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Pinna: «Stop ai processi»
«Contro lo Stabia il Taranto riprenderà a marciare»

Foto Ingenito

«Ricordiamoci degli errori commessi contro la Cavese con l’obiettivo di non ripeterli più in futuro. Il campionato è molto lungo: occorre non fare troppi processi quando si perde, così come dovremo rimanere umili quando i risultati ci daranno ragione». Parola di Salvatore Pinna, uno che in questo campionato ci naviga da otto stagioni, conoscendo a memoria i pericoli e le bellezze che nasconde il girone meridionale della serie C1. È trasparente come il mare in una giornata di bonaccia quando ammette: «Abbiamo giocato al di sotto delle nostre potenzialità, ma non è possibile pensare di vedere ogni domenica il Taranto delle prime due settimane. La Cavese ha disputato un’ottima gara, trovando la rete decisiva con un rigore quantomeno discutibile». Da una campana all’altra. E’ sul campo della Juve Stabia, infatti, che il Taranto cercherà il pronto riscatto dopo la prima sconfitta stagionale. «Dobbiamo riprendere a far punti, toccherà a noi gestire le redini dell’incontro. Ma è una responsabilità che possiamo assumerci. Siamo una squadra che può ben figurare contro qualsiasi avversario, con o senza Deflorio». L’estremo difensore sardo va quasi su di giri, sembra bruciare il tempo delle domande. «Andrea è un giocatore determinante per questa squadra, ha le qualità per rendere godibile una partita fino a quel momento noiosa. Domenica scorsa, probabilmente, ci è mancata la sua capacità di raccordare il centrocampo e l’attacco, mettendo Cammarata nelle condizioni ideali per segnare. Ma la sua assenza non può rappresentare un alibi. E poi non dimentichiamoci di Ambrosi: finora è stato molto sfortunato, ma vi assicuro che ha una grande voglia dimostrare quanto può ancora essere importante in questo gruppo. Si sta allenando con grande intensità, mi auguro che riesca a tornare ai suoi livelli al più presto. L’ho affrontato spesso e ritengo che sia uno dei centravanti più pericolosi della categoria». Dal singolo alla coppia. Pinna - che è già divenuto uno dei leader dello spogliatoio - ci tiene a chiudere definitivamente il "caso Pastore-Caccavale". «Sono i difensori centrali più forti di questo torneo, non dimentichiamocelo: hanno caratteristiche differenti che li rendono complementari. Le giornate storte, purtroppo, capitano a tutti. Ma sulla loro professionalità non c'è il minimo dubbio. Vedrete, già contro la Juve Stabia torneranno ai massimi livelli». La classifica, intanto, ha proiettato il Teramo in vetta dopo appena tre giornate. Per le big della C1 c'è da registrare qualche ostacolo di troppo, a dimostrazione di un campionato quantomai difficile ed equilibrato. «Stiamo disputando una B2 e le compagini attrezzate per la promozione in serie cadetta verranno fuori con il passar delle settimane. Parlo del Perugia, ma anche di Foggia, Salernitana e Ternana: gli organici sono totalmente rinnovati, è normale che all’inizio il rendimento sia al di sotto delle previsioni. Il Taranto? Dobbiamo pensare al nostro valore, poi a quello dell’avversario. Senza dimenticarci che possiamo contare sul sostegno del pubblico. Non mi era mai capitato di vedere quasi mille tifosi in trasferta e di essere applaudito dopo una sconfitta». A Taranto accade. di Fabio Di Todaro21 settembre 2006

Torna Mortari
Deflorio e Pasca sono ancora out. Disponibili i biglietti per la Campania

Doppia seduta ieri per il Taranto in vista della prossima trasferta a Castellammare di Stabia. Erano assenti ancora Deflorio e Pasca alle prese con l’identico problema: indolenzimento ad un polpaccio all’altezza del ginocchio. Il capitano ha fatto
piscina; la punta la inizierà oggi. I due, pertanto, non saranno utilizzabili per la gara in Campania. Per due notizie negative, ce n'è una positiva: da martedì Cristian Mortari si aggregherà ufficialmente al gruppo per iniziare la preparazione. L’esterno, stando a quando dichiarato dal medico sociale, dott. Petrocelli, sarà disponibile per il 15 ottobre venturo (derby esterno di Gallipoli). Il resto della truppa sta bene. Dice Papagni: «Ho visto i ragazzi vogliosi di recuperare rapidamente il terreno perduto. Sono, dunque, estremamente fiducioso di riprendere il cammino sfortunatamente interrotto contro la Cavese». Oggi saranno messi in vendita i 500 biglietti messi a disposizione dalla Juve Stabia
per i tifosi tarantini al prezzo di 12 euro cadauno. La gara è difficile. L’incoraggiamento del pubblico amico potrebbe rivelarsi molto importante per il conseguimento di un risultato positivo. Nel pomeriggio è in programma il solito test infrasettimanale contro i giovani rossoblù. Sarà interessante verificare se mister Papagni intenderà o meno operare variazioni sia tecniche che tattiche. «Non credo che sotto il profilo degli schemi le cose siano andate male - sottolinea il trainer jonico - nè che la squadra abbia mostrato delle pecche. Torno a ripetere. Siamo stati puniti, in maniera ritengo maggiore dei nostri demeriti, da alcuni errori individuali dei quali abbiamo giù discusso e che, ovviamente, non dovremo più commettere. In ogni caso valuterò con molta attenzione le indicazioni che riceverò dalla partitella in maniera tale da poter effettuare le scelte finali nel fine-settimana così come è mia abitudine». Le distensive parole di Papagni hanno avuto il merito di riportare la calma e la serenità all’interno del gruppo. E la cosa è molto importante perchè la tensione ed il nervosismo non aiutano sicuramente i rossoblù a riprendere con entusiasmo il cammino brillantemente effettuato nelle prime due giornate di campionato. di Giuseppe Dimito21 settembre 2006

«Piano, piano crescerò»
Manuel Mancini, centrocampista del Taranto, ammette le difficoltà di questo inizio di stagione, ma assicura: «Ci vuole tempo per arrivare ai livelli dello scorso anno»

Per un calciatore giovane e di talento, arriva sempre un momento difficile. Quello che richiede la conferma delle proprie capacità. Manuel Mancini, dopo l'ottimo campionato dello scorso anno, che lo ha fatto conoscere ai vari angoli del panorama calcistico, ha troppi occhi addosso. Questione di prospettiva: una prova infelice non passa più sotto silenzio, anche perchè il centrocampista laziale, ha abituato bene la piazza. Dopo avere sofferto un piccolo problema fisico, il suo ritorno in squadra non è stato esaltante. Oltre a ricercare la migliore condizione fisica, Mancini si è trovato a giostrare in una struttura mediana differente da come l'aveva lasciata. Compiti precisi in una zona di campo più limitata, salva sempre la possibilità di sganciarsi in avanti. 
Domenica scorsa contro la Cavese, la critica unanimemente ha evidenziato alcuni vizi nella sua prestazione. Resta fissato nella mente il suo passaggio errato in occasione dell'azione che ha avviato il contropiede campano, da cui è scaturito il primo gol. «E' vero - ammette il 23enne - nell'occasione ho commesso un errore. Avevo già ricevuto una palla difficile da controllare. Poi ho preferito giocare il pallone orizzontalmente e delle volte può essere controproducente. Avrei dovuto essere più pratico, cercare un appoggio all'indietro e gettarla in avanti con un lancio lungo».
La sconfitta contro la Cavese è già alle spalle. «Perdere non fa mai bene. Stiamo digerendo a fatica questa battuta di arresto in casa. Fortunatamente ci sono gli allenamenti che ti aiutano a superare il pensiero negativo. Il lavoro fa bene per questo. Pensiamo alla prossima gara».
Si arriva al nocciolo della questione. Appare prematuro e ingeneroso parlare di crisi d'identità o smarrimento tecnico. Mancini ha bisogno dei suoi margini di miglioramento per ridiventare quel centrocampista totale che ha abbagliato i tifosi rossoblu per qualità e resistenza atletica.
«Sarei un bugiardo se dicessi che sono soddisfatto delle mie prestazioni. Sto facendo un po' di fatica, soprattutto se rapportiamo queste gare ai livelli dello scorso anno. Io penso, però, che non ci siano particolari problemi. Devo solo crescere fisicamente, magari anche lentamente. E' un processo che ha bisogno dei suoi tempi»
Le questioni di ordine tattico sembrano girare al largo da queste considerazioni. «La posizione in campo c'entra poco. Lo schema di gioco non è direttamente responsabile sul mio avvio stentato. Uno spostamento di qualche metro non incide più di tanto».
Mancini non è concorde con chi dice che lo stop sia giunto al momento opportuno. Per il centrocampista, cresciuto nelle giovanili della Lazio, sarebbe stato meglio proseguire nella striscia positiva anche perchè il gruppo non ha perso di vista i propri obiettivi e doveri.
«Noi siamo stati sempre con i piedi per terra, siamo un gruppo consapevole della propria forza. Non sono d'accordo con chi dice che una sconfitta ci possa aiutare, non avevamo certo bisogno di un sostegno del genere». 
Il futuro del Taranto è piuttosto insidioso. La voglia di reazione dovrà essere messa a punto in due trasferte consecutive. Juve Stabia e Lanciano sono due avversari giusti: formazioni che presentano caratteristiche simili. Squadre compatte che non regaleranno nulla in campo.
«Sarà un bel banco di prova - conclude Manuel Mancini - Due test che dovranno verificare la nostra condizione psico-fisica. Noi, però, siamo convinti che se giochiamo da Taranto possiamo mettere in difficoltà questi avversari. L'ideale sarebbe ripetere la prova di San Benedetto del Tronto. Dobbiamo ripartire da quella prova convincente. Se lo faremo, sono certo che usciremo dai prossimi due campi con un risultato positivo». di Luigi Carrieri21 settembre 2006

Capuano avvisa il Taranto
L’ex allenatore: «La Juve Stabia gioca sempre per vincere»

Mister Capuano, che partita sarà Juve Stabia-Taranto?
«Una gara molto difficile, in cui ognuna delle due squadre dovrà rispettare le qualità dell’avversario. Vi avverto: la Juve Stabia punta alla vittoria».
Ma il Taranto deve subito riscattarsi dalla sconfitta interna
contro la Cavese.
«Sappiamo che i rossoblù vorranno ottenere un risultato positivo, ma il nostro atteggiamento ci porterà a cercare i tre punti. Mi piace il calcio "attivo", chiedo sempre alle compagini che alleno di non buttare via la palla».
Domenica scorsa, intanto, avete conquistato un pareggio importante sul campo del Foggia.
«Avremmo meritato il successo, ne sono convinto. Una squadra che costruisce sei nitide occasioni da gol e subisce una rete viziata da una posizione di fuorigioco non merita di perdere. Ciò che mi soddisfa maggiormente, comunque, è il gioco espresso dai miei ragazzi».
Quattro punti dopo tre giornate. Il primo bilancio la soddisfa?
«Non dobbiamo dimenticare che la società ha allestito l’org anico spendendo 480mila euro, una cifra quasi irrisoria per questa categoria. E che, inizialmente, la Coavisoc ci aveva escluso dal torneo di C1. Lavoriamo quotidianamente tra tante difficoltà e, se dovessimo raggiungere la salvezza, potremmo festeggiare come se avessimo vinto il campionato».
Allena un gruppo giovane, rinforzato dall’esperienza di tre-quattro giocatori importanti. Tra questi Castaldo, protagonista durante l’estate del "non-trasferimento" al Siena.
«Gigi è un trascinatore, credo che ogni tecnico vorrebbe lavorare con un calciatore come lui. E non pensiate che sia uno stupido. Appena ha avvertito la possibilità di essere ceduto in prestito, ha preferito tornare a Castellammare compiendo una scelta di vita. Per noi non c'è stato alcun problema a riaccoglierlo - il bomber stabiese ha appena rinnovato il contratto fino al 2009, ndr -: lo avevamo venduto per 300mila euro, ma adesso, probabilmente, ne vale il doppio. E, poi, lo richiedono quasi quotidianamente diversi club di categoria superiore».
Quali emozioni serba nello scrigno dei ricordi della sua esperienza sulla panchina del Taranto?
«Sono tantissime. L’anno prima accantonai diverse offerte pur di accettare la proposta di Pieroni, che però mi tradì non appena iniziò la mia avventura. Non arrivò nessun calciatore di quelli che avevo richiesto, ma subito dopo rinforzò l’organico con ben undici acquisti».
Al collega Papagni, adesso, è stata data la possibilità di allenare un gruppo di primo livello.
«C'è il massimo rispetto per la forza dei rossoblù, ma non temiamo nessuno. Deflorio? E’ un giocatore importante, ma non lo ritengo imprescindibile. Penso, piuttosto, che Cammarata e Ambrosi siano elementi di pari livello. Stiamo preparando una gara ad alta intensità. Sfrutteremo la freschezza dei giovani e la spinta che può fornirci il pubblico. Occorrerà ridurre al minimo gli spazi utili al Taranto».
Che idea si è fatto di questo campionato?
«Non sono emersi i veri valori. Il Teramo, che abbiamo affrontato alla prima giornata, mi ha fatto una pessima impressione». di Fabio Di Todaro20 settembre 2006

De Liguori, campano e rossoblu
Il centrocampista assolve i suoi compagni. «Caccavale e Pastore hanno sbagliato? Può capitare» e pensa alla Juve Stabia: «Cinque anni belli, ma io voglio vincere»

Le polemiche post-Cavese si diradano. E la quotidianità aiuta a schiarire le critiche del presidente Blasi. Gli imputati Maurizio Caccavale e Ivano Pastore hanno avuto la possibilità di difendersi, smontando i capi d'accusa e agitanto fieramente il loro senso di appartenenza. La voglia di lottare per una maglia rossoblu e non avere remore nel sudarla.
Per associazione di idee, prendendo spunto dal prossimo impegno del Taranto al “Menti” di Castellammare di Stabia, è logico chiamare in causa Vincenzo De Liguori che, in un certo senso, chiude il cerchio. Più che altro come testimone dei fatti, visto che le sue prestazioni e la sua professionalità sono aliene da biasimi ufficiali.
«Non c'è delusione per la sconfitta contro la Cavese - si affretta a dichiarare - Abbiamo perso una partita e, penso, non sarà nemmeno l'ultima in questa stagione. Voglio dire che può capitare. Gli episodi non ci sono stati favorevoli, ma non facciamo drammi».
Questo sembra il messaggio più importante lanciato dal centrocampista. Il Taranto non deve piangersi addosso e non deve nemmeno restare fermo a pensare sull'accaduto. Si deve solo trarre il giusto insegnamento. «Possiamo e dobbiamo fare meglio. Nel calcio si può sempre migliorare. A maggior ragione per noi che siamo solo all'inizio della stagione».
Cosa c'è di meglio che una battuta di arresto per riportare tutti sulla terra? Considerazione che non trova particolarmente concorde De Liguori. «Non siamo gli ultimi arrivati, siamo tutta gente navigata. Conosciamo le nostre possibilità e sappiamo di potere fare risultato su ogni campo. Sconfitta salutare? Non credo. I tifosi fanno bene ad entusiasmarsi e a sognare. Noi siamo sempre stati con i piedi per terra, anche perchè siamo ben consci delle difficoltà che propone questo campionato».
Argomento scottante: giocare contro le proprie origine. E' così destabilizzante? «Si gioca per la maglia che si indossa. I ricordi o le emozioni, una volta sul terreno di gioco, si lasciano da parte. Caccavale e Pastore non sono robot ed hanno diritto di sbagliare qualche volta. Capita a tutti, anche ai campioni della serie A. Domenica affronterò la Juve Stabia con cui ho vissuto cinque anni molto belli. Questo, però, non intaccherà la mia voglia di vincere. Io sono a Taranto per vincere».
In questo inizio di anno, De Liguori è subito scattato in testa nella classifica di rendimento. «Sono contento perchè rispecchia il mio modo di giocare: tanto impegno, con la voglia di dare il massimo. Tatticamente ci sono stati dei leggeri cambiamenti. Sulla fascia o più centrale, cambia poco. Non c'è molta differenza. L'importante è seguire fedelmente le indicazioni del tecnico». di Luigi Carrieri20 settembre 2006

Recuperare il capitano
Perchè serve Andrea Deflorio

Nel resoconto di Taranto-Cavese 1-2 abbiamo volutamente trascurato un dettaglio. Un dettaglio pesante: l’assenza di Andrea Deflorio. Lo abbiamo fatto per non azzoppare il ragionamento, per non avvilire l’analisi, per non influenzare il giudizio.
Sottolineare la sua mancanza sarebbe stata una premessa troppo ingombrante che avrebbe finito per regalare una comoda attenuante a tutti, non solo alla squadra o a chi la guida. È, però, indubitabileche il Taranto non possa fare a meno di Deflorio troppo a lungo. Ci può riuscire una volta, modellandosi sulle esigenze e sulle sollecitazioni di un impegno esterno (San Benedetto). Due volte diventa già più complicato perché la squadra comincia a percepire il messaggio della sua assenza non più come un’emergenza provvisoria ma come un’e v entualità alla quale abituarsi. Ciò può comportare letture frettolose, snaturamenti e perdita di equilibrio. Perché Deflorio è un punto di riferimento per tutti i compagni, uno straordinario semplificatore di ogni stravaganza del gioco. Scioglie i grumi della manovra, liberandola dalle impurità che ne ostacolano lo sviluppo. Si diverte a cucire gioco sulla trequarti, creando le condizioni ideali per sé e per gli altri. Inventa trame,
apre varchi, sforna soluzioni. Deflorio è un chirurgo del calcio. Ama la perfezione. Cerca sempre l’evidenza della sua superiorità. È algido e geniale, non smista mai palloni banali. Quando un’azione tarda a compiersi, ci pensa lui. Sapere di averlo è consolante, dà sicurezza, trasmette nuove energie. Sapere di non averlo, rende l’i n t e ro meccanismo più legittimamente vulnerabile. Lo costringe ad una tenera normalità, dando vita ad una squadra che diventa creativa solo nei momenti in cui corre il doppio (con le accelerazioni di Toledo, le discese di Catania o le percussioni di Mancini). E correndo il doppio, si condanna ad essere meno lucida e a durare poco. Ma la sconfitta con la Cavese non va addebitata a chi non c’era. Sarebbe sciocco e non servirebbe a molto. Va, invece, ascritta a chi c’era ed era chiamato ad un’altra prova in cui fondere efficienza e produttività, tecnica e tattica, carattere e personalità. Va cioè messa sul conto di un Taranto improvvisamente vago (nell’interpretazione del confronto) e insolitamente lacunoso (in alcuni uomini). Un Taranto che ha finito col concedere molto, consentendo alla Cavese di giocare la partita che sognava e che aveva preparato: densità di uomini, raddoppi di marcature, difesa alta, linee ravvicinate, ripartenze nello spazio, aggressività costante. Non esistono sconfitte salutari. Perdere provoca sempre un piccolo trauma. Ma sulla disavventura interna con la Cavese, per fortuna senza irreperabili conseguenze perché siamo appena alla terza giornata, il Taranto ha il dovere di riflettere. Senza deprimersi,
con serena obiettività. E senza inseguire fantasmi. Sapendo che la squadra resta buona, forse ottima. Un gruppo di valori forti e dalla considerevole cifra tecnica. Ma anche una squadra come il Taranto ha bisogno di ribadire la sua forza ogni volta, mettendola continuamente in discussione. Anche una squadra come il Taranto ha l’urgenza di essere vera, regolare e, soprattuto, chiara. Nulla, d’ora in poi, deve essere dato per scontato. Spontaneamente nessuna superiorità è dimostrabile. Il talento senza la capacità di applicazione è nullo. Non lo diciamo noi. Lo dice la ricerca scientifica. di Lorenzo D'Alò
19 settembre 2006

Una sconfitta, tre osservazioni

Primo: armarsi di equilibrio e non lasciare che tutto travolga e tutto venga travolto. Fotografare il momento (siamo alla terza giornata di campionato) senza spingersi esageratamente oltre, evitando che le scorie negative di una sconfitta opprimano un ambiente che, piuttosto, andava incensato meno dopo le prime due vittorie. Secondo: capire le cause, scavare nelle ragioni del capitombolo. Comprendere le motivazioni tecniche, i malfunzionamenti tattici e, anche, il cambio d’umore che ha prodotto l’inaspettata involuzione.
MOTIVAZIONI TECNICHE - Nessun progetto ha validità se gli uomini non lo eseguono, se si verificano contemporaneamente troppe astensioni. Soprattutto se si assentano (pur indossando maglietta e scarpini) i giocatori che hanno grandi responsabilità nel funzionamento del complesso. Ci sono, alla base della sconfitta, un cumulo inaspettato di errori individuali. Di passaggi sbagliati, di entrate fuori tempo, di movimenti scoordinati. Basta una di queste imperfezioni per generare il contropiede, provocare il rischio, subire un gol. E’ accaduto: quando Mancini ha sbagliato le misure del passaggio a Cejas aprendo la strada del vantaggio alla Cavese, quando Caccavale si è fatto passare dalla testa un pallone gestibile e ha avviato l’azione del rigore decisivo. C’è un elenco fitto di colpevoli omissioni, c’è un discreto numero di domande da porsi e di cali incomprensibili da giustificare. E poi c’è Deflorio, della cui tecnica non si può prescindere: il Taranto ha bisogno di invenzioni e di trasformatori di palloni apparentemente banali. Il rientro del capitano è un’addizione di qualità della quale si possono beneficiare tutti.
MALFUNZIONAMENTI TATTICI - Il modulo scelto da Papagni per ovviare all’assenza di Deflorio ha incantato a San Benedetto e fallito domenica. Spiegazione semplice: nutrendosi di movimenti complessi ha bisogno di una ottimale condizione psicologica, ha necessità di una totale condivisione delle responsabilità. Basta un errore per renderlo invulnerabile, basta un passaggio sbagliato per banalizzare un taglio e scoprire l’intera squadra. E, forse, non è consigliabile nella partite in casa. Il Taranto ha una grossa quantità di giocatori offensivi e ha bisogno di una differente quadratura rispetto all’anno scorso per rispettare le inclinazioni dei singoli. Ma non è detto che il 4-4-2 felicemente applicato nella passata stagione sia da buttare: lo studio di movimenti diversi nell’identico impianto di riferimento era partito in ritiro. E’ una strada, forse, da riprendere. Ripartendo - non sembri una ripetizione - da Deflorio. E trovando un modo di giocare magari più semplice, sicuramente più efficace, senza lasciarsi rapire da ansie. Serve chi è in grado di inventare qualcosa in attacco e chi è bravo a far arrivare palloni da quelle parti. Cassando momenti confusi, come quando si sono ammassate punte togliendo i rifornitori (per quanto deludenti). Esiste la via, esiste pure l’intelligenza per trovarla.
CAMBIO D’UMORE - Forse c’è stato qualcosa di sottovalutato, prima della Cavese: qualche cenno di nervosismo durante la settimana, qualche gesto, evidentemente da leggere diversamente, nella consueta partitella. Non si è avuta per niente l’impressione di una squadra con il vento alle spalle, di un gruppo che poteva cominciare a sentirsi vincente. Pochi sorrisi, un po’ di fatica. Sembrava fosse solo l’effetto di allenamenti duri. Probabilmente non era così. E, allora, prima di migliorare la tecnica e rivisitare la tattica, serve capire se qualcosa non sta girando. Così è sembrato. di Fulvio Paglialunga19 settembre 2006

Ora il Taranto si difende
Le reazioni dopo le parole di Blasi. Evangelisti: «La C1 è difficile, capiamolo». Papagni: «Errori, ma non c'è scarso impegno». Caccavale e Pastore: «Siamo fedeli a questa maglia»

A Taranto capita. Che una sconfitta assomigli al baratro, che si inciampi una volta e si corra il rischio di avviare i processi. La sconfitta con la Cavese è stata brutta, per le modalità e per quello che la partita valeva. Le parole di Blasi, poi, hanno dato una ulteriore scossa. Un atto d'accusa diretto alla squadra, un monito duro a chi, a parere del presidente, si è impegnato poco. 
Blasi è stato duro, il resto del Taranto cerca di far tornare prontamente la normalità. Ci prova, ad esempio, Luca Evangelisti, direttore sportivo rossoblu, parte dall'esigenza di portare tutti alla realtà, vietando i voli e le picchiate: «Forse c'eravamo illusi tutti, forse avevamo cominciato a pensare che la C1 fosse una passeggiata. Ma non lo è, probabilmente lo abbiamo capito: somiglia ad una B, guardate i risultati di domenica e ditemi se non è così». Difesa da dirigente, da uomo che vive al fianco della squadra: «Non possiamo dimenticare, quando parliamo della sconfitta di domenica, che avevamo di fronte una squadra molto forte e che, al di là di tutto, sono stati gli episodi a condannarci. A questo dobbiamo aggiungere che noi, se non siamo concentrati e umili, possiamo perdere contro chiunque, anche contro una squadra di C2. Ecco perché questa sconfitta può essere utile: può farci maturare». Lo sfogo di Blasi non passa inosservato. Ma Evangelisti riesce a ridimensionare le parole dette a caldo: «Il presidente è vulcanico, a volte agisce da tifoso. La settimana scorsa, dopo la promozione, ha dato un premio alla squadra, domenica, dopo la sconfitta, l'ha presa malissimo. Può farlo, è nei suoi diritti. Ma tutti quanti dobbiamo fare uno sforzo per non esagerare nei giudizi di vittorie e sconfitte». 
Aldo Papagni è riflessivo come sempre. Non si sbilancia. Aspetta: «Voglio rivedere la partita, innanzitutto. Ma gli errori fatti sono così evidenti che ce ne siamo già resi conto». Il tecnico pensa già alle correzioni, non si sofferma sugli animi eccessivamente riscaldati: «Io non ho visto una squadra che non si è impegnata. C'è stata qualche prestazione al di sotto del livello elevato al quale siamo abituato, non c'è dubbio. Ma non mi allarmerei: dobbiamo migliorare, dobbiamo sfruttare meglio le opportunità. Pensate al taglio di De Liguori che ha provocato il rigore: è stato ripetuto altre quattro volte, senza essere servito». Il problema è tecnico, andrà risolto. Ma anche il carattere va rivisto: «Dobbiamo trasformare questa sconfitta in lezione: sentivo già parlare di B, dopo due partite. Dovevamo andare piano prima, dobbiamo andare piano adesso. E ricordarci che non si vince con la presunzione». 
Dai due “padroni” dell'area tecnica ai due giocatori finiti, inaspettatamente sotto accusa. Perché Caccavale e Pastore, dopo aver sbattuto sulla Cavese, hanno sbattuto anche sulle parole di Blasi: «La nostra difesa non è fortunata quando giochiamo con le squadre campane». Affermazione inconsapevolemente allusiva, ridimensionata in giornata anche dallo stesso Blasi. Ma Caccavale e Pastore, difensori di mestiere, hanno diritto di replica. «Anche a me - spiega Caccavale - hanno riferito che la dichiarazione non voleva essere un'accusa. Del resto non ho fatto quattro autoreti. Una giornata storta, qualche errori di troppo: ho sbagliato, l'ho ammesso. Credo che il presidente verrà a spiegarmelo nei prossimi giorni. E io gli spiegherò che in campo sono del Taranto, non sono campano. E che amo il Taranto, altrimenti non avrei sposato questo progetto». Caccavale non ha timore a sbilanciarsi: «Se così fosse cosa dovrei fare domenica, dopo aver giocato per sette anni con la Juve Stabia? E cosa dovrebbero farmi i tifosi della Juve Stabia, dopo che, da ex, feci retrocedere la squadra contro il Giulianova? Io, tra l'altro, sono nato a Napoli e sono tifoso del Napoli, ma anche in questo caso, da avversario, ho fatto grandi partite. Quando gioco non guardo in faccia a nessuno: nemmeno a mio fratello quando giochiamo a calcetto». 
Pastore ha letto, ha risposto a mille domande, ha rilasciato mille commenti. Eppure non riesce a rabbuiarsi: «Non ho uno stato d'animo particolare: né rabbia né dolore. Capisco che, a caldo, il presidente avrebbe voluto dire tantissime cose e ha scelto, probabilmente, la sintesi meno felice per esprimere il suo pensiero. Pazienza: ma se io ho scelto Taranto l'ho fatto per vincere, non per perdere». Anche il capitano pro-tempore dei rossoblu attende una parola di Blasi: «Non ho parlato con lui, voglio pensare che sia stato solo un infortunio verbale. Quando avrò l'opportunità gliene parlerò: una partita si può anche sbagliare. Però vedo anche di questo il lato positivo: se quando io e Caccavale giochiamo male diventa una notizia tanto clamorosa vuole dire che fino ad ora avevamo sempre giocato benissimo». di Fulvio Paglialunga19 settembre 2006

Arriva lo spot di Materazzi
Ma come la prenderà Zinedine Zidane?

La quantità di tormentoni sul caso Materazzi-Zidane si è appena placata: è entrata così in campo la Nike, che ha trasformato il difensore azzurro in un uomo con superpoteri. Materazzi dapprima stoppa alcuni palloni, seguiti poi da una palla da bowling. Poi compare perfino un atleta armato di scudo, gran finale di Materazzi contro una jeep e perfino contro una gru. Già nota per aver diffuso via web una poco credibile sequenza sulle punizioni di Ronaldinho, la multinazionale dell'abbigliamento sportivo ci riprova con Materazzi, trasformandolo in indistruttibile robot. In questo caso, non c'è nemmeno il dubbio.

Il Taranto cede alla Cavese
Brutta prova dei rossoblu, che, allo “Iacovone”, perdono per la prima volta in campionato. Illusorio il pareggio, su rigore, di Cammarata. Nessun incidente tra le tifoserie: solo sfottò

Se le fondamenta cedono il crollo è immediato, oltre che inevitabile. Perché non c'è più niente che regga, non c'è nemmeno un rifugio sicuro: ci sono solo danni da calcolare e motivazioni da trovare. Il Taranto, infatti, crolla, tradito da se stesso, abbattuto dalla fragilità inaspettata degli uomini che solitamente lo sostengono. Lascia la partita alla Cavese con un atteggiamento colpevolmente superficiale, perde sul proprio campo perché inghiottito dalla voragine aperta da frequenti amnesie. Troppe disfunzioni in una partita sola, troppe anche per avere una sola causa: il Taranto che perde trova lo spunto per interrogarsi e per indagare sulle cause della sconfitta, per scoprire esattamente dove sono i demeriti. Perché, va detto, ci sono anche i meriti della Cavese a inclinare il tabellino dalla parte degli altri: squadra corta, mai distratta, movimenti semplici e automatici, idea chiara dei propri compiti, consapevole atteggiamento di sfida. Non c'è, nel gruppo di Campilongo, il dettaglio trascurato, quello che potrebbe mettere in discussione l'equità dell'esito. Ci sono, invece, le agevolazioni che malauguratamente il Taranto concede: i centrali di difesa sbagliano tutto quello che non avevano mai sbagliato (opinione: Caccavale imbruttisce anche la prova di Pastore), il centrocampo non trasporta palloni limpidi all'attacco (Mancini è un'impalpabile ombra), la panchina non trova rimedi per evitare il deragliamento, incartandosi per l'eccessiva paura di soccombere. 
Il Taranto perde perché non può sopportare a lungo certe assenze: Deflorio rimane, soprattutto in casa, elemento insostituibile. Il trasformatore della volontà in gioco, il rifinitore della manovra anche quando è bloccata. Senza lui il Taranto si alleggerisce troppo, dilatando le distanze tra centrocampo e attacco, mancando di incisività e, spesso, di idee anche semplici. Ma il Taranto perde pure perché non può sopportare presenze così vuote: non può spingersi se non ha certezze dalla difesa, se Panini si lascia infilare sistematicamente da Schetter (Campilongo gli consegna la fascia di Aquino dopo pochi minuti, intuendo la sofferenza), se Caccavale tratta male i palloni che ha tra i piedi e sbaglia i tempi su quelli che deve intercettare. Le conseguenze si concatenano: il centrocampo non osa mai troppo, il 4-5-1 diventa eccessivamente statico per essere anche funzionale e Cammarata non ha mai tagli da servire o cursori su cui appoggiarsi. 
Il risultato appartiene totalmente alla partita, ma la sequenza dei gol non la rispecchia. La Cavese (4-3-3, come da copione) non segna nel primo tempo, quasi interamente conquistato, va in vantaggio per caso con Romondini mentre ha allentato il comando delle operazioni (il gol nasce da contropiede), subisce il rientro del Taranto (rigore di Cammarata) e si porta via tutto (rigore di Tarantino) quando il gruppo di Papagni sembra poter iniziare - comunque in ritardo - a costruire qualcosa di diverso. E' la sintesi di una prestazione complessiva comunque non sufficiente, ma anche un tratto di evidenziatore sui (decisivi) errori individuali. Nemmeno la contabilità delle azioni salva i rossoblu: tira di più la Cavese, suda di più Pinna. 
E' scritto: Schetten crea, da sinistra, ma nessuno trasforma (10', palla che taglia l'area e nessuno che raccoglie e 17', testa di Ercolano alta). Il Taranto è costretto dalle proprie anomalie ad attendere e prova senza nemmeno convincersi ad avanzare con quattro uomini in linea e uno poco dietro. In realtà deve rifugiarsi nelle ripartenze: chiuse male da Cammarata (19', sinistro scoordinato) e Catania (22', sinistro fuori). Tentativi, quasi vie di fuga per alleggerire i pensieri e cercare spontaneamente se stesso. Che, però, non cambiano la trama: è la Cavese a mettere paura quando Ercolano (44') di testa costringe Pinna a volare per deviare in angolo. E sono i campani, appena ripartita la gara, a mettere il muso avanti. Partendo da un errore (ecco) di Mancini, da un passaggio corto intercettato da Tatomir, che innesca Aquino aprendo la strada al cross che Romondini devia in porta nonostante il tiro sia in realtà un goffo stop. Il vantaggio (3') concede al Taranto qualche minuto del vigore perduto e l'immediata rimonta: Cammarata trova il buco e mette De Liguori davanti al portiere, che può solo atterrarlo. Il rigore è netto (8') e calciato senza macchie proprio da Cammarata. Ma non è, inspiegabilmente, una svolta: sbaglia ancora il Taranto (grosso malinteso tra Catania e Caccavale), affonda la Cavese (10', Aquino recupero e crossa, Ercolano tocca sotto misura, Pinna respinge). Premessa pericolosa a un altro errore e a un altro gol: Caccavale salta a vuoto su un pallone, Schetter cerca e trova il contatto con Pastore guadagnando un rigore che non convince il Taranto, ma trova fermo l'arbitro e freddo (21') Tarantino, spietato esecutore a dispetto del cognome. 
Il Taranto è piegato, Papagni prova tutto: passa al 4-4-2 (dentro Piroli per Catania), rischia il 4-3-3 (Ambrosi per Mancini), cerca l'estremo rimedio nel 3-4-3 (Danucci per Caccavale). Ma le idee sono finite, chi dovrebbe averle è in panchina e, soprattutto, sembra la giornata in cui si può provare tutto sapendo che non riuscirà niente. Infatti. di Fulvio Paglialunga18 settembre 2006

Taranto, passaggio a vuoto
E la Cavese fa il pieno allo Iacovone con un rigore discutibile

Perde male il Taranto perché stavolta tarda a compiersi la sua diversità. Anzi, non si compie. Resta sottintesa come una promessa troppo vaga. Non si concretizza. Perde male il Taranto perché, dopo due esibizioni da squadra fredda e razionale, non entra nella parte. Non coglie la differenza di una partita non ancora giocata. Sottovaluta l’acume tattico e lo spessore agonistico degli avversari. Fatica a darsi una dimensione stabile. E, alla fine, va in confusione mentale, mettendo insieme amnesie collettive e sviste individuali. Mistura letale per qualsiasi squadra, anche per le più accreditate. La sconfitta, dopo due vittorie di fila, ferma la corsa in testa del Taranto, che è ora atteso da un doppio turno esterno (Juve Stabia e Lanciano). Non è il caso di drammatizzare le conseguenze del primo passaggio a vuoto. Può capitare. Ma una squadra che perde va sempre discussa. Figuriamoci se perde come ha perso il Taranto, lasciando molto d’intentato e poco - davvero poco - di ben fatto. Ci sono, intanto, i meriti della Cavese, che va incontro alla partita con la consapevolezza di potersela giocare ad una sola condizione: non riducendola ad una serie di duelli individuali (soccomberebbe). Ma allargando il confronto sul piano tattico, dove la squadra di Campilongo può far valere una superiore cultura dello spazio (da coprire, da sottrarre, da determinare). Cultura dello spazio che trova puntuale applicazione in un didascalico 4-3-3. Impianto che esalta la bontà dei movimenti e la giustezza delle distanze. Niente di irresistibile, intendiamoci. Ma un congegno in grado di reggere l’urto della squadra meglio messa dal punto di vista tecnico. Che è poi il punto di vista privilegiato del Taranto, formazione dalle molteplici fonti di gioco che, nella circostanza, restano a lungo spente. Se non sgorga calcio dai piedi di Mancini, se le ripartenze di Toledo non si traducono in altrettanti arrivi, se le fughe di Catania non giungono mai a destinazione, se Cammarata (almeno nel primo tempo) cerca precipitosamente la profondità, sottraendosi al lavoro di sponda, la resa finale non può che essere avara: di gioco (inteso come manovra corale) e di occasioni (intese come situazioni propizie). Non solo difficoltà oggettive a sviluppare trame offensive. Anche imperdonabili esitazioni difensive. Mai così lacunoso Caccavale. Sotto la sufficienza Pastore e Panini. Il quadro che emerge, sommando le vaghezze interpretative alle leggerezze personali, è sconfortante. E spiega la sconfitta, maturata nella ripresa, dopo una frazione iniziale in cui non succede granché ma si capisce molto. Si capisce che il Taranto stenta a fare gioco. E si capisce che la Cavese può rendergli la vita difficile, sfruttando soprattutto il lato dove difende Panini. Da lì Schetter arriva facilmente al cross, chiamando due volte lo statuario Ercolano alla deviazione di testa (la prima girata sorvola la traversa, la seconda incontra l’opposizione puntuale di Pinna). Il Taranto dov’è? Alla domanda Papagni cerca risposte nell’intervallo. E sembra trovarle, grazie a variazioni minime: Toledo tra le linee ora tende ad accentrarsi, lasciando la corsia libera alle scorribande di De Liguori; Cammarata comincia a giocare anche per la squadra, venendo ripetutamente incontro a chi porta palla. Ma è la Cavese a passare in vantaggio. Mancini calibra male il passaggio, favorendo
la ripartenza di Romondini, che scambia con Aquino e arriva in area. Il controllo, sul pallone di ritorno, è però difettoso. Tanto difettoso da tramutarsi in un perfido pallonetto (4’). Il Taranto reagisce e pareggia su rigore (8’). Tocco di Cammarata, velo di Toledo e penetrazione laterale di De Liguori, su cui frana Mancinelli in uscita. Chirurgica l’esecuzione dal dischetto di Cammarata. Il risultato torna in equilibrio, ma ci resta per poco. Al 21’ la Cavese si riporta in vantaggio. Caccavale salta a vuoto. Tarantino s’impossessa del pallone, Pastore gli va incontro: contatto. Tarantino va giù, accentuando la caduta. È rigore, almeno per l’arbitro. Tarantino trasforma di precisione. Il Taranto ora ha paura di perdere. Papagni non l’aiuta a ragionare, ammassando attaccanti (prima Piroli, poi Ambrosi) e togliendo punti di riferimento alla manovra (fuori Catania e Mancini). Scelte discutibili che condannano la squadra ad un finale impersonale. Le correzioni, infatti, creano solo smarrimento. La Cavese controlla. E vince. Sugli spalti nessun incidente. Chi li temeva, può consolarsi. di Lorenzo D’Alò18 settembre 2006

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

PINNA 6 - Non è fuori posizione sull’involtario pallonetto di Romondini. Sta seguendo gli sviluppi di un’azione scoperchiante. C’è sul colpo di testa di Ercolano e sul corner velenoso di Arno.
PANINI 5 - Partita difettosa. Ci sono appostamenti sbagliati e interventi fuori misura. È il lato debole della retroguardia. Campilongo lo capisce presto, dirottandogli in zona Schetter.
COLOMBINI 6 - Il più lucido e reattivo della difesa. Avrebbe fiato e piede per affondare ma si sovrappone di rado.
CACCAVALE 4,5 - Mai così lacunoso. Mai così superficiale. Mai così approssimativo. Accumula errori grossolani, trasmettendo insicurezza.
PASTORE 5 - Sbaglia la misura di molti interventi. Non chiude con l’abituale tempismo. Provoca il rigore, che forse non c’era.
DE LIGUORI 6 - Rientra e si sacrifica, correndo per sé e per gli altri. È prezioso il suo apporto. Si procura il rigore del momomentaneo pareggio.
CATANIA 5,5 - Parte forte, arriva piano. Qualche discesa fiorita prima di un graduale spegnimento.
CEJAS 6,5 - Il migliore in campo. Perché non smette mai di correre. Perché non perde mai la bussola del centrocampo. Perché tampona e smista, contrasta e cuce.
CAMMARATA 6 - Primo tempo un po’ avaro. Ripresa più generosa. Ha la stoffa dell’attaccante di razza. Deve ancora entrare nei meccanismi più intimi della squadra.
MANCINI 5 - Sembra un altro. Più banale nelle giocate. Più contenuto nell’aggredire lo spazio. Da ritrovare.
TOLEDO 6 - È un istintivo. Gioca un calcio primordiale, fuori da ogni schema. Scatti brucianti, accelerazioni devastanti. E piccole pause.
PIROLI 6 - Si fa notare andando a raccogliere di testa un paio di palloni. Attaccante fisico, in piena maturazione.
AMBROSI sv - Ancora troppo pesante e macchinoso per sperare in un contributo palpabile. Ingiudicabile.
DANUCCI sv - Nel finale sostituisce Caccavale. Ingiudicabile.
PAPAGNI 5 - Forse non aveva previsto una prova così. Discutibile la gestione dei cambi. Gli era già capitato, nel tentativo vano di raddrizzare una partita storta, di aumentare il numero delle punte, non ottenendo il risutato sperato.18 settembre 2006

«Non si può perdere così»
Il presidente del Taranto Blasi arrabbiato per la sconfitta: «Chiedo scusa al nostro eccezionale pubblico». Papagni tranquillo: «Era più giusto il pareggio»

E' un dopopartita amaro per Gigi Blasi. Il presidente del Taranto ha vissuto un pomeriggio bifronte: gioia estrema per il comportamento del pubblico (nessun incidente nonostante le preoccupazioni della vigilia), profonda delusione per il comportamento della squadra.
Blasi non assolve. Non è un parere espresso a caldo: ogni parola è frutto di meditazione. Toni sereni, accuse precise.
«Non si può perdere in questa maniera - esordisce - . Una sconfitta non è un dramma, ma tutti i giocatori devono uscire dal campo con la maglietta sudata, dopo essersi impegnati allo spasimo. Con la Cavese, invece, ho visto in campo una squadra abulica, che ha commesso una serie di errori incomprensibili».
Blasi è rammaricato: l'unico motivo di consolazione è rappresentato dalla tifoseria. «Voglio chiedere scusa a tutti per la brutta prestazione dei miei giocatori. I tifosi sono stati esemplari: al di là delle preoccupazioni che precedevano la gara, hanno offerto una grande dimostrazione di maturità. Ho potuto ammirare un pubblico corretto, serio, all'altezza della tradizione della città e della società. Hanno persino applaudito la squadra al momento dell'uscita dal campo. Io, al posto loro, non lo avrei fatto».
L'analisi della sconfitta è impietosa. «In campo - sottolinea il presidente - ho visto apatia e scarsa applicazione. Se qualche giocatore si rende conto di non essere all'altezza della situazione o di avere problemi fisici, deve alzare le mani, uscire dal campo e cedere il posto a qualche compagno».
Blasi chiede risposte. «I giocatori - aggiunge - dovrebbero spiegare cosa è successo. Anche Papagni dovrebbe interrogarsi sui motivi di questa battuta d'arresto. Per carità, non è successo nulla di grave: ma è opportuno preoccuparsi quando le cose non vanno».
Ruolo diverso, toni diversi. Aldo Papagni offre una lettura della partita più “morbida”. Anche nella sconfitta trova motivi di consolazione. E non perde la voglia di sorridere. «Il sorriso - risponde - non deve mai mancare: parliamo di calcio. La sconfitta non cancella gli aspetti positivi».
Il tecnico di Bisceglie rende merito al valore degli avversari: «E' stata - spiega - una partita ben giocata da entrambe le squadre, con una intensità superiore rispetto alla media della C1, senza remore o particolari accortezze in fase difensiva. C'è stato equilibrio fino alla fine».
Papagni contesta la giustezza della sconfitta. «Il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. Naturalmente abbiamo commesso degli errori: faremo in modo che non si ripetano. Sul primo gol, ad esempio, abbiamo gestito male una situazione di possesso palla: nell'occasione siamo stati anche sfortunati e il rimpallo su Romondini si è trasformato in un pallonetto imprendibile. Poi abbiamo conquistato meritatamente il pari: nel momento di nostra maggiore pressione, però, abbiamo subito il penalty decisivo. E' stata la mazzata finale: non siamo più riusciti a riprenderci».
L'allenatore ionico rivede mentalmente il film della partita. E ricorda le occasioni sciupate: «Nel primo tempo, per almeno cinque volte, siamo arrivati in superiorità numerica nella loro area. Ma non siamo riusciti a concluderle per eccesso di frenesia. Avevamo lavorato duro per metterli in difficoltà nella zona di centro-destra: e, almeno a tratti, ci siamo riusciti. La prima parte della gara è stato un continuo botta e risposta tra gli attacchi del nostro De Liguori e quelli di Romondini. Tra l'altro, nei primi 45 minuti, la Cavese ci ha pressato molto “alta”, e non ci ha consentito di lanciare l'azione dalle nostre retrovie».
I singoli? Papagni preferisce non dare giudizi. Con una eccezione. «Non possiamo fare a meno di Andrea Deflorio - sottolinea - per più di due o tre partite. Certo, abbiamo un organico ricco: ma la sua assenza ci indebolisce, soprattutto nelle gare casalinghe. Con lui in campo saremmo riusciti a vincere: ne sono convinto». In attacco il “nocchiero” ionico ha provato tutte le soluzioni: partito con Cammarata unica punta, il Taranto ha concluso i novanta minuti con l'ex juventino sostenuto da Piroli e Ambrosi e Toledo a sostegno. «E' successo nell'ultimo quarto d'ora - evidenzia Papagni - . Ho provato un 3-4-3 forse esageratamente offensivo. Speravo di sfruttare qualche palla alta, qualche mischia, qualche punizione. A quel punto ho deciso di tenere in campo Cammarata che, inizialmente, avrebbe dovuto giocare soltanto un'ora».
Anche una sconfitta può servire. A tenere i piedi per terra. «Ci eravamo abituati ad un Taranto-show - conclude Papagni - . Forse questo risultato può servire a non esagerare con le illusioni: questo è un campionato fuori dalla norma per l'alto livello di difficoltà. Non ci resta che ricominciare a lavorare». di Leo Spalluto18 settembre 2006

Stop interno dopo 8 mesi

Taranto sconfitto in casa dopo quasi otto mesi; l’ultimo k.o. allo "Iacovone" risaliva al 22 gennaio scorso: 0-1 contro la Vigor Lamezia, nella gara che vedeva l’esordio di Aldo Papagni sulla panchina rossoblù.Sono 12 in totale le gare giocate dal Taranto con il tecnico di Bisceglie ed il bilancio è ora di 7 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte. Gli ionici non perdevano dalla gara d’andata delle semifinali playoff 2005-06, quando il 21 maggio scorso uscirono sconfitti per 3-1 dalla sfida esterna contro il Melfi. Il k.o. contro la Cavese impedisce ai rossoblù di vincere la terza gara iniziale di fila; 3 successi nei primi tre turni mancano al Taranto dal torneo di serie C2 2000-2001 (2-1 in casa contro il Gela, 3-0 a Giugliano, 2-1, ancora in casa, contro il Tricase). Un bilancio comunque positivo per i rossoblù con 6 punti in tre turni; non iniziavano così dal torneo di serie C1 2001-2002, con due successi in casa, per 1-0 contro la Vis Pesaro e per 2-1 sul Castedisangro, inframmezzati dalla sconfitta a Lanciano per 3-1. Secondo gol per Fabrizio Cammarata in due partite con il Taranto; per l’attaccante è la marcatura numero 84 in campionato così ripartite: 9 in serie A, 73 in serie B e 2 in serie C1 (per Cammmarata 7 gol in serie B nelle passata stagione nelle 34 partite giocate con il Pescara). Prima vittoria della Cavese in casa del Taranto; ora il bilancio tra le due squadre è di un successo a testa, due pareggi, più una sconfitta a tavolino per entrambe. Erano finiti così i precedenti confronti: 0-0 il 17 novembre 1985 in serie C1, 1-0 per i rossoblù (rete di Piero Caputo) il 4 settembre 1994 nel Campionato Nazionale Dilettanti, 1-1 l’1 aprile 2001 in serie C2 (gol di Giugliano al 19' e il pareggio dei campani con Rogazzo all’87'). Infine lo 0-3 inflitto alle due squadre il 17 ottobre 2004: la gara veniva sospesa al 29' per incidenti tra le due tifoserie e lancio di oggetti in campo ed il Giudice Sportivo sanciva la sconfitta a tavolino per entrambe le squadre (per il Taranto inoltre tre partite da disputare a "porte chiuse"). di Franco Valdevies18 settembre 2006

«Torniamo con i piedi per terra»
Pastore richiama i compagni. Cammarata: «Match difficile»

Questa volta Fabrizio Cammarata non è riuscito a regalare una gioia al pubblico rossoblù. «E' stata una partita difficilissima - esordisce il centravanti siciliano - che alla fine la Cavese non ha demeritato di vincere. Non sempre, purtroppo, abbiamo costruito azioni manovrate utili per mettere in difficoltà la difesa ospite. Adesso è importante non abbatterci e continuare a lavorare come abbiamo sempre fatto. L’assenza di Deflorio? Si è fatta sentire, ma non può essere un alibi per giustificare la sconfitta. Chi lo ha sostituito ha fornito una prestazione più che sufficiente». Dal gol del momentaneo pareggio a quello che ha condannato la formazione di Papagni alla prima sconfitta stagionale. Ivano Pastore è stato protagonista del contatto con Tarantino che ha indotto l’arbitro a fischiare il penalty decisivo in favore della Cavese. «L'arbitro, negli spogliatoi, non è riuscito nemmeno va giustificare la decisione. L’attaccante della Cavese ha confessato che l’intervento non era falloso. Non capisco perché non mi abbia ammonito». Il difensore campano, poi, analizza con estrema lucidità la partita. «Nel primo tempo abbiamo lasciato l’iniziativa ai nostri avversari. Nella ripresa, invece, da due nostri errori sono nate le reti cavesi. E’ calata la concentrazione: i complimenti e attestati di stima ricevuti in queste settimane, probabilmente, non hanno giovato. Occorre ritornare umili per ottenere un risultato positivo a partire dalla prossima gara contro la Juve Stabia». Ciro Danucci ha consumato il suo esordio in maglia rossoblù. «Per me era importante prendere nuovamente confidenza con la partita. Adesso spero di fornire un contributo sempre più importante alla squadra. Sul risultato, però, pesano alcune decisioni arbitrali quantomeno dubbie». di Fabio Di Todaro18 settembre 2006

Le statistiche di Franco Valdevies

Sono otto i precedenti di campionato tra Taranto e Cavese; bilancio a favore dei campani con tre successi contro uno dei rossoblù, più tre pareggi ed una sconfitta a tavolino inflitta ad entrambe le squadre. Le due formazioni si sono fronteggiate la prima volta nel torneo di serie C1 1985-86: 0-0 a Taranto il 17 novembre 1985, quindi 1-0 per la Cavese nel ritorno con un gol di Malaman all’87'. A fine stagione secondo posto per il Taranto guidato da Mimmo Renna con la promozione in serie B. Nel Campionato Nazionale Dilettanti 1994-95 si registra l’unica vittoria dei rossoblù: 1-0 allo "Iacovone" il 4 settembre 1994 con una rete di Piero Caputo al 24' (per il centrocampista in questo torneo 13 gol in 22 gare giocate); nella gara di ritorno 1-0 per la Cavese il 7 gennaio 1995 (segna Sorrentino all’82'). Anche questa stagione si chiude con una promozione degli ionici allenati da Ivo Iaconi, che vincono il campionato dilettanti e salgono in serie C2. Due pareggi nel torneo di serie C2 2000-01: 2-2 il 12 novembre 2000 a Cava dei Tirreni (segna all’11' Barrocci, una doppietta per il rossoblù Spader in gol al 32' e al 61', infine il pareggio definitivo di Caliano all’82'), quindi 1-1 allo "Iacovone" l’1 aprile 2001 (con le reti messe a segno da Giugliano al 19', il pareggio dei cavesi con Rogazzo all’87'). La gara è "macchiata" da diversi incidenti che vedono coinvolte entrambe le tifoserie prima e dopo la gara. Per confermare la tradizione favorevole anche in questo caso il torneo finisce con i rossoblù promossi. L'ultima sfida a Taranto, nell’ambito del torneo di serie C2, risale al 17 ottobre 2004. I tifosi più esagitati, quasi a riprendere la battaglia interrotta tre anni e mezzo prima, danno vita ad una sorta di guerriglia; lagara viene sospesa per tre minuti al 7', poi per un minuto all’11', quindi definitivamente al 29' per incidenti tra le due tifoserie e lancio di oggetti in campo (gli ospiti erano in vantaggio per 1-0). Successivamente il Giudice Sportivo sancirà lo 0-3 a tavolino per entrambe le squadre ed inoltre sanzionerà il Taranto con tre gare da disputare a "porte chiuse". Questa la formazione tarantina schierata quel giorno dal tecnico Tato Sabadini: Signorile, Arabia, Bracco, Marrazzo, Maddé, Mollo, Del Gaudio, Sangermano, Mignogna, Amico, Fumarola. Nella gara di ritorno, il 20 febbraio 2005, il Taranto subisce un altro k.o. per 3-0 (segnano Pagano, Mari e Galizia). Così l’undici rossoblù utilizzato da Florimbj: Leopizzi, Romano, Peruzzi, Mela, Paglialunga (50' Mignogna), Silvestri, Arabia, Maddé, Malagnino (58' La Cava), Sergi, Selvaggio (55' Izzo). di Franco Valdevies17 settembre 2006

Taranto, la fuga è possibile
C’è la Cavese: "Iacovone blindato". Fiducia a Cammarata

È il giorno di Taranto-Cavese. Non una partita qualsiasi: è un confronto atteso, insidioso. Fiorito su una duplice strada:
1) L’aspetto tecnico-tattico lascia prevedere una gara di buon livello, tra due compagini neopromosse e costruite con l’obiettivo di disputare una stagione di vertice. L’incontro, per il Taranto, cresce su un terreno melmoso e irto di ostacoli. Da una parte il valore dell’avversario, dall’altra le certezze che Papagni ricerca pur dovendo rinunciare ancora a Deflorio (assenza pesante). La compagine allenata da Campilongo pratica un calcio concreto ed essenziale, potendo usufruire di alcuni meccanismi provati negli ultimi due anni di lavoro collettivo (nell’undici titolare ci sono appena tre innesti rispetto alla passata stagione). Squadra che vince non si cambia. Il tecnico di Bisceglie, per scelta e per causa forza maggiore, riparte dall’undici che ha conquistato il successo in casa della Sambenedettese. Una sola novità: dentro Cammarata, fuori Pasca. Per il resto tutto invariato: la linea difensiva sarà composta da Panini, Caccavale, Pastore e Colombini; i tre interni di centrocampo saranno Mancini, Cejas e De Liguori, con Catania (a destra) e Toledo (a sinistra) pronti a variare l’impostazione tattica in fase di possesso (da 4-5-1 a 4-3-3) per dare sostegno ai movimenti del centravanti siciliano. Saranno indisponibili Zito (squalificato), Deflorio e Cosenza (infortunati). Partiranno dalla panchina Danucci e Ambrosi.
2) La cornice ambientale, quantomai insidiosa ed in grado di influenzare il giudizio della contesa. L’ultimo precedente - datato 17 ottobre 2004 - fu disastroso: partita sospesa al 29' del primo tempo (la Cavese era in vantaggio grazie ad una rete di Schetter), con successiva sconfitta a tavolino e con l’obbligo di disputare le successive quattro gare interne a porte chiuse per entrambe le società. Ingenti le misure preventive messe in atto per questo pomeriggio. Saranno 250 gli agenti che presidieranno l’impianto del Rione Salinella, "rinfrescato" dai lavori urgenti compiuti nell’ultima settimana. I quasi 800 tifosi provenienti dalla Campania verranno sistemati nella porzione di Curva Sud adiacente alla Tribuna. di Fabio Di Todaro17 settembre 2006

L'Almanacco per tifosi biancocelesti
Di Canio ha sbagliato: ha usato la Lazio per fare politica

Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. E videogiochi, film in dvd, cd a prezzi stracciati, e gratta-e-vinci... Cosa le do, caro signore?
Tifoso: Mi dia un giornale che parla bene della Lazio.
V: Non ce ne sono. E non mi meraviglia. Con questo gestore...
T: Ma, venditore di almanacchi, non è della Lazio anche lei?
V: Abbonato da anni, in Curva Nord. Ma ora non più. Finché c'è 'sto boiaccia di Lotito... 
T: Davvero? Quest'anno ha allestito una squadra mica male, riducendo per di più drasticamente gli ingaggi, ha confermato un ottimo allenatore! La Lazio sta uscendo dalla palude e Lotito gestisce al meglio le risorse che la stessa sa produrre. Non è poco. Ho l'impressione che molti scontenti nascono dal fatto che con lui la corsa ai favori e alle prebende si sia interrotta. 
V: E Calciopoli ce la siamo scordata?
T: In effetti Lotito qualche colpa ce l'ha. Gli piaceva atteggiarsi da amico dei potenti. Ma di illeciti non ne ha commessi. Lo dicono le sentenze. E la condanna che ci hanno dato è stata ingiusta, se paragonata ad altre...
V: Questo è vero. Ma noi vogliamo una società diversa, che stia coi tifosi, che si affidi ai laziali, che sappia farsi rispettare, anche fuori dal campo! 
T: Beh, certo, se un Abramovich fosse interessato alla Lazio... Se c'è si faccia avanti: in poche ore Lotito molla, non si preoccupi. 
V: Quello non molla, quello vuole edificare, vuole il proprio tornaconto.
T: Non conosco presidente di calcio che, oggi come ieri, non stia lì per un proprio tornaconto, economico, politico, di immagine. Il tifoso, se non si trapassa nell'illegalità, da sempre si tura il naso, purché il presidente faccia il suo dovere. Se pian piano costruisce una squadra, compra giovani di belle speranze... La Lazio ai laziali... se fossero capaci! E Chinaglia come calciatore è per sempre nei nostri cuori. Ma come dirigente ha perso un'altra occasione per evitare una brutta figura. 
V: E la faccenda Di Canio dove la mettiamo?
T: Che delusione! Di Canio era uno dei pochi giocatori-tifosi rimasti e ha rinunciato a bei soldi per la Lazio. Ha una personalità forte, in campo si faceva sentire. Pure troppo, se vogliamo: ha litigato con tutti gli allenatori della sua carriera e con molti compagni. Ma, soprattutto, se uno è culo e camicia con quelli che ogni santo giorno insultano Lotito, capisco che non stia molto simpatico al presidente. E poi, quella storia del saluto romano, com'è brutta! E ora sappiamo pure che è amicissimo di quel sedicente ideologo di estrema destra che ha scritto sul giornaletto degli ultras. Ma che c'entra costui con la Lazio? O c'è chi fa finta di occuparsi di calcio per i suoi scopi politici? Di Canio pure ha sbagliato: ha usato la Lazio per fare politica. Una politica che ci squalifica agli occhi del mondo. Ma a parte questo, ci ha usato. Non aveva diritto di farlo, perché i tifosi sono di tutte le fedi politiche.
V: Anche lui ha le sue idee....
T: Non tutte le idee sono uguali, sia chiaro. Ma comunque, finché le portava tatuate o ne parlava nei suoi libri, restavano fuori dal campo. Quando invece ha fatto certe cose sapendo che avrebbero avuto una eco grande perché indossava in uno stadio la nostra maglia - la maglia di tutti i laziali, di centro, di destra e di sinistra -, allora ha fatto il furbetto... Non rimpiangeremo la sua assenza. Anche perché a vedere come si comporta adesso... sparla di tutto e di tutti, mette i tifosi contro gli ex compagni, contro l'allenatore. È questo il suo amore per la Lazio? 
V: Ma Lotito non ha fatto errori?
T: Sicuramente. E quanti! È arrogante, è un disastro sul fronte della comunicazione, non ha curato l'organizzazione societaria, riesce a scontrarsi persino con Felice Pulici, si è fatto sfuggire qualche giocatore che si poteva trattenere. Però ha fatto anche scelte azzeccate. Solo una critica preconcetta e dunque interessata non sa vederlo.
V: La curva nord non la pensa come lei...
T: Pretendono di sindacare le strategie societarie. Ma controllare una curva e gestire una società di calcio non è la stessa cosa. Se si limitassero a fare il tifo sarebbe meglio per tutti.
V: Ma alla squadra mai hanno fatto mancare l'appoggio. Con Lotito quest'anno rischiamo la B!
T: E non portiamo jella, per favore... Già lo scorso anno fu fatto un dramma per la rinuncia ai Filippini! Ora Liverani e Dabo parrebbero diventati insostituibili... Tanto poi se le cose vanno bene nessuno gliele ricorda, le cavolate sparate in passato. La verità è che il futuro nessuno lo conosce, caro il mio venditore di almanacchi. È proprio vero: c'è sempre la speranza che il domani sia migliore, che la vita più bella sia non quella che si conosce, ma quella che non si conosce. E così tutti speriamo in un Abramovich, in una qualche impresa farmaceutica, in Chinaglia, in una vita più felice. Sperare non costa niente, non è vero? Ma così intanto avveleniamo l'aria e ci roviniamo il presente. In vista di un futuro che non si sa se verrà.
V: Sì, le promesse di Giorgione... Ma cosa costa sognare? La realtà è così brutta che solo un bel almanacco e una prossima vittoria sonante possono aiutarci a tirare avanti. 
T: Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete. 
V: Ecco illustrissimo. Cotesto vale un euro.
T: Ecco un euro. E forza Lazio. di Guido Liguori e Antonio Smargiasse

Taranto, ancora senza Deflorio
Il capitano salta la partita con i campani. Gioca Cammarata

Papagni allerta l’ambiente all’immediata vigilia dell’impegnativo match contro la Cavese in programma domani pomeriggio (ore 15): «Un po’ tutti gli addetti ai lavori additano la squadra campana quale outsider del girone "B" della C1. E’ capace, dunque, di poter fare risultato contro chiunque. Oltre al buon tasso tecnico generale, abbina u n’intesa ormai collaudata. Per questo motivo, durante tutta la settimana, ho imposto al gruppo ritmi di lavoro elevatissimi. E’ l'unica arma che conosco per centrare obiettivi importanti». Il trainer rossoblù ha già gli occhi puntati sul match. Per quanto riguarda la formazione, non potrà disporre né di Cosenza (attacco febbrile), né di Zito (sconterà l’ultimo turno di squalifica), né di Deflorio. L’ecografia ha evidenziato una serie di ematomi fra il ginocchio ed il polpaccio del capitano. «Meglio non forzare - suggerisce il dott. Petrocelli, medico sociale - richieremmo di perderlo per più partite. Del resto il campionato è alle battute iniziali. Diversa sarebbe la cosa se ci trovassimo nelle ultime decisive giornate. Oltretutto, fortunatamente, la rosa è abbastanza ricca. Ci sono altri giocatori in grado di poterlo sostituire». L’indisponibilità di Deflorio consentirà a Papagni di confermare grosso modo l’undici che ha sconfitto a domicilio la Sambenedettese. Cammarata giocherà al posto di Pasca il quale, ieri, s'è allenato con i compagni unitamente ad Ambrosi. In campo, pertanto, dovrebbe andare la seguente formazione: Pinna; Panini, Caccavale, Pastore, Colombini; Catania, Cejas, Mancini, De Liguori, Toledo; Cammarata. Danucci, non ancora al meglio della condizione, partirà dalla panchina. Giovedì scorso Papagni lo inserì in un centrocampo a cinque. Potrebbe essere una delle tante variazioni tattiche. Resterebbe da verificare quali saranno i restanti componenti (ci sono varie soluzioni tutte accreditate). Qualcuno fra Ambrosi, Pasca e Piroli ha pure chanches di essere impiegato nel corso del match. di Giuseppe Dimito16 settembre 2006

Mobilitate le forze dell’ordine
Presenti 250 agenti. Settecento tifosi da Cava ci sarà anche il sindaco

La Questura tarantina ha chiesto al Ministero dell’Interno ben 250 agenti per Taranto-Cavese. La richiesta è più che legittima visto l’astio che si è creato da tempo fra le due tifoserie. Dalla cittadina campana sono annunciati l’arrivo di 600-700 tifosi al massimo, guidati dal sindaco Gravagnuolo che viaggerà con loro. Ad allegerire il clima c'è da ammettere che nel match di ritorno, a Cava, il 20 febbraio 2005 (sconfitta per 3-0) non si registrò alcun incidente di sorta. Nella formazione campana militava Panini (ora rossoblù). Si spera che anche domani non accada nulla. Lo "Iacovone" è diffidato per cui, in caso di disordini, ancorchè minimi, scatterebbero pesanti sanzioni (partite a porte chiuse e
multa salatissima che, inevitabilmente, avrebbero ripercussioni sul prosieguo del bel campionato disputato finora dalla formazione rossoblù). Stamane il dott. Introcaso, unitamente ai suoi più stretti collaboratori, effettuerà l’ultimo sopralluogo allo stadio per verificare, fra l’altro, se la rete che doveva essere sistemata all’intersezione fra Curva Sud e tribuna, sia stata effettivamente montata. Intanto la prevendita è incoraggiante. Ricordiamo che la capienza è di 9900 spettatori. La società invita i propri tifosi a raggiungere lo stadio intorno alle 14,20 al massimo in maniera tale da evitare resse all’ingresso. Coloro i quali hanno già sottoscritto l’abbonamento, dovranno recarsi stamane (ore10) al cancello 8 della tribuna per ritirare la propria tessera. La relativa campagna è sempre in corso. E’ ovvio che il prezzo complessivo sarà decurtato della quota riservata al numero di partite disputate. di Giuseppe Dimito16 settembre 2006

Una vigilia particolare
Grande attesa per Taranto-Cavese. Biglietti a ruba, mentre proseguono i lavori di adeguamento dello Iacovone. Cammarata guiderà il 4-5-1. Le impressioni dell'ex Panini

Se si richiede l'ok della Commissione di Vigilanza, strappato con grande fatica, se occorre creare un apposito compartimento per contenere il massiccio afflusso di tifosi ospiti, se si affrontano due squadre piene dii entusiasmo e reduci da due campionati vinti, per tutto questo si capisce perchè Taranto-Cavese non può essere una partita banale. Lo sanno i giocatori, ma lo sanno soprattutto i tifosi che stanno polverizzando i biglietti messi in prevendita da ieri mattina. Forse non si raggiungerà l'attuale capienza massima dello Iacovone, attestata a 9.980 unità; ugualmente la cornice di pubblico sarà proporzionata all'evento in programma domani pomeriggio.
E' inutile negarlo, Taranto-Cavese è una gara con il suo carico di rischio. I precedenti sono poco edificanti e tutta le misure di prevenzione che si stanno predisponendo sono propedeutiche ad un pomeriggio che si spera possa essere di sana competizione sportiva. I lavori di adeguamento della struttura sportiva della Salinella sono proseguiti anche ieri. Oltre a rifinire il settore ospite che dovrà contenere i sostenitori campani, si è montato un nuovo cancello nella zona della gradinata. Precisamente è stata cambiata la porta 21 che dovrà rappresentare una nuova via di deflusso al termine della gara e consentire il veloce accesso di mezzi straordinari come le ambulanze. Tornando al massiccio esodo previsto dalla Campania, sono rispettare le stime di circa 800 tifosi che si muoveranno con pullman e mezzi privati. La carovana dovrebbe essere nutrita di personalità politiche, tra cui probabilmente anche il sindaco di Cava de' Tirreni, Gravagnuolo. Una presenza tesa a fungere da deterrente per qualsiasi evento violento.
Un giocatore rossoblu che attende con particolare emozione la sfida di domani è Manuel Panini che ha vissuto quattro stagioni con la squadra metelliana. Se i primi tre anni sono stati pieni di soddisfazioni con un campionato di serie D vinto (l'allenatore era Mario Somma), l'ultimo ha macchiato questa permanenza. E' lo stesso giocatore laziale che ricorda quel periodo. «Tutto partì con l'infortunio al ginocchio patito in finale playoff contro il Gela due anni fa - dice Panini - La società campana, sapendo che il mio contratto sarebbe andato a scadenza, non contribuì economicamente all'operazione. Mi curai a mie spese e il gennaio successivo, guarito, fui costretto a vivere una condizione di separato in casa. La società voleva costringermi a chiedere la rescissione del contratto. Così mi allenavo, ma non venivo convocato e non giocavo. Per fortuna il periodo è stato lenito dallo splendido rapporto che avevo con i miei compagni di squadra e con il tecnico».
Campilongo è considerato il vero artefice del miracolo Cavese. «E' un allenatore speciale, carica molto la squadra e perciò mi aspetto un avversario davvero agguerrito. In più la Cavese non farà barricate, ma si giocherà la sua partita a viso aperto».
E il Taranto, in questo senso, sembra pronto. Ieri la squadra ha svolto la consueta seduta di carattere tattico. Papagni ha provato alcune soluzioni, ma appare scontato la riproposizione del 4-5-1. Due gli elementi che fanno propendere per questo schema. La fiducia dal primo minuto che dovrebbe essere accordata a Fabrizio Cammarata, protagonista essenziale nella precedente trasferta di San Benedetto e la prevedibile assenza di Andrea Deflorio che fatica a recuperare dai suoi guai al ginocchio. Ieri il bomber ha saltato l'allenamento e, salvo recuperi miracolosi, sembra certo il suo secondo forfait consecutivo. 
Abbonamenti
La società comunica che le tessere di abbonamento saranno consegnate a partire dalle ore 10 di questa mattina. I tifosi potranno prelevare le tessere presso il cancello di ingresso 8, tribuna autorità, dello stadio Iacovone
Sponsor
Per questa sera alle ore 18.30, presso lo show room della società Elleauto, in via Picardi 21, il presidente Blasi ha convocato una conferenza stampa. Saranno presentate le nuove maglie con lo sponsor della concessionaria unica della Lancia per la provincia di Taranto, che figurerà per le prossime due gare di campionato. di Luigi Carrieri16 settembre 2006

Interrogazione parlamentare sulla Digos
Il senatore Malabarba ha chiesto spiegazioni al Viminale sul coinvolgimento dell'attivista sindacale Cervelli negli incidenti di luglio tra polizia e ultras viola

Al Viminale dovranno perdere un po' di tempo per spiegare cosa fanno i poliziotti della squadra tifoserie della Digos di Firenze, come e perché hanno deciso di prendersela con un noto personaggio della sinistra antagonista locale mettendolo in mezzo per gli incidenti dello scorso 17 luglio dopo la sentenza della Caf su Calciopoli che aveva spedito la Fiorentina in serie B, un po' come sedici anni fa quando videro i fantasmi dell'Autonomia operaia dietro la "rivolta" contro la cessione di Roberto Baggio all'odiata Juventus. Dovranno anche chiarire come mai, curiosamente, non sembrano animati dal medesimo furore contro le penetrazioni di Forza Nuova in curva Fiesole. Il senatore di Rifondazione Gigi Malabarba, che dovrebbe lasciare il posto a Heidi Giuliani ma è tuttora in attesa dell'accettazione delle sue dimissioni, chiede infatti a Giuliano Amato di aprire un'indagine amministrativa sulla sezione della Digos fiorentina che si occupa dello stadio. L'indagine non la apriranno ma all'interrogazione di Malabarba dovranno rispondere. Si sa che gli ultras non hanno diritti, quasi come gli immigrati, basta ricordare provvedimenti come le "diffide" che esorbitano dal diritto comune o le manganellate gratuite rimediate sabato scorso da alcuni livornesi in trasferta all'Olimpico di Roma. Anzi in Italia chiunque vada allo stadio di diritti ne ha ben pochi, paga prezzi incredibili per accedere a strutture fatiscenti e subire controlli polizieschi degni di miglior causa. Ai vertici della polizia anche i funzionari più consapevoli dell'opportunità di non menare le mani pensano che con gli ultras la tolleranza zero sia più che giustificata. Stavolta però la Digos di Firenze ha fatto un errore particolare, non se l'è presa con un ultrà qualsiasi ma ha pensato - non si capisce perché - di "colpire" Massimo Cervelli, 51enne, funzionario della regione Toscana legato ai Cobas e in passato a Lotta continua e all'Autonomia, più noto come attivista sindacale e politico che come tifoso viola, presente sugli spalti del Franchi da prima che morisse Artemio Franchi (1983), autore anche di un libro sul fallimento della Fiorentina e sui guai del calcio moderno, attribuendo a lui e ad altri quattro «in concorso con altri tremila» non identificati l'occupazione della stazione di Campo di Marte. Malabarba nell'interrogazione cita il manifesto che aveva dato notizia il 24 agosto della perquisizione a casa di Cervelli e del comprensibile imbarazzo degli uomini incaricati di eseguirla, che evidentemente sapevano di avere a che fare con un uomo che non merita certe attenzioni. Era stato Romano Prodi in persona a invocare severità, ma forse non poteva immaginare tanto cervellotico zelo. Con l'occasione il senatore trotzkista del Prc chiede conto anche dell'atteggiamento generale della squadra tifoseria della Digos, per esempio come mai ha spesso «sorvolato sull'esposizione, da parte delle tifoserie ospiti, di svastiche, croci celtiche ed altre simbologie vietate dalla legge Mancino» o «minimizzato episodi di gravità assoluta, come quello avvenuto nell'incontro Fiorentina-Roma dello scorso 2 aprile 2006» quando un tifoso 33enne venne ferito da una bomba carta esplosa dai giallorossi, fino alla questione di Forza nuova. Che non è una fissazione da nostalgici dell'antifascismo militante: il problema l'ha segnalato Renato Scalia, dirigente storico del sindacato di polizia Silp Cgil. Le spiegazioni toccano al ministro dell'interno. di Alessandro Mantovani16 settembre 2006

Applausi per Toledo e Cammarata
Deflorio potrebbe saltare la gara

Gioca Cammarata, quasi sicuramente. Deflorio rischia seriamente di non esserci. La sintesi estrema del giovedì di prove generali è persino semplice da fare. Perché il campo, nonostante la volontà di Papagni di mescolare gli uomini «per migliorare la conoscenza tra tutti», ha parlato chiaro. E l'infermeria, invece, non ha dato troppe buone notizie. C'è Ambrosi che ha recuperato, ad esempio, e che ha partecipato alla partitella, ma che non è ancora nella forma ideale per affrontare (almeno dall'inizio) una partita di campionato. Ma finisce per essere annotata, soprattutto, l'assenza del capitano, ancora alle prese con la botta al ginocchio rimediata nella prima domenica di campionato. Gli accertamenti della settimana scorsa non avevano evidenziato grossi problemi, ma il fastidio non è svanito. «Adesso ha un'ematoma al ginocchio - dice Papagni -, farà un'altra ecografia e cercheremo di caire di cosa si tratta». Vederlo in campo appare impossibile: «Le possibilità sono ridottissime. Ma se l'esito degli accertamenti dovesse essere positivo potrebbe venire in panchina, almeno all'inizio».
Il dubbio esiste, l'ansia è visibile. Perché è vero che il Taranto domenica ha vinto anche senza Deflorio, ma è vero anche che non può rinunciare a cuor leggero al giocatore dotato di maggiore estro. Papagni, intanto, deve studiare le alternative. E ieri, durante la partitella con la “Berretti” di Pastorelli, ha avuto modo di sperimentare le soluzioni possibili. Un giovedì non brillantissimo, ma probabilmente condizionato dal duro lavoro (scatti in salita compresi) di mercoledì. Sufficiente, comunque, a stuzzicare la curiosità dei tanti tifosi presenti, che hanno apprezzato qualche bella giocata di Cammarata (splendido il gol realizzato) e alcuni momenti spettacolari offerti da Toledo (a segno due volte, con due perle), applaudendo apertamente. Le altre marcature (sono cinque, in totale) portano la firma di Silvestri e Malagnino.
Due tempi, due moduli: nella prima frazione il tecnico ha provato il 4-5-1, nella seconda il 4-4-2 con Ambrosi e Piroli (in buona forma) in coppia. La decisione che i due momenti hanno suggerito è opportunamente celata: «Si possono fare tante ipotesi, adesso. Ma abbiamo ancora due allenamenti e tre giorni per prendere una decisione definitiva. Valuterò tutto». In realtà la formazione dovrebbe essere assai vicina a quella di San Benedetto. Con quella sorta di 4-5-1 che, in realtà, è un rifugio estremo più che un impianto di riferimento. Papagni studia ancora un Taranto senza modulo, con una sola punta di ruolo e tanti uomini pronti a partecipare alla fase offensiva. L'unica punta potrebbe essere Cammarata, anche se Pasca (fermo ieri a scopo precauzionale) non è fuori dai giochi. Ai rossoblu, in fondo, interessa vincere: «Noi - spiega Papagni - stiamo lavorando per questo. Per tracciare la strada per arrivare alla vittoria: non si vince mai a parole, ma con l'allenamento quotidiano». La Cavese è un avversario difficile ed è stata già studiata: «Della Cavese so abbastanza, ma la prova della domenica non è sempre uguale a quello che si pensa. Sono una formazione ostica, però: hanno confermato gran parte dell'organico dell'anno scorso, con pochi innesti nuovi. Hanno un vantaggio simile al nostro e un buon tecnico».
Rischio incidenti. Tocca tutti, Papagni fa appello a tutti, sperando che il suo carisma serva per calmare gli animi. «Ne ho parlato anche ai miei giocatori: è fondamentale che tutti si sforzino per fare un salto di qualità. Abbiamo la possibilità di dare un calcio al passato sugli spalti, in campo. E' un po' come l'occasione che Calciopoli sta offrendo a tutti: cerchiamo di essere migliori. Vorrei vedere quello che ho visto finora: tifo incessante, senza turbolenze, che creano problemi anche alla squadra che si sostiene». di Fulvio Paglialunga15 settembre 2006

Stadio "Iacovone": c'è l'ok della commissione
Aumentati gli ingressi per potere accedere in Curva Nord e in Gradinata

Taranto-Cavese si giocherà regolarmente allo stadio Iacovone. Si parte da una certezza, quella emersa dal lungo sopralluogo svolto ieri mattina per verificare l'agibilità della struttura sportiva. Non è stato semplice arrivare ad una decisione definitiva e positiva, anche perchè lo stadio, come si va dicendo da diverso tempo, non versa in buone condizioni. Tanti problemi sono sul tavolo ai quali si sta ponendo rimedio, attraverso interventi mirati che devono rispettare un dato preciso: la capienza dello Iacovone non può varcare la soglia dei 9.980 posti. 
Capillare e minuzioso l'elenco delle problematiche affrontate dalla Commissione di Vigilanza (presenti tra gli altri il vice-prefetto vicario Carlo Sessa e il vice-questore vicario Michelangelo Giusti) d'intesa con la Taranto Sport, rappresentata dal direttore generale Vittorio Galigani. 
Dapprima si è discusso tra le mura di una stanza degli spogliatoi dello Iacovone, prima di visionare con attenzione i singoli punti della struttura al termine di un accurato giro perimetrale. La sfida di campionato tra i rossoblu e la Cavese necessita di un notevole sforzo organizzativo, tendente soprattutto a privilegiare la sicurezza di coloro che vorranno assistere all'incontro.
Alle 13 di ieri mattina le parti hanno lasciato la struttura, con animo leggermente più sereno. «La partita si giocherà regolarmente allo Iacovone - ha confermato il vice-prefetto vicario Carlo Sessa - perchè l'Amministrazione comunale ha già provveduto a compiere quegli interventi migliorativi e correttivi che erano stati concordati nei giorni precedenti. Riunione lunga? Certo, perchè si è proceduto a svolgere un sopralluogo complessivo, evidenziando i punti più critici che saranno rivisitati dal Comune nell'ambito di quel progetto di adeguamento della struttura che deve sempre tenere conto della capienza di 9.980 posti. Non si ragiona solo nell'immediato, ma questi lavori sono importanti anche per il futuro».
Due le novità di carattere strutturale emerse durante la mattinata. Si è notato un cedimento di un gradone della gradinata inferiore, lato nord, che necessiterà di un pronto ripristino e per questo la zona sarà interdetta all'accesso del pubblico. L'altra decisione, certamente molto importante, è stata legata all'afflusso dei tifosi ospiti che verranno sistemati nella curva denominata Franceschin, ossia l'anello superiore della curva sud spostata in direzione della tribuna. Il settore contiene mille posti circa, una cifra stimata prudenzialmente in eccesso, visto che si prevedono circa seicento cavesi. In queste ore si sta predisponendo un adeguato servizio di ingresso, ma nello stesso tempo si sta alzando una rete divisoria tra i settori di curva sud e tribuna proprio per evitare lanci di oggetti e contatti tra le due tifoserie. 
Oltre a scongiurare qualsiasi evento violento, nella speranza che non si debbano registrare spiacevoli episodi di cronaca nera, stanno proseguendo altri interventi migliorativi come quelli relativi ai cancelli e alla recinzione. Nell'occasione, per evitare l'affollamento creatosi ad esempio nell'ultima gara casalinga contro il Ravenna, sono aumentati gli ingressi per potere accedere in Curva Nord e in Gradinata, mentre nel deflusso si provvederà all'apertura di un cancello supplementare.
Soddisfatto anche il direttore generale Vittorio Galigani. «Avere uno stadio con una capienza di 26.000 sarebbe stato meglio, ma va bene così - ha dichiarato il dirigente rossoblu - C'è stata massima collaborazione e si è avvertita la volontà di giocare allo Iacovone, non solo per questa gara, ma per l'intera stagione. Il futuro? Questo è un discorso antico, relativo alla programmazione dei lavori per soddisfare la normativa Pisanu. Dobbiamo fare i conti con la condizione finanziaria dal Comune che non è certamente delle migliori. La speranza è che un giorno tutto si possa risolvere nel migliore dei modi». di Luigi Carrieri15 settembre 2006

Mancini punta sul Taranto
«Non sono ancora al top della forma. Ma la squadra c’è»

«Sto arrivando», sembra dire Mancini ai suoi compagni di squadra e al pubblico che aspetta di rivederlo ai livelli della passata stagione. L’esordio in C1, la vittoria contro la Sambenedettese, un’annata che potrebbe consentirgli l’approdo nel calcio che conta. Il momento è fecondo, "Mancio" sa di poter svoltare verso palcoscenici più prestigiosi. Il centrocampista di Ostia, però, vive con i piedi per terra. E preferisce lavorare sul campo piuttosto che sognare con le parole. «Anche perché non sono ancora al top della forma, mi sto allenando duramente per raggiungere una buona condizione». Pensieri ponderati, concetti espressi da autentico professionista. Il campionato appena iniziato potrebbe rappresentare un trampolino di lancio per la sua carriera. «E' una responsabilità che voglio assumermi. Sento di potermi affermare anche in C1, voglio dimostrare a tutti il mio valore. Ogni volta che sono sul campo mi sacrifico, penso a tutti gli sforzi necessari per farsi apprezzare. E sono convinto che sia necessario procedere lungo questa via per ottenere dei risultati positivi. Parlo a titolo personale e per la squadra. Conosciamo il nostro valore, ma rispettiamo tutti gli avversari. Ed è grazie a questa mentalità che abbiamo ottenuto le prime due vittorie». Ha appena assaggiato la realtà del nuovo torneo, giusto il tempo per rendersi conto che «i calciatori tecnici, adesso, hanno maggiore libertà di azione. Le difese sono meno aggressive - prosegue -, ti lasciano più spazio. E per una squadra di alta qualità come la nostra è un vantaggio non indifferente. A Cammarata, ad esempio, sono bastati dodici minuti per essere decisivo». Tatticamente Mancini è cambiato. La sua propensione al gioco in verticale lo portava a supportare costantemente l’azione offensiva. Adesso sa anche difendere, abbinando le capacità di interdizione (fase di non possesso) alle geometrie che gli consentono di dare i tempi alla manovra. «Quest’anno siamo in tanti, la concorrenza è agguerrita. E la duttilità è una delle peculiarità che Papagni maggiormente apprezza. Per me, poi, non è una novità curare entrambe le fasi del gioco. E’ un lavoro che ho svolto già l'anno scorso. E con Cejas c'è già una buona intesa. Nasce come mediano, ma svolge un ruolo importante anche nella fase di impostazione. Non è detto, comunque, che saremo titolari. E’ arrivato Danucci, ci sono tanti altri calciatori che possono giocare in quella posizione». Dal singolo al gruppo, dai ragionamenti individuali alle idee del collettivo. Mancini prova a leggere le carte al campionato, inserendo il Taranto tra le squadre di vertice. «Abbiamo un buon organico, possiamo competere con quelle formazioni indicate come sicure protagoniste. Il buon avvio è una chiara testimonianza del nostro valore. Ci ha aiutato, poi, la scelta della società di riconfermare l’ossatura dello scorso campionato. L’intesa va perfezionata ma il vantaggio della conoscenza è indubitabile. Le altre squadre, magari, cresceranno fra un paio di settimane». Quando il Taranto, però, potrebbe essere già in prima fila. di Fabio Di Todaro15 settembre 2006

Il verduraio che offese il sergente
Fischietti coraggiosi. Caos in Argentina per la partita sospesa dall'arbitro per le minacce del presidente del Gimnasia

Un arbitro che sembra Yul Brinner, soprannominato "il sergente", un presidente di calcio definito "verdulero", per i suoi affari nel mondo ortofrutticolo, una partita di cartello del torneo argentino, i passi pesanti e risoluti con cui il presidente della squadra locale e alcuni uomini si dirigono verso lo spogliatoio dell'arbitro tra il primo e il secondo tempo. «Te voy a cagar a trompadas» dice il presidente all'arbitro. El Sargento, recordman di espulsioni (235 in 324 partite), incassa l'espressione tipicamente argentina che suona più o meno come «ti spacco la testa» e poco dopo la minaccia: «No te mato hoy, pero te mato mañana en AFA (la federazione argentina ndr)». Poi osserva il presidente uscire, cerca i capitani delle squadre, li trova e li mette a conoscenza della propria decisione, irrevocabile: la partita è sospesa.
I tempi da primi fotogrammi di un gangster movie ambientato a La Plata, capoluogo della provincia di Buenos Aires, corrispondono a quanto sarebbe successo domenica scorsa negli spogliatoi dello stadio El Bosque, dove si disputava Gimnasia-Boca Juniors, match interrotto nell'intervallo sul risultato di 1-0 a favore dei padroni di casa contro i campioni in carica xeneixes. «Non ho avuto dubbi - ha fatto sapere l'arbitro, Daniel Gimenez, una specie di Paparesta coraggioso - se avessi continuato e avessi espulso un giocatore del Gimnasia, non so se sarei uscito vivo dallo stadio». Juan Josè Munoz, il presidente minaccioso, ha risposto definendo «mentiroso» il direttore di gara. «Munoz è un barrabrava - termine con cui si indicano i violentissimi hooligans argentini - non un presidente», ha replicato il fischietto argentino. Dopo aver superato la prova di machismo, specificando che non ha sospeso la gara per paura, si è dato da fare perché il fatto non finisse lì: ieri ha radunato gli arbitri argentini, facendo sapere che è all'ordine del giorno la proposta di sciopero per almeno due giornate, denunciando il clima di violenza attorno ai direttori di gara. 
In questa vicenda rientra anche Pedro Troglio, vecchia conoscenza del calcio italiano, allenatore del Gimnasia, espulso per protesta durante il primo tempo del match: il presidente avrebbe infatti giustificato il suo ingresso nello spogliatoio dicendo di aver chiesto spiegazioni sull'espulsione dell'ex giocatore di Verona e Lazio, avendo visto il proprio mister «giù di morale». Poi se ne è andato, senza però chiudere l'arbitro nello spogliatoio: c'era ancora un tempo da giocare. La Federazione argentina ufficialmente non si è ancora mossa, ma il suo presidente Julio Grondona, si è espresso, sottolineando che in Argentina «ogni partita è una guerra, si sa quando comincia ma non quando finisce» (già 5 gli incontri sospesi in campionato per problemi di ordine pubblico). Chissà se ha parlato da "tifoso" pure lui, perché da presidente federale la frase ha un che di inquietante. 
Nel frattempo Munoz è preso di mira, sia in patria, sia all'estero. Il governatore di Buenos Aires, Felipe Solà, lo ha definito "incivile", mentre Sport, periodico spagnolo, sottolinea i modi piuttosto oscuri con cui Munoz sarebbe giunto alla presidenza del Gimnasia, titolando «L'Argentina è un caos». Lui si difende, ammettendo l'errore di aver parlato all'arbitro, ma non certo per minacciarlo, dichiarando inoltre di volersi fare da parte fino alla decisione del comitato esecutivo dell'Afa. Rischia due anni di squalifica, stando alle agenzie argentine.
La partita poteva diventare storica per altri motivi: doveva essere l'ultima di Basile sulla panchina del Boca e poteva permettere al tecnico di chiudere con un record: tredici vittorie consecutive. Arriverà a tavolino, al resto ci penserà "il sergente", sempre che il magma delle istituzioni calcistiche argentine non tenti l'ennesimo colpo di coda conservativo. di Simone Pieranni15 settembre 2006

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