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Monticciolo in clima campionato
Presentato il nuovo centrocampista rossoblu

Per vincere ci vogliono i giocatori vincenti. Alessandro Monticciolo rientra in questa categoria. Parla il suo palmares: in bacheca tre campionati di C1 (con Ancona, Ascoli e Treviso), più due promozione in A (Cesena e Ascoli, quest’ultimo ripescato). La tempistica non è delle migliori, ma l’imbarazzo non affiora. A venti ore dal disimpegno del presidente Blasi, ecco uno degli ultimi colpi di gennaio del Taranto. Atmosfera diversa nella sala stampa dello Iacovone, merito anche del mediano toscano. Lingua sciolta e pensieri appropriati. Monticciolo evoca le chiangare dde del celebre coro rossoblu, sentito nell’unica apparizione allo Iacovone da avversario e dimostra di essere già in clima campionato. Arriva dalla Lucchese in prestito fino a giugno, lui che con la società toscana ha ancora due anni di contratto. «La piazza è una delle migliori in questa categoria - dice Monticciolo, già a disposizione dalla prossima gara interna contro la Juve Stabia - La società vuole fare bene e c’è un presidente passionale che vuole raggiungere l’obiettivo della B. Non so se ci siano i margini per puntare al primo posto, ma abbiamo l’alternativa dei playoff e i primi cinque posti non ci devono sfuggire. Troppi gli otto punti dall’Avellino? Può darsi, ma non dimentichiamo che possiamo contare sullo scontro diretto in casa e poi gli irpini mi sembrano forti in attacco, poco convincenti sotto il profilo del gioco». Dichiarazioni che stridono con le intenzioni del massimo dirigente rossoblu che, solo poche ore prima, negli stessi locali, ha manifestato la sua voglia di abbandonare. Monticciolo, a precisa domanda, si lascia andare ad un accennato sorriso. «Capisco Blasi e mi dispiace per quello che è successo. Magari sono cose che si dicono, ma poi si ha la forza per cambiare idea. Mi piacerebbe che fossimo noi calciatori a farlo ritornare sui suoi passi. Gli episodi di domenica a Cava? Sono sicuro che non appartengono al modo di intendere il calcio dei tifosi del Taranto. Passando alla partita credo che i rossoblu meritassero di più. Prima della sospensione, gli ionici erano stati superiori alla Cavese». Trattativa chiusa in tempi rapidi. Taranto è una destinazione ben accetta anche perchè la seconda parte del 2006 non è stata particolarmente fortunata per il trentenne mediano. «Quest’anno non ho mai giocato da titolare con la Lucchese. Ho fatto parecchi spezzoni, giocando dall’inizio solo in Coppa Italia, peraltro segnando un gol al Ravenna. Gigi Simoni (direttore tecnico della Lucchese, ndc) un padre per noi giocatori? Forse per gli altri. Con il tecnico Pea i rapporti non erano dei migliori. Mi ha chiamato il diesse Evangelisti, mi ha presentato questa opportunità. Ho accettato subito». Mediano di quantità, questa la sua definizione. «E’ vero - conferma Monticciolo - Sono il classico “8” che predilige giocare con un altro centrocampista affianco. Ma il modulo è un aspetto secondario. Mi so adattare». Italo Mattioli è il secondo colpo del Taranto e sarà presentato tra oggi e domani. Come ormai abitudine, la società rossoblu attende gli ultimi giorni per assestare le proprie mosse. Dopo aver presentato il centrocampista Alessandro Monticciolo, ieri la società rossoblu del dimissionario presidente Blasi, ha raggiunto l’accordo con il Lecce per la frizzante ala cresciuta proprio nel vivaio giallorosso. Un corteggiamento durato più di una settimana con il giocatore che, partito titolare fisso con la maglia della Salernitana, ha visto gradatamente diminuire il suo spazio in terra campana. Mattioli è stata la valida alternativa all’altro gioiello salentino Caccavallo che, in partenza, era stata la prima scelta del responsabile dell’area tecnica Luca Evangelisti, ma che il club leccese non ha voluto cedere. Con Mattioli, il reparto d’attacco è completo, anche se c’è da verificare la situazione di Pasca che, proprio oggi ultimo giorno di mercato, potrebbe cambiare destinazione. Portogruaro sembra la destinazioni più probabile. Monticciolo e Mattioli sarebbero così i due “impegni” di Blasi. Ma, in verità, ci sono alcuni discorsi aperti. Il principale riferimento è per il centrocampista della Pro Vasto, Riccardo Cazzola che appare nel mirino da tempo con la società rossoblu. Il tempo dei misteri è terminato: oggi caleranno gli ultimi veli prima della discesa per il finale di campionato. di Luigi Carrieri31 gennaio 2007

Iacovone graziato
Nessuna squalifica allo stadio, Taranto multato e campo diffidato: decisiva la forte presa di posizione di Blasi e il lavoro diplomatico. Allo studio una manifestazione anti-violenza

Se diecimila euro vi sembrano pochi, è andata bene. Comunque sono una grazia: lo “Iacovone” è salvo. Il Giudice Sportivo non ha squalificato lo stadio tarantino dopo gli incidenti di Cava. Nonostante le sospensioni, la violenza, una partita che ha rischiato di non finire. Massì: “solo” una multa con diffida. La paura era altra: quella di giocare lontano da casa e senza pubblico. 
Multa per le due sospensioni, la prima per il fumo dei lacrimogeni e la seconda per il lancio di alcune bombe carta. Mitigata per il prodigarsi di società e giocatori e, anche, perché la partita è ripresa serenamente poi, anche per aver cambiato la maglia. Dicono: sanzione dolce anche per il lavoro di diplomazie, per la ferma condanna della violenza della società e per il gesto forte di Blasi. Il presidente, dimettendosi, ha dimostrato la sua distanza dal calcio violento. E ora, chiuso nel suo silenzio, magari avrà apprezzato l'eco della sua decisione.
Domenica, contro la Juve Stabia, si giocherà regolarmente allo “Iacovone”, con i tifosi. E sarà una domenica strana, probabilmente segnata dalle ultime polemiche e dai veleni di questi giorni. Gli incidenti di Cava hanno comunque lasciato il segno (per i provvedimenti, invece, sono in corso le indagini). Ma, probabilmente, gli scontri e il rischio (concreto) che Blasi possa non tornare più indietro sembra aver scatenato anche la solidarietà della parte del tifo che preferisce il calcio alla violenza. Alcuni, infatti, sarebbero pronti a organizzare una manifestazione contro la violenza, che lanci un messaggio chiaro. C'è chi lo ha pensato e, a quanto pare, c'è anche Florido ad essersi allineato all'idea: le due proposte potrebbero coincidere (il presidente della Provincia ieri in tv ha parlato di giornata di festa per lo sport).
In coda alla sentenza del Giudice, come detto, c'è la lettera di diffida. Perché con la precedente squalifica (che ha costretto a giocare a porte chiuse le gare con Manfredonia e Ternana dopo gli incidenti di Castellammare) il Taranto aveva “annullato” la precedente diffida. Adesso lo stadio è nuovamente sotto osservazione: al prossimo episodio verrà squalificato. Se non arriva prima Blasi. Che ha detto: «Al prossimo episodio ritiro la squadra».31 gennaio 2007

Iacovone, pericolo scampato
Stadio diffidato. Inflitti 10mila euro di multa alla società

Grosso sospiro di sollievo nell’entourage rossoblù: il giudice sportivo ha comminato soltanto una multa di 10mila euro e la lettera di diffida allo “Iacovone” per i deprecabili episodi di violenza avvenuti domenica scorsa a Cava dei Tirreni. La sentenza è, dunque, favorevole. Decisivi sono stati i colloqui telefonici con l’avv. Mario Macalli, presidente della Lega di serie C, avuti ieri mattina prima da Vittorio Galigani, direttore generale rossoblù, che ha preso nettamente le distanze dagli incidenti causati dai facinorosi, sia soprattutto da Luigi Blasi che ha confermato le sue dimissioni nel caso le manifestazioni d’intolleranza dovessero continuare. Intanto gli attestati di simpatia e di solidarietà con il presidente rossobù si susseguono in maniera intensa. Gli inviti a non mollare da parte della tifoseria composta non si contano. Francesco Calia, dei Delfini Erranti, scrive fra l’altro: «E' comprensibile il suo scoramento per la piaga del portoghesismo e per la mancanza di correttezza e civiltà di una frangia di pseudotifosi. Però anche in momenti difficili come questi, Blasi deve tener presente che a fronte di qualche centinaio di scalmanati, ci sono migliaia di onesti sportivi tarantini appasionati, legati alla propria squadra. Forza Blasi, ricorda Ragusa, momenti indimenticabili che possiamo, vogliamo e dobbiamo ancora rivivere insieme». Luigi Ciullo, del Gruppo Nord-Ovest dei Delfini Erra, scrive: «Ora basta! Non possiamo perdere una società che due anni fa ha promesso di riportarci ai fasti di un tempo. Allontaniamo la delinquenza dagli stadi perchè nessuno di noi si rispecchia nella violenza. Il calcio è uno sport e conduce al successo grazie unicamente alle capacità agonistiche e organizzative! Dimostriamo anche noi di essere forti e capaci di vincere la partita contro la violenza!». di Giuseppe Dimito31 gennaio 2007

Monticciolo: «Sono qui per la B»
Il centrocampista giunge in prestito dalla Lucchese. Pasca verso Manfredonia. Potenza su Ambrosi. Chiude il mercato. Oggi l’annuncio dell’ultimo colpo: Mattioli

E' l’esperto Alessandro Monticciolo, classe '76, il nuovo centrocampista centrale del Taranto. Il giocatore, che ha vestito anche le maglie di Reggina, Ascoli e Avellino, arriva in prestito fino a giugno dalla Lucchese, società che lo ha impiegato da titolare solo in Coppa Italia, mentre in campionato ha totalizzato solo una decina di presenze per divergenze con lo staff tecnico lucchese. Ieri mattina la presentazione ufficiale del neo rossoblù, nel corso di una conferenza stampa convocata, allo Iacovone, dalla Taranto Sport, rappresentata nell’occasione da Vittorio Galigani. «E' un rinforzo importante, così come si può evincere dal suo curriculum - ha sottolineato il dg - e rappresenta l’ennesimo sforzo compiuto dalla società, che aveva chiuso la trattativa prima delle dimissioni del presidente Blasi». L'ex calciatore della Lucchese è felice della scelta e spiega così la trattativa che lo ha portato in riva allo Ionio. «Mi ha cercato con insistenza Evangelisti. Mi ha prospettato i programmi societari che mi hanno convinto ad accettare la proposta del club più importante del girone B. Il gruppo è di qualità, l’ambiente è caldo, il presidente è passionale: presupposti positivi per arrivare in alto». Monticciolo è consapevole che il Taranto punta alla B e lo conferma con estrema sincerità. «Taranto è una piazza da categoria superiore. Proveremo a raggiungere la promozione direttamente o attraverso i play off. Otto punti dalla vetta sono tanti, ma con l’Avellino da affrontare in casa all’ultima giornata, tutto può ancora accadere». Poi passa alla descrizione delle sue caratteristiche tecniche. «Sono il classico numero otto. Un interno di quantità. Ho vinto tre campionati di C1 e due di B, uno a Reggio Calabria e l’altro ad Ascoli, quest’ultimo da ripescati». Per quanto riguarda il modulo Monticciolo precisa. «Mi adatto a qualsiasi impianto di gioco, anche se riesco a dare il meglio quando la squadra agisce col doppio mediano». La sua nuova squadra non l’ha mai vista giocare dal vivo, ma ha seguito in tv una parte dell’infausta trasferta di Cava. «Finchè c'è stata partita mi sembra che il Taranto meritasse di passare in vantaggio». Domenica c'è la Juve stabia allo Iacovone, Monticciolo si candida già per una maglia da titolare. «Sono qui per questo». Intanto il diesse Evangelisti ha raggiunto l’Ata Quark per le battute finali del mercato. Praticamente definita l’ultima operazione in entrata: riguarda il prestito di Mattioli, attaccante esterni di proprietà del Lecce (ha giocato a Salerno). Manca solo l’annuncio. In uscita, invece, Pasca è conteso da Manfredonia e Nocerina, mentre il Potenza avrebbe avanzato al Taranto una grossa offerta per il bomber Ambrosi. di Enrico Sorace31 gennaio 2007

Il giudice sportivo “salva” lo Iacovone

Nessuna squalifica del campo, ma una maxi multa di 10.000 euro. E’ una notizia per certi versi inaspettata quella uscita dagli uffici della Lega di serie C, chiamata a diramare le decisioni del giudice sportivo. Dopo la domenica di scontri vissuta al Simonetta Lamberti di Cava dei Tirreni era attesissimo il verdetto del giudice Pasquale Marino. Alla fine è prevalso il teorema che non vuole ulteriormente penalizzato chi, come i dirigenti ionici, si è mosso per fermare le violenze. Dribblata quindi la temuta squalifica dello stadio Erasmo Iacovone con una semplice sanzione pecunaria inflitta alla Taranto Sport. Un verdetto che tutela soprattutto la stessa società e gli abbonati, ed arrivato dopo che le immagini dei violenti scontri tra tarantini e forze dell’ordine hanno fatto il giro dei TG di tutta Italia in quella che, dopo la morte del dirigente della Sammartinese Ermanno Licursi (dilettanti calabresi) in una rissa scoppiata al termine della partita con la Cancellese, avrebbe dovuto essere la giornata della tolleranza zero in fatto di violenza negli stadi. La Taranto Sport adesso dovrà pagare 10.000 euro per quanto fatto vedere da alcuni suoi tifosi, protagonisti di autentici corpo a corpo con poliziotti e carabinieri, tanto all’esterno quanto all’interno dello stadio. Soprattutto nei pressi del piccolo stadio campano si sono registrati gli episodi più gravi. I tafferugli, infatti, sono scoppiati proprio fuori dal Lamberti, quando un gruppo di ultras senza biglietto ha cercato di entrare comunque nell’impianto cavese; solo dopo le violenze sono continuate sulle tribune del settore ospiti, dove si sono registrate pesanti cariche da parte degli uomini in divisa nei confronti dei supporters, che nel frattempo avevano iniziato a contestare l’inedita divisa bianco-verde sfoggiata da Cammarata e compagni. A placare l’ira dei tifosi, mentre l’arbitro Cavarretta sospendeva la partita a causa dell’odore acre dei fumogeni sparati dalle forze dell’ordine, ci hanno provato capitan Deflorio ed il vice De Liguori, il presidente Blasi e l’allenatore Papagni, precipitatisi sotto la curva occupata dai tarantini. Ma - a differenza di quanto successo al Valerio di Melfi - questa volta i portabandiera del football ionico sono stati a loro volta presi di mira. Denunciando gli insulti vomitatigli addosso e lo schiaffo che ha colpito Vincenzo De Liguori ieri il presidente Blasi ha ufficializzato le proprie dimissioni, mettendo in vendita il club rilevato a dicembre 2004 dal tribunale (unico a partecipare all’asta fallimentare) ed aprendo di fatto la nuova crisi nel calcio tarantino. Tra gli attestati di solidarietà piovuti sull’imprenditore manduriano - nominatosi presidente provvisorio sino al 30 giugno, garantendo così l’ordinaria amministrazione per questo campionato - anche quello del numero uno della Lega di serie C, Mario Macalli. In una lunga telefonata Macalli ha incitato Blasi a tornare sui propri passi, indicandolo come uno degli “uomini nuovi” su cui ricostruire il calcio italiano. Ma l’ormai ex presidente rossoblu è apparso irremovibile nella sua decisione di lasciare.30 gennaio 2007

Stiamo perdendo la partita della civiltà

Diciamocelo: stiamo perdendo. Senza salvare nessuno, senza immaginarci immuni da macchie. Stiamo perdendo la partita della civiltà. Di tutte le partite la più importante. Tutti verso la sconfitta: non ci sono buoni e cattivi in questa brutta storia. Tutti complici, per ora: i cattivi avanzano se i buoni lo permettono. Se non ne ostacolano il cammino, se lasciano spazi da calpestare. Ovunque, anche nel calcio. Perché i violenti sono colonizzatori di terre di nessuno, di luoghi inesplorati. Dove non ci sono regole o ne è permessa la violazione: per timore o connivenza. Blasi si è arreso: stanco, deluso. Ha lasciato il Taranto: dimettendosi, promettendo innanzitutto a se stesso di non tornare indietro, riservandosi la gestione dell’ordinario, il rispetto degli impegni. La tristezza, però, è oltre le parole, gli acquisti possibili, il campionato che continuerà. E’ nell’aria irrespirabile, nella pesantezza dell’incedere, negli occhi lucidi. Nel brutto clima intorno, nella sensazione che tutto possa davvero finire. Ieri sembrava di udire, come sgradevole sottofondo, gli scricchiolii di un calcio prossimo a crollare. Pronto a travolgere tutti, lasciando per strada un mucchio di inutili detriti. Blasi, nel frattempo, parlava. Non è sembrato uno sfogo, non era una dichiarazione di rabbia destinata ad evaporare al primo sole. Tutto aveva un ragionamento alle spalle, una notte di cattivi pensieri. Nemmeno le pause aiutavano: permettevano di trattenere il respiro e le lacrime, ma infiltravano brutti flashback, spezzoni di vergogna. Un episodio, un altro. La ricostruzione di un pomeriggio con il pallone schiacciato in un angolo, oggetto superfluo e ostaggio della tensione. Responsabilità enormi, che Blasi ha allargato raccontando tutte le esagerazioni, sfiorando la Lega e le forze dell’ordine del posto. Ma niente accade (e niente sarebbe accaduto) senza una scintilla. Nulla (forse) sarebbe accaduto se non fosse arrivata gente senza biglietto, non ci fossero stati tentativi di sfondamento. E’ la causa, purtroppo. Senza di essa il processo sarebbe stato al contrario. Nessuno condanna per pregiudizio: a Melfi, l’anno scorso, non ci sono state parole contro i tifosi. Nemmeno contro chi reagì, nemmeno da Blasi. Non si giustificò la violenza, ma si condannò la provocazione e l’esagerato uso della forza. Se poi le parti si rovesciano la conclusione è chiara. E allora si vivono giorni come questi, con un enorme peso addosso. Il peso della sconfitta, della regressione morale. Il peso dell’abbandono. Il peso della libertà (di azione e di espressione) che improvvisamente sembra negata. Nessuno ha sognato questo calcio. Né Blasi né la Taranto sana. Nemmeno tanti di quelli che erano a Cava. Ma questo, adesso, è il calcio che ci spetta e che - il rischio esiste - forse non ci spetterà più. Calcio marcio a prescindere: dove lo scontro è premeditato (viaggiare con mazze nelle auto è un segno), dove un settore diventa per metà occupato da poliziotti e per metà da tifosi, dove un elicottero sorvola lo stadio e i lacrimogeni vengono sparati ad altezza d’uomo. Denunciarlo è un dovere, andare avanti non è un obbligo ma può ridiventare un piacere. Riprendendosi, però, i propri posti, riappropriandosi degli spazi giusti. Sottraendo potere ai violenti. Blasi ha scelto di arrivare al punto di discontinuità. Rompendo ad alta voce e a reti unificate. Chiarendo: non è più questa la strada, non è più possibile questa convivenza. E, in questo momento, serve scegliere. Serve il coraggio: di distanziarci tutti, di reagire. Stiamo perdendo, non fingiamo. E manca poco alla fine. Ma la partita si può riaprire. Possiamo riprenderci il calcio, possiamo rubare il pallone all’avversario e ripartire. Non è una chiamata alla guerra, ma una sfida di civiltà. Serve un impegno straordinario. Il pareggio non è utile. O si vince o si muore. di Fulvio Paglialunga30 gennaio 2007

Occorre coraggio, ma lo troveremo?
La battaglia finale con il tifo violento

Tutte le misure sono state colmate, comprese quelle della pubblica decenza e dell’umana sopportazione. Da ieri Luigi Blasi è l’ex presidente del Taranto. Non siamo ancora al collasso agonistico: saranno mantenuti gli impegni assunti con i tesserati sino al 30 giugno. Ma la storia è finita, esaurita, chiusa. Blasi molla il Taranto, annunciando che la società è in vendita. La decisione è presa. La procedura del distacco è partita. Non si fermerà. Conviene considerarlo un gesto serio, terribilmente serio. Non ci sono equivoci. Ciò che incombe, accadrà. Del resto, basta guardare gli occhi di Blasi per capire che non c’è spazio per il ripensamento. Occhi lucidi di rabbia, espressione provata, parole commosse. Blasi si arrende dopo i fatti incresciosi di Cava: la violenza idiota, gli insulti, lo schiaffo a De Liguori, la storia - risibile - della maglia. Getta la spugna, dichiarando la propria sconfitta. «Io ho perso», dice passando idealmente il pallone ai... posteri. A chi verrà dopo di lui. Se ci sarà un dopo. Perché il futuro che rischia di non esistere è ora la posta in palio. L’ultima partita è anche la più difficile. Si tratta di capire se quella che appare la sconfitta di tutti - non solo di Blasi - può trasformarsi in un’occasione. Dipende da noi. Dipende da chi ancora vive la passione per il calcio come il decorso, esclusivamente interiore, di una bellissima malattia. E non come l’esibizione tribale di pulsioni aggressive. Dipende da noi. Dipende dalla nostra capacità di compiere lo sforzo decisivo per uscire dall’ipocrisia dilagante e dal paternalismo da stadio. Non serve ripetere che gli ultras violenti - dunque, non tutti - non sono veri tifosi. Purtroppo non è così. Il calcio è fatto anche di questi tifosi. Sono parte integrante dello spettacolo. Bisogna prenderne atto e rafforzare il sistema immunitario di chi ha voglia di opporsi: con gesti concreti, con il buon esempio, con comportamenti coerenti. Accettando di misurarsi con le asprezze della realtà, che è spesso brutta, sporca e cattiva. Per farlo, però, bisogna abbandonare il carosello delle solite ovvietà. Basta con la retorica della curva, basta con la storia del dodicesimo uomo in campo, basta con l’esaltazione del tifo massificato e militarizzato. Certo, serve coraggio. Un coraggio nuovo. Il coraggio con il quale abbandonare ogni paura e denunciare con fermezza le ambiguità e le connivenze. Riprendiamoci il calcio. Torniamo al tifo di una volta, a quell’amore primigenio, sincero, innocente. Anche allora gli stadi erano luoghi rumorosi e tempestosi, ma soli in mezzo alla folla anonima si riusciva finanche a familiarizzare con chi ci stava accanto, senza timori, senza sospetti. O si recupera quel clima o si diventa tutti complici dei "curvaioli", della loro logica, dei loro codici, della loro incultura. di Lorenzo D'Alò30 gennaio 2007

Blasi lascia. Il Taranto è in vendita
Decisione irrevocabile. «Ha vinto il tifo violento»

«Vado via. Mi dimetto. Sono stanco, deluso ed amareggiato per quanto è avvenuto a Cava dei Tirreni. Da questo momento la squadra è in silenzio-stampa fino a giugno». Dalle ore 15,48 di ieri pomeriggio Luigi Blasi non è più il presidente del Taranto. L’annuncio-choc è stato dato dall’imprenditore manduriano nella sala-stampa dello "Iacovone". «Non dovete sorprendervi. Fa parte del mio essere. Non sopporto la violenza. Non l’ho mai subìta. Se ben ricordate, fin da quando assunsi la presidenza del Taranto, fui chiaro: chiesi ai supporters rossoblù di incitare a gran voce e con molto entusiasmo la squadra, ma aggiunsi pure che avrei adottato tolleranza zero contro gli episodi deprecabili. È esattamente quello che farò dalla prossima partita in poi». Blasi parla come un fiume in piena. Non ha digerito gli insulti e le parole “pesanti” incassate inaspettatamente allorché si è recato verso la curva in cui erano sistemati i tifosi tarantini a Cava per convicerli dal desistere dalle aspre e feroci contestazioni riguardanti la maglia biancoverde indossata da Deflorio e compagni. «Non è il colore della maglia a certificare se il cuore e l’attaccamemnto sono doc. Ma sono gli atti concreti ed importanti quali gli investimenti economici e l’attenzione nel gestire la società a garantire l’"amore" del presidente verso la maglia rossoblù. Quando quelle squallide scene sono state viste dalla mia famiglia, sia mia moglie che mio figlio mi hanno immediatamente contattato preoccupati per la salute. Ma chi te lo fa fare a rischiare l’incolumità? Mi hanno chiesto quasi all’unisono. E che dire dello schiaffo dato a De Liguori? Spero che qualche tv lo faccia vedere». Ma il presidente Blasi ha allargato il suo raggio di attenzione, rivolgendosi alle istituzioni cittadine. «Mi sento totalmente abbandonato. Forse sono capitato nel periodo sbagliato. Sono assenti gli interlocutori importanti». Non sono mancate le frecciate alla Lega: «Si limita soltanto a comminare multe, anche salate, per fatti di cui la società non solo non ha la minima colpa, quanto è la prima parte lesa. Queste leggi sono anacronistiche. Vanno riviste ed aggiornate. La responsabilità oggettiva andrebbe abolita». Il futuro è ammantato di tante nubi minacciose. Blasi, però, non scappa. Non lascia la squadra in balia del suo destino. «Fino al 30 giugno manterrò tutti gli impegni presi con il settore tecnico, compresi l’arrivo dei due acquisti che presenteremo a breve. Ma non illudetevi. D’ora in poi al primo segnale di violenza, non farò scendere la squadra in campo. Questo significa che se i deprecabili episodi dovessero ancora continuare, la squadra ritornerà nel campionato in cui l’ho presa. Mi spiace, ma è così». Ma cosa potrebbe far ritornare Blasi sulle proprie decisioni? «E' semplice - spiega - basterà che la parte violenta della tifoseria non frequenti più né lo Iacovone né altri stadi. Ma sinceramente ho fortissimi dubbi che ciò accada. Faccio un appello alla parte sana ai veri supporters: isoliamo i facinorosi». di Giuseppe Dimito30 gennaio 2007

Blasi ha deciso: lascia
Il massimo dirigente mette in vendita la società e si nomina presidente provvisorio

Un lungo respiro taglia il prolungato ed iniziale silenzio. Gigi Blasi è provato. Ha appena ascoltato il comunicato che spiega le ragioni della conferenza stampa. Sguardo fisso, animo inquieto. La decisione maturata domenica sera e che si appresta a comunicare via etere, non è delle più facili. Gli episodi accaduti prima e durante Cavese-Taranto hanno lasciato il segno e creano il più classico degli spartiacque. Concetti semplici e crudi che aprono incerti scenari: Gigi Blasi non è più presidente del Taranto, la Taranto Sport è in vendita. Si chiude una gestione piena di sogni e ideali, si apre un periodo virtuale, che ha la scadenza nel 30 giugno. «Chiedo scusa alla tifoseria vera, ma da questo momento mi dimetto da presidente del Taranto». Quello che era nell'aria, si tramuta in pensieri ed azioni. Blasi pesa le parole e manifesta il suo rammarico. «Sono deluso ed emozionato. Sono anche stanco di sopportare tanti insulti e questi continui atti di violenza. Questo è un calcio che non mi appartiene e sono deciso a non tornare indietro».
Parole risolute che fungono da accorato sfogo. Blasi si sente vittima, secondo lui, di un “equivoco geografico”. Un sospetto che è montato esponenzialmente con la nota vicenda delle casacche biancoverdi impiegate nell'ultima trasferta campana. «Probabilmente bisogna vivere a Taranto, per tifare Taranto. Chi è lontano da Taranto non ha diritto di tifare per questa squadra. Io, forse, non posso essere interista perchè non vivo a Milano. Non si è tifosi del Taranto soltanto vestendo la maglia rossoblu. Quei colori, prima di essere indossati, bisogna sentirli dentro. Io li sento miei e credo di averlo dimostrato. Tutto questo ci dovrebbe fare riflettere».
Blasi si declassa. Si nomina presidente provvisorio con un mandato preciso. «Sono pronto a mantenere tutti gli impegni presi. Sono un uomo ed un imprenditore desideroso di rispettare il vincolo nei confronti dei propri tesserati e, soprattutto, di chi ha creduto in me».
Blasi si sente tradito. E' fallito uno dei suoi principali propositi che funzionava da perno centrale del suo progetto. Rimanda a quel famoso 14 dicembre 2004, data del suo ingresso nel calcio ionico. Il suo spot fu: no alla violenza. Domenica l'ennesima picconata al suo marmo di ideali. «Lo dissi il giorno del mio insediamento: non avrei tollerato qualsiasi atto di violenza. Volevo riportare le famiglie allo stadio. Da oggi posso garantire che se si dovessero ripetere certe situazioni, sono pronto a non far scendere più la squadra in campo. La ritiro, ma non la lascio in tribunale. La riporto dove l'ho presa. Dove? In C2, all'ultimo posto. Pagherò una multa, ma l'avrò fatto dopo una mia decisione, non c'è problema. Ho dato, in questi due anni e cinquanta giorni, il massimo della mia disponibilità personale ed economica. Ho fatto tanto, ma solo per il bene del Taranto, non certo a scopo personale. Se non si è capito, chiedo scusa».
«Sono stanco e dico basta» è il sottofondo di qualunque opinione. Blasi si sente abbandonato e spogliato delle sue prerogative. Gli rimangono gli attestati di vicinanza testimoniati in ogni forma. «Ho ricevuto messaggi, fax di amici o clienti che mi hanno voluto sostenere in questo momento difficile. Ne va anche della mia immagine imprenditoriale. Sono certo che il 99 per cento della gente di Taranto non vuole tutto questo, ma i problemi sono sul tavolo ed esistono e si ripetono con costante regolarità. Basta (lo ripete tre volte) Permettetemi questo sfogo. La mia indole mi spinge a reagire d'istinto alle situazioni. E avrei potuto farlo anche domenica sera. Quando mi fermo a pensare, avverto un forte disagio morale. E sto male. Fare violenza è facile, costruire è difficile. I campionati si vincono senza violenza. Non riesco nemmeno a pensare cosa sarebbe successo se fossimo ora penultimi in classifica. Purtroppo devo rilevare la mancanza di una cultura calcistica. Mi rivedo in alcuni miei colleghi presidenti di società, che vanno in giro per l'Italia, senza un'adeguata protezione. A Cava c'è un solo vigile urbano in tribuna, forse perchè nei pressi c'era il sindaco... E' impossibile fare calcio in questa maniera. Ricevendo le telefonate di mio figlio che si preoccupa solo perchè non mi vede in televisione...».
Tale impossibilità è corroborata da alcuni argomenti forti. Blasi prende spunto dal caotico pomeriggio del “Simonetta Lamberti” per iniziare il suo affondo a largo raggio. Chiama in causa la Lega e anche il Ministero degli Interni. «Bisogna cambiare le regole del gioco. Io credo che la Lega non aiuti le società, ma al contrario le penalizzi. Non si possono pagare multe solo perchè si è un sodalizio ricco o sano. Non è un calcio credibile quello che non spende un minuto di silenzio per il dirigente calabrese morto in circostanze incredibili. Io penso anche che il Ministero degli Interni non operi a tutela dello sport e del calcio. Non si può rischiare di fermare un incontro per una decisione di una sola persona. Il questore o il vice-questore, domenica, decideva autonomamente, non celando anche la sua appartenenza sportiva. Ho sentito che alla radio incitava a “caricare” le persone che non avevano il biglietto. L'ho sentito chiaramente e pazienza se finisco in Tribunale. La legge è chiara e dice che se la gente non ha il biglietto, bisogna rimandarla indietro. Non è possibile vedere cinque pullman di persone senza biglietto, pronte a sfondare le porte. Se sono stati venduti 350 tagliandi e ne partono 500 a qualcuno dovrebbe venire il sospetto. La partita l'hanno persa i tifosi».
Il mirino focalizza la questione della maglia verde. Blasi ribadisce che il Taranto è sceso in campo con la terza casacca ufficiale e che tale decisione è stata anche avvalorata dall'arbitro. «E' assurdo. Questa storia della maglia è fuori da ogni logica. Io ho visto la Juventus giocare sabato: aveva una casacca rossa, ma nessuno ha detto nulla. La cosa che mi dispiace è che non è colpa esclusivamente dei soliti cento. In curva c'erano laureati, avvocati, farmacisti che hanno creato scompiglio. Ho visto De Liguori essere preso a schiaffi. E' incredibile, soprattutto nei confronti di un giocatore che non manca mai sotto l'aspetto dell'impegno. Tutto questo non appartiene al mio modo di intendere il calcio e offende la parte migliore di questa tifoseria e di questa città».
Decisione irrevocabile. La porta, però, resta socchiusa. «Se ci sono possibilità per cambiare idea? Solo la non violenza, può farmi tornare indietro. Ma è molto difficile. Sono deciso. Fino al 30 giugno gestisco l'ordinario, ma questo non vuole dire che se si dovesse presentare qualcuno, non possa cedere la proprietà prima di quella data». Anche se la paventata ipotesi di cessione, cozza con la successiva dichiarazione. «Ho degli impegni morali ed economici. Per questo dico che ci saranno anche due colpi di mercato. Arriveranno due giocatori, perchè sono abituato ad onorare la parola data. (i nomi potrebbe essere comunicati già nella giornata di oggi. L'attaccante Mattioli appare certo, visto che la Salernitana è pronta a riconsegnare il calciatore al Lecce, ma anche i centrocampisti Monticciolo e Cazzola sono nominativi fondati ndc) Se tutto questo fosse accaduto al primo di gennaio, certamente non li avrei presi. Una mia firma, non è una firma qualunque. La mia parola vale più di qualsiasi documento. Ripeto, se ci sarà violenza, riporto subito la squadra in C2».
Blasi e Taranto. Due strade che, forse, si sono incrociate al momento sbagliato. Questo si intuisce dalle amare parole dell'imprenditore manduriano. «Forse sono arrivato a fare il presidente del Taranto nel momento sbagliato. In un periodo negativo della città sia politico che finanziario. Non conosciamo quali sono i nostri interlocutori. Il problema stadio ci ha condizionato in tutti questi mesi. Sapete che non ci sono, per esempio, agenti per effettuare il controllo di guardia? Non possiamo chiamare una squadra di operai ogni settimana per saldare porte o cancelli, sempre per il bene del Taranto. Purtroppo sono sempre più convinto che solo chi soffre da lontano, vuole bene davvero a questa squadra. Forse una “rivolta” della Taranto sana e sportiva potrebbe far cambiare il mio atteggiamento. Ma deve essere un obiettivo comune, che dobbiamo sentire tutti. Il Taranto vincerà il campionato solo con la non violenza. Solo la parte pulita di questa città può spingere in B la squadra, non certamente Blasi. Pensavo di cambiare un certo modo di fare calcio, mi sono sbagliato. E' anche la sconfitta di una città. Al dissesto, non solo al livello economico, ma anche al livello culturale e morale. Se il calcio è l'unico aspetto positivo della città, allora c'è da preoccuparsi».
Il finale è una discesa ripida. I propositi si fanno certezze. Duri e, per ora, senza appello. «Se ci sarà violenza, vendo la squadra. Ma in C2, altro che B. Lascerò e mi auguro che sia un tarantino, come quelli che in Tribunale il 14 dicembre 2004 non c'erano».
Il Taranto si chiude in se stesso. Si isola. L'ultima sferzata rimanda alla legge del contrappasso. In doppia diretta televisiva, Blasi annuncia il silenzio stampa totale. Nessuno potrà rilasciare dichiarazione, pena l'immediato abbandono del capezzale rossoblu. «Il Taranto non esiste» è l'ultimo grido livido che squarcia una sala stampa dello Iacovone pesante e attonita. di Luigi Carrieri30 gennaio 2007

Stadio Iacovone a rischio
Oggi arriverà la decisione del giudice sportivo per gli episodi di Cavese-Taranto. Si teme una lunga squalifica. Precisazione della Questura: «Partenza organizzata»

Adesso lo spauracchio si chiama Giudice Sportivo di serie C: cosa deciderà il dott. Pasquale Marino dopo gli incidenti di Cavese-Taranto? Mano pesante o occhio benevolo? Diciamolo subito: inutile farsi troppe illusioni. Il referto dell'arbitro Cavarretta di Trapani sarà decisivo per l'irrogazione della sanzione: e i colloqui informali intercorsi nel dopo-partita tra i dirigenti rossoblu e la giacchetta nera non legittimano previsioni ottimistiche.
Il Taranto, peraltro, è anche recidivo: nella stagione in corso lo “Iacovone” ha già subito una squalifica di due giornate (le partite con Manfredonia e Ternana sono state giocate a porte chiuse) per gli incidenti avvenuti tra tifosi ionici e forze dell'ordine nel corso della gara di Castellammare contro la Juve Stabia. Storia dello scorso 24 settembre. 
E' probabile, pertanto, attendersi una lunga squalifica (dalle tre alle sei giornate) del campo. Con l'aggravante, quasi certa, di dover giocare le gare in campo neutro. 
C'è anche una seconda ipotesi, accennata negli spogliatoi di Cava de' Tirreni dal direttore generale ionico Vittorio Galigani. All'interno del “Simonetta Lamberti”, in realtà, non ci sono stati incidenti: anche la ripetuta interruzione del match (per un totale di cinquanta minuti) è stata causata da “problemi” avvenuti al di fuori del terreno di gioco. La partita, inoltre, è ripresa ed è stata regolarmente condotta in porta dall'arbitro. Pertanto, non è impossibile (ma resta difficile) sperare in una forte multa che eviti ulteriori penalità.
Sul week-end violento del calcio italiano, iniziato sabato con la morte di un dirigente di una squadra dilettantistica calabrese, è intervenuto anche il Commissario Straordinario della Federcalcio, Luca Pancalli. Che non ha escluso l'ipotesi di bloccare i campionati di fronte ad altri gravi episodi di violenza. 
«Siamo ormai al livello di guardia - ha ammesso - : per difendere l’incolumità degli arbitri e l’immagine stessa del calcio, sono pronto a misure drastiche. Voglio augurarmi che con il contributo di tutti, dirigenti, tecnici e giocatori sul campo, ma anche i veri tifosi e gli appassionati di calcio sugli spalti, si possa ristabilire un clima di sportività e di rispetto che eviti il blocco dei campionati».
Non mancano le note di cronaca nera da associare al match di Cava: due giovani di Taranto sono stati denunciati dai Carabinieri che sulla loro auto hanno trovato, a Potenza, due mazze ferrate. I tifosi erano diretti a Cava de' Tirreni, per assistere alla partita del Taranto. I due giovani denunciati hanno entrambi precedenti penali: le mazze ferrate sono state sequestrate.
La Questura di Salerno ha già provveduto a trasmettere i filmati di quanto accaduto al “Lamberti” ai colleghi di Taranto: sono partite anche le indagini, condotte in collaborazione dalla Digos dei due capoluoghi.
Nella serata di ieri è arrivata anche una precisazione della Questura ionica: “Da Taranto - si legge - sono partite, in modo “organizzato”, circa duecento persone, a bordo di quattro pullman; tutti i tifosi sono stati opportunamente controllati e non hanno portato al seguito alcuno strumento atto ad offendere; nella circostanza, è stata consentita la partenza di 40 tifosi che non erano muniti di biglietto ma che si erano dichiarati intenzionati ad acquistarlo”. D’intesa con la
Questura di Salerno, inoltre, i bus “sono stati scortati sino a Cava dei Tirreni senza che nel tragitto si siano verificati incidenti; prima di fare ingresso nello stadio di Cava, anche i tifosi che non ne erano muniti hanno acquistato il biglietto”.30 gennaio 2007

«Taranto, addio»
L’emozione lo tradisce quando parla del figlio. Mirko lo ha chiamato sul cellulare, mentre Blasi era sotto la curva dei suoi tifosi. Stava tentando di calmarli, mentre dagli spalti piovevano insulti. Per quella maglia verde...

L’emozione lo tradisce quando parla del figlio. Mirko lo ha chiamato sul cellulare, mentre il presidente del Taranto Blasi era sotto la curva dei suoi tifosi. Stava tentando di calmarli, mentre dagli spalti piovevano insulti. Per quella maglia verde e bianca indossata al posto della casacca rossoblu. Una scelta obbligata, per il Taranto, visto che l’arbitro aveva deciso di scendere in campo con la tenuta rossa. Una questione cromatica che però ha dato la stura alle proteste che hanno idealmente ripreso i disordini avvenuti all’esterno dello stadio perchè alcuni tifosi ionici non avevano il biglietto oppure si erano presentati a Cava con il ticket falso. Quando il presidente della rinascita si è presentato sotto gli spalti per tentare di smorzare la reazione dei tifosi gli è piovuto addosso di tutti. Insulti che nelle sue parole sembrano aver avuto l’effetto di pugnalate al cuore. Insulti contro di lui, contro la sua famiglia. Poi ricorda la vibrazione del cellulare e lui che risponde. «Papà stai bene?» gli ha chiesto il bambino vedendo in televisione il padre che affrontava la folla di quelli che dovrebbero essere i suoi tifosi. E’ in quel momento che Blasi ha smesso di essere il presidente del Taranto. Non per le multe, tutte pagate puntualmente, o per le conseguenze della follia che ora si ripercuoteranno sulla squadra con prevedibili sanzioni disciplinari. Semplicemente perchè quando ha preso in mano il timone del veliero rossoblu aveva in mente delle priorità. Quelle che nelle sue parole diventano “i paletti” del progetto. Tra questi c’era la sconfitta dei violenti e la volontà di riportare allo stadio le famiglie. L’aspirazione che ieri pomeriggio si è frantumata sotto il settore ospiti dello stadio “Simonetta Lamberti” di Cava dei Tirreni. «E’ finita» spiaccica al telefono con la voce incrinata dall’emozione e dall’amarezza. E’ un Blasi diverso. Non è il solito guerriero. Il vulcano pronto ad esplodere contro il nemico del momento. Questa volta il presidente della rinascita è arrendevole e non vuole parlare. Lo farà alle 15, ma le sue intenzioni sono sin troppo chiare. «Questo non è il mio Taranto. La violenza, gli insulti le bestemmie e le minacce gratuite non possono appartenere a me ed alla tante gente onesta di questa sfortunata città. Ora è davvero finita. Mi hanno fatto male. E poi, quelle immagini le hanno viste in tutto il mondo, con un danno d’immagine incalcolabile». A rendere più dolorose le ferite nell’animo di Blasi un retroscena amaro: le parole avvelenate che hanno annichilito il presidente arrivato da Manduria non sono arrivate solo dagli scalmanati di professione, ma anche da presunti insospettabili che la domenica levano la maschera da dottor Jeckyll e si mostrano come mister Hyde. In conferenza stampa il presidente annuncerà un disimpegno definitivo ed irrevocabile. Anche Walter Scotti, componente del CdA, ha annunciato le sue dimissioni. Ad interrompere l’era Blasi ci ha pensato chi ieri, al Lamberti, ha fatto rivedere quanto già andato in onda in occasione della trasferta di Castellammare. Già allora il presidente aveva fatto sentire la sua voce, un “mai più” che avrebbe dovuto suonare come un monito alla sua tifoseria. Ma da quel 24 settembre sono passati quattro mesi, e già il film della violenza è stato ritrasmesso con come protagonisti, purtroppo, alcuni tarantini. Quegli stessi che, adesso, dovranno iniziare a pensare ad un futuro senza Blasi, che in quella che considerava la sua creatura adesso non si riconosce più. Verrà garantita la gestione ordinaria sino a fine stagione, ma l’avvenire del Taranto è un punto interrogativo. A far cambiare idea a Blasi potrebbe essere, forse, solo una cosa, una “scelta di campo” di tutta la tifoseria verso la non violenza. Ma questo, dalle nostre parti, sembra davvero difficile. di Giovanni Di Meo29 gennaio 2007

Taranto, sconfitta totale
Incidenti tra i tifosi ionici (che contestano la maglia biancoverde della squadra) e la Polizia. La gara, sospesa per quasi un'ora, termina 2-0 per la Cavese. Iacovone a rischio squalifica

La morte della ragione. E di questo calcio, di certe partite, di spalti che puzzano di lacrimogeni. Di sospensioni, scontri, scelte illogiche, storia capovolta, decisioni discutibili. 
Cavese-Taranto non è una partita: è un cesto di frutta marcia, un cattivo odore che non risparmia nessuno. Che mortifica i vinti e non rovescia meriti sui vincitori. Pallone da una parte, saggezza dall'altra: tutti spiazzati da una partita che non c'è, che non si riesce a far esistere degnamente, che si riempie di un discutibile contorno e non trova la corretta gestione né all'inizio né alla fine. 
Il tabellino dice: ha vinto la Cavese. La partita, però, non va oltre i primi ventitre minuti, gli unici realmente giocati. Il resto è cronaca avariata, occhi che bruciano, rabbia che monta. Accade di tutto, paga il Taranto: che entra in verde, diventa rossoblu, finisce pallido per la paura o rosso di livore. Colori di un giorno con molto da raccontare e poco che valga la pena di essere raccontato. 
Un misto di esagerazioni: tensione che si insinua e gratuitamente degenera, nervi che saltano, oggetti che volano, sibili irragionevoli, scelte affrettate, caldeggiate, ritrattate.
Non c'erano ragioni per non temere Cavese-Taranto: la storia dice che c'è sempre violenza intorno. Non c'erano ragioni per schierare il Taranto in verde: la storia dice che i colori sono altri, anche in trasferta. La collisione tra i temi è una colossale scintilla, il fuoco divampa e c'è chi si scotta. Perché quanto accade condiziona la partita, quindi il risultato. E la classifica (il Taranto è ancora nei playoff, ma in bilico) o forse addirittura il resto del campionato (lo "Iacovone" rischia una nuova squalifica). 
Ma perché accade? Ricostruzione faticosa, forse sufficientemente aderente. Prima parte: il Taranto, in campo, ha una divisa biancoverde mai vista e nemmeno granché vedibile. Non assomiglia nemmeno a se stesso, non piace ai tifosi: ce ne sono almeno duecento, altri in arrivo. Contestano, non tifano. Gridano a difesa della tradizione, chiedono il cambio della casacca. Rifiutano i colori, negano la rappresentatività di chi gioca. 
In campo qualcosa scorre, comunque. Il Taranto d'assalto scelto da Papagni è 4-3-3 con, in più, Toledo a centrocampo. Larosa è nel terzetto di mediani, Panini a destra della difesa: idea che rende i rossoblu (o biancoverdi?) fotocopia della Cavese (4-3-3 con Schetter a centrocampo) e scava una sottile differenza che la qualità superiore del Taranto promette di allargare. Infatti, il gol pare vicino: timidamente con Toledo (11'), clamorosamente con Cammarata (17') che, servito dal brasiliano, ha il tempo per fare tutto quello che vuole e segnare, ma accelera e tira altissimo il sinistro in corsa. 
E' un'inutile premessa. Manca tutto il seguito. Ecco la seconda parte. Fuori qualcosa accade: le forze dell'ordine raccontano dell'arrivo di cinque pullman con duecentocinquanta tifosi rossoblu (e alcuni vetri rotti per una sassaiola all'altezza di Salerno), di problemi durante le perquisizioni. Vengono trovate bombe carta, spranghe, catene e altro, dicono. 
Scaramucce, prime cariche. C'è gente che non riesce ad entrare e gente che non riesce a uscire (alcuni tifosi cercano di andare via per non tifare "biancoverde"): disordine puro. In campo, dall'esterno, arrivano lacrimogeni: aria irrespirabile, tre minuti (è il 24') di sospensione. E inutile ripresa di una partita già finita: le forze dell'ordine caricano ancora, con maggiore energia e qualche eccesso (si vedono lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo). Entrano in curva, saltano i nervi, si spezza ogni logica. Sospensione, ancora: negli spogliatoi, per trentacinque minuti. Fatti di trattative del Taranto (parlano Blasi, Papagni, Deflorio e De Liguori) con i propri tifosi, di tensioni dentro il tunnel, di pressioni verso l'arbitro. 
Rientro: il Taranto mette insieme qualcosa di rossoblu (solo la maglia, i calzettoni restano verdi, i pantaloncini li presta la Cavese). Ma non si comincia: bomba carta dal settore dei tarantini verso la polizia. Interviene un responsabile del servizio: nuova sospensione, ordine del questore di Salerno. Pare definitiva: il Taranto crolla. 
E non si riprende più: perché dopo altri quindici minuti arriva l'ok del questore e si torna in campo. Ma rimane solo la Cavese, unica squadra rimasta tranquilla. I rossoblu, sconvolti dalla paura di perdere tutto a tavolino, consumati dalle tensioni e dalle contrattazioni, non recuperano le energie mentali. Segna la Cavese, due volte: su un discutibile rigore di De Giorgio (42', il fallo su Aquino comincia fuori area) e, nella ripresa, con Ercolano (6', colpo di testa su cross di Schetter da sinistra). 
Papagni prova a ridare forza al gruppo: cambia uomini (Zito e Cejas per Cammarata e Panini) e modulo (4-4-2). Ma il Taranto è sgonfio, non sa cosa fare. E' uscito dalla partita: la riempie solo di inciampi, scivoloni, impacci, errori banali, disattenzioni. Non ha senso lo sforzo. Fanno volume le due parate spettacolari di Barasso (su un colpo di testa di Ercolano e su una volèe di De Giorgio). Farà cronaca quello che succederà: i duecentocinquanta tifosi arrivati in pullman sono stati poi identificati sul posto, i feriti, lievi, sono due (un tifoso e un ispettore, medicati sul posto). Farà rumore, invece, quello che dirà Blasi. Ha convocato tutti per oggi. Chissà. Potrebbe arrendersi, dopo una notte di riflessioni. Perché tutto, adesso, sembra da buttare. di Fulvio Paglialunga29 gennaio 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

Fare le pagelle vuol dire esprimere un giudizio. Raccontare la partita di ognuno, indagare sugli adempimenti tattici e sulla prontezza tecnica dei giocatori. Per farlo serve una partita, non un coacervo di brutture. Non c’è stato calcio, a Cava. Quasi mai. E quei ventitrè minuti giocati sono troppo pochi per ricavare qualcosa di reale. Uno per uno andrebbe fatta la premessa psicologica: di una gara accennata per un po’ e poi coperta dal fumo dei lacrimogeni, appestata dall’aria irrespirabile. Drogata dalla botta psicologica, dalle energie spese per convincere l’arbitro a far riprendere la partita, per sfogarsi con la polizia (è avvenuto anche questo, in campo). E dalla paura non più vinta di aver già perso a tavolino. Il Taranto ha creduto che tutto fosse finito per volontà dell’arbitro e per ragioni di ordine pubblico. Ha pensato al peggio. Poi si è ritrovato in campo ma non ce l’ha fatta. Riempire le pagelle di parole non aiuta: sarebbe raccontare uno spezzone appena e descrivere ingenerosamente tutto il resto, come se fosse normale. Ma non è stato un pomeriggio normale: è stato marciume, dolore, stupore. Diciamolo: il Taranto non è giudicabile. Perché non è un’azione un lacrimogeno che vola, non è uno schema la violenza. E’ finito tutto male. Con troppi episodi negativi e troppe forze condizionanti. Troppe sconfitte sparse sugli spalti, nel tunnel, negli spogliatoi. Quando il calcio va così non è calcio. E, quindi, non si possono spendere frasi logiche. Del Taranto diamo solo i voti. Per quello che possono valere. Barasso 6; Panini 5.5 (Cejas 5), Cosenza 5.5, Caccavale 5.5, Colombini 6; Larosa 6, De Liguori 6, Toledo 5.5 (Catania s.v.); Cammarata 5 (Zito 5), Ambrosi 5, Deflorio 5.5. All. Papagni 6.29 gennaio 2007

Taranto "tradito" dai tifosi
Partita sospesa per 50’: lancio di lacrimogeni e motivi di ordine pubblico. Quando riprende, rossoblù in tilt

Battuto dalla Cavese, stordito dai propri tifosi. A perdere tutto (la partita, il senso dell’orientamento, la tranquillità) è il Taranto, che cade e si fa male. A farlo capitolare sono i gol di De Giorgio (rigore) e di Ercolano. A farlo deragliare, scaricandolo psicologicamente, sino a ridulro ad un ammasso informe, è quello che accade in curva nord, il settore destinato ai sostenori rossoblù. E’ lì che la partita diventa frammento, perdendo unità di trama e d’intreccio. E’ lì che si consuma un altro pomeriggio di follie e assurdità, di tumulti e porcherie. Due sospensioni spaccano la partita, deturpandola irrimediabilmente. La prima è un livido sul racconto: dura tre minuti. Non influisce. La seconda è una cicatrice permanente: dura cinquanta minuti - un’eternità - e sfregia Cavese-Taranto, rendendola irriconoscibile. Commentare una partita così, priva di un filo logico, eternamente interrotta, è impossibile. Ammantarla di significati calcistici, facendo riferimento alla tecnica, alla tattica e alla strategia, è sconsigliabile. Non è in fondo ad una partita ostaggio delle tensioni sugli spalti che si può giudicare chi dovrebbe solo giocarla. E, invece, si ritrova costretto a fermarsi, riprendere il gioco, precipitarsi negli spogliatoi, cambiare la maglia, rientrare in campo. Passando da uno stato d’ansia ad uno stato di frustrazione. La partita vera dura poco. Ci sono la Cavese e il Taranto con i loro impianti speculari (4-3-3). C’è il tentativo, immediatamente visibile, della squadra di Papagni di prendersi il campo e la scena. C’è Panini a completare la difesa a quattro. Ci sono Larosa, De Liguori e Toledo a formare l’inedito terzetto di centrocampo. E poi c’è il tridente: di nome (Cammarata-Deflorio-Ambrosi) e di fatto (non sono particolari cautele in fase di non possesso). E c’è, soprattutto, il disagio della Cavese, che rischia grosso al 17’, quando Cammarata, servito da Toledo, sbaglia il più facile dei gol con l’esterno del piede sinistro. La partita vera finisce qui. Perché sta già accadendo qualcosa di anomalo in curva nord. I tifosi contestano l’improbabile tenuta verde (maglia e pantaloncini) con la quale il Taranto è sceso in campo. Rossoblù tradito, una specie di attentato ai colori della fede. C’è chi vuole abbandonare. In quel momento arrivano i cinque bus che trasportano gli ultrà. Sono in ritardo. Polizia e carabinieri, prima di farli entrare, procedono alla perquisizione. E, secondo la versione delle forze dell’ordine, trovano di tutto: spranghe, catene e bombe-carta. Cominciano gli scontri. Piovono lacrimogeni nello stadio. E’ il 23’. E scatta la prima sospensione. Si resta sul prato. Tre minuti di pausa e si riprende. Ma al 29’ parte una carica delle forze dell’ordine: parapiglia e altri lacrimogeni, alcuni sparati ad altezza d’uomo. Arbitro e giocatori si ritirano negli spogliatoi. Si teme la sospensione definitiva. Ma non è così. Papagni, Deflorio, De Liguori e Blasi vanno sotto la curva per calmare i tifosi. Ricevono l’ordine di cambiare la tenuta di gioco: quel verde pisello non li rappresenta. Le squadre tornano in campo. Il Taranto è ora in rossoblù (maglietta a maniche corte). La terna arbitrale lascia il completo rosso e si ripresenta in giallo. L’aggiornamento cromatico, però, non placa i tifosi. Esplode un petardo nelle vicinanze di un gruppo di poliziotti che ha nel frattempo abbandonato la curva. Un funzionario di polizia richiama l’attenzione dell’arbitro: si torna negli spogliatoi. Il Taranto resta in campo. Sembra finita. Poi il questore di Salerno, via telefono, dà l’ok perché la partita riprenda. Cavese-Taranto torna ad un’apparente normalità. C’è da giocare l’ultimo quarto d’ora del primo tempo (più recupero). Il Taranto, che ha temuto di perdere a tavolino, è ora un guscio vuoto, in balia delle sue paure. La Cavese ne approfitta, raccattando un rigore con Aquino. Il contatto con Panini comincia fuori area. La caduta dell’attaccante campano è dentro. Dal dischetto De Giorgio non perdona (42’). La ripresa è per il Taranto un inutile supplizio. Nulla ormai può farlo rientrare in partita. Il raddoppio di Ercolano, di testa, su cross dalla sinistra di Schetter, è una mazzata tremenda (6’). Entrano Cejas e Zito, escono Panini e Cammarata. Papagni ripristina il 4-4-2. Ma è tutto vano. Il Taranto non risponde più ai comandi. Barasso salva sull’incornata di Ercolano e sul tiro a volo di De Giorgio. Entra Catania (fuori Toledo). Finale impersonale. Ora si temono le conseguenze disciplinari. di Lorenzo D’Alò29 gennaio 2007

Senza voto
Le pagelle di Lorenzo D'Alò

Niente pagelle, stavolta. Non avrebbero senso. Ogni giudizio sarebbe viziato da un pregiudizio, derivante da una partita che, da un certo punto in poi, prosegue solo per la Cavese. Per il Taranto non continua, non va avanti, non si sviluppa. Resta inchiodata alla seconda sospensione, quella che dura cinquanta minuti e che svuota la squadra, paralizzandola. Obblighi di tabellino ci costringono ad assegnare ad ogni giocatore un voto. Ci troverete tre sufficienze (Barasso, Colombini e De Liguori) e la mediocrità diffusa espressa da qualche 5,5 e molti 5. Ma non si tratta di giudizi di merito. Fanno un po’ riferimento ai primi venti minuti. Ma sono, essenzialmente, la fotografia aritmetica della grande paura e del totale smarrimento che coglie tutta la squadra: chi più, chi meno. Da qui la necessità di non procedere con le abituali pagelle. Sarebbero un esercizio inutile al culmine di un confronto pieno di anomalie. Disturbato dalle interruzioni. E contaminato dai mal di pancia di una tifoseria in rotta col buon senso.29 gennaio 2007

Domenica di rabbia
Il rammarico di Blasi: «Quello che è accaduto ci ha penalizzato. Tutto per una maglia, siamo fuori dal mondo». Oggi (ore 15 allo Iacovone) il presidente parlerà in conferenza stampa

Oggi Blasi parlerà. E lo farà in modo tuonante. In diretta televisiva (contemporanea emissione su Studio 100 e Bs Television) e con una conferenza stampa che sarà convocata alle 15 allo stadio Iacovone. Non si conosce l'oggetto delle sue parole. Si vocifera di possibili dimissioni, ma questa è anche la prevedibile reazione ad una simile giornata. In realtà potrebbero essere differenti i motivi di questa conferenza anche perchè Blasi ha mostrato nel dopo partita più amarezza che rabbia, facendo riferimento ad operazione di mercato che potrebbero avere un sensibile rallentamento. Una domenica di rabbia, resa ancora più surreale dalla chiusura di tutti gli autogrill sulla Basentana.
Al momento della prima interruzione del match, il presidente Blasi ha lasciato la tribuna autorità per raggiungere i propri sostenitori assiepati nel settore ospiti con l'intento di stemperare gli animi. «Innanzitutto ho invitato i tifosi a mantenere la calma - ha spiegato il massimo dirigente rossoblu, nel dopo gara - poi ho chiesto loro spiegazioni, e mi hanno risposto che si sono infuriati perché la squadra era scesa in campo con la casacca verde. Quella è la nostra terza maglia, ed è stato l'arbitro a decidere di farci giocare con quella maglia. Non so per quale motivo. So solo che i nostri tifosi, quando ci hanno visto con quella maglia, si sono infuriati. Ho chiesto ai tifosi di stare calmi e loro mi hanno risposto: “Noi stiamo calmi, ma voi dovete giocare in rossoblu”. Ma questo è preoccupante. Tutto quello che è accaduto non può non preoccupare. Lo abbiamo riferito all'arbitro che, difatti, alla ripresa delle ostilità per riportare la calma ci ha fatto mettere la casacca rossoblu». 
Sugli scontri con la polizia, Blasi ha una sua teoria: «Credo che, in alcuni casi, meno sta la polizia nel settore più facile sia la gestione dell'ordine pubblico. E non dico cosa è successo negli spogliatoi, tra un'interruzione e l'altra. Il problema arriva anche dall'alto: dipende da chi fa questi gironi, da chi mette contro squadre che non dovrebbero incontrarsi. Questo calcio non mi appartiene, non è possibile andare avanti così. Sono demotivato. Eventuale squalifica? Non me ne frega niente. Non riesco a pensarci».
Un episodio che accresce l'amarezza per la trasferta in Campania. «Quanto accaduto - ha continuato il presidente - ci ha penalizzato senza dubbio sul campo. Adesso spero che non ci penalizzi anche in sede di mercato, perché stiamo per chiudere importanti trattative, che vorrei non sfumassero a causa di questi episodi. Dobbiamo voltare pagina in tutti i sensi, non è stato un bel pomeriggio e ne siamo tutti enormemente rammaricati». Dal canto suo, l'allenatore Aldo Papagni aveva preparato questa partita nei minimi dettagli, invece, questa sorta di scheggia impazzita del destino ha di fatto rovinato i piani del tecnico dei pugliesi. Al termine del match, Papagni si è presentato in sala stampa visibilmente amareggiato. La sua è l'amarezza dell'uomo di calcio a cui si chiede di spiegare situazione che con il calcio hanno poco a che vedere. «Questi episodi - ha detto - fanno soltanto male al nostro sport. Si abusa spesso di questa frase, però è la verità». Papagni si sforza di parlare soltanto di quella che è stata la partita. «In verità - ha detto, quasi sospirando - fino a quando la giornata è stata normale, la mia squadra ha giocato a pallone in modo assolutamente godibile, mettendo in grande difficoltà la Cavese che, non dimentichiamoci, è una signora squadra che, soprattutto in casa, è abituata ad imporre il proprio gioco all'avversaria e si esprime di fatto a memoria, essendo un gruppo che si è cementato nel tempo. Il rammarico è proprio questo: stavamo facendo una grande partita e purtroppo dobbiamo stare qui a parlare di tutt'altro. La maglia? L'ho spiegato ai tifosi, lo ripeto: noi il rossoblu lo abbiamo nel cuore. Questo gruppo lo ha dimostrato sin dall'anno scorso. Ha mostrato di avere un'anima vincendo il campionato, lo ha dimostrato ancora superando le grosse difficoltà avute quest'anno, rinunciando a grosse offerte per giocare qui. Non è importante il colore che si indossa, ma quello che si porta sul cuore».
L'allenatore pensa a quei lunghi minuti di sospensione, che hanno cambiato il volto della gara: «Sembrava potessimo passare in vantaggio da un momento all'altro - ha continuato -, poi è chiaro che la lunga interruzione ha influito sul morale dei ragazzi. Il calcio è un gioco che si basa sulle emozioni, quando sono avvenuti questi episodi, la squadra si è scaricata a livello mentale. La Cavese poi è stata brava ad approfittare del nostro disagio, è diventato tutto maledettamente difficile e abbiamo perso la partita». Adesso Papagni dovrà essere bravo a far dimenticare alla svelta questa brutta giornata ai suoi ragazzi. «Personalmente - ha concluso il tecnico dei pugliesi - già sto pensando alla prossima partita di campionato. Tutto quello che è successo ci ha toccati profondamente ma abbiamo il dovere di guardare oltre. Dobbiamo voltare pagina, subito. Sono certo che i ragazzi in settimana lavoreranno meglio del solito, sono persone molto intelligenti e preparati. Purtroppo, per il prossimo impegno di campionato ci mancheranno Cosenza e Caccavale che saranno squalificati, il che significa che aggiungiamo emergenza all'emergenza. Pazienza, ormai abbiamo imparato a convivere con queste difficoltà e non ci spaventano».29 gennaio 2007

Taranto, dubbio Prosperi
Il tecnico dovrebbe dare spazio a Toledo sin dal primo minuto

Toledo ci sarà. De Liguori e Barasso non mancheranno. Prosperi è di nuovo in forse. Un rientro, due dubbi risolti, un muscolo che crea problemi. E una formazione circondata da punti interrogativi. Dopo l'emergenza Papagni ritrova un Taranto comunque un po' più ricco. E può prendere tempo trascinandosi le scelte. Fingendo di non aver deciso. Oppure realmente interrogandosi su quali possano essere le scelte migliori. 
Cava è tappa delicata del campionato. Lo è per la classifica: il Taranto è terzo, ma l'equilibrio del girone rende la graduatoria assai traballante. Lo è per la propria consapevolezza: il Taranto versione interna (sei vittorie consecutive) non è lo stesso lontano da casa (tre sconfitte e un pareggio nelle ultime quattro partite). Il cambio di passo può materializzarsi, Papagni lo sente e cerca di non sbagliare le mosse.
Esistono due formazioni possibili, profondamente diverse tra loro. In ballo ci sono il modulo (solito 4-4-2 o 3-4-3?) e gli uomini. L'idea del 3-4-3 con due difensori ai lati del centrocampo (Panini a destra e Colombini a sinistra) rischia di naufragare proprio per l'infortunio di Prosperi, che ieri si è fermato per un risentimento muscolare. L'entità dell'acciacco resta da valutare, ma il terzetto di centrali (gli altri sono Cosenza e Caccavale) sarebbe così improponibile. E anche il tridente finirebbe in soffitta, restando un'ipotesi di metà settimana.
A questo punto, se i riscontri degli accertamenti a Prosperi dovessero costringere il giocatore a rinunciare alla partita, non resterebbe che il 4-4-2. Con un Toledo in più e il suo impiego, però, da valutare. Quasi sicuramente il tecnico dovrebbe dare spazio al brasiliano sin dal primo minuto, mentre a destra dovrebbe giocare Catania, anche perché a Larosa toccherebbe il lato destro della difesa. In attacco, ovviamente, spazio ancora a Cammarata, in coppia con Deflorio. Papagni, però, aspetta oggi: per sapere notizie dell'infortunio di Prosperi (difficile, comunque, che ce la faccia), ma anche per sincerarsi delle buone condizioni di Cejas e Zito (ieri hanno fatto solo corsa lenta per precauzione) e per sapere se potrà convocare Silvestri, febbricitante.
A Cava, pochi minuti prima della partita, si prenderanno le decisioni. E si saprà, anche, come avrà funzionato lo speciale dispositivo di sicurezza approntato per evitare incidenti. Esistono rischi seri, anche durante il viaggio. Perché contemporaneamente ai tifosi rossoblu viaggeranno quelli del Foggia, in direzione Castellammare. Presidi per le strade, massima allerta all'interno e fuori dello stadio di Cava: sarà uno spiegamento straordinario di forze. di Fulvio Paglialunga27 gennaio 2007

Il grande capo Platini
L'ex numero dieci francese è il nuovo presidente dell'Uefa, primo giocatore a ricoprire un ruolo simile. Ha sconfitto Johansson promettendo di combattere i potenti. «Il calcio è umano, non abbiate paura di me»

«Voglio guarire questo sport, non abbiate paura di me». E' la frase forte del neo presidente dell'Uefa, Michel Platini, eletto ieri a Dusseldorf al primo scrutinio. 27 a 23, due schede bianche e per lo sconfitto, il presidentissimo uscente Lennart Johansson, il ruolo di presidente onorario, una pensione niente male. «Sono felice di questo risultato, lavorerò con una persona che ha la mia stessa visione del calcio, non solo come mezzo per fare soldi ma anche per il suo valore sociale». Queste sono invece le calorose congratulazioni del presidente della Fifa, Joseph Blatter, che ha lavorato dietro le quinte per favorire il successo del suo ex braccio destro. Le amicizie contano anche nel calcio ma almeno il primo calciatore-presidente della storia del pallone sembra avere le idee chiare su come guarire il grande malato: dosi di solidarietà, lotta al razzismo e sviluppo di una cultura sportiva eticamente all'altezza, nonché la fine delle lobby di potere, un chiaro riferimento al G14, l'insieme dei club più importanti d'Europa. E il G14 risponde subito, tendendo una mano nei confronti di Platini con l'intenzione di «continuare a lavorare in modo costruttivo». 
Per chi infatti aveva paura di lui, tanto da non votarlo, arrivano tempi duri perché l'ex campione bianconero ha confermato l'intenzione di mettere in atto il punto più critico del suo programma, la riforma della Champions League, che dal 2009 cambierà la sua composizione geocalcistica. Le intenzioni di Platini sulla coppa più ricca hanno già animato il dibattito: «anche i bimbi romeni hanno il diritto di vedere i grandi campioni», aveva detto in campagna elettorale. Detto, fatto. Perché nella prima votazione dell'assemblea dopo l'elezione di Le Roi, si è deciso che dalla prossima stagione le federazioni di San Marino, Andorra e Montenegro potranno ognuna schierare una squadra di club nei preliminari della Champions League. A stretto giro di posta gli ha risposto Sir Alex Ferguson, manager del Manchester United, affermando che «la competizione sta bene così come è, l'interesse risiede nelle sfide tra le grandi di Spagna, Italia e Inghilterra», senza citare la Francia, che proprio quest'anno ha una delle grandi favorite, il Lione, e che si gioverebbe dell'opera del suo ex selezionatore, come ha sottolineato addirittura il presidente Chirac. Italia, Inghilterra, Germania e Spagna, invece, vedrebbero diminuire le proprie squadre a 3 ciascuna, anziché le attuali 4.
Niente moviole in campo e innovazione tecnologiche, «il calcio è umano» era uno degli spot di Michel. Forse ci saranno due assistenti in più sul terreno di gioco e la squalifica per chi rifiuta la nazionale: anche il calcio si adatta al ritorno del reato di opinione. Dopo la votazione e le prime dichiarazioni di rito - «sono emozionato, orgoglioso, rispetto il lavoro del mio predecessore, sarò il presidente di tutti» - arrivano i commenti, i complimenti e le critiche. La Juventus, vecchia e nuova, è grata al suo ex campione che ha dedicato la vittoria all'avvocato Agnelli. Cobolli Gigli, Boniperti, Cabrini, Trapattoni, Tardelli, Rossi, ma anche i romanisti Falcao e Boniek - utile ambasciatore di Platini all'Est - esultano e festeggiano. Pancalli, commissario della nostra Federazione che pure gli ha votato contro, profetizza: «come per l'Uefa un ex calciatore potrebbe presiedere la Figc». Rivera, complimentandosi con Platini, non si fa sfuggire l'occasione e si augura che «grazie a lui si ritorni a parlare di calcio giocato e si smetta di parlare di calcio finanziario». Non si ritroverebbe in questa dichiarazione il presidente della federazione tedesca Theo Zwanziger che ha una sua lettura degli eventi: «hanno vinto coloro che criticano da tanto tempo. Ora vedranno come il romanticismo sociale potrà controllare la dura realtà quotidiana. Si è visto chi ha saltato di gioia all'elezione di Platini: non erano che paesi con al massimo cento abitanti».
D'istinto viene da festeggiare insieme ai cento abitanti invasati di romanticismo sociale, ma Platini frena gli animi: «quando si conoscerà il voto in dettaglio si vedrà che non sono stati i piccoli paesi dell'Est contro i grandi, né il sud contro il nord». L'Italia invece dovrà dotarsi di una buona realpolitik per leggere l'elezione di Platini: sia il francese, sia Johansson avevano promesso gli europei del 2012. resta da capire se Platini farà il permaloso, Rivera crede di no: «Michel non è un vendicativo». La Melandri lo incoraggia, ma in quanto politica ringrazia anche Johansson, mentre tocca a Matarrese cominciare l'avvicinamento: «avendolo visto, conosciuto e stimato come calciatore quando ero ai vertici di Fifa e Uefa, sono certo che saprà farsi apprezzare sempre di più da noi del calcio italiano e da me in particolare. Gli riconfermo quell'affetto e quella amicizia che abbiamo sempre coltivato». Auguri al Re. di Simone Pieranni27 gennaio 2007

Papagni non si accontenta
Il tecnico del Taranto lancia la sfida alla Cavese: «Non punteremo al pareggio, abbiamo le stesse possibilità di vittoria dei campani. Per farcela, basterà restare umili e determinati»

Idee chiare e voglia di vincere. Non sorprenda l'atteggiamento di Aldo Papagni in vista della trasferta di Cava dei Tirreni. Il tecnico mantiene ferma la barra sui principi a cui il Taranto si deve ispirare: umiltà e determinazione. Ma non si nasconde: dopo due sconfitte esterne immeritate (ad Avellino e Ravenna), l'allenatore di Bisceglie vuole riannodare il filo con i successi lontano da casa. I tre punti mancano dal match di Perugia, più di due mesi fa (era il 12 novembre): è tempo di voltare pagina. 
«Di certo non puntiamo al pareggio - spiega - . Sarebbe un errore limitare i nostri obiettivi: è una partita da tripla, ma noi vogliamo vincerla. E abbiamo le stesse probabilità di riuscirci dei nostri avversari. Dovremo giocare da Taranto. Come sempre».
Non sarà facile, ovviamente. Papagni conosce bene le difficoltà da affrontare. «La Cavese - prosegue - ha 30 punti ed è una delle compagini più in forma del torneo. Ha un rendimento costante e il vantaggio di avere lo stesso allenatore, Campilongo, da ben tre anni: i giocatori seguono un progetto tecnico-tattico ben definito. Scendono in campo con un 4-3-3 molto attento che spesso si trasforma in 4-5-1. Ma noi, se stiamo bene, possiamo fare risultato dapperutto: dobbiamo giocare con grande umiltà e la determinazione di sempre».
Cavese-Taranto, tradizionalmente, è un incontro “caldo”. «Non temo condizionamenti ambientali - risponde il tecnico - . Sono queste, piuttosto, le partite più belle, quelle che preferisco. Non sono incontri soporiferi, chi va in campo trova stimoli naturalmente e affronta i novanta minuti con la giusta tensione».
All'andata, allo “Iacovone”, furono i cavesi ad accaparrarsi i tre punti. C'è voglia di riscatto nelle fila rossoblu, unita all'esigenza di interrompere la serie negativa lontano dalle mura amiche. «Rispetto ad Avellino e Ravenna - sottolinea l'allenatore - l'unica cosa che deve cambiare è il risultato, non certo l'approccio alla gara. Dovremo andare alla ricerca del gioco mostrando la consueta attenzione nella fase di non possesso palla».
Papagni può tornare a contare su Toledo e Prosperi. «Recuperare due elementi di spessore - prosegue - è un vantaggio. Abbiamo ancora qualche problema, abbiamo avuto un giorno in meno per recuperare la fatica avendo giocato di lunedì, ma non siamo più nella situazione di emergenza che abbiamo dovuto fronteggiare prima degli ultimi incontri. E' il momento di stringere i denti e comprendere che questo è un momento delicato, per aumentare ancora di più concentrazione e consapevolezza nei propri mezzi». 
E poi arriverà il mercato a rimpinguare una rosa che, dopo le recenti cessioni, appare bisognosa di aggiustamenti (soprattutto a centrocampo). «Attualmente - analizza il tecnico - stiamo caricando di lavoro Cejas e De Liguori. Non potranno continuare sempre su questi ritmi, ci saranno sicuramente degli arrivi. Chiunque arriverà, però, dovrà avere quelle capacità morali che sono fondamentali per far parte del nostro spogliatoio. Non vedo l'ora, comunque, che arrivi il 31: finalmente avrò nello spogliatoio gli uomini con cui dovrò lavorare fino al termine della stagione».
Un acquisto c'è già: il “ritrovato” Cammarata. «Ne sono felice, ma non ho mai avuto dubbi sul suo conto. Ha eccellenti qualità tecniche e caratteriali: sin dal giorno del suo arrivo ha dimostrato di avere il Dna del nostro gruppo». di Leo Spalluto26 gennaio 2007

Papagni: «Il Taranto come un rebus»
L’allenatore semina dubbi ed incertezze nella formazione da mandare in campo domenica contro la Cavese. Il portiere Barasso appare in recupero. Noie alla caviglia per De Liguori

Papagni semina dubbi ed incertezze sulla formazione da mandare in campo dopodomani a Cava dei Tirreni. Nel corso della partitella contro la formazione Allievi, infatti, ha fatto ricorso a vari esperimenti tecnico-tattici. Non vi hanno partecipato Barasso, De Liguori, Cosenza e Zito. Il portiere sta meglio. Il ginocchio si è sgonfiato: oggi potrebbe riaggregarsi al gruppo. De Liguori soffre di un’infiammazione ad una caviglia. Su prescrizione del dott. Petrocelli ieri ha effettuato tac e radiografia che hanno escluso lesioni. Anch’egli oggi lavorerà con il gruppo. Cosenza e Zito sono rimasti a riposo perchè reduci dalla gara con la rappresentativa di categoria giocata mercoledì. Per quanto riguarda la formazione Papagni, a fine galoppo, ha detto che «il nostro modo di stare in campo dovrà essere identico alle altre gare. Dovremo soltanto essere più attenti alla fase di non possesso palla ed essere più cinici e determinati sotto porta». Rispetto a lunedì scorso, potrebbero rientrare Prosperi e Toledo al posto di Larosa e Zito o Catania (forse più il primo). Tuttavia, nel corso del primo tempo, il trainer rossoblù ha provato il 3-4-3 con Panini e Colombini a centrocampo. In questa ipotesi si potrebbe ipotizzare un 5-3-2. Accanto ai due esterni, sulla linea difensiva potrebbe agire tre centrali: Cosenza, Caccavale e Prosperi. Il terzetto di centrocampo potrebbe essere formato da Larosa, Cejas e De Liguori ed in avanti agirebbero Cammarata e Deflorio. La terza soluzione porta sempre al 4-4-2. La difesa sarebbe quella standard (Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini). In mezzo ci potrebbero essere Panini, Cejas, De Liguori e Toledo ed in avanti il duo Cammarata-Deflorio. Per la cronaca sono state segnate 5 reti: doppietta di Cammarata e Toledo, e Pasca. Nella ripresa, fra i titolari, ha giocato Fabio Barison ('78), un centrocampista in prova, che nella scorsa stagione ha militato nella Pro Patria (ora è svincolato). Impossibile dare un giudizio perchè la condizione fisica non è al top. Sul prossimo avversario Papagni ha le idee chiare: «È un avversario da prendere con le pinze. Ha 30 punti, un buon organico, gioca insieme da tre stagioni con lo stesso tecnico e, come noi, insegue un posto nella zona play-off della classifica. L’ambiente esterno sarà un pò elettrico. Sul terreno di gioco non accadrà nulla per cui ci giocheremo la partita alla pari. Il pronostico è aperto: può accadere di tutto». Oggi penultima seduta. Domani mattina rifinitura e partenza per Cava. di Giuseppe Dimito26 gennaio 2007

È in prova Barison
Centrocampista ex Pesaro. Evangelisti in pressing su Mattioli e Carcione

Da ieri è in prova a Taranto un centrocampista centrale. Si tratta dello svincolato Fabio Barison, classe '78, ex Vis Pesaro e Pro Patria. E’ reduce da un infortunio al ginocchio che lo ha tenuto fermo diversi mesi e ora toccherà a Papagni provarlo e capire se potrà essere un elemento utile in questo girone di ritorno. Intanto il diesse Evangelisti non molla la presa sugli ormai noti obiettivi Mattioli e Carcione. Sul primo si è espresso il suo procuratore Gerry Palomba. «Allo stato attuale l’operazione Mattioli ha davvero poche possibilità di concludersi positivamente per il Taranto. Vorrei precisare che non è il Lecce a frenare la trattativa, bensì la Salernitana. Il mio assistito pare non rientri più nei piani del club campano che, comunque, ha posto il veto sul trasferimento al Taranto. Per ora la situazione è bloccata, ma l’esperienza mi insegna che il mercato dei calciatori è imprevedibile, quindi mai dire mai». Il Taranto non si dà per vinto e continua a dare la caccia all’attaccante esterno Mattioli, che piace anche al tecnico Papagni. L’alternativa al giallorosso potrebbe essere il frusinate Di Nardo, un nome iniziato a circolare da un paio di giorni, ma su cui occorre andare molto cauti. Ma la società del presidente Blasi non si arrende neanche per il centrocampista centale Carcione del Cassino. Anche in questo caso la strada è in salita per le resistenze del presidente del club laziale, ma il diesse Evangelisti tenterà l’assalto finale nell’ultimo giorno di contrattazioni, quello in cui dovrebbero esserci i tanto attesi annunci. Capitolo chiuso invece per il centravanti Crocetti. Il calciatore non rientra più nei piani del Taranto, che ha deciso di puntare sul trio Deflorio, Ambrosi e Cammarata. Per quanto riguarda le partenze l’attaccante Pasca ha voluto sgombrare il campo da equivoci, sostenendo di non aver mai avuto problemi col tecnico Papagni e di voler rimanere in rossoblù fino al termine della stagione. Difficile, però, che la società lo trattenga, viste le richieste di Nocerina, Ancona, Juve Stabia e Catanzaro. Anche Silvestri è in procinto di accasarsi in C2. Anche per lui le richieste non mancano. In azione, contro la Sambenedettese, il portiere del Taranto Nicola Barasso (Foto Roberto Conte) Andria e Melfi attendono. di Enrico Sorace26 gennaio 2007

141 volte in rossoblu
De Liguori a segno con la Samb: è lui la nuova bandiera

280 presenze tra i professionisti - di cui 141 indossando la casacca rossoblù - festeggiate con un gol che sintetizza molteplici qualità: corsa, capacità d’inserimento, potenza. Vincenzo De Liguori è ufficialmente la bandiera di questo gruppo. Da cinque stagioni al Taranto - spezzate da un campionato disputato con il Benevento nella stagione 2004-05 -, il furetto napoletano ha raggiunto il più alto livello di rendimento. Coronando il brillante momento di forma con il sigillo che ha ipotecato il successo con la Sambenedettese. «Non mi capita spesso di segnare - ha dichiarato -, non accadeva dalla finale con il Rende. E' stata una soddisfazione doppia, per me e per la squadra. Papagni mi dice sempre di sfruttare i varchi che si creano al centro, me lo ha ribadito anche dalla panchina. E' uno schema che proviamo spesso durante gli allenamenti ed un grande contributo lo ha svolto Panini con quella galoppata ed un cross perfetto. In quel momento, poi, era importante chiudere il match. Gli avversari stavano giocando bene e anche dopo il 2-1 di Cammarata non avevano perso la speranza di pareggiare. E' una rete che voglio dedicare ai miei figli Ciro e Roberta e a mia moglie Filomena». La vittoria, nuovamente. Giunta al culmine di una partita diversa, non caratterizzata da un dominio continuo ma da un susseguirsi di strappi, fiammate, scintille di calcio apprezzabile. Ed in seguito a due sconfitte che, pur non avendo mutato gli scenari della classifica, avevano fatto nascere alcune riflessioni. «Ad Avellino e Ravenna abbiamo disputato due ottime prestazioni, ma abbiamo raccolto meno di quanto meritassimo. Lunedì, invece, siamo stati più cinici dimostrando di avere un reparto offensivo di tutto rispetto. Gli irpini ed il Foggia hanno segnato più di noi, ma io non cambierei mai i nostri attaccanti. Adesso il mister avrà l’imbarazzo della scelta: Deflorio, Ambrosi e Cammarata rappresentano un lusso per la categoria e, ogni settimana, scenderà in campo chi è più in forma». Otto punti dall’Avellino, cinque lunghezze dal Ravenna. Il distacco che separa il Taranto dalla vetta della graduatoria certifica l’equilibrio di un campionato anomalo, privo di una squadra in grado di "ammazzarlo". Nelle prossime tre giornate i rossoblù affronteranno Cavese (in trasferta), Juve Stabia e Lanciano (allo "Iacovone"). Il momento appare propizio per tentare la scalata al vertice. «Ma nella nostra mente c'è soltanto la Cavese - ha concluso De Liguori -. E’ l'unica squadra che, in 19 partite, ci ha messo in difficoltà. Campilongo, essendo l’allenatore da tre stagioni, ha dato una precisa identità ad un gruppo molto valido che può contare su alcune individualità importanti. Eppure all’andata, se l’arbitro non avesse assegnato un rigore inesistente ai campani, avremmo pareggiato. Adesso ci interessa costruire una striscia di risultati positivi. Siamo carichi: in squadra abbiamo parecchi napoletani e due ex come Ambrosi e Panini che non vorranno sfigurare. Poi penseremo alle altre gare, i calcoli non servono». di Fabio Di Todaro25 gennaio 2007

«La Cavese non mi fa paura»
Caccavale carica il Taranto prima di una sfida che, all'andata, gli procurò problemi «Ho chiarito il passato, ora penso solo a vincere. E sappiamo di poterci vendicare»

La Cavese è l'inizio di un brutto sogno per Maurizio Caccavale. Finito, per fortuna: «Ora preferisco parlare del futuro: è quello che mi interessa, il resto è andato ed è stato abbondantemente chiarito. Senza nessun rancore». Fu una sua brutta partita, una sconfitta del Taranto, il preludio a allusioni e schiaffi. «Per me la Cavese è semplicemente l'unica squadra che ci ha battuto in casa. E questo è già un motivo in più per andare a vincere, per dimostrare che siamo più forti di loro. Poi che sia una squadra campana è qualcosa che non mi riguarda. A me interessa il Taranto. Il resto è insignificante».
Vincere, a Cava, sembra valere di più. Caccavale spiega: «Quella sconfitta ci fa ancora male. E mi fa male pensare che loro festeggiarono per dieci minuti in campo. Allora voglio vincere, per festeggiare io con i miei tifosi. Anche per un solo minuto e senza fare pagliacciate come quella che loro hanno fatto all'andata. Quelle sono provocazioni, indipendentemente dal significato. Che si possono evitare». E' strano il calcio: due sconfitte non hanno buttato il Taranto nella polvere, una vittoria sembra metterlo sull'altare: «Ma noi - sottolinea Caccavale - anche prima di questa vittoria eravamo sereni: sapevamo di meritare di più nella partita di Avellino e in quella di Ravenna. Lunedì, paradossalmente, abbiamo giocato meno bene del solito e abbiamo vinto. E non era facile, sapendo gli altri risultati e avendo un avversario così motivato. Ora dobbiamo cambiare marcia in trasferta». Perché il Taranto, fuori casa, ha perso tre delle ultime quattro partite. E l'altra è un pareggio: «Ecco perché dico che dobbiamo cambiare marcia. Se serve anche rinunciando alla bella partita. Finora siamo stati sempre noi a giocare meglio degli altri, ma qualche volta ci è mancato un pizzico di fortuna. Presto la fortuna si ricorderà di noi».
C'è ancora il tempo per parlare della vittoria sulla Samb: «Erano importanti i tre punti, ma ci sono state molte cose belle. Soprattutto il pubblico è da ricordare per lo spettacolo dato. E poi il terzo posto. Noi continuiamo a convincere, viaggiamo al nostro ritmo nonostante le assenze, dimostrando che Papagni può contare sempre su ognuno di noi. La doppietta di Cammarata, poi, è unpremio a un ragazzo straordinario. In questo periodo ha fatto capire perché ha fatto un'intera carriera in A e B. Mai una parola fuori posto, solo tanto lavoro».
La doppietta di Cammarata crea affollamento in attacco. In difesa, invece, sembra si stia più comodi: «E' difficile anche essere difensori: perché dietro sono cresciuti i giovani. C'è Cosenza, c'è Prosperi, Larosa è un jolly, sta rientrando Pastore, deve ancora inserirsi Mortari, sta bene Panini. L'unico sicuro - ride Caccavale - è Colombini, visto che a sinistra non c'è nessuno. E' bello stare nel Taranto, è divertente stare in questa squadra». 
Bello, per questa squadra, sarebbe anche vincere in casa della Cavese: «Noi non abbiamo paura di giocare, non temiamo nulla: sul campo non è mai morto nessuno. Daremo il massimo, senza mancare di rispetto all'avversario. E mi aspetto lo stesso da loro. Credo che anche da quella parte ci siano ragazzi intelligenti». di Fulvio Paglialunga25 gennaio 2007

Su Carcione e Mattioli fino alla fine
Le trattatuve forse si risolveranno all'ultimo giorno. Zito in gol con l'under21

Il mercato del Taranto, adesso, è a un bivio. Perché la società ha ormai dato dei nomi ai propri obiettivi e non vorrebbe discostarti da quelli. Lista della spesa ormai ridotta: un centrocampista di qualità e un esterno offensivo mancino. Nomi: Imperio Carcione e Italo Mattioli. Entrambi non proprio facili. Per Carcione il Taranto sta cercando di ripristinare i contatti con il Cassino dopo aver “perso di vista” il presidente ciociaro. Forse nei prossimi giorni (qualcuno dice domani) potrebbe esserci l’incontro per convincere il massimo dirigente del Cassino, che ha già definito l’offerta del Taranto importante, a cedere il giocatore, con il quale l’accordo è raggiunto. Per Mattioli, invece, le difficoltà provengono dalla Salernitana, che non vuole rafforzare una diretta concorrente. Ma si stanno muovendo le diplomazie e non è detto che la trattativa non si trascini fino all’ultimo giorno di mercato. Mattioli (o, eventualmente, chi per lui) sarebbe il giocatore che andrebbe anche a tamponare eventuali emergenze in attacco, potendo agire anche da punta. Perché il Taranto sembra volersi fermare a Ambrosi, Cammarata e Deflorio, cedendo anche Pasca (Ancona, Juve Stabia e Nocerina pressano). Di certo si è raffreddato molto l’interessamento per Crocetti del Pergocrema: il giocatore aveva le valigie pronte, ma poi le strategie del Taranto sono cambiate e, quindi, anche le prospettive del giocatore. Oggi, a quanto si sa, i dirigenti lombardi dovrebbero incontrare la Pro Sesto, per riprendere la trattativa interrotta dopo l’inserimento del Taranto. Ieri, intanto, sono ripresi gli allenamenti. Con una sola seduta pomeridiana Papagni ha rimesso il gruppo in moto per la sfida di domenica a Cava. Hanno lavorato a parte Barasso, che ha il ginocchio sinistro gonfio per una botta ricevuta in partita, comunque già segnalato in miglioramento dopo il riposo completo di martedì. Per il suo impiego non dovrebbero esserci problemi come non dovrebbero esserci per De Liguori, che ieri ha effettuato solo il riscaldamento per via di un’altra botta, per lui alla caviglia. C’era Prosperi, che è guarito dall’influenza ma che ha lavorato solo in palestra per evitare ricadute. Assenti, ma giustificati, Cosenza e Zito, impegnati a Sesto San Giovanni con la rappresentativa del girone B della C1, nel Torneo Under 21 di serie C1. L’abituale sfida tra i migliori giovani dei due gironi è finita 5-2 per l’Under 21 di C1/A. I due rossoblu sono partiti titolari e Zito ha anche segnato il gol del 3-2, dopo che i giovani avversari si erano portati sul 3-0 e Volpe (del Ravenna) aveva accorciato le distanze. Cosenza ha giocato l’intera partita, Zito solo il primo tempo: entrambi hanno fatto bella figura. Oggi è in programma una doppia seduta, con partitella (con tempi ridotti) contro la formazione Allievi.25 gennaio 2007

Taranto, mercato in pausa
Carcione si allontana. Si raffredda la pista Crocetti

Il mercato del Taranto stenta ancora a decollare. Ogni giorno sembra quello buono per gli ultimi annunci, ma la dirigenza si muove con grande circospezione per evitare di sbagliare le mosse. Erano dati a un passo Carcione e Crocetti, ma sono sorti problemi, soprattutto con il primo. Nonostante un accordo sulla parola già raggiunto con Blasi, il presidente del Cassino sta giocando abilmente al rialzo, facendo slittare la conclusione dell’affare. Il diesse Evangelisti stima parecchio il giovane centrocampista e vorrebbe tesserarlo a tutti i costi, ma considerato lo stucchevole protrarsi della trattativa e il poco tempo ancora a disposizione, potrebbe anche decidere di lanciarsi su un altro obiettivo. Per Crocetti del Pergocrema, invece, ci sarebbe stato un improvviso ripensamento da parte del Taranto, che non appare più interessato ad una punta centrale, nonostante il lungo corteggiamento nei confronti del giocatore. Piuttosto si guarda con interesse a un attaccante esterno, soprattutto dopo la doppietta contro la Sambenedettese che ha riabilitato Cammarata. In cima alla lista di Evangelisti c'è sempre Mattioli del Lecce, attualmente in prestito alla Salernitana. I contatti con la società salentina sono stati avviati, ma l’operazione si presenta complessa e difficilmente fattibile nei sei giorni che restano fino alla chiusura del mercato di riparazione. Per girarlo al Taranto, il Lecce dovrebbe prima incassare l’ok della Salernitana, che però vorrebbe recuperare l’investimento economico effettuato la scorsa estate. Ma nella serata di ieri in città è circolato anche il nome dell’ex Di Nardo, chiuso a Frosinone dal recente arrivo di Dedic. Un’ipotesi questa decisamente suggestiva, ma tutta da verificare. Sul fronte cessioni hanno le valigie già pronte Pasca e Silvestri, entrambi destinati a squadre di serie C2, mentre Panini è ancora indeciso se accettare l’offerta della Cavese o restare in rossoblù fino al termine della stagione. di Enrico Sorace25 gennaio 2007

Capire la strada per la vittoria
Con due mediani bassi e due esterni offensivi non era facile far arrendere la Samb

Non è mai corretto dare un significato totalizzante a una semplice partita. Non lo è in caso di sconfitta, non può esserlo in caso di vittoria. Ma ci sono segnali da cogliere sempre, passaggi da interpretare, letture da non lasciarsi sfuggire. C’era qualcosa di buono nel Taranto di Avellino e di Ravenna, ad esempio: c’erano la manovra e l’intesa, le idee esatte e le giuste intenzioni. Mancava la concretezza, ma era evidente che non fosse completamente sbagliata la strada. Si lavorava per la vittoria. E tutto, prima o poi, torna. Anche quando c’è qualcosa che gira meno, quando il progetto tattico non ha adeguato seguito. E’ accaduto, infatti. Con i gol messi in fila e una prova meno convincente. C’è una ragione per cui qualcosa nella manovra complessiva non è stata all’altezza delle precedenti: la partita pensata, con due mediani bassi e due esterni offensivi, si è incagliata nella serata poco brillante di Catania e Zito, ai quali era affidato il compito di inventare. Così i momenti di vivacità e di efficacia tattica, comunque presenti, non sono stati continui. Ma il risultato, la risolutezza e la determinazione dicono che anche questa è una partita giusta, forse più delle altre. Perché non era facile far arrendere la
Samb e perché non si può far finta che non ci fossero difficoltà in partenza. Togliere Mancini e Toledo, ad esempio, vuol dire togliere imprevedibilità e intuito, privarsi di Prosperi vuol dire mettere mani a una difesa già registrata. Anche le assenze, però, possono diventare ricchezza se viste dal lato giusto. E nelle scelte c’è qualcosa che rafforza il progetto di Papagni. Cammarata è l’attaccante che serviva: quello che segue l’azione e si fa trovare nel posto giusto, quello che azzarda la conclusione senza attendere un passaggio in più. I due gol sono abbastanza, ma non sono tutto: ci sono i movimenti giusti, la saggezza di ogni passo. L’attacco è al completo: messaggio per il mercato. Perché Deflorio conferma la sua ispirazione e si avvantaggia se trova chi lo scorta, chi intuisce il passaggio, il lancio, il semplice tocco. Andando sistematicamente incontro alla palla il capitano riempie la squadra di variabili offensive che il tempo potrà aiutare a sfruttare. E Ambrosi, infine, conferma il suo saper interpretare il calcio in modo dolcemente selvaggio, facendo prevalere l’istinto e il mestiere: si alza dalla panchina, si guadagna il rigore, segna. Perché un pizzico di rabbia in più lo agevola, perché la porta emette un richiamo al quale non riesce a sfuggire. Messaggio: c’è fame in attacco e ci sono uomini e mezzi a sufficienza. Parlano i numeri: il Taranto, adesso, segna meno solo dell’Avellino. C’è altro, anche: c’è la risposta di Panini, dato ininterrottamente in partenza e, adesso, forse destinato a rimanere. Perché Panini, nel frullatore del turnover, non ha trovato subito la propria dimensione e si è trovato schiacciato. Ora, forse, è un’altra risorsa. Ma, ctazioni a parte, il Taranto continua a essere squadra, a saltare gli ostacoli, a ritagliarsi oasi di serenità per ripartire dopo un episodio negativo. Presupposto fondamentale in un campionato in cui avanza chi mantiene l’equilibrio interno, chi non si spacca. Perché c’è sempre da stare attenti: il Taranto è terzo, adesso. Ma la sesta è solo tre punti più giù. Ecco: servono i punti, sempre. Meglio degli estetismi.
di Fulvio Paglialunga24 gennaio 2007

L'ultima metamorfosi
E il Taranto cambiò pelle

Due sconfitte senza riportare un graffio in classifica. E poi la vittoria sulla Samb: piena di gol e ricca di indicazioni, alcune fatalmente in contrasto fra di loro. Una vittoria-balzo: vale il terzo posto. Ormai è chiaro: il Taranto, con la sua forza faticosamente compiuta, sta viaggiando dentro uno strano campionato, dove è ancora possibile tutto. Un campionato estremamente equilibrato, ma anche insolitamente generoso, in grado cioè di regalare sempre un’occasione ulteriore. Il Taranto, piegando la squadra marchigiana, l’ha sfruttata e si è rimesso in corsa. L’ha fatto al culmine di una prova che segna un’evidente rottura con il rendimento recente, rivelando del Taranto una natura diversa, sino a lunedì sconosciuta. La natura di una squadra capace di attraversare la partita con foga e frenesia, trovando in campo un misterioso equilibrio. Forse perché posseduta da un’energia consolante. Un’energia che non si esaurisce, garantendo una partita di continui arrembaggi, condotta all’assalto, dall’inizio alla fine. Una partita "nuova", senza veri momenti di gioco, piena di strappi, di ribaltamenti, di turbolenze. Giocata ad un ritmo estremo, quasi disperato da un Taranto che, dovendo sopperire all’impoverimento tecnico (Mancini e Toledo fuori uso), è costretto a correre il doppio. Non può fermarsi a pensare. Non può concedersi pause di riflessione. Può soltanto assecondare il vento della partita: metterselo alle spalle e farsi sospingere. L’emergenza costringe il Taranto a ripensare se stesso. Ad esaltare, con altre caratteristiche, la sua diversità tecnica. È una riconversione provvisoria che ha però il merito di tenere insieme uomini e reparti, consentendo di costruire qualcosa di importante. Una riconversione che consacra un giocatore complesso e modernissimo come De Liguori, facendone un uomo-squadra esplosivo per forza e qualità. E che esalta, togliendolo dall’imbarazzo di troppe prestazioni monche, un attaccante come Cammarata, capace di trovare gol che non s’inventano. Stanno dentro un repertorio. La doppietta contro la Samb certifica che Cammarata è l’attaccante della partita: di quella contro i marchigiani e delle prossime. E che ad Ambrosi si può sempre chiedere di diventare l’attaccante di un momento: quello che scova l’episodio anche in fondo alla partita. Sarebbe, però, sciocco ora sostenere che a questo Taranto impetuoso e spietato non manchi nulla. Perché non è vero. Conviene, anzi, non esagerare con l’altalena (dalle stalle alle stelle e viceversa), tenendo ancorato qualche (pre)giudizio. Al Taranto, perché conservi una competitività alta e costante, serve assolutamente un interno di centrocampo, uno stabilizzatore del ritmo e un ispiratore della manovra. Serve anche un altro esterno che completi la batteria delle ali. E serve, soprattutto, una quarta punta: meno acerba di Piroli e più spendibile di Pasca. Uno che si aggiunga a Cammarata, Deflorio e Ambrosi, portando in dote altri gol. Gol meno nobili, fors’anche banali. Perché servono pure quelli. PS.: A proposito di gol. Quelli incassati da Barasso, rivisti in tv, ci sono sembrati frutto di due soluzioni irresistibili. Il portiere non ha colpe. Il 5,5 in pagella diventa così 6. di Lorenzo D'Alò24 gennaio 2007

«Siamo terzi con merito»
Papagni parla della vittoria del Taranto e della classifica: «Ho grande fiducia in questa squadra E sono molto contento per Cammarata e Panini. Rinforzi? Come Bussi, Prosperi, Manoni...»

Aldo Papagni parla un giorno dopo. Dopo una notte dura. Postumi dell'influenza, una partita ad alta tensione, vento freddo per novanta minuti: troppo, decisamente. Un po' di riposo: ora sta bene. E commenta. Perché sulla vittoria è il caso di ritornare.
Papagni, quanto vale il successo sulla Samb?
«Credo possa assumere un'importanza notevolissima per una serie di motivazioni. Venivamo da due sconfitte consecutive, da due partite dalle quali, indipendentemente dai meriti, non avevamo fatto punti. Poi con l'emergenza, le squalifiche, il mercato e condizioni psicologiche fuori dalla norma per le tante voci si erano creati disagi che solo qualcosa di importante poteva cancellare. E di importante ci sono i tre punti».
Oltre i tre punti cosa c'è da prendere di questa partita?
«I tre punti, intanto, sono confortati dalle quattro reti, che vengono dopo una domenica, quella di Ravenna, in cui non eravamo riusciti a segnare. Lì non siamo stati concreti, lunedì è andato tutto nel modo giusto, invece. Ecco perché dicevo che era importante continuare a produrre: finché crei occasioni i gol arrivano. Soprattutto se hai attaccanti come Ambrosi, Cammarata e Deflorio».
Forse hanno reso meno del previsto gli esterni. Da Catania e Zito si aspettava di più?
«Era una partita difficile e loro si sono sacrificati molto in copertura, hanno curato la fase di non possesso. Hanno speso qualche energia in più: globalmente la loro prestazione mi soddisfa. Come quella di tutti. Siamo rimasti compatti sempre, non era facile».
Parliamo di Cammarata: doppietta...
«Sono felicissimo, perché Fabrizio, oltre a essere un calciatore straordinario per le qualità tecniche, è anche un ragazzo straordinario. Sono contento di allenarlo. Così come mi capita con molti nello spogliatoio. Lui aveva bisogno dei gol, la squadra aveva bisogno di lui».
Cammarata fa una doppietta, Deflorio ispira, Ambrosi entra e segna. Tre nomi per due posti: un problema?
«Se questi sono i problemi... Il problema, in realtà, è non avere certi giocatori. Sono le infortuni, le squalifiche, non questi: avere attaccanti in ottime condizioni non è un problema».
L'attacco era sotto accusa, si cercavano punte. Adesso è il secondo in campionato...
«L'ho detto da tempo che avevo fiducia nei nostri attaccanti e non ho la presunzione di essere un veggente: noi sappiamo che tipo di giocatori abbiamo in attacco. Non è mai stata un'emergenza quella offensiva: se qualche domenica gira male non diventa un problema assoluto. La verità, se volete saperla, è che io spero che questo mercato finisca presto».
Ma con il mercato deve fare i conti: cosa accadrà in questi giorni?
«Io spero che arrivino giocatori, al di là delle qualità tecniche e tattiche, che abbano le qualità morali di Bussi, Prosperi e Manoni, quelli che firmarono dopo il mio arrivo, a gennaio dell'anno scorso. E' questo che mi interessa. E se arriva gente così nello spogliatoio trova terreno fertile. Servono persone che condividano il concetto di squadra e di sofferenza comune».
Intanto ha ritrovato Panini...
«Sono contento anche per lui: si è fatto trovare pronto come se non fosse mai uscito dalla squadra. Ha sofferto tanto, è stato fin troppo distratto dalle voci di mercato. Io, invece, spero che rimanga con noi: anche lui ha grande spessore morale».
Il terzo posto è un invito a guardare avanti o a continuare a controllarsi le spalle?
«Io credo sia un invito a continuare a lavorare seriamente, un invito a rimanere saldi, a seguire la strada che abbiamo tracciato, un invito a restare squadra, a essere umili. Lo sappiamo: se diventiamo presuntuosi ci facciamo male, soprattutto in un campionato così difficile. Siamo contenti della posizione, lo siamo ancora di più perché sappiamo che è meritata. Ci giocheremo tutto per restare nelle prime cinque fino alla fine. E dobbiamo stare attenti perché la concorrenza si è allargata: è tornato il Perugia, il Gallipoli si sta rinforzando, c'è la Salernitana, la Juve Stabia. Noi dobbiamo continuare a migliorarci giorno per giorno».
Domenica torna in campo Toledo...
«Direi, piuttosto, che Toledo sconta la squalifica. E diventa un'altra freccia nel nostro arco».
Domenica c'è un'altra sfida difficile. La Cavese è avversario duro...
«Lo sappiamo: dobbiamo continuare a lavorare, il campionato non ci dà sosta. Domenica sarà una battaglia. Ci sono insidie ovunque, ma c'è anche la nostra consapevolezza. Vorrei rivedere il Taranto di Avellino e Ravenna dal punto di vista dell'approccio e della prestazione. Magari invertendo il risultato. E poi sappiamo di non essere mai soli: il nostro pubblico, che lunedì è stato fondamentale soprattutto nei momenti di difficoltà, saprà sostenerci come sempre. Io - e penso di riportare il pensiero della squadra - li ringrazio». di Fulvio Paglialunga24 gennaio 2007

E' il giorno di Carcione e Crocetti?
Oggi Blasi ed Evangelisti dovrebbero chiudere la doppia trattativa

Tra una settimana il mercato di riparazione chiuderà i battenti. Il Taranto accelera il passo ed è pronto a sparare gli ultimi colpi che potrebbero essere annunciati già nelle prossime ore. «Arriverà gente affamata» ha sottolineato lunedì sera Evangelisti, segno che la società sarebbe decisa a puntare su calciatori giovani e motivati. Il posticipo con la Sambenedettese, intanto, ha confermato le esigenze della squadra di Papagni. Occorrono tre elementi, su tutti un centrale di centrocampo di qualità. Un giocatore che sappia dettare i tempi e dare respiro alla manovra. Il richiestissimo Carcione del Cassino sembra avere i numeri giusti e già in questa mattina potrebbe chiudersi positivamente la trattativa. Blasi ed Evangelisti sono attesi nella cittadina laziale per definire l’accordo col presidente del Cassino, che si sarebbe convinto a lasciar partire il giocatore prima di giugno. Nell’operazione dovrebbe rientrare il passaggio di Silvestri alla formazione laziale militante in C2. Stasera, invece, dovrebbe essere la volta del promettente Crocetti, l’attaccate del Pergocrema già in parola col Taranto da diversi giorni. La firma sul contratto triennale propostogli dalla società rossoblù dovrebbe essere apposta a Imola, nell’azienda del presidente Blasi. A liberare il posto a Crocetti sarà Pasca, in rotta con tecnico e società e pronto a trasferirsi in C2 alla Nocerina o al Catanzaro. Ma il diesse Evangelisti cerca anche un esterno, adattabile su entrambe le fasce. Sfumati in fretta i sogni Botta e Caccavallo, che Lecce e Genoa hanno dichiarato incedibili, nelle ultime ore è spuntata la candidatura di Mattioli di proprietà del Lecce ma di stanza a Salerno, dove con l’arrivo di Bellotto potrebbe trovare poco spazio. Mattioli (così come Catania) nasce come seconda punta, ma si adatterebbe al ruolo di esterno alto in un modulo a trazione anteriore come quello che adotta il Taranto. Non è facile, comunque, convincere il Lecce a spostare Mattioli in prestito dalla Salernitana al Taranto, due dirette concorrenti per gli spareggi promozione. L’alternativa a Mattioli potrebbe essere il monzese Carboni che ha rifiutato prima il trasferimento alla Cisco Roma e poi quello al Catanzaro. di Enrico Sorace24 gennaio 2007

Sei vittorie di fila in casa

Sesta vittoria consecutiva in casa per il Taranto; il “filotto” di successi inizia il 22 ottobre scorso con il 2-0 sulla Ternana (i rossoblù nell’occasione giocano la seconda ed ultima gara a “porte chiuse”, in seguito alla squalifica rimediata per gli incidenti causati dai supporters ionici a Castellammare di Stabia), quindi prosegue con il 5-0 al Giulianova, il 2-1 sul Martina e sulla Salernitana, il 2-0 sul Foggia ed il 4-2 sulla Sambenedettese.
In totale sono 7 i successi stagionali allo “Iacovone” (il primo per 1-0 sul Ravenna) con l’aggiunta di un pareggio (0-0 contro il Manfredonia) e una sconfitta (per 2-1 contro la Cavese). La media punti casalinga dei rossoblù è di 2,44 punti gara: fanno meglio solo la capolista Avellino con 2,60 e la Cavese, l’avversaria del prossimo turno, con 2,56.
Con il “poker” di lunedì sera sono ora 19 le marcature casalinghe per il Taranto e anche il questa graduatoria i rossoblu sono preceduti dall’Avellino con 29 segnature e dalla Cavese con 21. Complessivamente sono 28 i gol realizzati dagli ionici con 8 marcatori diversi: 8 le reti per Ambrosi, 5 per Cammarata, 4 per Deflorio, 3 per Zito, 2 per Prosperi e Toledo, 1 per Caccavale e De Liguori; vanno inoltre aggiunge due autoreti a favore, entrambe decisive (per l' 1-1 a Lanciano e per il 3-3 a San Marino).
La doppietta di Cammarata è stata per gli ionici la terza in questo campionato, dopo quelle segnate da Ambrosi in S. Marino-Taranto 3-3 e da Zito in Taranto-Giulianova 5-0. Prima rete stagionale per Vincenzino De Liguori che non segnava dalla finale di ritorno dei playoff della passata stagione: sua all’88' minuto la rete del successo in Taranto-Rende 1-0; per il centrocampista è la settima rete in 142 gare di campionato con il Taranto.
Ambrosi con il quarto gol su rigore (8 complessivi) migliora ancora di più la sua frequenza gol, segnando una rete ogni 131 minuti giocati.
Il Taranto per la 15ª volta supera la Sambenedettese in casa, mentre i marchigiani in 24 precedenti (14 in B e 10 in C) hanno raccolto tre successi; per la seconda volta gli ionici rifilano 4 gol alla “Samb”: era gia accaduto in occasione della prima sfida giocata il 18 marzo 1934 in Prima Divisione (4-0). di Franco Valdevies24 gennaio 2007

Taranto, ecco i tre punti
I rossoblu battono (4-2) una buona Samb nel posticipo e raggiungono il Foggia al terzo posto. Decidono i gol di Cammarata (doppietta), De Liguori e Ambrosi

Foto Tarantosport.net

Basta creare il paradosso per vincere. Perché il Taranto, ingozzato di consensi e digiuno di punti nelle ultime due partite, trova la formula più rischiosa ma evidentemente giusta per finire avanti all'avversario. E salire in classifica, agganciando il terzo posto. Ecco il paradosso: una prova meno convincente del solito eppure pià incisiva, una manovra meno collegiale e la zampata giusta quando la necessità si presenta. Segna due volte Cammarata, appesantendo la sua presenza e mostrando le risorse esistenti. Segna De Liguori, prendendosi la giusta parte di gloria. E chiude, su rigore, Ambrosi. In mezzo c'è la generosa resistenza della Samb, avversario vero. E sofferenze disseminate tra i gol: il pareggio (immediatamente annientato) di Frigiello e il temporaneo 3-2 di Visone. 
Tensione agonistica e calcio emotivo: per novanta minuti. C'è partita, da subito. Con due squadre che non stanno ferme. Il ritmo alto lo impone la Samb, che, priva di Morante (troppo turbato dalle voci di mercato), cambia forma e approccio: 4-1-4-1 con Loviso davanti alla difesa e Frigiello unica punta, ma molto movimento all'interno del gruppo. Olivieri e Carlini sono esterni aggressivi e tecnici, Visone attacca sistematicamente lo spazio. La Samb corre senza dare riferimenti, il Taranto accetta il ritmo ma punta sull'ordine. 
C'è Cammarata, per la prima volta in coppia con Deflorio dall'inizio: è l'unica sorpresa di Papagni. Non sorprende l'atteggiamento: 4-4-2 pieno di varianti teoriche. Zito e Catania sono esterni molto alti, la difesa e i mediani sono bloccati. Quando va verso la palla Deflorio tutto assomiglia a un 4-2-3-1, con palla ferma si parte da 4-2-4. Lo sviluppo non è esatto: c'è poca ispirazione negli esterni, però. E molta dignitosa ostruzione di un avversario lucido, tenace. 
La Samb è corta, il Taranto cerca il movimento a sorpresa, il tocco di prima. L'intralcio è qualche passaggio impreciso, qualche stop imperfetto. Ma c'è calcio ricercato e giuste attenzioni. Nessuno si distrae. Né i giovani avversari né il gruppo di Papagni. Manca la continuità, però: da una parte e dall'altra. Non le occasioni. Cammarata sa i movimenti che deve fare. E si fa trovare sul tocco di Deflorio, tirando poco oltre l'incrocio (14', sinistro dalla distanza). Gara in piano, emozioni che si scambiano. Il Taranto trema, ma Landaida (18') calcia malissimo dopo un ottimo passaggio di Olivieri. Sbaglia anche Catania, forse con maggior clamore: manda fuori un sinistro sotto misura (19') su passaggio di Cammarata. 
Gli spazi che il Taranto cerca sono sottratti dalla Samb: Ugolotti mette sempre un uomo di fronte al portatore di palla, costringendo i rossoblu ad accelerare la giocata, provando a indurli in errore. Restano strette porzione di campo in cui i mediani del Taranto non trovano luce e Deflorio, nonostante le illuminazioni personale, non sempre ha seguito. Quando il capitano trova un uomo a fianco la manovra riesce. E partorisce anche il gol: il tocco di Deflorio è elegante, il destro di Cammarata (27') da venti metri è splendido, Consigli è battuto. 
Il respiro del Taranto è profondo: sembra una frenata, forse anche eccessiva. Che lascia la Samb in partita. Perché i giovani marchigiani non perdono le distanze, non si scompongono: alzano il baricentro, evitano l'avanzamento del Taranto. Non hanno il peso per affondare, ma trovano due punizioni in serie (con Loviso e Visone al 30' e 32') che Barasso devia in angolo con agilità provvidenziale, permettendo al Tarannto di girare in vantaggio. Ma l'intervallo non modifica l'andamento. Almeno finché ci sono risorse fisiche. La Samb è alta, il Taranto controlla i movimenti. Non tutti, però: perché a Caccavale sfugge Fragiello (14'), che su cross di Visone, batte Barasso. La sofferenza del Taranto non dura, gli avversari non hanno il tempo di pensare un'altra partita: segna Cammarata (15'), inserendosi con tempismo sul tocco di testa di Catania (lancio di Deflorio) e superando Consigli. 
Si muovono le panchine: Ugolotti rinfresca la squadra senza cambiarle il volto. Papagni intuisce le difficoltà e rinnega la manovra sugli esterni prima (Silvestri per Catania), cautelandosi poi: dentro Panini, fuori Cammarata e 4-5-1 con Larosa interno. Sembra prudenza, diventa il colpo mortale: Panini crossa da destra, Deflorio lascia scorrere, il sinistro di De Liguori in corsa (31') è felice. Visone decide che la gara deve restare in vita (40', destro dalla distanza che beffa Barasso), Ambrosi (entrato per Deflorio) chiude con un rigore procurato (fallo di Diagouraga) e segnato a modo suo. Sulla sirena, praticamente. Aggiungendo colore alla notte del Taranto. di Fulvio Paglialunga23 gennaio 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - Dopo la quasi vacanza di Ravenna trova un avversario che lo impegna. In realtà, gol a parte, la Samb lo impensierisce solo con due calci piazzati velenosi, ai quali rispondo alla grande. Non può nulla sul primo gol, è sorpreso sul secondo: 6.5
LAROSA - Cerca di fare tanto, ma non tutto gli riesce. I frequenti movimenti dei giocatori della Samb rischiano di disorientarlo ma, quando sembra che stia per affondare, trova la forza e l’orgoglio per tenersi a galla: 6
COLOMBINI - Partita senza picchi: prova qualche volta ad aggiungersi agli attaccanti, intuendo la giornata non troppo felice di Zito. Chiude senza far registrare grossi affanni, anche con avversari non facili da controllare: 6
COSENZA - In partenza sembra avere voglia di strafare, forse rassicurato dalla sua posizione naturale. Poi riesce a contenersi, evitando che la troppa generosità diventi rischiosa: 6
CACCAVALE - Non sembra nella sua giornata migliore. Forse perché la mancanza di punti di riferimento e l’assenza di Prosperi non lo agevola. Ma non sempre ha l’attenzione che serve e sul gol di Frigiello si lascia sfuggire l’attaccante. Molte coperture di mestiere: 5.5
DE LIGUORI - L’impianto individuato da Papagni lo costringe a stare molto basso, anche perché la Samb avanza spesso i suoi mediani. Svolge il suo compito con sufficiente attenzione, non avendo lo spazio per affondare. Sul gol è bravissimo: 6.5
CATANIA - La squadra pensata punta molto sulle sue discese. Ma non sembra in partita all’inizio e si rifugia nell’ordinario troppo presto. Sul secondo gol, però, è bravo a colpire e intelligente a seguire il movimento di Cammarata: 6
CEJAS - A volte sembra distratto. Non segue l’azione dei compagni e non riesce a rendersi utile in fase di proposta. Perde qualche pallone. Riequilibra la sua prova con alcuni recuperi: 5.5
CAMMARATA - Segna due gol. Il primo con tecnica straordinaria e istinto brutale, il secondo con il tempismo da punta vera. Il suo lavora serve alla squadra, il lavoro della squadra sembra avere bisogno di lui. Può bastare? 7.5
ZITO - Non è la sua partita, lo si capisce da subito. Non è innescato troppo, ma quando gli arriva il pallone non riesce a fare qualcosa di interessante. Sbaglia più del solito. Gli va riconosciuto l’impegno: 5.5
DEFLORIO - Entra nei primi tre gol (sul quarto è uscito). Serve Cammarata sul primo, lancia Catania sul secondo, suggerisce l’inserimento di De Liguori sul terzo. E’ ispirato, lavora molto per gli altri, sorretto da una buona condizione: 6.5
Silvestri - Entra per suturare gli spazi a destra del centrocampo. Lo fa: 6
Panini - Gioca poco, ma si distingue: il voto è per il cross che genera il gol di De Liguori: 6
Ambrosi - Ha il tempo per procurarsi e segnare il rigore: 6
PAPAGNI - Il Taranto non gioca una partita convincente, ma ottiene i tre punti. Per lui, però, parlano gli esiti delle scelte: schiera Cammarata e ottiene una doppietta, manda Panini in campo e ricava il cross che chiude la partita: 7
L’arbitro - Se la partita rimane tranquilla è perché ci sono due squadre corrette. Ma non fischia molto sui contrasti. C’è, però, poco da contestargli: 6
La squadra avversaria - E’ giovane, sta bene fisicamente. Fa due gol senza il suo attaccante principe, piace nonostante la sconfitta: 6.523 gennaio 2007

La notte di Cammarata
I due gol fanno felici la punta rossoblu. «Importanti per me e per la squadra Determinante la rete del 2-1. Stare fuori non fa piacere, ma il lavoro paga sempre»

Magari sarà anche stato l'effetto dei sei gol in mondovisione. Più semplicemente propendiamo che i postumi dell'influenza stiano tardando a declinare i propri effetti. Aldo Papagni non se la sente di comunicare le proprie emozioni. Al termine della gara, scappa via, complice anche un leggero malore. Niente di grave, solo una fuga anticipata e precauzionale, non prima di ricevere le cure in infermeria. Un letto caldo è l'approdo naturale per scaricare le tossine di una serata piena di gol e sentimento.
Parla il presidente Luigi Blasi che si gode l'effetto sempre dirompente dello Iacovone. «Ancora una volta abbiamo dimostrato che in casa siamo molto temibili. Quando manteniamo questi livelli di concentrazione non ci tiene nessuno. Appena siamo calati, la Sambenedettese ci ha punito e ha riaperto la partita».
Gongola appena gli si pronuncia davanti il nome di Cammarata. «Ho sempre detto che Cammarata doveva essere atteso. Ha gestito al meglio le sue occasioni. E' il migliore acquisto del momento» E sul mercato va laconico. «Qualcosa ci sarà».
La sera è tutta di Fabrizio Cammarata che illumina la sfida con due gemme di straordinaria efficacia. Servono per sbloccare la partita e per soffocare la reazione della Sambenedettese ancora in fase entusiastica per il pareggio appena raggiunto. Due gol che hanno tanti significati. «Giornata positiva è dire poco. Sono due gol importanti, ma che sono serviti per intascare tre punti. La vittoria viene prima di tutto. Ora siamo terzi in classifica». 
Sulle prime, l'attaccante siciliano prova a mantenere un profilo basso. Poi, pungolato, cerca di scovare pieghe più ruvide nell'attuale situazione. Complice la panchina accumulata in buone dosi. «E' normale che non fa piacere stare fuori. Poi io mi sono ritrovato in panchina dopo un 5-0 contro il Giulianova e un gol realizzato. Io dico, però, che il lavoro paga e io ho pensato solo ad allenarmi e dare il massimo. Ho solo sfruttato questa occasione».
Si diceva dei gol. Esteticamente pregevoli. «Nel primo sono stato bravo a coordinarmi e trovare la parabola giusta. E' riuscita bene, nonostante abbia calciato con il destro... Nel 2-1 ho coronato una bella azione di squadra. Quella rete ha avuto un peso determinante sull'incontro, perchè la Samb ci aveva riacciuffato e, peraltro, continuava a giocare bene. Come ho visto il Taranto? Piuttosto bene. Abbiamo sempre cercato il fraseggio, anche se di fronte avevamo un avversario vivo che ci ha fatto anche soffrire. Noi in casa, però, vogliamo concedere le briciole alle concorrenti. C'è il pubblico dello Iacovone che dà sempre una spinta in più».
La Sambenedettese nel destino. Un gol all'andata, più due di ieri sera. «Io vorrei sempre segnare a tutte le squadre, non solo alla Sambenedettese».
Eppure i rossoblu sono apparsi meno lucidi del solito. Si avvertiva il peso delle ultime sconfitte? «Direi di no. Sappiamo come sono arrivate le sconfitte contro Ravenna ed Avellino. Erano battute di arresto immeritate e frutto di semplici episodi. La pressione si sente sempre. Diamo anche merito alla Sambenedettese che ci ha impegnato fino all'ultimo».
Adesso rimettere in panchina Cammarata sarà davvero dura.... «Queste sono scelte del tecnico, che un professionista deve sempre accettare. Io penso solo a lavorare come ho sempre fatto in questa stagione. L'intesa con Deflorio? Bene, ci siamo cercati. E' andata bene».
I primi giorni di gennaio sono stati piuttosto movimenti, soprattutto per le numerose voci circa il futuro di Cammarata. Parte o rimane? Questi due gol possono essere la parola fine al tormentone invernale. «Al mercato ho pensato il meno possibile. Io voglio rimanere a Taranto perchè ritengo di poter dare una mano a questa squadra. Sento la passione per questo sport ed in questo momento avverto l'esigenza di fare parte di questo gruppo Giocando poco, era logico che uscissero fuori delle indiscrezioni sul mio nome. Sono dinamiche che, ormai, comprendo molto bene. Io sono sempre stato tranquillo. Quando il direttore Evangelisti a nome della società mi ha ribadito la volontà di trattenermi, non avevo motivo di pensare il contrario. Taranto è il mio futuro». di Luigi Carrieri23 gennaio 2007

Raisat ci scambia con il Foggia
Mentre la redazione del Corriere si svuota

Ohhh, è che caspita: mancano due minuti alle ventiequarantacinque e Raisat Sport che ti fa? Continua a mandare in onda le immagini di pattinaggio su ghiaccio con un lungagnone che pattina da solo e non si capisce che cosa vuol fare perchè, mannaggia, è sparito l’audio. Tranquilli, che ci pensa il mitico collega Micky Tursi a... far scomparire anche il video. E che ci volete fare, quello ormai si è rigassificato il cervello a furia di spararsi inalazioni a base di CO2. Fiat lux (non è un nuovo modello di utilitaria), eccoti finalmente la schermata e, ohhh, ohhh, ohhh la Nord è vuota, non ci sono gli ultràs. Ma glielo avete detto che si giocava di sera a quegli sfigati. Ah, stanno protestando perchè li diffidano sempre. Benedetti ragazzi, e voi fate i bravi piccini così nessuno vi rompe i cabasisi. Te pareva! Lo speaker raisattiano se ne esce con le statistiche: “Il Taranto non perde in casa dal 17 settembre quando fu sconfitto dalla Cavese” e vai con gli scongiuri. Al dodicesimo del primo tempo il collega raschillino Raschillà si mette sciarpa, giaccone e se ne va. Vualà e la rima eccola qua. “Cammarata tira ma non trova la porta”: fermi tutti, nessuno si muova e abbandoni lo stadio. Chi ha preso la porta la restituisca immediatamente perchè nel frattempo Catania se l’avesse trovata al suo posto avrebbe insaccato il pallone nella rezza e invece l’ha ciccato clamorosamente. E goooolllllll, eurogoooolllll di Fabrizio Ca-mma-ra-ta e tutt’Italia può sentire il buon Ciccio Piepoli che lancia il tifo dei tifosi dagli altoparlanti del mitico, straordinario e, soprattutto, illuminato stadio Iacovone. Oh, in redazione avesse esultato uno che fosse uno. Gianni Svaldi sta mandando in fumo il cervello con l’amletico quesito: “Si chiama circolo Vaccarella o masseria La Vaccarella o La Masseria La Vaccarella”; il Tursi che scrive degli architetti che ti voglio architettare una città nuova di zecca; il direttore che emerge dalla stanza per chiedere: “Ma che sta facendo il Taranto?”. Direttore, direttore e che si fanno queste domande. Deflorio entra ed esce tra le linee intermedie perchè i “maggici rossobleau” sono schierati in mezzo al campo con due mediani incontristi come Cejas e De Liguori con Catania e Zito sulle ali. Che descrizione tattica. Quasi quasi mi metto a fare il commentatore tivvù. Però, che nostalgia della Tribuna Vip. Ma contro la Juve Stabia io ci torno, e come se ci torno. Intanto mò devo fare un break perchè c’è il titolo di pagina 10 che non mi convince tanto. Un attimo che lo correggo, ecco qua, chiamo in tipografia, dò l’ok, abbasso la cornetta del telefono, vado al cesso perchè c’ho due gocce da fare, una sciacquata alle mani, ed eccomi di nuovo di fronte alla tivvù. Qualcuno può spiegare al commentatore Rai, che manco mi ricordo più come si chiama, che a giocare è il Taranto e non il Foggia come sta dicendo da dieci minuti a questa parte? Gol, pareggio di Fragiello, di spalle alla porta. Un po’ a culo, sì siamo di parte.... goooooolllllll, doppio Cammarata... e goooolllll, Vincenzino De-Liguori... e gol. Questa volta Barasso s’è fatto uccellare da Visone. Niente paura, ci pensa Ambrosi su rigore, del resto in tribuna c’era Robertino e quando c’è lui Ambrosi segna sempre. Che serata, mamma mia. Mah, mettiamo il punto e andiamo a fare i controlli di Nera, che siamo pure di turno. di Pierpaolo D’Auria23 gennaio 2007

Taranto aggancia il terzo posto
Samb ko. Cammarata-doppietta: «Mai pensato di andar via»

Non ci sono dichiarazioni di Aldo Papagni al termine della gara vinta con la Sambenedettese. Il tecnico rossoblù ha accusato un lieve malore dopo essere rientrato negli spogliatoi ed ha subito abbandonato lo "Iacovone". Tocca al presidente Blasi, allora, esprimente tutta la soddisfazione per un successo che mancava da più di un mese. «Non è stata una gara facile - ha esordito il massimo dirigente di Via Umbria -, ma ho apprezzato la voglia della squadra di conquistare l’intera posta. A differenza delle ultime due partite (Avellino e Ravenna, ndr) siamo stati più cinici». In calce al successo contro la compagine marchigiana c'è la prima doppietta siglata da Fabrizio Cammarata con la casacca del Taranto. «E' un ottimo calciatore, ho sempre avuto fiducia nelle sue qualità. Ha un passato importante e mi auguro che dopo questa giornata possa risultare ancora decisivo. Il mercato? Interverremo in maniera oculata, rinforzando quei reparti in cui si sono registrate alcune partenze». E' il direttore sportivo Luca Evangelisti a parlare in rappresentanza dell’area tecnica. «Era un match molto difficile, abbiamo affrontato una delle compagini più in forma. La Sambenedettese, diversamente da noi, non aveva l’assillo del risultato. Abbiamo conquistato tre punti importantissimi che ci consentono di prepararci con maggiore tranquillità in vista del difficilissimo impegno di Cava dè Tirreni». Il dirigente ciociaro è al lavoro, intanto, per rinforzare l’organico (finora un solo arrivo a fronte di quattro partenze). «Oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo ritrovato Cammarata. E' un attaccante di grande valore, rappresenta il vero rinforzo di questa sessione del calciomercato. Il nostro reparto offensivo è tra i migliori del girone. Nuovi acquisti? Ci saranno, c'è una situazione di emergenza che va risolta al più presto». E' l'uomo del giorno. Fabrizio Cammarata ha sfruttato nel migliore dei modi l’occasione concessagli da Papagni. «Sono contentissimo per me e per i miei compagni - ha dichiarato il centravanti siciliano -. Non giocavo in casa da più di due mesi e non nascondo la grande soddisfazione che ho provato festeggiando le due reti. Sono rimasto tranquillo: non ho mai pensato di andare via perchè la società mi ha sempre fatto sentire la fiducia». di Fabio Di Todaro23 gennaio 2007

Crocetti è vicino
L’annuncio del presidente. Rinforzi in arrivo

Il mercato del Taranto stenta a regalare novità, ma il presidente Blasi ha parlato delle trattative in corso domenica pomeriggio, intervenendo ad una trasmissione sportiva locale. Il patron rossoblù ha annunciato l’arrivo di tre nuovi giocatori con le giuste motivazioni, due centrocampisti, di cui uno esterno, e una punta. Secondo quanto dichiarato il centrocampista centrale arriverà dalla B o dalla C1, mentre per l’attaccante bisognerà attendere gli ultimi giorni del mercato di riparazione. Ma la realtà racconta altro. Infatti sembra tutto pronto per l’annuncio del 23enne Lorenzo Crocetti, punta del Pergocrema, a cui il Taranto avrebbe offerto un allettante triennale. Radio mercato dà l’operazione per conclusa, anche perchè il Taranto ha già girato alla società lombarda Longobardi prelevato dalla Nuorese nei giorni scorsi. Crocetti, richiesto con insistenza anche da Grosseto e Ancona, si è messo in evidenza a Pergocrema nel corso della passata stagione, condita da 16 reti, mentre quest’anno ha segnato col contagocce (solo 3 gol). L’annuncio dell’arrivo di Crocetti (non convocato domenica dal tecnico del Pergocrema) potrebbe essere dato in giornata. In uscita è vicina la cessione di Pasca, ambito da Nocerina, Juve Stabia e Potenza. Per il centrocampo resiste sempre la candidatura del giovane Carcione, nonostante le resistenze del presidente del Cassino. Ma nel contempo il diesse Evangelisti avrebbe sondato la disponibilità di un elemento di maggiore esperienza. Il nome, ovviamente, è top secret. Come esterno, invece, si segue sempre Carboni del Monza. Infine una notizia. L’attaccante della Samb Morante è sul punto di firmare col Frosinone. Al club marchigiano in cambio Mastronunzio e conguaglio. di Enrico Sorace23 gennaio 2007

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