Torna all'elenco delle settimane disponibili

Blasi vota la fiducia
Il presidente «Serie B o C1: il ds Evangelisti merita la conferma». Mossa a sorpresa del patron. Porte aperte a tutti allo stadio "Arechi" di Salerno?

Il presidente della Taranto Sport Luigi Blasi, agita la vigilia della delicata sfida di Salerno, dove i rossoblù si giocheranno una buona fetta di play off. E lo fa ancora una volta a modo suo, rinnovando a sorpresa la fiducia al diesse Luca Evangelisti anche per la prossima stagione, indipendentemente dalla categoria in cui si troverà il Taranto. Una mossa per scuotere la squadra e l’intero ambiente, ma anche un messaggio chiaro, lanciato soprattutto a coloro che avevano sollevato dubbi sulla bontà delle scelte di mercato operate, dallo stesso Evangelisti, nella sessione supplettiva di gennaio. «Ho deciso di riconfermare il responsabile dell’area tecnica -attacca il massimo dirigente di via Umbria- perché finora ha lavorato benissimo, dimostrando serietà e competenza nel proprio ruolo. Ha portato a Taranto diversi giovani interessanti pescati anche nelle categorie inferiori, allestendo nel complesso un organico importante per la categoria. Se negli ultimi due anni abbiamo raggiunto certi risultati, su tutti la promozione in C1, il merito è anche suo. Mi auguro che dopo questa riconferma, Evangelisti possa avere la fortuna di lavorare per un progetto di serie B, anziché per uno ancora di C1». Ma oltre a parlare della riconferma di Evangelisti, il presidente Blasi, si sofferma sulla gara di domani all’Arechi. «Per noi è una partita vitale in ottica play off. Grazie alla sconfitta della Juve Stabia a San Benedetto abbiamo mantenuto il quarto posto, ma ora sarei felice se riuscissimo a vincere a Salerno. Alla squadra chiedo maggiore impegno e più cattiveria agonistica per cercare di strappare i tre punti; ai tifosi, invece, di starci sempre vicino». Porte aperte a tutti allo stadio Arechi: si decide oggi. Si attende solo l’ok definitivo della Commissione di Vigilanza che verifica in giornata la funzionalità dei tornelli. Per poter vendere i biglietti domani mattina ai tifosi tarantini serve, però, una deroga del Prefetto. Caccavale (contrattura) rischia di saltare la trasferta. di Enrico Sorace21 aprile 2007

Il Taranto torna al 4-2-3-1
In casa della Salernitana i rossoblu dovrebbero riproporre il modulo di Martina, con il rientro di Mancini e il sacrificio di Deflorio

Due moduli provati, nessuno uguale a domenica scorsa, uno solo da scegliere. Il Taranto di Salerno deve ancora nascere, ma un po’ si fa vedere. Prova al giovedì, come di consueto. E prova sul serio: Papagni mette in campo uomini e idee, dosa i minuti da concedere ad ognuno dei suoi, verifica le possibilità tecniche e le varianti tattiche. Deciderà domenica, ma sembra avere ancora pochi dubbi da risolvere: il Taranto di Salerno sarà 4-2-3-1, nuovamente. Diverso da quello che ha pareggiato contro il Teramo, assai simile a quello che ha battuto il Martina. Non è una questione scaramantica: di quel Taranto è piaciuta la quadratura tattica e la resa complessiva. Giusto ripetersi, quindi. Giusto correggere una squadra che ha bisogno di una ventata nuova. Qualcosa che la spinga verso i gol e, quindi, verso una vittoria. Contro la Salernitana Papagni vuole tutto e pensa di poterlo fare aumentando la qualità complessiva e schierandola nel modo che gli consente di abusare senza danno di giocatori tecnici. Il 4-2-3-1 appare addirittura fatto, anche se le ultime valutazioni e l’abitudine a riflettere fino a che c’è tempo consigliano prudenza: squalificato Larosa giocherà Mancini, che sarà l’uomo dietro l’unica punta, mentre Zito (ma Catania ha avanzato la sua candidatura) prenderebbe il posto di Deflorio, che sarebbe il sacrificato più illustre. Due mediani (Cejas e De Liguori) davanti alla difesa, tre incursori (da destra: Toledo, Mancini e Zito) dietro l’unica punta Cammarata. La partita dell’Arechi sembra già in corso. E’ pronto il modulo, sono pronte anche le variazioni. Perché l’altro impianto che Papagni ha provato è stuzzicante e, pare, utile da applicare eventualmente a partita in corso. E’ il 3-4-2-1, disegnato con due esterni difensivi (con vocazione all’affondo) a centrocampo e con due trequartisti un passo più dietro rispetto alla punta. Interessante il lavoro dei tre giocatori più avanzati: nella partitella Papagni ha fatto questo esperimento con Mattioli, Deflorio e Catania, muovendo sistematicamente i tre e cambiando spesso la punta centrale. Lavoro coordinato: quando la punta centrale va verso la palla, gli altri due partono, quando invece il pallone passa a uno dei due trequartisti è la punta che taglia. Troppo studiato per pensare a una mossa casuale: Papagni la terrebbe come mossa di scorta, dovendo cambiare pochi uomini per rivoluzionare la squadra a partita in corso. di Fulvio Paglialunga20 aprile 2007

Papagni non concede sconti
«Il pareggio, senza conoscere il destino delle altre, non può essere considerato un buon risultato: puntiamo alla vittoria»

«Se penso all’anno scorso e penso che adesso andiamo a giocare a Salerno mi rendo conto che abbiamo già fatto un passo avanti notevole». Aldo Papagni guarda il blasone di chi dovrà sfidare, parte dalla nobiltà della sfida. Perché anche il Taranto ha la sua storia: «E’ una partita bella, importante. Più per noi, che abbiamo bisogno di punti». Dell’avversario meglio non fidarsi, anche se gli obiettivi per i granata sono sfumati: «Non direi - avverte il tecnico di Bisceglie -: loro contano di arrivare nelle prime otto, per poter partecipare alla Coppa Italia di A e B. E, poi, vogliono togliersi lo sfizio di battere il Taranto. Lo sappiamo, ma non ci intimoriamo: abbiamo lavorato bene, sappiamo di trovare un avversario che vorrà metterci in difficoltà, ma sappiamo anche di potercela fare». Due moduli diversi, entrambi con un discreto fascino. Papagni non dice cosa ha scelto, anche se l’intenzione di puntare sul 4-2-3-1 appare chiara: «Abbiamo in mente un paio di possibilità: soluzioni differenti sulle quali rifletteremo». La certezza è che rientra Mancini, ieri osservato speciale della sorella, giunta in città con il marito e la figlia, nipotina di Manuel: «Mancini ha grande qualità e, se continua a lavorare così, avrà anche un grande futuro. Rientra e ne siamo felici, ma la nostra vera forza è il gruppo. Solo così siamo riusciti a superare le otto-nove partite giocate senza Mancini, i due mesi senza Deflorio e i quattro mesi e mezzo senza Pastore». Arriva il caldo, serve il fisico: «Ma noi - spiega Papagni - abbiamo una buona condizione psico-fisica, conserviamo una buona compattezza tattica. E’ un momento, però, da gestire con attenzione: puntando meno sulla quantità del lavoro e più sulla qualità. Sedute più brevi, ma anche più intense: così si allena la rapidità, fondamentale in questo periodo per esaltare le qualità dei singoli». Caccavale gioca due tempi: prepara il rientro? «Alcune volte questa è stata una chiave di lettura della partitella, altre volte no. Io continuo a dire che Caccavale è uno dei migliori centrali della categoria, così come lo sono Pastore, Prosperi e anche Cosenza, nonostante stia giocando a destra: se siamo la terza difesa del campionato e abbiamo subito solo due gol in più della migliore è proprio perché abbiamo giocatori importanti». Non va tutto bene, però. Nonostante l’aria positiva che lo spogliatoio rilascia. Papagni non si tira indietro: «Nelle ultime quattro partite la squadra ha mostrato cenni di ripresa. Sono soddisfatto, ma sappiamo di poter migliorare ancora: se nelle ultime due partite interne non abbiamo segnato qualcosa da sistemare c’è. Anche perché prima segnavamo e prendevamo sempre almeno un gol, adesso non subiamo e non riusciamo a segnare: dobbiamo trovare una via di mezzo». Perché ai playoff manca poco, anche se Papagni non vuole fare conti: «Ci servono, intanto, i tre punti a Salerno. Perché non possiamo fermarci in un campionato come questo. Lo ripeto con ossessione: abbiamo fatto cinquanta punti, quota che l’anno scorso bastava anche alla fine per avere i playoff. Siamo in una B2 e in una corsa che ha estromesso squadre di valore come la Salernitana, il Gallipoli, la Ternana. Noi siamo dentro: potevamo stare più avanti, ma i rimpianti - che pure potrebbero essere giusti - rischiano di essere stupidi, visto che siamo in corsa». Del pareggio non ci si può accontentare: «Prima della partita, senza sapere i risultati delle altre, è un risultato che non va bene e al quale non penso mai. Giocheremo per vincere, come sempre». di Fulvio paglialunga20 aprile 2007

A Salerno porte aperte a tutti?
Sembra questo l’orientamento della prefettura del centro campano. Attesa per oggi la decisione ufficiale. Test in famiglia: Papagni verso il 4-2-3-1

Non c'è ancora l’ufficialità, ma le porte dello stadio Arechi dovrebbero essere aperte anche ai tifosi del Taranto. E' questo l’orientamento della Prefetto di Salerno, Claudio Meoli, che oggi comunicherà la decisione definitiva dopo essersi consultato con l’Osservatorio Nazionale per le manifestazioni sportive che comunicherà il grado di rischio della partita. Lo stadio salernitano è tra i pochi di terza serie ad essere stato adeguato alle norme richieste dal Decreto Pisanu. Dal campo, come ogni giovedì, non giungono certezze assolute. Aldo Papagni non lo ammette, ma l’ipotesi di tornare al 4-2-3-1 che ha raccolto ampi consensi due settimane fa nel derby di Martina è molto concreta. «Abbiamo provato diverse soluzioni - ha dichiarato il tecnico di Bisceglie al termine del consueto test infrasettimanale -, ma deciderò la formazione definitiva poche ore prima della gara». L’intento è chiaro: tenere tutti i calciatori sulla corda e non concedere alcun vantaggio alla Salernitana che, sebbene sia ormai fuori da ogni discorso promozione, «cercherà di riscattare la sconfitta dell’andata. Perdere al novantesimo non fa mai piacere - ha proseguito il trainer rossoblù - soprattutto al termine di una gara giocata alla pari con l’avversario. Affronteremo una squadra ben diversa da quella sconfitta a dicembre. Guardando l’organico credo che la Salernitana, con il Gallipoli e la Ternana, sia una delle grandi deluse di questo torneo». Due le formazioni provate nel corso del collaudo di metà settimana. Il 3-4-1-2 del primo tempo, però, potrebbe essere sperimentato in corso d’opera. La ritrovata disponibilità di Mancini è un ulteriore indizio che depone a favore del modulo con un’unica punta. L’utilizzo del gioiellino di Ostia comporterebbe la quasi certa esclusione di Deflorio, con Cammarata che verrebbe schierato come terminale offensivo. Le uniche certezze derivano dal pacchetto arretrato: Cosenza e Colombini agiranno sulle corsie laterali, con Pastore (salernitano di nascita) e Prosperi al centro. Le assenze di Larosa (squalificato) e Monticciolo (dovrebbe tornare a disposizione per la prossima gara interna) rilanciano le quotazioni di Cejas e De Liguori davanti alla difesa, con Toledo, Mancini e Zito a comporre la batteria degli incursori alle spalle dell’ex centravanti di Verona e Pescara. La disponibilità di Ambrosi verrà valutata nelle prossime ore. Il bomber di Fiuggi - da tre settimane convive con una contrattura al polpaccio - ha disputato appena dieci minuti del test contro gli Allievi prima di chiedere la sostituzione dopo aver avvertito un leggero dolore. «E' stata una scelta precauzionale - ha commentato l’attaccante - mi manca la partita e spero di poter essere disponibile per domenica». di Fabio Di Todaro20 aprile 2007

Papagni: “A Salerno per la vittoria”

Prove tecniche in casa Taranto, in vista dell’imminente sfida all’Arechi di Salerno, per una “classica” che ritorna alla ribalta calcistica dopo i lontani tempi della serie B. Aldo Papagni ha rodato ieri pomeriggio, allo Iacovone, uomini e schemi in vista del quart’ultimo impegno della stagione regolare. Tutti a disposizione del tecnico rossoblu, fatta eccezione per Monticciolo, che prosegue nel suo programma di riabilitazione, e di Larosa, alle prese con la forte contusione rimediata contro il Teramo, ma comunque indisponibile per la trasferta campana perchè squalificato. Nemmeno per questo incontro il Taranto potrà contare sull’apporto di Sandro Ambrosi: l’attaccante, da tempo sofferente ad un polpaccio, ha svolto una corsa leggera e qualche scatto, poi ha tentato di inserirsi a partitella in corso, ma è stato costretto ad abbandonare il rettangolo di gioco dopo soli quattro minuti. “Ambrosi mi ha detto di aver sentito indurire il muscolo del polpaccio, ma si è dichiarato disponibile per la partita”, ha esordito Aldo Papagni, cercando di condividere il cauto ottimismo del centravanti di Fiuggi. Gli immediati riflettori sono rivolti al match di Salerno, contro una squadra reduce da un campionato deludente, partita con ambizioni di play off che non riuscirà ad ottenere: “Non sappiamo ancora se lo stadio Arechi aprirà a tutti i tifosi- ha dichiarato il tecnico, allundendo alla possibilità che l’impianto smetta di essere solo accessibile agli abbonati, in seguito alle nuove regole- Se faccio un passo indietro, all’anno scorso, il pensiero di andare a giocare a Salerno è estremamente piacevole, a livello personale”. “Salernitana- Taranto è una partita di cartello, di grande importanza- ha sorriso mister Papagni- per noi, in maniera particolare, perchè sappiamo che valore assumono i punti in queste ultime partite. Crediamo di aver lavorato bene fino ad oggi, e pensiamo di poter completare il ciclo settimanale con la consueta attenzione, determinazione, consapevolezza di poter fare bene e di affrontare una squadra che farà di tutto per crearci difficoltà”. La Salernitana del girone d’andata, battuta in extremis 2-1 allo Iacovone, era diversa, per impianto tattico e per allenatore: “Con Bellotto in panchina, ora gioca diversamente, come sistema di base, rispetto alla formazione votata all’attacco plasmata da Novelli, nel girone precedente- spiega Papagni- Ci sono sfumature differenti a livello di struttura e di mentalità, Bellotto si esprime più coperto, seguendo il classico modulo 4-4-2”. “I giocatori restano però di grande spessore- sottolinea il trainer barese- possiedono tutti interessanti qualità. Credo che avranno anche motivazioni importanti, aldilà del’ottavo posto, valido per l’accesso in coppa Italia A e B. Saranno animati e desiderosi di battere il Taranto, per dimostrare che sono sicuramente all’altezza della situazione, a dispetto della classifica”. “Credo che la Salernitana- prosegue- per quel che riguarda l’organico, la società, la tifoseria, vanti il blasone per poter essere nei primi posti della graduatoria”. Due le formazioni disposte in campo durante la partitella ufficiale, diverse come impostazione tattica: “Abbiamo in mente due possibilità- conferma Papagni- Continueremo a lavorare, cercando di trovare le soluzioni più adatte, per essere pronti alle evenienze”. Si opterà per un’unica punta effettiva? “Nel primo tempo la squadra non aveva una punta sola- precisa il tecnico rossoblu- Catania ha affiancato Deflorio, e Mattioli ha spiccate capacità offensive. Sembrava a tre punte. Abbiamo provato, sicuramente, soluzioni differenti, con Cammarata supportato da Toledo e Zito nellla seconda porzione”. Il Taranto potrà affidarsi all’estro di Mancini, che torna disponibile dopo la squalifica: “E’ un giocatore di grande qualità e futuro- ricorda Papagni- Continua a lavorare con grande umiltà. Durante l’anno, abbiamo sofferto la sua assenza per la penalizzazione di cinque giornate, ma abbiamo fatto a meno, all’inizio, per due mesi circa, del nostro capitano Deflorio, poi dell’infortunato Pastore per quattro mesi”. “Sono dati significativi- ha ricordato- che ci fanno comprendere che il gruppo a disposizione è importante, ha mostrato di saper superare determinate difficoltà. La presenza di Mancini ci conforta, ma altrettanto il poter contare su un organico di grande spessore”. La tenuta atletica della squadra può subire il primo, vero caldo? “Ho un quadro generale della situazione, non vado ad umore, a partita- ha spiegato mister Papagni- Nell’ultimo mese, dalla gara di Giulianova, dal punto di vista fisico e della tenuta e compattezza tecnico-tattica, ho visto bene la squadra. In virtù di questa situazione, come abbiamo fatto lo scorso anno, bisogna diminuire i carichi di lavoro, la quantità, ed aumentare la qualità. Bisogna essere più brevi ma intensi”. “A questo punto de campionato- ha continuato- il lavoro di base, aerobico, si è acquisito. Bisogna proporre un lavoro di mantenimento, conferendo più rapidità a giocatori tecnici. E’ abbinato, l’aspetto psicologico, che ha sempre la sua importanza”. Maurizio Caccavale, escluso per due domeniche di fila per scelta tecnica, ha disputato l’intera partitella: un segnale? “Il significato è relativo- ha dichiarato il mister- A mio avviso, Maurizio è uno dei più forti difensori centrali in circolazione in C1. Posso dire altrettanto in merito agli altri due, Pastore e Prosperi, unitamente a Cosenza, che ha lo stesso ruolo ma riveste quello di esterno. Se siamo la terza migliore difesa, vuol dire che, aldilà dele capacità tattiche in fase di non possesso palla, abbiamo giocatori importanti. Caccavale mi pare che abbia colezionato un gran numero di presenze”. Nel primo tempo del test ufficiale, si sono messi particolarmente in evidenza Catania e Mattioli, due forze fresche. Mattioli scalpita per giocare contro la sua ex squadra: “E’ il momento in cui bisogna mettere da parte i discorsi individuali- ha rimarcato il tecnico di Bisceglie- per premettere il concetto di squadra. Queste espressioni di vitalità rafforzano il concetto precedente: la squadra deve mostrare compattezza e consapevolezza nell’insieme”. Uno sguardo alle avversarie della griglia play off: “In queste ultime quattro partite- spiega Papagni- il Taranto ha mostrato di aver cominciato un certo tipo di ripresa, se facciamo riferimento a Giulianova e Martina fuoricasa, e Perugia e Teramo in casa. Sono soddisfatto per la nostra condizione, premesso che abbiamo bisogno di migliorarci: se non siamo riusciti a realizzare goal in casa- ha specificato- vuol dire che abbiamo il dovere di perfezionare questo aspetto”. “Amo sottolineare un dato- sorride- 50 punti avrebbero significato play off nello scorso torneo. Ci siamo trovati a disputare una sorta di “B2”, in cui Salernitana, Gallipoli ed altre possiedono organici stratosferici, eppure non hanno la possibilità di giocarsi questo finale”. “Noi ci siamo dentro- ha dichiarato Papagni- con tutti i rimpianti, che sarebbe poco intelligente ricordare. Bisogna, invece, sottolineare quello che la squadra è riuscita a compiere, soprattutto nel momento in cui era distante dalla zona play off. E’ riuscita a superare una serie di difficoltà: fa onore ad un gruppo di ragazzi di cui Taranto può essere orgogliosa. Sotto l’aspetto morale hanno grande attaccamento alla città”. di Alessandra Carpino20 aprile 2007

Catania e Mattioli, brillantezza e reti

Catania e Mattioli protagonisti assoluti del primo tempo, autori rispettivamente di una quaterna e di una doppietta di pregevole fattura, Cammarata emblema del secondo con tre realizzazioni. Potrebbe essere questo il riassunto della partitella ufficiale disputata ieri pomeriggio allo Iacovone dal Taranto contro gli Allievi di mister Passariello. Hanno svolto un lavoro differenziato Monticciolo, che prosegue nella sua terapia di recupero, Larosa, che ha effettuato una corsa leggera lungo il perimetro a causa della contusione (è comunque squalificato) ed Ambrosi, sofferente al polpaccio. La formazione schierata da Papagni nel primo tempo (40’) ricordava un tradizionale 4-4-2, con Faraon fra i pali (Barasso era a custodia della porta degli Allievi, seguito da Castroni in difesa) ed una linea difensiva composta, da destra verso sinistra, da Cosenza, Pastore, Caccavale, Prosperi. A centrocampo hanno agito Panini e Mattioli sulle fasce, con quest’ultimo prodigo ad allargarsi in fase offesiva, con Mortari e Mancini interni. In attacco, Catania ha affiancato capitan Deflorio. In fase di possesso, Prosperi avanzava spesso sulla linea dei centrocampisti, permettendo a Mattioli di fungere da attaccante aggiunto. In tal senso, è stato notato uno spostamento di Deflorio, propenso, come al solito, ad arretrare e servire cross ai compagni, sul lato sinistro, soluzione che ha concesso a Mattioli di mettersi maggiormente in evidenza nelle realizzazioni. La Prima Squadra ha vinto col largo punteggio di 12-0, con i goal ripartiti per tempo. La prima marcatura porta la firma di Catania, che si è accentrato da destra ed ha scaricato un sinistro rasoterra angolato. Dopo una sua girata terminata alta sopra la traversa, ed una bella triangolazione con Mattioli e Deflorio, lo stesso Catania ha suggellato la seconda rete personale, un bello stacco di testa in area che ha capitalizzato l’assist servitogli dal Cobra defilato sul versante mancino. Altri due goal per l’attaccante siciliano: per il 4-0 dei rossoblu, ha scartato due difensori dal limite ed ha insaccato di destro con un pallonetto morbido; per il 5-0, un’azione solitaria, che ha trafitto Barasso. Effervescente anche Italo Mattioli, ex di turno della Salernitana: dopo aver scaldato i motori con una conclusione terminarta a fil di palo all’inizio de test, il vivace esterno è stato autore del 3-0 del Taranto, giunto dopo aver ricevuto un lungo assist da Deflorio, in azione combinata con Catania, ed aver insistito alla destra del primo palo. Successivamente, l’esterno di Aversa si è esibito in una girata di destro, che ha rasentato il palo in diagonale, ed ha colpito l’incrocio dei pali. Il 6-0 è opera sua: ancora dalla destra, un rasoterra vincente. Da segnalare, nella prima porzione, un tiro di Deflorio rimpallato dinanzi a Barasso ed un colpo di testa di Prosperi fuori misura sul “sette”. Nel secondo tempo (39’), Papagni si è affidato al 4-2-3-1: Barasso in porta, Caccavale sperimentato terzino destro, Cosenza e Prosperi in mezzo e Colombini a sinistra. Cejas e De Liguori hanno giocato dinanzi al pacchetto difensivo, mentre Toledo a destra e Zito a sinistra, con Mancini in posizione di trequartista centrale, hanno supportato Cammarata unica punta. Zito ha sfiorato la rete in apertura di ripresa, ricevendo palla da Caccavale disceso in progressione, ma sprecandola di poco sul fondo. Cammarata ha siglato il 7-0, servito da Toledo che ha insistito sulla corsia di pertinenza, ha protetto palla spalle alla porta e l’ha consegnata all’attaccante con un passaggio corto. Il centravanti siciliano si è ripetuto (ottava rete) con una girata perfetta da destra e diagonale nell’angolino basso. Il nono goal della Prima Squadra è appannaggio di Toledo, accentratosi in velocità. Dopo la decima marcatura realizzata dal fantasista Mancini, De Liguori ha colpito un palo. Al 18’ mister Papagni ha deciso di inserire Ambrosi, al fine di testarne le reali potenzialità fisiche: l’attaccante ha rilevato proprio Mancini. Immediatamente dopo il terzo sigillo personale di Cammarata, artefice dell’11-0 con un tiro al volo, Ambrosi è stato costretto ad abbandonare il campo, dopo soli 4’, per un risentimento muscolare al polpaccio. La squadra ha concluso in dieci: il 12-0 definitivo è un gran numero di Zito, in dribbling da sinistra. Dal dischetto, Cammarata si è fatto parare il rigore da Faraon, abile nella deviazione. di Alessandra Carpino20 aprile 2007

C'è bisogno di Mancini
Il Taranto, a Salerno, avrà di nuovo a disposizione il suo talento romano. Contro il Teramo si è fatta sentire la sua mancanza

La gara di Martina ha detto che il Taranto ha bisogno di Mancini. La gara con il Teramo ha detto che il Taranto ha bisogno... di Mancini. La fantasia, la tecnica, la sapiente combinazione di quantità e qualità del giocatore laziale serve. E quando non c’è, come domenica scorsa, si avverte la sua mancanza. Alla fine di una stagione logorante e piena di impegni, la differenza è fatta da quegli uomini che incidono in punta di piedi. I giocatori di talento hanno queste caratteristiche: nel loro modo di giocare, spendono meno energie e, ovviamente, posso diventare decisivi dall’alto della loro freschezza. Fanno le giocate in modo naturale e fluido. Non c’è dispendio. Per il Taranto Mancini può essere questo giocatore. Soprattutto ora che il 24enne ex prodotto della Lazio si sta “rilanciando” nel ruolo di trequartista. Il motivo sta in quel 4-2-3-1 che pare essere diventata la sorgente di lunga vita per il Taranto. Specie nelle gare esterne, dove garantisce compattezza e pericolosità offensiva. Mancini ha osservato i suoi compagni faticare contro il Teramo. Giocare in modo alterno e sprecare un calcio di rigore. Era in tribuna, complice il turno di squalifica comminato dal giudice sportivo la settimana precedente. «E’ normale che si soffra a stare fuori. Uno vorrebbe essere sempre in campo per aiutare la squadra a vincere». Dagli spalti si è visto un Taranto volitivo, ma non particolarmente feroce. Senza quella cattiveria agonistica, utile per vincere gare come quella di domenica scorsa. «Sinceramente non ho visto un Taranto in difficoltà - afferma Manuel Mancini, autore in stagione di un gol - Le occasioni ci sono state, la squadra ha saputo creare. Poi c’è stato anche il rigore fallito. Credo, più che altro, che siamo stati in debito con la fortuna. A volte basta poco per vincere le partite. Anche un singolo episodio». Mancini non ha familiarità con la psicologia. Non riesce a spiegarsi come il Taranto possa avere una doppia anima. In casa solo pareggi, in trasferta solo vittorie. «Davvero non me lo so spiegare. Non so trovare delle ragioni tattiche o mentali. A volte la verità è molto più semplice di come uno se la dipinge. Il calcio è anche fatto di periodi. L’anno scorso, ricordo, eravamo implacabili in casa e in trasferta facevamo un po’ di fatica. Non credo occorra perdere tanto tempo per capire il perchè». Qualcuno sibila che la penuria di punti allo Iacovone dipenda dal leggero allontanamento dei gruppi organizzati della Curva. «Tutto può essere. Io, francamente, auguro che il pubblico ci sostenga sempre. E’ una componente di cui non possiamo fare a meno. Senza il loro appoggio, tutto diventa difficile». Il Mancini visto a Martina è stato determinante. Ci sono dei flash che rimangono impressi: il colpo di tacco per la successiva rasoiata di Prosperi, la conclusione da fuori deviata alla grande dal portiere martinese Ambrosi. E poi tutta una serie di movimenti micidiali. La sensazione che in quella posizione, Mancini si diverta anche a giocare. «Mi piace giocare in quel modo, non posso negarlo. Un giocatore riesce ad essere determinante, gioca più palloni e al centro del gioco. In più riesco a svariare su tutto il fronte offensivo». Mancano quattro partite alla fine della stagione regolare. Qual è la ricetta per questi ultimi sforzi? «Un po’ di fortuna e un pizzico di concentrazione in più. Non credo servano cose diverse di quelle che abbiamo messo in mostra in questa stagione». Domenica c’è la Salernitana, una squadra che, apparentemente, non avrebbe obiettivi particolari. «Questo potrebbe rivelarsi un’arma a doppia taglio. La Salernitana è priva di assilli e potrà giocare in tranquillità. Noi dovremo esprimere al meglio le nostre qualità. E’ un dovere se vogliamo ottenere tre punti». di Luigi Carrieri19 aprile 2007

Taranto senza tifosi
La trasferta di Salerno sarà vietata agli ultras rossoblù. Oggi la decisione. Colombini: «Ma la squadra è pronta al riscatto»

Taranto-Salernitana sarà quasi certamente off-limits per i tifosi tarantini, ma potrebbe avere una capienza limitata per i supporters di casa. Potrebbe essere questa la decisione che, verosimilmente, prenderà oggi il Prefetto di casa, dott. Claudio Meoli. In sostanza potrebbero assistere all’incontro soltanto gli 860 abbonati amaranto. Il resto resterà fuori. Per salernitani e tarantini ci sarà la diretta su Rai Tre (in chiaro). Per quest’ultimi c'è la diretta su Studio 100 (canale 925 sky) con telecronaca del collega Gianni Sebastio. Ieri mattina la Commissione di Vigilanza sui pubblici spettacoli ha compiuto l’ennesimo sopralluogo all’Arechi, ma non ha assunto alcuna decisione circa l’agibilità completa dell’impianto. Nel verbale è scritto che si è riservata di esprimere la propria volontà. Voci campane affermano che il "sì" o il "no" definitivi giungeranno non prima di dopodomani. Intanto è trapelato che la partita è stata etichettata con il massimo del rischio (”3) per cui il Prefetto, conformemente a come si era regolato in occasione del sentito derby con la Cavese, non consentirà l’accesso allo stadio ai tifosi rossoblù. Molto probabilmente non farà mettere in circolazione i biglietti per i tifosi locali fermo restando l’okay per i soli abbonati. Intanto la squadra ha proseguito anche ieri la preparazione in vista della difficile gara. Mattioli è ritornato dal permesso; Mortari e Deflorio si sono riaggregati al gruppo. A parte Monticciolo, Ambrosi e Larosa (fra l’altro è squalificato). Oggi pomeriggio è prevista la partitella infrastetimanale contro gli Allievi. Mancini rientrerà certamente. Sostituirà Larosa. Papagni potrebbe sistemare il Taranto con il 4-2-3-1 come a Martina. Zito potrebbe prendere il posto di una delle due punte. Francesco Colombini ha avuto il merito, contro il Teramo, di procurarsi il rigore che avrebbe potuto sbloccare l’incontro: «Siamo stati sfortunati in occasione dell’esecuzione di Cammarata. Ci può stare fallire un penalty. Capita anche a coloro che militano in serie A». Sui motivi che non hanno consentito ai rossoblù di acciuffare i tre punti, afferma: «Il nostro gioco è arioso e ben congegnato. Ha bisogno di spazi. Invece il Teramo è sceso da noi con il chiaro intento di non scoprirsi e, soprattutto, d’impedirci di farci giocare». Ci
sarà il riscatto a Salerno? «Dovremo provarci con tutte le nostre forze. Anche per riscattare il pari interno. Sappiamo benissimo che troveremo una squadra che, pur essendo praticamente già salva, disputerà una grossa partita per far felici i propri tifosi che non hanno alcuna simpatia per i colori tarantini». Mancando sole quattro partite alla conclusione, è tempo di fare qualche previsione per questo finale: «Oramai siamo alla stretta finale. È vietato sbagliare. Chi fallirà, si ritroverà in molta difficoltà nelle successive gare. Se sta in zona playoff, rischia di farsi raggiungere o addirittura superare dalle inseguitrici. Viceversa chi sta indietro, farà diminuire le possibilità di agganciarsi alla zona nobile. Il nostro obiettivo è far bene, sbagliare il meno possibile, agguantare quanti più punti è possibile. Partita dopo partita per non rischiare di perdere di vista l’obiettivo immediato. I punti da guadagnare per disputare i playoff ? Ritengo che con altri otto punti, saremo certamente dentro». di Giuseppe Dimito19 aprile 2007

I cinesi e il calcio chiuso in se stesso
Nella Milano uniculturale o multiculturale che sia, neppure il calcio è più nelle condizioni di svolgere qualunque forma di integrazione

Nel commentare la rivolta cinese di Milano, il filosofo Umberto Galimberti ha osservato che la società si sta trasformando progressivamente in "massa", dove la differenza consiste nel fatto che la società presuppone una partecipazione anche minima al mondo delle idee e dei valori mentre la "massa" è inerte e i valori, anziché elaborarli, li assorbe soltanto, e li digerisce. Centinaia di migliaia di persone, dice fra l'altro Galimberti, preferiscono senza esitazione un incontro di calcio a un dramma umano o sociale; ed è vero, è così, e Milano - dove l'egoismo affaristico ha ormai divorato qualunque stimolo culturale, dove la voglia o la curiosità di vivere insieme e di aprirsi a nuove conoscenze sono ormai affogate dentro le nostre coscienze aggressive - è purtroppo un'esemplificazione inquietante di questa verità. Ciò che qui però vogliamo aggiungere è che anche gli amanti del calcio si stanno progressivamente trasformando in "massa" inerte, capace di pensare a se stessa solo come fruitrice passiva e imbambolata di eventi e di chiacchiere e incapace invece di restituire al calcio la sua dimensione più semplice, più genuina e naturalmente anche più ovvia: che è appunto quella di vivere insieme, nel gioco. Ma il male è pure nelle cose, vorremmo dire; e Milano ha le sue colpe anche rispetto al calcio.
Fateci caso, ad esempio: non si vedono più ragazzi e bambini giocare per le strade, perché non esistono più piazze dove sia possibile giocare, ma solo incroci di traffico e passaggio; anche nei giardini o nei parchi è sempre più raro assistere a partite improvvisate, come le improvvisavamo quando nei pomeriggi di primavera o d'estate, ma anche d'inverno, uscivamo di casa certi che dovunque avremmo incontrato qualcuno disposto a condividere un pallone con noi, e certi che in questo modo avremmo anche fatto nuove amicizie, nuove scoperte; i campetti di terra e sassi che ancora fino a pochi anni fa si rivelavano come squarci metropolitani inattesi e sorprendenti sono quasi scomparsi, perché hanno ceduto il posto a parcheggi legali o abusivi, e chi riuscirebbe più a inventare due porte e le linee laterali e di fondo fra una miriade di suv? Oggi, il calcio giocato a Milano ha quasi solo una dimensione: quella delle partite di calcetto negli impianti sportivi, organizzate fra colleghi che arrivano al campo direttamente dall'ufficio e che poi, dopo la partita, escono a mangiare una pizza continuando il discorso lasciato interrotto prima. E ci fa comodo, perché è comoda e facile l'organizzazione abitudinaria, ci esime dalla fatica di pensare cose nuove.
Si imputa alla comunità cinese di essere ostile alla città e chiusa in se stessa, ma anche la città - per prima - è chiusa in se stessa e ostile a qualunque forma di integrazione, uniculturale o multiculturale che sia. Neppure il calcio è più nelle condizioni di svolgere questa funzione, nel suo piccolissimo. Ripensare la realtà, a Milano, dovrebbe significare allora anche questo: recuperare la città, recuperare terreno e spazi, trovare un pallone e invitare persone che magari parlano altre lingue a fare una partita. di Niccolò Nisivoccia19 aprile 2007

Mattioli: “E’ una Salernitana delusa”
L’esterno rossoblu, ex di turno, è stato prelevato dai granata a gennaio: “Il Taranto deve vincere,il traguardo dei play off darà la carica”

Pochi frammenti di partite per un talento. La permanenza di Italo Mattioli nel Taranto, inaugurato al termine del mercato invernale, potrebbe essere riassunta così. Ne è consapevole il giovanissimo calciatore di Aversa (ha compiuto 22 anni martedì, ndr), raro e raffinato prodotto di un vivaio, quello leccese, destinato ad una carriera luminosa, che però sembra essersi concessa una strana, piccola pausa. Ne è consapevole lo stesso Mattioli: “Ritengo che i tre mesi trascorsi a Taranto siano stati positivi, nonostante tutto- ammette il poco impiegato esterno- Per me, perchè faccio parte di una squadra che tenta di vincere i play off e fare il salto di categoria in B. Sono stato ingaggiato a gennaio, ma la società rossoblu mi aveva ricercato anche in agosto. Ho preso questa decisione perchè si tratta di una piazza importante”. Ci si aspettava di ammirare maggiormente le gesta del giovanissimo Italo Mattioli in campo, però: “Per le mie caratteristiche, Taranto rappresentava l’ambiente ideale- ha confermato il calciatore campano- Per quanto riguarda il mio utilizzo, mi aspettavo di giocare almeno le mie chanches in più partite. Però l’allenatore compie le sue scelte, e noi calciatori non possiamo fare altro che condividerle. Io mi alleno sempre con costanza, sono pronto in ogni momento”. Subentrato sempre a gara in corso, nei minuti finali, Italo Mattioli è partito con la casacca titolare solo in un’occasione: “In casa, nel recupero pareggiato con la Juve Stabia- ricorda lui- Sono stato schierato come esterno: ho sempre giocato in questa posizione, ma in un centrocampo a tre. Non è un problema: le mie caratteristiche, tutto sommato, mi consentono di spaziare”. “Sono stato penalizzato da cinque mesi di infortunio, prima di approdare a Salerno, dove ho disputato il girone d’andata di questo campionato- prosegue Mattioli- Non è facile riaqcuistare la continuità, se si disputano pochi scampoli di partita. Contro la Ternana, per esempio, sono stato proposto solo nell’ultima mezz’ora”. Il Taranto avrebbe bisogno di sfruttare con sapienza le propensioni offensive dell’esterno di Aversa, soprattutto in un periodo in cui le realizzazioni stentano ad arrivare: “Per un calciatore con le mie caratteristiche non è semplice garantire il repertorio offensivo solo in alcune circostanze- insiste Mattioli- L’allenatore cerca sempre la migliore soluzione tattica, mentre molte avversarie si chiudono in difesa, per strappare un punto vitale per la salvezza. E’ accaduto anche domenica, in casa col Teramo: diventa arduo trovare gli spazi giusti per l’inserimento vincente, negli ultimi dieci minuti”. Insomma, Italo Mattioli i cosiddetti “numeri” ce li ha, ha desiderio di regalarli alla piazza ionica, e non perde la fiducia: “Ho sempre giocato largo con tre punte- precisa- Mi è accaduto con Zeman, che mi ha fatto esordire da ragazzino a Foggia, nel ‘01/’02. Un anno importante, perchè ho disputato tre partite”. Un ruolo, quello dell’esterno, che Mattioli considera di sua pertinenza, senza però fossilizzarsi: “L’ho ripetuto a Salerno, con Novelli in panchina- rimarca- In precedenza, a Catanzaro, ho giocato anche dietro un attaccante come Corona, senza avere alcuna difficoltà. Mi troverei a perfetto agio come suggeritore anche in questo Taranto”. Il talento casertano gode di molta stima all’interno della società, soprattutto da parte del direttore generale Vittorio Galigani: “Il direttore mi conosce da ragazzino, da quando ho vinto due scudetti con le giovanili del Foggia- sorride il biondo Italo- Ricordo che una squadra inglese, il West Ham, voleva ingaggiarmi, ma Galigani non fu d’accordo e preferì contrattualizzarmi con la Prima Squadra dauna. Ora mi alleno e voglio dare il massimo per ripagare la sua stima”. Italo Mattioli è strato prelevato a fine gennaio dalla Salernitana, squadra che i rossoblu affronteranno domenica prossima in trasferta e di cui, ovviamente, il giovane esterno sarà fresco ex: di turno: “Sarà una partita difficile- dichiara immediatamente Mattioli- Anche se la Salernitana non ha più nulla da chiedere al campionato, è salva matematicamente e gioca serena. Io penso che apriranno lo stadio Arechi- confida- Ho ascoltato il parere dei miei ex compagni: sono ottimisti per l’accesso dell’impianto a tutti i tifosi”. La decisione è ancora da stabilire, l’attenzione è tutta rivolta all’esibizione sul campo delle due formazioni: “Il Taranto dovrà dimostrare di essere più motivato della Salernitana- catechizza Mattioli- In fondo, siamo noi a dover consolidare il piazzamento nella zona play off. Per i granata, la partita risulta importante per una questione di onore”. Nel girone d’andata, quando Mattioli militava nelle fila campane (giocò anche a Taranto, vittoria per 2-1 in estremis per gli ionici, ndr), le ambizioni della Salernitana erano decisamente diverse: “Nel girone d’andata, la squadra era nei play off, occupava il quinto posto- sottolinea l’esterno rossoblu- In questo campionato, la Salernitana era partita con il chiaro intento di conquistare gli spareggi promozione, ed era stata affidata ad un tecnico giovane e di belle speranze come Raffaele Novelli. Al momento, invece, è una squadra delusa”. Sicuramente mutata, dopo l’esonero dell’ex allenatore del Melfi: “La Salernitana è cambiata- Mattioli è d’accordo- Novelli attuava un calcio dinamico ed offensivo, atrraverso il suo 4-3-3 di scuola zemaniana. Bellotto, invece, ha preferito schierarla con un4-4-2 classico. Il gruppo è sempre forte, però: secondo me, è un buon collettivo”. Il Taranto formato trasferta, reduce da tre successi di fila, fa ben sperare: “Non temiamo nessuno- Mattioli suona la carica- I granata aspettano la partita contro il Taranto per regalare una soddisfazione al loro pubblico, dopo un’annata avara. Si incontrano due squadre blasonate, dalla rivalità storica. Io sono convinto che porteremo a casa i tre punti!” Mattioli analizza le sfide che mancano al termine della stagione regolare: “L’Ancona si deve salvare: di certo verrà a Taranto per chiudersi. Siamo poi attesi dagli scontri finali con Foggia ed Avellino, importantissimi per la nostra classifica: dobbiamo conquistare quanti più punti possibili, per tirare le somme”. La griglia play off è in fibrillazione: “Il Perugia e la Juve Stabia tallonano- esamina Mattioli- e domenica c’è lo scontro diretto fra la formazione di Capuano e la Cavese”. Taranto escluso, chi potrebbe spuntarla fra Foggia, Juve Stabia e Perugia? “Secondo me il Foggia ha più possibilità di entrare nei play off- rivela l’esterno rossoblu- Ha un rendimento più costante, sia in casa che fuori, rispetto al Perugia, che non mi ha fatto una grossa impressione quando ha giocato a Taranto. La Juve Stabia, poi, è una sorpresa”. Italo Mattioli è sicuro che l’entusiasmo intorno alla compagine rossoblu rinascerà presto: “Vedere lo stadio Iacovone così poco gremito rende tristi- dichiara- E’ sempre stato caldo, le squadre avversarie hanno sempre “sentito” la pressione del pubblico tarantino. La colpa è delle nuove leggi antiviolenza, che penalizzano anche l’aspetto puro del tifo”. “Per noi il pubblico rappresenta una spinta importante- continua Mattioli- Se ci giochiamo la serie B, sicuramente i tifosi accoreranno numerosi a sostenerci verso l’obiettivo”. Italo Mattioli è cresciuto nel vivaio del Lecce con Graziano Pellè, ora attaccante del Cesena e premiato nella Nazionale Under 21: sogna di emularlo? “Giocare al suo fianco esaltava le mie doti- sorride il rossoblu- Spero di rincontrarlo: sta facendo bene, poteva anche approdare al Piacenza. Mi auguro che il mio futuro sia altrettanto radioso”. di Alessandra Carpino19 aprile 2007

«Vogliamo i playoff»
L'urlo di Colombini, difensore del Taranto

«Ci siamo confrontati, come ogni martedì: abbiamo ripensato agli errori commessi. Poi siamo tornati a lavorare a testa alta. Perché sappiamo, comunque, di aver messo in campo tutto quello che avevamo». Francesco Colombini tira fuori tutto l’orgoglio del Taranto. Il giorno di ripresa si presta alla consuete riflessioni e, abitualmente, divide i sentimenti. Da una parte la gara appena giocata, dall’altra la prossima in calendario. Il pari interno con il Teramo, però, monopolizza ancora la discussione. Perché fotografa lo strano cammino del Taranto: «Strano non direi - corregge il difensore -: noi facciamo di tutto per vincere, qualche volta non ci riesce. In casa, poi, facilmente si va incontro a squadre che si chiudono, che ci tolgono spazi». Ma una squadra che in trasferta vince e in casa pareggia non può definirsi regolare: «Siamo una squadra in grado di vincere con chiunque e avremmo dovuto vincere anche contro il Teramo. Se Cammarata avesse segnato il rigore chi avrebbe avuto da ridire sul risultato? E di cosa staremmo parlando adesso?». Ecco l’orgoglio: «La verità è che sempre più spesso giochiamo in una sola metà campo, che non ci tiriamo mai indietro. Se la fortuna non ci guarda, in qualche partita, non possiamo certo diventare colpevoli». Colombini si concede una pausa. Come un sospiro, una riflessione più lunga. Pausa e frase: «Noi vogliamo i playoff». Parole che partoriscono considerazioni. L’impressione è che contro il Teramo ci sia stato un difetto di determinazione. Che il Taranto non abbia giocato come una squadra alla disperata ricerca della vittoria: «Se l’impressione è questa, posso smentirla: dal campo ho avuto, invece, la netta sensazione di essere in una squadra con grande voglia di vincere. Ho visto rabbia, anche se il risultato non è arrivato. Il calcio è bello anche perché si possono avere opinioni differenti, no?». Nello strano campionato del Taranto c’è una certezza: Colombini gioca. Trenta su trenta, nessuno ha fatto lo stesso: «Ma non mi ritengo indispensabile. Semplicemente mi sforzo di dare quello che ho. E mi sto divertendo: è la prima volta che gioco nel girone meridionale della C1 e mi piace molto. C’è più agonismo, si lotta, c’è maggiore equilibrio». Equilibrio al punto che, classifiche alla mano, il contestato pareggio contro il Teramo ha comunque prodotto un allungo in classifica. Il Taranto, adesso, ha due punti sulla sesta: «Visto? Abbiamo guadagnato comunque. Battute a parte, la verità è che siamo incavolati. Se possibile ancora di più: i due punti che abbiamo perso potevano farci assai comodo. Ora, però, dobbiamo restare concentrati: in questa fase del campionato ogni errore può costare caro». Colombini è pronto a correre. Domenica lo ha fatto più del solito: «C’era spazio, l’ho fatto. Mi piace, ma non sempre è possibile: contro il Martina, ad esempio, non si poteva anche perché il campo non lo consentiva. Quando vedo spazio davanti a me, non mi pare vero». Corre per sé e, a parole, anche per gli altri. Basta chiedergli le opportunità che il Taranto ha per arrivare ai playoff: «Io non dò possibilità, non dico numeri. Io voglio i playoff, voglio giocarmi la B con questa maglia. E’ il pensiero di tutti, anche perché sarebbe assurdo lavorare per un anno e poi perdere l’obiettivo. Sarebbe bello arrivare agli spareggi, ancora più bello per quello che abbiamo passato. Occhi fissi sulla preda, adesso». La prossima preda si chiama Salernitana: «Mi aspetto un avversario agguerrito - dice il toscano -: non ha niente da perdere, ma vuole farci penare. Perché per loro è l’ultima opportunità per fare felici i tifosi. Noi, invece, abbiamo un’opportunità più grande. E dobbiamo sfruttarla: ora bisogna fare punti in ogni campo». di Fulvio Paglialunga18 aprile 2007

Il campionato parallelo rasserena lo spogliatoio

La curiosità è una classifica parallela che si compila ogni martedì nello spogliatoio. Un campionato nel campionato, partito nel momento più complicato. Decisione accessoria dopo il patto di Manduria, nata cioè all’indomani del pareggio contro il San Marino. Il Taranto era fuori dai playoff, per la prima volta da quando la classifica ha una fisionomia definita. Con l’obiettivo strappato dalle mani e la promessa di riconquistarlo subito, i giocatori e Papagni si scrissero la classifica: Foggia e Perugia 43, Taranto e Juve Stabia 42. C’era anche la Salernitana (36, con una partita da recuperare). Si decise, con un rapido incrocio di sguardi, che sarebbe cominciato in quel momento un altro campionato: una sorta di corsa a quattro (inizialmente a cinque, poi la Salernitana si è eclissata) per due posti. Sarebbe bastato, da quel momento in poi, arrivare primi nella classifica parziale. Così, dopo quel singolare accordo, è cominciato tutto. E ogni settimana il Taranto, prima di ricominciare a lavorare, controlla la graduatoria nuova. Così ha fatto anche ieri, scoprendo di essere in testa a questa porzione di campionato: i rossoblu, infatti, da allora hanno conquistato otto punti e sono seguiti da Foggia e Juve Stabia (sette) e distanziano il Perugia (cinque). Si può riprendere a lavorare. E sostenere (i giocatori lo fanno) che il rallentamento sia più temuto che reale. Le altre vanno ancora più piano. di Fulvio Paglialunga18 aprile 2007

Senza tifosi al seguito
Il prefetto Meoli domani dovrebbe ufficializzare la decisione di vietare la trasferta. Mancini: «Ma la squadra è viva. E allo stadio Arechi lo dimostrerà»

Fiammate d’inventiva, di giocate brillanti, di dribbling elettrici. Tutto questo è mancato contro il Teramo per via della squalifica inflitta a Manuel Mancini. Ma il passato fortunatamente è alle spalle. A Salerno, domenica prossima, il romano ci sarà ed offirà il suo notevole contributo per cercare di fare il "pieno" esterno: «E' brutto stare in tribuna per uno stop del giudice sportivo - dice l’interessato - si soffre terribilmente». Mancini ha visto da spettatore l’incontro. Che giudizio si è fatto? «Buono. La squadra ha giocato, si è creata almeno quattro-cinque palle-gol. Con un pizzico di fortuna avrebbe addirittura vinto. Cammarata è stato sfortunato in occasione del rigore tirato. Fino a domenica scorsa non ne aveva mai fallito uno. Se il match fosse terminato 1-0, i commenti probabilmente sarebbero stati diversi. Non vedo perché non si debba essere ottimisti per l’immediato futuro. Ma per completare l’analisi dell’incontro, devo aggiungere due ulteriori annotazioni. I tifosi non ci hanno aiutato. Sono rimasti fuori. Rispetto la loro decisione, ci mancherebbe altro, solo che bisogna ammettere che è mancata quella notevole spinta che solo loro ci sanno dare. Il Teramo si è chiuso per quasi tutta la partita. Ha attaccato solo in un’unica occasione e, per giunta, con pochi uomini. Per il resto ha giocato con un 4-6-0. Trovare gli spazi è stato un’impresa. Dico queste cose non per trovare delle giustificazioni al pareggio, ma per sincera obiettività». Il Taranto è in grado di mettere in campo vari moduli tattici, ma probabilmente il 4-2-3-1 è quello che maggiormente si adatta alle caratteristiche del suo estroso centrocampista: «Ammetto che questo modulo mi affascina. Mi fa stare sempre in partita. E’ ovvio, tuttavia, che la decisione finale spetterà al mister». A Salerno per vincere? «Giocheremo con la stessa mentalità delle altre gare esterne. Finora non ci siamo mai chiusi. Sono state le altre formazioni che sono ricorse a tattiche difensivistiche allorchè ci hanno affrontato. Devo dare merito al Foggia che è stata l’unica formazione che ha giocato a viso aperto, e per giunta allo Iacovone». Intanto sul fronte Prefettura cominciano a giungere importanti notizie. Voci salernitane sussurrano che il dott. Claudio Meoli potrebbe decidere di far disputare l’incontro con la sola presenza dei tifosi di casa. Ai tarantini, pertanto, l’Arechi sarebbe interdetto. Stamane la locale Commissione di Vigilanza sui pubblici spettacoli verificherà ancora una volta l’effettuazione dei lavori (tornelli, videosorveglianza e quant'altro è contenuto nel famoso Decreto Amato). Il visto favorevole è scontato dal momento che lo stadio è stato messo a puntino. In serata il dettagliato rapporto finirà sul tavolo del Prefetto il quale, prima di emettere l’ordinanza definitiva, attenderà il responso dell’Osservatorio del Ministero dell’Interno sul grado di rischio assegnato alla partita. Se sarà "grado 3", la decisione sarà quella anticipata. Ovviamente ordinerà la diretta dell’incontro su Rai Tre (in chiaro). A questa si aggiungerà quella già prevista di Studio 100 (canale 925 Sky). di Giuseppe Dimito18 aprile 2007

De Liguori: “La squadra merita entusiasmo” 
“I tifosi non ci stanno aiutando molto. Non vengono allo stadio, non riesco a spiegarne il motivo”

Un veterano dell’ambiente rossoblu. E’ così che potrebbe essere definito Vincenzino De Liguori, elemento cardine del centrocampo del Taranto per la quinta stagione, intervallata dalla parentesi di Benevento, nell’annata ‘04/’05. In riva allo Ionio, per lui, tante soddisfazioni ma anche qualche dolore; professionalmente, un’occasione continua di grande crescita. E di razionalità tattica: affermatosi nel cuore della zona nevralgica, abile nelle progressioni e nel garantire il cosiddetto “cambio di passo” alla squadra, De Liguori è stato temporaneamente ripristinato nel suo ruolo originario, quello di cursore della fascia sinistra, durante il match interno col Teramo. “Preferisco giocare in mezzo al campo- dichiara serafico il rossoblu- però, se devo dare una mano alla squadra, torno ad adattarmi come esterno, In fondo, mister Papagni mi chiede di accentrarmi”. Mi sento un mediano- precisa De Liguori- sono parecchi anni che ricopro questo ruolo. Nella scorsa stagione, Marino mi impiegava come mezz’ala nel centrocampo a tre, poi, con l’arrivo di Papagni ed il cambio del modulo, mi sono sacrificato nuovamente da esterno”. La scelta effettuata contro il Teramo è stata compiuta “in base alla formazione che dovevamo affrontare- spiega De Liguori- Con l’impiego di Toledo a destra, sono stato prescelto io per la corsia sinistra. Nello svolgimento della partita, l’allenatore ha variato modulo, con Cammarata punta effettiva erano gli esterni a dover produrre movimento”. “Forse ho interpretato male io il mio compito iniziale- ha svelato Vincenzino De Liguori- Ne ho parlato col mister alla ripresa degli allenamenti (avvenuta ieri pomeriggio, ndr): mi ha detto che dovevo accentrarmi ed allargarmi in continuazione, limando le fasi di possesso e non possesso palla”. Ed all’inaugurazione della settimana lavorativa, si sarà commentato anche l’ennesimo pareggio casalingo: “Abbiamo dialogato su tutto- sorride il centrale campano- Sappiamo che possiamo fare bene, che abbiamo i mezzi per non mollare. I play off sono decisamente alla nostra portata”. L’inconscio può rivelarsi beffardo, talvolta, ed il gruppo ionico sembra perplesso, condizionato dall’atipica serie di pareggi interni che lo sta coinvolgendo: “E’ uno strano condizionamento, non dipende dalla nosstra volontà- anche De Liguori sposa la tesi dei compagni- In casa ci esprimiamo sempre al massimo, per vincere sempre ogni partita. Per ironia della sorte, i successi di fila sono arrivati fuori dalle mura amiche. Probabilmente, il tempo passa e noi rischiamo di innervosirci”. Il ritornello del trend mutato, rispetto al girone disputato all’andata, ritorna: “E’ un campionato estremamente difficile- sottolinea De Liguori- Nel girone d’andata, molte squadre si esprimevano più in scioltezza, affrontavano ogni gara a viso aperto. Ora si devono tirare le somme, e le stesse formazioni badano alla sostanza. Molte si devono accontentare dei punti salvezza, per esempio”. Non sempre: “Teramo e San Marino lo hanno fatto- conferma il centrale rossoblu- Col Perugia, diretta concorrente alla promozione, io ero in oanchina per problemi fisici, ma ho assistito ad una partita diversa, viva. E’ mancata solo la rete, ma il Taranto produce moltissime occasioni”. “Spesso non sappiamo sfruttarle- ammette De Liguori- Ci sta accadendo, talvolta, di subire un abbassamento di concentrazione, come nel caso del goal incassato a tempo scaduto dalla Juve Stabia, o del calcio piazzato del pareggio del San Marino. Non si tratta, però, di un fatto tattico o fisico”. La zona play off appare molto combattuta, gli incontro si presentano decisivi, al cardiopalma: “Noi dobbiamo pensare solo a noi stessi, senza lasciarci suggestionare dalle avversarie che incombono a pochissimi punti, nè alle squadre che ci sono davanti- ammonisce il mediano partenopeo- Dobbiamo solo concentrarci ed impegnarci a collezionare quanti più punti possibili”. “Secondo me, il primo posto sarà una questione privata fra Ravenna ed Avellino- dichiara De Liguori- Non penso che Cavese, Foggia, le stesse Perugia e Juve Stabia concederanno molto. Non ci saranno squadre che favoriranno le concorrenti: il torneo è equilibrato, esistono le energie per sfidare formazioni blasonate sino alla fine. Io mi accontento anche del quinto posto!” I play off rappresentano il naturale habitat del Taranto di questa stagione, ma per raggiungerli definitivamente e vincerli occorre la spinta vitale della tifoseria. Sembra, però, che ci sia poco entusiasmo, al momento, intorno a questa squadra: “Lo sto avvertendo- la voce di Vincenzino De Liguori si fa seria- perchè conosco il vero calore del pubblico tarantino. I tifosi non ci stanno aiutando molto. Non vengono allo stadio, non riesco a spiegarne il motivo. Forse non hanno fiducia in questa squadra. Io mi auguro che la situazione cambi improvvisamente, e che il pubblico torni ad esserci vicino,per puntare in alto”. Domenica il campionato ritrova una “classica” che mancava dai calendari da molti anni: “Giochiamo contro la Salernitana- prosegue De Liguori- una squadra che puntava alla promozione e che adesso non ha molto da chiedere a questo torneo. Sarà una partita entusiasmante, per la nota rivalità fra le tifoserie: non credo che solo il Taranto sarà animato da serie motivazioni. I granata vorranno regalare una soddisfazione ai loro tifosi”. Si vocifera di una riapertura completa dello stadio Arechi: “Poco importa. Spero solo che le due tifoserie accorrano e si comportino correttamente”. De Liguori chiude sullo spogliatoio: “Normale che ci sia qualche sfogo, come quello di Mortari. Passerà qualsiasi tipo di incomprensione, perchè questo è un gruppo unito, che vuole solo vincere”. di Alessandra Carpino18 aprile 2007

La sindrome di Penelope

Narrano, da secoli, la storia di Penelope: di giorno tesseva il lenzuolo funebre per Laerte, padre di Ulisse, e di notte lo disfaceva. Era uno stratagemma per respingere i pretendenti alla sua mano e attendere che il marito Ulisse tornasse dalla guerra di Troia. Disse che avrebbe scelto lo sposo solo al termine della tessitura della tela che, invece, non finì mai. Sembra il Taranto, che in casa smonta le ambizioni che costruisce in trasferta, dopo aver fatto per lungo tempo il contrario. Che una domenica sembra aver trovato modo e forza per staccare le concorrenti e l’altra rallenta per tenere ancora la discussione aperta. In questa strana sindrome ci sono intoppi mentali da comprendere e problemi tecnici che si ripresentano quando paiono superati. C’è, riguardando la partita con il Teramo, la sensazione molesta di una squadra che sembra convincersi di potercela fare con poco. Di potersi bastare da sola, decidendo quanta determinazione mettere e dosandola sui novanta minuti. Aspetto che angoscia, perché se molto (ma non tutto) di quello che non funziona tecnicamente è risolvibile, gli inconvenienti mentali rischiano di essere una limitazione costante. Concetto da ripetere: se il primo tempo con il Teramo può essere sufficiente per giustificare tecnicamente un vantaggio, l’atteggiamento non è parso quello di una squadra in disperata corsa verso i playoff. Eccessi di leggerezza, errori di lettura individuale, esagerate pretese: un miscuglio di difetti già noti e ripresentati quando non se ne sentiva il bisogno. Cinque pareggi interni sono troppo per chi ambisce, anche prestando la giusta considerazione alle diverse dinamiche. Quella di domenica fa porre domande, al di là delle abituali discussioni sulle caratteristiche che mancano. Una su tutte: l’attaccante che trasforma il normale in utile, che dal nulla produce il gol. Ma ripetendo lo stesso concetto non spunta magicamente quello che non c’è. Meglio capire il rimedio, partendo da un’abusata considerazione: il Taranto è condannato a cercare il gol attraverso il gioco o attraverso la forza d’urto che talvolta riesce ad esprimere. Invece contro il Teramo ci sono state almeno dieci situazioni che avrebbero suggerito il tiro (e, quindi, agevolato l’episodio) e che, invece, hanno prodotto inutili e ulteriori passaggi, creando confusione tra le esigenze del gruppo e il piacere proprio. Ora, però, serve qualcosa in più: serve che la squadra spinga, che osi, che provi a forzare le partite. Che trovi una continuità vera e non riesca nell’impresa al contrario di procedere senza rapidità pur non perdendo mai. Serve, in alcuni casi, qualche accorgimento: la difesa tiene, ad esempio, ma sono sempre più frequenti le partite in cui Cosenza ha spazio per avanzare a destra e non riesce a farlo con profitto per l’assenza delle caratteristiche necessarie. E se i due mediani sono di puro contenimento (con il 4-4-2) solo sugli esterni si può creare qualche pericolo in più. Serve, soprattutto, che ognuno ritrovi le motivazioni, altrimenti scelte e correzioni saranno sempre inutili se la resa individuale sarà sempre insufficiente. Ora la squadra deve metterci soprattutto muscoli e voglia. Perché se Penelope, che dopo vent’anni riabbraccio il suo Ulisse, è diventata il simbolo mitologico della fedeltà, il Taranto, che fra quattro giornate conoscerà il proprio destino, rischia di diventare il monumento sportivo allo spreco. Altrimenti permette le parole in corsivo di chi spunta ad ogni occasione persa. di Fulvio Paglialunga17 aprile 2007

Punti persi e mal d'attacco
Nuove soluzioni per scuotere il Taranto

Ci sono due problemi nel Taranto. Uno di attualità evidente, l’altro di prospettiva. Il primo rimanda al rendimento interno dell’ultimo periodo. Cinque partite, cinque pareggi: la flessione è nei numeri. Allo "Iacovone" il Taranto non va. Pur avendo spesso prolungati momenti di dominio, non riesce più a concludere. Ad arrivare alla sintesi, alla giocata che dà la stura al gol. Non ci può essere molto di occasionale in cinque partite in casa chiuse senza l’annunciata vittoria. Annunciata dalla forza, dallo spessore e dalle esigenze del Taranto. Ci sono, invece, tracce di umanissima stanchezza (fisica e mentale) che stanno inaridendo la produzione. Ogni partita in casa si sta trasformando in una tela di ragno, dove la manovra s’impiglia, perdendo unità d’intreccio e di trama. L’atteggiamento scontatamente remissivo degli avversari c’entra. Ma c’entra di più un gioco che ora scorre in maniera irregolare: o troppo lentamente o con troppa foga. C’entra una chiarezza espositiva che si è offuscata, condannando la squadra a procedere a strappi. E c’entra, infine, un approccio, a volte, eccessivamente morbido. Un deficit di cattiveria agonistica che favorisce le pause, le scollature, le amnesie. Il secondo problema è, in realtà, un vecchio problema: la sterilità della prima linea. Il Taranto non segna con gli attaccanti. Non segna con la necessaria frequenza. Deflorio, Cammarata e Ambrosi hanno messo insieme 23 gol (7 su rigore). Non sembra, ma si sta andando avanti senza i gol degli attaccanti. È sicuramente un’anomalia, che si spiega solo in parte. I gol stanno diventando fantastiche eccezioni. Sono eccezioni quando li segnano i difensori (Prosperi e Pastore a Martina). Sono prodezze, e quindi eccezioni, quando li segnano le punte (Cammarata a Giulianova). Contro il Teramo gli attaccanti sono stati largamente insufficienti. Deflorio sta diventando altro: sempre più trequartista, sempre meno punta. Tra le linee cerca ancora l’evidenza della sua superiorità, ma spesso non la trova. E così gira a vuoto, rallentando lo sviluppo dell’azione. Non ce la fa più a rendere imprevedibile la manovra. E se Deflorio diventa normale, tutto si normalizza intorno a lui. Cammarata, invece, sembra nel pieno di una fase involutiva. Ora parte goffo e arriva goffo su ogni pallone. Non si offre per lo scambio, non fa salire la squadra, non dà profondità. Al Taranto, purtroppo, manca un martello d’area, un rigoroso del gol. Uno che stia lì ad aspettare gli esiti sporchi dell’azione per poi intervenire. Come si esce da questa situazione? Ci deve pensare Papagni, al quale sommessamente segnaliamo che il 4-2-3-1 con Mancini al centro della linea degli incursori e una sola punta di ruolo può forse contenere qualche soluzione. di Lorenzo D'Alò17 aprile 2007

I paradossi del Taranto
Viaggia a un ritmo leggermente più lento rispetto al girone di andata, ma nelle ultime dieci partite ha una media migliore

La contraddizione è nelle sensazioni. Per intenderci: il Taranto che sembra in frenata va meglio della versione precedente di sé. Basta isolare le ultime dieci partite, quelle della serie positiva ma non troppo. I rossoblu non perdono, ma nemmeno corrono. Eppure hanno un rendimento leggermente più rapido: diciotto punti in dieci partite (media 1,8) contro i trentadue nelle precedenti venti (media 1,6). Sembra strano, ma non lo è. Perché se il campionato del Taranto è carico di bizzarrie allora ecco che niente conforta del tutto e un dato smentisce sempre l’altro. Cioè: il cammino nel girone di ritorno è un po’ più lento di quello dell’andata. Nelle prime tredici partite del torneo, infatti, il Taranto aveva conquistato ventidue punti, mentre nel girone di ritorno i punti conquistati sono ventuno. Però, guardando le dieci partite che hanno prodotto la serie utile del Taranto, il rendimento è migliore nel girone di ritorno (diciotto punti, più dell’Avellino e del Foggia) rispetto al girone di andata (sedici). La domanda diventa: il Taranto, a conti fatti, va meglio o peggio? Risposta: va lievemente peggio. Intanto perché, punti raccolti a parte, ha giocato, rispetto all’andata, una partita di più in casa. Ma si regge con orgoglio, però: più di dieci partite senza sconfitta, in questo torneo, sono riuscite a inanellarle, in tempi diversi, Avellino, Foggia, Ravenna e Juve Stabia. Però la classifica non si muove molto: il Taranto che perse a Cava era dentro i playoff, al confine. Dieci giornate dopo è ancora lì, agganciato alla speranza con quattro partite ancora da giocare (due in casa, due in trasferta). E se i pareggi cominciano a essere troppi (undici, solo la Juve Stabia ne ha fatti di più), a reggere i rossoblu, in questo momento, è soprattutto la saldezza difensiva: Barasso non subisce gol da 414’, in questo momento ha l’inviolabilità più longeva e nell’intero campionato è vicino al record assoluto di Benassi della Juve Stabia (493’). Solo il Martina, invece, è riuscito a passare indenne cinque partite di fila (il Taranto è a quattro), ma Ambrosi si è fermato a 490’ di imbattibilità. Numeri che finiscono per confondere, se letti tutti insieme. Ma che fotografano il cammino assai strano del Taranto, che di certo ha sprecato occasioni, ma che ancora difende il suo posto nella zona nobile del campionato. Ora, però, serve un cammino un po’ più spedito: all’andata, nelle quattro partite finali, il Taranto ha conquistato sette punti. Anche adesso potrebbero bastare, ma bisogna cominciare da Salerno. E qui, giusto per non tradire il momento, sorgono i dubbi sulla sede della partita. L’Arechi, dopo il giro di vite sugli stadi, è stato aperto fino all’ultima partita in casa solo per gli abbonati. Motivo molto semplice: la capienza (quasi 38.000 posti) richiedeva una serie di interventi per rendere l’impianto agibile. E i primi tornelli installati hanno consentito l’ingresso solo ai 1.246 possessori di tessera annuale. Entro domani, però, dovrebbero essere completati i lavori di adeguamento (doppia recinzione e ultimi tornelli) che potrebbero rendere lo stadio a norma almeno per ventimila spettatori. Tutto, però, dovrebbe passare sotto una doppia lente di ingrandimento: quella della Commissione di Vigilanza e quella dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Qui potrebbe sorgere un intoppo: perché la partita è a rischio per l’ordine pubblico e l’organo del Viminale dovrà stabilirne la portata. Se il rischio sarà alto potrebbe proporre la disputa della partita a porte chiuse. La decisione verrà presa giovedì e la palla passerà al Prefetto di Salerno Claudio Meoli. A quel punto ogni ipotesi è aperta. Compresa la strada inaugurata dal Prefetto di Foggia che, in occasione di Foggia-Salernitana (partita a rischio “tre”) decise di impedire l’accesso allo stadio solo per i tifosi ospiti. Si vedrà. di Fulvio Paglialunga17 aprile 2007

Deflorio sveglia Taranto
«Vorrei più entusiasmo attorno alla squadra. I punti persi in casa non ci impediranno di raggiungere i playoff». L’Arechi ora è a norma. Ma per i tifosi rossoblù potrebbe rimanere off-limits

Sarà l’Osservatorio nazionale, con sede a Roma, che deciderà il grado di rischio di Salernitana-Taranto, in programma domenica prossima, e, quindi, disporrà le modalità d’accesso delle due tifoserie allo stadio “Arechi”. E’ quanto ha deciso ieri mattina il Prefetto campano, Claudio Meoli, che ha chiesto all’organo governativo il “parere”. Lo stadio è stato messo a punto secondo la nuova normativa Amato proprio alle vigilia della sfida con i rossoblù. La Commissione di Vigilanza locale ha già espresso parere positivo alla riapertura dello stadio. Finora infatti la Salernitana ha disputato una gara a porte chiuse e due con solo gli abbonati. Se la partita sarà etichettata con il cosiddetto “rischio 3” (il massimo), le ipotesi sono due: o si disputerà a porte chiuse oppure potrebbe essere vietato l’ingresso alla tifoseria jonica. Passando al calcio giocato, Andrea Deflorio, il grande capitano rossoblù, spiega il momento della squadra. Dà immediatamente un violento scossone all’ambiente. «Siamo quarti in classifica, con in tasca molte chanches di andare ai playoff ed invece, in giro, vedo poco entusiasmo. Come mai? L’anno scorso lo Iacovone era un bunker inespugnabile. E lo è stato fino alla gara vinta con il Lanciano. Poi c'è stato un notevole ridimensionamento del tifo. La protesta contro le nuove regole, purtroppo, si sta ritorcendo contro di noi. Questa è la verità. I cinque pari interni consecutivi? Un po’ il tasso tecnico delle squadre incontrate, cito Gallipoli, Juve Stabia e Perugia, un po’ la forza di disperazione delle formazioni che si devono salvare, ossia San Marino e Teramo, un po’ la sfortuna, vedi rigore fallito da Cammarata, ci stanno penalizzando. Ma vorrei sottolineare che, nel frattempo, fuori casa, abbiamo ottenuto tre vittorie importanti». Defiorio respinge l’etichetta di “Taranto che segna poco”: «Non è assolutamente vero. Prendete la classifica: siamo il quarto attacco del campionato. Non è mica poco. Cammarata, Ambrosi ed il sottoscritto abbiamo realizzato 23 gol. Ammetto solo che stiamo un po’ soffrendo le difese chiuse avversarie». Peseranno gli ultimi 5 pari interni sull'economia del campionato? «Onestamente un po’ sì. Se ne avessimo vinte un paio, staremmo a quota 56, insieme alla Cavese, ad un solo punto dall’Avellino. Ma forse sarebbero stato insufficenti a raggiungere il Ravenna. Quindi l’importante è stare nella griglia dei playoff. Poi ce la giocheremo alla pari con tutti». Già, ma quanti punti servono per starci dentro? «Prima di Martina dissi che sarebbero stati sufficienti acciuffarne, undici. Quattro, li abbiamo già in tasca. Ne servono altri sette. Domenica a Salerno punteremo a metterne in cassetto tre. Il campo è grande, ritengo che la Salernitana ci attaccherà per cui lascerà degli importanti varchi, soprattutto c'è la nostra voglia di riscatto. Ma lo ripeto: in casa serve la notevole spinta dei nostri tifosi. Ed un pizzico di ottimismo in più dell’intero ambiente». di Giuseppe Dimito17 aprile 2007

Tutta la delusione di Mortari
L'esterno del Taranto, subentrato all'inizio del secondo tempo della gara col Teramo e sostituito dopo 29', è polemico: «Volevo dare il mio contributo alla squadra. E'stata un'umiliazione». Sull'ennesimo pari casalingo dei rossoblu: «Dobbiamo essere abili a non sprecare più punti»

Subentrare all'inizio del secondo tempo e tornare indietro, verso la panchina, per esigenze di scacchiere tattico, non è facile da metabolizzare. Soprattutto se si attende da mesi l'occasione del reintegro, del simbolico "riscatto" dopo un indesiderato infortunio. Cristian Mortari non ha decisamente gradito la sostituzione di cui è stato protagonista domenica, al 29' della ripresa del match pareggiato a reti bianche col Teramo. E non lo nasconde:
«E' chiaro che la sostituzione, a nemmeno mezz'ora di gioco, mi abbia buttato giù, a livello morale- ammette, con voce triste e grintosa al tempo stesso- Non me l'aspettavo. In quindici anni di carriera non mi era mai successo. L'ho vissuta come un'umiliazione».
Ha dato il cambio a Mattioli, ha avuto un gesto di insofferenza nei confronti dell'allenatore, ha tirato dritto verso il tunnel degli spogliatoio, deluso ed innervosito, ma accompagnato dagli applausi di incoraggiamento da parte del pubblico:
«E' stata l'unica nota lieta- accenna un sorriso Mortari- Ognuno può decidere quello che è più opportuno fare. Non c'è stato alcun confronto, però, fra me e mister Papagni».
Nessun chiarimento a caldo, nell'immediato dopogara, ma la motivazione del mancato gesto è presto spiegata con semplicità dallo stesso centrocampista salentino:
«E' stato meglio così, perchè troppo nervosismo può far parlare senza riflettere. Dopo la partita non conviene mai discutere: si potrebbero avere reazioni esagerate. Martedì, alla ripresa degli allenamenti, esamineremo con calma questa decisione».
Aldo Papagni ha argomentato con spiccata razionalità la sua scelta: dopo il calcio di rigore fallito da Cammarata, voleva una squadra maggiormente offensiva, ed ha optato per l'inserimento di Mattioli, che possiede caratteristiche da attaccante. Il tutto affinchè gli esterni mobili supportassero Cammarata unica punta effettiva.
«Le scelte tecniche di Papagni, come di ogni allenatore, vanno condivise- dichiara con determinazione Mortari- Lui voleva riprendere in mano una gara da vincere. Ero entrato all'inizio del secondo tempo, per dare qualcosa in più alla squadra».
Il centrocampista è ancora amareggiato:
«Non biasimo la decisione di natura tecnica, ma non condivido il gesto a livello umano- confida- Mi sono sentito umiliato. E' tutta una situazione che mi sta penalizzando...».
Il centrocampista rossoblu, uno dei cardini del Taranto vittorioso nella passata stagione di C2, lascia scorrere le sue sensazoni, abbandonando ogni possibile sfumatura di ipocrisia:
«Io sto bene- afferma deciso- Lo sono dai 120' disputato in Coppa Italia col Martina, a novembre. Erano già trascorsi cinque mesi dall'infortunio al ginocchio e dall'intervento chirurgico. Poi sono stato messo nel dimenicatoio. Ne ho parlato spesso col mister, ma non mi è stata mai fornita una spiegazione limpida. Si trattava sempre e solo di scelta tecnica».
Eppure Aldo Papagni ha sempre sperato nel recupero del forte centrocampista: «Può dire che mi stima, ma ho bisogno che mi sia dimostrata- ammette Mortari- Sono stato dimenticato inspiegabilmente per altri tre mesi, ho giocato solo 5' a Manfredonia, poi, il turno successivo, di nuovo in tribuna. Ho bisogno di esprimermi con continuità, mi manca la partita. Ed il campionato volge al termine».
Nei piani di Aldo Papagni, Cristian Mortari avrebbe dovuto garantire un certo eclettismo, come esterno basso ed alto a detsra:
«Esattamente- ricorda il salentino- Quando Papagni arrivò lo scorso anno, mi disse che mi preferiva come terzino destro, che non mi vedeva come esterno di centrocampo a destra. Mi sono adattato, in un ruolo che avevo ricoperto alle origini, per il bene della squadra e per l'obiettivo comune. Mi sono rimboccato le maniche».
E poi, cosa è successo?
«Nella stagione in corso- prosegue Mortari- sono stato provato a destra come a sinistra, ho addirittura fatto il terzino sinistro e sono stato impiegato pochissimo sulla destra della difesa. Anche quando sono subentrato in partita- ha svelato- non ho mai giocato in quella posizione. Sono invece tornato ad esibirmi, seppur per pochi minuti, da tornante...Mi sembra una situazione confusa. Ambigua».
Lo stesso Papagni, però, ha ammesso che con Mortari in campo, il Taranto ha giocato bene e si è procurato il rigore che avrebbe potuto cambiare il volto alla gara col Teramo:
«Stiamo affrontando la difficoltà delle squadre che a Taranto si chiudono per portare via un pareggio- ha dichiarato l'esterno- Il Teramo, il San Marino, anche il quotato Perugia hanno spezzato il gioco, badando meno a costruire, più a distruggere le trame avversarie. Il Teramo ha strappato un punto prezioso per la salvezza, dopo una serie di disastri in trasferta». 
Si può parlare di condizionamento derivato dalla situazione atipica che si è venuta a creare allo Iacovone, prima fortezza inespugnabile, ora sede di pareggi consecutivi?
«Una pressione psicologica può esistere, ma sempre a livello inconscio- Mortari è d'accordo- Noi siamo sempre animati da voglia di fare bene, desiderio di conquistare i tre punti, in casa come in trasferta».
Ci vorrebbe il tifo dei bei tempi, per riacquistare energie nei momenti delicati:
«Ci aspettiamo sempre di rivedere il pubblico a cui eravamo abituati, che ci incitava senza sosta- ha ammesso Mortari- Questa tendenza sembra scemata, allo stadio viene meno gente. Sappiamo che non si tratta di mancanza di fiducia nei confronti della squadra, ma di una protesta contro la legge antiviolenza». 
Cristian Mortari prova ad inquadrare la zona nobile della classifica, in cui sono concentrate tante squadre divise da esigue lunghezze, compreso il Taranto:
«La situazione dei play off si deciderà all'ultima giornata- azzarda il centrocampista leccese- Noi affronteremo Foggia in trasferta ed Avellino in casa, negli ultimi due turni. Perugia e Juve Stabia hanno il calendario più difficile. La Cavese aspira alla seconda posizione- continua- esprime un buon calcio, gioca a memoria e merita di stare in alto. Le ultime gare saranno decisive, e noi non dobbiamo perdere punti sulla nostra strada. E' un rammarico aver sprecato troppo entro le mura amiche, ma occorre guardare avanti».
Cristian Mortari ha vissuto la scalta sino ai play off dello scorso campionato, sinonimo di promozione: un paragone?
«Mi sembra che il Taranto di quest'anno abbia avuto un assetto poco costante- ha confidato il centrocampista- Non abbiamo mai avuto la stessa squadra in campo ogni domenica. Chiunque gioca, però, è all'altezza del compito. L'anno scorso eravamo secondi e potevamo affrontare con spirito diverso gli spareggi- conclude Mortari- I play off sono un terno al lotto, un campionato a sè. Adesso ci attende la Salernitana, che non ha più nulla da chiedere in ottica promozione: sarà una partita molto sentita, dalla spiccata rivalità fra le tifoserie».
Cristian Mortari crede nell'accesso del Taranto ai play off?
«Ne sono convinto- sorride- Abbiamo i mezzi per poterli centrare, dobbiamo solo conquistare il massimo in queste ultime quattro gare». di Alessandra Carpino17 aprile 2007

Taranto, che spreco
I rossoblu perdono una buona occasione e non riescono a battere il Teramo, sbagliando anche un rigore con Cammarata. Quinto pareggio interno consecutivo

Capire il Taranto rischia di diventare troppo difficile. Almeno finché si ostina a riempire il suo cammino di contraddizioni, fermandosi sistematicamente una partita prima della consacrazione, mettendo insieme numeri con regolare irrazionalità. Basta elencarli, aggiornandoli al pari senza reti con il Teramo: cinque pareggi interni consecutivi per una squadra che non perde da dieci turni e che ha vinto le ultime tre gare in trasferta, 414 minuti di inviolabilità per un gruppo che mette in fila due partite interne senza riuscire a segnare. Nell’intreccio sufficientemente incoerente, però, non entra la classifica: i playoff sono "tecnicamente" inattaccabili almeno per un’altra settimana (dovesse vincere la Juve Stabia nel posticipo, i rossoblu sarebbero comunque avanti negli scontri diretti con il Foggia). Ma il dubbio resta legato alla continuità zoppa, a una squadra che banalizza le occasioni e accatasta rimpianti. L’ultimo è il rigore calciato goffamente alto da Cammarata: poteva sbloccare il risultato, cambiare l’umore, dare un senso alla sfida. Invece, da perfetto monumento allo spreco, ha lasciato che il giudizio non venisse influenzato dall’esito. Ha, inconsapevolmente, denudato il Taranto dal velo della vittoria.
Esponendolo alle considerazioni sul furore che inspiegabilmente manca, sul possesso dilapidato, sul controllo piuttosto visibile e poco utile, sulla resa insufficiente di troppi singoli, sui soliti vizi, sulle virtù dimenticate. Non è regolare il cammino, non lo è - per logica - nemmeno la partita. La squadra di Papagni somma anomalie: promette nel primo tempo e non mantiene nella ripresa, semina senza raccogliere, sembra in grado di produrre ma non di concretizzare. Sciupa minuti, girando intorno al risultato, rispondendo male ai comandi: fingendo di potersi prendere la partita, senza riuscirci. Dimenticandosi il guizzo, che non sembra appartenere al repertorio e non viene nemmeno ispirato con lucidità. Incagliandosi su limiti noti e uno stridente difetto di personalità. Perché occasioni a parte (il primo tempo è stuzzicante, il rigore della ripresa clamoroso) ciò che non convince è la tenuta nervosa: non gioca così una squadra che ha i playoff da difendere e la necessità di vincere. Mette rabbia, mescola assalti studiati ad affondi ciechi, finisce in evidente pressione. Il Taranto, invece, è molle. Eppure potrebbe bastare: il 4-4-2 di Papagni prevede equilibrio (De Liguori gioca a sinistra) e fantasia (Toledo a destra) e appare sufficiente per marcare la differenza con l’avversario. Un tiro di Cejas (8’, Paoloni respinge) e l’esterno del palo colpito da Cammarata (22’, sponda di Deflorio, sinistro debole) sono la sintesi di un controllo strisciante. Ma sono anche una resa inversamente proporzionale alla quantità di gioco: i rossoblu banalizzano i palloni che arrivano in zona alta, consentono al Teramo di tenere il ritmo basso e si lasciano incatenare. Gabetta, infatti, invita i suoi uomini a non accelerare (senza evidente ostruzionismo) con un progetto chiaro: avanzando a passo d’uomo, le linee del 4-4-2 rimangono vicine e, con la fase offensiva affidata al possesso palla di Myrtaj, le ripartenze del Taranto sono controllate. Così la partita attraversa un ingorgo dal quale la squadra di Papagni prova a uscire nel modo sbagliato: cercando inutili preziosismi nello spazio stretto, insistendo nell’aggiramento elegante della difesa senza tentare di forzare. L’assalto è teorico: Colombini che si alza con regolarità e De Liguori che diventa terzo mediano fanno assomigliare l’impianto a un 3-5-2 in fase di possesso. Ma molto si infrange su impacci individuali e avanza persino il tempo per lasciare un’occasione al Teramo (31’, Barasso si oppone con tempismo al colpo di testa di Myrtaj). Il tentativo di Toledo al 42’ (destro che Paoloni devia a fatica, con Deflorio troppo avanti per il tap in) è un’altra falsa promessa. Perché non apre una ripresa di gol: il Taranto ha smesso di rispondere e ogni cambiamento rimane su carta. Mortari per Larosa (De Liguori si accentra) e Catania per Deflorio (4-3-2-1) sono solo una premessa per il rigore. Ma dopo l’atterramento di Colombini (da Favasuli), Cammarata scivola e calcia male, altissimo. Scattando in realtà una fotografia tremendamente reale della partita: un colossale rammarico. Crolla tutto, anche il minimo di vitalità: il Taranto, disunito, lascia troppo campo da percorrere al portatore di palla. Rallentando la manovra, avvicinandosi a piccoli e pesanti passi verso i fischi. di Fulvio Paglialunga16 aprile 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - Il Teramo non è mai realmente pericoloso e lui si limita a sventare ogni possibile minaccia sul nascere. Solo un intervento gli vale il voto: quando si oppone con il corpo al colpo di testa di Myrtaj: 6
COSENZA - E’ in calo, bisogna prenderne atto. Soprattutto sembra un giocatore in più, in questo momento: quando l’avversario, come il Teramo, non spinge si trova con campo da sfruttare e senza le caratteristiche per farlo: 5.5
COLOMBINI - E’ quello che mostra più carattere di tutti: combatte, tampona e spinge. Non sempre è lucido, ma comunque ci prova. Se trovasse anche il coraggio di buttarsi dentro sarebbe meglio: 6
PROSPERI - Amodeo prima e Turienzo poi sono clienti scomodi per la possanza fisica, ma non eccessivamente dotati tecnicamente. Quindi il duello si mette sul campo che predilige. Anche se sta recuperando sicurezza nelle operazioni con la palla al piede: 6
PASTORE - Avanza provando a sostenere la manovra offensiva. Cerca (forse troppo) l’esecuzione dello schema sui calci di punizione. Sulle chiusure è puntuale, nonostante il compito sia solo controllare Myrtaj: 6
DE LIGUORI - A sinistra non riesce a fornire l’apporto richiesto. Infatti dopo un po’ non fa più l’esterno ma lascia spazio a Colombini e si schiera da terzo mediano. Poi torna nel suo ruolo recente e prova a fare qualcosa in più: senza esaltare: 5.5
TOLEDO - Ha la possibilità per decidere la partita, ma troppo spesso si lascia sopraffare dalla propria pigrizia. E’ evidente che nessuno del Teramo riesca a tenere il suo primo passo, ma quasi non se ne accorge. Troppo esitante quando deve tirare: 5.5
LAROSA - Non dispiace: gioca da schermo davanti alla difesa e si tuffa negli spazi che si aprono. Utile in fase difensiva, presente in distensione. Si fa male e deve uscire nell’intervallo. Ammonito, sarà squalificato: 6
CAMMARATA - Il rigore sbagliato è già sufficiente, al di là delle coincidenze. Ma non è l’unica cosa che non convince: ha bisogno di palloni e non li arrivano, rendendolo inefficace. Molti possessi, però, vengono malgestiti da lui stesso: 5
CEJAS - Si sforza di mettere ordine a centrocampo, ma non riesce a dare velocità alla manovra della squadra. Corre, copre campo, si affatica per essere utile. Qualcosa non gli riesce, ma almeno ci prova: 6
DEFLORIO - Gioca lontano dalla porta, come gli capita ormai di frequente. Fa da sponda per alcune occasione, ma sbaglia anche troppo per essere riconoscibile. Alcune volte dà l’impressione di pretendere troppo da se stesso o dagli altri: 5.5
Mortari - Entra nell’intervallo, ha l’opportunità per incidere e lasciare l’impianto della squadra inalterato, ma in trenta minuti commette troppe ingenuità. Sostituito, la prende male: 5
Catania - Papagni lo manda in campo per avere vivacità. Ma lui non appare convinto di poterla dare: 5.5
Mattioli - Un quarto d’ora impalpabile: s. v.
PAPAGNI - Le scelte non sono sbagliate. E nemmeno le correzioni. Però non riesce a far fare alla squadra quello che pensa, non trova nella ripresa il seguito di un primo tempo promettente. Ora deve chiedere a tutti un maggiore sforzo e maggiore voglia: 5.5
L’arbitro - C’è il rigore, ci sono le ammonizioni. Niente da contestare: 6.5
L’avversario - Non fa le barricate, ma non spinge troppo per non scoprirsi. Voleva un punto: 616 aprile 2007

Papagni: siamo in difficoltà
Il tecnico se la prende anche con la protesta dei tifosi in curva nord

L'assenza dei gruppi organizzati dagli spalti dello "Iacovone" non sembra poter giustificare il quinto pareggio interno del Taranto. Aldo Papagni, invece, parte da lì. Subordina le difficoltà della squadra al sostegno del pubblico che, per la terza gara casalinga, ha protestato contro il decreto anti-violenza (i gruppi della curva erano all’esterno della curva nord). «Siamo in difficoltà - ammette Papagni -, ma giocare senza i tifosi rappresenta un ulteriore ostacolo. Sappiamo in quante circostanze il loro apporto è stato decisivo. Questo clima surreale non aiuta. In panchina abbiamo trascorso diversi minuti senza un incitamento, un applauso. Dobbiamo convivere con questa situazione e aumentare le energie per raggiungere i playoff». La motivazione è poco persuasiva. Il Taranto non ha più la forza per scardinare le difese avversarie in assenza di spazi. E’ lecito, a questo punto della stagione, avere delle difficoltà. Ma appare esercizio difficile mostrare l’onestà intellettuale necessaria per cercare una spiegazione. «I ragazzi ce l’hanno messa tutta - prosegue Papagni -, abbiamo attaccato fino al novantesimo senza subire l’iniziativa del Teramo. Il momento, comunque, racchiude anche aspetti positivi: non perdiamo da dieci gare, per la quarta settimana consecutiva non abbiamo subito reti. E, nonostante il mezzo passo falso di ieri, siamo sempre al quarto posto. Con 50 punti, in un’altra stagione, avremmo già conquistato matematicamente i playoff». Le scelte tecniche sono apparse tutte logiche e giustificabili. A lasciare qualche dubbio, però, è stata la sostituzione di Mortari, subentrato a Larosa nell’intervallo , con Mattioli. «Cristian è uscito amareggiato, non è piacevole essere sostituito dopo mezz'ora. L’intento era quello di utilizzare un altro attaccante schierando la difesa a tre. Ma non è stata una bocciatura». di Fabio Di Todaro16 aprile 2007

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

BARASSO 6 - Si oppone con tempismo alla girata di testa di Myrtaj da distanza ravvicinata.
COSENZA 5,5 - Il suo lo fa. Ma quello che riesce a fare è di un’utilità relativa.
COLOMBINI 6 - Nel primo tempo ha la fascia libera e la sfrutta. Si procura il rigore.
PROSPERI 6,5 - Il più reattivo e il più in palla. Non garantisce soltanto chiusure.
PASTORE 6 - Non ha molto di difendere. Cerca di far ripartire il gioco da dietro.
DE LIGUORI 5,5 - Avvio spaesato. Non va mai sull’esterno. Si accentra spesso. Sbaglia molto. Torna in sé nella ripresa.
TOLEDO 6 - Regala spunti e accelerazioni. Si concede qualche pausa.
LAROSA 5,5 - Non può andare oltre i suoli limiti. Resta in campo un tempo. Rimedia il cartellino giallo. Era diffidato. Salterà la trasferta di Salerno.
CAMMARATA 4,5 - Involuzione inspiegabile, se si considerano il potenziale e i trascorsi. Ma va così. Sbaglia tutto, rigore compreso.
CEJAS 6 - Primo tempo di visibile utilità. I palloni che intercetta li distribuisce con immediatezza. Ripresa più sofferta.
DEFLORIO 5 - Non è più la punta tagliente di una volta. È altro. Indugia troppo nel suo lavoro tra le linee. Sostituzione inevitabile.
MORTARI sv - Entra all’inizio della ripresa. Dopo mezz’ora esce. Ingiudicabile.
CATANIA 5,5 - Entra al posto di Deflorio. Approccio brioso. Ma produce solo bollicine.
MATTIOLI sv - È un tipo rapido. Ma conclude poco. E riesce persino a rimediare l’ammonizione per una sciocca entrata da dietro. Ingiudicabile.
PAPAGNI 5 - La partita del Taranto è imperfetta. Riconoscerlo è il primo passo.16 aprile 2007

Ma Papagni è sereno
«Abbiamo perso l'occasione per distanziare le rivali, ma è un campionato difficile e gli imprevisti sono dietro l'angolo. Però abbiamo fatto la nostra partita: ci è mancato il gol»

E’ il Papagni di sempre. Fa buon viso a cattivo gioco. Esalta le (poche) cose buone di un pomeriggio noioso, spiega con pacatezza i perchè dell’ennesimo pareggio interno. Che limita, però, ad una sola carenza: «Ci manca solo il gol» spiega. E sciorina i numeri di un momento che non riesce a considerare negativo: «Sono dieci partite che non perdiamo, da quattro non subiamo reti o tiri pericolosi, non soffriamo le iniziative degli avversari: E’ vero, non riusciamo a vincere allo Iacovone, ormai da cinque giornate: abbiamo perso l’occasione di distanziare le avversarie nella lotta playoff. Ma è un campionato difficile, lo sapevamo: il Teramo, ad esempio, ha saputo difendersi con ordine, chiudendosi nella propria metà campo». Il Taranto, però, aveva avuto la “grande occasione” per passare in vantaggio: il rigore di Cammarata finito alle stelle avrebbe cambiato il volto della gara. «Abbiamo meritato quella opportunità - prosegue Papagni - . Poi l’abbiamo sbagliata: cose che succedono. Ma abbiamo giocato, lavorato, lottato». Per gli ospiti si è trattato del primo pareggio esterno della stagione, dopo due vittorie e ben dodici sconfitte. «Ma è solo un dato statistico - osserva il tecnico di Bisceglie - . Ci dispiace solo che gli avversari abbiano ottenuto questo risultato positivo proprio contro di noi». Papagni non si sottrae ai commenti sulle sostituzioni: quella di Mortari, in campo per soli ventinove minuti (ha sostituito Larosa, ha fatto posto ad un impalpabile Mattioli) ha suscitato la reazione infastidita del centrocampista leccese. L’allenatore ionico sgonfia subito il caso: «La sua reazione è comprensibile, mi è dispiaciuto molto toglierlo dal campo dopo mezz’ora, ma il bene del gruppo è sempre più importante delle reazioni del singolo. Ho inserito Mortari all’inizio della ripresa perchè Larosa aveva avuto un problema muscolare: mi era sembrato opportuno mantenere in piedi lo stesso assetto tattico, con De Liguori spostato al centro, Toledo a sinistra e Mortari a destra. Ma poi, dopo il rigore sbagliato da Cammarata, avevo bisogno di una squadra più offensiva: a quel punto ho voluto inserire Mattioli». E’ una situazione difficile da “leggere”: i dieci risultati utili consecutivi si “scontrano” con un rendimento interno appesantito dai cinque pareggi di seguito. Il pubblico storce la bocca. «Ma questa è una C1 estremamente competitiva: il Taranto ha 50 punti. L’anno scorso, con questa quota, saremmo arrivati terzi. E poi, per i motivi che tutti sanno, stiamo giocando senza il sostegno pieno dei nostri tifosi: una “assenza” che, probabilmente, i miei giocatori cominciano ad avvertire. Noi, però, dobbiamo essere bravi a non lasciarci condizionare negativamente da questa situazione». Anche Papagni, stavolta, ha subito qualche fischio. «E anche qualche invito ad andar via - racconta sorridendo - . Ma spero di rimanere in sella per almeno per otto partite: quattro di stagione regolare, quattro di playoff. Mi auguro soltanto di ritrovare presto l’affetto incondizionato della tifoseria. Il gruppo ne ha bisogno. Noi, comunque, abbiamo sempre giocato a calcio, cercando di arrivare in rete attraverso il gioco, senza mai indugiare in palloni lunghi. Il Teramo deve aver studiato con attenzione le nostre partite precedenti per tentare di metterci in difficoltà». A Salerno mancherà Larosa e tornerà Mancini. «Non sarà un problema - osserva Papagni - . Nell’arco della stagione ci sono sempre mancati uomini importanti e siamo riusciti a sostituirli al meglio. Abbiamo giocato per due mesi e mezzo senza Deflorio, per cinque mesi senza Pastore, per due mesi senza Mancini. Siamo andati avanti». C’è anche una scelta tecnica da commentare: Maurizio Caccavale è rimasto fuori dall’undici titolare per la seconda partita di seguito. «E’ la cosa che mi dispiace di più in un prepartita: dover comunicare ad un giocatore che non scenderà in campo. Abbiamo una difesa talmente forte che, in ogni partita, bisogna rinunciare ad un giocatore importante. Nelle ultime due settimane è toccato a Caccavale restare fuori: ma presto potrà tornare protagonista». di Leo Spalluto16 aprile 2007

La delusione del presidente
Blasi: pari interni? Problema psicologico

Il primo tempo seguito dalla tribuna, la ripresa vissuta a bordo campo. Non è bastato a Luigi Blasi cambiare posizione per porre fine alla pareggite interna che ha colpito il Taranto. La nuova linea adottata subito dopo la gara con il San Marino consiglia prudenza al massimo dirigente rossoblù. Alla rabbia prevale la delusione, ai rimproveri vengono preferite parole di incoraggiamento. «Mi auguro soltanto di poter festeggiare una vittoria contro l’Ancona - attacca il presidente -. Purtroppo, adesso, c'è un problema psicologico. Ho parlato con i ragazzi nell’intervallo, erano amareggiati per non aver sbloccato il risultato. E li ho visti rientrare in campo poco tranquilli, sapevano di dover conquistare l’intera posta. Abbiamo peccato di convinzione sotto porta. Il rigore sbagliato, poi, ci ha tagliato le gambe. Da quel momento in poi non siamo più stati capaci di attaccare in maniera ordinata». Domenica prossima, intanto, Deflorio e compagni renderanno visita alla Salernitana. «A questo punto è meglio giocare in trasferta. Il momento, comunque, è pieno di difficoltà. Basta vedere gli altri risultati per rendersi conto dell’equilibrio che ha contraddistinto questo campionato. La società è vicina alla squadra: il nostro unico obiettivo è il raggiungimento dei playoff». Sul banco degli imputati, inevitabilmente, è finito Fabrizio Cammarata. Il bomber nisseno - il suo ultimo gol risale alla gara contro il Lanciano dello scorso 11 febbraio - ha fallito il penalty che avrebbe potuto regalare il successo ai rossoblù. «Un errore pesante - attacca -, mi infastidisce soprattutto per il modo in cui è maturato: mi sono sbilanciato sul piede di appoggio e ho calciato alto. Abbiamo sciupato un’occasione importante per blindare la quarta posizione». L’ex centravanti di Verona e Pescara, pur ammettendo le difficoltà emerse nelle ultime gare allo "Iacovone", è convinto «che questo periodo sfortunato terminerà presto. Abbiamo diverse possibilità per segnare - prosegue -, ma non riusciamo a finalizzare. Nel primo tempo potevamo passare in vantaggio in due circostanze, ma il palo e un intervento di Paoloni ci hanno negato questa soddisfazione». All’"Arechi" mancherà Francesco Larosa, ammonito nel corso del primo tempo, e in odore di squalifica. Torneranno a disposizione, invece, Manuel Mancini (fermato ieri dal Giudice Sportivo) e Alessandro Ambrosi (ai box nelle ultime due giornate per una contrattura al polpaccio). di Fabio Di Todaro16 aprile 2007

Quarto 0-0 stagionale

Numeri contraddittori per il Taranto in questo finale di campionato; i rossoblù collezionano il quinto pareggio consecutivo allo "Iacovone" e subiscono così l’aggancio del Foggia al 4 posto in attesa del posticipo Sambenedettese-Juve Stabia, che se vinto dai campani vedrà le due pugliesi scivolare in quinta posizione.
Al contrario si allunga invece la striscia positiva di imbattibilità per i rossoblù: sono ora 10 le gare senza sconfitte con 4 vittorie (tre ottenute nelle ultime tre partite giocate fuori casa) e 6 pareggi (uno fuori casa).
Inoltre per la quarta gara consecutiva Nicola Barasso non subisce gol ed ora la sua imbattibilità è di 414' minuti.
Taranto al quarto 0-0 stagionale, terzo ottenuto in casa (i precedenti in casa e in trasferta contro il Manfredonia, quindi sempre allo "Iacovone" contro il Perugia).
Fabrizio Cammarata fallisce in maniera clamorosa il primo rigore stagionale del Taranto; lo stesso attaccante ne aveva segnati due, in Taranto-Cavese 1-2 e in Ternana-Taranto 1-2, mentre quattro ne ha realizzati Ambrosi ed uno Deflorio.
Continua la tradizione positiva del Teramo in casa del Taranto; in cinque gare allo "Iacovone" gli abruzzesi hanno raccolto 2 successi e 2 pareggi. di Franco Valdevies16 aprile 2007

L'occasione del Taranto
I rossoblu ospitano il Teramo e cercano una vittoria che potrebbe valere molto in prospettiva playoff

Prima i numeri: quattro pareggi interni consecutivi. Poi la classifica: quarto posto un punto sopra Perugia e Juve Stabia e quattro sotto la Cavese. Infine il campionato: cinque giornate alla fine, un obiettivo ancora da ottenere, ambizioni tutte da realizzare. Ci sono così tanti interessi che è difficile riuscire a metterli tutti dentro novanta minuti. Eppure lì stanno: nella vigilia di Taranto-Teramo, nei minuti che separano l’attesa dalla partita, la preparazione dall’evento, il progetto dalla messa in opera. Tensione controllata: il derby di Martina ha restituito convinzione al gruppo e rimesso in circolo una gradevole sensazione di complicità con l’ambiente. Ha rimesso il calcio e la voglia al centro del dibattito, senza grosse divagazioni dal tema e senza sovraccarico di parole. Ha permesso di consumare, forse, i giorni di massima normalità, in cui il gruppo ha lavorato, sperimentato e pensato all’avversario e la gente ha atteso, recitando il rosario delle speranze, immaginando scenari e combinazioni di risultati. Tutto quello che dovrebbe accadere e che spesso non è accaduto, tra le mille bizzarrie di una stagione vissuta sull’altalena. Ora la strada è in piano o, quantomeno, non ci sono salite artificiali: tutto è concentrato sulla forza che si potrà esprimere e sul risultato da inseguire. Si vogliono i playoff, dunque serve vincere. E lo stato dell’avversario va compreso: è appena tornato l’allenatore (Gavetta) che i giocatori volevano, è subito tornato il successo (contro il Foggia, in rimonta), ha un organico in grado di esprimere qualcosa in più della classifica attuale. Ma ha numeri impietosi: ha vinto le prime due trasferte della stagione, ha perso tutte le dodici successive. Sufficiente per dare speranze al Taranto, non per decidere automaticamente l’inclinazione della partita. Serve, invece, qualcosa in più delle statistiche: lo spirito di Martina, l’applicazione feroce e la solidità viste nel derby. Papagni, per ottenere lo stesso effetto, dovrebbe cambiare uomini e modulo di partenza, scegliendo la strada dell’equilibrio. Sarà 4-4-2, verosimilmente, con estro e solidità equamente distribuiti. I lavori sono in corso a centrocampo: manca Mancini, Toledo potrebbe giocare a destra, Cejas e Larosa dovrebbe essere i due mediani di quantità e De Liguori potrebbe tornare a sinistra per garantire spinta e copertura in funzione delle esigenze. Ci sono, però, ancora troppi dubbi per dare una risposta definitiva: Papagni non esclude la possibilità di schierare due esterni d’offesa e Deflorio pronto a muoversi ora al fianco ora alle spalle di Cammarata. Di fatto ci sarebbero minuti in cui lo sviluppo farà somigliare il Taranto a un 4-2-3-1: in questo caso il sacrificato sarebbe Larosa e il premiato uno tra Catania e Zito. In difesa, poi, la linea dovrebbe essere composta da Cosenza, Pastore, Prosperi e Colombini, ma Mortari non ha abbandonato la speranza di ottenere una maglia da titolare. Il Teramo ha una difesa da ricostruire (mancano Radi e Cascone, pronti Criaco e Schettino), il Taranto ha il compito di non darle il tempo per regolarsi. di Fulvio Paglialunga15 aprile 2007

Taranto, niente scherzi
Sciolti gli ultimi dubbi. Gli ultras disetrtano la nord. Anche i tifosi in arrivo da Teramo sosterranno fuori dallo stadio

I gruppi organizzati della Nord non saranno oggi al fianco dei rossoblù. Il motivo è noto: protestano contro il recente decreto-legge che loro definiscono “liberticida” perché sottopone l’esposizione di striscioni al vincolo autorizzativo della Questura e, nello stesso tempo, perchè vieta tamburi e megafoni. Hanno deciso di sostare all’esterno dello stadio, zona in cui potranno esporre gli striscioni che li rappresentano. Nella nota chiedono la solidarietà di tutti coloro che frequentano la Nord. Curiosità. Identica decisione è stata presa dai tifosi teramani. Un centinaio di essi, dopo essersi sobbarcati in mattinata i circa 500 chilometri che dividono i due centri, verranno a Taranto, ma non entreranno all’interno dello Iacovone. Resteranno anch’essi fuori per protesta. Ma veniamo alla partita. La formazione abruzzese è in evidente progresso dopo il cambio dell’allenatore. Non è un caso che sabato scorso ha sconfitto il forte Foggia. Il Taranto dovrà centuplicare le forze per agguantare i tre punti. Papagni dovrebbe aver deciso di affidarsi al 4-4-2 visto e considerato che mancherà per squalifica Mancini. A proposito: sembra che Catania e Reggina lo stiano seguendo con molta attenzione per verificarne a pieno le potenzialità tecniche. Dovrebbero giocare: Barasso, Cosenza, Pastore, Prosperi, Colombini; Larosa, Cejas, De Liguori, Toledo; Cammarata, Deflorio. Ma il modulo predisposto dal trainer rossoblù sarà elastico. Ad ognuno dei centrocampisti, ma anche dei difensori esterni e, persino, a capitan Deflorio (oggi farà il suo rientro in prima squadra) Papagni affiderà dei compiti ben precisi in grado di scombinare i piani tattici degli avversari. Fuori casa il Teramo, oltre a non aver mai pareggiato, ha segnato solo 8 reti, una in più del minimo (7) di Giulianova e Salernitana; ma in compenso ha incassato 24 gol, quanto una formazione di metà classifica. di Giuseppe Dimito15 aprile 2007

Con il Teramo una vittoria e due pareggi

Il Teramo è una sorta di “bestia nera” per il Taranto; in nove precedenti di campionato i rossoblù sono riusciti a superare gli abruzzesi solo una volta, mentre i rivali si sono imposti in sei occasioni.
Nel torneo di serie C2 1995-96 i primi due confronti; il 5 novembre 1995 il Teramo espugna lo “Iacovone” vincendo per 1-0 con un gol segnato da D’Amblé al 58'; quasi deserto lo stadio tarantino con 700 spettatori (120 i paganti e 450 gli abbonati).
Gli abruzzesi si impongono con lo stesso punteggio anche nella gara di ritorno, il 24 marzo 1996; è una sfortunata autorete del difensore rossoblù Panarelli a consegnare il successo ai biancorossi.
Primo punto per il Taranto il 12 gennaio 1997 in serie C2: 1-1 a Teramo con i rossoblù in vantaggio con una rete di Caputo al 20', quindi il pareggio dei padroni di casa ancora una volta con un autogol questa volta all’85' e causato dal giovane Tallilli, nell’occasione all’esordio assoluto in campionato.
L'unico successo degli ionici arriva il 15 maggio 1997, nell’ultima giornata di campionato; si gioca di giovedì ed il Taranto, ultimo in classifica, insegue un successo per sperare di agganciare la zona playout. I rossoblù vincono per 2-0 (segnano Piero Caputo su rigore e Menolascina), ma i concomitanti successi della Casertana e del Marsala lasciano l’ultima piazza ai tarantini che retrocedono nel CND.
Finisce 0-0 a Taranto l’8 settembre 2002 nel campionato di C1, quindi nella partita di ritorno il 12 gennaio 2003 si impongono ancora gli abruzzesi vincendo per 2-1 (biancorossi al doppio vantaggio al 22' con Motta e al 60' con Pepe, quindi all’83' segna per il Taranto Petrachi).
Due vittorie per gli abruzzesi nel torneo di serie C1 2003-04, entrambe per 2-1; il 31 agosto 2003 a Taranto (al 6' Filippi, al 29’ Sanetti e all’81’ Bonfanti); l’11 gennaio 2004 Teramo (Quadrini al 52', Taua al 72 e Banchelli al 92').
2-0 per il Teramo nella gara d’andata del 26 novembre con le reti di Migliaccio al 49' e di Schettino al 94'. di Franco Valdevies15 aprile 2007

42 telefonate per truccare la sfida
Juve-Milan: Bertini chiama Moggi. Dai tabulati ecco l'enorme numero di chiamate a 24 ore dal match. Contatti anche con Fabiani

Quarantadue telefonate per truccare Juventus-Milan. Non sarà la "pistola fumante" però ci si avvicina molto: il documento definitivo, quello che, secondo i pm, inchioda tutti è lungo una paginetta. Ma è devastante: è un tabulato sul quale sono riportati, analizzati e graficamente visualizzati i dati delle quarantadue chiamate che nelle ventiquattro ore precedenti al fischio di inizio della partita corsero sulle linee telefoniche svizzere in uso a Moggi, al suo collega e complice Fabiani, e all'arbitro Bertini. Quarantadue telefonate che, secondo i pm Beatrice e Narducci, determinarono «un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione (...) esito perseguito dal Bertini che si adoperava per il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra di Moggi»
L'incontro è di quelli importanti. La Juventus è prima in classifica con 38 punti. Il Milan segue a 34. Una vittoria dei rossoneri ridurrebbe a un solo punto la distanza, annullando il primo tentativo di fuga della Juve. La partita si gioca in anticipo, sabato 18 dicembre 2004 e finisce 0 a 0. L'arbitro Bertini, con i suoi "errori", è il protagonista assoluto. «Ancora oggi - ripete Gattuso - ho davanti agli occhi la scena di Kakà che sta andando in porta e che viene fermato da Bertini per un fallo a nostro favore». Le polemiche sono furibonde. 
E chissà cosa si sarebbe detto se si fosse saputa la verità. E cioè che Bertini aveva parlato al telefono con Moggi - prima della partita e su utenze "anomale" procurate dallo stesso Moggi - per 13 volte in 24 ore. «I tabulati - scherzano sempre gli inquirenti su questa cosa - hanno il limite di non parlare, perché elencano solamente il numero di contatti tra due telefoni e non raccontano cosa viene detto. Però a volte ce ne sono alcuni che, incrociati con altri dati, parlano più di un pentito». E questo tabulato è uno di quelli: perché a leggerlo bene si scopre che Bertini passa l'intera giornata del 18 dicembre al telefono con la cricca di Moggi. Per sei volte è lui a chiamare, per sette è il suo interlocutore. Ma evidentemente non basta. Perché, sempre su una utenza svizzera, Bertini raggiunge anche Fabiani che, secondo i pm di Napoli è, insieme a Moggi, "l'istigatore" dell'associazione a delinquere. Bertini e Fabiani si sentono la bellezza di 18 volte (nove chiamate a testa) in una manciata di ore. Ma non è tutto perché anche Moggi e Fabiani si sentono quel giorno: 11 volte, subito prima o subito dopo le chiamate di Bertini a Fabiani. 
Come si è arrivati a isolare queste 42 telefonate (nell'inchiesta ce ne sono più o meno altrettante per ciascuna partita contestata, 15 in tutto) è cosa che appartiene alla sfera delle alchimie investigative. Tutto comincia con il ritrovamento delle prime schede che Moggi faceva acquistare in Svizzera. Gli investigatori hanno chiesto all'operatore telefonico di avere un prospetto di tutte le chiamate in entrata e in uscita effettuate da e su quelle utenze. I famosi tabulati. Così il giro delle schede moggiane si è allargato fino ad arrivare a cinquanta (solo una ventina delle quali particolarmente attive). Il secondo passo è stato quello di abbinare ciascuna di queste venti utenze a una persona. E ciò è stato possibile solamente combinando la posizione del telefonino registrata dalle celle con la posizione delle singole persone. L'abbinamento, per essere certo, doveva essere ripetuto più volte. Attribuita l'identità alla scheda, i carabinieri del nucleo operativo di Roma hanno proceduto a vedere in quali circostanze i soggetti entravano in contatto tra di loro, in corrispondenza di quali partite, quante volte e per quanto tempo. Attraverso questa procedura si è potuto dividere i contatti in "non utili" e "qualificati". La rete creata dai "qualificati" costituisce l'impianto che gli avvocati si troveranno ad affrontare al processo. Dove molto dipenderà dalle spiegazioni che i protagonisti daranno di queste chiamate. Sul punto l'avvocato di Moggi Paolo Trofino sta preparando una memoria. di Marco Mensurati15 aprile 2007

Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione.

index