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Il rientro di Mancini: quali variazioni?
La formazione potrebbe cambiare se Papagni dovesse decidere di schierare il centrocampista

Rientra Mancini, il Taranto si prepara a cambiare. Come? Domanda semplice con troppe risposte. Perché se il dibattito sulla formazione è sempre vivo, a volte con osservazioni pertinenti, è proprio per via del vasto organico con cui Papagni deve avere a che fare. Dolci problemi, si dirà. Ma sceglierne undici ogni volta, trovare un equilibrio in campo e salvaguardare l’equilibrio fuori non è un compito agevole. Un tecnico deve farlo, quindi anche a Papagni tocca scegliere.
POCHE MOSSE - In realtà i cambiamenti non dovrebbero essere troppo profondi. Soprattutto perché quello di Mancini è l’unico rientro in grado di cambiare i piani e di muovere uomini per vie interne. Diverso destino ha, invece, il probabile rientro di Mattioli, che non andrebbe a toccare (almeno per il momento) l’undici iniziale. Il reparto da studiare, a questo, punto diventa unicamente il centrocampo. Ma potrebbe portare a una variazione più profonda di un possibile cambio di uomini. Difficile, ovviamente, che venga toccata la difesa: il recupero completo di Pastore (al quale, però, manca ancora il ritmo partita) non mette a rischio il posto di nessuno. Papagni si fida della linea di Manfredonia, quella che di fatto protegge meglio Barasso. Con Cosenza a destra, Colombini a sinistra e Caccavale e Prosperi centrali. Pastore, per il momento, aspetta, mentre per Mortari (rientrato in campionato proprio sabato) la sistemazione futura potrebbe essere differente. La linea attuale, bloccata dietro, consente, infatti, di poter rendere maggiormente offensiva la squadra dal centrocampo in su. E Mortari potrebbe essere il cambio giusto non appena si dovesse rendere necessario dotare la formazione di maggiore equilibrio. L’attacco non può diventare molto vario: Papagni ha già il suo pensiero fisso nel gestire il traffico tra Cammarata, Ambrosi e Deflorio. E da questi dovrà scegliere due per volta. Il resto appare tutto da decidere.
CENTROCAMPO AFFOLLATO O BLINDATO? - E’ in mezzo che andranno fatte le scelte. Scavando, però, è come se anche qui gli uomini fossero blindati. Ragionando semplicemente: il Taranto ha appena preso confidenza con l’utilità tecnica e morale di Monticciolo, ha inventato De Liguori mediano scoprendo di ricavare, dinamismo, interdizione e soprattutto di dare così un’anima al reparto. Non sembra, poi, possibile fare a meno dell’estro (anche intermittente) di Toledo e va onorato il rientro di Mancini, in splendida forma prima della squalifica. Tutto chiuso, apparentemente. Così il centrocampo, per domenica, potrebbe avere una linea mobile: teoricamente a quattro, più verosimilmente a tre (Mancini, Monticciolo, De Liguori) con Toledo largo, a sinistra o a destra in base alle esigenze della partita. Dovendo necessariamente tradurre tutto in numeri, il Taranto potrebbe essere 4-3-1-2, con il trequartista in questione (Toledo) decentrato e pronto ad allinearsi al centrocampo in fase di non possesso: uno schieramento simile a quello di Ancona. E’ un ragionamento, come se ne fanno tanti, che segue alcuni segnali, ma ovviamente è agevolato dal non dover comunicare le scelte. Papagni dovrà farlo, invece. E questa scelta metterebbe fuori Cejas, Zito, Catania: gente alla quale non si rinuncia a cuor leggero. Ecco perché nessuna ipotesi va esclusa: nemmeno quella di un iniziale accantonamento di Mancini, per utilizzarlo a partita in corso e, al tempo stesso, per non etichettare nessuno come indispensabile (anche se Mancini sembra esserlo).
INNANZITUTTO L’ESTRO - La formazione che potrebbe giocare contro il Gallipoli è, chiaramente, una squadra carica di estro, per la possibile presenza contemporanea di Mancini, Toledo e Deflorio, pronti ad attaccare e sostenere anche i movimenti di Cammarata (che domenica dovrebbe tornare titolare). Papagni potrebbe scegliere questa strada riservandosi il resto della partita per le capacità di sfondamento di Ambrosi e Zito, per il buon impatto che, a gara in corso, può avere la vivacità di Mattioli (ammesso che recuperi), per l’attenzione di Cejas o l’attitudine al contropiede di Catania. Perché gente per scegliere non ne manca. di Fulvio Paglialunga21 febbraio 2007

Stadio, slitta l'incontro
L'appuntamento fissato per domani dal Comune con il Taranto per la convenzione non si terrà per l'assenza di Blasi. Il presidente è duro: «Rispetto i miei obblighi, ma lo facciano anche gli altri»

I tempi si allungano. Ma la questione, comunque, dovrà risolversi a breve termine. La guerra fredda tra Comune e Taranto continua sul filo del fax, con piccole mosse e conseguenti contromosse. Ognuno con la sua strategia, ma da un punto è difficile muoversi: l'Amministrazione, stavolta, fa sul serio. Aveva detto: la firma entro domani oppure stadio chiuso e partita contro il Gallipoli da giocare altrove. La replica del Taranto è arrivata con una comunicazione: Blasi è impegnato, l'incontro non si può tenere. Effetto duplice: il rinvio fa gudagnare qualche giorno per preparare una nuova controffensiva, ma soprattutto salva in anticipo Taranto-Gallipoli, che il comunicato dell'Amministrazione aveva messo a rischio. Il problema è: quando fare l'incontro? «In queste settimane ho molti impegni - dice Blasi - e non riesco a liberarmi prima della metà di marzo. Sto lavorando, mica gioco. Ho solo le domeniche libere: sono disposto anche a parlarne di domenica». Il presidente rossoblu un po' apre, un po' no: «Io sono pronto a firmare la convenzione. Ma dobbiamo ragionare di qualcosa di concreto, non di aria fritta. Noi manterremo i nostri obblighi, ma intanto va detto che siamo andati oltre: il Taranto, finora, ha giocato grazie a noi, ai lavori che abbiamo fatto, dei quali conserviamo le fatture. Ora anche il proprietario dello stadio deve adempiere ai suoi obblighi». Quali? Ecco: «Si è detto che dovevamo togliere dalla somma da corrispondere al Comune le spese per il gruppo elettrogeno e altro: io sono convinto che fino a fine stagione i creditori saremo noi. E poi: voi prendereste in fitto una casa sapendo di poter utilizzare solo la cucina? E noi perché dovremmo pagare quella somma per uno stadio con la capienza ridotta? Di lavori ce ne sono da fare tanti: poi firmo, senza problemi».
Da Palazzo di Città, però, le notizie non sono buone. E pare che nemmeno le diplomazie abbiano addolcito la posizione. D'accordo per il rinvio, ma adesso la convenzione va firmata. Le condizioni sono le stesse del 23 novembre: il Taranto deve pagare 4.000 euro al mese (a partire da agosto) di canone, dai quali togliere le spese. Un totale, cioè, di 40.000 euro al mese, condizione già definite, peraltro, "favorevolissime" dal sub-commissario prefettizio Maria Rita Iaculli (incaricata della questione) nei giorni precedenti all'intesa, in riferimento alla vecchia convenzione. Ora c'è la presa di posizione di Blasi: disponibilità condizionata. L'ultima parola spetta al Comune, però. di Fulvio Paglialunga21 febbraio 2007

Iacovone, rinviato l’incontro
Blasi è fuori per lavoro. Slitta la firma della convenzione

Sembra essersi stemperata la vicenda legata alla convenzione per l’uso dello stadio Iacovone. L’assenza del presidente Blasi condiziona, infatti, l’evolversi degli eventi. Ieri mattina Taranto Sport e Comune si sono inviati diversi fax nei quali si mettevano in luce tutte queste motivazioni che impediscono all’imprenditore manduriano di poter rispondere presente alla convocazione fissata per domani. Sembra che l’incontro sia stato spostato a data da destinarsi. Verosimilmente se ne riparlerà per la metà di marzo, epoca in cui l’agenda personale di Blasi non prevede viaggi d’affare. Né in Italia, né all’estero. Ovviamente bisognerà verificare se le parti in causa raggiungeranno l’accordo. Resta, tuttavia, in piedi la questione legata ai lavori prescritti dalla Commissione provinciale di vigilanza sui pubblici spettacoli a Taranto Sport e Comune. La Digos ha effettuato ieri mattina un sopralluogo informale per attestarne l’avanzamento. La società rossoblù ha il compito di eliminare dall’interno dello stadio tutto il materiale di risulta (pietre, sbarre di ferro, bastoni e quanto c'è di contundente). Il Comune, tramite la ditta Nardoni, chiuderà i boccaporti che conducono agli anelli inferiori di gradinata e tribuna per restringere gli spazi visto e considerato che gli stessi settori possono ospitare rispettivamente fino ad un massimo di 3500 e 3000 spettatori. La curva nord, invece, non sarà delimitata in quanto la sua capienza massima è solo di poco superiore ai 3500 previsti. La stessa ditta dovrà creare la zona prefiltraggio all’altezza di via Lago di Como. Solo coloro che sono in possesso del biglietto potranno accedere alle porte d’ing resso. Infine bisognerà creare il famoso “camminatoio” riservato ai tifosi ospiti (e domenica saranno in tanti i gallipolini che seguiranno la propria squadra considerata l’esiguità della distanza). Bisogna dire che le opere sono cominciate. Poiché non richiedono tempi lunghissimi, verosimilmente saranno ultimati per dopodomani. In ogni caso la Commissione di vigilanza ha già messo in cantiere il sopralluogo di verifica per quella data. Se, come si spera, le prescrizioni saranno state rispettate “in toto”, l’agibilità è scontata. Se, malauguratamente, ci saranno delle omissioni, la decisione se far disputare o meno il derby contro il Gallipoli spetterà esclusivamente al Prefetto, dott. Alecci. di Giuseppe Dimito21 febbraio 2007

Taranto, bussa un altro derby
Archiviato il pareggio di Manfredonia. Rossoblù già concentrati sulla sfida con il Gallipoli. Mancini disponibile. Mattioli ha smaltito l’infortunio alla caviglia

Un breve colloquio tra le quattro mura dello spogliatoio prima che, dopo due giorni di riposo assoluto, riprendesse la preparazione in vista del derby con il Gallipoli. Aldo Papagni, come ogni martedì, ha riavvolto il nastro della gara di Manfredonia ritornando su alcune situazioni di gioco. Prima di raccogliere le notizie positive provenienti dal campo. Dopo aver recuperato gli infortunati di lungo corso, Pastore e Mortari, il tecnico di Bisceglie ha ritrovato Mattioli e Mancini. Il ragazzo di Aversa ha smaltito la distorsione alla caviglia, ma questa mattina si sottoporrà ad una risonanza magnetica per verificare la sua disponibilità in vista della sfida con i giallorossi. Per Mancini, invece, il discorso è diverso: il trequartista ha scontato la squalifica di cinque turni - fu espulso il 23 dicembre ad Avellino - ed è pronto a mettere a disposizione del centrocampo rossoblù un bagaglio di qualità unico nell’organico. Mai come in questa occasione Papagni ha l’intero organico a disposizione. Dal giudice sportivo, infatti, non sono giunte cattive notizie: né il Taranto né il Gallipoli avranno indisponibili per squalifica, anche se Auteri - che già da questo pomeriggio nella gara di Coppa Italia con il Sorrento dovrà riconquistare la fiducia del presidente Barba - non è certo di poter contare sull'apporto di Giglio (problemi ad un ginocchio), Califano (sta recuperando dal trauma cranico subito con il Martina) e Bellè (noie muscolari). Di conseguenza sono diverse le soluzioni che il trainer ionico sta valutando per mandare in campo gli uomini che possano fornire le migliori garanzie. Reinserire Mancini vuol dire, rispetto all’undici di Manfredonia, lasciare in panchina Zito (De Liguori andrebbe a sinistra e Toledo verrebbe dirottato a destra) oppure adottare un centrocampo a 3 (Mancini-Monticciolo-De Liguori) con Toledo libero di svariare tra le linee alle spalle dei due attaccanti. Un 4-3-1-2 anomalo vista la tendenza dell’esterno brasiliano di allargarsi sull'out mancino, adattando il modulo in 4-4-2 decisamente offensivo. In attacco ci sarà la solita leale concorrenza: Cammarata, Ambrosi e Deflorio si contenderanno le due maglie. Quasi certamente, però, l’ex bomber del Verona dovrebbe partire nuovamente dall’inizio affiancato da Deflorio che, nei sessanta minuti disputati al "Miramare", è apparso in buona condizione anche se costretto a giocare lontano dall’area di rigore. Il rientro di Mancini potrebbe consentirgli, però, di avanzare il suo raggio d’azione diventando più pericoloso negli ultimi sedici metri. di Fabio Di Todaro21 febbraio 2007

Il Comune: «Convenzione o niente stadio»
Ultimatum al Taranto. I lavori per la zona di prefiltraggio e la suddivisione dei settori saranno eseguiti gratuitamente dalla ditta Nardoni. Ma Blasi pone le sue condizioni: «Per la firma, Iacovone agibile a 28mila spettatori»

Nuove “scintille”fra Comune e Taranto Sport per l’uso dello Iacovone. Ieri l’ente civico ha sollecitato la società a sottoscrivere la convenzione per l’utilizzo dell’impianto, Questo il testo della nota diffusa alla stampa: «Saranno adottati gli interventi strutturali allo stadio Iacovone individuati al termine della riunione del C.P.O.S.P. (Commissione provinciale vigilanza sui pubblici spettacoli, n.d.r.) del 12 febbraio scorso, necessari per assicurare lo svolgimento degli incontri di calcio in condizioni di massima sicurezza per l’ordine pubblico. In particolare, sono stati ritenuti necessari alcuni interventi fra cui la realizzazione di apposita area di prefiltraggio su Via Lago di Como e l’interdizione fisica degli spazi dell’aree destinate alle tifoserie secondo la capienza già definita dalla Commissione (9980 spettatori). Quest’ultimo intervento sarà effettuato dal Comune di Taranto con la collaborazione della ditta Nardoni Lavori che venendo incontro all’Amministrazione comunale, ha manifestato la propria concreta disponibilità ad eseguire, in maniera completamente gratuita i lavori concordati. Il Comune di Taranto, ancora una volta, pur in presenza della grave situazione finanziaria che sta attraversando, ha ottemperato alle prescrizioni indicate dal Prefetto e Questore nella consapevolezza della rilevanza e della delicatezza della materia. E’ ora importante che anche la Taranto Sport adempia ai propri obblighi, sottoscrivendo il prossimo 22 febbraio la convenzione per l’utilizzo dello stadio, relativo alla stagione in corso. Tale rapporto giuridico si palesa requisito indispensabile ed indefettibile per un uso continuativo e quotidiano dell’impianto sportivo comunale, la cui mancata sottoscrizione, nel termine suddetto, potrà determinare l’inibizione all’uso della struttura sportiva a far data dalla prossima partita casalinga». La riposta del Taranto non si è fatta attendere. E’ il presidente Blasi che parla: «Giovedì non potrò esserci. So fuori per inderogabili impegni di lavoro. Tornerò sabato prossimo. Intanto vi ricordo che sono dimissonario. Sono questioni delicate. Non possono risolversi in poche ore. Il Taranto vanta nei confronti del Comune un credito di migliaia di euro per essere stato costretto a far uso del generatore di corrente e per i lavori di manutenzione, l’ultimo dei quali è avvenuto pochi giorni fa. Ho molte fatture nel mio cassetto. Vogliono la convenzione? Prima mettano lo stadio a norma per ospitare 28mila spettatori e, poi, il giorno dopo, firmerò». Sabato il dott. Blonda dovrebbe sottoscrivere l’okay per la disputa di Taranto-Gallipoli. Lo farà? di Giuseppe Dimito20 febbraio 2007

Papagni scopre l’abbondanza
Mancini disponibile. Infermeria vuota

Chissà quale sensazione positiva pervaderà Aldo Papagni quando, oggi pomeriggio, rivedrà tutti i suoi calciatori a disposizione. In vista del derby con il Gallipoli, infatti, il tecnico di Bisceglie avrà la possibilità di attingere a piene mani ad un organico falcidiato, nelle ultime settimane, da infortuni e squalifiche. Ivano Pastore e Cristian Mortari sono completamente ristabiliti dopo i gravi infortuni, Italo Mattioli sarà nuovamente arruolabile dopo aver saltato il derby per una distorsione alla caviglia. Ma la notizia più importante è, sicuramente, il rientro di Manuel Mancini, che ha scontato cinque turni di squalifica comminatigli a seguito dell’incandescente finale di gara di Avellino. Senza il gioiellino di Ostia - autentico valore aggiunto di un centrocampo che ha trovato in Monticciolo un elemento in grado di assicurare buone geometrie senza privare la squadra di un buon contributo dinamico - i rossoblù hanno conquistato 7 punti in 5 giornate. Papagni, per rimpiazzarlo, ha fatto ricorso ad un centrocampista di interdizione - altri giocatori con le caratteristiche di Mancini non appartengono all’organico del Taranto. La manovra è apparsa spesso monca dell’assistenza finale agli attaccanti, con un continuo ricorso alle giocate dei singoli in assenza di un elemento in grado di impreziosire il gioco corale. Mancini è fondamentale nella fase di non possesso, ma soprattutto nel momento in cui si pianifica l’azione offensiva con la sua capacità di aggredire lo spazio per vie centrali. Al trainer rossoblù, adesso, spetta il compito di trovare le soluzioni vincenti in vista dello sprint finale. Ed ipotizzare un reparto centrale privo della qualità di Mancini, della lucida razionalità di Monticciolo e del dinamismo di De Liguori è un esercizio quantomeno complesso. di Fabio Di Todaro20 febbraio 2007

I numeri non mentono

Nel calcio tutto è opinabile. Tutto, tranne i numeri. Ed i numeri del Taranto “in trasferta” parlano chiaro. Stiamo parlando di una squadra che fuori casa ha un ritmo complessivo (due vittorie, cinque pareggi e cinque sconfitte) che lo pone ai margini della zona che conta e che, limitato alle ultime sei trasferte, è da retrocessione: due pareggi, ad Ancona e sabato a Manfredonia, e quattro sconfitte, contro Teramo, Avellino , Ravenna e Cavese. Un trend che lascia davvero poco spazio alle disquisizioni su bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti. Nota: la Cavese di Sasà Campilongo, che non può certo disporre di un organico paragonabile a quello di Aldo Papagni, ha mostrato venerdì che in trasferta, su un campo non facile come Gallipoli (il Taranto pareggiò in rimonta), si può anche maramaldeggiare, andando a vincere per 3-0 dominando tutti i novanta minuti. Noi non ci regaliamo zone franche, non viviamo “lune di miele” con gli allenatori e crediamo che nessuno - nel calcio e non solo - possa essere visto come intoccabile. Con questi numeri, con questi giocatori a disposizione, appare poi francamente inevitabile discutere del lavoro del tecnico visto che mancano dodici partite alla fine del campionato. Il comodo e placido ruolo di “allineati e coperti”, peraltro, storicamente appartiene ad altri. Altri che gongolano perchè si è quarti speculando sui risultati delle dirette concorrenti, una delle quali, la Salernitana ha una partita in meno. Una tristezza tipicamente tarantina quella di guardare alle disgrazie altrui, pur avendo a disposizione un vero squadrone, assemblato dalla società del presidente Luigi Blasi. I numeri e le prestazioni scadenti di un Taranto che per valori tecnici è da primo posto, sono figli di un “progetto” quantomeno difficile da decifrare. Perchè se c’è un progetto, ci sono delle linee guida da seguire. E non ci sono linee guida quando la formazione si stravolge ogni settimana, cancellando le certezze, azzerando i meriti, negando quindi anche la tranquillità ai protagonisti (Cammarata in testa). A questo punto, anche l’ottima notizia del rientro di Mancini può fare paura. Come sarà ridisegnata la squadra? Magari il rischio è quello di veder sacrificato chi, come Monticciolo, a Manfredonia è stato il migliore in campo. di Giovanni Di Meo19 febbraio 2007

Il peso che merita un buon risultato

E’ fondamentale decidere. Se si vuole analizzare una partita sola come fosse svincolata da ogni contesto e come se non avesse domani o calarla all’interno della realtà, in un campionato che ha ancora molto tempo davanti e che non può permettersi di dare tono ufficiale a giudizi provvisori. Decidere, cioè, se si vuol credere che Manfredonia sia l’inizio e contemporaneamente la fine di tutte le partite oppure se è giusto dare all’anticipo la considerazione che merita e le riflessioni che richiede. Senza aver capito questo l’analisi, già opinabile per natura (le idee possono sempre essere diverse), diventa persino inutile. Perché non si capisce di cosa si stia parlando, da dove si stia partendo e dove si voglia arrivare. Sintesi estrema: il Taranto di Manfredonia non coglie tutto, ma non va affatto buttato. Mostra segnali diversi, di discontinuità rispetto al recente passato. Quasi di adattamento, come avesse compreso tutti i messaggi del girone di andata. Decidendo di brillare meno, ma provando a imporsi con la forza. E’ la C1, del resto: categoria che richiede un calcio meno ballato e più fisico, che impone lo sfondamento piuttosto che il tocco artistico. Non tutto può riuscire subito (manca ancora, in alcuni casi, la concretezza), ma intanto serve comprensione e obiettività. E acume di chi osserva, di chi tifa, di chi dirige. Ripensare aiuta: la scelta di questo Taranto è stata fatta a gennaio, nella finestra di mercato. Sostituendo la qualità immatura di Danucci con l’esperienza e l’astuzia di Monticciolo, quando si è compreso che il gioca si faceva duro. Di questa trasformazione bisogna cogliere i passaggi e attenderne il compimento: pensando, ad esempio, che il lavoro tra le linee di Deflorio, in questo momento, è prezioso anche se lo porta lontano dall’area, che l’assenza di Mancini tiene più lunghe le distanze tra i reparti e il compito di accorciarle spetta ad altri. Oppure pensando che ci sono anche partite che, teoricamente, sembrano ritagliate per Ambrosi, che ci sia una fetta di lavoro sporco indispensabile da compiere. Adesso non c’è un Taranto da difendere o da attaccare. C’è una squadra da seguire senza distrazioni né pregiudizi. C’è, ad esempio, un pareggio esterno che nelle tre partite precedenti era mancato. Che, quindi, è un passo avanti. Mezzo passo, almeno, che solo l’assenza di incisività non ha reso intero. Interrogarsi su ciò che serve per rasserenare il giudizio (il gol, un po’ di qualità o altro ancora) è utile a tutti. Ma è soprattutto indispensabile non dimenticare nulla: che il Manfredonia, ad esempio, aveva battuto nel turno interno precedente l’Avellino, oppure che c’è ancora troppo campionato per rendere i pensieri definitivi. Questo è il momento in cui non bisogna accontentarsi di un pareggio e non è il caso di disperarsi per lo stesso risultato. L’attimo in cui serve equilibrio: in un campionato così solo chi continua a camminare e si dimostra maturo può arrivare al traguardo puntuale. Pensiamo: cosa sarebbe accaduto se il Taranto avesse perso? E cosa è successo ora che il Taranto ha pareggiato? Per tre partite, giocando anche meglio, non si è raccolto nulla, adesso si migliora addirittura la classifica. Questo è già un buon segno. Che ha bisogno di conferme, ma non di bastonate preventive. Perché la verità, forse, è che Taranto sembra avere in alcuni casi una sorta di sindrome da assuefazione. Come non sopportasse l’idea di andare avanti con facce già viste troppe volte, con voci già sentite, con consuetudini assimilate e concetti noti. Come se, per una strana esigenza, volesse a tutti i costi cambiare qualcosa. Inghiottendo uomini e meriti, solo per stanchezza. Vale per molti, ma porta anche distante da un serio ragionamento. E dal calcio. di Fulvio Paglialunga19 febbraio 2007

Il Taranto sale... da fermo
Il pareggio di sabato a Manfredonia acquista ancora più valore dopo la sconfitta del Foggia ad Avellino: raggiunti i “satanelli” in classifica. E adesso il calendario sembra agevole

Basta un giorno per rivalutare il pareggio. Un giorno solo: il tempo che si giochino le altre partite. Ieri pomeriggio il Taranto ha capito, una volta in più, che un punto a Manfredonia è un buon punto. Perché migliora la posizione in classifica, addirittura: dopo la vittoria sul Lanciano i rossoblu erano quinti, da ieri sono quarti. Condividono la posizione con il Foggia, ma sono avanti a norma di regolamento, avendo vinto lo scontro diretto. Accade in una domenica singolare, diversa da quanto accaduto appena una settimana fa. Perché se il successo con il Lanciano aveva solo consentito di difendersi (vinsero sette delle prime otto in classifica), questo punto permette di agganciare proprio il Foggia (sconfitto ad Avellino) e, volendo guardare addirittura oltre, di accorciare la distanza dal Ravenna, adesso dieci punti avanti con una partita in più.
Ecco perché, a volte, serve accontentarsi. Avendo interrotto la serie negativa in trasferta (i rossoblu avevano perso ad Avellino, Ravenna e Cava) e avendolo fatto contro una squadra in forma il Taranto potrebbe anche aver rimosso il blocco psicologico che, prima di ogni partita lontano da casa, condizionava l'attesa e il rendimento. Non che il punto migliori di molto il curriculum del Taranto fuori casa, ma consente di essere alla pari con altre grandi e, pure, di dare un'altra visuale del calendario. Perché se finora i rossoblu hanno avuto un ottimo rendimento in casa, non può che essere una buona notizia: il Taranto, vedendo le dodici partite che restano, dovrà giocare sette gare in casa e cinque in trasferta (una delle quali a Giulianova). In questa situazione il ritmo non può che essere apprezzato e il futuro non può che ispirare fiducia. 
Non serve, però, rilassarsi: domenica arriva il Gallipoli ed è facile immaginare un avversario carico, alla ricerca di una svolta, con un presidente furioso e, non è escluso, con qualche novità tecnica (Auteri traballa). Buone notizie, però, ci sono anche per Papagni: intanto torna Mancini, dopo cinque turni di squalifica per l'espulsione rimediata ad Avellino. Il piccolo artista rossoblu, praticamente, non gioca una gara di campionato dal 23 dicembre, ma ha comunque provato a conservare il ritmo partita dando una mano alla Berretti di Pastorelli. E, nel frattempo, il tecnico sa di poter nuovamente contare su Mortari, che sabato ha fatto il suo esordio in campionato: l'ultima partita era del 28 maggio, poi l'operazione, la rieducazione, qualche presenza in Coppa e piccoli acciacchi, quasi fossero una timida prosecuzione del personale calvario. Aumentano i giocatori disponibili, aumentano le soluzioni. E sono da prevedere altri cambiamenti. Che Taranto giocherà, adesso? Di certo sarà una squadra che, a Manfredonia, ha trovato un po' di consapevolezza in più, ha recuperato coraggio. E ha persino scoperto il piacere di fare passi avanti anche in una domenica alla finestra.19 febbraio 2007

Un pareggio utile
Un timido raggio di luce lontano da casa

Ci sono anche questi pareggi. Utili a camminare ma non a correre, buoni se l'analisi si allarga, discutibili se il contesto sono solo i novanta minuti. Esistono pareggi che in qualche modo danno un'idea piena della squadra (c'è una maggiore presenza fisica in campo) e contemporaneamente incoraggiano la riflessione (per almeno un tempo ci sono i presupposti per prendersi la partita, ma è mancato il guizzo). Di certo non si buttano: il punto che il Taranto porta via da Manfredonia ha un discreto peso, qualche buon pensiero e un valore temporaneamente incomprensibile. Tiene, intanto, il campionato in carreggiata: dovesse vincere il Perugia, i rossoblu manterrebbero comunque la zona playoff. E', soprattutto, un timido raggio di luce lontano da casa: prima c'erano tre sconfitte consecutive. Ma a caldo non riesce a far capire se il segnale è da prendere come innegabilmente buono (per gli evidenti cenni di risveglio in trasferta) o se è il caso di appesantire il rammarico (per la nuova prestazione incompiuta). E' un punto di discussione, il virtuale via a un dibattito che, comunque, non può prescindere dalla completezza. Ovvero dalla sofferenza psicologica del Taranto (negli ultimi viaggi prestazioni e punti non trovavano punti di aderenza) e dal momento dell'avversario: il Manfredonia è al quinto risultato utile consecutivo e nell'ultimo turno in casa aveva battuto nettamente l'Avellino. Mancano i gol, come all'andata. E i pochi tentativi veri sono dalla parte del Taranto. Che si ricava qualche attimo senza coglierlo, che del momento di superiorità non riesce ad approfittare e che, quando fiuta un rischio possibile, rallenta con giusto opportunismo e realismo efficace. 
Il Taranto non delude, ma nemmeno seduce. Indubbiamente gioca, cercando una versione più concreta si sé. Sta in campo come se stesse cercando una nuova dimensione, come volesse darsi una forma nuova per migliorare il proprio cammino. Modifica il modulo: non in senso strettamente numerico (resta 4-4-2), ma nella concezione. Toledo a destra e Zito a sinistra sono un tentativo di spostare il gioco sugli esterni e tenere palla sui lati. Giocando lungolinea, senza puntare sull'accentramento. Ancora: si garantisce maggiore assistenza in mezzo con Monticciolo, che mescola buona esperienza, abbondante quantità e discreta qualità. Aiutando De Liguori e provando a rendere meno inutile lo sforzo delle punte: la novità Ambrosi davanti (fuori Cammarata) indica l'intenzione di sfondare fisicamente e ricavare profitto dalla manovra larga. C'è continuità nel disegno di aggressione: gli attaccanti tengono il pressing alto, Zito si concede qualche taglio verso la palla quando il possesso è dall'altra parte, Colombini talvolta si sovrappone. 
Il Manfredonia non sembra comprendere subito i ritmi e lo svolgimento della partita, finendo per indietreggiare senza riuscire a escogitare un'immediata contromossa: il gruppo di D'Arrigo, fisicamente vivo e moralmente carico, si frappone semplicemente tra il Taranto e la porta, non trovando il modo per scassinare l'impianto di Papagni. Il 4-4-2, speculare a quello dei rossoblu, ha lo scopo di interdire il gioco sugli esterni, raddoppiando sistematicamente soprattutto su Toledo e attendendo che qualche imperfezione apra la strada a un'altra partita. A volte riesce, ma quando sfugge i pericoli arrivano. Il Taranto somma tentativi senza esagerare, Marconato ammucchia parate mostrando i suoi numeri. Una splendida girata di Deflorio (13', sinistro al volo su tocco morbido di Toledo) e un destro di Monticciolo (dopo aver saltato tre avversari) sono deviati in angolo, una punizione di Deflorio (27') è di fatto tolta dalla porta con un allungo straordinario del guardasigilli dauno.
Il poco del Manfredonia non sembra bastare, ma il Taranto non riesce mai a diventare tanto: controlla la gara senza portarsela via, gioca con generosità senza l'affondo tecnicamente cattivo. L'altra partita che i sipontini cercavano, però, comincia. Per caso, ovviamente: senza svoltare del tutto ma riportando l'equilibrio. Ci vuole l'infortunio di Giovannini: entra Bortel e D'Arrigo, come smosso dalla nuova (apparente) emergenza, decide di passare al 4-1-4-1 con De Santis davanti alla difesa e Sansovini in partenza largo a destra. Lo spostamento e un percettibile calo psicofisico rallentano il Taranto. Che gronda inutile sudore: corre trovando meno spazi, palleggia senza liberare uomini al tiro. Anche nella ripresa, che fatalmente si appiattisce. Vivendo di brividi leggeri e di timorosi tentativi, equamente distribuiti (Sansovini colpisce male su distrazione di Barasso, Catania gira alto nel cuore dell'area). E di indicazioni dalla panchina che, però, non modificano la produzione offensiva: Papagni prova a invertire zona a Toledo e Zito all'alba del secondo tempo, sperimenta il 4-4-1-1 (Mortari per Ambrosi, Catania tra le linee) nell'ultima porzione di gara. Poco cambia, l'incisività viene meno. D'Arrigo si accontenta, il Manfredonia resiste. E il Taranto, ripensando al pareggio, non può dolersi eccessivamente. di Fulvio Paglialunga18 febbraio 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - Per la prima volta, da quando è in rossoblu, finisce una partita senza subire gol. In realtà non ha molto da fare, visto che la difesa svolge in pieno il suo compito. Si distrae su un'uscita, ma per il resto non rischia mai: 6
COSENZA - L'inizio è condizionato dall'ammonizione a freddo. Poi lentamente si riprende, ostruendo gli spazi al Manfredonia e tenendo quasi senza affanni Piccioni, nonostante il grosso movimento dell'esterno: 6
COLOMBINI - Il modulo iniziale prevede il suo supporto a sinistra anche in fase di possesso. Non si fa pregare, senza amnesie in difesa. Legge la partita: quando non deve spingere più si blocca dietro. Dando sempre una sensazione di concretezza: 6.5
PROSPERI - Arriva prima su ogni pallone alto, ci mette mestiere quando deve giocarla con i piedi. Sicuro in ogni mossa, tiene senza distinzione l'avversario che occupa spazio o quello che cerca di attaccarli. Ai suoi livelli: 6.5
CACCAVALE - La prestazione in difesa è rassicurante. Sa sempre quello che deve fare, mostrando freddezza in ogni momento. Si propone anche per qualche lancio, ma in alcune occasioni si lascia andare a qualche confidenza di troppo. Gli capita, quando si sente bene: 6
DE LIGUORI - La presenza di Monticciolo è per lui un notevole beneficio. Perché dopo le ultime prestazioni in chiaroscuro può tornare a occuparsi dell'interdizione senza l'assillo di dover costruire. Così torna il dinamismo consueto e il coraggio. E dà il suo apporto anche in fase di possesso: 6.5
ZITO - Generoso, ma mai troppo incisivo. Si sacrifica, coprendo l'intera fascia e pressando con ardore sul portatore di palla dal suo lato. Quando però ha il pallone fatica a renderlo pericoloso. Ci prova, spesso non gli riesce: 5.5
MONTICCIOLO - Il migliore in campo in assoluto. Concretezza e carisma: è nelle zone che scottano, garantisce lucida interdizione, non lascia mai soli i compagni, scortandoli quando hanno il pallone e proponendosi come rifugio in caso di difficoltà. Guida la squadra anche con la voce: 7
AMBROSI - Ci mette tutto il mestiere, sgomita, guadagna punizioni, lotta a costo di apparire antipatico al pubblico avversario. Serve come mezzo di sfondamento al centro, per ricavare spazi o momenti favorevoli. Qualche imprecisione macchia la prestazione volenterosa: 5.5
TOLEDO - Il Manfredonia lo teme: ogni volta che ha il pallone trova un marcatore di fronte per evitargli la fuga e uno di lato per non farlo accentrare. Eppure non esce mai dalla partita, cercando di rendersi utile. Non trova lo spunto decisivo: 6
DEFLORIO - Nel primo tempo svolge un lavoro massacrante, allontandosi molto dalla porta per recuperare palloni o per accorciare le distanze tra centrocampo e attacco. Calcia una punizione che solo un miracolo di Marconato annulla. Quando appare stanco esce: 6
Cammarata - Ha il tempo per dare profondità alla squadra, ma il Manfredonia comincia a requisire spazi e non si vergogna quando può toccarlo duro: 5.5
Catania - Prima a destra, poi tra le linee. Comunque con poco tempo a disposizione: s.v.
Mortari - Ha pochi minuti ma non li spreca: torna in campionato dopo nove mesi e merita un caldo bentornato: s.v.
PAPAGNI - Rimette il Taranto in cammino anche in trasferta. Ogni scelta ha una sua logica, un ragionamento. Manca il gol: è l'unica soluzione che va trovata. Ma ci sono buoni segnali: 6
L'arbitro - Fischia con coraggio, anche prendendo decisioni scomode: 6.5
La squadra avversaria - Sta bene, si vede. Fermarla non era facile, anche se le assenze avevano ridotto le alternative tattiche: 618 febbraio 2007

Il gol, grande assente del derby
Il pari fra Manfredonia e Taranto rappresenta il risultato più logico. I sipontini allungano la serie positiva, gli jonici interrompono il digiuno in trasferta

Manca il gol e non è un’assenza da poco. Il Manfredonia lo ipotizza senza riuscire a visualizzarlo. Il Taranto lo mette in cantiere ma lascia spesso la costruzione a metà. Il gol resta così un pensiero remoto, una promessa vaga, un brivido virtuale. Qualcosa di inafferrabile che condanna il derby al risultato calvo. Zero a zero, come all’andata. L’esito è coerente: con quel che si vede e con quel che s’intuisce. Manfredonia e Taranto spezzano il pane del pareggio al culmine di una sobria esibizione. Niente di irresistibile, nulla di censurabile. Il punto non sazia. Ma è indubbio che abbia una sua (e reciproca) utilità. Serve al Manfredonia che dà continuità alla striscia di risultati positivi (saliti a cinque). E serve al Taranto che interrompe la serie di sconfitte esterne (rimaste tre). Il gol non c’è. Ma il derby esiste. È una partita dura. Ma di una durezza senza spigolosità, senza isterismi, senza cattiverie. Una partita onesta: condotta con lealtà sul campo e vissuta con stile sugli spalti. La doppia segnalazione, di questi tempi, è doverosa. Il Manfredonia incassa il punto, registrando le difficoltà nell’approccio e le sbavature nella gestione. Può, però, consolarsi, ripensando alle defezioni di partenza (difesa priva degli squalificati Calabro e De Giosa, centrocampo orfano delle geometrie di Pederzoli). Il Taranto non può scartare il pareggio. Fa di più - è vero - ma non fa tutto, lasciando fatalmente qualcosa d’i n t e n t at o. Si chiama inconcludenza il suo limite di giornata. E si traduce in manovre che disperdono pericolosità dipanandosi. Trame di una bellezza sterile che s’infrangono puntualmente sulla trequarti. Il Taranto esercita sul derby una supremazia di facciata, dalla quale cioè non riesce a trarre alcun vantaggio specifico. Non punge l’attacco del Taranto. Non fanno male le folate improvvise del Manfredonia. Inevitabile che finisca senza gol. La squadra di D’Arrigo va incontro al derby con la consapevolezza di poterlo giocare ad una sola condizione: non riducendolo ad una serie di duelli individuali (soccomberebbe). Ma allargando il confronto sul piano tattico, sfruttando la corsa e facendo scattare puntuali raddoppi sugli avversari più temibili. Moduli allo specchio. Il 4-4-2 dauno prevede una difesa bloccata, che si avvale del sistematico lavoro in copertura dei due mediani. E lascia agli esterni di centrocampo ogni possibilità di fare gioco, assistendo le punte. Il 4-4-2 del Taranto funziona diversamente. Ha una superiore cultura dello spazio: da sottrarre e da determinare. E dispone di piedi maggiormente sensibili. La differenza si nota nell’avvio. Quello del Manfredonia è palesemente imbarazzato. Quello del Taranto, senza toccare picchi di autentica efficacia, è decisamente più brioso. D’Arrigo sceglie Citro e Pierotti per completare il pacchetto difensivo. E affida a De Santis la maglia di Pederzoli. Sono soluzioni annunciate. Papagni ritocca pesantemente la formazione che domenica scorsa ha piegato il Lanciano. Fa rientrare in difesa Cosenza e Caccavale. Fa esordire a tempo pieno Monticciolo in mezzo al campo. Preferisce Zito a Catania. E rimette Ambrosi accanto a Deflorio. Sono scelte, non tutte previste. A riempire il primo tempo è comunque il Taranto, che sull’infido sintetico riesce persino a ridurre i rimbalzi del pallone, facendolo viaggiare rasoterra. Si tratta di combinazioni che non sempre contemplano il tiro in porta. È prezioso, in questa fase, il lavoro tra le linee di Deflorio. Il Taranto è dentro la partita. Perché la partita sembra coincidere con quella immaginata alla vigilia. Il problema è il gol che non arriva. Deflorio lo accarezza al 13’, girando col sinistro. E lo sfiora al 27’, chiamando Marconato alla provvidenziale deviazione in corner (punizione dal limite). Il Manfredonia perde Giovannini (entra Bortel). La ripresa è priva di sussulti. All’inizio c’è più Manfredonia. Alla fine c’è nuovamente il Taranto, tenuto insieme da Monticciolo (colla dinamica) e soccorso da sostituzioni logiche. La squadra di D’Arrigo è pericolosa in una sola circostanza: su un pallone sfuggito alla presa di Barasso (sul tiro-cross di Alteri c’è la poco felice deviazione di testa di Sansovini). Il pareggio tiene. Niente e nessuno ormai può scalfirlo. di Lorenzo D’Alò18 febbraio 2007

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

Foto Ingenito - da blunote.it

BARASSO 6 - Lavoro di ordinaria amministrazione. Parate comode, nessun intervento complicato. Difettoso in una sola circostanza, quando esce senza trovare il pallone.
COSENZA 6 - Deve chiudere su Piccioni e lo fa con giudizio, limitandone le caratteristiche galoppate sulla fascia.
COLOMBINI 6 - Prova tatticamente rassicurante. E’ sempre dove serve alla squadra e non dove piacerebbe a lui.
PROSPERI 6,5 - Prestazione priva di sbavature. Tempestivo nelle chiusure, puntuale sulle palle alte. Non sbaglia un disimpegno.
CACCAVALE 6 - Qualche eccesso di confidenza, molto mestiere. Il suo rientro restituisce saldezza alla linea difensiva.
DE LIGUORI 6 - L’assistenza specializzata di Monticciolo non lo costringe agli straordinari. Maggiomente reattivo nel primo tempo, piccole pause nella ripresa.
ZITO 5,5 - Partenza ricca di generosi slanci. Ma il suo contributo non è mai quello sperato. Quando si spegne, sostituirlo diventa automatico.
MONTICCIOLO 7 - Non solo lucida interdizione. Anche costante snodo della manovra quando riparte il gioco. Abile a farsi trovare libero dai compagni che cercano l’uomo a cui affidare il pallone. Ha personalità e la mette a disposizione del gruppo.
AMBROSI 5,5 - Nel primo tempo si procura con astuzia due punizioni dal limite. Non è mai nella condizione di poter concludere a rete. E non sempre è colpa sua.
TOLEDO 6 - Parte larghissimo a destra, finisce defilato a sinistra. Le fiammate ci sono. Ma stavolta non annichiliscono.
DEFLORIO 6 - Ormai gioca tra le linee e per quello che riesce a fare, lontano dalla porta, andrebbe giudicato. E’ comunque l’unico ad impensierire Marconato.
CAMMARATA 5,5 - Entra al posto di Deflorio. Il tempo per incidere ci sarebbe. Ma ciò che prova non sortisce alcun effetto. Poi è la partita ad escludere ogni
possibilità di graffiare.
CATANIA sv - Cerca qualche fuga delle sue, partendo in dribbling. Ma non giunge a destinazione. Gira in porta da dentro l’area (conclusione alta).
MORTARI sv - L’esordio in campionato, dopo l’infortunio e la lunga riabilitazione, va salutato con affetto.
PAPAGNI 6 - Quanto ci sia di realmente nuovo in questo pareggio esterno lo specificheranno le prossime partite. Papagni lo sa, anche se non può dirlo.18 febbraio 2007

Trasferte, rotto il digiuno

Dopo oltre due mesi il Taranto torna a far punti in trasferta; l’ultima “ics” esterna dei rossoblù risaliva al 10 dicembre scorso: 1-1 ad Ancona con il pareggio firmato da Zito all’83' minuto (Borgese al 23' aveva portato in vantaggio i bianco-celesti). Successivamente erano arrivati tre k.o: per 2-1 ad
Avellino il 23 dicembre, per 1-0 a Ravenna il 14 gennaio, infine per 2-0 a Cava dei Tirreni il 29 gennaio.
In questo campionato non è esaltante per il Taranto il ruolino esterno; 11 i punti conquistati dai rossoblù in 12 trasferte con 2 vittorie (contro la Sambenedettese e il Perugia), 5 pareggi (Lanciano, Gallipoli, San Marino, Ancona e Manfredonia) e 5 sconfitte (Juve Stabia, Teramo, Avellino, Ravenna e Cavese).
Primo pareggio dei rossoblù in casa dei sipontini; nel bilancio conduce il Taranto con 3 successi contro 2 dei padroni di casa. Questi nel dettaglio tutti i precedenti contro la “Donia”: 3-1 per il Taranto il 12 maggio 1935 nel campionato di Prima Divisione; 3-2 per il Manfredonia il 7 marzo 1937 nel
campionato di serie C; sempre in serie C 2-0 a tavolino per i rossoblù il 31 marzo 1940; il terzo successo del Taranto il 24 ottobre 1999 nel campionato di serie D; infine 3-1 per i sipontini l’8 maggio 2005 nel campionato di serie C2.
Secondo 0-0 stagionale per il Taranto; il primo si era registrato nella gara d’andata proprio contro il Manfredonia. Dopo cinque gare il Taranto riesce finalmente a tenere inviolata la porta; non accadeva dal 17 dicembre scorso: Taranto-Foggia 2-0. Va rilevato inoltre che per la prima volta Nicola Barasso
non subisce gol (per l’ex portiere del Genoa era questa la quinta partita di campionato con il Taranto).
Debutto stagionale per Cristian Mortari che non giocava in campionato dal 28 maggio 2006: Taranto-Melfi 2-0 semifinale di ritorno dei playoff. Con il centrocampista salgono a 25 i giocatori schierati in questo torneo dal tecnico Aldo Papagni (Colombini e De Liguori risultano quelli sempre schierati nelle 22 giornate di gara). di Franco Valdevies18 febbraio 2007

Il Taranto torna con un punto
Galigani: «Il pari ci soddisfa». Continua il silenzio stampa

Ammutolito, senza la possibilità di spiegare le sue ragioni. Il Taranto, da venti giorni, è in silenzio stampa. «Un provvedimento annunciato dal presidente Blasi all’indomani della sconfitta di Cava dè Tirreni - ha dichiarato negli spogliatoi del "Miramare" il direttore generale Galigani - e assunto come atto di protesta nei confronti degli atti di violenza che hanno caratterizzato il recente passato». Parole già sentite, ma non sufficienti a giustificare un provvedimento la cui valenza è sempre stata in discussione. Luigi Blasi non ha assistito al derby di Manfredonia, impegnato in Russia per motivi professionali. Della prestazione non parla nessuno, anche se lo stesso Galigani si è dichiarato «soddisfatto per il risultato». I calciatori sfilano uno dopo l’altro nel tunnel che conduce all’esterno dell’impianto dauno. Il difensore Manuel Panini - stuzzicato dalle domande di Gianni Carrieri, inviato di BS Television - si lascia scappare: «Il silenzio stampa? E'una scelta della società, va accettata in quanto tale». Commentare la gara diventa più difficile senza le dichiarazioni dei protagonisti. Lo 0-0 è servito ad interrompere una striscia di risultati negativi che vedeva i rossoblù sconfitti, in trasferta, dallo scorso 23 dicembre (2-1 ad Avellino). Ma non è bastato a cancellare i dubbi legati al gioco della squadra emersi anche dopo il successo di domenica scorsa con il Lanciano. Il centrocampo, che domenica prossima ritroverà Mancini dopo i 5 turni di squalifica, è apparso a corto di idee; il reparto offensivo si è fatto notare grazie a due giocate di Deflorio. Poi null'altro da segnalare. «Nella ripresa ci sono state poche conclusioni - ha dichiarato il tecnico sipontino D’Arrigo -, a quel punto soltanto un calcio piazzato o l’invenzione di un singolo avrebbe potuto variare il risultato. Con l’uscita di Deflorio mi sono tranquillizzato: lo ammiro tantissimo e ha i numeri per risolvere una gara. Siamo riusciti a dare continuità al nostro rendimento,ma dobbiamo pensare che la salvezza è ancora molto lontana. Il Taranto? E’ una formazione ben organizzata, può contare su ampio bagaglio di qualità. La ritengo tra le compagini più forti del girone». di Fabio Di Todaro18 febbraio 2007

Vite da stadio. L'identità dell'ultrà proletario 
Intervista con un operaio genovese, fedelissimo della Sampdoria ma slegato dal tifo organizzato. «Allo stadio si vive una situazione di socialità non gerarchica impossibile altrove» 

Gli Ultras Tito Cucchiaroni, dopo aver diffuso domenica scorsa, poco prima dell'inizio della partita Sampdoria-Ascoli, un comunicato nel quale sinteticamente ma con molta chiarezza prendevano posizione sulla tragedia di Catania e il decreto Amato che ne è seguito, hanno deciso per il momento di non rilasciare altre dichiarazioni pubbliche. Come ha spiegato un loro rappresentante: «Pensiamo che per un ragionamento più complessivo, su quanto accaduto e sul mondo del calcio nel suo insieme, attualmente non vi siano le condizioni migliori. Il rischio di strumentalizzazioni, travisazioni o per dirla più chiaramente, di operazioni dichiaratamente sporche, al solo scopo di costruire notizie all'insegna del sensazionalismo da parte dei media, è abbastanza elevato. Più in là potremmo riprendere questo discorso. Quello che avevamo da dire lo abbiamo fatto attraverso il nostro comunicato e gli striscioni che abbiamo appeso domenica allo stadio. Per il momento il nostro rapporto con il mondo dell'informazione finisce qui». (Tra questi forse il più esplicito recitava: «I morti vanno tutti rispettati, anche quelli che vi siete dimenticati»). 
Una decisione non priva di buon senso visto che la sensazione di vivere accerchiati e sotto assedio non sembra essere il frutto di una qualche paranoia di troppo ma il risultato di una serie di ordini discorsivi che, della stigmatizzazione degli ultrà, ha fatto la sua ragione d'essere come il fiorire di scoop su gran parte dei quotidiani è lì a ricordare. Per certi versi, nei loro confronti, si sta riproducendo un clima non diverso da quello maturato nei confronti dei pit bull qualche tempo fa. Non è escluso che anche nei loro confronti si paventi l'obbligo della museruola e, al posto del guinzaglio, il braccialetto elettronico. Quindi, preso atto del clima, la scelta della "strategia del silenzio" appare in gran parte condivisibile. 
Tuttavia anche a Genova, il mondo dei tifosi non si esaurisce all'interno delle strutture maggiormente organizzate e visibili. Accanto a queste è possibile individuarne almeno altre due. La prima, riconducibile all'area Acab («All cops are bastards»), pur minoritaria può vantare un certo consenso, assolutamente traversale tra le varie fedi calcistiche, specialmente nelle fasce giovanili di alcune aree periferiche cittadine. E' quella che ha come unico nemico dichiarato le forze dell'ordine. Esiste, infine, una terza fascia poco appariscente e nota ma dai numeri cospicui che, pur non disdegnando un qualche rapporto con il tifo organizzato, preferisce mantenere una propria autonomia e una certa informalità organizzativa. Si tratta di gruppi a carattere amicale formatisi, in non poche occasioni, sui luoghi di lavoro e nel quartiere. Si tratta di una gioventù operaia e proletaria che, nel tifo e nello stadio, riversa una serie di tensioni, aspettative, immaginari non secondarie. Tifo al limite dell'anonimato ma, forse proprio in virtù di ciò, in grado di raccontarci qualcosa di non banale e secondario sulla realtà del mondo operaio e proletario delle nostre periferie metropolitane. Nell'intervista che segue, con non poca sorpresa, l'attore sociale, un giovane operaio di 22 anni momentaneamente occupato con contratto a termine in una ditta che lavora in appalto per una delle maggiori industrie cittadine, tocca solo marginalmente gli eventi che hanno riportato al centro dell'interesse pubblico il mondo delle tifoserie e racconta un'altra storia, quella di un proletariato giovanile senza storia e identità che, parafrasando Sieyès, considera il tifo e lo stadio, se non tutto, qualcosa. 
Tu, pur seguendo costantemente i colori blucerchiati, non sei organico ad alcuna struttura. Con chi vai allo stadio? 
Siamo un gruppetto che si conosce fin da piccoli al quale si sono aggiunti altri con i quali abbiamo fatto amicizia sul lavoro. Non ci sono problemi con nessuno ma preferiamo rimanere così, per conto nostro, più autonomi. 
Come valuti le iniziative e i messaggi lanciati dagli ultras sampdoriani dopo i fatti di Catania? 
Sono abbastanza d'accordo con gli striscioni e con le altre iniziative che gli ultras hanno preso. Se proprio dobbiamo farlo allora, i morti ricordiamoli tutti. Però questa è una cosa che non faranno mai. Ci saranno sempre morti di seria A, di serie B e altri che non hanno neppure una serie. Non è che ci si può fare illusioni. Il mondo del calcio, intendo quelli che hanno in mano il business e lo spettacolo, funziona come tutto il resto e allora quella cosa lì è stata bene dirla sapendo bene che non la faranno mai.
Però, qualcosa di diverso questo mondo deve averlo, se lo segui con tanta passione. 
Una cosa è la passione per il calcio, per la tua squadra e il mondo dei tifosi, un altro è il mondo del calcio, Biscardi, Moggi, Berlusconi e così via. Noi siamo una cosa, loro un'altra. 
È intorno a questo "noi" che dovresti raccontare qualcosa. Qual è la ragione per cui il tifo cattura, a tutti quelli che lo vivono come te, tante forze ed energie? 
Perché se no cosa fai? Allo stadio, nel tifo per la mia squadra, ho qualcosa di mio, qualcosa che mi appartiene. Come supporter ho un'esistenza, un'identità senza bisogno di essere vestito in un certo modo, avere una certa auto o far vedere di potermi permettere certe cose. Poi quando divento un tifoso nessuno mi chiede o sta a guardare cosa faccio nella vita. Ho la sciarpa, la bandiera, lo striscione e tutto il resto non conta. Allo stadio vivi una situazione di gruppo, di stare insieme, di socialità non gerarchica e quindi di uguaglianza che in giro non trovi da nessuna parte. Dimmi qual è la situazione in cui, prima di farti entrare, prima di dirti ok vieni, sei dei nostri, non ti passano al setaccio. Già se non sei vestito in un certo modo sei tagliato fuori e poi se, come me e i miei amici, fai un lavoro del cazzo nessuno ti guarda neppure in faccia. Ti inquadrano subito come tamarro e per te non c'è più storia. Guarda che questa è una cosa che te la ritrovi ovunque, persino nei centri sociali. Se arrivi tutto vestito largo, con i dred, fai qualche lavoro figo, parli che nessuno capisce un cazzo di quello che dici e tutte ste cose qua allora ok, tutti ti considerano. Ma se non rispetti quel canone, sei fottuto, ti guardano come se fossi un alieno. Allo stadio questa sensazione di essere di troppo o fuori posto, invece non ce l'hai mai.
Quindi è possibile dire che lo stadio, per molti e in particolare per chi vive nella profonda periferia, non ha un alto tasso di scolarizzazione e svolge lavori poco appetibili e socialmente di prestigio, diventa uno dei pochi luoghi, o forse l'unico, in cui è possibile trovare e coltivare un'appartenenza sociale senza discriminazioni? 
È così. Lo stadio, per noi, è questa roba qua. Forse non è molto ma è qualcosa. 
Torniamo ai fatti di Catania. Che rapporto ci può essere tra quelle scene di violenza e la pratica del tifo? 
Ma lì, da quello che si può capire, c'erano dei conti in sospeso da tempo. I motivi possono essere tanti e di varia natura. Possono essere questioni che sono nate dentro allo stadio e che si sono trascinate fuori o viceversa. Ma può anche essere, non è mica tanto improbabile, che da una scintilla, nata forse per caso, sia montato poi tutto quel casino senza che nessuno lo avesse pianificato. Questa, anche se mi sembra l'ipotesi meno accreditata, potrebbe essere quella più vicino al vero. Immaginati una situazione, che può realizzarsi ovunque, di uno scontro tra la polizia e un gruppo di tifosi. Il gruppo di tifosi non scappa e reagisce. A quel punto intervengono altri poliziotti. Tutti gli altri tifosi cosa dovrebbero fare: stare a guardare? La cosa più probabile è che si buttino nel mezzo. Poi come va a finire dipende un po' dal caso. 
Quindi, secondo te, se scoppiano degli incidenti la cosa più probabile è che i tifosi, o almeno parti cospicue di questi, non si tirino indietro ma si buttino nel mezzo, quasi non aspettassero altro? 
Quasi non aspettassero altro è un'esagerazione ma credo che sia più vero dire che, dovendo scegliere, viene più naturale stare da una parte piuttosto che dall'altra. Alla fine ti viene per forza da stare con i tuoi. di Emilio Quadrelli17 febbraio 2007

Taranto, un derby ricco d’insidie
Diretta tv in chiaro (Rai Tre) e sul satellite (Studio 100)

Il derby di Manfredonia nasconde le insidie necessarie per misurare la forza reale del Taranto. La gara vinta con il Lanciano ha lasciato parecchie perplessità. Il Taranto è piaciuto poco: per la micragnosa gestione del risultato, per l’abitudine a non chiudere subito i conti, per l’incapacità di approntare una reazione importante dopo aver subito il gol del momentaneo pareggio. Del Taranto - ma non è una novità - è stata apprezzabile la qualità di alcuni elementi in grado di risvegliarsi dal torpore di una partita e di indirizzare l’esito della contesa a proprio favore (Toledo). Al "Miramare" i rossoblù scopriranno nuove difficoltà: le ridotte dimensioni del terreno di gioco, il pubblico estremamente a ridosso del campo ed il manto in erba sintetica renderanno il confronto difficile da gestire. Ma è soprattutto l’ottimo momento di forma dei padroni di casa a consigliare il massimo rispetto. Gli innesti di gennaio e le motivazioni recuperate da D’Arrigo hanno fatto acquisire ai sipontini un ritmo da playoff (10 punti nelle prime 4 gare del girone di ritorno). Anche per questo motivo Papagni starebbe pensando ad alcune variazioni rispetto alla formazione iniziale di domenica scorsa. I rientri di Cosenza e Caccavale permetteranno al reparto arretrato di riacquisire la sua normale fisionomia, con Prosperi al centro e Colombini a sinistra. A centrocampo ci sono i dubbi maggiori. Toledo, sull'out mancino, è un punto fermo, mentre sul versante opposto Zito potrebbe essere preferito a Catania. In mezzo lottano in tre per due posti: se Monticciolo dovesse partire dall’inizio, uno tra Cejas e De Liguori - entrambi diffidati - potrebbe tirare il fiato. In attacco si presenta la medesima situazione: le non perette condizioni fisiche di Cammarata consiglierebbero un parziale utilizzo, puntando sulla voglia di riscatto di Ambrosi e sul desiderio di interrompere il digiuno da gol di Deflorio. Novità televisiva: oltre al canale 925 di Sky (consueta diretta di Studio 100 affidata a Gianni Sebastio), anche Raitre, per ordine del Prefetto di Foggia, trasmetterà la gara in chiaro (telecronaca di Salvatore Catapano) per le province di Taranto e Foggia. di Fabio Di Todaro17 febbraio 2007

Le statistiche di Franco Valdevies

È in vantaggio il Taranto, per tre successi a due, nei cinque precedenti di campionato giocati in casa del Manfredonia. Il primo confronto risale a quasi 72 anni fa, al 12 maggio 1935, e termina con la vittoria del Taranto per 3-1 (segnano al 23' Spanghero, al 27' Zanni per i padroni di casa, al 68' Gay e all’88' Romano). Le due squadre si affrontano nell’ultima giornata del campionato di Prima Divisione (l'odierna serie C1) e con questo successo i rossoblù vincono il girone approdando alla fase finale per l’ammissione alla serie B. Questo l’undici ionico schierato dal tecnico Umberto Zanolla: Sellan, Toso, Strata, Giraud, Perrucci, Ruggero Zanolla (è il fratello dell’allenatore), Castellano, Gay, Romano, Benet, Spanghero. Il Taranto chiuderà poi in testa anche il girone finale, guadagnando per la prima volta la promozione in serie B.
Il 7 marzo 1937 nel campionato di serie C si impongono i sipontini vincendo per 3-2; passa in vantaggio il Taranto con Cavazza all’8', pareggia al 22' Carta, quindi al 32' il rossoblù Colaussi si fa parare un rigore, ma al 55' è ancora Cavazza a portare nuovamente in vantaggio gli ionici; al 71' e all’87' Fariello firma il sorpasso ed il successo del Manfredonia. Anche al termine di questa stagione il Taranto si piazzerà al primo posto ottenendo la promozione tra i cadetti.
Il 31 marzo 1940, nel campionato di serie C, vince il Taranto per 2-0 a tavolino; al 35' minuto l’arbitro Meniconi di Ancona sospende la gara per invasione di campo con i rossoblù in vantaggio per 2-0 (a segno Molinari e Picchiolutto). Accade che al 27', con i rossoblù in vantaggio per 2-0, viene espulso il rossoblù Ferrara, quindi la gara si inasprisce con diversi scontri in campo. Al 35' Martino Castellano colpisce con un pugno il sipontino Lo Riso ma l’arbitro non vede il gesto dell’attaccante rossoblù e si accorge invece della reazione del giocatore del Manfredonia che colpisce lo stesso Castellano. Scoppia una rissa tra le due squadre, intervengono i dirigenti ed anche la forza pubblica per calmare gli animi, poi l’arbitro non rilevando le condizioni necessarie per riprendere il gioco ordina la sospensione della partita. Il Giudice Sportivo successivamente assegnerà la vittoria al Taranto.
Il terzo successo del Taranto il 24 ottobre 1999 nel campionato di serie D: 3-0 per i rossoblù con le reti di D’Isidoro su rigore, Dell’Oglio e Magno. A conferma della tradizione positiva contro il Manfredonia anche in questa occasione i rossoblù terminano la stagione conquistando una promozione. Il Taranto finisce ad un punto dal Campobasso, poi viene ripescato in C2 avendo ottenuto il punteggio più alto tra le squadre piazzatesi al secondo posto nei 9 gironi della serie D.
3-1 per i sipontini l’8 maggio 2005 nella 33ª giornata del campionato di serie C2 (segnano Vadacca, Sergi per il Taranto, Brutto su rigore e Machado); questa la formazione ionica guidata da Carlo Florimbj: Signorile, Maddé, Monaco (dal 54' Romano), Mela, Paglialunga, Silvestri, Filippi (dal 61' La Cava), Meacci, De Leonardis (dal 72' Malagnino), Niscemi, Sergi. Per il Manfredonia un successo che vale la conferma del 1° posto e la promozione in C1 che verrà raggiunta matematicamente sette giorni dopo, mentre il Taranto terzultimo in classifica conquisterà la salvezza battendo nei playout il Ragusa. di Franco Valdevies17 febbraio 2007

Ritrovato il Taranto
A Manfredonia si dovrebbe giocare con il 4-4-2

Ritrovato il Taranto. O almeno buona parte di esso. Nella precedente domenica contro il Lanciano, nonostante le sufficienti prove dei “sostituti”, si avvertiva un senso di disagio. Una strisciante condizione di pericolo derivante dall'oggettiva situazione di emergenza. Contro gli abruzzesi è giunta una vittoria il cui peso specifico non si è apprezzato fino in fondo. Tre punti pesanti il cui valore, forse, sarà stimato tra qualche settimana. Nell'anticipo di domani contro il Manfredonia, il tecnico Papagni ritrova la sua difesa titolare. Cosenza e Caccavale, scontato il rispettivo turno di squalifica, faranno il loro rientro. Due pedine fondamentali che, però, non vanno a sminuire il prezioso contributo di elementi come Panini e Larosa. Non è detto che uno di questi venga confermato anche domani. La trasferta sipontina è attesa con trepidazione anche per spezzare una fase esterna negativa. Il Taranto ha conquistato appena un punto nelle ultime cinque gare fuori casa e ha bisogno di migliorare tale rendimento. Papagni, nei confronti diretti contro Avellino, Ravenna e Cavese ha adottato atteggiamenti differenti. In Irpinia giocò con il solo Cammarata davanti ed una serie di incursori alle sue spalle; a Ravenna puntò sul fidato 4-4-2, mentre nella “strana” gara di Cava de' Tirreni, stupì un po' tutti schierando per la prima volta il tridente Cammarata-Ambrosi-Deflorio. A Manfredonia si dovrebbe giocare con il 4-4-2, anche se le variazioni sul tema non sono da scartare. Quasi sicuramente verrà lanciato dal primo minuto Alessandro Monticciolo, centrocampista sveglio e caratterialmente prezioso. Potrebbe prendere il posto di uno tra Cejas e De Liguori che, argomento da non sottovalutare, sono quattro dei giocatori in diffida. Ecco anche la necessità di dosare le forze e ripiegare in mere questioni di calcolo. Anche su Ambrosi e Deflorio, ad esempio, pende il “pericolo giallo”. Nonostante tale rischio i due potrebbero formare il tandem offensivo con Cammarata, che non si è allenato con regolarità in settimana, pronto a subentrare. 
Ieri la squadra ha lavorato molto sugli schemi su calcio piazzato. Nell'unico allenamento di giornata, Papagni ha potuto constatare l'impossibilità a recuperare Italo Mattioli. Il giocatore sente ancora dolore alla caviglia, motivo che gli impedirà di rispondere alle convocazioni odierne. Le sue condizioni saranno valutate all'inizio della prossima settimana. Un Taranto ritrovato parzialmente. Per completare il mosaico ci sarà da attendere altri sette giorni. Mancini (domenica osserva il quinto turno di stop) è pronto a rientrare nella mischia
STADIO - La Curva Nord non rischia la parziale chiusura. La Questura fa luce sull'inaccessibilità ad alcuni settori dello Iacovone. Nel conteggio originario si era precluso l'entrata agli anelli inferiori di curva e gradinata. In un secondo tempo, però, si è compreso come il rispetto della capienza massima dello Iacovone (9.980 posti), si sarebbe potuto ottenere aprendo la Curva Nord, salvo la zona, comunque attualmente inibita, che separa tale settore da quello adiacente di tribuna.
La novità è che per la prossima sfida interna di campionato del Taranto contro il Gallipoli, rimarranno chiusi gli anelli inferiori di gradinata e tribuna. In questo modo sarà possibile rispettare il limite massimo di afflusso degli spettatori, oltre ai normali vincoli di sicurezza. Un'iniziativa che fa il paio con gli interventi strutturali che dovranno essere effettuati all'interno e all'esterno dello stadio comunale. Il più importante, di cui si avverte l'urgenza, è quella di creare un'apposita area di prefiltraggio che consentirà l'ingresso nei settori di curva e gradinata ai soli possessori di tagliando. di Luigi Carrieri16 febbraio 2007

Taranto, è già vigilia di derby
Mattioli ko. Botteghino in gradinata per i tifosi rossoblù

Il derby jonico-adriatico bussa prepotentemente alle porte. Si giocherà domani pomeriggio (ore 14,30). I festeggiamenti per il carnevale sipontino hanno imposto l’anticipo dell’evento di 24 ore. Per i tifosi tarantini che seguiranno i rossoblù, la società biancoazzurra aprirà un apposito botteghino sul viale Miramare, alle spalle della gradinata, inaugurata di recente, che è il settore previsto per gli ospiti. Il Manfredonia, nonostante le defezioni (3 squalificati), vuole vincerlo per dare un seguito concreto al momento particolarmente fecondo che sta attraversando (10 punti nelle ultime 4 gare) e per continuare la corsa al quinto posto. In casa il suo cammino è stato finora costellato da ben 6 successi (di notevole spessore il 4-0 rifilato all’Avellino nell’ultima partita interna il 21 gennaio scorso), 3 pareggi (Giulianova, 2.a e Ravenna, 7.a d’andata, Juve Stabia, 1.a di ritorno) ed 1 una sola sconfitta (Salernitana, 16.a d’andata). Dalla sua avrà il vantaggio di giocare sul sintetico (i rimbalzi del pallone non sempre sono identici a quelli sui terreni in erba). Nonostante tutte queste oggettive difficoltà Deflorio e compagni devono puntare senza mezzi termini ad ottenere un risultato positivo. Il pari servirebbe solo a mantenere la media inglese; la vittoria, invece, funzionerebbe come propellente per continuare l’inseguimento al duo Foggia-Cavese che è sopra soltanto di un punto. Papagni ha disponibili quasi tutti. Mancheranno all’appello l’infortunato Mattioli e lo squalificato Mancini (ultimo turno di stop). La formazione potrebbe essere questa: Barasso, Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini; Catania (Zito), Monticciolo (Cejas o Larosa), De Liguori, Toledo; Cammarata (Ambrosi), Deflorio. Sul fronte sicurezza dello Iacovone, ieri pomeriggio, a cura della Taranto Sport, sono iniziati i lavori di bonifica di tutto il materiale di risulta (ma ci sono anche corpi contundenti) all’interno dell’impianto. Lunedì i tecnici del Comune presenteranno il progetto di riduzione degli spazi accessibili (possono entrare fino ad un massimo di 9900 spettatori) in gradinata e tribuna (la curva nord è immune), del camminatoio per i tifosi ospiti. La zona prefiltraggio sarà allestita domenica 25 con il Gallipoli. di Giuseppe Dimito16 febbraio 2007

Formule per l’attacco
Tre bomber da gestire al meglio. E Papagni pensa sempre al tridente

Croce e delizia di ogni squadra, l’attacco. Mai come quest’anno il girone B della serie C1 è ricco di bomber prolifici e con importanti esperienze anche in serie cadetta. Anche il Taranto annovera nomi prestigiosi. Deflorio, Ambrosi e Cammarata rappresentano una garanzia di gol per la categoria, sebbene la carta d’identità indichi un’età media di 34 anni. Il miglior realizzatore rossoblù è Alessandro Ambrosi con 8 centri - di cui 4 su rigore - in 18 gare. Ma il centravanti di Fiuggi non segna su azione dal 3 dicembre (con la Salernitana) e, nelle ultime 5 gare, ha giocato dall’inizio soltanto in 2 occasioni. E' riuscito, comunque, ad apporre il suo sigillo dal dischetto nel roboante 4-2 ai danni della Sambenedettese. Fabrizio Cammarata può, invece, rappresentare il vero rinforzo per il girone di ritorno. L’attaccante nisseno - cresciuto nel vivaio della Juventus prima di spiccare il volo verso la massima serie - ha raggiunto quota 6 nella classifica marcatori, vestendo i panni del protagonista nelle vittorie ai danni della Sambenedettese (doppietta) e Lanciano (ha sbloccato il risultato dopo sessanta secondi). Utilizzato spesso a partita in corso fino a dicembre, Cammarata è sceso in campo dal primo minuto in 4 delle ultime 5 giornate. Chi sembra, invece, attraversare un periodo non molto brillante è il capitano, Andrea Deflorio. 13 presenze, 4 reti, 9 sostituzioni ricevute: i numeri del "Cobra" non sono esaltanti, ma viziati anche da un lungo infortunio che lo ha tenuto lontano dal rettangolo di gioco per quasi due mesi. Con la squalifica di Mancini, inoltre, il bomber di Noicattaro è stato chiamato a svolgere un importante lavoro di raccordo tra centrocampo e attacco che gli ha impedito di rendersi pericoloso negli ultimi sedici metri. Dopo le due occasioni clamorosamente sciupate a Ravenna, Deflorio è entrato nell’azione del gol di Cammarata con il Lanciano con una conclusione al volo respinta da Lanzillotta. Non segna allo "Iacovone" da 519 minuti (17 dicembre, Taranto-Foggia 2-1), mentre l’assenza di marcature in trasferta inizia a farsi preoccupante - l’ultima risale al successo della passata stagione sul Potenza per 1-0, segnò dal dischetto. Il valore di questi tre attaccanti ha stuzzicato nella mente di Papagni l’idea di farli coesistere, chiedendo un maggiore sacrificio ai diretti interessati. L’esperimento, più volte attuato durante in test infrasettimanali, è stato provato in gara a Cava dè Tirreni. Il risultato è stato soddisfacente, almeno prima della lunga sospensione. E siamo certi che il tecnico di Bisceglie cercherà di far maturare le condizioni adatte per schierarli nuovamente insieme. Scegliere chi lasciare fuori è un esercizio arduo, che nessuno vorrebbe mai compiere. Perché privarsi di tanta qualità? di Fabio Di Todaro16 febbraio 2007

Manfredonia, nuovo corso
Invertita la rotta: 10 punti nelle ultime 4 partite. D’Arrigo dovrà rinunciare a Calabro, De Giosa e Pederzoli

L'approdo di Francesco D’Arrigo sulla panchina sipontina servito a dare una scossa ad un ambiente scarico e poco stimolato. Gli acquisti di gennaio - giunti dopo aver concluso tre cessioni eccellenti - hanno permesso al Manfredonia di tirarsi fuori dalle zone calde della classifica e di agganciarsi all’ottavo posto. L’ex tecnico della Massese, chiamato al posto di Danilo Pierini dopo la sconfitta di Ancona (1-0, lo scorso 26 novembre), è riuscito a recuperare il morale di un gruppo sfiduciato ed eccessivamente condizionato dai problemi di alcuni elementi. Sul precario cammino, fino a quel punto, dei biancocelesti, pesavano i "musi lunghi" dei senatori Brutto, Trinchera e Vadacca (ceduti a gennaio), più interessati ad un eventuale rinnovo contrattuale che alle sorti della squadra. L’avvio di D’Arrigo è stato tutt'altro che facile: 3 sconfitte in 4 giornate e una piazza che attendeva la sessione invernale del calciomercato per vedere rinforzato l’organico. Il diesse, Fabio Lupo, non ha deluso le attese. Sono giunti 6 rinforzi, pescando tra quei calciatori meno utilizzati nei precedenti club di appartenenza. Marconato tra i pali, Vanin, Pederzoli e Marino (un ex) a centrocampo, Alteri e Sansovini in attacco. La fisionomia del Manfredonia è cambiata radicalmente: con il nuovo anno è scesa in campo una squadra maggiormente determinata, grazie anche alla voglia di giocare tenuta repressa nei nuovi acquisti. Nelle prime 4 gare del girone di ritorno, con 10 punti conquistati, i sipontini hanno acquistato una marcia da playoff. E dal "Miramare", in questa stagione, soltanto la Salernitana è uscita conquistando l’intera posta (0-1). Domani, però, D’Arrigo dovrà fare i conti con alcune defezioni importanti. Per squalifica mancheranno Calabro, De Giosa - elementi cardine del pacchetto arretrato, li rimpiazzeranno Citro e Bortel - e Pederzoli, di proprietà della Juventus, elemento pensante del reparto nevralgico; Machado e Scarlato, non al meglio della condizione, partiranno dalla panchina. Il 4-4-2 non si tocca: dinanzi a Marconato, la linea difensiva sarà composta da Citro, Giovannini, Bortel (ex Manduria) e Di Simone. I due interni di centrocampo saranno Marino e De Santis (al posto di Pederzoli), con Vanin a destra e Piccioni a sinistra a comporre una coppia temibile di esterni, molto rapidi e abili anche nelle conclusioni dal limite dell’area. Alteri e Sansovini, 4 reti insieme in 2 partite, comporranno il tandem offensivo. di Fabio Di Todaro16 febbraio 2007

Gli ultrà violenti del River Plate

In seguito ai violenti incidenti di domenica scorsa a Buenos Aires, il giudice inquirente ha perquisito la sede del River Plate, sequestrando il libro dei soci e dell'infermeria. Le indagini dovranno chiarire responsabilità e dinamica degli scontri avvenuti nell'impianto sportivo, poco prima dell'incontro vinto dal River Plate contro il Lanus, tra due fazioni rivali della tifoseria denominata "Los borrachos del tablon" (Gli ubriachi del tabellone) che si sono fronteggiate con pistole e coltelli, con un bilancio di vari feriti, tra i quali uno per un colpo d'arma da fuoco. Secondo la denuncia presentata da un socio del club, la violenta rissa è scoppiata per un contrasto sorto tra due capi ultrà per la presunta spartizione di una percentuale sulla recente vendita al Real Madrid del giovane attaccante Gonzalo Higuain per 18 milioni di dollari. Il sottosegretario alla sicurezza degli spettacoli sportivi, l'ex arbitro Javier Castrilli, dopo aver assicurato che «i dirigenti del River sono complici» di quanto è accaduto, ha reso noto che si propone di far chiudere per cinque giornate lo stadio del club.15 febbraio 2007

Chiude mezzo stadio
La commissione di Vigilanza decide di rendere inaccessibili gli anelli inferiori in curva nord e gradinata. Partirà la bonifica dell'area intorno allo "Iacovone"

Non è una notizia destinata a passare come un normale lavoro di adeguamento dello “Iacovone”. Perché quanto deciso dalla Commissione di Vigilanza ieri mattina apre il campo a qualche radicale decisione, che tocca anche i luoghi abituali del tifo. Il punto di partenza: lo stadio non può contenere più di 9.980 spettatori (tanti sono ammessi dalla Commissione) e solo così riesce a mantenere le porte aperte senza dover applicare il Decreto Pisanu. Il dato: di fatto lo “Iacovone” non presenta alcuna reale riduzione di capienza, per cui potrebbe anche trovarsi improvvisamente con più gente di quanto sia consentito. La soluzione, dolorosa per chi tifa e netta per chi deve garantire la sicurezza: verranno chiusi e resi inaccessibili gli anelli inferiori di Curva Nord e Gradinata. Settori sbarrati, per inibire l’ingresso e rendere effettiva la riduzione della capienza. Perché allo stato attuale l’unico modo per contenere l’afflusso era la messa in vendita di un numero stabilito di biglietti, senza però tener presente di possibili ingressi di favore o altro ancora. Allora si è presa la decisione, che permetterà l’entrata di 3.000 spettatori in Curva Nord e 3.500 in Gradinata. Definiti anche gli altri lavori da fare, come la bonifica dell’area antistante lo stadio, attualmente “serbatoio” di pietre e altri oggetti contundenti e l’individuazione di un’area di prefiltraggio che dovrebbe consentire l’accesso per la Curva Nord e la Gradinata solo ai possessori di biglietto. Si è accennato anche ai lavori di adeguamento dello stadio al Decreto Pisanu: il Comune ha dato incarico ai tecnici di redigere il progetto che, però, dovrà poi essere eseguito dalla prossima Amministrazione. di Fulvio Paglialunga15 febbraio 2007

L'attacco... democratico

Eppure l'attacco non va male. Può apparire strano se si porta la contabilità delle azioni da gol e poi si vedono le reti realizzate. Può sembrare un problema. Ma non lo è: si vede dai numeri, che probabilmente indicano anche quanto alta sia la produzione offensiva durante le partite da far apparire povero il quarto attacco del campionato. Povero, evidentemente, non è. Anche perché la Cavese (terzo attacco) ha segnato solo una rete in più e il Ravenna (secondo) ne ha quattro di differenza avendo giocato però anche nella settimana della sospensione (vinse il venerdì a Lanciano). Solo l'Avellino, partito a razzo con i gol di Biancolino e Evacuo, appare fuori portata.
Appare interessante vedere come sia democratica la distribuzione dei gol nel Taranto. Non c'è un vero e proprio mattatore, ma un modo di segnare piuttosto collegiale: Ambrosi, Cammarata e Deflorio hanno segnato diciotto gol su trenta (il 60 per cento), ma è un rapporto inferiore a quello di Evacuo, Biancolino e Grieco dell'Avellino (33 gol, il 73 per cento) e anche ai soli Chianese e Succi del Ravenna (26 gol, 76 per cento). Nei rossoblu hanno segnato in otto, dato che mette la squadra di Papagni dietro otto altre formazioni in grado di mandare a rete più uomini, ma con rapporti differenti rispetto ai giocatori impiegati. Sono cinque, infatti, le compagini che hanno un rapporto più basso tra giocatori impiegati e a segno. Spicca il San Marino, in gol con tredici uomini avendone fatti giocare solo ventiquattro.
Un altro dato a favore del Taranto è nella vastità delle soluzioni a propria disposizione. I rossoblu, cioè, sono la formazione che ha ottenuto il maggior numero di gol da giocatori entrati a partita in corso (sei). Dato nel quale incide in modo particolare Zito, che ha segnato tre gol tutti alzandosi dalla panchina. Ci sono pure le riserve di lusso.15 febbraio 2007

Taranto, un posto per Monticciolo
Probabile il suo impiego a tempo pieno a Manfredonia

Tranne l’acciaccato Mattioli (non sarà inserito nella lista dei convocati per la trasferta di Manfredonia al pari di Mancini che sconterà l’ultima delle cinque giornate di squalifica), l’intera rosa del Taranto ha mostrato tonicità e concentrazione nel corso della impegnativa, corposa e, per certi versi, dura doppia seduta di allenamento (partitella finale compresa). Il lavoro mattutino è stato riservato alla parte atletica; la seduta pomeridiana, invece, è stata dedicata a quella tecnico-tattica. Papagni ha voluto sorprendere avendola frazionata in tre parti distinte e separate di circa 20' ciascuna. La prima è stata adibita alle esercitazioni tecnico-tattiche. Due formazioni, a turno, hanno provato e riprovato alcuni schemi offensivi precedentemente mostrati alla lavagna, tutti convergenti verso un’unica porta difesa, a turno, dai portieri in rosa. L’attacco centrale partiva prevalentemente o dal duo Monticciolo-De Liguori oppure da Cejas e Mancini. Quello sulle fasce puntava essenzialmente sulle coppie Panini-Colombini oppure su Mortari-Toledo. I moduli provati sono stati il 4-4-2 ed il 4-3-3. Nella seconda parte Papagni ha fatto disputare una partitella a campo ridottissimo (una sessantina di metri in tutto) schierando le stesse formazioni della prima. In tuta rossa c'erano: Faraon, Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini; Panini, Monticciolo, De Liguori, Zito; Ambrosi, Formuso. In “fratini” verde, invece: Barasso, Mortari, Pastore, Larosa, Castroni; Catania, Cejas, Mancini, Toledo; Cammarata, Deflorio. Ambrosi e Zito sono stati gli autori delle due reti realizzate. Le stesse formazioni sono state, infine, schierate nell’ultima parte della seduta, disputata sempre a campo ridotto. Hanno segnato Ambrosi e Panini, mentre per i verdi ha realizzato Deflorio. La formazione anti-Manfredonia sembrerebbe già fatta. Cosenza e Caccavale riprenderanno sicuramente i propri posti. In più potrebbe esserci l’inserimento dal primo minuto di gioco di Alessandro Monticciolo presumibilmente al posto di Cejas. Al “Miramare” dovrebbero scendere in campo: Barasso; Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini; Catania, Monticciolo, De Liguori, Toledo; Cammarata, Deflorio. A Manfredonia bisognerà puntare almeno al pareggio per non restare fuori dal giro playoff nel caso che il Perugia dovesse sbancare Ancona. Per puntare al colpo grosso servono i gol. Dunque urge grande concretezza e mira buona nei sedici metri finali. di Giuseppe Dimito15 febbraio 2007

Stadio, ecco i lavori
Le prescrizioni della Commissione di vigilanza. Area di prefiltraggio, suddivisione di gradinata e tribuna, bonifica della struttura e camminatoio per i tifosi ospiti

Importanti decisioni sono state assunte ieri dalla Commissione provinciale di vigilanza sui pubblici spettacoli. Le aree in cui i tifosi potranno seguire le partite (possono essere ospitati 9900 spettatori) saranno ristrette: o tutti sulla parte superiore di gradinata e tribuna o su entrambe le zone, ma in uno spicchio ben delimitato. Quelli della curva nord potranno, invece, accedere ad entrambe le aree. E’ stata individuata la zona di prefiltraggio alle spalle della stessa curva nord con la sistemazione di apposite transenne. La via Lago di Como sarà chiusa ed in più saranno mutate le porte d’ingresso alla stessa: non più dalla 12, 12 bis, 13 e 13 bis, ma dalla 16 e 16 bis. Questo per snellire il più possibile le procedure. Sarà istituito il cosiddetto “camminatoio” attraverso il quale i tifosi ospiti potranno raggiungere la curva sud. Infine lo Iacovone verrà bonificato di tutto il materiale (anche contundente) sistemato all’interno dello stesso. Quest’ultimo intervento sarà effettuato dal Taranto. I restanti, invece, dal Comune. I tecnici Raho e D’Elia presenteranno lunedì prossimo un apposito progetto. Erano presenti il Viceprefetto, dott. Sessa, il Vicario della Questura, dott. Giusti, il dg del Taranto, Galigani, il rappresentante dei vigili del Fuoco, ing. Ninni ed il geom. Piccolo per il Comune. Sul fronte tifosi (spalle rivolte al terreno di gioco), la linea sarà comune a tutti gli stadi coinvolti. Sembra che, dopo le identificazioni, le immagini saranno conservate per essere eventualmente rispolverate in caso di episodi violenti. di Giuseppe Dimito15 febbraio 2007

L’evoluzione del centrocampo
È cambiato spesso. Ma in casa la linea a 4 prevede sempre due ali di fantasia. De Liguori imprescindibile. Ma ora si aspetta il ritorno di Mancini

Il centrocampo è il reparto che ha subito il maggior numero di accorgimenti durante la stagione. Basta leggere i numeri per capire come Papagni abbia sfruttato le molteplici risorse offerte dal reparto nevralgico. De Liguori - prima da esterno sinistro e poi da centrale - è stato sempre utilizzato salvo essere sostituito in due circostanze (Juve Stabia e Lanciano). Alle sue spalle il brasiliano Toledo (19 presenze e 3 reti) e l’argentino Cejas (17), appaiati a 15 presenze ci sono Mancini - rientrerà con il Gallipoli dopo 5 turni di squalifica - e Catania, ad una lunghezza insegue Larosa, elemento versatile utilizzato da Papagni anche come laterale destro difensivo. Danucci (12) e Silvestri (3), partiti a gennaio, sono stati rimpiazzati da Monticciolo e Mattioli che con il Lanciano hanno consumato l’esordio in maglia rossoblù. L’ampio ventaglio di scelte ha permesso al tecnico di Bisceglie di mutare sovente anche l’atteggiamento tattico, modellandolo secondo le caratteristiche degli elementi schierati. In casa il Taranto ha giocato sempre con il 4-4-2, con due ali di fantasia - quasi sempre Catania e Toledo - e due interni che mescolavano quantità e interdizione (Cejas e De Liguori) e qualità da costruttore di gioco (Mancini o Danucci). I problemi sono emersi con la maxi-squalifica comminata al fantasista di Ostia che, sommata alla quasi contemporanea cessione di Danucci, ha costretto Papagni a rivedere le proprie idee. A Ravenna Larosa e Zito (al posto di Toledo, squalificato per due turni) hanno giocato sulle fasce, con Cejas e De Liguori a comporre una coppia centrale maggiormente votata al contenimento. Con la Sambenedettese, sotto la luce dei riflettori, l’inserimento di Catania al posto di Larosa ha rappresentato l’unica novità rispetto alla settimana precedente. In casa della Cavese, Papagni ha schierato tre centrocampisti (Larosa, De Liguori e Toledo) con Panini pendolo sull'out destro e pronto a far oscillare il 4-3-3 in 3-4-3 (Larosa e De Liguori i due interni). Con il Lanciano, invece, fiducia accordata al consueto 4-4-2. Ma l’assetto è destinato a mutare ancora: Monticciolo (un incontrista dotato di personalità) sta raggiungendo la migliore condizione, Mancini sta scaldando i motori in vista del rientro che servirà a sciogliere i residui grumi della manovra. di Fabio Di Todaro15 febbraio 2007

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