Spalti gremiti al Tursi Nonostante l’ampio ventaglio di scelte creatosi con i recuperi dei diversi acciaccati, Papagni sembra aver già deciso l’undici che scenderà in campo per il derby del "Tursi". Tre anni dopo l’ultimo incontro, il Taranto si presenta nella cittadina della Valle d’Itria con il chiaro intento di portare a casa l’intera posta per blindare la quinta posizione. A disposizione del tecnico di Bisceglie c'è l’intera rosa, fatta eccezione per l’infortunato Monticciolo (si riaggregherà al gruppo da martedì) e lo squalificato Cejas. Rispetto alla formazione che domenica scorsa ha impattato contro il Perugia dovrebbero esserci due novità. Prosperi ha scontato il turno di squalifica e potrebbe essere preferito a Colombini che, nelle ultime due settimane, ha lavorato a ritmo ridotto. Il pacchetto arretrato verrà completato da Cosenza, Caccavale e Pastore. A centrocampo, invece, si rivedrà dopo tre settimane di assenza Vincenzino De Liguori al fianco di Mancini, con Larosa (in vantaggio su Mortari) e Toledo sulle corsie esterne. Nessuna variazione in attacco, con Cammarata e Deflorio che cercheranno di trafiggere per la prima volta tra le mura amiche l’estremo difensore biancazzurro Stefano Ambrosi che, almeno dall’inizio, non potrà ingaggiare il personale duello con il fratello Alessandro. L’attaccante di Fiuggi ha avvertito negli scorsi giorni una contrattura al polpaccio e, pur avendola smaltita, partirà dalla panchina. Il capitano rossoblù, che ha tenuto con il fiato sospeso Papagni a causa di un’infiammazione del nervo sciatico, cercherà di rompere il digiuno di gol in trasferta che dura esattamente da un anno (09/04/2006, Potenza-Taranto 0-1). di Fabio Di Todaro
Taranto imbattuto da otto turni Sono sette i precedenti di campionato tra Martina e Taranto giocati al “Tursi”. Cinque i confronti nel Campionato Dilettanti o serie D, due quelli disputati in serie C1 e quest’ultimi sono anche i precedenti più recenti; nel bilancio sono in vantaggio i rossoblù con tre successi a due.
Cammarata si sente pronto Serve vincere, servono i gol. E Fabrizio Cammarata si sente chiamato in causa. Capisce il bisogno del Taranto di trovare la forza per lo scatto nelle proprie punte, di affidarsi agli attaccanti per arrivare al traguardo. E’ il momento decisivo del campionato: «Tutto diventa molto più importante - dice -: le giornate si riducono, abbiamo qualcosa da inseguire. Siamo sereni, ma al tempo stesso all’interno del gruppo c’è la giusta tensione. Conosciamo perfettamente il nostro dovere». Il dovere è vincere, per tenersi al sicuro i playoff. Prendersi quello che è sfuggito domenica scorsa, recuperare in trasferta ciò che in casa non arriva: «E’ chiaro che vincere è sempre la soluzione migliore - spiega Cammarata -, ma non sempre può riuscire. Ecco perché non mi piace che si parli di difficoltà per quello che riguarda il nostro cammino recente. Parliamo di punti sfuggiti, non di prestazioni sbagliate: anche domenica, contro il Perugia, meritavamo di vincere. E lo stesso discorso vale per le altre partite: forse solo con il San Marino il pareggio è stato un risultato equo. Nelle altre occasioni no». Qualcosa, allora, non ha girato se risultati e prestazioni non coincidono. Nulla che turbi Cammarata: «Un po’ di sfortuna, un po’ di errori. Ma fin quando c’è il gioco possiamo avere fiducia: solo attraverso la manovra arrivano i risultati. E poi: prima vincevamo in casa e non ci riuscivamo in trasferta. Adesso accade il contrario: il cammino è comunque positivo». Viaggio verso Martina: breve, ma intenso. Si avvicina la sfida più anomala del torneo: resta una partita delicata: «E’ un derby, ma è soprattutto una partita difficile: loro vengono da una vittoria importante e hanno un obiettivo da raggiungere. Anche noi, però, lo abbiamo e, per arrivarci senza ansie, dobbiamo cercare di vincere. Nessun problema, giocare per il massimo risultato fa parte della nostra mentalità». Vincere, però, vuol dire segnare. Quindi servono i gol: il discorso torna al punto di partenza. E Cammarata deve nuovamente rispondere di sé e dei suoi compagni. Lui, intanto, non è ancora in doppia cifra nonostante il curriculum quasi lo imponga. Otto gol. Soltanto? «In effetti mi piacerebbe arrivare alla doppia cifra: credo di farcela, ma non ne faccio una questione vitale. In fondo importa che qualcuno segni, al di là della classifica marcatori: altre squadre segnano solo con due uomini, noi abbiamo un altro tipo di struttura. Anche noi attaccanti ci alterniamo in campo e nei gol. Alla fine nemmeno i numeri sostengono la tesi di un Taranto che segna poco: siamo il quarto attacco del campionato. E siamo anche la quarta difesa: viviamo di un equilibrio che rimane la nostra forza». La partita si avvicina: è domani. Il Taranto si prepara, studia. Cammarata manda giù la lezione e un po’ anticipa i temi del derby: «A questo punto del campionato le partite si somigliano tutte. Ogni squadra ha qualcosa da chiedere e mette in campo i suoi strumenti per arrivare all’obiettivo che si pone. Alcune si chiudono, altre si lanciano all’attacco: io credo che il Martina, avendo da poco un nuovo allenatore, proverà ad attaccare almeno all’inizio. Ma starà molto attento: noi dobbiamo sfruttare le piccole distrazioni». Il desiderio è duplice: prendersi il derby e zittire i fischi. Inutile girarci intorno: il Taranto non ha gradito la reazione del pubblico dopo il pari contro il Perugia: «In quella partita abbiamo fatto il massimo e, ovviamente, essere fischiati non fa piacere, soprattutto in quel momento. Ma sappiamo come va il calcio: solo i risultato possono far cambiare idea alla gente. E noi, sabato, vinceremo anche per questo». di Fulvio Paglialunga
Taranto e Martina, qua la mano Prima l’amarezza, il distacco con la squadra e la tifoseria. Poi la riconciliazione, una mano tesa all’intero ambiente per concentrare le forze in vista del rush finale. Gigi Blasi, da tre settimane a questa parte, ha optato per la linea morbida. Ha messo da parte il bastone, dopo aver capito che il muro contro muro avrebbe potuto compromettere un’intera stagione. «E’ per questo motivo che invito i tifosi di tutti i settori a sostenerci nuovamente come nel recente passato. Il loro contributo è risultato spesso decisivo e in questo finale di stagione il Taranto necessita del loro sostegno». Adesso Blasi, che al termine della sgambatura di mercoledi pomeriggio ha incontrato la squadra negli spogliatoi, usa toni più pacati. Al termine della gara con il Perugia, sebbene i rossoblù avessero raccolto il quarto pareggio interno consecutivo, ha avuto parole d’elogio per la prestazione della squadra. «Abbiamo disputato una buona gara - disse -, posso essere soddisfatto perchè ci è mancato soltanto il gol. E’ un pareggio che non presenta analogie con quelli ottenuti contro Gallipoli, Juve Stabia e San Marino». La via della rete, Deflorio e compagni, cercheranno di ritrovarla domani pomeriggio per evitare di ritrovarsi fuori dalla zona playoff. «Martina-Taranto è una gara importante - ha commentato Blasi -, ma non decisiva. Si affronteranno due compagini che sono in lotta per i rispettivi obiettivi, ma a cinque giornate dalla fine nessun risultato comprometterebbe il cammino». Di fronte il Taranto - reduce da una striscia utile di otto risultati - troverà un avversario rigenerato dalla cura Brini. Con il tecnico di Porto Sant’Elpidio i biancazzurri hanno ottenuto 4 punti in 2 giornate. «Il Martina è una buona squadra che a gennaio è stata rinforzata con diversi elementi di esperienza. Sta lottando per non retrocedere, posso immaginare la determinazione con cui scenderà in campo. Due anni fa eravamo anche noi nella stessa situazione. La famiglia Cassano sta compiendo enormi sacrifici per conquistare la permanenza in terza serie. Mi auguro che possano raggiungere questo traguardo, ma non potremo fare sconti. Non vincendo al "Tursi" potremmo essere scavalcati dalle nostre dirette inseguitrici». Nell’ impianto della cittadina della Valle d’Itria il Taranto sarà seguito da quasi mille sostenitori. «Spero che possano emergere i valori autentici dello sport. Chiedo correttezza e rispetto sugli spalti». Il giudizio finale lo emetterà il campo. di Fabio Di Todaro
Papagni recupera tutti Improvvisamente l’infermeria si svuota. Sorprendendo forse anche Aldo Papagni: il tecnico ha visto tutti i giocatori in campo contemporaneamente, dopo aver temuto di dover fare la conta dei disponibili. Effetto derby, oppure logica conseguenza della partita che si avvicina: da parte la cautela, si forzano i tempi. L’unico che continua a girare a parte, ma anche in questo caso si tratta di precauzione, è Deflorio. Gli altri (Panini, Ambrosi, Larosa, Colombini) hanno lavorato regolarmente con il gruppo, candidandosi per una maglia nel derby. Così Papagni ha stracciato l’elenco dei giocatori in forse e ha cominciato a pensare a una formazione che nasce dall’abbondanza di offerta. A questo punto, però, avere dubbi (già consolidata abitudine) è oltremodo naturale. Papagni impiegherà l’ultimo allenamento per comprendere la condizione dei giocatori recuperati. Ad esempio: Colombini potrebbe giocare dall’inizio, come ha fatto per l’intera stagione, ma le due settimane di lavoro differenziato sembrano suggerire l’impiego di Prosperi a sinistra della difesa (ruolo, tra l’altro, originario del difensore). Se, invece, Papagni dovrebbe optare comunque per Colombini, allora Prosperi entrerebbe in ballottaggio con Pastore per un posto da centrale. Anche a centrocampo il discorso sembra lo stesso: Larosa ha recuperato, ma il tecnico rossoblu si riserva di valutare. Intanto prova Mortari, tenendolo pronto in caso di bisogno. Il mediano, squalificato, Cejas, sarà il rientrante De Liguori, che dovrà coprire anche gli attacchi-spazio di Mancini. In attacco, invece, il recupero di Ambrosi, che dei giocatori acciaccati sembrava quello più a rischio, non dovrebbe comunque cambiare le scelte: giocherà Cammarata, affiancato da Deflorio, sempre che la sciatalgia finisca di infastidire il capitano.
De Liguori pronto al rientro Anche osservando l’allenamento prevalentemente tattico di ieri pomeriggio, di certo c’è che il Taranto non cambierà assetto. Il 4-4-2 è ormai la soluzione di base del tecnico Aldo Papagni che, in ossequio, ad esigenze di equilibrio sembra avere abbandonato l’idea del doppio esterno di centrocampo offensivo per una più solida architettura. L’allenamento di ieri ha visto i rossoblu provare soluzioni tattiche in fase di possesso e non possesso, sempre rispettando il 4-4-2 di fondo. Permane qualche dubbio. Innanzitutto non tutto l’organico risultava a disposizione. A bordo campo sono rimasti Alessandro Ambrosi e Francesco Larosa. Il primo preoccupa, sia pure leggermente. L’attaccante è alle prese con una piccola contrattura al polpaccio, muscolo di per sè abbastanza delicato. L’infortunio non appare grave, ma oggettivamente la sua presenza tra due giorni non è così certa. Il centrocampista barese, invece, si è prodotto in ripetuti giri di campo, senza partecipare alla parte tattica. Le sue condizioni non sono ottimali, ma certamente risulta sulla via del recupero. All’unica seduta di ieri pomeriggio mancavano il capitano Andrea Deflorio, a riposo precauzionale, oltre che Panini e Colombini i quali hanno seguito un preciso programma fisico in palestra. Soprattutto le condizioni del primo vengono tenute sotto osservazione per il problema alla caviglia avvertito qualche giorno fa. Occorre, quindi, ipotizzare uno schieramento plausibile. In difesa con il rientro a pieno regime di Ivano Pastore comincia ad avvertirsi una certa abbondanza. Sulla fascia destra verrà confermato Cosenza, permanendo le condizioni incerte di Panini; a sinistra ci dovrebbe essere Colombini anche se ieri, in sua assenza, Papagni ha utilizzato Prosperi nell’antico ruolo di esterno sinistro. Il difensore pescarese, che domenica contro il Perugia ha scontato il suo turno di squalifica, cerca comunque di ritagliarsi un posto in una zona di campo che sembra presidiata da Caccavale e Pastore. Nella zona mediana la situazione è piuttosto chiara. Assenti Monticciolo e Cejas (il primo potrebbe rientrare per i playoff, il secondo è stato fermato per un turno dal giudice sportivo), al centro ci sarà il ritorno di Vincenzo De Liguori. Il napoletano, dopo avere speso tantissime energie fino ad un mese fa, è rimasto fermo per infortunio e non è detto che queste tre settimane di assenza non abbiano giovato al centrocampista. De Liguori farà coppia con Mancini, sempre più integrato nel ruolo di mezzala incursore, pronto a fiondarsi sugli spazi centrali e cercare la conclusione in prima persona come avvenuto nella trasferta di Giulianova. Sugli esterni occorre fare un’analisi più approfondita. Sulla corsia sinistra nessuno potrà contendere il ruolo al brasiliano Toledo. Sulla fascia opposta restano fondati dubbi che Larosa possa farcela. Con Panini nelle medesime condizioni, si apre uno spiraglio per Mortari che, in questo campionato, ha collezionato solo un paio di spezzoni di gara per quattordici minuti totali. Curioso come il laterale salentino sia ritornato in campo, dopo l’operazione al ginocchio, proprio nella gara di Martina valevole per la Coppa Italia. In attacco il problema al polpaccio di Ambrosi sgombra i dubbi. Cammarata e Deflorio (malgrado il riposo di ieri di quest’ultimo) formeranno, dal primo minuto, l’asse offensivo per la decima volta in questo campionato. di Luigi Carrieri
Martina-Taranto, c’è la diretta tv
Martina-Taranto sarà trasmessa sabato in diretta, in chiaro, su Rai Tre (ore 15) . Lo ha disposto ieri il Prefetto Alecci su esplicita richiesta del Questore Pozzo il quale gli ha rappresentato le sue giuste perplessità per quanto riguarda l’ordine pubblico (solo 800 i biglietti a disposizione dei tifosi rossoblù). Ma c’è una seconda decisione altrettanto importante presa dello stesso dott. Alecci. I biglietti per entrambe le tifoserie (sia per quella martinese che per quella tarantina) potranno essere acquistati entro le ore 19 di domani sera. I botteghini, dunque, resteranno chiusi. I tarantini che resteranno purtroppo senza biglietto dovranno restare in città. Inutile avventurarsi. La Questura ha predisposto un triplo filtraggio per cui sarà praticamente impossibile avvicinarsi al “Tursi”. Oltre alla diretta in chiaro, c’è quella sul Canale 925 di Studio 100. Ieri pomeriggio, intanto, la squadra si è allenata sotto una pioggia battente. Papagni, come anticipato, non ha fatto disputare alcuna partitella contro la formazione Allievi. Dopo una quarantina di minuti di esercitazioni tecnico-tattiche, ha fatto disputare una partitella, otto contro otto, su campo ridottissimo e, per giunta, defilato sotto la gradinata. Hanno svolto lavoro in palestra Ambrosi (lieve contrattura ad un polpaccio), Deflorio (sciatalgia), Larosa (contrattura al collo di un piede), Colombini (malanno della scorsa settimana) e Panini (distorsione ad una cavilgia). Salvo complicazioni il loro recupero sembra scontato. Se gli ultimi due giorni di allenamenti dovessero confermare la circostanza, la formazione per il derby in collina contro i “cugini” biancoazzurri, potrebbe essere la stessa che ha impattato domenica scorsa con il Perugia con l’unica eccezione di De Liguori il quale sostituirà lo squalificato Cejas: Barasso; Cosenza, Caccavale, Pastore, Colombini; Larosa, Mancini, De Liguori, Toledo; Cammarata, Deflorio. Papagni: «A Martina scenderemo in campo per giocarci il match a viso aperto. Del resto, finora, in tutte le partite finora disputate, non ci siamo mai difesi. Nè abbiamo fatto ricorso a particolari accorgimenti tattici. La squadra ha una sua precisa identità tecnico-tattica, acquisita sin dal ritiro di Penne in estate. Se mutassimo strategia, rischieremmo parecchio. Indubbiamente il match è delicato e difficile, ma lo è per entrambe le formazioni. Per quanto ci riguarda, dovremo affrontarlo con molta concentrazione, attenzione, aiuto reciproco ed umiltà. Sono le “armi” che ci hanno consentito di inannelare i 46 punti che ci consentono di restare ancorati in piena zona playoff». di Giuseppe Dimito
Derby, comunque diretta Sarà diretta tv. Comunque. Forse anche in chiaro. Martina-Taranto è al centro delle riflessioni: le autorità preposte all’ordine pubblico potrebbero, infatti, autorizzare la telecronaca diretta in chiaro (e su canale terrestre) del derby del “Tursi”. La decisione definitiva potrebbe arrivare nelle prossime ore. L’attenzione delle istituzioni e delle forze dell’ordine è rivolta, ovviamente, alla situazione dell’ordine pubblico: già ieri, dalla Questura ionica (come riferiamo in altra pagina, ndc) è partito un invito, rivolto ai tifosi tarantini, a non muoversi alla volta della Valle d’Itria senza biglietto. Nella stessa nota si precisa che l’incontro sarà visibile, come tutte le altre partite in trasferta della compagine di Papagni, sulle frequenze satellitari di Studio 100 Sat. L’emittente tarantina ha predisposto la consueta programmazione: l’appuntamento è fissato a partire dalle ore 14.50 di sabato, sul canale 925 della piattaforma Sky. Chi ha un altro modello di ricevitore satellitare dovrà sintonizzare il ricevitore su Hot Bird 13° - frequenza 12.149 verticale - Symbol rate 27.500- Fec ¾). Ma la Prefettura, come anticipato, starebbe valutando anche l’ipotesi di concedere la diretta “terrestre”, per allargare ulteriormente il noverodei potenziali telespettatori. In tal caso, l’incontro potrebbe essere trasmesso anche da Rai Tre Puglia per la sola provincia di Taranto: una scelta che avrebbe il precedente più immediato nella finale playoff di ritorno tra Taranto e Rende (giocata allo Iacovone). Storia di meno di un anno fa. Il Martina, intanto, è impegnato nell’organizzazione logistica della “pomeridiana” di sabato. La società biancazzurra, come noto, ha proclamato la "Giornata Forza Martina": in occasione del derby non saranno validi gli abbonamenti e le tessere, ad esclusione dello speciale abbonamento scolastico valido per il settore distinti. La prevendita dei tagliandi è iniziata ieri mattina e andrà avanti sino alla vigilia della gara: i tifosi martinesi interessati ad acquistare i tagliandidi ingresso possono recarsi presso la sede del club del presidente Chiarelli, in via D’Annunzio 21, nelle immediate vicinanze dell’Ufficio postale centrale (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.30). Questi i prezzi: settore di tribuna coperta numerata 35 euro (ridotto under 13, 15 euro); tribuna coperta non numerata 25 euro (ridotto under 13, 10 euro); settore distinti 13 euro (ridotto over 65, under 18, militari e invalidi 10 euro); Curva nord "Fedelissimi" 8 euro.
Papagni punta sul gioco
Aldo Papagni, il Taranto è quinto, pienamente in linea con il programma playoff, però qualcuno storce il naso.
Martina-Taranto, il derby eccita tutti Undici punti in otto partite. Il cammino del Taranto, negli ultimi due mesi, è stato privo di brusche accelerazioni. La sensazione forte è quella di aver sciupato diverse opportunità nelle ultime quattro gare casalinghe, pareggiate con Gallipoli, Juve Stabia, San Marino (tutte per 1-1) e Perugia (0-0). A sei giornate dal termine del campionato il quadro appare quantomai confuso. Considerando Avellino e Cavese già certe di poter disputare i playoff - ma gli irpini stanno facendo la corsa sul Ravenna per la prima posizione Ndr-, gli altri due posti se li contenderanno Foggia, Taranto, Perugia e Juve Stabia. «Sarà una lotta avvincente - ha dichiarato Manuel Mancini -, siamo consapevoli di partire alla pari con queste formazioni. Siamo in ripresa: abbiamo vinto a Giulianova ed il pareggio interno con il Perugia non è un risultato da disprezzare». A metà settimana, con il derby di Martina distante appena tre giorni, il fantasista di Ostia (corteggiato da Genoa, Reggina e Catania) si volta e torna a parlare del risultato a reti bianche ottenuto contro i Grifoni. «Volevamo vincere, sapevamo quanto sarebbe stato importante distanziare una diretta concorrente. Gli avversari sono stati bravi a chiuderci ogni spazio, anche se le occasioni più importanti le ha avute il Taranto. Non abbiamo rischiato nulla, magari con un pizzico di fortuna in più avremmo conquistato l’intera posta». Il gioiellino rossoblù (cresciuto nel vivaio della Lazio) è convinto che «il bicchiere vada considerato mezzo pieno. Non possiamo giudicare un pareggio contro il Perugia come due punti persi. Purtroppo abbiamo qualche difficoltà allo "Iacovone", quando affrontiamo compagini il cui obiettivo principale è quello di non perdere. In compenso, però, abbiamo vinto le ultime due gare in trasferta, dove ci è stata concessa la possibilità di giocare come preferiamo». La gara del "Tursi" presenta diverse difficoltà. Oltre al valore dell’organico biancazzurro, potenziato con gli innesti a gennaio degli attaccanti Cantoro e Cazarine, il Taranto ritroverà per la prima volta da avversario Fabio Brini, sulla panchina ionica nella stagione 2002-03 e 2003-04. E il tecnico di Porto Sant'Elpidio, vista anche la precaria classifica, non vorrà fare sconti. Mancheranno per squalifica Diliso e Mariniello. Papagni, invece, dovrà fare a meno di Cejas (squalificato). Sono invece a rischio Panini e Ambrosi. Il terzino ieri si è procurato una distorsione, la punta avverte un indolenzimento al polpaccio. Tornerà a disposizione Prosperi, Colombini si è allenato regolarmente, mentre De Liguori recupererà il posto a centrocampo. di Fabio Di Todaro
Il calcio ricomincia dalla messa di Abete Giancarlo Abete da Roma, 57 anni, è il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Con il dovuto clamore che solo un'elezione con un unico candidato in lizza può offrire, Abete ha ottenuto i voti (266, 5 schede banche e 2 astenuti) e il via libera necessario dal mondo del calcio per ovviare al commissariamento della Federazione - con tanti grazie e addio al buon Luca Pancalli - e ristabilire l'ordine e la gerarchia nel mondo calcistico. Un altro ex democristiano nel pallone italiano che, dopo una vita da
"vice", scala i vertici: Abete era stato infatti l'unico candidato a non essere stato eletto alla presidenza pur con la maggioranza dei voti, a causa del no forte e vigoroso dei grandi club, quando ancora avevano il diritto di veto: era il 2000. Nel 2005 verrà eletto il suo capo da una vita, Franco Carraro, che al momento dell'elezione sentenziò:
«alla fine del 2006 scadrà il mio mandato e Giancarlo Abete diventerà presidente della Figc». Ipse dixit.
L'incomprensione e il ragionamento C’è così poco di nuovo che non si capisce la meraviglia. E, quindi, non si capiscono i fischi sproporzionati, i mugugni eccellenti e le analisi sghembe. Oppure si capiscono: se l’ingranaggio è ormai saltato e il gusto per il pregiudizio ha ufficialmente annebbiato alcune coscienze. La sensazione (sgradevole) avvertita a partita ancora calda resiste anche a distanza: pare di essere di fronte a una colossale incomprensione, a un clamoroso errore di calcolo che a tanti conviene cavalcare per arrivare al facile consenso e ai sorrisini di approvazione. L’errore è ritenere che questo campionato sia ancora quello precedente: che, quindi, sia inevitabile che il Taranto vinca sempre perché, in fondo, è la squadra indiscutibilmente più forte di tutte. Ecco l’incomprensione: non è questa la squadra più forte del campionato, non è stata costruita per dominare. Sostenere il contrario è disattenzione o malafede: il Taranto è stato pensato per essere, all’ultima giornata, nelle prime cinque. E, per il momento, è esattamente nello spazio assegnato dalle ambizioni. Perché, allora, un accanimento tale? Perché un perenne processo? Più onesto prendere atto di ciò che il campo dice: quella di Papagni è una formazione che può stare nella zona alta, ma non ha la forza di battere tutte. Può giocarsela (lo fa), ma ogni volta deve superare qualche limite strutturale, deve andare oltre un vizio, deve forzare alcune peculiarità. E non sempre, ovviamente, riesce. Perché può anche capitare un avversario attento (il Perugia lo è stato) o impegnato più a sottrarre spazio e a evitare rischi che a fare la propria partita (anche questo hanno fatto gli umbri). A questo punto sfugge il senso dello scandalo e andrebbe, correttamente, depurata l’analisi dal livore. Ponendosi una semplice domanda: che Taranto si è visto domenica? Con franchezza: una squadra uguale a quella osannata qualche mese fa. Con un costante possesso palla, qualche buona accelerazione, la continua sollecitazione dell’estro e la totale (o quasi) assenza di rischi. Con un gioco discontinuo ma, comunque, nel complesso più evidente dell’avversario. La differenza, rispetto agli applausi e alla sfilata delle opinioni sorridenti, è nel gol, nell’episodio risolutore. Ripensando la partita con il Perugia c’è una sequenza di occasioni sprecate per un tiro fiacco o abortite in anticipo per diverse imperfezioni. C’è quell’assenza che pesa, quella caratteristica che manca, quell’elemento che non è a disposizione: un attaccante che prenda il pallone dalla spazzatura e lo faccia diventare gol. Lo dicono i numeri, se il discorso non dovesse convincere: in testa al campionato c’è il Ravenna, che ha Succi e Chianese (31 reti in due), seguita dall’Avellino di Biancolino ed Evacuo (coppia da 32 gol) e il Taranto (che, in tutto, ha segnato 37 volte). I calcoli, allora, dicono che una squadra che non ha l’istinto del gol, ma che intanto ha chiuso la porta (nelle ultime due partite) può ancora avere fiducia. Perché ha trovato la solidità che stava mancando, perché ha tolto la premessa per le distrazioni che, per rimanere alle ultime partite, sono costate punti contro il San Marino, la Juve Stabia e il Gallipoli. E’ il segno evidente di scelte che portano all’equilibrio, di una quadratura tattica recuperata. Con Larosa esterno di centrocampo, anche se dirlo non piacerà. Ma almeno l’evidenza va descritta, giudicando senza antipatie e con le mani sulle orecchie. Altrimenti l’analisi è sporca, perde l’obiettività. Se, invece, si vuole insistere nell’equazione Larosa in campo-formazione sbagliata non ci sono preclusioni. Ma finché il ragionamento ci sostiene non daremo sponde. Anzi: insistere su Larosa è logico, oltre che intelligente. Punto. di Fulvio Paglialunga
Se l’attacco non fa gol Il Taranto infila il quarto pareggio interno consecutivo e resta incollato ai playoff. La classifica regge agli sbalzi del rendimento e al cammino irregolare. Continua, cioè, a dare coscienza ad un gruppo alle prese con le difficoltà che comporta ogni finale di stagione. Ora stenta in casa contro squadre che si chiudono, azzerando la superficie giocabile. E graffia in trasferta, dove può sfruttare gli spazi che si aprono all’improvviso alle spalle degli avversari. È abbastanza normale quello che sta avvenendo. Così come è normale avere dei dubbi, temere di non farcela, manifestare qualche perplessità. Senza, però, eccedere: con le paure e con le critiche. Il Taranto rimasto a secco contro il Perugia è ancora una buona squadra. Buona per arrivare sino in fondo, tenendo fede agli impegni assunti. Non è perfetto. Mostra, anzi, qualche limite nuovo, avendo perso gran parte della spavalderia iniziale e dell’arroganza tecnica con le quali riusciva spesso ad avere la meglio, risolvendo anche le situazioni più complesse. È una squadra che ha progressivamente asciugato i suoi eccessi e che adesso deve fare campionato con una "normalità" di ritorno. Una normalità fatta, per esempio, di gol che non arrivano o che si fanno attendere troppo. Vanificando ogni sforzo e lasciando incompiute le partite. Quello del gol è sicuramente un problema che il Taranto pensava di non dover avere. Invece, esiste e va affrontato. Sembra derivare anche dalla natura dei suoi attaccanti. Deflorio, Cammarata e Ambrosi hanno con gli anni accentuato la loro specificità, perdendo di vista l’attimo del gol (il fiuto, l’istinto, la confidenza). Deflorio è ormai un trequartista che gioca stabilmente tra le linee, cioè troppo lontano dalla porta. Cammarata è una prima punta atipica. E quasi costretto da questa sua atipicità a segnare gol bellissimi oppure a rimanere nell’ombra di partite insignificanti. Partite in cui nulla gli riesce: né tenere palla, né calciare in porta, né saltare l’uomo, né far salire la squadra, né giocare di sponda. Ambrosi dell’attaccante-canaglia che è stato e che sente ancora di poter essere ha conservato la malizia. Più di Deflorio e Cammarata avrebbe, però, bisogno di una squadra che lo supporti con palloni da giocare dentro l’area, con cross dal fondo e con combinazioni che esaltino il suo opportunismo. In sintesi, con una chiarezza di gioco che il Taranto attualmente non sempre riesce a garantire. Deflorio, Cammarata e Ambrosi hanno messo insieme 23 gol (7 dei quali su rigore). Meno della coppia Biancolino-Evacuo (32 con 2 rigori) e della coppia Chianese-Succi (31 con 3 rigori), meno cioè degli attaccanti che stanno rendendo irresistibile la corsa di Avellino e Ravenna. Attaccanti che segnano con regolarità, sciogliendo gli eventuali grumi della manovra, valorizzando la produzione confusa della squadra, correggendo in porta anche i palloni più banali. In tutto ciò gli attaccanti del Taranto non brillano. Hanno un altro senso del gol. Non sono dei killer spietati. Sono a loro modo degli artisti che, ogni tanto, perdono l’ispirazione. E s’immalinconiscono. Tocca a Papagni e alla squadra rimetterli nella condizione di poter fare nuovamente la differenza. Senza, però, basare tutto sulla meraviglia che segnino sempre gol decisivi. E che lo facciano soltanto loro. Per i playoff serve anche altro. Occorre l’equilibrio e la compattezza di una squadra stabilmente logica. di Lorenzo D'Alò
Il nuovo esordio di Pastore
In sedici stagioni di onorato professionismo non gli era mai capitato di restare fermo per un periodo così lungo. Gli ultimi sei mesi - tanti ne sono passati da quell' 1 ottobre in cui subì la rottura del legamento collaterale a Lanciano - Ivano Pastore li ha vissuti ai margini del campo, alle prese con una rieducazione che, a 36 anni, non si presentava molto facile. Non c'è stato alcun intoppo, tutto è filato nel verso giusto. Fino a domenica scorsa, quando il vicecapitano - già schierato nei minuti finali della gara con la Juve Stabia - ha potuto nuovamente indossare la casacca da titolare. Una soddisfazione enorme, che Pastore è riuscito a tradurre sul rettangolo di gioco con una prestazione priva di sbavature.
«Finalmente ho fatto di nuovo ciò che mi riesce meglio. Lo dissi anche appena mi infortunai:
"So giocare a calcio e, se non dovessi più farlo, mi sentirei privato di una parte importante della mia
vita". È andata abbastanza bene, ho ricevuto le risposte che mi aspettavo». L'esperienza di un veterano, le sensazioni di un ragazzino. Pastore - che nella sua carriera ha conquistato anche quattro promozioni - ha paragonato la gara con il Perugia
«a quella che, nel 1992, disputai a Matera contro il Sora. Fu il mio
esordio tra i “prof ”, entrai a venticinque minuti dalla fine. E' un giorno che non dimenticherò mai, così come l’1 aprile 2006. Con la differenza che, adesso, so gestire meglio le emozioni e quando inizia l’incontro il mio pensiero è rivolto esclusivamente all’avversario». Contro il "Grifo" il difensore salernitano ha disputato una gara quasi perfetta.
«Mi sentivo bene già da un mese, ma non ho mai preteso il posto fisso. E poi rientrare al fianco di Caccavale mi ha agevolato. Ci conosciamo benissimo, basta uno sguardo per capire i movimenti da compiere. Avevamo di fronte due attaccanti molto esperti, ma non abbiamo corso alcun rischio». Con il centrocampo rossoblù che, sovente, è stato annullato da quello umbro, è toccato ai due centrali difensivi impostare la manovra in diverse circostanze.
«Siamo rimasti un po’ sorpresi dall’atteggiamento del Perugia. Pensavamo che avrebbe provato a gestire l’incontro, invece ci siamo accorti di quanto fosse difficile costruire azioni pericolose. Perciò mi sono affidato ai lanci lunghi con l’obiettivo di innescare gli esterni. Non siamo riusciti a finalizzare e, nella ripresa, abbiamo anche pensato a difendere il risultato di partenza». I numeri, però, sono chiarissimi. Il Taranto non vince allo "Iacovone" dall’11 febbraio (2-1 contro il Lanciano) e, nelle ultime quattro gare casalinghe, ha raccolto altrettanti pareggi.
«E' vero, ma nessuna delle formazioni affrontate ha giocato a viso aperto. L’unico obiettivo era quello di non subire una sconfitta. E in situazioni del genere abbiamo qualche difficoltà. Non mi preoccuperei: le occasioni le creiamo ed i gol non tarderanno ad arrivare. E poi abbiamo vinto nelle ultime due trasferte, contro
Prosperi torna disponibile Il Taranto ha già ripreso a lavorare. La truppa si è radunata ieri pomeriggio per iniziare la preparazione in vista del difficile derby in programma a Martina sabato. Ancora fermo parte Monticciolo. Colombini è rimasto a riposo, ma solo a titolo precauzionale. Chi è stato impegnato contro il Perugia, ha effettuato una seduta defaticante, mentre coloro che sono rimasti in panchina o addirittura sono andati in tribuna, hanno disputato un lavoro più robusto. Il programma prevede per oggi un’unica seduta. Domani pomeriggio ci sarà il solito test infrasettimanale. Giovedì avverrà il penultimo allenamento settimanale e venerdì mattina ci sarà la rifinitura. Il presidente Blasi e il direttore generale Galigani ieri mattina sono stati a Roma per l’elezione del neo presidente federale, Abete. La votazione ha mobilitato l’intero apparato calcistico per cui le decisioni del giudice sportivo, attese ieri considerando l’anticipo della dodicesima giornata di ritorno, sono state posticipate ad oggi. Di sicuro sarà squalificato Max Cejas il quale ha raggiunto la quarta ammonizione. Il suo posto, verosimilmente, sarà preso da Vincenzino De Liguori. Tornerà disponibile Prosperi, che ha smaltito il turno di squalifica. Bisognerà vedere se mister Papagni lo rimanderà inizialmente in campo oppure confermerà Ivano Pastore, autore ieri l’altro, di una prova confortante. Il momento è delicato. Il campionato sta per imboccare il vialone che conduce all’arrivo. Mancano solo sei giornate. Per restare con matematica certezza in zona playoff, bisognerà puntare sabato senza mezzi termini alla vittoria sul terreno del “Tursi”. di Giuseppe Dimito
Il Taranto va in bianco Quanto vale questo pareggio lo sapremo in fondo al campionato, quando i calcoli saranno definitivi. Ora tutto è parziale e tutto può essere sbagliato. Forse è troppa la piena soddisfazione che il Taranto mostra, sicuramente sono un’esagerazione i fischi e i cori pesanti. Diventa una guerra di numeri, prima che di opinioni: il quarto pareggio interno consecutivo può non piacere, l’ottavo risultato utile messo in fila sembra incoraggiare. L’unico dato certo è che il Perugia resta sotto, appena ai margini della zona playoff, e che il Taranto, invece, è ancora nell’aristocrazia del torneo, laddove ha promesso di stare. Il resto può essere discusso, trovando le ragioni di una partita che il gruppo di Papagni non vince pur governandone i ritmi, che non fa sua pur conquistando quasi totalmente gli spazi del taccuino. Che pareggia, franando sempre un attimo prima della svolta, un passaggio prima della gioia, un movimento prima dell’ultimo affondo. La giustificazione del risultato è nell’abituale sensazione di impotenza, nel ritorno di vizi noti che macchiano le virtù: è nello sciupio continuo e per certi versi irritante che orienta il risultato e distorce alcuni giudizi. Il Taranto fa quello che gli riesce, combatte con quanto ha a disposizione, sfrutta le caratteristiche che possiede, setaccia le risorse nervose. Pareggia, però, perché non può inventarsi le qualità che mancano, perché non può plasmare attaccanti risolutori, perché avverte l’assenza di qualcuno in grado di decidere anche una partita non troppo brillante. La gara, infatti, è arida: vuota di gol e gonfia di tatticismi. Con due squadre che si copiano le idee e si sottraggono spazi, che provano a spingere ma si preoccupano di non scoprire zone di campo, che avanzano piano e cercano di inibire le ripartenze. Paure che scacciano idee, calcoli che frenano l’istinto: in questa strana catena di inseguimenti è il Taranto a decidere i tempi della partita. A dettarli senza farlo mai, però, con voce ferma: non c’è un dominio chiaro, ma segnali intermittenti, non c’è un assedio, ma una processione di sprechi. Moduli identici nei numeri: Cari vira verso il 4-4-2 e Papagni lo conferma. E nelle caratteristiche degli uomini: Larosa e Bernini sono gli uomini di equilibrio del centrocampo (esterni a destra), Anaclerio e Toledo elementi a cui è commissariato l’estro (larghi a sinistra), Deflorio e Ginestra punte di movimento, Cammarata e Rubino riferimenti avanzati. Basta per portare all’annullamento progressivo, per regalare spezzoni poco vivaci. Ma non per togliere al Taranto l’opportunità di rammaricarsi, il tempo per accatastare tiri in porta. Cammarata gira, Pinzan respinge (8’), Toledo perde l’equilibrio nell’attimo migliore (14’), Mancini tira troppo debole nonostante la buona posizione (31’). Ci sono ragioni valide per inclinare la partita dalla parte del Taranto: niente di abbagliante (non è il momento e non c’è, nemmeno, l’avversario giusto), ma distanze e idee giuste, controllo silente della gara. Il Perugia è raccolto alla ricerca di spazio per la controfuga, non trova buchi a disposizione (i rossoblu ripiegano con ordine e rapidità) e si poggia sull’ispirazione di Anaclerio finché il fisico dell’esterno regge. Il Taranto, invece, inciampa sulle proprie imperfezioni: su un estetismo di troppo, su una distrazione, su un passaggio sbagliato. Molto finisce in questo modo, ma non tutto: il destro di Cejas, dopo uno schema perfettamente eseguito (41’, angolo di Toledo) muore di poco a lato. Non ci sono variazioni al tema nella ripresa: il Taranto cuce con pazienza, attacca con imprecisioni e quasi annulla i rischi. Cammarata incrocia di sinistro (Pinzan respinge) prima che Ginestra si costruisca il primo tiro timidamente impegnativo con un’azione personale (Barasso devia in tuffo il sinistro insidioso). Il gruppo di Papagni non perde coesione interna e trova il modo per sfruttare gli inserimenti dei centrocampisti. Larosa, che per questo movimento ha l’istinto giusto, diventa il più pericoloso: gira di sinistro (10’, dopo un lungo taglio) su passaggio di Toledo (Pinzan respinge) e, poi, costringe il portiere a volare (20’) per deviare in angolo un suo tocco su punizione di Pastore. Tra un tiro e l’altro cambia anche posizione: Papagni mette Zito a sinistra (al posto di Cejas) e sposta Toledo a destra e il tuttofare barese al centro. Prima che le insidie diventino troppe Cari si cautela: dentro un difensore (Taurino), fuori un attaccante (Rubino). Non cambia il modulo, ma diventa contenimento puro: linee bloccate, marcature spesso a uomo. Così il risultato si blinda. Anche perché Ambrosi spreca l’occasione più limpida (43’, tiro fiacco da posizione ghiotta). Condannando il Taranto a una domenica in bianco. E a una esagerata pioggia di fischi. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga BARASSO - Non ha molto lavoro da svolgere, perché il Perugia tira pochissimo in porta. Quando Ginestra ci prova, nelle uniche due occasiono più o meno limpide, lui si fa trovare pronto: 6
Taranto frena: ora è quinto La delusione per il pareggio c’è ed è comprensibile. Ma è meglio non andare oltre il rammarico per un risultato che non è pieno come si sperava. È, anzi, per metà vuoto. Perché col Perugia può finire 0-0. Perché il Taranto, di questi tempi, è lontano dalla sua forma migliore e dalla sua espressione più seducente. È una squadra normale che procede tra molti affanni e qualche limite. Non ha le idee chiare. E non ha nemmeno la gamba leggera. Cerca con tenacia la sua partita, quella preparata alla vigilia. Ma non sempre la trova. Non è, insomma, la squadra risoluta e brillante che ha attraversato la prima parte della stagione. Ci somiglia quando riesce a rompere la monotonia, forzando la giocata con la qualità dei suoi singoli più ispirati. Ma sono flash, vampate di calore, squarci improvvisi. Sono lampi a cui non segue il tuono del gol. Il gol, stavolta, manca. Ed è un’assenza pesante. Mortifica la prova del Taranto, rendendola meno accettabile di quella che in realtà è. Il gol è sempre un fenomeno atipico, soprattutto quando il copione non prevede la prodezza. E ci si deve accontentare di palloni secondari, di situazioni propizie, di tiri sporchi. Di un’atipicità diffusa con la quale Cammarata (impalpabile), Deflorio (sotto tono) e Ambrosi (impreciso) non hanno più confidenza. Perché vorrebbero sempre chiudere in porta secondo regola, cercando la perfezione del colpo piazzato e scartando l’efficacia della conclusione d’istinto. Gli attaccanti rossoblù non riescono a tradurre in gol gli inevitabili momenti di non gioco della squadra: ecco il vero limite del Taranto. Ed ecco il difetto di una partita consumatasi nella vana attesa di qualcosa che non ci sarà. Una partita che resta ferma sullo 0-0. Rallenta la corsa del Taranto, facendolo retrocedere al quinto posto, ultimo disponibile in chiave playoff. L’altalena, nel giro nobile della classifica, continua. Così come continua la convalescenza del Taranto giunto al suo quarto pareggio casalingo consecutivo. A beneficiare del punto, che lo mantiene in quota, è il Perugia. La squadra di Cari non incanta. Ma è di solida struttura, resiste agli urti e si avvale di piedi buoni. È, insomma, un avversario credibile, per nulla turbato dal numero e dallo spessore degli assenti (Mazzeo e Mocarelli su tutti). Partita complessa. Mai facile per il Taranto che, dopo un timido approccio, s’infila nella trama di un confronto labirintico. Papagni non cambia assetto (4-4-2). Rimpiazza con Pastore lo squalificato Prosperi. Recupera in tempo utile Colombini. Investe sulla laboriosità tattica di Larosa (parte laterale destro, finisce interno di centrocampo). Punta sulla tensione realizzativa di Cammarata, reduce dal gol-capolavoro di Giulianova. Si tratta di scelte ovvie, oltre che condivisibili. Non tutte, però, trovano conveniente aderenza sul campo. Perché la partita non è solo a disposizione delle voglie e delle urgenze del Taranto. Spesso sfugge al controllo e quasi si consegna ai prolungati ragionamenti del Perugia (4-4-2). Al suo ritmo blando, alla sua parsimoniosa gestione del pallone, alla creatività di gente che punta e salta l’avversario con estrema naturalezza (Anaclerio, Beati, Bernini, Ginestra). Il primo tempo non è di nessuno. Ci sono più tentativi del Taranto, a cui giovano il lavoro di cucitura di Mancini, le digressioni tra le linee di Deflorio e le volate lunghe di Toledo. Sul taccuino finiscono la girata di Cammarata (8’), il tiro di Toledo che sfiora il palo più lontano (14’), la conclusione bassa di Cejas (41’). Ma la cronaca è fatta anche di troppi lanci dalle retrovie (puro disservizio per le punte) e di un’opportunità per il Perugia: la girata di Ginestra sul cross dal fondo dello sgusciante Anaclerio, costretto poi ad uscire per infortunio. Nella ripresa c’è più Taranto, che si presenta con un sinistro improvviso di Cammarata (1’) e insiste, cercando di forzare il ritmo. Il Perugia replica con Ginestra: affondo e tiro parato in due tempi da Barasso (9’). Cejas (ammonito) cede il posto a Zito. Toledo emigra a destra, Larosa si accentra. Su una punizione calciata con forza da Pastore, c’è la deviazione di Larosa ma non c’è il tocco decisivo di Zito (21’). Deflorio gira di sinistro, alzando la mira (23’). Il Taranto dà l’impressione di poter crescere. Cari si cautela, togliendo Rubino (un punta) e inserendo Taurino (un difensore). Non varia il modulo: ci sono solo spostamenti per vie interne. Papagni si gioca la carta Ambrosi (fuori Cammarata). Panini rileva l’af faticato Pastore. Partita agli sgoccioli. L’ultima possibilità capita ad Ambrosi che banalizza, con un tiro fiacco, un lussuoso assist di Toledo (43’). di Lorenzo D’Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò BARASSO 6 - Blocca in due tempi il tiro di Ginestra che è l’unico avversario ad impensierirlo.
L'applauso di Blasi
E’ un pareggio metabolizzato in modo differente dal presidente Luigi Blasi. Lo 0-0 contro il Perugia non ha affinità con gli 1-1 contro Gallipoli, Juve Stabia e San Marino delle domeniche precedenti vissute tra le mura amiche. Ieri il massimo dirigente ha provveduto a rincuorare la squadra. Parole dolci, convinte e, in un certo senso, apprezzabili. Nessuna polemica, non un termine negativo. Blasi ha decisamente cambiato registro. «E’ stato un bel pareggio - afferma il presidente rossoblu - Il Taranto ha giocato bene e non gli si può rimproverare nulla. Ho visto impegno e belle trame di gioco. Abbiamo fatto più del Perugia che, comunque, si è dimostrata un’ottima squadra». Rammarico, ma non delusione. Non c’è acredine, anche uno 0-0 può far sorridere. «Sono soddisfatto. Ho visto in campo la giusta cattiveria e la voglia di vincere. In una partita del genere abbiamo capito quanto è duro questo campionato. Siamo ancora tra le prime cinque, questo mi sembra il dato più importante. Non dobbiamo mollare questa posizione». Ci si proietta sul derby contro il Martina. Blasi avverte le difficoltà della gara, ma appare nello stesso modo fiducioso. «Il Martina ha vinto ad Ancona? Mi fa piacere, sono contento per loro. Mi auguro che possano salvarsi; d’altronde, dopo il mercato di gennaio, avevo detto che si erano rinforzati parecchio e che potevamo raggiungere i loro obiettivi. Noi dobbiamo assolutamente fare punti per non perdere il treno playoff». Ivano Pastore è il primo giocatore ad arrivare in sala stampa: il suo rientro da titolare è stato perfetto. Nessuna sbavatura in difesa, lanci lunghi e precisi per alimentare la manovra d’attacco. «Devono essere gli altri a giudicarmi, ma sono soddisfatto anch’io. Diciamo - scherza - che mi hanno ibernato per sei mesi e che adesso sono tornato a giocare. In difesa non ci possono essere problemi di affiatamento: con Caccavale giochiamo insieme da troppo tenpo, basta uno sguardo per capirsi. I lanci dalla difesa, invece, hanno sempre rappresentato la mia migliore caratteristica: quando non riusciamo a trovare sbocchi, mi assumo qualche responsabilità in più per cercare di aiutare i nostri attaccanti». Il Perugia ha “sorpreso” Pastore: «Ero sicuro - spiega - che avrebbero mostrato una maggiore spigliatezza, a viso aperto. Invece si sono difesi in nove: il Taranto, invece, ha giocato a calcio, come facciamo sempre, come è avvenuto anche nelle trasferte vincenti di Terni e di Giulianova. Ma contro un avversario “chiuso” tutto diventa più difficile. Purtroppo non siamo riusciti a segnare: ma non credo che esista un difetto di finalizzazione da parte nostra». Pastore sottolinea la forza dell’avversario di turno. «In estate ho sempre detto che, per qualità degli uomini e ricchezza del parco giocatori è la squadra più attrezzata del torneo. Poi la classifica ha detto cose diverse portando il Ravenna in testa: e i numeri hanno sempre ragione. Ma gli umbri possono arrivare tra le prime cinque: d’ora in poi, fino al termine della stagione, in zona playoff assisteremo ad un continuo ping-pong. Ci sono sei-sette squadre che possono farcela e noi siamo tra queste. Adesso ci siamo dentro e dobbiamo cercare in tutti i modi di mantenere questa posizione: anche perchè dovremmo ricordare tutti che i playoff erano il nostro obiettivo ad inizio stagione. E stiamo mantenendo le promesse: forse qualcuno lo ha dimenticato... » . Manuel Mancini, autore di una buona prova, riecheggia i concetti del compagno più “anziano”. «Puntavamo a vincere, ci abbiamo provato. ma il Perugia è stato abile a non concederci troppo spazio, anche se siamo riusciti a crerare qualche buona occasione. Forse avremmo meritato qualcosa di più, visto il gioco che abbiamo sviluppato: in fondo non abbiamo avuto grosse difficoltà, forse avremmo dovuto velocizzare di più la manovra. Ma va bene così». Il portiere Nicola Barasso ha qualcosa da festeggiare: per la prima volta, allo Iacovone, non ha subito reti. Ci si può accontentare anche di questi traguardi parziali. «Merito mio, ma di tutto il reparto, nonchè della squadra. Commentando la gara con i compagni ci siamo detti che mai come in quest’occasione abbiamo sofferto così poco. Il Perugia non ci ha molto impensierito e questo è un dato che va sottolineato. Anche perchè avevamo davanti un reparto offensivo tra i migliori del girone. Per il resto credo che sia un punto utile. La squadra ha fatto il massimo per intascare i tre punti. Forse dovevamo essere più precisi in zona gol». di Luigi Carrieri e Leo Spalluto
Iacovone stregato Il Taranto non riesce più a vincere allo “Iacovone”. Contro il Perugia è arrivato il quarto pareggio consecutivo, dopo i tre per 1-1 rimediati contro Gallipoli, Juve Stabia e San Marino.
Taranto-Perugia profuma di B La ritrovata serenità di Papagni, l’invito formulato da Cari per cercare il risultato pieno allo "Iacovone". Taranto-Perugia si legge nello stato d’animo dei due allenatori che, pur mirando allo stesso obbiettivo, hanno preparato la gara in maniera diversa. Papagni, adesso, è realmente più sereno. Pur non ritenendo concluso il periodo di convalescenza della squadra, ha tratto spunti positivi dal successo di Giulianova. E ha lavorato in settimana con la massima tranquillità, sebbene alle prese con assenze certe (Monticciolo e Prosperi). Il tecnico umbro ha curato a fondo l’aspetto psicologico dopo il pareggio interno
Le statistiche di Franco Valdevies Undici i precedenti tra Taranto e Perugia; le due squadre si sono affrontate 9 volte nel torneo cadetto e due volte in serie C (nella prima e nell’ultima occasione). Nel bilancio generale prevalgono i rossoblù con quattro successi, mentre sono due le vittorie per gli umbri. Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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