Papagni ha tre idee Ad Aldo Papagni di certo non manca la fantasia. E non manca il gusto del trucco, frutto di anni su una panchina, passati in un calcio in cui non c'è più nulla di segreto. Così, di fronte ad una partita delicata con un avversario geograficamente troppo vicino, il tecnico rossoblu ha bisogno di cautelarsi. Oppure, alla vigilia di una sfida assai importante, sta semplicemente sperimentando tutto per trovare la soluzione migliore. Di certo, negli anni in cui il pallone sembra ospite di un gigantesco Grande Fratello, Papagni è riuscito in una piccola impresa: non far capire le proprie intenzioni, nasconderle all'esterno, mostrare al Gallipoli tanti volti e, quindi, nessun volto.
Taranto, è già vigilia La caccia al biglietto per essere presenti al "Bianco" di Gallipoli domani pomeriggio (ore 15) è partita. Dalla cittadina salentina ne sono giunti precisamente 1235, tutti inviati prontamente al bar Cubana, in via Acclavio, per la vendita al prezzo di 10 euro. Gli abbonati avranno tempo fino alle ore 12 di questa mattina per acquistarli. Trascorso il termine, saranno immessi nel circuito e posti a disposizione dei ritardari. Le previsioni sono chiare: saranno tutti venduti. La speranza e l’auspicio sono quelli di assistere soltanto ad una sana domenica di sport. Niente eccessi, insomma. Non va dimenticato che la Caf discuterà dopodomani il ricorso del Taranto, redatto dall’avv. Francesco Caliandro, per ottenere la riduzione ad una delle giornate da disputare a porte chiuse. La squadra, dal canto suo, ha praticamente ultimato la preparazione. L’allenamento di ieri pomeriggio ha evidenziato ancora una volta il buon stato di forma dell’intera rosa. Le tossine nervose del dopo-Castellammare di Stabia sembrano essersi finalmente dileguate. Del resto il campionato va avanti comunque. Il distacco dalla parte alta della classifica è limitato (solo 3 punti da Cavese, Lanciano ed Avellino, sistemati sul quinto gradino), ma se malauguratamente il rendimento dei rossoblù dovesse essere identico a quello delle ultime quattro
La forza del tridente L'impianto tattico è lo stesso che ha consentito loro di approdare in serie C1 (3-4-3). Gli interpreti del modulo sono cambiati per nove-undicesimi (gli unici reduci dallo scorso campionato sono il capitano Minadeo e Nigro). Il progetto-Gallipoli sembra non conoscere pause di riflessione. La volontà del presidente Barba è quella di centrare l’approdo nella serie cadetta al primo colpo, al culmine di una galoppata che ha già consegnato tre promozioni consecutive (dall’Eccellenza alla C1). La squadra di collaboratori è immutata: il ds Danilo Pagni ha allestito un organico di prima classe, riconsegnando nelle mani di Gaetano Auteri una creatura quasi completamente rinnovata. Per i salentini parlano i risultati: dieci punti in sei giornate, con la difesa che, dopo aver incassato otto reti nelle prime tre gare, è imbattuta da duecentosettanta minuti. Tre vittorie, un pareggio e due sconfitte: il cammino altalenante del Gallipoli è viziato dalle due pesanti sconfitte raccolte in Campania, contro Avellino (2-0) e Salernitana (4-2). Ma il "Bianco" - il cui manto erboso è in erba sintetica - è un fortino inespugnabile dallo scorso 19 febbraio (Gallipoli-Pro Vasto 2-3). In questi otto mesi soltanto il Real Marcianise ha frenato la corsa dell’allora capolista (1-1 lo scorso 26 marzo), poi una lunga sequenza di successi che hanno portato il sodalizio del presidente Barba agli onori della cronaca sportiva nazionale. Nella «rosa» sono cambiati molti elementi: i difensori Raimondi e Cavola sono stati rimpiazzati da Lo Monaco e Di Sole, marcatori di assicura affidabilità che, con Minadeo, chiudono la cerniera difensiva dinanzi a Indiveri. Le chiavi del centrocampo sono state affidate a Cinelli e Campolattano, "setacci" molto abili anche nell’impostazione della manovra. Sulle fasce agiscono Nigro, - a destra, è l’elemento incaricato di abbassarsi sulla terza linea in fase di non possesso - e Frezza - a sinistra, in possesso di un ampio bagaglio di qualità e di un buon tiro dalla lunga distanza -. Il tridente è assortito come pochi: elastico, mobile, privo di punti di riferimento. Almeno in partenza, però, è Califano (corteggiato in estate anche dal Taranto) a posizionarsi al centro, con Morello e Giglio, - è molto pericoloso anche nelle vesti di centravanti -, sulle corsie esterne. Variano la posizione in maniera continua, con l’ex bomber del Giulianova pronto a piazzarsi a ridosso dei due attaccanti. Dai loro piedi nasceranno i maggiori pericoli. Basti pensare che le otto marcature siglate dai giallorossi portano la firma del «trio delle meraviglie» (4 Giglio, 3 Califano, 1 Morello). di Fabio Di Todaro
Papagni cambia il Taranto Al di là di coloro che scenderanno in campo domenica prossima al "Bianco" di Gallipoli, sarà sicuramente un Taranto senza grossi punti di riferimento quello che intende acciuffare quanti più punti è possibile. L’imperativo è quello di abbandonare la zona medio bassa della classifica e ridare vigore alle aspettative di società e tifoseria. Fortunatamente le giornate disputate sono ancora sei. All’orizzonte ci sono altre ventotto partite: in palio ci sono ben ottantaquattro punti. Senza dimenticare che due delle superfavorite del campionato, Perugia e Ternana hanno gli stessi punti dei rossoblù e che le altre tre, Foggia, Salernitana ed Avellino distano rispettivamente quattro e tre lunghezze. Papagni, sin dall’inizio della settimana, sta compiendo degli esperimenti per allestire una squadra pimpante. Soprattutto - e questo è anche molto importante - con la mente completamente sgombera dal retaggio dovuto ai gesti inconsulti di due facinorosi che non vanno neppure elencati nella lista dei tifosi. Nella partitella disputata ieri pomeriggio contro la formazione Allievi di mister Passariello, il trainer jonico ha dato spazio a tutti i disponibili (eccezion fatta per Deflorio e Mortari che hanno lavorato a parte anche se il capitano nella sua Noicattaro) ed ha messo in mostra diversi schemi alternativi da utilizzarsi anche nel corso dell’incontro. Provati il 3-5-2, il 4-4-2, il 4-3-1-2, il 4-3-3. Fra le certezze c'è che il Taranto non alzerà le barricate, né farà ricorso ad alcun meccanismo di difesa ad oltranza. Tutt'altro. Si giocherà la partita a viso aperto. Per quanto riguarda gli uomini da utilizzare ci saranno delle novità rispetto all’undici che ha iniziato il match contro il Manfredonia domenica scorsa. Davanti a Pinna la linea dei terzini dovrebbe essere formata dal debuttante Silvestri a destra, dalla coppia centrale formata da Caccavale e Prosperi e da Colombini a sinistra. In mezzo sicuri Cejas, Danucci e De Liguori. Sulla fascia destra potrebbero esserci Toledo o Catania. Oppure potrebbe essere inserito Mancini che fungerebbe da trequartista. In avanti potrebbero agire Cammarata e Piroli o Toledo. Non è escluso l’utilizzo del tridente offensivo, Toledo-Cammarata-Piroli con l’esclusione di Mancini. In quest’ultimo caso, a turno, uno dei tre partirebbe dieci metro più dietro. Per la cronaca la partitella è finita 7-0 con reti di Catania ed Ambrosi nel primo tempo; doppietta di Piroli e Cammarata e rete di Cejas nella ripresa. I 1100 biglietti per Gallipoli sono in vendita da ieri sera a 10 euro al bar Cubana. Gli abbonati hanno diritto di prelazione (cioè di conservazione del ticket) fino alle ore 12 di domani. di Giuseppe Dimito
La fiducia di Papagni Bentornata serenità. I giorni della tristezza sembrano ormai dietro le spalle: non dimenticati ma accantonati, il Taranto sembra pronto a ritrovare la strada perduta dei successi e dei sorrisi.
«Sperimentiamo per crescere» Il Taranto anti Gallipoli è ancora in fase di assemblaggio. Il collaudo del giovedì contro la formazione degli allievi non è servito a chiarire le idee di mister Papagni che aspetterà le ultime sedute di allenamento prima di sciogliere i dubbi sulla formazione da mandare in campo al "Bianco" contro l’undici di Auteri. Il tecnico rossoblù ha mischiato abilmente le carte provando diversi moduli, al fine di trovare l’assetto migliore per un Taranto chiamato a dare un calcio alla crisi di rendimento e di risultati delle ultime settimane. L’idea sarebbe quella di affidarsi ad un inedito 4-3-1-2, ma non è da trascurare l’ipotesi del più classico 4-4-2. Papagni fa pretattica, lanciando messaggi criptati: «Stiamo valutando diverse soluzioni di gioco, perché il nostro compito è quello di sperimentare e crescere. Lo stiamo facendo da diversi mesi, perché riteniamo di dover essere elastici per adattarci ad ogni situazione». Ma a fronte di un modulo ancora da definire, ci sono due certezze, rappresentate dagli importanti recuperi di Cammarata e Pasca che ampliano il ventaglio delle scelte nel reparto offensivo ancora orfano di capitan Deflorio: «I loro rientri ci consentono di avere qualche possibilità in più anche se l’emergenza non è ancora cessata. Entrambi si allenano col gruppo da tre giorni consecutivi - continua Papagni - anche se Cammarata sta un po’ meglio perché è stato fermo ai box soltanto due settimane». Pasca invece è più appesantito perché è rimasto bloccato più tempo. E se il rientro di Cammarata appare scontato, Papagni non si sbilancia sull'impiego di Silvestri (provato a lungo ieri pomeriggio) al posto di Panini, a cui potrebbe essere concesso un turno di riposo: «È un esperimento come tanti altri, che mi potrebbe tornare utile in caso di necessità». Poi il discorso scivola inevitabilmente sul Gallipoli, in serie positiva da tre domeniche. Papagni lo fotografa così: «Insieme ad altre otto-nove squadre punta a raggiungere obiettivi importanti. Lo rispettiamo ma non lo temiamo, perché siamo consapevoli di poter fare bene grazie a dei rientri importanti e a qualche giorno di serenità in più». di Enrico Sorace
«Aspetto il vero Taranto» A livello personale sta vivendo una stagione positiva, sebbene preferisca anteporre gli interessi della squadra. «I complimenti fanno sempre piacere - ammette Francesco Colombini, alla prima stagione in rossoblù -, ma quando non arrivano i risultati sono sempre nervoso. Stiamo attraversando un periodo difficile, speriamo che qualche episodio positivo possa aiutarci. Finora è girato tutto storto: l’aggressione a Pastore e Caccavale, l’ingenuità di Zito a Lanciano, il rigore non fischiato ad Ambrosi - il contatto è avvenuto con De Giosa, ndr - domenica scorsa». Sanguigno, sincero, dialetticamente dotato. Il difensore toscano dice sempre quello che pensa, «anche quando una piccola bugia sarebbe più comoda della cruda verità». Non cerca alibi, non accampa scusanti. «Contro il Manfredonia abbiamo giocato una gara mediocre. E l’assenza del pubblico conta parzialmente, nonostante i tifosi riescano a trasmetterti energia anche quando le gambe sembrano bloccate. Ma è stato importante anche non subire reti. Qualche settimana fa, magari, una partita simile l’avremmo persa». Colombini viaggia sulla stessa lunghezza d’onda del suo allenatore quando ammette che «per il momento è importante allontanarsi dalla zona calda della classifica. Condivido il discorso del mister: allentando la pressione potremmo riacquisire la giusta serenità per riprendere a giocare come abbiamo fatto nelle prime giornate. Papagni cura con scrupolosità l’aspetto psicologico e sono convinto che trarremo giovamento dalle sue parole. Non dimentichiamo, poi, che gli infortuni hanno privato la squadra di qualità, togliendole alcuni punti di riferimento». Il vento, però, sta cambiando. Sono alcuni segnali esterni a certificare la modifica in atto. «A Gallipoli ci saranno Pasca e Cammarata - prosegue l’ex terzino del Novara -, a breve recupereremo Deflorio e Mortari. Senza dimenticare che Pastore potrebbe essere arruolabile sin da gennaio. Vediamo la luce in fondo al tunnel. Dal campo, comunque, siamo usciti sempre a testa alta, profondendo il massimo impegno». Il gruppo sta lavorando per presentarsi in buona condizione al derby in casa dei salentini. «Il Gallipoli? È una buona squadra, sono convinto che lotterà per le prime posizioni. Ho visto in tv la gara con la Salernitana, mi ha colpito moltissimo la capacità dei tre attaccanti - Morello, Califano e Giglio, ndr - di non fornire punti di riferimento. Ma stiamo curando con la massima attenzione la fase difensiva, studiando alcune soluzioni per renderci pericolosi. Giocheremo con il coltello tra i denti. Abbiamo la necessità di tornare alla vittoria». di Fabio Di Todaro
In 1100 a Gallipoli Continua a svuotarsi l’infermeria del Taranto. Colombini si è riaggregato al gruppo. A Gallipoli domenica prossima ci sarà. Mortari sta ultimando la preparazione atletica. Da martedì prossimo, molto probabilmente, lavorerà con il pallone. Nel giro di due-tre settimane al massimo potrà essere utilizzato. A parte Pastore, vi sosta unicamente Deflorio; ma anche per il capitano è iniziato il conto alla rovescia per rivederlo in campo. Contro la Ternana potrebbe far parte quanto meno della lista dei 18 da presentare all’arbitro. Da Gallipoli hanno fatto sapere che i 1100 biglietti per i tifosi tarantini dovrebbero giungere in giornata. La società rossoblù li metterà in vendita al bar Cubana, al prezzo fissato dai salentini di 10 euro, in serata o al massimo domani. Ci sarà tempo fino a sabato sera alle 18 per poterli acquistare. Nel pomeriggio è in programma il test infrasettimanale contro la formazione Allievi. Papagni sicuramente opererà delle variazioni di schemi e di uomini. La sfida in terra salentina sarà dura e difficile sia per il valore della squadra di casa (due vittorie in altrettante partite disputate), sia per il terreno di gioco (è sintetico e di dimensioni ridotte). Il modulo potrebbe essere il 4-5-1 con Cammarata terminale offensivo e con una robusta cerniera in mezzo al campo in grado sia di tamponare gli attacchi avversari, portati prevalentemente lungo le due fasce, sia di far ripartire con forza, vigore e velocità la fase offensiva. Il mister rossoblù dovrebbe immettere, a centrocampo, il trio Cejas-Mancini-Danucci al cui fianco ci potrebbero essere Catania e De Liguori. Ma non è escluso che possa apportare una variazione anche nel reparto arretrato (Cosenza?). Chiunque entrerà in campo, dovrà offrire il proprio contributo al riscatto della squadra. Troppo poco i due punti carnierizzati a Lanciano ed in casa con il Manfredonia. Necessita una prova frizzante, vivace, ricca di bel gioco e, soprattutto, di occasioni-gol per puntare ad uscire dal "Bianco" quanto meno imbattuti. Il pari farebbe muovere la classifica, ma di poco. La vittoria, invece, rilancerebbe la squadra verso l’alto. di Giuseppe Dimito
Sarà un altro Taranto Gli esperimenti non sono finiti. Aldo Papagni ha in testa un Taranto preciso, ma non si stanca di provare. Soluzioni nuove, idee di carta da mettere sul campo. Fogli tratteggiati, pensieri da verificare. Il tecnico pensa al Taranto anti-Gallipoli e non si ferma mai: vuole saccheggiare l'organico per trovare la formula esatta. La sfida in Salento è dura: per la qualità dell'avversario e per il momento dei rossoblu. E allora nulla va lasciato al caso, tutto va misurato senza trascurare particolari. Il cruccio è il gol e il modo per arrivarci. E allora l'ipotesi di aumentare il numero di giocatori davanti appare la migliore. Resta ferma, almeno fino ad oggi (ma non sono escluse sorprese) la posizione di Mancini tra le linee, con il doppio intento di accorciare le distanze tra centrocampo e attacco e, anche, di tenere bassi i mediani del Gallipoli.
Il Taranto in diretta su Studio 100 Da oggi, giovedì 12 ottobre, Studio 100 Tv trasmetterà anche via satellite. Un passo avanti importante per l’ emittente televisiva tarantina che allarga il suo bacino d’utenza approdando sulla piattaforma di Sky sul canale 925.
Pastore, basta la metà
Forse Ivano Pastore tornerà in campo prima del previsto. Certamente le ipotesi di carriera a rischio, paventate non più di dieci giorni fa, finiranno con l'essere del tutto smontate. Il difensore si è sottoposto, ieri mattina, ad intervento chirurgico per ricostruire il ginocchio sinistro uscito piuttosto malconcio dalla trasferta di Lanciano. L'operazione, perfettamente riuscita, è stata effettuata nella clinica di Perugia del professor Cerulli coadiuvato dal medico sociale del Taranto, dott. Guido Petrocelli.
Pinna tiene a galla il Taranto Il Taranto è ancora in convalescenza. Il pari interno di domenica scorsa contro il Manfredonia ha rinviato la scalata alle posizioni importanti della classifica. Fortunatamente il campionato ha "consumato" solo sei giornate. C'è tutto il tempo per ritornare a galla. Racconta il portiere Tore Pinna, uno dei migliori nel derby contro i dauni: «Partiamo dai dati certi: la squadra è rimaneggiata. Non sta giocando la migliore formazione possibile. L'effetto-schiaffi del dopo Castellammare di Stabia è sempre in atto. Domenica abbiamo giocato senza il calore del pubblico amico. Questi fattori, che noi consideriamo importanti, ci portano a concludere che, allo stato attuale, sarà bene puntare a raccogliere quanto di buono è possibile. Non sono alibi. Attenzione a non smarrirsi nella disamina. Sono delle situazioni tecniche e psicologiche che ci stiamo portando dietro da tre settimane e che stanno pesando sulla condizione generale. Alla luce di queste considerazioni bisogna concludere che il pari contro il Manfredonia va rivalutato. Non è un grosso risultato, d'accordo; ma al momento è il massimo che possiamo esprimere». Pinna, tuttavia, esclude che i programmi della squadra siano ridimensionati: «Non passiamo da un eccesso all'altro. La classifica è corta. La zona playoff dista solo tre lunghezze. Con i tre punti in palio, bastano due vittorie consecutive per risalire in alto. Stiamo recuperando gli infortunati. Lo Iacovone, molto presto, tornerà ad affollarsi. Le nostre menti si libereranno a breve di tutte le tossine negative». Il portiere rossoblù indica la strada da seguire per risalire la china: «La ricetta è infallibile: lavoro ed impegno. Dovremo continuare a migliorarci. I sostituti degli assenti stanno dando il massimo per rendersi utili, ma non sono identici ai titolari. Tanto per fare un esempio concreto, non abbiamo in organico un elemento delle stesse caratteristiche tecniche di Deflorio. E' lui il faro del nostro gioco offensivo in quanto è capace sia di dettare l'ultimo passaggio che di andare personalmente alla conclusione. Le punte stanno soffrendo parecchio per la mancanza di rifornimenti importanti e decisivi». Intanto il campionato è implacabile. Domenica c'è Gallipoli-Taranto, un derby che promette spettacolo. Pinna suona la carica: «Daremo il massimo. Su questo non ci sono dubbi. Recupereremo alcuni giocatori importanti per cui le nostre chances di far risultato aumenteranno. Giocheremo come sappiamo. Non ci snatureremo». Cammarata e Pasca hanno ripreso con il gruppo. Deflorio, invece, è ancora out. Il match è molto delicato. Fra il presidente Blasi e mister Papagni c'è una polemica strisciante sui programmi per questa stagione che rischia di arroventarsi in caso di risultato negativo in terra salentina. di Giuseppe Dimito
Entusiasmo Gallipoli Il Gallipoli ha ripreso la preparazione al comunale "Antonio Bianco" in vista del derby casalingo contro il Taranto sulle ali dell'entusiasmo dopo il pareggio conseguito sul difficile terreno di Cava dei Tirreni. «Siamo molto contenti sia della prestazione fornita che del risultato conseguito contro la Cavese», dice il centrocampista Alfonso Iennaco, «perché quello campano è un campo molto difficile. Verso la fine dell'incontro abbiamo anche sfiorato il gol partita ma il risultato di parità mi è sembrato giusto. Adesso, invece, dobbiamo pensare alla gara contro il Taranto che si presenta molto insidiosa. Qualcuno parla di squadra in crisi ma sono convinto che invece avremo del filo da torcere per poterli superare anche se ce la dobbiamo mettere tutta per uscire dal campo con il risultato pieno e continuare in questo modo la striscia positiva che dura oramai da tre settimane. In queste partite il fattore ambientale può essere determinante». Mister Gaetano Auteri dovrà fare a meno degli infortunati Marco Ambrogioni e Luigi Rana e, quasi sicuramente, anche di Alessandro Nigro che dovrebbe essere squalificato per una giornata per somma di ammonizioni, mentre potrà invece contare sul recupero del difensore Fabio Di Sole che ha scontato il turno di squalifica. In settimana poi dovranno essere valutate le condizioni di Campolattano e Panico. di Roberto Cataldi
Prima capire poi ricostruire Capire il Taranto: analizzarlo, scuoterlo, rivoltarlo, modificarlo. Missione difficile, compito delicato. Perché di fronte c’è una squadra ancora non in crisi, ma da tempo in difficoltà: un gruppo che soffre, soprattutto mentalmente. Un gruppo che non riesce più ad essere squadra, che appare improvvisamente privato della sua forza: di quella serenità che univa e permetteva il sorpasso degli ostacoli, di quella robustezza del contesto che rendeva la resa globale superiore alla somma delle individualità. Quel Taranto non c’è e bisogna ritrovarlo, questo è un altro Taranto e bisogna capirlo. Le assenze feriscono la manovra, svuotano la personalità collettiva, ficcano granelli di sabbia in un ingranaggio delicato. Ma delle assenze bisogna tener conto e, per alcune, è bene farci l’abitudine. Da chi rimane bisogna tirare fuori una squadra: ritrovando, intanto, quel collante morale indispensabile per unirsi, per muoversi da gruppo senza recitare la parola come in uno slogan. Il calcio non è uno sport democratico: non basta che giochi la maggioranza per vincere. E’ praticamente dittatoriale: serve l’unanimità dei presenti. E ogni astensione è un danno: Papagni ha annotato e si è rituffato nei pensieri, con due ricostruzioni da avviare: quella tecnica e quella morale. La ricostruzione tecnica è importante: il Taranto non segna e, soprattutto, non si mette in condizione di tirare. Manca lo spunto, manca l’ultimo tocco, manca un’azione che abbia un inizio visibile e una fine certa. Sembra vedere la squadra arrampicarsi alla ricerca di qualcosa di introvabile: c’è sempre un punto in cui la manovra inciampa, c’è sempre qualcuno che si muove o agisce diversamente da come dovrebbe. Il ritorno al 4-4-2, quantomeno, non ha scoperchiato la squadra, dando facili vie di fuga ai giocatori in difficoltà. Ma non ha liberato il gruppo dalle proprie contraddizioni: il funzionamento ottimale della catena Colombini-De Liguori (uno copre l’avanzata dell’altro) non ha avuto, ad esempio, adeguato seguito a destra, dove Zito ha buoni numeri ma spiccata vocazione offensiva e Panini ha troppe amnesie per garantire una copertura certa. O anche: Danucci è utilissimo per la squadra, soprattutto in assenza di Pastore, perché fa girare il pallone e fa partire la manovra da dietro, lanciando il pallone (che va a prendersi dalla difesa) con precisione chirurgica, Cejas è il giocatore che, nel momento di difficoltà, trova sempre la forza per recuperare la palla, per bloccare gli avversari. Ma insieme, i due, non sono una coppia: manca chi si preoccupi della seconda fase (quella di possesso), chi accorci le distanze con l’attacco, chi trasferisca la manovra dove può diventare produttiva. Danucci, forse, sarebbe il partner migliore per Mancini, ma Cejas in questo momento ha caratteristiche irrinunciabili per soccorrere una squadra in sofferenza. La sintesi è un compito di Papagni, come lo è capire il ruolo di Toledo, troppo distante dal resto della squadra, quasi estraneo ai compagni. Poi c’è la ricostruzione morale: niente più dei risultati può aiutare, ma c’è, intanto, da prendere atto di un Taranto provato. Che ha subìto il caos generato già dopo la prima sconfitta in campionato e adesso non riesce a rialzarsi: non riesce a (ri)unirsi, a correggere tutti i clamorosi errori commessi da altri. La squadra è in crisi di autostima, ha perso la spavalderia che la rendeva imprevedibile e che faceva intravedere raggi di speranza e il giusto atteggiamento in campo. Il Taranto ha perso qualcosa e non tutti fanno lo stesso sforzo per recuperarla. La squadra sembra intristita, ma non può continuare ad esserlo. Forse basta una vittoria, forse basta ricordarsi i propri compiti. Serve uno sforzo di tutti, adesso. Evitando di fornire cattive interpretazioni e di alimentare nuove polemiche. Sulla frase di Papagni, ad esempio, sulla salvezza. Il tecnico sostiene che sia nata da un colloquio con Blasi, il presidente dice che proprio così non è. Ma nessuno crede a un Papagni concentrato sulla salvezza. E’ solo un tentativo di alleggerire i pensieri della squadra: non c’è un vero ridimensionamento, c’è solo un avanzamento più logico della ambizioni, una richiesta di avanzare un passo per volta. Papagni chiede un po’ di pazienza finché non torna qualche infortunato e, soprattutto, finché non torna la vittoria. Poi torneranno i sorrisi. di Fulvio Paglialunga
Cercare la verità C’è una contraddizione evidente tra il Taranto che può puntare ai playoff e il Taranto che deve pensare a salvarsi. Troppo repentino il passaggio dal molto dei primi approcci al poco delle ultime esibizioni. Troppo netta la riconversione dei programmi: da campionato di vertice a torneo di miti pretese. Quando succede, significa che non si conosce ancora la verità. E nel dubbio si sceglie un profilo più basso. Ma nel caso specifico del Taranto - dei suoi risultati e delle sue prestazioni - ci sono forse giudizi eccessivamente frettolosi, che rischiano di generare qualche equivoco. Meglio, dunque, chiarire. Il Taranto, dopo sei partite (due vittorie, due sconfitte e due pareggi), resta una buona squadra, che fa ancora in tempo a diventare ottima. Non ci vuole tantissimo. Gran parte di quello che realmente serve c’è già. È, intanto, indispensabile che l’infermeria restituisca i giocatori con i quali il Taranto può legittimamente affermare la propria differenza: Deflorio e Cammarata, ovvero l’uomo che sintetizza il gioco sulla trequarti, sciogliendo gli eventuali grumi della manovra, e l’uomo che traduce in gol il lavoro della squadra. Deflorio- Cammarata è l’attacco titolare che sinora non si è mai visto. Deflorio ha giocato la prima partita, poi si è fermato. Cammarata è apparso a San Benedetto (un rimpallo, un gol), ha giocato con Cavese e Juve Stabia e si è bloccato. Con Deflorio e Cammarata si ottiene una squadra che parte da un disegno preciso e insegue una logica comprensibile. Senza Deflorio e Cammarata la diversità del Taranto tarda a compiersi. O, più facilmente, non si realizza. Resta annunciata. Anche la perdita di Pastore è grave, privando il Taranto dell’unico difensore in grado di far ripartire il gioco da dietro. Ma un difensore si sostituisce con un altro difensore, magari rinunciando a qualche prerogativa. Più complicato pensare di poter fare a meno, contemporaneamente e troppo a lungo, della gaiezza interpretativa di Deflorio e della vena realizzativa di Cammarata. Significa lavorare su un progetto completamente diverso, rischiando qualche errore di calcolo nella costruzione della squadra. Troppi dettagli infermieristici stanno, dunque, inficiando il rendimento del Taranto. Ma non tutti gli stenti della squadra si possono spiegare con la qualità degli assenti. Ci sono difficoltà nuove che appartengono all’ultima versione del Taranto. Ci sono impacci e ritardi che non è possibile ricondurre a chi è fuori per infortunio. Ci sono smarrimenti e imperfezioni che hanno origini e cause sulle quali conviene interrogarsi seriamente. Non mettere mai l’attaccante nella condizione di poter concludere a rete non dipende soltanto dalla goffaggine di Ambrosi o dalla svagatezza di Toledo, chiamati contro il Manfredonia a surrogare le defezioni di Cammarata e Deflorio. È anche un difetto della manovra, che si sviluppa troppo prevedibilmente e che non trova sfogo sulle fasce. E che potrebbe trarre giovamento dall’impiego simultaneo di Cejas, Mancini e Danucci (Papagni ci sta pensando). Riconoscerlo è un primo passo alla ricerca di quella verità che ora vacilla vistosamente fra il tutto e il niente. E che evidentemente sta nel mezzo di una squadra che deve recuperare, non solo gli infortunati, ma anche brillantezza, funzionalità e quel pizzico di spavalderia esibita all’inizio. Solo così potrà rientrare nella parte che il campionato non gli ha ancora sottratto. E rimettere le mani su prospettive, possibilità e futuro. di Lorenzo d'Alò
«Credo nel Taranto»
Gigi Blasi pensa prima di ogni risposta. Riconosce le difficoltà del Taranto e sa che ogni parola può pesare tanto. Il presidente ascolta, poi pensa, poi parla. Non scuote con violenza, ma maneggia con cura. Un po' stordito dall'eco della violenza e dalla partita a porte chiuse, un po' attendista per i risultati che non arrivano. Ma come sempre fiducioso. Blasi non smette di credere e non rinuncia a rispondere.
Papagni: «Ma io non mi arrendo»
Se ad Aldo Papagni avessero chiesto che tipo di campionato avrebbe vissuto con il Taranto, sicuramente il ritratto non sarebbe stato così grigio. Alla sesta giornata, invece, Aldo Papagni non riesce più «a trascorrere un lunedì sereno, da dedicare interamente alla famiglia. Perché dopo il pareggio col Mafredonia - prosegue - ho saputo che le mie dichiarazioni rilasciate nel post partita hanno sollevato un polverone. Ho deposto le armi? Qualcuno ha frainteso le mie parole, volevo far capire che occorre più umiltà e meno presunzione. Viviamo un momento difficile: ci mancano diversi calciatori importanti, sul morale della squadra pesa ancora ciò che è accaduto due settimane fa». Parentesi delicata, da arricchire con riflessioni di diversa natura. E se il presidente Blasi replica con fermezza al tecnico di Bisceglie, confermando che «la società vuole centrare i playoff per cercare la promozione in serie B. Se i programmi non dovessero essere rispettati, sarò costretto a rivedere qualcosa», Papagni è in grado di fornire una motivazione plausibile al suo pensiero. «Credo di aver svolto appieno il mio compito salvaguardando l’aspetto psicologico dei ragazzi. L’intelligenza ci consiglia di allontanarci dai bassi fondi della classifica. E, poi, riacquisita maggiore sicurezza nessun obiettivo ci sarà precluso. Domenica ho riscontrato grosse difficoltà nella gestione della palla. E ciò non dipende soltanto dall’assenza di Pastore, ma dalla scarsa tranquillità che regna in tutto l’ambiente. Constato, purtroppo, che manca il giusto equilibrio per superare questi ostacoli». La parola passa al campo. Fonte suprema di giudizio, in cui sussistono i movimenti dei calciatori e il rumore del pallone, il profumo dell’erba e la spontaneità delle parole. Ed è sul rettangolo verde che il Taranto ha palesato la sua crisi d’identità. Poche alternative alla manovra, appena due conclusioni (velleitarie) verso la porta avversaria. «Senza Pastore non siamo riusciti a far partire l’azione dalla difesa, perdendo lucidità in fase di possesso. È per questo motivo che sto valutando l’ipotesi di utilizzare contemporaneamente Cejas, Danucci e Mancini. Ma c'è bisogno di tempo, questa variazione fornirebbe più alternative in zona offensiva». Sul rendimento della difesa, tutto sommato, si può essere soddisfatti. «Abbiamo subito appena quattro reti, per lo più viziate da distrazioni dei singoli. I meccanismi del reparto, però, sembrano funzionare». Di calcio, però, riesce difficile parlare a Papagni. Preferisce chiarire l’equivoco dialettico, augurandosi di spegnere il fuoco delle polemiche. «Non amo arrendermi». Adesso è vietato sbagliare. di Fabio Di Todaro
Mille biglietti per Gallipoli
Di derby in derby. Il Taranto, domenica prossima, dovrà affrontare un’altra sfida regionale dovendo far visita al Gallipoli sul piccolo e sintetico terreno di gioco del "Bianco". La società salentina del presidente Barba ha messo a disposizione dei tifosi rossoblù 1000 biglietti al prezzo di 10 euro. Saranno messi in vendita nei prossimi giorni. Nel pomeriggio la squadra riprenderà la preparazione. Va detto sin da questo momento che bisognerà far punti a Gallipoli. Oltretutto la classifica non è certamente benevola: sono solo 4 i punti che dividono De Liguori e soci dal terzetto sistemato in zona playout. L’infermeria restituirà Cammarata e Pasca che riprenderanno ad allenarsi con il gruppo. Deflorio, dal canto suo, continuerà le cure al polpaccio sinistro, ma per domenica dovrà ancora dare forfait. Mortari ha dovuto rallentare la preparazione per via di un noiosa influenza che lo ha bloccato per un paio di giorni. Oggi riprenderà a correre, ma è ancora presto per poterlo rivedere in campo. Pastore è stato visitato ieri sera a Perugia. Il centrale si è sottoposto agli esami specifici. Oggi potrebbe essere il giorno dell’operazione. Il dott. Petrocelli giungerà in Umbria nelle prime ore della mattinata. In giornata si dovrebbe conoscere la data dell’esame del ricorso alla Caf avverso i due turni a porte chiuse. di Giuseppe Dimito
Taranto, brutto pareggio Il Manfredonia tesse la tela, il Taranto finisce ingenuamente dentro. E perde la sua identità, smarrisce il proprio gioco, non riesce mai ad avvicinarsi alla vittoria. Si inaridisce in uno stadio deserto, emula il silenzio degli spalti (si è giocato a porte chiuse) ammutolendosi in campo. Finisce zero a zero, non poteva finire diversamente: nessuno merita il gol, nessuno merita la vittoria.
A Taranto derby senza pubblico e senza gol Senza pubblico e senza gol. Ma non c'è una stretta relazione. È, anzi, vietato - e lo diciamo subito - arrampicarsi sugli specchi delle curve silenti. Il derby è una modesta rappresentazione per motivi più intimamente legati al calcio. Storie di prato, insomma. E non di spalti vuoti. Storie che rimandano alle evidenti difficoltà del Taranto e al sano realismo del Manfredonia. Il pareggio che ne deriva è quasi inevitabile. Il Taranto - questo Taranto un po' tremolante nell'autostima e abbastanza vago nell'identità - non può ipotizzare nulla di diverso. Il Manfredonia - questo Manfredonia che sinora in trasferta aveva sempre perso - non può farsi carico di una partita più audace. Il derby assegna le parti. Taranto e Manfredonia ci entrano e vi restano. La partita è brutta. Il risultato è sincero. Sulla bruttezza della partita incide maggiormente il Taranto. Perché non si vede gioco. E non si conta un tiro in fondo ad un'azione vera. È deludente la resa organizzativa. È irrilevante la produzione offensiva. È ancora palpabile il disagio interiore di una squadra passata tempestosamente dal troppo al niente. E che ora sembra viaggiare a fari spenti, in attesa di qualcosa: una scintilla, un pretesto, un'idea. Un fascio di luce che torni ad indicare la via. Alla sincerità del risultato il Manfredonia fornisce un contributo decisivo perché pensa al pareggio e si adopera per ottenerlo. Non forza, non rischia, non esagera. Assume un atteggiamento guardingo e lo mantiene, lasciando che la partita si sviluppi sotto ritmo. E in un silenzio arcaico consumi la sua prevedibile trama. L'abilità del Manfredonia è soprattutto in questa placida attività di controllo che esercita sul derby. Lascia al Taranto l'illusione di condurre il gioco, tenendosi stretto il comando delle operazioni. Nessuna squadra, alla fine, si sporca di desideri assoluti. Nessuna tenta di eludere i propri limiti. Meglio una comoda convivenza di una coraggiosa ribellione. Gli stadi vivono, anche quando sembrano un guscio vuoto. Perché conservano comunque un grado di febbre, di calore. Il ricordo e il tono di ogni avvenimento vissuto precedentemente. Gli stadi vuoti restituiscono un calcio primordiale, infantile. Il pallone e le sue traiettorie rappresentano l'unica sintesi di sentimenti semplici. L'essenziale è in campo, da dove proviene ogni sonorità: l'eco del pallone calciato con forza, o la scia lieve di quando è accarezzato. E il vociare distinto dei giocatori. Taranto-Manfredonia, all'inizio, ha questo di suggestivo. Un'atmosfera scontatamente surreale. Poi le suggestioni cedono il passo alla partita e si nota il resto. Si nota la sofferenza del Taranto. Si percepisce il suo grigiore. Si constata la sua prolungata fase di stallo. Non sembra soltanto un problema di uomini, anche se ci sono assenze pesanti (Pastore, Cammarata, Deflorio) e presenze impalpabili (Panini, Toledo, Ambrosi). Sembra, piuttosto, un problema di umore, di prospettive, di futuro. Non c'è, insomma, soltanto il vuoto degli spalti. C'è anche il vuoto, altrettanto visibile, di una squadra che si guarda dentro e non si riconosce. Il ripristino del 4-4-2, il cambio d'interpreti (Danucci per Mancini, Zito per Catania) e la nuova destinazione d'uso di qualche pedina (Toledo libero di inventare tra le linee) valgono una leggera scrollatina. L'apatia e la confusione restano appiccicate addosso ad una squadra che ora potrebbe cominciare a dubitare. Il 4-4-2 del Manfredonia, invece, risponde a bisogni più concreti: non perdere mai equilibrio, togliere ogni visuale alla manovra avversaria, non creare fratture nei ribaltamenti di gioco. Il Manfredonia è svelto e diligente, specie quando deve disporsi (mai con meno di nove uomini) dietro la linea della palla. Il primo tempo risente degli stenti del Taranto e delle cautele del Manfredonia. La cronaca è scarna. Pinna è provvidenziale al 4' (esce e neutralizza la conclusione ravvicinata di Piccioni su svarione di Panini) e al 32' (vola ad intercettare la girata di testa di Bonvissuto). Il Taranto è di una vaghezza allarmante (un tiro fuori misura di Ambrosi, un tocco sporco di Toledo). La ripresa è letteralmente inguardabile. Praticamente non succede niente. Da annotare soltanto sostituzioni dettate dalla fatica (Taranto). E cambi suggeriti dalla convenienza (Manfredonia). Niente che possa fermare l'ineluttabilità di uno sbadigliante 0-0. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D’Alò
PINNA 6,5 - Decisivo all’inizio e alla fine del primo tempo, quando chiude sul tiro di Piccioni e vola sulla girata di testa di Bonvissuto. Inoperoso nella ripresa.
Papagni: «Pensiamo a salvarci»
Aldo Papagni ufficializza la resa: «A questo punto mi sembra intelligente salvare la C1, pensando a recuperare i giocatori infortunati. Il resto si vedrà». Arrendersi al destino avverso; incondizionatamente. E senza l’onore delle armi visto il brutto 0-0 col Manfredonia. Nel sonnacchioso pomeriggio domenicale resta solo il presagio d’autunno, mentre va in frantumi la grandeur di una squadra illusasi di arrivare fino in fondo più coi proclami che con i lanci di Danucci. Una squadra che sperava bastasse qualche pletorica conferenza stampa a resuscitare Ambrosi e i suoi gol e qualche dichiarazione roboante a tener lontano il malocchio dai muscoli di Deflorio. Mister Papagni sembra aver perso, come i giocatori in campo, un certo senso dell’orientamento in lui tradottosi sempre nella dote più grande: la lucida onestà intellettuale. La stessa che lo portava - vecchio retaggio della sua forte formazione cattolica, del suo aver pregato sulla tomba di don Tonino Bello - ad
Papagni si accontenta «E' stata una partita tranquilla. Abbiamo sofferto l'assenza del nostro pubblico»: poche parole targate Luigi Blasi e rilasciate alle emittenti locali un secondo dopo la fine della gara. Il presidente ha fretta: percorre il corridoio che conduce agli spogliatoi in pochi attimi e vola via. Senza troppa voglia di parlare.
Le statistiche di Franco Valdevies Primo pareggio casalingo per il Taranto; finisce 0-0, un punteggio che mancava allo "Iacovone" dal 15 aprile scorso quando terminò senza reti la gara contro la Pro Vasto. Rossoblù senza vittoria da quattro giornate; gli ionici dopo aver vinto le prime due partite di campionato, per 1-0 contro il Ravenna e a San Benedetto del Tronto, hanno successivamente perso allo "Iacovone" contro la Cavese (per 2-1) e poi sul terreno della Juve Stabia (per 1-0), infine hanno raccolto due pareggi (1-1 a Lanciano e 0-0 contro il Manfredonia). Per il Taranto la gara contro il Manfredonia è stata la quarta disputata a "porte chiuse"; nella stagione 2004-05, in serie C2, erano state 3 le partite senza pubblico: i rossoblù battevano per 1-0 il Latina (gol di testa di Mignogna), quindi perdevano le successive due gare, per 2-0 contro il Giugliano e per 1-0 contro il Potenza. I rossoblù dopo 6 turni di campionato hanno segnato e subíto 4 reti. Con 4 gol al passivo la retroguardia tarantina è attualmente la seconda del torneo, fa meglio solo il Foggia avendone incassate 2 mentre, a livello di reti realizzate, solo Martina e Giulianova fanno peggio del Taranto con appena una marcatura in 540 minuti di gioco. A conferma della sterilità dell’attacco ionico va rilevato che una sola marcatura è arriva su azione, il gol di Cammarata contro la Sambenedettese, mentre due sono state segnate su rigore ed una è maturata grazie all’auto gol di Mariscoli. Primo pareggio tra Taranto e Manfredonia; nei precedenti 5 confronti si erano registrati 4 successi dei rossoblù ed uno degli ospiti: il 13 gennaio 1935, in Prima Divisione, 1-0 per i rossoblù con la rete di Pietro Svageli al 40'. L’8 novembre 1936, in serie C, ancora un successo per 1-0 con la marcatura di Ghelarducci al 12'. Un rotondo successo per 7-0 il 3 dicembre 1939 ancora in C (tripletta di Picchiolutto, doppietta di Molinari e reti di Castellano e Penza). Il 12 marzo 2000 in serie D i rossoblù si impongono per 1-0 grazie alla rete di Ferri al 47'. Il 19 dicembre 2004, in serie C2, l'unica vittoria dei sipontini per 3-1. di Franco Valdevies
Taranto prova a voltare pagina Senza il sostegno del pubblico - il presidente della Lega Calcio di Serie C, Mario Macalli, non ha autorizzato la diretta, malgrado la richiesta del Prefetto di Taranto Alecci -, con una condizione psico-fisica crescente ma non ancora ottimale. L’alba di Taranto-Manfredonia è ricca di varianti, consegna poche certezze. Il pareggio di Lanciano è stato utile soprattutto dal punto di vista mentale. La squadra ha saputo reagire allo svantaggio, recuperando il risultato e abbracciando una vittoria poi abbandonata per colpa di un’ingenuità di Zito. C'è, poi, l’aspetto tecnico-tattico, analizzato a freddo mettendo da parte gli ultimi eventi extracalcistici che hanno minato il percorso degli uomini di Papagni. Il Taranto ha dimostrato di giocare meglio con le due punte, sfruttando i movimenti e le giocate di una seconda punta al fianco del centravanti di ruolo. E’ per questo motivo che il tecnico di Bisceglie dovrebbe preferire Zito a Piroli, avanzando Toledo a sostegno di Ambrosi. In questa maniera il centrocampo potrebbe contare sulla velocità e sulle percussioni dei due esterni (Zito e De Liguori), dando ai due centrali - Danucci e uno tra Cejas e Mancini - la possibilità di allargare con maggiore frequenza il gioco sulle fasce e di sfruttare i varchi che si creeranno tra le maglie della difesa biancoceleste. Le scelte degli interpreti sono già state completate, forzate dalle numerose defezioni. Non ci saranno Pastore, Deflorio, Pasca, Cammarata, Mortari. Toccherà a Prosperi completare il pacchetto arretrato con Panini, Caccavale e Colombini. L’assenza dei tifosi, paradossalmente, potrebbe giovare ad una squadra che vuole confermare la propria identità dando fiducia a chi, finora, è stato meno impiegato. Mancheranno quelle pressioni eccessive che, in queste condizioni, potrebbero penalizzare chi attraversa un periodo delicato. Tra i giovani, ma non solo: rientra Caccavale dopo l’aggressione subita due settimane fa, c'è Ambrosi che vuole dimostrare di aver completamente invertito la rotta. Soltanto una vittoria potrà ribaltare i cattivi pensieri. E riaccendere la fiamma di una piazza scoraggiatasi con troppo anticipo. di Fabio Di Todaro
Le statistiche di Franco Valdevies L'ultimo precedente di campionato contro il Manfredonia coincide con la prima gara della gestione del presidente Luigi Blasi. Il 19 dicembre 2004 il Taranto perde contro i sipontini per 3-1; è un esordio amaro per il presidente ma la sconfitta arriva contro una fortissima squadra che al termine della stagione conquisterà la promozione in serie C1. Sulla panchina degli ionici siede per l’ultima volta Tato Sabadini che dalla gara successiva verrà avvicendato dal duo tecnico formato da Antonio Toma e Pieraldo Nemo. Questa la formazione rossoblù schierata da Sabadini: Negro, Bracco, Bennardo, Marrazza, Arabia, Del Gaudio (80' Malagnino), Mollo, Maddé, Mignogna, Scarci (52' Amico), Fumarola (80' Passiatore); i gol della gara: al 2' Mitri su rigore, al 45' Vadacca, al 58' Piccioni ed al 59' Maddé per i rossoblù. Il Taranto è stato dunque battuto nell’ultima sfida ma aveva sempre vinto nelle 4 gare precedenti. Quasi 72 anni fa il primo confronto, nel campionato di Prima Divisione 1934-35. Si gioca allo stadio "Corvisea" (il "Mazzola") il 13 gennaio 1935: 1-0 per i rossoblù con la rete di Pietro Svageli al 40' (per l’attaccante di origini triestine, 20 gol nelle 24 partite giocate nella stagione). Il tecnico è Umberto Zanolla e in squadra c'è anche il fratello Ruggero. Questa la formazione ionica: Sellan, Toso, Strata, Martinolli, Perrucci, Zanolla, Romano, Benet, Svageli, Castellano Martino, Molines. I rossoblù chiudono il torneo al primo posto accedendo al girone finale; vincendolo ottengono la prima storica promozione in serie B. L' 8 novembre 1936, sempre allo stadio "Littorio", ancora un successo per 1-0 degli ionici con la marcatura di Ghelarducci al 12'. Il tecnico, l’ungherese Gera Kertesz, manda in campo questa formazione: Sellan, Strata, Giraud, Benet, Perrucci, Tedeschi, Colaussi, Cioni, Cavazza, Ghelarducci, Gereschi. Anche questo campionato si conclude con il Taranto al primo posto ed i rossoblù per la seconda volta approdano tra i cadetti. Un rotondo successo per 7-0 il 3 dicembre 1939; la squadra è guidata da Michele Giraud che svolge la funzione di giocatore-allenatore (si "schiera" infatti in 24 occasioni). Così in campo l’undici tarantino: Bolognini, Giraud, Tomaselli, Ferrara, Labate, Albasini, Penza, Picchiolutto, Molinari, Castellano, Gnelli. Va a segno al 7' su rigore, al 15' e al 70' ancora su rigore Gastone Picchiolutto (il centrocampista viene poi espulso subito dopo il terzo gol), quindi al 25' e al 72' "Gigetto" Molinari, al 49' Martino Castellano e all’85' Gino Penza. Il Taranto, primo a fine stagione, accede al girone finale ma piazzandosi al quarto ed ultimo posto manca la promozione in B. Passano 60 anni e le due squadre tornano ad incontrarsi; è lo "Iacovone" ad ospitare la sfida il 12 marzo 2000. Quarto successo di fila per i rossoblù che si impongono per 1-0 grazie alla rete di Ferri al 47' (quest’ultimo poi espulso all’86'). L’Arsenal Taranto guidato da Angelo Carrano si presenta così: Spagnulo, Pizzolla, Migliozzi, Ferri, Zangla, Rubino, Stasi (91' Baldari), Campioli (87' Nettis), Pacetti, Dell’Oglio, D’Antò (52' D’Isidoro). Il torneo si chiude con un secondo posto finale per il Taranto preceduto di un punto dal Campobasso, poi il 27 luglio 2000 la Federazione ripesca il Taranto in C2: con 75 punti la formazione rossoblù è risultata la migliore tra le seconde classificate nei 9 gironi della serie D. di Franco Valdevies Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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