La voglia di imporre uno stile Marco Cari sembra un brav’uomo. E si spera sia anche un buon allenatore. Quello giusto, almeno. Pulito fuori, prudente dentro. È unaì via di mezzo tra Papagni (e il suo carisma tenero) e Cadregari (e la sua imprevidibilità caratteriale). Si capisce da come parla. Dalle risposte secche che fornisce: circoscritte all’essenziale. Usa aggettivi semplici: bello, stimolante, caloroso. Gusti asciutti, insomma. E sentire antico. Per spiegare come gioca, dice che predilige il «calcio determinato, volitivo», che può significare poco, invece è l’unico calcio che, alla fine, fa vincere. Quello delle magliette sudate e del cuore oltre l’ostacolo. Banalità? Sarà, ma ogni tanto aiuta attingere al vecchio repertorio di frasi fatte e parole scontate, quello travolto dagli eccessi - anche verbali - di una modernità carica di colpe e di antipatie. Scegliendolo, sembra proprio che la società abbia voluto imporre un nuovo stile: più sobrio, più misurato, più da basso profilo. E accettandolo, sembra quasi che la squadra abbia optato per l’esperienza e la collegialità di un tecnico di buon senso. Il suo primo Taranto - quello che domenica esordirà a Perugia - sarà forzatamente una legittima cooperativa di gente matura e di giovani interessanti che scommettono su un nuovo inizio. Perché di un nuovo inizio si tratta, dopo la brevissima stagione di Cadregari. Qui, però, conviene cambiare discorso e parlare apertamente di falsa partenza. Perché è anomalo quello che è successo. E non è tanto importante stabilire cosa ci sia alla base delle improvvise dimissioni: disfunzioni organizzative, ritardi tecnici, disguidi contrattuali, disagio esistenziale. Ci può essere stato tutto questo oppure niente di ciò. Non è decisivo saperlo. Resta il fatto in sé e basta a destare comprensibile imbarazzo. Perché l’anomalia fa riaffiorare il sospetto di una gestione che fatica puntualmente a rimettersi in moto. E che quando perde il filo delle partite, va spesso in cortocircuito. E riaffiorano i luoghi comuni, i cattivi pensieri, le riserve mentali. Ritornano i limiti di una società che Blasi - ecco l’unica colpa tra i tanti meriti - non ha mai finito di costruire. Si può essere falchi o poeti, avere buoni o cattivi presagi, ma è bene ribadire che il futuro del Taranto, oltre che dalla qualità degli investimenti e dalla bontà dei programmi, dipende dalla chiarezza, dalla coerenza, dalla serietà. Dipende da un modo di operare che non presti il fianco ad alcun equivoco, regalando, ogni volta, il pretesto per fare un titolo e lo spunto per una nuova polemica. di Lorenzo D'Alò
Cari promette entusiasmo e impegno E' durata pochissimo la vacanza sulla panchina del Taranto. Marco Cari vi era di fatto seduto fin dal primo pomeriggio di sabato scorso, momento in cui Cadregari aveva consegnato nelle mani del Taranto le sue irrevocabili dimissioni. Lo ha svelato ieri pomeriggio il direttore generale rossoblù, Vittorio Galigani al momento della presentazione ufficiale del neo tecnico: «Evangelisti ha gestito l’emergenza in pochissimo tempo. Subito dopo il “vado via” di Cadregari, ha contattato Cari e lo ha invitato ad assistere alla partita con il Gallipoli. Ieri sera (domenica, n.d.r.), subito dopo l’incontro il mister ha parlato per circa quarantacinque minuti con il presidente firmando il contratto che lo legherà al Taranto fino al termine della stagione». Evangelisti ha motivato così la scelta: «È un allenatore esperto della categoria. Conosce bene i giocatori e non si fossilizza su un solo modulo. Ho già parlato a lungo del nostro organico. La rosa è già abbastanza importante e valida. Ma c'è qualche giorno di tempo ancora per aggiungere qualche tassello». Su Mancini, il diesse è stato chiarissimo: «O gioca con il Taranto oppure farà il tifo per la nostra squadra dalla tribuna. Ritengo, tuttavia, che il ragazzo, che ha un contratto con noi fino al giugno 2009, darà il massimo per centrare l’obiettivo comune». Ed ecco le prime riflessioni di Marco Cari, 51 anni, romano. I tanti capelli bianchi suggeriscono saggezza, equilibrio, serenità nelle valutazioni; l’ampio sorriso, apertura alla città ed ai tifosi. Svela: «Il presidente Blasi, pur parlandomi al telefono, mi ha coinvolto nel suo ambizioso progetto. Mi ha confermato che a lui interessa il primo posto. Se arrivi ai playoff, ti licenzio: ha detto proprio così. Spero che stesse scherzando. L’avventura a Taranto è molto stimolante. Lo confesso. La piazza è importante ed affamata di calcio. Non mi era mai capitato di assumere le redini di una squadra una settimana dall’inizio del campionato. Il tempo a disposizione per allestire un assetto tecnico-tattico affidabile è poco, ma cercheremo di correre il più possibile. Conosco di persona diversi giocatori, Cejas, Migliaccio e Pellecchia. Mi hanno colpito l’ardore e la determinazione con i quali il Taranto ha superato il Gallipoli. Non ho in testa un solo modulo. Il calcio è mutato. Amo un calcio offensivo, impregnato di capacità di affondare e di determinazione. In panchina sono un "ultras", ma con il cervello di un tecnico. Prometto ai tifosi una cosa importante: impegno, determinazione e voglia di vincere». Il suo vice sarà Stefano Furlan. Come preparatore atletico è tornato Francesco Guicciardini. di Giuseppe Dimito
Il Taranto bada al sodo Lavori in corso: nel cantiere-Taranto e nell’officina-Gallipoli. Non è un giudizio di merito, ma una sensazione abbastanza diffusa. Il calcio va così, di questi tempi. Il Taranto, però, riesce a mettere da parte smarrimenti tattici e disagi esistenziali, aggiudicandosi il derby che apre ufficialmente la stagione. Lo fa grazie ad un gol rapinoso del suo uomo migliore: Antonio Zito. Un gol che dà un senso ad una partita che rischiava di non averne, dopo le repentine dimissioni di Cadregari e il vuoto lasciato ad un soffio dall’esordio in Coppa. Senza guida in panchina, ma col piglio giusto in campo: il Taranto prima capitalizza e poi conserva, giocando d’istinto. L’esibizione avviene sotto gli occhi di Marco Cari, da ieri sera nuovo allenatore del Taranto. Non c’erano altri candidati alla successione di Cadregari. Espressamente invitato dalla società, il tecnico romano (ex Perugia) ha visto la partita dalla tribuna. E ha poi raggiunto l’accordo: oggi sarà presentato. Il Gallipoli realizza una cubatura di gioco non trascurabile (soprattutto nel primo tempo), ma alla fine soccombe, denunciando un preoccupante (ma non ancora allarmante) deficit di concretezza. L’indole è quella della squadra manovriera. Ciò che vacilla è la capacità di rimanere lucidi e taglienti in zona-gol. Bonetti sta lavorando sul 4-3-3: tre linee non piatte, presidio degli spazi, movimenti coordinati delle catene laterali. La squadra gallipolina sta ultimando la fase di apprendimento. Non improvvisa. Segue rotte prestabilite, cercando sempre la giustezza dei colpi e l’esattezza delle geometrie. Il Taranto, invece, è in piena fase di rigetto: un mese di esercitazioni sul 4-3-3 vanno miseramente in fumo. Degli Schiavi, occasionale gestore dell’emergenza, preme il tasto reset e cancella dalla memoria dei giocatori i movimenti dell’impianto sempre adottato dal dimissionario Cadregari. Il modulo di giornata è il 4-5-1 (non piace a Cari e lo dirà nell’intervallo). Modulo, dunque, provvisorio, che il Taranto interpreta con l’umiltà di chi sa di non averlo mai provato. Quattro difensori: D’Alterio, Migliaccio, Pastore e Colombini (dal 13’ del primo tempo Zaccanti). Tre centrocampisti: Cavallo, Cejas e De Liguori. Due esterni: l’ala tattica Tesser (fuori ruolo) e l’incursore sinistro Zito (già in forma-campionato). E una punta di ruolo: Dionigi. Nove uomini immediatamente dietro la linea della palla nella fase di non possesso. Il Gallipoli fa meglio all’inizio, indovinando la partenza. Molinaro e Antonioli danno saldezza alla difesa a quattro. L’argentino Correa è il leader del centrocampo a tre, che si avvale anche dell’assistenza specializzata di Monticciolo e Stendardo. Di Gennaro è il riferimento centrale del tridente, che sugli esterni sfrutta la vivacità di Cini e la potenza di Morello. Ci sono - e pesano: da una parte e dell’altra - dolorose defezioni. Mancini, Caccavallo e Sciaudone per il Taranto; Vastola, Russo, Horvath e Cigan per il Gallipoli. Assenze che intaccano la sostanza del derby, togliendo soluzioni ad entrambe le squadre. Nel primo tempo il Gallipoli fa registrare una percettibile supremazia territoriale. A generarla è la corretta applicazione del 4-3-3 e una migliore circolazione del pallone. Ma è il Taranto a trovare il gol. Il lancio a tagliare il campo è di Cavallo. Il tocco ad anticipare Lo Monaco e a mettere fuori causa il portiere Rossi è di Zito (16’). Nella reazione del Gallipoli non c’è frenesia. Tre le situazioni propizie: il tiro da distanza ravvicinata di Di Gennaro (pronta la respinta di Barasso), la mezza forbice di Cini (da schema su corner), la rovesciata di Morello (da punizione di Correa). Il Taranto non trema. E nell’attesa piazza qualche contropiede lungo. Umanissime tracce di stanchezza macchiano la ripresa. La manovra del Gallipoli diventa meno lineare. Il Taranto resiste, affidando ogni ripartenza al vitalissimo Zito. La cronaca si fa più scarna. Ci sono le sostituzioni. Il risultato non cambia. di Lorenzo D'Alò
Il Taranto ha scelto Cari E' Marco Cari il nuovo allenatore del Taranto. Il 51enne tecnico nativo di Ciampino ha firmato ieri sera un contratto annuale con la Taranto Sport e questo pomeriggio verrà presentato ufficialmente alla stampa insieme a Stefano Furlan che sarà il suo secondo. Francesco Guicciardini, invece, torna a ricoprire il ruolo di preparatore atletico dopo la breve parentesi lavorativa col Massafra. La dirigenza rossoblù chiude in fretta la crisi tecnica affidandosi a un allenatore esperto, preferito a Guido Carboni, le cui richieste, anche economiche, hanno spinto la società ad orientarsi su Cari che raccoglie l’eredità del dimissionario Cadregari. L’ex trainer del Perugia ha assistito dalla tribuna alla prima uscita ufficiale dei rossoblù in Coppa Italia contro il Gallipoli, l’occasione giusta per raccogliere qualche utile appunto e studiare le caratteristiche di quella che sarebbe diventata, a distanza di poche ore, la sua nuova squadra. L'esordio ufficiale di Cari alla guida del Taranto avverrà mercoledì nella trasferta di Coppa sul campo del Castrovillari. Una gara che sarà sfruttata per saggiare le condizioni della squadra e provare lo schieramento da presentare dopo quattro giorni al Curi. di Enrico Sorace
Cadregari si è dimesso
Agosto, per il Taranto, è più pazzo di marzo. Succedono cose strane e spiacevoli. Un anno fa (16 agosto) c’erano state le dimissioni di Aldo Papagni. Ieri, a distanza di un anno, ha abbandonato Adriano Cadregari. La differenza è che nel primo caso tutto rientrò nell’arco di ventiquattr’ore; la decisione attuale è irrevocabile ed è già stata incassata dalla società ionica. Una soluzione davvero improvvisa se si pensa che il tecnico aveva guidato ieri mattina l’allenamento di rifinitura e si apprestava, sul campo di Castellaneta Marina, a svolgere la seduta di ordine tattico. E’ singolare, va sottolineato, che problemi di questa gravità sorgano sempre alla vigilia di un campionato, alterando gli equilibri e minacciando rapporti che, con il passare del tempo, finiscono con il deteriorarsi. Le motivazioni, nel merito, sono semplici e chiare: Adriano Cadregari lascia per problemi di carattere familiare. Così si legge nella breve nota diramata dal club di via Umbria sul proprio sito Internet. La comunicazione diretta è stata data al direttore generale Vittorio Galigani e al direttore sportivo Luca Evangelisti intorno alle 14.30. Un epilogo che si ripete dolorosamente, dato che il 53enne allenatore cremasco aveva rinunciato in corso d’opera (una sola giornata all’attivo) all’incarico sulla panchina della Pro Vasto nella stagione 2004/05. Un colpo duro per i programmi del presidente Blasi che aveva scommesso su Cadregari e incondizionatamente puntato sulla sua voglia di rientrare nel calcio che conta, dopo due stagioni trascorse alla Primavera della Fiorentina. Un mese di lavoro nel ritiro di Penne viene vanificato e sarà compito della dirigenza ponderare bene la scelta del sostituto. Per bocca dell’imprenditore manduriano si dovrà fare in fretta a trovare l’uomo della rinascita. Già nella giornata di domani potrebbe essere ufficializzato il nome del nuovo tecnico. di Luigi Carrieri
Lo Iacovone è rimesso a lucido Lo stadio Iacovone è stato rimesso a posto dal punto di vista della pulizia. A provvedere alla non facile incombenza (lo stadio, negli ultimi tempi, non era sicuramente uno specchio) sono stati i dipendenti (anche tifosi rossoblù) dell’Amiu, piombati ieri mattina con camion ed arnesi necessari per operare il restyling. Dopodomani pomeriggio, in occasione del derby di Coppa Italia contro il Galipoli (il fischio d’inizio è stato fissato alle ore 17), i tanti tifosi che assisteranno al match avranno la gradita sorpresa di ritrovare l’impianto più presentabile. Il nuovo corso dei rapporti fra Comune e Taranto Sport, iniziato con la visita del sindaco Stefàno addirittura alla società jonica, in Via Umbria (e per giunta di domenica mattina) ha ricevuto effetti positivi. Finora, fra le parti, la discussione sui vari problemi, anche importanti e delicati quali erano la lettera di disponibilità all’uso dello Iacovone da allegare alla domanda d’iscrizione alla C1 e la formula cui ricorrere per regolarizzare il rapporto economico (la vicenda è in via di definizione) ha avuto sempre toni bassi. Si è quasi lavorato fianco a fianco. Certo manca ancora nero su bianco; ma, a meno di clamorose sorprese, l’accordo dovrebbe andare in porto. Il presidente Blasi si accollerà gli oneri economici (luce, acqua, gasolio, guardiania e tenuta del terreno di gioco). Il Comune gli concederà la gestione dello Iacovone liberandosi di un peso economico veramente notevole. Restano da stabilire due problemi. Uno è meno difficile da risolvere: la durata della convenzione. Blasi gradirebbe riceverlo per 40 anni; l’ente civico ha proposto 5-10. La soluzione potrebbe trovarsi a metà strada o giù di lì. Il secondo ha diramazioni più variegate. Riguarda la messa a norma dello stadio stesso. Entro fine mese bisognerà depositare (per disposizione dell’Osservatorio nazionale del Ministero dell’Interno, in pieno accordo con la Lega di Firenze) il relativo progetto in Questura. E per quanto riguarda questo problema, sembra tutto già risolto dal momento che l’architetto D’Elia lo ideò e disegnò ben due anni orsono. Resta la parte finanziaria. Si può ricorrere al credito sportivo come del resto suggerito dalla Lega stessa. L’ente civico che, come è noto, viene fuori da un dissetto dalla cifre esorbitanti, non potrebbe accedervi. Potrebbe farlo la Taranto Sport con una formula da studiare a tavolino sia come impegno, sia come modalità per vedersi restituita l’intera somma (circa 2milioni di euro). Se l’intero progetto dovesse andare felicemente in porto, come si augurano tutti i tifosi, lo Iacovone non solo ritornerebbe a brillare, quanto risplenderebbe di nuova luce perchè Blasi ha in animo di ristrutturarlo alla grande: ristorante, negozi di tutti i tipi, centro benessere, foresteria per i giocatori, sede sociale. di Giuseppe Dimito
Il Taranto ritrova la sua casa I tifosi abbracceranno questa mattina (ore 10) i propri beniamini all’uscita del tunnel che li condurrà sul terreno di gioco per il primo allenamento stagionale sul terreno amico. Per i vecchi non ci saranno problemi dal momento che conoscono molto bene il calore dei propri sostenitori. Per mister Cadregari e per i nuovi, invece, sarà l’occasione per cominciare a scoprire quanto grande sia il cuore degli aficionados rossoblù. Bisognerà subito verficare le condizioni di coloro che non hanno disputato il triangolare in Abruzzo, a Morro d’Oro: Caccavallo (è fermo da 20 giorni circa), Barasso, Dionigi e Mancini. Gli ultimi tre sembrano recuperabili per l’esordio ufficiale in Coppa Italia contro i cugini del rinnovatissimo Gallipoli, in programma dopodomani allo Iacovone con inizio alle ore 17. A tal poposito fissati i prezzi d’accesso la match: 7 euro in curva, 12 in gradinata e 15 in tribuna. La prevendita è iniziata con il piede giusto. Dovrebbero essere in tanti ad assistere alla vernice stagionale. Nel pomeriggio (ore 17) è prevista la seconda seduta giornaliera. Nella prima parte Cadregari farà ripassare ai suoi gli schemi finora impartiti nel ritiro di Penne; mentre nella seconda farà disputare una partitella allo scopo di verificare le condizioni in vista del difficile impegno di dopodomani. «A me interessano entrambi gli obiettivi contro il Gallipoli - dice con toni fermi il trainer rossoblù - vorrò contestualmente verificare le condizioni fisiche di coloro che scenderanno in campo e puntare ad incamerare la prima vittoria stagionale. Quando di mezzo ci sono i tre punti, non ci sono alternative al successo». Considerate queste premesse, potrebbe scendere inizialmente in campo con il classico 4-3-3 la seguente formazione: Barasso (Faraon); Tesser, Migliaccio, Pastore, Colombini; Mancini, Cejas, De Liguori; Zito, Dionigi (Cammarata), Pellecchia. Nel corso della partita, a seconda delle necessità contingenti, saranno effettuati i tre cambi possibili. Il mercato chiuderà i battenti fra due settimane. Il Taranto è alla ricerca di un centrocampista centrale e di attaccante esterno. Lo stabiese Gennaro Esposito è sempre in agenda al diesse tarantino, Luca Evangelisti, ma la conclusione dell’affare sembra legata, a doppia mandata, al trasferimento di Mancini al Siena (se il giocatore aspira alla serie superiore, probabilmente sarebbe bene offrirgli la grande opportunità di approdare al calcio che conta). Per l’attaccante da rimarcare che il Catania ha inserito, fra i disponibili, Plasmati (su cui è piombato già il Foggia). L’ultima voce riguarda Capparella, di proprietà del Napoli. Chissà! di Giuseppe Dimito
Stadio, soluzione-tampone Stadio Iacovone, trovata la soluzione tampone. Dopodomani mattina, pertanto, la squadra potrà regolarmente allenarsi sul proprio terreno di gioco. Come pure affronterà regolarmente in Coppa Italia il Gallipoli domenica prossima per l’esordio ufficiale della nuova stagione agonistica con inizio alle ore 17. Fino alla stipula della oramai famosa convenzione d’uso dell’impianto della Salinella, il Taranto dovrà rispettare le regole fissate dall’ente civivo per l’utilizzo dello stadio: 187 euro ad ora per gli allenamenti; 4mila euro per ciascuna partita. Ma il problema non è completamente risolto. Da domani bisognerà tuffarsi sulla stipula della convenzione d’uso dello stadio allo scopo di mettere finalmente la parola fine sull'angoscioso problema. Prima di entrare nel merito su quella che può considerarsi l’ipotesi più concreta per l’utilizzo dello Iacovone, bisogna ammettere che il sindaco Stefàno ha avuto fiuto e tatto nella gestione dell’intricata e delicata questione. Ed in questo è stato ben supportato dai due assessori interessati al problema, Alfredo Spalluto per lo Sport, Michele Contino per il Patrimonio. Ma anche la Taranto Sport ha vivamente contribuito. Il diggì Vittorio Galigani ha lavorato intensamente e con molto garbo. Purtroppo, come dicevamo poc'anzi, non tutto è finito. Se, come appare molto probabile, la gestione dello Iacovone verrà affidata interamente alla Taranto Sport, i tifosi riceveranno notevoli benefici. Il presidente Blasi, infatti, nel giro di due-massimo tre mesi, potrebbe metterlo a norma secondo il progetto che il Comune depositerà in Questura entro e non oltre il 31 agosto prossimo (così impone uno degli adempimenti di recente emanati dall’Osservatorio del Ministero dell’Interno, di concerto con la Lega di serie C). Quindi arriveranno i tornelli (si parla di 25 elementi in grado di far aumentare notevolmente il numero di spettatori che potranno accedere contemporaneamente all’interno dello stadio), la videosorveglianza con regia in grado di monitorare minuto dopo minuto tutto quanto avviene all’interno ed all’esterno dell’impianto, le due zone prefiltraggio in maniera tale da far giungere ai tornelli soltanto i possessori del tagliando autorizzato ad accedere sui vari settori, gli stewards che dovranno assicurare il servizio d’ordine sotto il controllo del dirigente della Polizia destinato per la singola partita, i posti numerati ed i biglietti nominativi, il parcheggio nel quale far accedere i tifosi ospiti ed il posto fisso di Polizia. In tal maniera la capienza sarà riportata a circa 27mila posti e non ci saranno, dunque, più tifosi che correranno il rischio di restare fuori lo stadio. Ma il presidente Blasi ha in animo di operare un vero restyling dell’intera struttura: creazione di un ristorante, di negozi vari, della nuova sede sociale, della foresteria e di quant'altro necessiterà per ottenere il famoso effetto bomboniera. Pare che bisogna decidere soltanto la durata della convenzione: 5-10 oppure 40 anni? di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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