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Papagni ha tre idee
Il tecnico ha ampliato i possibili titolari con Silvestri, Cosenza, Larosa e Piroli e non lascia intendere che Taranto affronterà il Gallipoli. Dubbio principale: il modulo

Ad Aldo Papagni di certo non manca la fantasia. E non manca il gusto del trucco, frutto di anni su una panchina, passati in un calcio in cui non c'è più nulla di segreto. Così, di fronte ad una partita delicata con un avversario geograficamente troppo vicino, il tecnico rossoblu ha bisogno di cautelarsi. Oppure, alla vigilia di una sfida assai importante, sta semplicemente sperimentando tutto per trovare la soluzione migliore. Di certo, negli anni in cui il pallone sembra ospite di un gigantesco Grande Fratello, Papagni è riuscito in una piccola impresa: non far capire le proprie intenzioni, nasconderle all'esterno, mostrare al Gallipoli tanti volti e, quindi, nessun volto. 
Comunque è una strategia: che serva per tenere il gruppo vivo e trovare contemporaneamente il modulo migliore o che serva per confondere le idee all'avversario appare riuscita. Esiste, infatti, l'incertezza. Che Taranto sarà? La domanda resta parzialmente inevasa perché Papagni, stanco di far fronte all'emergenza, si è inventato l'abbondanza: sono rientrati Pasca e Cammarata, ma sono anche entrati nel gruppo dei possibili titolari anche Piroli, Silvestri, Cosenza e Larosa. Un movimento più ampio di giocatori e, quindi, soluzioni diverse. Da sfruttare, senza far sapere come. Esistono tre possibilità, vediamole. 
4-3-1-2 L'idea di giocare con Mancini trequartista ha una sua logica: senza Deflorio il Taranto non ha alcun giocatore di raccordo tra centrocampo e attacco e finisce per giocare con reparti scollegati. Cammarata è tendenzialmente in grado di svolgere questo compito, ma è difficile che Papagni gli chieda questo sacrificio al rientro da un infortunio. Mettere un giocatore tra le linee, poi, può anche costringere un centrocampista del Gallipoli a stare più basso, togliendo un po' di sostanza alla linea mediana degli avversari. Giocando con questo modulo la difesa del Taranto sarebbe quasi bloccata, anche perché l'intenzione è quella di concedere un turno di riposo a Panini e di schierare a destra della difesa uno tra Cosenza e Silvestri, ovvero un difensore puro o un esterno di centrocampo con vocazione per il contenimento. 
A centrocampo, però, Papagni avrebbe intenzione di cautelarsi per evitare che l'inferiorità numerica di partenza (il Gallipoli ha una linea a quattro) possa creare difficoltà: la tentazione è quella di schierare Larosa come mediano centrale, con il compito di stare sempre davanti alla difesa come argine. Il sacrificato (ma in realtà si parla di ballottaggio) sarebbe Cejas, con Danucci impiegato sul centrodestra e De Liguori sul centrosinistra. 
3-4-1-2 L'altra possibilità è quella di schierarsi in modo quasi speculare al Gallipoli (che gioca con il 3-4-3), per avere potenzialmente parità numerica nei reparti e, in più, provare con la posizione a metà strada di Mancini a mettere in difficoltà la difesa di Auteri, costretta a seguire tre uomini dinamici quasi uno contro uno. Con questa soluzione non si dovrebbe trovare il sostituto di Panini (giocherebbero, da destra, Caccavale, Prosperi e Colombini) e non ci sarebbe nemmeno il ballottaggio per la corsia destra. Papagni, optando per il 3-4-1-2, schiererebbe Silvestri (pronto ad allinearsi ai difensori qualora ce ne fosse bisogno), irrobustendo un centrocampo che, a questo punto, non dovrebbe avere bisogno di Larosa: giocherebbe Cejas in coppia con Danucci, con De Liguori a sinistra. 
4-4-2 Resta l'ipotesi classica, provata giovedì. L'ultimo esperimento in ordine di tempo: un Taranto teoricamente simile a quello di domenica scorsa, ma diverso negli uomini. Perché a destra della difesa rimane il dubbio tra Cosenza e Silvestri, con un reparto comunque con pochi compiti di propulsione. In mezzo, invece, non ci sarebbe spazio, almeno ora, per Mancini, con Cejas e Danucci in coppia e, dato per certo l'impiego a sinistra di De Liguori, rimarrebbe da capire chi giocherà a destra della linea mediana: Zito, Catania e, defilato, Toledo sono in ballo. Non è escluso che la seconda punta sia un giocatore di movimento, in realtà un finto attaccante: Toledo come domenica scorsa o - sembra più percorribile - Mancini. La scelta farebbe somigliare il modulo da un 4-4-1-1, con Cammarata vertice più alto della squadra. 
REBUS IN ATTACCO Volutamente, in ogni schieramento, è stato trascurato (a parte qualche accenno) l'attacco. Perché se è sicuro che Papagni ha deciso di giocare con due punte, è anche vero che l'unico con il posto sicuro sembra Cammarata. L'altro può uscire da una rosa molto vasta: ci sono Piroli, Ambrosi, Pasca o, come si è visto, anche Toledo e Mancini. Al momento non sembra esserci una chiara scala di priorità, ma è abbastanza ragionevole immaginare che sia Pasca quello con meno probabilità, perché giocando Cammarata sarebbe forse un rischio eccessivo far andare in campo dall'inizio due giocatori reduci da un infortunio. 
Stando al test di giovedì il partner di Cammarata potrebbe essere Piroli, in continua ascesa nella considerazione del tecnico. Ma visti i cambi frequenti, gli esperimenti e le mosse strategiche non si può dire che sia la risposta definitiva. di Fulvio Paglialunga14 ottobre 2006

Taranto, è già vigilia
Papagni cerca la formula migliore per il derby. Domani al "Bianco" l’attesa sfida con il Gallipoli di Auteri. Oggi rifinitura e partenza per il ritiro

La caccia al biglietto per essere presenti al "Bianco" di Gallipoli domani pomeriggio (ore 15) è partita. Dalla cittadina salentina ne sono giunti precisamente 1235, tutti inviati prontamente al bar Cubana, in via Acclavio, per la vendita al prezzo di 10 euro. Gli abbonati avranno tempo fino alle ore 12 di questa mattina per acquistarli. Trascorso il termine, saranno immessi nel circuito e posti a disposizione dei ritardari. Le previsioni sono chiare: saranno tutti venduti. La speranza e l’auspicio sono quelli di assistere soltanto ad una sana domenica di sport. Niente eccessi, insomma. Non va dimenticato che la Caf discuterà dopodomani il ricorso del Taranto, redatto dall’avv. Francesco Caliandro, per ottenere la riduzione ad una delle giornate da disputare a porte chiuse. La squadra, dal canto suo, ha praticamente ultimato la preparazione. L’allenamento di ieri pomeriggio ha evidenziato ancora una volta il buon stato di forma dell’intera rosa. Le tossine nervose del dopo-Castellammare di Stabia sembrano essersi finalmente dileguate. Del resto il campionato va avanti comunque. Il distacco dalla parte alta della classifica è limitato (solo 3 punti da Cavese, Lanciano ed Avellino, sistemati sul quinto gradino), ma se malauguratamente il rendimento dei rossoblù dovesse essere identico a quello delle ultime quattro
gare (conquistati solo due punti), la situazione non migliorerà sicuramente. Papagni, anche ieri, ha effettuato nuovi esperimenti per individuare con maggiore convinzione l’undici che scenderà in campo sul sintetico ed un tantino angusto terreno di gioco gallipolino. Davanti a Pinna (il portiere è in gran forma), dovrebbero giocare in difesa Silvestri (al suo debutto stagionale), Caccavale, Prosperi e Colombini. In mezzo sicuri presenti saranno Cejas, Danucci e De Liguori (agiranno a "fisarmonica" lungo l’asse laterale centrale. Mancini potrebbe essere il rifinitore. In avanti accanto a Cammarata, da decidere fra Piroli e Toledo. Il primo ha giocato entrambi i tempi giovedì scorso. Ma non sono escluse altre soluzioni. Stamane rifinitura e partenza per il Salento. di Giuseppe Dimito14 ottobre 2006

La forza del tridente
Gallipoli: nuovi interpreti, vecchio modulo. Giglio-Califano-Morello: già 8 gol

L'impianto tattico è lo stesso che ha consentito loro di approdare in serie C1 (3-4-3). Gli interpreti del modulo sono cambiati per nove-undicesimi (gli unici reduci dallo scorso campionato sono il capitano Minadeo e Nigro). Il progetto-Gallipoli sembra non conoscere pause di riflessione. La volontà del presidente Barba è quella di centrare l’approdo nella serie cadetta al primo colpo, al culmine di una galoppata che ha già consegnato tre promozioni consecutive (dall’Eccellenza alla C1). La squadra di collaboratori è immutata: il ds Danilo Pagni ha allestito un organico di prima classe, riconsegnando nelle mani di Gaetano Auteri una creatura quasi completamente rinnovata. Per i salentini parlano i risultati: dieci punti in sei giornate, con la difesa che, dopo aver incassato otto reti nelle prime tre gare, è imbattuta da duecentosettanta minuti. Tre vittorie, un pareggio e due sconfitte: il cammino altalenante del Gallipoli è viziato dalle due pesanti sconfitte raccolte in Campania, contro Avellino (2-0) e Salernitana (4-2). Ma il "Bianco" - il cui manto erboso è in erba sintetica - è un fortino inespugnabile dallo scorso 19 febbraio (Gallipoli-Pro Vasto 2-3). In questi otto mesi soltanto il Real Marcianise ha frenato la corsa dell’allora capolista (1-1 lo scorso 26 marzo), poi una lunga sequenza di successi che hanno portato il sodalizio del presidente Barba agli onori della cronaca sportiva nazionale. Nella «rosa» sono cambiati molti elementi: i difensori Raimondi e Cavola sono stati rimpiazzati da Lo Monaco e Di Sole, marcatori di assicura affidabilità che, con Minadeo, chiudono la cerniera difensiva dinanzi a Indiveri. Le chiavi del centrocampo sono state affidate a Cinelli e Campolattano, "setacci" molto abili anche nell’impostazione della manovra. Sulle fasce agiscono Nigro, - a destra, è l’elemento incaricato di abbassarsi sulla terza linea in fase di non possesso - e Frezza - a sinistra, in possesso di un ampio bagaglio di qualità e di un buon tiro dalla lunga distanza -. Il tridente è assortito come pochi: elastico, mobile, privo di punti di riferimento. Almeno in partenza, però, è Califano (corteggiato in estate anche dal Taranto) a posizionarsi al centro, con Morello e Giglio, - è molto pericoloso anche nelle vesti di centravanti -, sulle corsie esterne. Variano la posizione in maniera continua, con l’ex bomber del Giulianova pronto a piazzarsi a ridosso dei due attaccanti. Dai loro piedi nasceranno i maggiori pericoli. Basti pensare che le otto marcature siglate dai giallorossi portano la firma del «trio delle meraviglie» (4 Giglio, 3 Califano, 1 Morello). di Fabio Di Todaro14 ottobre 2006

Papagni cambia il Taranto
Silvestri in rampa di lancio. Torna Cammarata

Al di là di coloro che scenderanno in campo domenica prossima al "Bianco" di Gallipoli, sarà sicuramente un Taranto senza grossi punti di riferimento quello che intende acciuffare quanti più punti è possibile. L’imperativo è quello di abbandonare la zona medio bassa della classifica e ridare vigore alle aspettative di società e tifoseria. Fortunatamente le giornate disputate sono ancora sei. All’orizzonte ci sono altre ventotto partite: in palio ci sono ben ottantaquattro punti. Senza dimenticare che due delle superfavorite del campionato, Perugia e Ternana hanno gli stessi punti dei rossoblù e che le altre tre, Foggia, Salernitana ed Avellino distano rispettivamente quattro e tre lunghezze. Papagni, sin dall’inizio della settimana, sta compiendo degli esperimenti per allestire una squadra pimpante. Soprattutto - e questo è anche molto importante - con la mente completamente sgombera dal retaggio dovuto ai gesti inconsulti di due facinorosi che non vanno neppure elencati nella lista dei tifosi. Nella partitella disputata ieri pomeriggio contro la formazione Allievi di mister Passariello, il trainer jonico ha dato spazio a tutti i disponibili (eccezion fatta per Deflorio e Mortari che hanno lavorato a parte anche se il capitano nella sua Noicattaro) ed ha messo in mostra diversi schemi alternativi da utilizzarsi anche nel corso dell’incontro. Provati il 3-5-2, il 4-4-2, il 4-3-1-2, il 4-3-3. Fra le certezze c'è che il Taranto non alzerà le barricate, né farà ricorso ad alcun meccanismo di difesa ad oltranza. Tutt'altro. Si giocherà la partita a viso aperto. Per quanto riguarda gli uomini da utilizzare ci saranno delle novità rispetto all’undici che ha iniziato il match contro il Manfredonia domenica scorsa. Davanti a Pinna la linea dei terzini dovrebbe essere formata dal debuttante Silvestri a destra, dalla coppia centrale formata da Caccavale e Prosperi e da Colombini a sinistra. In mezzo sicuri Cejas, Danucci e De Liguori. Sulla fascia destra potrebbero esserci Toledo o Catania. Oppure potrebbe essere inserito Mancini che fungerebbe da trequartista. In avanti potrebbero agire Cammarata e Piroli o Toledo. Non è escluso l’utilizzo del tridente offensivo, Toledo-Cammarata-Piroli con l’esclusione di Mancini. In quest’ultimo caso, a turno, uno dei tre partirebbe dieci metro più dietro. Per la cronaca la partitella è finita 7-0 con reti di Catania ed Ambrosi nel primo tempo; doppietta di Piroli e Cammarata e rete di Cejas nella ripresa. I 1100 biglietti per Gallipoli sono in vendita da ieri sera a 10 euro al bar Cubana. Gli abbonati hanno diritto di prelazione (cioè di conservazione del ticket) fino alle ore 12 di domani. di Giuseppe Dimito13 ottobre 2006

La fiducia di Papagni
«Abbiamo ritrovato serenità e determinazione - sostiene il tecnico - anche nel derby possiamo far bene. L'emergenza non è finita, ma la situazione migliora»

Bentornata serenità. I giorni della tristezza sembrano ormai dietro le spalle: non dimenticati ma accantonati, il Taranto sembra pronto a ritrovare la strada perduta dei successi e dei sorrisi.
Aldo Papagni non ha timore di manifestare la propria fiducia: il Gallipoli non fa paura, forse la “convalescenza” dei rossoblu sta terminando.
«Ci stiamo allenando in un clima di tranquillità - sottolinea il tecnico - con la giusta determinazione e la volontà di recuperare il terreno perduto».
L'allenatore di Bisceglie invita tutti a “guardare avanti”: «Il passato non conta e, soprattutto, non ci pesano i risultati meno brillanti conseguiti nell'ultimo mese. Non ci siamo accorti delle vittorie, non ci soffermiamo in modo negativo sulle sconfitte. Un gruppo maturo deve dimenticare tutto il buono che ha già compiuto e concentrarsi sugli errori per correggerli».
La squadra sembra in fase di guarigione, soprattutto sotto il profilo dell'umore: anche negli spogliatoi è ricomparsa la voglia di scherzare. «Il recupero psicologico - evidenzia Papagni - è una componente fondamentale in qualsiasi squadra. In questo mondo, tutti viviamo secondo la legge dei numeri e dei risultati: ognuno di noi, però, reagisce in modo diverso, con sensazioni, percezioni ed emozioni del tutto personali. Ebbene, la forza di una squadra si vede proprio nella capacità di risolvere i problemi. Ed io mi fido dei miei giocatori: molti di loro hanno esperienze importanti alle spalle, altri hanno vissuto con noi la rimonta dello scorso anno che ci ha condotti prima ai playoff e poi alla promozione».
Al Gallipoli sono dedicate parole pregne di rispetto ma prive di timori: «Quando si parla dei salentini - evidenzia il tecnico rossoblu - non si può non sottolineare la forza di questa squadra. Il presidente Barba ha investito molto sul mercato per puntare ad un campionato di vertice: i giallorossi sono una delle otto-nove formazioni in grado di disputare un campionato d'avanguardia. E in questo gruppo ci siamo anche noi. Il team di Auteri è ricco di individualità di spicco: ma il Taranto può far bene anche sul terreno del “Bianco”. Sfrutteremo la maggiore quiete vissuta negli ultimi giorni e il buonumore derivato dal recupero di alcuni infortunati».
Cammarata e Pasca, infatti, sono nuovamente abili e arruolati. «E' importante il loro ritorno. E' il segno che l'emergenza non è ancora finita, ma il peggio sta passando. Cammarata, ovviamente, sta meglio del compagno: ha saltato solo due partite, mentre Pasca è fermo da un mese. Negli ultimi tre giorni si sono allenati con i compagni e il gruppo ne ha risentito positivamente: è cresciuta la voglia di far bene, la consapevolezza delle nostre potenzialità».
La formazione non è ancora decisa. E Papagni, in ogni caso, non la direbbe mai con tanti giorni d'anticipo. Ma le sperimentazioni sono tante ed interessanti. «Abbiamo diverse soluzioni a disposizione - risponde l'allenatore di Bisceglie - . Non è una novità: abbiamo fatto esperimenti anche quando avevo gli uomini contati. Essere in grado di cambiare volto, quando si vuole crescere, è una necessità. E l'abbondanza non è mai un problema: anche se qualcuno andrà in campo e altri resteranno in panchina. I giocatori lo sanno: bisogna sempre farsi trovare pronti. Pensate al caso di Prosperi, ad esempio: non aveva giocato neanche un minuto, dopo l'infortunio di Pastore si è trasformato in una pedina fondamentale».
A Gallipoli si giocherà sul sintetico. «La superficie del campo - conclude Papagni - forse può avvantaggiare i padroni di casa. Ma in una percentuale non superiore all'1%. Non sono questi gli aspetti a cui dobbiamo badare». di Leo Spalluto13 ottobre 2006

«Sperimentiamo per crescere»
Mister Papagni non anticipa le scelte

Il Taranto anti Gallipoli è ancora in fase di assemblaggio. Il collaudo del giovedì contro la formazione degli allievi non è servito a chiarire le idee di mister Papagni che aspetterà le ultime sedute di allenamento prima di sciogliere i dubbi sulla formazione da mandare in campo al "Bianco" contro l’undici di Auteri. Il tecnico rossoblù ha mischiato abilmente le carte provando diversi moduli, al fine di trovare l’assetto migliore per un Taranto chiamato a dare un calcio alla crisi di rendimento e di risultati delle ultime settimane. L’idea sarebbe quella di affidarsi ad un inedito 4-3-1-2, ma non è da trascurare l’ipotesi del più classico 4-4-2. Papagni fa pretattica, lanciando messaggi criptati: «Stiamo valutando diverse soluzioni di gioco, perché il nostro compito è quello di sperimentare e crescere. Lo stiamo facendo da diversi mesi, perché riteniamo di dover essere elastici per adattarci ad ogni situazione». Ma a fronte di un modulo ancora da definire, ci sono due certezze, rappresentate dagli importanti recuperi di Cammarata e Pasca che ampliano il ventaglio delle scelte nel reparto offensivo ancora orfano di capitan Deflorio: «I loro rientri ci consentono di avere qualche possibilità in più anche se l’emergenza non è ancora cessata. Entrambi si allenano col gruppo da tre giorni consecutivi - continua Papagni - anche se Cammarata sta un po’ meglio perché è stato fermo ai box soltanto due settimane». Pasca invece è più appesantito perché è rimasto bloccato più tempo. E se il rientro di Cammarata appare scontato, Papagni non si sbilancia sull'impiego di Silvestri (provato a lungo ieri pomeriggio) al posto di Panini, a cui potrebbe essere concesso un turno di riposo: «È un esperimento come tanti altri, che mi potrebbe tornare utile in caso di necessità». Poi il discorso scivola inevitabilmente sul Gallipoli, in serie positiva da tre domeniche. Papagni lo fotografa così: «Insieme ad altre otto-nove squadre punta a raggiungere obiettivi importanti. Lo rispettiamo ma non lo temiamo, perché siamo consapevoli di poter fare bene grazie a dei rientri importanti e a qualche giorno di serenità in più». di Enrico Sorace13 ottobre 2006

«Aspetto il vero Taranto»
Colombini: basta pressione, bisogna vincere

A livello personale sta vivendo una stagione positiva, sebbene preferisca anteporre gli interessi della squadra. «I complimenti fanno sempre piacere - ammette Francesco Colombini, alla prima stagione in rossoblù -, ma quando non arrivano i risultati sono sempre nervoso. Stiamo attraversando un periodo difficile, speriamo che qualche episodio positivo possa aiutarci. Finora è girato tutto storto: l’aggressione a Pastore e Caccavale, l’ingenuità di Zito a Lanciano, il rigore non fischiato ad Ambrosi - il contatto è avvenuto con De Giosa, ndr - domenica scorsa». Sanguigno, sincero, dialetticamente dotato. Il difensore toscano dice sempre quello che pensa, «anche quando una piccola bugia sarebbe più comoda della cruda verità». Non cerca alibi, non accampa scusanti. «Contro il Manfredonia abbiamo giocato una gara mediocre. E l’assenza del pubblico conta parzialmente, nonostante i tifosi riescano a trasmetterti energia anche quando le gambe sembrano bloccate. Ma è stato importante anche non subire reti. Qualche settimana fa, magari, una partita simile l’avremmo persa». Colombini viaggia sulla stessa lunghezza d’onda del suo allenatore quando ammette che «per il momento è importante allontanarsi dalla zona calda della classifica. Condivido il discorso del mister: allentando la pressione potremmo riacquisire la giusta serenità per riprendere a giocare come abbiamo fatto nelle prime giornate. Papagni cura con scrupolosità l’aspetto psicologico e sono convinto che trarremo giovamento dalle sue parole. Non dimentichiamo, poi, che gli infortuni hanno privato la squadra di qualità, togliendole alcuni punti di riferimento». Il vento, però, sta cambiando. Sono alcuni segnali esterni a certificare la modifica in atto. «A Gallipoli ci saranno Pasca e Cammarata - prosegue l’ex terzino del Novara -, a breve recupereremo Deflorio e Mortari. Senza dimenticare che Pastore potrebbe essere arruolabile sin da gennaio. Vediamo la luce in fondo al tunnel. Dal campo, comunque, siamo usciti sempre a testa alta, profondendo il massimo impegno». Il gruppo sta lavorando per presentarsi in buona condizione al derby in casa dei salentini. «Il Gallipoli? È una buona squadra, sono convinto che lotterà per le prime posizioni. Ho visto in tv la gara con la Salernitana, mi ha colpito moltissimo la capacità dei tre attaccanti - Morello, Califano e Giglio, ndr - di non fornire punti di riferimento. Ma stiamo curando con la massima attenzione la fase difensiva, studiando alcune soluzioni per renderci pericolosi. Giocheremo con il coltello tra i denti. Abbiamo la necessità di tornare alla vittoria». di Fabio Di Todaro12 ottobre 2006

In 1100 a Gallipoli
A breve Mortari lavorerà con il pallone. Novità positive dall’infermeria

Continua a svuotarsi l’infermeria del Taranto. Colombini si è riaggregato al gruppo. A Gallipoli domenica prossima ci sarà. Mortari sta ultimando la preparazione atletica. Da martedì prossimo, molto probabilmente, lavorerà con il pallone. Nel giro di due-tre settimane al massimo potrà essere utilizzato. A parte Pastore, vi sosta unicamente Deflorio; ma anche per il capitano è iniziato il conto alla rovescia per rivederlo in campo. Contro la Ternana potrebbe far parte quanto meno della lista dei 18 da presentare all’arbitro. Da Gallipoli hanno fatto sapere che i 1100 biglietti per i tifosi tarantini dovrebbero giungere in giornata. La società rossoblù li metterà in vendita al bar Cubana, al prezzo fissato dai salentini di 10 euro, in serata o al massimo domani. Ci sarà tempo fino a sabato sera alle 18 per poterli acquistare. Nel pomeriggio è in programma il test infrasettimanale contro la formazione Allievi. Papagni sicuramente opererà delle variazioni di schemi e di uomini. La sfida in terra salentina sarà dura e difficile sia per il valore della squadra di casa (due vittorie in altrettante partite disputate), sia per il terreno di gioco (è sintetico e di dimensioni ridotte). Il modulo potrebbe essere il 4-5-1 con Cammarata terminale offensivo e con una robusta cerniera in mezzo al campo in grado sia di tamponare gli attacchi avversari, portati prevalentemente lungo le due fasce, sia di far ripartire con forza, vigore e velocità la fase offensiva. Il mister rossoblù dovrebbe immettere, a centrocampo, il trio Cejas-Mancini-Danucci al cui fianco ci potrebbero essere Catania e De Liguori. Ma non è escluso che possa apportare una variazione anche nel reparto arretrato (Cosenza?). Chiunque entrerà in campo, dovrà offrire il proprio contributo al riscatto della squadra. Troppo poco i due punti carnierizzati a Lanciano ed in casa con il Manfredonia. Necessita una prova frizzante, vivace, ricca di bel gioco e, soprattutto, di occasioni-gol per puntare ad uscire dal "Bianco" quanto meno imbattuti. Il pari farebbe muovere la classifica, ma di poco. La vittoria, invece, rilancerebbe la squadra verso l’alto. di Giuseppe Dimito12 ottobre 2006

Sarà un altro Taranto 
Papagni studia la formazione da opporre domenica al Gallipoli: Mancini trequartista, probabilmente sarà 4-3-1-2. Cosenza al posto di Panini e forse una chance a Larosa

Gli esperimenti non sono finiti. Aldo Papagni ha in testa un Taranto preciso, ma non si stanca di provare. Soluzioni nuove, idee di carta da mettere sul campo. Fogli tratteggiati, pensieri da verificare. Il tecnico pensa al Taranto anti-Gallipoli e non si ferma mai: vuole saccheggiare l'organico per trovare la formula esatta. La sfida in Salento è dura: per la qualità dell'avversario e per il momento dei rossoblu. E allora nulla va lasciato al caso, tutto va misurato senza trascurare particolari. Il cruccio è il gol e il modo per arrivarci. E allora l'ipotesi di aumentare il numero di giocatori davanti appare la migliore. Resta ferma, almeno fino ad oggi (ma non sono escluse sorprese) la posizione di Mancini tra le linee, con il doppio intento di accorciare le distanze tra centrocampo e attacco e, anche, di tenere bassi i mediani del Gallipoli. 
Presa questa decisione, Papagni deve scegliere se giocare con una punta davanti al fantasista romano o con due. Nel primo caso dovrebbe toccare a Cammarata, mentre nel secondo tutte le piste sarebbero aperte. Come partner di Cammarata, infatti, potrebbero giocare Ambrosi o Piroli, o anche Toledo o Catania. Surplus di opzioni, con l'unica esclusione (temporanea) di Pasca, perché non sembra consigliabile partire con due giocatori reduci da infortunio. 
Le novità potrebbero non finire così. Il Taranto potrebbe cambiare anche qualcosa in difesa: sembra arrivato, ad esempio, il momento di un cambio a destra, dove a Panini dovrebbe essere concesso un turno di riposo per schierare, al suo posto, Cosenza. Ci sarà Colombini, che ha partecipato regolarmente alla doppia seduta di ieri, dopo aver lavorato a parte nella ripresa di martedì. E Prosperi e Caccavale resteranno la coppia centrale. Novità previste anche a centrocampo: l'idea del 4-3-1-2 cambia nuovamente la forma del reparto, ma non è finita qui. Esiste, infatti, la possibilità che, con Danucci e De Liguori, giochi Larosa, come schermo davanti alla difesa, per bilanciare l'atteggiamento aggressivo del resto della squadra. 
L'altra ipotesi, provata durante l'allenamento di ieri, è quella del 3-4-3: in questo caso Silvestri sarebbe il quarto a destra di centrocampo, con compiti difensivi (Cosenza partirebbe dalla panchina), con Cejas e Danucci coppia centrale e De Liguori a sinistra. Davanti, con Cammarata, potrebbero esserci Mancini e un'altra punta ancora da decidere. Soluzioni allo studio: oggi la partitella potrebbe chiarire. Oppure rimandare tutto a domenica.12 ottobre 2006

Il Taranto in diretta su Studio 100
L'emittente televisiva tarantina ha acquisito i diritti del club rossoblu e del Gallipoli

Da oggi, giovedì 12 ottobre, Studio 100 Tv trasmetterà anche via satellite. Un passo avanti importante per l’ emittente televisiva tarantina che allarga il suo bacino d’utenza approdando sulla piattaforma di Sky sul canale 925.
Ma la novità, che sarà particolarmente apprezzata dai tifosi del Taranto, è rappresentata dalle dirette televisive delle gare esterne dei rossoblu e del Gallipoli, avendo acquisito, dalla Lega di Serie C, i diritti di entrambe le squadre. 
E domenica prossima si parte proprio con il derby ionico-salentino tra la squadra di Vicenzo Barba e quella di Gigi Blasi. In questa maniera, le sorti delle due squadre potranno essere vissute in tutta Europa e in diretta. di Luca Pierri12 ottobre 2006

Pastore, basta la metà
Buone notizie per il difensore del Taranto, operato ieri: l'infortunio è meno grave, tornerà a fine dicembre invece che a fine febbraio. «Sono felice, voglio recuperare»

Forse Ivano Pastore tornerà in campo prima del previsto. Certamente le ipotesi di carriera a rischio, paventate non più di dieci giorni fa, finiranno con l'essere del tutto smontate. Il difensore si è sottoposto, ieri mattina, ad intervento chirurgico per ricostruire il ginocchio sinistro uscito piuttosto malconcio dalla trasferta di Lanciano. L'operazione, perfettamente riuscita, è stata effettuata nella clinica di Perugia del professor Cerulli coadiuvato dal medico sociale del Taranto, dott. Guido Petrocelli. 
Si tira quindi un sospiro di sollievo. E nello stesso tempo si comincia ad avere un quadro più roseo della situazione. Pastore, rimasto sotto i ferri per circa un'ora e mezza, dovrebbe tornare a disposizione del tecnico Aldo Papagni tra sessanta giorni. Il mese di dicembre potrebbe rivelarsi quello del ritorno, anche se ci sarà da verificare, volta per volta, la capacità di recupero del giocatore e il grado di sopportazione della fatica. Non facendo previsioni forzatamente ottimistiche e comprendendo la prudenza che in questi casi si adotta dopo un infortunio di tale portata, Pastore potrebbe tornare in piena efficienza dopo la lunga sosta natalizia.
Scendendo nei dettagli, l'operazione si è potuta eseguire nella giornata di ieri perchè i test valutativi constatati dal professor Cerulli, il giorno precedente, hanno dato esito positivo; vale a dire, si è potuto riscontrare in artroscopia, rispetto alle prime valutazioni rese imprecisa, la lesione parziale del legamento crociato, a fronte della rottura del menisco e del legamento collaterale. L'intervento è consistito nel praticare un rinforzo fatto di un legamento artificiale. Semplice routine in casi del genere.
Il giocatore uscirà questa mattina dalla clinica di Perugia e riceverà dal professor Cerulli la tabella da rispettare in queste delicate prime settimane. Pastore farà ritorno a casa, conterà i giorni prima di togliere il tutore e iniziare il lavoro riabilitativo. Il diretto interessato, probabilmente ancora sotto l'effetto operatorio, non lascia trasparire particolari emozioni. «Prendo atto di quello che mi hanno detto i dottori - si limita a dire Ivano Pastore - ma il mio stato d'animo non cambia. Non voglio pensare ai tempi di recupero. Non ci pensavo quando si paventavano cinque-sei mesi di stop, non lo faccio adesso che si avanza un possibile dimezzamento dei tempi. Voglio solo tornare a casa e cominciare a lavorare per il migliore recupero possibile. Non avrebbe senso nemmeno forzare i tempi».
Carriera di calciatore illesa per Pastore che potrebbe, parallelamente, cominciarne un'altra. Infatti è maturata la volontà del tecnico Papagni di inglobare, momentaneamente, il difensore campano nello staff tecnico in qualità di collaboratore o osservatore. Una soluzione gradita dal calciatore che, è bene precisarlo, ha ancora una grande voglia di infilare magliette e pantaloncini e correre dietro il pallone per qualche tempo. di Luigi Carrieri11 ottobre 2006

Pinna tiene a galla il Taranto
«La squadra è rimaneggiata, stiamo recuperando gli infortunati»

Il Taranto è ancora in convalescenza. Il pari interno di domenica scorsa contro il Manfredonia ha rinviato la scalata alle posizioni importanti della classifica. Fortunatamente il campionato ha "consumato" solo sei giornate. C'è tutto il tempo per ritornare a galla. Racconta il portiere Tore Pinna, uno dei migliori nel derby contro i dauni: «Partiamo dai dati certi: la squadra è rimaneggiata. Non sta giocando la migliore formazione possibile. L'effetto-schiaffi del dopo Castellammare di Stabia è sempre in atto. Domenica abbiamo giocato senza il calore del pubblico amico. Questi fattori, che noi consideriamo importanti, ci portano a concludere che, allo stato attuale, sarà bene puntare a raccogliere quanto di buono è possibile. Non sono alibi. Attenzione a non smarrirsi nella disamina. Sono delle situazioni tecniche e psicologiche che ci stiamo portando dietro da tre settimane e che stanno pesando sulla condizione generale. Alla luce di queste considerazioni bisogna concludere che il pari contro il Manfredonia va rivalutato. Non è un grosso risultato, d'accordo; ma al momento è il massimo che possiamo esprimere». Pinna, tuttavia, esclude che i programmi della squadra siano ridimensionati: «Non passiamo da un eccesso all'altro. La classifica è corta. La zona playoff dista solo tre lunghezze. Con i tre punti in palio, bastano due vittorie consecutive per risalire in alto. Stiamo recuperando gli infortunati. Lo Iacovone, molto presto, tornerà ad affollarsi. Le nostre menti si libereranno a breve di tutte le tossine negative». Il portiere rossoblù indica la strada da seguire per risalire la china: «La ricetta è infallibile: lavoro ed impegno. Dovremo continuare a migliorarci. I sostituti degli assenti stanno dando il massimo per rendersi utili, ma non sono identici ai titolari. Tanto per fare un esempio concreto, non abbiamo in organico un elemento delle stesse caratteristiche tecniche di Deflorio. E' lui il faro del nostro gioco offensivo in quanto è capace sia di dettare l'ultimo passaggio che di andare personalmente alla conclusione. Le punte stanno soffrendo parecchio per la mancanza di rifornimenti importanti e decisivi». Intanto il campionato è implacabile. Domenica c'è Gallipoli-Taranto, un derby che promette spettacolo. Pinna suona la carica: «Daremo il massimo. Su questo non ci sono dubbi. Recupereremo alcuni giocatori importanti per cui le nostre chances di far risultato aumenteranno. Giocheremo come sappiamo. Non ci snatureremo». Cammarata e Pasca hanno ripreso con il gruppo. Deflorio, invece, è ancora out. Il match è molto delicato. Fra il presidente Blasi e mister Papagni c'è una polemica strisciante sui programmi per questa stagione che rischia di arroventarsi in caso di risultato negativo in terra salentina. di Giuseppe Dimito11 ottobre 2006

Entusiasmo Gallipoli
In serie positiva da tre domeniche. Iennaco: «E adesso andiamo avanti così»

Il Gallipoli ha ripreso la preparazione al comunale "Antonio Bianco" in vista del derby casalingo contro il Taranto sulle ali dell'entusiasmo dopo il pareggio conseguito sul difficile terreno di Cava dei Tirreni. «Siamo molto contenti sia della prestazione fornita che del risultato conseguito contro la Cavese», dice il centrocampista Alfonso Iennaco, «perché quello campano è un campo molto difficile. Verso la fine dell'incontro abbiamo anche sfiorato il gol partita ma il risultato di parità mi è sembrato giusto. Adesso, invece, dobbiamo pensare alla gara contro il Taranto che si presenta molto insidiosa. Qualcuno parla di squadra in crisi ma sono convinto che invece avremo del filo da torcere per poterli superare anche se ce la dobbiamo mettere tutta per uscire dal campo con il risultato pieno e continuare in questo modo la striscia positiva che dura oramai da tre settimane. In queste partite il fattore ambientale può essere determinante». Mister Gaetano Auteri dovrà fare a meno degli infortunati Marco Ambrogioni e Luigi Rana e, quasi sicuramente, anche di Alessandro Nigro che dovrebbe essere squalificato per una giornata per somma di ammonizioni, mentre potrà invece contare sul recupero del difensore Fabio Di Sole che ha scontato il turno di squalifica. In settimana poi dovranno essere valutate le condizioni di Campolattano e Panico. di Roberto Cataldi11 ottobre 2006

Prima capire poi ricostruire

Capire il Taranto: analizzarlo, scuoterlo, rivoltarlo, modificarlo. Missione difficile, compito delicato. Perché di fronte c’è una squadra ancora non in crisi, ma da tempo in difficoltà: un gruppo che soffre, soprattutto mentalmente. Un gruppo che non riesce più ad essere squadra, che appare improvvisamente privato della sua forza: di quella serenità che univa e permetteva il sorpasso degli ostacoli, di quella robustezza del contesto che rendeva la resa globale superiore alla somma delle individualità. Quel Taranto non c’è e bisogna ritrovarlo, questo è un altro Taranto e bisogna capirlo. Le assenze feriscono la manovra, svuotano la personalità collettiva, ficcano granelli di sabbia in un ingranaggio delicato. Ma delle assenze bisogna tener conto e, per alcune, è bene farci l’abitudine. Da chi rimane bisogna tirare fuori una squadra: ritrovando, intanto, quel collante morale indispensabile per unirsi, per muoversi da gruppo senza recitare la parola come in uno slogan. Il calcio non è uno sport democratico: non basta che giochi la maggioranza per vincere. E’ praticamente dittatoriale: serve l’unanimità dei presenti. E ogni astensione è un danno: Papagni ha annotato e si è rituffato nei pensieri, con due ricostruzioni da avviare: quella tecnica e quella morale. La ricostruzione tecnica è importante: il Taranto non segna e, soprattutto, non si mette in condizione di tirare. Manca lo spunto, manca l’ultimo tocco, manca un’azione che abbia un inizio visibile e una fine certa. Sembra vedere la squadra arrampicarsi alla ricerca di qualcosa di introvabile: c’è sempre un punto in cui la manovra inciampa, c’è sempre qualcuno che si muove o agisce diversamente da come dovrebbe. Il ritorno al 4-4-2, quantomeno, non ha scoperchiato la squadra, dando facili vie di fuga ai giocatori in difficoltà. Ma non ha liberato il gruppo dalle proprie contraddizioni: il funzionamento ottimale della catena Colombini-De Liguori (uno copre l’avanzata dell’altro) non ha avuto, ad esempio, adeguato seguito a destra, dove Zito ha buoni numeri ma spiccata vocazione offensiva e Panini ha troppe amnesie per garantire una copertura certa. O anche: Danucci è utilissimo per la squadra, soprattutto in assenza di Pastore, perché fa girare il pallone e fa partire la manovra da dietro, lanciando il pallone (che va a prendersi dalla difesa) con precisione chirurgica, Cejas è il giocatore che, nel momento di difficoltà, trova sempre la forza per recuperare la palla, per bloccare gli avversari. Ma insieme, i due, non sono una coppia: manca chi si preoccupi della seconda fase (quella di possesso), chi accorci le distanze con l’attacco, chi trasferisca la manovra dove può diventare produttiva. Danucci, forse, sarebbe il partner migliore per Mancini, ma Cejas in questo momento ha caratteristiche irrinunciabili per soccorrere una squadra in sofferenza. La sintesi è un compito di Papagni, come lo è capire il ruolo di Toledo, troppo distante dal resto della squadra, quasi estraneo ai compagni. Poi c’è la ricostruzione morale: niente più dei risultati può aiutare, ma c’è, intanto, da prendere atto di un Taranto provato. Che ha subìto il caos generato già dopo la prima sconfitta in campionato e adesso non riesce a rialzarsi: non riesce a (ri)unirsi, a correggere tutti i clamorosi errori commessi da altri. La squadra è in crisi di autostima, ha perso la spavalderia che la rendeva imprevedibile e che faceva intravedere raggi di speranza e il giusto atteggiamento in campo. Il Taranto ha perso qualcosa e non tutti fanno lo stesso sforzo per recuperarla. La squadra sembra intristita, ma non può continuare ad esserlo. Forse basta una vittoria, forse basta ricordarsi i propri compiti. Serve uno sforzo di tutti, adesso. Evitando di fornire cattive interpretazioni e di alimentare nuove polemiche. Sulla frase di Papagni, ad esempio, sulla salvezza. Il tecnico sostiene che sia nata da un colloquio con Blasi, il presidente dice che proprio così non è. Ma nessuno crede a un Papagni concentrato sulla salvezza. E’ solo un tentativo di alleggerire i pensieri della squadra: non c’è un vero ridimensionamento, c’è solo un avanzamento più logico della ambizioni, una richiesta di avanzare un passo per volta. Papagni chiede un po’ di pazienza finché non torna qualche infortunato e, soprattutto, finché non torna la vittoria. Poi torneranno i sorrisi. di Fulvio Paglialunga10 ottobre 2006

Cercare la verità

C’è una contraddizione evidente tra il Taranto che può puntare ai playoff e il Taranto che deve pensare a salvarsi. Troppo repentino il passaggio dal molto dei primi approcci al poco delle ultime esibizioni. Troppo netta la riconversione dei programmi: da campionato di vertice a torneo di miti pretese. Quando succede, significa che non si conosce ancora la verità. E nel dubbio si sceglie un profilo più basso. Ma nel caso specifico del Taranto - dei suoi risultati e delle sue prestazioni - ci sono forse giudizi eccessivamente frettolosi, che rischiano di generare qualche equivoco. Meglio, dunque, chiarire. Il Taranto, dopo sei partite (due vittorie, due sconfitte e due pareggi), resta una buona squadra, che fa ancora in tempo a diventare ottima. Non ci vuole tantissimo. Gran parte di quello che realmente serve c’è già. È, intanto, indispensabile che l’infermeria restituisca i giocatori con i quali il Taranto può legittimamente affermare la propria differenza: Deflorio e Cammarata, ovvero l’uomo che sintetizza il gioco sulla trequarti, sciogliendo gli eventuali grumi della manovra, e l’uomo che traduce in gol il lavoro della squadra. Deflorio- Cammarata è l’attacco titolare che sinora non si è mai visto. Deflorio ha giocato la prima partita, poi si è fermato. Cammarata è apparso a San Benedetto (un rimpallo, un gol), ha giocato con Cavese e Juve Stabia e si è bloccato. Con Deflorio e Cammarata si ottiene una squadra che parte da un disegno preciso e insegue una logica comprensibile. Senza Deflorio e Cammarata la diversità del Taranto tarda a compiersi. O, più facilmente, non si realizza. Resta annunciata. Anche la perdita di Pastore è grave, privando il Taranto dell’unico difensore in grado di far ripartire il gioco da dietro. Ma un difensore si sostituisce con un altro difensore, magari rinunciando a qualche prerogativa. Più complicato pensare di poter fare a meno, contemporaneamente e troppo a lungo, della gaiezza interpretativa di Deflorio e della vena realizzativa di Cammarata. Significa lavorare su un progetto completamente diverso, rischiando qualche errore di calcolo nella costruzione della squadra. Troppi dettagli infermieristici stanno, dunque, inficiando il rendimento del Taranto. Ma non tutti gli stenti della squadra si possono spiegare con la qualità degli assenti. Ci sono difficoltà nuove che appartengono all’ultima versione del Taranto. Ci sono impacci e ritardi che non è possibile ricondurre a chi è fuori per infortunio. Ci sono smarrimenti e imperfezioni che hanno origini e cause sulle quali conviene interrogarsi seriamente. Non mettere mai l’attaccante nella condizione di poter concludere a rete non dipende soltanto dalla goffaggine di Ambrosi o dalla svagatezza di Toledo, chiamati contro il Manfredonia a surrogare le defezioni di Cammarata e Deflorio. È anche un difetto della manovra, che si sviluppa troppo prevedibilmente e che non trova sfogo sulle fasce. E che potrebbe trarre giovamento dall’impiego simultaneo di Cejas, Mancini e Danucci (Papagni ci sta pensando). Riconoscerlo è un primo passo alla ricerca di quella verità che ora vacilla vistosamente fra il tutto e il niente. E che evidentemente sta nel mezzo di una squadra che deve recuperare, non solo gli infortunati, ma anche brillantezza, funzionalità e quel pizzico di spavalderia esibita all’inizio. Solo così potrà rientrare nella parte che il campionato non gli ha ancora sottratto. E rimettere le mani su prospettive, possibilità e futuro. di Lorenzo d'Alò10 ottobre 2006

«Credo nel Taranto»
Blasi parla del momento: «Non sono allarmato: i periodi negativi capitano in tutte le stagioni. Le parole di Papagni? Un tentativo di togliere assilli al gruppo...»

Gigi Blasi pensa prima di ogni risposta. Riconosce le difficoltà del Taranto e sa che ogni parola può pesare tanto. Il presidente ascolta, poi pensa, poi parla. Non scuote con violenza, ma maneggia con cura. Un po' stordito dall'eco della violenza e dalla partita a porte chiuse, un po' attendista per i risultati che non arrivano. Ma come sempre fiducioso. Blasi non smette di credere e non rinuncia a rispondere.
Presidente, che momento sta attraversando il Taranto?
«Un momento normale. Che capita a tutte le squadre, a tutte le società. Non sono allarmato: sono dispiaciuto, che è diverso». 
Dispiaciuto dal pareggio di domenica?
«Dispiaciuto da tutto quello che è successo. Non è bello guardare una partita nello stadio vuoto: è una punizione che lascia l'amaro in bocca, che ti fa sentire sconfitto». 
Tono dimesso, parole secche. Blasi è ferito?
«Sono comunque determinato: non tutti mi conoscono per quello che sono davvero. Quanto che sta succedendo non mi piace, ma ho ancora voglia di credere in un grande Taranto e in una grande tifoseria, corretta e passionale come sa anche essere».
Non è passata la sua delusione per la violenza delle scorse settimane?
«Come fa a passare quando entri in uno stadio vuoto?»
Crede che anche la squadra ne risenta ancora?
«Credo di sì: giocare senza pubblico non è la condizione ottimale. Si aspetta la domenica per l'abbraccio con la gente e poi questo abbraccio viene a mancare. In qualche modo influisce sulle motivazioni».
Ma non può essere l'unico problema del Taranto. Cos'altro non va?
«Questo non lo so: non entro nel discorso tecnico. E' responsabilità di altri: di chi ha giocato, di chi ha messo la squadra in campo. L'analisi è loro, conoscono le loro responsabilità. Ma non facciamo sembrare la violenza un modo per nasconderci. I giocatori non devono più portare dentro la ferita, devono superarla: un professionista deve comportarsi da tale sempre, anche quando il momento è difficile».
Una frase di Papagni sulla salvezza come obiettivo del momento ha rischiato di trasformarsi in autogol...
«Era un suo pensiero, non la linea della società. Probabilmente è stato un equivoco. Il discorso non è quello che ho letto: la società ha costruito questo Taranto con obiettivi che rimangono immutati: vogliamo andare in B tramite i playoff. Non c'è nessun ridimensionamento: credo di aver costruito una squadra che possa vincere. Quello di Papagni, probabilmente, è un tentativo per togliere assilli alla squadra. Può farlo: la responsabilità tecnica è sua».
Forse il tecnico voleva chiedere pazienza a tutti, voleva calmare l'ambiente?
«La chiedo anche io, se è per questo. Per ottenere i playoff basta arrivare al quinto posto all'ultima giornata. Quello è l'obiettivo. Ma escludo che gli ultimi episodi siano legati ai risultati negativi: quella è solo delinquenza, non c'entra con il calcio. E' un danno alla società, che non dipende dal campo: a Castellammare, del resto, è accaduto tutto prima della partita».
Allora a cosa deve puntare il Taranto?
«Dobbiamo alzare la tensione, riprendere determinazione, fare gruppo, ritrovare la voglia di vincere. Da tifoso dico che, mancando pedine così importanti come Deflorio, Pastore e Cammarata, sicuramente può venire meno qualcosa, almeno momentaneamente. Ma non cambiamo l'obiettivo finale».
Adesso, però, la squadra è in sofferenza...
«Posso capire che sia giù di morale. Può capitare, una-due volte a stagione: nei due campionati scorsi è successo a gennaio, speriamo che questo, adesso, sia il nostro turno, così abbiamo scontato quello che dovevamo. Ma non sono preoccupato: da quando faccio calcio ci sono sempre un paio di momenti negativi. Possiamo uscirne: abbiamo bisogno di tutti».
Avesse la squadra di fronte cosa direbbe?
«Direi di metterci maggiore impegno, di avere più voglia di vincere. di essere professionisti veri, di capire quanto è importante giocare a Taranto: è bello quando va bene, ma è una grossa responsabilità quando non gira. E direi di non avere paura di niente: il Taranto sarà al sicuro fino a quando ci sarà Blasi».
Avesse invece di fronte i tifosi cosa direbbe?
«Direi di tornare a fare tifo sano: il Taranto ha bisogno di loro, del vero dodicesimo uomo. Con loro, con il nostro gruppo, possiamo tornare a sorridere».
Se avesse, invece, Papagni?
«Gli direi di continuare a stare vicino alla squadra: è un momento difficile, ma che finirà. Di mettere in campo la squadra con serenità, di mantenerla sempre competitiva».
“E' un momento difficile, ma che finirà”, ha appena detto. Ma quando finirà?
«Parto da una riflessione: mi sento un po' abbandonato, mi aspettavo maggiore vicinanza della tifoseria. Queste due partite a porte chiuse sono un grosso danno, anche economico, che paga tutta la città. Chiedo scusa ai tifosi che volevano vedere la partita, ma che per colpa di pochi non hanno potuto farlo. Mi auguro, però, che la stagione della violenza, delle porte abbattute, dei biglietti falsi, sia finita. Il bene del Taranto è un altro: è lo spirito della semifinale con il Melfi, della finale con il Rende. Quelle sono state vittorie volute. E quando le cose sono volute da tutti i risultati non possono sfuggirci. Se andiamo ognuno per contro nostro ci indeboliamo. Non è quello che voglio, forse non è quello che vogliamo. Remiamo insieme: il momentaccio finirà così». di Fulvio Paglialunga10 ottobre 2006

Papagni: «Ma io non mi arrendo»
L’allenatore spiega il senso di certe affermazioni. «Non siamo tranquilli. Col Manfredonia abbiamo avuto problemi nella gestione della palla». Il tecnico corregge il tiro: «È un momento difficile. Serve anche un po’ di umiltà»

Se ad Aldo Papagni avessero chiesto che tipo di campionato avrebbe vissuto con il Taranto, sicuramente il ritratto non sarebbe stato così grigio. Alla sesta giornata, invece, Aldo Papagni non riesce più «a trascorrere un lunedì sereno, da dedicare interamente alla famiglia. Perché dopo il pareggio col Mafredonia - prosegue - ho saputo che le mie dichiarazioni rilasciate nel post partita hanno sollevato un polverone. Ho deposto le armi? Qualcuno ha frainteso le mie parole, volevo far capire che occorre più umiltà e meno presunzione. Viviamo un momento difficile: ci mancano diversi calciatori importanti, sul morale della squadra pesa ancora ciò che è accaduto due settimane fa». Parentesi delicata, da arricchire con riflessioni di diversa natura. E se il presidente Blasi replica con fermezza al tecnico di Bisceglie, confermando che «la società vuole centrare i playoff per cercare la promozione in serie B. Se i programmi non dovessero essere rispettati, sarò costretto a rivedere qualcosa», Papagni è in grado di fornire una motivazione plausibile al suo pensiero. «Credo di aver svolto appieno il mio compito salvaguardando l’aspetto psicologico dei ragazzi. L’intelligenza ci consiglia di allontanarci dai bassi fondi della classifica. E, poi, riacquisita maggiore sicurezza nessun obiettivo ci sarà precluso. Domenica ho riscontrato grosse difficoltà nella gestione della palla. E ciò non dipende soltanto dall’assenza di Pastore, ma dalla scarsa tranquillità che regna in tutto l’ambiente. Constato, purtroppo, che manca il giusto equilibrio per superare questi ostacoli». La parola passa al campo. Fonte suprema di giudizio, in cui sussistono i movimenti dei calciatori e il rumore del pallone, il profumo dell’erba e la spontaneità delle parole. Ed è sul rettangolo verde che il Taranto ha palesato la sua crisi d’identità. Poche alternative alla manovra, appena due conclusioni (velleitarie) verso la porta avversaria. «Senza Pastore non siamo riusciti a far partire l’azione dalla difesa, perdendo lucidità in fase di possesso. È per questo motivo che sto valutando l’ipotesi di utilizzare contemporaneamente Cejas, Danucci e Mancini. Ma c'è bisogno di tempo, questa variazione fornirebbe più alternative in zona offensiva». Sul rendimento della difesa, tutto sommato, si può essere soddisfatti. «Abbiamo subito appena quattro reti, per lo più viziate da distrazioni dei singoli. I meccanismi del reparto, però, sembrano funzionare». Di calcio, però, riesce difficile parlare a Papagni. Preferisce chiarire l’equivoco dialettico, augurandosi di spegnere il fuoco delle polemiche. «Non amo arrendermi». Adesso è vietato sbagliare. di Fabio Di Todaro10 ottobre 2006

Mille biglietti per Gallipoli
Cammarata e Pasca verso il recupero

Di derby in derby. Il Taranto, domenica prossima, dovrà affrontare un’altra sfida regionale dovendo far visita al Gallipoli sul piccolo e sintetico terreno di gioco del "Bianco". La società salentina del presidente Barba ha messo a disposizione dei tifosi rossoblù 1000 biglietti al prezzo di 10 euro. Saranno messi in vendita nei prossimi giorni. Nel pomeriggio la squadra riprenderà la preparazione. Va detto sin da questo momento che bisognerà far punti a Gallipoli. Oltretutto la classifica non è certamente benevola: sono solo 4 i punti che dividono De Liguori e soci dal terzetto sistemato in zona playout. L’infermeria restituirà Cammarata e Pasca che riprenderanno ad allenarsi con il gruppo. Deflorio, dal canto suo, continuerà le cure al polpaccio sinistro, ma per domenica dovrà ancora dare forfait. Mortari ha dovuto rallentare la preparazione per via di un noiosa influenza che lo ha bloccato per un paio di giorni. Oggi riprenderà a correre, ma è ancora presto per poterlo rivedere in campo. Pastore è stato visitato ieri sera a Perugia. Il centrale si è sottoposto agli esami specifici. Oggi potrebbe essere il giorno dell’operazione. Il dott. Petrocelli giungerà in Umbria nelle prime ore della mattinata. In giornata si dovrebbe conoscere la data dell’esame del ricorso alla Caf avverso i due turni a porte chiuse. di Giuseppe Dimito10 ottobre 2006

Taranto, brutto pareggio
Rossoblu ancora in difficoltà: contro il Manfredonia, a porte chiuse, giocano una partita sottotono e non si rendono mai realmente pericolosi. E' la quarta giornata senza vittorie

Il Manfredonia tesse la tela, il Taranto finisce ingenuamente dentro. E perde la sua identità, smarrisce il proprio gioco, non riesce mai ad avvicinarsi alla vittoria. Si inaridisce in uno stadio deserto, emula il silenzio degli spalti (si è giocato a porte chiuse) ammutolendosi in campo. Finisce zero a zero, non poteva finire diversamente: nessuno merita il gol, nessuno merita la vittoria. 
E' un'astensione di massa. Del Taranto che non riesce ad osare, che smarrisce i sincronismi, che passa novanta minuti a cercarsi e non si trova quasi mai. E del Manfredonia che si raccoglie indietro (non meno di nove giocatori sistematicamente sotto la linea della palla), che affida la sua sorte al caso e a qualche contropiede. La somma è di una logica fastidiosa: se una squadra non riesce a costruire e l'altra rinuncia a farlo resta poco da raccontare e niente da chiedere. Il pareggio diventa inevitabile, portandosi la sgradevole sensazione di una partita senza gusto. 
Sugli spalti nudi rimbalza il nulla o poco più, sul campo si muove un Taranto in chiara difficoltà emotiva e in crescente imbarazzo tecnico. Una squadra ostaggio di assenze pesanti e di presenze leggere. Sfigurata dalla mancanza di Deflorio, Cammarata e Pastore (teoricamente la mente, il finalizzatore e il primo costruttore della manovra), incapace di rimpiazzarle con un giocatore avulso dal resto della squadra (Toledo finisce per essere quasi dannoso) e con un attaccante che non può giocare solo e che, invece, solo è costretto a rimanere (Ambrosi cerca sistematicamente un sostegno che non riceve). Esiste il problema, non sembra esistere la soluzione: il tentativo di Papagni è un panno caldo, ma non un rimedio. Il 4-4-2 cerca di restituire ordine, ma ci riesce solo in parte. Ci sono delle zone di fuga che assomigliano ad un rifugio e - probabilmente - limitano i danni provocati da giocatori inadatti. Ma c'è anche qualche disfunzione non prevista. Toledo, ad esempio, non ha la disciplina, la continuità e la concezione di squadra per giocare da Deflorio, mentre la coppia a centrocampo (Danucci e Cejas) non è sbagliata, ma appiattisce la manovra. Cioè: Danucci assolve in modo esauriente al compito di tramite dalla difesa (dove va a recuperare il gioco) e il resto della squadra (verso la quale lancia con perfezione, spostando il pallone con tempi e distanze giuste), ma con Cejas bravo a frapporsi quando attaccano gli altri, il reparto si svuota di giocatori in grado di assecondare il movimento delle punte, di sfruttare l'appoggio, di tuffarsi nello spazio, di proporsi.
Il Manfredonia si ciba della scarsa consistenza del Taranto e lucra con pochi movimenti: ha due linee (centrocampo e difesa) bloccate e sempre corte, come stecche del calcio-balilla. Otto uomini che non sono chiamati a partecipare alla distensione e che lo fanno in modo occasionale, soprattutto quando è la squadra di Papagni a scoprire un fianco (quasi sempre con Panini, perdente nel confronto con Piccioni). Da una distrazione del Taranto, ad esempio, nasce il primo pericolo: il distratto è Panini, che libera (4') Bonvissuto: il tiro del giovane attaccante sbatte sull'uscita di Pinna. Le distanze sregolate del Taranto consentono a De Paula di trovare lo spazio per un sinistro da lontano (8') che passa ad un soffio dalla porta. Il gruppo di Papagni ha solo un minuto di illusoria offesa, tra il 21' e il 22'. Prima Ambrosi si è libera con il tacco di De Giosa e tira a lato un destro da posizione decentrata, poi Toledo sfrutta il passaggio indietro di Ambrosi per entrare nella difesa del Manfredonia (nemmeno irresistibile) e tirare fuori con la punta del destro. Il Taranto non trova continuità: non sfrutta la buona volontà di Zito e l'intelligenza tattica di De Liguori (che si propone, ma copre anche le avanzate di Colombini). Sul lato di Piccioni il Manfredonia prova a cercare fortuna: l'esterno crossa (32'), Bonvissuto colpisce di testa e Pinna in tuffo devia sul palo interno. Il tiro di De Liguori (45', deviato da Librizzi) pareggia il misero conto di un taccuino annoiato e chiude una frazione povera. Meno, comunque, della ripresa. Inguardabile quasi completamente: qualcuno prova a giocare, nessuno ci riesce. Taranto e Manfredonia si consegnano al pareggio bloccandosi nei propri limiti: il Taranto tira poco e male (un liscio di Ambrosi, un tentativo di Cejas e un aggancio disperato ancora di Ambrosi), il Manfredonia non lo fa per niente. Non servono le sostituzioni di Papagni: non serve la doppia punta, non serve sperare nel risveglio di Mancini e nemmeno cambiare posizione a Toledo. Sforzi inutili: nessun gol, solo un pareggio. di Fulvio Paglialunga09 ottobre 2006

A Taranto derby senza pubblico e senza gol
Brutta partita. Il risultato conferma, da un lato, le evidenti difficoltà degli jonici e, dall'altro, i progressi dei sipontini che allo Iacovone conquistano il primo punto in tasferta. Il pareggio premia soprattutto il sano realismo del Manfredonia

Senza pubblico e senza gol. Ma non c'è una stretta relazione. È, anzi, vietato - e lo diciamo subito - arrampicarsi sugli specchi delle curve silenti. Il derby è una modesta rappresentazione per motivi più intimamente legati al calcio. Storie di prato, insomma. E non di spalti vuoti. Storie che rimandano alle evidenti difficoltà del Taranto e al sano realismo del Manfredonia. Il pareggio che ne deriva è quasi inevitabile. Il Taranto - questo Taranto un po' tremolante nell'autostima e abbastanza vago nell'identità - non può ipotizzare nulla di diverso. Il Manfredonia - questo Manfredonia che sinora in trasferta aveva sempre perso - non può farsi carico di una partita più audace. Il derby assegna le parti. Taranto e Manfredonia ci entrano e vi restano. La partita è brutta. Il risultato è sincero. Sulla bruttezza della partita incide maggiormente il Taranto. Perché non si vede gioco. E non si conta un tiro in fondo ad un'azione vera. È deludente la resa organizzativa. È irrilevante la produzione offensiva. È ancora palpabile il disagio interiore di una squadra passata tempestosamente dal troppo al niente. E che ora sembra viaggiare a fari spenti, in attesa di qualcosa: una scintilla, un pretesto, un'idea. Un fascio di luce che torni ad indicare la via. Alla sincerità del risultato il Manfredonia fornisce un contributo decisivo perché pensa al pareggio e si adopera per ottenerlo. Non forza, non rischia, non esagera. Assume un atteggiamento guardingo e lo mantiene, lasciando che la partita si sviluppi sotto ritmo. E in un silenzio arcaico consumi la sua prevedibile trama. L'abilità del Manfredonia è soprattutto in questa placida attività di controllo che esercita sul derby. Lascia al Taranto l'illusione di condurre il gioco, tenendosi stretto il comando delle operazioni. Nessuna squadra, alla fine, si sporca di desideri assoluti. Nessuna tenta di eludere i propri limiti. Meglio una comoda convivenza di una coraggiosa ribellione. Gli stadi vivono, anche quando sembrano un guscio vuoto. Perché conservano comunque un grado di febbre, di calore. Il ricordo e il tono di ogni avvenimento vissuto precedentemente. Gli stadi vuoti restituiscono un calcio primordiale, infantile. Il pallone e le sue traiettorie rappresentano l'unica sintesi di sentimenti semplici. L'essenziale è in campo, da dove proviene ogni sonorità: l'eco del pallone calciato con forza, o la scia lieve di quando è accarezzato. E il vociare distinto dei giocatori. Taranto-Manfredonia, all'inizio, ha questo di suggestivo. Un'atmosfera scontatamente surreale. Poi le suggestioni cedono il passo alla partita e si nota il resto. Si nota la sofferenza del Taranto. Si percepisce il suo grigiore. Si constata la sua prolungata fase di stallo. Non sembra soltanto un problema di uomini, anche se ci sono assenze pesanti (Pastore, Cammarata, Deflorio) e presenze impalpabili (Panini, Toledo, Ambrosi). Sembra, piuttosto, un problema di umore, di prospettive, di futuro. Non c'è, insomma, soltanto il vuoto degli spalti. C'è anche il vuoto, altrettanto visibile, di una squadra che si guarda dentro e non si riconosce. Il ripristino del 4-4-2, il cambio d'interpreti (Danucci per Mancini, Zito per Catania) e la nuova destinazione d'uso di qualche pedina (Toledo libero di inventare tra le linee) valgono una leggera scrollatina. L'apatia e la confusione restano appiccicate addosso ad una squadra che ora potrebbe cominciare a dubitare. Il 4-4-2 del Manfredonia, invece, risponde a bisogni più concreti: non perdere mai equilibrio, togliere ogni visuale alla manovra avversaria, non creare fratture nei ribaltamenti di gioco. Il Manfredonia è svelto e diligente, specie quando deve disporsi (mai con meno di nove uomini) dietro la linea della palla. Il primo tempo risente degli stenti del Taranto e delle cautele del Manfredonia. La cronaca è scarna. Pinna è provvidenziale al 4' (esce e neutralizza la conclusione ravvicinata di Piccioni su svarione di Panini) e al 32' (vola ad intercettare la girata di testa di Bonvissuto). Il Taranto è di una vaghezza allarmante (un tiro fuori misura di Ambrosi, un tocco sporco di Toledo). La ripresa è letteralmente inguardabile. Praticamente non succede niente. Da annotare soltanto sostituzioni dettate dalla fatica (Taranto). E cambi suggeriti dalla convenienza (Manfredonia). Niente che possa fermare l'ineluttabilità di uno sbadigliante 0-0. di Lorenzo D'Alò09 ottobre 2006

Le pagelle di Lorenzo D’Alò

PINNA 6,5 - Decisivo all’inizio e alla fine del primo tempo, quando chiude sul tiro di Piccioni e vola sulla girata di testa di Bonvissuto. Inoperoso nella ripresa.
PANINI 5 - Approccio problematico. Sbaglia tutto: il tempo degli interventi e la misura delle entrate. Non si riprenderà.
COLOMBINI 6 - Cuore, grinta e buona volontà. Ma è difficile non farsi condizionare dal contesto.
PROSPERI 6 - Cerca di non distrarsi, sfruttando l’assistenza ravvicinata di Caccavale.
CACCAVALE 6 - Ha un compito gravoso: rendere salda una difesa che non gode più della guida rassicurante di Pastore. Lo assolve con puntiglio.
DE LIGUORI 6 - Restituito al ruolo originario di esterno sinistro di centrocampo, fa quello che può, onorando la fascia di capitano.
ZITO 6 - Lodevole l’impegno, apprezzabile l’applicazione. Pregevole qualche spunto. Ma più che un esterno di centrocampo sembra un’ala di fantasia.
CEJAS 6,5 - È la colla dinamica che tiene insieme il centrocampo. Difficile farne a meno.
AMBROSI 5 - La prova offerta rende ufficiale la complessità del suo recupero pieno. Tornerà mai quello di una volta?
DANUCCI 6 - Ha bisogno di giocare e l’ora consumata in campo lo dimostra. Con i suoi lanci precisi e le sue aperture improvvise rappresenta una irrinunciabile alternativa di gioco.
TOLEDO 5 - Così non serve. Così vago e inconcludente. Così superficiale e macchinoso. Sempre banale, mai travolgente.
PIROLI 6 - Sostituisce Zito. Non esita ad entrare in partita. Forse gli manca un po’ di cattiveria.
MANCINI 5,5 - Il tempo per cambiare il destino del derby ce l’avrebbe. Non lo sfrutta, confermando il momento di scarsa ispirazione.
CATANIA sv - Nel finale rileva l’impalpabile Toledo. Ingiudicabile.
PAPAGNI 5,5 - Stato di emergenza e cattivo funzionamento: esiste forse una correlazione stretta. È consigliabile rimanere vigili.09 ottobre 2006

Papagni: «Pensiamo a salvarci»
Il tecnico rivede i piani: prioritario recuperare gli infortunati

Aldo Papagni ufficializza la resa: «A questo punto mi sembra intelligente salvare la C1, pensando a recuperare i giocatori infortunati. Il resto si vedrà». Arrendersi al destino avverso; incondizionatamente. E senza l’onore delle armi visto il brutto 0-0 col Manfredonia. Nel sonnacchioso pomeriggio domenicale resta solo il presagio d’autunno, mentre va in frantumi la grandeur di una squadra illusasi di arrivare fino in fondo più coi proclami che con i lanci di Danucci. Una squadra che sperava bastasse qualche pletorica conferenza stampa a resuscitare Ambrosi e i suoi gol e qualche dichiarazione roboante a tener lontano il malocchio dai muscoli di Deflorio. Mister Papagni sembra aver perso, come i giocatori in campo, un certo senso dell’orientamento in lui tradottosi sempre nella dote più grande: la lucida onestà intellettuale. La stessa che lo portava - vecchio retaggio della sua forte formazione cattolica, del suo aver pregato sulla tomba di don Tonino Bello - ad
esser schietto come un Cristo nel Vangelo (Matteo 5, 37): «Sia la vostra lingua sì sì, no no. Il superfluo procede dal diavolo». Invece, ieri, è stata tutto un fiorire di «bicchieri mezzi pieni » in cui mescere non verità, dolci come un’eutanasia: «Guardiamo ottimisticamente - ha spiegato il tecnico rossoblù - al fatto che questa difesa, senza Pastore, non ha preso gol. Guardiamo ai progressi del gruppo che, senza i giocatori infortunati, riesce a tenere bene il campo e a creare occasioni». Ma il bicchiere, ieri allo Iacovone, era anche, e desolatamente, mezzo vuoto. Perché lo 0-0 con il Manfredonia questo soprattutto dice: non un tiro in porta (se non qualche rado e timido accenno di Ambrosi); non una manovra sorretta da idee che non fossero gli spiragli strenuamente cercati da Danucci. Insomma un Taranto che, come il poeta, al campionato può dire solo sillabe storte e secche; può dire solo ciò che non è. Invece, le porte chiuse esigevano un processo a fine gara. Ma le parole di Aldo Papagni hanno reso contumaci l’inconsistenza e l’abulia della squadra, la mancanza di nerbo, la consapevolezza stessa di essere condannati a giocare proprio dalle urla del silenzio dello Iacovone. Sul banco degli imputati nessuna di queste carenze è finita alla sbarra, anzi. E’ stato tutto uno scavallare ostacoli: «La carica del pubblico - ha spiegato mister Papagni - era importante, ci è mancata» e via discorrendo con la (falsa) epopea del dodicesimo uomo in campo. «Abbiamo avuto - ha aggiunto il tecnico - alcune opportunità nel primo e nel secondo tempo, malgrado il Manfredonia ci abbia messo in difficoltà serie in almeno un paio di occasioni», sì ma dov’erano le azioni da gol? «Bisogna lavorare per eliminare le preoccupazioni, che portano ansia, e riprendere la via della rete. Prendete Ambrosi, ad esempio. Non è ansia da prestazione la sua? Non è un sentirsi non all’altezza del suo passato e delle sue capacità? Ma sono fiducioso, lavorando, prima o poi, il gol arriverà. E, comunque - ha concluso Papagni - sono contento della crescita complessiva della squadra, che senza i suoi pezzi migliori ha aggiunto un tassello a quel mosaico di gruppo che intendo costruire: un mosaico nel quale, anche mancando qualche tessera fondamentale, tuttavia non si perde in logica e coesione, giungendo al risultato». E, senza veli, Papagni ha ammesso che il pareggio, alla fine, era moneta buona visto il fato avverso: «Aspettando l’ormai prossimo ritorno di Cammarata e Pasca, mentre Deflorio rimarrà fuori ancora due settimane». Ultimo appunto. Lo stadio Iacovone vuoto restituiva ieri suggestioni e colori surreali. L’odore dell’erba, per esempio: intenso, stordente, antico. Forse
anche per questo il Taranto avrebbe dovuto rinnegare il silenzio con l’estremo oltraggio: l’urlo del gol. di Fulvio Colucci09 ottobre 2006


Papagni si accontenta
L'allenatore del Taranto è soddisfatto: «Dobbiamo vedere il bicchiere mezzo pieno, abbiamo patito l'assenza del pubblico. Prima pensiamo a salvarci con dignità»

«E' stata una partita tranquilla. Abbiamo sofferto l'assenza del nostro pubblico»: poche parole targate Luigi Blasi e rilasciate alle emittenti locali un secondo dopo la fine della gara. Il presidente ha fretta: percorre il corridoio che conduce agli spogliatoi in pochi attimi e vola via. Senza troppa voglia di parlare.
E allora la voce della società e dello spogliatoio è ancora quella di Aldo Papagni. Il tecnico accoglie il pareggio “a porte chiuse” con soddisfazuione. «Dobbiamo guardare - spiega - a questo risultato con ottimismo, vedendo il bicchiere mezzo pieno. Abbiamo affrontato una situazione d'emergenza: giocare senza pubblico ha rappresentato una novità assoluta per me e peri ragazzi. Ci è mancata la carica dei nostri tifosi, in alcuni momenti il grido dello “Iacovone” per moi diventa fondamentale. E poi abbiamo affrontato un avversario in grande forma, che appena una settimana fa aveva rifilato tre gol al Teramo».
La vittoria, però, manca dalla seconda giornata. «Non dobbiamo preoccuparci di questo, ma continuare a lavorare con serenità - prosegue - . Nel primo tempo abbiamo avuto diverse buone occasioni per segnare, con Ambrosi, Toledo e Colombini. Anche loro avrebbero potuto segnare. Poi, nella ripresa, abbiamo attaccato di meno ma abbiamo rischiato pochissimo e abbiamo avuto qualche altra occasione. Ci sono partite in cui ti bastano un paio di azioni per riuscire a segnare: purtroppo in questo momento non riusciamo a fare gol».
Le assenze pesano. «Ma non voglio parlare troppo di questo argomento - aggiunge il tecnico - Sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di coloro che hanno giocato. Dobbiamo attendere con pazienza il ritorno degli infortunati: nel calcio non esistono maghi o allenatori-fenomeni. Siamo anche stati sfortunati: domenica eravamo riusciti a segnare... Ma prima o poi il gol arriverà».
Gli obiettivi stagionali appaiono ridimensionati. «La società - dichiara Papagni - è stata molto intelligente nel lanciare questo messaggio. Adesso dobbiamo salvare la categoria con dignità. Se poi ci sarà la possibilità di recuperare in fretta gli infortunati torneremo a pensare ad altri traguardi. Sotto il profilo psicologico, inoltre, siamo ancora in convalescenza: dobbiamo riconquistare sicurezza in fase di possesso palla e ritrovare la consapevolezza nei nostri mezzi».
E' stata anche una giornata di debutti dal primo minuto. «Sono contento della prestazione di Danucci e Zito - risponde l'allenatore di Bisceglie - . Dopo un'ora, però, ho dovuto sostituirli: erano troppo stanchi, non erano più in grado di andare avanti».
Toledo, invece, è apparso spaesato, completamente fuori partita. papagni non lo nega. «Ho parlato a lungo con lui. Penso che abbia risentito molto dell'assenza del pubblico: poi si è innervosito perchè riteneva di giocare pochi palloni. Non aveva, comunque, limitazioni di tipo tattico: sono due settimane che stiamo lavorando per abituarlo al nuovo ruolo in avanti. Ritengo che abbia tutte le qualità e le caratteristiche necessarie per giocare tra le linee, in posizione intermedia tra centrocampo e attacco. Stavolta non è riuscito a trovare la giusta posizione: capita, talvolta persino a Deflorio».
L'obiettivo si sposta su Alessandro Ambrosi, ancora a secco nonostante una prestazione di grande volontà, e su Panini, in evidente difficoltà ad inizio gara. «Ambrosi ha svolto un grosso lavoro in avanti - evidenzia il “nocchiero” rossoblu - Ha avuto un paio di buone opportunità, è riuscito a farsi trovare al posto giusto in area e ha saputo conquistarsi lo spazio necessario. E' un dato importante: purtroppo non è riuscito a concludere nella maniera migliore. Credo che stia patendo l'astinenza da gol, in altre stagioni avrebbe trasformato le stesse occasioni in rete. Panini, invece, ha sbagliato nettamente due interventi ad inizio partita, poi si è ripreso ma nel finale ha sbagliato ancora. Ha bisogno di maggiore tranquillità».
Il discorso torna fatalmente sugli infortunati: quando recupereranno? «Per Deflorio ci vorranno almeno due settimane prima di rivederlo nell'elenco dei diciotto. Pasca e Cammarata, invece, stanno meglio: hanno già ripreso a correre».
Gli infortunati non possono diventare un alibi, ma la loro assenza ha mutato il volto della squadra. Il Taranto è a caccia di una nuova identità. «Abbiamo perso punti di riferimento importanti. Pastore, ad esempio, era il nostro regista difensivo: senza di lui ogni giocatore deve dare in campo qualcosa in più. L'importanza di Deflorio, poi, non ha bisogno di ulteriori commenti: è testimoniata dai commenti entusiasti sulle sue prestazioni pronunciati dai tecnici di A e B che abbiamo incontrato durante la Coppa Italia». di Leo Spalluto09 ottobre 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Primo pareggio casalingo per il Taranto; finisce 0-0, un punteggio che mancava allo "Iacovone" dal 15 aprile scorso quando terminò senza reti la gara contro la Pro Vasto. Rossoblù senza vittoria da quattro giornate; gli ionici dopo aver vinto le prime due partite di campionato, per 1-0 contro il Ravenna e a San Benedetto del Tronto, hanno successivamente perso allo "Iacovone" contro la Cavese (per 2-1) e poi sul terreno della Juve Stabia (per 1-0), infine hanno raccolto due pareggi (1-1 a Lanciano e 0-0 contro il Manfredonia). Per il Taranto la gara contro il Manfredonia è stata la quarta disputata a "porte chiuse"; nella stagione 2004-05, in serie C2, erano state 3 le partite senza pubblico: i rossoblù battevano per 1-0 il Latina (gol di testa di Mignogna), quindi perdevano le successive due gare, per 2-0 contro il Giugliano e per 1-0 contro il Potenza. I rossoblù dopo 6 turni di campionato hanno segnato e subíto 4 reti. Con 4 gol al passivo la retroguardia tarantina è attualmente la seconda del torneo, fa meglio solo il Foggia avendone incassate 2 mentre, a livello di reti realizzate, solo Martina e Giulianova fanno peggio del Taranto con appena una marcatura in 540 minuti di gioco. A conferma della sterilità dell’attacco ionico va rilevato che una sola marcatura è arriva su azione, il gol di Cammarata contro la Sambenedettese, mentre due sono state segnate su rigore ed una è maturata grazie all’auto gol di Mariscoli. Primo pareggio tra Taranto e Manfredonia; nei precedenti 5 confronti si erano registrati 4 successi dei rossoblù ed uno degli ospiti: il 13 gennaio 1935, in Prima Divisione, 1-0 per i rossoblù con la rete di Pietro Svageli al 40'. L’8 novembre 1936, in serie C, ancora un successo per 1-0 con la marcatura di Ghelarducci al 12'. Un rotondo successo per 7-0 il 3 dicembre 1939 ancora in C (tripletta di Picchiolutto, doppietta di Molinari e reti di Castellano e Penza). Il 12 marzo 2000 in serie D i rossoblù si impongono per 1-0 grazie alla rete di Ferri al 47'. Il 19 dicembre 2004, in serie C2, l'unica vittoria dei sipontini per 3-1. di Franco Valdevies09 ottobre 2006

Taranto prova a voltare pagina
Derby a porte chiuse. Macalli dice no alla diretta tv

Senza il sostegno del pubblico - il presidente della Lega Calcio di Serie C, Mario Macalli, non ha autorizzato la diretta, malgrado la richiesta del Prefetto di Taranto Alecci -, con una condizione psico-fisica crescente ma non ancora ottimale. L’alba di Taranto-Manfredonia è ricca di varianti, consegna poche certezze. Il pareggio di Lanciano è stato utile soprattutto dal punto di vista mentale. La squadra ha saputo reagire allo svantaggio, recuperando il risultato e abbracciando una vittoria poi abbandonata per colpa di un’ingenuità di Zito. C'è, poi, l’aspetto tecnico-tattico, analizzato a freddo mettendo da parte gli ultimi eventi extracalcistici che hanno minato il percorso degli uomini di Papagni. Il Taranto ha dimostrato di giocare meglio con le due punte, sfruttando i movimenti e le giocate di una seconda punta al fianco del centravanti di ruolo. E’ per questo motivo che il tecnico di Bisceglie dovrebbe preferire Zito a Piroli, avanzando Toledo a sostegno di Ambrosi. In questa maniera il centrocampo potrebbe contare sulla velocità e sulle percussioni dei due esterni (Zito e De Liguori), dando ai due centrali - Danucci e uno tra Cejas e Mancini - la possibilità di allargare con maggiore frequenza il gioco sulle fasce e di sfruttare i varchi che si creeranno tra le maglie della difesa biancoceleste. Le scelte degli interpreti sono già state completate, forzate dalle numerose defezioni. Non ci saranno Pastore, Deflorio, Pasca, Cammarata, Mortari. Toccherà a Prosperi completare il pacchetto arretrato con Panini, Caccavale e Colombini. L’assenza dei tifosi, paradossalmente, potrebbe giovare ad una squadra che vuole confermare la propria identità dando fiducia a chi, finora, è stato meno impiegato. Mancheranno quelle pressioni eccessive che, in queste condizioni, potrebbero penalizzare chi attraversa un periodo delicato. Tra i giovani, ma non solo: rientra Caccavale dopo l’aggressione subita due settimane fa, c'è Ambrosi che vuole dimostrare di aver completamente invertito la rotta. Soltanto una vittoria potrà ribaltare i cattivi pensieri. E riaccendere la fiamma di una piazza scoraggiatasi con troppo anticipo. di Fabio Di Todaro08 ottobre 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

L'ultimo precedente di campionato contro il Manfredonia coincide con la prima gara della gestione del presidente Luigi Blasi. Il 19 dicembre 2004 il Taranto perde contro i sipontini per 3-1; è un esordio amaro per il presidente ma la sconfitta arriva contro una fortissima squadra che al termine della stagione conquisterà la promozione in serie C1. Sulla panchina degli ionici siede per l’ultima volta Tato Sabadini che dalla gara successiva verrà avvicendato dal duo tecnico formato da Antonio Toma e Pieraldo Nemo. Questa la formazione rossoblù schierata da Sabadini: Negro, Bracco, Bennardo, Marrazza, Arabia, Del Gaudio (80' Malagnino), Mollo, Maddé, Mignogna, Scarci (52' Amico), Fumarola (80' Passiatore); i gol della gara: al 2' Mitri su rigore, al 45' Vadacca, al 58' Piccioni ed al 59' Maddé per i rossoblù. Il Taranto è stato dunque battuto nell’ultima sfida ma aveva sempre vinto nelle 4 gare precedenti. Quasi 72 anni fa il primo confronto, nel campionato di Prima Divisione 1934-35. Si gioca allo stadio "Corvisea" (il "Mazzola") il 13 gennaio 1935: 1-0 per i rossoblù con la rete di Pietro Svageli al 40' (per l’attaccante di origini triestine, 20 gol nelle 24 partite giocate nella stagione). Il tecnico è Umberto Zanolla e in squadra c'è anche il fratello Ruggero. Questa la formazione ionica: Sellan, Toso, Strata, Martinolli, Perrucci, Zanolla, Romano, Benet, Svageli, Castellano Martino, Molines. I rossoblù chiudono il torneo al primo posto accedendo al girone finale; vincendolo ottengono la prima storica promozione in serie B. L' 8 novembre 1936, sempre allo stadio "Littorio", ancora un successo per 1-0 degli ionici con la marcatura di Ghelarducci al 12'. Il tecnico, l’ungherese Gera Kertesz, manda in campo questa formazione: Sellan, Strata, Giraud, Benet, Perrucci, Tedeschi, Colaussi, Cioni, Cavazza, Ghelarducci, Gereschi. Anche questo campionato si conclude con il Taranto al primo posto ed i rossoblù per la seconda volta approdano tra i cadetti. Un rotondo successo per 7-0 il 3 dicembre 1939; la squadra è guidata da Michele Giraud che svolge la funzione di giocatore-allenatore (si "schiera" infatti in 24 occasioni). Così in campo l’undici tarantino: Bolognini, Giraud, Tomaselli, Ferrara, Labate, Albasini, Penza, Picchiolutto, Molinari, Castellano, Gnelli. Va a segno al 7' su rigore, al 15' e al 70' ancora su rigore Gastone Picchiolutto (il centrocampista viene poi espulso subito dopo il terzo gol), quindi al 25' e al 72' "Gigetto" Molinari, al 49' Martino Castellano e all’85' Gino Penza. Il Taranto, primo a fine stagione, accede al girone finale ma piazzandosi al quarto ed ultimo posto manca la promozione in B. Passano 60 anni e le due squadre tornano ad incontrarsi; è lo "Iacovone" ad ospitare la sfida il 12 marzo 2000. Quarto successo di fila per i rossoblù che si impongono per 1-0 grazie alla rete di Ferri al 47' (quest’ultimo poi espulso all’86'). L’Arsenal Taranto guidato da Angelo Carrano si presenta così: Spagnulo, Pizzolla, Migliozzi, Ferri, Zangla, Rubino, Stasi (91' Baldari), Campioli (87' Nettis), Pacetti, Dell’Oglio, D’Antò (52' D’Isidoro). Il torneo si chiude con un secondo posto finale per il Taranto preceduto di un punto dal Campobasso, poi il 27 luglio 2000 la Federazione ripesca il Taranto in C2: con 75 punti la formazione rossoblù è risultata la migliore tra le seconde classificate nei 9 gironi della serie D. di Franco Valdevies08 ottobre 2006

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