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La contraddizione tra qualità e atteggiamento
Non può esistere un Taranto molle: diventa una squadra inceppata, dall'incedere quasi inutile

Intanto il pareggio. E poi l'eterna diatriba: poteva essere una vittoria (c'erano le premesse ideali), poteva anche essere un doloroso capitombolo (il dramma sembrava compiersi), è una partita recuperata con residui d'orgoglio, oppure è una partita sfuggita per un pizzico di presunzione. Dal vortice dei pareri non si esce semplicemente. Ma ci sono certezze che il Taranto ha bisogno di scovare, per aiutarsi. Capire, ad esempio, che una squadra destinata a comandare la partita per rispetto della propria cifra tecnica, non può prescindere da un atteggiamento feroce, quasi dispotico. Altrimenti si crea una contraddizione tra le qualità e la mentalità. Non può esistere un Taranto molle: diventa una squadra inceppata, dall'incedere quasi inutile. Perché invita gli altri al contenimento di massa (a San Marino è accaduto) mentre perde tempo a cercare il tocco più bello. C'è, invece, bisogno di un Taranto quasi selvaggio: che addenti la partita dall'inizio, che sfrutti il primo errore e si predisponga per ripetersi, che si metta in condizione di lucidare le sue qualità, ma che non si illuda di poter riprendere la partita a proprio piacimento, lasciandosela invece sfilare.
Capire il Taranto, però, è un passaggio fondamentale per l'analisi di un momento a modo suo delicato. C'è una squadra in perenne mutazione, un gruppo che ha dovuto prima far fronte a troppe mancanze e ora deve gestire troppe presenze. E equilibri da trovare, compromessi da ricercare. Non c'è ancora un Taranto migliore di un altro. Ci sono partite e ambientazioni da rispettare. E restano gli imprevisti che spesso smontano le teorie. 
La partita di San Marino è una istantanea: la stessa formazione che contro la Ternana sembrava essere la trovata migliore improvvisamente non è tornata utile. Non è bastata, semplicemente. Probabilmente per i gol che hanno stravolto l'andamento della gara, ma forse anche per le diverse esigenze che la partita richiedeva: il San Marino andava affrontato con la forza e la squadra si è invece illusa che bastasse un gioco di prestigio qualsiasi. Ma la chiave non è nelle scelte iniziali, quanto nella resa dei singoli, in qualche piccolo tradimento che condiziona la prestazione collettiva. Qui incidono le profonde mutazioni: il Taranto che cambia modulo e uomini è una squadra che deve poggiarsi molto sulle prestazioni individuali, sulla capacità di ognuno di sfruttare le scelte del tecnico e lo spazio messo a disposizione. E se il Toledo che parte e inventa fa funzionare tutto contro la Ternana, quello indolente e emarginato rende zoppa la manovra contro il San Marino. E' un esempio di quello che condiziona una squadra che, per la sua composizione e per il momento, può avere lo spirito del gruppo, ma non tutte le funzionalità tattiche annesse. Non è la squadra nata in ritiro, è un organico cambiato successivamente e ancora in fase di integrazione.
Ci sono equilibri da ricercare con ossessione. Tattici, ad esempio: non è un caso che sia stato utile alla partita l'ingresso di Larosa, grinta e umiltà ma non certo piedi educati. E anche psicologici: è stato utile (deviazione che ha partorito il gol) portare Pasca in panchina e, nella necessità, trovargli uno spazio in campo. Ce ne sono sempre di nuovi da trovare: bisogna adesso inserire Deflorio ma fare attenzione nelle dosi, perché lo stato di Ambrosi va conservato e Cammarata ha bisogno di ritrovare l'autostima. Ma bisogna anche far recuperare minuti a Cejas, valutare tanto altro. Papagni non ha un compito facile, ma ci pensa. Serve grande coraggio e saggia gestione. Ma è indispensabile che venga dato il tempo per una trasformazione completa. Il Taranto cambierà ancora, fino a che non troverà la sua versione più giusta. Nel frattempo, occorre comprendere. E mostrarsi ambiente maturo.
di Fulvio Paglialunga31 ottobre 2006

Ma è tempo di crescere
Il Taranto davanti al bivio

Non si dovrebbe, ogni volta, aggiornare il giudizio sul Taranto, passando dalla squadra bella e irresistibile alla squadra brutta e arginabile. Ma sta accadendo. E non è normale. Anzi, comincia a diventare preoccupante. Perché questa discontinuità rischia di condannare il gruppo ad un interminabile periodo di apprendistato. Una fase di crescita puntualmente interrotta in cui si costruiscono e si demoliscono certezze con troppa disinvoltura. Ciò che una domenica sembra acquisito, la domenica successiva viene disperso. Le squadre mature, tatticamente compiute e mentalmente salde, non si comportano così. Non hanno questo incedere ondeggiante, fatto di alti e bassi. Hanno un equilibrio più stabile, un’identità più ferma, una personalità più marcata. Non è ovviamente semplice capire dov’è il problema, se un problema esiste. Ma negare le difficoltà, rifiutarsi di considerare l’ipotesi di avere qualche intoppo, non aiuta a comprendere il momento. Intendiamoci: il Taranto non sta lanciando segnali di sofferenza diffusa. La squadra è molto più forte dei suoi limiti occasionali e delle sue amnesie di giornata. Lo ha dimostrato anche a San Marino, andandosi a prendere un punto in fondo ad una partita strampalata. Acchiappando il pareggio all’ultimo disperato assalto. Ma la facilità con la quale salta da una prova persuasiva (Ternana) ad una prestazione difettosa (San Marino) deve far riflettere. Perché una ragione c’è sempre. Bisogna cercarla, partendo da quello che ormai sembra un pesante indizio: il Taranto non ha continuità di concentrazione, perde spesso il filo del gioco, che è comunque in grado di esprimere, quando riesce a coniugare manovra e colpi, compattezza e qualità, forma e sostanza, bellezza e praticità. A San Marino non ci è riuscito. Tutte le sue buone intenzioni si sono presto arenate al cospetto di un avversario chiuso dentro la propria metà campo e svelto nei ribaltamenti di gioco. Una squadra massicciamente concentrata sulla necessità di non mettere spazio tra la propria difesa e il proprio centrocampo, lì dove Papagni aveva previsto dovesse germogliare la differenza tecnica del Taranto. Linee spesso sovrapposte e possibilità minime per i fantasisti Toledo e Mancini di far pesare la loro diversità. Anche la retroguardia, irreprensibile per due partite consecutive (Gallipoli e Ternana), ha mostrato l’inattesa corda di una allarmante vulnerabilità. Per responsabilità specifiche (la superficialità di Caccavale, le distrazioni di Cosenza, la svagatezza di Colombini) e per colpe collettive (scarsa protezione della squadra). Quando le azioni degli avversari arrivano rapidamente in porta significa che non c’è filtro davanti alla difesa, chiamata spesso ad intervenire in spazi dilatati. Il Taranto rimane potenzialmente in grado di offrire bagliori di gioco e momenti di efficacia, perché ha una qualità superiore alla media del campionato, ma gli impacci mostrati stanno ora dando l’impressione di essere connaturati alla struttura stessa della squadra. Il San Marino li ha messi in evidenza con il puntiglio dei suoi difensori, l’ordine dei suoi centrocampisti e la velocità delle sue punte. È tempo, dunque, che il Taranto rompa ogni indugio, uscendo dall’equivoco irrisolto che ne limita la crescita. Non è una questione di risultati: quelli sono ancora buoni e tengono insieme una classifica dignitosa. Bisogna solo capire se continuare a giocare così garantisca, infine, un futuro. di Lorenzo D'Alò31 ottobre 2006

«Mi faccio lo stadio»
La provocazione del presidente Luigi Blasi

Un pareggio all'ultimo respiro, la questione-stadio vissuta come un'angoscia. Il dopo San Marino di Gigi Blasi è in bilico tra speranze e preoccupazione: le giuste esigenze della società, la necessità di avere certezze sul campo sportivo da utilizzare non si contemperano, al momento, con la situazione di un Comune vittima del dissesto e impossibilitato a fornire risposte.
Il presidente rossoblu è amareggiato e non lo nasconde. Non escludendo decisioni clamorose. 
Presidente Blasi, la questione-stadio è motivo d'ansia per la società e per i tifosi. Come andrà a finire?
«Sono stanco, demoralizzato, quasi non mi verrebbe voglia di parlarne. La proposta di convenzione del Comune non è assolutamente ricevibile: contiene richieste che non coincidono con la realtà attuale dello stadio. Si parla, ad esempio, di un impianto di videosorveglianza che non è mai stato realizzato. 71.000 euro sono davvero troppi per uno stadio quasi inagibile. Finora abbiamo giocato grazie all'intervento di questore, prefetto e presidente della Provincia... ma è una situazione che non è sostenibile a lungo. Già adesso continuiamo a disputare le partite grazie ad un generatore di corrente elettrica affittato dalla società... Sembra quasi un invito ad andar via: a me piace fare calcio, ma devono esistere le condizioni per operare. Noi svolgiamo anche un'opera sociale, ci attendiamo che qualcuno ci dia una mano».
Quali soluzioni riterrebbe adeguate?
«Lo Iacovone pesa sulle casse comunali per un totale di 200.000 euro all'anno. Potrebbero concedermi, ad esempio, il comodato d'uso per 99 anni senza il pagamento di un canone. Penserei a tutto il resto. Esisteva, inoltre, un accordo verbale con la Giunta Di Bello: la società avrebbe ricevuto 150.000 euro per la sponsorizzazione “Taranto città d'amare” sulle maglie e avrebbe pagato 40.000 euro per l'utilizzo dello “Iacovone” nello scorso campionato. Ebbene, il Taranto non ha ricevuto neanche un euro: a questo punto credo che non valga neanche l'altra condizione».
E adesso che succede?
«Il prefetto, il questore, il commissario Blonda e il presidente della Provincia devono cercare in fretta una soluzione. Io non posso sostituirmi alle istituzioni, chiedo delle risposte precise, spetta alla politica trovare delle risposte. Vorrei pensare soltanto alla squadra, impegnarmi per raggiungere la serie B: e, invece, sono costretto ad affrontare questi problemi...».
E se non ci fosse una soluzione pronta?
«Potrei anche pensare di andar via, di lasciare tutto. O di portare la squadra da un'altra parte, a Castellaneta o a Manduria. Alla fine, facendo bene i conti, potrei costruirmi lo stadio in proprio. Forse sarebbe la soluzione migliore: mi basterebbero trenta ettari e un leasing decennale. In questo modo assicurerei un futuro alla società, potrei costruire un indotto fatto di alberghi, ristoranti, un centro sportivo per i giovani. E' un'idea che ho sempre avuto ma che la politica mi ha impedito di realizzare. Questi ragazzi ci chiedono una risposta: e lo sviluppo del settore giovanile potrebbe creare occasioni di riscatto e nuovi posti di lavoro».
Parliamo di San Marino: che sapore lascia il 3-3 conquistato all'ultimo minuto?
«Difficile dirlo. Di sicuro sono rammaricato: ho visto un buon primo tempo ed una pessima ripresa. Dovevamo essere più determinati, più cattivi. E, invece, c'è stato il solito calo di tensione, aggravato da una condizione fisica poco brillante nei secondi quarantacinque minuti. Quando giochiamo contro le squadre blasonate, i ragazzi riescono a dare il meglio: con quelle più “piccole” c'è qualche problema di concentrazione. Mi auguro che la situazione cambi, già dalla prossima gara in casa».
Preoccupato?
«No, dico soltanto che si poteva vincere. Per me è stata una sconfitta: i meravigliosi tifosi che ci hanno seguito a San Marino avrebbero meritato un successo. Ma alla fine, meno male che è arrivato il 3-3, è un risultato che ci può stare. Anche perchè stiamo assistendo ad un torneo equilibratissimo: non ci possiamo fidare di nessuno, neanche del Giulianova ultimo in classifica che affronteremo in casa domenica».
Cosa chiede ai suoi giocatori?
«Più convinzione in avanti. Adesso, finalmente, è rientrato Deflorio: la sua assenza si è fatta sentire. E poi, tutti dovrebbero prendero come esempio la grinta di Ambrosi: non si arrende mai, ha già fatto quattro reti. Se continua così, può diventare capocannoniere». di Leo Spalluto31 ottobre 2006

Cammarata spiega il digiuno
«Il gol? Ci sta pensando Ambrosi. Il mio momento arriverà»

Fa uno strano effetto vederlo in conflitto con la porta, mai in grado di procurare un pericolo all’estremo difensore avversario. Due reti in altrettante partite, poi l’inizio del digiuno. La luce che diventa fioca, il percorso che improvvisamente si fa più ripido per colpa di un fastidioso malanno muscolare. Fino al rientro, ricco di buoni propositi: a Gallipoli Fabrizio Cammarata è spesso pericoloso, segna un gol che l’arbitro non convalida. La luce inizia a spegnersi, il seguito consegna un paio di prestazioni scialbe, prive di acuti. Adesso è un calciatore da ritrovare, ha un rapporto (con il gol) da ricostruire. «La mia prestazione? E’ stata deludente, so che posso fornire un contributo ben più importante. Poi mi sono innervosito, la gara si è complicata in pochi minuti». L’attaccante nisseno è sincero, non nasconde il responso del campo. Vanta un passato importante: ricco di gol, di giocate sopraffine, di numerose presenze consumate sui campi di serie A e B. Sa che sulle sue qualità il Taranto ha riposto grandi aspettative. Fu il presidente Blasi, in sede di contrattazione, a dirgli: «Ti appresti a giocare in C1 per la prima volta. Ma ci rimarrai soltanto un anno, voglio che a giugno si festeggi un’altra promozione». Quasi un’investitura ufficiale, un incarico da assegnare ad un centravanti con le spalle larghe. «Ma Papagni può contare su un grande gruppo. Siamo cinque attaccanti: Ambrosi attraversa un ottimo periodo di forma, Deflorio è rientrato domenica ed è destinato a tornare il leader di questa squadra. Ed è soprattutto merito di questa forza collettiva se siamo riusciti a recuperare una partita in cui ci siamo ritrovati in svantaggio di due reti dopo trenta minuti». La prima trasferta del Taranto al di fuori del confine italiano ha prodotto una gara gonfia di reti, ma priva di un giudizio unico. Troppi episodi (da entrambe le parti), una manovra articolata ma spesso priva di una conclusione degna di nota. «Siamo partiti discretamente - prosegue l’ex bomber di Verona e Pescara -, ma le reti di Abate e Villa hanno mutato i nostri programmi. Non ci siamo abbattuti, abbiamo recuperato il confronto chiudendo la prima frazione consapevoli di poter conquistare l’intera posta. Nella ripresa, invece, siamo tornati in campo con scarsa concentrazione, forse la doppia rimonta ci aveva appagato. Così abbiamo sbagliato in occasione del 3-2 di D’Angelo, senza riuscire, successivamente, a costruire azioni pericolose». La bontà del cammino intrapreso è comunque intatta (1 vittoria e 4 pareggi), con la zona playoff distante appena tre punti. C'è un solco tracciato su cui è possibile proseguire la marcia. «La classifica non può essere giudicata, preferisco affrontare un avversario per volta. Adesso ci aspetta il Giulianova. Ha conquistato appena un punto in nove giornate, ma a noi spetta il compito di affrontare il match con la giusta determinazione». di Fabio Di Todaro31 ottobre 2006


Stadio, il Taranto dice "no"
«Inaccettabile la proposta del commissario». Oggi il dg Galigani incontra il prefetto. Lo Iacovone verso la chiusura?

Rischia di insasprirsi la questione-Iacovone. Stamane il direttore generale, Vittorio Galigani, salirà in Prefettura per incontrare il dott. Francesco Alecci. Scopo del colloquio è quello di dare la risposta definitiva della Taranto Sport alla proposta scritta del Comune, firmata dal dott. Tommaso Blonda, di accollo dell’intera somma necessaria per assicurare la continuità dei servizi allo stadio. Secondo la società rossoblù la cifra si aggira intorno ai 250mila euro. Solo 71.400 servono per il canone d’uso non in esclusiva. Poi ci sono le spese per luce, acqua, gas, pulizia dell’impianto, custode, giardiniere, acquisto di seme, terra e concime: «Spiacenti, ma siamo costretti a non aderire alla proposta del dott. Blonda. Pur riconoscendo che i costi sono necessari, il nostro bilancio non ci consente di sforare da determinati limiti che ci siamo autoimposti. Senza dimenticare che lo stesso Comune, per contratto, potrebbe concedere l’uso dell’impianto a gare amatoriali, a tornei minori, addirittura a concerti di cantanti che metterebbero a rischio il manto erboso così come è accaduto in passato. In tal caso le spese crescerebbero ancora di più». E se il Comune dovesse ribadire l’altrettanto prevedibile «Non possiamo scucire nemmeno noi tale somma», Galigani dà una risposta molto secca, inequivocabile, che non lascia spazio alle repliche: «Finisce il calcio a Taranto. Non abbiamo alternative. Giocando sul terreno di gioco di uno stadio diverso dallo "Iacovone" perderemmo tifosi e, quindi, incassi. E, quindi, andremmo fuori bilancio. Posso riferirvi che il presidente Blasi è molto seccato per la brutta piega che ha preso la situazione. E, francamente, anche il sottoscritto lo è». La "querelle" è apertissima. I margini di trattativa sembrano veramente ridotti al lumicino. Occorrerebbe un fatto nuovo per sbloccarla. O, più concretamente, qualche sponsor. Intanto gli impegni si susseguono a vista d’occhio. Domani pomeriggio (ore 14,30) è previsto il ritorno della Coppa Italia contro la Vibonese, serie C2. Si parte, come è noto, dallo 0-2 dell’andata. Servono tre gol per ribaltare la situazione. Chi supera il turno incontrerà negli ottavi la vincente Rende-Martina (0-1 all’andata). Per quanto riguarda i biglietti, si pagheranno 5 euro in gradinata e 10 in tribuna. Gli abbonati entreranno gratuitamente. Basterà presentare la relativa tessera. Papagni è intenzionato a schierare le seconde linee (qualche titolare, compreso Deflorio, partirà dalla panchina). Mortari non è impiegabile (contratto non ancora depositato). di Giuseppe Dimito31 ottobre 2006

Pareggio, ma che fatica
A San Marino i rossoblu di Papagni pareggiano 3-3 dopo una partita rocambolesca. In svantaggio di 2 gol, recuperano con Ambrosi: poi un'autorete regala il pari

Il pareggio arriva in fondo ad una partita di stenti. Dopo novanta minuti a corrente alternata, pieni più di mancanze che di buoni segnali. Il Taranto la scampa, tenendosi in bilico sul risultato, inseguendo l'avversario che scappa, lavando le omissioni con l'ultimo assalto, salvando se stesso in una gara assurda, per il proprio svolgimento e per gli episodi che la riempiono. Un punto a San Marino è un punto di discussione. E' un pari dove molti hanno perso, sul campo dove si crea la classifica dei propri padroni (otto punti su otto). Oppure è un pari in una sfida che si poteva vincere, raccolto da un Taranto mentalmente imperfetto, a volte troppo fermo, a volte troppo frenetico. Forse sarebbe stato sufficiente essere il Taranto: appropriarsi delle proprie qualità e depurarle da qualche eccesso di presunzione tecnica, armarsi di sfrontatezza e limitare i rigurgiti di narcisismo. Così non è stato: l'attenuante (valida) è l'inserimento di gol imprevisti nella partita pensata, di tesi smontate poco dopo l'elaborazione. L'ipotesi di allargare un avversario stretto per necessità e cultura si infrange sul primo gol di Abate, la possibilità di riequilibrare le forze diventa vana al raddoppio di Villa, il diritto di esistenza è reclamato dal gol e dal rigore (ripetuto tre volte) di Ambrosi, l'illusione di essere al punto di partenza si sgonfia in una ripresa molle e finisce al gol di D'Angelo, la paura di aver perso tutto genera il tocco di Pasca che finisce in porta dopo aver sbattuto sul portiere e su Di Maio. La curva della partita è disegnata dalle emozioni e smonta ogni tentativo di unificare l'analisi in una unica chiave di lettura: non c'è un autentico tema dominante, non c'è un pensiero oggettivamente condivisibile. C'è, però, un Taranto a tratti paurosamente vuoto, bloccato nell'organizzazione quasi militare dell'avversario e da una insostenibile leggerezza caratteriale. Non all'inizio: la fiducia di Papagni allo schieramento di una settimana fa (4-3-1-2 con Toledo decentrato a sinistra e a metà strada tra attacco e centrocampo) sembra logica come scelta e ripagata come intuizione. Il Taranto fa volume, sembra preparato: allarga la manovra (Mancini si propone a destra, Toledo si fa avanti favorendo l'inserimento di Colombini a sinistra) e mantiene il ritmo. Non si impossessa della partita perché la deviazione di Cammarata (9', tocco in scivolata su cross di Colombini) è fuori. E finisce per subirne l'evoluzione: è il gol di Abate a cambiare l'inerzia e stracciare il copione. Accade al 13': De Liguori perde un pallone in mezzo, Faieta trova l'ex rossoblu a sinistra che prima spiazza con una finta, accentrandosi, Caccavale e poi sul destro spedito verso Pinna trova la decisiva deviazione di Cosenza. Il San Marino (4-4-2) ha movimenti che complicano tentativi eventuali di rimonta: due linee rigide e strette, spazi ridotti e nessun rischio. La banda di Alberti è un bel meccanismo: non ci sono palloni buttati e nemmeno un contenimento pavido. C'è copertura vera (anche otto uomini in area ad ogni cross) ma non ostruzionistica (la gente non si ammassa, ma rispetta consegne precise). E c'è una manovra offensiva appaltata al dinamismo di Abate, all'inventiva di Villa e, quando c'è il tempo per l'inserimento, alla spinta di Giorgetti. Esiste il senso di squadra che il Taranto invece, sorpreso dal vantaggio altrui e impreparato all'evenienza, non riesce a trovare: l'idea di ricavarsi spazi si schianta sul risultato che i titani hanno bisogno di conservare, senza allungarsi. Toledo emigra a destra cercando (senza esito) campo da calpestare, la rapidità del San Marino è, invece, un guaio vero: Cosenza salva su Giorgetti (27', tiro sotto misura) e Pinna su Villa (sul corner successivo, calciato in porta), ma nessuno riesce, colpevolmente, a evitare il raddoppio. La circolazione avversaria è seguita male dal Taranto, il destro a girare di Villa (30') è sporcato da De Liguori e ingannevole per il guardasigilli sardo. L'idea di partita è strana: l'attacco del San Marino rende fragile la difesa rossoblu, il gruppo di Papagni appare inceppato. Sembra una condanna, è l'inizio di una nuova vita. Il Taranto prima accorcia, poi pareggia, con le proteste avversarie come sottofondo. Fanno tutto (o quasi) Ambrosi e Toledo. Minuto 37: Toledo tira, la difesa respinge, il brasiliano di testa spedisce a Mancini che, con il portiere di fronte, serve Ambrosi (il San Marino vorrebbe il fuorigioco) mostrandogli la porta vuota e suggerendogli il gol. Minuto 42: Ambrosi serve Toledo, che affronta Ferraro entrando in area e cade, provocando il rigore (coro contrario da parte avversa) che, Ambrosi segna tre volte (le prime due vengono fatte ripetere) in un attimo lungo cinque minuti.Più che un nuovo inizio è quasi la fine: non c'è un Taranto credibile al rientro dall'intervallo. C'è una squadra scarica e sgraziata che concede campo e sembra anche consegnare la partita. Il San Marino quasi straripa. Faieta mette paura (3', tiro poco a lato), Buda colpisce il palo (5', girata perfetta, Caccavale anticipa Giorgetti sulla respinta), D'Angelo segna, deviando un tiro di Villa (6'), lasciato solo senza una ragione tecnica. Con la difesa che non regge, esiste il rischio di essere travolti: Papagni lo fiuta e alza la squadra: dentro Deflorio (che subito si fa pericoloso di testa), poi Larosa, per tenere più alto l'esterno destro sfruttando lo spazio lasciato da Alberti (nel frattempo passato a una difesa a cinque). C'è un rigore reclamato dal San Marino (18', Colombini atterra Buda, per l'arbitro al limite dell'area) prima dell'ultimo tentativo: entra Pasca, il Taranto diventa 4-2-1-3 ma non si arma del cuore necessario per una rimonta, cercando il tocco fine piuttosto che l'arrembaggio. Un punizione di Deflorio mette i brividi (44') e assomiglia a una sveglia. O ad un invito: a scansare l'estetica e rischiare l'assalto. Infatti: Colombini (45') lancia un pallone in avanti, Cosenza fa sponda, Ambrosi salta D'Angelo e crossa, Pasca tocca, Dei e Di Maio fanno il resto. Il pareggio arriva in volata, il successo addirittura si sfiora (50', tiro di Larosa). Ma sarebbe stato troppo. Almeno sia una lezione. di Fulvio Paglialunga30 ottobre 2006

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

PINNA - Prende tre gol in una partita sola. Ma due nascono da deviazioni, uno da un "buco" della difesa: cosa ci può fare? Sull’unica parata a cui è
chiamato si fa trovare pronto: 6
COSENZA - Sui palloni alti si trova bene, ma di fronte ha Giorgetti che non è un cliente agevole. Si difende con ordine, però qualche cosa sbaglia. Nel
finale ha il merito di spingersi in avanti e provocare il terzo gol: 6
COLOMBINI - Impreciso in molti tocchi, a volte sbadato in copertura. Non gli manca la generosità, anche quando prova a spingere. Ha fatto partite migliori: 5.5
PROSPERI - Il più efficace di una difesa in giornata negativa. E’ in tempo utile sui palloni che arrivano, si mantiene nella posizione da ultimo uomo quando Caccavale si alza per seguire gli attaccanti. Limita le imperfezioni: 6
CACCAVALE - Non entra in partita: sembra nervoso, va spesso in difficoltà di fronte ad un attacco agile e privo di autentici punti di riferimento. Soffre spesso, anche se salva in un’occasione la porta di Pinna: 5.5
DE LIGUORI - La sua prova è decisa dagli altri: Faieta e Tedoldi giocano su buoni ritmi, mostrando ogni imperfezione del trottolino e facendolo apparire
innegabilmente confusionario. Molte lacune nella sua gara: 5
TOLEDO - Entra nei primi due gol, ma esce da tutto il resto della partita. Si defila, attendendo l’attimo che non arriva. Ha bisogno di spazio che il San Marino non gli concede e soffre, finendo per inciampiare sul pallone: 5
DANUCCI - Parte discretamente, finisce in ombra: il Taranto, ora è ufficiale, dipende dai suoi polmoni e dalle sue aperture. Quando gioca si vede, quando
non gioca - è il caso di ieri - la squadra soffre. Promette sempre di accendersi. Nel finale, infatti, fa partire l’azione del pareggio: 5.5
AMBROSI - Un gol da opportunista, un rigorista infallibile nonostante le strane ripetizioni ordinate dall’arbitro. Ma non solo questo: ci mette l’anima e
anche la tecnica. Anche nel terzo gol è esemplare: trova la lucidità per non sprecare il tiro, per superare l’avversario e per mettere al centro il pallone decisivo: 7
MANCINI - Dinamico all’inizio: Papagni gli chiede di allargarsi spesso e lo fa con dedizione e discreto profitto partecipando anche all’azione del 2-1. Quando la partita cambia, lui perde il riferimento e comincia un progressivo calo: 5.5
CAMMARATA - La prima deviazione sembra una promessa. Poi gira a vuoto, sbagliando molto, compresi anche alcuni controlli agevoli. Gioca una brutta partita, ha bisogno di ritrovare il feeling con il gol: 5
Deflorio - Entra e prova ad incidere subito. Ha conservato i numeri, gli resta da trovare il ritmo: 6
Larosa - Ingresso utile: Papagni gli chiede di alzare la squadra dal lato destro ed esegue, rendendosi utile e sfiorando anche il gol: 6
Pasca - Gioca i minuti della disperazione, tocca il pallone che diventa gol: 6
PAPAGNI - Dà giustamente fiducia alla squadra di domenica scorsa, ma qualche giocatore sotto tono sporca la prestazione globale. I gol vanificano le idee iniziali, ma a conti fatti far entrare Deflorio, Larosa e Pasca è una buona scelta. Ma sulla mollezza della squadra deve interrogarsi: 6
L’arbitro - Sembra agevolare il Taranto, ma in realtà arbitra male per tutti. Si prende le proprie responsabilità quando fischia, ma non sempre fa il giusto. Ed ha scarsa collaborazione: 5
La squadra avversaria - Buona impressione: si difende senza perdere mai l’ordine, ha un attacco imprevedibile e molta voglia. Nota di merito: non ricorre mai a trucchi per gestire il vantaggio e far passare il tempo: 6.530 ottobre 2006

Il Taranto si scopre fragile
Gara in salita per i rossoblù, costretti sempre a rincorrere. Finisce 3-3. Ambrosi a segno due volte, una dal dischetto. A San Marino il pareggio arriva al 90' e grazie ad un'autorete

Partita piena di stranezze. Tanto strana da sfuggire ad un giudizio unico e definitivo. Per questo pareggio gonfio di gol ci sono almeno tre livelli di lettura. Primo livello: si può prendere la partita così com'è venuta, consolandosi col Taranto che va sotto (2-0) e rimonta (2-2), torna giù (3-2) e risale (3-3). Si può, cioè, esaltare la prova di carattere, sottolineando la doppia reazione. Il Taranto costretto sempre a rincorrere che alla fine ce la fa: ecco la sintesi fotografica. Secondo livello: si può discutere la prova di discontinuità (tecnica e tattica) offerta dal Taranto, rimarcando le gravi omissioni collettive e le clamorose manzanze individuali. Una squadra che si scopre fragile dove è annunciata forte è una squadra non completamente matura. Gioco confuso, trame cieche: ecco la sintesi fotografica. Terzo livello: scavando si può arrivare a sostenere che quando il Taranto asciuga i suoi eccessi diventa una squadra tutt'altro che irresistibile. E' forse questa la verità più scomoda, sulla quale converrà in settimana riflettere. Lo straniamento di Toledo: ecco la sintesi fotografica. Ogni lettura è parziale. Da tutte, però, sarebbe lecito partire, raccontando il 3-3 che matura allo stadio Olimpico di San Marino contro un avversario giudizioso e credibile. Giudizioso quando si difende in pienezza d'organico (dieci uomini sistematicamente dietro la linea della palla). E credibile quando attacca, sfruttando la velocità di pensiero e di gambe delle sue punte (l'ex Abate e l'astuto Villa). Tra San Marino e Taranto è anche una questione di episodi. Solo che bisogna distinguere. Il San Marino li determina, tirando in porta (deviazioni decisive sui primi due gol). Il Taranto li cerca: a volte con caparbietà, a volte con ostinazione. Mai con la necessaria lucidità. Però li trova e questo conta. Anche se ogni gol che segna, rientrando in partita, solleva una protesta, un dubbio, un rimpianto. Lasciando nel San Marino la sensazione di aver subìto un torto. Sono comunque i gol a dettare l'agenda della partita. A mettere quasi subito il San Marino (4-2-2) nella condizione di poter assumere l'atteggiamento che meglio sintetizza le sue attitudini di gruppo. Al 14' colpisce Abate: ottimo il movimento, puntuale il tiro, letale la deviazione di Cosenza. Al 30' raddoppia Villa: esecuzione pulita, traiettoria sporcata da un altro rimpallo fatale (forse di De Liguori). Il Taranto (4-3-1-2, scelte iniziali che ricalcano fedelmente quelle della partita precedente) non sembra capire quello che gli sta accadendo. Probabilmente aveva preparato qualcosa di diverso. Il gioco non lo sostiene. A soccorrerlo è l'orgoglio in un finale di tempo incoraggiante. Al 37' accorcia le distanze, sfruttando un'idea di Toledo (accentramento e tiro) e un rimpallo finalmente favorevole. Il pallone trapassa l'area sammarinese, assecondando l'inserimento di Mancini, che potrebbe chiudere in porta, invece decide di servire Ambrosi per il comodo tocco finale. Ma dove si trova Ambrosi quando parte il sevizio di Mancini? In linea con la palla o oltre? Difficile stabilirlo con precisione. Inevitabili le proteste del San Marino. Il Taranto non ci fa caso. E insiste, acciuffando il pareggio ad un soffio dall'intervallo. Toledo va giù dentro l'area: a spostarlo è Ferraro. Rigore? Sì, rigore che Ambrosi deve calciare tre volte. Nulli i primi due centri (rincorsa malandrina ma regolare).Valido il terzo (47'). Nella ripresa il Taranto sbaglia la partenza. Il San Marino torna in campo con un altro piglio. Centra il palo alto (5' Buda) e si riporta in vantaggio (6', D'Angelo). Il Taranto ora è solo il ricordo spaventato della squadra che potrebbe essere. Attacca senza convinzione. Gli inserimenti di Deflorio, Larosa e Pasca provocano piccole scosse di assestamento. Il San Marino non trema. Si difende, tiene, resiste. Poi, però, capitola, infliggendosi il gol del pareggio quando ormai sembrava troppo tardi (45', Di Maio). Lorenzo D'Alò30 ottobre 2006

Le pagelle di Lorenzo D’Alò

PINNA 6 - Incassa tre gol ma è «innocente». Le colpe, semmai, sono di chi fa tirare Abate, Villa e D’Angelo. E, in parte, di chi sporca le prime due traiettorie.
COSENZA 5,5 - Prova difettosa. E non è l’unico difensore ad andare sotto la sufficienza.
COLOMBINI 5 - Non spinge. Sbaglia molto in fase di disimpegno. Rischia il rigore su Buda.
PROSPERI 6 - Non basta la sua personale diligenza a salvare la reputazione della retroguardia.
CACCAVALE 5,5 - Si capisce subito quando non è in giornata. Palpabile il calo di attenzione. Troppi gli interventi sbagliati.
DE LIGUORI 5- Molta corsa, poco costrutto. Il suo contributo, stavolta, è quasi irrilevante.
TOLEDO 5 - Entra nell’azione che origina il primo gol. Si procura il rigore. Ma, per il resto, vivacchia ai margini della partita, facendo mancare la sua differenza.
DANUCCI 6 - Nel primo tempo è il faro della squadra. Nella ripresa si smarrisce nella confusione generale.
AMBROSI 6,5 - Un gol in posizione sospetta. Un gol su rigore (fatto ripetere tre volte). L’assist per il pareggio di Di Maio (autogol). Il suo saldo è attivo.
MANCINI 5,5 - Non c’è mai spazio tra la linee, dove dovrebbe farsi sentire la sua presenza.
CAMMARATA 5 - Improbabile sempre, anche quando non è ritardo sul pallone. Da ritrovare.
DEFLORIO 6 - Il suo ritorno è un investimento per il futuro. Colpo di testa e punizione: è ancora lui.
LAROSA 6- Soldato fedele. Fa quello che gli si chiede di fare. Sempre.
PASCA 6 - Entra, in qualche modo, nell’azione del 3-3 definitivo, inducendo Di Maio all’in - tervento scomposto e, quindi, all’auto gol.
PAPAGNI 5,5 - C’è un fattore inibente nel Taranto. Qualcosa che impedisce alla squadra di tirare fuori il suo potenziale. Una forza oscura e misteriosa, che puntualmente lo blocca, limitandolo. Non si può sempre vivere di rimonte. Capire in fretta perché succede: ecco il compito che attende Papagni.30 ottobre 2006

«Abbiamo saputo reagire»
Papagni, tecnico del Taranto, sottolinea gli aspetti positivi della trasferta di San Marino. E si lamenta:  «Eccessivo far ripetere il rigore per tre volte»

Ma alla fine il Taranto è soddisfatto della sua trasferta a san Marino? La domanda rischia di rimanere senza risposte, perché la squadra ha dato tutto, ha reagito alla grande, però è anche vero che torna a casa con un solo punto in carniere. Forse da questa trasferta si poteva ottenere di più, si poteva portare a casa l'intera posta in palio. Papagni non ne fa un dramma: «Ho visto un grande Taranto, una squadra che ha saputo reagire a delle situazioni non facili. Pertanto sono soddisfatto, poi lascio agli altri le disquisizioni se il solo punto conquistato a San Marino sia una giusta ricompensa o un magro bottino. Non posso e non è giusto fare la valutazione su una squadra basandomi soltanto sul risultato conseguito, il mio lavoro è un altro». E' un dribbling secco quello di Aldo Papagni, che pure non ha gradito le palpitazioni da “montagne russe” vissute a San Marino. «Ma soltanto per gli episodi sfavorevoli - tiene a ribadire l'allenatore rossoblu - perchè alla fine ci può stare di sbagliare l'approccio alla gara: l'importante è sapersi rimettere immediatamente in carreggiata e noi lo abbiamo fatto, anche con una considerevole disinvoltura». I momenti da moviola, nel corso della partita, non sono mancati. Papagni li commenta, non tradendo comunque una doverosa diplomazia: «Non ho elementi per protestare - dichiara - ma a noi è parso che il primo gol del San Marino fosse in fuorigioco. Aspetto di rivedere le immagini, proprio per sincerarmi personalmente di questo dubbio: l'impressione avuta dalla panchina è stata di un off-side piuttosto evidente. Poi c'è stato l'episodio del rigore di Ambrosi: lì mi è sembrato davvero eccessivo far ripetere l'esecuzione per ben tre volte. A questo punto bisogna chiarire se gli arbitri sono tutti di larga manica nel perdonare gli episodi che accadono regolarmente al momento di un tiro dal dischetto, che pure da regolamento dovrebbero far comunque ripetere il tentativo di trasformazione, oppure se è stato un po' troppo fiscale l'arbitro di questa partita, che ce lo ha fatto ribattere così tante volte. Io propendo per la seconda ipotesi, ma devo dire che per fortuna abbiamo segnato lo stesso». Al di là degli imprevisti, Papagni non può essere del tutto soddisfatto della sua squadra, anche se c'è stata una bella reazione nel raddrizzare, per ben due volte, il risultato. «L'inizio della partita - sottolinea il tecnico - è stato difficile e noi ci siamo complicati la vita. Abbiamo sbagliato nel concedere tutte quelle ripartenze al San Marino, una squadra che fa della velocità della propria manovra offensiva la sua principale caratteristica. Una volta sotto per 2-0, la squadra ha cominciato a giocare con la giusta mentalità. Siamo riusciti a risalire la china, abbiamo raggiunto il risultato di parità, direi anche in maniera meritata. Poi il San Marino ha segnato di nuovo, a quel punto siamo stati bravi nel non perdere la testa, nonostante la mazzata fosse tale da riuscire ad abbattere anche un toro. Alla fine, devo dire che il risultato è giusto: sono soddisfatto di come ha giocato il Taranto, pur riconoscendo delle innegabili sbavature, soprattutto a inizio partita». Il presidente rossoblu Luigi Blasi tira un sospiro di sollievo. «Il pareggio finale - spiega - è il risultato più giusto, non avremmo meritato la sconfitta. Era una trasferta difficile, lo sapevamo: anche se il San Marino, nei primi minuti, non c'era e non ha fatto nulla per passare in vantaggio. Ma sul 2-0 il Taranto ha saputo replicare nel modo migliore. Poi, nel secondo tempo abbiamo rischiato nuovamente di perdere e persino di vincere: Larosa è andato vicinissimo alla rete del 4-3». Il massimo dirigente ionico non si sofferma più di tanto sul pari: preferisce guardare avanti. «Adesso - aggiunge - dobbiamo pensare subito alla partita casalinga con il Giulianova. Finalmente potremo rivedere sugli spalti dello Iacovone il nostro grande pubblico. Sperando che cambi tutto». Soddisfatto anche Roberto Alberti, allenatore del San Marino ed ex rossoblu: «Sono veramente contento di questa gara - sottolinea - perchè abbiamo strappato un punto contro tutto e tutti. Avevamo una grande voglia di fare bene e credo che lo abbiamo dimostrato». Anche l'allenatore dei padroni di casa non è rimasto convinto dell'arbitraggio. «Credo che gli episodi abbiano deciso la gara, probabilmente avremmo meritato di vincere. Pazienza, l'importante è aver giocato come dovevamo, contro una squadra più forte di noi, sulla carta. Sul doppio vantaggio, potevamo gestirci meglio. Però abbiamo giocato con il cuore, non possiamo rimproverarci di nulla».30 ottobre 2006

Papagni: «Uno strano pareggio»
Il tecnico loda la prova di volontà della squadra

Non date mai per spacciato il Taranto, specie quando tutto congiura contro la squadra. Dove non arriva il merito c’è lo stellone che brilla, ormai, su mister Papagni come una luce d’emergenza, concedendogli persino di limitare i danni malgrado la squadra abbia fatto macchina indietro rispetto alla buona prestazione con la Ternana. I rossoblù salvano in quel di San Marino, Repubblica del Titano, faccia e classifica: senza soluzione di continuità. Lo stellone - in questa C1 tutta da esplorare per il tecnico del Taranto sempre più navigatore in cerca del nuovo mondo - è dato acquisito (spulciate i tabellini delle trasferte di Lanciano e Gallipoli, please). Intercambiabile, e direttamente proporzionale, lo stellone fa pendent con la nascente forza del collettivo. Insomma, dove non arrivano Danucci e compagni, la loro confusione organizzata, c’è un fattore "c" che ieri ha fatto sentire la sua forza nella ormai desueta - perché istituzionalizzata da quando al calcio non si chiedono più genio e sregolatezza - zona Cesarini. «Strano 3-3. I dati recitano così: il 60 per cento dei gol subiti dal Taranto nelle otto partite precedenti ce li siamo ritrovati sul groppone al fischio finale, non dico senza un perché, ma quasi». Rileggendo la partitura del match, Papagni, a fine gara, si esercita in un solfeggio tirato. Troppi scompensi fra un primo tempo in cui la squadra era riuscita - col gioco, col sacrificio anche - a scacciare l’ennesimo sortilegio di stagione, travestitosi nell’ uno-due targato Abate (l’ira dell’ex) e Villa, e un secondo tempo abulico, anzi ipocondriaco, riscaldato solo nel finale dal guizzo di Ambrosi (l’ennesima sublime metamorfosi del trattore in farfalla) ribadito in rete dal sammarinese Di Maio (complice Pasca, ma non troppo). Vistoso il deficit fra l’andare coraggiosamente di bolina dopo le due reti dei padroni di casa, trovando il pareggio, e il naufragare dolce dopo il terzo gol degli avversari senza slanci poi che non fossero l’unico bagliore, l’ultimo appunto, di Ambrosi (stimolato, chissà, anche dal ritorno di Deflorio capitano coraggioso). «E’ vero - ribadisce mister Papagni - quell’uno-due ci ha messo in difficoltà, ma perché non sottolineare la forza di volontà della squadra nel primo tempo? Certo, nei secondi 45 minuti abbiamo sofferto qualche impaccio. Noi leziosi? Ma se il San Marino si è chiuso tutto in difesa. Malgrado Deflorio, Mancini e Toledo sembrava impossibile avvicinarsi alla loro area: pochi gli spazi, tante le difficoltà». Poi Ambrosi, il suo essere uomo partita, che ripaga il giocatore ma attizza anche mister Papagni: «Ambrosi fenomeno? Sono felicissimo per lui. E’da un bel po’ che mostra segnali costanti di progresso. Avendo vissuto insieme - aggiunge Papagni - una fase importante del recupero psico-fisico dico che il completamento di questo percorso ci fa piacere. Anche perché così potremo considerare Ambrosi u n’arma in più per il Taranto». Passa il concetto dello «strano pareggio», della domenica bestiale. Diamolo per buono e non buttiamola in gherminella noi, cronisti cattivissimi, perché in grado di guardare la pagliuzza etc. etc. etc. Ma, in realtà, l’evoluzione del concetto totale di gruppo caro a Papagni - senza primazie, protagonismi, isterie e con molta sostanza e molto "anonimato" (anche nei big. Ieri, ad esempio, il fondamentale rientro di Deflorio è stato tenuto di taglio basso nei commenti) - ha subito una battuta d’arresto. Per inesperienza? Per presunzione (il Taranto, come i pifferi di montagna, doveva scalare la Rocca del Titano per suonare ed è stato, quasi, suonato)? O perché, molto meno letterariamente, la squadra patisce gioventù, pressing, ardore organizzato, gioco evoluto anche quando in dieci si sta dietro la linea della palla? Se non saranno, i prossimi, sette giorni di tormenti poco ci mancherà. Al navigatore Papagni tocca strambare ancora. di Fulvio Colucci30 ottobre 2006

Sulla scia di Riganò

Per il Taranto un pareggio per 3-3 acciuffato "zona Cesarini"; l’ultimo pari di questa portata gli ionici l’avevano ottenuto circa un anno fa, il 13 novembre 2005 in trasferta contro la Nocerina (gol di Deleonardis e doppietta di Deflorio); va detto inoltre che era proprio da quella gara a Nocera Inferiore che i rossoblù non realizzavano tre reti, mentre ne avevano subite tre tutte insieme il 21 maggio scorso in Melfi-Taranto 3-1, semifinale d’andata per i playoff promozione.
Questo pareggio in trasferta ottenuto "all’estero" è per il Taranto il terzo di fila in questo torneo dopo l’1-1 a Lanciano e l’1-1 di Gallipoli.
L'attacco rossoblù sembra essersi risvegliato con 5 reti nelle ultime due partite, ovvero quante ne aveva segnate nelle prime 7 giornate di campionato. Al contrario tre le reti incassate dal Taranto, mentre Pinna nei primi 8 turni ne aveva subite solo 5 (due in casa e tre in trasferta).
10 in totale le marcature degli ionici, 7 realizzate nella ripresa e tre nel primo tempo.
Una doppietta per Alessandro Ambrosi, la prima segnata con il Taranto in campionato; per l’attaccante laziale 4 reti nelle ultime 3 giornate: un gol in Gallipoli-Taranto 1-1, un rigore realizzato in Taranto-Ternana 2-0, quindi la doppietta a San Marino.
Era stato Christian Riganò l’ultimo giocatore del Taranto ad andare a segno per almeno tre partite consecutive; il bomber di Lipari ci riuscì per sei domeniche di fila nel campionato di serie C1 2001-02: otto gol nelle ultime 5 giornate della regolar season, poi ancora una rete nella semifinale d’andata dei playoff Lanciano- Taranto 3-2.
Prima rete con il Taranto per Roberto Pasca che rientrava dopo sei settimane di assenza per infortunio. Per Pasca è questa la rete numero 37 in campionato, 18 in serie C1 e 19 in C2 (per il 26enne attaccante di Maglie il record è di 11 gol col Vigor Lamezia nella C 2005-06). di Franco Valdevies30 ottobre 2006

«Sono tornato calciatore»
Doppietta e un rigore battuto tre volte. Ambrosi è implacabile

Un penalty battuto tre volte, due reti, un assist decisivo per il definitivo pareggio siglato da Pasca. Alessandro Ambrosi è nuovamente l’uomo-copertina. Egoista quando serve - il calciatore di Fiuggi è divenuto ufficialmente il rigorista del Taranto -, freddo e altruista nel preferire il passaggio al compagno meglio piazzato rispetto alla conclusione personale. «Ho pensato al tiro - ha dichiarato il bomber rossoblù al termine della gara commentando la circostanza della terza rete del Taranto -, ma ho frenato il mio istinto quando ho visto un difensore e il portiere pronti ad intervenire. Sto ripagando la fiducia della società, finalmente mi sento un calciatore normale. Mi alleno con regolarità e il responso del campo testimonia la voglia di recuperare il tempo perduto». In carriera, però, non gli era mai capitato di calciare un rigore per tre volte di seguito. «Secondo l’arbitro ho interrotto la corsa, ma nella terza esecuzione non ho modificato il mio modo di calciare. Il gol del nostro 2-1? Non credevo di essere in fuorigioco, ma probabilmente le proteste degli avversari non erano del tutto ingiustificate?». È tornato in campo dopo un mese e mezzo, ci ha messo qualche minuto per estrarre dal cilindro i colpi che appartengono al suo repertorio. «Sono contentissimo di poter essere nuovamente a disposizione della squadra». Le parole di Andrea Deflorio sono intrise di emozione. «Il calcio è tutta la mia vita, è stato difficilissimo resistere per tanto tempo lontano dal terreno di gioco. Adesso spero di allenarmi fino a Natale senza problemi, ho bisogno di recuperare la forza esplosiva. Nei minuti finali ero stremato, non riuscivo più a spostare la palla. Ho apprezzato la reazione dei miei compagni successiva al doppio svantaggio, poi un pizzico di fortuna ci ha consentito di completare la rimonta nei minuti di recupero». Merito di Roberto Pasca che, con grande sincerità, ammette: «E' stata una rete estremamente fortuita, la respinta di Dei sulla mia conclusione è carambolata sulla testa di Nossa prima di oltrepassare la linea bianca. La dedico ai nostri tifosi, non meritavano di tornare a casa con una sconfitta dopo un viaggio così lungo». Con la Ternana era stato decisivo, a San Marino ha avuto il merito di innescare la rimonta (assist di testa per Mancini) e di procurarsi il rigore del 2-2 (con grande astuzia). Secondo Robson Toledo «si è trattato di una partita stranissima, per cui possiamo ritenerci soddisfatti del punto conquistato. Il San Marino ha giocato benissimo a centrocampo, lasciando pochi spazi e scarse alternative alla nostra manovra. Nella ripresa abbiamo costruito azioni lunghe e manovrate, spesso senza concludere». di Fabio Di Todaro30 ottobre 2006

Balletto sulle punte
A San Marino gli attaccanti rossoblu si sono messi in evidenza in modo differente. Ambrosi sempre più goleador

Alla fine bisogna prendere quello che il destino porge. Ci sarebbe la voglia di gridare tutto il disappunto per un 3-3 che distorce la realtà di un pallino del gioco sempre in mano ai rossoblu. Invece i giocatori del Taranto brandiscono umiltà e prudenza, accettando e santificando il rocambolesco gol nel finale. Mai come ieri a San Marino, gli attaccanti ionici salgono in cattedra. Tutti, secondo una precisa scala di gradimento, si propongono come possibili e autorevoli personaggi da analizzare. Primo fra tutti - non è una novità in questo inizio di stagione - Alessandro Ambrosi che ha tramutato i mugugni e le "pernacchie" dei detrattori in gol pesanti e rigori battuti con gelido cinismo... per i portieri beffati da palloni che si insaccano al rallentatore. Il primo argomento da dibattere è proprio il penalty fatto ripetere ben tre volte. «Mi era capitato forse un’altra volta in carriera - dice l’attaccante laziale - Io, però, li batto sempre in questa maniera. Sembrava una sfida personale ed è buffo che la terza realizzazione sia stata ritenuta regolare, quando io non ho modificato il mio modo di calciare. Comunque va bene così». Il 3-3 finale finisce con l’impreziosire anche le due prodezze firmate nel primo tempo e che sono valsi il primo parziale pareggio sul San Marino. «La squadra ha avuto una bella forza di reazione. Non era facile dopo avere incassato tre gol in modo strano. I primi due sono stati facilitati da altrettanti deviazioni, mentre il terzo è nato da una nostra ingenuità. Complimenti a loro, però, perchè si sono dimostrati una formazione organizzata. Noi, però, non volevamo perdere e non abbiamo mollato. Il gol del 3-3? Ho fatto una bella giocata. D’istinto avrei voluto tirare in porta, ma lo spazio mi veniva chiuso dal loro portiere e dai difensori. Per questo l’ho messa in mezzo e Pasca è stato bravo a crederci». Ambrosi capocannoniere con quattro gol. E’ davvero cambiato tutto rispetto a qualche mese fa. «Sono contento perchè finalmente metto a frutto le mie qualità. Sto ripagando la fiducia accordatami dalla società e dal tecnico». Da Ambrosi a Deflorio. Il capitano è tornato dopo due mesi. Solo la sua presenza può essere importante. «E’ bello ricominciare a calpestare i campi di gioco. Dopo tanto tempo fuori, ci tenevo a dare un aiuto alla squadra. Meno male che sia arrivato anche un risultato positivo, anche se all’ultimo istante». Trenta minuti con qualche guizzo e molto impegno. E’ normale che si debba pagare dazio ad un lungo e fastidioso infortunio che ha bisogno del suo naturale processo di recupero. «Devo lavorare molto sulla forza fisica - conferma Andrea Deflorio - Avevo le gambe pesanti alla fine dell’incontro, ma credo che sia abbastanza comprensibile. Sono contento perchè la voglia di tornare a giocare era tanta e questa mezzora mi permette di riprendere per tornare ai miei livelli. Ora ho solo bisogno di giocare più partite possibile. Solo così si può conquistare la forma migliore». Deflorio, nello spezzone di gara, ha anche avuto una bella opportunità per segnare. «Peccato per quel colpo di testa finito di poco alto. Sinceramente sarebbe stato il massimo. Mi accontento del punto che può fare morale». In qualche modo è entrato nel tabellino dell’incontro. Non vi è entrato direttamente, ma ha generato il 3-3 conclusivo. Roberto Pasca è onesto nel giudicare la paternità della rete nel finale. «L’azione è stata un po’ rocambolesca. La palla l’abbiamo presa un po’ tutti, ma l’importante è che sia finita in gol. Di bello c’è stata la corsa sotto la curva per sentire il boato del pubblico. E’ una rete che dedico ai nostri tifosi che sono stati encomiabili anche in questa lunga trasferta». L’analisi della gara è pertinente. «Siamo partiti bene e poi sono arrivati i loro due gol molto strani, in verità. Avevamo rimesso il match in piedi, ma nel secondo tempo siamo rientrati in campo un po’ molli. Abbiamo pagato quel rilassamento con la rete del 3-2. Nel finale, però, siamo usciti fuori e il 3-3 mi sembra meritato». Sempre in tema di attaccanti, la faccia un po’ triste della domenica è quella di Fabrizio Cammarata alla ricerca della migliore condizione. «Non sono soddisfatto della mia prestazione - afferma con onestà la punta siciliana - Posso fare molto di più. Forse mi sono innervosito un po’ troppo. La gara? L’abbiamo fatta noi. Il San Marino è andato in gol in modo alquanto casuale. Il Taranto mi è piaciuto per la reazione sfoderata e per il modo con cui abbiamo messo in piedi quest’incontro. Io penso che il loro terzo gol nella ripresa sia stato decisivo, nel senso che senza quel loro nuovo vantaggio, avremmo potuto vincere. Nel finale non era facile trovare il varco giusto. Per fortuna che c’è Ambrosi... Devo fargli i complimenti per la gara che ha giocato». Francesco Colombini ha il dono della chiarezza. Ogni suo concetto va dritto al cuore della questione. «E’ incredibile come al primo tiro in porta subito, prendiamo gol. Purtroppo è un momento che non ci gira bene. Faccio un esempio: il tiro di Abate ha trovato la deviazione di un nostro difensore e si è infilata alle spalle di Pinna. Un mio tiro, qualche minuto prima, ha incocciato su Cammarata e la palla è finita fuori. La differenza sta tutta qui. Poi dobbiamo anche ringraziare come è andata. Nonostante una costante supremazia, abbiamo rischiato di perdere in modo incredibile. E’ frustrante vedere che giochiamo bene, ma siano gli altri che vadano in vantaggio. L’importante è avere, però, ottenuto un risultato utile e dato continuità a questa striscia. Contro il Giulianova, domenica prossima, non dovremo sbagliare».30 ottobre 2006

La legge di Murphy spaventa tutti
Poi ci pensa Alessandro Ambrosi-gol

Il ritorno dell’ora solare ti costringe a fare in fretta. Pasto frugale e subito davanti alla tivù. Satellite acceso e stomaco in subbuglio: il San Marino non sarà il Real Madrid ma non importa. Quando il Taranto è in campo l’ansia ti assale comunque. E poi c’è quella caduta di Valentino Rossi che ti angustia: il modo peggiore per cominciare una giornata da tifoso. Un errore da principiante che fa “saltare” un campionato di Moto Gp già vinto: sbagliano anche i migliori, nello sport può accadere davvero di tutto. E allora la pratica-San Marino, che sulla carta appare più che agevole, inizia a procurarti un pizzico di angoscia. Dubbi sportivi o conseguenze della peperonata che hai appena mangiato? Vi aggiorneremo nelle prossime puntate... Manca un quarto d’ora alla partita: la “tele” domenicale è un’accozzaglia indistinta di reality di bassa lega, gente che parla di vini e programmi di donne e motori. E allora, tanto vale dedicarsi subito ai rossoblu: su Studio 100 Sat c’è Angelo Caputo al posto di Maurizio Gravina ammalato. E’ la prima volta in anni di onorata conduzione: meritato l’augurio di pronta guarigione. Il primo collegamento con San Marino è, ovviamente, senza audio. Nesca non c’è (in voce) ma si vede: è l’ovvia conseguenza della legge di Murphy in salsa rossoblu. “Se qualcosa deve andare male, lo farà”. Al terzo tentativo, ecco la formazione del Taranto. Uguale alla domenica precedente, ma in panchina c’è Deflorio. Finalmente, il cuore si apre al sorriso, mentre su BS il telegiornale non finisce mai. 14.28: su Studio 100 Sat parte la diretta della partita, introdotta da una musichetta alla Tg2 Dossier. Le prime immagini ti fanno venire un legittimo dubbio: ma si gioca a Taranto? E’ l’Olimpico di Serravalle, sembra lo “Iacovone”: la gradinata è interamente occupata dai tifosi ionici, almeno un migliaio. Ci sono anche gli striscioni dei gruppi del Nord Italia, c’è aria da gran festa. La prima notizia è che il pallone è giallo: sembra quello di spugna con cui si giocava da bambini per non fare rumore. Ma non c’è tempo per i sentimentalismi: anche perchè il Taranto tiene palla ma non attacca... brutto segno, i corollari di Murphy sono in agguato e si personificano in Abate, puntero di solito spuntato. Stavolta, però, un tiro poco più che inefficace rimbalza sulla gamba di Cosenza e beffa Pinna. Inevitabili improperi e insulti assortiti. Anche a Bs fanno i conti con Murphy: il satellite non parte, Giannicarrieri racconta tutto
per telefono, alla vecchia maniera. Il Taranto continua il sonnellino, il San Marino raddoppia con Villa, di pari passo con gli smoccoli. Tocca a Gianni Sebastio travestirsi da Giucas Casella: «Servirebbe un gol» tuona al 35’, Ambrosi (in fuorigioco) lo accontenta dopo trenta secondi. rete forse irregolare, ma che importa? Anzi, arriva pure il pareggio: Toledo dribbla e cade in area, è un mezzo rigore che l’arbitro concede. Ma la rincorsa flessuosa di Ambrosi non piace al direttore di gara, costretto a batterlo tre volte: annullato il primo, annullato il secondo, al terzo finalmente la convalida. Super-Ambro esulta: da oggi chiamatelo “Iceman”, l’uomo di ghiaccio. Speranza di un secondo tempo migliore? E quando mai. Il Taranto non dorme, russa: la vicina Romagna è la terra del liscio, la difesa ionica si fa contagiare. D’Angelo, non marcato, si accomoda in area, gusta un caffè e segna il 3-2. Ti viene voglia di cambiare canale ma resisti, anche se seguono quaranta minuti di noia mortale. Ma per fortuna la legge di Murphy esiste anche per gli avversari: a un minuto dalla fine un rilancio “a uecchio” di Colombini innesca il cross di Ambrosi. Portiere e difensore si infilano da soli e il Taranto pareggia, mentre Pasca esulta come se fosse in finale di Champions. Larosa potrebbe segnare il quarto ma sarebbe troppo: anche Murphy non gradirebbe. di Leo Spalluto30 ottobre 2006

Ciak al cortometraggio
Ambrosi sul dischetto, un rigore lungo cinque minuti

Roba da romanzo, materiale per un cortometraggio. Un rigore lungo cinque minuti, carico di ansie, pensieri e tensioni. Cinque minuti con il fiato sospeso, con il destino in attesa. La scena che ritorna. Il pallone sistemato sul dischetto, come la pistola che si carica per l’esecuzione. I lunghi capelli di Ambrosi che si prestano alla scena, scendendo dritti mentre il proprietario si concentra e tornando a posto quando la testa scruta il portiere. La corsa ondeggiante, ora veloce ora lenta come si stesse registrando su un nastro difettoso. I passi che non si fermano, i piedi che girano impazziti come fremessero conoscendo a fondo il proprio compito. Il pallone fermo, che sembra sorridere: sa che sarà toccato con delicatezza, sa che non troverà mani e guantoni sulla sua strada, rotolando in porta dolcemente. Perché Alessandro Ambrosi segna, anche quando all’arbitro non piace. Interpretando le regole al limite, partendo forte, rallentando quasi fino a fermarsi ma senza interrompere il gesto, aspettando il tuffo del portiere, piazzandola altrove, esultando. Scena già vista, ripetuta mille volte in carriera. Poche delusioni: non sbaglia mai. E se non piace, si ripete. Da immaginare: l’arbitro con il ciak. Il rigore lungo cinque minuti "prima": rincorsa, veloce, piano, scatto, tiro, portiere a destra, pallone a sinistra. Si ripete. Il rigore lungo cinque minuti "seconda": rincorsa, veloce, piano, scatto, tiro, portiere a sinistra, pallone a destra. Si ripete. Il rigore lungo cinque minuti "terza": rincorsa, veloce, piano, scatto, tiro, portiere arreso, pallone a destra. Questa è buona. “Mi è venuto da ridere”: da attore consumato, con l’aria di chi l’ha fatta franca, recita anche davanti ai microfoni, alla fine. Ma sorride, mentre c’è chi immagina la scena di Ambrosi sul dischetto a tirare e segnare all’infinito e il buio che cala, i riflettori che si accendono. E’ finita con il sole, con oltre mille tarantini sorpresi da tutto, con Walter Nicoletti, indimenticato ex, lesto a lasciare la tribuna. Forse divertito. In quanti campi un rigore dura cinque minuti? di Fulvio Paglialunga30 ottobre 2006

Gli stranieri del Taranto dal 1927

Il Taranto affronta per la prima volta in campionato il San Marino; in questo torneo i rossoblù hanno già incontrato un’altra squadra per la prima volta nella loro storia, il Ravenna, battuto per 1-0 nella gara dell’esordio stagionale.
Domenica scorsa in Taranto-Ternana 2-0 è andato per la prima volta a segno Robson Toledo Machado; con il centrocampista brasiliano sono cinque gli stranieri che hanno realizzato almeno una rete in campionato con la casacca rossoblù, 12 quelli impiegati. Questi gli stranieri del Taranto dal 1927 ad oggi.
Il terzino Arcangel Di Reda, nato a Mar del Plata in Argentina il 10.1.1912, arriva a Taranto proveniente dallo Spolettificio Torre Annunziata; disputa il torneo di serie C 1938-39 sommando 22 presenze.
Carlos Bello, centrocampista, nato a Buenos Aires il 5.12.1925, gioca in serie A per tre stagioni con la Sampdoria, quindi passa al Sestri Levante e poi all’Arsenaltaranto in serie B nel 1949-50. Da buon argentino debutta con gli «arsenalotti» facendosi espellere (febbraio 1950, 2-1 sul Catania), quindi segna la prima rete straniera rossoblù il 7 maggio in Arsenaltaranto-Salernitana 6-3; 10 presenze e 2 reti il suo ruolino stagionale.
Dopo 48 anni arriva un altro straniero; è il primo e finora unico africano: il senegalese Paul George Dossou Yovo, attaccante, nato a Dakar il 14.11.1973. Dossou è lo straniero che ha segnato di più con il Taranto: 8 reti in 29 partite nel Campionato Nazionale Dilettanti 1997-98.
Petar Dimitrov Zhabov, attaccante, nato a Bourgas in Bulgaria il 7.12.1973 arriva in Italia nel 1998 dal CSKA Sofia. Nel 2002 giunge a Taranto. 7 gare, 2 gol. Nel gennaio 2003 passa alla Pistoiese.
Il boliviano Luis Antonio Liendo, centrocampista, nato a Cochabamba il 25.2.1978 è lo straniero con la carriera più breve in rossoblù. Proviene dall’Ascoli e gioca in tutto 7 minuti; poi nel gennaio 2003 passa al Varese. Il centrocampista Vinicio Edwards Espinal, nato a Santo Domingo il 14.11.1982 arriva all’inizio del 2003 dall’Atalanta; il 19 gennaio gioca gli ultimi 19 minuti di Taranto-Martina 0-1, poi due "panchine": è tutta questa la sua militanza in rossoblù.
Due attaccanti argentini a Taranto nel febbraio del 2004 in serie C1: Vidallé e Stalteri. Jonathan Vidallé', nato a Buenos Aires nel ‘77, ha il doppio passaporto argentino-cileno ed arriva dall’Aquila dopo un lungo girovagare nel San Gallo, Cremona, Rimini, Avellino; con la casacca rossoblù colleziona 13 presenze e segna 2 reti. Rodrigo Stalteri, nato a Capital federal nel ‘75, passa dalla formazione cilena dal Cobresal all’Ancona, quindi al Taranto; tre spezzoni per complessivi 72’ in campo.
In serie C2 nel 2004-05 si rivela una "meteora" anche l’attaccante brasiliano Paco Soares De Souza nato a Sao Luis il 14
dicembre 1979; giunto in Italia giovanissimo nella Sampdoria, è uno degli acquisti della prima ora del presidente Blasi.
Due gli stranieri in questa stagione; oltre al 25enne brasiliano Toledo (8 gare ed un gol) troviamo il 26enne centrocampista argentino Maximiliano Cejas (6 presenze). di Franco Valdevies29 ottobre 2006

Taranto all’assalto del San Marino
La squadra rossoblù, animata da buoni propositi, prova a rafforzare le sue certezze. In attacco Ambrosi e Cammarata, in attesa di capitan Deflorio. Mister Papagni chiede ai suoi continuità nel gioco. La prima volta oltre i confini nazionali

Ci sono partite di transizione (dal cui esito non dipende il destino di un campionato) e partite di svolta (alle quali si chiede un giudizio quasi definitivo). San Marino-Taranto è una via di mezzo. Sussistono delle idee da confermare, dei buoni propositi da materializzare.Il Taranto, adesso, vuole blindare la propria identità di gioco (corale, che ruota attorno ai movimenti di tutti i calciatori) e giocate (dei singoli, decisive quando la manovra non offre spunti interessanti). Sono geni impressi sul Dna di una squadra in fase ascendente (3 pareggi e 1 vittoria), capace di dimostrare la propria forza - quando gli schemi saltano e gli avversari preferiscono difendersi - pescando dal cilindro dei suoi uomini di maggiore qualità. L’astuzia di Ambrosi (dal dischetto), l’accelerazione e la rasoiata di Toledo: nel successo con la Ternana c'è la manifestazione più evidente delle peculiarità dei rossoblù. Favorite e maggiormente apprezzabili dal nuovo impianto tattico scelto da Papagni (4-3-1-2). La difesa è bloccata, con Colombini che, raramente, appoggia la manovra. A centrocampo la regia di Danucci (imprescindibile, ma è necessario che cresca la sua tenuta atletica) è coadiuvata dalla capacità di curare entrambe le fasi di gioco di Mancini e De Liguori. Soffre di più il gioiellino di Ostia spesso costretto a ripiegare e accorciare le distanze di un reparto votato a produrre gioco per vie centrali. In panchina, invece, ci andrà ancora Cejas (terza gara consecutiva): il mediano di La Plata sta soffrendo un’esclusione dettata più da motivi tattici che di resa del calciatore (è più portato a giocare nello spazio corto). Dalla cintola in su il potenziale del Taranto è enorme. Toledo è un trequartista anarchico, spesso dirottato a sinistra del tridente (da 4-3-1-2 a 4-3-3). Ha colpi geniali, dribbling ubriacanti, predilige gli spazi larghi. Cammarata e Ambrosi sono due prime punte, con l’ex bomber del Verona che cerca sovente la profondità. In attesa di capitan Deflorio, convocato ma destinato ad accomodarsi in tribuna. La storia, adesso, consegna la prima trasferta del Taranto all’estero. Fabio Di Todaro29 ottobre 2006

Lo "Iacovone" verso la chiusura
Rischio concreto se il Taranto non si fa carico della gestione

Lo "Iacovone" rischia la chiusura. Potrebbe essere questo l’epilogo di una vicenda che ha ormai trovato nella Prefettura il luogo in cui cercare una (improbabile) intesa. Del resto, anche la riunione di giovedì scorso ha avuto esito negativo. Se ne riparlerà martedì ma le parti in campo sembrano davvero distanti. Anzi, la distanza appare incolmabile. Per questo, all’orizzonte avanza minaccioso lo spauracchio-chiusura. In altre parole, la società guidata da Gigi Blasi non accetta la richiesta avanzata dall’Amministrazione comunale. Il club rossoblù non intende provvedere alla manutenzione dell’impianto sportivo ed anche farsi carico delle utenze. Nel budget del club di via Umbra, infatti, non sarebbe prevista la somma necessaria (200mila euro circa) per far fronte a quanto richiesto da Palazzo di città. Si tratta, peraltro, di somme relative alla gestione corrente dell’impianto. Tutti i debiti pregressi maturati dal Comune nei confronti di Enel, Aqp, Enelgas, cooperativa “L’Ancora” e verso altri fornitori rientrano nella massa passiva che sarà gestita direttamente dalla commissione straordinaria di liquidazione. Saranno questi tre "saggi", a breve nominati dal ministero dell’Interno, a definire le modalità di pagamento con questi creditori. Riepilogando, quindi, la zavorra del passato non è all’ordine del giorno di questa vicenda. Ora si discute del presente. E, appunto, il Comune di Taranto (dichiarato in stato di dissesto lo scorso 17 ottobre) non può assolutamente garantire la copertura delle spese sia delle utenze (bollette varie, servizi di pulizia) che degli interventi di manutenzione. Da quel che risulta alla "Gazzetta", in una recente riunione svoltasi a Palazzo di città, un componente dello staff del commissario Blonda avrebbe categoricamente escluso qualsiasi intervento finanziario del Comune. Sarebbe inconcepibile, è questa la tesi dominante in ambienti comunali, muoversi diversamente soprattutto in vista dei prossimi aumenti, causa dissesto, delle tasse locali (Ici, Tarsu) e delle rette degli asili nido. L’opinione pubblica, si apprende ancora in uffici comunali, non capirebbe. Per questo se Blasi non aprirà i cordoni della borsa, lo "Iacovone" rischierà seriamente di chiudere. Intanto l’ufficio legale del Comune ha, già da tempo, avuto mandato di avviare le procedure per recuperare dal Taranto la somma (40mila euro) stabilita dalla convenzione dello scorso anno. di Fabio Venere28 ottobre 2006

Il comune "spara"
70mila euro per l'uso non esclusivo dello stadio "Iacovone"

«Improponibile, inaccettabile». Bastano poche parole ai dirigenti del Taranto per esprimere sconcerto e incredulità. Il Comune commissariato e “dissestato” ha avanzato al club rossoblu una proposta di convenzione per la gestione dello stadio “Iacovone”. Ricevuta per posta dalla società di via Umbria: un testo ricco di condizioni e postille. E messaggero, secondo il direttore generale rossoblu Vittorio Galigani, di una situazione non corrispondente alla realtà.
Il conto stilato dai tecnici di Palazzo di Città è di 71.434 euro: particolarmente salato, a prima vista, considerando che l'accordo proposto prevede l'utilizzo “non esclusivo” della struttura. Il tutto da pagare in due rate: 21.434 subito, 50.000 suddivisi in due rate da pagare antro il 31 gennaio e il 31 aprile. Ma con novità assolutamente inattese per i dirigenti rossoblu: l'utilizzo per le amichevoli dovrebbe essere pagato dal Taranto “a parte”; basterebbe il mancato pagamento di una sola rata del canone per risolvere di diritto il contratto; il club dovrebbe risarcire il Comune per ogni danno arrecato alla struttura (anche dalle tifoserie) rendendosi responsabile anche dei servizi antincendio, di pronto soccorso, di custodia e di vigilanza, addossandosi la responsabilità civile per l'operato degli addetti; il Taranto dovrebbe incaricarsi anche della manutenzione del manto erboso.
E ancora: il contratto prevede anche una limitazione dell'utilizzo del campo A. I rossoblu dovrebbero “frequentarlo” solo in occasione della partite ufficiali, occupando nel corso della settimana il campo B. Ma per non più di cinque volte, condividendolo con la formazione “Berretti” che dovrebbe disputare qui le proprie gare di campionato.
La bozza, infine, attribuisce al Taranto la manutenzione dell'erba del campo B (attualmente inesistente) e degli impianti di videosorveglianza (non funzionanti): il quadro contrattuale, ad una prima analisi, appare sin troppo ottimistico rispetto alla condizione reale dello stadio comunale.
Impianto che, per l'adeguamento ai dettami previsti dalla Legge Pisanu, doveva essere sottoposto a lavori di adeguamento. Poi saltati, a causa della crisi finanziaria del Comune. Lo “Iacovone”, intanto, per restare agibile, ha visto calare la propria capienza a 9.999 unità (in proposito, nella bozza di convenzione, il Taranto non potrebbe neanche chiedere risarcimenti economici per eventuali ulteriori riduzioni di capienza).
Il Taranto non cerca scorciatoie: non ha alcuna intenzione di valutare la proposta avanzata dal Comune tra le ipotesi possibili. «Sembra quasi che non ci si renda conto di ciò che accade - spiega Galigani - . La città è in ginocchio, ma il dissesto non è certamente colpa della squadra di calcio nè dei costi affrontati dall'ente per tenere aperto lo stadio. Emerge la volontà di accollarci spese che non stanno nè in cielo nè in terra, per giunta per un utilizzo parziale della struttura, non tenendo conto degli sforzi che Blasi sta compiendo per far risorgere il calcio a Taranto. Si parla, inoltre, di una struttura che ha diversi problemi e che andrebbe sottoposta ad un opera di restyling: il Comune, allora, ci consegni una struttura adeguata e a norma di legge. Solo dopo parleremo di possibili convenzioni».
Adesso è ufficiale: la vertenza-stadio è definitivamente aperta. di Leo Spalluto28 ottobre 2006

«Sogno il terzo»
Ambrosi si prenota. Inaugurato il club “Michele Blasi”

Alessandro Ambrosi è veramente un altro: «Il terzo gol consecutivo? Lo spero». Due settimane fa al massimo poteva battagliare per una rivendicazione forzata, per chiedere che gli venisse assegnato la rete contro il Lanciano (in realtà fu autorete di Mariscoli). E' segnare che regala fiducia. Soprattutto ad un attaccante, soprattutto a chi di gol ha vissuto. Basta un pallone oltre la linea bianca per cambiare la vita: «Diciamo che adesso tutto va meglio: sto mettendo insieme buone prestazioni, ho segnato due volte nelle ultime due partite. Esiste una ragione semplice, molto più di quanto si possa immaginare: mi alleno con continuità, la condizione migliora. Il gol, a queste condizioni, arriva». 
Le sue spalle sono più leggere: si è scrollato una buona dose di guai. «Mi alleno, soprattutto mi alleno bene. Mi sento un giocatore di calcio, adesso. Come ero prima di arrivare qui, come ero prima che il destino si mettesse di traverso». A un certo punto ha avuto paura. Ha pensato che il calvario non fosse finito nemmeno al cambio di stagione. Da un campionato all'altro i guai non erano finiti: «Incredibile, davvero: prima della Coppa Italia mi sono fatto male al piede, poi ho avuto una contrattura. In tutto ho perso un mese, riprendendo praticamente dalla partita di Castellammare: pensavo finisse più, è stata dura». Poi Ambrosi si è lentamente ripreso. Segnando nelle ultime due partite, quelle che hanno anche segnato la rinascita del Taranto. Un cammino comune: «Sono contento, ma mi guardo bene dal rischio di apparire presuntuoso, Per me questo è ulteriore soddisfazione, un piacere maggiore. Ma che la mia rinascita coincida con quella del Taranto è solo un caso».
Torna utilizzabile Deflorio, è da qualche settimana disponibile Pasca: l'attacco si riempie di nomi, il vento buono porta anche abbondanza. «Noi siamo il Taranto, una squadra condannata a vincere. E quando hai queste premesse diventa giusto avere attaccanti di valore in organico. Non ci sono problemi di qualità tra noi, ce n'è tanta e non può che far bene. Siamo pronti a tutto, a Gallipoli non pensavo di finire in panchina, contro la Ternana non ero sicuro di giocare di giocare dall'inizio. Ci stiamo abituando a queste rotazioni, ai cambi frequenti: mettere da parte l'egoismo è fondamentale». 
Di fronte il San Marino: «Non conosco molto gli avversari, ma ho visto che in casa non lasciano molto. Noi, però, dobbiamo continuare a giocare con concentrazione e sperare di avere sempre quel pizzico di fortuna che non guasta». Prima partita di una mini-serie favorevole. Poi ci sarà il Giulianova. Si può, insomma: «Il calendario può anche sembrare agevole, ma il campionato è strano. Le squadre che sembrano in difficoltà posso sempre disturbarti. Guardate il Giulianova: era in vantaggio a Cava, domenica scorsa, prima di crollare. E' il campo a parlare sempre. E la nostra vera svolta è che abbiamo ricominciato a pensare proprio al campo».
Continua l’attuazione del programma teso ad un maggiore, e più solido, radicamento della Taranto Sport sul territorio provinciale. E questa pianificazione non poteva non prevedere, quale tappa fondamentale Manduria, città d’origine e di residenza del presidente Blasi, nonché quartier generale delle sua articolata e multiforme attività imprenditoriale. Nella serata di giovedì è stato inaugurato un nuovo club rossoblu, intitolato a Michele Blasi, il figliolo del patron jonico prematuramente scomparso qualche anno addietro. Alla cerimonia, oltre al presidente, hanno preso parte il direttore generale Vittorio Galigani ed alcuni fra i più rappresentativi calciatori, fra i quali Danucci, Toledo e Cejas. di Fulvio Paglialunga28 ottobre 2006

Stadio, nulla di buono
Dopo l'incontro in Prefettura la questione Iacovone fa registrare un nuovo capitolo interlocutorio. Il Taranto non è intenzionato ad accollarsi il debito che l'Enel vanta dal Comune

Un rinvio travestito da un nulla di fatto. Il vertice di ieri mattina (circa un'ora) tenutosi nella sala riunione della Prefettura non ha prodotto decisioni immediate. Una premessa, prima dei particolari, va fatta. La lunga querelle Iacovone rischia a breve di scrivere altre pagine poco incoraggianti. Non si possono, all'infinito, utilizzare soluzioni-tampone anche perchè arriva il giorno in cui i conti si presentano e, possibilmente, si adempiono. I tifosi del Taranto sperano che, alla fine, tutto possa risolversi nel migliore dei modi. I rischi, però, sono dietro l'angolo.
Il preambolo introduce ai particolari del “tavolo” convocato dal prefetto Francesco Alecci e a cui sono intervenuti il direttore generale Vittorio Galigani come rappresentante della Taranto Sport, un paio di dirigenti dell'ufficio tecnico del Comune e il dirigente Enel per l'area Puglia, Alessandro Barzaghi. Diversamente da quanto anticipato e previsto, mancava qualsiasi componente della Provincia di Taranto. 
Appaiono chiare le cifre. A quanto pare, nebulosa è la figura che si dovrebbe accollare le spese. Il discorso va scisso in due: c'è un problema, definito più urgente, che riguarda l'erogazione dell'energia elettrica. Come è ormai di dominio pubblico, i giocatori e lo staff tecnico del Taranto possono allenarsi nella struttura della Salinella, per mezzo di un generatore di corrente il cui costo di attivazione risulta onere della società rossoblu. Si è stabilito che i debiti pregressi a carico del Comune di Taranto, con riferimento al solo impianto sportivo, ammontano a 18.000 euro. Partendo da questo dato oggettivo, il prefetto Alecci ha sondato la disponibilità della società sportiva circa la possibilità di coprire l'ammanco e sostenere le spese correnti. Una richiesta che ha incontrato un “no” fermo da parte della Taranto Sport. A questo punto il prefetto ha invitato le due parti (società e Comune) ad aggiornarsi per i prossimi giorni nel tentativo di arrivare ad un accordo. Al di là di questa difficile intesa da trovare, resta fissata la data del 31 ottobre come limite entro il quale la Taranto Sport dovrà comunicare al prefetto la definitiva presa di posizione. Appare piuttosto chiaro che, se non dovessero verificarsi eventi clamorosi, il “no” avanzato in senso ufficioso, si trasformerà presto in negazione ufficiale. 
Oggi la squadra di allenerà per l'ultima volta allo Iacovone, prima della partenza per San Marino, sede della trasferta valida per la nona giornata di campionato. Alla ripresa degli allenamenti, il prossimo martedì, il Taranto continuerà ad usufruire del generatore di corrente. Appare evidente come questa sia una soluzione che non possa essere adoperata in eterno.
Procedendo con il metodo induttivo, dall'energia elettrica si fa presto ad estendere tutto il problema nella sua complessità, vale a dire all'intero impianto. Allo stato c'è una cooperativa che ha interrotto i servizi di custodia e pulizia, ci sono utenze come acqua e gas che, ben presto, potrebbero provocare medesimi problemi di quelli mossi dall'energia elettrica. C'è un custode che non può più assolvere da qualche giorno al suo compito di vigilanza e un giardiniere il cui contratto dovrebbe terminare alla fine dell'anno. Senza scendere nel particolare degli adeguamenti ordinari e straordinari che sono stati aggirati con la riduzione della capienza al di sotto dei diecimila spettatori. Secondo la società rossoblu, ieri mattina il Comune ha avanzato una proposta di convenzione per la stagione corrente che prevede la cessione della gestione per un corrispettivo di 200.000 euro. Una cifra considerata troppo alta dalla Taranto Sport. «E' una proposta irricevibile - commenta il direttore generale rossoblu Vittorio Galigani - secondo la quale dovremmo accollarci noi le spese di luce, acqua, gas, giardiniere e manto erboso. Ma non è giusto: noi non abbiamo l'utliizzo esclusivo dell'impianto, a quel punto dovrebbero contribuire alle spese tutti i fruitori. E poi, gli errori di chi ha gestito la cosa pubblica non possono ricadere sul Taranto: lo “Iacovone”, peraltro, è l'unica struttura comunale che ha subito immediatamente il taglio della luce».
Di qui il rischio che si possano prendere decisioni dolorose, ma necessarie. Ad esempio emigrare per gli allenamenti e utilizzare lo Iacovone solo per le gare ufficiali. «Al momento dell'iscrizione - precisa Galigani - abbiamo allegato la lettera di disponibilità dello Iacovone firmata dal Comune: tocca all'ente, quindi, garantirci la possibilità d'uso per tutta la stagione. A questo punto, un'idea saggia sarebbe quella di riunire intorno ad un tavolo tutte le parti chiamate in causa, allargando il discorso anche alla Provincia o al Coni, già gestore del PalaMazzola». Di certo il nodo Iacovone è ben lungi dall'essere sciolto. di Luigi Carrieri27 ottobre 2006

Rosa al completo
Tutti in campo. E il giovedì diventa "triangolare". Doppietta di Deflorio nella partitella: l capitano sarà convocato

La carica dei ventisette. Finalmente. Il Taranto ha saldato i conti con l’infermeria: e l’allenamento del giovedì è diventato un divertente happening. Rosa al completo, tutti in campo: tranne Pastore, ovviamente: presente allo stadio e già in grado di camminare senza stampelle dopo la recente operazione al ginocchio. Per consentire ad ogni rossoblu di giocare la setssa quantità di minuti, Aldo Papagni ha escogitato la soluzione del “triangolare”. Sull’erba dello “Iacovone” si sono alternate, pertanto, tre formazioni: due composte interamente da giocatori della prima squadra, mescolati sapientemente, la terza integrata da alcuni baby della formazione “Berretti”. Si sono visti, così, schieramenti in maschera e schemi sperimentali: inutile fare gerarchie tra Taranto A e Taranto B: meglio suddividere le formazioni scese in campo in base ai colori della pettorina. I verdi, propositori di un 3-4-3 inedito (e spesso inclinante verso il 3-4-1-2) si sono schierati con Pinna in porta, Cosenza, Caccavale e Panini in difesa, Larosa, Mancini, Danucci e Zito sulla linea mediana, Cammarata, Ambrosi e Deflorio in avanti, con il capitano sempre pronto ad arretrare di qualche metro rispetto ai due compagni di reparto. I blu, basati su un 4-4-2 ben più noto, hanno giocato con Faraon tra i pali, Mortari, Danucci (poi Silvestri), prosperi e Colombini nel quartetto difensivo, Catania, Cejas, De Liguori e Toledo a centrocampo, Piroli e Pasca in avanti. E poi gli arancioni (sempre con il 4-4-2): Pinna e Faraon in porta nei due tempi, Malagnino, Castroni, Prosperi e Vetrugno all’indietro, Formuso, Albano, Troccoli e Maiorino centrocampisti, Passiatore e Scarci di punta. Quattro i gol in totale: reti per Catania e Cammarata, doppietta scintillante per Andrea Deflorio. E proprio il ritorno del capitano ha subito confortato tutti: ci vorrà ancora un po’ di tempo per rivederlo in campo dal primo minuto, ma il bomber di Noicattaro ha classe da vendere unita alla voglia di tornare protagonista: un sontuoso pallonetto finito in rete e una rovesciata acrobatica fuori di poco hanno suscitato gli applausi convinti del pubblico presente. Dopo soli tre giorni di allenamento, il capitano ha dimostrato di essere in grado di bruciare le tappe dopo quasi due mesi di inattività. «Abbiamo ricominciato a divertirci grazie ai colpi di Andrea - sottolinea il tecnico rossoblu Papagni -. Il suo ritorno in campo è stato prezioso per i compagni anche dal punto di vista psicologico. Ma non possiamo dire con certezza che Deflorio andrà in panchina. Può darsi. Per noi, si sa, è uno dei giocatori più importanti: è giusto, però, lasciargli la possibilità di riappropriarsi gradualmente della migliore condizione fisica». Anche perchè la ritrovata abbondanza lascia al tecnico numerose opportunità di scelta. «Avere tante soluzioni a disposizione - prosegue - non è mai un problema». Deflorio farà parte sicuramente dei convocati per la trasferta di San Marino: non è da escludere la sua comparsa. Mortari, invece, resterà in sede: anche per lui, in ogni caso, il momento del rientro è vicinissimo. Mercoledì prossimo farà il proprio esordio stagionale nella partita di ritorno di Coppa Italia contro la Vibonese. Brivido di fine allenamento, infine, per Ambrosi, colpito all’occhio durante la partitella. Il suo impiego, però, non sembra in dubbio. La formazione che affronterà il San Marino è tutta da decifrare, anche se non si può escludere la conferma dell’undici vittorioso contro la Ternana. Il Taranto, intanto, scansa problemi relativi alla questione-stadio e riguadagna fiducia, giorno dopo giorno. I risultati positivi conquistati contro il Gallipoli (pari esterno) e la Ternana (convincente vittoria casalinga) hanno costituito un vero e proprio toccasana per l’umore del gruppo. Papagni concorda: «Al di là degli uomini che saranno impiegati - spiega - spero di vedere il Taranto delle ultime settimane: con la stessa determinazione, ricco di spirito di sacrificio, compattezza, attenzione in fase di possesso palla e in quella di non possesso. Dobbiamo continuare a camminare lungo la strada che abbiamo tracciato». Qualcuno parla di un incontro facile: «Noi, però, non siamo euforici, riusciamo sempre ad isolarci dal clima esterno. - ribadisce - Siamo consapevoli della nostra forza, al tempo stesso rispettiamo un avversario che ha guadagnato tra le mura amiche tutti i sette punti totalizzati finora. Hanno battuto Salernitana e Teramo, hanno a disposizione in attacco una coppia veloce ed interessante composta da Abate e Villa». Un aiuto in più arriverà dai tifosi: nello stadio sammarinese non mancherà una corposa rappresentanza di sostenitori ionici. «Da loro - aggiunge Papagni - prenderemo l’energia e la carica necessaria. Abbiamo giocato due partite senza il loro sostegno: sappiamo bene quanto abbiamo sofferto senza poter contare sul loro apporto». di Leo Spalluto27 ottobre 2006

Papagni non scopre le carte
Tre mini-partitelle, pochi indizi. Oggi si parte per il ritiro

Ha sorpreso tutti mister Papagni ieri pomeriggio facendo svolgere all’intera rosa (più 5 Allievi) tre tempi rispettivamente di 28', 23' e 21' per valutare
con molta attenzione le condizioni fisiche di ciascun rossoblù e cominciare a decidere la formazione che scenderà in campo dopodomani a San Marino. E per non dare riferimenti sicuri circa l’undici iniziale, ha mischiato le carte, come suol dirsi, facendo ruotare tutti i disponibili. C'era curiosità per rivedere in campo Andrea Deflorio. Ed in effetti il capitano non solo non ha tradito le attese, quanto ha mostrato parecchi "colpi" del suo vasto repertorio tecnico. L’unica nota stonata è costituita dal fatto che, essendo stato assente per tanto tempo dalle partitelle, non ha nelle gambe i novanta minuti necessari per affrontare l’impegno domenicale. Notizie positive giungono da Cristian Mortari, oramai quasi pronto per scendere in campo. Papagni lo ha schierato nelle prime due partitelle, la prima con i titolari (contro la mista Allievi-restante rosa) e la seconda con gli sparring-partners. L’undici della prima partitella era composta da Faraon; Mortari, Danucci, Prosperi, Colombini; Catania, Cejas, De Liguori; Toledo; Pasca, Piroli. Per la cronaca hanno segnato Catania (doppietta) e Pasca. La seconda partitella ha visto di fronte tutti i disponibili (eccezion fatta per l’infortunato Pastore e Malagnino, rimasto fuori per scelta tecnica). Da una parte, in casacca blu, c'erano Pinna; Cosenza, Caccavale, Panini; Larosa, Mancini, Danucci, Zito; Deflorio; Cammarata, Ambrosi. Dall’altra, con le casacche azzurre, sono stati schierati: Faraon; Mortari, Silvestri, Prosperi, Colombini; Catania, Cejas, De Liguori; Toledo; Pasca, Piroli. Per la cronaca è finita 2-0 per i blu grazie ad una bella doppietta di Deflorio (sottolineata con applausi). La terza partitella ha visto di fronte i titolari contro la mista Allievi-restante rosa. I primi erano così messi in campo: Pinna; Cosenza, Caccavale, Panini; Silvestri, Larosa, Mancini, Zito; Deflorio; Cammarata, Ambrosi. Cammarata ha segnato l’unico gol. Proprio negli attimi conclusivi dell’incontro Ambrosi ha ricevuto una "manata" da Prosperi in pieno occhio sinistro. Il trauma gli ha provocato un appannamento della vista. Si spera che il riposo della notte possa giovargli. Caso contrario questa mattina sarà visitato dallo specialista. La partenza per il primo ritiro, previsto a San Benedetto del Tronto, avverrà subito dopo il penultimo allenamento settimanale. Domani, dopo la rifinitura, la comitiva rossoblù si trasferirà a Rimini. La formazione dovrebbe essere la stessa di domenica scorsa. Ambrosi compreso. di Giuseppe Dimito27 ottobre 2006

Iacovone, non c’è l’intesa
Interlocutorio il vertice di ieri in Prefettura. Martedì altro incontro. Ma chi pagherà gli importi arretrati all’Enel?

Il Prefetto Alecci ha aggiornato a martedì prossimo la riunione tenutasi ieri mattina per risolvere l’emergenza-stadio "Iacovone". Erano presenti il rappresentante dell’Enel, la dottoressa Famà per conto del Comune di Taranto ed il direttore generale rossoblù, Vittorio Galigani. Come preannunciato, la vertenza si è inasprita per l’allargamento delle "fonti" di possibile "disturbo" agli allenamenti della squadra. Oltre alla mancanza di luce, di pulizia e di custodia dello stadio, c'è il rischio fornitura gasolio ed acqua (a fine dicembre scade anche il contratto col giardiniere). Durante la riunione sono emersi alcuni dati importanti. Il rappresentante dell’Enel ha dichiarato che il credito nei confronti del Comune è di
un milione e 400mila euro e che la luce potrebbe ritornare allo "Iacovone" se il Taranto si accollasse l’intero pagamento del pregresso che ammonta a circa 18mila euro. Galigani ha risposto di "no". La dottoressa Famà ha dichiarato che il dott. Blonda ha inviato una lettera alla società jonica nella quale, dopo aver messo in rilievo ancora una volta lo stato di dissesto del Comune, chiede al presidente Blasi di accollarsi l’onere delle spese per l’intera stagioneo. «Poiché la cifra ammonta a circa 200mila euro - ha risposto Galigani - non ho potuto aderire all’invito». Le proposte del Taranto sono queste: «Apriamo un tavolo tecnico con la partecipazione di tutte le istituzioni, Coni compreso, per risolvere la situazione. Al limite potremmo anche allenarci su di un terreno privato, ma due volte al mese il Comune ci deve garantire l’utilizzo dello Iacovone. Il dott. Blonda, in estate, firmò una lettera, che è allegata alla nostra iscrizione, in cui assicurava l’utilizzo dell’impianto della Salinella». di Giuseppe Dimito27 ottobre 2006

«S. Marino pericoloso, serve il miglior Taranto»
L’allenatore rossoblù vorrebbe rivedere la grinta di Gallipoli

Papagni, a fine allenamento, ha "fotografato" la situazione generale ed esplicitato lo stato d’animo dei suoi: «Il gruppo ha lavorato sodo mostrando grande attenzione e determinazione per il match di San Marino. C'è, altresì, la piena consapevolezza dei propri mezzi anche se mi preme immediatamente aggiungere che la formazione di casa è un avversario molto ostico. Nell’undici titolare annovera elementi di provato valore. Fra i pali c'è Dei che assicura sicurezza e tranquillità all’intero reparto. In difesa Nossa e Di Maio sono abili in marcatura; in mezzo Faieta è un centrocampista centrale che "vede" il gioco; in avanti la coppia Abate-Villa fa della rapidità le sue armi migliori. Guai a dare loro spazio. Mi piacerebbe rivedere il Taranto di Gallipoli e della gara interna con la Ternana. E su quella strada già tracciata che dovremo costruire la nostra scalata alle migliori posizioni della classifica». I problemi d’abbondanza - era ora - non lo scuotono più di tanto. Tutt'altro. «Magari li avessi ogni domenica. Un allenatore è sempre felice di scegliere. Sicuramente non mi spaventano. I guai vengono quando sei nel pieno dell’emergenza tecnica così come è accaduto fino a poco tempo fa». Il riferimento al ritorno di Deflorio in campo non poteva mancare. «Il nostro capitano ci ha fatto deliziare con alcuni dei suoi colpi più raffinati. Ed è stata una delle note più piacevoli viste durante le partitelle. Purtroppo, però, al momento non posso inserirlo con certezza nella lista dei diciotto che consegneremo all’arbitro. Accusa dei diffusi dolori alle gambe. Evidentemente lo sforzo degli allenamenti effettuato da martedì scorso, gli ha procurato qualche fastidio. Come pure spero che Ambrosi non accusi forfait per l’occhio. Deflorio farà parte dei convocati. Poi si vedrà». L’emergenza-Iacovone non lo tocca più di tanto: «Speriamo che non ci accada nulla di negativo. Purtuttavia ritengo che i veri problemi siano quelli che riguardano l’intera città per quanto è accaduto al Comune». L’ultimo pensiero va ai tifosi: «Mi auguro che quanto meno pareggino in numero quelli di casa. In fatto di calore sono convinto che saranno più "rumorosi"». Ieri sera, intanto, la scuola calcio dello Sporting Club Manduria, affiliata al Taranto, ha inaugurato in piazza Ciracì il club "Michele Blasi", intestato al figlio del presidente. Erano presenti lo stesso Luigi Blasi ed il direttore generale, Vittorio Galigani. Venerdì 3 novembre se ne inaugurerà un altro, con lo stesso nome, a Montemesola. di Giuseppe Dimito27 ottobre 2006

Fuser: «Basta con lo stress»
Schiaffoni senza stress e epiteti malauguranti

Gira un luogo comune: quello che Calciopoli sia finito in una grande bolla di sapone, tutto è come prima ed anche peggio. Ma chi l'ha detto? Invece c'è chi ha pagato salato. Come Innocenzo Mazzini ad esempio - un uomo fino a questa estate considerato potentissimo e con un biglietto da visita inquietante: "vicepresidente della Figc con delega sul doping, delega congiunta sulle modifiche allo Statuto della Figc e sulla valorizzazione e tutela dei vivai, e responsabile organizzativo del Club Italia". Rimasto intrappolato nelle maglie delle intercettazioni telefoniche è stato allontanato in fretta dall'ex commissario straordinario Rossi. Non bastasse, è questa la notizia fresca, ha conosciuto sulla sua pelle l'inflessibilità del comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, gente che ragiona per sillogismi: siccome nel 2005 la federazione aveva nominato Innocenzo Mazzini presidente della Fondazione "Museo del calcio" di Trieste, e siccome lo stesso Mazzini è stato squalificato e inibito per 5 anni dalla corte federale, di conseguenza l'incarico è stato revocato. Una botta tremenda, eh?
Insomma finalmente qualcuno che si assume le proprie responsabilità e agisce di conseguenza. Non come Maurizio Costantini, allenatore della Sassari Torres, che ha offeso l'arbitro ed è stato squalificato per tre giornate. Dev'essergli sembrato troppo e ha fatto ricorso, dicendo che c'era stato un "equivoco" (e come no...? ndr) dovuto alla lontananza dell'arbitro dalla panchina, che gli avrebbe impedito di sentir bene le parole adoperate dal mister. Peccato che il referto abbia, come si dice, «valore di fede privilegiata», e a quello il giudice crede. D'altronde, a pensarci bene, chi può aver detto: «Ma che cazzo fai, devi fischiare, è rigore, sei cieco? O sei incapace o sei un imbecille».
Ricordate il centrocampista Diego Fuser, ex nazionale e calciatore di Milan, Torino, Fiorentina, Lazio, Roma, Parma? L'avevamo lasciato ad un'intervista nella quale spiegava il perché aveva accettato di scendere di molte categorie, fino in Interregionale, per indossare la maglia del Canelli calcio: basta con lo stress del calcio professionistico, voglio ritrovare la voglia di divertirmi e di respirare il gusto del calcio dilettantistico, dove si arriva al campo da soli e alla fine della partita ci si dà la mano e si torna a casa. Robe così, insomma. Beh: è stato appena squalificato per aver spinto un avversario, e per averlo poi rincorso furioso cercando di colpirlo con calci, pugni e schiaffi. Ed è andata bene: figurarsi se fosse stato stressato.
«Che ti venga un accidente» - o qualcos'altro di peggio - è costato due gare di squalifica a Marcello Sindaco, calciatore della Nuova Forlì, squalificato per «epiteto malaugurante», che detto così sembra un filosofo presocratico.
Un rotolo di carta igienica sulla spalla dell'arbitro da un tifoso del Gold Fett, Piedi d'Oro, Friuli, un rotolo di carta per calcolatrice sullo zigomo dell'arbitro da parte dei tifosi del Serradifalco, Sicilia. Nessuna pietà per Antonio Luberto, del Ceccano, Lazio, che dovrà scontare i due mesi di squalifica fino all'ultimo minuto: il fatto di lanciare la propria maglia in faccia all'arbitro, è già di per sé un atto di disprezzo, inaccettabile. Ma l'atto appare ulteriormente «intollerabile, anche sotto il profilo igienico, se si considera che la maglia era intrisa di sudore». Il che fa anche un po' schifo. E un po' schifo fa anche Carmelo Chillemi, della Merinense, Sicilia, «per aver attinto l'arbitro con uno sputo all'orecchio sinistro».
«Ma non l'ha nemmeno toccato, deficiente, cosa cazzo fischi», è uno dei tanti commenti - e nemmeno dei più volgari - di un qualsiasi spettatore di una qualsiasi partita. Se però l'insulto viene mandato in onda dallo speaker attraverso l'impianto di dissufione dello stadio, è diverso: multa alla società trentina del Brixen.
Multa alla Nuova San Fruttuoso, Liguria. Racconta l'arbitro che una persona non identificata, all'inizio della partita stava allenando i portieri della società. Vabbé, lasciamo stare, ha pensato l'arbitro. Senonché, per tutta la gara, lo stesso tizio gli rivolgeva «ininterrottamente» frasi volgari, dispregiative e umilianti. Alla fine, lo ritrovava dentro gli spogliatoi, dove continuava la sequela di insulti. Allora il direttore di gara chiedeva a un dirigente chi fosse quella persona. Risposta: mai visto, non è un nostro tesserato. di Luca Cardinalini26 ottobre 2006

Deliguori insostituibile
San Marino non è una partita facile

Vincenzo De Liguori è uno di quei calciatori a cui non si può rinunciare. Uno di quelli che nelle formazioni dipinte nelle torridi estati, rischia di non trovare posto. Poi, una volta iniziata la stagione vera, te lo ritrovi sempre in campo. Da titolare, per di più con la fascia di capitano. Otto gare da protagonista, anche in ruoli differenti, con i compagni di reparto ad avere l'ingrato compito di alternarsi. Con Cejas fuori da due gare, Danucci alla ricerca della condizione migliore e Mancini spesso ombra di se stesso, il mancino campano si impone come elemento insostituibile. 
«Sono scelte del tecnico - minimizza De Liguori - . Se gioco è perchè vengo ritenuto più in forma di altri. Adesso ci sono fuori alcuni miei compagni. Può succedere che, in futuro, toccherà a me stare in panchina per qualche domenica. La fascia di capitano? Sono il più “anziano”. Avrei preferito, però, che avessero continuato ad indossarla Deflorio o Pastore».
In mezzo nel centrocampo a quattro. Esterno a sinistra nella medesima disposizione di metà campo. Ora, da due domeniche, scudiero del “faro” Danucci in posizione di mezzo sinistro. I crampi di domenica scorsa contro la Ternana sono l'emblema della determinazione e della tenacia di un giocatore che non si tira indietro. «Il ruolo è secondario, l'importante è offrire un contributo valido alla squadra. Anche il modulo utilizzato lascia il tempo che trova. Il Taranto della gestione Papagni ha più volte dimostrato che si parte con uno schieramento, ma si può cambiare in corsa. Tutti i giocatori sono sempre pronti ad adattarsi».
Il successo sulla Ternana ha portato diversi benefici. Innanzitutto sulla classifica, divenuta più rispondente alle ambizioni dei rossoblu; conseguentemente ha rasserenato maggiormente un ambiente reso teso dai noti spiacevoli episodi di qualche settimana addietro. 
«Quello che è avvenuto prima non era la normalità. Il campionato è adesso ancora molto lungo. Figuriamoci se non lo era dopo appena quattro gare, peraltro con due partite vinte. A noi è capitato di avere un momento negativo. Mi auguro di avere pagato dazio per l'intera stagione. L'importante sarà arrivare a fine stagione con l'obiettivo prefissato in tasca: vale a dire i playoff».
Il calendario sembra sorridere al Taranto. Prima il San Marino in trasferta e poi il Giulianova con lo Iacovone nuovamente aperto al pubblico. Del Liguori fa finta di niente. «Il calendario? Sembra favorevole. E dire che le prossime sono gare facili non è una considerazione che mi trova d'accordo. Ogni partita nasconde delle insidie, soprattutto in C1 dove non esistono partite semplici. Noi abbiamo il dovere di essere concentrati, di essere presenti con la testa. Bisogna far valere le nostre potenzialità tecniche. Solo così potremo avere la meglio su formazioni teoricamente inferiori». di Luigi Carrieri26 ottobre 2006

Fare luce sullo "Iacovone"
Importante riunione in Prefettura per risolvere la questione stadio, legata all'erogazione dell'energia elettrica. Oggi al “tavolo” presenti Enel, Comune, Provincia e Taranto Sport

Questa mattina si cercherà di... fare luce sullo Iacovone. Il tratto metaforico della frase è pertinente. 
Nei saloni della Prefettura (appuntamento per le ore 12.30) è in programma un vertice per trovare una soluzione ad una questione che ha bisogno di risposte immediate e confortanti. Occorre capire in che modo si potrà attivare, nei metodi canonici, l'erogazione dell'energia elettrica allo stadio Iacovone, saltata già da una settimana. Come si sa, da due giorni, la squadra può allenarsi e curare l'aspetto igienico, con l'ausilio di un generatore di corrente, totalmente a carico della società. Un accollo di spese straordinario che, secondo le cifre filtrate dal sodalizio di via Umbria, si aggirerebbe sui 5.000 euro.
Il “tavolo” prevederà la presenza del prefetto Francesco Alecci, del presidente della Provincia, Gianni Florido, del Commissario straordinario, Tommaso Blonda, dell'Enel a cui si unirà la Taranto Sport, rappresentata dal direttore generale, Vittorio Galigani. «Andiamo per ascoltare, innanzitutto». Questo il laconico commento del dirigente rossoblu che, però, manifesta quello che è l'atteggiamento societario in attesa di decisioni e soluzioni convincenti. Un discorso, però, che non si ferma solo all'erogazione dell'energia elettrica. Sarebbe un grave errore di sottovalutazione, limitare il problema alla mancanza di luce. 
E' necessario affrontare la questione in termini generali. Allo stato si sta focalizzando l'attenzione sull'energia elettrica. Ma ci sono, in primo luogo, altre utenze come acqua e gas che invocano un'analoga presa di coscienza. E poi c'è la necessità di affrontare il vuoto determinato dall'assenza del custode o del giardiniere che da qualche giorno non svolgono più regolarmente le loro mansioni. A tal proposito, come ogni periodo autunnale, c'è da sottoporre a semina il terreno di gioco dello Iacovone e, probabilmente, anche questi saranno costi sostenuti dalla società rossoblu.
In più ci saranno da risolvere gli argomenti legati alla pulizia e alla manutenzione dello stadio Iacovone. E' notizia di pochi giorni fa come la Cooperativa “L'Ancora”, a causa dei lunghissimi mancati pagamenti e del mancato rinnovo contrattuale abbia interrotto i relativi servizi. Tanta carne al fuoco. Per alcuni potrebbe diventare indigesta. di Luigi Carrieri26 ottobre 2006

Caso-Iacovone, vertice in Prefettura
Oggi il prefetto presiederà la riunione per cercare di risolvere i problemi legati a disservizi e morosità dello stadio. Prevista la presenza di Blonda e Florid. Nel pomeriggio la partitella: Papagni è orientato sull’ultima formazione vincente

I riflettori del calcio rossoblù sono oggi tutti orientati sulla Prefettura. Questa mattina (ore 12) ci sarà la riunione, convocata dal dott. Francesco Alecci, per la risoluzione degli angosciosi problemi legati allo "Iacovone". Fino all’altroieri erano in piedi quelli legati alla mancanza di corrente elettrica e di pulizia all’interno dello stadio, ma anche alla possibilità che anche il gas e l’acqua venissero "tagliati" da un momento all’altro per morosità. Ieri ne sono emersi degli altri, altrettanto inquietanti: lettera di licenziamento al custode ed al giardiniere con tutte le conseguenze. Chi aprirà lo stadio? Chi curerà il manto erboso che abbisogna di cure giornaliere per evitare che, nel giro di due mesi al massimo, si trasformi in terra battuta? Chi fornirà il concime per tenerlo in vita? Chi lo annaffierà? La situazione è veramente pesante. Al tavolo di concertazione ci saranno il rappresentante dell’Enel, dott. Blonda per il Comune di Taranto e Vittorio Galigani, direttore generale rossoblù. È prevista, altresì, la presenza del presidente della Provincia Gianni Florido, il quale ha chiesto ed ottenuto di partecipare alla riunione in qualità di rappresentante delle istituzioni cittadine. In passato ha sempre dimostrato, con i fatti, di essere molto sensibile alle problematiche della città, ovviamente anche del calcio. Ha anticipato che ha delle importanti proposte concrete da fare. Nella prossima settimana il Taranto ha due importanti impegni casalinghi. Il 1 novembre affronterà la Vibonese per la qualificazione agli ottavi di finali della Coppa Italia (bisogna ribaltare il 2-0 dell’andata). Il 4 novembre ospiterà il Giulianova per la decima giornata d’andata del campionato di serie C1. Occorre, dunque, trovare la soluzione a questi tenebrosi problemi. Oramai siamo in dirittura d’arrivo. Non è più possibile prorogarli, caso contrario si va incontro a delle conseguenze cui non ci si vuole nemmeno pensare. Allenarsi su di un campo privato e giocare le gare interne di campionato... su di un campo neutro appare, infatti, una soluzione che svilirebbe gli ambizioni programmi societari, appesantirebbe le risorse economiche di una tifoseria che compie salti mortali per essere presente sugli spalti dello stadio tarantino, getterebbe un’ombra gigantesca sull'intera città che esce malconcia dai riverberi della dichiarazione di dissesto per i tantissimi debiti rivenienti dal bilancio. Tornando al calcio giocato ieri c'è stata la prevista doppia seduta. C'era Caccavale rientrato dal permesso. Deflorio ha svolto l’identico lavoro dei compagni, esclusa la partitella finale. Oggi test con i giovani. Si va verso la conferma della formazione che ha battuto la Ternana? di Giuseppe Dimito26 ottobre 2006

Sta tornando il capitano
Deflorio ha ripreso ad allenarsi ieri dopo il lungo infortunio. L'attaccante del Taranto non vede l'ora di tornare in campo: «Non ce la facevo più a stare fermo»

Un doloretto al polpaccio, nulla di più. Quasi nascosto dalla gioia per aver segnato il primo gol stagionale di un Taranto subito vincente. Andrea Deflorio, nel dopo partita del match con il Ravenna, sorrideva convinto. 
Era il 3 settembre, quasi due mesi fa. Un'eternità durata quarantanove giorni. Soltanto ieri il capitano è tornato ad allenarsi con i compagni: con la voglia di recuperare il tempo perduto.
«Credevo che fosse una cosa passeggera, uno stop come ce ne sono tanti - ricorda l'attaccante - . “Giusto un paio di giorni di riposo - pensavo - e poi si aggiusterà tutto”. Ma il mercoledì successivo al match, ho capito che c'era qualcosa che non andava. Non avrei mai pensato, però, di stare fermo per tanto tempo: ero sicuro di tornare dopo due o tre settimane. Purtroppo, più passavano i giorni, più sentivo dolore».
Deflorio fa autocritica. La voglia di tornare subito in campo, di dare una mano ai compagni, lo ha tradito. «Ho continuato ad allenarmi. E ho sbagliato, peggiorando la situazione. Nonostante l'esperienza di tanti anni di carriera, ho commesso un errore per troppo entusiasmo. La solita “botta” era, in realtà, uno stiramento».
Adesso l'attesa sta per finire. Da ieri il bomber si è aggregato nuovamente al gruppo. Anche se è prematuro dire quando Deflorio potrà tornare in campo dall'inizio. «Mi tocca ricominciare daccapo - prosegue - . Sono rimasto totalmente fermo per quasi un mese: e come se avessi fatto nuovamente le vacanze estive... Ci vorrà un po' di lavoro in più, soprattutto per riacquistare il giusto tono muscolare. Di sicuro devo stare attento, stimolando la parte appena guarita senza strafare. Per non avere ricadute. Non posso permettermelo»,
Tornare ad allenarsi con i compagni, riprendere la vita di sempre. Per Deflorio è stata una liberazione, dopo tanti giorni di rabbia e di noia. «Ho ripreso a lavorare con un entusiasmo incredibile. Non ce la facevo più a stare fermo: volevo dare una mano ai miei compagni e non potevo farlo. E ' stato frustrante. Ma adesso sono pronto: pronto a tornare in gruppo, pronto ad essere il giocatore che tutti conoscono».
Il primo impatto con il terreno di gioco è stato positivo, confortante. «Di solito - spiega - in queste situazioni si ha sempre un po' di paura. Ebbene, tutto è andato per il meglio: ho lavorato con gli altri sul possesso palla e non ho avuto problemi. L'unica conseguenza è stata rappresentata dal polpaccio un po' indolenzito: ma era naturale, sono davvero felice».
Il campionato di Deflorio è come un sogno interrotto all'improvviso. Una partita, un gol, poi il brusco risveglio. Come quando un bambino si vede sottrarre la caramella che sta già pregustando. «Sono stato costretto ad abbandonare la squadra sul più bello - sottolinea Deflorio - . E' questo il mio principale rammarico. Stavamo vivendo un inizio di stagione meraviglioso: siamo partiti benissimo in Coppa Italia, eravamo riusciti a vincere subito in campionato battendo senza problemi il Ravenna, una compagine di grande valore. Avevamo appena raggiunto la consapevolezza di poter fare risultato su qualsiasi campo. E poi quell'infortunio... Ci sono rimasto male: e l'incertezza della data del mio ritorno ha contribuito ad intristirmi ancora di più».
Nel frattempo è successo di tutto: le sconfitte impreviste, l'aggressione a Pastore e Caccavale, i giorni in cui ogni certezza sembrava sul punto di crollare. Poi la ripresa, la lenta “convalescenza” della squadra, fino alla vittoria con la Ternana. Che ha spazzato via ansie e timori. «Non finirò mai di dirlo - commenta la punta di Noicattaro - . Questa è una squadra di ottimi giocatori: ma, soprattutto, è un gruppo di uomini eccezionali, di gente che ama intensamente questa città e che si sono buttati con il cuore e con l'anima nel progetto della società. Proprio per questo non sono riuscito a capire le motivazioni del “fattaccio” avvenuto dopo la sconfitta di Castellammare. I ragazzi non meritavano un simile trattamento: non voglio cercare alibi, ma sicuramente dopo quella partita abbiamo perso tranquillità a livello mentale. E ne abbiamo pagato le conseguenze sotto forma di risultati negativi. Ma siamo stati più forti di tutto: non siamo mai andati alla deriva, abbiamo superato brillantemente anche le due partite giocate a porte chiuse. Non è da tutti rialzarsi dopo una caduta: il Taranto ce l'ha fatta grazie al carattere e alla tecnica dei suoi giocatori e alla sapienza tattica di un allenatore bravissimo come Papagni. Credetemi: possiamo andare molto lontano in questa stagione. Ma per farlo dobbiamo ritrovare l'unità d'intenti di inizio anno: ricominciamo da domenica prossima. Sarebbe bello rivedere allo stadio diecimila persone».
I tifosi, intanto, attendono con curiosità di vedere all'opera la coppia Deflorio-Cammarata. «Sono curioso anch'io, finora l'ho affrontato solo da avversario in allenamento. Sarà un piacere giocare con lui. Allo stesso tempo, però, sento il bisogno di ringraziare tutti coloro che si sono impegnati a rendere meno pesante la mia assenza. Il mio plauso, in particolare, va ad Alessandro Ambrosi: si è sempre impegnato al massimo, adesso ha trovato i gol che merita, due nelle ultime due gare. Può segnare tanto. E non va dimenticato lo spirito di sacrificio dei centrocampisti». Da “spettatore obbligato”, Deflorio traccia un bilancio della prima parte del torneo: «Abbiamo sbagliato - sostiene - soltanto la gara di Castellammare. Con la Cavese, ad esempio, non meritavamo di perdere: il calcio, però, è fatto così. A volte si vince, a volte si perde. Noi siamo sempre gli stessi: vivi, compatti, uniti».
Il capitano c'è. «Spero che il mio rientro - conclude - possa costituire uno stimolo ulteriore per tutti i miei compagni. In questo periodo di assenza mi sono stati vicini, mi hanno dato coraggio: per loro sono un ingrediente importante di questo spogliatoio. Ora, finalmente, potrò dare a tutti il mio apporto». di Leo Spalluto25 ottobre 2006

I rossoblu si allenano... col generatore

Per far luce ci è voluto il generatore: il Taranto ha potuto continuare ad allenarsi allo “Iacovone” (anche se con tempi lievemente più ristretti rispetto al solito) pagando “in proprio” l'affitto dell'apparecchiatura.
Soluzione, per il momento, necessaria: il contenzioso tra Comune ed Enel per le bollette non pagate sembra ancora lontano da una risoluzione. Il vertice convocato dal prefetto Alecci a Palazzo del Governo (domani mattina) con la presenza di tutte le parti coinvolte potrebbe dare qualche risposta in più.
Fino a venerdì, giorno fissato per la partenza con direzione San Marino, sarà comunque difficile vedere riallacciata la corrente allo stadio.
Il gruppo ha ripreso ad allenarsi di buona lena: con un Deflorio in più, pronto a guadagnarsi un posto tra i “diciotto” in vista del match di domenica. La squadra, dopo il riscaldamento, ha effettuato una esercitazione di possesso palla senza portieri (i numeri uno si sono allenati in palestra con il tecnico in seconda Degli Schiavi). In seguito, per tutti, partitella tecnico-tattica a campo ridotto. 
L'infermeria, una volta tanto, offre buone notizie: l'unico assente di giornata è stato Maurizio Caccavale, in permesso per motivi familiari.
Il programma settimanale di allenamenti cambierà lievemente, per consentire un trasferimento più comodo in quel di San Marino (per i tifosi ci sono cinquecento biglietti): la comitiva rossoblu lascerà Taranto venerdì pomeriggio, subito dopo pranzo. Possibile anche l'anticipo di qualche minuto dell'orario d'avvio degli allenamenti: da domenica le partite cominceranno alle 14.30, entra in vigore l'ora legale. Alla trasferta “straniera” potrebbero partecipare tutti i disponibili, e non solo i diciotto convocati. Papagni ci sta pensando. di Leo Spalluto25 ottobre 2006

Taranto, c’è anche Deflorio
Il capitano da ieri si allena con il gruppo. Oggi doppia seduta

Andrea Deflorio è tornato ad allenarsi con il gruppo. Dopo circa un mese e mezzo il capitano rossoblù ha risolto finalmente i suoi problemi fisici (stiramento al polpaccio sinistro) svolgendo lo stesso lavoro dei compagni, compresa la partitella finale. Le speranza di vederlo in campo domenica a San Marino non sono tantissime, ma quanto meno sarà inserito nella lista dei 18 che sarà presentata all’arbitro. La seduta di allenamento si è regolarmente svolta nonostante il distacco della corrente elettrica effettuato dall’Enel ieri l’altro: il generatore fatto installare dalla società sta regolarmente funzionando. L’unico assente era Caccavale, ma per motivi strettamente familiari. Il programma prevede per oggi la solita doppia seduta e domani la partitella infrasettimanale. La partenza per la trasferta di San Marino avverrà venerdì dopo la seduta d’allenamento. La società ha deciso di dimezzare il viaggio. La prima tappa sarà San Benedetto del Tronto, città in cui risiede il diesse Evangelisti. Sabato mattina, nella cittadina marchigiana, ci sarà la rifinitura dopodicchè la comitiva si trasferirà nella sede del match. Intanto c'è viva attesa per l’importantissima riunione che si terrà domani mattina (ore 12) in Prefettura. Dinanzi al dott. Francesco Alecci ci saranno i rappresentanti della Taranto Sport, del Comune e dell’Enel che - come va ricordato - vanta un credito di circa 22mila euro nei confronti dell’ente civico. L’incontro servirà per dipanare la intricata matassa venutasi a creare dopo il "taglio" della luce elettrica, dopo il "no" della società "L’Ancora" a continuare la pulizia all’interno dello stadio e dopo le previste intimazioni al pagamento dei rispettivi insoluti che potrebbero giungere a breve da parte ddi chi fornisce il gas e acqua. Una delle soluzioni praticabili potrebbe essere quella di rinegoziare da domani tutti i contratti con la Taranto Sport. In tal maniera si metterebbe un punto fermo all’insoluto del Comune di Taranto e si riavvierebbe una nuova fase. di Giuseppe Dimito25 ottobre 2006

Se cambia il rapporto tra bellezza e utilità

Orgoglio di gruppo, identità collettiva, talento individuale, maturità tattica, astuzia tecnica, capacità gestionale: ripensando la partita del Taranto spunta un elenco di qualità. Alcune note, altre inedite, molte semplicemente più visibili: tutte che riconducono alla vittoria, dandole ulteriore legittimità. Tutte che seminano speranze sul sentiero prima ricco di detriti, che restituiscono una squadra consapevole dopo le diaboliche tentazioni della crisi. Ha un senso la partita di domenica: perché giunge in fondo a un processo lento e inevitabile, a una rieducazione di gruppo elaborata e funzionale. Perché il risultato non è tutto, non è l’intera analisi. Il pensiero va allargato: a tutto quello che c’è prima, alle parole dette per alleggerire la tensione, ai pensieri spesi per tenere la squadra lontana dal caos, ai pareggi che sembravano rallentare e, in realtà, tenevano in piedi. Elementare: non si fossero state quelle parole, quei pensieri e soprattutto quei pareggi il Taranto sarebbe sprofondato miseramente. Se si racconta una storia diversa evidentemente è servito tutto. Ed è servito, anche, continuare a setacciare l’organico, a sperimentare, a trovare formule. Si è visto ancora un Taranto diverso e, forse, anche il Taranto migliore. Non per la qualità del gioco (ci sono state gare più belle), ma per il rapporto bellezza-utilità. Rivoltando il taccuino: due gol, almeno quattro occasioni nitide (una l’incredibile traversa-palo di Toledo), una produzione offensiva che solo la giornata storta di Cammarata non ha reso dilagante. E’ la strada trovata che incoraggia. Perché il biondo non farà sempre tre errori di tale portata e, nel frattempo, il Taranto ha trovato il modo di arrivare con continuità al tiro. Papagni girerà ancora alla ricerca costante dell’assetto migliore, quello con maggiore aderenza alla partita, ma è, intanto, arrivato ad alcune certezze. Partendo da Toledo, ufficialmente piazzato a metà strada tra centrocampo e attacco: il brasiliano non è una punta e nemmeno un esterno. E’ un giocatore atipico per la sua presenza nella partita (entra ed esce dal contesto con selvaggio furore e con identica indolenza), ma anche per le sue qualità: ha un primo passo che lascia sul posto ogni avversario, ha quindi bisogno di rendere quel primo passo produttivo. Uno scatto palla al piede, poi un passaggio o un tiro: il calcio di Toledo è questo, Papagni lo ha individuato definitivamente. La regolazione del complesso passa anche attraverso qualche mossa semplice in difesa: il coraggio di schierare Cosenza, giovane centrale, da esterno e da titolare, la mutazione del reparto da primo costruttore della manovra a contraerea efficace, con due giocatori (Cosenza, appunto, e Prosperi) bravi sui palloni alti, con Colombini che, finito in tribuna Panini, è quello che ha il compito di spingere e sa anche come farlo. Dicono i numeri (tre partite, un gol subito) che il Taranto ha assorbito l’assenza di Pastore cambiando se stesso. Perché adesso la squadra riparte dai piedi di Danucci, impeccabile geometra con il piede educato a solo un po’ di fiato corto. Perché si nutre del dinamismo di De Liguori e dello spirito di sacrificio (innegabile) di Mancini. Con Ambrosi che si ritrova, Cammarata che conosce i tempi (e non ha dimenticato la porta) esiste un quadro chiaro. Al quale si aggiungerà, presto, Deflorio. Ma così, intanto, si è portato il Taranto fuori dalla crisi, prima che ci scivolasse dentro. E ha messo in evidenza le qualità d’apertura: l’orgoglio di gruppo necessario per resistere alle intemperie e reagire, l’identità collettiva di uomini che giocano da squadra conoscendo il sacrificio, il talento individuale di calciatori che dal nulla scavano la differenza, la maturità tattica di gente in grado di cambiare modulo ogni partita e anche dentro la partita stessa, l’astuzia tecnica di chi conosce i trucchi per gestirsi e controllare la gara, la capacità gestionale di chi ha tenuto il Taranto unito quando era facile che si rompesse. Sì: è una buona ripartenza. di Fulvio Paglialunga24 ottobre 2006

Quando soffia il vento del cambiamento
Il Taranto fuori dal tunnel

Ci sono partite di transito, copie tutte uguali dello stesso momento. E partite di rottura: piccole chiavi d’accesso alle nuove verità. Taranto-Ternana appartiene decisamente alla seconda categoria. Il Taranto non si è limitato a vincerla. Ha fatto di più. L’ha giocata, condotta, scossa e gestita. La partita ha parlato perché il Taranto ha finalmente detto: che la sua forza attuale parte dalla ritrovata compattezza della difesa; che la sua qualità è Toledo; che la sua differenza, ogni volta da compiersi, è compresa tra Danucci e gli attaccanti di turno. Proviamoad approfondire.
LA DIFESA - Un gol nelle ultime tre partite, da quando cioè ha cominciato a soffiare il vento del cambiamento. Per necessità: la dolorosa uscita di scena di Pastore. E per convenienza: l’opportuno accantonamento di Panini. La base è sempre a quattro, ma le propensioni sono mutate con l’inserimento di Prosperi (centrale) e con l’innesto di Cosenza (esterno destro). Ciò che la retroguardia ha perso in esperienza e nella capacità di far ripartire l’azione da dietro, ha recuperato in saldezza. È aumentata la specificità degli interpreti: quasi tutti specialisti nell’arte del difendere. Ora il Taranto ha una trincea di difensori puri, che si concede rare divagazioni, lasciando un po’ di libertà creativa al solo Colombini. Una difesa quasi sempre schierata, che prende meno rischi e non si fa mai cogliere impreparata. Quando succede, ci pensa Pinna.

TOLEDO - È diventato improvvisamente fondamentale perché ha ora sulle spalle buona parte della diversità del Taranto. Contro la Ternana ha segnato un gol, colpito la traversa e il palo con lo stesso tiro, ricamato due assist per Cammarata. È andato via di forza e di destrezza, sempre risultando imprendibile per gli avversari che gli "morivano" addosso. Toledo ha qualità brasiliane. Non ha metodo nella concessione e nella dissipazione del suo talento. Ha un bisogno quasi fisiologico di piccole pause, momenti in cui bioritmi particolarissimi gli consigliano di estraniarsi, di defilarsi, di andare in letargo. Poi, però, ci sono i risvegli: basta saperli aspettare. Come ha fatto Papagni con la Ternana, lasciandolo in campo. Il suo impiego include sempre un problema di collocazione. Problema che si risolve non ponendoselo: ora è chiaro. Toledo gioca dove gli detta l’estro: non dove conviene alla squadra ma dove conviene a lui. Non è un esterno di centrocampo. Non è un trequartista. È una seconda punta itinerante: da volate lunghe o da sterzate larghe. È un prodigio di tempo e coordinazione, cioè tecnica. Ha velocità, tiro e potenza. Ha movimenti che sono soltanto suoi: non si sovrappone a nessuno, aggiunge all’attacco spazi completamente diversi.
DANUCCI - È il lievito che la farina della manovra stava aspettando per crescere. Ha una visione panoramica del gioco. Ma non è solo uomo di costruzione davanti alla difesa. Sa lanciare e cucire. È un eccellente ragionatore nel momento in cui comincia l’azione. Ha personalità, inventiva e senso della posizione. Gli manca un po’ di resistenza: il fiato e la lucidità per essere sempre interpellato quando riparte il gioco. La differenza con Mancini è evidente: Danucci dà i tempi, Mancini li forza. Ecco perché, in prospettiva, sono destinati a fare coppia, completandosi. Ma ci vuole tempo. Il Taranto ha l’obbligo di darselo, senza fermarsi. Continuando a cercare. A vedere un trampolino dove gli altri vedono un ostacolo.
di Lorenzo D'Alò24 ottobre 2006

Pinna si sente a casa
Parla il portiere del Taranto dopo i “miracoli” con la Ternana. «Grazie per i complimenti ma sono qui per parare. L'affetto dei tifosi non mi fa sentire la nostalgia della Sardegna»

Una parata per pochi intimi. Ma i presenti non hanno potuto far altro che spellarsi le mani. E il Taranto ringrazia il “miracolo” di Tore Pinna.
Quando Candreva, attaccante della Ternana, ha scagliato un tiro da pochi passi a colpo sicuro, qualcuno ha chiuso gli occhi. Per non guardare la rete del pareggio, evento che appariva ineluttabile. Ma il guizzo del portiere ionico è stato eccezionale: parata d'istinto, risultato salvo. Messo in cassaforte. Trampolino di lancio per il gol del raddoppio, arrivato a una manciata di secondi dal triplice fischio.
Il numero uno sardo accetta i complimenti con un sorriso. Ma senza arrogarsi meriti eccessivi. «In fondo - spiega - ho fatto soltanto il mio dovere, sono qui per parare. Sono contento, però, della mia prestazione: questa è una è piazza importante, la gente pretende molto da noi».
Pinna è contento: a Taranto, adesso, si sente come a casa. Gli inizi, però, non sono stati facili: soprattutto per un atleta che non si era mai mosso dalla ”sua” Sardegna. «I primi giorni - rivela - sono stati particolarmente duri. Dopo tanti anni è davvero difficile lasciare la propria casa, cambiare ambiente, andare a vivere in una città dove non conosci nessuno. Per fortuna, io e Marina (Millanta, compagna di Pinna e giocatrice di basket, ndc) non abbiamo mai sofferto di nostalgia. Il calore dei tarantini è stato fondamentale: tutti sono molto affettuosi con noi, abbiamo trovato persone eccezionali e tanti amici».
Anche in campo si è reso necessario un periodo di “ambientamento”. «E' vero - prosegue - .Nelle prime giornate, forse, qualcuno mi ha visto un po' titubante in alcune situazioni. Ma avevo bisogno di tempo per capire e conoscere il modo di giocare dei miei compagni di reparto: soprattutto di quelli più affiatati come Caccavale e Pastore, che giocano insieme da anni. Adesso, invece, riesco a giocare con maggiore tranquillità, grazie alla fiducia che mi hanno sempre dimostrato i colleghi della difesa. La loro stima mi consente di esprimermi al meglio».
L'infortunio di Pastore, purtroppo, ha privato il quartetto arretrato di una pedina fondamentale. «Non si rinuncia facilmente ad un giocatore del valore di Ivano - commenta Pinna - . Proprio per questo è giusto sottolineare i meriti di Prosperi, che lo ha sostituito. Fabio ha saputo dimostrare le sue qualità, anche in un campionato difficile come la C1».
Il feeling con Papagni è stato immediato. «Ho conosciuto - dichiara il portiere - una persona splendida dal punto di vista umano, in grado di farti sentire sempre a tuo agio. Ma gli aspetti caratteriali non devono sminuire la bravura del tecnico: i nostri risultati migliori sono frutto delle sue scelte tattiche. Sa “leggere” le partite in modo perfetto».
Il Taranto, finora, ha vissuto una stagione ad intermittenza. Prima la partenza bruciante, poi un mare di difficoltà, ora il ritorno alla vittoria. «Siamo partiti alla grande - commenta Pinna - poi ci siamo bloccati. E' stata la forza del gruppo a tirarci fuori dai momenti più difficili: abbiamo saputo fare quadrato e siamo riusciti ad isolarci dai problemi».
La gara vinta con la Ternana potrebbe rappresentare una una nuova svolta. «Abbiamo preparato il match alla perfeziona - evidenzia - . Nel primo tempo loro non hanno mai tirato, nel secondo tempo le loro occasioni, anche se pericolose, sono state del tutto episodiche. Adesso ritroveremo il nostro pubblico ed il coraggio che sanno trasmetterci. Andremo a San Marino per far bene: senza sottovalutare l'avversario, puntando sulle stesse caratteristiche che ci hanno consentito di battere gli umbri: sacrificio e spirito di gruppo». di Leo Spalluto24 ottobre 2006

Firma falsa, condanna per tre

Tre ex amministratori del Taranto Calcio, Pieroni, Giove e Fogliamanzillo, sono stati condannati per la vicenda della firma falsa. Si è concluso nel primo pomeriggio di ieri, dinanzi al giudice monocratico Martino Rosati, il processo che vedeva imputati il patron dell'epoca Ermanno Pieroni (difeso dall'avvocato Pesarini del foro di Ancona) e gli altri componenti della compagine societaria Vincenzo Fogliamanzillo (difeso dall'avvocato Eugenio Palumbo del foro di Napoli), amministratore delegato, Massimo Giove presidente e i soci di minoranza Domenico Tagarelli , Cosimo Simonetti, Antonio Palma (difesi dagli avvocati Antonio Raffo, Vincenzo Monteforte e Gianluca Mongelli), per i reati di truffa aggravata e di falso in atto privato.
Il procedimento penale è stato avviato in seguito a una denuncia presentata dal presidente della Lega di serie C, Mario Malcalli, per un documento apparentemente proveniente dagli uffici della Lega ma che, invece, sarebbe stato falso, sia nel contenuto che nella firma. In buona sostanza, sarebbe stata falsificata persino la firma del presidente Macalli. 
Il Procuratore della Repubblica di Taranto, titolare delle indagini, dopo aver svolto gli accertamenti preliminari ha disposto la citazione in giudizio degli ex dirigenti e Macalli si è costituito parte civile chiedendo il risarcimento danni. A conclusione dell'istruttoria dibattimentale, il pm ha chiesto la condanna per tutti gli imputati. 
In particolare, i difensori dei soci di minoranza hanno sostenuto la totale estraneità dei loro assistiti rispetto al capo d'accusa sul presupposto che l'anticipazione su conto corrente del Taranto Calcio era stata concessa solo in virtù della sottoscrizione delle garanzie fideiussorie personali e non sulla base del documento ritenuto fasullo. 
Il giudice ha quindi emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Palma, Simonetti e Tagarelli “per non aver commesso il fatto” e ha condannato Fogliamanzillo, Giove e Pieroni alla pena di cinque mesi e dieci giorni e 600 euro di multa in relazione per tentata truffa. I tre hanno comunque beneficiato della sospensione della pena. 
E' stata dichiarata inoltre l'improcedibilità nei confronti di Fogliamanzillo, Giove e Pieroni per il reato di falso, per difetto di querela, e ha rigettato la domanda di risarcimento presentata dalla costituita parte civile.24 ottobre 2006

Emergenza "Iacovone"
L’Enel ha nuovamente sospeso l’erogazione di energia elettrica. Interrotto il servizio di pulizia e custodia

Il Taranto è in risalita in classifica, ma l’emergenza ambientale resta intatta. Anzi la querelle rischia seriamente di diventare più aspra con il passare dei giorni. Ieri mattina, come annunciato, l’Enel ha interrotto nuovamente la fornitura di energia elettrica allo "Iacovone". Niente luce, dunque, niente acqua calda, niente docce. La società rossoblù non si è persa d’animo. Il direttore generale Vittorio Galigani ha contattato una ditta di generatori d’energia elettrica: fino a venerdì prossimo, giorno della partenza per San Marino, il problema-luce è risolto. Le spese per la sua utilizzazione sono a totale carico della società jonica (sembra 200 euro circa ad ora). Evidentemente la soluzione è provvisoria, tampone come suol dirsi. Resta il poblema in tutta la sua interezza. In mattinata il dg ha inviato un fax alla Prefettura mettendo nel debito risalto l’angoscioso problema. Nel giro di poche ore il dott. Francesco Alecci ha convocato per dopodomani mattina (ore 12) la Taranto Sport, il Comune e l’Enel per trovare un punto d’incontro. Il problema è grave. L’Enel vanta dal Comune di Taranto un credito di circa 960mila euro, di cui ben 22 soltanto per lo stadio tarantino. Trovare la soluzione non sarà facile in presenza di una dichiarazione di dissesto finanziario dell’ente civico. Ma c'è di più. I guai non vengono mai da soli. La cooperativa L’Ancora, da ieri, ha sospeso la custodia e, soprattutto, la pulizia dello stadio sia per morosità del Comune che per rinnovo contrattuale. L’azienda che fornisce il gas potrebbe sospendere da un momento all’altro anche questa erogazione per gli stessi motivi di morosità. Perfino l’acquedotto potrebbe assumere analoga iniziativa anche se, per la verità, non ci sono segnali così inquietanti. Intanto la squadra riprenderà nel pomeriggio la preparazione allo "Iacovone" in vista del match esterno di San Marino. La formazione di casa naviga in piena zona playout occupando il quart'ultimo posto con 7 punti. L’intero bottino è stato conquistato sul terreno amico avendo battuto Salernitana (secco 4-0) ed il Teramo (1-0), e pareggiato contro la Ternana (1-1). Fuori casa, invece, 4 sconfitte. Ha un attacco piuttosto prolifico (10 gol segnati, di cui 7) ma anche una difesa perforabile (incassate 10 reti, ma solo 3 fra le mura amiche). Buone notizie per quanto riguarda capitan Deflorio che oggi dovrebbe riprendere la preparazione con maggiore vigore. Potrebbe entrare nella lista dei 18 per la lunga trasferta e giocare, magari, uno spezzo di gara. Più certa la sua presenza dall’inizio per la prossima gara interna con il Giulianova (a porte finalmente aperte). Da San Marino giungeranno domani 500 biglietti. di Giuseppe Dimito24 ottobre 2006

Cammarata rilancia il Taranto
«Siamo sulla strada giusta. Il gol? Lo ritroverò»

Tre errori dinanzi al portiere, tre azioni maturate differentemente. Un punto in comune: Fabrizio Cammarata, protagonista in negativo nelle diverse circostanze. Una novità, quasi un paradosso. Vedere un attaccante con il suo passato - 39 presenze e 9 reti in serie A, 302 presenze e 73 reti in serie cadetta - sbagliare in quella maniera può non sembrar vero. «Ma è importante collezionare tante occasioni, il gol poi arriverà. Così, almeno, mi è sempre stato detto». Cammarata non spegne una polemica, non è nel suo stile. Puntualizza, chiarisce, va a fondo. «Nel primo caso ho cercato di saltare il portiere, ma Ginestra è stato bravissimo a rimanere in piedi fino alla fine. Sull'assist di Ambrosi ho colpito la palla di esterno. Alla fine, invece, ho mirato al secondo palo, senza vedere che in area piccola Zito accorreva senza marcatura». Spiegazione fornita, parole messe al punto giusto. Di positivo, comunque, resta una bprestazione costellata di tanto impegno profuso a favore della squadra. «Fisicamente sento che la condizione sta crescendo e con Ambrosi stiamo affinando l’intesa. Sono molto contento per lui, sta trovando la via della rete con una certa regolarità. Con la Ternana era importantissimo vincere, ci siamo riusciti giocando bene nella prima frazione e sfruttando i colpi dei nostri fuoriclasse nella ripresa. Mai come domenica, poi, ho visto le due fasi di gioco curate con grande concentrazione». Un solco tracciato, un successo giunto dopo quaranta giorni che valorizza i tre pareggi consecutivi (Lanciano, Manfredonia, Gallipoli). L’ex bomber del Verona è convinto che «il Taranto, adesso, abbia intrapreso la retta via. La formazione umbra era un avversario ostico, con l’aggravante di doverla affrontare ancora senza i nostri tifosi. Abbiamo superato l’esame a pieni voti, l’esperienza della prima gara disputata a porte chiuse ci ha aiutato a mantenere sempre alta la concentrazione». Sei punti in quattro partite. La marcia dei rossoblù, ripresa gradualmente, potrebbe essere favorita da un calendario che, nel prossimo mese, li vedrà affrontare tre delle ultime quattro della classe (San Marino, Giulianova, Martina). «E' vero, ma non dobbiamo sottovalutare gli avversari. La squadra di Alberti, ad esempio, tra le mura amiche ha sconfitto Salernitana e Teramo. Ci conforta, però, la nostra condizione psico-fisica. Stiamo bene, dalla prossima partita potremmo contare anche su Mortari e Deflorio». Materializzando una serie di interrogativi nella mente di Papagni e amplificando la forza di un reparto (attacco) che serba ancora un potenziale inespresso. «L'assenza di Andrea si sente moltissimo, è un punto di riferimento per questo gruppo. Con il suo rientro ci sarà l’imbarazzo della scelta. Ma sarà una situazione piacevole, speriamo di non ritrovarci più in emergenza». di Fabio Di Todaro24 ottobre 2006

Comincia la settimana di Deflorio
Anche Mortari potrebbe rientrare tra i convocati. Pastore senza stampelle

Detto sottovoce: Deflorio, domenica, potrebbe tornare. Dopo sette giornate di stop per un guaio muscolare, dopo aver cercato di forzare i tempi all’inizio, rimediando semplicemente un peggioramento dello stiramento che, poi, lo ha costretto a fermarsi. Oggi il capitano rossoblu, dopo una lunga fase di ripresa, dovrebbe tornare ad allenarsi con il gruppo. «Dovrebbe essere guarito - dice Guido Petrocelli, responsabile dell’area medica rossoblu -. Ma comunque è meglio andare con cautela: bisogna comunque considerare che non gioca da un mese e mezzo». Deflorio si muoverà con gli altri, ma i muscoli andranno trattati con cura, per evitare pericolose ricadute: «Sarà monitorato - spiega Petrocelli - e, se tutto andrà bene, potrà essere convocato già da domenica». Papagni attende e valuta. Difficile, ovviamente, che per il capitano ci sia posto da subito nella formazione titolare. Però è già una buona notizia. Altro rientro possibile è quello di Cristian Mortari, finalmente abile dopo quasi cinque mesi. Il leccese è rientrato ormai a pieno titolo nel gruppo: «Giovedì ha fatto cinquanta minuti di partitella - spiega il medico rossoblu - : è sano, è guarito. Gli manca il ritmo partita e, comunque, bisogna sempre considerare che le sollecitazioni in una gara sono diverse da quelle dell’allenamento. La valutazione, adesso, credo che sia essenzialmente tecnica». Prosegue, intanto, il programma di recupero di Ivano Pastore: ieri il difensore rossoblu si è tolto i punti e ha lasciato le stampelle. Domani comincerà il lavoro in piscina.24 ottobre 2006


Taranto, così si vince
I rossoblu, contro la Ternana, tornano al successo dopo cinque giornate di astinenza Nello stadio ”Iacovone” deserto una buona partita e due gol: Ambrosi su rigore e Toledo

Al Taranto serviva questo: una vittoria piena, una partita convincente. Serviva per completare la propria ricostruzione, per scrollarsi le ansie e rimettersi ufficialmente in piedi. C'è - è certificato - una squadra vera, unita da comuni sentimenti e arricchita dalla qualità dei singoli. C'è un gruppo che riprende a utilizzare il vocabolario della gioia, dopo aver saccheggiato quello del dolore (due sconfitte consecutive) e del rammarico (tre pareggi in fila). C'è un avversario che un po' sgombra la strada (la Ternana a volte è di imbarazzante povertà), ma anche il meritorio lavoro degli uomini di Papagni, che si muovono come devono e aboliscono il superfluo. 
La chiave è addirittura semplice: il Taranto è più pratico e meno narciso, non abbaglia ma morde. Mantiene un livello gradevole di manovra senza concedersi inutili lussi, si libera del pallone quando è necessario senza indugiare nel possesso, senza disperdere energie in vuoti esercizi a corpo libero. Più profondo, più pericoloso, più produttivo, meno appariscente: il saldo è assai positivo, vicino a un punto di svolta. Intanto perché il Taranto vince (non ci riusciva da cinque giornate), poi perché mostra qualcosa di nuovo e la solita capacità di aderire alle curve della partita, di mettersi a proprio agio e colpire. 
Due gol (non era mai successo), tutti concentrati in una ripresa che è l'irregolare prosecuzione di un primo tempo di dominio secco, cadenzato dalle occasioni prodotte e dall'occupazione del campo avversario. Arrivano, cioè, quando la Ternana si illude di aver preso le misure. Prima con Ambrosi, attaccante riabilitatosi, su rigore. Poi con Toledo, nel momento di massimo splendore personale. Due tagli su un avversario fragile, abbondantemente graffiato prima e dopo il vantaggio. Tutto meritato: il risultato non ha grinze né risvolti da analizzare. E' netto, giunto in coda ad un'altra settimana di incertezze ambientali (stavolta il problema era il campo per allenarsi e la luce per farlo). E giunto con un assetto ancora diverso e con frequenti mutazioni per linee interne. Il Taranto, all'inizio, è un 4-3-1-2 differente da quello di una settimana prima: con due punte pure (c'è Ambrosi), Toledo trequartista e Mancini interno di centrocampo. 
L'atipicità della manovra è provocata, come sempre, da Toledo, mobile al punto da far apparire spesso il modulo simile ad un 4-3-3 (ma in fase di non possesso il brasiliano è diligente). La giustezza dell'impianto e dell'approccio è, invece, illustrata dalle sofferenze della Ternana (4-4-1-1): gli umbri giocano da reclusi nella metà campo propria, presi ai fianchi (con gli affondi di Colombini) o perforati centralmente, con le aperture di Danucci, i tocchi di Toledo, le astuzie di Ambrosi e gli scatti di Cammarata. La soluzione di Favarin è ammassare uomini dietro e saltare con sistematicità il centrocampo. L'idea di Papagni, invece, è vincere, quindi segnare. Il Taranto ci va prima vicino (9', punizione di De Liguori che taglia l'area su cui Prosperi non arriva per poco), poi vicinissimo: inventa Toledo (17', resiste ad una carica e verticalizza), spreca Cammarata, che perde il tempo e non riesce a saltare il portiere. La Ternana è una squadra teorica: dovrebbe prevedere l'allineamento di Candreva e Cherubini nella zona degli incursori, ma il movimento è un'ipotesi. C'è più Taranto ovunque, soprattutto per l'ispirazione dei singoli. Cammarata ne sbaglia un'altra: Ambrosi gli gira d'esterno un passaggio di Mancini, il sinistro (29') da buona posizione è fuori. Arriva la ripresa, compare la Ternana, passa il Taranto. L'attimo che sblocca è il 5': De Liguori crossa su punizione, Perna atterra Prosperi e genera il rigore, Ambrosi segna a modo suo. Però Favarin ha trovato una via nuova: alza gli esterni davvero, tiene fermo Colombini, costringe il Taranto a guardarsi i lati. Cherubini ci prova (10'), Pinna si oppone in tuffo, Papagni cerca il rimedio (Larosa per Ambrosi e modulo identico a quello di Gallipoli). La Ternana adesso esiste: un destro violento di Candreva (20', sponda di Bonfiglio) è salvato da un volo miracolo di Pinna. La posizione di Toledo (largo a sinistra), rimette il Taranto in equilibrio e riconsegna la partita al proprietario autentico. E' il brasiliano a spostare l'assetto. Inventa un tiro accecante, intanto: punta l'avversario da sinistra e (23'), molto decentrato, calcia un destro arcuato e violentissimo, che sbatte sulla traversa e sul palo. E poi tiene in apprensione costante i dirimpettai. Papagni sposta uomini e arriva ad un 4-4-2 decentrato (ovviamente dalla parte di Toledo), il Taranto ha la forza per resistere senza arroccarsi e ripartire con slancio. Al resto ci pensa Toledo: crea dal nulla un assist (31', esterno destro) per Cammarata che spreca, ancora tutto solo. E, poi, chiude con il gol: riceve da De Liguori, si accentra con rapidità impressionante e libera il destro. Liberando anche il Taranto. di Fulvio Paglialunga23 ottobre 2006

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

PINNA - Il silenzio dello stadio fa sentire le sue urla di incitamento, quasi da leader. Ma sono le parate che incorniciano la sua prestazione: una è splendida, tutte sono decisive: 7
COSENZA - Cede qualcosa nell’uno contro uno a Cherubini, quando arriva. Ma resta sempre vigile su ogni pallone, recupera anche quando è in difficoltà. Si disimpegna bene, con i grandi mezzi fisici di cui dispone: 6
COLOMBINI - Ottimo primo tempo, soprattutto per il sostegno alla fase offensiva. Quando Candreva lo schiaccia, nella ripresa, perde un po’ di smalto, ma si mantiene in piedi grazie alla propria intelligenza tattica: 6
PROSPERI - La continuità è il suo pregio migliore: non cala mai, tenendo lo stesso ritmo per novanta minuti. Salta su tutti i palloni, di testa è ovunque. Mette il cuore in ogni intervento, con incredibile tempismo: 6.5
CACCAVALE - Non vuole strafare: è un merito. Ma la rinuncia volontaria alle giocate (non è il caso di rischiare) non puà togliergli i meriti di tutti gli anticipi fatti. E’ sempre primo sul pallone, contro qualunque avversario: 6.5
DE LIGUORI - Si sente sempre, ma di lui ci si accorge soprattutto quando la partita sta finendo. Perché mentre gli altri si fermano, lui sta ancora correndo. Inesauribile: da interno sembra vivere una nuova giovinezza. Ha il fiato per far partire l’azione del raddoppio: 6.5
TOLEDO - Decide quando giocare e diventa devastante. Si può obiettare sulla sua discontinuità, sulle prolungate pause che si concedere. Ma quando un giocatore, in una partita, mette due volte Cammarata in condizione di segnare (nonostante lo spreco), quando dal nulla fa partire un tiro bellissimo che prende traversa e palo e, infine, segna, non si può chiedere altro. Sul primo passo è imprendibile: 7.5
DANUCCI - La squadra è sempre più la sua. Perché ha preso il comando del centrocampo e detta i ritmi. Fa aperture di precisione chirurgica, sa sempre dove trovare i compagni e dove mettere il pallone. Quando cala lui, cala l’intera manovra: 6.5
AMBROSI - Il gol, per un attaccante, è quasi tutto. Gli è bastato quello di domenica scorsa per riprendersi e mostrare nuova voglia. Lotta, fa anche qualche buona giocata, soprattutto di sponda. Sul rigore è glaciale: 6.5
MANCINI - Si sacrifica da interno di centrocampo e l’idea dovrebbe comunque garantire presenza in quella zona. Lo fa con dedizione, provandoci. Cherubini, soprattutto nel primo tempo, lo supera troppo e troppo facilmente: 5.5
CAMMARATA - Sbaglia tre gol, due facilissimi. Non è da lui, perché si è presentato segnando al primo tocco. Lo salva il segnale che lascia: ha ritrovato i tempi dell’inserimento, dà profondità alla squadra. Non ne sbaglierà ancora tanti: 5.5
Larosa - Dà sostanza al centrocampo, fa la legna che, con il vantaggio in tasca, serve: 6
Zito - Vivace appena entra. Ma deve solo controllare: 6
Silvestri - Si distingue anche nei pochi minuti a disposizione. Perché ci mette tutto il mestiere per difendere il risultato: 6
PAPAGNI - Il Taranto, stavolta, ha lo spirito della squadra e la manovra dei singoli. Li mette, però, in condizioni ideali per esprimersi. E, muovendo tutti, trova sempre la forma migliore per vincere: 6.5
L’arbitro - Forse concede un po’ sull’ostruzionismo della Ternana, ma sul rigore è sveglio: 6
La squadra avversaria - Ha buone individualità, non ha un gioco. Rischia di avere grosse difficoltà: 5.523 ottobre 2006

Taranto, la vittoria ritrovata
Prova di forza contro la Ternana. Decidono Ambrosi e Toledo. Rossoblù più persuasivi nel primo tempo. Ma i gol fioccano nella ripresa. S'è giocato a porte chiuse

La ricerca assidua del gioco nel primo tempo. La scoperta consolante delle giocate nella ripresa. Il Taranto vince così, andando oltre gli schemi, dove si annidano i colpi. Capita spesso alle squadre che, in attesa di formarsi un'identità definitiva, scelgono l'azzardo (il rigore di Ambrosi) e l'eccezionalità (il raddoppio di Toledo) per venire a capo di partite complicate. È un Taranto di fatiche e di ribalderie quello che annienta la Ternana, tornando al risultato pieno, dopo aver messo insieme due sconfitte e tre pareggi. Un Taranto che sembra nuovamente in grado, dopo le interferenze ambientali e dopo le abulie collettive, di far valere la propria diversità. Diversità che è essenzialmente tecnica e che quando riesce a compiersi può scavare la differenza contro qualunque avversario. La vittoria è comunque netta, magistralmente sintetizzata dal 2-0 finale. Un risultato pertinente. Rispettoso di ciò che si vede e di ciò che s'intuisce. Meglio il Taranto sempre: quando si sforza di dipanare la manovra, sommando idee, ragionamenti e combinazioni; quando si limita ad aspettare il lampo di bellezza, stimolando l'estro individuale. Alla Ternana, alla fine, non rimane che perdere. Non ci sono altre possibilità. Squadra massiccia, calcio un po' legnoso, trame portate avanti con calcolata lentezza: una condotta che nelle precedenti trasferte aveva funzionato. E che a Taranto, nel silenzio artificiale dello Iacovone, non dà la resa preventivata. Primo tempo da declinare al plurale. Gira la squadra, tatticamente in bilico tra il 4-3-1-2 (l'impianto di Gallipoli) e il 4-3-3. A far oscillare il modulo è il nomadismo di Toledo, il suo partire centralmente tra le linee, cioè dietro i due attaccanti, e il suo emigrare a sinistra, allineandosi alle punte. Papagni ordina a Mancini di essere il terzo di centrocampo: posizione che richiede attenzione tattica (il suo dirimpettaio è Cherubini, un tipo svelto) e sacrificio dinamico (c'è da suturare molto spazio a destra). Mancini ci mette ardore e impegno, ma non può evitare gli errori (in chiusura e in disimpegno). Tocca così a Danucci (riflessivo) e De Liguori (moto perpetuo) fornire il contributo più corposo nella costruzione del gioco, che sino alla trequarti ha uno sviluppo regolare. Poi, però, sembra interrompersi, in attesa del movimento giusto o della soluzione illuminante. La Ternana (4-4-1-1) cerca ai lati ciò che non può trovare in mezzo: agilità (Candreva) e brillantezza (Cherubini). Non ci sono mai intenzioni dichiaratamente bellicose. Bonfiglio, che galleggia tra le linee, ha buona qualità ma non incide. Tozzi Borsoi, unica punta di ruolo, è in condizioni precarie e si nota (dopo 35' cede il posto a Perna). La partita è nelle mani del Taranto. Le occasioni, invece, capitano tra i piedi di Cammarata (in ombra). Sulla prima (assist a scoperchiare l'area avversaria di Toledo) non gli riesce il dribbling sul portiere che lo disattiva al momento del tiro (17'). Sulla seconda (servizio di Ambrosi) ritarda la conclusione, senza centrare la porta (29'). Ripresa da declinare al singolare. Perché comincia il piccolo tempo degli interpreti più ispirati. Ad illudere la Ternana è un altro inizio: più convinto, meno svagato. Avvio che sembra segnalare la crescita degli umbri. Ma è il Taranto a scovare il gol, sfruttando una punizione di De Liguori e una spinta in area di Perna ai danni di Prosperi: rigore. L'esecuzione di Ambrosi è originalissima: una rincorsa piena di finte, ammiccamenti e frenate, poi il tocco tiepido sulla scelta sbagliata del portiere, tuffatosi sulla sua sinistra. È il 6. Il Taranto inizia a vincere, la Ternana ha già perso. Papagni toglie Ambrosi. Entra Larosa e si torna idealmente al progetto tattico di Gallipoli. La Ternana osa. Schema su punizione: sponda di testa di Bonfiglio, tiro di Candreva e prontissima risposta di Pinna (21'). Da qualche minuto Toledo si è autoemarginato a sinistra. Sembra in uno dei suoi rituali momenti di massima pigrizia. Quando rientra in sé, e dunque in partita, si vedono cose mai viste prima. Fascinose spruzzate di calcio. Accelerazione, accentramento e botta di destro: il pallone rimbalza sulla traversa e carambola sul palo (23'). Entra Zito (fuori Mancini). Ora il Taranto è quasi 4-4-2 (fase di non possesso). Controfuga manovrata: Danucci alza la mira (30'). Ancora Toledo che asseconda il movimento di Cammarata, liberandolo per il tiro fuori misura (31'). Silvestri rileva Danucci: è l'ultimo cambio. Toledo (incontenibile) chiude il confronto, bruciando sullo scatto chi vorrebbe opporsi e infilando di giustezza Ginestra (47'). Metodo e talento, stavolta la sintesi è perfetta. di Lorenzo D'Alò23 ottobre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6,5 - C’è su tutte le conclusioni che lo chiamano in causa. Efficace su Cherubini, provvidenziale su Candreva.
COSENZA 6 - Sempre più sicuro di sé e dei suoi mezzi. Pulito, deciso, giudizioso.
COLOMBINI 6 - Nel primo tempo tampona e riparte, partecipando allo sviluppo dell’azione. Nella ripresa si limita a difendere.
PROSPERI 6 - Usa tutto il corpo per opporsi, chiudendo centralmente la difesa. Imbattibile di testa. Conquista il calcio di rigore.
CACCAVALE 6 - Esperienza e tempismo a disposizione di una retroguardia che è cambiata molto e repentinamente.
DE LIGUORI 6,5 - È la colla dinamica del centrocampo. Abile nella riconquista del pallone. Veloce nel rigiocarlo. Infaticabile.
TOLEDO 7 - Va dove gli detta l’estro, dispensando brividi di letizia. Un gol, una traversa-palo, due assist al bacio e altri colpi a sensazione.
DANUCCI 6,5 - Pregevole la regia mobile che assicura nel primo tempo. Ripresa di progressivo appannamento. Ma la sua utilità è ormai fuori discussione.
AMBROSI 6,5 - Sembra ormai sulla strada del ritorno. Generoso e scaltro. Il rigore è un cortometraggio. C’è tutto e, infine, il tiro.
MANCINI 6 - Soffre e sbuffa a destra. Non è lucidissimo. Ma non è da bocciare la sua prova.
CAMMARATA 5 - Tre occasioni per far gol, tre tentativi maldestri. Non è da lui.
LAROSA 6 - Entra al posto di Ambrosi e dimostra la sua versatilità, a dispetto degli bscettici.
ZITO 6 - Prima a sinistra, poi a destra quando il modulo, nel finale diventa stabilmente b4-4-2. Prezioso.
SILVESTRI sv - Non spreca i minuti che gioca. Tornerà utile.
PAPAGNI 6 - I progressi del Taranto nascono dalle sue convinzioni tattiche e dalla sua capacità di cambiare in corsa. di Lorenzo D’Alò23 ottobre 2006

«Alleno uomini veri»
La gioia di Papagni: «Ho detto ai ragazzi che sono fortunato ad allenare una squadra così. Abbiamo passato un periodo difficile, ma adesso siamo fuori»

Fuori dal tunnel. Grazie alla forza del gruppo. Il dopo-partita di Aldo Papagni è analisi e ringraziamento, racconto e lodi. Complimenti sparsi per una squadra che ha saputo superare i momenti difficili e adesso sembra in grado di riprendere il cammino lì dove si era interrotto, dopo i due successi consecutivi conquistati nelle prime giornate. «Sono felice - racconta - di essere l'allenatore di questa squadra. L'ho ribadito ai ragazzi prima della gara: sono andato da loro e ho detto che mi ritengo fortunato ad allenare il Taranto piuttosto che la Ternana. E non certo per il valore tecnico degli umbri, davvero elevato. Ma noi abbiamo uno spogliatoio saldo, che ha saputo affrontare un periodo di emergenza tecnica ed ambientale. La vittoria con la Ternana ha certificato definitivamente una realtà: abbiamo un gruppo di uomini veri. E' questo il nostro segreto: il grande spessore umano di tutti gli atleti. Che ci consente di cambiare volto in più occasioni nel corso dello stesso match. Altri, forse, dopo tanti guai sarebbero crollati: noi siamo riusciti a venirne fuori». La vigilia di Papagni era istoriata da buoni segnali. «Prima della partita - prosegue - ero molto fiducioso. Sapevo che la determinazione, l'aggressività e la personalità appartengono ormai al nostro patrimonio: sapevo che queste doti ci avrebbero permesso di superare la difficoltà di giocare senza pubblico. Abbiamo fatto tesoro dell'esperienza negativa del pareggio a porte chiuse contro il Manfredonia: e abbiamo messo a frutto il lavoro compiuti nelle ultime due settimane, in cui il calcio è tornato ad essere l'unico protagonista delle nostre ore. Nelle settimane precedenti troppi eventi ci avevano distratto. Non posso dimenticare, inoltre, l'aiuto fornito da tutti i miei ragazzi: anche da quelli finiti in panchina o addirittura in tribuna».
Con la Ternana si è visto in campo un Taranto camaleontico, in grado di cambiare modulo e posizioni a seconda delle necessità. «Puoi farlo - sottolinea Papagni - solo se hai a disposizione calciatori di qualità ed esperienza. Contro gli umbri abbiamo giocato volutamente con un assetto molto offensivo e ho chiesto a tutti un grande sacrificio in fase di non possesso palla. Il nostro obiettivo era quello di segnare presto per poi gestire al meglio la gara: nel secondo tempo, dopo il nostro vantaggio, la Ternana ha cercato di metterci in difficoltà. E' arrivata anche qualche parata importante di Pinna. Ma i tre punti che abbiamo conquistato sono del tutto meritati». Rimbalzano altri nomi, anche se il tecnico di Bisceglie non ama parlare dei singoli. La sostituzione di Ambrosi, primo goleador di giornata, suscita curiosità. «Perchè ho tolto Alessandro? Gli attaccanti avevano lavorato molto, in quel momento ci serviva un centrocampista di quantità per fronteggiare le loro avanzate. Anche con una punta in meno, però, abbiamo continuato a confezionare azioni da rete con frequenza. E Toledo ha saputo mettere a disposizione dei compagni le sue qualità». Il Taranto sembra tornato a percorrere il sentiero della normalità. «E' vero. Abbiamo recuperato attaccanti importanti come Cammarata e Ambrosi, da questa settimana riavremo anche Deflorio. Abbiamo ritrovato la tranquillità necessaria per guardare alle zone alte della classifica e, finalmente, abbiamo concluso il periodo delle gare senza pubblico. Anche se noi abbiamo già ritrovato i nostri tifosi a Gallipoli. Sono stati splendidi, sarebbe bello vederne almeno mille a San Marino: con il loro affetto, riescono quasi a spingere la palla verso l'area avversaria». di Leo Spalluto23 ottobre 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Dopo oltre un mese il Taranto torna alla vittoria; i rossoblù non coglievano i tre punti dal 10 settembre scorso, 1-0 a San Benedetto del Tronto con la rete decisiva di Fabrizio Cammarata. Quel successo esterno seguiva di sette giorni quello che gli ionici avevano conquistato alla prima giornata battendo il Ravenna per 1-0.
Per l’undici di Papagni dunque sei punti nelle prime due gare, poi arrivano le sconfitte in casa con la Cavese (per 2-1) e l’altra in trasferta contro la Juve Stabia (per 1-0), quindi a seguire tre pareggi: 1-1 a Lanciano, 0-0 contro il Manfredonia e 1-1 a Gallipoli.
Ora il Taranto occupa l’ottava posizione a -6 punti dal Foggia capolista, ma a solo 3 lunghezze dalla zona playoff; 12 punti per i rossoblù, in media uno e mezzo a partita (con Papagni nella passata vstagione in serie C2 era stata di 1,95). Per la prima volta in questo campionato l’attacco ionico riesce a mettere a segno due reti (non accadeva dalla semifinale playoff della passata stagione con il 2-0 sul Melfi). Nonostante la doppietta il Taranto registra ancora uno dei peggiori attacchi con 7 marcature complessive (fanno peggio solo Giulianova, Martina e Ancona), mentre la retroguardia rossoblù resta imbattuta per la quarta partita stagionale e la difesa, con 5 gol al passivo, è la seconda del girone.
Seconda rete stagionale per Alessandro Ambrosi, già autore sette giorni fa del gol del pareggio a Gallipoli, mentre Robson Toledo mette a segno la prima marcatura in rossoblù. Per il brasiliano è la sesta rete nel campionato di serie C1 (in precedenza aveva segnato 4 gol con il Catanzaro nel 2003-04 e 1 con il Napoli nel 2004-05).
Il Taranto per la decima volta supera la Ternana in casa, mentre gli umbri hanno vinto solo due volte (22 in totale i precedenti, 13 in Serie B, 6 in serie C o C1 e 3 in Prima Divisione). I rossoblù non battevano i rossoverdi dal 27 maggio 1990: 2-1 nel campionato di serie C1). di Franco Valdevies23 ottobre 2006

Manoni sincero
«Risultato giusto, lo Iacovone deserto fa uno strano effetto»

La prima sconfitta esterna stagionale non preoccupa più di tanto il tecnico rossoverde Favarin. «La nostra partita è terminata con l’assegnazione del penalty poi trasformato da Ambrosi. E’ stato un episodio decisivo che ha spento il nostro buon avvio di ripresa. Poi abbiamo avuto due occasioni per pareggiare con Cherubini e Candreva, ma gli interventi di Pinna sono stati prodigiosi. Il Taranto? E’ una buona formazione, sicuramente diversa da quella che ho affrontato l’anno scorso in C2 (alla guida del Latina , ndr). Da questa gara emerge, comunque, l’estremo equilibrio di un campionato che non vede una compagine favorita. Continueremo a lavorare per acquisire la determinazione necessaria per far strada in serie C1». E’ quasi paradossale sentire Manolo Manoni parlare da avversario. Fino ai primi giorni di settembre è stato in riva allo Ionio in attesa di firmare un contratto mai arrivato. «Sono andato via a malincuore», aveva dichiarato il centrocampista marchigiano alla "Gazzetta" giovedì scorso. Sensazioni amplificate al termine della contesa. «Mi ha fatto uno strano effetto tornare allo "Iacovone" da avversario e giocare in uno stadio deserto. La gara? Il Taranto ha meritato la vittoria, mostrando maggiore aggressività e determinazione. Pur affrontando una Ternana che, nelle previsioni, giocava per ottenere un risultato
positivo. Abbiamo sofferto di più nel primo tempo. Nella ripresa eravamo partiti bene, ma il rigore di Ambrosi ci ha spezzato le gambe. Non siamo stati in grado di reagire»
. di Fabio Di Todaro23 ottobre 2006

Taranto, la forza del gruppo
Ambrosi: «Il rigore? Aspetto sempre che il portiere si tuffi»

La forza del gruppo, l’elevato profilo caratteriale, il contributo importante fornito da chi è sceso in campo per una manciata di minuti. Aldo Papagni motiva il successo citando queste tre componenti. «Il Taranto ha dimostrato di essere una squadra di uomini veri» ha commentato il tecnico di Bisceglie ancor prima di proferir parola sui bagliori accecanti di Toledo, l’insaziabile voglia di riscatto di Ambrosi, le clamorose occasioni fallite da Cammarata. «E' l’aspetto che considero prioritario - ha proseguito - soprattutto al cospetto di un avversario come la Ternana che abbiamo affrontato in uno stadio desolatamente vuoto». Il resto è subordinato. Passano in secondo piano i tiri di maldestri di Cammarata: «E' stato importante creare diverse palle gol, gli errori non mi preoccupano. Fabrizio ha giocato una buona gara, cercando spesso di dialogare con Ambrosi. In settimana ho saputo dalla stampa di essere in dubbio sul suo utilizzo, ma in realtà Ambrosi sapeva di dover giocare da martedì. Sta attraversando un momento molto positivo e conoscevo le difficoltà della difesa umbra già palesate nelle precedenti giornate». Lettura della gara ineccepibile, cambi in corsa studiati ed effettuati con precisione chirurgica. «Era importante conquistare la vittoria e il rigore nella ripresa è giunto quando la Ternana sembrava diventasse pericolosa. Poi ho ridisegnato la formazione aggiungendo fiato e grinta al centrocampo. Ricevendo, ancora una volta, risposte confortanti da chi finora ha giocato meno». Il successo sui rossoverdi amplifica il valore dei tre pareggi consecutivi. E appare quasi beffardo poter dare ulteriore tempo a Mortari e Deflorio per completare il lavoro di recupero. Il Taranto c'è anche senza di loro, l’attesa potrebbe non essere terminata. «Non so se saranno utilizzabili a San Marino - ha concluso Papagni -, ma sicuramente da domani si alleneranno regolarmente con il gruppo». Due gol in due partite, il merito di aver sbloccato la contesa per Alessandro Ambrosi. «La rete è la giusta soddisfazione al termine di un’intensa settimana di lavoro. Sto fornendo un contributo importante, mi auguro di mantenere questo livello di forma. Il penalty? L’ho calciato a modo mio, aspettando il movimento del portiere e spedendo la palla dalla parte opposta». De Liguori: «Nelle ultime due giornate abbiamo giocato benissimo, speriamo di continuare così. E’ stato fondamentale il contributo degli attaccanti che ci hanno aiutato molto in fase di non possesso». di Fabio Di Todaro23 ottobre 2006

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