Il rientro di Mancini: quali variazioni? Rientra Mancini, il Taranto si prepara a cambiare. Come? Domanda semplice con troppe risposte. Perché se il dibattito sulla formazione è sempre vivo, a volte con osservazioni pertinenti, è proprio per via del vasto organico con cui Papagni deve avere a che fare. Dolci problemi, si dirà. Ma sceglierne undici ogni volta, trovare un equilibrio in campo e salvaguardare l’equilibrio fuori non è un compito agevole. Un tecnico deve farlo, quindi anche a Papagni tocca scegliere.
Stadio, slitta l'incontro I tempi si allungano. Ma la questione, comunque, dovrà risolversi a breve termine. La guerra fredda tra Comune e Taranto continua sul filo del fax, con piccole mosse e conseguenti contromosse. Ognuno con la sua strategia, ma da un punto è difficile muoversi: l'Amministrazione, stavolta, fa sul serio. Aveva detto: la firma entro domani oppure stadio chiuso e partita contro il Gallipoli da giocare altrove. La replica del Taranto è arrivata con una comunicazione: Blasi è impegnato, l'incontro non si può tenere. Effetto duplice: il rinvio fa gudagnare qualche giorno per preparare una nuova controffensiva, ma soprattutto salva in anticipo Taranto-Gallipoli, che il comunicato dell'Amministrazione aveva messo a rischio. Il problema è: quando fare l'incontro?
«In queste settimane ho molti impegni - dice Blasi -
e non riesco a liberarmi prima della metà di marzo. Sto lavorando, mica gioco. Ho solo le domeniche libere: sono disposto anche a parlarne di domenica». Il presidente rossoblu un po' apre, un po' no:
«Io sono pronto a firmare la convenzione. Ma dobbiamo ragionare di qualcosa di concreto, non di aria fritta. Noi manterremo i nostri obblighi, ma intanto va detto che siamo andati oltre: il Taranto, finora, ha giocato grazie a noi, ai lavori che abbiamo fatto, dei quali conserviamo le fatture. Ora anche il proprietario dello stadio deve adempiere ai suoi obblighi». Quali? Ecco:
«Si è detto che dovevamo togliere dalla somma da corrispondere al Comune le spese per il gruppo elettrogeno e altro: io sono convinto che fino a fine stagione i creditori saremo noi. E poi: voi prendereste in fitto una casa sapendo di poter utilizzare solo la cucina? E noi perché dovremmo pagare quella somma per uno stadio con la capienza ridotta? Di lavori ce ne sono da fare tanti: poi firmo, senza problemi».
Iacovone, rinviato l’incontro Sembra essersi stemperata la vicenda legata alla convenzione per l’uso dello stadio Iacovone. L’assenza del presidente Blasi condiziona, infatti, l’evolversi degli eventi. Ieri mattina Taranto Sport e Comune si sono inviati diversi fax nei quali si mettevano in luce tutte queste motivazioni che impediscono all’imprenditore manduriano di poter rispondere presente alla convocazione fissata per domani. Sembra che l’incontro sia stato spostato a data da destinarsi. Verosimilmente se ne riparlerà per la metà di marzo, epoca in cui l’agenda personale di Blasi non prevede viaggi d’affare. Né in Italia, né all’estero. Ovviamente bisognerà verificare se le parti in causa raggiungeranno l’accordo. Resta, tuttavia, in piedi la questione legata ai lavori prescritti dalla Commissione provinciale di vigilanza sui pubblici spettacoli a Taranto Sport e Comune. La Digos ha effettuato ieri mattina un sopralluogo informale per attestarne l’avanzamento. La società rossoblù ha il compito di eliminare dall’interno dello stadio tutto il materiale di risulta (pietre, sbarre di ferro, bastoni e quanto c'è di contundente). Il Comune, tramite la ditta Nardoni, chiuderà i boccaporti che conducono agli anelli inferiori di gradinata e tribuna per restringere gli spazi visto e considerato che gli stessi settori possono ospitare rispettivamente fino ad un massimo di 3500 e 3000 spettatori. La curva nord, invece, non sarà delimitata in quanto la sua capienza massima è solo di poco superiore ai 3500 previsti. La stessa ditta dovrà creare la zona prefiltraggio all’altezza di via Lago di Como. Solo coloro che sono in possesso del biglietto potranno accedere alle porte d’ing resso. Infine bisognerà creare il famoso “camminatoio” riservato ai tifosi ospiti (e domenica saranno in tanti i gallipolini che seguiranno la propria squadra considerata l’esiguità della distanza). Bisogna dire che le opere sono cominciate. Poiché non richiedono tempi lunghissimi, verosimilmente saranno ultimati per dopodomani. In ogni caso la Commissione di vigilanza ha già messo in cantiere il sopralluogo di verifica per quella data. Se, come si spera, le prescrizioni saranno state rispettate “in toto”, l’agibilità è scontata. Se, malauguratamente, ci saranno delle omissioni, la decisione se far disputare o meno il derby contro il Gallipoli spetterà esclusivamente al Prefetto, dott. Alecci. di Giuseppe Dimito
Taranto, bussa un altro derby Un breve colloquio tra le quattro mura dello spogliatoio prima che, dopo due giorni di riposo assoluto, riprendesse la preparazione in vista del derby con il Gallipoli. Aldo Papagni, come ogni martedì, ha riavvolto il nastro della gara di Manfredonia ritornando su alcune situazioni di gioco. Prima di raccogliere le notizie positive provenienti dal campo. Dopo aver recuperato gli infortunati di lungo corso, Pastore e Mortari, il tecnico di Bisceglie ha ritrovato Mattioli e Mancini. Il ragazzo di Aversa ha smaltito la distorsione alla caviglia, ma questa mattina si sottoporrà ad una risonanza magnetica per verificare la sua disponibilità in vista della sfida con i giallorossi. Per Mancini, invece, il discorso è diverso: il trequartista ha scontato la squalifica di cinque turni - fu espulso il 23 dicembre ad Avellino - ed è pronto a mettere a disposizione del centrocampo rossoblù un bagaglio di qualità unico nell’organico. Mai come in questa occasione Papagni ha l’intero organico a disposizione. Dal giudice sportivo, infatti, non sono giunte cattive notizie: né il Taranto né il Gallipoli avranno indisponibili per squalifica, anche se Auteri - che già da questo pomeriggio nella gara di Coppa Italia con il Sorrento dovrà riconquistare la fiducia del presidente Barba - non è certo di poter contare sull'apporto di Giglio (problemi ad un ginocchio), Califano (sta recuperando dal trauma cranico subito con il Martina) e Bellè (noie muscolari). Di conseguenza sono diverse le soluzioni che il trainer ionico sta valutando per mandare in campo gli uomini che possano fornire le migliori garanzie. Reinserire Mancini vuol dire, rispetto all’undici di Manfredonia, lasciare in panchina Zito (De Liguori andrebbe a sinistra e Toledo verrebbe dirottato a destra) oppure adottare un centrocampo a 3 (Mancini-Monticciolo-De Liguori) con Toledo libero di svariare tra le linee alle spalle dei due attaccanti. Un 4-3-1-2 anomalo vista la tendenza dell’esterno brasiliano di allargarsi sull'out mancino, adattando il modulo in 4-4-2 decisamente offensivo. In attacco ci sarà la solita leale concorrenza: Cammarata, Ambrosi e Deflorio si contenderanno le due maglie. Quasi certamente, però, l’ex bomber del Verona dovrebbe partire nuovamente dall’inizio affiancato da Deflorio che, nei sessanta minuti disputati al "Miramare", è apparso in buona condizione anche se costretto a giocare lontano dall’area di rigore. Il rientro di Mancini potrebbe consentirgli, però, di avanzare il suo raggio d’azione diventando più pericoloso negli ultimi sedici metri. di Fabio Di Todaro
Il Comune: «Convenzione o niente stadio» Nuove “scintille”fra Comune e Taranto Sport per l’uso dello Iacovone. Ieri l’ente civico ha sollecitato la società a sottoscrivere la convenzione per l’utilizzo dell’impianto, Questo il testo della nota diffusa alla stampa: «Saranno adottati gli interventi strutturali allo stadio Iacovone individuati al termine della riunione del C.P.O.S.P. (Commissione provinciale vigilanza sui pubblici spettacoli, n.d.r.) del 12 febbraio scorso, necessari per assicurare lo svolgimento degli incontri di calcio in condizioni di massima sicurezza per l’ordine pubblico. In particolare, sono stati ritenuti necessari alcuni interventi fra cui la realizzazione di apposita area di prefiltraggio su Via Lago di Como e l’interdizione fisica degli spazi dell’aree destinate alle tifoserie secondo la capienza già definita dalla Commissione (9980 spettatori). Quest’ultimo intervento sarà effettuato dal Comune di Taranto con la collaborazione della ditta Nardoni Lavori che venendo incontro all’Amministrazione comunale, ha manifestato la propria concreta disponibilità ad eseguire, in maniera completamente gratuita i lavori concordati. Il Comune di Taranto, ancora una volta, pur in presenza della grave situazione finanziaria che sta attraversando, ha ottemperato alle prescrizioni indicate dal Prefetto e Questore nella consapevolezza della rilevanza e della delicatezza della materia. E’ ora importante che anche la Taranto Sport adempia ai propri obblighi, sottoscrivendo il prossimo 22 febbraio la convenzione per l’utilizzo dello stadio, relativo alla stagione in corso. Tale rapporto giuridico si palesa requisito indispensabile ed indefettibile per un uso continuativo e quotidiano dell’impianto sportivo comunale, la cui mancata sottoscrizione, nel termine suddetto, potrà determinare l’inibizione all’uso della struttura sportiva a far data dalla prossima partita casalinga». La riposta del Taranto non si è fatta attendere. E’ il presidente Blasi che parla: «Giovedì non potrò esserci. So fuori per inderogabili impegni di lavoro. Tornerò sabato prossimo. Intanto vi ricordo che sono dimissonario. Sono questioni delicate. Non possono risolversi in poche ore. Il Taranto vanta nei confronti del Comune un credito di migliaia di euro per essere stato costretto a far uso del generatore di corrente e per i lavori di manutenzione, l’ultimo dei quali è avvenuto pochi giorni fa. Ho molte fatture nel mio cassetto. Vogliono la convenzione? Prima mettano lo stadio a norma per ospitare 28mila spettatori e, poi, il giorno dopo, firmerò». Sabato il dott. Blonda dovrebbe sottoscrivere l’okay per la disputa di Taranto-Gallipoli. Lo farà? di Giuseppe Dimito
Papagni scopre l’abbondanza Chissà quale sensazione positiva pervaderà Aldo Papagni quando, oggi pomeriggio, rivedrà tutti i suoi calciatori a disposizione. In vista del derby con il Gallipoli, infatti, il tecnico di Bisceglie avrà la possibilità di attingere a piene mani ad un organico falcidiato, nelle ultime settimane, da infortuni e squalifiche. Ivano Pastore e Cristian Mortari sono completamente ristabiliti dopo i gravi infortuni, Italo Mattioli sarà nuovamente arruolabile dopo aver saltato il derby per una distorsione alla caviglia. Ma la notizia più importante è, sicuramente, il rientro di Manuel Mancini, che ha scontato cinque turni di squalifica comminatigli a seguito dell’incandescente finale di gara di Avellino. Senza il gioiellino di Ostia - autentico valore aggiunto di un centrocampo che ha trovato in Monticciolo un elemento in grado di assicurare buone geometrie senza privare la squadra di un buon contributo dinamico - i rossoblù hanno conquistato 7 punti in 5 giornate. Papagni, per rimpiazzarlo, ha fatto ricorso ad un centrocampista di interdizione - altri giocatori con le caratteristiche di Mancini non appartengono all’organico del Taranto. La manovra è apparsa spesso monca dell’assistenza finale agli attaccanti, con un continuo ricorso alle giocate dei singoli in assenza di un elemento in grado di impreziosire il gioco corale. Mancini è fondamentale nella fase di non possesso, ma soprattutto nel momento in cui si pianifica l’azione offensiva con la sua capacità di aggredire lo spazio per vie centrali. Al trainer rossoblù, adesso, spetta il compito di trovare le soluzioni vincenti in vista dello sprint finale. Ed ipotizzare un reparto centrale privo della qualità di Mancini, della lucida razionalità di Monticciolo e del dinamismo di De Liguori è un esercizio quantomeno complesso. di Fabio Di Todaro
I numeri non mentono
Nel calcio tutto è opinabile. Tutto, tranne i numeri. Ed i numeri del Taranto “in trasferta” parlano chiaro. Stiamo parlando di una squadra che fuori casa ha un ritmo complessivo (due vittorie, cinque pareggi e cinque sconfitte) che lo pone ai margini della zona che conta e che, limitato alle ultime sei trasferte, è da retrocessione: due pareggi, ad Ancona e sabato a Manfredonia, e quattro sconfitte, contro Teramo, Avellino , Ravenna e Cavese. Un trend che lascia davvero poco spazio alle disquisizioni su bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti. Nota: la Cavese di Sasà Campilongo, che non può certo disporre di un organico paragonabile a quello di Aldo Papagni, ha mostrato venerdì che in trasferta, su un campo non facile come Gallipoli (il Taranto pareggiò in rimonta), si può anche maramaldeggiare, andando a vincere per 3-0 dominando tutti i novanta minuti. Noi non ci regaliamo zone franche, non viviamo “lune di miele” con gli allenatori e crediamo che nessuno - nel calcio e non solo - possa essere visto come intoccabile. Con questi numeri, con questi giocatori a disposizione, appare poi francamente inevitabile discutere del lavoro del tecnico visto che mancano dodici partite alla fine del campionato. Il comodo e placido ruolo di “allineati e coperti”, peraltro, storicamente appartiene ad altri. Altri che gongolano perchè si è quarti speculando sui risultati delle dirette concorrenti, una delle quali, la Salernitana ha una partita in meno. Una tristezza tipicamente tarantina quella di guardare alle disgrazie altrui, pur avendo a disposizione un vero squadrone, assemblato dalla società del presidente Luigi Blasi. I numeri e le prestazioni scadenti di un Taranto che per valori tecnici è da primo posto, sono figli di un “progetto” quantomeno difficile da decifrare. Perchè se c’è un progetto, ci sono delle linee guida da seguire. E non ci sono linee guida quando la formazione si stravolge ogni settimana, cancellando le certezze, azzerando i meriti, negando quindi anche la tranquillità ai protagonisti (Cammarata in testa). A questo punto, anche l’ottima notizia del rientro di Mancini può fare paura. Come sarà ridisegnata la squadra? Magari il rischio è quello di veder sacrificato chi, come Monticciolo, a Manfredonia è stato il migliore in campo. di Giovanni Di Meo
Il peso che merita un buon risultato E’ fondamentale decidere. Se si vuole analizzare una partita sola come fosse svincolata da ogni contesto e come se non avesse domani o calarla all’interno della realtà, in un campionato che ha ancora molto tempo davanti e che non può permettersi di dare tono ufficiale a giudizi provvisori. Decidere, cioè, se si vuol credere che Manfredonia sia l’inizio e contemporaneamente la fine di tutte le partite oppure se è giusto dare all’anticipo la considerazione che merita e le riflessioni che richiede. Senza aver capito questo l’analisi, già opinabile per natura (le idee possono sempre essere diverse), diventa persino inutile. Perché non si capisce di cosa si stia parlando, da dove si stia partendo e dove si voglia arrivare. Sintesi estrema: il Taranto di Manfredonia non coglie tutto, ma non va affatto buttato. Mostra segnali diversi, di discontinuità rispetto al recente passato. Quasi di adattamento, come avesse compreso tutti i messaggi del girone di andata. Decidendo di brillare meno, ma provando a imporsi con la forza. E’ la C1, del resto: categoria che richiede un calcio meno ballato e più fisico, che impone lo sfondamento piuttosto che il tocco artistico. Non tutto può riuscire subito (manca ancora, in alcuni casi, la concretezza), ma intanto serve comprensione e obiettività. E acume di chi osserva, di chi tifa, di chi dirige. Ripensare aiuta: la scelta di questo Taranto è stata fatta a gennaio, nella finestra di mercato. Sostituendo la qualità immatura di Danucci con l’esperienza e l’astuzia di Monticciolo, quando si è compreso che il gioca si faceva duro. Di questa trasformazione bisogna cogliere i passaggi e attenderne il compimento: pensando, ad esempio, che il lavoro tra le linee di Deflorio, in questo momento, è prezioso anche se lo porta lontano dall’area, che l’assenza di Mancini tiene più lunghe le distanze tra i reparti e il compito di accorciarle spetta ad altri. Oppure pensando che ci sono anche partite che, teoricamente, sembrano ritagliate per Ambrosi, che ci sia una fetta di lavoro sporco indispensabile da compiere. Adesso non c’è un Taranto da difendere o da attaccare. C’è una squadra da seguire senza distrazioni né pregiudizi. C’è, ad esempio, un pareggio esterno che nelle tre partite precedenti era mancato. Che, quindi, è un passo avanti. Mezzo passo, almeno, che solo l’assenza di incisività non ha reso intero. Interrogarsi su ciò che serve per rasserenare il giudizio (il gol, un po’ di qualità o altro ancora) è utile a tutti. Ma è soprattutto indispensabile non dimenticare nulla: che il Manfredonia, ad esempio, aveva battuto nel turno interno precedente l’Avellino, oppure che c’è ancora troppo campionato per rendere i pensieri definitivi. Questo è il momento in cui non bisogna accontentarsi di un pareggio e non è il caso di disperarsi per lo stesso risultato. L’attimo in cui serve equilibrio: in un campionato così solo chi continua a camminare e si dimostra maturo può arrivare al traguardo puntuale. Pensiamo: cosa sarebbe accaduto se il Taranto avesse perso? E cosa è successo ora che il Taranto ha pareggiato? Per tre partite, giocando anche meglio, non si è raccolto nulla, adesso si migliora addirittura la classifica. Questo è già un buon segno. Che ha bisogno di conferme, ma non di bastonate preventive. Perché la verità, forse, è che Taranto sembra avere in alcuni casi una sorta di sindrome da assuefazione. Come non sopportasse l’idea di andare avanti con facce già viste troppe volte, con voci già sentite, con consuetudini assimilate e concetti noti. Come se, per una strana esigenza, volesse a tutti i costi cambiare qualcosa. Inghiottendo uomini e meriti, solo per stanchezza. Vale per molti, ma porta anche distante da un serio ragionamento. E dal calcio. di Fulvio Paglialunga
Il Taranto sale... da fermo Basta un giorno per rivalutare il pareggio. Un giorno solo: il tempo che si giochino le altre partite. Ieri pomeriggio il Taranto ha capito, una volta in più, che un punto a Manfredonia è un buon punto. Perché migliora la posizione in classifica, addirittura: dopo la vittoria sul Lanciano i rossoblu erano quinti, da ieri sono quarti. Condividono la posizione con il Foggia, ma sono avanti a norma di regolamento, avendo vinto lo scontro diretto. Accade in una domenica singolare, diversa da quanto accaduto appena una settimana fa. Perché se il successo con il Lanciano aveva solo consentito di difendersi (vinsero sette delle prime otto in classifica), questo punto permette di agganciare proprio il Foggia (sconfitto ad Avellino) e, volendo guardare addirittura oltre, di accorciare la distanza dal Ravenna, adesso dieci punti avanti con una partita in più.
Un pareggio utile Ci sono anche questi pareggi. Utili a camminare ma non a correre, buoni se l'analisi si allarga, discutibili se il contesto sono solo i novanta minuti. Esistono pareggi che in qualche modo danno un'idea piena della squadra (c'è una maggiore presenza fisica in campo) e contemporaneamente incoraggiano la riflessione (per almeno un tempo ci sono i presupposti per prendersi la partita, ma è mancato il guizzo). Di certo non si buttano: il punto che il Taranto porta via da Manfredonia ha un discreto peso, qualche buon pensiero e un valore temporaneamente incomprensibile. Tiene, intanto, il campionato in carreggiata: dovesse vincere il Perugia, i rossoblu manterrebbero comunque la zona playoff. E', soprattutto, un timido raggio di luce lontano da casa: prima c'erano tre sconfitte consecutive. Ma a caldo non riesce a far capire se il segnale è da prendere come innegabilmente buono (per gli evidenti cenni di risveglio in trasferta) o se è il caso di appesantire il rammarico (per la nuova prestazione incompiuta). E' un punto di discussione, il virtuale via a un dibattito che, comunque, non può prescindere dalla completezza. Ovvero dalla sofferenza psicologica del Taranto (negli ultimi viaggi prestazioni e punti non trovavano punti di aderenza) e dal momento dell'avversario: il Manfredonia è al quinto risultato utile consecutivo e nell'ultimo turno in casa aveva battuto nettamente l'Avellino. Mancano i gol, come all'andata. E i pochi tentativi veri sono dalla parte del Taranto. Che si ricava qualche attimo senza coglierlo, che del momento di superiorità non riesce ad approfittare e che, quando fiuta un rischio possibile, rallenta con giusto opportunismo e realismo efficace.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga BARASSO - Per la prima volta, da quando è in rossoblu, finisce una partita senza subire gol. In realtà non ha molto da fare, visto che la difesa svolge in pieno il suo compito. Si distrae su un'uscita, ma per il resto non rischia mai: 6
Il gol, grande assente del derby Manca il gol e non è un’assenza da poco. Il Manfredonia lo ipotizza senza riuscire a visualizzarlo. Il Taranto lo mette in cantiere ma lascia spesso la costruzione a metà. Il gol resta così un pensiero remoto, una promessa vaga, un brivido virtuale. Qualcosa di inafferrabile che condanna il derby al risultato calvo. Zero a zero, come all’andata. L’esito è coerente: con quel che si vede e con quel che s’intuisce. Manfredonia e Taranto spezzano il pane del pareggio al culmine di una sobria esibizione. Niente di irresistibile, nulla di censurabile. Il punto non sazia. Ma è indubbio che abbia una sua (e reciproca) utilità. Serve al Manfredonia che dà continuità alla striscia di risultati positivi (saliti a cinque). E serve al Taranto che interrompe la serie di sconfitte esterne (rimaste tre). Il gol non c’è. Ma il derby esiste. È una partita dura. Ma di una durezza senza spigolosità, senza isterismi, senza cattiverie. Una partita onesta: condotta con lealtà sul campo e vissuta con stile sugli spalti. La doppia segnalazione, di questi tempi, è doverosa. Il Manfredonia incassa il punto, registrando le difficoltà nell’approccio e le sbavature nella gestione. Può, però, consolarsi, ripensando alle defezioni di partenza (difesa priva degli squalificati Calabro e De Giosa, centrocampo orfano delle geometrie di Pederzoli). Il Taranto non può scartare il pareggio. Fa di più - è vero - ma non fa tutto, lasciando fatalmente qualcosa d’i n t e n t at o. Si chiama inconcludenza il suo limite di giornata. E si traduce in manovre che disperdono pericolosità dipanandosi. Trame di una bellezza sterile che s’infrangono puntualmente sulla trequarti. Il Taranto esercita sul derby una supremazia di facciata, dalla quale cioè non riesce a trarre alcun vantaggio specifico. Non punge l’attacco del Taranto. Non fanno male le folate improvvise del Manfredonia. Inevitabile che finisca senza gol. La squadra di D’Arrigo va incontro al derby con la consapevolezza di poterlo giocare ad una sola condizione: non riducendolo ad una serie di duelli individuali (soccomberebbe). Ma allargando il confronto sul piano tattico, sfruttando la corsa e facendo scattare puntuali raddoppi sugli avversari più temibili. Moduli allo specchio. Il 4-4-2 dauno prevede una difesa bloccata, che si avvale del sistematico lavoro in copertura dei due mediani. E lascia agli esterni di centrocampo ogni possibilità di fare gioco, assistendo le punte. Il 4-4-2 del Taranto funziona diversamente. Ha una superiore cultura dello spazio: da sottrarre e da determinare. E dispone di piedi maggiormente sensibili. La differenza si nota nell’avvio. Quello del Manfredonia è palesemente imbarazzato. Quello del Taranto, senza toccare picchi di autentica efficacia, è decisamente più brioso. D’Arrigo sceglie Citro e Pierotti per completare il pacchetto difensivo. E affida a De Santis la maglia di Pederzoli. Sono soluzioni annunciate. Papagni ritocca pesantemente la formazione che domenica scorsa ha piegato il Lanciano. Fa rientrare in difesa Cosenza e Caccavale. Fa esordire a tempo pieno Monticciolo in mezzo al campo. Preferisce Zito a Catania. E rimette Ambrosi accanto a Deflorio. Sono scelte, non tutte previste. A riempire il primo tempo è comunque il Taranto, che sull’infido sintetico riesce persino a ridurre i rimbalzi del pallone, facendolo viaggiare rasoterra. Si tratta di combinazioni che non sempre contemplano il tiro in porta. È prezioso, in questa fase, il lavoro tra le linee di Deflorio. Il Taranto è dentro la partita. Perché la partita sembra coincidere con quella immaginata alla vigilia. Il problema è il gol che non arriva. Deflorio lo accarezza al 13’, girando col sinistro. E lo sfiora al 27’, chiamando Marconato alla provvidenziale deviazione in corner (punizione dal limite). Il Manfredonia perde Giovannini (entra Bortel). La ripresa è priva di sussulti. All’inizio c’è più Manfredonia. Alla fine c’è nuovamente il Taranto, tenuto insieme da Monticciolo (colla dinamica) e soccorso da sostituzioni logiche. La squadra di D’Arrigo è pericolosa in una sola circostanza: su un pallone sfuggito alla presa di Barasso (sul tiro-cross di Alteri c’è la poco felice deviazione di testa di Sansovini). Il pareggio tiene. Niente e nessuno ormai può scalfirlo. di Lorenzo D’Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò
BARASSO 6 - Lavoro di ordinaria amministrazione. Parate comode, nessun intervento complicato. Difettoso in una sola circostanza, quando esce senza trovare il pallone.
Trasferte, rotto il digiuno Dopo oltre due mesi il Taranto torna a far punti in trasferta; l’ultima “ics” esterna dei rossoblù risaliva al 10 dicembre scorso: 1-1 ad Ancona con il pareggio firmato da Zito all’83' minuto (Borgese al 23' aveva portato in vantaggio i bianco-celesti). Successivamente erano arrivati tre k.o: per 2-1 ad
Il Taranto torna con un punto Ammutolito, senza la possibilità di spiegare le sue ragioni. Il Taranto, da venti giorni, è in silenzio stampa. «Un provvedimento annunciato dal presidente Blasi all’indomani della sconfitta di Cava dè Tirreni - ha dichiarato negli spogliatoi del "Miramare" il direttore generale Galigani - e assunto come atto di protesta nei confronti degli atti di violenza che hanno caratterizzato il recente passato». Parole già sentite, ma non sufficienti a giustificare un provvedimento la cui valenza è sempre stata in discussione. Luigi Blasi non ha assistito al derby di Manfredonia, impegnato in Russia per motivi professionali. Della prestazione non parla nessuno, anche se lo stesso Galigani si è dichiarato «soddisfatto per il risultato». I calciatori sfilano uno dopo l’altro nel tunnel che conduce all’esterno dell’impianto dauno. Il difensore Manuel Panini - stuzzicato dalle domande di Gianni Carrieri, inviato di BS Television - si lascia scappare: «Il silenzio stampa? E'una scelta della società, va accettata in quanto tale». Commentare la gara diventa più difficile senza le dichiarazioni dei protagonisti. Lo 0-0 è servito ad interrompere una striscia di risultati negativi che vedeva i rossoblù sconfitti, in trasferta, dallo scorso 23 dicembre (2-1 ad Avellino). Ma non è bastato a cancellare i dubbi legati al gioco della squadra emersi anche dopo il successo di domenica scorsa con il Lanciano. Il centrocampo, che domenica prossima ritroverà Mancini dopo i 5 turni di squalifica, è apparso a corto di idee; il reparto offensivo si è fatto notare grazie a due giocate di Deflorio. Poi null'altro da segnalare. «Nella ripresa ci sono state poche conclusioni - ha dichiarato il tecnico sipontino D’Arrigo -, a quel punto soltanto un calcio piazzato o l’invenzione di un singolo avrebbe potuto variare il risultato. Con l’uscita di Deflorio mi sono tranquillizzato: lo ammiro tantissimo e ha i numeri per risolvere una gara. Siamo riusciti a dare continuità al nostro rendimento,ma dobbiamo pensare che la salvezza è ancora molto lontana. Il Taranto? E’ una formazione ben organizzata, può contare su ampio bagaglio di qualità. La ritengo tra le compagini più forti del girone». di Fabio Di Todaro
Vite da stadio. L'identità dell'ultrà proletario Gli Ultras Tito Cucchiaroni, dopo aver diffuso domenica scorsa, poco prima dell'inizio della partita Sampdoria-Ascoli, un comunicato nel quale sinteticamente ma con molta chiarezza prendevano posizione sulla tragedia di Catania e il decreto Amato che ne è seguito, hanno deciso per il momento di non rilasciare altre dichiarazioni pubbliche. Come ha spiegato un loro rappresentante:
«Pensiamo che per un ragionamento più complessivo, su quanto accaduto e sul mondo del calcio nel suo insieme, attualmente non vi siano le condizioni migliori. Il rischio di strumentalizzazioni, travisazioni o per dirla più chiaramente, di operazioni dichiaratamente sporche, al solo scopo di costruire notizie all'insegna del sensazionalismo da parte dei media, è abbastanza elevato. Più in là potremmo riprendere questo discorso. Quello che avevamo da dire lo abbiamo fatto attraverso il nostro comunicato e gli striscioni che abbiamo appeso domenica allo stadio. Per il momento il nostro rapporto con il mondo dell'informazione finisce qui». (Tra questi forse il più esplicito recitava:
«I morti vanno tutti rispettati, anche quelli che vi siete dimenticati»).
Taranto, un derby ricco d’insidie Il derby di Manfredonia nasconde le insidie necessarie per misurare la forza reale del Taranto. La gara vinta con il Lanciano ha lasciato parecchie perplessità. Il Taranto è piaciuto poco: per la micragnosa gestione del risultato, per l’abitudine a non chiudere subito i conti, per l’incapacità di approntare una reazione importante dopo aver subito il gol del momentaneo pareggio. Del Taranto - ma non è una novità - è stata apprezzabile la qualità di alcuni elementi in grado di risvegliarsi dal torpore di una partita e di indirizzare l’esito della contesa a proprio favore (Toledo). Al "Miramare" i rossoblù scopriranno nuove difficoltà: le ridotte dimensioni del terreno di gioco, il pubblico estremamente a ridosso del campo ed il manto in erba sintetica renderanno il confronto difficile da gestire. Ma è soprattutto l’ottimo momento di forma dei padroni di casa a consigliare il massimo rispetto. Gli innesti di gennaio e le motivazioni recuperate da D’Arrigo hanno fatto acquisire ai sipontini un ritmo da playoff (10 punti nelle prime 4 gare del girone di ritorno). Anche per questo motivo Papagni starebbe pensando ad alcune variazioni rispetto alla formazione iniziale di domenica scorsa. I rientri di Cosenza e Caccavale permetteranno al reparto arretrato di riacquisire la sua normale fisionomia, con Prosperi al centro e Colombini a sinistra. A centrocampo ci sono i dubbi maggiori. Toledo, sull'out mancino, è un punto fermo, mentre sul versante opposto Zito potrebbe essere preferito a Catania. In mezzo lottano in tre per due posti: se Monticciolo dovesse partire dall’inizio, uno tra Cejas e De Liguori - entrambi diffidati - potrebbe tirare il fiato. In attacco si presenta la medesima situazione: le non perette condizioni fisiche di Cammarata consiglierebbero un parziale utilizzo, puntando sulla voglia di riscatto di Ambrosi e sul desiderio di interrompere il digiuno da gol di Deflorio. Novità televisiva: oltre al canale 925 di Sky (consueta diretta di Studio 100 affidata a Gianni Sebastio), anche Raitre, per ordine del Prefetto di Foggia, trasmetterà la gara in chiaro (telecronaca di Salvatore Catapano) per le province di Taranto e Foggia. di Fabio Di Todaro
Le statistiche di Franco Valdevies È in vantaggio il Taranto, per tre successi a due, nei cinque precedenti di campionato giocati in casa del Manfredonia. Il primo confronto risale a quasi 72 anni fa, al 12 maggio 1935, e termina con la vittoria del Taranto per 3-1 (segnano al 23' Spanghero, al 27' Zanni per i padroni di casa, al 68' Gay e all’88' Romano). Le due squadre si affrontano nell’ultima giornata del campionato di Prima Divisione (l'odierna serie C1) e con questo successo i rossoblù vincono il girone approdando alla fase finale per l’ammissione alla serie B. Questo l’undici ionico schierato dal tecnico Umberto Zanolla: Sellan, Toso, Strata, Giraud, Perrucci, Ruggero Zanolla (è il fratello dell’allenatore), Castellano, Gay, Romano, Benet, Spanghero. Il Taranto chiuderà poi in testa anche il girone finale, guadagnando per la prima volta la promozione in serie B.
Ritrovato il Taranto Ritrovato il Taranto. O almeno buona parte di esso. Nella precedente domenica contro il Lanciano, nonostante le sufficienti prove dei “sostituti”, si avvertiva un senso di disagio. Una strisciante condizione di pericolo derivante dall'oggettiva situazione di emergenza. Contro gli abruzzesi è giunta una vittoria il cui peso specifico non si è apprezzato fino in fondo. Tre punti pesanti il cui valore, forse, sarà stimato tra qualche settimana. Nell'anticipo di domani contro il Manfredonia, il tecnico Papagni ritrova la sua difesa titolare. Cosenza e Caccavale, scontato il rispettivo turno di squalifica, faranno il loro rientro. Due pedine fondamentali che, però, non vanno a sminuire il prezioso contributo di elementi come Panini e Larosa. Non è detto che uno di questi venga confermato anche domani. La trasferta sipontina è attesa con trepidazione anche per spezzare una fase esterna negativa. Il Taranto ha conquistato appena un punto nelle ultime cinque gare fuori casa e ha bisogno di migliorare tale rendimento. Papagni, nei confronti diretti contro Avellino, Ravenna e Cavese ha adottato atteggiamenti differenti. In Irpinia giocò con il solo Cammarata davanti ed una serie di incursori alle sue spalle; a Ravenna puntò sul fidato 4-4-2, mentre nella “strana” gara di Cava de' Tirreni, stupì un po' tutti schierando per la prima volta il tridente Cammarata-Ambrosi-Deflorio. A Manfredonia si dovrebbe giocare con il 4-4-2, anche se le variazioni sul tema non sono da scartare. Quasi sicuramente verrà lanciato dal primo minuto Alessandro Monticciolo, centrocampista sveglio e caratterialmente prezioso. Potrebbe prendere il posto di uno tra Cejas e De Liguori che, argomento da non sottovalutare, sono quattro dei giocatori in diffida. Ecco anche la necessità di dosare le forze e ripiegare in mere questioni di calcolo. Anche su Ambrosi e Deflorio, ad esempio, pende il “pericolo giallo”. Nonostante tale rischio i due potrebbero formare il tandem offensivo con Cammarata, che non si è allenato con regolarità in settimana, pronto a subentrare.
Taranto, è già vigilia di derby Il derby jonico-adriatico bussa prepotentemente alle porte. Si giocherà domani pomeriggio (ore 14,30). I festeggiamenti per il carnevale sipontino hanno imposto l’anticipo dell’evento di 24 ore. Per i tifosi tarantini che seguiranno i rossoblù, la società biancoazzurra aprirà un apposito botteghino sul viale Miramare, alle spalle della gradinata, inaugurata di recente, che è il settore previsto per gli ospiti. Il Manfredonia, nonostante le defezioni (3 squalificati), vuole vincerlo per dare un seguito concreto al momento particolarmente fecondo che sta attraversando (10 punti nelle ultime 4 gare) e per continuare la corsa al quinto posto. In casa il suo cammino è stato finora costellato da ben 6 successi (di notevole spessore il 4-0 rifilato all’Avellino nell’ultima partita interna il 21 gennaio scorso), 3 pareggi (Giulianova, 2.a e Ravenna, 7.a d’andata, Juve Stabia, 1.a di ritorno) ed 1 una sola sconfitta (Salernitana, 16.a d’andata). Dalla sua avrà il vantaggio di giocare sul sintetico (i rimbalzi del pallone non sempre sono identici a quelli sui terreni in erba). Nonostante tutte queste oggettive difficoltà Deflorio e compagni devono puntare senza mezzi termini ad ottenere un risultato positivo. Il pari servirebbe solo a mantenere la media inglese; la vittoria, invece, funzionerebbe come propellente per continuare l’inseguimento al duo Foggia-Cavese che è sopra soltanto di un punto. Papagni ha disponibili quasi tutti. Mancheranno all’appello l’infortunato Mattioli e lo squalificato Mancini (ultimo turno di stop). La formazione potrebbe essere questa: Barasso, Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini; Catania (Zito), Monticciolo (Cejas o Larosa), De Liguori, Toledo; Cammarata (Ambrosi), Deflorio. Sul fronte sicurezza dello Iacovone, ieri pomeriggio, a cura della Taranto Sport, sono iniziati i lavori di bonifica di tutto il materiale di risulta (ma ci sono anche corpi contundenti) all’interno dell’impianto. Lunedì i tecnici del Comune presenteranno il progetto di riduzione degli spazi accessibili (possono entrare fino ad un massimo di 9900 spettatori) in gradinata e tribuna (la curva nord è immune), del camminatoio per i tifosi ospiti. La zona prefiltraggio sarà allestita domenica 25 con il Gallipoli. di Giuseppe Dimito
Formule per l’attacco Croce e delizia di ogni squadra, l’attacco. Mai come quest’anno il girone B della serie C1 è ricco di bomber prolifici e con importanti esperienze anche in serie cadetta. Anche il Taranto annovera nomi prestigiosi. Deflorio, Ambrosi e Cammarata rappresentano una garanzia di gol per la categoria, sebbene la carta d’identità indichi un’età media di 34 anni. Il miglior realizzatore rossoblù è Alessandro Ambrosi con 8 centri - di cui 4 su rigore - in 18 gare. Ma il centravanti di Fiuggi non segna su azione dal 3 dicembre (con la Salernitana) e, nelle ultime 5 gare, ha giocato dall’inizio soltanto in 2 occasioni. E' riuscito, comunque, ad apporre il suo sigillo dal dischetto nel roboante 4-2 ai danni della Sambenedettese. Fabrizio Cammarata può, invece, rappresentare il vero rinforzo per il girone di ritorno. L’attaccante nisseno - cresciuto nel vivaio della Juventus prima di spiccare il volo verso la massima serie - ha raggiunto quota 6 nella classifica marcatori, vestendo i panni del protagonista nelle vittorie ai danni della Sambenedettese (doppietta) e Lanciano (ha sbloccato il risultato dopo sessanta secondi). Utilizzato spesso a partita in corso fino a dicembre, Cammarata è sceso in campo dal primo minuto in 4 delle ultime 5 giornate. Chi sembra, invece, attraversare un periodo non molto brillante è il capitano, Andrea Deflorio. 13 presenze, 4 reti, 9 sostituzioni ricevute: i numeri del "Cobra" non sono esaltanti, ma viziati anche da un lungo infortunio che lo ha tenuto lontano dal rettangolo di gioco per quasi due mesi. Con la squalifica di Mancini, inoltre, il bomber di Noicattaro è stato chiamato a svolgere un importante lavoro di raccordo tra centrocampo e attacco che gli ha impedito di rendersi pericoloso negli ultimi sedici metri. Dopo le due occasioni clamorosamente sciupate a Ravenna, Deflorio è entrato nell’azione del gol di Cammarata con il Lanciano con una conclusione al volo respinta da Lanzillotta. Non segna allo "Iacovone" da 519 minuti (17 dicembre, Taranto-Foggia 2-1), mentre l’assenza di marcature in trasferta inizia a farsi preoccupante - l’ultima risale al successo della passata stagione sul Potenza per 1-0, segnò dal dischetto. Il valore di questi tre attaccanti ha stuzzicato nella mente di Papagni l’idea di farli coesistere, chiedendo un maggiore sacrificio ai diretti interessati. L’esperimento, più volte attuato durante in test infrasettimanali, è stato provato in gara a Cava dè Tirreni. Il risultato è stato soddisfacente, almeno prima della lunga sospensione. E siamo certi che il tecnico di Bisceglie cercherà di far maturare le condizioni adatte per schierarli nuovamente insieme. Scegliere chi lasciare fuori è un esercizio arduo, che nessuno vorrebbe mai compiere. Perché privarsi di tanta qualità? di Fabio Di Todaro
Manfredonia, nuovo corso L'approdo di Francesco D’Arrigo sulla panchina sipontina servito a dare una scossa ad un ambiente scarico e poco stimolato. Gli acquisti di gennaio - giunti dopo aver concluso tre cessioni eccellenti - hanno permesso al Manfredonia di tirarsi fuori dalle zone calde della classifica e di agganciarsi all’ottavo posto. L’ex tecnico della Massese, chiamato al posto di Danilo Pierini dopo la sconfitta di Ancona (1-0, lo scorso 26 novembre), è riuscito a recuperare il morale di un gruppo sfiduciato ed eccessivamente condizionato dai problemi di alcuni elementi. Sul precario cammino, fino a quel punto, dei biancocelesti, pesavano i "musi lunghi" dei senatori Brutto, Trinchera e Vadacca (ceduti a gennaio), più interessati ad un eventuale rinnovo contrattuale che alle sorti della squadra. L’avvio di D’Arrigo è stato tutt'altro che facile: 3 sconfitte in 4 giornate e una piazza che attendeva la sessione invernale del calciomercato per vedere rinforzato l’organico. Il diesse, Fabio Lupo, non ha deluso le attese. Sono giunti 6 rinforzi, pescando tra quei calciatori meno utilizzati nei precedenti club di appartenenza. Marconato tra i pali, Vanin, Pederzoli e Marino (un ex) a centrocampo, Alteri e Sansovini in attacco. La fisionomia del Manfredonia è cambiata radicalmente: con il nuovo anno è scesa in campo una squadra maggiormente determinata, grazie anche alla voglia di giocare tenuta repressa nei nuovi acquisti. Nelle prime 4 gare del girone di ritorno, con 10 punti conquistati, i sipontini hanno acquistato una marcia da playoff. E dal "Miramare", in questa stagione, soltanto la Salernitana è uscita conquistando l’intera posta (0-1). Domani, però, D’Arrigo dovrà fare i conti con alcune defezioni importanti. Per squalifica mancheranno Calabro, De Giosa - elementi cardine del pacchetto arretrato, li rimpiazzeranno Citro e Bortel - e Pederzoli, di proprietà della Juventus, elemento pensante del reparto nevralgico; Machado e Scarlato, non al meglio della condizione, partiranno dalla panchina. Il 4-4-2 non si tocca: dinanzi a Marconato, la linea difensiva sarà composta da Citro, Giovannini, Bortel (ex Manduria) e Di Simone. I due interni di centrocampo saranno Marino e De Santis (al posto di Pederzoli), con Vanin a destra e Piccioni a sinistra a comporre una coppia temibile di esterni, molto rapidi e abili anche nelle conclusioni dal limite dell’area. Alteri e Sansovini, 4 reti insieme in 2 partite, comporranno il tandem offensivo.
di Fabio Di Todaro Gli ultrà violenti del River Plate
In seguito ai violenti incidenti di domenica scorsa a Buenos Aires, il giudice inquirente ha perquisito la sede del River Plate, sequestrando il libro dei soci e dell'infermeria. Le indagini dovranno chiarire responsabilità e dinamica degli scontri avvenuti nell'impianto sportivo, poco prima dell'incontro vinto dal River Plate contro il Lanus, tra due fazioni rivali della tifoseria denominata "Los borrachos del tablon" (Gli ubriachi del tabellone) che si sono fronteggiate con pistole e coltelli, con un bilancio di vari feriti, tra i quali uno per un colpo d'arma da fuoco. Secondo la denuncia presentata da un socio del club, la violenta rissa è scoppiata per un contrasto sorto tra due capi ultrà per la presunta spartizione di una percentuale sulla recente vendita al Real Madrid del giovane attaccante Gonzalo Higuain per 18 milioni di dollari. Il sottosegretario alla sicurezza degli spettacoli sportivi, l'ex arbitro Javier Castrilli, dopo aver assicurato che «i dirigenti del River sono complici» di quanto è accaduto, ha reso noto che si propone di far chiudere per cinque giornate lo stadio del club.
Chiude mezzo stadio
Non è una notizia destinata a passare come un normale lavoro di adeguamento dello “Iacovone”. Perché quanto deciso dalla Commissione di Vigilanza ieri mattina apre il campo a qualche radicale decisione, che tocca anche i luoghi abituali del tifo. Il punto di partenza: lo stadio non può contenere più di 9.980 spettatori (tanti sono ammessi dalla Commissione) e solo così riesce a mantenere le porte aperte senza dover applicare il Decreto Pisanu. Il dato: di fatto lo “Iacovone” non presenta alcuna reale riduzione di capienza, per cui potrebbe anche trovarsi improvvisamente con più gente di quanto sia consentito. La soluzione, dolorosa per chi tifa e netta per chi deve garantire la sicurezza: verranno chiusi e resi inaccessibili gli anelli inferiori di Curva Nord e Gradinata. Settori sbarrati, per inibire l’ingresso e rendere effettiva la riduzione della capienza. Perché allo stato attuale l’unico modo per contenere l’afflusso era la messa in vendita di un numero stabilito di biglietti, senza però tener presente di possibili ingressi di favore o altro ancora. Allora si è presa la decisione, che permetterà l’entrata di 3.000 spettatori in Curva Nord e 3.500 in Gradinata. Definiti anche gli altri lavori da fare, come la bonifica dell’area antistante lo stadio, attualmente “serbatoio” di pietre e altri oggetti contundenti e l’individuazione di un’area di prefiltraggio che dovrebbe consentire l’accesso per la Curva Nord e la Gradinata solo ai possessori di biglietto. Si è accennato anche ai lavori di adeguamento dello stadio al Decreto Pisanu: il Comune ha dato incarico ai tecnici di redigere il progetto che, però, dovrà poi essere eseguito dalla prossima Amministrazione. di Fulvio Paglialunga
L'attacco... democratico Eppure l'attacco non va male. Può apparire strano se si porta la contabilità delle azioni da gol e poi si vedono le reti realizzate. Può sembrare un problema. Ma non lo è: si vede dai numeri, che probabilmente indicano anche quanto alta sia la produzione offensiva durante le partite da far apparire povero il quarto attacco del campionato. Povero, evidentemente, non è. Anche perché la Cavese (terzo attacco) ha segnato solo una rete in più e il Ravenna (secondo) ne ha quattro di differenza avendo giocato però anche nella settimana della sospensione (vinse il venerdì a Lanciano). Solo l'Avellino, partito a razzo con i gol di Biancolino e Evacuo, appare fuori portata.
Taranto, un posto per Monticciolo Tranne l’acciaccato Mattioli (non sarà inserito nella lista dei convocati per la trasferta di Manfredonia al pari di Mancini che sconterà l’ultima delle cinque giornate di squalifica), l’intera rosa del Taranto ha mostrato tonicità e concentrazione nel corso della impegnativa, corposa e, per certi versi, dura doppia seduta di allenamento (partitella finale compresa). Il lavoro mattutino è stato riservato alla parte atletica; la seduta pomeridiana, invece, è stata dedicata a quella tecnico-tattica. Papagni ha voluto sorprendere avendola frazionata in tre parti distinte e separate di circa 20' ciascuna. La prima è stata adibita alle esercitazioni tecnico-tattiche. Due formazioni, a turno, hanno provato e riprovato alcuni schemi offensivi precedentemente mostrati alla lavagna, tutti convergenti verso un’unica porta difesa, a turno, dai portieri in rosa. L’attacco centrale partiva prevalentemente o dal duo Monticciolo-De Liguori oppure da Cejas e Mancini. Quello sulle fasce puntava essenzialmente sulle coppie Panini-Colombini oppure su Mortari-Toledo. I moduli provati sono stati il 4-4-2 ed il 4-3-3. Nella seconda parte Papagni ha fatto disputare una partitella a campo ridottissimo (una sessantina di metri in tutto) schierando le stesse formazioni della prima. In tuta rossa c'erano: Faraon, Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini; Panini, Monticciolo, De Liguori, Zito; Ambrosi, Formuso. In “fratini” verde, invece: Barasso, Mortari, Pastore, Larosa, Castroni; Catania, Cejas, Mancini, Toledo; Cammarata, Deflorio. Ambrosi e Zito sono stati gli autori delle due reti realizzate. Le stesse formazioni sono state, infine, schierate nell’ultima parte della seduta, disputata sempre a campo ridotto. Hanno segnato Ambrosi e Panini, mentre per i verdi ha realizzato Deflorio. La formazione anti-Manfredonia sembrerebbe già fatta. Cosenza e Caccavale riprenderanno sicuramente i propri posti. In più potrebbe esserci l’inserimento dal primo minuto di gioco di Alessandro Monticciolo presumibilmente al posto di Cejas. Al “Miramare” dovrebbero scendere in campo: Barasso; Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini; Catania, Monticciolo, De Liguori, Toledo; Cammarata, Deflorio. A Manfredonia bisognerà puntare almeno al pareggio per non restare fuori dal giro playoff nel caso che il Perugia dovesse sbancare Ancona. Per puntare al colpo grosso servono i gol. Dunque urge grande concretezza e mira buona nei sedici metri finali. di Giuseppe Dimito
Stadio, ecco i lavori Importanti decisioni sono state assunte ieri dalla Commissione provinciale di vigilanza sui pubblici spettacoli. Le aree in cui i tifosi potranno seguire le partite (possono essere ospitati 9900 spettatori) saranno ristrette: o tutti sulla parte superiore di gradinata e tribuna o su entrambe le zone, ma in uno spicchio ben delimitato. Quelli della curva nord potranno, invece, accedere ad entrambe le aree. E’ stata individuata la zona di prefiltraggio alle spalle della stessa curva nord con la sistemazione di apposite transenne. La via Lago di Como sarà chiusa ed in più saranno mutate le porte d’ingresso alla stessa: non più dalla 12, 12 bis, 13 e 13 bis, ma dalla 16 e 16 bis. Questo per snellire il più possibile le procedure. Sarà istituito il cosiddetto “camminatoio” attraverso il quale i tifosi ospiti potranno raggiungere la curva sud. Infine lo Iacovone verrà bonificato di tutto il materiale (anche contundente) sistemato all’interno dello stesso. Quest’ultimo intervento sarà effettuato dal Taranto. I restanti, invece, dal Comune. I tecnici Raho e D’Elia presenteranno lunedì prossimo un apposito progetto. Erano presenti il Viceprefetto, dott. Sessa, il Vicario della Questura, dott. Giusti, il dg del Taranto, Galigani, il rappresentante dei vigili del Fuoco, ing. Ninni ed il geom. Piccolo per il Comune. Sul fronte tifosi (spalle rivolte al terreno di gioco), la linea sarà comune a tutti gli stadi coinvolti. Sembra che, dopo le identificazioni, le immagini saranno conservate per essere eventualmente rispolverate in caso di episodi violenti. di Giuseppe Dimito
L’evoluzione del centrocampo Il centrocampo è il reparto che ha subito il maggior numero di accorgimenti durante la stagione. Basta leggere i numeri per capire come Papagni abbia sfruttato le molteplici risorse offerte dal reparto nevralgico. De Liguori - prima da esterno sinistro e poi da centrale - è stato sempre utilizzato salvo essere sostituito in due circostanze (Juve Stabia e Lanciano). Alle sue spalle il brasiliano Toledo (19 presenze e 3 reti) e l’argentino Cejas (17), appaiati a 15 presenze ci sono Mancini - rientrerà con il Gallipoli dopo 5 turni di squalifica - e Catania, ad una lunghezza insegue Larosa, elemento versatile utilizzato da Papagni anche come laterale destro difensivo. Danucci (12) e Silvestri (3), partiti a gennaio, sono stati rimpiazzati da Monticciolo e Mattioli che con il Lanciano hanno consumato l’esordio in maglia rossoblù. L’ampio ventaglio di scelte ha permesso al tecnico di Bisceglie di mutare sovente anche l’atteggiamento tattico, modellandolo secondo le caratteristiche degli elementi schierati. In casa il Taranto ha giocato sempre con il 4-4-2, con due ali di fantasia - quasi sempre Catania e Toledo - e due interni che mescolavano quantità e interdizione (Cejas e De Liguori) e qualità da costruttore di gioco (Mancini o Danucci). I problemi sono emersi con la maxi-squalifica comminata al fantasista di Ostia che, sommata alla quasi contemporanea cessione di Danucci, ha costretto Papagni a rivedere le proprie idee. A Ravenna Larosa e Zito (al posto di Toledo, squalificato per due turni) hanno giocato sulle fasce, con Cejas e De Liguori a comporre una coppia centrale maggiormente votata al contenimento. Con la Sambenedettese, sotto la luce dei riflettori, l’inserimento di Catania al posto di Larosa ha rappresentato l’unica novità rispetto alla settimana precedente. In casa della Cavese, Papagni ha schierato tre centrocampisti (Larosa, De Liguori e Toledo) con Panini pendolo sull'out destro e pronto a far oscillare il 4-3-3 in 3-4-3 (Larosa e De Liguori i due interni). Con il Lanciano, invece, fiducia accordata al consueto 4-4-2. Ma l’assetto è destinato a mutare ancora: Monticciolo (un incontrista dotato di personalità) sta raggiungendo la migliore condizione, Mancini sta scaldando i motori in vista del rientro che servirà a sciogliere i residui grumi della manovra. di Fabio Di Todaro Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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