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Il Taranto cerca di ritrovare il passo giusto
Stasera contro la Samb (20.45 su Rai Sat)

Luci allo Iacovone. Stasera il Taranto può dimostrare, soprattutto a se stesso, che non gli serve niente. Che, in realtà, non ha bisogno di alcun ritocco, o integrazione, o rinforzo. Che la difesa è solida, anche se rischia di perdere Prosperi (influenza). Che il centrocampo, pur privato del contributo dinamico di Mancini (ancora squalificato) e dell’apporto geometrico di Danucci (ceduto al Cesena), resta potenzialmente in grado di erogare gioco e garantire copertura. E che l’attacco, malgrado l’assenza penalizzante di Toledo (squalificato), non è un’idea stanca: ha fiuto, cuore, mestiere. Ha questa possibilità il Taranto nel posticipo in notturna (ore 20,45) contro la Sambenedettese: tornare ad essere quello di prima, rispolverando la reputazione della squadra bella e irresistibile. Quella, per intendersi, che incenerì il Foggia nel derby. Ma che due sconfitte di fila hanno improvvisamente reso fragile e imbronciata. Papagni è convinto che quel Taranto non bisogna cercarlo. C’è già. C’è sempre stato, anche ad Avellino, anche a Ravenna. Partite perse senza soccombere. Senza retrocedere: né sul piano del gioco, né sul piano delle consapevolezze. Papagni è convinto che quelle sconfitte siano i sintomi passeggeri
di una malattia inesistente. Piccoli incidenti di percorso, niente di più. Non sembra disposto Papagni a fare alcuna concessione allo stato di difficoltà. È sicuro, insomma, di poter recuperare il Taranto alla piena efficienza e produttività, anche così: senza Mancini, senza Toledo e forse senza Prosperi. Ha ragione Papagni? Può l’ultimo Taranto rimettersi al passo delle proprie ambizioni? A queste domande dovrà fornire una risposta esaustiva il campo. Sarà la partita a spiegare il momento del Taranto: a chiarirne i connotati, a specificarne la consistenza, a delimitarne la durata. Papagni non ha dubbi. Ha solo l’urgenza di dimostrare che non è sbagliato il Taranto e non si sbaglia lui. Solo il caso, che è mutevole per definizione, ha tradito. Papagni ha totale fiducia nella squadra che stasera affronterà la Samb. Ha già scelto gli uomini e la strategia. Non toccherà la difesa a quattro. Davanti a Barasso, portiere di rassicurante presenza fisica e di consolante reattività, giocheranno Larosa e Colombini ai lati, Cosenza e Caccavale al centro. La linea mediana, salvo improbabili sorprese, si avvarrà di due ali di spunto e fantasia (Catania a destra, Zito a sinistra) e di due interni di corsa e istinto (Cejas e De Liguori). L’attacco sarà fondato sulla destrezza (da lucidare) di Deflorio e sulle astuzie (da ribadire) di Ambrosi, con Cammarata pronto a surrogare eventuali mancamenti. Sarà 4-4-2, un po’ anomalo, ma ricco di variabili interne. Il precendente dell’andata non serve. La Samb, rianimata dalla cura Ugolotti e sostenuta dai gol di Morante, è un’altra squadra: meno vaga tatticamente e più attendibile tecnicamente. Morante, però, non ci sarà: la sua cessione sembra infatti imminente. Ugolotti non l’ha convocato. La Samb ha comunque qualità individuali (il portiere Consigli, i centrocampisti Visone e Loviso, l’esterno Carlini) e una classifica incoraggiante (23 punti). La notturna aggiunge fascino ignoto alla sfida, conferendo motivazioni supplementari a chi si appresta a viverla da protagonista. Prevista la diretta sui Rai Sport Sat. Le probabili formazioni. TARANTO : Barasso; Larosa, Cosenza, Caccavale, Colombini; Catania, Cejas, De Liguori, Zito; Ambrosi, Deflorio. A disp.: Faraon, Panini, Castroni, Mortari, Cammarata, Silvestri, Pasca. All.: Papagni. SAMB: Consigli; Tinazzi, Diaguraga, Landaida, Varriale; Carlini, Visone, Loviso, Grillo; Simonetta, Olivieri. A disp.: Chessari, Esposito, Zammuto, Fanelli, Giorgino, Iovine, Fragello. All.: Ugolotti. di Lorenzo D’Alò22 gennaio 2007

Taranto, l'ora del riscatto
I rossoblu giocano il posticipo serale allo “Iacovone” contro la Samb e provano, dopo due sconfitte consecutive, ad arrivare al terzo posto. Diretta su RaiSport Satellite alle 20.45

La notte ha sempre un fascino particolare. Spesso porta consiglio, qualche volta porta anche il calcio di C. La notte dello “Iacovone” ha luci nuove e corrente che torna, ma ha anche Taranto-Sambenedettese, posticipo da brividi. Fascino ulteriore: si gioca una partita di tradizione, si scontrano blasoni. 
Si incrociano interessi di classifica: il Taranto guarda in alto, fissa la zona playoff e controlla le spalle per evitare pericolosi sorpassi. La Samb guarda alle spalle senza troppe ansie e cerca di non farsi raggiungere da chi vuol evitare i playout. Calcio da seguire: due squadre con i propri talenti, due formazioni ancora in cerca dell'esatta collocazione. Il Taranto, ad esempio, cerca un'equa corresponsione tra la qualità del gioco espressa e i punti in carniere, cerca di trovare un equilibrio, attualmente troppo sbilanciato. E la Samb continua il suo processo di crescita che la rende una formazione completamente diversa (nella mentalità e nella consapevolezza, oltre che nella guida tecnica) da quella dell'andata. 
Tutti contro tutti: non è un lunedì di sconti. Tutti allo stadio (sono attesi in diecimila) o tutti davanti alla tv (c'è la diretta su Raisport Satellite). E' un giorno diverso: il campionato degli altri si è già giocato, la partita ancora no. I risultati dicono che il Taranto è temporaneamente raggiunto, ancora nei playoff ma con il terzo posto nel mirino. Ma tutto reclama qualcosa di più e di bello. Non solo lo scenario, l'affluenza, i riflettori: anche un successo convincente, l'apertura di un nuovo percorso o la ricucitura del filo spezzato dopo il derby con il Foggia. 
La notizia non è che si gioca, ma è come si giocherà: il Taranto sa che è passato il tempo dei meriti inevasi e dei rimpianti accumulati. Troppo spesso: recentemente ad Avellino e Ravenna. Prove che stridono con il risultato, classifica che si sfarina, posizioni perse e intenzioni non corrisposte. Il cambio di passo è necessario ma non difficoltoso: basta poco, in fondo. Anche solo un gol, anche solo un errore in meno. L'avversario merita attenzione: gioca un calcio apprezzabile, ha gioventù frizzante e sufficiente voglia. Non avrà Morante, però, in rotta con il tecnico Ugolotti e di fatto sul mercato: l'attaccante non è tra i convocati e, forse, nelle prossime ore passerà al Gallipoli (anche se resiste qualche voce timida che lo vorrebbe al Taranto, nonostante il costo elevato). Il tecnico potrebbe ripiegare sul 4-4-2 con Grillo a sinistra del centrocampo e Simonetta e Olivieri di punta.
Il Taranto, di contro, ha un cumulo di rabbia e di cose da dire. Non ha novità da mostrare dopo un'altra settimana di mercato (la Samb, per oggi, lustra Simonetta) però deve inventarsi qualcosa di diverso. Per riuscire a segnare, per inclinare dalla propria parte la gara e non girare intorno al risultato. Non è questione di carattere, né di attitudini o determinazione. E', forse, una eccessiva consapevolezza dei propri mezzi tecnici, a volte persino controproducente. Un calcio troppo pulito, probabilmente da sporcare. Perché la C è fango, anche: non solo le luci accecanti dei riflettori accesi. Papagni ha appreso, la squadra anche: fuggendo dalla discolpa, riconoscendo i vizi delle ultime gare. Attribuendo la giusta paternità alle sconfitte, analizzandole. Sono i giorni precedenti ad aver portato consiglio: la notte, invece, servirà a capire se la svolta c'è davvero. Se il Taranto ha trovato la via per arrivare a quello che merita. 
Intanto deve scegliere gli uomini, visto che Mancini e Toledo mancheranno ancora e Prosperi ieri ha avuto un attacco influenzale. Confermato l'atteggiamento. Difesa bloccata sugli esterni: se Prosperi non dovesse farcela (come è probabile) giocherà Larosa a destra (Cosenza verrebbe dirottato al centro). Esterni di centrocampo aggressivi: è su Catania (sostituirà Larosa) e Zito che si farà la partita del Taranto. Nella loro capacità di sbilanciare il centrocampo della Samb (il 4-2-3-1 allinea cinque uomini in fase di non possesso) e di creare sovrannumero in fase di possesso. L'altra, sottile, incertezza è in attacco: Deflorio sembra avere un posto, per l'altro Ambrosi resta avanti a Cammarata. Comunque vada sarà staffetta. Anche questa, di notte, ha il suo fascino. di Fulvio Paglialunga22 gennaio 2007

Mercato, presto gli acquisti

C'è la partita, il mercato si ferma un po'. Per capire, per vedere come sta il Taranto. Poi, una volta compreso lo stato di salute e vista la classifica vera, si deciderà come intervenire. Obiettivi noti, qualche passo avanti: per Crocetti è praticamente fatto tutto. C'è l'accordo tra il Taranto e il Pergocrema: le società si sono parlate e hanno definito i dettagli del trasferimento (prestito con diritto di riscatto), con il giocatore si stano mettendo a punto gli ultimi passaggi.
Ma il suo ingaggio verrà annunciato nei prossimi giorni. Nel frattempo, però, il Taranto cerca anche altro: un esterno mancino, innanzitutto. Un ruolo scoperto per ammissione diretta di Papagni: ci sarebbero contatti, ma il nome è tenuto segreto. A centrocampo, invece, il giocatore è individuato: si tratta di Carcione, centrocampista del Cassino, con il quale il Taranto è d'accordo. In realtà c'è l'accordo anche con i ciociari, ma il presidente Corcione (quasi omonimo) è diventato irreperibile. Si cerca anche un jolly difensivo.22 gennaio 2007

Taranto può rimettersi in marcia
La concorrenza frena. Stasera con la Samb serve la vittoria

E' la presenza di Fabio Prosperi - colpito dall’influenza, è in forte dubbio - a rendere più incerta la vigilia del Taranto e del suo tecnico Papagni. Perché, se fino a sabato sera l’undici anti-Sambenedettese sembrava già approntato, adesso c'è un dubbio legato alla disponibilità del difensore pescarese - ieri pomeriggio ha raggiunto la squadra in ritiro, la decisione definitiva verrà presa nella giornata odierna. L’organico ristretto impone scelte forzate: se Prosperi non dovesse farcela, giocherebbe Larosa a destra, con il conseguente accentramento di Cosenza al fianco di Caccavale (Colombini chiuderebbe il reparto a sinistra). Cejas e De Liguori saranno i due interni sulla linea mediana, Catania e Zito renderanno più offensivo l’atteggiamento del Taranto garantendo un continuo sostegno ai due attaccanti. Sicuro del posto è il capitano Deflorio, con Ambrosi e Cammarata che sembrano avere le stesse chance per affiancarlo. Il bomber di Fiuggi non si è allenato venerdì pomeriggio a causa di un risentimento al polpaccio prontamente smaltito, mentre l’ex centravanti di Verona e Pescara è apparso in buona forma e voglioso di interrompere il lungo digiuno da gol che dura da più di due mesi. In casa marchigiana non figura tra i convocati il bomber Morante (sembra destinato al Gallipoli). Ugolotti dovrebbe tornare al 4-4-2. I quattro difensori, dinanzi al promettente Consigli, saranno Tinazzi, Diagouraga, Landaida e Varriale; la linea mediana sarà compasta da Carlini, Visone, Loviso e Grillo; il tandem d’attacco dovrebbe essere composto da Simonetta (proviene dall’Arezzo) e da Olivieri. Fischierà il signor Pinzani di Empoli (ore 20,45, diretta su RaiSportSat).
IL CAMMINO DELLE ALTRE - I risultati ottenuti ieri dalle compagini (pareggi di Avellino, Ravenna e Foggia, sconfitta di Cavese e Gallipoli) di vertice rappresentano un ulteriore stimolo per tornare alla vittoria. Lo sa bene Aldo Papagni che si aspetta risposte confortanti dalla squadra. «Dobbiamo fare punti - ha ribadito in settimana - soprattutto dopo aver lasciato alle spalle un ciclo di gare particolarmente difficili. La Samb? Attraversa un buon momento di forma e Ugolotti può contare su un organico ricco di qualità. Ci servirà soprattutto l’aiuto del pubblico per interrompere la loro striscia di risultati positivi». di Fabio Di Todaro22 gennaio 2007

Si accende lo "Iacovone"
Lavori eseguiti allo stadio: stamane ultima ricognizione della Commissione. Durerà cinque minuti la protesta dei tifosi della nord

Stasera allo Iacovone torna il fascino della notturna. Le 120 lampade, equamente distribuite nelle quattro torri, illumineranno a giorno il terreno di gioco e daranno la possibilità al numeroso pubblico presente di poter assistere al match fra Taranto e Sambenedettese. La prova generale della funzionalità dell’impianto, avvenuta venerdì sera nel corso dell’allenamento infrasettimanale della squadra, ha dato esito positivo. Ma la settimana è stata veramente burrascosa. Lunedì mattina, infatti, la Commissione provinciale di vigilanza sul pubblico spettacolo, aveva negato l’agibilità dello stadio per i lavori urgenti da compiere sia alla centralina generale elettrica che alla Curva Sud, gravemente danneggiata dai tifosi del Foggia il 17 dicembre scorso. La situazione ha rischiato seriamente di compromettere la disputa dell’incontro per una serie di incomprensioni fra Comune e Taranto Sport circa la titolarità dei due interventi da compiere. La svolta è avvenuta giovedì. Le parti hanno trovato l’accordo. L’ente civico si è assunto l’onere di sistemare la centralina elettrica, mente la società rossoblù si è impegnata a rimettere in sesto la curva. I lavori sono stati effettuati. Venerdì è nuovamente scesa allo “Iacovone” la Commissione, sia pure non in veste ufficiale, che ha constatato il quasi svolgimento di tutti i valori. Mancherebbe qualche certificato di idoneità che le ditte che hanno eseguito i lavori devono rilasciare. Stamane è prevista l’ultima ricognizione. I tifosi della nord lasceranno vuota la curva per 5 minuti per protestare contro le numerose diffide subite negli ultimi mesi. di Giuseppe Dimito22 gennaio 2007

Le statistiche di Franco Valvedies

Sono 23 i precedenti tra Taranto e Sambenedettese; le due squadre si sono incontrate in 14 occasioni nei tornei di serie B e 9 volte in serie C (o C1 o Prima Divisione). Nel bilancio si trovano in vantaggio gli ionici con 14 successi (8 in B e 6 in C) contro i tre degli ospiti (2 volte vincitori tra i cadetti); 6 i pareggi (4 in B e 2 in C1).
La prima sfida, datata 18 marzo 1934, risale al torneo di Prima Divisione 1933-34: 4-0 per il Taranto con le reti al 15' di Baiardi, al 53' di Gullé e al 79' e all’88' di Massironi; questa quaterna resta ancora oggi il successo più netto ai danni dei marchigiani. Così in campo la formazione rossoblù allenata dal tecnico ungherese Arpad Hajos: Bolognini, Toso, Hess, Monti, Perrucci, Sculto, Massironi, Gullé, Filippi, Baiardi, Tosini.
La prima vittoria degli ospiti il 19 maggio 1957 in serie B: 1-0 con la rete di Barbieri al 66'. Il secondo successo della Sambenedettese in serie C il 19 dicembre 1965. E’ un giorno di festa per la città di Taranto ed il “Ta r a n t o ”: i rossoblù giocano la prima gara ufficiale allo Stadio “N u ova Salinella” (l'inaugurazione è avvenuta l'8 dicembre con l’amichevole Taranto- Foggia finita 0-0 di fronte a 15mila spettatori). Questa volta gli spettatori sono 18 mila dei quali 13mila paganti con un incasso di circa 4 milioni. Vincono gli ospiti segnando al 74' con Passoni, mentre all’80' il centravanti ionico Ghersetich calcia fuori il rigore del possibile pareggio.
Il 28 gennaio 1985 in serie B Taranto-Sambenedettese finisce 0-0; anche questa gara contro i marchigiani ha una rilevanza storica per lo stadio tarantino: è di fatto l’ultimo confronto giocato al “vecchio Iacovone” prima dell’abbattimento delle tribune e delle gradinate in legno e tubi innocenti ed il rifacimento dell’intera struttura.
Un pareggio senza gol nell’ultimo confronto disputato il 22 febbraio 2004 in serie C1. Il tecnico in seconda Petrelli, in panchina al posto dello squalificato Dellisanti, schiera questa formazione: Signorile, Panarelli, Esposito, Di Meo (66' Braca), Paoli (79' Pompei), Di Fausto, Del Signore, Bettoni, De Liguori, Triuzzi, Vidallé. L’ultima vittoria del Taranto è invece vecchia di quasi 17 anni: 1-0 in serie C1 l’11 marzo 1990, segna Insanguine al 27'.
Questi nel dettaglio i ventitre precedenti con tutti i marcatori del Taranto.
1933-34 Prima Divisione Taranto- Sambenedettese 4-0 (Baiardi, Gullé, doppietta Massironi); 1952-53 serie C Arsenaltaranto-Samben. 2-0 (doppietta su rigore di Tortul); 1953-54 C Arsenaltaranto-Samben. 2-0 (Castaldi, Castellano); 1956-57 B Taranto-Samben. 0-1; 1957-58 B Taranto-Samben. 1-0 (Redegalli); 1958-59 B Taranto-Samben. 2-0 (Fiorindi, Giammarinaro su rigore); 1959-60 B Taranto-Samben. 2-0 (Ferrarese, Biagioli); 1963-64 C Taranto-Samben. 1-0 (Raimondi); 1964-65 C Taranto-Samben. 2-0 (Napoleoni, Raimondi); 1965-66 C Taranto-Samben. 0-1; 1974-75 B Taranto-Samben. 0-0; 1975-76 B Taranto-Samben. 1-0 (Giovannone); 1976-77 B Taranto-Samben. 2-0 (Jacomuzzi, Romanzini su rigore); 1977-78 B Taranto-Samben. 2-0 (Gori, Iacovone); 1978-79 B Taranto-Samben. 2-0 (Bussalino, Gori); 1979-80 B Taranto-Samben. 2-1 (Rossi, Quadri); 1984-85 B Taranto-Samben. 0-0; 1986-87 B Taranto-Samben. 0-0; 1987-88 B Taranto-Samben. 1-1 (Roselli); 1988-89 B Taranto-Samben. 0-2; 1989-90 C1 Taranto-Samben. 1-0 (Insanguine); 2002-03 C1 Taranto-Samben. 1-1 (Passiatore su rigore); 2003-04 C1 Taranto-Samben. 0-0. di Franco Valdevies22 gennaio 2007

La Samb è cambiata
In serie-sì da tre turni. Ha espugnato Gallipoli. La cura-Ugolotti e i gol di Morante

Al "Riviera delle Palme" fu ben altra partita: un Taranto quasi perfetto, la Sambenedettese troppo giovane e inesperta per contenere la forza d’urto di una corazzata in cui consumò il proprio esordio Cammarata. Domani sera sarà un’altra storia: i marchigiani - dopo aver conquistato 1 punto nelle prime 5 giornate hanno avvicendato il tecnico Calori con Ugolotti - sono in serie positiva da 3 turni e nell’ultima trasferta hanno espugnato il "Bianco" di Gallipoli (1-2, doppietta di Morante). La nuova marcia impressa dall’ex trainer dell’Acireale è stata subito evidente. Da ottobre i rossoblù hanno perso soltanto in 3 occasioni, conquistando 21 punti in 13 giornate. Merito, soprattutto, di alcuni accorgimenti tattici che hanno previsto l’iniziale modifica dello spregiudicato 4-3-3 di Calori (con lui la squadra aveva incassato 11 gol in 5 partite) in un 4-4-2 più accorto e decisivo. Alla distanza, poi, è emerso il valore dell’organico allestito dal diesse Peppino Pavone, abile ad arruolare giovani interessanti - su tutti l’estremo difensore dell’Under 21 Consigli - ed affiancarli ad alcuni elementi con discreta esperienza nella categoria (Morante ha siglato 11 delle 22 reti della Samb). Adesso, nel pieno della sessione invernale del calciomercato, alcuni elementi sono diventati oggetto del desiderio di diversi club. Ma il presidente Tormenti, dopo aver acquistato Grillo (Primavera della Roma) e Simonetta, non è intenzionato a svendere i propri gioielli. Su Loviso - è di proprietà del Bologna - si sono concentrate le attenzioni di diversi club di serie cadetta. Per Morante si è scatenata un’asta che vede il Gallipoli nettamente favorito. Il centravanti romano ha ribadito la ferma volontà di rimanere nelle Marche, anche se il sodalizio salentino è disposto a fare un cospicuo investimento pur di averlo. «Mi auguro che termini subito gennaio - ha dichiarato Ugolotti in settimana -, con il Perugia ho visto Morante distratto. Per me è incedibile, sarebbe impossibile trovare un elemento con le sue caratteristiche. Se rimarrà concentrato fino al termine del campionato, potrà siglare 20 gol ed il suo valore crescerebbe ancora». 4-2-3-1: è il modulo utilizzato dal tecnico toscano nel secondo tempo dell’ultima gara contro gli umbri che riproporrà per tentare di uscire imbattuti dallo "Iacovone". Dinanzi al giovane portiere Consigli, la linea difensiva sarà composta da Tinazzi, Diagouraga, Landaida e Varriale. I due argini del centrocampo saranno l’ex Visone e Iovine, con Carlini, Loviso ed il nuovo acquisto Simonetta a comporre la batteria degli incursori alle spalle del bomber Morante. di Fabio Di Todaro21 gennaio 2007

Taranto, la vigilia più lunga
Ballottaggio Ambrosi-Cammarata. Mercato: piace Crocetti

Esistono anche domeniche come questa: di attesa e preparazione, di dubbi da sciogliere e scelte da effettuare. Per il Taranto non è una settimana come le altre. Oggi osserva, scruta, fa il tifo. Domani scenderà in campo, cercando l’impatto con il successo per riprendere la marcia dopo due sconfitte consecutive. E’ una vigilia atipica, condita da pochi dubbi. Perché Papagni ha gli uomini contati (squalificati Toledo e Mancini) e dal calciomercato non è giunta alcuna novità (sono partiti Pinna, Danucci, Malagnino e Piroli). Ma può tirare un sospiro di sollievo per Ambrosi che ha smaltito il risentimento al polpaccio ed è entrato in ballottaggio con Cammarata (4 reti nel test infrasettimanale) per affiancare Deflorio. Per il resto l’undici anti-Sambenedettese è già pronto. Dinanzi all’estremo difensore Barasso la linea difensiva sarà composta da Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini. Gli interni di centrocampo saranno Cejas e De Liguori, Catania (preferito a Larosa) e Zito saranno i due esterni offensivi e avranno il compito di innescare la superiorità numerica in fase di possesso. I due attaccanti (Ambrosi e Cammarata) sembrano partire alla pari. Papagni potrebbe dare continuità alle sue scelte puntando sul bomber di Fiuggi oppure rilanciare il centravanti siciliano, apparso in ottima forma durante gli ultimi allenamenti. Alla seduta di ieri pomeriggio ha preso parte anche Ivano Pastore, che con Toledo ha seguito un programma personalizzato. Dovrebbe tornare disponibile tra una ventina di giorni.
MERCATO - Notizie ufficiali non ce ne sono,ma il diesse Evangelisti ha intavolato una serie di trattative avviati e pronte per essere concluse. Nel reparto avanzato Crocetti è divenuto, improvvisamente, l’obiettivo principale. Dovrebbe fornire una risposta martedì e non è da escludere che possa essere positiva alla luce del trasferimento appena avvenuto di Longobardi al Pergocrema - il Taranto lo ha prelevato dalla Nuorese per girarlo ai lombardi. di Fabio Di Todaro21 gennaio 2007

Papagni spinge il Taranto
«Abbiamo l'obbligo - spiega il tecnico - di cercare di fare punti in ogni occasione, anche grazie al sostegno del nostro pubblico. La Samb? Avversario difficile»

L'influenza è solo un lungo (e fastidioso) ricordo. Aldo Papagni esce in fretta dagli spogliatoi dopo l'amichevole con la Virtus. E' una serata di buone notizie: la luce è tornata, l'impianto di illuminazione ha “acceso” lo Iacovone. Il Taranto va: anche se è solo un allenamento, anche se l'avversario non è di pari grado, anche se le assenze “pesanti” (Mancini in primis) si faranno sentire a lungo.
Ma i rossoblu visti ieri nella partitella con la Virtus sembrano pronti: la notturna con la Sambenedettese non può essere una partita come le altre. E le telecamere di Rai Sport c'entrano poco: dopo due sconfitte il Taranto ha bisogno di punti in classifica e di nuovi sorrisi. Di una vittoria corroborante, magari: per ripartire di slancio verso un girone di ritorno che si annuncia difficile e combattuto. Il tecnico di Bisceglie non si nasconde: i tifosi si attendono il successo, il Taranto farà di tutto per centrarlo. «Abbiamo il dovere di cercare di vincere - ammette - e di fare punti in ogni occasione, anche grazie all'aiuto del nostro splendido pubblico. Soprattutto adesso che abbiamo superato un ciclo particolarmente difficile: non possiamo pensare, però, che la Sambenedettese rappresenti un ostacolo facile. I marchigiani hanno vinto a Gallipoli e pareggiato con il Perugia: ci daranno filo da torcere».
All'andata il Taranto riuscì a violare il “Riviera delle Palme” con un bel gol di Fabrizio Cammarata. Cercare il bis è quasi un'ovvietà. «Ma ci troveremo di fronte una Sambenedettese completamente cambiata - osserva Papagni - . Non è più la “cenerentola” del campionato di inizio stagione: si sono rafforzati sia nell'organico che nella mentalità. Noi, comunque, non cambiamo atteggiamento: profonderemo il massimo impegno per ottenere un risultato positivo».
Il Taranto “serale”, contro la Virtus, ha destato una buona impressione. Cammarata, in particolare, ha dimostrato di essere nuovamente in palla: voglioso, determinato, pressochè infallibile sotto porta. All'andata risolse la contesa con una rete da attaccante vero, sfruttando una corta respinta del portiere. Il centravanti ex Juventus si candida per una maglia: Papagni, come di consueto, non si tradisce e non scopre le carte.
«Fabrizio - risponde - sta vivendo un buon periodo, la sua condizione è in crescita. Sono davvero contento: sono convinto che Cammarata e le sue qualità saranno fondamentali per il nostro girone di ritorno».
Grande concorrenza, come sempre: Deflorio, Ambrosi e Cammarata, in tre per due maglie. E dal mercato potrebbe arrivare qualche altro innesto per il reparto avanzato...
«Qualcuno deve restare fuori. E' una “difficoltà” che esiste sempre in un organico come il nostro. A me interessa soltanto una cosa: che tutti siano in buone condizioni».
Il discorso si sposta su Deflorio: anche il capitano è apparso ricco di motivazioni, dopo le due occasioni clamorose fallite a Ravenna. «Non mi preoccupano - prosegue l'allenatore ionico - i tiri sbagliati. L'importante è arrivare vicino alla porta avversaria, creare molte occasioni: possibilmente, cercando di essere più concreti. Sono altri gli aspetti che mi inquietano: le troppe espulsioni, ad esempio». Sfociate in squalifiche che hanno “ridotto” la rosa, in mancanza di colpi di mercato. «Siamo in una situazione di emergenza, lo sappiamo già. Non ci resta che superare le difficoltà con la compattezza, puntando sullo spirito di squadra»
Postille sullo “Iacovone”: alle 14 di ieri l'Enel ha riallacciato la corrente elettrica allo stadio, con il supporto dei tecnici del Taranto. Una squadra allertata dalla società ha provveduto anche alla bonifica dei detriti nei vari settori dello stadio. Gli interventi effettuati passeranno sotto l'esame della Commissione di Vigilanza lunedì mattina alle 10.30. Ma non dovrebbero sorgere problemi. di Leo Spalluto20 gennaio 2007

Taranto, sei gol alla Virtus
Cammarata scatenato. Torna Catania. Ambrosi a riposo

Il Taranto ha tastato ieri sera la luce dei riflettori in vista dell’impegnativo match di dopodomani contro la Sambenedettese (ore 20,45, diretta su Raisport Sat), affrontando in amichevole la balda formazione della Virtus Taranto (Prima categoria), allenata da mister Di Ponzio. L’unico assente è stato Ambrosi, rimasto a riposo precauzionale per via di un indolenzimento ad un polpaccio. Le cose migliori si sono viste nella ripresa allorchè mister Papagni (oramai definitivamente rimessosi dall’influenza) ha schierato quella che per 10/11 potrebbe essere la formazione che affronterà i marchigiani di mister Ugolotti. Barasso in porta; Cosenza, Prosperi, Caccavale, Colombini in difesa; Catania, Cejas, De Liguori, Zito in mezzo; Cammarata e Deflorio in avanti. Si è particolarmente messo in evidenza Cammarata, autore di un bel poker di reti, sottolineato con ampi applausi dal numeroso pubblico presente. Ma sarebbe ingeneroso non sottolineare la buona prova della intera squadra, apparsa smaniosa di cancellare le due sconfitte consecutive di Avellino e Ravenna (entrambe assolutamente immeritate). Per la cronaca in questa seconda frazione di gioco la Virtus ha segnato il suo gol della bandiera sia pure tramite una sfortunata autorete di Caccavale. Nel primo tempo, invece, Papagni ha effettuato qualche esperimento tattico. Inizialmente sono scesi in campo Faraon (Barasso difendeva la porta degli sparring-partner); Mortari, Castroni, Silvestri, Panini; Mika, Larosa, Mancini, Toledo; Pasca, Scarci. L’inserimento di Prosperi per Toledo dopo 18' ha avuto come conseguenza l’avanzamento di Mortari come esterno sinistro (il leccese è veramente piaciuto in quello che può considerarsi il suo ruolo più naturale). Contestualmente Larosa si è abbassato in difesa con l’avanzamento di Silvestri (altro elemento che potrebbe tornare utile alla rosa). Il terzo esperimento è stato lo scambio di posizione per dodici minuti fra Panini e Mortari prima che quest’ultimo avanzasse in mezzo. Per la cronaca hanno realizzato Pasca su rigore e lo stesso Mortari (gran bel gol). Notizie poco confortanti dalla Disciplinare che ha respinto il ricorso avverso le cinque giornate inflitte a Mancini per il brutto episodio di Avellino con l’arbitro Baracani. Nel pomeriggio penultima seduta. Domani rifinitura e trasferimento nel ritiro di Castellaneta Marina. di Giuseppe Dimito20 gennaio 2007

Papagni ci crede
L’allenatore: «C’è voglia di riscatto». Ispettore di Lega allo Iacovone

Aldo Papagni ha fatto il punto della situazione al termine del galoppo propedeutico all’impegno di lunedì sera: «La squadra mi è parsa tonica e, soprattutto, vogliosa di riprendere la marcia verso le zone più alte della classifica. Le sconfitte incassate nelle due trasferte di Avellino e Ravenna mi amareggiano, ma non mi preoccupano più di tanto. In entrambe le gare abbiamo offerto delle prestazioni a mio modo di vedere rassicuranti sotto il profilo del gioco. Gli insuccessi sono dovuti a sfortunati episodi isolati. Dovremo soltanto essere più cinici e concreti sotto la porta avversaria. Quello che ancora non mi scende giù sono le espulsioni di Mancini e Toledo. Devo ammettere che sono sinceramente preoccupato perché il ripetersi di simili ed incresciosi “incidenti di percorso” minano il buon andamento del campionato». In merito all’adattamento dei suoi ragazzi alla luce dei riflettori, chiosa: «La luce non ci ha dato tantissimi problemi. Piuttosto è la condizione del terreno di gioco che ha provocato qualche risentimento: l’umidità della sera ha prodotto qualche problema in fatto di equilibrio». Sul prossimo avversario, la Sambenedettese, dice: «Si tratta di un complesso dotato di un buon organico, che nella seconda parte del girone d’andata ha fatto punti e gioco». Per quanto riguarda lo stadio ieri la Commissione provinciale di vigilanza sul pubblico spettacolo ha effettuato un sopralluogo informale constatando che i lavori sono quasi tutti ultimati (da completare solo la centralina elettrica). La verifica ufficiale avrà luogo lunedì mattina. Domani è previsto l’arrivo di un ispettore della Lega di Firenze che ha chiesto di visitare lo Iacovone. Lo accompagnerà il dott. Giusti, vicario della Questura. di Giuseppe Dimito20 gennaio 2007

Cammarata, ricordi?
L'attaccante del Taranto, all'andata, segnò il gol che decise la sfida contro la Sambenedettese. «Un bel precedente. La panchina? Non fa piacere, ma continuo a lavorare: presto mi vedrete»

Fabrizio Cammarata non sa ancora se andrà in campo dall'inizio o partirà dalla panchina: «Non è una domanda che dovreste rivolgere a me, tra l'altro. Perché non sono l'allenatore». Però aggiunge, a mezza voce: «Certo panchina ne ho fatta un po'...». Sorriso amaro. Eppure sorriso. Perché Cammarata sa - il mercato lo ha confermato - di avere il suo ruolo nel progetto del Taranto e di Papagni. E sa attendere anche in panchina. «E' logico, però. Che la panchina non è un piacere: non lo è per nessun calciatore, del resto». Nessuna polemica, però. Mai una parola fuori posto. Al massimo il silenzio che si è autoimposto qualche settimana fa: «Fare polemiche vuol dire non essere un professionista, non capire che c'è chi decide - che è l'allenatore - e chi accetta - che è il calciatore. Il silenzio, invece, non è una scelta nuova: mi è capitato anche in passato di decidere così. Perché a volta è meglio star zitti che dire stupidaggini».
Tre gol, soltanto. E un processo di adattamento che a molti appare difficile. La C è un altro calcio rispetto ai piani superiori: «E' sicuramente un campionato diverso. Ma un giocatore deve dare il massimo in C come in A. Però datemi tempo: non ho avuto ancora la possibilità di trovare continuità. Forse la panchina di Perugia mi ha rallentato più di quanto potessi pensare. Ma il calcio è sempre uguale, alla fine. E, infatti, fino alla fine vedrete il vero Cammarata». Appunto, quanto manca per arrivare al vero Cammarata? «Credo molto poco: sto bene, sono quasi al massimo della condizione. Chiaro che il ritmo lo dà soltanto la partita». Richiesta costante e garbata: l'ex Pescara non urla, ma chiede spazio. Perché se è vero che delle diciassette partite a disposizione ne ha giocate quindici, è vero anche che solo tre le ha disputate per intero e sette volte è partito dalla panchina. Ora che si torna alla Sambenedettese è come se Cammarata facesse il personale giro di boa. Nelle Marche ha esordito con il Taranto: alzandosi dalla panca, segnando dopo dodici minuti in campo: «La prima partita, il gol: un bel ricordo...». Sembrava stesse iniziando un cammino trionfale. La storia, invece, dice che il campionato di Cammarata non è stato così bello: «E, sinceramente, quell'inizio me lo aveva fatto immaginare diverso. Ho segnato anche dopo, fino alla partita con il Giulianova. Poi sono accadute tante cose, ma io continuo a lavorare duro, sperando prima o poi di poter riprendere il filo».
Il Taranto ha scelto di attenderlo: togliendo il giocatore dalle voci di mercato. Ma anche continuando a cercare una punta: «Il mercato non è un argomento che mi attrae: quello che fa la società, è logico, lo fa per il bene della squadra. A me, però, ha fatto piacere quando mi hanno detto di volermi far restare. Era anche la mia volontà: perché ho voglia di far vedere a Taranto la vera copia di me stesso». di Fulvio Paglialunga19 gennaio 2007

Iacovone, torna l’energia elettrica
Accordo col Comune. Bonifica della curva Sud: al via i lavori

Manca solo l’ufficialità, ma si può anticipare che Taranto-Sambenedettese, in programma lunedì prossimo, ore 20,45, con diretta satellitare su Raisport, si disputerà allo “Iacovone”. I lavori, iniziati ieri mattina alle ore 9, dovrebbero terminare in giornata. In... campo (è proprio il caso di dirlo) sono scesi per primi i tecnici di una società, inviati dal Comune, per riparare i guasti della centralina elettrica che dà luce all’intero impianto. E’ stato ripristinato il cosidetto “sistema-salva vite” che garantisce tutti i presenti dai pericoli della dispersione di corrente. Oggi sarà la volta di un’altra società, che opererà per conto della Taranto Sport, a procedere alla sistemazione di tutti i danni procurati dai tifosi foggiani il 17 dicembre scorso in Curva Sud. La Commissione provinciale di vigilanza sul pubblico spettacolo ha già fissato per domani mattina il sopralluogo di verifica. Subito dopo dovrebbe firmare il relativo verbale con il quale revocherà l’inagibilità decretata lunedì scorso e consentire l’effettuazione del match. E le buone notizie non finiscono qui. Questa mattina, dalle 8 alle 9, tecnici dell’Enel e della Taranto sport, lavoreranno per ripristinare finalmente l’energia elettrica che mancava dallo stadio dal lontano 19 ottobre. In tal maniera lunedì sera allo Iacovone saranno funzionali tutti i fari di cui l’impianto dispone. La squadra, intanto, ha proseguito ieri con una doppia seduta la preparazione in vista dell’impegnativo match contro la Sambenedettese di mister Ugolotti. Deflorio è guarito. Ieri il capitano ha effettuato entrambe le sedute con i compagni: la botta al polpaccio rimediata a Ravenna è un lontano ricordo. Oggi è prevista la canonica partitella infrasettimanale. Inizierà alle ore 17 per far abituare i rossoblù alla luce dei riflettori. Papagni difficilmente scopre le carte circa la formazione. Il dilemma è verificare se intende confermare la stessa formazione di Ravenna oppure inserire uno o al massimo due ritocchi. di Giuseppe Dimito19 gennaio 2007

Le certezze di Colombini
Il difensore archivia lo stop a Ravenna. «Pensiamo alla Samb. Ora il calendario è con noi»

Con l’addio di Tore Pinna era l’unico calciatore a poter vantarsi di aver sempre giocato con la casacca del Taranto in questa stagione. A Ravenna, però, è toccato anche a Francesco Colombini finire anzitempo sotto la doccia nella speranza di recuperare lo svantaggio (Papagni lo ha sostituito con Piroli). «C'era la necessità di inserire un altro attaccante - esordisce il difensore toscano - ed era più opportuno tenere in campo i miei compagni di reparto che sono abili nel gioco aereo. E poi una scelta dell’allenatore non va mai sindacata. Papagni ha dimostrato concretamente di mettere sullo stesso piano tutti i calciatori. In altre circostanze ha preferito sfruttare le mie qualità sulla fascia, avanzandomi a centrocampo». Le dichiarazioni rilasciate nell’immediato gara da Colombini sono apparse subito abbastanza significative. «Le confermo. Non vedo alcun difetto nella nostra prestazione, è mancato soltanto il gol. Ma le qualità dei nostri attaccanti sono acclarate: Deflorio, che a Ravenna ha fallito due occasioni, è stato decisivo in tante altre circostanze. Purtroppo abbiamo subito il gol sull'unica conclusione degli avversari e dopo è stato molto più difficile rendersi pericolosi. Avrei preferito perdere in maniera netta e riflettere, successivamente, sugli errori commessi. Ma in questa situazione dobbiamo soltanto riversare sul campo la cattiveria agonistica che coviamo dalla trasferta di Avellino». Il calendario, adesso, potrebbe aiutare il Taranto che, nelle prossime quattro settimane, giocherà tre volte allo "Iacovone". «In casa abbiamo una marcia in più - prosegue - adesso dovremo acquisire un rendimento più equilibrato per ambire ad un traguardo importante. Ma ho sempre detto che dobbiamo pensare a noi stessi. Quando esprimiamo tutto il nostro potenziale, difficilmente i risultati non ci premiano. La Sambenedettese? E' una buona squadra che, con l’arrivo di Ugolotti, si è ricompattata inanellando una serie di risultati positivi. E ha alcune individualità molto interessanti: Visone e Loviso sono giovani di grande valore per questa categoria, Morante è all’apice della sua carriera». Con sedici reti al passivo il Taranto può vantare la seconda miglior difesa del campionato - ha fatto meglio il Foggia con undici gol subiti. Per Colombini i meriti sono soprattutto del tecnico. «Mi era già capitato con Foschi - alla guida del Novara che, nella stagione 2002-03, fu promosso in C1, ndr - di trovare un allenatore che studiasse meticolosamente le altre formazioni. Papagni fa vedere diversi filmati per illustrarci le caratteristiche di ogni giocatore. Curiamo la fase difensiva in maniera scrupolosa, grazie anche al contributo degli attaccanti che pressano sin dalla metà campo avversaria». di Fabio Di Todaro19 gennaio 2007

Prosperi non fa calcoli
Il difensore del Taranto, anche lui festeggia un anno in rossoblu, mette da parte la classifica: «Non pensiamo all'Avellino. La Samb? Attenzione a Morante»

Tempo di compleanni. Si è celebrato pochi giorni fa quello di Aldo Papagni sulla panchina del Taranto. Si avvicina anche il primo anniversario di Fabio Prosperi. Un giocatore completamente diverso, a distanza di dodici mesi. Da elemento utile per puntellare il reparto difensivo, Prosperi è diventato in breve tempo una colonna portante della retroguardia rossoblu. Nonostante la modestia («Siamo una squadra tecnica, a parte il sottoscritto - dice di sè il 27enne pescarese), Prosperi guida un settore che è il secondo del campionato, il migliore nella specifica graduatoria delle gare casalinghe. Quei pochi gol incassati hanno acuito l'amaro retrogusto delle gare di Avellino e Ravenna. Troppo simili per non riflettere. I giorni che passano aiutano a dimenticare. Resta la rabbia o un vocabolo più “profondo” per dirla come il giocatore rossoblu. «La sconfitta di Ravenna - dice - è stata assorbita. Più che rabbia, mi ha dato fastidio perdere una gara del genere. A ripensarci anche un pareggio ci poteva andare stretto. Dispiace perchè la prestazione era stata centrata. Ci si può consolare con il fatto che la classifica non si è stravolta. Siamo a contatto con le prime, pienamente in corsa per i playoff».
C'è qualcosa che non quadra se una squadra gioca bene, domina territorialmente gli avversari, ma si imbatte in risultati negativi. C'è un aspetto deviante che avrebbe, forse, bisogno di correttivi. Prosperi, però, non è dello stesso avviso. «Non deve cambiare nulla - afferma il roccioso difensore - Il Taranto ha ormai una sua fisionomia di gioco e deve proseguire su quella strada. Le due sconfitte ci insegnano che, al contrario, non abbiamo nulla da invidiare. Non siamo inferiori a nessuno. Forse non saremo superiori, visto che contro Ravenna ed Avellino abbiamo perso, ma non abbiamo subìto. Noi cerchiamo il gioco, anche dalle retrovie. Capita poche volte che buttiamo in avanti la palla».
Però il girone di ritorno è ricominciato. Gennaio e febbraio sono mesi che autorizzano, in un certo senso, l'osservazione attenta della classifica. I calcoli sono “umani”. Il primo posto è avanti di dieci punti; più fattibile il parziale distacco del terzo posto del Foggia, due lunghezze più su. Il ragionamento di Prosperi è improntato alla prudenza. «Innanzitutto credo che sia ancora presto per lanciarsi in calcoli. E' vero, dieci punti appaiono un distacco difficile da rimontare, ma è altrettanto vero che il campionato è piuttosto strano. Le squadre che sostano in fondo alla classifica sono allo stesso tempo competitive e possono togliere punti alle prime. Anche al di fuori della zona playoff c'è grande equilibrio e formazioni di grande ambizione. Penso a Perugia, Salernitana o Gallipoli». 
Contro la Sambenedettese, occorre vincere. Una vittoria utile per rilanciare le quotazioni rossoblu. Le vacanze natalizie hanno espanso il periodo negativo a dismisura. Fa impressione affermare che il Taranto non fa punti da un mese. Chissà che l'atmosfera notturna dello Iacovone possa fungere da ulteriore stimolante. «Conosco la grande carica che può dare lo Iacovone. Personalmente non penso di aver bisogno di stimoli supplementari. Se si fosse giocata al mattino, sarebbe stata una gara allo stesso modo con tre punti in palio. Non sarà semplice avere la meglio della Sambenedettese. Conosco un paio di loro elementi, tra cui l'attaccante Morante. Dovremo fare attenzione». 
Comunque si sta meglio rispetto ad un anno fa. «Decisamente. Ricordo che al mio primo allenamento ci fu la contestazione dei tifosi che pretendeva dal gruppo il massimo impegno ed una reazioni alle quattro sconfitte di fila. Scioccato? Direi di no. A parte la conoscenza della piazza di Taranto, comprendevo che il periodo non era dei più felici. Da lì, però, arrivarono sei vittorie di fila». di Luigi Carrieri18 gennaio 2007

Caso-Iacovone, si apre uno spiraglio
La società è pronta a effettuare i lavori in Curva Sud. Ma l’impianto è ancora inagibile. L’attivismo del presidente Blasi potrebbe approdare a una soluzione, che è finalizzata a far disputare in casa il posticipo di lunedì prossimo

S'è aperto ieri sera, intorno alle 19, uno spiraglio per la risoluzione della spinosa questione stadio "Iacovone". È stato il presidente Luigi Blasi a scuotere l’ambiente assumendo interessanti decisioni che, tuttavia, dovranno essere rese operative in tempi brevissimi: entro domani al massimo. Stamane l’esperto di elettricità del Taranto incontrerà l’ing. Matichecchia, che opera per conto della Prefettura, per concordare quanto c'è da fare per sistemare la centralina generale dell’intero impianto che abbisogna di interventi strutturali urgenti (sembra che mancherebbe addirittura il cosidetto "salva vita"). Contemporaneamente depositerà una relazione, ovviamente di parte, nella quale escluderebbe ogni pericolo di dispersione per il generatore di corrente. Sempre oggi o, al massimo domani, dovrebbero essere effettuati, a cura della Taranto Sport, i lavori di bonifica della Curva Sud, gravemente danneggiata dai tifosi foggiani il 17 dicembre scorso. Il costo del ripristino è stato valutato dagli esperti ufficiali in 38mila euro e la relativa spesa graverà, come già deliberato dal giudice sportivo, sul "portafoglio" 1della società dauna. Per avere, tuttavia, la revoca dell’inagibilità dell’impianto serve il provvedimento della stessa Commissione provinciale della Vigilanza sul pubblico spettacolo la quale dovrà ritornare allo "Iacovone" a lavori totalmente eseguiti (sabato o, meglio, lunedì mattina). Intanto ieri pomeriggio è ripresa la preparazione della squadra in vista dell’impegnativa gara con la Sambenedettese (diretta lunedì prossimo su Raisport Sat, ore 20,45), il cui diesse è Beppe Pavone, indimenticato esterno destro offensivo (ai suoi tempi veniva chiamato ala destra) del Taranto degli anni '80. Papagni ha seguito il lavoro in borghese. Deflorio si è allenato a parte. C'era il ceko Mika, l’esterno offensivo in prova. Oggi doppia seduta. Domani sera (ore 17) è previsto il test infrasettimanale contro gli Allievi sotto la luce dei riflettori. Indisponibili ancora Mancini e Toledo (per il brasiliano sarà l’ultima giornata), bisognerà vedere se Papagni apporterà qualche ritocco alla squadra: rientra Catania? di Giuseppe Dimito18 gennaio 2007

Mercato bloccato
Compravendita in stand by. Il Genoa potrebbe liberare Zeytulaev

Sfumata la possibilità di mettere a disposizione del tecnico Papagni i nuovi acquisti sin dalla gara con la Sambenedettese, il mercato del Taranto sembra aver subito un parziale rallentamento. A questo punto è ipotizzabile che qualche novità possa registrarsi nella prossima settimana. La strategia del club di via Umbria è ormai delineata: il diesse Evangelisti vorrebbe rinforzare l’organico con un centrocampista centrale, un esterno in grado di agire su entrambe le fasce e una prima punta che consenta al reparto offensivo di ripristinare il buon feeling con la porta.
IL CENTROCAMPO -Trovare un elemento con le caratteristiche di Mancini non è facile. Imperio Carcione, del Cassino, appare un sogno destinato a realizzarsi non prima di giugno (è forte la concorrenza di alcuni club di categoria superiore). Il Taranto avrebbe strappato una promessa al club ciociaro Corcione che, per cederlo subito, vorrebbe un’adeguata contropartita economica. Da non tralasciare i contatti avuti con Passiglia (Pisa) e Miglietta (Padova), finora poco utilizzati. Capitolo tornante: l’approccio tentato con il Catania per Riccardo Nardini (classe '83) non sarebbe stato positivo.
L'ATTACCO - Non ci sono nomi nuovi, ma il canale preferenziale instaurato con il Genoa potrebbe riservare qualche altra novità. Ilyas Zeytulaev è una candidatura più credibile rispetto a quella di Salvatore Aurelio, già conteso da Salernitana e Perugia (l'estroso trequartista uzbeko potrebbe trovare ancora
meno spazio in seguito all’arrivo di Leon). Così come un vortice di mercato potrebbe instaurarsi sull'asse Perugia-Verona-Taranto: gli scaligeri inseguono l’attaccante Raffaele Rubino e, qualora la trattativa dovesse concludersi positivamente, potrebbero liberare uno tra Aniello Cutolo e Willy Da Silva.
IN USCITA - Dopo aver concluso i trasferimenti di Danucci, Pinna, Piroli e Malagnino, restano da piazzare il centravanti Pasca (potrebbe cedere alla corte della Juve Stabia) ed il centrocampista Silvestri (la Pro Vasto è in vantaggio sul Cassino). Vetrugno continua ad allenarsi con l’Igea Virtus e potrebbe firmare nei primi giorni della prossima settimana. di Fabio Di Todaro18 gennaio 2007

Falso in bilancio meneghino
Verso la chiusura delle indagini l’inchiesta sulle plusvalenze fittizie di Milan e Inter

Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Marco Varaldi, Simone Brunelli, Matteo Giordano e Ronny Toma. Sono i nomi di alcuni calciatori scambiati a prezzo d’oro tra Inter e Milan che, grazie a questi scambi fittizi, poterono iscrivere nel proprio bilancio plusvalenze per 14 e 12 milioni di euro. Giocatori che risultano sconosciuti anche ai più improbabili patiti di almanacchi e che in serie A nel Milan e nell'Inter non hanno mai giocato, pur essendo stati apparentemente acquistati e venduti per milioni di euro. E' la tecnica della plusvalenza: la squadra A vende alla squadra B un giocatore, e viceversa. Il suo costo originario è mille euro, ma le due società decidono di scambiarseli a 10 milioni di euro l'uno. In realtà soldi non se ne vedono, ma nel bilancio risulta un + 9 milioni di tutto rispetto, specie se le società hanno ambizioni di Borsa o la necessità di iscriversi a un campionato. Più naturalistica la definizione della plusvalenza da parte di Vittorio Uckmar, professore di scienza delle finanze e presidente della Covisoc fino al 2001: «è il trucco più in voga: lo scambio dei giocatori, un cane pechinese da 1 miliardo per 2 gatti siamesi da mezzo miliardo», con tutto il nostro rispetto per i calciatori, probabilmente ignari del proprio "valore", citati pocanzi.
Il Sole 24 ore il 21 maggio 2006 in piena Calciopoli esplora il mondo delle plusvalenze, che non si limita, del resto, ai soli calciatori: Galliani ad esempio, nel 2005 salva il bilancio del Milan cedendo il marchio Milan al Milan. Una magia da 181 milioni di euro sulla quale, come per il resto, nessuna società di revisione dei bilanci mette mai il becco. 
Lo fa però la magistratura: è di ieri la notizia che avvisa quanto sia vicina la chiusura dell'inchiesta della Procura di Milano sui presunti falsi nei bilanci di Milan e Inter, condotta dal pm Carlo Nocerino, in cui compaiono indagati l'amministratore delegato e vicepresidente del Milan, Adriano Galliani e, come anticipato ieri dal Corriere della Sera, anche il presidente dell'Inter Massimo Moratti. L'inchiesta riguarda le presunte plusvalenze gonfiate dalle due società sportive nello scambio di giocatori, i cui valori di mercato, secondo l'accusa, sarebbero stati dopati. In Procura sembrano volere tempi rapidi per la richiesta di rinvio a giudizio e le prime udienze preliminari. Il periodo incriminato è quello che va dal 29 ottobre 2003 al 28 aprile 2005: per l'Inter - le cui irregolarità sarebbero terminate il 30 giugno 2004 - le operazioni sui bilanci sarebbero servite per raggiungere i parametri necessari, chiesti dalla Covisoc, per l'iscrizione ai campionati. Una eventualità che la senatrice di Forza Italia Maria Burani Procaccini sfrutta al meglio per palesare al mondo la propria esistenza: se così fosse, fa sapere, l'Inter deve andare in B. Quel che è certo è che il capo dell'ufficio indagini della Figc, Francesco Saverio Borrelli, chiederà nei prossimi giorni le carte ai pm milanesi, documenti che vanno a costituire il terzo filone dell'inchiesta più ampia sul cosidetto doping amministrativo. Il fascicolo è stato aperto e gli 007 federali hanno già in mano i documenti arrivati dalle altre due procure che indagano sulla finanza creativa del pallone, Roma e Genova. A livello sportivo però potrebbe scattare la prescrizione.
Moratti è persona tranquilla e non si scuote: «Non sono sorpreso perché sapevo che c'era questa cosa, ma siamo tranquilli. Con tutto il riguardo che si deve nei confronti della Procura, ci sentiamo di potere giustificare tutto». Galliani invece ha il suo stile inconfondibile: «falso in bilancio? Non lo so. Gli avvocati mi dicono di stare zitto ma stiamo evidentemente parlando di giocatori che si sono scambiati Inter e Milan con delle valutazioni. Non credo che qualcuno di noi abbia fatto un falso in bilancio. Stiamo sempre parlando di gioco del calcio e credo che le società siano libere di dare delle valutazioni dei propri giocatori».
Milano, ma non solo. Da indiscrezioni risulterebbero infatti almeno una quarantina di squadre tra A e B (in pratica tutte) implicate in un'indagine che tocca le procure di tutto il paese e parte da una denuncia dell’ex presidente del Bologna Gazzoni-Frascara. Mal comune mezzo gaudio, per interisti e milanesi, solita frittata per chi non digerisce il neocalcio. Come spesso accade, quando il football nostrano si ritrova in vicoli ciechi finanziari, arriva l'opinione di Vittorio Uckmar, da tempo simil Savonarola del calcio moderno: «sta avvenendo quello che paventavo sarebbe avvenuto. Dico solo che c'è un codice penale e fallimentare, perché i signori del calcio devono essere trattati diversamente da un imprenditore delle scarpe? Vanno puniti». Uckmar non è sorpreso: «i trucchi, sarebbe meglio dire trucconi, erano all'ordine del giorno. Comportamenti illeciti a più livelli: degli amministratori, del governo del calcio e anche del governo nazionale». Il fiscalista non si risparmia: la colpa è dei due governi della seconda metà degli anni novanta: «Il primo perché ha esautorato di ogni potere la Covisoc. L'altro, quello Berlusconi, perché ha legalizzato la falsa contabilità, penso allo spalmadebiti. Una cosa disastrosa». di Simone Pieranni18 gennaio 2007

Deflorio non se lo perdona
L'attaccante del Taranto, sulla via del recupero fisico, ammette: «Senza i miei errori, avremmo vinto a Ravenna. Critiche per l'attacco? Non è quello il problema»

Due giorni di riposo, magari passati a riflettere sul secondo stop consecutivo. Ravenna tanto simile ad Avellino, nel suo sviluppo e purtroppo nel suo epilogo. Oggi pomeriggio si riprenderà la preparazione in ossequio ad una settimana che posticipa di un giorno il suo canonico cammino. La ragione sta nel posticipo di lunedì sera che vedrà di fronte Taranto e Sambenedettese. 
Andrea Deflorio dovrebbe esserci. La botta al quadricipite rimediata al “Benelli” domenica scorsa non è così grave come temuto nel dopo-partita. E' lo stesso capitano a rassicurare tutto l'ambiente. «E' stata una ginocchiata - afferma l'attaccante rossoblu - e durante la gara mi ero preoccupato perchè pensavo fosse una cosa seria. Va decisamente meglio, l'unico problema è stato il formarsi dell'ematoma che dovrà necessariamente smaltirsi. Se non da subito, spero di rientrare presto in gruppo». Dichiarazioni alquanto concilianti che prevedono una presenza di Deflorio nella notturna di lunedì. Ma un pensiero va ancora all'ultima gara di Ravenna. Il motivo sta nelle due occasioni favorevoli, sciupate anche in modo non abitudinario dalla punta di Noicattaro. «Tengo a precisare che mi prendo tutte le responsabilità. Se non abbiamo vinto è anche per colpa mia che non sono riuscito a capitalizzare quelle due opportunità. Io sono convinto che se avessimo sbloccato il risultato, ci saremmo aggiudicati i tre punti. Il dispiacere deriva soprattutto da questa constatazione. Non abbiamo rischiato nulla e alla fine ci siamo ritrovati con un'altra delusione. La squadra c'è, siamo consci di essere una formazione di valore».
Però quegli errori hanno fatto un po' a pugni con l'immagine di un Deflorio sempre lucido e freddo in zona gol. «Capita anche di sbagliare... Nella prima circostanza mi sono reso conto che non era facile girare in porta il cross di Ambrosi. Nella seconda occasione, invece, sono stato ingannato dal difensore che avevo davanti. La palla è passata proprio tra le sue gambe ed io l'ho persa di vista. Ripeto, fa più rabbia sapere come è andata a finire che non gli errori in sè».
L'importante sarà ricominciare a muovere la classifica. «Vincere contro la Sambenedettese serve a tante cose. Dobbiamo intascare punti anche per riprendere una marcia che finora è stata soddisfacente. Poi non dimentichiamo che siamo appena usciti da un ciclo terribile in cui abbiamo affrontato le prime della classifica. Sei punti in quattro partite non è un bottino da trascurare. Vediamo come vanno Foggia e Salernitana. Il campionato è molto difficile».
Chiusura sul mercato. L'arrivo di un altro attaccante è acclarato. Deflorio, però, non si cura delle critiche che il reparto offensivo, in modo diretto o indiretto, ha dovuto incassare. 
«Qualcuno arriverà -dice - e mi sembra anche giusto trovare una pedina che completi il reparto. Io, però, non voglio passare per presuntuoso o non voglio decantare le doti di Ambrosi, Cammarata o le mie. Penso che la società sia contenta dell'organico attuale e specificamente del settore avanzato. E' anche vero che si sente la necessità di fa rifiatare qualche uomo e in questo senso qualche forza fresca è comprensibile. Non bisogna, però, creare allarmismi. La squadra è in linea con i programmi e la classifica ci conforta». di Luigi Carrieri17 gennaio 2007

Taranto, Carcione ha molti pretendenti
Sul mercato si procede con molta cautela. Coralli piace ma non è un obiettivo facile da centrare. Malagnino ceduto in prestito al Monopoli

Sono giorni di lavoro oscuro, di incontri segreti per gli uomini mercato del Taranto, ma la sensazione è che per qualche altro colpo bisognerà pazientare ancora un po’. Il diesse Evangelisti continua a girare l’Italia alla ricerca di quei rinforzi necessari per affrontare con maggiori garanzie il girone di ritorno. Per la società del presidente Blasi il principale punto di riferimento in questa sessione invernale di contrattazioni resta sempre il Genoa, a cui sarebbero state chieste informazioni su due giovani, l’attaccante esterno Aurelio ('86) e il centrocampista offensivo Zeytulaev ('84), quest’ultimo tra gli obiettivi anche del Verona. Ma oltre ai due genoani lo staff di via Umbria sta valutando altre possibili soluzioni. Coralli è uno dei nomi caldi per innervare l’attacco. Il Taranto si sarebbe inserito di traverso nella trattativa che dovrebbe portare la punta della Lucchese al Foggia (insieme a Grabbi), nel tentativo di accaparrarsi il giocatore. Sul taccuino di Evangelisti resta annotato anche il nome di Giglio, ma difficilmente il Gallipoli lo cederà a una diretta concorrente per i play off. Per quanto riguarda il centrocampo da oggi si aggrega in prova al gruppo un esterno. Si tratta del 24enne bulgaro Tomas Mika, segnalato, pare, dall’ex tecnico rossoblù Salvo Bianchetti. Entro venerdì toccherà a Papagni valutarlo e capire se può fare al caso del Taranto, sempre sulle tracce di Carcione del Cassino per colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Danucci. Ma il contratto pluriennale che lega il giocatore alla società laziale rappresenta un ostacolo difficile da superare per il Taranto. Su Carcione ci sono anche Vicenza, Mantova e Catania e non è escluso che se lo assicuri proprio quest’ultimo, lasciandolo a Cassino fino a giugno o girandolo in prestito ai rossoblù. Sul fronte cessioni anche Malagnino ha cambiato casacca. Il giovane centrocampista manduriano è passato in prestito al Monopoli, squadra che punta alla promozione in C1. Per Silvestri invece si è fatta avanti la Pro Vasto, in vantaggio sul Cassino. di Enrico Sorace17 gennaio 2007

Ambrosi e il mal d’attacco
«Ultimamente siamo poco concreti. Ma non dipende dal gioco»

Un piccolo infortunio prima, poi il "mal d’attacco" del Taranto. La nuova sindrome del Taranto ha contagiato anche Alessandro Ambrosi - miglior realizzatore rossoblù con 7 reti in 15 apparizioni - a digiuno dal derby con il Martina. Assente in occasione della debacle di Teramo, il bomber di Fiuggi è tornato in campo con la Salernitana senza riuscire più ad apporre la sua firma in calce al tabellino. E risulta, adesso, un utile interlocutore per analizzare il momento poco brillante vissuto dalla squadra.
LA SFORTUNA - Per il centravanti laziale è l’elemento sfavorevole che, nelle ultime settimane, ha caratterizzato le gare del Taranto. «Non mi era mai capitato di perdere subendo un solo tiro in porta e collezionando almeno tre nitide palle gol. E’ ciò che è accaduto a Ravenna. Potevamo vincere, invece siamo tornati a casa a mani vuote. In passato mi è capitato di espugnare campi difficili tirando una sola volta e impostando la gara sulla difensiva. Credo che soltanto a Teramo abbiamo meritato la sconfitta, nelle successive trasferte (Ancona, Avellino, Ravenna, ndr) abbiamo giocato a buon livello, ma senza concretizzare».
STERILITA' OFFENSIVA - E’ una delle motivazioni addotte per giustificare la difficoltà degli attaccanti ionici negli ultimi sedici metri. Deflorio - mai a segno in trasferta e protagonista di due errori nella sfida del "Benelli" - è l’ultimo dei punteros ad aver esultato allo "Iacovone" nella sfida d’alta quota
con il Foggia. Ambrosi non segna da due mesi, Cammarata è fermo al sigillo apposto con il Giulianova lo scorso 5 novembre. «Potrebbe essere questo il nostro problema - commenta il numero nove rossoblù -, mi rendo conto di aver calciato raramente nelle ultime giornate. Ma non si tratta di un problema di gioco. Domenica scorsa, sebbene mancassero Toledo e Mancini, abbiamo avuto più occasioni dei nostri avversari. E non dobbiamo dimenticare alcune sviste arbitrali che ci hanno negato due rigori evidenti con il Foggia e con il Ravenna».
I GIUDIZI - Ambrosi ha l’esperienza necessaria per dare il giusto peso ai tanti commenti maturati dopo l’ultimo stop in terra emiliana. «Mi riconosco una qualità: riesco ad essere sempre equilibrato, quando si vince e quando i risultati non sono molto soddisfacenti. In un momento del genere è normale sentire le critiche, constatare una ricerca continua delle problematiche che ci attanagliano. Vorrei ricordare, però, che questo gruppo ha superato la batosta di Castellammare di Stabia inanellando una serie di otto risultati utili. Sto già pensando alla Sambenedettese: dobbiamo vincere. Con una promessa: al termine del campionato saremo tra le cinque squadre che lotteranno per la promozione in serie B». di Fabio Di Todaro17 gennaio 2007

Stadio Iacovone, il tempo stringe
Dopo la dichiarazione di inagibilità si attendono atti concreti

Nessun atto concreto ha seguito la dichiarazione d’inagibilità dello Iacovone emessa ieri l’altro dalla Commissione provinciale di vigilanza sul pubblico spettacolo. Degli attesi ed urgenti lavori, nemmeno l’ombra. Il Taranto ha fatto effettuare ieri una perizia di parte dal tecnico che ha curato l’installazione del generatore di corrente allo stadio nella quale si dice che non ci sarebbe alcuna dispersione di corrente. In mattinata sarà depositata in Prefettura. Indiscrezioni fondate provenienti dagli uffici tecnici comunale asseriscono che il compito di far effettuare tutti i lavori (curva Sud e centralina elettrica) spetterebbe alla società rossoblù in virtù dell’accordo raggiunto a novembre scorso fra l’ente civico (tramite il subcommissario Iaculli) e la Taranto Sport (presidente Blasi). La disputa giuridico-legale è, dunque, già nata. Verosimilmente si ricorrerà alle vie legali con l’intervento della Magistratura. Il campionato, intanto, bussa alle porte. Lunedì sera (diretta su Raisport Sat, ore 20,45) c'è Taranto-Sambenedettese. Le ipotesi più concrete portano o ad un rinvio o alla disputa del match in un altro stadio limitrofo (lo deve reperire il Taranto, caso contrario c'è il rischio di perdita della partita per 0-3). La squadra riprende oggi la preparazione. Da verificare le condizioni di Papagni (potrebbe solo seguire dall’esterno l’allenamento), Deflorio (la contusione alla coscia sta un pò meglio) e Cammarata (dovrebbe essere guarito dall’influenza). Pastore si riaggregherà sabato al gruppo. La società è stata multata di 1200 euro. di Giuseppe Dimito17 gennaio 2007

Esigenze individuate, correzioni necessarie
Una squadra che disegna calcio ma che perde sistematicamente

E’ la cronicità che adesso preoccupa. Il ripetersi ciclico della solita analisi: di una squadra che disegna calcio apprezzabile per larghi tratti della partita ma che perde sistematicamente l’occasione per prendersela. E accatasta rammarico, ostaggio di un’inconcludenza che ormai è ufficialmente un problema. Il più grosso, almeno. Perché l’assenza di qualità in mezzo, temporanea ma non troppo (Mancini starà ancora fuori a lungo), si manifesta dopo: quando c’è da recuperare o da riprendere il ritmo della partita. Quando il momento buono è stato sciupato, quando tutto è rimasto incolto. La gara di Ravenna è come tante: alcune perse, alcune pareggiate, tutte sprecate. Tutte lasciate andare, sfuggite come un pugno di sabbia al primo soffio di vento. Con occasioni che, numericamente, sono inferiori al volume di gioco prodotto. Che poco rispecchiano i valori messi in campo. E che, peraltro, non tesaurizzano la superiorità del momento. E’ in queste difficoltà che il Taranto continua ad incagliarsi. Per una ragione tecnica paradossale: il gruppo di Papagni non ha giganti dell’area ed è costretto a manovrare fino all’ultimo, senza avere grosse capacità di sintesi. Ha segnato ventiquattro volte senza possedere Evacuo e Biancolino o Succi e Chianese (coppie da ventitre gol). E ogni volta riedita le proprie pecche, esagerando con le giocate e privandosi del colpo fortuito. E’, tornando indietro, la differenza di Ravenna: ha deciso il gol casuale raccolto da Succi, ma ha anche deciso il maggior peso individuale degli attaccanti altrui. Ecco il paradosso: il Taranto è costretto a giocare sempre bene per ricavarsi un tiro, spesso agli altri basta semplicemente affidarsi un uomo. Questioni di individualità e di attitudini. E, nel caso dell’ultima partita, anche questione di somma di qualità: il Taranto aveva solo tre uomini potenzialmente in grado di fare gol (Deflorio, Ambrosi e Zito) e una vasta comitiva di operai. Incidono le assenze, ma l’emergenza non finirà oggi. Rischia di ripresentarsi tale e quale (o peggiore: dipende dalle condizioni di Deflorio) anche lunedì. E, quindi, c’è qualcosa da ripensare. Tatticamente (bisogna trovare altre vie al gol e altre forme di concretizzazione del gioco) e numericamente. Perché è anomalo che diventi cortissima la panchina di una squadra che abbondava di giocatori solo qualche giorno fa. Occorre concentrare gli sforzi: questa sconfitta può essere rischiosa sia se analizzata con troppo catastrofismo sia se presa con eccessiva superficialità. Ha indicato le esigenze, individuali e di squadra. Ha spiegato, in più rispetto a quanto deciso prima (il bisogno di un centrocampista di qualità e di un esterno), che forse non è sufficiente lo spirito di sacrificio di Ambrosi, che rischia di essere parziale (soprattutto per le botte che riceve) il contributo di Deflorio e che il processo di adattamento di Cammarata non procede spedito. Tutti servono, ma non è detto che insieme bastino. Ma concentrare gli sforzi vuole dire non sprecare parole inutili. Fare quello che serve, rimuovere anche i malumori che si percepiscono. Senza sfruttare il momento per soffiare nella direzione contraria. Accade, purtroppo. di Fulvio Paglialunga16 gennaio 2007

I nuovi bisogni della squadra
La ricetta per ripartire

La vera domanda non è perché il Taranto ha perso a Ravenna. Conosciamo già le risposte: per un gol balordo e per l’impossibilità, subito evidente, di recuperarlo. La vera domanda è che cosa ha impedito alla squadra di organizzare una reazione plausibile, fatta cioè di idee spendibili, di limpidezza di trama e di chiare occasioni. C’è poco, dopo il beffardo gol di Succi. Poco gioco, poca costruzione, poca genialità. È giunto il momento di chiedersi perché. L’indisponibiltà simultanea di Mancini e Toledo, bloccati da squalifiche lunghe, spiega molto. Spiega i ritardi e i rallentamenti. Spiega le incomprensioni e le discrepanze. Spiega la confusione e lo smarrimento. Ma non giustifica tutto. Perché Mancini e Toledo che vengono meno, privando la squadra del loro contributo, sono una parte del problema, la più nota. E se il problema fosse più complesso? Ecco la vera domanda, alla quale non si deve più sfuggire, cominciando ad interrogarsi sui reali bisogni del Taranto, quelli nuovi. Quelli che fanno riferimento al peso specifico delle assenze (il dinamismo di Mancini, la qualità di Toledo) e alle sopraggiunte necessità dell’organico, la cui presunta ricchezza è ora in discussione, dopo alcune partenze (Pinna, Danucci, Piroli) e in vista di qualche arrivo ulteriore (oggi potrebbero esserci delle novità). Nell’attesa, però, bisogna tamponare l’improvvisa normalità di una squadra che ha perso fantasia ai lati, che è priva di interni di centrocampo capaci di dettare i tempi di gioco, assumendosi la responsabilità di visualizzare la manovra, e che ora fatica a trovare il gol. È questa ondata di normalità ad appiattire la produzione, rendendo vano ogni lodevole sforzo. Come il primo tempo di Ravenna: carico di intenzioni e povero di concretezza. E in questa inattesa normalità che sta rischiando di disperdersi la vera differenza del Taranto, quella che gli ha consentito di mettere insieme 29 punti, stazionando stabilmente nella zona playoff. Una differenza che era e resta soprattutto tecnica. E che solo interventi mirati sul mercato possono ripristinare, andando incontro alle esigenze del gruppo. Serve un centrocampista che riassuma in sé le caratteristiche di Mancini e di Danucci. E che, aggiungendosi a De Liguori o a Cejas, costituisca un asse mediano completo, in grado cioè di garantire corsa e ragionamento. Serve un esterno di qualità, che possa indifferentemente tornare utile sia a destra che a sinistra. E che non faccia rimpiangere, ogni volta che manca, l’estro e l’impre v edibilità di Toledo. E serve un attaccante diverso. Possibilmente una prima punta. Un attaccante che alleggerisca il reparto avanzato. Gli tolga qualche anno e gli restituisca un po’ di tipicità. Quella richiesta dalla categoria. Un attaccante svelto, scaltro, "canaglia". Uno che la butti dentro ogni volta che può. Perché questo Taranto travolto da improvvisa normalità ha bisogno ora di aderire alle pieghe del campionato. Di calarsi definitivamente nella parte. Forse non ci sono in giro squadre letteralmente più forti del Taranto. O che giochino decisamente meglio. Ma squadre più adatte alla categoria, e quindi più pronte, sì. Occorre recuperare margini di adattabilità. Per farlo, però, servono scelte condivise e una visione unica. E serve, soprattutto, una rinnovata "complicità" tra area tecnica e area decisionale. di Lorenzo D'Alò16 gennaio 2007

Papagni non si preoccupa
Il tecnico del Taranto, dopo aver seguito la sconfitta in tv: «A me la squadra è piaciuta, almeno fino al gol. Poi difficoltà prevedibili». Oggi compie un anno sulla panchina rossoblu: «Una gioia»

La febbre non si cura con le sconfitte. Infatti Aldo Papagni è ancora ammalato. Alle prese con termometro e antibiotici. Abbattuto non per colpa del Taranto. Papagni parla con un giorno di ritardo: dopo aver visto la partita in tv, dopo averci pensato abbondantemente.
Papagni, che idea si è fatto del Taranto di Ravenna?
«Quella di una squadra che, in casa della seconda in classifica, ha mostrato personalità e un'identità ben definita. Che ha saputo fare a meno anche del proprio tecnico, cosa che aumenta anche lo spessore della prestazione. Almeno fino al gol subito, comunque immeritato e fortuito».
Un punto di riflessione è proprio l'atteggiamento dopo il gol, però. Perché non c'è stata reazione?
«Qualche minuto dopo il gol subito c'è stato un arretramento del Ravenna, che ha messo un altro difensore in campo e ha ristretto gli spazi. Deflorio, nel frattempo, era stato costretto ad abbandondare il campo: il giocatore, praticamente, che meglio di tutti sa galleggiare tra le linee e sa muoversi negli spazi stretti. Già ci mancavano altri giocatori con questa qualità e, quindi, abbiamo patito. Era prevedibile che la reazione diventasse difficile».
La seconda sconfitta consecutiva preoccupa?
«E' un dato, ma solo questo. Numeri di cui bisogna tenere conto, ma senza spingersi oltre. Guardo le prestazioni, non mi preoccupo: siamo vivi. Gli errori non sono quelli di Ravenna, sono quelli del fine partita di Avellino. Dobbiamo continuare a lavorare, recuperare gli assenti e stare tranquilli».
Né Toledo nè Mancini torneranno lunedì, contro la Samb, le condizioni di Deflorio sono da valutare. Sarà ancora emergenza?
«Innanzitutto per lunedì avremo completamente recuperato Catania, che è un elemento qualità. E, poi, con Zito, Cammarata e altri ne avevamo anche ieri: l'emergenza l'abbiamo avvertita nella gestione dei cambi. Ma sapevamo di questo rischio: ora dobbiamo ovviare. Non è questo che mi infastidisce: è una buona prestazione così senza punti che non digerisco. In alcuni tratti, domenica, ho rivisto la squadra di Perugia: ad esempio nella personalità, nella capacità di inibire le fonti della squadra avversaria. Perché non dare profondità a giocatori come Succi e Chianese non è facile, eppure ci siamo riusciti, se si esclude l'occasione del gol. E ogni volta siamo ripartiti bene, gestendo sul campo umido».
Rispetto a Perugia, allora, è mancato il gol...
«E questa verità non si può smentire: non abbiamo concretizzato. Ma contro la Salernitana Ambrosi ha rubato palla e Deflorio ha segnato, contro il Foggia Deflorio ha segnato nel traffico dell'area e domenica, invece, azioni con la stessa dinamica non sono andate a buon fine. Ci sta: nel calcio la differenza la fanno gli episodi. Ma se vogliamo individuare la strada per vincere più volte e non concentrarci su una sconfitta occasionale, allora dico che la strada è questa. Non c'è nemmeno bisogno di dire che dobbiamo essere più concreti, lo sappiamo».
Ma cosa manca al Taranto?
«Manca qualche punto, che abbiamo meritato, ma che non abbiamo raccolto». 
Serve anche qualche rinforzo?
«Numericamente è evidente che qualcosa manca. Ma la società si sta muovendo: qualcuno arriverà, visto che qualcuno sta partendo. Io devo allenare e basta. E, con la febbre che non mi lascia, al momento non riesco a farlo. Mi manca il contatto con i ragazzi. E parlo di ragazzi con attributi: non li avessero non ci troveremmo in questa posizione di classifica nonostante le difficoltà attraversate».
La Sambenedettese, prossimo avversario, non è più quella dell'andata...
«Voglio vederla in cassetta, non esprimo ancora una valutazione. Ma è ovviamente una partita che proveremo a vincere. Ci abbiamo provato anche a Ravenna».
Oggi compie un curioso compleanno: è da un anno sulla panchina del Taranto...
«Un anno di grandi emozioni, di sacrifici, di responsabilità, ma anche di splendidi prepartita, di gioie indescrivibili. Vedere gli spalti dello Iacovone è qualcosa di impagabile. Il mio obiettivo è quello di battere anche questi record, perché vorrebbe dire che la squadra va ancora bene. Da quanto tempo, a Taranto, l'allenatore che finisce un campionato arriva fino in fondo anche a quello successivo?». di Fulvio Paglialunga16 gennaio 2007

Taranto, missione in Liguria
Dal Genoa potrebbero arrivare Aurelio e Zeytulaev. Attenzioni su Imperio Carcione

La sconfitta subita a Ravenna ha obbligato i dirigenti del Taranto ad accelerare le operazioni di mercato. Già sabato, per la verità, il diesse Evangelisti ha effettuato l’ennesimo tentativo per l’attaccante Pellè direttamente a Cesena, ma il club bianconero ha risposto ancora picche, chiudendo definitivamente la questione. Il calciatore, di proprietà del Lecce, resterà in Romagna fino a giugno. Lo staff operativo rossoblù ha così cambiato obiettivo, considerato anche che Grabbi, 31enne centravanti genoano, si è praticamente accordato con il Foggia. Il primo rinforzo per l’attacco potrebbe essere il giovane Longobardi della Nuorese (sembra che l’operazione sia quasi definita) Ieri altra missione in Liguria per la triade di via Umbria, ormai legata da ottimi rapporti alla società del presidente Preziosi, che ha già mandato in prestito a Taranto il portiere Barasso. Con i dirigenti del Genoa si sarebbe parlato dell’esterno di centrocampo Aurelio, dell’attaccante uzbeko Zeytulaev e dalla giovane punta Diogo. Il Taranto ha, però, bisogno anche di un paio di centrocampisti, un centrale e un esterno. Per il primo ruolo, sfumato Maschio (tentato dal triennale offertogli dalla Reggiana), le attenzioni si sono spostate su Imperio Carcione. Ma non sembra facile strappare al Cassino il promettente centrocampista su cui hanno messo gli occhi numerosi club di A e B. Il diesse Evangelisti sta provando a bruciare sul tempo la concorrenza, cercando un accordo col club laziale, dove sarebbe dirottato Silvestri. Più difficile, invece, reperire un esterno, anche perché il monzese Carboni è destinato al Catanzaro e La Vista del Bari si è accasato al Pescara. L’obiettivo è Caccavallo, che il Taranto vorrebbe ottenere in prestito dal Lecce dove con l’arrivo di Papadopulo potrebbe trovare poco spazio. In uscita, intanto è ufficiale il passaggio di Piroli alla Spal (C2), ma si profila anche la cessione di Panini richiesto dall’ambiziosa Cavese. di Enrico Sorace16 gennaio 2007

Iacovone inagibile, Taranto nei guai
Lo ha deciso la Commissione provinciale di vigilanza. Curva Sud e impianto elettrico. A rischio la notturna

Lo Iacovone è inagibile. Lo ha dichiarato ieri mattina la Commissione Provinciale per il pubblico spettacolo al termine di un lungo e scrupoloso sopralluogo. Erano presenti il Vicario della Questura, dott. Giusti, il vice Prefetto, dott. Sessa, il rappresentante dei Vigili del Fuoco, ing. Lombardi e quello del Comune, geom. Piccolo. Non c'era nessun rappresentante del Taranto. Sostanzialmente due i motivi che hanno costretto la Commissione a verbalizzare la decisione: lo stato di degrado in cui versa la Curva Sud gravemente danneggiata dai tifosi del Foggia il 17 dicembre scorso (bagni non utilizzabili, gradoni dissestati, una porta d’ingresso divelta, sdradicati i fili elettrici del settore) per il cui ripristino occorrono 38mila euro; alcune non lievi anomalie della centrale elettrica di tutto lo stadio che lo pone non in sicurezza (non solo per la notturna di lunedì contro la Sambenedettese, ma anche per incontri diurni come evidenziato dai tecnici presenti). La Commissione, tuttavia, per andare incontro alle esigenze della società e dei tifosi, ha stabilito che se entro i prossimi quattro-cinque giorni (comunque prima del match di campionato) Comune di Taranto o Taranto Sport dovessero ottemperare al ripristino della situazione, l’inagibilità sarà revocata. In ogni caso la decisione finale spetterà allo stesso Comune jonico il quale, alla vigilia di ogni gara interna, concede alla società rossoblù l’autorizzazione alla disputa della partita stessa. Per quanto riguarda gli allenamenti non dovrebbero sorgere problemi: la squadra, verosimilmente, potrà tranquillamente lavorare, a partire da domani. Il direttore Galigani, assente da Taranto, ieri sera ha detto: «Domani (oggi, n.d.r.) torno in fretta in città e corro dal Prefetto per discutere il grave problema. A mio modo di vedere tutto deriva dalla mancanza dell’energia elettrica». A quest’ultimo proposito sembra che fra Comune di Taranto e società rossoblù ci sia un contenzioso. L’ente civico vanterebbeì un credito di circa 16mila euro nei confronti della Taranto Sport. Quest’ultima risponderebbe di aver assolto all’onere facendo scrivere sulla maglia dei giocatori “Taranto d’amare”. La situazione è, dunque, quanto mai confusa ed incerta. Servono denaro fresco e buona volontà per scongiurare il pericolo rinvio della partita lunedì prossimo. di Giuseppe Dimito16 gennaio 2007

«Ingiuste certe critiche»
Papagni difende il gruppo. L’allenatore rivaluta la prova di Ravenna

A Ravenna Aldo Papagni non c'era, bloccato da una fastidiosa forma di faringite accompagnata da un violento attacco influenzale. E senza la sua guida tecnica il Taranto ha perso la seconda gara consecutiva, sciupando diverse occasioni nel primo tempo e subendo una rete stupida ed evitabile nella ripresa. Ma il tecnico di Bisceglie ha seguito la gara in tv, mantenendosi in continuo contatto con il direttore sportivo Evangelisti. A ventiquattro ore di distanza la sua condizione è un tantino migliorata - dovrebbe guidare nuovamente la squadra da mercoledì pomeriggio -. Il pensiero sulla partita, invece, non si discosta molto da quello esposto a caldo. «Mi è piaciuta la prestazione dei ragazzi - ha esordito - e se fossimo passati in vantaggio staremmo facendo sicuramente discorsi differenti. Non mi piace parlare degli assenti, ma non bisogna dimenticare che senza Mancini e Toledo avremmo potuto accusare un contraccolpo notevole. Invece abbiamo messo in pratica le nozioni sulle quali avevamo lavorato durante la settimana, disputando una gara decisamente positiva». Due occasioni limpide nel primo tempo, entrambe capitate al capitano Deflorio. E altrettanti errori, non sufficienti «per mettere in dubbio le qualità del nostro reparto offensivo. Abbiamo tre attaccanti di grande spessore - è il Papagni-pensiero - ed un reparto che, numeri alla mano, ha il quinto miglior rendimento del girone. Ho sentito diverse critiche dopo la partita. Ritengo che sia sempre utile fare memoria. Rispetto al match di Perugia, giudicato tra i migliori del nostro campionato, c'erano tre differenze nell’undici di partenza - Barasso, Caccavale, Zito, ndr -. E anche al "Curi" abbiamo giocato con Cejas e De Liguori nel ruolo di interni di centrocampo. Ribadisco questo concetto per far notare che nel calcio contano soltanto i risultati». Rispetto al blitz compiuto in terra umbra, però, il Taranto non ha potuto contare sull'acceso dinamismo di Mancini e sulle improvvise folate di Toledo. Perdendo, progressivamente, la possibilità di inventare la giocata risolutrice, fino alla sostituzione di Deflorio (il capitano aveva chiesto il cambio già nell’intervallo in seguito ad una forte contusione al quadricipite). «Sono defezioni importanti, ma il mio compito è quello di trovare le soluzioni più adatte. Abbiamo altri elementi con diverse caratteristiche e ritengo che i centrocampisti abbiano disputato una prestazione soddisfacente. Il Ravenna ha creato meno di noi, sebbene a centrocampo avesse un elemento di grande qualità come Sciaccaluga
ed un mediano abile in fase di non possesso come Calzi. Hanno trovato una rete fortunosa, poi si sono difesi riducendo gli spazi utili per creare azioni pericolose».
Nella negatività del risultato Papagni ha riscontrato, comunque, diverse annotazioni utili. «Preferisco perdere giocando bene piuttosto che subendo l’iniziativa dell’avversario. E poi ho apprezzato il carattere dei miei giocatori. Siamo stati compatti fino al termine, cercando il pareggio anche attraverso situazioni
confuse. Il carattere è la peculiarità più importante di questo gruppo. Ci ha permesso di superare diversi momenti difficili, ci servirà per riprendere la marcia già da lunedì prossimo».
di Fabio Di Todaro16 gennaio 2007

Taranto, l'attimo sbagliato
A Ravenna i rossoblu incassano la seconda sconfitta di fila (1-0). Come al solito gli ionici giocano una buona partita, ma non riescono a legittimare la propria superiorità tecnica

Un pallone che rimbalza, un astuto avversario che lo arpiona: le speranze si infrangono nel minuto in cui la sorte si gira dall'altra parte e Succi si trova nel posto giusto. Un minuto solo. E' l'attimo in cui il Taranto crede di poterla fare franca a Ravenna. In cui sceglie il pensiero di ripiego, dopo un primo tempo impiegato ad accumulare vanamente meriti. Cade, senza darsi un perché. O dandosene troppi. 
Il Taranto perde perché prima non riesce a vincere: sprecando la porzione di partita che riesce a comandare, vanificando l'ispirazione dei singoli, arrivando più volte tardi all'appuntamento con il gol. Lasciando scorrere tempo e azioni, permettendo al Ravenna di rimanere a galla dignitosamente e, all'improvviso, di vincere addirittura. Lo spreco e le assenze: le chiavi sono due. E le assenze sono troppe. Assenza di guida (Papagni è ammalato e segue la partita da casa), assenza di uomini (Mancini, Toledo e - definitivamente - Danucci), assenza tecnica (quel che resta del centrocampo non è in grado di garantire qualità): la somma non porta al gol e rende tutto superfluo. 
A generare la sconfitta è un episodio che ha l'effetto di un detonatore: fa saltare l'equilibrio, sgretola le certezze del Taranto, frantuma la capacità di reazione. Ci pensa Succi: recuperando un pallone nel traffico, rinviato da Cosenza e bloccato dal polpaccio di Prosperi. Trovando l'angolo di destro e inclinando una partita ormai in piano. Minuto diciannove della ripresa, finisce (o quasi) anche il Taranto. Che pure aveva cominciato: seguendo le curve della partita e poi dando l'impressione di averla fatta propria. Con gli uomini rimasti, con l'unico impianto possibile (4-4-2 didascalico), con il tecnico con un occhio alla televisione e un orecchio al telefono. Guida Degli Schiavi, riceve Evangelisti: la paternità delle mosse e la gestione dei momenti è commissariata alla gente di fiducia. La resa rimane apprezzabile: il Taranto ha manovra coinvolgente e partecipazione collettiva. Produce calcio, tiene a guardia il portatore di palla avversario per togliere aria alla manovra altrui. Limita il Ravenna che, però, non smette di provarci: parte con il 4-4-2 (Chianese, nonostante la febbre, gioca), inverte anche gli esterni (dopo dieci minuti Pizzolla passa a destra e Cavagna a sinistra) per ricavare spinta ai lati. Il gioco dei rossoblu scivola sul campo umido: le difficoltà di controllo (il pallone sfugge) sono un ostacolo maggiore della (comunque buona) organizzazione avversaria. C'è qualcosa in più nel Taranto: ci sono le mosse giuste di Deflorio e il tempismo delle giocate con Zito. Ci sono le intuizioni del campano e la personalità di gruppo. Ma c'è anche il Ravenna e c'è sempre partita: tutto (le condizioni del terreno e le caratteristiche delle due squadre) porta a pensare rapidamente, ma non c'è una evidente dispersione tecnica. Entrambe le squadre sanno come arrivare in attacco, come mettere in tensione il dirimpettaio: il Taranto manovra di più, ma a volte l'efficacia è viziata da imprecisioni. Capita a Cejas, ma capita anche a Deflorio, che ha sempre l'idea buona ma non ha la stessa frequenza nell'esecuzione del gesto. E che, tra l'altro, deve guardarsi dalla marcatura eccessivamente decisa di Gorini (dopo un tempo, infatti, pagherà il conto del trattamento). 
Un'occasione per parte, prima di decidere da che parte deve stare la gara. Ambrosi ruba palla a Gorini (18'), ma sul cross Deflorio (solo al centro) coordina male il sinistro e tira alto. Pizzolla si inserisce un una combinazione Succi-Chianese (21'), ma calcia troppo debole da posizione favorevole. Poi è Taranto: perché quando è evidente l'ispirazione di Zito e, parallelamente, il suo scarso coinvolgimento nella manovra (il centrocampo non ha chi distribuisca con esattezza), Caccavale comincia a giocare quasi da regista, innescando con maggiore frequenza il giovane talento. Che provoca un pericolo: un suo cross da sinistra è perfetto per Deflorio (25') che, clamorosamente, manca l'aggancio sottomisura. Che è protagonista di un altro: una sua fuga a sinistra (26', lancio di Deflorio) finisce con un tiro che Capecchi respinge in uscita. 
Il Ravenna resiste senza sparire: ripartendo, ma anche dimostrando di aver studiato la lezione. La squadra di Pagliari sa, ad esempio, come fermare i calci piazzati del Taranto, muovendosi in modo da devitalizzare gli schemi. Ma non riesce a evitare tutto: l'ultima girata di Deflorio (46', sinistro improvviso su rimessa di Zito) respinta dal portiere precede l'intervallo e l'impensabile. Perché il Taranto non rientra distratto. E' più attento alla copertura, è costretto a cambiare qualcosa con la forza (Deflorio, toccato duro, lascia il campo a Cammarata) ma non sembra dissipare il patrimonio organizzativo. Sembra difendersi nel modo migliore, quasi ripiegando sul pareggio, oscura per lunghi tratti Succi e Chianese. Quando qualcosa sfugge al controllo tecnico (un polpaccio di troppo è l'unica motivazione) arriva il gol. Senza preavviso: scuote, ma soprattutto inibisce. Il Taranto non ha reazione: il centrocampo è appiattito, l'uscita di Deflorio ha già tolto la possibilità di sintesi, le lunghe attese con il pallone agevolano il pressing degli altri e moltiplicano le possibilità di errore, i nervi non rispondono. Pagliari sigilla la squadra (Dicuonzo per Cavagna), Cammarata reclama un rigore (30', giù in area al contatto con Gorini) che sembra esserci. Le ultime mosse sono vane (3-4-3 con Piroli per Colombini e inversione Zito-Catania), il Ravenna pressa ancora e toglie le ultime idee. Il Taranto, senza avere una chiara ragione per perdere, si arrende. di Fulvio Paglialunga15 gennaio 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - La sua valutazione va senza dubbio posticipata. Perché mostra sicurezza, doti fisiche e tempismo nelle uscite, ma in realtà non è mai impegnato dal Ravenna, che tira in porta solo in occasione del gol. Sul quale, va detto, non ha colpe: 6
COSENZA - Si mantiene pulito fino al momento del gol. Non ai suoi livelli, ma comunque riuscendo a segnalarsi per qualche buon anticipo. Entra per caso nella rete di Succi, ma finisce per subirlo. L’ultima porzione di gara è difettosa: 5.5
COLOMBINI - Né infamia né lode. Gioca una partita normale, attenendosi alle disposizioni tattiche e non spingendo per continuare a coprire Zito. Qualcosa, nel finale, la concede anche lui: 6
PROSPERI - Sui palloni che deve domare c’è sempre, mostrando personalità crescente e buone scelte di tempo. Succi e Chianese non sono clienti semplici eppure, con la collaborazione di Caccavale, riesce a tenerli: 6
CACCAVALE - Parte con qualche incertezza, poi acquista personalità. Capisce le difficoltà della squadra a impostare la manovra e si concede qualche lancio in più, peraltro efficace per innescare Zito e dare vitalità alla partita: 6
DE LIGUORI - Il suo compito è frapporsi e, appena può, partire palla al piede. Lo fa, con ordine. Non gli si può chiedere di gestire i tempi della manovra e, infatti, non si illude di poterlo fare. Finisce in movimento: 6
LAROSA - Fa il compitino: gioca a destra del centrocampo e si preoccupa di non commettere errori. Gioca la sua onesta partita, ma appare troppo frenato quando dovrebbe osare e spingere un po’ di più o inserirsi negli spazi vuoti: 6
CEJAS - A macchiare la sua voglia e la densità della presenza ci sono troppe imprecisioni nel controllo di palla. Rimane vittima dell’assenza di qualità a centrocampo e non riesce a sopperire, rifugiandosi spesso nel passaggio indietro oppure sbagliando l’appoggio. Ma non abbandona mai la partita: 5.5
AMBROSI - Fa un lavoro utile almeno per un’ora: sgomita, si ricava spazio e punizioni. Gioca di mestiere, aiutando la squadra e recuperando da solo ai propri errori. Da una sua astuzia potrebbe nascere il gol di Deflorio. Quando cala si sente: 6
ZITO - Gioca sull’altalena: nella prima metà del primo tempo tocca pochi palloni, poi viene innescato con continuità e fa molto di buono, tenendo da solo in apprensione la difesa del Ravenna. Il giudizio sarebbe stato migliore se non fosse crollato nell’ultima mezzora: 6
DEFLORIO - Si intende con Zito, lavora di sponda. Sa dove farsi trovare e sa farsi venire l’idea giusta, ma qualche volta sbaglia il passaggio, bloccato dall’assillante marcatura di Gorini. Si fa male durante il primo tempo, esce nella ripresa e l’assenza si avverte. Ma sul voto pesano due clamorosi errori sotto porta: 5.5
Cammarata - Gioca la mezz’ora in cui il Taranto ha smesso di far arrivare palloni. Invoca il rigore su un fallo di Gorini. Forse c’era: 6
Catania - Venti minuti non sono sufficienti per far capire se l’influenza lo ha debilitato o meno: s. v.
Piroli - E’ la carta della disperazione: s. v.
DEGLI SCHIAVI - Sostituisce Papagni, dispensa consigli e ne riceve. Il Taranto gioca bene nel primo tempo ma non raccoglie e, dopo lo svantaggio, non riesce a far fruttare le correzioni. Che, pure, non sembra inesatte: 6
L’arbitro - Fischia con personalità nel primo tempo, sbaglia molto nel secondo. Concede quasi tutti gli episodi dubbi al Ravenna e, forse, non vede un rigore per il Taranto: 5.5
L’avversario - Ha preparato bene la partita, ha una buona organizzazione. Non merita pienamente la vittoria, ma con Succi e Chianese a volte può bastare anche un solo tiro in porta: 6.515 gennaio 2007

Domenica di rimpianti
Il Taranto si morde le mani per l'occasione sciupata. Degli Schiavi e la febbre di Papagni: «Spero che non salga...». Evangelisti: «Peccato, puniti da uno strano gol»

Alla seconda sconfitta consecutiva, può anche scattare un allarme. Sul mercato, forse, è necessario entrarci con più decisione per innervare la squadra di pedine utili. 
Il diesse Luca Evangelisti, che è rimasto in continuo contatto telefonico con Aldo Papagni costretto a letto per l'influenza, porge un'immagine di sè, decisamente tranquilla. Da chi, cioè, ha il pieno controllo delle sue facoltà. «Faremo il meglio - dice il dirigente - Abbiamo dei contatti ed è possibile che qualcosa possa presto andare a buon fine».
Per oggi, infatti, è attesa l'ufficialità dell'ingaggio dal Cassino del centrocampista Imperio Carcione, nell'ambito dell'operazione che dovrebbe portare Silvestri nel Lazio. In attesa di stringere i contatti con il Lecce per l'ingaggio del giovane Caccavallo (Carboni è sfumato perchè proprio due giorni fa è passato al Catanzaro)
Sulla gara Evangelisti ha le idee chiare. «E' stata una partita aperta in cui non siamo mai stati inferiori alla seconda in classifica. Siamo stati all'altezza per tutta la partita e con un pizzico di fortuna, avremmo potuto portare a casa anche l'incontro. Peccato, perchè nella ripresa siamo stati puniti da un gol piuttosto strano. Anche in questa gara abbiamo dato dimostrazione del nostro gioco e delle nostre qualità. Il Ravenna ha mantenuto un atteggiamento piuttosto difensivo ed è stato fortunato ad approfittare di quella occasione».
Con Aldo Papagni rimasto a casa a curare la febbre alta, è toccato al vice Gianfranco Degli Schiavi sostituirlo, sia in panchina a Ravenna che nelle dichiarazioni del dopo gara. 
Dopo la sconfitta patita in Romagna, il tecnico in seconda ha preferito allentare la tensione con una battuta sulle condizioni di salute di Papagni. 
«Spero che il risultato non gli faccia salire di più la febbre - ha sorriso amaramente -. Al di là degli scherzi, credo che il risultato non sia piaciuto a nessuno di noi, a maggior ragione non sarà piaciuto ad Aldo Papagni, che già era alle prese con l'influenza. Al di là del risultato negativo credo che la nostra prova non sia stata negativa, tenendo anche conto che siamo venuti a Ravenna con assenze importanti, come quelle di Mancini e di Toledo. La squadra ha lottato, su questo non ci sono dubbi. Purtroppo non siamo riusciti a conquistare un risultato positivo che pure avremmo meritato».
Degli Schiavi ha le idee piuttosto chiare su cosa non ha girato per il verso giusto in questa trasferta. «Nel primo tempo - ha detto - abbiamo sprecato diverse buone opportunità per andare in gol. Ritengo che con gli errori della prima frazione ci siamo giocati l'opportunità di tornare a casa con un risultato favorevole. Fossimo riusciti ad andare in vantaggio, la dinamica della partita sarebbe stata inevitabilmente differente, avremmo potuto portare a casa quantomeno il pareggio, se non addirittura l'intera posta in palio».
Nelle parole dell'allenatore in seconda del Taranto c'è rammarico, ma non recriminazione nei confronti dei calciatori. «Assolutamente - ha detto -. Ai ragazzi non c'è nulla da rimproverare, hanno disputato un'ottima gara. Purtroppo, determinate situazioni da rete vanno concretizzate, altrimenti poi la partita rischia di prendere una piega diversa e può anche arrivare una sconfitta, come è successo a noi in questa circostanza a Ravenna. Resta il rammarico per aver giocato bene e per non aver raccolto per quanto abbiamo seminato. Era successa la stessa cosa ad Avellino, una grande prova ma nessun punto portato a casa. C'è da dire, però, che abbiamo giocato in casa delle due battistrada del campionato, Avellino e Ravenna, ed in entrambe le circostanze ci siamo dimostrati all'altezza della situazione, perdendo soltanto per un pizzico di sfortuna nei momenti decisivi. Questo deve essere motivo d'orgoglio per la nostra squadra».
Da parte di Degli Schiavi non sono mancati i complimenti all'avversaria di turno: «Sapevamo che dovevamo giocare contro una squadra compatta e di qualità. In questa partita, il Ravenna ha pienamente confermato le sue doti. Nonostante la valenza dell'avversario, il Taranto mi è comunque piaciuto perché ha disputato una gara gagliarda. Adesso dobbiamo guardare avanti perché abbiamo tutte le carte in regola per tornare al più presto alla vittoria».15 gennaio 2007

Taranto, uno stop doloroso
A Ravenna sconfitto da un gol fortuito. Ma la reazione non c’è. Ai rossoblù, privi di Mancini e Toledo, e senza Papagni, non basta un dignitoso primo tempo

Un gol stupido per una sconfitta dolorosa. Questa è la sintesi. A Ravenna il Taranto perde, scivolando sulla buccia dell’e pisodio: unico e tragico. Può capitare. Ma la lezione è un’altra. A Ravenna il Taranto perde perché nel momento di maggior bisogno incespica nell’ispirazione, non trova le coordinate del gioco, banalizza la manovra. Non riesce, cioè, a costruire una reazione plausibile. Era nel conto che potesse succedere, vista la qualità degli assenti. Senza il dinamismo illuminato di Mancini e senza la fantasia tagliente di Toledo, l’appiattimento è un rischio possibile. Quando si presenta, non ci sono rimedi. Mancini e Toledo erano e restano squalificati. Questo è il guaio. E questo è il rammarico. L’episodio che condanna il Taranto si colloca al 19’ della ripresa, la porzione di partita più confusa e preoccupante. Chianese rifinisce forse col tacco, Succi non controlla, Caccavale non intercetta, Cosenza allontana il pallone, che rimbalza sul corpo di Prosperi e resta lì, in area: Succi si gira e infila Barasso. E’ un gol stupido perché non premeditato. Il Ravenna non lo prepara, però lo trova. Il Taranto non se l’aspetta, però lo incassa. Il calcio è così. Spesso dà e toglie senza alcun preavviso. La lezione si spalma nei minuti che separano il Taranto dalla sconfitta, quando la squadra di Papagni (rimasto a casa perché influenzato) constata la propria inadeguetezza propositiva. Non smette di giocare, ma si accorge di non potercela più fare. La scoperta procura ansia. L’ansia genera approssimazione. Tutto, dalla disavventura del gol in poi, diventa evidente (l’impotenza, la disarmonia, la macchinosità) e impossibile (raggiungere il pareggio). Il Taranto perde anche per ciò che non riesce a cogliere nel corso del primo tempo, quando gioca meglio e produce di più. Ma non finalizza, non graffia, non incide. Facendo svanire occasioni (doppia opportunità sul sinistro di Deflorio) e situazioni propizie (c’è sempre spazio dalle parti di Zito). La bontà complessiva della frazione iniziale, però, non consola. Aumenta, anzi, il rimpianto per una ripresa di diversa natura e di altro impatto. Rimpianto che alla fine diventerà fastidio, aprendo la discussione sul futuro prossimo e sulle prospettive immediate. Ciò che interessa, ora, è seguire l’evoluzione di questo strano momento. Capire dove può portare, tenendo a portata di ragionamento ciò che continuerà a mancare e ciò che servirebbe. Il virus influenzale priva il Taranto della sua guida tecnica: Papagni resta a casa e segue la partita in tv. Il telefono lo tiene collegato all’attualità del campo. Evangelisti riceve gli ordini, Degli Schiavi li esegue. Ma non è la stessa cosa. E nemmeno occorre spiegare perché. Senza sorprese la formazione iniziale. La linea mediana, svuotata dalle squalifiche e dal mercato, prevede Larosa e Zito esterni, Cejas e De Liguori in mezzo. Resta sottinteso che la manovra tenderà a svilupparsi lateralmente, evitando di transitare per vie interne. Nel Ravenna (4-4-2) c’è Chianese che sembrava non dovesse esserci. Ma non ci sono Dei e Aloe, la catena di destra. L’avvio del Taranto è speranzoso. Dialoghi serrati, fraseggi stretti, buona circolazione, briosità diffusa. Zito inventa a sinistra, Larosa riequilibra a destra, Deflorio cuce trame sulla trequarti, Cejas e De Liguori fanno massa al centro. La partita è piacevole, senza grandi picchi di bellezza. Il Ravenna ringhia su ogni pallone. Ma è il Taranto a mostrare il volto migliore, avendo un senso più spiccato del gioco. Fosse anche concreto, finirebbe il primo tempo in vantaggio. Invece Deflorio chiude male col sinistro sul cross invitante di Ambrosi in felice pressione su Gorini (18’) e non trova il pallone sull’invito basso di Zito (25’). In mezzo alle due opportunità spreca anche l’ex tarantino Pizzolla (21’). Poi tocca a Zito, attivato da Deflorio, galoppare e concludere addosso al portiere (26’). La ripresa è quasi un’altra partita. Deflorio deve abbandonare per una botta al quadricipite (entra Cammarata). La sua uscita si rivelerà penalizzante. Il Ravenna trova il gol con Succi (19’). E tutto diventa complicato. Perché Pagliari si cautela con Dicuonzo, un difensore (fuori Cavagna). E il Taranto si gioca inutilmente le sue carte residue: Catania, Piroli e il 3-4-3. Cammarata va giù in area, invocando il rigore (30’). Il Ravenna non si scompone. Poi cala la nebbia e prima che avvolga ogni cosa, compresi gli improbabili assalti del Taranto, interviene la fine. E’ dura tornare a casa. di Lorenzo D’Alò15 gennaio 2007


Le pagelle di Lorenzo D'Alò

BARASSO 6 - Non effettua parate decisive, ma l’impressione che semina è buona. Rassicurante la sua presenza fra i pali. Preciso nell’unica uscita, quando chiude l’azione avversaria, allontanando il pallone di testa.
COSENZA 5,5 - Meno persuasivo del solito. L’azione del gol, in cui entra in qualche modo, gli mette un po’ di tensione addosso.
COLOMBINI 6 - Il consueto contributo di chiusure chirurgiche e diagonali perfette. Sacrificato nel finale, quando Papagni, da Bisceglie, ordina la difesa a tre.
PROSPERI 6 - D’anticipo e di potenza: sbaglia pochissimo, pur rimanendo coinvolto in occasione del gol di Succi.
CACCAVALE 6 - Avvio esitante: interventi fuori misura, appoggi imprecisi. Poi si riprende. Lodevole il tentativo di aprire il gioco, lanciando direttamente dalle retrovie.
DE LIGUORI 6 - Deve correre di meno e pensare di più. Ma non è esattamente il suo mestiere. Il contributo che fornisce è comunque apprezzabile.
LAROSA 6 - Ha un compito tattico delicato, dovendo garantire equilibrio alla squadra nella fase di non possesso.
CEJAS 5,5 - Rigiocasse i palloni che conquista con altrettanta precisione, risulterebbe utilissimo. Invece li rigioca spesso con frenetica approssimazione, azzoppando la manovra.
AMBROSI 5,5 - Si tuffa con mestiere su ogni pallone, rubando lo spazio per qualche spunto. Ma non graffia.
ZITO 6 - Primo tempo ricco di generosi slanci e di pregevoli intuizioni. Ripresa in percettibile affanno. Deve imparare ad amministrare le forze.
DEFLORIO 5,5- L’impatto con la partita non è malvagio. Entra nelle trame, si trova sui palloni più invitanti, sciupandoli. Poi rimedia una botta e in avvio di ripresa scatta la sostituzione.
CAMMARATA 5 - Entra e non incide. Non l’aiuta il gioco incompiuto della squadra. Invoca invano un calcio di rigore.
CATANIA 5 - Ha i minuti per tentare qualche sortita. Non li sfrutta, facendosi travolgere dal finale improbabile della squadra.
PIROLI sv - Oggi la società dovrebbe ufficializzare il suo passaggio in prestito alla Spal. Non lo rimpiangeremo.15 gennaio 2007

Papagni a casa con la febbre
Telefono in mano e telecomando

Aldo Papagni non è arrivato. Il tam tam si esaurisce quando le squadre entrano in campo. Tutto il prima è carico di dubbi. Durante il riscaldamento (su un campo atttiguo) non c’è: c’è Pastore che scorta il gruppo, Blasi che si accosta ai giocatori. Deduzione: Papagni non c’è. Correzione in corsa. Dicono: "E’ arrivato da pochissimo: sarà in panchina". Dietrofront: "Non è arrivato". Il tecnico guarda tutto alla tv, con il telefono in mano e senza telecomando. Non c’è tempo per la Ventura: antibiotici e partita. Febbre alta, ancora. Influenza in scivolata: fallo da espulsione. La notte non porta miglioramenti, la macchina, pronta per partire all’alba, rimane in garage. Tra Papagni e il Taranto ci sono telefonate (non molte, fanno sapere) e istruzioni date in anticipo: lo staff sa, lo staff farà. Siamo al telelavoro calcistico. Lo aveva già fatto Mancini: salendo sul pullman dell’Inter dopo un’espulsione, seguendo la gara dalla tv e continuando a dare ordini. Gregucci ne ha pensata un’altra: chiedere (e ottenere) il permesso per seguire la squadra dalla tribuna, per vederla meglio. Papagni non ha scelto, ma ha dovuto farlo. Ha chiesto senza ottenere. O senza ottenere tutto. Perché la prestazione può alleviare i sintomi, ma il risultato aggrava. Fosse possibile conoscere l’andamento della temperatura corporea si avrebbero tre sbalzi: uno per ogni errore di Deflorio (due, quindi) e uno per il gol di Succi. La salute a obiettivi, anche: legata al risultato. Nessuna dichiarazione a fine partita. Al massimo avrebbe potuto comunicare un colpo di tosse. Una squadra in mano agli antibiotici: in questa strana stagione al Taranto capita persino questo. Che il tecnico si ammali poche ore prima della partita, che non riesca a rimettersi in tempo. Incroci in cui il destino sceglie da che parte andare. Perché agli avversari la sorte sorride di più: la febbre di Chianese svanisce quanto basta per mandarlo in campo. L’incredibile umidità di Ravenna non l’avrà aiutato (nebbia dalla sera prima, campo compreso). Ma vuoi mettere i tre punti? A volte nemmeno i termometri vogliono stare con il Taranto. di Fulvio Paglialunga15 gennaio 2007

Il Taranto si piega al déjà vu
Tra la nebbia e il Sangiovese

“Déja vu”. Non è solo un film con Denzel Washington. E’ anche quella dannata sensazione di rivivere qualcosa di già vissuto, di già accaduto. Per i tifosi del Taranto la “paramnesia” (in italiano si chiama così) è una compagna di vita: ogni sofferenza ha un sapore conosciuto, ogni sconfitta si ricollega al passato, recente o antico che sia. Dejà vu. Come a Ravenna. Ti metti davanti al televisore e rivivi sempre lo stesso film. Quello visto ad Ancona, San Marino, Teramo, Avellino: il Taranto domina a tratti ma non assesta mai il colpo del ko. Anzi, passa in svantaggio alla prima occasione buona degli avversari. E difficilmente riesce a recuperare. La storia si ripete, l’inizio del 2007 non è diverso dalla fine del 2006. All’inizio del pomeriggio, però, non ci pensi. Il solito pranzo veloce, i soliti riti del pre-partita televisivo. Il frullatore della domenica catodica propone nell’ordine: 1) Lo spot della inquietante trasmissione “Matrimonio in tv” su Video Bergamo; 2) La figlia di Claudio Amendola che sparge lacrime sulla prima rete Rai sotto l’occhio estasiato della conduttrice. Meglio lo sport, sempre. E allora ecco Studio 100 Sat, con Umberto Pavone e la sorpresa Chiara Chiriatti della redazione leccese. In diretta da Ravenna Mimmo Nesca non se ne accorge e invia i saluti a Francesca (Rodolfo), padrona di casa delle settimane passate. Che non c’è. Ancora un attimo e arrivano le formazioni: nel Taranto manca solo... Papagni, colpito dall’influenza; i padroni di casa presentano regolarmente Chianese. Lui dalla febbre è guarito. Sugli spalti i tarantini sovrastano i romagnoli: la curva è degna dello Iacovone, come spesso capita lontano da casa. Inizia la telecronaca e... sorpresa: la seconda voce di Gianni Sebastio è un giornalista del posto, tal Fioravanti. L’accento locale è inconfondibile: sembra una scena di “Don Camillo e Peppone”. Il commentatore è un simpaticone: ci avvisa che c’è nebbia a Ravenna e che la partita rischiava di saltare. Chissà perchè, si sganascia dalle risate: forse ha trangugiato un fiaschetto di Sangiovese. La partita scorre veloce, però: ad una porta, attacca solo il Taranto. Deflorio divora la prima occasione (palla recuperata di Ambrosi) e il dèjà vu comincia ad assalirti: poi il capitano cicca la palla d’oro d’offerta da Zito e il dèjà vu ti attanaglia: non è che finisce male un’altra volta? Il nuovo portiere Barasso (da lontano sembra davvero Peruzzi...) potrebbe anche prendersi un caffè in tutta tranquillità: da quelle parti il Ravenna non ci arriva mai. Nell’intervallo BS è in collegamento da... Kiev: il cappello con copri-orecchi dell’opinionista Creti è degno di un Dinamo Kiev-Lokomitiv Lipsia di qualche anno fa. Anche Gianni Carrieri si difende dal freddo e il secondo tempo comincia. Cambia anche la musica, però: Cosenza rinvia in area rossoblu e becca Prosperi che a sua volta devia di poco e serve un assist involontario a Succi. L’attaccante romagnolo non si fa pregare: 1-0, ahinoi. La solita storia: il Taranto non reagisce, non costruisce, non tira più. Le sostituzioni non servono, non bastano cinque attaccanti: Cammarata, Catania e Piroli non cambiano il volto della partita. Gli ionici reclamano un rigore ma non c’è nulla da fare: si perde ancora. Dèjà vu, appunto. di Leo Spalluto15 gennaio 2007

Secondo ko di fila

Seconda sconfitta di fila in trasferta per il Taranto (il precedente ko ad Avellino il 23 dicembre scorso); sono così cinque le sconfitte stagionali per i rossoblù, una interna e quattro esterne. In questa stagione, gli ionici avevano già subito due battute d’arresto di fila, alla 3ª e 4ª giornata, perdendo per 2-1 in casa contro la Cavese e per 1-0 in trasferta contro la Juve Stabia. Deficitario in questo periodo il rendimento esterno dei rossoblù, che hanno colto un solo punto in quattro trasferte. Il Taranto dopo aver vinto a Perugia per 1-0 il 12 novembre scorso, ha successivamente perso a Teramo per 2-0, pareggiato ad Ancona per 1-1 (con la rete di Zito all’83'), infine ha incassato le due sconfitte di fila ad Avellino e Ravenna. Taranto senza gol per la quarta volta in questo torneo; in precedenza era accaduto in Juve Stabia-Taranto 1-0, Taranto-Manfredonia 0-0 e Teramo-Taranto 2-0. Sfortunato l’e s o rd i o stagionale per l’ex portiere genoano Nicola Barasso: con lui sono ora 22 i giocatori utilizzati da Papagni. Con la cessione di Pinna e la squalifica di Toledo restano solo due i rossoblù sempre presenti, De Liguori e Colombini, e quest’ultimo inoltre subisce la prima sostituzione stagionale (Colombini, così come Pinna, era finora sempre sceso in campo e non aveva saltato neppure un minuto di gioco). Continua la striscia negativa per quanto riguarda la prima gara del girone di ritorno. I rossoblù hanno vinto l’ultima il 23 gennaio 2000 (campionato di serie D), superando in casa il Rutigliano per 3-1. Nei sette anni seguenti, il Taranto ha cominciato la seconda parte di un torneo incamerando due pareggi e cinque sconfitte: 14 gennaio 2001 (C2) Gela-Taranto 1-0; 6 gennaio 2002 (C1) Vis Pesaro-Taranto 1-1; 5 gennaio 2003 (C1) Taranto-Sambenedettese 1-1; 11 gennaio 2004 (C1) Teramo-Taranto 2-1; 9 gennaio 2005 (C2) Juve Stabia-Taranto 1-0; 8 gennaio 2006 (C2) Taranto-Cisco 1-2; 14 gennaio 2007 (C1) Ravenna-Taranto 1-0. di Franco Valdevies15 gennaio 2007

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