Il Taranto cerca di ritrovare il passo giusto Luci allo Iacovone. Stasera il Taranto può dimostrare, soprattutto a se stesso, che non gli serve niente. Che, in realtà, non ha bisogno di alcun ritocco, o integrazione, o rinforzo. Che la difesa è solida, anche se rischia di perdere Prosperi (influenza). Che il centrocampo, pur privato del contributo dinamico di Mancini (ancora squalificato) e dell’apporto geometrico di Danucci (ceduto al Cesena), resta potenzialmente in grado di erogare gioco e garantire copertura. E che l’attacco, malgrado l’assenza penalizzante di Toledo (squalificato), non è un’idea stanca: ha fiuto, cuore, mestiere. Ha questa possibilità il Taranto nel posticipo in notturna (ore 20,45) contro la Sambenedettese: tornare ad essere quello di prima, rispolverando la reputazione della squadra bella e irresistibile. Quella, per intendersi, che incenerì il Foggia nel derby. Ma che due sconfitte di fila hanno improvvisamente reso fragile e imbronciata. Papagni è convinto che quel Taranto non bisogna cercarlo. C’è già. C’è sempre stato, anche ad Avellino, anche a Ravenna. Partite perse senza soccombere. Senza retrocedere: né sul piano del gioco, né sul piano delle consapevolezze. Papagni è convinto che quelle sconfitte siano i sintomi passeggeri
Taranto, l'ora del riscatto La notte ha sempre un fascino particolare. Spesso porta consiglio, qualche volta porta anche il calcio di C. La notte dello “Iacovone” ha luci nuove e corrente che torna, ma ha anche Taranto-Sambenedettese, posticipo da brividi. Fascino ulteriore: si gioca una partita di tradizione, si scontrano blasoni.
Mercato, presto gli acquisti C'è la partita, il mercato si ferma un po'. Per capire, per vedere come sta il Taranto. Poi, una volta compreso lo stato di salute e vista la classifica vera, si deciderà come intervenire. Obiettivi noti, qualche passo avanti: per Crocetti è praticamente fatto tutto. C'è l'accordo tra il Taranto e il Pergocrema: le società si sono parlate e hanno definito i dettagli del trasferimento (prestito con diritto di riscatto), con il giocatore si stano mettendo a punto gli ultimi passaggi.
Taranto può rimettersi in marcia E' la presenza di Fabio Prosperi - colpito dall’influenza, è in forte dubbio - a rendere più incerta la vigilia del Taranto e del suo tecnico Papagni. Perché, se fino a sabato sera l’undici anti-Sambenedettese sembrava già approntato, adesso c'è un dubbio legato alla disponibilità del difensore pescarese - ieri pomeriggio ha raggiunto la squadra in ritiro, la decisione definitiva verrà presa nella giornata odierna. L’organico ristretto impone scelte forzate: se Prosperi non dovesse farcela, giocherebbe Larosa a destra, con il conseguente accentramento di Cosenza al fianco di Caccavale (Colombini chiuderebbe il reparto a sinistra). Cejas e De Liguori saranno i due interni sulla linea mediana, Catania e Zito renderanno più offensivo l’atteggiamento del Taranto garantendo un continuo sostegno ai due attaccanti. Sicuro del posto è il capitano Deflorio, con Ambrosi e Cammarata che sembrano avere le stesse chance per affiancarlo. Il bomber di Fiuggi non si è allenato venerdì pomeriggio a causa di un risentimento al polpaccio prontamente smaltito, mentre l’ex centravanti di Verona e Pescara è apparso in buona forma e voglioso di interrompere il lungo digiuno da gol che dura da più di due mesi. In casa marchigiana non figura tra i convocati il bomber Morante (sembra destinato al Gallipoli). Ugolotti dovrebbe tornare al 4-4-2. I quattro difensori, dinanzi al promettente Consigli, saranno Tinazzi, Diagouraga, Landaida e Varriale; la linea mediana sarà compasta da Carlini, Visone, Loviso e Grillo; il tandem d’attacco dovrebbe essere composto da Simonetta (proviene dall’Arezzo) e da Olivieri. Fischierà il signor Pinzani di Empoli (ore 20,45, diretta su RaiSportSat).
Si accende lo "Iacovone" Stasera allo Iacovone torna il fascino della notturna. Le 120 lampade, equamente distribuite nelle quattro torri, illumineranno a giorno il terreno di gioco e daranno la possibilità al numeroso pubblico presente di poter assistere al match fra Taranto e Sambenedettese. La prova generale della funzionalità dell’impianto, avvenuta venerdì sera nel corso dell’allenamento infrasettimanale della squadra, ha dato esito positivo. Ma la settimana è stata veramente burrascosa. Lunedì mattina, infatti, la Commissione provinciale di vigilanza sul pubblico spettacolo, aveva negato l’agibilità dello stadio per i lavori urgenti da compiere sia alla centralina generale elettrica che alla Curva Sud, gravemente danneggiata dai tifosi del Foggia il 17 dicembre scorso. La situazione ha rischiato seriamente di compromettere la disputa dell’incontro per una serie di incomprensioni fra Comune e Taranto Sport circa la titolarità dei due interventi da compiere. La svolta è avvenuta giovedì. Le parti hanno trovato l’accordo. L’ente civico si è assunto l’onere di sistemare la centralina elettrica, mente la società rossoblù si è impegnata a rimettere in sesto la curva. I lavori sono stati effettuati. Venerdì è nuovamente scesa allo “Iacovone” la Commissione, sia pure non in veste ufficiale, che ha constatato il quasi svolgimento di tutti i valori. Mancherebbe qualche certificato di idoneità che le ditte che hanno eseguito i lavori devono rilasciare. Stamane è prevista l’ultima ricognizione. I tifosi della nord lasceranno vuota la curva per 5 minuti per protestare contro le numerose diffide subite negli ultimi mesi. di Giuseppe Dimito
Le statistiche di Franco Valvedies Sono 23 i precedenti tra Taranto e Sambenedettese; le due squadre si sono incontrate in 14 occasioni nei tornei di serie B e 9 volte in serie C (o C1 o Prima Divisione). Nel bilancio si trovano in vantaggio gli ionici con 14 successi (8 in B e 6 in C) contro i tre degli ospiti (2 volte vincitori tra i cadetti); 6 i pareggi (4 in B e 2 in C1).
La Samb è cambiata Al "Riviera delle Palme" fu ben altra partita: un Taranto quasi perfetto, la Sambenedettese troppo giovane e inesperta per contenere la forza d’urto di una corazzata in cui consumò il proprio esordio Cammarata. Domani sera sarà un’altra storia: i marchigiani - dopo aver conquistato 1 punto nelle prime 5 giornate hanno avvicendato il tecnico Calori con Ugolotti - sono in serie positiva da 3 turni e nell’ultima trasferta hanno espugnato il "Bianco" di Gallipoli (1-2, doppietta di Morante). La nuova marcia impressa dall’ex trainer dell’Acireale è stata subito evidente. Da ottobre i rossoblù hanno perso soltanto in 3 occasioni, conquistando 21 punti in 13 giornate. Merito, soprattutto, di alcuni accorgimenti tattici che hanno previsto l’iniziale modifica dello spregiudicato 4-3-3 di Calori (con lui la squadra aveva incassato 11 gol in 5 partite) in un 4-4-2 più accorto e decisivo. Alla distanza, poi, è emerso il valore dell’organico allestito dal diesse Peppino Pavone, abile ad arruolare giovani interessanti - su tutti l’estremo difensore dell’Under 21 Consigli - ed affiancarli ad alcuni elementi con discreta esperienza nella categoria (Morante ha siglato 11 delle 22 reti della Samb). Adesso, nel pieno della sessione invernale del calciomercato, alcuni elementi sono diventati oggetto del desiderio di diversi club. Ma il presidente Tormenti, dopo aver acquistato Grillo (Primavera della Roma) e Simonetta, non è intenzionato a svendere i propri gioielli. Su Loviso - è di proprietà del Bologna - si sono concentrate le attenzioni di diversi club di serie cadetta. Per Morante si è scatenata un’asta che vede il Gallipoli nettamente favorito. Il centravanti romano ha ribadito la ferma volontà di rimanere nelle Marche, anche se il sodalizio salentino è disposto a fare un cospicuo investimento pur di averlo. «Mi auguro che termini subito gennaio - ha dichiarato Ugolotti in settimana -, con il Perugia ho visto Morante distratto. Per me è incedibile, sarebbe impossibile trovare un elemento con le sue caratteristiche. Se rimarrà concentrato fino al termine del campionato, potrà siglare 20 gol ed il suo valore crescerebbe ancora». 4-2-3-1: è il modulo utilizzato dal tecnico toscano nel secondo tempo dell’ultima gara contro gli umbri che riproporrà per tentare di uscire imbattuti dallo "Iacovone". Dinanzi al giovane portiere Consigli, la linea difensiva sarà composta da Tinazzi, Diagouraga, Landaida e Varriale. I due argini del centrocampo saranno l’ex Visone e Iovine, con Carlini, Loviso ed il nuovo acquisto Simonetta a comporre la batteria degli incursori alle spalle del bomber Morante. di Fabio Di Todaro
Taranto, la vigilia più lunga Esistono anche domeniche come questa: di attesa e preparazione, di dubbi da sciogliere e scelte da effettuare. Per il Taranto non è una settimana come le altre. Oggi osserva, scruta, fa il tifo. Domani scenderà in campo, cercando l’impatto con il successo per riprendere la marcia dopo due sconfitte consecutive. E’ una vigilia atipica, condita da pochi dubbi. Perché Papagni ha gli uomini contati (squalificati Toledo e Mancini) e dal calciomercato non è giunta alcuna novità (sono partiti Pinna, Danucci, Malagnino e Piroli). Ma può tirare un sospiro di sollievo per Ambrosi che ha smaltito il risentimento al polpaccio ed è entrato in ballottaggio con Cammarata (4 reti nel test infrasettimanale) per affiancare Deflorio. Per il resto l’undici anti-Sambenedettese è già pronto. Dinanzi all’estremo difensore Barasso la linea difensiva sarà composta da Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini. Gli interni di centrocampo saranno Cejas e De Liguori, Catania (preferito a Larosa) e Zito saranno i due esterni offensivi e avranno il compito di innescare la superiorità numerica in fase di possesso. I due attaccanti (Ambrosi e Cammarata) sembrano partire alla pari. Papagni potrebbe dare continuità alle sue scelte puntando sul bomber di Fiuggi oppure rilanciare il centravanti siciliano, apparso in ottima forma durante gli ultimi allenamenti. Alla seduta di ieri pomeriggio ha preso parte anche Ivano Pastore, che con Toledo ha seguito un programma personalizzato. Dovrebbe tornare disponibile tra una ventina di giorni.
Papagni spinge il Taranto L'influenza è solo un lungo (e fastidioso) ricordo. Aldo Papagni esce in fretta dagli spogliatoi dopo l'amichevole con la Virtus. E' una serata di buone notizie: la luce è tornata, l'impianto di illuminazione ha “acceso” lo Iacovone. Il Taranto va: anche se è solo un allenamento, anche se l'avversario non è di pari grado, anche se le assenze “pesanti” (Mancini in primis) si faranno sentire a lungo.
Taranto, sei gol alla Virtus Il Taranto ha tastato ieri sera la luce dei riflettori in vista dell’impegnativo match di dopodomani contro la Sambenedettese (ore 20,45, diretta su Raisport Sat), affrontando in amichevole la balda formazione della Virtus Taranto (Prima categoria), allenata da mister Di Ponzio. L’unico assente è stato Ambrosi, rimasto a riposo precauzionale per via di un indolenzimento ad un polpaccio. Le cose migliori si sono viste nella ripresa allorchè mister Papagni (oramai definitivamente rimessosi dall’influenza) ha schierato quella che per 10/11 potrebbe essere la formazione che affronterà i marchigiani di mister Ugolotti. Barasso in porta; Cosenza, Prosperi, Caccavale, Colombini in difesa; Catania, Cejas, De Liguori, Zito in mezzo; Cammarata e Deflorio in avanti. Si è particolarmente messo in evidenza Cammarata, autore di un bel poker di reti, sottolineato con ampi applausi dal numeroso pubblico presente. Ma sarebbe ingeneroso non sottolineare la buona prova della intera squadra, apparsa smaniosa di cancellare le due sconfitte consecutive di Avellino e Ravenna (entrambe assolutamente immeritate). Per la cronaca in questa seconda frazione di gioco la Virtus ha segnato il suo gol della bandiera sia pure tramite una sfortunata autorete di Caccavale. Nel primo tempo, invece, Papagni ha effettuato qualche esperimento tattico. Inizialmente sono scesi in campo Faraon (Barasso difendeva la porta degli sparring-partner); Mortari, Castroni, Silvestri, Panini; Mika, Larosa, Mancini, Toledo; Pasca, Scarci. L’inserimento di Prosperi per Toledo dopo 18' ha avuto come conseguenza l’avanzamento di Mortari come esterno sinistro (il leccese è veramente piaciuto in quello che può considerarsi il suo ruolo più naturale). Contestualmente Larosa si è abbassato in difesa con l’avanzamento di Silvestri (altro elemento che potrebbe tornare utile alla rosa). Il terzo esperimento è stato lo scambio di posizione per dodici minuti fra Panini e Mortari prima che quest’ultimo avanzasse in mezzo. Per la cronaca hanno realizzato Pasca su rigore e lo stesso Mortari (gran bel gol). Notizie poco confortanti dalla Disciplinare che ha respinto il ricorso avverso le cinque giornate inflitte a Mancini per il brutto episodio di Avellino con l’arbitro Baracani. Nel pomeriggio penultima seduta. Domani rifinitura e trasferimento nel ritiro di Castellaneta Marina. di Giuseppe Dimito
Papagni ci crede Aldo Papagni ha fatto il punto della situazione al termine del galoppo propedeutico all’impegno di lunedì sera: «La squadra mi è parsa tonica e, soprattutto, vogliosa di riprendere la marcia verso le zone più alte della classifica. Le sconfitte incassate nelle due trasferte di Avellino e Ravenna mi amareggiano, ma non mi preoccupano più di tanto. In entrambe le gare abbiamo offerto delle prestazioni a mio modo di vedere rassicuranti sotto il profilo del gioco. Gli insuccessi sono dovuti a sfortunati episodi isolati. Dovremo soltanto essere più cinici e concreti sotto la porta avversaria. Quello che ancora non mi scende giù sono le espulsioni di Mancini e Toledo. Devo ammettere che sono sinceramente preoccupato perché il ripetersi di simili ed incresciosi “incidenti di percorso” minano il buon andamento del campionato». In merito all’adattamento dei suoi ragazzi alla luce dei riflettori, chiosa: «La luce non ci ha dato tantissimi problemi. Piuttosto è la condizione del terreno di gioco che ha provocato qualche risentimento: l’umidità della sera ha prodotto qualche problema in fatto di equilibrio». Sul prossimo avversario, la Sambenedettese, dice: «Si tratta di un complesso dotato di un buon organico, che nella seconda parte del girone d’andata ha fatto punti e gioco». Per quanto riguarda lo stadio ieri la Commissione provinciale di vigilanza sul pubblico spettacolo ha effettuato un sopralluogo informale constatando che i lavori sono quasi tutti ultimati (da completare solo la centralina elettrica). La verifica ufficiale avrà luogo lunedì mattina. Domani è previsto l’arrivo di un ispettore della Lega di Firenze che ha chiesto di visitare lo Iacovone. Lo accompagnerà il dott. Giusti, vicario della Questura. di Giuseppe Dimito
Cammarata, ricordi?
Fabrizio Cammarata non sa ancora se andrà in campo dall'inizio o partirà dalla panchina:
«Non è una domanda che dovreste rivolgere a me, tra l'altro. Perché non sono l'allenatore». Però aggiunge, a mezza voce:
«Certo panchina ne ho fatta un po'...». Sorriso amaro. Eppure sorriso. Perché Cammarata sa - il mercato lo ha confermato - di avere il suo ruolo nel progetto del Taranto e di Papagni. E sa attendere anche in panchina.
«E' logico, però. Che la panchina non è un piacere: non lo è per nessun calciatore, del resto». Nessuna polemica, però. Mai una parola fuori posto. Al massimo il silenzio che si è autoimposto qualche settimana fa:
«Fare polemiche vuol dire non essere un professionista, non capire che c'è chi decide - che è l'allenatore - e chi accetta - che è il calciatore. Il silenzio, invece, non è una scelta nuova: mi è capitato anche in passato di decidere così. Perché a volta è meglio star zitti che dire stupidaggini».
Iacovone, torna l’energia elettrica Manca solo l’ufficialità, ma si può anticipare che Taranto-Sambenedettese, in programma lunedì prossimo, ore 20,45, con diretta satellitare su Raisport, si disputerà allo “Iacovone”. I lavori, iniziati ieri mattina alle ore 9, dovrebbero terminare in giornata. In... campo (è proprio il caso di dirlo) sono scesi per primi i tecnici di una società, inviati dal Comune, per riparare i guasti della centralina elettrica che dà luce all’intero impianto. E’ stato ripristinato il cosidetto “sistema-salva vite” che garantisce tutti i presenti dai pericoli della dispersione di corrente. Oggi sarà la volta di un’altra società, che opererà per conto della Taranto Sport, a procedere alla sistemazione di tutti i danni procurati dai tifosi foggiani il 17 dicembre scorso in Curva Sud. La Commissione provinciale di vigilanza sul pubblico spettacolo ha già fissato per domani mattina il sopralluogo di verifica. Subito dopo dovrebbe firmare il relativo verbale con il quale revocherà l’inagibilità decretata lunedì scorso e consentire l’effettuazione del match. E le buone notizie non finiscono qui. Questa mattina, dalle 8 alle 9, tecnici dell’Enel e della Taranto sport, lavoreranno per ripristinare finalmente l’energia elettrica che mancava dallo stadio dal lontano 19 ottobre. In tal maniera lunedì sera allo Iacovone saranno funzionali tutti i fari di cui l’impianto dispone. La squadra, intanto, ha proseguito ieri con una doppia seduta la preparazione in vista dell’impegnativo match contro la Sambenedettese di mister Ugolotti. Deflorio è guarito. Ieri il capitano ha effettuato entrambe le sedute con i compagni: la botta al polpaccio rimediata a Ravenna è un lontano ricordo. Oggi è prevista la canonica partitella infrasettimanale. Inizierà alle ore 17 per far abituare i rossoblù alla luce dei riflettori. Papagni difficilmente scopre le carte circa la formazione. Il dilemma è verificare se intende confermare la stessa formazione di Ravenna oppure inserire uno o al massimo due ritocchi. di Giuseppe Dimito
Le certezze di Colombini Con l’addio di Tore Pinna era l’unico calciatore a poter vantarsi di aver sempre giocato con la casacca del Taranto in questa stagione. A Ravenna, però, è toccato anche a Francesco Colombini finire anzitempo sotto la doccia nella speranza di recuperare lo svantaggio (Papagni lo ha sostituito con Piroli). «C'era la necessità di inserire un altro attaccante - esordisce il difensore toscano - ed era più opportuno tenere in campo i miei compagni di reparto che sono abili nel gioco aereo. E poi una scelta dell’allenatore non va mai sindacata. Papagni ha dimostrato concretamente di mettere sullo stesso piano tutti i calciatori. In altre circostanze ha preferito sfruttare le mie qualità sulla fascia, avanzandomi a centrocampo». Le dichiarazioni rilasciate nell’immediato gara da Colombini sono apparse subito abbastanza significative. «Le confermo. Non vedo alcun difetto nella nostra prestazione, è mancato soltanto il gol. Ma le qualità dei nostri attaccanti sono acclarate: Deflorio, che a Ravenna ha fallito due occasioni, è stato decisivo in tante altre circostanze. Purtroppo abbiamo subito il gol sull'unica conclusione degli avversari e dopo è stato molto più difficile rendersi pericolosi. Avrei preferito perdere in maniera netta e riflettere, successivamente, sugli errori commessi. Ma in questa situazione dobbiamo soltanto riversare sul campo la cattiveria agonistica che coviamo dalla trasferta di Avellino». Il calendario, adesso, potrebbe aiutare il Taranto che, nelle prossime quattro settimane, giocherà tre volte allo "Iacovone". «In casa abbiamo una marcia in più - prosegue - adesso dovremo acquisire un rendimento più equilibrato per ambire ad un traguardo importante. Ma ho sempre detto che dobbiamo pensare a noi stessi. Quando esprimiamo tutto il nostro potenziale, difficilmente i risultati non ci premiano. La Sambenedettese? E' una buona squadra che, con l’arrivo di Ugolotti, si è ricompattata inanellando una serie di risultati positivi. E ha alcune individualità molto interessanti: Visone e Loviso sono giovani di grande valore per questa categoria, Morante è all’apice della sua carriera». Con sedici reti al passivo il Taranto può vantare la seconda miglior difesa del campionato - ha fatto meglio il Foggia con undici gol subiti. Per Colombini i meriti sono soprattutto del tecnico. «Mi era già capitato con Foschi - alla guida del Novara che, nella stagione 2002-03, fu promosso in C1, ndr - di trovare un allenatore che studiasse meticolosamente le altre formazioni. Papagni fa vedere diversi filmati per illustrarci le caratteristiche di ogni giocatore. Curiamo la fase difensiva in maniera scrupolosa, grazie anche al contributo degli attaccanti che pressano sin dalla metà campo avversaria». di Fabio Di Todaro
Prosperi non fa calcoli Tempo di compleanni. Si è celebrato pochi giorni fa quello di Aldo Papagni sulla panchina del Taranto. Si avvicina anche il primo anniversario di Fabio Prosperi. Un giocatore completamente diverso, a distanza di dodici mesi. Da elemento utile per puntellare il reparto difensivo, Prosperi è diventato in breve tempo una colonna portante della retroguardia rossoblu. Nonostante la modestia («Siamo una squadra tecnica, a parte il sottoscritto - dice di sè il 27enne pescarese), Prosperi guida un settore che è il secondo del campionato, il migliore nella specifica graduatoria delle gare casalinghe. Quei pochi gol incassati hanno acuito l'amaro retrogusto delle gare di Avellino e Ravenna. Troppo simili per non riflettere. I giorni che passano aiutano a dimenticare. Resta la rabbia o un vocabolo più “profondo” per dirla come il giocatore rossoblu.
«La sconfitta di Ravenna - dice - è stata assorbita. Più che rabbia, mi ha dato fastidio perdere una gara del genere. A ripensarci anche un pareggio ci poteva andare stretto. Dispiace perchè la prestazione era stata centrata. Ci si può consolare con il fatto che la classifica non si è stravolta. Siamo a contatto con le prime, pienamente in corsa per i playoff».
Caso-Iacovone, si apre uno spiraglio S'è aperto ieri sera, intorno alle 19, uno spiraglio per la risoluzione della spinosa questione stadio "Iacovone". È stato il presidente Luigi Blasi a scuotere l’ambiente assumendo interessanti decisioni che, tuttavia, dovranno essere rese operative in tempi brevissimi: entro domani al massimo. Stamane l’esperto di elettricità del Taranto incontrerà l’ing. Matichecchia, che opera per conto della Prefettura, per concordare quanto c'è da fare per sistemare la centralina generale dell’intero impianto che abbisogna di interventi strutturali urgenti (sembra che mancherebbe addirittura il cosidetto "salva vita"). Contemporaneamente depositerà una relazione, ovviamente di parte, nella quale escluderebbe ogni pericolo di dispersione per il generatore di corrente. Sempre oggi o, al massimo domani, dovrebbero essere effettuati, a cura della Taranto Sport, i lavori di bonifica della Curva Sud, gravemente danneggiata dai tifosi foggiani il 17 dicembre scorso. Il costo del ripristino è stato valutato dagli esperti ufficiali in 38mila euro e la relativa spesa graverà, come già deliberato dal giudice sportivo, sul "portafoglio" 1della società dauna. Per avere, tuttavia, la revoca dell’inagibilità dell’impianto serve il provvedimento della stessa Commissione provinciale della Vigilanza sul pubblico spettacolo la quale dovrà ritornare allo "Iacovone" a lavori totalmente eseguiti (sabato o, meglio, lunedì mattina). Intanto ieri pomeriggio è ripresa la preparazione della squadra in vista dell’impegnativa gara con la Sambenedettese (diretta lunedì prossimo su Raisport Sat, ore 20,45), il cui diesse è Beppe Pavone, indimenticato esterno destro offensivo (ai suoi tempi veniva chiamato ala destra) del Taranto degli anni '80. Papagni ha seguito il lavoro in borghese. Deflorio si è allenato a parte. C'era il ceko Mika, l’esterno offensivo in prova. Oggi doppia seduta. Domani sera (ore 17) è previsto il test infrasettimanale contro gli Allievi sotto la luce dei riflettori. Indisponibili ancora Mancini e Toledo (per il brasiliano sarà l’ultima giornata), bisognerà vedere se Papagni apporterà qualche ritocco alla squadra: rientra Catania? di Giuseppe Dimito
Mercato bloccato Sfumata la possibilità di mettere a disposizione del tecnico Papagni i nuovi acquisti sin dalla gara con la Sambenedettese, il mercato del Taranto sembra aver subito un parziale rallentamento. A questo punto è ipotizzabile che qualche novità possa registrarsi nella prossima settimana. La strategia del club di via Umbria è ormai delineata: il diesse Evangelisti vorrebbe rinforzare l’organico con un centrocampista centrale, un esterno in grado di agire su entrambe le fasce e una prima punta che consenta al reparto offensivo di ripristinare il buon feeling con la porta. Falso in bilancio meneghino Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Marco Varaldi, Simone Brunelli, Matteo Giordano e Ronny Toma. Sono i nomi di alcuni calciatori scambiati a prezzo d’oro tra Inter e Milan che, grazie a questi scambi fittizi, poterono iscrivere nel proprio bilancio plusvalenze per 14 e 12 milioni di euro. Giocatori che risultano sconosciuti anche ai più improbabili patiti di almanacchi e che in serie A nel Milan e nell'Inter non hanno mai giocato, pur essendo stati apparentemente acquistati e venduti per milioni di euro. E' la tecnica della plusvalenza: la squadra A vende alla squadra B un giocatore, e viceversa. Il suo costo originario è mille euro, ma le due società decidono di scambiarseli a 10 milioni di euro l'uno. In realtà soldi non se ne vedono, ma nel bilancio risulta un + 9 milioni di tutto rispetto, specie se le società hanno ambizioni di Borsa o la necessità di iscriversi a un campionato. Più naturalistica la definizione della plusvalenza da parte di Vittorio Uckmar, professore di scienza delle finanze e presidente della Covisoc fino al 2001:
«è il trucco più in voga: lo scambio dei giocatori, un cane pechinese da 1 miliardo per 2 gatti siamesi da mezzo miliardo», con tutto il nostro rispetto per i calciatori, probabilmente ignari del proprio
"valore", citati pocanzi.
Deflorio non se lo perdona Due giorni di riposo, magari passati a riflettere sul secondo stop consecutivo. Ravenna tanto simile ad Avellino, nel suo sviluppo e purtroppo nel suo epilogo. Oggi pomeriggio si riprenderà la preparazione in ossequio ad una settimana che posticipa di un giorno il suo canonico cammino. La ragione sta nel posticipo di lunedì sera che vedrà di fronte Taranto e Sambenedettese.
Taranto, Carcione ha molti pretendenti Sono giorni di lavoro oscuro, di incontri segreti per gli uomini mercato del Taranto, ma la sensazione è che per qualche altro colpo bisognerà pazientare ancora un po’. Il diesse Evangelisti continua a girare l’Italia alla ricerca di quei rinforzi necessari per affrontare con maggiori garanzie il girone di ritorno. Per la società del presidente Blasi il principale punto di riferimento in questa sessione invernale di contrattazioni resta sempre il Genoa, a cui sarebbero state chieste informazioni su due giovani, l’attaccante esterno Aurelio ('86) e il centrocampista offensivo Zeytulaev ('84), quest’ultimo tra gli obiettivi anche del Verona. Ma oltre ai due genoani lo staff di via Umbria sta valutando altre possibili soluzioni. Coralli è uno dei nomi caldi per innervare l’attacco. Il Taranto si sarebbe inserito di traverso nella trattativa che dovrebbe portare la punta della Lucchese al Foggia (insieme a Grabbi), nel tentativo di accaparrarsi il giocatore. Sul taccuino di Evangelisti resta annotato anche il nome di Giglio, ma difficilmente il Gallipoli lo cederà a una diretta concorrente per i play off. Per quanto riguarda il centrocampo da oggi si aggrega in prova al gruppo un esterno. Si tratta del 24enne bulgaro Tomas Mika, segnalato, pare, dall’ex tecnico rossoblù Salvo Bianchetti. Entro venerdì toccherà a Papagni valutarlo e capire se può fare al caso del Taranto, sempre sulle tracce di Carcione del Cassino per colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Danucci. Ma il contratto pluriennale che lega il giocatore alla società laziale rappresenta un ostacolo difficile da superare per il Taranto. Su Carcione ci sono anche Vicenza, Mantova e Catania e non è escluso che se lo assicuri proprio quest’ultimo, lasciandolo a Cassino fino a giugno o girandolo in prestito ai rossoblù. Sul fronte cessioni anche Malagnino ha cambiato casacca. Il giovane centrocampista manduriano è passato in prestito al Monopoli, squadra che punta alla promozione in C1. Per Silvestri invece si è fatta avanti la Pro Vasto, in vantaggio sul Cassino. di Enrico Sorace
Ambrosi e il mal d’attacco Un piccolo infortunio prima, poi il "mal d’attacco" del Taranto. La nuova sindrome del Taranto ha contagiato anche Alessandro Ambrosi - miglior realizzatore rossoblù con 7 reti in 15 apparizioni - a digiuno dal derby con il Martina. Assente in occasione della debacle di Teramo, il bomber di Fiuggi è tornato in campo con la Salernitana senza riuscire più ad apporre la sua firma in calce al tabellino. E risulta, adesso, un utile interlocutore per analizzare il momento poco brillante vissuto dalla squadra.
Stadio Iacovone, il tempo stringe Nessun atto concreto ha seguito la dichiarazione d’inagibilità dello Iacovone emessa ieri l’altro dalla Commissione provinciale di vigilanza sul pubblico spettacolo. Degli attesi ed urgenti lavori, nemmeno l’ombra. Il Taranto ha fatto effettuare ieri una perizia di parte dal tecnico che ha curato l’installazione del generatore di corrente allo stadio nella quale si dice che non ci sarebbe alcuna dispersione di corrente. In mattinata sarà depositata in Prefettura. Indiscrezioni fondate provenienti dagli uffici tecnici comunale asseriscono che il compito di far effettuare tutti i lavori (curva Sud e centralina elettrica) spetterebbe alla società rossoblù in virtù dell’accordo raggiunto a novembre scorso fra l’ente civico (tramite il subcommissario Iaculli) e la Taranto Sport (presidente Blasi). La disputa giuridico-legale è, dunque, già nata. Verosimilmente si ricorrerà alle vie legali con l’intervento della Magistratura. Il campionato, intanto, bussa alle porte. Lunedì sera (diretta su Raisport Sat, ore 20,45) c'è Taranto-Sambenedettese. Le ipotesi più concrete portano o ad un rinvio o alla disputa del match in un altro stadio limitrofo (lo deve reperire il Taranto, caso contrario c'è il rischio di perdita della partita per 0-3). La squadra riprende oggi la preparazione. Da verificare le condizioni di Papagni (potrebbe solo seguire dall’esterno l’allenamento), Deflorio (la contusione alla coscia sta un pò meglio) e Cammarata (dovrebbe essere guarito dall’influenza). Pastore si riaggregherà sabato al gruppo. La società è stata multata di 1200 euro. di Giuseppe Dimito
Esigenze individuate, correzioni necessarie E’ la cronicità che adesso preoccupa. Il ripetersi ciclico della solita analisi: di una squadra che disegna calcio apprezzabile per larghi tratti della partita ma che perde sistematicamente l’occasione per prendersela. E accatasta rammarico, ostaggio di un’inconcludenza che ormai è ufficialmente un problema. Il più grosso, almeno. Perché l’assenza di qualità in mezzo, temporanea ma non troppo (Mancini starà ancora fuori a lungo), si manifesta dopo: quando c’è da recuperare o da riprendere il ritmo della partita. Quando il momento buono è stato sciupato, quando tutto è rimasto incolto. La gara di Ravenna è come tante: alcune perse, alcune pareggiate, tutte sprecate. Tutte lasciate andare, sfuggite come un pugno di sabbia al primo soffio di vento. Con occasioni che, numericamente, sono inferiori al volume di gioco prodotto. Che poco rispecchiano i valori messi in campo. E che, peraltro, non tesaurizzano la superiorità del momento. E’ in queste difficoltà che il Taranto continua ad incagliarsi. Per una ragione tecnica paradossale: il gruppo di Papagni non ha giganti dell’area ed è costretto a manovrare fino all’ultimo, senza avere grosse capacità di sintesi. Ha segnato ventiquattro volte senza possedere Evacuo e Biancolino o Succi e Chianese (coppie da ventitre gol). E ogni volta riedita le proprie pecche, esagerando con le giocate e privandosi del colpo fortuito. E’, tornando indietro, la differenza di Ravenna: ha deciso il gol casuale raccolto da Succi, ma ha anche deciso il maggior peso individuale degli attaccanti altrui. Ecco il paradosso: il Taranto è costretto a giocare sempre bene per ricavarsi un tiro, spesso agli altri basta semplicemente affidarsi un uomo. Questioni di individualità e di attitudini. E, nel caso dell’ultima partita, anche questione di somma di qualità: il Taranto aveva solo tre uomini potenzialmente in grado di fare gol (Deflorio, Ambrosi e Zito) e una vasta comitiva di operai. Incidono le assenze, ma l’emergenza non finirà oggi. Rischia di ripresentarsi tale e quale (o peggiore: dipende dalle condizioni di Deflorio) anche lunedì. E, quindi, c’è qualcosa da ripensare. Tatticamente (bisogna trovare altre vie al gol e altre forme di concretizzazione del gioco) e numericamente. Perché è anomalo che diventi cortissima la panchina di una squadra che abbondava di giocatori solo qualche giorno fa. Occorre concentrare gli sforzi: questa sconfitta può essere rischiosa sia se analizzata con troppo catastrofismo sia se presa con eccessiva superficialità. Ha indicato le esigenze, individuali e di squadra. Ha spiegato, in più rispetto a quanto deciso prima (il bisogno di un centrocampista di qualità e di un esterno), che forse non è sufficiente lo spirito di sacrificio di Ambrosi, che rischia di essere parziale (soprattutto per le botte che riceve) il contributo di Deflorio e che il processo di adattamento di Cammarata non procede spedito. Tutti servono, ma non è detto che insieme bastino. Ma concentrare gli sforzi vuole dire non sprecare parole inutili. Fare quello che serve, rimuovere anche i malumori che si percepiscono. Senza sfruttare il momento per soffiare nella direzione contraria. Accade, purtroppo. di Fulvio Paglialunga
I nuovi bisogni della squadra La vera domanda non è perché il Taranto ha perso a Ravenna. Conosciamo già le risposte: per un gol balordo e per l’impossibilità, subito evidente, di recuperarlo. La vera domanda è che cosa ha impedito alla squadra di organizzare una reazione plausibile, fatta cioè di idee spendibili, di limpidezza di trama e di chiare occasioni. C’è poco, dopo il beffardo gol di Succi. Poco gioco, poca costruzione, poca genialità. È giunto il momento di chiedersi perché. L’indisponibiltà simultanea di Mancini e Toledo, bloccati da squalifiche lunghe, spiega molto. Spiega i ritardi e i rallentamenti. Spiega le incomprensioni e le discrepanze. Spiega la confusione e lo smarrimento. Ma non giustifica tutto. Perché Mancini e Toledo che vengono meno, privando la squadra del loro contributo, sono una parte del problema, la più nota. E se il problema fosse più complesso? Ecco la vera domanda, alla quale non si deve più sfuggire, cominciando ad interrogarsi sui reali bisogni del Taranto, quelli nuovi. Quelli che fanno riferimento al peso specifico delle assenze (il dinamismo di Mancini, la qualità di Toledo) e alle sopraggiunte necessità dell’organico, la cui presunta ricchezza è ora in discussione, dopo alcune partenze (Pinna, Danucci, Piroli) e in vista di qualche arrivo ulteriore (oggi potrebbero esserci delle novità). Nell’attesa, però, bisogna tamponare l’improvvisa normalità di una squadra che ha perso fantasia ai lati, che è priva di interni di centrocampo capaci di dettare i tempi di gioco, assumendosi la responsabilità di visualizzare la manovra, e che ora fatica a trovare il gol. È questa ondata di normalità ad appiattire la produzione, rendendo vano ogni lodevole sforzo. Come il primo tempo di Ravenna: carico di intenzioni e povero di concretezza. E in questa inattesa normalità che sta rischiando di disperdersi la vera differenza del Taranto, quella che gli ha consentito di mettere insieme 29 punti, stazionando stabilmente nella zona playoff. Una differenza che era e resta soprattutto tecnica. E che solo interventi mirati sul mercato possono ripristinare, andando incontro alle esigenze del gruppo. Serve un centrocampista che riassuma in sé le caratteristiche di Mancini e di Danucci. E che, aggiungendosi a De Liguori o a Cejas, costituisca un asse mediano completo, in grado cioè di garantire corsa e ragionamento. Serve un esterno di qualità, che possa indifferentemente tornare utile sia a destra che a sinistra. E che non faccia rimpiangere, ogni volta che manca, l’estro e l’impre v edibilità di Toledo. E serve un attaccante diverso. Possibilmente una prima punta. Un attaccante che alleggerisca il reparto avanzato. Gli tolga qualche anno e gli restituisca un po’ di tipicità. Quella richiesta dalla categoria. Un attaccante svelto, scaltro, "canaglia". Uno che la butti dentro ogni volta che può. Perché questo Taranto travolto da improvvisa normalità ha bisogno ora di aderire alle pieghe del campionato. Di calarsi definitivamente nella parte. Forse non ci sono in giro squadre letteralmente più forti del Taranto. O che giochino decisamente meglio. Ma squadre più adatte alla categoria, e quindi più pronte, sì. Occorre recuperare margini di adattabilità. Per farlo, però, servono scelte condivise e una visione unica. E serve, soprattutto, una rinnovata "complicità" tra area tecnica e area decisionale. di Lorenzo D'Alò
Papagni non si preoccupa La febbre non si cura con le sconfitte. Infatti Aldo Papagni è ancora ammalato. Alle prese con termometro e antibiotici. Abbattuto non per colpa del Taranto. Papagni parla con un giorno di ritardo: dopo aver visto la partita in tv, dopo averci pensato abbondantemente.
Taranto, missione in Liguria La sconfitta subita a Ravenna ha obbligato i dirigenti del Taranto ad accelerare le operazioni di mercato. Già sabato, per la verità, il diesse Evangelisti ha effettuato l’ennesimo tentativo per l’attaccante Pellè direttamente a Cesena, ma il club bianconero ha risposto ancora picche, chiudendo definitivamente la questione. Il calciatore, di proprietà del Lecce, resterà in Romagna fino a giugno. Lo staff operativo rossoblù ha così cambiato obiettivo, considerato anche che Grabbi, 31enne centravanti genoano, si è praticamente accordato con il Foggia. Il primo rinforzo per l’attacco potrebbe essere il giovane Longobardi della Nuorese (sembra che l’operazione sia quasi definita) Ieri altra missione in Liguria per la triade di via Umbria, ormai legata da ottimi rapporti alla società del presidente Preziosi, che ha già mandato in prestito a Taranto il portiere Barasso. Con i dirigenti del Genoa si sarebbe parlato dell’esterno di centrocampo Aurelio, dell’attaccante uzbeko Zeytulaev e dalla giovane punta Diogo. Il Taranto ha, però, bisogno anche di un paio di centrocampisti, un centrale e un esterno. Per il primo ruolo, sfumato Maschio (tentato dal triennale offertogli dalla Reggiana), le attenzioni si sono spostate su Imperio Carcione. Ma non sembra facile strappare al Cassino il promettente centrocampista su cui hanno messo gli occhi numerosi club di A e B. Il diesse Evangelisti sta provando a bruciare sul tempo la concorrenza, cercando un accordo col club laziale, dove sarebbe dirottato Silvestri. Più difficile, invece, reperire un esterno, anche perché il monzese Carboni è destinato al Catanzaro e La Vista del Bari si è accasato al Pescara. L’obiettivo è Caccavallo, che il Taranto vorrebbe ottenere in prestito dal Lecce dove con l’arrivo di Papadopulo potrebbe trovare poco spazio. In uscita, intanto è ufficiale il passaggio di Piroli alla Spal (C2), ma si profila anche la cessione di Panini richiesto dall’ambiziosa Cavese. di Enrico Sorace
Iacovone inagibile, Taranto nei guai Lo Iacovone è inagibile. Lo ha dichiarato ieri mattina la Commissione Provinciale per il pubblico spettacolo al termine di un lungo e scrupoloso sopralluogo. Erano presenti il Vicario della Questura, dott. Giusti, il vice Prefetto, dott. Sessa, il rappresentante dei Vigili del Fuoco, ing. Lombardi e quello del Comune, geom. Piccolo. Non c'era nessun rappresentante del Taranto. Sostanzialmente due i motivi che hanno costretto la Commissione a verbalizzare la decisione: lo stato di degrado in cui versa la Curva Sud gravemente danneggiata dai tifosi del Foggia il 17 dicembre scorso (bagni non utilizzabili, gradoni dissestati, una porta d’ingresso divelta, sdradicati i fili elettrici del settore) per il cui ripristino occorrono 38mila euro; alcune non lievi anomalie della centrale elettrica di tutto lo stadio che lo pone non in sicurezza (non solo per la notturna di lunedì contro la Sambenedettese, ma anche per incontri diurni come evidenziato dai tecnici presenti). La Commissione, tuttavia, per andare incontro alle esigenze della società e dei tifosi, ha stabilito che se entro i prossimi quattro-cinque giorni (comunque prima del match di campionato) Comune di Taranto o Taranto Sport dovessero ottemperare al ripristino della situazione, l’inagibilità sarà revocata. In ogni caso la decisione finale spetterà allo stesso Comune jonico il quale, alla vigilia di ogni gara interna, concede alla società rossoblù l’autorizzazione alla disputa della partita stessa. Per quanto riguarda gli allenamenti non dovrebbero sorgere problemi: la squadra, verosimilmente, potrà tranquillamente lavorare, a partire da domani. Il direttore Galigani, assente da Taranto, ieri sera ha detto: «Domani (oggi, n.d.r.) torno in fretta in città e corro dal Prefetto per discutere il grave problema. A mio modo di vedere tutto deriva dalla mancanza dell’energia elettrica». A quest’ultimo proposito sembra che fra Comune di Taranto e società rossoblù ci sia un contenzioso. L’ente civico vanterebbeì un credito di circa 16mila euro nei confronti della Taranto Sport. Quest’ultima risponderebbe di aver assolto all’onere facendo scrivere sulla maglia dei giocatori “Taranto d’amare”. La situazione è, dunque, quanto mai confusa ed incerta. Servono denaro fresco e buona volontà per scongiurare il pericolo rinvio della partita lunedì prossimo. di Giuseppe Dimito
«Ingiuste certe critiche»
A Ravenna Aldo Papagni non c'era, bloccato da una fastidiosa forma di faringite accompagnata da un violento attacco influenzale. E senza la sua guida tecnica il Taranto ha perso la seconda gara consecutiva, sciupando diverse occasioni nel primo tempo e subendo una rete stupida ed evitabile nella ripresa. Ma il tecnico di Bisceglie ha seguito la gara in tv, mantenendosi in continuo contatto con il direttore sportivo Evangelisti. A ventiquattro ore di distanza la sua condizione è un tantino migliorata - dovrebbe guidare nuovamente la squadra da mercoledì pomeriggio -. Il pensiero sulla partita, invece, non si discosta molto da quello esposto a caldo.
«Mi è piaciuta la prestazione dei ragazzi - ha esordito -
e se fossimo passati in vantaggio staremmo facendo sicuramente discorsi differenti. Non mi piace parlare degli assenti, ma non bisogna dimenticare che senza Mancini e Toledo avremmo potuto accusare un contraccolpo notevole. Invece abbiamo messo in pratica le nozioni sulle quali avevamo lavorato durante la settimana, disputando una gara decisamente positiva». Due occasioni limpide nel primo tempo, entrambe capitate al capitano Deflorio. E altrettanti errori, non sufficienti
«per mettere in dubbio le qualità del nostro reparto offensivo. Abbiamo tre attaccanti di grande spessore - è il Papagni-pensiero -
ed un reparto che, numeri alla mano, ha il quinto miglior rendimento del girone. Ho sentito diverse critiche dopo la partita. Ritengo che sia sempre utile fare memoria. Rispetto al match di Perugia, giudicato tra i migliori del nostro campionato, c'erano tre differenze nell’undici di partenza
- Barasso, Caccavale, Zito, ndr -. E anche al "Curi" abbiamo giocato con Cejas e De Liguori nel ruolo di interni di centrocampo. Ribadisco questo concetto per far notare che nel calcio contano soltanto i risultati». Rispetto al blitz compiuto in terra umbra, però, il Taranto non ha potuto contare sull'acceso dinamismo di Mancini e sulle improvvise folate di Toledo. Perdendo, progressivamente, la possibilità di inventare la giocata risolutrice, fino alla sostituzione di Deflorio (il capitano aveva chiesto il cambio già nell’intervallo in seguito ad una forte contusione al quadricipite).
«Sono defezioni importanti, ma il mio compito è quello di trovare le soluzioni più adatte. Abbiamo altri elementi con diverse caratteristiche e ritengo che i centrocampisti abbiano disputato una prestazione soddisfacente. Il Ravenna ha creato meno di noi, sebbene a centrocampo avesse un elemento di grande qualità come Sciaccaluga
Taranto, l'attimo sbagliato
Un pallone che rimbalza, un astuto avversario che lo arpiona: le speranze si infrangono nel minuto in cui la sorte si gira dall'altra parte e Succi si trova nel posto giusto. Un minuto solo. E' l'attimo in cui il Taranto crede di poterla fare franca a Ravenna. In cui sceglie il pensiero di ripiego, dopo un primo tempo impiegato ad accumulare vanamente meriti. Cade, senza darsi un perché. O dandosene troppi.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
BARASSO - La sua valutazione va senza dubbio posticipata. Perché mostra sicurezza, doti fisiche e tempismo nelle uscite, ma in realtà non è mai impegnato dal Ravenna, che tira in porta solo in occasione del gol. Sul quale, va detto, non ha colpe: 6
Domenica di rimpianti Alla seconda sconfitta consecutiva, può anche scattare un allarme. Sul mercato, forse, è necessario entrarci con più decisione per innervare la squadra di pedine utili.
Taranto, uno stop doloroso
Un gol stupido per una sconfitta dolorosa. Questa è la sintesi. A Ravenna il Taranto perde, scivolando sulla buccia dell’e pisodio: unico e tragico. Può capitare. Ma la lezione è un’altra. A Ravenna il Taranto perde perché nel momento di maggior bisogno incespica nell’ispirazione, non trova le coordinate del gioco, banalizza la manovra. Non riesce, cioè, a costruire una reazione plausibile. Era nel conto che potesse succedere, vista la qualità degli assenti. Senza il dinamismo illuminato di Mancini e senza la fantasia tagliente di Toledo, l’appiattimento è un rischio possibile. Quando si presenta, non ci sono rimedi. Mancini e Toledo erano e restano squalificati. Questo è il guaio. E questo è il rammarico. L’episodio che condanna il Taranto si colloca al 19’ della ripresa, la porzione di partita più confusa e preoccupante. Chianese rifinisce forse col tacco, Succi non controlla, Caccavale non intercetta, Cosenza allontana il pallone, che rimbalza sul corpo di Prosperi e resta lì, in area: Succi si gira e infila Barasso. E’ un gol stupido perché non premeditato. Il Ravenna non lo prepara, però lo trova. Il Taranto non se l’aspetta, però lo incassa. Il calcio è così. Spesso dà e toglie senza alcun preavviso. La lezione si spalma nei minuti che separano il Taranto dalla sconfitta, quando la squadra di Papagni (rimasto a casa perché influenzato) constata la propria inadeguetezza propositiva. Non smette di giocare, ma si accorge di non potercela più fare. La scoperta procura ansia. L’ansia genera approssimazione. Tutto, dalla disavventura del gol in poi, diventa evidente (l’impotenza, la disarmonia, la macchinosità) e impossibile (raggiungere il pareggio). Il Taranto perde anche per ciò che non riesce a cogliere nel corso del primo tempo, quando gioca meglio e produce di più. Ma non finalizza, non graffia, non incide. Facendo svanire occasioni (doppia opportunità sul sinistro di Deflorio) e situazioni propizie (c’è sempre spazio dalle parti di Zito). La bontà complessiva della frazione iniziale, però, non consola. Aumenta, anzi, il rimpianto per una ripresa di diversa natura e di altro impatto. Rimpianto che alla fine diventerà fastidio, aprendo la discussione sul futuro prossimo e sulle prospettive immediate. Ciò che interessa, ora, è seguire l’evoluzione di questo strano momento. Capire dove può portare, tenendo a portata di ragionamento ciò che continuerà a mancare e ciò che servirebbe. Il virus influenzale priva il Taranto della sua guida tecnica: Papagni resta a casa e segue la partita in tv. Il telefono lo tiene collegato all’attualità del campo. Evangelisti riceve gli ordini, Degli Schiavi li esegue. Ma non è la stessa cosa. E nemmeno occorre spiegare perché. Senza sorprese la formazione iniziale. La linea mediana, svuotata dalle squalifiche e dal mercato, prevede Larosa e Zito esterni, Cejas e De Liguori in mezzo. Resta sottinteso che la manovra tenderà a svilupparsi lateralmente, evitando di transitare per vie interne. Nel Ravenna (4-4-2) c’è Chianese che sembrava non dovesse esserci. Ma non ci sono Dei e Aloe, la catena di destra. L’avvio del Taranto è speranzoso. Dialoghi serrati, fraseggi stretti, buona circolazione, briosità diffusa. Zito inventa a sinistra, Larosa riequilibra a destra, Deflorio cuce trame sulla trequarti, Cejas e De Liguori fanno massa al centro. La partita è piacevole, senza grandi picchi di bellezza. Il Ravenna ringhia su ogni pallone. Ma è il Taranto a mostrare il volto migliore, avendo un senso più spiccato del gioco. Fosse anche concreto, finirebbe il primo tempo in vantaggio. Invece Deflorio chiude male col sinistro sul cross invitante di Ambrosi in felice pressione su Gorini (18’) e non trova il pallone sull’invito basso di Zito (25’). In mezzo alle due opportunità spreca anche l’ex tarantino Pizzolla (21’). Poi tocca a Zito, attivato da Deflorio, galoppare e concludere addosso al portiere (26’). La ripresa è quasi un’altra partita. Deflorio deve abbandonare per una botta al quadricipite (entra Cammarata). La sua uscita si rivelerà penalizzante. Il Ravenna trova il gol con Succi (19’). E tutto diventa complicato. Perché Pagliari si cautela con Dicuonzo, un difensore (fuori Cavagna). E il Taranto si gioca inutilmente le sue carte residue: Catania, Piroli e il 3-4-3. Cammarata va giù in area, invocando il rigore (30’). Il Ravenna non si scompone. Poi cala la nebbia e prima che avvolga ogni cosa, compresi gli improbabili assalti del Taranto, interviene la fine. E’ dura tornare a casa. di Lorenzo D’Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò
BARASSO 6 - Non effettua parate decisive, ma l’impressione che semina è buona. Rassicurante la sua presenza fra i pali. Preciso nell’unica uscita, quando chiude l’azione avversaria, allontanando il pallone di testa.
Papagni a casa con la febbre
Aldo Papagni non è arrivato. Il tam tam si esaurisce quando le squadre entrano in campo. Tutto il prima è carico di dubbi. Durante il riscaldamento (su un campo atttiguo) non c’è: c’è Pastore che scorta il gruppo, Blasi che si accosta ai giocatori. Deduzione: Papagni non c’è. Correzione in corsa. Dicono: "E’ arrivato da pochissimo: sarà in panchina". Dietrofront: "Non è arrivato". Il tecnico guarda tutto alla tv, con il telefono in mano e senza telecomando. Non c’è tempo per la Ventura: antibiotici e partita. Febbre alta, ancora. Influenza in scivolata: fallo da espulsione. La notte non porta miglioramenti, la macchina, pronta per partire all’alba, rimane in garage. Tra Papagni e il Taranto ci sono telefonate (non molte, fanno sapere) e istruzioni date in anticipo: lo staff sa, lo staff farà. Siamo al telelavoro calcistico. Lo aveva già fatto Mancini: salendo sul pullman dell’Inter dopo un’espulsione, seguendo la gara dalla tv e continuando a dare ordini. Gregucci ne ha pensata un’altra: chiedere (e ottenere) il permesso per seguire la squadra dalla tribuna, per vederla meglio. Papagni non ha scelto, ma ha dovuto farlo. Ha chiesto senza ottenere. O senza ottenere tutto. Perché la prestazione può alleviare i sintomi, ma il risultato aggrava. Fosse possibile conoscere l’andamento della temperatura corporea si avrebbero tre sbalzi: uno per ogni errore di Deflorio (due, quindi) e uno per il gol di Succi. La salute a obiettivi, anche: legata al risultato. Nessuna dichiarazione a fine partita. Al massimo avrebbe potuto comunicare un colpo di tosse. Una squadra in mano agli antibiotici: in questa strana stagione al Taranto capita persino questo. Che il tecnico si ammali poche ore prima della partita, che non riesca a rimettersi in tempo. Incroci in cui il destino sceglie da che parte andare. Perché agli avversari la sorte sorride di più: la febbre di Chianese svanisce quanto basta per mandarlo in campo. L’incredibile umidità di Ravenna non l’avrà aiutato (nebbia dalla sera prima, campo compreso). Ma vuoi mettere i tre punti? A volte nemmeno i termometri vogliono stare con il Taranto. di Fulvio Paglialunga
Il Taranto si piega al déjà vu
“Déja vu”. Non è solo un film con Denzel Washington. E’ anche quella dannata sensazione di rivivere qualcosa di già vissuto, di già accaduto. Per i tifosi del Taranto la “paramnesia” (in italiano si chiama così) è una compagna di vita: ogni sofferenza ha un sapore conosciuto, ogni sconfitta si ricollega al passato, recente o antico che sia. Dejà vu. Come a Ravenna. Ti metti davanti al televisore e rivivi sempre lo stesso film. Quello visto ad Ancona, San Marino, Teramo, Avellino: il Taranto domina a tratti ma non assesta mai il colpo del ko. Anzi, passa in svantaggio alla prima occasione buona degli avversari. E difficilmente riesce a recuperare. La storia si ripete, l’inizio del 2007 non è diverso dalla fine del 2006. All’inizio del pomeriggio, però, non ci pensi. Il solito pranzo veloce, i soliti riti del pre-partita televisivo. Il frullatore della domenica catodica propone nell’ordine: 1) Lo spot della inquietante trasmissione “Matrimonio in tv” su Video Bergamo; 2) La figlia di Claudio Amendola che sparge lacrime sulla prima rete Rai sotto l’occhio estasiato della conduttrice. Meglio lo sport, sempre. E allora ecco Studio 100 Sat, con Umberto Pavone e la sorpresa Chiara Chiriatti della redazione leccese. In diretta da Ravenna Mimmo Nesca non se ne accorge e invia i saluti a Francesca (Rodolfo), padrona di casa delle settimane passate. Che non c’è. Ancora un attimo e arrivano le formazioni: nel Taranto manca solo... Papagni, colpito dall’influenza; i padroni di casa presentano regolarmente Chianese. Lui dalla febbre è guarito. Sugli spalti i tarantini sovrastano i romagnoli: la curva è degna dello Iacovone, come spesso capita lontano da casa. Inizia la telecronaca e... sorpresa: la seconda voce di Gianni Sebastio è un giornalista del posto, tal Fioravanti. L’accento locale è inconfondibile: sembra una scena di “Don Camillo e Peppone”. Il commentatore è un simpaticone: ci avvisa che c’è nebbia a Ravenna e che la partita rischiava di saltare. Chissà perchè, si sganascia dalle risate: forse ha trangugiato un fiaschetto di Sangiovese. La partita scorre veloce, però: ad una porta, attacca solo il Taranto. Deflorio divora la prima occasione (palla recuperata di Ambrosi) e il dèjà vu comincia ad assalirti: poi il capitano cicca la palla d’oro d’offerta da Zito e il dèjà vu ti attanaglia: non è che finisce male un’altra volta? Il nuovo portiere Barasso (da lontano sembra davvero Peruzzi...) potrebbe anche prendersi un caffè in tutta tranquillità: da quelle parti il Ravenna non ci arriva mai. Nell’intervallo BS è in collegamento da... Kiev: il cappello con copri-orecchi dell’opinionista Creti è degno di un Dinamo Kiev-Lokomitiv Lipsia di qualche anno fa. Anche Gianni Carrieri si difende dal freddo e il secondo tempo comincia. Cambia anche la musica, però: Cosenza rinvia in area rossoblu e becca Prosperi che a sua volta devia di poco e serve un assist involontario a Succi. L’attaccante romagnolo non si fa pregare: 1-0, ahinoi. La solita storia: il Taranto non reagisce, non costruisce, non tira più. Le sostituzioni non servono, non bastano cinque attaccanti: Cammarata, Catania e Piroli non cambiano il volto della partita. Gli ionici reclamano un rigore ma non c’è nulla da fare: si perde ancora. Dèjà vu, appunto. di Leo Spalluto
Secondo ko di fila Seconda sconfitta di fila in trasferta per il Taranto (il precedente ko ad Avellino il 23 dicembre scorso); sono così cinque le sconfitte stagionali per i rossoblù, una interna e quattro esterne. In questa stagione, gli ionici avevano già subito due battute d’arresto di fila, alla 3ª e 4ª giornata, perdendo per 2-1 in casa contro la Cavese e per 1-0 in trasferta contro la Juve Stabia. Deficitario in questo periodo il rendimento esterno dei rossoblù, che hanno colto un solo punto in quattro trasferte. Il Taranto dopo aver vinto a Perugia per 1-0 il 12 novembre scorso, ha successivamente perso a Teramo per 2-0, pareggiato ad Ancona per 1-1 (con la rete di Zito all’83'), infine ha incassato le due sconfitte di fila ad Avellino e Ravenna. Taranto senza gol per la quarta volta in questo torneo; in precedenza era accaduto in Juve Stabia-Taranto 1-0, Taranto-Manfredonia 0-0 e Teramo-Taranto 2-0. Sfortunato l’e s o rd i o stagionale per l’ex portiere genoano Nicola Barasso: con lui sono ora 22 i giocatori utilizzati da Papagni. Con la cessione di Pinna e la squalifica di Toledo restano solo due i rossoblù sempre presenti, De Liguori e Colombini, e quest’ultimo inoltre subisce la prima sostituzione stagionale (Colombini, così come Pinna, era finora sempre sceso in campo e non aveva saltato neppure un minuto di gioco). Continua la striscia negativa per quanto riguarda la prima gara del girone di ritorno. I rossoblù hanno vinto l’ultima il 23 gennaio 2000 (campionato di serie D), superando in casa il Rutigliano per 3-1. Nei sette anni seguenti, il Taranto ha cominciato la seconda parte di un torneo incamerando due pareggi e cinque sconfitte: 14 gennaio 2001 (C2) Gela-Taranto 1-0; 6 gennaio 2002 (C1) Vis Pesaro-Taranto 1-1; 5 gennaio 2003 (C1) Taranto-Sambenedettese 1-1; 11 gennaio 2004 (C1) Teramo-Taranto 2-1; 9 gennaio 2005 (C2) Juve Stabia-Taranto 1-0; 8 gennaio 2006 (C2) Taranto-Cisco 1-2; 14 gennaio 2007 (C1) Ravenna-Taranto 1-0. di Franco Valdevies Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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