De Liguori spiega la falsa partenza E' bastato vedere Vincenzo De Liguori con la lingua da fuori per capire in quali condizioni il Taranto fosse sceso in campo al "Curi". Per indole e per caratteristiche fisiche, il centrocampista partenopeo è uno che non molla mai. Contro il Perugia, però, ha dimostrato di essere ancora distante dalla migliore forma. «Sono a disagio - ammette De Liguori -, non mi era mai capitato di essere così in difficoltà alla prima giornata. Già in ritiro, però, avevo capito che qualcosa non stesse andando per il verso giusto. Dopo tre settimane mi sentivo appesantito, non riuscivo a notare alcun miglioramento. E non sottovaluterei il rischio infortuni: abbiamo già perso Cejas, speriamo che l’infermeria non si riempia ulteriormente. La speranza, a questo punto, è che la condiziona atletica cresca gradualmente». Sul banco degli imputati - ma non è l’unica causa che ha generato la debacle di Perugia - è finita subito la preparazione svolta agli ordini di Adriano Cadregari e del suo staff. «Domenica scorsa - prosegue - abbiamo dimostrato di essere in netto ritardo rispetto alle nostre avversarie. Con Cadregari avevo discusso in diverse circostanze. Ci ha sempre ribadito che, per giocare con il 4-3-3, era necessario svolgere un lavoro che non desse i frutti immediatamente. Purtroppo, poi, anche il calendario non ci ha aiutato. Il ritiro era agli sgoccioli e abbiamo saputo di dover affrontare, nelle prime sei giornate, quattro formazioni (Perugia, Gallipoli, Salernitana e Arezzo, ndr) che puntano a vincere il campionato». L'obiettivo dei rossoblù, sulla carta, è il medesimo. Il presidente Blasi, appena dieci giorni dopo l’eliminazione dai playoff, ha dichiarato di puntare senza mezze misure alla promozione diretta. «Ma fino a questo momento non siamo una squadra da vertice. Tra un mese, probabilmente, vedremo un Taranto diverso. La condizione sarà cresciuta e avremo assimilato al meglio le idee di Cari. E' inutile nascondersi: adesso dobbiamo limitare i danni per recuperare, successivamente, il terreno perduto». Il tecnico di Ciampino, dopo aver sperimentato il 4-4-2, appare orientato a puntare sul 4-2-3-1 con cui tanto bene avevano fatto Pastore e compagni sul finire della passata stagione. «Con Cari abbiamo instaurato subito un ottimo rapporto - chiosa De Liguori, in riva allo Ionio per la sesta stagione -. Con il cambio di allenatore abbiamo polverizzato un mese di lavoro, ma ritengo che nulla sia già pregiudicato. Il modulo? In qualunque modo adotteremmo un sistema di gioco che molti di noi già conoscono. Sicuramente in organico ci sono gli elementi adatti per giocare con il 4-2-3-1. Ma queste scelte spettano all’allenatore. Noi, invece, dovremo farci perdonare dai tifosi la magra figura di Perugia. A partire dal match contro la Sambenedettese: non abbiamo alternative alla vittoria». di Fabio Di Todaro
Il Taranto si fa beffare Con un’ora abbondante di ritardo rispetto all’orario inizialmente fissato, si è disputata la decima edizione del Memorial Michele Blasi, torneo intitolato alla memoria del figlio del presidente del Taranto, prematuramente scomparso. Ha vinto il Monopoli che ha superato ai rigori il Francavilla e nella gara decisiva proprio il Taranto. Pubblico stimato in più di un migliaio per abbracciare idealmente i giocatori rossoblu e dare un segnale di solidarietà. Tutti piazzati in tribuna, mentre un gruppo sparpagliato a macchia la Curva Nord. L’incasso, infatti, è stato devoluto all’associazione "Il Senso della Vita" che lo utilizzerà per la costruzione di un ospedale pediatrico nello stato di Panama. Forse sarebbe stata opportuna una presenza più massiccia. Sui ricorrenti problemi organizzativi (oltre al ritardo sulla tabella di marcia, potremmo citare la mancanza di formazioni in sala stampa rimediate poi in modo rocambolesco), meglio non attardarsi troppo. Serata sobria, con classica passerella dei singoli giocatori tarantini chiamati da Gianni Sebastio, speaker d’occasione. Il più applaudito Vincenzo De Liguori, oltre naturalmente al presidente Blasi. Applausi anche per l’ultimo arrivato Cutolo, per l’infortunato Cejas e nessun cenno di contestazione per Manuel Mancini. Unico assente Giuseppe Caccavallo, fuori sede per curarsi il suo fastidioso problema infiammatorio. Non hanno giocato Barasso, fermo per un dolore alla spalla e Pellecchia, acciaccato. Poi c’è stata anche l’aspetto squisitamente agonistico. Un allenamento utile per dare al tecnico Marco Cari indicazioni illuminanti in vista della seconda giornata di campionato che vedrà gli ionici, domenica prossima, impegnati allo Iacovone contro la Sambenedettese. Il segnale lanciato dal nuovo allenatore è la decisa virata verso il 4-2-3-1. Il 4-4-2 impacciato di domenica a Perugia viene accantonato. La condizione atletica, certamente da migliorare, è alibi risibile. C’è del materiale umano da strutturare in maniera ragionevole. Tesser, schierato in difesa, è un giocatore diverso da quello spaesato portato ad operare venti metri più avanti. La prima frazione contro il Francavilla serve per dare fiato a uomini come Cammarata e Cavallo e a dare spazio ai giovani in rosa. Ci sono Sciaudone, Maiorino e soprattutto Malagnino che, forse, potrebbe tornare utile con il suo dinamismo e la sua tenacia. Nella frazione successiva contro il Monopoli, si vede in campo quella che potrebbe essere la plausibile formazione da schierare domenica contro la Sambenedettese. Confermato lo schema con un solo attaccante, Cari cuce a Mancini il ruolo che Papagni gli aveva opportunamente disegnato nel finale di stagione scorso: incursore centrale. I tempi di gioco e la brillantezza sono ovviamente da ricercare. Cutolo si presenta ai suoi nuovi tifosi con giocate di rapidità accecanti. Il brevilineo napoletano ha dribbling e non soffre l’impatto con lo Iacovone. Lui e Zito, in questo schema, possono essere davvero devastanti se innescati al momento opportuno. Ed è qui che risulta determinante Mancini. L’alternativa a Cejas, in attesa del probabile arrivo di Gennaro Esposito, si chiama nel breve periodo De Falco, l’unico ieri a giocare le due frazioni. Cavallo, che potrebbe essere la soluzione più naturale, appare ancora pesante nell’incedere e nel rincorrere gli avversari. In avanti Dionigi lotta tanto, ma non ha ancora la lucidità dell’attaccante predatore in area di rigore. In questo momento sembra leggermente favorito per la maglia di centravanti Cammarata. La festa è passata. Il trofeo è andato al Monopoli. Il Taranto, da oggi, pensa già alla prima vittoria da dedicare ai suoi tifosi. di Luigi Carrieri
Assalto ad Esposito La lista della spesa non è molto lunga: il Taranto porta con sé un foglio nella missione che tra oggi e venerdì compierà a Milano. I dirigenti raggiungeranno l’Ata Hotel alla spicciolata e cercheranno quello che serve per completare la squadra. L’esigenza primaria, adesso, è un centrocampista: l’infortunio a Cejas, infatti, ha costretto a riscrivere i programmi in un modo involontariamente paradossale. Solo qualche giorno fa, infatti, Cari avrebbe detto ai dirigenti di non aver bisogno di un altro centrocampista, vista la sua intenzione di giocare con due mediani, rispetto ai tre previsti da Cadregari. Ora, dopo lo sfortunato episodio di Perugia che comunque dovrebbe privare il Taranto del suo argentino per non meno di due mesi (ma molto probabilmente tre), tutto è cambiato: un mediano serve e subito è stato rispolverato il nome di Gennaro Esposito. Ieri la società ha provato un nuovo assalto per prendere il giocatore del Siena, ma lo stato della trattativa, rispetto a qualche settimana fa, è cambiato: adesso il talento ex Juve Stabia ha addosso gli occhi del Messina, ma soprattutto ha intravisto la possibilità di ricavarsi uno spazio (anche piccolo) nel Siena e sarebbe disposto a provarle tutte pur di assaporare il calcio della massima serie. Esposito non si è negato al Taranto, ma al momento sta riflettendo. E la società è disposta ad attendere un po’ (ma oggi sarebbe previsto già un nuovo tentativo) prima di cambiare obiettivo. Altri nomi sarebbero pronti, ma il desiderio rimane sempre Esposito. E non sembrano, per il momento, esserci attaccanti di nome nell’elenco: con Cammarata e Dionigi, una batteria di giocatori offensivi e l’intenzione di Cari di passare al 4-2-3-1, non sembra essere intenzione della società esasperare la concorrenza. La strada sarebbe quella di prendere un giocatore valido e maggiormente silenzioso, ma non è escluso il colpo di testa di Blasi, che in presenza di un’occasione vantaggiosa potrebbe comunque catapultarsi su una punta pesante. In questo ultimo scorcio di mercato, però, bisognerà anche guardarsi dalle società che ambiscono ai gioielli di casa. Mancini, soprattutto, rimane un caso controverso, ma anche altre società si erano ripromesse di tentare Zito prima della chiusura delle trattative. Zito rimarrà, Mancini resta argomento di discussione. La squadra, intanto, ha ripreso ad allenarsi e ha dovuto fare i conti anche con il malanno che ieri ha bloccato Barasso durante gli esercizi in palestra: il portiere non sembra, tuttavia, a rischio per la partita di domenica con la Sambenedettese. Il resto del gruppo si è concentrato molto sul lavoro tattico, visto che Cari dovrà accelerare i tempi per dare una forma a una squadra al momento disorientata: fase difensiva e offensiva, tattica per reparti. Un concentrato di lavoro per recuperare il tempo perduto. E’ stato anche il primo allenamento di Cutolo: anche lui appare bisognoso di recuperare la condizione, ma la conformazione fisica gli permette di essere abbastanza brillante. di Fulvio Paglialunga Cutolo vuole una maglia Marco Cari ha ritrovato Aniello Cutolo alla ripresa della preparazione. L’attaccante napoletano - prelevato in comproprietà dalla Cisco Roma, ma reduce da una stagione in serie B con la casacca del Verona - ha disputato il primo allenamento con i nuovi compagni ed è già disponibile per il match casalingo di domenica prossima contro la Sambenedettese (sono già acquistabili i tagliandi nei punti vendita BookingShow di Taranto e provincia). Di fronte ad una buona notizia, però, c'è ne sono un paio negative. Allo "Iacovone" non si sono visti Giuseppe Caccavallo e Max Cejas, entrambi infortunati. L’attaccante di proprietà del Lecce è ancora alle prese con l’infiammazione alla bandeletta ileo-tibiale (potrebbe essere disponibile per il prossimo match casalingo contro il Gallipoli), mentre al centrocampista argentino è stata diagnosticata una lesione del retto femorale della coscia destra che lo costringerà ad uno stop di quasi due mesi. Resterà a riposo assoluto per dieci giorni, nel frattempo ripeterà gli accertamenti clinici (risonanza magnetica e tac) per stabilire la reale entità dell’infortunio. Ha interrotto anzitempo la seduta, invece, Nicola Barasso per il riacutizzarsi del problema alla schiena (per ora non è in dubbio la sua disponibilità). Cari ha tenuto a colloquio la squadra nello spogliatoio per poi dirigere la prima sgambatura della settimana. «Ho voluto tranquillizzare i ragazzi - ha dichiarato al termine dell’allenamento -, perché dalla sconfitta di Perugia ho tratto anche segnali confortanti. Sono sempre più convinto del valore di questo gruppo che emergerà non appena supereremo le difficoltà fisiche. Con il mio predecessore è stato fatto un lavoro di quantità e con il mio staff stiamo portando avanti un lavoro mirato ad innalzare la qualità della preparazione. Vedrete, tra un mese il Taranto sarà al 100%». Il trainer di Ciampino guarda con ansia al calciomercato. E’ in costante contatto con il diesse Evangelisti, da cui attende gli ultimi rinforzi per completare la rosa. «I ruoli? Non chiedetemeli - ha chiosato -, sicuramente abbiamo bisogno di altri calciatori per completare numericamente l’organico». Dopo aver testato il 4-4-2, l’ex trainer del Perugia appare intenzionato a lavorare sul 4-2-3-1. «E' il modulo che esalta le caratteristiche di molti calciatori, considerando che chi era a Taranto già nella passata stagione lo ha già adottato. L’unico punto fermo, comunque, resta la difesa a quattro. Dal centrocampo in poi abbiamo diverse alternative e sceglierò la soluzione più adatta anche in base alle caratteristiche dell’avversario». Stasera Pastore e compagni parteciperanno alla decima edizione del memorial "Michele Blasi". Scenderanno in campo Taranto, Monopoli e Francavilla. Il triangolare prevede gare di quaranta minuti. Alle 20:30 si affronteranno Monopoli e Francavilla, la perdente affronterà i rossoblù alle 21:25. Nell’ultima gara il Taranto affronterà la vincente del primo confronto. La manifestazione inizierà alle 20 con la presentazione della squadra alla città. In casa Sambenedettese, Ugolotti deve registrare le defezioni di Santoni e Soddimo (squalificati per due turni), ma in compenso potrà subito utilizzare il neo acquisto Alteri. di Fabio Di Todaro
Il riparo sicuro e le riflessioni Riparo sicuro: non girano le gambe, quindi va così. Riflessione a margine: sicuri che sia tutto? Se è presto per far suonare l’allarme è giusto che il dibattito intorno al Taranto e alle sue necessità non si arresti né si anestetizzi. L’immagine di Perugia è inguardabile e, forse, è la via di fuga della speranza, l’appiglio per una squadra che sa di non poter essere quella, ma - questo apre la riflessione - non sa ancora cosa può essere. Qui c’è la domanda, qui non ci sono ancora risposte. Di certo c’è un gruppo in stato confusionale. Ancora incompleto e, comunque, con alle spalle un mese sprecato a preparare il fisico e allenare i movimenti per un calcio che non verrà mai applicato. Le idee di Cadregari sono evaporate, quelle di Cari sono ancora acerbe e, in mezzo, c’è la squadra costretta ad arrangiarsi e talvolta a improvvisare. Che gioca attingendo a capacità personali ridotte dalle gambe pesanti, ma non pensa e non agisce ancora in funzione del compagno, che non ha la fisionomia di un collettivo, non può sopperire con la tattica alle carenze fisiche. Una squadra con delle lacune che vanno colmate: con il mercato, con l’allenamento o con qualche invenzione tecnica. Con carenze che hanno bisogno di attenzione anche nella gestione dell’emergenza. La prima è andata. Male, forse inevitabilmente. Ora diventi utile: per capire e correggere, Partendo dall’adattabilità degli uomini e dall’impianto che più li mette in condizione di rendere, da movimenti che ispirino e coppie che non si sovrappongano. Quello di Perugia non è solo un episodio. E’ un conto pagato agli errori estivi, la conseguenza di quello che non gira. Il Taranto non sta bene e il rischio non va ignorato: non ha gli uomini giusti per giocare con il 4-4-2, almeno adesso. E possiede un organico che ha bisogno di un sostegno forte per rendere al di sopra delle proprie possibilità. Per andare oltre la somma delle qualità individuali e rendere come una squadra. L’obiettivo era aggiungere qualcosa in più al talento del singolo e non va tradito, per non vanificare anche tutto il mercato precedente. E, nei giorni rimasti a disposizione per le trattative, va adeguato l’organico al calcio che con questi uomini è possibile e a quello che Cari ha in mente. E’ un azzardo, ad esempio, adattare Tesser a esterno di un centrocampo a quattro. Ed è uno spreco dare a Zito tanto campo da coprire in fase offensiva e costringerlo a rientri repentini in fase difensiva: esaurisce le riserve di un ragazzo che vive d’istinto e di estro temporaneo, di scatti e movimenti a sorpresa, che quindi ha bisogno di spazi più corti e porta più vicina. Discorso che andrebbe ripetuto (quando recupererà) per Caccavallo. E che il nuovo tecnico pare già essersi fatto. Cari ha il tempo come suo alleato: è presto per dare una forma, ma è essenziale comprendere che il progetto originario non può compiere un’inversione e che la soluzione va comunque trovata nei pressi del calcio di Cadregari. Con qualcosa di vicino, anche se non identico. Il Taranto ha bisogno di capire il proprio volto, deve scoprirsi, giocare e capire. Perché non tutto può essere causa delle preparazione: forse nemmeno chi lo ha detto ufficialmente ci credeva fino in fondo. Ci sono altre carenze e su queste bisogna lavorare: immaginando Perugia come una partita vera (infatti lo era), senza interpretarla come non avesse punti in palio e senza barricarsi nella versione più comoda. Occorre dirlo, prendendo in prestito una canzonetta se si vuole: oltre alle gambe c’è di più? Fulvio Paglialunga
Il Taranto si interroga Perdere è sempre una pessima abitudine che, fra l’altro, attecchisce in fretta. Il Taranto a Perugia ha perso da squadra improbabile (nella misura dei passaggi, nella distanza fra i reparti, nell’armonia dei movimenti) e macchinosa (gambe imballate, fiato corto, scarsa reattività). Ha perso nettamente, più di quanto lasci immaginare il risultato: 2-1 per gli umbri. Ha perso contro una concorrente diretta che ha già la spinta e lo spirito della squadra vera. Quell’arroganza contenuta che dà la forza per andare oltre i limiti del momento, trasformando il difficile in normale. È stata una piccola lezione: di là la corretta applicazione di un rigoroso 4-4-2, di qua l’artigianale improvvisazione di uno scolastico 4-4-2. E si potrebbe continuare: di là la leggerezza, l’intuizione e il ritmo; di qua l’amnesia, la pesantezza e lo smarrimento. Insomma, meglio il Perugia: come concetto di squadra e come idea di gioco. E peggio, evidentemente peggio, il Taranto: confuso in difesa, impacciato a centrocampo, evanescente in attacco. Una squadra irrisolta che parla ancora una lingua indecifrabile come il rovescio di un ricamo: un groviglio inestricabile di fili e di nodi. Il Taranto visto all’opera al "Renato Curi" sconta sicuramente un deficit di condizione (molto fondo, poca velocità), come hanno sostenuto a fine partita il presidente Blasi e l’allenatore Cari. Ma si presta anche a qualche inevitabile osservazione sulla filosofia costruttiva con cui è stato smontato e rifatto. Non tutte le operazioni (in entrata e in uscita) sembrano rispondere alla logica della convenienza tecnica e della funzionalità tattica. Ci sono cose che non abbiamo ancora capito. Su tutte: l’ingaggio di Cadregari. Suggerirlo sapendo in partenza di non aver la forza e le efficienze per poter gestire una personalità forte come quella dell’allenatore di Crema è stato un errore. O meglio, una grossolana sottovalutazione della realtà in cui si opera. Evidente il danno procurato: il tempo perso, il disorientamento provocato, il vuoto lasciato all’improvviso. Sono situazioni che nel calcio si pagano alla prima occasione. E la prima occasione era Perugia, banco di prova ideale delle potenzialità della squadra e delle ambizioni della società. Verifica della bontà dei singoli e della stabilità del progetto. Si sa, com’è andata. Sarebbe, ora, sciocco dare eccessiva importanza all’esito - per quanto avvilente - della partita d’esordio. Ma sarebbe ancora più sciocco non tenerne conto, sperando che i difetti, le incongruenze e le smagliature svaniscano nel giro di una settimana. La teoria delle gambe pesanti è certamente fondata e documentabile. Ma una squadra sicuramente buona sulla carta (come sembrava il Taranto alla vigilia del campionato) lo è ineluttabilmente anche sul campo e sin dall’inizio. Perché riesce comunque a posare negli occhi l’illusione della squadra credibile. Accadde la stagione scorsa col Taranto di Papagni. Accadde di notte, in Coppa Italia, contro Catania e Brescia. Quell’illusione rimase. E la ragione è semplice: non era un’illusione. Era una piccola certezza destinata a diventare grande. Si può dire lo stesso del Taranto di Cari? La risposta, per il momento, è uno rispettoso 'no': delle troppe cose che sono già successe e di quanto visto a Perugia. Un 'no' che auspichiamo si trasformi presto in 'sì'. Non sarà facile. Servono rinforzi (oggi arriva Cutolo, esterno mancino d’attacco). Basterà? E servono, soprattutto, chiarezza (da parte della società) e mano ferma (da parte dell’allenatore). Il campionato, nel frattempo, non aspetta. di Lorenzo D'Alò
Oggi arriva Aniello Cutolo È l’esterno d’attacco mancino Aniello Cutolo, classe '83, l’ultimo rinforzo del Taranto. Accantonata la suggestiva (ma onerosa) ipotesi Capparella, il diesse Evangelisti ha chiuso per l’eclettico giocatore arrivato in comproprietà dalla Cisco Roma. Nella passata stagione Cutolo ha indossato la maglia del Verona in B (3 gol in 26 presenze) dove fu messo fuori rosa per alcune settimane in seguito a un violento litigio col tecnico Ficcadenti. Durante l’estate è passato alle buste al terzo club capitolino che lo ha messo sul mercato nonostante le dichiarate ambizioni di promozione. Cresciuto nelle giovanili del Napoli, Cutolo ha indossato, con alterne fortune, anche le maglie di Giugliano, Benevento, Cisco Lodigiani e Arezzo. Ieri è stato depositato il suo contratto in Lega e domenica potrebbe già esordire allo Iacovone contro la Sambenedettese. «Ho aspettato fino all’ultimo una chiamata dalla B - ha confessato Cutolo alla Gazzetta - poi ho deciso di accettare la C e l’offerta del Taranto, una piazza dal sapore particolare, rifiutando le proposte di Foggia, Ternana e soprattutto Gallipoli. Conosco bene mister Cari un tecnico che stimo e con cui ho avuto modo di lavorare quattro anni fa a Giugliano. E’ stato lui a premere per il arrivo. Le mie caratteristiche? In un 4-3-3 posso fare l’esterno di destra o di sinistra nel tridente offensivo; col 4-4-2, invece, sono utilizzabile anche come esterno alto di centrocampo. Ho assistito alla sconfitta di Perugia ma non sono preoccupato più di tanto». Ma l’affannoso mercato del Taranto non dovrebbe fermarsi a Cutolo. La società, infatti, potrebbe ingaggiare un centrocampista centrale in grado di sostituire l’infor tunato Cejas, in attesa del pieno recupero di Mancini. E’ sempre in piedi il discorso legato al senese Gennaro Esposito ('85), anche se il Messina appare al momento in vantaggio. Le alternative sono tre svincolati: Gaetano Fontana ('70), ex Napoli e Ascoli, Federico Crovari ('75) ex Vicenza e Renzo Tasso ('73) nelle ultime tre annate a Rimini. di Enrico Sorace
Allo Iacovone la Commissione di Vigilanza Dopodomani mattina (30 agosto) la Commissione di Vigilanza per i pubblici spettacoli effettuerà un importante sopralluogo per verificare lo stato della situazione dopo la decisione del Comune di voler utilizzare anche la gradinata (oltre la curva nord e la tribuna). La Commissione verificherà la relazione dell’ente civico sui singoli settori, sugli ingressi da aprire (alcune porte sono al limite dell’utilizzo) e sul ripristino dei gradoni. Infine c'è da ricordare che entro il 31 venturo il Comune dovrà depositare in Questura il progetto per la messa a norma dello stadio. Quello precedente (2 anni fa) prevedeva un costo di circa 800mila euro.
Non è il vero Taranto La notizia positiva è che questo non è (non può essere) il Taranto vero. La speranza è che si trovi presto, che si trasformi in una squadra, che recuperi la forza per correre e la dinamica collettiva. La verità è che la partita di Perugia è un tormento: per il risultato, la prova, il fiato corto, le gambe pesanti, le idee confuse, la molle interpretazione. Ci sono scuse in abbondanza, ma non tutte sembrano bastare. C’è, di fatto, che la sconfitta è meritata: con il Perugia c’è differenza fisica e incombente squilibrio qualitativo, c’è maggiore voglia da una parte e disordine dall’altra. Vincono i grifoni grazie a Ginestra, in campo con la valigia chiusa e un biglietto per Gallipoli: il bomber contestato, che si toglie l’ultimo sassolino uscendo tra applausi che sovrastano i fischi, regalando tre punti e facendo diventare minoranza fastidiosa gli irriducibili che hanno vinto, facendolo andare via per incompatibilità ambientale. Ma perde il Taranto, prima di tutto. Perde perché paga subito tutte le sue incongruenze: quelle di un cambio tecnico improvviso e precoce, di un allenatore troppo nuovo per potersi sentire a suo agio e di una squadra preparata e costruita per un progetto che già non esiste più. Un gruppo da educare ad un gioco diverso da quello studiato fin qui, da rimettere in piedi e liberare mentalmente. Da indirizzare su binari giusti e lineari, prima che deragli. Non tutti si preoccupano, individuando il germe della cattiva prestazione in una insufficienza fisica e una preparazione troppo dura. Forse non è tutto, e il continuo ricorso al mercato sembra confermarlo: il gruppo è da correggere perché sono cambiate le linee guida e quindi le caratteristiche necessarie. Serve altro e sono a rischio anche i punti fermi (Cejas stiratosi dopo sei minuti: rischia un lungo stop). Serve, anche, uno studio più profondo degli uomini a disposizione. Perché se è vero che Cari non ha avuto il tempo per dare alla squadra qualcosa in più di un 4-4-2 elementare (senza Mancini), è vero anche che non è riproponibile nel futuro prossimo una squadra ferma come fosse incastrata in gigantesche stecche di calcio balilla, con reparti bloccati e spesso distanti tra loro. Caldo vero e nuvole mentali. Il sole alto è una realtà che rende insopportabile l’aria, le nubi invece solo un’immagine del Taranto oscurato. Come coperto da qualcosa di minaccioso: il gruppo di Cari sopravvive alla partita finché il Perugia (4-4-2 con Ginestra e La Vista esterni dinamici) ci gira intorno. Per la gente di Cuccureddu capisce le diversità e le cavalca: sono differenti i ritmi di gioco, si viaggia a velocità impari. I grifoni hanno gambe, rapidità e compattezza, i rossoblu sembrano disorientati e finiscono per sfarinarsi. Difesa e centrocampo lontani, ripartenze logicamente lente e impacciate: non c’è nel Taranto la coesione che una squadra dovrebbe avere. Colpa del cervello annebbiato, delle gambe rigide, delle tattiche che si sovrappongono fino ad arrivare al paradosso di movimenti presi in prestito spontaneamente dalla passata stagione per volontà dei reduci di trovare un rifugio sicuro. Quel po’ di finto equilibrio è in realtà preparazione alla disparità: Ginestra segna due volte tracciando la linea (25’) e scavando il solco (31’). Primo gol: La Vista innesca, Mazzeo indovina tempi, spazio e tocco per servire l’inserimento del prossimo attaccante del Gallipoli, la coppia centrale del Taranto balla e la girata di sinistro è rapida e efficace. Secondo gol: Delnevo tocca su punizione, il destro di Ginestra, preciso e beffardo, trova un varco nella barriera e supera Barasso. Oltre quel solco il Taranto non riesce ad andare, accumulando sofferenze e non riuscendo a reperire voglia. Perde subito la tenue linearità precedente e appesantisce il suo incedere. Dal frullatore di movimenti spunta Migliaccio come uomo maggiormente pericoloso dei rossoblu: un colpo di testa (37’, fuori) e una bella girata (44’, Puggioni vola per deviare). Sprazzi di una reazione che non diventa collettiva. E’ una bolla d’acqua che i trentotto gradi del campo consumano. Che evapora, nonostante l’inizio di ripresa illuda. Azioni estemporanee, comunque annotabili: una girata morbida di Dionigi che costringe Puggioni allo scatto di reni (2’) e un colossale spreco in sequenza di Mancini (entrato da poco), Zito e Dionigi su errore di Rizzo. In mezzo un disimpegno imperfetto di D’Alterio che rischia di favorire la tripletta di Ginestra (rovesciata fuori), successivamente un cambio tattico (centrocampo a rombo con Mancini vertice alto) senza a resa immaginata. Perché e sollecitazioni non sembrano ineccepibili e, comunque, non avrebbero risposte da una squadra spenta e spaesata. Anzi: Mazzeo va tre volte vicino al gol, due volte superando Migliaccio e Pastore (primo tiro fuori, secondo sulla traversa), un’altra di testa. Il Taranto non sembra mai avere l’ambizione di segnare, la forza per giocare: si immola come una vittima predestinata. Segna quando è tardi: colpo di testa di Mancini su punizione di Pastore. Troppo poco. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga BARASSO - Sui due gol è sorpreso, ma - pur non sembrando sufficientemente reattivo - non ha grosse responsabilità. Vede sempre il pericolo incombere, non è chiamato a interventi che vanno oltre l’ordinarietà. Restano, comunque, due gol subiti: 5.5
Taranto, falsa partenza Il Taranto non è ancora quello che pensa di essere. E così la partita d’esordio si trasforma in un piccolo calvario. L’impatto con la realtà del campionato tradisce la pochezza tecnica della squadra e svela il ritardo di condizione del gruppo. La speranza è che il combinato disposto (pochezza più ritardo) appartenga alla medesima emergenza. Quella legata alla precarietà dei tempi. Questione essenzialmente di gambe, insomma. Come pensano all’unisono l’allenatore Cari e il presidente Blasi. Ma il sospetto che ci possa essere anche dell’altro non è infondato. Ci coglie e si espande nel corso della partita che il Taranto non fa nemmeno in tempo a capire, prima di scomparire dentro un vuoto improvviso. Vince il Perugia, che ha logica di squadra (4-4-2 correttamente interpretato) e senso del gioco (ripartenze puntuali a palla bassa, movimenti coordinati delle catene laterali). Ha, cioè, i requisiti minimi: un’org anizzazione di base e una funzionalità più diffusa. Requisiti del tutto sconosciuti a questo Taranto privo della necessaria identità. Perché non è più il Taranto di Cadregari (in fumo il 4-3-3 e oltre un mese di tattica applicata). E non è ancora il Taranto di Cari (pochi giorni di lavoro specifico alle spalle). È un Taranto a cui le gambe non girano e le idee scarseggiano. Smarrito, confuso, impacciato, letargico. Talmente povero da generare sincero imbarazzo: in chi lo vede e in chi lo deve giudicare. I gol che irrorano il confronto, rompendo l’assedio del caldo, sono il vero paradosso di Taranto-Perugia. Perché segna Ginestra (doppietta) e realizza Mancini (allo scadere). Vanno in gol, cioè, i giocatori più discussi. Ginestra che è in rotta con l’ambiente (oggi dovrebbe essere ufficilizzata la sua cessione al Gallipoli). E Mancini che non è ancora convinto di rimanere. Solo che Ginestra gioca dall’inizio e incide come una lama nel ventre molle della difesa tarantina. E Mancini trova spazio soltanto alla fine, complice un fastidioso mal di schiena. In panchina diventa un lusso insostenibile: per il suo lento recupero psicologico e per le esigenze della squadra. S’impone una riflessione. Anche il Taranto è 4-4-2, ma dinamiche interne e automatismi collettivi rivelano un’applicazione sommaria. Cari sceglie Tesser (un difensore) per completare la linea di centrocampo. E affida alla coppia Dionigi-Cammarata il peso dell’attacco. L’avvio non è affatto allarmante. Ma dura poco. Cejas si fa male subito (stiramento) e apre un buco in mezzo al campo. Entra De Falco, non è la stessa cosa. Il Perugia trova il gol al culmine di un pensiero verticale. La Vista-Mazzeo-Ginestra: azione velocissima, il tempo di un sospiro. Quando il pallone giunge a Ginestra, sono fuori posizione Pastore e Migliaccio. Vana l’uscita di Barasso sul diagonale basso. È il 25’. Il raddoppio è sei minuti più tardi. Ginestra perfora la barriera e sorprende Barasso direttamente su punizione. La girata di Migliaccio (44’) procura un brivido lieve. La ripresa si apre con un’opportunità per Dionigi (1’). E con una colossale occasione per Mancini (15’). Poi è Mazzeo a sfiorare il terzo gol (tiro fuori di poco, traversa piena e colpo di testa). Il Taranto, nel frattempo passato al rombo in mezzo, pesca il gol che rende più accettabile il risultato, senza però scalfire l’esattezza della sconfitta, al 47’. La deviazione di testa è di Mancini. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò BARASSO 5,5 - L’unica colpa è che non fa miracoli sui gol. La traversa lo salva dal pallonetto di Dionigi.
Sconfitta a Perugia dopo 22 anni Il Taranto inizia con un passo falso il decimo campionato di serie C1. I rossoblù perdono a Perugia dopo oltre 22 anni; l'ultimo ko risaliva infatti al 6 aprile 1985 nel torneo cadetto: 3-1 per i "grifoni", al successo dopo aver rimontato l’1-0 iniziale degli ionici. Nelle due successive partite giocate in Umbria i rossoblù avevano poi ottenuto due successi vincendo per 3-1 in serie C1 il 24 settembre 1989 (tripletta di Insanguine e rete di Catelli), quindi 1-0 in serie C1 il 12 novembre 2006 con il gol decisivo di Ambrosi. l Sono 13 in totale le sfide esterne contro il Perugia: sette i successi dei padroni di casa, tre vittorie dei tarantini e tre i pareggi.
Taranto, buon viaggio Ai nastri di partenza il Taranto giunge con qualche affanno. Il cambio di allenatore (via Cadregari, al suo posto Cari) e l’organico da puntellare (domani la società potrebbe annunciare gli ultimi due colpi: il sogno è Chiesa, nel mirino c’è sempre Capparella, ma l’obiettivo reale è Cutolo, esterno di centrocampo di Cisco Roma e Verona) non consentono a Pastore e compagni di presentarsi all’esordio di Perugia al 100%. Il calendario, poi, non ha aiutato i rossoblù: nelle prime sei giornate affronteranno quattro trasferte da brivido (Perugia, Pistoiese, Salernitana, Arezzo) e due ostici match tra le mura amiche (Sambenedettese e Gallipoli). Archiviata la preparazione estiva ed una serie di amichevoli che non sono bastate per misurare il valore della rosa allestita da Evangelisti, è tempo di campionato. Le ambizioni degli ionici sono note. Blasi ha parlato di «promozione diretta in serie B» appena dieci giorni dopo la beffa di Avellino. Un’esternazione dettata dalla voglia di riscatto e dall’obbligo morale di dover rispettare il progetto illustrato due estati fa (la serie B in tre anni). La strategia di mercato è stata chiara: confermare lo zoccolo duro della passata stagione, puntando su diversi giovani interessanti (Caccavallo, Ungaro, De Falco)e su un paio di elementi in grado di innalzare il tasso di esperienza (Cavallo e Dionigi). Ma Taranto e Perugia restano due formazioni ancora incomplete. Attendono le ultime ore di mercato per piazzare i colpi. La sfida del Curi accantona le trattative e pone di fronte due candidate al salto di categoria. I rossoblù giungono al confronto al termine di una settimana turbolenta e con un equilibrio, tattico e psicologico, ancora da definire. I biancorossi - guidati da Antonello Cuccureddu, già promosso in serie cadetta alla guida di Avellino e Grosseto - hanno disputato un precampionato al di sotto delle aspettative e aspettano di conoscere il destino di Ginestra. Cari dovrebbe iniziare la sua avventura puntando sul 4-4-2. In questa maniera lancerebbe dall’inizio Dionigi e Cammarata. di Fabio Di Todaro
Taranto con il 4-2-3-1 Il giorno delle prove generali è utile a capire. L’esordio è vicino: domenica si gioca a Perugia. E il Taranto sperimenta in amichevole: al “De Bellis” di Castellaneta, contro la locale formazione di Promozione. Il risultato finale, per quel che può contare, è stato 5-0 a favore dei tarantini, in palla fisicamente, ma ancora poco brillanti nella velocità. E non potrebbe essere altrimenti visto il momento della stagione alla fine della dura preparazione estiva. Tutto sommato un buon test di allenamento per il Taranto alla vigilia della partenza per Perugia. Cari, tecnico fresco di nomina, ha fatto ruotare tutti gli uomini a disposizione, fatta eccezione di Caccavallo ancora alle prese con noie muscolari (riprenderà ad allenarsi tra un paio di settimane), concedendo a tutti un tempo e optando in entrambe le frazioni per il 4-2-3-1, modulo che sembra destinato a diventare il vestito del Taranto, dopo le ripetute prove di 4-3-3 fatte da Cadregari. Nella prima frazione il tecnico laziale ha provato la coppia centrale difensiva Migliaccio-Pastore, con D’Alterio e Colombini sulle fasce. A proteggere la difesa Cejas e De Liguori. Mentre dietro l’unica punta Cammarata, sono stati schierati Zito, Dionigi e Pellecchia. La difesa è stata poco indaffarata vista l’inferiore caratura tecnica degli avversari. Le poche verticalizzazioni accennate dai castellanetani sono state facilmente controllate dai centrali. Buona la condizione dei due esterni, con D’Alterio già ben inserito nei meccanismi del gruppo. Super lavoro per i due centrali di centrocampo. Spesso con l’avanzata di Zito e Pellecchia i due si sono ritrovati a mantenere da soli il centrocampo. Proprio lo sbilanciamento in avanti della formazione rossoblu sembra essere il problema che può turbare i sogni di Cari. Troppo soli in mezzo al campo Cejas e De Liguori, troppo isolati gli attaccanti. Ne deriva che le due ali sono chiamate ad un lavoro di ricucitura dei reparti in fase di possesso palla, di sostegno ai centrali in fase difensiva. Per quel che concerne la coppia Dionigi, Cammarata, osservati speciali, si sono mossi bene. Non si sono mai incrociati nè rubati gli spazi. Il tecnico crede nella coesistenza delle due punte e sembra ricevere risposte confortanti dal campo. Dionigi, anche se apparso in ritardo di condizione, può giocare qualche metro dietro a Cammarata, più uomo d’area del compagno. E, in fase di possesso, i due finiscono sulla stessa linea, per incrementare la pericolosità. Nella seconda frazione sono scesi in campo Barasso tra i pali, linea difensiva composta da Tesser, Ungaro, Zaccanti e Taurino. Davanti ai quattro di difesa Cavallo e Malagnino. Mentre De Falco, Sciaudone e Mancini, in recupero, a sostegno della punta Maiorino. I gol sono diminuiti per qualche eccesso di leziosità della compagine rossoblu, nonchè per qualche bella parata dell’estremo difensore ospite Cofano. In questi secondi 45’, occhi puntati su Mancini che sta recuperando la forma migliore e molto probabilmente a Perugia giocherà uno spezzone di partita. Il fantasista si è mosso bene, ha regalato qualche bella giocata ed ha trasformato anche il penalty. Per il resto la partita è calata di tono fisico e agonistico per il forte caldo. Noie muscolari per Malagnino, uscito anzitempo dal campo per una contrattura alla coscia della gamba destra. Le sue condizioni saranno valutate nelle prossime ore. di Paolo Nico
Taranto, cinque squilli a Castellaneta Cinque gol al Castellaneta, balda formazione militante in Promozione. La prova dei rossoblù è stata tonica e ben augurante. Prima dell’inizio del match il sindaco, avv. Italo D’Alessandro, ha consegnato due targhe, una alla Taranto Sport (l'ha ricevuta il diggì Vittorio Galigani) e l’altra al mister Cari. Nella formazione di casa mancava soltanto il centrale difensivo Lippolis (braccio ingessato). Nel Taranto, invece, è rimasto negli spogliatoi Caccavallo (riprenderà la preparazione soltanto fra 15 giorni). Nel primo tempo mister Cari manda in campo per buona parte la formazione che dovrebbe scendere in campo dopodomani a Perugia. Usa il 4-2-3-1: Faraon, D’Alterio, Migliaccio, Pastore, Colombini; Cejas e De Liguori; Pellecchia, Dionigi, Zito; Cammarata. Fioccano i gol. Apre le marcature al 2' Cammarata (assist Pellecchia). Raddoppia Dionigi al 6' (cross di Zito). Triplica al 7' lo stesso Zito (bel pallonetto). Il poker giunge al 10' Colombini (devia di testa un angolo di Zito). In fase di possesso si “alzano” i due mediani per cui Dionigi affianca Cammarata in avanti (i due s'incrociano). Nella ripresa, invece, Cari dà spazio al resto del gruppo. Segna Mancini su rigore al 24'. Malagnino esce due minuti dopo per un contrattura. Sciaudone colpisce un palo interno ed una traversa. Cari: «Siamo al 70 %, ma anche le altre formazioni sono più o meno sullo stesso livello. Dionigi e Cammarata possono coesistere». Circa la formazione le uniche varianti potrebbero essere costituite da Tesser e Mancini (per D’Alterio e Dionigi?). Infine il Taranto ha inoltrato reclamo per la gara Castrovillari-Taranto di ieri l’altro, valevole quale seconda di Coppa Italia. Lamenta la posizione dell’attaccante di casa Iervasi che, secondo il club jonico, non avrebbe potuto scendere in campo in quanto il tesseramento sarebbe stato inviato nella mattinata di mercoledì e non nelle 24 ore precedenti come vuole il regolamento dei Dilettanti.
Capparella, giorni decisivi La dirigenza rossoblù continua a tenere d’occhio il mercato che chiuderà i battenti il prossimo 31 agosto. Resta poco più di una settimana a disposizione del diesse Evangelisti per completare la squadra affidata da qualche giorno al tecnico Cari. L’obiettivo principale del Taranto è sempre l’esterno offensivo Marco Capparella ('75) legato da un altro anno di contratto al Napoli. Il suo manager Grimaldi ha in agenda un appuntamento con Blasi ed Evangelisti all’inizio della prossima settimana per provare a chiudere un’operazione onerosa che garantirebbe al Taranto un giocatore di qualità. L’alternativa a Capparella potrebbe essere Emilio Docente ('83) di proprietà del Rimini, dove sta trovando poco spazio. Il Taranto avrebbe fatto un sondaggio per il prestito, ma c'è da superare la concorrenza di varie società, tra cui l’Ancona. Per il centrocampo, invece, è in stand by la trattativa per Gennaro Esposito ('85) che ha rinnovato col Siena fino al 2010. Il club sarebbe orientata a girarlo in prestito alla società del presidente Blasi insieme ad un bel gruzzolo di euro pur di assicurarsi Manuel Mancini, che rappresenta la chiave per far decollare un’operazione che altrimenti rischia di saltare. Il Taranto, però, non vorrebbe privarsi di Mancini e avrebbe offerto al Siena solo un’opzione sul talento di Ostia da esercitare entro gennaio, soluzione questa non troppo gradita alla società toscana che starebbe valutando anche le proposte di Messina e Avellino per l’ex centrocampista della Juve Stabia. Ma per la zona nevralgica esisterebbe anche una soluzione di scorta che porterebbe allo svincolato Gaetano Fontana ('70), deciso a indossare per un altro anno gli scarpini da calciatore. di Enrico Sorace
Taranto, due rinforzi per Cari Marco Cari ha preso confidenza ieri pomeriggio allo Iacovone con il nuovo gruppo. Dopo un breve sermoncino alla truppa, è sceso in campo per dirigere il suo primo allenamento. Ancora out, purtroppo, Mancini e Caccavallo. Per domenica prossima, a Perugia, in occasione della prima gara ufficiale della nuova stagione, i due (Caccavallo è sicuro) non dovrebbero far parte della formazione che scenderà in campo al “Renato Curi”. Questo il primo commento del tecnico romano: «Sono molto soddisfatto. Ho trovato una rosa fortemente motivata e vogliosa di far bene. Mi ha fatto particolarmente piacere notare l’impegno con il quale hanno effettuato il lavoro che avevo chiesto loro. Sotto questo profilo devo dire che tutti hanno confermato le favorevoli impressioni ricevute domenica scorsa». Circa i rinforzi, questa volta il trainer jonico è stato un po’ più chiaro: «Ho parlato con i dirigenti rossoblù. Premesso che ho fra le mani un buon organico, folto cioè dal punto di vista della qualità, necessitano un paio di ritocchi. Più forti siamo, maggiori possibilità di centrare l’obiettivo prefissatoci, avremo. Oltretutto il presidente è disposto ad investire ancora sul mercato. Non fatemi indicare i ruoli». Stando a quanto filtrato dovrebbero arrivare un attaccante rapido (ed ovviamente dal gol...facile) ed un esterno di centrocampo, abile sia nella fase offensiva che difensiva. Oggi, doppia seduta. Domani pomeriggio (ore 16) test infrasettimanale a Castellaneta contro la formazione locale che milita in Promozione. Per quanto riguarda i tifosi rossoblù, il Perugia ha comunicato di aver messo a loro disposizione 2500 biglietti. I preziosi tagliandi possono essere acquistati nei seguenti punti-vendita: Bar Mokambo, via Liguria, 77 e Musica E', via Cesare Battisti, 23/C. Ricordiamo che la partita avrà inizio alle ore 15,00. Intanto questo pomeriggio (ore 18) sarà la Berretti che scenderà in campo a Castrovillari per la seconda gara di Coppa Italia. La squadra di casa sarà all’esordio in questa competizione dal momento che domenica scorsa ha riposato. Mister Passariello non potrà disporre di Maraglino (il portiere s'infortunò a Penne il penultimo giorno di ritiro), Taurino e Maiorino, aggregati con la prima squadra. Sanna, Pupino e D’Arcante (è rientrato da Parma), viceversa, faranno parte dell’undici iniziale. Questa la probabile formazione con il 4-4-2: Muscato; De Pascalis, Tripaldi, Visconti e Giuliano; Sanna, Pupino, Albano e D’Arcante; De Comite e Perrone. In panchina: Ricci, Notaristefano, Di Lonardo, Amato, Napolitano, Saracino, Massaro. di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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