Monticciolo in clima campionato Per vincere ci vogliono i giocatori vincenti. Alessandro Monticciolo rientra in questa categoria. Parla il suo palmares: in bacheca tre campionati di C1 (con Ancona, Ascoli e Treviso), più due promozione in A (Cesena e Ascoli, quest’ultimo ripescato). La tempistica non è delle migliori, ma l’imbarazzo non affiora. A venti ore dal disimpegno del presidente Blasi, ecco uno degli ultimi colpi di gennaio del Taranto. Atmosfera diversa nella sala stampa dello Iacovone, merito anche del mediano toscano. Lingua sciolta e pensieri appropriati. Monticciolo evoca le chiangare dde del celebre coro rossoblu, sentito nell’unica apparizione allo Iacovone da avversario e dimostra di essere già in clima campionato. Arriva dalla Lucchese in prestito fino a giugno, lui che con la società toscana ha ancora due anni di contratto. «La piazza è una delle migliori in questa categoria - dice Monticciolo, già a disposizione dalla prossima gara interna contro la Juve Stabia - La società vuole fare bene e c’è un presidente passionale che vuole raggiungere l’obiettivo della B. Non so se ci siano i margini per puntare al primo posto, ma abbiamo l’alternativa dei playoff e i primi cinque posti non ci devono sfuggire. Troppi gli otto punti dall’Avellino? Può darsi, ma non dimentichiamo che possiamo contare sullo scontro diretto in casa e poi gli irpini mi sembrano forti in attacco, poco convincenti sotto il profilo del gioco». Dichiarazioni che stridono con le intenzioni del massimo dirigente rossoblu che, solo poche ore prima, negli stessi locali, ha manifestato la sua voglia di abbandonare. Monticciolo, a precisa domanda, si lascia andare ad un accennato sorriso. «Capisco Blasi e mi dispiace per quello che è successo. Magari sono cose che si dicono, ma poi si ha la forza per cambiare idea. Mi piacerebbe che fossimo noi calciatori a farlo ritornare sui suoi passi. Gli episodi di domenica a Cava? Sono sicuro che non appartengono al modo di intendere il calcio dei tifosi del Taranto. Passando alla partita credo che i rossoblu meritassero di più. Prima della sospensione, gli ionici erano stati superiori alla Cavese». Trattativa chiusa in tempi rapidi. Taranto è una destinazione ben accetta anche perchè la seconda parte del 2006 non è stata particolarmente fortunata per il trentenne mediano. «Quest’anno non ho mai giocato da titolare con la Lucchese. Ho fatto parecchi spezzoni, giocando dall’inizio solo in Coppa Italia, peraltro segnando un gol al Ravenna. Gigi Simoni (direttore tecnico della Lucchese, ndc) un padre per noi giocatori? Forse per gli altri. Con il tecnico Pea i rapporti non erano dei migliori. Mi ha chiamato il diesse Evangelisti, mi ha presentato questa opportunità. Ho accettato subito». Mediano di quantità, questa la sua definizione. «E’ vero - conferma Monticciolo - Sono il classico “8” che predilige giocare con un altro centrocampista affianco. Ma il modulo è un aspetto secondario. Mi so adattare». Italo Mattioli è il secondo colpo del Taranto e sarà presentato tra oggi e domani. Come ormai abitudine, la società rossoblu attende gli ultimi giorni per assestare le proprie mosse. Dopo aver presentato il centrocampista Alessandro Monticciolo, ieri la società rossoblu del dimissionario presidente Blasi, ha raggiunto l’accordo con il Lecce per la frizzante ala cresciuta proprio nel vivaio giallorosso. Un corteggiamento durato più di una settimana con il giocatore che, partito titolare fisso con la maglia della Salernitana, ha visto gradatamente diminuire il suo spazio in terra campana. Mattioli è stata la valida alternativa all’altro gioiello salentino Caccavallo che, in partenza, era stata la prima scelta del responsabile dell’area tecnica Luca Evangelisti, ma che il club leccese non ha voluto cedere. Con Mattioli, il reparto d’attacco è completo, anche se c’è da verificare la situazione di Pasca che, proprio oggi ultimo giorno di mercato, potrebbe cambiare destinazione. Portogruaro sembra la destinazioni più probabile. Monticciolo e Mattioli sarebbero così i due “impegni” di Blasi. Ma, in verità, ci sono alcuni discorsi aperti. Il principale riferimento è per il centrocampista della Pro Vasto, Riccardo Cazzola che appare nel mirino da tempo con la società rossoblu. Il tempo dei misteri è terminato: oggi caleranno gli ultimi veli prima della discesa per il finale di campionato. di Luigi Carrieri
Iacovone graziato Se diecimila euro vi sembrano pochi, è andata bene. Comunque sono una grazia: lo “Iacovone” è salvo. Il Giudice Sportivo non ha squalificato lo stadio tarantino dopo gli incidenti di Cava. Nonostante le sospensioni, la violenza, una partita che ha rischiato di non finire. Massì: “solo” una multa con diffida. La paura era altra: quella di giocare lontano da casa e senza pubblico.
Iacovone, pericolo scampato Grosso sospiro di sollievo nell’entourage rossoblù: il giudice sportivo ha comminato soltanto una multa di 10mila euro e la lettera di diffida allo “Iacovone” per i deprecabili episodi di violenza avvenuti domenica scorsa a Cava dei Tirreni. La sentenza è, dunque, favorevole. Decisivi sono stati i colloqui telefonici con l’avv. Mario Macalli, presidente della Lega di serie C, avuti ieri mattina prima da Vittorio Galigani, direttore generale rossoblù, che ha preso nettamente le distanze dagli incidenti causati dai facinorosi, sia soprattutto da Luigi Blasi che ha confermato le sue dimissioni nel caso le manifestazioni d’intolleranza dovessero continuare. Intanto gli attestati di simpatia e di solidarietà con il presidente rossobù si susseguono in maniera intensa. Gli inviti a non mollare da parte della tifoseria composta non si contano. Francesco Calia, dei Delfini Erranti, scrive fra l’altro: «E' comprensibile il suo scoramento per la piaga del portoghesismo e per la mancanza di correttezza e civiltà di una frangia di pseudotifosi. Però anche in momenti difficili come questi, Blasi deve tener presente che a fronte di qualche centinaio di scalmanati, ci sono migliaia di onesti sportivi tarantini appasionati, legati alla propria squadra. Forza Blasi, ricorda Ragusa, momenti indimenticabili che possiamo, vogliamo e dobbiamo ancora rivivere insieme». Luigi Ciullo, del Gruppo Nord-Ovest dei Delfini Erra, scrive: «Ora basta! Non possiamo perdere una società che due anni fa ha promesso di riportarci ai fasti di un tempo. Allontaniamo la delinquenza dagli stadi perchè nessuno di noi si rispecchia nella violenza. Il calcio è uno sport e conduce al successo grazie unicamente alle capacità agonistiche e organizzative! Dimostriamo anche noi di essere forti e capaci di vincere la partita contro la violenza!». di Giuseppe Dimito
Monticciolo: «Sono qui per la B»
E' l’esperto Alessandro Monticciolo, classe '76, il nuovo centrocampista centrale del Taranto. Il giocatore, che ha vestito anche le maglie di Reggina, Ascoli e Avellino, arriva in prestito fino a giugno dalla Lucchese, società che lo ha impiegato da titolare solo in Coppa Italia, mentre in campionato ha totalizzato solo una decina di presenze per divergenze con lo staff tecnico lucchese. Ieri mattina la presentazione ufficiale del neo rossoblù, nel corso di una conferenza stampa convocata, allo Iacovone, dalla Taranto Sport, rappresentata nell’occasione da Vittorio Galigani. «E' un rinforzo importante, così come si può evincere dal suo curriculum - ha sottolineato il dg - e rappresenta l’ennesimo sforzo compiuto dalla società, che aveva chiuso la trattativa prima delle dimissioni del presidente Blasi». L'ex calciatore della Lucchese è felice della scelta e spiega così la trattativa che lo ha portato in riva allo Ionio. «Mi ha cercato con insistenza Evangelisti. Mi ha prospettato i programmi societari che mi hanno convinto ad accettare la proposta del club più importante del girone B. Il gruppo è di qualità, l’ambiente è caldo, il presidente è passionale: presupposti positivi per arrivare in alto». Monticciolo è consapevole che il Taranto punta alla B e lo conferma con estrema sincerità. «Taranto è una piazza da categoria superiore. Proveremo a raggiungere la promozione direttamente o attraverso i play off. Otto punti dalla vetta sono tanti, ma con l’Avellino da affrontare in casa all’ultima giornata, tutto può ancora accadere». Poi passa alla descrizione delle sue caratteristiche tecniche. «Sono il classico numero otto. Un interno di quantità. Ho vinto tre campionati di C1 e due di B, uno a Reggio Calabria e l’altro ad Ascoli, quest’ultimo da ripescati». Per quanto riguarda il modulo Monticciolo precisa. «Mi adatto a qualsiasi impianto di gioco, anche se riesco a dare il meglio quando la squadra agisce col doppio mediano». La sua nuova squadra non l’ha mai vista giocare dal vivo, ma ha seguito in tv una parte dell’infausta trasferta di Cava. «Finchè c'è stata partita mi sembra che il Taranto meritasse di passare in vantaggio». Domenica c'è la Juve stabia allo Iacovone, Monticciolo si candida già per una maglia da titolare. «Sono qui per questo». Intanto il diesse Evangelisti ha raggiunto l’Ata Quark per le battute finali del mercato. Praticamente definita l’ultima operazione in entrata: riguarda il prestito di Mattioli, attaccante esterni di proprietà del Lecce (ha giocato a Salerno). Manca solo l’annuncio. In uscita, invece, Pasca è conteso da Manfredonia e Nocerina, mentre il Potenza avrebbe avanzato al Taranto una grossa offerta per il bomber Ambrosi. di Enrico Sorace
Il giudice sportivo “salva” lo Iacovone Nessuna squalifica del campo, ma una maxi multa di 10.000 euro. E’ una notizia per certi versi inaspettata quella uscita dagli uffici della Lega di serie C, chiamata a diramare le decisioni del giudice sportivo. Dopo la domenica di scontri vissuta al Simonetta Lamberti di Cava dei Tirreni era attesissimo il verdetto del giudice Pasquale Marino. Alla fine è prevalso il teorema che non vuole ulteriormente penalizzato chi, come i dirigenti ionici, si è mosso per fermare le violenze. Dribblata quindi la temuta squalifica dello stadio Erasmo Iacovone con una semplice sanzione pecunaria inflitta alla Taranto Sport. Un verdetto che tutela soprattutto la stessa società e gli abbonati, ed arrivato dopo che le immagini dei violenti scontri tra tarantini e forze dell’ordine hanno fatto il giro dei TG di tutta Italia in quella che, dopo la morte del dirigente della Sammartinese Ermanno Licursi (dilettanti calabresi) in una rissa scoppiata al termine della partita con la Cancellese, avrebbe dovuto essere la giornata della tolleranza zero in fatto di violenza negli stadi. La Taranto Sport adesso dovrà pagare 10.000 euro per quanto fatto vedere da alcuni suoi tifosi, protagonisti di autentici corpo a corpo con poliziotti e carabinieri, tanto all’esterno quanto all’interno dello stadio. Soprattutto nei pressi del piccolo stadio campano si sono registrati gli episodi più gravi. I tafferugli, infatti, sono scoppiati proprio fuori dal Lamberti, quando un gruppo di ultras senza biglietto ha cercato di entrare comunque nell’impianto cavese; solo dopo le violenze sono continuate sulle tribune del settore ospiti, dove si sono registrate pesanti cariche da parte degli uomini in divisa nei confronti dei supporters, che nel frattempo avevano iniziato a contestare l’inedita divisa bianco-verde sfoggiata da Cammarata e compagni. A placare l’ira dei tifosi, mentre l’arbitro Cavarretta sospendeva la partita a causa dell’odore acre dei fumogeni sparati dalle forze dell’ordine, ci hanno provato capitan Deflorio ed il vice De Liguori, il presidente Blasi e l’allenatore Papagni, precipitatisi sotto la curva occupata dai tarantini. Ma - a differenza di quanto successo al Valerio di Melfi - questa volta i portabandiera del football ionico sono stati a loro volta presi di mira. Denunciando gli insulti vomitatigli addosso e lo schiaffo che ha colpito Vincenzo De Liguori ieri il presidente Blasi ha ufficializzato le proprie dimissioni, mettendo in vendita il club rilevato a dicembre 2004 dal tribunale (unico a partecipare all’asta fallimentare) ed aprendo di fatto la nuova crisi nel calcio tarantino. Tra gli attestati di solidarietà piovuti sull’imprenditore manduriano - nominatosi presidente provvisorio sino al 30 giugno, garantendo così l’ordinaria amministrazione per questo campionato - anche quello del numero uno della Lega di serie C, Mario Macalli. In una lunga telefonata Macalli ha incitato Blasi a tornare sui propri passi, indicandolo come uno degli “uomini nuovi” su cui ricostruire il calcio italiano. Ma l’ormai ex presidente rossoblu è apparso irremovibile nella sua decisione di lasciare.
Stiamo perdendo la partita della civiltà Diciamocelo: stiamo perdendo. Senza salvare nessuno, senza immaginarci immuni da macchie. Stiamo perdendo la partita della civiltà. Di tutte le partite la più importante. Tutti verso la sconfitta: non ci sono buoni e cattivi in questa brutta storia. Tutti complici, per ora: i cattivi avanzano se i buoni lo permettono. Se non ne ostacolano il cammino, se lasciano spazi da calpestare. Ovunque, anche nel calcio. Perché i violenti sono colonizzatori di terre di nessuno, di luoghi inesplorati. Dove non ci sono regole o ne è permessa la violazione: per timore o connivenza. Blasi si è arreso: stanco, deluso. Ha lasciato il Taranto: dimettendosi, promettendo innanzitutto a se stesso di non tornare indietro, riservandosi la gestione dell’ordinario, il rispetto degli impegni. La tristezza, però, è oltre le parole, gli acquisti possibili, il campionato che continuerà. E’ nell’aria irrespirabile, nella pesantezza dell’incedere, negli occhi lucidi. Nel brutto clima intorno, nella sensazione che tutto possa davvero finire. Ieri sembrava di udire, come sgradevole sottofondo, gli scricchiolii di un calcio prossimo a crollare. Pronto a travolgere tutti, lasciando per strada un mucchio di inutili detriti. Blasi, nel frattempo, parlava. Non è sembrato uno sfogo, non era una dichiarazione di rabbia destinata ad evaporare al primo sole. Tutto aveva un ragionamento alle spalle, una notte di cattivi pensieri. Nemmeno le pause aiutavano: permettevano di trattenere il respiro e le lacrime, ma infiltravano brutti flashback, spezzoni di vergogna. Un episodio, un altro. La ricostruzione di un pomeriggio con il pallone schiacciato in un angolo, oggetto superfluo e ostaggio della tensione. Responsabilità enormi, che Blasi ha allargato raccontando tutte le esagerazioni, sfiorando la Lega e le forze dell’ordine del posto. Ma niente accade (e niente sarebbe accaduto) senza una scintilla. Nulla (forse) sarebbe accaduto se non fosse arrivata gente senza biglietto, non ci fossero stati tentativi di sfondamento. E’ la causa, purtroppo. Senza di essa il processo sarebbe stato al contrario. Nessuno condanna per pregiudizio: a Melfi, l’anno scorso, non ci sono state parole contro i tifosi. Nemmeno contro chi reagì, nemmeno da Blasi. Non si giustificò la violenza, ma si condannò la provocazione e l’esagerato uso della forza. Se poi le parti si rovesciano la conclusione è chiara. E allora si vivono giorni come questi, con un enorme peso addosso. Il peso della sconfitta, della regressione morale. Il peso dell’abbandono. Il peso della libertà (di azione e di espressione) che improvvisamente sembra negata. Nessuno ha sognato questo calcio. Né Blasi né la Taranto sana. Nemmeno tanti di quelli che erano a Cava. Ma questo, adesso, è il calcio che ci spetta e che - il rischio esiste - forse non ci spetterà più. Calcio marcio a prescindere: dove lo scontro è premeditato (viaggiare con mazze nelle auto è un segno), dove un settore diventa per metà occupato da poliziotti e per metà da tifosi, dove un elicottero sorvola lo stadio e i lacrimogeni vengono sparati ad altezza d’uomo. Denunciarlo è un dovere, andare avanti non è un obbligo ma può ridiventare un piacere. Riprendendosi, però, i propri posti, riappropriandosi degli spazi giusti. Sottraendo potere ai violenti. Blasi ha scelto di arrivare al punto di discontinuità. Rompendo ad alta voce e a reti unificate. Chiarendo: non è più questa la strada, non è più possibile questa convivenza. E, in questo momento, serve scegliere. Serve il coraggio: di distanziarci tutti, di reagire. Stiamo perdendo, non fingiamo. E manca poco alla fine. Ma la partita si può riaprire. Possiamo riprenderci il calcio, possiamo rubare il pallone all’avversario e ripartire. Non è una chiamata alla guerra, ma una sfida di civiltà. Serve un impegno straordinario. Il pareggio non è utile. O si vince o si muore. di Fulvio Paglialunga
Occorre coraggio, ma lo troveremo? Tutte le misure sono state colmate, comprese quelle della pubblica decenza e dell’umana sopportazione. Da ieri Luigi Blasi è l’ex presidente del Taranto. Non siamo ancora al collasso agonistico: saranno mantenuti gli impegni assunti con i tesserati sino al 30 giugno. Ma la storia è finita, esaurita, chiusa. Blasi molla il Taranto, annunciando che la società è in vendita. La decisione è presa. La procedura del distacco è partita. Non si fermerà. Conviene considerarlo un gesto serio, terribilmente serio. Non ci sono equivoci. Ciò che incombe, accadrà. Del resto, basta guardare gli occhi di Blasi per capire che non c’è spazio per il ripensamento. Occhi lucidi di rabbia, espressione provata, parole commosse. Blasi si arrende dopo i fatti incresciosi di Cava: la violenza idiota, gli insulti, lo schiaffo a De Liguori, la storia - risibile - della maglia. Getta la spugna, dichiarando la propria sconfitta. «Io ho perso», dice passando idealmente il pallone ai... posteri. A chi verrà dopo di lui. Se ci sarà un dopo. Perché il futuro che rischia di non esistere è ora la posta in palio. L’ultima partita è anche la più difficile. Si tratta di capire se quella che appare la sconfitta di tutti - non solo di Blasi - può trasformarsi in un’occasione. Dipende da noi. Dipende da chi ancora vive la passione per il calcio come il decorso, esclusivamente interiore, di una bellissima malattia. E non come l’esibizione tribale di pulsioni aggressive. Dipende da noi. Dipende dalla nostra capacità di compiere lo sforzo decisivo per uscire dall’ipocrisia dilagante e dal paternalismo da stadio. Non serve ripetere che gli ultras violenti - dunque, non tutti - non sono veri tifosi. Purtroppo non è così. Il calcio è fatto anche di questi tifosi. Sono parte integrante dello spettacolo. Bisogna prenderne atto e rafforzare il sistema immunitario di chi ha voglia di opporsi: con gesti concreti, con il buon esempio, con comportamenti coerenti. Accettando di misurarsi con le asprezze della realtà, che è spesso brutta, sporca e cattiva. Per farlo, però, bisogna abbandonare il carosello delle solite ovvietà. Basta con la retorica della curva, basta con la storia del dodicesimo uomo in campo, basta con l’esaltazione del tifo massificato e militarizzato. Certo, serve coraggio. Un coraggio nuovo. Il coraggio con il quale abbandonare ogni paura e denunciare con fermezza le ambiguità e le connivenze. Riprendiamoci il calcio. Torniamo al tifo di una volta, a quell’amore primigenio, sincero, innocente. Anche allora gli stadi erano luoghi rumorosi e tempestosi, ma soli in mezzo alla folla anonima si riusciva finanche a familiarizzare con chi ci stava accanto, senza timori, senza sospetti. O si recupera quel clima o si diventa tutti complici dei "curvaioli", della loro logica, dei loro codici, della loro incultura. di Lorenzo D'Alò
Blasi lascia. Il Taranto è in vendita «Vado via. Mi dimetto. Sono stanco, deluso ed amareggiato per quanto è avvenuto a Cava dei Tirreni. Da questo momento la squadra è in silenzio-stampa fino a giugno». Dalle ore 15,48 di ieri pomeriggio Luigi Blasi non è più il presidente del Taranto. L’annuncio-choc è stato dato dall’imprenditore manduriano nella sala-stampa dello "Iacovone". «Non dovete sorprendervi. Fa parte del mio essere. Non sopporto la violenza. Non l’ho mai subìta. Se ben ricordate, fin da quando assunsi la presidenza del Taranto, fui chiaro: chiesi ai supporters rossoblù di incitare a gran voce e con molto entusiasmo la squadra, ma aggiunsi pure che avrei adottato tolleranza zero contro gli episodi deprecabili. È esattamente quello che farò dalla prossima partita in poi». Blasi parla come un fiume in piena. Non ha digerito gli insulti e le parole “pesanti” incassate inaspettatamente allorché si è recato verso la curva in cui erano sistemati i tifosi tarantini a Cava per convicerli dal desistere dalle aspre e feroci contestazioni riguardanti la maglia biancoverde indossata da Deflorio e compagni. «Non è il colore della maglia a certificare se il cuore e l’attaccamemnto sono doc. Ma sono gli atti concreti ed importanti quali gli investimenti economici e l’attenzione nel gestire la società a garantire l’"amore" del presidente verso la maglia rossoblù. Quando quelle squallide scene sono state viste dalla mia famiglia, sia mia moglie che mio figlio mi hanno immediatamente contattato preoccupati per la salute. Ma chi te lo fa fare a rischiare l’incolumità? Mi hanno chiesto quasi all’unisono. E che dire dello schiaffo dato a De Liguori? Spero che qualche tv lo faccia vedere». Ma il presidente Blasi ha allargato il suo raggio di attenzione, rivolgendosi alle istituzioni cittadine. «Mi sento totalmente abbandonato. Forse sono capitato nel periodo sbagliato. Sono assenti gli interlocutori importanti». Non sono mancate le frecciate alla Lega: «Si limita soltanto a comminare multe, anche salate, per fatti di cui la società non solo non ha la minima colpa, quanto è la prima parte lesa. Queste leggi sono anacronistiche. Vanno riviste ed aggiornate. La responsabilità oggettiva andrebbe abolita». Il futuro è ammantato di tante nubi minacciose. Blasi, però, non scappa. Non lascia la squadra in balia del suo destino. «Fino al 30 giugno manterrò tutti gli impegni presi con il settore tecnico, compresi l’arrivo dei due acquisti che presenteremo a breve. Ma non illudetevi. D’ora in poi al primo segnale di violenza, non farò scendere la squadra in campo. Questo significa che se i deprecabili episodi dovessero ancora continuare, la squadra ritornerà nel campionato in cui l’ho presa. Mi spiace, ma è così». Ma cosa potrebbe far ritornare Blasi sulle proprie decisioni? «E' semplice - spiega - basterà che la parte violenta della tifoseria non frequenti più né lo Iacovone né altri stadi. Ma sinceramente ho fortissimi dubbi che ciò accada. Faccio un appello alla parte sana ai veri supporters: isoliamo i facinorosi». di Giuseppe Dimito
Blasi ha deciso: lascia Un lungo respiro taglia il prolungato ed iniziale silenzio. Gigi Blasi è provato. Ha appena ascoltato il comunicato che spiega le ragioni della conferenza stampa. Sguardo fisso, animo inquieto. La decisione maturata domenica sera e che si appresta a comunicare via etere, non è delle più facili. Gli episodi accaduti prima e durante Cavese-Taranto hanno lasciato il segno e creano il più classico degli spartiacque. Concetti semplici e crudi che aprono incerti scenari: Gigi Blasi non è più presidente del Taranto, la Taranto Sport è in vendita. Si chiude una gestione piena di sogni e ideali, si apre un periodo virtuale, che ha la scadenza nel 30 giugno.
«Chiedo scusa alla tifoseria vera, ma da questo momento mi dimetto da presidente del Taranto». Quello che era nell'aria, si tramuta in pensieri ed azioni. Blasi pesa le parole e manifesta il suo rammarico.
«Sono deluso ed emozionato. Sono anche stanco di sopportare tanti insulti e questi continui atti di violenza. Questo è un calcio che non mi appartiene e sono deciso a non tornare indietro».
Stadio Iacovone a rischio Adesso lo spauracchio si chiama Giudice Sportivo di serie C: cosa deciderà il dott. Pasquale Marino dopo gli incidenti di Cavese-Taranto? Mano pesante o occhio benevolo? Diciamolo subito: inutile farsi troppe illusioni. Il referto dell'arbitro Cavarretta di Trapani sarà decisivo per l'irrogazione della sanzione: e i colloqui informali intercorsi nel dopo-partita tra i dirigenti rossoblu e la giacchetta nera non legittimano previsioni ottimistiche.
«Taranto, addio» L’emozione lo tradisce quando parla del figlio. Mirko lo ha chiamato sul cellulare, mentre il presidente del Taranto Blasi era sotto la curva dei suoi tifosi. Stava tentando di calmarli, mentre dagli spalti piovevano insulti. Per quella maglia verde e bianca indossata al posto della casacca rossoblu. Una scelta obbligata, per il Taranto, visto che l’arbitro aveva deciso di scendere in campo con la tenuta rossa. Una questione cromatica che però ha dato la stura alle proteste che hanno idealmente ripreso i disordini avvenuti all’esterno dello stadio perchè alcuni tifosi ionici non avevano il biglietto oppure si erano presentati a Cava con il ticket falso. Quando il presidente della rinascita si è presentato sotto gli spalti per tentare di smorzare la reazione dei tifosi gli è piovuto addosso di tutti. Insulti che nelle sue parole sembrano aver avuto l’effetto di pugnalate al cuore. Insulti contro di lui, contro la sua famiglia. Poi ricorda la vibrazione del cellulare e lui che risponde. «Papà stai bene?» gli ha chiesto il bambino vedendo in televisione il padre che affrontava la folla di quelli che dovrebbero essere i suoi tifosi. E’ in quel momento che Blasi ha smesso di essere il presidente del Taranto. Non per le multe, tutte pagate puntualmente, o per le conseguenze della follia che ora si ripercuoteranno sulla squadra con prevedibili sanzioni disciplinari. Semplicemente perchè quando ha preso in mano il timone del veliero rossoblu aveva in mente delle priorità. Quelle che nelle sue parole diventano “i paletti” del progetto. Tra questi c’era la sconfitta dei violenti e la volontà di riportare allo stadio le famiglie. L’aspirazione che ieri pomeriggio si è frantumata sotto il settore ospiti dello stadio “Simonetta Lamberti” di Cava dei Tirreni. «E’ finita» spiaccica al telefono con la voce incrinata dall’emozione e dall’amarezza. E’ un Blasi diverso. Non è il solito guerriero. Il vulcano pronto ad esplodere contro il nemico del momento. Questa volta il presidente della rinascita è arrendevole e non vuole parlare. Lo farà alle 15, ma le sue intenzioni sono sin troppo chiare. «Questo non è il mio Taranto. La violenza, gli insulti le bestemmie e le minacce gratuite non possono appartenere a me ed alla tante gente onesta di questa sfortunata città. Ora è davvero finita. Mi hanno fatto male. E poi, quelle immagini le hanno viste in tutto il mondo, con un danno d’immagine incalcolabile». A rendere più dolorose le ferite nell’animo di Blasi un retroscena amaro: le parole avvelenate che hanno annichilito il presidente arrivato da Manduria non sono arrivate solo dagli scalmanati di professione, ma anche da presunti insospettabili che la domenica levano la maschera da dottor Jeckyll e si mostrano come mister Hyde. In conferenza stampa il presidente annuncerà un disimpegno definitivo ed irrevocabile. Anche Walter Scotti, componente del CdA, ha annunciato le sue dimissioni. Ad interrompere l’era Blasi ci ha pensato chi ieri, al Lamberti, ha fatto rivedere quanto già andato in onda in occasione della trasferta di Castellammare. Già allora il presidente aveva fatto sentire la sua voce, un “mai più” che avrebbe dovuto suonare come un monito alla sua tifoseria. Ma da quel 24 settembre sono passati quattro mesi, e già il film della violenza è stato ritrasmesso con come protagonisti, purtroppo, alcuni tarantini. Quegli stessi che, adesso, dovranno iniziare a pensare ad un futuro senza Blasi, che in quella che considerava la sua creatura adesso non si riconosce più. Verrà garantita la gestione ordinaria sino a fine stagione, ma l’avvenire del Taranto è un punto interrogativo. A far cambiare idea a Blasi potrebbe essere, forse, solo una cosa, una “scelta di campo” di tutta la tifoseria verso la non violenza. Ma questo, dalle nostre parti, sembra davvero difficile. di Giovanni Di Meo
Taranto, sconfitta totale La morte della ragione. E di questo calcio, di certe partite, di spalti che puzzano di lacrimogeni. Di sospensioni, scontri, scelte illogiche, storia capovolta, decisioni discutibili.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga Fare le pagelle vuol dire esprimere un giudizio. Raccontare la partita di ognuno, indagare sugli adempimenti tattici e sulla prontezza tecnica dei giocatori. Per farlo serve una partita, non un coacervo di brutture. Non c’è stato calcio, a Cava. Quasi mai. E quei ventitrè minuti giocati sono troppo pochi per ricavare qualcosa di reale. Uno per uno andrebbe fatta la premessa psicologica: di una gara accennata per un po’ e poi coperta dal fumo dei lacrimogeni, appestata dall’aria irrespirabile. Drogata dalla botta psicologica, dalle energie spese per convincere l’arbitro a far riprendere la partita, per sfogarsi con la polizia (è avvenuto anche questo, in campo). E dalla paura non più vinta di aver già perso a tavolino. Il Taranto ha creduto che tutto fosse finito per volontà dell’arbitro e per ragioni di ordine pubblico. Ha pensato al peggio. Poi si è ritrovato in campo ma non ce l’ha fatta. Riempire le pagelle di parole non aiuta: sarebbe raccontare uno spezzone appena e descrivere ingenerosamente tutto il resto, come se fosse normale. Ma non è stato un pomeriggio normale: è stato marciume, dolore, stupore. Diciamolo: il Taranto non è giudicabile. Perché non è un’azione un lacrimogeno che vola, non è uno schema la violenza. E’ finito tutto male. Con troppi episodi negativi e troppe forze condizionanti. Troppe sconfitte sparse sugli spalti, nel tunnel, negli spogliatoi. Quando il calcio va così non è calcio. E, quindi, non si possono spendere frasi logiche. Del Taranto diamo solo i voti. Per quello che possono valere. Barasso 6; Panini 5.5 (Cejas 5), Cosenza 5.5, Caccavale 5.5, Colombini 6; Larosa 6, De Liguori 6, Toledo 5.5 (Catania s.v.); Cammarata 5 (Zito 5), Ambrosi 5, Deflorio 5.5. All. Papagni 6.
Taranto "tradito" dai tifosi
Battuto dalla Cavese, stordito dai propri tifosi. A perdere tutto (la partita, il senso dell’orientamento, la tranquillità) è il Taranto, che cade e si fa male. A farlo capitolare sono i gol di De Giorgio (rigore) e di Ercolano. A farlo deragliare, scaricandolo psicologicamente, sino a ridulro ad un ammasso informe, è quello che accade in curva nord, il settore destinato ai sostenori rossoblù. E’ lì che la partita diventa frammento, perdendo unità di trama e d’intreccio. E’ lì che si consuma un altro pomeriggio di follie e assurdità, di tumulti e porcherie. Due sospensioni spaccano la partita, deturpandola irrimediabilmente. La prima è un livido sul racconto: dura tre minuti. Non influisce. La seconda è una cicatrice permanente: dura cinquanta minuti - un’eternità - e sfregia Cavese-Taranto, rendendola irriconoscibile. Commentare una partita così, priva di un filo logico, eternamente interrotta, è impossibile. Ammantarla di significati calcistici, facendo riferimento alla tecnica, alla tattica e alla strategia, è sconsigliabile. Non è in fondo ad una partita ostaggio delle tensioni sugli spalti che si può giudicare chi dovrebbe solo giocarla. E, invece, si ritrova costretto a fermarsi, riprendere il gioco, precipitarsi negli spogliatoi, cambiare la maglia, rientrare in campo. Passando da uno stato d’ansia ad uno stato di frustrazione. La partita vera dura poco. Ci sono la Cavese e il Taranto con i loro impianti speculari (4-3-3). C’è il tentativo, immediatamente visibile, della squadra di Papagni di prendersi il campo e la scena. C’è Panini a completare la difesa a quattro. Ci sono Larosa, De Liguori e Toledo a formare l’inedito terzetto di centrocampo. E poi c’è il tridente: di nome (Cammarata-Deflorio-Ambrosi) e di fatto (non sono particolari cautele in fase di non possesso). E c’è, soprattutto, il disagio della Cavese, che rischia grosso al 17’, quando Cammarata, servito da Toledo, sbaglia il più facile dei gol con l’esterno del piede sinistro. La partita vera finisce qui. Perché sta già accadendo qualcosa di anomalo in curva nord. I tifosi contestano l’improbabile tenuta verde (maglia e pantaloncini) con la quale il Taranto è sceso in campo. Rossoblù tradito, una specie di attentato ai colori della fede. C’è chi vuole abbandonare. In quel momento arrivano i cinque bus che trasportano gli ultrà. Sono in ritardo. Polizia e carabinieri, prima di farli entrare, procedono alla perquisizione. E, secondo la versione delle forze dell’ordine, trovano di tutto: spranghe, catene e bombe-carta. Cominciano gli scontri. Piovono lacrimogeni nello stadio. E’ il 23’. E scatta la prima sospensione. Si resta sul prato. Tre minuti di pausa e si riprende. Ma al 29’ parte una carica delle forze dell’ordine: parapiglia e altri lacrimogeni, alcuni sparati ad altezza d’uomo. Arbitro e giocatori si ritirano negli spogliatoi. Si teme la sospensione definitiva. Ma non è così. Papagni, Deflorio, De Liguori e Blasi vanno sotto la curva per calmare i tifosi. Ricevono l’ordine di cambiare la tenuta di gioco: quel verde pisello non li rappresenta. Le squadre tornano in campo. Il Taranto è ora in rossoblù (maglietta a maniche corte). La terna arbitrale lascia il completo rosso e si ripresenta in giallo. L’aggiornamento cromatico, però, non placa i tifosi. Esplode un petardo nelle vicinanze di un gruppo di poliziotti che ha nel frattempo abbandonato la curva. Un funzionario di polizia richiama l’attenzione dell’arbitro: si torna negli spogliatoi. Il Taranto resta in campo. Sembra finita. Poi il questore di Salerno, via telefono, dà l’ok perché la partita riprenda. Cavese-Taranto torna ad un’apparente normalità. C’è da giocare l’ultimo quarto d’ora del primo tempo (più recupero). Il Taranto, che ha temuto di perdere a tavolino, è ora un guscio vuoto, in balia delle sue paure. La Cavese ne approfitta, raccattando un rigore con Aquino. Il contatto con Panini comincia fuori area. La caduta dell’attaccante campano è dentro. Dal dischetto De Giorgio non perdona (42’). La ripresa è per il Taranto un inutile supplizio. Nulla ormai può farlo rientrare in partita. Il raddoppio di Ercolano, di testa, su cross dalla sinistra di Schetter, è una mazzata tremenda (6’). Entrano Cejas e Zito, escono Panini e Cammarata. Papagni ripristina il 4-4-2. Ma è tutto vano. Il Taranto non risponde più ai comandi. Barasso salva sull’incornata di Ercolano e sul tiro a volo di De Giorgio. Entra Catania (fuori Toledo). Finale impersonale. Ora si temono le conseguenze disciplinari. di Lorenzo D’Alò
Senza voto Niente pagelle, stavolta. Non avrebbero senso. Ogni giudizio sarebbe viziato da un pregiudizio, derivante da una partita che, da un certo punto in poi, prosegue solo per la Cavese. Per il Taranto non continua, non va avanti, non si sviluppa. Resta inchiodata alla seconda sospensione, quella che dura cinquanta minuti e che svuota la squadra, paralizzandola. Obblighi di tabellino ci costringono ad assegnare ad ogni giocatore un voto. Ci troverete tre sufficienze (Barasso, Colombini e De Liguori) e la mediocrità diffusa espressa da qualche 5,5 e molti 5. Ma non si tratta di giudizi di merito. Fanno un po’ riferimento ai primi venti minuti. Ma sono, essenzialmente, la fotografia aritmetica della grande paura e del totale smarrimento che coglie tutta la squadra: chi più, chi meno. Da qui la necessità di non procedere con le abituali pagelle. Sarebbero un esercizio inutile al culmine di un confronto pieno di anomalie. Disturbato dalle interruzioni. E contaminato dai mal di pancia di una tifoseria in rotta col buon senso.
Domenica di rabbia Oggi Blasi parlerà. E lo farà in modo tuonante. In diretta televisiva (contemporanea emissione su Studio 100 e Bs Television) e con una conferenza stampa che sarà convocata alle 15 allo stadio Iacovone. Non si conosce l'oggetto delle sue parole. Si vocifera di possibili dimissioni, ma questa è anche la prevedibile reazione ad una simile giornata. In realtà potrebbero essere differenti i motivi di questa conferenza anche perchè Blasi ha mostrato nel dopo partita più amarezza che rabbia, facendo riferimento ad operazione di mercato che potrebbero avere un sensibile rallentamento. Una domenica di rabbia, resa ancora più surreale dalla chiusura di tutti gli autogrill sulla Basentana.
Taranto, dubbio Prosperi Toledo ci sarà. De Liguori e Barasso non mancheranno. Prosperi è di nuovo in forse. Un rientro, due dubbi risolti, un muscolo che crea problemi. E una formazione circondata da punti interrogativi. Dopo l'emergenza Papagni ritrova un Taranto comunque un po' più ricco. E può prendere tempo trascinandosi le scelte. Fingendo di non aver deciso. Oppure realmente interrogandosi su quali possano essere le scelte migliori.
Il grande capo Platini
«Voglio guarire questo sport, non abbiate paura di me». E' la frase forte del neo presidente dell'Uefa, Michel Platini, eletto ieri a Dusseldorf al primo scrutinio. 27 a 23, due schede bianche e per lo sconfitto, il presidentissimo uscente Lennart Johansson, il ruolo di presidente onorario, una pensione niente male. «Sono felice di questo risultato, lavorerò con una persona che ha la mia stessa visione del calcio, non solo come mezzo per fare soldi ma anche per il suo valore sociale». Queste sono invece le calorose congratulazioni del presidente della Fifa, Joseph Blatter, che ha lavorato dietro le quinte per favorire il successo del suo ex braccio destro. Le amicizie contano anche nel calcio ma almeno il primo calciatore-presidente della storia del pallone sembra avere le idee chiare su come guarire il grande malato: dosi di solidarietà, lotta al razzismo e sviluppo di una cultura sportiva eticamente all'altezza, nonché la fine delle lobby di potere, un chiaro riferimento al G14, l'insieme dei club più importanti d'Europa. E il G14 risponde subito, tendendo una mano nei confronti di Platini con l'intenzione di
«continuare a lavorare in modo costruttivo».
Papagni non si accontenta
Idee chiare e voglia di vincere. Non sorprenda l'atteggiamento di Aldo Papagni in vista della trasferta di Cava dei Tirreni. Il tecnico mantiene ferma la barra sui principi a cui il Taranto si deve ispirare: umiltà e determinazione. Ma non si nasconde: dopo due sconfitte esterne immeritate (ad Avellino e Ravenna), l'allenatore di Bisceglie vuole riannodare il filo con i successi lontano da casa. I tre punti mancano dal match di Perugia, più di due mesi fa (era il 12 novembre): è tempo di voltare pagina.
Papagni: «Il Taranto come un rebus» Papagni semina dubbi ed incertezze sulla formazione da mandare in campo dopodomani a Cava dei Tirreni. Nel corso della partitella contro la formazione Allievi, infatti, ha fatto ricorso a vari esperimenti tecnico-tattici. Non vi hanno partecipato Barasso, De Liguori, Cosenza e Zito. Il portiere sta meglio. Il ginocchio si è sgonfiato: oggi potrebbe riaggregarsi al gruppo. De Liguori soffre di un’infiammazione ad una caviglia. Su prescrizione del dott. Petrocelli ieri ha effettuato tac e radiografia che hanno escluso lesioni. Anch’egli oggi lavorerà con il gruppo. Cosenza e Zito sono rimasti a riposo perchè reduci dalla gara con la rappresentativa di categoria giocata mercoledì. Per quanto riguarda la formazione Papagni, a fine galoppo, ha detto che «il nostro modo di stare in campo dovrà essere identico alle altre gare. Dovremo soltanto essere più attenti alla fase di non possesso palla ed essere più cinici e determinati sotto porta». Rispetto a lunedì scorso, potrebbero rientrare Prosperi e Toledo al posto di Larosa e Zito o Catania (forse più il primo). Tuttavia, nel corso del primo tempo, il trainer rossoblù ha provato il 3-4-3 con Panini e Colombini a centrocampo. In questa ipotesi si potrebbe ipotizzare un 5-3-2. Accanto ai due esterni, sulla linea difensiva potrebbe agire tre centrali: Cosenza, Caccavale e Prosperi. Il terzetto di centrocampo potrebbe essere formato da Larosa, Cejas e De Liguori ed in avanti agirebbero Cammarata e Deflorio. La terza soluzione porta sempre al 4-4-2. La difesa sarebbe quella standard (Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini). In mezzo ci potrebbero essere Panini, Cejas, De Liguori e Toledo ed in avanti il duo Cammarata-Deflorio. Per la cronaca sono state segnate 5 reti: doppietta di Cammarata e Toledo, e Pasca. Nella ripresa, fra i titolari, ha giocato Fabio Barison ('78), un centrocampista in prova, che nella scorsa stagione ha militato nella Pro Patria (ora è svincolato). Impossibile dare un giudizio perchè la condizione fisica non è al top. Sul prossimo avversario Papagni ha le idee chiare: «È un avversario da prendere con le pinze. Ha 30 punti, un buon organico, gioca insieme da tre stagioni con lo stesso tecnico e, come noi, insegue un posto nella zona play-off della classifica. L’ambiente esterno sarà un pò elettrico. Sul terreno di gioco non accadrà nulla per cui ci giocheremo la partita alla pari. Il pronostico è aperto: può accadere di tutto». Oggi penultima seduta. Domani mattina rifinitura e partenza per Cava. di Giuseppe Dimito
È in prova Barison Da ieri è in prova a Taranto un centrocampista centrale. Si tratta dello svincolato Fabio Barison, classe '78, ex Vis Pesaro e Pro Patria. E’ reduce da un infortunio al ginocchio che lo ha tenuto fermo diversi mesi e ora toccherà a Papagni provarlo e capire se potrà essere un elemento utile in questo girone di ritorno. Intanto il diesse Evangelisti non molla la presa sugli ormai noti obiettivi Mattioli e Carcione. Sul primo si è espresso il suo procuratore Gerry Palomba. «Allo stato attuale l’operazione Mattioli ha davvero poche possibilità di concludersi positivamente per il Taranto. Vorrei precisare che non è il Lecce a frenare la trattativa, bensì la Salernitana. Il mio assistito pare non rientri più nei piani del club campano che, comunque, ha posto il veto sul trasferimento al Taranto. Per ora la situazione è bloccata, ma l’esperienza mi insegna che il mercato dei calciatori è imprevedibile, quindi mai dire mai». Il Taranto non si dà per vinto e continua a dare la caccia all’attaccante esterno Mattioli, che piace anche al tecnico Papagni. L’alternativa al giallorosso potrebbe essere il frusinate Di Nardo, un nome iniziato a circolare da un paio di giorni, ma su cui occorre andare molto cauti. Ma la società del presidente Blasi non si arrende neanche per il centrocampista centale Carcione del Cassino. Anche in questo caso la strada è in salita per le resistenze del presidente del club laziale, ma il diesse Evangelisti tenterà l’assalto finale nell’ultimo giorno di contrattazioni, quello in cui dovrebbero esserci i tanto attesi annunci. Capitolo chiuso invece per il centravanti Crocetti. Il calciatore non rientra più nei piani del Taranto, che ha deciso di puntare sul trio Deflorio, Ambrosi e Cammarata. Per quanto riguarda le partenze l’attaccante Pasca ha voluto sgombrare il campo da equivoci, sostenendo di non aver mai avuto problemi col tecnico Papagni e di voler rimanere in rossoblù fino al termine della stagione. Difficile, però, che la società lo trattenga, viste le richieste di Nocerina, Ancona, Juve Stabia e Catanzaro. Anche Silvestri è in procinto di accasarsi in C2. Anche per lui le richieste non mancano. In azione, contro la Sambenedettese, il portiere del Taranto Nicola Barasso (Foto Roberto Conte) Andria e Melfi attendono. di Enrico Sorace
141 volte in rossoblu
280 presenze tra i professionisti - di cui 141 indossando la casacca rossoblù - festeggiate con un gol che sintetizza molteplici qualità: corsa, capacità d’inserimento, potenza. Vincenzo De Liguori è ufficialmente la bandiera di questo gruppo. Da cinque stagioni al Taranto - spezzate da un campionato disputato con il Benevento nella stagione 2004-05 -, il furetto napoletano ha raggiunto il più alto livello di rendimento. Coronando il brillante momento di forma con il sigillo che ha ipotecato il successo con la Sambenedettese. «Non mi capita spesso di segnare - ha dichiarato -, non accadeva dalla finale con il Rende. E' stata una soddisfazione doppia, per me e per la squadra. Papagni mi dice sempre di sfruttare i varchi che si creano al centro, me lo ha ribadito anche dalla panchina. E' uno schema che proviamo spesso durante gli allenamenti ed un grande contributo lo ha svolto Panini con quella galoppata ed un cross perfetto. In quel momento, poi, era importante chiudere il match. Gli avversari stavano giocando bene e anche dopo il 2-1 di Cammarata non avevano perso la speranza di pareggiare. E' una rete che voglio dedicare ai miei figli Ciro e Roberta e a mia moglie Filomena». La vittoria, nuovamente. Giunta al culmine di una partita diversa, non caratterizzata da un dominio continuo ma da un susseguirsi di strappi, fiammate, scintille di calcio apprezzabile. Ed in seguito a due sconfitte che, pur non avendo mutato gli scenari della classifica, avevano fatto nascere alcune riflessioni. «Ad Avellino e Ravenna abbiamo disputato due ottime prestazioni, ma abbiamo raccolto meno di quanto meritassimo. Lunedì, invece, siamo stati più cinici dimostrando di avere un reparto offensivo di tutto rispetto. Gli irpini ed il Foggia hanno segnato più di noi, ma io non cambierei mai i nostri attaccanti. Adesso il mister avrà l’imbarazzo della scelta: Deflorio, Ambrosi e Cammarata rappresentano un lusso per la categoria e, ogni settimana, scenderà in campo chi è più in forma». Otto punti dall’Avellino, cinque lunghezze dal Ravenna. Il distacco che separa il Taranto dalla vetta della graduatoria certifica l’equilibrio di un campionato anomalo, privo di una squadra in grado di "ammazzarlo". Nelle prossime tre giornate i rossoblù affronteranno Cavese (in trasferta), Juve Stabia e Lanciano (allo "Iacovone"). Il momento appare propizio per tentare la scalata al vertice. «Ma nella nostra mente c'è soltanto la Cavese - ha concluso De Liguori -. E’ l'unica squadra che, in 19 partite, ci ha messo in difficoltà. Campilongo, essendo l’allenatore da tre stagioni, ha dato una precisa identità ad un gruppo molto valido che può contare su alcune individualità importanti. Eppure all’andata, se l’arbitro non avesse assegnato un rigore inesistente ai campani, avremmo pareggiato. Adesso ci interessa costruire una striscia di risultati positivi. Siamo carichi: in squadra abbiamo parecchi napoletani e due ex come Ambrosi e Panini che non vorranno sfigurare. Poi penseremo alle altre gare, i calcoli non servono». di Fabio Di Todaro
«La Cavese non mi fa paura» La Cavese è l'inizio di un brutto sogno per Maurizio Caccavale. Finito, per fortuna:
«Ora preferisco parlare del futuro: è quello che mi interessa, il resto è andato ed è stato abbondantemente chiarito. Senza nessun rancore». Fu una sua brutta partita, una sconfitta del Taranto, il preludio a allusioni e schiaffi.
«Per me la Cavese è semplicemente l'unica squadra che ci ha battuto in casa. E questo è già un motivo in più per andare a vincere, per dimostrare che siamo più forti di loro. Poi che sia una squadra campana è qualcosa che non mi riguarda. A me interessa il Taranto. Il resto è insignificante».
Su Carcione e Mattioli fino alla fine Il mercato del Taranto, adesso, è a un bivio. Perché la società ha ormai dato dei nomi ai propri obiettivi e non vorrebbe discostarti da quelli. Lista della spesa ormai ridotta: un centrocampista di qualità e un esterno offensivo mancino. Nomi: Imperio Carcione e Italo Mattioli. Entrambi non proprio facili. Per Carcione il Taranto sta cercando di ripristinare i contatti con il Cassino dopo aver “perso di vista” il presidente ciociaro. Forse nei prossimi giorni (qualcuno dice domani) potrebbe esserci l’incontro per convincere il massimo dirigente del Cassino, che ha già definito l’offerta del Taranto importante, a cedere il giocatore, con il quale l’accordo è raggiunto. Per Mattioli, invece, le difficoltà provengono dalla Salernitana, che non vuole rafforzare una diretta concorrente. Ma si stanno muovendo le diplomazie e non è detto che la trattativa non si trascini fino all’ultimo giorno di mercato. Mattioli (o, eventualmente, chi per lui) sarebbe il giocatore che andrebbe anche a tamponare eventuali emergenze in attacco, potendo agire anche da punta. Perché il Taranto sembra volersi fermare a Ambrosi, Cammarata e Deflorio, cedendo anche Pasca (Ancona, Juve Stabia e Nocerina pressano). Di certo si è raffreddato molto l’interessamento per Crocetti del Pergocrema: il giocatore aveva le valigie pronte, ma poi le strategie del Taranto sono cambiate e, quindi, anche le prospettive del giocatore. Oggi, a quanto si sa, i dirigenti lombardi dovrebbero incontrare la Pro Sesto, per riprendere la trattativa interrotta dopo l’inserimento del Taranto. Ieri, intanto, sono ripresi gli allenamenti. Con una sola seduta pomeridiana Papagni ha rimesso il gruppo in moto per la sfida di domenica a Cava. Hanno lavorato a parte Barasso, che ha il ginocchio sinistro gonfio per una botta ricevuta in partita, comunque già segnalato in miglioramento dopo il riposo completo di martedì. Per il suo impiego non dovrebbero esserci problemi come non dovrebbero esserci per De Liguori, che ieri ha effettuato solo il riscaldamento per via di un’altra botta, per lui alla caviglia. C’era Prosperi, che è guarito dall’influenza ma che ha lavorato solo in palestra per evitare ricadute. Assenti, ma giustificati, Cosenza e Zito, impegnati a Sesto San Giovanni con la rappresentativa del girone B della C1, nel Torneo Under 21 di serie C1. L’abituale sfida tra i migliori giovani dei due gironi è finita 5-2 per l’Under 21 di C1/A. I due rossoblu sono partiti titolari e Zito ha anche segnato il gol del 3-2, dopo che i giovani avversari si erano portati sul 3-0 e Volpe (del Ravenna) aveva accorciato le distanze. Cosenza ha giocato l’intera partita, Zito solo il primo tempo: entrambi hanno fatto bella figura. Oggi è in programma una doppia seduta, con partitella (con tempi ridotti) contro la formazione Allievi.
Taranto, mercato in pausa Il mercato del Taranto stenta ancora a decollare. Ogni giorno sembra quello buono per gli ultimi annunci, ma la dirigenza si muove con grande circospezione per evitare di sbagliare le mosse. Erano dati a un passo Carcione e Crocetti, ma sono sorti problemi, soprattutto con il primo. Nonostante un accordo sulla parola già raggiunto con Blasi, il presidente del Cassino sta giocando abilmente al rialzo, facendo slittare la conclusione dell’affare. Il diesse Evangelisti stima parecchio il giovane centrocampista e vorrebbe tesserarlo a tutti i costi, ma considerato lo stucchevole protrarsi della trattativa e il poco tempo ancora a disposizione, potrebbe anche decidere di lanciarsi su un altro obiettivo. Per Crocetti del Pergocrema, invece, ci sarebbe stato un improvviso ripensamento da parte del Taranto, che non appare più interessato ad una punta centrale, nonostante il lungo corteggiamento nei confronti del giocatore. Piuttosto si guarda con interesse a un attaccante esterno, soprattutto dopo la doppietta contro la Sambenedettese che ha riabilitato Cammarata. In cima alla lista di Evangelisti c'è sempre Mattioli del Lecce, attualmente in prestito alla Salernitana. I contatti con la società salentina sono stati avviati, ma l’operazione si presenta complessa e difficilmente fattibile nei sei giorni che restano fino alla chiusura del mercato di riparazione. Per girarlo al Taranto, il Lecce dovrebbe prima incassare l’ok della Salernitana, che però vorrebbe recuperare l’investimento economico effettuato la scorsa estate. Ma nella serata di ieri in città è circolato anche il nome dell’ex Di Nardo, chiuso a Frosinone dal recente arrivo di Dedic. Un’ipotesi questa decisamente suggestiva, ma tutta da verificare. Sul fronte cessioni hanno le valigie già pronte Pasca e Silvestri, entrambi destinati a squadre di serie C2, mentre Panini è ancora indeciso se accettare l’offerta della Cavese o restare in rossoblù fino al termine della stagione. di Enrico Sorace
Capire la strada per la vittoria Non è mai corretto dare un significato totalizzante a una semplice partita. Non lo è in caso di sconfitta, non può esserlo in caso di vittoria. Ma ci sono segnali da cogliere sempre, passaggi da interpretare, letture da non lasciarsi sfuggire. C’era qualcosa di buono nel Taranto di Avellino e di Ravenna, ad esempio: c’erano la manovra e l’intesa, le idee esatte e le giuste intenzioni. Mancava la concretezza, ma era evidente che non fosse completamente sbagliata la strada. Si lavorava per la vittoria. E tutto, prima o poi, torna. Anche quando c’è qualcosa che gira meno, quando il progetto tattico non ha adeguato seguito. E’ accaduto, infatti. Con i gol messi in fila e una prova meno convincente. C’è una ragione per cui qualcosa nella manovra complessiva non è stata all’altezza delle precedenti: la partita pensata, con due mediani bassi e due esterni offensivi, si è incagliata nella serata poco brillante di Catania e Zito, ai quali era affidato il compito di inventare. Così i momenti di vivacità e di efficacia tattica, comunque presenti, non sono stati continui. Ma il risultato, la risolutezza e la determinazione dicono che anche questa è una partita giusta, forse più delle altre. Perché non era facile far arrendere la
L'ultima metamorfosi Due sconfitte senza riportare un graffio in classifica. E poi la vittoria sulla Samb: piena di gol e ricca di indicazioni, alcune fatalmente in contrasto fra di loro. Una vittoria-balzo: vale il terzo posto. Ormai è chiaro: il Taranto, con la sua forza faticosamente compiuta, sta viaggiando dentro uno strano campionato, dove è ancora possibile tutto. Un campionato estremamente equilibrato, ma anche insolitamente generoso, in grado cioè di regalare sempre un’occasione ulteriore. Il Taranto, piegando la squadra marchigiana, l’ha sfruttata e si è rimesso in corsa. L’ha fatto al culmine di una prova che segna un’evidente rottura con il rendimento recente, rivelando del Taranto una natura diversa, sino a lunedì sconosciuta. La natura di una squadra capace di attraversare la partita con foga e frenesia, trovando in campo un misterioso equilibrio. Forse perché posseduta da un’energia consolante. Un’energia che non si esaurisce, garantendo una partita di continui arrembaggi, condotta all’assalto, dall’inizio alla fine. Una partita "nuova", senza veri momenti di gioco, piena di strappi, di ribaltamenti, di turbolenze. Giocata ad un ritmo estremo, quasi disperato da un Taranto che, dovendo sopperire all’impoverimento tecnico (Mancini e Toledo fuori uso), è costretto a correre il doppio. Non può fermarsi a pensare. Non può concedersi pause di riflessione. Può soltanto assecondare il vento della partita: metterselo alle spalle e farsi sospingere. L’emergenza costringe il Taranto a ripensare se stesso. Ad esaltare, con altre caratteristiche, la sua diversità tecnica. È una riconversione provvisoria che ha però il merito di tenere insieme uomini e reparti, consentendo di costruire qualcosa di importante. Una riconversione che consacra un giocatore complesso e modernissimo come De Liguori, facendone un uomo-squadra esplosivo per forza e qualità. E che esalta, togliendolo dall’imbarazzo di troppe prestazioni monche, un attaccante come Cammarata, capace di trovare gol che non s’inventano. Stanno dentro un repertorio. La doppietta contro la Samb certifica che Cammarata è l’attaccante della partita: di quella contro i marchigiani e delle prossime. E che ad Ambrosi si può sempre chiedere di diventare l’attaccante di un momento: quello che scova l’episodio anche in fondo alla partita. Sarebbe, però, sciocco ora sostenere che a questo Taranto impetuoso e spietato non manchi nulla. Perché non è vero. Conviene, anzi, non esagerare con l’altalena (dalle stalle alle stelle e viceversa), tenendo ancorato qualche (pre)giudizio. Al Taranto, perché conservi una competitività alta e costante, serve assolutamente un interno di centrocampo, uno stabilizzatore del ritmo e un ispiratore della manovra. Serve anche un altro esterno che completi la batteria delle ali. E serve, soprattutto, una quarta punta: meno acerba di Piroli e più spendibile di Pasca. Uno che si aggiunga a Cammarata, Deflorio e Ambrosi, portando in dote altri gol. Gol meno nobili, fors’anche banali. Perché servono pure quelli. PS.: A proposito di gol. Quelli incassati da Barasso, rivisti in tv, ci sono sembrati frutto di due soluzioni irresistibili. Il portiere non ha colpe. Il 5,5 in pagella diventa così 6. di Lorenzo D'Alò
«Siamo terzi con merito»
Aldo Papagni parla un giorno dopo. Dopo una notte dura. Postumi dell'influenza, una partita ad alta tensione, vento freddo per novanta minuti: troppo, decisamente. Un po' di riposo: ora sta bene. E commenta. Perché sulla vittoria è il caso di ritornare.
E' il giorno di Carcione e Crocetti? Tra una settimana il mercato di riparazione chiuderà i battenti. Il Taranto accelera il passo ed è pronto a sparare gli ultimi colpi che potrebbero essere annunciati già nelle prossime ore. «Arriverà gente affamata» ha sottolineato lunedì sera Evangelisti, segno che la società sarebbe decisa a puntare su calciatori giovani e motivati. Il posticipo con la Sambenedettese, intanto, ha confermato le esigenze della squadra di Papagni. Occorrono tre elementi, su tutti un centrale di centrocampo di qualità. Un giocatore che sappia dettare i tempi e dare respiro alla manovra. Il richiestissimo Carcione del Cassino sembra avere i numeri giusti e già in questa mattina potrebbe chiudersi positivamente la trattativa. Blasi ed Evangelisti sono attesi nella cittadina laziale per definire l’accordo col presidente del Cassino, che si sarebbe convinto a lasciar partire il giocatore prima di giugno. Nell’operazione dovrebbe rientrare il passaggio di Silvestri alla formazione laziale militante in C2. Stasera, invece, dovrebbe essere la volta del promettente Crocetti, l’attaccate del Pergocrema già in parola col Taranto da diversi giorni. La firma sul contratto triennale propostogli dalla società rossoblù dovrebbe essere apposta a Imola, nell’azienda del presidente Blasi. A liberare il posto a Crocetti sarà Pasca, in rotta con tecnico e società e pronto a trasferirsi in C2 alla Nocerina o al Catanzaro. Ma il diesse Evangelisti cerca anche un esterno, adattabile su entrambe le fasce. Sfumati in fretta i sogni Botta e Caccavallo, che Lecce e Genoa hanno dichiarato incedibili, nelle ultime ore è spuntata la candidatura di Mattioli di proprietà del Lecce ma di stanza a Salerno, dove con l’arrivo di Bellotto potrebbe trovare poco spazio. Mattioli (così come Catania) nasce come seconda punta, ma si adatterebbe al ruolo di esterno alto in un modulo a trazione anteriore come quello che adotta il Taranto. Non è facile, comunque, convincere il Lecce a spostare Mattioli in prestito dalla Salernitana al Taranto, due dirette concorrenti per gli spareggi promozione. L’alternativa a Mattioli potrebbe essere il monzese Carboni che ha rifiutato prima il trasferimento alla Cisco Roma e poi quello al Catanzaro. di Enrico Sorace
Sei vittorie di fila in casa Sesta vittoria consecutiva in casa per il Taranto; il “filotto” di successi inizia il 22 ottobre scorso con il 2-0 sulla Ternana (i rossoblù nell’occasione giocano la seconda ed ultima gara a “porte chiuse”, in seguito alla squalifica rimediata per gli incidenti causati dai supporters ionici a Castellammare di Stabia), quindi prosegue con il 5-0 al Giulianova, il 2-1 sul Martina e sulla Salernitana, il 2-0 sul Foggia ed il 4-2 sulla Sambenedettese.
Taranto, ecco i tre punti
Basta creare il paradosso per vincere. Perché il Taranto, ingozzato di consensi e digiuno di punti nelle ultime due partite, trova la formula più rischiosa ma evidentemente giusta per finire avanti all'avversario. E salire in classifica, agganciando il terzo posto. Ecco il paradosso: una prova meno convincente del solito eppure pià incisiva, una manovra meno collegiale e la zampata giusta quando la necessità si presenta. Segna due volte Cammarata, appesantendo la sua presenza e mostrando le risorse esistenti. Segna De Liguori, prendendosi la giusta parte di gloria. E chiude, su rigore, Ambrosi. In mezzo c'è la generosa resistenza della Samb, avversario vero. E sofferenze disseminate tra i gol: il pareggio (immediatamente annientato) di Frigiello e il temporaneo 3-2 di Visone.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
BARASSO - Dopo la quasi vacanza di Ravenna trova un avversario che lo impegna. In realtà, gol a parte, la Samb lo impensierisce solo con due calci piazzati velenosi, ai quali rispondo alla grande. Non può nulla sul primo gol, è sorpreso sul secondo: 6.5
La notte di Cammarata
Magari sarà anche stato l'effetto dei sei gol in mondovisione. Più semplicemente propendiamo che i postumi dell'influenza stiano tardando a declinare i propri effetti. Aldo Papagni non se la sente di comunicare le proprie emozioni. Al termine della gara, scappa via, complice anche un leggero malore. Niente di grave, solo una fuga anticipata e precauzionale, non prima di ricevere le cure in infermeria. Un letto caldo è l'approdo naturale per scaricare le tossine di una serata piena di gol e sentimento.
Raisat ci scambia con il Foggia
Ohhh, è che caspita: mancano due minuti alle ventiequarantacinque e Raisat Sport che ti fa? Continua a mandare in onda le immagini di pattinaggio su ghiaccio con un lungagnone che pattina da solo e non si capisce che cosa vuol fare perchè, mannaggia, è sparito l’audio. Tranquilli, che ci pensa il mitico collega Micky Tursi a... far scomparire anche il video. E che ci volete fare, quello ormai si è rigassificato il cervello a furia di spararsi inalazioni a base di CO2. Fiat lux (non è un nuovo modello di utilitaria), eccoti finalmente la schermata e, ohhh, ohhh, ohhh la Nord è vuota, non ci sono gli ultràs. Ma glielo avete detto che si giocava di sera a quegli sfigati. Ah, stanno protestando perchè li diffidano sempre. Benedetti ragazzi, e voi fate i bravi piccini così nessuno vi rompe i cabasisi. Te pareva! Lo speaker raisattiano se ne esce con le statistiche: “Il Taranto non perde in casa dal 17 settembre quando fu sconfitto dalla Cavese” e vai con gli scongiuri. Al dodicesimo del primo tempo il collega raschillino Raschillà si mette sciarpa, giaccone e se ne va. Vualà e la rima eccola qua. “Cammarata tira ma non trova la porta”: fermi tutti, nessuno si muova e abbandoni lo stadio. Chi ha preso la porta la restituisca immediatamente perchè nel frattempo Catania se l’avesse trovata al suo posto avrebbe insaccato il pallone nella rezza e invece l’ha ciccato clamorosamente. E goooolllllll, eurogoooolllll di Fabrizio Ca-mma-ra-ta e tutt’Italia può sentire il buon Ciccio Piepoli che lancia il tifo dei tifosi dagli altoparlanti del mitico, straordinario e, soprattutto, illuminato stadio Iacovone. Oh, in redazione avesse esultato uno che fosse uno. Gianni Svaldi sta mandando in fumo il cervello con l’amletico quesito: “Si chiama circolo Vaccarella o masseria La Vaccarella o La Masseria La Vaccarella”; il Tursi che scrive degli architetti che ti voglio architettare una città nuova di zecca; il direttore che emerge dalla stanza per chiedere: “Ma che sta facendo il Taranto?”. Direttore, direttore e che si fanno queste domande. Deflorio entra ed esce tra le linee intermedie perchè i “maggici rossobleau” sono schierati in mezzo al campo con due mediani incontristi come Cejas e De Liguori con Catania e Zito sulle ali. Che descrizione tattica. Quasi quasi mi metto a fare il commentatore tivvù. Però, che nostalgia della Tribuna Vip. Ma contro la Juve Stabia io ci torno, e come se ci torno. Intanto mò devo fare un break perchè c’è il titolo di pagina 10 che non mi convince tanto. Un attimo che lo correggo, ecco qua, chiamo in tipografia, dò l’ok, abbasso la cornetta del telefono, vado al cesso perchè c’ho due gocce da fare, una sciacquata alle mani, ed eccomi di nuovo di fronte alla tivvù. Qualcuno può spiegare al commentatore Rai, che manco mi ricordo più come si chiama, che a giocare è il Taranto e non il Foggia come sta dicendo da dieci minuti a questa parte? Gol, pareggio di Fragiello, di spalle alla porta. Un po’ a culo, sì siamo di parte.... goooooolllllll, doppio Cammarata... e goooolllll, Vincenzino De-Liguori... e gol. Questa volta Barasso s’è fatto uccellare da Visone. Niente paura, ci pensa Ambrosi su rigore, del resto in tribuna c’era Robertino e quando c’è lui Ambrosi segna sempre. Che serata, mamma mia. Mah, mettiamo il punto e andiamo a fare i controlli di Nera, che siamo pure di turno. di Pierpaolo D’Auria
Taranto aggancia il terzo posto Non ci sono dichiarazioni di Aldo Papagni al termine della gara vinta con la Sambenedettese. Il tecnico rossoblù ha accusato un lieve malore dopo essere rientrato negli spogliatoi ed ha subito abbandonato lo "Iacovone". Tocca al presidente Blasi, allora, esprimente tutta la soddisfazione per un successo che mancava da più di un mese. «Non è stata una gara facile - ha esordito il massimo dirigente di Via Umbria -, ma ho apprezzato la voglia della squadra di conquistare l’intera posta. A differenza delle ultime due partite (Avellino e Ravenna, ndr) siamo stati più cinici». In calce al successo contro la compagine marchigiana c'è la prima doppietta siglata da Fabrizio Cammarata con la casacca del Taranto. «E' un ottimo calciatore, ho sempre avuto fiducia nelle sue qualità. Ha un passato importante e mi auguro che dopo questa giornata possa risultare ancora decisivo. Il mercato? Interverremo in maniera oculata, rinforzando quei reparti in cui si sono registrate alcune partenze». E' il direttore sportivo Luca Evangelisti a parlare in rappresentanza dell’area tecnica. «Era un match molto difficile, abbiamo affrontato una delle compagini più in forma. La Sambenedettese, diversamente da noi, non aveva l’assillo del risultato. Abbiamo conquistato tre punti importantissimi che ci consentono di prepararci con maggiore tranquillità in vista del difficilissimo impegno di Cava dè Tirreni». Il dirigente ciociaro è al lavoro, intanto, per rinforzare l’organico (finora un solo arrivo a fronte di quattro partenze). «Oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo ritrovato Cammarata. E' un attaccante di grande valore, rappresenta il vero rinforzo di questa sessione del calciomercato. Il nostro reparto offensivo è tra i migliori del girone. Nuovi acquisti? Ci saranno, c'è una situazione di emergenza che va risolta al più presto». E' l'uomo del giorno. Fabrizio Cammarata ha sfruttato nel migliore dei modi l’occasione concessagli da Papagni. «Sono contentissimo per me e per i miei compagni - ha dichiarato il centravanti siciliano -. Non giocavo in casa da più di due mesi e non nascondo la grande soddisfazione che ho provato festeggiando le due reti. Sono rimasto tranquillo: non ho mai pensato di andare via perchè la società mi ha sempre fatto sentire la fiducia». di Fabio Di Todaro
Crocetti è vicino Il mercato del Taranto stenta a regalare novità, ma il presidente Blasi ha parlato delle trattative in corso domenica pomeriggio, intervenendo ad una trasmissione sportiva locale. Il patron rossoblù ha annunciato l’arrivo di tre nuovi giocatori con le giuste motivazioni, due centrocampisti, di cui uno esterno, e una punta. Secondo quanto dichiarato il centrocampista centrale arriverà dalla B o dalla C1, mentre per l’attaccante bisognerà attendere gli ultimi giorni del mercato di riparazione. Ma la realtà racconta altro. Infatti sembra tutto pronto per l’annuncio del 23enne Lorenzo Crocetti, punta del Pergocrema, a cui il Taranto avrebbe offerto un allettante triennale. Radio mercato dà l’operazione per conclusa, anche perchè il Taranto ha già girato alla società lombarda Longobardi prelevato dalla Nuorese nei giorni scorsi. Crocetti, richiesto con insistenza anche da Grosseto e Ancona, si è messo in evidenza a Pergocrema nel corso della passata stagione, condita da 16 reti, mentre quest’anno ha segnato col contagocce (solo 3 gol). L’annuncio dell’arrivo di Crocetti (non convocato domenica dal tecnico del Pergocrema) potrebbe essere dato in giornata. In uscita è vicina la cessione di Pasca, ambito da Nocerina, Juve Stabia e Potenza. Per il centrocampo resiste sempre la candidatura del giovane Carcione, nonostante le resistenze del presidente del Cassino. Ma nel contempo il diesse Evangelisti avrebbe sondato la disponibilità di un elemento di maggiore esperienza. Il nome, ovviamente, è top secret. Come esterno, invece, si segue sempre Carboni del Monza. Infine una notizia. L’attaccante della Samb Morante è sul punto di firmare col Frosinone. Al club marchigiano in cambio Mastronunzio e conguaglio. di Enrico Sorace Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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