta facendo buio. Papagni cerca un interruttore per fare un po' di luce. Lo ipotizza in Pasca (fuori Cejas) e in Mancini (fuori Danucci). Oscilla il modulo: ora è 3-4-3. Gabetta risponde con la difesa a cinque (fuori Niscemi). Il Taranto titilla la retroguardia teramana, senza riuscire a penetrare. Lo scorrere dei minuti porta ansia. L'ansia genera confusione. Entra Zito (fuori Caccavale). Il Taranto è sempre 3-4-3, ma adesso la sua vocazione è decisamente più offensiva. Ci sono una conclusione di Deflorio (Paoloni in corner) e un tiro di Pasca (a lato). Finale affannoso. Cosenza va all'attacco. Ma è Schettino a sigillare la vittoria del Teramo con un esterno sinistro scagliato da lontano che si spegne all'incrocio (49'). di Lorenzo D'Alò27 novembre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6 - Incolpevole sui gol, anche se sul raddoppio si lascia cogliere fuori posizione. C’è sul tiro di Mjrtay.
COSENZA 5,5 - Sulla destra perde il senso dell’orientamento, favorendo qualche ripartenza teramana.
COLOMBINI 6 - Esterno basso, quarto di centrocampo: i cambi di mansione esaltano la sua generosa applicazione.
CACCAVALE 6 - La risposta sul campo è credibile. Deve stringere in marcatura su Myrtaj, in assoluto un cattivo cliente.
PROSPERI 6 - Non trova l’anticipo sulla punizione corretta in rete da Migliaccio. Prova gagliarda, priva di sbavature.
DE LIGUORI 6 - E’ un ibrido di lusso, ormai. Da esterno spinge, da interno sutura. Meno persuasivo del solito.
TOLEDO 5,5 - Finisce col perdersi nella partita labirintica. Non ha mai lo spazio sufficiente per sprigionare le sua qualità in corsa.
CEJAS 6 - A centrocampo intercetta palloni e li rigioca senza rifletterci troppo. E’ il suo gioco.
CAMMARATA 5,5 - Intraprendente ma fumoso. Nel primo tempo si blocca su un fuorigioco inesistente e mai segnalato: sfuma così una situazione favorevole.
DANUCCI 5- Abulico e inconcludente. Sbaglia molto in fase di disimpegno, pur ricorrendo spesso al passaggio più scontato. Non si assume mai la responsabilità di un’iniziativa.
DEFLORIO 6 - Suoi i tiri più pericolosi. Soffre il trattamento che gli riservano i difensori abruzzesi. Da perfezionare l’intesa con Cammarata.
PASCA 6 - Subentra a Cejas, provocando l’oscillazione del modulo: da 4-4-2 a 3-4-3. Suo un tiro che lambisce il palo.
MANCINI 6 - Rileva uno spento Danucci, regalando sensazioni piacevoli. Forse poteva essere la sua partita.
ZITO sv - L’ultimo quarto d’ora è anche il più caotico. Difficile rendersi utile. Perde palla sulla pressione di Schettino che raddoppierà nel finale.
PAPAGNI 5,5 - Non c’è nulla di profondamente sbagliato nella preparazione e nella lettura del match. Ma qualcosa sui cui riflettere c’è sempre, specie dopo una sconfitta.27 novembre 2006

«Il gol ci ha sorpreso»
Papagni, tecnico del Taranto, non drammatizza la sconfitta di Teramo: «Nel primo tempo l'equilibrio è stato totale. Poi, dopo l'1-0, non abbiamo saputo reagire»

Si è spezzata allo stadio "Comunale" di Teramo la lunga striscia positiva del Taranto. Dopo otto risultati utili consecutivi, la compagine pugliese in Abruzzo ha subito una sconfitta forse inaspettata. 
Le due reti messe a segno dai padroni di casa hanno chiuso i conti a favore degli abruzzesi: ma è stata la prima, realizzata da Migliaccio, a risultare decisiva per le sorti dell'incontro. A fine gara nello spogliatoio tarantino non manca la delusione: ma il tecnico Aldo Papagni, come di consueto, non drammatizza il risultato del campo. 
Anche se è difficile spiegare le cause della sconfitta: l'allenatore di Bisceglie prova ad analizzare quella che si può definire una gara dai due volti. «Nel primo tempo - osserva - le due squadre si sono equivalse in tutto. Ho visto molto equilibrio. Abbiamo tenuto bene il campo e siamo stati bravi a controllare il gioco. Nella ripresa, purtroppo, siamo andati subito sotto di un gol e questo episodio ci ha un po' tagliato le gambe. Ci siamo innervositi e non siamo più riusciti a venirne fuori. Non abbiamo saputo reagire. Il Teramo ha svolto bene il suo compito e credo che alla fine abbia vinto con merito, anche se un nostro eventuale pareggio non avrebbe fatto gridare nessuno allo scandalo, viste le favorevoli occasioni che abbiamo costruito sul finale». 
C'è grande rammarico per le occasione sciupate sul finale di gara con De Florio prima e con Pasca poi. «Abbiamo avuto - prosegue - due occasioni importanti per pareggiare i conti, ma ci è mancato un pizzico di lucidità sotto porta. Comunque bisogna anche riconoscere che il portiere avversario è stato molto bravo in entrambe le circostanze. Noi avremmo dovuto trovare molto prima la forza di reagire e di rimontare lo svantaggio».
La battuta d'arresto registrata in quel di Teramo non scalfisce, però, quanto di buono la compagine pugliese ha raccolto nel corso di questa prima parte di campionato. «Una sconfitta a Teramo ci può stare. Gli abruzzesi hanno una squadra attrezzata per fare bene e non a caso, fino a qualche settimana fa, veleggiava nelle zone nobili della classifica. A noi dispiace aver perso perché ovviamente scendiamo sempre in campo per far punti: e poi se ci fossimo svegliati prima avremmo potuto portar via almeno un punto». 
Papagni ritorna anche sulle condizioni fisiche di Alessandro Ambrosi. La persistenza dei dolori alla schiena ha impedito al centravanti la discesa in campo. «Il ragazzo - spiega - veniva da una settimana difficile, ha accusato parecchi problemi alla spalla. Purtroppo si è potuto allenare solamente venerdì, ed al momento di provare prima della gara abbiamo preferito di comune accordo di non rischiare, perchè i dolori non erano ancora spariti. Siamo in una fase delicata della stagione ed ogni infortunio di lunga durata può essere pagato a caro prezzo. Comunque chi è andato in campo al suo posto non ha demeritato». 
Quello di Teramo deve essere considerata soltanto un incidente di percoso. Papagni pensa già al futuro ed in particolare l'attenzione del trainer pugliese è rivolta al prossimo impegno casalingo contro la Salernitana. Una partita che ha un po' il sapore dei playoff e che il Taranto vuole vincere a tutti i costi. «Siamo sempre nel gruppo delle prime: dobbiamo dimenticare in fretta questa sconfitta e riscattarci subito. In questo senso, la sfida di domenica prossima contro la Salernitana sarà molto importante. Partite simili valgono doppio, perchè giocate contro dirette avversarie nella corsa alla serie B. Sarà un match duro ed intenso. Noi però ci teniamo a fare bene, perchè dobbiamo riprendere al più presto la corsa interrotta qui a Teramo».27 novembre 2006

Taranto, sconfitta "inattesa"
Papagni: ingenuità in difesa. Evangelisti: è mancato il gol

Evangelisti e Papagni distribuiscono le colpe di una sconfitta strana perché "inattesa" e "inspiegabile" all’apparenza. Il direttore sportivo, a caldo, sbotta: «Non siamo riusciti a finalizzare le azioni» e il pensiero corre agli attaccanti. Il tecnico rossoblu istruisce l’accusa contro la difesa: «Sul primo gol c’è stata un’ingenuità. Dopo il calcio d’angolo, il giocatore del Teramo è riuscito a infilarsi tra la barriera e il palo, beffandoci».
IL PARADOSSO E’ UN FILO SOTTILE - Pensare che proprio dopo la vittoria nel derby col Martina, Papagni aveva offerto ampie assicurazioni sulle magnifiche sorti e progressive del reparto arretrato ora che rientrava "in pianta stabile" il difensore centrale Maurizio Caccavale. Così non è stato e, sarà un caso, dopo otto risultati utili il Taranto si ferma sul campo del Teramo. Riaffiora il male oscuro? Riaffiora quella paura di volare che si intreccia ad un senso di amnesia, di disorientamento? Quasi il Taranto si interrogasse sulla sua identità di squadra di C1, guardandosi allo specchio. E, scorgendo una falsa inadeguatezza, proprio quando gli avversari stringono, lasciasse agli stessi ruolo e copione di categoria. «Dopo la rete il Teramo ha condotto la partita che voleva. Spiace perché pensavamo di avere qui in Abruzzo una chance importante». Così parlò Aldo Papagni, che meditava il colpo sorretto dalla fiducia nel turnover solidale trasformatosi ieri, nella sua ultima versione, in un pasticciaccio brutto dal punto di vista tattico.
DEFLORIO "ADDIO", ADESSO SIAMO AMBROSI-DIPENDENTI? - Quanto alle parole di Luca Evangelisti, si sa, il direttore sportivo è uno che ci mette leggerezza nel commentare le cose per evitare letture maliziose. Per cui ecco servita la parabola: «Il pareggio ci poteva stare, perché nel primo tempo avevamo la partita in mano, ma siccome il campionato nasconde molte insidie, domenica dopo domenica, è spuntato il risultato negativo. Tutte le partite sono difficili - conclude Evangelisti - perciò pensiamo ad andare avanti perché noi nel campionato ci siamo». Un’analisi approfondita sull’assenza del Taranto in fase di finalizzazione, così come suggerisce Evangelisti, sembra opportuna. Alla luce anche della giostra degli attaccanti innescata dalle sostituzioni di Papagni: alla fine, in campo, mancava il solo Ambrosi ma c’erano Deflorio, Cammarata, Pasca e Zito (senza contare Toledo che ha attitudini offensive e ieri le ha mostrate quasi fosse un cavaliere solitario). In campo è mancato Deflorio: le tre occasioni avute, fra primo e secondo tempo, lo certificano in pieno. E Ambrosi? La sua defezione per infortunio è coincisa con la sconfitta. Siamo di fronte ad un nuovo caso di "uomo della provvidenza" dai cui piedi dipendono le sorti del Taranto?
LE DISCESE ARDITE E LE RISALITE - «Dobbiamo distinguere tra primo e secondo tempo», spiega Papagni nel dopo partita. «Il Taranto dei primi 45 minuti ha creato occasioni con buone ripartenze. Nel secondo tempo, invece, abbiamo accusato il gol a freddo; poi il Teramo ha giocato come preferiva: tutti in difesa e per noi è stata dura. Gli abruzzesi avevano un evidente vantaggio psicologico e giocavano sul fatto che dopo il buon primo tempo in noi era maturata la convinzione di fare un buon risultato. Mi dispiace per i tifosi. Non voglio, però, cedere al rimpianto e al rammarico. Dico perciò che dopo questa battuta d’arresto dobbiamo dare fondo alle nostre migliori risorse: la forza e l’umiltà, per riprenderci. Ora - conclude Papagni - ci sono solo scontri diretti e con le squadre forti, lo abbiamo dimostrato, diamo il meglio di noi. Manterremo alta la concentrazione». Senza dimenticare, si spera, l’"inspiegabile", spiegabilissima, sconfitta di Teramo. di Fulvio Colucci27 novembre 2006

La confusione del mini-stadio
E il calciatore diventa cetaceo

In tv sembra ancora più piccolo e stretto. E’ lo stadio di Teramo, sembra un campo di calcio a otto. Manca solo il custode che ti chiede i soldi in anticipo e ti dà le chiavi dello spogliatoio. Ma questo è campionato. Questo è Taranto. Dopo un secondo le riprese di Studio 100 Sat ti riconciliano con il mondo. La Curva Ovest deve fare i conti con un altro punto cardinale: sembra la Nord dei giorni migliori. C’è un pezzo di Taranto dappertutto. La partita satellitare inizia prima dei collegamenti su Studio 100 “terrestre” e BS: Gianni Sebastio declama la formazione con il solito pathos. Ci sono Caccavale e Cammarata, Ambrosi ha il mal di schiena, Danucci ha bruciato Mancini nella corsa alla maglia. Nulla di particolarmente sorprendente. Le novità vere sono dall’altra parte: il tecnico Gabetta rinuncia al giovane Scarabattola, portiere delle ultime gare. Peccato: uno con un nome così dovrebbe sempre giocare, ti movimenta da solo una telecronaca. E poi ci sono Favasuli e Capodaglio: quanto a cognomi, è un Teramo irresistibile. La partita comincia e il pallone inizia subito a rimbalzare “a uecchio” nel campo di biliardino di Teramo. Gli abruzzesi impongono subito ritmi forsennati e mordono le caviglie della Papagni-band: non manca qualche incontro di wrestling a centrocampo. Per fortuna, proprio come negli incontri sul ring, non si fa mai male nessuno. Il brivido si chiama Deflorio, ma stavolta non è giornata: al 21’ arpiona la palla a modo suo (cioè bene) ma non conclude a modo suo (e va male). La grossa occasione sciupata sembra l’inizio della recita rossoblu: ma i protagonisti si dimenticano di entrare sul palcoscenico. Gli attaccanti, in particolare, naufragano tra i mille piedi dei difensori teramani: ma quanti sono? Anche Pinna e Cosenza, intanto, compiono un doppio miracolo su Myrtaj: un’occasione per parte, 0-0, tutto sembra avviato ad un sonnolento pomeriggio a reti bianche. L’intervallo propone su Studio 100 l’accoppiata Nesca-Florimbj: l’antico tecnico dalla testa bianca benedice il pari e la parola passa ai due presidenti, Blasi è in gran forma, il locale Malavolta mescola accento romano da competizione, eleganza e convenevoli. E una vaga somiglianza con Carlo Vanzina. Ma questo non è “Vacanze di Natale”. La partita riprende e il Teramo non dorme: anzi, segna. Danucci tocca (o non tocca?) di mano al limite dell’area: è tempo di frittata e il Taranto la prepara in un minuto. Ci pensa Migliaccio in un mischione da tregenda a indovinare lo spiraglio giusto. 1-0: ma il Taranto non reagisce. Si confonde. E trasmette confusione a tutti coloro che vedono la partita. L’addetto alle sovraimpressioni di Studio 100 trasforma Cejas in Secas: meglio scriverlo per come si legge. Sebastio trasforma Capodaglio in Capodoglio: da giocatore a cetaceo il passo è breve. E il mio vicino di posto, in redazione, non si ricorda neanche più come si chiama. Bisogna reagire, ci proviamo un po’ tutti: ma la danza propiziatoria davanti al video non sortisce grossi effetti. E neppure l’ammasso di attaccanti in rossoblu riesce a far meglio: adesso ci sono pure Zito e Pasca, che si mangia un golletto niente male. Il traffico, nell’area teramana, è come quello di via Medaglie d’Oro nell’ora di uscita delle scuole. Impossibile. Sembra finita, c’è solo il tempo per il raddoppio dei padroni di casa: Schettino è a un chilometro dalla porta di Pinna ma prova il colpo. Tiro, traiettoria arcuata, gol. Su un campo di calcio a otto può riuscire anche un colpo del genere... di Leo Spalluto27 novembre 2006

Terza sconfitta stagionale

Il Taranto incassa a Teramo la terza sconfitta stagionale; le due precedenti erano arrivate nel giro di 8 giorni (17-24 settembre), con il k.o. casalingo per 2-1 contro la Cavese e la sconfitta in trasferta contro la Juve Stabia per 1-0. Dopo aver perso a Castellammare di Stabia il Taranto ha infilato una striscia utile di 8 partite con 4 vittorie (tre interne ed una esterna) e 4 pareggi (tre in trasferta ed uno in casa).
Dopo sei gare l’attacco rossoblù resta a “secco” (è la terza volta in questo campionato). Questo accade in concomitanza con l’assenza di Ambrosi puntualmente a segno in queste gare.
Nonostante la sconfitta il Taranto mantiene la quarta posizione; nelle quattro gare che mancano alla fine del girone d’andata i rossoblù dovranno affrontare tre compagini attualmente in zona playoff: domenica prossima allo “I a c ovo n e ” incontreranno la Salernitana (i granata sono ora quinti), poi a seguire l’Ancona in trasferta (12° posto per i dorici), il Foggia in casa (i rossoneri hanno appena raggiunto il Ravenna in vetta) ed infine l’Avellino fuori casa (i campani sono al 3° posto).
Il Teramo si conferma una sorta di “bestia nera” per il Taranto; i rossoblù in cinque confronti di campionato giocati sul campo degli abruzzesi hanno raccolto solo un pareggio.
La prima sconfitta, per 1-0, il 24 marzo 1996 in serie C2: il successo degli abruzzesi si concretizza con la complicità di un autogol di Panarelli.
L' unico pareggio il 12 gennaio 1997 sempre in C2: finisce 1-1 con i rossoblù in vantaggio con una rete di Caputo al 20', quindi il pareggio dei padroni di casa con l’autorete all’85' di Tallilli. A seguire gli altri tre k.o. tutti in C1: per 2-1 il 12 gennaio 2003 con i teramani al doppio vantaggio con Motta e Pepe, quindi all’83' la rete tarantina di Petrachi; battuti sempre per 2-1 l'11 gennaio 2004 con i gol di Quadrini e Taua e il gol degli ionici con Banchelli al 92'; infine la sconfitta odierna per 2-0 con le reti di Migliaccio e Schettino. di Franco Valdevies27 novembre 2006

Taranto, è vietato fermarsi
A Teramo rientra Caccavale. Ambrosi resta in dubbio

Alla ricerca del nono risultato utile consecutivo e, possibilmente, della terza vittoria esterna stagionale. Sono questi i traguardi ai quali il Taranto punta nel pomeriggio al "Comunale" di Teramo. Di fronte Deflorio e soci si ritroveranno una squadra molto "arrabbiata" per almeno quattro motivi: non vince da oltre due mesi; dovrà dimostrare al proprio presidente Malavoglia che la conferma sulla panchina di mister Gabetta è stata una scelta felice; dovrà lanciare ai propri sostenitori "messaggi" di speranza per quanto riguarda il futuro dopo la partenza-razzo effettuata (9 punti nelle prime 3 gare) e, soprattutto, non vorrà essere risucchiato nella temibilissima zona playout. I rossoblù dovranno entrare subito in partita. Al "pronti-via" dovranno inchiodare i padroni di casa nella propria metà campo e, possibilmente, finalizzare gli attacchi. Un approccio più timoroso darebbe fiato e speranza agli abruzzesi i quali si riverserebbero in avanti per sperare di portarsi in vantaggio e, poi, gestire l’incontro. Papagni scioglierà nelle ore che precederanno il match i dubbi sulla formazione da mandare inizialmente in campo. Le speranze di vedere dal primo minuto Ambrosi sono scemate ancora di più dal momento che l’attuale capocannoniere rossoblù, nella seduta di rifinitura, si è allenato a parte. Dovrebbe essere arrivato, dunque, il turno di Cammarata (3 gol finora realizzati, l’ultimo dei quali, con il Giulianova, non decisivo) il quale farà coppia con capitan Deflorio. La difesa ha gli uomini contati: non sono partiti, infatti, Mortari (dolore allo stesso ginocchio operato a giugno) e Panini (colpito nella notte da influenza). Dinanzi a Pinna giocheranno Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini. In mezzo Toledo De Liguori e Cejas sono sicuri di far parte dell’undici titolare. Da decidere il quarto centrocampista: favorito Mancini. L’urlo dei 1200-1300 tifosi rossoblù accompagnerà la partita degli jonici. Dovrà essere incessante. di Giuseppe Dimito26 novembre 2006

Otto i precedenti con il Teramo

In otto precedenti di campionato il Taranto ha battuto il Teramo solo una volta. È il 15 maggio 1997, ultima giornata del campionato di serie C2; si gioca di giovedì ed al Taranto, ultimo in classifica, serve un successo per sperare di agganciare la zona salvezza. I rossoblù si impongono per 2-0 con le reti di Caputo su rigore al 59' e di Menolascina al 72', ma le concomitanti vittorie di Casertana e Marsala fanno sfumare la possibilità di raggiungere i playout (per gli ionici ultima piazza e retrocessione nel CND). Questa la formazione tarantina schierata dal tecnico Pasquino: Galati, Maiuri, Vitali, Perrotta, Grillo (46' Cipriani) Foschini, Olivari, Menolascina, Cazzarò, Caputo (61' Santoro), Di Domenico (51' Simonetti). Ecco nel dettaglio le altre sfide contro gli abruzzesi.
Il 5 novembre 1995, in serie C2, il Teramo vince allo “Iacovone” per 1-0 con un gol segnato da D’Amblé al 58', di fronte ad appena 700 spettatori (120 paganti e 450 abbonati).
Ancora una sconfitta per 1-0 per i rossoblù nella gara di ritorno, il 24 marzo 1996; gli abruzzesi si impongono in virtù di una sfortunata autorete al 29' del difensore rossoblù Panarelli. Questa la formazione ionica guidata da Ruisi: Marinacci, De Gregorio, Fabiani, Panarelli (55' Aruta), Bocchino, Maiuri, Manari, Pernisco (85' Sparacio), Cipriani, Caputo, Latartara.
Primo punto per il Taranto, in trasferta il 12 gennaio 1997 in serie C2; finisce 1-1 con i rossoblù in vantaggio con una rete di Caputo al 20', quindi il pareggio dei padroni di casa ancora una volta con un autogol causato all’85' dal giovane Tallilli, nell’occasione all’e s o rd i o assoluto in campionato; gli ionici restano poi in dieci dal 53' per l’espulsione di Chiappara. Così il Taranto schierato da Pasquino: Mancon, Mundula, Vitali, Perrotta, Maiuri, Di Lauro, Latartara, Cazzarò, Chiappara, Caputo (81' Simonetti), Conte (65' Tallilli, 89' Cipriani).
0-0 a Taranto l’8 settembre 2002 nel campionato di C1, quindi nella gara di ritorno il 12 gennaio 2003 abruzzesi ancora al successo per 2-1. Teramani al doppio vantaggio al 22' con Motta e al 60' con Pepe, quindi all’83' la rete tarantina di Petrachi. Questa la formazione schierata da Brini: Di Bitonto, Cozzi, Bennardo, Siroti, Filippi, Petrachi, Andrisani (82' Pizzolla), Migliorini, De Liguori (72' Costanzo), Triuzzi, Passiatore.
Gli ultimi due confronti nel torneo di serie C1 2003-04 con due vittorie degli abruzzesi, entrambe con il punteggio di 2-1, il 31 agosto 2003 a Taranto, con i rossoblù in vantaggio al 6' con Filippi (ora il difensore gioca nel Teramo), quindi ospiti al sorpasso con le marcature al 29' di Sanetti e all’81' con Bonfanti, poi l’11 gennaio 2004 con i gol di Quadrini al 52', Taua al 72' ed il gol degli ionici con Banchelli al 92'. Questa la formazione tarantina guidata da Dellisanti: Di Bitonto, Panarelli (68' Di Fausto), Di Meo, Braca (88' Stendardo), Cozzi, Catinali (68' Del Signore), Bettoni, De Liguori, Croce, Triuzzi, Banchelli. di Franco Valdevies26 novembre 2006

Il Taranto stavolta cambia
Dopo due settimane, Papagni è costretto a mutare formazione per la squalifica di Larosa. Ma oltre a Caccavale, ci saranno altre modifiche: e Ambrosi è rimasto fermo anche ieri

Ormai è quasi una giocosa battaglia. Indovinare la formazione che Papagni schiererà in campo è un esercizio difficile: reso ancora più incerto dalla varietà di soluzioni a disposizione del tecnico e dal positivo stato di salute di una squadra composta da venticinque possibili titolari. La trasferta di Teramo è la prossima tappa, caratterizzata, in partenza, da una certezza: dopo due turni la formazione cambierà. E' la squalifica di Ciccio Larosa la variante che fa “saltare” il recente incantesimo: si libera un posto in difesa sulla fascia destra, con almeno un paio di soluzioni in ballo. L'ipotesi più probabile prevede un “rimescolamento”: dopo tre settimane di assenza (due trascorse in tribuna, una in panchina) Maurizio Caccavale sembra vicino al rientro dal primo minuto. La fascia di capitano gettata per terra contro il Martina e le polemiche, immediatamente sedate, non hanno lasciato scorie: Papagni appare pronto a puntare nuovamente sul difensore napoletano, che andrà a fare coppia con Prosperi in posizione centrale. Cosenza, schierato con profitto nelle ultime settimane, potrebbe essere dirottato a destra (posizione già ricoperta in questa stagione): il tecnico ionico può contare, però, anche su Panini, interprete “naturale” del ruolo: Panini. E' di nuovo fuorigioco, invece, Cristian Mortari: il giocatore si è bloccato nuovamente per un risentimento al collaterale del ginocchio destro, operato l'estate scorsa. Dovrà restare fermo per almeno tre settimane. I dubbi maggiori riguardano il centrocampo: scontato dirlo, Papagni ha solo l'imbarazzo della scelta. Stavolta le quotazioni di un centrocampo “tosto” con Cejas e De Liguori nel cuore della manovra appaiono in ribasso: contro il team del “pericolante” Gabetta il tecnico ionico appare intenzionato ad incrementare la qualità in zona centrale. Pertanto Cejas potrebbe far coppia con Danucci: De Liguori tornerebbe a sinistra, Toledo libererebbe il suo estro sulla fascia opposta. C'è un'alternativa d'attualità in queste ore: Mancini ha fornito segnali confortanti nell'amichevole di Grottaglie e avanza con forza la propria candidatura. Il suo arrivo tra gli undici, però, comporterebbe una modifica tattica: la linea mediana si comporrebbe a tre (Toledo, Cejas, De Liguori), con Mancini schierato qualche metro davanti all'argentino per dettare “l'ultimo passaggio agli attaccanti”. Le ”prove tecniche” prevedono l'attacco a due: semplice ripartire dai goleador di domenica scorsa, Deflorio e Ambrosi con Cammarata pronto a subentrare a partita in corso come avvenuto nelle ultime due domeniche. Ma i malanni alla schiena dell'attaccante di Fiuggi (sette gol nelle ultime sei gare) potrebbero consigliare l'impiego di Cammarata dal primo minuto: Ambrosi ha girato a parte anche ieri. E poi c'è la tentazione tridente: Ambrosi (o Pasca), Deflorio, Cammarata come sperimentato a Grottaglie. L'idea, però, potrebbe essere riservata ad una partita casalinga. Ipotesi, soltanto ipotesi: Papagni ci sorprenderà anche stavolta? di Leo Spalluto25 novembre 2006

Teramo, momento-no dopo la felice partenza
Solo due punti nelle ultime sei partite. Non perde in casa da tredici mesi. Il segreto nel terreno di gioco: stretto e corto

Esistono cifre indicative del momento difficile attraversato dal Teramo. I ragazzi di Gabetta - strenuamente difeso dalla squadra nel momento in cui il presidente Malavolta aveva deciso di esonerarlo - non vincono da un mese e mezzo (Teramo-Salernitana 2-1, 08/10/2006) e nelle ultime sei giornate hanno raccolto appena due punti (pareggi con Avellino e Sambenedettese). Ma l’organico di cui dispone l’ex tecnico del Benevento - che ha tre punti di vantaggio sulla zona playout - aveva iniziato la stagione con tre successi in altrettante giornate, facendo cullare alla piazza abruzzese sogni di gloria. Poi un pizzico di sfortuna, qualche infortunio di troppo. Coinciso con un evoluzione del gioco inversamente proporzionale alla resa. «Con il Taranto non abbiamo altre possibilità: dobbiamo vincere. Dobbiamo raggiungere al più presto il traguardo della salvezza». Le parole del trainer biancorosso non lasciano spaziano ai dubbi. C'è bisogno di un successo che dia fiducia all’ambiente e che consenta a Catinali e compagni di prendere le distanze dalla zona calda della classifica. C'è un dato statistico di rilevante importanza: il Teramo non perde al "Comunale" da tredici mesi, quando fu la Sambenedettese ad infliggere un pesante passivo alla formazione allora guidata da Marco Cari (1-4). Sono le dimensioni ridotte dell’impianto di via Taraschi a rappresentare un ostacolo in più per le compagini avversarie: gli spalti sono a ridosso delle linee che delimitano il terreno di gioco, largo appena sessanta metri. Altri numeri da spiegare: gli abruzzesi hanno siglato dieci reti, subendone tredici (terza miglior difesa del girone). Pregi da attribuire alla solidità conferita al reparto arretrato e difetti illustrabili con la scarsa vena realizzativa degli attaccanti Luiso (a segno una sola volta) e Myrtaj (tre reti). Nelle ultime giornate Gabetta ha spesso cambiato l’undici di partenza, condizionato dalle numerose defezioni. Per la sfida di domani non sembrano esserci molti dubbi (squalificato Filippi). Davanti a Scarabattola, la linea difensiva sarà composta da Maury, Migliaccio, Cascone e Radi. I due interni di centrocampo saranno l’ex Catinali e Capodaglio, con Margarita, Niscemi e Favasuli a formare la linea a tre degli incursori, a ridosso dell’unica punta Myrtaj. Luiso, ancora alle prese col mal dischiena, dovrebbe cominciare dalla panchina. Modulo: 4-2-3-1. di Fabio Di Todaro25 novembre 2006

Taranto, dubbio Ambrosi
L’attaccante ha mal di schiena. Pronto Cammarata

Ambrosi o Cammarata? Catania, Mancini, Danucci: chi affiancherà il duo Cejas-De Liguori in mezzo al campo? Sono questi i dubbi che agitano Papagni all’immediata vigilia della delicata trasferta di Teramo. Ambrosi, ieri, si è allenato a parte perché ha risentito ancora del fastidio alla schiena che gli ha impedito sia di svolgere mercoledì pomeriggio la seduta dell’allenamento ad Oria sia l’a m i ch evo l e di ieri l’altro a Grottaglie. Stamane è in programma la rifinitura. Se non dovesse superare il test, scenderà in campo Cammarata, apparso voglioso di vestire la prestigiosa maglia numero nove. Se, invece, il dolore dovesse scomparire, sarà verosimilmente lui a guidare l’attacco rossoblù. Per quanto riguarda il centrocampo da definire la griglia dei tre chiamati a svolgere il doppio ruolo di interdizione e di ripartenza. Trattandosi di una gara in trasferta, e perdippiù contro una formazione che, presumibilmente, attaccherà fin dal fischio d’inizio per tentare di piegare il risultato dalla propria parte, non è escluso che Papagni inserisca un centrocampista più votato a fare diga e nello stesso tempo ad essere fra i primi a riportare la sfera nella metà campo avversaria. In quest’ultimo caso probabilmente il dubbio si restringe a Danucci o Mancini. In difesa, invece, la soluzione cui il trainer jonico si dovrebbe affidare per la sostituzione dello squalificato Larosa appare già scritta: Cosenza andrà a destra e Caccavale (al rientro a tempo pieno dopo tre giornate) giostrerà al centro in coppia con Prosperi. Esiste, comunque, anche un’ipotesi- Panini. Da escludere Mortari perché, ieri, non si è proprio allenato (risentimento al collaterale del ginocchio destro). Colombini sarà l’esterno mancino (a proposito, si sta specializzando nelle punizioni dal limite). Toledo svolgerà il suo consueto
compito di assist-man, ma con licenza di segnare. Il Teramo non vince in casa dalla sesta giornata (8 ottobre): 2-1 alla Salernitana. La prevendita è incoraggiante: potrebbero essere 1200-1300 i tifosi rossoblù presenti al Comunale di Teramo. di Giuseppe Dimito25 novembre 2006

Stadio: finalmente l'accordo
La firma tra Comune e Taranto Sport dopo due ore di colloquio

Accordo raggiunto, querelle in soffitta, spiragli che si aprono. Da ieri il caso-Iacovone è una questione risolta, la tanto invocata soluzione-ponte per la stagione sportiva in corso è stata trovata.
Dopo mesi di polemiche e frizioni, il riavvicinamento tra le parti era cominciato la scorsa settimana grazie all'opera di mediazione svolta dal questore, dott. Eugenio Introcaso, che aveva sollecitato anche l'intervento del prefetto Alecci.
La firma del protocollo d'intesa tra Comune e Taranto Sport è arrivata dopo due ore di colloquio a Palazzo di Città: il subcommissario Maria Rita Iaculli, il presidente rossoblu Gigi Blasi e il direttore generale Vittorio Galigani hanno raggiunto un accordo semplice, in quattro punti (due impegni da rispettare per parte). Il Comune, per la prima volta, apre alla possibilità di affidare il campo sportivo ai privati (in via diretta al Taranto oppure attraverso un bando pubblico) e si accolla, per l'intera stagione sportiva, le spese riguardanti luce, acqua, gas e manutenzione del campo erboso: il club rossoblu, invece, ha accettato di corrispondere all'Amministrazione comunale, a titolo di canone, la somma di 4000 euro mensili a partire dallo scorso mese di agosto (da questa cifra potranno essere detratte le somme anticipate dal Taranto per l'utilizzo del gruppo elettrogeno allo stadio). La società, inoltre, si è impegnata a garantire la pulizia della struttura di via Lago di Como.
Per ora si andrà avanti così: il Taranto potrà utilizzare lo stadio senza ulteriori patemi; l'Amministrazione comunale commissariata concede l'uso dello Iacovone ai rossoblu ad un prezzo notevolmente inferiore a quello ipotizzato finora (i famosi 71000 euro proposti inizialmente dall'ente che causarono la reazione sdegnata di Blasi). In attesa di approfondire l'idea di una trattativa privata per affidare la gestione dell'impianto al club di via Umbria.
Se non ci saranno sviluppi immediati, toccherà poi al prossimo sindaco della città immaginare le strategie per il futuro.
La giornata
Si discute all'ora di pranzo. Sole in cielo e piazza Castello semi-deserta. L'appuntamento è alle 13, il Taranto si concede solo i minuti di ritardo “accademici”. Blasi e Galigani arrivano alle 13.10 e salgono in tutta fretta per recarsi nell'ufficio della dottoressa Iaculli.
Non sarà una giornata interlocutoria, lo si capisce subito: non è il classico vertice che si esaurisce in pochi minuti, la discussione prosegue a lungo nel silenzio di un pomeriggio dalla temperatura autunnale. Non ci sono tifosi in piazza: un paio di “curiosi” arriveranno solo al termine della riunione.
La fumata bianca arriva alle 15.20: Blasi e Galigani escono con passo affrettato dal portone del palazzo comunale. «Siamo in ritardo di un'ora» svela il presidente, che ha urgenza di raggiungere la riunione del Consiglio d'Amministrazione della Taranto Sport. Accordo è fatto: Blasi commenta così l'esito positivo dell'incontro: «Dobbiamo essere necessariamente soddisfatti perchè non c'era alternativa. A noi serve lo Iacovone ed è giusto che la squadra della città continui a giocare nel suo stadio, nella casa dei tifosi». Il ripristino della corrente elettrica allo stadio dovrebbe essere, ormai, imminente: «La dottoressa Iaculli ci ha detto che da lunedì la situazione tornerà normale. Altrimenti andremo avanti col gruppo elettrogeno e col gasolio a nostre spese: somme che detrarremo dai 4000 euro mensili che pagheremo per l'affitto. E' una situazione temporanea, non si poteva far altro: il Comune non può fare nulla di più di ciò che sta già facendo. E' un successo che ci permette di andare avanti fino a fine stagione». E poi c'è la novità della possibile “gestione diretta”. «Siamo riusciti a far capire al Comune - commenta Blasi - che per loro lo Iacovone è soltanto una spesa. Ringraziamo la dottoressa Iaculli per l'attenzione e la sensibilità dimostrata nei nostri confronti. Adesso c'è stata questa apertura: riproporremo l'idea del comodato per quaranta anni, proponendo, come esempio, l'accordo raggiunto in questi termini dal Perugia e dal sindaco del capoluogo umbro».
«In un momento così difficile per la città - aggiunge il dg Galigani - la gestione commissariale ha dimostrato di aver compreso appieno la funzione sociale della nostra società sportiva».
Società in salute
Il Taranto, intanto, gode di ottima salute. Non solo in campo, ma anche (e soprattutto) nei conti. L'ennesima conferma è arrivata dal Consiglio d'Amministrazione di ieri: la società è ampiamente in regola con tutti i parametri stabiliti dalla Covisoc (stato patrimoniale, conto economico) ed ha un valore altamente positivo nel rapporto PA/PD (parametro che si ottiene attraverso la divisione del patrimonio netto contabile con l'attivo patrimoniale e i diritti pluriennali). Tradotto: lo stato di salute finanziario è ottimo, il Taranto è un club sempre più solido. di Leo Spalluto24 novembre 2006

Formazione da studiare
Papagni prende tempo. Possibile il rientro di Caccavale e di uno tra Mancini e Danucci

Il giovedì, come tradizione, è la sagra dell'abbondanza. Il giorno in cui si vedono tanti possibili Taranto e si cerca di immaginarne uno solo. Esercizio settimanale, non sempre inutile, ma a volte difficile. Perché approfittando di tanta ricchezza Aldo Papagni preferisce non svelarsi. E sperimentare. Pensando alla forùmazione, ripassando i movimenti dell'avversario. Riflettendo. «Valuto i pro, cerco di eliminare i contro»: è la sintesi che il tecnico trova, giustificando le prove di laboratorio. Frasi che arrivano a margine dell'amichevole con il Grottaglie, nuova tappa del pellegrinaggio settimanale. Partita dura. Che a Papagni è piaciuta: «I ragazzi, così, capiscono l'importanza di giocare con attenzione e intensità. Il Grottaglie ci ha impegnato molto, noi ci abbiamo messo determinazione. La risposta è buona, soprattutto perché domenica, a Teramo, servirà questo: giocheremo in un campo stretto, ci saranno ritmi alti, ci sarà poco tempo per pensare, bisognerà smistare la palla in un tocco o due. Ecco: ci siamo allenati a questo, il test è stato utile».
Scelto l'atteggiamento manca la formazione. Che non arriva, ovviamente: «Ogni formazione è utile in vista di domenica, ogni soluzione è possibile e fino all'ultimo c'è sempre qualcosa da valutare. Parlarne di giovedì mi pare prematuro». Troppi uomini da gestire: non si può abbandonare la prudenza. Esempio: la sostituzione di Larosa, squalificato. L'ipotesi sembra chiara: Caccavale al rientro da centrale, Cosenza a destra. La risposta di Papagni annacqua e un po' nasconde: «Panini è in buone condizioni, Mortarsi continua a crescere, Caccavale è tornato su buoni livelli tecnici, oltre che psicofisici. Vedrò». Nuova prova: il tridente. Con Pasca (Ambrosi era fermo per precauzione per il dolore alla spalla) con Cammarata e Deflorio. Il tecnico lo prova e non ritratta, nonostante la cautela: «E' un'idea che non scarto, così come non scarto le altre. Non crediate sia pretattica: è solo bisogno di continuare a capire».
Detto del rientro di Caccavale, possibile un'altra variazione: uno tra Mancini (leggermente favorito) e Danucci al posto di Catania, con lo spostamento di Toledo a destra e De Liguori a sinistra, oppure con Mancini trequartista e Toledo, Cejas e De Liguori al centro. Papagni parla di Mancini, rispondendo a domanda. Partendo dal principio di rissa con il grottagliese Camassa: «La reazione è l'unica cosa che non mi è piaciuta. Ma per il resto mi ha fatto un'ottima impressione». Nessuna concessione alla platea. Al massimo una ulteriore spinta alla squadra: «Dobbiamo mantenere le stesse motivazioni di sempre, tenendo presente che il Teramo ha fatto quadrato intorno all'allenatore nei giorni scorsi e, quindi, sarà mentalmente rinforzato. Noi abbiamo sempre il dovere di dare il massimo e di chiedere anche qualcosa in più». di Fulvio Paglialunga24 novembre 2006

Grottaglie-Taranto senza gol
Al "D’Amuri" finisce 0-0. Caccavale pronto al rientro

GROTTAGLIE-TARANTO 0-0
GROTTAGLIE:
Lamberti (46'Guido), De Giorgi (75' Savino), Lollini (46' Sancesareo); Lentini (46' Marini), Camassa, Lenti Gius.; Marchi (46' Greco), Chiesa (46' Piroscia), Piperissa (46' Pastano), Lenti Gianc. (46'Pirone), Adriano (72' Spada). All.: Orlando.
TARANTO (1° tempo): Pinna; Mortari, Malagnino; Silvestri, Larosa (26' Castroni), Panini; Catania, Mancini, Piroli, Danucci, Zito. (2° tempo): Faraon, Cosenza, Colombini; Cejas, Caccavale, Prosperi; Toledo, Cammarata, Pasca, De Liguori, Deflorio. All.: Papagni.
ARBITRO: Carrieri di Grottaglie.
Non è passato il Taranto al "D’Amuri" complice soprattutto un Grottaglie vivo, agonisticamente forte, ben messo in campo da Dino Orlando. La formazione di casa ha dimostrato per intero il suo valore al punto che l’attuale quarto posto in classifica è suscettibile di miglioramento. A cominciare proprio dalla prossima trasferta a Sant'Antonio Abate (solo un pari interno finora raggranellato dai campani). E fra i giovani è piaciuto Marini ('83), un tipo alla Manoni. Nel primo tempo mister Papagni ha dato spazio a coloro che hanno finora giocato di meno eccezion fatta per Catania, Larosa, Danucci e Mancini mettendo in vetrina un 4-4-1-1. Piroli era l’unica punta con Mancini trequartista. Gli occhi erano puntati su Mortari, uno dei candidati alla sostituzione dello squalificato Larosa. Il leccese è sulla via della guarigione, ma Papagni non lo ritiene ancora pronto per giocare dal primo minuto. In bella evidenza Danucci nel ruolo di distributore di palloni. Un’occasione per parte per sbloccare il risultato. Al 16' Piperissa non trovava la deviazione vincente su cross di Lollini (un po’ incerta l’uscita di Pinna). Al 17' Mancini e Catania non riuscivano a mettere in rete da pochi metri. Da segnalare uno spiacevolissimo episodio avvenuto al 36': Mancini e Camassa venivano a diverbio in seguito ad un normale scontro a centrocampo. Partita sospesa per 2' con intervento di entrambe le panchine per sedare gli animi. Nella ripresa entravano in campo quasi tutti i presunti titolari con l’unica eccezione di Ambrosi, rimasto fermo a titolo precauzionale per un risentimento muscolare. Papagni provava il 4-3-3 che, a volte, diventava un 4-2-4 allorché Toledo si alzava. Al 2' Colombini coglieva la parte bassa della traversa. All’8', su cross del brasiliano, Cammarata colpiva di testa, ma Guido deviava in angolo. Al 43' Pasca girava alto di destro un invito di De Liguori. La formazione anti-Teramo dovrebbe essere identica a quella di domenica scorsa con l’unica eccezione del rientro di Caccavale con spostamento di Cosenza sulla fascia destra. La partenza per Giulianova avverrà domani pomeriggio (e non questa mattina) dopo la rifinitura. di Giuseppe Dimito24 novembre 2006

Si cresce anche nella precarietà
Toledo fa buon viso a cattivo gioco

Come va Toledo? «Piove e fa freddo».
Davvero difficile, di questi tempi, il mestiere di calciatore del Taranto, costretto ad emigrare in Provincia per svolgere singole sedute di allenamento. Ieri ad Oria. Oggi a Grottaglie. Poi in viaggio verso l'Abruzzo, destinazione ritiro di Giulianova. I rossoblu sembrano finire sempre nella casella “Imprevisti”, sfogliando un problema sempre diverso dal solito. A giudicare i risultati in campo, pare che gli intoppi settimanali non abbiano la minima influenza. Pare. Robson Toledo è poco brasiliano nel parlare. Linguaggio diretto, poco fantasioso. Sull'argomento è molto chiaro. «Sinceramente dall'inizio dell'anno ce ne sono successe un po' troppe - esordisce il fantasista rossoblu - Sono avvenute cose che con il calcio non hanno poco a che fare. Io però voglio sempre vedere il lato positivo delle cose: diciamo che deve essere un modo per crescere e maturare. Il gruppo può trovare il pretesto per compattarsi ancora di più. Dobbiamo stringere i denti e non perdere di vista quelli che sono i nostri obiettivi». Morale: sarebbe meglio non accada, ma...
C'è anche il calcio giocato. Particolarmente fortunato. Una stagione che ha proposto Toledo in qualità di assist-man. Perugia e Martina sanguinano ancora per le imperiose scorribande da cui sono scaturite le reti rossoblu. Un Toledo in versione “apriscatole” che vede i suoi attaccanti e, per ora, poco la porta. Finora un solo gol all'attivo alla Ternana. Il rammarico per la poca frequenza realizzativa è un falso problema. «Mah, sto al gioco. Ho sempre detto che il Taranto viene prima dei gol di ogni calciatore. Mi piacerebbe migliorare la mia media, credo che per un attaccante sia umano. Anche con gli assist si può essere decisivi. La posizione in campo? Per me non c'è differenza. E non mi pongo il problema. Il tecnico conosce le mie qualità e penso faccia di tutto per metterle in evidenza. Da parte mia ci sarà sempre l'impegno massimo, sia che parta da destra, sia che venga spostato a sinistra».
Due parole obbligatorie sulla prossima gara di Teramo. «La prepareremo come le altre, con la mentalità giusta - dice con molta tranquillità Toledo - Attraversiamo il momento che desideravamo. Giochiamo un buon calcio, stanno arrivando anche i risultati. Teramo è un campo difficile. Il Taranto, comunque, non deve avere paura di nessuno. Lo testimonia l'approccio che abbiamo messo nelle precedenti gare esterne. Noi vogliamo imporre il gioco e lo faremo anche in questa occasione».
Ha piovuto ad Oria. Piove anche a Taranto. Almeno sarà contento il giardiniere. Si avvicina la stagione del freddo e dei terreni pesanti. Si dice in giro che Toledo possa avere una naturale flessione. Alla maliziosa osservazione, il brasiliano risponde in modo piccato. «La gente ha la bocca e certe volte si sente in dovere di dire qualcosa. Io non mi curo dei giudizi altrui. Penso ad allenarmi e stare bene fisicamente. Le mie qualità le mostro sul campo, in qualunque condizione sia».
Il Toledo di questo inizio di girone di andata sembra, a tratti, un giocatore di categoria superiore. Esiste un desiderio recondito di sbarcare nel calcio di prestigio. «Un pensiero c'è - chiude - . Qualche infortunio ha rallentato la mia crescita. Penso, però, al presente. Voglio fare bene a Taranto perchè qui c'è un progetto che mi può avvicinare a certi livelli. Sono convinto dei miei mezzi e per adesso li metto tutti a disposizione della società ionica». di Luigi Carrieri23 novembre 2006

Oggi test a Grottaglie

Ieri doppia seduta nel freddo pungente di Oria. Un ennesimo sacrificio che la truppa rossoblu, ieri, si è dovuto addossato. Piccola consolazione l'ottimo terreno di gioco del seminario di San Cosimo di Oria che ha visto all'opera i rossoblu. C'erano tutti, anche Salvatore Pinna. I portiere, fermo martedì per un leggero stato influenzale, è tornato ad allenarsi con il gruppo. 
Al mattino la rosa è stata divisa in due gruppi. Alternativamente i rossoblu hanno lavorato con nozioni di tattica collettiva insieme al tecnico Papagni, mentre il resto dei giocatori si sottoponeva ad esercizi di potenza e resistenza con il preparatore Guicciardini. Al pomeriggio, invece, lavoro prettamente tecnico-tattico. Alla fine della sessione, piccolo problema alla schiena per Alessandro Ambrosi che ha preso anticipatamente la via degli spogliatoi. Non dovrebbe essere niente di grave. Con ogni probabilità, l'attaccante parteciperà al test amichevole odierno che vedrà il Taranto impegnato al “D'Amuri” di Grottaglie contro la locale formazione di serie D. 
Mille biglietti per Teramo
A differenza di quanto comunicato due giorni fa, la società rossoblu fa sapere che ci sono 1000 biglietti a disposizione dei tifosi del Taranto intenzionati a seguire la trasferta di Teramo. I tagliandi possono essere acquistati al Bar Cubana al costo di 10 euro. La prevendita va molto bene visto che fino a ieri è già stata sfondata la soglia dei quattrocenti biglietti. Il settore riservato alla tifoseria ospite può accogliere un numero massimo di 1154 tifosi.
Avviso della Questura di Teramo
La Questura di Teramo ha fatto pervenire una nota tesa ad informare i tifosi rossoblu organizzati e non, che intendono recarsi nella cittadina abruzzese, di munirsi preventivamente del biglietto di ingresso e di seguire questo itinerario: uscita A/14 Roseto degli Abruzzi; strada provinciale 150 direzione Teramo; Villa Vomano S.S.81 Forcella-Specola-Teramo.
Binomio Birra Raffo-Taranto Sport
Era nell'aria da diversi giorni. E' ufficiale il rapporto commerciale tra Taranto Sport e Birra Raffo. Le parti tornano a viaggiare nella stessa direzione dopo due anni di separazione "forzata". L`accordo, sottoscritto dal presidente Blasi, avrà una durata annuale con opzione per quello successivo. Tale binomio sarà illustrato nel corso di un`apposita conferenza stampa che verrà convocata nei prossimi giorni 
Rossoblu a "Tifo è amicizia" 
Prosegue l'attività dell'associazione con i tradizionali incontri con i rappresentanti del Taranto. Stasera Ambrosi, Cammarata, Danucci e Caccavale saranno ospiti del club "Tifo è amicizia". Appuntamento alle ore 20 presso la sala the del Bar Cubana.23 novembre 2006

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