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Papagni, il regalo è la vetta
Oggi il tecnico del Taranto compie cinquant'anni. E risponde a cinquanta domande...

Papagni, cinquant'anni sono tanti?
«Sono giusti, non ne sento di più, non ne sento di meno. Soprattutto sono contento di averli vissuti, con i loro momenti negativi e i loro momenti positivi». 
E cinquanta domande?
«Potrebbero essere tante, vediamo. Ma l'idea di comunicare mi piace. Perché comunicare deriva dal latino "munus", parola che ha un doppio significato: vuol dire dono, ma anche responsabilità. Dobbiamo pensare a entrambe le cose quando parliamo: facciamo un dono a chi ci ascolta, ma abbiamo la responsabilità di quello che diciamo».
Due partite, due vittorie, zero gol subiti, subito la vetta del campionato: il regalo è questo?
«Il regalo, per me, è soprattutto aver visto una squadra in crescita. E aver visto una crescita dell'anima del gruppo: è la cosa più importante».
Ha qualche altro regalo da chiedere?
«Il discorso dei compleanni è complesso. Ho letto un libro alcuni anni fa: "E venne chiamata due cuori" di Marlo Morgan. Parlava di una dottoressa americana che fu rapita in Australia, da una tribù di aborigeni che vive nell'Outback. Mi ha colpito il momento in cui lei vede questa tribù festeggiare due persone e allora, da occidentale, chiede: "E' il loro compleanno?". Gli fu risposto: "Non siamo così sciocchi come voi: ogni anno che passiamo dovrebbe essere un momento triste, quindi non festeggiamo i compleanni. Noi festeggiamo quando ognuno di noi prende consapevolezza di essere migliorato spiritualmente. Quando una persona, ad esempio, perdona un'altra: lo comunica al capotribù e festeggiamo". Il concetto è questo: il miglior regalo è vedere la squadra e me stesso continuare a crescere dal punto di vista interiore».
Sa che l'ultima volta che il Taranto ha fatto due vittorie su due all'inizio poi ha vinto il campionato?
«E' un bel precedente, ma non credo molto a questi aspetti, non sono nemmeno scaramantico. Credo ad altre cose del calcio. Al sacrificio, soprattutto».
Si è mai montato la testa?
«Spero di non farlo mai. Ci metterò tanta buona volontà: non ho nessuna ragione per farlo. Sarebbe un errore. Sono un ottimista, al massimo. Dell'importanza dell'ottimismo ho parlato anche ai ragazzi».
Nemmeno adesso che ha i numeri dalla sua parte? Ha perso solo quattro partite su ventuno…
«Bisogna fare i complimenti ai ragazzi che ho allenato lo scorso anno e a quelli che ho allenato quest'anno. Se prima non mi era mai successo, vuol dire che il merito è loro».
Sa che in Italia solo Ancelotti e Di Costanzo hanno una media punti migliore della sua negli ultimi due campionati?
«Sono contento soprattutto per Di Costanzo: è un amico, ha fatto il corso con me, ci siamo confrontati molto spesso, trovando punti in comune. Ma anche questo dato è merito dei giocatori».
Ricorda il primo contatto con il Taranto?
«Mi chiamò Luca Evangelisti. Mi disse: "Mister, te la senti?". Risposi: "Sono prontissimo, non vedo l'ora di cominciare". Ero senza calcio da un anno esatto: dal 16 gennaio 2005 al 16 gennaio 2006. Era un compleanno anche quello, se vogliamo».
Il Taranto è un punto di arrivo?
«Ho sempre confidato alle persone a me care, ma non l'ho nascosto a nessuno: il Taranto per me, ogni volta che scendo in campo, è una grande gioia, che Blasi, al quale sono grato, mi ha concesso. E' uno stimolo continuo. Per questa attenzione, questo amore. Mi stupisce il calore dei tarantini, ma soprattutto mi stupisce l'amore delle persone che sono lontane da Taranto ma vicine alla squadra. Ogni giorno penso: "Sono l'allenatore del Taranto". E riparto».
Questo è il campionato del suo decollo definitivo?
«Io spero, in questo campionato, di far capire che il Taranto non ha sbagliato a confermarmi. Mi batterò per meritare la fiducia, per dimostrarmi degno della panchina del Taranto». 
Dove vuole arrivare?
«Voglio migliorare ogni giorno».
Ha perso mai qualche treno importante?
«Ho fatto delle scelte, mettendo al primo posto la famiglia. Anche alcuni anni fa, dopo i playoff con l'Andria, ebbi una chiamata dal Grosseto che voleva vincere il campionato e voleva me, ma scelsi di accettare la proposta del Melfi per non allontanarmi da casa». 
Dicevano: Papagni è un tecnico di categoria in C2...
«Fa parte di uno dei maggiori difetti della nostra gente: giudichiamo senza conoscere approfonditamente. Parliamo per sentito dire».
Che allenatore è, invece, Papagni?
«Posso dirvi che uomo cerco di essere: uno coerente, uno che si sforza di essere un esempio positivo per chi ha la fortuna di allenare, per chi vive con lui ogni giorno».
Perché ci ha messo tanto per arrivare in C1?
«Per le ragioni che ho spiegato prima. E per le scelte che ho voluto fare: può darsi che non fossi abbastanza maturo, prima. Ma non credo di essere in ritardo».
Ha temuto di perdere anche quest'anno la possibilità di allenare in C1?
«Dico la verità: non ho avuto il tempo di pensarci. Fossi stato libero in quel periodo in cui molti, a parole, venivano fatti sedere sulla panchina del Taranto, forse avrei avuto qualche timore. Ma mi è mancato il tempo».
Dicevano anche, al suo arrivo: Papagni è un difensivista...
«Anche questo è un giudizio preconfezionato. Ma c'è stato pure chi mi accusava, nei primi anni, di porre poca attenzione alla difesa. Fate un po' voi».
Oppure, e questo lo ha confermato: Papagni non ha fatto carriera perché non vuole allontanarsi dalla famiglia...
«Io ho pensato sempre alla famiglia, ma credo che Papagni non abbia fatto carriera perché ancora non aveva i risultati dalla sua parte. Chi giudica l'apparenza guarda essenzialmente quelli».
Cos'è per Papagni un modulo?
«Io, se fosse possibile, eliminerei i moduli. Parlerei delle due fasi di gioco: del possesso palla e del non possesso. Ho un'idea elastica del calcio, ho giocato in tanto modi, quasi con tutti i moduli. Ritengo che sia sbagliato affezionarsi a uno: l'ho capito con l'esperienza».
Qual è il punto di forza di Papagni?
«Preferisco che lo dicano gli altri. Credo, però, che le esperienze difficili e dolorose della vita mi abbiano fatto crescere, mi abbiano insegnato a non mollare».
Qual è il punto debole?
«Sto cercando di eliminarlo: prima ero molto testardo, molto rigido anche per la disciplina. Non accettavo gli errori».
E' sempre così calmo?
«E' una delle capacità che un allenatore deve avere: deve trasmettere equilibrio. Credo di farlo, nonostante recentemente ho dimostrato, in un'occasione alla quale avete assistito, di non essere sempre calmo. Serve tolleranza e pazienza, nel calcio e nella vita, ma anche fermezza».
Ma Papagni ha mai gridato?
«Certo, ci mancherebbe altro. Credo, però, che certe esagerazioni possano essere evitate: se si è chiari e coerenti si può anche fare a meno di gridare. Talvolta, però, è necessario».
Quando è scattata la scintilla per farla diventare allenatore?
«Prestissimo. A diciotto anni ero già capitano del Bisceglie: la vita mi ha costretto a crescere in fretta, mi sono ritrovato a essere un punto di riferimento in campo molto presto. Diventare allenatore era quasi inevitabile: infatti ho cominciato da allenatore-giocatore».
A quale tecnico ha "rubato" più segreti?
«Per me è stato importantissimo Paolo Lombardo, soprattutto dal punto di vista tattico. Sono stato il suo secondo a Bisceglie nel 91/92». 
Le piace pensare che qualcuno potrebbe "rubare" i suoi segreti?
«Non penso che ci sia qualcuno che voglia seguire le mie idee. Ma mi farebbe piacere, non mi tirerei indietro».
Come si gestisce una rosa così larga come quella del Taranto?
«Con chiarezza. Con grande disponibilità, con grande attenzione. Ma soprattutto con l'aiuto e la responsabilità di tutti i giocatori».
Nello spogliatoio chi comanda?
«Cambiamo il termine comanda. Parliamo di chi indica la direzione: credo debba essere il tecnico, ma anche i giocatori più anziani devono farlo. Sono collaboratori, tra virgolette. La loro forma di collaborazione è l'esempio».
Parla con ossessione di aiuto reciproco. Perché?
«Credo che vadano eliminati gli individualismi. Nel calcio - e fuori - senza relazioni non c'è vita, non c'è successo. Serve confronto, serve essere gruppo sempre».
Lettere ai giocatori, classifiche a confronto distribuite a tutti, video dei gol fatti visti nello spogliatoio: quanto sono utili le "papagnate"?
«Non so quanto possono essere utili, ma quando l'ho fatto ci credevo. Credo molto nell'aiuto psicologico. Ho capito che erano buone idee quando ho visto Evangelisti, uno che da calciatore ha avuto una grande carriera, entusiasta. Poi i risultati dicono che, dopo le “papagnate”, siamo stati fortunati».
Perché il Papagni allenatore può fare strada?
«Più che pensare se posso fare strada o meno ritengo sia giusto continuare a ricercare il miglioramento. C'è bisogno di buona volontà».
Perché il Papagni calciatore si è fermato in serie D?
«Lo dico con onestà: ero veramente bravo, un bel mancino. Ma anche lì ho messo la famiglia prima di tutto: sono rimasto orfano di padre a tredici anni, non potevo pensare solo al calcio».
C'è chi ha detto: Papagni arriverà in serie A…
«Sarà stato un folle».
Il ricordo più bello è in campo o in panchina?
«Il calcio è bello da ogni angolazione. Mi sono trovato a mio agio in campo e mi trovo bene in panchina».
La promozione in C1, poi subito il master, poi il ritiro. Non ha mai sentito il bisogno di un po' di riposo?
«Mi riposo ogni giorno, dopo l'allenamento. Se vivi con passione e amore quello che fai e, tra l'altro, fai quello che ti piace, è un riposo anche lavorare».
Quanto calcio guarda in tv?
«Vedo il giusto: anche lì cerco l'equilibrio. Vedo, però, molte partite delle squadre avversarie e rivedo spesso le nostre partite».
Ha mai avuto un procuratore?
«No, mai. Ma non li demonizzo. Il bene e il male è dappertutto: ci sono vantaggi che i procuratori hanno portato nel calcio, ma ci sono anche svantaggi».
Ha mai avuto raccomandazioni per un giocatore?
«Tantissime volte, ma le ho sempre respinte. Quando mi è capitato ho rapidamente chiuso la conversazione: non voglio influenze. Avrei fatto fatica ad addormentarmi la notte se mi fossi piegato. Invece riposo serenamente, anche il sabato prima della partita. Non riesco mai ad addormentarmi, se può interessare, la domenica, dopo le gare. Ma questa è un'altra storia».
Le hanno mai chiesto di barare?
«Molto spesso ci siamo trovati a fine campionato a vedere atteggiamenti strani e situazioni difficili da gestire. Ma non ho mai regalato nulla a nessuno: è contro lo sport ed è contro i tuoi colleghi. Perché se bari ne agevoli uno, ma penalizzi un altro».
Nel calcio c'è chi bara?
«Gli ultimi eventi ci hanno fatto capire che si è barato per molto tempo. Le condanne ce lo ricordano: violava le regole anche chi avrebbe dovuto garantirle. Ma credo ancora nel calcio. E credo che tutti, in questo mondo, si siano guardati dentro e abbiano capito che abbiamo una grande occasione per ripartire. Non possiamo rovinare uno sport meraviglioso come il nostro».
Se non avesse fatto calcio che sport avrebbe fatto?
«Sempre un gioco di squadra, non uno individuale. E sempre con la palla».
Sa che sarebbe stato un ottimo allenatore di basket?
«Non ho la conoscenza per rispondere».
Si cambia sempre tattica, in attacco e in difesa, ci sono schemi diversi ad ogni azione…
«Non lo sapevo, ma se me lo dite quasi quasi ci credo».
Qual è la partita perfetta?
«Quella con il Melfi, il ritorno delle semifinale playoff. E' quella che ho sempre immaginato: non concedere niente all'avversario, avere una serie infinita di occasioni e sempre in modo diverso, giocare con quella cornice di pubblico, con quelle sensazioni, con quella adrenalina».
Qual è il giocatore perfetto?
«La perfezione non è facile da trovare in nessuno. Io, però, innanzitutto guardo l'uomo, la capacità di soffrire, di aiutare gli altri. E guardo anche la capacità di sorridere. Vi garantisco che, nella nostra squadra, ci sono giocatori straordinari».
Un risultato, positivo o negativo, quanto cambia la sua vita?
«Assolutamente niente. Se dovessi crearmi dei problemi per un risultato vorrebbe dire che sono sulla strada sbagliata».
Perdere è una sofferenza?
«Sono altre le sofferenze. Perdere una persona cara è una sofferenza, perdere un posto di lavoro o non trovarlo affatto è una sofferenza, non poter aiutare la famiglia è una sofferenza, i mali incurabili sono una sofferenza. Una sconfitta è un momento negativo che hai il dovere di superare. Non dobbiamo mai avere paura delle cose avverse, dobbiamo capirle».
Vincere è appagante?
«Credo che per chi faccia sacrifici e rinunce per arrivare alla vittoria, ottenerla sia fondamentale. Anche per come è vissuta: rappresenta, per noi, una grande energia. Anche se, paradossalmente, è più difficile gestire le vittorie delle sconfitte».
Sono state troppe cinquanta domande?
«E' stato un piacere». di Fulvio Paglialunga14 settembre 2006

Ma Catania non manca mai
Titolare quasi inamovibile. «In C1 mi diverto di più»

Ormai non fa più effetto vederlo sempre lì. La falcata lunga, una tecnica sopraffina che gli consente di creare costantemente la superiorità numerica. Emanuele Catania c’è sempre: trentotto presenze nella passata stagione, titolare inamovibile nel campionato appena iniziato. Aldo Papagni non sa più fare a meno di lui. Ne apprezza le qualità morali e quella voglia infinita di poter calcare nuovamente palcoscenici più prestigiosi. «Scendere in campo con la casacca del Taranto è un grande onore. Mi inorgoglisce, poi, la fiducia del tecnico e della società che, sebbene sia cambiata la categoria, hanno continuato a puntare su di me. In C1, per adesso, mi trovo benissimo. Il vantaggio lo abbiamo riscontrato tutti: c’è più spazio per giocare, i difensori sono meno aggressivi». L’anno scorso è partito trequartista, per poi trasformarsi in seconda punta ed esterno destro di centrocampo. Dai suoi movimenti, però, dipende l’evoluzione tattica della squadra (da 4-4-2 a 3-4-3). Catania ama attaccare, ma nella nuova posizione svolge un ruolo importante anche in fase di non possesso. «E’ vero, ed è grazie a Papagni che ho acquisito questa peculiarità. Sono contento perché ritengo che un calciatore debba agevolare le scelte dell’allenatore. Il Taranto è una squadra elastica, che cambia più volte atteggiamento durante la gara. E per fare ciò è necessario che ognuno di noi sappia adattarsi in diverse posizioni». La certezza è quella di poter contare su un gruppo ben assortito. Ed è da questo elemento, probabilmente, che nascono i risultati positivi. «Siamo in tanti e, per raggiungere un obiettivo, ci sarà bisogno del contributo di tutti. Anche chi gioca meno, però, è giustamente protagonista dei risultati positivi». A Sambenedetto del Tronto il Taranto ha scoperto subito Fabrizio Cammarata. L’ex attaccante di Verona e Cagliari ha giocato poco più di mezz’ora, il tempo necessario per far capire di sapersi muovere in maniera corretta e per siglare le rete che ha deciso la contesa. «E’ un grande attaccante, ha dimostrato subito di avere un certo feeling con il gol. E poi è un ragazzo umile, che ha già capito la mentalità della squadra. Il suo arrivo ha aumentato la forza di un reparto offensivo che poteva già contare su Deflorio, Ambrosi, Piroli, Pasca». Della vittoria di domenica scorsa restano diverse note positive: la ricerca continua del gioco dalle retrovie, la capacità del centrocampo di dettare i tempi della manovra, l’astuzia di Toledo nell’occupare qualsiasi spazio vuoto utile per supportare i movimenti dell’attaccante. «Abbiamo disputato un’ottima gara, quasi perfetta. E abbiamo vinto senza Deflorio, sopperendo alla sua assenza con la qualità di altri elementi. I cambi di rotta di Toledo, ad esempio, non hanno fornito punti di riferimento. E’ stata una mossa vincente e da una sua azione è nato il gol di Cammarata». All’orizzonte, intanto, c’è il prossimo impegno casalingo con la Cavese. «Sarà una gara molto difficile, affronteremo una formazione che gioca insieme da diversi anni ed è già ben collaudata. Noi continuiamo a vivere alla giornata, senza guardare la classifica. Sbaglio, o in questo modo abbiamo vinto un campionato?». di Fabio Di Todaro14 settembre 2006

Raccattapalle segna e l'arbitro convalida
Rissa nel match tra Santacruzense e Clube Atletico Sorocaba, dopo la svista del direttore di gara, la famosa signora Silvia Regina de Oliveira

Botta da trenta metri: gol. Tutto normale per una partita di calcio se il marcatore non fosse il raccattapalle. Siamo in Brasile e allo stadio di Santa Cruz do Rio Pardo si affrontano, per la coppa Fpf - un torneo tra 32 squadre dello stato di San Paolo di prima, seconda e terza divisione - la formazione locale del Santacruzense e il Clube Atletico Sorocaba. Mancano una manciata di minuti alla fine dell'incontro con i padroni di casa sotto 1 a 0 che premono per acciuffare il pareggio. Ed è qui che si consuma il fattaccio. Samuel de Carvalho Almeida, centrocampista esterno del Santacruzense, si invola sulla fascia e lascia partire un cross senza troppa convinzione. Nessuno dei suoi compagni lo raccoglie e allora interviene il lesto raccattapalle che intercetta il pallone e lo infila alle spalle del portiere avversario. Tra l'incredulità generale ci si aspetta che l'arbitro interrompa il gioco, accompagni per un orecchio fuori dal campo il furbacchione e faccia ripetere l'azione. E invece no, il direttore di gara, la signora Silvia Regina de Oliveira - una delle donne arbitro più note del paese - indica il centro del campo convalidando la rete dell'1-1.
I giocatori del Sorocaba non ci stanno e minacciosi si dirigono verso il guardalinee in cerca di giustizia. Niente, anche per il signor Marco Antonio de Andrade Motta jr. il gol è regolare. Apriti cielo. Spinte, insulti, caccia all'uomo. Il rettangolo verde si trasforma in un parapiglia con l'arbitro a sventolare cartellini rossi a ripetizione, il guardalinee a tentare di sfuggire dalla morsa degli inviperiti calciatori del Sorocaba e il raccattapalle a darsela a gambe inseguito da decine di tifosi. Morale della favola: la federazione brasiliana ha aperto subito un'inchiesta per far luce sulla «svista» e ha sospeso la direttrice di gara, dopo 24 anni di onorato servizio. Stessa sorte che dovrebbe capitare al suo assistente, finito all'ospedale insieme ad una trentina di tifosi.
Il curioso episodio accaduto domenica scorsa in Brasile ne ricorda un altro che è entrato nella storia del calcio italiano. Protagonista sempre un raccattapalle non con velleità da goleador ma da difensore. Era il campionato 1972/73 quando Giuseppe Savoldi, a quel tempo con la maglia del Bologna, realizzò un gol regolare non convalidato però dall'arbitro Barbaresco. Il direttore di gara non vide il piede galeotto di tal Domenico Citeroni, baby raccattapalle di Ascoli appostato accanto al palo, che calciò fuori il pallone. di Stefano Milani13 settembre 2006

Toledo si gioca tutto
L'esterno del Taranto cerca la consacrazione: «Ero ad un passo dalla serie A, dopo tre giorni di ritiro morì mia madre. Non capii più nulla, rimasi solo»

Quando è in campo sembra vivere con leggerezza ogni momento. Sembra entrare solo quando è necessario, fintamente distratto e realmente incisivo. Sembra correre un passo sopra l'erba, calciare sulle punte. Ma Robson Toledo Machado, semplicemente Toledo, è un ragazzo che prima di apparire così spensierato ha dovuto lottare con il dolore, ha dovuto cercare nuovi equilibri. Lo ammette da solo, svelandosi. Partendo dal momento che vive: «Le mie prestazioni mi fanno felice, molto. Spero di continuare così, perché credo di aver trovato la strada giusta».
E' la strada giusta il nodo di tutto. Perché a Toledo il calcio ha mostrato spesso la via della consacrazione, ma lui non l'ha mai imboccata. Lo riconosce, con onestà: «Ho avuto le mie occasioni, ma non le ho sfruttate al meglio». Silenzio, per un attimo. Come se stesse ingoiando amaro. Ecco perché: «Ho solo potuto sfiorare la serie A con il Perugia. Non giocavo e chiesi, a vent'anni, di poter trovare spazio altrove. Andai in Grecia, dopo sei mesi la mia squadra fallì, tornai a Rieti per sei mesi, pur di giocare, fui preso dal Catanzaro. Ero convinto di aver iniziato la scalata, mi prese l'Udinese. Ma dopo tre giorni di ritiro morì mia madre». Silenzio, ancora. Sale su una ferita ancora aperta. Toledo ha voglia di parlare, però. Lo fa: «Da quel momento non ho capito più niente. Con mia madre avevo un legame che fatico a descrivere a parole: era madre e padre allo stesso tempo, per me. Era difficile andare avanti con la morte nel cuore». Non un'assenza qualsiasi: il giovane Toledo (allora aveva ventitre anni) cercava quello che non poteva più avere: «Mi mancava il suo buongiorno, la sua buonanotte, il suo “in bocca al lupo”: ero rimasto senza un pezzo di me. Ero abituato a chiamare lei quando stavo male, di colpo non avevo più nessuno. E in campo non riuscivo a concentrarmi».
Non ha lasciato il calcio, seguendo la scia del pallone. Cercando di rimanere in piedi, senza inciampare negli sgambetti della sorte: «Ho fatto una fatica enorme, ma aver giocato in grandi piazze, dove ti senti davvero calciatore, mi ha aiutato pian piano a crescere. Le esperienze di Napoli, Ascoli, Roma, mi sono servite tanto, anche se non ho dato quello che potevo». Taranto, forse, sta vedendo la versione migliore del brasiliano di San Paolo. Più continuo del solito, più efficace di come era ricordato, più incisivo di quanto si immaginava. E' una realtà, poco dopo essere stato un'incognita. «Sento che qualcosa è cambiato, sento che non posso fermarmi. Mi sento più maturo, ho capito che mia madre, in qualche parte del cielo, fa ancora il tifo per me e vuole vedermi nel grande calcio».
Il grande calcio: la A sfuggita, il tempo da recuperare. L'Udinese che aspetta: «Mi chiedono di fare bene, di crescere. Io lo faccio senza pensarci: non gioco per l'Udinese, in questo momento. Gioco per il Taranto, magari il grande calcio lo vedo con loro». Ha una corsa da finire: verso il paradiso del pallone. Un mondo in cui è entrato grazie all'occhio sapiente di Careca, il grande ex del Napoli: «Giocavo a calcio a cinque nove anni fa: Careca mi vide e mi chiese di giocare nel Campinas, nella C brasiliana. Pensai a lungo alla sua proposta, gli risposi dopo un mese, quando mi ricontattò. Due anni dopo ero giò a Perugia». Adesso il calcio è il suo mondo: «Sono riuscito a partire: non posso più fermarmi. Sto vincendo la solitudine e sono nel posto giusto per farlo: devo raggiungere i miei obiettivi». Taranto è la sua occasione: «Questo è un anno fondamentale per me. E' la ragione per cui ho scelto Taranto: sapevo che sarei arrivato in una squadra che gioca bene a calcio, in un gruppo unito. E a queste condizioni rendere al massimo è più facile». Ha cominciato come sperava. Danzando sulle punte, giocando con il sorriso: «Il calcio è questo: divertimento. Faccio quello che mi piace, è uno sport bellissimo. Dobbiamo ricordarcelo, dobbiamo dimostrarlo. Se noi smettiamo di viverlo come un divertimento, se la gente di conseguenza non si diverte più il calcio finisce». di Fulvio Paglialunga13 settembre 2006

Se ci sono fuoriclasse anche in panchina

Il vantaggio è averne tanti, in campo e in panchina. Il vantaggio del Taranto è sapere sempre che da qualche parte c’è la soluzione e che c’è l’intelligenza per trovarla. La superiorità del Taranto inizia dove le altre squadre finiscono: quando c’è da trasformarsi, quando c’è da trovare l’alternativa, quando si scova lo spazio vuoto della partita e si corre ad occuparlo, impadronendosene. C’è una somma di meriti nella vittoria di San Benedetto, un incoraggiante accatastarsi di buone cose. Ma c’è soprattutto un particolare che genera la riflessione: il successo è partito dalla panchina. Dal gol di Cammarata, entrato da riserva, ma soprattutto dalle scelte di Papagni, che da quella zona dirige con perizia le operazioni. Cammarata è l’ultimo asso calato da Blasi: è il giocatore che completa la manovra, che rende più semplice il raccolto di quanto la squadra semina. Ha il guizzo del rapace e il movimento del fuoriclasse, ha fantasia per muoversi e il tempismo dello scatto. Cammarata è partito dalle spalle di Papagni, legando idealmente il suo giudizio a quello del tecnico. Altro fuoriclasse in panchina: il tecnico sta vivendo un grande inizio. C’è la sua impronta, ci sono le sue idee, c’è la sua saggezza nell’incedere del Taranto, nell’imprevedibilità della manovra, nella semplicità con cui la squadra gioca un calcio complesso, che gli avversari faticano a comprendere. Papagni cresce con il suo progetto, estrae soluzioni nuove, disegna una squadra ad alto contenuto di qualità e a spiccata vocazione al comando della partita: domenica c’era un solo attaccante di ruolo, ma quattro centrocampisti offensivi (il solo Cejas aveva compiti di controllo in posizione arretrata), un esterno teoricamente basso ma stabilmente alto (Panini) e una difesa quasi sempre gestita da soli tre uomini. Non c’è, nonostante le caratteristiche dei singoli, uno sbilanciamento del collettivo: il gruppo di ottime individualità è una squadra vera, con il suo equilibrio e le sue danze sull’erba. Papagni sta giocando quasi meglio del Taranto: ha creato un complesso che gioca un calcio gradevole, segue una linea tracciata nel tempo e che il tempo può ancora crescere, ha dato movimenti che vengono eseguiti a memoria, meritandosi la fiducia di chi interpreta. Cammarata non starà sempre in panchina, ma il tecnico ha saputo gestire anche il suo inserimento, attendendo il momento migliore, chiamandolo all’opera quando la partita era matura. Papagni starà sempre in panchina (è il suo ruolo) e ha diritto alla paternità delle scelte, ha conquistato la fiducia del gruppo e può impiegarla per gestire l’abbondanza. Perché Deflorio domenica potrebbe tornare e la sua classe reclama un posto in prima fila, perché Ambrosi presto uscirà dal tunnel buio della sfortuna e dovrà sfogare la sua smania, perché Danucci a breve recupererà la condizione e dovrà avere l’opportunità di mostrare i suoi numeri, perché Zito sbuffa aspettando che la vecchia squalifica (gli manca un turno) lo liberi, perché finite le cure Mortari rientrerà con voglia moltiplicata. E nel frattempo ci sono quattordici uomini che a San Benedetto hanno riprodotto una partita perfetta. Ecco il vantaggio del Taranto: averne tanti. E avere chi sa sempre cosa fare di tutti. di Fulvio Paglialunga12 settembre 2006

Cammarata è solo all'inizio
L'attaccante ha segnato all'esordio: «Tutto bello, non potevo chiedere meglio»

Il retrogusto dolce del gol il Taranto lo capirà oggi. «Devo portare le paste a tutti: l'ho promesso a fine partita». Parla Fabrizio Cammarata, uno che sa come farsi conoscere. Quattro minuti per far capire che è l'uomo dei movimenti giusti (finta e taglio verso l'area, ricezione e destro violento, respinto dal portiere) e diciotto minuti per dimostrare di avere il gol in canna e decidere la sfida in casa della Samb. L'ingresso è trionfale: un gol, tre punti. «Sono stato fortunato a partire così: davvero non potevo chiedere di più. Certo: un attaccante cerca sempre il gol, in qualsiasi momento della partita. E io, quando ho messo piede in campo, un po' ci speravo. Ci sono riuscito, sono felice».
Ragazzo semplice, carriera pesante. Tanta B (oltre 300 partite), quaranta presenze in A. E tanti gol: «Sono contento di quello che il calcio mi da dato. Credo di essermelo meritato, anche». Tutto è iniziato alla Juve: le giovanili, il mondo del calcio che diventa il suo mondo, Del Piero come compagno di squadra: «Sei anni importanti: lì sono diventato uomo e calciatore. Anni in cui ho conosciuto il calcio, in cui ho avuto compagni di valore. Proprio come Del Piero, con il quale ho ancora un buon rapporto, nonostante i contatti non siano frequenti». La trafila finita e la prima squadra lontana: la Juve dei grandi Cammarata non se l'è mai presa: «Ma non sarà mai un rimpianto: semplicemente le strade si sono divise. E' chiaro che tutti sognano di giocare nella squadra in cui crescono, ma non mi sono mai disperato, nonostante da piccolo fossi stato un tifoso juventino». Ora non tifa più: «Non è una rivalsa: è che quando inizi a giocare smetti di fare il tifo. Mi è rimasta la simpatia per la Juve, però».
Da nord a sud passando dal centro, con maglie prestigiose messe addosso: Juventus, Verona, Torino, Pescara, Cagliari e Catanzaro. Carriera che appaga, nonostante i trentuno anni non lo facciano inserire tra i “vecchi”. «Però ci sono i ricordi, quasi tutti belli. Soprattutto i quattro anni di Verona, le due promozioni in A conquistate sul campo». La prima stagione in A, a ventuno anni, durò poco: «Il Torino mi voleva in B, accettai. Una scelta di cui mi assumo la responsabilità, ma necessaria: ho sempre cercato gli stimoli, mentre a volte può capitare di non sentirsi apprezzato». Uno stimolo è anche Taranto, la prima squadra che lo convince a giocare in C: «Il Taranto ha creduto in me, io ho dato la parola a Blasi e l'ho mantenuta, nonostate nell'ultimo giorno di calciomercato si fossero nuovamente affacciate squadre di B. Perché sono un uomo, prima che un calciatore. E rispetto le promesse fatte. Così ho fatto con il Taranto».
Presentazione in grande. Gli “olè” del pubblico nell'attimo del suo ingresso in campo: «Non me l'aspettavo, mi sono sentito orgoglioso. E' anche una responsabilità, ma sono tutti motivi che mi hanno spinto ad accettare Taranto: ho bisogno di stare bene, qui si può». Il gol subito dopo gli “olè”: «Segnare all'esordio mi era riuscito un'altra volta: nel '94, con il Verona, alla mia prima partita in B». Segnò ancora: «Avevo diciannove anni, feci un gran campionato e undici gol». Sembra una promessa: «Ma non lo è: non faccio promesse, coltivo speranze. Spero di segnare ancora, non posso prevedere niente».
Aspettando altre corse sotto la Curva, Cammarata si lascia scorrere le immagini della sua prima volta: «E' stato bellissimo vedere tutti i compagni che venivano ad abbracciarmi: vuol dire che mi sono inserito bene, che, anche se da pochi giorni sono qui è come se ci fossi dal 19 luglio. E' il fascino di un gruppo straordinario: con questa gente - e giocando così bene come abbiamo fatto - segnare è più facile». Perché di Cammarata c'è ancora molto da scoprire: «Mi auguro di poter fare vedere molto altro. In fondo ho tirato due volte, e segnato, con il destro che non è il mio piede». Però il gol se lo sente: «Perché lo spirito del Taranto è giusto: una squadra che attacca è una squadra che aiuta gli attaccanti». Altri dolci in arrivo: «Spero di presentarmi con le “paste” ogni settimana». Per continuare a stare in alto: «Andiamo piano, ma ricordo che Blasi mi ha detto, alla firma: “Tu sei già in B”». Dove adesso gioca Del Piero. Si prepara l'incrocio tra vecchi amici? «Spero di no, perché auguro alla Juve di tornare subito in A e perché non è bello vedere Del Piero in B». di Fulvio Paglialunga12 settembre 2006

Avviati i lavori allo "Iacovone"

I lavori allo “Iacovone” sono iniziati. Perché non ci sono vie d’uscita: o entro giovedì lo stadio è rimesso a nuovo almeno nelle zone in cui è ritenuto urgente l’intervento, oppure Taranto-Cavese non si potrà fare. Per evitare allarmismi: non sembrano esserci grossi rischi, anche perché il Comune sembra intenzionato a rispettare l’impegno preso di fronte al Comitato Provinciale per l’ordine pubblico. Capienza ridotta (confermato anche dalla commissione di vigilanza: 9.900 posti), ma manutenzione da effettuare, per rendere l’impianto sicuro. Intanto si sta mettendo mano ad alcuni cancelli, danneggiati dalla ruggine e finora inutilizzabili. Un modo per avere un numero maggiore di ingressi allo stadio e favorire l’afflusso dei tifosi. Tra i lavori da effettuare, su indicazione del questore, c’è anche la delimitazione dei “Distinti” della Curva Nord, rendendo la zona inaccessibile (in quel settore potranno entrare al massimo 3.500 persone). Da sistemare anche il settore ospiti (che avrà una capienza di seicento posti), che dovrebbe essere spostato al lato prima occupato dal “Gruppo Franceschin”. Dovrebbe anche essere sistemato l’impianto di videosorveglianza e potrebbe essere conservata l’area di filtraggio, nella quale potranno accedere solo i tifosi muniti di biglietto. Giovedì, come detto, ci sarà un nuovo sopralluogo della Commissione di Vigilanza. Se i lavori saranno stati portati a termine, la partita con la Cavese (che comunque avrà un servizio d’ordine speciale) si giocherà senza problemi.12 settembre 2006

E' subito Cammarata
I rossoblu di Papagni battono la Sambenedettese in trasferta per 1-0 grazie alla rete di Cammarata e restano in testa a punteggio pieno assieme a Foggia e Teramo

Foto Corriere del Giorno

Dodici minuti di Cammarata bastano per trasformare il bello in utile. Per dare sostanza vera (i tre punti) a un Taranto affascinante, per incassare la superiorità espressa con convincente costanza, per premiare l'interpretazione moderna (nei movimenti e nell'organizzazione) di una sfida antica. In casa della Samb il Taranto luccica: vincendo, mostrando potenza (il gol di Cammarata assomiglia a una breccia aperta nel muro) e mettendosi subito a correre (solo il Foggia e il Teramo tengono il passo). Vittoria tonda. Più tonda del risultato. Vittoria seducente. Perché mostra le tante facce del Taranto e le tante varianti a disposizione. Vittoria mai vista: nessun Taranto, prima di questo, aveva espugnato il campo di San Benedetto (un solo successo in trasferta: in campo neutro).
La differenza la scava Cammarata, mandato in campo da Papagni e dal destino. Perché fa quello che manca: scatta alle spalle degli avversari, propone profondità, suggerisce il posto giusto dove lanciare, offre spunti per l'ultimo passaggio, capisce l'attimo buono per colpire. E' un attimo, il 30': Toledo tira (destro teso e violento), Consigli respinge con i pugni, Cammarata fa un passo, piazza il destro in diagonale, prima sul palo, poi dentro. Dodici minuti dopo essere entrato, ma anche dopo oltre settanta minuti che il Taranto riempie di contenuti: corteggiando la partita, per poi conquistarla con il biondo, magari più attraente. Prima e dopo Cammarata c'è il Taranto. Di singolare bellezza e convincente applicazione. La squadra è una trovata originale, una sapiente innovazione, un progetto di laboratorio: gioca un calcio difficile senza deragliare, percorre un sentiero insidioso con evidente grazia, senza inciampare. 
L'idea di Papagni (orfano di Deflorio per la prima volta) trova ossequiosa interpretazione degli interpreti. Non c'è un modulo inequivocabile di riferimento (convenzionalmente: 4-5-1), ma ci sono movimenti e rotazioni che a volte somigliano ad una danza collettiva. Toledo non gioca come punta, ma non è quasi mai un centrocampista. Non galleggia vistosamente tra le linee, ma resta largo a sinistra, appena un passo più avanti della linea di mezzo, ufficialmente senza posizione. Mancini e Cejas non si allineano mai, funzionando da nastro trasportatore con l'argentino uomo tattico e il piccolo artista attivo nella corsa in possesso e nei tagli una volta avviata la circolazione. Quando il pallone viaggia verso l'attacco Panini e Catania si guardano. Se il terzino gioca alto (molto spesso, schiacciando anche Tripoli), l'altro esterno si accentra. La Samb (4-3-3 poco elastico) non sempre capisce e non sempre contiene, il Taranto si muove in sincronia e riesce persino ad allineare cinque uomini in attacco mentre il pallone gira. 
La chiave della superiorità è nella preparazione individuale e complessiva. L'esperimento riesce, il gioco è piacevolmente intenso, ma la legittimazione non è automatica. Consigli, guardiano altrui, si oppone quando deve: su Toledo, ad esempio, dopo uno scambio con Pasca (15') e un tiro d'esterno destro. La Samb è gioventù da seguire, ma l'inesperienza (del tecnico e dei giocatori) lascia qualcosa di inevaso: il brivido provocato da Fragiello (29', colpo di testa solitario fuori) è l'unico momento in cui la manovra provoca un buco (l'attaccante sfugge a tutti sul cross di Tripoli) e in cui Pinna si deve realmente attivare (l'uscita disorienta l'avversario). Ma è anche l'unica volta in cui c'è trasmissione reale tra centrocampo e attacco, prima che la fase offensiva venga totalmente ceduta alle sole punte. Il Taranto, invece, fa scorrere calcio anche quando è fermo: insidia su punizione, avanza con passo regolare. Tira ancora (39', sinistro secco di Catania, alzato in angolo), ma gira la boa in bianco. Il cambio di strategia di Calori (Fanelli per Momentè, rombo a centrocampo e difesa bloccata) è l'ultimo tentativo. Che il Taranto rende vano, conservando una pressione continua e cercando la conferma numerica della superiorità evidente. Ci sono tiri insidiosi, non ci sono gioie vere. C'è un sorriso timido (per la qualità del gioco) che non si allarga: manca chi segna, manca chi invita il campo a dire tutta la verità. Tutto si semplifica scrivendo Cammarata: Papagni lo butta dentro al momento giusto (18'), la squadra trova la profondità, elude la barricata. Quattro minuti dopo: Catania vede il taglio proprio di Cammarata, la punta gira con violenza di destro, Consigli respinge con abilità. Dodici minuti dopo: il gol che sintetizza tutto. Un pallone vagante che diventa d'oro, una insistenza che diventa conquista, un rimbalzo della sorte e della classe. E' un tiro, pare una breccia nel muro: spiandoci dentro si vedono interessanti orizzonti. di Fulvio Paglialunga11 settembre 2006

Taranto, prova di maturità
Gli jonici riescono a superare il primo esame in trasferta e volano in testa alla classifica. Con un gol di Cammarata all'esordio espugna San Benedetto

Prova di maturità a domicilio. Il Taranto supera la prima strettoia stagionale. L'attraversa, allargandola, senza riportare un graffio. Giocando con spavalderia ideale. La vittoria è giusta. Non c'è abuso di risultato. Perché, alla fine, tutto s'incastra alla perfezione. Tutto trova una sua logica. La supremazia iniziale e l'attività di controllo, il primo tempo di elaborazione e la ripresa di appropriazione. Niente, insomma, sembra avvenire per caso, neppure il gol che decide il confronto. Il gol è l'incastro più atteso. Il tassello che mancava. A scovarlo è Cammarata, l'attaccante che prima non c'era e ora c'è: entra e segna. Fa, cioè, il suo mestiere, capitalizzando d'istinto la prima palla utile. Il gol è un attimo e in quell'attimo Cammarata rivela di sé le vibrazioni più intime e le sensibilità più note. S'avventa sulla respinta corta del portiere come un falco sulla preda. E tira: un destro essenziale e tagliente. Un'esecuzione: il pallone pretende la complicità del palo più lontano prima di finire la sua corsa in rete. E' il 30' del secondo tempo. Il dominio del Taranto diventa finalmente tangibile. Il lungo periodo di gestazione arriva a compimento. Cammarata risolve, il Taranto ipotizza, ottiene e conserva. C'è, insomma, la freddezza del singolo. E c'è il lavoro preliminare del collettivo. La somma dà un totale forse insperato, segnalando una squadra in cui crescono la condizione e l'autostima, la brillantezza e l'autorità. Una squadra che sente di potercela fare e puntualmente ce la fa. Perché ha la consapevolezza della propria forza. Una forza non ancora quantificabile, ma già espressa, già evidente, già emersa. Il Taranto a San Benedetto assorbe e metabolizza l'assenza più dolorosa: quella di Deflorio. Anzi, la usa per diventare altro, per cambiare continuamente atteggiamento e assetto, per avere uno scopo supplementare, per seguire rotte diverse. Intendiamoci: il Taranto non può fare a meno di Deflorio ma è ormai documentabile che riesca ad essere credibile anche senza Deflorio. Basta vedere ciò che succede in campo. E cogliere la differenza. La Samb fatica: a sviluppare gioco, a venire avanti, a trovare una direzione di marcia. Il Taranto, invece, sembra scivolare sull'erba. Fa quello che serve con una pulizia che sottolinea la sua consistenza. Ha momenti di calcio puro che portano direttamente in porta. Non è facile fissare il modulo del Taranto. Se guardiamo alla specificità degli uomini, si può parlare di 4-5-1 (fase di non possesso). Ma se ci concentriamo sulla varietà dei movimenti, dei tagli, degli incroci, delle oscillazioni si deve necessariamente pensare a qualcosa di diverso e di mutevole. Perché Toledo a destra gioca larghissimo e spesso tra le linee. Perché, sul fronte opposto, Catania si aggiunge e si sottrae, pendolando senza risparmio. Perché Mancini e De Liguori si alternano nel meccanismo degli inserimenti centrali. Il Taranto è una trottola che gira. E girando non dà punti di riferimento. La Samb (audace 4-3-3) è un trenino che sbuffa calcio, senza mai arrivare a destinazione. In avvio l'attenzione è reciproca. Poi è il Taranto a prendere il comando delle operazioni, sfruttando soprattutto la creatività spensierata di Toledo, che ha spesso intuizioni geniali. Al 15' il brasiliano ruba il tempo a Diagouraga, si accentra, scambia con Pasca e fa partire il destro: parato. La Samb cerca di tenere. E al 29' osa. Il cross da sinistra è di Tripoli, la girata di testa è di Fragiello. Piccolo brivido. Il Taranto non si scompone. E con Catania piazza la replica: il suo tiro dal limite, al culmine di un'azione corale, è velenoso. Nella ripresa Calori depenna Momentè. Entra Fanelli. Cambia il modulo: 4-3-1-2. La Samb cerca l'effetto sorpresa. Non lo troverà. Perché la pressione del Taranto si mantiene costante. Manca, però, qualcosa. O meglio, qualcuno. Manca l'uomo che finalizzi gli sforzi e dia un senso alla produzione del gruppo. Quell'uomo siede in panchina. E' Cammarata. Quando Papagni lo spedisce in campo (fuori Pasca) si ha subito la sensazione della svolta possibile. Perché Cammarata non si limita ad andare incontro al pallone. Fa movimenti che offrono una prospettiva più profonda alla manovra. E cerca dentro l'area ciò che soltanto lui può vedere: il varco, la luce del gol. Al primo tentativo, sfilando alle spalle dei difensori, spara addosso al portiere (22'). Al secondo tentativo, catapultandosi sul pallone respinto da Consigli (tiro di Toledo), non sbaglia (30'). Il Taranto vince così. Tempo che scorre e bollori che si raffreddano: ciò che resta della partita, a questo punto, diventa ininfluente. di Lorenzo D'Alò11 settembre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6 - Sui pochi palloni che la difesa lascia passare, si tuffa con tempismo e prontezza. Non dà mai la sensazione di essere in ritardo o fuori posto. 
PANINI 6 - Ha spazio per affondare e, soprattutto nel primo tempo, lo sfrutta con apprezzabile autorevolezza. 
COLOMBINI 6 - Partita tattica. Deve rimanere in zona e lo fa, specie quando la difesa ha base tre e Caccavale si allarga a destra.
CACCAVALE 6 - Qualche sbavatura iniziale, dovuta ad una sicurezza forse eccessiva. Poi una condotta più sobria, ricca di interventi essenziali. 
PASTORE 6 - Sempre sveglio, sempre deciso. Sinora non ha sbagliato nulla, costituendo una colonna portante della retroguardia.
DE LIGUORI 6,5 - La regolarità del suo rendimento è ormai un dato. Funziona comunque: da interno che tampona e riparte, da esterno che corre e cuce. 
CATANIA 6,5 - Stavolta si fa notare anche senza palla, garantendo puntuali rientri e coprendo le fughe in avanti di Panini. Fantasioso e diligente: una novità. 
CEJAS 6 - Ha sangue caldo e bulloni roventi. Efficace incontrista, approssimativo distributore di palloni. Troppo disimpegni sbagliati.
PASCA 6 - Generoso nei movimenti, impalpabile quando si tratta di chiudere in porta. Per il momento, è questo il suo limite.
MANCINI 6 - Non ha ancora la brillantezza dei tempi migliori. Ha però recuperato forza e resistenza, mettendole a disposizione del gruppo. 
TOLEDO 6,5 - Ha passo felpato e accelerazioni brucianti. Sembra vagare sulla partita con leggerezza. Ma quando parte, risulta imprendibile. In crescita vistosa. 
CAMMARATA 7 - Letale. Un'unghiata e via. Entra e segna. Appare e incide. Un esordio così è decisamente sopra le righe. 
LAROSA sv - Sostituisce nel finale Catania, andando a fare massa in mezzo al campo. Ingiudicabile. 
SILVESTRI sv - Papagni gli regala gli ultimi sussulti del confronto, facendolo entrare a posto di Toledo. Ingiudicabile. 
PAPAGNI 7 - Ha il controllo totale della squadra che risponde ai comandi, assumendo forme diverse senza che la sostanza (del gioco, della tenuta, della consistenza) ne risenta. Corretta le gestione dei cambi.11 settembre 2006

Vittoria esterna dopo cinque mesi

Il Taranto espugna lo stadio "Riviera delle Palme" e raccoglie il secondo successo di fila. Gli ionici non centravano due vittorie iniziali dal campionato di serie D 1999-2000, Arsenal Taranto-Taurisano 2-0 (con le reti di Pizzolla e Migliozzi) e Ferrandina-Arsenal Taranto 1-2 (doppietta di D'Isidoro e rete di Ciardiello al 90' per i padroni di casa); questa doppietta era invece riuscita solo una volta nei precedenti 8 tornei in C1, nella stagione 1989-90 con il 2-0 sul Catania allo "Iacovone" (a segno Raggi e Coppola) e poi con il 3-1 a Perugia (tripletta di Insanguine e gol degli umbri con Catelli). Dopo 5 mesi il Taranto torna al successo in trasferta; non ci riusciva dal 9 aprile scorso: 1-0 a Potenza con la rete di Deflorio su rigore. Nella passata stagione i rossoblù conquistarono i primi 3 punti esterni solo alla nona trasferta (vincendo per 1-0 a Rieti dopo aver raccolto 6 pareggi e 2 sconfitte), mentre quest'anno i tre punti sono arrivati già dopo il primo confronto fuori casa. I rossoblù vincono per la seconda volta sul terreno della Sambenedettese; c'erano già riusciti il 22 ottobre 1989, alla 6ª giornata del campionato di serie C1 1989-90; in realtà la gara si giocò a Chieti a causa della squalifica dello stadio "benedettino". Nell'occasione un netto 3-0 per il Taranto con le reti di Giacchetta al 46', di Insanguine all'81' e di Agostini all'84'. 24 in totale i confronti di campionato tra Sambenedettese e Taranto con i marchigiani nettamente in testa nel bilancio con 15 successi a 2, mentre sono 7 i pareggi (1933-34 Prima Divisione Samb.-Taranto 1-1; 1952-53 serie C Samb.-Arsenaltaranto 1-1; 1958-59 serie B Samb.-Taranto 1-1; 1964-65 serie C Samb.-Taranto 0-0; 1975-76 serie B Samb.-Taranto 1-1; ; 1977-78 serie B Samb.-Taranto 0-0; 1986-87 serie B Samb.-Taranto 1-1). Sono stati sufficienti 12 minuti a Fabrizio Cammarata per realizzare la prima rete in rossoblù; è subentrato al 63' al posto di Pasca, quindi è andato a segno al 75' ribattendo in rete la palla respinta dal portiere Consigli su un precedente tiro di Toledo. Per il 31enne attaccante siciliano è questa la prima marcatura in un torneo di serie C1 ed arriva dopo le 9 segnate in 2 campionati di serie A e le 73 realizzate in 11 tornei cadetti. di Franco Valdevies11 settembre 2006

«Il successo è giusto»
In casa-Taranto, Blasi e Papagni concordano sull'analisi della gara. Il presidente: «Una giornata così non si dimentica. Assieme ai tifosi possiamo andare lontano»

La prima ha sempre un sapore particolare, resta nella memoria e lascia un ricordo indelebile. La prima vittoria in trasferta in serie C1 dell'annata regala all'ambizioso presidente del Taranto Luigi Blasi una immensa soddisfazione: «E' una gioia indescrivibile conquistare i tre punti all'esordio stagionale lontano dalle mura amiche in uno stadio importante quale il Riviera delle Palme, circondati dal calore di oltre mille tifosi. Sono felicissimo, perché giornate come questa difficilmente si dimenticano. L'esultanza al triplice fischio è stata fantastica, con un mare di sostenitori pronti a gioire assieme a noi. Ancora una volta i nostri tifosi hanno onorato le storiche tradizioni del club e hanno dimostrato grande maturità. Di questo passo, insieme, potremo raggiungere grandi mete».
Ad alimentare ulteriormente l'entusiasmo di Blasi il pregevole abbinamento vittoria-bel gioco: «Non era facile superare la Sambenedettese - spiega - . E' una squadra giovane, ma pimpante e voleva riscattare il passo falso dell'esordio. Noi siamo riusciti a batterli con merito correndo pochissimi pericoli ed esprimendo un calcio piacevole ed efficace. La squadra ha tenuto il campo in maniera egregia, ha sviluppato manovre importanti ed ha creato un discreto numero di occasioni pericolose che hanno reso più che legittima la vittoria». 
Punteggio pieno dopo due giornate, pubblico in delirio, squadra tosta e compatta e, motivo di ulteriore enfasi, Cammarata già decisivo alla sua prima partita in maglia rossoblù: «Che dire di Cammarata - esclama il massimo dirigente - è un calciatore fenomenale che da solo può fare la differenza. Ha avuto due occasioni, nella prima ha trovato l'eccezionale risposta del portiere della Samb, nella seconda non ha fallito depositando in gol e sbloccando una gara che avevamo dominato. In organico abbiamo ottimi calciatori, ma è il collettivo a fare la differenza». Alla gioia per il vincente esordio in trasferta il presidente del Taranto preferisce far seguire la calma: «L'inizio è stato brillante, di meglio non potevamo fare, ma non dobbiamo volare con la fantasia. Il girone è molto impegnativo, riserva tantissime insidie e soltanto lavorando sodo ed alla giornata si possono tagliare dei traguardi. Per il momento è meglio restare con i piedi per terra». Dichiarazione che Aldo Papagni prende come un invitante assist per ribadire il concetto: «Dopo due giornate la classifica non fa testo - spiega l'allenatore del Taranto - Certo, l'aver conquistato sei punti nelle prime due giornate di campionato ci dà ancor più convinzione nei nostri mezzi e ci aiuta a lavorare con serenità. Ma i voli pindarici è meglio evitarli. Se con la Sambenedettese abbiamo vinto il merito è di un collettivo straordinariamente compatto. Il successo è più che meritato e figlio di una prestazione tecnicamente validissima. Abbiamo rischiato in alcune circostanze, ma abbiamo anche confezionato tantissime occasioni e soprattutto abbiamo imposto il nostro gioco, lasciando agli avversari dei varchi soltanto in contropiede. Nel primo tempo - continua - i miei uomini hanno esercitato un netto predominio territoriale ed avvolto la difesa avversaria con una buona manovra. Il portiere Consigli è stato fantastico sia su Toledo che su Catania. Nella ripresa, poi, la gran mole di lavoro è stata finalmente capitalizzata».
Grazie ad un gol dell'esperto Cammarata che Papagni non manca di elogiare: «Ha risposto in maniera egregia al suo primo gettone di presenza con la maglia del Taranto. Ma mi sento di applaudire tutto il gruppo. Sono stati semplicemente fantastici». di Giovanni Bruno11 settembre 2006

Taranto spavaldo: 1-0 a San Benedetto
Primo colpo esterno del team di Papagni. Al "Riviera delle Palme" governa da subito la partita. Secondo successo in C1. Il mister: «Abbiamo espresso un buon gioco». Blasi: «Merito del gruppo. Cammarata? Punta di razza». L'uomo-gol: «Sono felicissimo»

"Uniti si vince" è il motto recitato dal presidente Blasi al termine della gara vinta sul campo della Sambenedettese. Il suo viso è gaudente, traspare la soddisfazione per la prova di forza esercitata dalla squadra sul campo di un avversario ostico. «Abbiamo disputato un'ottima gara - ha dichiarato il massimo dirigente rossoblù -, cercando di mantenere il possesso palla nella prima frazione e aggiungendo una dose fondamentale di cinismo nella ripresa. Il risultato è meritato e, sin dall'inizio, eravamo consapevoli di poter tornare a casa con un successo». Blasi preferisce elogiare il gruppo («dedico la vittoria ai tifosi e a chi, quotidianamente, lavora per il Taranto»), ma non può evitare di esprimere un giudizio sulla prestazione di Cammarata. «Ha giocato mezz'ora, il tempo necessario per impegnare il portiere avversario e siglare la rete decisiva. È un attaccante di razza e mi auguro che possarisultare decisivo in tante altre circostanze. La nostra forza, però, resta la compattezza del gruppo. Abbiamo una rosa importante e, per disputare una stagione da protagonisti, c'è bisogno del contributo di tutti». Le dichiarazioni del presidente spianano la strada al commento di Aldo Papagni. Umiltà, sacrificio, aiuto reciproco sono concetti che il tecnico di Bisceglie rimarca sin dall'inizio della sua avventura sulla panchina del Taranto. «Ho apprezzato la continua ricerca del gioco da parte dei ragazzi. Non abbiamo mai buttato via il pallone,cercando di impostare la manovra dalle retrovie. La Sambenedettese? È una buona formazione e aver vinto sul suo campo è un'ulteriore nota lieta. Nel primo tempo abbiamo creato diverse palle-gol, annullate dalla prontezza e dal talento dell'estremo difensore marchigiano. Adesso sarà importante rimanere con i piedi per terra. Domenica prossima ci attende un impegno difficile - allo "Iacovone" sarà di scena la Cavese, ndr -, ma di questo passo potremo conquistare un altro risultato positivo». Un esordio così, probabilmente, non poteva nemmeno immaginarlo. Fabrizio Cammarata è l'uomo della giornata. Una conclusione verso la porta avversaria respinta da Consigli, poi il tap-in vincente che ha consegnato la prima vittoria esterna stagionale. «Sono felicissimo, non mi aspettavo di poter decidere l'esito della contesa. Sulla prima conclusione è stato molto bravo il portiere, poi sono stato pronto a sfruttare la corta respinta sul tiro di Toledo». L'ex attaccante di Parma e Verona è destinato a diventare uno dei beniamini della tifoseria. «Sono venuto a Taranto anche per il calore della piazza. Vedere tanti tifosi in trasferta è straordinario, speriamo di poter regalare loro tante soddisfazioni». Il tecnico della Sambenedettese Alessandro Calori - alla prima esperienza su una panchina di terza serie - è lucido e obiettivo nel commentare la partita. «Purtroppo ci è mancata la concretezza negli ultimi sedici metri, ma è un difetto fisiologico per un organico giovane e poco esperto. Il nostro obiettivo, tuttavia, resta la salvezza. Il Taranto? Mi ha fatto una buona impressione. Papagni può contare su un gruppo esperto e reduce già dalla vittoria della scorsa stagione. Se a ciò aggiungiamo la qualità di alcuni elementi, Cammarata su tutti, risulta più facile dare una spiegazione al successo». di Fabio Di Todaro11 settembre 2006

Taranto, Deflorio non ce la fa
A San Benedetto con il 4-5-1: Pasca unica punta

Il Taranto oggi (ore 15) al Riviera delle Palme di San Benedetto del Tronto punta al bis. Dopo la confortante vittoria nella prima di campionato contro il Ravenna, gli uomini di mister Papagni sono chiamati alla verifica esterna. Dolorose, però, le assenze di Deflorio ed Ambrosi: non sono partiti per le Marche. Significativa soprattutto l'assenza del capitano il quale, domenica scorsa, mise in grande difficoltà la difesa ravennate. Per Ambrosi, invece, non si può fare analogo discorso, in quanto non fu della partita per via della squalifica. Avrebbe potuto esordire proprio oggi ma l'affaticamento muscolare lo ha costretto a dare ancora una volta forfait. La squadra che scenderà in campo, tuttavia, resta competitiva. Papagni si può consolare con il ritorno a tempo pieno di Manuel Mancini, il «gioiellino» di casa rossoblù. In avanti avrà meno estro e fantasia per l'assenza del capitano, ma in compenso ci saranno due «frecce» lungo gli out, Toledo e Catania, che potrebbero rivelarsi importanti nelle ripartenze. Pasca, dal canto suo, avrà il duplice compito di finalizzare le azioni dei compagni e di aprire varchi preziosi per l'inserimento dei centrocampisti. Quanto alle qualità caratteriali, dovranno essere le solite, quelle vincenti, quelle degli undici risultati positivi della scorsa stagione: tantissima umiltà, aiuto reciproco, determinazione, concentrazione, approccio adeguato, grande attenzione, freddezza nelle conclusioni. La Samb dei giovani, però, non va sottovalutata. Domenica scorsa ha fatto soffrire il quotatissimo Perugia, resistendo sino al 95', quando gli umbri sono riusciti a passare soltanto su calcio di rigore. Al seguito dei rossoblù saranno in tanti. Dalla città bimare ne partiranno 500-600, ma nelle Marche si aggregheranno almeno altri 100-200 tifosi provenienti dalle zone del centro-nord. di Giuseppe Dimito10 settembre 2006

"Riviera delle Palme" stadio ostico

Storicamente il campo della Sambenedettese è sempre stato ostico per il Taranto; qui in 23 confronti di campionato i rossoblù hanno vinto solo una volta rimediando invece 15 sconfitte. Le due squadre si sono incontrate 14 volte in serie B e in 9 occasioni nei tornei di serie C o C1. L'unico successo dei rossoblù risale al 22 ottobre 1989, alla 6ª giornata del campionato di serie C1 1989-90; in realtà la gara non si giocò a San Benedetto, e questo a conferma della tradizione negativa del campo dei «benedettini», ma a Chieti per la squalifica dello stadio « Riviera delle Palme». Un netto 3-0 per gli ionici con i gol di Giacchetta al 46', di Insanguine all'81' e di Agostini all'84'. Nell'occasione il tecnico Clagluna mandò in campo questa formazione: Spagnulo, Gridelli, D'Ignazio, Picci, Brunetti, Sasso, De Solda, Roselli (73' Agostini), Insanguine, Raggi, Coppola (46' Giacchetta). 15 invece le vittorie dei marchigiani e l'ultima per 2-1, il 5 ottobre 2003 nel torneo di serie C1. Vanno in vantaggio i rossoblù ionici con Banchelli al 18', poi nel finale dei 1° tempo la rimonta dei locali con le reti di Criniti al 44' e di Scandurra al 46'. Il Taranto guidato da Brini scende in campo con questo schieramento: Di Bitonto, Bennardo (70' Mignogna), Esposito, Di Meo, Filippi, Apa (59' Pompei), Catinali, Croce, De Liguori, Banchelli, Triuzzi. Il primo confronto tra le due formazioni risale a quasi 73 anni fa, esattamente al 19 novembre 1933 (Campionato di Prima Divisione 1933-34): Sambenedettese-Taranto 1-1. In gol prima i marchigiani con Obici al 33', quindi il pareggio ionico con Martino Castellano all'89'. Questo "l'undici" tarantino: Bolognini, Toso, Hess, Monti, Perrucci, Sculto, Massironi, Orsi, Parisi, Castellano M., Tosini. Ecco invece gli altri 6 pareggi raccolti dal Taranto: 11 gennaio 1953 in serie C: 1-1 (le reti al 59' di Traini, quindi il pareggio del Taranto all' 84' con Silvestri). 5 marzo 1959 in serie B: 1-1 (in gol al 47' Buratti e all'85' Tagliamento per gli ionici). 13 dicembre 1964 in serie C: 0-0. 13 giugno 1976 in serie B: 1-1 (le reti: al 4' Simonato per la "Samb", al 73' Selvaggi). 30 aprile 1978 in serie B: 0-0. L' ultimo dei sette pareggi, anche questo in Serie B, il 14 giugno 1987 per 1-1; così il Taranto schierato nell'occasione dall'allenatore Veneranda: Goletti, Biondo, Gridelli, Picci, Conti, Serra, Paolucci (90' Dalla Costa), Rocca, De Vitis, Maiellaro, Di Maria (85' Romiti). In gol al 18' Di Nicola e al 29' pareggia De Vitis. Questo il dettaglio delle 23 sfide: 1933-34 Prima Divisione Samb.-Taranto 1-1; 1952-53 serie C Samb.-Arsenaltaranto 1-1; 1953-54 serie C Samb.-Arsenaltaranto 3-0; 1956-57 serie B Samb.-Taranto 3-0; 1957-58 serie B Samb.-Taranto 1-0; 1958-59 serie B Samb.-Taranto 1-1; 1959-60 serie B Samb.-Taranto 3-0; 1963-64 serie C Samb.-Taranto 1-0; 1964-65 serie C Samb.-Taranto 0-0; 1965-66 serie C Samb.-Taranto 1-0; 1974-75 serie B Samb.-Taranto 1-0; 1975-76 serie B Samb.-Taranto 1-1; 1976-77 serie B Samb.-Taranto 2-1; 1977-78 serie B Samb.-Taranto 0-0; 1978-79 serie B Samb.-Taranto 1-0; 1979-80 serie B Samb.-Taranto 1-0; 1984-85 serie B Samb.-Taranto 2-1; 1986-87 serie B Samb.-Taranto 1-1; 1987-88 serie B Samb.-Taranto 2-1; 1988-89 serie B Samb.-Taranto 2-1; 1989-90 serie C1 Samb.-Taranto 0-3; 2002-03 serie C1 Samb.-Taranto 2-0; 2003-04 serie C1 Samb.-Taranto 2-1. di Franco Valdevies10 settembre 2006

Un campionato da fine Impero
Dopo l'estate del trionfo mondiale e dei processi a Moggiopoli, la serie A riparte nel segno del fantacalcio interista, dei tifosi che scappano dagli stadi e di una cinica decadenza che fa sognare gli anni ottanta. Via al torneo meno sexy di tutti

Comincia oggi il campionato di calcio di serie A meno atteso degli ultimi anni. Il mio barbiere, trentenne romanista, si prepara all'evento così: ha disdetto l'abbonamento a Sky, per non esser complice di nessuno; l'abbonamento in curva, per motivi d'età, incolumità mentale, noia, non lo rinnova da due stagioni; dice che seguirà la Champions League, quest'anno va in chiaro sulla Rai; il derby Roma-Lazio lo vedrà al bar con gli amici. Il Corriere dello Sport lo sfoglia al bar. Se gli capita legge Il Romanista, ultima frontiera del radicalismo giustizialista giallorosso. Poco altro. 
Nel 1983, l'anno del post-mondiale di Spagna, la Roma vinse lo scudetto. Lo ricordano in molti nei pezzi d'occasione che inaugurano il campionato 2006-2007. Ora, la teoria del ricorso storico dell'1982 (scandalo-nazionale odiata-vittoria ai mondiali) ha già funzionato oltre ogni previsione; perché non dovrebbe funzionare ancora? James Richardson, un giornalista che da una decina d'anni racconta il calcio italiano agli inglesi, aggiungeva ieri mattina sul Guardian: «Senza Moggi, torneremo ai pazzi anni Ottanta, quando lo scudetto potevano vincerlo la Sampdoria o il Verona?». Qualcosa mi dice che no. Posso sbagliarmi. 
La Roma, per esempio, è come un flipper traditore, di quelli di una volta: la pallina gira con una velocità vorticosa, ma il tilt è sempre in agguato. La Sampdoria è la pallida ombra di quella che fu con Mancini e Vialli. Verona non più pervenuto. Si attenderebbe che la bandiera della squadra-sorpresa venisse raccolta dal Palermo di Zamparini e Guidolin, Amauri e Corini. O che l'Udinese del vecchio estremista Galeone (4-3-3), e il Cagliari (4-4-2) del nuovo genio tattico Giampaolo, regalassero al Calcio quel che si deve, in fatto di gioco, schemi, estetica, eccetera. Può darsi. Ma dopo tutto quello che è successo, chi avrà il coraggio di attribuire il titolo di soprendente alle eventuali performance di Fiorentina e Lazio, squadre comunque mica da buttar via? 
Il fatto è che la grande saga del campionato che verrà, sarà ancora una volta quella dell'Inter, che si è cucita sulla maglia uno scudetto virtualissimo e adesso dovrebbe vincerlo sul campo con la squadra da fantacalcio che si ritrova. Mica è la prima volta che accade. Ovvio che il film di un eroe che parte vincente e poi alla fine vince veramente interessa poco e niente. Il fatto è che l'altro film (l'eroe vincente che alla fine perde) l'abbiamo già visto da dieci anni. Ma tutto puzza di già visto. Vale la pena di entrare in sala con la pallida prospettiva di sbeffeggiare dopo, ancora una volta, gli amici interisti? Non vale.
Anche perché il Milan, sottotono come non mai (Galliani è fuori gioco, Berlusconi tipo mogul hollywoodiano si è dato ai giochi barocchi della sua villa sarda), aspetta al varco. Gli avventori dei malinconici bar di Milano dove il caffè sa sempre di bruciato, pure. Allora si scoprirebbe che Calciopoli, e il Processo, e il repulisti mancato (impossibile?) sono stati tutt'al più una cinica mossa di marketing. Chi ci vuole vedere l'inizio di un campionato diverso, più aperto, sorprendente, addirittura interessante. E chi annota distrattamente che la serie B con la Juventus e il Napoli è costata in diritti televisivi 40 milioni di euro a Sky (che la trasmetterà sul satellite), oltre che a Sportitalia (digitale terrestre). Che non è affatto male, per quello che era - e resta - un campionato minore. 
Ma minore è anche questo campionato, se si aggiunge che il calo degli abbonamenti allo stadio si calcola in un meno 20%. E minore più minore non fa nemmeno un campionato maggiore. Fa un campionato del quale un po' bisogna vergognarsi, per tutto quello che è stato, per le scuse ai tifosi che nessuno ha pronunciato, per gli ulteriori sconti di pena che potranno venire. Certo che ce lo vedremo Biscardi su Italia 7 Gold e Ravezzani (con Moggi opinionista) su Tele Lombardia, tra un vecchio film con Bombolo, e gli spogliarelli della notte, sempre più hard. Un po' per nostalgia trash, un po' perché è quel che ci meritiamo.
Ancora. Leggo Sconcerti sul Corriere, capofila degli integrati: basta parlare, diamo la parola al campo e torneremo ad amare il calcio. Ah sì? Ancora a proposito di Roma, che oggi pomeriggio apre le danze contro il Livorno in un Olimpico con soli ventimila abbonati (la prospettiva non è entusiasmante), riassumo il dibattito che ho ascoltato distrattamente alla radio ieri mattina: in assenza di Chivu chi deve giocare difensore centrale, Panucci o Matteo Ferrari? Ferrari, sosteneva uno. Ma se Ferrari sbaglia la partita, ribatteva un altro, ce lo siamo giocato per tutta la stagione. Quindi meglio che giochi, se proprio deve, dalla quinta-sesta giornata in poi. Impossibile che sbagli la partita, ribatteva il primo: con tutto quello che ha combinato in passato, gli bastano due anticipi fatti come si deve e un respinta per guadagnarsi un sei e mezzo in pagella. Eccetera. Mamma mia.
Mi vien voglia di dar ragione al mio barbiere. C'è quest'aria di decadenza, di fine impero, del ritorno a una normalità impossibile. Gli apocalittici. Gianni Mura su Repubblica confessa «l'inesauribile voglia di essere altrove a occuparmi d'altro». Roberto Beccantini su La Stampa scrive: «Per cambiare le facce è stato necessario il bisturi, figuriamoci che strumenti serviranno per cambiare le teste». Così, giusto per citare i maestri, ai quali - a differenza degli allievi e dei telecronisti - tutto è permesso, soprattutto il cinismo apocalittico.
Nei giorni dell'addio a Giacinto Facchetti mi era venuto in mente un racconto, brevissimo, di Luciano Bianciardi: Il prete lungo. Era la storia di un prete assalito dai demoni del sesso che nel suo delirio evocava Facchetti e gli invidiava una cosa sola: l'aria di castità che lo accompagnava ovunque. Adesso che tutti fanno voti di purezza e simbolica castità al capitano della grande Inter assiso sulla nuvoletta più alta, mi imbatto nella curiosa intervista di Alberto Gilardino a gay.it. La prima del genere, apprendo, di un calciatore professionista italiano. «Capisco che siamo personaggi pubblici, la nostra immagine è sovraesposta», riflette il bomber milanista. Poi accetta la domanda: «Ti è mai capitato di avere un compagno di squadra palesemente omosessuale?». Risposta: «Può darsi, ma come detto questo non influisce sui miei rapporti interpersonali». 
Che noia. Al mio barbiere rispondo quello che dico a tutti: quest'anno seguirò distrattamente il campionato argentino e brasiliano (entrambi su Sportitalia), saltuariamente il campionato inglese e quello spagnolo (su Sky), con gli amici la Champions League e, se resta del tempo, il campionato italiano. Non il più casto, certamente il meno sexy di tutti. di Alberto Piccinini10 settembre 2006

Col pallone nella tomba

Ex giocatori, allenatori e tifosi del Boca Junior potranno riposare in pace d'ora in poi in uno spicchio di cimitero tutto per loro. Il parco di Pereyra Iraola, 60 km fuori Buenos Aires, ha creato infatti una sezione riservata al popolo xeinenses con 3000 lotti a disposizione per una sepoltura con lo stemma e i colori gialloblu. Per i dipendenti e gli eroi della squadra argentina che lanciò Maradona, il posto sarà gratis. Gli appassaionati del Boca sborseranno tra i 500 e i 900 dollari per avere una tomba accanto ai propri beniamini e una parte del ricavato finirà nelle casse del club. «Vogliamo che questo sia un cimitero di prima classe», ha garantito la manager del parco, Maria Cristina Diaz, spiegando che le tombe saranno ricoperte con l'erba del mitico stadio della Bombonera. Il primo a esservi sepolto, giovedì scorso, è stato Julio Musimessi, indimenticato portiere degli anni cinquanta.10 settembre 2006

Violenza al "Maracanà"

Un ragazzo di 20 anni è morto per un colpo di arma da fuoco al petto e altri due giovani sono rimasti gravemente feriti in uno scontro tra tifoserie organizzate a Rio de Janeiro, giovedì sera, prima del derby tra Fluminense e Botafogo. Il giovane ucciso non aveva documenti con sè e non è stato ancora identificato. Scoppiata davanti alla sede del gruppo "Young Flu", la rissa con gli ultras "Furia Jovem" si è poi estesa per quasi un'ora a tutto il quartiere di Meier. Per evitare nuovi conflitti, la polizia ha impedito l'ingresso allo stadio ai membri delle due fazioni, ma nuovi incidenti si sono verificati all'esterno dello stadio prima e durante la partita nel Maracanà. Scalmanati del Botafogo hanno buttato una bomba artigianale sui tifosi del Fluminense, ma l'unico ferito è stato un posteggiatore.10 settembre 2006

"Iacovone", cosa fare
Il questore, dopo il sopralluogo, ha stilato lìelenco dei lavori indispensabili per rendere agibile l'impianto. Una settimana per "salvare" Taranto-Cavese

Oltre due ore in giro per lo “Iacovone”. Passando al setaccio tutte le porte, camminando in una struttura in avanzato stato di degrado, osservando sedie malridotte, recinzioni a pezzi, bagni in pessime condizioni. Prendendo atto di porte chiuse perché, corrose dalla ruggine, non possono essere aperte. Diciamocelo: lo stadio della Salinella non è più un bel vedere. E’ in gravi condizioni, per questo si rendono urgenti lavori di manutenzione straordinaria. Tutto sta accadendo a velocità elevatissima, a un ritmo da emergenza. Giovedì il comitato provinciale per l’ordine pubblico, convocato in Prefettura per valutare la situazione dello stadio, ha preso la decisione di aggirare il Decreto Pisanu, una volta constatata l’impossibilità del Comune a sostenere spese per un miliore di euro (quanto necessario per mettere a norma lo “Iacovone” senza intaccare la capienza). Così lo stadio adesso può contenere non più di 9.900 spettatori, ma non è diventato di colpo sicuro. Per farlo c’è bisogno, appunto, dei lavori. E, ieri, il questore Introcaso (accompagnato dal suo vicario Giusti, dai tecnici del Comune e da Galigani e Gatto per il Taranto) ha voluto constatare la situazione di persona, per comprendere le priorità. Oltre due ore, si diceva. Nelle quali sono stati individuati i punti dove intervenire, per la sicurezza del pubblico e, anche, delle Forze dell’Ordine settimanalmente impiegate. Lo stadio, così come è, è inagibile. E di lavori ce ne sarebbero da fare diversi. Per opportunità sono stati segnalati dal questore solo quelli più urgenti. Intanto andranno ristrutturati alcuni cancelli della Nord e della Gradinata, installati alcuni nuovi laddove ci sono porte inutilizzabili. E’ un modo, anche, per permettere l’apertura di un numero maggiore di porte (da due a quattro) prima della partita, per evitare calca ed episodi come quello di domenica scorsa contro il Ravenna (quando la folla all’ingresso sfondò i cancelli e molti entrarono senza biglietto). Non solo: verrà delimitata da transenne la zona “Distinti” della Curva Nord (per intenderci: quella di raccordo tra il settore e la tribuna), dove sarà interdetto l’accesso agli spettatori. E’ un modo, anche, per ridurre la capienza nel settore maggiormente popolato dello stadio, vista le nuove disposizioni scaturite dalla riunione in Prefettura. Altro intervento urgente da fare è la “messa in sicurezza con opere strutturali del settore destinato ai tifosi della squadra ospite”: fuori dalle comunicazioni istituzionali, andrà reinventato un settore ospiti. Intanto stabilendo se i sostenitori avversari dovranno essere sistemati nel primo o nel secondo anello e, poi, sistemando gli spalti rimuovendo le possibilità di reperire “munizioni”. Probabile anche che si proceda subito all’installazione di una recinzione che separi in modo rigido la gradinata dal settore ospiti, per evitare il cordone umano di poliziotti, pericoloso anche per le forze dell’ordine. I lavori, per ora, sono stati semplicemente elencati (anche se già ieri è cominciata la pulizia della struttura), ma sono anche all’ultima chiamata. Per lunedì è stata convocata la commissione provinciale di vigilanza sui pubblici spettacoli, entro venerdì si prenderà atto dell’avanzamento dei lavori. Sarà un momento cruciale, visto che domenica prossima c’è la sfida con la Cavese, delicata sotto il profilo dell’ordine pubblico. Perché non è ancora sicuro che lo “Iacovone” sia dichiarato agibile per quella partita. Dipende, appunto, dai lavori che verranno fatti. di Fulvio Paglialunga09 settembre 2006

Iacovone, lavori al via lunedì
Ieri sopralluogo allo stadio. Concordati gli interventi più urgenti da realizzare prima della sfida con la Cavese. Deflorio e Ambrosi in dubbio. Papagni pensa al 4-5-1

Lunedì partono i lavori per rendere più sicuro lo "Iacovone", la cui capienza è stata portata sotto i 10.000. È quanto emerso al termine del sopralluogo effettuato ieri mattina allo stadio. Ieri sera la Questura ha diffuso la seguente nota: «A seguito della riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica svoltasi nella giornata di ieri presso la locale Prefettura, è stato effettuato un sopralluogo allo stadio Iacovone nel corso del quale sono stati individuati gli interventi necessari ed indispensabili per la sicurezza del pubblico e delle Forze dell'Ordine in considerazione del fatto che in mancanza dell'avvio dei lavori di adeguamento della struttura alla normativa "Pisanu" lo stadio sarebbe stato inagibile. Nel corso del sopralluogo, cui hanno preso parte il Questore, Dr. Eugenio Introcaso, il Vicario, Dr. Michelangelo Giusti, i tecnici del Comune ed il responsabile della società Taranto Sport, sono state individuate le misure più urgenti da adottare quali: 1) la ristrutturazione e l'installazione dei cancelli della Curva Nord e della Gradinata; 2) la delimitazione con apposite transenne della zona "Distinti" della Curva Nord il cui accesso è interdetto agli spettatori; 3) la messa in sicurezza con opere strutturali del settore destinato ai tifosi della squadra ospite. Dette misure saranno sottoposte a verifica da parte della Commissione provinciale per i locali del pubblico spettacolo». Si è altresì deciso il raddoppio degli ingressi riservati a Curva Nord e Gradinata (da 2 a 4), la sostituzione del plexiglas e, soprattutto, lo spostamento della zona riservata ai tifosi ospiti (nelle gare più a rischio com'è quella con la Cavese) in quella della Curva Sud prima destinata ai "Franceschin". Le parti si rivedranno giovedì prossimo. L'ultima verifica avverrà venerdì 15. Se i lavori non inizieranno, la gara con la Cavese è a rischio. Intanto la squadra ha proseguito la preparazione in vista della trasferta di San Benedetto del Tronto. Deflorio ed Ambrosi sono in forte dubbio. La risonanza magnetica, cui si è sottoposto ieri il capitano, ha fortunatamente dato esito negativo. Papagni sta pensando al 4-5-1 con Pasca unica punta e con Toledo a fare da "pendolo" fra il reparto avanzato e quello di centrocampo, scambiando posizione in alcuni frangenti con Catania. Oggi rifinitura e partenza le Marche. di Giuseppe Dimito09 settembre 2006

Il pronostico di Manni, doppio ex
«Taranto da playoff. La Sambendettese ha l'entusiasmo dei giovani». Il difensore marchigiano è in attesa di sistemazione. «Mi sarebbe piaciuto rimanere»

È una partita che sicuramente avrebbe voluto giocare. Ma che, domani pomeriggio, sarà costretto a seguire dalla tribuna. Massimiliano Manni è un ex da entrambe le parti. Con le casacche di Sambenedettese e Taranto ha conquistato due promozioni in C1. Adesso, però, è un calciatore senza contratto (si sta allenando con il Grottammare, compagine di serie D). «Ho ricevuto diverse offerte - ha dichiarato il terzino marchigiano -, ma non voglio accontentarmi. Ho 34 anni e la voglia di giocare a calcio è la stessa che avevo quando ho iniziato. E poi non voglio dar ragione a chi ha detto che non ero in grado di giocare in C1. È il mio campionato, ho giocato più di 300 partite. Fisicamente, poi, non ho alcun problema». Manni fa un inciso, ma non ha voglia di polemizzare. Conosce approfonditamente le strategie di mercato per poter pagare lo scotto della delusione. «Sicuramente mi è dispiaciuto non poter continuare a far parte di un gruppo unito e vincente. Per il resto accetto qualsiasi decisione, purché non venga intaccata la mia professionalità». La palla passa al campo. Il giudizio parte dalla sua ultima squadra. «Credo che la società abbia allestito un organico per puntare ai playoff. Il campionato è molto difficile, ma conosco l'entusiasmo della città e la determinazione che c'è tra i calciatori. Gli arrivi di Danucci e Cammarata, poi, hanno elevato ulteriormente il tasso tecnico della gruppo». Nelle Marche, invece, la situazione è ben diversa. La Sambenedettese, reduce da un fallimento, ha affidato a Calori la guida di una squadra giovane e sbarazzina. «Qui, come a Taranto, la gente va allo stadio a prescindere dal valore tecnico della squadra. E credo che il sostegno dei tifosi possa risultare fondamentale in questa stagione. Ci sono molti ragazzi promettenti, guidati da 3-4 elementi più esperti che conoscono questo torneo. La sconfitta di Perugia, poi, ha aumentato la voglia di far bene davanti al pubblico di casa». E se Calori potrà contare sugli innesti di Loviso, Della Rocca e Carlini, Papagni è alle prese con la possibilità di dover rinunciare, in un solo colpo, a Deflorio e Ambrosi. «Ma il pronostico resta, comunque, favorevole al Taranto. La forza del gruppo è in grado di sopperire all'assenza dei singoli. Anche se si parla di Deflorio che, con Mancini, è l'elemento tecnicamente più forte della squadra. E sappiamo bene che, quando i rossoblù passano in vantaggio, è molto difficile rimontare». Manni dedica le ultime battute al campionato che giudica «diverso da quello degli ultimi anni. Adesso ci sono 6-7 squadre di alto livello che possono puntare alla promozione. E tra queste ci inserisco il Taranto, che ha le carte in regola per giungere nelle prime cinque posizioni: c'è un tecnico molto preparato, ci sono diversi calciatori in grado di fare la differenza e lo spogliatoio è determinato nella conquista degli obiettivi». di Fabio Di Todaro09 settembre 2006

La Samb affila il tridente 
Morante a tempo pieno. Età media inferiore ai 22 anni. Modulo: 4-3-3

Giovane, sbarazzina e con tanta voglia di fare bella figura. La nuova Sambenedettese, guidata dai fratelli Tormenti, è una squadra costruita ex-novo dopo il fallimento. La guida tecnica è stata affidata ad Alessandro Calori, ex difensore di Udinese e Perugia, e con esperienze sulla panchina del Venezia (era il secondo di Rivas) e della Triestina (coadiuvato da Buffoni). L'organico, allestito grazie alla consulenza di Peppino Pavone (ex centrocampista del Taranto negli anni '80), è uno dei più giovani della categoria. La scelta di seguire la "linea verde" - l'età media del gruppo è inferiore a 22 anni - è dipesa dalla volontà di contenere i costi di gestione e dalla capacità dell'ex diesse del Foggia di allacciare una serie di contatti con i vivai più importanti dei club di serie A. Diversi giovani interessanti, infatti, sono giunti nelle Marche: dal Lecce il difensore Esposito ed il centrocampista Giorgino, dall'Inter l'attaccante Momentè, dalla Juventus il difensore Zammuto, dal Bologna i centrocampisti Loviso e Della Rocca (acquistati nelle ultime ore di mercato con l'esterno offensivo del Frosinone, Andrea Carlini). L'esordio, seppur negativo sotto l'aspetto del risultato, ha fornito un responso positivo al tecnico rossoblù. A Perugia - la sconfitta è giunta nei minuti di recupero grazie ad un rigore trasformato da Mazzeo - la squadra è apparsa già in buona forma e pronta a contendere il risultato contro un avversario candidato alla promozione diretta in serie B. Per l'esordio al "Riviera delle Palme", inoltre, Calori potrà utilizzare Loviso, Della Rocca e Carlini e schiererà dal primo minuto il bomber Morante, reduce da un ottimo campionato con la casacca dalla Pro Vasto. A difesa dei pali ci sarà il giovane Consigli (19), la linea difensiva sarà composta da Diagouraga, Landaida, Esposito (giocherà al posto dello squalificato Tinazzi) e Santoni; sarà il talentuoso Loviso a dettare i tempi della manovra, con Giorgino e Visone (ha giocato nel Taranto nella stagione 2002-03) a completare il centrocampo. Il tridente - molto elastico, con i due esterni pronti ad abbassarsi sulla linea dei centrocampisti in fase di non possesso - sarà composto da Tripoli (dovrebbe vincere il ballottaggio con Carlini), Morante e Momentè. L'ampio ventaglio di scelte (oltre allo squalificato Tinazzi, mancheranno per infortunio i giovani Zammuto e Forò) potrebbe favorire qualche variazione nell'undici di partenza. di Fabio Di Todaro09 settembre 2006

Ristretto lo "Iacovone"
La decisione presa in Prefettura: capienza ridotta a 9900 spettatori perchè il Comune non può effettuare i lavori per adeguare lo stadio al decreto-Pisanu

Hanno ristretto lo “Iacovone”. Di nuovo. E un’altra volta per necessità. Meno di diecimila posti, come l’inizio della scorsa stagione. Novemilanovecento spettatori al massimo, l’unico modo per aggirare il decreto Pisanu e togliere lo “Iacovone” dall’elenco degli stadi da mettere a norma. Perché il problema è questo: l’impianto della Salinella non può essere adeguato alle misure organizzative previste dalle normative antiviolenza, nonostante abbia una capienza originaria di 27.500 spettatori. Servirebbero dei lavori che, invece, non si possono fare. Motivo? Spettano al Comune, ente proprietario della struttura. Che non ha i soldi per farlo. La svolta del vertice di ieri convocato dal prefetto proprio per analizzare la questione stadio è stata questa: quando Blonda, commissario straordinario del Comune, ha detto quello la cruda verità: per adeguare lo stadio al decreto Pisanu servono lavori per il costo complessivo di un milione di euro e l’ente civico, con le casse esangui, non potrebbe mai realizzare il progetto peraltro già preparato. A questo punto, preso atto dell’impossibilità di procedere ai lavori, si è presa una decisionefotocopia della passata stagione: novemilanovecento spettatori al massimo, il Taranto che si impegna a stampare non più dei biglietti previsti e con alcuni lavori di manutenzione straordinaria da segnalare ed effettuare in brevissimo tempo. «Abbiamo appreso, definitivamente, che il Comune non poteva spendere un milione di euro per i lavori di adeguamento allo stadio e, abbiamo trovato un’altra soluzione al problema-stadio»: il prefetto Francesco Alecci registra l’inevitabile. E va oltre. Perché anche in edizione ridotta lo “Iacovone” ha più di un problema che mette a rischio la fruibilità e, quindi, l’agibilità dello stesso. Bisogna intervenire e, su questo, non si può transigere: «Abbiamo passato in rassegna i deficit strutturali dell’impianto: si rimuoveranno le condizioni di degrado, si procederà alla pulizia e alla sostituzione di tutto quanto va sostituito». Al momento i lavori urgenti dovrebbero essere la sostituzione dei cancelli della Curva Nord, il rifacimento delle recinzioni esterne, la bonifica delle aree circostanti e la sistemazione delle zone degli spalti in cui il cemento è sberciato e, spesso, diventa utile per le “munizioni”. Altro lavoro ritenuto indispensabile è quello di un’installazione di una recinzione per sperare la gradinata dal settore ospiti, finora sostituita da un cordone di poliziotti. L’elenco dei lavori da fare sarà comunque stilato oggi, al termine di un sopralluogo del questore Introcaso (o del vicario Giusti) allo stadio, in programma in mattinata. Lo stesso Introcaso era presente nel vertice di ieri. E commenta serenamente: «Forse era la maniera più logica per risolvere la questione. L’alternativa era chiudere lo stadio e proprio non mi sembra il caso. Ora vedremo con attenzione le cose assolutamente indispensabili da fare: il Comune ha dato la sua disponibilità solo per i lavori di manutenzione straordinaria e vedremo quali sono quelli urgenti per rendere lo stadio più sicuro». Si cercherà anche di ripristinare l’impianto di telecamere a circuito chiuso precedentemente in uso, che era stato abbandonato con la prospettiva di una completa revisione della videosorveglianza ai sensi del Decreto Pisanu. La soluzione uguale all’inizio della scorsa stagione, però, lascia aperto un dubbio. Nel campionato passato ad un certo punto si rese necessario un intervento “di forza” del questore per aumentare la capienza a 15.450 posti, perché era evidente che in qualche occasione il muro delle diecimila presenze era stato sfondato. Del Decreto Pisanu si applicò quello che si poteva. Adesso il problema potrebbe ripresentarsi, ma il piano di sicurezza dovrebbe essere più rigido: «Il rischio - dice Introcaso - che riaccada quanto accadde nella scorsa stagione, anomalie comprese, esiste. Ma non c’erano alternative. Adesso vedremo lo stadio, chiuderemo alcuni settori in modo da blindare la capienza. E poi bisognerà lavorare in tempi brevissimi». La garanzia è che i lavori partiranno nel giro di pochi giorni, il rischio - che nessuno vuole dire - è che Taranto-Cavese, senza questi lavori, si giochi altrove o a porte chiuse. La corsa serve a scongiurarlo. di Fulvio Paglialunga08 settembre 2006

"Iacovone", scongiurato il rischio chiusura
Capienza ridotta. Si passa da 15540 posti a 9900. Cancelli d'ingresso, ringhiere perimetrali, recinzione settore ospiti, pulizia: tutto quello che dovrà essere fatto prima della Cavese . Il Comune non ha le risorse per finanziare i lavori di adeguamento. Il prefetto: «Gravi carenze»

Si è svolto ieri mattina nella sala riunioni della Prefettura un importante vertice sull'ordine pubblico convocato dal Prefetto di Taranto Alecci per discutere dell'annosa questione legata alla sicurezza dello stadio Iacovone. Un incontro allargato a cui hanno preso parte oltre al prefetto, il Questore Introcaso, il Commissario straordinario Blonda (impegni urgenti gli hanno impedito di presenziare fino al termine), alcuni tecnici comunali, il presidente della Provincia Florido, i vertici delle forze dell'ordine e il diggì del Taranto Sport Galigani. E' stato scongiurato il rischio della chiusura dell'impianto, ma si è deciso di ridurre la capienza dai 15540 posti attuali a 9900, una scelta obbligata dettata dall'impossibilità materiale per il Comune di far fronte ai lavori di adeguamento previsti dal decreto Pisanu (per gli stadi con capienza superiore a diecimila posti), nonostante l'impegno assunto dal commissario Blonda lo scorso giugno. Le casse dell'ente civico sono notoriamente vuote, ma il Comune non potrà sottrarsi ad alcuni interventi manutentivi improrogabili per mettere in sicurezza l'impianto sportivo. Occorre sistemare (o sostituire se necessario) i cancelli d'ingresso, le ringhiere perimetrali, separare la gradinata dalla curva sud attraverso una recinzione metallica protettiva in grado di evitare contatti con i tifosi ospiti e provvedere alla pulizia interna della struttura attraverso lo smaltimento dei rifiuti e dei materiali sedimentati nel corso del tempo. Stamattina è previsto un primo sopralluogo allo stadio che vedrà interessati il Comune, la polizia e la Taranto Sport, al fine di mettere a punto il piano di interventi operativi da effettuare; lunedì invece sarà il giorno della Commissione di Vigilanza. Molto chiaro al termine dell'incontro il prefetto Alecci: «Le ultime segnalazioni sulle precarie condizioni dello stadio avevano un fondamento. Abbiamo riscontrato delle carenze strutturali che obbligano il Comune ad intervenire già all'inizio della prossima settimana, altrimenti si rischia di non poter concedere l'agibilità neanche per mille spettatori. Preso atto che il Comune non dispone della provvista necessaria (un milione di euro) per adeguare lo Iacovone in base alle disposizioni del decreto Pisanu (i termini scadono a fine dicembre), abbiamo individuato un percorso alternativo. Ridurremo la capienza a poco meno di diecimila posti. L'importante è che la squadra continui a giocare nel suo stadio. Era il minimo che si potesse offrire ad una città che attraversa una fase difficile». Più incisivo, invece, il commento del Questore Introcaso: «Il venerdì precedente a Taranto-Cavese sarà effettuata una verifica allo stadio per constatare se il Comune avrà fatto eseguire i lavori prescritti. Poi prenderemo una decisione sulla partita». Soft l'analisi del presidente della Provincia Florido: «Il Prefetto ha svolto una mediazione intelligente, dovendo far fronte all'impossibilità di spendere del Comune e la necessità che la città non fosse privata delle partite domenicali». Infine il pensiero della Taranto Sport, racchiuso nelle parole del dg Galigani: «Accettiamo, anche se non certo col sorriso sulle labbra, la decisione assunta dagli organi competenti, ringraziando soprattutto il prefetto per la disponibilità mostrata. La riduzione della capienza ma era l'unico modo per scongiurare il rischio del campo neutro». di Enrico Sorace08 settembre 2006

«Danneggiati società e tifosi»

Blasi avverte: «La decisione di ridurre la capienza dello "Iacovone" è una scorrettezza nei confronti dei nostri soci-sostenitori e di quegli spettatori che, settimanalmente, compreranno il tagliando per assistere alle partite del Taranto». Poi lancia un consiglio: «Le Forze dell'Ordine dovrebbero "filtrare" i tifosi lontano dalle porte d'ingresso dello stadio, in maniera tale che, in prossimità delle stesse, giungano soltanto le persone in possesso di un regolare biglietto. E i controlli dovrebbero essere più fiscali, per evitare l'ingresso di oggetti pericolosi». Il vertice tenutosi ieri mattina in Prefettura ha partorito una decisione provvisoria che, secondo il massimo dirigente rossoblù, non risolve i gravi problemi che attanagliano l'impianto del rione Salinella. «Sapevo che il Comune avrebbe stanziato un milione di euro per la ristrutturazione dello "Iacovone". Ieri, però, il Commissario Prefettizio Blonda ci ha spiegato che, al momento, questa spesa non può essere sostenuta. Vorrei far capire che il danno è arrecato nei confronti della tifoseria. Poi, in rapida sequenza, lede l'immagine della società, della squadra e delle Istituzioni. Il 17 settembre ospiteremo la Cavese, poi, se arriveranno i risultati, sarà sempre di più la gente che vorrà venire allo stadio. Come si affronterà questa situazione?». In questo ping-pong di responsabilità torna prepotentemente a galla la querelle convenzione che, da quando Blasi è al timone della sodalizio ionico, non è mai stata sottoscritta con il Comune. «Non posso assumermi la responsabilità di una struttura che non è adeguata alle norme previste». di Fabio Di Todaro08 settembre 2006

Taranto, un galoppo proficuo
Deflorio e Ambrosi ancora fermi. Pastore a riposo precauzionale. Nella partitella segnati 11 gol. Pasca in evidenza

E' stato proficuo il galoppo disputato ieri pomeriggio dal Taranto contro la balda formazione degli Allievi guidata da mister Passariello. La squadra è apparsa sostanzialmente in salute. Gli unici acciaccati sono Deflorio, Ambrosi e Pastore che sono rimasti completamente a riposo. Il capitano risente ancora del dolore al ginocchio. E' stato visitato dal dott. Petrocelli, il quale gli ha prescritto per oggi la risonanza magnetica: il medico sociale è ottimista, ma ovviamente sarà il responso clinico che dovrà fugare tutti i dubbi. Ambrosi soffre di una leggera contrattura muscolare. Il responso è scaturito da un'ecografia effettuata ieri mattina. Il dott. Petrocelli gli ha prescritto una terapia d'urto. Nel pomeriggio se ne dovrebbe sapere di più circa la sua eventuale utilizzazione. Pastore, invece, è stato tenuto a riposo a titolo precauzionale. Già da questo pomeriggio riprenderà la preparazione con il gruppo. Per quanto riguarda la formazione, sempre che Deflorio sia recuperabile come sembra, dovrebbe essere la stessa che ha battuto il Ravenna con l'unica eccezione di Mancini che riprenderà la propria posizione in mezzo al campo, con De Liguori che si sposterà lungo la fascia sinistra. A fargli posto sarà Toledo. Cammarata e Danucci hanno fatto un'ottima impressione. I 2 gol della punta ex pescarese sono stati sottolineati dai convinti appluasi dei tifosi presenti. Ma, a parte le reti realizzate, si è mosso con disinvoltura dimostrando, se mai ce ne fosse bisogno, di essere il classico uomo d'area di rigore, dotato di un buon sinistro. E' piaciuto pure Danucci. Il centrocampista carosinese ha classe pura, un'ottima visione di gioco e lanci precisi al millimetro. Indubbiamente deve smaltire qualche chilo di troppo e, soprattutto, scontare il turno di squalifica della scorsa stagione. Bene anche Vetrugno, piazzato da Papagni sull'out sinistro di metà campo. La formazione anti-Sambenedettese dovrebbe essere la seguente: Pinna; Panini, Caccavale, Pastore, Colombini; Catania, Cejas, Mancini, De Liguori; Pasca, Deflorio (Toledo). Per la cronaca la partitella è terminata 11-1. Le reti sono state messe a segno da Pasca (4), Cammarata e Catania (2 ciascuno), Larosa, Zito e Toledo. Per gli Allievi, autorete di Cosenza. Oggi pomeriggio penultima seduta. Domani rifinitura e partenza per le Marche. di Giuseppe Dimito08 settembre 2006

Papagni studia la Samb: «Non bisogna fidarsi»
Deflorio e Ambrosi ko? Il tecnico potrebbe anche variare assetto

Ripone nel cassetto il successo contro il Ravenna. Ed estrae gli strumenti utili per studiare la Sambenedettese. Aldo Papagni preferisce guardare avanti e sfruttare con intelligenza i buoni responsi del passato. Della giovane squadra affidata a Calori non sembra fidarsi molto. «A Perugia sono stati puniti da un calcio di rigore assegnato nei minuti di recupero del secondo tempo - ha esordito il tecnico di Bisceglie - e domenica prossima potrebbero schierare gli ultimi acquisti Loviso, Della Rocca e Carlini. Troveremo una squadra agguerrita, che cercherà di conquistare i primi punti della stagione». La fiducia, però, giunge dall'interno dello spogliatoio. Il test infrasettimanale è servito al trainer rossoblù per trarre indicazioni positive soprattutto dal punto di vista atletico. «Nei primi due giorni della settimana abbiamo lavorato tanto e, sinceramente, non mi aspettavo di una risposta così confortante. Finora la squadra si è allenata benissimo e, continuando di questo passo, scenderemo in campo con una buona condizione fisica. Cammarata? Si sta impegnando molto, vorrebbe fornire subito il suo contributo. Ma non abbiamo bisogno di affrettare i tempi: possiamo sfruttare diverse soluzioni e dargli il tempo necessario per raggiungere la forma dei compagni». Le probabili assenze di Deflorio e Ambrosi (Pastore dovrebbe recuperare) potrebbero costringere Papagni a cambiare atteggiamento tattico. «È un'alternativa possibile, ma ne esistono altre. Innanzitutto, però, cercheremo di recuperare entrambi. In caso contrario dovrò studiare uno schieramento diverso». Tra le corde del Taranto ci sono alcune caratteristiche fondamentali: umiltà, aiuto reciproco, duttilità. «Queste peculiarità appartengono al mio modo di intendere il calcio. E sono contento che lo spirito dei ragazzi non sia cambiato. Ieri pomeriggio, ad esempio, ho apprezzato l'impegno profuso in fase di non possesso. Di fronte c'erano i ragazzi degli Allievi, eppure ho notato la ricerca costante di soluzioni differenti. Perciò ribadisco che, migliorando la nostra condizione, possiamo fare risultato contro qualsiasi avversario». di Fabio Di Todaro08 settembre 2006

Sky ormai ha il monopolio sul calcio
L'emittente di Murdoch ha già i diritti di tutte le partite di A. Nel campionato cadetto ci sono Juve, Napoli, Genoa, Bologna. A Sportitalia le gare sul digitale terrestre

Tutte le partite di serie B saranno trasmesse da Sky sulla piattaforma satellitare e da Sportitalia sul digitale terrestre (ad eccezione di quelle casalinghe di Juventus, Genoa e Napoli, che sul digitale hanno già l'accordo con Mediaset). E' questa l'intesa raggiunta oggi in Lega tra il presidente Antonio Matarrese, il patron di Sportitalia Tarak Ben Ammar e i responsabili di Sky. L'emittente di Murdoch, che ha già in mano i diritti esclusivi della serie A, avrà quindi il monopolio del calcio che conta.
Per i 470 incontri di campionato (compresi play-off e play-out), il calcio cadetto incassa 40 milioni di euro, che si aggiungono a quelli dell'accordo per il digitale terrestre di Juventus, Napoli e Genoa. «Più del doppio di quanto la B ha incassato lo scorso anno», ha sottolineato un entusiasta Antonio Matarrese al termine della trattativa. 
L'accordo arriva quasi in extremis, perché il campionato comincia domani, con l'anticipo Arezzo-Mantova (20.45) trasmesso da entrambe le piattaforme. Si prosegue sabato alle 16, quando Sky trasmetterà in diretta le nove gare in programma, a partire da Rimini-Juventus. Sportitalia sceglierà invece quali gare mandare in diretta (ma Rimini-Juventus ci sarà sicuramente), avendo a disposizione tre reti, o forse quattro se i tecnici decideranno di "stringere" un po' la banda. Lunedì, infine, il posticipo Spezia-Cesena, trasmesso su entrambe le piattaforme.
Secondo alcune indiscrezioni, per alcune settimane Sportitalia manderà in onda le gare in chiaro, visibili gratuitamente. Questo per realizzare insieme promozione e adeguamento tecnologico, che consentirà la trasmissione criptata a pagamento e una maggior copertura del territorio nazionale (ora è del 74%).08 settembre 2006

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