Taranto, profumo di vittoria Buoni propositi da confermare, piccoli crucci da eliminare.Il Taranto - nello "Iacovone" chiuso ai tifosi per la seconda gara casalinga consecutiva - cerca il risultato pieno contro la Ternana dell’ex Manoni, la cui tranquillità è costantemente minata da alcune vicende extracalcistiche. Tre pareggi dopo la burrasca: il momento negativo sembra archiviato e dal derby di Gallipoli i rossoblù sono usciti rinfrancati e nuovamente fiduciosi per il futuro prossimo. Si avverte, però, l’esigenza di una vittoria che, come dichiarato da De Liguori in settimana, «non tarderà ad arrivare se continueremo a giocare in questa maniera». Elastico, duttile, determinato: il Taranto sembra aver ritrovato tre peculiarità fondamentali, estratte dal cilindro nelle ultime due trasferte, quando il risultato di svantaggio imponeva una reazione caparbia. È accaduto a Lanciano, domenica scorsa si è rivisto un piacevole remake. Con un punto in comune non da poco: Alessandro Ambrosi, l’uomo della rimonta. Sia in Abruzzo (seppur aiutato da una deviazione di Mariscoli), che nel Salento (il gol siglato appartiene al suo repertorio). E al bomber di Fiuggi, adesso, Papagni non vuole rinunciare. Una ricompensa, quasi un’investitura ufficiale. Alla sua scaltrezza il Taranto chiede gol pesanti, nello stesso tempo in cui Ambrosi chiede al Taranto di avere più fiducia, di confidare nella sua smisurata voglia di riscatto. Oggi sarà titolare, al fianco di Cammarata. Il tecnico di Bisceglie ha deciso di ripartire dal disegno tattico utilizzato a Gallipoli (4-3-1-2), variando una sola pedina (dentro Ambrosi, fuori Larosa). Il resto è immutato: la linea difensiva sarà composta da Cosenza, Caccavale (ha smaltito il risentimento al quadricipite), Prosperi e Colombini; Danucci sarà il vertice basso del rombo di centrocampo completato da Toledo (a destra) e De Liguori (a sinistra), con Mancini a ridosso dei due attaccanti. Non ci sono dubbi, sussistono alcune alternative concretizzabili in corso d’opera. L’impiego di Larosa nelle vesti di laterale destro difensivo, l’utilizzo di Zito quando la gara avrà intrapreso già la parabola discendente. E quando il Taranto, magari, avrà il piacevole compito di gestire una situazione favorevole. di Fabio Di Todaro
È la Siel il nuovo sponsor
È la Siel, società leader nel settore del Hi-Tech, il nuovo sponsor del Taranto. La presentazione ufficiale è avvenuta ieri sera all’Appia Palace di Massafra. Erano presenti il presidente Luigi Blasi, il suo vice, Luca Vinciguerra, il direttore generale, Vittorio Galigani, il presidente della società-sponsor, Salvatore Graniglia, 42 anni, tarantino di nascita e l’amministratore delegato, Filippo Bua. Il contratto che lega le due società è triennale. Per l’entrante il Taranto incasserà 500mila euro, più altri 100mila in caso di partecipazione ai playoff, più altri 100mila se dovesse giungere la promozione in serie B. Per la prossima, le cifre saranno identiche in caso di permanenza in C1; aumenteranno del 30% se si ripartirà dalla B. Stesso discorso per il terzo anno. La Siel è una società controllata da Graniglia & Partners, fortemente orientata all’innovazione (a gennaio saranno messi in vendita i nuovi televisori al plasma con un marchio che sarà successivamente
I precedenti tra Taranto e Ternana Dopo 13 stagioni il Taranto ritorna ad incontrare la Ternana, una delle avversarie più volte affrontate in quasi 80 anni di campionati. 21 i precedenti in riva allo Ionio, 12 nell’ambito dei tornei di Serie B, 6 in serie C o C1 e 3 in Prima Divisione. Il bilancio è nettamente in favore dei rossoblù con nove successi contro i due conquistati dai rossoverdi. La Ternana è un’avversaria dei rossoblù già nel campionato di Prima Divisione 1927-28, il primo torneo in assoluto disputato dal Taranto nato nel luglio precedente dalla fusione tra la Pro Italia e l’Audace. Le due squadre si incontrano allo stadio Corvisea il 13 novembre 1927: finisce 1-1 con il gol di De Lorenzo al 48' ed il pareggio degli umbri con Sansoni al 69'. Questa la formazione schierata dal tecnico Giorgio Koszegi: Pieri, Di Donna, Arzeni, Friuli I°, Longhi, Mottola, Friuli II°, Caputo, Rossi, De Lorenzo, Carenza. Il successo più vistoso degli ionici il 30 marzo 1930 nel campionato di Prima Divisione: Taranto-Ternana 6-1 (tripletta di De Lorenzo e reti di Arzeni, Montaldo e Carenza, mentre per gli ospiti segna Romboli). Così l’undici rossoblù in campo, guidato da Antonio Powolny: Pieri, Rambaldi, Valente, Friuli II, Arzeni, Sculto, De Lorenzo, Castellano, Perrucci, Montaldo, Carenza. La sfida di oggi contro la Ternana si disputa "a porte chiuse"; negli anni Settanta
Prosperi, nuovo faro della difesa Il calcio fa in fretta a rimescolare le gerarchie. Lo sa bene Fabio Prosperi che, nel giro di un mese, ha scalato i diversi gradi della scala calcistica rossoblu: da rincalzo a titolare inamovibile. Con Pastore fuori fino a dicembre e Caccavale alle prese con un piccolo affaticamento muscolare, il giocatore prelevato nello scorso gennaio dalla Pro Vasto, è diventato un uomo faro del reparto arretrato.
«Per me non è cambiato nulla - afferma sinceramente Prosperi -
Mi sento tranquillo come quando seguivo le gare dalla panchina. E' normale che sia contento del fatto che arrivino occasioni per giocare dal primo minuto, ma non dovevo dimostrare alcunchè. L'anno scorso sono stato chiamato in causa in gare di una certa rilevanza: i playoff li ho giocati per intero e credo anche con buoni risultati».
Torna la luce ma resta il problema La gara Taranto-Ternana si giocherà regolarmente allo Iacovone. Dopo l’improvviso distacco dell’energia elettrica, dovuto alla pesante morosità del Comune di Taranto nei confronti dell’Enel (968ila euro complessivi) la stessa azienda erogatrice, sulla scorta di una missiva del Prefetto Alecci che ravvisava motivi di ordine pubblico, ha deciso di riattivare temporaneamente, fino a domenica, la luce allo stadio, per consentire il regolare svolgimento della partita di campionato (stamattina il riallaccio, con la squadra che ieri pomeriggio si è allenata sul sintetico del Vivisport). Evitato così il rischio del campo neutro e quello ancora più serio della sconfitta a tavolino, anche se nel corso dell’affannosa mattinata il diggì della Taranto Sport Galigani, col fattivo sostegno della Provincia, aveva già individuato una soluzione d’emergenza, quella dell’utilizzo di un gruppo elettrogeno, che avrebbe permesso di accendere, in caso di necessità, anche i riflettori. Pericolo scampato, dunque, ma solo per il momento visto che il problema luce si ripresenterà, con tutte le sue complicazioni, all’inizio della prossima settimana. «Nonostante questo ennesimo inconveniente era importante che la partita si giocasse a Taranto -ha affermato il diggì Galigani- e ci siamo riusciti grazie all’intervento del prefetto e del presidente della Provincia Florido. Ora però bisogna lavorare affinché l’emergenza cessi del tutto, anche se mi dispiace che il Comune non ci abbia informato di un recente richiamo dell’Enel, che aveva preannunciato, in caso di mancato pagamento, il taglio della luce allo stadio». Intanto per la mattinata di lunedì è stato convocato un nuovo incontro in Prefettura per tentare di trovare una soluzione definitiva, che possa consentire al Taranto di proseguire senza preoccupazioni il suo campionato. Il presidente Blasi si è dichiarato pronto a trattare e a valutare eventuali proposte da parte degli organi competenti. Nel pomeriggio di oggi, invece, conferenza stampa all’Appia Palace di Massafra per presentare il nuovo sponsor del Taranto. È annunciata un’azienda italiana leader nel settore in cui opera. di Enrico Sorace
Taranto senza luce
Senza luce. Come un brano dei Dik Dik degli anni Sessanta. Ma stavolta è stato il Taranto a rimanere al buio. All'improvviso ma non troppo.
Caccavale in dubbio
Papagni maschera bene i problemi legati all’emergenza: «È da tempo che vi conviviamo. Le difficoltà non riguardano soltanto la mancanza di luce elettrica. Ci sono anche gli inghippi tecnici dovuti agli infortuni. Caccavale ha un problema al retto femorale. L’ho tenuto volutamente a riposo per non farlo affaticare. La situazione è sotto gli occhi di tutti. Già manca Pastore che costituiva per noi un punto di riferimento. Se dovesse mancare anche Caccavale, andremmo in difficoltà». Ma sul futuro immediato l’allenatore rossoblù rassicura tutti: «Questi episodi negativi ci devono rafforzare mentalmente e psicologicamente. Il campionato va avanti. Dobbiamo mettere nel nostro paniere quanti più punti è possibile per risalire ancora di più in classifica. Il pareggio di Gallipoli, sotto tanti profili, è stato fruttoso. Soprattutto ci ha trasmesso energie positive. Con la Ternana, domenica prossima, dovremo gettare nella contesa la stessa voglia e la determinazione mostrate in terra salentina contro una delle migliori formazioni del raggruppamento meridionale». Sulla consistenza del prossimo avversario ha idee sufficientemente chiare: «Ha costruito la sua fortuna praticamente fuori casa avendo incamerato ben sette dei nove punti di cui dispone. Per batterla dovremo centuplicare le nostre forze e far lievitare la concentrazione dal momento che giocheremo senza l’importante appoggio del nostro pubblico». Non poteva mancare il riferimento a Manolo Manoni, attualmente tesserato nelle fila umbre: «Si tratta di un buon giocatore. L’ho avuto alle mie dipendenze non solo qui a Taranto. Prima della partita lo saluterò. Ma rivedrò con piacere anche Chiellini per aver avuto in passato il piacere di allenarlo». di Giuseppe Dimito
Iacovone, tagliata la luce Taranto-Ternana è a rischio. Allo "Iacovone" manca la luce e, quindi, le docce erogano solo acqua fredda. Se la situazione dovesse malauguratamente perdurare fino a domenica pomeriggio, l’arbitro non inizierà l’incontro e, quindi, per regolamento, la società ospite si vedrà assegnata dal giudice sportivo la vittoria a tavolino per 0-3. L’ipotesi è da scongiurare con tutte le forze possibili. Il black out è scattato improvvisamente ieri alle 12,30, mandando in fibrillazione i settori tecnico ed organizzativo rossoblù. Il direttore Galigani ha allertato immediatamente il Prefetto, dott. Francesco Alecci ed il presidente della Provincia, Gianni Florido, grande amico della società rossoblù visto e considerato che il Comune ha praticamente le mani legate per la dichiarazione di dissesto firmata dal Commissario, Tommaso Blonda. Florido ha parlato con i responsabili dell’Enel i quali si sono presi una pausa di riflessione. Sembra che l’insoluto nei confronti dell’Enel ammonti a circa 20mila euro, ma il Taranto non sembra voler anticipare tale somma, richiamandosi alla bozza di convenzione (mai sottoscritta) secondo la quale la fornitura di energia elettrica sarebbe a carico del Comune. I giocatori, dopo l’allenamento, sono corsi nelle proprie autovetture per raggiungere le abitazioni e per potersi finalmente fare la doccia. Mister Papagni non si è neppure cambiato per ovviare al problema. L’unica ipotesi praticabile è legata all’intervento del dott. Alecci il quale potrebbe trovare un punto d’incontro con l’Enel, considerata la grave emergenza dell’ente cittadino. La situazione potrebbe sbloccarsi in giornata proprio grazie all’intervento congiunto di Prefetto e presidente della Provincia. Per lunedì, in ogni caso, è stato fissato un incontro fra tutte le parti interessate alla soluzione del grave problema. La partitella infrasettimanale contro gli Allievi di mister Passariello, rinforzati da Pinna e Mortari, ha offerto spunti interessanti per mister Papagni. E’ durata soltanto un tempo, e precisamente 50'. A parte ha girato Deflorio. Caccavale non ha partecipato a test per un affaticamento al retto femorale. La formazione che affronterà la Ternana non dovrebbe discostarsi molto da quella che ha impattato a Gallipoli. Se il centrale partenopeo dovesse farcela, l’unica variazione dovrebbe essere costituita dall’ingresso di Ambrosi dal primo minuto al fianco di Cammarata (che verrebbe utilizzato alla...Deflorio) al posto di Larosa, con Toledo che arretrebbe sulla linea mediana nella fase di non possesso. Se Caccavale dovesse dare forfait, sulla fascia destra difensiva potrebbe giocare uno fra Larosa, Panini e Silvestri (Cosenza giocherebbe al centro). Nel pomeriggio è prevista la penultima seduta. Domani rifinitura e ritiro. Nella speranza che il problema-luce venga risolto. Curiosità. Si è rivisto Pastore con il ginocchio bendato. di Giuseppe Dimito
Cambiamenti di una squadra senza forma Aldo Papagni lo disse anche a Coverciano, mentre superava il Master: il suo calcio non avrà mai un impianto stabile, non avrà mai una forma precisa. Che non c'è un modulo di riferimento o, per dirla meglio, non esiste il modulo come concetto: ci sono due fasi (offensiva e difensiva) e una diversa disposizione per ogni momento della partita. Progetto ardito, ma esistono tracce della sua volontà in sette giornate di campionato: mai una formazione uguale, moduli frequentemente diversi. Un po' per ovviare all'emergenza, ma anche per fedeltà al suo credo, per prendere anche le misure dell'avversario. Non è una conclusione soggettiva: è cronaca. Di un Taranto senza forma e difficilmente identificabile, di una squadra che cambia (spesso anche uomini), adeguandosi alle esigenze e aderendo alle curve della partita. A volte va bene, a volte no: il progetto è all'inizio, va rafforzato e, soprattutto, ha bisogno di risultati che confortino. Intanto accade. Basta scorrere le prime partite. Taranto-Ravenna, ad esempio, Papagni l'ha iniziata con il 4-4-2: con Pasca in coppia con Deflorio e con Toledo (a sinistra) e Catania (a destra) esterni di un centrocampo che aveva De Liguori come interno. Il vantaggio (rigore di Deflorio) e il gioco spesso largo non lasciano scampo agli emiliani. Ma quando c'è l'esigenza di amministrare il gap entra Larosa per Deflorio, la squadra si disponde con un 4-1-4-1 con Cejas davanti alla difesa. Difendendosi attacca, perché ha anche l'opportunità di segnare in ripartenza. La seconda domenica di campionato è ancora più istruttiva. Il 4-5-1 affidato agli archivi è, in realtà, un dato convenzionale: non c'è un vero modulo di riferimento. Perché Toledo non gioca come punta, ma nemmeno da centrocampista, galleggiando larghissimo a sinistra, Mancini e Cejas sono i due centrali ma non sono mai allineati e Catania e Panini si inseguono aumentando gli uomini che attaccano. Il gioco è gustoso, per il gol serve Cammarata. Non c'è, a partita in corso, un autentico cambio di impianto, perché non c'è un impianto definito da cambiare. Ogni piccolo spostamento finisce per sfuggire. Lo stesso esperimento non funziona contro la Cavese: quella sorta di 4-5-1 ha bisogno di movimenti che non arrivano. Segnano i campani, pareggia Cammarata, segnano ancora gli aquilotti. E Papagni saccheggia la panchina e tira fuori moduli. Dentro Piroli per Catania (4-4-2), poi Ambrosi per Mancini (4-3-3), infine Danucci per Caccavale (3-4-3). Quattro moduli, zero punti: non sempre riesce tutto. E non vanno bene i cambi nemmeno in casa della Juve Stabia: Papagni varia l'assetto di partenza (4-4-2) e lo rende flessibile per abbattere il bunker di Capuano (in fase di possesso i rossoblu sono quasi 3-3-4 con Toledo - a destra - e De Liguori altissimi). Ma nella ripresa, quando gli stabiesi alzano gli esterni e contengono i rossoblu, il tecnico prova a cambiare. Ancora movimenti: Catania per Ambrosi e 4-5-1. Ma arriva il gol, si rende necessario altro: entra Zito al posto di De Liguori, si prova con il 4-2-3-1. Ma non basta. Proprio il 4-2-3-1 diventa il modulo di partenza nella trasferta di Lanciano, impianto in verità sempre viziato da un Toledo più anarchico del solito. Papagni sposta spesso gli uomini, non cambiando la disposizione del collettivo. Ma, dopo il vantaggio degli abruzzesi, muove tutto: Danucci, Piroli e Zito per Cejas, Mancini e Catania. Uno dopo l'altro provocano una timida trasformazione che, poi, si completa in un 4-4-2 mai puro (gli esterni non si allieano mai al centrocampo) e assai ardito in fase di distensione (nettamente: 4-2-4). Arriva il pareggio e, non fosse stato ingenuo Zito, sarebbe arrivato il successo. Non arriva, ma non esiste la volontà tecnica, la conferma per il modulo. Papagni, contro il Manfredonia, prova a ripartire dalla fine: 4-4-2 “impuro”, con Toledo seconda punta. La partita sembra quasi non iniziare mai: il centrocampo non pensa, i cambi non girano, Toledo è sempre sotto ritmo anche se viene ripetutamente spostato. L'ultima invenzione è di domenica scorsa: 4-3-1-2 “decentrato” a sinistra, lo ha definito Papagni. Con Larosa interno di centrocampo pronto alle incursioni, Mancini trequartista, Toledo a metà strada tra Cammarata e Mancini, largo a sinistra e una difesa bloccata (con Cosenza a destra). Novità che produce bel gioco e una netta superiorità in campo. Ma passa il Gallipoli. E ancora una volta il tecnico inventa qualcosa: finisce con una sorta di 3-3-1-3, ottiene il pareggio. E già pensa alla prossima rivoluzione. Perché l'impianto non sembra definitivo. Perché, ad esempio, Cammarata e Deflorio non hanno ancora fatto in tempo a giocare insieme. Domenica c'è un'altra partita. E ci sarà un altro Taranto. Quale? di Fulvio Paglialunga
Manoni, nostalgia canaglia
Allo "Iacovone" tornerà da avversario, ma con una parte di cuore legata ancora a doppio filo all’avventura in rossoblù. Manolo Manoni, adesso, è un giocatore della Ternana. Voluto fortemente dal tecnico Favarin - lo aveva allenato già a Latina per due stagioni, ndr - dopo che il Taranto gli aveva comunicato l’impossibilità di effettuare un nuovo tesseramento. «Mi ritrovo in una grande piazza - esordisce il centrocampista marchigiano - ma lasciare Taranto è stato molto difficile. Non mi era capitato in sei mesi di stringere un rapporto così forte con i miei compagni e con i tifosi che tanto mi sono stati vicini nel periodo dell’infortunio. Basti pensare che mi sento quasi quotidianamente con Ivano Pastore. L’ho rincuorato, gli ho detto di stringere i denti e di affidarsi alle persone più care per superare un momento così difficile. Lo ritengo un grande uomo prima che un serio professionista, sono convinto che possa giocare a questi livelli almeno per altri due-tre anni». Una dichiarazione d’amore nemmeno troppo celata che manifesta la voglia del mediano iesino di tornare nuovamente sul prato dell’impianto sportivo tarantino. «Sarà una bella emozione, è innegabile. Ma non ci sarà il pubblico e mi dispiace tantissimo. E ho una speranza: un giorno vorrei vestire nuovamente quella splendida maglia». La sua presenza nell’undici titolare non è ancora sicura. Dopo essersi ristabilito dal grave infortunio subito lo scorso 26 marzo sul campo del Latina (rottura del legamento crociato), Manoni ha raccolto appena tre presenze con la casacca rossoverde. «Dall’inizio sono stato utilizzato soltanto con la Cavese, poi due spezzoni contro Juve Stabia e Lanciano. La condizione atletica non è ancora ottimale, ho bisogno di giocare per raggiungere il top della forma. Ma sono fiducioso di poter fornire un contributo importante a questo club. Alle nostre spalle c'è una società sana che rispetta tutti gli impegni assunti con i calciatori. L’ambiente, purtroppo, è ancora scottato dalla retrocessione dello scorso campionato, toccherà a noi far tornare l’entusiasmo in una città che ha sempre seguito con interesse le sorti della Ternana». L’avvio di stagione degli umbri è stato caratterizzato da alcune vicende extra-calcistiche. Prima la querelle stadio, poi la grana dei quindici tesserati finiti fuori rosa. «Ma adesso è quasi tutto risolto - ha concluso Manoni -, anche se siamo stati costretti a giocare una partita in campo neutro e un’altra l’abbiamo persa a tavolino. Attraversiamo un momento positivo e da Taranto cercheremo tornare con qualche punto nel carniere. Non sarà facile, è ovvio. Il Taranto è una buona squadra, particolarmente ricca di giocatori di qualità. Ma dobbiamo approfittare della circostanza favorevole». di Fabio Di Todaro
Sconfitto mezzo Taranto Secca sconfitta del Taranto in versione inedita, al cospetto di una tonica Vibonese nell'andata dei sedicesimi di Coppa Italia. Un ko che ci sta per come è maturato, ma non nel punteggio, considerato che Silvestri e soci, sia pur soltanto dopo l'espulsione al 19' della ripresa dell'ex Zangla, si sono spesso resi pericolosi dalle parti di Graci, che ha letteralmente chiuso la saracinesca. Per l'occasione, il tecnico Papagni ha optato per il turnover, lasciando a casa i big e presentando un undici che per circa un'ora ha subito la maggiore vitalità della formazione locale. L'allenatore di casa Zampollini ha presentato la formazione tipo per otto undicesimi, dando ancora via libera al bomber Emanuele Alessandrì, già quattro centri in campionato, che con la sua doppietta ha deciso il match. Il Taranto, da parte sua, ha commesso qualche errore di troppo in difesa, mentre in mediana la circolazione della palla ha lasciato a desiderare, con pochi rifornimenti per un attacco che registrava il rientro di Pasca dall'infortunio. Il test è comunque servito per trarre utili indicazioni. D'altronde la coppa serve anche per questo. La partita ha avuto una storia definita fino all'espulsione di Zangla (ex della gara) e un'altra successiva al rosso comminato al roccioso difensore. Fino al 2-0 la Vibonese è stata padrona del campo, facendo girare ottimamente la sfera e andando al tiro con una certa frequenza. Dopo il raddoppio di Alessandrì, i locali hanno dato l'impressione di arrivare spesso al terzo gol, ma l'episodio di Zangla ha scombussolato i loro piani. Da quel momento in poi, in campo c'è stato solo il Taranto che ha trovato sulla sua strada un Graci insuperabile.
«Chiedo scusa ai tifosi»
«Voglio chiedere scusa». Ciccio Larosa anticipa la domanda. Sa quello che gli verrà chiesto e ha deciso di rispondere. Quel gesto ai tifosi non è andato giù: una risposta plateale ai fischi (magari ingenerosi, ma fischi) piovuti dopo la sua sostituzione. Un errore, che riconosce:
«Mi dispiace, davvero. La mia reazione è ingiustificata e ingiustificabile. Ma in quel momento ero nervoso, stanco. Così è nato quel gesto che, invece, non avrei mai dovuto fare».
In testa al suo metro e novanta c’è un abbondante dose di cenere. Larosa parla con sincero pentimento. Sa di essere stato ingenuo, di non essersi
«Taranto, questa è la strada da seguire»
Una settimana di intenso lavoro è valsa una prestazione di buona fattura, che lo ha riportato ai suoi normali standard di rendimento. Robson Machado Toledo, adesso, è nuovamente sulla retta via. Guidato dalle sapienti parole di Papagni e da un talento innato che serba nel suo genoma. Guizzi, dribbling, progressioni: a Gallipoli il brasiliano è stato schierato ancora come seconda punta - alle spalle di Cammarata, partendo spesso dal lato mancino -, divenendo una spina nel fianco per la difesa giallorossa. «Sono soddisfatto per la mia prestazione - attacca -, il mister mi aveva chiesto maggiore concretezza e credo di averlo accontentato. C'è, comunque, un pò di rammarico per non aver portato a casa il risultato pieno. Nel primo tempo abbiamo sciupato diverse occasioni, ritrovandoci, paradossalmente, a dover giocare per il pareggio. Ma è questa la strada da seguire: poco alla volta ci stiamo convincendo dei nostri mezzi e di questo passo potremo toglierci diverse soddisfazioni». Un avvio di stagione molto positivo, poi il lento declino coinciso con le due sconfitte consecutive. Un altro calciatore, svuotato, poco determinato. Tanto da stupire negativamente il suo allenatore, che tanto aveva puntato sulle sue caratteristiche. «Se vi riferite alla gara con il Manfredonia, confermo il mio scarso rendimento. Ma sono stati diversi fattori ad incidere sul mio rendimento: l’assenza di pubblico, la scarsa concentrazione, il momento particolare che stavamo attraversando. E poi preferisco giocare contro squadre che non si chiudono, che ci lasciano degli spazi». Sulla sua posizione si è quasi aperto un dibattito. Esterno di centrocampo, attaccante, l’uomo giusto da schierare tra le linee? «Mi piace partire dalla sinistra, ma il mister preferisce utilizzarmi come seconda punta. Per adesso mi sto trovando bene, anche se devo ancora assimilare tutti i movimenti. E qualora dovessi avere delle difficoltà sarei il primo a comunicare la mia inadeguatezza. Stiamo venendo fuori da una situazione di emergenza ed è necessario che tutti stringano i denti. Quando recupereremo tutti gli infortunati, poi, potremo sbilanciarci in altri discorsi». Fuori dal campo il talento carioca (cresciuto sui polverosi terreni di Campinas) è una persona tranquilla, sincera, pronta al dialogo. Una peculiarità che, negli ultimi giorni, gli è servita per consolare Cejas, che definisce «un buon amico prima che un compagno di squadra. Abitiamo vicino, trascorriamo insieme molte ore della giornata». A sorpresa rimasto fuori dall’undici titolare nel derby di Gallipoli. «Max è tranquillo, sa quanto è importante per questo gruppo. A nessuno fa piacere andare in panchina, ma siamo consapevoli di far parte di un organico validissimo in cui dobbiamo sapere gestire queste situazioni. E durante l’intera stagione ci sarà bisogno del contributo di tutti affinché si possa raggiungere un obiettivo importante». di Fabio Di Todaro
Taranto, test a Vibo Un proficuo allenamento di metà settimana. Nulla di più. Il mercoledì di Coppa Italia di C (siamo al primo turno della fase finale) non è una scampagnata, nè un obiettivo primario: Vibonese-Taranto è un test probante in vista della partita interna con la Ternana. Il modo migliore per mantenere ritmi e determinazione in vista della prossima di campionato e per vedere all'opera, contro un avversario “vero”, anche i calciatori meno utilizzati.
Non sarà un Taranto “di risulta”: Papagni, potendo contare su una rosa nuovamente ampia, schiererà comunque un Taranto competitivo, in grado di far bella figura contro i vibonesi dell'ex rossoblu Zangla.
Le facce da vincitori e le scelte coraggiose Le facce, alla fine, erano simili a quelle dei vincitori. Perché la prova appagante e la rimonta rapida quanto illogica (non poteva esserci svantaggio) ha dato un sapore diverso al pareggio. Perché il Taranto ha capito di aver fatto qualcosa di più buono del risultato in senso stretto. E’ stato così bello, rapido e imprevedibile che il Gallipoli (e non solo) non ha capito e, alla fine, si è convinto di aver vissuto un’altra partita. Così vivo da regalare una certezza: il Taranto ha ancora calcio dentro, ha ritrovato la voglia di combattere e lo spirito per comandare le partite. Ufficiale: adesso serve solo un soffio bonario della sorte, un guizzo che restituisca anche la vittoria, oltre al sorriso. Per ora c’è la convinzione di avere nuovamente a che fare con una squadra, la buona sensazione di poter ancora vedere momenti di calcio sontuoso e manovre sempre diverse, giocate di alto livello e, anche, continuità agonistica. Non c’è, stavolta, da raccontare un gruppo che gioca per se stesso, senza tirare, senza puntare alla partita. C’è il taccuino a suggerire il contrario, ci sono le occasioni a dare un senso e una evidenza al dominio. Ecco il Taranto, nonostante qualcosa di inevaso. Ecco la squadra che somiglia al progetto vero: che cambia modulo sistematicamente, che spesso non ne ha uno e qualche volta ne ha tanti, che sfrutta l’organico e l’intelligenza dei suoi uomini. Che non vince, ma che trova la strada per farlo altre (e tante) volte. Che si inietta autostima e promette di utilizzarla. Non è dalla classifica che deve partire l’analisi, ma dal tempo a disposizione, dai progressi che ancora rimangono da registrare, dall’obiettivo finale: ora che l’emergenza sta per finire si può riprendere a pensare, a fare calcoli. Ma bisogna partire da una vittoria e, poi, attendere. E chiedersi, ad esempio, se la formula con il trequartista è una soluzione al Gallipoli o se può essere una scelta definitiva. O se il destino è trovare ogni volta lo schieramento migliore senza averne uno di riferimento. Probabile, soprattutto perché adesso l’ampiezza tecnica (in attesa che torni anche Deflorio) può essere un’arma, può produrre una continua variazione della forma. Meglio lasciar fare. E giusto, anche, sottolineare il coraggio di chi sceglie. Ce ne vuole, infatti, per lasciare in panchina Cejas e lanciare Larosa (scelta premiata), per buttare Cosenza in campo senza averglielo mai fatto vedere, per ridare fiducia a Mancini dopo avergli tolto l’etichetta di imprescindibile. Ci vuole coraggio anche a inventare una squadra in grado di attaccare per vincere e smontare gli altri per non perdere, di giocare un calcio atipico e avere sempre le posizioni per evitare che il gioco finisca agli altri. Ci vuole coraggio anche per cambiare un intoccabile (Caccavale) e un elemento di pregio (Cammarata), stravolgendo lo schieramento, sapendo di andare incontro a processi per la scelta ardita se non dovesse produrre risultati e, invece, ottenere diciassette minuti dopo i cambi il gol che ci si era prefissi. Ci vuole coraggio anche per finire una partita di delicatezza estrema con Cosenza (86), Zito (86), Piroli (85), Mancini (83), Danucci (83). Papagni lo ha avuto. Riconoscerlo è il minimo. Lasciarlo in pace un dovere. di Fulvio Paglialunga
Forse è nato un altro Taranto Ora bisogna cercare la chiave di volta. Il punto esatto in cui spinte e controspinte s’incontrano, tenendosi insieme. Il luogo tattico dove le inclinazioni dei singoli e le esigenze del collettivo si fondono, dando vita ad una costruzione stabile. Bisogna accertare se il pareggio di Gallipoli abbia fornito risposte provvisorie, legate cioè all’eccezionalità tecnica ed emotiva di ogni derby (è probabile). O se abbia anche suggerito indicazioni utili in una prospettiva più vasta (è possibile). Tornare al campo è, dunque, indispensabile. Perché è sul campo, dopo una settimana di preparativi, che il Taranto potrebbe aver tracciato la sua nuova "diversità". Papagni, stavolta, è stato un abile assemblatore di concretezze (pur non ottenendo la concretezza suprema: quella dei gol). Non si è limitato ad inventare un’altra squadra. Gli ha dato un ordine, una logica, un senso. Va ribadito, intanto, che le scelte inziali, il modulo di partenza e, soprattutto, l’atteggiamento assunto si sono rivelati corretti. Cosenza a chiudere a destra la difesa a quattro (escluso Panini) è una scelta. Larosa interno destro del centrocampo a tre (fuori Cejas) è una scelta (probabilmente quella che ha sorpreso di più). Mancini tra le linee, dietro Toledo (largo a sinistra) e alle spalle di Cammarata (riferimento avanzato), è una scelta. La somma delle scelte ha portato ad un impianto mai utilizzato in precedenza (il 4-3-1-2), a nuovi equilibri operativi e ad una diversa destinazione d’uso di molti interpreti. Sulla carta una specie di "rivoluzione", sul campo qualcosa di meno traumatico e di più comprensibile. Perché ogni scelta, alla fine, è risultata funzionale alle necessità di giornata. Cosenza doveva presidiare la sua zona, prendendo in consegna ora Califano, ora Clemente, ora Carrozza (minuti finali). Larosa aveva un compito più gravoso, che soprattutto nel primo tempo ha richiesto un notevole dispendio di energia: doveva stringere da interno (fase di non possesso) e allungarsi da esterno (fase di possesso), leggendo i movimenti di Mancini. E secondo noi l’ha assolto con spirito di sacrificio e lodevole abnegazione, scollinando la sufficienza (ecco spiegato il 6,5) e non meritando i fischi dei tifosi presenti al "Bianco" al momento della sostituzione. Mancini ha fatto di più e di meglio, garantendo, senza soluzione di continuità, un contributo dinamico di estrema efficacia. Attività pressoria, incursioni mirate, attacco dello spazio: nella partita di Mancini c’è gran parte del suo repertorio. All’appello manca ancora un po’ di brillantezza negli uno contro uno e un po’ di lucidità in zona tiro. Dalla riveduta dislocazione degli uomini in campo ha tratto giovamento anche Toledo, restituito probabilmente al ruolo che meglio riassume le sue caratteristiche e la sua voglia barbara di spunti in velocità. Il brasiliano non è un esterno di centrocampo (non può fare il quarto o il quinto della linea mediana). È una seconda punta da «volate lunghe», volendo citare la definizione calzante di un acuto osservatore. Toledo, partendo largo a sinistra o a destra, può fare la differenza, risultando devastante in progressione. Il modulo adottato a Gallipoli non rappresenta, però, la quadratura del cerchio (non ancora). Perché non è forse la soluzione finale. Soddisfa qualche bisogno, comporta qualche sacrificio (non sempre si potrà fare a meno di Cejas). Ma va considerato come un’occasione ulteriore, una possibilità in più, un esperimento riuscito. Vale insomma un ricordo (come il Taranto ha giocato) e una speranza (come il Taranto potrebbe giocare). Aspettando i gol, che ovviamente prescindono da ogni formula, si può dire che a Gallipoli il Taranto abbia ritrovato spirito di squadra e spirito d’iniziativa. di Lorenzo D'Alò
Danucci promuove il Taranto
E' tornato a Taranto per diventare protagonista con i colori della sua città. «Voglio ritagliarmi uno spazio importante in questa società» - aveva detto in sede di presentazione. E’ partito a fari spenti, penalizzato da una condizione atletica tutt'altro che brillante. Ma ci ha messo poco a convincere l’ambiente del suo ampio bagaglio di qualità. Delle sue geometrie Aldo Papagni non sa più fare a meno. Ciro Danucci, adesso, è un perno insostituibile del centrocampo rossoblù. Cambiano i moduli, variano gli interpreti. Ma il biondo centrocampista di Carosino resta, pronto a gestire il traffico e a far compiere i giusti movimenti (nel tempo e nello spazio) ai suoi compagni. Non perde mai la bussola, è l’uomo a cui si affida il pallone quando le idee scarseggiano e sono un po’ confuse. L’esordio dall’inizio con il Manfredonia (in un centrocampo schierato a quattro), la conferma giunta dal derby di Gallipoli (in una linea a tre meno rigida e più fluttuante). Danucci - cresciuto nel vivaio rossoblù prima di disputare tre campionati di C1 con le casacche di Martina, Reggiana e Sangiovannese - è in netta crescita. «Contro la formazione di Auteri - il tecnico siracusano è stato il primo a credere nelle potenzialità del mediano ionico a Martina Franca, ndr -, ho visto il miglior Taranto di questa stagione». Parole elargite a nome della squadra, obiettivo puntato sulla resa del gruppo. Il talento ionico preferisce guidare gli elogi sulla prestazione collettiva. «Abbiamo giocato un’ora ad alti livelli, poi il gol di Clemente è giunto in una circostanza sfortunata. Ci ha un po’ stordito, ma non abbiamo mai pensato di non poter recuperare». Tanto acume tattico, la capacità di trovare sempre il compagno smarcato. Il giovane metodista non è ancora al top della forma, seppur in queste due gare abbia dimostrato di poter reggere il confronto. A Gallipoli è rimasto in campo per novanta minuti, chiudendo in leggero affanno. «Ho bisogno di giocare per raggiungere la migliore condizione. Mi sento già bene, tra qualche settimana non dovrei avere più problemi». La fatica - la paura iniziava a farsi sentire - di non farcela. Fino al settantasettesimo: Prosperi innesca Zito, il cross è preciso per la testa dell’accorrente Ambrosi che spiazza Indiveri. La gioia, l’urlo liberatorio, l’abbraccio collettivo. «Sono contentissimo per Alessandro - prosegue Danucci - ha voglia di dimostrare al pubblico di Taranto il suo valore. E’ entrato con tanta grinta e, appena dopo due giri di lancette, ha siglato il gol decisivo». Ancora un pareggio, il terzo consecutivo. Più utile al Taranto che al Gallipoli, imbrigliato nelle idee e nei tatticismi studiati e sapientemente applicati da mister Papagni. «E' un risultato giusto, comunque positivo. Anche se resta un po’ di rammarico per quanto di buono abbiamo messo in mostra nel primo tempo. I due tiri dalla distanza di Toledo, il fuorigioco dubbio fischiato a Cammarata. Ripartiamo da qui, da queste indicazioni che ci hanno riconsegnato un gruppo in crescita». di Fabio Di Todaro
La Caf respinge il ricorso Ricorso respinto. La Caf non ha concesso sconti. Taranto-Ternana, in programma domenica prossima allo "Iacovone" si giocherà ancora una volta a porte rigidamente chiuse. L’avv. Caliandro, difensore del club jonico, ce l’ha messa tutta per far ridurre ad una le giornate da disputarsi nel silenzio assoluto, ma non ce l’ha fatta. La speranza è che quanto meno serva d’esempio per il futuro. Nessuno ha il diritto di ledere gli interessi della società rossoblù (perdita d’incasso e contestuale versamento della quota parte alla società ospitata) e, soprattutto, di "costringere" un’intera tifoseria a non poter incitare i propri beniamini. La Ternana sarà un duro ostacolo. Fuori casa ha ottenuto 7 punti, frutto di due vittorie ed un pareggio. De Liguori e soci dovranno centuplicare le forze per tentare di acciuffare i tre punti. Intanto gli impegni si susseguonoi. Domani pomeriggio (ore 15) gli jonici faranno visita alla Vibonese, formazione del girone C della C2, per il match d’andata della Coppa Italia di C. La squadra di casa naviga nelle posizioni centrali della classifica a quota 10. Curiosità: uno dei sei capocannonieri è Alessandrì, trattato dal Taranto in estate. Papagni darà spazio innanzitutto a coloro che non hanno giocato molto finora, ma anche a quelli che a Gallipoli sono stati in panchina o utilizzati per pochi minuti. Il riferimento è soprattutto a Cejas, Ambrosi e Catania. La lista dei convocati per la Calabria sarà fatta nel pomeriggio dopo l’allenamento d’apertura settimanale. Si rivedrà Deflorio che, stando alle previsioni, dovrebbe riprendere pian pianino il lavoro. Per la sua utilizzazione, tuttavia, se ne riparlerà forse per qualche spezzone a San Marino, se non proprio in casa con il Giulianova. Il discorso è simile anche per Mortari. La partenza per la Calabria è prevista domani mattina. di Giuseppe Dimito
«La maledizione è finita» Ed ora Alessandro Ambrosi se la gode. Non importa che quello contro il Gallipoli sia il secondo (per lui) o il primo gol (per gli albi) della sua stagione. La statistica può rimanere piatto freddo da consumare. Per l'appunto non ricordate che quello del “Bianco” rappresenta l'ideale prosecuzione di un discorso interrotto con il gol il 23 ottobre 2005 (Juve Stabia-Chieti 1-2).
Taranto squadra viva
Il pareggio giunge in rimonta, rende un minimo di giustizia e vale l'esultanza. Ma è troppo poco per tutto il Taranto che si è visto. Riduttivo per la qualità del gioco prodotto e la continuità dello sforzo, per il dinamismo dei singoli e il carattere di gruppo, per l'interpretazione tattica e per l'intensità agonistica. Il Taranto gioca da squadra: più e meglio del Gallipoli. Comanda le operazioni, controlla il possesso, gestisce la circolazione, decide i ritmi, legge gli attimi, indovina i movimenti: potrebbe seppellire l'avversario (ci sono i presupposti e le occasioni) eppure rischia il doloroso schiaffo della sorte. Perché dal nulla Clemente tira fuori il gol e genera una gioia iniqua. Il rimedio di Ambrosi, due minuti dopo aver messo la chioma in campo e ventitre dopo il tentativo (garbato) di scippo del risultato, è un omaggio alla logica, ma non è nemmeno la completa riscossione dei meriti.
Gallipoli-Taranto, un punto d'incontro L'infinita suggestione del derby, alla fine, regala il risultato più logico. Il pareggio è un punto d'incontro, dove destini e reputazioni si fondono. Ma le conseguenze di questo 1-1 possono essere diverse. Perché il Gallipoli lo strappa, dando l'impressione di aver rallentato il processo di crescita. E il Taranto lo ottiene, avendo la consapevolezza di essere uscito dal momento monco. Il campo, insomma, riesce a distinguere tra il pareggio del Gallipoli e il pareggio del Taranto. Toglie qualche sicurezza ai salentini: di gioco, di personalità, di interpretazione. E restituisce qualche verità agli jonici, che nella sfida più temuta recuperano molti valori: orgoglio, coesione, diligenza. Nel pareggio del Gallipoli ci sono difficoltà nuove e un diffuso imbarazzo. Qualcosa di non previsto, che crea ostruzione, impedimento, intralcio. Nel pareggio del Taranto c'è una qualità superiore, che affiora subito e resta visibile sino in fondo, pur non scavando alcuna differenza. Una qualità che non basta. Però si segnala, si fa notare, non si disperde. Rimane addosso al Taranto, anche quando il Gallipoli trova il gol del vantaggio e, forse, s'illude di potercela fare. Su quel tiro arcuato di Clemente che fulmina Pinna il derby del Taranto non deraglia. Riceve, anzi, una spinta ulteriore. Rimbalza come una molla sulla disgrazia. E offre ad Ambrosi, consegnato alla contesa da una manciata di minuti, l'occasione per riacciuffare il Gallipoli e per ritrovare se stesso, ponendo fine ad un'astinenza che durava ormai da troppo tempo. I gol scuotono il derby, movimentando la ripresa. Ma la partita è suprattutto nel primo tempo. È quella la frazione più credibile. È lì che il Gallipoli scopre di avere qualche problema. E il Taranto si accorge di potersi permettere un'altra storia e un altro inizio. Papagni s'inventa esploratore di possibilità. Cambia molto e indovina abbastanza. Sceglie e rinuncia. Aggiorna l'impianto, varando un fluttuante 4-3-1-2, un po' decentrato a sinistra, come egli stesso specifica a fine partita. E seleziona gli interpreti più adatti. C'è Cosenza a completare la retroguardia. C'è Larosa a chiudere a destra il reparto mediano. C'è Mancini a galleggiare tra le linee. E ci sono Toledo (largo a sinistra) e Cammarata (riferimento centrale) a fare reparto in avanti. L'idea di base, in fase di possesso, è allargare la difesa avvesaria, attaccando lo spazio o puntando l'uomo. L'idea di scorta, in fase di non possesso, è costringere il Gallipoli al lancio lungo, impedendogli di alimentare la manovra da dietro. Entrambe le idee trovano puntuale applicazione sul viscido sintetico. E il Gallipoli, dopo un avvio ricco di promesse non mantenute, comincia a sbandare. Il 3-4-3 di Auteri, stavolta, non si giova degli abituali automatismi. A risentire dell'atteggiamento alto e aggressivo del Taranto è lo sviluppo laterale dell'azione, che non trova l'appoggio sistematico di Nigro (a destra) e di Frezza (a sinistra). Nigro deve tenersi basso perché in quella zona rischiano di diventare devastanti le volate di Toledo. Frezza deve limitarsi, perché dalle sue parti il Taranto sfrutta i tagli di Mancini (dal centro verso l'esterno) o gli allunghi di Larosa (poderose galoppate e pronti rientri). Chiuso ai lati e confuso in mezzo, il Gallipoli cerca di armare direttamente il tridente (Giglio è il perno centrale, Clemente e Califano si scambiano spesso la posizione). Ma non c'è resa. Il Taranto cresce, mettendo insieme momenti di autenico dominio. Tracce di questo palpabile prevalere si roscontrano in cronaca. Cammarata va inutilmente a segno al 20', scattando sul filo del fuorigioco (ma esiste il ragionevole dubbio che sia stato Paschetta e non Toledo a fornirgli assistenza). Toledo libera lo spunto e prova il tiro in due circostanze: al 23' spedisce di poco a lato, al 29' chiama Indiveri alla deviazione in corner. Il Taranto c'è e lancia segnali inequivocabili al derby. Il Gallipoli soffre e sembra non crederci. Nella ripresa il Taranto non perde il filo del derby. Lo scopo, adesso, è chiaro: prendersi tutto, senza rischiare l'incolumità. Il Gallipoli prova ad andare oltre le sue difficoltà di giornata. Giglio gira di testa, mandando il pallone a lambire la traversa (4'). Il Taranto potrebbe rispondere con Cammarata, ma al 9' va inopinatamente sotto. A farlo capitolare è un destro dalla distanza di Clemente. Un tiro maligno che sorprende Pinna. Prima che lo scoramento s'impossessi del Taranto, Papagni ridisegna la squadra. Entrano Piroli e Zito, escono Caccavale (imprecando) e Cammarata (esausto). Il Taranto avanza. Piroli di testa manca il facile bersaglio (22'). Poi dalla panchina sbuca Ambrosi, l'uomo del destino. A fargli posto è Larosa. Il Taranto ora è un disegno ardito: 3-3-1-3. Due minuti e Ambrosi fa pace con se stesso, incocciando di testa sul cross millimetrico di Zito. È il gol che riporta in equilibrio i conti del derby, lasciando al Taranto le sensazioni migliori. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Fulvio Paglialunga PINNA - Sull’unico tiro vero del Gallipoli è in traiettoria, sul gol non può nulla. Ma in qualche occasione sembra indeciso sui tempi dell’uscita: 6
Le pagelle di Lorenzo D'Alò PINNA 6 - La palla scagliata da Clemente si abbassa prima di trafiggerlo. Qualche esitazione nelle uscite.
Blasi torna sorridere Più che il risultato di parità, comunque positivo perché conquistato in situazioni di emergenza, a soddisfare particolarmente e quasi esclusivamente il presidente del Taranto, Luigi Blasi è la prova autoritaria del suo Taranto nella prima frazione di gioco e la superba reazione avuta una volta in svantaggio:
Rivoluzione Papagni
Tutto arriva per chi sa aspettare. Così Aldo Papagni si gode i frutti della sua
"rivoluzione", mentre il "derby dello Ionio" scivola via, regalando un pareggio (1-1) e, nel dopo gara, lo show dei presidenti Barba e Blasi:
«Il Gallipoli meritava la vittoria, ma siamo magnanimi». «Non ha visto il primo tempo del Taranto». Proprio Blasi che loda Prosperi, il centrocampo, Ambrosi, la squadra; che dice di Zito:
«Doveva qualcosa ad Ambrosi dopo il gol annullato a Lanciano», mostra di aver assorbito l’idea di
"rivoluzione" del gruppo fuso nel crogiuolo intergenerazionale senza prime donne, attor giovani, solisti e mattatori.
"Rivoluzione" nei pensieri (capacità di leggere, bene, il match e di cambiare in corsa uomini e moduli). «Rivoluzione» nelle parole:
«Ultimamente - ricorda Papagni - si è chiacchierato molto e a risentirne è stato il lavoro di preparazione delle partite. In questa settimana, invece, abbiamo invertito la tendenza. I risultati si sono visti». A maggior ragione dopo Gallipoli, la C1 è universo da esplorare. Per il tecnico e per il Taranto. Salvare la buona fede del mister, lo ribadiamo, si deve. Perché è merce rara imporla dopo tanti patimenti («prima di tutto la cultura sportiva», ci diceva
Taranto, è un derby-crocevia Il derby è una questione di sentimenti, di orgoglio, di campanile. Per Aldo Papagni Gallipoli-Taranto «è una partita importante come le altre, la posta non cambia. Siamo più tranquilli: non abbiamo dimenticato il periodo negativo, abbiamo estrapolato gli errori per tentare di correggerli». Lettura psicologica svolta al termine di una settimana vissuta seguendo passo dopo passo il recupero di alcuni infortunati di lunga data (Cammarata, Pasca). «Il peggio è alle spalle, ma l’emergenza non può considerarsi terminata. Posso contare su diverse soluzioni che mi permetteranno di cambiare fisionomia alla squadra quando lo riterrò opportuno». Papagni ha occultato la formazione fino alla vigilia, dando l’impressione di dover ancora compiere le scelte definitive. La trasferta di Gallipoli - così come avvenuto l’anno scorso con Marino - è una sorta di crocevia. Il Taranto avrebbe bisogno dei tre punti, ma conosce la forza dell’avversario, imbattuto tra le mura amiche da quasi otto mesi (19/02/2006, Gallipoli-Pro Vasto 2-3). «Auteri può contare su alcune individualità di spicco, gestisce un organico allestito per disputare un campionato d’avanguardia. Ritengo che il Gallipoli possa ambire ad un posto nelle prime cinque posizioni. Il manto in erba sintetica? Rappresenta un piccolo vantaggio per la squadra di casa, non superiore all’1%. Sono altri gli aspetti da considerare». Sulla formazione si è detto e scritto tanto. Il dubbio persiste sull'impianto tattico (4-4-2 o 4-3-2-1), non sulla scelta degli interpreti. La linea difensiva è già attrezzata: Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini si posizioneranno davanti a Pinna (fuori Panini). I centrocampisti - qualora Papagni dovesse optare per lo schieramento a due punte - saranno Toledo, Cejas, Danucci, De Liguori; la coppia d’attacco sarebbe formata da Cammarata e Ambrosi. In caso contrario il brasiliano si posizionerebbe a ridosso dell’ex centravanti del Pescara con il supporto di Mancini. Una soluzione, quest’ultima, che appare più concreta. In questa maniera i due trequartisti costringerebbero i centrocampisti Cinelli e Campolattano ad un maggior lavoro di copertura dinanzi alla difesa. Lo spettacolo è assicurato. In campo e sugli spalti: è previsto l’arrivo di 1200 tifosi rossoblù. Diretta su Studio 100 Sat (canale 925 - decoder Sky). di Fabio Di Todaro
Le statistiche di Franco Valdevies Taranto al secondo derby stagionale; nel primo, giocato domenica scorsa in uno stadio "Iacovone" senza pubblico, i rossoblù hanno impattato per 0-0 contro il Manfredonia. In questa stagione il Taranto affronterà altre due corregionali: il Martina alla 12ª giornata ed il Foggia alla 16ª. Che il Taranto si trovasse ad affrontare in C1 altre 4 squadre pugliesi, si era verificato l’ultima volta nel 1989-90 con Andria, Brindisi, Casarano e Monopoli: il campionato si chiuse con i rossoblù al primo posto e promossi in serie B (è questa la stagione dell’ultima promozione tra i cadetti). Tra Gallipoli e Taranto ci sono solo due precedenti, finiti entrambi 0-0, che risalgono al campionato scorso. Il 30 ottobre 2005, per la 10ª giornata di campionato, si gioca a Gallipoli. Il Taranto, reduce da una sconfitta a Marcianise, si ritrova ed ottiene un buon pareggio in casa della capolista salentina. La gara è equilibrata e le due squadre si annullano reciprocamente. I rossoblù guidati da Raimondo Marino si schierano con questa formazione: Gentili, Martinelli, Caccavale, Pastore, Manni, Bevo (84' Bruno), Mortari, Mancini, Catania (83' Malagnino), De Liguori (93' Campanile), Deflorio. La partita di ritorno allo "Iacovone" si disputa in notturna lunedì 20 marzo 2006. Anche questa volta la sfida è priva di pathos (l'unico sussulto al 93' quando il Taranto va in gol con Micallo, ma l’arbitro annulla la marcatura per un precedente fallo compiuto da Di Domenico su Lafuenti) mentre sugli spalti, di fronte a circa 10mila spettatori, le due tifoserie danno vita a delle bellissime coreografie. Il tecnico Aldo Papagni, subentrato a Marino dopo la 19ª giornata, manda in campo questa formazione: Gori, Mortari (84' Micallo), Pastore, Caccavale, Manni, Mignogna (70' Ambrosi), Mancini, Manoni (88' Catania), De Liguori, Deflorio, Di Domenico. Questo 0-0 sancisce in pratica la promozione diretta in C1 per il Gallipoli (i giallorossi a sette turni dalla fine portano a 10 punti il vantaggio sulla seconda in classifica), mentre il Taranto chiude la sesta gara di fila senza subire gol e consolida la zona playoff portandosi a +6 sulla sesta in graduatoria. In questo torneo i salentini hanno raccolto 10 punti con 3 successi, 1 pari e 2 sconfitte, due punti in più degli ionici che hanno conquistato 2 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte; il bilancio delle segnature è finora identico per quanto riguarda la differenza reti, tenendo conto che il Gallipoli ha segnato e subito 8 gol, mentre il Taranto ne ha marcati 4 incassandone altrettanti. I giallorossi hanno perso solo alla prima giornata (per 2-0 ad Avellino), mentre i rossoblù dopo le due vittorie iniziali (in casa contro il Ravenna e a San Benedetto del Tronto) hanno raccolto successivamente appena 2 punti in 4 turni. di Franco Valdevies Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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