La contraddizione tra qualità e atteggiamento Intanto il pareggio. E poi l'eterna diatriba: poteva essere una vittoria (c'erano le premesse ideali), poteva anche essere un doloroso capitombolo (il dramma sembrava compiersi), è una partita recuperata con residui d'orgoglio, oppure è una partita sfuggita per un pizzico di presunzione. Dal vortice dei pareri non si esce semplicemente. Ma ci sono certezze che il Taranto ha bisogno di scovare, per aiutarsi. Capire, ad esempio, che una squadra destinata a comandare la partita per rispetto della propria cifra tecnica, non può prescindere da un atteggiamento feroce, quasi dispotico. Altrimenti si crea una contraddizione tra le qualità e la mentalità. Non può esistere un Taranto molle: diventa una squadra inceppata, dall'incedere quasi inutile. Perché invita gli altri al contenimento di massa (a San Marino è accaduto) mentre perde tempo a cercare il tocco più bello. C'è, invece, bisogno di un Taranto quasi selvaggio: che addenti la partita dall'inizio, che sfrutti il primo errore e si predisponga per ripetersi, che si metta in condizione di lucidare le sue qualità, ma che non si illuda di poter riprendere la partita a proprio piacimento, lasciandosela invece sfilare.
Ma è tempo di crescere Non si dovrebbe, ogni volta, aggiornare il giudizio sul Taranto, passando dalla squadra bella e irresistibile alla squadra brutta e arginabile. Ma sta accadendo. E non è normale. Anzi, comincia a diventare preoccupante. Perché questa discontinuità rischia di condannare il gruppo ad un interminabile periodo di apprendistato. Una fase di crescita puntualmente interrotta in cui si costruiscono e si demoliscono certezze con troppa disinvoltura. Ciò che una domenica sembra acquisito, la domenica successiva viene disperso. Le squadre mature, tatticamente compiute e mentalmente salde, non si comportano così. Non hanno questo incedere ondeggiante, fatto di alti e bassi. Hanno un equilibrio più stabile, un’identità più ferma, una personalità più marcata. Non è ovviamente semplice capire dov’è il problema, se un problema esiste. Ma negare le difficoltà, rifiutarsi di considerare l’ipotesi di avere qualche intoppo, non aiuta a comprendere il momento. Intendiamoci: il Taranto non sta lanciando segnali di sofferenza diffusa. La squadra è molto più forte dei suoi limiti occasionali e delle sue amnesie di giornata. Lo ha dimostrato anche a San Marino, andandosi a prendere un punto in fondo ad una partita strampalata. Acchiappando il pareggio all’ultimo disperato assalto. Ma la facilità con la quale salta da una prova persuasiva (Ternana) ad una prestazione difettosa (San Marino) deve far riflettere. Perché una ragione c’è sempre. Bisogna cercarla, partendo da quello che ormai sembra un pesante indizio: il Taranto non ha continuità di concentrazione, perde spesso il filo del gioco, che è comunque in grado di esprimere, quando riesce a coniugare manovra e colpi, compattezza e qualità, forma e sostanza, bellezza e praticità. A San Marino non ci è riuscito. Tutte le sue buone intenzioni si sono presto arenate al cospetto di un avversario chiuso dentro la propria metà campo e svelto nei ribaltamenti di gioco. Una squadra massicciamente concentrata sulla necessità di non mettere spazio tra la propria difesa e il proprio centrocampo, lì dove Papagni aveva previsto dovesse germogliare la differenza tecnica del Taranto. Linee spesso sovrapposte e possibilità minime per i fantasisti Toledo e Mancini di far pesare la loro diversità. Anche la retroguardia, irreprensibile per due partite consecutive (Gallipoli e Ternana), ha mostrato l’inattesa corda di una allarmante vulnerabilità. Per responsabilità specifiche (la superficialità di Caccavale, le distrazioni di Cosenza, la svagatezza di Colombini) e per colpe collettive (scarsa protezione della squadra). Quando le azioni degli avversari arrivano rapidamente in porta significa che non c’è filtro davanti alla difesa, chiamata spesso ad intervenire in spazi dilatati. Il Taranto rimane potenzialmente in grado di offrire bagliori di gioco e momenti di efficacia, perché ha una qualità superiore alla media del campionato, ma gli impacci mostrati stanno ora dando l’impressione di essere connaturati alla struttura stessa della squadra. Il San Marino li ha messi in evidenza con il puntiglio dei suoi difensori, l’ordine dei suoi centrocampisti e la velocità delle sue punte. È tempo, dunque, che il Taranto rompa ogni indugio, uscendo dall’equivoco irrisolto che ne limita la crescita. Non è una questione di risultati: quelli sono ancora buoni e tengono insieme una classifica dignitosa. Bisogna solo capire se continuare a giocare così garantisca, infine, un futuro. di Lorenzo D'Alò
«Mi faccio lo stadio» Un pareggio all'ultimo respiro, la questione-stadio vissuta come un'angoscia. Il dopo San Marino di Gigi Blasi è in bilico tra speranze e preoccupazione: le giuste esigenze della società, la necessità di avere certezze sul campo sportivo da utilizzare non si contemperano, al momento, con la situazione di un Comune vittima del dissesto e impossibilitato a fornire risposte.
Cammarata spiega il digiuno Fa uno strano effetto vederlo in conflitto con la porta, mai in grado di procurare un pericolo all’estremo difensore avversario. Due reti in altrettante partite, poi l’inizio del digiuno. La luce che diventa fioca, il percorso che improvvisamente si fa più ripido per colpa di un fastidioso malanno muscolare. Fino al rientro, ricco di buoni propositi: a Gallipoli Fabrizio Cammarata è spesso pericoloso, segna un gol che l’arbitro non convalida. La luce inizia a spegnersi, il seguito consegna un paio di prestazioni scialbe, prive di acuti. Adesso è un calciatore da ritrovare, ha un rapporto (con il gol) da ricostruire. «La mia prestazione? E’ stata deludente, so che posso fornire un contributo ben più importante. Poi mi sono innervosito, la gara si è complicata in pochi minuti». L’attaccante nisseno è sincero, non nasconde il responso del campo. Vanta un passato importante: ricco di gol, di giocate sopraffine, di numerose presenze consumate sui campi di serie A e B. Sa che sulle sue qualità il Taranto ha riposto grandi aspettative. Fu il presidente Blasi, in sede di contrattazione, a dirgli: «Ti appresti a giocare in C1 per la prima volta. Ma ci rimarrai soltanto un anno, voglio che a giugno si festeggi un’altra promozione». Quasi un’investitura ufficiale, un incarico da assegnare ad un centravanti con le spalle larghe. «Ma Papagni può contare su un grande gruppo. Siamo cinque attaccanti: Ambrosi attraversa un ottimo periodo di forma, Deflorio è rientrato domenica ed è destinato a tornare il leader di questa squadra. Ed è soprattutto merito di questa forza collettiva se siamo riusciti a recuperare una partita in cui ci siamo ritrovati in svantaggio di due reti dopo trenta minuti». La prima trasferta del Taranto al di fuori del confine italiano ha prodotto una gara gonfia di reti, ma priva di un giudizio unico. Troppi episodi (da entrambe le parti), una manovra articolata ma spesso priva di una conclusione degna di nota. «Siamo partiti discretamente - prosegue l’ex bomber di Verona e Pescara -, ma le reti di Abate e Villa hanno mutato i nostri programmi. Non ci siamo abbattuti, abbiamo recuperato il confronto chiudendo la prima frazione consapevoli di poter conquistare l’intera posta. Nella ripresa, invece, siamo tornati in campo con scarsa concentrazione, forse la doppia rimonta ci aveva appagato. Così abbiamo sbagliato in occasione del 3-2 di D’Angelo, senza riuscire, successivamente, a costruire azioni pericolose». La bontà del cammino intrapreso è comunque intatta (1 vittoria e 4 pareggi), con la zona playoff distante appena tre punti. C'è un solco tracciato su cui è possibile proseguire la marcia. «La classifica non può essere giudicata, preferisco affrontare un avversario per volta. Adesso ci aspetta il Giulianova. Ha conquistato appena un punto in nove giornate, ma a noi spetta il compito di affrontare il match con la giusta determinazione». di Fabio Di Todaro
Stadio, il Taranto dice "no" Rischia di insasprirsi la questione-Iacovone. Stamane il direttore generale, Vittorio Galigani, salirà in Prefettura per incontrare il dott. Francesco Alecci. Scopo del colloquio è quello di dare la risposta definitiva della Taranto Sport alla proposta scritta del Comune, firmata dal dott. Tommaso Blonda, di accollo dell’intera somma necessaria per assicurare la continuità dei servizi allo stadio. Secondo la società rossoblù la cifra si aggira intorno ai 250mila euro. Solo 71.400 servono per il canone d’uso non in esclusiva. Poi ci sono le spese per luce, acqua, gas, pulizia dell’impianto, custode, giardiniere, acquisto di seme, terra e concime: «Spiacenti, ma siamo costretti a non aderire alla proposta del dott. Blonda. Pur riconoscendo che i costi sono necessari, il nostro bilancio non ci consente di sforare da determinati limiti che ci siamo autoimposti. Senza dimenticare che lo stesso Comune, per contratto, potrebbe concedere l’uso dell’impianto a gare amatoriali, a tornei minori, addirittura a concerti di cantanti che metterebbero a rischio il manto erboso così come è accaduto in passato. In tal caso le spese crescerebbero ancora di più». E se il Comune dovesse ribadire l’altrettanto prevedibile «Non possiamo scucire nemmeno noi tale somma», Galigani dà una risposta molto secca, inequivocabile, che non lascia spazio alle repliche: «Finisce il calcio a Taranto. Non abbiamo alternative. Giocando sul terreno di gioco di uno stadio diverso dallo "Iacovone" perderemmo tifosi e, quindi, incassi. E, quindi, andremmo fuori bilancio. Posso riferirvi che il presidente Blasi è molto seccato per la brutta piega che ha preso la situazione. E, francamente, anche il sottoscritto lo è». La "querelle" è apertissima. I margini di trattativa sembrano veramente ridotti al lumicino. Occorrerebbe un fatto nuovo per sbloccarla. O, più concretamente, qualche sponsor. Intanto gli impegni si susseguono a vista d’occhio. Domani pomeriggio (ore 14,30) è previsto il ritorno della Coppa Italia contro la Vibonese, serie C2. Si parte, come è noto, dallo 0-2 dell’andata. Servono tre gol per ribaltare la situazione. Chi supera il turno incontrerà negli ottavi la vincente Rende-Martina (0-1 all’andata). Per quanto riguarda i biglietti, si pagheranno 5 euro in gradinata e 10 in tribuna. Gli abbonati entreranno gratuitamente. Basterà presentare la relativa tessera. Papagni è intenzionato a schierare le seconde linee (qualche titolare, compreso Deflorio, partirà dalla panchina). Mortari non è impiegabile (contratto non ancora depositato). di Giuseppe Dimito
Pareggio, ma che fatica Il pareggio arriva in fondo ad una partita di stenti. Dopo novanta minuti a corrente alternata, pieni più di mancanze che di buoni segnali. Il Taranto la scampa, tenendosi in bilico sul risultato, inseguendo l'avversario che scappa, lavando le omissioni con l'ultimo assalto, salvando se stesso in una gara assurda, per il proprio svolgimento e per gli episodi che la riempiono. Un punto a San Marino è un punto di discussione. E' un pari dove molti hanno perso, sul campo dove si crea la classifica dei propri padroni (otto punti su otto). Oppure è un pari in una sfida che si poteva vincere, raccolto da un Taranto mentalmente imperfetto, a volte troppo fermo, a volte troppo frenetico. Forse sarebbe stato sufficiente essere il Taranto: appropriarsi delle proprie qualità e depurarle da qualche eccesso di presunzione tecnica, armarsi di sfrontatezza e limitare i rigurgiti di narcisismo. Così non è stato: l'attenuante (valida) è l'inserimento di gol imprevisti nella partita pensata, di tesi smontate poco dopo l'elaborazione. L'ipotesi di allargare un avversario stretto per necessità e cultura si infrange sul primo gol di Abate, la possibilità di riequilibrare le forze diventa vana al raddoppio di Villa, il diritto di esistenza è reclamato dal gol e dal rigore (ripetuto tre volte) di Ambrosi, l'illusione di essere al punto di partenza si sgonfia in una ripresa molle e finisce al gol di D'Angelo, la paura di aver perso tutto genera il tocco di Pasca che finisce in porta dopo aver sbattuto sul portiere e su Di Maio. La curva della partita è disegnata dalle emozioni e smonta ogni tentativo di unificare l'analisi in una unica chiave di lettura: non c'è un autentico tema dominante, non c'è un pensiero oggettivamente condivisibile. C'è, però, un Taranto a tratti paurosamente vuoto, bloccato nell'organizzazione quasi militare dell'avversario e da una insostenibile leggerezza caratteriale. Non all'inizio: la fiducia di Papagni allo schieramento di una settimana fa (4-3-1-2 con Toledo decentrato a sinistra e a metà strada tra attacco e centrocampo) sembra logica come scelta e ripagata come intuizione. Il Taranto fa volume, sembra preparato: allarga la manovra (Mancini si propone a destra, Toledo si fa avanti favorendo l'inserimento di Colombini a sinistra) e mantiene il ritmo. Non si impossessa della partita perché la deviazione di Cammarata (9', tocco in scivolata su cross di Colombini) è fuori. E finisce per subirne l'evoluzione: è il gol di Abate a cambiare l'inerzia e stracciare il copione. Accade al 13': De Liguori perde un pallone in mezzo, Faieta trova l'ex rossoblu a sinistra che prima spiazza con una finta, accentrandosi, Caccavale e poi sul destro spedito verso Pinna trova la decisiva deviazione di Cosenza. Il San Marino (4-4-2) ha movimenti che complicano tentativi eventuali di rimonta: due linee rigide e strette, spazi ridotti e nessun rischio. La banda di Alberti è un bel meccanismo: non ci sono palloni buttati e nemmeno un contenimento pavido. C'è copertura vera (anche otto uomini in area ad ogni cross) ma non ostruzionistica (la gente non si ammassa, ma rispetta consegne precise). E c'è una manovra offensiva appaltata al dinamismo di Abate, all'inventiva di Villa e, quando c'è il tempo per l'inserimento, alla spinta di Giorgetti. Esiste il senso di squadra che il Taranto invece, sorpreso dal vantaggio altrui e impreparato all'evenienza, non riesce a trovare: l'idea di ricavarsi spazi si schianta sul risultato che i titani hanno bisogno di conservare, senza allungarsi. Toledo emigra a destra cercando (senza esito) campo da calpestare, la rapidità del San Marino è, invece, un guaio vero: Cosenza salva su Giorgetti (27', tiro sotto misura) e Pinna su Villa (sul corner successivo, calciato in porta), ma nessuno riesce, colpevolmente, a evitare il raddoppio. La circolazione avversaria è seguita male dal Taranto, il destro a girare di Villa (30') è sporcato da De Liguori e ingannevole per il guardasigilli sardo. L'idea di partita è strana: l'attacco del San Marino rende fragile la difesa rossoblu, il gruppo di Papagni appare inceppato. Sembra una condanna, è l'inizio di una nuova vita. Il Taranto prima accorcia, poi pareggia, con le proteste avversarie come sottofondo. Fanno tutto (o quasi) Ambrosi e Toledo. Minuto 37: Toledo tira, la difesa respinge, il brasiliano di testa spedisce a Mancini che, con il portiere di fronte, serve Ambrosi (il San Marino vorrebbe il fuorigioco) mostrandogli la porta vuota e suggerendogli il gol. Minuto 42: Ambrosi serve Toledo, che affronta Ferraro entrando in area e cade, provocando il rigore (coro contrario da parte avversa) che, Ambrosi segna tre volte (le prime due vengono fatte ripetere) in un attimo lungo cinque minuti.Più che un nuovo inizio è quasi la fine: non c'è un Taranto credibile al rientro dall'intervallo. C'è una squadra scarica e sgraziata che concede campo e sembra anche consegnare la partita. Il San Marino quasi straripa. Faieta mette paura (3', tiro poco a lato), Buda colpisce il palo (5', girata perfetta, Caccavale anticipa Giorgetti sulla respinta), D'Angelo segna, deviando un tiro di Villa (6'), lasciato solo senza una ragione tecnica. Con la difesa che non regge, esiste il rischio di essere travolti: Papagni lo fiuta e alza la squadra: dentro Deflorio (che subito si fa pericoloso di testa), poi Larosa, per tenere più alto l'esterno destro sfruttando lo spazio lasciato da Alberti (nel frattempo passato a una difesa a cinque). C'è un rigore reclamato dal San Marino (18', Colombini atterra Buda, per l'arbitro al limite dell'area) prima dell'ultimo tentativo: entra Pasca, il Taranto diventa 4-2-1-3 ma non si arma del cuore necessario per una rimonta, cercando il tocco fine piuttosto che l'arrembaggio. Un punizione di Deflorio mette i brividi (44') e assomiglia a una sveglia. O ad un invito: a scansare l'estetica e rischiare l'assalto. Infatti: Colombini (45') lancia un pallone in avanti, Cosenza fa sponda, Ambrosi salta D'Angelo e crossa, Pasca tocca, Dei e Di Maio fanno il resto. Il pareggio arriva in volata, il successo addirittura si sfiora (50', tiro di Larosa). Ma sarebbe stato troppo. Almeno sia una lezione. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
PINNA - Prende tre gol in una partita sola. Ma due nascono da deviazioni, uno da un "buco" della difesa: cosa ci può fare? Sull’unica parata a cui è
Il Taranto si scopre fragile Partita piena di stranezze. Tanto strana da sfuggire ad un giudizio unico e definitivo. Per questo pareggio gonfio di gol ci sono almeno tre livelli di lettura. Primo livello: si può prendere la partita così com'è venuta, consolandosi col Taranto che va sotto (2-0) e rimonta (2-2), torna giù (3-2) e risale (3-3). Si può, cioè, esaltare la prova di carattere, sottolineando la doppia reazione. Il Taranto costretto sempre a rincorrere che alla fine ce la fa: ecco la sintesi fotografica. Secondo livello: si può discutere la prova di discontinuità (tecnica e tattica) offerta dal Taranto, rimarcando le gravi omissioni collettive e le clamorose manzanze individuali. Una squadra che si scopre fragile dove è annunciata forte è una squadra non completamente matura. Gioco confuso, trame cieche: ecco la sintesi fotografica. Terzo livello: scavando si può arrivare a sostenere che quando il Taranto asciuga i suoi eccessi diventa una squadra tutt'altro che irresistibile. E' forse questa la verità più scomoda, sulla quale converrà in settimana riflettere. Lo straniamento di Toledo: ecco la sintesi fotografica. Ogni lettura è parziale. Da tutte, però, sarebbe lecito partire, raccontando il 3-3 che matura allo stadio Olimpico di San Marino contro un avversario giudizioso e credibile. Giudizioso quando si difende in pienezza d'organico (dieci uomini sistematicamente dietro la linea della palla). E credibile quando attacca, sfruttando la velocità di pensiero e di gambe delle sue punte (l'ex Abate e l'astuto Villa). Tra San Marino e Taranto è anche una questione di episodi. Solo che bisogna distinguere. Il San Marino li determina, tirando in porta (deviazioni decisive sui primi due gol). Il Taranto li cerca: a volte con caparbietà, a volte con ostinazione. Mai con la necessaria lucidità. Però li trova e questo conta. Anche se ogni gol che segna, rientrando in partita, solleva una protesta, un dubbio, un rimpianto. Lasciando nel San Marino la sensazione di aver subìto un torto. Sono comunque i gol a dettare l'agenda della partita. A mettere quasi subito il San Marino (4-2-2) nella condizione di poter assumere l'atteggiamento che meglio sintetizza le sue attitudini di gruppo. Al 14' colpisce Abate: ottimo il movimento, puntuale il tiro, letale la deviazione di Cosenza. Al 30' raddoppia Villa: esecuzione pulita, traiettoria sporcata da un altro rimpallo fatale (forse di De Liguori). Il Taranto (4-3-1-2, scelte iniziali che ricalcano fedelmente quelle della partita precedente) non sembra capire quello che gli sta accadendo. Probabilmente aveva preparato qualcosa di diverso. Il gioco non lo sostiene. A soccorrerlo è l'orgoglio in un finale di tempo incoraggiante. Al 37' accorcia le distanze, sfruttando un'idea di Toledo (accentramento e tiro) e un rimpallo finalmente favorevole. Il pallone trapassa l'area sammarinese, assecondando l'inserimento di Mancini, che potrebbe chiudere in porta, invece decide di servire Ambrosi per il comodo tocco finale. Ma dove si trova Ambrosi quando parte il sevizio di Mancini? In linea con la palla o oltre? Difficile stabilirlo con precisione. Inevitabili le proteste del San Marino. Il Taranto non ci fa caso. E insiste, acciuffando il pareggio ad un soffio dall'intervallo. Toledo va giù dentro l'area: a spostarlo è Ferraro. Rigore? Sì, rigore che Ambrosi deve calciare tre volte. Nulli i primi due centri (rincorsa malandrina ma regolare).Valido il terzo (47'). Nella ripresa il Taranto sbaglia la partenza. Il San Marino torna in campo con un altro piglio. Centra il palo alto (5' Buda) e si riporta in vantaggio (6', D'Angelo). Il Taranto ora è solo il ricordo spaventato della squadra che potrebbe essere. Attacca senza convinzione. Gli inserimenti di Deflorio, Larosa e Pasca provocano piccole scosse di assestamento. Il San Marino non trema. Si difende, tiene, resiste. Poi, però, capitola, infliggendosi il gol del pareggio quando ormai sembrava troppo tardi (45', Di Maio). Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D’Alò
PINNA 6 - Incassa tre gol ma è «innocente». Le colpe, semmai, sono di chi fa tirare Abate, Villa e D’Angelo. E, in parte, di chi sporca le prime due traiettorie.
«Abbiamo saputo reagire»
Ma alla fine il Taranto è soddisfatto della sua trasferta a san Marino? La domanda rischia di rimanere senza risposte, perché la squadra ha dato tutto, ha reagito alla grande, però è anche vero che torna a casa con un solo punto in carniere. Forse da questa trasferta si poteva ottenere di più, si poteva portare a casa l'intera posta in palio. Papagni non ne fa un dramma: «Ho visto un grande Taranto, una squadra che ha saputo reagire a delle situazioni non facili. Pertanto sono soddisfatto, poi lascio agli altri le disquisizioni se il solo punto conquistato a San Marino sia una giusta ricompensa o un magro bottino. Non posso e non è giusto fare la valutazione su una squadra basandomi soltanto sul risultato conseguito, il mio lavoro è un altro». E' un dribbling secco quello di Aldo Papagni, che pure non ha gradito le palpitazioni da “montagne russe” vissute a San Marino. «Ma soltanto per gli episodi sfavorevoli - tiene a ribadire l'allenatore rossoblu - perchè alla fine ci può stare di sbagliare l'approccio alla gara: l'importante è sapersi rimettere immediatamente in carreggiata e noi lo abbiamo fatto, anche con una considerevole disinvoltura». I momenti da moviola, nel corso della partita, non sono mancati. Papagni li commenta, non tradendo comunque una doverosa diplomazia: «Non ho elementi per protestare - dichiara - ma a noi è parso che il primo gol del San Marino fosse in fuorigioco. Aspetto di rivedere le immagini, proprio per sincerarmi personalmente di questo dubbio: l'impressione avuta dalla panchina è stata di un off-side piuttosto evidente. Poi c'è stato l'episodio del rigore di Ambrosi: lì mi è sembrato davvero eccessivo far ripetere l'esecuzione per ben tre volte. A questo punto bisogna chiarire se gli arbitri sono tutti di larga manica nel perdonare gli episodi che accadono regolarmente al momento di un tiro dal dischetto, che pure da regolamento dovrebbero far comunque ripetere il tentativo di trasformazione, oppure se è stato un po' troppo fiscale l'arbitro di questa partita, che ce lo ha fatto ribattere così tante volte. Io propendo per la seconda ipotesi, ma devo dire che per fortuna abbiamo segnato lo stesso». Al di là degli imprevisti, Papagni non può essere del tutto soddisfatto della sua squadra, anche se c'è stata una bella reazione nel raddrizzare, per ben due volte, il risultato. «L'inizio della partita - sottolinea il tecnico - è stato difficile e noi ci siamo complicati la vita. Abbiamo sbagliato nel concedere tutte quelle ripartenze al San Marino, una squadra che fa della velocità della propria manovra offensiva la sua principale caratteristica. Una volta sotto per 2-0, la squadra ha cominciato a giocare con la giusta mentalità. Siamo riusciti a risalire la china, abbiamo raggiunto il risultato di parità, direi anche in maniera meritata. Poi il San Marino ha segnato di nuovo, a quel punto siamo stati bravi nel non perdere la testa, nonostante la mazzata fosse tale da riuscire ad abbattere anche un toro. Alla fine, devo dire che il risultato è giusto: sono soddisfatto di come ha giocato il Taranto, pur riconoscendo delle innegabili sbavature, soprattutto a inizio partita». Il presidente rossoblu Luigi Blasi tira un sospiro di sollievo. «Il pareggio finale - spiega - è il risultato più giusto, non avremmo meritato la sconfitta. Era una trasferta difficile, lo sapevamo: anche se il San Marino, nei primi minuti, non c'era e non ha fatto nulla per passare in vantaggio. Ma sul 2-0 il Taranto ha saputo replicare nel modo migliore. Poi, nel secondo tempo abbiamo rischiato nuovamente di perdere e persino di vincere: Larosa è andato vicinissimo alla rete del 4-3». Il massimo dirigente ionico non si sofferma più di tanto sul pari: preferisce guardare avanti. «Adesso - aggiunge - dobbiamo pensare subito alla partita casalinga con il Giulianova. Finalmente potremo rivedere sugli spalti dello Iacovone il nostro grande pubblico. Sperando che cambi tutto». Soddisfatto anche Roberto Alberti, allenatore del San Marino ed ex rossoblu: «Sono veramente contento di questa gara - sottolinea - perchè abbiamo strappato un punto contro tutto e tutti. Avevamo una grande voglia di fare bene e credo che lo abbiamo dimostrato». Anche l'allenatore dei padroni di casa non è rimasto convinto dell'arbitraggio. «Credo che gli episodi abbiano deciso la gara, probabilmente avremmo meritato di vincere. Pazienza, l'importante è aver giocato come dovevamo, contro una squadra più forte di noi, sulla carta. Sul doppio vantaggio, potevamo gestirci meglio. Però abbiamo giocato con il cuore, non possiamo rimproverarci di nulla».
Papagni: «Uno strano pareggio»
Non date mai per spacciato il Taranto, specie quando tutto congiura contro la squadra. Dove non arriva il merito c’è lo stellone che brilla, ormai, su mister Papagni come una luce d’emergenza, concedendogli persino di limitare i danni malgrado la squadra abbia fatto macchina indietro rispetto alla buona prestazione con la Ternana. I rossoblù salvano in quel di San Marino, Repubblica del Titano, faccia e classifica: senza soluzione di continuità. Lo stellone - in questa C1 tutta da esplorare per il tecnico del Taranto sempre più navigatore in cerca del nuovo mondo - è dato acquisito (spulciate i tabellini delle trasferte di Lanciano e Gallipoli, please). Intercambiabile, e direttamente proporzionale, lo stellone fa pendent con la nascente forza del collettivo. Insomma, dove non arrivano Danucci e compagni, la loro confusione organizzata, c’è un fattore "c" che ieri ha fatto sentire la sua forza nella ormai desueta - perché istituzionalizzata da quando al calcio non si chiedono più genio e sregolatezza - zona Cesarini. «Strano 3-3. I dati recitano così: il 60 per cento dei gol subiti dal Taranto nelle otto partite precedenti ce li siamo ritrovati sul groppone al fischio finale, non dico senza un perché, ma quasi». Rileggendo la partitura del match, Papagni, a fine gara, si esercita in un solfeggio tirato. Troppi scompensi fra un primo tempo in cui la squadra era riuscita - col gioco, col sacrificio anche - a scacciare l’ennesimo sortilegio di stagione, travestitosi nell’ uno-due targato Abate (l’ira dell’ex) e Villa, e un secondo tempo abulico, anzi ipocondriaco, riscaldato solo nel finale dal guizzo di Ambrosi (l’ennesima sublime metamorfosi del trattore in farfalla) ribadito in rete dal sammarinese Di Maio (complice Pasca, ma non troppo). Vistoso il deficit fra l’andare coraggiosamente di bolina dopo le due reti dei padroni di casa, trovando il pareggio, e il naufragare dolce dopo il terzo gol degli avversari senza slanci poi che non fossero l’unico bagliore, l’ultimo appunto, di Ambrosi (stimolato, chissà, anche dal ritorno di Deflorio capitano coraggioso). «E’ vero - ribadisce mister Papagni - quell’uno-due ci ha messo in difficoltà, ma perché non sottolineare la forza di volontà della squadra nel primo tempo? Certo, nei secondi 45 minuti abbiamo sofferto qualche impaccio. Noi leziosi? Ma se il San Marino si è chiuso tutto in difesa. Malgrado Deflorio, Mancini e Toledo sembrava impossibile avvicinarsi alla loro area: pochi gli spazi, tante le difficoltà». Poi Ambrosi, il suo essere uomo partita, che ripaga il giocatore ma attizza anche mister Papagni: «Ambrosi fenomeno? Sono felicissimo per lui. E’da un bel po’ che mostra segnali costanti di progresso. Avendo vissuto insieme - aggiunge Papagni - una fase importante del recupero psico-fisico dico che il completamento di questo percorso ci fa piacere. Anche perché così potremo considerare Ambrosi u n’arma in più per il Taranto». Passa il concetto dello «strano pareggio», della domenica bestiale. Diamolo per buono e non buttiamola in gherminella noi, cronisti cattivissimi, perché in grado di guardare la pagliuzza etc. etc. etc. Ma, in realtà, l’evoluzione del concetto totale di gruppo caro a Papagni - senza primazie, protagonismi, isterie e con molta sostanza e molto "anonimato" (anche nei big. Ieri, ad esempio, il fondamentale rientro di Deflorio è stato tenuto di taglio basso nei commenti) - ha subito una battuta d’arresto. Per inesperienza? Per presunzione (il Taranto, come i pifferi di montagna, doveva scalare la Rocca del Titano per suonare ed è stato, quasi, suonato)? O perché, molto meno letterariamente, la squadra patisce gioventù, pressing, ardore organizzato, gioco evoluto anche quando in dieci si sta dietro la linea della palla? Se non saranno, i prossimi, sette giorni di tormenti poco ci mancherà. Al navigatore Papagni tocca strambare ancora. di Fulvio Colucci
Sulla scia di Riganò
Per il Taranto un pareggio per 3-3 acciuffato "zona Cesarini"; l’ultimo pari di questa portata gli ionici l’avevano ottenuto circa un anno fa, il 13 novembre 2005 in trasferta contro la Nocerina (gol di Deleonardis e doppietta di Deflorio); va detto inoltre che era proprio da quella gara a Nocera Inferiore che i rossoblù non realizzavano tre reti, mentre ne avevano subite tre tutte insieme il 21 maggio scorso in Melfi-Taranto 3-1, semifinale d’andata per i playoff promozione.
«Sono tornato calciatore»
Un penalty battuto tre volte, due reti, un assist decisivo per il definitivo pareggio siglato da Pasca. Alessandro Ambrosi è nuovamente l’uomo-copertina. Egoista quando serve - il calciatore di Fiuggi è divenuto ufficialmente il rigorista del Taranto -, freddo e altruista nel preferire il passaggio al compagno meglio piazzato rispetto alla conclusione personale. «Ho pensato al tiro - ha dichiarato il bomber rossoblù al termine della gara commentando la circostanza della terza rete del Taranto -, ma ho frenato il mio istinto quando ho visto un difensore e il portiere pronti ad intervenire. Sto ripagando la fiducia della società, finalmente mi sento un calciatore normale. Mi alleno con regolarità e il responso del campo testimonia la voglia di recuperare il tempo perduto». In carriera, però, non gli era mai capitato di calciare un rigore per tre volte di seguito. «Secondo l’arbitro ho interrotto la corsa, ma nella terza esecuzione non ho modificato il mio modo di calciare. Il gol del nostro 2-1? Non credevo di essere in fuorigioco, ma probabilmente le proteste degli avversari non erano del tutto ingiustificate?». È tornato in campo dopo un mese e mezzo, ci ha messo qualche minuto per estrarre dal cilindro i colpi che appartengono al suo repertorio. «Sono contentissimo di poter essere nuovamente a disposizione della squadra». Le parole di Andrea Deflorio sono intrise di emozione. «Il calcio è tutta la mia vita, è stato difficilissimo resistere per tanto tempo lontano dal terreno di gioco. Adesso spero di allenarmi fino a Natale senza problemi, ho bisogno di recuperare la forza esplosiva. Nei minuti finali ero stremato, non riuscivo più a spostare la palla. Ho apprezzato la reazione dei miei compagni successiva al doppio svantaggio, poi un pizzico di fortuna ci ha consentito di completare la rimonta nei minuti di recupero». Merito di Roberto Pasca che, con grande sincerità, ammette: «E' stata una rete estremamente fortuita, la respinta di Dei sulla mia conclusione è carambolata sulla testa di Nossa prima di oltrepassare la linea bianca. La dedico ai nostri tifosi, non meritavano di tornare a casa con una sconfitta dopo un viaggio così lungo». Con la Ternana era stato decisivo, a San Marino ha avuto il merito di innescare la rimonta (assist di testa per Mancini) e di procurarsi il rigore del 2-2 (con grande astuzia). Secondo Robson Toledo «si è trattato di una partita stranissima, per cui possiamo ritenerci soddisfatti del punto conquistato. Il San Marino ha giocato benissimo a centrocampo, lasciando pochi spazi e scarse alternative alla nostra manovra. Nella ripresa abbiamo costruito azioni lunghe e manovrate, spesso senza concludere». di Fabio Di Todaro
Balletto sulle punte Alla fine bisogna prendere quello che il destino porge. Ci sarebbe la voglia di gridare tutto il disappunto per un 3-3 che distorce la realtà di un pallino del gioco sempre in mano ai rossoblu. Invece i giocatori del Taranto brandiscono umiltà e prudenza, accettando e santificando il rocambolesco gol nel finale. Mai come ieri a San Marino, gli attaccanti ionici salgono in cattedra. Tutti, secondo una precisa scala di gradimento, si propongono come possibili e autorevoli personaggi da analizzare. Primo fra tutti - non è una novità in questo inizio di stagione - Alessandro Ambrosi che ha tramutato i mugugni e le "pernacchie" dei detrattori in gol pesanti e rigori battuti con gelido cinismo... per i portieri beffati da palloni che si insaccano al rallentatore. Il primo argomento da dibattere è proprio il penalty fatto ripetere ben tre volte. «Mi era capitato forse un’altra volta in carriera - dice l’attaccante laziale - Io, però, li batto sempre in questa maniera. Sembrava una sfida personale ed è buffo che la terza realizzazione sia stata ritenuta regolare, quando io non ho modificato il mio modo di calciare. Comunque va bene così». Il 3-3 finale finisce con l’impreziosire anche le due prodezze firmate nel primo tempo e che sono valsi il primo parziale pareggio sul San Marino. «La squadra ha avuto una bella forza di reazione. Non era facile dopo avere incassato tre gol in modo strano. I primi due sono stati facilitati da altrettanti deviazioni, mentre il terzo è nato da una nostra ingenuità. Complimenti a loro, però, perchè si sono dimostrati una formazione organizzata. Noi, però, non volevamo perdere e non abbiamo mollato. Il gol del 3-3? Ho fatto una bella giocata. D’istinto avrei voluto tirare in porta, ma lo spazio mi veniva chiuso dal loro portiere e dai difensori. Per questo l’ho messa in mezzo e Pasca è stato bravo a crederci». Ambrosi capocannoniere con quattro gol. E’ davvero cambiato tutto rispetto a qualche mese fa. «Sono contento perchè finalmente metto a frutto le mie qualità. Sto ripagando la fiducia accordatami dalla società e dal tecnico». Da Ambrosi a Deflorio. Il capitano è tornato dopo due mesi. Solo la sua presenza può essere importante. «E’ bello ricominciare a calpestare i campi di gioco. Dopo tanto tempo fuori, ci tenevo a dare un aiuto alla squadra. Meno male che sia arrivato anche un risultato positivo, anche se all’ultimo istante». Trenta minuti con qualche guizzo e molto impegno. E’ normale che si debba pagare dazio ad un lungo e fastidioso infortunio che ha bisogno del suo naturale processo di recupero. «Devo lavorare molto sulla forza fisica - conferma Andrea Deflorio - Avevo le gambe pesanti alla fine dell’incontro, ma credo che sia abbastanza comprensibile. Sono contento perchè la voglia di tornare a giocare era tanta e questa mezzora mi permette di riprendere per tornare ai miei livelli. Ora ho solo bisogno di giocare più partite possibile. Solo così si può conquistare la forma migliore». Deflorio, nello spezzone di gara, ha anche avuto una bella opportunità per segnare. «Peccato per quel colpo di testa finito di poco alto. Sinceramente sarebbe stato il massimo. Mi accontento del punto che può fare morale». In qualche modo è entrato nel tabellino dell’incontro. Non vi è entrato direttamente, ma ha generato il 3-3 conclusivo. Roberto Pasca è onesto nel giudicare la paternità della rete nel finale. «L’azione è stata un po’ rocambolesca. La palla l’abbiamo presa un po’ tutti, ma l’importante è che sia finita in gol. Di bello c’è stata la corsa sotto la curva per sentire il boato del pubblico. E’ una rete che dedico ai nostri tifosi che sono stati encomiabili anche in questa lunga trasferta». L’analisi della gara è pertinente. «Siamo partiti bene e poi sono arrivati i loro due gol molto strani, in verità. Avevamo rimesso il match in piedi, ma nel secondo tempo siamo rientrati in campo un po’ molli. Abbiamo pagato quel rilassamento con la rete del 3-2. Nel finale, però, siamo usciti fuori e il 3-3 mi sembra meritato». Sempre in tema di attaccanti, la faccia un po’ triste della domenica è quella di Fabrizio Cammarata alla ricerca della migliore condizione. «Non sono soddisfatto della mia prestazione - afferma con onestà la punta siciliana - Posso fare molto di più. Forse mi sono innervosito un po’ troppo. La gara? L’abbiamo fatta noi. Il San Marino è andato in gol in modo alquanto casuale. Il Taranto mi è piaciuto per la reazione sfoderata e per il modo con cui abbiamo messo in piedi quest’incontro. Io penso che il loro terzo gol nella ripresa sia stato decisivo, nel senso che senza quel loro nuovo vantaggio, avremmo potuto vincere. Nel finale non era facile trovare il varco giusto. Per fortuna che c’è Ambrosi... Devo fargli i complimenti per la gara che ha giocato». Francesco Colombini ha il dono della chiarezza. Ogni suo concetto va dritto al cuore della questione. «E’ incredibile come al primo tiro in porta subito, prendiamo gol. Purtroppo è un momento che non ci gira bene. Faccio un esempio: il tiro di Abate ha trovato la deviazione di un nostro difensore e si è infilata alle spalle di Pinna. Un mio tiro, qualche minuto prima, ha incocciato su Cammarata e la palla è finita fuori. La differenza sta tutta qui. Poi dobbiamo anche ringraziare come è andata. Nonostante una costante supremazia, abbiamo rischiato di perdere in modo incredibile. E’ frustrante vedere che giochiamo bene, ma siano gli altri che vadano in vantaggio. L’importante è avere, però, ottenuto un risultato utile e dato continuità a questa striscia. Contro il Giulianova, domenica prossima, non dovremo sbagliare».
La legge di Murphy spaventa tutti Il ritorno dell’ora solare ti costringe a fare in fretta. Pasto frugale e subito davanti alla tivù. Satellite acceso e stomaco in subbuglio: il San Marino non sarà il Real Madrid ma non importa. Quando il Taranto è in campo l’ansia ti assale comunque. E poi c’è quella caduta di Valentino Rossi che ti angustia: il modo peggiore per cominciare una giornata da tifoso. Un errore da principiante che fa “saltare” un campionato di Moto Gp già vinto: sbagliano anche i migliori, nello sport può accadere davvero di tutto. E allora la pratica-San Marino, che sulla carta appare più che agevole, inizia a procurarti un pizzico di angoscia. Dubbi sportivi o conseguenze della peperonata che hai appena mangiato? Vi aggiorneremo nelle prossime puntate... Manca un quarto d’ora alla partita: la “tele” domenicale è un’accozzaglia indistinta di reality di bassa lega, gente che parla di vini e programmi di donne e motori. E allora, tanto vale dedicarsi subito ai rossoblu: su Studio 100 Sat c’è Angelo Caputo al posto di Maurizio Gravina ammalato. E’ la prima volta in anni di onorata conduzione: meritato l’augurio di pronta guarigione. Il primo collegamento con San Marino è, ovviamente, senza audio. Nesca non c’è (in voce) ma si vede: è l’ovvia conseguenza della legge di Murphy in salsa rossoblu.
“Se qualcosa deve andare male, lo farà”. Al terzo tentativo, ecco la formazione del Taranto. Uguale alla domenica precedente, ma in panchina c’è Deflorio. Finalmente, il cuore si apre al sorriso, mentre su BS il telegiornale non finisce mai. 14.28: su Studio 100 Sat parte la diretta della partita, introdotta da una musichetta alla Tg2 Dossier. Le prime immagini ti fanno venire un legittimo dubbio: ma si gioca a Taranto? E’ l’Olimpico di Serravalle, sembra lo “Iacovone”: la gradinata è interamente occupata dai tifosi ionici, almeno un migliaio. Ci sono anche gli striscioni dei gruppi del Nord Italia, c’è aria da gran festa. La prima notizia è che il pallone è giallo: sembra quello di spugna con cui si giocava da bambini per non fare rumore. Ma non c’è tempo per i sentimentalismi: anche perchè il Taranto tiene palla ma non attacca... brutto segno, i corollari di Murphy sono in agguato e si personificano in Abate, puntero di solito spuntato. Stavolta, però, un tiro poco più che inefficace rimbalza sulla gamba di Cosenza e beffa Pinna. Inevitabili improperi e insulti assortiti. Anche a Bs fanno i conti con Murphy: il satellite non parte, Giannicarrieri racconta tutto
Ciak al cortometraggio Roba da romanzo, materiale per un cortometraggio. Un rigore lungo cinque minuti, carico di ansie, pensieri e tensioni. Cinque minuti con il fiato sospeso, con il destino in attesa. La scena che ritorna. Il pallone sistemato sul dischetto, come la pistola che si carica per l’esecuzione. I lunghi capelli di Ambrosi che si prestano alla scena, scendendo dritti mentre il proprietario si concentra e tornando a posto quando la testa scruta il portiere. La corsa ondeggiante, ora veloce ora lenta come si stesse registrando su un nastro difettoso. I passi che non si fermano, i piedi che girano impazziti come fremessero conoscendo a fondo il proprio compito. Il pallone fermo, che sembra sorridere: sa che sarà toccato con delicatezza, sa che non troverà mani e guantoni sulla sua strada, rotolando in porta dolcemente. Perché Alessandro Ambrosi segna, anche quando all’arbitro non piace. Interpretando le regole al limite, partendo forte, rallentando quasi fino a fermarsi ma senza interrompere il gesto, aspettando il tuffo del portiere, piazzandola altrove, esultando. Scena già vista, ripetuta mille volte in carriera. Poche delusioni: non sbaglia mai. E se non piace, si ripete. Da immaginare: l’arbitro con il ciak. Il rigore lungo cinque minuti "prima": rincorsa, veloce, piano, scatto, tiro, portiere a destra, pallone a sinistra. Si ripete. Il rigore lungo cinque minuti "seconda": rincorsa, veloce, piano, scatto, tiro, portiere a sinistra, pallone a destra. Si ripete. Il rigore lungo cinque minuti "terza": rincorsa, veloce, piano, scatto, tiro, portiere arreso, pallone a destra. Questa è buona. “Mi è venuto da ridere”: da attore consumato, con l’aria di chi l’ha fatta franca, recita anche davanti ai microfoni, alla fine. Ma sorride, mentre c’è chi immagina la scena di Ambrosi sul dischetto a tirare e segnare all’infinito e il buio che cala, i riflettori che si accendono. E’ finita con il sole, con oltre mille tarantini sorpresi da tutto, con Walter Nicoletti, indimenticato ex, lesto a lasciare la tribuna. Forse divertito. In quanti campi un rigore dura cinque minuti? di Fulvio Paglialunga
Gli stranieri del Taranto dal 1927 Il Taranto affronta per la prima volta in campionato il San Marino; in questo torneo i rossoblù hanno già incontrato un’altra squadra per la prima volta nella loro storia, il Ravenna, battuto per 1-0 nella gara dell’esordio stagionale.
Taranto all’assalto del San Marino Ci sono partite di transizione (dal cui esito non dipende il destino di un campionato) e partite di svolta (alle quali si chiede un giudizio quasi definitivo). San Marino-Taranto è una via di mezzo. Sussistono delle idee da confermare, dei buoni propositi da materializzare.Il Taranto, adesso, vuole blindare la propria identità di gioco (corale, che ruota attorno ai movimenti di tutti i calciatori) e giocate (dei singoli, decisive quando la manovra non offre spunti interessanti). Sono geni impressi sul Dna di una squadra in fase ascendente (3 pareggi e 1 vittoria), capace di dimostrare la propria forza - quando gli schemi saltano e gli avversari preferiscono difendersi - pescando dal cilindro dei suoi uomini di maggiore qualità. L’astuzia di Ambrosi (dal dischetto), l’accelerazione e la rasoiata di Toledo: nel successo con la Ternana c'è la manifestazione più evidente delle peculiarità dei rossoblù. Favorite e maggiormente apprezzabili dal nuovo impianto tattico scelto da Papagni (4-3-1-2). La difesa è bloccata, con Colombini che, raramente, appoggia la manovra. A centrocampo la regia di Danucci (imprescindibile, ma è necessario che cresca la sua tenuta atletica) è coadiuvata dalla capacità di curare entrambe le fasi di gioco di Mancini e De Liguori. Soffre di più il gioiellino di Ostia spesso costretto a ripiegare e accorciare le distanze di un reparto votato a produrre gioco per vie centrali. In panchina, invece, ci andrà ancora Cejas (terza gara consecutiva): il mediano di La Plata sta soffrendo un’esclusione dettata più da motivi tattici che di resa del calciatore (è più portato a giocare nello spazio corto). Dalla cintola in su il potenziale del Taranto è enorme. Toledo è un trequartista anarchico, spesso dirottato a sinistra del tridente (da 4-3-1-2 a 4-3-3). Ha colpi geniali, dribbling ubriacanti, predilige gli spazi larghi. Cammarata e Ambrosi sono due prime punte, con l’ex bomber del Verona che cerca sovente la profondità. In attesa di capitan Deflorio, convocato ma destinato ad accomodarsi in tribuna. La storia, adesso, consegna la prima trasferta del Taranto all’estero. Fabio Di Todaro
Lo "Iacovone" verso la chiusura Lo "Iacovone" rischia la chiusura. Potrebbe essere questo l’epilogo di una vicenda che ha ormai trovato nella Prefettura il luogo in cui cercare una (improbabile) intesa. Del resto, anche la riunione di giovedì scorso ha avuto esito negativo. Se ne riparlerà martedì ma le parti in campo sembrano davvero distanti. Anzi, la distanza appare incolmabile. Per questo, all’orizzonte avanza minaccioso lo spauracchio-chiusura. In altre parole, la società guidata da Gigi Blasi non accetta la richiesta avanzata dall’Amministrazione comunale. Il club rossoblù non intende provvedere alla manutenzione dell’impianto sportivo ed anche farsi carico delle utenze. Nel budget del club di via Umbra, infatti, non sarebbe prevista la somma necessaria (200mila euro circa) per far fronte a quanto richiesto da Palazzo di città. Si tratta, peraltro, di somme relative alla gestione corrente dell’impianto. Tutti i debiti pregressi maturati dal Comune nei confronti di Enel, Aqp, Enelgas, cooperativa “L’Ancora” e verso altri fornitori rientrano nella massa passiva che sarà gestita direttamente dalla commissione straordinaria di liquidazione. Saranno questi tre "saggi", a breve nominati dal ministero dell’Interno, a definire le modalità di pagamento con questi creditori. Riepilogando, quindi, la zavorra del passato non è all’ordine del giorno di questa vicenda. Ora si discute del presente. E, appunto, il Comune di Taranto (dichiarato in stato di dissesto lo scorso 17 ottobre) non può assolutamente garantire la copertura delle spese sia delle utenze (bollette varie, servizi di pulizia) che degli interventi di manutenzione. Da quel che risulta alla "Gazzetta", in una recente riunione svoltasi a Palazzo di città, un componente dello staff del commissario Blonda avrebbe categoricamente escluso qualsiasi intervento finanziario del Comune. Sarebbe inconcepibile, è questa la tesi dominante in ambienti comunali, muoversi diversamente soprattutto in vista dei prossimi aumenti, causa dissesto, delle tasse locali (Ici, Tarsu) e delle rette degli asili nido. L’opinione pubblica, si apprende ancora in uffici comunali, non capirebbe. Per questo se Blasi non aprirà i cordoni della borsa, lo "Iacovone" rischierà seriamente di chiudere. Intanto l’ufficio legale del Comune ha, già da tempo, avuto mandato di avviare le procedure per recuperare dal Taranto la somma (40mila euro) stabilita dalla convenzione dello scorso anno. di Fabio Venere
Il comune "spara" «Improponibile, inaccettabile». Bastano poche parole ai dirigenti del Taranto per esprimere sconcerto e incredulità. Il Comune commissariato e “dissestato” ha avanzato al club rossoblu
una proposta di convenzione per la gestione dello stadio “Iacovone”. Ricevuta per posta dalla società di via Umbria: un testo ricco di condizioni e postille. E messaggero, secondo il direttore generale rossoblu Vittorio Galigani, di una situazione non corrispondente alla realtà.
«Sogno il terzo» Alessandro Ambrosi è veramente un altro: «Il terzo gol consecutivo? Lo spero». Due settimane fa al massimo poteva battagliare per una rivendicazione forzata, per chiedere che gli venisse assegnato la rete contro il Lanciano (in realtà fu autorete di Mariscoli). E' segnare che regala fiducia. Soprattutto ad un attaccante, soprattutto a chi di gol ha vissuto. Basta un pallone oltre la linea bianca per cambiare la vita:
«Diciamo che adesso tutto va meglio: sto mettendo insieme buone prestazioni, ho segnato due volte nelle ultime due partite. Esiste una ragione semplice, molto più di quanto si possa immaginare: mi alleno con continuità, la condizione migliora. Il gol, a queste condizioni, arriva».
Stadio, nulla di buono Un rinvio travestito da un nulla di fatto. Il vertice di ieri mattina (circa un'ora) tenutosi nella sala riunione della Prefettura non ha prodotto decisioni immediate. Una premessa, prima dei particolari, va fatta. La lunga querelle Iacovone rischia a breve di scrivere altre pagine poco incoraggianti. Non si possono, all'infinito, utilizzare soluzioni-tampone anche perchè arriva il giorno in cui i conti si presentano e, possibilmente, si adempiono. I tifosi del Taranto sperano che, alla fine, tutto possa risolversi nel migliore dei modi. I rischi, però, sono dietro l'angolo.
Rosa al completo La carica dei ventisette. Finalmente. Il Taranto ha saldato i conti con l’infermeria: e l’allenamento del giovedì è diventato un divertente happening. Rosa al completo, tutti in campo: tranne Pastore, ovviamente: presente allo stadio e già in grado di camminare senza stampelle dopo la recente operazione al ginocchio. Per consentire ad ogni rossoblu di giocare la setssa quantità di minuti, Aldo Papagni ha escogitato la soluzione del “triangolare”. Sull’erba dello “Iacovone” si sono alternate, pertanto, tre formazioni: due composte interamente da giocatori della prima squadra, mescolati sapientemente, la terza integrata da alcuni baby della formazione “Berretti”. Si sono visti, così, schieramenti in maschera e schemi sperimentali: inutile fare gerarchie tra Taranto A e Taranto B: meglio suddividere le formazioni scese in campo in base ai colori della pettorina. I verdi, propositori di un 3-4-3 inedito (e spesso inclinante verso il 3-4-1-2) si sono schierati con Pinna in porta, Cosenza, Caccavale e Panini in difesa, Larosa, Mancini, Danucci e Zito sulla linea mediana, Cammarata, Ambrosi e Deflorio in avanti, con il capitano sempre pronto ad arretrare di qualche metro rispetto ai due compagni di reparto. I blu, basati su un 4-4-2 ben più noto, hanno giocato con Faraon tra i pali, Mortari, Danucci (poi Silvestri), prosperi e Colombini nel quartetto difensivo, Catania, Cejas, De Liguori e Toledo a centrocampo, Piroli e Pasca in avanti. E poi gli arancioni (sempre con il 4-4-2): Pinna e Faraon in porta nei due tempi, Malagnino, Castroni, Prosperi e Vetrugno all’indietro, Formuso, Albano, Troccoli e Maiorino centrocampisti, Passiatore e Scarci di punta. Quattro i gol in totale: reti per Catania e Cammarata, doppietta scintillante per Andrea Deflorio. E proprio il ritorno del capitano ha subito confortato tutti: ci vorrà ancora un po’ di tempo per rivederlo in campo dal primo minuto, ma il bomber di Noicattaro ha classe da vendere unita alla voglia di tornare protagonista: un sontuoso pallonetto finito in rete e una rovesciata acrobatica fuori di poco hanno suscitato gli applausi convinti del pubblico presente. Dopo soli tre giorni di allenamento, il capitano ha dimostrato di essere in grado di bruciare le tappe dopo quasi due mesi di inattività. «Abbiamo ricominciato a divertirci grazie ai colpi di Andrea - sottolinea il tecnico rossoblu Papagni -. Il suo ritorno in campo è stato prezioso per i compagni anche dal punto di vista psicologico. Ma non possiamo dire con certezza che Deflorio andrà in panchina. Può darsi. Per noi, si sa, è uno dei giocatori più importanti: è giusto, però, lasciargli la possibilità di riappropriarsi gradualmente della migliore condizione fisica». Anche perchè la ritrovata abbondanza lascia al tecnico numerose opportunità di scelta. «Avere tante soluzioni a disposizione - prosegue - non è mai un problema». Deflorio farà parte sicuramente dei convocati per la trasferta di San Marino: non è da escludere la sua comparsa. Mortari, invece, resterà in sede: anche per lui, in ogni caso, il momento del rientro è vicinissimo. Mercoledì prossimo farà il proprio esordio stagionale nella partita di ritorno di Coppa Italia contro la Vibonese. Brivido di fine allenamento, infine, per Ambrosi, colpito all’occhio durante la partitella. Il suo impiego, però, non sembra in dubbio. La formazione che affronterà il San Marino è tutta da decifrare, anche se non si può escludere la conferma dell’undici vittorioso contro la Ternana. Il Taranto, intanto, scansa problemi relativi alla questione-stadio e riguadagna fiducia, giorno dopo giorno. I risultati positivi conquistati contro il Gallipoli (pari esterno) e la Ternana (convincente vittoria casalinga) hanno costituito un vero e proprio toccasana per l’umore del gruppo. Papagni concorda: «Al di là degli uomini che saranno impiegati - spiega - spero di vedere il Taranto delle ultime settimane: con la stessa determinazione, ricco di spirito di sacrificio, compattezza, attenzione in fase di possesso palla e in quella di non possesso. Dobbiamo continuare a camminare lungo la strada che abbiamo tracciato». Qualcuno parla di un incontro facile: «Noi, però, non siamo euforici, riusciamo sempre ad isolarci dal clima esterno. - ribadisce - Siamo consapevoli della nostra forza, al tempo stesso rispettiamo un avversario che ha guadagnato tra le mura amiche tutti i sette punti totalizzati finora. Hanno battuto Salernitana e Teramo, hanno a disposizione in attacco una coppia veloce ed interessante composta da Abate e Villa». Un aiuto in più arriverà dai tifosi: nello stadio sammarinese non mancherà una corposa rappresentanza di sostenitori ionici. «Da loro - aggiunge Papagni - prenderemo l’energia e la carica necessaria. Abbiamo giocato due partite senza il loro sostegno: sappiamo bene quanto abbiamo sofferto senza poter contare sul loro apporto». di Leo Spalluto
Papagni non scopre le carte Ha sorpreso tutti mister Papagni ieri pomeriggio facendo svolgere all’intera rosa (più 5 Allievi) tre tempi rispettivamente di 28', 23' e 21' per valutare
Iacovone, non c’è l’intesa Il Prefetto Alecci ha aggiornato a martedì prossimo la riunione tenutasi ieri mattina per risolvere l’emergenza-stadio "Iacovone". Erano presenti il rappresentante dell’Enel, la dottoressa Famà per conto del Comune di Taranto ed il direttore generale rossoblù, Vittorio Galigani. Come preannunciato, la vertenza si è inasprita per l’allargamento delle "fonti" di
possibile "disturbo" agli allenamenti della squadra. Oltre alla mancanza di luce, di pulizia e di custodia dello stadio, c'è il rischio fornitura gasolio ed acqua (a fine dicembre scade anche il contratto col giardiniere). Durante la riunione sono emersi alcuni dati importanti. Il rappresentante dell’Enel ha dichiarato che il credito nei confronti del Comune è di
«S. Marino pericoloso, serve il miglior Taranto» Papagni, a fine allenamento, ha "fotografato" la situazione generale ed esplicitato lo stato d’animo dei suoi: «Il gruppo ha lavorato sodo mostrando grande attenzione e determinazione per il match di San Marino. C'è, altresì, la piena consapevolezza dei propri mezzi anche se mi preme immediatamente aggiungere che la formazione di casa è un avversario molto ostico. Nell’undici titolare annovera elementi di provato valore. Fra i pali c'è Dei che assicura sicurezza e tranquillità all’intero reparto. In difesa Nossa e Di Maio sono abili in marcatura; in mezzo Faieta è un centrocampista centrale che "vede" il gioco; in avanti la coppia Abate-Villa fa della rapidità le sue armi migliori. Guai a dare loro spazio. Mi piacerebbe rivedere il Taranto di Gallipoli e della gara interna con la Ternana. E su quella strada già tracciata che dovremo costruire la nostra scalata alle migliori posizioni della classifica». I problemi d’abbondanza - era ora - non lo scuotono più di tanto. Tutt'altro. «Magari li avessi ogni domenica. Un allenatore è sempre felice di scegliere. Sicuramente non mi spaventano. I guai vengono quando sei nel pieno dell’emergenza tecnica così come è accaduto fino a poco tempo fa». Il riferimento al ritorno di Deflorio in campo non poteva mancare. «Il nostro capitano ci ha fatto deliziare con alcuni dei suoi colpi più raffinati. Ed è stata una delle note più piacevoli viste durante le partitelle. Purtroppo, però, al momento non posso inserirlo con certezza nella lista dei diciotto che consegneremo all’arbitro. Accusa dei diffusi dolori alle gambe. Evidentemente lo sforzo degli allenamenti effettuato da martedì scorso, gli ha procurato qualche fastidio. Come pure spero che Ambrosi non accusi forfait per l’occhio. Deflorio farà parte dei convocati. Poi si vedrà». L’emergenza-Iacovone non lo tocca più di tanto: «Speriamo che non ci accada nulla di negativo. Purtuttavia ritengo che i veri problemi siano quelli che riguardano l’intera città per quanto è accaduto al Comune». L’ultimo pensiero va ai tifosi: «Mi auguro che quanto meno pareggino in numero quelli di casa. In fatto di calore sono convinto che saranno più "rumorosi"». Ieri sera, intanto, la scuola calcio dello Sporting Club Manduria, affiliata al Taranto, ha inaugurato in piazza Ciracì il club "Michele Blasi", intestato al figlio del presidente. Erano presenti lo stesso Luigi Blasi ed il direttore generale, Vittorio Galigani. Venerdì 3 novembre se ne inaugurerà un altro, con lo stesso nome, a Montemesola. di Giuseppe Dimito
Fuser: «Basta con lo stress»
Gira un luogo comune: quello che Calciopoli sia finito in una grande bolla di sapone, tutto è come prima ed anche peggio. Ma chi l'ha detto? Invece c'è chi ha pagato salato. Come Innocenzo Mazzini ad esempio - un uomo fino a questa estate considerato potentissimo e con un biglietto da visita inquietante: "vicepresidente della Figc con delega sul doping, delega congiunta sulle modifiche allo Statuto della Figc e sulla valorizzazione e tutela dei vivai, e responsabile organizzativo del Club Italia". Rimasto intrappolato nelle maglie delle intercettazioni telefoniche è stato allontanato in fretta dall'ex commissario straordinario Rossi. Non bastasse, è questa la notizia fresca, ha conosciuto sulla sua pelle l'inflessibilità del comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, gente che ragiona per sillogismi: siccome nel 2005 la federazione aveva nominato Innocenzo Mazzini presidente della Fondazione "Museo del calcio" di Trieste, e siccome lo stesso Mazzini è stato squalificato e inibito per 5 anni dalla corte federale, di conseguenza l'incarico è stato revocato. Una botta tremenda, eh?
Deliguori insostituibile Vincenzo De Liguori è uno di quei calciatori a cui non si può rinunciare. Uno di quelli che nelle formazioni dipinte nelle torridi estati, rischia di non trovare posto. Poi, una volta iniziata la stagione vera, te lo ritrovi sempre in campo. Da titolare, per di più con la fascia di capitano. Otto gare da protagonista, anche in ruoli differenti, con i compagni di reparto ad avere l'ingrato compito di alternarsi. Con Cejas fuori da due gare, Danucci alla ricerca della condizione migliore e Mancini spesso ombra di se stesso, il mancino campano si impone come elemento insostituibile.
Fare luce sullo "Iacovone" Questa mattina si cercherà di... fare luce sullo Iacovone. Il tratto metaforico della frase è pertinente.
Caso-Iacovone, vertice in Prefettura I riflettori del calcio rossoblù sono oggi tutti orientati sulla Prefettura. Questa mattina (ore 12) ci sarà la riunione, convocata dal dott. Francesco Alecci, per la risoluzione degli angosciosi problemi legati allo "Iacovone". Fino all’altroieri erano in piedi quelli legati alla mancanza di corrente elettrica e di pulizia all’interno dello stadio, ma anche alla possibilità che anche il gas e l’acqua venissero "tagliati" da un momento all’altro per morosità. Ieri ne sono emersi degli altri, altrettanto inquietanti: lettera di licenziamento al custode ed al giardiniere con tutte le conseguenze. Chi aprirà lo stadio? Chi curerà il manto erboso che abbisogna di cure giornaliere per evitare che, nel giro di due mesi al massimo, si trasformi in terra battuta? Chi fornirà il concime per tenerlo in vita? Chi lo annaffierà? La situazione è veramente pesante. Al tavolo di concertazione ci saranno il rappresentante dell’Enel, dott. Blonda per il Comune di Taranto e Vittorio Galigani, direttore generale rossoblù. È prevista, altresì, la presenza del presidente della Provincia Gianni Florido, il quale ha chiesto ed ottenuto di partecipare alla riunione in qualità di rappresentante delle istituzioni cittadine. In passato ha sempre dimostrato, con i fatti, di essere molto sensibile alle problematiche della città, ovviamente anche del calcio. Ha anticipato che ha delle importanti proposte concrete da fare. Nella prossima settimana il Taranto ha due importanti impegni casalinghi. Il 1 novembre affronterà la Vibonese per la qualificazione agli ottavi di finali della Coppa Italia (bisogna ribaltare il 2-0 dell’andata). Il 4 novembre ospiterà il Giulianova per la decima giornata d’andata del campionato di serie C1. Occorre, dunque, trovare la soluzione a questi tenebrosi problemi. Oramai siamo in dirittura d’arrivo. Non è più possibile prorogarli, caso contrario si va incontro a delle conseguenze cui non ci si vuole nemmeno pensare. Allenarsi su di un campo privato e giocare le gare interne di campionato... su di un campo neutro appare, infatti, una soluzione che svilirebbe gli ambizioni programmi societari, appesantirebbe le risorse economiche di una tifoseria che compie salti mortali per essere presente sugli spalti dello stadio tarantino, getterebbe un’ombra gigantesca sull'intera città che esce malconcia dai riverberi della dichiarazione di dissesto per i tantissimi debiti rivenienti dal bilancio. Tornando al calcio giocato ieri c'è stata la prevista doppia seduta. C'era Caccavale rientrato dal permesso. Deflorio ha svolto l’identico lavoro dei compagni, esclusa la partitella finale. Oggi test con i giovani. Si va verso la conferma della formazione che ha battuto la Ternana? di Giuseppe Dimito
Sta tornando il capitano Un doloretto al polpaccio, nulla di più. Quasi nascosto dalla gioia per aver segnato il primo gol stagionale di un Taranto subito vincente. Andrea Deflorio, nel dopo partita del match con il Ravenna, sorrideva convinto.
I rossoblu si allenano... col generatore Per far luce ci è voluto il generatore: il Taranto ha potuto continuare ad allenarsi allo “Iacovone” (anche se con tempi lievemente più ristretti rispetto al solito) pagando “in proprio” l'affitto dell'apparecchiatura.
Taranto, c’è anche Deflorio Andrea Deflorio è tornato ad allenarsi con il gruppo. Dopo circa un mese e mezzo il capitano rossoblù ha risolto finalmente i suoi problemi fisici (stiramento al polpaccio sinistro) svolgendo lo stesso lavoro dei compagni, compresa la partitella finale. Le speranza di vederlo in campo domenica a San Marino non sono tantissime, ma quanto meno sarà inserito nella lista dei 18 che sarà presentata all’arbitro. La seduta di allenamento si è regolarmente svolta nonostante il distacco della corrente elettrica effettuato dall’Enel ieri l’altro: il generatore fatto installare dalla società sta regolarmente funzionando. L’unico assente era Caccavale, ma per motivi strettamente familiari. Il programma prevede per oggi la solita doppia seduta e domani la partitella infrasettimanale. La partenza per la trasferta di San Marino avverrà venerdì dopo la seduta d’allenamento. La società ha deciso di dimezzare il viaggio. La prima tappa sarà San Benedetto del Tronto, città in cui risiede il diesse Evangelisti. Sabato mattina, nella cittadina marchigiana, ci sarà la rifinitura dopodicchè la comitiva si trasferirà nella sede del match. Intanto c'è viva attesa per l’importantissima riunione che si terrà domani mattina (ore 12) in Prefettura. Dinanzi al dott. Francesco Alecci ci saranno i rappresentanti della Taranto Sport, del Comune e dell’Enel che - come va ricordato - vanta un credito di circa 22mila euro nei confronti dell’ente civico. L’incontro servirà per dipanare la intricata matassa venutasi a creare dopo il "taglio" della luce elettrica, dopo il "no" della società "L’Ancora" a continuare la pulizia all’interno dello stadio e dopo le previste intimazioni al pagamento dei rispettivi insoluti che potrebbero giungere a breve da parte ddi chi fornisce il gas e acqua. Una delle soluzioni praticabili potrebbe essere quella di rinegoziare da domani tutti i contratti con la Taranto Sport. In tal maniera si metterebbe un punto fermo all’insoluto del Comune di Taranto e si riavvierebbe una nuova fase. di Giuseppe Dimito
Se cambia il rapporto tra bellezza e utilità Orgoglio di gruppo, identità collettiva, talento individuale, maturità tattica, astuzia tecnica, capacità gestionale: ripensando la partita del Taranto spunta un elenco di qualità. Alcune note, altre inedite, molte semplicemente più visibili: tutte che riconducono alla vittoria, dandole ulteriore legittimità. Tutte che seminano speranze sul sentiero prima ricco di detriti, che restituiscono una squadra consapevole dopo le diaboliche tentazioni della crisi. Ha un senso la partita di domenica: perché giunge in fondo a un processo lento e inevitabile, a una rieducazione di gruppo elaborata e funzionale. Perché il risultato non è tutto, non è l’intera analisi. Il pensiero va allargato: a tutto quello che c’è prima, alle parole dette per alleggerire la tensione, ai pensieri spesi per tenere la squadra lontana dal caos, ai pareggi che sembravano rallentare e, in realtà, tenevano in piedi. Elementare: non si fossero state quelle parole, quei pensieri e soprattutto quei pareggi il Taranto sarebbe sprofondato miseramente. Se si racconta una storia diversa evidentemente è servito tutto. Ed è servito, anche, continuare a setacciare l’organico, a sperimentare, a trovare formule. Si è visto ancora un Taranto diverso e, forse, anche il Taranto migliore. Non per la qualità del gioco (ci sono state gare più belle), ma per il rapporto bellezza-utilità. Rivoltando il taccuino: due gol, almeno quattro occasioni nitide (una l’incredibile traversa-palo di Toledo), una produzione offensiva che solo la giornata storta di Cammarata non ha reso dilagante. E’ la strada trovata che incoraggia. Perché il biondo non farà sempre tre errori di tale portata e, nel frattempo, il Taranto ha trovato il modo di arrivare con continuità al tiro. Papagni girerà ancora alla ricerca costante dell’assetto migliore, quello con maggiore aderenza alla partita, ma è, intanto, arrivato ad alcune certezze. Partendo da Toledo, ufficialmente piazzato a metà strada tra centrocampo e attacco: il brasiliano non è una punta e nemmeno un esterno. E’ un giocatore atipico per la sua presenza nella partita (entra ed esce dal contesto con selvaggio furore e con identica indolenza), ma anche per le sue qualità: ha un primo passo che lascia sul posto ogni avversario, ha quindi bisogno di rendere quel primo passo produttivo. Uno scatto palla al piede, poi un passaggio o un tiro: il calcio di Toledo è questo, Papagni lo ha individuato definitivamente. La regolazione del complesso passa anche attraverso qualche mossa semplice in difesa: il coraggio di schierare Cosenza, giovane centrale, da esterno e da titolare, la mutazione del reparto da primo costruttore della manovra a contraerea efficace, con due giocatori (Cosenza, appunto, e Prosperi) bravi sui palloni alti, con Colombini che, finito in tribuna Panini, è quello che ha il compito di spingere e sa anche come farlo. Dicono i numeri (tre partite, un gol subito) che il Taranto ha assorbito l’assenza di Pastore cambiando se stesso. Perché adesso la squadra riparte dai piedi di Danucci, impeccabile geometra con il piede educato a solo un po’ di fiato corto. Perché si nutre del dinamismo di De Liguori e dello spirito di sacrificio (innegabile) di Mancini. Con Ambrosi che si ritrova, Cammarata che conosce i tempi (e non ha dimenticato la porta) esiste un quadro chiaro. Al quale si aggiungerà, presto, Deflorio. Ma così, intanto, si è portato il Taranto fuori dalla crisi, prima che ci scivolasse dentro. E ha messo in evidenza le qualità d’apertura: l’orgoglio di gruppo necessario per resistere alle intemperie e reagire, l’identità collettiva di uomini che giocano da squadra conoscendo il sacrificio, il talento individuale di calciatori che dal nulla scavano la differenza, la maturità tattica di gente in grado di cambiare modulo ogni partita e anche dentro la partita stessa, l’astuzia tecnica di chi conosce i trucchi per gestirsi e controllare la gara, la capacità gestionale di chi ha tenuto il Taranto unito quando era facile che si rompesse. Sì: è una buona ripartenza. di Fulvio Paglialunga
Quando soffia il vento del cambiamento Ci sono partite di transito, copie tutte uguali dello stesso momento. E partite di rottura: piccole chiavi d’accesso alle nuove verità. Taranto-Ternana appartiene decisamente alla seconda categoria. Il Taranto non si è limitato a vincerla. Ha fatto di più. L’ha giocata, condotta, scossa e gestita. La partita ha parlato perché il Taranto ha finalmente detto: che la sua forza attuale parte dalla ritrovata compattezza della difesa; che la sua qualità è Toledo; che la sua differenza, ogni volta da compiersi, è compresa tra Danucci e gli attaccanti di turno. Proviamoad approfondire.
Pinna si sente a casa
Una parata per pochi intimi. Ma i presenti non hanno potuto far altro che spellarsi le mani. E il Taranto ringrazia il “miracolo” di Tore Pinna.
Firma falsa, condanna per tre
Tre ex amministratori del Taranto Calcio, Pieroni, Giove e Fogliamanzillo, sono stati condannati per la vicenda della firma falsa. Si è concluso nel primo pomeriggio di ieri, dinanzi al giudice monocratico Martino Rosati, il processo che vedeva imputati il patron dell'epoca Ermanno Pieroni (difeso dall'avvocato Pesarini del foro di Ancona) e gli altri componenti della compagine societaria Vincenzo Fogliamanzillo (difeso dall'avvocato Eugenio Palumbo del foro di Napoli), amministratore delegato, Massimo Giove presidente e i soci di minoranza Domenico Tagarelli , Cosimo Simonetti, Antonio Palma (difesi dagli avvocati Antonio Raffo, Vincenzo Monteforte e Gianluca Mongelli), per i reati di truffa aggravata e di falso in atto privato.
Emergenza "Iacovone" Il Taranto è in risalita in classifica, ma l’emergenza ambientale resta intatta. Anzi la querelle rischia seriamente di diventare più aspra con il passare dei giorni. Ieri mattina, come annunciato, l’Enel ha interrotto nuovamente la fornitura di energia elettrica allo "Iacovone". Niente luce, dunque, niente acqua calda, niente docce. La società rossoblù non si è persa d’animo. Il direttore generale Vittorio Galigani ha contattato una ditta di generatori d’energia elettrica: fino a venerdì prossimo, giorno della partenza per San Marino, il problema-luce è risolto. Le spese per la sua utilizzazione sono a totale carico della società jonica (sembra 200 euro circa ad ora). Evidentemente la soluzione è provvisoria, tampone come suol dirsi. Resta il poblema in tutta la sua interezza. In mattinata il dg ha inviato un fax alla Prefettura mettendo nel debito risalto l’angoscioso problema. Nel giro di poche ore il dott. Francesco Alecci ha convocato per dopodomani mattina (ore 12) la Taranto Sport, il Comune e l’Enel per trovare un punto d’incontro. Il problema è grave. L’Enel vanta dal Comune di Taranto un credito di circa 960mila euro, di cui ben 22 soltanto per lo stadio tarantino. Trovare la soluzione non sarà facile in presenza di una dichiarazione di dissesto finanziario dell’ente civico. Ma c'è di più. I guai non vengono mai da soli. La cooperativa L’Ancora, da ieri, ha sospeso la custodia e, soprattutto, la pulizia dello stadio sia per morosità del Comune che per rinnovo contrattuale. L’azienda che fornisce il gas potrebbe sospendere da un momento all’altro anche questa erogazione per gli stessi motivi di morosità. Perfino l’acquedotto potrebbe assumere analoga iniziativa anche se, per la verità, non ci sono segnali così inquietanti. Intanto la squadra riprenderà nel pomeriggio la preparazione allo "Iacovone" in vista del match esterno di San Marino. La formazione di casa naviga in piena zona playout occupando il quart'ultimo posto con 7 punti. L’intero bottino è stato conquistato sul terreno amico avendo battuto Salernitana (secco 4-0) ed il Teramo (1-0), e pareggiato contro la Ternana (1-1). Fuori casa, invece, 4 sconfitte. Ha un attacco piuttosto prolifico (10 gol segnati, di cui 7) ma anche una difesa perforabile (incassate 10 reti, ma solo 3 fra le mura amiche). Buone notizie per quanto riguarda capitan Deflorio che oggi dovrebbe riprendere la preparazione con maggiore vigore. Potrebbe entrare nella lista dei 18 per la lunga trasferta e giocare, magari, uno spezzo di gara. Più certa la sua presenza dall’inizio per la prossima gara interna con il Giulianova (a porte finalmente aperte). Da San Marino giungeranno domani 500 biglietti. di Giuseppe Dimito
Cammarata rilancia il Taranto
Tre errori dinanzi al portiere, tre azioni maturate differentemente. Un punto in comune: Fabrizio Cammarata, protagonista in negativo nelle diverse circostanze. Una novità, quasi un paradosso. Vedere un attaccante con il suo passato - 39 presenze e 9 reti in serie A, 302 presenze e 73 reti in serie cadetta - sbagliare in quella maniera può non sembrar vero. «Ma è importante collezionare tante occasioni, il gol poi arriverà. Così, almeno, mi è sempre stato detto». Cammarata non spegne una polemica, non è nel suo stile. Puntualizza, chiarisce, va a fondo. «Nel primo caso ho cercato di saltare il portiere, ma Ginestra è stato bravissimo a rimanere in piedi fino alla fine. Sull'assist di Ambrosi ho colpito la palla di esterno. Alla fine, invece, ho mirato al secondo palo, senza vedere che in area piccola Zito accorreva senza marcatura». Spiegazione fornita, parole messe al punto giusto. Di positivo, comunque, resta una bprestazione costellata di tanto impegno profuso a favore della squadra. «Fisicamente sento che la condizione sta crescendo e con Ambrosi stiamo affinando l’intesa. Sono molto contento per lui, sta trovando la via della rete con una certa regolarità. Con la Ternana era importantissimo vincere, ci siamo riusciti giocando bene nella prima frazione e sfruttando i colpi dei nostri fuoriclasse nella ripresa. Mai come domenica, poi, ho visto le due fasi di gioco curate con grande concentrazione». Un solco tracciato, un successo giunto dopo quaranta giorni che valorizza i tre pareggi consecutivi (Lanciano, Manfredonia, Gallipoli). L’ex bomber del Verona è convinto che «il Taranto, adesso, abbia intrapreso la retta via. La formazione umbra era un avversario ostico, con l’aggravante di doverla affrontare ancora senza i nostri tifosi. Abbiamo superato l’esame a pieni voti, l’esperienza della prima gara disputata a porte chiuse ci ha aiutato a mantenere sempre alta la concentrazione». Sei punti in quattro partite. La marcia dei rossoblù, ripresa gradualmente, potrebbe essere favorita da un calendario che, nel prossimo mese, li vedrà affrontare tre delle ultime quattro della classe (San Marino, Giulianova, Martina). «E' vero, ma non dobbiamo sottovalutare gli avversari. La squadra di Alberti, ad esempio, tra le mura amiche ha sconfitto Salernitana e Teramo. Ci conforta, però, la nostra condizione psico-fisica. Stiamo bene, dalla prossima partita potremmo contare anche su Mortari e Deflorio». Materializzando una serie di interrogativi nella mente di Papagni e amplificando la forza di un reparto (attacco) che serba ancora un potenziale inespresso. «L'assenza di Andrea si sente moltissimo, è un punto di riferimento per questo gruppo. Con il suo rientro ci sarà l’imbarazzo della scelta. Ma sarà una situazione piacevole, speriamo di non ritrovarci più in emergenza». di Fabio Di Todaro
Comincia la settimana di Deflorio
Detto sottovoce: Deflorio, domenica, potrebbe tornare. Dopo sette giornate di stop per un guaio muscolare, dopo aver cercato di forzare i tempi all’inizio, rimediando semplicemente un peggioramento dello stiramento che, poi, lo ha costretto a fermarsi. Oggi il capitano rossoblu, dopo una lunga fase di ripresa, dovrebbe tornare ad allenarsi con il gruppo. «Dovrebbe essere guarito - dice Guido Petrocelli, responsabile dell’area medica rossoblu -. Ma comunque è meglio andare con cautela: bisogna comunque considerare che non gioca da un mese e mezzo». Deflorio si muoverà con gli altri, ma i muscoli andranno trattati con cura, per evitare pericolose ricadute: «Sarà monitorato - spiega Petrocelli - e, se tutto andrà bene, potrà essere convocato già da domenica». Papagni attende e valuta. Difficile, ovviamente, che per il capitano ci sia posto da subito nella formazione titolare. Però è già una buona notizia. Altro rientro possibile è quello di Cristian Mortari, finalmente abile dopo quasi cinque mesi. Il leccese è rientrato ormai a pieno titolo nel gruppo: «Giovedì ha fatto cinquanta minuti di partitella - spiega il medico rossoblu - : è sano, è guarito. Gli manca il ritmo partita e, comunque, bisogna sempre considerare che le sollecitazioni in una gara sono diverse da quelle dell’allenamento. La valutazione, adesso, credo che sia essenzialmente tecnica». Prosegue, intanto, il programma di recupero di Ivano Pastore: ieri il difensore rossoblu si è tolto i punti e ha lasciato le stampelle. Domani comincerà il lavoro in piscina.
Taranto, così si vince Al Taranto serviva questo: una vittoria piena, una partita convincente. Serviva per completare la propria ricostruzione, per scrollarsi le ansie e rimettersi ufficialmente in piedi. C'è - è certificato - una squadra vera, unita da comuni sentimenti e arricchita dalla qualità dei singoli. C'è un gruppo che riprende a utilizzare il vocabolario della gioia, dopo aver saccheggiato quello del dolore (due sconfitte consecutive) e del rammarico (tre pareggi in fila). C'è un avversario che un po' sgombra la strada (la Ternana a volte è di imbarazzante povertà), ma anche il meritorio lavoro degli uomini di Papagni, che si muovono come devono e aboliscono il superfluo.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga PINNA - Il silenzio dello stadio fa sentire le sue urla di incitamento, quasi da leader. Ma sono le parate che incorniciano la sua prestazione: una è splendida, tutte sono decisive: 7
Taranto, la vittoria ritrovata La ricerca assidua del gioco nel primo tempo. La scoperta consolante delle giocate nella ripresa. Il Taranto vince così, andando oltre gli schemi, dove si annidano i colpi. Capita spesso alle squadre che, in attesa di formarsi un'identità definitiva, scelgono l'azzardo (il rigore di Ambrosi) e l'eccezionalità (il raddoppio di Toledo) per venire a capo di partite complicate. È un Taranto di fatiche e di ribalderie quello che annienta la Ternana, tornando al risultato pieno, dopo aver messo insieme due sconfitte e tre pareggi. Un Taranto che sembra nuovamente in grado, dopo le interferenze ambientali e dopo le abulie collettive, di far valere la propria diversità. Diversità che è essenzialmente tecnica e che quando riesce a compiersi può scavare la differenza contro qualunque avversario. La vittoria è comunque netta, magistralmente sintetizzata dal 2-0 finale. Un risultato pertinente. Rispettoso di ciò che si vede e di ciò che s'intuisce. Meglio il Taranto sempre: quando si sforza di dipanare la manovra, sommando idee, ragionamenti e combinazioni; quando si limita ad aspettare il lampo di bellezza, stimolando l'estro individuale. Alla Ternana, alla fine, non rimane che perdere. Non ci sono altre possibilità. Squadra massiccia, calcio un po' legnoso, trame portate avanti con calcolata lentezza: una condotta che nelle precedenti trasferte aveva funzionato. E che a Taranto, nel silenzio artificiale dello Iacovone, non dà la resa preventivata. Primo tempo da declinare al plurale. Gira la squadra, tatticamente in bilico tra il 4-3-1-2 (l'impianto di Gallipoli) e il 4-3-3. A far oscillare il modulo è il nomadismo di Toledo, il suo partire centralmente tra le linee, cioè dietro i due attaccanti, e il suo emigrare a sinistra, allineandosi alle punte. Papagni ordina a Mancini di essere il terzo di centrocampo: posizione che richiede attenzione tattica (il suo dirimpettaio è Cherubini, un tipo svelto) e sacrificio dinamico (c'è da suturare molto spazio a destra). Mancini ci mette ardore e impegno, ma non può evitare gli errori (in chiusura e in disimpegno). Tocca così a Danucci (riflessivo) e De Liguori (moto perpetuo) fornire il contributo più corposo nella costruzione del gioco, che sino alla trequarti ha uno sviluppo regolare. Poi, però, sembra interrompersi, in attesa del movimento giusto o della soluzione illuminante. La Ternana (4-4-1-1) cerca ai lati ciò che non può trovare in mezzo: agilità (Candreva) e brillantezza (Cherubini). Non ci sono mai intenzioni dichiaratamente bellicose. Bonfiglio, che galleggia tra le linee, ha buona qualità ma non incide. Tozzi Borsoi, unica punta di ruolo, è in condizioni precarie e si nota (dopo 35' cede il posto a Perna). La partita è nelle mani del Taranto. Le occasioni, invece, capitano tra i piedi di Cammarata (in ombra). Sulla prima (assist a scoperchiare l'area avversaria di Toledo) non gli riesce il dribbling sul portiere che lo disattiva al momento del tiro (17'). Sulla seconda (servizio di Ambrosi) ritarda la conclusione, senza centrare la porta (29'). Ripresa da declinare al singolare. Perché comincia il piccolo tempo degli interpreti più ispirati. Ad illudere la Ternana è un altro inizio: più convinto, meno svagato. Avvio che sembra segnalare la crescita degli umbri. Ma è il Taranto a scovare il gol, sfruttando una punizione di De Liguori e una spinta in area di Perna ai danni di Prosperi: rigore. L'esecuzione di Ambrosi è originalissima: una rincorsa piena di finte, ammiccamenti e frenate, poi il tocco tiepido sulla scelta sbagliata del portiere, tuffatosi sulla sua sinistra. È il 6. Il Taranto inizia a vincere, la Ternana ha già perso. Papagni toglie Ambrosi. Entra Larosa e si torna idealmente al progetto tattico di Gallipoli. La Ternana osa. Schema su punizione: sponda di testa di Bonfiglio, tiro di Candreva e prontissima risposta di Pinna (21'). Da qualche minuto Toledo si è autoemarginato a sinistra. Sembra in uno dei suoi rituali momenti di massima pigrizia. Quando rientra in sé, e dunque in partita, si vedono cose mai viste prima. Fascinose spruzzate di calcio. Accelerazione, accentramento e botta di destro: il pallone rimbalza sulla traversa e carambola sul palo (23'). Entra Zito (fuori Mancini). Ora il Taranto è quasi 4-4-2 (fase di non possesso). Controfuga manovrata: Danucci alza la mira (30'). Ancora Toledo che asseconda il movimento di Cammarata, liberandolo per il tiro fuori misura (31'). Silvestri rileva Danucci: è l'ultimo cambio. Toledo (incontenibile) chiude il confronto, bruciando sullo scatto chi vorrebbe opporsi e infilando di giustezza Ginestra (47'). Metodo e talento, stavolta la sintesi è perfetta. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò
PINNA 6,5 - C’è su tutte le conclusioni che lo chiamano in causa. Efficace su Cherubini, provvidenziale su Candreva.
«Alleno uomini veri»
Fuori dal tunnel. Grazie alla forza del gruppo. Il dopo-partita di Aldo Papagni è analisi e ringraziamento, racconto e lodi. Complimenti sparsi per una squadra che ha saputo superare i momenti difficili e adesso sembra in grado di riprendere il cammino lì dove si era interrotto, dopo i due successi consecutivi conquistati nelle prime giornate.
«Sono felice - racconta - di essere l'allenatore di questa squadra. L'ho ribadito ai ragazzi prima della gara: sono andato da loro e ho detto che mi ritengo fortunato ad allenare il Taranto piuttosto che la Ternana. E non certo per il valore tecnico degli umbri, davvero elevato. Ma noi abbiamo uno spogliatoio saldo, che ha saputo affrontare un periodo di emergenza tecnica ed ambientale. La vittoria con la Ternana ha certificato definitivamente una realtà: abbiamo un gruppo di uomini veri. E' questo il nostro segreto: il grande spessore umano di tutti gli atleti. Che ci consente di cambiare volto in più occasioni nel corso dello stesso match. Altri, forse, dopo tanti guai sarebbero crollati: noi siamo riusciti a venirne fuori». La vigilia di Papagni era istoriata da buoni segnali.
«Prima della partita - prosegue - ero molto fiducioso. Sapevo che la determinazione, l'aggressività e la personalità appartengono ormai al nostro patrimonio: sapevo che queste doti ci avrebbero permesso di superare la difficoltà di giocare senza pubblico. Abbiamo fatto tesoro dell'esperienza negativa del pareggio a porte chiuse contro il Manfredonia: e abbiamo messo a frutto il lavoro compiuti nelle ultime due settimane, in cui il calcio è tornato ad essere l'unico protagonista delle nostre ore. Nelle settimane precedenti troppi eventi ci avevano distratto. Non posso dimenticare, inoltre, l'aiuto fornito da tutti i miei ragazzi: anche da quelli finiti in panchina o addirittura in tribuna».
Le statistiche di Franco Valdevies Dopo oltre un mese il Taranto torna alla vittoria; i rossoblù non coglievano i tre punti dal 10 settembre scorso, 1-0 a San Benedetto del Tronto con la rete decisiva di Fabrizio Cammarata. Quel successo esterno seguiva di sette giorni quello che gli ionici avevano conquistato alla prima giornata battendo il Ravenna per 1-0.
Manoni sincero
La prima sconfitta esterna stagionale non preoccupa più di tanto il tecnico rossoverde Favarin.
«La nostra partita è terminata con l’assegnazione del penalty poi trasformato da Ambrosi. E’ stato un episodio decisivo che ha spento il nostro buon avvio di ripresa. Poi abbiamo avuto due occasioni per pareggiare con Cherubini e Candreva, ma gli interventi di Pinna sono stati prodigiosi. Il Taranto? E’ una buona formazione, sicuramente diversa da quella che ho affrontato l’anno scorso in C2 (alla guida del Latina , ndr).
Da questa gara emerge, comunque, l’estremo equilibrio di un campionato che non vede una compagine favorita. Continueremo a lavorare per acquisire la determinazione necessaria per far strada in serie C1». E’ quasi paradossale sentire Manolo Manoni parlare da avversario. Fino ai primi giorni di settembre è stato in riva allo Ionio in attesa di firmare un contratto mai arrivato. «Sono andato via a malincuore», aveva dichiarato il centrocampista marchigiano alla "Gazzetta" giovedì scorso. Sensazioni amplificate al termine della contesa.
«Mi ha fatto uno strano effetto tornare allo
"Iacovone" da avversario e giocare in uno stadio deserto. La gara? Il Taranto ha meritato la vittoria, mostrando maggiore aggressività e determinazione. Pur affrontando una Ternana che, nelle previsioni, giocava per ottenere un risultato
Taranto, la forza del gruppo La forza del gruppo, l’elevato profilo caratteriale, il contributo importante fornito da chi è sceso in campo per una manciata di minuti. Aldo Papagni motiva il successo citando queste tre componenti. «Il Taranto ha dimostrato di essere una squadra di uomini veri» ha commentato il tecnico di Bisceglie ancor prima di proferir parola sui bagliori accecanti di Toledo, l’insaziabile voglia di riscatto di Ambrosi, le clamorose occasioni fallite da Cammarata. «E' l’aspetto che considero prioritario - ha proseguito - soprattutto al cospetto di un avversario come la Ternana che abbiamo affrontato in uno stadio desolatamente vuoto». Il resto è subordinato. Passano in secondo piano i tiri di maldestri di Cammarata: «E' stato importante creare diverse palle gol, gli errori non mi preoccupano. Fabrizio ha giocato una buona gara, cercando spesso di dialogare con Ambrosi. In settimana ho saputo dalla stampa di essere in dubbio sul suo utilizzo, ma in realtà Ambrosi sapeva di dover giocare da martedì. Sta attraversando un momento molto positivo e conoscevo le difficoltà della difesa umbra già palesate nelle precedenti giornate». Lettura della gara ineccepibile, cambi in corsa studiati ed effettuati con precisione chirurgica. «Era importante conquistare la vittoria e il rigore nella ripresa è giunto quando la Ternana sembrava diventasse pericolosa. Poi ho ridisegnato la formazione aggiungendo fiato e grinta al centrocampo. Ricevendo, ancora una volta, risposte confortanti da chi finora ha giocato meno». Il successo sui rossoverdi amplifica il valore dei tre pareggi consecutivi. E appare quasi beffardo poter dare ulteriore tempo a Mortari e Deflorio per completare il lavoro di recupero. Il Taranto c'è anche senza di loro, l’attesa potrebbe non essere terminata. «Non so se saranno utilizzabili a San Marino - ha concluso Papagni -, ma sicuramente da domani si alleneranno regolarmente con il gruppo». Due gol in due partite, il merito di aver sbloccato la contesa per Alessandro Ambrosi. «La rete è la giusta soddisfazione al termine di un’intensa settimana di lavoro. Sto fornendo un contributo importante, mi auguro di mantenere questo livello di forma. Il penalty? L’ho calciato a modo mio, aspettando il movimento del portiere e spedendo la palla dalla parte opposta». De Liguori: «Nelle ultime due giornate abbiamo giocato benissimo, speriamo di continuare così. E’ stato fondamentale il contributo degli attaccanti che ci hanno aiutato molto in fase di non possesso». di Fabio Di Todaro Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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