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Le scelte di Papagni
Tre formazioni possibili. Il tecnico farà rientrare Mancini e deve lasciare in panchina uno tra Catania, Toledo e De Liguori

Ci sono Ambrosi e Cammarata, c’è Mancini a tempo pieno. Mancano solo Zito e Danucci. Bel problema è avere scelta. Problema che in realtà rallegra Aldo Papagni. Che deve progettare una squadra nuova, ma che può farlo senza dannarsi nella conta dei disponibili. La conta è al contrario, invece: ci sono scelte pesanti da fare e molti uomini da gestire. L’imbarazzo della scelta è sincero: a San Benedetto il tecnico molto probabilmente cambierà formazione. Difficile che cambi l’impianto: non sembrano ancora maturi i tempi per osare troppo, per cui il "caldo" 4-4-2 (che del resto nella concezione di Papagni è comunque un modulo assai dinamico) dovrebbe rimanere tale, anche per garantire un rifugio mnemonico alla squadra se dovesse trovarsi in difficoltà. L’esercizio è capire cosa potrà cambiare, quali saranno le scelte. Papagni non vuole turbare il gruppo e, quindi, cercherà di rispettare tutti, al momento in cui sarà chiamato a scegliere. La disponibilità di Cammarata non garantisce l’automatico impiego del giocatore. Anzi: il tecnico potrebbe "approfittare" del lieve ritardo di condizione per far attendere ancora un giro l’attaccante ex Pescara e, nel frattempo, dare ad Ambrosi la possibilità di riscatto che attende da tempo. Un modo per gestire al meglio tutte le risorse, senza forzare i tempi di chi ha bisogno di allenarsi e senza mortificare chi, invece, sta bene e vuole guadagnarsi la sua fetta di gloria. Non si vuole commettere, per intenderci, l’errore che fu fatto l’anno scorso, prima dell’arrivo di Papagni: Ambrosi, appena arrivato dal mercato di gennaio, fu schierato subito da titolare nonostante il ritardo di forma, Di Domenico, tra i migliori del momento, finì in panchina. La scelta non giovò a nessuno (tantomeno al tecnico) e danneggiò entrambi i giocatori: uno fischiato, l’altro abbattuto. Ora la storia è diversa: Ambrosi prenderà il posto di Pasca, che a sua volta ha già avuto un’occasione, Cammarata forse entrerà nei diciotto. I dubbi cominciano quando si passa a pensare al centrocampo. Prima della sfida con il Ravenna e di prendere atto della defezione di Mancini, Papagni aveva disegnato il centrocampo con Catania a destra, De Liguori a sinistra, Cejas e Mancini centrali, concedendo così a Toledo il tempo per allinearsi alla forma degli altri. Il problema alla caviglia di Mancini, però, ha cambiato i piani, spostando De Liguori al centro e aprendo lo spazio per Toledo a sinistra. Ora che "Mancio" è completamente recuperato si moltiplicano i punti interrogativi: a chi rinuncerà Papagni? Toledo ha mostrato ottimi numeri, sufficiente brillantezza ma anche una continuità non sufficiente, fermandosi nel secondo tempo (quando, però, la squadra ha rallentato il ritmo). Catania, invece, ha fatto capire che in C1 le sue qualità possono trovare spazio maggiore rispetto alla C2, Cejas ha mostrato geometrie e doti di interdizione, ma anche De Liguori ha messo in luce il suo solito dinamismo e la consueta generosità. Ecco perché la scelta del tecnico è difficile da fare e altrettanto complicata da capire in anticipo. Tutte le soluzioni prevedono una strada unica: Toledo avrà mezza partita a disposizione, per cancellare il calo personale. La prima metà se dovesse prendere il posto di De Liguori a sinistra, la seconda se dovesse rilevare Catania a partita iniziata. Difficile, almeno per il momento, che Papagni si privi di Catania, ma l’ipotesi va comunque tenuta in considerazione. C’è, piuttosto, una ulteriore possibilità che il tecnico sembra tenere in conto, legata soprattutto alle condizioni di Deflorio: se il capitano non dovesse farcela potrebbe nascere un 4-3-3 con Ambrosi (o, meno probabile, Pasca) punta centrale e Toledo e Catania larghi. Comunque c’è scelta. di Fulvio Paglialunga07 settembre 2006

«Ritornerò in B con il Taranto»
Danucci si confessa: «Non sono un incontrista»

A volte ritornano. È il caso di Ciro Danucci che ha riabbracciato il Taranto a distanza di quattro stagioni da quel doloroso "no" con cui l'allora allenatore dei rossoblù Stefano Di Chiara gli chiuse la porta in faccia. Era poco più che diciottenne e arrivava dal Manduria di Blasi, ma per lui nel Taranto non c'era spazio nonostante in tanti erano pronti a scommettere sulle sue qualità. Da lì un lungo pellegrinaggio (ripartendo sempre dal Manduria) con alcune tappe importanti che hanno contribuito alla sua definitiva maturazione. Il Martina gli ha fatto annusare il profumo del calcio che conta, poi la breve parentesi in B col Catania (titolare del suo cartellino), prima di scendere nuovamente in C1 con Reggiana e Sangiovannese. Adesso l'approdo al Taranto che Danucci vorrebbe prendere sotto braccio per condurlo verso la B. Danucci partiamo da lontano, da quel «no» Di Chiara a cui lei ha risposto sul campo. «Di Chiara espresse il suo parere negativo senza neanche vedermi. Venivo da una buona stagione al Manduria dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili del Taranto. Pensavo di meritarmi una possibilità in prima squadra, ma non fu così, anche se non ne feci un dramma. Tornai umilmente a Manduria per poi spiccare definitivamente il volo». Da allora tre esperienze in C1 e una breve parentesi al Catania in B. Qual è stata la più importante sotto l'aspetto formativo? «A Martina ho trovato un allenatore (Auteri ndr) che mi ha raffinato come calciatore, svezzandomi anche dal punto di vista caratteriale. Quella in Valle d'Itria è stata la stagione della svolta, anche se dal punto di vista tecnico l'annata più positiva è stata l'ultima alla Sangiovannese. Ho trovato l'ambente giusto e un tecnico (Braglia ndr) ideale per il mio concetto di calcio». Qual è il suo concetto di calcio? «Prediligo un calcio basato sulla tecnica. Mi piacciono le squadre che giocano il pallone attraverso gli schemi e la costruzione della manovra». Quando firmò in B col Catania sembrava l'inizio di una storia a lieto fine. Poi cosa è accaduto? «Quando firmai per il Catania ero felicissimo. Ma non c'è mai stato feeling con la dirigenza, con cui i rapporti si sono subito incrinati. Sonetti mi fece esordire in B contro l'Albinoleffe ma un infortunio sul finire di gara mi blocco per due mesi. Una volta ristabilito a gennaio mi cedettero in prestito alla Reggiana. Considerato l'investimento avrebbero potuto darmi maggiore fiducia. Non avrei certo sfigurato». Secondo qualcuno il Taranto per Danucci è stato un ripiego. Lei come risponde? «Non è così, anche perché so cosa vuol dire indossare la maglia rossoblù. Il contenzioso aperto con il Catania non mi consentiva di scegliere nessuna destinazione, anche se è inutile negare che mi avrebbe fatto piacere giocare in B, per un motivo di crescita professionale. Ma sono convinto che in B ci tornerò col Taranto». Il presidente Blasi l'ha corteggiata per tutta l'estate e alla fine l'ha spuntata. «Col presidente ho un rapporto splendido. Mi ha fatto piacere che mi abbia cercato con insistenza, significa che crede in Danucci. Taranto era la mia prima scelta in C, ma se avessi rescisso col Catania quasi certamente sarei finito all'estero». Quale modulo riesce ad esaltare meglio le sue caratteristiche? «Mi trovo più a mio agio con quattro centrocampisti, anche se non avrei problemi ad adattarmi ad altri moduli. Ma nel calcio i moduli contano poco, quello che serve è un gruppo di qualità». Danucci, Cejas e Mancini potrebbero coesistere? «Dipende solo dal mister e dalle sue scelte. Non mi reputo un incontrista. M mi piace impostare il gioco e inserirmi, se capita, anche negli schemi offensivi». Dovesse capitarle di fare qualche panchina per esigenze tattiche come la prenderebbe? «Non certo bene. Credo nelle mie qualità e non a caso negli ultimi anni sono risultato tra i migliori centrocampisti della C1. Vorrei essere protagonista anche a Taranto, anche se ogni decisione spetta al mister». Danucci cosa può offrire a questo Taranto? «Tanto entusiasmo, quello che non deve mancare nel mio lavoro, ma soprattutto l'esperienza maturata nei tre anni di C1». Non avendo svolto la preparazione estiva, quando sarà pronto per il Taranto? «Mi sto allenando parecchio per raggiungere al più presto una forma ottimale. Spero di recuperare l'handicap nel giro di quindici -venti giorni al massimo». di Enrico Sorace07 settembre 2006

Taranto, Deflorio lavora a parte
Partitella contro la formazione Allievi in vista della Samb

Doppia seduta ieri per il Taranto. Preoccupa il ginocchio di Deflorio. Il capitano ha svolto lavoro differenziato in mattinata; nel pomeriggio, dopo il riscaldamento, ha avvertito nuovamente il dolore all'arto toccato duro domenica scorsa dai difensori ravennati. Oggi sarà visitato dal dott. Petrocelli il quale stabilirà i tempi di recupero. Allo stato attuale la sua presenza a San Benedetto del Tronto non è in dubbio, ma il giocatore va seguito. Il resto della truppa sta bene. Papagni sta sottoponendo i suoi ad un intenso lavoro atletico finalizzato al completamento della preparazione. Ieri sono giunti in società i visti d'esecutività per i quattro nuovi, Danucci, Cammarata, Vetrugno e Castroni. Nel pomeriggio è prevista la consueta partitella. Questa volta gli sparring-partner saranno gli Allievi. Il trainer rossoblù comincerà ad impostare la formazione da opporre ai marchigiani al "Riviera delle Palme". La difesa non dovrebbe subire variazioni. Dinanzi a Pinna, dovrebbero essere confermati Panini, Caccavale, Pastore e Colombini. Da decidere la cerniera di centrocampo. Mancini è oramai recuperato per cui si candida al rientro. Cresce pertanto un posto dal momento che per le quattro maglie ci sono Catania, Cejas, lo stesso Mancini, De Liguori e Toledo (senza dimenticare Silvestri). Danucci non è disponibile sia per motivi federali (ha una giornata di squalifica da scontare della scorsa stagione) che per problemi di preparazione (sarà pronto fra dieci giorni circa). In avanti accanto a Deflorio, c'è da decidere la punta di riferimento fra Pasca, Ambrosi e Cammarata. Verosimilmente la scelta ricadrà fra i primi due dal momento che l'ex pescarese dovrà integrarsi completamente nei nuovi schemi e, quindi, dovrebbe partire dalla panchina. Il match contro rossoblù locali è molto delicato. La squadra di casa è formata da parecchi giovani i quali fanno della velocità e dell'aggressività le loro armi migliori. Domenica scorsa ha imbavagliato a domicilio il blasonato Perugia (ha perso per un calcio di rigore assegnato al 95'). Il Taranto non muterà nè modulo, nè atteggiamento tattico. di Giuseppe Dimito07 settembre 2006

Stadio, l'ora del vertice
Stamattina la riunione in Prefettura dopo le polemiche sull'agibilità dello Iacovone Le preoccupazioni del questore Introcaso e i dubbi di Galigani, dg del Taranto

La preoccupazione c'è e non si può più nascondere. Lo stato in cui versa lo stadio “Iacovone” suscita dubbi e domande. La richiesta avanzata dal Sindacato Autonomo di Polizia, volta a far dichiarare l'inagibilità della struttura, ha costituito solo l'ultimo tassello di una serie di allarmi e messaggi lanciati da più parti negli ultimi mesi. 
Stamattina, in Prefettura, si svolge un nuovo vertice tecnico che vedrà incontrarsi Commissione di Vigilanza, Taranto Sport e Comune di Taranto. Tutti alla ricerca di una soluzione. 
Non si tratta di problemi nuovi o spuntati all'improvviso. Basta ascoltare le parole del questore, dott. Eugenio Introcaso. «Mi chiede se siamo preoccupati? Lo siamo da tempo. Da tempo abbiamo sottolineato la situazione critica dello stadio, illustrandola anche al Ministero dell'Interno. E' da almeno un anno che abbiamo chiesto l'adozione di immediati provvedimenti: purtroppo, nonostante le riunioni della Commissione, non è cambiato nulla». 
Introcaso approfondisce la questione. «Non è solo un problema di condizioni igieniche al limite. Allo stato attuale, parliamo di uno stadio pericoloso per tutti: per i tifosi e per le forze dell'ordine. L'opera svolta da queste ultime, finora, è stata maestosa ed è riuscita ad evitare incidenti gravi. Ma non potrà andare tutto bene all'infinito: soprattutto alla vigilia di una stagione in cui il Taranto incontrerà tifoserie con antichi rapporti di rivalità, come quella della Cavese. Adesso ci recheremo alla riunione convocata dal Prefetto Alecci, che dimostra sempre una grande sensibilità riguardo a questi temi e che ci aiuterà nella ricerca di una soluzione». 
Più sfumata la posizione del Taranto, che condivide i timori ma attende gli sviluppi della riunione di oggi per una valutazione defnitiva. «Se le forze dell'ordine esprimono la loro preoccupazione - sottolinea - noi non possiamo che condividere il loro pensiero. Per fortuna non è mai successo nulla di grave, anche se registriamo fenomeni proeccupanti. Forzare le porte d'ingresso, ad esempio, è divenuto, per alcuni, una vera e propria abitudine... vedremo cosa scaturirà dalla riunione: in seguito potremo avere un quadro più chiaro». 
Il Taranto, però, nutre una perplessità. «Ci è stato chiesto - prosegue Galigani - di procedere alla numerazione di tutti i posti. Ci sembra una accelerazione eccessiva , almeno fino al momento in cui non sarà approntato l'impianto di videosorveglianza». 
Gli ultimi colloqui con il commissario al Comune, Blonda, sono avvenuti dopo i concerti effettuati ad agosto allo Iacovone. «In quella occasione - conclude il dirigente rossoblu - il commissario ha adottato con grande tempestività i provvedimenti necessari al ripristino del manto erboso». di Leo Spalluto07 settembre 2006

"Iacovone", agibilità a rischio
Il Sap chiede l'immediata realizzazione dei lavori di adeguamento al decreto Pisanu. Domani vertice dal Prefetto. Ripresa la preparazione: a riposo Deflorio

I lavori allo "Iacovone", deliberati da tempo, tardano a cominciare. Le Forze dell'Ordine sono in difficoltà perché mancano le condizioni per operare al meglio. Già contro il Catania, nella prima gara di Coppa Italia Tim, poliziotti, carabinieri e finanzieri furono costretti agli straordinari per far sì che non accadessero incidenti fra le due tifoserie. Fra dieci giorni c'è il match contro la Cavese che rievoca tristi ricordi perché fra le due tifoserie c'è astio da lungo tempo. Tutti gli inviti rivolti dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduta dal Prefetto, dott. Francesco Alecci, al Comune ed al Taranto sono sinora caduti nel nulla. C'è il Decreto Pisanu che va attuato in tempi brevissimi. C'è un'intera normativa che va rispettata. Insomma, la situazione è veramente arrivata al limite. E domani mattina, in Prefettura, è prevista una riunione del Comitato. A conferma del diffuso disagio delle Forze dell'Ordine, il Sap (è l'organismo sindacale della Polizia) ha inviato ieri alla stampa un duro comunicato, a firma del segretario, Antonio Toma, in cui vengono messe in luce tutte le carenze riguardanti lo stadio tarantino. Questo il testo: «Ancora una volta siamo costretti a denunciare la pericolosissima situazione dello stadio "E. Iacovone" sotto il profilo della sicurezza della gente che si reca allo stadio e del personale delle forze di Polizia che opera per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica. Infatti mancano quelle elementari norme di sicurezza che durante la settimana vengono date per risolte ma che sistematicamente tutte le domeniche vengono disattese. Ci riferiamo in particolare alle norme di adeguamento alla normativa Pisanu che l'amministrazione comunale, proprietaria dello stadio, non ha ancora avviato. La fatiscenza della struttura, la inidoneità degli impianti tecnici, la mancanza dell'impianto di videosorveglianza, la mancanza dei tornelli, la insussistenza di tutti i cancelli dei varchi di accesso corrosi dalla ruggine che hanno una struttura pericolosa e priva di qualsiasi elementare norma di sicurezza. Inoltre sono presenti ancora delle aree esterne allo stadio che sono abbandonate e sono serbatoio di pietre e altro materiale di risulta che viene utilizzato dalle tifoserie contro le forze dell'ordine. Tale insostenibile situazione crea un reale e costante pericolo alla sicurezza e all'incolumità delle forze di polizia che svolgono il proprio servizio ed anche ai cittadini che ai recano allo stadio per assistere con serenità alla gara di calcio. Non è più tollerabile che il personale preposto alla sicurezza ogni domenica sia fatto segno di oggetti che vengono reperiti all'interno dello stesso stadio in barba ai continui e rigidi controlli che vengono effettuati prima di ogni gara. Pertanto il Sap chiede un forte e risolutore intervento a garanzia di quanti ogni domenica operano affinché le partite di calcio non si trasformino in gare di tiro a bersaglio non ultima la partita Taranto-Catania che ha visto alcuni colleghi fare ricorso alle cure dei sanitari perché oggetto di lanci di pietre ed altro. D'altra parte non possono essere i poliziotti a subire le conseguenze di una lunga querelle fra il Comune di Taranto, proprietario della struttura e la società sportiva del Taranto in ordine a chi deve effettuare i lavori di adeguamento e le manutenzioni dello stadio. Pertanto questa organizzazione sindacale ritiene assolutamente primaria la sicurezza di quanti operano presso lo stadio Iacovone e invita le autorità competenti a valutare l'opportunità di dichiarare inagibile tale struttura fino a quando le norme stabilite dalle vigenti disposizioni di legge non vengono attuate. Gli interessi sportivi, economici, televisivi della Lega calcio e della Società Sportiva Taranto non possono essere in nessun modo preminenti alla sicurezza delle forze di polizia e della gente che si reca allo stadio per passione sportiva». Intanto ieri è ripresa la preparazione in vista della trasferta di San Benedetto del Tronto. Deflorio è rimasto a riposo a titolo precauzionale. Tutti e quattro i nuovi si sono allenati con il gruppo. Danucci ha bisogno di lavorare un po' più degli altri, ma il centrocampista carosinese non è disponibile per domenica per via di una squalifica per un turno rimediata nella scorsa stagione quando era a San Giovanni Valdarno. Cammarata, invece, sta meglio, ma ha bisogno di ritrovare il ritmo-partita. Nessun problema per Vetrugno e Castroni avendo i due lavorato in precedenza con le loro ex società. Il giudice sportivo ha inflitto al Taranto una multa di 500 euro per lancio di fumogeni. Da San Benedetto sono stati messi a disposizione 800 biglietti per i tifosi jonici. di Giuseppe Dimito06 settembre 2006

Colombini, l'arma nuova
L'esterno sinistro è uno dei più continui nelle prime partite ufficiali del Taranto: «Felice di piacere, ma il mio pensiero fisso è il collettivo. E adesso sono in una grande squadra»

Ha cominciato di corsa. E con la stessa velocità ha raccolto consensi. A Francesco Colombini è bastata un'estate, un po' di Coppa Italia e la prima di campionato: ha convinto in anticipo, portandosi avanti con il lavoro. Spostando la squadra a sinistra, chiedendo palloni con inserimenti giusti, mettendoli al centro con inappuntabile perizia. Ma Colombini non sa essere personaggio: condivide meriti, allarga il giudizio. «Era importante partire con il piede giusto: ci siamo riusciti, ma è solo l'inizio. E' un campionato duro, molto difficile: sappiamo cosa ci aspetta e sappiamo anche cosa possiamo dare». L'inizio è una finta. Come dovesse ingannare l'avversario e smarcarsi, per preparare un altro cross. Ma la domanda è un'altra: Colombini deve parlare di sé. E del suo inizio applaudito: «Sono piacevolmente colpito dai consensi, lo ammetto. E spero di dare lo stesso contributo ogni domenica. Indubbiamente domenica ho fatto una discreta partita, ma proprio non riesco a parlare di questo. Preferisco concentrarmi sul collettivo: è questione di abitudine». 
Un campionato iniziato, tre partite ufficiali. Le prime al sud dell'Italia: non conosceva il calcio a queste latitudini, adesso comincia a prenderci confidenza. «E mi piace, se volete saperlo. I primi mesi mi sono trovato molto bene, ho trovato molto calore. Basta pensare che a Novara solo una volta ho visto settemila tifosi allo stadio, durante la finale playoff di due anni fa. Qui, invece, sono sempre tanti e, soprattutto, cantano sempre. Anche quando non ce la fai trovi spinta, trovi la forza che ti manca». Colombini ha già scattato la sua fotografia, distribuendola tra la gente: è uno che corre, che spinge, che crossa. E' uno che sa governare la fascia sinistra, che si appropria di uno spazio di terreno e lo rende redditizio. C'è una condizione da far crescere, ma non c'è altro da scoprire: «Sono quello che avete visto: mi danno l'anima, vivo la partita in modo intenso. Poi ci sono le gare in cui puoi commettere qualche errore in più e quelle in cui va meglio e ne fai meno. Guardo, come prima cosa, alla fase difensiva, poi, appena si apre lo spazio, mi piace spingere». C'è un progetto tattico che rivaluta il ruolo degli esterni. Che li tiene al centro della manovra. E che a Colombini piace: «Gli esterni sono molto coinvolti nell'azione: me lo dissero già al mercato, prima che firmassi. Perché era previsto, faceva parte delle intenzioni. E' facile, poi, iniziare in una squadra che già si conosce a memoria, che non butta mai via la palla. Migliori tecnicamente in un contesto così».
Finora il lato migliore si è visto quando la squadra ha attaccato: «Ma, ripeto, sono un difensore è ho innanzitutto la responsabilità in fase difensiva. Mi piace di più crossare, ovviamente. Ma dipende la partita: adesso attacchiamo noi e notate un lato, se troviamo una squadra che attacca vedrete la mia applicazione nella fase difensiva». A sinistra, nel ruolo di Marco Pisano. Il ragazzo romano ha cominciato la sua scalata da qui, lasciando anche un vuoto mai colmato adeguatamente: «E' presto anche per i giudizi personali - dice Colombini -. Fatemi allenare, fatemi giocare, fatemi dare il massimo. Nessun paragone, soprattutto: Pisano è affermato, è in una grande società. Io, per ora, ho solo la grande società».
Una squadra che sa cambiare, che non attacca mai allo stesso modo, che coinvolge tutti. Il Taranto può crescere ancora, ma comincia a piacere: «Abbiamo varie opzioni di gioco sin dall'inizio: Papagni ci dà tanto da questo punto di vista. Poi se ci aggiungiamo l'estro dei singoli l'imprevedibilità diventa regola. Partendo da Deflorio: ne ho sempre sentito parlare molto bene, ma è difficile trovare giocatori che a trentasei anni sono ancora integri e poi sono i primi a correre per recuperare palloni. Ci dà una mano, ci dà consigli, corre, ci mette l'estro. E' indispensabile, insomma». Il resto dell'imprevedibilità la garantisce il calcio di Papagni: «Mi ha impressionato favorevolmente: è molto preparato, molto organizzato, cura i minimi particolari e soprattutto ha un dialogo con i giocatori. Quando un allenatore ha questo, quando chiede costantemente pareri si diventa un gruppo unico, tecnico compreso». Condizione indispensabile, quando si ha una rosa ampia e si è di fronte, ogni volta, a scelte difficili: «Un organico così ricco è persino bello da vedere: la società ha dato questo a Papagni, il tecnico deve decidere. E' un modo per mettere chi gioca in condizione di dare sempre il massimo. Perché è vero che i campionati si vincono con i titolari, ma è vero anche che si vincono soprattutto con chi entra dopo, con chi, quando è chiamato in causa, fa bene». Colombini parla di campionati da vincere: «Ma ho fatto un esempio, non fatela diventare una promessa estorta. Dobbiamo avere i piedi per terra, ancora: siamo alla prima giornata e abbiamo tanto campionato davanti». 
Prossimo obiettivo: la Sambenedettese: «Non conosco molto di loro, ma ho un brutto ricordo: l'anno scorso, alla prima giornata con il Novara, facemmo una bellissima partita, ma perdemmo 2-1 con due gol da quaranta metri. Ho un conto personale, diciamo». di Fulvio Paglialunga06 settembre 2006

Il "nuovo" Taranto parte dal passato

Il bello è che il nuovo Taranto aveva molto di vecchio. Che otto dei quattordici scesi in campo (oltre al tecnico) sono volti conosciuti, gente che ha già vinto, è rimasta e, quindi, ha il vantaggio di conoscersi, il privilegio di capirsi in anticipo. Il bello è che il progetto resiste allo sbalzo di categoria e sembra funzionare anche meglio, sembra aderire maggiormente al calcio di terza serie, più tecnico e meno aggressivo. Vantaggio riscosso, partenza incoraggiante. Ci sono segnali buoni e insistenti nella prima vittoria del Taranto. C’è un’idea di squadra che piace e che, senza accontentarsi dei primi consensi, non è ancora un’idea finita. Mettiamola così: è una traccia da seguire, un concetto da rafforzare. Ma avanzare vincendo è il miglior modo per perfezionarsi, per capire che il processo di crescita è regolare e produttivo, che va perseguito. Il Taranto ha battuto il Ravenna, ma la notizia di domenica non è questa. E’, piuttosto, che c’è un livello di affidabilità elevato anche dell’organico ridotto: senza la mano prevista di Cammarata, la grinta richiesta a Danucci, la sana incoscienza attesa da Zito, l’auspicabile desiderio di riscatto di Ambrosi e, parzialmente, anche senza l’estro di Mancini. C’è già un’identità forte, eredità di una stagione vincente e privilegio di chi riparte con la stessa guida tecnica. C’è una squadra che si muove per linee conosciute e che sembra tatticamente assai migliorata. Perché all’ordine e all’intelligenza calcistica, alla saggia gestione dei tempi della partita, ha aggiunto un’innegabile imprevedibilità che appare un lussuoso arricchimento. Il Taranto messo su da Luca Evangelisti è una squadra con un notevole potenziale offensivo. Il Taranto organizzato da Papagni sfrutta la fantasia degli uomini senza intasare gli spazi per l’estro e ha gli schemi adatti per essere sempre pronto a sorprendere. Una squadra imprevedibile, destinata a crescere, ma che non attende passivamente. Intanto corre, gioca con rapidità, tocca il pallone il minimo indispensabile, facendolo viaggiare. Condizione essenziale è che chi governa la sfera sappia come riceverla e a chi darla e che chi si muove senza l’attrezzo sappia dove piazzarsi per farsi trovare. Ci sono movimenti che creano linee di passaggio quasi sempre pulite, c’è una finta attesa che non diventa contenimento ma favorisce una distensione anche esteticamente gradevole. Il Taranto non ha un modo solo per arrivare alla porta: ha l’allargamento su esterni dinamici, l’affondo per linee verticali, avrà (Pasca non sembra adatto alla funzione) la sponda centrale, ha i tagli trancianti. Ha Catania, Deflorio, Toledo, De Liguori, Mancini: gente che può sempre inventare qualcosa, che ha con il pallone ha una confidenza estrema e che arricchisce la manovra di mosse a volte impensabili. Imprevedibile è persino l’atteggiamento: il Taranto che ha vinto la prima si è poggiato su un 4-4-2, ha attaccato con il 3-4-3, ma è anche stato (in brevi momenti) 4-3-3, ha anche avuto momenti con entrambi gli esterni alti (4-2-4) e ha finito con il 4-1-4-1. Non è stato fermo, facendo cambiamenti difficili da assimilare in un’estate ma logici se si sceglie il vantaggio di partire da otto (su quattordici) che hanno avuto il tempo per comprendere e imparare. La garanzia è, anche, la fase difensiva: collettiva, come Papagni chiede, quasi impeccabile (solo due distrazioni, da evitare), copertura solida e resistente. La partenza è buona, davvero: meglio, cronache alla mano, delle altre grandi. Incoraggiante, quantomeno. E il giudizio non paia affrettato. E’, semplicemente, voler dar credito a una promessa di calcio. In ogni caso c’è Deflorio: ma la classe ha ormai rubato tutte le parole. di Fulvio Paglialunga05 settembre 2006

Vecchio spirito e nuova tecnica il Taranto piace

La differenza, per il momento, è soprattutto tecnica. Ma non è solo tecnica. Perché sotto le giocate più inebrianti e dietro le combinazioni più fantasiose c'è il lavoro. C'è lo studio di chi al gruppo sta indicando la via. E c'è l'applicazione di chi quel gruppo compone, anima e sutura. È rimasta, insomma, questa complicità tra l'allenatore e i giocatori. Questo reciproco scambio di confidenze e di energie. Una comunione d'intenti che risale alla scorsa stagione e che sta resistendo all'usura del tempo, al contesto cangiante, alle continue integrazioni e alle nuove difficoltà. Papagni ha in testa un progetto di gioco e fra le mani una squadra nella possibilità di realizzarlo. La vera notizia, dopo la vittoria all'esordio con il Ravenna, è questa. Il Taranto che finalmente si svela e piace subito. Una squadra piena di buoni giocatori, alcuni straordinari, tutti con un senso alto del gioco e una personalità superiore alla media. Una squadra che ha dentro la scintilla della modernità. E che ad un avversario modesto ma possente ha opposto il suo perfezionismo audace: la qualità dei singoli e la solidità del collettivo. La bontà del gioco e l'impatto devastante delle giocate. Qualcosa di esclusivo e nascente. Una forza ancora oscura e silenziosa che richiederà altre partite per essere pesata e compresa. Ma che, allo stato, segnala una squadra ricca. Tecnicamente ricca, cioè capace di scegliere in corsa le soluzioni più spettacolari. E tatticamente matura, altrimenti non sarebbe stata in grado di sostenere un centrocampo di scattisti (Catania, De Liguori e Toledo) in cui l'interdizione ricadeva spesso sulle spalle del solo Cejas. E si sarebbe disunita nel periodo di maggiore confusione, quando nella ripresa qualche amnesia e molta stanchezza l'hanno quasi costretta a non eccedere, tanto quel gol sarebbe bastato. Non sarà sempre così. Ma, intanto, la prima è andata esattamente come era previsto che andasse: con una vittoria limpida, priva di significati profondi in prospettiva futura, ma che già dice molto del valore complessivo e della dimensione reale di questo nuovo-vecchio Taranto. Una squadra in cui convivono estro individuale e spirito di gruppo. Alla quale Papagni sta cercando di dare la necessaria stabilità tattica e un nutrito corredo di schemi: sulle palle ferme (punizioni e corner) e, soprattutto, sulle palle in movimento (sviluppo laterale della manovra, scambi in velocità, attacco frontale degli spazi). Qualcosa s'è visto contro il Ravenna. Di più e di meglio, intanto, ha già fatto vedere lo "io narrante" di questa squadra: Andrea Deflorio. Il leader tecnico che ogni volta trascina sul campo una grandezza più grande della sua età (36 anni). Una stella trapassata che continua ad illuminare ancora i momenti che contano. Ad assorbire luce da chi gli orbita attorno e, alla fine, a pretendere da sé l'estrema alchimia. Solo Deflorio disegna dribbling che sembrano arabeschi. S'infila in buchi che sembrano inesistenti. Scivola sull'erba e, con una mossa dei fianchi, manda regolarmente gli avversari verso l'uscita sbagliata. Perché Deflorio è unico. Fortunato il Taranto che ce l'ha. di Lorenzo D'Alò05 settembre 2006

Nessuno tocchi Deflorio
Dopo la grande prestazione contro il Ravenna, il capitano del Taranto è preoccupato per i troppi colpi ricevuti

Come un oggetto di valore da proteggere con cura. Andrea Deflorio, ci perdoni l'accostamento, è quel vaso di cristallo, inestimabile quanto fragile. A 36 anni le sue condizioni vanno monitorate e vagliate con attenzione. E i tifosi del Taranto sussultano quando il capitano rossoblu si accascia, zoppica, in preda a qualsivoglia dolore. Non solo perchè il bomber di Noicattaro ha la sua naturale importanza tattica all'interno dello scacchiere del tecnico Papagni, ma perchè i suoi ripetuti ricami calcistici alleviano la presunta onerosità del biglietto. Nessuno tocchi Deflorio. Per il Taranto e per i tarantini, è troppo importante. Ecco perchè il primo argomento da affrontare, il giorno dopo, è quello delle sue condizioni fisiche. «Avverto un po' di dolore al ginocchio - ammette sinceramente Deflorio - Mi aspettavo di provare queste sensazioni. Ora valuterò con lo staff medico quale programma seguire. Occorre certamente una certa cautela». Ad una certa età, stare bene fisicamente diventa obbligatorio. «Per me sì. E' l'aspetto più importante. Devo essere bravo e fortunato nel gestirmi». Ha impressionato Deflorio, ma ha impressionato anche il Taranto. Specie nel primo tempo. «Come esordio non potevamo pretendere di più. Il primo tempo è stato giocato con un'intensità incredibile. Abbiamo tenuto ritmi molto sostenuti. Poi è normale che subentri nella ripresa un certo calo. Il Ravenna, però, ci ha impensierito solo in una circostanza. L'1-0, visto dall'esterno, potrebbe generare dei giudizi differenti. Nel secondo tempo, però, abbiamo avuto le occasioni buone per raddoppiare e chiudere il confronto». Paradossi del calcio: c'è la strisciante sensazione di un Deflorio più decisivo e minaccioso in C1 che non nella categoria inferiore. «Può sembrare così. In C2 è difficile giocare e gli avversari badano soltanto a chiudere e e distruggere. Nelle due gare di Coppa Italia e contro il Ravenna, invece, ci siamo misurati con squadre di altro tasso tecnico che ci hanno permesso di esprimere il nostro gioco». Non è sola emersa la qualità indiscussa di Deflorio. Nella nuova versione del Taranto, il capitano si trova in buona compagnia. «Noi abbiamo un vantaggio e sta nel fatto che sei o sette-undicesimi della formazione titolare è rimasta invariata. Poi ci sono compagni come Toledo o Cejas con i quali si può parlare la stessa lingua calcistica. Mi trovo bene, non lo posso negare. Il gruppo che si è creato è di prim'ordine anche perchè i nuovi arrivati si sono integrati nel nostro meccanismo con grande facilità». E in questo ingranaggio sono stati aggiunti di recente altre quattro pedine, due delle quali hanno generato entusiasmo. Deflorio è rimasto sorpreso a metà. «Innanzitutto faccio i complimenti al presidente Blasi e alla dirigenza per come si è mossa sul mercato. Di Danucci si parlava da tempo ed ero convinto che, alla fine, sarebbe arrivato. Sinceramente non mi aspettavo l'arrivo di Cammarata. Il reparto offensivo, adesso, sarà molto nutrito e saremo in cinque a lottare. Lo trovo anche stimolante perchè la concorrenza, se leale, può fare solo bene. Taranto è una piazza che merita di avere una squadra sempre più competitiva. Ci possiamo divertire a patto che...». A patto che? «A patto che i nuovi giocatori si calino nella nuova realtà con grande umiltà. La compattezza del gruppo deve essere sempre privilegiata. Se non avessimo avuto carattere e unità di intenti nello spogliatoio, non saremmo usciti da situazioni delicate come quelle dell'anno scorso. Credo che non ci saranno particolari problemi. Ho avuto modo di parlare con Cammarata a fine gara e lui è rimasto molto colpito dall'ambiente e dall'entusiasmo che si respira». Con l'arrivo di Cammarata, potrebbe anche cambiare il modulo tattico. Per ora non sono timori che affollano la mente dell'attaccante barese. «Non tocca a me dirlo. Con Cammarata non ci siamo ancora confrontati durante gli allenamenti. Penso che sia un notevole valore aggiunto come testimonia il suo curriculum di tanti campionati disputati in A o B. Ritengo -conclude divertito - che saranno esclusivamente problemi del tecnico in cui non voglio entrare». Già. A Deflorio, per adesso, interessa solo il suo ginocchio. di Luigi Carrieri05 settembre 2006

Taranto, le magie di Toledo
«Adoro giocare davanti ad un pubblico così caloroso»

Nel suo Dna ci sono tecnica e rapidità che, sul campo, gli consentono spesso di diventare imprendibile per gli avversari. Robson Toledo, adesso, inizia ad essere una lieta sorpresa. Piace il suo modo quasi spensierato di vivere il calcio e di praticarlo sul rettangolo di gioco. È una delizia vederlo partire in progressione, sapendo di avere di fronte un giocatore in grado di estrarre dal cilindro, in qualsiasi momento, la giocata vincente. Gioca preferibilmente sulla fascia destra, ma anche sul versante opposto ha dimostrato di poter essere a tratti devastante. È schietto, spontaneo. Il brasiliano di San Paolo dice quello che pensa. «Avrei voluto segnare e ci sarei riuscito se Anzalone non avesse respinto sulla linea la mia conclusione. Va bene comunque, era importante partire con il piede giusto davanti al nostro pubblico». Gioca per la squadra Toledo, antepone gli interessi personali a quella voglia matta di apporre la propria firma in calce al successo rossoblù. La sua condizione atletica non è ancora ottimale eppure, prima che Papagni decidesse di sostituirlo con Mancini, è stato un pericolo costante per la retroguardia romagnola. «Robson ha una tecnica eccezionale, abbinata ad una progressione che si vede raramente sui campi della C1», ha sentenziato a fine gara Andrea Deflorio, compagno di scorribande sull'out sinistro dell'attacco nella prima frazione. «I complimenti del capitano? Mi fanno enormemente piacere - ha commentato l'ex calciatore di Catanzaro, Napoli e Cisco Roma -, soprattutto se è un giocatore del suo valore a farli. La nostra intesa è in continuo miglioramento e, se ricordate bene, è stato lui a smarcarmi nell'occasione in cui ho sfiorato la rete». Il discorso si sposta sulla prestazione della squadra. Assolutamente positiva, fatta eccezione per quel leggero calo fisico avvertito nel secondo tempo. «Vincere all'esordio è fondamentale, rappresenta un'enorme iniezione di fiducia. Ci siamo riusciti giocando una buona gara, cercando di attuare ciò che l'allenatore ci aveva richiesto durante la settimana. Tatticamente abbiamo provato ad allargare costantemente il gioco sulle fasce. In questo modo l'avversario è costretto a distendersi su una superficie maggiore, rischiando di lasciare scoperte alcune zone di campo». Ma per Toledo il calcio non è soltanto tattica, numeri, movimenti. C'è una componente emotiva, quasi sentimentale che lo coinvolge. Ha lasciato il Brasile sei anni fa, ma il ricordo della torcida è indelebile. «Noi sudamericani avvertiamo l'esigenza di giocare di fronte ad un pubblico numeroso e se ho scelto di venire a Taranto è anche per questo motivo. Al sud c'è più calore, si parla quotidianamente di calcio. E poi la gente di Taranto mi ha accolto in maniera splendida. Ascoltare i tifosi che invocavano il mio nome è stato molto emozionante». di Fabio Di Todaro05 settembre 2006

Domenica Ambrosi ritorna disponibile

È prevista per oggi pomeriggio la ripresa della preparazione dei rossoblù in vista della prima trasferta stagionale a San Benedetto del Tronto. Bisognerà verificare le condizioni di capitan Deflorio, uscito come al solito un po' malconcio dalla sfida inaugurale col Ravenna. Nel primo tempo è dovuto ricorrere alle cure sanitarie per un paio di pestoni ricevuti. In ogni caso la sua presenza nelle Marche non dovrebbe essere in dubbio. Ritornerà a disposizione Ambrosi, il quale ha scontato il turno di squalifica della passata stagione, mentre Zito continuerà a saltare la convocazione per altri due turni. Potrà essere utilizzato nella seconda trasferta stagionale, in programma a Castellammare di Stabia il 24 settembre prossimo. Da oggi si aggregheranno ufficialmente gli ultimi acquisti, Cammarata, Danucci ed il giovane Vetrugno (Castroni faceva parte già del gruppo sin dalla scorsa settimana). Papagni, nel dopo-partita, ha detto: «Per i primi due allenamenti della scorsa settimana li ho dovuti ignorare perché dovevo preparare la gara con il Ravenna. Dalla ripresa della preparazione, ovviamente, curerò anche loro». Danucci è un tantino dietro con gli allenamenti per cui ci vorrà un po' di tempo per mettersi al passo con gli altri. Cammarata sta decisamente meglio. Per lui ci potrebbe essere al massimo un posto in panchina domenica. di Giuseppe Dimito05 settembre 2006

Stadio, vertice sicurezza
Lo ha convocato il Prefetto Alecci

Torna prepotentemente d'attualità la questione sicurezza all'interno e all'esterno dello stadio "Erasmo Iacovone", i cui lavori di adeguamento al decreto Pisanu non sono ancora cominciati. Il prefetto Francesco Alecci ha, infatti, convocato per giovedì il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Invitati il commissario comunale Blonda e i rappresentanti delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco. Dovrebbe essere presente all'incontro anche un dirigente della Taranto Sport. Proprio domenica scorsa, in occasione della partita d'esordio con il Ravenna, in curva nord è stata abbattuta dai tifosi una porta d'ingresso, dopo che davanti al settore si erano formate due lunghissime file. Va ricordato, inoltre, che il 17 settembre lo "Iacovone" dovrà ospitare una partita a rischio. Arriva la Cavese: fra le due tifoseria c'è vecchia ruggine.05 settembre 2006

Taranto, gioia all'esordio
I rossoblu salutano il ritorno in C1 battendo il Ravenna con un gol su di Deflorio e giocando una buona partita, meritando il successo. 6000 spettatori allo “Iacovone”

Segna Deflorio, come se nulla si fosse interrotto. Segna su rigore, ma la vittoria del Taranto non è stiracchiata come appare. La prima, anzi, è buona. Perché dribbla le insidie dell'esordio, senza negarle: supera le difficoltà di una manovra da completare, si affida ai soliti garanti tecnici, continua un progetto conosciuto. Vince controllando, senza palese dominio e senza visibile sofferenza. Accumula meriti con lo spirito della formica, prendendosi un pezzetto di partita per volta, cercando continuamente il gioco che Papagni ha pensato, provando ad aggirare l'avversario dagli esterni o a sorprenderlo con la qualità della propria prima linea. Al Ravenna, vittima di una squadra pratica, non restano possibilità di appello e nemmeno troppi rimpianti: fa il suo, ma evidentemente non basta. Si affida all'ordine, ma non prevede la classe altrui. Le giocate di Deflorio, ad esempio. O l'estemporaneità di Toledo. O ancora l'intelligente rapidità di Catania. Il Taranto è bello perché è vario: ha uno sviluppo mai uguale a quello dell'azione precedente, mostra superiorità senza arroganza tecnica, comanda le operazioni senza eccedere, aggirando piuttosto che forzando la fragile barriera avversaria. Rimedia un gol solo, ma contiene i rischi. Si allena a gestire, ma anche a soffrire un po'. Comunque vince, rispettando la volontà della vigilia e rendendo felice il contatto con la C1. 
La rivoluzione è rimandata, anche le valutazioni definitive. C'è, intanto, un Taranto che somiglia tanto a quello lasciato in trionfo tre mesi fa. Uguale l'impianto di partenza (4-4-2), uguali molti uomini. Diverso l'impatto, quasi agevole: perché il calcio di terza serie lascia spazio alla qualità e crea spazio in vetrina per la tecnica dei rossoblu. Perché consente di manovrare su un campo dove c'è più calcio che legna, maggiormente libero da scorie, meno contaminato dall'agonismo. Il segreto del Taranto è semplice: conserva il temperamento della categoria precedente e lucida l'estro dei suoi uomini rappresentativi. Non si danna per strafare: semplicemente gestisce i ritmi, accarezza la partita senza maltrattarla. Si procura occasioni, ottiene il rigore (al 48'), non accelera con l'uomo in più (espulso Fasano per aver steso Pasca in area), preferendo aspettare l'errore senza abusare del vantaggio. Il Ravenna (4-4-1-1) ha l'animo sgonfio e un atteggiamento passivo. Guarda il Taranto, sperando di frapporsi e interrompere una circolazione di palla che, invece, non trova impacci soprattutto per l'imprevedibilità. 
Non c'è mai un equilibrio evidente nemmeno a risultato inchiodato. Lo dice la contabilità delle occasioni, palesemente sbilanciata. Il gruppo di Papagni dà l'impressione di poter segnare quando vuole. Decide di farlo, ad esempio, al 17': Toledo, dopo una combinazione con Deflorio, supera il portiere con l'esterno del destro ma Anzalone salva sulla linea strozzando la gioia. Il tempo di appuntare una uscita a vuoto di Pinna (malinteso con Pastore) e Pastore e Deflorio (25') confezionano una punizione perfetta: tocco del difensore per il capitano, confuso con la barriera, destro respinto dal portiere. La sofferenza del Ravenna è, soprattutto, sugli esterni: perché il Taranto ha un gioco largo e due uomini ai lati (Toledo e Catania) sempre in perfetto orario negli inserimenti. Pagliari inverte spesso gli esterni, cercando di arginare la spinta dei rossoblu che, invece, danno prova di dinamismo e cercando (spesso riuscendoci) di non dare punti di riferimento. L'attimo che decide è in due rate. 46': Colombini tocca dentro per Pasca che viene steso di fronte al portiere da Fasano (rigore e espulso). 48': esecuzione glaciale di Deflorio, che comincia come ha abituato (anche l'anno scorso fece il primo gol della stagione). Qui il Taranto smette di forzare e mostra, nella ripresa, l'intelligenza conosciuta. Scruta lo spazio (il Ravenna è 4-4-1), si tuffa. Calcola i tempi, li sfrutta. De Liguori costringe Capecchi a volare per parare una punizione (16') e precede una distrazione collettiva: Aloe (18') per fortuna del Taranto banalizza un contropiede addirittura troppo facile, prendendo pallone e erba invece di servire Succi, solo. 
C'è l'opportunità per il raddoppio con Catania (26', gran sinistro, respinto dal portiere), c'è l'esigenza di azzerare i rischi: entra Larosa per Deflorio, la squadra diventa 4-1-4-1 con Cejas davanti alla difesa. Adeguamento produttivo anche in attacco: Larosa (36') indovina il tempo dell'inserimento, Mancini quello del passaggio ma il barese, solo davanti al portiere, calcia malissimo e, sul ribaltamento, viene imitato da Volpe. Ultimi colpi che non cambiano i meriti. Vince il Taranto. Giustamente. di Fulvio Paglialunga04 settembre 2006

Taranto, buona la prima
Battuto un Ravenna che ha dato il meglio di sé nei secondi 45', sfiorando il pareggio in 10. Brillante nel primo tempo ma un po'confuso nella ripresa

Nella giornata in cui c'è solo chi vince e, dunque, chi perde, il Taranto sta dalla parte giusta. Non sbaglia la partenza. Anzi, la indovina, anche se prima dà l'impressione di poter arrivare lontanissimo e poi, invece, cambia idea: rallenta, prende fiato, si ferma. Forse per paura di spingersi troppo oltre. E perdersi. Forse per mancanza di carburante. Squadra comunque in viaggio: protesa verso un'efficienza e una perfezione che rappresentano le tappe successive, le conquiste future. Arriveranno. Ora c'è da accontentarsi di poche cose di buon gusto e di ottima fattura. E di una vittoria consolante. Perché ottenuta al culmine di una partita spaccata in due dalla produzione e dall'atteggiamento del Taranto (primo tempo scintillante, ripresa un po' confusa). E contro un avversario atipico, forse pensato e costruito per l'altro girone. Una squadra senza «sangue», leggera dentro, dal gioco involuto e dal ritmo troppo blando. Un Ravenna che in undici (prima frazione) subisce la superiorità tecnica del Taranto e che in dieci (seconda frazione) resta inopinatamente in partita sino alla fine, rischiando finanche di raggiungere l'insperato pareggio. Le ragioni, più che ad una crescita graduale o ad una reazione corposa dei romagnoli, sono da attribuire alle progressive mancanze e alle ripetute amnesie del Taranto. Ad un inevitabile scollamento e ad un comprensibile appannamento della squadra di Papagni, che nel dopo-gara ha parlato di calo psicofisico: flessione, cioè, di gambe (ci sta) e di testa (non ci deve stare). Perché il Taranto declinante è quello che, in vantaggio di un gol (Deflorio su rigore allo scadere del primo tempo), non riesce a sfruttare l'uomo in più (espulso Fasano) e si dimentica di chiudere la partita. La lascia aperta, infilandosi in un labirinto di insostenibile supponenza. Clamorose alcune sviste difensive, sesquipedali alcuni errori in fase realizzativa. La vittoria, però, non sfugge. Resta incollata al Taranto che fa vedere le cose migliori. Al Taranto più tonico e rassicurante: quello che, in avvio, sembra smanioso di affermare la propria supremazia tecnica. E parte forte, ricamando gioco in velocità. Niente di particolarmente elaborato ma spruzzate fascinose, combinazioni elettriche, accelerazioni brucianti. La formazione iniziale è quella annunciata. Non c'è Mancini (in panchina). C'è la fantasia di Catania e Toledo al lati. C'è la spinta di De Liguori in mezzo. Si compone così una linea di centrocampo un po' ardita: tre incursori e un solo interno di ruolo (Cejas). Il rischio, in fase di non possesso, sono le distanze dilatate nella porzione di campo in cui il Ravenna (4-4-1-1) potrebbe ritrovarsi con un uomo in più (Sciaccaluga che opera tra le linee). Rischio puramente teorico perché è quasi sempre il Taranto (4-4-2) a dirigere il gioco e ad orientare la manovra, sfruttando soprattutto le sovrapposizioni di Colombini (bravo), la corsa di De Liguori, le fughe di Catania, i colpi di Toledo e il genio di Deflorio. Il capitano, per la verità, danza una musica che sente solo lui. Parla, insomma, un'altra lingua. La lingua perduta degli dei del calcio. A volte con i compagni non può esistere dialogo. E così se ne va a discutere per conto suo, affrontando da solo gli avversari. Il pallone, accarezzato con la punta, con il tacco e con la suola, gli resta appiccicato al piede. E, ogni volta, non si capisce come faccia. Al 18' si offre come sponda naturale all'invito di Toledo, che col pallone di ritorno si presenta in area e calcia a scavalcare il portiere (sulla linea salva Anzalone). Il Ravenna fa finta di esserci. Pagliari cambia lato agli esterni. Il Taranto alterna gli schemi sulle punizioni dal limite. Pregevole quello che al 26' prevede, in luogo della conclusione, il passaggio dentro l'area all'uomo che, mimetizzato in barriera, l'abbandona all'improvviso. Quell'uomo è Deflorio: il suo tiro di destro è respinto da Capecchi. Il Taranto domina ma non graffia. Ci riuscirà solo ad un soffio dall'intervallo, sfruttando un rigore. A metterlo in cantiere sono Toledo e Colombini (catena di sinistra). A procurarselo è Pasca, affossato in area da Fasano (espulso). Dal dischetto Deflorio è freddo (48'). Nella ripresa la recita del Taranto è meno convincente. C'è qualche passaggio a vuoto. Il Ravenna in dieci diventa 4-4-1. Il Taranto in undici comincia ad ansimare. Si sentono gli scricchiolii della struttura. Affiora la fatica. Cala la nebbia. Il Ravenna banalizza un contropiede con Aloe e una palla buona con Volpe. Papagni muove gli uomini della panchina, senza modificare il disegno. Entra Mancini (fuori Toledo). Entra Larosa (fuori Deflorio) e va a fare l'attaccante. Entra Prosperi (fuori Catania). Larosa asseconda l'invito in corridoio di Mancini, ma sbaglia clamorosamente davanti a Capecchi (35'), regalando un finale (cinque minuti di recupero) un tantino spasimato. di Lorenzo D'Alò04 settembre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6 - Raramente impegnato. Distratto in una sola circostanza: su un pallone che filtra basso, attraversando l'area.
PANINI 6 - Fuori per infortunio nelle due sfide di Coppa, rientra cercando soprattutto la giustezza degli interventi.
COLOMBINI 6,5 - Tra i più in fiato e in palla. Perché non ha solo gambe per spingere. Ha anche un piede (il sinistro) sensibile per dribblare e appoggiare. Incessante il suo lavoro, su e giù, lungo la fascia.
CACCAVALE 6 - Ha Succi come uomo di riferimento. Gli concede margini di operatività lontano dall'area.
PASTORE 6 - Meno puntuale del solito in qualche chiusura. Sempre temibile sulle punizioni dal limite, dove chiama, di volta in volta, uno schema diverso.
DE LIGUORI 6 - Da interno tende a decentrarsi per liberare la giocata in velocità. L'avvio è brioso. Pieno di scatti e di rincorse. Un po' di fiato corto nel finale.
CATANIA 6 - Calcio d'istinto, calcio primordiale. Ha qualche idea, ma la sciupa.
CEJAS 6 - Nel primo tempo sutura spazio e cuce gioco. Nella ripresa entra più decisamente nello specifico del suo ruolo di ruba-palloni.
PASCA 5,5 - Si vede poco e si sente meno. Sembra fuori contesto. Non si libera mai per il tiro. Attento, comunque, nell'azione del rigore.
TOLEDO 6 - Avvio di stordente bellezza. Si libera sullo scatto, dialoga con Deflorio, entra in area, tenta la conclusione. Fa, insomma, molto. Nella ripresa sparisce.
DEFLORIO 7 - Persino quando sbaglia, tenta la cosa giusta. È il più bravo e nemmeno occorre spiegare perché.
MANCINI 6 - Entra nella ripresa e, pur non essendo al meglio, cerca di rendersi utile.
LAROSA sv - Rimpiazza Deflorio e va a fare l'attaccante aggiunto, fallendo la più clamorosa delle occasioni.
PROSPERI sv - Nel finale rileva Catania. Ingiudicabile.
PAPAGNI 6 - Dietro la porzione di partita più rassicurante ci sono le sue idee e le sue convinzioni. Sul calo accusato dalla squadra nella ripresa è, però, necessaria una riflessione. di Lorenzo D'Alò04 settembre 2006

Blasi ringrazia tutti
Il presidente del Taranto: «Ero al debutto in C1: la vittoria è stato un bel regalo. Ho visto un grande pubblico: la tifoseria ha capito i nostri sforzi»

Ha seguito la partita con la consueta passionalità. Si è disperato, portandosi le mani tra i capelli, per qualche gol sbagliato. Alla fine, dopo i giorni delle polemiche, ha esaltato i tifosi, presenti in seimila sugli spalti. Gigi Blasi saluta la vittoria d'esordio contro il Ravenna con il sorriso sulle labbra. «Voglio ringraziare innanzitutto il pubblico. Hanno riempito gli spalti, hanno capito i nostri sacrifici, la nostra voglia di far bene. Era il mio debutto da presidente in C1: è arrivato subito il successo, è stato un grosso regalo. Non voglio soffermarmi troppo sugli aspetti tecnici: da tifoso posso dire di aver visto un grande primo tempo e una seconda frazione meno brillante, con qualche rete mancata. Evangelisti e Papagni hanno costruito una grande squadra». 
Nell'undici sceso in campo è spiccato, ancora una volta, Andrea Deflorio con una prestazione da incorniciare. Blasi sottolinea i meriti del capitano: «In C1 - spiega - si troverà meglio che in C2. E' un palcoscenico che si adatta meglio ai suoi colpi. Ma tutta la squadra è competitiva: c'è concorrenza in ogni reparto, abbiamo due formazioni complete, tutti possono diventare titolari. Dobbiamo restare, però, con i piedi per terra. E' un campionato difficile, bisogna stare sempre attenti: la partita è stata giocata ad alti ritmi, nel secondo tempo abbiamo sofferto un calo fisico. Ma era naturale, faceva molto caldo». 
Blasi ringrazia, ringrazia anche Aldo Papagni. Il primo pensiero è rivolto al presidente e ai tifosi. «Anch'io - esordisce l'allenatore - sono un esordiente in terza serie. E non posso non ringraziare Blasi, che ha creduto in me e mi ha offerto questa opportunità. Prometto a tutti l'impegno quotidiano per ottenere il meglio da questa squadra». 
La vittoria è arrivata meritatamente. E non ha sorpreso il tecnico di Bisceglie. «C'erano sensazioni positive nell'aria - racconta - già alla vigilia. Ma abbiamo lavorato sempre bene, sin dall'inizio della fase pre-campionato, concentrandoci sui concetti di squadra e di aiuto reciproco. Abbiamo il dovere di sfruttare al meglio le potenzialità dell'organico. Non è semplice metter in campo tanti giocatori di qualità, servono giusti equilibri. Non bastano le doti tecniche per far bene: ci vuole cuore, anima, sacrificio, spirito di gruppo. Contro il Ravenna abbiamo trovato queste componenti, anche se nella ripresa gli ospiti hanno avuto due occasioni nitide per centrare il pareggio. Al di fuori di queste, però, non abbiamo concesso nulla, così come era accaduto nelle altre partite del precampionato. Siamo ripartiti dal patrimonio tecnico accumulato nella scorsa stagione: l'unica differenza è che siamo in C1, in questa categoria gli avversari possono rendersi pericolosi in qualsiasi momento». 
Il Ravenna non ha destato grande impressione. «Non è squadra da sottovalutare - evidenzia Papagni - .Avevano costruito una compagine adatta a ben figurare nel girone settentrionale, acquistando molti giocatori dal Pavia. Siamo stati bravi noi a tenere il pallino del gioco: li abbiamo messi in difficoltà anche sui calci piazzati. Purtroppo, abbiamo avuto molte occasioni ma non siamo stati fortunati. Siamo riusciti a cogliere tre punti fondamentali, giocando momenti del bel calcio ad alta velocità. Le difficoltà del secondo tempo? Penso che siano dovute ad un calo psicofisico. Siamo arretrai troppo, avevamo paura di vincere, di sciupare tutto quello che avevamo costruito. Ma tutti si sono impegnati al massimo: Deflorio, addirittura, tornava dietro la linea della palla...». Dalla prossima settimana il tecnico potrà contare sugli ultimi arrivati, Cammarata e Danucci (seduti in tribuna nel corso del match), protagonisti dell'ultimo giorno di calcio-mercato. Ovviamente aumenteranno le possibilità di scelta e... i problemi. «Per Danucci - ricorda il “nocchiero” ionico - è presto: deve scontare ancora una giornata di squalifica, mentre Cammarata diventerà subito disponibile. Con loro ho parlato poco in questi primi giorni: mi sono scusato con entrambi, ma dovevo concentrarmi principalmente sulla gara con il Ravenna. Adesso ci sarà modo e tempo per parlare. Con il loro acquisto, le mie responsabilità si sono accresciute ulteriormente: se io dessi un foglio a una persona qualsiasi chiedendo di scrivere la propria formazione preferita, ognuno si accorgerebbe che bisogna lasciar fuori almeno sei-sette calciatori di alto livello. Ma le responsabilità non saranno soltanto mie: anche i calciatori dovranno dimostrare il proprio valore in un campionato che assomiglia sempre di più ad una B2». Ai “nuovi” Papagni rivolge un invito: «Non devono aver fretta, devono raggiungere pian piano il livello fisico dei compagni di squadra». Il prossimo appuntamento sarà San Benedetto del Tronto: «Abbiamo già cominciato a pensarci...». di Leo Spalluto04 settembre 2006

Taranto, vittoria rassicurante
Papagni elogia Deflorio: «Non smette mai di stupire»

Predica umiltà, pretende che la squadra non tradisca la sua natura di squadra laboriosa. Aldo Papagni ha esordito in serie C1 con una vittoria utile per confermare ciò che di buono era emerso dalle prime uscite stagionali. «Prima della gara avevo sensazioni positive - ha esordito il tecnico di Bisceglie -, le partite di Coppa Italia e le amichevoli avevano fornito buone indicazioni. Da questo pomeriggio, però, ho apprezzato nuovamente alcuni elementi fondamentali: il concetto di squadra, l'umiltà, l'aiuto reciproco. Per me valgono più dei valori tecnici di un gruppo. Abbiamo vinto, ma abbiamo anche capito che la C1 è un campionato molto difficile. L'equilibrio in campo mi conforta. Non è facile per una squadra dal notevole valore tecnico impedire quasi totalmente all'avversario di tirare in porta». Papagni rivolge i suoi pensieri a tutto l'organico, poi si sofferma su Deflorio. Il capitano, così come accaduto nella passata stagione, ha siglato la prima del Taranto in campionato. «Nel primo tempo abbiamo giocato ad un ritmo elevato e vedere Andrea dietro la linea della palla è stata una splendida sensazione. La ripresa, poi, ha fatto registrare un calo psico-fisico. Eravamo in superiorità numerica e, probabilmente, abbiamo pensato di poter gestire il risultato». E se Papagni ha vissuto la prima giornata da allenatore di terza serie, lo stesso si può dire per Gigi Blasi che, da quando ha acquistato la società rossoblù, ha centrato una salvezza e una promozione in C2. «Ho visto tanta gente sugli spalti e sono molto soddisfatto. I tifosi, probabilmente, hanno capito i sacrifici che abbiamo fatto per allestire un organico altamente competitivo. La partita? Non è stata facile, nel secondo tempo i ragazzi hanno accusato la fatica. L'importante, adesso, è non montarsi la testa. Siamo partiti con il piede giusto, ma dobbiamo mantenere la giusta determinazione se vogliamo essere ancora protagonisti». Il risultato non sorprende il massimo dirigente ionico, convinto del valore della squadra sin dalle prime gare della nuova stagione. «Papagni ha la fortuna di allenare un gruppo completo e ricco di alternative. La prestazione di Deflorio, ad esempio, è il manifesto della nostra forza. E non dimentichiamo che, tra qualche settimana, saranno disponibili anche Danucci e Cammarata». Vederlo accarezzare il pallone è un toccasana, i suoi dribbling sono bagliori accecanti in un torrido pomeriggio di inizio settembre. Andrea Deflorio è la certezza. Dai suoi piedi nascono le azioni più pericolose, nel suo interno destro c'è l'alba del successo rossoblù. «Ho segnato la prima rete del nuovo campionato - ha commentato il bomber di Noicattaro - e mi auguro che sia di buon auspicio. Abbiamo disputato una buona prestazione, mettendo in mostra tutta la rapidità e la tecnica che possediamo soprattutto nella fase offensiva. Con Toledo mi sono trovato a meraviglia: ha colpi di grandi classe abbinati ad un progressione straripante. Non dimentichiamo, però, che siamo ancora alla prima giornata. La serie C1 è difficilissima e, già dalla prossima gara, potremo rendercene conto. Restiamo umili e, con il sostegno del nostro pubblico, potremo fare qualcosa di importante». Il ritorno allo "Iacovone" da ex, dopo quattro stagioni, non è stato dei migliori. Nicola Pizzolla non ha difficoltà ad ammettere la forza superiore della squadra della sua città. «Il Taranto? Mi ha fatto un'ottima impressione, è una formazione che può contare su alcuni elementi di categoria superiore. Paradossalmente, abbiamo giocato meglio in inferiorità numerica, creando un paio di occasioni pericolose per pareggiare». di Fabio Di Todaro04 settembre 2006

È la vittoria n. 86 in C1

Il Taranto conferma la tradizione positiva nella gara d'esordio in un torneo di C1; nei precedenti 8 tornei i rossoblù avevano iniziato quattro volte con un successo e tre volte con un pareggio, mentre in una sola occasione avevano rimediato una sconfitta: 20 settembre 1981, Taranto-Francavilla 3-2 (per gli ionici una doppietta di Renzo Rossi e un gol di Idini); 19 settembre 1982, Siena-Taranto 0-0; 18 settembre 1983, Taranto-Francavilla 1-0 (rete di Fracas); 22 settembre 1985, Messina-Taranto 0-0; 17 settembre 1989, Taranto-Catania 2-0 (segnano Raggi e Coppola); 2 settembre 2001, Taranto-Vis Pesaro 1-0 (in gol al 76' Biancolino); 8 settembre 2002, Taranto-Teramo 0-0; 31 agosto 2003, Taranto-Teramo 1-2 (rossoblù in vantaggio al 6' con Filippi, poi al 29' Sanetti e all' 81' Bonfanti). Contro il Ravenna, affrontato dal Taranto per la prima volta in un campionato, i rossoblù hanno conquistato la vittoria numero 86 in 140 partite disputate nell'ambito dei tornei di serie C1 (gli ionici aggiungono al bilancio 38 pareggi e 16 sconfitte). La rete del successo contro i romagnoli porta la firma di Andrea Deflorio che già nel campionato scorso era andato a segno alla prima giornata, il 27 agosto 2005 in Cisco Roma-Taranto 1-1 (il capitano rossoblù segnava al 25', poi al 76' pareggiava il brasiliano Toledo, ora in maglia rossoblù). Deflorio è dunque andato in gol nella giornata d'esordio per due stagioni di fila; l'ultimo giocatore rossoblù a far questo era stato Nicola Pizzolla, ieri in campo allo "Iacovone" da avversario nelle file del Ravenna, il 12 settembre 1999 in serie D, in Taranto-Taurisano 2-0 (segnava al 27', poi al 91' raddoppiava Migliozzi), quindi il 3 settembre 2000, in serie C2, in Taranto-Gela 2-1 (gol al 20' Monza, al 38' di Pizzolla e al 68' di Calvanesi per gli ospiti). Il 36enne capitano rossoblù si conferma un bomber implacabile; con il Taranto sta continuando a segnare al ritmo di mezzo gol a partita: 18 le sue marcature in 36 partite di campionato (31 presenze e 16 gol nella regolar season 2005-06, 4 gare e 1 rete nei playoff, quindi la segnatura decisiva nel confronto contro il Ravenna). di Franco Valdevies04 settembre 2006

Ritrovare quell'unità d'intenti
Tra tifosi e società una frattura che rischia di pregiudicare ogni sforzo

Si riparte e ci viene in mente la strofa di una vecchia canzone di De Andrè: «Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso». Se restiamo al campo, il rischio è proprio questo: di un sogno troppo intenso e di un brusco risveglio. Perché il Taranto, che oggi va incontro al suo nono campionato di C1, è una buona squadra, che rischia seriamente di diventare ottima. Dipende dalla resa dei singoli più attesi. E dipende dall'uso che ne farà Papagni, il quale della squadra conosce le vibrazioni più intime. Davanti al tecnico, dopo gli arrivi di Danucci (il centrocampista che mancava) e Cammarata (la punta che non c'era), si aprono infinite strade tattiche. Scegliere la più sicura, quella che meglio delle altre potrà condurre alla compiutezza del gioco, non sarà facile. Tocca a Papagni sperimentare, verificare, scartare. E tirare le somme, sapendo che un Taranto così vario e ricco, già all'alba del campionato, non s'era mai visto. Tanto ricco di soluzioni da dare la sensazione della completezza. Se non restiamo al campo e ci spostiamo un po', il sogno svanisce e diradandosi, lascia il posto ad una realtà un po' più triste. Per la questione irrisolta degli aumenti dei prezzi di biglietti e abbonamenti. Per il faticoso varo dell'associazione "Cuore rossoblu". Per i malumori e gli attriti che il progetto sta generando ad ogni tentativo di chiarimento, ad ogni supplemento di spiegazioni, ad ogni occasione di confronto. Tra i tifosi, che meritano più rispetto, e la società, che invoca maggiore comprensione, s'è creato una specie di solco. Una frattura che rischia di pregiudicare ogni sforzo. Perché non c'è differenza tecnica se non esiste una mentalità societaria che la inventa e poi la sostiene. E non ci sarà stabilità ambientale senza concordia e senza condivisione. di Lorenzo D'Alò03 settembre 2006

Taranto, comincia la corsa
È il Ravenna dell'ex rossoblù Pizzolla il primo ostacolo

Basterà la prima gara di campionato con il Ravenna a delineare la posizione che il Taranto potrà occupare nel prossimo torneo di C1? La risposta è negativa, per diversi motivi: 1) Ci vorranno almeno cinque-sei partite per consolidare le buone impressioni ricavate dalle prime uscite di Coppa Italia contro Catania e Brescia. Un'attesa fisiologica, aumentata dall'impossibilità di vedere in campo la formazione che Papagni ha in mente: mancheranno Ambrosi e Zito (squalificati), i nuovi arrivi Danucci e Cammarata (saranno utilizzabili dalla trasferta di San Benedetto del Tronto). 2) Il Ravenna è una buona squadra, allestita per disputare una stagione di vertice nel girone A. La collocazione nel raggruppamento meridionale ha spiazzato, e non poco, la dirigenza romagnola. Pagliari ha a disposizione un gruppo rinnovato ed esperto, ma l'impatto con i campi del Sud inciderà sul rendimento della sua formazione. Il tecnico di Bisceglie, comunque, può contare su diverse certezze. Elasticità tattica e capacità di cambiare fisionomia in corsa: il nuovo Taranto riparte da dove si era fermato. Il 4-4-2 adottato in fase di non possesso è pronto a trasformarsi in 3-4-3 nel momento in cui ci sarà la possibilità di organizzare la manovra. Ad oscillare sarà uno dei due terzini, Panini (a destra) o Colombini (a sinistra), con i due centrali difensivi (Pastore e Caccavale) che forniscono ampie garanzie sia nella chiusura che nella costruzione del gioco. A centrocampo l'unica novità è rappresentata dall'inserimento di Cejas, mediano prezioso con le caratteristiche utili per agevolare la propensione di Mancini (ha smaltito la botta al piede destro) di giocare in verticale. Sulle fasce toccherà a Catania, preferito a Toledo, e De Liguori suturare gli spazi vuoti e lanciarsi nella costruzione di un tridente che verrà completato da Pasca e Deflorio. Il bomber di Noicattaro è apparso già in buona condizione e, nonostante i nuovi arrivi e una categoria di differenza, resta un elemento imprescindibile per lo scacchiere rossoblu. di Fabio Di Todaro03 settembre 2006

Mai affrontato il Ravenna

Il Taranto nella stagione 2006-2007 partecipa per la nona volta ad un campionato di serie C1. Questi, stagione per stagione, i piazzamenti ottenuti dai rossoblù negli otto tornei precedenti: 1981-82 11° posto; 1982-83 3° posto; 1983-84 2° posto, promossi in B; 1985-86 2° posto, promossi in B; 1989-90 1° posto, promossi in B; 2001-2002 3° posto; 2002-03 9° posto; 2003-04 17° posto con la retrocessione in serie C2 dopo aver perso i playout salvezza contro la Fermana (gli spareggi si concludono entrambi in parità: prima 1-1 a Taranto, poi 0-0 a Fermo con i marchigiani salvi in virtù di un miglior piazzamento ottenuto al termine della regolar season). Complessivamente sono 278 le partite disputate dal Taranto in questa categoria (spareggi vari compresi); il bilancio è di 106 vittorie, 103 pareggi, 69 sconfitte, 285 le reti segnate, 214 quelle subite. Proprio in un campionato di serie C1, nel 2001-2002, si è verificato il miglior bottino di marcature stagionali, con le 28 reti segnate da Christian Riganò (in 37 partite disputate). Nel debutto stagionale il Taranto affronta il Ravenna (11° posto per i romagnoli nel campionato scorso quando militavano nel girone A), una squadra mai affrontata dai rossoblù nei precedenti 76 tornei disputati (quest'anno i rossoblù affronteranno per la prima volta in un campionato anche la formazione del San Marino). È positivo il bilancio del Taranto per quanto riguarda la prima gara stagionale giocata negli ultimi 10 campionati; si sono registrate infatti 4 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte: serie C2, 1 settembre 1996, Albanova-Taranto 3-1 (in gol per i padroni di casa al 47' Mancini, al 55' e al 77' Ricci, quindi per gli ionici al 65' Incrivaglia); Campionato Nazionale Dilettanti, 31 agosto 1997 sul campo neutro di Castellaneta per la mancata concessione dello "Iacovone": Taranto-Pro Ebolitana 4-0 (due le doppiette di Dossou al 14', su rigore, e al 76', e di Doria al 30' e al 50'); Campionato Nazionale Dilettanti, 6 settembre 1998, Cirò Krimisa-Taranto 1-1 (al 20' Ferraro per i calabresi, al 57' su rigore Incarbona); serie D, 12 settembre 1999, Taranto-Taurisano 2-0 (al 27' Pizzolla, al 91' Migliozzi); serie C2, 3 settembre 2000 Taranto-Gela 2-1 (al 20' Monza, al 38' Pizzolla, al 68' Calvanesi per gli ospiti); serie C1, 2 settembre 2001, Taranto-Vis Pesaro 1-0 (in gol al 76' Biancolino); serie C1, 8 settembre 2002, Taranto-Teramo 0-0; serie C1, 31 agosto 2003, Taranto-Teramo 1-2 (ionici in vantaggio al 6' con Filippi, poi al 29' Sanetti e all' 81' Bonfanti); serie C2, 12 settembre 2004, Taranto-Juve Stabia 0-4 (al 15' e al 35' Ambrosi, al 45' Delle Vedove, al 51' Rufini); serie C2, 27 agosto 2005, Cisco Roma-Taranto 1-1 (i marcatori: Deflorio al 25' per i rossoblù, quindi al 76' il brasiliano Toledo, ora in maglia rossoblù). di Franco Valdevies03 settembre 2006

«Adesso siamo da playoff»
Luigi Blasi e il "nuovo" Taranto

Quasi stravolto dalla felicità che si è regalato. Gigi Blasi guarda i suoi nuovi uomini e sorride. Li mette alla sua destra, posto idealmente riservato alle persone fidate. Non può nascondere le emozioni, non è abituato a farlo. Forse nemmeno lo vuole. Il presidente si mostra sazio: ha messo a disposizione del Taranto Fabrizio Cammarata e Ciro Danucci, due giocatori in grado di aggiungere esperienza e qualità in doti massicce all'organico, e ha aggiunto la gioventù di Daniele Vetrugno e Claudio Castroni, promesse della difesa in attesa della buona occasione. Sorride: «Abbiamo aspettato l'ultimo minuto, ma alla fine abbiamo ottenuto quello che volevamo. Ci siamo mossi bene, lo ammetto. E si è mosso bene Luca Evangelisti, che merita un plauso per quanto ha fatto». Volti nuovi in una squadra pronta a partire. Uomini che possono garantire la svolta. La ciliegina nemmeno troppo richiesta, eppure arrivata: «Avevamo obiettivi precisi: abbiamo rinforzato una squadra che era già in grado di recitare un ruolo da protagonista. Ora possiamo sederci al tavolo delle grandi e dire la nostra».
A Blasi piace il Taranto venuto su. Piace perché è una squadra completa. Adesso ancora di più. Perché, ad esempio, il presidente può vantarsi di aver convinto Camarata ad accettare la C: «La sua carriera si è svolta altrove, in un calcio diverso. Lo ringrazio personalmente per aver accettato la nostra sfida, per aver scelto di scendere dalla B nonostante avesse ancora richieste. Gli ho detto, per convincerlo, che noi siamo già in B, almeno mentalmente». Il gusto è vedere Ciro Danucci al suo fianco. Da giocatore vero e pronto, dopo averlo lanciato nel Manduria, a diciannove anni, in serie D. Lo prese dal Taranto, lo ha riportato: «Dovrei dire che Danucci viene dal Catania, ma a me piace dire che è un ex del Manduria». Sussulto d'orgoglio da presidente, prima di passare la palla - in termini di responsabilità - alla squadra: «Abbiamo fatto sacrifici fino all'ultimo giorno di mercato. E adesso vogliamo arrivare ai playoff. Me lo auguro». Messaggio di speranza, saluti, corsa in macchina. Blasi, in serata, ha poi presentato in diretta tv ai tifosi il progetto “Cuore rossoblu”. di Fulvio Paglialunga02 settembre 2006

Cammarata si sente pronto
Il bomber: «La serie C non mi spaventa: sono stato convinto dalla tenacia di Blasi. Sarà una bella esperienza». L'emozione dei giovani Vetrugno e Castroni: «E' la nostra occasione»

La chiusura del cerchio. Con Cammarata, Danucci, Castroni e Vetrugno il Taranto è completo. Ieri sera c'è stata la presentazione di altri elementi che hanno sposato il progetto del presidente Blasi. Gli ultimi di un mercato fiorente che apre interessanti prospettive.
Gli occhi convergono su Camarata, colui che dovrà trasformare le speranze in gol pesanti. Prima volta che si cimenta con la C, ma l'ex attaccante del Pescara non fa trasparire timori. «Non è per nulla un declassamento - si affretta a dichiarare Cammarata - Anzi, venire a Taranto mi dà stimoli. Sono certo che sarà una bella esperienza. Il presidente Blasi mi ha cercato con insistenza e mi ha convinto ad accettare la sua offerta. Potevo aspettare e trovare l'accordo con calma, ma penso di avere preso l'occasione giusta al momento giusto».
Non mancavano di certo le lusinghe per un giocatore che ha militato per quattordici anni in A e B. 
«E' vero, il Gallipoli si era fatto avanti ed anche con il Verona c'era un discorso aperto anche se sapevo che sarebbe stato difficile raggiungere un accordo per i loro problemi societari. L'ultimo giorno di mercato è sempre frenetico ed io avevo dato la mia parola al Taranto. Ho ricevuto diverse telefonate anche qualche minuto prima della chiusura del mercato, ma la scelta ormai era stata compiuta».
Inevitabile, con l'arrivo di numerosi stranieri, che anche un giocatore con la carriera di Cammarata decida di affrontare altri percorsi, mai intrapresi prima. «Questo, però, non significa che sono stato costretto a scendere di categoria. Io a Taranto ci vengo volentieri. Triuzzi, con cui ho giocato a Pescara, mi ha già parlato del calore del pubblico. Domenica me lo godrò soltanto dalla tribuna, aspettando di essere chiamato in campo. La mia condizione? Sto abbastanza bene. Ho giocato delle amichevoli e mi sono sempre allenato prima a Pinzolo con i giocatori disoccupati e poi con una squadra dilettantistica vicino Pescara. Per la trasferta di San Benedetto dovrei essere a disposizione, anche se non ho la pretesa di avere subito una maglia da titolare. Questo lo deciderà il tecnico. Però penso che mi basterà una decina di giorni per essere pronto». 
In attacco non mancherà la concorrenza. «Non è un aspetto negativo. Nell'arco di una stagione c'è sempre spazio per tutti. E' normale che vorrei giocare tutte le partite, ma sono sicuro che ci sarà bisogno di ogni giocatore. Conosco di fama Deflorio e Ambrosi; il reparto è sicuramente all'altezza. Quanti gol prometto? Il mio record è quindici in serie B. Mi piacerebbe migliorarlo, ma non vorrei nemmeno fare promesse. Non è nel mio stile. Mi auguro solo che il Taranto arrivi più in alto possibile. L'importante è partire bene e compiere passo dopo passo. Poi vedremo dove saremo arrivati».
Danucci passa il tempo a stringere mani. Sente aria di casa e facce familiari intorno a sè. 
«Sono felice di tornare a casa. Blasi mi ha cercato con insistenza e ho sperato in questo accordo anche perchè con il Catania c'è stato più di un problema. Ho un contenzioso aperto con la società siciliana e aspetto il giudizio del Collegio Arbitrale in merito alla rescissione del contratto che ho chiesto per la mancata convocazione in ritiro. Aspetto con impazienza questa decisione».
Rispetto a Cammarata, il nativo di Carosino avrà bisogno di qualche giorno in più di allenamento. «Effettivamente non sono al massimo. Allenarsi da solo non è mai facile, però piano piano troverò la forma giusta. Giocare a Taranto è una grande soddisfazione e sarà stimolante farlo in una squadra che considero di buon livello».
La speranza di Castroni e Vetrugno è quella di non essere venuti a Taranto per fare le comparse. «E' normale che sono venuto qui per ritagliarmi il mio spazio - ha detto Castroni - In questi primi giorni di allenamento ho potuto respirare l'aria dello spogliatoio e le sensazioni sono positive. So che davanti a me ci sono giocatori come Pastore e Caccavale; cercherò di apprendere il più possibile con umiltà, aspettando il mio momento».
Per Vetrugno la strada da Gallipoli a Taranto è stata decisamente poca. «Spero che questa tappa della mia carriera serva anche come trampolino di lancio. Ho disputato quattro anni con il Gallipoli, nei quali ho avuto qualche problema fisico. L'anno scorso, ad esempio, ho avuto un problema al ginocchio che mi ha tenuto fuori quasi cinque mesi. Ora, però, sto meglio e sono certamente disponibile». di Luigi Carrieri02 settembre 2006

Blasi lancia il Taranto in orbita-playoff
Presentati ieri all'Appia Palace di Massafra gli ultimi rinforzi. E in serata dibattito in diretta tv sul progetto associazione "Cuore rossoblù". Cammarata: «Per me un'esperienza stimolante». Danucci: «Sono finalmente tornato»

Gigi Blasi è stanco, i due giorni trascorsi a Milano per la conclusione del calciomercato sono stati faticosi e al tempo stesso soddisfacenti. Quattro rinforzi, due nomi altisonanti: Cammarata e Danucci sono i colpi piazzati sul traguardo, Vetrugno (21) e Castroni (19) rappresentano due valide alternative per il reparto arretrato. «Abbiamo atteso fino all'ultimo minuto per completare l'organico - ha commentato il massimo dirigente rossoblù nel corso della conferenza stampa all'Appia Palace (Massafra) - e adesso sono convinto della bontà del lavoro svolto. I sacrifici compiuti sono stati tanti e la rosa a disposizione di Papagni è altamente competitiva. Cammarata, ad esempio, si appresta a disputare il primo campionato in serie C e ha accettato la nostra offerta perché sa di poter giocare in una piazza molto importante». Le prime dichiarazioni spettano a Ciro Danucci. Il centrocampista di Carosino, giunto in prestito dal Catania (è in attesa di ricevere l'ok dal Collegio Arbitrale per ottenere la rescissione del contratto in scadenza nel 2008), è felice di indossare nuovamente la casacca rossoblù. «Il presidente mi ha voluto fortemente e, dopo aver verificato il valore della squadra, ho deciso di tornare nella mia città. La condizione fisica? Non sono al top dal momento che non ho potuto svolgere la preparazione con la compagine etnea. Ho tanta voglia, però, di recuperare il terreno perduto e di fornire un contributo importante a questa squadra». Le attenzioni maggiori sono rivolte all'uomo nuovo dell'attacco rossoblù. Fabrizio Cammarata - 31 anni, 7 reti con la casacca del Pescara nella passata stagione - è pronto a vivere la prima avventura in C1. «Sarà un'esperienza certamente positiva - ha commentato il centravanti siciliano - giocare in un nuovo campionato mi dà grossi stimoli. Ho scelto il Taranto perché, sebbene avessi diverse proposte da formazioni di serie B (Pescara, Verona, ndr), è stata la società che mi ha cercato con maggiore insistenza». Cammarata, che vanta trascorsi in serie A e B con le casacche di Verona, Cagliari e Parma, si definisce una prima punta. «Mi piace giocare in area di rigore per poter finalizzare la manovra. La concorrenza? In attacco siamo in cinque, ma nell'arco della stagione ognuno riuscirà a fornire il proprio contributo». Battute finali riservate ai giovani. Daniele Vetrugno è un terzino sinistro proveniente dal Gallipoli, Claudio Castroni è alla prima avventura tra i professionisti dopo aver svolto il settore giovanile nella Lazio. «Abbiamo la giusta umiltà e speriamo che questo campionato possa rappresentare il trampolino di lancio della nostra carriera». Ieri sera, intanto, il presidente Luigi Blasi ha illustrato ai tifosi, nel corso di un dibattito televisivo, le finalità del progetto "Associazione Cuore Rossoblù" (tifosi-sostenitori). di Fabio Di Todaro02 settembre 2006

Papagni recupera Mancini
Oggi rifinitura. Gara con i ravennati abbastanza insidiosa

Mancini ha recuperato. È questa la bella notizia venuta fuori al termine dell'allenamento di ieri pomeriggio. Il centrocampista ha lavorato con il gruppo dimostrando di non risentire del pestone alla caviglia subita nell'ultimo quarto d'ora della gara di Coppa Italia Tim nove giorni fa contro il Brescia. Poichè il resto del gruppo gode ottima salute, la formazione anti-Ravenna dovrebbe essere fatta: Pinna fra i pali; Panini, Caccavale, Pastore Colombini in difesa; Catania, Cejas, Mancini, De Liguori in mezzo; Pasca e Deflorio in avanti. Ricordiamo che non sono utilizzabili, oltre agli ultimi quattro nuovi arrivati, Cammarata, Danucci, Vetrugno e Castroni (servono i famosi cinque giorni per ottenere il visto d'esecutività dalla Lega), Ambrosi e Zito i quali devono scontare rispettivamente un turno e tre giornate di squalifiche, retaggio della passata stagione. La gara di domani (ore 15) con i ravennati è abbastanza insidiosa. «Ci sarà molto da soffrire», ha detto il trainer rossoblù. Serve, pertanto, un Taranto compatto, equilibrato, aggressivo, umile e concentrato per acciuffare i primi tre punti in campionato. I tifosi jonici reciteranno domani pomeriggio un ruolo importante. Il loro appoggio alla squadra dovrà essere incessante, ma corretto. La prevendita è interessante a testimonianza del grande attaccamento che i supporters rossoblù nutrono per la loro squadra. Stamane rifinitura e ritiro. di Giuseppe Dimito02 settembre 2006

Taranto, che colpi: Danucci e Cammarata
Chiusura col botto. Ingaggiati il forte centrocampista (in prestito) e la richiestissima punta. Il giovane Mangiacasale ceduto al Morro d'Oro. La gioia di Blasi: «L'ho fatto perché voglio la B». Dal Gallipoli arriva il difensore Vetrugno

Il Taranto chiude da protagonista la campagna acquisti. Quasi allo scadere del tempo massimo il duo Evangelisti-Blasi ha concluso una triplice operazione in entrata. Approdano in rossoblù l'attaccante Fabrizio Cammarata, il centrocampista di Carosino Ciro Danucci e il difensore Daniele Vetrugno, innesti, soprattutto i primi due, di grande spessore che pongono il Taranto tra le migliori forze del girone. E' dunque Fabrizio Cammarata classe '75 il nuovo centravanti del Taranto. Lo svincolato Cammarata ha firmato un contratto biennale con la società di via Umbria che è riuscita a strapparlo a una folta concorrenza di squadre di B bruciate al fotofinish. Il neo rossoblù (esploso calcisticamente nella primavera della Juve) nella scorsa stagione ha giocato in B col Pescara, totalizzando 34 presenze condite da 7 reti, ma nel corso della sua lunga carriera ha vestito anche le maglie di Verona, Torino, Cagliari e Parma tra serie A e B. Cammarata ha anche collezionato quattro presenze e un gol con l'under 21 (stagione '95) esordendo anche in Coppa Uefa durante l'esperienza parmense datata 2004. Ma a fare notizia è anche l'arrivo del centrocampista Ciro Danucci classe '83 di proprietà del Catania, società che lo ha ceduto al Taranto con la formula del prestito, grazie agli ottimi rapporti instaurati dal presidente Blasi con il patron catanese Pulvirenti. L'accordo prevede che il Taranto allunghi a gennaio il contratto (al momento ancora di due anni) al giocatore, con il prestito che si trasformerebbe in comproprietà. Danucci il Taranto lo inseguiva da luglio, ma solo ieri è riuscito a spuntarla assicurandosi il talentuoso centrocampista la scorsa stagione titolare inamovibile della Sangiovannese (C1). Ma in precedenza ha vissuto brillanti esperienze con Reggiana e soprattutto Martina sempre in C1. Ma oltre ai due big Cammarata e Danucci, il Taranto ha ingaggiato il difensore mancino Daniele Vetrugno, classe '85, ex Pro Vasto, scippato al Gallipoli. Insieme all'ex laziale Castroni ('87) rimpolpano la batteria a disposizione di Papagni che dopo gli ultimi regali del presidente avrà solo l'imbarazzo della scelta. Raggiante ovviamente il presidente Blasi: «Ci siamo veramente superati. Sono contento per me stesso, ma anche per la città. Ho dimostrato ancora una volta l'amore per il Taranto, spero che facciano lo stesso i tifosi. Insieme potremo andare molto lontano». Nella giornata di ieri il diesse Evangelisti è stato bombardato di richieste per Pasca (Andria, Sassuolo e Catanzaro), per Ambrosi (Gallipoli e Giulianova) ma c'era la fila anche per Mancini e Cejas (tutti club di B). Il presidente Blasi ha resistito cedendo solo Mangiacasale in prestito al Morro d'Oro. di Enrico Sorace01 settembre 2006

Foggia e Gallipoli da playoff
Il rinnovato Manfredonia si affida alle alchimie dell'emergente Pierini

Concludiamo il nostro viaggio alla scoperta delle prossime avversarie del Taranto, puntando l'obiettivo su tre formazioni pugliesi, Gallipoli, Foggia e Manfredonia che si presentano ai nastri di partenza della nuova stagione con ambizioni diverse.
GALLIPOLI - Anche quest'anno il patron Barba ha fatto le cose in grande per continuare a sorprendere, sulla scia dei successi ottenuti negli ultimi anni. Il condottiero sarà ancora Auteri che riproporrà il collaudato 3-4-3 con cui ha vinto a mani basse la C2, anche se l'organico è stato rimodellato per adattarlo a un torneo che si presenta impegnativo. In porta è arrivato Indiveri, la difesa è stata puntellata con gli esperti De Sole e Paschetta, il centrocampo con Campolattano, Frezza e Cinelli, mentre in attacco, per colmare il vuoto lasciato dalla partenza verso Frosinone dell'idolo Castillo, è arrivato il bomber Califano (oltre a Morello e il promettente Rana). Ma proprio l'ex Giulianova è in rotta con il tecnico Auteri, che nel corso del precampionato lo ha sempre utilizzato da esterno e non come punta centrale. Il diesse Pagni, daccordo con la proprietà, ha deciso di trattenere Nigro, Iennaco e Clemente, mentre, oltre a Castillo, è stato dato il benservito ai vari Raimondi, Di Pietro e Pagana. L'obiettivo dichiarato della dirigenza gallipolina sono i playoff e a guardare gli investimenti effettuati non c'è da scandalizzarsi.
FOGGIA - Faraonica la campagna di rafforzamento condotta dal diesse Salerno. La squadra dello scorso anno è stata risvoltata come un calzino con acquisti di rilievo per la categoria. Il nuovo tecnico Cuoghi, legato al 4-4-2, avrà a disposizione un bolide da pilotare verso il vertice della classifica. Tra i volti nuovi ci sono i difensori Colombaretti, Ignoffo e Ingrosso, i centrocampisti Cardinale e Princivalli ma soprattutto gli attaccanti Salgado e Dall'Acqua, elementi di lusso per la categoria. Pochi i reduci della passata stagione tra cui il portiere Marruocco. Il presidente Capobianco ha chiesto almeno i play off, traguardo centrabile grazie a un organico di prima fascia, tra i più completi del girone.
MANFREDONIA - Dopo l'ultima salvezza la società sipontina ha voltato pagina affidandosi all'emergente Pierini, protagonista di un'ottima stagione alla Pro Vasto. Il suo progetto è poggiato sul 4-2-3-1 che finora non ha prodotto gli effetti sperati, anche se il tecnico confida nelle qualità del gruppo che gli è stato messo a disposizione. L'ossatura della nuova squadra (rimasta orfana di gente del calibro di Menolascina e Barusso) sarà formata da alcuni riconfermati come il portiere Sassanelli, il difensore Trinchera, i centrocampisti Togni e Piccioni e la punta Vadacca. Per completare il mosaico sono arrivati alcuni giovani tra cui i centrocampisti Musacco e Scarlato e la punta De Paula che si è messo in mostra con la maglia del Martina. di Enrico Sorace01 settembre 2006

Taranto, 12 gol al Monteiasi

È Mancini l'unico dubbio di Papagni alla vigilia dell'esordio in campionato di C1 dopodomani contro il Ravenna allo "Iacovone" (ore 15). Il centrocampista ha girato ieri a parte, insieme a Malagnino, dimostrando quanto meno di non avere difficoltà a correre. Superato il primo esame, occorrerà verificare il contatto con il pallone. Papagni è fiducioso: «Ritengo che il ragazzo ce la farà ad entrare nella lista dei diciotto che presenteremo all'arbitro». Il resto della rosa ha affrontato in amichevole il Valentino Mazzola Monteiasi, formazione militante nel campionato di Promozione. Per la cronaca il punteggio finale è stato di 12-0. Nella prima frazione di gioco Papagni ha schierato la seguente formazione: Pinna; Panini, Caccavale, Pastore, Colombini; Catania, Cejas, De Liguori, Toledo; Pasca, Deflorio. Il punteggio parziale è stato di 5-0: Deflorio e Pasca hanno segnato una doppietta ciascuno; il quinto gol è stato messo a segno da Toledo. Pasca ha prima sbagliato un rigore e, poi, ha colpito un palo. Nella ripresa Papagni ha mandato in campo le cosidette seconde linee compiendo, altresì, qualche utile esperimento tattico: 3-4-3 nei primi 20', 4-3-3 nei successivi 22' (Degli Schiavi ha fischiato la fine con 3' minuti d'anticipo). Questi i protagonisti del primo modulo: Faraon, Cosenza, Castroni, Prosperi; Silvestri, Larosa, Manoni, Zito; Passiatore, Ambrosi, Piroli. L'uscita di Passiatore ed il contestuale ingresso di Maiorino hanno variato l'assetto: Silvestri si è abbassato sulla linea difensiva; in mezzo hanno agito Larosa, Manoni ed il neo entrato ed in avanti hanno giostrato Zito, Ambrosi e Piroli. Segnati altri 7 gol: tripletta di Piroli, due gol a testa Zito ed Ambrosi (ha anche colpito un palo). Quest'ultimo ha ricevuto applausi da parte del numeroso pubblico presente (c'erano diversi monteiasini) praticamente ad ogni conclusione. Se Mancini dovesse farcela, De Liguori farà l'esterno e Toledo andrà in panchina. Il resto della formazione è quella del primo tempo dell'amichevole di ieri. Caso contrario, giocheranno gli stessi undici iniziali. Papagni: «Il Ravenna è squadra compatta e tosta, ma con l'aiuto dei nostri tifosi possiamo farcela a batterla». Con un comunicato inviato ieri sera, intanto, Luigi Blasi formula gli auguri di buon campionato sia a Lillo Basile, nuovo presidente del Cras Bashet femminile, che all'avv. Tonio Bongiovanni, patron della Prisma Taranto di volley. di Giuseppe Dimito01 settembre 2006

La parola playoff si può pronunciare
Con gli ultimi arrivi formazione competitiva. Il 4-3-3, possibile schema futuro

Con Danucci e Cammarata, il Taranto spaventerà maggiormente gli avversari. Vetrugno e Castroni sono addizioni utili utile nel settore difensivo. Giocatori per reparto, con differente peso specifico. I playoff sono un traguardo lecito, perchè l'organico del Taranto acquista in qualità e allarga le alternative. I rossoblu partono, in un'ideale griglia di inizio stagione, nelle prime fila con la possibilità, nel corso del campionato, di scavalcare le concorrenti. 
Danucci e Cammarata sono i nomi che scatenano la discussione e che aprono stuzzicanti discussioni anche di ordine tecnico-tattico. Lasciando inalterata la difesa che, comunque, ha due pedine con le quali trovare differenti soluzioni, i settori di centrocampo e attacco vengono decisamente migliorati e si prestano a diverse interpretazioni. Papagni, idealmente, potrebbe cambiare gradatamente schema. Oppure continuare con il modulo di riferimento (4-4-2) e perlustrare i sentieri del turnover. L'abbondanza, sia chiaro, è zavorra gaudiosa da sopportare in una stagione in cui si vuole spiccare per protagonismo. Questo significa che se si vorrà presentare un simile atteggiamento tattico qualcuno tra Cejas, Mancini e Danucci dovrà restare fuori in quanto poco propensi a giocare da esterno. E sarebbe delittuoso rinunciare ad esterni che svolgono il ruolo con competenza come Toledo, Catania o De Liguori. 
Ecco perchè, quando i meccanismi saranno ben perfezionati, il 4-3-3 (o se ci prude il 4-2-3-1) potrebbe essere il futuro schieramento del Taranto. Cejas, Danucci e Mancini rappresentano un terzetto di metà campo che abbina qualità e quantità, con accertate doti dinamiche e di rilancio. Il tridente offensivo avrebbe in Toledo e Deflorio due elementi in grado di dare profondità e arretrare sapientemente andando incontro ai centrocampisti, rifinendo il tutto per la punta centrale Cammarata, una prima punta a dispetto dei pochi centimetri. La variazione sul tema, assecondando la voglia “verticale” di Mancini, sarebbe un binomio più ravvicinato composto da Cejas e Danucci con Mancini a fungere da elemento centrale di un tridente largo alle spalle di Cammarata che avrebbe ai suoi lati Toledo (o Catania) e Deflorio o De Liguori, quest'ultimo magari in situazioni di contenimento. Una squadra che garantisce, con gli schemi alternativi, una struttura più solida e priva di quei pochi sbilanciamenti che si sono manifestati negli ultimi impegni agonistici. Un Taranto che acquisisce ancora di più consapevolezza nei propri mezzi e che non deve nascondere le proprie velleità. Ora, davvero, si può partire con grande ottimismo. di Luigi Carrieri01 settembre 2006

Il vecchio bomber ricomincia dalla categoria
Dopo una lunga carriera in giro per l'Italia, Pippo Maniero, l'ex attaccante di Padova, Venezia e Torino è tornato nella squadra dove tirò i primi calci a un pallone. Con lui il Legnaro sogna un'altra storica promozione

Pippo è tornato sul campo di casa, a Legnaro, quasi alle porte di Padova, un paese di 6.800 abitanti lungo lo stradone che porta verso il mare. Da una parte ciò che resta della zona industriale. Dall'altra i laboratori di fisica del Cnr e Agripolis, la cittadella universitaria di agraria e veterinaria. Più vicino alla Corte Benedettina, il rettangolo verde con le due porte. Qui Pippo aveva cominciato a tirare calci e zuccate al pallone. A 12 anni, con la maglia dell'Unione Sportiva Legnaro. L'inizio di una carriera che ha lasciato il segno, in mezza Italia pallonara. Uno dei tanti Maniero della zona, anche se il più famoso all'epoca era sempre Felicetto "Faccia d'angelo", il boss della Mala del Brenta. Filippo, nato l'11 settembre 1972, sarebbe diventato il bomber del Padova: campione di una leva biancoscudata eccezionale, in cui spiccava Del Piero. SuperPippo ha giocato 17 stagioni in serie A e B, prima di un mese ai Rangers Glasgow. Poi è tornato bambino: a 33 anni con la maglia della Nuova Piovese, nel campionato d'Eccellenza concluso con la trionfale promozione dopo 22 partite e 12 gol più due nello spareggio con il Corsico. Con tanto di festa popolare a Piove di Sacco, una notte in bianco che ha anticipato le follie per gli azzurri mondiali. Una squadra anomala nel panorama del calcio minore, visto che ha un presidente iraniano.
Pippo Maniero è tornato superstar fin dalla prima partita in casa dell'Ariano Polesine. Ha firmato, come tutti, una piccola grande impresa di volontà. Poi è andato in vacanza con la moglie Elisa e il figlio Andrea. Tornato a casa, alterna la birretta al bar Centrale di Legnaro con la ripresa degli allenamenti. Aveva promesso e ha mantenuto: vestirà la maglia giallorossa della Legnarese. Un'ultima stagione da centravanti in Prima Categoria. Anche su un ginocchio solo, per la gioia del presidente Malimpensa e di chi lo ha visto giocare da bocìa. E Legnaro sogna ad occhi aperti, perfino più della vicina Piove di Sacco approdata in serie D. Perché Pippo Maniero è specializzato in gol-promozione. Tre volte l'ha centrata in serie B con la maglia del Padova, poi del Venezia e infine del Torino. Ma anche l'ultima annata da dilettante si è chiusa ugualmente con il salto di categoria. A Legnaro contano che Maniero conceda la replica. Lui non si sbilancia in proclami, ma si può scommettere che divertendosi farà sul serio. Anche nei campetti scalcinati di periferia davanti a pochi appassionati, lontano dagli stadi e dalle telecamere.
Pippo, fuori dal campo, ha sempre difeso la sua natura semplice, genuina e un po' introversa. Da ragazzo, avrebbe mangiato un pollo arrosto ad ogni gol. I ladri al volante della sua auto ricordano ancora la telefonata al cellulare con cui annunciava che avrebbe fatto spegnere il motore. A Legnaro, si è fatto la villa senza dare un calcio alla vita di paese. Ha scelto, giovanissimo, Elisa e non ha mai cambiato idea e lei lo ha accompagnato in giro per l'Italia, da Milano a Palermo. Maniero è rimasto legato ai mister d'altri tempi come Collutti o Frosio. E frequenta ancora i vecchi compagni dell'ultimo grande Padova, da Galderisi a Ottoni. Quando davvero smetterà di trafiggere portieri, Pippo vorrebbe provare ad allenare: bambini alle prime armi. Cercare di imitare Novellino, che considera un vero "docente di calcio". A Furio Stella, la firma del calcio del Mattino di Padova, in una lunga intervista Maniero aveva confessato i momenti più belli, da calciatore: «Prima di tutto, l'esordio in prima squadra col Padova. Avevo 17 anni, e mi ero sciroppato la classica trafila attraverso le varie formazioni del settore giovanile. Un debutto con il gol, figuratevi se non toccai il cielo con un dito: la partita era quella con il Pescara, in serie B, e giocavamo all'Appiani. Quando segnai la rete del pareggio (1-1), non capii più nulla. Il secondo attimo storico coincide con lo spareggio di Cremona, quando cogliemmo la promozione in A battendo il Cesena in quel pomeriggio caldissimo allo stadio Zini. Come padovano di nascita, e come giocatore della squadra della mia città, un risultato del genere dopo 32 anni di attesa rappresenta qualcosa di unico, indelebile. Il terzo momento è l'esordio in serie A, il sogno di ogni bambino che immagina, un giorno, di poter giungere in uno stadio davanti a migliaia di persone, magari dopo aver fatto tanti sacrifici. Fu in Atalanta-Milan, stagione 1990/91. Ero nerazzurro, e di fronte avevamo lo squadrone di Baresi, Rijkaard, Gullit, Van Basten. Perdemmo 2-0. Normale contro quei 'mostri'. Al termine della partita l'unico contento dell'Atalanta ero io». 
Nell'album delle figu, Maniero ha cambiato parecchie maglie. Resta scolpito nella memoria del Bar Sport, però, il suo gol al volo di tacco in una partita dell'altro secolo. Stagione 1998-99: Pippo è nel Venezia di serie A che arranca e rischia la retrocessione immediata. Il presidente Zamparini strappa a Moratti il prestito di Alvaro Recoba. Gli arancioneroverdi adottano una sorta di 8-1-1: chi conquista palla la affida all'uruguaiano che s'inventa una magìa, guadagna un tiro franco dal limite dell'area oppure innesca Maniero. Succede così con l'Empoli in una partita-miracolo. Nel primo tempo, il Venezia incassa due gol e perde Bilica. In dieci, gli arancioneroverdi rimontano. E nel finale arriva l'apoteosi con Recoba che pennella il cross e SuperPippo che gonfia la rete di tacco. Ora Pippo ha deciso di tornare a casa. E di giocare ancora per la sua Legnaro. In Prima Categoria, i veri appassionati di calcio sono pronti a "tradire" anche il Padova che arranca un altro anno in C/1 nel deserto "stadio delle tangenti". Da queste parti, di Maniero ce n'è soltanto uno. di Ernesto Milanesi01 settembre 2006

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