Taranto, bella sconfitta Non sembri contraddittorio: è una bella sconfitta. Vale i playoff, ovvero ciò che il Taranto si augurava di trovare in fondo alla domenica. Giusto, quindi, che si arrivi con le braccia alzate sotto lo striscione del traguardo, anche se a vincere è il Foggia. Giusti i sorrisi e gli abbracci, persino le speranze che vanno già oltre. E’ un filo logico che unisce le parole di inizio stagione e il raccolto finale, il progetto e la realizzazione, la scommessa e l’incasso: il Taranto è, matematicamente, al tavolo delle grandi del campionato, nel circolo ristretto di chi potrà giocarsi la B. Per meriti veri e indiscutibili qualità morali, per la capacità di resistere a tutto semplicemente armandosi di calcio. Doti che resistono alla sconfitta e che, addirittura, nel derby lasciato al Foggia trovano il modo di rafforzarsi. Non può, quindi, esserci un dibattito intorno a un risultato che non serviva più. Generato dall’ultimo assalto avversario a una partita giocata quasi sempre alla pari e, soprattutto, con un orecchio teso altrove. Al Taranto bastava poco ed è sufficiente un po’ meno. Ma quello che il gruppo di Papagni fa, in una partita dalle ambizioni dimezzate, supera il necessario: è una prova di maturità e solidità, un richiamo all’anima, un messaggio di orgoglio e compattezza. Il Taranto gioca da squadra, mantenendo lo stesso vestito (4-2-3-1) anche con troppi titolari fuori (De Liguori, Colombini, Caccavale, Cammarata e, all’ultimo momento, anche Barasso, dolorante a una spalla). Mostra, cioè, di aver imparato tutto e di aver conservato parole da spendere nelle gare decisive. Lascia intravedere anche forza inespressa e, soprattutto, esprimibile. E poi fiato, carattere, estro. Perché il Foggia, attorniato solo da gente fedele (trasferta vietata per i tarantini), ha più bisogno e più ragioni per vincere. Ha qualità e forza d’urto, ma non vita facile. Sembra, cioè, che la partita la decida il Taranto anche quando la palla è degli avversari. Lascia fare, sapendo di poter domare il gioco selvaggio altrui: mantiene immutata la distanza tra le linee, rendendo così agevole ogni disimpegno, anche in spazi piccoli. Spegne le fonti del Foggia dopo i primi lampi: Cejas tiene Pecchia quasi sempre lontano dal cuore della partita, Panini prima soffre Salgado poi lo controlla posizionandosi un passo più avanti. La controproposta, quando si attacca, è una manovra semplice e efficace, ritagliata addosso a chi sta meglio di tutti. Su Cejas, cioè, argine e geometra al tempo stesso e su Toledo, autentica tempesta di invenzioni. Non c’è un sistema in grado di contenere il brasiliano, nemmeno la gabbia di D’Adderio. I compiti sono chiari: mai uno contro uno contro Toledo, sempre Ingrosso di fronte e Shala in raddoppio. Inutile: il tarantino potrebbe essere devastante se solo servisse fare qualcosa in più. Ma si accontenta di mostrare il suo talento e la possibilità di incidere su una partita che, tutto sommato, non lo consiglia. Ma il Taranto, in fase di distensione, è comunque lui: basta un’accelerazione per bruciare Ingrosso e andare al cross, provocando quasi l’autogol di Moi che, invece, ripara (6’) fortunosamente in angolo. Prima occasione della porzione di gara più combattuta: quella in cui il Foggia ha foga composta e il Taranto ordine e manovra studiata. Deflorio e Mancini fanno sempre movimenti opposti (uno sale, l’altro taglia nello spazio) senza dare punti di riferimento, ma senza nemmeno diventare un pericolo: sembrano in esercitazione continua, senza diventare mai di troppo rispetto alla partita. Il Foggia ha calci piazzati da sfruttare: Pecchia tira su punizione (13’, bel volo di Faraon), Princivalli spedisce sulla testa di Salgado un corner (16’, fuori). Il Taranto, invece, ha qualità da esibire: ci sono sprazzi di un calcio godibile, palloni giocati in rapidità, qualche tiro da appuntare (22’, Deflorio fuori di destro su punizione di Pastore) e anche contromosse per non lasciare al Foggia l’idea di poter primeggiare. Zito, ad esempio, fa due passi indietro per non lasciare solo a Prosperi il compito di contenere la spinta di D’Alterio e Colombaretti. E il gruppo non perde mai l’attenzione, trovandosi sistematicamente pronto a intercettare l’errore dell’avversario. L’estro di Toledo irrita i foggiani che nell’intervallo cercano lo scontro (Marruocco si avventa prima di imboccare il tunnel) e nella ripresa tremano quando (3’) sfugge con destrezza e forza dalla guardia ruvida di due difensori, armando il sinistro di Deflorio (fuori). Emozione tiepida di una ripresa di calcoli: il ritmo cala, Papagni lancia comunque un messaggio di continuità tattica tenendo fermo il modulo anche quando cambiano giocatori (dentro Mattioli, Monticciolo e Mortari) e caratteristiche. L’orgoglio del Foggia, solleticato da un sommarsi di mugugni, porta a dieci minuti di assalto prima che il derby si chiuda: Faraon si oppone con bravura a Pecchia (36’, colpo di testa parato d’istinto) e a Salgado (49’), deviando in angolo in uscita un tiro dell’isolato cileno. E’ il corner che decide: batte Princivalli, colpisce Ignoffo. Foggia urla. Taranto, non sembri strano, pure. Fatti i calcoli eviterebbe la Cavese in semifinale. A nessuno dispiace. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga FARAON - Gioca senza preavviso e si trova a esordire in C1 in una partita per niente facile. La risposta è ottima: istinto e atletismo, prontezza e carattere. Para con la faccia tosta di un vecchio marpione e con la freschezza di una giovane promessa: 7
In due a braccetto nei playoff Mai fidarsi delle apparenze. Quando tutto sembrava filasse dritto verso lo 0-0, che accontentava più il Taranto che il Foggia, ecco materializzarsi la beffa (per gli jonici). Foggia-Taranto, un derby che sigilla comunque la presenza delle due squadre pugliesi ai playoff con una giornata di anticipo sulla conclusione del campionato, va raccontata dalla fine: siamo agli ultimi rintocchi del recupero, secondi che non passano mai sotto la cappa di calore dello Zaccheria (meteo ed umana); dalla bandierina batte Salgado e nel mucchio svetta la testa di Ignoffo (ieri al rientro dopo l’infortunio) che colpisce quanto basta per scaraventare la sfera nell’angolo dove il povero Faraon (tra i migliori in campo) non può davvero arrivarci. E’ il gol che decide la partita. Un episodio, certo, soprattutto per quello che le due squadre non hanno fatto vedere per gran parte della ripresa, ma un episodio che potrebbe essere decisivo nella graduatoria degli spareggi con il Foggia ora favorito a conquistare il quarto posto ed il Taranto in ritardo di tre lunghezze. E’ stata partita vera solo nel primo tempo. Le due squadre non si sono risparmiate. Tambureggiante e più motivato il Foggia, bene organizzato e tatticamente perfetto il Taranto nonostante il lungo elenco di squalificati e infortunati. D’Adderio mischia la carte e a sorpresa schiera dall’inizio Ingrosso come esterno e Princivalli a centrocampo al posto dello squalificato Cardinale. Non c’è Zanetti, infortunato. Per il Taranto, costretto a giocare senza il supporto dei tifosi organizzati (ma la gara non era vietata ai tarantini), la partita inizia in salita con il portiere Barasso che si infortuna durante il riscaldamento. Al suo posto Faraon, il secondo portiere, che farà un figurone. Papagni rinuncia anche a Cammarata, oltre agli squalificati Colombini, Caccavale e De Liguori. Nonostante queste assenze, decisamente pesanti, la squadra jonica si disimpegna molto bene. Contiene la pressione del Foggia, in particolare nella prima frazione, e riparte con una certa disinvoltura grazie anche alla giornata di grazia di Toledo. Non meno bello il Foggia che, nei primi minuti, spinge sull’acceleratore ed acquisisce una supremazia territoriale senza però impensierire più di tanto la retroguardia jonica. Piuttosto, un brivido lo procura il Taranto, con la complicità di Moi, che sfiora l’autogol su incursione di Toledo. Si gioca molto a centrocampo, ma senza affondare più di tanto. I padroni di casa cercano le soluzioni sui calci piazzati (Princivalli e Pecchia) ma Faraon non si fa sorprendere. Ripresa con il Taranto che prende l’iniziativa senza la cattiveria per far male. Toledo affonda come una lama bollente nel burro, ma non si fa apprezzare nelle conclusioni. Il Foggia sbanda parecchio, dagli spalti qualche fischio di disapprovazione per il non gioco. I due allenatori cambiano parecchio, ma di occasioni neanche l’ombra. Tuttavia la partita ritorna tale nell’ultima frazione. Il Foggia, trascinato da Pecchia, riprende il governo delle operazioni. Proprio il capitano impegna in una parata salva risultato Faraon (35’). Il Taranto fa girare i minuti, al 45’ Mancini non approfitta di un’uscita a vuoto di Marruocco. Decisivi i secondi finali: al 48’ Faraon salva da campione su conclusione ravvicinata di Salgado e sugli sviluppi dell’angolo il Foggia fa gol. E’ l’episodio che decide la partita. Il pareggio, per quel che si era visto in campo, sarebbe stato più giusto. Ma guai a fidarsi delle apparenze. di Filippo Santigliano
Toledo, colpi di follia,
Salgado, astuzia Non è una previsione. Né ha la pretesa di essere un pronostico. È una strana sensazione. Forte, però: quella di aver visto la finale. Non tutta. Non completamente. Non sino in fondo. Solo un spicchio, un assaggio, un anticipo. Sì, il derby, alla fine, ma soprattutto all’inizio, irradia questo presentimento lungo. Una specie di ombra tecnica che segue gli uomini e rinfresca la partita. Due squadre degne, intanto. E poi il resto. Tutto il resto: l’attesa, l’umore, le tensioni, l’orgoglio, le esuberanze, l’atmosfera. Con un’unica, evidente, mancanza: quella curva nord vuota, priva cioè di tifosi tarantini. Lo "Zaccheria" ha un’acustica impressionante che raddoppia il boato della folla. Ma il vuoto della nord, quella totale assenza di vibrazioni, non si può raddoppiare. Il vuoto rimbalza il vuoto. E nemmeno occorre spiegare perché. Non c’è una storia più potente delle altre in questo derby
Le pagelle di Lorenzo D'Alò FARAON 7 - Esordio in campionato. Due interventi di puro istinto. Nessun senso di smarrimento.
Persa l’imbattibilità dopo 97 giorni Il Taranto “cade” a Foggia dopo 97 giorni d’imbattibilità. L’ultimo k.o. dei rossoblù risaliva al 29 gennaio scorso: 0-2 in trasferta contro la Cavese. Dopo la sconfitta contro i campani la formazione di Papagni inanellava 12 risultati utili con 6 vittorie e 6 pareggi. In soli otto giorni il Taranto chiude altre due “strisce”: domenica scorsa battendo l’Ancona, ha centrato un successo interno dopo 5 pari di fila, mentre la sconfitta contro il Foggia giunge dopo 4 vittorie consecutive fuori casa.
Blasi: «Missione compiuta» Lo stellone di Papagni ci regala l’ultimo paradosso. Una sconfitta che fa morale come avrebbe detto il vecchio telecronista colto da uno dei suoi lapsus. Capitombolo a Foggia, ma dentro i playoff. Matematicamente. E il Perugia? Ormai in panne, fermo ai bordi della classifica. Colpa della Cavese, diabolica come un guasto al motore. Flaiano, Longanesi, avrebbero applaudito col più scintillante e sarcastico aforisma: «Il successo è frutto di un malinteso». Uno che ha le idee chiare dal primo minuto - in barba ad ogni credenza, più massmediatica che popolare per la verità - è il presidente Blasi. Negli spogliatoi dello "Zaccheria", la sconfitta rimediata in pieno recupero si riduce ad un pleonasmo. C’è la torta, lo spumante, il bagno di gioia e di sudore: «Felice sono felice. Abbiamo raggiunto l’obiettivo d’inizio stagione». Parte un vorticoso gioco di specchi. E di parole: «Capitiamo con l’Avellino?», domanda Blasi ai cronisti in sala stampa, «bene, benissimo. Anzi, bellissimo. Ma pensiamo ai playoff e godiamoci il momento. All’Avellino ci penseremo. Quando? Da martedì, quando i ragazzi cominceranno ad allenarsi». Insomma, l’Avellino come il partner ideale di questo nuovo ballo coi lupi che saranno i playoff. Ricordate il 2002? Ricordate il sogno sfumato, la faccia trasfigurata di Christian Riganò. Allora il fattore C (stava per Catania) divenne una maledizione, un rimpianto e, negli anni a seguire, un vizio assurdo. Oggi che il fattore C sta per altro, hai visto mai che è la volta buona? «Abbiamo giocato con mezzo Taranto - prosegue Blasi - ma ho scoperto un grande portiere: Faraon. Ad Avellino giocheremo a porte chiuse. Un vantaggio? Ma se è per questo, dopo il “no” ai tifosi di Taranto, qui a Foggia, allora le porte dovrebbero essere chiuse a tutti i tifosi in trasferta. Ma pensiamo ai playoff. Certo, certo, la B è l’obiettivo. Dobbiamo raggiungerlo con l’impegno di tutti. A cominciare dai tifosi». Serafico Aldo Papagni. Sentendo già l’aria playoff si è trasformato, davanti ai microfoni, in quello che, forse, ha sempre sognato di essere. Segretamente. Un consumato leader politico pronto per l’ultima sfida. E, in fondo, i playoff questo sono: un grande ballottaggio. «Recuperiamo energie e giocatori infortunati. La sconfitta? I playoff non sono i playout, vietato essere tristi o recriminare. Alla tristezza ci pensa già questo calcio a porte chiuse o semiaperte. La partita di oggi è stata vera. E sono questi match che possono cambiare il calcio». A proposito, in tanti sperano che Taranto-Foggia sia la finale playoff. Visione o profezia? di Fulvio Colucci
Taranto, derby da playoff Il primo traguardo è ad un passo. Il Taranto, oggi, ha la possibilità di blindare matematicamente un posto nei playoff. Serve un punto, perciò basterà uscire imbattuti dal derby contro il Foggia per poter festeggiare il raggiungimento dell’obiettivo fissato la scorsa estate dal sodalizio rossoblù. Ad allentare la tensione del confronto, paradossalmente, è la classifica che vede le due squadre appaiate (56 punti) e con le stesse esigenze. Anche ai rossoneri basterà non perdere - se il Perugia non dovesse vincere contro la Cavese - per mettere al sicuro gli spareggi promozione. Taranto e Foggia, attualmente, sono le compagini più in forma tra quelle che dovrebbero disputare i playoff. Giungeranno a questo appuntamento in uno stato psico-fisico quasi ottimale. I ragazzi di Papagni sono in serie utile da dodici giornate e, con il nuovo assetto tattico (4-2-3-1), sembrano aver trovato il modulo che maggiormente si addice ai calciatori in organico. Pecchia e compagni, invece, hanno compiuto lo sprint decisivo nell’ultimo mese, conquistando quattro vittorie che hanno permesso il sorpasso ai danni del Perugia. Anche sotto l’aspetto del gioco la formazione dauna sembra aver trovato una precisa identità. D’Adderio darà ancora una volta fiducia a Mastronunzio, con il sostegno di Pecchia (colpo di mercato giunto a gennaio) e Salgado (miglior realizzatore con 12 reti). Partendo dalla certezza del 4-2-3-1, Papagni, invece, è costretto a variare gli interpreti vista le indisponibilità di Caccavale, Colombini e De Liguori (squalificati). Sarà il pacchetto arretrato a subire maggiori variazioni: a destra giocherà Panini, i due centrali saranno Cosenza e Pastore con Prosperi dirottato sull'out mancino. A centrocampo Larosa (al posto di De Liguori) affiancherà Cejas, mentre non subirà variazioni la linea degli incursori composta da Toledo, Mancini e Zito. Il terminale offensivo dovrebbe essere Deflorio, preferito a Cammarata non ancora al meglio della condizione. Sugli spalti non ci saranno i tifosi rossoblù. La decisione di precludere l’accesso ai supporters ionici è stata presa venerdi pomeriggio dal Prefetto di Foggia, Sandro Calvosa, per motivi di ordine pubblico. La gara verrà trasmessa in diretta da Rai Tre nelle province di Taranto e Foggia (telecronista Sergio Dr Nicola). Consueto appuntamento televisivo anche su Studio100 Sat che, dalle 14:50 (telecronaca affidata a Gianni Sebastio), irradierà il derby in tutta Europa. di Fabio Di Todaro
Foggia-Taranto, di tutto. Anzi, di più Profumo di playoff. Il Taranto guarda al derby di Foggia con la malcelata speranza di tagliare vittorioso il traguardo che conduce dritto agli spareggi per la B con una giornata di anticipo. Non sarà facile uscire imbattuti dallo Zaccheria perché la formazione di casa, sul proprio terreno, è veramente temibile, ma ciò nonostante il Taranto deve tentare di regalare un bel sorriso alla società prima ed alla città poi, bastonata dal grave dissesto comunale. Papagni guarda al profitto delle due formazioni durante la regular season: «Il cammino di Foggia e Taranto è stato magnifico. Inanellare finora 56 punti ciascuno è stato come compiere un’autentica impresa. A parte la considerazione che, negli scorsi campionati, con gli identici punti a quest’ora si stava festeggiando la certezza di disputare gli spareggi-promozione, c'è da fare mente locale su un altro importante dato: il Grosseto, sempre con gli stessi punti, guida indisturbato la classifica nell’altro raggruppamento che, a sentire gli addetti ai lavori, è più tecnico di questo meridionale». Il match, tuttavia, si presenta assolutamente impervio, aspro, dai toni agonistici elevati. «Non è la prima volta che dobbiamo occuparci di una gara importante. Ci siamo abituati. La squadra ha raggiunto uno standard di rendimento di buon spessore. Ci giocheremo, dunque, le nostre carte con umiltà, con concentrazione, con grande aiuto reciproco, ma anche con la consapevolezza di essere in grado di poter ottenere un risultato positivo». Classifica alla mano, ai rossoblù manca un punto per la matematica certezza di tagliare il traguardo playoff, ma il tecnico jonico, glissa l’argomento ammonendo: «È sbagliato entrare in campo con questa mentalità sparagnina. Finiremmo per condizionare il nostro rendimento. Dovremo giocare come sappiamo senza snaturarci sia dal punto di vista mentale che tecnico-tattico». Il Taranto dovrà oggi fare a meno di tre pedine importanti, i difensori Caccavale e Colombini ed il motorino di centrocampo De Liguori. «Purtroppo la situazione è questa, ma non dobbiamo recriminare più di tanto. Spiace per gli assenti, ma ho una rosa ampia e dotata di gente in grado di non far rimpiangere gli squalificati. Del resto non è la prima volta che ho dovuto fare i conti con gente infortunata o squalificata. Mi regolerò con lo stesso metro di misura anche allo Zaccheria». Papagni ha letteralmente blindato la formazione rossoblù. Il 4-2-3-1 potrebbe addirittura subire un mutamento nel più classico 4-4-2. Nel primo caso Cosenza, Panini e Larosa sostituirebbero i tre assenti. In più Cammarata, partito con la squadra, rileverebbe Deflorio. Nel secondo caso, la difesa sarebbe identica, in mezzo ci sarebbe un centrocampista in più, Larosa, ed in avanti da scegliere fra Cammarata, Deflorio, Catania. La sorpresa potrebbe essere Mattioli. di Giuseppe Dimito
Zaccheria in assoluto il campo più espugnato In 26 precedenti di campionato il Taranto si è imposto a Foggia per sette volte (10 i successi dei dauni). Le due squadre si sono incontrate 11 volte in Serie B, in 14 occasioni in Prima Divisione o serie C o C1, 1 volta in C2.
Foggia vietata per i tifosi Fumata nera. Foggia-Taranto, per i tifosi rossoblu, sarà una partita “vietata”: la riunione decisiva di ieri mattina, convocata dalla Prefettura di Foggia, ha sovvertito le (buone) previsioni della vigilia. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del capoluogo dauno ha chiuso la porta alla presenza dei supporters tarantini: la possibilità di scontri allo “Zaccheria”, dopo gli incidenti della gara di andata, è stata ritenuta troppo alta, anche in considerazione delle carenze strutturali dell’impianto. Niente Foggia, dunque, per i tarantini: anche la Questura ionica sconsiglia ai tifosi di intraprendere la trasferta perchè “sarà impedito loro l’accesso allo stadio”. La “consolazione” sarà rappresentata dalla già prevista diretta tv “terrestre” su Rai Tre Puglia, disposta dall’organo di governo e limitata alle sole province di Foggia e Taranto. Il match, come sempre avviene in occasione delle trasferte della compagine di Papagni, sarà irradiato in diretta satellitare anche da Studio 100 Sat (canale 925 della piattaforma Sky). Limitazioni anche per i supporters foggiani: in vendita saranno posti 7500 tagliandi, acquistabili anche domani mattina (fino alle 12) allo stadio e subito dopo in un bar nei pressi della tribuna.
Tifosi rossoblù, niente derby Foggia-Taranto si giocherà domani pomeriggio allo "Zaccheria" senza i tifosi rossoblù che potranno seguire il match in diretta su Rai Tre (in chiaro) oppure su Studio 100 (canale satellitare 925). La decisione è stata presa, a norma dell’art. 2 del Tulps, ieri mattina dal Prefetto dauno, Sandro Calvosa, al termine di una lunga riunione cui ha partecipato il direttore generale Vittorio Galigani. Questo il suo commento: «Ho tentato di convincere il Prefetto, ma non ci sono riuscito. Mi ha spiegato le motivazioni: i gravi incidenti avvenuti all’andata; la bandiera sottratta ai tifosi dauni; i messaggi non proprio pacifici scritti sui siti di entrambe le tifoserie. Sono amareggiato e dispiaciuto perché la squadra dovrà affrontare il difficile e duro derby senza l’aiuto dei propri sostenitori, ma non posso farci nulla. Vorrà dire che i nostri ragazzi dovranno centuplicare le energie per riuscire a ritornare a casa con un risultato utile. L’unico dato positivo è costituito dal fatto che, se malauguratamente, dovessero esserci degli incidenti, la colpa non sarà dei nostri tifosi. Capirete la mia preoccupazione. Lo Iacovone è diffidato. Rischieremmo di giocare eventualmente la semifinale dei playoff a porte chiuse oppure addirittura in campo neutro e senza tifo. Una cosa aberrante». Inutile aggiungere che la Questura foggiana predisporrà un imponente servizio d’ordine allo scopo di far rispettare al millesimo l’ordinanza del Prefetto. Sula fronte squadra non ci sono grosse novità da registrare. Colombini non si è allenato (ha la febbre), ma non è determinante perchè è squalificato unitamente a Caccavale e De Liguori. Cammarata ha girato ancora a parte al fianco di Monticciolo ed Ambrosi. Il suo recupero, dunque, è rinviato alla rifinitura di questa mattina. Papagni, ieri pomeriggio, ha provato un paio di soluzioni alternative, entrambe con il 4-4-2, nel caso la punta siciliana non dovesse farcela. La difesa dovrebbe essere quella di ieri l’altro: Barasso; Panini (Larosa), Cosenza, Pastore, Prosperi. In mezzo, i due mediani potrebbero essere Cejas e Mancini i quali potrebbero essere affiancati da Toledo e Zito. In avanti, accanto a Deflorio, potrebbe giocare uno fra Mattioli e Catania. E’ evidente che con Cammarata in campo, la formazione non si discosterebbe da quella annunciata, 4-2-3-1 compreso. Il Foggia, in casa, ha perso solo con il Perugia (1-3) il 18 marzo scorso ed ha pareggiato 5 soli incontri: Juve Stabia, Avellino, Lanciano e Ravenna all’andata (tutti per 1-1), Martina Franca (0-0) al ritorno. Allo Zaccheria ha incassato solo 9 gol: meglio hanno fatto solo Perugia e Juve Stabia con 7. di Giuseppe Dimito
Derby, porte chiuse per i tifosi rossoblu Derby “vietato” ai tifosi del Taranto. E’ questa la drastica decisione assunta dalla Prefettura di Foggia, in merito all’atteso incontro che domani vedrà
opposte le formazioni di Aldo Papagni e Fulvio D’Adderio, accomunate da identico obiettivo: conquistare il prezioso punto che sancirebbe per entrambe il
matematico accesso ai play off. Lo stadio “Pino Zaccheria” sarà dunque “chiuso” per i sostenitori ospiti: porte aperte, invece, solo per i tifosi del
Foggia,in un impianto con capienza omologata a 7.500 posti. Una delusione per il pubblico di fede tarantina e per la Società di via Umbria: al vertice in
Prefettura dauna, che si è svolto nella tarda mattinata di ieri (con inizio alle 13.00), era presente il direttore generale della Taranto Sport, Vittorio
Galigani. Molte le motivazioni che hanno indotto il Prefetto di Foggia Sandro Calvosa alla decisione dell’esclusione degli ospiti rossoblu, dall’accesa
rivalità fra le due tifoserie alle pecche dello stesso stadio “Zaccheria”, che, come si legge nell’ordinanza: “non ha conseguito il favorevole assenso
Rossoblu, oggi la rifinitura E’ stata una seduta condizionata dal forte vento, quella sostenuta ieri pomeriggio dal Taranto sul manto erboso dello Iacovone. Sono state “penalizzate”
soprattutto le esecuzioni dei calci piazzati a sfavore (il vento avrebbe potuto mutare la traiettoria): la riduzione del lavoro è stata considerata anche per
tutelare le condizioni fisiche dei calciatori ionici, in questo fresco inizio di maggio. Nonostante ciò, la squadra si è allenata a ritmo intenso,
cominciando con un tipico riscaldamento tecnico. Successivamente, sono stati provati i circuiti di rapidità, sotto la guida del preparatore atletico
Guicciardini. Aldo Papagni ha fatto disputare ai suoi uomini due mini partite a due tocchi, a campo stretto e largo, nove contro nove. Al termine della
seduta, alcuni rossoblu hanno eseguito, facoltativamente, i calci piazzati a favore dal limite. Hanno svolto lavoro differenziato Monticciolo, Ambrosi e
Cammarata. Il mediano, che sembrava pronto al rientro (si prospetta la panchina, per lui), ha terminato in anticipo il test ufficiale di giovedì a causa di
Rebus centravanti Qualche casella è da mettere a posto, altre sembrano collocate nel punto esatto. In previsione del derby di Foggia qualche interrogativo, però, resta. Il Taranto che giocherà allo “Zaccheria” sarà forzatamente diverso da quello vincente nella sfida contro l’Ancona. L’imposizione è giunta dopo le decisioni del giudice sportivo che ha, di colpo, estromesso dalle opzioni possibili elementi come Caccavale, Colombini e De Liguori. Ma più che nei settori di difesa e centrocampo, le attenzioni sono rivolte al ruolo di centravanti. Fabrizio Cammarata ieri non ha partecipato alla sgambatura contro gli “Allievi”. Solo corsa leggera per l’attaccante che oggi dovrebbe rientrare nei ranghi. C’è da capire se l’allenamento odierno e la rifinitura di domani gli possano consentire un pieno recupero, in modo da fargli impossessare nuovamente della maglia numero 9. Il giocatore è rimasto quasi una settimana fermo e questo è un dato di cui tenere conto. Considerando che il 4-2-3-1 è ormai lo schema individuato per questo finale di campionato, si potrebbe così proseguire con l’impiego di Andrea Deflorio punto di riferimento centrale come domenica scorsa. E qui ci fermiamo, perchè le alternative si esauriscono. Ambrosi, infatti, è rimasto completamente fermo vittima del solito malanno al polpaccio. L’ecografia ha scongiurato qualsiasi tipo di lesione, ma lo staff medico ha preferito concedergli una giornata di riposo. Nel test di ieri contro i ragazzi allenati da Passariello, Papagni ha schierato quella che presumibilmente dovrebbe essere la formazione titolare. Nella seconda frazione (i due tempi sono durati complessivamente ottanta minuti) la linea difensiva era composta da Panini e Prosperi sulle fasce con Cosenza e Pastore in mezzo. Soluzione leggermente modificata dall’assetto che, successivamente, ha previsto Panini sulla corsia sinistra e Prosperi confermato nella posizione centrale. La prima, però, appare la soluzione più prevedibile. A centrocampo, considerando la squalifica di De Liguori e il ritardo di condizione di Monticciolo (è uscito precauzionalmente per un indurimento muscolare), la coppia di mediani è presto fatta. Cejas e Larosa costituiranno lo schermo difensivo. In avanti poche novità: il tridente di incursori formato da Zito, Mancini e Toledo agirà dietro la prima punta che, come detto rimane un nodo da sciogliere. Dieci le reti messe a segno con doppiette di Zito (particolarmente brillante), Catania e Colombini. di Luigi Carrieri
Il dubbio è Cammarata Ha pochi veli la formazione rossoblù che dopodomani affronterà allo "Zaccheria" il derby di Foggia. Praticamente Papagni ha un solo dubbio. Riguarda l’utilizzazione di Cammarata come terminale offensivo nell’oramai collaudato 4-2-3-1. Il siciliano, ieri, ha girato a parte (ha sostenuto soltanto una corsa leggera), ma a titolo precauzionale. Se non risentirà del fastidio al polpaccio che gli ha impedito di allenarsi nei primi giorni della settimana, scenderà regolarmente in campo; caso contrario il suo posto sarà preso da Deflorio così come è accaduto domenica scorsa contro l’Ancona. Assegnate le maglie dei tre squalificati, Caccavale, Colombini e De Liguori. Il centrale difensivo sarà sostituito da Cosenza (farà il suo rientro) il quale farà coppia con Pastore in mezzo alla linea difensiva. L’esterno sinistro basso sarà Prosperi, mentre sul lato destro giocherà Panini. In mezzo, accanto a Cejas, agirà Larosa, che avrà gli stessi compiti di De Liguori. In sintesi la formazione anti-Foggia dovrebbe essere la seguente: Barasso; Panini, Cosenza, Pastore, Prosperi; Cejas e Larosa; Toledo, Mancini, Zito; Cammarata o Deflorio. Solita pioggia di reti nel corso della partitella infrasettimanale disputata contro gli Allievi durata in tutto 79'. Nel primo tempo sono scesi in campo Faraon, Mortari, Castroni, Caccavale, Bottalico; Monticciolo, De Liguori; Catania, Mattioli, Colombini; Prosperi. Bottalico è un ragazzo dell’89 in prova. Proviene da una formazione di Seconda categoria di Putignano. Per la cronaca, segnati 5 gol: doppiette di Catania e Colombini, Mattioli. Dopo 29' Monticciolo ha lasciato precauzionalmente il campo anzitempo per via di un leggero risentimento alla coscia stirata. Nella ripresa Papagni ha mandato in campo i seguenti uomini: Maraglino, Panini, Cosenza, Pastore, Prosperi; Cejas, Larosa; Toledo, Mancini, Zito; Deflorio. Altre 5 le reti messe a segno: Zito (due), Cejas su rigore (calciato benissimo), Mancini (ha colpito anche una traversa), Cosenza. E’ rimasto in borghese Ambrosi, ma anche lui a titolo precauzionale (indolenzimento ad un polpaccio). La squadra è parsa abbastanza tonica e vogliosa di ben figurare domenica a Foggia. La partita non si presenta per nulla facile, ma Pastore e compagni dovranno far di tutto pur di blindare i playoff sin da dopodomani. I dauni stanno attraversando un buon momento di forma. Vorranno acciuffare i tre punti per puntare al terzo posto nel caso la Cavese dovesse totalmente inciampare a Perugia. di Giuseppe Dimito
Papagni: “A Foggia senza fare calcoli” Cresce l’atmosfera del derby in terra dauna, per il Taranto di Aldo Papagni, che ieri pomeriggio ha rodato schemi ed alternative in vista della gara che potrebbe sancire l’accesso aritmetico ai play off, sia per i rossoblu che per i satanelli di Fulvio D’Adderio. Mister Papagni dovrà ridisegnare il comparto difensivo, complici le assenze per squalifica di Caccavale e di Colombini, così come dovrà sciogliere il dubbio in mediana, per quel che concerne il sostituto di De Liguori, anch’egli appiedato per un turno dal giudice sportivo. Monticciolo, pronto al rientro, ha avuto un leggero indolenzimento che lo ha costretto ad abbandonare la partitella: una decisione precauzionale, visto che il toscano soffriva del fastidio dalla ripresa della preparazione. Saranno valutate oggi le condizioni di Ambrosi, che non ha partecipato al test: “L’esito del’ecografia è stato negativo- ha precisato Papagni- Non ci dovrebbero essere problemi. Gli è stata concessa una giornata di riposo”. L’attaccante di Fiuggi dovrebbe riprendere oggi stesso, nonostante il riacutizzarsi del dolore al polpaccio sinistro. In dubbio anche Cammarata: “Ha fatto solo una corsa leggera. Ha comunque cominciato ad allenarsi: speriamo di poterlo impiegare”. Il pensiero alla trasferta di Foggia, penultimo impegno della stagione regolare, è immediato: “Sarà una bella partita- esordisce il tecnico ionico- Mette di fronte due squadre che meritatamente hanno totalizzato 56 punti, un bottino veramente importante. sarebbero entrambe al primo posto nel girone A. Taranto e Foggia possiedono numeri interessanti: fa piacere riconoscere che due formazioni pugliesi si stanno giocando chance importanti per l’ascesa in serie B”. Aldo Papagni focalizza il leit motiv del derby di domenica allo Zaccheria: “Matematicamente, abbiamo bisogno di un punto per raggiungere l’obiettivo fondamentale per noi, per la città, per la squadra, per quello che ha profuso, per i momenti di difficoltà che ha dovuto superare- spiega- Crediamo di essere nelle condizioni per andare a disputare una partita viva, una gara che il Taranto ha la consapevolezza di poter affrontare nelle migliori condizioni, aldilà delle assenze”. “Altre volte abbiamo mostrato di che pasta è fatto questo gruppo- sorride il tecnico di Bisceglie- Di qualità e quantità. Soprattutto possiede una grande anima”. Il fatidico punto- play off occorre sia al Taranto che alla compagine dauna: “Rappresenta solo un’ulteriore consapevolezza nelle nostre possibilità- annuncia Papagni- Nel senso che, a due partite dalla fine, trovarci in questa situazione non era stato preventivato”. “E’ un’energia supplementare, però non deve essere considerato come un “motivo di deconcentrazione” o di rilassamento- ammonisce mister Papagni- perchè non ce lo possiamo permettere. Andremo a Foggia a giocare la nostra partita come al solito, senza fare nessun calcolo, ma “calcolando” soprattutto la forza di una squadra, il Taranto, capace di racimolare 56 punti in classifica”. L’allenatore rossoblu descrive i prossimi avversari, battuti all’andata con un sonoro 2-0 (reti di Toledo e Deflorio), quando in panchina c’era Stefano Cuoghi e si attraversava un periodo critico: “Aldilà dei cambi che sono avvenuti, delle integrazioni di gennaio- dichiara- tutti sappiamo che il Foggia, unitamente all’Avellino ed al Perugia, vanta un organico completo ed importante. I dauni vogliono accedere ai play off, ma puntavano alla promozione diretta: questo fa comprendere il tipo di forza insita nel gruppo”. Sfumature tecnico-tattiche mutate, rispetto al girone d’andata: “Ultimamente, con D’Adderio in panchina, il Foggia ha cambiato modo di giocare- spiega Papagni- con il trequartista e le due punte, con una squadra votata al gioco offensivo. A maggiore ragione bisogna comprendere che avremo di fronte una delle formazioni più in forma del campionato, che ha vinto tre partite consecutive, conquistando anche la Coppa Italia di serie C. Di contro, però, troverà una squadra che ha collezionato dodici risultati utili consecutivi”. “Ci sono presupposti per fare bene- ha precisato il trainer ionico- Da pugliese, mi auguro che sia una festa di sport, di gioco, di spettacolo e di crescita per il nostro calcio”. La Cavese rischia una penalizzazione (chiesta dalla Ternana, ndr) ed è attesa dal Perugia, deluso e quasi fuori dai giochi: si può sognare il terzo posto? “Penso ai play off- Aldo Papagni va cauto- Il raggiungimento di tale obiettivo mi suggerisce di non pensare ad altro. Molte altre squadre vorrebbero essere domenica nelle condizioni del Taranto o del Foggia, non lo sono. Giochiamoci le chance di approdare agli spareggi promozione con grande umiltà, determinazione, concentrazione”. I recenti segnali sono più che confortanti, profumano di rinato entusiasmo: “La forza di un gruppo deve risiedere nella capacità di rimanere sempre in equlibrio, senza lasciarsi sorprendere dagli eccessi di euforia o di depressione- catechizza Papagni-In sei mesi dello scorso anno e nove di questo, io ho ricevuto moti “segnali” positivi da questa squadra. Per un tecnico è fondamentale constatare il carattere dei calciatori, che non mollano anche di fronte alle situazioni più disparate e disperate, come, per esempio, quella del pari al 92’ della Juve Stabia”. La bontà del collettivo saprà sopperire alle assenze di tre pedine importanti come Caccavale, Colombini e De Liguori: “E’ consequenziale a quanto affermato- sorride- Si tratta di segnali confortanti: abbiamo trascorso momenti davvero brutti, in passato”. Vista la vittoria rocambolesca sull’Ancona, si può parlare di periodo propizio: “Possiamo considerarlo anche così- ammicca il tecnico rossoblu- A Martina o Salerno, però, abbiamo vinto senza l’episodio cardine. Col Perugia meritavamo di più del pareggio, col Teramo maggior fortuna. Talvolta “l’episodio” ti premia, talvolta no, ma non nasce da energie e situazioni occulte. La forza di un gruppo è la costanza nel credere nelle proprie possibilità, anche quando il vento spira al contrario”. L’anno scorso, in C2, la matematica certezza dei play off arrivò alla penultima giornata: “Col Rieti in casa- Papagni sorride al ricordo- Non ci aspettavano di avere la bontà della ripetizione di certi risultati in un campionatoi superiore! E’ un’opportunità importantissima: dobbiamo fare un ulteriore sacrificio”. Preoccupato il dato inerente il parco attaccanti, anche in vista degli spareggi? “Nel mio modo di concepire il calcio, dico che abbiamo anche Catania, Mattioli, Zito e Toledo inclusi per l’attacco- spiega- Posso adattarli come centrocampisti esterni. Non sono preoccupato, se non perchè mancano delle condizioni migliori giocatori di tale levatura come Cammarata ed Ambrosi”. Il 4-2-3-1 viene incontro alle esigenze: “Proviamo queste soluzioni, ma possiamo anche mutarlo. Valuterò le prestazioni dei calciatori. La preoccupazione porta ansia, bisogna essere occupati a cercare alternative”. Chiosa sulla difesa, che Papagni ha già in mente: “Abbiamo la possibilità di variare la posizione di Panini, secondo le difficoltà o le situazioni favorevoli della partita. In linea di massima, è preferibile Panini a destra, Prosperi come terzino sinistro”. di Alessandra Carpino
Partitella, Zito in forma smagliante: doppietta Il Taranto ha disputato ieri pomeriggio il tradizionale test di metà settimana contro la formazione giovanile degli Allievi. Dieci le reti complessive segnate dalla prima squadra, ripartite equamente nei due tempi di gioco, di 40’ e 39’. Non hanno partecipato alle prove ufficiali anti-Foggia soltanto i due attaccanti Fabrizio Cammarata e sandro Ambrosi: il primo ha girato a parte, svolgendo una corsa leggera lungo il perimetro del campo, il tutto a scopo precauzionale per la contusione che lo ha bloccato alla vigilia della gara con l’Ancona. Ambrosi, invece, ha avvertito un riacutizzarsi del problema al polpaccio sinistro, ed è rimasto in borghese, totalmente a riposo nonostante l’esito confortante dell’ecografia. Aldo Papagni ha sistemato le formazioni di entrambi i tempi secondo il modulo 4-2-3-1, con particolare attenzione al reparto difensivo, penalizzato dalle assenze per squalifica di Caccavale e Colombini (per la prima volta, in questo torneo). Non ci sarà anche l’appiedato De Liguori. Nel primo tempo, per la Prima Squadra, Faraon è stato schierato fra i pali, Mortari a destra della difesa, Castroni e Caccavale al centro, Bottalico, un giovane classe ‘89, prestato da una formazione di seconda categoria di Putignano, nel ruolo di terzino sinistro. I due mediani sono stati Monticciolo e De Liguori, mentre Catania e Colombini hanno agito da esterni alti a destra e sinistra, con Mattioli centrale a supporto di Prosperi in atipica posizione di prima punta.Barasso era in porta per gli Allievi. Catania ha aperto le marcature, infilando il portiere di Pompei, dopo un taglio in area preciso di Mattioli. Gli esterni sono apparsi molto mobili, nell’invertirsi e nel convergere; lo stesso Prosperi, più volte al tiro, si è spesso collocato in linea con i trequartisti. Prosperi ha provato, infatti, un diagonale dalla sinistra, rimpallato in angolo: Monticciolo ha servito dalla bandierina per la testa di Catania, ma Barasso ha alzato nuovamente la sfera in corner. Il mediano toscano ha poi crossato per il colpo di testa ancora di Prosperi, terminato a lato. Mattioli ha provato il diagonale a mezz’aria, parato da Barasso. Poi l’esterno di Aversa ha realizzato il 2-0, dopo una bella percussione con dribbling sul versante sinistro. Catania ha sancito la doppietta per il 3-0, con un sinistro a rientrare. Colombini è stato autore del 4 e del 5-0: nel primo caso, ha appoggiato in rete dopo un lancio di De Liguori; nel secondo, ha sfruttato in posizione centrale un passaggio in diagonale di Prosperi. Ha anche colpito un palo. Da segnalare l’uscita dal campo alla mezz’ora circa di Monticciolo, vittima di un risentimento al muscolo colpito dallo strappo. Nella ripresa, la Prima Squadra è scesa in campo con il baby Maraglino fra i pali ed un reparto difensivo che potrebbe essere proposto a Foggia: Panini nel ruolo di terzino destro, Cosenza riportato al suo originario ruolo di centrale, a far coppia con Pastore; Prosperi proposto anche lui nella posizione naturale di terzino sinistro. In mediana, a scudo della stessa difesa, sono stati schierati Cejas e Larosa, mentre poche sono le novità sugli esterni, con Toledo a destra, Zito a sinistra, Mancini centrale, con compito di rifinitore a supporto dell’unica punta Deflorio. Fra gli Allievi, presenti Faraon, Castroni, Mattioli, Catania. Cejas ha segnato su rigore il sesto goal. Antonio Zito ha confermato il suo momento magico, manifestando uno stato di forma smagliante: non solo tentativi dal versante di pertinenza, ma anche ghiotti suggerimenti per i compagni, dinamismo senza sosta e due reti di pregevole fattura. Il 7-0 è opera dell’esterno partenopeo, che in velocità dalla sinistra ha spedito in rete un pallone messo in mezzo da Toledo dalla parte opposta. In precedenza, Zito aveva provato a calibrare dal vertice mancino dell’area un tiro al volo, terminato fuori. Bello l’assist a favore di capitan Deflorio, che ha sprecato fuori misura, all’altezza della lunetta. Si è distinto anche Mancini, che ha colpito in pieno la traversa, dopo una girata al volo di destro. Antonio Zito, autore di un elegante movimento, con stop dalla sinistra, ha sancito l’8-0 e la personale doppietta grazie ad un rasoterra diagonale che si è insinuato nell’angolo opposto. La squadra ha mostrato una manovra collettiva apprezzabile. Per gli Allievi, insidiosa la conclusuione a fil di palo di Mattioli, partito in solitudine ed accentratosi. Zito ha continuato il suo show con un’interessante incursione e passaggio dalla sinistra per Deflorio arretrato: il suo colpo di tacco favorisce Mancini, che colpisce il palo basso. C’è gloria anche per il fantasista romano: un suo colpo di testa, su cross di Panini disceso sulla destra, sancisce il 9-0. L’ultima marcatura è appannaggio di Cosenza, che non si fa cogliere impreparato di testa su esecuzione di un calcio d’angolo. di Alessandra Carpino
«Voglio un punto, anzi tre»
Difende e fa gol. Cosa si vuole di più da Fabio Prosperi? Giocatore in parabola ascendente costante. Il Taranto sta per tagliare il traguardo auspicato. La parola playoff dovrebbe far venire in mente al difensore abruzzese molte cose. Prosperi è diventato indispensabile nelle gare che hanno sancito la promozione in C1 dei rossoblu. Dopo una stagione vissuta da titolare (25 presenze), il giocatore pescarese ha tutta l’intenzione di rivivere il brivido degli spareggi. Occorre, però, completare il cammino. Lo si è detto, basta appena un punto. Il Taranto rischia di essere imprigionato in opposte sensazioni. Il punto che manca stimola maggiore carica o genera rilassatezza? «Direi tutte e due - dice Prosperi - Devo ammettere che la tranquillità l’abbiamo sempre palesata. Sappiamo che l’obiettivo è ad un passo, ma non c’è questo accanimento nel raggiungerlo. Dobbiamo compiere un passo alla volta». Il difensore evidenzia una caratteristica che emerge in qualsiasi dichiarazioni dei giocatori rossoblu: lo spirito competitivo di questa rosa che non si è mai fatta piegare dagli avvenimenti esterni e che ha sempre espresso sul campo le potenzialità di cui dispone. «Questo è l’aspetto che mi ha sempre dato ottimismo - dice - Sappiamo di essere una buona squadra e i dodici risultati utili ne sono una classica testimonianza. Io ero sereno anche quando in casa pareggiavamo». Altro dilemma, questa volta psicologico. Si parla, ovviamente, molto del derby con il Foggia. Il torneo, però, si esaurirà la domenica successiva quando l’Avellino sarà ospite dello Iacovone. In sintesi: è vero, basta un punto, ma in palio ce ne sono altri cinque da racimolare. Prosperi preferisce tagliare corto. «Non ci possiamo permettere di fare previsioni. Anche se mancano due partite, tutto è ancora da decidere. E’ vero, teoricamente potremmo arrivare secondi, ma potremmo anche restare fuori dai playoff». Non le pare di esagerare? «Certo che se dovessimo perdere i playoff saremmo degli sprovveduti». L’ultima domenica ha riassunto in novanta minuti tutto il campionario di eventi che una gara di calcio può prevedere. Il 4-3 con l’Ancona, inoltre, ha due elementi da porre sulla bilancia. Il gol del 2-2 di Toledo e le reti incassate dopo oltre cinquecento minuti di imbattibilità. «Cosa mi ha sorpreso di più? Sicuramente le tre reti che ci ha segnato l’Ancona. Il gol di Toledo è stato bellissimo, ma Robson ha quei colpi. Il Taranto, penso, lo ha preso per quello. Tornando ai gol subiti penso sia stato un caso. La difesa è stato sempre un punto di forza della nostra squadra. Anche la dinamica dei gol dell’Ancona è stata piuttosto casuale». Gol presi, gol fatti. Quelli di Fabio Prosperi che si è travestito spesso da goleador di scorta. Cinque gol sono un bottino notevole. Nel torneo di C1 solo Trinchera (sei reti con il Manfredonia e due con la Ternana) lo precede nella specifica classifica dei difensori realizzatori. «I gol li ho sempre fatti, certamente quest’anno mi sta girando particolarmente bene. Fa piacere che siano gol importanti. Tranne quello segnato all’Avellino, gli altri sono stati tutti decisivi. Ogni stagione, però, pongo il mio timbro. Finora, nei professionisti, avevo realizzato cinque gol, a cui bisogna aggiungere i cinque realizzati con l’Angolana nei dilettanti. Pochi, purtroppo, se lo ricordano». Domenica c’è il derby di Foggia. Non è una gara come altre, sia per lo spessore dell’avversario e anche per le conseguenze che può avere in termini di classifica. «E’ vero, anche se a Taranto si fa di tutto per dare importante ad una partita. E’ un derby e all’andata fummo molto bravi nel giocare una gara quasi perfetta. Mi auguro che possa arrivare il punto. Anzi sarebbe meglio se ne arrivassero tre. Di certo non ci dispiacerebbe fare bottino pieno allo Zaccheria». Senza Colombini, si profila un dirottamente di Prosperi sulla corsia di sinistra. «Noi stiamo lavorando, poi spetterà al tecnico fare le sue scelte. Io sono pronto a giocare terzino, anche se i miei compagni dicono che in quel ruolo sono... scarso. A parte gli scherzi, avremmo preferito che Colombini fosse presente. In quel ruolo non c’è giocatore che possa soltanto avvicinarsi al suo valore». di Luigi Carrieri
Un Taranto-rebus per lo Zaccheria Tante indicazioni positive ricevute nelle ultime settimane rendono il 4-2-3-1 così stabile da poter resistere anche alle defezioni con cui dovrà fare i conti Aldo Papagni nello scontro diretto di Foggia. Sul modulo, questa volta, non può aprirsi alcun dibattito. La strada intrapresa dal derby di Martina sembra la più congeniale per una squadra che abbonda di mezze punte e che non ha, invece, un centravanti prolifico. Le assenze di Caccavale, Colombini e De Liguori (appiedati per un turno dal Giudice Sportivo), però, lasciano il campo aperto alle candidature dei probabili sostituti.
Cejas: “Sarà sempre un Taranto combattivo” Un dardo di puro splendore, un’emozione perpetua. L’incredibile destro scagliato da fuori area, che ha permesso al Taranto di sancire il definitivo 4-3 sull’Ancona, incanta ancora il suo stesso autore, il mediano argentino Max Cejas. Che esordisce con modestia: “Un goal molto bello, ma soprattutto importante perchè è servito per vincere la partita con i dorici. Erano fondamentali i tre punti per conseguire l’obiettivo fissato in estate, quello dei play off, e la mia rete si è rivelata davvero utile. Ora occorre un solo punto per l’accesso matematico”. Ma la freccia scacciapensieri scoccata dall’arco dell’indomito Cejas vanta un valore aggiunto: è il primo goal in rossoblu del centrocampista argentino. “Sul rimbalzo successivo al tiro dal limite ribattuto a Catania- racconta il guerriero Max- sono rimasto in attesa ed ho preso il pallone. Sapevo dentro di me che l’avevo colpito molto bene, mi aspettavo che andasse in porta. E’ stato incredibile vedere come la sfera si insaccava, lo ricordo con emozione. E’ accaduto in un momento in cui tutto lo stadio era in silenzio, preoccupato”. Ad esortare l’argentino a provarci dalla lunga distanza, era stato proprio il presidente Blasi che, dopo aver dispensato carica e profezie ai calciatori nell’intervallo, è stato spettatore a bordocampo nel secondo tempo: “Il presidente mi ha ripetuto “Tu hai il tiro giusto, credici”- ha sorriso Max Cejas- Ho avuto la fortuna di realizzare in modo impeccabile il mio primo goal con la maglia del Taranto. Ponendo attenzione particolare alla fase di copertura, non mi capita spesso di arrivare sotto porta”. Ed il primo sigillo impresso in riva allo Ionio suona come un premio alla costanza di un giocatore come Max Cejas ed al suo lavoro “oscuro” e preziosissimo: “Un professionista sa che può andare incontro anche alla possibilità di sedersi più volte in panchina- spiega il centrocampista- Non ho mai fatto polemiche quando non sono stato schierato titolare, nè ho mai pensato che il mister mi avesse “rinnegato”. Era solo una questione di scelte tecniche- continua l’argentino- Accade, in una rosa così ampia come quella che possediamo. Ognuno deve offrire il massimo per il gruppo, quando arriva il turno”. La vittoria sull’Ancona ha un sapore decisamente sudamericano, ha le sembianze di una danza: i colpi di genio del brasiliano Toledo e di Cejas parlano chiaro. “Toledo ha segnato un goal eccezionale, una perla- commenta l’argentino- E’ partito in progressione impressionante, ha fatto esplodere di gioia tutto il pubblico! Sono contento per lui, come lui è contento per me!” Robbie Toledo ha spesso dedicato le sue splendide esecuzioni all’amico argentino: “Avrebbe potuto dedicarmi allora quel goal che ha sbagliato nel primo tempo, avremmo sofferto meno-scherza Cejas- Nello spogliatoio, ho vluto ricambiare il favore e dedicare la mia marcatura a Robbie. Fuori, la dedica è per Carolina, la mia fidanzata: era in tribuna, mi ha fatto davvero piacere!” Il risultato con l’Ancona è stato rocambolesco: si affrontava, però, una squadra già condannata ai play out: “E’ stata una partita troppo strana- analizza Cejas- Gli avversari calciavano e segnavano...Dopo la mia rete, chiedevo continuamente a Pastore il conto delle reti! Psicologicamente non era facile trovarci sempre in svantaggio e rimontare- ha proseguito-A differenza di altre squadre che ci avevano costretto al pareggio casalingo, l’Ancona non ha arretrato il baricentro, non si è chiusa in difesa. In fondo, nessuna formazione vuole rimediare una figuraccia allo Iacovone, tutte si esprimono al massimo delle loro potenzialità”. Concreto e sapiente amministratore davanti alla difesa, Max Cejas ammette che il suo compito non ha subito modifiche nel modulo con gli esterni molto alti ed il rifinitore: “Il 4-2-3-1 che applichiamo diventa un 3-4-3- dichiara l’argentino- Il mio compito non si è aggravato rispetto al classico 4-4-2, perchè i terzini scendono sulle fasce e gli esterni sanno come supportare la linea di centrocampo. Io lavoro sempre con impegno ed attenzione”. Uno sguardo all’immediato futuro: il derby col Foggia vedrà due squadre in identiche condizioni di classifica, che aspirano entrambe alla conquista del punto per l’ingresso aritmetico nei play off. “Andiamo a Foggia per giocare e conquistare l’intera posta in palio, non ci accontentiamo di un pareggio- dichiara grintoso Max Cejas- Non dobbiamo pensare al “punto” che ci serve. Sarà un Taranto molto combattivo, affronterà i dauni a viso aperto, come loro faranno con noi. Il campo emetterà il suo verdetto”. I satanelli del presidente Tullio Capobianco saranno pronti a riscattare il derby perso all’andata allo Iacovone: “Era un momento di crisi, ma io ho spesso visto le gare dei rossoneri in questo girone di ritorno- catechizza il mediano- Il Foggia è una squadra dura, si è rinforzata nel mercato invernale, si è ripresa con il nuovo allenatore D’Adderio. Ha vinto anche la Coppa Italia di serie C. Avrà una carica psicologica molto forte, ma non credo che l’organico foggiano sia superiore a quello del Taranto”. Il quadro delle partecipanti ai play off sembra designato: “Il Perugia si giocherà l’ultima chance proprio domenica con la Cavese- precisa Cejas- Sento parlare di una penalizzazione alla Cavese: dobbiamo pensare a noi, alle nostre forze. A questo punto, conta relativamente la posizione. E’ un campionato paradossale: al due turni dal termine, non esiste certezza matematica nella zona alta! Di sicuro, il Taranto non è inferiore a nessuna”. Max chiude con una speranza: “Ho disputato due play off, entrambi in C2 e col Giugliano. Li ho persi tutti e due: ora voglio il riscatto”. di Alessandra Carpino
Partitella ufficiale con gli Allievi Una doppia seduta caratterizzata da carichi di lavoro diminuiti ma da qualità elevata degli stessi. Aldo Papagni ha “ripristinato” con questi intenti ieri il doppio allenamento al quale si è dedicato il suo Taranto. La seduta mattutina è stata prettamente fisica: i rossoblu hanno lavorato in palestra, ed hanno successivamente eseguito una serie di balzi e di esercizi di resistenza alla velocità. Nel pomeriggio, invece, la squadra ha rodato gli schemi di possesso palla ed il cosiddetto elastico difensivo. Mister Papagni ha testato i suoi uomini “linea contro linea”, ovvero difensori contro centrocampisti-attaccanti, concludendo l’allenamento con due partite a campo ridotto, 60x70. Ha riposato Fabrizio Cammarata: l’attaccante, assente domenica contro l’Ancona, soffre ancora di un indolenzimento al polpaccio, per il quale dovrà sottoporsi ad ecografia. Sfortunato, invece, Italo Mattioli: l’esterno di Aversa era stata rincuorato dall’esito nbegativo della risonanza magnetica, che ha scongiurato lesioni al suo ginocchio sinistro precedentemente infiammato. Nell’allenamento pomeridiano, però, lo stesso Mattioli è stato protagonista di un contrasto di gioco con Cosenza: il colpo subito ha provocato il riacutizzarsi del dolore al ginocchio, e l’esterno è stato costretto ad abbandonare il campo. Si prevedono ulteriori accertamenti medici. Allarme rientrato per Caccavale: il difensore, comunque squalificato per la gara di Foggia, era stato afflitto da un fastidioso mal di schiena alla ripresa della preparazione. Questo pomeriggio la Prima Squadra disputerà il consueto test ufficiale allo Iacovone, contro la formazione Allievi. di Alessandra Carpino
Lo spirito dei playoff Con pezzi di gol che sembrano ancora crollare, l’analisi arriva dopo una faticosa emersione, evitando di finire sommersa da sette reti e dall’andamento folle della partita. L’occasione, però, mette - è inevitabile - il risultato nella cabina di pilotaggio delle parole. Perché non si può, dopo una gara del genere, prescindere dal finale e dall’indotto che la vittoria genera: il Taranto l’ha spuntata e, adesso, sente vicino il traguardo della stagione, scorge l’obiettivo solo un punto più in là. Vince quando non è facile riuscirci: rimontando tre volte, ribaltando nel finale, rincorrendo senza sembrare in affanno, mostrando ad ogni pareggio raggiunto la capacità di rigenerarsi e riprendere il comando delle operazioni, almeno fino allo svantaggio successivo. La sintesi è semplice: la squadra ha carattere e saldezza morale, ha un’anima, non si scollega nemmeno quando appare legittimo lo sconforto. Ha, cioè, lo spirito adatto per giocarsi i playoff, per avere diritto di cittadinanza nelle partite senza domani. Lo ha capito percorrendo il campionato: mostrando prima il suo bel calcio, rendendosi a volte conto - a sue spese - dell’insufficienza della sola bellezza e trovandosi però adesso in una condizione promettente. Ha, cioè, la possibilità definitiva di liberare l’estro dei singoli avendo comunque punti di riferimento fissi: può lasciare campo all’iniziativa individuale di uomini pieni di idee e conservare, al tempo stesso, un rifugio tattico sicuro, avendo tutti un movimento da compiere e un posto da occupare. Chi può inventare, adesso, lo fa. E sa dove trovare un compagno quando non ci riesce: il modo migliore per mettere gli elementi di tecnica purissima e istinto selvaggio in condizione per nuocere maggiormente a chi sta di fronte. Uomini noti: Toledo, Mancini e Zito sono ormai una garanzia di affidabilità, oltre che un reparto imprescindibile. E’ difficile, adesso, pensare a un Taranto senza loro tre, vista la condizione (hanno tutti la forza per correre una partita intera) e la complementarietà qualitativa. Basta rivederli: Toledo non è più solo estro quasi irreale e velocità che nessun difensore sembra in grado di contenere, ma è anche un giocatore trasformato nel senso del sacrificio, nella capacità di trascinare la squadra senza apparirne un corpo estraneo. Mancini ha la sintesi come dote, la grinta come corollario alla qualità, l’idea pronta e un pensiero rapido. Zito è talento selvaggio, capacità pressorie e tenacia, ma soprattutto ha una tenuta atletica che pochi possono permettersi. I tre sono molto, ma non tutto. E, con gli spareggi vicini, sono un buon punto di partenza, il tocco che mancava al capolavoro di Papagni: il tecnico rossoblu, infatti, ha inventato il calcio democratico. Metodo che produce, invece, un nuovo protagonista a domenica (stavolta è toccato a Cejas), che distribuisce i gol (nessuno in doppia cifra ma Prosperi, un difensore, a quota cinque) e spiazza le contraeree avversaria. Utile: molto spesso i playoff sono decisi dai gregari, essendo gli occhi di tutti (avversari compresi) sui giocatori più rappresentativi. La spazio tattico è per il 4-2-3-1: impianto che esalta le individualità e al quale Papagni ha votato la fiducia anche nelle partite interne, investendolo quasi del titolo di modulo definitivo. E se è vero che l’esperimento di Caccavale a destra della difesa non è stato confortante (la motivazione interna è quella di una partita andata diversamente dalla preparazione), non è altrettanto spendibile la tesi che con Deflorio questa sistemazione non si regga. Semplicemente servono movimenti diversi: con Cammarata, cioè, Mancini deve gestire il possesso avendo sempre un uomo più avanti rispetto a lui, un punto di riferimento fisso. Con Deflorio, invece, serve l’alternanza: serve l’affondo di Mancio quando il capitano va verso la palla o il contrario. Quello che Totti e Perrotta fanno nella Roma, movimento perfezionato in due anni di continuità gestionale e sperimentazioni. Segnali che giungono dopo una domenica bella e caotica. E significativa: perché avendo il caos dentro di sé si può generare una stella danzante. Lo disse Nietzsche, dando alla stella danzante non l’immagine di Toledo, ma l’idea della completezza. di Fulvio Paglialunga
L'energia del consenso e il genio di Toledo Si chiama energia del consenso. E non si può spiegare. Il Taranto ne stava facendo a meno da troppo tempo. È la spinta del pubblico: quell’euforia contagiosa che dagli spalti raggiunge il prato, travolgendo la fragile psicologia della partita. È la forza della gente: quel flusso emotivo che accompagna ogni azione, scortandola sino all’epilogo sperato. È la gioiosa sopraffazione: quella volontà di potenza che accomuna, in un abbraccio complice, giocatori e tifosi. Contro l’Ancona il Taranto ha ritrovato tutto questo. E s’è lasciato dondolare come un pezzo di sughero in mezzo al mare, risalendo la corrente contraria di una partita fuori dai canoni e fuori dagli schemi. Una partita di passioni oscure e violente, dove nulla è avvenuto secondo le regole e secondo la procedura. Una partita irripetibile che ha definitivamente sciolto quella specie di grasso vischioso che stava minando il rapporto fra il Taranto e la sua gente. I decreti, le diffide, le multe, le prescrizioni, gli arroccamenti, gli appelli, i malintesi, le impuntature, le diffidenze: è bastata la scintilla di una partita ricca di gol e di colpi di scena per bruciare tutto in un immenso falò. «Bisogna avere una stella dentro per vedere il caos danzare». Questa frase è di Nietzsche. Pensiamo che chi ha assistito a Taranto-Ancona la stella se la sia portata da casa, magari senza saperlo. E quando la partita ha cominciato a dipanare la sua incredibile storia, l’ha sentita dentro. E ha capito che quel caos di partita aveva in serbo un ordine misterioso che si sarebbe rivelato soltanto alla fine. L’ordine di un risultato pieno a dispetto dei tanti vuoti che l’hanno preceduto e ripetutamente scosso. Si chiama Robson Machado Toledo. E non si può spiegare. Viene da San Paolo, Brasile. Contro l’Ancona ha ralizzato un gol che non è un gol. Ma un urlo alla suprema tentazione individuale: ha preso il pallone, con una carezza l’ha persuaso di essere la propaggine estrema del suo piede destro, ha acceso il turbine ed è partito. Gli avversari, vedendolo arrivare a quella velocità, si sono aperti, cascando di lato. Come una lama di Toledo, Robson Machado ha tagliato il ventre molle della difesa marchigiana ed ha fatto gol. C’è qualcosa di soprannaturale nel suo modo di giocare. Un’allegria dannosa per chi la sottovaluta. E una leggerezza fatale a chi la scambia per apatia. Le sue diversità tecniche sono molte e vanno oltre la nostra capacità di comprenderle. Toledo non è soltanto un virtuoso del dribbling, della veronica, del doppio passo, del sombrero, della rabona. È anche un calciatore estremamente moderno, l’evoluzione della specie. Accoppia potenza e agilità. Ha forza fisica e piedi di velluto. Il suo stile è turgido, verboso, impastato di forme, intriso di eleganza. Il suo limite è la scarsa cattiveria. La sua colpa è sentire il gol non come un bisogno rabbioso ma come il complemento di una trovata geniale. Toledo strappa le partite, la gente sostiene lo sforzo della squadra. E il Taranto torna ad essere quello che è sempre stato: una rivoluzione postmoderna, un bingo in cui Papagni deve far saltare fuori, di volta in volta, numeri speciali. Un’idea di bellezza e di piacere estetico applicata a dispetto delle dure leggi dell’equilibrio tattico. Il Taranto come un videogioco, che rinvia continuamente il suo game over. di Lorenzo D'Alò
Ammiriamo Toledo Il numero difficile da ripetere Robson Toledo lo ha fatto uscendo dal campo. Quando la gente si è alzata per applaudire, come fosse a teatro davanti a un grande artista che ha appena finito l’esibizione. Un abbraccio, ma anche un ringraziamento per la grazia mostrata, per le carezze al pallone. Per un gol quasi irreale. Rivedendolo: tre tocchi dopo lo stop, quattro avversari saltati, venticinque metri coperti in poco meno di sei secondi. Numeri straordinari, fotografia di una qualità superlativa, spesso al di fuori della categoria. Accelerazioni che pochi hanno e nessuno riesce a tenere: forse non ci sono difensori di C in grado di reggere il primo passo del brasiliano, di seguirlo a quelle velocità. Toledo è oltre tutto, più avanti degli avversari: con il pensiero e con il pallone. Espressione del futebol bailado, del calcio visto come un divertente mestiere: «Se il calcio non è divertimento - ha detto -, allora cos’è?». Il suo atteggiamento lo conferma: sorride, quando parte, partecipa anche quando sembra in ferie su una fascia. E’ lì, pronto a partire. Ma è cambiato, soprattutto. Tagliando a ventisei anni il traguardo della completa maturazione, giocando sicuramente la migliore stagione della carriera. Toledo si è tolto l’etichetta di discontinuo, giocando a ritmi altissimi quasi tutto il campionato, seminando gol (quattro, record personale eguagliato), assist e avversari. Mostrandosi più uomo squadra di quanto si potesse pensare. Toledo è cambiato grazie a se stesso, ma anche grazie a Taranto. Disse, ad inizio stagione: «Ho sofferto in questi anni: persi mia madre quando ero all’Udinese, mi mancava un riferimento, una persona con cui confidarmi, a cui dare la buonanotte. Ho capito poco, subito dopo il lutto. Poi ho cominciato a giocare per chi mi guardava da lassù». Il conforto che mancava adesso c’è: è nell’affetto della gente, nelle coccole dei compagni di squadra, nella carezza rivelata dal presidente nell’intervallo di domenica, soprattutto nella disponibilità al dialogo di Papagni. Con il tecnico il confronto è stato fitto, propedeutico: da lì è nata la posizione a sinistra, la carica mentale che, poi, lo ha portato anche a esprimersi al massimo a destra, dove si era esibito fino all’arrivo a Taranto. Toledo era stato avversario, prima: con il Catanzaro, con la Cisco Roma. E aveva sempre fornito l’idea di un solista, di un giocatore a metà. Ora sembra completo: utile persino in fase difensiva, laddove il divertimento diventa fatica. Però non si ferma, non sparisce: al momento giusto spunta e prende il Taranto per mano. Ballando con il pallone, inventando qualcosa di impensabile. Lo ha fatto contro l’Ancona, promette di farlo ancora. Perché la B l’ha vista troppo poco. di Fulvio Paglialunga
Prosperi: «Quel gol è mio» La paternità del gol, probabilmente, non spetta a lui. Fabio Prosperi, però, lo sente suo.
«Credo che la palla sarebbe finita dentro anche senza la deviazione di Micallo - attacca il difensore pescarese -. Mi auguro che la rete possa essermi attribuita. In questo modo sarei esente da responsabilità anche sul tiro del 3-2 di Nassi che ho deviato con il corpo».
Derby, tifoserie in fermento Archiviata l’utilissima vittoria sull'Ancona, si pensa già al derby di Foggia in programma domenica prossima allo "Zaccheria" con inizio sempre alle ore 15 (solo per i playoff le partite cominceranno alle 16). Papagni avrà i soliti problemi di formazione. Il giudice sportivo squalificherà nel pomeriggio Colombini (forse per due turni), Caccavale e De Liguori per somma di cartellini gialli. Ricordiamo, a tal proposito, che tutte le ammonizioni verranno a cessare con l’ultima gara di campionato. Con i playoff scatterà un nuovo sistema disciplinare: basteranno due sole ammonizioni per incorrere in un turno di squalifica. Caccavale sarà quasi certamente sostituito da Cosenza il quale riprenderà il suo ruolo di esterno basso. De Liguori potrebbe essere rilevato da Monticciolo che è pronto a scendere nuovamente in campo. Più difficile, invece, trovare chi dovrà giocare al posto di Colombini: i candidati sono Panini e Larosa, ma si dovranno adattare non essendo dei mancini naturali. Potrebbe ritornare disponibile Cammarata. La verifica si avrà alla ripresa della preparazione in programma questo pomeriggio nonostante la giornata festiva. Il match di Foggia fa ritornare prepontemente alla ribalta il problema dell’ordine pubblico. Fra le due tifoserie ci sono forti contrasti evidenziatisi ampiamente durante e dopo il match dell’andata finito 2-0 per i rossoblù. La Polizia ebbe il suo da fare per tenere a freno sia quella dauna che quella tarantina. Il Foggia fu costretto a giocare anche una partita a porte chiuse (il provvedimento iniziale ne prevedeva addirittura due). A condire la già succosa “minestra” va ricordato che un supporter rossoblù riuscì a strappare dalla curva che ospitava i dauni una storica bandiera foggiana e che i tifosi dauni incendiarono il gabbiotto sistemato sotto la curva Sud. Fra le ipotesi circola quella della disputa del derby a porte chiuse. La Questura foggiana sta già esaminando la questione. Se ne saprà molto di più domani. di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
|
|