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Calciopoli Reloaded
In 42 faldoni, le dure accuse della Procura di Napoli che ha chiuso le indagini, coinvolgendo nuovi arbitri, dirigenti, schede segrete e partite sospette. Si va verso un'altra estate di processi. La Juventus dice di aver già pagato abbastanza, il Milan chiede uno scudetto indietro, chi rischia di più è il Messina

Come ogni film di successo che si rispetti, anche Calciopoli ha partorito il suo attesissimo sequel. Undici mesi dopo la deflagrazione dello scandalo più grave del nostro calcio, la chiusura delle indagini da parte della Procura di Napoli ha dato il via ai trailer di quello che si annuncia come il tormentone della prossima estate. Nella noia mortale di un campionato finito a natale, il nuovo capitolo dello scandalo-intercettazioni sembra destinato a riaccendere la passione dei bar-sport strangolata dallo strapotere interista. E magari anche a mettere un po' di pepe all'imminente ritorno in serie A della Juventus, che già sognava lo scudetto e invece si ritrova improvvisamente a fare i conti coi mostri del passato che ritornano. Non solo la vecchia signora ma un po' tutto il palazzo del calcio ne avrebbe volentieri fatto a meno. Tra una settimana si assegnano gli Europei 2012 e dopo la morte di Raciti e gli scontri di Roma-Manchester, questo è un altro bel colpo alle speranze italiane di accaparrarsi il grande evento. I magistrati napoletani hanno chiuso l'inchiesta sulla cupola del pallone, aggravando ulteriormente il quadro accusatorio e smascherando una volta di più le sentenze super-scontate della giustizia sportiva. Nel giro di un mese dovrebbero arrivare le richieste di rinvio a giudizio
Calciopoli Reloaded, dunque. Nei 42 faldoni dei pm Beatrice e Narducci ci sono 9 nuovi indagati (48 in totale), tra cui 7 arbitri e un guardalinee, tutti accusati di associazione a delinquere in combutta con la banda Moggi. Il volto meno familiare ma non del tutto sconosciuto è quello di Angelo Mariano Fabiani, ex direttore sportivo del Messina (ora alla Salernitana), vero braccio destro di Lucianone. Ci sarebbe la sua mano in 13 delle 39 partite sospette del campionato 2004-05, 4 del Messina e 5 della Juve. Amico dell'ex arbitro Massimo De Santis dai tempi in cui i due lavoravano entrambi al Ministero di Grazia e Giustizia, Fabiani è accusato di aver influenzato l'andamento delle gare in questione insieme a Moggi e un nutrito gruppo di fischietti. De Santis appunto, l'unico arbitro condannato nei processi sportivi, ma anche Paparesta, Racalbuto, Cassarà, Dattilo, Bertini, Gabriele, Pieri e l'assistente Ambrosino. Tutti dotati di schede telefoniche sicure, messe a disposizione da Moggi e importate dalla Svizzera come quelle degli ex designatori Bergamo e Pairetto, attraverso le quali venivano regolarmente contattati a ridosso delle partite. Paparesta, l'arbitro richiuso da Moggi dentro gli spogliatoi dopo un Reggina-Juventus, da vittima diventa complice.
Nelle nuove carte degli investigatori ci sono centinaia di intercettazioni giudicate rilevanti, testimonianze (forse un pentito) e 15 partite che l'anno scorso non erano ancora state prese in considerazione. Tra queste uno Juventus-Milan del 18 dicembre 2004, nel quale Bertini avrebbe aiutato i bianconeri a portare a caso un sofferto 0-0. Insieme al collega Tagliavento, Bertini è stato il primo arbitro ad essere fermato dal designatore Gussoni (avrebbe dovuto dirigere Genoa-Bologna, ieri sera). Ma stessa sorte toccherà ora agli altri direttori di gara ancora in attività coinvolti nell'inchiesta: 8 in tutto più dieci guardalinee, con responsabilità diverse. Le rivelazioni sulla sfida scudetto di tre anni fa hanno spinto i giocatori del Milan a chiedere che il titolo revocato alla Juve venga assegnato a loro, dimenticando che tra gli indagati c'è sempre l'ex addetto agli arbitri del diavolo, Meani. Più prudentemente, la società di via Turati ha fatto sapere di riservarsi ogni valutazione solo dopo l'esame dei documenti.
La Juve, dal canto suo, ha subito messo le mani avanti. In una nota, il club bianconero ha ribadito di aver già pagato un conto salatissimo con la giustizia sportiva e di aver chiuso con il passato. I nuovi addebiti nei confronti di Moggi, sostiene la Juve, non ci riguardano: siamo già stati condannati per la stagione 2004-05, dunque non possiamo essere processati una seconda volta. La questione giuridica di un nuovo giudizio sportivo in realtà è aperta e il capo dell'ufficio Indagini, Francesco Saverio Borrelli, è già al lavoro in attesa di ricevere la documentazione da Napoli. Aleggia il fantasma di un'altra penalizzazione (se non peggio), anche perché tra i capitoli riaggiornati dell'inchiesta c'è anche l'attività di condizionamento esercitata da Moggi sugli organi federali, in particolare l'Ufficio Indagini (guidato all'epoca dal generale Pappa) e la Corte d'Appello, sempre pronti ad ascoltare la voce dell'ex dg bianconero. Al momento comunque, chi sembra rischiare di più è il Messina, che era uscito miracolosamente indenne dai processi estivi e ora, visto il ruolo di Fabiani, ha tutte le carte in regola per farvi ritorno. Prossimamente, sui nostri schermi. di Matteo Patrono14 aprile 2007

«Ipotechiamo i playoff»
Cammarata promette un gol al Teramo per espugnare lo Iacovone. Il Taranto non vince in casa da quattro turni. «Ma non sarà facile con gli abruzzesi»

E' necessario vincere, per il Taranto, che incamerando i tre punti contro il Teramo avrebbe la possibilità di mettere una seria ipoteca sulla conquista dei playoff. La giornata, sulla carta, potrebbe rivelarsi favorevole per i rossoblù dal momento che le altre pretendenti al salto di categoria, escludendo il Foggia, saranno impegnate in scontri diretti (Ravenna-Perugia e Cavese-Avellino). «Ma non possiamo permetterci questi calcoli - è il commento di Fabrizio Cammarata -, adesso conta raccogliere il maggior numero di punti fino al termine del campionato. Poi tireremo le somme, sperando che la nostra stagione non termini a maggio». L’attaccante siciliano parla guidato dall’esperienza maturata in tredici anni di onorato professionismo. Nessuna tabella di marcia è stata stilata. «Domani ci attende una gara difficile - prosegue il centravanti autore di 8 reti in 26 partite -, il Teramo sta lottando per evitare i playout e cercherà di tornare a casa con un pareggio. In altre circostanze abbiamo sofferto contro squadre che hanno assunto il medesimo atteggiamento. All’andata, poi, mi fece una buona impressione anche se non giocammo all’altezza delle nostre potenzialità». Improvvisamente il Taranto si ritrova a dover riconquistare lo "Iacovone". L’ultimo successo tra le mura amiche risale allo scorso 11 febbraio, quando i gol di Cammarata e Toledo stesero il Lanciano. «Speriamo, a questo punto, che un’altra mia rete possa consentirci di tornare al successo dinanzi al nostro pubblico. Ma penso prima all’interesse della squadra: conterà ottenere il massimo risultato, pur disputando una prestazione non spettacolare». Per scardinare il bunker che Gabetta, con ogni probabilità, allestirà per dare un seguito all’importante vittoria ottenuta domenica scorsa contro il Foggia, Papagni sta per ufficializzare il ritorno al 4-4-2. Una scelta dettata soprattutto dall’assenza di Mancini, squalificato per un turno. La linea difensiva non dovrebbe subire variazioni: dinanzi a Barasso ci saranno Cosenza (favorito su Mortari), Pastore, Prosperi e Colombini. I dubbi sono legati soprattutto al centrocampo: al centro agiranno Cejas e De Liguori, sulle fasce Catania, Larosa, Zito e Toledo lottano per due maglie. L’impressione è che il trainer di Bisceglie possa confermare il brasiliano sull'out mancino, rilanciando Catania sul versante opposto. In attacco si rivedrà Deflorio accanto a Cammarata. di Fabio Di Todaro14 aprile 2007

Porte chiuse per i tifosi del Catania
Il Tar del Lazio ha ribaltato l'ordinanza del tribunale etneo

I tifosi di calcio del Catania dovranno continuare a rimanere fuori dagli stadi dove la loro squadra sarà impegnata nelle partite casalinghe del campionato di serie A. É il senso dell'ordinanza con la quale ieri il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, ha ribaltato l'ordinanza del Tar catanese che il 4 aprile scorso decise il no alle "porte chiuse" per le gare interne della società fino al 30 giugno. Decisione, quest'ultima, adottata dal giudice sportivo dopo il derby Catania-Palermo del 2 febbraio scorso, quando durante gli scontri morì l'ispettore di polizia Filippo Raciti. Ieri il Tar capitolino è stato chiaro: il ricorso dei tifosi catanesi (lo stesso sul quale si era già pronunciato il Tar di Catania), è stato erroneamente proposto all'organo di giustizia siciliano. Il Tar del Lazio è l'unico competente a decidere sulle contestazioni alle sanzioni disciplinari inflitte da un organo della Figc. 
Oggi occhi puntati in Sicilia e al Tribunale amministrativo di Catania. La decisione dei giudici romani, infatti, non blocca l'udienza camerale fissata per stamane davanti alla quarta sezione del Tar etneo che, in composizione collegiale, dovrà decidere se convalidare o meno il decreto cautelare emesso dal suo presidente il 4 aprile scorso con il quale è stata sospesa la squalifica del Massimino accogliendo la richiesta di 82 tifosi rosso-azzurri. 
I giudici del Tar di Catania potranno valutare diversamente dai colleghi di Roma e, come fatto nel decreto cautelare, ritenere invece fondata la competenza e andare avanti. Potrebbero stralciare parte della richiesta, in particolare quella riguardante la responsabilità oggettiva e spedire quella parte degli atti a Roma, e mantenere quelli dell'interesse dei tifosi e permettere loro di assistere alle gare interne del Catania, anche lontano dal Massimo. Infine il Tar etneo potrebbe condividere la tesi della Figc e dei colleghi romani e inviare tutto il fascicolo al Tar del Lazio.
Nulla è prevedibile con certezza, anche perché in passato i giudici amministrativi di Catania hanno fatto "giurisprudenza" e le loro "indicazioni" hanno trovato riscontri positivi trattando casi legati al Calcio Catania: nel 1993 con la presidenza Massimino e nel 2003 con quella delle famiglia Gaucci. La città intanto aspetta e i tifosi sperano ancora. Le istituzioni catanesi hanno accolto negativamente la decisione del Tar del Lazio: il presidente della Provincia, Raffaele Lombardo, presente a Roma, parla di "sentenza annunciata" come l'ad etneo Pietro Lo Monaco. Il sindaco Umberto Scapagnini segnala «l'ingiusta punizione subita da tutta la città per colpa di pochi» e annuncia che il Comune, come aveva già fatto la Provincia, nominerà un proprio legale per l'udienza odierna «contro l'arroganza della Figc». Il legale dei tifosi, l'avvocato Vincenzo Vitale, rileva che «il Tar del Lazio si è comportato come se fosse un giudice di secondo grado e non parigrado del Tar di Catania». 
Di diverso avviso è il presidente Antonino Pulvirenti che torna a rimarcare «l'estraneita' della società dall'iniziativa dei tifosi. Noi - sottolinea - abbiamo sempre seguito e continueremo a seguire l'ordinamento sportivo: il nostro ricorso sarà valutato non dal Tar ma dalla Camera di conciliazione del Coni. L'importante adesso è pensare a conquistare punti in campo, a cominciare dalle due prossime partite: Parma e Ascoli». di Pas. Sc.13 aprile 2007

Calciopoli, altre partite sotto osservazione
Nell'inchiesta 48 nuovi avvisi di garanzia per tesserati e un club, il Messina

Fuochi d'artificio finali per l'inchiesta napoletana su Calciopoli. Nel concludere le indagini preliminari ieri la procura di Napoli ha emesso 48 nuovi avvisi di garanzia; entrano nell'inchiesta altre 15 partite del campionato di serie A 2004-2005, non segnalate nella precedente fase delle indagini. Tra le novità, il coinvolgimento del Messina Calcio, rimasto sino a questo momento estraneo al procedimento. 
Il numero di gare sospette, nel campionato di due anni fa, sale così complessivamente a quota 39. A spingere i magistrati napoletani a porre sotto indagine altri 15 incontri è stata la trasmissione delle intercettazioni che erano state disposte dalla procura di Torino, nonché l'esame dei tabulati delle telefonate fatte da diversi cellulari nella disponibilità dell'ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi.
Nella vicenda sono entrati gli arbitri Paolo Bertini, Stefano Cassarà, Antonio Dattilo, Massimo De Santis (l'unico attualmente squalificato per Calciopoli), Marco Gabriele, Gianluca Paparesta, Tiziano Pieri e Salvatore Racalbuto e l'assistente Marcello Ambrosino.
Per tutti il reato ipotizzato è associazione per delinquere e Bertini, Paparesta, Pieri e Ambrosino fanno tutt'ora parte degli organici della Commissione arbitri nazionale (Can), per la qual cosa il presidente della Figc, Giancarlo Abete, ha incontrato ieri il presidente dell'Associazione italiana arbitri (Aia), Cesare Gussoni, per decidere il da farsi (Bertini era stato già designato per Genoa-Bologna di stasera ed è stato sostituito). In serata un comunicato, pubblicato sul sito dell'Aia: «In attesa di conoscere gli atti ufficiali della Procura della Repubblica di Napoli allo scopo di garantire serenità allo svolgimento dell'attività agonistica, la Can ha deciso di procedere alla sostituzione degli arbitri Bertini e Tagliavento e degli assistenti Foschetti e Ivaldi, già designati per gare del prossimo turno del campionato». 
La procura di Napoli avrebbe raccolto nuovi elementi di accusa su Roma-Juventus del 5 marzo 2005 (finita 2-1 per i bianconeri), una partita già presa in esame nella prima tranche dell'inchiesta. Per questa gara sono indagati per frode sportiva, in seguito alle integrazioni dovute all'acquisizione di nuovi atti, l'allora dg della Juventus, Luciano Moggi, l'ex ad bianconero Antonio Giraudo, Paolo Bergamo e Pier Luigi Pairetto, allora designatori arbitrali, Mariano Fabiani, ds del Messina e Maria Grazia Fazi, impiegata della Figc, i componenti della terna arbitrale e cioè Salvatore Racalbuto, Narciso Pisacreta, Marco Ivaldi e il quarto ufficiale di gara Marco Gabriele.L'accusa è di aver «compiuto atti fraudolenti che, alterando la corretta e genuina procedura di sorteggio del direttore di gara valida per il campionato 2004-2005, quella per la designazione degli assistenti del direttore di gara e del quarto ufficiale di gara predeterminavano il risultato dell'incontro tra Roma e Juventus». Terna arbitrale e quarto uomo, sostiene la Procura, «si adoperavano per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra di Moggi e di Giraudo».
L'atto secondo dell'inchiesta si aggiunge a quello che aveva animato il maxiprocesso estivo, passato dalla mano pesante del primo grado con la Caf presieduta da Cesare Ruperto che aveva condannato alla retrocessione in B Juve (con penalizzazione di 30 punti), Fiorentina (-12) e Lazio (-7) e il Milan a ripartire dalla A a -15, all'ammorbidimento della Corte federale, con la sola Juventus relegata al torneo cadetto. Pene ulteriormente ritoccate in sede di arbitrato. Processo sportivo chiuso, fino all'ultimo grado di giudizio: e proprio ieri la camera arbitrale del Coni confermava i cinque anni di squalifica per Innocenzo Mazzini, l'ex vice della Figc travolto dalle intercettazioni. E tra sei giorni a Cardiff si decide l'assegnazione di Euro 2012. Il calcio italiano resta macchiato e ricco di scandali.13 aprile 2007

Un Taranto flessibile
Il tecnico rossoblu Papagni: «Il modulo? Giocheremo, come sempre, in modo elastico: il rientro di deflorio ci dà questa possibilità di variare. E' importante, però, l'atteggiamento»

Aldo Papagni cambierà il Taranto. Un po’ perché costretto (rientra Cejas, è squalificato Mancini), un po’ perché è allenato a farlo. In partitella, poi, può persino divertirsi: «Quando abbiamo l’opportunità di provare, lo facciamo. Giocavamo in famiglia e abbiamo sfruttato l’opportunità. Sperimentiamo sempre, è una nostra caratteristica». La distanza dal Teramo non è eccessiva. Si gioca fra un po’ e si avvicina il momento delle scelte. Una, forse, è scontata: si torna al 4-4-2, ma non troppo. «Continuo a dire - ripete Papagni - che il modulo sia semplicemente un numero: il sistema di gioco è un’altra cosa. Fondamentale è, invece, sapere come affrontare l’avversario con che spirito, con quale atteggiamento. Dobbiamo giocare con intelligenza, con la giusta mentalità. Il modulo, se proprio di quello dobbiamo parlare, sarà elastico come sempre. Certo, rientra Deflorio: già le sue caratteristiche ci consentono di variare molto spesso». L’idea è, quindi, partire con i quattro centrocampisti in linea, ma avere la possibilità di rendere l’impianto simile a quello di Martina, con il capitano che passa dietro le punte (lo fa quasi abitualmente) e i due esterni che si alzano. Si può osare, quando il clima intorno è migliore: «Vincere dà energia. Ma io in questo gruppo ripongo molte speranze proprio per la sua capacità di essere sempre sereno. Lo eravamo, in fondo, anche quando il clima intorno era diverso. E lo siamo adesso, pur sapendo che le insidie non sono finite. Continuare a stare in zona playoff, intanto, è un piacere e una trasmissione di forza. E abbiamo, anche. la consapevolezza di essere tornati a giocare a buoni livelli: il bello della vittoria di Martina è che è stata ampiamente meritata. Ci è piaciuto». Volendo ridurre tutto a un’immagine, il Taranto ha il petto gonfio di orgoglio. Sente i consensi e capisce di esserseli sudati: «Si è rafforzata la nostra consapevolezza: sappiamo di avere le possibilità di arrivare ai playoff, sentiamo il presidente più vicino, a Martina abbiamo sentito il pubblico. Ci sono una serie di motivazioni che ci danno qualcosa in più. Sappiamo che sarà durissima, ma ci crediamo. Rifaccio il solito raffronto: l’anno scorso con 49 punti a questo punto del campionato avremmo avuto sette punti sulla quinta. E’ la prova della complessità di questo torneo». Domenica c’è il Teramo, in casa. E non ci sarà Mancini, come in una sottile maledizione: ogni volta che il ragazzo di Ostia sembra tornare ai suoi livelli arriva una squalifica. «Scherzando, durante gli allenamenti, mi sono complimentato con Mancini: dopo la squalifica rimediata contro l’Avellino avevo chiesto di migliorare in certi comportamenti. E lo ha fatto: prima di Natale aveva preso cinque giornate, a Pasqua soltanto una. Battute a parte: in quelle cinque giornate abbiamo patito, forse l’assenza si farà sentire anche adesso, ma sapremo sopperire, come sempre». Si gioca allo Iacovone, campo improvvisamente da conquistare: quattro pareggi nelle ultime quattro partite sono, però, un dato che non inquieta Papagni: «Noi dobbiamo continuare a essere il Taranto: può bastare, non è una questione di campo. Sappiamo che è difficile vincere a questo punto del campionato, ma sappiamo anche che se continuiamo a essere il Taranto possiamo farcela». Il Teramo è nel mirino: «Loro hanno due cose positive che possono essere una carica: hanno vinto con il Foggia, che è una delle squadre più forti, in rimonta. E hanno ritrovato l’allenatore al quale i giocatori erano molto legati. Sono due fattori che dobbiamo tenere in considerazione, così come dobbiamo ricordarci che erano partiti con altri obiettivi e, quindi, hanno un organico superiore alla classifica. Noi rispettiamo il Teramo, abbiamo questa umiltà. Ma sappiamo anche come fare per spuntarla». di Fulvio Paglialunga13 aprile 2007

Pomeriggio misto
A Castellaneta Marina la partitella finisce con due gol

Sole cocente e caldo estivo a due passi dal mare. Ma il Taranto, ovviamente, non è in vacanza: stavolta la partitella del giovedì si è svolta a Castellaneta Marina, ameno luogo di villeggiatura, solo per consentire la risistemazione del manto erboso dello “Iacovone”. Sul campo (davanti agli occhi di una decina di tifosi e qualche curioso) la sgambatura è durata meno del solito: 49 minuti di confronto “in famiglia” con ranghi mischiati e l’aggiunta di qualche giovane della “Berretti”. Messaggi del pomeriggio: la formazione che affronterà il Teramo domenica non è ancora una certezza, ci sono ancora ballottaggi da risolvere, potrebbe esserci qualche sorpresa, la bandiera del 4-4-2 quasi sicuramente tornerà a sventolare. Di gol, però, se ne sono visti pochi: 1-1 tra arancioni e verdi (decisivo il colore della pettorina), con le reti di Zito e Catania. Nella prima frazione il tecnico rossoblu ha schierato in arancione Faraon in porta, Mortari, Pastore, Prosperi e Colombini sulla linea difensiva, Catania (a destra) e Toledo (dalla parte opposta) come esterni di fascia, Cejas e De Liguori a governare il centrocampo, Deflorio e Cammarata davanti ed in linea tra loro; in verde si sono opposti il portiere Barasso, Cosenza e Panini laterali di fascia, Caccavale e Castroni difensori centrali, il baby Palmisano, Mancini, l’altro Berretti Ronsisvalle e Zito a centrocampo, Larosa (lasciato libero di divertirsi dal tecnico rossoblu) e Mattioli di punta. Le formazioni sono cambiate massicciamente nella ripresa flash (appena 23 minuti): Gli arancioni hanno presentato Faraon in porta, il giovane Giuliano, Castroni, Pastore e Colombini nel reparto arretrato, Toledo e Prete (Berretti di complemento) sui lati a centrocampo con Catania e De Liguori in posizione centrale, Mancini (squalificato, salterà la gara di domenica) alle spalle di Deflorio. Nella formazione avversaria il tecnico di Bisceglie ha inserito Barasso tra i pali, Panini, Cosenza, Caccavale e Prosperi in difesa, Mortari, Larosa, Cejas e Zito sulla linea mediana, Cammarata e Mattioli punte. Si è rivelato, così, meno grave del previsto l’infortunio occorso a Cosenza (problemi alla caviglia): il difensore ha disputato l’intera partitella. Ha girato a parte Monticciolo (scatti e corsa): dalla prossima settimana aumenterà i ritmi per accelerare il recupero. E’ rimasto ai box (lavoro in piscina), invece, Ambrosi che continua a lamentare dolori al polpaccio. Impressioni? Papagni non dovrebbe discostarsi troppo dall’undici che ha violato Martina: Barasso numero 1, Cosenza (favorito su Mortari), Pastore, Prosperi e Colombini dietro, Zito (o Catania, meno probabile Larosa) e Toledo esterni, Cejas e De Liguori nel cuore della manovra, Deflorio e Cammarata in attacco. Ma c’è ancora tempo per decidere e spazio per le novità: Papagni non disdegna l’effetto sorpresa. di Leo Spalluto13 aprile 2007

Taranto, chi rimpiazzerà Mancini?
Papagni alimenta il dubbio. Possibile l’impiego di Catania. In attacco il tandem Cammarata-Deflorio. Nella partitella di ieri pomeriggio (disputata a Castellaneta Marina) il tecnico ha mischiato le carte, provando varie soluzioni

Chi sarà il sostituto di Manuel Mancini dopodomani con il Teramo allo Iacovone? Papagni - c'era da aspettarselo - non lo ha svelato nel corso del test infrasettimanale disputato in famiglia a Castellaneta Marina. Il dubbio si trascinerà, come al solito, fino a domenica mattina. Ha concesso solo delle proiezioni, tutte tuttavia da verificare. Nel primo tempo ha sistemato il centrocampo a quattro con Catania, Cejas, De Liguori, Toledo, ma non c'era Larosa, schierato nell’altra formazione nell’insolito ruolo di attaccante centrale. Nella ripresa ha fatto giocare lo stesso centrocampo con Mortari, Larosa, Cejas, Prete (un allievo), ma De Liguori era con l’altra formazione. Due le soluzioni. Quella “velata ” della prima frazione potrebbe far pensare al ritorno di Catania sull'esterno destro; al suo fianco giocherebbero Larosa, De Liguori e Toledo. Indicativo, peraltro, un passo dell’intervista post-allenamento del trainer rossoblù: «L'assenza di Mancini ci costringerà a mutare necessariamente il nostro atteggiamento tattico. Sulla trequarti offensiva abbiamo Deflorio che, come tutti sapete, ama partire dai venti metri finali per poi inserirsi al momento opportuno». Sarebbe il capitano, insomma, il reale sostituto di Mancini. Quella lasciata trapelare nella ripresa porta dritto ad una linea di centrocampo composta da Larosa, Cejas, De Liguori, Toledo. In tal caso, tuttavia, il Taranto avrebbe solo Toledo come “arma” d’aggiramento della difesa teramana che. Per il resto la difesa dovrebbe essere composta da Cosenza, Pastore, Prosperi e Colombini salvo che Papagni non decida di far rientrare Caccavale al posto di uno fra Prosperi e Colombini. Non ci sono dubbi, invece, per quanto riguarda l’attacco: accanto al rientrante Deflorio, ci sarà Cammarata. Ambrosi, infatti, ha saltato anche ieri la seduta d’allenamento (ha fatto piscina). Monticciolo ha girato a parte. Per la cronaca la partitella, durata in tutto 49', è finita 1-1 con gol di Zito e Catania. Da segnalare un palo di Deflorio ed una traversa di De Liguori. Papagni: «Non lo nascondo. All’interno della squadra c'è un pizzico di maggior entusiasmo, ma il lavoro svolto finora e quello da compiere nei restanti due giorni, sarà identico al passato. Cioè sostanzioso. La nostra... occupazione, non preoccupazione, è quella di restare ancorati al quarto posto. Se, poi, riusciremo addirittura a migliorarlo, sarà tutto di guadagnato. Facevo una riflessione: se avessimo incamerato 49 punti nella C1 della scorsa stagione, saremmo terzi con sette lunghezze di vantaggio sulla sesta. Invece, ora abbiamo un solo punto di vantaggio sul duo Perugia-Juve Stabia e due sul Foggia». di Giuseppe Dimito13 aprile 2007

Papagni: “Siamo carichi per il Teramo”
Il Taranto alla conquista... dello Iacovone

Dopo la brillante esibizione nel derby a Martina dell’anticipo di Pasqua, i rossoblu di Aldo Papagni stanno completando la preparazione in vista dell’impegno interno con il Teramo che, si auspica, possa spezzare la catena di pareggi che ha caratterizzato il trend casalingo degli ionici. Ieri pomeriggio, sotto un caldo sole tipicamente primaverile, Aldo Papagni ha rodato uomini e schemi sul manto erboso del campo di Castellaneta Marina, molto prossimo alla struttura alberghiera del Nicotel, sede rituale dei ritiri prepartita del Taranto. Il tutto per consentire la manutenzione del terreno maggiore dello Iacovone: oggi stesso, infatti, la squadra si allenerà regolarmente in loco. La gara da disputare col Teramo, reduce dal successo in rimonta sul Foggia, ma qualificato da un pessimo ruolino di marcia in trasferta, è curata nei minimi dettagli da un gruppo apparso decisamente in forma, con l’umore positivo dopo la vittoria sul Martina. “La squadra si sta preparando come al solito- ha esordito Aldo Papagni con pacatezza, sotto il sole di Castellaneta Marina- In ogni settimana, quando abbiamo avuto momenti positivi o difficili, il nostro compito è stato sempre quello di lavorare al massimo delle energie, credendo nelle nostre possibilità, cercando di superare degli ostacoli che si presentavano e si presenteranno volta per volta”. L’allenatore del Taranto sorride: “Non nascondiamo il fatto di essere felici ed un pò più carichi di energie, dopo aver vinto un derby meritatamente- ha ammesso- però sappiamo che non abbiamo fatto niente. Sappiamo che basta poco per rovinare tutto quello che di positivo siamo riusciti a costruire finora”. “Ma questa- ha sottolineato Papagni- rappresenta una consapevolezza che portiamo dentro noi da tanto tempo. Comunque rimaniamo fiduciosi”. Nel sabato prepasquale, al Tursi di Martina Franca, il tecnico rossoblu ha improntato lo schieramento su un 4-2-3-1, condizionato anche dalla scarsa disponibilità di Andrea Deflorio, guarito ora dalla sciatalgia: dopo lo stupore, è ipotizzabile una riconferma dello stesso assetto tattico? “Ci sono delle differenze sostanziali- precisa immediatamente mister Papagni- Innazitutto, l’assenza di Mancini, squalificato per un turno, ci porta a cambiare un pò il modo di interpretare la gara sotto il profilo del sistema di gioco”. Poi emerge la sua filosofia: “Come ho detto in altre circostanze- ha dichiarato il trainer barese- io non sono legato molto ai numeri, anche perchè abbiamo spesso giocato col nostro capitano Deflorio dietro la punta, anche se è partito sempre più avanzato. Fisiologicamente, lui si porta da trequartista”. “Sarà invece importante- ha ricordato Papagni- l’anima della squadra, i concetti di sacrificio, di determinazione, di aggressività, che sono fondamentali in questo campionato. Dobbiamo pensare soprattutto a queste caratteristiche”. Il terz’ultimo impegno casalingo dei rossoblu mette dinanzi il Teramo, formazione desiderosa di allontanarsi dalle sabbie mobili della zona pericolosa: “Avrà sicuramente energie in più, grazie alla vittoria ottenuta in rimonta contro il Foggia- spiega subito Papagni-ed anche per il cambio del tecnico, Gabetta, al quale mi pare fossero molto legati i giocatori, non a caso di è trattato di un ritorno, dopo la parentesi poco felice di Fiorucci”. “Noi faremo particolare attenzione- ha continuato il tecnico di Bisceglie- in ogni circostanza di gioco, sapendo che esistono anche queste energie supplementari negli abruzzesi. Aldilà del rispetto che nutriamo e che sarebbe giusto avere nei confronti del Teramo, abbiamo anche la consapevolezza di poter fare nostra la gara, se mettiamo in campo le armi dell’umiltà, dell’aiuto reciproco, dell’attenzione, dell’aggressività che, unitamente alle nostre qualità tecniche e tattiche, ci consentirebbero di vincere la partita”. All’andata il Teramo sconfisse sul proprio campo i rossoblu per due reti a zero: il campionato in corso si presenta decisamente vivo, caratterizzato anche da una classifica frenetica e cangiante, per quel che concerne la zona nobile. Oltretutto, se militasse nel girone A, allo stato attuale ed a 49 punti, il Taranto sarebbe secondo: “Addirittura, se vogliamo fare un parallelo con il nostro girone B, nel torneo dello scorso anno- spiega Papagni- con gli stessi 49 punti, saremmo al terzo posto, a sette lunghezze dalla zona fuori dalla griglia utile ai play off. Già questo dato ha un significato: i ragazzi stanno disputando un torneo numericamente sopra la norma, e non risulta sufficiente”. “Questo ci fa comprendere- sorride l’allenatore- quante altre insidie, quante difficoltà dobbiamo superare in questo frangente. Sarebbe importante fare memoria del finale dello scorso campionato, quando abbiamo ricompattato tutto ed i nostri tifosi ci hanno dato una mano sostanziosa per superare le difficoltà del periodo decisivo”. La zona play off è intrigante e complicata, il Taranto distacca il Perugia e la sorprendente Juve Stabia di un punto, mentre il Foggia è separato da due lunghezze: uno stimolo maggiore o una preoccupazione? “Dobbiamo eliminare il “pre” ed essere solo “occupati”a cercare di restare sopra queste squadre- dichiara Papagni- Sappiamo che ci sarà da lottare, non sarà facile, però siamo fiduciosi che i traguardi potranno essere raggiunti, sempre che riusciamo ad essere determinati, aggressivi e con ikl sostegno del nostro pubblico”. La linfa vitale allo stato puro che proviene dagli spalti, quasi un leit motiv: “Lo sottolineavo nelle scorse settimane- conferma il tecnico degli ionici- Io ho avuto la fortuna di allenare il Taranto lo scorso anno ed ho compreso quanta forza in più regala la nostra tifoseria. Il mio auspicio è quello che si ritorni, in quest’appendice di campionato, ad essere numerosi ed energicamente positivi nei confronti della squadra”. La chiosa è per alcune indiscrezioni riguardanti la formazione che scenderà in campo domenica: “Ambrosi ha svolto una serie di esercizi in piscina, per rafforzare le potenzialità aerobiche- ha rivelato Papagni (l’attaccante non ha partecipato al test uffciale)- Non è utilizzabile contro il Teramo”. Ermetico quando gli si chiede se Caccavale tornerà regolarmente al suo posto, al centro della difesa, dopo l’esclusione di natura tecnica di sabato scorso: “E’ una possibilità- Papagni non si sbilancia- Non solo lui. Ci sono ancora varie decisioni da prendere: gli ultimi due allenamenti chiariranno le idee”. di Alessandra Carpino13 aprile 2007

Toledo a caccia del gol
Il brasiliano del Taranto vuole tornare a gonfiare la rete avversaria

Con il sole è tornato anche Robson Toledo. E con le discese imperiose dell’ala brasiliana, il Taranto ha aggiunto una marcia al suo cammino. Lo dice lo stesso calciatore rossoblu. «Un singolo non può determinare le fortune di un’intera squadra», ma quello che si è visto a Martina non appartiene all’universo della serie C1. Quelle partenze palla al piede, quella naturale capacità di saltare l’uomo in tromba, hanno davvero impressionato. Il segnale di un’imperiosa ripresa di cui tutta la squadra trae ovviamente giovamento. Toledo che crea, Toledo che inventa, Toledo che dribbla. Toledo, però, che non segna abbastanza. C’è una sola zona grigia nel suo rendimento crescente. Tre gol sono un magro bottino, anche se colorato da assist. In più si aggiunge qualche legno qua e là. «Le cose vanno decisamente meglio - afferma Toledo - Ci siamo guardati in faccia e ci siamo ripromessi di arrivare in fondo nel tentativo di raggiungere il nostro obiettivo. Parlo in generale, non c’è stato un momento specifico. E’ stato un intendimento voluto gradatamente. L’importante che adesso siamo più tranquilli e quando c’è la serenità, in campo e fuori i frutti si vedono. Ci aiutiamo maggiormente in campo». Alla fine siamo sempre lì. I risultati arrivano se c’è un gruppo coeso. Sarà anche una banalità, ma nel calcio funziona così. Ne abbiamo un fresco esempio nella passata stagione. Toledo, non c’era; non fa fatica ad evidenziare questo fondamentale aspetto. «L’unione fa la forza - afferma il brasiliano di 26 anni - Non è una frase casuale. Per vincere occorre un gruppo compatto. Allargherei il discorso; per vincere occorre che tutte le componenti vadano nella stessa direzione. Mi sembra che stia succedendo proprio questo. La società ci sta dando dei chiari segnali di vicinanza; i tifosi non stanno facendo mancare il loro sostegno come hanno fatto a Martina. Noi giocatori comprendiamo che dipende solo da noi». Sarà anche il sole, ma un Toledo come quello di Martina non si era ancora visto nel girone di ritorno. «Effettivamente è un paio di partite che le gambe girano meglio. Ma si ritorna al principio del discorso: quando si è liberi mentalmente le cose vengono più naturalmente. La presenza delle pressioni rendono le giocate più ardue. Ora tento anche le cose più difficili; in passato anche la soluzione più semplice mi pareva impossibile». A questo mancherebbe qualcosa per rendere il quadro completo. «Certo, ci vorrebbe qualche gol in più - confessa l’ex giocatore di Catanzaro e Cisco Roma - Confesso che lo sto cercando anche se preferisco anteporre i successi di squadra a quelli personali. La traversa di Martina? Peccato, mi sentivo di provare la conclusione da lontano. Purtroppo la palla non è entrata». Domenica c’è il Teramo, una delle cinque squadre che hanno battuto il Taranto in questo campionato. Basterebbe solo questo dato per far drizzare le antenne. Toledo, infatti, non si fida degli abruzzesi. «Possiamo vincere, a patto di non sottovalutare gli avversari. Sarebbe bello tornare al successo in casa, ma non bisogna fidarsi del Teramo. Vorrà dire qualcosa se all’andata ci hanno battuto segnandoci due reti». Cinque partite alla fine della stagione regolare. La mente è sgombra da pressioni di vario genere. Tra il “vario genere” va inclusa la maledetta febbre da tabelle che incatena nei mesi di marzo e aprile. Toledo, personaggio naif se ce n’è uno, non vuole sentire parlare di matematica. «Pensiamo partita per partita. Se ci addentriamo in calcoli, faremmo solo confusione. Proviamo a battere il Teramo e poi proviamo a fare lo stesso con la Salernitana. Avanti così, fino ai playoff». di Luigi Carrieri12 aprile 2007

Cejas prenota una maglia
L’argentino è tra i papabili per la prossima sfida dello Iacovone. Il centrocampista: «Sono pronto per il mio ritorno. La partita col Teramo? Dura ma serve il pubblico». Il suo pensiero sulla volata-playoff: «Pesante la tegola sull’Avellino, noi dobbiamo fare più punti»

Fra i centrocampisti più interessanti lanciati quest’anno da mister Papagni, c'è Max Cejas, 26 anni, argentino di Buenos Aires, ex Giugliano, dotato di un forte potere di interdizione. Oltretutto è capace di equilibrare le geometrie nel reparto nevralgico. La squalifica di Mancini potrebbe contribuire al suo rientro in prima squadra. «Come sempre sono prontissimo - dice con toni perentori - se il mister mi darà la maglia da titolare, cercherò di offrire il mio contributo per raggiungere l’obiettivo-vittoria. A mio modo di vedere a questo punto della stagione contano solo i tre punti. Il gioco? Sì, anche, ma bisogna privilegiare dapprima la classifica. È il bottino che ti fa salire e far disputare i playoff. Con questi spareggi ho il dente avvelenato. In passato, a Giugliano, ne ho disputati due in C2 con mister Cari e Porta rispettivamente con Brindisi e Gela: purtroppo li perdemmo entrambi. Cerco il riscatto. Con rabbia e determinazione». Il campionato è entrato nella sua fase più delicata: «La mazzata caduta sull'Avellino è tremenda. Ritengo che la squadra irpina ne potrebbe subire le conseguenze. Non è facile per nessuno giocare senza l’allenatore in panchina e, soprattutto, senza pubblico. Potrebbe addirittura perdere qualche posizione in classifica. Per quanto ci riguarda, sarà bene non distrarci sulle altre. Il nostro compito, peraltro, molto difficile ed impegnativo, è uno solo: acciuffare quanti più punti è possibile in queste ultime cinque partite e vedere, alla fine, in quale posizione ci saremo classificati». Il Taranto ha tanti centrocampisti, tutti validi: «Sì, è vero. Sono talmente bravi che non trovo difficoltà a giocare con uno piuttosto che con l’altro. Ci integriamo senza particolari problemi». Nella scorsa stagione, a Giugliano, firmò sei gol. Quest ’anno il bottino personale è piuttosto magro, zero: «Cosa volete! In Campania realizzai quattro rigori. Gli altri due, li segnai uno di testa e l’altro su punizione. Il mio compito principale è chiudere gli spazi alle ripartenze avversarie e non far salire i centrocampisti che stanno di fronte. Nelle ultime partite qualche metro in avanti l’ho fatto, naturalmente dopo essermi assicurato di essere coperto nelle sortite effettuate. Con il Perugia, nel primo tempo, ci andai molto vicino: la palla fece la barba al secondo palo. Ovviamente se mi capiterà l’occasione, ci proverò. Statene certi. Gioire sotto la curva nord sarebbe una cosa veramente meravigliosa». Domenica arriva il Teramo, formazione ringalluzzita dal ritorno di mister Gabetta in panchina: «La partita è tosta. La formazione abruzzese, secondo me, punterà a chiudere i varchi che conducono al proprio portiere. Per noi, dunque, le difficoltà aumenteranno. Quando gli spazi sono intasati, è difficile trovare la strada giusta che conduce al gol. Il pubblico deve aiutarci. Come fatto nel derby». di Giuseppe Dimito12 aprile 2007

«Abbiamo un match-point»
Luca Evangelisti lancia il Taranto verso i playoff: «Non dobbiamo mollare in questo momento: domenica possiamo fare un grosso passo avanti. Ci serve la mano del pubblico»

Il Taranto sorride, Luca Evangelisti lo guarda con orgoglio. Schierato con la squadra, anche nei momenti più duri, adesso assapora il piacere di un ambiente più fiducioso. Crede nel Taranto, perché lo conosce bene. Si fida e vuole contagiare tutti. Parla il direttore sportivo: ne ha facoltà.
Evangelisti, ora l’aria intorno al Taranto è migliore?
«C’è un’aria migliore, ma adesso è meglio non eccedere al contrario. Anzi, dobbiamo essere sempre... sul pezzo, restando concentrati e prendendo, del bel momento, tutto quello che di positivo è possibile. Qualcosa di buono e di nuovo, ad esempio, c’è: sabato ho rivisto il vero pubblico di Taranto, quello che incita e sostiene con grande passione. E’ fondamentale: ricordiamoci che l’anno scorso la promozione è arrivata perché tutti l’abbiamo voluta e tutti abbiamo dato fondo alle nostre forze».
La partita di Martina sembra aver cambiato il clima. Ma cosa ha pensato dopo i fischi e i cori al termine della partita con il Perugia?
«Non riconoscevo il pubblico tarantino, semplicemente. E non capivo perché, a differenza di tutte le altre squadre che lottano per i playoff, noi non vedevamo entusiasmo. Rischiava di essere un handicap, rischia di essere sempre. Capisco la protesta della gente contro certe esagerazioni della nuova legge, ma non incitare la squadra non aiuta nessuno».
L’ultima giornata è stata felice. Qual è stata la cosa migliore?
«Mi è piaciuto l’applauso a Larosa, troppo bersagliato - e ingiustamente - da presunti tecnici, presunti opinionisti e tifosi. Intendiamoci: nessuno contesta i giudizi, ma le offese e i pregiudizi sono, invece, sempre da condannare. Ciccio ha sofferto, ma ha sempre mostrato personalità e attaccamento».
Torniamo al campo: le è piaciuto il modulo di Martina?
«Più che del modulo io parlo dell’allenatore. E gli faccio i complimenti: sfrutta al massimo l’organico, lo mette in campo nel modo migliore, misurando le forze e valutando l’avversario. Nel Taranto giocano tutti. E tutti danno il massimo quando vengono chiamati, anche se sono reduci da tre domeniche in panchina. Ci sono sentimenti importanti in questa squadra: nell’ultimo mese questo particolare era sfuggito, ma il presidente ha compattato tutti. Questa è la strada giusta per sorridere».
Segnano anche i difensori: una buona notizia per una squadra che in attacco stava trovando qualche difficoltà?
«Il calcio non può ridursi a numeri, ma se vogliamo guardarli allora nel nostro campionato ci sono anche i gol. Il problema è che abbiamo subito un po’ troppo negli ultimi tempi e, quando va così, non basta segnare. Serve equilibrio tra attacco e difesa, in ogni momento: qualche gol subito ci ha tolto punti e, guarda caso, nelle ultime tre partite non abbiamo subito e tutto sta andando meglio».
Resta, però, una condanna: il Taranto, per vincere, ha bisogno di giocare bene...
«Questo è vero: siamo capaci di vincere quasi esclusivamente quando giochiamo bene. E, a dirla tutta, produciamo forse il calcio migliore del girone. E’ un fatto che deve inorgoglirci, però. E non può farci finire nel mirino se un risultato non arriva. E’ vero che nel calcio si dimentica tutto, che è stata persino contestata la Nazionale, un mese dopo aver vinto la Coppa del Mondo, ma sforziamoci di stare uniti. Ecco: la vera forza di questa squadra è lo spirito di gruppo. Quando c’è una unione così e l’esempio viene seguito dall’ambiente, tutto diventa possibile».
Il Taranto ha fatto vedere tutto quello che può fare o ha ancora qualcosa da dire?
«Credo che il Taranto abbia ancora margini di miglioramento. Dipende soprattutto da noi. Non dobbiamo fermarci, anche perché ora tutte le sfide sono dure. A cominciare da domenica: battere il Teramo può aiutarci, può ridarci qualcosa che abbiamo perso nelle ultime partite in casa. Vedendo le partite degli altri domenica possiamo fare un grande salto verso i playoff. Diciamo che ci giochiamo un match- point».
Dopo il pari con il San Marino il Taranto era fuori dai playoff: ha avuto paura?
«No, perché era solo un punto a tenerci fuori. Così come non mi considero nei playoff adesso perché c’è solo un punto tra noi e le inseguitrici. Non si decide adesso la griglia, ma alla fine. Anche se, lo ripeto, domenica...».
Vincere un campionato, vivere nelle zone alte il successivo. Cosa vuol dire?
«Accade quando si lavora con criterio. Il nostro è un progetto vero e credibile: lo stiamo dimostrando. Poi, per vincere, c’è sempre bisogno che tutto vada liscio, che non ci siano intoppi. Ora, però, abbiamo bisogno dei tifosi. Possiamo arrivare ovunque, ma ci serve il pubblico delle grandi occasioni. E questa, capiamolo, è una grande occasione».
Sa che molte squadre hanno fatto il doppio salto dalla C2 alla B?
«Beati loro, che devo dire?. Noi, in questo momento, dobbiamo pensare al Teramo e all’opportunità che abbiamo. Poi vedremo le altre partite. Finché non arriviamo ai playoff non possiamo pensare ad altro».
Ma lei crede alla promozione?
«C’è un’altra domanda?». di Fulvio Paglialunga11 aprile 2007

Taranto cerca un campo per la partitella
Terreno di gioco privo di manutenzione da dieci giorni. Erba alta e soliti disagi. Ripresa la preparazione: a riposo precauzionale De Liguori. Tegola sull’Avellino: quattro gare a porte chiuse, playoff compresi. Una giornata di squalifica a Mancini

Mano pesante del giudice sportivo Pasquale Marino sull’Avellino, vice capolista del girone B della C1: quattro gare da disputare a porte chiuse, un’ammenda di 30.000 euro, cinque turni di squalifica per l’allenatore Giuseppe Galdersi e lunga inibizione a cinque dirigenti, fra cui i fratelli Pugliese, proprietari del club, per qualcuno fino al 31 dicembre 2007. La formazione irpina dovrà giocare, in tal maniera, sia le due ultime partite casalinghe di campionato con San Marino e Lanciano (entrambe puntano alla salvezza), sia soprattutto le due gare interne valide per i playoff per la B senza l’ausilio del pubblico amico. A motivare le sanzioni gli incidenti avvenuti al termine della partita Avellino-Ternana giocata sabato scorso, terminata 3-3, in cui sono stati coinvolti l’arbitro (Lioce di Molfetta) e i suoi collaboratori (Labriola di Potenza e Carli di Rovigo): dapprima bersaglio di lanci di bottiglie d’acqua da parte dei tifosi locali, quindi insultati, minacciati e colpiti da alcuni dirigenti e da persone riconducibili alla società campana, fra questi anche il tecnico Galderisi che, secondo gli atti ufficiali, ha scagliato contro l’arbitro il proprio orologio da polso senza colpirlo dopo che questi aveva già raggiunto lo spogliatoio. Nel parapiglia, che ha costretto all’intervento le forze dell’ordine, sarebbero stati offesi e minacciati pure il commissario di campo e il collaboratore dell’Ufficio Indagini nonchè spintonati anche i giocatori della Ternana. Di qui la mano pesante del giudice sportivo nei confronti del club, dell’allenatore e dei dirigenti Giovanni Di Cristofaro inibito fino al 31 dicembre 2007, Marco Pugliese fino al 30 settembre 2007, Antonio Lo Schiavo, Massimo Pugliese e Angelo Lanzetta fermati fino al prossimo 31 agosto. Per quanto riguarda il Taranto, Mancini, come previsto, è stato appiedato per un turno (somma di ammonizioni). Inoltre la società è stata multata di 1.000 euro per lancio di petardi. Il Teramo, invece, dovrà fare a meno di Radi e Cascone, appiedati per un turno. Ma in casa tarantina i problemi sono sempre dietro l’angolo. L’erba dello Iacovone è ritornata alta. Ci sono dieci giorni di ritardo nella manutenzione. Il Comune è dissestato. Il Taranto sta cercando uno sponsor che copra la relativa spesa. Per la partitella di domani pomeriggio si sta cercando un campo in provincia. Ieri è ripresa la preparazione. Si è rivisto Monticciolo che ha lavorato a parte. De Liguori è rimasto a riposo, ma solo a titolo precauzionale. Ambrosi e Deflorio si sono allenati con il gruppo. Fra i disponibili c’è Cejas che ha scontato il turno di squalifica. Oggi doppia seduta. di Giuseppe Dimito11 aprile 2007

Risposte esatte in novanta minuti

Qualcosa di più di una partita. Ciò che resta del derby è un’immagine assai gradevole: come fosse un questionario che in novanta minuti il Taranto ha riempito di risposte esatte. Sorriso pieno: si è visto tutto quello che era giusto vedere e logico attendersi. Umiltà, coraggio, manovra, coesione: il Taranto ha mostrato il lato bello di sé, promettendo di farlo ancora. Perché il tempo ci ha spiegato come questa squadra agisce, ci ha svelato il suo intimo funzionamento. Non è, cioè, nel risultato che va cercata la verità, quanto nella preparazione allo stesso, nella traccia segnata e le convinzioni ingurgitate. Ecco: il Taranto sabato ha vinto, ma soprattutto ha disegnato la strada della vittoria. Tenendosi stretto in campo e fuori, dandosi coraggio, soccorendosi mentalmente e tecnicamente, facendosi carico delle responsabilità. E poggiandosi con purezza sul carisma garbato e sulla coerenza gestionale del suo allenatore. C’è qualcosa di stra-ordinario in questo Taranto che non si può fingere di non vedere: è la saldezza del rapporto squadratecnico, la comunione di sentimenti che è quasi assimilabile a una simbiosi. Il Taranto e Papagni parlano ufficialmente la stessa lingua, pensano all’unanimità, uniscono
i desideri: è cieco non scorgerlo e malafede ometterlo. E’ semplice, invece, da capire: basta talvolta sovrapporre le parole, mettere le idee in controluce e confrontare l’aderenza. Il Taranto è uno: concetti condivisi e linearità dei comportamenti, rispetto dovuto e preteso. Così, quando le idee trovano forza interiore, è anche più facile avere coraggio e trovare comprensione. Lasciare fuori Caccavale, ad esempio, non è compito agevole: è chiedere il sacrificio di un senatore spiegando il senso dell’interesse comune. E’, anche, preservare il gruppo, non creare intoccabili, dare opportunità, ottenere risposte. Anche quando si cambia, anche quando muta lo schieramento. Momenti in cui serve altro e Papagni sa di poterlo chiedere. A Martina è accaduto: rumori dall’infermeria, caratteristiche degli altri e potenzialità del gruppo hanno portato a un modulo diverso, ancora inedito. Il 4-2-3-1, però, non è una via di fuga. E’ più di una soluzione di emergenza: un impianto che intriga, un modo di rafforzare le caratteristiche di un gruppo qualitativamente opulento, gonfio di giocatori con vocazione all’offesa. Nel derby la resa è stata soddisfacente: linee ravvicinate, campo tenuto sotto controllo, varietà di soluzioni. Con una punta costretta al sacrificio ma pronta a trovare la giusta esaltazione quando l’ingranaggio comincerà a funzionare a regime. Non è detto che la scelta si definitiva (non è semplice rinunciare a due tra Ambrosi, Cammarata e Deflorio), ma merita alta considerazione. Alla base c’è il sacrificio: qui l’essere gruppo diventa punto di forza, la partecipazione comune addiziona pericolosità. Un segnale: due difensori che segnano quando in campo ci sono altri quattro giocatori con il gol in canna. La prova di risorse che non smettono di esaurisi, della continua ricerca della realizzazione attraverso il gioco. E il dolce messaggio: il Taranto ha ancora qualcosa da dire. E sa perfettamente come dirla.
di Fulvio Paglialunga09 aprile 2007

La differenza di Mancini e il Taranto dei playoff

Mancini salterà la partita col Teramo per squalifica. E Papagni, dopo la persuasiva prova offerta dal Taranto nel derby, dovrà pensare ad un’altra squadra. Perché senza Mancini sarà quasi impossibile ragionare sull’assetto di Martina. Su un modulo che, prevedendo due mediani davanti alla difesa e tre incursori dietro l’unica punta, ha garantito maggiore densità in fase di non possesso e più soluzioni in fase di possesso. Stiamo parlando del 4-2-3-1 e della sua improbabile applicazione senza il contributo dinamico di Mancini, perno centrale della linea dei trequartisti. Dell’uomo, cioè, capace di portare il pressing in zona alta, disturbando alla fonte la manovra avversaria, e di prendersi la responsabilità del primo affondo, ribaltando l’azione. A Martina Mancini ha avuto questa duplice funzione. E l’ha assolta con diligente efficacia, esibendo il senso della fatica di un gregario e il gusto della giocata di un fantasista. Ha sintetizzato in sé il doppio ruolo e le svariate incombenze, passando con disinvoltura da un geniale colpo di tacco (gol di Prosperi) ad un provvidenziale recupero. Senza perdere aderenza, privilegiando sempre l’utile al bello. Non esiste nell’organico del Taranto un altro giocatore con le sue caratteristiche e le sue attitudini. Immaginare il 4-2-3-1 senza Mancini significa ipotizzare movimenti diversi e rischiare di non avere le stesse coperture. Ovvero, ottenere una resa differente. Mancini è un centrocampista moderno. Ha corsa, tecnica e resistenza. Salta l’uomo con facilità, bruciandolo sul tempo o con lo scatto breve. Ha un dribbling elettrico. E intuizioni veloci con le quali cerca il gol che ancora non "sente". È giovane. Non ha la personalità del leader. Sa, però, diventare spontaneamente decisivo. Perché non ha paura di sbagliare nel tentativo di spezzare l’equilibrio di una partita complessa. Perderlo contro il Teramo, ora che stava riprendendo confidenza con le sue qualità, è una brutta notizia. Ma averlo ritrovato, riscoprendo la generosità dei suoi slanci e la bontà delle sue idee, è in assoluto la novità più consolante in prospettiva-playoff. La vera novità del Taranto visto a Martina. Della squadra che ha lanciato un messaggio di forza e di fierezza al campionato. Dando ragione a se stessa e a chi la guida. E torto a quanti, nella movimentata vigilia del derby, hanno tentato di minarne la serenità con sciocche ingerenze e assurde pretese. di Lorenzo D'Alò09 aprile 2007

E se il Taranto finisse terzo?
Analizziamo il calendario conclusivo delle formazioni di alta classifica. I rossoblu di papagni mettono nel mirino la posizione della Cavese, distante quattro punti

Aldo Papagni ci perdonerà, ma tra i numeri e le statistiche, che per ammissione del tecnico rossoblu non hanno un’anima, si possono scovare precisi significati. Il Taranto recente ne ha ammonticchiati parecchi e di segno positivo. Il Taranto che non perde da nove partite (seconda striscia utile consecutiva del girone dietro alla sorprendente Juve Stabia con 15), esprime un dato importante. Il Taranto che, dopo il famigerato “summit di Manduria” non subisce gol da tre partite, è un altro dato rilevante. I rossoblu acquistano solidità e maggiore fiducia. E i risultati favorevoli attirano anche gli episodi vantaggiosi. In un periodo di tremolii generali, capita di essere raggiunti all’ultimo minuto (Taranto-Juve Stabia, gol del campano Esposito). In un periodo di convergenze benigne, può accadere che ad inizio di ripresa nel derby di Martina, il portiere Barasso chiuda la porta nel momento fondamentale, allontanando presagi di pareggio. Si spera che per gli ionici questo momento non si sia esaurito, ma che si allarghi alla fase restante della stagione regolare. Mancano cinque gare e sette squadre si contendono i cinque posti buoni per la partecipazione ai playoff. Anche la corsa al primo posto si ammanta
di interrogativi. Ravenna ed Avellino sono divisi da un punto e potenzialmente anche la Cavese potrebbe ancora mirare al bersaglio grosso. Il calendario è, però, istituto con il quale occorre andare cauti. La vantaggiosità o meno dello stesso non dipende dalla consistenza degli avversari in sequenza, ma risponde al personale stato di forma. E poi il cammino viene reso tortuoso da un girone di ritorno che, per antonomasia, propone difficoltà supplementari. Ogni squadra, bontà dell’introduzione degli spareggi, ha un traguardo da rispettare. Pochi ossi appaiono facilmente spolpabili. Ora si può dire, anche alla luce delle ultime partite. Il Taranto è messo piuttosto bene, soprattutto nell’immediato. Teramo ed Ancona in casa intervallate dalla trasferta contro la Salernitana paiono un terzetto di sfide non certo insormontabili. I problemi subentrerebbero nelle ultime due gare. Ci sarà da affrontare il Foggia allo “Zaccheria” prima di chiudere allo Iacovone con l’Avellino. E in quel tempo bisognerà capire le reali intenzioni delle sue ruvide antagoniste. Giocare a Foggia, auspicabilmente con il vantaggio di giostrare su due risultati, sarebbe un buon vantaggio per il Taranto. Considerando anche che, non è delle
migliori, la condizione psicologica di chi sa di non poter sbagliare. In più i rossoneri hanno vinto una sola gara delle ultime cinque, facendo intravedere pericolose crepe nel proprio sistema. I “satanelli”, ad un punto dai playoff, hanno una trasferta chiave a San Marino. Vincere darebbe una spinta notevole verso i successivi incontri contro Ternana (in casa) e Lanciano (fuori), apparentemente abbordabili. Ma lo stato di forma attuale del Foggia permette di stabilire a priori nove punti? In vetta Ravenna e Avellino si giocano la promozione diretta in B. L’inerzia è dalla parte dei biancoverdi che hanno recuperato quattro punti in due gare, sui giallorossi sconfitti nelle ultime due trasferte di Cava de’ Tirreni e San Benedetto del Tronto. I romagnoli giocheranno tre gare in casa, equivalenti ad altrettanti scontri diretti (Perugia, Juve Stabia e Foggia). Le gare di Gallipoli e Teramo appaiono più morbide. L’Avellino gioca domenica la gara dell’anno. Andrà nella tana della Cavese convinta che un colpo esterno potrebbe dargli il definitivo allungo. San Marino, Samb. e Lanciano sono un calendario comodo prima della trasferta di Taranto. Chi è atteso da un finale accidentato è la Cavese. Tre derby campani, a cominciare da quello interno contro l’Avellino e quello fuori casa sul campo della Juve Stabia. La vittima all’apparenza sacrificale Teramo, poi, sarà il prologo per la complicata sfida di Perugia. Chiusura con la Salernitana. Da quelle parti non una gara qualsiasi. Ecco che il Taranto, in ritardo di quattro punti, può davvero cullare il sogno di ambire al terzo posto. E Cavese-Avellino di domenica potrebbe già spiegare molte cose. Infine Perugia e Juve Stabia, due tra le squadre più in forma del campionato. Entrambi a 48 punti in bilico tra partecipazione ed esclusione, giocheranno tre delle cinque restanti sfide in trasferta. Gli umbri giocano subito a Ravenna. Superato tale ostacolo la strada si presenta in discesa con la possibilità di ricevere al “Curi” la concorrente Cavese. La straordinaria creatura stabiese di Capuano ha il vantaggio di avere poco da perdere. Va subito a San Benedetto prima di incrociare in serie Cavese e Ravenna. Se i miracolo dovessero proseguire, lo striscione del traguardo potrebbe essere visibile visto che le “vespe” chiuderanno con Giulianova (già retrocesso) e Lanciano (probabilmente già salvo). di Luigi Carrieri09 aprile 2007

Barasso chiude la porta
L’ex genoano a Martina nel derby è risultato tra i migliori in campo. Non incassa gol da tre giornate. «Ormai è certo: i playoff non ci sfuggiranno. Ringrazio Blasi per i complimenti. E non dimentico: venne a Genova e mi preferì a Rubinho»

«È da gennaio scorso che il presidente Blasi ha parole d’affetto nei miei confronti. E lo ringrazio. Consumò senza batter ciglio i circa mille chilometri che separano Genova da Taranto pur di convincermi a firmare per la sua squadra. Infatti avevo già di fronte il contratto che avrebbe dovuto legarmi al Treviso». Chi parla è Nicola Barasso, fra i protagonisti sabato scorso del derby vinto a Martina Franca. «Non solo il presidente volle che diventassi il nuovo portiere del Taranto quanto mi preferì a Rubinho. Un bel gesto di stima, veramente». Il portierone è gasatissimo. Il quarto posto in classifica lo stimola parecchio: «A cinque giornate dal termine può essere importante per la costituzione della griglia-playoff». Sabato contro la balda formazione biancoazzurra è stato determinante in almeno due occasioni: «La parata più difficile è stata quella compiuta all’inizio del secondo tempo. Il colpo di testa di Mancino era da distanza ravvicinata: ho avuto pochi attimi di tempo per vedere la traiettoria. Ma anche quella su Cantoro a pochi minuti dal termine è risultata difficoltosa. Sono riuscito a tenere la palla ferma a terra. Mi son detto: mamma, che cosa ho fatto». Il suo bilancio delle 12 partite disputate in riva allo Jonio è positivo. «Sono 270' che non incasso un gol. Non sono tantissimi, ma neppure pochi. Il merito è da condividere con l’intera squadra, difesa ovviamente compresa. Dei dieci gol incassati, ritengo che solo su uno, massimo due avrei potuto fare qualcosina in più. Mi riferisco soprattutto al gol di Visone con la Sambenedettese in casa, ma forse anche alla rete di Califano con il Gallipoli. C'è tuttavia da aggiungere che nelle ultime sei gare, ho subìto solo tre reti». Sul futuro non ha dubbi. «Sono convinto che andremo ai playoff. La squadra è forte ed ha ritrovato il bel gioco. Soprattutto siamo freschi atleticamente e mentalmente: sono due grosse componenti per la conquista dell’importante obiettivo. Certo, la concorrenza è forte e qualificata, ma non ci spaventa. Non credo che la griglia-playoff debba completarsi con la scelta degli ultimi due posti fra Taranto, Perugia, Juve Stabia e Foggia. Ritengo piuttosto che il discorso debba allargarsi anche alla Cavese la quale non ha per niente un calendario facilissimo, a cominciare dal prossimo derby interno con l’Avellino. Quindi ci sono cinque squadre per tre posti. Ma, se consentite, dal punto di vista tecnico abbiamo un notevole valore aggiunto: mister Papagni. La sua umiltà, molto probabilmente, non fa venire a galla il suo valore. Posso assicurarvi che è preparatissimo. Studia ogni partita con grande attenzione. Io ho fatto la B. Per me farà strada. E non lo dico per piaggeria». Uno sguardo va al Teramo, prossimo avversario allo Iacovone. «Partita difficilissima. Gli abruzzesi sono in netta ripresa. Dalla nostra avremo il pubblico. Averlo ritrovato a Martina è importantissimo. L’obiettivo è scontato: i tre punti». di Giuseppe Dimito09 aprile 2007

Monticciolo oggi riprende col gruppo
Mancini salterà la sfida col Teramo. Papagni recupera Cejas. Da verificare le condizioni degli infortunati

Il Taranto torna al lavoro nel pomeriggio in vista del terzultimo appuntamento casalingo della stagione contro il Teramo. Dopo il meritato successo ottenuto nel derby di Martina, Papagni ha concesso due giorni di riposo assoluto. Oggi pomeriggio, sul green dello "Iacovone", ritroverà il gruppo al completo potendo contare nuovamente su Alessandro Monticciolo. Il centrocampista toscano, dopo aver curato in un centro specializzato di Ascoli Piceno lo strappo al polpaccio accusato alla vigilia della gara con la Juve Stabia (11 marzo), riprenderà ad allenarsi con il resto dei compagni. L’infortunio è ormai superato, ma considerando il lungo periodo di assenza, il suo rientro verrà valutato con estrema cautela. Contro gli abruzzesi, il tecnico di Bisceglie dovrà rinunciare a Manuel Mancini che, nel pomeriggio, verrà squalificato dal Giudice Sportivo avendo accumulato quattro ammonizioni. In compenso, però, tornerà a disposizione Maximilian Cejas che contro i biancazzurri ha scontato un turno di squalifica. Nessuna spiacevole novità dovrebbe giungere dall’infermeria. Andrea Deflorio (al Teramo nella stagione 2003-04, 31 presenze e 11 reti) e Alessandro Ambrosi, non utilizzati sabato scorso, riprenderanno a lavorare a pieno ritmo, così come si augura Francesco Colombini che, nelle ultime due settimane, ha convissuto con un’infiammazione al ginocchio ma è sceso in campo contro il Perugia e il Martina. Questione stadio: resta in sospeso l’intesa tra il Comune e la Green Service per la manutenzione del manto erboso. Prima degli ultimi tre impegni casalinghi, l’accordo fu raggiunto in extremis. Alla vigilia dell’importante confronto con il Perugia, il Taranto "emigrò" in un centro sportivo cittadino per non aggravare le condizioni del terreno già appesantito dalle abbondanti piogge. In casa Teramo Claudio Gabetta - ha bagnato con il successo sul Foggia il ritorno sulla panchina biancorossa - potrà contare sull'intera rosa in vista del difficile appuntamento contro i rossoblù. Nel sabato di Pasqua, Mirtaj e compagni hanno centrato il secondo successo del girone di ritorno (l'unico era stato conquistato tre settimane addietro con il Martina) portandosi appena fuori dalla zona playout (+1 sulla Ternana, quintultima). Il 2-1 contro i satanelli è stato firmato da Bono e Amodeo, partiti dalla panchina e gettati nella mischia nella ripresa. di Fabio Di Todaro09 aprile 2007

Taranto, padrone del derby
Troppo divario tra i rossoblu e il Martina: vince la squadra di Papagni, che balza al quarto posto. I biancazzuri crollano subito. Decidono i gol di Prosperi e Pastore

Per sapere la verità non è nemmeno necessario arrivare in fondo al derby: c’è, evidentemente, troppo Taranto per concedere pezzi di partita al Martina, c’è un baratro tecnico e tattico che divide una squadra dall’altra, c’è una abissale differenza di temperamento e qualità per ammettere discussioni. La sfida è del Taranto, al Martina resta poco. Nelle ragioni del derby c’è una disuguaglianza di forze. C’è tutto da una parte e poco più di nulla dall’altra. Superiorità manifesta, zone del campo coperte con perizia, scelte esatte e coraggiose, abbondanza di personalità, arroganza tecnica, gol sapientemente distribuiti: non ci sono zone grigie nella partita di chi vince. Interpreti vaghi, sprazzi di orgoglio confuso, manovra costretta ad essere monocorde, possesso incerto, leggerezza offensiva: troppo buio intorno a chi si arrende. Una partita così ha troppo squilibri per reggere novanta minuti: il Taranto (al nono risultato utile consecutivo, terza vittoria esterna in fila) se la prende subito, senza mollarla più. Gestendone i tempi, l’evoluzione, i ritmi, l’umore. Governando il campo con lucidità, alternando momenti di puro estro ad altri di rigida compattezza. Il Martina, stoppato dall’avversario debordante
e da un eccesso di imbarazzi propri, trova motivi per dolersi anche in classifica (la salvezza diretta è più lontana) e si riempie di ansie osservando i propri limiti. La partita è spaccata, divisa dal rispetto delle ambizioni: il Taranto mira in alto (ora è quarto) e fa la partita, il Martina guarda alle spalle e la subisce. Logicamente: i rossoblu riescono a fare tutto quello che pensano, i biancazzurri non riescono mai a dichiararsi compiutamente. Il gruppo di Brini (4-4-2, la novità è Lauria) si sfarina con il tempo, crollando sotto i colpi. Prova a conservare integra la dignità, senza barricarsi, ma non c’è mai coordinamento tra volontà (a tratti) e tecnica (assai deficitaria) e, soprattutto, non ci sono spazi calpestabili a disposizione. Occupa tutto il Taranto, astutamente schierato da Papagni: il 4-2-3- 1 è l’ultima (giusta) intuizione sbucata da una notte di pensieri e una serie di consulti medici. E’ coraggio (fuori Caccavale per scelta tecnica), qualità selezionata (dentro Zito, Mancini e Toledo), consulti medici (meglio non rischiare Deflorio) e lucido ragionamento. Perché se Prosperi combatte sui palloni alti (Cazarine è l’unico catalizzatore del Martina), Pastore orchestra le ripartenze, De Liguori e Larosa sono un argine e il fronte offensivo offre varietà di soluzioni resta poco da fare per chi sta di fronte. Le linee ravvicinate e il sacrificio di Zito e Toledo in fase di non possesso, poi, rendono i rossoblu assai simile a un blocco di granito, difficilmente distruggibile dalle armi spuntate del Martina. La solidità confermata (Barasso non subisce gol da 324’) e l’abbondanza di soluzioni offensive hanno un effetto devastante, consentendo al Taranto di dettare l’agenda della partita assecondando i suoi bisogni. Si parte con un gol: il messaggio è chiaro. Pastore recupera un pallone vagante, Mancini osserva l’inserimento di Prosperi e lo agevola con un delizioso colpo di tacco, il difensore scarica un sinistro perfetto alle spalle di Ambrosi. Nove minuti, molto già si capisce. Primo: il sistema difensivo del Martina è difettoso e Mancini trova spazio tra i due centrali distratti (e costretti a coprire le amnesie di Dato) e costringe Ambrosi a deviare in angolo il pallonetto del ragazzo di Ostia. Secondo: lo sviluppo della manovra dei biancazzurri non convince e l’inversione (dopo quindici minuti) degli esterni Cardascio e Mancino è l’apertura di una sequenza di spostamenti, nella vana ricerca di un assetto credibile. Terzo: l’avversario impaurisce e Coletti deve seguire a vista gli spostamenti di Mancini, cercando di soffocare una fonte del gioco rossoblu. Ma il calcio del Taranto è bello perché è vario: come un pericolo incombente, pronto a materializzarsi alla prima distrazione. Il gruppo di Papagni preferisce i meriti propri ai demeriti altrui. E decide la sua partita e pure quella del Martina: la partecipazione collegiale alla fase difensiva blocca i lati del campo e costringe i i biancazzurri a insistere solo sui lanci verso Cazarine, troppo legnoso per sostenere l’idea. Così il Taranto controlla, senza affannarsi: aspettando che la partita si compia, senza eccedere nei tentativi di forzarla. Lasciando scaricare la voglia confusa del Martina e minacciando di aumentare la velocità per chiudere i conti. Solo i primi minuti dopo il giro di boa sembrano offrire una bozza di equilibrio. Barasso mette le ali: devia miracolosamente un colpo di testa di Mancino (1’, cross di Cardascio), spedisce in angolo una punizione assai pericolosa di Cantoro (4’) e evita che la partita cambi tema. Le linee dei rossoblu sono più lontane, Cantoro (entrato a inizio ripresa per Lauria) sembra poter arricchire la fase offensiva del Martina: minuti illusori per una partita che, invece, ristabilisce i valori poco dopo. Il tempo di un’altra scelta felice: Mortari per Zito, modulo che somiglia a un 4-3-2-1 con Toledo (uno dei due incursori) libero di azzannare l’avversario in ripartenza e di accentrarsi (ora è a sinistra) per creare pericoli. Convergendo, infatti, si guadagna la punizione che Pastore (15’) trasforma con furbizia (tiro basso con la barriera che salta). Resta ancora gloria per Barasso (due ottimi interventi su Minorelli e una punizione di Cantoro) e il tempo per una traversa di Toledo (tiro a sorpresa da trentacinque metri). Ultimi scampoli di un derby con un solo padrone. di Fulvio Paglialunga08 aprile 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - Decisivo come un attaccante: fa parate straordinarie evitando che il Martina rientri in partita. Ha istinto, atletismo e prontezza di riflessi. Almeno due dei suoi interventi sono da applausi: 7
COSENZA - Avvio troppo pieno di impacci. Ha timore di sbagliare l’intervento e parte con eccessiva imprecisione. Poi prende coraggio e si lancia nelle sue entrate spericolate: 5.5
COLOMBINI - Gioca stringendo i denti e, vedendo la buona vena dei compagni davanti, cerca di non osare troppo. Segue i martinesi quando attaccano, chiude gli spazi che restano non facendo segnalare errori: 6
PROSPERI - Perfetto in difesa: combatte su tutti i palloni alti con Cazarine, bloccando sul nascere l’unico uomo che il Martina usa per affondare. Perfetto sul gol: un sinistro di prima intenzione, incrociato con la forza e la precisione di un attaccante puro: 7
PASTORE - Gioca in giacca e cravatta: elegante, signorile. Anche gli interventi più delicati non sembrano metterlo in affanno. Nelle ripartenze è fondamentale per la qualità che possiede. Entra nel primo gol, segna il secondo: 7
DE LIGUORI - Gioca da argine davanti alla difesa: tiene a bada ogni pallone che passa dalle sue parti, controlla senza forzare. Combatte con le condizioni fisiche non ottimali: vince lui: 6
TOLEDO - Una minaccia costante per il Martina: nessuno sembra poterlo tenere. Si sacrifica anche in fase difensiva. In attacco gioca a sprazzi, ma è più presente del solito, con il fisico e con la testa. Soprattutto, in quei momenti che si concede, mostra colpi e qualità che non appartengono a questa categoria: 7.5
LAROSA - In novanta minuti ha convinto tutti. Non perde un pallone, gestisce con attenzione quelli più scottanti, fa girare la squadra. Dà centimetri, voglia, orgoglio e anche qualità (molti lanci precisi). Esce tra gli applausi: sta vincendo la sua sfida: 7
CAMMARATA - Il suo lavoro è prezioso, perché sembra sempre sul punto di scattare e tiene in ansia i due centrali del Martina. Però finisce per non incidere quando ha il pallone tra i piedi, troppo preso dal sacrificio: 5.5
MANCINI - Alle spalle dell’unica punta, concede attimi di qualità e non rinuncia mai alla lotta. Coletti lo marca praticamente a uomo, ma non riesce a limitarlo. Continua a crescere, presto tornerà ai suoi eccellenti livelli. Delizioso il colpo di tacco sul gol di Prosperi: 6.5
ZITO - Nella fase offensiva non è mai pericoloso, spesso si complica la vita cercando qualcosa che non può fare. Esemplare, però, il lavoro in fase di ripiego: non lascia spazi al Martina, facendo una grande fatica: 5.5
Mortari - Entra e riequilibra il Taranto, come terzo mediano, dopo il lieve sbandamento di inizio ripresa. Quantità, voglia: è un’arma in più: 6
Panini - Concede l’ovazione a Larosa, ma ha poco tempo: s. v.
Catania - Spiccioli di partita: s. v.
PAPAGNI - Indovina tutto: lo schieramento iniziale, i cambi, l’atteggiamento. Continua ad avere saldo il comando del gruppo, al punto da poter fare scelte coraggiose (escludere Caccavale) e ottenere comunque grandi risposte. In questo derby c’è molto di suo: 708 aprile 2007

Taranto si prende il derby: due morsi e via
Terza vittoria esterna consecutiva per gli uomini di Papagni, quarti in classifica e quindi in piena zona playoff. Si acuisce la crisi martinese. Prosperi e Pastore mandano al tappeto un Martina timido e con limiti evidenti

Due gol di differenza. E troppa partita di vantaggio. Perché il Taranto è di più. E il Martina è di meno. Il risultato è logico. Rispetta i valori e tiene conto del merito. Il derby è sincero: preponderante la forza del Taranto; evidenti i limiti del Martina. Dal confronto non poteva emergere un’altra verità. Il Taranto infila la terza vittoria esterna consecutiva, riportandosi al quarto posto, cioè dentro i playoff. Il Martina perde e resta schiacciato in zona playout. Alla fine, tutto torna e moltissimo si spiega. Sul derby la squadra di Papagni esercita una supremazia chiara e costante. Non ci possono essere dubbi. Meglio il Taranto sempre: nell’approccio e nella gestione, nelle fasi di studio e nella tattica applicata. Il Taranto mette in campo maggiore personalità e superiore qualità tecnica. La somma dà un totale insostenibile per il Martina, che penzola a lungo nel vuoto di una pochezza diffusa e allarmante. Non è colpa di nessuno: la squadra è questa. Inutile illudersi che possa essere altro da sé. Può ancora farcela ma se continua a giocare così rischia di diventare estremamente complicato. Il Taranto s’impone di squadra, sfruttando la funzionalità del collettivo. Vince in pienezza di spazio (da occupare, da determinare, da sottrarre) e in armonia di movimenti (quelli giusti, quelli previsti, quelli necessari). Non deve improvvisare. È tutto calcolato. La palla viaggia seguendo rotte note. Sembra un grafico la trama del Taranto. Basta guardare le linee di sviluppo: ogni ripartenza lascia una traccia. E sono solchi profondi. I gol che danno un senso al prolungato dominio del Taranto sono opera di due difensori: altro dettaglio da non trascurare. Prosperi segna al 9’ del primo tempo (diagonale imprendibile). Pastore raddoppia al 15’ della ripresa (punizione letale). Anche la tempistica è felice. Due morsi avidi e via. Il Taranto si prende il derby, trovando lo schema ideale. Umile nella fase di non possesso. Spavaldo nella fase di possesso. È questo l’equilibrio che gli consente di essere sempre dentro la partita e nel vivo di ogni azione. È questa la chiave con la quale apre il derby e s’impossessa dei tre punti. Il Martina fatica a mettersi in moto. Forse sbaglia l’ap - proccio. Forse è sbagliata qualche scelta iniziale. Forse è semplicemente più pronto e più reattivo il Taranto. Papagni lascia Deflorio (sciatalgia) in panchina. Spedisce Ambrosi (acciaccato) in tribuna. E rinuncia a Caccavale (gioca Prosperi). Ha in mente un Taranto diverso: nel disegno e nella dislocazione degli uomini in campo. Modulo: 4-2-3-1. Due mediani (Larosa e De Liguori) davanti alla difesa. Tre incursori (Toledo, Mancini e Zito) a ridosso dell’unica punta (Cammarata). Il Martina è, invece, 4-4-2. Non c’è, però, Cantoro. Brini gli preferisce Lauria. Nell’avvio del Taranto ci sono tutti i sintomi della partita che finirà col fare. Gira il pallone perché girano le gambe. Il gol matura al 9’. Pastore cerca il cross in area col sinistro. Gli riesce un servizio sporco. Mancini cattura il pallone e col tacco libera in area l’accorrente Prosperi, il quale infila l’angolo più lontano. Il Martina va in confusione. Non pressa e non riparte. Lascia così l’iniziativa saldamente nelle mani del Taranto che al 12’ potrebbe colpire con Mancini (pallonetto). Brini sposta Cardascio a sinistra, allargando sulla destra Lauria. Cerca di sfondare lateralmente perché in mezzo il dominio del Taranto è inattaccabile (più densità e maggiore dinamismo). Il derby è vivo, anche se la cronaca offre pochi spunti (un tiro in corsa di Cardascio, una girata acrobatica di Cammarata, una conclusione lunga di Lauria). La ripresa sembra aprirsi alle rinnovate voglie del Martima. Brini inserisce Cantoro (fuori Lauria). E con due riferimenti visibili in avanti si lancia all’inseguimento del pareggio. Ma Barasso si oppone due volte: sul colpo di testa ravvicinato di Mancini (1’) e sulla punizione infida di Cantoro (4’). Il Taranto non trema. Papagni, però, legge il momento: entra Mortari, esce Zito. Il modulo oscilla: 4-3-2-1. Il raddoppio è un premio (15’). Lo regala Pastore su punizione. Il pallone viaggia basso, filtra sotto i piedi degli uomini in barriera e sorprende Ambrosi. Il derby è già finito. Il Martina non reagisce. Ranellucci e Minorelli non lo rianimano. Si aprono praterie davanti a Toledo, che da sinistra si accentra ripetutamente in dribbling, caricando il tiro. Panini rileva Larosa (applausi). Barasso blocca a terra, sulla linea della porta, una punzione di Cantoro (42’). Catania prende il posto di Mancini (esausto). Il derby è agli ultimi fiati. A dispensare il brivido finale è Toledo: tiro dalla lunghissima distanza e pallone che scheggia la traversa. Il Martina si arrende all’evidenza di un compito impossibile. Il Taranto si annette tre punti pesantissimi, dando la sensazione di aver recuperato, di colpo, compiutezza e stabilità. di Lorenzo D’Alò08 aprile 2007

Le pagelle di Lorenzo D’Alò

BARASSO 7 - Due interventi prodigiosi: sul colpo di testa di Mancino e sulla punizione di Cantoro. Prestazione rassicurante.
COSENZA 6- Sceglie sempre la soluzione di forza. Qualche volta, però, esagera.
COLOMBINI 6 - La consueta diligenza tattica. Le non perfette condizioni fisiche lo lomitano nel lavoro a sostegno della manovra.
PROSPERI 7 - Impeccabile in difesa. Freddo sul diagonale col quale porta il Taranto in vantaggio.
PASTORE 7 - Pulito nelle chiusure. Abile nel far ripartire l’azione da dietro. Letale sulla punizione con la quale sigilla la vittoria.
DE LIGUORI 6- Non è al top della forma. Ma il contributo dinamico che fornisce è comunque notevole.
TOLEDO 6,5 - Accelerazioni devastanti e spunti di categoria superiore. Stavolta torna utile anche nella fase di non possesso. Nel finale colpisce la traversa con un tiro dalla lunga distanza.
LAROSA 6,5 - Aggiunge sostanza senza sottrarre equilibrio. Addenta molti palloni e li rigioca con sagacia. Quando esce, strappa applausi sinceri.
CAMMARATA 6 - Funge da riferimento più avanzato. Si muove e si batte. Ma non graffia.
MANCINI 6,5- Geniale sul colpo di tacco che smarca in area Prosperi (primo gol). È sempre dentro l’azione che riparte.
ZITO 6 - In poche circostanze riesce a liberare lo spunto in progressione.
MORTARI 6 - Entra al posto di Zito e va a riequilibrare le forze in mezzo al campo.
PANINI sv - Rileva Larosa nel finale. Ingiudicabile.
CATANIA sv - Una manciata di minuti a disposizione. Ingiudicabile.
PAPAGNI 7 - Sceglie e rinuncia secondo logica e convenienza. Indovina tutto: mosse, modulo, assetto, strategia, sostituzioni. Il suo derby è una risposta: a quanti continuano a dubitare del suo spessore e della sua personalità.08 aprile 2007

Blasi elogia la forza del gruppo
Pastore: «Così ho beffato Ambrosi». La rabbia di Lisuzzo

Gli spogliatoi sono out per circa un’ora. «Ordini della società», dicono gli inservienti. Quando riusciamo ad entrare... troviamo solo il presidente Blasi. L’intera comitiva rossoblù era già sulla strada del ritorno: «Grande Taranto. Grande vittoria. Abbiamo battuto un forte Martina. Sono rimasto particolarmente colpito dal gioco arioso, aggressivo e ben ideato da mister Papagni. Barasso ha salvato il risultato sull’1-0. Bravi Prosperi e Pastore per gli... straordinari. Oltre a difendere bene, hanno timbrato i gol della vittoria. Un plauso al pubblico tarantino per l’appoggio ed il sostegno offerti alla squadra. Sono molto fiducioso per il futuro». Rintracciamo i giocatori via cavo. Pastore, capitano di giornata: «Il gol del sottoscritto ha un gustoso retroscena. All’inizio di settimana, mi sono ricordato della rete che segnai ad Ambrosi nei playoff sul neutro di Cosenza quando era a Rende. Mi sono detto. Se mi capita di tirare una punizione dal limite, la calcerò in maniera totalmente diversa. In tal maniera lo sorprenderò sicuramente. E così è stato. La vittoria? E’ stata bella e meritata. Abbiamo dato un seguito positivo al successo di Giulianova ed al pari interno con il Perugia che, personalmente, giudico positivissimo. Ora dobbiamo continuare su questa strada. Attenzione al Perugia, ma anche alla Juve Stabia ed al Foggia. E la Cavese non è così lontana. Il gol? Lo dedico a me stesso: non immaginate quanto ho sofferto e lavorato per ritornare in campo. Buona Pasqua a tutti». Prosperi ha firmato il primo gol: «Mancini mi ha messo sul sinistro un pallone più che invitante. Ho tirato immediatamente. Mi è andata bene. Abbiamo offerto una buona prestazione, ma non è la prima volta che accade. Nel ritorno abbiamo fallito parzialmente solo la gara in casa con il Gallipoli. Il campionato è difficile. Sono in tante che aspirano ai soli due posti utili per salire in serie B. Con altri 8-9 punti dovremmo farcela ad entrare nei quattro posti utili per giocarsi la cadetteria ai playoff. Complimenti ai tifosi. Sono stati eccezionali. Dedico il gol al mio amico di Pescara Guido, soprannominato “Mezzacaviglia”. In settimana aveva pronosticato una mia rete nel derby». di Giuseppe Dimito08 aprile 2007

«La vittoria di tutti»
Aldo Papagni, tecnico del Taranto, elogia lo spirito di una squadra che sembra essersi incamminata sulla strada giusta

Per onestà intellettuale va detto che l’intervista ad Aldo Papagni viene effettuata per telefono. Il motivo è molto semplice: la tensione eccessiva si trasferisce dalla tribuna alla sala stampa nella quale gli addetti non possono entrare. O meglio sono costretti ad attendere quasi un’ora annusando la porta sigillata. Tutto nella speranza che qualche inserviente riceva l’ordine dalla dirigenza biancazzurra di permettere l’accesso. Ormai inutile. Perchè quando gli spiriti si sono raffreddati, i protagonisti sul campo hanno già preso la via dell’uscita. Il danno è fatto e i giornalisti rimangono con un pugno di mosche e nella totale frustrazione. Puntare il dito è francamente esercizio che non ci interessa, al di là di cosa e chi abbia determinato l’inconveniente. Appare doveroso avanzare il disappunto e stigmatizzare un vezzo che sta diventando antipatica consuetudine. Noi, a differenza di altri, continueremo a rispettare tutti anche nell’adempimento del loro lavoro. Torniamo a Papagni. E’ quello che interessa di più. Non possiamo leggere la sua soddisfazione. La possiamo, solamente, immaginare. Il tecnico rossoblu non si arroga meriti che vengono modestamente trasferiti alla squadra. «Sono contento soprattutto per i ragazzi. Sta emergendo lo spirito di gruppo e la compattezza. Stiamo dando un senso, con i risultati, a quel cambiamento di rotta che c’è stato qualche settimana addietro. La vittoria contro il Martina è l’ideale prosecuzione di questo cammino caratterizzato dai punti conquistati contro Giulianova e Perugia. Mi sembra giusto rimarcare come questa sia la vittoria di tutti». Una vittoria anche sollecitata da alcune soluzioni tattiche. Il differente modulo con una punta e con qualche esclusione eccellente, viene in questo modo spiegata da Aldo Papagni. «Era un modulo su cui avevamo lavorato in settimana. Poi il piccolo fastidio accusato da Deflorio ha accentuato questa direzione. Credevo che con tre mezze punte avremmo potuto mettere in difficoltà l’assetto del Martina. L’andamento della partita ha confermato il nostro atteggiamento. Abbiamo rischiato solo all’inizio del primo tempo in cui Barasso ha compiuto quel bell’intervento. Il 2-0, poi, ha chiuso ogni discorso. Caccavale? Non farlo giocare è stata una scelta molto dolorosa come quelle che bisogna fare quando si ha coscienza di lasciare fuori un giocatore di grande valore. In questo momento ho tre centrali di livello assoluto, senza contare che c’è anche il “giovane” Cosenza con caratteristiche simili». E il pubblico di fede rossoblu ha mostrato di gradire. «Questo risultato è stato raggiunto anche dopo giorni non certo facili sotto l’aspetto psicologico. Il sostegno degli ottocento tifosi ci ha fatto molto piacere. Sono ancora più convinto, però, che le turbolenze del passato non trovino giustificazione per il ruolino di marcia che questa squadra sta sostenendo». Il Taranto ha vinto con i gol dei difensori. L’ennesima dimostrazione che la squadra agisce come un blocco unico. «E’ la riprova di quello che dico da tempo. Tutti difendono e tutti attaccano. Questo è il Taranto che voglio». I risultati di ieri testimoniano la difficoltà di questo campionato. «Ci sarà da lottare fino all’ultima giornata. Nella zona playoff ci sono tante concorrenti in ballo e noi dovremo essere pronti o, comunque, continuare a lavorare come stiamo facendo ora». Domenica, allo Iacovone, c’è il Teramo. Proseguire nei pareggi casalinghi non sarebbe una buona idea. «Ma noi proviamo sempre a vincere. Lo avremmo meritato contro il Perugia, ad esempio. Ora pensiamo a trascorrere una serena Pasqua e dopo ci concentreremo sul prossimo impegno. Come sempre, una partita alla volta». di Luigi Carrieri08 aprile 2007

Taranto, è record di vittorie esterne

Quinto successo in trasferta per il Taranto che ottiene così il nuovo primato per i campionati di serie C1 (le precedenti vittorie esterne per 1-0 a San Benedetto il 10 settembre, per 1-0 a Perugia il 12 novembre e per 2-1 a Terni il 25 febbraio, per 2-0 a Giulianova il 25 marzo). Nelle precedenti otto partecipazioni in C1 i rossoblù non avevano mai collezionato più di 4 successi fuori casa e questo si era verificato nel 2001-02 e nel 2002-03. l Sono ora 20 i punti conquistati fuori casa, in virtù di un bilancio di 5 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte; in questo caso si tratta di primato eguagliato: gli ionici ne aveva incamerati altrettanti nel torneo 2001-02 (4 vittorie, 8 pari e 5 sconfitte). Nel torneo 2006-07 solo il Ravenna ha vinto in trasferta più del Taranto, 6 volte, e sempre i romagnoli in termini di punti hanno fatto meglio degli ionici incamerandone 21. Taranto alla nona gara utile con 4 successi e 5 pareggi: è questa la miglior striscia stagionale per i rossoblù (la precedente era stata di 8 turni, con 4 successi e 4 pari, tra la 5ª e la 12ª giornata). Per la terza gara consecutiva Nicola Barasso non subisce gol; è la prima volta in questa stagione che la porta rossoblù rimane inviolata per 3 turni di fila: attualmente l’imbattibilità è di 324' minuti (per l’ex portiere genoano 12 presenze stagionali con il Taranto con 10 reti subite). Quarta rete stagionale per Fabio Prosperi in 22 presenze; per il difensore una stagione ricca di segnature come mai in precedenza, visto che in 8 stagioni da professionista dal 1998 al 2006, era andato a segno in tutto 5 volte in 159 partite. Primo gol per Ivano Pastore che non segnava dal 4 giugno 2006: 1-1 a Rende nella finale d’andata dei playoff promozione (per il 36enne difensore è la quarta rete in campionato con il Taranto). Quarta vittoria per il Taranto in casa del Martina (le precedenti per 2-1 il 31 ottobre 1993, per 2-0 il 22 gennaio 1995 a Massafra e per 1-0 il 14 febbraio 1999. di Franco Valdevies08 aprile 2007

Brini: «Non abbattiamoci»
Accetta la sconfitta: «Vista la differenza, ma noi abbiamo giocato la nostra partita»

Fabio Brini continua a crederci e non molla. Nonostante il derby abbia messo a nudo le lacune del suo Martina, che ha sfoderato una prestazione per nulla convincente. Il nocchiero ingoia un boccone amarissimo e guarda avanti: l’obiettivo resta sempre quello di evitare i playout. Anche se ora, in considerazione dei risultati conquistati da Teramo e Ternana, l’operazione appare molto più difficile. Il trainer marchigiano, però, prova ad incoraggiare i suoi uomini, a scuoterli dopo la pioggia di critiche da parte dei tifosi biancazzurri, che non hanno per nulla gradito la prova incolore. Va avanti sicuro il coach di Porto Sant’Elpidio: non si è demoralizzato dopo il pari interno a reti bianche di due settimane fa contro il Lanciano e non si abbatte dopo il secco due a zero con cui il Taranto ha meritatamente fatto propria la gara. Continua a combattere e cercare soluzioni ai tanti problemi che la squadra si trascina da agosto e che non possono essere certamente risolti in poche settimane. Ha carattere da vendere Brini e al novantesimo non nasconde questa sua voglia di emergere e di far bene, anche se la sconfitta del derby è francamente brutta e produce danni seri. Il successo ottenuto ad Ancona domenica scorsa viene in pratica vanificato da quello che le dirette concorrenti producono sugli altri campi. «Il Martina ha fatto la sua onesta gara - esordisce -. Il Taranto non si trova in zona playoff per puro caso: Papagni dispone di uomini esperti in grado di risolvere la partita in qualsiasi momento. Ci abbiamo provato, ma la differenza tra le due contendenti l’abbiamo notata tutti. Di negativo, comunque, a mio avviso c’è solo il risultato. Qualcosa negli ultimi sedici metri siamo riusciti a crearla». Il tecnico biancazzurro ricorda il colpo di testa di Mancino e la maligna punizione di Cantoro che l’estremo difensore rossoblu, Barasso, ha miracolosamente intercettato ad inizio ripresa, quando sembrava che il Martina in qualche modo potesse arrivare al pareggio. «Nel secondo tempo siamo riusciti ad impensierire l’avversario in un paio di circostanze: Barasso è stato molto bravo. Poi è arrivata la seconda marcatura degli avversari su punizione: partita chiusa». La squadra è sembrata stanca: contro i cugini non è riuscita ad esprimersi come avrebbe voluto e dovuto, lasciando loro sempre e comunque l’iniziativa. «A mio avviso abbiamo commesso meno errori rispetto alle gare contro Lanciano e Ancona, siamo stati più pericolosi, più incisivi, ma non siamo riusciti a mettere la palla dentro. Abbiamo giocato al massimo delle nostre attuali possibilità: questo è un segnale confortante in vista dei prossimi durissimi impegni. Il mio pensiero è questo». Brini stavolta non è riuscito a prendersi la rivincita: la sua ex squadra ha ottenuto la vittoria. «A questo aspetto non ho mai pensato. Sono l’allenatore del Martina e il Taranto fa parte del passato. Mi dispiace solo di non essere riuscito a catturare preziosi punti salvezza, ma credo ancora che questo gruppo possa raggiungere l’obiettivo. Certo, c’è da sudare ed i tempi sono sempre più stretti, ma abbattersi in questo frangente non serve assolutamente a nessuno». La sconfitta nel derby ha spinto nuovamente i biancazzurri verso il basso, scacciandoli dalla zona sicura che ad un certo punto sembrava a portata di mano. L’eccezionale rimonta compiuta tra la fine del girone di andata e l’inizio del ritorno è stata in sostanza cancellata nel giro di poco più di un mese, poi, una leggera ripresa (due risultati utili consecutivi) e la prova non convincente contro il Taranto di Papagni. «È molto dura ma ci proveremo lo stesso», afferma Brini. I giocatori nel frattempo escono dal Tursi sommersi dai fischi e dai rimproveri dei loro sostenitori, che non hanno gradito per niente la prestazione. L’ultima volta fu il Taranto a piangere così dopo un secco due a zero. È il segno evidente dei tempi che cambiano. di Francesco Santoro08 aprile 2007

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