Taranto da impazzire Prima l’esito: vince il Taranto. Poi il risultato: 4-3. Infine il calcolo: basta un punto, adesso, per conquistare i playoff. Il resto è un romanzo ambientato in un campo di calcio: sette reti, tre svantaggi rimontati, gol quasi irreali, rimpalli che finiscono in porta, prodigi di tecnica straordinaria, file di errori banali, depressione, ovazioni, espulsione doppia, ammonizioni buffe. Battere l’Ancona non è un gioco facile, ma qualcosa di insolitamente divertente, di assolutamente imprevedibile, di clamorosamente surreale. Più di una partita: la diga della logica che cede, occasioni e gol che tracimano, emozioni piazzate su una gigantesca altalena, risultato che balla. E numeri che, gioiosamente, non tornano: una difesa prima impenetrabile (l’imbattibilità di Barasso si è fermata a 529’) che ne prende tre, un attacco che in casa era bloccato (senza gol le ultime due partite) che va quattro volte a segno, cinque pareggi interni consecutivi che si annullano in un successo (dodicesimo risultato utile in fila) rumoroso e dorato. A completare il quadro epico della partita con il sorriso più largo che il Taranto possa mostrare è l’ultima, folle, pennellata. Segna Cejas, liberando un destro al volo da trenta metri dopo una respinta della difesa su tiro di Catania: l’urlo di liberazione è frastuono dolce, le braccia al cielo di uno stadio intero sono il gesto dei vincitori. Prima del tiro (ma anche un po’ dopo) c’è tutto: il timore della disfatta, la voglia di rimonta, il ribaltone, i pensieri stupendi. C’è l’anima di una squadra che sa quello che vuole e lo ottiene con rabbia scoordinata,ì furia e azzardo. C’è lo spirito di chi non si stanca di inseguire, ha fiato per correre, coraggio per osare, tempra per combattere e forza per saltare gli ostacoli che il destino irriverente (e qualche errore) dissemina per il campo, minando sistematicamente il tabellino. E c’è anche uno spazio minimo per l’analisi di una partita giocata con voglia da entrambe. Dal Taranto, con qualche
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
BARASSO - Subisce tre gol, su nessuno sembra avere responsabilità: molto nasce per disattenzioni della difesa, a quali prova senza successo a rimediare. Sul 2-1 è decisivo in un doppio intervento: 6.5
Taranto, che rincorsa Sette gol sono troppi per essere presi sul serio. Significa che siamo di fronte ad una partita imperfetta. Stramba nell’andamento, illogica negli sviluppi, improbabile nelle traiettorie. Una partita priva di tratto identificante, ma con una sua turbolenta forza originale. Una forza oscura, sfuggente, ancestrale. La forza che butta continuamente giù il Taranto (0-1, 1-2, 2-3) e poi lo tira su (1-1, 2-2, 3-3). La forza che, al culmine della fatica e in fondo ad una galleria di piccoli tormenti, lo porta definitivamente sopra (4-3). Sopra il cielo dei playoff, virtualmente arpionati. Per la matematica serve un altro punto, da rimediare tra Foggia e Avellino. Per la gente, in preda ad un’euforia contagiosa, non serve più niente: il Taranto è già dove aspira ad essere da sempre. Confronto tumultuoso. I gol disegnano un tragitto tortuoso su una strada dissestata: piena di curve, di dossi e di cunette, di discese vertiginose e di asperità improvvise. Quello che arriva, se arriva, non viene mai dove è logico aspettarlo. E per la partita è un infinito sobbalzare, un continuo uscire fuori campo e fuori traccia. Per poi rientrare misteriosamente dentro l’inquadratura. Partite così, di questa intensità emotiva, trascinano al loro interno un quantitativo enorme di irrazionale. Sono pura astrazione. Sono un inno alla follia e allo scialo. Sono il calcio della nostra infanzia: dei colpi e degli errori, delle amnesie e dei virtuosismi, delle giocate e degli strafalcioni. Il Taranto vince da squadra predestinata. Perché alla fine riesce ad imporre la sua arroganza ed i suoi eccessi. L’Ancona perde da squadra che non ha ancora mollato. E, però, si arrende. Deve arrendersi al cospetto di un avversario addestrato alla rimonta. Ma prima di tuffarci in cronaca, facendo parlare i gol, conviene fermarsi un attimo a riflettere. L’analisi autorizza alcune considerazioni. La prima: Deflorio unica punta è una scelta che non paga. La seconda: Caccavale esterno di difesa è una scelta sbagliata. Deflorio non garantisce i movimenti della prima punta, sporcando la fase offensiva. Viene sempre incontro, anzicché dare profondità. Finisce col giocare tra le linee, sommandosi alla batteria degli incursori e privando così il 4-2-3-1 dell’indispensabile riferimento avanzato. Caccavale non ha né l’occhio, né il passo, né i riflessi per giocare sull’esterno. Docente lo mette spesso in difficoltà, lasciandoselo alle spalle. Deflorio e Caccavale, ovviamente, non spiegano tutte le stranezze del Taranto. Ma rappresentano la disfunzione più vistosa e il disagio più evidente. La partita comincia con una sorta di presentimento. L’Ancona (4-4-2) ha buoni piedi. Il Taranto parte contratto. Zito spara addosso al portiere sulla svirgolata di Deflorio (12’). L’Ancona presidia senza chiudersi. E al 25’ trova il gol del vantaggio. Colpisce Docente, incrociando col sinistro l’angolo più lontano (la difesa sbaglia in massa). Il Taranto pareggia al 32’, sfruttando il rigore procurato da Zito. Dal dischetto Deflorio è sufficientemente freddo. Nell’Ancona entra Nassi al posto dell’infortunato Rizzato: resterà in campo meno di mezz’ora e realizzerà due gol. Toledo spreca al 46’, calciando incredibilmente fuori da posizione favorevolissima. Sul ribaltamento dell’azione l’Ancona si riporta in vantaggio. È Caccavale, saltato da Docente, a tenere in gioco Nassi, la cui girata di destro trafigge Barasso (48’). Proteste inutili. La ripresa è una rincorsa pazzesca. Il Taranto riparte con la difesa a tre. Docente grazia Barasso al 6’. Toledo, con una volata al cianuro, semina avversari che svengono storditi, aprendosi al suo passaggio. Il brasiliano entra in area e deposita di giustezza (8’). Non è un gol. È un capolavoro, assolutamente fuori contesto. Ma il pareggio dura poco. Al 13’ Nassi si appropria di un corto rinvio e scarica il destro, infilzando per la terza volta Barasso. Entra Catania per De Liguori. Le reciproche scorrettezze di Colombini e Mancinelli valgono il doppio rosso. Dieci contro dieci. Il Taranto diventa 3-2-3-1. L’Ancona va sul 4-4-1. L’inseguimento continua. Al 22’ Prosperi raccoglie di piatto sinistro l’apertura di Mancini e con il contributo dell’ex Micallo sigla il gol del 3-3. Non è finita. Perché al 27’ Cejas esplode il destro definitivo, quello dell’ultimo sorpasso. Esce Deflorio (dentro Cosenza). Esce Toledo (ovazione). Il Taranto chiude col 4-4-1. E con Zito che banalizza il possibile 5-3. Ma otto gol, francamente, sarebbero stati un’esagerazione. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò
BARASSO 6 - Tre gol, tutti abbastanza inevitabili. L’imbattibilità dura 529’.
La prima volta di Cejas
Con uno spettacolare 4-3 il Taranto ritorna a vincere allo "Iacovone"; i tre punti in casa mancavano dall’11 febbraio scorso, quando i rossoblù superavano il Lanciano per 2-1 (gol al 1' di Cammarata, di Triuzzi per gli ospiti e di Toledo all’83') e nell’occasione centravano la settima vittoria consecutiva, poi sono seguiti cinque pareggi di fila.
Taranto, si ferma Cammarata L'imprevisto nasce alla vigilia e scombussola i programmi di Aldo Papagni. Il risentimento al polpaccio accusato giovedì pomeriggio da Fabrizio Cammarata è più grave del previsto e impedirà al bomber nisseno di prendere parte all’importante gara odierna contro l’Ancona. Il tecnico rossoblù ha ricevuto la cattiva notizia poco prima dell’inizio della seduta di rifinitura. «Spero, a questo punto, di dover rinunciare a Cammarata solo per una giornata» ha commentato ufficializzando l’esclusione del centranti rossoblù (miglior realizzatore con 9 reti). In rampa di lancio, inaspettatamente, si rivede Andrea Deflorio. Il capitano, nel 4-2-3-1 varato da Papagni, finora non ha trovato spazio e oggi agirà come terminale offensivo supportato dai tre incursori. I risultati soddisfacenti ottenuti in trasferta con il nuovo modulo (Martina e Salerno), hanno convinto il trainer ionico a confermarlo anche tra le mura amiche per infrangere il tabù che ha visto il Taranto pareggiare gli ultimi cinque confronti casalinghi. L’Ancona, però, potrebbe giocare in maniera meno rinunciataria rispetto alle ultime avversarie dei rossoblù allo "Iacovone". Un pareggio servirebbe ai biancorossi più per il morale che per la classifica. Se il distacco dalla quintultima posizione - occupata da Martina e Teramo - dovesse rimanere invariato, infatti, i marchigiani sarebbero matematicamente condannati a disputare i playout. E anche le scelte di Monaco (dovrebbe utilizzare due esterni di centrocampo offensivi) lasciano trapelare le intenzioni dei dorici. Difficilmente, però, il Taranto potrà usufruire degli spazi che ha trovato a Salerno. Dovrà fare la partita, cercando di scardinare la difesa biancorossa che, con 44 reti al passivo, ha il secondo peggior rendimento del girone. La soluzione della manovra ruota sempre attorno a Manuel Mancini che, ancora una volta, sarà affiancato da Toledo (a destra) e Zito (a sinistra) a ridosso di Deflorio. Cejas e De Liguori agiranno davanti alla difesa che non subisce gol da 504 minuti. A proteggere la porta di Barasso saranno sempre Cosenza, Pastore, Prosperi e Colombini. Francesco Monaco - tecnico dell’Ancona richiamato dopo essere stato sostituito da Baroni - ha gli uomini contati. Mancheranno Cichella e Arcuri (infortunati), Teodorani e Mendil (squalificati). Il modulo di partenza sarà il 4-4-2. Dinanzi a Zomer agiranno Masiero, Sgarra, Langella e Mammarella. I due interni di centrocampo saranno D’Aniello e Anderson, con Mancinelli e Rizzato a presidiare le corsie esterne. In attacco Docente e l’ex Staffolani. di Fabio Di Todaro
Nel 1988 l’ultima vittoria Otto i precedenti di campionato tra Taranto ed Ancona con gli ionici in vantaggio nel bilancio per 3 successi a 2. L'altro mondo dell'apocalisse sportiva E se non esistesse la serie B? E se fosse tutto come l'Nba, dove promozioni e retrocessioni si comprano e vendono in un gigantesco suk di franchigie e diritti, dove l'accesso e la permanenza nell'élite professionale non hanno nulla a che vedere con i risultati acquisiti sul campo ma solo con la salute economica del club, dove le società possono decidere di traslocare marchio e giocatori da Toronto a Miami, e i tifosi si arrangino pure coi loro affari di cuore? Per il pubblico della vecchia Europa, tuttora tenacemente abbarbicato a una vaga idea di meritocrazia e romanticamente convinto che tale meritocrazia debba manifestarsi tramite i risultati, lo scenario è da film catastrofista, una specie di apocalisse dello spirito sportivo; tuttavia, qua e là, sotto la falda friabile del Diritto, si cominciano ad avvertire i primi smottamenti di una frana che prima o poi seppellirà noi, la serie B e la nostra idea di gioco equo. Che cosa succederebbe, dunque? Gli ultras in marcia per la libertà di tifare A tre mesi dalla morte dell'ispettore Raciti e poche setimane dopo l'approvazione definitiva del Decreto Amato sulla violenza negli stadi, una parte del mondo ultras si ritrova oggi ad Ancona per una manifestazione di protesta contro gli aspetti più repressivi di una legge approvata all'unanimità dal Parlamento nonostante i dubbi di costituzionalità su alcune norme. Il gruppo Ultras Ancona l'ha organizzata insieme ai Cani Sciolti Ancona in difesa della libertà di espressione, sotto tutte le sue forme, citando espressamente l'articolo 21 della Costituzione. Hanno aderito molti gruppi di squadre delle serie minori (Venezia Mestre, Pisa, Crotone, Cosenza e tanti altri), la rete del footbal rebelde, associazioni e comunità locali. Mancano gli ultras di professione dei grandi club ma anche quelli di sinistra (Livorno, Terni) politicamente più vicini agli organizzatori della manifestazione. I quali tengono a precisare che non sarà una manifestazione politica, tantomeno una parata nostalgica ultrà. Bensì un raduno di tifosi che chiedono di poter continuare a portare dentro lo stadio cori, bandiere e striscioni messi indiscriminatamente al bando dalla nuova legge.
E' in arrivo Calciopoli-3
E' in arrivo Calciopoli-3? Possibile, molto probabile: si saprà qualcosa di più chiaro la prossima settimana quando i due pm napoletani, Narducci e Beatrice, sveleranno altri destinatari delle famose schede di Moggi. Schede segrete, ma mica tanto ormai. Ci sono di mezzo altri (alti) dirigenti e arbitri importanti. Forse addirittura un Grande Arbitro (vedi Spy Calcio del 25 aprile scorso). E' stato svelato infatti che dopo le tante schede svizzere ora ce ne sono 45 (più 324 ricariche) di provenienza del Liechenstein che Moggi si era procurato dal 27 giugno 2005 al 7 aprile 2006. Insomma, qui non si tratta più della famosa stagione 2004-2005, quella inquinata, per la quale hanno pagato la Juventus e le altre società. Qui si tirerebbe in ballo prepotentemente la stagione successiva, con il rischio di aprire un fronte pericolosissimo almeno per quanto riguarda la giustizia sportiva. Ricordiamo che in quell'annata i designatori non erano più Bergamo e Pairetto ma al loro posto c'era Maurizio Mattei, e senza sorteggio. Ricordiamo che la Juve vinse lo scudetto facendo il vuoto nelle prime nove gare. Dirette, nell'ordine, da Trefoloni, Dattilo, Tagliavento, Ayroldi, Pieri, Paparesta, Bergonzi, Racalbuto e Dattilo. Racalbuto aveva due schede moggiane, Pieri e Paparesta una a testa: Racalbuto ha smesso, gli altri due sono stati sospesi e rischiano la radiazione. Trefoloni ha dichiarato ai carabinieri che a quei tempi si arbitrava a comando, ma è stato assolto dalla giustizia sportiva e mai indagato da quella penale. In tanti avevano le schede, forse erano state offerte a quasi tutti gli arbitri. Chi era ad esempio il Grande Arbitro (in via di identificazione) con cui parlava Moggi a cavallo di Juventus-Milan? Come mai Bertini, sempre per quella partita, aveva telefonato (con schede segrete) 15 volte con Moggi e 18 con Fabiani? Cosa si dicevano? Il 7 maggio via agli interrogatori davanti a Borrelli e Co. Ma c'è il rischio che adesso si apra questo nuovo fronte. Con Calciopoli-3 potrebbero essere penalizzate altre società? Squalificati altri tesserati? E chi era quel dirigente (o ex dirigente) visto, con un amico, sulla barca di Moggi a Napoli? Troppi misteri devono essere ancora svelati, ma forse è in arrivo un'altra estate rovente.
Blasi chiama Taranto
Gigi Blasi gira come una trottola parlando del Taranto. Chiedendo calore, vendendo passione. Blasi parla tanto: vuole che la gente si stringa intornoalla squadra. Parla in tv, ospite di trasmissioni o in ripetuta diretta telefonica. E’ protagonista di messaggi autogestiti, come fossero spot di campagna elettorale. Ma non chiede voti, chiede partecipazione. Lancia appelli, anche confrontandosi con la gente (giovedì sera è stato ospite del club Tifo è Amicizia). Un’operazione simpatia affannosa (c’è poco tempo e troppo distacco) eppure efficace: cercando di far parlare del Taranto, Blasi sta cominciando a far parlare (tanto) di sé. Correndo e sudando: fa parte dello stile. Parole in tv, confronti diretti,fax. Uno, intenso, è stato catapultato ieri mattina nelle redazioni. Comincia con l’appello: «Si avvicina l’obiettivo fissato a inizio di stagione: la nostra squadra sta guadagnandosi il diritto a giocarsi la promozione in serie B ai playoff. Sarebbe una vittoria di tutta la città di Taranto: uniamoci e compattiamoci con questo intento». Passa all’esortazione: «Facciamo sentire di cosa siamo capaci per i nostri colori, tappezziamo i nostri balconi e le nostre terrazze di bandiere e stendardi rossoblu». E finisce con l’iniziativa: le donne, come annunciato, domani non pagheranno per assistere alla sfida con l’Ancona. In tutti i settori basterà presentarsi ai cancelli e l’accesso sarà libero previa consegna del tagliando omaggio. Colore, chiarimenti e omaggi: Blasi non risparmia niente, vuole sentire la spinta popolare con l’obiettivo così vicino. Mancano tre giornate, il Taranto è nei playoff. Rivuole affetto, chiede i numeri e la passione che non sempre, in questo campionato, si sono visti. Calcio e comprensione: errori da mettere da parte, rimedi da trovare e bersaglio fisso davanti agli occhi. Tra una corsa e l’altra, anche il tempo per chiarire il suo intento. Al telefono, ancora di corsa: «Credo in quello che sto facendo - dice -, credo nella necessità di coinvolgere la gente: sono il primo tifoso del Taranto e non voglio lasciare nulla di intentato. E’ una chiamata - sportivamente parlando, si intende - alle armi: vorrei vedere la città colorata di rossoblu, i tifosi pronti a spingerci». Un fiume in piena: «Ho deciso di concedere l’accesso gratuito alle donne e spero di vedere almeno tremila rappresentati del gentil sesso allo stadio. Da Taranto, dalla provincia: ora devono rispondere tutti, perché in lontananza si vede un obiettivo importante, che a Taranto manca da quindici anni. Dobbiamo arrivare ai playoff.E poi cullare il grando sogno». Potesse, passerebbe a prendere i tifosi da casa. Intanto li sollecita, incontrandoli dovunque capiti: «Ora non serve pensare a chi gioca, non serve pensare alla bellezza della manovra, non serve sapere con che modulo si andrà in campo. Ora serve vincere e, soprattutto, serve lo spirito che c’era durante la partita con il Melfi». Recuperare il tempo perduto: perché il tifoso medio si è allontanato dopo la bufera post-Cava. Si è allontanato, cioè, quando lo ha fatto Blasi: «Ma io non sono pentito di nulla, anche perché non mi sono allontanato dal Taranto: ero sempre alle partite, ho sempre fatto il mio dovere da presidente e da tifoso. Mi ero allontanato dalla violenza, questo spero che sia chiaro: il calcio che voglio non la prevede». Prevede tifo, invece: prevede calore, sostegno. Quello che ultimamente sta mancando. Per questo Blasi è in giro, per questo ha voglia di parlare. Per portare la gente dalla sua parte, quindi dalla parte del Taranto. Lo sciopero degli ultras non cessa: «Siamo pronti a trovare strade per venire incontro a chi vuole portare gli striscioni, ma questo è il momento di pensare tutti al Taranto. Se mi promettessero la revoca del decreto in cambio del Taranto in C2, io direi tenete il decreto - che tanto non verrà revocato - e datemi il Taranto in A. Spero di essere stato chiaro». Chiaro, adesso, Blasi vuol essere anche con la squadra. Trasmettendo la carica che sta portando in giro: «Spero di incontrare i giocatori in ritiro, prima della partita». Magari anche per ribadire l’impegno («già preso») per il premiopromozione: «Sono cifre molto importanti». In presenza dei tifosi una cifra (da verificare) sarebbe sfuggita. Come sarebbe sfuggito anche il progetto di un centro sportivo da realizzare in due anni. Sarebbe già pronto un progetto preparato con Graniglia, il titolare della Siel, sponsor rossoblu. Ma ora c’è l’Ancona. E Blasi non ha smesso di girare. di Fulvio Paglialunga
Blasi chiama i tifosi Un passo deciso, il piglio di chi ha voglia di contagiare col suo entusiasmo un ambiente che appare abulico e poco consapevole dell’importanza del momento. Luigi Blasi scende in campo. Non può farlo materialmente. E allora opta per una serie di proposte che hanno come unico obbiettivo aumentare il sostegno alla squadra in vista del rush finale. Presidente Blasi, da domani anche le donne entreranno gratis allo "Iacovone"? «È un’iniziativa attuata per far aumentare gli spettatori. Ci sono riuscito con i ragazzi - l’ingresso è gratuito fino a 14 anni, ndr -, ora ci provo col gentil sesso. La città deve stringersi attorno al Taranto per conquistare la B. Ai tifosi chiedo anche di esporre una bandiera sul balcone per colorare i palazzi. È anche da questi piccoli gesti che i calciatori capisconoquanto sia importante raggiungere questo traguardo». Che, a 270’ dal termine del campionato, appare alla portata di Deflorio e compagni. «Ci credo al 110%. Sto profondendo tutte le mie energie per non dover recriminare nulla tra qualche settimana. Il Taranto può giocarsela alla pari con tutte le sue rivali e, se dovessimo recuperare il pubblico, avremmo anche un altro punto a nostro favore. Non dobbiamo dimenticare che, in un periodo cosi negativo, stiamo fornendo, assieme alle realtà locali del volley e della pallacanestro, un’immagine positiva della città a livello nazionale». Sa che se il Taranto conquistasse la serie cadetta, il suo club entrerebbe nella storia? «Non è mai capitato di raggiungere in tre anni altrettanti risultati importanti. Io voglio provarci, ma non per gloria personale. Ho sempre detto che il Taranto è dei tarantini e tornare in serie B dopo quattordici anni sarebbe motivo d’orgo glio». Conferma che sarebbe pronto un premio-promozione? «Si, è una scelta che ho comunicato alla squadra già da un mese. È giusto che, qualora dovesse raggiungere questo risultato, riceva un incentivo. Ma non è il momento in cui pensarci. Ora i giocatori devono impegnarsi per vincere questi tre confronti che ci pongono di fronte ad una squadra che disputerà i playout e a due dirette concorrenti per la promozione. È un calendario difficile, dovremo mantenere alta la concetrazione». Contro l’Ancona bisognerà interrompere la striscia di pareggi interni consecutivi. «Sinceramente non guardo al passato, altrimenti avrei troppo da recriminare. Con tutti i punti lasciati per strada, potremmo lottare per il primo posto. Adesso, però, mancano tre gare e dovremo ottenere il massimo profitto per raggiungere i playoff. Domani mi aspetto una gara simile alle ultime disputate in casa: l’Ancona giocherà il pareggio e per noi ci saranno maggiori difficoltà rispetto alla partita di Salerno. Ma occorre una vittoria, che giunga anche giocando male e in maniera rocambolesca». Non dovrebbero esserci novità nell’undici che affronterà la formazione marchigiana. Papagni appare intenzionato a riconfermare gli stessi uomini schierati a Salerno. Dinanzi a Barasso, pertanto, il pacchetto arretrato sarà composto da Cosenza, Pastore, Prosperi e Colombini. Cejas e De Liguori saranno i due mediani davanti alla difesa, con Toledo, Mancini e Zito incursori alle spalle dell’unica punta Cammarata. di Fabio Di Todaro
Taranto, “omaggio”alle donne rossoblu “Tutte donne allo Iacovone!”: è questo il messaggio ribadito dal presidente della Taranto Sport, Gigi Blasi, dopo l’ufficializzazione dell’iniziativa che vuole le rappresentanti del gentile sesso spettatrici “gratuite” delle prossime esibizioni in casa della squadra rossoblu. Il progetto, ideato al fine di incentivare le presenze di sostenitori sugli spalti, in un periodo decisamente “ambiguo” (il Taranto sta conquistando i play off promozione, i gruppi organizzati sono in protesta per le normative del decreto Amato), è stato svelato dallo stesso presidente Blasi giovedì sera, nel corso del tradizionale incontro del club Tifo è Amicizia, a lui dedicato. Ieri è stato diramato il comunicato stampa da parte del sodalizio ionico, nel quale si legge: “Si avvicina l’obiettivo fissato all’inizio della stagione: la nostra squadra sta guadagnandosi il diritto a giocarsi la promozione in serie B nei play off”. “ In questo momento- continua la nota- è più che mai importante la presenza massiccia allo Iacovone dei nostri tifosi: a tal proposito, il presidente Blasi ha deciso di concedere l’ingresso gratuito alle donne, in occasione della partita di domenica prossima (domani, ndr) con l’Ancona”. Il “regolamento” è semplicissimo: “Le interessate- spiega il comunicato- dovranno presentarsi ai cancelli d’ingresso dello stadio, nei settori di Curva Nord, Gradinata e Tribuna Laterale, ed avranno libero accesso, previa consegna del relativo tagliando omaggio”. Gli stessi tagliandi saranno distribuiti direttamente allo stadio Iacovone, al momento dell’entrata. L’iniziativa della Taranto Sport, però, sarà valida per entrambe le partite che andranno a chiudere la stagione regolare del girone B della serie C1: oltre quella di domani contro i dorici bisognosi di punti salvezza, si ripeterà per l’ultima di campionato contro l’Avellino, seconda forza del torneo. Ma il presidente Gigi Blasi, animato sempre da lodevole e contagioso entusiasmo, non esclude reiterati “omaggi”: “Le donne entreranno gratis anche in occasione dei play off- ammette- Ma attendiamo, e concentriamoci sulle prossime gare!” Il maggior azionista della Taranto Sport ha ripetuto il noto appello: “Per realizzare il sogno della serie B, occorre compattarci in armonia attorno alla squadra, che ha bisogno delle energie che provengono dal pubblico- ha dichiarato- Mi piacerebbe vedere anche piccoli gesti di passione rossoblu, come i balconi o le terrazze dei palazzi tappezzate di bandiere e stendardi rossoblu. I tifosi devono “colorare” lo stadio, indossare sciarpe e maglie della loro squadra, far sentire ai calciatori il loro incitamento”. L’iniziativa dell’ingresso gratuito alle donne segue quella già in atto inerente le scolaresche: i ragazzi delle scuole elementari e medie, infatti, assistono liberamente alle partite degli ionici, accompagnati dai loro insegnanti, che presentano richiesta alla Società. Per quel che riguarda l’accesso o meno degli striscioni, il club Tifo è Amicizia tornerà ad esporre il proprio vessillo sugli spalti della gradinata, avendo ottenuto il beneplacet da parte della prefettura. Un iter che molti gruppi organizzati della Curva non hanno assolutamente condiviso. “Al momento mi interessa solo aver raccolto un invito della tifoseria rossoblu, quello dell’accesso gratuito alle donne- ribadisce Gigi Blasi- Ho rivolto molti appelli ai gruppi della Curva Nord, in tutte queste settimane di protesta. Mi auguro che il bene del Taranto prevalga su tutto. Sono propenso ad ogni tipo di incontro con i club, se lo vorranno”. Intanto domani si gioca, e per Taranto- Ancona lo stadio Iacovone si tinge di rosa. Conoscendo la passione e la sana esaltazione che caratterizzano gli animi femminili, c’è da scommettere sulla bontà del progetto fortemente voluto dal sodalizio ionico. di Alessandra Carpino
Un Taranto da scoprire Trarre indicazioni utili per la formazione di domenica, stavolta, è un esercizio al confine tra intuito e immaginazione. I due Taranto del giovedì, infatti, assomigliano a un mosaico: titolari e (presunte) riserve sapientemente mescolate, schemi tattici differenti tra prima e seconda frazione. E allora, che Taranto sarà? Probabilmente non troppo diverso da quello visto (e vincente) contro la Salernitana. Anche se il verdetto più attendibile sarà affidato, come sempre, alla rifinitura della vigilia. Non è stato, comunque, un giovedì banale: le due "architetture" rossoblu schierate in campo contro gli Allievi Regionali di Passariello (sempre più bravi, appena qualificati per la fase interregionale del campionato di competenza) hanno inviato ai presenti messaggi interessanti. Buon ritmo, facilità di manovra, velocità e quel pizzico di determinazione che non guasta, neanche nella sgambatura in famiglia. Anche gli infortunati recenti migliorano: tralasciando Mattioli, in borghese e quasi sicuramente out per domenica, il pomeriggio ha mostrato un Monticciolo reattivo (anche se un po’ imballato) e un Ambrosi determinato a tornare protagonista. Per l’attaccante, il ritorno in panchina appare una certezza. Nella prima frazione Papagni si è affidato al 3-4-1-2, con Faraon tra i pali (e Barasso a difendere gli Allievi), Caccavale, Pastore e Cosenza sulla inconsueta linea difensiva, Toledo e Prosperi esterni di centrocampo con Larosa e Cejas in posizione centrale, Catania pronto a svariare tra le linee per supportare Ambrosi e Deflorio in fase avanzata. Passariello ha rinforzato le fila dei baby anche con Monticciolo, ormai sulla strada del recupero. Il parziale si è chiuso sul 4-0: doppietta di Ambrosi, tiro potente di Prosperi, gol di Catania (su perfetto taglio di Ambrosi). Nella seconda frazione il Taranto si è vestito di 4-4-1-1 (questione di posizioni, molto simile al 4-2-3-1 delle ultime trasferte): prima Maraglino (autore del golqualificazione degli Allievi nell’ultima gara) e poi Muscato in porta, Panini, Cosenza, Castroni (poi Prosperi) e Colombini nel reparto difensivo, Mortari e Zito laterali di centrocampo, Monticciolo e De Liguori nel cuore della manovra, Mancini rifinitore dietro Cammarata unica punta. Il tempo si è chiuso sul 4-1 (8-1 il punteggio finale): staffilata di Mortari, pallonetto (o colpo d’uncino, proprio come a Salerno) di Cammarata, rete di Zito, autorete di Faraon e gloria anche per il giovanissimo Di Giuseppe, autore del gol della bandiera degli Allievi con un bel tiro dalla distanza. Alla fine della seduta... la pioggia. E un’impressione: Papagni potrebbe ripartire dal 4-2-3-1 con Toledo e Zito esterni di centrocampo e Mancini alle spalle di Cammarata. E’ solo un’ipotesi, per ora. Ingresso gratuito per le donne in tutti i settori dello Iacovone, già da domenica in occasione di Taranto-Ancona e fino al termine della stagione: è la novità emersa nella tarda serata di ieri, annunciata dal presidente Gigi Blasi e dal dg Vittorio Galigani nel corso di un dibattito con i tifosi che si è svolto presso il club "Tifo è Amicizia". Lo stadio si vestirà di rosa: tutti i particolari dell’iniziativa saranno annunciati oggi dal club ionico. di Leo Spalluto
Toledo lancia la volata Ripartirà quasi certamente dal 4-2-3-1 Aldo Papagni e dagli stessi interpreti della vittoriosa gara disputata all’Arechi. L’indicazione è stata confermata dal collaudo infrasettimanale disputato ieri pomeriggio allo "Iacovone". «Il 4-2-3-1? E' uno schieramento su cui stiamo lavorando dall’inizio del campionato - ha commentato Robson Toledo - In queste ultime giornate, sta esaltando le nostre caratteristiche. E' una soluzione valida, ma non è l’unica: l’organico di cui dispone il nostro allenatore gli consente di scegliere settimanalmente la migliore formazione da mandare in campo». Nel nuovo modulo sperimentato con successo a Martina e a Salerno, il calciatore paulista è stato schierato a destra nella batteria degli incursori alle spalle di Cammarata. «Con Papagni avevo sempre giocato a sinistra perché voleva che mi accentrassi per calciare. Adesso sono tornato ad occupare la mia posizione originale, anche se mi è concessa una discreta libertà di movimento. Sono soddisfatto di ciò che ho potuto fare in questa stagione. Mi auguro, però, di raggiungere un risultato importante con tutti i compagni». Il Taranto, adesso, ha un tabù da sfatare: non vince allo "Iacovone" dallo scorso 11 febbraio. In quell'occasione fu una magia del brasiliano a regalare i tre punti al fotofinish contro il Lanciano. «Mi auguro di ripetermi con l’Ancona se una mia rete potesse consentirci di tornare al successo dinanzi ai nostri tifosi. Mi aspetto una gara simile alle ultime disputate in casa. L’Ancona non vorrà regalarci nulla e conoscendo il nostro valore si difenderà alla ricerca di un pareggio. Da parte nostra sarà fondamentale avere lo stesso approccio di domenica scorsa: non dovremo sottovalutare l’impegno, cercando di sbloccare il risultato nella prima frazione». A tre giornate dal termine della regular season Toledo non si sente in grado di poter stilare una tabella di marcia. «Ci sono troppi scontri diretti e credo che tutte le squadre stiano facendo i loro calcoli. Questo campionato è molto equilibrato. Se giocassimo nel girone A saremmo secondi, invece con 53 punti non sappiamo ancora quale sarà il nostro destino. Abbiamo, però, la fortuna di poter pensare soltanto al nostro cammino. Viviamo alla giornata e cerchiamo di fare il maggior numero di punti. E' con questa mentalità che, finora, abbiamo conservato la quarta posizione». La scalata verso la serie B è già iniziata. Toledo si sente un ciclista a metà del percorso. «E di fronte c'è una salita rapida. Ma arriveremo al traguardo». di Fabio Di Todaro
Papagni: "Con l'Ancona vietato sbagliare" "Credo che non debba esserci euforia. Ci deve soltanto essere la consapevolezza di vivere una fase del campionato particolarmente delicata, e di poter far bene, perchè la squadra ha mostrato di essere in buone condizioni psicofisiche": le prime parole di Aldo Papagni, al termine del consueto test ufficiale disputato ieri pomeriggio dal suo Taranto, suonano come un consiglio saggio, in vista del terz'ultimo impegno della stagione regolare. Si punta a sciogliere l'incantesimo beffardo dei cinque pareggi consecutivi entro le mura amiche: domenica arriva l'Ancona, formazione quasi condannata alla disputa degli spareggi salvezza, ma decisa a non cedere sino in fondo. Aldo Papagni ha praticamente l'organico completo a disposizione: Monticciolo ha rispettato tempi perfetti nella terapia di recupero dallo strappo muscolare, e sarà convocato. Ha pienamente recuperato anche Sandro Ambrosi, che ha "sfogato" il suo desiderio di goal disputando una partitella pimpante. Unico indisponibile risulta Mattioli: l'esterno di Aversa non ha smaltito l'infiammazione al ginocchio, lo stesso operato lo scorso anno. "Se guardiamo con attenzione all'arco di tempo che va dalla partita di Giulianova in poi- ha dichiarato l'allenatore rossoblu- le condizioni della squadra appaiono positive, ottime, dal punto di vista psicologico, fisico e sotto l'aspetto squisitamente tecnico. Siamo fiduciosi, anche in virtù di un'ulteriore dimostrazione di compattezza, sacrificio, che i ragazzi hanno dimostrato in questo ultimo periodo". L'obiettivo play off, promosso dalla società ad inizio campionato, sembra concretizzarsi: "I 53 punti in classifica rappresentano un bottino davvero importante- ha precisato Papagni- Non siamo dentro i play off: questo rafforza il pensiero di non mollare un attimo, di avere livelli concentrazionali piuttosto alti sempre". Il tecnico di Bisceglie inquadra il prossimo avversario, l'Ancona di Monaco: "Rispetto alla partita con la Salernitana- spiega Papagni- di base ci sarà un aspetto tattico chiaramente differente. L'Ancona giocherà probabilmente nella propria metà campo, la gara potrebbe presentarsi con pochi spazi a disposizione, rispetto alla partita di Salerno. Dobbiamo essere bravi a trovarceli, a crearceli attraverso quello che è fondamentale fare, cioè non stare mai fermi, cercare diverse soluzioni. Stiamo lavorando per questo". "Aldilà del numero di attaccanti che si schierano- ha precisato mister Papagni- sarà fondamentale creare l'ampiezza, la profondità, il movimento, per non dare mai punti di riferimento". L'Ancona, però, ha bisogno di punti-salvezza: "Credo che noi non possiamo permetterci di perdere punti in casa- ha ribattuto il tecnico rossoblu- Sarà fondamentale l'aspetto della determinazione. Dobbiamo prendere i tre punti, magari anche rinunciando ad un gioco pregiato. Questa volta sceglierei soprattutto i tre punti". Soprattutto perchè la prossima trasferta è insidiosa, decisiva e si chiama Foggia: "Ho sempre detto che la "prossima partita" è la più difficile-catechizza Papagni- Vedremo quello che avverrà nella settimana successiva. Di certo, dobbiamo profondere il massimo delle energie con l'Ancona". La speranza è quella di ripetere l'impeccabile prestazione di Salerno: "Prima della prestazione con i granata, qualcuno aveva storto il naso in merito alla presunta condizione atletica del gruppo- ha affermato il trainer barese- In questo ultimo mese, credo che la squadra abbia dimostrato una buona brillantezza. Sarà fondamentale mantenerla: in questo momento, non c'è da svolgere lavori specifici. Quello che c'è nelle gambe, per la fine del campionato, è stato acquisito quotidianamente". "Occorre rafforzarlo con costanza - ha continuato il tecnico- A Salerno abbiamo avuto una dose di energia supplettiva. Ci preme continuare a lavorare con la qualità: la quantità è stata esplicata già dall'estate, fino a Natale e nei mesi scorsi". "Corpo e mente sono due parti importanti e, sicuramente, non separate- ha specificato Papagni- Rappresentano due componenti importanti nella prestazione di ogni singolo, di una squadra". "Ci sono partite in cui abbiamo pareggiato segnando- ha analizzato- in altre non abbiamo subito reti, ma non siamo stati abili a realizzarne. Contro l'Ancona il Taranto deve comportarsi come sempre: tracciare la strada per vincere, e per farlo occorre mettere in campo sacrificio, tanta umiltà, poca presunzione. Insieme le capacità tecniche che noi abbiamo- ha specificato l'allenatore- La squadra ha mostrato di avere un'identità: bisogna eliminare quelle scorie, quei difetti che abbiamo mostrato in altre circostanze, quando non siamo riusciti a vincere". Il periodo delicato può creare "tensioni" intrinseche negli animi dei giocatori più sensibili (si è vociferato di un dissapore fra Zito e Mortari nell'allenamento del mercoledì, ndr)? "Non me ne sono accorto- commenta il tecnico con sincerità- Credo che sia scaturito da un normalissimo contrasto di gioco. Anche oggi (ieri,ndr) c'è stata un'azione dura fra Prosperi e Cosenza". "Questi episodi addirittura rappresentano un segnale positivo- sorride e filosofeggia, Aldo Papagni- In questo momento, facciamo parecchia attenzione alla qualità, e la qualità prevede alta intensità. L'alta intensità, a sua volta, prevede il fallo, l'arrivo in ritardo, e saper inibire le reazione negative è un fatto importante". In merito al recupero di alcune pedine, Papagni conferma: "Ci sono diversi segnali positivi di ripresa. Ambrosi si è mosso bene, Monticciolo è rientrato nel gruppo e sarà convocato. Ho visto anche il nostro capitano Deflorio, che ha lavorato con abnegazione. Sono fiducioso, abbiamo bisogno di essere circondati di ottimismo". Che proviene dal pubblico... "Abbiamo inviato i nostri messaggi più volte, conosciamo la posizione dei tifosi- ha sorriso Aldo Papagni- Se non riusciamo ad avere pubblico numeroso per la fine del torneo, conquistiamo i play off: sicuramente tornerà sugli spalti". di Alessandra Carpino
Partitella: è tornato Ambrosi. Conferme per Zito Consueto test ufficiale contro la formazione giovanile degli Allievi, ieri pomeriggio, per il Taranto. Tutti disponibili nell'organico rossoblu, fatta eccezione per Italo Mattioli, che è rimasto a riposo a causa di un'infiammazione al ginocchio che lo costringerà alla defezione per la gara interna di domenica contro l'Ancona penultimo in classifica. Aldo Papagni ha rodato uno schema tattico votato al 4-2-3-1, con il quale la squadra si è ben espressa a Salerno. Nella prima frazione di gioco, caratterizzata da ritmo apprezzabile e brillantezza in fase offensiva, nonostante la lieve pioggia e la temperatura diminuita rispetto al caldo dei giorni scorsi, il tecnico di Bisceglie ha schierato Faraon in porta ed una difesa composta da Caccavale in atipica posizione di terzino destro, Pastore e Cosenza coppia di centrali, inserendo Prosperi sulla sinistra, con licenza di avanzare sulla fascia in fase di possesso palla. Larosa e Cejas hanno fatto da diga dinanzi al comparto arretrato, Toledo è partito sulla corsia di destra, mentre Catania ha svolto un ruolo più votato all'attacco, accompagnato da Deflorio in veste di rifinitore ed Ambrosi punta effettiva. Fra gli Allievi, si è mosso bene Monticciolo, recuperato dall'infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per un mese; in porta, è stato collocato il titolare Barasso. Prima del vantaggio del Taranto, sono da segnalare un gran destro di Deflorio, parato da Barasso, abile a distendersi. Successivamente, è stato Ambrosi a provarci con una conclusione di destro a mezz'aria, sul fondo, e con un avventuroso colpo di testa in tuffo, terminato di poco a lato. L'attaccante di Fiuggi ha però ritrovato il feeling con la rete siglando la marcatura del vantaggio della Prima Squadra: combinazione in linea in area, con Catania che effettua un passaggio per Deflorio, il quale sceglie il tempo per servire corto Ambrosi, bravo a chiudere con un rasoterra ravvicinato. La girata di testa di capitan Deflorio, su cross di Toledo, è sventata con la mano da Barasso. Il raddoppio è opera di Prosperi, che insacca con un diagonale arcuato dalla sinistra, servito da assist di Deflorio. E' bravo Barasso in uscita a chiudere lo specchio della porta a Catania, involatosi in solitudine dopo il suggerimento di un pimpante Ambrosi. Che si pregia di una doppietta, dopo una bordata di sinistro scagliata da Deflorio, che sorvola la traversa. Il 3-0 della Prima Squadra avviene su un rimpallo, dopo mischia in area. Altre occasioni nel primo tempo: Larosa serve ancora Ambrosi, Barasso esce sui suoi piedi; lo stesso centravanti ci riprova con un altro colpo di testa in tuffo, sopra la traversa. Conclusioni di potenza per Deflorio: da fuori area e su calcio di punizione dalla trequarti, deviato in corner. Ancora il Cobra dalla distanza, ma Barasso alza la sfera sull'incrocio dei pali: sugli sviluppi dalla bandierina, il tiro di Toledo è fuori misura. Spesso gli esterni si interscambiano, il modulo è decisamente malleabile. Il 4-0 porta la firma di Catania: ottimo l'inserimento in dribbling di Ambrosi che lo innesca sapientemente. Nel secondo tempo, il baby Maraglino viene schierato in porta, mentre Panini e Colombini fungono da terzini destro e sinistro, con Cosenza e Castroni in posizione centrale. Monticciolo e De Liguori giocano lievemente arretrati a tutela della difesa, mentre Mortari e Zito sono liberi di allargarsi a destra e sinistra del centrocampo. Mancini è il suggeritore dell'unica punta Cammarata. Zito conferma il suo momento di forma suggellando il 5-0 con un pregevole pallonetto, seguito a ruota da Mortari (6-0), autore di un bel diagonale rasoterra dalla destra, propiziato da un passaggio di Cammarata, che realizza il settimo sigillo alzando morbidamente la sfera. Zito firma la doppietta per l'ottavo goal della Prima Squadra: imbeccato da Mancini in posizione centrale, salta agevolmente Faraon. L'esterno napoletano ci provca anche con una gran conclusione che sorvola la traversa, ma al tiro ci vanno anche Cammarata e Mancini. L'Allievo Di Giuseppe ha l'onore di segnare la rete dell'8-1 per la sua squadra. Chiude il Taranto con Mancini (nona rete), in "collaborazione" con un indeciso Faraon. di Alessandra Carpino
Zito: “Credete in questo Taranto” L’oro di Napoli nelle mani del Taranto. Antonio Zito ha emanato tutta la sua classe, composta di tocchi deliziosi, intuizioni precise e vivacità intelligente, nella sfida vinta dai rossoblu a Salerno, conquistando il simbolico alloro del migliore in campo. E lui, lo scugnizzo dal sorriso pronto, lo ricorda con piacere, senza peccare di superbia, concedendosi una sana modestia: “Ho cercato di dare il mio contributo, ho avuto a disposizione più tempo per dimostrare le caratteristiche del mio gioco- ha esordito Antonio Zito- Abbiamo dimostrato una bella intesa sul campo, abbiamo creato molte occasioni da rete. Coi colleghi va tutto alla perfezione”. L’apporto di due talenti come Zito e Mancini perfeziona la fisionomia del Taranto: “Io e Manuel cambiamo la musica- scherza l’esterno di Fuorigrotta- Corriamo tanto, ci diamo da fare per il bene della squadra. Siamo giovani e desiderosi di conquistare le luci della ribalta”. Antonio Zito è conscio delle qualità dell’amico: “Mancini ha tre anni in più di me, ma si sa esprimere già ad alti livelli. L’importante, per entrambi, è impegnarci durante gli allenamenti, per migliorare sempre. Dobbiamo imparare a non mollare, lottando su ogni pallone”. I gioielli di casa Taranto non sono passati inosservati, sul più ampio panorama calcistico: Zito è in comproprietà col Sorrento, capolista attuale del girone C della serie C2. “Non so nulla riguardo eventuali società interessate a me- dichiara il giovane rossoblu- Mi piacerebbe restare a Taranto anche nella prossima stagione, magari in serie B! Qui è il calcio vero”. Lo schema tattico utilizzato contro la Salernitana, quel 4-2-3-1 che confida nella brillantezza degli esterni alti e del rifinitore, è piaciuto ad Antonio Zito: “E’ un modulo che esalta le mie caratteristiche: giocando come domenica, alla squadra davvero nulla è precluso- il centrocampista è schietto- Ma sappiamo applicarci bene anche con il classico 4-4-2. E’ capitato che due vittorie fuori casa scaturissero dall’intuizione del mister di schierare un’unica punta di ruolo”. Mero dato, quindi: “Penso all’ultima gara interna disputata, col Teramo: abbiamo creato lo stesso tante occasioni da goal, ma non siamo riusciti a sbloccare il risultato- ricorda Zito- Non ci è mai capitato di ottenere una vittoria giocando male: la componente della fortuna ci è stata poco d’aiuto”. Il Taranto ha una caratura tecnica precisa, non esprime un calcio essenziale, ma punta alla fluidità della manovra: “Siamo una squadra di qualità e tanta quantità- precisa l’esterno partenopeo- Sappiamo “giocare a calcio”. Può capitare qualche giornata in cui nulla vada per il verso giusto, ma la nostra compattezza è vera. Si era nutrito qualche dubbio nei nostri confronti- ammicca- Io invito la gente a credere in noi, come noi crediamo in tutto l’ambiente che ci circonda. Non dobbiamo mollare, il traguardo si taglia insieme: dobbiamo giocare da grande squadra, far provare grandi emozioni”. Autore di uan prova eccellente all’Arechi di Salerno, Zito non ha solo ispirato i compagni, ma avrebbe potuto siglare la rete del vantaggio: “Brutta scena, quella del palo colpito nel primo tempo- scherza il ventunenne talento- Mi stavo già girando verso i compagni per festeggiare! Non importa, in fondo il portiere granata ha compiuto parecchie parate aeree decisive”. A produrre miracoli fra i pali è stato anche Nicola Barasso, immacolato da vari turni, che sta dimostrando una padronanza straordinaria del suo ruolo: “Ho conosciuto il portiere più forte della categoria- Antonio Zito esalta il compagno, campano come lui- Ha fatto cose allucinanti. Barasso è grande come estremo difensore e come persona, non si discute. All’inizio ha subito critiche affrettate, ingiuste, ma io predicavo pazienza nell’emettere giudizi. Il pubblico doveva solo attendere per conoscere ed ammirare le sue doti, le sue prestazioni ad alto livello. A Taranto non è facile emergere immediatamente, nelle piazze inferiori il compito è agevolato. Ma poi qui è più bello: si respira solo calcio”. Forse ci si attende un supporto maggiore della tifoseria sugli spalti, soprattutto in occasione di queste gare decisive per i play off: “Spero che i tifosi ritornino ad essere più vicini alla squadra- Zito è d’accordo- Devono farlo, se amano questo sport ed in particolar modo i colori rossoblu”. Il messaggio è chiaro, suona come un invito ad accorrere allo Iacovone a partire da domenica, in occasione della sfida con l’Ancona: “E’ una formazione condannata a disputare i play out per salvarsi- commenta Zito- Mi auguro solo che ci lasci giocare, evitando di chiudersi in difesa come hanno fatto altre squadre affrontate, che ci hanno costretto al pareggio nelle ultime esibizioni casalinghe. Noi dobbiamo sempre garantire la nostra migliore espressione di gioco. Eppure- sorride il giovane talento- non credo che con l’Ancona succederà come le scorse domeniche...E’ una sensazione: i sortilegi dovranno svanire, prima o poi!” Al finale al cardiopalma della stagione regolare c’è tempo per riflettere: “Foggia ed Avellino le affronteremo, anche sul piano psicologico, domenica dopo domenica- precisa Zito- Dobbiamo disputare la nostra miglior stagione, offrire le ultime energie nei play off, sudarci la serie B. Dobbiamo vincere con questa maglia, lo merita. Io ho disputato i play off due anni fa, col Sorrento, cntro il Savoia: ho segnato due goal in finale. Spero sia un buon segno...”. Spirito positivo, Antonio Zito: “Sono del parere che anche coloro che vanno in panchina, giocano per vincere. Non mi mancherà mai il sorriso e, se chiamato in causa, sarò pronto”. di Alessandra Carpino
Cejas spiega il Taranto corsaro Il 4-2-3-1 utilizzato a Martina e a Salerno sembra essere il modulo che si addice maggiormente ai calciatori rossoblù. Maximilian Cejas, però, percorre il solco tracciato dal suo allenatore. Per Aldo Papagni i numeri contano relativamente, è l’approccio mentale a determinare l’andamento di una partita. Il centrocampista argentino la pensa allo stesso modo. «In queste due partite abbiamo giocato bene - esordisce -, ma credo che il nostro atteggiamento ci abbia permesso di vincere in entrambe le circostanze. Stiamo utilizzando uno schieramento elastico che esalta principalmente le caratteristiche di Mancini. Lui si muove benissimo tra le linee, ma è anche capace di fornire un contributo prezioso in fase di non possesso. Anche per questo motivo la nostra difesa è imbattuta da cinque gare». Nella formazione che prevede tre incursori a ridosso del terminale offensivo, Cejas ha trovato anche una buona continuità di rendimento. Gioca da argine davanti alla difesa: nel derby accanto a Larosa, all’Arechi in coppia con De Liguori. «Mi sto trovando bene in questa posizione, posso rubare palla e innescare l’azione puntando sugli esterni che garantiscono ampiezza alla manovra. Il nostro segreto è la massima predisposizione al sacrificio: nei due mesi successivi ai fatti di Cava dè Tirreni abbiamo trovato la forza per andare avanti sebbene ci fossero troppe difficoltà. E adesso vogliamo giocarci tutte le chance per andare in serie B». E’ quasi un paradosso: domenica il Taranto cercherà di infrangere il tabù-Iacovone. Tra le mura amiche il successo manca dallo scorso 11 febbraio (Taranto-Lanciano 2-1). «Avevo già una spiegazione per questi numeri, a Salerno ho avuto la conferma. Le squadre italiane sono le migliori nella cura della fase di non possesso. Quando giochiamo in casa, gli avversari cercano di non perdere e per noi diventa difficile giungere in area. In trasferta, invece, abbiamo spazi più ampi per offendere e le occasioni da gol diventano più numerose. Adesso è giunto il momento di correggere questo trend e riprendere a far punti dinanzi ai nostri tifosi. Vogliamo regalare una vittoria, anche se nell’ultimo periodo non ci stanno sostenendo come hanno fatto fino a gennaio. Mi auguro che comprendano l’importanza del momento e tornino ad affollare gli spalti. Ai playoff potrebbero risultare decisivi». Cejas vede già il Taranto in lotta per la serie cadetta attraverso la porta degli spareggi? «Cercheremo di vincere le tre partite che mancano, ma ritengo che con 5-6 punti saremmo al sicuro. Personalmente ho anche un pizzico di rammarico per le occasioni sprecate». Cejas non vuole ammetterlo, ma la sua idea è immutata dall’inizio del campionato. «Non abbiamo sofferto contro nessun avversario, è un peccato non poter lottare per la promozione diretta». di Fabio Di Todaro
Borsino: oggi partitella con gli allievi Allenamento unico nel pomeriggio quello svolto ieri dal Taranto allo Iacovone: come accade da un paio di settimane, mister Papagni ha deciso di annullare la consueta doppia seduta in favore di un lavoro concentrato, basato più sulla qualità che sulla quantità delle esercitazioni. Sotto questo aspetto, la comitiva rossoblu ha effettuato una serie di sprint in salita e sul piano, con conseguente esercitazione sugli schemi di possesso palla. Successivamente, i rossoblu hanno disputato quattro mini partite a campo ridotto, 60x70, dieci uomini contro undici, al fine di provare le situazioni di superiorità ed inferiorità numerica. Perfettamente reintegrati nel gruppo sono stati Ambrosi, che ha smaltito le sofferenze al polpaccio, Larosa, bloccato da una contusione e, soprattutto, Alessandro Monticciolo. Il mediano toscano ha concluso la terapia di riabilitazione, successiva all’infortunio patito circa un mese e mezzo fa, uno strappo al polpaccio destro, e rientra nel novero dei calciatori disponibili per domenica. Ieri sono stati a riposo Mattioli e Barasso: l’esterno soffre per un’infiammazione al ginocchio, mentre il portiere ha lavorato solo in palestra per un problema muscolare alla spalla. Nella giornata di martedì, si è pronunciata la Disciplinare: nessuna multa comminata alla Taranto Sport, nè giocatori squalificati: solo Colombini entra nella lista dei diffidati, della quale fanno parte Caccavale, Ambrosi, De Liguori, Catania, Toledo. L’Ancona di Monaco, prossimo avversario dei rossoblu, sarà privo di due pedine importanti come Mendil e Teodorani, entrambi appiedati per un turno. Oggi il Taranto disputerà la tradizionale partitella ufficiale con gli Allievi sul terreno dello Iacovone. di Alessandra Carpino
Barasso tocca ferro Il Taranto ama sorprendere. Pareggia in casa e vince in trasferta. Non solo: nelle prime nove gare del girone di ritorno i rossoblu avevano incassato gol in ben otto confronti. Ora la porta difesa da Barasso risulta sigillata da cinque domeniche. In queste cifre sta anche il campionato del portiere campano che ha pagato lo scotto di un nuovo ambiente con cui misurarsi, per poi esprimere tutte le sue qualità. «Tocco ferro da cinque settimane ormai - ammette Barasso - Da quando mi hanno fatto notare che finalmente il Taranto non incassava gol. L’imbattibilità? Ci penso, ma dopo una partita. Prima di scendere in campo non mi faccio condizionare dalle statistiche. Quando si traccia il bilancio domenicale, mi piace sapere che la mia porta continui ad essere inviolata. Sarò anche banale, preferisco, però, che il Taranto faccia 2-1 o 3-2. L’importante è vincere». Il calcio non è aritmetico, ma basta sommare alcuni fattori che il prodotto può essere positivo. Il Taranto non prende gol, il Taranto non perde, il Taranto conquista punti su punti. «Il merito non è solo del portiere. Se abbiamo una qualità è quello di essere un gruppo che si muove come un blocco unico: i primi difensori sono gli attaccanti e non lo dico per retorica. Sono molto fiducioso perchè vedo la squadra in palla sotto l’aspetto tecnico, ma soprattutto sotto il profilo fisico. Noi teniamo bene il campo per 95 minuti. A Salerno la partita è stata vinta negli ultimi venti minuti, quando abbiamo gestito la palla con lucidità e tecnica, facendo correre a vuoto gli avversari». Non è ruffiano esaltare alcune parate di Barasso. Restano impressi i prodigi contro Martina e Salernitana. «Contro il Martina il colpo di testa fu ravvicinato, ma la traiettoria a mezza altezza mi aveva permesso di essere reattivo. Contro la Salernitana l’intervento è stato molto più difficile. Il pallone si stava insaccando sotto la traversa. Io ci sono arrivato e quando ho respinto il pallone dallo specchio della porta mi sono detto "Mamma mia cosa hai fatto". E’ stata una parata bella ed importante. Se fossimo andati sotto nel punteggio sarebbe stata una gara diversa. Avremmo rincorso e tutto sarebbe diventato più complicato». Salernitana, tappa fondamentale? «E’ stato un successo d’oro come quelli ottenuti contro Martina e Giulianova. Nessuno ci ha mai regalato qualcosa. I punti conquistati sono tutti meritati sul campo. Adesso dobbiamo preparare la gara contro l’Ancona. Non possiamo sbagliare, anche perchè un passo falso agevolerebbe le nostre concorrenti dirette. Foggia e Perugia non attendono altro. Dovremo soffrire, non si deve pensare che sarà una partita semplice. L’Ancona si gioca qualcosa ancora in questo campionato». Il Genoa è vicino alla serie A. Invidia? «Andare via dal Genoa mi aveva lasciato un po’ l’amaro in bocca. Con il passare delle giornate e con l’arrivo delle vittorie, mi sono dimenticato di tutto. La testa è concentrata sul Taranto, al di là del cartellino che è di proprietà dei liguri. Io, adesso, voglio vincere con il Taranto e, sinceramente, non mi interessa nient’altro». di Luigi Carrieri
Taranto, porta blindata Nel momento fecondo del Taranto (imbattuto da 11 turni) c'è soprattutto il rendimento positivo del reparto difensivo che, da 504 minuti, ha isolato la porta difesa da Barasso. L’ultima rete subita dai rossoblù risale alla gara del 18 marzo con il San Marino, quando Florindo approfittò della libertà concessagli su un calcio d’angolo per ripristinare il risultato di parità. Nelle ultime quattro giornate il pacchetto arretrato ha potuto contare sul rientro di Ivano Pastore, uscito di scena lo scorso 1 ottobre a Lanciano per un grave infortunio al ginocchio. Il difensore campano ha restituito geometrie ed esperienza sin dalle retrovie, candidandosi ad un finale di stagione da protagonista. Fa un passo indietro e torna a parlare del successo contro la Salernitana. «Abbiamo disputato una prestazione maiuscola, ognuno ha svolto perfettamente il proprio compito. Sapevamo di affrontare un avversario che ci avrebbe concesso diversi spazi e li abbiamo sfruttati nel modo migliore». Pastore, pur essendo nato a Salerno, non ha mai giocato all’Arechi con la casacca granata. Domenica ha affrontato la squadra della sua città con la fascia da capitano del Taranto. «È stato emozionante - prosegue -, ma mi ritengo un professionista serio e come tale sono tenuto a fare gli interessi della formazione per cui gioco. Da salernitano mi è dispiaciuto sentire la contestazione dei tifosi di casa, anche perché la loro squadra ha giocato bene e ha collezionato un paio di occasioni pericolose. Spesso, però, sono gli episodi a determinare l’esito di una gara. La scorsa settimana toccò a noi uscire tra i fischi dopo aver sbagliato un rigore contro il Teramo». Il difensore campano - che nel lungo periodo di inattività è sempre stato al fianco dei compagni - ha un curriculum che gli consente di radiografare il cammino dei rossoblù. L’alternanza di rendimento tra le gare interne e quelle esterne è dovuta alla «priorità che il Taranto ha sempre dato al bel gioco. Siamo quasi degli esteti, non ci riesce facile vincere una partita sfruttando un’occasione sporca o una mischia in area. Allo "Iacovone" siamo costretti a perforare le difese che spesso si chiudono per tornare a casa con un punto. In trasferta, invece, gli avversari inseguono la vittoria e ci lasciano gli spazi necessari per giocare come sappiamo. Adesso, però, è giunto il momento di interrompere la serie di pareggi casalinghi. Domenica arriva l’Ancona che si sta preparando i playout. Non credo che giocherà in maniera spregiudicata, perciò servirà il miglior Taranto per conquistare un altro successo». La favorevole posizione di classifica del Taranto e il passo spedito acquisito nel ritorno, possono essere spiegati coi progresssi della difesa. I rossoblù non subiscono gol da 504’ e, con Pinna prima e Barasso poi, hanno mantenuto inviolata la porta in 13 circostanze. Dalla gara di Giulianova la squadra ha sbagliato meno e ha mostrato una soglia di attenzione più alta. Tatticamente Papagni, pur ruotando le pedine, ha quasi sempre schierato tre difensori centrali, di cui uno dirottato a destra (Cosenza), ed un terzino dotato di buone qualità atletiche (Colombini). Ma la marcia in più sembra averla innescata Barasso che, dopo aver subito 7 reti in 5 partite, ha deciso di chiudere la saracinesca. Il n.1 campano è stato decisivo a Martina e Salerno, dimostrando consapevolezza dei propri mezzi. di Fabio Di Todaro
La gioiosa condanna a giocare da grande E’ il Taranto, bellezza. Da pronunciare con le braccia larghe, arrendendosi all’impossibilità di regolare le emozioni, di dar loro un percorso logico o anche meno altalenante. E’ il Taranto: squadra gioiosamente condannata a giocare da grande per vincere, gruppo che mette insieme numeri impressionanti e innegabili verità. Una squadra, intanto. Che non si scolla, non si allunga, non si slabbra: rimane compatta quando si prendono gli applausi e quando non capisce i fischi. Che ogni volta rischia di sentirsi sola e si attrezza per attirare consensi. Con il calcio, unico strumento riconosciuto e univoco mezzo di persuasione. La maturità è questa: rifugiarsi sempre nel gioco, affidarsi al risultato, decidere il proprio destino con la voglia. A Salerno il Taranto ha vinto, fuori casa ha vinto quattro partite consecutive. Basta per far comprendere, numeri alla mano, che non è il modulo (applicato nelle ultime due trasferte) ad aver cambiato il passo. Ma il dato non chiude totalmente il dibattito: perché il Taranto più bello, più solido, più convincente è quello di Martina e Salerno, quello schierato con il 4-2-3-1. Spunti per discutere se nulla viene tralasciato. Se non si dimentica, ad esempio, che tra le due partite c’è il pari con il Teramo, ma soprattutto una partita senza Mancini. Che c’è una differenza di temperamento, forse, tra partite che si sa di affrontare con lo svantaggio ambientale (le trasferte) e gare passate ad aspettare una spinta amica (quelle in casa). Tutto, in questo momento, ha la potenza per incidere. Anche un sussurro, un soffio, un fischio, un applauso. Ma, soprattutto, in questo momento incidono le scelte. E il modulo non è garanzia certa indipendentemente dall’avversario: il 4-2-3-1 ha bisogno di spazi da calpestare e di sostegno fisico. Però consente, questa è una evidenza, a Papagni di schierare il massimo numero di giocatori di qualità, dando loro la possibilità di diventare pericolosi al primo scatto. Il 4-4-2, invece, concede più equilibrio ma anche maggior campo da coprire ai giocatori che devono saltare l’uomo. Linee strette, continuità di flusso, voglia individuale e spirito di gruppo: le carte vincenti di Salerno possono valere anche con un altro impianto ma forse il momento, le condizioni dei singoli e le necessità richiedono uno schieramento simile. O, comunque, non consentono di prescindere dalla posizione più avanzata di Mancini, straordinario interprete di un calcio moderno e rapido. L’esigenza maggiore non è un modulo salvavita: è conservare la voglia e avere il ragazzo di Ostia tra mediani e punte. Ed è anche mantenere questo ritmo in un campionato che richiede uno sforzo fuori dalla norma. La bella impressione di Salerno è che il Taranto abbia ancora talento da mostrare e fiato da spendere. Perché all’interno dell’organico esistono ancora giocatori più freschi di altri, perché la rosa ampia, la rotazione saggia e la preparazione giusta (onore a chi lavora nell’ombra) dà ancora la forza per spendersi. E mette in campo un De Liguori come non si era mai visto. O Zito, fisicamente forte e qualitativamente importante, che ha ancora molta energia. Come il Taranto. di Fulvio Paglialunga
Quel trio latino che esalta il Taranto Ora bisogna mantenere questo passo. Non perderlo più. Assecondare il vento, finché è alle spalle, favorendo definitivamente il cambiamento. Il Taranto di Salerno, come quello di Martina, merita di tornare in campo domenica contro l’Ancona. Merita di essere restituito in blocco al prossimo impegno. Lo merita come idea di squadra e come espressione di gioco. È opportuno, cioè, dare continuità al progetto: ai due mediani davanti alla difesa, a Toledo, Mancini e Zito sulla stessa linea, a Cammarata punta unica. Dare un seguito a quanto visto e annotato contro la Salernitana. Non è solo una questione di modulo. Ma di approccio felice, di umore giusto, di gaiezza interpretativa. In due parole: di mentalità giocante. Il Taranto dell’Arechi, come quello del Tursi, sembra quasi annunciare questo "nuovo inizio". Ce l’ha dentro e lo diffonde nell’aria. Non è una semplice sensazione. È di più. È una specie di congiunzione astrale che sta portando la squadra, nella sua interezza, ad una perfezione e ad un’efficienza mai toccate in precedenza. Capita in trasferta (quattro vittorie di fila). E non succede in casa (cinque pareggi consecutivi). Non può essere un caso. È giunto il momento di capire perché, di chiedersi dov’è l’errore. Il Taranto delle vittorie in trasferta, soprattutto quello delle ultime due, ha una sua chiarezza. Il Taranto dei troppi pareggi casalinghi ha, invece, qualche vuoto tattico, dove regolarmente si smarrisce. È logico, almeno in linea teorica, ma non riesce più ad essere chiaro. Papagni è convinto che non dipenda dal modulo. E che il 4-2-3-1 sperimentato a Martina (0-2) e riproposto a Salerno (0-1) non sia, anzi, riproducibile in casa contro avversari che si chiudono, azzerando la superficie giocabile. La resa, insomma, potrebbe non essere quella sperata. Noi pensiamo che col 4-2-3-1 il Taranto sia quasi spontaneamente più solido e più pericoloso. Perché riesce a difendere, potendo contare sull’assistenza dei due mediani. E riesce ad attaccare, potendo sfruttare le ripartenze di qualità dei tre incursori. Non riparte e basta, come gli accade in casa. Riparte e fa male, liberando nello spazio la progressione devastante di Toledo, l’estro dinamico di Mancini, le volate lunghe di Zito. È questo "trio" molto fantasioso e molto latino la nuova diversità del Taranto. La chiave per aprire le prossime partite. Toledo è un chirurgo del calcio, anche un po’ sadico. Ama irretire l’avversario, non gioca mai palloni banali. Il suo calcio è sfarzo. Mancini è l’autentico valore aggiunto. Ha ormai una sua utilità stabile, possedendo la lucidità per impostare l’azione e la forza per chiuderla. Zito non è solo agilità e spunto. È anche potenza, finalmente sotto controllo. Ha qualche atteggiamento fisico per cui sembra partire goffo ma poi si allarga e raggiunge un’armonia sorprendente. Coglie sempre l’avversario a tradimento. Ed ha una voglia barbara di dribbling e di gol. La qualità di questa linea di incursori specializzati moltiplica gli spazi a disposizione di Cammarata, che a Salerno era spesso dove tutto diventa inevitabile. Dove il movimento asseconda la giocata. E la giocata rende possibile il gol. Ma anche l’opera dei mediani risalta maggiormente se davanti ronzano tre tipi così. Toledo, Mancini e Zito, loro (l’oro) di Taranto. Forse il futuro è davvero arrivato. di Lorenzo D'Alò
Zito vede già i playoff Una lama tagliente sulla fascia sinistra. Magie e dinamismo, tecnica e cuore, avversari saltati come birilli o superati in velocità. A Salerno, Antonio Zito ha firmato la partita-capolavoro della stagione. Al povero Parisi, controllore diretto vestito in granata, è venuto il mal di testa: scatti, finte e improvvisi cambi di direzione. Una danza, con il pallone tra i piedi, che ha arricchito di occasioni propizie le azioni d’attacco del Taranto. E poi anche un palo interno, colto con un tiro dalla sinistra grazie ad una parabola forse troppo perfetta. «Ero sicuro del gol - osserva l’esterno di Fuorigrotta - ormai ero pronto ad esultare. Peccato, sono stato un po’ sfortunato: andrà meglio la prossima volta». La prova da incorniciare? Zito non rivendica meriti: divide gli onori di una vittoria limpida con i compagni di spogliatoio. «Abbiamo lavorato sodo per tutta la settimana per ottenere un risultato positivo contro la Salernitana: in campo siamo riusciti a realizzare ciò che avevamo provato in allenamento. E poi eravamo tutti al meglio della condizione». Modestia sincera, ma il giocatore campano è stato tra i grandi protagonisti della partita. Giocando, peraltro, nella posizione preferita: a sinistra, in grado di svariare ed inventare. «E’ vero, mi piace giocare sul lato mancino. La squadra ha puntato molto su di me e su Robson Toledo sul versante opposto: noi siamo riusciti a sfruttare bene le fasce e a mettere in difficoltà gli avversari». E’ stata una partita divertente: la Salernitana, senza obiettivi da perseguire, ha evitato di chiudersi in difesa, sfiorando in un paio di occasioni la rete del pareggio. «I granata - prosegue - non volevano comunque fare brutta figura davanti al proprio pubblico. Ma noi siamo stati più abili». Tre punti d’oro. Anche perchè le altre non si sono fermate. Grazie al successo dell’Arechi, i rossoblu sono riusciti a conservare il posto in zona playoff. Ma undici risultati utili consecutivi (quattro vittorie in trasferta, sette pareggi) non sono bastati a staccare la concorrenza: per assicurarsi un "posto al sole" il Taranto deve continuare a lottare, a soffrire, a vincere. Anche in casa, già contro l’Ancona. Antonio Zito non ha dubbi. «Continueremo a giocare bene, vedrete. E arriverà subito anche il successo allo Iacovone: abbiamo dimostrato, una volta di più, di essere una compagine in grado di esprimere un buon calcio. E’ l’aspetto che mi conforta di più della gara di Salerno: abbiamo un gioco spettacolare, sempre palla a terra». Titolari o riserve, non c’è differenza. «Ognuno di noi - aggiunge Zito - riesce a fornire un contributo importante, chi gioca e chi resta fuori. Anche perchè è giusto sottolineare la bravura del tecnico: Papagni, al momento opportuno, sa mettere in campo all’improvviso anche persone che non hanno mai giocato». Nell’ultimo periodo i tifosi, come ha sottolineato il presidente Blasi nell’immediato dopo-partita, sono rimasti un po’ freddi. Zito è ottimista: «Riusciremo a riconquistarli, ne sono certo. Nei playoff rivedremo il vero pubblico tarantino, quello che è risultato decisivo per la squadra nelle scorse annate. Non ho dubbi: ci qualificheremo alla fase successiva, ci credo fermamente. Ma abbiamo bisogno del sostegno di tutti, della fiducia dei nostri tifosi: dobbiamo essere uniti. Possiamo regalare alla città una gioia grandissima, possiamo arrivare alla B. La gente, però, ci deve stare vicino». Il Taranto è pronto a combattere fino all’ultimo. Senza paura. «Ormai siamo a un passo dai playoff, concentratissimi, a pochi passi dall’obiettivo. Non ci fermeremo certamente adesso. Non temiamo nessuno, getteremo in campo tutte le nostre forze. Fino all’ultimo secondo dell’ultima partita: e sarà la finale dei playoff...». di Leo Spalluto
Taranto ora si coccola Zito Antonio Zito, 21 anni, napoletano di Fuorigrotta, 3 gol segnati finora, si sta rivelando l’uomo in più del Taranto per questo arroventato finale di campionato. A Salerno è stato fra i protagonisti del prezioso successo che ha prepotentemente rilanciato gli jonici nella borsa delle quotazioni per i playoff. «E' stata l’intera squadra a giocar bene, ad imporre il proprio gioco, a creare le occasioni più numerose per segnare» dice l’interessato con toni molto sinceri e senza falsa modestia. «Alla fine la vittoria è stato il naturale suggello a tanta superiorità. Gli stessi tifosi salernitani, con molta sportività, hanno sottolineato con gli applausi la nostra prova». Nel primo tempo ha avuto sul suo piede, il sinistro, la palla del vantaggio. «Ho calciato bene, angolando il tiro, laddove il portiere non poteva arrivarci. Purtroppo il palo, peraltro interno, mi ha negato la gioia del gol. Fortunatamente ci ha pensato nella ripresa Cammarata a mettere dentro la palla della vittoria, altrimenti staremmo parlando di un pareggio veramente assurdo e, sicuramente, immeritato per quanto da noi prodotto». Il 4-2-3-1 lo ha rilanciato in grande spolvero nella formazione iniziale, "ritagliandogli" una posizione di rispetto. «E' vero. La squadra offre un gioco arioso, pratico, essenziale. Poiché la formazione di casa, in questo caso la Salernitana, ci attacca per copione interno, nella propria trequarti campo si aprono spazi che noi provvediamo immediatamente ad attaccare per crearci superiorità numerica ed occasioni per segnare. Il motivo dell’ultimo poker consecutivo di successi, molto probabilmente, sta in questa configurazione tattica che il mister ha ideato e che abbiamo imparato ad attuare». Il futuro è veramente prossimo. Tre partite separano il Taranto dal finale. Quanti punti servono per essere certi di disputare i playoff a partire dal 27 maggio prossimo? «Tutti e nove. Sì, anche i tre punti a Foggia. E’ l'unica maniera per non correre rischi di essere superati sul filo di lana. Del resto, come sapete, noi entriamo in campo per vincere contro chiunque. Per il momento, comunque, concentriamoci sulla prossima gara interna con l’Ancona. Dobbiamo far di tutto per sfatare il tabù interno anche se i quattro successi esterni hanno in qualche modo bilanciato i cinque pari interni». Antonio Zito è in comproprietà con il Sorrento. Cosa accadrà a fine giugno? «E' un po’ presto per pensarci. A Taranto sono stato bene. Se ci sarà l’occasione per restare, firmerò ancora per i colori jonici. Magari in serie B». Nel pomeriggio la squadra riprende la preparazione. Colombini andrà in diffida. Da verificare le condizioni di Monticciolo. Potrebbe farcela per domenica. di Giuseppe Dimito
Cammarata, riscatto e sorrisi
Una rete che è un’icona. Sopraffina. Per la sua esecuzione, un pallonetto morbido insinuatosi nell’angolo alla sinistra del portiere avversario. Per il valore simbolico: arriva, propizia e quasi taumaturgica, dopo il fatale errore dal dischetto compiuto nel turno precendente, che pesava come un macigno. Per la sua consistenza: sinonimo di vittoria in trasferta, incisiva in proiezione dei play off, a coronamento di una partita perfetta. Il sigillo firmato da Fabrizio Cammarata all’Arechi di Salerno domenica riassume tutto ciò: il biondo attaccante del Taranto sorride e preserva la sua proverbiale umiltà: “E’ stato un goal importante, che ha permesso alla nostra squadra di vincere una partita delicata, contro una Salernitana delusa ma desiderosa di regalare al pubblico un finale di campionato dignitoso- ha esordito il centravanti siciliano- Questo è l’aspetto principale. Poi, è naturale che io sia contento in prima persona per averlo realizzato: lo considero come un riscatto per il rigore fallito contro il Teramo in casa”. Penalty fatale, per il quale Cammarata non riusciva a darsi pace: “Ero davvero mortificato- ricorda- Ora ho aiutato la squadra ad ottenere tre punti pesantissimi, in quella che rappresenta la nostra quarta vittoria di fila in trasferta”. La corsa di Fabrizio Cammarata dopo l’esecuzione è liberatoria, sprigiona un crescendo di emozionim le stesse che ha condiviso in tribuna il presidente Blasi: “L’ho visto particolarmente contento, ma penso che abbia gioito maggiormente per la prestazione brillante di tutta la squadra- Cammarata perservera in modestia- Si è complimentato per il mio gesto atletico, mi ha abbracciato: eravamo consapevoli dell’importanza della posta in palio conquistata. In fondo, le nostre più agguerrite concorrenti, Foggia e Perugia, continuano a non perdere terreno”. Ha una dedica semplice per la sua nona marcatura in rossoblu, Fabrizio Cammarata: “Per mio figlio Lorenzo, di quattro anni”. Il pallonetto vincente dell’attaccante siciliano è stato ispirato da una progressione di Zito e da un assist di Mancini: un duetto di innata qualità. “Zito ha disputato una grande partita- conferma Cammarata- Ha dimostrato ulteriormente le sue doti, si è fatto trovare pronto nel momento opportuno, in un periodo in cui stava giocando meno. E’ l’espressione della forza del gruppo- continua- Bisogna sempre essere abili a ripagare la fiducia che mister Papagni ripone in noi, attraverso le sue scelte. Abbiamo il dovere di...metterlo in imbarazzo, di esprimerci col massimo impegno” “Mancini- ha precisato la punta- possiede classe ed autentica qualità, la squadra necessita del suo apporto, dei suoi suggerimenti. Ritengo, però, che sia il gruppo ad essere fondamentale”. Reti mai banali, giocate da attaccante che ha conosciuto le alte categorie, movimento perpetuo e varchi a beneficio di se stesso e dei compagni: il repertorio di Fabrizio Cammarata ammirato a Salerno è quasi “preteso” dai tifosi ogni domenica. “I tifosi si aspettano tantissimo da un calciatore che ha disputato anche la serie A- Cammarata è d’accordo- Non è semplice accontentarli ogni domenica, il mondo del calcio è particolare, l’importante è avere sempre la coscienza a posto ed offrire il massimo impegno in campo”. Goal a parte, contro la Salernitana Cammarata ha creato un’infinità di azioni da rete: ce n’è una che gli ha strozzato maggiormente l’urlo di gioia in gola? “La girata di sinistro al volo nel primo tempo, parata dal portiere Prisco- ammette deciso l’attaccante rossoblu- Una gran bella occasione da rete!” Nel modulo con un’unica punta effettiva, supportata dalla brillantezza degli esterni larghi e da un rifinitore, Cammarata ha dimostrato di sentirsi pefettamente a suo agio: “Abbiamo espugnato Martina e Salerno affidandoci al 4-2-3-1- commenta il biondo centravanti- In casa, mister Papagni ha optato sempre per il nostro modulo base, ma dobbiamo ricordare che molte vittorie sono scaturite con il 4-4-2, con il sottoscritto schierato al fianco di Deflorio o Ambrosi. Si tratta di una casualità- continua- il calcio è fatto di episodi, fuori casa lo schema con gli esterni liberi di spaziare e supportare il terminale offensivo finora ci ha agevolati. Ora dobbiamo solo pensare a sfatare il tabu dei pareggi allo Iacovone”. Il Taranto visto all’opera all’Arechi di Salerno è stato impeccabile: “Abbiamo avuto un’ottima partenza, caratterizzata da decisione e propensione all’attacco- Cammarata fornisce le sue motivazioni- Abbiamo giocato con maestria la palla, preservandola anche nei momenti in cui la Salernitana ci pressava ed andava al tiro in maniera insidiosa”.
Taranto, prova da grande
Prova da grande. Per la bellezza della manovra e la solidità dell’impianto, per la tecnica individuale e il carattere di gruppo, per la tattica imprevedibile e l’orgoglio mostrato. Il Taranto vince senza sbavature, si prende legittimamente una partita che comanda dal principio. Avanza a grandi passi (undicesimo risultato utile consecutivo), reggendo il ritmo di un campionato straordinario, tenendo dietro le inseguitrici (selezione naturale: si è staccata la Juve Stabia) e non dimenticando, nella foga di correre, lo stile indispensabile per essere anche piacevole. Vince sul campo della Salernitana (quarto successo esterno di fila) andando oltre il risicato punteggio. E’ bello, infatti, anche come vince: giocando di squadra, mostrando ancora numeri da spendere e innegabile freschezza. Indovinando i movimenti e le scelte, leggendo i momenti e interpretandoli con saggezza. Spinge quando deve, ripiega quando è necessario: in mezzo un controllo costante del territorio, uno sviluppo offensivo sempre diverso e una guardia mai distratta alla propria porta (Barasso non subisce gol da 504 minuti, la serie migliore del campionato). Ha sempre idee da sfruttare e gambe che le sorreggono: il caldo non fa evaporare i pensieri e non condiziona un gruppo ancora capace di reggere ritmi alti. Sa come fare quando non ha il pallone, come muoversi quando lo possiede: il gruppo di Papagni avanza sicuro e forte, trovando anche il temperamento smarrito. Danza su linee rassicuranti: il 4-2-3-1 mette tutti in condizione di dire qualcosa, di esprimersi con lucidità e rispolverare il talento. Funziona tutto. La difesa è un argine robusto: Pastore e Prosperi sono eleganti, Cosenza concreto, Colombini intelligente. Il centrocampo agisce come una molla: Cejas fa il lavoro sporco e De Liguori non finisce mai di tamponare e organizzare ripartenze, di correre e costruire, di leggere e scrivere. I tre incursori hanno compiti specializzati: Toledo è l’estro intermittente, Zito la forza, Mancini la sintesi. Creano quasi da soli, seguendo il continuo movimento del Cammarata che ancora non si era visto. Alla Salernitana, poggiata su un 4-4-1-1 (Sestu alle spalle di Ferraro) poco organico, rimane il compito di resistere senza barricate, di reggersi sull’onore rimasto: non ci sono ostruzioni evidenti, ma un tentativo dignitoso e continuo di entrare in una partita che appartiene ad altri. La banda di Bellotto è solo qualche assolo, ma anche diverse stonature. Non sempre regge la pressione del Taranto, non sempre tiene gli uno contro uno. Ci prova, ma non può distrarsi. Perché c’è un avversario in agguato, vede lo sguardo feroce di fronte. Il Taranto è squadra che morde senza fuggire: è sempre dentro la partita, accumula occasioni, semina per il gol. Il tiro di De Liguori è respinto (5’, sullo sviluppo successivo il sinistro di Cammarata va alto), quello di Mancini debole (19’). Luci in sequenza prima, scia accecante poi: è bello il movimento di Cammarata (cross arpionato di sinistro) e bellissima la girata che Prisco (25’) respinge con i pugni. Ed è splendido (36’, dopo una deliziosa combinazione tra Cammarata e De Liguori) il sinistro che Zito spedisce, da sinistra, contro il palo lontano. C’è Salernitana un minuto dopo: Barasso vola per alzare un tiro comodo di Soligo. E c’è partita sempre: nessuno si tira indietro, la cronaca è fitta. Il Taranto ha forza creativa nell’asse Mancini-Zito e fiato da spendere. Sembra spremersi, invece ha sempre energie: Cammarata ci prova due volte (di sinistro al 39’, di testa al 41’), la manovra è viva. E anche Barasso mostra classe: il volo che toglie dalla porta il colpo di testa di Ferraro (44’) è un prodigio atletico. Il raccolto arriva al giro di boa: Bellotto prova a crederci (dentro Arostegouj e 4-4-2), il Taranto non finisce. Un’accelerazione di Toledo arma il sinistro volante di Zito (8’) che trova prima i pugni di Prisco e, sulla respinta, la gamba tesa di Romito (la punizione a due in area di Pastore è stoppata da troppi corpi). L’attimo decisivo è il 16’: Zito recupera, Mancini ispira, Cammarata realizza. Il pallone che scavalca la difesa consente all’airone biondo la girata vincente di sinistro e inclina definitivamente la partita. Perché le panchine si agitano e vince Papagni: Bellotto somma punte (finisce con quasi quattro attaccanti), il tecnico tarantino si muove con saggezza. I rossoblu diventano 4-4-2 (Panini per Zito), poi 5-4-1 (Caccavale per Toledo) e ingessano la partita: la Salernitana ha la forza di provarci ancora, il Taranto la voglia per portarsi tutto a casa. Praticamente perfetto. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
BARASSO - La prima parata, su Soligo, è un esempio di prontezza e atletismo. Ma quella sul colpo di testa di Ferraro è un capolavoro: si allunga in volo al punto da farsi male, togliendo un pallone dalla porta. E’ sempre sicuro (tranne in un’uscita), anche quando si tratta di controllare palloni teoricamente insidiosi: 7
Il Taranto ancora corsaro
Troppo Taranto, spruzzate di Salernitana. Il risultato è logico. Vince la squadra più forte. E vince con una puntalità stupefacente. Sbagliando niente e indovinando tutto. Quella squadra è il Taranto. Una squadra plastica, flessibile, persino sconosciuta. Una squadra che all’Arechi ritrova la leggerezza del gioco. Una leggerezza aspra e tagliente che apre ferite profonde nel cuore della difesa campana. La vittoria - quarta esterna consecutiva - è legittima. Impossibile ipotizzare un esito diverso. Il Taranto dà sempre la sensazione di potercela fare. E alla fine - ma anche all’inizio e durante - ce la fa. Decide Cammarata con un’altra prodezza, confermando che il gol per il Taranto resta comunque una fantastica eccezione. E infatti il gol di Cammarata è il figlio unico di una prova gravida di occasioni, gonfia di situazioni favorevoli, incinta di un’infinità di spunti propizi. La perfezione non esiste. Ma nel Taranto di Salerno non ci sono sbavature, né malintesi, né amnesie, né passaggi a vuoto. Il fiume della partita scorre sempre nella direzione giusta. E non trova ostacoli. C’è un’azione, proprio in avvio, che è la sintesi delle prospettive tattiche e delle possibilità tecniche del Taranto di Salerno. Un’azione didascalica: De Liguori in pressione, Mancini in percussione, Cammarata al tiro. Un’idea verticale che conduce il Taranto in porta al primo affondo, dettando le coordinate del confronto. Papagni non sbaglia a tornare sulle tracce dell’impianto di Martina. Perché col 4-2-3-1 il Taranto crea situazioni di gioco completamente nuove, disegnando traiettorie che la Salernitana non capisce. Il modulo esalta le caratteristiche di chi lo compone e lo sutura. Quando capita, si ottiene sempre la compiutezza del gioco. Cejas tampona, De Liguori riparte, Toledo scatta, Zito si allunga, Mancini inventa, Cammarata finalizza. Tutti sono sorprendentemente dentro l’azione. E lo sono sempre, anche quando si tratta di difendere, andando a pressare alto e perdendo la propria specializzazione. Il modulo è il solco. Ma per dare al gioco le cadenze esatte, portandolo regolarmente a misura, serve altro: motivazioni, spinta, energia, voglia. Il Taranto ne è provvisto. Sembra, anzi, abbia fatto il pieno di consapevolezze in settimana, dopo l’ennesimo pareggio casalingo. E sul campo si nota questa forza collettiva, questo senso della sfida, questo spirito battagliero. La Salernitana (4-4-2) si accorge subito di avere di fronte una squadra seria. E si dispone per non subirla passivamente. Ma il Taranto arriva prima. E’ più svelto: di testa e di gambe. E chiude in porta ogni azione, sfiorando il gol con Cammarata (sinistro respinto), Zito (sinistro che coglie il palo più lontano), Cammarata (sinistro alto), Cammarata (di testa). Nella risposte della Salernitana ci sono casualità (il tiro di Soligo deviato da Barasso) e prontezza (il colpo di testa di Ferraro neutralizzato in volo da Barasso). Ad accendere al ripresa è una progressione devastante di Toledo che arma il sinistro di Zito. A spegnere le speranze di pareggio della Salernitana è il gol di Cammarata: un’uncinata a scavalcare il portiere sul servizio di Mancini (16’). Il resto sono mutamenti in corsa. Bellotto che ammassa punte in avanti, senza grande praticità. E il Taranto che controlla con diligenza, rispondendo ai comandi di Papagni (4-4-2) e aderendo alle ultime esigenze della partita (4-5-1). di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò
BARASSO 7 - Alza sulla traversa il tiro di Soligo. Si allunga in volo sul colpo di testa di Ferraro. Una sicurezza.
«Ora vinciamo in casa»
La quarta vittoria consecutiva del Taranto lontano dallo "Iacovone" è il frutto della prodezza di Fabrizio Cammarata: un colpo di genio grazie al quale gli ionici hanno piegato una Salernitana evanescente e senza idee e si sono proiettati sempre di più verso i playoff validi per la promozione in serie cadetta. Il successo conquistato ai danni dei granata conferma il buon andamento dei rossoblu che in campo esterno, a quanto pare, riescono ad esprimersi al meglio. Ma se fuori casa questo Taranto si trasforma in rullo compressore, è pur vero che tra le mura amiche Pastore e compagni continuano a stentare. Basti pensare che nelle ultime cinque gare casalinghe, il Taranto non ha mai vinto ma ha accumulato pareggi. Ed è proprio questo il cruccio del tecnico Aldo Papagni : «Abbiamo conseguito - esordisce - una vittoria importante su un campo difficile e contro un avversario di assoluto valore e prestigio come la Salernitana. Abbiamo vinto giocando bene, accogliamo i complimenti ma cerchiamo di non eccedere troppo negli elogi. Purtroppo dobbiamo sfatare il tabù casalingo. Tra le mura amiche non riusciamo a vincere da molto tempo e mi dispiace. A volte la vittoria ci è mancata anche per sfortuna: con la Juve Stabia, ad esempio, vincevamo 1-0 poi le vespe hanno pareggiato al 90’. Oppure penso a domenica scorsa, quando abbiamo fallito un calcio di rigore sullo 0-0. Spero di invertire al più presto questo trend negativo». Intanto, godersi l’esaltante vittoria conseguita allo stadio "Arechi" di Salerno è legittimo. Il Taranto ha vinto esprimendo un buon calcio, ed il risultato finale di 1-0 va anche stretto ai rossoblu che, per le occasione create, avrebbero potuto anche incrementare lo scarto. «Abbiamo interpretato al meglio la gara - continua Papagni - : abbiamo disputato una bellissima partita e la vittoria non fa una grinza. Certo, abbiamo sprecato moltissimo sotto porta, nel primo tempo abbiamo creato almeno 5-6 occasioni. Ma l’importante era vincere e ci siamo riusciti». A Salerno, Papagni ha utilizzato nuovamente il modulo 4-2-3-1. L’allenatore di Bisceglie, però, preferisce puntare l’attenzione sulla compattezza e sullo spirito di gruppo. «Al di là dei numeri e del modulo, sono queste le nostre armi in più. Mi piace sottolineare la compattezza di questa squadra, la forza del collettivo. Anche quelli che non giocano danno una grossa mano a chi va in campo e per me si tratta di aspetti fondamentali». Ora il Taranto è atteso dalle ultime e decisive sfide di campionato, a tre giornate dalla fine. Si comincia domenica, in casa con l’Ancona. «Saranno tre finali - conclude Papagni - quindi chiedo a tutti massima concentrazione e piedi per terra. Spero di battere l’Ancona e di tornare alla vittoria domenica davanti ai nostri tifosi. Non sarà una passeggiata, i dorici non regaleranno niente. Ma noi faremo di tutto per centrare la vittoria. A questo punto del campionato non possiamo più lasciare punti per strada». Sorrisi larghi anche tra i calciatori ionici: il più contento di tutti è, ovviamente, Fabrizio Cammarata . La punta siciliana si è prontamente riscattata dopo la prova incolore contro il Teramo: otto giorni fa aveva fallito il rigore della possibile vittoria, ieri ha firmato il successo con un lob “poetico” e ingegnoso. «La verità - spiega - è che volevo farmi perdonare dopo il penalty sbagliato della settimana scorsa. Il calcio è bello anche per questo, tutto può cambiare nell’arco di pochi giorni. Non so se la rete è stata più bella o più importante: ci è servita a vincere su un campo difficile». Resta il mistero di un Taranto double face, tanto spietato in trasferta quanto sterile in zona gol nelle partite casalinghe. Cammarata non fornisce risposte ma alimenta speranze: «Noi vorremmo vincere sempre, in casa e in trasferta. Domenica prossima, contro il Foggia, tenteremo di sfatare il recente tabù casalingo. Abbiamo una grande qualità: siamo una squadra che ci crede sempre e che non molla mai, un gruppo fantastico che punta sempre al massimo risultato su ogni campo. Il merito è anche del nostro preparatore atletico: siamo in ottima condizione fisica, pronti a giocare bene fino alla fine». E se capitasse un altro rigore? Cammarata è pronto. «Sbaglia solo chi ci prova - sottolinea -. Ed io, anche la prossima volta, non avrò esitazioni a presemtarmi sul dischetto». Ivano Pastore è tornato ad essere l’infallibile leader del reparto difensivo. Dopo il suo rientro, la zona arretrata è divenuta impenetrabile. Ma il giocatore “estende” i meriti: «E’ un buon momento per tutto il Taranto. Sapevamo, del resto, che la Salernitana non si sarebbe chiusa e ci avrebbe consentito di giocare a calcio. Siamo stati bravi a trovare il gol-vittoria con Fabrizio Cammarata e a conservare il vantaggio. Ora dobbiamo tornare a segnare e vincere anche in casa». Vincenzo De Liguori si è reso protagonista di una prova eccellente: quantità e qualità al servizio dei compagni. «Ognuno di noi - evidenzia - ha compito in pieno il proprio dovere. Abbiamo persino sprecato qualche palla gol e colto un palo con Zito. Avevamo un solo obiettivo, vincere: ci siamo riusciti offrendo al pubblico momenti di grande calcio». di Roberta Sironi
Blasi chiama i tifosi
Dolceamaro. E’ un pomeriggio d’estate in anticipo, i playoff sono sempre più vicini, ma non c’è solo aria di festa. La vittoria d’oro conquistata dal Taranto all’Arechi di Salerno libera il sorriso del presidente Gigi Blasi. Ma lo induce anche a riflettere, a pensare. A guardare al futuro: a interrogarsi sul pubblico che diserta lo “Iacovone”. Mentre la squadra lotta per la B. Il massimo dirigente ionico, negli spogliatoi dello stadio campano, è il solito turbine. Accanto al tecnico Aldo Papagni, sfiora soltanto l’analisi della gara. «E’ stata una grande vittoria - esordisce - ma adesso dobbiamo restare con i piedi per terra. Sono già proiettato alla sfida casalinga di domenica prossima con l’Ancona: mi auguro di vedere tanta gente allo stadio. Non possiamo andare ai playoff con pochi di tifosi: non lo meritiamo. Se il pubblico resta al nostro fianco, possiamo farcela: i giocatori, finora, hanno dimostrato correttezza e serietà». La conferma anche per la prossima stagione del direttore sportivo Luca Evangelisti ha preceduto il colpaccio: «Sentivo di doverlo fare - prosegue Blasi - : sono una persona spontanea, quando prendo una decisione. mon ci penso su due volte. Luca ha lavorato bene, ha costruito una grande squadra, ha portato a Taranto giocatori di talento come Mancini e Zito. Purtroppo, in alcune occasioni, sono stati gli episodi a non farci vincere. Ora, voglio dedicare questi tre punti all’area tecnica, a chi ci vuole bene e alla tifoseria». Ecco le note dolenti. Solo in parte inattese: Blasi si sfoga. «L’ultima volta che il Taranto ha lottato per la B, lo stadio era sempre pieno, in media c’erano circa 8000 spettatori. A distanza di pochi anni, stiamo lottando di nuovo per la B: ma allo “Iacovone” vengono in 3000. Cosa devo dedurre? Forse non piacciamo alla gente: se è così, tanto vale lasciare tutto e andare via. Mi chiedo: quanti vogliono davvero venire con noi in serie B? Non lo so. Una cosa è certa: riusciremo a conquistare la promozione». Il presidente alterna riflessioni e speranza, delusione ed appelli. «L’anno scorso abbiamo conquistato la promozione anche grazie al pubblico: ci è sempre stato vicino, era bello vedere lo stadio pieno. Adesso, invece, lo Iacovone è quasi vuoto: non so, forse dovrei mettermi in sciopero anch’io...». La citazione riguarda la sospensione del tifo decisa dai gruppi organizzati contro le recenti normative antiviolenza: ma l’appello del presidente è più ampio. «Abbiamo bisogno di tutti, della città intera, delle famiglie. Anche di quelli che non vengono allo stadio da dieci anni». Le ultime parole sono per la squadra, coinvolta in un abbraccio ideale. «Sono stati eccezionali - conclude - si sono dannati l’anima sotto il sole per vincere. Quando ci fanno giocare al calcio, le nostre qualità emergono: in casa diventa tutto più difficile, con gli avversari che si chiudono in difesa. Con la Salernitana abbiamo avuto almeno quindici occasioni da gol: senza dimenticare lo splendido palo colto da Zito. I playoff? E’ ancora presto, ma questa è una vittoria importantissima». Il direttore sportivo Luca Evangelisti riecheggia l’analisi del presidente: «Abbiamo disputato una grande prova - spiega - ma non abbiamo ancora fatto niente. Dobbiamo ringraziare i ragazzi e il tecnico: abbiamo giocato a viso aperto , avremmo potuto segnare anche quattro o cinque reti. Abbiamo tutte le caratteristiche per affrontare i playoff nel modo migliore e un organico ricco, gestito sapientemente da Papagni, in cui tutti possono giocare titolari. Ma, soprattutto, è uno spogliatoio di uomini veri, di gente che gioca davvero per la maglia». Anche il ds lancia l’appello alla tifoseria. «Ora - conclude - abbiamo bisogno della nostra gente. Con il loro sostegno, possiamo giocarcela con tutti e fare qualcosa di importante per la città». di Leo Spalluto
Fuori casa quarto successo consecutivo Quarta vittoria esterna di fila per il Taranto, dopo quelle già ottenute a Terni per 2-1 (con i gol di Cammarata su rigore e Prosperi), a Giulianova per 2-0 (Mancini e Cammarata) e a Martina sempre con lo stesso punteggio (Prosperi e Pastore). Nella passata stagione in serie C2 con l’arrivo di Papagni gli ionici avevano fatto anche meglio in trasferta infilando 5 successi consecutivi: 2-1 sull'Igea Virtus, 1-0 ad Andria, 1-0 a Modica, 2-1 a Latina e 1-0 a Potenza.
Blasi deluso dal tifo Istintivo, sentimentale, senza peli sulla lingua. Luigi Blasi è così, spesso preferisce andare agli estremi piuttosto che privilegiare le mezze misure. Per questa sua natura, nella sala stampa dell’Arechi, riesce ad esprimere l’enorme soddisfazione per la quinta vittoria esterna consecutiva e la delusione per il sostegno dei tifosi che è venuto a mancare nelle ultime settimane. «Sono orgoglioso di questi ragazzi - attacca -, hanno dimostrato di voler raggiungere un traguardo importante con la casacca del Taranto. Fa quasi effetto vincere da più di un mese in trasferta e non riuscire a conquistare l’intera posta allo "Iacovone". Mi auguro, adesso, che il pubblico torni a sostenerci. Non riesco a capire come mai, quando il Taranto era in lotta per la B cinque anni fa, c'erano sempre 10mila spettatori. Non so spiegarmi perché questa società non raccolga ampi consensi. Possiamo raggiungere un risultato importantissimo, mi auguro che tutta la città si avvicini al Taranto». L'analisi del tecnico Aldo Papagni parte dall’aspetto caratteriale. «Per me conta più dei numeri, preferisco sottolineare l’atte ggiamento con cui siamo scesi in campo. E’ un campionato difficilissimo, soltanto con questa determinazione centreremo i playoff. Il 4-2-3-1? E' una soluzione che ci sta dando buoni risultati e mi auguro possa rivelarsi importante in questo finale di stagione. Contro l’Ancona speriamo di tornare al successo dinanzi al nostro pubblico». di Fabio Di Todaro
Guardare il "Magico" Ci riconosciamo subito, basta guardarci negli occhi. Siamo quelli che fanno finta di non avere caldo nonostante la giornata simil-agostana. Siamo quelli che inventano improbabili bugie o improvvisi dolori addominali pur di non accompagnare mogli e fidanzate al mare. Siamo quelli che alle tre del pomeriggio devono essere comunque davanti al televisore. Perchè c’è il Taranto. Anzi, Salernitana-Taranto: per noi, al confronto, Manchester-Milan è una partita di secondo piano. E lo scudetto dell’Inter un dettaglio quasi senza importanza. Siamo quelli che mangiano in fretta e di mala voglia anche il piatto preferito, che rinunciano al sonnellino postprandiale perchè rovina il pathos del pomeriggio, che impiegano la mattinata al bar a ragionare sull’ultimo schema di Papagni o sul numero diattaccanti da impiegare, muovendo le tazzine di caffè sul bancone come se fossero giocatori. Siamo quelli che pagano il conto un minuto prima di essere portati via dalla neuro-deliri. Siamo quelli che accendono il decoder satellitare e imprecano perchè la partita è già cominciata e il collegamento dall’Arechi non è ancora iniziato. Poi arriva il segnale della partita e ci sediamo stracchi sul divano, iniziando a tifare come forsennati non appena i rossoblu superano la linea di metà campo. Ci accorgiamo subito che la Salernitana giochicchia e il Taranto gioca alla grande, anche se Toledo non sembra in gran giornata e Cammarata imita i giocatori di rugby sparando altissimo. Siamo quelli che si esaltano ammirando il gioco brioso degli ionici e si chiedono sgomenti perchè il Taranto domina in trasferta e si accartoccia in casa. Assistiamo fiduciosi alle mirabilie di Zito finalmente in palla e ai recuperi pronti e tosti di De Liguori e Cejas. Applaudiamo convinti le movenze eleganti di Mancini, sire del centrocampo, e lacrimiamo pensando ai due mesi saltati per squalifica dal “golden boy”. Siamo quelli che si sono finalmente accorti di quanto è bravo Barasso che, adesso, fa almeno due miracoli a partita. Crolliamo sulla poltrona quando Cammarata si inventa una improbabile sforbiciata e gli concediamo la standing ovation quando, con un colpo d’uncino, supera in pallonetto il portiere campano Prisco e porta il “Magico” in vantaggio. Siamo quelli che quando la punta ex Juve si scatena e inizia a correre mimando un aliante ci esaltiamo: vorremmo metterci anche noi a correre a braccia larghe, ma rischieremmo di distruggere cristalleria e mobilio di casa. E dovremmo chiedere asilo politico in un altro continente. Ma va bene lo stesso: vola Cammarata vola. Siamo quelli che a fine partita si imbarcano in complicati calcoli matematici (sempre sbagliati) per scoprire quanti punti mancano alla qualificazione matematica nei playoff. Siamo tarantini, più semplicemente: nati per soffrire. E per sognare la B: un sapore che non gustiamo da troppo tempo... di Leo Spalluto
Taranto, serve vincere C’è una storia alle spalle della partita. Ma ci sono anche esigenze che non possono tener conto della tradizione, della bellezza di tanta nobilità schierata in un campo di C. Salernitana-Taranto è piacevole anche da dire per chi guarda dall’esterno, commenta, giudica senza che lasciarsi sfiorare dalla tensione. Per il Taranto, però, questa partita è molto altro: più che il blasone conta la classifica. E la speranza di tenere il ritmo in zona playoff, di tenere a distanza le concorrenti. Di trovare un po’ di regolarità e la forza per l’ultimo scatto, facendosi largo in una corsa affollata e anche imprevedibile. Nella quale, ad esempio, può capitare di pareggiare contro il Teramo, uscire tra i fischi, sentirsi travolti dal giusto rammarico salvo poi accorgersi che la prima inseguitrice è addirittura più lontana di prima. C’è un posto in zona alta da conservare, tanta gente da cui guardarsi con attenzione, poche giornate che separano dalla fine. Ora tutto fa rumore: un successo e una caduta, un’accelerazione e una frenata. Ridotti, cioè, i margini di errore, enfatizzate le sensazioni e anche le paure. Il Taranto non si sente sicuro: sa di avere una nuova vocazione al colpo lontano da casa, ma conosce anche le sue difficoltà a quantificare in gol il volume di gioco. E non riesce a comprendere il valore dell’avversario: la Salernitana ha un organico che non corrisponde con la classifica, paga un campionato contraddittorio ed è lontana da ogni obiettivo che conta. Gli resta l’onore, la spinta della gente che, contro il Taranto (rivale datato), vorrebbe una soddisfazione che ripaghi l’anonimo torneo. Al gruppo di Papagni non rimane che giocarsi tutto come fosse l’ultima sfida, assaltare con convinzione, schierare anche il vigore. Riappropriarsi, cioè, dello spirito di chi ha ancora qualcosa da dire, tornare al furore che contro il Teramo è mancato. Non è solo una questione tecnica, non è nemmeno una carenza tattica. A quello noto si è aggiunta la determinazione carente, difetto che adesso va limato. Per farlo il tecnico, come auspicandosi un passo indietro del temperamento, disegna la formazione recuperando il bozzetto del derby di Martina. Sarà 4-2-3-1, quindi: con Mancini alle spalle di Cammarata pronto ad attaccare gli spazi quando non ha il pallone e a sintetizzare la manovra quando è in possesso. Con Toledo e Zito (Catania parte sfavorito) a completare la batteria di incursori in grado di garantire imprevedibilità alla manovra offensiva. E, soprattutto, con le linee ravvicinate, i mediani agevolati nel compito di appoggiare al compagno più vicino piuttosto che costruire da lontano, cercando qualità di cui non sono in possesso. Davanti alla difesa giocheranno Cejas e De Liguori, dietro il sacrificato sarà ancora Caccavale. Pronte anche le alternative: il 3-4-2-1 è un modulo già sperimentato in settimana, possibile con poche mosse. Niente è lasciato al caso. Nemmeno il risultato dovrebbe esserlo.
di Fulvio Paglialunga
Taranto, formula trasferta C'è un mix di sensazioni nella lunga vigilia di Salernitana-Taranto. Il fascino di una sfida che ritorna dopo sedici anni, la querelle-Arechi risolta positivamente (sugli spalti dell’impianto campano potranno accomodarsi anche i supporters rossoblù), le esigenze della classifica che tiene fuori la Salernitana dall’obiettivo promozione e che pone il Taranto alla ricerca di punti per rinsaldare la propria posizione nei playoff. Salernitana-Taranto è, comunque, un match di cartello: per il bagaglio di emozioni che serba, per il confronto tra due piazze decadute che cercano di tornare al più presto sul palcoscenico della cadetteria. L’attualità pone le due compagini su due livelli differenti. I padroni di casa rappresentano l’autentica delusione del torneo. La previsione dell’ambizioso presidente Lombardi era quella di poter lottare tra le prime della classe, ma la notevole differenza di rendimento tra le gare interne ed esterne ha condizionato il cammino dei granata. Se all’«Arechi» soltanto la capolista Ravenna è riuscita ad imporsi, lontano dalle mura amiche la Salernitana ha il terzo peggior rendimento con ben 10 sconfitte e appena 9 punti conquistati. Il Taranto, invece, è alle prese con la volata per la conquista di un posto utile per disputare l’appendice dei playoff. Gli ultimi cinque pareggi casalinghi hanno frenato il cammino degli ionici che, a quattro giornate dal termine della stagione regolare, hanno due punti di vantaggio sulla sesta posizione. Papagni, adesso, sta lavorando esclusivamente negli interessi del collettivo. In quest’ottica si inseriscono le esclusioni eccellenti di Caccavale e Deflorio che, questo pomeriggio, partiranno dalla panchina. Il tecnico di Bisceglie è intenzionato a rispolverare il 4-2-3-1 che, alla vigilia di Pasqua, raccolse ampi consensi nel derby di Martina. La ritrovata disponibilità di Mancini agevola questa scelta. Il ragazzo di Ostia è l’unico, per qualità e resistenza fisica, a poter giostrare alle spalle dell’unica punta garantendo un sostegno continuo oltre alla capacità di ripiegare a centrocampo in fase di non possesso. Dinanzi all’estremo difensore Barasso - imbattuto da 414 minuti - il pacchetto arretrato sarà composto da Cosenza, Pastore, Prosperi e Colombini. I due argini davanti alla difesa saranno Cejas e De Liguori, con Toledo, Mancini e Zito (in vantaggio su Catania) a comporre la batteria degli incursori alle spalle del terminale offensivo Cammarata. In panchina si rivedrà Ambrosi, mentre gli unici indisponibili sono Monticciolo (convalescente) e Larosa (squalificato). di Fabio Di Todaro
24 i precedenti: granata in vantaggio Sono 24 i precedenti di campionato tra Salernitana e Taranto; nel bilancio prevalgono nettamente i padroni di casa con 11 successi contro i due raccolti dagli ionici (11 i pareggi); le due squadre si sono incontrate 6 volte in serie B e 18 volte in serie C o C1 o Prima Divisione. Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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