
Si gioca sabato
Stadio: la Commissione di Vigilanza deciderà come andranno fatti i lavori
Manfredonia-Taranto si gioca sabato. La decisione, adesso ufficiale, è stata presa dal prefetto di Foggia per motivi di ordine pubblico: la coincidenza con il Carnevale Sipontino (come prassi, quando la partita del Manfredonia e la manifestazione coincidono) ha una sorta di priorità e, soprattutto, richiede l'impiego di forze dell'ordine che non possono contemporaneamente garantire la sicurezza della partita.
La notizia del pomeriggio era in qualche modo attesa (il Taranto non poteva opporsi) e mantiene comunque, anche se indirettamente, il centro dell'attenzione sul fronte della sicurezza nel calcio. Questione che, ormai è noto, sta mettendo anche sotto osservazione lo “Iacovone”. Lo stadio tarantino, a norma sencondo anche secondo le nuove misure anti-violenza (avendo una capienza di 9.900 posti non rientra in quelli soggetti al Decreto Pisanu), va comunque rifinito in alcune sue parti. Dopo l'elenco dei lavori da fare stilato nel vertice della Commissione provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, ieri c'è stato un nuovo incontro informale in Prefettura per capire chi, eventualmente, dovrà farsi carico delle spese per queste piccole opere di adeguamento. Dovrebbe essere il Comune, che si è detto in qualche modo disposto a sostenere i lavori, trattandosi quasi essenzialmente di manutenzione e avendo costi irrisori.
I lavori da fare, adesso, dovranno ricevere l'ok della Commissione di Vigilanza, che si riunirà stamani, anche per essere esaminati nel dettaglio. Nell'incontro di lunedì, infatti, si è deciso tra l'altro di definire in modo chiaro gli spazi accessibili al pubblico all'interno dello stadio. Per contenere la capienza in modo sicuro, infatti, bisognerà delimitare i settori. E' stato stabilito che in Curva Nord andranno 3.000 spettatori, in Gradinata 3.000 e il resto in Tribuna. Ora si tratta di individuare il modo per “restringere”: in Gradinata potrebbe essere reso accessibile un solo anello (anche se non è esclusa la delimitazione trasversale), mentre in Curva dovrebbe essere chiuso lo spicchio che unisce il settore alla Tribuna, tra l'altro già tempo fa dichiarato off limits.
Restano, poi, da chiudere ancora le famose “fessure” soprattutto in Curva Nord, da sistemare alcuni gradoni danneggiati e da definire la zona di prefiltraggio per la Nord e per la Gradinata. In questa zona, che presto verrà sistemata, potranno accedere solo gli spettatori muniti di biglietto, creando una sorta di “cuscinetto” prima dell'ingresso dello stadio.
La Commissione di Vigilanza deciderà, oggi, come andranno fatti i lavori e chi dovrà farsene carico.
In Questura, intanto, continua la visione dei filmati della partita di domenica scorsa per individuare i tifosi che si sono girati di spalle durante il minuto di raccoglimento. Al momento nessuno fa ipotesi, ma è probabile che presto venga stabilito un contatto con altre Questure e con il Viminale per stabilire una linea comune. Gli scenari sono due: procedere al Daspo preventivo (che non richiede la presenza di un reato) oppure trasmettere tutto all'Autorità Giudiziaria per valutare se ci sono reati.
di Fulvio Paglialunga14
febbraio 2007

Difesa rassicurante
Quarta nella classifica-rendimenti. Il terzino Colombini è sempre presente
È rimasta immutata per cinque turni, prima di subire frequenti modifiche dovute soprattutto a cause di forza maggiore. La difesa del Taranto (quarta nella speciale classifica di rendimento alle spalle di quella del Foggia, Perugia e Juve Stabia) ha fornito ampie garanzie consentendo spesso ai rossoblù di gestire le situazioni di vantaggio maturate durante le partite. In avvio di campionato Papagni ha puntato sugli uomini che, durante la preparazione, venivano indicati come possibili titolari: Panini a destra, Colombini sull'out opposto, Caccavale e Pastore a comporre una collaudata coppia di centrali. Il primo accorgimento forzato è stato apportato in casa con il Manfredonia, sette giorni più tardi rispetto al grave infortunio occorso a Pastore (rimpiazzato da Prosperi). Ma il deficitario rendimento di Panini, ha consigliato al tecnico di Bisceglie un’ulteriore modifica. Dal derby di Gallipoli Cosenza è stato schierato come laterale destro, fornendo ampie garanzie soprattutto in copertura. Durante il girone di andata il pacchetto arretrato è stato ulteriormente ritoccato: Caccavale - ancora "stordito" dall’aggressione subita al rientro da Castellammare di Stabia - è finito in tribuna in tre circostanze (Giulianova, Perugia, Martina), rimpiazzato da Larosa (Cosenza affiancato a Prosperi). Poi, a partire dal match interno con la Salernitana, Papagni ha dato fiducia al quartetto rivelatosi, finora, più affidabile: Cosenza e Colombini sulle corsie esterne, Prosperi e Caccavale al centro. Una continuità interrotta alla vigilia della notturna con la Sambenedettese, quando il difensore pescarese è stato colpito da un violento attacco febbrile che gli ha impedito di scendere in campo anche nel match successivo in casa della Cavese (rimpiazzato prima da Larosa e poi da Panini). Domenica scorsa, infine, il trainer rossoblù ha trovato soluzioni alternative per fronteggiare le contemporanee assenze di Cosenza e Caccavale (squalificati): Larosa a destra, Panini al centro - era già stato provato in Coppa Italia in questa posizione - in coppia con Prosperi, Colombini a sinistra. La novità principale è giunta con l’innesto di Barasso (esordio a Ravenna) al posto di Pinna. L’ex numero uno del Genoa - soddisfacente, fino a questo momento, il suo rendimento - ha incassato, però, 6 gol in 4 partite. Spesso la difesa non è apparsa esente da colpe: in 4 occasioni la rete è giunta con un colpo di testa scoccato dal centro dell’area di rigore,
mentre per la sconfitta di Ravenna (Succi) e la marcatura di Visone della Sambenedettese la terza linea non ha alcuna responsabilità.
di Fabio Di Todaro14
febbraio 2007

Taranto-Manfredonia anticipata a sabato
Il prefetto di Foggia, per ragioni di ordine pubblico, ufficializza la nuova data della partita. Fissato ad oggi pomeriggio il test contro gli Allievi
E' ufficiale. La gara di Manfredonia si giocherà sabato (ore 14,30) per ragioni di ordine pubblico (concomitanza con il carnevale dauno). Lo ha deciso il Prefetto di Foggia. E lo ha disposto la Lega di Firenze. Papagni ha mutato programma. Ieri pomeriggio c'è stata la seduta inaugurale della settimana. Oggi è prevista la doppia, ma nel pomeriggio ci sarà il test infrasettimanale contro gli Allievi. Caccavale e Cosenza sono ritornati disponibili. Ieri sono stati fermi Barasso e Mattioli (altrettante botte ricevute rispettivamente ad una caviglia ed ad un ginocchio). Il portiere dovrebbe riprendere oggi; l’attaccante, invece, dovrà restare fermo fino a domani. Come previsto il giudice sportivo non ha appiedato alcun rossoblù. Nelle fila manfredoniane, invece, lo stop è giunto per il difensore Calabro e per i centrocampisti Pedersoli e De Giosa). L’avv. Marino ha inflitto una multa di 500 euro al Taranto per ritardato inizio della partita («dopo parecchi solleciti»), mentre ha deciso di non procedere contro l’atteggiamento poco civile di una parte della curva nord al momento del minuto di raccoglimento perchè gli altri sostenitori hanno dissentito da quell'assurdo comportamento. A tal proposito c'è da dire che la Questura ha «incamerato» tutte le immagini e le sta attentamente vagliando. Sembrerebbero decadute le ipotesi di illecito (almeno per u n’altissima percentuale). Tuttavia i filmati saranno gelosamente conservati in cassaforte e non archiviati. Tornando al calcio giocato la formazione che scenderà al "Miramare" (campo sintetico) cambierà. Dinanzi a Barasso si ricomporrà la difesa che ha giocato più spesso nelle ultime gare: Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini. In mezzo, al fianco di Cejas e De Liguori, potrebbero essere riconfermati Catania e Toledo ammenocchè il trainer rossoblù non intenda rinforzare il centrocampo con l’immissione di Monticciolo. A Manfredonia bisognerà ritornare a fare punti in trasferta. E dal 10 dicembre scorso (gara di Ancona valevole per la 15.a giornata) che Deflorio e compagni non ottengono un pari fuori casa. I tre punti mancano addirittura dal 12 novembre scorso (a Perugia, 11.a giornata, gol di Ambrosi). Le ambizioni di permanenza nella zona playoff passano pure attraverso i risultati ottenuti lontano dalle mura amiche. Fortunatamente il gioco è pressocchè privo di smagliature (domenicalmente si creano tante occasioni da gol, solo che non vengono molto concretizzate). Per finire stamane riunione in Prefettura della Commissione di vigilanza sul pubblico spettacolo: prefiltraggio e transennamento per i tifosi ospiti dovrebbero essere le novità.
di Giuseppe Dimito14
febbraio 2007

Capire il difetto oltre la vittoria
Oltre la vittoria c’è un Taranto da capire. Per l’insano desiderio di generarsi preoccupazioni, per l’insostenibile leggerezza dell’approccio. Per il suo incomprensibile incedere lento e svogliato. Non è il risultato fonte di discussione (la vittoria è legittima e persino stretta nel risultato), ma l’interpretazione pericolosa di una partita agevole. Quella quasi stucchevole attesa, la ingenua speranza che la superiorità si dimostri da sé, senza il
bisogno di marcarla per conto proprio. Con il Lanciano è accaduto: che il Taranto sia entrato con la ferocia giusta per costringere l’avversario a un salvataggio sulla linea e per realizzare un gol in un minuto solo. E che poi si sia lentamente eclissato, banalizzando tutti i momenti in cui serviva una dose minima di concentrazione, uscendo dalla partita inconsciamente. Per poi accorgersi quanto sia difficile rientrare a comando, quanto sia complicato
riorganizzarsi dopo che il danno è fatto. L’assist per il gol di Triuzzi lo ha fatto, in realtà, il Taranto: facendo scorrere la partita, sprecando per negligenza, avanzando a intermittenza. Ponendo due problemi: uno tatticamente risolvibile, l’altro urgentemente da correggere. Di tatticamente risolvibile c’è la manovra. Perché giudicare le capacità di palleggio del Taranto prendendo la partita con il Lanciano come esempio non è corretto. L’assenza lunga di Pastore e la contemporanea astensione coatta di Caccavale e Mancini toglie alla squadra tutti i piedi più educati, tutte le possibilità di far circolare il pallone con esattezza. Logico il crollo qualitativo, con la costruzione affidata a esterni che incidono con fatica, a volte per propria indolenza, molto spesso per mancanza di adeguato sostegno. Senza uomini in grado di costruire molto è forzatamente riposto su Deflorio, costretto a tenersi lontano dalla porta per azionare il resto del gruppo e a rischiare sistematicamente le giocate. Il rientro, graduale, dei piedi migliori può mitigare il problema, forse anche eliminarlo. Ma la completa guarigione non può prescindere dall’altro vizio, forse il più grave. Adesso Taranto-Lanciano si può prendere come esempio: l’avanzamento faticoso, infatti, non ha diminuito le possibilità di segnare, non ha annullato le occasioni. Ma molte sono sfuggite proprio per un approccio leggero al tiro. Per la conseguenza, cioè, di quell’atteggiamento che ha condannato il Taranto a tenere in equilibrio per novanta minuti una partita evidentemente sbilanciata, per l’immotivato rilassamento. Dannoso: in un campionato che corre così perdere punti inutili può capovolgere il destino. Talvolta sbuca un Toledo, ma non sempre può capitare. Giusto, allora, capire come rimuovere questo pesante vizio. Meglio ragionare su una vittoria, non prendendola però già come soluzione. A margine: quanto accaduto nel minuto di raccoglimento costringe a riflettere. Chi ha girato le spalle (non molti) si è espresso, chi ha fischiato (il resto) si è espresso. Ma la memoria non può dividere, non merita l’oblio o l’indifferenza. Il pensiero è libero, il buonsenso è un obbligo. E, sullo sfondo di atteggiamenti (chi si gira e chi fischia) che apriranno il dibattito rimane la violenza da abolire e la passione da esibire nuovamente. Quando due sposi dormono uno di spalle all’altro è l’anticamera della fine. Guardiamoci in faccia, invece. Con onestà e idee. Un altro stadio (non quello visto a Cava, non quello visto domenica) è possibile.
di Fulvio Paglialunga13
febbraio 2007

Se si perde il filo del gioco
Il Taranto e la vittoria sul Lanciano
Cosa deve fare il Taranto per rendersi pienamente credibile? Vincere come ha vinto con il Lanciano non basta. O meglio, lascia aperta la porta al dubbio di una squadra che abbia smesso di cercare il gioco, trovando molto più conveniente cercare i giocatori. È un rischio connesso alla sua stessa natura, alla qualità e alle attitudini dei suoi singoli. La girata piratesca di Cammarata a partita nascente, il colpo da biliardo di Toledo a difficoltà ormai evidenti: la sensazione è che il Taranto viva ormai nell’attesa che si compia la sua diversità. E che la sua diversità risieda essenzialmente nei piedi e nella testa dei più ispirati. Il problema è come riempire questa attesa. Come ridurla ad una normale fase di transito, senza che la partita sfugga al controllo e l’avversario si senta autorizzato a provarci. Il problema, secondo noi, deriva dalla struttura del centrocampo, che non prevede esterni di ruolo (Toledo, Catania e Zito sono ali di fantasia) e non contempla in mezzo costruttori di gioco (De Liguori assicura spinta, Cejas garantisce rottura, Monticciolo eroga quantità). La rinuncia - ora definitiva - all’interno che abbia una visione panoramica del gioco, che alterni il lancio lungo all’appoggio corto, che sia sempre nella condizione di far ripartire l’azione, che detti i tempi e non li forzi continuamente, comporta partite come quella vinta con il Lanciano. Partite irregolari nello sviluppo e confuse nello svolgimento. Partite in cui il Taranto sembra procedere sghembo, tutto strappi, frenate e accensioni. Non sfrutta le fasce con gli esterni e non riesce a cucire gioco con i mediani. Questa condanna ad accelerare, ogni volta, la circolazione del pallone, a non avere momenti prolungati di gestione, non sta intralciando il rendimento interno (sette vittorie consecutive). Ma è in trasferta che l’indole arrembante della manovra, la sua tendenza a perdere unità di trama e d’intreccio, rischia di generare prove incompiute. I risultati lo confermano: quattro sconfitte nelle ultime cinque partite fuori casa. È in trasferta che questa "vocazione" diventa disagio. È il disagio, se si allarga, può produrre crisi di consapevolezza. E se la consapevolezza è intermittente o non omogenea, la continuità di rendimento no si raggiunge. La consapevolezza è la parte razionale nella testa di una squadra. Non deve eccedere, altrimenti si trasforma in presunzione; né difettare, altrimenti c’è il rischio di sottostimarsi. Il Taranto può aiutarsi solo se riesce a trovare un punto d’equilibrio tra corsa e ragionamento. Non serve ripetere che la vittoria con il Lanciano è comunque arrivata e arrivando ha consentito di mantenere il quinto posto. Vale di più rilevare cosa non ha funzionato. Cosa ha impedito alla squadra di prendersi tutto, senza rischiare l’incolumità. Senza dover attendere che Toledo, in un rarissimo risveglio dalla sua partita-letargo, trovasse quel prodigio di tempo e coordinazione, cioè tecnica allo stato puro. Ma Toledo - e non solo lui - rappresenta appunto l’eccezione di questo Taranto, a cui continua a mancare la regola, ovvero la normalità. Il giocatore che faccia da sintesi. Forse è l’assenza di Mancini che comincia a pesare. Forse.
di Lorenzo D'Alò13
febbraio 2007

La doppia personalità del Taranto
In casa vola (8 vittorie su 10). In trasferta zoppica
Guardando la classifica è facile riscontrare l’ambizione del Taranto di trovare un posto tra le quattro squadre che si contenderanno la B attraverso i playoff. Basterebbero i numeri a dare l’esatta consistenza del collettivo di Papagni: 1 punto di distacco dalla coppia Foggia-Cavese, 5 in meno dell’Avellino, secondo in graduatoria. Piaccia o no, questo Taranto vanta cifre d’alta quota. Analizzando più a fondo i dati di una stagione fino a questo punto soddisfacente, emerge l’altalenanza di rendimento tra gare casalinghe ed esterne. I rossoblù, tra le mura amiche, hanno una marcia da primato: hanno vinto 8 delle 10 gare disputate, pareggiando con il Manfredonia e perdendo soltanto con la Cavese. Ben diversa è la resa fuori casa. Deflorio e compagni hanno vinto soltanto in 2 occasioni (Sambenedettese e Perugia), pareggiando 4 volte in rimonta (Lanciano, Gallipoli, San Marino e Ancona) e perdendo in 5 circostanze - tra cui le ultime 3 trasferte - contro Juve Stabia, Teramo, Avellino, Ravenna e Cavese. Come spiegare questa doppia personalità che non ha permesso di compiere il grande salto verso la vetta? In casa il tecnico di Bisceglie si è sempre affidato al 4-4-2, puntando sul sostegno di due ali di fantasia alla coppia di attaccanti. In trasferta, invece, ha ricercato sovente soluzioni alternative con esiti differenti. E' accaduto ad Avellino (4-3-2-1) e a Cava (4-3-3) dove, prima della sospensione, la squadra aveva, comunque, dimostrato di poter equilibrare l’elevato peso offensivo - Cammarata, Deflorio e Ambrosi insieme dall’inizio. Prescindendo dalle scelte tecniche, c'è un dato che unisce i due «filoni d’inchiesta». Passato in svantaggio o subita la rete del momentaneo pareggio, il Taranto ha spesso palesato una difficoltà latente a recuperare energie mentali per organizzare la rimonta. La "crisi", verificatasi a Castellammare di Stabia, San Marino (dopo il 3-2), Teramo, Ancona (1-1 rocambolesco nel finale) e Ravenna, si è espressa allo "Iacovone" soltanto in occasione del match perso con la Cavese (1-2). Ma, pur usufruendo di un vantaggio rassicurante, Deflorio e compagni hanno rischiato il "patatrac" contro Martina e Salernitana (sofferte vittorie per 2-1). Il resto è storia di due giorni fa. Al gol-lampo di Cammarata ha fatto seguito una scialba prestazione che ha permesso al Lanciano di pareggiare i conti prima che Toledo estraesse dal cilindro la giocata vincente.
di Fabio Di Todaro13
febbraio 2007

Iacovone, altre modifiche
Su richiesta del questore lo “Iacovone” avrà una zona di prefiltraggio per Curva Nord e Gradinata. Settori accessibili in parte, per alcuni un solo anello
Allo Iacovone serve un maquillage: sottolineatura persino ovvia. Soprattutto alla luce della recente tragedia di Catania e della necessità di garantire più facilmente la sicurezza degli spettatori attorno e all'interno dello stadio “Iacovone”. L'impianto, secondo le nuove disposizioni, rispetta le norme anti-violenza, non essendo tra quelli soggetti al Decreto Pisanu per l'espediente della riduzione della capienza. Ma, come noto, i problemi esistono e sono stati da tempo indivuati quelli indispensabili da risolvere per non mettere a rischio l'incolumità pubblica e continuare a tenere aperte le porte ai tifosi.
La questione-stadio è stata nuovamente al centro, ieri mattina, di una riunione della Commissione Provinciale per la Sicurezza e l'Ordine Pubblico: erano presenti, tra gli altri, il prefetto Francesco Alecci, il vice-prefetto Carlo Sessa, il questore Gian Carlo Pozzo, il sub-commissario al Comune di Taranto Maria Rita Iaculli, il direttore generale del Taranto, Vittorio Galigani.
All'ordine del giorno i possibili interventi da effettuare (con tempi di realizzazione molto stretti e costi relativamente bassi).
La prima esigenza, sottolineata dal questore Pozzo, riguarda la necessità dell'istituzione di una zona di pre-filtraggio all'esterno della curva nord (in modo da far transitare, per quel settore e per la gradinata, solo gli spettatori provvisti di biglietto). Si è parlato, inoltre, di piccoli lavori da effettuare agli ingressi e all'interno dello stadio (che potrebbero essere garantiti dall'Amministrazione comunale commissariata). Tra questi, è sorta la necessità di delimitare con esattezza, in ogni settore, le zone accessibili agli spettatori (in gradinata, ad esempio, potrebbe essere utilizzato un solo anello, tra le curve potrebbe restare aperta soltanto la Nord) e ufficializzata la capienza: 3.500 spettatori in Curva, 3.000 in Gradinata, il resto in tribuna. La riunione è stata aggiornata a stamattina, in attesa di soluzioni che rendano imminente la cantierizzazione dei lavori.
di Leo Spalluto13
febbraio 2007

Ultrà, fischi e spalle voltate
La Questura acquisisce i filmati. Se sarà accertato un comportamento illecito, scatterà la Daspo
E' veramente tolleranza zero contro la violenza. La Questura tarantina, come del resto tutte le “consorelle” delle altre ciità, sta acquisendo le immagini relative alle “spalle” rivolte al terreno di gioco da parte di parecchia gente (non vanno chiamati tifosi). Sono stati acquisiti i filmati anche delle tv private. Il relativo rapporto sarà spedito alla Magistratura. Se quest’ultima riterrà che quel comportamento configura illecito, scatteranno i Daspo (divieto di accesso, che in base alla nuova normativa è possibile infliggere anche preventivamente). Caso contrario, il fascicolo sarà archiviato. Intanto ieri mattina ha avuto luogo la riunione del Comitato provinciale di vigilanza sui pubblici spettacoli. C'erano il Prefetto, dott. Alecci, il Questore, dott. Cozzi, il Vicario, dott. Giusti, la Subcommissaria del Comune, dottoressa Iaculli, il direttore generale del Taranto, Vittorio Galigani. Si è stabilito che quei piccoli lavori di manutenzione ordinaria, già identificati, nella scorsa riunione vanno eseguiti. In più sarà transennata la strada posta alle spalle della curva nord (ad una trentina di metri): attraverso dei minivarchi passeranno solo coloro dotati di biglietto. Comune e Taranto hanno dato il proprio assenso ciascuno per la parte di propria competenza. Si è anche deciso che in gradinata saranno ospitati 3000 spettatori, in curva nord, 3500 ed il restante 3500 circa in tribuna. Domani o al massimo dopodomani si riunirà la Commissione provinciale. La squadra, dal canto suo, riprenderà nel pomeriggio la preparazione in vista della prossima trasferta di Manfredonia. La società ha formalmente avanzato richiesta di anticipo a sabato per evitare la concomitanza della sfilata di Carnevale. Il Taranto non è d’accordo. Ma dovrebbe prevalere le ragioni di ordine pubblico. Oggi la Lega decide.
di Giuseppe Dimito13
febbraio 2007

Il ritorno dei fischi ottusi
Dopo Catania, il campionato è ripartito tra stadi vuoti, proteste e delirio ultrà. La Procura di Roma apre un'inchiesta sugli insulti dell'Olimpico. Ma qualche segnale di speranza c'è
Gli ultras cattivi e incazzati sono tornati. Dieci giorni dopo la tragedia di Catania, il campionato è ripreso nel segno degli stadi vuoti e semi-vuoti, di un'atmosfera mai così cupa e della prevedibile contestatizone delle curve. Ai Boys della Roma e ai curvaroli del Torino, l'Oscar dell'ottusità: i primi hanno voltato le spalle e fischiato il minuto di silenzio in ricordo dell'ispettore Filippo Raciti; i secondi hanno intonato cori contro la polizia. In entrambi i casi, il resto dei tifosi ha coperto il delirio con un lungo applauso. Scene simili si erano già viste con gli ultrà del Genoa, sabato a Rimini. Non da meno quelli dell'Inter che hanno seguito la squadra a Verona nonostante la partita col Chievo si giocasse a porte chiuse. Quattro di loro sono stati beccati con petardi, biglie d'acciaio e tubi, i primi arresti del decreto Amato: processati per direttissima, in tre sono ai domiciliari. A Bergamo, mentre Atalanta e Lazio si sfidavano tra i fantasmi, gli ultras nerazzurri raccolti fuori dallo stadio hanno lanciato un fumogeno che è atterrato sui gradoni della curva. Altrove la protesta ha preso vie meno becere. A Marassi, la curva della Samp ha esposto diversi striscioni:
«$how must go on», «solidarietà a chi subisce le porte chiuse», «i morti vanno tutti rispettati, anche quelli che vi siete dimenticati»
(ma poi insulti pesanti all'ex Pagliuca). Sui cancelli del San Vito, che ospitava a porte chiuse il derby tra l'As Cosenza e il Castrovillari (serie D), hanno appeso la scritta «per uno sbirro ucciso il calcio avete fermato... per gli ultras assassinati i casi avete archiviato».
Sui fischi fascistoidi dell'Olimpico, la Procura di Roma sta pensando di procedere per istigazione a delinquere sulla base di un precedente molto poco calcistico, il coro
«10, 100, 1000 Nassiriya» scandito durante una manifestazione per la Palestina nel 2005. In quel caso fu aperto un fascicolo e lì si è rimasti. Gli inquirenti stanno valutando i fatti e le riprese tv (nel secondo tempo tutti i gruppi ultras della curva hanno tolto le loro insegne) in attesa di un'informativa da parte delle forze dell'ordine. La sentenza l'ha comunque già emessa il ministro Melandri, annunciando che
«gli imbecilli dell'Olimpico» saranno puniti col Daspo, il divieto di frequentare gli stadi. Le ha dato manforte il Guardasigilli Mastella, che ha proposto di cancellare la parola ultrà dagli stadi.
«E' stata una drammatica pagliacciata - ha detto il ministro amico di Moggi -
allo stadio servirebbe un po' lo spirito dei vecchi film di Sordi e Banfi».
Purtroppo, anche dopo Catania, l'aria che si respira attorno al calcio è sempre quella dei film di Lenzi e Martino (Roma a mano armata, per intenderci). Ieri il Comitato regionale campano della Lega dilettanti ha sospeso sette squadre per gli incidenti verificatisi nell'ultimo week-end: pietre e sputi contro gli arbitri, risse tra giocatori e tifosi. Già domenica sera circolavano le immagini di legnate a base di spranghe e transenne in una delle gare incriminate. Ieri pomeriggio poi la sfida del torneo giovanile di Viareggio tra Genoa e Real Arrojo è finita con 5 espulsioni, partita sospesa e una mega rissa durante la quale gli argentini hanno cercato di farla pagare cara all'arbitro ma sono stati bloccati dai carabinieri. Valeva davvero la pena di ricominciare?
Qualche segno confortante per fortuna c'è. La risposta degli altri tifosi ai fischi della vergogna. Roberto Mancini che dice
«forse sarebbe meglio fermarsi fino all'anno prossimo» (a patto che diano lo scudetto all'Inter) e Gattuso che invita tutti a
«farci un esame di coscienza, che già ci sono le guerre a far male». Domenica, mentre gli ultras dell'Inter gridavano idiozie a squarciagola davanti alla curva vuota del Bentegodi, i tifosi del Chievo organizzavano una tavolata dall'altro lato dello stadio: salsicce, pandoro e radiolina sintonizzata su Tutto il calcio minuto per minuto. All'Olimpico, Roma-Parma è stata preceduta dalla gara tra i pulcini delle due squadre, una bella idea strappata al calcio di una volta, quando si arriva allo stadio 3-4 ore prima e si ingannava il tempo con birra, panini, una scopetta e appunto le partite dei ragazzini. Infine una storia dal pallone sommerso. A Torre Archirafi, piccolo borgo marinaro in provincia di Catania, il minuto di silenzio domenica l'hanno rispettato fino in fondo. Si giocava una gara del campionato Promozione tra Mascali e Acireale. Hanno vinto gli ospiti 5-0 e il terzo gol è stato segnato da Filippo Raciti, omonimo cugino dell'agente morto a Catania. Lui e i suoi compagni giocavano col lutto al braccio e dopo aver trasformato il calcio di rigore, il centrocampista acese ha alzato le dita al cielo. Il minuscolo stadio siciliano ha applaudito commosso.
di Matteo Patrono13
febbraio 2007

«Daspo per i fischi? Non se ne parla»
«Il Daspo preventivo per i fischi dell'Olimpico? Ma non se ne parla nemmeno...». Parole di Lorenzo Contucci, ex ultrà e adesso avvocato difensore di molti ultrà (romani ma anche livornesi).
«Intendiamoci bene: i fischi sono da disapprovare, su questo non ci sono dubbi. Ma vogliamo punirli come atto di violenza? In base a cosa?». Sul suo sito, sempre aggiornato sulle normative da stadio, Contucci ha scritto:
«Il periodo aggiunto con il dl Amato (quello, appunto, sul daspo preventivo, ndr)
è assai discutivile, oscuro e riporta al Ventennio». Secondo il parere dell'avvocato questa norma è
«molto dubbia sotto il profilo costituzionale». Ma anche fra i parlamentari di maggioranza affiorano alcune perplessità. Vedi il sottosegretario all'Economia, Paolo Cento. Nel dl Amato,
«c'è una parte positiva, il tentativo di dare responsabilità alle società di calcio, che devono farsi carico della vigilanza all'interno dello stadio e di rapporti trasparenti con i club; mi convince meno la parte repressiva, che innalza le sanzioni penali e mette fuorigioco un certo tipo di tifo. Penso sia inutile, bisogna lavorare più sulla prevenzione che sulla repressione». E ha aggiunto:
«Mi auguro ci siano cambiamenti in Parlamento. La Melandri ha dato disponibilità al confronto, servono alcune correzioni utili. Ad esempio quella del blocco delle trasferte rischia di diventare un problema di ordine pubblico; poi penso si debba avere una fase transitoria nei rapporti tra i club e le società; e infine la diffida, uno strumento utile ma che deve essere decisa non dal questore ma dal magistrato in un contraddittorio tra le parti».12
febbraio 2007

«Insegnamo ai tifosi la non violenza»
Nel 2005 un razzo sparato dalla curva dell'Ascoli colpì Ambretta Piergiovanni, tifosa della Sampdoria. Si salvò ma smise di andare allo stadio. Il figlio che era con lei ricorda quella folle giornata e la guerra dei baby-ultrà
«Mamma, la Sampdoria gioca ad Ascoli. Perché non andiamo a vederla?». L'appena maggiorenne Giovanni Del Bianco propose, Ambretta Piergiovanni, la madre 57enne, annuì. Fino a quel pomeriggio di metà ottobre del 2005, aveva assecondato la passione del figlio una quindicina di volte. Trasferte tranquille a Perugia, Bologna e Ancona. Viaggi non lontani da Fano, stadi ad un paio d'ore da casa, attratti dal quel quadro d'arte che sempre è stata la maglia dell'altra squadra di Genova. Ambretta, Giovanni e Benedetta, la fidanzata, videro la Samp perdere e a fine gara intravidero una scia luminosa proveniente dall'altra parte dello stadio. Il razzo per segnalazioni navali, fece 120 metri di corsa. Si fermò sulla fronte di Ambretta. Lei, ricovero immediato per trauma cranico e ampia ferita lacero contusa, si salvò per miracolo. Oggi è in viaggio. Thailandia, lontano da Marassi. Giovanni non ha dimenticato nulla, vuole diventare giornalista, allo stadio non mette piede quasi più.
Oggi Samp ed Ascoli si ritrovano contro. Una settimana dopo la tragedia di Catania.
E a me torna in mente quel giorno d'ottobre, come fosse oggi. Fino ad allora non mi era mai successo niente. Vivevo un tifo spensierato, cantavo e stavo attento a trovarmi un po' defilato rispetto al centro della curva. Mia
madre era sopra di me, riempiva la borsa perché stavamo andando via, io osservavo Volpi, il capitano, che era venuto a salutare. Poi vidi un lampo e istintivamente mi buttai a terra. Credevo fosse un fumogeno proveniente dal nostro settore e che non avesse colpito nessuno, poi girandomi, sentii la voce di mia madre:
«Cosa è successo Giovanni?». Aveva il volto pieno di sangue. Fu il momento più brutto della mia vita, temevo che stesse morendo davanti ai miei occhi. La mia ragazza, che non aveva mai visto una partita prima d'allora, rimase sotto shock: non disse più una sola parola.
La dinamica ricordò la morte di Paparelli.
L'ho scoperto dopo, parlandone col figlio Gabriele. Posso intuire quello che ha provato e gli sono doppiamente vicino. Mia madre è sopravvissuta, suo padre no. Per lei il peggio è passato, le è rimasto qualche saltuario mal di testa, i postumi della ferita e poco altro ma qualcosa è cambiato per sempre. Da quel giorno il mio rapporto col pallone si è trasformato, vivo tutto con molto più distacco e non guardo come un tempo le trasmissioni sportive. Mi infastidisce ascoltare persone che si azzannano per un rigore. Il calcio è uno sport meraviglioso ma il clima attorno è assurdo, esasperato. Tutte le parti in causa dovrebbero abbassare la voce.
Lei e sua madre siete più entrati in uno stadio?
Anche se mio padre ci aveva consigliato di non farlo più, abbiamo accettato l'invito del presidente della Sampdoria Garrone e a distanza di pochi mesi siamo andati al Ferraris. Si giocava Samp-Livorno, scendemmo a bordo campo per salutare la curva. Fu una bella giornata, con un applauso toccante che ancora mi porto dentro. L'anno scorso, durante un viaggio in Inghilterra, ho assistito però ad un derby londinese di serie B. Si affrontavano Milwall e Watford. Un'atmosfera indescrivibile con i tifosi insieme nei pub, poca polizia in giro e un'aria distesa. E' per questo che da quella volta, mia madre evita e anche io tendo a vedere le partite in tv. In Italia mancano le condizioni minime di sicurezza. Copiare il modello inglese? Che lo facciano veramente e non soltanto a parole. E' troppo tempo che se ne discute a vuoto.
Delle mandrie di quindicenni imbestialiti in azione a Catania, cos'ha pensato?
Era tempo che l'ambiente regalava segnali inquietanti, ad iniziare dal linciaggio di Licursi. Perché affrontassimo seriamente la questione, abbiamo aspettato un morto a margine di una partita di serie A, se Raciti non fosse stato ucciso, parleremmo d'altro. In Inghilterra avevo visto minorenni divertiti e felici andare a tifare per qualcuno, e non contro qualcosa. A Catania invece c'era la guerra e la facevano i bambini. Non so se sia colpa di quei ragazzi, della scuola o dei genitori, che non hanno svolto fino in fondo il proprio lavoro e che sono pronti a giustificare qualunque nequizia. Se non educhiamo alla non violenza fin da piccoli, ogni provvedimento sarà inutile. Pensi che la persona che lanciò il razzo verso mia madre, lo aveva preso nella barca di suo padre. Era un sedicenne. L'ho intravisto per la prima volta dieci giorni fa, durante l'udienza preliminare del processo a suo carico. In questi mesi ha dichiarato tante cose: che non sapeva cosa avesse tra le dita, che pensava fosse un fumogeno, che non conosceva il motivo del suo gesto. Ma un inconsapevole, non può avere un'arma in mano.
Avete avuto o cercato contatti?
Nessuno. I suoi genitori si scusarono il giorno dopo ma col passare dei mesi, hanno dato interviste in cui sostenevano che in fondo si era trattato di una ragazzata.
Quella della Samp passa per essere una curva diversa.
Una curva apolitica, che secondo me è già una buona cosa. La politica mi interessa molto ma compressa in una curva, tende allo spasimo un filo già molto teso. I sampdoriani, dimenticata la vergogna dovuta ai rubinetti su Pagliuca, sono appassionati, entusiasti, colorati, come dovrebbe essere l'intero movimento del pallone. Ha toccato il fondo e ora è ad un bivio: continuare a scavare o provare a risalire. Vedere uno stadio chiuso non mi piace ma nel breve, penso sia l'unica cosa da fare. Se gli impianti erano pericolosi domenica scorsa, non possono essere diventati sicuri nel giro di una settimana.
di Malcom Pagani12
febbraio 2007

Taranto, tre punti sofferti
I rossoblu battono il Lanciano senza brillare. Decide il gol di Toledo, dopo la rete in apertura di Cammarata e il pareggio dell'ex Triuzzi. Il pubblico si divide durante il minuto di raccoglimento

Quello che Toledo riesce a fare lascia la pienezza e il piacere di quando si è di fronte a un capolavoro. Ma, soprattutto, salva il Taranto da una punizione apparentemente ingiusta eppure quasi cercata. Confondendo la partita con un'esercitazione, trasformando l'evidente superiorità tecnica in inutile (e dannosa) supponenza. Il tiro quasi impossibile di Toledo chiude una partita che solo il Taranto riesce a tenere aperta. Affondando mollemente su un Lanciano ricco solo di imbarazzante povertà, osando appena il minimo indispensabile e giocando in quasi totale assenza di concentrazione.
Buono il risultato, brutta la tenuta. Perché il gol di Cammarata appena un minuto dopo il via diventa una condanna piuttosto che un'agevolazione: apre a una partita sonnolenta, a minuti di sopravvivenza pura, a una successione di leggerezze. Che non rallentano la produzione (il Taranto arriva frequentemente al tiro), ma ne danneggiano l'efficacia (molto finisce per errori banali). E tengono in vita persino un avversario spento, vuoto di idee e di contenuti. Il risultato (settimo successo interno consecutivo) non risente dell'atteggiamento ed esce dal frullatore di una domenica anomala, la prima dopo i duri provvedimenti contro i violenti. A porte aperte, in uno stadio diviso: tra chi si volta di spalle durante il minuto di raccoglimento e chi prende rumorosamente le distanze. Con gradoni meno abitati e silenzi intermittenti.
Conta il risultato, la prestazione sarà oggetto di analisi. Conta la vittoria arrivata nonostante tutto. Costruita con i colpi dei singoli in un complesso adattato all'emergenza: senza costruttori di gioco né in difesa (non lo sono Panini e Prosperi) né a centrocampo (soffrono Cejas e De Liguori). Con momenti estemporanei, occasionali risvegli di gruppo o individuali. Qualcosa manca, ma arriva tutto: così il Taranto regge il folle ritmo del campionato (vincono sette delle prime otto) e si salva dall'autoflagellazione. Tutto si compie in un minuto: quello che serve ai rossoblu per guadagnarsi un corner (batte Cejas), vedersi respingere un tiro sulla linea (Lanzillotta su Deflorio) e indovinare la traiettoria con Cammarata (sinistro su respinta del portiere).
Un minuto, un gol. E l'immediata sensazione di poter fare tutto senza sacrificio. Cioè: l'errore. Perché il Taranto (4-4-2: Prosperi c'è, Panini fa il centrale di difesa) capisce e si adegua. Anzi, si adagia. Senza troppe capacità di costruzione la manovra è piatta: gli esterni non trovano assistenza e, quando il pallone arriva, vanificano le idee per propria sciatteria. Ci sono occasioni: Deflorio gira di destro leggermente alto. E c'è il rischio: Leone, di sinistro, colpisce la traversa dal limite dopo una indecisione della difesa. E' una prova: il Taranto può ma non vuole. Lascia andare, comprendendo le difficoltà dell'avversario. Il Lanciano è 4-2-3-1 ma di fatto non ha punte (Andrea Conti non lo è): non riesce ad assemblare calcio, inciampando in limiti che il dissennato mercato di gennaio ha allargato. La leggerezza: Cammarata (21') calcia sui piedi di Maurantonio avendolo come unico ostacolo. La distrazione: Toledo (28') vede la sponda di Cammarata ma la segue senza troppo ardore, trovandosi fuori tempo (e toccando con la mano) a un passo dalla porta.
L'attività di controllo del Taranto è blanda e insicura: la manovra non soddisfa, il pallone viaggia in modo irregolare. Deflorio si sforza per accelerare la giocata, prestandosi all'errore ma mostrando le uniche idee sfruttabili. Manca la continuità: i tiri non sono sufficienti a giustificare la superiorità. Anche perché è sbagliato persino l'approccio all'occasione: Toledo ci prova di esterno destro, Deflorio colpisce alto di testa, molto altro sfugge l'attimo prima di diventare un pericolo. E l'intervallo non scuote. Complica, piuttosto. Triuzzi entra da ex (9') e pareggia (12'): colpisce di testa, colpevolmente lasciato solo dalla difesa distratta. La paura del Taranto rigenera la partita, Papagni la scuote: dentro Monticciolo per Catania e Ambrosi per Deflorio (Toledo va a destra, De Liguori a sinistra). Cammarata pensa di chiuderla in bellezza: gira un sinistro al volo da venti metri che sbatte sulla traversa.
L'assalto è pianificato con una sorta di 3-4-3 (Mattioli per De Liguori, Larosa leggermente avanzato), ma rischia di rendere lo spreco eccessivamente dannoso: Barasso (34') salva sui piedi del solitario Improta. Poi arriva Toledo: che strappa un pallone, si accentra e calcia a giro con forza impressionante e effetto straordinario. Fermando la sofferenza, siglando la vittoria, aprendo la discussione. Non sempre può bastare.
di Fulvio Paglialunga12
febbraio 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - Non ha un grosso lavoro da compiere, segue con attenzione ogni tiro e non può evitare il gol (bello) di Triuzzi. Salva il risultato su Improta: 6.5
LAROSA - In fase difensiva non sbaglia molto: chiude, in qualsiasi modo ritenga utile farlo. Quando deve proporre, però, inciampa su qualche difetto proprio e su un eccesso di timore: 6
COLOMBINI - Meno presente del solito in fase difensiva, contenuto quando si tratta di spingere, perché ha soprattutto da guardare le spalle a Toledo. Però qualche omissione si nota, soprattutto in occasione del gol, quando sembra in ritardo su Triuzzi: 5.5
PROSPERI - Anche lui ha qualche colpa sul gol di Triuzzi: dovrebbe essere il primo a prenderlo (a uomo) e invece sembra ignorare il cross (continuando a stare in zona). La distrazione gli costa una sufficienza che, per gli interventi precedenti, aveva ampiamente meritato: 5.5
PANINI - Rinasce da centrale, come prodotto dell’emergenza. Indovina tutti gli interventi, alcuni in modo provvidenziale: tempismo e coraggio non gli mancano. Era dato come partente, forse merita di essere rivalutato definitivamente: 6.5
DE LIGUORI - In affanno: in questi momenti ha bisogno di avere al suo fianco uno in grado di costruire. Invece si trova in difficoltà, stretto tra le due linee intermedie del Lanciano. Si batte con generosità, esce quando si spegne: 5.5
CATANIA - Una presenza troppo leggera in certi frangenti. Quando evita di puntare l’uomo e si astiene dalla spinta. Gioca da esterno in una squadra che ha bisogno di vivacità ai lati. Dovrebbe essere protagonista, finisce nell’anonimato. E non chiude sul cross di Improta: 5
CEJAS - Dopo la sosta sembra in calo percettibile e continuo. Non manca quando c’è da frapporsi, ma somma troppe palle perse o sciupate. Si complica la vita in alcune occasioni, recupera con la corsa in altre: 5.5
CAMMARATA - Gioca come un attaccante deve fare: scattando con tempismo, dettando il passaggio, facendosi sempre trovare in prossimità della porta. Segna un gol da falco, colpisce una traversa con un tocco da artista. Ma rischia di legare l’intera partita all’errore, clamoroso, solo davanti al portiere: 6.5
TOLEDO - Il gran gol e il valore di quel tiro incredibilmente carico di effetto e potenza gli fa schizzare il voto. Tutto quello che c’è prima, però, non arriva alla sufficienza piena. Troppo indolente in alcune occasioni: 6.5
DEFLORIO - Chi in questo momento si aspetta da lui anche i gol probabilmente chiede troppo. In realtà, con una squadra priva di elementi qualitativi, è costretto a salire per far girare l’attacco. Qualche errore è concesso, ma le idee sono tutte valide: 6
Monticciolo - Nei minuti in cui viene impiegato ci mette muscoli e carisma: 6
Ambrosi - Gioca d’esperienza, cerca di aiutare la squadra: 6
Mattioli - Dà vivacità, ma ha pochi minuti e si fa pure male: s. v.
PAPAGNI - Va bene la vittoria, vanno bene le mosse fatte per rianimare e scuotere la squadra. Deve, però, indagare sui cali di concentrazione, sugli eccessi di supponenza. Rischiano di diventare dannosi: 6
L’arbitro - Fischia male, senza un metro vero. Ammonisce troppo in una partita tranquilla e convince raramente, anche perché scarsamente supportato: 5
La squadra avversaria - E’ in caduta libera: si sono capiti tutti i motivi: 512
febbraio 2007

«Dedicata ai tarantini»
Il presidente Blasi: «Chi ha tifato per il Taranto
- in Curva, Gradinata e Tribuna - merita questa vittoria. Chi ha tifato “contro” qualcosa, invece, non mi trova d'accordo»

Silenzio intermittente sugli spalti, silenzio appena spezzato di fronte a microfoni e taccuini. Il Taranto non parla, per volontà di Blasi dopo i fatti di Cava. Il Lanciano non parla, dopo questa sconfitta. Ma tutti sono più o meno grandi. E il gioco del silenzio non è più così divertente. Allora Gigi Blasi decide di parlare. Più tardi.
Partendo dal ritorno sul campo. Dopo Cava, soprattutto dopo la tragedia di Catania:
«Mi auguro che questa sia la domenica della svolta. Che apra a un calcio senza violenza, senza incidenti, senza petardi, senza bombe. Una domenica positiva. Corredata da una vittoria». Con dedica espressamente reclamata:
«Chiedo di poter fare una dedica per condividere la vittoria a chi ha applaudito e anche a chi fischiato. A chi ha tifato, in qualche modo, per il Taranto. Non escludo nessun settore: chi - in Curva, Gradinata o Tribuna - è contro la violenza merita questa dedica». Blasi ha visto e sentito. Ha visto alcuni tifosi di spalle durante il minuto di raccoglimento, ha sentito la reazione del resto dello stadio dopo l'oltraggio alla memoria:
«Chi ha fatto il tifo “contro” qualcosa non mi trova d'accordo. E non ha trovato d'accordo il resto dello stadio. Mi auguro, adesso, che tornino gli ultrà veri, che tornino a tifare in modo sano. Credo che il loro obiettivo sia il Taranto, non la violenza. E loro hanno il Taranto come obiettivo vuol dire che la pensiamo nella stessa maniera e possiamo riprendere a marciare uniti». Si è giocato a porte aperte, dopo una settimana di tensioni e paure:
«Ero preoccupato, l'ho detto in tutti i modi. Perché giocare senza pubblico era ingiusto verso i tifosi non violenti, verso la passione dei tarantini. E perché il calcio, senza pubblico, non esiste. Abbiamo dimostrato, invece, di avere un grande pubblico, in alcuni casi esemplare. Ora, però, la questione stadio va affrontata: sono disposto a mettere i tornelli, in accordo con il Comune. Bisogna fare qualcosa, perché se arriveremo ai playoff non basteranno 9.900 posti».
Resta, per fortuna, anche una partita da commentare: «Abbiamo iniziato bene, poi abbiamo commesso qualche errore di troppo. Per fortuna abbiamo evitato il pareggio nel finale. Non sarebbe stato giusto: purtroppo ogni tanto incappiamo nella nostra presunzione, forse il vero problema di questa squadra. Ma abbiamo vinto e a me interessa quello: più del gioco servono i tre punti e questi me li tengo stretti. Soprattutto perché, tra campo e spalti, abbiamo vinto due volte». Anche grazie a un gol di Toledo:
«Bellissimo, cose che fa piacere vedere. Toledo è così: a volte sembra assente, a volte non viene servito con continuità. Ma ha dei numeri che pochi hanno. Però una cosa ci tengo a dirla: nonostante l'atteggiamento in alcuni casi sbagliato abbiamo comunque tirato con regolarità in porta. E' questa la strada per vincere».
Andrea Chiappini era curioso di conoscere le prime risposte del campo. Troppo pochi tre allenamenti settimanali per comprenderne pregi e difetti. Di sicuro, per l'ex tecnico della Viterbese ci sarà molto da lavorare. In campo e fuori. C'è un ambiente che prova con il comodo rimedio del silenzio stampa di ricompattarsi. I tifosi sono in aperta contestazione con la società per le recenti mosse di mercato che, a loro giudizio, hanno indebolito l'organico. Chiappini (l'unico poi autorizzato a parlare) prova a fare un'analisi della partita.
«Sono soddisfatto - dice Chiappini, unico tesserato deputato a parlare -
anche perchè non ho avuto molti giorni a disposizione. Dobbiamo migliorare in certi aspetti del gioco e dobbiamo farlo in fretta anche perchè le giornate diminuiscono».
Sul risultato finale, Chiappini si limita ad alzare le spalle e buttarla in filosofia.
«Il punteggio in campo è sempre giusto. I calciatori costruiscono gli episodi e alla fine non si deve recriminare più di tanto. Certamente siamo stati penalizzati dal gol subìto a freddo. Siamo stati capaci di reagire e rimettere in piedi la partita. Confidavo nel portarla sull'1-1 fino al termine. Purtroppo c'è stato quel gol di Toledo che ha scombinato i piani».
La gemma del brasiliano ha prodotto i tre punti per i rossoblu. Un gesto tecnico sul quale Chiappini non ritiene di dover obiettare.
«Il gol è stato bello, una prodezza che va apprezzata. Magari sul primo gol di Cammarata ci siamo fatti sorprendere in modo inaccettabile. Dovevamo essere più pronti e più attenti».
Eppure il gol bruciante dell'attaccante siciliano del Taranto era stato pareggiato dal colpo di testa dell'ex Triuzzi. La prestazione viene scevrata dal tecnico rossonero in modo particolare.
«Credo che Triuzzi sia uno dei pochi calciatori in rosa che ci possono consentire il salto di qualità. Ha segnato un bel gol, ma con il passare dei minuti vedevo che non riusciva a rientrare con velocità. L'ho dovuto sostituire, ma è un ragazzo su cui ripongo fiducia. Lui arrabbiato a fine partita? Sicuramente non fa piacere essere sostituito dopo essere subentrato. Io devo badare agli interessi della squadra».
di Fulvio Paglialunga12
febbraio 2007

Taranto ringrazia Toledo
Segna prestissimo, poi si dilegua, lasciando molto d’intentato. Rossoblù approssimativi. Con il Lanciano vince ma stenta. E l’ex Triuzzi lo fa tremare

È una storia di assenze. Manca sempre qualcosa a questa partita. Dall’inizio alla fine, continuamente. Manca qualcosa al Taranto, che la vince, facendo a meno del gioco. Manca qualcosa al Lanciano, che la perde, illudendosi di poterla pareggiare. E manca qualcosa al minuto di silenzio, quello che precede le mancanze successive. Un minuto che, pur avendo tantissimo da dire, la gente dello Iacovone quasi non ascolta. Un minuto coperto dai soliti applausi di maniera (stanno diventando una pessima abitudine) e sporcato dalle spalle girate dei curvaioli (chiaro segno di dissociazione). Un minuto sprecato, senza raccoglimento. Inutile prologo di una brutta partita. Taranto-Lanciano è una storia triste. Di trame sbilenche e di tifo sorvegliato. Niente scalda, neppure il ricordo lontano di domeniche perdute nel tempo. Nemmeno quest’atmosfera sobria, questi toni finalmente smorzati, questa ritrovata normalità. Niente, insomma, consola. Sembra di essere capitati tra le parentesi di una storia provvisoria. Parentesi da aprire e da chiudere in fretta. Il Taranto non convince. Segna prestissimo (Cammarata), poi si dilegua, lasciando molto d’intentato. Sembra una squadra convalescente. Da cosa stia cercando di guarire non è facile sapere. Papagni non può spiegare (silenzio stampa). La partita non chiarisce. Segnala, però, disfunzioni, smarrimenti e leggerezze. Anomalie che appesantiscono la prova del Taranto, rendendola incomprensibile. Il Lanciano è una squadra malata. Ha limiti di gioco e difetti d’impianto. Ma quando Triuzzi pareggia (senza esultare), sembra attraversata da un lampo di vitalità. Poi, però, Toledo trova l’esattezza del colpo che decide il confronto. E i troppi tasselli di una partita psicologicamente complessa tornano a combaciare. Il Taranto trova i punti che lo mantengono al quinto posto. Il Lanciano stringe il nulla che ora lo spinge verso il precipizio. Troppa superficialità, troppi errori, troppa approssimazione: nessuno si aspettava un Taranto così. Di questa pochezza espressiva e di questa vaghezza tattica. Non c’entra il modulo (4-4-2). C’entra, semmai, questo rubinetto guasto da dove dovrebbe sgorgare il gioco:
ora gocciola qualche azione, ora si blocca del tutto, ora scarica manovre improvvise. Non c’è continuità. Senza sorprese le scelte di Papagni. C’è Prosperi in difesa. Ci sono Catania e Toledo ai lati della linea a quattro di centrocampo. C’è l’accoppiata Cammarata-Deflorio in attacco. Il Lanciano è 4-2-3-1, senza attaccanti di ruolo. Due mediani a proteggere la difesa e una batteria mezzepunte a tenere palla sulla trequarti. Chiappini non sa esattamente ciò che l’attende. Il suo modulo è un tentativo di cautelarsi, non lasciando l’iniziativa in mano alla squadra più forte. L’avvio, però, sembra dargli torto. Il Taranto segna immediatamente, capitalizzando il primo affondo. Sul tocco di Deflorio, c’è l’intervento sulla linea di Lanzillotta. Sul cross di Cejas, c’è la
respinta in uscita di Maurantonio. E sul pallone che ballonzola in area, c’è la girata efficace di Cammarata (1’). Vantaggio fulmineo. Ora il Taranto potrebbe dedicarsi a crescere, sfruttando il presumibile disorientamento del Lanciano. Ma sciupa il suo tempo, infilando un rosario di movimenti sbagliati, di passaggi imprecisi e di piccoli malintesi. A lievitare è la presenza degli abruzzesi, che al 17’ spostano da destra a sinistra il ribaltamento dell’azione, centrando la traversa con Leone. Il Taranto, però, non coglie l’avvertimento. Fa finta di scuotersi, sprecando con Cammarata (sinistro sul portiere), banalizzando con Toledo (stop col braccio dentro l’area) e sfiorando il palo con Deflorio (di testa). La ripresa si apre con un Taranto ancora più sciatto. Incapace di andare sul fondo con gli esterni. E nell’impossibilità di cucire gioco per vie centrali. Il Lanciano si ritrova così nella condizione di poter ipotizzare il pareggio. L’ipotesi si concretizza quando Triuzzi, appena subentrato a Nardoni, infila Barasso, girando mirabilmente di testa un calibrato cross di Improta (13’). Rumoreggia il pubblico. Papagni ordina il doppio cambio: fuori Catania e Deflorio, dentro Monticciolo e Ambrosi. Non varia il modulo. Toledo emigra a destra, De Liguori si allarga a sinistra. Si sveglia Cammarata che fa vibrare la traversa (25’). Entra Mattioli, esce De Liguori. Ora il Taranto è 3-4-3 (fase di possesso). Il Lanciano potrebbe far male con Improta (provvidenziale l’uscita di Barasso). Poi Toledo, tornato a sinistra, ha l’unica idea geniale della sua micragnosa partita. Si fa consegnare la palla, l’addomestica, la scorta accentrandosi e scarica il destro. Gol bellissimo. E
fine di ogni ulteriore bruttura (38’). di Lorenzo D’Alò12
febbraio 2007

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

BARASSO 6,5 - C’è su quasi tutti i palloni che bucano la difesa. Poco da fare sul gol. Provvidenziale l’uscita sui piedi di Improta.
LAROSA 5,5 - Un po’ spaesato, soprattutto all’inizio. Sbaglia qualche intervento.
COLOMBINI 5,5 - Si propone di rado. E non cura la fase difensiva con la consueta prontezza.
PROSPERI 6 - Chiude con tempismo, dando stabilità alla linea difensiva.
PANINI 6 - Avvio timido. Poi entra in partita e ci resta sino alla fine.
DE LIGUORI 5,5 - Non può essere al massimo. E si nota nel sostegno un po’ offuscato che garantisce alla manovra.
CATANIA 5 - Abulia diffusa. Fatica a saltare l’uomo. Non genera pericolosità. Sostituito.
CEJAS 5,5 - Incessante lavoro di rottura, puntualmente sporcato da una distribuzione spesso infelice del pallone.
CAMMARATA 6 - Un gol subito e una traversa nella ripresa. Ma la sua prova è complessivamente difettosa.
TOLEDO 6 - A lungo avulso dal gioco. Vive la partita emarginandosi lungo la riga laterale. Brilla soltanto in occasione del gol che toglie il Taranto da ogni impaccio.
DEFLORIO 5,5 - Avvio ispirato. Poi un lento e progressivo spegnimento.
MONTICCIOLO 6 - Entra al posto di Catania. E strappa la sufficienza, mostrando muscoli e personalità in mezzo al campo.
AMBROSI 6 - Vive con mestiere i minuti che Papagni gli riserva, ritagliandosi momenti di palpabile utilità.
MATTIOLI sv - Si fa male alla prima accelerazione, finendo zoppicante. Ma la sensazione che trasmette è positiva.
PAPAGNI 5,5 - Pensiamo non possa ritenersi soddisfatto di come il Taranto abbia letto e interpretato la partita. Approccio superficiale e conduzione approssimativa meritano un’attenta analisi.12
febbraio 2007

Blasi dedica la vittoria ai tifosi
Il patron spiega la crisi di gioco: «Condizionati dalla sosta»
Si riprende. Con vizi vecchi (e nuovi) in campo e sugli spalti. Si riprende. Con un’aria da convalescenza subito annusata dai cronisti esperti di calcio e dintorni. E’ vero, dopo i fatti di Catania, dopo la morte dell’ispettore di polizia, la palla rotola nuovamente. Anche a Taranto. Con una raffica velocissima di immagini: scene forti . Roba da stadio. Fino al gol di Fabrizio Cammarata che schiude le porte di un’altra partita. Prima c’è il resto. Una curva stretta intorno all’ unico emblema, l’ormai storico striscione rettangolare con Iacovone in effige: ombroso, malinconico, in quel gioco di chiaroscuri che ne scolpisce i tratti quasi fosse un sudario. Una curva senza sciarpe, né slogan. Una curva che manca un gol clamoroso, quando, in parte, volta le spalle al minuto di raccoglimento per l’ispettore Raciti. Una ghiotta occasione per dire no alla violenza. Tribuna e gradinata apostrofano pesantemente il gran rifiuto. Calcio convalescente, si è detto, ma a sembrare ancora
infermo è anche il Taranto. Dopo la sconfitta di Cava de’ Tirreni (drammatico presagio dei giorni difficili vissuti dal calcio), dopo le polemiche, dopo il silenzio stampa, si aspettavano il gioco e i punti. I secondi arrivano grazie ad una traiettoria impressa da Toledo ad una palla innocua il cui destino viene geneticamente modificato nell’impatto col destro del brasiliano. Non a caso il presidente Blasi, esentato dal silenzio stampa, elogia il fantasista con un pizzico di sollievo per lo scampato pericolo:
«Ci ha tolto le castagne dal fuoco», dichiarerà il patron alla “Gazzetta”. E qui entriamo nel secondo pezzo del ragionamento, puntando dritti al gioco. La metafora presidenziale del fuoco e delle castagne è un’allusione, nemmeno tanto larvata, alle difficoltà incontrate dal Taranto nella costruzione del gioco. Un disagio spalmato nell’arco dei 90 minuti se si eccettua la fiammata in avvio, prolungatasi per qualche minuto anche dopo il gol di Cammarata. L’attaccante ha sciupato troppo come riconosce lo stesso Blasi: «Poteva mangiarsi qualche gol in meno». Forse proprio la partita di Cammarata, tra occasioni sprecate e inutili finezze, fotografa quel disagio diffuso che ha intorpidito il Taranto (deficitario il centrocampo), facendo lievitare il Lanciano fino al pareggio dell’ex Triuzzi. «Ma la vittoria - spiega ancora Blasi - ci rinfranca, perché avevamo bisogno dei tre punti. Riassaporiamo una gioia che ci sembrava lontana». Tutto sommato, tra il lampo nero di Toledo e lo stellone di mister Papagni, i conti tornano. Ma si può continuare a blandire il non-gioco?
«La sosta ci ha penalizzati - aggiunge Blasi
didascalico - e la squadra ha perso così il ritmo partita». Una risposta, in fondo, da silenzio stampa. E, infatti, Blasi non incontra i giornalisti negli spogliatoi, ma ci tiene a dedicare la vittoria
«ai tifosi che hanno incitato la squadra».
di Fulvio Colucci12
febbraio 2007

In casa marcia inarrestabile
Settima vittoria consecutiva allo “Iacovone”
Taranto alla settima vittoria consecutiva in casa; quest’anno dallo “Iacovone” sono uscite indenni solo Cavese e Manfredonia. Gli ionici nella prima di campionato in casa avevano superato il Ravenna, poi era arrivato il ko contro la Cavese ed il pari contro il Manfredonia. A seguire la striscia di 7 successi: 2-0 sulla Ternana; 5-0 al Giulianova, 2-1 al Martina, ancora un 2-1 alla Salernitana, 2-0 sul Foggia, 4-2 sulla Sambenedettese e per finire il 2-1 sul Lanciano.
35 in totale i punti raccolti dal Taranto. I 25 conquistati in casa rappresentano il 71,5% del totale, una percentuale decisamente superiore a quella dello scorso anno (58,6%).
Sesta rete per Cammarata in 18 partite, di cui 11 da titolare; per l’attaccante cinque gol allo “Iacovone” ed uno solo in trasferta (a San Benedetto del Tronto); terzo gol stagionale per Toledo che eguaglia il bottino di marcature di tutto il campionato scorso (33 gare e 3 reti con la Cisco Roma); per il brasiliano tutte in casa le reti quest’anno contro Ternana, Foggia e Lanciano.
Continua per il Taranto il “filotto” positivo contro il Lanciano: 6 le gare interne giocate contro i frentani ed altrettanti i successi raccolti. Queste le altre vittorie contro gli abruzzesi: 6-0 il 27 aprile 1930 nel campionato di Prima Divisione (doppiette di De Lorenzo e di Perrucci, rete di Castellano, più un autogol a favore); 2-0 il 13 maggio 2002 in serie C1 (segnano Riganò e De Liguori); 2-1 il 27 maggio 2002 nella semifinale di ritorno dei
playoff (gol di Marziano, di Giugliano e di Taccola per gli ospiti); 3-2 il 16 febbraio 2003 in C1 (doppietta di Triuzzi, doppietta di Nassi, gol di Passatore); 3-0 il 9 maggio 2004 in serie C2 (i marcatori Abate, Malafronte e Filippi).
di Franco Valdevies12
febbraio 2007

Curva di spalle. La tribuna fischia

Nella giornata del ritorno al calcio sugli spalti dello “Iacovone” c’è tutto: segnali positivi e negativi, applausi e fischi, settori in palese disaccordo. la curva fischia le forze dell’ordine, la tribuna fischia la curva e grida “Buffoni”. E’ il momento meno bello della giornata: il minuto di silenzio in memoria dell’ispettore Raciti, tragica vittima della follia durante Catania-Palermo, viene doppiamente violato. Da chi applaude, come se si trattasse di uno spettacolo teatrale (malvezzo che, purtroppo, si afferma sempre di più in occasioni simili), da chi si volta di spalle, come succede in curva Nord. Il gesto è mutuato dai tifosi genoani, che hanno offerto l’antipatico esempio sabato nella trasferta di Rimini: molti spettatori tarantini copiano l’idea (è successo anche durante Roma-Parma) e non rendono omaggio al povero Raciti. Atteggiamento che potrebbe diventare oggetto di Daspo preventivo: nella Capitale la Polizia sta già visionando le immagini delle telecamere a circuito chiuso. A Taranto potrebbe succedere la stessa cosa. Il match con il Lanciano, comunque, segna uno spartiacque rispetto al passato: sin dai primi minuti. La Curva Nord, come preannunciato, tace: mancano gli striscioni e le bandiere, non i cori indirizzati contro forze dell’ordine. Unica concessione, il tazebao con l’immagine di Iacovone: coro ripetuto più volte, simbolo di un calcio genuino e mai troppo rimpianto. In tribuna un rettangolo di stoffa rossoblu dice: “No alla violenza, Gigi non mollare”, in gradinata gli striscioni ci sono: quello dei Taranto Supporters è rovesciato, manifesta il disaccordo verso il nuovo decreto sulla sicurezza negli stadi emanato dal Governo. . Il club tarantino si distingue per l’intelligenza di una iniziativa che contribuisce a rasserenare animi e pensieri. Le nuove disposizioni anti-violenza non consentono alle tifoserie ospiti di acquistare i biglietti nella città di residenza: il direttivo di Taranto Supporters si è messo a disposizione di tutti i sostenitori avversari che vorranno assistere alle gare dello Iacovone, offrendo un servizio di “acquisto biglietti”. Sedici tifosi del Lanciano hanno già usufruito dell’idea, apripista di un clima di cooperazione e solidarietà tra opposte fazioni. Un emissario di Taranto Supporters ha consegnato ieri mattina i tagliandi ai “colleghi” abruzzesi: punto d’incontro è stato un albergo appena qualche chilometro fuori città. In futuro, Taranto Supporters è pronta ad ospitare i tifosi delle altre città nel proprio settore. Applausi. La “colonna sonora” della partita è stata all’insegna del più puro spontaneismo: grida di esultanza e applausi nei momenti più esaltanti, fischi e improperi nella fasi più “preoccupanti”, con il Lanciano stabilmente in attacco. Silenzio nelle fasi di gioco meno interessanti: quasi un tifo da “Old Trafford”, o se preferite, più vicino ai ricordi di un calcio lontano. Negli ultimi dieci minuti la curva non resiste alla tentazione e comincia a tifare. Alla fine il gol di Toledo unisce tutti: la vittoria non è un valore ma un fattore unificante. Seda le polemiche, diminuisce le distanze, appiana i contrasti. Magari fosse sempre così.12
febbraio 2007

Taranto, parte il nuovo corso
Con il Lanciano vietato sbagliare: in campo e sugli spalti
Grande determinazione in campo, assoluta correttezza sugli spalti. E’ questo il binomio da mettere in vetrina questo pomeriggio per puntare senza mezzi termini a rispedire il Lanciano sconfitto a casa. Ma non sarà semplice. I frentani hanno l’acqua alla gola, annusano l’aria “infetta” della zona playout e, soprattutto, vantano una buona difesa (lontano dalle mura amiche hanno incassato 14 gol, proprio come il Taranto). Fuori casa non hanno mai vinto (come Martina e Giulianova), ma in compenso detengono il piccolo record dei pareggi (5). Nessuno ha fatto meglio e neppure uguale. Il Taranto è pronto ad affrontare il match. Prosperi, ieri si è regolarmente allenato con il gruppo: dovrebbe farcela. La formazione iniziale dovrebbe quella annunciata: Barasso; Larosa, Panini, Prosperi, Colombini; Catania, Cejas, De Liguori, Toledo; Cammarata, Deflorio. Al momento dell’ingresso sul terreno di gioco dei rossoblù, ci saranno applausi per tutti, ma un saluto in più bisognerebbe riservarlo a Vincenzino De Liguori: il vicecapitano è stato pesantemente offeso a Cava con quello scellerato schiaffo. Cominciamo ad isolare i violenti. A proposito della tifoseria, parte oggi un nuovo corso, dopo l’assurda morte del povero ispettore Raciti a Catania (ci sarà un minuto di raccoglimento per lui e per il dirigente Licursi). Il Governo ha mostrato i muscoli contro i violenti. Ma qualche giorno prima lo aveva fatto il presidente Blasi, minacciando di ritirare la squadra al primo cenno di comportamenti non corretti dei facinorosi. Il nuovo Decreto legislativo vieta fumogeni, petardi, bombe carta e striscioni offensivi. Le pene sono severissime. La resistenza a pubblico ufficiale comporta la condanna da cinque a quindici anni. La flagranza è stata portata a 48 ore. Le diffide possono essere inflitte fino a 10 anni con la possibilità di essere adibiti a servizi socialmente utili. Le Forze dell’ordine saranno molto vigili.
di Giuseppe Dimito11
febbraio 2007

Le statistiche di Franco Valdevies
Taranto sempre vincente in casa nei precedenti cinque confronti giocati contro il Lanciano (nelle gare interne i rossoblù fanno meglio solo contro il Giulianova battuto per 6 volte in altrettante sfide).
Il primo confronto, vecchio di quasi 77 anni, risale al campionato di Prima Divisione 1929-30. Le due squadre si fronteggiano il 27 aprile 1930 allo “Stadio del Littorio” (il “Valentino Mazzola” da qualche anno demolito) e i rossoblù ottengono un “tennistico” 6-0 con i gol al 18' di Martino Castellano, le doppiette di Nicola De Lorenzo (al 46' e al 75') e di Salvatore Perrucci (al 53' e al 70' su rigore) più un autogol degli abruzzesi a completare il bottino. Il cronista sulla “La Gazzetta del Mezzogiorno” dell’epoca riferisce che “il risultato sarebbe stato addirittura strepitoso se Montando fosse stato più preciso e Castellano più calmo: i due «insides» (le mezzali dell’epoca) oggi sono stati di una passività esasperante”.
Questa la formazione ionica guidata dal tecnico austriaco Powolny: Pieri, Valente, Rambaldi, Friuli II, Arzeni, Gallinotti, De Lorenzo, Castellano, Perrucci, Montaldo, Carenza. Passano 72 anni per rivedere questa sfida; due i confronti disputati nel 2001-02 in serie C1, il primo nella stagione regolare, il secondo nei playoff. Il 13 gennaio 2002 finisce 2-0 con le reti di Riganò al 48' e De Liguori al 90', mentre il 27 maggio 2002 le squadre si incontrano nella semifinale di ritorno dei playoff; di fronte a circa 24 mila spettatori (19.660 paganti per un incasso di 200 mila euro) il Taranto supera i rivali abruzzesi per 2-1 (in gol al 31' Marziano, al 38' Giugliano ed al 99' Taccola per il Lanciano). Questa la formazione tarantina guidata da Simonelli: Di Bitonto, Galeoto, Bennardo, Siroti (88' Cioffi), Pisano, Giugliano (68' Andrisani), Marziano, Cazzarò (77' De Liguori), Triuzzi, Riganò, Cariello. Con questo 2-1 i rossoblù ribaltano la sconfitta esterna per 3-2 ed approdano in finale contro il Catania.
Il 16 febbraio 2003, nella 24ª giornata del campionato di C1, il Taranto si impone per 3-2; ionici al doppio vantaggio con una doppietta di Triuzzi al 36' e al 59', quindi pareggio degli ospiti nel giro di 60 secondi con Nassi a rete al 63' e al 64', infine all’88' è Passiatore a realizzare il gol della vittoria. Così il Taranto schierato da Brini: Di Bitonto, Cozzi, Esposito, Geraldi, Filippi, Venturin (86' Andrisani), Migliorini, Di Fausto (68' Pompei), Cappioli (75' De Liguori), Triuzzi, Passiatore.
Il 9 maggio 2004 in serie C2, è la penultima giornata, finisce 3-0 con i rossoblù a segno nel giro di 4 minuti (al 77' Abate, al 79' Malafronte e all’81' Filippi). Questa la formazione impiegata dal tecnico Bianchetti: Di Bitonto, Cozzi, Malafronte, Filippi, De Liguori, Croce, Bettoni (73' Di Fausto), Del Signore, Mignogna (57' Catinali), Triuzzi (62' Abate), Vidallé.
di Franco Valdevies11
febbraio 2007

Spazio solo ai tifosi rossoblù
Il Prefetto Alecci ha firmato ieri il provvedimento relativo allo stadio, che domani ospiterà il match con gli abruzzesi. "Divieto" ai supporters ospiti. Allarme dei sindacati di Polizia: la magistratura accerti la sicurezza dell’impianto
Il Prefetto Alecci ha deciso. Taranto-Lanciano, in programma domani pomeriggio (ore 14,30) si giocherà a porte aperte. Il relativo provvedimento lo ha firmato ieri mattina. Non potranno esserci i tifosi abruzzesi come disposto dalla Lega di Firenze. Ma il problema della presenza dei supporters della squadra ospitata esiste. Inutile negarlo. Le carovane organizzate non avranno titolo ad entrare negli stadi degli "avversari", ma non si potranno impedire le trasferte a semplici comitive le quali potrebbero acquistare il biglietto attraverso le ditte on-line autorizzate. Il Taranto, domenica 18, giocherà nella
vicina Manfredonia. Non è escluso che 100-150 tifosissimi rossoblù si rechino in Capitanata con in tasca il tagliando acquistato magari in settimana sul posto. Il Ministero dell’Interno è già stato allertato. Fra qualche giorno è prevista la risposta con direttive specifiche alle singole Polizie. Intanto ieri mattina si è riunito il Comitato (non la Commissione che si radunerà dopodomani) che vigila sui pubblici spettacoli. Ha approvato un mini-progetto di sicurezza presentato dal Vicario, dott. Giusti, per conto del Questore, dott. Cozzi. I relativi lavori saranno compiuti dal Comune. Ma è roba di poco
conto. Resta in piedi il problema relativo della messa a norma dello Iacovone (può contenere 27mila circa spettatori): tornelli, videosorveglianza e zona prefiltraggio (con le transenne) sono le opere più importanti da effettuare. L’ente civico ha dichiarato di non poterle svolgere per l’arcinota mancanza di liquidità. Il Taranto ha ribadito la propria incompetenza. Il problema potrebbe sbloccarsi con l’arrivo del nuovo sindaco e con l’emanazione della prossima legge nella quale, stando ai si dice, lo stadio potrebbe essere dato in concessione alle società come chiesto più volte dal presidente Blasi. Intanto i sindacati di Polizia contestano. Il Sap invita Prefetto e Questore a vigilare attentamente affinchè il problema della sicurezza sia prioritario a quello del calcio giocato. Chiede, altresì, l’intervento della Magistratura per accertare eventuali anomalie al riguardo. Il Siulp, Siap-Anfp, Silp-Cgil, Consap, Fsp-Ugl, Coisp e Uilps fa rilevare che, pur dovendosi salvaguardare gli interessi economici del calcio e la passione vera dei tifosi, concordano con la linea dura del ministro Amato. Ammoniscono a non accettare compromessi con il calcio violento. Intanto la squadra ha proseguito anche ieri la preparazione. Vincenzino De Liguori si è regolarmente allenato con il gruppo. Fabio Prosperi è entrato in infermeria. Un insetto gli ha punto un piede che si è immediatamente gonfiato. Immediate le cure del dott. Petrocelli. Oggi il responso nella rifinitura. Le alternative sono il ritorno anticipato di Pastore oppure l’esordio di Castroni oppure ancora l’accentramento di Larosa con Mortari sulla fascia. La probabile formazione: Barasso, Larosa, Panini, Prosperi (Pastore), Colombini; Catania, Cejas, De Liguori, Toledo; Cammarata, Deflorio.
di Giuseppe Dimito10
febbraio 2007

«La curva? Un pretesto per la nostra rabbia»
Lo sfogo di un ultrà di destra: «A Catania la polizia ha avuto quello che si meritava. Lo stadio non è tutto, lì sfoghiamo la nostra voglia di rivolta»

L'intervista che segue può essere considerata come uno dei punti di vista maggiormente presenti tra le tifoserie legate, in qualche modo, alle suggestioni della destra radicale. C., il nostro intervistato, un giovane operaio precario di 23 anni non svolge attività politica militante tuttavia alcuni tatuagi, le spillette che adornano il suo bomber nero con l'immancabile tricolore oltre agli adesivi posti in bella mostra sul suo casco dicono chiaramente quali siano le preferenze politiche sue e del gruppo di tifosi nel quale
"milita".
Lo stadio e la curva sono sicuramente il terreno a lui più congeniale e il luogo in cui investe gran parte delle sue risorse ed energie senza tuttavia tirarsi indietro quando il gruppo sposta l'interesse dallo stadio verso gli immigrati, i militanti dei centri sociali o più in generale i rossi. Alle spalle ha un diploma di scuola media superiore e una normale famiglia proletaria, se è ancora lecito usare un simile termine, una delle tante che da tempo faticano ad arrivare alla fine del mese. Famiglia non particolarmente politicizzata ma che ha sempre votato a sinistra.
Cosa pensi di quanto è accaduto a Catania?
Che la polizia ha avuto quello che si meritava e che forse adesso la smetteranno di fare i prepotenti.
Tu conosci i tifosi organizzati del Catania? Cosa pensi di loro?
Personalmente non li conosco ma so chi sono, cioè so cosa pensano, come si muovono e come si comportano. So che sono dei bravi ragazzi molto fieri e che hanno un grosso seguito in città.
Quindi hanno organizzato tutto?
Non si può metterla giù in questo modo perché questo non ti dà l'idea di come funzionino veramente le cose e poi si finirebbe per circoscrivere l'intera faccenda allo stadio, cosa che non è vera perché intorno e dentro allo stadio finiscono per concentrarsi molti scazzi e conflitti particolari che lì possono essere affrontati in blocco. Allo stadio, quando partono gli scontri con gli sbirri, coinvolgi praticamente tutti perché, la maggior parte, non aspetta altro che togliersi qualche soddisfazione.
Va bene, ma perché dici che non si tratta solo di un incidente da stadio?
Vedi lo stadio, la curva, la maglia sono il punto d'arrivo ma anche di partenza di tante altre cose che hanno a che fare con tutta la nostra vita, quella di tutti i giorni. Lo stadio è solo una parte, e forse neppure la più importante, di quello che siamo. Allora, per tornare a Catania, non è assolutamente improbabile che, in molti, abbiano colto quell'occasione per risolversi una questione con gli sbirri che stava andando avanti da tempo. I tifosi organizzati possono anche essere quelli che hanno dato fuoco alle micce ma quella che è scoppiata è stata una rivolta che sicuramente covava da tempo. Tu mi chiedi quanto, in tutto questo, i gruppi di tifosi abbiano avuto un ruolo ma allora vuol dire che non hai nessuna idea di come girano le cose. Tutti ci conoscono e sanno che non siamo tipi da tirarci indietro, su niente. Con tutti gli altri, tifo o non tifo, condividiamo le stesse cose. Lavori del cazzo, soldi che non ci sono, immigrati e negri che fanno i padroni nei nostri quartieri, sbirri che ci rompono i coglioni dalla mattina alla sera, giornalisti e politici, tutti servi dei comunisti, che ci disprezzano. Abbiamo gli stessi problemi e, nelle cose che contano, la ragioniamo allo stesso modo. La storia dello stadio la devi capire a partire da qui. Ti faccio un esempio. Se organizzo una trasferta quelli che vengono a informarsi la prima cosa che mi chiedono è: cosa volete fare? Perché se la trasferta si limita, al massimo, a qualche scontro con gli altri tifosi la maggior parte se ne rimane a casa, ma se ci sono buone possibilità che si vada a uno scontro con gli sbirri, che si possano assaltare negozi, supermercati e far cagare un po' sotto tutti gli stronzi in giro a fare shopping allora non mi bastano i pullman.
Quindi lo stadio diventa una vetrina la cui cassa di risonanza è garantita?
Non ce ne frega un cazzo di finire alla televisione o sui giornali. Quello che ci frega è dire a tutti quelli che si comportano come se non esistessimo: eccoci qua. Non solo esistiamo ma siamo in grado di spaccarvi il culo come e quando ci pare.
Continui a usare il noi sovraccaricandolo di un significato particolare.
Sì, perché per tutti noi è molto importante il senso della comunità. Noi esistiamo se esiste la comunità, al di fuori della sua dimensione non esiste nulla. Solo la disperazione.
Ma che cosa vuol dire essere una "comunità"?
Per prima cosa considerare tutti quelli come te dei fratelli e delle sorelle nei confronti dei quali sei disposto a mettere in gioco tutto, anche la vita perché uno che muore per la sua comunità non muore mai. Il suo nome è scolpito nei cuori di tutti i fratelli e le sorelle che lo ricordano sempre. La comunità è quella che ti rende vivo, che ti dice che esisti. Vivere la dimensione comunitarista vuol dire avere un'identità una Patria e una Nazione della quale vai continuamente orgoglioso e fiero. Difendi e affermi il tuo essere bianco e italiano, che sono le cose che contano di più. Noi andiamo molto fieri di questo e soprattutto, al contrario di quei fighetti stronzi dei no global, dei nostri soldati che difendono nel mondo la nostra identità nazionale. Anche i martiri e gli eroi di Nassirya appartengono idealmente alla nostra comunità.
Tutto questo, però, come si concilia con la vostra predisposizione a scontrarvi con le forze dell'ordine?
Che c'entra, sono due cose diverse. Lì c'è di mezzo l'Italia e il tricolore. Lì c'è di mezzo la Patria e la lotta per la supremazia della razza bianca, sono queste cose che i soldati difendono. La loro guerra è anche la nostra perché se loro combattono lontano da casa noi lo facciamo ogni giorno qua, nei nostri quartieri, nei nostri territori difendendoci dagli stranieri e tenendoli al loro posto. Noi, come loro, ci sentiamo in prima linea nella difesa della nostra identità e per questo non può che esserci una totale identificazione con loro. E poi il soldato è una cosa, lo sbirro un'altra.
di Emilio Quadrelli09
febbraio 2007

“Iacovone”, si apre
L'Osservatorio del Viminale “salva” gli stadi omologati per una capienza inferiore ai diecimila spettatori. La partita con il Lanciano si giocherà con il pubblico
Un premio all'espediente. Così il Taranto può giocare a porte aperte. L'espediente è aver comunicato la capienza dello stadio al di sotto dei diecimila posti (9.990), per non rientrare negli impianti soggetti agli adeguamenti del Decreto Pisanu. Il premio è che l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ieri ha preso in esame, invece, solo gli stadi con una capienza superiore ai diecimila posti, decidendo quali tra questi fossero inadeguati. Così lo “Iacovone” sfugge al giro di vite ordinato dal Governo per sconfiggere la violenza negli stadi e per rendere gli impianti sicuri: domenica la sfida con il Lanciano si gioca con il pubblico, regolarmente.
Non è negli impianti “non a norma”, perché non rientra in quelli che - almeno per ora - devono adeguarsi con tornelli, videosorveglianza, separatori mobili, zone di prefiltraggio, steward, posti di polizia. Deve semplicemente aprire i cancelli e rispettare le norme basilari. Decisione che ha una ragione precisa e un risultato un po' a sorpresa. Perché la direttiva di “intenerire” il giudizio è diventata implicita quando il provvedimento del Governo è stato maggiormente chiaro. Il previsto restringimento dei requisiti per dover adeguare lo stadio al Decreto Pisanu (da 10.000 a 7.500) è stato infatti inserito nel Disegno di Legge (che entrerà in vigore per la prossima stagione) e non nel Decreto Legge (che ha effetto immediato). Così si è voluto concedere tempo a chi finora si era rifugiato nel “trucco” e si è scelto di lasciare aperti quegli stadi. Chiusi, per parlare della serie C, gli stadi di Salerno e Perugia, che hanno una capienza superiore ai diecimila ma non hanno ancora terminato i lavori.
Non è tutto automatico, ovviamente. Perché le porte si aprano c'è bisogno dell'ok del prefetto. A Foggia, ad esempio, ieri è stata una giornata dura, perché il rappresentante del governo non voleva dare il suo assenso, ma poi ha dovuto cedere al pressing del sindaco. A Taranto, invece, già nel primo pomeriggio la società aveva avuto l'autorizzazione verbale a mettere in vendita i biglietti per la partita con il Lanciano senza - ovviamente - mettere a disposizione della tifoseria ospite alcun blocco di tagliandi. Il prefetto Francesco Alecci, infatti, ha simbolicamente aperto le porte dello stadio:
«Le indicazioni del Ministero - dice -
sono chiare: vanno garantite le condizioni per la sicurezza dello stadio. E noi, sulla base delle occasioni precedenti, la riteniamo garantita».
Assicurata la partita (l'ok ufficiale giungerà oggi) stamani ci sarà comunque la riunione della Commissione di Vigilanza per fare il punto della situazione. Soprattutto in vista di lunedì mattina, quando si riunirà il Comitato Provinciale per la sicurezza e l'ordine pubblico. La richiesta è nata dal questore Gian Carlo Pozzo:
«Il questore - racconta Alecci - si è reso conto di alcune zone da sistemare e dovremo prendere in esame queste segnalazioni e stabilire come riparare alle eventuali disfunzioni. E dovremo comprendere con quali forme, anche di collaborazione tra proprietario e società, fare determinati lavori».
«Si tratta - spiega il vicequestore vicario Michelangelo Giusti -
di interventi in economia. Ci sono, ad esempio, da chiudere alcune fessure dalle quali può essere passato materiale pericoloso. E poi piccoli spostamenti. Lavori minimi, ma indispensabili». Anche qui, però, il rischio è che la questione si trascini in attesa di capire chi dovrà pagare i lavori, per poi trovarsi costretti a rimediare in emergenza. E' accaduto - per citare l'ultimo caso - prima della notturna con la Samb.
«Ma si tratta - dice ancora Giusti -
di costi irrisori. Per i quali serve solo un atto di buona volontà».
di Fulvio Paglialunga09
febbraio 2007

Ora abbassiamo i toni
«Non c’è niente di meno vuoto di uno stadio vuoto». Ha ragione Eduardo Galeano, l’autore di
«Splendori e miserie del gioco del calcio». La partita senza il pubblico è una specie di ossimoro. Come l’alba senza il sole. Contro il Lanciano si giocherà a porte aperte. Ciò che si temeva non si verificherà perché lo "Iacovone", avendo una capienza dichiarata, e non derogata, di 9900 spettatori, è fuori dalle prescrizioni del decreto anti-violenza varato dal Governo. Ma non è il caso di esultare. Non trasformiamo, di colpo, questo provvidenziale nullaosta in un generale salvacondotto. Taranto, col suo stadio, con i suoi tifosi e con la sua reputazione, resta sotto la lente d’ingrandimento dell’Osservatorio Nazionale. Ci rimane a ragione, inutile negarlo. Perché lo stadio, senza la riduzione della sua reale capienza, non sarebbe a norma. Riconosciamolo: i lavori di adeguamento dello "Iacovone" non sono mai stati eseguiti per miopia e per opportunismo. Ma quei lavori, prima o poi, andranno messi in cantiere. Non possiamo pensare di eludere le prescrizioni, continuando a mercanteggiare sulla capienza. Non è serio. Così come non sarebbe serio dimenticarci improvvisamente di quale considerazione goda il nostro tifo organizzato. Per il Ministero degli Interni siamo quarti nella classifica della vergogna. Teniamolo sempre presente, impegnandoci a scivolare civilmente all’ultimo posto. Porte aperte, dunque. Ma definitivamente sbarrate al peggio che alberga in ognuno di noi. A quegli istinti bestiali che nella vita normale, quella di tutti i giorni, restano quasi sempre latenti. E nel calderone dello stadio esplodono spesso con brutale veemenza. Porte chiuse alle vecchie abitudini, alle volgarità scritte e urlate, ai ricatti e alla minacce, ai corpi contundenti e alle parole che fanno più male delle pietre. Prima di rimettere piede nello
"Iacovone", ricordiamoci di abbassare i toni. E facciamolo tutti, per favore: violenti, retori e demagoghi compresi. Per rovesciare l’immagine che l’Italia ha del nostro calcio abbiamo un disperato bisogno di silenzio, coerenza e fermezza. Chi ancora non l’ha capito, domenica se ne stia a casa.
di Lorenzo D'Alò09
febbraio 2007

Taranto, due sedute
Il Lanciano sceglie Chiappini, esonerato Camplone. Oggi test con gli Allievi
Il Lanciano, prossimo avversario del Taranto di domenica prossima, ha esonerato Camplone dalla guida tecnica, investendo della carica mister Chiappini, 45 anni, nella scorsa stagione sulla panchina del Viterbo. Da ricordare che la formazione laziale violò lo Iacovone il 21 2005 per 1-0 (gol di Bordacconi nel finale di partita) con una condotta di gara particolarmente attenta alla fase difensiva (puntò molto sul contropiede). Tornando a Camplone, verosimilmente sono stati i risultati che hanno decretato l’esonero: nelle ultime 13 partite, la squadra ha incamerato altrettanti punti precipitando dal quinto posto al sest’ultimo posto. Intanto il Taranto ha proseguito ieri la preparazione con una doppia seduta. Tutti in salute, compreso Mortari. Solo Cosenza si è allenato a parte nel pomeriggio per un’infiammazione ad un tendine. Ma il difensore, unitamente a Caccavale, è squalificato. Oggi pomeriggio è prevista la solita partitella infrasettimanale. Papagni farà svolgere le prove generali ai suoi. Prosperi e Panini sono in pole-position per la sostituzione dei due squalificati.
di Giuseppe Dimito08
febbraio 2007

Porte sempre più chiuse
Linea dura del Governo. Taranto-Lanciano dovrebbe giocarsi senza pubblico.Oggi decisione definitiva dell'Osservatorio Nazionale sulle manifestazione sportive
Il Decreto del Consiglio dei Ministri è nella fase interpretativa. E i primi discernimenti non sono favorevoli al Taranto. L'assoluta durezza del provvedimento legislativo chiude all'angolo anche i più reconditi propositi ottimistici. La gara di domenica prossima contro il Lanciano si dovrebbe giocare a porte chiuse. Ci sono alcune parti che non sfuggono a giudizi alternativi: tutte le deroghe decadono. Tutti gli stadi che non sono a norma, non possono ospitare pubblico. Lo stadio ionico non ha, quindi, i requisiti per ospitare a porte aperte una partita di calcio. Anzi, esiste la concreta possibilità che tutto il campionato casalingo del Taranto si svolga nella vuota tristezza, nell'irreale silenzio. Taranto-Manfredonia e Taranto-Ternana di questa stagione, cioè, potrebbero non rimanere casi isolati.
Si è detto “potrebbe”. Il verbo al condizionale tiene aperte delle tenui speranze. Perchè ci sono i soliti interessi divergenti che hanno, molto spesso, la forza di rimettere tutto o in parte in discussione. Innanzitutto, sebbene remota, c'è la possibilità che non si torni a giocare. Infatti non tutti i presidenti di società condividono la restrittiva applicazione del decreto e, in tarda serata, hanno invocato alle rispettive Leghe che si riuniranno oggi, di prendere in considerazione l'idea di bloccare i tornei (Luca Pancalli, commissario della Figc, ha però ribadito in tarda serata la volontà di riprendere dal prossimo fine settimana). Ipotesi appunto remota, ma pur sempre aleggiante. In più, e questo riguarda da vicino il Taranto, questa mattina verranno comunicate le valutazioni dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive del Viminale, che traccerà la mappa degli stadi a norma. In società filtra l'indiscrezione che tale organo abbia effettuato un sopralluogo alla vigilia di Taranto-Sambenedettese del 22 gennaio scorso, chiusosi con esito non completamente negativo. Un ultimo appiglio potrebbe riguardare una più dettagliata interpretazione della norma. Vale a dire che l'abbassamento della capienza ai diecimila posti non rientri nel concetto di deroga, ma che lo stadio abbia effettivamente l'omologazione per siffatta capienza. Diciamolo chiaramente, è un po' come arrampicarsi sugli specchi perchè, purtroppo, la chiave portante del Decreto Legge, di immediata attuazione, non lascia spazi a scorciatoie. Si è inteso dare completa attuazione al Decreto Pisanu con la sospensione di qualsiasi deroga. Sarà di competenza dell'Osservatorio per le manifestazioni sportive, decidere ogni situazione futura. Ad esempio, si prevede nelle prossime settimane di concedere l'accesso agli abbonati. Ma tale permesso sarà limitato a quegli stadi che hanno già i tornelli e un'area di pre-filtraggio. Lo Iacovone, ovviamente, non rientra in questa casistica. Diverso è il contenuto del disegno di legge che verrà applicato per gradi. Tale provvedimento prevede l'abbassamento da diecimila a settemila e cinquecento la soglia di spettatori oltre la quale andranno adeguati gli stadi secondo le norme dei decreti Pisanu. Deliberazioni che, comunque, dovrebbero entrare in attuazione dal prossimo campionato.
C'è chi lo chiama provvedimento punitivo, chi esemplare. Il giro di vite colpisce sicuramente il tifo rossoblu che, negli ultimi tempi, ha avuto rilevanza nazionale per questioni poco edificanti. E' proprio di ieri una riunione a Bari dei componenti della Digos regionale che hanno fatto il punto della situazione. Da questo summit è emerso che Taranto comincia ad avere dei tristi primati, come l'alto numero di diffidati. Un insieme di considerazione che pongono la tifoseria rossoblu sempre più sotto osservazione.
Allertati i massimi organi istituzionali del territorio che dovranno confrontarsi con le deliberazioni governative. Il vice-prefetto Carlo Sessa ritiene che le norme siano importanti per riportare tranquillità nel mondo dello sport. «Le misure sul Daspo (Divieto di accesso alle manifestazioni sportive preventivo) innalzato a sette anni e sulla flagranza differita, sono orientate in una direzione ben precisa. Gli eventi violenti che si verificano ciclicamente hanno sempre meno a che fare con lo sport o il calcio, ma affondano in problematiche di questione sociale».
Anche la Questura di Taranto è al lavoro. Domani, dopo le sentenze dell'Osservatorio, si riunirà una Commissione di Vigilanza provinciale che farà un esame della struttura. Un vertice che farà da preludio all'incontro di lunedì in cui gli organi istituzionali agiranno in base alle valutazioni fatte dal decreto ministeriale di ieri sera. Potrebbero, cioè, essere messi in cantiere alcuni interventi in economia, di facile attuazione.
di Luigi Carrieri08
febbraio 2007

Blasi chiede aiuto alla lega di C
«Non accetto di giocare a porte chiuse. Faccio prima a ritirare la squadra»
Giocare tutto il campionato a porte chiuse è un'eventualità che Gigi Blasi non vuole prendere in considerazione. Il Decreto approvato ieri dal Consiglio dei Ministri non sposta le sue intenzioni e il suo disappunto. Anzi potrebbe accelerare il suo disimpegno, se davvero lo Iacovone vuoto dovesse rappresentare un triste rituale settimanale. Il presidente parte questa mattina per un viaggio di lavoro. Il calcio lo sta logorando principalmente nel morale. I propositi, però, restano molto fermi.
«Non accetto di giocare a porte chiuse - afferma il presidente dimissionario rossoblu - Lo ritengo penalizzante per le società e per i tifosi corretti e non violenti. Un intero campionato a porte chiuse? Non prendo nemmeno in considerazione questa ipotesi. Faccio prima a ritirare la squadra».
Blasi, in questa battaglia, sa di non essere solo. «Questa non è soltanto una mia opinione. Come me la pensano tanti presidenti con i quali ho avuto e avrò nei prossimi giorni dei contatti sempre più frequenti. Mi auguro che Macalli e la lega di serie C prenda in esame la possibilità di sospendere i campionati. Non sarebbe regolare continuare in quel modo. Bisogna essere sinceri: si bada solo agli interessi delle squadre di serie A e B. La C è molto spesso dimenticata e per questo dovremo ribellarci e fare sentire le nostre rivendicazioni».
Taranto-Lanciano, secondo l'interpretazione del Decreto, si dovrebbe giocare a porte chiuse. Si attende però l'ufficialità odierno del provvedimento ministeriale e la decisione dell'Osservatorio sulle manifestazione sportive.
«Se Taranto-Lanciano si gioca a porte chiuse? Io sicuramente non sarò allo Iacovone. Non ha senso».
Un altro punto del Decreto Legge prevede la progressiva cessione degli stadi alle società di calcio. Un'idea che Blasi aveva avuto qualche tempo fa.
«Sono due anni e mezzo che faccio un certo tipo di discorso - ammette il presidente Blasi - Avendo la responsabilità di quelle che succede all'interno dello stadio, avrei la possibilità di controllare la violenza, di prendere le misure adatte per rendere lo stadio sicuro. Stanno arrivando solo ora al nocciolo del problema».
«È una sconfitta, in questo modo è come se tutti ci arrendessimo di fronte ai violenti. Giocare a porte chiuse non è giusto». Il presidente del Martina Gianfranco Chiarelli commenta così la decisione assunta ieri sera dal Consiglio dei ministri.
«Così si danneggiano solo le brave persone, quelle che pagano regolarmente il prezzo del biglietto o sottoscrivono l'abbonamento e vengono allo stadio solo per guardare la partita ed assistere ad uno spettacolo. Rispetto la volontà del governo, ma non la condivido assolutamente».
Chiarelli avrebbe gradito un coinvolgimento maggiore delle società di calcio, che secondo lui sono state eccessivamente penalizzate dalle misure adottate dal Consiglio dei ministri.
«I club non possono essere, a mio avviso, danneggiati in questo modo per il comportamento inqualificabile di pochi delinquenti».
Il pacchetto di misure adottate dall'esecutivo, inoltre, prevede che i club non possano più vendere in blocco i biglietti per le trasferte della tifoseria ospite.
«Ripeto, questo decreto rappresenta a mio avviso una sconfitta».
Questa l'opinione del presidente del Grottaglie, Christian Settanni. «Fa piacere ricominciare dopo aver osservato solo una domenica di stop. Spero che la decisione presa dalla Figc sia premiata e soprattutto che la settimana di riflessione che abbiamo vissuto rappresenti un periodo di semina per tifosi, dirigenti, allenatori calciatori, anche perché ci si avvia alla fase decisiva della stagione, quella fatta maggiormente di ansia e di sforzi per raggiungere il risultato programmato».
Dunque, l'auspicio del presidente Settanni è di arrivare ad un dialogo sempre maggiore fra le parti:
«Collaborazione e rispetto reciproco, e l'impegno di tutti a dare sempre di più, nella consapevolezza che allo stadio si va soprattutto per divertirsi. Sono presupposti che abbiamo già riscontrato e favorito in questi due anni alla guida del Grottaglie. Quanto alle misure previste nel decreto legge, mi sembra che siano una tutela per tutti, soprattutto quando ritornano alla mente le scene di violenza e dolore di Catania. E' una lezione di fermezza, ma se la rotta dei comportamenti verrà invertita in senso positivo, a mio giudizio potrà esserci spazio per mitigare certe misure».
di Luigi Carrieri08
febbraio 2007
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